Dramma in tre atti
di Francesca Sangiorgio
Editrice Ancora Milano
1947
PERSONAGGI:
Raimondo Serravalle
Edoardo Valmine
Ada
Lea
Ezio Lamberti
LAvvocato
Il fattore
Linfermiere
Toniola
ATTO PRIMO
Una grande sala di soggiorno ammobiliata con un certo lusso pesante e un po' lugubre, di altri tempi. Ordine meticoloso, mobili scuri, annosi, massicci. Sulla parete di fondo una finestra ed una portafinestra, celate da lunghi, scuri tendaggi. Nel centro un grande quadro che rappresenta una giovane donna: sotto il quadro una mensola con un lumino acceso. Porte. All'alzarsi del sipario sono in scena Ada e Lea, la prima intenta a leggere, la seconda a ricamare su un piccolo telaio portatile. Sono due ragazze di bellezza comune, molto semplici nell'abbigliamento. Vestono di scuro. Ada ha venticinque anni, ma ne dimostra qualcuno di pi per il gestire posato, un po' stanco, e gli occhi seri e malinconici. Lea ne ha venti ed pi irrequieta, vivace, impaziente.
Lea (abbassando il telaio verso Ada) Dici che va bene?
Ada (senza alzare gli occhi dal libro) Bene... cosa?
Lea Il mio lavoro. Ti pare che vada? Oppure... Ma s, io ci farei ancora un ricamino qui. Magari un flore. Un fiorellino rosa. Che te ne pare?
Ada Se non mi dici cosa vuoi farne del tuo ricamo.
Lea Un collettino da mettere sull'abito nocciola. Sai, l'abito nocciola a pallini bianchi.
Ada Ma ancora presto per indossare un abito cos leggero. Avresti freddo. Non vedi che giornate abbiamo?
Lea Oggi una giornata bellissima.
Ada La prima, dopo quindici giorni di pioggia. Ed anche poco fa il cielo tendeva a rannuvolarsi. facile che domani piova di nuovo.
Lea Ma siamo in aprile, Ada. In primavera. Stamattina ho visto la figlia del dottore con un cappello di paglia. Proprio. Un cappello di paglia di Firenze. E c'erano tante ragazze con mazzolini di viole appuntati sull'abito. (Stizzita, appoggia con leggerai violenza il piccolo telaio sul tavolo che le accanto) Non so perch in casa nostra la primavera debba sempre giungere con ritardo.
Ada Questa un'impressione tua. Del resto, basta che giunga...
Lea Se giungesse... se giungesse davvero. Ma sai anche tu benissimo che in realt non giunge mai. come se fosse sempre inverno, per noi. (Dopo un attimo di silenzio irritata, riprende in mano il lavoro) Insomma, cosa ne dici del mio colletto?
Ada Dico che va benissimo. Anzi, ti consiglierei di non aggiungere niente.
Lea (guardando attentamente il ricamo) Nemmeno un fiorellino rosa?
Ada Rosa certo no. se vuoi usare il colletto sull'abito nocciola.
Lea Gi, tu sei come il nonno; hai la mania degli abiti scuri. Mai che possa farmi un abito un po' chiaro... Ed ora, neppur pi un fiorellino rosa. Nessuno che si ricordi che ho vent'anni.
Ada Anch'io ho avuto vent'anni, Lea. Ed ora, ne ho venticinque. Sono meno di quello che tu credi venticinque anni. Eppure (indica il proprio abito severissimo) il nonno contento cos. Sai, per la povera mamma.
Lea Gi, la mamma. Poveretta... Ma sono ormai dieci anni che morta.
Ada Era la sua unica figlia. L'adorava. Ed sempre come il primo anno, per lui. E poi c' pap, con quella sua salute tanto incerta. Anch'io aspetto la primavera. Il dottore ha detto che c' speranza che la buona stagione possa influire.
Lea Oh, s. Speriamo. Io penso che si rimetter, se non proprio perfettamente, almeno in modo discreto. Non detto che la sua asma sia cronica. Oggi, per esempio, stava meglio, proprio meglio. uscito persino, dopo un mese che non metteva piede fuori di casa.
Ada (allarmata) Solo? Ma un'imprudenza!
Lea Non solo. Con l'infermiere, s'intende. (Osserva di nuovo il suo lavoro) Quasi quasi, accetto il tuo consiglio e lascio stare cos. Semplice e distinto. E qualcuno... Qualcuno mi ha detto che la semplicit l'espressione pi simpatica dell'eleganza.
Ada (senza interesse, riabbassando gli occhi sul libro) Qualcuno... Chi?
Lea (impacciata, gi pentita di ci che ha detto) Ma... Sai... c' sempre qualcuno che dice qualcosa di simile. La figlia del dottore...
Ada stata la figlia del dottore?
Lea (molto confusa) Oh, no, quella l... Una superbia sempre che non ti dico... E maligna... Cos maligna, sapessi...
Ada (ora interessata) Ma insomma, si pu sapere chi quel qualcuno?
Lea Te lo dir, Ada. Ma, per carit, che il nonno non lo sappia.
Ada Si tratta di qualcosa che il nonno non deve sapere?
Lea Non credere... Niente di male. Ma tu lo conosci, ha delle idee... Certe volte mi irrita, ma poi mi fa pena. Guai se qualcuno entra in giardino senza un suo esplicito permesso, guai se uno sconosciuto bussa al portone. Sospetti, indagini, supposizioni di ogni genere. Tutti sono ladri, secondo lui, tutti assassini... triste vivere cos! E poi il ritratto della povera mamma senza un fiore... Mi fa pensare a certe povere tombe dimenticate! Eppure col nonno impossibile discutere.
Ada Forse vuol pensarla ancora viva. Per lui, non completamente morta. (Alza gli occhi al ritratto).
Lea (guarda a sua volta il ritratto) Invece... assurdo, lo so, ma a me sembra ancora pi morta, cos... E poi, tanto lontana e sola.
Ada (si passa una mano sulla fronte come a scacciarne un pensiero doloroso. Pausa. Poi, cercando di cambiare discorso) Ma non mi hai ancora detto chi quel famoso qualcuno.
Lea (con un risolino impacciato, ma felice) ... immagina un po'... il forestiero di Villa Rosmini. Lo sapevi... vero?... che era stata affittata?... Un bel giovane, non tanto ben vestito, anzi piuttosto trasandato, ma con una faccia tanto allegra e simpatica. Mi stato presentato dal farmacista. Ero entrata a chiedere la solita carta asmatica per il babbo, ma mi lamentavo che non serviva a nulla ed ho chiesto se non c'era qualcosa di pi efficace. Allora il farmacista mi ha indicato un giovane bruno, che stava leggendo il giornale appoggiato al banco. Chieda a lui mi ha detto. laureato in medicina e viene dritto, dritto dall'America. Chiss che non possa darle qualche consiglio per suo pap. E cos ci ha presentati.
Ada Ah! E poi?
Lea Oh sai! Naturalmente non mi ha consigliato niente di speciale, ma abbiamo parlato un pochino. Poi, due giorni dopo, ci siamo incontrati di nuovo, vicino alla fontana, e mi ha salutata sorridendo, come se volesse fermarmi. Ma io sono scappata via. Credo di essere un po' timida... ed anche molto impacciata. (Con improvvisa amarezza) Non vediamo mai nessuno! Il notino sempre cos strano! Se qualcuno accenna soltanto ad una possibile visita va su tutte le furie. Eppure non tutti sono delinquenti e manigoldi. Per esempio, il dottor Lamberti...
Ada Chi?
Lea Lui... quel giovane... Da qualche giorno ci incontriamo spesso. Incontri casuali da parte mia, beninteso... Da parte sua non so. Ad ogni modo, soltanto un saluto, due parole e niente pi, ma ieri mi ha detto che desidererebbe conoscere la mia famiglia. Ma come faccio io? Di' tu. Come faccio?
Ada Se si tratta di una cosa seria, chiss che il nonno non si persuada. Potresti frattanto parlarne al babbo.
Lea Al babbo? Ma come debbo regolarmi? Sta sempre cos poco bene! E non apre bocca se non per chiedere le sue medicine. Io, poi, lo vedo cos di rado! Sai bene che rimane chiuso nella sua camera per la maggior parte della giornata e vuole soltanto te. Tu, forse...
Ada Vuoi che gliene parli io?
Lea S, s, ti prego. Pensaci tu. Io non oserei mai. Come te ne sar grata! (Bacia la sorella, poi, riprendendo il telaio, civettuola) Ed ora, dimmi un po'! Lo metto o non lo metto il fiorellino rosa?
Ada (a voce bassa, come di avviso) Il nonno.
(Raimondo Serravalle entra da destra seguito dal fattore. un vecchio robusto e solido che non dimostra i suoi ottant'anni. Gestisce multo, come in preda ad una latente, eterna irritazione).
Raimondo (continuando un discorso gi iniziato) D'accordo, neh, Drea? Mi raccomando. Energia ci vuole. Niente debolezze. Non lasciarti prendere dai piagnistei. Tu sai come sono le donne. False come Giuda e Satanasso messi insieme. (Alle nipoti) E voi, che fate qua dentro? Libri e ricami, naturalmente. Cianfrusaglie da mettervi addosso e grilli da ficcarvi in capo. Via, via. Lasciate quella roba e andate di l, dalla Toniola. Quella ragazza una peste. L'ho vista proprio adesso che usciva dalla biblioteca. (Accorgendosi che Ada vuole interromperlo) S, s... Ti dico che usciva dalla biblioteca. Ed io non voglio che si entri l senza mio permesso. Gi, la vostra fissazione della spolveratura. Ma perch non spolverate sempre voi? E poi, basterebbe una volta al mese.
Ada Ma nonno! Ogni tanto un po' di pulizia necessaria.
Raimondo Bella roba, la tua pulizia. Con la scusa della pulizia mi togli le tende, mi spalanchi le finestre. La gente pu guardar dentro, vedere quello che facciamo. Io, in casa mia, voglio viverci tranquillo. Do forse noia agli altri? Ficco il naso nelle faccende degli altri? E perch gli altri debbono ficcare il naso in casa mia?
AdaSta' tranquillo, nonno. Nessuno ha intenzione di darti noia.
Raimondo E Toniola? E Toniola? Quella mocciosa, con la scusa che qui soltanto da due giorni e non conosce la casa viene sempre a ficcarsi fra i piedi. (A Lea) Tu, va a preparare il caff... Forte... Molto forte... Tuo padre sta per rientrare. Ma gi. Se non ci penso io. Voi due avete sempre la testa fra le nuvole.
(Senza parlare, Lea esce. Ada fa l'atto di seguirla, ma Raimondo la trattiene) Aspetta, tu.
(Al fattore) In quanto a te, sai come devi regolarti. Fila da quella gente... subito, intesi? Subito... e spiattellaci sul muso chiaro e tondo, che non ci sono santi. Quel castagno lo voglio tagliare e lo tagliere. Che se le comprino le castagne, se ci tengono tanto. E non ricomincino a strillare che non hanno niente da dire. Il contratto scaduto.
DreaDa una settimana soltanto, veramente. Sono tutte donne, signor Raimondo; non se ne intendono di queste cose. Credevano di poterlo rinnovare.
Raimondo Credevano... credevano... scaduto e basta. E, in ogni modo, io non lo avrei rinnovato. (Pausa) Donne? E cosa me ne importa se sono donne? Se la cavano meglio che se fossero uomini, quelle l..
Drea Oh, per questo lavorano tutte dalla mattina alla sera, che un piacere vederle. Ma non nuotano certo nei quattrini.
Ada Poverette! Si arrangiano come possono, ma tirano avanti a stento.
Raimondo Ed io ti dico che sono ricche. Non vedi che salute? (A Drea) Quanti anni ha la vecchia?
