Revolution

Stampa questo copione

REVOLUTION

REVOLUTION

di Rosa Genovese

Radiodramma, segnalato per la messa in  onda al concorso: RAI (radiotelevisione Italiana- Direzione Servizi giornalistici e Programmi per l’estero) e l’IDI- (Istituto del dramma italiano); nell’ambito del concorso “INCONTRARSI NEL MONDO” . (Tensioni, attese e speranze collegate alla prospettiva di frontiere sempre più labili e di integrazioni sempre più necessarie tra uomini di razze, culture e religioni diverse”).

Personaggi:

-Narratrice (35 anni)

Voce-Bambina (10 anni)

Voce-Mamma (30 anni)

Voce-Papà (35 anni)

Voce-Bambina più piccola 5 anni

Voce-Nonna (55 anni)

Voce-Uomo arabo (30 anni)

Voce-Suora (45 anni)

Voce-Donna araba (40 anni)

(In lontananza rumore della sirena di una nave che sta partendo-in primo piano, pianto disperato di donna)

VOCE UOMO ARABO   

(Commosso)

Non piangere, Signora…(Con inflessione araba)

SIGNORA

(Continuando a piangere)

Si…si…(La nave parte. fischio prolungato della sirena)

                                                                        

NARRATRICE

Ero dentro la cabina della nave. Quasi non respiravo per non sentire nessun rumore. Mia madre piangeva.

(In sottofondo si sente il pianto debole e lamentoso della madre)

Dall’obloo guardavo la terraferma allontanarsi. Immobile, sapevo di vivere un momento strano.

 Poi capii che fu la mia salvezza. Mio padre sul lettino contava i soldi che alla dogana non avevano visto. Aveva rischiato per portarsi via un po’ di sicurezza. Io sapevo. Lui non sapeva che io sapevo e con lui vivevo quella liberazione. (Pausa) Mia sorella non la ricordo.

(PAUSA)

 Arrivati a destinazione, una lunga fila…Camion, coperte e un po’ di cibo…

(Sottofondo di gran confusione)

A sera sul pullman per Soriano. Che bello, una vacanza!...Un mese a pattinare sul terrazzo di  quell’albergo un po’ strano.  Dove si mangiava tanto e faceva freddo!

Ah, quello, si! Che clima strano! Sotto la nostra stanza c’era l’anima di una che era morta…che paura…

(PAUSA)

Poi papà trovò lavoro e tutti insieme andammo via. Non lo vedevo più il mio papà. La mattina all’alba andava via e ritornava a notte fonda.

(PAUSA) Quando ero più piccola e mi portava sempre con sé al circolo dove giocava a carte…

(sottofondo vociare uomini che giocano a carte) Vinceva sempre, e con gli spiccioli vinti io facevo incetta di cioccolata e Cocco-Prinz, buono! Quanto l’ho cercato, non l’ho più trovato.

Quel sapore indimenticabile di quei due biscotti e cioccolata col suo principe luccicante sulla carta.

(Musica araba da fiaba)

Lo vedevamo il Principe nella sua villa! Quando faceva festa era tutta illuminata. Noi salivamo sulla terrazza di casa e vedevamo gli invitati (RISATE SCHIAMAZZI) buttarsi con tutti i vestiti nell’acqua chiara della piscina…

(PAUSA)Le banane piccole, triangolari…No, qui non ci sono….i datteri….

 

UOMO ARABO

Datteri…datteri….

VOCE MAMMA

Vai giù a comprarli, presto! Tieni una piastra!

(Passi di bambina che corre. vari rumori:scale, porta, affanno, ecc.)

VOCE BAMBINA

Mi dai un rametto di datteri? Quanto costa?

VOCE UOMO ARABO

Due, una piastra!

VOCE BAMBINA

Si, allora due!

NARRATRICE

…salivo, di corsa le scale e già tre o quattro datteri erano giù nella mia pancia! Che buoni…

(PAUSA)…poi, più grande dalle suore.

VOCE DI SUORA

Ingraziamo iddio che anche oggi ci ha dato il nostro pane quotidiano! Amen.

VOCE DI BAMBINA

Amen!

NARRATRICE

Non chiedevo mai i soldi alla mamma…

Quel giorno alla festa di carnevale avevo fame. Desideravo anche un palloncino! Ma con quello

Che avevo ci comprai solo il palloncino…

Gli altri giorni, mio nonno con la Balilla….

