Requiem per Radamès

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REQUIEM PER RADAMÈS

Commedia in un atto

di ALDO NICOLAJ

                                   

PERSONAGGI

ASSIA DECOVAR

BARDA QUERCIOLINI

DIRCE

GUIDO

In una grande città, oggi. Saloncino in un elegante "residence" per signore di una certa età. Divani, poltrone, tavolini, lampade, tappeti. Dirce, sui 70 anni, seduta in poltrona, sta godendosi i gorgheggi di un soprano che canta "Poveri fiori" dell’Adriana Lecouvreur. In mano tiene l’astuccio del compact. Qualche secondo d’ascolto, poi entra.

Commedia formattata da

Assia                             - (truccata come dovesse entrare in scena, vestita con un abito ricercato, ma fuori moda) Dirce, ma per l’amor del cielo, cosa diavolo sta ascoltando?…

Dirce                             - L’Adriana Lecouvreur…

Assia                             - … non da una voce così aspra e scura… senza grazia, né eleganza, priva di smalto, una miseria…

Dirce                             - Ma con un volume magnifico…

Assia                             - Non è il volume che conta in un soprano, ma il timbro, il colore, le sfumature… (spegne la musica) Posso parlarne perché è stata uno dei miei cavalli di battaglia. Tutti i teatri volevano Assia Decovar per l’Adriana Lecouvreur. Al Met di New York, ho avuto 17 minuti e 36 secondi di applausi. Diciassette minuti e trentasei secondi non sono pochi. Provi a guardare sull’orologio quanto durano: un’eternità. Ed io sulla scena, il cuore in gola, col pubblico in piedi che mi acclamava e mi copriva di fiori.

Dirce                             - Complimenti. Guardi, però, che la voce che ascoltavo era quella di una sua illustre collega.

Assia                             - … di Barda Querciolini, pensa che non l’abbia riconosciuta? Collega emerita e valorosa, ma che non ha mai avuto per la sua Adriana diciassette minuti e trentasei secondi di applausi come ho avuto io.

Dirce                             - È una delle mie soprano preferite, la considero una grande artista.

Assia                             - … non per cantare Adriana e personaggi che richiedono agilità vocale. Infatti non ha mai cantato Violetta di Traviata. E di Puccini, ha fatto soltanto Tosca, che, del resto, non le ha portato fortuna. Ma è stata un’egregia Norma, una discreta Eleonora ed una notevole Medea. Mai ruoli romantici a parte qualche opera di Bellini. Per giudicare una cantante occorre una cultura musicale che permetta di non confondere il suono di un flauto con quello di una grancassa, come si     divertiva a dire il maestro Rocchetti Bisè, di cui frequentavo i corsi al conservatorio.

Dirce                             - Io m’ero iscritta al conservatorio, ma l’uomo della mia vita mi ha voluta tutta per sé… Però ho sempre continuato a seguire la musica e ad amarla…

Assia                             - Più che la musica, lei, Dirce, ama i suoni, che fanno parte della musica, ma non ne sono l’essenza. Quando avrà sentito la mia Adriana, capirà cosa voglio dire…

Dirce                             - Mi spiace non averla mai potuta applaudire in teatro…

Assia                             - Ho cantato più all’estero che in patria. E con enorme successo. Entravo in scena ed il pubblico impazziva, come fossi la Madonna scesa dal cielo…

Dirce                             - 11     pubblico adora le grandi cantanti. Con mio marito facevamo code interminabili per un autografo…

Assia                             - Il pubblico è maschio. Bisogna farlo godere. Più gode, più ci adora… Ma purtroppo, da vero maschio, passa presto ad altri amori. Dieci anni fa, ancora giovane, mi sono ritirata dalle scene e quel pubblico che delirava per me, mi ha dimenticata. Completamente. Non sa nemmeno se io sia morta o viva. Nessuno mi cerca più, nessuno s’informa sulla mia salute. Ed io, sono sola, come può esserlo soltanto una grande artista.

Dirce                             - Come me, dopo la morte del mio adorato marito. I figli…

Assia                             - Cosa vuole siano i figli di fronte a milioni e milioni di fans sparsi in tutte le parti del mondo? Miseria. Erano tutti pazzi di me. Mi arrivavano vagoni di corrispondenza. Ora non ricevo più posta, nemmeno stampe pubblicitarie. Negli ultimi tre mesi non ho avuto che una lettera di un’agenzia funeraria che mi offriva la cremazione a prezzi stracciati.

Dirce                             - Che orrore! Non avrà accettato…

Assia                             - Accettare? Come se morendo, volessi fare economia, io che ho sempre buttato il danaro a piene mani, spendendo e spandendo quanto avevo. Offensiva una cremazione a prezzi stracciati, offrirla in saldo ad un’artista come me è miseria.

Dirce                             - Ci pensa la natura a trasformarci in cenere, senza pagare per accelerarne il procedimento.

Assia                             - Non è questo. Possiedo una tomba monumentale con tanto di loculo personalizzato dove intendo essere tumulata. L’ho fatta costruire in marmo pregiato, da un artista di grido, ai tempi d’oro della carriera, quando la gente attraversava gli oceani per sentirmi cantare. Di cremazione non se ne parla. Ho dato disposizioni precise per essere sepolta nel mio personale mausoleo in una bara di mogano, che ho scelto personalmente, con un crocifisso e maniglie in bronzo. Cerimonia semplice ma di classe, come conviene al personaggio pubblico           che sono. L’ultimo disturbo che darò dopo che a Dio avrò "spiegato le ali, oh bell’alma innamorata". Con che slancio impetuoso lo cantava il Guercirosa, con quella voce di cristallo, capace di far scoppiare in singhiozzi anche uno stupratore di neonati. Altro che i cantanti di oggi, che steccano. Tutti. Una miseria. Ai nostri tempi, non succedeva: i do di petto, i si bemolle, i sovracuti uscivano dalla gola naturali come acqua sorgiva, come fiori che sbocciano a primavera nelle grandi praterie. Noi cantavamo per intenditori dal palato fino e non per turisti giapponesi che hanno la serata d’opera compresa nel pacchetto di viaggio. Che miseria…

Dirce                             - Però mi dicono che sono carine all’Opera nei loro kimono colorati…

Assia                             - Folklore da quattro soldi! Non me le sono mai trovate davanti, grazie al cielo, se non a Tokio, ma quello era il loro habitat naturale. Non mi interessano le turiste made in Japan. Cosa ne sanno del passaggio che deve fare la voce dal mi naturale al sol, passando dal si diesis al fa per arrivate all’acuto ed al sovracuto? Ignorano tutto del canto. L’epoca dei grandi talenti è finita. Del resto ho già fatto preparare la lapide in granito, con scritto: "Assia Decovar grande cantante". Non manca che la data di morte.

Dirce                             - E quella di nascita?

Assia                             - Conta la morte perché segna la fine di un’epoca. Ed io avrò la mia pace. "Pace, pace, mio Dio…". "La forza del destino" un altro dei miei cavalli di battaglia. Al Colón di Buenos Aires i miei sovracuti hanno frantumato un servizio intero di baccarat mentre il pubblico mi gridava "Divina… Divina…". Ed ora eccola qui la Divina, dimenticata da Dio e dagli uomini, che miseria… (accenna alla Traviata) "Addio, del passato…"

Dirce                             - Bisogna avere pazienza. Quando si arriva ad una certa età…

Assia                             - Un personaggio come me non ha età, è fuori del tempo. Sono stata un mito e voglio continuare ad esserlo. Anche se disperatamente sola…

Dirce                             - Si prenda un cane. Un bel barboncino. Tiene compagnia.

Assia                             - … e perché non un pappagallo… una tartarughina? Sono una grande artista non una piccola borghese che comprava i cavoli al mercato, lavava il culo ai figli e cucinava la trippa al marito ubriaco. Niente a che vedere con questa miseria. Ero una grande diva. Personaggi del mondo politico, artistico, finanziario erano ai miei piedi. Quello che dicevo faceva opinione, come vestivo faceva moda. Ed, ora, dovrei finire la mia vita con un criceto o a guardare un pesciolino rosso che semina i suoi escrementi in una boccia di vetro? Anche se in questo residence mi ignorano, se per strada nessuno mi riconosce, sono e resto Assia Decovar e non una massaia che recita giaculatorie e mastica mentine guardando quiz alla TV. Il sultano del Ramapur si è sparato al cuore perché non ho voluto sposarlo. Ero una donna che piaceva. Nel mio letto i maschi passavano a squadre, a battaglioni… Ma dopo il piacere richiesto, li cacciavo perché al sesso anteponevo la mia arte. (canta) Vissi d’arte, vissi d’amore…

Dirce                             - Barda Querciolini, che è stata anche lei un grandissimo soprano, fa di tutto per farsi ricordare.

Assia                             - … pubblicando persino la sua vita a puntate. Miseria!

Dirce                             - Alla domenica mattina alle dieci canta ancora in TV.

Assia                             - Insolente, non ha più un filo di voce.

Dirce                             - Canta benissimo le Ave Marie.

Assia                             - Per beneficenza.

Dirce                             - Alla Messa dei poveri.

Assia                             - Invece di tirare fuori il danaro che ha, tira fuori la voce che non ha più.

Dirce                             - A me pare che canti ancora benissimo. Del resto è stata molto famosa se persino il Presidente degli Stati Uniti la invitò alla Casa Bianca e le regalò un ciondolo con la statua della libertà in oro.

Assia                             - Placcato oro, souvenir che regalano a cani e porci.

Dirce                             - Era sempre molto elegante. Il mio povero marito trovava piacevole la sua figura.

Assia                             - Scheletrica. La chiamavano l’alabarda. Non aveva né seno, né fianchi, né culo. Come se San Giuseppe fosse passato con la pialla.