Drea Ne ha finiti ottantadue il mese scorso.
Raimondo Ottantadue. (Pausa) Mia figlia morta che non ne aveva ancora trentacinque. (Pausa. Poi altro tono di voce) Il castagno lo taglio. E se poi non vogliono capire la ragione, ci mando l'avvocato. Lo aspetto proprio oggi.
Drea Mi scusi signor Serravalle, ma lei pensa davvero che per una pianta valga proprio la pena di tirarsi addosso tanti grattacapi? Per due giorni che s'ha da vivere, sarebbe meglio starsene in santa pace.
Raimondo E a te, che te ne importa? Voglio che sia cose cos deve essere, dovessi mangiarmi tutti i campi e le vigne e i prati... ed anche quell'angolo di cimitero in cui andr a marcire. Ma sta' attento tu, piuttosto, che non scopra che te la fai con quelle canaglie. Ho visto ieri tuo figlio che se la intendeva con una delle ragazze. Che non ti venga in mente di venirmi a parlare di un simile matrimonio. Di te, Drea, mi sono sempre fidato, ma se cominci a ciurlarmi nel manico... Sai che non sono pasta dolce da farci pan di Spagna!
Ada Ma nonno!... Drea da tanti anni al tuo servizio... E Lea ed io abbiamo giocato con i suoi figli!
Raimondo Giocare? Eh, s, i bambini giocano insieme e poi si fanno lo sgambetto. Tale e quale come i grandi. (Si ode l'abbaiare furioso di un cane-lupo. Raimondo ha un gesto brusco. Il viso gli si fa rosso, torvo, sospettoso). Doro abbaia. C' qualcuno, Drea. Qualcuno che vuole entrare e che non di casa. Va'. Va' a vedere. E se c'qualcosa di nuovo vieni a dirmelo. Tutto. Ricordati bene. Tutto.
(Drea esce. Raimondo si avvicina alla finestra, ne solleva li tendaggi e scruta fuori).
Ada Volevi dirmi, nonno?
Raimondo Sei ancora qui?
Ada Mi avevi detto di aspettare.
Raimondo Dovevi capirlo da te cosa volevo dirti. Sai quali devono essere le istruzioni per Toniola. In camera mia, nella biblioteca e nel salotto non deve mettere piede se non in mia presenza. E non esserci sempre fra i piedi, farsi notare il meno possibile. Il suo posto in cucina. In quanto alla sua famiglia, non voglio estranei in casa. Se la vada a vedere alla domenica. Baster. Anzi... ogni due domeniche. Ho prese tutte le informazioni. Brava gente, pare, ma chi pu giurarci?
Ada Oh, per questo... Brava gente, davvero. Si pu esserne sicuri.
Raimondo Sicuri? Mai s pu essere sicuri. Sorprese se ne hanno sempre nella vita. E brutte; sempre brutte. (Amaro) Ho ottantanni e so soltanto io quello che ho visto. Sicurezza? Fiducia? Ah, ah... Bella roba, la fiducia. Tu credi, ti illudi, speri... e poi... e poi... Un gioco di bussolotti, la vita. Canaglie. Canaglie tutti. (Pausa) Fiducia? (Indica il ritratto) Lo sa quella poveretta cos' la fiducia... A proposito, di' a Toniola che quel ritratto non deve toccarlo. Mai. Per nessuna ragione. E mai metterci un fiore. Si ricordi bene.
Ada (incerta) Va bene, nonno. Glielo dir... Ma... ma non credi che la mamma sarebbe contenta di avere ogni tanto qualche fiore? cos triste e spoglio il suo ritratto!
Raimondo (improvvisamente furioso afferra la nipote per un braccio e la scuote con violenza) Fiori? Fiori a lei? No, no. Lei non pu volerne... non ne vuole fiori. C' qualcuno, qualcuno che l'ha uccisa, e noi non sappiamo raggiungerlo, e fargli soffrire quello che lei ha sofferto. Nemmeno io... nemmeno io... (China il capo, ha un lungo, sordo singhiozzo) Lo cerco, lo inseguo... e non lo raggiungo.
Ada (con un'espressione pi perplessa che sorpresa o addolorata) Ma non morta di polmonite, la mamma? (Pausa) Io ero in collegio, allora.
Raimondo (incerto, come pentito di ci che ha detto) S.
Ada E il babbo era in America.
Raimondo In America. (Parla come in sogno, preso da ricordi che lo ossessionano).
Ada Si sempre parlato di polmonite.
Raimondo (lento, con dolore profondo) Polmonite, s... ma il suo cuore... il suo povero cuore... come avrebbe potuto resistere con quello che aveva dovuto soffrire? (Pausa) Cose lontane... (Nuova pausa, poi, minaccioso) Non pensarci. Vieni qui. (La fa avvicinare alla finestra, le scruta il viso, poi l'allontana da s con violenza) Non le somigli. Sei brutta, tu. E lei era cos bella!...
Toniola (dall'interno, a sinistra, timida) permesso?
Raimondo Chi c'? Ah, Toniola. Avanti, avanti.
Toniola (una timida ragazza, sui sedici anni) C' un signore. La signorina Lea mi ha detto di dire che l'avvocato e se posso farlo entrare.
Raimondo Va bene. Che venga.
(Da sinistra entra l'avvocato - anziano, occhialuto - e scambia qualche frase di saluto a soggetto con Ada, che poi esce con Toniola. Altri saluti a soggetto con Serravalle).
Raimondo (ironico) Si segga, si segga, caro avvocato. Eccola qui di nuovo. Attendevo una sua lettera e mi sono visto giungere invece il suo telegramma. Vedo che i viag-getti non le spiacciono.
Avvocato Ho creduto meglio venire di persona. pifacile intendersi. Tanto pi trattandosi di affari piuttosto delicati... Ma ripartir fra due ore.
Raimondo Beh! Mi dica un poco. Come va la causa coi Rossi? Riusciremo a far capire la ragione a quegli ostinati?
Avvocato C' da sperarlo. La lite verr discussa in pretura dopo domani ed io mi auguro che tutto vada nel migliore dei modi. Il Codice dalla nostra. Naturalmente, per, non posso garantir nulla in modo assoluto.
Raimondo (irritato) Ma avevo io, si o no, il diritto di far alzare di un piano quella casa? Di chi era quella casa? Mia. Di chi il terreno? Mio. Ed allora? Se poi di fronte ci abita un messere che ha la fissazione di volere il sole in casa, io non posso farci niente. Che vada a goderselo fuori il suo sole. Oppure venda la casa e se ne compri un'altra. O meglio ancora, se la alzi anche lui di un piano o di due o di cento, che il diavolo se lo porti.
Avvocato D'accordo. Ma bisogna rilevare che si tratta di persona inferma, impossibilitata ad uscir di casa. La famiglia ha cercato di venire ad un accordo, ha fatto il possibile per evitare la lite ed il suo atteggiamento conciliativo pi temibile di qualsiasi violenza, perch pu influire su chi deve giudicare, a nostro sfavore. Ad ogni modo, spero di spuntarla ugualmente. C' invece la faccenda del bimbo del cavaliere Anselmi. Il padre furioso. Pare che il ragazzo ne abbia per un mese di letto.
Raimondo Parler io al cavalier Anselmi. Se lei non ha l'energia per far valere le mie ragioni ci penser da solo. Il bambino ne ha per un mese di letto? Ebbene, che se ne stia a letto. Se lo meritato, quel ladruncolo.
Avvocato Via, signor Serravalle, mi permetta, data la nostra lunga amicizia, di parlarle da amico e non da legale. Chiamar ladruncolo un bambino di nove anni perchscavalca una siepe e coglie due fiori, qualcosa non solo di giuridicamente inesatto, ma anche di illogico. D'altra parte un termine che la legge non ci consentirebbe di usare. Il padre...
Raimondo (interrompe, violento) E lasci stare il padre. Peggio per lui! Doveva allevarselo meglio, suo figlio. E custodirselo in casa. I fiori erano miei, ,la siepe mia e mio il giardino. Tutto mio. Fuori del portone c' tanto di targa: Attenti al cane .
Avvocato Doro feroce.
Raimondo Se non fosse feroce non lo terrei. Vivo in campagna; i dintorni formicolano di vagabondi. Mi forse vietato di prendere le necessarie precauzioni per la sicurezza mia e della mia famiglia? E non se ne prendono mai abbastanza, di precauzioni.
(Si alza, passeggia per qualche secondo, taciturno e inquieto, poi va a fermarsi dinanzi all'avvocato in deciso atteggiamento di congedo)
Allora, siamo intesi. Il cavalier Anselmi lo mandi da me. E mi scriva.
Avvocato Benissimo. (Pausa) Ma ho ancora qualcosa da dirle, signor Serravalle.
Raimondo Cosa?
Avvocato Ero incerto, veramente, poich per ora non si tratta che d qualche vaga speranza. Ma credo sia meglio tenerla al corrente.
Raimondo Che c'? Mi dica. Che c'?
Avvocato Forse... forse ci siamo.
Raimondo Allora... Notizie?
Avvocato Precisamente. Notizie. (Pausa) Di Giovanni Guzmann.
Raimondo (il viso duro, gli occhi fissi, torvi, quasi folli d'ira) Giovanni Guzmann... Ah! Finalmente!... Ma ce n' voluto. Vent'anni! Lei morta... quell'altro pi di l che di qua... Ma questa volta lo raggiungeremo... dobbiamo raggiungerlo.
Avvocato Di questo non possiamo ancora es:ere certi, ma ormai abbiamo un punto di partenza su cui basarci per ulteriori ricerche. Ho potuto sapere in modo sicuro che la sera del 2 ottobre 1920, Giovanni Guzmann si imbarcato su di una nave mercantile diretta a Tunisi.
Raimondo Il nome della nave?
Avvocato La Najade . Il capitano, un ligure di Ventimiglia, morto da qualche anno, ma sono riuscito ad avere il nome del secondo di bordo e quello di diversi membri dell'equipaggio. Certamente qualcuno di essi vivo e rintracciabile. Qualcosa sapr dirci.
Raimondo S... s... Qualcosa ci diranno. Indubbiamente. E noi lo troveremo. Non pu mica essere stato il diavolo quell'uomo per scomparire cos. Credeva di esserci sfuggito di essere il pi forte... Ma io... per vent'anni... sempre quel pensiero fisso, tenace, che mi mangiava il cervello... e quel tormento... che mi incancreniva il cuore. Ma era la mia vita quel tormento. Senza quello, sarei morto cento volte, quando ho visto morire lei. la mia piccina... E qui... quella canaglia... quel (stenta a pronunciare il nome come per invincibile ripugnanza) quel Giovanni Guzmann, l, a Tunisi, libero, sano... (Lunga pausa). Bisogna trovarlo. Trovarlo a qualunque costo. E presto, finch questa mia carcassa resiste ancora. E spenda, avvocato, spenda pure quello che occorre...
Avvocato Appunto, volevo dirle. Le agenzie d'investigazione hanno tariffe molto forti. Se potesse farmi un assegno...
Raimondo Glielo far... Diecimila... basta?
Avvocato Per il momento. Poi vedremo.
(Giunge dal giardino un furioso abbaiare).
Raimondo (nervoso) Doro abbaia. Dev'essere entrato qualcuno che non di casa. Sente, avvocato, sente?
Avvocato Altroch se sento. una belva, quel cane.
Raimondo Non avrei saputo cosa farmene di un agnello. Ah, i ragazzacci come il piccolo Anselmi credono di strappare i miei fiori? Eh, attenti alle gambe, figlioli, attenti... (Parlando si avvicinato alla finestra. Solleva la tenda e guarda fuori. Subito, concitato) Stanno portando a casa mio genero. pallido come un morto, non si regge. Certo stato investito da una macchina. Se cos, l'autista mi sente. Lo rovino, parola d'onore che lo rovino. (Esce affrettatamente da sinistra).
