Resilienza

Autore: Niccol Matcovich

Mail: n-matcovich@hotmail.it

Cellulare: 3283724237

Posizione SIAE: 232450

Codice SIAE: 923550A

Resilienza

Un uomo

Un ragazzo, suo figlio

Un luogo. Asettico, abbandonato dal mondo

UOMO: Tocca a te.

RAGAZZO: Proviamo con paralume.

UOMO: Come ti venuta?

RAGAZZO: Per inizi tu.

UOMO: Tocca a te.

RAGAZZO: Tocca a me decidere. A te iniziare.

UOMO: Chi decide inizia.

RAGAZZO: Non ci provare!

UOMO: Va bene Quanto tempo ho per pensarci?

RAGAZZO: Meno di niente.

UOMO: Qual era la parola?

RAGAZZO: (dopo essersi fermato a guardarlo) Paralume.

UOMO: Pepe Alloro Rosmarino Altro Liquido Nettare Magico Estratto.

RAGAZZO: Pensi sempre a mangiare.

UOMO: Tocca a te, non prendere tempo.

RAGAZZO: Qual era la parola?

UOMO: Non ci provare!

RAGAZZO: E va bene Paralume Porta Ancora Rugiada Alla Limpida Nuvola Miope Estrosa.

UOMO: Un po troppi aggettivi.

RAGAZZO: E tu sostantivi.

UOMO: Allora siamo pari.


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RAGAZZO: Pausa prima dei rigori?

UOMO: Unaltra.

RAGAZZO: E unora che giochiamo.

UOMO: Allora altre due!

RAGAZZO: Ultima e poi pausa yogurt. Tocca a te.

UOMO: Ne vorrei una difficile.

RAGAZZO: Arzigogolo?

UOMO: Proviamo con pianoforte.

RAGAZZO: Lunghissima!

UOMO: Una bella sfida per meritarsi lo yogurt.

RAGAZZO: Vai.

UOMO: Non fare il furbo. Hai tempo meno di niente per pensarci.

RAGAZZO: Pianoforte Per Imparare A Nuotare Osa Fissare Ovunque Rapidi Tuffi Evidenti.

UOMO: Quando mi riprendo questa me la spieghi.

Ragazzo resta in silenzio.

UOMO: Pronto? C nessuno?

RAGAZZO: Tocca a te.

UOMO: Porre Imporre Apporre Non Oltre Flemma Ostinata Rapido Tocco Emergente.

RAGAZZO: Perch questa invece!

UOMO: Volevo essere arzigogolato.

RAGAZZO: E ci sei riuscito.

UOMO: Tocca a te.

RAGAZZO: Pausa yogurt.

UOMO: Ultima.

RAGAZZO: Niente discussioni.

UOMO: Ultimissima?

RAGAZZO: Yogurt.

UOMO: E io non lo mangio.

RAGAZZO: Ricatti?

UOMO: Voglio giocare.

RAGAZZO: Dopo lo yogurt.

UOMO: Prima.

RAGAZZO: Se fai i capricci me ne vado.

Uomo apre la bocca e chiude gli occhi.


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UOMO: (aprendo un occhio solo) Beh?

Ragazzo prende uno yogurt.

RAGAZZO: (facendo rumori da aeroplanino) Preghiamo confermare atterraggio su pista

X209Z27. Preghiamo confermare atterraggio.

UOMO: Autorizzazione concessa.

Uomo riapre la bocca.

RAGAZZO: (girando intorno a uomo e giocando con il cucchiaino) Accidenti, una tempesta

improvvisa ci sta travolgendo! Fulmini, nebbia, pioggia scrosciante. Cosa c davanti a noi?

grandine signore, grandine!

UOMO: Aprire pista di emergenza.

Uomo apre ancora di pi la bocca e tira fuori la lingua.

RAGAZZO: Segnali pista di emergenza avvistati. Tentiamo la discesa. Ripeto, tentiamo la discesa! (si avvicina alla bocca di uomo col cucchiaino) Che cos quella nube nera? Uno stormo di uccelli impazziti! Ci vengono addosso, ripeto, ci vengono addosso!

Riprende a ruotare per la stanza.

UOMO: Attivare misure di emergenza. Sparachiodi abbatti-uccelli sullo stormo. Mirare fuoco!

