Dramma in due atti
di Edmundo Faroln Romero1
(versione italiana dall'inglese di Vasco Caini)
INTERNATIONAL READERS' THEATER
1 NOTE SULL'AUTORE.
Dr. Farolan attualmente insegna inglese e comunicazione alla Universit della Silesia, Repubblica Ceca. anche editore della rivista di Vancouver (www.reviewvancouver.org) e della Rivista Filippina (www.los-indios-bravos.com). Ha pubblicato cinque raccolte di poesie in inglese, spagnolo e francese, libri di testo, antologie letterarie, e drammi. Al presente sta lavorando ad un nuovo libro di poesie ed un romanzo.
Personaggi
(Nell'ordine d'ingresso)
GIUSEPPE RIZAL ALONSO
SOLDATI SPAGNOLI e UFFICIALE
Padre PAOLO RAMN
AMICI e FAMIGLIA di Rizal
STUDENTE MESSICANO
STUDENTE COLOMBIANO
STUDENTE PERUVIANO
CRISSTOMO IBARRA
Padre DMASO Don ANASTASIO (TASIO)
ELIA
MARIA CHIARA SIGNORA TEDESCA
EDITORE
SIGNORA INGLESE GRAZIANO LOPEZ JAENA
DOMESTICO PADRE FIORENTINO
SIMUN
GIORNALISTI
ANDREA BONIFACIO
APOLLINARIO MABINI
SIGNORA ANZIANA
GIUSEPPINA BRACKEN
GENITORI e RAGAZZI
GOVERNATORE GENERALE BIANCO
GENERALISSIMO AGUINALDO
CANCELLIERE
GIUDICI MILITARI
GIUDICI ECCLESIASTICI
AVVOCATO DIFENSORE
PUBBLICO MINISTERO
SOLDATI, RIVOLUZIONARI, GUARDIE etc.
Note sull'allestimento
L'allestimento, similmente al teatro scespiriano, richiede due livelli, in modo da permettere messa in scena multipla. L'area superiore per scene al balcone, ponti di nave, ed altre scene che richiedono un allestimento al piano pi alto; l'area bassa per scene di strada, di battaglia, ed allestimenti al piano terra. Non ci sono da cambiare pesanti fondali o scene complicate; solo un gioco di luci in dissolvenza in chiusura ed in apertura in differenti spazi della scena. Si richiede un grande schermo sul fondo per proiettare titoli delle scene, immagini e testo.
ATTO PRIMO
Prologo
(Sullo schermo di fondo: "Bagumbayan, 30 dicembre 1896." Si avvicina un suono di tamburi in marcia. GIUSEPPE RIZAL ALONSO bendato ed ha le sue mani ammanettate di dietro. Ha alle spalle un plotone di esecuzione di SOLDATI FILIPPINI. Un FRATE sta leggendo un libro di preghiere e sta dando l'ultima benedizione a RIZAL.)
UFFICIALE SPAGNOLO: Puntate!
(I soldati filippini puntano a Rizal.)
Fuoco!
(I SOLDATI sparano. RIZAL si gira nel cadere. Cade volto verso il cielo. I tamburi suonano, mentre la scena si dissolve.)
Scena prima
(Lo schermo di fondo lampeggia le parole: "Ateneo di Manila, marzo 1877." La scena rappresenta la cerimonia di consegna dei diplomi alla Scuola Superiore di Rizal nel vecchio Ateneo municipale di Manila. Il Padre Paolo Ramn, S. J., Rettore dell'Ateneo, da un'alta cattedra, sta dando un annuncio davanti a tutto il corpo studentesco.)
RAMN: E per ultimo, ma non meno importante, lo studente che ci dar il "commiato" con un voto di pieno "ottimo" e vincitore del concorso di teatro per la sua commedia Consiglio degli dei, Giuseppe Rizal Alonso.
(Applausi. RIZAL sale sulla cattedra.)
Congratulazioni, Beppe.
RIZAL: Grazie, padre.
Scena seconda
(FAMIGLIA di Rizal - genitori e parenti - abbracciano RIZAL. AMICI e STUDENTI si raccolgono intorno a RIZAL dopo la cerimonia di diploma per congratularsi. Molte chiacchiere improvvisate. Mentre escono:)
I AMICO: Congratulazioni per l'alto voto. Beppe. A quale Universit andrai?
RIZAL: San Tommaso.
II AMICO: Che cosa farai?
RIZAL: Medicina.
(Le luci si dissolvono lentamente mentre RIZAL, FAMIGLIA e AMICI, escono, chiacchierando.)
Scena terza
(Dissolvenza in apertura. Sullo schermo di fondo: "Luglio, 1881. Universit di San Tommaso." Rizal al leggio e recita la sua poesia vincitrice del premio "Alla giovent filippina. " La poesia pu essere letta parzialmente).
RIZAL:
I Alza la tersa fronte
Giovent Filippina, in questo giorno!
Rifulge scintillante
la tua grande prestanza,
della patria mia bella speranza!
II Vola genio grandioso,
e infondile il pi nobile pensiero
che lanci vigoroso
pi rapido del vento,
la mente sullo scanno della gloria.
III Scendi con luce grata
dell'arti e delle scienze nell'arena,
Giovent, e sciogliti
la pesante catena
che il tuo genia poetico incatena.
IV Vedi che nella zona
dove dimorano l'ombre, l'ispano,
con pia saggia mano, risplendente corona
offre al figlio di questo suolo indiano.
V Tu che, sull'ali della
ricca fantasia, sali sulle nubi
dell'Olimpo cercando
dolcissima poesia,
pi dolce del nettare e dell'ambrosia.
VI Tu, di celeste accento
melodioso rival di Filomena.
che con vario concento
nella notte serena
dissipi del mortal l'amara pena.
VII Tu, che la pietra dura
animi con l'impulso della mente
e la memoria pura
del genio rifulgente rendi eterna
con genio prepotente.
VIII E tu, che il vario incanto
di Febo... amato dal divino Apelle,
e di natura il manto,
con magici pennelli
copiar sulla semplice tela suoli.
IX Correte! Che l'alloro
spera coronar la fiamma del genio,
mentre la Fama sparge,
con tromba banditrice,
il nome del mortal per l'ampio globo.
X Giorni, giorni felici,
Filippine gentil, per la tua terra!
Iddio benedici
che con lieto trasporto
la fortuna t'invia ed il conforto.
(Applausi dall'uditorio. Dissolvenza in chiusura.)
Scena quarta
(Schermo: "Madrid, 1884".
La scena si apre in un bar dove studenti dell'Universit di Madrid si trattengono. RIZAL sta bevendo del vino rosso o della birra con studenti di varie nazioni dell'America del Sud. Rizal parla dell 'ingiustizia dei frati. I sudamericani concordano con quello che succede nelle loro nazioni.)
RIZAL: I frati. Sono loro la causa della nostra ignoranza.
MESSICANO: Che ti aspettavi? Loro vogliono dominare la nostra nazione. Quale mezzo migliore che tenerci ignoranti?
COLOMBIANO: I Gesuiti sono i peggiori. Quegli uccelli neri nelle loro tonache nere. Sono l'incarnazione del diavolo! (Tutti ridono)
RIZAL: Mi sono diplomato con i Gesuiti ed l che ho imparato che cosa sia il machiavellismo. C' una definizione di loro in uno dei nostri dialetti filippini: suitico da Gesuitico..
PERUVIANO: Che cosa significa?
RIZAL: Falso!
(Tutti ridono)
MESSICANO: S, loro hanno le migliori terre.
RIZAL: A parte i frati domenicani. Io sono stato allevato da questi due ordini. Prima all'Ateneo sotto i gesuiti e poi a Medicina sotto i domenicani all'Universit di S. Tommaso.
COLOMBIANO: Per questo sei ribelle il doppio di noi.
(Risata)
RIZAL: Ora seriamente. Che cosa sta succedendo e perch questo raduno?
MESSICANO: Rizal, come se tu non comprendessi la natura umana. Tu, il poeta, lo scrittore, il medico sei cieco di fronte al significato della bramosia? La voglia che insita nella natura umana in cerca di potere e ricchezza?
PERUVIANO: Qui siamo in Spagna e stiamo parlando contro di essa.
RIZAL: Io amo la Spagna; solo, non amo gli spagnoli.
COLOMBIANO: Eccetto le donne!
ARGENTINO: Su, su! Alle donne spagnole!
(Ognuno alza il suo bicchiere)
RIZAL: Voi latini mi state facendo diventare frivolo!
COLOMBIANO: la natura latina! Dovresti saperlo. Sei filippino!
RIZAL: Tutti in piedi e facciamo un brindisi a noi stessi!
MESSICANO: Alla salute!
TUTTI: Alle Filippine ed all'America Latina!
(Bevono e la luce si dissolve)
Scena quinta
(Schermo: "Heidelberg, 1885."
RIZAL sta scrivendo Noli me tangere. Una voce fuori campo legge parti del Noli, inizia ciascuna delle scene sotto, seguita da rappresentazione drammatica, come se Rizal, mentre scrive, visualizzasse le scene. IBARRA nella sua carrozza attraverso Manila in cammino per la sua citt natale di San Diego.)
RIZAL: (mentre scrive, voce fuori campo.) La carrozza di Ibarra percorreva parte del pi animato sobborgo di Manila; quello che la notte prima lo rattristava, alla luce del giorno lo faceva sorridere suo malgrado. L'animazione che ribolliva ovunque, tante carrozze e calessi che andavano e venivano di corsa, europei, cinesi, nativi, ciascuno con il suo particolare vestito, i fruttivendoli, i fattorini, i facchini a torso nudo, i banchi di commestibili, le locande, i ristoranti, le botteghe, i carri tirati da carabao, il rumore, il movimento incessante, il sole stesso, un certo odore, i colori - aveva quasi dimenticato com'era Manila.
(IBARRA viaggia verso la piazza S. Gabriele, e sta attraversando uno dei pi animati quartieri di Manila. Sorridendo, guarda fuori della sua carrozza.)
(Voce fuori campo.) Le strade non erano ancora state pavimentate. Il sole splendeva due giorni di seguito e le strade si trasformavano in nubi di polvere che ricopriva tutto accecando i passanti e facendoli tossire; un giorno pioveva, e le strade diventavano un pantano, che di notte rifletteva le luci delle carrozze che schizzavano fango sui pedoni negli stretti marciapiedi, da cinque metri di distanza. Quante donne avevano perso le loro pianelle ricamate nel fango!
(Donne arrabbiate mentre perdono le pianelle. In altra parte del palcoscenico, dei prigionieri riparano la strada.)
A volte si vedevano dei prigionieri a riparare le strade; uomini rapati che indossavano camicie a maniche corte e pantaloni fino alle ginocchia con numeri e lettere azzurre, incatenati a coppie con cenci avvolti sulle gambe, bruciati dal sole, vinti dal caldo, dalla stanchezza e dalle fruste di altri carcerati privilegiati che godono di particolare piacere nel fustigare i compagni. I prigionieri sono uomini alti di fisionomia cupa, che mai sorridono, ma i cui occhi mandano lampi quando la frusta cade sulle loro spalle.
(Un prigioniero viene frustato.)
Un passante butta una cicca di sigaro. raccolta dal prigioniero pi vicino e nascosta nel suo cappello di paglia. Gli altri prigionieri guardavano i passanti con un'espressione strana. Ibarra sente il rumore che fanno: il rumore cupo della pietra che viene rotta per riempire le buche nelle strade. Ibarra ricorda un fatto della sua infanzia: era mezzogiorno; i raggi del sole piombavano senza piet. Alla misera ombra di un solitario carretto giaceva uno di quei disgraziati, esanime, con gli occhi spalancati. Due dei suoi compagni mettevano insieme una barella di bamb, senza rabbia, senza dolore, senza impazienza - come si crede che sia il carattere degli abitanti. Oggi a te, domani a me, sembravano dire a se stessi. La gente camminava in fretta senza curarsi di lui; le donne passavano, lo guardavano e continuavano il loro cammino; lo spettacolo era piuttosto comune, cos comune che aveva indurito i cuori. Le carrozze correvano riflettendo nella loro carrozzeria verniciata i raggi di quel sole brillante in un cielo senza nubi. Lui solo, bambino di undici anni, appena arrivato nella citt, ne era rimasto colpito; lui solo ne aveva avuto un incubo la notte seguente.
(La scena drammatizzata continua)
Ma questo era avvenuto molto tempo prima. Guardando indietro verso la citt, Ibarra notava che l'onesto vecchio ponte di barche non c'era pi. Era stato un buon ponte con tutte le sue pecche, salendo e scendendo con le maree del fiume Pasig, che pi di una volta lo aveva sbattuto e distrutto.
I mandorli nella piazza di S. Gabriele non erano cresciuti tanto, erano sempre rachitici.
La Escolta, la strada principale degli affari, gli sembrava meno attrattiva di quando l'aveva vista l'ultima volta, nonostante il nuovo fabbricato decorato con figure femminili drappeggiate, che aveva preso il posto di un gruppo di magazzini.
Gli sembr pi degno di nota il nuovo ponte, mentre le case sulla riva destra del fiume tra canneti ed alberi, dove la Escolta finiva di fronte all'isola di Romero, gli ricordavano le fresche mattine quando passavano di l in barca per andare ai bagni di Ul-Ul. Egli incontra carrozze tirate da coppie di magnifici ponies, che portano uomini d'affari ai loro uffici, ancora mezzo addormentati, militari, cinesi in posture fatue e ridicole, frati seri, canonici, ed in una carrozza aperta, vede Padre Dmaso, proprio lui, serio ed accigliato.
