WILLIAM SHAKESPEARE
ROMEO E GIULIETTA
Tragedia in un prologo e 5 atti
Traduzione e note di Goffredo Raponi
Titolo originale: THE MOST EXCELLENT AND LAMENTABLE TRAGEDY OF ROMEO AND JULIET
NOTE PRELIMINARI
1)Il testo inglese adottato per la traduzione quello delledizione dellopera completa di Shakespeare curata dal prof. Peter Alexander (William Shakespeare - The Complete Works, Collins, London & Glasgow, 1960, pp. XXXII-1370) con qualche variante suggerita da altri testi, in particolare la pi recente edizione dellOxford Shakespeare curata da G. Welles & G. Taylor per la Clarendon Press (New York, U.S.A., 1994, pp. XLXIX - 1274; questultima comprende anche I due nobili cugini (The Two Noble Kinsmen) che manca nellAlexander.
2)Alcune didascalie sono state aggiunte dal traduttore di sua iniziativa per la migliore comprensione dellazione scenica alla lettura, cui questa traduzione essenzialmente ordinata ed intesa. Si lasciata comunque invariata allinizio e alla fine della scena, o allentrata ed uscita dei personaggi nel corso della stessa scena, la rituale indicazione Entra/ Entrano (Enter) e Esce/ Escono (Exit/ Exeunt), avvertendo peraltro che non sempre essa indica movimenti di entrata/uscita, potendosi dare che i personaggi cui si riferisce si trovino gi in scena allapertura di questa, o vi restino alla chiusura.
3)Il metro lendecasillabo sciolto, intercalato da settenari; altro metro si usato per rendere citazioni, proverbi, canzoni, strambotti, bagattelle ecc., ogni qualvolta sia stato richiesto, in accordo col testo, uno stacco di stile.
4)I nomi dei personaggi sono resi nella forma italiana.
5)Il traduttore riconosce di essersi avvalso di traduzioni precedenti dalle quali ha preso anche in prestito, oltre allinterpretazione di passi controversi, intere frasi e costrutti, di tutto dando opportuno credito in nota.
PERSONAGGI
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Il CORO |
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Il PRINCIPE DELLA SCALA |
signore di Verona |
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PARIDE |
giovane nobile di Verona, parente del principe |
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MONTECCHI |
capi di famiglie in contesa tra loro |
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CAPULETI |
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ROMEO |
figlio del Montecchi |
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BENVOLIO |
nipote del Montecchi, cugino di Romeo |
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MERCUZIO |
parente del principe e amico di Romeo |
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TEBALDO |
nipote di Monna Capuleti |
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FRATE LORENZO |
francescani |
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FRATE GIOVANNI |
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BALDASSARE |
servitore di Romeo |
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SANSONE |
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GREGORIO |
servitori del Capuleti |
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PIETRO |
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ABRAMO |
servitore del Montecchi |
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MONNA CAPULETI |
moglie del Capuleti e madre di Giulietta |
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GIULIETTA |
figlia del Capuleti |
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La NUTRICE di Giulietta |
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Lo ZIO dei Capuleti |
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MONNA MONTECCHI |
moglie di Montecchi e madre di Romeo |
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Uno SPEZIALE |
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Tre Musici - Il Paggio di Paride - Un altro Paggio - Un Ufficiale |
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Cittadini di Verona - Parenti delle due famiglie - Maschere - Guardie - Vigili - Persone del seguito |
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SCENA: a Verona, per la maggior parte del dramma;
a Mantova nella I scena del V atto
PROLOGO
Entra il CORO
CORO - |
Nella bella Verona,dove noi collochiam la nostra scena,due famiglie di pari nobilt;ferocemente luna allaltra opponeda vecchia ruggine nuova contesa,onde sangue civile va macchiandomani civili. Dai fatali lombidi questi due nemici ha preso vitauna coppia di amantida maligna fortuna contrastati([1])la cui sorte pietosa e turbinosaporr, con la lor morte,una pietra sullodio dei parenti.Del loro amore la pietosa storia,al cui terribil corso porr finela loro morte, e dei lor genitorilostinata rabbiosa inimiciziacui porr fine la morte dei figli:questo quanto su questo palcoscenicovi rappresenteremo per due ore.E se ad esso prestar vorrete orecchiopazientemente, noi faremo in modo,con le risorse del nostro mestiere,di sopperire alle manchevolezzedellangustia di questa nostra scena.([2]) |
ATTO PRIMO |
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SCENA I - Verona, una piazza davanti alla casa dei Capuleti |
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Entrano SANSONE e GREGORIO con spada e scudo |
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SANSONE - |
E che! Siam tipi da portar carbone,noialtri? |
GREGORIO - |
Ah, certo no!Noi paghiamo a misura di carbone!([3]) |
SANSONE - |
E se ci salta poi la mosca al nasotiriamo fuori questa. |
(Indica la spada al suo fianco) |
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GREGORIO - |
Che scoperta!come se dicessi: Finch vivotiro fuori il mio collo dal collare.([4]) |
SANSONE - |
Io, se mi smuovo, le scarico brutte. |
GREGORIO - |
S, soltanto che a smuoverti e a menareci metti qualche tempo. |
SANSONE - |
Basta chio veda un cane di Montecchi.Mi basta quello per farmi scattare. |
GREGORIO - |
Gi, ma scattare muoversi;rimanere ben saldi sulle gambe,quello coraggio. Se tu scatti, scappi. |
SANSONE - |
No, so scattare pure stando fermo:mi basta dincontrarmi con un canedi quella gente l. Fa che lincontro,sia maschio o femmina, io prendo il muro.([5]) |
GREGORIO - |
Con questo fai vedere che sei stroppio;perch al muro ci va sempre il pi debole. |
SANSONE - |
Questo vero; per questo che le donneche sono i vasi pi deboli e fragili,([6])vanno sempre appoggiate spalle al muro.Perci io sai che faccio?Caccio dal muro i servi dei Montecchie ci appoggio le serve. |
GREGORIO - |
Qui perci sar da vedersela fra uomini,padroni e servi. |
SANSONE - |
Per me fa lo stesso.Mi mostrer tiranno:combattuto che avr coi loro uomini,sar gentile con le loro donneTaglio loro la testa. |
GREGORIO - |
Ma che dici!Vuoi tagliare la testa alle ragazze? |
SANSONE - |
La testa Insomma far loro la festa.Prendila come vuoi.([7]) |
GREGORIO - |
Non sono io,sono esse che se la devon prenderenel senso che vuoi tu. |
SANSONE - |
E puoi star certoche fintanto che mi sto ritto in piedi,quelle mi sentiranno. Lo san tutteche bel tocco di carne il sottoscritto. |
GREGORIO - |
E buon per te che non sei nato pesce,perch saresti nato stoccafissoPiuttosto tira fuori quellarnese,che arriva gente di Casa Montecchi. |
Entrano ABRAMO e BALDASSARRE |
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SANSONE - |
Io la mia lama lho belle snudata.Attacca tu per primo. Io ti spalleggio. |
GREGORIO - |
Spalleggio che vuoi dire?Mi rivolgi le spalle e te ne scappi? |
SANSONE - |
No, non temere. |
GREGORIO - |
Eh, di te ho paura. |
SANSONE - |
Restiamo dalla parte della legge,lascia che siano loro a cominciare. |
GREGORIO - |
Io gli passo davanti,e gli faccio gli occhiacci del dispetto.E la prendano pure come vogliono. |
SANSONE - |
La prenderanno come avranno il fegato.Io gli faccio gli occhiacci,mi mordo il pollice in faccia a loro,e lo faccio schioccare, ch un insulto.([8])E se la prendon male, tanto meglio. |
(Fa il gesto di mordersi il pollice) |
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ABRAMO - |
Per noi ti mordi il pollice, compare? |
SANSONE - |
Io s, mi mordo il pollice. |
ABRAMO - |
Ti sto chiedendo s verso di noiche te lo mordi. Rispondimi a tono. |
SANSONE - |
(A Gregorio, a parte)Se rispondo di s, sto nella legge? ([9]) |
GREGORIO - |
(A Sansone, a parte)No. |
SANSONE - |
No, compare. Se mi mordo il pollice,non per voi. Per mi mordo il pollice.Ma non vorrete mica attaccar briga? |
ABRAMO - |
Briga, noi? No. |
SANSONE - |
Ma se naveste luzzolo,io sono a vostra piena discrezione.Il mio padrone vale quanto il vostro. |
ABRAMO - |
Ma non di pi. |
SANSONE - |
Daccordo. |
GREGORIO - |
(A Sansone, a parte)Di di pi,sta venendo un parente del padrone. |
SANSONE - |
Vale di pi, sissignore! |
ABRAMO - |
Tu menti! |
SANSONE - |
Fuori le spade, se siete degli uomini!Gregorio, pronto con il tuo fendente. |
(Si battono) |
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Entra BENVOLIO |
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BENVOLIO - |
Fermi, insensati, fermi! Gi le spade!Idioti! Non sapete quel che fate! |
(Sintromette, e con la propria spada fa abbassare a terra quelle dei contendenti) |
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Entra TEBALDO e saccosta a Benvolio, sussurrando |
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TEBALDO - |
Sei bravo, eh?, Benvolio, a trar la spadain mezzo a questi timidi cerbiatti!Vltati, e guarda in faccia la tua morte. |
BENVOLIO - |
Sto solo a metter pace tra costoro.Perci rinfodera, o almeno adopralaa darmi mano a rappacificarli. |
TEBALDO - |
Che! Tu parli di pace spada in pugno?Questa parola pace io la odiocome linferno, i tuoi Montecchi e te!A te, vigliacco, in guardia! Fatti sotto! |
Si battono. Entrano parecchie persone delle due famiglie e si accende una zuffa generale; poi sopraggiungono dei cittadini armati di mazze |
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CITTADINI - |
Mazze ferrate! Picche! Partigiane!Datevi addosso, ammazzatevi tutti!Capuleti, Montecchi, morte a tutti! |
Entra il vecchio CAPULETI, uscendo di casa,in vestaglia, con MONNA CAPULETI |
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CAPULETI - |
Che diavolo di pandemonio questo?Qua il mio spadone! |
MONNA CAPULETI - |
S, la tua stampella!Una stampella dategli, piuttosto!Perch chiedi una spada, che vuoi farci? |
CAPULETI - |
Il mio spadone! C il Montecchi, il vecchio,che viene a provocarmi, spada in pugno! |
Entrano il vecchio MONTECCHI con MONNA MONTECCHI |
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MONTECCHI - |
Vile dun Capuleti! |
(Fa per slanciarsi, spada in pugno, contro il Capuleti, ma la moglie lo trattiene)E non tenermi!Lasciami andare! |
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MONNA MONTECCHI - |
Non farai un passo,per andarti a scontrar con un nemico. |
Entra il PRINCIPE SCALIGERO col suo seguito |
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PRINCIPE - |
Sudditi ribellanti,nemici della pace,profanatori delle vostre spadecon sangue cittadino! Non mascoltano!Oh, dico a voi, non uomini, ma bestie,che spegnete la perniciosa rabbiache vinfiamma nelle vermiglie pollesgorganti dalle vostre vene! Fermi!Da quelle vostre mani insanguinate,gettate a terra, a pena di tortura,i maltemprati acciai,ed ascoltate la vostra condannadalle labbra dello sdegnato Principe.Tu, vecchio Capuleti, e tu, Montecchi,avete gi tre volte disturbatola bella quiete delle nostre stradecon zuffe sorte da parole al vento,e costretto anche i vecchi cittadinidi Verona a gettar laustere vestiper tornare a impugnar le vecchie picche,ormai coperte di ruggine in pace,per separare il vostro antico odio. |
Se disturbate ancor le nostre strade,saran le vostre vite, ve lo giuro,a pagar la rottura della pace.Per questa volta, tutti gli altri a casa.Tu, Capuleti, vieni via con me,e tu, Montecchi, questo pomeriggiotrvati nella vecchia Villafrancadov la nostra Corte di Giustizia,per conoscer le loro decisionisul seguito da dare a questo caso.Ora via tutti: a pena capitale,ordino a tutti di sgombrare il campo! |
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(Escono il Principe col seguito, Capuleti,Monna Capuleti, Tebaldo e gli altri) |
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Restano il vecchio MONTECCHI, MONNA MONTECCHI e BENVOLIO |
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MONTECCHI - |
Di un po, nipote, chi ha rinfocolatoquestannosa querela?Tu eri qui quando hanno cominciato? |
BENVOLIO - |
Quandio sono arrivato era gi in corsotra i loro e i vostri una dannata rissa.Per cercare di separarli ho trattola mia spada, ma in quello stesso istantesopraggiunto irruente Tebaldo,spada in pugno, e fiatandomi agli orecchibaldanzosi propositi di sfida,comincia a sventagliarsela sul capofendendo laria che, non vulnerabile,fischiava, come a beffarsi di lui.Mentre ci scambiavamo colpo a colpo,e la gente accorreva da ogni parte,e la zuffa cresceva e singrossava,giunto il Principe, che ci ha divisi. |
MONNA MONTECCHI - |
Romeo dov? Lhai visto stamattina?Sono proprio contentache non si sia trovato in questa rissa. |
BENVOLIO - |
Signora, vi dir: questa stamattina,poco prima che il sole saffacciasseallindorata finestra doriente,un certo turbamento dello spiritomaveva spinto a uscir fuori di casa; |
e proprio l, sotto quel bosco daceri([10])che sorge ad ovest della citt,m occorso di vedere vostro figlioche vagava anche lui s di buonora.Gli sono andato incontro, ma lui, subito,come s accorto della mia presenza,scomparso nel fondo del boschetto.Io, misurando dalla sua tristezzala mia che anchessa cercava sollievodove meno rischiasse desser vistaessendo gi di peso anche a me stesso,ho proseguito nel mio stato danimo,senza curarmi di seguire il suo,volentieri schivando dincontrarechi volentieri da me sinvolava. |
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MONNA MONTECCHI - |
Lhan gi notato l molte mattinea far pi rorida, con le sue lagrime,la recente rugiada mattutina,e ad addensar le nuvole del cielocollumor dei profondi suoi sospiri.Poi, come il primo rallegrante raggiodallestreme regioni dellorienteprende a scostare dal letto dAurorale fumose cortine della notte,quellintristito povero mio figlio,furtivo, quasi schivo della luce,corre a casa, si rimprigiona in camera,e l, sbarrate tutte le finestre,ed escludendo dalla sua personala benefica luce del mattino,si riproduce, ad arte, unaltra notte.Questo umor tetro gli sar fatalese non laiuti qualche buon consiglioa rimuoverne la segreta causa. |
BENVOLIO - |
E quella causa voi, nobile zio,la conoscete? |
MONTECCHI - |
No, non la conosco,n ho modo di conoscerla da lui. |
BENVOLIO - |
Avete gi provato a interrogarlo? |
MONTECCHI - |
Ci ho provato, e comio molti altri amici.Ma il solo confidente del suo male,lui stesso non so quanto sincero; |
e tanto chiuso in s, tanto segreto,tanto profondamente impenetrabile,tanto restio a lasciarsi sondare,da somigliare al bocciolo dun fioreche, morsicato da un maligno verme,esita a schiudere i soavi petaliallalitar dellaria e offrire al solelolezzante fiorita sua vaghezza.Potessimo saper da dove vieneil suo male, faremmo volentieriquanto necessitasse per curarlo. |
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Entra, dal fondo, ROMEO |
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BENVOLIO - |
Ma eccolo. Mettetevi in disparte:mi deve dir lui stesso, di sua bocca,che cos che lambascia,o deve dirmi mille volte No!Vi prego, allontanatevi. |
MONTECCHI - |
Spero che tu sia tanto fortunatoda ottenere a quattrocchi, qui, da lui,una schietta apertura. Andiamo, cara. |
(Escono il Montecchi e Monna Montecchi) |
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BENVOLIO - |
(A Romeo che intanto s avvicinato)Buon mattino, cugino. |
ROMEO - |
Cos giovane ancora questo giorno? |
BENVOLIO - |
Sono appena le nove. |
ROMEO - |
Ah, lore tristicome son lunghe alluomo! Era mio padrequello che se n andato cos in fretta? |
BENVOLIO - |
Tuo padre, s Ma quale interna penafa tanto lunghe lore di Romeo? |
ROMEO - |
La pena di non posseder per sla cosa che gliele farebbe brevi. |
BENVOLIO - |
Innamorato? |
ROMEO - |
Fuori |
BENVOLIO - |
Dallamore? |
ROMEO - |
No, dalle grazie di colei che amo. |
BENVOLIO - |
Ah, perch Amore, s bello alla vista,si deve dimostrar cos tirannoe crudele alla prova! |
ROMEO - |
Ahim, bendato,Amore, e deve scernere senzocchile vie che vanno dritte alle sue voglieBeh, dove si va a pranzo oggi?(Vedendo sangue in terra)Ohil!Che zuffa ci sar mai stata qui?Per inutile che me lo dici,ho tutto udito. Centra molto lodio,in tutto questo, ma ancor pi lamore.O amor litigioso! Odio amoroso!O tutto prima creato dal nulla!O vana seriet! Vanit seria!O caos informe di splendide forme!O plumbea piuma! Lucida caligine!Gelido fuoco! Inferma sanit!Sonno insonne, che quel che non !Questo lamore chio mi sento dentro,senza nulla sentire che sia amore.Non ridi? |
BENVOLIO - |
No, cugino. Se mai, piango. |
ROMEO - |
E di che, cuor gentile? |
BENVOLIO - |
Del tuo cuore,cos gentile e cos pien dambascia. |
ROMEO - |
la crudele legge dellamore.Gi le pene del mio pesano tropposul mio cuore, e tu vuoi chesso trabocchicollaggiungervi il peso delle tue:giacch questaffettuosa tua premuraaltro non fa che aggiunger nuova ambasciaa quella che mopprime, ch gi troppa.Lamore vaporosa nebbiolinaformata dai sospiri;se si dissolve, fuoco che sfavillascintillando negli occhi degli amanti;s ostacolato, un mare alimentatodalle lacrime degli stessi amanti.Che altro pi? Una follia segreta,unacritudine che mozza il fiato, |
una dolcezza che ti tira su.Addio, cugino. |
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(Fa per andarsene) |
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BENVOLIO - |
Aspetta, taccompagno.Mi fai torto a piantarmi cos in asso. |
ROMEO - |
Oh, ho smarrito me stessoNon son io il Romeo che vedi qui.Romeo altrove. |
BENVOLIO - |
Dimmi, seriamente,chi quella di cui sei innamorato? |
ROMEO - |
Seriamente, perch? Devo esser tristeper dirtelo, piangendo?([11]) |
BENVOLIO - |
Senza piangere,ma seriamente, dimmi, chi che ami? |
ROMEO - |
Puoi domandare ad un malato gravedi fare seriamente testamento?La tua una domanda posta male,per uno che si sente tanto male.([12])Seriamente, cugino, amo una donna. |
BENVOLIO - |
Avevo allora ben colto nel segnonel supporre che sei innamorato. |
ROMEO - |
Infatti. Sei un bravo tiratore.E la donna che amo una bellezza. |
BENVOLIO - |
Un bel bersaglio subito centrato,caro il mio bel cugino! |
ROMEO - |
Questo, per, non lhai centrato affatto:la freccia di Cupido non la tocca!Ella ha il segno di Diana,e, ben protetta dentro la corazzadella sua castit, rimane indennedalla quadrella del fragile arcodel fanciullo Cupido.Sfugge allassedio di frasi damore,schiva lincontro dinvadenti sguardi, |
e non apre il suo grembo manco alloroche pur si dice che seduce i santi.Oh, ricca di belt,povera solo in questo: morta lei,morir insieme con la sua bellezzail magazzino della sua ricchezza. |
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BENVOLIO - |
Ha fatto forse votodi mantenersi casta finch vive? |
ROMEO - |
Credo proprio di s: ed un risparmioche si risolver in un grande sperpero,perch belt che si muoia di fameper causa della stessa sua astinenzapreclude alla belt ogni speranzadi riprodursi. Oh, ella troppo bellae saggia, troppo saggiamente bellaper meritarsi la beatitudinegettando me nella disperazione!S votata a non mai innamorarsi,ed io per causa di questo votovivo, ma sono morto;son vivo sol per dirti che son morto. |
BENVOLIO - |
Dammi retta, non ci pensare pi. |
ROMEO - |
Oh, insegnalo tu alla mia mentecome pu trattenersi dal pensare! |
BENVOLIO - |
Restituendo libert ai tuoi occhi;volgendoli a mirare altre bellezze. |
ROMEO - |
Sarebbe come richiamar di piin causa quella sua, cos squisita.Quelle nere felici mascherineche baciano la fronte a belle damedanno agli sguardi nostri lillusioneche dietro quella loro nera sagomaci celino chiss quali bellezze.Chi colpito da cecit improvvisanon pu dimenticar senza doloreil perduto tesoro della vista.Mettimi avanti agli occhi una bellezzaquanto tu vuoi perfetta:agli occhi miei sar soltanto un fogliosu cui legger il nome di coleich ancor pi bella. No, cugino, no,tu non sarai capace dinsegnarmia non pensar pi a lei. Addio, Benvolio. |
BENVOLIO - |
Eppure io tinsegner questarte,o morir con la coscienza in debito. |
(Escono) |
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SCENA II - Verona, una via |
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Entra il vecchio CAPULETI, PARIDE e un SERVO |
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CAPULETI - |
Il Montecchi ha sul capo, come me,la minaccia dallalto dun castigo;anziani come siamo, tra noi duenon dovrebbe perci esser difficiletrovare il modo di vivere in pace. |
PARIDE - |
Dunonorevole reputazionesiete entrambi. E davvero gran peccatoche abbiate seguitato tanto a lungoa vivere in codesta inimiciziaMa, signore, di grazia,quale risposta date alla mia offerta? |
CAPULETI - |
Non posso che ripetervi il gi detto:la mia figliola ancora nuova al mondo,non ha compiuti i suoi quattordici anni;lasciamo ancora che appassisca in leiil rigoglio di altre due estati,prima che la si possa dir maturaper essere una sposa. |
PARIDE - |
Fanciulle ancor pi giovani di leison diventate gi madri felici. |
CAPULETI - |
Quelle che vanno spose tanto prestosono votate a perdere anche prestoil frescor giovanile. Caro Paride,la terra s inghiottita fino ad oggitutte le mie speranze,lultima lei Intanto corteggiatela,e cercate di conquistarne il cuore.Il solo mio volerenon che parte del suo gradimento:sella v consenziente, il mio consensoe la voce che molto cordialmentelaccorder si troveranno insiemenel raggio della sua spontanea scelta.Questa sera terr qui in casa mia,com vetusta usanza di famiglia,un festino; e ad esso ho convitato |
un certo numero di buoni amici;ci sarete anche voi, gradito ospite.Ebbene, sotto il mio modesto tettoquesta notte potrete contemplarestelle che solcano le vie terreneilluminando il buio della notte.E potrete godere in casa miain mezzo a freschi boccili di femmineil piacere che dato di gustarea lieta giovinezza, quando Aprile,vestito gi della sua gaia veste,alle calcagna degli ultimi sprazzidel zoppicante e freddoloso inverno.Potrete intrattenervi con ciascuna,tutte osservarle, e far la vostra sceltasu quella che, secondo il vostro gusto,per merito sovrasti tutte laltre.Riguardandole meglio tutte quante,la mia pu star nel novero a far numero,ma nel merito priva dogni pregio.Su, venite con me. |
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(Al Servo)E tu, compare,mettiti in giro, senza perder tempo,per le belle contrade di Veronae vammi alla ricerca della genteil cui nome segnato in questa lista;farai sapere a ciascuno di loroche la mia casa ed il mio benvenutoattendono la loro compiacenza. |
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(Escono il vecchio Capuleti e Paride) |
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SERVO - |
Andare a ricercar tutta la genteil cui nome segnato in questa listaSta scritto, in verit, che il calzolaiodeve sapere trafficar col metro,il sarto con la forma delle scarpe,il pescatore con tinte e pennelli,il pittore con lamo; e cos io:ecco che mi si manda a ricercaregente il cui nome scritto in questo foglio,quando non so nemmeno quali nomivha scritto chi lha scritto, |
per via che non ho mai imparato a leggere.([13])Mi ci vuole qualcuno ch istruito.Eccolo, infatti, pare, ed a buon punto. |
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Entrano BENVOLIO e ROMEO |
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BENVOLIO - |
Fuoco consuma fuoco, caro mio.Il dolore degli altri scema il tuo.Se a ruotare in un sensoti viene il capogiro, va allinversosempre girando, e vedrai che ti passa.Disperato dolor trova sua curanellaltrui pena. Date un nuovo tossicoallocchio infetto, ed il tossico vecchiocesser dal produrre altra infezione.([14]) |
ROMEO - |
Eh, gi, pure la foglia di piantaggineun buon rimedio.([15]) |
BENVOLIO - |
Rimedio a che cosa? |
ROMEO - |
Al tuo stinco, dovessi mai spezzartelo. |
BENVOLIO - |
Ma che dici, sei matto? |
ROMEO - |
Matto, no,ma come un matto incatenato, s,stretto, in prigione, privato del cibo,frustrato, tormentato |
(Vede il Servo dei Capuleti)Ol, buon uomo,buona giornata a te. |
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SERVO - |
E buona pure a voi la faccia Iddio.Di grazia, signor mio, sapete leggere? |
ROMEO - |
S, la mia malasortenel grande libro della mia miseria. |
SERVO - |
Magari questo pure senza librolavrete appreso Ma sapete leggeretutto quel che vi viene sotto gli occhi? |
ROMEO - |
S, certo, se conosco lalfabetoe la lingua nei quali stato scritto. |
SERVO - |
Questo parlare da persona onesta.Allora state allegro. Vi saluto. |
ROMEO - |
No, resta, amico, questo lo so leggere. |
(Gli prende dalle mani il foglio e legge)Signor([16]) Martino, con signora e figlie;Conte Anselmo e vezzose sue sorelle;la bella dama vedova Vitruvio;signor Piacenzio e graziose nipoti;zio Capuleti con signora e figli;la mia bella nipote Rosalina;Livia; il signor Valenzio e suo cugino;Tebaldo; Lucio e la briosa Elena.Una bella brigata. E dove vanno? |
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SERVO - |
Su. |
ROMEO - |
Dove, su? |
SERVO - |
Di sopra, a casa nostra. |
ROMEO - |
Nella casa di chi? |
SERVO - |
Del mio padrone. |
ROMEO - |
Gi, te lavrei dovuto chieder prima. |
SERVO - |
Senza che lo chiediate, ve lo dico:il mio padrone il ricco Capuleti;e se non siete di casa Montecchipotete favorire pure voia bere un goccio. State allegro, addio. |
(Esce) |
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BENVOLIO - |
A codesto festino,che i Capuleti danno tutti gli anniper unantica usanza di famiglia,va a cenare([17]) la bella Rosalina,la tua passione, insieme alle pi bellee le pi vagheggiate di Verona.Andiamoci, e l dentro potrai fare,con occhio spassionato il paragonetra laspetto di lei e di qualcuna |
che io tindicher; e ci scommettoche al paragone il tuo leggiadro cignoti sembrer una povera cornacchia. |
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ROMEO - |
Se la pia devozione del mio occhiodovesse indurmi a proclamare verauna tal madornale falsit,che le mie lacrime si faccian fiamme,e, come eretiche allautodaf,brucino queste loro trasparenze([18])che, tante volte annegate nel pianto,mai furono capaci di morire!Una pi bella dellamore mio?Sulla terra lonniveggente soleda quando questo mondo ebbe principionon vide donna che le stesse a pari. |
BENVOLIO - |
Eh, tu lhai sempre vista tanto bellaperch non lhai mai vista insieme ad altre,e sopra la bilancia dei tuoi occhis controbilanciata da se stessa.Ma nelle tue bilance di cristallose metti sopra un piatto la tua donnae sopra un altro alcunaltra di quelleche vedrai splendere a questo festino,colei chora ti sembra la pi bellati parr appena degna dattenzione. |
ROMEO - |
Verr con te alla festa,non per vedere queste tue belt,ma solo per bearmi a contemplareil fulgore di quella che so io. |
(Escono) |
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SCENA III - Verona, una stanza in casa Capuleti |
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Entrano MONNA CAPULETI e la NUTRICE |
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MONNA CAPULETI - |
Balia, dov mia figlia?Cercala e dille di venir da me. |
NUTRICE - |
Glielho gi detto di venire, diamine!,quant vero, signora, chero verginea dodici anni(Chiamando) |
Ebbene, farfalletta!Agnellino! Ma dove s cacciata?Dio ne guardi! Dov questa figliola?Giulietta, dove sei? |
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GIULIETTA - |
(Da dentro)Che c? Chi chiama? |
NUTRICE - |
Tua madre. |
GIULIETTA - |
(Entrando)Sono qua, signora madre.Desiderate? |
MONNA CAPULETI - |
Ebbene, ho da parlarti.Nutrice, lasciaci sole un momento.Abbiamo da discorrere in segreto.Anzi, no resta Adesso che ci penso,nutrice, meglio che tu sia presente.Tu sai la bella et di questa figlia. |
NUTRICE - |
Come no: ve la posso precisaresenza sbagliare nemmeno di unora. |
MONNA CAPULETI - |