RAGAZZO: Uccelli abbattuti, ripeto, uccelli abbattuti! Iniziamo discesa di emergenza. Con rumori da fantascienza, il cucchiaino giunge finalmente nella bocca di Uomo. UOMO: Boom!

RAGAZZO: Un atterraggio difficile, direi. (gli pulisce la bocca) Ancora?

UOMO: Un altro po. Con meno tempeste, se possibile.

RAGAZZO: Comunicazione di servizio: ridurre le tempeste. Ripeto, ridurre le tempeste.

UOMO: Ridurre a zero, grazie.

RAGAZZO: Vuoi provare da solo?

Uomo muove un braccio. Afferra a fatica il cucchiaino, lo porta verso la bocca e lo fa cadere.

UOMO: Atterraggio demergenza fallito.

RAGAZZO: Comunicazione fallita.

UOMO: Tempesta a sorpresa. Al diavolo sto yogurt Ho fatto un disastro.

RAGAZZO: Non niente. (lo pulisce) Riproviamo?

UOMO: Basta.

RAGAZZO: Mi sembra un po poco.

UOMO: Non mi va.

RAGAZZO: Ne hai preso solo un cucchiaio.


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UOMO: Non mi va.

RAGAZZO: Guarda che cos sparisci.

UOMO: Non mi va. Pista datterraggio chiusa per sciopero.

Ragazzo prova a dargli un altro cucchiaino di yogurt, uomo si gira rifiutando. Cos ancora.

UOMO: Basta ho detto!

RAGAZZO: Agli ordini

UOMO: (dopo un silenzio) Divano.

RAGAZZO: Cosa?

UOMO: A volte penso di essere al mare.

RAGAZZO: Beh, sarebbe bello.

UOMO: Non siamo al mare, vero?

RAGAZZO: Siamo dove ci piace essere.

UOMO: Su unisola. Dove andavamo sempre. Ti ricordi?

RAGAZZO: Mi ricordo.

UOMO: Proviamo con divano.

RAGAZZO: Unisola sul divano?

UOMO: Il gioco.

RAGAZZO: Non te lo meriti tanto Hai mangiato solo una cucchiaiata.

UOMO: Il patto non era mangiarlo tutto.

RAGAZZO: E comunque toccava a me scegliere la parola.

UOMO: Allora meno chiacchiere, giochiamo.

RAGAZZO: La parola divano. Per inizio io.

UOMO: Perch?

RAGAZZO: Perch la parola lhai scelta tu.

UOMO: Qual era?

RAGAZZO: Come qual era?

UOMO: Cosa?

RAGAZZO: Non prendermi in giro.

UOMO: Qual era cosa.

RAGAZZO: La parola.

UOMO: Qual era la parola?

RAGAZZO: Divano.

UOMO: Va bene.

RAGAZZO: Dorme Ignaro Velando Afferra Nude Ortensie.


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UOMO: Non ha molto senso.

RAGAZZO: Infatti non mi piace. Posso riprovare?

UOMO: Permesso accordato.

RAGAZZO: Detta Ironico Vocaboli Acefali Non Ostinati.

UOMO: Acefali

RAGAZZO: Tocca a te.

UOMO: Dolce Ispirazione Vana Allegria NellOzio.

RAGAZZO: E va bene Hai vinto.

UOMO: Cosa?

RAGAZZO: Hai vinto il gioco. La tua pi bella.

UOMO: Cosa ho vinto.

RAGAZZO: Vediamo Un po di yogurt?

UOMO: Non mi freghi.

RAGAZZO: Allora una grandinata sul pancione!

Ragazzo inizia a solleticare Uomo, che si dimena con movimenti strani e convulsi. UOMO: Basta! Mi arrendo, mi arrendo!

RAGAZZO: E va bene (dopo una pausa) Ultima scarica!

Come sopra. Uomo inizia a tossire tra le risate. Si strozza, muore stecchito.

RAGAZZO: Pronto? Ci sei? Dai Non divertente. Lo vedo che respiri. Guarda che ti faccio mangiare tutto lo yogurt. La smetti? Guarda che chiamo il porcellino. Poi voglio vedere se fai il simpatico anche con lei. La chiamo eh? Va bene, la chiamo. Porcellino? Porcellino!

UOMO: (risorgendo) Piuttosto cento grandinate di seguito.

RAGAZZO: Non divertente.

UOMO: Non colpa mia, c stato un black out del sistema centrale.

RAGAZZO: Adesso lo aggiusto io il black out.

Si avvicina con fare minaccioso, come preparando unaltra scarica.

UOMO: No No Non ci provare

RAGAZZO: Te la sei cercata.

UOMO: Attivare misure preventive.

Uomo muore stecchito.

RAGAZZO: Preparazione abbraccio stellare in corso. Trasformare grandine in pioggia di miele.

Ragazzo abbraccia forte Uomo e resta cos.

UOMO: (rinvenendo, dopo una lunga pausa) E cos che finiremo?

Lungo silenzio.


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RAGAZZO: Hai fame?

UOMO: Sto bene.

RAGAZZO: Fra poco devo andare.

UOMO: No.

RAGAZZO: Non dipende da me. Se non me ne vado il porcellino mi sgrida.

UOMO: Ci penso io a lei. Resta.

RAGAZZO: Non posso, mi chiudono dentro.

UOMO: Torni?

RAGAZZO: Domani.

UOMO: Domani troppo.

RAGAZZO: Allora fra poche ore.

UOMO: Quante?

RAGAZZO: Poche.

UOMO: Quanto poche?

RAGAZZO: Decidi tu.

UOMO: Due.

RAGAZZO: Due? Non farei neanche in tempo ad andare e tornare.

UOMO: Dieci.

RAGAZZO: Gi meglio.

UOMO: Che ore sono?

RAGAZZO: Le sette.

UOMO: Ora della colazione.

RAGAZZO: Le sette di sera.

UOMO: Pensavo fosse mattina presto.

RAGAZZO: Vedi che tutto buio?

UOMO: Anche la mattina presto tutto buio.

RAGAZZO: E vero.

UOMO: Non siamo al mare, vero?

RAGAZZO: Tu che dici?

UOMO: Spero di s ma credo di no.

RAGAZZO: Allora scegli se pi bello sperare o credere.

UOMO: Spero di essere su unisola e credo di essere su unamaca dellisola. Senza porcellini tra le scatole.

RAGAZZO: Chiss se un giorno ci farai pace? In fondo brava.


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UOMO: Un giorno?

RAGAZZO: Pochi giorni.

UOMO: (dopo un silenzio) Non andare via.

RAGAZZO: Torno fra poco.

UOMO: Poco quanto?

RAGAZZO: Me lhai gi chiesto.

UOMO: Due ore?

RAGAZZO: S, due ore.

UOMO: Giochiamo?

RAGAZZO: Quando torno giochiamo.

UOMO: E adesso?

RAGAZZO: Adesso no. Adesso dormiamo.

UOMO: (con un lieve movimento castrato) Pensa che stavo per dire andiamo a casa.

Silenzio.

UOMO: Sei ancora qui?

RAGAZZO: Certo. Non me ne vado senza salutarti.

UOMO: Allora non salutarmi.

Ragazzo lo accarezza sulla fronte. Uomo chiude gli occhi e si assopisce.

RAGAZZO: (sussurrando) A domani.

Gli bacia la fronte.

Esce.

Nel semibuio, Uomo si scompone in movimenti strani, anomali. Sembra un orso. Con la lentezza propria dellanimale, muove appena le braccia, meglio le mani. Emette versi da orso, soffocati. Le gambe sono ferme, tutto il resto del corpo fermo. Cala il buio.

Ancora qualche verso di orso, poi il silenzio.

Entra Ragazzo.

RAGAZZO: Che profumino Che hai combinato? Apro un po, che fuori c un sole bellissimo.

Come stai?

UOMO: Eh.

Ragazzo si avvicina, lo bacia sulla fronte, lo guarda come se percepisse un cambiamento.

RAGAZZO: Che vuol dire eh?

UOMO: Vuol dire eh.

RAGAZZO: Va bene. Allora eh.


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UOMO: Chi c l?

RAGAZZO: L dove?

UOMO: Niente, pensavo ci fosse qualcuno l.

RAGAZZO: E venuta porcellino?

UOMO: Non ne parliamo.

RAGAZZO: Male?

UOMO: Ho detto non ne parliamo.

RAGAZZO: Da sola o con le altre?

UOMO: Adesso mi arrabbio.

RAGAZZO: Hai fame?

UOMO: Cosa c?

RAGAZZO: Formaggino, yogurt, spremuta.

UOMO: Spremuta.

RAGAZZO: La bevi tutta?

UOMO: Tutta.

RAGAZZO: Tutta tutta?

UOMO: Tutta tutta tutta.

RAGAZZO: Spremuta sia.

UOMO: Oggi ho provato a leggere il giornale.

RAGAZZO: Il giornale?

UOMO: Ma pieno di notizie tremende: aerei, lampi.

RAGAZZO: Chi te lha portato il giornale?

UOMO: Lho messo l, da qualche parte.

RAGAZZO: Non serve a niente leggere queste cose.

UOMO: Serve a far venire il malumore.

RAGAZZO: Appunto. Abbiamo bisogno del malumore?

UOMO: Abbiamo bisogno di stare bene.

RAGAZZO: E per stare bene dobbiamo stare insieme. Senza giornali, aerei e lampi.

UOMO: Chi c l?

RAGAZZO: Non c nessuno.

UOMO: Mi era sembrato di vedere qualcuno.

RAGAZZO: Vitamine per il pancione, pronte! La bevi tutta?

UOMO: Proviamo.

RAGAZZO: Ti aiuto.


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UOMO: Faccio da solo.

Ragazzo lo aiuta.

RAGAZZO: Piano che ti strozzi. Ti piace, eh?

UOMO: (dopo aver trangugiato) Ancora.

RAGAZZO: Ma come ancora?

UOMO: Eh.

RAGAZZO: Sono finite le arance. Domani te le porto.

UOMO: Vai via?

RAGAZZO: No. Che ti ha fatto porcellino?

UOMO: Male.

RAGAZZO: Dopo ci parlo e la sgrido.

UOMO: Pensavo di essere su unisola.

RAGAZZO: Ti manca il mare.

UOMO: Oppure al nord. Dove siamo?

RAGAZZO: Ti va di giocare? Proviamo con spremuta.

UOMO: (dopo un silenzio assorto nel vuoto) Non mi va.

RAGAZZO: Stanotte ci siamo tuffati in mare. Sar che ieri ne abbiamo parlato tanto Io avevo paura, ma stavamo tutti insieme e il mare era bello, ma la corrente ci trascinava via, rapida. Avevo paura degli squali, perch mi sa proprio che era loceano. Tu invece eri tranquillo e beato, ti lasciavi trascinare. E la tua tranquillit rendeva tranquillo anche me. Infatti non cerano squali, e la corrente ci cullava, senza aggredirci o farci sbattere contro gli scogli. UOMO: Io non mi ricordo.

RAGAZZO: Era un sogno.

UOMO: Non mi ricordo il mio sogno.

RAGAZZO: Hai dormito?

UOMO: Eh.

RAGAZZO: Ti ha svegliato il porcellino?

UOMO: Eh.

RAGAZZO: Oggi posso restare un po di pi. Sei contento?

UOMO: Eh.

RAGAZZO: Sai dire solo eh? E non rispondermi eh.

Uomo tenta goffamente e a fatica di muovere un braccio, una mano. Il movimento ha memoria della trasformazione precedente, pi simile alla zampata di un orso che al braccio di un uomo. RAGAZZO: Che acchiappi?


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UOMO: La vita!

Silenzio.

UOMO: Chi c l, dietro il vetro?

RAGAZZO: Un uccellino.

UOMO: Non una persona?

RAGAZZO: A dirla tutta un piccione.

UOMO: Pensavo ci fosse una persona.

RAGAZZO: L dietro il vetro, al freddo? E che ci starebbe a fare una persona l al freddo mentre

noi ce ne stiamo al calduccio?

UOMO: Eh.

RAGAZZO: Ti va un po di musica?

UOMO: Mah.

RAGAZZO: La metto piano piano. (mette della musica indiana) Te la ricordi?

UOMO: Pensa che stavo per dire andiamo a casa. (dopo una pausa) Quando posso parlare con qualcuno?

RAGAZZO: Io non ti basto?

UOMO: Tu non sai dirmi niente.

RAGAZZO: Allora ti chiamo il porcellino.

UOMO: Per carit!

RAGAZZO: Allora accontentati e non fare i capricci.

UOMO: Togli la musica.

RAGAZZO: Ti piaceva tanto.

UOMO: Toglila.

RAGAZZO: Agli ordini

UOMO: Quando viene qualcuno?

RAGAZZO: Di cosa vuoi parlare?

UOMO: Di questa situazione. Voglio capire. Devono spiegarmi qualcosa.

RAGAZZO: Forse passano pi tardi.

UOMO: Basta con questa frase. State sempre tutti a dire forse passano pi tardi.

RAGAZZO: Hai avuto visite?

UOMO: Non mi ricordo.

RAGAZZO: Hai detto che hai letto il giornale. Chi te lha portato?

UOMO: Non mi ricordo. Chi c l?

RAGAZZO: L dove?


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UOMO: L. Che non lo vedi?

RAGAZZO: Non c nessuno l.

UOMO: Pensavo Ah, non fa niente.

RAGAZZO: Sai che sei proprio un gran puzzone?

UOMO: Ho provato ad andare in bagno

RAGAZZO: Stai buono, non fare il matto.

Uomo si astrae.

RAGAZZO: Che pensi?

UOMO: Eh.

RAGAZZO: Ricominci?

UOMO: Eh.

RAGAZZO: Non si pu proprio parlare oggi.

UOMO: E allora stai zitto.

Silenzio.

UOMO: Pronto?

RAGAZZO: S, pronto, mi dica.

UOMO: Non fare il cretino.

RAGAZZO: Posso parlare o no?

UOMO: Puoi fare quello che ti pare.

RAGAZZO: Anche il cretino?

UOMO: No, il cretino proprio no. Siamo gi pieni di cretini. Non ti ci mettere anche tu.

RAGAZZO: Tipo porcellino?

UOMO: Porcellino la regina dei cretini.

RAGAZZO: Ti va di giocare?

UOMO: No.

RAGAZZO: Hai fame?

UOMO: No.

RAGAZZO: Una spremuta?

UOMO: Sono finite le arance.

RAGAZZO: Ne ho trovate altre due. Ti va mezza spremuta?

UOMO: No.

RAGAZZO: Devi mangiare. Ti fa bene.

Uomo si astrae.

RAGAZZO: Ti va un po di musica?


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UOMO: S.

RAGAZZO: Ho sentito bene?

UOMO: Un po di musica.

RAGAZZO: Ho sentito benissimo!

Ragazzo rimette la musica indiana.

RAGAZZO: Te la ricordi questa?

UOMO: Adesso stiamo un po in silenzio.

Uomo si assopisce. Ragazzo gli si avvicina, forse lo accarezza, forse piange.

Un tempo molto lungo.

Mentre la musica va, Ragazzo si alza e inizia a ballare, un ballo intimo, come di catarsi. Uomo accenna dei piccoli movimenti, come un timido direttore dorchestra, e dei versi: la trasformazione continua. Ma Ragazzo sembra non accorgersene, invorticato nella musica. Uomo emette un lungo bramito, Ragazzo se ne accorge e si spaventa.

RAGAZZO: (abbassando la musica) Stai bene?

UOMO: Eh.

RAGAZZO: Mi hai fatto prendere un colpo.

UOMO: Togli la musica.

RAGAZZO: Ma perch?

UOMO: Toglila.

RAGAZZO: Ti piaceva.

UOMO: Ho fame.

RAGAZZO: Vuoi mangiare?

UOMO: Faccio da solo.

RAGAZZO: Non riesci.

UOMO: Lasciami in pace.

RAGAZZO: Come?

UOMO: Vatteme!

RAGAZZO: Ma che stai dicendo?

UOMO: Ci senti? Vattene!

RAGAZZO: Sei serio?

UOMO: Eh.

RAGAZZO: Ricominci?

UOMO: Eh.

RAGAZZO: Vuoi farmi innervosire?


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UOMO: Eh.

RAGAZZO: Beh, ci stai riuscendo molto bene.

UOMO: Chi c l?

RAGAZZO: Adesso basta! Non c un cazzo di nessuno l, va bene? Te lho detto cento volte. Non c nessuno. Nessuno! E se me lo richiedi me ne vado, va bene? Non possibile andare avanti cos. Non si pu dialogare. Non si pu stare fermi un attimo. In silenzio. In ascolto. Dobbiamo sempre dire qualche stronzata. Possibile che non riusciamo a stare zitti per qualche secondo? Non c nessuno, porca la miseria! E se non ti fidi vai a guardare tu stesso, va bene? Chi cazzo ci pu essere dietro una finestra con tre gradi che fra poco nevica? Ti sembra normale pensare che c qualcuno a guardarti mentre tu stai qui dentro, a marcire come un pomodoro? E che cazzo! Poi dici perch uno si esaurisce. Pensi che stiamo tutti ai tuoi comodi. Pensi che mi diverto a venire qua tutti i giorni, a costringerti a mangiare un cazzo di cucchiaino di yogurt, a guardarti, guardarci, mentre ci decomponiamo e ci prepariamo a finire in pasto ai vermi. Bisogna essere comprensivi, cazzo! Bisogna rispettare gli altri. Il lavoro degli altri, la fatica. Pensi che mi diverto a fare tutto questo? A trattarti come un bambino con il pannolone, quando dovresti essere tu a crescermi come la pi bella delle tue creature? Sono domande retoriche, certo. E allora troviamo il coraggio, perch il tempo non manca, troviamo il coraggio di stare zitti per qualche minuto. Di raccogliere le idee. Di guardarci dentro, soltanto un po. E non ci rompiamo sempre i coglioni. Perch io mi sono rotto i coglioni, hai capito? Me li sono sfrantumati! E questa cazzo di musica che mi d in testa! (va verso lo stereo) Questa cazzo di musica che mi ha sempre fatto schifo, ci credi? Schifo! Perch tutto fa schifo. Anche tu, anche noi!

Ragazzo butta con violenza lo stereo a terra.

Uomo, che lha guardato sbigottito, si astrae. Chiude gli occhi.

Ragazzo vira lo sguardo verso un punto esterno, come se avesse visto qualcuno.

RAGAZZO: Non niente. Ho fatto un movimento goffo e mi cascata la radio. Non si preoccupi, non successo niente, davvero. (rinsavendo) Ci mancava solo porcellino a rompere i coglioni. Forse meglio che me ne vado. Non ti faccio bene se sto qua. Non so cosa mi preso. Oggi gira cos. Sar questo tempaccio che non aiuta. Ho un gran mal di testa. Lo sai, sono orgoglioso. Mi

difficile chiederti Ah, lasciamo perdere. (raccoglie la radio, cerca di capire se funzioni ancora) Va. Almeno questo, va. La vuoi un po di musica? Te la rimetto? Per rispondimi, nonfare loffeso. Vorrei che mi capissi. Non era per te, contro di te. che sono stanco, molto. E non per questo. In generale. Tutto mi stanca. La mia testa un treno. Non mi lascia in pace neanche di notte. Soprattutto di notte. Non dormo pi. Ci sei? Dammi un cenno, dimmi


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qualcosa. (aspetta) Eh? Mi dici qualcosa? Qualsiasi cosa. Per farmi perdonare. Non lasciarmi cos. Non puoi lasciarmi cos. Mi sento un idiota. Dimmi qualcosa. (sbottando di nuovo) Mi dici qualcosa, cazzo? Va bene, oggi proprio non va. Ci vediamo domani. (si avvicina a Uomo, vuole dargli un bacio sulla fronte, esita) Ciao. Riposati. Se hai bisogno chiama porcellino. E nonleggere i giornali. Pensa alle cose belle. Pensa al mare.

Esce raccogliendo confusamente le proprie cose. Uomo si astrae, si addormenta. Rientra Ragazzo, ha dimenticato qualcosa. Lo recupera e fa per andare via. Si ferma sulla soglia, come un cambio improvviso. Guarda Uomo, lo guarda attentamente. Sbotta in un pianto sommesso, silenzioso. Gli si avvicina. Gli stampa un lungo bacio sulla fronte. Esce.

Uomo riprende la metamorfosi. Questa volta i movimenti da orso sono pi netti e riguardano tutto il corpo. Prova persino ad alzarsi sulle gambe, ma non riesce. Emette dei versi flebili, poi si arrende al sonno, mentre cala il buio.

Entra Ragazzo, si ferma sulla soglia a guardare Uomo, come a trovarlo diverso dal solito. RAGAZZO: Come stai?

Ma Uomo ormai non risponde.

RAGAZZO: Perch tieni gli occhi sgranati? Da quanto stai cos? Forse meglio se li chiudi per un po, cerchi di riposare. Ti ho portato le arance, le vuoi? Ti faccio una bella spremuta di vitamine. Ti vanno un po di arance? Senti, mi dispiace per ieri. Sono stato un cretino, hai ragione tu. Ma non portarmi rancore. Posso mettere un po di musica? (aspetta) Se non mi fai neanche un cenno con la testa non posso capire. Devo fare tutto di mia iniziativa? Senti Come hai passato la notte? Ti trovo diverso, ma forse non dovrei dirtelo. Sai? Per le scale ho incontrato porcellino. Mi ha guardato in modo strano, come se volesse dirmi qualcosa senza riuscire a farlo. Sai per caso cosa voleva dirmi? Ci hai parlato? Senti proviamo a mangiare un po. Un cucchiaino di yogurt, un formaggino. (si adopera per cercare qualcosa da mangiare. Apre uno yogurt, porta il cucchiaino vicino alla bocca di Uomo, invano) Niente eh? Va beh, ci hoprovato Allora sai che ti dico? Me lo mangio io, alla faccia tua! (mangia, si strozza, getta lo yogurt in terra) Fanculo Ci manca solo che ci resto secco. (inizia a passeggiare nervosamente per la stanza e a mettere in ordine le cose, come un istinto) Ma che sto facendo? Sai, mipiacerebbe portarti al mare. Mi sarebbe piaciuto. Unultima volta, insieme. Fartelo guardare. Come quando ero piccolo. Io facevo il bagno e tu restavi l, a guardare. Guardavi e basta. La verit che io non so che cosa succede poi. Non lo so come si sta dopo. A volte me la prendo con te, un istinto. Ma razionalmente so che non colpa tua. Tu non centri niente. Per bisogna trovare un capro espiatorio, no? Lo capisci il discorso? Mi spaventa che gli eventi


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siano pi grandi di noi. Mi spaventa non averne il controllo, la consapevolezza. Mi spaventa anche il pensiero di non agire, al massimo reagire. sempre una conseguenza, mai una volont, una presa di posizione. E tu di posizioni ne hai prese tante, nella vita. Sempre cos forte, determinato. Schifosamente arrogante, a volte. Egoista. E anarchico. La tua anarchia mi ha sempre fatto brillare gli occhi. Tu hai vissuto in un mondo con leggi scritte da te, regole tue e soltanto tue. In questo ti invidio. Ma questo egoismo ti ha spinto a trascurarti, e a non pensare agli altri. A me, per esempio. Hai sempre vissuto nellillusione delleternit. E questo il risultato. Un risultato precoce, prematuro. Con il quale siamo noi a dover fare i conti. E allora mi chiedo a cosa serva questa piccola, stupida lotta quotidiana: la gioia nel vederti mangiare; il senso del dovere a venire qui ogni santo giorno, sempre alla stessa ora; langoscia sepolta del peggioramento evidente. Perch tanti mostri, se non abbiamo la possibilit di scegliere? Agire. Non possiamo agire. Solo accettare. Hai sempre odiato la rassegnazione, ostinandoti a non guardare in faccia la vita. Devo imparare molto da te, ma non semplice. E devo imparare il silenzio. Il tuo silenzio che ti faceva essere sempre essenziale e fulmineo. Il silenzio riempito solo di musica. Ti va un po di musica?

Ragazzo mette della musica indiana.

Torna vicino a Uomo e si adagia sul suo corpo grande, in un silenzio lunghissimo.

Uomo, gli occhi sgranati e il corpo immobile, alza a fatica un braccio e, con movimenti da orso, accarezza goffamente Ragazzo.

UOMO: (con un filo di voce) E cos che finiremo.

Ragazzo si alza e prende un cuscino.

RAGAZZO: Fai il bravo.

Uomo emette un risolino di gola.

RAGAZZO: Ciao pap.

UOMO: (con un filo di voce) Ciao.

Ragazzo gli mette il cuscino sul viso e spinge, per molti secondi. Uomo non reagisce, se non dei piccoli spasmi delle gambe e delle braccia. La musica indiana va. Ragazzo toglie il cuscino, chiude gli occhi delluomo e gli d un ultimo, lungo bacio sulla fronte. Esce.

Dopo alcuni istanti, lorso si anima: la metamorfosi completa. Il grande animale si mette sulle quattro zampe e inizia a girare per la stanza. Lecca lo yogurt che Ragazzo aveva gettato in terra, fruga. Dopo unultima perlustrazione, raggiunge la porta della stanza. Esce. Buio.


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