(Rumore di auto che frena, poi sportello che si chiude)

Mi lasciava sempre le brioche gratis.

 

VOCE DI SUORA

Questa è per te, cara.

NARRATRICE

Che buone le paste del nonno! La nonna le vendeva al centro di Tripoli…

VOCE BAMBINA

Nonna ho una gran fame di pasta…

VOCE NONNA

(Allegra) Si, tesoro, prendi quella che vuoi…

NARRATRICE

Fu l’unica volta nella mia vita che mangiai di malavoglia una pastarella! Io volevo la pastasciutta! Dolce la Nonna Maria, poi c’era la nonna Rosa, come me.

Sempre vissuta con la colpa.

Non aveva mai avuto il tempo di mostrarmi il suo affetto. Solo poco prima che morisse ho capito che mi amava…

(PAUSA-INFERVORANDOSI)

La colpa…Perché, ci facciamo una colpa? Viviamo con la colpa, ma di cosa poi? Chi, ha colpa?

(Più dolce) Cara nonna, tu non avevi colpa…conservo di te una Madonnina di murano vicino al mio letto.

(PAUSA)

L’Afa era sempre presente. Soffiava il vento del deserto…

(in sottofondo vento)

che rendeva l’aria opaca, tutto si copriva di piccolissimi granelli di sabbia. Ho sempre amato il vento che scompiglia tutto, e che mi ha fatto tanto amare “La donna del mare” di Ibsen, che immaginavo sconvolta dal vento come nel cuore, sui fiordi Scandinavi, ad aspettare l’uomo che amava. Qui, a proposito del vento del deserto, parlano del Ghibli, il terribile vento del deserto…No, non è terribile, è solo il vento del deserto.

(PAUSA)

I cammelli…Il burro dei cammelli è buono e si usa per condire il cuscus…Sulla carta c’è disegnato un bel cammello con una cordicella al collo.

Mi raccomando da non confondere con il dromedario, che ha una…o due gobbe?...Insomma…uno ne ha una e l’altro due.

Il cuscus e il thé

(vociare di donne in arabo)

Un pomeriggio con la mamma facemmo visita alla vicina…Nella stanza sedute sul tappeto, tante donne, in mezzo un grande piatto di cuscus, ognuna di loro, mangiava la sua parte con le mani…La più vecchia, la vedevo quando al sole si lavava i capelli bianchi…Se li lavava una volta al mese diceva la mamma…

VOCE BAMBINA

Oddio, che schifo…

NARRATRICE

…non aveva denti…mi faceva paura…però mi sorrideva, ma io scappavo…e adesso con il cuscus nelle mani tinte di giallo, mi offriva da mangiare…

VOCE DI DONNA ARABA

Faddel, faddel…(Tradotto:vuoi?)

VOCE MAMMA

Grazie, grazie…dobbiamo andar via, torna mio marito…veniamo dopo il thé.

VOCE DONNA ARABA

Sciukra, sciukra…(Tradotto: grazie, grazie)

NARRATRICE

Gli uomini mi diceva la mamma erano in un’altra stanza, e tutte quelle donne erano le mogli.

Tre erano del padrone di casa, pure la vecchietta…ma quella più giovane era più carina! Anche lei aveva le mani pitturate. Ma nella camera da letto, c’era un letto per due.

VOCE DI BAMBINA

Mamma con chi dorme il padrone di casa?

VOCE DI MAMMA

Con una delle mogli!

VOCE BAMBINA

(Seria) Con quella vecchia, no!

VOCE MAMMA

(Divertita) Non credo.

NARRATRICE

Il thé era buono e si faceva in tre volte, senza le scarpe sedute sul tappeto.

(PAUSA)

Nelle case di fronte c’erano anche i miei amici americani. Alex era il fratello maggiore della mia migliore amica, aveva sicuramente 11 o 12 anni, era grande. E’ stato il mio secondo amore, lui però non lo sapeva. Il primo Eugenio, era biondo con gli occhi azzurri, Alex invece era scuro con gli occhi neri. In comune avevano il fatto che li sfuggivo.

Eugenio stava nella mia stessa classe dalle suore…Le suore…Tanti abiti neri con i rivoli bianchi….

VOCE BAMBINA

Anche le suore portano il reggipetto?...E i capelli come li hanno? Corti, corti? Le sopracciglia se le tolgono?

