Riflessi di conoscenza

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RIFLESSI DI CONOSCENZA

Commedia in due tempi

di CORRADO AUGIAS

PERSONAGGI

UOMO GRASSO

UOMO MAGRO

DONNA

Commedia formattata da

Primo tempo

Una parete umida e pungente delimita sulla sinistra una stanzetta o forse una torre o un semplice passaggio. Una pic­cola scala sul fondo, porte quante ne occorrono, la scala conduce nella stanza dell'uomo magro, come si saprà.

Sulla parete cretosa una cornice, rettangolare, alta e stret­ta racchiude una finestra che però è come murata da un fondalino intensamente blu dove giacciono - macchie di vernice argentea - stelle.

Davanti alla finestra, che sarebbe più proprio chiamare pseudofinestra, un cannocchiale e appoggiato al cannocchia­le con l'occhio sinistro l'uomo grasso. Indossa un tight in­completo, trapunto da vistose imbastiture come strappato da mani di sarto prima del termine del lavoro. Deve fare un gran caldo perché l'uomo grasso suda e si annusa sotto le ascelle o si gratta con impeto i genitali ancorché continuan­do le sue speculazioni.

Alle spalle dell'uomo grasso entra una donna, alta e bella, o che almeno tale vorrebbe apparire. Indossa fino ai piedi una veste da camera al di sotto della quale è presumibil­mente nuda. Fuma da un lungo bocchino. Ha capelli di fiam­ma articolati e intrecciati in complesse volute, stivaletti dall'abbottonatura fitta. La donna attraversa la stanza fino a portarsi di fronte all'uomo grasso che pur scorgendola non interrompe il suo scrutare fino a quando:

Uomo grasso                 - Eccomi dunque in questa stanzetta ad osservare le stelle, è un'afosa notte di agosto, la città ai miei piedi   dorme.

Donna                            - E se le indicassi una luce laggiù, verso l'orto botanico?

Uomo grasso                 - Non farebbe differenza. Ho dormito poco ma   ho  pensato  a mille   cose,  più tardi  gliele  dirò.

Donna                            - (gaia) Crede ancora che gli abiti delle donne siano scostanti?

Uomo grasso                 - Questo no. Volevo dire mille ricordi.

Donna                            - (rabbuiandosi) Com'è il tempo?

Uomo grasso                 - Non buono.

Donna                            - Nuvole?

Uomo grasso                 -  Già.

Donna                            - E il  suo strumento? (Indica il cannocchiale)

Uomo grasso                 - Non serve più.

Donna                            - Cadrà l'autunno su questo osservatorio.

Uomo grasso                 - Senta, vorrei...

Donna                            - Cadrà l'autunno su questo osservatorio.

Uomo grasso                 - E sulle galassie.

Donna                            - È vero che si possono scorgere in cielo spetta­coli meravigliosi?

Uomo grasso                 - Ascolti...

Donna                            - Anche con strumenti modesti?

Uomo grasso                 - Un mondo nuovo. Tutto dipende dalla luminosità e dalla perfezione delle ottiche.

Donna                            -   Cioè?

Uomo grasso                 - Più luce si manda nell'occhio più corpi celesti si possono vedere. Ma in una notte come questa...

Donna                            - (bisbigliando) Lo sta aspettando?

 Uomo grasso                - Non credo che verrà.

Donna                            - (indicando   l'abito) E   quello?

Uomo grasso                 - (togliendo il tight a precipizio e mostrando un abito nero liso sotto) Questo, questo stavo solo provando. Stavo provando poi una schiarita, sono corso qui.

Donna                            - Inutilmente.

Uomo grasso                 - Già. (Lunga pausa, reciproco studiarsi di sottecchi)

Donna                            - Si può osservare il sole?

Uomo grasso                 - Dice guardare il sole con questo?

Donna                            - Si.

Uomo grasso                 - Mai, è pazza? C'è da restare ciechi.

Donna                            - Allora non sappiamo nulla sul sole.

Uomo grasso                 - Non esageri. Esistono altri metodi d'os­servazione.

Donna                            - E cosa si vede?

Uomo grasso                 - Le macchie; le grandi macchie che dall'inizio del secolo hanno aumentato la loro attività.

Donna                            - E poi?

Uomo grasso                 - La corona solare fiammeggiante.

Donna                            - La corona... e sono grandi queste macchie?

Uomo grasso                 - Grandi? Enormi, grandi come il sole.

Donna                            - (dopo aver riso argentina) Ma come è possi­bile che una cosa ne contenga un'altra della stessa gran­dezza, via!

Uomo grasso                 - È, è uno dei misteri della scienza. È uno dei grandi misteri del mondo.

Donna                            - E di cosa son fatte le macchie questo si sa?

Uomo grasso                 - Si sa e non si sa. Si sa che c'è un'ombra che è la zona centrale e poi dunque una penombra che non è nera e forma come un alone.

Donna                            - Ma le ho chiesto di cosa son fatte.

Uomo grasso                 - Sono vortici, vortici di materiale più fred­do, vortici...

Donna                            - (quasi danzando) Vortici, vortici, vortici.

Uomo grasso                 - Ora vorrei dirle, raccontarle...

Donna                            - Vada avanti, invece.

Uomo grasso                 - Cambiano di forma e dimensione. Variano con la rotazione dell'astro. È una visione che fa pensare.

Donna                            - A cosa? (Si è intanto illuminata fiocamente la stanza di sopra abitata dall'uomo magro. Si scorge a stento un letto, forse, e un involto che striscia con pena tentando invano di inerpicarvisi. Finché dopo un ennesimo tenta­tivo rinuncia e giace accasciato. Se le luci lo permettessero si vedrebbe che ha teso l'orecchio contro il pavimento, poi il buio lentamente lo ringhiotte)

Uomo grasso                 - Agli sconvolgimenti che tormentano le superfici dei pianeti...

Donna                            - A ciò ch'è vivo e a ciò ch'è morto; all'organico che dura e all'inorganico che non dura, all'anima eterna.

Uomo grasso                 - Si; c'è una quantità enorme di energia.

Donna                            - Mi piacciono queste macchie di cui mi parla.

Uomo grasso                 - Un giorno gliele farò vedere.

Donna                            - Cosi non saranno queste le uniche che mi avrà mostrato. (Indica col bocchino il vestito stazzonato dell'uomo grasso)

Uomo grasso                 - Non ci faccia caso sono un pover'uomo solo.

Donna                            - E perché da qualche anno avrebbero intensifi­cato la loro attività?

Uomo grasso                 - Questo proprio non si sa.

Donna                            - E non la disturba un fenomeno di cui sa tutto meno che le origini?

Uomo grasso                 - Le origini?

Donna                            - E perché le macchie?

Uomo grasso                 - (cade affranto a sedere) A questo non avevo mai pensato... questo caldo mi toglie ogni forza. (La donna si siede a sua volta, ma più in alto          - forse sulla scaletta    - in modo da lasciare abbondantemente visibili le gambe all'uomo che sbircia dal basso)

Donna                            - Abbiamo a che fare con un organismo che in­vecchia o con un embrione che continua ad evolversi?

Uomo grasso                 - Non lo so.

Donna                            - E non si vergogna? Il sole è un essere vivente?

Uomo grasso                 - Forse.

Donna                            - Non dica idiozie. L'evoluzione dell'essere viven­te come quella dell'embrione, implica una registrazione continua delle durate. (L'uomo grasso divarica leggermen­te le gambe della donna sbirciandola senza più ritegno fin dove può) Esempio: un cambiamento come quello della pubertà in un organismo umano si prepara fin dalla na­scita o forse prima della nascita e fino a questa crisi l'in­vecchiamento  consiste   in  parte almeno...

Uomo grasso                 - (gridando) Vuole sapere la mia giovi­nezza?

Donna                            - (secca) Lei è molto stanco. Vada a dormire.

Uomo grasso                 - Resti, la prego... Faccio in fretta. (La don­na fa per andare ma un leggero rumore proveniente dalla stanza di sopra l'arresta. I due rimangono per un attimo perplessi, poi)

Donna                            - Mi parli di lei allora.

Uomo grasso                 - Era bella...

Donna                            - No, mi parli di sé, si definisca.

Uomo grasso                 - Definirmi?

Donna                            - Si, può farlo.

Uomo grasso                 - Non so bene fino a che punto.

Donna                            - Non è difficile. Poc'anzi lei ha definito con molta precisione questo luogo dimostrando eccellente pre­senza di spirito. Ora mi parli di sé. (Silenzio, pausa) Non ne ha più voglia?

Uomo grasso                 - Direi che ero molto forte, non potevo fare a meno di guardarmi senza pensare alla mia forza.

Donna                            - Dica meglio.

Uomo grasso                 - Avevo una forza magnetica nello sguardo, braccia e spalle poderose, una vigorosa virilità.

Donna                            - Aveva dei pensieri?

Uomo grasso                 - Di ogni genere. Potevo pensare a molte cose senza stancarmi e immaginarne ogni giorno di nuove. Ricordavo anche con enorme esattezza: particolari minimi che sarebbero sfuggiti a chiunque altro...

Donna                            - Questo mi sembra molto bello.

Uomo grasso                 - Ero capace di decidere su due piedi pro­blemi complessi, cogliendone il cuore.

Donna                            - E poi?

Uomo grasso                 - Cantavo felice percorrendo enormi di­stanze.

Donna                            - E poi?

Uomo grasso                 - Mi sono molto indebolito.

Donna                            - In che senso?

Uomo grasso                 - Posso ricordare solo quello che ho detto e poco altro.

Donna                            - È già abbastanza.

Uomo grasso                 - Mi accontento.

Donna                            - (dopo una lunga pausa) Dove viveva?

Uomo grasso                 - Qui.

Donna                            - Era questo che voleva dirmi?

Uomo grasso                 - No.

Donna                            - Cos'altro?

Uomo grasso                 - Ho qualche difficoltà...

Donna                            - Perché?

Uomo grasso                 - È passato molto tempo da quando mi sono ricordato.

Donna                            - Dove viveva?

Uomo grasso                 - Qui.

Donna                            - E cosa vedeva?

Uomo grasso                 - (dopo una pausa con molto sforzo almeno all'inizio) La notte avevo una finestra sul lavatoio e quan­do il vapore mi permetteva di scorgere fuori, la vedevo.

Donna                            - Chi?

Uomo grasso                 - Con grandi seni grassi. Accendeva la luce. Io pensavo, s'affaccerà o chiuderà subito la finestra. Vo­levo stringerla. Con quella bocca aperta. Potevo vedere i gesti che faceva e capivo quello che avrebbe fatto dopo. Capivo subito quando sarebbe successo e quando no. Avevo in mezzo due finestre e tutto il cortile. Poi lei si nascondeva e tornava in camicia, tutta sgocciolata. Io non toglievo l'ap­pannatura dal vetro e nascondevo le mani nell'acqua calda. E stavo fermo. Allora lei che era tutta nuda sotto abbassava la camicia e si affacciava. Si vedevano il petto e ì capelli che pendevano, poi chiudeva...

Donna                            - Nessuno è mai d'accordo nello stabilire ciò che si guadagna e ciò che si perde tra il giorno della nascita e quello della morte    - (pausa) vada a letto, si riposi ora.

Uomo grasso                 - Adesso posso ricordare con grande preci­sione...

Donna                            - No, ora basta. Vada, vada.

Uomo grasso                 - Si, ora vado. Donna          - (uscendo) Buon pomeriggio. (L'uomo grasso resta assorto per un momento, grattan­dosi. Poi indossa di nuovo il tight provandolo davanti alla pseudofinestra come fosse uno specchio. Infine esce a sua volta. Si illumina ora vividamente la stanza di sopra dell'uomo magro, come fosse giorno. Oltre al letto, due sedie costituiscono l'arredamento. Entra la donna. Scorge l'uomo magro avviluppato nei suoi lenzuoli sul pavimento; lo sve­glia con delicatezza. Lo aiuta ad estrarsi dal suo involucro e a salire sul letto; poi gli si affaccenda intorno in minute occupazioni quotidiane mentre)

Uomo magro                 - C'è molta luce.

Donna                            - Vuole che abbassi?

Uomo magro                 - No, andrà bene tra un po'.

Donna                            - La sua temperatura?

Uomo magro                 - Normale, credo.

Donna                            - Pressione?

Uomo magro                 - Anche.

Donna                            - Fa molto caldo.

Uomo magro                 - Credo anch'io. Ho molta barba qui.

Donna                            - È preoccupato?

Uomo magro                 - Preoccupato? Impaziente forse.

Donna                            - Qualcosa accadrà prima o poi.

Uomo magro                 - Si, lo credo. Come fa a sopportare questo caldo?

Donna                            - Non ci penso.

Uomo magro                 - (tra sé) Non ci penso.

Donna                            - C'è anche un grande rumore e molta polvere nera nell'aria. Un vento caldo che dicono inquini le sorgenti. Le donne preferiscono abortire. Si ritrovano i feti dovun­que oppure galleggiano  negli stagni tiepidi.