vicina ai quattordici. |
NUTRICE - |
Quattordici,ci scommetto quattordici miei denti- anche se, a mio dolore, devo ammettereche me ne son rimasti solo quattro -([19])ancora non li compie: il primo agosto.Quanto manca da oggi al primo agosto? ([20]) |
MONNA CAPULETI - |
Due settimane, o qualcosa di pi. |
NUTRICE - |
Sia pi sia meno, quando il primo agostoverr sul calendario, quella notteGiulietta compir quattordici anni.Susanna mia e lei - conceda Iddiola pace a tutte lanime cristiane -erano duna et. Susanna miaora con Dio (per me era troppo buona),ma la notte davanti al primo agostoGiulietta compir quattordici anni.Me lo ricordo bene, per la Vergine!Sono undici anni dal gran terremoto; |
e fu quel giorno che la divezzai:me lo ricordo come fosse adesso.Mero cosparsa dassenzio i capezzoli,e me ne stavo ben seduta al solepoggiata al muro della colombaia.Voi eravate col padrone a Mantova(eh, la testa mi serve ancora bene!)ma, dicevo, quandella assaporlamaro dellassenzio sul capezzolo,bisognava veder la pazzerellaquante bizze mi fece con la poppa!Fu in quel momento che la colombaiasi scosse tutta, come a dirmi: Muoviti!;ma non fu necessario, vassicuro,che alcuno mimponesse di scappare.Da allora son passati undici anni,perch lei si reggeva gi da sola,anzi, che dico, Croce del Signore,correva e zampettava dappertuttoInfatti il giorno prima, nel cadere,sera fatta un bel bozzo sulla frontee mio marito (che Dio labbia in pace:quello era veramente un cuorcontento!)nel sollevarla e mettersela in collo,Che fai - disse - mi caschi ventre a terra?Va l che quando avrai messo giudizio,ti piacer di cadere allindietro,vero, Giulietta? E quella birichina,perbacco, smise di piagnucolaree disse: S. Ma guarda un po, alle volte,come uno scherzo ti viene a pennello!Per me, dovessi campare millanni,non potr mai scordare quella scenaVero, Giulietta? - le domanda luie quella pazzerella, allimprovviso,smette di piangere e risponde: S! |
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MONNA CAPULETI - |
S, per basta, adesso; fa silenzio. |
NUTRICE - |
S, signora, sto zitta ed in silenzioE tuttavia mi viene ancor da riderese ripenso al momento in cui, di colpo,smise di piangere per dire: S;e aveva in fronte, vassicuro, un bozzogrosso come un fagiolo di galletto:un brutto colpo, e lei piangeva forte.Come! Mi cadi con la pancia in gi?- fa mia marito - Quando sarai grandesaprai bene cadere pancia in su,vero, Giulietta?. E quella, allimprovviso,si calma tutta e gli risponde: S. |
GIULIETTA - |
Bene. Per, ti prego, ora, Nutrice,di calmarti anche tu. |
NUTRICE - |
Basta, ho finito.Giulietta, che il Signore tabbia in grazia,tu sei stata la bimba pi graziosachio abbia avuta attaccata alle poppe.Vivessi tanto da vederti sposa,non avrei pi alcun altro desiderio. |
MONNA CAPULETI - |
Venivo appunto a toccar, per la Vergine,questo argomento: come maritarla.([21])Giulietta, figlia mia, dimmi, che pensiriguardo al fatto di prender marito? |
GIULIETTA - |
un onore che io nemmeno sogno. |
NUTRICE - |
Ecco, appunto, un onore, hai detto bene!Non fossi stata solo la tua balia,direi che insieme al latte della poppahai succhiato da me pure il giudizio. |
MONNA CAPULETI - |
Eppure giunto il tempo, figlia mia,che pensi a maritarti. Qui a Verona,ragazze dottima reputazionepi giovani di te, sono gi madri;io stessa, allet tua, se ben ricordo,ero tua madre gi, quando tu, invece,pensi dessere ancora una bambina.A farla breve: c il nobile Parideche ci ha test richiesta la tua mano. |
NUTRICE - |
Che uomo, quello l, ragazza mia!Uno che tutto il mondo cos bello,che pare un figurino! |
MONNA CAPULETI - |
Un pi bel fiorenon produce lestate di Verona. |
NUTRICE - |
vero: un fiore duomo, proprio un fiore! |
MONNA CAPULETI - |
(A Giulietta)Che dici: senti di poterlo amarequel gentiluomo? Lo vedrai stanotte,alla festa, da noi: cerca di leggere |
quel ch scritto nel libro del suo volto,e scopri in esso tutta la deliziache la bellezza ha scritto di sua mano;osserva come tutti i lineamentisono armonicamente coniugatis che ciascuno presta gioia allaltro;e tutto quel che in questo bel volumeti rimanesse oscuro, puoi trovarlonegli occhi suoi, come una nota a margine.([22])Questo prezioso volume damore,questo amatore ancora non legato,ha sol bisogno duna legaturaper diventare ancora pi leggiadro.([23])Il pesce vive in mare; il mare bello;ed assai merito del bello esternofar risaltare il bello che sta dentro.([24])Il libro che contiene unaurea storiae la tien chiusa con fermagli dororende partecipe del suo splendorepi dun occhio. Se tu lo farai tuo,sarai partecipe dun tal possesso,senza, per ci, diminuir te stessa. |
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NUTRICE - |
Diminuir se stessa? Ma che dite!Ingrossarsi, piuttosto: accanto agli uominile femmine diventano pi grosse! |
MONNA CAPULETI - |
Insomma, figlia mia, a parlar corto:ti senti, o no, di poter corrisponderesinceramente allamore di Paride? |
GIULIETTA - |
Vedr di farmelo piacere, madre,se vedere pu suscitar piacere;ma non spinger locchiopi in l di quanto il vostro buon consensonon dia loro il permesso di volare. |
Entra un SERVO |
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SERVO - |
Signora, sono giunti gli invitati,il desinare in tavola,chiedon di voi e di madamigella,reclamata a gran voce la Nutricedalla dispensa. Noi siamo agli estremi.Io debbo ritornar di l a servire.Vi scongiuro, seguitemi. Ma presto! |
(Esce il Servo) |
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MONNA CAPULETI - |
Ti seguiamo. Giulietta, il Conte aspetta. |
NUTRICE - |
Va, figliola, e fa in modo che saggiunganofelici notti ai tuoi felici giorni. |
(Escono) |
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SCENA IV - Verona, una strada |
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Entrano ROMEO, MERCUZIO, BENVOLIO, con altri cinque o sei, tutti mascherati, alcuni con torce. ROMEO mascherato da pellegrino |
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ROMEO - |
Allora, sha da far questo discorsodi scuse, o sentra senza chieder scusa? |
BENVOLIO - |
Certe prolissit son fuori moda.Non c nessun Cupido in mezzo a noi,con sciarpa a mo di benda agli occhi ed arcodi legno tinto alla maniera tartara([25])da mettere paura alle signorecome se fosse uno spaventapasseri;n noi si vuole entrare recitandotimidamente, col suggeritore,un prologo mandato appena a mente.Usino pure, a giudicar di noi,la misura che far lor pi comodo;noi ci limiteremo a misurarequattro passi di danza, e ce ne andiamo.([26]) |
ROMEO - |
A me date una torcia, niente danze:non son fatto per simili volteggi.Col buio dentro, porto almeno un lume.([27]) |
MERCUZIO - |
No, no, devi ballare, caro mio. |
ROMEO - |
Ah, questo no, credetemi, non posso.Voi avete scarpini adatti al ballodotati di solette leggerissime;io porto invece unanima di piomboche mi tiene cos inchiodato a terra,da impedirmi di fare alcuna mossa. |
MERCUZIO - |
Dal momento che sei innamorato,fatti prestare lali da Cupido,e vola sopra la comune altezza.([28]) |
ROMEO - |
Le ferite prodotte dal suo stralesono troppo impietose per librarmia volo sulle sue penne leggere;e mi trovo s stretto dai suoi lacci,da non poter levarmi un solo palmoal disopra del mio male damore:e affondo sotto il suo grave fardello. |
MERCUZIO - |
Per per annegarti nellamoredovresti caricarlo del tuo peso:un po troppo, direi,per una coserella tanto tenera.([29]) |
ROMEO - |
Che! Lamore una coserella tenera?Pi ruvida, pi aspra, pi violentanon ce n alcuna E punge come spina. |
MERCUZIO - |
Se lamore s ruvido con tesiilo tu altrettanto con lamore,e rendigli puntura per puntura:alla fine vedrai che lavrai vintaBasta, datemi adesso un qualche astuccio([30])dove poter nascondere la faccia.(Mettendosi la maschera)Ecco: una maschera su unaltra maschera.Che importa adesso se un occhio indiscretoscopre che sono brutto? Sul mio visoc questo brutto ceffo ringrugnitoche arrossir per me. |
BENVOLIO - |
Su, bussa ed entra;e appena dentro, forza con le gambe.([31]) |
ROMEO - |
Allora me la date questa torcia?Lascio agli spensierati gingillonidi titillare coi loro calcagnile insensibili stuoie; quanto a me,mi sto col vecchio proverbio del nonno:Reggo il moccolo e me ne sto a guardare;la selvaggina mai fu cos bella,ma la caccia per me ormai finita. |
MERCUZIO - |
Toh, sentitelo! Il sorcio s infognato,come direbbe il capo degli sbirri.Ma se pure ti fossi impantanatofino agli orecchi, penseremo noia trarti fuori da cotesta melma,o, a dirla con rispetto, dallamore.Andiamo, decidiamoci, se no,queste torce faranno luce al giorno. |
ROMEO - |
Esagerato! |
MERCUZIO - |
Esagerato un corno!Dico che a stare a traccheggiar qui fuori,noi sprechiamo le luci delle fiaccolecome a tenerle accese in pieno giorno.Cerca di prendere nel senso buonoquel che diciamo, ch il pensare nostroha fatto stanza almeno cinque voltenella buona intenzione di noi tutti,prima di star per una volta solain ciascuno dei nostri cinque sensi.([32]) |
ROMEO - |
Lintenzione dandare a questa festabuona, ma non da senno andarci. |
MERCUZIO - |
E perch mai? |
ROMEO - |
Stanotte ho fatto un sogno. |
MERCUZIO - |
Anchio. |
ROMEO - |
Davvero. E che cosa hai sognato? |
MERCUZIO - |
Che quei che sognano spesso soggiacciono |
ROMEO - |
Che soggiacciono! Giacciono. A dormire.Sognando cose vere.([33]) |
MERCUZIO - |
Ah, ho capito:da te c stata la regina Mab.([34]) |
ROMEO - |
Regina Mab? Chi diavolo costei? |
MERCUZIO - |
La mammana del regno delle fate;([35])e si presenta sempre in una formanon pi grossa duna pietruzza dagataal dito indice di un assessore;([36])viaggia su un equipaggio trainatoda una muta di piccoli esserini,e si posa sul naso di chi dorme;i raggi delle ruote di quel trainosono formati da zampe di ragno,il mantice dallali di locuste,le briglie da sottili filamentidesili ragnatele; i pettoralidai rugiadosi raggi della luna;la frusta ha il manico dosso di grilloe la sferza dun filo sottilissimo;il cocchiere, a cassetta, un moscerinotutto grigio-vestito, non pi grandedella met duno di quei vermettiche si tolgono fuori con lo spillodal dito duna pigra fanciulletta;il cocchio un guscio cavo di nocciolalavorato cos da uno scoiattolofalegname o da qualche vecchio tarlo;son essi i carrozzieri delle fateluno e laltro, da tempo immemorabile.In questo arnese, Mab va cavalcando,la notte, pei cervelli degli amanti,e allora questi sognano damore;o per le rotule dei cortigiani |
che sognan subito salamelecchi;o sulle dita duomini di leggeche sognan subito laute parcelle;talvolta sulle labbra delle dame,e queste sognano desser baciate,e spesso sulle loro labbra Mabirritata dai loro fiati guastipei troppi dolci, lascia delle pustole.Talvolta anche galoppa su pel nasodun sollecitatore di favoria pagamento, e quello, allora, in sogno,sente lodore duna petizione;talvolta va a solleticare il nasocol crine dun porcello della decima,([37])ad un prevosto e quello allora sognaun altro benefizio parrocchiale.Talora passa con il suo equipaggiosul collo dun soldato militare,e allora questi sogna a tutto spianodi tagliar gargarozzi di nemici,brecce, imboscate, lame di Toledo,brindisi con bicchieri senza fondo;poi, dimprovviso, gli rulla allorecchioil tamburo e lui salta su di botto,si sveglia, e dopo avere smoccolatoper la paura un paio di bestemmie,se ne ricade gi, morto di sonno.quella stessa Mab che nella notteintreccia le criniere dei cavallie fa dei loro crini sbarruffati,unti e bisunti, dei magici nodiche a districarli portano disgrazia.lei la maga che quando le verginigiacciono a letto con la pancia allaria,le preme perch imparino a portaree le fa donne di buon portamento.lei che |
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ROMEO - |
Basta, via, Mercuzio, basta!Stai parlando del nulla! |
MERCUZIO - |
S, di sogni,che sono i figli dun cervello pigro,fatti solo di vana fantasia,che sono inconsistenti come laria,pi incostanti del vento, che ora scherzacol grembo gelido del settentrione,ed ora, allimprovviso, in tutta furia,se ne va via sbuffando e volge il voltoalle stillanti rugiade del sud. |
BENVOLIO - |
Ho paura che il sogno di cui parlici stia soffiando fuori di noi stessi:perch la cena devesser finita,e noi arriveremo troppo tardi. |
ROMEO - |
Temo invece che sar troppo presto;perch il mio spirito mi fa presagodi eventi ancor sospesi nelle stelleche avranno il lor funesto appuntamentoin questa festa, e segneranno il termineduna vita spregiata, com quellachio chiudo in petto, e che un crudel destinosembra aver condannato fin da oraad immatura ed impietosa morte.Ma Colui che governa la mia rottada nocchiero, diriga la mia vela.Avanti, allegramente! |
BENVOLIO - |
Via il tamburo!([38]) |
(Escono) |
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SCENA V - Verona, la casa dei Capuleti |
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Musici che attendonoEntrano alcuni SERVI di mensa |
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1 SERVO - |
Dov andato Pignatta?Che sta a fare, che non ci d una manoa sparecchiar la tavola? Gi, lui,sostituire un piatto Non sia mai!Lui grattare un tagliere Non sia mai! |
2 SERVO - |
Quando la pulizia deve risiederenelle mani di una persona o dueche per giunta non se le son lavate,una schifezza! |
1 SERVO - |
Via quegli sgabelli!Quella credenza spostala di l.Bada allargenteriaE tu, sii bravo, mettimi da parteun pezzettino di quel marzapane;e, se non ti dispiace, di al portiereche mandi su Susanna Mola e Nelly.Ehi, Antonio, Pignatta! |
3 SERVO - |
Eccoci pronti. |
1 SERVO - |
Pignatta, in sala chiedono di te,tutti ti cercano, tutti ti vogliono,sei la persona pi desiderata! |
3 SERVO - |
Non si pu star di qua e di l ad un tempo. |
2 SERVO - |
Fate cuore, ragazzi! State allegri!Chi campa pi di tutti, piglia tutto! |
(Si ritirano nel fondo) |
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Entrano, da una parte, il CAPULETO, con GIULIETTA, TEBALDO e la NUTRICE, e si fanno incontro agli invitati, che entrano dalla parte opposta |
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CAPULETO - |
Signori, benvenuti in casa mia!Le dame senza calli ai lor piedinifaranno un giro di danza con noi.Ah, ah, mie belle dame, e chi di voisi potr rifiutare di ballare?Giuro che quella che fa la ritrosaqualche calletto ai piedi deve averlo.Ci ho colto bene, vero? Avanti, avanti!Benvenuti! Ho conosciuto anchioil tempo quando nascondevo il visodietro lo schermo duna mascherina,e sussurravo a qualche bella dama,allorecchio, galanti parolineMa quel tempo lontano, strapassato.Voi siete i benvenuti, miei signori!Andiamo, suonatori, un po di musica. |
(Musica e danza) |
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Sala, sala, signori! Fate largo!E voi, ragazze, via coi vostri passi! |
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(Ai servi)Pi luce, giovanotti! Via quei tavoli,e andate a spegnere il fuoco al camino,che laria divenuta troppo calda.Ma bravi, questa festa improvvisatasta riuscendo bene Vieni, siedi,siediti qua, cugino Capuleti;per me e per te la stagione del ballopassata da un pezzo. Quanto tempoda che ci siamo ritrovati insiemelultima volta ad una mascherata? |
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SECONDO CAPULETI - |
Madonna Santa! Saranno trentanni. |
CAPULETO - |
Che dici! No, non mi pare poi tanto!Dal giorno delle nozze di Lucenzio.Alta o bassa che venga Pentecoste(in quel giorno ci siamo mascherati)saranno tuttal pi venticinquanni. |
SECONDO CAPULETI - |
Di pi, di pi: ne ha gi di pi suo figlio,che sta sui trenta. |
CAPULETO - |
Che mi vai contando!Se si trovava ancor sotto tuteladue anni fa |
ROMEO - |
(A un servo, indicando Giulietta)Chi quella daminalaggi, che con il tocco di sua manofa ricca quella del suo cavaliere? |
SERVO - |
Mi dispiace, signore, non lo so. |
(Si allontana il servo) |
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ROMEO - |
Oh, chella insegna perfino alle torcecome splendere di pi viva luce!Par che sul buio volto della notteella brilli come una gemma rarapendente dallorecchio duna Etiope.Bellezza troppo ricca per usarne,troppo cara e preziosa per la terra!Ella spicca fra queste sue compagnecome spicca una nivea colombain mezzo ad uno stormo di cornacchie.Finito questo ballo,osserver dove sandr a posaree, toccando la sua, far beataquesta mia rozza manoHa mai amato il mio cuore finora?Se dice s, occhi miei, sbugiardatelo,perchio non ho mai vistovera belt prima di questa notte. |
(Romeo, pur parlando a se stesso, ha parlato a voce alta e Tebaldo, passandogli vicino, lha sentito) |
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TEBALDO - |
Alla voce, costui pare un Montecchi.Non mi sbaglio.(Ad un servo)Ragazzo, la mia spada!Come! Il furfante ardisce venir qui,coperto da una maschera grottesca,a farsi beffa della nostra festa?Ebbene, per lamore del mio sanguee per lonore della mia famiglia,non credo di commettere peccatoa stenderlo qui morto, con un colpo. |
CAPULETO - |
Che c che tagita tanto, nipote? |
TEBALDO - |
Questi un Montecchi, zio, nostro nemico;un furfante, venuto qui a dispetto,per beffarsi di questa nostra festa. |
CAPULETO - |
Il giovane Romeo? |
TEBALDO - |
S, proprio lui,quel furfante del giovane Romeo. |
CAPULETO - |
Calma, nipote mio. Lascialo stare.Si conduce da vero gentiluomo;e, per vero, Verona vanta in luiun giovane virtuoso e di bei modi;n io permetterei che in casa mia,per tutto loro di questa citt,gli sia recata alcuna umiliazione.Perci sta calmo. Non te ne occupare.un ordine, e se tu vuoi rispettarlo,fa buona cera, smetti laria truce,che non saddice proprio ad una festa. |
TEBALDO - |
Saddice, invece, eccome,quando tra gli ospiti c un tal furfante!Non lo sopporto. |
CAPULETO - |
E devi sopportarlo,invece, giovanotto! Devi, ho detto!Chi il padrone, qui, sei tu o io?Non lo sopporta, lui! Ti guardi Iddiodal creare una rissa tra i miei ospiti!Vuole alzare la cresta, come il gallo!Vuol far, come si dice, la bravata! |
TEBALDO - |
Ma, zio, una vergogna! |
CAPULETO - |
Ovvia! Ovvia!Ragazzo prepotente! E che! Scherziamo?uno scherzo che pu costarti caro.So quel che dico: tu vuoi contrariarmi.Hai scelto proprio il momento, perdio! |
(Ai danzatori)Bene, bravi figlioli! |
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(A Tebaldo)Un insolente,ecco che cosa sei. Va e sta buono,altrimenti(Ai servi)Pi luce, fate luce(A Tebaldo)E vergognati: e se non fai giudizio,bada che son qua io |
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(Ai danzatori)Su, su, ragazzi,qui ci vuole un po pi danimazione! |
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TEBALDO - |
Questa pazienza imposta con la forza,che si scontra con lira pi sfrenata,mi fa fremere tutto. Me ne vado.Per questa sfacciata intromissioneche par che attiri qui tanta dolcezzasi muter in amarissimo fiele! |
(Esce) |
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ROMEO - |
(A Giulietta, prendendole la mano)Se con indegna manoprofano questa tua santa reliquia( il peccato di tutti i cuori pii),queste mie labbra, piene di rossore,al pari di contriti pellegrini,son pronte a render morbido quel toccocon un tenero bacio. |
GIULIETTA - |
Pellegrino,alla tua mano tu fai troppo torto,ch nel gesto gentile essa ha mostratola buona devozione che si deve.Anche i santi hanno mani, e i pellegrinile possono toccare, e palma a palmail modo di baciar dei pii palmieri.([39]) |
ROMEO - |
Santi e palmieri non han dunque labbra? |
GIULIETTA - |
S, pellegrino, ma quelle son labbrachessi debbono usar per la preghiera. |
ROMEO - |
E allora, cara santa, che le labbrafacciano anchesse quel che fan le mani:esse sono in preghiera innanzi a te,ascoltale, se non vuoi che la fedevolga in disperazione. |
GIULIETTA - |
I santi, pur se accolgonoi voti di chi prega, non si muovono. |
ROMEO - |
E allora non ti muoverefin chio raccolga dalle labbra tuelaccoglimento della mia preghiera. |
(La bacia) |
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Ecco, dalle tue labbra ora le miepurgate son cos del lor peccato. |
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GIULIETTA - |
Ma allora sulle mie resta il peccatodi cui si son purgate quelle tue! |
ROMEO - |
O colpa dolcemente rinfacciata!Il mio peccato succhiato da te!E rendimelo, allora, il mio peccato. |
(La bacia ancora) |
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GIULIETTA - |
Sai baciare nel pi perfetto stile. |
NUTRICE - |
( stata ad osservare da lontano, poi savvicina)Tua madre vuol parlarti, padroncina. |
ROMEO - |
Chi sua madre? |
NUTRICE - |
Ebbene, giovanotto,la padrona qui di questa casa;una buona signora, saggia e onesta;e la figliola, quella damigellacon cui discorrevate poco fa,glielho allattata ed allevata io.E quelluomo che sapr fare tantoda prenderla per moglie, giuraddio,ne avr dei bei sonanti quattrinelli! |
(Si allontana con Giulietta) |
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ROMEO - |
(Tra s)Ella una Capuleti! Ah, duro prezzochio sar tratto a pagare per questo!Do in pegno la mia vita a una nemica! |
BENVOLIO - |
Usciamo, adesso, via!Il meglio della festa labbiam visto. |
ROMEO - |
Ho paura che sia proprio cos.Pi stiamo e pi ne va della mia pace. |
CAPULETO - |
No, no, signori miei, non ve ne andate!Abbiamo preparato uno spuntinoper stare ancora un poco in allegriaVolete proprio andare? Grazie a tutti,allora, grazie, nobili signori,e buona notte.(Ai servi)Recate altre torce!Allora andiamo, si va tutti a letto.Oh, perbacco, s fatto molto tardi!Me ne vado a dormire dritto dritto. |
(Escono tutti tranne GIULIETTA e la NUTRICE) |
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GIULIETTA - |
(Indicando uno degli ospiti che sta uscendo)Vien qua, nutrice. Chi quel signore? |
NUTRICE - |
il figlio erede del vecchio Tiberio. |
GIULIETTA - |
E laltro che sta uscendo dalla porta? |
NUTRICE - |
Mi sembra s, il giovane Petruccio. |
GIULIETTA - |
E quellaltro che esce dietro a lui,e non ha mai ballato? |
NUTRICE - |
Non lo so. |
GIULIETTA - |
Va a domandargli il nome. Se sposato,la tomba sar il mio letto di nozze. |
NUTRICE - |
Il suo nome Romeo, ed un Montecchi,unico figlio del pi gran nemicodi tua famiglia. |
GIULIETTA - |
O unico mio amore,scaturito dallunico mio odio!O sconosciuto, troppo presto vistoe troppo tardi, ahim, riconosciutoper quel che eri.([40]) O amore prodigioso,chio debba amare un odiato nemico! |
NUTRICE - |
Che ? Che vai dicendo? |
GIULIETTA - |
Nulla, nulla.([41])Son versi da me appresi poco fada uno che ballava insieme a me. |
VOCE DI DENTRO - |
Giulietta! |
NUTRICE - |
Ecco, veniamo. Su, Giulietta.A nanna. Sono andati tutti via. |
(Escono) |
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ATTO SECONDO |
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Entra il CORO |
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CORO - |
Ormai la vecchia fiamma di Romeosul letto di morte, e un nuovo amoreaspira a coglierne la successione.La bella per la quale trepidava,e dichiarava di voler morire,confrontata alla tenera Giuliettapi non appare bella agli occhi suoi.Ora Romeo ama ed riamato:stregati, luno e laltra, dallincantodei loro sguardi, chaltro egli non puse non che sospirare da lontanoper colei ch supposta sua nemica;e lei rubar la dolce esca damoredalle punte di paurosi ami.Egli essendo tenuto per nemico,non pu assolutamente avvicinarlaper sospirarle i voti che gli amantisi sogliono scambiare.Ed ella, al par di lui innamorata,assai meno di lui ha mezzi e mododincontrarsi col suo giovane amantein qualche luogo. Ma la lor passionepresta loro la forza, il tempo e i mezziper potersi comunque avvicinare,e stemperare con dolcezze estremelestreme loro pene. |
(Esce il Coro) |
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SCENA I - Verona, sentiero lungo il muro che cingelorto dei Capuleti. Notte |
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Entra ROMEO correndo; allimprovviso si ferma. |
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ROMEO - |
Come posso procedere pi innanzi,se il mio cuore l dentro?Su, tornatene indietro, terra inerte,e riprendi il tuo centro! ([42]) |
(Sarrampica sul muro, lo scala e salta al di l, nellorto dei Capuleti) |
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Entrano BENVOLIO e MERCUZIO |
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BENVOLIO - |
(Chiamando)Ol, Romeo, cugino, dove sei? |
MERCUZIO - |
furbo, quello; ritornato a casa,e s schiaffato a letto, credi a me. |
BENVOLIO - |
Macch, lho visto correre di quae scavalcare il muro di questorto.Dagli voce anche tu, mio buon Mercuzio. |
MERCUZIO - |
Anzi, lo evocher come uno spirito. |
(Come facendo il negromante)Romeo! Capricciosone! Testa pazza!Passione! Innamorato! Fatti vivo,almeno sotto forma dun sospiro.Rispondi solo con due versi in rima,o grida solo Ahim!,sussurra solo bella o colombella,rivolgi una gentile parolettaallindirizzo di comare Venere,chiama con un qualunque soprannomeil suo figlio bendato,magari chiamalo Cupido-Adamo,([43])che scocc cos bene la sua frecciaper far innamorare il re Coftuadella mendica verginella([44]) Bah!Non sente, non risponde, non si muoveLa scimmia morta, ed io debbo evocarla:pei fulgidi occhi della Rosalina,per la sua bella fronte alta e spaziosa,per le sue labbra rosso-porporine,per il suo bel piedino,per le sue snelle, ben tornite gambe,per le sue chiappe, che son tutte un fremito, |
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con i loro mirabili dintorni,ti scongiuro, Romeo, di comparireinnanzi a noi nel tuo vero sembiante. |
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BENVOLIO - |
Se tha udito, lhai fatto andar in bestia.([45]) |
MERCUZIO - |
Non questo che pu mandarlo in bestia.Ci andrebbe, invece, se con gli scongiuri,facessi comparire un qualche spiritoda non so qual bizzarra provenienzanel cerchio magico della sua bella,e lo lasciassi l, ritto impalato,fintanto chella non fosse riuscitaa sua volta, coi debiti scongiuri,a piegarlo e forzarlo a ritirarsi.Questo s lo farebbe indispettire.Ma adesso, questa mia invocazioneleale ed onestamente intesa:lo scongiuro perch si faccia vivoin nome della sua innamorata. |
BENVOLIO - |
Devessersi nascosto tra quegli alberiper intonarsi con lumida notte.Lamore cieco, e il buio gli si addice. |
MERCUZIO - |
Se cieco, non pu cogliere la mira.Star invece seduto sotto un nespoload augurarsi che la sua ragazzasia magari quel genere di fruttoche le fanciulle, quando voglion riderechiamano appunto nespolo. Oh, Romeo,se davvero ella fosse sella fosseuna eccetera aperta, e tu una peradi Poperin!([46]) Buona notte, Romeo:io vado alla mia branda: questo pratoun letto troppo freddo per dormirci.Benvolio, ce ne andiamo? |
BENVOLIO - |
Andiamo, andiamo. Tanto tutto inutileandare alla ricerca di qualcunoche ha deciso di non farsi trovare. |
(Escono) |
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SCENA II - Verona, il verziere dei Capuleti |
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Entra ROMEO |
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ROMEO - |
Si ride delle cicatrici altruichi non ebbe a soffrir giammai ferita |
GIULIETTA appare a una finestra |
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Oh, quale luce vedo sprigionarsilass, dal vano di quella finestra?loriente, lass, e Giulietta il sole!Sorgi, bel sole, e linvidiosa lunagi pallida di rabbia ed ammalatauccidi, perch tu, che sei sua ancella,([47])sei di gran lunga di lei pi splendente.Non restare sua ancella, se invidiosaessa di te; la verginal sua vestes fatta ormai dun color verde scialboe non lindossano altre che le sciocche.Gettala via! Oh, s, la mia donna,lamore mio. Ah, sella lo sapesse!Ella mi parla, senza dir parola.Come mai? il suo occhioche mi discorre, ed io risponder.Oh, ma che sto dicendo Presuntuosochio sono! Non a me, chella discorre.Due luminose stelle,tra le pi fulgide del firmamentoavendo da sbrigar qualcosa altrove,si son partite dalle loro sferee han pregato i suoi occhi di brillarvifino al loro ritorno E se quegli occhifossero invece al posto delle stelle,e quelle stelle infisse alla sua fronte?Allora s, la luce del suo visofarebbe impallidire quelle stelle,come il sole la luce duna lampada;e tanto brillerebbero i suoi occhisu pei campi del cielo, che gli uccellisi metterebbero tutti a cantarecredendo fosse finita la notte.Guarda comella poggia la sua gotaa quella mano Un guanto vorrei essere,su quella mano, e toccar quella guancia! |
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GIULIETTA - |
(Come avesse sentito un rumore, o forse assorta in tristi pensieri, sospirando)Ahim! |
ROMEO - |
(Tra s)Dice qualcosa Parla ancora,angelo luminoso, sei s bella,e da lass tu spandi sul mio capotanta luce stanottequanta pi non potrebbe riversaresulle pupille volte verso il cielodegli sguardi stupiti di mortaliun alato celeste messaggeroche, cavalcando sopra pigre nuvole,veleggiasse per linfinito azzurro! |
GIULIETTA - |
Romeo, Romeo! Perch sei tu Romeo?Ah, rinnega tuo padre!Ricusa il tuo casato!O, se proprio non vuoi, giurami amore,ed io non sar pi una Capuleti! |
ROMEO - |
(Sempre tra s)Che faccio, resto zitto ad ascoltarla,oppure le rispondo? |
GIULIETTA - |
Il tuo nome soltanto m nemico;ma tu saresti tu, sempre Romeoper me, quandanche non fosti un Montecchi.Che infatti Montecchi?Non una mano, n un piede, n un braccio,n una faccia, n nessunaltra parteche possa dirsi appartenere a un uomo.Ah, perch tu non porti un altro nome!Ma poi, che cos un nome?Forse che quella che chiamiamo rosacesserebbe davere il suo profumose la chiamassimo con altro nome?Cos sanche Romeonon si dovesse pi chiamar Romeo,chi pu dire che non conserverebbela cara perfezione ch la sua?Rinuncia dunque, Romeo, al tuo nome,che non parte della tua persona,e in cambio prenditi tutta la mia. |
ROMEO - |
(Forte)Io ti prendo in parola!Dora in avanti tu chiamami Amore,ed io sar per te non pi Romeo,perch mavrai cos ribattezzato. |
GIULIETTA - |
Oh, qual uomo sei tu,che protetto dal buio della notte,vieni a inciampar cos sui miei pensieri? |
ROMEO - |
Dirtelo con un nome,non saprei; il mio nome, cara santa,odioso a me perch nemico a te.Lo straccerei, se lo portassi scritto. |
GIULIETTA - |
Lorecchio mio non ha bevuto ancoracento parole dalla voce tua,che ne conosco il suono:non sei Romeo tu, ed un Montecchi? |
ROMEO - |
No, nessuno dei due, bella fanciulla,se nessuno dei due a te gradito. |
GIULIETTA - |
Ma come hai fatto a penetrar qui dentro?Dimmi come, e perch. Erti e scoscesisono i muri dellorto da scalare,e se alcuno dei miei ti sorprendesse,sapendo chi sei, tucciderebbe. |
ROMEO - |
Ho scavalcato il murosovra lali leggere dellamore;amor non teme ostacoli di pietra,e tutto quello che amore pu faretrova sempre lardire di tentare.Perci i parenti tuoinon rappresentano per me un ostacolo. |
GIULIETTA - |
Ma se ti trovan qui, ti uccideranno! |
ROMEO - |
Ahim, c pi pericolo per menegli occhi tuoi che in cento loro spade:basta che tu mi guardi con dolcezza,perchio mi senta come corazzatocontro lodio di tutti i tuoi parenti. |
GIULIETTA - |
Io non vorrei per per nulla al mondoche alcun di loro ti trovasse qui. |
ROMEO - |
La notte mi nasconde col suo mantoalla lor vista; ma se tu non mami,che mi trovino pure e che mi prendano:assai meglio per me finir la vitadesiderando invano lamor tuo. |
GIULIETTA - |
Come hai fatto a venire fino qui?Chi tha guidato? |
ROMEO - |
Amore per il primoha guidato i miei passi. stato luia prestarmi consiglio nel trovarlo;io gli ho prestato in cambio solo gli occhi.Io non sono un nocchiero,ma se tu fossi lontana da quiquanto la pi deserta delle spiaggebagnata dalloceano pi remoto,io correrei qualsiasi avventuraper cercar s preziosa mercanzia. |
GIULIETTA - |
Sai che la notte copre la mia facciadella sua nera maschera,lavresti vista arrossare, se no,per ci che mhai sentito dir pocanzi.Ah, vorrei tanto mantener la forma,rinnegar quel che ho detto!Ma addio ormai inutili riguardi!Tu mami? So che mi rispondi S,ed io ti prender sulla parola;ma non giurare, no, perch se giuri,potresti poi dimostrarti spergiuro.Agli spergiuri degli amanti - dicono -ride anche Giove. O gentile Romeo,se mami, dimmelo con lealt;se credi chio mi sia lasciata vinceretroppo presto, far lo sguardo trucee, incattivita, ti respinger,perch tu sia costretto a supplicarmiMa no, non lo farei, per nulla al mondo!In verit, leggiadro mio Montecchi,io di te sono tanto innamorata,da farti pur giudicar leggerezzail mio comportamento; per credimi,mio gentil cavaliere, che, alla prova,io sapr dimostrarmi pi fedeledi quelle che di me sono pi espertenellarte di apparire pi ritrose.E pi ritrosa - devo confessarlo -sarei stata, se tu, subitamente,prima chio stessa me ne fossi accorta,non mavessi sorpresaa confessar lardente mia passionea me stessa. Perdonami perci,e non voler chiamare leggerezzala mia condiscendenza,come tavr potuto suggerireil buio della notte. |
ROMEO - |
Mia signora,per questa sacra luna che inargentale cime di questi alberi, ti giuro |
GIULIETTA - |
Ah, Romeo, non giurare sulla luna,questa incostante che muta di facciaogni mese nel suo rotondo andare,ch lamor tuo potrebbe al par di leidimostrarsi volubile e mutevole. |
ROMEO - |
Su che vuoi tu chio giuri? |
GIULIETTA - |
Non giurare;o, se ti piace, giura su te stesso,su codesta graziosa tua persona,lidolo della mia venerazione,e tanto baster perchio ti creda. |
ROMEO - |
Se lamor del mio cuore |
GIULIETTA - |
Non giurare,ho detto: bench tu sia la mia gioia,gioia non mi riesce di trovarenellimpegno scambiatoci stanotte:troppo improvviso, troppo irriflessivo,rapido, come il fulmine, che passaprima che uno possa dir Lampeggia!.Buona notte, dolcezza.Questo bocciolo damore, schiudendosiallalito fecondo dellestate,potr, al nostro prossimo incontrarci,dimostrarsi un bel fiore profumato.Buona notte. La pace ed il riposodiscendano soavi sul tuo cuore,come soave tutto nel mio petto. |
ROMEO - |
Oh, vuoi lasciarmi cos insoddisfatto? |
GIULIETTA - |
Insoddisfatto? E qual soddisfazionepensavi tu daver da me stasera? |
ROMEO - |
Sentirmi ricambiar dalla tua boccail mio voto damore. |
GIULIETTA - |
Te lho dato,ancor prima che tu me lo chiedessi;se pur vorrei che fosse ancor da dare. |
ROMEO - |
Vorresti ritirarlo? E perch, amore? |
GIULIETTA - |
Per potermi mostrare generosa,e dartelo di nuovo, a piene mani.Io non desidero che quel che ho.La mia voglia di dare come il mare,sconfinata, e profondo come il marelamor mio: pi ne concedo a te,pi ne possiedo io stessa,perch infiniti sono luna e laltro. |
(La voce della Nutrice dallinterno, che chiama: Giulietta!) |
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Sento voci da dentro casa Addio,addio, mio caro amore! Vengo, balia!Dolce Montecchi, restami fedele.Aspetta ancora un po, ritorno subito. |
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(Si ritira) |
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ROMEO - |
O notte, notte di benedizioni!Un sogno, temo, nientaltro che un sognoquesto: troppo dolce e lusinghieroper essere realt! |
GIULIETTA riappare improvvisamente in alto |
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GIULIETTA - |
Ancora tre parole, Romeo caro,e poi la buonanotte, per davvero.Se onesto lamoroso tuo propositoe lintenzione tua di sposarmi,mandami a dir domani, per qualcunochio mander da te, il luogo e lorain cui vuoi celebrare il sacro ritoed io son pronta a mettere ai tuoi piedi,tutti i miei beni, ed a seguire tesempre e dovunque, come mio signore |
NUTRICE - |
(Da dentro)Madamigella! |
GIULIETTA - |
Vengo, vengo subito!(A Romeo)ma se diversa lintenzione tua,ti scongiuro |
NUTRICE - |
(Da dentro)Giulietta! |
GIULIETTA - |
Sto venendo!smetti di corteggiarmi ed abbandonamial mio dolore. Mander domani |
ROMEO - |
Cos possa salvarsi la mia anima |
GIULIETTA - |
Ancora buona notte, mille volte! |
(Si ritira) |
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ROMEO - |
Mala notte, puoi dire, mille volte,se mi viene a mancare la tua luce!Lamore corre ad incontrar lamorecon la gioia con cui gli scolarettifuggon dai loro libri; ma lamoreche deve separarsi dallamoreha il volto triste degli scolarettiquando tornano a scuola |
(Si trae indietro lentamente) |
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GIULIETTA appare di nuovo alla finestra |
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GIULIETTA - |
Pssst! Romeo!Oh, avere il sibilo dun falconiereper poter richiamar questo terzuolo! ([48])Ma la clausura roca,ha voce fioca e non pu parlar alto;altrimenti vorrei gridar s forteda squarciar lantro ove riposa Eco([49])e soverchiare laerea sua voce,s da farla pi fioca della mia,a forza di chiamar: Romeo! Romeo! |
ROMEO - |
(Tornando indietro)la stessa mia anima che invocacos il nome mio.Come soavi suonan nella nottele voci degli amanti:sommessa musicalit dargentodolcissima allorecchio che lascolta |
GIULIETTA - |
Romeo! |
ROMEO - |
Cara |
GIULIETTA - |
A che ora domattinaposso mandar da te? |
ROMEO - |
Verso le nove. |
GIULIETTA - |
Non mancher. Mi parranno ventannifino allora Perch tho richiamato?Che sciocca! Non me lo ricordo pi! |
ROMEO - |
Lascia allora chio resti qui con tefino a tanto che ti ritorni in mente. |
GIULIETTA - |
E cos io, per farti rimanereancora un poco, torner a scordarmelo,ricordandomi solo di una cosa:quanto m dolce la tua compagnia. |
ROMEO - |
E io ci rester, perch dimenticatu resti ancora, dimentico io stessodaver altra dimora fuor che questa. |
GIULIETTA - |
Ormai quasi lalba;vorrei che tu gi fossi via da qui,non pi lungi per delluccellinoche la bimbetta lascia saltellarelontan dalla sua mano,ma lo tiene legato alla catenacome suo prigioniero, e, in una stratta,dun fil di seta lo riporta a s,simile ad una amantegelosa di quel po di libert. |
ROMEO - |
Quel prigioniero vorrei esser io. |
GIULIETTA - |
E cos vorrei io, dolcezza mia,anche se finirei col soffocartiper le troppe carezze Buona notte!Separarci un dolore cos dolceche non mi stancherei, amore mio,di dirti buona notte fino a giorno. |
(Si ritira) |
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ROMEO - |
Siano dimora al sonno gli occhi tuoi,alla pace il tuo cuore. Sonno e pacevorrei essere io, pel tuo riposo.Ora da qui raggiunger la celladel mio fidato padre confessorea domandargli la sua assistenzae confidargli questa mia fortuna. |
(Esce) |
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SCENA III - La cella di Frate Lorenzo |
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Entra FRATE LORENZO con un paniere |
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FRATE LORENZO - |
Sullaccigliata fronte della notteride gi lalba, col suo grigio sguardovariegando le nubi dellorientecon variopinte lamine di luce,e la chiazzata tenebra si sfioccacol suo passo ubriaco, vacillando,sul sentiero del giorno che savanzasulle infuocate ruote di Titano.([50])Prima che il sole, col fulgente cocchiosi faccia avanti a rallegrare il giornoe seccar la rugiada della notte,dovr riempire derbe velenosee fiori dallumore portentosoquesto cesto. Di tutta la naturala terra madre ed anche sepoltura;e noi vediamo, da quel grembo usciti,rampolli dogni specie sugger vitadal suo seno materno: molti eccelsiper diverse virt, nessuno privo,anche se luno dallaltro diverso.Oh, grande e varia linterna virtdellerbe, delle piante e delle pietre,nelle lor naturali qualit,e niente cos vile sulla terrada non rendere ad essa, in contraccambio,qualche particolare beneficio;cos come non v cosa s docileche, distratta dal natural suo impiego, |
non dirazzi dalla sua vera originee si corrompa, e degradi in abuso.La virt stessa si converte in vizio,ed il vizio talora si nobilitacol compimento duna bella azione.Nellesile epitelio che rivestela corolla di questo fragil fiorestanno insieme un umore velenosoed una propriet medicinale:a odorarlo, tinebria; ad ingerirlotuccide, con il cuore, tutti i sensi.Due sovrani di questo stesso tipo,tra lor nemici, son sempre accampati,cos come nellerbe, anche nelluomo:la Grazia, e la brutale Volont.La pianta in cui predomina il peggioredi questi due potenti, divorataassai presto dal cancro della morte. |
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Entra ROMEO |
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ROMEO - |
Buond, Frate Lorenzo! |
FRATE LORENZO - |
Benedicite!Qual voce mattutina mi salutacos dolce? Figliolo, se al tuo lettodici buongiorno cos di buonora,devi avere qualcosa per il capo.Gli affanni son di solito di guardiaalla porta degli occhi degli anziani,e dove sono di vigilia lorodifficile che savvicini il sonno;ma l dove distende le sue membralintatta giovent, sgombra di mente,regnano normalmente sogni doro.Perci la tua comparsa di buonorami dice che tha tratto gi dal lettoun qualche affanno; e se cos non ,allora ci vuol poco a indovinare:Romeo stanotte non andato a letto. |
ROMEO - |
Questultima supposizione vera;ma il mio riposo stato dei pi dolci. |
FRATE LORENZO - |
Dio perdoni il peccato! Rosalina? |
ROMEO - |
Con Rosalina, padre santo? No.Quel nome, con le sue pene damore,io lho scordato. |
FRATE LORENZO - |
Bravo il mio figliolo!E allora, dove diamine sei stato? |
ROMEO - |
Senza aspettar che una seconda voltatu me lo chieda, te lo dico subito:stanotte sono stato ad una festa,in casa dun nemico, e l, dun tratto,qualcuno mha ferito,che ferito rimasto anche da me.Per tutti e due ora il rimediosoltanto riposto, Fra Lorenzo,in te e nella tua santa medicina.Io non serbo rancori, padre santo,perch, vedi, con questa mia preghieraintercedo altres pel mio nemico. |
FRATE LORENZO - |
Sii pi chiaro, figliolo, e vieni al punto.Confessione che parla per enigmi,non pu ottenere chiara assoluzione. |
ROMEO - |
Allora, in chiaro, sappi che il mio cuoreha riposto lamore suo pi teneronella figlia del ricco Capuleto;e come il mio in lei il suo in me;e tutto combinato tra noi due,manca soltanto quanto spetta a tenellunirci in un santo matrimonio.Quando, e dove, ed in quali circostanzenoi ci siamo incontrati e dichiarati,e ci siamo scambiati i nostri voti,te lo dir pi tardi; ora mi premedottener subito da te una cosa:che tu acconsenta a sposarci oggi stesso. |
FRATE LORENZO - |
San Francesco! Che voltafaccia questo?E Rosalina, lhai belle scordata?Sembrava che per lei volessi struggerti.Com vero che non nel cuore ha sedelamor dei giovani, ma sol negli occhi!Gesummaria, che mare dacqua salsaha bagnato le pallide tue guanceper Rosalina! Quanta salamoiasprecata a saporire una passioneche non devi nemmeno pi assaggiare!Ancora non ha dissipato il solenellaria lalito dei tuoi sospiri;ancor risuonano i tuoi vecchi gemitidentro le stagionate orecchie mieGuarda, qui sulla gota t rimastala traccia dunantica lagrimuccia |
che non s ancora asciugata del tutto:se tu eri te stesso, e quelle peneerano tue, tu stesso e quelle peneeravate per Rosalina. E adesso?Tutto cambiato? Allora veramentepuoi ripeter con me quel certo adagio:Possono ben cader le donne in fallo,se nelluomo s debole il cervello. |
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ROMEO - |
Tu, pel fatto che amassi Rosalinamhai spesso biasimato, tuttavia. |
FRATE LORENZO - |
Perch ti conducevi come un folle,figliolo, ma non gi perch lamassi. |
ROMEO - |
e mhai anche esortato a seppellirlo,quellamore |
FRATE LORENZO - |
Ma non dentro una fossadove calarne uno e trarne un altro. |
ROMEO - |
Ti prego, adesso, non mi redarguire:quella che amo adesso mi ricambiagrazia per grazia, amore per amore.Laltra non lo faceva. |
FRATE LORENZO - |
Oh, quella ben sapeva che il tuo amorenon compitava, leggeva a memoria.([51])Ma andiamo pure, vagheggino, andiamo,seguimi. C comunque una ragioneper la quale minduco ad aiutarti:ed il pensiero che codesta unionepossa riuscire s provvidenzialeda convertire in affetto sincerola bile delle due vostre famiglie. |
ROMEO - |
E dunque andiamo, chio sto sulle spine! |
FRATE LORENZO - |
Prudenza e calma! Chi va troppo in frettafinisce poi con linciampare e cade. |
(Escono) |
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SCENA IV- Verona, una strada |
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Entrano BENVOLIO e MERCUZIO |
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MERCUZIO - |
Dove diavolo si sar cacciatoquesto Romeo? rientrato stanotte? |
BENVOLIO - |
A casa di suo padre no di certo.Ho parlato con uno dei suoi servi. |
MERCUZIO - |
Eh, quella zitellona palliduccia,dal cuore secco, quella Rosalinagli d tali tormenti che il meschinoperder certamente la ragione. |
BENVOLIO - |
Il nipote del vecchio Capuleto,Tebaldo, so che ha mandato una letteraa casa di suo padre. |
MERCUZIO - |
Un cartello di sfida, ci scommetto. |
BENVOLIO - |
Romeo sapr rispondergli a dovere. |
MERCUZIO - |
Chiunque sa rispondere a una lettera:basta che sappia scrivere. |
BENVOLIO - |
Rispondergli, intendo, per le rime:voglio intendere sfida contro sfida. |
MERCUZIO - |
Ah, povero Romeo! Morto com,trafitto il cuore da nera pupilladi candida fanciulla, rintronatoambo gli orecchi da canzon damore,spaccato il cuore in due da una quadrelladellarciere bendato questo luomoche dovrebbe scontrarsi con Tebaldo? |
BENVOLIO - |
Evvia, che sar mai questo Tebaldo! |
MERCUZIO - |
Qualcosa pi del principe dei gatti,([52])te lassicuro. Oh, egli il coraggiosogran capitano dei salamelecchi.([53])Si batte come tu canti un corale,con contrappunto: tiene il tempo, il ritmo,la misura, le pause: e uno, e due,ed alla terza te lo schiaffa in petto.il vero macellaio specialistadei bottoni di seta dei corsetti, |
un duellista, un cavalier di razza,pronto alla prima offesa e alla seconda.([54])Ah, limmortale affondo! Il suo rovescio!Il suo toccato([55]) |
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BENVOLIO - |
Il suo che cosa? |
MERCUZIO - |
Il cancherodi questi scriteriati balbuzienti,smancerose anticaglie svaporate,questi novelli fini dicitori:Ges, una buona lama! Un bel fustone!Una puttana veramente emerita!.Insomma, nonno,([56]) non deplorevoleche noi sabbia a sentirci infastiditida questi zanzaroni forestieri,da questi spacciatori di etichette,questi pardonnez-moi, tanto fanaticidel pi recente grido della modada non poter nemmeno star seduticomodamente su una vecchia panca?([57])Uh, i lor bons e i loro bans, che ridere! ([58]) |
Entra ROMEO |
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BENVOLIO - |
Oh, eccolo, Romeo! Ecco Romeo! |
MERCUZIO - |
E senza il Ro, come unaringa secca!([59])O carne, carne, ti sei fatta pesce!Ora s dato a sguazzar tra le rime,alluso di Petrarca: Monna Lauraappetto alla sua donna era una sguattera(ebbe per migliore spasimante,a celebrarla in rima, quella l);Didone al paragone una sciattona,Cleopatra niente meglio di una zingara,Elena ed Ero due vili bagasce,Tisbe, magari, col suo occhio verde,ma non da starci a perder troppo tempoSignor Romeo, bonjour!, alla francese,in onor delle tue braghe francesi!Stanotte ci hai mollato la patacca. |
ROMEO - |
Buongiorno a tutti e due Quale patacca? |
MERCUZIO - |
Eh, piantandoci in asso, s, mollandoci.([60])Rendo lidea? |
ROMEO - |
Pardon, mio buon Mercuzio:ma era una faccenda importantissima;e in casi come questo consentitodi derogare alle buone maniere. |
MERCUZIO - |
Vuoi dire che in un caso come il tuouno deve mostrare le sue chiappe? ([61]) |
ROMEO - |
S, per chinarsi e domandare scusa. |
MERCUZIO - |
Lhai rivoltata con molta finezza. |
ROMEO - |
E tu lhai gentilmente interpretata. |
MERCUZIO - |
Io, della gentilezza, son la punta. |
ROMEO - |
Punta per fiore. |
MERCUZIO - |
Bravo, esattamente. |
ROMEO - |
Quand cos, se punta vuol dir fiore,i miei scarpini sono ben fioriti.([62]) |
MERCUZIO - |
Spiritoso! Va avanti con lo scherzofinch non lavrai tutto consumatoil tuo scarpino, ch quando la suolasar consunta, ti rester soloda consumar la tua spiritosaggine. |
ROMEO - |
O spirito con una sola suola,e singolare solo perch singolo! ([63]) |
MERCUZIO - |
Caro Benvolio, vieni tu a dividerci,maccorgo che il mio spirito svanisce. |
ROMEO - |
E porta frusta e sproni, sproni e frusta,o avr partita vinta! |
MERCUZIO - |
Non dar retta!Se si mette il mio spirito col tuoa far la corsa delloca selvatica,([64])per me finita; ch doca selvaticace n di pi in un solo dei tuoi sensiche in tutti e cinque i miei, luno sullaltro.Mavevi dunque preso a fare loca? |
ROMEO - |
E quando mai hai fatto insieme a mequesta corsa, se non per fare loca? |
MERCUZIO - |
Meriteresti un bel morso allorecchioper questa tua battuta. |
ROMEO - |
No, non mordere,oca mia buona, non ne avresti i denti.([65]) |
MERCUZIO - |
Il tuo spirito molto agro-dolciastro,una salsa piuttosto piccantina. |
ROMEO - |
E allora non forse ben servitaper condimento ad unoca frollata? |
MERCUZIO - |
Uh, questa veramente una faceziadi pelle di capretto; stretta un pollice,ma stirandola si fa larga un braccio. |
ROMEO - |
E allora te la stiro fino al puntoda raggiungere la parola largo,che aggiunta a oca la dimostrazioneche sei unoca grande, in lungo e in largo. |
MERCUZIO - |
Beh, che ne dici, non meglio questodesercizio, che spasimar damore?Adesso sei ritornato socievole,adesso sei Romeo, sei tu, quel tucharte e natura insieme han fabbricato;perch quel mocciosetto dellamoreassomiglia ad un povero imbecilleche corre a perdifiato a destra e a mancaallaffannosa ricerca dun bucoin cui nascondere il suo gingillino. |
ROMEO - |
Taglia! Fermati qui! |
MERCUZIO - |
Vuoi che tagli il discorso a contropelo?([66]) |
ROMEO - |
Se no, chi sa che coda ci faresti,a questo tuo discorso. |
MERCUZIO - |
No, ti sbagli, lavrei tagliata l,perch alla coda cero gi arrivatoe non avevo proprio alcuna vogliadoccupare pi a lungo largomento.([67]) |
Entra la NUTRICE, velata di bianco;dietro a lei PIETRO |
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ROMEO - |
Che bellarnese! |
MERCUZIO - |
Una vela! Una vela! |
BENVOLIO - |
Due, due una camicia e una gonnella! |
NUTRICE - |
Pietro! |
PIETRO - |
Son qua. |
NUTRICE - |
Il mio ventaglio, Pietro. |
MERCUZIO - |
S, Pietro, per nasconderle la faccia,il ventaglio ce nha una pi bella. |
NUTRICE - |
Dio vi dia il buon giorno, gentiluomini. |
MERCUZIO - |
E a voi la buona sera, bella dama. |
NUTRICE - |
forse lora di dir buona sera? |
MERCUZIO - |
N pi n meno, posso assicurarvelo;loscena mano della meridianaha messo lasta sopra mezzogiorno.([68]) |
NUTRICE - |
Alla larga! Che razza duomo siete? |
MERCUZIO - |
Uno che Dio, signora, ha fabbricatoperch si rovinasse da se stesso. |
NUTRICE - |
Perch si rovinasse da se stesso,ha detto? Eh, perbacco, ha detto bene!Signori, c qualcuno tra di voiche sa dirmi ove posso rintracciareil giovane Romeo? |
ROMEO - |
Io posso dirvelo;ma il giovane Romeo che voi cercatequando sar che lavrete trovatosar sicuramente meno giovanedi quando avete iniziato a cercarlo.Di quel nome il pi giovane son io,in mancanza di peggio. |
NUTRICE - |
Dite bene. |
MERCUZIO - |
Ah, s? Il peggio e il bene son tuttuno?Oh, bella! Ma che senno! Che saggezza! |
NUTRICE - |
(A Romeo)Se davvero voi siete lui, signore,desidero parlarvi in confidenza. |
BENVOLIO - |
Vuoi vedere che se lo invita a cena? |
MERCUZIO - |
Uh, uh!([69]) Una ruffiana, una ruffiana! |
ROMEO - |
Chhai scovato? |
MERCUZIO - |
Una lepre no di certo;casomai una lepre da impastareper il pasticcio magro di Quaresimache sa alquanto di rancido e stantioprima ancora che te lo mandi gi. |
(Canta)Una lepre vecchia e vizzasar buona da mangiaredi Quaresima, ma puzza,serve solo a digiunare. |
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Romeo, vieni con noi?Si va a pranzare a casa di tuo padre. |
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ROMEO - |
Andate avanti, vi raggiungo dopo. |
MERCUZIO - |
(Alla Nutrice)Addio, antica dama |
(Allontanandosi canta)Dama, dama. |
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(Escono Mercuzio e Benvolio) |
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NUTRICE - |
Ditemi voi, signore, salvognuno,che razza di sfacciato rigattierequello l, s pieno di sconcezze? |
ROMEO - |
un gentiluomo cos fatto, balia,che si compiace di parlarsi addosso,e in un minuto infila tante chiacchierequanto nemmeno lui sarebbe in gradodi starle ad ascoltare per un mese. |
NUTRICE - |
Se crede di poter sparlar di me,sapr ben io fargli abbassar la cresta,fossanche pi forzuto di come di venti altri bulli come lui;e se non ce la faccio da me sola,trovo chi potr farcela per me.Ignobile canaglia! Farabutto!E che! Mha preso per una sgualdrina,o per qualcuno della sua combriccola?(A Pietro)E tu che fai? Stai l, fermo, impalato,e lasci che un qualunque screanzatopossa svillaneggiarmi a suo talento? |
PIETRO - |
Io, che qualcuno vi svillaneggiassenon lho visto; se mai lavessi visto,questa mia spada, ve lo garantisco,sarebbe uscita subito dal fodero.A tirar fuori larma sono sveltoquanto un altro, se la querela giusta,e se la legge sta dalla mia parte. |
NUTRICE - |
Dio sa se non mi sento tutta un fremito,a vedermi trattata in questo modoMa che razza dignobile furfante!Signore, prego, ho da dirvi qualcosa.Come vi ho detto, la mia padroncinamha mandato a cercarvi.Tengo in serbo quel che ha dettoa me chio vi dicessi, perch primavi debbo dire io, da parte mia,che, se per caso la vostra intenzionesia di menarla, come si suol dire,al paradiso degli scervellati,sarebbe proprio, come si suol dire,la pi perfida delle vigliaccate;perch la damigella molto giovane,e se con lei giocaste di doppiezza,sarebbe una solenne canagliataai danni duna vera gentildonna,unazione davvero riprovevole. |
ROMEO - |
Balia, alla tua signora padroncina,tu puoi raccomandarmi, te lo giuro. |
NUTRICE - |
Cuor doro! Certo, che glielo dir!Signore Iddio, come sar felice! |
ROMEO - |
Che cosa le dirai, se non mascolti? |
NUTRICE - |
Le dir, se ho saputo bene intendere,che mavete giurato, mio signore,un impegno da vero gentiluomo. |
ROMEO - |
Dille se pu trovare qualche scusa,stasera, per recarsi a confessareda Fra Lorenzo; e l, nella sua cella,si trover confessata e sposata.Toh, prendi questo, per il tuo disturbo. |
(Le porge una borsa) |
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NUTRICE - |
No, signore, no, no! Nemmeno un soldo! |
ROMEO - |
Su, prendilo. |
NUTRICE - |
(Prendendo la borsa)Stasera, avete detto?Bene, state tranquillo. Ci sar. |
(Fa per andarsene) |
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ROMEO - |
Aspetta, buona balia: in capo a unora,dietro il muro di cinta del convento,fatti trovare da un mio servitore;lui ti consegner una scala a cordache, nel segreto poi di questa notte,dovr aiutarmi a salire su in alto,al sommo della mia felicit.Mi raccomando a te; siimi fedele,ed io sapr come ricompensarti.Salutami la tua padrona. Addio. |
NUTRICE - |
Ora, Dio da lass ti benedica,figliola mia([70]) Signore, unaltra cosa. |
ROMEO - |
Che dice ancora la mia cara balia? |
NUTRICE - |
Quel vostro servo persona sicura?Perch c un detto - lavrete sentito -che se son due a sapere un segretoquesto pu esser solo mantenutose uno di quei due vien fatto fuori. |
ROMEO - |
Sta tranquilla, il mio uomo a tutta prova,come lacciaio, te lo garantisco. |
NUTRICE - |
Bene, signore. E la mia padroncinala pi deliziosa damigellaMio Dio, laveste vista quando ancoraera una fringuellina tutta lingua!Oh, c in citt un signore, un certo Paride,cui non parrebbe verodi poterla abbordare([71]) con successo;ma lei, anima santa, pi che quello,vedrebbe meglio un rospo, dico un rospo.Talvolta mi diverto a stuzzicarladicendole che Paride il suo uomo,ma lei, solo a sentirlo nominare, |
diventa pallida come uno straccio,vassicuro Romeo e Rosmarinonon cominciano con la stessa lettera? |
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ROMEO - |
S, nutrice, con erre. E che, con ci? |
NUTRICE - |
Burlona! Quello il nome del suo cane.Erre poi sta per no, unaltra letteraMa lei su Rosmarino e su di voici ha imbastito dei motti graziosissimiche a sentirli vi spassereste un mondo. |
ROMEO - |
Addio. Salutami la padroncina. |
NUTRICE - |
S, mille volte. |
(Esce Romeo) |
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Pietro! |
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PIETRO - |
Sono qua. |
NUTRICE - |
Toh, il mio ventaglio e avviati, andiamo, presto. |
(Escono) |
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SCENA V - Verona, lorto dei Capuleti |
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Entra GIULIETTA |
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GIULIETTA - |
Eran le nove appena, quand uscitaMaveva detto chentro una mezzora,al pi tardi, sarebbe ritornata.Forse non riuscita a rintracciarloNo, non pu essere Oh, quella zoppa!A fare i messaggeri dellamoredovremmo poter mettere i pensieri,che corron dieci volte pi del solequando rapido caccia coi suoi raggilombre dallaccigliate erte colline.Per questo, Amore trainato in voloda colombe, e Cupido ha due alucceche corrono veloci come il vento.Il sole al culmine del suo percorso,tre ore, dalle nove a mezzogiorno,e questa balia ancora non mi torna!Avesse in corpo anchessa le passionie il sangue caldo della giovent, |
sarebbe rapida come una palla;([72])e sarebbero allor le mie parolea lanciarla al mio amore, e quelle suea farla rimbalzar veloce a me.Ma i vecchi a volte sono gente morta,inerti, gravi, lividi e pesanticome piombo |
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Entrano la NUTRICE e PIETRO |
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Ma eccola, Deograzia!Balia mia dolce, allora, che mi dici?Lhai trovato? Licenzia questo servo. |
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NUTRICE - |
(A Pietro)Va, aspettami al cancello. |
GIULIETTA - |
Presto, presto,cara, buona nutrice, dimmi tutto!Oh, Signore! Cos quellaria triste?Anche se le notizie sono tristi,dammele almeno con la faccia lieta;se buone, non sciupar la loro musicasuonandola con quella cera arcigna. |
NUTRICE - |
Sono sfinita. Fammi prender fiato.Ah, che dolore allossa! Che trottata! |
GIULIETTA - |
Se tu potessi avere le mie ossa,ed io le tue notizie Suvvia, parla!Parla, ti prego, dolce mia nutrice! |
NUTRICE - |
Gesummaria, che maledetta furia!Non puoi proprio aspettare un solo istante? |
GIULIETTA - |
Come puoi dire desser senza fiatose ti rimane ancora tanto fiatoper dire che ne sei rimasta senza?La scusa che tu dai a questi indugipi lunga di quello chhai da dirmi,e che ti scusi di non poter dire.Rispondi almeno con un s o un no:se le notizie son buone o cattive.Per i dettagli posso anche aspettare.Fammi contenta: son buone o cattive? |
NUTRICE - |
Ebbene, hai fatto una meschina scelta;tu non lo sai come si sceglie un uomo.Romeo! Ah, non lui che fa per te;anche se quel suo viso, chi lo nega?,certamente pi bello degli altri,la sua gamba tornita senza pari,e mani e piedi e tutto il resto beh!,sebbene ci sia poco da ridire,tuttavia, s, beh!, sono senza confronto.Non sar proprio un fior di cortesia;- questo s, lo posso garantire -gentile e docile come un agnelloVa, va, fanciulla mia, per la tua strada!E servi Dio! S gi pranzato qui? |
GIULIETTA - |
No, non ancora Per tutto questoio lo sapevo gi. Ma il matrimonioChe tha detto del nostro matrimonio?Che ne pensa? |
NUTRICE - |
Oh, Dio, che mal di testa!Che male al capo! Me lo sento battere,come volesse farsi in mille pezzi!E la schiena, qui dietro! Oh, la mia schiena!Con che cuore mhai sguinzagliato in giroad acchiapparmi davvero la mortea trottare su e gi per la citt! |
GIULIETTA - |
Mi duole assai che non ti senti bene.Ma dimmi, dolce, dolce mia nutrice,dimmi che cosa dice lamor mio. |
NUTRICE - |
Lamor tuo, da compito gentiluomo,cortese, buono, bello e - garantisco -anche virtuoso Ma dov tua madre? |
GIULIETTA - |
Dov mia madre? E dove vuoi che sia?In casa! Che maniera stravagantedi darmi una risposta: Lamor tuo,dice, da quel compito gentiluomo,dov tua madre |
NUTRICE - |
Eh, Vergine Santa!Prendi fuoco cos? E dopo allora?Vergine Santa! questo il cataplasmache mappresti pel mio dolore alle ossa?Dora in avanti, cara, le ambasciatete le farai da te! |
GIULIETTA - |
Eh, quante storie!Insomma, avanti, che dice Romeo? |
NUTRICE - |
Il permesso dandarti a confessarece lhai per oggi? |
GIULIETTA - |
S. |
NUTRICE - |
E allora, presto:corri alla cella di Frate Lorenzo:l dentro c un marito che taspettaper far di te sua moglie Ecco, lo vedi?Ecco che quel tuo sangue ruffianellogi tinonda le gote una notizia,e subito si fanno di scarlatto.Va subito alla chiesa; io son costrettaa raggiungerti per unaltra stradaper provvedermi duna certa scalacon la quale il tuo amore, appena buio,dovr salire al nido dun fringuello.Io, pel momento, faccio il portapesiche sfacchina per te; ma appena notte,quel peso lo dovrai portare tu.Vado a metter qualcosa sotto i denti.Tu affrettati alla cella. |
GIULIETTA - |
Alla mia gioia!Alla suprema mia felicit!Buona, cara nutrice! Arrivederci! |
(Escono) |
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SCENA VI - La cella di Frate Lorenzo |
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Entrano FRATE LORENZO e ROMEO |
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FRATE LORENZO - |
Il cielo arrida a questo atto sacrale,s che lore future, a suo castigo,non abbiano a recarci alcun dolore. |
ROMEO - |
Amen, padre Lorenzo, cos sia!Ma qualunque dolore me ne venga,non potr bilanciar limmenso gaudiodun solo istante della sua presenza.Congiungi tu, con le parole sante,le nostre mani, e poi venga la Morte,la gran divoratrice dellamore,a far di noi tutto quello che vuole.A me basta poterla chiamar mia. |
FRATE LORENZO - |
Codesti subitanei piacimentihanno altrettanta subitanea fine,e come fuoco o polvere da sparosestinguono nel lor trionfo stesso,si consumano al loro primo bacio.Miele pi dolce si fa pi stucchevoleproprio per leccessiva sua dolcezza,e toglie la sua voglia al primo assaggio.Perci sii moderato nellamare.Lamor che vuol durare fa cos.Chi ha fretta arriva sempre troppo tardi,come chi sincammina troppo adagio. |
Entra GIULIETTA |
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Ecco la sposa Oh, s leggero piedepotrebbe camminare eternamentesu quella soglia, senza consumarla.Un amante potrebbe navigaresul tenue filo duna ragnatelafluttuante alla brezza dellestate,s leggera lumana vanit.([73]) |
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GIULIETTA - |
Buona sera al mio santo confessore. |
FRATE LORENZO - |
Romeo ti dir grazie anche per me,figliola. |
GIULIETTA - |
Ed io lo stesso dico a lui,perch i suoi grazie non siano di troppo. |
ROMEO - |
Ah, Giulietta, se la tua gioia al colmocome la mia, e se meglio di mesai esaltarla, effondi tu nellariail dolce effluvio della tua parola,e il linguaggio di quella ricca musicarenda lidea dellinfinito gaudioche entrambi riceviamo, lun dallaltro,in questo nostro dolcissimo incontro. |
GIULIETTA - |
Quando il pensiero riccodi fatti pi che di sole parole,pu sfoggiare la sua intima essenza([74])senza bisogno daltri abbellimenti.Solo chi povero pu calcolarequanto possiede; ma lamore miogiunto a tale eccesso di ricchezza,che ormai non saprei pi tenere il contodella met di tanto mio tesoro. |
FRATE LORENZO - |
Venite, su, sbrighiamoci, alla svelta;perch soli, voi due, non vi dispiaccia,non potete restare, fino a tantoche Santa chiesa non vabbia congiunti. |
(Escono) |
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ATTO TERZO |
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SCENA I - Verona, una piazza |
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Entrano MERCUZIO, BENVOLIO, un paggio e alcuni servi |
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BENVOLIO - |
Ti prego, buon Mercuzio, andiamo a casa.Fa molto caldo oggi, e i Capuletisono in giro: dovessimo incontrarli,non potremo evitare dazzuffarci.Il sangue, in questi giorni di calura,fa il matto e bolle pi del necessario. |
MERCUZIO - |
Tu mi somigli a un di quei compariche, come sono entrati in una bettola,ti sbattono la spada sopra un tavolo,gridandole: Dio voglia, non sia mai,chabbia a usar di te!; e poco dopo,al secondo bicchiere, come niente,ci infilzano lo stesso taverniere.([75]) |
BENVOLIO - |
Davvero chio somiglio a un tal compare? |
MERCUZIO - |
Va, va, che con quel tuo caratterino,quando tarrabbi sei cos focosoche non ce n leguale in tutta Italia:pronto a farti eccitare dalla collera,e andare in collera per eccitarti. |
BENVOLIO - |
E avanti, poi, che altro? |
MERCUZIO - |
Che se ad esser cos come sei tu,foste in due, ci vedremmo presto prividentrambi perch vi sopprimeresteluno con laltro. Perch tu sei unoche attaccheresti lite con chiunque,sol perch la sua barbaha un pelo in meno o in pi di quella tua;o con chi fosse intento a schiacciar nocchie,perch quello il colore dei tuoi occhi.Qual occhio, fuor che il tuo,saprebbe scorgere in quello un pretestoper questionare e menare la mani?La tua testa stipata come un uovodi querele, ed a forza di litigis imputridita come un uovo marcio.Hai preso a male un povero cristianoche tossiva per strada,col pretesto che quel suo scarracchiaresvegliava quella bestia del tuo caneche dormiva sdraiato sotto il sole.E non hai questionato con quel sarto,perch portava la sua giubba nuovaprima di Pasqua? E ancora con un altroperch allacciava le sue scarpe nuovecon vecchie striglie? E adesso proprio tupretendi di venirmi ad insegnarecome fare per non attaccar briga? |
BENVOLIO - |
Sio fossi litigioso come te,chiunque comprerebbe tutto il feudodella mia vita per unora e un quartodi quella sua. |
MERCUZIO - |
Il feudo. Oh, sempliciotto!([76]) |
BENVOLIO - |
Per la mia testa, ecco i Capuleti! |
MERCUZIO - |
Chi se ne frega, per i miei calcagni! |
Entra TEBALDO con altri |
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TEBALDO - |
(Ai suoi)Statemi a fianco, che adesso li affronto.(A Mercuzio e Benvolio)Messeri, buona sera.Avrei da dire ad uno di voi dueuna parola. |
MERCUZIO - |
Una sola? A uno solo?Evvia, aggiungici qualche altra cosaFacciamo una parola e una stoccata. |
TEBALDO - |
E perch no? Sarei pronto anche a questoqualora me ne offriste voi il destro. |
MERCUZIO - |
Non potresti pigliartelo da te,senza aspettare che ti venga offerto? |
TEBALDO - |
Mercuzio, tu daccordo con Romeo |
MERCUZIO - |
Accordo Che! Siam forse menestrelli?Bada che a prenderci per menestrelli,da noi non sentirai che stonature.(Mostra la spada)Ecco larchetto del mio violoncello;questo che ti far ben ballare.Sentirai che armonie! |
BENVOLIO - |
Non qui, per;qui siamo in pubblico, in mezzo alla gente.O si va altrove, in un luogo appartato,a ragionar con calma, o separiamoci:qui tutti gli occhi stanno su di noi. |
MERCUZIO - |
Gli occhi furono fatti per guardare.Che gurdino. Da qui io non mi muovo.per fare i comodacci di nessuno! |
Entra ROMEO |
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TEBALDO - |
(A Mercuzio, indicando Romeo che entra)Sta bene. Pace a voi. Ho qui il mio uomo. |
MERCUZIO - |
Il tuo uomo? Impiccato vorrei essere,segli porta la stessa tua livrea!([77])Scendi in lizza, e vedrai che lui ti segue:solo in tal senso vostra signoria,potr chiamarlo uno del suo seguito. |
TEBALDO - |
Romeo, per il gran bene che ti voglio,il men che possa dirti: sei un vile! |
ROMEO - |
Tebaldo, la ragione che io hodi voler bene a te mi fa comprimerein me tutta la rabbia che vaccende |
codesto tuo saluto.Non son un vile, e perci ti saluto.Ben maccorgo che tu non mi conosci. |
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(Fa per andarsene) |
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TEBALDO - |
Non cos, ragazzo,che ripari le offese che mhai fatto.Torna indietro, perci, mano alla spada,statti in guardia e difenditi!(Mette mano alla spada) |
ROMEO - |
(Senza scomporsi)Ti dichiaro che non tho mai offeso,anzi, taggiungo che mi sei pi carodi quanto puoi continuare a credere,finch non avrai modo di conoscerela ragione per cui ti voglio bene.E con questo, mio caro Capuleti- nome chio tengo caro come il mio -tieniti soddisfatto. |
MERCUZIO - |
O sommissione,pacata, mite, ignobile, servile!Ah, questa lama la canceller!([78]) |
(Snuda la spada) |
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Tebaldo, acchiappasorci,che ne dici di far due passi insieme? |
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TEBALDO - |
Che cosa vuoi da me? |
MERCUZIO - |
Nientaltro, patentato re dei gatti,([79])che una sola delle tue nove vite,([80])per prendermici qualche libert;poi, a seconda che mavrai trattato,provveder a sfogarmi e a picchiar sodosu ciascuna delle otto che ti restano.Ti decidi a tirare per gli orecchi([81])dal suo guscio peloso quella spada?Fa presto, prima che non sia la miaa sibilare ai tuoi. |
TEBALDO - |
Ai tuoi comandi. |
(Estrae anche lui la spada) |
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ROMEO - |
Mercuzio, caro, metti gi quellarma! |
MERCUZIO - |
(Non badandogli, a Tebaldo)Forza, messere, il tuo famoso affondo! |
(Si battono) |
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ROMEO - |
Benvolio, snuda, e abbassa con la tuale loro spade. Bisogna dividerli.Signori, andiamo, Tebaldo, Mercuzio,per carit, evitate questo scandalo!Il Principe ha vietato espressamentele risse per le vie della citt.Tebaldo, ferma! |
(Mentre sinterpone tra i due, Tebaldo, passando sotto il suo braccio, colpisce Mercuzio e scappa con tutti i suoi) |
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Ohim, mio buon Mercuzio! |
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MERCUZIO - |
Accidenti alle vostre due famiglie!Sono ferito Ohim, sono spacciato!E lui se l squagliata? Senza niente? |
ROMEO - |
Oh, sei ferito bene! |
MERCUZIO - |
Solo un graffiosolo un graffio ma tanto quanto basta,per la Madonna! Il mio paggio dov?Corri, corri, furfante,vammi a chiamare un medico, fa presto. |
ROMEO - |
Coraggio, la ferita non grave. |
MERCUZIO - |
Oh, no, non profonda come un pozzon larga come un portale di chiesa,ma baster, non c bisogno daltro:domandate di me domani a giorno,e vi diranno che sono una tomba.([82])Sono cotto a dovere e cucinatoper questo mondo, ve lo garantisco.Accidenti alle vostre due famiglie!Sangue di Cristo, un cane, un sorcio, un gattograffiare a morte un uomo! Un fanfarone,un manigoldo, un fiore di canagliache duella, un-due-tre, col libro in mano!(A Romeo)Tu, per che diavolo ti sei frapposto?Il colpo che mha inferto la feritapassato al disotto del tuo braccio. |
ROMEO - |
Credevo di far bene |
MERCUZIO - |
Ahim, Benvolio,aiutami ad entrare in qualche casa,o verr meno qui Maledizionealle vostre dannate due famiglie!Hanno fatto di me carne per vermi!La botta ormai lho presa, e pure forteAh, maledette le vostre famiglie! |
(Benvolio esce trascinandosi Mercuzio) |
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ROMEO - |
E cos questo fior di gentiluomo,un parente assai prossimo del Principe,e amico a me assai caro,s buscato quella mortal feritaper difendere me lonore miomacchiato dallinsulto di TebaldoTebaldo, che da unora mio cuginoDolce Giulietta! La bellezza tuamha effeminato al punto da infiacchirenel mio petto lacciaio del coraggio! |
Rientra BENVOLIO |
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BENVOLIO - |
O Romeo, Romeo, Mercuzio morto!Quel valoroso spiritoche innanzi alla sua ora ha dispregiatoil mondo di quaggi, se n volatoa raggiunger le nuvole su in cielo. |
ROMEO - |
Sopra ben altri giorni graveril nero auspicio annunciato da questo:esso solo linizio di sciagurecui altri giorni metteranno fine. |
Rientra TEBALDO |
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BENVOLIO - |
Ecco ancora Tebaldo, furibondo. |
ROMEO - |
Vivo, trionfante, lui. Mercuzio uccisoRispettosa mollezza, vola in cielo!Ora mia sola guida sia la furiadallo sguardo infocato. Ora, Tebaldo,ti devi rimangiare quel tuo vileche mhai gridato in faccia poco fa.Lanima di Mercuzio aleggia ancorapoco distante sulle nostre teste,aspettando che tu vada a raggiungerla.E adesso, o tu, o io, o tutti e due,lo seguiremo. |
TEBALDO - |
Allora tocca a te,che gli sei stato compagno quaggi,maledetto ragazzo, di seguirlo. |
ROMEO - |
(Estraendo la spada)Lo faremo decidere da questa. |
(Si battono. Tebaldo cade colpito a morte) |
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BENVOLIO - |
Romeo, vattene, scappa!I cittadini son tutti in subbuglio,Tebaldo ucciso! Non star l impalato!Il Principe ti condanner a mortese ti prendono. Via, mettiti in salvo! |
ROMEO - |
Ah, chio son lo zimbello della sorte! |
BENVOLIO - |
Che fai, perch traccheggi? Presto, scappa! |
(Romeo esce di corsa) |
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Entra una folla di CITTADINI |
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1 CITTADINO - |
Da che parte fuggito lassassino? |
2 CITTADINO - |
Tebaldo, lassassino di Mercuzio!Dov andato? |
BENVOLIO - |
Tebaldo l per terra. |
1 CITTADINO - |
(Sollevando il corpo di Tebaldo)Su, signore, devi venir con meper ordine del Principe. Obbedisci. |
Entrano il PRINCIPE col seguito, il MONTECCHI e il CAPULETO con le rispettive mogli, ed altri del seguito |
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PRINCIPE - |
Dove son quei ribaldi istigatorichhanno acceso per primi questa rissa? |
BENVOLIO - |
Nobile principe, posso io scoprirtitutto lo sciagurato svolgimentodi questa infausta tragica contesa.L vedi steso a terraluomo - ucciso dal giovane Romeo -,che aveva prima ucciso il tuo parente,il valente Mercuzio. |
MONNA CAPULETI - |
Ma Tebaldo!Tebaldo, mio nipote,figlio di mio fratello! lui! O Principe!O nipote! O mio sposo! Ahim, versatoil sangue di quel mio caro congiunto!Principe, se sei giusto, al nostro sanguedevi aggiungere il sangue dei Montecchi!Ah, Tebaldo, nipote mio carissimo! |
PRINCIPE - |
Benvolio, avanti, chi lha incominciataquesta violenta rissa? |
BENVOLIO - |
Fu Tebaldo,qui ucciso dalla mano di Romeo;Romeo gli rispondeva con le buone,e lesortava, anzi, a ben rifletteresulla futilit di quella rissa.Ma bench tutto ci gli fosse dettocon pacatezza, con tranquillo sguardoe con ginocchia umilmente piegate,non ci fu verso di ridurre in calmala scatenata furia di Tebaldo;sordo a qualsiasi pacifico accento,egli sferra, col suo puntuto acciaio,un colpo in pieno petto al buon Mercuzio;che, non meno infocato,oppone allaltra la sua punta mortalee con marziale piglio di disprezzo,con una mano svia la fredda morte,con laltra la ricaccia su Tebaldo,che riesce a schivarla con destrezza.Romeo gridava forte ai contendenti:Amici, fermi! Fermi! Separatevi!e lagile suo braccio, ancor pi rapidodella sua lingua, abbassava dun colpole fatali lor punte e, con un salto,veniva ad interporsi fra quei due;e fu proprio a quel punto,che una brutta stoccata di Tebaldo,passata sotto il braccio di Romeo,tolse la vita al valido Mercuzio.Tebaldo, a quella vista, scappa via,ma torna subito contro Romeo,che solo allora prende a vagheggiarelidea della vendetta, e come un lampo,l savventano luno contro allaltros che ancor prima chio trovassi il tempodi snudare la spada per dividerli,lanimoso Tebaldo era gi ucciso;e, come cade, Romeo fugge via.Questa la pura verit, signore.Muoia Benvolio, se non cos. |
MONNA CAPULETI - |
Costui un prossimano dei Montecchie laffetto gli fa contare il falso.Eran, dei loro, almeno una ventina |
a prender parte a questa sporca rissa,e tutti e venti insieme a malapenason riusciti a far fuori uno dei nostri.Io ti domando un atto di giustizia,Principe, e tu non devi ricusarmelo.Romeo lassassino di Tebaldo:Romeo non deve rimanere vivo. |
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PRINCIPE - |
Romeo ha ucciso chi uccise Mercuzio.Chi pagher per questo caro sangue? |
MONTECCHI - |
Non gi Romeo, per,ch di Mercuzio, egli era amico, Principe,e la sua colpa non ebbe altro effettose non quello cui anche la tua leggesarebbe giunta: la morte a Tebaldo,come condanna di quel suo delitto. |
PRINCIPE - |
Ed proprio a cagion di quella colpa,ch una offesa alla legge dello Stato,che noi lo condanniamo:sia bandito da questo nostro Stato,con effetto immediato!Io son ora colpito di personadai frutti delle vostre inimicizie,perch si versa a fiotti anche il mio sanguea causa della vostra aspra contesa.Ma vimporr unammenda s pesante,che dovrete pentirvi amaramentedavermi procurato una tal perdita.Rester sordo a ragioni ed a scusen varranno preghiere e piagnisteia riscattar gli abusi della legge.Ve li potete quindi risparmiare.Che Romeo lasci subito Verona.Se si far trovare ancora qui,sar lultima ora di sua vita.Si porti via, frattanto, quel cadaveree sobbedisca alla volont nostra.La piet che perdona agli assassinisi fa assassina anchessa, loro correa. |
(Escono tutti) |
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SCENA II - Lorto dei Capuleti |
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Entra GIULIETTA |
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GIULIETTA - |
Galoppate veloci, o voi corsieridai garretti di fuoco, galoppateallalloggio di Febo;([83]) un bravo aurigacome Fetonte avrebbe gi frustatoil vostro ardore a raggiunger loccaso,per ristender pi presto su di noiil manto della nebulosa notte.E tu, notte, tu pronuba agli amori,ammantaci della tua nera veste,s che possan le palpebre del giornochiudersi finalmente sulla terrae il mio Romeo possa balzare qui,tra le mie braccia, da nessuno visto,e da nessuno udito.Per celebrare i riti dellamoregli amanti vedon bene anche di notte,illuminati dalla lor bellezza;perch se vero che lamore cieco,il buio della notte il suo elemento.Scendi, o notte solenne, tu, matronasobria matrona mia nero-vestita,ad insegnarmi come devo perdereuna partita vinta, la cui postason due verginit incontaminate.Nascondi sotto il tuo nero mantellolindomabil mio sangueche sento palpitar sulle mie guance,s che lamore mio, fattosi ardito,e vinto ogni residuo pudore,veda nellatto del sincero amplessonientaltro che pudica castit.Oh, vieni, o notte, e portami con teil mio Romeo, giorno della mia notte,che spiccher sulle tue ali nerepi candido di neve mo cadutasovra il dorso dun corvo!Vieni, amorosa ed accigliata notte,e dammi il mio Romeo;e quandegli morr, tu, notte, prendiloe ritaglialo in mille pezzettinida farne tante piccole stelline:far s bella la faccia del cielo,che tutto il mondo non avr pi occhiche per te, notte, e non far pi omaggio |
dadorazione al risplendente sole.Oh, qual ricca dimora dellamore,ho io comprato, e ancor non la possiedo!Cos come, venduta alla mia volta,non son goduta da chi mi ha comprato.Questa luce del giorno m tediosacome la notte prima della festaal garzoncello chha il vestito nuovoed tutto impaziente dindossarloOh, ecco finalmente la mia balia,con notizie per me; qualunque boccapronunci solo di Romeo il nome,parla per me con celestiale eloquio. |
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Entra la NUTRICE con delle corde |
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Oh, balia, che notizie? Che ti porti?Le corde che Romeo ti mand a prendere? |
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NUTRICE - |
S, s, le corde. |
(Le butta a terra con un gesto di disperazione) |
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GIULIETTA - |
Oh, Dio! Ma che notizie?Perch ti torci le mani in quel modo? |
NUTRICE - |
Ah, dannazione! morto, morto, morto!Che rovina, Giulietta! Che rovina!Ah, giorno maledetto! Se n andato,ucciso morto! |
GIULIETTA - |
Oh, Dio, come pu il cieloesser cos maligno? |
NUTRICE - |
Il cielo no,ma Romeo s Oh, Romeo, Romeo!Chi mai lavrebbe creduto! Romeo |
GIULIETTA - |
Ma che demonio sei, per torturarmiin questo modo? Nelloscuro infernoruggir dovrebbe una tortura simile!Romeo che cosa? Di, s forse ucciso?Nutrice, dimmi solamente s,e quella nuda sillaba, quel ssar per me velenopi potente del micidiale sguardodel basilisco;([84]) io non sar pi io,se sar s, se son chiusi quegli occhiper cui tu debba rispondermi:s. |
S stato ucciso, insomma, dimmi s,e se no, dimmi no: queste due sillabedecideran di tutta la mia gioiao di tutta la mia disperazione |
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NUTRICE - |
Ho visto la ferita Dio ne scampi!,con questi occhi, sul suo robusto petto.Ah, che impressione! Quel povero corpoinsanguinato, livido, cinereo,tutto un grumo di sangue Che piet!Sono svenuta |
GIULIETTA - |
Ah, spezzati, cuor mio!Spezzati, misero resto di me!In prigione, miei occhi!Mai pi vedrete voi la libert!E tu, mio corpo, che sei terra vile,torna alla terra, e l resta per semprea gravar con Romeo dun solo pesola stessa bara! |
NUTRICE - |
O Tebaldo! Tebaldo!Il mio migliore amico, il pi cortese,il pi degno, onorato gentiluomo!Ohim, non fossi mai tanto vissutada doverti vedere adesso morto! |
GIULIETTA - |
Qual mai tempesta questa che imperversaintorno a me con s contrari venti?Trucidato Romeo Morto TebaldoIl mio cugino, di tutti il pi caro,e il mio signore, ancor di lui pi caro?E allora suona, terribile tromba,annunzia pure lora del Giudizio!Chi pu pi vivere su questa terra,se ne sono scomparsi questi due? |
NUTRICE - |
Morto solo Tebaldo;Romeo stato condannato al bando.stato lui a ucciderlo, e per questomesso al bando. |
GIULIETTA - |
Oh, Dio Signore!La mano di Romeo, ha dunque sparsoil sangue di Tebaldo? |
NUTRICE - |
S, Giulietta,stato lui, ah!, giorno di sventura!stato lui! |
GIULIETTA - |
O cuore di serpente,nascosto dietro la faccia dun fiore!O bel tiranno! O angelo-demonio!O nero corvo in piume di colomba!Lupo famelico in veste dagnello!Vil materia in immagine divina!Tutto il contrario di quello che sembri!O Natura, che cosa non puoi faretu dellinferno, se dai ricettacoloallo spirito duno dei suoi diavolinel paradiso mortale dun corpocos leggiadro! Ci fu mai volumeche contenesse tanta vil materiae che fosse s bene rilegato?Pu dunque la perfidia avere stanzain cos ricca e splendida dimora? |
NUTRICE - |
Negli uomini non c pi lealt,non c pi fede, pi onest: spergiurison tutti, ipocriti, falsi, bugiardi.(Chiamando il suo servo)Ah, dov Pietro? Dammi un po dassenzioTutti questi dolori, queste pene,queste tribolazioni a non finire,mi fanno vecchia. Vergogna a Romeo! |
GIULIETTA - |
E a te si secchi in bocca la linguaccia,che ha pronunciato questo malaugurio!Lui non nato per subir vergogna.La vergogna ha vergognadalbergar sul suo viso; quello un tronosul quale pu ben coronarsi Onorecome sovrano dellintero mondo.Come ho potuto tanto imbestialirmida inveire cos contro di lui! |
NUTRICE - |
Non vorrai mica metterti a dir benedi colui che tha ucciso tuo cugino? |
GIULIETTA - |
Dovrei forse dir male di coluich mio marito? Caro mio signore!Ah, quale lingua potr mai blandirecon tenerezza il nome tuo, se ioche son tua moglie solo da tre ore,lho tanto vilipeso? Ma perchhai ucciso, cattivo!, mio cugino?Vero , per, che quellaltro cattivoavrebbe ucciso te, che sei mio sposo!E dunque, indietro, indietro, sciocche lacrime! |
Tornate alla nativa vostra fonte:le vostre stille son tributo al duolo,e voi le offrite adesso per errorealla letizia, perch mio marito,che Tebaldo voleva ucciso, vive;ed morto Tebaldo,che lo voleva ucciso. Tutto questoNon per me motivo di conforto?Ed allora, perch piangere, mio cuore?Ahim, c una parolapi amara della morte di Tebaldo,che muccide. Vorrei cacciarla viadalla mente, ma lei ci grava sopracome sulle colpevoli coscienzeil rimorso di turpi malefatte.Tebaldo morto e Romeo bandito!Quel bandito, quellunica parola:bandito, val per me mille Tebaldi,la cui morte sarebbe, gi da sola,un dolore bastante; e se il doloretrova conforto a non essere solo,ed ha bisogno daccoppiarsi ad altri,perch quando la balia mannunci:Tibaldo morto, non vaggiunse ancora:anche tuo padre, oppure: anche tua madre,o tutti e due? Mavrebbe suscitatoi lamenti che levan tutti gli altri.([85])Ma lannuncio che ha fatto retroguardiaa quello della morte di Tibaldo:Romeo messo al bando quella frase,a pronunciarla li racchiude tutti,padre, madre, Tebaldo, me, Romeo,assassinati tutti, tutti morti!Romeo bandito No, non c confinen limite, n fine, n misuranella morte ch in questa sola frase;n c frase che suoni pi funerea.Dov mio padre, Nutrice? E mia madre? |
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NUTRICE - |
Tutti e due a levare alti lamentisul corpo di Tebaldo.Vuoi andare da loro? Taccompagno. |
GIULIETTA - |
Lavino essi, con le loro lacrime,le sue ferite; verser le mie,quando le loro si saran seccate,per piangere lesilio di Romeo. |
Raccogli quelle corde Poverette!Siete state ingannate come me!Perch Romeo, proscritto, se ne va.Voleva far di voi la via maestraal mio letto di sposa;ma io morir vergine, e vedovaVenite, corde, ed anche tu, Nutrice:io mincammino al mio letto di sposadove a coglier la mia verginitpi non sar Romeo, bens la Morte. |
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NUTRICE - |
Va sola, affrettati in camera tua;trover io Romeo, per confortarti.So dovegli si trova. Ascolta bene:il tuo Romeo stanotte sar qui.Sta nella cella di Frate Lorenzo,nascosto. Vado subito da lui. |
GIULIETTA - |
Oh, trovalo! Consegna questanelloal mio fido e devoto cavaliere,e digli di venir subito qui,a prendersi da me lultimo addio. |
(Escono) |
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SCENA III - La cella di Frate Lorenzo |
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Entra FRATE LORENZO, poi ROMEO |
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FRATE LORENZO - |
Vieni fuori, Romeo, su, vieni fuori,timoroso ragazzo: laffliziones innamorata della tua persona,e tu ti sei sposata la sventura. |
ROMEO - |
(Uscendo da una segreta)Che nuove, padre? Che ha deciso il Principe?Qual dolore, chio non conosca ancora,brama venire a stringermi la mano? |
FRATE LORENZO - |
Troppo usato a s amara compagniail mio caro figliolo.Ti riporto il decreto di condannapronunciato a tuo carico dal Principe. |
ROMEO - |
E di quanto pi mite, tal condanna,di quella del Giudizio Universale? |
FRATE LORENZO - |
Un pi mite giudizio, in verit,scaturito per te dal suo labbro:non la morte del corpo, ma il suo bando. |
ROMEO - |
Ah, il bando! Per piet, chiamalo Morte!C pi terrore nel volto del bandoche in quello della morte.Non dir bando, perci, di pure morte!([86]) |
FRATE LORENZO - |
Sei soltanto bandito da Verona.Fattene una ragione: il mondo grande! |
ROMEO - |
Non c mondo per me, Frate Lorenzo,aldil delle mura di Verona:c solo purgatorio, c tortura,lo stesso inferno; bandito da qui,come fossi bandito dal mondo;e lesilio dal mondo vuol dir morte.E quindi dire esilio dire morte,con altro termine, falso ed improprio;e tu, a chiamar esilio la mia morte,mi mozzi il capo con unascia doro,e sorridi del colpo che muccide. |
FRATE LORENZO - |
O peccato mortale!O vile, grossolana ingratitudine!La nostra legge commina la mortepel tuo delitto, e il Principe, benevolo,prende amorevolmente la tua parte,getta la legge in un canto, e convertela macabra parola morte in bando,e tu non sei capace dapprezzarequesto prezioso gesto di clemenza! |
ROMEO - |
Questa per me tortura, non clemenza!Il paradiso qui, dov Giulietta;ed ogni cane, gatto, topo, tutto,anche la cosa pi insignificante,tutto qui vive in cielo, in paradiso,perch pu gettar gli occhi su di lei,mentre Romeo non pu. C pi riguardo,dignitoso rispetto, cortesia,per la mosca che infesta una carogna,che per Romeo; la mosca pu posarsisu quella meraviglia di candorech la preziosa mano di Giulietta,e rubarsi una gioia celestialesolo a posarsi sovra quelle labbrache nel loro candore di vestale |
arrossiscono come dun peccatodei loro baci, e Romeo non lo pu;le mosche s, perchesse sono libere,lui no, perch bandito!E tu ti ostini a dire che lesilionon per me la morte?Non hai tu qui un infuso di veleni,un coltello affilato o un altro mezzoche procuri una morte repentina,ma non s ignominiosa, per uccidermi,anzich dirmi chero messo al bando?Bandito: frate, questa una parolache adoprano i dannati dellinferno,e la riecheggia un urlo di dolore.Come hai potuto sentirti il coraggio,essendo un sacerdote, un confessore,uno che assolve gli altri dal peccato,e che pur si professa amico mio,di torturarmi con quella parola? |
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FRATE LORENZO - |
Stolto e pazzo che sei, stammi a sentire. |
ROMEO - |
Che! Sentirti parlare ancor desilio? |
FRATE LORENZO - |
No, voglio offrirti invece una corazzache ti difenda da quella parola:il dolce latte dellavversit,quella filosofia che d confortoanche a chi va bandito, come te. |
ROMEO - |
E dagli col bandito! Alla malora!Che simpicchi, la tua filosofia!A meno che la tua filosofianon sappia ricrearmi una Giulietta,o sappia trapiantare una citt,o revocare leditto del Principe,non serve a nulla, non parlarne pi! |
FRATE LORENZO - |
Vedo bene che i pazzinon hanno proprio orecchi per intendere. |
ROMEO - |
E come lo potrebbero, se i savinon hanno proprio occhi per vedere? |
FRATE LORENZO - |
Parliamo insieme della situazione. |
ROMEO - |
Che vuoi parlare, di ci che non senti!Fossi tu giovane ed innamorato,come me, di Giulietta, a lei sposatosolo da unora, e avessi ucciso tu |
Tebaldo, e fossi stato tu banditopazzo damore, da questa Verona,allora s, che potresti parlare,e strapparti i capelli disperato,e gettarti per terra, ecco cos,per prender la misura della fossa,che vorresti scavare. |
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(Si getta a terra. Bussano alla porta) |
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FRATE LORENZO - |
Alzati, via!Qualcuno bussa. Buon Romeo, nasconditi. |
(Romeo rimane disteso a terra) |
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ROMEO - |
No, salvo che i sospiri del mio cuorenon mi nascondano, come una nebbia,agli sguardi di quelli che mi cercano. |
(Bussano ancora) |
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FRATE LORENZO - |
Senti, bussano ancora Chi va l?Alzati, su, Romeo! Ti prenderanno. |
(Bussano ancora)Un momento! |
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(A Romeo)Su, corri nel mio studio |
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(Rispondendo a chi bussa) |
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Eccomi, vengo! Mio Dio, che pazzia! |
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(Bussano ancora)Vengo, vengo Chi bussa cos forte?Chi siete? Che cercate? Chi vi manda? |
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NUTRICE - |
(Da dentro)Aprite, finalmente, e lo saprete!Vengo da parte di Monna Giulietta. |
FRATE LORENZO - |
Ah, benvenuta, allora! |
(Apre la porta) |
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Entra la NUTRICE |
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NUTRICE - |
Padre santo,ditemi, frate santo, dove stail signore della mia padroncina?Dov Romeo? |
FRATE LORENZO - |
Eccolo l, per terra,ubriaco delle sue stesse lacrime. |
NUTRICE - |
Come la mia bambina: tale e quale,anche lui nelle stesse condizioni.O qual pietosa simpatia di pena!O caso miserando! Lei, lo stesso,cos piangendo, cos singhiozzando,singhiozzando e piangendo([87]) |
(A Romeo)Ma su, alzatevi,alzatevi, suvvia, se siete un uomo!Per amor di Giulietta, ritto in piedi!Perch dovete abbandonarvi entrambiad un s disperato abbattimento?([88]) |
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ROMEO - |
Nutrice |
NUTRICE - |
Andiamo, andiamo, signor mio,solo la morte la fine di tutto. |
ROMEO - |
Parlavi di Giulietta Come sta?Non mi crede ella un famoso assassino,pensando che ho potuto insudiciare,ora, linfanzia della nostra gioiacon un sangue ch anche un poco il suo?Dov? Che fa la mia sposa segreta?Che dice di un cos stroncato amore? |
NUTRICE - |
Oh, lei non dice nulla, monsignore;non fa altro che piangere e poi piangere;e si butta sul letto, e si rialza,ora chiama Tebaldo, ora Romeo,e piange, e si ributta gi di nuovo. |
ROMEO - |
Come se quel mio nome,sparato dalla bocca dun cannonelavesse uccisa, alla stessa manierache la dannata mano di quel nome([89])ha ucciso suo cugino Dimmi, frate,in qual dannata parte del mio corpoquesto mio nome sta di casa? Dimmelo,s chio possa distruggere, annientarequellodiosa dimora |
(Trae la spada e fa per uccidersi,il Frate gli trattiene il braccio) |
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FRATE LORENZO - |
Fermo! Fermo!Trattieni quella mano disperata!Sei tu un uomo? La tua forma esterioreproclama che lo sei, ma le tue lacrimesono di femminuccia,e codesti tuoi atti da selvaggiosono la furia matta duna bestia.Femmina sei, sotto sembianza duomo!Bestia in sembianza delluna e dellaltro!Mhai deluso. Per il mio sacro ordine,tu mhai deluso. Sul mio sacro ordineti giuro che credevo fosse in tepi salda tempra. Hai ucciso Tebaldo?E adesso vuoi finirla con te stesso,e uccidere colei ch la tua sposae vive solo perch vivi tu,compiendo un gesto dodio su di te,che ti darebbe eterna dannazione?Perch ruggire di disperazionesul tuo nome, sul cielo, sulla terra?Se nome e cielo e terra,si son composti in te in un sol momento,dalla nascita, tu in un sol momentovorresti perderli? Eh, via, vergognati!Tu fai torto alla bella tua persona,al tuo amore, al tuo senno, al tuo giudizio,perch di questi doni, onde sei ricco,tu, come un usuraio, non ti servinella maniera che tabbellirebbee laspetto, e lo spirito, e lamore.Il nobil tratto della tua personanon pi dunimmagine di cerase dissociato dalle qualitche fanno luomo. Il tuo voto damorenon pi dun inutile spergiurose lamore giurato tu luccidi.Lingegno di cui certo sei dotatoe che ti fa degno ornamento al corpoe allinterno sentire, male usato,e dalluno e dallaltro ha preso fuoco,come la polvere della fiaschettadun marmittone alle sue prime armi,dalla miccia della tua maldestrezzae tu ti sei lasciato dilaniare |
dallarma stessa chera a tua difesa.Su, uomo, alzati! La tua Giulietta,per amor della quale poco faeri quasi sul punto di morire,viva, e questo pu farti felice.Tebaldo, vero, ti voleva uccidere,ma vero pure che tu lhai ucciso;ed anche in ci puoi dirti fortunato.La legge, che poteva darti morte,ti si mostrata amica,e ha convertito in temporaneo esiliola tua morte e puoi esserne contento.Sta piovendo, in sostanza, sul tuo capouna pioggia di benedizioni.Fortuna, come vedi, ti corteggia,nel suo pi dovizioso abbigliamento,e tu, come una rozza villanella,screanzata e scontrosa, arricci il nasocol broncio, alla fortuna ed allamore.Bada, Romeo, che chi fa come tefinisce male. Va, dallamor tuo,come daccordo, sali alla sua camera,ed effondile tutto il tuo conforto.Cerca soltanto di non trattenertioltre lorario in cui passa la ronda,o non saprai pi uscire di cittper prendere la strada verso Mantova;l che fisserai la tua dimora,finch non troveremo il buon momentoper render pubblico il tuo matrimonio,implorare dal Principe il perdono,riconciliarti con i tuoi nemici,e farti richiamare dallesiliocon un corteggio di felicitmille doppi pi grande del dolorechoggi accompagna questa tua partenza.Tu va avanti, Nutrice.Saluta a nome mio la tua padronae raccomandale che questa nottemandi a letto pi presto i suoi famigli,che, del resto, vi saran ben disposticoi dispiaceri che tutti han sofferto.Romeo ti seguir. |
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NUTRICE - |
Signore Iddio,sarei rimasta qui tutta la nottead ascoltar tanto saggio parlareEh, listruzione, che gran bella cosa!(A Romeo)Signore, annuncer alla padroncinache state per venire. |
ROMEO - |
Brava, s.E dille ancora, alla dolcezza mia,che si prepari a farmi un gran rabbuffo. |
NUTRICE - |
(Gli d lanello di Giulietta)Ecco, signore, vi do questanello,chella mha detto di darvi, signore.Ma sbrigatevi, che si fa assai tardi! |
(Esce) |
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ROMEO - |
Oh, questo dono mi ravviva in cuoreun senso di conforto e di speranza! |
FRATE LORENZO - |
Va, ora, buona notte; attendi beneper che la tua sorte a ci legata:o riesci ad uscir dalla cittprima dellora che monti la guardia,o parti al far del giorno, travestito.Starai a Mantova. Di tanto in tantoio prender contatto col tuo servos chegli possa tenerti informatose qui accada qualcosa in tuo favore.Dammi la mano. tardi. Stammi bene. |
ROMEO - |
Se il richiamo duna suprema gioianon mi spingesse prepotentementea lasciarti, sarebbe gran doloreaccomiatarmi da te cos in fretta,Frate Lorenzo. Addio. |
(Escono) |
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SCENA IV - Stanza in casa Capuleti |
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Entrano CAPULETO, MONNA CAPULETI e PARIDE |
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CAPULETO - |
Che volete, signore, qui le cosesono corse cos sinistramente,che non abbiamo avuto proprio il tempodi dirne una parola a nostra figlia.Vi dir: era molto affezionataal cugino Tebaldo, come anchio.Purtroppo, siamo nati per moriremolto tardi, ormai. Non scender.Non fosse che per trattenermi qui con voi,anchio starei da una buonora a letto. |
PARIDE - |
Capisco. Son momenti di cordoglio,non certo adatti a discorsi di nozze.Madonna, buona notte;e ricordatemi alla vostra figlia. |
MONNA CAPULETI - |
Lo far; e domani di buonorasapr come la pensa;stanotte tutta immersa nel dolore. |
CAPULETO - |
Comunque posso anticiparvi io stesso,signor Paride, la formale offertadellamor suo, sicuro come sonochella si lascer guidar da mesotto tutti gli aspetti. Intanto, moglie,prima di coricarti, va da leied informala della proffertadamore fatta da mio figlio Paride,ed avvertila - stammi bene attenta -che mercold venturo No, un momento:che giorno oggi? |
PARIDE - |
Luned, signore. |
CAPULETO - |
Luned luned vediamo un poNo, allora troppo presto. Gioved.Le dirai dunque che gioved prossimoella andr sposa a questo nobil conte. |
(A Paride)Sarete pronto, voi?Non vi torna gradita questa fretta?Gran festa non faremo: uno-due amici,una cosa fra noi, in gran riserbo;perch, vedete, essendo s recentela morte di Tebaldo, mio nipote,si potrebbe pensare dalla genteche non ce ne importasse, se ci dessimoad una festa troppo rumorosa.Una mezza dozzina dinvitati,ed tutto. Ma voi che ne pensatedi gioved venturo? Vi sta bene? |
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PARIDE - |
Vorrei che gioved fosse domani,mio signore. |
CAPULETO - |
Daccordo. Andate pure.Allora siamo intesi: gioved.Intanto, tu, prima dandare a letto,moglie, va da Giulietta, a prepararlaper questo giorno del suo matrimonio.Di nuovo, arrivederci, monsignore! |
(Gridando alla servit)Fatemi luce fino alla mia camera,avanti a me, cos cos tardiche fra poco potremo dir che presto!([90]) |
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(Esce) |
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SCENA V - Lorto dei Capuleti |
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ROMEO e GIULIETTA sono in alto, sul balcone |
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GIULIETTA - |
Vuoi gi partire? Lalba ancor lontana.Era dellusignolo,non dellallodola,([91]) il cinguettioche ha ferito pocanzi il trepidantecavo del tuo orecchio. Un usignolo,credimi, amore; lui che canta, a notte,laggi sullalbero di melograno. |
ROMEO - |
No, cara, era laraldo del mattino,lallodola; non era lusignolo.Guarda, amor mio, quante strisce di lucemaligne sfrangiano le rade nuvoleche si dissolvono laggi alloriente.Le faci della notte sono spentee gi saffaccia il luminoso giorno,quasi in punta di piedi,sugli alti picchi brumosi dei monti.Debbo andarmene e seguitare a vivere,o restare e morire. |
GIULIETTA - |
Quel barlume lagginon ancora la luce del mattino.Io la conosco bene: una meteorache il sole irradia e rende luminosaperch ti sia torciere questa nottea illuminarti la strada per Mantova.E per resta. Non devi partire. |
ROMEO - |
Oh, che marrestino pure, muccidano!S cos che tu vuoi, io son felice!Son pronto a dir con te che quel grigiorelaggi non lo sguardo del mattino,ma soltanto un riflesso smorto e pallidodella faccia di Cinzia;([92])e a negare con te che sia lallodola,a martellar gli archivolti del cielocon le sue note, sopra il nostro capo.Lansia di rimanerepi forte di quella di partire.O morte, vieni, e sii la benvenuta!Cos vuole Giulietta, e cos sia!Sei soddisfatta adesso, anima mia?Parliamo pure. Non ancora giorno. |
GIULIETTA - |
giorno, invece, giorno! Ahim, fa presto!Va! lallodola quella che canta,ora, con quel suo verso fuori tono,sforzandolo con aspre dissonanze.Dicono che lallodolasa modulare in dolci variazionile note del suo canto; questa no,perch in luogo di dividere le notein armonia, divide noi.([93]) Lallodola,dicono pure, ha scambiato i suoi occhi,col ripugnante rospo.([94])Che si siano scambiate anche le voci?Perch questa, che va destando il giorno,ci strappa trepidanti dalle braccialuno dellaltro, e mi ti porta via.Vattene, va, si fa sempre pi chiaro. |
ROMEO - |
Sempre pi chiaro in cielo,sempre pi buio dentro i nostri cuori. |
Entra la NUTRICE, affacciandosi e subito ritirandosi |
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NUTRICE - |
Madonna. |
GIULIETTA - |
S? |
NUTRICE - |
La signora tua madresta venendo di qua, nella tua stanza.giorno. Sii prudente. Fa attenzione. |
GIULIETTA - |
E tu, balcone, lascia entrare il giorno,e uscire la mia vita. |
ROMEO - |
Addio! Addio!Ancora un ultimo bacio, e poi scendo. |
(Si baciano. Romeo scende) |
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GIULIETTA - |
E cos te ne vai, amore mio,mio signore, mio sposo, mio amico,mio tutto! Voglio avere tue notizieogni giorno dellora, s, dellora,ci sono molti giorni in un minutoAhim, a contare il tempo in questo modo,chi sa quanti anni avrprima di rivedere il mio Romeo! |
ROMEO - |
Amore, addio! Non perder occasione,che ti possa recare il mio saluto. |
GIULIETTA - |
Oh, pensi che ci rivedremo ancora? |
ROMEO - |
Ne son sicuro. E tutte queste peneci serviranno allora da argomentoper dolci conversari. |
GIULIETTA - |
Oh, Dio! Romeo,quale triste presagio ho in fondo allanima!A vederti l in basso,ho limpressione come di vedertial fondo dun sepolcroO minganna la vista, o tu sei pallido. |
ROMEO - |
E pallida tu appari agli occhi miei,amore mio. Questamarezza acerbasi beve il nostro sangue. Addio! Addio! |
(Esce) |
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GIULIETTA - |
O Fortuna, Fortuna!Se incostante tu sei, come ti dicono,che pu importare a te del mio Romeo,che a tutti noto per la sua costanza?Ma tu mantieniti sempre incostante,Fortuna, cos chio possa sperareche non lo terrai teco troppo a lungo,e presto lo rimanderai da me. |
MONNA CAPULETI - |
(Da dentro)Ehi, oh, figliola Sei ancora in piedi? |
GIULIETTA - |
Chi mi chiama? La mia signora madre?E non ancora a letto, cos tardi?Oppure s gi alzata Cos presto?Che insolita ragione dovr avereper venire da me a questora insolita? |
Entra MONNA CAPULETI |
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MONNA CAPULETI - |
Ebbene, come va ora Giulietta? |
GIULIETTA - |
Non molto bene, direi, madre mia. |
MONNA CAPULETI - |
Piangi ancora per tuo cugino morto?Non crederai di trarlo dalla tombacon le tue lacrime; e se pure fosse,mai lo potresti richiamare in vita.E dunque, datti pace, figlia mia!Il duolo segno di profondo affettose contenuto; ma quando eccessivo,mostra piuttosto poca forza danimo. |
GIULIETTA - |
Lasciate tuttavia chio possa piangereper una perdita tanto sentita. |
MONNA CAPULETI - |
Cos facendo sentirai la perdita,non lamico perduto per cui piangi. |
GIULIETTA - |
Se sento tanto lamico perduto,io non posso che piangerlo per sempre. |
MONNA CAPULETI - |
Ma tu non piangi tanto, figlia mia,per la sua morte, quanto perch saich ancora vivo il vile che lha ucciso. |
GIULIETTA - |
Di che vile parlate? |
MONNA CAPULETI - |
Di Romeo. |
GIULIETTA - |
Fra un vile e lui ci corron molte miglia.Dio gli perdoni! Io lho perdonatocon tutto il cuore; eppure non c uomoche mi laceri il cuore pi di lui. |
MONNA CAPULETI - |
Perch sai che quellempio traditoreancora in vita. |
GIULIETTA - |
vero, madre mia,ed anche perch so che ben lontanodalla portata di queste mie mani.Oh, potessio da sola vendicare,a modo mio, la morte di Tebaldo! |
MONNA CAPULETI - |
Vendicarci sapremo, non temere;perci non piangere, non c ragione.Da una persona che risiede a Mantova,dove quel rinnegato vive al bando,gli far preparare una pozionecos inconsueta da spedirlo subitoa tener compagnia al tuo Tebaldo.E cos spero sarai soddisfatta. |
GIULIETTA - |
Ah, soddisfatta non lo sar maicon Romeo, fino a che non lavr vistomorto, tanto il mio cuore torturatoper un parente.([95]) Se voi, madre mia,riusciste a trovare la personache sia disposta a portargli il veleno,io stessa penserei a prepararlo,s che tosto che labbia trangugiato,Romeo si possa addormentare in pace.Oh, quanto non ripugna a questo cuoreudirne solo pronunciare il nomee non poter far nulla per raggiungerlo,a sfogare lamor per mio cuginosul corpo di colui che me lha ucciso! |
MONNA CAPULETI - |
Tu trova i mezzi, e io trover luomo.Ora per son qui, ragazza mia,per darti pi piacevoli notizie. |
GIULIETTA - |
E ben venga il piacere, madre mia,in un momento triste come questo!Che notizie, di grazia, mia signora? |
MONNA CAPULETI - |
Dunque, dunque, bambina,tu hai un padre tanto premurosoche a sollevarti dalla tua tristezza,tha preparato cos, allimprovviso,una giornata di felicit,che non taspetti, e che nemmeno io stessaavevo mai saputo prevedere. |
GIULIETTA - |
Viene proprio a buon punto. Che giornata? |
MONNA CAPULETI - |
Ecco, figliola: questo gioved,di buon mattino, il giovin conte Paride,quel degno, valoroso gentiluomo,sar felice di farti sua sposanella cappella di San Pietro |
GIULIETTA - |
Ah, no!Per la sacra cappella di San Pietro,per lo stesso San Pietro, non pu esserechei possa farmi l sposa felice!Ma non capisco tutta questa fretta:chio debba maritarmi prima ancorache colui che devesser mio maritosia mai venuto a parlarmi damore!Vi prego, ditelo al mio signor padre:io di sposarmi non ho alcuna voglia,e che quando lavr,giuro, sar magari con Romeo,che pur sapete quanto lo aborrisca,piuttosto che con ParideBella notizia, mavete recata! |
Entra il vecchio CAPULETI con la NUTRICE |
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CAPULETO - |
Quando tramonta il sole,la terra stilla lacrime di guazza;ma piove a catinelle,per il tramonto del povero figliodi mio cognato!([96]) E che, ragazza mia!Saresti diventata una grondaia?Ancora sciolta in lacrime cos?In quella tua minuta personcinami pare di veder raffiguratiuna barca, con mare e vento insieme:negli occhi, che potrei chiamare il mare,c il flusso ed il riflusso delle lacrime;il tuo corpo la barca,veleggiante su e gi per londa salsa,i tuoi sospiri il ventoche si scontra infuriato con le lacrime,e queste a loro volta con il vento.Se qui non interviene una bonaccia,la tempesta ti travolger tutta |
Ebbene, moglie mia, lhai messa a partedi quanto abbiamo deciso per lei? |
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MONNA CAPULETI - |
S, signore, lho fatto.Ti ringrazia, ma non ne vuol sapere.Finir per sposare la sua tomba,la sciocchina! |
CAPULETO - |
Un momento. Dammi il tempo.Il tempo di capire, moglie mia!Come sarebbe: Non ne vuol sapere?E non ci dice grazie?La nostra scelta non la inorgoglisce?Dovrebbe reputarsi fortunata,indegna e immeritevole com,che riusciamo a darle per maritoun s nobile e degno cavaliere! |
GIULIETTA - |
Inorgoglirmi della vostra scelta,no, ma mi sento a voi riconoscentedaverlo fatto. Sentirmi orgogliosadi qualcosa che aborro, non potrei;per quanto possa riuscirmi grataqualcosa che, se pur da me aborrita,mi vien comunque fatta per amore. |
CAPULETO - |
Perbacco, che sofismi, santerella!Che vuol dire orgogliosa s e no,vi sono grata e non vi sono grata?Cocchina mia, risparmiati i tuoi graziee conserva per te le tue superbie;pensa a tenere in forma i tuoi garrettiche ti conducano al fianco di Paridedifilato alla chiesa di San Pietro,o ti ci traggo io sopra un graticcio.([97])Vattene via, clorotica carogna!([98])Fuori, donnucola faccia-di-sego! |
MONNA CAPULETI - |
Evvia! Non sarai mica uscito matto? |
GIULIETTA - |
Padre mio, ve ne supplico in ginocchio,ascoltatemi senza spazientirvi,mentre vi dico solo una parola. |
CAPULETO - |
Impiccati, piuttosto, sgualdrinella!Sciagurata ribelle! Ascolta bene:o tu ti rechi in chiesa gioved, |
o non mi comparire pi davanti!E basta, non parlare, non discutere,che gi mi sento prudere le mani!E noi che abbiam creduto, moglie mia,dessere stati poco favoritidalla grazia di Dio,perch ci ha dato solo questa figlia!Ora maccorgo come anche questunaci sia di troppo, e che laverla avutasia stata solo una maledizione!Che si tolga dai piedi, miserabile! |
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NUTRICE - |
La benedica invece Dio ch in cielo!Avete torto a trattarla cos,signore mio. |
CAPULETO - |
Oh, eccola anche lei,Donna Saggezza! Tien la lingua a posto,tu, Madama Prudenza,o vattene a ciarlar con le comari! |
NUTRICE - |
Gesummaria, che avr detto di male? |
CAPULETO - |
Che Dio ti danni! |
NUTRICE - |
Non si pu parlare? |
CAPULETO - |
Devi star zitta, sciocca borbottona.Vattene a sciorinar le tue sentenzecon le comari, tra un bicchiere e laltro,allosteria. Qui non ce n bisogno. |
MONNA CAPULETI - |
Mi pare che ti stai scaldando troppo. |
CAPULETO - |
Ma ci esco pazzo, per la Santa Pisside!Il mio solo pensiero, giorno e notte,ogni ora ed ogni istante, nel lavoro,nel gioco, sempre, solo, in compagnia,stato di vederla maritata;ed ora che le abbiamo procuratoun signore di nobile prosapia,bene in sostanze, giovane, educato,di maniere squisite e, come dicono,imbottito deccelse qualit,quante si possano desiderarein un uomo, la povera sciocchinache non buona ad altro che a frignare,questa piagnucolosa bamboccetta,cui la fortuna reca questo dono,risponde: Non ho voglia di sposarmi, |
Io non so amare, Sono troppo giovane,Vi prego di scusarmi e via di seguito!S, s, vedrai come sapr scusartise mi ricuserai questo partito!A brucar lerba andrai, dove ti pare,a casa mia tu non ci resti pi.Pensaci: non son solito scherzare.Pensaci: gioved non lontano.Mano sul cuore, medita e rifletti:se pensi ancora dessere mia figlia,io ti dar per moglie a questo amico;altrimenti va pure ad impiccarti,ad elemosinare per la strada,a crepare di fame e di miseria,perch, sulla mia anima,ti disconoscer come mia figlia,e nulla avrai di quello che possiedo.Tho parlato sul serio. Ora rifletti.Son fermo a mantenere la parola. |
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(Esce) |
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GIULIETTA - |
Non c lass piet, fra quelle nuvole,che veda nel profondo la mia pena?O dolce madre mia, non mi scacciate!Vogliate rinviare queste nozzedi un mese, di una sola settimana;o preparatemi il letto nuzialedentro la stessa tomba di Tebaldo. |
MONNA CAPULETI - |
Non mi dire pi nulla. Non rispondo.Fa come vuoi, perch con te ho finito. |
(Esce) |
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GIULIETTA - |
Oh, Dio, nutrice mia, dimmelo tu,come si pu impedire tutto questo?Il mio sposo quaggi, su questa terra,ma la fede che gli ho giurato in cielo.Come pu quella fedetornare sulla terra,se non sar il mio sposoa rendermela lui stesso dal cielo,abbandonata che avr questa terra?([99])Confortami, consigliami, nutrice.Ahim, com possibileche il cielo tenda tutte queste insidie |
a unumile creatura come me?Che dici? Sai trovare una parolache mi riporti almeno un po di gioia?Nutrice mia, dammi un po di conforto. |
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NUTRICE - |
Eccola, la parola di conforto:Romeo, si sa, bandito da Verona,ed io scommetto il mondo contro nulla,che non oser mai tornare quia reclamarti; e se pure lo osasse,dovr farlo comunque di nascosto.Cos stando le cose, figlia mia,credo che sia per te miglior partitosposare il conte Paride. un bel giovane!Romeo, al suo confronto, uno straccetto.Non ha laquila un occhio cos verde,([100])cos vivace e bello come Paride!Che il diavolo si prenda la mia anima,sio non penso che questo matrimonio,figliola mia, sia per te gran ventura,di gran lunga migliore del tuo primo;e, se pur non lo fosse,vero che lattuale tuo maritonon morto, ma come se lo fosse,ch, bench vivo, non ti serve a nulla. |
GIULIETTA - |
Parli col cuore? |
NUTRICE - |
Col cuore e con lanima;e maledetti siano luno e laltra,se non vero. |
GIULIETTA - |
Cos voglia Iddio.([101]) |
NUTRICE - |
Che vuoi intendere con ci, figliola? |
GIULIETTA - |
Che mhai ben consigliata e confortata.Va dentro e di alla mia signora madreche, dispiaciuta daver dato cruccioa mio padre, io vo da Fra Lorenzoper confessarmi e per esserne assolta. |
NUTRICE - |
Oh, brava! Vado subito, perbacco!Ecco una cosa fatta con giudizio. |
(Esce) |
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GIULIETTA - |
Vecchia dannata, schifoso demonio!Io non so sella faccia pi peccatoa voler far di me una tal fedifraga,o a coprir di dileggio il mio signore,con quella stessa lingua con la qualeme lha esaltato diecimila volte,ponendolo al di l dogni confronto.Vattene pure, consigliera mia!Tu ed il cuore mio, da questo istante,non avete pi nulla di comune.Andr a trovare il frate,per sentire da lui quale rimediosappia mai suggerirmi a tutto questo.Se mi verr a mancare ogni altro mezzo,uno in potere mio ce lho: la morte! |
(Esce) |
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ATTO QUARTO |
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SCENA I - La cella di Frate Lorenzo |
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Entrano FRATE LORENZO e PARIDE |
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FRATE LORENZO - |
Gioved, dite? Non c molto tempo. |
PARIDE - |
Questa la volont del Capuleto,il mio futuro suocero, e per me,non avrei n motivo dindugiare,n di frenare questa sua premura. |
FRATE LORENZO - |
Mavete confessato, tuttavia,di non sapere quale sentimentoha per voi la ragazza; e un tal procederenon mi sembra normale. Non mi piace. |
PARIDE - |
Ma lei non fa che lacrimare e piangerela morte di Tebaldo, suo cugino,e perci non ho avuto molto tempoper corteggiarla e parlarle damore;e Venere, si sa, non pu sorriderein una casa dentro cui si piange.Ora, frate, si d che il padre suostimi che alla salute della figliasia pernicioso chella resti immersacos profondamente nel cordoglio;sicch nella paterna sua saggezzavuole affrettare lora delle nozze,per arginarle londa delle lacrime,che sarebbe da lei allontanata,se non restasse sola con se stessaa macerarsi con il suo dolore.Ora sapete perch tanta fretta. |
FRATE LORENZO - |
(Tra s)Cos non conoscessi la ragioneper cui dovrebbe invece esser frenata! |
Entra GIULIETTA |
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PARIDE - |
Felice dincontrarvi,mia signora e mia sposa! |
GIULIETTA - |
Cos potr forse essere, signore,se sposa potr essere. |
PARIDE - |
Perch?Cos potr, mia cara, anzi dovressere appunto gioved mattina. |
GIULIETTA - |
Sar quel che ha da essere, s, certo.Sacra massima questa: non c dubbio. |
PARIDE - |
Siete venuta qui per confessarvida questo santo padre? |
GIULIETTA - |
Darvi risposta a una tale domanda,sarebbe come confessarmi a voi. |
PARIDE - |
Non gli nasconderete che mi amate. |
GIULIETTA - |
Voglio piuttosto confessare a voidi amare lui. |
PARIDE - |
E a lui di amare me,ne son certo. |
GIULIETTA - |
Se mai dovessi farlo,la cosa avrebbe certo pi valore,voi assente, che non a voi dinanzi. |
PARIDE - |
Il tuo volto, mia povera creatura,sciupato dal troppo lacrimare. |
GIULIETTA - |
Un bel meschino vanto, per le lacrime;ch il mio viso era gi abbastanza bruttoavanti di subire il loro oltraggio. |
PARIDE - |
E tu gli rechi, con le tue parole,un oltraggio maggiore delle lacrime. |
GIULIETTA - |
Dire la verit, non calunnia;e, dopo tutto, questo volto mio. |
PARIDE - |
No, esso mio, e tu lhai calunniato. |
GIULIETTA - |
Forse avete ragione a dir cos,perch infatti non appartiene a me. |
(A Frate Lorenzo) |
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Padre santo, vi vien comodo adesso,per confessarmi, o volete chio torniallora di compieta? |
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FRATE LORENZO - |
Adesso, adesso, angustiata figliola. |
(A Paride) |
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Monsignore, con vostro beneplacito,dobbiamo restar soli per un po. |
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PARIDE - |
Dio mi guardi dallesser di disturboalle pratiche della divozione.Giulietta, gioved, di buon mattinoverr a svegliarti. Fino a quel momentoaccetta un casto bacio. Arrivederci. |
(Esce) |
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GIULIETTA - |
Frate Lorenzo, ah!, chiudi quella porta,e dopo vieni a piangere con me!Non v speranza pi, non v rimedio,nessuno che mi possa dare aiuto! |
FRATE LORENZO - |
Ah, Giulietta, conosco la tua pena;mi strazia pi di quanto le mie forzesappian tenere. Ho udito: giovedtu devi andare sposa a questo conte,non c santo che possa ritardarlo. |
GIULIETTA - |
Ah, non mi dire, frate, che lo sai,e non sai cosa fare ad impedirlo!Se nella tua saggezzanon riesci di darmi alcun soccorso,non ti resta che riconoscer giustala mia risoluzione, e questa lamavi porr subito rimedio, adesso.Dio ha legato il cuore di Romeoa quello mio, e tu le nostre mani:ebbene, prima che questa mia manoche suggellasti a quella di Romeosia suggello dun altro matrimonio,e prima che un infame tradimentorivolga il cuore mio verso un altruomo,questo coltello dar morte a entrambi.([102])Perci mi dia la tua lunga esperienzaqualche pronto consiglio; se no, guarda,questo pugnale la far da arbitrofra me e lestreme mie tribolazioni,e sapr lui risolvere dun colpoquello che la tua et e la tua scienzasaranno stati incapaci di addurread una degna e giusta conclusione. |
Parlami, senza remore;ch remora([103]) io non avr a morire,se offrirmi non sapr la tua parolanessun altro possibile rimedio. |
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FRATE LORENZO - |
Calma, calma, figliola;un filo di speranza io lintravvedo,ma tale che richieder da teuna messa ad effetto disperata,cos com disperato leventoche vogliam prevenire.Per se tu hai forza e volontdi procurarti morte da te stessa,piuttosto che sposare il conte Paride,forse potrai sentirti anche disposta,per scacciare da te quella vergogna,ad esporre te stessa ad una provache con la morte ha molta somiglianza.E dunque, se ti senti un tal coraggio,io sono qui ad offrirti il mio rimedio. |
GIULIETTA - |
Oh, piuttosto che andare sposa a Paride,dimmi anche di precipitarmi gida quella torre, o dandarmene solaper le strade battute dai ladroni;o dappiattarmi in un nido di serpi,o di restare, legata in catene,con degli orsi ruggenti;o di rimaner chiusa nottetempoin un ossario pieno zeppo dossatutte sinistramente scricchiolanti,di stinchi umani marci imputriditi,di teschi sganasciati ed ingialliti;o di calarmi in fondo duna fossaappena mo scavata, e ricoprirmidello stesso sudario di quel morto:tutte cose che, a udirle raccontare,mhan sempre fatto morire di brividi,e che adesso son pronta ad affrontaresenza paura, senza esitazione,pur di restare la sposa illibatadellunico dolcissimo amor mio. |
FRATE LORENZO - |
Allora senti: adesso torna a casa,cerca di darti unaria spensierata,e accetta di sposare il conte Paride.Domani, mercold, la vigilia: |
domani notte devi fare in mododi restar a dormire sola in camera,senza tenerti con te la nutrice.Toh, prendi questa fiala; e appena a letto,bevi il liquido in essa contenuto;ti sentirai fluire nelle venesubito un freddo umore soporifero;il polso perder il normale ritmo,cessando a poco a poco di pulsare.Non rester calore, n respiroa dar segno che sei ancora in vita.Il roseo sulle labbra e sulle gotesi stinger fino a farsi pallore,come color di cenere; le palpebresabbasseranno, come quando mortecala a chiudere il giorno della vita.Le membra, prive dogni movimento,irrigidite, gelide, indurite,prenderanno laspetto della morte;ed in questa mortal rigidit,che sar solamente artificiale,tu resterai per quarantadue ore,dopodich tornerai a svegliarticome da un sonno placido e tranquillo.Ma quando, allalba, giunger lo sposoper farti alzare, ti creder morta;allora, com duso nel paese,vestita dei tuoi abiti pi belli,e distesa scoperta nella bara,sarai portata nellantica criptadove giacciono tutti i Capuleti.Intanto, prima che tu sia ridesta,Romeo, saputo del nostro disegnoda un mio messaggio, sar giunto quiad attender con me il tuo risveglio,e nella stessa notte di domanipotr condurti a Mantova con lui.Cos, se nessun ticchio subitaneo,se nessun panico da femminucciala vinceranno sopra il tuo coraggioallatto di eseguire questo piano,tu ti potrai sottrarre alla vergognache ti minaccia. |
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GIULIETTA - |
Dammi, dammi qua!Oh, non parlarmi, padre, di paura! |
FRATE LORENZO - |
Ecco, prendi. Ora va. Rimani fermae serena nella tua decisione.Io mando in fretta un mio fratello a Mantovacon una lettera per tuo marito. |
GIULIETTA - |
Amore, dammi forza; la tua forzasar il mio aiuto. Caro padre, addio! |
(Escono) |
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SCENA II - Stanza in casa Capuleti |
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Entrano CAPULETO, MONNA CAPULETI, la NUTRICE e due SERVI |
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CAPULETO - |
(A un servo, porgendogli un foglio)Vammi a invitare tutte le personeche sono scritte qui. |
(Esce il 1 servo - Al 2 servo)E tu, messere,vammi a cercare venti buoni cuochi. |
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2 SERVO - |
Non ne avrai uno che non sia perfetto;perchio, signore, li esamino prima:guardo se sanno leccarsi le dita. |
CAPULETO - |
E con questo che provi? |
2 SERVO - |
Eh, monsignore,non provetto cuoco di mestiere,quello che non si sa leccar le dita;perci chi non si sa leccar le ditacon me non verr mai a lavorare. |
CAPULETO - |
Bravo. Va, adesso. Ho paura che in casanon avremo provviste sufficienti |
(Alla Nutrice) |
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Mia figlia andata poi da Fra Lorenzo? |
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NUTRICE - |
S, certo. |
CAPULETO - |
Beh, pu darsi che le giovi.Che creatura ostinata, dispettosa! |
Entra GIULIETTA |
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NUTRICE - |
Eccola qua che torna. Confessata:guardate che aria allegra. |
CAPULETO - |
Dunque, dunque,dove stata la nostra testadura? |
GIULIETTA - |
Dove ho imparato come ravvedermidel peccato daperta ribellionea voi ed alle vostre volont;il buon Frate Lorenzo mha ordinatodinginocchiarmi qui, davanti a voi,e domandarvi un paterno perdono.Vogliate perdonarmi, vi scongiuro!Dora innanzi mi lascer guidaresolo da voi. |
CAPULETO - |
(Alla moglie)Manda a chiamare il conte.Anzi, vacci tu stessa di persona,digli che voglio che questo legamevenga annodato domattina presto. |
GIULIETTA - |
Lho gi incontrato io, il giovin conte,era alla cella di Frate Lorenzo,e gli ho dato la prova daffezioneche potevo, e che l si convenivaentro i limiti della pudicizia. |
CAPULETO - |
Ah, son contento. Brava. Molto bene.Alzati, su. Cos doveva andare.Voglio vedere il conte, eh, s, perbacco.Vacci, ho detto, e conducimelo qui.Ed ora, lo dichiaro avanti a Dio,tutta Verona devessere grataa questo santo e venerando frate! |
GIULIETTA - |
Nutrice, vuoi venir nella mia cameraad aiutarmi a sceglier gli ornamentipi adatti al mio vestito di domani? |
MONNA CAPULETI - |
Ma fino a gioved c ancora tempo. |
CAPULETO - |
No, no, nutrice, va pure con lei,perch domani stesso si va in chiesa. |
(Escono Giulietta e la Nutrice) |
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MONNA CAPULETI - |
Piuttosto, siamo a corto di provviste.E ormai quasi notte. |
CAPULETO - |
Macch, moglie!Ora ci penso io a darmi attorno,e vedrai che sar tutto per bene.Va da Giulietta, e aiutala a vestirsi. |
Io, stanotte, a dormire non ci vado.Tu lascia fare a me; per una voltafar io da massaia in questa casaEhi, gente, oh! Com, son tutti fuori?Ebbene, vado io dal conte Paride,a dirgli di disporsi per domani.Mi sento il cuore assai pi sollevato,ora che quella bimba capricciosaha cos messo la testa a partito. |
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(Esce) |
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SCENA III - La camera da letto di Giulietta |
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Entrano GIULIETTA e la NUTRICE |
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GIULIETTA - |
S, quello l il vestito pi adattoMa ti prego, nutrice, sii gentile,stanotte proprio vorrei restar sola;ho gran bisogno di raccoglimentoper pregar molto e commuovere il cieloperch sorrida benigno al mio stato,ch cos contrariato, come sai,e pieno di peccato. |
Entra MONNA CAPULETI |
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MONNA CAPULETI - |
Ebbene, donne,siete occupate, eh? Volete aiuto? |
GIULIETTA - |
No, grazie, madre. Abbiamo scelto tuttoquanto era necessario e convenientepel mio abbigliamento di domani.Perci, se non vi spiace, madre mia,consentite che io, per questa notte,rimanga sola, e che la mia nutriceresti con voi, perch sicuramente,avrete da sbrigare molte coseper un evento cos improvvisato. |
MONNA CAPULETI - |
Va bene, buona notte, figlia mia.Mettiti a letto; ce navrai bisogno. |
(Escono Monna Capuleti e la Nutrice) |
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GIULIETTA - |
Addio! Dio sa quando ci rivedremoSento scorrermi per le vene un tremitodi paura, non so, che mi d il senso |
di raggelarmi il calor della vitaLe richiamo, per sollevarmi un poNutrice! Gi, ma che farebbe, qui?Per recitar la mia macabra scenadevo agire da sola Vieni, o fiala!E se per caso, poi, questa misturanon dovesse produrmi alcun effetto?Dovr sposarmi domattina? No!Ci sar sempre questo ad impedirlo! |
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(Prende un pugnale e se lo pone accanto) |
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Tu resta qui E se fosse un velenoche il frate mha somministrato apposta,astutamente, per farmi morire,e non sentirsi lui disonoratoper queste nozze, essendo stato luia maritarmi prima con Romeo?Ho paura che sia proprio cosEppure, no, a pensarci, non pu esseres dimostrato sempre un tal santuomoMa che succeder, Vergine Santa,se, messami a giacer nella mia tomba,mi dovesse accadere di svegliarmiavanti che Romeo venga a salvarmi?Ah, che dubbio terribile mai questo!Non potr rimanere soffocatain quella tetra sotterranea volta,attraverso la cui fetida boccanon entra un filo daria salutare,e, prima ancor che giunga il mio Romeo,l morire asfissiata? E se sto viva,non pu darsi che la notturna tenebrae lorrido pensiero della mortee il terrore del luogo - quella criptaantico sotterraneo ricettacolodove lossa di tutti gli avi mieiper secoli si sono ammonticchiate;dove Tebaldo, ancora sanguinante,che pocanzi era verde sulla terra,simputridisce gi nel suo sudarioe dove a una certora della notte,come dicono, appaiono gli spiritiohi! ohi! se mi svegliassi innanzi tempo,che potrebbe succedere di me,in mezzo a quel nauseabondo lezzoed a stridii che paion di mandragolequando sono divelte dalla terra, |
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e che fanno impazzire chi li ascolta?([104])Oh, Dio, se mi svegliassi in quel momento,circondata da tutti quegli orrori,non rischierei duscire fuor di senno,da mettermi a giocare, come pazza,con lossa dei miei avi?Ed a strappar dal suo lenzuolo funebreil martoriato corpo di Tebaldo?E in questo eccesso di pazzia furiosabrandire un osso di qualche antenato,e con quellosso, a guisa duna clava,farmi schizzar le spente mie cervella?Oh, ecco, ecco, chio vedo lo spettrodi mio cugino che insegue Romeoche lha infilzato No, ferma, Tebaldo!Eccomi a te, Romeo. Lo bevo a te. |
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(Ingerisce il contenuto della fialae cade riversa sul letto) |
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SCENA IV - La sala grande di casa Capuleti |
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Entrano MONNA CAPULETI e la NUTRICE |
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MONNA CAPULETI - |
Tieni Nutrice, prendi queste chiavie va di l a cercar delle altre spezie. |
NUTRICE - |
In cucina, per la pasticceria,chiedono datteri e mele cotogne. |
Entra CAPULETO |
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CAPULETO - |
Muovetevi! Muovetevi! Due volteha gi cantato il gallo. La campanadel coprifuoco ha suonato:([105]) son le tre.Tu, mia buona Angelica,([106])provvedi per le torte e gli sfornati,e non badare a spese. |
NUTRICE - |
Andatevene a letto voi, piuttosto,smettete di rubar laltrui mestiere:se ancor restate in piedi tutta nottedomattina vi sentirete male. |
CAPULETO - |
Mi sentir benissimo, al contrario.Per men gravi ragioni,son stato in piedi notti sopra notti,al mio tempo, e non son mai stato male. |
MONNA CAPULETI - |
Eh, certo, che sei stato un gran gattone([107])ai tempi tuoi! Ma adesso ci son ioa badar che non fai certe nottate! |
(Escono Monna Capuleti e la Nutrice) |
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CAPULETO - |
Ora c lei, Madama La Gelosa! |
Entrano SERVI con spiedi, legna e canestri |
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Che cos quella roba, giovanotto? |
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1 SERVO - |
roba per il cuoco, monsignore;ma a che serva, non so. |
CAPULETO - |
Presto, sbrighiamoci. |
(Esce il 1 Servo) |
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Tu, amico, va a cercare della legna,ben secca e stagionata. Chiama Pietro,ti dir lui dove potrai trovarla. |
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2 SERVO - |
Ho anchio, signore, un capo sulle spallecapace di trovare legna seccasenza bisogno di seccare Pietro. |
CAPULETO - |
Toh, sentilo, il faceto birboncello!Ti chiameremo allora coccia secca!Oh, ma qui si fa giorno,e fra non molto il Conte sar quicoi musicanti, come aveva detto |
(Musica di dentro) |
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Eccoli, infatti, arrivano!Nutrice! Moglie! Ol, moglie, nutrice! |
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Entra la NUTRICE |
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(Alla Nutrice)Va a svegliare Giulietta,e aiutala a vestirsi e ad abbigliarsi.Io vado intanto a intrattenere Paride.Ma vedi di sbrigarti. Presto! Presto!Lo sposo gi venuto. Presto, dico! |
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(Escono) |
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SCENA V - La camera di Giulietta |
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Giulietta distesa sul letto |
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Entra la NUTRICE |
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NUTRICE - |
Padroncina! Padrona! Su, Giulietta!Perbacco, se la dorme della grossa!Sveglia, agnellino mio, madamigella!Ah, dormigliona! Sveglia, dico, amore!Signora, cuore mio, signora sposa!Come sarebbe perch non rispondi?Ho capito, vuoi farti la provvista.Vuoi dormire per una settimana;perch stanotte, te lo garantisco,il conte gi riposa sullideadi farti riposare molto poco.Dio mi perdoni, Vergine Santissima,certi pensieri Ma che sonno duro!Per debbo svegliarla, ad ogni costo.Madamigella, su, madamigella!S, s, fatti trovare ancora a lettodal conte Paride, vedrai che svegliati dar lui allora, e che spavento!Oh, no! Ma come mai! Tutta vestita?Ti sei vestita, e poi di nuovo a letto?Eh, ma bisogna proprio che ti svegli.Signora, su signora, su, signora!Oh, Dio! Oh, Dio! Aiuto! Aiuto! Aiuto!La mia padrona morta! Oh, che disgrazia!Oh, non fossi mai nata! Ohil, voialtri!Dellassenzio! Signore mio! Signora! |
Entra MONNA CAPULETI |
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MONNA CAPULETI - |
Che sono queste grida? |
NUTRICE - |
Oh, che disgrazia! |
MONNA CAPULETI - |
Che c, che stato? |
NUTRICE - |
Guardate! Guardate!O giorno maledetto! |
MONNA CAPULETI - |
Oh, me infelice!Misera me! bambina mia! Mia vita!Torna in vita, riapri gli occhi, guardami,o chio muoio con te! Soccorso! Aiuto!Chiamate aiuto! |
Entra il CAPULETO |
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CAPULETO - |
Che vergogna questa?Fate scender Giulietta. Il suo signoregi arrivato. |
NUTRICE - |
Ma Giulietta morta! |
CAPULETO - |
Lasciate che la veda Oh, Dio! Gi fredda.Fermo il polso, le membra irrigidite,la vita e queste labbra son disgiunteda un pezzo; scesa su di lei la morte,come una brina fuori di stagionesul fiorellino pi dolce del campo. |
NUTRICE - |
Oh, sciagurato giorno! |
MONNA CAPULETI - |
Ah, che dolore!La morte, che me lha portata viaper farmi urlare, mi lega la linguae non mi fa parlare. Ah, che dolore! |
Entrano FRATE LORENZO e PARIDE, con musici |
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FRATE LORENZO - |
Allora pronta la nostra sposinaper recarsi in cappella? |
CAPULETO - |
Pronta, s,Frate Lorenzo, ahim,ma per non fare di l pi ritorno! |
(A Paride)Figlio, la notte avanti alle tue nozzela Morte s giaciuta con tua moglie.Eccola l distesa: un vago fioredeflorato dal suo funesto amplesso.la morte il mio genero, oramai,essa il mio erede: ha sposato mia figlia;e a lei dovr lasciare, in morte mia,sostanze, vita, beni: tutto suo. |
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PARIDE - |
Ho dunque atteso tanto questo giornoperch moffrisse un simile spettacolo? |
MONNA CAPULETI - |
Oh, giorno maledetto, sciagurato,odioso, abominevole! O momentoil pi atroce che il tempo abbia mai vistonel corso delleterno suo cammino!Io non avevo che questa creatura,povera, sola, adorata bambina,unica cosa al mondo della qualepotessi compiacermi e consolarmi,e la morte crudele lha strappataagli occhi miei! |
NUTRICE - |
O giorno di sventura,il pi tristo ch'io abbia mai vissuto!O giorno, giorno, detestato giorno!Mai vidi giorno pi nero di questo.O disgraziato, disgraziato giorno! |
PARIDE - |
Tradito, divorziato, contrastato,coperto di disprezzo, assassinato!Morte esecrabile, tu mhai tradito,rovinato per sempre, crudelissima!O amore! O vita! No, non c pi vita,e sol riposto nella morte amore!([108]) |
CAPULETO - |
Oppresso, disprezzato, torturato,odiato, ucciso! O sorte sciagurata,hai voluto distruggere cosla nostra festa! Figlia, figlia mia!Anima, pi che figlia, anima mia!Morta! La mia bambina non c pi,e con lei sepolta ogni mia gioia! |
FRATE LORENZO - |
Pace, pace, signori!Non si curano i mali coi lamenti.([109])Il cielo e voi aveste parte insiemea far questa fanciulla,ed ora il cielo lha tutta per s;ed meglio per lei che sia cos:voi non potreste togliere alla mortela parte vostra, il ciel serba la sua, |
e la mantiene nella vita eterna.Non era vostra somma aspirazioneil vederla salir sempre pi in alto,e trovar nella sua elevazioneil vostro paradiso sulla terra?Ed ora che salita tanto in alto,oltre le nubi, al vero paradiso,voi piangete? Se questo lamor vostroper vostra figlia, un amore distortoperch impazzisce a saperla felice.Ben maritata non quella donnache vive a lungo in stato maritale;meglio sposata quellache morte coglie ancor giovane sposa.Asciugate perci le vostre lacrimee cospargete questa bella salmadi rosmarino,([110]) e portatela in chiesa,vestita delle sue pi belle vesti,com luso; ch se pur la natura,sensibile com, ci spinga al pianto,le lacrime che muove la naturason motivo di riso alla ragione. |
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CAPULETO - |
Tutti i preparativi da noi fattiper la festa, distratti dal lor fine,servano adesso a un tetro funerale;siano i nostri strumenti musicalimeste campane; sia funerea pompala nuziale allegria; nenie di mortesiano i nostri imenei; servano i fioridella sposa ad ornarne il cataletto:ogni cosa si muti nel suo opposto. |
FRATE LORENZO - |
Vogliate ritirarvi, ora, signore;e voi con lui, signora; ed anche voi,signor Paride; ognuno si preparia scortar questa salma alla sua tomba.I cieli gi vi guardano accigliatiper qualche vostra colpa; state attentia non accrescere il loro dispettoribellandovi al loro alto volere. |
(Escono Capuleto, Monna Capuleti, Paride e Frate Lorenzo - La Nutrice e i Musici cospargono di fiori il letto di Giulietta e ne tirano le cortine del baldacchino) |
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1 MUSICO - |
Beh, possiamo riporre gli strumentie andarcene. |
NUTRICE - |
S, certo, brava gente,ah!, riponeteli, s, riponeteli,perch potete vederlo voi stessiche miserevole vicenda questa,che ci ha lasciato un vuoto doloroso. |
(Esce) |
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1 MUSICO - |
(Indicando il suo stomaco)S, ma al vuoto si pu porre rimedio.([111]) |
Entra PIETRO |
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PIETRO - |
Musici, oh!, non ve ne andate, musici!Suonate, per favore, Cuor contento,se mi volete dare un po di vita,suonate Cuor contento, per favore!([112]) |
1 MUSICO - |
Cuor contento? Perch? |
PIETRO - |
Oh, musicanti,perch il cuore mi suona Cuore in pianto;perci suonatemi un motivo allegro,per confortarmi. |
1 MUSICO - |
Ma nemmen per sogno!Non questo il momento di far musica. |
PIETRO - |
Non volete suonare, allora? |
1 MUSICO - |
No! |
PIETRO - |
E allora ve lo suono io. |
1 MUSICO - |
Che cosa? |
PIETRO - |
Non denaro sonante, certamente;ma vi suoner in faccia uno sberleffo:quello di menestrelli strimpelloni. |
1 MUSICO - |
E io a voi quello di zerbinotto.([113]) |
PIETRO - |
E io far suonare la mia dagadi zerbinotto sopra la tua zucca,e senza pause, ed a battute pieneti do del re e del fa. Prendine nota! |
1 MUSICO - |
Sei tu che devi prenderla, la nota,se dici che ci dai del re e del fa.([114]) |
2 MUSICO - |
Metti via quella daga, per favore,e tira fuori invece un po di spirito. |
PIETRO - |
Allora state in guardia, col mio spirito,se rimetto nel fodero la daga:uno spirito duro come il ferro.Rispondete da uomini ai suoi colpi: |
Quando un dolore ti ferisce il cuore,e dolorose nenie opprimon lanima,la musica col suo suono dargento |
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Ecco: perch col suo suono dargento?Come rispondi tu, Simon Cantino?([115]) |
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1 MUSICO - |
Chiaro: perch largento ha un dolce suono. |
PIETRO - |
Buona! E tu che rispondi, Ugo Ribeca? |
2 MUSICO - |
Dico vediamo un po: suono dargento,perch i musici suonan per largento. |
PIETRO - |
Buona anche questa! Sentiamo ora te,Giacomino dellAnima, che dici? |
3 MUSICO - |
In coscienza, non so proprio che dire. |
PIETRO - |
Ah, scusami! Tu sei quello che canta!Vuol dire che rispondo io per te.Si dice musica dal suon dargentoper via che i musici, in generale,non sentono suonar monete doro, |
E allor la musica dal suon dargentofa loro subito il cuor contento. |
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(Esce) |
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1 MUSICO - |
Che mariuolo pestifero costui! |
2 MUSICO - |
Impiccatelo, pezzo di furfante!Andiamo, adesso, passiamo di l,aspetteremo che venga la genteche dovr prender parte al funerale,([116])e resteremo qui pel desinare. |
(Escono) |
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ATTO QUINTO |
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SCENA I - Mantova, una strada |
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Entra ROMEO |
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ROMEO - |
Se debbo prestar fedealle illusorie realt del sonno,i miei sogni mi fanno presagirequalche felice nuova a breve termine.Il tiranno signore del mio cuore([117])se ne sta assiso allegro sul suo trono,e da stamane un insolito spiritomi tien sospeso in giocondi pensieri.Ho sognato come sio fossi morto,e la mia donna venisse da me- strano sogno, che fa pensare un morto! -e infondere, coi baci,un tal soffio di vita alle mie labbra,chio risorgevo e mi sentivo un Cesare.Ah, com dolce il possesso damore,sanche sol la sua ombras ricca di gioia apportatrice! |
Entra BALDASSARRE |
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Oh, ecco le notizie da Verona!Hai lettere dal frate, Baldassarre?Che fa mia moglie? Sta bene mio padre?Ebbene, come sta la mia Giulietta?Te lo chiedo per la seconda volta,perch sella sta bene,non c nulla per me che vada male. |
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BALDASSARRE - |
Allora ella sta bene, e non c nullache vada male. Il corpo suo riposanel sepolcreto della sua famiglia,([118])e quello che di lei era immortalevive cogli angeli. Lho vista io stessodistesa nella cripta sotterraneadei Capuleti, e son partito subitoper venirvelo a dire. Oh, perdonatemise vi reco un annuncio s ferale,ma siete stato voi a incaricarmene. |
ROMEO - |
Ah, davvero cos?E allora, stelle, stanotte vi sfido!Baldassarre, tu sai dovio dimoro;cercami inchiostro e carta,e vammi a noleggiare due cavalli.([119])Voglio partire subito stanotte. |
BALDASSARRE - |
Calmatevi, signore, vi scongiuro.Siete pallido in viso, stralunato,e mi fate temer qualche altro guaio. |
ROMEO - |
Che! Che! Tinganni. Lasciami qui solo,e fa quel che tho detto. Fra Lorenzonon tha dato per me nessun messaggio? |
BALDASSARRE - |
No, nessuno, signore. |
ROMEO - |
Non importa.Va subito e noleggiami i cavalli.Io ti raggiunger immediatamente. |
(Esce Baldassarre) |
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Giulietta, giacer con te stanotte.Vediamo come procurarci il mezzo.O perdizione, come tu sei lestaa entrare nei pensieridun uomo in preda alla disperazione!Mi viene appunto in menteche dovrebbe abitare qui nei pressiuno speziale; tempo fa lho vistoche, vestito di stracci e torvo in viso,saggirava qui intorno, allampanato,ridotto pelle e ossa dalla fame,a coglier semplici ed erbe diverse.Dentro la squallida sua bottegucciaera appesa una grossa tartarugaaccanto a un coccodrillo imbalsamato,e pelli di diversi brutti pesci;e tuttintorno, su degli scaffali,unaccozzaglia di scatole vuote,vasi di terracotta color verde,vesciche enfiate e sementi ammuffite,spaghi e pasticche di rosa caninarinsecche e tutte forate dai tarli;il tutto sparso qua e l alla meglio,come messo a far mostra. |
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Davanti a tal miseria, mi son detto:se uno abbisognasse dun veleno,la cui vendita a Mantova vietata,anzi punita fino con la morte,qui vive un miserabile pitoccoche glielo venderebbe Quel pensieroprecorreva lattuale mio bisogno:perch adesso questuomo,bisognoso com da parte sua,deve vendermi proprio quel veleno.Dovrebbe abitar qui, se ben ricordo.Ma oggi festa, e la bottega chiusa. |
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(Chiama)Ehi, ho, speziale! |
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Entra lo SPEZIALE, uscendo da casa |
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SPEZIALE - |
Chi grida cos? |
ROMEO - |
Senti, bravuomo. Vedo che sei povero.Ho qui quaranta ducati per te:procurami una dose di veleno,ma qualcosa deffetto cos rapidoche si diffonda subito nel sanguee chi lo assuma, stanco di campare,cada subito, l, morto stecchito,e il corpo gli si svuoti del suo fiatocon la violenza e la rapiditcon cui esce la polvere da sparo,accesa, dalla bocca dun cannoneseminator di morte. |
SPEZIALE - |
Quella droga, signore, io ce lho,e micidiale. Ma la legge a Mantovapunisce con la morte chi la vende. |
ROMEO - |
E tu, tu hai paura di morire,miserabile e nudo come sei?Sulle tue guance si legge la fame,negli occhi tagonizza la miseriaed il bisogno; porti appesi al collovisibilmente il disprezzo del prossimoe la pi misera pezzenteria;il mondo non t amico,n ti fu mai amica la sua legge;il mondo non ha leggeche faccia ricco uno come te.Allora, perch vuoi restare povero?Infrangila, la legge, e prendi questo! |
(Gli porge il borsello coi denari) |
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SPEZIALE - |
(Prendendo il denaro)la mia povert che vacconsente,non la mia volont. |
ROMEO - |
Ed io pago di te la povert,non gi la volont. Dammi il veleno. |
SPEZIALE - |
(Porgendogli una fiala)Ecco: versatelo in qualunque liquido,e bevetelo tutto, fino in fondo:aveste pur la forza di venti uomini,vi spedir di colpo allaltro mondo. |
ROMEO - |
E questo il tuo denaro, ch velenoancor peggiore allanima delluomo,perch commette, in questo sozzo mondo,pi delitti di quei poveri intrugliche a te non permesso di spacciare.Perci son io che vendo a te veleno,non tu a me. E con ci ti saluto.Addio. Comprati roba da mangiaree rimettiti in carne come puoi |
(Esce lo Speziale) |
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Ora, veleno, per me non velenoma cordiale, alla tomba di Giulietta:andiamo, l che mi dovrai servire. |
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(Esce) |
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SCENA II - La cella di Frate Lorenzo |
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Entra FRATE GIOVANNI |
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FRATE GIOVANNI - |
(Chiamando)Frate di San Francesco! Ohil, fratello! |
FRATE LORENZO - |
Questa la voce di Fratel Giovanni |
(Vedendolo)Ben tornato da Mantova, fratello.Che tha detto Romeo? O se lha scrittoquanto ha da dirmi, dov la sua lettera? |
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FRATE GIOVANNI - |
Per avere una compagnia nel viaggio,mero messo a cercare un confratello,un fraticello scalzo del nostro ordineche assiste gli ammalati qui in citt,e alla fine lavevo rintracciato,quandecco che le guardie sanitarie,sospettando che noi si fosse uscitida una casa infestata dalla peste,ci hanno chiuso le porte di citt,e non ci hanno permesso pi di uscire.E l rimasto il mio viaggio per Mantova. |
FRATE LORENZO - |
E allora la mia lettera a Romeo,chi la port? |
FRATE GIOVANNI - |
Nessuno. Eccola qui.io non ho pi potuto n mandargliela,n trovar messo che te la portasse,tanta era la paura del contagioin ciascuno di loro. |
FRATE LORENZO - |
Oh, sorte avversa!Questa lettera, pel sacro mio ordine!,non era cosa di poca importanza,ma gravida di serie conseguenze,ed averne mancato la consegnapu esser causa di grossi guai!Va, corri a procurarti un grimaldello,e portamelo qui, nella mia cella,ma subito, per. |
FRATE GIOVANNI - |
Vado, fratello:vado di corsa, e te lo porto subito. |
(Esce) |
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FRATE LORENZO - |
Ora devo dirigermi da soloal sepolcreto, dove fra tre oredovr destarsi la bella Giulietta;e chi sa come mi maledirperch non ho informato il suo Romeodi tutto quello che sta succedendo!Scriver subito di nuovo a Mantova,e terr lei con me, nella mia cella,fintanto che Romeo non sia arrivatoPovera morta viva,racchiusa nel sarcofago di un morto! |
(Esce) |
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SCENA III - Un cimitero col monumento sepolcraledei Capuleti. Notte |
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Entra PARIDE col suo PAGGIO, che reca fiori e una torcia accesa |
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PARIDE - |
Ragazzo, dammi adesso quella torcia,e tieniti a distanza; anzi, no, spegnila,ch non vorrei che alcuno mi vedesse.Vatti a stender laggi, sotto quei tassicon lorecchio poggiato bene a terra,e bada a percepire tutti i passiche senti rimbombare sul terrenomalfermo per lo sterro delle fosse,e se senti qualcosa, fammi un fischio.Dammi quei fiori e fa quel che tho detto. |
PAGGIO - |
(Tra s)Trovarmi solo, in questo cimiteroHo paura Facciamoci coraggio! |
(Si allontana) |
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PARIDE - |
O profumato fiore, daltri fioriecco, io cospargo il tuo letto di sposaOh, struggimento! tutto pietra e polverequesto tuo baldacchino!Ma ogni notte verr qui ad aspergerlodi dolce acqua, e se acqua non avr,delle lagrime distillerannole mie lamentazioni.Lesequie chio celebrer per tesaranno di cospargere ogni nottedi lacrime e di fiori il tuo sepolcro. |
(Sode il fischio del Paggio) |
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Il fischio del ragazzoSegnala lappressarsi di qualcosa.Qual piede maledetto pu aggirarsistanotte in questi luoghi a disturbareil funebre tributo del mio amore?Che! Il lume di una torcia?Per poco, notte, tienimi nascosto. |
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(Si ritrae) |
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Entrano ROMEO e BALDASSARRE;questi ha in mano una torcia, un piccone e altri arnesi |
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ROMEO - |
Dammi il piccone e quel ferro ritorto.Toh, prendi questa lettera:la porterai domani, appena giorno,al mio signore e padre. Dammi il lume.Per la tua vita, tieniti a questordine:qualunque cosa, adesso,taccada di vedere o di sentire,non ti muovere, resta dove sei,non ti venisse in mente dinterrompermiin tutto quello che mi vedi fare.La ragione per cui mi calerin quel letto di morte,sar in parte per contemplare il voltodella mia donna, per lultima volta,ma soprattutto per trle dal ditoun anello prezioso, un certo anelloche mi serve ad un uso assai importante.Ed ora va, allontanati; e sta attentoche se ti colgo che mi torni indietro,sospettoso, a spiare le mie mosse,giuraddio, ti riduco a pezzettini,e spargo le tue membra dappertuttodentro questo vorace cimitero!Bada che lora e le mie decisionison feroci, tremende, inesorabili,pi che non siano quelle duna tigreaffamata o dun mare burrascoso. |
BALDASSARRE - |
Vado, vado, non vi disturber. |
ROMEO - |
Bravo, solo cosmavrai mostrato di volermi bene.Tieni, prenditi questo. Vivi e prospera. |
(Gli d una borsa) |
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BALDASSARRE - |
(Tra s)Quel suo sguardo per mi fa paura,e delle sue intenzioni non mi fido.Rester qui nascosto, nei dintorni. |
(Si ritira) |
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ROMEO - |
Odiosa fauce, grembo della morte,del pi dolce boccone della terrasatollo, le tue putride mascelleio di forza spalanco, e daltro ciboa tuo dispetto vengo a impinguarti. |
(Spezza col piccone la porta del sepolcro) |
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PARIDE - |
(A parte)Ma questi quel borioso del Montecchi;colui ch messo al bando,lassassino del giovane Tebaldo,il cugino di lei, dellamor mio;ed stato quellassassinio il colpocui pare che non abbia resistitoquella bella creatura, e se n mortaSicuramente qui per profanarecon qualche atto nefando ed oltraggiosoquesti poveri morti. Io larresto! |
(Si fa avanti)Interrompi questempia tua fatica,vigliacco dun Montecchi! La vendettapu dunque crescere([120]) oltre la morte?Io tarresto, furfante fuori legge.Tordino di seguirmi; e tu obbedisciperch devi morire. |
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ROMEO - |
E per morire sono qui venuto.Mio caro giovanotto,non provocare un uomo disperato;va via, meglio per te, lasciami solo;pensa a tutti costoro che son morti,e lidea di seguirli ti spaventi.Ti scongiuro, non far che sul mio caposaggiunga, costringendomi alla furia,altro peccato. Va, va via di qua!Io ti tengo pi caro di me stesso,te lo giuro sul cielo, perch armatocontro me stesso son venuto qui.Non rimanere, va! Vivi, e raccontache stata la merc dun forsennatoa risparmiarti. |
PARIDE - |
Sdegno i tuoi scongiuri,e qui tarresto come traditore. |
ROMEO - |
Vuoi proprio provocarmi? Allora, in guardia!Difenditi, ragazzo! |
(Si battono) |
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PAGGIO - |
(Venendo avanti)Oh, Dio! Si battono!Si battono. Vado a chiamar le guardie. |
(Esce) |
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PARIDE - |
(Cadendo colpito)Oh, son ferito! Shai piet di me,scoperchia questa tomba,mettimi gi a giacere con Giulietta! |
(Muore) |
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ROMEO - |
Lo far Ma chio veda questa faccia(Sinchina sul cadavere)pi da presso Il parente di Mercuzio,il Conte Paride!Che mi diceva il mio servo per via,mentre cavalcavamo a questa voltache l per l la mia mente turbatanon mi fece capire troppo bene?Credo proprio dicesse che Giuliettasarebbe andata sposa a questo ParideO non ha detto questo? Avr sognato?O son io che son pazzo a pensar questo,sentendolo parlare di Giulietta?Dammi la mano, tu, che, come me,fosti segnato nellamaro librodella sventura! Ti seppellirin una tomba splendida Una tomba? |
(Scoperchia la tomba, scopre il corpo di Giulietta) |
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Che dico, no! Una cupola di luce,giovane ucciso, perch in questo luogogiace Giulietta, e la bellezza suadi questa oscura cripta fa una salaperennemente illuminata a festa!Morto, mettiti dunque l a giacere,per la mano dun uomo ch gi morto.([121]) |
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(Depone il corpo di Paride nella tomba,poi si ferma a mirare quello di Giulietta) |
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Com vero che gli uomini, morendo,hanno un fugace tratto di letizia:uno sprazzo, che quelli che li veglianosoglion chiamare il lampo della morte. |
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Oh, ma possio chiamare questo tuosoltanto un lampo? Amore mio, mia sposa!La morte che ha succhiato tutto il mieledel tuo fiato, non ha ancor trionfatodi tua belt, non tha ancor conquistata!Ancor sulle tue labbra e le tue guancerisplende rosea la gloriosa insegnadella bellezza tua: su te la Mortenon ha issato il suo pallido vessilloTebaldo, tu che te ne stai l in fondonel tuo bianco lenzuolo insanguinato,qual maggiore tributo posso rendertiche spezzare con questa stessa manoche ha spezzato la tua giovane vitaquella delluomo che ti fu nemico?Perdonami, cugino! O mia Giulietta,perch sei tanto bella ancora, cara?Debbo creder che palpita damorelimmateriale spettro della Morte?E che quellaborrito, scarno mostroti mantenga per s qui, nella tenebra,perch vuol far di te la propria amante?Per tema, io resto qui con te, in eterno;e pi non lascer questa dimoradella notte, qui, qui, voglio restareinsieme ai vermi, tue fedeli ancelle,qui fisser leterno mio riposo,qui scroller dalla mia carne stancail tristo giogo delle avverse stelle.Occhi, miratela unultima volta!Braccia, carpitele lestremo amplesso!E voi, mie labbra, porte del respiro,suggellate con un pudico bacioun contratto dacquisto senza terminecon leterna grossista ch la Morte!Vieni, amarissima mia scorta, vieni,mia disgustosa guida. E tu, Romeo,disperato nocchiero, ora il tuo barcoaffranto e tormentato dai marosiscaglia contro quegli appuntiti ronchia sconquassarsi Ecco, a te, amor mio! |
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(Beve la pozione) |
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O fidato speziale! Le tue droghesono davvero rapide deffettoCos, in un bacio, io muoio |
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(Bacia Giulietta, si accascia e muore) |
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Entra, dallaltra parte del cimitero, FRATE LORENZO, con una lanterna, una leva e una vanga |
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FRATE LORENZO - |
San Francesco massista! Quante voltestanotte questi vecchi piedi mieisi sono incespicati nelle tombe!Chi l? |
BALDASSARRE - |
Un amico che ben ti conosce. |
FRATE LORENZO - |
(Riconoscendo Baldassarre)Che Dio ti benedica! Dimmi un po,che cos quella fiaccola laggiche presta invano la sua luce ai vermie ai teschi vuoti docchi? A veder benearde nella cappella Capuleti. |
BALDASSARRE - |
S, padre santo, e l il mio padrone,uno cui voi volete molto bene. |
FRATE LORENZO - |
Chi ? |
BALDASSARRE - |
Romeo. |
FRATE LORENZO - |
Da quanto tempo l? |
BALDASSARRE - |
Sar pi di mezzora. |
FRATE LORENZO - |
Andiamo insieme verso quella cripta. |
BALDASSARRE - |
No, padre, io non oso.Il mio padrone non sa che sto qua,ci sto contro suo ordine;mha minacciato perfino di mortese avesse visto che fossi rimastoa spiar quello che intendeva fare. |
FRATE LORENZO - |
Allora resta qui. Ci andr da solo.Mi sta arrivando una grande paura.Oh, temo qualche cosa dassai brutto! |
BALDASSARRE - |
Mentre dormivo sotto questo tasso,ho visto come in sogno il mio padronebattersi con un altro, e luccideva. |
FRATE LORENZO - |
(Avvicinandosi al sepolcreto)Romeo! Ahim, ahim, che sangue questo,sulla soglia di pietra del sepolcro?Che sono queste spade insanguinate,abbandonate, l, sul pavimento,in questo luogo di pace? |
(Entra nel sepolcreto)Oh, Romeo!Oh, com tutto pallido! E questaltro?Come! Anche Paride? Intriso di sangue?Ah, quale sciagurato contrattemporeo di questa sorte sciagurata!La ragazza si muove |
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GIULIETTA si sveglia e sorge in piedi |
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GIULIETTA - |
Oh, Fra Lorenzo!Che conforto vedervi! E il mio signore?Dov? Ricordo bene adesso il luogodove dovevo trovarmi per luie mi trovo Ma il mio Romeo dov? |
(Rumori da dentro) |
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FRATE LORENZO - |
Sento qualche rumore Vieni fuori,figliola mia, da quel nido di morte,di contagio e di sonno innaturale.Un potere, cui non possiamo opporciperch a noi superiore,ha contrastato il nostro piano. Vieni.Tuo marito l, morto sul tuo petto;e Paride con lui. Andiamo, vieni.Penser io a procurarti asilofra una comunit di pie sorelle.Non indugiarti a far domande adesso,sta venendo il guardiano. Vieni, andiamo,Giulietta, non mi far trovare qui. |
GIULIETTA - |
Va, va Va pure, tu: io resto qui. |
(Esce Frate Lorenzo) |
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E questa che cos? Tra le sue ditastringe una fiala il mio fedele amore? |
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(Prende la fiala dalla mano di Romeo) |
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Veleno! stato questo la sua fine.Cattivo! Lhai bevuto fino in fondo,senza lasciarmene una goccia amicache mavrebbe aiutato!Bacer le tue labbra: c rimastoforse un po di veleno, a darmi mortecome per un balsamico ristoro. |
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(Lo bacia) |
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Come son calde ancora le tue labbra! |
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(La voce di un guardiano, da dentro) |
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GUARDIANO - |
Facci strada, ragazzo. Da che parte? |
GIULIETTA - |
Ah, dei rumori Allora non c tempo! |
(Vede il pugnale di Romeo, lo sfodera) |
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Pugnale benedetto! Ecco il tuo fodero(Si colpisce al petto)qui dentro arrugginisci,([122]) e dammi morte! |
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(Cade sul corpo di Romeo e muore) |
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Entra il PAGGIO di Paride con alcune GUARDIE |
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PAGGIO - |
Quello il luogo; dove arde quella torcia. |
1a GUARDIA - |
Diamine, qui per terra c del sangue.Andate attorno per il cimitero,e chiunque trovate, ammanettatelo. |
(Escono alcune guardie) |
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Oh, pietoso spettacolo!Qui giace ucciso il conte e qui Giulietta,tutta intrisa di sangue, ancora caldaappena morta ed erano due giornichera stata sepolta in questa cripta.Bisogna subito avvertire il Principe!Qualcuno corra a casa Capuleti!Qualche altro dai Montecchi!Altri si diano a cercare qua intorno. |
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(Escono altre guardie) |
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Noi vediamo il terreno sopra il qualeson caduti questi pietosi frutti,ma il terreno([123]) sul quale maturaronoqueste commiserevoli sventurenon ci sar mai dato di scoprirlo,senza conoscerne le circostanze. |
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Rientrano alcune GUARDIE con BALDASSARRE |
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2a GUARDIA - |
Ecco, questo il valletto di Romeo.Labbiam trovato qui, nel cimitero. |
1a GUARDIA - |
Trattenetelo fin che giunga il Principe. |
Entra unaltra GUARDIA con FRATE LORENZO |
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3a GUARDIA - |
Qui abbiamo un frate: non fa che tremare,piangere disperato e sospirare.Gli abbiamo sequestrato questi arnesi,una leva di ferro ed una zappa,mentre usciva di qua dal cimitero. |
1a GUARDIA - |
grave indizio: fermate anche il frate. |
Entra il PRINCIPE col seguito |
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PRINCIPE - |
Qual malanno s alzato cos prestoda strapparci al riposo mattutino? |
Entrano il VECCHIO CAPULETO,MONNA CAPULETI e altri |
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CAPULETO - |
Che diavolo sar mai capitatoda farli urlare cos per la strada? |
MONNA CAPULETI - |
Son tutti riversati per le strade,e gridano: Romeo, Giulietta, Paride,e tutti corrono, con gran clamore,verso il nostro sepolcro di famiglia. |
PRINCIPE - |
(A una Guardia)Che sono queste grida di terroreche fanno trasalire i nostri orecchi? |
1a GUARDIA - |
Mio sovrano, l giace il conte Parideassassinato; e Romeo, morto anchesso;e Giulietta, che pure era gi morta,appena uccisa adesso, ancora calda |
PRINCIPE - |
Cercate, investigate, interrogate,e sappiate spiegarci da che vienequesta terribile carneficina. |
1a GUARDIA - |
Qui c un frate con luomo di Romeo,ed avevano in mano gli strumentiadatti a scoperchiare queste tombe. |
CAPULETO - |
Oh, cielo! Moglie, vedi come sanguinala nostra creatura! Questa daga(Estrae il pugnale dal petto di Giulietta)ha sbagliato bersaglio perch, guarda:il suo fodero vuoto, eccolo l,sul dorso del Montecchi per errorech andata a porsi in seno a nostra figlia. |
MONNA CAPULETI - |
Ahim, questo spettacolo di morteuna campana, che rintocca funebrealla vecchiaia mia la via al sepolcro. |
Entra il MONTECCHI con altri |
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PRINCIPE - |
Vieni, Montecchi: alzato innanzi tempoper contemplare il tuo figlio ed eredecoricato per sempre, innanzi tempo. |
MONTECCHI - |
Ahim, mia moglie morta questa notte,mio signore e sovrano.La pena per lesilio di suo figliole ha fermato il respiro.Quale altra disgrazia ancor congiuracontro la mia vecchiaia? |
PRINCIPE - |
(Indicandogli il corpo di Romeo)Eccola, guarda! |
MONTECCHI - |
(Al corpo di Romeo)Oh, screanzato figlio!Che maniere son queste?Precedere tuo padre nella tomba! |
PRINCIPE - |
Sigilla ancora per un po la boccaal dolore, finch sia fatta lucesu queste circostanze poco chiare,e ne siano accertate la cagioneloccasione ed il loro accadimento.Dopo sar io stesso per il primoa prender parte a questo tuo cordoglioe ad esserti compagno nel compiantofino alla morte. Ma per ora frenati,e fa che la sventura per un pocosia schiava della tua sopportazione. |
(Alle guardie)Fate venire avanti gli indiziati. |
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FRATE LORENZO - |
Il maggiore di tutti sono io:il pi sospetto, quanto il men capacedi perpetrare un tale orrendo crimine.Ma lora e il luogo son contro di me.Eccomi dunque pronto ad accusarmie a discolparmi di quello che in mesia degno di condanna e di discolpa. |
PRINCIPE - |
Ebbene avanti, di quello che sai. |
FRATE LORENZO - |
Brevemente, perch il mio fiato cortoper tediarvi con un racconto lungo.Dunque, Romeo, che qui vedete morto,era lo sposo di quella Giulietta,e lei, l morta, di Romeo la sposa.Li congiunsi io stesso in matrimonio.Ma il giorno delle lor segrete nozzefu lultimo del giovane Tebaldo;e limmatura fine di costuiprovoc il bando del novello sposoda Verona; e per lui, non per TebaldoGiulietta stata tutto il tempo a piangere. |
(Al Capuleti)Voi, per rimuover da lei lassediodi quel dolore, lavete promessa,e lavreste voluta maritarecontro sua volont al Conte Paride.Ella venne da me tutta sconvoltaa scongiurarmi di trovarle un mezzoche potesse sottrarla in qualche modoa questo suo secondo matrimonio;altrimenti, mi disse, ellera prontaad uccidersi l, nella mia cella.Le diedi allora - confortato in questodalla mia esperienza -, una pozioneche potesse servirle da narcotico,ed ebbe infatti leffetto voluto,perch diede al suo stato soporiferola somiglianza di morte reale.Intanto scrissi subito a Romeo,sollecitandolo a venire quiin quella stessa sciagurata notte,per aiutarmi a trarla dalla tomba,in cui sera precariamente posta,al cessar dellazione del narcotico.occorso, invece, per nostra disgrazia,che la persona da me incaricatadi recare il messaggio, Fra Giovanni,fosse fermato qui da un incidente, |
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e ritornasse solo ieri notteda me, a riconsegnarmi quella lettera.Sicch son qui venuto tutto soloal previsto momento del risveglioper trarla fuori dal suo sepolcretocon lintenzione di occultarla meconella mia cella, fin che avessi avessi avutoil destro davviarla come meglioal suo Romeo. Ma giunto in questo luogo,qualche minuto prima del risveglio,ho trovato giacenti a terra, morti,il nobil Paride e il fido Romeo.Intanto la ragazza si destava,ed io la supplicai di venir viae sopportar con pia rassegnazionela volont del cielo; in quellistante,un rumore mi fece allontanare,per subita paura, dalla tomba,ed ella, in preda alla disperazione,si rifiut di venir via con me,e, come pare, si tolse la vita.Questo tutto chio so. La sua nutricesa del suo matrimonio clandestino.Ora, se per mia colpa in tutto questo,potuto accader qualche sciagura,si sacrifichi la mia vecchia vitaal pi severo rigor della legge:sar solo un anticipo di orealla sua naturale conclusione. |
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PRINCIPE - |
Ti abbiamo sempre conosciuto tutti,frate, per un santuomo, quale sei.Ma dov quel valletto di Romeo?Che cosa ci pu dire lui di ci? |
BALDASSARRE - |
Questo: ho recato io al mio padronelannuncio della morte di Giulietta;ed egli part subito da Mantova,cavalcando, diretto a questo luogo;s, dico, a questo stesso sepolcreto.Qui mi ordin di portare a suo padre,lindomani mattina, questa lettera;poi, prima di calarsi in questa cripta,mi minacci di morte, addirittura,se non mi fossi allontanato subitoe non lavessi lasciato l solo. |
PRINCIPE - |
Dammi la lettera. La voglio leggere.Ed il paggio di Paride dov? |
Il PAGGIO si fa avanti |
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Ragazzo, che faceva in questi luoghiil tuo signor padrone? |
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PAGGIO - |
Era venuto a cospargere fiorisulla tomba della sua donna amata,e mordin di starmene a distanza;ci chio feci. Ma dopo poco tempo,venne un uomo con una torcia n manoad aprire la tomba. Il mio padronesubito gli si avventa con la spada,ed io son corso a chiamare le guardie. |
PRINCIPE - |
(Che intanto la letto la lettera di Romeo al padre)Questa lettera rende ampia ragionea quanto ha detto il fratesulla storia del loro matrimonio,ed accenna altres alla notiziadella morte di lei; e qui egli scriveanche come abbia fatto a procurarsiun veleno da un povero spezialee come sia venuto a questa tombacon la ferma intenzione di moriree di giacersi al fianco di GiuliettaEbbene, dove son questi nemici?Capuleti! Montecchi! Ecco, vedeteda qual flagello colpito il vostro odio.Il cielo s servito dellamoreper uccidere a ognuno di voi duele rispettive gioie.Ed io, per aver troppo chiuso gli occhisulle vostre contese, son privatodi violenza di due cari parenti.Siamo puniti tutti! |
CAPULETO - |
(Al Montecchi)O fratello Montecchi, qua la mano.E sia questa la dote di mia figlia,ch davvero di pi non posso chiedere. |
MONTECCHI - |
Ma di pi possio darti: un monumentoche a lei far innalzare, doro fino,cos che alcuna immagine nel mondo,finch duri la fama di Veronasia tenuta da tutti in maggior pregiodi quella della pura ed innocentee fedele Giulietta. |
CAPULETO - |
Ed in non meno ricco simulacrostar Romeo accanto alla sua sposa:povere vittime sacrificalientrambi dellinimicizia nostra. |
PRINCIPE - |
Una ben triste pacequella che ci reca questo giorno.Questoggi il sole, in segno di dolore,non mostrer il suo volto, sulla terra.Ed ora andiamo via da questo luogo,per ragionare ancora tra di noidi tutti questi tristi accadimenti.Per essi, alcuni avranno il mio perdono,altri la loro giusta punizione;([124])ch mai vicenda fu pi dolorosadi questa di Giulietta e di Romeo. |
FINE
([1]) star-crossed: contrastati da (maligna) stella.
([2]) Il testo ha semplicemente: what here you shall miss, dove here si riferisce allangustia degli spazi e dei mezzi della rappresentazione scenica, che non pu raffigurare fisicamente tutto il corso degli eventi.
([3]) Con questa scena in apertura del dramma, e con tutta una sequenza di quibbles, giochi di parole e doppi sensi, affidata al dialogo tra questi due personaggi secondari, Shakespeare crea subito latmosfera di rugginosa rivalit e grossolana gradasseria che dar luogo tra poco allo scontro armato.
Sansone, servo dei Capuleti, uscendo da casa dice al collega: Well not carry coal, letteralm. Non porteremo carbone, frase idiomatica per Non sopporteremo provocazioni (pensa gi allo scontro con gli uomini dei Montecchi). La frase in italiano non ha senso, ma s dovuta rendere cos, come han fatto tutti gli altri curatori. Il Carcano (Hoepli, 1875) ripreso dal Chiarini (Sansoni, Firenze, 1939) traduce: Pagheremo a misura di carbone. Non ha molto senso nemmeno questa, ma labbiamo adottata, in mancanza di meglio.
([4]) Gregorio risponde: No, for then we should be colliers. Colliers facchini; ma Sansone intende choler, collera, e risponde: Se montiamo in collera, sfoderiamo. Laltro prende a sua volta choler per collar, collare, il sottogola che aveva il costume dellepoca, e dice: Se dici Quando siamo nel collare sfoderiamo il collo, non dici niente di nuovo, perch cosa del tutto naturale che il collo stia nel collare.
([5]) I will take the wall: to take the wall (of a person) frase idiomatica per prendere la destra (la posizione del pi importante camminando) o prendersi il privilegio di camminare lungo il muro, come nella parte pi sicura e pulita della strada. (Si ricordi il Fate luogo! del giovane Lodovico, il futuro Fra Cristoforo dei Promessi Sposi).
([6]) being the weaker vessel: vessel, vaso, termine di risonanza biblica, per la cui dottrina il corpo il vaso contenitore dellanima.
([7]) Sansone il tipo del soldato smargiasso di stampo plautino cui si addice il linguaggio scurrile: qui gioca coi termini maid, vergine, head, testa e la parola composta dai due: maidenhead, verginit (I will cut the heads of the maids, or their maidenheads, Taglier le teste alle vergini o le loro verginit). Si cercato di rendere alla meglio il bisticcio prendendo a prestito dal Lodovici lassonanza testa/ festa.
([8]) Il gesto di mettersi il pollice in bocca (to bite the tumb) e farlo schioccare era considerato grave insulto.
([9]) Is the law on our side?, letteralm.: la legge dalla nostra parte?.
([10]) Il testo ha: The grove of sycamore; ma il sicomoro albero africano, e non pu crescere alle porte di Verona. La geografia, si sa, non era il forte di Shakespeare.
([11]) In questo scambio tra Benvolio e Romeo c un gioco di doppi sensi impossibile a rendere. Benvolio ha chiesto: Dimmi, seriamente (Tell me in sadness), dove sadness sta per seriet; Romeo la prende per laltro significato di tristezza e risponde come se Benvolio gli avesse detto: Dimmi, con tristezza.
([12]) Continua il bisticcio di parole tra i due, questa volta sul doppio senso di ill, che Romeo usa prima come avverbio nel senso di a sproposito, poi come aggettivo, nel senso di malato, infermo (A word ill urged to one that is so ill).
([13]) Tutto questo discorso del servo analfabeta, incapace di leggere i nomi della lista che gli ha dato il padrone (il quale strano che ignori questa deficienza del servo) un esempio di quella melensa, ma spesso sentenziosa, comicit che Shakespeare si diverte a dare a personaggi minori con levidente scopo di spezzare la seriet del dramma e strappare al pubblico una risata.
([14]) Benvolio, per contrasto a Romeo e agli altri giovani della vicenda, irruenti e sempre pronti ad attaccar briga, il giovane posato e giudizioso, pacifico e prodigo di buoni consigli.
([15]) Romeo fa dellamara ironia: la piantaggine unerba detta anche palatana serve a fare impacchi e a lenire dolori superficiali.
([16]) In italiano nel testo, cos come i due Signor successivi (siamo in Italia).
([17]) Il festino consisteva in una cena, seguita da un ballo in maschera. Se la Rosalina cui si accenna qui, e che indicata dal Capuleti nella lista degli invitati come mia nipote, la stessa di cui parler Frate Lorenzo nella 3a scena del II atto, essa la cugina di Giulietta. Nessuno se nera accorto?
([18]) These transparent heretics: questi eretici trasparenti, i cristallini (la parte per il tutto: gli occhi). Gli eretici venivano mandati al rogo (autodaf).
([19]) Qui nel testo c un bisticcio, intraducibile, tra il fourteen, quattordici dei denti, e il four e teen, dove teen non pi suffisso per dieci, ma dolore.
([20]) Lammas Eve: la vigilia del 1o agosto la chiesa dInghilterra celebrava la festa del raccolto: pagnotte di pane, fatte col grano del primo raccolto, venivano consacrate.
([21]) Marry, that marry is the very theme / I came to talk of: altro bisticcio dimpossibile resa in italiano. Il primo Marry linteriezione esclamativa per la Vergine Maria, il secondo maritare, maritarsi, prender marito.
([22]) Testo: And what obscurd in this fair volume lies / written in the margent of his eyes. Per la madre di Giulietta, Paride un libro nel quale la fanciulla invitata a leggere: donde limmagine del margine bianco nel quale si scrivono le chiose a commento del testo. Questo margine sono, figurativamente, gli occhi di Paride, che, secondo la gentildonna Montecchi, potranno dire alla fanciulla tutto quello che non hanno potuto laspetto e le parole.
([23]) Prosegue il traslato Paride-libro: Monna Capuleti dice che il giovane Paride un libro damore non ancora rilegato, che diverr pi bello una volta legato (altra metafora) in matrimonio con la figlia.
([24]) And it is much pride for fair without the fair within to hide: frase di significato oscuro (il Pope definisce ridicolo tutto questo sproloquio della madre di Giulietta), il cui senso pi probabile sembra questo: una cosa bella di fuori si abbellisce di pi con quel che di bello contiene dentro; il pesce, di per s bello, diviene pi bello per la bellezza del mare, suo contenitore.
([25]) I Tartari di Gengis Khan usavano dipingere il legno dei loro archi con diversi colori.
([26]) Well measure them a measure and be gone: bisticcio sul doppio senso di measure, che vale metro, misura, e la danza misura, di ritmo lento, detta anche pavana in voga alla corte di Elisabetta. (cfr. per lo stesso uso, in Tanto trambusto per nulla, II, 1, 62-63: the wedding, mannerly modest, as a measure: le nozze, misurate e contenute come la pavana).
([27]) Doppio quibble sulle parole heavy e light. ROMEO dice: Pesante come sono(Being but heavy) porter il leggero (I will bear the light); ma heavy significa anche col cuore pesante, triste, e light, sostantivo, luce (la luce della torcia che egli chiede di portare).
([28]) Testo: Borrow Cupids wings / And soar with them a common bound: passo oscuro, variamente interpretato. Il Baldini intende common bound per sorte comune, comune destino. Pu darsi che Mercuzio usi bound per legame e dica, pi argutamente: Fatti prestare le ali da Cupido e, alla sua barba, con quelle salta oltre il legame che egli timpone. Ma quel che Shakespeare abbia voluto intendere con questa frase, non lo sapremo mai.
([29]) Lallusione di Mercuzio fin troppo evidente, se si sostituisce il tuo amore con la tua donna.
([30]) Cio una maschera. La mascherata alla fine del banchetto serale era duso nellInghilterra elisabettiana. Le maschere, abbigliate nei modi pi stravaganti, entravano in sala e partecipavano alle danze coi commensali.
([31]) Per ballare. Ma il senso della frase controverso. Il Carcano intende: Ciascuno badi alle sue gambe; il Rusconi: Ciascuno sia pronto a darsela a gambe; altri: Ognuno si raccomandi alle sue gambe eccetera.
([32]) Circonlocuzione leziosa e artificiosa per dire: Cerca di capire le nostre buone intenzioni. Sta in esse il senso che i nostri scherzi forse nascondono.
([33]) Qui c il solito quibble sul doppio senso della parola lie, verbo, che significa giacere (a letto), e mentire; MERCUZIO dice di aver sognato che i sognatori spesso mentiscono (dreamers often lie). ROMEO prende lie per stanno a letto e risponde: S, stanno a letto a dormire, e a sognar cose vere (In bed asleep, while do dream things true).
([34]) Mercuzio come la Nutrice un personaggio creato di peso da Shakespeare. Dalle fonti ha tratto forse solo il nome: il Marcuccio della novellistica italiana. Questi giovani della buona borghesia elisabettiana dei quali egli un ritratto allievi di buoni retori, erano, in certo modo, dei retori essi stessi, sempre inclini ad esprimere i loro sentimenti nella forma leziosa e artificiosa del parlare eufuistico.
([35]) La Regina Mab , secondo la leggenda, la fata dei sogni, colei che ha il potere di far partorire i sogni dalla mente degli uomini. Perci detta fata-levatrice: levatrice del parto onirico.
([36]) Al tempo di Shakespeare era il cittadino eletto alla carica di vice-sindaco (il padre del poeta lo era stato).
([37]) With a tithe-pigs tail: la decima (tithe) era uno dei benefici ecclesiastici dovuti dai cittadini per il mantenimento della parrocchia, che al tempo di Shakespeare aveva anche giurisdizione amministrativa; consisteva nella consegna della decima parte del prodotto agricolo. Era integrata dalla congrua, da parte dello Stato, qualora il suo gettito non fosse sufficiente ad assicurare il funzionamento della parrocchia.
([38]) Non c nessun tamburo, come molti hanno inteso. Strike drum espressione del gergo teatrale, con la quale uno degli attori, al termine duna scena, si rivolgeva al regista (Stage Manager) per avvertirlo che era il momento di mutare scena.
([39]) Palmieri (palmers) erano chiamati i pellegrini che si recavano in Terrasanta. Chiamansi palmieri in quanto vanno oltremare, l onde molte volte recano la palma (Dante, Vita Nova, XI).
([40]) Non nel testo.
([41]) Non nel testo.
([42]) Turn back, dull earth, and find thy centre out: Romeo paragona qui se stesso al pianeta Terra che, secondo il sistema tolemaico, al centro delluniverso; e il suo scostarsi dal luogo dov Giulietta, un tralignare della Terra dal suo luogo naturale, rompendo larmonia delluniverso.
([43]) Allusione ad Adam Bell, leggendario arciere, assai popolare per la sua bravura, celebrato in ballate popolari (cfr. anche Tanto trambusto per nulla, I, 1, 224: and he that hits me, let him clappd on the shoulder and calld Adam
e a chi sar s bravo da colpirmi,
date una bella pacca sulla spalla
e proclamatelo novello Adamo)
([44]) Allusione ad una leggenda popolare secondo cui Coftua, un re africano, sinnamor duna mendicante chiamata Penelope e la spos. La ragazza, il giorno delle nozze, tra la meraviglia di tutti, assunse i modi e lincedere duna gran dama.
([45]) Benvolio, al contrario di Mercuzio, sa che Romeo della Rosalina non pi innamorato.
([46]) Poperin pear: Poperin era una zona delle Fiandre, presso Ypres, dove pare crescesse un tipo di pera assai grossa e oblunga, quasi un cetriolo, che gli inglesi importavano. Limmagine, piuttosto scurrile, quella della pera grossa e puntuta che entra tra i lobi della nespola aperta. E alla nespola erano paragonate ironicamente le zitelle, perch quel frutto, per essere gustato, ha bisogno di stagionatura tra la paglia, and it is eaten only when decayed.
([47]) Giulietta, come tutte le fanciulle vergini, sacerdotessa di Diana, la dea della luna; ma della luna essa secondo Romeo pi bella e luminosa, perci la luna la invidia.
([48]) This tassel-gentle: Tassel-gentle era il nome che si dava al falco maschio (tercel male hawk) nellantica falconeria. Il nome terziolo, dal latino tertiolius, deriva probabilmente dal fatto che il falco maschio era di un terzo pi piccolo della femmina; o forse perch esso uno dei tre della nidiata, due dei quali sono femmine.
([49]) Eco, la ninfa figlia dellaria (donde laggettivo airy che Giulietta d alla sua voce), condannata da Giunone a ripetere le ultime parole dei discorsi che le si rivolgevano. Innamorata di Narciso ma da questi non ricambiata, se ne and a vivere in orridi antri, finch le sue ossa non si mutarono in pietra, e di lei non rimase nullaltro vivo che la voce.
([50]) Trovo Titans fiery wheels su tutti i testi; ma si tratta verosimilmente di Titone (Tithonus), il marito di Eos, lAurora. Le infuocate ruote son quelle del carro di Eos, che, trainato da cavalli bianchi e rossi, apre le porte del giorno. (Cfr. Omero, Iliade (V. Monti), XI, 1-2:
Dal croceo letto di Titon lAurora
sorgea la terra illuminando e il cielo;
e anche Bandello, Canzoniere:
Allorch di Titon la bella Aurora
esce partendo dallalbergo fora;
anche: Lorenzo il Magnifico, Selve damore, II, 19-20:
Oh, che bellalba! O Titon vecchio, allora
abbiti senza invidia la tua Aurora!).
([51]) O, she knew well/Thy love did read by rote, that could not spell: senso: era un amore da libro, non da cuore.
([52]) Allusione al Gatto Tebaldo (in antico francese Tibert, inglese Tybalt) dellantica favola francese Le Renard.
([53]) The courageous captain of compliments: qui compliments usato in senso ironico di gesto di dare gentilmente qualcosa che fa male, la finta della scherma che d la stoccata.
([54]) Dei vari gradi delloffesa, la causa dello scontro duellistico secondo il codice cavalleresco, Shakespeare dar una dettagliata spiegazione, in chiave satirica, per bocca del personaggio Petraccia (Touchstone) nella 4a scena del V atto di Come vi piaccia, vv. 52-69.
([55]) Ah, the immortal passando! The punto reverso! The hay!. Mercuzio continua a far sfoggio del gergo della duellistica del tempo: il passando il colpo di spada dato spingendo il corpo in avanti (affondo); il punto reverso la stoccata con mossa del braccio allindietro (rovescio); Hay! la tipica esclamazione del duellante che ha toccato lavversario.
([56]) Grandsire: Benvolio, nel dramma, rappresenta la ragione calma e serena, lindole seria e pacata del vecchio.
([57]) Qui c un tipico quibble shakespeariano, che scoraggia qualsiasi traduttore. MERCUZIO, parlando dei giovani infanatichiti della moda francese - dei quali tutta la sua tirata una satira -, dice: These who stand so much on the new form, that they cannot seat at ease on the old bench, e si riferisce al nuovo vezzo degli zerbinotti inglesi dindossare, alla moda francese, delle braghe (forms) tanto larghe e gonfie, da non poter star seduti a loro agio su una comune panchina. Lo spirito della battuta sta nel doppio significato della parola form, che vale modo, e panca.
([58]) Bon, bon il tipico intercalare francese, del quale i giovani dandies elisabettiani facevano uso e abuso, come delle braghe, del pardonnez-moi e di altri modi oltre-Manica.
([59]) uno dei giochi di parole pi indiavolati. MERCUZIO, giocando sulla stessa parola Romeo, dopo che Benvolio ha pronunciato due volte questo nome, nel veder giungere il giovane amante tutto sparuto e pallido per linsonne nottata, dice che Romeo arriva senza il suo RO (without his roe); ma non dice RO, dice roe, che ha la stessa pronuncia, ma che significa linsieme delle uova di un pesce: e un pesce senza le uova un pesce secco; donde limmagine dellaringa disseccata. Ma se si toglie RO a Romeo resta me-o, e, per metatesi, o-me, che vale Ohim, il lamento di chi ha una pena al cuore.
([60]) Altro fulminante pun di Mercuzio, basato sul doppio significato di slip, che vale scomparsa, scomparire allimprovviso, ma anche moneta falsa di ottone ricoperta doro o dargento, quel che si dice una patacca. Egli dice a Romeo: You gave us a counterfeit fairly last night, Tu ci hai dato una bella fregatura la notte scorsa; ma la frase vale egualmente: Tu ci hai mollato una moneta falsa, una patacca. Al che Romeo: Quale patacca?, e Mercuzio: Eclissandoti improvvisamente, oppure: La patacca, la patacca!.
([61]) Chiappe per terga: se ne deve andare insalutato ospite?
([62]) Qui il bisticcio basato sul doppio significato di pink, che vale arnese a punta con cui si pratica un foro, e fiore in generale (garofano in particolare).
([63]) Continua il botta-e-risposta tra i due: qui si gioca su sole, che come sostantivo vale suola, e come aggettivo vale unico, solo e anche single, senza compagnia.
([64]) If your wits run the wild-goose chase: Wild-goose chase era chiamata la corsa sfrenata di due cavalli, con cavaliere in sella, legati da una lunga cavezza, in cui luno era costretto a seguire laltro, come questo prendesse la testa. Il nome preso dal volo delle anatre selvatiche, che seguono in volo lanatra pilota. Il cavaliere che prendeva la testa cercava di cacciarsi nel terreno pi accidentato, dove laltro avesse pi difficolt a seguirlo. La metafora di Mercuzio la corsa sfrenata alla ricerca di frizzi e arguzie.
([65]) Non avresti i denti non nel testo.
([66]) Against the hair, contro il verso del pelo, cio contro il verso giusto del discorso; o anche, come intende qualcuno (Chiarini), contro il mio carattere.
([67]) Lintreccio di omofonia e di doppi sensi su cui gioca qui il testo inglese pu solo essere annotato. Mercuzio dice: Tu vuoi chio tagli il mio racconto (my tale) contropelo; Romeo ripete il tale, ma in modo che il pubblico intenda tail, coda; Mercuzio dice: doccupare pi a lungo il mio arnese (argument), e Romeo usa gear (sinonimo di argument) per indicare la Nutrice che arriva. Un rovello, che fa sempre chiedere come facesse lo spettatore elisabettiano a capirlo a volo dalla voce di un attore!
([68]) Il sottinteso senso lubrico nei termini usati da Mercuzio (oscena, asta, mezzogiorno) evidente. da immaginare che Mercuzio, nel dir questo, metta le mani addosso alla donna (come nel film di Zeffirelli); donde la sua reazione.
([69]) So, ho!: unesclamazione del gergo venatorio, del cacciatore che avverte di aver scovato la lepre. Sul motivo della lepre sono intonate le due battute successive e lo strambotto cantato da Mercuzio.
([70]) Figliola mia non nel testo, ma si capisce che linvocazione della Nutrice a Giulietta.
([71]) That would fain lay knife aboard: vedo quasi ovunque tradotto: si batterebbe volentieri per lei, che farebbe ridere un inglese, perch non affatto il senso di questa frase. To lay knife aboard frase idiomatica che significa semplicemente farsi avanti, o anche installarsi, che nel caso di specie, entrare nelle grazie, conquistare.
([72]) Il testo ha semplicemente as a ball, ma per il pubblico dellepoca non vera altra palla in movimento se non quella associata al gioco del tennis; come del resto fanno capire le successive parole di Giulietta.
([73]) Traduce linglese vanity nel senso, che ha anche il termine italiano, di incorporeit, mancanza di consistenza materiale (come in Dante, Inferno, VI, vv. 35-36:
e ponavam le piante
sopra lor vanit che par persona).
Frate Lorenzo parla di Giulietta innamorata, leggera perch trasformata dallamore in cosa tutta eterea, quasi immateriale.
([74]) Conceit more rich in matter than in words/ Bags of his substance, not of his ornament: circonlocuzione piuttosto artificiosa, e piuttosto incongrua sulla bocca di una fanciulla come Giulietta, per far dire a questa, in risposta a Romeo, che ogni parola non sarebbe bastante a dire la sua felicit, di tanto ne ricco il suo pensiero (conceit: per luso di questo termine nello stesso senso in Shakespeare, v. Il Mercante di Venezia, I, 1, 92: of wisdom, gravity, profound conceit:
di saggezza
di seriet, di pensare profondo).
([75]) Draws it on the drawer: il bisticcio tra draws (tira fuori la spada) e drawer (colui che caccia il vino dalla botte, il taverniere) cos risolto in italiano dal Carcano, alla sua maniera: lo trattan poi contro il trattore stesso).
([76]) O simple!: Mercuzio gioca sul doppio senso di simple. Benvolio gli ha detto che, se fosse litigioso come lui, chiunque, per il corrispettivo di un quarto dora, potrebbe comprarsi lintero feudo (the fee-simple) della sua vita; Mercuzio prende al volo quel simple, che vale anche sempliciotto.
([77]) Cio: segli fosse un tuo servo. Tebaldo ha detto: Here comes my man, ecco luomo che cerco, nel vedere giungere Romeo; ma my man significa anche il mio servo, e cos lo intende Mercuzio. I famigli delle case nobili si distinguevano per la foggia della livrea.
([78]) Il testo ha: Ah, la stoccata (in italiano) carries it away, Ah, la stoccata lo spazzer via!.
([79]) Tebaldo il nome del gatto della favola (v. sopra la nota n.52).
([80]) Era credenza popolare che i gatti avessero nove spiriti.
([81]) Cio afferrandola per lelsa, il cui guardamano era fatto a forma di orecchio.
([82]) And you should find me a grave man: la frase gioca sul doppio significato di grave, aggettivo, che vale grave, serio, e grave, sostantivo, che vale tomba.
([83]) Febo il sole e il suo alloggio lorizzonte oltre il quale esso dispare in un emisfero. Fetonte il mitico auriga del suo carro, suo figlio, che volle guidare i suoi cavalli, ma, incauto, non seppe reggerli, e nella pazza corsa, precipit sulla terra, nellEridano (il Po).
([84]) Il paragone con il basilisco - il favoloso mostro dagli occhi di fuoco che inceneriva chiunque guardasse - come strumento di morte frequente in Shakespeare.
([85]) Which modern lamentation would have moved: modern sta qui, come altrove in Shakespeare, per ordinario, comune a tutti (cfr. Come vi piaccia, II, 7, 156: modern istances; Tutto bene, V, 3, 214: modern graces).
([86]) Di pure morte! non nel testo, che ha semplicemente: Do not say banishment.
([87]) Queste esclamazioni sono da alcuni curatori attribuite a Frate Lorenzo.
([88]) Into so deep an O?: dentro un O cos profondo?; O - il nostro Oh! - unesclamazione di dolore: il verso sta per la causa che lo produce.
([89]) as that names cursed hand: cio, la mano di colui che porta quel nome.
([90]) Cio sar giorno.
([91]) Lallodola, come lo stesso Romeo dice pi sotto, chiamata luccello del mattino, il messaggero dellalba, perch il primo a cantare al primo crepuscolo del giorno.
([92]) Cio della luna. Cinzia, nella mitologia greca, il nome di Artemide (la Diana/Ecate dei Romani), la dea della luna, come il fratello, Apollo, il dio del sole.
([93]) Some say the lark makes sweet division/This doth not so, for she divideth us: quibble con la parola division che, come termine musicale vale variazione, elaborazione di un tema musicale, e come verbo (to divide) vale dividere, separare.
([94]) Era credenza popolare che negli occhi del rospo ci fosse un fondo di dolcezza, che non invece in quelli dellallodola; onde si diceva che se li fossero scambiati.
([95]) Il linguaggio ambiguo, esitante, contorto di Giulietta vuol rendere lo stato danimo della ragazza, di fronte alla madre e allidea, che questa le fa balenare, di Romeo avvelenato da un sicario di lei. Ella dice: Non sar soddisfatta finch non vedr Romeo morto, ma pronuncia quel morto con esitazione, s che, nella recitazione, la parola si leghi con la frase che segue, e tutto lo strano discorso suoni: Non sar soddisfatta finch non vedr Romeo morto il mio povero cuore per la perdita di un congiunto; e per congiunto ella non intende Tebaldo, suo cugino, ma Romeo, suo marito.
([96]) Cio: il tramonto di Tebaldo (la sua morte) sta provocando in te un acquazzone di lacrime, mentre quello del sole non provoca sulla terra che stille di rugiada.
([97]) On a hurdle: Hurdle si chiamava una specie di veicolo senza ruote, di solito una piattaforma fatta di rami intrecciati, sul quale venivano trascinati per le strade i condannati a morte.
([98]) green-sickness carrion: green-sickness la malattia, clorosi, che colpisce generalmente le femmine in et pubere, e d loro un grigio pallore.
([99]) la parafrasi del dogma cattolico dellindissolubilit del matrimonio, indissolubile se non con la morte del coniuge (Quos Deus conjunxit, homo non separet).
([100]) Locchio color verde-erba - si dice che Alessandro Magno ne avesse uno - era considerato attributo di estrema bellezza nelluomo come nella donna.
([101]) Cio che siano maledetti.
([102]) Cio il cuore e la mano.
([103]) Be not so long to speak, I long to die: bisticcio su long, che nella prima proposizione laggettivo lungo, nella seconda, il verbo non vedere lora.
([104]) Era antica credenza che la mandragola nascesse dalla putrefazione di cadaveri di malfattori giustiziati e che, divelta, emettesse uno stridio cos sinistro da far impazzire la gente che lo udisse.
([105]) The curfew bell hath rung: the curfew-bell era, precisamente, la campana che annunciava, la sera, lora del coprifuoco e al mattino la fine di questo.
([106]) Good Angelica: questo nome, che non compare pi, ha fatto sbizzarrire i commentatori. Secondo alcuni, si tratta di una delle domestiche; il che del tutto normale. Secondo altri si tratta invece del nome della stessa Monna Capuleti. Se cos fosse, per, sarebbe stato pi logico che la battuta seguente fosse stata messa in bocca alla Capuleti, non alla Nutrice; anche perch pi in tono con le battute successive.
([107]) You have been a mouse-hunt: sei stato un cacciatore di topi. I topi li caccia il gatto, normalmente di notte; e anche noi diciamo gattone ad un cacciator di gonnelle.
([108]) Alcuni testi omettono questa battuta di Paride siccome goffamente interpolata.
([109]) Confusions cure lives not in these confusions: il bisticcio di confusion che vale male e lamento, si cercato di risolverlo cos. Letteralmente : La cura della disperazione (male mentale) non risiede in codesti lamenti.
([110]) Il rosmarino era usato, per la sua forte e piacevole fragranza, nei funerali come nei matrimoni.
([111]) Qui c un diabolico bisticcio con la parola case. La NUTRICE dice: This a pitiful case, Questo un caso pietoso; il MUSICO prende case per scatola, contenitore, recipiente vuoto da riempire, quindi anche stomaco, e risponde: The case may be amended, Il vuoto pu esser rimediato; usando si noti il verbo to amend nel senso di ripristinare, usato in tal senso solo in architettura. S cercato di mantenere il bisticcio usando col Quasimodo il verso che ci ha lasciato un vuoto doloroso.
([112]) Hearts ease: si tratta come nota il Chiarini di un motivo popolare dellepoca, che si ritrova nella raccolta di canti popolari inglesi di William Chappell (Popular music of the olden times, a collection of the ancient songs, ballades and dance tunes, illustrative of the national music of England 1880).
([113]) Serving-creature: non servo, come intendono molti, ma servente (damerino).
([114]) Qui c un gioco, piuttosto melenso, sui vari sensi di note, to note, nota, notare, prender nota, e anche mettere in musica, che non val la pena di notare.
([115]) Cantino, Ribeca, Anima son tutti termini musicali. Shakespeare si diverte spesso (vedi i poliziotti di Tanto strepito per nulla; Sir Andrea e Sir Tobia nella Dodicesima notte, ecc. ecc.) ad affibbiare ai personaggi coi quali vuol far ridere il pubblico, cognomi e nomi attinenti al lor mestiere o alle loro connotazioni fisiche. Trattandosi di musici, i nomi son tratti dal vocabolario musicale: Cantino (Catling) la corda pi sottile del liuto e degli strumenti a corda; Ribeca (Rebeck) lo strumento ad arco tipico dei menestrelli; Anima (Sound-post) il piccolo cilindro di legno inserito verticalmente fra la tavola armonica e il fondo degli strumenti a corda, con la funzione di sostenere la pressione delle corde sul ponticello.
([116]) Well in here, tarry for the mourners: mourners non sono, come intendono alcuni (Baldini) i piagnoni o le lagrimanti a pagamento (non cerano n al tempo di Giulietta n a quello di Shakespeare), ma semplicemente: coloro che devono attendere alla cerimonia del funerale.
Tutto questo dialogo tra il melenso Pietro e i musicanti, in chiave comico-burlesca, il solito espediente di Shakespeare che, da buon drammaturgo, introduce sempre, a sollievo dello spettatore, nei momenti pi drammatici della vicenda, un intermezzo comico, pi o meno sapido, in bocca a personaggi minori.
([117]) My bosoms lord, parafrasi per lamore.
([118]) In Capels monument: Capel contrazione di Capulet, Capuleti.
([119]) Il testo non ha due (Hire posthorses dice Romeo); ma si sa che il servo parte con lui, se lo ritroviamo poi con lui nel sepolcro dei Capuleti.
([120]) Can vengeance be pursued further than death?, letteralm.: Pu la vendetta esser perseguita oltre la morte?; ma il crescere suggerito al traduttore dal dantesco:
Se tu non vieni a crescer la vendetta
di Montaperti.
(Inferno, XXXII, 81-82)
([121]) Romeo parla di se stesso come di un uomo gi morto (a dead man), perch in procinto di uccidersi.
([122]) There rust and let me die: alcuni testi hanno rest (rimani, riposa) in luogo di rust, arrugginisci.
([123]) We see the ground whereon these woes do lie;/But the true ground of all these piteous woes: Shakespeare non rinuncia, nemmeno nei momenti pi tragici, al gioco dei doppi sensi. Qui il bisticcio su ground che vale terreno, suolo, ma anche motivo, cagione. Il traslato del frutto preso in prestito dal Lodovici.
([124]) Ha dato motivo di ricerca storica il voler conoscere quali punizioni siano state inflitte ai responsabili della tragedia. Nelle fonti italiane da cui Shakespeare trasse la trama (Masuccio Salernitano: Il Novellino, novella XLIII; Luigi da Porto: Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti, con la loro pietosa morte intervenuta nella citt di Verona, nel tempo del Signor Bartolomeo della Scala; Matteo Bandello: Novelle) non v traccia. verosimile che il poeta si sia rifatto in ci al poema di Arthur Brooke, The tragical historye of Romeus and Juliet, written first in Italian by Bandell, and now in English by A. B., dove si trova che la Nutrice punita dal Principe con lesilio, per aver tenuto nascosto il matrimonio; lo speziale impiccato; il servo di Romeo scagionato perch obbed solo a un ordine del padrone; Frate Lorenzo inviato in un eremo. Del perdono concesso a questi personaggi cenno anche nella novella del Bandello, dove si accenna appena al perdono concesso ai frati e a Pietro).
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