Avvocato (seguendo Raimondo) Sono desolato, veramente desolato. Speriamo che non sia nulla di grave. (Esce).
(Qualche secondo di scena vuota, poi si odono delle voci concitate che si fanno sempre pi vicine, e subito dopo entra in scena Edoardo Valmine sorretto da Raimondo e da Ezio Lamberti. Lo seguono l'infermiere e Ada. Valmine un uomo anziano, macilento, dal viso inespressivo dei malati cronici. A tratti la sua bocca triste e un po' dura si scava in un sorriso sarcastico. Lamberti un giovanottone sono e allegro. Parla con un leggero accento straniero).
Ada (ansiosa, preoccupata) Come ti senti, pap?
Edoardo (parla con affanno penoso) Meglio... adesso... Mettetemi vicino alla finestra... Aria... aria...
Infermiere Facciamolo sdraiare sul divano, dottore.
Lamberti No, no. meglio che stia seduto... Una poltrona, presto. (Ada e l'infermiere trascinano affrettatamente una poltrona accanto alla finestra). E via quei tendaggi.
Raimondo (bizzoso) Perch?
Lamberti Aria ci vuole e non microbi e polvere.
Raimondo Ma in casa nostra c' l'abitudine...
Lamberti Mi spiace, signore, doverla contraddire, ma qui c' un malato. (All'infermiere) Bruci un po' di carta antiasmatica, poi prepari per una iniezione. In casa ci sar della canfora, spero.
Infermiere C', dottore.
Lamberti Benissimo. (A Valmine) Freddo?
Edoardo S... Freddo... molto...
Lamberti (ad Ada) Prego, signorina. Dell'acqua calda.
Ada Vado. (Esce da sinistra).
(Valmine, disteso sulla poltrona, respira a stento, la bocca semiaperta. Alla sua destra il dott. Lamberti gli tiene il polso. A sinistra Raimondo fissa il medico mordendosi i baffi pi seccato che inquieto).
Ada (rientrando con due coperte) Ecco delle coperte. Fra poco torner con l'acqua calda. (Aiutata da Lamberti copre con cura il malato, poi esce di nuovo).
L'infermiere (che frattanto uscito e rientrato a diverse riprese, avvicinai al malato il tavolo e brucia la carta antiasmatica su un vassoio di metallo. Poi aiuta il sofferente a chinarsi in avanti) Adesso vado a preparare per l'iniezione.
Lamberti Vada, vada.
L'infermiere (indicando il malato) Lo sostiene lei?
Lamberti Io. E se dovessi allontanarmi c' il signore, (indica Raimondo. L'infermiere esce).
Raimondo (dopo una pausa prolungata, a Lamberti) Scusi, dottore lei?
Lamberti Stia tranquillo. Laureato in piena regola. (Con un breve sorriso allegro) Le sembro, forse, un ciarlatano?
Raimondo (senza rispondere) Chi l'ha chiamato? Noi abbiamo il nostro medico curante.
Lamberti (perplesso ed anche un po' seccato) Nessuno mi ha chiamato. O meglio, mi ha chiamato il mio senso di umanit, quell'istinto di cane di Terranova che per noi medici come una seconda natura. Mi trovavo ad un centinaio di metri dalla loro villa quando ho visto il signore (indica Valmine) vacillare ed aggrapparsi all'infermiere. Non riusciva pi a muovere un passo. Com' naturale, mi sono avvicinato ed ho offerto il mio aiuto.
RaimondoGi, gi. Ho capito. (Burbero, masticando le parole) Grazie, allora. (Pausa) Per lei non del paese?
Lamberti Sono qui soltanto da una ventina di giorni.
Ada (rientra con una borsa di gomma) Ecco l'acqua calda. (Dispone la borsa sul petto del padre) Lea sta preparando una tazza di caff molto forte. La porter appena pronta, col cognac.
Lamberti (sollevando gli occhi, con un rapido sorriso) Benissimo. Quello che ci vuole.
Ada Come va, pap?
Edoardo Meglio... proprio... meglio. Ma stato... un attacco forte... Mai avuto... un attacco cos... Mi... mi parso... di... soffocare.
Lamberti Non si preoccupi. L'asma d sempre questa impressione.
Edoardo Forse... fino ad oggi... era soltanto... asma... Ma ora... mi pare... qualcosa... di... di diverso... Uno straccio... mi sento... Bel gusto... vivere... cos... (Si indica il cuore) Che... anche lui... si metta... a... fare... i capricci?
LambertiNon crederei. Del resto possiamo dare un'occhiata. (Visita Valmine appoggiandogli il capo sul petto).
Ada Dunque, dottore?
Lamberti Tutto bene. La va.
Ada Davvero?
Lamberti Ma, s Glielo assicuro. (Fra i denti) Potrebbe andar peggio.
L'infermiere (entra da sinistra con tutto l'occorrente per liniezione) Ecco, dottore. La fa lei?
Lamberti Io. Dia qui. (Denuda il braccio di Valmine e pratica l'iniezione).
Ada Ecco, finalmente il caff arriva.
Lamberti Ah, il caff!
(Entra Lea, evidentemente emozionata e, senza alzare gli occhi, porge la tazza al padre).
Raimondo Mia nipote Lea. Il dottore... Scusi, vuol dirmi il suo nome?
Lamberti (saluta con un ampio sorriso) Lamberti. Ma la signorina ed io ci conosciamo benissimo. E da un pezzo, anche.
Raimondo (a Lea) Tu conosci il dottore? Come mai lo conosci?
Lea (impacciatissima) Dire che ci conosciamo da un pezzo non esatto, nonno, tanto pi che il dottore in paese solo da poco tempo.
Raimondo E allora? Com' questa storia?
Lea Ci siamo incontrati due o tre volte in farmacia.
Raimondo Ed io non ne ho saputo niente.
Lamberti (vivace, per superare il momento difficile) Ecco qui tutte le mie generalit. Celibe, statura un metro e settantaquattro, carta d'identit quarantacinquemila duecentosedici. Adesso spero che mi conosciate tutti. Anche il cane mi auguro. Non voglio rischiare i miei pantaloni la prossima volta che verr qui. Perch mi auguro di tornarci. Non come medico, naturalmente. (A Valmine) Meglio?
Edoardo Tutto passato... o quasi tutto. Grazie, dottore.
Lamberti Zitto, zitto. Non si stanchi a parlare. Piuttosto... (Gli prende il polso) Ancora freddo?
Edoardo Un poco. E una puntura qui. (Indica il proprio petto, a sinistra).
Lamberti (preoccupato) Ah, l? (Riprendendosi) Non ci pensi. Non pu essere nulla di grave.
Lea (a bassa voce, terrorizzata) Non c' il cuore, l?
Lamberti (sorridendole, con l'evidente intenzione di tran-quillizzarla) No, niente... Cio, il cuore c', naturalmente, ma non mi preoccupa affatto. Penso, invece, che quest'asma dev'essere curata con energia. Non vero, signorina Lea, che bisogna fare cos? (Gioviale, un po' infantile) Io considero ogni malattia come una mia nemica personale. Fa soffrire, tormenta, uccide? Ed io l'affronto con tutte le mie armi, la metto alle strette, non sono contento finch non la obbligo a chiedere piet.
Edoardo (ironico) Crede proprio? Io sarei piuttosto del parere che sono le malattie ad aver ragione di voi medici.
Lamberti Quanto pessimismo! Troppo, mi permetta di dirlo. Invece non bisognerebbe mai perdersi d'animo.
Edoardo Ma sarebbe in grado lei, di consigliarmi qualcosa di veramente efficace?
Lamberti Io tenterei una cura di iniezioni endovenose. L'ho praticata in due casi simili al suo con risultati decisamente soddisfacenti.
L'infermiere (che nel frattempo ha riordinato la stanza) L'avevo suggerita anch'io. Ma il medico curante non stato del mio parere ed allora, cosa vuole...
Lamberti Per carit... se il collega dissente, io non insisto.
Ada E perch? Ci pensi lei, dottore. Cosa ne dici, nonno?
Raimondo (ostile) Se il dottore crede, si tenti anche questa diavoleria. Ma pu farle l'infermiere queste iniezioni?
Lea Oh, no, no... Ci vuole un dottore.
Edoardo Credo anch'io che sia meglio.
Lea S, molto meglio. Cominci subito domani... domani mattina, dottore. Ma s. Sono cos preoccupata per pap!
Lamberti Va bene. Allora, cominceremo domani mattina. Desidererei, per, essere considerato... un amico, ecco... Ma s, mi concedano quest'onore... Un amico e non un medico. Tanto pi che mi sto godendo un periodo di vacanza. Vacanza completa.
Raimondo (burbero) Questo lo vedremo, poi. Lei viene qui come professionista (appoggia sulla parola con intenzione) ed ha quindi diritto al compenso dovuto. (Lamberti cerca di protestare). Vacanza?... No, no. Chi lavora non in vacanza. (Pausa, poi, col suo solito sospetto) Ma mi pare che il suo accento non sia italiano. forse straniero, lei?
Lamberti Italianissimo, ma ho vissuto molti anni in America. Ne giungo ora. Sono sbarcato a Genova sei settimane fa.
Raimondo Allora la sua laurea non valida.
Lamberti Temo proprio che lei la pensi come Napoleone. Sa cosa diceva? I medici? Tutti ciarlatani dal primo all'ultimo . Bisogna ammettere che non aveva tutti i torti per ci che riguardava le sue personali esperienze. L'hanno ammazzato, povero diavolo, che non aveva ancora cinquantadue anni. Ma, in quanto alla mia laurea validissima. Presa in Italia. Niente da eccepire.
Lea Lei un fortunato mortale, dottore. Chiss quanto ha viaggiato!
Lamberti Eh, s. Su e gi. Io sono... come devo dire?... transatlantico ,
Lea Invece noi... Vuol credere? Tranne qualche gita in citt, non ci siamo mai mosse di qui, dacch io mi ricordo... Come invidio gli uccelli migratori!
Lamberti Perch? Si pu essere felici dovunque. E con poco anche. Basta volerlo.
Lea Ma non vedere mai nulla... Non sapere mai nulla del mondo!... Lei, certamente, parler l'inglese come l'italiano.
Lamberti Mi dispiace doverla disilludere, cara signorina, ma devo dirle in coscienza che non ne conosco neppure una parola. Parlo invece correntemente lo spagnolo.
Lea America del Sud, allora! Oh, pap, il dottore viene dall'America del Sud. (A Lamberti) Anche mio papstato laggi molti anni.
Lamberti Davvero?
Lea Potrete parlare spagnolo... Certo, papa. Sar una distinzione per te.
Edoardo (ha un gesto vago) Sono passati tanti anni... Ed io avevo contatto principalmente con italiani... Ne ricordo poco, molto poco... (Chiude gli occhi) Ho sonno.
Lamberti (alzandosi subito) Dorma, dorma. Il sonno sempre un toccasana. (Tocca il polso di Valmine) Mi pare che andiamo bene. Ad ogni modo, domani mattina vedremo.
Lea Cosa dici, nonno? Non sarebbe bene che Ada ed io accompagnassimo il dottore fino al cancello? per via di Doro, sai? cos feroce... E non conosce ancora il dottore.
Raimondo (brusco) Ma s, ma s, andate pure. (Volta le spalle) Buon giorno.
Lamberti Buon giorno, signor Serravalle. E grazie del permesso. Come farei, senza l'ausilio delle signorine, a salvarmi dalle fauci ingorde di Doro? (Esce chiacchierando con Ada e Lea).
(Appena Lamberti, Ada e Lea sono usciti, Raimondo si av-vicina alla finestra che era stata aperta, ne chiude i vetri e tira le tende. Poi si va a porre di fronte alla poltrona di Valmine).