(La scena congelata quando DMASO e IBARRA si osservano lun l'altro dalle loro carrozze. La luce si dissolve. La luce si apre lentamente. RIZAL sta scrivendo mentre una voce fuori campo comincia.)
(Voce fuori campo) Siamo al dieci di novembre, la vigilia della festa, uscendo dalla monotonia abituale, il popolo si d ad un'attivit straordinaria nella casa, nella strada, nella chiesa, nella galliera e nei campi: le finestre si coprono di bandiere e di damaschi di vari colori; lo spazio si riempie di detonazioni e musica: l'aria s'impregna e si satura di allegria..
(C' confusione mentre gli abitanti si preparano per la festa. I galli vengono preparati per i combattimenti di domani, si costruiscono archi di bamb, si allestiscono cibi, ecc.. Noli me tangere di Rizal continua: casa del vecchio Tasio. IBARRA attraversa il giardino di don Anastasio e sale le scale fino alla sua stanza. TASIO un vecchio, chino a scrivere nel suo studio. Collezioni d'insetti e foglie sono appese alle pareti tra mappe e vecchi librerie piene di volumi e manoscritti in disordine. cos assorto nello scrivere che non si accorge di IBARRA che sta per ritirarsi per non disturbarlo.)
TASIO: (Notando IBARRA) Oh, qui!
IBARRA: Sono spiacente occupato .. torner un altro giorno.
TASIO: No, va bene. Stavo scrivendo un po', ma non c' fretta, ed ho bisogno di riposarmi. Posso esserle utile in qualche cosa?
IBARRA: (Accostandosi a TASIO) S. (Notando la scrittura di Tasio.) Interessante; sta lavorando con i geroglifici?
TASIO: (Ridendo.) No, uso dei simboli quando scrivo.
IBARRA: Perch si d il fastidio di scrivere in codice?
TASIO: Cos nessuno pu leggere quello che scrivo.
IBARRA: (Curioso.) Ma perch scrive se non vuole essere letto?
TASIO: Non scrivo per questa generazione, ma per quelle che verranno. Se questa generazione potesse leggere quello che ho scritto, i miei libri verrebbero bruciati, tutto il lavoro della mia vita. Ma le generazioni future decifreranno questi caratteri e diranno: "non tutti dormivano durante la notte dei nostri antenati!"
(Pausa di meditazione.)
IBARRA: Sono venuto da lei per una faccenda piuttosto importante. Ieri sera-
TASIO: (Interrompendolo.) -hanno arrestato Elia.
IBARRA: (Sorpreso.) Come lo ha saputo?
TASIO: Vidi la Musa della Guardia Civile.
IBARRA: Chi ?
TASIO: La moglie dell'Alfiere. Lei non l'ha invitata alla sua festa, ma tutti nel paese conoscono la faccenda. Lei perspicace e maligna. Legge le relazioni ufficiali e le istruzioni del marito, e quando lui tornato ubriaco, non ha perso tempo nel mandare il sergente con la squadra alla sua festa per rovinarla e saldare i conti con lei. Stia attento, Eva era una buona donna: fu fatta da Dio Stesso. Donna Consolazione dicono che sia cattiva e non si sa da che mani sia venuta! Per essere buona una donna deve essere stata, almeno una volta, o vergine o madre.
(IBARRA sorride, poi tira fuori delle carte dalla sua borsa.)
BARRA: Il mio povero babbo aveva l'abitudine di chieder il suo consiglio in certe questioni. Io ho un piano del quale devo assicurare il suo successo. Voglio costruire questa scuola per dedicarla alla mia fidanzata.
(Mostra i piani della costruzione a TASIO.)
Io vorrei che mi consigliasse quali persone dovrei guadagnarmi per prime nel paese per il miglior esito dell'opera. Lei conosce tutti qui. Io sono appena arrivato dall'estero e sono quasi uno straniero nella mia patria.
TASIO: (Mentre esamina attentamente i disegni, bagnati dalle sue lacrime). Lei sta facendo quello che io una volta avevo sognato di fare - il sogno di un povero matto! Il primo consiglio che le d di non chiedermi mai consiglio!
(IBARRA lo guarda sorpreso.)
La gente lo prenderebbe per un matto come hanno fatto con me. La gente crede che quelli che non la pensano come loro siano matti e per questo mi credono matto. Sono contento cos, perch il giorno in cui ricuperassi la mia ragione secondo il loro modo di pensare, mi ritoglierebbero quella piccola libert che mi rimane come essere ragionevole. E chiss! Forse hanno ragione perch io non penso n vivo come loro. I miei principi, i miei ideali sono differenti. Loro pensano che il sindaco sia bravo perch non ha mai imparato a fare nient'altro che servire cioccolata al curato e sopportare il cattivo carattere di Fra Dmaso. Ma lo guardi ora. ricco, cosicch tutti pensano: "Lui s che un uomo intelligente! partito da niente ed ora ricco!"
Ma guardi me. Ho ereditato ricchezza e posizione; ho dedicato la mia vita a studiare: ora sono povero e non ricopro alcuna carica. Tutti loro dicono "Quello matto. Lui non sa come va la vita." Il curato mi chiama filosofo per soprannome e mi indica come un ciarlatano che mostra quello che ha imparato all'Universit. Forse sono davvero io il matto e loro i savi. Chi lo sa?
(Pausa.)
La seconda cosa che posso consigliarle quella di consultare il parroco, il sindaco e tutte le persone importanti. Lo so, le daranno cattivi consigli, scemi, inutili, ma tanto non obbligato a seguirli. Faccia finta di seguirli e faccia loro credere che fa quello che loro chiedono.
(Pausa.)
IBARRA: Il suo consiglio buono, ma difficile a seguirsi. Devo portare avanti i miei piani di nascosto? Quello che bene non pu essere portato avanti contro ogni ostacolo? La Verit non ha bisogno di camuffarsi come l'Errore, per prevalere.
TASIO: (Enfatico.) Ma nessuno ama la nuda verit! Quello che dice giusto in teoria, ma fattibile solo nel mondo dei sogni della giovent. Guardi il maestro di scuola. Lui voleva fare del bene con la ingenuit di un bambino e tutto quello che ne ha ricavato sono solo beffe e risate. Lei mi dice che straniero nella sua patria. Le credo. Ha cominciato male proprio il giorno in cui arrivato. Ha umiliato un frate che ha fama tra la gente di essere santo e saggio. Spero che non abbia compromesso il suo futuro! Il fatto che i Domenicani e gli Agostiniani disprezzano il rozzo abito dei Francescani, la loro cintura di corda e i loro sandali aperti e che un famoso docente dell'Universit di San Tommaso una volta abbia ricordato che Papa Innocente III aveva giudicato gli statuti di quell'ordine pi adatti ai porci che agli uomini, non vuol dire che tutti questi frati non si uniscano quando arrivi il momento di confermare quello che uno dei loro economi una volta dichiar: "Il pi basso converso pi potente del governo con tutti i suoi soldati." Cave ne cadas. Attendo a non cadere! I soldi sono potenti, e il vitello d'oro ha molte volte rovesciato Dio dai suoi altari, anche al tempo di Mos.
IBARRA: (Divertito, sorridente.) Non sono cos pessimista. La vita nel mio paese non sembra cos pericolosa. Io credo che i suoi timori siano un po' esagerati, e spero di riuscire a portare a termine i miei progetti senza incontrare seri ostacoli da parte loro.
TASIO: Li incontrer se i frati non l'aiutano. Basta che i frati agitino il cordone attorno alla loro vita o scuotano la polvere dalla loro tonaca. Con il pi piccolo pretesto, il sindaco le rifiuterebbe domani quello che le ha concesso oggi. E nessuna madre lascerebbe andare i suoi figli alla sua scuola.
IBARRA: Non posso credere che i frati siano cos potenti come lei li descrive. Ammettendo anche che sia vero quello che dice, io dovrei avere dalla mia parte tutta la gente sensibile ed il governo che ha le migliori delle intenzioni ed alti obbiettivi, ed apertamente cerca il bene delle Filippine.
TASIO: (Borbottando.) Il governo? Il governo, dice? Per quanto sia animato dal desiderio di ingrandire il paese in beneficio dello stesso e della Madre Patria, per quanto il generoso spirito di Ferdinando e di Isabella sia ancora ricordato da qualche funzionario isolato, il Governo non vede, non sente, non decide se non quello che il curato o il padre provinciale gli fa vedere, sentire o decidere. convinto che si appoggia solo su loro, che si regge perch loro lo reggono, che vive perch loro lo lasciano vivere; e che il giorno in cui se ne andassero si affloscerebbe come un burattino rottamato. Il Governo intimidito con la minaccia della sollevazione del popolo ed il popolo si accuccia di fronte alle forze armate del Governo. Questa la base di una strategia che piuttosto semplice, ma che funziona per lo stesso motivo per cui i paurosi prendono la loro stessa ombra per un fantasma e l'eco della loro voce per richiami da parte dei morti. Finch il Governo non s'intender direttamente con il popolo non cesser di essere sotto tutela e vivr come quelli imbecilli che tremano nel sentire la voce del padrone. Il Governo non progetta un futuro migliore; solo il braccio, la mente il convento. A causa dell'inerzia con la quale si lascia trascinare da un insuccesso all'altro, diventa un'ombra, perde la sua identit e, debole ed incapace, affida tutto a mani mercenarie. Se non mi crede, confronti il nostro sistema di governo con quelli delle nazioni che ha visitato.
IBARRA: (interrompendo.) Oh, questo chieder troppo. Contentiamoci di vedere che il nostro popolo non si lamenta n soffre come quelli di altre nazioni, grazie alla Chiesa ed alla benevolenza dei nostri dirigenti.
TASIO: Il popolo non si lamenta perch non ha voce; non si muove perch in letargo. E lei dice che non soffre perch non ha visto come il suo cuore sanguina. Ma un giorno lo vedr e lo sentir. Allora guai a coloro che fondano la loro forza sull'ignoranza e sul fanatismo, che si divertono ad ingannare e che lavorano sotto la protezione della notte, sicuri che tutti dormono. Quando la luce del giorno illuminer i mostri delle ombre, la reazione sar terribile. Tutte le forze compresse per secoli, il veleno distillato goccia a goccia, tanti sospiri soffocati salteranno alla luce con una grande esplosione. Chi pagher allora quei conti che i popoli presentano ogni tanto e che la Storia ci conserva nelle sue pagine insanguinate?
IBARRA: Dio, il governo e la chiesa non permetteranno che ci accada. Le Filippine sono religiose ed amano la Spagna. Naturalmente ci sono abusi, ci sono difetti, non lo posso negare, ma la Spagna sta elaborando riforme per correggerli. La Spagna non egoista!
TASIO: Lo so, e questa la cosa peggiore. Le riforme che vengono dall'alto vengono annullate dalla burocrazia pi bassa grazie ai vizi di tutti: la smania di arricchirsi rapidamente e l'ignoranza delle masse che permette che questo avvenga. Gli abusi non sono corretti da un decreto reale, se le autorit non vigilano sulla loro esecuzione e se non c' libert di parola per parlare contro i tirannelli. I progetti rimangono progetti, gli abusi, abusi, ma il Ministro in Spagna, ciononostante dormir soddisfatto, pensando che quelle riforme siano eseguite. Inoltre se per caso arriva un alto ufficiale con idee grandi e generose, subito comincia a sentire questi commenti: "Vostra Eccellenza non conosce il paese, Vostra Eccellenza non conosce il temperamento dei nativi, Vostra Eccellenza li dannegger, Vostra Eccellenza far bene ad ascoltare il tale ed il tal'altro, e cos via, mentre alle sue spalle tacciato di matto. E poich Sua Eccellenza effettivamente non conosce il paese, che pensava fosse in qualche parte del Sud America, ed in pi ha i difetti e le debolezze di ogni uomo, alla fine si lascia convincere. Sua Eccellenza deve anche ricordarsi che ha sudato e sofferto tanto per ottenere il posto, che sar qui solo per tre anni, e che sta diventando vecchio e deve pensare al suo futuro piuttosto che ad avventure donchisciottesche: una palazzina a Madrid, una villetta in campagna, una buona pensione per mettersi in vista a Corte. Queste sono le cose per cui deve darsi daffare in Filippine. Non aspettiamoci miracoli. Non aspettiamoci che lo straniero che viene solo per far fortuna e poi tornarsene a casa prenda a cuore il benessere del paese. Che gli importa del gradimento o delle maledizioni di un popolo che non conosce, dove non ha i suoi ricordi, dove non ha i suoi amori? La gloria per essere gradevole, deve risuonare nelle orecchie di quelli che amiamo, nell'atmosfera del nostro focolare e della patria che deve conservare le nostre ceneri. Vogliamo che la gloria scaldi le nostre tombe, in modo da non ridurci completamente al niente e che rimanga qualcosa di noi. Niente di ci possiamo promettere a chi viene per prendersi cura dei nostri destini. E la cosa peggiore che, proprio quando cominciano a capire quale il loro compito, se ne devono andare.
(Dissolvenza in chiusura.
Dissolvenza in apertura in un 'altra parte della scena. IBARRA ora con ELIA.)
ELIA: Soli, effettivamente, siamo niente; ma assuma la causa del popolo. Si unisca al popolo. Non disattenda la sua voce, dia esempio agli altri. Dia l'idea di quello che si chiama una patria!
IBARRA: Quello che chiede il popolo impossibile; bisogna aspettare.