Uomo magro                 - E lei?

Donna                            - (ridendo) Non sono incinta da anni. Alcuni han­no piccoli cancri nella milza.

Uomo magro                 - Difficili da asportare. È per questo che abortiscono?

Donna                            - Anche per questo.

Uomo magro                 - Non è un motivo futile. Dovremmo pen­sarci.

Donna                            - Può servire?

Uomo magro                 - Al punto in cui siamo, tutto può servire e quello che mi dice non sembra poco, come l'ha saputo?

Donna                            - Non si parla d'altro, da tanto tempo.

Uomo magro                 - È strano.

Donna                            - (dopo una pausa) Ha sognato?

Uomo magro                 - Si.

Donna                            - Me lo vuole raccontare?

Uomo magro                 - Un muro bassissimo divideva la via asfal­tata da quella ferrata. Nascosto dietro la finestra di un cesso, in situazione dì grave pericolo, ho visto un treno correre verso est con più di 102 vagoni pieni di soldati e cavalli. Alcuni soldati mi son sembrati molto deboli e impauriti, altri invece sprezzanti. Tutti cantavano a boc­ca chiusa sul ritmo del convoglio. Molti erano sdraiati su macchine di metallo proteggendole col loro corpo dalla brina. Forse si trattava di un convoglio di prigionieri, infat­ti non ho visto armi di nessun genere. Ma non mi è stato possibile riconoscere le uniformi...

Donna                            - È un bel sogno.

Uomo magro                 - Si.

Donna                            - Ha corso un vero pericolo?

Uomo magro                 - Non posso dirlo. Ma la situazione era certo pericolosa in sé.

Donna                            - C'era molta luce?

Uomo magro                 - No, anzi era notte fonda. Ma c'era luce dalla mia finestra e non sono stato capace di spegnerla o non ho avuto il tempo.

Donna                            - Le guardie l'hanno vista?

Uomo magro                 - Non credo, avrebbero sparato.

Donna                            - Ha fatto segnalazioni ai soldati?

Uomo magro                 - No, mi è sembrato imprudente e inutile nella mia condizione.

Donna                            - Era solo?

 

Uomo magro                 - Solo e disarma

Donna                            - Voglio dire, qualcuno l'ha vista entrare o uscire?

Uomo magro                 - Con certezza non posso dirlo ma penso che se fosse accaduto lo ricorderei.

Donna                            - Allora mi pare che non ci sia pericolo per il momento.

Uomo magro                 - Direi proprio di no.

Donna                            - Aspetti, torno subito. (La donna esce; dopo un istante entra l'uomo grasso frettoloso, muto. Si toglie il cappello, poi)

Uomo grasso                 - È troppo presto?

Uomo magro                 - Siediti.

(L'uomo grasso si siede. Silenzio, pausa. L'uomo grasso si fruga nel naso, l'uomo magro fissa muto il soffitto. Rientra la donna con un bicchiere di latte che porge all'uomo ma­gro. Ma questi dopo aver provato a bere deve desistere soffocato dai conati. Anche la donna si siede. Silenzio generale, poi)

Uomo magro                 - Silenzio. Silenzio è una parola molto importante. Vorrei che ci pensaste. Non il silenzio delle mura ovattate ma quello del pensiero, dei ricordi e della contemplazione. La silenziosa intelligenza delle responsa­bilità che va insieme alle grandi decisioni... (tutti tacciono finché rivolgendosi all'uomo grasso) non hai niente da dire tu?

Uomo grasso                 - Io?

Uomo magro                 - Alzati (l'uomo grasso esegue) si, tu.

Uomo grasso                 - (dopo una pausa di riflessione estrae di tasca una limetta) Ho ritrovato questo vecchio strumen­to. È una limetta per unghie ma con una forma particolare e molto comoda. Posso pulirmici le unghie, cosi e poi anche i denti, cosi, o grattarmi qui dietro la testa, cosi. Poi posso...

Uomo magro                 - (urlando) Smettila! Siediti            - (l'uomo gras­so esegue) non è questo che si vuole da te.

Donna                            - Gli dica come sta.

Uomo grasso                 - Non sto molto bene.

Uomo magro                 - Alzati. (L'uomo grasso esegue)

Uomo grasso                 - Non sto molto bene. Da qualche giorno la palpebra dell'occhio destro mi batte. Sono costretto a guardare nel cannocchiale con l'occhio sinistro e questo mi dà grande dolore perché l'occhio sinistro lo strizzo più facilmente. Ma la palpebra mi batte da sola anche se non voglio. Anche quando cucio l'ago a volte mi sfugge e sono costretto a cercarlo a tentoni sul pavimento perché non mi posso chinare. Una volta mi si è infilato nel braccio, qui, e anche questo è stato un grande dolore (pausa) ho paura che avrò degli attacchi o che diventerò cieco prima di morire(si siede).

Uomo magro                 - È finito il tempo in cui una strizzatina di occhi poteva bastare come segno di riconoscimento.

Donna                            - Gli dica quello che disse a me (l'uomo grasso la guarda interrogativamente) gli dica i suoi ricordi e quando poteva pensare.

Uomo grasso                 - Da giovane potevo pensare a molte cose tutte insieme senza confondere le une con le altre e anche immaginarne ogni giorno di nuove...

Uomo magro                 - E allora?

Uomo grasso                 - Ho finito.

Donna                            - A me ha detto altre cose.

Uomo grasso                 - Ora non posso ricordare altro.

Donna                            - Ma non è possibile.

Uomo magro                 - (alla donna) Stia zitta.

Donna                            - Prima ricordava molte altre cose.

Uomo grasso                 - Ho detto tutto.

Donna                            - Ma non è vero.

Uomo grasso                 - Si che è vero.

Uomo magro                 - Basta, uscite.

Donna                            - Quest'uomo ha uno spirito malizioso.

Uomo magro                 - Basta.

Donna                            - Ma si beffa di noi, di lei, di me.

Uomo magro                 - (urlando) Uscite.

(La donna e l'uomo grasso escono. L'uomo magro resta sul letto a fissare il soffitto. Dopo qualche tempo si socchiude la porta. È l'uomo grasso che sbircia dentro di soppiatto)

Uomo magro                 - Entra; siediti.

Uomo grasso                 - Vorrei lavorare.

Uomo magro                 - No, parliamo.

Uomo grasso                 - Posso parlare lavorando.

Uomo magro                 - No  - (pausa) hai riflettuto?

Uomo grasso                 - Ho cercato.

Uomo magro                 - Ti è riuscito?

Uomo grasso                 - Qualche volta.

Uomo magro                 - Sei arrivato alle conclusioni?

Uomo grasso                 - Non sono più capace.

Uomo magro                 - Vediamo    - (pausa) a volte mi concentro e cerco di vedere la fine di tutte le cose. Sono arrivato fino mai ho potuto ro di tutte le cose (pausa, silenzio).

Uomo grasso                 - Una volta ho pensato anche a Dio ma mi sono addormentato.

Uomo magro                 - Eri sdraiato?

Uomo grasso                 - Si.

Uomo magro                 - A Dio bisogna pensare in piedi.

Uomo grasso                 - Non lo sapevo.

Uomo magro                 - Ricordalo   - (pausa) hai più pensato alla vecchia signora?

Uomo grasso                 - Si, ma di rado.

Uomo magro                 - Ti sei toccato?

Uomo grasso                 - No.

Uomo magro                 - Hai visto anche a lei le gambe?

Uomo grasso                 - Sottili come stecchi. Attraversate da palpi­ti nervosi.

Uomo magro                 - (dopo una pausa) Cosi non arriveremo mai a nulla.

Uomo grasso                 - Lo so.

Uomo magro                 - Prova a sforzarti di più.

Uomo grasso                 - Questa volta ho detto tutto davvero.

Uomo magro                 - Puoi tentare.

Uomo grasso                 - Ho paura di non essere capace.

Uomo magro                 - Falso (pausa) e l'osservatorio?

Uomo grasso                 - Su questa piccola terra, in questo piccolo sistema solare, particole di una piccola galassia, perduti in un minuscolo universo, un niente...

Uomo magro                 - Ci stiamo mordendo la coda (pausa) lei ti aiuta?

Uomo grasso                 - Poco, l'ha visto.

Uomo magro                 - Sapevo anche questo. (Silenzio pausa)

Uomo grasso                 - (con un sussulto) Ora ricordo. Anche questo dito, questo dito da qualche giorno mi batte, qui, in cima. A volte non posso quasi muoverlo e il dolore sale, è salito fino al gomito, alla spalla.

Uomo magro                 - Fa' vedere. (Osserva il dito dell'uomo grasso poi lo lascia cadere) Passerà. (Pausa) Tutto è pro­porzione di tutto. Si può essere grandi e non temere nulla o solo le catastrofi immani delle ere, oppure essere mi­nuscoli, polverosi e fremere di terrore per ogni piccola ombra che passa. C'è differenza nell'intensità di questi due spasimi?

Uomo grasso                 - (dopo una pausa) A volte se mi raschio la gola sento come un sapore di zolfo.

Uomo magro                 - Non arriveremo mai a nulla cosi lo sai?

Uomo grasso                 - Si, è perché lei mi aiuta poco.

Uomo magro                 - È per questo che vi scaccio: via, fuori.

Uomo grasso                 - Lo so.

Uomo magro                 - Le nostre parole non consentono alcuno sviluppo.

Uomo grasso                 - Lo so.

Uomo magro                 - Non è vero che lo sai. Come puoi dirlo se ti devo suggerire di continuo, tutto. Ti ho chiesto uno sforzo di memoria, l'hai fatto?

Uomo grasso                 - (dopo una pausa) Ricordo che una volta mi ha detto: i nostri soldati sono un vero pericolo solo per i loro alleati.

Uomo magro                 - Ho detto questo, io?

Uomo grasso                 - Si, in questa stanza.

Uomo magro                 - Quando?

Uomo grasso                 - Tanto tempo fa.

Uomo magro                 - E poi cosa ho detto?

Uomo grasso                 - Non ricordo più.

Uomo magro                 - Cerca.

Uomo grasso                 - Ha detto che avrebbe volentieri cambiato stanza.

Uomo magro                 - Perché?

Uomo grasso                 - Lei, voleva cambiare stanza.

Uomo magro                 - E poi?

Uomo grasso                 - Basta(silenzio, pausa).

Uomo magro                 - Non ricordi altro?

Uomo grasso                 - No.

Uomo magro                 - Non ricordi altro. Potresti farlo? (Pausa) Allora dimmi della tua casa.

Uomo grasso                 - Della mia casa? (L'uomo magro annuisce) La mia casa era bassa e quadrata piena di balconi e di mosche.

Uomo magro                 - E poi?

Uomo grasso                 - Era sempre estate e qualche volta faceva troppo caldo e allora tutto andava in rovina.

Uomo magro                 - E nelle strade?

Uomo grasso                 - Nelle strade si correva cercando di ven­dere qualcosa agli stranieri. Ma le cose si aprivano guaste e gli stranieri fuggivano o venivano derubati. Anche i sol­dati fuggivano. Vicino agli immondezzai i migliori tra i no­stri governanti vendevano tappeti molto belli. Urlavano sempre tra loro e nessuno riusciva mai a capire quello che di­cevano in tutti gli angoli della città. Si sentiva solo l'urlio e il volare di molte mosche tutte insieme.

Uomo magro                 - E poi?

Uomo grasso                 - E poi?

Uomo magro                 - E le case? Non ricordi nulla delle case?

Uomo grasso                 - Le case erano basse e quadrate...

Uomo magro                 - No, le case che si aprivano e tutto che cadeva nelle strade.

Uomo grasso                 - Questo successe dopo.

Uomo magro                 - Quanto dopo?

Uomo grasso                 - Allora le case si aprivano e tutto crolla­va nelle strade; prima qualche casa poi le città tutte in­sieme crollavano all'improvviso schiacciando gli abitanti e fu cosi fino alla fine.

Uomo magro                 - E come fini?

Uomo grasso                 - Fini che nessuno poteva pensare a niente di diverso da ciò che ricordava e che nessuno ricordava più.

Uomo magro                 - (dopo una pausa) È una storia molto tri­ste.

Uomo grasso                 - Si.

Uomo magro                 - Di un paese molto triste.

Uomo grasso                 - Oh no; invece il paese era molto allegro. Tutti ballavano e ridevano nelle strade molto spensierati e felici.

Uomo magro                 - Spensierati?

Uomo grasso                 - Si, gli stranieri dicevano che il nostro era il regno dell'allegria...

Uomo magro                 - E non esistevano responsabili, autorità?

Uomo grasso                 - C'erano molte autorità, moltissime, ma erano molto occupate tutto il tempo con i prezzi delle mer­ci, le vendite e le loro cose segrete.