Raimondo (a voce bassa) Edoardo!
Edoardo (aprendo gli occhi) Pap...
Raimondo venuto l'avvocato, oggi... Lo troviamo, sai?... Lo troviamo.
Edoardo (piegandosi in avanti, con un sussulto) Chi?
Raimondo Lui. Giovanni Guzmann.
Edoardo (spalanca i due occhi in cui nuota un immenso, disperata smarrimento) Giovanni Guzmann... Giovanni Guzmann... (Pausa) Vent'anni... (Pausa) Lei, una morta senza fiori... Io... un vivo senza vita...
SIPARIO
ATTO SECONDO
Quindici giorni dopo. La stessa scena del primo atto. Lea, coi riccioli che le piovono sulla fronte, appoggiata al davanzale della finestra e fa ballare - ridendo - un lungo nastro dai colori vivaci. Risponde da fuori il furioso abbaiare di Doro.
Lea Bravo... bravo il mio canone. S, s, prendi il mio nastro. Ma s, prendilo... Oh, che cane sciocchino... Prendi, prendi, via... (Ride) Non ti faccio prendere un bel niente. Lo stracceresti, il mio nastro, coi tuoi dentacci... Arrabbiati pure, canone bello. Non mi spaventi, sai? Ma sei un canone cattivo perch abbai troppo... (Piano) E non devi abbaiare al dottor Lamberti. Ricordati, neh?
Raimondo (entra da sinistra) Con chi parli?
Lea (fermandosi in fretta i capelli con un piccolo pettine e nascondendo il nastro) Io? Connessuno.
Raimondo Non vero. Con, qualcuno parlavi. Ho sentito io. Anche se sono vecchio le orecchie le ho ancora buone.
Lea Scherzavo con Doro... Cos...
Raimondo Uhm! (Va alla finestra, guarda fuori, poi chiude i vetri e tira la tenda) Quante volte debbo dirti che la luce eccessiva rovina il ritratto della mamma?... (pausa) giunta la posta?
Lea Non ancora, nonno.
Raimondo Che razza di ritardo! Sono quasi le dieci. (tra s) Dovrebbe scrivermi l'avvocato. (Forte) Come ha passata la notte, tuo padre?
Lea Si svegliato da poco. Ci andata adesso Ada.
Raimondo Ah, beh! (Si avvia per uscire dalla stanza) Portami la posta nello studio appena giunge.
Lea Va bene, nonno. (Serravalle esce. Subito Lea riprende il suo nastro e ricomincia a pettinarsi con cura, rialzando i riccioli in modo da lasciare la fronte scoperta. Poi si lega il nastro intorno al capo).
Ada (entra da destra con Toniola, che regge il vassoio ed esce subito da sinistra).
Lea Come sta pap?
Ada Discretamente, mi pare.
Lea Sempre quell'affanno?
Ada Non troppo. Ha fatto colazione con un certo appetito: un'intera tazza di latte e due biscotti. Ne avrebbe voluti di pi, ma io ho messo il veto.
Lea Sei terribile, quando ti ci metti. Proprio senza piet.
Ada Inesorabile. Sai bene che pap mi chiama la sua suocera .
Lea Come mi trovi pettinata cos?
Ada Stai bene. Molto.
Lea (ansiosa) Trovi?
Ada Ma s. (fa l'atto di avviarsi per uscire dalla stanza).
Lea Te ne vai?
Ada Ho degli ordini da dare a Toniola.
Lea Oh, ma torna subito, ti prego. Dobbiamo ancora riordinare ed io da sola non ce la faccio. Sono cos distratta da qualche tempo! Pensa che poco fa stavo per far cadere il vaso di Svres. Se il nonno lo viene a sapere, mi mangia.
Ada Sta' tranquilla. Torno subito.
Lea Ma fa' presto. Il dottor Lamberti pu giungere da un momento all'altro.
Ada Due minuti e sono qui. (Esce).
(Lea, rimasta sola, prende da un cassetto un. piccolo specchio e si ritocca con molta cura i riccioli. Poi riprende il suo gestire svagato, muovendosi e gestendo a caso. Infine, come affermata da un'idea improvvisa, solleva un pochino le tende e, tratti dei libri da uno dei cassetti, li dispone qua e l, sulle poltrone e sulle sedie).
Ada (rientrando) Brava! Hai fatto bene a dirmi che sei in vena di distrazioni! Se lo chiami riordinare quello che stai facendo! (Rimette a posto le tende ed i libri e riordina la stanza con gesti sicuri e precisi).
Lea (invece di aiutare la sorella si siede e abbandona le braccia in grembo, con un gesto triste e stanco che contrasta, con la sua precedente nervosa vivacit) Cercavo di dare un po' di vita all'ambiente. C' troppo silenzio e troppa muffa in casa nostra. Non sembra abitata da persone vive... Non ti viene mai in mente che siamo tutti un po' come delle bestie feroci?... O degli spettri, forse... Ti sarai accorta anche tu che in paese siamo malvisti.
Ada Non badarci, Lea. Non bisogna perdersi dietro simili sciocchezze.
Lea Lo dici tu che sono sciocchezze. Potrebbero anche non esserlo affatto. (Pausa) Che ne pensi del dottor Lamberti?
Ada Lo ritengo un bravo medico e un ottimo giovane. Hapreso a cuore la malattia di pap.
Lea (imbarazzata) Credi... credi che venga volentieri in casa nostra?
Ada Direi. Oggi deve venire per la quindicesima iniezione ed ha fatto capire che non vuole alcun compenso. Tirando le somme... c' da pensare che venga per qualcuno... E non si tratta certo del nonno.
Lea (pensosa) Qualche volta lo penso anch'io. Ma, sai, non oso illudermi. Sarebbe troppo bello...
L'Infermiere (affacciandosi dalla porta di destra) ora che sterilizzi la siringa, signorina Ada?
Ada S, Carlo. Il dottore non pu tardare.
(L'infermiere scompare).
Lea Hai saputa la novit, Ada? La figlia del dottore si sposa.
Ada (sedendosi e prendendo un libro, mediocremente interessata) Ah s? E chi sposa?
Lea Ecco, vedi... Non volevo dirtelo, perch pensavo... Ma ad ogni modo saresti venuta a saperlo ugualmente.
Ada (solleva il capo, meravigliata) Ma perch tutti questi preamboli? Non capisco.
Lea Perch... Vedi, si tratta dell'ingegner Castelli, ed allora... Tre anni fa mi era parso che fra voi due ci fosse una certa simpatia.
Ada (turbata) Fra me e l'ingegner Castelli? Ma che sciocchezza!
Lea Oh, Ada, era chiaro che lui ti corteggiava ed anche tu...
Ada (interrompendo con violenza) Macch! Ti sei sbagliata completamente. Che fantasia esaltata la tua!
Lea Sar... Ma tu non prendertela cos... Del resto avevo capito anch'io subito che la cosa sarebbe stata impossibile.
Ada (con un sospiro che non riesce completamente a trattenere) Gi. La sua lite col nonno per quella faccenda della conduttura dell'acqua stata la favola del paese per un pezzo. (con un sorriso amaro) Bisogna riconoscere che la ragione era tutta dalla parte di Castelli... ma sarebbe riuscito a farlo capire al nonno? Ci aveva proibito persino di rispondere al suo saluto. (Pausa prolungata) Quando si sposeranno?
Lea In giugno, credo.
Raimondo (entra da sinistra) Perch non mi avete portata la posta? A quest'ora certamente giunta. Gi, in questa casa tutto va a rovescio. La posta arriva e non c'un cane che s'incarichi d portarmela.
Ada Non c'era nulla per te, nonno. Soltanto un pacco di medicine per pap.
RaimondoQuel maledetto avvocato non mi scrive... Eh, logico. Preferisce fare il viaggetto fin qui per beccarsi le spese e la trasferta... Uhm! Quasi quasi vado a telefonargli... (a Lea) Perch ti sei messa quel nastro in testa?
Lea Ma... cos, nonno. Per tenere i capelli.
Raimondo (con voce meno aspra di quello che gli sia abituale) Fatti vedere. (La fissa con attenzione) Somigli un po' alla tua mamma, cos... Oh, era pi bella di te, molto pi bella. Ma aveva i tuoi occhi, il tuo sguardo... Ed anche la fronte... Come la tua, bianca, liscia... (Pausa. Poi con altra intonazione) Vado a telefonare all'avvocato e poi in municipio. Ho due o tre cosette da dire a quei signori. (Si avvia per uscire, ma quasi subito si volta e torna indietro) Lea.
Lea Nonno?!
Raimondo Pettinati sempre con la fronte scoperta. Non ti sta poi tanto male quel nastro. (Esce).
Ada Povero nonno!
(Si sente abbaiare Doro).
Lea Doro abbaia. Dev'essere Lamberti.
Ada Vado a vedere se tutto pronto per l'iniezione.
Lea (fermandola, affannata) Sto proprio bene pettinata cos? Davvero?
Ada Sta' tranquilla. Benissimo. (esce).
Lamberti (compare da sinistra dopo qualche secondo) Buon giorno, signorina Lea. Come ha passato la notte il pap?
Lea Benino, proprio benino. Ed il merito va tutto alle sue iniezioni.
Lamberti Oh, io ho fatto ben poco. Ma come si fa a non guarire quando si ha una cos graziosa, infermiera?
Lea Veramente, l'infermiere sarebbe Carlo. E non lo mica tanto grazioso. O, se mai, Ada che si occupa del babbo. straordinaria, mia sorella. Riesce a ricordarsi di tutto, non dimentica mai una prescrizione, mai l'ora di una medicina. Io l'ammiro tanto e vorrei proprio essere come lei. Ma non mi riesce. Credo di non essere adatta a curare ammalati. Un nonnulla basta a distrarmi. (Pausa). Novit, dottore?
Lamberti (ridendo) Tutte le mattine la stessa domanda e me la fa in un modo che quasi quasi, sarei tentato di scoprire un'altra America pur di venirglielo a raccontare.
Lea Per me basterebbe anche quella di Cristoforo Colombo, ma lei non me ne parla mai.
Lamberti Avr tempo di parlargliene. Ma oggi ho davvero in serbo una novit. Indovini.
Lea Ah, la so anch'io. Naturalmente si tratta del matrimonio della figlia del dottor Renni con l'ingegner Castelli.
Lamberti Anche quello. Ma io so di altri tre fidanzamenti: Beppe il falegname con la terza figlia della Rosa, il veterinario con la maestra bionda e persino la sorella di Don Egidio col proprietario del Castelletto. E tutti sposano in giugno.
Lea Ma straordinario! Lei conosce tutto il paese.
Lamberti Cosa vuole?! Sono in vacanza, ma se qualcuno ha bisogno della mia opera mi presto volentieri. Si tratta di brava gente con la quale fa piacere scambiar due parole. Non bisogna credere che il mondo sia popolato esclusivamente di mascalzoni... I mascalzoni, anzi, sono una trascurabile minoranza.
Lea Molto ottimista, lei, dottore. Non ha avuto mai occasione di pentirsene?
Lamberti Qualche disillusione, eh, s, non mi mancata. Ma l'attivo supera di gran lunga il passivo. Ho molti buoni amici che s'interessano di me ed stato appunto uno di loro - un mio compagno di universit - ad indicarmi questo paesetto e Villa Rosmini. Ora sta adoperandosi per farmi ottenere una condotta in questi dintorni... con grande gioia e sincero compiacimento del dottor Renni, che non vede l'ora di spedirmi via. Dice che gli rubo la clientela. Sfido, le mie note sono sempre una serie di zeri senza cifra Iniziale... Dunque, cosa ne dice, signorina Lea, delle mie novit?