ELIA: Aspettare! Aspettare? quello che tutti facciamo. Aspettare! Abbiamo aspettato abbastanza. Aspettare vuol dire soffrire.
IBARRA: Non sar colui che guida il nostro popolo alla violenza. Mai! Se vedessi i miei compatrioti sollevarsi in armi, io starei dalla parte del governo per combatterli. Io voglio ci che bene per il nostro popolo e per questo voglio aprire una scuola. Io voglio ottenerlo attraverso l'educazione, attraverso il progresso intellettuale e culturale, con una rivoluzione culturale, non con una rivoluzione armata.
ELIA: Ma non vede? Senza una rivoluzione armata non si otterr mai la libert!
IBARRA: Non sono d'accordo ad ottenere la libert in codesto modo.
ELIA: Senza rivoluzione armata non c' libert. Senza libert non c' progresso. Lei stesso ammette di essere stato assente troppo tempo e di sapere a stento quello che succede nel suo paese. Io posso vederlo ora. Le lotte cominciano con le idee che scendono sulle masse che dovranno versare il loro sangue per la patria. Non vede come tutti si stanno svegliando? Il sogno di libert e indipendenza sono stati con noi per secoli! Dio non ci abbandoner. Non ha abbandonato altre lotte dei popoli nella loro aspirazione alla libert. Non ci abbandoner.
(Dissolvenza in chiusura. Suono di tamburi nell'oscurit. Dissolvenza in apertura: dolce musica nostalgica sul "Canto di Maria Chiara".)
Liete le ore nella propria patria
dove amico quanto illumina il sole;
vita la brezza che nei campi vola,
grata la morte e pi dolce l'amore!
Ardenti baci sulle labbra giocano
di una madre nel cuore al destare,
cercan le braccia di cingere il collo,
sorridono gli occhi lieti a guardare.
Dolce la morte per la propria patria,
dove amico quanto illumina il sole;
morte la brezza per chi non possiede
una patria, una madre e un amore!
(MARIA CHIARA e IBARRA sono nella terrazza. Le melodia del canto continua come sottofondo.)
MARIA CHIARA: Hai pensato sempre a me? Non mi hai dimenticata in tanti viaggi? Tante grandi citt .. con tante belle donne?
IBARRA: Avrei potuto dimenticarti? Come posso dimenticarti? Come posso venir meno ad una promessa? La promessa consacrata che ti feci? Ricordi quella notte? Era una notte tempestosa. Mi vedesti piangere sul cadavere di mia madre. Mi venisti vicino e mi appoggiasti la mano sulla spalla. La mano che non avevo pi toccato da tanto tempo
MARIA CHIARA: E ti dissi tu hai perso la mamma, io non l'ho mai avuta. E piansi insieme a te.
IBARRA: Tu l'amavi. E lei ti amava come una figlia.
MARIA CHIARA: E fuori pioveva e c'erano tuoni e fulmini.
IBARRA: Ma per me era musica per le mie orecchie, mentre guardavo il pallido sorriso di mia madre. Allora presi la tua mano e giurai di amarti, di farti felice, ed ora ti rinnovo il mio giuramento.
(Tiene tutte e due le sue mani.)
Come potrei dimenticarti? Tu eri sempre nella mia mente in qualunque parte andassi. La tua figura nella mia mente era la mia consolazione in quei tempi solitari all'estero. Ti immaginavo a correre a piedi nudi sulle spiagge di Manila come apparivi all'orizzonte lontano, vestita dalla calda luce della prima aurora; nei miei pensieri sentivo quegli accordi nostalgici, melanconici che risvegliavano memorie tristi della nostra fanciullezza, dei nostri giochi e di tutti quei gioiosi momenti nel paese. Ti vedevo sempre come lo spirito, la poetica reincarnazione della mia nazione, la bella, semplice, innocente, amorevole figlia di quella grande Madrepatria Spagna...
(Dissolvenza in chiusura. Dissolvenza in apertura con la musica del canto di Maria Chiara.
Lo scritto di RIZAL improvvisamente interrotto dalla sua compagna, una SIGNORINA TEDESCA.)
SIGNORINA: Beppe, non vieni a letto?
RIZAL: S, Greta, vengo.
Scena sesta
(Schermo: "Berlino, 1887".
Lancio del libro Noli me tangere. Gente dell'ambiente letterario circonda RIZAL e si congratula con lui.)
EDITORE: Signore e signori, attenzione, prego!
(Il rumore si attenua.)
Sono felice di pubblicare questo eccellente romanzo Noli me tangere scritto dal nostro Herr Doctor Giuseppe Rizal, che , secondo noi, un figlio di Berlino, un figlio della Germania.
(Applausi)
RIZAL: Danke, Herr Doctor. Sono fiero di essere un figlio di Berlino, un figlio della Germania.
(Applausi.)
Vorrei leggervi una pagina del mio romanzo, propriamente, la dedica "Alla mia Patria". Deriva dal fervore nazionalistico che ho assimilato vivendo qui in Germania. In questa dedica parlo di un cancro, un cancro che divora la mia nazione. Il cancro dell'avidit che i colonizzatori, specialmente quelli degli ordini religiosi, infliggono ai miei concittadini.
(Legge.)
"Negli annali delle sofferenze umane, riportato un cancro di un carattere cos maligno che il pi piccolo contatto lo irrita e stimola in esso un acutissimo dolore. Nello stesso modo, tutte le volte che in mezzo alle moderne civilt mi piaciuto evocarti, sia per aver la compagnia dei tuoi ricordi, sia per paragonarti agli altri paesi, sempre la tua cara immagine mi apparsa affetta da un simile cancro sociale.
Desiderando la tua salute, che anche la nostra, e cercando il migliore rimedio, far con te quello che facevano gli antichi con i malati: li esponevano sulle scale del tempio, perch tutti coloro che venivano ad invocare la divinit proponessero loro un rimedio. E con questo fine, cercher di riprodurre fedelmente il tuo stato senza compiacenza; alzer parte del velo che occulta il male, sacrificando tutto alla verit, persino il mio stesso amor proprio, perch come figlio tuo, soffro degli stessi difetti e debolezze."
(Dissolvenza in chiusura.)
Scena settima
(Schermo: "Londra, giugno, 1888."
Rizal al suo tavolo e scrive. Sta scrivendo a Mariano Ponce, un collaboratore del giornale La Solidariet in Barcellona.)
RIZAL: (Voce fuori campo.)
Caro Mariano,
ho ricevuto oggi la tua lettera. Mi dispiace sentire che La solidariet non va bene a Barcellona, e posso capire la tua frustrazione. So che non hai avuto molto successo con i tuoi tentativi giornalistici, ma questo non vuol dire che devi smettere di scrivere. Nessuno di noi nato giornalista o scrittore. Per me scrivere secondario. Quello che conta agire correttamente, lavorare per uno scopo, e la penna qui per esprimere tutto ci.
Quello che ci si deve aspettare da un filippino della nostra generazione non di essere un letterato, ma piuttosto di essere una brava persona, un buon cittadino che contribuisce al progresso della propria nazione con la sua testa, il suo cuore, e magari con le sue braccia. Noi possiamo e dobbiamo lavorare sempre con il cuore; e con le nostre braccia quando venga il momento opportuno.
Ora il mezzo principale del cuore e della mente la penna; altri preferiscono il pennello, altri lo scalpello; io preferisco la penna. Non ci sembri uno strumento primordiale; a volte con uno strumento cattivo si fanno opere molto grandi, ce lo dice il coltello filippino. A volte con una cattiva letteratura si possono dire verit molto grandi.
Io non sono n immortale n invulnerabile, e la mia maggiore felicit sarebbe vedermi eclissato da un pleiade di concittadini nell'ora della mia morte, in modo che se uno lo ammazzano e lo impiccano, lo sostituiscano almeno venti o trenta, in modo che si stufino di continuare ad impiccare ed ammazzare. Molti non vogliono bruciare le formiche perch dicono che si moltiplicano di pi. Non potremmo fare come le formiche?
(Dissolvenza in chiusura.
Dissolvenza in apertura su Piccadilly o Hyde Park, Londra, di giorno. Segue una scena nella quale RIZAL incontra una SIGNORA INGLESE, diventano amici e alla fine, nasce una relazione con lei. Magari RIZAL, nel suo scarso inglese, sta chiedendo l'indicazione per un indirizzo. Ne nasce una conversazione nella quale decidono di insegnarsi le rispettive lingue: lei insegna l'inglese a RIZAL e RIZAL insegna a lei spagnolo e tagalo. Parole come "Amore" "Mahalkita " ed altre civetterie conducono alla loro relazione.)
Scena ottava
(Schermo: "Barcellona, 1889".
Un banchetto in onore di RIZAL. stato fatto presidente onorario di La solidariet. Sono presenti Marcello del Pilar, Mariano Ponce, Graziano Lopez Jaena ed altri patrioti filippini, membri dell'associazione Ispano-filippina, che erano andati in Spagna ad adoperarsi per le riforme coloniali. LOPEZ JAENA, che un abile oratore, presenta RIZAL).
LOPEZ JAENA: un grande piacere per me offrire il titolo di Presidente Onorario de La solidariet a questo eminente nazionalista, creatore dello scottante romanzo Noli me tangere recentemente pubblicato ed acclamato in Germania. Le sue idee hanno ispirato i nostri scritti sul giornale La solidariet, l'essenza della solidariet.
Le province spagnole all'estero, comprese le Filippine, hanno trovato in La solidariet ispirazione per le loro legittime aspirazioni alle riforme. Esse trovano nella nostra pubblicazione soluzione ai mali che mandano in rovina queste sofferenti province d'oltremare. La nostra pubblicazione, ispirata dal romanzo del nostro compatriota Rizal Noli me tangere, espone la cancrena che sta corrodendo le societ di queste province: l'immoralit nell'amministrazione del sistema di giustizia, la nostra economia ed il nostro governo, una causa di preoccupazioni da parte di altre nazioni del mondo. Il nostro scopo essenzialmente politico, e non limitato ad ogni particolare scuola di pensiero o sistema. Ci che noi vogliamo l'integrit della Spagna, in Filippine in particolare. Noi vogliamo riforme che siano la naturale aspirazione della gente di questa epoca - un migliore tenore di vita, e non gli accantonamenti dei politici che rispondono: "Vedremo".
Noi vogliamo dare una mano alla nostra Madrepatria come alle altre province dell'America Latina sotto la Spagna, indicando i problemi che ci angustiano e le possibili soluzioni che possono portare alle riforme.
Lasciatemi ora passare il leggio al nostro presidente onorario, Giuseppe Rizal.
(Applausi)
RIZAL: Molto gentile, Graziano, Grazie. Cari compatrioti: sono molto onorato per il titolo che mi avete conferito come Presidente Onorario de La solidariet. Io spero che fiorir nei mesi avvenire. Sono colpito dalle credenziali dei membri del comitato editoriale. Sono stati ben scelti, e sono sicuro che gli scopi di questa pubblicazione sotto la loro guida saranno portati a compimento.
Sebbene io non dubiti che i miei consigli siano inutili (garbate risa dall'auditorio) il contributo di ogni membro sar senza dubbio prezioso. Per, se il vostro scopo nello scrivere solo quello di riempire un foglio bianco, anch'io potrei cominciare a scrivere qualche triviale osservazione che tutti voi conoscete dai miei scritti.
(Risate)
Lasciatemi cominciare col dire che in una nuova associazione, dovrebbe regnare uno spirito di tolleranza. Le discussioni dovrebbero tendere verso una riconciliazione piuttosto che con uno spirito di contrasto. Nessuno si dovrebbe risentire per aver perso in una polemica. Se un'opinione non accettata, l'autore, invece di sentirsi avvilito, dovrebbe aspettare un'altra occasione per sostenere il proprio punto di vista. Il singolo non dovrebbe scavalcare il benessere dell'associazione nel suo complesso. Il suo amor proprio, che un'espressione della sua inconscia individualit, non dovrebbe sopravanzare in discussioni che vertono sul ben comune. Cos non avremmo sensazioni di offesa e di scontento. Dovrebbe essere una buona idea avere in mente questa formula quando si preparano proposte, progetti ecc.. Questa la nostra opinione, se gli altri membri non hanno nulla in contrario. Questa formula o qualcuna simile dovrebbe governare ogni discussione.
Ho visto troppe discussioni finire male a causa di atti egoistici. Le decisioni della maggioranza devono essere sacre ed indiscutibili. Dovrebbe dominare un sentimento di onore e di buona volont. Non aspettatevi onori o premi per quello che fate. Chiunque faccia il suo dovere con la speranza di ottenere dopo un premio rimarr deluso. umano non sentirsi completamente compensati per il lavoro svolto bene. E perch uno non si senta scontento n sufficientemente ricompensato per il lavoro svolto, meglio fare il proprio lavoro senza aspettarsi niente in cambio. In una nazione come la nostra dove regna l'ingiustizia, meglio ricordare che l'ingiustizia il prezzo che devono pagare quelli che fanno il loro dovere.
(Applausi. Dissolvenza in chiusura)
Scena nona
(Schermo: "Bruxelles, 1980"
RIZAL sta scrivendo Il filibusterismo. Mentre scrive, in un piccolo angolo della scena, si sente una voce fuori campo, come prima, mentre scene dal romanzo sono rappresentate in diverse aree del palcoscenico.)
RIZAL: (Voce fuori campo.) Il filibusterismo. Capitolo diciassette. La festa di Quiapo.
La notte era bella e la piazza offriva un aspetto animatissimo. Approfittando del fresco della brezza e della splendida luna di gennaio .. la gente si affollava per vedere ed essere vista.