Uomo magro                 - (pausa) Ma non mi hai detto dei vostri soldati.

Uomo grasso                 - I nostri soldati amavano molto la guerra e tutti li temevano perché non si sapeva mai da che parte avrebbero combattuto e nessuno li voleva come nemici e neanche come alleati.

Uomo magro                 - Allora non combattevano mai.

Uomo grasso                 - Invece combattevano sempre eroicamen­te in tutte le guerre.

Uomo magro                 - Da quale parte?

Uomo grasso                 - Da tutte le parti. Un po' da questa e un po' da quella.

Uomo magro                 - Bravi soldati.

Uomo grasso                 - Si.

Uomo magro                 - (dopo una pausa) Non ricordi altro?

Uomo grasso                 - Non succedevano molte cose. I governan­ti che vendevano tappeti tra le immondizie, i soldati che fuggivano da tutte le parti e le case che...

Uomo magro                 - Questo l'hai già detto.

Uomo grasso                 -   Allora non ricordo  altro.

Uomo magro                 - (dopo una pausa) Tutto questo non ser­virà a granché.

Uomo grasso                 - Lo so.

Uomo magro                 - Perché mi racconti certe cose?

Uomo grasso                 - L'ha chiesto lei.

Uomo magro                 - Hai ragione (pausa) sono stanco.

Uomo grasso                 - Vuole dormire? (L'uomo magro non ri­sponde. L'uomo grasso resta seduto in silenzio poi si alza e si avvia in punta di piedi verso la porta)

Uomo magro                 - (con malinconia) Mi lasci? Dove vai? (L'uo­mo grasso esce senza rispondere. L'uomo magro si leva dal letto barcollando. Prova a mettere un occhio alle connes-sure delle pareti anche allargandole con le dita o premen­dovi contro l'orecchio. Scopre un buco nella parete, vi in­troduce un braccio fino all'omero esplorando cose note a lui solo. Poi si ritrae. Attenua le luci e si sdraia di nuovo sul letto. Scompare nel buio la stanza dell'uomo magro e si illumina la terrazza osservatorio con il suo cannocchiale e l'uomo grasso con indosso il tight che scruta le stelle. Entra la donna)

Donna                            - Com'è il cielo?

Uomo grasso                 - Chiaro.

Donna                            - Mi racconti allora le cose meravigliose che ac­cadono lassù.

Uomo grasso                 - Non posso.

Donna                            - Perché?

Uomo grasso                 - Perché ne dovremmo parlare?

Donna                            - (bisbigliando) È venuto?

Uomo grasso                 - No, non verrà.

Donna                            - È sicuro? (L'uomo grasso annuisce) Mi dica cosa ci nasconde l'universo e cosa ci prepara.

Uomo grasso                 - L'universo è... l'universo... non serve, non posso. Questo caldo mi toglie ogni forza. Senta la scala della mia casa...

 

Donna                            - La smetta! Come vuole che la stia ancora a sentire.

Uomo grasso                 - Faccio presto.

Donna                            - Lo regolano segrete armonie?

Uomo grasso                 - Lo sa benissimo, senta.

Donna                            - Non voglio, non voglio.

Uomo grasso                 - Perché mi odia?

Donna                            - Lei è pazzo.

Uomo grasso                 - Mi ascolti allora. (La donna fa per uscire ma l'uomo grasso la trattiene brandendola, inginocchian­dosi, nascondendole il viso in grembo) Mi ascolti.

Donna                            -  Cos'è l'universo?

Uomo grasso                 - Un insieme di sistemi analoghi al nostro.

Donna                            - Lo regolano segrete armonie?

Uomo grasso                 - Si, e ogni sistema vive di vita propria.

Donna                            - Ma in quanto esseri pensanti possiamo esten­dere le nostre leggi a tutti i mondi di tutti i sistemi. Ha senso una tale estensione? Per un complesso di sistemi che si viene facendo di continuo?

Uomo grasso                 - Mi ascolti ora.

Donna                            - Forzando al limite le leggi della logica?

Uomo grasso                 - Per quella scala lei scendeva tutte le mat­tine...

Donna                            - È importante approfondire questo punto: po­tremmo esistere da soli?

Uomo grasso                 - Come?

Donna                            - Sto tornando dall'universo a noi, capisce!? Po­tremmo esistere da soli senza questa continua occasione di cose grandi? Lei un povero sarto e io una lavapiatti d'ospedale.

Uomo grasso                 - Parli per sé. Io mi sento a posto.

Donna                            - Lo so che si sente a posto. È proprio quello che le dico. Si sentirebbe a posto solo come sarto?

Uomo grasso                 - Faccio quello che posso.

Donna                            - Perché non mi capisce?

Uomo grasso                 - Vorrei dirle che ho avuto un ricordo.

Donna                            - Me lo dirà dopo. Non vede che sto cercando di pensare al nostro futuro? Se lui un giorno dovesse man­care crede che lei come sarto e io come vuotapadelle avremmo abbastanza motivi per venire a raccontare le no­stre storie? E per stare insieme.

Uomo grasso                 - Io sono astronomo emerito. Ho il bre­vetto.

Donna                            - Se lo tenga. Non si rende conto che potremmo sparire da un momento all'altro, vero? Che solo un filo legittima la nostra vita.

Uomo grasso                 - Io mi sono comportato onestamente, ho fatto quello che mi è stato detto.

Donna                            - Ma capisce almeno perché è importante che continui  a illustrarmi  l'universo?

Uomo grasso                 - Perché sono astronomo reale.

Donna                            - Ecco, perché solo come astronomo lei può en­trare qui dentro e come astronomo potrà sempre venirci. Come sarto la butterebbero fuori a calci; invece un astro­nomo lo si ascolta sempre volentieri.

Uomo grasso                 - E lei cos'è?

Donna                            - Applicata di filosofia.

Uomo grasso                 - Bello!

Donna                            - Si, ma pieno di responsabilità.

Uomo grasso                 - Però ha un futuro assicurato anche lei.

Donna                            -   E  grandi  decisioni   da  prendere  subito.

Uomo grasso                 - (dopo una pausa) Io però ho solo ricordi da   sarto.

Donna                            - Presto avrà anche ricordi di astronomo.

Uomo grasso                 - Crede che questo mi possa danneggiare?

Donna                            - Ma poi non è vero che lei ha solo ricordi da sarto. La coscienza di una memoria che si indebolisce, iricordi confusi, sono già qualità da astronomo. Un sarto cosa potrebbe ricordare? Aghi, fili, forbici; lei è già entrato in pieno nel personaggio dell'astronomo, come era previsto.

Uomo grasso                 - Spero di riuscire. (Pausa) E lui cos'è?

Donna                            - Lui è solo se stesso.

Uomo grasso                 - £ fortunato.

Donna                            - No invece, ha una parte sola.

Uomo grasso                 - Però è il protagonista.

Donna                            - Costa caro a volte.  Lui deve capire.

Uomo grasso                 - Allora siamo noi i fortunati. Se qualcuno mi dice che non ho capito gli rispondo: cosa vuole, sono un povero sarto ignorante, abbia pazienza, abbia pazien­za. (Ridacchia. Una trasparenza di luci nel frattempo ha rivelato l'uomo magro che nella sua stanza ha appoggiato l'orecchio contro una parete o il pavimento e ascolta in­tento; poi riscomparirà nel buio)

Donna                            - Siamo esseri corrotti dalla conoscenza, anime grandi e belle. Quello che ci giustifica, ci danna.

Uomo grasso                 - Senta questa ora. Tanto tempo fa qui c'era un'altra scala e da quella scala  lei scendeva tutte

 le mattine...

Donna                            - Perché mi racconta bugie. Dopo quello che le ho detto?

Uomo grasso                 - Non sono bugie. Ricordo perfettamente.

Donna                            - Lei ricorda sempre. (Ironica) Vive di ricordi.

Uomo grasso                 - No, senta. Mi lasci dire.

Donna                            - Sentiamo.

Uomo grasso                 - Non mi confonda, la prego di non con­fondere. (Pausa) Mi aiuti...

Donna                            - E poi?

Uomo grasso                 - Non so più come dire.

Donna                            - Lei non vuole dire le sole cose che dovrebbe. E allora stia zitto.

Uomo  grasso                -  Perché  non  vuole sentirmi?  Lei  non immagina che fatica mi costa ogni volta.

Donna                            - Ma torna di nascosto nella sua stanza. Sem­pre. Lo stuzzica, parla, ricorda, e poi pretende il mio aiuto.  Non si  inchini, non si inginocchi.  Impari.

Uomo grasso                 - Come ha ragione. (Pausa) Ma non le faccio mai pena?

Donna                            - Ha altro da dire?

Uomo grasso                 - Senta farò presto. Lasci che le racconti. Lei non sa quanto mi potrebbe aiutare. Pensa davvero tutte quelle cose di me e di lei? Come vorrei che me lo dicesse. Mi sento cosi incerto e lei che può tutto qui... Io aspet­tavo, lei cosi bella, bella signora... Potente... Io aspettavo tutte le mattine per ore nascosto dietro la porta e quando avevo già le ginocchia tutte tremanti per l'attesa sentivo il rumore e potevo vederla per tutti i gradini col petto pe­sante, grasso su e giù a ogni gradino. Una mattina che lei leggeva una lettera sono corso fuori e gliel'ho strizzato nelle due mani facendola urlare, poi... (L'uomo magro è comparso sulla porta barcollante, già cadaverico, indossa un lungo camice e un copricapo da chirurgo, nasconde sotto la calma esteriore una febbrile agitazione. Tutti re­stano silenziosi e immobili. Poi)

Donna                            - Ha sognato ancora?

Uomo magro                 - (all'uomo grasso) Vai a prendere il tuo materasso.

Uomo grasso                 - Il materasso?

Uomo magro                 - Si, portalo qui. (L'uomo grasso esce)

Donna                            - Ha saputo nulla?

Uomo magro                 - Non ancora.

Donna                            - Qualcosa dovrà accadere prima o poi.

Uomo magro                 - Credo anch'io.

Donna                            - Quanto tempo dovrà aspettare?

Uomo magro                 - Non lo so.

Donna                            - È preoccupato?

Uomo magro                 - Impaziente.

Donna                            - Mi vuole raccontare il suo sogno?

Uomo grasso                 - (rientrando  col  materasso) Eccolo.

Uomo magro                 - Mettilo li. Chiudi la finestra. Ripiega il cannocchiale. Metti una luce blu. Più bassa. (Si avvicina alla donna e le massaggia la nuca) Lei, donna infida, si sente mai agitata? (All'uomo grasso) Tu mettiti li. No li accanto al materasso. (Alla donna) Non abbia paura, nes­suna paura. (All'uomo grasso) Tieni su quel materasso, contro la parete. Verticale. (Alla donna) Conosciamo tutti i rimedi, abbiamo enorme esperienza e rispetto per tutti i casi. (Estrae un rozzo stetoscopio e ausculta il cuore della donna massaggiandole lieve il seno in modo che l'uomo grasso veda bene) Perché il suo cuore batte cosi in fretta? (All'uomo grasso) Sta' fermo tu. (Alla donna) Teme qual­cosa? Venga più vicino. Ha dolori fisici? Qui? Qui? (All'uo­mo grasso) Sta' fermo. (Alla donna) È la testa che le fa male? Si rilasci, respiri liberamente, respiri, cerchi di non sudare.

Uomo grasso                 - Fa molto caldo.

Uomo magro                 - Sta' zitto. (Alla donna) Cercheremo di cal­marla, cercheremo di aiutarla.

Donna                            - Basta.

Uomo magro                 - Si calmi, si calmi. Alla testa vero? Fitte e scintille negli occhi tutte le notti e il giorno momenti in cui non ricorda bene quello che ha detto e fatto.

Donna                            - Ora basta. (Fa per muoversi)

Uomo magro                 - (trattenendola) E dimentica la sua parte e dice cose sciocche e pericolose... Conosciamo questi sin­tomi, questi atroci dolori e metà della testa che batte come il cuore.