Lea Ne sono strabiliata. Quattro matrimoni in giugno! Sono molti per un piccolo paese come il nostro.
Lamberti S, non c' male. Ma a me il numero quattro non mai stato simpatico. Mi sempre parso... non so... un numero indeciso, incompleto. Cinque invece, che bel numero! Sonoro, pieno, decorativo... Ecco, per giugno ci vorrebbero cinque matrimoni. Non le sembra che andrebbe meglio?
L'infermiere (entrando da sinistra con Ada) Ecco la siringa. Cinque minuti esatti di bollitura, dottore.
Ada (dirigendosi verso destra) Buon giorno, Lamberti. Vado a chiamare il babbo.
(Lea solleva le tende ed il dottore e l'infermiere compiono tutti i preparativi per l'iniezione endovenosa,. Ada rientra quasi subito con Edoardo Valmine).
Edoardo Buon giorno, dottore. Il suo paziente arriva. O forse dovrei dire con maggior ragione che il paziente lei. Ne ha davvero molta di pazienza a dar retta a tutti i miei acciacchi. Capisco benissimo quanto devono essere noiosi i malati per chi li cura.
Ada Ma pap!
Lamberti (scherzoso) Lei mi offende, signor Valmine. Dopo quindici iniezioni fatte dall'illustre sottoscritto di obbligo non aver pi neppure il minimo disturbo. Del resto, proprio quello che mi dice la sua cera. Soddisfacente, veramente soddisfacente. Sarei tentato di autocongratularmi.
Edoardo (denudandosi il braccio aiutato dall'infermiere) Unisca pure alle sue congratulazioni anche le mie. Lei ha fatto l'impossibile per me. Sono io che non riesco a...
Lamberti (interrompendolo) Non dica cose non vere. Stia zitto invece. Dov' il laccio emostatico?
L'infermiereEccolo, dottore.
Lamberti Leghi e stringa forte. Ed ora, mie care signorine, le mando via. Le chiameremo ad operazione ultimata.
Ada Anche questa mattina?
Lea Andiamo Ada. meglio. Torneremo dopo.
(Le due ragazze escono).
Lamberti (praticando l'iniezione endovenosa) Come va, signor Valmine? Nausea... Vertigini?...
Edoardo Pare di no, per il momento. Queste mie quattro ossa si comportano ancora abbastanza decentemente. Lamberti Ecco fatto. una sciocchezza, tutto compreso, un'iniezione endovenosa. Non ho mai capito perch debba venir considerata quasi quasi, una specie di laparatomia.
(All'infermiere) Pu portar via, Carlo.
Edoardo (all'infermiere) E dica alle signorine che, se credono, possono tornare.
Lamberti Permetta, signor Valmine. Preferirei di no. Desidero parlarle da solo a solo.
Edoardo (sorpreso) Parlarmi?... Va bene. Allora, Carlo, dica alle signorine di attendere ancora.
(L'infermiere esce).
Edoardo Dunque, dottore?
Lamberti (dopo una pausa, impacciato) Ecco, s... Volevo dirle... mio Dio, non credevo proprio che fosse cos difficile.
Edoardo Proprio tanto?... Non capisco.
Lamberti Ah, s! Difficilissimo.
Edoardo Se potessi aiutarla... Ma non ho la minima idea...
Lamberti che bisognerebbe, immagino, mettere insieme due parole di preambolo. Ma vedo che mi sono impantanato ed allora ne faccio a meno. Il fatto che voglio bene alla signorina Lea... e desidero sposarla, signor Valmine.
Edoardo (molto sorpreso e quasi seccato) Lea? Ma una bambina.
Lamberti Molto giovane, certo. Ma proprio una bambina non direi. Mi ha detto lei stessa di aver compiuto i vent'anni.
Edoardo Sposarsi Lea?!... Anche se ha vent'anni per noi sempre una bambina. Non avrei mai pensato... Certo, sarebbe nell'ordine logico delle cose, ma... Mi perdoni, ma sono piuttosto sorpreso. In casa nostra non si parla mai di questo genere di avvenimenti.
Lamberti Pure, sarebbe ora di parlarne. Non ha mai pensato, signor Valmine, che il padre di due belle figliuole ha il dovere di preoccuparsi per il loro avvenire?
Edoardo Lei deve capire... La mia malattia... I malati sono tutti, pi o meno degli egocentrici. E mio suocero vecchio... Ma certo Ada e Lea la pensano diversamente.
Lamberti Hanno diritto di vivere la loro vita, signor Valmine. E mi permetta di aggiungere che l'atmosfera della loro casa non adatta agli spiriti giovani, specialmente se esuberanti come quello della signorina Lea.
Edoardo Non una casa allegra, lo so. Eppure... (Si ferma di netto; poi, con altro tono di voce) Insomma, lei vorrebbe sposare Lea. Ma ci s conosce ancora cos poco, a vicenda!...
Lamberti Ma ci si conoscer. Ed il mio sentimento, signor Valmine, sincero. Le dar tutte le possibili indicazioni, perch lei possa controllare, anno per anno, qual stata la mia vita fino a questo momento. Un po' internazionale, lo ammetto, ma molto semplice e chiara. Come le ho gi accennato, io sono nato in Italia, ma a dodici anni sono partito con la mia famiglia per l'America del Sud e vi ho vissuto fino a pochi mesi fa, eccetto che per l'intervallo di sei anni. Anche laggi ho frequentato scuole italiane ed ho preferito venire a laurearmi in Italia. Tutto qui. Purtroppo non ho pi i miei genitori. Ho perso la mamma sei mesi or sono ed il babbo da diversi anni. Ormai non ho che parenti molto lontani... Debbo aggiungere che non sono ricco.
Edoardo (con un sorrisetto maligno) Anche la nostra famiglia meno ricca di quello che si crede in paese. Ed bene che lei sappia fin da ora che noi non abbiamo conoscenze tali da poterle formare una posizione.
Lamberti (d'impeto) Signor Valmine, lei mi fraintende. Io non ho mai pensato a nulla di simile. Voglio bene alla signorina Lea e non chiedo nulla. Ho in vista una condotta, ho buona salute, buona volont... Mi sempre piaciuta la vita semplice... Non ho grandi aspirazioni. (pausa) Spero che la signorina non mi veda di malocchio.
Edoardo Direi di no. Fino ad ora non ero riuscito a spiegarmi il suo improvviso interessamento per la mia salute.
Lamberti Se cos, si potrebbe far le cose presto. Non mi piace rimandare quando ho presa una decisione.
Edoardo Non precipitiamo, per carit, non precipitiamo... Devo ancora abituarmi al pensiero, assuefarmi alla nuova situazione che si verrebbe a creare. Si tratta di qualcosa di cos lontano dall'atmosfera della nostra casa!... E poi... (Pausa; poi, con un leggero riso amaro) Mio Dio, s. Lei dovr ben saperlo.
Lamberti Cosa, signor Valmine?
Edoardo Devo... Devo dirle qualcosa.
Lamberti Parli pure, L'ascolto.
Edoardo L'avverto che non sar una cosa molto simpatica da ascoltare, per lei... E, tanto meno, da raccontare... per me.
Lamberti Capisco. Lei immagina di essere affetto da qualche lesione polmonare e teme che questo possa influire su una possibile, ventura prole. Se cos, sono in grado di rassicurarla nel modo pi completo.
Edoardo No. Non questo. (pausa) Ho fatto dodici anni di penitenziario, Lamberti.
Lamberti Come?
Edoardo S. Dodici anni di penitenziario. Se lei deve sposare la mia figliola, logico che lo sappia... Dodici anni. E ne avevo avuti diciotto. Ma mi sono ammalato... lche mi sono ridotto cos... e, forse per questo, forse per la mia buona condotta, mi hanno abbreviata la pena. (pausa) Tace, neh, Lamberti? Non bello da sentire... Un futuro suocero che ha fatto dodici anni di penitenziario...
Lamberto (evidentemente impressionato) Ma... Perch... Per cosa?...
Edoardo L'imputazione? Assassinio. Ma ero innocente. Lei pu credermi o non credermi, non ho nessuna prova da darle. Ma ero innocente.
Lamberti Mio Dio! E non le stato possibile provarlo?
Edoardo Avrei potuto, s. Ma qualcuno non ha voluto... La vittima era il mio socio... ero negli affari allora... Una canaglia, rubava a man salva. Il giorno prima che venisse ucciso vi era stata fra noi una scena violentissima... Gli avevo urlato che lo avrei ammazzato se mi avesse condotto al fallimento... (ansando) Fui inteso...
Lamberti Ma l'alibi... Lei mi ha parlato di un alibi.
Edoardo Lo avevo... Alla stessa ora in cui veniva commesso il delitto, io avevo incontrato, alla parte opposta della citt, un conoscente occasionale. Ci eravamo salutati... Avrebbe potuto... Nessun altro che lui poteva... E non volle... (Chiude gli occhi, rimane un attimo, in silenzio, affannando penosamente) Mi scusi, questi ricordi mi stancano, mi scuotono...
Lamberti Capisco.
Edoardo Mia moglie morta di crepacuore. (indica) Quello il suo ritratto. Mio suocero non vuole che vi si metta un fiore... Quel quadro senza fiori dice che da vent'anni si cerca inutilmente qualcuno che deve pagare per quella morte... e per la mia vita, distrutta... Ora lei potr capire meglio la nostra casa. E andarsene, se vuole... (pausa) Ho detto... andarsene...
Lamberti No, non voglio andarmene. (pausa) Voglio bene a Lea... E lei innocente.
Edoardo (con finissima, amara ironia) Vuoi bene a Lea... e per questo io sono innocente. Non importa. Grazie lo stesso... Ma devo ancora dirle una cosa. Le mie figlie non sanno nulla.
Lamberti Nulla?
Edoardo Nulla. Quando... quando fui condannato. Lea aveva pochi giorni soltanto. E Ada cinque anni. Si disse loro, in seguito, che io ero nel Sud America. E mia moglie e mio suocero si trasferirono qui, dove nessuno ci conosceva, perch non venissero mai a sapere. Non dovevano vergognarsi di loro padre. O magari, sospettare...
Lamberti Non lo dica.
Edoardo Ma s. Quali prove avrei avuto io da dar loro ? Ma verr il momento... e forse vicino... in cui quel tale verr raggiunto. Lo si obbligher a parlare, si rifar il processo... Si lotter, bisogner ancora lottare... ma vinceremo finalmente... E lei avr un fiore... Potr averlo perch sar vendicata.
Lamberti Vendetta ! una parola triste.
Edoardo (impetuoso) Per lei che non ha vissuto il mio calvario, che non s vista la vita frantumata da un quasi sconosciuto, da un giorno all'altro, cos, come un balocco inutile... Lei giovane... Ha ancora molte, troppe illusioni.
Lamberti Non creda per che io abbia avuto una vita facile. In casa mia si dovuto lottare sempre contro difficolt finanziarie estremamente dure. Per conseguire la laurea, ho dovuto impiegarmi. E il babbo negli ultimi anni della sua vita era sempre triste, accasciato. Creda, non sono stati anni belli... Poi, poco prima che morisse, ci fu quella strana faccenda del nome. Non riuscii mai a comprenderne la ragione... Perch io, signor Valmine, non porto il cognome di mio padre.
Edoardo Come? Forse?
Lamberti No. Non quello che lei pensa. I miei genitori erano regolarmente sposati. Fu un'idea improvvisa di mio padre. Volle a tutti i costi che facessi le pratiche per essere autorizzato a portare il cognome della mamma. Diceva che soltanto cos potevo essere completamente italiano. Il suo aveva risonanza straniera. (pausa) E forse stato anche per questo. Ma c' qualcosa d'altro che non sono mai riuscito a sapere.
Edoardo (indifferente, annoiato) Un caso non comune...