(Una parte della scena illuminata. la festa di Quiapo. Disposizione e personaggi come descritto nella narrazione.)
La musica e le luci lampeggianti aumentavano l'atmosfera festiva. Lunghe file di banchetti scintillanti di orpelli e colori vivaci, dispiegavano maschere, palle colorate, giocattoli di latta e carrettini, cavalli meccanici, locomotive con la loro minuscola caldaia, stoviglie di porcellana lillipuziane, bambole straniere, bionde e sorridenti accanto a bambole native, di aspetto serio e pensieroso, come piccole signore accanto a figlie gigantesche. Il rullo dei tamburini, lo strepito delle trombette di latta, la musica nasale delle fisarmoniche e degli organetti si combinavano in un concerto carnevalesco e, attraverso tutto ci, la folla andava e veniva, spingendosi, inciampando, con le loro facce volte verso i banchetti cosicch gli urti erano frequenti e comici. Le carrozze dovevano camminare lentamente ed i vetturini dovevano gridare continuamente tab! Tab! Impiegati statali, militari, frati, studenti, cinesi, ragazze con le loro mamme o zie si scambiavano saluti, ammiccamenti da parte degli uomini, e commenti pi o meno garbati.
(La rappresentazione si congela. Le luci si spengono. La musica si arresta improvvisamente.
Viene illuminata un 'altra parte della scena. Rappresenta una casa isolata accanto al mare. La finestra aperta mostra la superficie del mare senza riposo che sfuma nell'orizzonte lontano. PADRE FIORENTINO, un vecchio prete, solo e sta suonando un 'aria grave e melanconica - note lunghe, quasi una preghiera, ma virili - su un armonium con l'accompagnamento del rumore della risacca e del mormorio della foresta. Entra un DOMESTICO.)
DOMESTICO: Padre, il signor Simun vuole parlarle.
(Il vecchio prete va nell'altra stanza, un'altra area della scena che si illumina mentre entra dentro. una stanza ben ventilata con pavimento di legno fatto di tavole larghe e ben lucidate e fornito di una poltrona di stile antico, senza vernici n decorazioni. C' un grande letto di legno con quattro colonne per sostenere la corona della zanzariera. Accanto c ' un tavolo coperto di bottiglie, ovatta e bende. Un inginocchiatoio ai piedi del crocifisso ed una piccola libreria suggeriscono che questa la camera del sacerdote. Le finestre sono semiaperte e si sentono i lamenti del mare. Sul letto sta SIMUN [che lo stesso personaggio di Ibarra del Noli me tangere.]. La sua faccia nasconde dolore nelle smorfie del suo viso, un aspetto di ansia nei suoi occhi, le sue labbra sono contratte per il dolore.)
FIORENTINO: Sta male, signor Simun?
SIMUN: Un po', ma presto sar tutto passato.
FIORENTINO: (Giungendo le sue mani.) Mio Dio, che cosa ha fatto? Che cosa ha bevuto?
(Si avvicina ad una bottiglia.)
SIMUN: (Dolore sulla sua faccia.) Non serve. Non c' pi niente da fare. Che altro potrei fare? Non pi tardi delle otto morto o vivo morto, s, ma vivo, no.
(Ride, ma subito fa una smorfia di dolore.)
FIORENTINO: Mio Dio, perch lo ha fatto?
SIMUN: Si calmi. Quel che fatto fatto. Non devo cadere vivo in mano a nessuno possono strapparmi un segreto. Non si preoccupi, non perda la testa, inutile Mi ascolti. Sta per cadere la notte e non c' tempo da perdere. Le devo dire il mio segreto. Le devo confidare le mie ultime volont. Ho bisogno di farle guardare la mia vita... In questo momento supremo voglio alleggerirmi di un peso. Voglio togliermi un dubbio. Lei che tanto crede in Dio. Voglio che mi dica se c' un Dio!
FIORENTINO: Un antidoto, signor Simun. Ho dellapomorfina, un rapido emetico
(Rovista tra le bottiglie.) .. etere, cloroformio..
SIMUN: inutile, inutile! Non perda tempo o me ne andr con il mio segreto.
(Il vecchio sacerdote avvicina la poltrona alla testata del letto, si siede e si dispone ad ascoltare SIMUN.)
Tornai dall'Europa tredici anni or sono pieno di speranze e di ridenti illusioni. Stavo per sposare la ragazza che amavo. Ero pronto a fare del bene e perdonare tutti quelli che mi avevano fatto del male, purch mi lasciassero vivere in pace. Ma non and cos. I miei nemici tramarono contro di me. Persi la mia reputazione, la mia posizione, l'amore, prospettive, libert tutto. Scampai alla morte solo per l'eroismo di un amico. Giurai vendetta. Con i soldi ereditati fuggii all'estero e mi misi nel commercio. Presi parte alla guerra di Cuba, aiutando entrambe le parti ma sempre a mio vantaggio: vendendo armi e munizioni per guadagnarci. L, conobbi un maggiore e guadagnai la sua fiducia prestandogli soldi. Pi tardi diventammo amici stretti e con tangenti, gli feci ottenere un incarico nelle Filippine dove fu fatto generale e me ne servii per la mia personale vendetta spingendolo, per mezzo della sua insaziabile avidit, a commettere ogni specie di ingiustizie.
FIORENTINO: Dio la perdoner, signor Simun. Lui sa che siamo soggetti ad ingannarci e ad essere ingannati. Lui ha visto quanto ha sofferto e nel permettere che lei sia punito per i suoi delitti subendo la morte per mano degli stessi che lei ha istigato, noi possiamo vedere la Sua infinita bont. Lui ha fatto abortire uno ad uno tutti i suoi piani, anche i pi astuti, prima con la morte di Maria Chiara, poi per un imprevisto, e poi misteriosamente. Rispettiamo la Sua volont e ringraziamoLo.
SIMUN: Secondo lei, la Sua volont sarebbe che queste isole..
(Breve pausa, SIMUN esita.)
FIORENTINO: (Finendo la domanda.) dovrebbero rimanere in questa miserabile condizione? Non conosco la risposta. Non posso leggere nella mente di Dio. Ma so che Lui non ha abbandonato quei popoli che nei momenti supremi si confidarono in Lui e Lo fecero Giudice della loro oppressione; so che il Suo braccio non mai mancato quando, calpestata la giustizia ed esaurito ogni mezzo, l'oppresso impugna la spada e lotta per il suo focolare, per la sua moglie, per i suoi figli, per i suoi inalienabili diritti che, come dice il poeta tedesco, brillano infrangibili ed intatti nell'alto dei cieli come le stesse eterne stelle! Dio giustizia e Lui non pu abbandonare la Sua stessa causa, la causa della libert senza la quale nessuna giustizia possibile.
SIMUN: (Con amarezza.) Perchallora mi ha abbandonato?
FIORENTINO: (Con severit.) Perch lei ha scelto dei mezzi che Lui non poteva approvare. La gloria di salvare una nazione non pu essere assunta da chi ha contribuito alla sua rovina. Lei credeva che quello che il delitto e l'iniquit avevano macchiato e deformato, potesse essere purificato e redento da un altro delitto. Errore! L'odio crea solo mostri come l'iniquit crea solo criminali. Solo l'amore pu fare meraviglie. Solo la virt pu redimere. Se la nostra nazione potr essere un giorno libera, non lo sar per mezzo del vizio e del crimine, non sar attraverso la corruzione dei suoi figli che sono ingannati e comprati. La redenzione presuppone virt la virt produce sacrifici e questi infine daranno amore.
SIMUN: Va bene! Accetto la sue spiegazioni. Mi sono sbagliato. Ma perch io mi sono sbagliato, questo suo Dio deve negare la libert ad un popolo e deve salvare altri pi criminali di me? Che cosa il mio delitto in confronto ai delitti di quelli che ci governano? Perch questo suo Dio deve dare pi importanza alle mie iniquit che alle grida degli innocenti? Perch non ha colpito me e poi fatto trionfare il popolo? Perch lasciare soffrire tanti meritevoli e giusti e compiacersi immobile delle loro torture?
FIORENTINO: Il giusto ed il meritevole devono soffrire perch le loro idee possano essere conosciute e diffuse. Il recipiente deve essere agitato o rotto per spargere il suo profumo. La pietra focaia deve essere colpita per sprizzare una scintilla. C' qualcosa di provvidenziale nella persecuzione dei tiranni, signor Simun.
SIMUN: Lo sapevo. Per questo incoraggiavo la tirannia..
FIORENTINO: S, amico mio, ma si spargeva pi spazzatura che altro. Lei fomentava il putridume sociale senza seminare alcuna idea. Da questa fermentazione di vizi poteva sorgere solo ripugnanza e, se nasce qualcosa in una notte pu essere solo un fungo perch solo un fungo pu nascere spontaneamente dalla spazzatura. vero che i vizi di un governo gli sono fatali e lo rovinano, ma uccidono anche la societ nel cui seno si sviluppano. A governo immorale corrisponde un popolo demoralizzato, ad un'amministrazione senza coscienza, cittadini rapaci e servili nelle citt, banditi e ladri nelle montagne. Tale il padrone, tale lo schiavo. Tale il governo, tale il paese.
(Pausa.)
SIMUN: Allora, che fare?
FIORENTINO: Perseverare e lavorare!
SIMUN: (Sarcastico.) Perseverare e lavorare! facile dirlo, quando non c' niente per cui lavorare. Se questo Suo Dio richiede tali sacrifici dagli uomini che appena possono contare sul presente e dubitano del domani. (Riflettendo.) Se solo avesse visto quello che ho visto io: miseri sfortunati che soffrono indicibili torture per delitti che non hanno commessi; padri di famiglia strappati alle loro famiglie per lavorare inutilmente in strade che si rompono il giorno dopo; ponti che si costruiscono solo per affogare le famiglie nella miseria. Perseveranza! Lavoro! Volont di Dio! Persuada questi popoli che sono assassinati per la loro salvezza, che lavorano per la prosperit delle loro famiglie. Sopportare, perseverare, soffrire che razza di Dio questo?
FIORENTINO: Un Dio giustissimo, signor Simun. Un Dio che punisce la nostra mancanza di fede, i nostri vizi, il poco apprezzamento che nutriamo per la dignit e le virt civili. Tolleriamo il vizio e pertanto ne diveniamo complici. A volte arriviamo ad applaudirlo. giusto che ne soffriamo le conseguenze e che le soffrano anche i nostri figli. Lui il Dio della libert, signor Simun. Ci obbliga ad amarla facendoci sentire pesante il giogo sulle nostre spalle. Egli il Dio della misericordia e della giustizia che ci migliora con le Sue punizioni e dona felicit solo a chi se l' meritata con i suoi sforzi. La scuola della sofferenza tempra lo spirito. L'arena della lotta rinvigorisce le anime. Io non intendo dire che deve essere conquistata sulla punta della spada; la spada oggi entra ben poco ormai nei destini dei nostri tempi; ma io voglio dire che dobbiamo conquistare la nostra libert meritandola, elevando la ragione e la dignit dell'individuo, amando il giusto, il buono, il grande fino al punto di morire per quello. Quando un popolo arriva a quell'altezza, Dio fornisce l'arma e gli idoli ed i tiranni cadono come castelli di carte, e la libert brilla nella prima aurora. Il nostro male lo dobbiamo a noi stessi, non diamo la colpa agli altri. Se la Spagna ci vedesse meno compiacenti con la tirannia e pi disposti a soffrire ed a lottare per i nostri diritti, la Spagna sarebbe la prima a darci la libert perch, quando il frutto del concepimento arriva a maturazione, disgraziata la madre che lo lascia affogare! Intanto, finch il popolo filippino non abbia sufficiente energia per proclamare, alta la fronte e nudo il petto, il suo diritto alla vita sociale e per garantirlo con il suo sacrificio, con il suo stesso sangue; finch vediamo i nostri concittadini nella vita privata sentire vergogna dentro di s e sentire crescere la coscienza della loro ribellione e protesta, e nella vita pubblica stare zitti, fare coro a chi abusa per burlarsi dell'abusato; finch li vediamo chiudersi nel loro egoismo e lodare con forzato sorriso gli atti pi iniqui, mendicando con gli occhi una parte del bottino, perch dare loro la libert? Con la Spagna o senza la Spagna sarebbero sempre gli stessi e, forse, peggiori! Perch dare l'indipendenza, se gli schiavi di oggi saranno i tiranni di domani? E lo saranno senza dubbio, perch ama la tirannia chi si sottomette ad essa! Signor Simun, finch il nostro popolo non sia preparato, finch vada alla lotta ingannato e spinto, senza chiara coscienza di quello che deve fare, falliranno i pi saggi tentativi ed meglio che falliscano: perch consegnare al fidanzato la sposa se non l'ama abbastanza e non disposto a morire per lei?
(Lungo silenzio. SIMUN prende la mano di FIORENTINO e la stringe. Il sacerdote si attende che parli, ma SIMUN rimane zitto. Si sente solo il rumore della risacca attraverso la finestra. Si accorge che ora SIMUN sta immobile, i suoi occhi chiusi e la sua mano che lo aveva stretto ora aperta e inerte. Per un po' pensa che SIMUN stia dormendo, ma non vedendo alcun segno di respiro, lo tocca gentilmente e si rende conto che morto e sta gi diventando freddo. Sente inumidirsi i suoi occhi e, assorto nei suoi pensieri, bisbiglia [Il seguente discorso pu essere anche fatto da una voce fuori campo; verso la fine, FIORENTINO potrebbe rivolgersi verso gli ascoltatori e parlare a loro direttamente.])