Donna                            - (isterica) Basta via, via. (Si lancia verso la porta)

Uomo magro                 - (all'uomo grasso) Prendila, per carità! (L'uomo grasso blocca la donna col materasso in un an­golo della stanza. La donna reagisce sempre più debol­mente finché si accascia mentre l'uomo grasso la preme con tutte le sue forze. Poi la adagia sul materasso a terra e comincia a slacciarle l'abito. L'uomo magro lentamente

 esce mentre il buio        - o una tenda, un paravento - in­ghiotte l'infame coppia. L'uomo magro avanza fino al pro­scenio fissa per un attimo con sgomento la platea poi si avvia verso gli oscuri meandri della scena. Le luci si spengono per un attimo del tutto. Al loro riaccendersi mostrano l'uomo magro, che nella sua stanza si appoggia languido al letto. Solo. Si muove, attenua le luci tentandone la giusta gradazione, mette in moto un metronomo su un ritmo largo e maestoso; si inginocchia) Signore di tutte le stelle, questo luogo senza uscita in cui la mia vita ha continuo svolgimento, questa perenne e universale man­canza di alterazioni, questa attesa di poter rintracciare in un mare di parole una scheggia, un'immagine finita di ciò che potrei essere. Pretendo troppo da me stesso? Intui­sco a volte il senso di frasi compiute o altri volanti rot­tami ma mi sfuggono le necessità elementari. A volte in­vece non avverto il trascorrere del tempo, le differenze delle stagioni le notti e i giorni. Mi sta sfuggendo la na­tura, le cause e gli effetti. Non distinguo più il dolore che a stento ma immagino di essere circondato dal dolore su questa piccola terra, in questo minuscolo sistema, parti­cole di una piccola galassia, perduti in un piccolo uni­verso. A volte mi concentro e cerco di capire la fine di tutte le cose. Sono arrivato fino all'idea di eternità ma non ho mai potuto vedere il fondo vero di tutte le cose. (Dalla porta socchiusa occhieggia la donna) Vorrei spaventarmi, soffrire. Si può essere grandi e non temere nulla o solo le catastrofi immani delle ere oppure essere minuscoli, pol­verosi e fremere di terrore ad ogni piccola ombra che passa. Tutto è proporzione di tutto. C'è differenza nell'in­tensità di questi due spasimi? Mi sento capace di decisioni irrinunciabili, atti, atti senza rimedio. Mi attirano le espe­rienze ultime, il delitto. Gode più la vittima o l'aguzzino? Dovrei saperlo. (L'uomo magro si accascia al suolo, entra la donna soccorrevole. Pietosa lo solleva, lo aiuta a disten­dersi sul letto, lo placa, poi)

Donna                            - Ha saputo nulla?

Uomo magro                 - Non ancora.

Donna                            - Qualcosa dovrà accadere prima o poi.

Uomo magro                 - Lo credo anch'io.

Donna                            - Mi vuole raccontare il suo sogno adesso?

Uomo magro                 - Il mio sogno? (La donna annuisce) Lo ricordo a stento.

Donna                            - Provi...

Uomo magro                 - (dopo una lunga pausa) Nessuno ha mai parlato del bianco. Il bianco mi è sembrato il colore del coraggio. Ho sognato file e file di soldati con occhi e guanti tutti bianchi che marciavano su scarpe di gomma, silenziosamente. Maestosi, impassibili e molto fieri della forza e del cibo. Avvelenavano e bruciavano ogni cosa...

Donna                            - Finito?

Uomo magro                 - È quello che ricordo.

Donna                            - Un bel sogno.

Uomo magro                 - Esplosioni di fuoco...

Donna                            - La guerra è la guerra e il fuoco è il suo stru­mento più antico.

Uomo magro                 - Sembra molto semplice.

Donna                            - È semplice. A ogni epoca le sue paure. Potreb­be desiderare  sudor angelico o vomito nero?

Uomo magro                 - Potrei.

Donna                            - Potrebbe. Ma ha senso? Per lei e per noi tutti?

Uomo magro                 - Non me lo chieda... in questo momento.

Donna                            - Non è per questo che lei non può rispondermi.

Uomo magro                 - Lo so. (Pausa) Lei gode della sua infles­sibilità, vero!?

Donna                            - Non godo. Ma vede un'altra logica capace di in­fluenzare i suoi sogni?

Uomo magro                 - Lei sta approfittando della mia debolezza. No, incertezza. Ma le esplosioni, il fuoco... Non posso fare a meno di pensarci con vera speranza.

Donna                            - Perché?

Uomo magro                 - Non è facile. C'è qualcosa di ultimo... No, non voglio dire questo. Capitale, forse. Quando si può scegliere, anche tra cose più decisive, complesse, si è sempre costretti a tornare al fuoco. Immagino un fuoco per soldati leggendari.

Donna                            - Crudeli?

Uomo magro                 - Non crudeli, forti. Si possono concepire divagazioni: ardere velocissimo o lento, gas di vetro e di fuoco...

Donna                            - Tutto questo è già accaduto.

Uomo magro                 - Non è possibile.

Donna                            - Qui e altrove; ne sono certa.

Uomo magro                 - Non è possibile. Non se ne ha coscienza, memoria.

Donna                            - (estraendola dal seno) Guardi questa fotogra­fia. (Porge all'uomo magro una foto)

 

Uomo magro                 - Un uomo che pattina sul ghiaccio, un pat­tinatore.

Donna                            - Me lo descriva.

Uomo magro                 - Poggia il peso del corpo sulla gamba de­stra. La sinistra è levata come se avesse appena finito di imprimere il suo slancio.

Donna                            - Poi?

Uomo magro                 - Veste con agio. Sciarpa di lana, panta­loni fermati al ginocchio, calze pesanti.

Donna                            - Guardi meglio.

Uomo magro                 - Il corpo è eretto, quasi rigido. Lo sguar­do fisso in avanti. Occhi chiari, baffi biondi.

Donna                            - L'ambiente.

Uomo magro                 - Come?

Donna                            - Non mi interessa l'uomo. Descriva il panorama intorno.

Uomo magro                 - C'è molta pace. L'aria è tersa. Le mon­tagne coperte di neve.

Donna                            - Ecco, le montagne. Guardi le montagne.

Uomo magro                 - Picchi innevati, valli, abeti...

Donna                            - No. Non abeti.

Uomo magro                 - Vedo sagome, come di abeti, molti ab­battuti  dai boscaioli.

Donna                            - (indicandogliele) Vede queste croci secche, a due a due?

Uomo magro                 - Si, mi pare.

Donna                            - Non abeti, cadaveri (ripone la foto in seno) asfissiati...

Uomo magro                 - Faccia vedere, ancora.

Donna                            - Non ora. Vede? Tutto è già accaduto.

Uomo magro                 - Asfissiati, tutti?

Donna                            - Nelle loro buche, oppure rotolati a fondo valle.

Uomo magro                 - Ma quando, dove?

Donna                            - Capisce, il fuoco? È già finito.

Uomo magro                 - Ma quando, dove?

Donna                            - Non me lo chieda. Possiamo solo sapere che è cosi.

Uomo magro                 - Tutto è già accaduto?

Donna                            - Esattamente.

Uomo magro                 - Non so cosa dire. Niente mi può aiutare allora.

Donna                            - L'instabilità.

Uomo magro                 - Non esiste. Ha ceduto il posto all'equili­brio di una serie di scosse regolari, per sempre.

Donna                            - (dopo una lunga pausa) Vuole dormire?

Uomo magro                 - Non mi dica cosi. Mi fa sentire vinto, fi­nito.

Donna                            - Non volevo. Vuole ancora provare?

Uomo magro                 - Dietro questo osso (si tocca la fronte) ho immagini che non sono capace di completare.

Donna                            - Dev'essere penoso.

Uomo magro                 - Più che immagini, riflessi, copie.

Donna                            - Di che?

Uomo magro                 - Volti, grida, colori.

Donna                            - Hanno un passato, una storia?

Uomo magro                 - Non lo so.

Donna                            - (dopo una lunga pausa) Qualcosa accadrà pri­ma o poi.

Uomo magro                 - Lo credo anch'io   - (Pausa poi d'improvviso, agitato) Aspetti   - (si leva a metà sul letto) aspetti. Ho viag­giato una volta in una antica città di ferro, incorrotta, at­traversata da un fiume. Sull'altra riva un castello di molti secoli e stili. Vecchi pezzenti aspettavano lungo le rive e perfino seduti nel mezzo su barche a volte spezzate dal ge­lo. Altoparlanti mandavano dai fanali una vibrazione rau­ca e continua...

Donna                            - Ogni volta che un sistema dominante...

Uomo magro                 - Mi lasci continuare.

Donna                            - ... investe un sistema dominato.

Uomo magro                 - (urlando) Non voglio sentire.

Donna                            - (urlando a sua volta) Sconvolgendone i cicli.

Uomo magro                 - Basta, dove vuole, arrivare, donna male­detta?

Donna                            - È cosi. Mi creda.

Uomo magro                 - Non mi tormenti.

Donna                            - Lo faccio inutilmente?

Uomo magro                 - Non lo so. Mi lasci.

Donna                            - Mi ha chiesto lei di restare.

Uomo magro                 - Ha ragione. Abbiamo perduto già il fuoco.

Donna                            - Non per mia colpa.

Uomo magro                 - Lo so. Ma mi lasci pensare a questa città incorrotta. (L'uomo magro si seppellisce sotto le lenzuola; la donna prende a massaggiargli blandamente le tempie)

Donna                            - Venga, si avvicini. Crede non facciano ribrezzo anche a me le risa, i rumori sguaiati...

Uomo magro                 - (da sotto le coperte) Mi aiuti.       

Donna                            - Io non so immaginarli. Lei si che può.

 

Uomo magro                 - (da sotto le coperte) Mi aiuti.

Donna                            - Ascolti. Le risa, i rumori sguaiati, le porte sbat­tute...

Uomo magro                 - I venditori di tappeti.

Donna                            - Le urla senza interruzione dei venditori di tap­peti.

Uomo magro                 - Non continui. Io devo sapere.

Donna                            - Ne sono certa. E nessuno potrà dire che non abbiamo tentato ciò che potevamo perché qualcosa acca­desse davvero. Neanche che abbiamo mancato le occasioni che ci si sono presentate. Venga, si alzi, si prepari...

Uomo magro                 - No, non cosi. Voglio sapere. Dov'è?

Donna                            - Non lo so.

Uomo magro                 - Vada a cercarlo, lo chiami.

Donna                            - Adesso?

Uomo magro                 - Si, subito.

Donna                            - Perché?

Uomo magro                 - Glielo dirò. Per piacere, vada. (La donna esce. Torna quasi immediatamente con l'uomo grasso. Lo uomo magro fa cenno alla donna di avvicinarsi al letto. La donna si accosta. Aiuta l'uomo magro ad alzarsi. Lo ac­compagna fino al centro della stanza, sorreggendolo. Poi si apparta in un angolo. La stanza sia buia in modo che si capiscano appena le immonde fornicazioni dell'uomo grasso durante il seguente breve monologo. L'uomo magro invece, già morto prima ancora che folle, intensamente il­luminato) Una grandezza naturale. In mancanza di ele­menti precisi e necessari, forse solo una naturale grandez­za può aiutare a distinguere il poco vero dal falso che lo circonda. (Si arresta, guarda verso i due, poi urlando) Avanzi la setta. In una vita in cui la sola realtà è la nozio­ne d'una morte senza rimedio, trionfi il principio. Qua­le? Quello di tutte le cose, quello di tutte le cose, uguale per tutte le cose. (L'uomo grasso nel suo angolo accarezza il ventre della donna) Ogni coscienza individuale è delit­tuosa. (L'uomo magro si arresta smarrito. La donna si strappa dalla lussuria dell'uomo grasso e, ricomponendosi, si avvicina all'uomo magro, lo riconduce al letto, lo aiuta a sdraiarsi sul suo materasso da dove, rivolto all'uomo grasso) Vieni qui.

Uomo grasso                 - Mi dica.

Uomo magro                 - Ho parlato della ragione e della pazzia.

Uomo grasso                 - Lo so.

Uomo magro                 - Come lo sai?

Uomo grasso                 - Sono stato attento.

Uomo magro                 - Ti piace quello che ho detto?

Uomo grasso                 - Si.

Uomo magro                 - Ti ha convinto?

Uomo grasso                 - Si.

Uomo magro                 - Pensa a quello che ti chiedo: convincere è l'intelletto che domina l'intelletto.

Uomo grasso                 - Lo so.

Uomo magro                 - Ti ha convinto?

Uomo grasso                 - Si.

Uomo magro                 - Vai pure. (L'uomo grasso esce) Non si può più riconoscere la ragionevolezza, cioè la mancanza di ra­gionevolezza.

Donna                            - Ha mentito.

Uomo magro                 - Perché?

Donna                            - Non era attento.

Uomo magro                 - È sicura?

Donna                            - Non ha sentito, era distratto, forse da me.

Uomo magro                 - Ha mentito solo su questo?

Donna                            - Se ha mentito su questo il resto non conta.

Uomo magro                 - Lo chiami di nuovo. No, aspetti; lo fac­cia venire qui, ma lei vada via.

Donna                            - Cosa vuol fare?

Uomo magro                 - Riprovare, subito. Senza di lei. Io voglio sapere, ora, se posso o no contare su questo elemento.

Donna                            - Servirà a qualcosa?

Uomo magro                 - Non lo so. Lo voglio sapere. Vada. (La donna esce        - entra poco dopo l'uomo grasso. L'uomo ma­gro dal suo letto gli fa cenno di avvicinarsi) Aiutami. (L'uo­mo grasso aiuta l'uomo magro ad alzarsi e a raggiungere il centro della stanza, poi si ritira in un angolo) Voglio contraddirmi. Dirò cose irragionevoli e elementari. Potrei dire anche che in questa stanza fa molto caldo. È per que­sto che batto i denti dal freddo. Guardami battere i denti. Guardami.

Uomo grasso                 - Sto guardando.

Uomo magro                 - Il sacrificio tuttavia è qualcosa che scalda il petto anche in mezzo ad alte scarpate di sole e di vento. Sulla riva dello stagno uomini maturi annegavano in ginoc­chio. Sui lillà scoppiavano i bruchi, indifferenti a tutto. Chi ne ha colpa? Non ho più possibilità di intuire il futu­ro. Ma lo vedo con certezza: dissoluzione dell'individuo nella morte. Fonderemo una dottrina su questo? È troppo presto per dirlo. Per valutarla saremo costretti a guardare oltre, fuori e dentro di noi... (L'uomo magro fa cenno al­l'uomo grasso che vuole essere riaccompagnato al letto. L'uomo grasso esegue) Di che cosa ho parlato?

Uomo grasso                 - Della ragione e della pazzia.

Uomo magro                 - Come fai a dirlo?

Uomo grasso                 - Sono stato molto attento.

Uomo magro                 - Sei certo di quello che ho detto?

Uomo grasso                 - Pienamente.

Uomo magro                 - Convinto?

Uomo grasso                 - Si.

Uomo magro                 - Fino al punto da poterlo mettere in pra­tica?

Uomo grasso                 - Si.

Uomo magro                 - Con tutta la tua volontà e le tue forze?

Uomo grasso                 - Si.

Uomo magro                 - Va'. (L'uomo grasso esce - entra la don­na) Ora lo so. Non si può più riconoscere la ragione.

Donna                            - La ragione ha due facce: una riflessiva e una disordinata che si chiama pazzia.

Uomo magro                 - No, invece. Se esistessero due facce, sareb­be almeno possibile dividersi, scegliere. Posso immaginare che tutto è ridotto a una sola faccia. Ma non posso ancora sapere qual'è quella che resta.

Donna                            - Come può dirlo?

Uomo magro                 - Lo so. Abbiamo provato. (Pausa. L'uomo magro si raccoglie in posizione fetale)

Donna                            - Non importa. È un esperimento. Bisognerà far­ne altri.

Uomo magro                 - Con chi? (Silenzio imbarazzato) Vada via, ora; per favore.

Donna                            - Non dica cosi.

Uomo magro                 - A una a una le mie unità di misura... spa­riscono.

Donna                            - Interpreti questo dolore. Lo critichi.

Uomo magro                 - Esca.

Donna                            - Può aiutare.

Uomo magro                 - Non ne ho più tempo, né voglia.

Donna                            - Gli uomini voleranno al di sopra degli oceani.

Uomo magro                 - Se ne vada.

Donna                            - Basterà. Qualcosa deve accadere, prima o poi.

Uomo magro                 - Esca. (La donna attenua le luci)

Donna                            - È notte. Tra poco udremo ancora tutti ì rumo­ri che odiamo. (Pausa) Vuole che resti?

Uomo magro                 - No.

Donna                            - Penserà a ciò che le ho detto?

Uomo magro                 - Non so più cosa provare. Non voglio pro­vare più nulla. Crede che basti?

Donna                            - (uscendo) Saremo inondati da un'aria e da un profumo nuovi... Vedrà. (Buio)

Secondo tempo

(La terrazza osservatorio. L'uomo grasso con indosso il suo tight osserva le stelle prendendo appunti affannosi. Il caldo non è diminuito; l'uomo è molle di sudore. Entra la donna)

Donna                            - E adesso di cosa sì parlerà?

Uomo grasso                 - Di niente.

Donna                            - (ridendo) Sarebbe bella questa. (Poi) Avanti di cosa si parlerà?

Uomo grasso                 - Di niente.

Donna                            - Vorrei invece che si parlasse di quei cambia­menti...

Uomo grasso                 - Ancora?

Donna                            - Si.

Uomo grasso                 - Io sono stanco. Non posso.

Donna                            - Penserà che questo dipende dalla nostra inca­pacità, ignoranza.

Uomo grasso                 - Ma non è successo niente.

Donna                            - È sicuro?

Uomo grasso                 - Si.

Donna                            - Dica piuttosto che non vuole parlare.

Uomo grasso                 - Non voglio parlare.

Donna                            - Si rende conto di quello che dice? (L'uomo grasso non accenna a rispondere) Lei, si rende conto di quello che dice?

Uomo grasso                 - Non è successo niente. Non c'è niente da dire.

Donna                            - Perché sta qui allora?

Uomo grasso                 - Come sarebbe a dire?

Donna                            - Questo è il luogo dei nostri incontri, dei no­stri colloqui. Se non ha niente da dire andiamocene via.

Uomo grasso                 - Dice sul serio?

 

Donna                            - Se non è capace di prendere sul serio il suo ruolo, finiamola.

Uomo grasso                 - Finiamola. (Lunga pausa di riflessione) Non ho voglia di dire niente.

Donna                            - Non ha voglia o non è accaduto nulla?

Uomo grasso                 - Se vuole che dica che non è accaduto niente...

Donna                            - Io voglio? Io non voglio... Io voglio che dica quello che deve dire.

Uomo grasso                 - Mi odia, vero?

Donna                            - Pazzo. Lei non sa che la storia che viviamo è molto complessa e che di ogni personaggio conta tutto, il passato, le eredità...

Uomo grasso                 - Non per me. Io sono solo un astronomo.

Donna                            - Astronomo? Si crede già un astronomo?

Uomo grasso                 - Si, posso anche togliermi questo (si sfila il tight) ma non mi toglierete più la cattiva memoria, un dolore qui dentro       - (si tocca la fronte) quando mi sdraio.

Donna                            - Se si sente astronomo, si comporti da astro­nomo.

Uomo grasso                 - Come astronomo non ho niente da dire.

Donna                            - Non sente più le attrattive della sua condi­zione?

Uomo grasso                 - Forse. Ma non cambia niente. (Lunga pau­sa nel corso della quale l'uomo grasso riprende a guarda­re nel suo cannocchiale)

Donna                            - Capisce quello che sta facendo, vero? Faccia presto.

Uomo grasso                 - (come a memoria) Presto? I sistemi sui quali opera la scienza sono un presente istantaneo che si rinnova senza tregua.

Donna                            - Esiste un tempo reale.

Uomo grasso                 - Nel quale non è successo niente. Questa scena è falsa.

Donna                            - Mi parli del suo tempo allora.

Uomo grasso                 - Non è successo niente. In nessun tempo.

Donna                            - Non vuole più dire nulla, non vuole più parlare.

Uomo grasso                 - Ma sto parlando, non mi sente?

Donna                            - Qui non basta parlare. Bisogna dire cose vere.

Uomo grasso                 - Allora non so quali siano queste cose.

Donna                            - Tutte. Tutto quello che si dice può essere vero.

Uomo grasso                 - Tutto vero?

Donna                            - Può. Se è detto nel giusto modo, se è necessa­rio, logico e praticato per quei pochi, per quelle poche co­se che possono ancora avere vita qui... È un lavoro diffi­cile.

Uomo grasso                 - Non è questo che mi spaventa.

Donna                            - E allora... Perché?

Uomo grasso                 - A volte... certe cose... di me.

Donna                            - Me le dirà. Abbiamo tutto il tempo. Continuità di mutamenti, durata vera. Possiamo andare molto in là. Non è questo il problema. (Pausa) Di cosa mi parlerà adesso?

Uomo grasso                 - Esca un momento allora.

Donna                            - Perché?

Uomo grasso                 - (indicando il tight) Vorrei rimetterlo.

Donna                            - Non importa.

Uomo grasso                 - Come vuole.

Donna                            - Mi parlerà del cielo?

Uomo grasso                 - No.

Donna                            - Perché?

Uomo grasso                 - Vorrei dirle, vorrei dirle che mentre aspet­tavo...

Donna                            - È accaduto qualcosa?

Uomo grasso                 - Credo di si.

Donna                            - Grave?

Uomo grasso                 - Credo di si.

Donna                            - Ha fatto qualcosa?

Uomo grasso                 - Senta. Mentre aspettavo ho udito dei pas­si. Mi sono affacciato da questa finestra e ho visto due uo­mini che correvano. Il primo gridava, l'altro aveva un ca­ne. Li ho seguiti fino a quando sono spariti da quella par­te, no, da quella parte. (Indica direzioni opposte)

Donna                            - Lo so. Li ho visti anch'io. Il più giovane per­deva molto sangue.

Uomo grasso                 - Lui li ha visti?

Donna                            - Non credo.

Uomo grasso                 - Bisognerà dirglielo e lavare tutto quel sangue.

Donna                            - Faremo anche questo.

Uomo grasso                 - Forse erano ubriachi.

Donna                            - No. Non erano ubriachi. Ha visto i loro occhi?

Uomo grasso                 - In questo momento non ricordo.

Donna                            - Non erano occhi da ubriachi.

Uomo grasso                 - Può immaginare cos'erano?

Donna                            - Assassini.

Uomo grasso                 - Tutt'e due?

Donna                            - Almeno uno si.

Uomo grasso                 - È sicura?

Donna                            - Si.

Uomo grasso                 - Come fa a dirlo?

Donna                            - Ho più esperienza di lei/

Uomo grasso                 - Ma è terribile.

Donna                            - Si. Ogni strada nasconde un agguato. Neanche il gas arriva a rischiarare tutte le ombre.

Uomo grasso                 - Ci sono pochi fanali.

Donna                            - E chiunque può comprare un sicario per un boccone di pane.

Uomo grasso                 - Non mi dica certe cose.

Donna                            - (.estrae dall'abito un foglio di carta) Guardi, qualcuno l'ha lasciata cadere. Tocchi, prenda.

Uomo grasso                 - (prendendo il foglio) Ma è bagnata.

Donna                            - Il sangue di quel giovane.

Uomo grasso                 - Come l'ha avuta?

Donna                            - Sarà morto a quest'ora.

Uomo grasso                 - Pugnalato?

Donna                            - Chissà. Alla fine di questa strada corre un fiu­me molto fangoso... i malvagi che lo inseguivano., sfinito com'era.

Uomo grasso                 - Non mi dica certe cose.

Donna                            - Bisogna saperle invece. Per regolarsi. E poi dobbiamo essere pronti, tutti.

Uomo grasso                 - A che?

Donna                            - A tutto.

Uomo grasso                 - Io mi sento pronto. Sapesse quello che ho dovuto passare. (La donna si avvia verso l'uscita) Dove va ora?

Donna                            - Aspetti solo un momento.

Uomo grasso                 - È già finito?

Donna                            - No, non è finito. Esco per questo. (Esce)

Uomo grasso                 - (gridandole dietro) Allora vado via an­ch'io. (Si guarda attorno poi raccoglie il suo tight e fa per uscire a sua volta, ma viene bloccato sulla porta dall'uomo magro. Gli occhi profondamente segnati di nero; il volto bianco come una biacca che, entrando)

Uomo magro                 - No, resta.

Uomo grasso                 - Stavo per venire. Stavo per venire da lei. Uno spettacolo, sapesse. Un giovane ferito, gettato nel fiume. Sotto i miei occhi. I suoi occhi, i suoi occhi, gridava­no pietà. Quegli assassini. Dobbiamo...

Uomo magro                 - Cosa dobbiamo?

Uomo grasso                 - La prego faccia qualcosa.

Uomo magro                 - (pausa) Io ho sognato un campo immen­so con buche e schegge di ferro acuto. Migliaia di solda­ti con uniformi diverse, strappate, con maschere di gomma e occhi senza ciglia spalancati. Grigi, curvi, immobili, nell'attesa. (Pausa) Vai oltre le parole che dico, ricostruiscine, come me, l'immagine.

Uomo grasso                 - (dopo un tempo) L'ho fatto.

Uomo magro                 - Ora dimmi, può avere un senso quello che volevi raccontarmi?

Uomo grasso                 - L'abbiamo visto insieme. L'ha visto anche lei. (Indica verso la porta)

Uomo magro                 - Si, lo so. Ma ha un senso ti ho chiesto? Quello che è accaduto rispetto a quello che ho ricostruito?

Uomo grasso                 - Era uno spettacolo insopportabile.

Uomo magro                 - Rispondi. Ha un senso? (L'uomo grasso non risponde) Vattene. (L'uomo grasso uscendo lancia "dalla finestra" la carta che la donna gli aveva dato. La pal­lottola rimbalza sul fondale e ricade dentro la stanza. Lo uomo magro scorge il tight dell'uomo grasso a terra. Con fatica e pena riesce a rivestirsene poi si avvicina al cannoc­chiale e prende a scrutare le stelle. Entra la donna)

Donna                            - Com'è il cielo stasera?

Uomo magro                 - Chiaro.

Donna                            - Di cosa mi parlerà?

Uomo magro                 - Di ciò ch'è necessario. Ho ricordato, mi ascolti...

Donna                            - Di cosa mi parlerà?

Uomo magro                 - Ho immaginato la differenza tra ciò che si fa e ciò che si potrebbe fare. Un aiuto all'azione e tra migliaia d'anni, tra migliaia d'anni.

Donna                            - Tra migliaia d'anni?

Uomo magro                 - No, non cosi. Mi ascolti. Proseguo. Vo­glio dire. Un momento   - (pausa) voglio dirle che quel gesto fondò la nostra amicizia. Aveva la sua camera vicino alla cucina e alla scala interna. La andavo a trovare al buio, scalzo. Lei pretendeva da me fantasie di ogni tipo senza proibizioni, né limiti. Salvo una: fare luce. Il nostro solo gesto abituale era quello dal quale tutto era nato. Cosi so­lo dopo molte settimane scoprii...

Donna                            - Aspetti un momento. (Va alla porta e si sporge fuori come per accertarsi che nessuno origli, poi) Cosa?       

Uomo magro                 - Una notte svenne. Feci luce per la prima volta e allora vidi che uno dei suoi seni, il sinistro, era di­ventato cancrena e che da un buco alla base si potevano osservare le contrazioni spaventose del cuore... (La donna scoppia in una risata prolungata, poi sempre ridendo)

Donna                            - No, no, no, no, no.

Uomo magro                 - Non dica di no. Non può dire di no. Cosa posso fare d'altro? Ricorrere solo a questo? (Indica il tight che ha indosso) Immaginare particolari senza importanza? Lo dica, lo dica lei.

Donna                            - A questo punto?

Uomo magro                 - Lei non ha diritto di farmi queste do­mande. Proprio lei. Non immagina cosa mi ha portato a questo? A queste... ricostruzioni vergognose? Mi sentivo chiamato a ben altro...

Donna                            - Qualcosa accadrà prima o poi.

Uomo magro                 - Posso crederlo anch'io?

Donna                            - Non disperi. Vada avanti, cerchi di continuare.

Uomo magro                 - Facile. Ma io posso? Albero ridotto in ta­vole dovrei aspettarmi una testimonianza da ognuno dei miei pezzi ridicoli. Posso?

Donna                            - La verità è che lei sta...

Uomo magro                 - Non me la dica più qual'è la verità. So­no onnipotente. Posso immaginare di essere io la verità. Mi può aiutare? Se non ho dove, dove... con chi?

Donna                            - Non può dire questo.

Uomo magro                 - Perché?

Donna                            - Perché non tutto, perché non ha tentato di provare davvero.

Uomo magro                 - Cosa?

Donna                            - L'instabilità.

Uomo magro                 - Non esiste.

Donna                            - Dove non esiste?

Uomo magro                 - Qui.

Donna                            - Come può dirlo?

Uomo magro                 - Ha ceduto il posto a una serie di scosse regolari, per sempre.

Donna                            - L'ha già detto.

Uomo magro                 - Non posso dire altro. (Pausa) Ecco, non posso dire altro. Posso ripetere quello che già so, speran­do che cambi di senso una volta o l'altra.

Donna                            - Non è molto.

Uomo magro                 - Appunto.

Donna                            - Cerchi nei suoi ricordi.

Uomo magro                 - La smetta.

Donna                            - Provi. Ora. Subito. Venga. (Lo trascina riotto­so e cadente verso il proscenio. L'uomo magro resta immo­bile, fisso, muto, poi)

Uomo magro                 - Non posso, non serve.

Donna                            - Un gesto.

Uomo magro                 - No, non gesti. Atti. Atti senza rimedio.

Donna                            - Con furia ma non con odio.

Uomo magro                 - Contro chi?

Donna                            - Contro le velleità, la ragione bastarda.

Uomo magro                 - Arbitrario?

Donna                            - Che esprima la sua ragione.

Uomo magro                 - Una macchina allora.

Donna                            - Perché una macchina?

Uomo magro                 - Per agevolare il proposito e conservargli l'aspetto della ragione.

Donna                            - Dovrà essere un gesto inflessibile.

Uomo magro                 - Lo sarà anche di più con una macchina.

Donna                            - Cosa sarà la macchina?

Uomo magro                 - Sarà, sarà la testimonianza di una giusti­zia in cammino... tutta di ferro silenziosa, infallibile.

Donna                            - Bisognerà disegnarla.

Uomo magro                 - Costruirla.

Donna                            - Forgiare il ferro, batterlo.

Uomo magro                 - Lei mi aiuterà.

Donna                            - Posso farlo.

Uomo magro                 - Sarà enorme.

Donna                            - Più grande la macchina maggiore il peso della giustizia.

Uomo magro                 - La mia macchina...

Donna                            - Sarà una macchina forte?

Uomo magro                 - Implacabile.

Donna                            - Avrà presto la forza del simbolo.

Uomo magro                 - No, questo non mi piace.

Donna                            - Dovrà rassegnarsi.

Uomo magro                 - No, invece.

Donna                            - Dà grande conforto a tutti.

Uomo magro                 - A chi ne ha bisogno.

Donna                            - Sacerdoti e magistrati hanno parrucche e er­mellini. È lo stesso.

Uomo magro                 - Chi ne ha bisogno ho detto; non io.

Donna                            - Pensi allora a tutte le guerre.

Uomo magro                 - Non voglio; la mia macchina vivrà da sé.

Donna                            - Dovrà fare a meno di tutte le premesse allora.

 

Uomo magro                 - Meglio, molto meglio. Mi interessano solo le conseguenze: l'angoscia, il rimorso...

Donna                            - ...  Le maledizioni dei giusti.

Uomo magro                 - Dei misericordi, non dei giusti. Io sarò il giusto. L'odio per il mìo atto verrà dalla sua mancanza di misericordia non di giustizia.

Donna                            - Allora non basterà.

Uomo magro                 - Perché?

Donna                            - Posso immaginare la giustizia come una grande consolatrice. Pensi a tutte le guerre le ho detto.

Uomo magro                 - Ma ci sarà la macchina. La macchina mi impedirà di dimenticare, di essere consolato.

Donna                            - Non basterà lo stesso.

Uomo magro                 - Perché?

Donna                            - Lo sa. La macchina sarà il simbolo stesso del­la giustizia. La macchina rinforzerà la sua rassegnazione.

Uomo magro                 - Sarà una macchina atroce allora. Con acu­lei, lame poco affilate, tenaglie.

Donna                            - Non basta.

Uomo magro                 - Non sarà silenziosa. Urlerà anche la mac­china insieme alla vittima.

Donna                            - Non basterà.

Uomo magro                 - (urlando) Perché?

Donna                            - Perché i simboli sono i simboli.

Uomo magro                 - Rifiuto!

Donna                            - Una forca non cessa di essere giusta perché atroce.

Uomo magro                 - La forca è un esecutore cieco. Io e la mia macchina avremo la volontà in comune. La manovrerò len­tamente, mi applicherò perché l'agonia sia più lunga e la sofferenza più grande.

Donna                            - È inutile, deve rinunciare.

Uomo magro                 - Rinunciare alla macchina?

Donna                            - A sentirsi giusto. La mancanza di misericordia, da sola, non basta.

Uomo magro                 - (dopo una pausa) Gli impiccati hanno lunghe erezioni post mortem.

Donna                            - Non vada avanti. È inutile.

Uomo magro                 - La volevo in questa stanza. Ammonitrice.

Donna                            - Compiacimenti.

Uomo magro                 - Non posso pensare a molto altro. Sono come cieco. Potrei diventare cieco. Non avverto il trascor­rere del tempo; l'alternarsi delle stagioni, la differenza tra i giorni e le notti. Mi può capire?

Donna                            - Credo di si.

Uomo magro                 - Vorrei piangere.

Donna                            - Come è cominciato?

Uomo magro                 - Dalle differenze più grandi. Da principio mi sono sfuggite le diversità più evidenti. Poi, con coeren­za, tutte le altre. Ora cerco variazioni inafferrabili; l'umi­dità, la luce...

Donna                            - Può farlo?

Uomo magro                 - A volte si. Ma richiedono enorme concen­trazione. Non sempre posso, ho la forza.

Donna                            - Qualcosa accadrà prima o poi.

Uomo magro                 - Lo crede?

Donna                            - Finché continuerà a testimoniare.

Uomo magro                 - Ha detto testimoniare? Ho immaginato una volta che tra migliaia d'anni tra milioni di individui il caso avesse voluto la conservazione di qualche esemplare a questo fine.

Donna                            - Testimoniare?

Uomo magro                 - Sa cosa si trova aprendo il cranio? Qui proprio al centro della calotta? Un gheriglio duro, scaglie di madreperla. Una testimonianza callosa. I sensi, viveva­no in quella zona una volta. I sensi, capisce? (Lunga pausa) Vorrei che lo andasse a chiamare.

Donna                            - Ora? (L'uomo magro annuisce. La donna esce. L'uomo magro spogliandosi lentamente del tight, con ran­tolante fatica, si avvia verso la stanza di sopra. Sparisce l'osservatorio. Si illumina la stanza dell'uomo magro. Que­sti si sdraia sul letto. Entrano poco dopo la donna e l'uo­mo grasso che indossa una vistosa uniforme da generale imbastita, incompleta anch'essa come i tight. I tre si guar­dano. Silenzio. Imbarazzo. Pausa, poi)

Uomo magro                 - Ho cambiato idea. Non lo voglio più. (Dopo un momento di esitazione l'uomo grasso esce)

Donna                            - Perché?

Uomo magro                 - Perché ora posso parlare.

Donna                            - D'improvviso?

Uomo magro                 - Si. Un capriccio che dia grande soffe­renza morale.

Donna                            - E poi?

Uomo magro                 - È, tutto qui.

Donna                            - Non basterà.

Uomo magro                 - (urlando) Si, invece. Non più gesti. Mai più.  Atti  finalmente. Atti  senza rimedio.  Mi   attirano  le esperienze ultime, la brevità d'una vita eroica. La male­volenza senza ragioni. (Pausa) Altre volte furono lampi sen­za conseguenze. Ora è tutto chiaro.

Donna                            - Sarà ancora una volta una realtà drammatica, una tendenza impossibile.

Uomo magro                 - Non rispondo. Non ne voglio più parlare con lei.

Donna                            - Mi ascolti invece. Crede che questo aiuterà la potenzialità dell'atto?

Uomo magro                 - Può dire quello che vuole. Mi serve solo un pretesto.

Donna                            - Diffidi. Rifletta.

Uomo magro                 - (rotolandosi nel letto, insofferente) Basta, basta. (Poi) Ora lo può chiamare.

Donna                            - È, sicuro?

Uomo magro                 - Non faccia domande. Lo chiami. (La don­na esce. Torna poco dopo accompagnata dall'uomo grasso sempre fascialo nella sua uniforme. Si siedono, silenzio, pausa, poi) Cos'è avvenuto in questo dramma? Erano sta­te predette molte cose ma nessuna è davvero accaduta. Siamo nel pieno della notte, vero? Qualcuno crede che ci possa aiutare il ricordo di vecchi motivi decaduti. (All'uo­mo grasso) Tu, per esempio.

Uomo grasso                 - Io?

Uomo magro                 - Alzati. (L'uomo grasso esegue) Dimmi quel­lo che sai.

Uomo grasso                 - (dopo una pausa imbarazzata, a voce bassis­sima) Il cieco e il cane del cieco.

Uomo magro                 - Come?

Uomo grasso                 - Il cieco e il cane del cieco. (Nella battuta sarebbe preferibile che venissero mimate le parti che lo consentono e che l'uomo grasso si toccasse le parti del cor­po che viene nominando) Il cieco e il cane del cieco hanno solo in apparenza destini, uguali, analoghi. Il cieco, le pal­pebre mangiate dalla tramontana, un sorriso sulle labbra, scuote le monete nella sua tazzina di piombo, scuote le mo­nete nella sua tazzina di piombo all'angolo più ventoso di tutta la città. Quando tutto tace si gratta bestemmiando. Tutti i passi che ode, tutto il giorno bestemmiando (pausa) bestemmiando, ecco. (Si siede)

Uomo magro                 - (urlando) E il cane?

Uomo grasso                 - (scattando in piedi) Il cane del cieco la pancia gelata sulla pancia sulla terra gelata sbava dalla fa­me sulle scarpe del cieco lacrimando di congiuntivite. A volte gli morde i piedi sperando di saziarsi o di di di tra­mandargli i suoi mali. Perché i loro destini sono diversi? Il cane non ricorda più che potrebbe avere un canile, pol­pa bollita, un canile. Il cieco invece lo ricorda benissimo. Dunque l'odio del cane è assoluto, quello del cieco relati­vo. (Si siede di schianto)

Uomo magro                 - Quali tensioni in gradi cosi diseguali di consapevolezza.

Donna                            - Non è possibile fare qualcosa?

Uomo magro                 - Non sia ridicola.

Donna                            - Ma l'intelligenza è proprio mettere insieme stru­menti artificiali...

Uomo magro                 - Stia zitta. Mi dia tempo. Datemi tempo. (Pausa) Ma voi mi avete già dato tutto il tempo vostro; e non è servito. (La donna fa per parlare ma l'uomo magro la trattiene) No, aspetti, a volte un nulla mi separa dal compimento di un atto. Eppure devo vivere e pensare mol­to prima di attuarlo. Immagino solo che distruggere la propria memoria fisica sia il movimento stesso d'una nuo­va nascita.

Donna                            - Può dare una grande pace.

Uomo magro                 - Ma io non cerco la pace. Cerco... Atti indi­menticabili.

Donna                            - Pensi a tutte le immagini che esistono anche se non possono essere osservate direttamente, formate da suoni, colori e altre fonti invisibili di energia.

Uomo magro                 - No, non ora. Potrei supporre di essere un corpo privo di sistema nervoso; ricco solo di grassi e ven­tricoli. Ma da me si richiedono ancora circostanze note­voli.

Donna                            - (indicando attorno) Sono queste le circostanze notevoli?

Uomo magro                 - Non ho detto che debbano essere moti­vate.

Donna                            - Fantasmi di idee.

Uomo magro                 - Non voglio motivi, non voglio ragioni.

Donna                            - Allora io le ho offerto una via d'uscita.

Uomo magro                 - Sono stato io a immaginarla, a forzarla.'

Donna                            - Ma io le ho detto che tutto il resto non conta.

Uomo magro                 - Era chiaro da sempre.

Donna                            - Smettiamola. Esiste. Sarà un aiuto all'azione.

Uomo magro                 - Lo credo anch'io.

Donna                            - Vuole provare davvero? 61

 

Uomo magro                 - Devo provare. Non ho più niente altro.

Donna                            - Non ha paura?

Uomo magro                 - Questo neanche conta.

Donna                            - Non aspetti più allora.

Uomo magro                 - (rivolto all'uomo grasso) Tu?

Uomo grasso                 - (si alza) Il rosso è un colore molto umano e irritante. (Si passa le mani sul volto) Ma quello che ho sotto gli occhi non è rosso è viola profondo. E le fessure della pelle intorno al naso e alla bocca sono gialle quasi verdi. Le vene, qui, azzurre e la sua barba- (indica l'uomo magro) è bianca e nera a chiazze- (indica la donna urlando, eccitato) ma le sue mani, le sue mani bianche anche se impegnate in doveri elementari le vedo che lavano e carez­zano, lavano e carezzano vergogne...

Donna                            - Stia zitto... ! ! !

Uomo grasso                 - Anche se usate...

Donna                            - Stia zittoooo. (All'uomo magro) È cosi che vuo­le andare avanti? Non vede che questo riferisce banali ten­denze della sua anima?

Uomo grasso                 - Non è vero.

Donna                            - (all'uomo grasso) Vuole altri particolari?

Uomo grasso                 - Sia gentile, sia gentile.

Donna                            - Dico che lei nasconde una vita infame.

Uomo grasso                 - Un pover'uomo solo.

Donna                            - A volte ricordo il suo profilo.

Uomo grasso                 - Non lo dica.

Donna                            - Mi chiedo se dovrei considerarla un mio simile.

Uomo grasso                 - La prego.

Donna                            - (urlando) Reagisca!

Uomo grasso                 - Stia zitta.

Donna                            - Anche ordini adesso?

Uomo grasso                 - Ma mi guardi.

Donna                            - Non voglio più guardarla.

Uomo grasso                 - Mi guardi.

Uomo magro                 - (contemporaneamente) La guardi invece. Guardiamoci tutti.

Donna                            - (all'uomo magro) Non intervenga, ora.

Uomo magro                 - Come posso tentare qualcosa in queste cir­costanze?

Donna                            - La finisca di piangere.

Uomo magro                 - Io, piangere? (L'uomo grasso fa per sgat­taiolare fuori ma la donna lo trattiene per un orecchio)

Donna                            - La smetta di piangere. Osservi. Non vede che tutto le sfugge?

Uomo magro                 - Non mi provochi.

Donna                            - Si guardi intorno, fantasma.

Uomo magro                 - Mi insulta?

Donna                            - Posso farlo. Quando tutto le sfugge sotto gli oc­chi.

Uomo magro                 - Non è vero, non è possibile.

Donna                            - (all'uomo grasso) Gliela dica lei la verità.

Uomo magro                 - Ho occhi e orecchi dappertutto. Niente mi coglie mai di sorpresa, bugiarda.

Donna                            - Vuole una sorpresa?

Uomo magro                 - Voglio la verità.

Donna                            - (all'uomo grasso) Racconti, ora.

Uomo grasso                 - Non mi faccia male.

Donna                            - Racconti, racconti.

Uomo grasso                 - Cosa? Non ricordo.

Donna                            - (all'uomo magro) Vuole saperlo come mi ha pre­so la prima volta?

Uomo grasso                 - Io? Io?

Donna                            - Vuole saperlo come mi ha avuta?

Uomo magro                 - (urlando) Voglio una verità accecante.

Uomo grasso                 - Io?

Donna                            - Lei, lei. Mi guardi adesso pescemolle.

Uomo grasso                 - Pescemolle.

Donna                            - (all'uomo grasso) Più vicino, pescemolle.

Uomo magro                 - Lo dica adesso.

Donna                            - Con una carotaaaa.

Uomo grasso                 - Non io, non io.

Donna                            - Una carota, una carota.

Uomo grasso                 - (all'uomo magro) Non le crede vero? Non crede a queste bugie.

Uomo magro                 - Esca!

Uomo grasso                 - Chi sa dove l'ha visto, l'ha letto.

Uomo magro                 - Esca.

Donna                            - No, deve restare, è il momento.

Uomo grasso                 - (all'uomo magro) Allora le crede? Crede che io... (Arretra terrorizzato verso la porta)

Donna                            - Sta uscendo.

Uomo magro                 - (strozzato, frugando sotto il cuscino) Non andare viaaaa, (Estrae una baionetta da guerra e con un lungo urlo si precipita sull'uomo grasso scannandolo selvag­giamente. La donna intanto abbassa le luci applicando do­ve richiesto gelatine rosse. Tutto è molle di sangue. L'uo­mo grasso resiste in piedi un attimo spumeggiando poi si abbatte già a metà fuori della porta. La donna si affretta a sospingerlo fuori del tutto e a serrare. Silenzio. Lun­ghissima ansimante pausa. L'uomo magro si avvolge nelle sue lenzuola anch'esse zuppe di sangue)

Donna                            - Perché l'ha fatto?

Uomo magro                 - Non lo so più.

Donna                            - Qualcuno l'ha forzata?

Uomo magro                 - No.

Donna                            - Era necessario, tecnicamente?

Uomo magro                 - Può darsi.

Donna                            - Ne è sicuro?

Uomo magro                 - In questo momento non posso dirlo.

Donna                            - Avverte reazioni fisiche?

Uomo magro                 - No.

Donna                            - Vuole controllare?

Uomo magro                 - Mi creda.

Donna                            - Inquieto?

Uomo magro                 - Inquieto, si. Il corpo...

Donna                            - Come?

Uomo magro                 - Cosciente.

Donna                            - Giustificato?

Uomo magro                 - Queste domande sono indecenti.

Donna                            - Non interrompa.

Uomo magro                 - La prego. Lei non è capace.

Donna                            - Non vuole più andare avanti?

Uomo magro                 - Ho tentato di esplorare la mia sensibilità nervosa. Temo di non essere riuscito ad altro. È tutto.

Donna                            - Come fa a dirlo?

Uomo magro                 - Sono rimasto fisso.

Donna                            - È proprio questo che voleva dire?

Uomo magro                 - Con il massimo di approssimazione.

Donna                            - Credo che dovrebbe condividere i modi dell'e­roismo, di una giustizia terribile.

Uomo magro                 - Non è cosi.

Donna                            - Crede che sia troppo semplice?

Uomo magro                 - No. Non è tutto.

Donna                            - È, passato da funzioni ad attività.

Uomo magro                 - Me ne rendo conto.

Donna                            - Questo non l'aiuta?

Uomo magro                 - No. Non c'è violenza possibile in questi spettacoli.

Donna                            - E non può ricavarne altro?

Uomo magro                 - Aspetti. (Si passa una mano sulla fronte) Queste rughe, e poi queste pieghe molli qui, mi ricordano tutte le esperienze accumulate inutilmente. Sempre speran­do che le une servissero le altre inseguendosi nel corso di molto tempo.

Donna                            - Quanto tempo?

Uomo magro                 - Tutto il tempo che è servito ad organizza­re questa pausa priva di responsabilità. Capace solo di il­lustrare delle vanità, delle immobili vanità, sempre cercan­do un atto effettivo, col solo risultato di abituarmi a que­sto, questo. (Si tasta) Senta i denti. Tocchi, tocchi. (Apre la bocca, la donna gli tocca i denti) Li ha sentiti? Treman­ti, chiusi tra le gengive con bordi rialzati.

Donna                            - Queste non sono le conseguenze che aspetta­vamo.

Uomo magro                 - Non ci sono conseguenze eccetto una. (Pausa) Ora posso dire di essere cieco. Sono cieco. Non posso più vedere. Cos'è questo un lenzuolo? (Tenta un len­zuolo con la mano) Lo sento umido e qui  - (l'uomo magro avanza brancolando per la stanza) qui sento la superficie liscia di un muro. Umida anche questa. Ecco una porta. Se passo una mano lungo questa costa una scheggia di le­gno potrebbe trafiggermi. Sento che potrei essere passato da parte a parte. Invece no. Anche l'aculeo della maniglia mi evita. È ritorto, tondeggiante, inoffensivo. Qui? Cos'è? Una solida sedia adatta a scopi pacifici. Il riposo. Non sento altro. Aria calma e ferma. Niente di quanto mi cir­conda mi può offendere in alcun modo. (È tornato presso il letto) Questo, questo letto morbido, basso. Non ci si può precipitare. Leggero. Non può schiacciare né opprimere. Solo questa umidità di colla mi è estranea. Non la ricor­do. Ma non la posso vedere, definire. Mi sforzo; mi sto sforzando, sbarro gli occhi. Aguzzo i polpastrelli. La sento tra le falangi. Qualcosa mi cola lungo il polso. È una pelli­cola leggera. Appoggio una mano. La sento ancora. È un diaframma tra me e questo muro. Esiste. Vorrei conoscer­la davvero questa novità. Unica novità. Mi aiuti a descriverla. No, aspetti. Non parli. (Si porta la mano alla bocca assaggiando) Non la sento. Sento solo i denti. Il muscolo della lingua. Viscido. Nessun sapore. Forse un dolce vago ma troppo lontano. (Pausa) Non posso fare altro. Devo di­chiarare che ho fallito? (Si siede affranto sul letto) Anche questa volta. Ho l'impressione di essere stato vicino a qual­cosa e di averla mancata per un accidente di poco conto. Dovrei tentare ancora una volta con pazienza liturgica ma non posso più. Forse posso solo dire che dovrei rassegnar­mi e fare a meno di tutto. Ricostruire il cammino di queste rughe cercando di ricordare gli avvenimenti che gli hanno dato vita. È questa la strada?

Donna                            - Qualcosa accadrà prima o poi. (L'uomo magro non risponde) Non può pensare ad altro davvero?

Uomo magro                 - È quasi impossibile.

Donna                            - Capire?

Uomo magro                 - Anche solo ricordare, ricostruire.

Donna                            - Può immaginare qualcosa?

Uomo magro                 - Gambe strettamente fasciate con bende verdi. Rigide contro i pali. Ginocchia gonfie per la marcia. Tremanti.

Donna                            - È tutto? Tocchi le sue mani.

Uomo magro                 - (dopo aver eseguito) Non c'è alcun rumo­re. Legate a movimenti. Fatte di gesti. Della loro stessa inumana sostanza.

Donna                            - Le stringa. (L'uomo magro esegue) Niente?

Uomo magro                 - Nessuna traccia. Solchi naturali, unghie convesse. Nessuna impronta di ciò che hanno accompagna­to. (Pausa) È inutile lei ha fatto tutto quello che era pos­sibile. E io non posso più.

Donna                            - Mi parli di quei soldati.

Uomo magro                 - No, non adesso, ormai...

Donna                            - Forse è un cammino più breve.

Uomo magro                 - Se posso dirlo mi pare che siano morti tutti. Lo vedo dalle gambe molli, le scarpe infangate dei soldati morti.

Donna                            - Non rinunci. Sia più preciso.

Uomo magro                 - Su una scarpa posso vedere una traccia di sangue congelato.

Donna                            - È un'immagine ancora confusa. Guardi tutt'in-torno.

Uomo magro                 - No. Lo abbiamo fatto altre volte. Ora non è più possibile. Non ci sono più campi da bruciare, né schegge che squarciano. Tutto è calmo. Le città attendono con molto ordine. Persone attraversano i ponti sorridendo. Gli alberi si specchiano nel fiume con appena un po' di vento. Tutto viene distribuito e alimentato con orari rigo­rosi. Si direbbe una mattina senza nebbia. Le onde bat­tono leggermente contro la diga foranea. Dalle ciminiere spumeggiano fumi tonificanti. Prospettive allineate di ca­se lungo i viali, secondo leggi naturali; vetture pubbliche con campanelli. È tutto. Non ho più paura. Posso muover­mi ancora, toccarmi, forse urlare.

Donna                            - (dopo una lunga pausa) Ne è certo?

Uomo magro                 - Si.

Donna                            - E non l'aiuta?

Uomo magro                 - Per ora no.

Donna                            - Ha bisogno di altro?

Uomo magro                 - Altro cosa?

Donna                            - Altro in generale. Oltre quello che abbiamo vi­sto e fatto.

Uomo magro                 - Forse, forse di qualcosa che cambi. Idee. Ci sono molte parole che non mi è più possibile pronun­ciare.

Donna                            - Le connetta in silenzio.

Uomo magro                 - Non posso neanche.

Donna                            - Sempre?

Uomo magro                 - Spesso.

Donna                            - Nei momenti in cui ne ha più bisogno, vero?

Uomo magro                 - No. Nei momenti in cui dò loro un attri­buto di verità.

Donna                            - Immagino che sia per questo allora che non vuole riflettere davvero su ciò che è accaduto.

Uomo magro                 - Dove?

Donna                            - Qui.

Uomo magro                 - Per questo e per altre ragioni.

Donna                            - Provi lo stesso.

Uomo magro                 - La prego.

Donna                            - Provi. (L'uomo magro scuote la testa nel dinie­go. La donna lo trascina riluttante fino al centro della stan­za. Poi si apparta)

Uomo magro                 - Devo riflettere. Ha detto che devo riflet­tere. È accaduto qualcosa?

Donna                            - Un delitto.

Uomo magro                 - Chi è stato ucciso?

Donna                            - Un povero sarto.

Uomo magro                 - Come?

Donna                            - Crudelmente. Pugnalato al ventre.

Uomo magro                 - (tremando) Chi l'ha ucciso?

Donna                            - Lei.

Uomo magro                 - (dopo una pausa) Il delitto. E le sue circo­stanze. L'ira vestita da giustizia che lo muove e poi l'og­getto. È cosi?

Donna                            - Si.

Uomo magro                 - Alle volte negli occhi degli adolescenti ricordo la stessa paura che era la mia. Allora mi abbando­no alle fantasie. (Ansima, suda) Un debole, certo, non un malvagio. E se uno stimolo impuro mi avesse spinto? Due volte dannato: per l'atto e per i suoi motivi. (Si accascia, la donna lo soccorre, gli massaggia le tempie, lo aiuta a rialzarsi) Non so cosa pensare. Immagino di essere stato in qualche modo ingannato. (Si arresta)

Donna                            - Ancora.

Uomo magro                 - Immagino di sentirmi direttamente colpe­vole.

Donna                            - È, colpevole, è colpevole.

Uomo magro                 - Di essere colpevole del molto male... (Crol­la al suolo. La donna prova a rianimarlo ma senza esito. Esce dalla stanza allora e vi torna poco dopo accompa­gnata dall'uomo grasso. Insieme sollevano l'uomo magro, lo adagiano sul letto. Poi si ritirano intenti in un angolo. L'uomo magro balza d'improvviso a sedere urlando) È di là, l'ho visto. Sangue da tutte le ferite. Assassini lo inse­guono. Giovane, ferito. Devo scacciarlo. Aiutatemi, aiuta­temi.

Donna                            - Non cosi, non cosi.

Uomo magro                 - La prego, mi aiuti. Non posso più vederlo. Non posso vederlo. Guardi il suo abito. Uniforme. Via que­sta mano. Via, via! La prego, via. Non mi tocchi, non toc­catemi.

Donna                            - Non gridi, non serve.

Uomo magro                 - Grido, respiro. Sono in un ospedale, un sotterraneo. Tutto è finito, l'aria è guasta il sangue è gua­sto. Ho paura.

Donna                            - È solo una tensione dei nervi.

Uomo magro                 - Procedo, cammino tra macchine onnipo­tenti, violente. Tra i loro prodotti; non posso più definir­mi di fronte a nulla. Non sento più dolore.

Donna                            - Lei è innocente.

Uomo magro                 - Non sono innocente.

Donna                            - Innocente.

Uomo magro                 - Non soffro per le mie colpe.

Donna                            - Ha saputo fissare lo sguardo per un istante; ha provato.

Uomo magro                 - Non lo dica. Ho camminato. Seguendo fino alla fine le volte del sotterraneo ho toccato il fantasma della mia vittima. Non è servito, ho paura, pauraa (lunga pausa) voi non mi avete aiutato.

Uomo grasso                 - (facendosi avanti) Io l'ho aiutata come potevo.

Uomo magro                 - Tu come tutti gli altri.

Donna                            - (all'uomo grasso) Sta' zitto.

Uomo magro                 - È troppo tardi. Unico strumento questa mano con l'indice teso; appesa a un filo. Ho aspettato che mi indicasse la direzione da seguire. Senza risultati.

Donna                            - (raccoglie da terra dove giaceva un'ampolla con del latte e mostrandola all'uomo magro) Guardi, questo liquido che trema senza pace.

Uomo magro                 - Lo guardo.

Donna                            - Perfino lui riflette tutti i colpi anche lontani­ti tre fissano per gualche tempo la sfera bianca)

Uomo magro                 - Dobbiamo rifare tutto. Dove c'era ten­sione ora c'è solo un grande getto vuoto. (Si alza dal letto barcollante aiutato dai due. Tutte le istruzioni che l'uomo magro sta per impartire saranno eseguite dalla donna e dall'uomo grasso fino a far assumere alla stanza un nitore asettico e immacolato) Su quel letto voglio lenzuola asciut­te       - (esecuzione) ora dobbiamo tentare una storia. Datemi da bere  - (esecuzione, poi rivolto all'uomo grasso) avvicina­ti         - (lo degrada, gli strappa le spalline, gli ori, le decorazioni) la tua rappresentazione è finita            - (alla donna) anche la sua. Più luce   - (esecuzione) fino a questo momento i nostri scam­bi sono stati assai poco consapevoli. Abbiamo fatto ricorso a sotterfugi. Ci siamo solo spiati. Imitati. Ora vorrei molto silenzio, movimenti cauti, voci smorzate perché quello che sta per accadere, quello che aspettavamo, non ha appello.

Donna                            - Allora non possiamo fare più nulla per lei.

Uomo magro                 - Si invece, servire finalmente. (All'uomo grasso indicando la sua uniforme) Questi colori sono of­fensivi. Cambiali. (Esce l'uomo grasso. Alla donna) Vuole andare anche lei? (Esce la donna, al loro rientro avranno l'aspetto di un sarto e di un'infermiera d'ospedale. La don­na in particolare finirà di indossare in scena, mentre l'uo­mo magro pronuncia la sua battuta, calze lunghe di cotone bianco provocando quasi con ostentazione l'uomo gras­so. Durante l'assenza dei due l'uomo magro resta immobi­le, in piedi al centro della stanza, concentrandosi. Poi, al loro cauto e silenzioso rientro) Eccomi di nuovo qui. Non mi sono allontanato. Sono molto debole ma vorrei ricor­dare egualmente il cielo e le costellazioni visibili in questo emisfero. Le lame della mia macchina e le case che non esistono più. Le montagne col loro contenuto di dolore. Le strade e i pericoli non visti. Questi fatti che abbiamo pas­sato in rassegna suggeriscono l'idea di riallacciare le cose alla coscienza ma questa somma, questo insieme di sven­ture, di tentazioni, di colpi, ha indebolito il mio fisico, forse senza riparo. Ora posso dire che qualcosa veramente accadrà perché ho ristretto la mia consapevolezza a questi confini (allarga le braccia) che domino, proteggo e cono­sco. Vi prego portatemi a letto. (Donna e uomo grasso ada­giano  l'uomo magro sul letto)

Donna                            - Vuole riposare?

Uomo magro                 - Servirà?

Donna                            - Credo di si.

Uomo magro                 - No, mi lasci cosi. Abbassi la luce. (La donna fa cenno all'uomo grasso che segue)

Donna                            - Ha stimoli fisici?

Uomo magro                 - Prendo coscienza dell'ossessione dei mu­scoli. Del corpo. La testa ampia e violenta.

Uomo grasso                 - (alla donna)  Come va la  temperatura?

Donna                            - Irregolare.

Uomo magro                 - Non è male. Riconosco i reni. La gola: sin­ghiozzi, affanno.

Uomo grasso                 - (alla donna) Orine?

Donna                            - Cariche.

Uomo magro                 - (senza interrompersi) Gli occhi ancora ve­loci, le articolazioni non interrotte, il fegato generoso, il seme serpeggiante.

Uomo grasso                 - (c. s.) Delira?

Donna                            - È sotto controllo.

Uomo magro                 - (continuando) Chi fallirà per primo? Chi mi tradirà?

Uomo grasso                 - Altre analisi?

Uomo magro                 - Il campo di applicazione era sterminato.

Donna                            - Il risultato non cambierebbe.

Uomo magro                 - Eccomi come unità responsabile.

Uomo grasso                 - Cosa aspettiamo?

Donna                            - La fine.

Uomo grasso                 - (alla donna) Mi vado a sedere. (Si siede su una delle sedie)

Donna                            - (all'uomo magro) Vuole qualcosa?

Uomo magro                 - Ho attraversato questo luogo in ogni di­rezione.

Donna                            - Lo so.

Uomo magro                 - Patetico, vivo.

Donna                            - Si.

Uomo magro                 - Adesso la salvezza è qui. (Indica se stesso)

Donna                            - Stia immobile.

Uomo magro                 - Sa nulla?

Donna                            - Stiamo aspettando.

Uomo magro                 - Sono impaziente.

Donna                            - Tutto si compirà.

Uomo magro                 - Voglio che tutto sia veloce. Ben fatto.

Donna                            - Sarà uno scioglimento.

 

Uomo magro                 - Non posso quasi crederlo. (Pausa) È a po­sto ogni cosa?

Donna                            - Si.

Uomo magro                 - Pensa che sarò in grado?

Donna                            - Direi di si.

Uomo magro                 - Questa città è deserta, vero?

Donna                            - Immobile, fino alla riva del fiume.

Uomo magro                 - E di là?

Donna                            - Non lo sappiamo.

Uomo magro                 - Dovreste provare prima o poi.

Donna                            - Non se ne preoccupi.

Uomo magro                 - (indicando l'uomo grasso) Crede che vorrà parlare ancora? (La donna invita con un cenno l'uomo grasso che, alzandosi)

Uomo grasso                 - In piedi ero sopraffatto dall'orgoglio. Ho gettato un'occhiata intorno con la fatica di un attore for­zato all'originalità, strumento di un desiderio collettivo. Ho tentato soluzioni ridicole assetato di novità. Ho sbagliato a scartare tutto quello che già potevo scorgere direttamente... (Si risiede)

Uomo magro                 - ... ora giaccio. E nella generale mancanza di alterazioni sarà quello che sta per compiersi il solo atto ca­pace di mutamenti definitivi.

Donna                            - Ha finito? (L'uomo magro annuisce)

Uomo grasso                 - (alla donna) Novità?

Uomo magro                 - Ho paura.

Donna                            - Aspetti. Non tremi.

Uomo magro                 - Sarò capace?

Donna                            - Ne sono certa.

Uomo magro                 - Mi aiuti se sarà necessario.

Donna                            - Stia tranquillo.

Uomo magro                 - È molto penoso.

Donna                            - Sarà finalmente efficace.

Uomo magro                 - Ho molta paura.

Donna                            - Siamo qui.

Uomo magro                 - È l'ultima prova.

Donna                            - L'abbiamo preparata a lungo.

Uomo magro                 - Il cuore, sento il cuore adesso.

Donna                            - Ci vuole molta forza, molta forza. (Lunga pausa di silenzio dolorosissimo)

Uomo magro                 - Vorrei dire ancora qualcosa.

Donna                            - Ci sono abbastanza dettagli perché si capisca. (L'uomo magro respira con affanno, stralunato. Il suo re­spiro si fa rantolante. La donna fa cenno all'uomo grasso di attenuare le luci. Questi esegue. I due contemplano l'uomo magro ormai agonizzante fino al suo ultimo respiro. La don­na gli tocca il polso, gli osserva l'occhio poi, dopo avergli abbassato le palpebre gli copre il volto col lenzuolo. I due escono. L'uomo magro fa con la mano un gesto come per trattenerli, poi rinuncia. Le luci scendono lentamente fino al totale buio)

FINE

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