VOCE DI SUORA

(In sottofondo ripetitivo) Ave Maria, Madre di Dio…

NARRATRICE

Io disegnavo sempre una grossa Margherita e giocavo con Mirella. (PAUSA) La lezione di arabo durava un’ora al giorno! Mi è rimasta l’abitudine di aprire i libri dalla fine e di leggere da destra a sinistra.

Adesso invece, leggo la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani…da sinistra a destra.

I numeri in arabo li ricordo ancora, uahda, tnin, tlata, ahrba, hamsa, sitta, saba, tmania, tisa, ashra. (Tradotto da uno a dieci)

L’alfabeto, solo un po’. Mi piaceva aveva delle lettere in più rispetto alle nostre. Hanno ad esempio due acca, una aspirata e l’altra ruvida: ha e hha.

Ho imparato benissimo la differenza e ne ero orgogliosa. La maestra di arabo era molto severa.

Pensava che non volessimo studiare…Aveva ragione, qual è il bambino che vuole studiare?

Un Natale ci punì! Un’intera pagina da copiare dieci volte…Uff, io avevo da giocare, e da mangiare quel buonissimo presepe fatto per intero da dolci.

I vialetti costruiti con quadretti di cioccolata; i sentieri con le caramelline tonde; le case dei pastori erano piccoli panettoncini scavati all’interno; la capanna di Gesù un panettone gigante ed infine la neve era zucchero a velo.

(Sottofondo canzoncina di Natale)

VOCE DI BAMBINA

Mamma, sarebbe piaciuto a Gesù nascere in una casa fatta di panettone? Tutti avrebbero potuto mangiare…

VOCE MAMMA

Certo tesoro…

NARRATRICE

Comunque il mio presepe arrivò al 24 un po’ incompleto: qualche vialetto e qualche casa non c’erano più. Ma la cosa peggiore era che le dieci pagine di arabo non le avevo ricopiate.

La sera prima di tornare a scuola (mi è sempre rimasta la pessima abitudine di fare le cose all’ultimo momento, quando n

On si può più rimandare), presi una carta carbone e ricopiai la pagina di arabo solo cinque volte, le altre cinque pagine si erano trascritte con la carta carbone, solo che le cinque scritte a penna erano  in blu, le altre in nero…

VOCE BAMBINA

La carta carbone, accidenti!

NARRATRICE

Avrei dovuto riscrivere tutto da capo, col risultato di faticare di più. Rischiai. La maestra controllò, pagina per pagina, vedendone una blu e l’altra nera. Mi guardava sospettosa. Io non fiatai. Non so se capì, comunque grazie a Dio non dovetti subire l’umiliazione della punizione. La ricordo sempre con affetto. Era anche molto attenta alla storia del suo Paese. Ho ancora quel quadernone dove ci faceva incollare tante belle cartoline. Una data la ricordo:1958 scoperta del petrolio.

(PAUSA)

Nel giardino della nostra casa sporgevano i rami con i gelsi neri, mi divertivo a raccoglierli salendo su un muretto di confine. Non so perché, ma lì gli scarafaggi avevano le ali. La mia gallina li mangiava volentieri. Faceva anche delle bellissime uova che scovavo nascoste sotto i cespugli. Poi la gallina l’ha ammazzata un cane. L’ho trovata agonizzante e sporca di latte.

(Sottofondo stridente su “morte di gallina”)

(Sottofondo con cigolio di altalena)

Le altalene erano due, le aveva fatte papà. Giocavo con mia sorella, che fastidio mi dava, era piccola e grassa. Le sue cosce sembravano due salsicciotti. Dal peso non riusciva a camminare; saltellava direttamente come una palla. Mi veniva sempre dietro, ed io le facevo scherzi odiosi per spaventarla.

VOCE DI BAMBINA

(Forte) Buh!

VOCE BAMBINA Più PICCOLA

(Pianto forte e disperato) Uaaaaaa….

NARRATRICE

Ero grande, io. Volevo stare da sola. Non mi andava di badare a lei. Dopo trent’anni ancora me lo rinfaccia.

(PAUSA)

La colpa….Ma quale colpa?

(In sottofondo canzoncina di auguri per il compleanno. “Tanti auguri a te…)

La torta per il mio compleanno era bianca, sempre bianca, con sopra cioccolata e ciliegine rosse. Anche quella non l’ho più ritrovata.