FIORENTINO: (Tristemente.) Dove la giovent che deve consacrare le sue ore rosate, le sue illusioni ed il suo entusiasmo al bene della patria? Dove sta quella che deve versare generosa il suo sangue per lavare tante vergogne, tanti delitti, tanto abominio? Pura e senza macchia deve essere la vittima perch l'olocausto sia accettabile!... Dove siete, giovani, che dovete incarnare in voi il vigore della vita che fuggito dalle nostre vene, la purezza delle idee che si macchiata nel nostro cervello ed il fuoco dell'entusiasmo che si spento
nel nostro cuore?... Vi aspettiamo, o giovani, venite che vi aspettiamo!
(Buio improvviso. Nell'oscurit si sente solo il rumore della risacca.)
Scena decima
(Schermo: "Ghent,1891."
Si accende una luce brillante. Ragazzi venditori di giornali urlano "Lancio del libro Il filibusterismo, successo internazionale", in ogni lingua. Sullo schermo di sfondo appaiono titoli di articoli di giornali internazionali, che elogiano questo mordente romanzo. Scene multiple in diversi spazi del palcoscenico, con attori che commentano il romanzo in diverse lingue, mostrano che si tratta di un successo internazionale. La scena si conclude con RIZAL in una conferenza stampa mentre intervistato da giornalisti.)
I GIORNALISTA: Dr. Rizal, che cosa pensa del successo internazionale del suo secondo romanzo?
RIZAL: Sono contento che sia letto internazionalmente.
II GIORNALISTA: Pensa che lo metter nei guai?
RIZAL: Sono gi nei guai.
(Risata tra i GIORNALISTI.)
III GIORNALISTA: Lei rappresentato da Simun in questo romanzo?
RIZAL: Alcune delle mie idee sono espresse sia attraverso Simun sia attraverso altri personaggi come Padre Fiorentino o lo studente Isagani.
IV GIORNALISTA: Maria Chiara simbolizza le nuove Filippine?
RIZAL: Se volete interpretarla cos..
V GIORNALISTA: Maria Chiara rappresenta una persona reale con cui era fidanzato nella sua giovinezza in Filippine?
RIZAL: In parte, s.
V GIORNALISTA: Perch si fa beffe dei frati nei suoi romanzi?
RIZAL: Non mi faccio beffe di loro. Uso satira corrosiva forse come un mezzo per rappresentare il loro grottesco, come gli spauracchi di Valle-Incln o le satire di Quevedo sulla vita. una tecnica.
VI GIORNALISTA: I frati in Filippine ed altri ordini religiosi non lo gradi-ranno, vero?
RIZAL: Nei miei romanzi, non faccio satira o commenti su alcun ordine religioso, o religione, o frati. Io sono stato a scuola dai gesuiti che sono parte di un ordine religioso. Potete anche leggere che nei miei romanzi, P. Fiorentino un sacerdote e ha un ruolo fondamentale, simbolico, se si vuole dire cos, nella formazione della giovent del paese. Io cerco solo di dire che che c'erano degli ordini religiosi o dei frati, specialmente nelle piccole parrocchie lontano da Manila, che abusavano del loro potere si approfittavano delle giovani donne delle loro parrocchie, erano avidi, ghiotti, eccetera ed usavano il loro potere ecclesiastico per sfruttare il mio popolo. Queste sono le persone che attacco nei miei romanzi. Non pi domande, grazie.
(Dissolvenza in chiusura. Dei GIORNALISTI continuano a fare
domande mentre RIZAL va via. Buio. Suoni di tamburi e musica triste, che sar richiamata pi tardi quando RIZAL vicino alla sua esecuzione.)
Scena undicesima
(Schermo: "Hong Kong, giugno 1892.")
RIZAL: (Scrive.) La decisione che sto per prendere rischiosa. Ma ci ho pensato bene.
(Schermo: "Manila, luglio 1892."
RIZAL in piedi e si rivolge ai membri della Lega filippina. Questa transizione dovrebbe mostrare che dai suoi pensieri e lette-ra in Hong Kong, ora espone il suo discorso a Manila.)
So che tornare a Manila era una decisione contraria alla vostra opinione. Ma voi non conoscete i sentimenti del mio cuore. Non posso continuare a vivere sapendo che i miei compatrioti soffrono ingiustizie e persecuzioni per causa mia. Non posso andare avanti vedendo i miei fratelli e le loro famiglie perseguitate come criminali. Preferisco andare incontro alla morte e sar felice di vedere libere queste persone innocenti che sono perseguitate ingiustamente.
(Applausi, commenti "Qui, qui" dalla platea.)
So che ora il futuro della mia patria gravita su di me; che se io muoio, altri vivranno, pertanto molti non vedranno l'ora che ci succeda.
(Reazione dal pubblico: "No, " "Non dica cos ", "Non vero, Don Giuseppe", etc.)
Capisco le vostre preoccupazioni. Ma che cos'altro posso fare? Devo rispondere alla mia coscienza. Ho degli obblighi con le famiglie che stanno soffrendo per colpa mia, con la mia stessa famiglia, i miei genitori, i cui penosi sospiri colpiscono il mio spirito. So che solo io, magari con la mia morte, posso restituire a queste famiglie la felicit di cui tanto necessitano e la pace delle loro case. Non mi rimangono che i mie genitori. Ma la mia patria ha molti patrioti che possono prendere il mio posto e possono aiutare.
(Ascoltatori: "Ma noi abbiamo bisogno di lei, signore", ecc..)
Grazie. Lasciatemi spiegare che voglio mostrare a quelli che mettono da parte il patriottismo che tutti noi sappiamo che cosa significa morire per la propria patria. un diritto, un dovere. la nostra certezza.
(Calorosi applausi.)
Che importa la morte se uno muore per ci che ama, per la sua patria, per i suoi cari?
(Il pubblico applaude, "s, s" ecc..)
Se solo sapessi che sono l'unico pilastro che sostiene la politica delle Filippine, e se fossi veramente convinto che i miei compatrioti volessero usare i miei servizi, allora potrei avere dubbi. Ma io sono convinto che ci sono altri patrioti che possono prendere il mio posto con vantaggio. Infatti ci sono altri tra voi che pensano che io abbia esagerato e che i miei servizi non sono pi utili e che dovrei essere ridotto all'inazione.
(Reazione dall'uditorio: "Chi?", "Nessuno di noi", "Certamente no". Ognuno guarda gi altri, qualche faccia si mostra colpevole nell'auditorio.)
Ho sempre amato la mia patria, e sono sicuro che sempre l'amer fino all'ultimo minuto della mia vita. Il mio futuro, la mia vita, la mia gioia, tutto ho sacrificato per l'amore della patria. In qualunque modo la mia fortuna mi abbandoni, morir benedicendola ed augurandole l'aurore della sua redenzione!
(Applausi dai membri della Lega filippina: APOLINARIO MABINI; BONIFACIO, ed altri. RIZAL raggiunto da BONIFACIO.)
Bisogna aspettare e tentare attraverso riforme pacifiche.
BONIFACIO: (Impaziente.) Sono stufo di aspettare! Abbiamo aspettato e sofferto per tanti anni!
RIZAL: Non possiamo vincere con la violenza, Dobbiamo educare il nostro popolo e fargli ottenere la libert attraverso pacifici negoziati.
BONIFACIO: Lei sa che abbiamo pazientato abbastanza. Lei ha provato attraverso La Solidariet in Spagna. Che ci ha portato? Niente. Tutti i vostri scritti e discorsi sono caduti su orecchie di sordi!
RIZAL: Non posso permetterle di fare ci. Perch spargere sangue? Date tempo alla storia; lavoriamo insieme. Datemi un'altra possibilit.
(Silenzio.)
BONIFACIO: Va bene. Star fermo. Ma sono sicuro che non succeder niente. Io, la rispetto e le dar ancora tempo per provare di nuovo con i mezzi pacifici. Ma se non funzionano, la rivoluzione sar inevitabile.
RIZAL: Capisco.
(Dissolvenza in chiusura. Tamburi.
Luce su MABINI su una sedia a rotelle. Parla di fronte a membri della Lega filippina.)
MABINI: Molti parlano di libert senza capirla; molti credono che, avendo la libert, si possa agire senza limiti, sia per il bene che per il male, il che un grandissimo errore. La libert solo per il bene e non per il male; deve sempre andare d'accordo con la ragione e la coscienza retta e onorata dell'individuo.
Il ladro quando ruba non libero, perch si lascia trascinare dal male, schiavo delle sue passioni; e quando lo arrestiamo, lo castighiamo proprio perch non vuole impiegare la vera libert.
Libert non vuol dire che non obbediamo a nessuno, anzi esige che aggiustiamo la nostra condotta all'azione direttrice della ragione e quella regolatrice della giustizia. La libert non dice che dobbiamo obbedire a qualsiasi persona; ma s, ci obbliga ad obbedire a quelli che abbiamo posto e riconosciuto come i pi adatti a dirigerci, perch in questo modo obbediremmo alla nostra stessa ragione.
Un esercito che si sbanda, disobbedendo ai suoi capi, viene meno alla vera libert perch turba l'ordine e rompe la disciplina, che la ragione stessa ha imposto; vale a dire che molti uomini insieme non concluderebbero niente senza unit di movimento e di scopo, se ognuno tirasse per il suo verso.
(Applausi. Grida. Rumori confusi. Le guardie civili (polizia) circondano la seduta e RIZAL ed altri membri sono arrestati. BONIFACIO scappa e comincia il suo movimento di resistenza occulto: Il Katipunan. Attori improvvisano incontri segreti.)
Scena dodicesima
(Scena di tribunale. RIZAL in fronte ad un GIUDICE militare.)
GIUDICE: Lei stata dichiarata colpevole di assemblea illegale con mem-bri della sua associazione sovversiva, la Lega filippina. un'infrazione molto grave. Che questo le serva di avvertimento. condannata ad esercitare servizio sociale per la comunit di Dapitan, nella provincia di Zamboanga, Mindanao, per un periodo di tempo indefinito. La Corte si aggiorna.
(Batte il martello. Dissolvenza in chiusura.)
ATTO SECONDO
Prologo
(Schermo: "Dapitan, 1892-96."
Voce fuori campo recita parte della poesia Il mio eremo di Rizal. Alla descrizione del posto dove Rizal vive in Dapitan - una piccola capanna tra il mare e le montagne, ecc. - corrisponde sulla scena il panorama descritto nella poesia. Rizal in piedi e guarda il pano-
rama. La scena poetica e lirica come la poesia.)
RIZAL: (Voce fuori campo.)
I Presso la vasta spiaggia di fine e soave rena,
al pi di una montagna coperta di verzura,
posi la mia capanna[1] nella quiete serena,
cercando in mezzo al verde di quella pace amena
riposo alla mia mente, oblio alla sventura.
II Tetto di fragil nipa, suolo di debol canna.
le travi ed i pilastri di rude e grezzo legno,
della montagna e il mare, l'umile mia capanna,
riposa nell'abbraccio e al suon di ninna-nanna:
di certo non val niente il mio privato regno.
III Un fresco ruscelletto, che dalla selva ombrosa
discende tra le rocce, la bagna con amore;
regala uno zampillo. che scorre senza posa,
che canto e melodia in notte silenziosa
e nettar cristallino del giorno nel calore.
IV Quando sereno il cielo, lenta la sua corrente,
offrendo senza posa il dolce suo arpeggiare,
ma vengono le piogge e allor si fa torrente,
rocce ed abissi salta, rauco, ribollente,
e s'avventa ruggendo frenetico sul mare.
V I latrati del cane, i trilli d'uccellino
soli si senton l e il klaw gracchiare.
Non c' uomo vanesio n importuno vicino
che annoi la mia mente o intralci il mio cammino;
vicino a me c' il bosco, vicino a me c' il mare.
VI Il mare, il mare tutto! La massa sua imponente
di esseri lontani porta per me contezza;
m'infonde il suo sorriso all'alba pi lucente,
e quando sulla sera si turba la mia mente
nel cuore mio un eco trova la sua tristezza.
VII Di notte un gran mistero! Nel diafano elemento
del ciel le mille luci si specchiano e risplendono;
se fresca brezza spira e quieto resta il vento,
sospirano le onde, narrando al firmamento
storie che nelle spire del tempo si disperdono.
VIII Dicono che raccontino la prima alba del mondo,
del sole il primo bacio che incendi il suo cuore,
ed esseri infiniti, per quel bacio fecondo,
dalle pi alte vette al mare pi profondo,
vennero a riprodursi, e lui ne fu il creatore.
IX Ma nella notte oscura, se gli infuriati venti
le turbolenti onde prendono ad agitare,
percorron l'aria grida, rabbrividir ti senti,
odi preghiere e cori, si sentono lamenti
di chi la vita perse laggi in fondo al mare.
X Allor rimbomba il tuono dei monti sull'altura,
s'agitano le piante da confino a confino,
urla il bestiame brado preso dalla paura..
si dice che gli spettri scendano alla pianura
inviati dai morti a funebre festino.
XI Azzurre e verdi luci s'accendono sul mare,
sibila nella notte l'urlo terrificante;
ma rinasce la calma con il primo albeggiare;
l'affaticate onde tenta d'attraversare
da pesca una barchetta: temerario natante.
XII Nel mio ritiro oscuro, nell'eremo deserto,
cos passo i miei giorni lontano da quel mondo
dove ho vissuto un d. Sasso nell'universo,
voglia la Provvidenza dal muschio sia sommerso,
ch un mondo mio segreto dentro di me nascondo.
XIII Vivo con i ricordi di quanti mi hanno
amato e spesso i loro nomi risento pronunciare;
alcuni son gi morti o mi han dimenticato,
ma che m'importa l'oggi? Io vivo nel passato
e nessuno il passato mi potr mai strappare.
XIV Esso il fedele amico che mai mi condanna
e l'anima incoraggia quando triste la vede.
Veglia con me e prega se notte m' tiranna,
con me nel mio confino in malese capanna;
e quando tutti dubitano, esso m'infonde fede.
XV Io ho fiducia e spero che presto il giorno sia
che l'Idea sconfigga quella forza brutale
e che, dopo la lotta e la lenta agonia,
una voce felice, pi forte della mia,
allor possa cantare il cantico trionfale.
XVI Vedo brillare il cielo cos puro e splendente
come fu al momento che la mente
forgiava la mia prima illusione. Ancora oggi sente,
l'affranta mia fronte, l'entusiasmo fervente
che nel giovane cuore il mio sangue incendiava.
XVII Io quel vento respiro, forse prima passato
per montagne e ruscelli del mio luogo natale, s
perando che mi renda quel che prima gli ho dato:
dolci baci e sospiri di chi ho idolatrato,
intime confidenze d'un amor virginale.
XVIII Melanconia antica sento in me rinata
se l'argentata luna capita di vedere;
risveglio i miei ricordi d'amore e fede data:
una corte, un attico, una spiaggia bagnata,
silenzi sospirosi, rossori di piacere.
XIX Assetata farfalla di luci e di colori,
altri cieli sognando e terra pi fiorita,
da giovane lasciai la patria e i miei amori,
ed errando dovunque senza dubbi o timori
esule consumai l'april della mia vita.
XX Della famiglia al nido ed al mio caro amore
quando, rondine stanca, volli tornare alfine,
con spietata tempesta ed orrendo fragore,
tarpate furon l'ali, distrutte le dimore,
venduta fu la fede, seminate rovine.
XXI Infranto sulla roccia della patria che adoro,
distrutto l'avvenire, malato e senza sede,
venite a me di nuovo, sogni di rosa e d'oro,
di tutta l'esistenza mio unico tesoro,
di giovent sincera e sana unica fede!
XXII Ormai non siete pi cos pieni di vita,
mille corone offrendo all'immortalit,
mi par che siate tristi, la gioia ora svanita
afflitti avete gli occhi, la faccia s' sbiadita,
ma in cambio porta il segno della sua fedelt.
XXIII Di un consolante premio mi offriste l'occasione,
fermandomi all'inizio del mio incerto volo!...
Grazie tormenta a te, a te grazie tifone,
agli anni miei pi verdi toglieste l'illusione
e sapeste abbattermi della mia patria al suolo.
XXIV Presso la vasta spiaggia di fine e soave rena,
al pi di una montagna coperta di verzura,
posi la mia capanna nella quiete serena,
trovando in mezzo al verde di quella pace amena
riposo alla mia mente, oblio alla sventura1.
Scena seconda
(RIZAL sta curando dei pazienti nella sua clinica nel paese di Dapitan. Una SIGNORA ANZIANA accompagnata dalla giovane GIUSEPPINA BRACKEN.)
SIGNORA: La sua reputazione viaggia per il mondo, dottore. Ho saputo della sua esperienza in oftalmologia. Questa signorina che ho incontrato a Hong Kong ne era ammirata. Sono andata a Manila per venire da lei e l mi hanno detto che si era trasferito a Dapitan.
RIZAL: Sono felice che mi abbia trovato.
(Guarda GIUSEPPINA.) Posso aiutarla?
SIGNORA: (Smiling.) Mi scusi. Mi sono dimenticata di presentargliela. Questa signorina si chiama Giuseppina Bracken e mi ha accompa-gnato a cercarla.
RIZAL: (Galante.) molto bella.
GIUSEPPINA: (diventando rossa.) Troppo gentile.
RIZAL: Signore, quanto tempo vi tratterrete in citt?
SIGNORA: Pensavo di partire appena finita la visita con lei. Il prossimo traghetto per Manila parte tra due giorni.
RIZAL: (rivolgendosi a GIUSEPPINA, imbarazzata.) Penso che potrebbe stare pi a lungo. Si goda le spiagge di Dapitan. Mi piacerebbe averla come mia ospite. Ho una umile casa accanto al mare ed alla montagna
SIGNORA: Molto gentile, dottore ma -
RIZAL: Insisto
SIGNORA: Beh, se insiste .. Giuseppina?
GIUSEPPINA: Per me va bene. Mi piacerebbe visitare questi posti. Mi piace la natura, e mi sembra che la fauna e la flora qui siano molto interessanti.
RIZAL: Allora siamo d'accordo. Signorina Bracken, la prego di scusarmi.
(Introduce la SIGNORA ANZIANA nel suo ambulatorio per visitarla.
La scena cambia sulla foresta con il mare sullo sfondo. Grida di uccelli.)
GIUSEPPINA: La flora e la fauna qui sono meravigliose.
(Pausa. Grida dell'uccello kalaw.)
Che cosa questo suono rauco?
RIZAL: (Ridendo.) Questo uccello si chiama kalaw. Questo il suo ambiente naturale. (La guarda, divertito per la sua ingenua espressione.)
GIUSEPPINA: Meraviglioso. Mi piacerebbe stare pi a lungo, ma la mia amica deve partire per l'Inghilterra, e deve essere a Hong Kong la prossima settimana per prendere la sua nave. Ed io la devo accompagnare.
RIZAL: Peccato.
GIUSEPPINA: Perch dice cos?
RIZAL: Mi mancher. La sua presenza in questa settimana ha riempito i miei momenti di solitudine. Torner?
GIUSEPPINA: Non so. Scriver.
RIZAL: (Tenendo le sue mani teneramente.) Grazie. Non vedo l'ora di rivederla qui.
(Dissolvenza in chiusura.
Dissolvenza in apertura. RIZAL saluta con la mano GIUSEPPINA e la SIGNORA ANZIANA mentre salgono sul traghetto per Manila. Voce fuori campo, mentre RIZAL agita le mani:)
RIZAL: (Voce fuori campo.)
Giuseppina, Giuseppina,
che cercavi in questo lido
la tua casa ed il tuo nido,
come errante rondinina;
se venissi, peregrina,
a Shanghai, Cina o Giappone,
d'ospitarti in queste spiagge
il mio cuore ti propone1.
(Dissolvenza in chiusura.
Dissolvenza in apertura. Una scuola a Dapitan, 1893. RIZAL circondato da RAGAZZI e dai loro GENITORI, spagnoli e filippini. Molti sono spagnoli sposati con filippine.)
I GENITORE: Questo un nobile sforzo da parte sua, dottore.
RIZAL: Bisogna educare la giovent della nostra terra. Un giorno loro saranno i dirigenti di domani.
II GENITORE: Sono contento di aver uno come lei qui a Dapitan. Ha portato un po' di luce in questa oscura parte delle Filippine.
RIZAL: Mi piace molto qui. Con la mia professione di dottore ed ora dieducatore, mi tengo molto occupato.
III GENITORE: Congratulazioni e ringraziamenti.
(Un insegnante raduna i ragazzi insieme a cantare l'inno spagnolo mentre la luce si spenge in dissolvenza.
Dissolvenza in apertura. Casa di Rizal in Dapitan, 1895. RIZAL sta scrivendo. Giuseppina entra, Rizal si gira: sorpresa sul suo viso. Si alza. Silenzio mentre rimangono a guardarsi negli occhi).
GIUSEPPINA: Sono ritornata.
RIZAL: Spero per sempre.
GIUSEPPINA: Per sempre!
(RIZAL si avvicina a GIUSEPPINA E LA BACIA APPASSIONA-TAMENTE. Dissolvenza in chiusura.
Dissolvenza in apertura: fine 1895. GIUSEPPINA sta leggendo una lettera. RIZAL entra.)
RIZAL: Tutto bene?
GIUSEPPINA: Devo partire, Beppe.
RIZAL: Perch? Non stai bene qui?
GIUSEPPINA: Non questo. un problema di famiglia. Devo ritornare in landa.
RIZAL: Mi lasci?
GIUSEPPINA: Mi manca la mia gente. Ti voglio bene. Torner. Non ti preoccupare.
RIZAL: (Sorridendo tristemente, mentre si avvicina a lei.) Giuseppina, Giuseppina, che cercavi in questo lido la tua casa ed il tuo nido, come errante rondinina
GIUSEPPINA: (Abbracciandolo.) bella la poesia che hai scritto per me,
Beppe. Non ti dimenticher mai
RIZAL: d'ospitarti in queste spiagge il mio cuore ti propone
(Dissolvenza in chiusura.
Dissolvenza in apertura. Primi del 1896. BONIFACIO visita
RIZAL in Dapitan. accompagnato da altri due cospiratori del Katipunan.)
BONIFACIO: Il tempo maturo, dottore. Sono stufo di aspettare. l'ora di insorgere in armi.
RIZAL: Quali armi? I vostri coltellacci? Come possibile combattere con i coltelli contro le armi e le munizioni degli spagnoli? Sia paziente. Si prepari bene.
BONIFACIO: Ci siamo preparati. Stiamo per prendere la guarnigione spagnola di Balintawak, e dopo ci muoveremo contro Malacaan1.
RIZAL: Sono ancora contrario a ci.
BONIFACIO: Ma abbiamo bisogno della vostra guida.
RIZAL: Sono sempre stato contro la rivoluzione e la violenza; lo sa. La mia rivoluzione sempre stata di tipo pacifico. Lo sa da quando abbiamo parlato insieme quattro anni fa.
BONIFACIO: Le ho dato tempo! Guardi che cosa le hanno fatto. Esiliato in questo posto dimenticato da Dio in mezzo al niente. Ed ora qui sot tomesso e umile. Dov' quel fuoco che ardeva nel suo cuore quattro anni fa? Lei ci ha inspirato tutti ed ora ci scarica. La patria sta cadendo a pezzi, ed tempo di muoverci!
RIZAL: Mi dispiace di deluderla, Andrea. Sto per lasciare la nazione a giugno. Ho accettato un incarico come medico a Cuba.
BONIFACIO: Che? Quando abbiamo pi bisogno di lei, lei se ne va? Che razza di patriota ?
RIZAL: Lei non pu capire il mio modo di vedere le cose.
BONIFACIO: E lei si considera un patriota? Voltare le spalle al suo paese?
RIZAL: Io amo la mia patria, Andrea. Pi di quanto pensa. Nel futuro capir perch faccio quello che faccio.
BONIFACIO: Nel futuro, dice. Quando sar troppo tardi!
(Bonifacio se ne va via arrabbiato con i suoi compagni. Rapida dissolvenza in chiusura. Tamburi suonano nel buio.)
Scena terza
(Schermo: "31 luglio 1896. "
RIZAL in piedi sulla nave, di fronte alla platea. La voce fuori campo recita il Canto del viaggiatore.")
RIZAL: (Voce fuori campo.)
I Foglia secca che pende indecisa
E che strappa violento tifon,
cos va per la terra, emigrante,
senz'alma n patria, n meta, n amor.
II Cerca ansioso dovunque la sorte,
la fortuna che sfugge lontan:
vana ombra che burla il suo anelito!...
Per essa, emigrante, si lancia sul mar!
III Da invisibile mano sospinto
di confine in confin vagher;
di persone e di giorni felici
i soli ricordi con s porter.
IV Trover, dolce asilo di pace,
nel deserto una tomba, chiss,
dalla patria e dal mondo obliato,
riposo tranquillo di tanto penar!
V Quando corre la terra veloce,
non si pu l'emigrante invidiar;
ah! non sanno che c' nel suo cuore
un vuoto profondo in cui manca l'amor!
VI Torner peregrino al paese,
ai suoi lari chiss torner,
trover solo gelo e rovine:
amori perduti, sepolcri, vedr.
VII Gi straniero nel proprio paese,
va' emigrante, prosegui il cammin;
lascia agli altri che cantino amori,
gli altri felici: tu torna a partir1.
Scena quarta
(Schermo: "agosto, 1896. "
La scena si apre con Bonifacio e i membri del Katipunan nella seduta del famoso Grido di Balintawak, con i katipuneri cospiratori e le loro bandiere rosse. Un quadro con Bonifacio ed il suo coltello e la bandiera KKK completano la scena.
In due aree separate del palcoscenico il GOVERNATORE GENERALE BIANCO dichiara lo stato di guerra ed il GENERALISSIMO AGUINALDO RISPONDE.
Dissolvenza in apertura su BIANCO.)
BIANCO: (Leggendo.) Io, Ramon Bianco ed Erenas, marchese di Pea e Plata, Governatore e Capitano Generale delle Filippine, avvalendomi della autorit di cui sono investito, e in conseguenza agli atti di ribellione degli ultimi giorni in differenti punti del territorio di questa provincia, che disturbano seriamente la quiete e l'ordine e rendono imperativo prendere severe misure per sopprimere ogni insurrezione, ordino quanto segue:
Art. 1. Le province di Manila, Pampanga, Nuova Ecija, Tarlac, Laguna, Cavite e Batangas sono dichiarate in stato di guerra.
Art. 2. In virt di questo decreto, ogni persona accusata di delitti contro l'ordine pubblico, tradimento, atti che mettono in pericolo la pace e l'indipendenza dello stato o contro la forma di governo, offese o mancato rispetto contro le autorit ed i loro agenti, e delitti ordinari commessi durante una ribellione o un'insurrezione, saranno soggetti alla legge marziale.
Art. 3. Quelli colpevoli di aperta ribellione e dei delitti definiti nei precedenti articoli, oltre a quelli previsti dal Codice di giustizia Militare, saranno giudicati immediatamente dall'appropriato Consiglio di Guerra.
Art. 4. Tutti i capi delle insurrezioni o delle ribellioni, se colti "in flagrante" saranno soggetti ad un giudizio immediato.
Art. 5. Tutti coloro che sono stati trovati in, o che sono stati trovati sul luogo di, un'azione, che sono stati catturati mentre fuggivano o si nascondevano dopo essere stati con i ribelli, saranno considerati come presumibilmente colpevoli dei delitti citati nei precedenti articoli.
Art. 6. Il Consiglio di Guerra stabilito nei rispettivi casi dal Codice di Giustizia Militare sar competente per giurisdizione a prendere cognizione dei giudizi assegnati per la responsabilit di ognuno dei delitti citati.
Art. 7. I ribelli che si arrenderanno alle autorit prima dello spirare di 48 ore dopo la pubblicazione di questo proclama, saranno esentati dalle pene per insurrezione, ad eccezione dei capi dei gruppi ribelli e quelli che sono complici nei suddetti delitti. I capi suddetti sa-ranno esentati dalle pene nelle quali possano essere incorsi se si arrenderanno entro il periodo sopra fissato e sar loro comminata la pena vicina pi bassa al suo grado minimo o medio.
Art. 8. Quelli che hanno fatto parte della ribellione che si arrenderanno entro il termine sopra fissato senza aver commesso alcun atto di violenza, e coloro che, essendosi legati fino alla fine, denunceranno ci in tempo per evitare le conseguenze, saranno esenti da ogni pena.
Art. 9. Ogni gruppo sospetto che si sia formato sar sciolto risolutamente con la forza; le persone che non si arrenderanno saranno ar-restate e rimarranno soggette agli ordini del governo.
Art. 10. Le autorit amministrative e quelle giudiziali civili continueranno ad agire in ogni atto relativo alla loro giurisdizione, quando non siano relative all'ordine pubblico, limitando la loro azione nei riguardi di questo aspetto, al potere che le autorit militari possono stabilire o delegare loro, rimanendo obbligate in ogni caso ad informare quelle militari appena qualche notizia o informazione venga a loro conoscenza.
Firmato a Manila, il 30 agosto nell'anno del nostro Signore milleottocentonovantasei.
(Buio. Suono di tamburi.)
Dissolvenza in apertura in altra parte della scena, dove AGUINALDO si rivolge ai suoi cittadini della citt nativa di Cavite dal balcone della sua casa.)
AGUINALDO: Miei cari compatrioti. Sono molto spiacente di informarvi che il 30 agosto 1896, Don Ramon Bianco, Capitano e Governatore Generale delle Filippine, ha dichiarato guerra contro otto province tagale, precisamente, Manila, Bulacn, Pampanga, Tarlac, Nuova Ecija, Laguna, Batangas e Cavite. Pertanto v'invito ad unirvi con me nel sollevarvi contro la Spagna e rompere le catene della schiavit che ci hanno legati alla stessa per centinaia di anni.
(Applausi, grida.)
In risposta alla sua dichiarazione di guerra, abbiamo cominciato a ribellarci contro la sua razza tirannica e sono molto lieto di informarvi che le citt di Cavite Vecchia, Noveleta, e S. Francesco di Mala-bon sono gi libere ed il loro governo ora in mani filippine. Qui in Cavite Vecchia, siamo riusciti a disarmare la guardia civile ed il comando provinciale a Noveleta gi nelle nostre mani.
Pertanto v'invito a seguire la mia richiesta. Fate tutto quello che possibile per sconfiggere il nemico. Ricordate che la forza dei nostri soldati dipender dalla vostra cooperazione.
Sono fiducioso che il vostro cuore patriottico seguir questo appello della nostra Madre Patria. Vincete i nostri oppositori, ma cercate di non uccidere alcuno, specialmente se filippino.
Io credo che questo sia l'unico modo per liberare la nostra Madre Patria dalla schiavit.
Le Filippine si trovano ora in una situazione senza precedenti nella nostra storia: la conquista della loro libert e della loro indipendenza, i pi nobili e alti dei suoi diritti - un eroismo che la porr allo stesso livello delle nazioni civilizzate ispirate da questi. Noi sappia-mo che il vero progresso nel popolo basato sulla libert e sull'indipendenza. Quindi, questi diritti ispirano l'emozioni pi nobili e sublimi che un cittadino possa sentire - sentendole non dovrebbe essere portato a temere che i nostri interessi o le nostre famiglie possono soffrirne, n dovrebbe tremare nel versare sangue per rompere le catene della schiavit che abbiamo trascinato per trecento anni di tirannia e di abusi.
La prova della verit questa: che la rivoluzione fondata sulla giustizia e sul diritto, come mostrato da tutte le nazioni civilizzate, perch nessuna di loro permetterebbe la pi piccola intrusione sul loro dominio senza versare l'ultima goccia di sangue in difesa dell'integrit della nazione.
Cittadini delle Filippine: non siamo un popolo di selvaggi; seguiamo l'esempio delle nazioni civili d'Europa e d'America; arrivato il tempo di versare l'ultima goccia del nostro sangue per conquistare la nostra amata libert.
Gli spagnoli, conquistatori della nostra cara terra, ci accusano di ingratitudine e ci chiedono di ripagarli, per averci aperto gli occhi, portando il loro giogo sul nostro collo. un motivo falso con il quale cercano di ingannarci. Perch la civilt introdotta dalla Spagna durante questi tre secoli in queste terre superficiale e bassa, una pura frode, perch i suoi sforzi sono stati quelli di tenere le masse nell'ignoranza, distruggendo o spengendo i centri di luce vera che ha cominciato ad illuminare i cuori di un pugno di filippini che, solo per la loro intelligenza, sono ora vittime delle persecuzioni del governo. I risultati sono: deportazioni, decreti di esilio, ed altri atti di tirannia che per molti anni sono stati portati avanti qui. Ditemi - non abbiamo pagato abbastanza per il nostro progresso durante i tre secoli nei quali la Spagna ha usato il nostro sangue ed il nostro sudore? La Spagna non soddisfatta di averci vergognosamente sfruttati, ci sputa in faccia e ci chiama carabao, pigri, scimmie o con altri vergognosi epiteti!
(Reazioni di disgusto dagli ascoltatori: "abbasso gli spagnoli" ecc.)
Popolo delle Filippine! arrivata l'ora di versare il nostro sangue per conquistare i nostri diritti e le nostre libert. Stringiamoci attorno alla bandiera della rivoluzione il cui motto Libert, Eguaglianza, Fraternit!
(Applausi. Grida.)
Una commissione centrale della rivoluzione composta di sei membri e di un Presidente sar incaricata della continuazione della guerra, organizzer un'armata di trentamila uomini con fucili e cannoni, per la difesa delle popolazioni e delle province che aderiscono al nuovo Governo Repubblicano, il quale manterr l'ordine mentre la rivoluzione si estender a tutte le isole delle Filippine. La forma del governo sar simile a quella degli Stati Uniti, fondata sui pi rigidi principi di libert, fraternit ed eguaglianza. Ogni citt che aderir alla causa della rivoluzione sar difesa e protetta dall'esercito rivoluzionario contro gli attacchi del nemico.
(Applausi. Grida. "Libert, Fraternit, Uguaglianza! " Dissolvenza in chiusura.
Diverse aree della scena si accendono mostrando la Rivoluzione Armata di Aguinaldo contro la Spagna. Scene multiple di battaglie drammatizzano gli scontri tra i soldati spagnoli ed i rivoluzionari di Aguinaldo, alternando vittorie e sconfitte tra le truppe di Aguinaldo e quelle spagnole.)
Scena quinta
(Schermo: "Barcellona, 3 ottobre 1896."
Il suono di colpi di tamburo continua per tutto quanto segue: RIZAL arriva a Barcellona, ma immediatamente arrestato dalle autorit spagnole. Viene messo in una prigione di Barcellona, nell'attesa della partenza per le Filippine RIZAL rimandato come prigioniero su una nave che fa rotta per Manila.)
Scena sesta
(Schermo: "Manila, 3 novembre 1896."
Con l'accompagnamento di tamburi, RIZAL, in catene, scortato da soldati, arriva a Manila ed immediatamente portato a Forte Santiago per essere messo in prigione.)
Scena settima
(Schermo: "20 novembre 1896."
Tribunale a Forte Santiago, Intramuros. La corte marziale comincia il processo a RIZAL. Il tono quello di un processo farsa. Tutti sanno che RIZAL sar giudicato colpevole. Anche il suo A VVOCATO DIFENSORE sa che una causa persa.
Primo giorno.)
CANCELLIERE: Tutti in piedi!
(Entra una corte di sei GIUDICI. Due di loro sono FRATI, gli altri quattro, includendo il PRESIDENTE, sono militari. Prendono i loro posti. Tutti si seggono dopo i GIUDICI.)
PRESIDENTE: Accusato, in piedi!
(RIZAL e l'AVVOCATO DIFENSORE si alzano in piedi.)
PRESIDENTE: Giuseppe Rizal Alonso, accusato di tradimento. Come si dichiara?
RIZAL: Innocente, Signor Presidente.
PRESIDENTE: (Al PUBBLICO MINISTERO ed all'AVVOCATO DIFENSORE.) Le loro memorie sui fatti.
PUBBLICO MINISTERO: (Rivolgendosi alla Corte.) Onorevoli giudici. Avete davanti a voi un uomo palesemente conosciuto per la sua sedi-zione. Egli ha incitato la ribellione dell'agosto 1896, ispirando i suoi compagni per mezzo dei suoi romanzi sovversivi, Noli me tangere ed Il filibusterismo. Chiamiamo questi due romanzi come prova "A" e prova "B". Mentre si trovava in Spagna, con la scusa delle riforme, ha incitato i suoi concittadini che si trovavano l - Marcello del Pilar, Graziano Lopez Jaena ed altri - verso attivit sovversive nella forma di pubblicazioni come La solidariet, una pubblicazione sediziosa contro la Spagna, denunciando i frati di questa regione e burlandosi del governo della Spagna nelle Isole Filippine.
Deposito, come prova "C", una copia di La solidariet, dove l'autore ha pubblicato un articolo in cui denuncia i frati delle isole.
Quando ritornato nelle Filippine, nonostante il suo esilio a Dapitan, ha continuato ad influenzare questi ribelli come il katipunero Andrea Bonifacio, per mezzo dell'associazione sovversiva che ha formato, La lega filippina, che ha portato, alla fine, all'insurrezione di quattro mesi fa.
Signori della Corte. Il caso ovvio. Possiamo fare un processo rapido. L'accusato ovviamente un assassino intenzionale della politica dello stato ed anche un propagandista anti-frati. Le sue attivit sono palesemente sediziose, e l'unica punizione per i suoi atti di tradimento l'esecuzione pubblica. Grazie.
PRESIDENTE: Avvocato difensore.
AVVOCATO DIFENSORE: Onorevoli giudici. Il dr. Rizal ha dedicato la sua vita a stimolare un migliore tenore di vita per il suo popolo. I suoi romanzi, le sue attivit con La solidariet, ed altri scritti sono stati scritti per svegliare la Spagna dagli abusi delle autorit spagnole, specialmente dai frati, qui nell'arcipelago. Egli ama la Spagna; non in alcun modo anti-spagnolo. I suoi scritti contro i frati erano diretti solo contro una manciata di frati che abusavano e si avvantaggiavano della loro posizione per sfruttare le donne filippine e l'ignoranza delle masse filippine. Il suo amore per la Spagna e per le Filippine espresso dalle parole di Ibarra nel suo romanzo Noli me tangere, Cap. 26: "Dio, il Governo e la Chiesa non permetteranno che avvenga [una rivoluzione]. Le Filippine sono religiose ed amano la Spagna, e si renderanno conto di quanto la Madre Patria sta facendo per loro. Naturalmente ci sono abusi e inconvenienti, ma la Spagna sta adoperandosi con riforme per rimediare ci."
Signori della Corte, non questo un sincero tentativo del dr. Rizal di arrivare fino alla Spagna solo per chiedere riforme per gli abusi commessi qui? Come pu questo essere chiamato tradimento o sediziosit?
Grazie.
II GIUDICE: Sono quasi le dodici, il processo aggiornato alle dieci di domani mattina.
CANCELLIERE: Tutti in piedi.
(Tutti si alzano mentre i GIUDICI vanno via. Dissolvenza in chiusura.
Secondo giorno.
La scena si apre con tutte le persone al loro posto.)
II GIUDICE: Pubblico Ministero, pu chiamare i suoi testimoni.
PUBBLICO MINISTERO: Ho un solo testimone, onorevoli giudici, Giuseppe Rizal Alonso!
(RIZAL si accomoda nel recinto dei testimoni.)
CANCELLIERE: Giura di dire la verit, tutta la verit, nient'altro che la verit, con l'aiuto di Dio?
RIZAL: (Con una mano sulla Bibbia, l'altra mano alzata.) Lo giuro.
PUBBLICO MINISTERO: Il suo nome ed il suo lavoro.
RIZAL: Giuseppe Rizal e Alonso, dottore in Medicina.
PUBBLICO MINISTERO: Dr. Rizal, lei l'autore di questi due romanzi, Noli me tangere e Il filibusterismo?
(Mostra entrambi e romanzi.)
RIZAL: S, signore.
PUBBLICO MINISTERO: Come potrebbe tradurre Noli me tangere?
RIZAL: "Non mi toccare."
PUBBLICO MINISTERO: Perch ha chiamato cos questo romanzo?
RIZAL: Mi riferivo a certi gruppi di persone che erano considerate intoccabili.
PUBBLICO MINISTERO: Intoccabili? Perch?
RIZAL: Perch qualunque cosa facessero, la legge non poteva toccarli. Se la cavavano sempre.
PUBBLICO MINISTERO: E chi erano questi intoccabili?
RIZAL: Alcuni membri degli ordini religiosi nelle Filippine.
(Agitazione tra gli ascoltatori.)
PRESIDENTE: Ordine!
(I due FRATI GIUDICI bisbigliano tra di loro, e divengono pallidi.)
PUBBLICO MINISTERO: Vediamo il secondo romanzo, Il filibusterismo. Perch lo ha intitolato cos? Suona sovversivo.
RIZAL: Significa proprio questo.
(Altra agitazione. La gente scuote la testa come per confermare che RIZAL si comporta come un suicida.)
PUBBLICO MINISTERO: Allora, ammette di essere sedizioso.
RIZAL: Il romanzo un'opera di fantasia. Tratta di una situazione immaginaria dove il tema la sovversione.
PUBBLICO MINISTERO: Come racconto immaginario ingannatore. Nella mia opinione, lei rappresenta persone reali, includendo lei stesso come traditore e sovversivo.
RIZAL: la sua opinione.
PUBBLICO MINISTERO: la mia opinione e quella della maggior parte della gente, dr. Rizal. Lei si sta condannando da se stesso con i suoi scritti. (All'AVVOCATO DIFENSORE.) A lei il testimone.
AVVOCATO DIFENSORE: Nessuna domanda.
PRESIDENTE: Se non ci sono altre domande con questo testimone, ci aggiorniamo a domani. Pu scendere, dr. Rizal.
(RIZAL ritorna al suo posto.)
Prima delle conclusioni, domani i giudici di questo tribunale a-vranno la possibilit di contro-interrogare il dr. Rizal. La Corte si aggiorna alle dieci di domani mattina.
(Terzo giorno.
La scena si apre come nella scena precedente. Ognuno al suo posto.)
PRESIDENTE: (Al PUBBLICO MINISTERO e all'AVVOCATO DELLA DIFESA.) Siete pronti per le conclusioni?
PUBBLICO MINISTERO e AVVOCATO DI DIFESA: (Insieme.) S, signore.
PRESIDENTE: Prima di arrivare a ci, i membri della corte vorrebbero fare al dr. Rizal alcune domande. Dr. Rizal. Lei ancora sotto giuramento. Si accomodi sul banco dei testimoni.
(RIZAL si accomoda sul banco dei testimoni.)
I GIUDICE FRATE: Dr. Rizal, nei suoi romanzi, specialmente in Noli me tangere, parla di due frati, Padre Dmaso e padre Salvi. Si basato per questi due personaggi su veri membri di un ordine religioso?
RIZAL: S, vostro onore.
II GIUDICE FRATE: Chi erano?
RIZAL: Erano molti frati che io ho conosciuto negli anni. Non rappresentano due particolari frati. Ho creato questi personaggi in base a diversi membri di differenti ordini che ho avuto l'occasione di conoscere direttamente o attraverso amici o membri della mia famiglia. I GIUDICE FRATE: Li descrive in modo molto negativo nei suoi romanzi. Lei prende in giro frati che sono i rappresentanti di Dio per salvare il genere umano dal diavolo! Mi consenta di leggere un passaggio dal Noli, cap. undicesimo. Anche il titolo ed il sottotitolo sono sovversivi: "I sovrani", ci chiama! Poi, come sottotitolo, lei dice "Divide et impera". Ecco come descrive Padre Salvi e Padre Dmaso:
" Padre Salvi era molto assiduo; quando predicava gli piaceva molto predicare .. faceva chiudere tutte le porte della chiesa come Nerone che non voleva che nessuno lasciasse il teatro quando cantava "
(Risate tra gli ascoltatori.)
PRESIDENTE: (Battendo il martello.) Ordine, ordine!
I GIUDICE FRATE: E in modo sarcastico va avanti per dire "ma Padre Salvi lo faceva per il bene e Nerone per il male delle anime ."
(Risate soffocate tra il pubblico.)
II GIUDICE FRATE: In questo stesso capitolo, fa apparire che i frati in-fliggevano pene crudeli da sadici. Lei dice: "Padre Salvi puniva gli errori dei suoi subordinati con multe e li bastonava molto raramente, al contrario di Padre Dmaso che regolava tutto a pugni e bastonate, che dava ridendo e con molto entusiasmo non gli si poteva rimproverare ci, era convinto che con i nativi si doveva procedere solo a botte, un confratello avevo detto cos in un libro, e Fra Dmaso ci credeva, perch non metteva mai in dubbio le parole stampate, a spese di molti."
(Il pubblico ride ancora.)
PRESIDENTE: Ordine, ordine!
I GIUDICE FRATE: Questo oltraggioso, un disprezzo verso i servi di Dio sulla terra.
II GIUDICE FRATE: Non ho altro da aggiungere. Questo ovviamente un flagrante attentato alla moralit ed ai comandamenti di Dio.
PRESIDENTE: Pu scendere, dr. Rizal.
(Rizal scende dal banco dei testimoni.)
PRESIDENTE: Conclusioni.
PUBBLICO MINISTERO: (Molto fiducioso.) Signori giudici. Non c' davvero nient'altro da aggiungere. Voi stessi avete contro-interrogato il testimone che, con la sua stessa bocca, confessa di essere un sovversivo, dice lui, di tipo "immaginario". Opera di fantasia? Lui stesso ammette che i suoi personaggi sono stati ricavati da persone vere.
Che cos'altro chiedere se non di condannare quest'uomo a morte, il pi presto possibile, prima che combini altri guai alla nostra terra!
(Si siede.)
AVVOCATO DIFENSORE: Permettetemi di ripetere le mie dichiarazioni iniziali. Il dr. Rizal non colpevole di tradimento. Al contrario, un patriota. Quello che ha fatto aprire gli occhi sugli abusi commessi contro il suo popolo. Dovrebbe essere ringraziato per la sua condotta, non rimproverato. Egli ci ha messo in evidenza il cancro che corrode la nostra societ a causa della licenziosit e della immoralit che questi cosiddetti servi di Dio che, invece di elevare il popolo filippino al livello del vero spiritualismo, lo soffocano con abusi fisici, e lo sfruttano per soddisfare la loro avidit e concupiscenza. Rizal ha fatto quello che ha fatto, solo per spirito di puro patriottismo.
(L'uditorio applaude.)
PRESIDENTE: Ordine, ordine. Avendo ascoltate le conclusioni, noi, membri della corte ci ritiriamo e c'incontriamo domani per emettere la nostra sentenza. La Corte aggiornata fino alle dieci di domani mattina.
Scena ottava
(Schermo: "29 dicembre 1896". Scena come sopra.)
CANCELLIERE: Tutti in piedi.
(I GIUDICI entrano e prendono i loro posti. Tutti si siedono.)
PRESIDENTE: Accusato, in piedi!
(RIZAL si alza.)
Dr. Giuseppe Rizal Alonso, la Corte la giudica COLPEVOLE DI TRADIMENTO. Prima che la sentenza divenga definitiva, ha niente da dire?
RIZAL: S, signore.
(un momento di silenzio.)
Quando ero all'estero, i miei compatrioti mi avevano detto di non tornare. Che era meglio per me rimanere in esilio perch sicuramente, la morte sarebbe stata inevitabile. Anche prima che voi emetteste la sentenza, sapevo che la morte l'unica pena per il tradimento. Ma io sono pronto a morire per l'amore della patria. La morte, il passaggio necessario per la nascita della mia patria. La morte, perch morendo vedr i miei compatrioti liberati da questi legami, da questa schiavit che ci ha dominati per secoli.
Amo la Spagna, ma gli spagnoli che sono venuti a governare la mia patria non hanno rispettato le leggi dell'umanit. Sono venuti con intenti barbarici, non di civilizzazione. Sono venuti per violentare e rubare la cultura originaria.
Che il mio martirio, come il martirio dei Padri Burgos, Gomez e Zamora nel 1872 ai quali il mio secondo romanzo Il filibustrerismo dedicato, faccia sorgere tanti altri patrioti che prendano il mio posto. Viva le Filippine! Viva la libert!
(L'uditorio grida, "Viva, viva!")
PRESIDENTE: (Con il martello.) Ordine, ordine! Guardie, sgombrate l'aula!
(Nasce un tumulto. Le GUARDIE CIVILI arrivano e trascinano
via quelli che protestano. Quando l'aula sgombra, il PRESIDENTE dice:)
Dr. Rizal, un ribelle fino all'ultimo. Questa Corte la condanna alla fucilazione pubblica, domani all'alba in Bagumbayan. (In fretta.) La Corte si aggiorna!
(Tamburi. GUARDIE mettono le manette a RIZAL e lo portano fuori. Anche il suo AVVOCATO DIFENSORE arrestato e portato via.)
Scena nona
(Schermo: "Sera, 29 dicembre 1896."
RIZAL scrive il suo "Ultimo Addio " e nasconde la poesia in un fornello che d alla sua sorella, Trinit, prima dell'esecuzione. La voce fuori campo la recita per tutta lultima scena.)
RIZAL: (Voce fuori campo, a basso livello.)
I Addio Patria adorata, dal sole favorita,
perla del mar d'Oriente, perduto paradiso!
Sereno vado a darti questa mia triste vita:
e fosse pi brillante, pi fresca, pi fiorita,
pronto sarei a donarla, pago di un tuo sorriso.
II In campo di battaglia, lottando con delirio,
altri son sempre pronti la vita a te donare:
il posto non importa, cipresso, lauro o lirio,
lottando in campo aperto o per crudel martirio,
se la richiesta arriva da patria o focolare.
III Io muoio quando vedo che il cielo si colora
e dall'oscura notte l'aurora alfin traluce;
se vuoi del rosso vivo per tinger la tua aurora,
prenditi il sangue mio, spargilo alla buon'ora
e indoralo col raggio della nascente luce.
IV Il sogno che cullavo, ragazzo adolescente,
che giovane bramavo, gi pieno di vigore,
fu di vederti un giorno, gioia del mar d'Oriente,
con gli occhi sempre asciutti, viver serenamente,
la fronte senza rughe n macchia di rossore.
V Sogno della mia vita, mio desiderio ardente,
salve! - grida l'anima che presto partir!
Bello sar morire felice e sorridente,
morir per darti vita, sotto il tuo ciel splendente,
dormir nel grembo tuo fino all'eternit.
VI Se sopra al mio sepolcro vedi sbocciare un d,
tra l'erba fitta, incolta, umile bianco fiore,
sar l'anima mia che ad aspettar sta l:
accostalo alle labbra e bacialo, cos
ch'io senta, sulla fronte, del bacio il tuo calore.
VII Mi guardi pur la luna, tranquilla e luminosa,
lascia che l'alba invii il suo splendor fugace,
lascia dell'aria ascolti la voce sua ventosa;
e se un canoro uccello sulla mia croce posa,
lascia l'uccello intoni la sua canzon di pace.
VIII Lascia asciugar la pioggia dal caloroso sole,
che pura al cielo torni con il lamento mio;
concedi, se un amico della mia fin si duole,
che nella sua preghiera rivolga a me parole;
prega anche tu, o Patria, perch riposi in Dio!
IX Prega per tutti quanti moriron sventurati,
per chi soffr subendo tormento senza uguale,
per gli orfani piangenti di padri torturati,
per le vedove e madri d'uomini tanto amati,
e a te possa risplendere la redenzion finale.
X Quando l'oscura notte avvolge il cimitero
e soli, soli i morti veglian nel camposanto,
non turbarne il riposo, non turbare il mistero;
se suon di cetra senti, oppure di saltero,
son io, amata Patria, che per te sola canto.
XI E quando la mia tomba, da tutti ormai obliata,
pi croce non avr n pietra a ricordare,
lascia che zappa sparga, su terra prima arata,
ogni mia traccia umana in cenere tornata:
la polvere mia vada il suolo tuo a formare.
XII Allora poco importa se nell'oblio sar,
l'aria, la terra tua saranno la mia sede, chiara,
limpida nota, per le tue valli andr,
luce, rumore, aroma, canto, color dar,
costante ripetendo l'essenza della fede.
XIII Mia Patria idolatrata, dolor dei miei dolori,
amate Filippine, ecco l'ultimo addio;
tutto io lascio a te, amori e genitori.
Vo dove non son schiavi, non fruste n oppressori,
la fede non uccide, dove chi regna Dio.
XIV Padri, fratelli, addio, pezzi dell'alma mia,
amici dell'infanzia nel perso focolare,
grati che alfin riposi di faticosa via;
addio dolce straniera, mia amica, mia allegria;
addio, miei cari, addio: morire riposare.1.
[1] Nei paesi tropicali come le Filippine, anche ora, le case in campagna sono fatte di legno e bamb e ben sollevate da terra; comprendono sempre una terrazza (azotea): risultano cos, fresche e ben coibentate
1 Traduzione di Rino Pavolini.
1 Traduzione di Rino Pavolini.
1 La sede in Manila del Governatore Generale delle Filippine.
1 Traduzione di Rino Pavolini.
1 Traduzione di Rino Pavolini.
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