Lamberti Ammetto che stranissimo. Io mi chiamo Lamberti, mentre mio padre si chiamava Guzmann.
Edoardo (piegandosi in avanti, le mani contratte sui braccioli della poltrona) Ha detto?
Lamberti Guzmann, Giovanni Guzmann!
Edoardo Giovanni Guzmann?... No... (pausa, poi, con improvvisa violenza) Giovanni Guzmann, partito nell'ottobre del '20 per la Tunisia?
Lamberti Esattamente. Allora lei ha conosciuto mio padre. Era partito sulla Naiade, una nave mercantile, ma torndopo due mesi e ci si imbarc tutti per il Sud America.
Edoardo (ansa. Tutto il corpo scosso da un fremito convulso. Le mani gli raspano il petto) Lei... il figlio di Giovanni Guzmann. Pazzesco... (ride) Ma no... Logico, invece... La logica spaventosa della mia vita... (Violento, torvo) Se ne vada... Se ne vada immediatamente... (fa l'atto di alzarsi, ma non riesce).
Lamberti (incerto, smarrito) Ma lei sta male! (tende le mani per aiutarlo).
Edoardo (ritraendosi) Non mi tocchi... Via!!!... Via!!!
Lamberti (con doloroso stupore) Ma perch?
Edoardo Se ne vada, ho detto, se ne vada. E non venga mai pi qui... mal pi...
Lamberti (folgorato dal dubbio) Ma... mio padre... forse?... (pausa) No... Proprio mio padre...
Edoardo (violentissimo) Suo padre, s. Suo padre. Che avrebbe potuto salvarmi... Salvare un'intera famiglia... E non volle... (con un urto strozzato) Ma perch non volle? La verit... solo la verit gli chiedevo.
Lamberti (nascondendosi il viso tra le mani) La verit... (pausa) Orrendo...
Edoardo (parla affannato, a scatti isterici, in preda ad un incipiente attacco d'asma) Orrendo... Orrendo... Al mio avvocato aveva detto che, s, era pronto... Poi, all'udienza, si sment... Parl di una vaga rassomiglianza che lo aveva ingannato... Lo disse... Lo ripet mille volte. (si alza in piedi, muove qualche passo incerto) Lo vedo ancora... Era l... dinanzi alla sbarra dei testimoni... Io, invece, l, nella gabbia. Lo fissavo... lo supplicavo cogli occhi... Ma s... ma s..., ero io... Tu lo sai che ero io. Non puoi non avermi riconosciuto. Mi hai pensino salutato, quel giorno... Dillo che ero io... Non voglio... capisci?... non voglio essere sepolto vivo... Non potevo, non volevo credere... Pensavo che fosse timidezza, la sua. O paura. Sapevo che era in difficolt finanziare... E pensavo... di aiutarlo... Appena libero... lo avrei... aiutato... E invece... lui. (lunga pausa) Fui condannato... (altra pausa) Ero innocente...
Lamberti E mio padre... ha potuto?... Dio... Dio.., Possibile?...
Edoardo (senza badargli, rauco, veloce, afferrato dai suoi tragici ricordi) Non vero che in un penitenziario si possa vivere in modo almeno umano... Fa freddo... tanto freddo... E si ha paura... Di tutto... Dei vermi si diventa. Da principio si contano i giorni, le settimane... Poi, troppo lungo... Non se ne ha pi voglia... E allora ci si abbandona... E si cerca di non ricordare... il mondo... di fuori... e quelli che si sono lasciati... Il ricordo.., pu essere... la pazzia... E invece... non si vuole impazzire. Bisogna uscire. Per vendicarsi... Ci si abbevera di odio... Si vive di odio... (L'asma lo soffoca. Cerca di respirare. Non pu. Annaspa l'aria con le dita artigliate).
Lamberti Signor Valmine... Si metta gi... Permetta che la sostenga.
Edoardo (con uno sforzo supremo, si riprende) No... Non si avvicini, le ho detto. Da venti anni... in questa casa... si vive come spettri senza pace... E si odia... si odia furiosamente... (ride). Suo padre, proprio suo padre... (Torvo) Ma Giovanni Guzmann... ci sfuggito... Non potr pi pagare... per il male che ha fatto... (Con una specie di incantata ferocia) E' morto.
Lamberti (con estrema supplica) E' morto... Lasciamoli riposare in pace i morti.
Edoardo (indica il ritratto) Ma lei... non potr mai avere un fiore... Non potr dormire in pace... (L'asma lo riafferra gli stringe la gola, il petto) E io... io... ridotto... cos... (Cercando di alzare la voce) Car... lo... Ada... A... da... Car... lo... (Si accascia sullo schienale di una poltrona).
(Ada e Carlo accorrono. Lamberti in piedi, muto, immobile, quasi pallido quanto l'infermo).
Ada Pap... pap...
L'infermiereSignor Valmine!...
Lea (entra dopo Ada) Mio Dio, pap... (Si rivolge a Lamberti come chiedendo aiuto) Dottore!...
Edoardo (ha un gesto di repulsione e di orrore) No... no... lui... Via... via...
(Lamberti rivolge a Lea un triste cenno di addio e fugge da sinistra. Lea scoppia in singhiozzi disperati. Valmine si abbandona di peso, corretto a stento dall'infermiere e da Ada).
SIPARIO
ATTO TERZO
La stessa scena degli atti precedenti, ma ora appare evidente che la sala non pi quella di prima. Vi si nota un abbandono svogliato ed anche un indizio di disordine a cui la presenza di un tavolino bianco carico di medicinali aggiunge una nota triste. La portafinestra - bench sempre chiusa - non pi celata dalle tende. All'alzarsi del sipario in scena vi solo Raimondo Serravalle, seduto su una poltrona, i gomiti sulle ginocchia, la fronte appoggiata ai pugni. Appare invecchiato, stanchissimo. Ora rivela in pieno la sua et. I suoi movimenti sono lenti, pesanti. L'azione ha luogo due mesi dopo l'atto precedente.
Toniola (entra da sinistra) Signore... signore... (Vedendo che l'altro non risponde, n si muove, alza la voce) Signor Raimondo!...
Raimondo (alza la testa di scatto) Eh!? Che vuoi?
Toniola C' Drea.. Posso farlo passare?
Raimondo Ma s... Avanti... avanti... (Con uno sforzo) Che venga.
(Toniola esce. Subito dopo entra Drea).
Drea Buon giorno, signor Raimondo. Come sta il signor Edoardo?
Raimondo E come vuoi che stia? Male, sempre male.
Drea Peggio?
Raimondo No, peggio. E chi ti dice peggio? Sempre lo stesso. Un giorno pare che vada meglio e poi... il giorno dopo... tale e quale come prima... Beh. che vuoi?
Drea Sono venuto per dirle che non trovo lavoranti, signor Raimondo.
Raimondo Ah, non vogliono venire da noi?
Drea. Hanno le loro terre da guardare; e quelli che venivano gli altri anni, quest'anno vanno tutti al castelletto. Ho parlato, ho cercato di convincerli. Ma niente. Duri. stato come parlare al muro (Pausa. Poi, impacciato) Ci sarebbero i cinque giovanotti forestieri. La fornace ha meno lavoro, sono stati licenziati. Credo che verrebbero volentieri.
Raimondo Ah, degli estranei... delle facce nuove!... (Pausa, poi, irritato) Loro s, verrebbero. Gli altri no. (Ha uno dei suoi antichi scatti) Gi, chi ci conosce non vuol saperne di lavorare le nostre terre. Siamo degli anticristi noi (pausa) Immagino che sar sempre per la faccenda della fontana.
Drea Veramente... ho paura di s.
Raimondo Imbecilli!
Drea Bisogna capirli, signor Raimondo. stato un momento brutto per il paese. L 'unica acqua non inquinata era la sua. E lei... (pausa) Le donne dovevano fare quattro chilometri in salita per andarsela a prendere.
Raimondo L'ho detto e ripetuto... Non mi piace veder gente... aver estranei tra i piedi... Non domando che di star tranquillo... Che mi lascino in pace. E se non vogliono lavorare per me che se ne stiano a casa loro. Me ne infischio!
Drea Ma come faremo?
Raimondo In qualche modo ci si arrangia sempre. (Pausa) Tanto pi... Tanto pi che vender una parte delle terre. (altra pausa) E forse tutte.
Drea Come? Le terre?
Raimondo S. Ho deciso di venderle. Sono Beccature. La mano d'opera cara. E non c' rendimento.
Drea Ma no, signor Raimondo. Proprio adesso che cominciavano ad andar bene! C' in vista un raccolto magnifico.
Raimondo Non ho chiesto il tuo parere. (pausa) Vogliono il campo della giuncaia.
Drea Quello? Ma il migliore!
Raimondo (senza badare all'interruzione) Verranno domani per decidere. (pausa) Vai in paese, oggi?
Drea S, signor Raimondo. Fra poco.
Raimondo (apre un cassetto, ne trae qualche lettera) Imbuca queste lettere. E passa dal notaio a dire che si sbrighi per quella faccenda. Lui sa di cosa si tratta. (Con infinita, stanca amarezza) Dovrei andarci io, ma sono stanco. Ottanta, sono ottanta.
Drea Ma portati come li porta lei! Fino a due mesi fa lei era il pi attivo di tutti.
Raimondo Due mesi fa... forse... Ma ora... (Alza le spalle) Sono stanco. Va'... Va'...
(Drea esce. Raimondo, rimasto solo, alza gli occhi al ritratto, lo guarda a lungo, con una fissit quasi maniaca, poi esce lento, le spalle curve. Qualche secondo di scena vuota, poi entrano da destra Ada e Lea con un mucchio di guanciali fra le braccia. Lea non ha pi il nastro fra i capelli, veste in modo trascurato, ha il viso lungo e stanco).
Ada Avviciniamo la poltrona alla portafinestra. (esegue aiutata da Lea). Avviciniamo anche il tavolino delle medicine. (c.s.) Ora apriremo un pochino. una bella giornata. Il nonno non dir nulla.
Lea Ma s. Un pochino.
Ada Ed ora i cuscini. Uno qui... ed uno qui... (esegue) Questo, pap lo vuole alto. (Le due sorelle dispongono tutti i cuscini) Ora andiamo a prendere il babbo.
Lea Andiamo. (Ma non si muove. Rimane un attimo, appoggiata alla spalliera della poltrona, poi scoppia in singhiozzi, il viso chino sul petto) Dio... Dio...
Ada Lea! (Si avvicina a Lea, le afferra le mani, l'accarezza maternamente) Non hai potuto saper nulla?
Lea (scuote il capo).
Ada Ma hai chiesto?
Lea Ho chiesto, s. ho cercato... Ma chi volevi che mi dicesse qualcosa?... Tutti ci guardano cos male!... Quasi non ci salutano neppur pi.
Ada Pare che sia in un paese dei dintorni. Ma quale? Ce ne sono tanti!
Lea E quand'anche riuscissimo a saperlo? Lo stesso sarebbe. Ricordati di quel giorno, della scenata del nonno... Credevo che impazzisse. Tremendo stato. Se Lamberti non avesse lasciato il paese la stessa sera credo che lo avrebbe ucciso... (pausa) Ma perch... perch non ci dicono nulla? Cosa gli aveva fatto quel Giovanni Guzmann? Cosa c' stato ira loro? Io certe volte penso... (tace).
Ada (scrutandola) Cosa?
Lea Che sia lui la causa della malattia del babbo... Forse si sono incontrati in Argentina. Ma se anche fosse cos, perch rendere responsabile Lamberti delle colpe di suo padre? ingiusto, questo... Verso di lui... e verso di me. (Tace, ha un singhiozzo soffocato).
Ada (a bassa voce) Molto gli vuoi bene?