(PAUSA)

Mi accorgo solo ora come l’infanzia, la mia, sia legata a sapori indimenticabili e inconfondibili; non a caso mai più ritrovati e a sensazioni e a colori.

(Sottofondo mercato)

Il mercato, il Souk con le sue tante catenine in filigrana…le manine di Fatima, i quarti di luna. Le donne si coprivano tutte con il baracano, uscivano col marito il venerdì e con tutti i loro bambini…

(Sottofondo di moschee)

Le moschee, cinque volte al giorno ricordavano ai fedeli la preghiera, che stendevano immediatamente il tappeto e si inginocchiavano in direzione di La Mecca.

I negozi abbassavano le  saracinesche e per fare gli acquisti bisognava aspettare. Il venerdì è come da noi la domenica. La loro chiesa, la moschea aveva gli altoparlanti. Sentivo per strada la loro messa. Solo gli uomini potevano entrare in quel luogo sacro, dopo essersi lavati i piedi.

Maometto aveva insegnato agli islamici la pulizia, a non mangiare carne di maiale e a non bere alcolici. Aveva inoltre comandato il ramadan, ossia il digiuno per quaranta giorni dall’alba al tramonto. La signora del piano di sopra cucinava tutto il giorno per la sera. Preparava spesso involtini deliziosi con foglie d’uva.

Mi faceva una grande impressione che fosse l’unica moglie di suo marito.

La piccola nata dalla loro unione veniva fasciata dal marito per tutto il corpicino, in modo rigido e questo per almeno tre mesi dalla nascita. La piccola sembrava un piccolo sarcofago, il padre mi pare fosse egiziano. Tutto questo per farla crescere forte, intanto la piccola strillava tutto il giorno.

(Urla di bimba in fasce)

Le donne non potevano entrare nella moschea, perché non avevano l’anima…chissà se adesso ce l’hanno.

(Fine sottofondo moschea)

Adesso, so che si arruolano nell’esercito.

(Sottofondo marcia)

Molte cose sono cambiate. Idris re andò via. Ho conservato le monete e i francobolli.

LA RIVOLUZIONE…..

(Sottofondo di spari…)

VOCE DI BAMBINA

(Spaventata) Papà, papà! Cosa sono questi rumori?

VOCE PAPA’

Zitta, zitta! Stai nella tua camera.

VOCE BAMBINA

(Sempre più allarmata) Mamma cosa succede?

VOCE MAMMA

Niente, tesoro, niente…

VOCE PAPA’

Hai dormito e non hai sentito niente come al solito!

VOCE MAMMA

Ha un sonno profondo, lo sai!...

VOCE BAMBINA

Che ore sono?

VOCE MAMMA

Le dieci.

VOCE BAMBINA

Ma, la scuola?...Perché non mi hai svegliata?

VOCE PAPA’

Oggi niente scuola, sparano! E’ scoppiata la rivoluzione…c’è il coprifuoco…Adesso state buone qui, io esco.

VOCE BAMBINA

Mamma, dove va papà, è pericoloso…

VOCE PAPA’

Non vi preoccupate, esco con Alì, arriviamo al negozio a prendere le provviste…

(In primo piano, si odono ancora spari, poi silenzio)

(PAUSA)

(Musica di sottofondo)

Alì lavorava con papà. Era bello, aveva forse diciassette anni. Aveva gli occhi celesti, i capelli biondi, non sembrava arabo. Mi piaceva, ma era arabo e poi, avevo solo dieci anni. Mi guardava e mi sorrideva….

VOCE BAMBINA

(Pensa a voce alta) Forse mi chiederà in moglie. Papà me lo ha detto gli arabi adulti si sposano con giovinette che vedono di sfuggita, poi parlano con il padre e se lui acconsente, il pretendente gli dà tanti cammelli o pecore, e la donna porta tanto oro, e si sposano. Ma io sono cristiana, lui Alì sicuramente, mi vorrà sposare, ma io sono piccola e poi lui vorrà anche altre mogli…(spaventata). Mio padre ha solo una moglie, la mamma e un’altra figlia, siamo solo noi…E poi papà cosa se ne fa dei cammelli?....

Avevo paura di Alì. Mi piaceva, ma scappavo via, e per fortuna che la rivoluzione mi ha messo su quella nave!

(Fischio prolungato di nave)

Qualche anno dopo vedendo un film di un amore impossibile tra una ragazza bianca e un uomo nero, papà mi disse…

VOCE PAPA’

Spegni la TV.

NARRATRICE

Perché?

VOCE PAPA’

Vai a letto!

NARRATRICE

Volevo vedere come va a finire…

VOCE PAPA’

Perché tu te lo sposeresti un negro?

NARRATRICE

Si.

(Schiaffo)

Mi presi uno schiaffo. Ma era un bel negro…e poi quel film mi aveva fatto piangere…

(Sorridente) In compenso me lo sono sognato un bel ragazzo tutto nero che entrava nella mia stanza di notte…

(PAUSA)

Oggi leggo la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e mi dico che da qualche parte ci deve essere scritto che una donna può sposare chi ama, indipendentemente dal colore della pelle o dalla religione del suo innamorato, e non deve sottostare alla paura di un padre che la “venda”.

(Sottofondo di fogli)

Ecco, ho trovato, art. 16 punto 1: Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. (A se stessa) Forse, tutti dovremmo fare un maggiore sforzo per capirci. “Siamo tutti nella stessa barca”. Eppure qualcuno pensa di salvarsi, di essere immortale. Qualcun altro, pensa di essere superiore. E c’è chi pensa addirittura che deve comandare, e fare le crociate o le guerre sante…Che strano, tutti moriamo…ce lo dimentichiamo forse. Altrimenti saremmo più umili.

(PAUSA)

Una volta mi hanno detto: “morirai”! Piansi. Ma poco dopo volevo abbracciare tutte le persone chiuse nell’ingorgo del traffico.

(Rumori di clacson)

Volevo parlare, comunicare, ma i loro volti erano tesi, sordi; come il mio mezz’ora prima.

(PAUSA)

Mi chiedo se i ricordi della mia infanzia, non siano ingigantiti, ma questo è normale, forse. Nell’infanzia tutto ciò che ci circonda è più grande di noi; ed è proprio quello che affascina di più un bambino: il mondo dei grandi! “Quando sarò grande”…si dice spesso quando si è piccoli; poi quando il mondo degli adulti ci è disgelato, non possiamo non guardarci indietro con struggente malinconia, verso qualcosa che ci appartiene, ma che inesorabilmente non c’è più.

Eppure come sarebbe bello poter conservare in noi quello stupore, quella curiosità, e vivere gli odori, i colori, le sfumature e la naturalezza di quando si è piccoli e non si pretende di essere grandi, perché anche da “grandi”, non siamo che un puntino infinitesimale di quell’ingranaggio meraviglioso che è l’Universo.

(In sottofondo musica “2001 odissea nello spazio”)

(PAUSA)

Chissà perché, non posso rivedere il luogo dove sono nata, dove i mie nonni per fame sono emigrati e dove i miei genitori sono cresciuti.

Ma la legge è ferrea, gli italiani nati in Libia, non possono più ritornarvi. Forse non riconoscerei più quei luoghi, forse preferisco tenermi i miei ricordi.

Ma spero che un giorno le frontiere cadano e ogni uomo e ogni donna siano liberi nel mondo e cittadini con valori universali, e non esistano più esili, torture, persecuzioni, e che nessuno si senta nel giusto nel proclamare guerra ad un altro. Perché la guerra non è mai giusta, di qualsiasi ideologia voglia travestirsi. E’ solo crudeltà, disprezzo, disperazione.

Spero che tutti possiamo vivere insieme e rispettare la nostra diversità. E’ così bello non essere tutti uguali, possiamo imparare qualcosa che non sappiamo.

Sarebbe importante per tutti noi realizzare l’articolo uno della carta dei diritti dell’uomo:Tutti gli esseri nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Da anni ormai, sono tornata nel paese dei miei nonni, nel “mio paese”, eppure quella civiltà, quella gente, fa parte di me, e io in qualche modo di loro.

Oggi se tornassi indietro mangerei nel piatto di quella vecchina che con semplicità mi invitava alla sua tavola, ed io per pregiudizio e ignoranza rifiutavo.

(La musica rialza)           F I N E                                 (Questo testo è tutelato dallA SIAE)

Per i diritti contattare l’autrice : rosa.genovese@tin.it

 

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 0 volte nell' ultimo mese
  • 15 volte nell' arco di un'anno