Dirce                             - Ora si presenta bene, per la sua età…

Assia                             - I grandi artisti, le ripeto, non hanno età, Dirce.

Dirce                             - Quando l’ho sentita nell’Aida…

Assia                             - Voce costruita. Io ero Aida. Le mie foreste imbalsamate davano i brividi. Tra me e lei la stessa differenza che c’è tra lo champagne e la coca cola.

Dirce                             - Perché tanta ostilità verso una collega?… La ignora, non la saluta nemmeno.

Assia                             - Mi ha sorpreso trovarmela in questo residence. Ha ereditato da uno dei mariti una grande villa con parco. Perché l’ha lasciata? Non riusciva più a mantenerla?

Dirce                             - La villa diventerà una scuola per subnormali.

Assia                             - L’ha venduta, allora. È sempre stata di un’avarizia sordida. Mai dato una mancia. Al ristorante prendeva solo mezze porzioni quando pagava lei. Miseria! Con tutti i suoi soldi, portare le ossa in questa anticamera di cimitero!?!

Dirce                             - È un posto di lusso. Mia figlia lo ha scelto…

Assia                             - Barda aveva il mal del mattone e della zolla, comprava case e terreni. Perché finire in una casa-albergo? Può farlo una come me che il danaro lo buttava a piene mani. Tenevo persino una scuderia solo perché mi divertiva dare zollette di zucchero ai cavalli…

Dirce                             - Anche il mio povero marito amava i cavalli. Un giorno…

Assia                             - Barda ha ereditato grandi capitali dal suoi quattro mariti… Non può averli spesi tutti in cocaina…

Dirce                             - Cocaina?

Assia                             - Una sera, in una crisi d’astinenza a Sidney diede fuoco al palcoscenico nell’ultimo atto della Sonnambula. L’incendio fu subito domato, ma le sue scritture finirono o quasi… Ma avendo sposato quattro uomini ricchi…

Dirce                             - Quattro?!?

Assia                             - Sposava vecchi decrepiti ed appena vedova ne sceglieva un altro più vecchio ancora.

Dirce                             - Perché cercare vecchi danarosi, col successo che aveva…

Assia                             - … più di quanto meritasse. Ma per essere sinceri, a Montevideo ha cantato una Medea di gran classe. La sua non era la voce ideale per Cherubini, ma suppliva col suo temperamentaccio… Io non l’ho mai cantata. A me chiedevano soltanto opere che avevo in repertorio. E da sola non avevo la forza di proporre altro…

Dirce                             - Proprio sola? È mai stata sposata? Mai avuto figli? Non ha fratelli, sorelle, parenti stretti?

Assia                             - Né stretti, né larghi. Sono orfana e sterile, Dirce. Per una donna, che in più è artista, la condizione ideale. Ora vado a prendere la mia Adriana e gliela porto. Intanto le rimetto la Barda così, anche col suo scarso orecchio musicale, capirà che differenza c’è tra lo champagne e la coca cola… (rimette la musica ed esce. Qualche secondo di musica e poi entra Barda)

Barda                            - (di gran classe, molto mondana e salottiera) Dirce… sono lusingata, mi sta ascoltando…

Dirce                             - Lei è una delle mie cantanti preferite…

Barda                            - Grazie. Purtroppo l’incisione non è tra le migliori. (prende l’astuccio) Infatti è quella di, Amsterdam. Registrazione infame. Per forza, ero stata a colazione dalla regina ed a tavola avevo dovuto bere una tazza di brodo e mangiare del fagiano. Non lo facevo mai prima di cantare. Una spremuta di sette agrumi ed un tè al mattino, un’ala di pollo a colazione ed un bicchiere d’acqua minerale con nove gocce di ratafià prima di entrare in scena. Quasi non mi riconosco in questa voce. Però… senta la raffinatezza di questo passaggio così prezioso…

Dirce                             - Mio marito diceva…

Barda                            - Il mio segreto è stato la disciplina. Me la imponevo. Una disciplina ferrea, feroce. Resistere a tutto, anche al dolore fisico. Il canto prima di ogni altra cosa. Ho mancato solo una volta per forza maggiore. A Città del Messico. Gli ammiratori mi avevano mandato tanti di quei fiori, che il loro profumo mi fece svenire tra le braccia del tenore, che era lo straordinario Camillo Mariottini Garzo. Ma mi ripresi subito e continuai a cantare. Il Presidente della Repubblica messicana, presente in sala, mi mandò uno smeraldo purissimo, grande come una noce, che due giorni dopo andai ad offrire alla Vergine di Guadalupe cantandole in ginocchio l’Ave Maria.

Dirce                             - … l’Ave Maria che canta ancora in televisione.

Barda                            - Mi supplicano perché lo faccia… Ed io accetto, perché so che la Vergine, nella sua misericordia, lo gradisce molto.

Dirce                             - La sua vita deve essere stata meravigliosa.

Barda                            - … ma faticosa, mia cara amica. Troppo. Passare da una città all’altra, da un continente ad un altro, da un’eroina all’altra, da una musica all’altra, rinunciando agli affetti, ai sentimenti, alle gioie intime… Una cantante ha tanto bisogno d’amore…

Dirce                             - Come tutti…

Barda                            - Noi di più, perché siamo creature più sensibili (accenna all’aria della Lucia) “Verranno a te sull’aure, i miei sospiri ardenti…”. Ma quando i sospiri restano sospiri, come non capire la pazzia della povera Lucia? A proposito, ho avuto modo di sentire l’opera da Assia Decovar a Madrid, una quindicina di anni fa. Devo ammettere anche se tra noi non c’è cordialità, che era sublime…

Dirce                             - Mi fa piacere sentirglielo dire.

Barda                            - Sublime, ripeto. Purtroppo sul pubblico non faceva presa, forse perché la sua voce era un po’ troppo costruita.

Dirce                             - Grande artista, però…

Barda                            - … soprano indimenticabile per chi, come me, ha avuto la fortuna di sentirla in una delle sue serate buone. Rarissime. Era discontinua. Ma, poverina, come darle torto? Amava vivere, non rinunciava a nulla. E, poi, era convinta che la ginnastica sessuale aiutasse la voce… Perciò ogni uomo che le capitava a tiro, se lo portava a letto.

Dirce                             - Una viziosa…

Barda                            - No, per la voce, unicamente per la voce. Se avesse avuto un po’ di disciplina, sarebbe diventata la cantante numero uno. Perché era la migliore. Ma la sua vita disordinata le ha fatto finire la carriera prima del tempo. E, così, è stata dimenticata. Ingiustamente dimenticata… Se domanda ad un giovane chi è Assia Decovar, non saprà risponderle. Ma se domanda chi è Barda Querciolini tutti le diranno: una grande cantante… Ha sentito questa nota come l’ho presa? Il si bemolle non è da tutti. E, poi, tenerlo come l’ho tenuto e così puro… Anche la Decovar ha inciso un’Adriana. Ma così diversa dalla mia…

Dirce                             - Non lo sarà poi troppo, visto che la musica è questa…

Barda                            - Scusi, Dirce, lasci che a giudicare siano le cantanti. Se noi diciamo che un’opera non è cantata come dovrebbe…

Assia                             - (da dietro) Ora sentirà come l’Adriana deve essere cantata… (appare col disco e sussulta vedendo Barda) Oh!

Barda                            - (a Dirce) Vuole che senta la sua, di interpretazione!?!…

Assia                             - (non resiste e risponde) Diciassette minuti e 36 secondi di applausi al Met di New York. La stampa entusiasta. Conservo i ritagli.

Barda                            - Quando? La notizia mi risulta nuova…

Assia                             - (toglie il disco di Barda) Vuoi sentirmi?

Barda                            - Mi pare inutile fare paragoni…

Assia                             - Per me o per te?

Barda                            - Per tutte e due.

Dirce                             - È vero che in questo residence si conosce gente di primissimo ordine…

Assia                             - Vecchie glorie di un mondo che non c’è più.

Barda                            - C’è ancora, invece. Avresti dovuto resistere e non ritirarti. Con la figura e la voce che, nonostante tutto, hai ancora…

Assia                             - Bisogna andarsene, prima che ti chiedano di farlo come è successo a te e lasciare il posto ai giovani…

Barda                            - Nessuno mi ha chiesto di andarmene. E, poi, dove sono questi giovani? Fammi un nome, un nome solo che possa competere con il nostro. La Bettinelli? La Cosasca? Martina Pedulletti Nais? O l’Adriana Concè? Non farmi ridere. Il mondo della lirica è un deserto. Le cantanti, oltre a non avere voce, ignorano la dizione. Non si capisce una parola di ciò che cantano, non si sa in che lingua si esprimano. Dovevi continuare.

Assia                             - Ero stanca di essere un personaggio pubblico, logorato dalla popolarità. In un mondo in cui l’arte sta perdendo valore, temevo di diventare anch’io un prodotto da lanciare per bruciarlo sul mercato. Non ho accettato di essere considerata alla stregua di un detersivo e propagandata come un genere di consumo. Sono una artista vera, non un’immagine.

Barda                            - Cara la mia scontrosa, non capisci che è meglio andare coi tempi e seguire le mode, piuttosto che sparire?

Assia                             - Non ha senso vivere in una società computerizzata, dove tutto è meccanizzato, programmato, differito nel tempo. Miseria. Non sopporto un mondo dove si fa l’amore col video e si copula per telefono.

Barda                            - Pur detestando la tecnica, mi sforzo di adeguarmi al nuovo.

Assia                             - Non per la copula, spero.

Barda                            - Sento l’esigenza di resistere. Non voglio che si dimentichino di me. Perciò finché sono al mondo…

Assia                             - Capisco voler resistere per difendere l’ultimo baluardo. Ma cosa ci guadagni a pubblicare i tuoi ricordi su di un settimanale femminile, illustrandoli con foto che sono una peggio dell’altra?

Barda                            - Mi hanno implorata a mani giunte affinché raccontassi la mia vita e la mia carriera a memoria delle nuove generazioni.

Assia                             - Avresti dovuto, salvaguardare la tua immagine, selezionando le foto.

Barda                            - Gli agenti non me ne hanno lasciato il tempo.

Assia                             - Colpa tua, certe foto non si conservano, ma si distruggono. Visto che i tuoi seni non sono mai stati boccioli di rosa, avresti dovuto evitare l’esposizione del petto nudo… Avrai avuto foto del tuo fondoschiena, per dirne una. Meglio quelle. Anche    se imperfetto, un culo è pur sempre un culo. E merita rispetto. Non è d’accordo, Dirce?

Dirce                             - Rispetto in che senso? Ho avuto sempre estremo pudore per le mie bellezze intime. Mio marito diceva…

Barda                            - Hanno voluto una scena della Salomè, potevo negare un’immagine della danza dei sette veli?

Assia                             - Avresti dovuto tenerti il settimo prima di farti fotografare. In palcoscenico, il pubblico lo si inganna con le luci, le distanze, la magia dello spettacolo. La fotografia è crudele, ritrae senza mentire. Come vuoi che delle tette cadenti rimangano a memoria delle giovani generazioni. È miseria.

Barda                            - Senti chi parla! Una che si è fatta fotografare nuda.

Assia                             - Lo potevo, non ero stagionata come te, ma uno di quei frutti che sanno ancora di asprigno. E quella fotografia è un bel documento storico, perché sono stata la prima cantante lirica che si è fatta ritrarre senza veli. È stato un lancio pubblicitario tale, che molti teatri mi hanno scritturata soltanto per il nudo. E quell’immagine, del resto era castissima: non avevo ancora un seno, ma ne offrivo soltanto una delicata proposta.

Dirce                             - (batte le mani felice) Ecco finalmente l’ho messa a fuoco, lei è la bellissima soprano nuda. Assia Decovar, come ho potuto non identificarla subito? Non collegavo il suo nome famoso con quell’immagine ancora più famosa, di cui, allora, si parlava nei salotti, per la strada, sui giornali, ovunque. Mio marito aveva anche ritagliato il suo nudo da una rivista e lo conservava preziosamente tra le sue carte. Io ne ero gelosa… Com’era bella.

Assia                             - Devo ammettere, lo ero.

Barda                            - Eri giovanissima…

Assia                             - Avevo più o meno la tua età. Cantavamo insieme "Così fan tutte"…

Barda                            - Bei tempi.

Assia                             - … e splendidi spettacoli.

Barda                            - Ormai tutto è cambiato.

Assia                             - In peggio, stanno distruggendo la lirica, non ci sono più grandi cantanti, perciò hanno abolito i gorgheggi, soppresso gli acuti. Miseria.

Barda                            - La star ora è il direttore d’orchestra, che accordando gli strumenti su di un diapason maggiore logora le voci…    

Assia                             - E, poi, ci sono i registi che modificano lo spettacolo, sconvolgendolo come piaghe d’Egitto.

Barda                            - Georges Gaslin nell’Adriana Lecouvreur mi faceva cantare di spalle mentre mi lavavo i piedi. Secondo lui, il pediluvio aiutava il pubblico a capire che il personaggio era alla ricerca di una sua pulizia morale. Ed il pubblico applaudiva. Applaudiva il regista, non la cantante, non l’eroina Lecouvreur…

Assia                             - Non c’è più il pubblico di una volta, ma soltanto spettatori ignoranti, diseducati dalla televisione. Miseria. Ecco perché mi sono ritirata prima del tempo. Non sopportavo più l’invadenza del direttore d’orchestra, la tracotanza del regista e l’ignoranza del pubblico…

Barda                            - Come si può far vibrare gli spettatori se mentre si canta, ci si deve lavare i piedi? Si butta via ogni lirismo, ogni poesia. Anche i fiori di Adriana, Gaslin li aveva voluti falsi, fioracci di plastica. Orrendi…

Assia                             - Con Adriana Lecouvreur ho dato l’addio alle scene, dieci anni fa a Stoccolma. La sala piena di un pubblico che non capiva niente, ma i vecchi melomani piangevano calde lacrime sapendo di ascoltare la mia voce per l’ultima volta.

Barda                            - Di Adriane come la tua e come la mia non ce ne saranno più. Questo deve consolarti, Assia.

Dirce                             - (applaude) È meraviglioso, mi sembra di sognare. Solo due cantanti straordinarie come loro possono avere un dialogo così vibrante.

Barda                            - Lasciati abbracciare, Assia…

Assia                             - Ne senti veramente il bisogno?

Barda                            - Sì. Perché è successo il miracolo che aspettavo. Oggi hai rotto il silenzio che ci aveva divise, distruggendo la nostra passata cordialità di amiche e colleghe… Pensa a quando…

Assia                             - Non rievocare, niente ricordi…

Barda                            - È giusto. Lascia, però, che ti prenda tra le braccia…

Assia                             - Se ci tieni…

Barda                            - (l’abbraccia) Usi lo stesso profumo di allora…

Assia                             - Possibile, te lo ricordi?

Barda                            - Rêve d’amour, se non sbaglio…    

Assia                             - Ne comprai un grande stock. Perché sciuparlo? (ricambia l’abbraccio)

Dirce                             - Che piacere vederle riconciliate… Non riuscivo a farmi una ragione del loro comportamento. Si passavano vicino senza nemmeno salutarsi, loro, le due colonne portanti della lirica. Vorrei che si sapesse di questa riconciliazione e ne parlasse la stampa. Si dovrebbe darne notizia con un grande concerto…

Assia                             - … in memoria di Radames…

Barda                            - Assia, ti prego…

Dirce                             - Un concerto alla memoria di un tenore?…

Assia                             - Non darò più concerti, purtroppo. Né per tenori, né per baritoni. Per nessuno.

Barda                            - È passato tanto tempo, Assia. Dobbiamo dimenticare, senza responsabilizzarci troppo per quello che è successo…

Assia                             - Io non ho colpa. Ma tu? Sii sincera…

Dirce                             - Posso sapere cosa è accaduto?

Barda                            - Lei, Dirce, ha avuto una vita sentimentale felice, ma troppo piatta per capire certe storie. Qualcosa… qualcuno ci ha diviso. Sono passati tanti anni, da allora.

Assia                             - Trentacinque.

Barda                            - Così tanti?…

Assia                             - Fai il conto. Eravamo all’inizio della nostra carriera… Mi ricordo come fosse ieri quando tu…

Barda                            - Non rinvangare il passato e non aggredirmi.

Assia                             - Ormai, non so più né aggredire, né azzannare… Sono come uno di quei cani abbandonati che, inselvatichiti, si accontentano di abbaiare alla luna. Miseria…

Barda                            - Anch’io, una volta, mordevo. E in teatro per questo mio temperamento mi hanno odiata.

Assia                             - Sentivo le storie che circolavano nei teatri dove eri stata a cantare… Non sei stata molto amata.

Barda                            - (sincera) Si sono tutti accaniti contro di me. Con cattiveria. Non solo dispetti e malvagità. Ma reati da codice penale. A Marsiglia, per esempio, ho cantato per la     prima volta la Tosca. Quando al finale dell’opera, dovevo gettarmi da Castel Sant’Angelo, hanno fatto sparire il materasso su cui avrei dovuto cadere.

Dirce                             - Povera signora. Lo lessi sui giornali.

Assia                             - Ti fratturasti il femore…

Barda                            - In due punti…

Dirce                             - Sarà stata la mafia marsigliese.

Assia                             - Ed, allora, è stata anche la mafia marsigliese quando a Montevideo per la Lucia di Lammermor qualcuno ha liberato nel mio camerino un corallo. (a Dirce) Sa cos’è?

Dirce                             - No.

Barda                            - Un serpentello dal colore del corallo, il cui morso provoca la morte istantanea.

Dirce                             - Terribile.

Assia                             - Se non mi avessero avvertita in tempo, sarei morta come Cleopatra. Per fortuna un bell’inserviente mulatto lo uccise davanti ai miei occhi. Conservo ancora in formalina, quel serpentello, dentro un barattolo. Una miseria velenosa.

Dirce                             - Chi può osare tanto?

Assia                             - C’è sempre l’infame che vuole attentare alla nostra vita.

Dirce                             - Per rivalità artistica?

Assia                             - … un tenore geloso, un baritono frustrato, un basso depresso, un corista impazzito, un contralto invidioso.

Barda                            - I contralti sono i peggiori: hanno ereditato la perfidia dei castrati.

Assia                             - Cattive lingue delle quali non ho tenuto alcun conto… in quell’occasione, si sono permesse di fare il tuo nome, Barda. Conoscendoti come ti conosco, so che non sei così scaltra da architettare un delitto così raffinato…

Barda                            - Figurati, ero in Giappone.

Assia                             - Non significano nulla le distanze. C’è sempre un piccolo sicario a disposizione di un mandante…

Barda                            - E perché avrei dovuto?      

Assia                             - Non lo so.

Barda                            - Per vendicarmi?

Assia                             - Di che cosa?

Barda                            - … di avermi fatto togliere il materasso nella Tosca di Marsiglia?

Assia                             - Io?!? Ero in Australia.

Barda                            - La storia del mandante e del sicario vale anche per te.

Assia                             - Che vantaggio avrei potuto averne? Come cantante non mi hai mai dato ombra. Sono sempre stata più richiesta di te.

Barda                            - È da vedere. Per Medea, ad esempio…

Assia                             - Medea non è mai entrata nel mio repertorio. Ma per la Traviata? Per la Bohème? Per la Manon Lescaut?

Barda                            - Non sono mai state le mie opere… Mai cantato Puccini, a parte Tosca, che mi ha portato male.

Assia                             - Tosca non era per te, troppo agitata, si muove di continuo, corre di qua, di là, gridando, tocca il do come niente fosse. Lasciamo stare Puccini. Parliamo di Rossini, di Donizetti, di Verdi, di Wagner… Quali opere del tuo repertorio sono rimaste nel ricordo della critica e del pubblico?

Barda                            - L’Aida. Basta una sola. La mia Aida…

Assia                             - Non illuderti, ero meglio di te, anche secondo le critiche del Pizzeruti, di Giancarlo Amedeo Squenzi, di Ricciarda Petolin…

Barda                            - Dimentichi la mia interpretazione: mi scurivo appena la pelle, non mi tingevo tutta di nero come te. Nella tua profonda ignoranza geografica, hai sempre creduto che Aida fosse una negra del Burundi. Ad Atlanta quando il maestro Geminetti ti abbracciò in camerino per congratularsi, gli macchiasti tutto lo sparato di nero. Con me non gli sarebbe capitato…

Assia                             - Perché con te non sarebbe mai andato a congratularsi.

Barda                            - Il maestro Geminetti è sempre stato un mio ammiratore.

Assia                             - Ma quando ha diretto La forza del destino ed i Vespri Siciliani ha preferito me.

Barda                            - … ero impegnata per tutta la stagione a Los Angeles. Ha scelto te per ripiego.

Assia                             - E gli è andata bene perché il mio trionfo gli ha aperto una carriera che con te non avrebbe mai fatto. Cara Barda, non ho mai sofferto di gelosie nei tuoi confronti. Perché avrei dovuto danneggiarti nella Tosca, che è la sola opera di Puccini che non ho mai cantato?

Barda                            - Era l’Aida che mi invidiavi.

Assia                             - Domanda al tuo Geminetti chi la cantava meglio. La mia era indimenticabile…

Barda                            - E tu hai pensato che gelosa della tua Aida abbia pensato di farti avvelenare da un serpente?… Al nostro livello si odia in altro modo. E, poi, non ho mai nemmeno sospettato che tu abbia provocato il mio incidente, come tu, in fondo, hai sempre saputo che non sono stata io a farti mettere un serpente nel camerino. Anche se te lo saresti meritato…

Assia                             - Come dice Rossini, la calunnia è un venticello. Soltanto chi appartiene al nostro mondo, può rendersi conto di certe perfidie.

Barda                            - Il teatro non è luogo di pace, ma di guerra.

Dirce                             - Eppure, quando dalla platea si guarda in palcoscenico, tutto sembra bello, armonioso, perfetto…

Assia                             - … basta grattare un poco per scoprire la verità. Su di un palcoscenico non c’è nulla di vero, tutto è falso, artefatto, ingannatore. Ogni artista vuole stravincere.

Barda                            - E questo continuo inganno è affascinante. Tutto è finzione e non si sa mai da che parte sia la verità. È come un gioco.

Assia                             - Un giuoco che mi manca più di ogni altra cosa al mondo.

Barda                            - E perché hai voluto rinunciare anzitempo per farti dimenticare?

Dirce                             - Brava, glielo dica anche lei. Ah, se il mio povero marito potesse vedermi con la sua cantante preferita e con la grande soprano nuda, come mi invidierebbe… Ma perché si sono inimicate? Cosa è successo? Rivalità d’artista o rivalità in amore??

Barda                            - Qualcuno ci lasciò in una notte piena di stelle…

Dirce                             - Un cantante?…

Assia                             - Un uomo scomparve, volato al cielo corpo ed anima come la Madonna.

Dirce                             - E di chi era l’innamorato?

Barda                            - Non sia curiosa… Ci vediamo a tavola, Dirce.

Dirce                             - Non vuole rispondere?

Barda                            - Mi spiace, non posso.

Assia                             - Ascolti la mia Adriana. Dopo l’incisione di Barda, ascolti la mia. Aspetta, Barda. vengo con te. (mette il disco si sente l’inizio della Lecouvreur. Assia se ne va con Barda. Buio) La stessa scena, qualche giorno dopo. Dirce sta chiacchierando con Barda.

Barda                            - … nella mia carriera ho sempre scelto personaggi squisitamente femminili. Ho vestito panni maschili una sola volta per Cherubino nelle Nozze di Figaro di Mozart. Un successo artistico trionfale. Ma non avrei mai immaginato di suscitare tante attenzioni femminili. Signore della buona società mi fecero la corte, mandandomi fiori ed omaggi… È vero che come Cherubino ero molto carino, sembravo un adolescente, non avevo né fianchi, né seno…

Dirce                             - Se non sbaglio la chiamavano l’Alabarda…

Barda                            - Lo sa anche lei? Saprà il perché, allora… Dicevano che quando cantavo mi spuntavano le ali. Carino non trova. Una Barda con le ali, un angelo alato, un’alabarda.

Dirce                             - Un angelo privo di curve.

Barda                            - Forse per questo piacevo anche alle donne. Ma di più agli uomini.

Dirce                             - Infatti si è sposata molte volte.

Barda                            - Molte? Non esageriamo. Quattro. Per un bisogno di tenerezza. La mia sensibilità mi portava verso l’amore, ma per essere tale doveva essere consacrato dal matrimonio. Curiosa come il capriccio del destino mi abbia sempre portata ad unirmi a uomini immensamente ricchi…

Dirce                             - Ed anche anziani, se non sbaglio.

Barda                            - È logico. Nell’uomo cercavo difesa, protezione.

Dirce                             - Meglio un giovane, allora.

Barda                            - Un giovane che esperienza ha? Io ho sempre rassomigliato alle mie eroine predilette: Tosca, Aida, Norma, Medea…

Dirce                             - Sono state tutte innamorate di uomini giovani…

Barda                            - E chi lo dice? Cosa sappiamo quanti anni avessero Cavaradossi, Giasone, Radames o Pollione? Erano uomini arrivati, non certo giovanottini di primo pelo. Una cantante sceglie i suoi ruoli per l’affinità elettiva che sente per il personaggio. Cerca chi le somiglia. Da giovane cantavo la passione, l’amore, la gelosia, ora con l’età mi sento portata verso il sacro.

Dirce                             - E canta le Ave Maria…

Barda                            - Appunto. Ho approfondito la ricerca e conosco, ormai, 86 Ave Maria di tutti i paesi del mondo… In assoluto preferisco quella di Schubert ed un’altra a ritmo di samba scatenata scoperta in un’isola sperduta di Capo Verde. Ho pensato di riunire le migliori in un compact ed invierò il primo esemplare a Sua Santità, che non mi ha mai ricevuta in udienza privata.

Dirce                             - Davvero?

Barda                            - Ed io non sogno che inginocchiarmi davanti a lui per baciargli la sua santa mano e vedere da vicino la favolosa gemma del suo anello pastorale. Sa perché? Sono sicura di averne posseduto di più preziose. Per esempio uno zaffiro bianco unico al mondo per la sua luce e la sua grandezza che mi regalò un petroliere del Texas, follemente innamorato di me, per strapparmi dal palcoscenico e rinchiudermi nel suo ranch nel deserto. Un gioiello di inestimabile valore che mi fu rubato in camerino a Washington mentre cantavo i Vespri Siciliani.

Dirce                             - E non era assicurata?

Barda                            - Il danaro non poté restituirmi la gemma rubata. Del resto il destino dei gioielli è quello di essere trafugati. Non al Santo Padre perché la curia è terribile, sorveglia tutto, anche la corrispondenza. Altrimenti come spiegare il fatto che il Papa non abbia mai risposto ai miei messaggi? Se mi avesse dato un semplice segno di riscontro, avrei accettato con gioia la sua insistente proposta di cantare insieme a lui l’Ave Maria in diretta per mondovisione. Avremmo commosso la cristianità e convertito gli infedeli di tutti i continenti. (si inchina come se fosse davanti al Papa) Non per ambizione, Santità, ma per fede.

Dirce                             - Lei è una donna che mi sorprende.

Barda                            - Tutti apprezzano la mia forte personalità. E questo mi differenzia da Assia, che è debole. Al suo posto non avrei dato l’addio alle scene dieci anni fa per ritirarmi in un posto come questo.

Dirce                             - Si è ritirata anche lei, Barda.          

Barda                            - Dopo aver avuto tutto, cosa potevo ancora desiderare? Cantare con il Papa, ma per questo non è che debba continuare ad esibirmi in teatro. Ho avuto trionfi… riconoscimenti… decorazioni… bagni di folla… ricevimenti da capo di stato… a Lima in Perù hanno dato il mio nome perfino ad una piazza… Autorità… critica… pubblico… stampa mi hanno adorata, cosa volere di più?

Dirce                             - Si è riconciliata persino con Assia Decovar…

Barda                            - Non me l’aspettavo. Dopo trentacinque anni.

Dirce                             - E perché quest’inimicizia?

Barda                            - La vita disponendo delle nostre azioni, le determina.

Dirce                             - Rivalità di carriera o d’amore?

Barda                            - Una cosa può essere disgiunta dall’altra?

Dirce                             - Vorrei sapere tutto di lei.

Barda                            - Se avessi immaginato di trovarmela qui, non ci sarei venuta a vivere. Non mi hanno informata della sua presenza. Un giorno, me la vidi davanti e seppi che, rientrata da una vacanza, abitava qui. M’ero appena installata, non potevo andarmene. Chi poteva pensare ad Assia?? Non sentendone più parlare ero convinta fosse morta.

Dirce                             - Morta?!? Non è così anziana…

Barda                            - Si muore a tutte le età. Assia non si è allungata certo la vita con le sue sregolatezze e le sue stravaganze. Aveva rapporti con stalloni di tutte le razze, ha sempre fatto stravizi e largo uso di alcolici e di droghe…

Dirce                             - Anche di droghe?

Barda                            - Cocaina.

Dirce                             - Anche lei?

Barda                            - Una volta in crisi di astinenza, al terzo atto della Sonnambula, a Sidney, in Australia, ha dato perfino fuoco al palcoscenico. L’incendio, fu subito domato, ma i suoi contratti diradarono spaventosamente.

Dirce                             - Nel mondo della lirica sono avvenimenti che si ripetono, allora.

Barda                            - Perché?       

Dirce                             - Pare che altre cantanti abbiano fatto la stessa cosa.

Barda                            - I      cantanti, di solito, non possono fare uso di droghe. Ma quante volte i colleghi, vedendomi depressa, mi hanno offerto stupefacenti? Li ho sempre rifiutati. Ho sempre preferito rischiare di persona, prendendo, magari, uno scivolone in scena. Ma non è mai successo…

Dirce                             - La loro amicizia è finita a causa di un uomo?…

Barda                            - Non cerchi confidenze che non le posso fare. Nella vita di ogni artista ci sono segreti che bisogna rispettare. E non tenti nemmeno di sapere da Assia. Per la sua dignità non le dirà nulla…

Assia                             - (entra in scena) Buongiorno, Dirce. Barda ti cercavo. È successo qualcosa di incredibile.

Barda                            - Cioè?

Assia                             - II    direttore di uno di quegli orribili rotocalchi che ospitano le tue memorie, mi ha telefonato per un’intervista. Una miseria.

Barda                            - Non mi pare una cattiva notizia.

Assia                             - Dopo dieci anni che mi sono ritirata, una rivista scandalistica non può ricordarsi di me e cercarmi.

Barda                            - La rivista è d’informazione e non scandalistica. Ed il tuo nome, malgrado tutto, ha contato nel mondo della lirica…

Dirce                             - E la sua bellezza anche: la prima soprano fotografata nuda.

Assia                             - Hai suggerito il mio nome credendo di farmi un favore?

Barda                            - Se mi pensi capace di una simile cortesia, non mi conosci…

Assia                             - Mi hanno richiesto anche delle foto.

Barda                            - Puoi ritirare fuori il tuo nudo…?

Assia                             - Sempre meglio delle tue tette cascanti. Ho pensato che forse avevi dato la notizia della nostra riconciliazione.

Barda                            - Con quale pretesto ti hanno cercata?

Assia                             - Per informare il pubblico ed aggiornarlo sui suoi artisti preferiti…          

Dirce                             - Come vede, Assia, non è stata dimenticata. Il pubblico vuole notizie sue come degli altri cantanti che ama…

Barda                            - È strano questo interessamento. Capirei se fossi stata protagonista di un fatto di cronaca…

Assia                             - Cioè?

Barda                            - Che so? Tipo anziana cantante accoltellata nel suo appartamento…

Assia                             - … dopo essere stata a lungo stuprata.

Barda                            - Purtroppo per te, non è successo…

Assia                             - Non preoccuparti, finché c’è vita, c’è speranza. Sei proprio sicura di non aver parlato di me al giornale?

Barda                            - Nel perfetto stato di conservazione in cui sei, sarebbe stato imprudente parlare di una concorrente.

Assia                             - Ed allora spiegami il perché di questa chiamata.

Barda                            - Cosa vuoi che ne sappia? Dovresti essere contenta. Un’intervista è sempre un’intervista, dopo un lungo silenzio rivedere il proprio nome sulla stampa dovrebbe essere stimolante.

Assia                             - Non è logico che, all’improvviso, si ricordino di me.

Dirce                             - Perché? In fondo lei è una delle più grandi soprano della passata generazione.

Barda                            - Lei ed io. Tutte e due.

Dirce                             - Per cui non può essere stata dimenticata come credeva.

Assia                             - Forse ha ragione. In fondo non ho rimproveri da farmi. Mi sono data, senza risparmio. Per esempio, ho sempre cantato tutto, non mi sono risparmiata nemmeno nei concertati, anche se il coro copriva la mia voce… E quante volte sono entrata in camerino distrutta da un viaggio spaventoso, oppressa dai miei problemi. Ma mi bastava vedere i costumi appesi… il mio viso riflesso nello specchio… i telegrammi ed i fiori augurali sul tavolo… gli accordi degli orchestrali che arrivavano dalla sala… per affrontare il personaggio con lo slancio e la passione di sempre. Sono stata capace di sacrifici e di rinunce per dare sempre al pubblico il meglio di me stessa. Puoi dire altrettanto, Barda?

Barda                            - Io ho avuto il coraggio di cantare ad Atene Rosina nel Barbiere di Siviglia anche quando è morto Giansebastiano il mio primo marito, perché il pubblico era lì per     me. Ed anche quando è morto d’infarto il secondo, no sbaglio, il terzo. Enrico è morto in un incidente di macchina mentre andavamo a Biarritz. Anche quando rimasi vedova la terza volta mi sono presentata in scena, cantando la Vestale, lasciandomi andare alla sua melodia ed ai suoi magici abbandoni. Un immenso trionfo.

Dirce                             - Lei è una grande artista!

Assia                             - Valentino Giuribini Cozzi nella Carmen a Siviglia, buttò ai miei piedi la sua preziosa mantiglia da torero per farmela calpestare, mentre il pubblico era in delirio. Per Micaela, non per Carmen. Fu forse la mia più grande soddisfazione di cantante. Eppure quella sera avevo saputo di essere malata e che avrei dovuto affrontare una grave operazione…

Barda                            - A Panama per la Linda di Chamonix hanno chiuso il Canale perché tutti potessero sentire la mia voce ed applaudirmi. Eppure il mio quarto marito stava agonizzando nella stanza 423 dell’American Hospital… Ed il mio cagnolino mi era morto tra le braccia la sera prima…

Assia                             - Per il mio recital inglese, sola, sullo sfondo della Torre di Londra, davanti a sette teste coronate, non so quanti principi del sangue e tutta l’aristocrazia, ho avuto una ovazione, anche se James, l’uomo che amavo perdutamente, mi aveva lasciata. E non per una donna più bella di me, ma per un ridicolo ragazzotto che vendeva noccioline sulle rive del Gange. Ma questo il pubblico non lo sapeva.

Dirce                             - Il pubblico non sa, ma intuisce. E non dimentica la generosità di una grande artista. Il pubblico ha buona memoria. Lo ha confermato poco fa il telegiornale… Un grande cantante, scomparso da tantissimi anni, fa ancora parlare di sé e nessuno lo ha dimenticato…

Barda                            - Di chi si tratta?

Dirce                             - Di un cantante dalla breve carriera, ma considerato una delle voci più importanti della lirica.

Assia                             - E

Barda                            - Chi? Come si chiama? Da quanto scomparso?

Dirce                             - … Attilio Guercirosa.

Assia                             - E

Barda                            - (insieme sconvolte) Attilio Guercirosa?!?

Dirce                             - Sparì misteriosamente da una nave in navigazione sul Nilo. Non si è più saputo nulla di lui. La notizia tanti anni fa, sconvolse il mondo dello spettacolo.

Barda                            - E come mai se ne parla oggi?         

Dirce                             - Conoscevano il Guercirosa?

Barda                            - Molto bene. Sia io che Assia.

Assia                             - Lo conoscevamo tutte e due…

Barda                            - E come mai si parla di lui?

Dirce                             - Nel ventre di un coccodrillo, ucciso da un cacciatore, sono stati ritrovati oggetti che paiono appartenere al grande tenore.

Barda                            - Dopo tutti questi anni?

Dirce                             - Trentacinque anni, hanno detto. Un portasigarette d’oro… una collanina con un medaglione consumato…

Assia                             - Nel ventre di un coccodrillo?!?

Dirce                             - Che morte orrenda per un tenore che cantava Radames. Cadde dalla nave che lo riportava al Cairo. Forse era ubriaco.

Assia                             - Il Guercirosa era astemio.

Barda                            - L’alcool lo disgustava. Beveva solo succo di frutta…

Dirce                             - Sarà stato drogato.

Barda                            - Un grande artista non può drogarsi.

Assia                             - Fumava solo qualche sigaretta di tabacco biondo. Più per il profumo che per vizio.

Dirce                             - Hanno avuto spesso occasione di vederlo? Non mi dicano che hanno cantato con lui?

Assia                             - Certo…

Dirce                             - Non me ne ha mai parlato…

Barda                            - Ho cominciato la mia carriera proprio col Guercirosa…

Dirce                             - Addirittura?

Barda                            - Ho debuttato come Rosina nel Barbiere di Siviglia. Attilio era naturalmente il conte d’Almaviva. Fu lui, due stagioni dopo, a volermi a Luxor per Aida, Assia era Amneris e lui un insuperabile Radames.

Assia                             - La famosa Aida di Luxor, di cui parlò il mondo intero!

Dirce                             - Allora sapranno cosa gli è successo.

Assia                             - No.

Dirce                             - Com’è possibile?

Barda                            - Non sappiamo nulla.

Dirce                             - Non erano sulla sua stessa nave?

Assia                             - Sì. Ma esauste per le prove, le recite, le feste, i banchetti dormivamo nelle nostre cabine. Non abbiamo visto né sentito nulla.

Dirce                             - E quando hanno saputo che…?

Barda                            - La mattina, al Cairo, eravamo sorprese di non vederlo scendere dalla nave. Ci siamo guardate in giro, nessuno ne sapeva niente. Abbiamo pensato fosse sbarcato prima di noi.

Assia                             - Pensavamo di ritrovarlo sulla nave che doveva riportarci in patria.

Dirce                             - Come hanno saputo della sua scomparsa?…

Assia                             - … dalla radio di bordo.

Barda                            - La polizia ci ha interrogato sperando di avere da noi qualche testimonianza. Le nostre dichiarazioni furono pubblicate su tutti i giornali dell’epoca.

Assia                             - Dichiarazioni perfettamente concordi: non avevamo idea di come il Guercirosa fosse scomparso.

Dirce                             - E le ricerche non diedero risultati?…

Barda                            - Nessuno seppe mai che fine avesse fatto.

Dirce                             - Ricordo i titoli dei giornali. La stampa di tutto il mondo si interessò del caso…

Assia                             - Ecco il motivo dell’intervista che mi hanno richiesto. Sperano possa rivelare chissà quali segreti…

Dirce                             - Vorranno delle sue dichiarazioni sul Guercirosa, dopo il ritrovamento di oggetti che forse gli appartenevano.

Barda                            - Tu, Assia, sei stata l’ultima che lo ha visto vivo.

Assia                             - … insieme a te, sul ponte di poppa…

Barda                            - Il cielo era pieno di stelle e la notte di velluto nero. Attilio camminava silenzioso avanti ed indietro sul ponte. Restammo un poco a parlare, poi, ci demmo la buonanotte.

Assia                             - Gli domandai perché non andasse a dormire. Sorrise e non rispose.

Barda                            - Mi confidò che aveva avuto buon naso a sostenere la mia candidatura per Aida.

Assia                             - Ed aggiunse che la tua ispirazione di propormi per Amneris non avrebbe potuto essere migliore… Lo spettacolo era stato un trionfo. Soprattutto suo, personale. Aveva cantato come un dio. Era il Radames che Verdi aveva sognato. Bello come un Dio e con una voce d’oro zecchino.

Dirce                             - Ed un simile tenore è stato inghiottito dal Nilo.

Barda                            - … e divorato da un coccodrillo.

Assia                             - Se il portasigarette ritrovato è il suo, verrebbe confermata l’orrenda fine che ha fatto.

Barda                            - Ha visto i giornali? Ne parlano? Cosa dicono?

Dirce                             - Non lo so. Ho avuto la notizia dal telegiornale.

Assia                             - Che cosa hanno detto?

Dirce                             - Quanto ho riferito. Le autorità sono alla ricerca di chi possa riconoscere gli oggetti ricuperati…

Barda                            - Chi altri se non noi?

Assia                             - Che abbiano pensato a te, mi pare logico. Ma a me, dopo tutto questo silenzio… Possibile ricordarsi di Assia Decovar?

Dirce                             - La polizia avrà ritirato fuori dai vecchi archivi i fascicoli che riguardano la scomparsa del Guercirosa, dai quali risulta che anche lei è stata interrogata. Ora il suo nome riapparirà sulle colonne dei giornali, vedrà…

Assia                             - … in cronaca, ne farei a meno…

Dirce                             - Sarà una pubblicità anche per la casa che ci ospita.

Barda                            - Non voglio né parlare, né sentir parlare di questa storia. È una pagina della mia vita che mi ha sconvolta e che intendo dimenticare.

Dirce                             - Pare sia stato un gran bell’uomo questo Guercirosa?

Barda                            - Bellissimo. Una specie di gigante. L’ho ancora davanti agli occhi nella luce rossa di quel tramonto africano, il corpo scultoreo stretto nel costume di Radames. Solenne, nella sua prestanza in piedi, contro una palma mentre l’orchestra provava la marcia trionfale… In fondo si vedevano le rovine dei templi, illuminate dagli ultimi raggi del sole…

Assia                             - Quando mi avvicinai mi disse "Con l’agilità della tua voce, piccola, farai strada, andrai lontano" e scherzosamente mi accarezzò con un grande ventaglio di piume… Aveva uno sguardo caldo e luminoso, sprigionava una sensualità quasi animale…

Barda                            - È vero. Aveva una sensualità quasi animale.

Dirce                             - Non mi hanno mai parlato di lui.

Barda                            - Perché il suo ricordo mi brucia ancora. È stata una grande tragedia.

Assia                             - Bisogna averlo conosciuto per capire…

Barda                            - È strano. Il suo nome per trentacinque anni è stato inghiottito dal silenzio. Ed oggi all’improvviso…

Assia                             - Come avranno fatto a sospettare che quel portasigarette e quel ciondolo fossero suoi?

Barda                            - Le sue sigarette erano di un tabacco biondo, profumato che facevano un fumo azzurrognolo. Gli piaceva sentire la sensuale intensità del loro profumo…

Dirce                             - Sono ricordi importanti. È giusto pubblicare interviste di chi ha conosciuto il grande tenore… Nessun altro al mondo può ricordarlo come loro…

Barda                            - Quando cantava "Celeste Aida" le sue note dorate mi penetravano facendomi sentire dei lunghi brividi lungo la schiena… Provo la stessa emozione di allora. E mi sento profondamente turbata.

Assia                             - Quella sera, dopo la prima, c’erano donne bellissime che se lo divoravano con gli occhi. Avrebbe potuto scegliere la più bella, la più affascinante, la più ricca… Lui preferì restare con noi. Dopo quello straordinario successo eravamo felici.

Barda                            - Sui nostri volti c’erano ancora i segni del trucco… la musica di Verdi nelle orecchie, ci stordiva…

Assia                             - Tempi meravigliosi e lontani, il mio nome era ancora quasi sconosciuto. Ero la piccola Decovar… "Sei tu, ragazzaccia, che ti sei fatta fotografare nuda?" mi disse quella sera.

Barda                            - Sono troppo turbata. Vado nella mia stanza. Mi scusi, Dirce.

Assia                             - Se non ci vede a cena, non si allarmi. Abbiamo bisogno di riprenderci, dopo questa notizia.

Dirce                             - Ci vediamo domani. (Buio. La luce si accende sulla stessa scena, qualche mattina dopo. Guido, piccolo burocrate sulla quarantina, cammina avanti ed indietro, guardando spesso l’ora. Ha in mano una borsa che ritiene molto importante. Entra Assia)

Assia                             - Lei è il commissario?

Guido                            - … Barda Querciolini, immagino.

Assia                             - No. Assia Decovar. Mi spiace averla fatta aspettare. Pensavo essere puntuale.

Guido                            - La puntualità è la cortesia dei re.

Assia                             - Ne ho conosciuti alcuni che non lo erano affatto. Facevano tardare l’inizio di uno spettacolo anche di mezz’ora. L’ultima volta è stato il Simon Boccanegra. Le piace l’opera?

Guido                            - Preferisco i canti di montagna. Li conosco tutti. Canto anche in un coro. La sua collega?

Assia                             - Sta arrivando. Visita un po’ mattiniera, la sua.

Guido                            - Le dieci del mattino?         

Assia                             - Noi artisti andiamo a letto tardi.

Guido                            - Credevo avessero lasciato la vita di teatro.

Assia                             - … ma non le abitudini. Cosa vuole, uno spettacolo, di solito, finisce dopo mezzanotte. Ci si deve svestire, struccare, rivestire, salutare gli amici, andare a mangiare perché si canta a stomaco vuoto, si finisce per ritornare a casa alle tre. Ma tra una cosa e l’altra, prima di andare a letto sono le quattro. E qualche volta neanche pensarci di andare a letto, per precipitarsi all’aeroporto ed imbarcarsi su di un aereo per chissà dove. Col cambiamento di quegli stramaledetti fusi orari, notti di sonno perdute. Noi cantanti abbiamo avuto molte soddisfazioni, ma anche molte seccature. In fondo la nostra vita è miseria.

Guido                            - Non sarebbe stata una vita per me. Sono un uomo metodico, ordinato, abitudinario. Vado a letto presto.

Barda                            - (entrando) Commissario, perdoni il ritardo involontario. Mi ha trattenuta la solita intervista telefonica. La stampa non lascia mai in pace una cantante. Sempre alle costole, prima, quando cantavo, ora che non canto più, a parte le trasmissioni televisive domenicali in onore della Vergine. Non ho la fortuna della mia illustre collega, a cui la stampa non ha mai dato noia, né prima, né dopo.

Assia                             - Quando non si dà scandalo e non si cerca di far parlare di sé, la stampa ti lascia tranquilla. Non è d’accordo, commissario?

Guido                            - I giornali sono ostinati quando vogliono notizie… Sapessero le telefonate che ho avuto per questo caso Guercirosa…

Assia                             - A me hanno chiesto interviste, ma non ne ho date…

Guido                            - Potrà farlo dopo il nostro colloquio, se vorrà.

Barda                            - Strano che questo caso desti tanto interesse.

Guido                            - Più di quanto si potesse pensare. Il pubblico non ha dimenticato Attilio Guercirosa, che è stato un grande tenore. Tutti vogliono sapere quale sia stata la sua fine. Doveva avere un grande impatto col pubblico.

Barda                            - Era adorabile il mio amato maestro. È stato lui a scoprirmi, se così si può dire. Oltre l’affetto profondo, sentivo per lui un enorme senso di gratitudine.

Assia                             - Per me era una preziosa guida, anche se ho cantato con lui in un’opera sola.

Guido                            - Sparì misteriosamente dalla nave che risaliva il Nilo verso il Cairo, esattamente trentacinque anni fa!

Assia                             - E la sua fine è rimasta avvolta nel mistero…

Guido                            - Il suo ultimo spettacolo fu l’Aida, vero?

Barda                            - Con me protagonista.

Assia                             - Io cantavo Amneris. E lui era, la "star" della serata, Radames.

Guido                            - Come commissario di polizia, che ha l’incarico di occuparsi di persone scomparse, devo risolvere il caso. Ho trovato negli archivi gli incartamenti dell’inchiesta che si fece, a suo tempo. Le ricerche che sono state fatte non hanno dato risultati. L’ipotesi più attendibile è che sia caduto nel Nilo, di notte, durante la navigazione. Forse per un malore.

Barda                            - Così pare sia stato.

Guido                            - Non pensano abbia avuto motivi per suicidarsi?

Barda                            - E perché? Aveva raggiunto il più grande successo che possa ottenere un tenore. Una platea di sovrani gli aveva decretato un trionfo…

Guido                            - Ammettiamo, dunque, sia caduto incidentalmente nelle acque del fiume, che sono popolate di coccodrilli. Come ho accennato per telefono, un cacciatore ha ucciso uno di questi alligatori e nel suo ventre ha rinvenuto due oggetti che ha consegnato alla polizia. Forse, potrebbero essere appartenuti al Guercirosa. Se fossero i suoi, proverebbero che il tenore caduto nel Nilo, fu divorato da un coccodrillo.

Barda                            - E dopo tanti anni sarebbero ancora riconoscibili?

Assia                             - Ho sempre rifiutato l’idea di una fine così spaventosa.

Barda                            - Io non ho più potuto usare borsette, né scarpe, né valigette di coccodrillo e quelle che avevo, le ho regalate.

Assia                             - I miei stivali di quella orribile pelle, li ho gettati. Non posso credere che Attilio sia finito nelle fauci di uno di quei mostri.

Guido                            - Sono qui per accertare la verità. Vorrei pregarle di esaminare gli oggetti che ho portato e dirmi se pensano possano essere appartenuti al Guercirosa.

Barda                            - Come può domandarmi di guardare oggetti che sono stati per anni nelle viscere di uno schifoso coccodrillo?!?

Assia                             - Impossibile riconoscerli.

Guido                            - Vediamo… (tira fuori dalla borsa due astucci. Ne apre uno e tira fuori una consunta collana con ciondolo) Abbiano la compiacenza di osservare questa collana con medaglione.

Barda                            - (dà un rapido sguardo) Mai vista.

Guido                            - Certo, quando la vittima la portava al collo, doveva essere molto diversa… ma la maglia dell’oro è ancora riconoscibile.

Barda                            - Il Guercirosa non portava collane.

Assia                             - Sbagli, Barda. Attilio le adorava. Non posso riconoscere la maglia di quella che gli regalai alla prima dell’Aida, perché questa è quasi irriconoscibile, ma la forma del medaglione me la ricordo in modo impressionante.

Guido                            - Secondo lei potrebbe essere stata sua?

Assia                             - Potrebbe. Adesso, però è una miseria,

Guido                            - Non è stata conservata in un astuccio di velluto, ma in una delle curve dell’intestino di un alligatore…

Assia                             - È possibile sia del Guercirosa. Anzi è sicuramente la collana che gli regalai la sera della prima. La riconosco.

Guido                            - Giudizio positivo, dunque. (mette via l’oggetto e ne tira fuori un altro) mentre quello dell’altra signora è, invece, decisamente negativo.

Barda                            - L’altra signora, che sono io, si chiama Barda Querciolini.

Guido                            - Allora, signora Querciolini ha mai visto questo portasigarette?

Barda                            - L’oggetto mi impressiona.

Guido                            - Nonostante sia in pessime condizioni è d’oro. E ci sono i segni di cifre, però illeggibili.

Barda                            - (scossa) Mi pare il portasigarette che gli regalai dopo la prima di Luxor. Avevo fatto incidere dall’orafo le sue iniziali… (ha un singhiozzo) ora illeggibili.

Guido                            - Grazie, signora. Lei è molto forte, coraggio. Se sono così cortesi da firmare queste dichiarazioni, si potrebbe considerare il caso del Guercirosa chiuso definitivamente. Il riconoscimento degli oggetti taglia la testa al toro. Si può dire con sicurezza che il grande tenore sia morto nel modo che temevamo, cadendo nel Nilo ed affogando…

Barda                            - Sapeva nuotare.

Assia                             - Dava qualche bracciata, non era un grande nuotatore.

Barda                            - Galleggiava per ore facendo il bagno.

Assia                             - … faceva il morto.

Guido                            - Infine lo ha fatto sul serio.

Barda                            - Avrebbe potuto lasciarsi trasportare dalla corrente…

Guido                            - Con le ripide che ci sono nel Nilo…

Assia                             - Se chiudo gli occhi, me lo vedo ancora davanti.

Guido                            - Erano molto legate al Guercirosa, mi sembra di capire.

Barda                            - Per forza. Pensi che io credevo di essere un mezzosoprano e come tale cantavo. Lui capì subito che ero soprano drammatico. E mi ha aperto la carriera.

Guido                            - (ad Assia) Anche lei era mezzosoprano?

Assia                             - Io sono nata soprano drammatico di agilità, e posso anche arrivare ad essere soprano leggero. Miracolo della mia voce.

Guido                            - Cantando in un coro, dovrei avere più cultura musicale.

Assia                             - Lei ha una cultura da coro di montagna. La voce del mezzosoprano si avvicina a quella del contralto. Pensa che io, con questa voce (fa alcuni acuti) posso ricordare un contralto?

Guido                            - Complimenti! Una bellissima voce.

Barda                            - Se le punge vaghezza di sentire la mia, la domenica canto su canale otto, alle dieci e trenta. Le Ave Maria.

Guido                            - (ad Assia) Lei, invece, dove canta?

Assia                             - Ho smesso di cantare.

Guido                            - Peccato. Ancora un paio di domande: che rapporto avevano col Guercirosa?

Assia                             - Per noi era un maestro.       

Guido                            - Nulla di più?

Barda                            - Cosa vuol dire?

Guido                            - Considerando i regali costosi che hanno fatto al Guercirosa in occasione della prima dell’Aida…

Barda                            - Usa nel nostro mondo, commissario, si aggiorni. Nella mia carriera ho ricevuto bracciali di diamanti, collane di rubini, spille di smeraldi da sconosciuti che volevano in quel modo esprimere solo la loro ammirazione… Questo fermaglio del tardo settecento con rubino cabochon di grandissimo valore, non so nemmeno chi me l’abbia offerto…

Assia                             - Ho offerto al Guercirosa una collana con medaglione perché mi affascinava come cantante, i suoi do di petto erano oro puro, che incendiavano il cielo africano nel cuore della notte. Arte con l’A maiuscola. Ha una pallida idea di che cosa sia l’arte? Il resto è miseria.

Barda                            - Il gioiello più prezioso ha meno valore di un attimo d’emozione che un artista regala al pubblico. Il Maragià del Madhambur voleva offrirmi il suo palazzo, nel cuore dell’India, solo per qualche romanza…

Assia                             - Gliene hai cantate?

Barda                            - Scomparve un giorno prima, precipitando col suo aereo…

Assia                             - Peccato. (a Guido) Ha altre domande?

Guido                            - Nelle dichiarazioni conservate in archivio alcune persone fanno insinuazioni sul loro conto…

Barda                            - In che senso?!?

Guido                            - Dicono che fossero entrambe follemente innamorate del Guercirosa e che se lo contendessero…

Assia                             - E perciò lo avremmo ucciso, buttandolo nel Nilo?

Barda                            - Noi due fragili donne avremmo aggredito un gigante…

Guido                            - È stato accennato ad una lite…

Assia                             - Cosa vuole? Che confessiamo ed ammettiamo che siamo state Barda ed io ad ucciderlo? Vuole che le diciamo che venimmo alle mani per gelosia ed il Guercirosa accorso per separarci perse l’equilibrio e cadde in acqua? O che litigando come pescivendole al mercato, gli demmo una spinta per cui precipitò        nel Nilo? E non chiedemmo aiuto e lasciammo tranquillamente annegare l’uomo che amavamo e stimavamo di più della nostra vita? Pensa sia possibile una miseria del genere per due artiste del nostro livello?

Barda                            - (molto turbata, ha quasi un mancamento) Ti prego, Assia, calmati, nessuno ci ha accusate. Vero, commissario che nessuno ci ha accusate.

Assia                             - Vuole una colpevole, un assassino? Eccone qui due. Allora, avanti, ammanetti i miei polsi, trascini in carcere Assia Decovar… E con me, la grande Aida di quella serata… Barda Querciolini. L’opinione pubblica sarà soddisfatta.

Guido                            - Si calmi, signora. Nessuno le accusa. Mi sono limitato a ricordare voci che circolavano nell’ambiente… Si dice anche che loro così amiche, dopo quella tragedia, non si siano più rivolte la parola, perciò sono state fatte supposizioni…

Barda                            - Ma che supposizioni si possono fare? Vuole sapere perché la nostra amicizia è finita? Se Assia mi autorizza…

Assia                             - Puoi dire quello che vuoi.

Barda                            - Quella sera maledetta eravamo molto stanche, perciò, invece di tener compagnia al Guercirosa, come sarebbe stato logico, abbiamo preferito chiuderci in cabina, coi tappi nelle orecchie e gli occhiali di velluto sugli occhi e dormire. Eravamo stanche, coi nervi a pezzi. Lo abbiamo lasciato invece di restare con lui e parlare dei suoi problemi.

Guido                            - Il Guercirosa aveva dei problemi?

Barda                            - Conosce qualcuno che non ne abbia?

Assia                             - E va bene. Credo possa dire la verità. Che, stravolta dal dolore, ho sempre nascosto a tutti. Sa perché? Perché la vita privata di un artista dovrebbe essere rispettata. Nessuno ha diritto di sporcarla.

Guido                            - Qualcosa lo tormentava?

Assia                             - Ci ha domandato se l’amavamo. Posso rispondere affermativamente. Sì, Barda ed io l’amavamo. Eravamo entrambe profondamente e follemente innamorate di lui. Ma inutilmente e questo era il nostro tormento. Attilio era insensibile al nostro sesso. A Luxor aveva conosciuto un principe beduino, alto, asciutto, con gli occhi di fuoco, perdendo completamente la testa per lui. Non so cosa ci sia stato tra di loro, non mi riguarda, ma quando Attilio gli propose di lasciare la sua vita di nomade e di seguirlo nelle sue tournées, il beduino non rispose, sorrise appena e salì sul cammello per sparire nell’immensità del deserto. Quella notte, sul ponte, sotto l’immenso cielo stellato, dopo il grande trionfo dell’Aida, Attilio Guercirosa piangeva come può piangere un innamorato infelice. E Barda ed io non ci siamo mai perdonate di averlo lasciato solo.

Guido                            - Perché non dire la verità, subito?

Barda                            - Impossibile, commissario… Erano altri tempi. L’omosessualità era considerata una colpa, un reato, un bubbone schifoso… Non abbiamo voluto che chiacchiere o pettegolezzi potessero sporcare la memoria del Guercirosa. L’opinione pubblica doveva rispettare il più grande Radames del mondo.

Guido                            - Allora è stato un suicidio?

Assia                             - Dimentichi quello che abbiamo detto e se può, chiuda il caso, senza altre indagini…

Guido                            - Queste dichiarazioni fanno luce completa sulla vicenda. Credo che non ci resti più nulla da dire.

Barda                            - Mi dia la sua parola che le informazioni che le abbiamo dato non varcheranno la soglia di questa stanza e non arriveranno mai alla stampa.

Guido                            - Le do la mia parola.

Assia                             - Il nome del Guercirosa deve rimanere immacolato come un giglio dei campi… per il mondo della lirica deve essere una bandiera.

Guido                            - Possono contare su di me. Grazie. Onorato di averle conosciute. (saluta, prende la sua borsa e se ne va. Un lungo silenzio. Poi Assia e Barda si guardano e si abbracciano)

Barda                            - Una trovata straordinaria.

Assia                             - Bisognava convincerlo.

Barda                            - Il caso è definitivamente chiuso.

Assia                             - Ho rimorso. Attilio era l’uomo più virile che abbia mai conosciuto. Adorava le donne.

Barda                            - Farlo morire per un uomo è tradimento.

Assia                             - Il commissario non scherzava. Aveva sospetti su di noi.

Barda                            - Quando gli hai detto la verità, cioè che era morto perdendo l’equilibrio mentre cercava di separarci, mi sono sentita morire…

Assia                             - Non c’è nulla che abbia maggior forza di persuasione che proclamare la verità come fosse una menzogna.          

Barda                            - Io mi sono sentita morire. Il commissario ha creduto fosse emozione. No, era paura… terrore… Non capivo più nulla, mi rivedevo sul ponte della nave mentre lui stava precipitando e sentivo nelle orecchie la sua voce disperata che urlava…

Assia                             - L’urlo è durato un attimo, poi è tornato il silenzio della notte africana. Ho avuto veramente un innamorato, bello ed ardente, che mi ha lasciato per un venditore di noccioline incontrato davanti ad un caffè di Bagdad. Povero Attilio, omosessuale lui…

Barda                            - Cosa importa? Ormai è morto. L’importante è che il caso sia archiviato.

Assia                             - Definitivamente.

Barda                            - E, poi, diciamocelo. Attilio, un po’, se l’è voluto.

Assia                             - Perché aveva preferito me? Ero molto carina.

Barda                            - Io l’amavo di più.

Assia                             - Se mi avesse conosciuta prima, l’avrebbe fatta fare a me l’Aida. Sapessi quante volte me l’ha detto, in quei giorni.

Barda                            - Lo avevi subito puntato. Dal primo momento avevi deciso di portarmelo via. Era bello, famoso, poteva servirti per la carriera, perciò da quella puttana che sei sempre stata…

Assia                             - Piano, tesoro. Io non mi sono mai venduta a vecchi danarosi come hai fatto tu…

Barda                            - … la sera della prima te lo sei portato a letto ed hai festeggiato con lui mentre io, disperata, sola nella mia stanza, morivo d’amore.

Assia                             - Hai amato lui come hai amato altri…

Barda                            - E tu?

Assia                             - Certo, anch’io. Ma le meravigliose sensazioni che mi ha saputo dare Attilio, non le ho più provate con nessuno. Quella notte dovevi proprio scagliarti su di me ed aggredirmi?

Barda                            - Non potevo dormire. Sul ponte di poppa deserto, ho visto una coppia abbracciata. Ho capito che eravate voi.

Assia                             - La tua storia con lui era finita. Ti aveva confessato che si era innamorato di me.

Barda                            - Pazza di gelosia, mi sono lanciata verso di te…    

Assia                             - Ed hai cercato di colpirmi…

Barda                            - Ti avrei uccisa, se avessi potuto.

Assia                             - Ed Attilio mi ha fatto scudo col suo corpo.

Barda                            - Ed ho colpito, con tutta la mia forza, lui…

Assia                             - … che, impreparato alla tua furia, ha perso l’equilibrio…

Barda                            - … l’ho visto barcollare…

Assia                             - Ha cercato disperatamente di reggersi al parapetto.

Barda                            - Ma non ce l’ha fatta…

Assia                             - Tu non hai mosso un dito per aiutarlo?

Barda                            - Aveva teso le mani verso di te, non verso di me. Eri tu che dovevi aiutarlo.

Assia                             - Tu lo hai ucciso.

Barda                            - Sei stata tu a non voler dare l’allarme, chiamare aiuto?…

Assia                             - Oramai era inutile.

Barda                            - Quel gigante, alto, muscoloso non ha saputo difendersi… È bastata una piccola spinta e…

Assia                             - … è stato inghiottito dal buio della notte… Che miseria! Quella sera mi aveva detto "Una grande Aida ha cantato il personaggio di Amneris". Preferiva la mia voce alla tua.

Barda                            - Non è vero, mentre gli applausi scrosciavano come un temporale, mi sussurrò "Farai una grande carriera". E l’ho fatta. Sono stata Aida a Los Angeles, a New York, a Tokio, a Sidney, a Parigi.

Assia                             - Eppure lo hai ucciso…

Barda                            - L’abbiamo ucciso.

Assia                             - … nel pieno della sua gloria. Ora dovremmo fare qualcosa per onorarlo.

Barda                            - Un concerto alla sua memoria…    

Assia                             - 10    e te insieme? Come all’inizio della nostra carriera?

Barda                            - 11     pubblico vedrà insieme due grandi artiste, due amiche che, dopo tanti anni, si sono ritrovate per ricordare un loro illustre collega, che una sorte crudele ha sottratto alle scene ed al mondo…

Assia                             - Una meravigliosa idea. Il concerto potrà essere un lancio pubblicitario prestigioso.

Barda                            - Ne parleranno tutti, particolarmente i media. A chi altri può venire in mente di organizzare un concerto in memoria di Attilio Guercirosa? Ma per il programma… cosa potremmo cantare, Assia?

Assia                             - Qualcosa che si adatti alle nostre voci e sia degno di lui, che è stato un grande Radames.

Barda                            - (mentre in sottofondo si sente cantare "Celeste Aida") Il più grande di tutta la storia della lirica. La sua "Celeste Aida" ha fatto epoca, era miracolosa. Quali teatri non si contenderanno un avvenimento artistico così importante? Posso annunciarlo già domenica nel mio programma televisivo. Verrai anche tu insieme a me e parleremo del nostro eccezionale ritorno alle scene per celebrare la memoria di un collega… Coi nostri nomi, il mio, il tuo e quello del Guercirosa il successo è assicurato. Riprenderemo a cantare, Assia. Andremo nelle grandi capitali, ritorneremo anche al Metropolitan, vedrai… Tutti vorranno sentire le due grandi artiste che hanno amato il Guercirosa e che, col loro ricordo, ne prolungheranno la memoria nel tempo…

Dirce                             - (entrando) Ho visto il commissario andarsene, allora?

Barda                            - Il caso è definitivamente chiuso.

Assia                             - Il Guercirosa, caduto dalla nave, è stato divorato da un coccodrillo.

Dirce                             - Hanno riconosciuto gli oggetti? Appartenevano a lui?

Assia                             - Sì. Erano oggetti suoi.

Dirce                             - Le vedo commosse. Ne sono state entrambe innamorate, non è così?

Assia                             - Sì.

Barda                            - Lo abbiamo amato e lo amiamo ancora.

Assia                             - E lo ameremo sempre. È stato l’uomo della nostra vita ed insieme l’artista che più ha influito sul nostro destino di cantanti. E noi, per gratitudine, non possiamo fare a meno di dedicare alla sua memoria quello che ci resta della nostra vita. Cercheremo di non lasciare spegnere il suo ricordo, affinché anche le giovani  generazioni sappiano che la più bella voce di questo secolo è stata la sua, la voce di Attilio Guercirosa.

Barda                            - Perciò abbiamo deciso di ricordarlo nei teatri di tutto il mondo cantando insieme in un grande concerto dedicato a lui…

Dirce                             - Un concerto?

Barda                            - … di Requiem.

Assia                             - … e lo chiameremo: Requiem per Radames. (la romanza "Celeste Aida" cresce di volume ed esplode con forza e continuerà anche quando si saranno spente le luci)

FINE

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