Lea Era la vita che entrava finalmente in casa nostra. Tutto cos triste qui... Cos freddo e sconsolato! E invece, quando c'era lui, tutto mutava aspetto... Era come se l'atmosfera ci riscaldasse, l'esistenza prendesse colore... Si ritornava persone vive... E tutti, in paese, gli volevano bene. Mentre noi siamo odiati... (Ad un gesto della sorella) Odiati, ti dico. E ne hanno tutte le ragioni. Il nonno spietato. Hai visto la faccenda dell'acqua?
Ada Ora esageri. No, il nonno non cattivo. Ha sofferto tanto. Bisogna saperlo compatire.
Lea Far soffrire perch si sofferto. Che cosa triste e ingiusta! (Si dirige verso sinistra) Va' tu dal babbo. Io non posso.
Ada (fissandola con ansia) Oh Lea, non voglio vederti cos. Se potessi far qualcosa...
Lea (scuote tristemente il capo) Nessuno pu. (indica il ritratto) Anche noi come lei. Ritratti di morti... senza fiori. (Esce da sinistra. Ada segue la sorella con uno sguardo angosciato, poi esce lentamente da destra per ricomparire subito dopo sorreggendo Edoardo Valmine: accompagna il padre alla poltrona e ve lo accomoda con infinita, vigile cura).
Ada Va bene cos?
Edoardo S. Bene. Socchiudi la portafinestra... No... meno. (Dallo spiraglio della portafinestra s'intravede il giardino) Ah! Finalmente un soffio d'aria. In camera mia si soffoca. Qui, forse, potr dormire un poco.
Ada Hai sonno?
Edoardo S. Mi pare di s. (chiude gli occhi).
Ada Hai bisogno di qualcosa? Vuoi che ti mandi Carlo, appena torna dalla farmacia?
Edoardo No. Lasciatemi solo.
Ada Allora me ne vado. Qui (indica il tavolino) hai tutto. Anche la carta anti-asmatica... i fiammiferi... Ma se non stai bene chiama. Non mi allontaner. Cerca di riposare tranquillo.
Edoardo Grazie. (Vedendo che la ragazza sta per uscire dalla stanza) Ada?!
Ada (fermandosi) Cosa vuoi, pap?
Edoardo Dov' Lea?
Ada Nella sua camera, credo. Non sta tanto bene.
Edoardo Ah! (dopo una pausa) Sempre cos triste?
Ada Sempre.
Edoardo (rimane un attimo perplesso, poi scuote le spalle) Bambinate.
(Ada esce da sinistra).
(Un lungo silenzio. Il respiro pesante del malato che sonnecchia sibila rauco nella scura, triste sala. Ma, dopo pochi istanti, si ode un latrato festoso di Doro e, dalla porta-finestra, entra Lamberti. Il giovane dottore non pi il ragazzo lieto e faceto di due mesi prima. La sua fisionomia ha ora un aspetto pi maturo e pi sofferto, i suoi occhi sono tristi e stanchi e vi si legge una muta angoscia. Egli fa qualche passo incerto verso Edoardo, ma quasi subito si arresta e rimane immobile).
Lamberti Signor Valmine.
Edoardo (rimane immobile, con gli occhi chiusi).
Lamberti Signor Valmine.
Edoardo (apre gli occhi e li fissa su Lamberti con uno sguardo in cui nuota un invincibile ribrezzo; ha un sussulto, ma non risponde).
Lamberti Signor Valmine!
Edoardo Se ne vada.
Lamberti Devo parlarle.
Edoardo Se ne vada.
Lamberti Non me ne vado. Parler a tutti i costi.
Edoardo Se ne vada. (Ora guarda ostentatamente di fronte a s, duro, rigido, ferreo).
Lamberti No... Lei deve ascoltarmi... Ho trovato un diario di mio padre... Era in un vecchio baule che non veniva aperto da anni... Ma io ho voluto veder tutto, rendermi conto di tutto... Cercavo qualcosa che mi dicesse perchaveva fatto quella cosa orrenda... Non potevo credere. Non era cattivo. Un debole, un vinto dalla vita, ma cattivo no. Ed ho trovato... (Tira fuori dalla tasca un rotolo di carte) Ecco qui. Ho strappato le pagine pi interessanti, gliele ho portate. (Vedendo che Valmine non fa alcun gesto per prendere il rotolo lo posa sul tavolo) Legga... Vedr... Era disperato quel poveretto. Scrive: Ho rovinato un uomo senza saperlo .
Edoardo (rivolge a Lamberti una rapida occhiata, ma continua a tacere, ostinatamente).
Lamberti (supplichevole) Non lo sapeva. Legga. Non si pu non credergli. Sono parole scritte col sangue, queste. Il sangue di un pover'uomo senza volont, privo di ogni possibilit di reazione, amareggiato dalle sventure e dalle disillusioni. Ma non cattivo. E disperato. Disperato di ci che aveva latto. Mi creda.
(Fa qualche passo, cerca di afferrare la mano di Valmine, ma viene subito gelidamente respinto)
Mi creda. E creda anche a lui, quando legger. La famiglia della vittima gli aveva fatto credere che senza alcun dubbio il colpevole era lei... che la condanna sarebbe stata in ogni modo inevitabile. E gli ha offerto una 'somma... una somma forte... perch potesse pagare i debiti pi urgenti... Aveva l'acqua alla gola... la mamma era malata... C'erano tanti, tanti guai. Io piccino, la miseria alle porte... D'altra parte... con quello che gli avevano fatto credere... (pausa) Accett.
Edoardo(con viso sempre pi impassibile, chiude gli occhi).
Lamberti Fece male, lo so. Non avrebbe mai dovuto... Lo cap anche lui quando venne a sapere che la sentenza sarebbe stata completamente diversa se la sua testimonianza fosse stata quella che avrebbe dovuto essere... onesta. Si impression... perse la testa. And dalla famiglia della vittima, ma gli risero in faccia, gli richiesero la somma che gli avevano data. Ed egli non seppe far altro che fuggire... Prima in Africa, poi nel Sud America. Ma rimasto un pensiero fisso, per lui, quello. E mi ha fatto cambiar nome perch il suo gli pareva ormai indegno di venirmi trasmesso... Legga, signor Valmine... Legga. E forse capir. Io spero che lei capir... Era anche lui malato. E cos stanco... Mi risponda, la supplico. Mi dica qualcosa, signor Valmine.
Edoardo (rimane muto).
Lamberti (sconsolatamente) Lei non vuoi rispondermi. S, capisco. Mio padre per lei soltanto l'essere malvagio che ha distrutto la sua vita, una forza malvagia, diabolica. Ma pensi, invece... Cerchi di pensarlo. Era un pover'uomo. Un essere timido, spaurito. Io non l'ho mai visto sorridere. Signor Valmine, cerchi di capire. Se non per me, per Lea, per quella povera innocente che l'unica a pagare.
Edoardo (apre gli occhi, ha uno sguardo in cui comincia ad accendersi una fiamma di smarrita, incerta sorpresa).
Lamberti S, Lea. Lea che paga. E Ada. Lei ha fatto dodici anni di penitenziario, signor Valmine, ma da quanti anni le sue figlie vivono in questo carcere, senza una gioia, senza un sorriso, senza una speranza? E vivranno sempre, cos. Fino alla fine. L'ergastolo. E sono anche loro innocenti. E per loro non vi pu essere grazia.
Edoardo (rauco, con uno sforzo immenso) Stia zitto. Lei non ha diritto di dirmi questo... Suo padre ha ucciso mia moglie... ha ridotto me cos..
Lamberti E lei uccide le sue figliole. un delitto orrendo, signor Valmine. Mio padre ha sbagliato, ma morto, ora. Ed stato anche lui un infelice. Al male che ha fatto non pi possibile porre rimedio, ormai. Ma una sua parola, signor Valmine, una sua parola che comprenda, che compatisca... che perdoni... pu essere tutto, ora. Non siamo belve feroci. Siamo esseri umani. Cerchiamo di capirci a vicenda, di venirci incontro, di tenderci le mani. Siamo fratelli. Tutti. Ricchi e poveri, felici e infelici.
Edoardo (incerto, il viso scosso, inquieto) Se ne vada!
Lamberti Me ne vado. E se non ricever un suo cenno fra due settimane mi imbarcher per l'America. Ma, signor Valmine, ci pensi. cos sterile e inutile l'odio!
Edoardo (china il capo e non risponde).
Lamberti (a passi svelti si dirige verso la porta-finestra, fa un leggero inchino e scompare. Immediatamente la porta di sinistra si apre ed entra Ada che la chiude e vi si appoggia come sfinita. Fissa sul padre con immensa, angosciata tristezza).
Edoardo Che vuoi?
Ada Ho sentito.
Edoardo Cosa?
Ada Tutto.
Edoardo (con un sussulto) Tutto?
Ada Non aver timore. Da anni avevo capito.
Edoardo E Lea?
Ada Lea, no.
Edoardo Ah!
Ada una bambina, Lea.
Edoardo Una bambina.
Ada Ma lo sar ancora per poco. vicino anche per lei il momento... Il momento atroce... Per lei... come per me.
Edoardo Che vuoi dire?
Ada Sfiorir, diventer una creatura spenta, si trascinerattraverso la vita senza saper di vivere. Senza aver pidesiderio di vivere. (appassionatamente) Ed io non voglio, capisci? Non voglio.
Raimondo (entra in furia da sinistrai col viso scuro dei momenti cattivi) L'ho visto uscire... Uscire dal cancello... quel maledetto... Chi l'ha fatto entrare?
Ada Io no. Perch non lo sapevo. Ma se lo avessi saputo sarei stata io.
Raimondo Cosa dici?
Ada Sarei stata io a farlo entrare... se avessi saputo chevoleva venir qui.
Raimondo Sei pazza?
Ada Pazza??... Forse. Non si pu non essere un po' pazzi in questa casa. Ma meno pazza di voi. C' una ragione... una sola ragione... perch il dottor Lamberti non possa entrare in questa casa? Perch non possa sposare Lea?
Raimondo Sposare Lea? Lui? Ed osi dir questo di fronte al ritratto di tua madre? Di tua madre che suo padre ha ucciso proprio come se le avesse trafitto il cuore con un pugnale? tempo che anche tu e Lea lo sappiate.
Ada Da anni lo so. E con questo?
Raimondo Con questo? Ed osi chiedermelo?
Ada (infinitamente triste e sconsolata) S, te lo chiedo. Perch vuoi che l'ombra di un passato atroce giunga a tutti i costi fino a noi? La luce vorrebbe disperderla quest'ombra con la forza con cui la vita lotta contro la morte, l'amore contro l'odio. Ma tu ti opponi. Vuoi che avanzi... che ci raggiunga... che i suoi artigli aguzzi ci stringano la gola... Ma vuoi essere anche tu... come Giovanni Guzmann... un assassino? Avrei taciuto... avrei continuato a tacere, se si fosse trattato soltanto di me. Ma c' Lea. Lea deve vivere la sua vita. Deve sposare chi ama, Lea.
Raimondo Deve... deve... Dimentichi chi il padrone qui dentro.
Ada Oh! impossibile dimenticarlo. Sei tu il padrone... e il carceriere.
Edoardo (con imposizione in cui si cela, per, una invincibile commozione) Ada!
Ada Anche tu?! Ma siamo tue figlie! E tu dovresti saperlo quale atroce cosa sia vivere in un carcere... per gli innocenti... Guardatemi... ma s... Guardatemi... Ho venticinque anni... Venticinque... Ma non sono giovane... Non lo sono mai stata. L'ombra fosca che il vostro spietato odio ha addensato sulla nostra casa, ha gettato il sorriso sulle mie labbra... ha spento in me ogni luce di giovinezza... Parlare... Sorridere... Un delitto qui. E non poter essere una creatura umana fra altre creature umane... Una creatura che soffre con quelli che soffrono... Sorride con quelli che sorridono. Io non ho chiesto mai nulla per me. E anche ora non vi chiedo nulla. Ho venticinque anni ma il mio viso ne ha quaranta. Il mio animo senza et. Ma non importa. Non importa neppure se non ho mai potuto indossare un abito chiaro, se non ho mai potuto ridere una sola volta senza che qualcuno mi zittisse... se non ho potuto voler bene a chi mi voleva bene. A tutto questo si pu rinunziare... All'amore, alla maternit, alla felicit si pu rinunziare. Ma non alla propria umanit, a quella solidariet coi propri simili che l'unica forza che aiuti a sopportare la vita quando tanto triste! Che pu, forse, renderla meno triste! Che cosa atroce sentirsi odiati! E odiati giustamente! Perch si negato un sorso d'acqua a chi aveva sete... un raggio di sole a chi soffriva... perch si lanciato un cane feroce contro un bimbo che coglieva un fiore. Mio Dio! No. Questo no.
Raimondo (lento, cupo) Cosa importano gli altri? Cosa importa il mondo intero? Tua madre non ha un flore.
Ada Sei tu che glieli neghi, i fiori.
Raimondo (con perduta stanchezza) Non li vuole. Li respingerebbe i nostri fiori. Gli uccisi che nessuno vendica non vogliono fiori... Io la vedo, di notte... Non posso dormire... Vedo lei... sempre... col suo viso bianco... Il suo sguardo mi trafigge le pupille. Parlerebbe se non avesse la bocca piena di terra... (con un singhiozzo sordo) La mia piccina... Avrei dato tutto il mio sangue per vederla sorridere... e me. la sono lasciata strappare dal petto senza saperla difendere... senza saperla vendicare... (improvvisamente furioso) Vuoi fuggire da questo carcere, tu? Sarai libera presto... Libera. Il carcere si aprir. Dovrai guadagnarti la vita. Mi credi ricco? Povero sono, ormai. Le terre, ad una ad una, dovranno andarsene. E poi la casa. Tutto. Sono volati via i soldi... Via... Cos... Inseguendo Giovanni Guzmann... Domani vender il campo della giuncaia... E poi gli altri. Ma Lamberti non sposer Lea... Quando sapr che povera non la vorr pi, la lascer... la dimenticher. (ride) Il figlio di Giovanni Guzmann non sposer Lea.
Ada Ridi... ridi... e fatti dare dal babbo ci che Lamberti gli ha dato. Una fortuna insperata, per te. Un altro processo, altri avvocati, altro odio... tanto altro odio che si accumuler su questa nostra povera casa. Ma pensa... pensa che nessuna sventura, nessuna ingiustizia, nessuna sofferenza possono giustificare ci che tu fai... E che la mamma... (singhiozza) la mamma non lo avrebbe voluto da viva... E non lo vuole ora, da morta... Non vogliono vendette i morti... Soltanto pace vogliono... (Esce singhioz-zando dalla portafinestra).
(Un lungo silenzio un po' attonito. Valmine ha seguito col capo basso, come un colpevole, il dialogo fra la figlia ed il suocero, ed il suo viso ora non pi n duro, n maligno, ma solo triste ed anche addolcito da qualcosa che potrebbe anche essere la sorpresa estatica di chi dopo anni di tenebre riveda la luce. Serravalle, invece, sempre violento, ma anche nel suo impetuoso gestire vi ora un impaccio strano).
Raimondo (rompendo il silenzio con un certo sforzo) Che ha detto quella pazza? Ti ha detto qualcosa, Lamberti?
Edoardo S.
Raimondo Qualcosa che potrebbe servirci?
Edoardo Pu darsi. (Si fa scivolare nella tasca della vestaglia il plico che Lamberti aveva posato sul tavolino).
Raimondo Fa' vedere.
Edoardo No.
Raimondo No? Vaneggiate tutti, oggi?
Edoardo Ho detto no.
Raimondo Ma di cosa si tratta? Si pu almeno saperlo questo?
Edoardo Di un diario. Le pagine di un diario.
Raimondo Un diario?
Edoardo S.
Raimondo Di Giovanni Guzmann, forse?
Edoardo Di Giovanni Guzmann.
Raimondo E dice?... Ammette forse?
Edoardo Fa di pi. Confessa. La sua testimonianza era stata comprata.
Raimondo Ah! Finalmente. Da' qui.
Edoardo (non risponde).
Raimondo Dammi quei fogli, ti ho detto.
Edoardo Chiudi la porta-finestra, per favore.
Raimondo (sospettoso) Perch?
Edoardo Qualcuno potrebbe udirci. Non voglio.
(Serravalle chiude la portafinestra e Valmine accende la carta antiasmatica).
Raimondo (si volta) Non stai bene?
Edoardo Nulla di particolare. Un principio di asma.
Raimondo Dammi quelle carte, allora.
Edoardo Pensi davvero a far rifare il processo?
Raimondo E me lo chiedi?
Edoardo Giovanni Guzmann morto, ormai.
Raimondo C' il figlio.
Edoardo Ma ci coster tutto quello che ancora ci rimane.
Raimondo Non importa. Si tratta del nostro nome. Anzi... Del tuo nome. Proprio del tuo. (con disperazione) A questo punto ti sei ridotto! Ti hanno cacciato in galera, hanno fatto morire di crepacuore tua moglie, hanno disonorato la tua famiglia... e tu prendi le botte in silenzio, come un cane bastardo.
Edoardo (trae il plico dalla tasca e lo posa sul tavolino) Ecco le carte.
Raimondo Ah! Ti sei deciso.
Edoardo S. Mi sono deciso. (Avvicina le carte alla carta-antiasmatica che sta bruciando).
Raimondo (lanciandosi) Che fai?
Edoardo (con improvvisa energia si alza e si appoggia al tavolino con il viso verso il pubblico) Fermati.
Raimondo (tentando inutilmente di scostarlo) Bruciano. Le carte bruciano.
Edoardo Lasciale bruciare.
Raimondo (con un affanno ed uno smarrimento infantili) Scostati... l'ultima prova... L'ultima prova della tua innocenza... Non sar pi possibile provarla... Giovanni Guzmann morto... Scostati, Edoardo.
Edoardo No.
Raimondo Ma possibile? Possibile che tu abbia dimenticato?
Edoardo No. Non ho dimenticato. Ma ho cercato di capire. E ho capito. E... forse... forse potr perdonare. (Si scosta. Le carte sono ormai indecifrabili).
Raimondo (vacilla, si porta le mani al viso) finita.
Edoardo Ti sbagli.
Raimondo Finita. Per sempre.
Edoardo No. Forse comincia ora.
Raimondo (con smarrimento infinito) Cosa pu cominciare ormai? Siamo rovinati. Tutto crollato intorno a noi... (Chiude gli occhi) Vent'anni fa... com'era: diverso... Ed ora un mucchio di rovine... (stringe i pugni) Quel Giovanni Guzmann... Lui stato... lui...
Edoardo Lui ha cominciato a demolire... Ma poi... siamo stati noi... proprio noi... a continuare. Vent'anni fa la nostra casa era forte, solida. Un fulmine l'ha colta a tradimento, ha fatto breccia nella sua compagine... stato tremendo... s... Ma noi, invece di pensare a ricostruire, abbiamo continuata l'opera demolitrice. L'odio ci accecava. E con l'odio non si pu che distruggere. annientamento l'odio. tenebra.
Raimondo Era la mia forza.
Edoardo Non pu essere una forza. tossico, soltanto. Avvelena. Corrode. Uccide la serenit, la pace... E si ha tanto bisogno di pace. (pausa). vero quello che hai detto poco fa? Vuoi vendere il campo della giuncaia?
Raimondo S.
Edoardo Ne hai bisogno davvero? Assoluto bisogno?
Raimondo S. (pausa) Devo pagare l'avvocato. Ho degli arretrati. Una cifra enorme. E poi... delle liti incorso.
Edoardo Interrompile.
Raimondo Come interromperle?
Edoardo Potresti venire ad un accomodamento.
Raimondo Un accomodamento? Impossibile! Dovrei umiliarmi, chieder scusa... accettare compromessi... (Pausa) E perch poi? Tanto la casa rossa, il campo della giuncaia e le vigne dovremmo venderle lo stesso per pagare l'avvocato... (pausa) Denaro liquido non ne abbiamo pi.
Edoardo In questo caso ci assolutamente indispensabile salvare almeno una parte delle terre. Con una coltivazione intensiva si potr trarne un discreto reddito di cui vivere.
Raimondo Inutile parlarne. Non troviamo lavoranti.
Edoardo Eppure le braccia giovani non mancano.
Raimondo Oh! non che manchino. Ma da noi non vogliono venire.
Edoardo Verranno, se si prometter loro un buon trattamento... se si far qualcosa per i poveri, per i bambini.
Raimondo E quand'anche venissero? Chi li sorveglier? Chi li diriger?... Io sono vecchio. Non me la sento pi di star fuori dalla mattina alla sera... E tu sei malato.
Edoardo Qualcuno ci sarebbe.
Raimondo Dev'essere qualcuno che faccia parte della famiglia. Io non mi sono mai fidato degli estranei.
Edoardo La persona a cui penso io potr far parte della famiglia se noi lo vorremo.
Raimondo Non vorrai mica parlare?...
Edoardo Del dottor Lamberti, s.
Raimondo Lamberti?... Anche questo vorresti, dunque?... Lea dovrebbe sposare il figlio di Giovanni Guzmann?... Eri un uomo sano, ricco, stimato... ed egli ha fatto di te un malato, un infelice...
Edoardo Era anche lui un infelice.
Raimondo E lei?... Lei, la mia piccina... Me l'hanno ammazzata... E tu... tu... suo marito, dimentichi tutto... cos... Non le vuoi pi bene... per questo che lei piange... Tutte le notti la vedo... Piange, ti dico...
Edoardo Forse, davvero piange. Piange perch non pufarsi capire. Vorrebbe dirti... vorrebbe dirci... Cosa avete fatto delle mie bambine? ... Due infelici ne abbiamo fatto... tu ed io... Lei, di l, senza fiori... Loro, qui, senza gioia. (pausa) Abbiamo sbagliato.
Raimondo (quasi supplicando). No.
Edoardo I morti... Dovremmo capirlo noi, tu, vecchio... io malato... il linguaggio dei morti. da qualche tempo che ci penso... Non un linguaggio triste. Dove sono loro non c' tristezza. Ma pace. Pace e luce. E forse lei e Giovanni Guzmann si sono incontrati, ora. Ed hanno voluto che i loro figli si volessero bene. Non c' odio, lass.
Raimondo I tuoi anni di carcere, le tue sofferenze, il franare continuo della nostra famiglia. Niente potr cancellare questo.
Edoardo Niente. Tranne il pensiero che al mondo vi sono tante altre sofferenze, oltre le nostre.
Raimondo Ma lei?... Chi potr ridarmela?
Edoardo Hai le sue figlie. Sono lei. Facciamole felici. Chiedono cos poco!
Raimondo (lunga pausa, poi, con un lento singhiozzo, a voce bassa) E lei? Cosa potr dare a lei?
Edoardo Dei fiori.
(Forte scena di Raimondo. immobile, il capo chino, il petto ansante, combattuto dai opposti sentimenti. Vi in lui ancora un resto di ribellione che non vuole cedere. Ma - d'improvviso - si avvicina veloce alla portafinestra, la spalanca con una rude spinta. Un torrente di luce invade la stanza, raggiungendo anche il ritratto della morta. Si intravede il giardino e, nel fondo, Ada e Lea).
Raimondo (con voce rauca, ma decisa) Ragazze!... ragazze!... Perch non portate dei fiori alla vostra mamma?
SIPARIO
- Questo copione è stato visto:


