Romeo e Giulietta

Stampa questo copione

Romeo e Giulietta

Romeo e Giulietta

Traduzione Salvatore Quasimodo

PROLOGO

Entra il CORO

CORO

L'azione si svolge nella bella Verona,

dove fra due famiglie di uguale nobiltà,

per antico .odio nasce una nuova discordia

che sporca di sangue le mani dei cittadini.

Da questi nemici discendono i due amanti,

che, nati sotto contraria stella,

dopo pietose vicende, con la loro

morte, annientarono l'odio di parte.

Le tremende lotte del loro amore,

già segnato dalla morte, l'ira spietata dei genitori,

che ha fine soltanto con la morte dei figli,

ecco quello che la nostra scena vi offrirà in due ore.

Se ascolterete con pazienza, la nostra fatica

cercherà di compensare qualche mancanza.         Esce

[I. I]

Entrano  SANSONE e GREGORIO,

armati di spade e di scudi, della casa dei Capuleti

SANSONE   Sulla mia parola, Gregorio, non mandere-

mo insulti giù nella strozza.

GREGORIO   Certo, perché saremmo degli strozzini.

SANSONE   Volevo dire che se la collera aumenta tire-

remo fuori la spada.
 

GREGORIO Credo che finché sarai vivo, tirerai fuori il

  collo dal collare.

SANSONE Io faccio presto a muovere le mani, quando

  mi eccito.

GREGORIO Già, ma non ti ecciti facilmente per muove-

  re le mani.

SANSONE Basta un cane di casa Montecchi per farmi

  eccitare.

GREGORIO Ma eccitarsi significa muoversi, mentre chi

  ha coraggio resta fermo; se ti muovi troppo finirai

  per scappare.

SANSONE Dico che un cane di quella casa mi ecciterà

  a star fermo. Avrò il lato del muro da qualunque

   servo, ed anche serva, di casa Montecchi che incon-

  trerò.

GREGORIO Ciò dimostra che sei un debole schiavo, per-

  ché chi è debole va sempre al muro.

SANSONE Verissimo; e per questo le donne, che sono

  i vasi più deboli, sono spinte sempre contro il muro.

  Caccerò, dunque, via dal muro i servi del Montecchi

  e forzerò al muro le sue serve.

GREGORIO La lite è fra i nostri padroni e fra noi ser-

  vitori.

SANSONE Non importa. Voglio fare il tiranno; quando

  mi sarò battuto con gli uomini, sarò duro con le ra-

  gazze e le sferzerò tutte.

GREGORIO    Sferzare le ragazze?

SANSONE Sì, sferzare o sforzare le ragazze. Prendilo

  nel senso che vuoi.

GREGORIO Loro devono prenderlo nel senso giusto,

  quando lo sentiranno.

SANSONE E lo sentiranno finché potrò tener duro.

  Sono un bel pezzo di carne, questo si sa.

GREGORIO Meglio per te: se tu fossi un pesce, saresti

  certamente un baccalà. Fuori la spada: ecco qualcu-

  no di casa Montecchi.
 

Entrano ABRAMO e un altro servo dei Montecchi

SANSONE La mia lama è fuori: su, litiga; io ti starò

  alle spalle.

GREGORIO    E come? Voltando le spalle e fuggendo?

SANSONE    Non aver paura di me.

GREGORIO    Ma no, veramente: aver paura di te!

SANSONE  Stiamo dalla parte della legge; lascia che

  siano loro i primi.

GREGORIO Passando vicino a loro li guarderò di tra-

  verso. E la prendano come vogliono.

SANSONE Anzi, come avranno coraggio. Li guarderò

  fissi mordendomi il pollice; è un'offesa, se la sop-

  portano.

ABRAMO    Vi mordete il pollice per noi, signore?

SANSONE    Io mi mordo il pollice, signore.

ABRAMO    Vi mordete il pollice per noi, signore?

SANSONE [a parte a GREGORIO] La legge è dalla no-

  stra parte, se rispondo di sì?

GREGORIO    [a parte a SANSONE] No.

SANSONE   No, signore; non mi mordo il pollice per

  voi. Ma mi mordo il pollice, signore.

GREGORIO   Volete litigare, signore?

ABRAMO   Litigare, signore? No, signore.

SANSONE Ma se voleste, signore, sono ai vostri ordini.

  Io servo un padrone che vale quanto il vostro.

ABRAMO   Ma non di più.

SANSONE    Dunque, signore?

Entra BENVOLIO

GREGORIO    [a parte a SANSONE] Digli che vale di più:

  c'è un parente del padrone.

SANSONE   Sì, vale più del vostro, signore.

ABRAMO   Tu menti.

SANSONE    Fuori le spade, se siete uomini. Gregorio,,

ricorda il tuo colpo da spaccone.    Si battono
 

BENVOLIO   Separatevi, sciocchi!

  Giù le spade. Non sapete che cosa fate.

  Entra TEBALDO

TEBALDO

  Come, hai alzato la spada fra questi vili servi?

   A me, Benvolio, e guarda in faccia la tua morte.

BENVOLIO

  Io cerco di mettere pace; riponi la spada,

  o aiutami con essa a separare costoro.

TEBALDO

  Come? Con la spada in pugno parli di pace?

  Odio questa parola come l'inferno: e così

  te e tutti i Montecchi! A te, vile.     Si battono

Entrano tre o quattro CITTADINI armati di mazze

CITTADINO Avanti con le mazze, le picche, le partìgia-

  ne! Colpiteli! Annientateli! A morte i Capuleti! / A

  morte i Montecchi!

  Entrano CAPULETI, in veste da camera, e DONNA CA-

  PULETI

CAPULETI

  Perché questo fracasso? Portatemi la mia grande spa-

DONNA CAPULETI                                         [da, Su!

  Una gruccia, una gruccia semmai. Che volete farne

[della spada?

Entrano MONTECCHI e DONNA MONTECCHI

CAPULETI

  La mia spada, ho detto. Il vecchio Montecchi

  è qui e agita la spada per sfidarmi.
 

MONTECCHI

  Vile Capuleti! - Non mi tenere; lasciami andare.

DONNA MONTECCHI

  Non muoverai un passo contro il nemico.

 Entra il Principe DELLA SCALA con il seguito

PRINCIPE

  Sudditi ribelli, nemici della pace,

  che profanate le spade col rosso del sangue cittadino...

  Ah, non mi ascoltate! Dico a voi, belve, non uomini,

  che volete spegnere il fuoco della collera impetuosa

  nei rossi ruscelli che scorrono dalle vostre vene.

   Pena la tortura, gettate le spade dalle mani

   piene di sangue e udite la condanna del vostro prin-

   È già la terza volta che una rissa civile           [cipe.

   nasce per colpa vostra da parole d'orgoglio

   e di insulto, e che voi, vecchio Capuleti e voi Mon-

   turbate la quiete delle nostre strade               [tecchi

  costringendo perfino i vecchi di Verona

  a lasciare i loro abiti severi e a riprendere

  con mano tremante le vecchie partigiane

  arrugginite nella pace, per dividere voi, arrugginiti

                                                                  [nell'odio.

  Se ancora una volta oserete turbare la nostra città

  pagherete con la vita la vostra colpa.

  Per oggi, vada. Allontanatevi di qua.

  Voi Capuleti seguitemi, e voi Montecchi:

  trovatevi stasera nel vecchio castello di Villafranca,

  dove udrete la mia sentenza per i fatti avvenuti,

  nel luogo di giudizio ordinario. Allontanatevi, ripeto,

  pena la morte.

  Escono [tutti tranne MONTECCHI, la MOGLIE e BEN-

          VOLIO]

MONTECCHI

Chi è stato a riprendere questa antica lite?
 

 Eravate qui, caro nipote, quando è cominciata?

BENVOLIO

 Quando giunsi, i vostri servi e quelli del vostro ne-

 erano già in lotta. Io ho cercato                     [mico

 di separarli con la spada, ma proprio allora

 è intervenuto il violento Tebaldo, che sibilando paro-

[le di sfida

 al mio orecchio ha cominciato ad agitare la spada

 intorno al suo capo e a tagliare il vento,

 che, incolume, rispondeva coi suoi fischi dì scherno.

 Mentre eravamo là e i colpi si seguivano ai colpi,

 la folla cresceva sempre più a estendere la mischia.

 Poi è arrivato il Principe a dividere le due parti.

DONNA MONTECCHI

E Romeo dov'è? Lo avete visto oggi?

 Sono felice che non abbia partecipato a questa rissa,

BENVOLIO

 Signora, un'ora prima che il divino sole

 apparisse al balcone dell'oriente,

 una vaga tristezza mi spinse nel boschetto

 che si stende sul fianco di Verona,

 e là ho visto Romeo nell'ora mattutina.

 Volevo andargli incontro,

 ma appena mi vide scomparve nella selva.

 Misurai la sua tristezza dalla mia

 che cercava conforto dove non c'era;

 e stanco di me, della mia noia,

 ho seguito cupi pensieri m Ila solitudine,

 e volentieri ho lasciato Romeo, che mi fuggiva,

 alla sua malinconia.

MONTECCHI

 Più volte l'hanno visto là prima dell'alba

 a crescere col pianto la rugiada

 fresca del mattino, dare nuvole alle nuvole

 con profondi sospiri; ma non appena il sole,

 che fa lieta ogni cosa, comincia nel lontano

 limite d'oriente ad aprire le buie
 

 cortine al letto dell'Aurora, quel dolente mio figlio

 fugge in casa, chiude le finestre alla sua stanza

 perché non entri la bella luce del giorno,

 e fa notte per sé. E l'oscura tristezza sovrumana

 lo farà molto soffrire in solitudine

 se non avrà qualcuno che l'aiuti.

BENVOLIO

 Mio nobile zio, sapete perché si tormenta?

MONTECCHI

 Non lo so; né lo posso sapere da lui.

BENVOLIO

 Ma lo avete costretto in qualche modo?

MONTECCHI

 Io e molti amici abbiamo provato:

 ma egli confida solo a se stesso

 i suoi dolori (non so con quanta verità),

 ed è così chiuso e segreto che è difficile

 scoprire quello che ha dentro, come il germoglio

 d'un fiore divorato da un verme odioso

 prima di poter aprire nell'aria i teneri petali

 e offrire al sole la sua bellezza. Se potessimo

 conoscere la causa dei suoi tormenti,

 cercheremmo con amore di guarirli.

Entra ROMEO

BENVOLIO

 Ecco che viene. Se non vi dispiace

 allontanatevi un poco. Saprò ciò che l'addolora

 o ancora una volta tacerà.

MONTECCHI

 Spero che restando, tu riesca ad avere

 una leale confessione. Venite, signora, andiamo.

                                     Escono MONTECCHI e DONNA MONTECCHI

BENVOLIO

Buon giorno, cugino.

ROMEO                               È ancora così presto?

BENVOLIO

 Sono appena le nove,

ROMEO                Ahimè, come sembrano lunghe

 le ore tristi. Quello che si è allontanato

 così in fretta, era mio padre?

BENVOLIO

 Sì. Quale tristezza fa lunghe le ore di Romeo?

ROMEO

 Non avere ciò che le farebbe brevi.

BENVOLIO    Sei innamorato?

ROMEO    Privo...              

BENVOLIO   D'amore?

ROMEO

 Privo delle grazie della donna che amo.

BENVOLIO

 Ahimè, perché Amore, di aspetto così gentile

 è poi, alla prova, così aspro e tiranno?

ROMEO

 Ahimè, perché Amore, anche bendato, deve

 vedere senza occhi il sentiero che lo guidi

 ai suoi desideri. Dove andremo a pranzare?

 Povero me! Che lite c'è stata qui?

 È inutile che parli, ho già capito tutto.

 Qui c'è molto da fare per l'odio, ma più ancora

 per l'amore. O amore furioso! O odio amoroso!

 O tutto, creato dal nulla! O leggerezza che gravi!

 O seria vanità! Caos informe di graziose forme!

 Piuma di piombo! Fumo luminoso! Gelido fuoco! In-

                                                               [ferma salute!

 O sonno che ha sempre gli occhi aperti e non è

 mai sonno! Questo l'amore che provo,

 senza sentire amore in esso. E tu, non ridi?

BENVOLIO

 No, cugino, invece piango.

ROMEO                Perché, mio dolce cuore?
 

BENVOLIO

 Perché il tuo tenero cuore è tormentato,

ROMEO

  Ma è così quando l'amore non è corrisposto.

  La pena è grave nel mio petto, e tu vuoi ancora

  aggiungere il peso della tua, perché l'affetto

  che mi dimostri accresce il dolore già troppo grande.

  L'amore è una nuvola che si forma col vapore

  dei sospiri: se la nuvola svanisce

  l'amore è un fuoco che brilla negli occhi degli amanti;

  se s'addensa ai venti contrari può diventare

  un mare che cresce con le lacrime dell'amante.

 E che cos'è l'amore, se non una pazzia mite,

 un'amarezza che soffoca, una dolcezza che da sol-

 Addio, cugino.                                            [lievo?

BENVOLIO         Piano. Vengo anch'io;

 se mi lasci così mi offendi.

ROMEO

 Ho smarrito me stesso. Io non sono qui;

 questo non è Romeù; Romeo è in un altro luogo.

BENVOLIO

 Dimmi seriamente l chi ami.

ROMEO

 Come? Dovrei allora piangere per dirtelo?

BENVOLIO

 Piangere? Ma no; dimmi con serietà, chi è?

ROMEO

 Diresti a un ammalato di fare con serietà

 il suo testamento? Sarebbe una parola

 mal diretta a uno che sta già così male.

 Seriamente, cugino, amo una donna.

BENVOLIO

 Colpivo quasi nel segno quando supponevo

 che tu fossi innamorato.

ROMEO

 Sei un perfetto tiratore. E la donna che amo è bella.
 

BENVOLIO

 Un bellissimo bersaglio, mio bel cugino, è più facile

ROMEO                                                     [da colpire.

 Va bene; ma con questo colpo hai mancato il segno:

 essa non sarà colpita dalla freccia di Cupido

 perché ha la saggezza  di Diana; poi è ben difesa

 nella forte armatura della sua castità

 e vive serena, lontana dal debole e infantile arco

                                                                 [d'Amore.

 Essa non permette di essere assediata da parole amo-

 evita gli sguardi che tentano l'assalto,           [rose,

 e non apre il grembo nemmeno all'oro

 che seduce perfino i santi. Essa è ricca di bellezza

 ed è soltanto povera in   questo: che quando morirà,

 con la bellezza morirà la sua ricchezza.

BENVOLIO

 Allora ha deciso di conservare la purezza?

ROMEO

 Sì; e con questo risparmio, sperpera immensamente,

 perché la bellezza che non viene nutrita dall'amore,

 a causa della sua severità, ruba ai posteri la bellezza.

 Essa è troppo bella, troppo saggia, troppo saggiamen-

                                                                       [te bella

  perché vuole meritare la felicità celeste con la mia

                                                                 [disperazione.

 Ha giurato di non amare, e per quel voto

 io vivo essendo morto, e vivo per dirtelo ora.

BENVOLIO

 Ascoltami, non pensare più a lei.

ROMEO

 Insegnami come posso non pensare più.

BENVOLIO

 Libera i tuoi occhi e guarda altre bellezze.

ROMEO

 Questo sarebbe proprio

 1l modo di ricordare ancora di più

 la sua rara bellezza. Le fortunate maschere
 

che baciano il viso delle belle donne, col loro colore

                                                                      [nero

 non ci fanno pensare alla bellezza che nascondono?

 Chi è diventato cieco non può dimenticare

 il prezioso tesoro che i suoi occhi hanno perduto.

 Fammi vedere una donna che sia bellissima

 fra le altre; la sua bellezza non sarà altro

 per me che una pagina dove leggerò di quella

 che supera tutte per bellezza. Addio;

 tu non puoi insegnarmi a dimenticare.

BENVOLIO

Ti devo questo insegnamento o morirò con un debito.

Escono

[I. II.]

 Entrano CAPULETI, PARIDE e un SERVO COMICO

 dì Capuleti

CAPULETI

 Anche Montecchi è ormai legato come me,

 con la minaccia della stessa pena.

 Penso, del resto, che non sarà difficile

 a uomini vecchi come noi di stare in pace.

PARIDE

 Tutti e due siete molto stimati ed è penoso

 che per lungo tempo sia durata la vostra discordia.

 Ma, signore, che cosa rispondete alla mia domanda?

CAPULETI

 Non posso che ripetere quello che ho già detto.

 Mia figlia non ha esperienza del mondo, non ha

 ancora quattordici anni. Prima che sia matura

 per le nozze lasciamo che l'estate

 inaridisca ancora per due volte nelle sue fiamme.

PARIDE

Molte fanciulle più giovani di lei sono già madri felici.
 

CAPULETI .

 Già; ma quelle che si sposano troppo presto

 perdono subito la loro bellezza.

 La terra ha inghiottito tutte le mie speranze

 e ora ho lei sola; e ogni mia grande speranza

 è in lei, padrona della mia terra.

 Intanto, fatele la corte, mio gentile Paride,

 cercate di conquistare il suo cuore.

 La mia volontà è una parte della sua.

 Se essa è contenta, avrete il mio consenso

 insieme alla sua dolce parola che ve lo accorda.

 Questa sera, per antica usanza, c'è festa in casa mia:

 ho invitato molte persone, fra le più care. Venite

 ad accrescere quel numero: sarete il prediletto.

 Nella mia povera casa potrete vedere stanotte

 le stelle che camminano sulla terra, stelle che danno

 al buio del ciclo. Questa notte, in casa mia,       [luce

 in mezzo ai fiori ancora chiusi delle fanciulle,

 sentirete la gioia che provano i giovani allegri

 quando l'aprile con la sua bella veste è alle calcagna

 dell'inverno che se ne va zoppicando.

 Parlate con tutte, guardatele tutte, e amate quella

 che, per le sue doti, vi sembrerà che valga più delle

 Tra le molte fanciulle vi sarà anche la mia,      [altre.

 è una rispetto al numero, ma non nel valore.

 Andiamo, venite con me. [Al SERVO] E tu, miserabile,

 va in giro per la bella Verona; cerca le persone segna-

                                                     [te qui, [gli consegna un foglio]

 dirai che saranno bene accolte nella mia casa.

                                                     Escono [CAPULETI e PARIDE]

SERVO "Cerca le persone segnate qui"? Sta scritto

 che il calzolaio si deve servire de! metro, il sarto del-

 la forma delle scarpe, il pescatore del pennello e il

 pittore delle reti? E a me si comanda di cercare le

 persone segnate in questa carta, quando io non sono

 capace di leggere i nomi che vi ha scritto chi l'ha
 

 scritta. Bisogna che cerchi qualcuno che ha studiato.

 Benissimo!

 Entrano BENVOLIO e ROMEO

BENVOLIO

 Eh, mio caro: un fuoco spegne un altro fuoco,

 un dolore s'attenua con la pena d'un altro dolore;

 se girando ti viene il capogiro,

 per farlo passare giri in senso contrario.

 Un dolore disperato si guarisce con un nuovo dolore.

 Se il tuo occhio avvelenato assorbe un altro veleno,

 quest'ultimo distrugge l'azione del primo veleno.

ROMEO

 La tua foglia di piantàggine è ottima per questo.

BENVOLIO

 Per che cosa, scusami?

ROMEO                Per il tuo stinco, se è rotto.

BENVOLIO

 Ma Romeo, tu diventi pazzo.

ROMEO

 Pazzo, no; ma più legato d'un pazzo,

 chiuso in prigione, affamato, frustato,

 torturato, e... [Al SERVO] Buona sera, caro ragazzo.

SERVO   Dio renda a voi la buona sera. Scusate, signore,

 sapete leggere?

ROMEO

 Sì, la mia sorte nella mia sventura.

SERVO   Forse non l'avete imparata sui libri; ma vi pre-

 go, sareste capace di leggere qualunque cosa vedete?

ROMEO

 Certo, purché si tratti di un alfabeto e di una lingua

SERVO   Benissimo; state allegro.        [che conosco.

ROMEO  Aspetta, ragazzo: so leggere. (Legge) "II si-

 gnor Martino con la moglie e le figlie; il conte An-

 selmo e le sue  graziose sorelle; la vedova del signor

 Vitruvio; il signor Piacenzio e le sue leggiadre nipo-
 

 ti; Mercuzio e suo fratello Valentino; mio zio Capu-

 leti con la moglie e le figlie; la mia bella nipote Ro-

 salina; Livia; il signor Valente e suo cugino Tebaldo;

 Lucio, con la sua allegra Elena."

 Una bella comitiva. E dove si devono riunire?

SERVO    Lassù.

ROMEO    Dove?

SERVO   A cena, in casa nostra.

ROMEO    In casa di chi?

SERVO    Del mio padrone.

ROMEO    Già, avrei dovuto chiedertelo subito.

SERVO  Ora ve lo dirò senza bisogno di domandarmelo:

 il mio padrone è il ricchissimo Capuleti. E se non

 siete uno di casa Montecchi, vi prego, venite a bere

 con noi una tazza di vino. State allegro!      Esce

BENVOLIO

 Alla festa che i Capuleti danno per tradizione,

 troverai a cena la bella Rosalina, che tu ami tanto,

 e le più ammirate bellezze di Verona.

 Va' là, e con occhio imparziale confronta il suo viso

 con quello di altre fanciulle che ti indicherò,

 e vedrai che il tuo cigno è un corvo.

ROMEO

 Se la viva fedeltà dei miei occhi si dimostrasse cosi

 possano le mie lacrime mutarsi in fuoco.     [falsa,

 E questi trasparenti eretici, che non possono morire

 (e tante volte annegarono nel pianto),

 siano bruciati come stregoni.  Un'altra donna

 più bella del mio amore! Il sole, che tutto vede,

 non ne vide mai una simile a lei, dal principio del mondo.

BENVOLIO

 Certo! La credi bella perché non l'hai vista mai

 insieme ad altre e perché è stata valutata

 sempre sola, dall'uno o dall'altro dei tuoi occhi;

 ma su queste bilance cristalline,

 metti da una parte la fanciulla che ami e dall'altra
 

 qualcuna che vedrai risplendere nella festa,

 e Rosalina ti sembrerà appena bella

 mentre ora ti pare la più bella.

ROMEO

 Verrò; non per quello che mi vuoi mostrare,

 ma per avere gioia dallo splendore della mia fanciulla.

Escono

[I. III.]

Entrano DONNA CAPULETI e la NUTRICE

DONNA CAPULETI

 Nutrice, dov'è mia figlia? Chiamala, che venga qui,

NUTRICE

  L'ho già avvertita di venire qui; ve lo giuro

  sulla verginità di quando avevo dodici anni.

  Ehi, agnellina! Dove sei, coccinella? Dio la guardi!

  Dov'è questa bambina? Ehi, Giulietta!

Entra GIULIETTA

GIULIETTA

 Che c'è? Chi mi vuole?

NUTRICE            Vostra madre.

GIULIETTA

 Madonna, sono qui; che volete?

DONNA CAPULETI

 Ecco di che si tratta... Nutrice, lasciaci sole un mo-

                                                                    [mento,

 dobbiamo parlare in segreto... No, torna qui, nutrice.

 Ci ho ripensato; è meglio che tu assista

 al nostro colloquio. Tu sai che mia figlia ha ormai

NUTRICE                                          [una bella età.

 Potrei dire la sua età senza sbagliare d'un'ora.

DONNA CAPULETI

 Non ha ancora compiuto quattordici anni.
 

NUTRICE

 Posso scommettere quattordici dei miei denti

 ( ma per mia disperazione ne ho soltanto quattro)

 che essa non ha ancora quattordici anni.

 Quanto manca al mese d'agosto?

DONNA CAPULETI          Quindici giorni o poco più.

NUTRICE

 Più o meno non importa; però, quando fra tutti

 i giorni dell'anno, verrà il primo agosto,

 la notte della vigilia essa avrà quattordici anni.

 Susanna e lei (pace, mio Dio, a tutte le anime cri-

[stiane!)

 avevano allora la stessa età. Ora Susanna è con Dio.

 Era troppo buona per me. Ma, come dicevo, essa

[compirà

 i quattordici anni proprio alla vigilia del primo agosto.

 Senza dubbio, è così; mi ricordo benissimo.

 L'ho svezzata il giorno di quel forte terremoto,

 undici anni fa. Non lo dimenticherò mai;

 proprio in quel giorno avevo messo un po' di assenzio

 e stavo seduta al sole contro il muro,    [al capezzolo

 sotto la colombaia. Il signore e voi eravate allora

 a Mantova (eh, ho una memoria, io!); ma, come di-

 appena succhiò l'assenzio del capezzolo     [cevo,

 e lo sentì amaro, bisognava vederla

 con che furia picchiava sulla mammella!

 Fuggì, disse a un tratto la colombaia;

 ma credetemi, non ci fu bisogno

 che mi dicessero di scappare... Sono passati undici

[anni,

 da quel tempo, ed essa stava già in piedi da sola;

 certo, per la Croce, e correva e sgambettava dovun-

 II giorno avanti aveva battuto la testa per terra, [que.

 e fu mio marito (Dio salvi la sua anima!

 Era un uomo molto vivace! ) a tirare su la bambina;

 "Ehi" le disse "sei caduta con la faccia in avanti:

 quando sarai più abile, imparerai a cadere
 

 all' indietro, non è vero Giulietta?" E allora, per la

 la piccina smise di piangere e disse: "Sì!". [Vergine,

 Guardate un po' come uno scherzo, a volte,

 può cogliere nel segno.

 Vi assicuro che non lo dimenticherò mai,

 anche se vivessi mille anni: "Non è vero, Giulietta?"

 disse lui, e la piccola capricciosa smise di piangere

 e disse: "Sì".

DONNA CAPULETI

 Ora basta; taci, ti prego.

NUTRICE

 Sì, signora. E non posso fare a meno di ridere

 quando penso che smise di piangere per dire: "Sì".

 E già, ve lo assicuro, aveva sulla fronte

 un bernoccolo grande come un testicolo di galletto;

 aveva preso un brutto colpo ed urlava forte.

 "Come" fece mio marito "tu cadi sulla faccia?

 Quando avrai l'età buona cadrai sulla schiena,

 non è vero, Giulietta?" Lei si calmò e disse: "Sì".

GIULIETTA

 E, per favore, taci anche tu, nutrice, dico io.

NUTRICE

 Pazienza, ho finito. Dio ti protegga. Tu sei stata

 la bambina più graziosa che io abbia allattato,

 e se posso vivere fino a vederti maritata, non desidero altro.

DONNA CAPULETI

 Maritata! Proprio di questo voglio parlare.

 Dimmi, Giulietta, bambina mia, che cosa ne pensi?

 Ti senti di maritarti?

GIULIETTA

 È un onore che non sogno neppure.

NUTRICE

 Un onore! Se non fossi stata io la tua sola nutrice

 direi che hai succhiato saggezza dalla tua mammella,

DONNA CAPULETI

 Bene, è tempo che tu pensi al matrimonio;
 

 qui a Verona vi sono fanciulle molto stimate

 che, più giovani di te, sono già madri;

 se non mi sbaglio nel conto, io alla tua età

 non ero fanciulla come te, ma già tua madre.

 Ecco, allora, in poche parole:

 il nobile Paride ti chiede di amarlo.

NUTRICE

 Un uomo, ragazza mia! Un uomo

 che tutto il mondo... proprio un uomo fatto di cera!

DONNA CAPULETI

 L'estate di Verona non ha un simile fiore.

NUTRICE

 Sì, è un fiore, un bellissimo fiore davvero!

DONNA CAPULETI

 Che ne dici? Puoi amare quel gentiluomo?

 Questa notte lo vedrai alla nostra festa:

 e vi troverai la felicità che vi fu scritta

 con la penna della bellezza: osserva i lineamenti

 e vedrai come uno faccia felice l'altro,

 e ciò che è oscuro nel bel libro, cercalo scritto

 ai margini degli occhi. Questo prezioso libro

 d'amore, questo amante non legato,

 per diventare più bello ha bisogno di una sola lega-

 li pesce vive nel mare; la bellezza visibile        [tura:

 che in sé nasconde l'altra bellezza invisibile,

 ha grandissimo valore. Agli occhi di molti

 ha più valore quel libro che in fermagli d'oro

 racchiude la sua dorata storia: così tu,

 avendolo come sposo, avrai tutto

 ciò che egli possiede, senza diminuire te stessa.

NUTRICE

 Diminuire! Anzi, diventerà più grossa:

 le donne ingrossano per colpa degli uomini.

DONNA CAPULETI

 Allora dimmi, senti di poter amare Paride?
 

GIULIETTA

 Lo guarderò, se il guardare spinge ad amare;

 ma non lascerò che il mio occhio sì abbandoni

 a Paride non più di quanto il vostro

 consenso gli darà forza di farlo.

Entra un SERVO

SERVO Madonna, sono qui gli invitati, la cena è ser-

 vita, tutti chiedono di voi e della mia padroncina;

 giù bestemmiano contro la nutrice e ogni cosa va

 all'aria. Io scappo a servire; vi scongiuro, seguitemi

 subito.                                                                 Esce

DONNA CAPULETI

Eccoci, veniamo. Giulietta, il conte è là che attende.

NUTRICE

Va', bambina, e trova notti felici ai tuoi giorni felici.

Escono

[I.IV]

Entrano ROMEO, MERCUZIO e BENVOLIO, insieme a

 cinque o sei maschere, portatori di fiaccole e altri

ROMEO

 Dunque, questo discorso per scusarci si fa, o entriamo senza preamboli?

BENVOLIO        

 II tempo di queste chiacchiere è passato!

 Noi non avremo nessun Cupido bendato,

 con la sua sciarpa e armato con l'arco di legno

 dipinto alla Tartara, per spaventare le dame

 come uno spauracchio; e neppure entreremo recitando

 fiocamente il prologo a memoria

 con l'aiuto del suggeritore; lasciate
 

 che ci misurino con la misura che vogliono,

 noi misureremo loro una "misura", e via!

ROMEO

 Dammi una torcia, non ho voglia dì ballare,

 mi sento pesante e porterò la luce che è leggera.

MERCUZIO

 No, gentile Romeo, noi vogliamo che tu balli.

ROMEO

 No, credetemi, voi avete scarpini da ballo

 con suole leggere: io ho l'anima di piombo

 che m'inchioda al suolo; non posso muovermi.

MERCUZIO

 Tu sei innamorato: fatti prestare le ali

 di Cupido e vola al di là di ogni limite.

ROMEO

 Io sono ferito troppo profondamente

 dalla sua freccia per potere volare

 con le sue penne leggere: e così legato,

 non posso sorvolare l'altezza del triste dolore:

 sotto il grave peso dell'amore, io precipito.

MERCUZIO

 E tu precipitando su di lui schiacceresti l'amore:

 troppo grave peso per una così tenera cosa.

ROMEO

 L'amore è una tenera cosa? È troppo rude, troppo

 brutale, troppo aspro e punge come una spina.

MERCUZIO

 Se Amore è brutale con te, sii brutale con Amore,

 rendi a lui puntura per puntura, e lo metterai giù.

 Datemi una guaina per metterci dentro il mio viso.

 Una maschera sopra una maschera! Che m'importa

 se un occhio curioso cercherà di scoprire i miei di-

 Questo" mascherone arrossirà per me.         [fetti?

BENVOLIO

 Via, bussiamo ed entriamo; e, non appena dentro,

 ognuno si affidi alle proprie gambe.
 

ROMEO

 Una torcia a me; i giovani dal cuore leggero

 accarezzino con i loro talloni le insensibili stuoie;

 per me va bene l'antico proverbio: "Tengo il cande-

  [liere

 e sto a vedere". La caccia non è stata mai tanto bella,

 ma io ho già cacciato.

MERCUZIO

 Be'! Il topo, è giù, come dice il conestabile.

 Se sei giù ti tireremo su dal pantano,

 o, con tutto il rispetto, dall'amore,

 nel quale sei affondato fino alle orecchie.

 Vieni, faremo luce al giorno, alla fine.

ROMEO

 No, non è così!

MERCUZIO        Dico, signore, che perdendo tempo

 sprechiamo le nostre luci inutilmente,

 come lampade accese di giorno. Prendilo con buona

[intenzione,

 cioè in senso buono, perché il nostro senno

 ha cinque volte più buon senso dei nostri cinque sensi.

ROMEO

 Infatti con buona intenzione noi andiamo a questa

 ma non sarebbe di buon senso andarci,   [mascherata,

MERCUZIO                                        Perché, si può sapere?

ROMEO

 Ho fatto un sogno questa notte!

MERCUZIO        Anch'io.

ROMEO

 Ebbene, che hai sognato?

MERCUZIO        Che i sognatori spesso mentono...

ROMEO

 Quando dormono e sognano cose vere.

MERCUZIO

 Ecco: la regina Mah è certo venuta da te,

 Mab, levatrice delle fate, appare

 non più grande d'un'agata che splende

 sull'indice a un priore. In volo, la tira una muta

 d'invisibili farfalle sul naso di chi dorme.

 Le ruote del cocchio girano con raggi

 di lunghe zampe di ragno. Sono le redini

 di lieve ragnatela, il mantice d'ali

 di cavallette, i finimenti d'umidi

 raggi di luna; un osso di grillo

 serve per la frusta, la sferza è una membrana,

 cocchiere un moscerino in livrea grigia

 grande meno della metà del verme

 che gonfia il dito alle fanciulle pigre.

 Il suo cocchio è un guscio di nocciola:

 uno scoiattolo che lavora il legno

 o un vecchio lombrico, da tempo assai lontano,

 fanno i piccoli carri delle fate.

 E così Mab galoppa, notte dopo notte,

 dentro i cervelli degli amanti,

 ed essi sognano d'amore, o sulle ginocchia

 dei cortigiani che allora sognano inchini e cerimonie

 o sulle dita dei legali che allora sognano compensi,

 o su labbra di donne che allora sognano baci:

 labbra che spesso Mab copre di bollicine

 perché fiatano aria di guaste confetture.

 Talvolta galoppa sul naso a un cortigiano

 che allora sogna l'odore d'una buona carica,

 o s'avvicina al naso d'un prelato

 che dorme, e lo sfiora piano con la coda

 d'un porcellino della decima, ed ecco il sogno

 d'un nuovo beneficio. Altre volte passa

 sul collo d'un soldato, che allora sogna

 gole nemiche tagliate, brecce, imboscate,

 lame spagnole, brindisi con tazze profonde cinque braccia;

 poi risuona di colpo un tamburo al suo orecchio:

 il soldato si scuote Impaurito e si sveglia,

 bestemmia una preghiera e s'addormenta ancora.

 Questa è Mab, la stessa che di notte

 arruffa le criniere dei cavalli

 e impasta, nei luridi e grassi crini,

 nodi d'elfi, che a scioglierli portano sventura;

 Mab è la strega che se trova supine le ragazze

 le costringe all'abbraccio, ed è così che insegna

 a "portare" per la prima volta; e le fa donne

 dì buon "portamento". Questa è colei…

ROMEO                Basta, basta, Mercuzio! Taci!

 Tu parli di nulla.

MERCUZIO        Parlo infatti, dei sogni,

 figli della mente in ozio,

 che nascono da una vana fantasia

 la quale ha natura leggera come l'aria

 e più incostante del vento,

 che ora è in amore sul grembo gelido del Nord,

 e poi sdegnato se ne va sbuffando

 con la faccia al Sud, fresco di rugiada.

BENVOLIO

 II vento di cui parli ci soffia da noi stessi;

 la cena ormai è finita, arriveremo tardi.

ROMEO

 Troppo presto, temo; perché il mio cuore

 predice un triste avvenimento,

 ancora sospeso nelle stelle: questa notte,

 durante la festa, avrà un tremendo inizio,

 che alla vita inutile, chiusa nel mio petto,

 segnerà un limite con una vile

 morte violenta. Ma chi guida il mio viaggio

 diriga ora la vela. Allegri, compagni, andiamo!

BENVOLIO

Batti, tamburo!

Marciano su e giù per la scena mentre entrano i SER-

VITORI [di casa Capuleti] con tovaglioli [e allestisco-

no un rinfresco]
 

PRIMO SERVO Dov'è Pentola, che non ci aiuta a spa-

recchiare? Ah, sì; proprio lui che cambia un piatto,

che raschia un tagliere!

SECONDO SERVO Quando la pulizia è nelle mani di uno

o due uomini che, per abitudine, non se le lavano, la

cosa è sporca.

PRIMO SERVO Vìa gli scanni, scosta la credenza, oc-

chio all'argenteria! A te, caro: mettimi da parte un

pezzo di marzapane; e se mi vuoi bene, avverti il por-

tiere di lasciare entrare Susanna e Nella. Antonio e

Pentola!

TERZO SERVO   Eccomi, ragazzo!

PRIMO SERVO Vi cercano, vi chiamano, vi desiderano,

nel salone.

TERZO SERVO Non si può essere qua e là nello stesso

tempo. Svelti, ragazzi: chi campa più a lungo prende

tutto.                                                                          Escono

Entrano [CAPULETI, con GIULIETTA, DONNA CAPULE-

TI, TEBALDO e] tutti gli invitati e le maschere

CAPULETI

Benvenuti, signori. Le donne che non hanno calli

vogliono fare un giro con voi. Ah, ah! Signore mie!

Chi di voi, ora, rifiuterà di ballare?

Chi farà la sdegnosa, lo giuro, ha qualche callo.

Ho toccato il punto debole? Benvenuti, signori!

Ho conosciuto anch'io il tempo

in cui con una maschera sul viso,

mormoravo all'orecchio di qualche bella dama

delle storie piacevoli: ora è passato, è passato, è pas-

                                                                               [sato!

Siate i benvenuti, signori. Avanti, suonatori, musica.

Largo, largo! Fate spazio! E voi, ragazze, ballate.

La musica suona e si balla

 Altri lumi, furfanti! Sgombrate le tavole

 e spegnete il fuoco: fa troppo caldo qui dentro.

 Ah,  bravo!  Questa festa  improvvisata va proprio

[bene.

 Qui, sedete, sedete, mio buon cugino Capuleti,

 perché per voi e per me non è più tempo di ballare.

 Quanti anni sono passati da quando ci vedemmo

 l'ultima volta in maschera?

SECONDO CAPULETI     Per la Vergine: trentanni!

CAPULETI

 Ma, no, caro. Di meno, di meno!

 L'ultima volta fu alle nozze di Lucenzio;

 quando verrà la Pentecoste (ci mascherammo allora)

 saranno venticinque anni.

SECONDO CAPULETI

Di più, di più! Il figlio di Lucenzio ha di più;

ha trent'anni.

CAPULETI          Ma che dite?

 Due anni fa era ancora sotto tutela.

ROMEO

 [A un SERVO] Sai chi è quella donna che con la sua

 onora quel cavaliere?                      [preziosa mano

SERVO                                 Non so, signore.

ROMEO

 Oh, essa insegna alle torce come splendere.

 Sembra pendere su! volto della notte

 come ricca gemma all'orecchio d'una Etiope.

 Ma è bellezza di valore immenso

 che mai nessuno avrà, troppo preziosa

 per la terra. Come colomba bianca

 in una lunga fila di cornacchie

 sembra la fanciulla fra le sue compagne.

 La voglio vedere, dopo questo ballo;

 come sarei felice se la mia mano rude

 sfiorasse quella sua. Ha amato mai il mio cuore?

 Negate, occhi: prima di questa notte

 non ho mai veduto la bellezza.
 

TEBALDO

 La sua voce sembra quella d'un Montecchi.

 Vammi a prendere la spada, ragazzo. Come!

 Quel vile ha il coraggio di venire qui

 con una maschera dell'antica commedia sulla faccia

 per ghignare sulla nostra festa? Ebbene,

 per la nobiltà e l'onore della mia stirpe

 credo che se lo colpisco a morte non commetto un

CAPULETI                                                     [peccato.

 Ma che c'è, nipote? Perché sei così in collera?

TEBALDO

 Zio, costui è un Montecchi, un nemico,

 un miserabile che è venuto questa sera

 per disprezzare la nostra festa.

CAPULETI                   Non è il giovane Romeo?

TEBALDO

 Proprio lui, quel miserabile Romeo!

CAPULETI

 Calmati, mio gentile nipote, e lascialo stare.

 Si comporta come un vero gentiluomo,

 e, per la verità, Verona è orgogliosa di lui

 perché è un giovane virtuoso e bene educato.

 Io non vorrei, per tutte le ricchezze della città,

 che egli venisse offeso in casa mia;

 quindi, abbi pazienza, non curarti di lui,

 così voghe: e s- vuoi rispettare la mia volontà,

 sii di buon umore e rasserena la tua faccia,

  che nessuno ha voglia di vedere buia in una festa.

TEBALDO

 Anzi, è il viso che ci vuole, quando fra gli ospiti

 c'è un miserabile come lui; non lo sopporterò.

CAPULETI

 Invece lo sopporterai, ragazzo mio! Ripeto;

 lo sopporterai. Andiamo! Qui, sono io il padrone o

 Ma, andiamo: non lo sopporterai!                     [tu?

 Dio mi guardi l'anima! Vorresti provocare una rissa
 

 fra i miei invitati? Non fare il galletto!

 Saresti proprio l'uomo adatto!

TEBALDO

 Ma, zio, questa è una vergogna!

CAPULETI          Andiamo, andiamo

 sei un ragazzo insolente; non è vero?

 Questo scherzo lo potresti pagare caro;

 so quello che sto dicendo. Non contrariarmi!

 Hai scelto il momento buono, te lo dico io.

 - Benissimo, cari ragazzi! - Sei un arrogante,

 va' e stai tranquillo. - Più luce, più luce.

 -È una vergogna; ci penserò io a tenerti fermo,

 -Allegri, ragazzi!

TEBALDO

 La pazienza alla quale sono costretto,

 urtando con la mia collera furibonda,

 mi agita il sangue per il contrasto delle due forze,

 Me ne andrò; ma la presenza di Romeo,

c he ora può sembrare dolce, diverrà amarissimo fiele.

      Esce

ROMEO

 Se credete che io profani con la mano più indegna

 questa sacra reliquia (peccato degli umili, del resto),

 le mie labbra rosse come due timidi pellegrini cerche-

   [ranno

 di rendere morbido l'aspro contatto con un tenero

GIULIETTA                                                          [bacio.

 Buon pellegrino, voi fate un grave torto

 alla vostra mano, che non ha fatto altro

 che dimostrare un'umile devozione.

 Anche i santi hanno le mani, e le mani

 dei pellegrini le toccano; palma contro palma:

 infatti è questo il bacio sacro dei palmieri.

ROMEO

 Ma i santi e i palmieri non hanno labbra?

GIULIETTA

 Sì, pellegrino, labbra che servono per !a preghiera.
 

ROMEO

Oh, allora, dolce santa, lascia che le tue labbra

facciano come le tue mani; esse pregano, tu esaudi-

  [scile,

in modo che la fede non si muti in disperazione.

GIULIETTA

I santi non si muovono, eppure

esaudiscono coloro che li pregano.

ROMEO

Allora non muoverti, così la mia preghiera

sarà esaudita. [La bacia] Ecco, le tue labbra

hanno tolto il peccato dalle mie.

GIULIETTA

Allora le mie labbra portano il peccato che hanno

ROMEO                                                               [tolto.

II peccato dalle mie labbra? O colpa dolcemente

rimproverata! Rendimi il mio peccato!

GIULIETTA

Voi baciate come insegna il libro.

NUTRICE

Giulietta, vostra madre vuole parlarvi.

ROMEO

Chi è sua madre?

NUTRICE            Come, giovanotto!

Sua madre è la padrona di questa casa,

una dama buona, saggia e virtuosa.

Io ho allattato sua figlia, la fanciulla con la quale

avete parlato finora. Vi assicuro che essa

sarà oro sonante per chi avrà la fortuna di averla.

ROMEO

Allora è una Capuleti. Oh, caro prezzo!

Sono debitore della vita alla mia nemica.

BENVOLIO

Via, andiamocene; il bello sta per finire!

ROMEO

Temo che sia così; più restiamo e più l'infelicità s'ac-

 [cresce.
 

CAPULETI

 No, signori, non andatevene: c'è ancora una piccola

[cena,

 tanto per stare un po' allegri. Ma volete proprio la-

[sciarci?

Gli parlano all'orecchio

 Ebbene, allora vi ringrazio tutti,

 miei cari signori. - Grazie, buona notte. –

 Altre fiaccole, qui! - Allora andiamocene a letto

 O amico, è troppo tardi, vado a riposare.

Escono tutti tranne GIULIETTA e la NUTRICE

GIULIETTA

 Vieni qui, nutrice: chi è quel gentiluomo?

NUTRICE

 II figlio e l'erede del vecchio Tiberio.

GIULIETTA

 E quello che sta uscendo in questo momento?

NUTRICE

 Quello? Credo che sia il giovane Petruccio,

GIULIETTA

 E l'altro che lo segue e che non ha voluto ballare?

NUTRICE

 Non lo so,

GIULIETTA

 Va' chiedi il suo nome. Se è sposato,

 la tomba sarà il mio letto di nozze

NUTRICE

 Si chiama Romeo, ed è un Montecchi,

 l'unico figlio del vostro grande nemico.

GIULIETTA

 II mio unico amore nato dal mio unico odio!

 O sconosciuto, troppo presto visto, e troppo tardi

 conosciuto! O sovrumana forza d'amore,

 tu mi fai amare il nemico che odiavo.

NUTRICE

 Che dici, che dici?

GIULIETTA        Alcuni versi che ho imparato ora

da uno che ballava con me.

UNA VOCE DALL'INTERNO       Giulietta!

NUTRICE    Subito,  subito!   Andiamo:   gli ospiti  sono

andati via tutti.                                                   Escono

[II.  PROLOGO]

[Entra il CORO]

CORO

Ora l'antica passione sta sul letto di morte

e un nuovo affetto vuole esserne l'erede.

La bella fanciulla, per cui l'amante soffriva

e desiderava la morte,

vicino alla soave Giulietta non è più bella.

Ora Romeo è amato e ama un'altra volta,

i due amanti sono legati dall'incanto degli sguardi;

ma egli deve soffrire credendola sua nemica,

ed essa deve rubare la dolce esca d'amore da tremendi ami.

Ed essendo cons VV'ato un nemico, egli non può

avvicinarla per mormorarle le promesse degli amanti;

ma per lei che ama con uguale misura,

sono più difficili le occasioni per incontrarsi

in qualche luogo con l'amato.

Ma la passione presta loro la forza, il tempo, i mezzi

           [e il modo

per incontrarsi e consolare le estreme sofferenze

con estreme dolcezze.                                       [Esce
 

[II. I.]

Entra ROMEO solo

ROMEO

 Posso andare avanti, se il mio cuore è qui?

 Torna indietro, o mia instabile terra, e trova il tuo

           [centro.

     [Si nasconde nel giardino dei Capuleti]

Entrano BENVOLIO e MERCUZIO

BENVOLIO

 Romeo! Cugino Romeo! Romeo!

MERCUZIO

 Sulla mia vita, quel Romeo è saggio;

 e sono certo ch'è già a casa nel suo letto.

BENVOLIO

 Invece lo vidi qui; andava in fretta

 e poi ha scavalcato il muro di questo giardino.

 Chiamalo, mio buon Mercuzio.

MERCUZIO                        Non solo, ma lo evocherò:

 Romeo! Capriccioso! Pazzo! Amante furioso!

 Rivelati almeno con un sospiro,

 con una rima, e io sarò soddisfatto.

 Grida un semplice "ahimè", pronuncia solo

 "bella" e "stella", trova una dolce parola

 per Venere, la mia comare, un soprannome per il figlio cieco,

 il suo erede, il giovane Abramo Cupido,

 che colpì nel segno quando il re Cofetua

 s'innamorò della fanciulla povera.

 Ma Romeo non ascolta, non si fa vivo, non si muove.

 Quella scimmia è morta; bisogna proprio che lo evochi.

 Io ti scongiuro, per i luminosi occhi di Rosalina,

 per la sua bella fronte, per le sue labbra scarlatte,

 per i suoi piedi bellissimi e le sue gambe diritte.

per le sue cosce vibranti e quello che vi sta vicino,

 di apparire a noi come veramente tu sei.

BENVOLIO

 Se ti sente, certo andrà in collera.

MERCUZIO

 Questo non può irritarlo. Avrebbe ragione di infuriarsi con me

 se facessi rizzare nel cerchio della sua amata,

 uno spirito di strana natura e ve lo lasciassi là diritto

 fino a che lei non l'avesse soddisfatto

 e placato. Questa sarebbe una vera offesa,

 ma la mia invocazione è giusta e onesta,

 perché vuole solo far levare su lui in nome della sua

BENVOLIO                                                        [donna.

 Vieni; si sarà nascosto fra quegli alberi,

 per avere compagna l'umida notte.

 Il suo amore è cieco e quindi sta bene nell'oscurità.

MERCUZIO

 Se l'amore è cieco, non può colpire il segno.

 Ora Romeo sta seduto sotto un nespolo e sogna

 con desiderio la sua donna; la vede nella forma

 di quel frutto che le ragazze ridendo chiamano "ne-

 quando sono sole. O Romeo, se ella fosse,    [spola",

 se ella fosse un'aperta... eccetera... e tu una pera di

[Poperin!

 Buona notte, Romeo! Vado a dormire nel mio letto,

 perché questo letto da campo è troppo freddo per me.

 Vieni; andiamo via?

BENVOLIO                         Andiamo, allora.

 È inutile cercare chi non vuole farsi trovare.    Escono

[II. II.]

ROMEO [facendosi avanti]

 Chi non ha mai avuto una ferita, ride

 di chi ne porta i segni.
 

[GIULIETTA appare al balcone]

Ma quale luce

 apre l'ombra, da quel balcone? Ecco l'oriente

 e Giulietta è il sole... Alzati, dunque, o vivo sole

 e spegni la luna già fioca, pallida di pena,

 che ha invidia di te perché sei bella

 più di lei, tu che la servi. E se ha invidia di te

 lasciala sola. Il suo manto di vestale

 ha già un colore verde di palude,

 e più nessuna vergine lo porta.

 Gettalo via! Oh, è la mia donna, è il mio amore!

 Ma non lo sa! Parla e non dice parola:

 il suo occhio parla, e a lui risponderò.

 Ma che folle speranza; non è a me che parla.

 Due fra le stelle più lucenti, che girano

 ora in altre zone, pregano i suoi occhi

 di splendere nelle sfere senza luce,

 fino al loro ritorno. E se i suoi occhi

 fossero nel ciclo veramente e le stelle

 nel suo viso? Lo splendore del suo volto

 farebbe pallide le stelle, come la luce del giorno

 la fiamma d'una torcia. Se poi i suoi occhi

 fossero nel ciclo, quanta luce su nell'aria:

 tanta che gli uccelli credendo imita la notte

 comincerebbero a cantare. Guarda come posa

 la guancia sulla mano! Oh, se fossi un guanto

 su quella mano per sfiorarle la guancia!

GIULIETTA        Ahimè!

ROMEO

 Ecco, parla. Oh, parla ancora, angelo splendente!

 Tu in questa notte appari a me, dall'alto,

 di forte luce come un alato messaggero

 agli occhi meravigliati dei mortali, quando
 

 varca lente nuvole e veleggia nell'aria

 immensa.

GIULIETTA    O Romeo! Romeo! Perché tu sei Romeo?

 Rinnega dunque tuo padre e rifiuta quel nome,

 o se non vuoi, legati al mio amore

 e più non sarò una Capuleti.

ROMEO

 Devo rispondere o ascoltare ancora?

GIULIETTA

 Solo il tuo nome è mio nemico: tu, sei tu,

 anche se non fossi uno dei Montecchi.

 Che cosa vuoi dire Montecchi? Né mano,

 non piede, né braccio, né viso, nulla

 di ciò che forma un corpo. Prendi un altro nome!

 Che c'è nel nome? Quella che chiamiamo rosa,

 anche con altro nome avrebbe il suo profumo.

 Anche Romeo senza più il suo nome

 sarebbe caro, com'è, e così perfetto.

 Rinuncia al tuo nome, Romeo, e per il nome,

 che non è parte di te, prendi me stessa.

ROMEO

 Ti prendo sulla parola, chiamami solo amore,

 e avrò nuovo battesimo; ecco, non mi chiamo più

GIULIETTA                                                 [Romeo.

 Chi sei tu che difeso dall'ombra della notte

 entri nel mio chiuso pensiero.'

ROMEO

 Con un nome non so dirti chi sono;

 odio il mio nome che ti è nemico,

 straccerei il foglio dove fosse scritto.

GIULIETTA

 II mio orecchio non ha bevuto cento parole
 

 di quella voce, e già ne riconosco il suono.

 Non sei Romeo, uno dei Montecchi?

ROMEO

 Né l'uno, mia bella fanciulla, né l'altro,

 se non ti è caro né l'uno né l'altro.

GIULIETTA

 Come, perché, sei giunto fino a qui?

 Alti sono i muri del giardino e aspri

 da scalare; e se qualcuno ora ti scopre,

 se penso chi sei, questo è luogo di morte,

ROMEO

 Con le ali leggere d'amore volai su questi muri:

 per amore non c'è ostacolo di pietra,

 e ciò che amore può fare, amore tenta:

 non possono fermarmi i tuoi parenti.

GIULIETTA

 Se ti vedono qui, ti uccideranno.

ROMEO

 Ahimè! Il pericolo è più nei tuoi occhi

 che non in venti delle loro spade:

 se mi guardi con dolcezza, sarò forte

 contro il loro odio.

GIULIETTA        Non vorrei

 che ti vedessero qui, per tutto il mondo.

ROMEO

 II manto della notte mi nasconde; ma se non mi ami

 lascia che mi trovino. Meglio che il loro odio

 tolga la mia vita, e non che la morte tardi

 senza il tuo amore.

GIULIETTA        Chi ti ha guidato in questo luogo?

ROMEO

 Con i miei occhi, amore m'aiutò a cercarlo,

 e con il suo consiglio. Io non sono pilota

 ma se tu fossi lontana, quanto

 la più deserta spiaggia del più lontano mare,

 io mi spingerei là, sopra una nave,

 per una mercé tanto preziosa.
 

GIULIETTA        La maschera

 della notte mi nasconde il viso: vedresti il rosso,

 allora, che copre le mie guance, per le parole dette

 questa notte! Oh, come vorrei volentieri, volentieri,

 smentire le parole; ma ormai, addio finzioni!

 Mi arni tu? So che dirai di sì, ed io ti crederò;

 ma se giuri, tu puoi ingannarmi. Dicono che Giove

 rida dei falsi giuramenti degli amanti.

 O gentile Romeo, se mi ami, dimmelo veramente;

 ma se credi che mi sia presto abbandonata,

 sarò crudele (e lo diranno le mie ciglia),

 dirò di no, e allora sarai tu a pregarmi;

 se non lo pensi, non saprei dirti di no

 per tutto il mondo. O bel Montecchi, è vero,

 il mio amore è troppo forte, e, con ragione,

 potresti dirmi leggera, mio gentile signore,

ma vedrai che sono più sincera delle donne

che più di me conoscono l'astuzia

 di appare timide. E più timida,

 certo sarei stata, se tu, a mia insaputa,

 non mi avessi sentito parlare del mio amore.

 Perdonami dunque, e non attribuire

 a leggerezza questo mio abbandono,

 che l'ombra della notte ti ha rivelato.

ROMEO

 Per la felice luna che imbianca le cime

 di questi alberi, io giuro...

GIULIETTA                        Oh, non giurare per la luna,

 per l'incostante luna che ogni mese muta

 il cerchio della sua orbita: non vorrei

che il tuo amore fosse come il moto della luna.

ROMEO

 E per che cosa devo allora giurare?

GIULIETTA

 Non giurare; o giura per te, gentile,
 

 che sei il dio che il mio cuore ama,

 e sarai creduto.

ROMEO                Se il caro amore del mio cuore...

GIULIETTA

 No, non giurare. Ogni mia gioia è in te,

 ma non ho gioia dal nostro patto d'amore

 di questa notte; improvviso, inaspettato, rapido,

 troppo simile al lampo che finisce prima

 che si dica "lampeggia". Buona notte, mio amore!

 Questo germoglio d'amore che si apre al mite

 vento dell'estate, sarà uno splendido fiore

 quando ci rivedremo ancora. Buona notte,

 buona notte! Un sonno dolce e felice

 scenda nel tuo cuore come nel mio!

ROMEO                                               Oh, tu mi lasci

 con tanto desiderio!

GIULIETTA        E che desiderio puoi avere

 questa notte?

ROMEO                Scambiare il tuo amore con il mio.

GIULIETTA

 Prima che lo chiedessi, io t'ho dato il mio,

 e vorrei non averlo ancora dato.

ROMEO                                               Vorresti, forse,

 riprenderlo? E per quale ragione, amore mio?

GIULIETTA

Per offrirlo ancora una volta. Io desidero

quello che possiedo; il mio cuore, come il mare,

non ha limiti e il mio amore è profondo

quanto il mare: più a te ne concedo

più ne possiedo, perché l'uno e l'altro

sono infiniti. Sento qualche rumore

nella casa; caro amore, addio!

La NUTRICE chiama dall’ interno

"Subito, mia buona nutrice." E tu, amato Montecchi

sii fedele: aspetta un momento il mìo ritorno.    Esce

ROMEO

O felice, felice notte! Io temo, poi ch'è notte,
 

 che sia un sogno il mio, dolce di lusinghe

 e non realtà.

GIULIETTA torna al balcone

GIULIETTA       Due parole, mio caro, e poi

 davvero, buona notte. Se questo tuo amore

 è onesto e mi vuoi come sposa, domani

 mandami a dire da chi verrà da te,

 dove e in che giorno compiremo il rito,

 avrai allora ai tuoi piedi la mia sorte,

 e verrò con te, mio signore, in tutto il mondo.

NUTRICE

 (Dall' interno) Signora!

GIULIETTA        "Vengo subito! " Ma se il tuo amore

 non è onesto, ti supplico...

NUTRICE

 (Dall'interno) Signora!

GIULIETTA        " Vengo, vengo ! "

 Non parlarmi più e lasciami al mio dolore;

 domani manderò qualcuno...

ROMEO                Per la salvezza dell'anima mia...

GIULIETTA

 Mille volte buona notte!                                  Esce

ROMEO                Mille volte cattiva notte,

 ora che mi manca la tua luce. Amore va verso amore

 come i ragazzi fuggono dai libri;

 ma amore lascia amore con la malinconia

 dei ragazzi quando vanno a scuola.

GIULIETTA torna al balcone

GIULIETTA

 Pss! Romeo! Pss! O se avessi voce di falconiere

 per richiamare il mio falco gentile.

 Il prigioniero parla sottovoce, non può urlare;

 certo saprei spezzare la caverna

 
 

 dove Eco si chiude, e fare la sua voce aerea più fioca

 della mia, a furia di ripetere il nome di Romeo.

ROMEO

 Forse è l'anima mia che mormora il mio nome.

 Come nella notte la voce degli amanti

 ha chiaro suono d'argento, di musica dolcissima,

 all'orecchio che ascolta!

GIULIETTA                        Romeo!

ROMEO                                               Mia cara!

GIULIETTA

 A che ora, domani, vuoi che mandi da te?

ROMEO

 Alle nove.

GIULIETTA    Non tarderò. Mancano vent'anni

 fino a quell'ora. Non ricordo perché t'ho richiamato.

ROMEO

 Lasciami qui finché tu lo ricordi.

GIULIETTA                             Allora lo scorderò,

 perché tu resti, ricordando solo la cara

 tua compagnia.

ROMEO                E io rimango se ancora

 non ricordi, dimenticando qui ogni altra casa,

 tranne questa.

GIULIETTA       È quasi giorno, ed io vorrei

 che tu fossi andato; ma non più in là d'un uccello

c he una fanciulla libera dalla mano,

 come un povero prigioniero dalle catene,

 e poi con un filo di seta lo riporta a sé,

 amante gelosa di quella libertà.

ROMEO

 Vorrei essere io quell'uccello.
 

GIULIETTA                        Anch'io lo vorrei, caro;

 ma avrei paura d'ucciderti con le mie carezze.

 Buona notte, buona notte! Lasciarti è dolore

 così dolce che direi buona notte fino a giorno.    Esce

ROMEO

 Scenda sui tuoi occhi il sonno, e la quiete

 nel tuo cuore! Oh, fossi il sonno e la quiete

 per riposare così dolcemente! Ora andrò via,

 dal mio padre spirituale, a chiedere il suo aiuto,

 a dirgli del mio felice incontro di stanotte.         Esce

[II III.]

 Entra FRATE LORENZO con una cesta

FRATE LORENZO

 II mattino dagli occhi grigi sorride alla cupa notte,

 mandando strisce di luce verso le nuvole d'oriente;

 e l’oescurità già livida di macchie, come un ubriaco che

   [barcolla,

 si allontana dal sentiero del giorno e dalle ruote di

   [fuoco del Titano.

 Ora, prima che il sole giunga col suo occhio di fiamma

 a rallegrare il giorno e ad asciugare

  l'umida rugiada della notte,

 devo riempire questo paniere di vimini

 con erbe velenose e fiori dal succo prezioso,

 La terra è madre e tomba della natura:

 i1 suo sepolcro è il grembo dal quale ha origine

 la sua vita; e noi vediamo nascere

 da questo grembo figli di varie specie, che succhiano

 dal suo seno. Alcuni, ottimi per numerose virtù

 (nessuno che ne sia privo), e ognuno differente dal-

   [l'altro.

 Oh, come grande e potente è la virtù che risiede nelle

  [piante,
 

  nelle erbe, nelle pietre, e nelle loro più segrete qua-

  Infatti nulla esiste sulla terra di cosi umile,     [lità!

  che non possa dare alla terra qualche bene particolare;

  e nulla è così buono che, sviato dal suo uso,

  non si ribelli alla sua vera natura, cadendo nell'abuso.

  La virtù stessa, male adoperata, può diventare un

[vizio,

  e qualche volta il vizio si nobilita per la sua azione.

  Sotto la tenera membrana di questo fragile fiore,

  c'è insieme un veleno e un potere medico;

  infatti se l'odori, eccita ogni senso,

  se lo assaggi, ferma il cuore e tutti i sensi.

  Come nelle erbe, così nell'uomo stanno accampati

  due re nemici: la grazia e la volontà spietata.

  E quella pianta dove predomina la peggiore di queste

  forze, è presto divorata dal cancro della morte.

Entra ROMEO

ROMEO

 Buon giorno, padre.

FRATE LORENZO            Benedicite!

  Quale voce mi saluta tanto dolcemente di primo mat-

     [tino?

  Mio giovane figliolo, se tu dai così presto il buon-

[giorno

  al tuo letto, significa che qualcosa agita la tua mente;

  solo negli occhi dei vecchi veglia l'inquietudine,

  e dove c'è l'inquietudine non c'è mai il sonno.

  Ma dove stende le membra la forte gioventù,

  che ha la mente libera, là regna un sonno felice.

  Perciò, la tua visita mattutina mi dice

  che qualche preoccupazione ti ha fatto alzare dal letto,

  o se non è così, questa volta credo d'indovinare:

  il nostro Romeo questa notte non è andato a dormire.

ROMEO

  Quest'ultima tua ipotesi è vera; ma il mio riposo

  è stato più dolce delle altre notti.
 

FRATE LORENZO

 Dio perdoni il tuo peccato! Sei stato con Rosalina?

ROMEO

 Con Rosalina? No, mio padre spirituale;

 ho dimenticato quel nome e ogni sua tristezza.

FRATE LORENZO

 Bene, figliolo; ma dove sei stato, allora?

ROMEO

 Te lo dirò prima che me lo domandi un'altra volta.

 Sono stato a una festa in casa del mio nemico;

 e là di colpo fui ferito da chi avevo ferito.

 Non c'è che un solo rimedio per tutti e due,

 ed è il tuo aiuto e la medicina benedetta che tu ci

 Io non odio nessuno, padre; e come vedi,       [darai,

 ti prego anche per il mio nemico.

FRATE LORENZO

 Sii chiaro, mio buon figliolo, e dimmi brevemente

 11 significato del tuo discorso; una confessione ambi-

 non può avere che un'assoluzione poco chiara,    [gua

ROMEO

 Allora ti dirò apertamente che il mio cuore

 ha posto il suo amore più caro nella bella figlia

 del ricco Capuleti; e come il suo amore è posto nel

[mio,

 così il mio è nel suo. Tutto è combinato fra noi:

 resta solo da fare ciò che spetta a te,

 celebrare il santo matrimonio. Quando, dove e come

 ci siamo incontrati, abbiamo parlato d'amore, e ci

 [siamo

 scambiate la nostra promessa, te lo dirò strada fa-

 ma intanto, ti prego di sposarci oggi stesso,    [cendo;

FRATE LORENZO

 Benedetto San Francesco! Che mutamento è questo?

 Hai già dimenticato Rosalina, che dicevi di amare

 così teneramente? Allora l'amore dei giovani

 non si trova nel cuore, ma solo negli occhi.

 Gesummaria! Eppure, quante lacrime
 

 hanno bagnato le tue pallide guance!

 Quant'acqua salata hai sparso inutilmente

 per dare sapore a un affetto che ora non vuoi più

       [gustare

 II sole non ha ancora schiarito il cielo dalla nebbia

 dei tuoi sospiri, e i tuoi lamenti d'un tempo

 risuonano nel mio orecchio; e qui sulla tua guancia

 è rimasto il segno di un'antica lacrima

 che non si è ancora asciugata. Se tu eri te stesso

 e tuoi i sospiri, tu e i sospiri eravate unicamente

 per Rosalina. Sei tu dunque mutato?

 Allora ripeti questa sentenza: "Le donne

 possono cadere, dato che agli uomini manca ogni

ROMEO                                                          [forza".

 Tu mi hai spesso rimproverato perché amavo Rosa-

FRATE LORENZO                                            [lina.

 Non di amarla, ma la tua furia nell'amore, mio fi-

ROMEO                                                               [gliolo.

 E mi hai pure suggerito di seppellire quest'amore.

FRATE LORENZO

 Ma non di mettere un amore nella tomba

 per tirarne fuori un altro.

ROMEO

 Ti prego, non rimproverarmi: quella che amo ora,

 mi rende grazia per grazia, e amore per amore:

 l'altra non faceva così.

FRATE LORENZO            Perché aveva capito

 che il tuo amore recitava a memoria, e non sapeva

 né leggere né scrivere. Ma, vieni, volubile ragazzo,

 vieni con me; andiamo: per una sola ragione

 voglio aiutarti: perché questo matrimonio potrebbe

 far mutare in sincero amore l'odio delle vostre fa-

ROMEO                                                               [miglie,

 Su, andiamo, bisogna fare presto.

FRATE LORENZO

 Calma e saggezza: chi corre troppo inciampa.

Escono

[II IV.]

Entrano BENVOLIO e MERCUZIO

MERCUZIO

 Dove diavolo sarà questo Romeo?

 Non è tornato a casa stanotte?

BENVOLIO

 A casa di suo padre, no; ho parlato col suo servo.

MERCUZIO

 Certo quella pallida sgualdrina dal cuore duro,

 quella Rosalina lo tormenta fino a farlo diventare

BENVOLIO                                                        [pazzo.

 Tebaldo, parente del vecchio Capuleti,

 ha mandato una lettera a casa di suo padre.

MERCUZIO   Una sfida, certo.

BENVOLIO    Romeo gli risponderà.

MERCUZIO Chiunque sa scrivere, può rispondere a una

 lettera.

BENVOLIO Ma no, volevo dire che risponderà con la

 sfida a chi gli ha scritto la lettera; sfida per sfida.

MERCUZIO Povero Romeo, sei già morto! Ferito dagli

 occhi neri di una bianca fanciulla, colpito all'orecchio

 da un canto d'amore, trafitto nel centro del cuore dal-

 la freccia del piccolo arciere cieco. Ti pare un uomo

 che può battersi con Tebaldo?

BENVOLIO    Perché? Che cosa è dunque questo Tebaldo?

MERCUZIO Certo più del principe dei gatti, te lo

 posso assicurare. Oh, egli è valoroso campione dì

 cerimonie! Si batte con la stessa facilità con la quale

 tu canti un'arietta, sa tenere il tempo, la distanza e la

 misura; ti fa prender fiato in una pausa e poi, uno,

 due, tre, è nel tuo petto! È proprio un beccaio dei

 bottoni di seta: un vero maestro di spada, uno spa-

 daccino; un gentiluomo d'antica stirpe, di prima e
 

 seconda causa. Ah, che immortale "passado"! Che

 "punto reverso"! che "hai"!

BENVOLIO    Che cosa dici?

MERCUZIO Peste ai grotteschi balbuzienti, bizzarri am-

 biziosi; a questi nuovi coniatori di parole! "Cristo,

 che buonissima lama! " "Che grand'uomo! " "Che per-

 fetta puttana!" Vecchio mio, com'è triste essere af-

 flitti da questi mosconi stranieri, da questi figurini

 alla moda, da questi pardonnez-moi che tengono tan-

 to all'ultimo modello, e che per non sciuparlo hanno

 paura di sedersi comodamente sulle vecchie panche!

 Oh, quei loro bons, quei loro bons!

Entra ROMEO

BENVOLIO   Ecco Romeo, ecco Romeo!

MERCUZIO Guarda com'è secco e sfiancato, sembra

 un'aringa senz'uova. O carne, carne, diventata pe-

 sce! Ora è per le rime nelle quali Petrarca era molto

 versato. Laura, a paragone della sua donna, era una

 lavapiatti (ma aveva un amante più abile nel cantar-

 la); Bidone, una cialtrona; Cleopatra, una zingara;

 Elena ed Ero, miserabili puttane; Tisbe, nient'altro

 che un occhio di gatto o qualcosa di simile: ma que-

 sto non importa. Signor Romeo, bon jour: ecco

 un saluto francese, per le tue brache alla francese. Ce

 l'hai fatta bella, stanotte!

ROMEO    Buongiorno a tutti e due. Ma che cosa ho fatto?

MERCUZIO Ti sei ritirato di colpo, signore: una riti-

 rata! Capisci?

ROMEO Pardon, mio buon Mercuzio, avevo un grande

 affare, e in un caso come il mio, un uomo può anche

 forzare la cortesia.

MERCUZIO II che vuol dire che un caso come il tuo

 forza un uomo a piegarsi sulle natiche per...

ROMEO    Per fare un inchino?

MERCUZIO    L'hai capita nel modo più gentile.
 

ROMEO    Certo, è un'interpretazione molto cortese.

MERCUZIO   Sì! Io sono proprio il pinco  della cortesia.

ROMEO   Pinco per dire fiore.

MERCUZIO    Precisamente.

ROMEO   Allora anche il mio scarpino che ha la forma

 d'un pinco, è un bel fiore.

MERCUZIO    Questo è vero spirito; continua pure su

 questo tono, finché tu non abbia rotto il tuo scarpi-

 no; e quando l'unica suola di esso sarà consumata,

 resterà da consumare la tua arguzia unica e sola.

ROMEO    O arguzia a una sola suola; singolare solo per

 la sua mancanza di singolarità.

MERCUZIO    Vieni qui fra noi, Benvolio; il mio spirito

 sta per esaurirsi.

ROMEO   Vieni con frusta e speroni, frusta e speroni! O

 avrò già vinto la gara.

MERCUZIO Anzi : se le nostre arguzie corrono alla cac-

 cia dell'oca selvatica, io sono spacciato, perché in una

 delle tue c'è più oca selvatica che in cinque delle

 mie: ne sono certo. E nella caccia, ero con te a fare

 la parte dell'oca?

ROMEO    Tu sei stato con me soltanto per fare l'oca.

MERCUZIO    Ti morderò un orecchio in premio della

 tua arguzia.

ROMEO    No, buon'oca, non mordermi.

MERCUZIO II tuo spirito è agrodolce; è una salsa mol-

 to piccante.

ROMEO    E non è forse ben servita con un'oca dolce?

MERCUZIO Ecco dello spirito di pelle di capretto, che

 dalla misura di un pollice, a furia di tirare, diventa

 largo come un braccio.

ROMEO Io lo tiro fino a quella parola "largo" che ag-

 giunta ad "oca" dimostra in lungo e in largo che sei

 una grossa oca.

MERCUZIO Be'! Non è meglio questo che spasimare

 d'amore? Ora, finalmente, sei trattabile; ora sei Ro-

 meo, ora sei veramente quale ti ha fatto natura e ar-
 

 te; perché quest'amore che tormenta è come un gran

 balordo che corre penzoloni in su e in giù per ficcare

 il suo balocco in un buco.

BENVOLIO    Basta! Basta!

MERCUZIO Tu vuoi fermare il mio argomento pro-

 prio "contro il pelo".

BENVOLIO    Altrimenti lo avresti fatto troppo lungo,

MERCUZIO Oh, ti sbagli; l'avrei fatto corto, perché ero

 già arrivato in fondo, e non intendevo andare più

 addentro con il mio argomento.

ROMEO    Ecco un bell'arnese!

Entrano la NUTRICE e PIETRO

 Una vela, una vela!

MERCUZIO Due, due! Una camicia da uomo e una da donna!

NUTRICE    Pietro!

PIETRO   Che c'è?

NUTRICE    II mio ventaglio, Pietro.

MERCUZIO Daglielo, mio buon Pietro: così potrà na-

 scondere la faccia; quella del ventaglio è più bella.

NUTRICE   Dio vi conceda il buongiorno, signori!

MERCUZIO    E a voi la buona sera, bella gentildonna!

NUTRICE    È già ora della buona sera?

MERCUZIO Appunto, ve lo dico io; poiché l'asta osce-

 na della meridiana è sul buco di mezzogiorno.

NUTRICE    Finitela! Che uomo siete?

ROMEO Un uomo, mia gentildonna, che Dio ha creato

 per far danno a se stesso.

NUTRICE Parola mia, veramente ben detto, questo

 "per far danno a se stesso"! Signori, qualcuno di voi

 sa dirmi dove posso trovare il giovane Romeo?

ROMEO Posso dirvelo io; ma il "giovane" Romeo,

 quando l'avrete trovato, sarà più vecchio di quando

 lo cercavate. In mancanza di peggio, io sono il più

 giovane di questo nome.
 

NUTRICE    Va bene!

MERCUZIO    Come: va "bene"il "peggio"? Molto ben

 detto, in verità: che saggezza, che saggezza!

NUTRICE    Se siete voi Romeo, signore, desidero farvi

 una confidenza.

BENVOLIO    Vorrà, forse, comunicargli un invito a cena.

MERCUZIO    Una ruffiana, una ruffiana, una ruffiana! At-

 tenzione: là!

ROMEO    Che cosa hai trovato?

MERCUZIO Non certo una lepre, signore; a meno che

 non sia una lepre, signore, da pasticcio di quaresima,

 che sa di muffa prima d'essere mangiata.

 Gira loro intorno canticchiando:

    "Una vecchia lepre che puzza di muffa,

   una vecchia lepre che puzza di muffa,

 è un'ottima pietanza di Quaresima:

   ma una lepre che puzza di muffa

 è anche troppo per venti persone

 se già puzza di muffa alla vista."

Romeo, non vieni da tuo padre? Noi andiamo a pran-

 zo a casa tua.

ROMEO    Vengo anch'io.

MERCUZIO Addio, mia vecchia signora, addio! Signo-

 ra, signora, signora!      Escono MERCUZIO e BENVOLIO

NUTRICE Sì, addio! Vi prego, signore, ditemi: che tipo

 di sfacciato mercante era costui, con tutta quella vol-

 gare merce da forca?

ROMEO Un gentiluomo, nutrice, che gode ad ascoltarsi

 quando parla, e che in un minuto è capace di dire

 più parole di quelle che ascolta in un mese.

NUTRICE Se crede di parlare contro di me, lo saprò

 mettere a posto, fosse più forte di quanto è, e più

 forte di venti pezzi da forca come lui; e se non baste-

 rò io, troverò chi mi aiuterà. Volgare furfante! Non

 sono una delle sue puttanelle, io; non sono una della

 sua brigata! (Rivolta a PIETRO) E tu, come puoi an-
 

 cora stare lì fermo e tollerare che un qualsiasi fara-

 butto si serva di me per il suo piacere?

PIETRO Io non ho mai visto un uomo servirsi di voi

 per il suo piacere. Se lo avessi visto, avrei sfoderato

 subito il mio stocco, ve lo assicuro. Io ho il coraggio

 di sfoderare la spada come chiunque altro, se mi ca-

 pita l'occasione in una giusta lite, e quando la legge

 è dalla mia parte.

NUTRICE  Ve Io giuro davanti a Dio: sono così invipe-

 rita, che tremo tutta. Volgare farabutto! Vi prego,

 signore: una parola. Come vi stavo dicendo, la mia

 giovane padrona mi ha mandato a cercarvi. Terrò per

 me quello che mi ha ordinato di dirvi. Ma lasciate

 che prima di tutto vi dica che, se avete intenzione di

  condurla nel paradiso dei pazzi, come si dice, vi com-

 portereste, come si dice, in un modo indegno; perché

 questa gentildonna è giovane, e se credete di fare con

 lei il doppio gioco sarebbe una cattiva azione verso

 una gentildonna, e il vostro modo di comportarvi

 veramente meschino.

ROMEO Nutrice, puoi raccomandarmi alla tua signora

 e padrona! Io ti giuro...

NUTRICE Che buon cuore! Vi assicuro che le dirò

 tutto. O Signore, Signore! Sarà una donna felice!

ROMEO Ma che le dirai, nutrice, se ancora non ho par-

 lato?

NUTRICE Le dirò, signore, che voi avete giurato; e,

 secondo me questa è una promessa da gentiluomo.

ROMEO

 Dille che trovi, nel pomeriggio, un pretesto

 per andare da frate Lorenzo a confessarsi.

 E nella sua cella, infatti, si confesserà

 e si sposerà. Questo è per il tuo disturbo.

NUTRICE    No, signore, neppure un soldo, veramente...

ROMEO    Andiamo, accettalo, ti dico.

NUTRICE Oggi nel pomeriggio, signore? Va bene sa-

 rà là.
 

ROMEO

 E tu, buona nutrice, entro quest'ora,

 aspetta dietro il muro del convento;

 il mio servo ti porterà una scala di corda

 che nel segreto della notte mi porterà in alto,

 al colmo della felicità. Addio, sii fedele,

 ed io compenserò le tue fatiche.

 Addio, raccomandami alla tua padrona.

NUTRICE

 Ed ora, Iddio ti benedica! Ascoltate, signore.

ROMEO

 Parla, mia cara nutrice!

NUTRICE

 È fidato il vostro servo? Non avete mai sentito dire

 che due persone possono serbare un segreto

 se soltanto una sola lo conosce?

ROMEO

 Ti assicuro, non parla; il mio servo resiste come l'ac-

     [ciaìo.

NUTRICE Bene, signore. La mia padroncina è la più

 gentile delle fanciulle. Signore, Signore! Bisognava

 vederla quand'era una piccola cosa che cinguettava!

 Oh' C'è in città un nobile, un certo Paride, che si

 batterebbe volentieri per lei; ma lei, anima cara,

 quando lo vede, preferirebbe avere davanti un rospo,

 proprio un rospo. Io qualche volta la faccio andare

  in collera dicendole che Paride è l'uomo adatto per

 lei: ma, vi assicuro, quando le dico così, essa diventa

 più pallida d'un panno. "Rosmarino" e "Romeo" non

 cominciano con la stessa lettera?

ROMEO Sì, nutrice. E con ciò? Tutte e due cominciano

 con R.

NUTRICE Ah, buffone! Ma così fa il cane. R è per

  il... No; so che incomincia con un'altra lettera, ed

 essa unisce voi al rosmarino con un grazioso giro di

 parole, che se lo sentiste vi farebbe felice.

ROMEO    Raccomandami alla tua signora.
 

NUTRICE    Sì; mille volte! Pietro!

PIETRO    Eccomi!

NUTRICE    Pietro, prendi il mio ventaglio e va' avanti.                          

     Escono

[II V.]

Entra GIULIETTA

GIULIETTA

 Battevano le nove quando ho mandato la nutrice,

 ed essa mi aveva assicurato che sarebbe tornata

 in una mezz'ora. Forse non è riuscita a trovarlo.

 No, non è così. Oh, ma è zoppa!

 I messaggeri d'amore dovrebbero essere i pensieri,

 che corrono dieci volte più dei raggi del sole,

 quando cacciano le ombre dalle cime dei monti.

 Per questo, colombe dalle ali veloci portano Amore;

 e per questo, Cupido, fulmineo come il vento,

 ha le ali. Il sole è già al punto più alto del suo corso,

 e dalle nove alle dodici vi sono tre lunghe ore,

 ed essa non è ancora tornata. Se il suo cuore fosse

 agitato dagli affetti e dal sangue caldo della giovi-

 essa si muoverebbe rapida come una palla.      [nezza,

 Le mie parole la lancerebbero verso il mio dolce

 e quelle di Romeo verso di me.                     [amore,

 Ma i vecchi, molte volte, sembrano già morti:

 incerti, lenti, pesanti e lividi come il piombo.

Entrano la NUTRICE e PIETRO

 Dio mio! Eccola! Che notizie mi porti,

 cara nutrice? L'hai veduto? Manda via quell'uomo!

NUTRICE

 Pietro, aspettami fuori della porta.        [PIETRO esce]
 

GIULIETTA

 "Dunque, mia buona e dolce nutrice?... Oh, Dio, per-

      [chè

  hai un aspetto così triste? Anche se le notizie sono

   [cattive,

 dimmele sorridendo: se sono buone., non guastare

 la loro dolce musica suonandole con un viso così duro.

NUTRICE

 Sono stanca! Lasciatemi riposare un momento.

 Ahi, come mi fanno male le ossa! Che corsa ho fatto!

GIULIETTA

 Ti darei volentieri le mie ossa, per avere le tue no-

 Su, parla, ti prego, cara, cara nutrice; parla!      [tizie!

NUTRICE

 Gesù, che fretta! Non potete aspettare un momento?

 Non vedete che sono senza fiato?

GIULIETTA

 Come puoi essere senza fiato, se hai fiato

 per dirmi che sei senza fiato? La scusa

 per non parlare subito è più lunga del racconto

 che ti scusi di non poter fare. Insomma, le notizie

 sono buone o cattive? Rispondi almeno a questo;

 dimmi l'una o l'altra parola, e poi aspetterò il resto.

 Accontentami: sono buone o cattive?

NUTRICE Ebbene, avete fatto una scelta infelice; voi

 non sapete proprio scegliere un uomo! Romeo? No,

 non è l'uomo per voi. La sua faccia è più bella di

 tutte; però la sua gamba è più diritta di qualunque

 altra; delle mani, poi, dei piedi, dell'aspetto, è inu-

 tile parlarne: sono incomparabili. Egli non è il fiore

 della cortesia ma, ve lo garantisco, è docile come un

 agnello. Segui la tua strada, fanciulla mia; servi Dio.

 Come, avete già pranzato?

GIULIETTA

 No, no! Ma tutto questo lo sapevo già.

 Che cosa dice delle nostre nozze? Che ne pensa?
 

NUTRICE

 Dio, come mi fa male la testa! Oh, la mia testa!

 Me la sento spaccare in venti pezzi.

 Oh, la mia schiena, proprio qui dietro; oh, la mia

 oh, la mia schiena! Che cuore duro avete!  [schiena,

 Mandarmi in giro di corsa in su e giù per afferrare la

GIULIETTA                                                  [mia morte.

 Credimi, mi dispiace che tu non stia bene.

 Ma, mia cara, mia cara, mia cara nutrice: che dice il

        [mio amore?

NUTRICE II vostro amore, da gentiluomo onesto, cor-

 tese, gentile, bello, e, ve lo assicuro, virtuoso, mi ha

 detto... Ma dov'è vostra madre?

GIULIETTA

 Dov'è mia madre? Ma è in casa; e dove dovrebbe

[essere?

 Che strano modo di rispondere; "il vostro amore,

 da gentiluomo onesto, dice: dov'è vostra madre?".

NUTRICE

 O Madonna santa! Vi scaldate così presto?

 Vergine mia, vi lascio immaginare...

 E questo sarebbe il balsamo per le mie ossa doloranti?

 D'ora in poi i vostri messaggi li porterete voi stessa.

GIULIETTA

 Oh, quante storie! Su, che cosa dice Romeo?

NUTRICE

 Avete avuto il permesso di andare oggi a confessarvi?

GIULIETTA     Sì.

NUTRICE

 Allora, andate presto da frate Lorenzo.

 Là c'è un marito che vuole farvi sposa.

 Ecco che il sangue ardente vi sale alle guance;

 per qualsiasi sciocchezza diventano scarlatte.

 Correte in chiesa; io andrò da un'altra parte

 a prendere una scala, con la quale il vostro amore,

 appena farà buio, salirà come al nido di un uccello.

 Ora lavoro come un facchino per la vostra felicità;
 

 ma stanotte il peso lo porterete voi.

 Andiamo; io vado a cenare, e voi correte da frate

GIULIETTA                                          [Lorenzo.

 Volo verso la suprema felicità! Addio, mio buona

                                                          [nutrice!    Escono

[II. VI.]

Entrano FRATE LORENZO e ROMEO

FRATE LORENZO

 II Cielo sorrida felicemente a questo sacro rito,

 e che l'avvenire non lo rimproveri con qualche dolore.

ROMEO

 Amen, Amen! Ma nessun dolore potrà mai

 uguagliare la gioia che mi da un solo istante

 della sua presenza! Congiungi le nostre mani

 con le tue devote parole; e poi sia fatta

 la volontà della morte che divora l'amore.

 Io voglio soltanto chiamare mia il mio amore.

FRATE LORENZO

 Le gioie violente hanno fine violenta, e muoiono

 nel loro trionfo come il fuoco e la polvere

 che si consumano in un bacio. Il miele più soave

 nausea per la troppa dolcezza, e basta assaggiarlo,

 per non averne più desiderio. Amatevi, dunque,

 con misura; così l'amore durerà più a lungo.

 Chi è troppo veloce, arriva tardi, come chi va troppo

       [lentamente.

Entra GIULIETTA impetuosamente. Abbraccia  ROMEO

 Ecco la fanciulla! Oh, un piede così leggero

 non consumerà mai la pietra eterna! Un amante

 può cavalcare sul filo di ragno che oscilla nell'aria

[vivace

 dell'estate, e non cadere, tanto è leggera la vanità.
 

GIULIETTA

 Buona sera al mio padre spirituale!

FRATE LORENZO

 Romeo ti ringrazierà per tutti e due, figliola!

GIULIETTA

 E saluto anche lui, altrimenti non meriterei il suo

ROMEO                                           [ringraziamento.

 Oh, Giulietta, se la misura della tua gioia

 è piena come la mia, e la tua arte è superiore alla mia

                                    [nell'esprimerla, allora fa dolce

 col tuo respiro l'aria che ci circonda

 e lascia che la soave armonia della tua voce

 esprima la felicità sovrumana che noi riceviamo

  l'uno dall'altro con questo caro incontro!

GIULIETTA

 II sentimento, più ricco di sostanza che di parole,

 si vanta della sua essenza, non delle forme vane.

  Solo i poveri possono contare le loro ricchezze;

 ma il mio amore sincero è cresciuto in così forte mi-

                                                                       [sura,

 che io non posso calcolare nemmeno la metà della mia

FRATE LORENZO                                       [ricchezza.

 Venite, venite con me; faremo in fretta;

 col vostro permesso, non posso lasciarvi soli, finché

 la santa Chiesa non vi abbia uniti in una sola persona.

               Escono

[III. I.]

Entrano MERCUZIO, BENVOLIO, e i loro servi

BENVOLIO

 Ti prego, caro Mercuzio, con questo caldo

 è meglio andare a casa; poi i Capuleti sono fuori

 e se dovessimo incontrarli, non potremmo evitare

 una lite; in queste giornate torride,

 il sangue s'infuria e ribolle.
 

MERCUZIO Mi sembri uno di quei tali che appena en-

 trano in una taverna sbattono la spada sulla tavola e

 dicono: "Dio non voglia che abbia bisogno di te", e

 al secondo bicchiere la impugnano senza alcun motivo

 per minacciare l'oste.

BENVOLIO    Mi credi uno di quei tipi?

MERCUZIO Ma va'. Sei così focoso di natura, come

 nessun altro in Italia; e con tanta facilità ti lasci tra-

 sportare dalla collera quanto la collera è pronta a

 trasportarti.

BENVOLIO    E che cosa ancora?

MERCUZIO Oh, niente: se ci fossero al mondo due co-

 me te, li perderemmo subito, perché si ucciderebbero

 a vicenda. Insomma, tu litigheresti con uno soltanto

 perché la sua barba ha un pelo di più o di meno della

 tua; con un altro perché schiaccia nocciole, e tu hai

 occhi color nocciola: e quale altro occhio, se non il

 tuo, sarebbe capace di vedere un tale motivo di lite?

  La tua testa è piena come un uovo, ma di liti; e, a

  furia di litigare, ha ricevuto tante scosse che s'è ri-

 dotta alla fine come un uovo fradicio. Hai litigato con

  uno che tossiva per la strada, dicendo che aveva sve-

 gliato il tuo cane che dormiva al sole; e poi con un

 sarto perché portava un giustacuore nuovo, prima di

 Pasqua; e con un altro perché aveva dei nastri vecchi

 alle sue scarpe nuove. E proprio tu ora vieni a farmi

 una predica contro le liti?

 BENVOLIO  Ma io non sono come te pronto ad attaccare

 briga e, per dimostrartelo, potrei scommettere con

 chiunque un'ora e un quarto di vita, contro la pro-

 prietà pura e semplice di tutta la mia vita.

MERCUZIO La proprietà pura e semplice? Oh, puro e

 semplice!

Entrano TEBALDO e altri

BENVOLIO   Per il mio capo, ecco i Capuleti,
 

MERCURIO Per i tacchi delle mie scarpe, non me n'im-

  porta!

TEBALDO

  State al mio fianco: voglio parlare con loro.

  Buongiorno, signori; una parola a uno di voi!

MERCUZIO Soltanto una parola? E con uno solo di

  noi? Aggiungetevi qualcosa; facciamo, una parola e

  un colpo.

TEBALDO Sono pronto anche a questo, ma datemene

 l 'occasione.

MERCUZIO E non potete prendere voi l'occasione sen-

  za che vi sia data?

TEBALDO    Mercuzio, hai preso accordi con Romeo...

MERCUZIO Accordi? Ci prendi per giullari? Se ci con-

  sideri giullari, preparati a udire i nostri "disaccordi".

  Ecco l'archetto del mio violino [tocca la spada];

 con questo ti farò ballare. E sentirai che accordi!

BENVOLIO

 Stiamo parlando in mezzo alla gente;

 o ci appartiamo in qualche luogo chiuso

 a ragionare con calma delle nostre beghe,

 oppure separiamoci; qui tutti ci guardano.

MERCUZIO

 Gli occhi sono fatti per guardare, lasciate dunque

                                                      [che guardino.

 Non mi muoverò per far piacere a nessuno, io.

Entra ROMEO

TEBALDO

 Ah, la pace sia con voi, signore. Ecco il mio uomo.

MERCUZIO

 Ehi, signore, mi farò impiccare se porta la vostra

                                                                    [livrea!

 Avanti, scendete per primo sul terreno: lo vedrete

 al vostro "seguito"; e solo allora vostra Signoria

 potrà veramente chiamarlo "suo uomo".
 

TEBALDO

 Romeo, l'amore che ho per te non trova un modo

 migliore di esprimersi: "Sei un vigliacco! ".

ROMEO

 Tebaldo, la ragione per la quale ti voglio bene,

 mi permette di scusare l'offesa violenta

 del tuo saluto. Non sono un vile;

 perciò, addio! Vedo che non mi conosci.

TEBALDO

 Ragazzo, questo non ripara la tua offesa;

 voltati, dunque, e mano alla spada.

ROMEO

 Ti assicuro che non ti ho mai offeso;

 e ripeto che ti voglio bene, più di quanto

 tu possa immaginare. Potrai credere al mio affetto,

 quando ne conoscerai la ragione. E questo dovrebbe

                                                                   [bastarti,

 mio buon Capuleti (nome che mi è caro quanto il

MERCUZIO                                                   [mio).

 Che fredda, disonorevole e vile sottomissione!

 Ah, una stoccata la porti via. [Tira fuori la spada]

 Tebaldo, acchiappasorci, vuoi fare qualche passo?

TEEALDO

 Vuoi qualche cosa da me?

MERCUZIO Nulla, buon re dei gatti: solo una delle tue

 nove vite, con la quale intendo farmi più audace. Poi,

 secondo come ti comporterai con me, mi propongo

 di picchiare secco sulle altre otto. Vuoi tirare per le

 orecchie la tua spada dal fodero? Sbrigati, se non

 vuoi avere la mia spada intorno alle tue orecchie pri-

 ma che la tua sia fuori.

TEBALDO    Ai tuoi ordini.              [Tira fuori la spada]

ROMEO

 Metti giù la spada, caro Mercuzio.

MERCUZIO

 Avanti, signore; il vostro colpo.      [Si battono]

 
 

ROMEO

 Fuori la spada, Benvolìo, e disarmiamoli con un colpo.

 Signori, vergognatevi: evitate questa infamia.

 Tebaldo! Mercuzio! Il Principe ha severamente

 proibito le risse nelle vie di Verona.

 Fermati, Tebaldo! Fermo, caro Mercuzio!

TEBALDO ferisce MERCUZIO passando sotto il braccio

 di ROMEO e fugge

MERCUZIO                                                       Sono ferito!

 Peste alle vostre due famiglie! È finita:

 e quello se n'è andato, e non ha nulla?

BENVOLIO                                                 Come, sei ferito?

MERCUZIO

 Sì, sì, un graffio, un graffio; ma perdio, basta.

 Dov'è il mio paggio? Va', furfante, cerca un medico!

ROMEO

 Coraggio! La ferita non può essere grave.

MERCUZIO No, non è profonda come un pozzo né lar-

 ga come il portale di una chiesa. Ma è sufficiente;

 basterà! Chiedete di me, domani, e troverete un uo-

 mo severo. Ti assicuro che sono condito per questa terra.

 Peste sulle vostre due case! Perdio, un cane,

 un topo, un sorcio, un gatto per graffiare a morte un

 uomo! Uno spaccone, un furfante, un farabutto che

 si batte con precisione matematica! Perché diavolo

vi siete messo fra noi due? Sono stato colpito di sot-

 to al tuo braccio.

ROMEO    Io ho creduto di fare bene.

MERCUZIO

 Aiutami, Benvolio; portami in una casa qualunque;

 mi sento mancare. Peste alle vostre famiglie!

 Mi hanno ridotto cibo per i vermi:

 l'ho presa e proprio secca. Ah, le .vostre case!

                   Esce MERCUZIO [sorretto da BENVOLIO]

ROMEO

 Questo gentiluomo, parente del Principe,
 

 e mio vero amico, è stato colpito a morte

 per causa mia. II mio onore è macchiato

 dall'offesa di Tebaldo che da un'ora è mio cugino.

 O dolce Giulietta, la tua bellezza mi ha reso effemi-

                                                                          [nato

 e ha indebolito la tempra d'acciaio del mio coraggio.

Rientra BENVOLIO

BENVOLIO

 Oh, Romeo, Romeo, il valoroso Mercuzio è morto!

 Quel nobile spirito, sdegnando la terra

 molto prima del  tempo, ha voluto raggiungere le

ROMEO                                                      [nuvole.

 Il cupo fato di questo giorno penderà

 su molti giorni che verranno; questo inizia la sven-

 altri la compiranno.                                         [tura:

Rientra TEBALDO

BENVOLIO

 Ecco di ritorno il furioso Tebaldo.

ROMEO

 Vivo e in trionfo! E Mercuzio è stato ucciso.

 Torna al cielo, o prudente dolcezza; e tu ora guidami,

 o furia dall'occhio di fuoco. Tebaldo, riprenditi il

                                                                       ["vile"

 che mi hai detto poco fa, perché l'anima di Mercuzio

 è solo poco più in alto delle nostre teste,

 e aspetta che la tua vada a farle compagnia.

 O tu o io, o insieme, dobbiamo raggiungerla.

TEBALDO

 Tu, maledetto ragazzo, che fosti suo amico sulla terra,

 sarai con lui lassù.

ROMEO                Questa spada lo deciderà.

           Si battono, TEBALDO cade

BENVOLIO

Vattene, Romeo, fuggì!

    I cittadini sono già in allarme;

e Tebaldo è morto. Non stare lì sbalordito.

II Principe ti condannerà a morte, se ti prenderanno;

vattene, fuggì, fuggì!

ROMEO

Oh, come la sorte mi ha giocato!

BENVOLIO                                           Perché non te ne vai?

                                                                              Esce ROMEO

Entrano dei CITTADINI, ecc.

PRIMO CITTADINO

Da che parte è fuggito l'uomo che ha ucciso Mer-

Dov'è andato quell'assassino di Tebaldo?     [cuzio?

BENVOLIO

Ma Tebaldo è qui a terra morto.

PRIMO CITTADINO        Via, signore, seguitemi,

ve l'ordino in nome del Principe: obbedite!

               

                Entrano il PRINCIPE, MONTECCHI, CAPULETI, le loro mogli e altri

PRINCIPE

Dove sono i vili che hanno provocato questa rissa?

BENVOLIO

O nobile Principe, io posso raccontarvi

come si è svolta questa rissa fatale.

Quell'uomo disteso là ha ucciso il valoroso Mercuzio,

vostro parente; ed è stato il giovane Romeo a ucci-

DONNA CAPULETI                                            [derlo.

Tebaldo, mio nipote! Il figlio di mio fratello!

O Principe! O sposo! Si è sparso il sangue

di un mio caro parente! Principe, se sei giusto,

per il nostro sangue, fa scorrere sangue dei Mon-

O nipote, nipote!                                         [tecchi!
 

PRINCIPE

Benvolio, chi ha provocato questa rissa?

BENVOLIO

Tebaldo, che vedete qui morto, ucciso dalla mano di

di Romeo che gli parlava gentilmente       [Romeo;

invitandolo a considerare quanto meschina

fosse la ragione della lire, e quale

grande dolore vi avrebbe procurato. E parlava

con modi cortesi, quasi con le ginocchia piegate, umil-

                                                                                    [mente;

e il suo sguardo era docile; ma non riuscì lo stesso

a calmare l'ira sfrenata di Tebaldo

che, sordo ad ogni parola di pace, vibrò un colpo

della sua spada al petto del valoroso Mercuzio.

E Mercuzio, con uguale furore, risponde punta contro

e con eroico disprezzo, prima svia                      [punta,

da se la fredda morte, e poi la rimanda a Tebaldo

che pronto la respinge. Allora Romeo urla:

 " Fermi, arnie:, amici, dividetevi! ". E più veloce della

                                                                                      [lingua,

il suo agile braccio riesce ad abbassare le loro spade,

e poi si lancia :n mezzo a loro;

ma un malvagio colpo vibrato al di sotto

del braccio di Romeo, ferisce a morte Mercuzio.

Tebaldo fugge; ma torna subito indietro

verso Romeo, che medita vendetta

Rapidi come lampi si precipitano

l'uno contro l'altro. Prima ch'io potessi

separarli con la mia spada, il forte Tebaldo

veniva ucciso, e, mentre cadeva, Romeo fuggiva.

Questa è la verità, ch'io possa morire qui di colpo.

DONNA CAPULETI

Egli è parente dei Montecchi, l'affetto gli fa dire

bugie; non dice la verità. Erano almeno in venti

a combattere in questa rissa mortale,

e insieme riuscirono a uccidere un uomo.

Chiedo giustizia, e tu, Principe, la devi fare.
 

Romeo uccise Tebaldo, e Romeo deve morire.

PRINCIPE

Romeo uccise Tebaldo, ma Tebaldo aveva ucciso Mer

chi ora pagherà questo sangue prezioso?            [cuzio;

MONTECCHI

Non certo Romeo, Principe. Egli era amico di Mecu-

e la sua colpa coincide col diritto della legge      [zio,

che condanna Tebaldo.

PRINCIPE            E appunto per questo arbitrio

nei confronti della legge, lo condanniamo immedia-

                                                                    [tamente

all'esilio. Il vostro odio ha colpito anche me.

A causa dei vostri violenti dissidi è stato versato san-

                                                                     [gue mio;

e per questo v'impongo una multa così forte

che vi farò pentire della perdita da me subita.

Non ascolterò né difese né scuse; né pianti né pre-

                                                                     [ghiere

serviranno a riscattare gli arbitrii  in danno della

                                                                              [legge;

perciò saranno inutili. Dunque, Romeo s'allontani

subito; se venisse trovato ancora qui

dopo il bando sarebbe messo a morte.

Portate via il corpo di Tebaldo e rispettate i miei

                                                                  [ordini:

la clemenza è un delitto quando perdona un assas-

                                                           [sino.    Escono

[III. II.]

Entra GIULIETTA

GIULIETTA

Correte veloci, o cavalli dai piedi di fuoco
 

alla casa di Febo. Fetonte a colpi di frusta

vi avrebbe spinto con furia in occidente

e sarebbe già qui la cupa notte.

Stendi la tua cortina nera, o notte,

che proteggi l'amore; e gli occhi della luce

che fugge, chiuderanno le palpebre,

e Romeo verrà nelle mie braccia,

in segreto e difeso dal silenzio. Agli amanti

basta la loro bellezza come luce

nei convegni d'amore; e se l'amore è cieco,

è in armonia con la notte. Vieni, o gentile

notte, signora nella semplice veste nera,

e insegnami a perdere una gara

che sto per vincere, dove si giocano

due verginità intatte. Copri col nero manto

il sangue acceso che batte sul mio viso,

e fai l'amore timido più audace,

ma sempre puro in ogni suo abbandono.

Vieni, o notte, vieni, o Romeo; vieni, tu giorno nella

qui disteso sull'ali della notte                         [notte:

più bianco di fresca neve sopra un corvo.

Vieni, dolcissima notte, amorosa notte

dalle ciglia nere, dammi il mio Romeo,

e alla sua morte scioglilo in piccole stelle:

il volto del ciclo sarà così splendente

che tutti avranno amore per la notte

dimenticando di adorare il sole.

Oh, io ho comprato la reggia dell'amore

che ancora non possiedo. Io pure fui comprata

ma ancora non goduta! Oh, la noia

di questo giorno infinito come la notte

a una fanciulla che attende la festa

per adornarsi del vestito nuovo.

Entra la NUTRICE torcendosi le mani; con la scala dì corde

Oh, ecco viene la mia nutrice che mi porta sue notizie.
 

Ogni lingua che pronunci soltanto il nome di Romeo

parla un linguaggio celeste.

Dunque, nutrice, che notizie mi porti? Che hai lì?

Le corde che Romeo ti disse di procurare?

NUTRICE            Sì, sì, le corde.   [Le getta per terra]

GIULIETTA

Ahimè, che notizie hai? Perché tormenti così le tue

NUTRICE                                                          [mani?

Ah, che giorno! Egli è morto, è morto, è morto!

Siamo perdute, o signora, siamo perdute!

Ah, che giorno! È andato, è stato ucciso, è morto!

GIULIETTA

II Cielo può essere così crudele?

NUTRICE                                    Romeo può esserlo,

ma il Cielo non può. O Romeo! Romeo!

Chi l'avrebbe mai immaginato? Romeo!

GIULIETTA

Che diavolo sei tu, che mi tormenti così?

Questo supplizio farebbe ruggire anche nel tremendo

Romeo si è ucciso? Dimmi soltanto sì,         [inferno!

e questa sillaba "sì" sarà più velenosa

degli occhi del basilisco che lanciano frecce di morte.

Io non son io, se vive questo "sì"

o chiuderò quegli occhi che ti fan dire "sì".

Se egli è morto, dimmi "sì",

altrimenti, dimmi "no". Queste due sillabe

decideranno per me la felicità o la sventura.

NUTRICE

Vidi la ferita, la vidi con i miei occhi

(Dio perdoni quello sfregio) sul suo forte petto!

Un cadavere che destava pietà, un cadavere insangui-

pallido, pallido come cenere: tutto sporco         [nato:

di sangue, di croste di sangue. Appena lo vidi

ho perduto i sensi.

GIULIETTA

Oh, spezzati, mio cuore! Povero disperato,

spezzati subito! In prigione, o miei occhi,
 

dove non potrete più guardare liberamente!

Vile terra, ritorna alla terra, e resta lì immobile,

e una sola pesante bara gravi su te e Romeo.

NUTRICE

O Tebaldo, Tebaldo, o mio più caro amico!

O gentile Tebaldo, vero gentiluomo!

Non fossi mai tanto vissuta da vederti morto!

GIULIETTA

Che bufera infuria in ogni senso!

Romeo è ucciso? E Tebaldo è morto?

Il mio carissimo cugino e il mio signore

ancora a me più caro? Allora, o spaventosa

tromba, suona il Giudizio Universale!

Chi può vivere ancora se loro sono morti?

NUTRICE

Tebaldo è morto, e Romeo è messo al bando.

 Romeo ha ucciso Tebaldo e sarà mandato in esilio.

GIULIETTA

O Dio! La mano di Romeo ha sparso il sangue di

NUTRICE                                                  [Tebaldo?

L'ha sparso, l'ha sparso, maledetto giorno, l'ha sparso!

GIULIETTA

O cuore di serpente, in un corpo simile a un fiore!

Quale drago abitò in un antro così bello?

Bellissimo tiranno! Angelico demonio!

Corvo con ali di colomba, agnello famelico come un

Lurida materia dall'apparenza divina!            [lupo!

Perfetto contrario di quello che sembravi!

Santo dannato! Nobile farabutto!

O natura, che metterai nell'inferno,

se hai accolto lo spirito di un demonio

dentro il paradiso mortale di un corpo così perfetto?

Vi fu mai un libro così ben rilegato,

e di contenuto così vile? Può l'inganno
 

abitare in un palazzo così sontuoso?

NUTRICE                                          Non c'è lealtà,

né fede, né onestà negli uomini! Tutti spergiuri,

tutti bugiardi, tutti malvagi, tutti ipocriti.

Ah, dov'è il mio uomo? Datemi un po' di acquavite.

Questi dolori, queste sciagure, queste pene

mi fanno invecchiare. Disonore a Romeo!

GIULIETTA                       Ti si gonfi la lingua,

per quest'augurio. Romeo non è nato

per il disonore; il disonore non sarebbe onorato

di stare sulla sua fronte, perché essa è un trono

sul quale l'onore potrebbe essere incoronato

unico re dell'universo. Sono un mostro

se ho potuto insultarlo!

NUTRICE                      E potreste parlare

bene di lui, che ha ucciso vostro cugino?

GIULIETTA

E dovrei parlare male di lui, che è il mio sposo?

Oh, mio povero signore; quale lingua dirà bene

del tuo nome, se io, tua sposa solo da tre ore,

ti ho ingiuriato? Ma perché, crudele, hai ucciso mio

                                                                         [cugino?

Perché quell'infame di mio cugino avrebbe voluto

                                               [uccidete il mio sposo.

Tornate, tornate alla vostra sorgente,

o lacrime sciocche; le vostre gocce sono un tributo

che appartiene al dolore, e voi per errore

le avete offerte alla gioia. Vivo è il mio sposo,

che Tebaldo avrebbe voluto uccidere; e morto è Te-

che avrebbe voluto uccidere il mio sposo.      [baldo,

Questo mi consola; allora perché piango?

Perché una parola, più grave della morte di Tebaldo,

mi ha annientata; -parola che vorrei dimenticare,

ma ahimè, essa pesa sulla mia memoria

come un'azione dannata sull'anima del colpevole.

"Tebaldo è morto e Romeo è bandito";
 

quel "bandito", quella sola parola "bandito"

ha ucciso diecimila Tebaldi! La morte di Tebaldo

sarebbe stato un dolore già grave, se fosse rimasto

ma se l'amaro dolore ama la compagnia,     [solo;

e ha bisogno di unirsi ad altri dolori,

perché, quando la nutrice disse: "Tebaldo è morto"

non aggiunse anche "Tuo padre", o "Tua madre",

e perché no, "Tutti e due sono morti"?

Questo mi avrebbe dato una disperazione comune a

ma quello che disse dopo "Tebaldo è morto",    [tutti;

quel "Romeo è bandito" mi colpì come se avesse

padre, madre, Tebaldo, Romeo, Giulietta,        [detto:

tutti uccisi, tutti morti! Romeo è "bandito"!

Non c'è fine, non c'è limite, non misura, né confine

alla morte contenuta in quella parola. Nessuna parola

può esprimere quel dolore.

Nutrice, dove sono mio padre e mia madre?

NUTRICE

Piangono e si disperano sul corpo di Tebaldo.

Volete andare da loro? Vi condurrò io.

GIULIETTA

Lavino le sue ferite con le lacrime: le mie saranno

                                                                              [versate

per l'esilio di Romeo, quando le loro saranno secche.

Prendi quelle corde! Povere corde, siete deluse

come me perché Romeo è in esilio?

Egli aveva fatto di voi la strada maestra

per giungere al mio letto. Ma io, ancora fanciulla,

morirò vergine e vedova. Andate, o corde,

va' nutrice; io andrò nel mio letto di nozze:

la morte, non Romeo, prenderà la mia verginità.

NUTRICE

Andate nella vostra stanza: andrò a cercare Romeo

perché venga a consolarvi, io so dove si trova.

Ascoltatemi; il vostro Romeo sarà qui stanotte.

Vado da lui: è nascosto nella cella di frate Lorenzo,
 

GIULIETTA

Oh, trovalo!

Porta questo anello al mio fedele cavaliere

e digli che venga a prendere il mio ultimo addio.

                                                                            Escono

[III. III]

Entra FRATE LORENZO

FRATE LORENZO

Vieni fuori, Romeo; vieni fuori, uomo pauroso!

La sventura si è innamorata

delle tue doti e tu l'hai sposata.

Entra ROMEO

ROMEO

Che notizie, padre? E la sentenza del Principe?

Quale dolore che ancora non conosco

vuole stringermi la mano?

FRATE LORENZO                II mio caro figliolo

ha già molta confidenza con quel suo triste compagno.

Conosco la sentenza del Principe.

ROMEO

II giudizio del Principe, di quanto è meno grave

del Giudizio Universale?

FRATE LORENZO

Una sentenza mite è uscita dalle sue labbra:

non la morte del corpo, ma l'esilio del corpo.

ROMEO

Ah, l'esilio! Abbi misericordia; dimmi "morte",

piuttosto. La paura è più negli occhi dell'esilio,

molto di più, che in quelli della morte.

Non dirmi più "esilio".

FRATE LORENZO            Tu sei bandito da Verona.

Abbi pazienza, il mondo è grande.
 

ROMEO

Non esiste mondo oltre le mura di Verona;

fuori c'è solo il purgatorio, il tormento, l'inferno.

Chi è bandito di qui, è bandito dal mondo,

e l'esilio dal mondo è la morte. Il bando è la morte

chiamata con altro nome. E tu, chiamando

esilio la morte, mi tagli il capo con una scure d'oro

e sorridi al colpo mortale che mi schianta.

FRATE LORENZO

O peccato mortale! Oh, dura ingratitudine!

La nostra legge punisce con la morte

una colpa come la tua; ma il Principe, clemente,

si è messo dalla tua parte e, trascurando la legge,

ha sostituita la fosca parola "morte" con "esilio".

Questa è una grazia che dimostra

l'affetto del Principe e tu non vuoi riconoscerlo.

ROMEO

Tortura, e non grazia. Il Cielo è qui

dove vive Giulietta. Ogni gatto, ogni cane,

ogni piccolo topo, quello che c'è di più vile,

può vivere qui in Cielo, e guardare Giulietta;

solo Romeo non può. C'è più rispetto,

più cortesia, più dignità per le mosche

che girano intorno a una carogna, che per Romeo.

Le mosche possono toccare la bianca meraviglia

della mano di Giulietta, e rubare

una felicità sovrumana alle sue labbra,

che, nella loro modestia, diventano ancora più rosse

considerando peccato quei baci; ma Romeo

non può! Egli è al bando. Questo possono fare

le mosche, e io no, perché devo fuggire.

Esse sono libere, e io al bando. E tu mi dici

ancora che esilio non è morte?

Non avevi, per uccidermi, un veleno, un coltello
 

dalla punta affilata, un mezzo qualsiasi di morte,

più immediato di questo miserabile "bandito"?

"Bandito"? O padre, i dannati nell'inferno

dicono questa parola a cui fa eco un lungo lamento.

Tu che sei un servo di Dio, un confessore di anime,

uno che libera dai peccati, tu che dici di essere

mio amico, come hai il cuore di annientarmi

con la parola " bandito " ?

FRATE LORENZO

O amante forsennato, ascolta una parola.

ROMEO

Oh, ma tu parlerai ancora di esilio!

FRATE LORENZO

Ti darò un'armatura per difenderti

da questa parola: il dolce latte d'ogni avversità,

la filosofia. Ti sarà di conforto anche nell'esilio.

 ROMEO

Ancora "bandito"? S'impicchi la filosofia!

Se non può darmi una Giulietta, spostare una città,

cancellare la sentenza d'un Principe, la filosofia

non aiuta, non serve a nulla: non parlarne più.

FRATE LORENZO

Mi accorgo che i pazzi non hanno orecchie!

ROMEO

Come potrebbero averle, se i saggi non hanno occhi?

FRATE LORENZO

Parliamo insieme del tuo caso.

ROMEO

Tu non puoi parlare di ciò che non provi:

se tu fossi giovane come me, e Giulietta fosse il tuo

                                                                          [amore,

se tu fossi sposato solo da un'ora e tu avessi ucciso

                                                                              [Tebaldo;

se tu fossi innamorato follemente come me, e bandito

allora potresti parlare, allora potresti         [come me,

strapparti i capelli e buttarti a terra,

come io faccio ora per prendere
 

la misura di una fossa non ancora aperta,

                                               La NUTRICE bussa alla porta

FRATE LORENZO

Alzati, qualcuno bussa; nasconditi, Romeo.

ROMEO

Io no; a meno che il fiato dei miei dolorosi sospiri

mi nasconda come una nebbia agli occhi che mi cer-

FRATE LORENZO                             [cano.    Bussano

Senti, come bussano! "Chi è?" Alzati, Romeo;

non devi farti prendere! "Aspettate un momento."

                                                               Bussano ancora

Alzati! Corri nel mio studio! "Un attimo."

Dio Santo, che sciocchezza è questa? "Vengo, vengo."

                                                               Bussano di nuovo

"Chi bussa così forte? Chi vi manda? Che volete? "

NUTRICE    [dall'interno]

Lasciatemi entrare, e conoscerete il mio messaggio.

Mi manda madonna Giulietta.

FRATE LORENZO            Allora, benvenuta!

Entra la NUTRICE

NUTRICE

O padre santo, oh, ditemi, padre santo,

dov'è Io sposo della mia padrona, dov'è Romeo?

FRATE LORENZO

È là per terra, ubriaco di lacrime.

NUTRICE

Oh, è proprio nelle condizioni della mia signora,

proprio nell'identico stato!

FRATE LORENZO            Oh, dolore a cui risponde

uguale dolore! Che situazione penosa!

NUTRICE                                            Anche Giulietta

è là per terra e singhiozza e piange, piange e sin-

                                                                 [ghiozza.

Alzatevi, alzatevi! Alzatevi, se siete un uomo!
 

Per l'amore di Giulietta, per il suo amore, alzatevi.

Perché lasciarsi andare a una disperazione così pro-

ROMEO                                                             [fonda?

(Si alza)  Nutrice...

NUTRICE            Ah, signore, signore!

Su, su, soltanto la morte è la fine d'ogni cosa.

ROMEO

Parlavi di Giulietta? Che cosa dice?

Non mi ritiene un vero assassino, ora che ho mac-

l'infanzia della nostra gioia con sangue      [chiato

che è quasi il suo? E come sta? E che dice

del nostro amore distrutto, la mia sposa segreta?

NUTRICE

Oh, non dice nulla, signore, ma piange e piange;

e ora si getta sul letto, ora si alza

e chiama Tebaldo; ora urla per Romeo

e ricade sul letto.

ROMEO                Come se quel nome,

quasi colpo d'arma mortale, l'avesse uccisa

nello stesso modo col quale la mano maledetta

di colui che porta quel nome uccise suo cugino.

Oh, ditemi, padre, ditemi in quale parte miserabile

di questo corpo è chiuso il mio nome!

Ditemelo perché io possa saccheggiare

quel luogo odioso.

Fa l'atto di pugnalarsi, ma la NUTRICE gli strappa II

pugnale

FRATE LORENZO       Ferma la tua mano disperata!

 Sei un uomo? L'apparenza lo afferma,

ma le tue sono lacrime di una donnetta!

La tua violenza ricorda il furore selvaggio di una

                                                                          [belva.

O donna che ti nascondi nell'aspetto d'un uomo,

o, meglio, mostruoso animale che sei

l'uno e l'altra insieme!  Tu mi hai davvero meravi-

                                                                          [gliato:
 

credevo che il tuo animo fosse più forte. Hai ucciso

e ora ti vuoi uccidere, e uccidere la donna   [Tebaldo

che vive della tua vita, con un atto di odio maledetto

su te stesso? Perché maledici la tua vita, il ciclo e la

Forse perché vita,, cielo e terra, in un attimo   [terra?

si unirono in te, tu ora vuoi perderle in un attimo?

Via, via! Tu così offendi la tua bellezza,

il tuo amore, la tua intelligenza, e come un usuraio

non  usi  queste  tue grandi  ricchezze nel modo più

che farebbe ancora più amabile                 [giusto,

la tua bellezza, il tuo amore, la tua intelligenza.

La tua bellezza singolare è un'immagine di cera

che non ha più valore d'uomo. L'amore

che hai teneramente giurato è un'infame rnenzogna,

se uccide la donna che avevi promesso di adorare.

La tua intelligenza (quest'ornamento

della bellezza e dell'amore) è incapace

di guidare la bellezza e l'amore,

e, come la polvere nella fiasca di un soldato inesperto,

si  è accesa  per la tua inesperienza, e ti riduce

a brani invece di servire per la tua difesa.

Su, alzati, ragazzo!La tua Giulietta,

per amore della quale tu volevi morire, ora è viva;

 per questo devi essere felice. Tebaldo voleva uccide-

                                                                            [re te

e tu hai ucciso Tebaldo; anche per questo devi essere

                                                                                 [felice

La legge che minacciava la morte, ti diventa amica

 e muta la morte in esilio. Devi essere felice.

 Un cumulo di benedizioni scende sul tuo capo;

 la fortuna si fa bellissima per piacerti;

ma tu, come una ragazza ostinata e dispettosa,

sdegni la fortuna e l'amore. Sta' attento,

sta' attento perché facendo così non avrai nulla.

Dunque, va' dal tuo amore, come era deciso,

 
 

salì nella sua stanza, e confortala; ma non state

là fino all'ora in cui monta la guardia,

perché non potresti più allontanarti per

andare a Mantova. A Mantova dovrai vivere

finché non avremo trovato il momento favorevole

per rendere noto il vostro matrimonio, per mettere

pace tra i vostri amici, chiedere perdono

al Principe e per farti tornare a Verona.

Allora avrai una gioia ventimila volte più grande

della disperazione che provi ora allontanandoti.

Tu va' avanti, nutrice, saluta rispettosamente

per me la tua padrona, e raccomandale

di fare in modo che tutti vadano presto a letto,

cosa che certo faranno, per il dolore che li tormenta.

Dille che Romeo sta per arrivare.

NUTRICE

0 signore! Starei qui tutta la notte ad ascoltare

i vostri saggi consigli. Oh, che cosa vuoi dire essere

                                                                                 [istruiti!

O signore, avvertirò la mia padrona del vostro arrivo.

ROMEO

Corri e avverti la mia dolce fanciulla

che si prepari a rimproverarmi.

                La NUTRICE in atto di uscire si volge indietro

NUTRICE

Ecco, signore, un anello che essa mi ordinò

di consegnarvi. Su, sbrigatevi; è già molto tardi.

                                                                                              Esce

ROMEO

O come rinasce il mio coraggio con questo dono!

FRATE LORENZO

Va', buona notte. Il tuo destino è tutto qui:

o andare via prima che monti la guardia,

o, al rompere del mattino, fuggire di qui travestito.

Ti fermerai a Mantova; io cercherò il tuo servo,

e di tanto in tanto egli ti darà notizia
 

dì tutto ciò che qui faremo per il tuo bene.

Ora dammi la mano, è tardi. Addio, buona notte!

ROMEO

Se una gioia che supera ogni gioia non mi attendesse

altrove, proverei dolore a separarmi da voi così pre-

Addio!                                                                  [sto!

                                                                                   Escono

[III.  IV.]

Entrano CAPULETI, DONNA CAPULETI e PARIDE

CAPULETI

All'improvviso, signore, accaddero fatti tanto dolo-

                                                                                [rosi

che non abbiamo avuto il tempo di parlare a nostra

                                                                              [figlia.

Vedete, essa amava teneramente suo cugino Tebaldo,

e io pure. È vero, siamo nati per morire!

È molto tardi; questa sera Giulietta

non scenderà più. Credetemi,

se non fosse stato per voi, sarei già a letto da un'ora.

PARIDE

Questi giorni di dolore non ci consentono certo

di fare promesse d'amore. Buona notte, signora,

ricordatemi a vostra figlia.

DONNA CAPULETI

Lo farò: e domattina saprò quello che pensa.

Questa sera Giulietta è tutta presa dal suo dolore.

PARIDE si appresta ad uscire ma CAPULETI lo richiama indietro

CAPULETI

Conte Paride, voglio fare a voi la ferma offerta

dell'amore di mia figlia: io penso che Giulietta

si lascerà guidare completamente da me, anzi ne sono

                                                                             [certo.
 

Moglie mia, andate da lei, prima di coricarvi,

e ditele l'amore che mio figlio Paride ha per lei;

e avvertitela (mi ascoltate?) che mercoledì prossimo...

Piano! Che giorno è oggi?

PARIDE                Lunedì, signore.

CAPULETI

Lunedì? Be'! Be'! Allora mercoledì è troppo presto;

facciamo giovedì. Ditele che giovedì sarà sposata

a questo nobile conte. E voi, sarete pronto?

Vi fa piacere questa premura? Non faremo

molto rumore: un amico o due, perché, vedete,

Tebaldo è stato ucciso da poco, e si può pensare

che non ci fosse caro, pur essendo nostro nipote,

se facessimo grandi feste; quindi ci saranno

una mezza dozzina di amici e non più.

Per giovedì; ma, voi che ne dite?

PARIDE

Mio signore, vorrei che giovedì fosse domani.

CAPULETI

Bene, e ora andate. Allora, d'accordo per giovedì. -

Moglie mia, prima di mettervi a letto,

andate da Giulietta, e preparatela per queste nozze,

ditele il giorno che abbiamo fissato.

- Addio, signore! Ehi! Fate luce nella mia stanza.

Davvero è così tardi che fra poco si potrà dire

che è presto. Buona notte!                                 Escono

[III. v.]

Entrano ROMEO e GIULIETTA, in alto, al balcone

GIULIETTA

Vuoi andare già via? Ancora è lontano il giorno:

non era l'allodola, era l'usignolo

che trafisse i! tuo orecchio timoroso:

canta ogni notte laggiù dal melograno;
 

credimi, amore, era l'usignolo.

ROMEO

Era l'allodola, messaggera dell'alba,

non l'usignolo. Guarda, amore, la luce invidiosa

a strisce orla le nubi che si sciolgono a oriente;

le candele della notte non ardono più e il giorno

in punta di piedi si sporge felice dalle cime

nebbiose dei monti. Devo andare: è la vita,

o restare e morire.

GIULIETTA                        Quel chiarore laggiù

non è la luce del giorno, lo so: è una meteora

che si libera per te dal sole questa notte,

la torcia per farti lume sulla via di Mantova;

dunque rimani ancora, c'è tempo per andare.

ROMEO

Mi prendano pure, sarà certo la morte,

ma sono felice se tu vuoi così. E dirò, allora,

che là, quel grigio non è l'occhio del mattino

ma il fioco riverbero della fronte di Cinzia;

che non è l'allodola a battere la volta

del cielo, così alta su noi. Io voglio restare,

non veglio più partire: vieni, o morte,

sarai  la benvenuta! Vuole così Giulietta.

Che c'c, anima mia? Parliamo, non è giorno.

GIULIETTA

E giorno, è giorno: dunque, presto, va' via!

È l'allodola che canta fuori tono

forzando su dissonanze e aspri acuti.

Dicono che l'allodola divida con dolcezza

ogni accordo: questa non ci divide con dolcezza;

e ancora, che l'allodola e il rospo ripugnante

abbiano scambiato i loro occhi:

così avessero fatto anche della voce,

poi che quella voce lotta il nostro abbraccio,

perché ti caccia da me, col suo richiamo al giorno.

Oh, va', ora, va'; si fa sempre più luce.
 

ROMEO

Sempre più luce! Sempre oscura di più la nostra pena!

La NUTRICE entra in fretta

NUTRICE

Signora!

GIULIETTA

Nutrice!

NUTRICE

Vostra madre viene qui. Il giorno è spuntato;

siate prudente, guardatevi intorno.             [Esce]

GIULIETTA

Allora, o balcone, fai entrare il giorno e uscire la vita!

ROMEO

Addio, addio; ancora un bacio e scendo.        Scende

GIULIETTA

Sei dunque andato via così, amore, signore,

mio sposo, mio amico? Voglio avere tue notizie ogni

                                                                            [giorno;

ma ogni ora, ogni minuto sono molti giorni.

Oh, con questo modo di misurare il tempo

diventerò vecchia prima di rivedere il mio Romeo.

ROMEO

Addio! Non perderò un'occasione

per mandarti i miei saluti, amore.

GIULIETTA

Ti ringrazio; ma ci rivedremo ancora?

ROMEO

Certo, e tutte queste sofferenze serviranno

per fare più dolci i colloqui nel tempo che sarà nostro.
 

GIULIETTA

O mio Dio, ho nell'anima un triste presagio.

Ti vedo, ora che sei giù, come un morto

in fondo alla tomba.

Forse non vedo bene, ma tu mi sembri pallido.

ROMEO

Credimi, amore mio, anche tu ai miei occhi sembri

                                                                        [pallida:

l'angoscia ha sete e beve il nostro sangue. Addio,

                                                                              [addio!    Esce

GIULIETTA

O fortuna, fortuna!

Tutti gli uomini ti chiamano volubile.

Se tu sei volubile, che farai di lui,

che tutti stimano così fedele? Sii incostante, fortuna,

perché così spero che non lo terrai

a lungo lontano, ma lo rimanderai presto da me.

                               Scende dal balcone [e riappare in scena]

Entra DONNA CAPULETI

DONNA CAPULETI        Figlia mia, sei alzata?

GIULIETTA

Chi mi chiama? È mia madre?

Non si è ancora coricata, così tardi, o si è alzata

così presto? Per quale ragione è qui?

DONNA CAPULETI

Come stai, Giulietta?

GIULIETTA        Non sto bene,

DONNA CAPULETI

Piangi ancora la morte di tuo cugino?

Credi di poterlo strappare alla tomba con le lacrime?

E- se anche tu potessi strapparlo di là,

non potresti ridargli la vita. Basta, dunque:

un dolore ragionevole è segno di molto affetto,

ma un dolore esagerato indica mancanza di saggezza.
 

GIULIETTA

Lasciatemi piangere per una perdita così sensibile.

DONNA CAPULETI

Ma così sentirai la perdita, e non l'amico

per cui piangi.

GIULIETTA        Ma sentire la perdita

significa anche piangere l'amico.

DONNA CAPULETI

Tu, fanciulla, non piangi tanto per la sua morte,

quanto per quel vile, ancora vivo, che l'uccise.

GIULIETTA

E chi è quel vile?

DONNA CAPULETI    Quel vile si chiama Romeo.

GIULIETTA

Tra la viltà e lui c'è una distanza di parecchie miglia.

Dio lo perdoni, come faccio io con tutto il cuore,

sebbene nessuno faccia soffrire il mio cuore quanto

DONNA CAPULETI                                              [lui.

E questo perché quell'assassino e traditore è vivo.

GIULIETTA

È vero; perché è lontano da queste mani. Potessi,

da sola, vendicare la morte di mio cugino.

DONNA CAPULETI

La vendicheremo, non temere; dunque non piangere

                                                                               [più!

Manderò qualcuno a Mantova, dove vive quel ban-

e gli farò dare una bevanda così miracolosa    [dito,

che lo manderà subito a tenere compagnia

a Tebaldo. Spero che così sarai contenta.

GIULIETTA

Non sarò mai contenta, ve l'assicuro,

finché non vedrò Romeo... morto...

il mio povero cuore è così tormentato per un parente!

Se troverete chi procuri soltanto il veleno,

io saprò mascherarlo in maniera tale,

che dopo averlo mandato giù Romeo si addormenterà

subito tranquillamente. Oh, come il mio cuore soffre,
 

perfino a sentirlo nominare! Oh, non poter andare

a trovarlo, per sfogare la perdita dell'amore

che portavo a mio cugino, sul corpo di colui che l'ha

DONNA CAPULETI                                          [ucciso.

Trova tu il modo di raggiungere lo scopo,

e io troverò l'uomo che ci occorre;

ma ora eccoti delle novità che ti daranno molta gioia.

GIULIETTA

Venga infine la gioia in un momento

in cui è tanto necessaria. Vi prego, ditemi questa no-

DONNA CAPULETI                                               [vita.

Bene, ecco:  tu hai un padre molto affettuoso, barn-

                                                                             [bina,

un padre che, per liberarti dal dolore, ha deciso

improvvisamente di destinarti un giorno di felicità,

per te inatteso e da me neppure immaginato.

GIULIETTA

Arriva a proposito, ma di che giorno si tratta?

DONNA CAPULETI

Ecco, bambina mia; la mattina di giovedì prossimo,

il valoroso, il giovane, il nobile gentiluomo

conte Paride avrà la fortuna di farti

sposa felice nella chiesa di San Pietro.

GIULIETTA

Per la Chiesa di San Pietro, per lo stesso San Pietro,

egli non farà di me la sua sposa felice!

Questa premura mi meraviglia. Io dovrei andare a

                                                                         [nozze

senza che lo sposo mi abbia mai parlato d'amore.

Vi prego, dite al mio signore e padre che per ora

non penso a scegliermi lo sposo; quando vorrò

sceglierlo, vi giuro, che sarà Romeo

che io odio, come voi sapete, piuttosto che Paride.

Davvero novità, le vostre!

DONNA CAPULETI

Ecco vostro padre; date a lui

la vostra risposta. Vedremo come l'accoglierà,
 

   Entrano CAPULETI e la NUTRICE

CAPULETI

Quando il sole tramonta, l'aria goccia rugiada,

ma per il tramonto del figlio di mio fratello,

piove a dirotto. Ebbene, sei una grondaia,

ragazza mia? Ancora in lacrime? Continui a diluviare?

Tu, mia piccola, sei nello stesso tempo

una barca, il mare, il vento; perché nei tuoi occhi,

che potrei chiamare il mare, c'è il flusso e il riflusso

delle lacrime; la barca è il tuo corpo che naviga

in questo flutto salato; i tuoi sospiri, il vento.

E questi sospiri lottano con le lacrime, e queste

contro il vento, che, se non verrà un'improvvisa

calma, travolgerà il tuo corpo sbattuto dalla tempesta.

Ebbene, moglie mia, le avete detto

quello che abbiamo deciso?

DONNA CAPULETI

Sì, mio signore: ma non ne vuole sapere e vi ringrazia,

Vorrei che quella sciocca sposasse la sua tomba!

CAPULETI

Calma!  Fatemi capire bene, moglie, fatemi capire

                                                                         [bene!

Come? Non ne vuoi sapere? Invece di ringraziarci?

Non ne è orgogliosa? Non crede di essere fortunata,

indegna come è, che siamo riusciti a convincere

un gentiluomo così degno, di sposarla?

GIULIETTA

Non sono orgogliosa, ma riconoscente.

Non potrei mai essere orgogliosa di ciò che odio;

ma posso essere riconoscente perfino per l'odio

inteso come amore.

CAPULETI

Come, come, come, come? Ehi, sofista! Che vuoi dire

questo "sono orgogliosa", e "vi ringrazio"

e "non vi ringrazio" e poi ancora

"non sono orgogliosa"? Voi, graziosa padrona,
 

senza ringraziare o non ringraziare,

con orgoglio o senza orgoglio, preparate per giovedì

                                                                        [prossimo

le vostre belle gambe per andare con Paride

alla chiesa di San Pietro, o ti trascinerò là su un gra-

                                                                            [ticcio.

Via, anemica carogna, via, puttana, faccia di sego!

DONNA CAPULETI          Via, via! Ma siete pazzo?

GIULIETTA

Padre mio buono, vi supplico in ginocchio,

ascoltatemi con pazienza: almeno una parola!

CAPULETI

Alla forca, puttanella, ribelle sciagurata!

Ascolta bene quello che ti dico: preparati

per andare in chiesa giovedì, o non mi guardare più

                                                                       [in faccia.

Non parlare, non ribattere, non rispondere.

Mi sento prudere le mani! Moglie mia,

noi credevamo di non essere abbastanza benedetti da

perché ci aveva mandato soltanto questa figlia;  [Dio,

ma ora vedo che anche questa è troppo,

ed è una vera maledizione. Vattene, bagasciona!

NUTRICE

Dio la benedica dal Cielo! Sbagliate, mio signore,

a trattarla così.

CAPULETI          E perché, madonna Saggezza?

Frenate la vostra lingua, madonna Prudenza;

andate a ciarlare con le vostre comari!

NUTRICE

Ma parlare non è un delitto.

CAPULETI          Che Dio vi maledica!

NUTRICE

Non si può parlare?

CAPULETI          Zitta, sciocca pettegola!

Tirate fuori la vostra sapienza quando bevete

con le comari; qui non serve.

DONNA CAPULETI          Vi scaldate troppo.
 

CAPULETI

Per l'Ostia sacra, io divento pazzo!

Giorno e notte, in ogni ora, in ogni minuto

durante il lavoro, nei divertimenti, solo o in compa-

                                                                            [gnia,

la mia unica preoccupazione è stata quella di mari-

e ora che le ho trovato un uomo leale,          [tarla;

di famiglia patrizia, con un buon patrimonio,

giovane, educato nobilmente, dotato,

come si dice, delle più alte qualità,

che sempre si desiderano in un uomo,

ecco quella ragazzaccia sciagurata che si lamenta sem-

quella bambola piagnona, che all'offerta              [pre,

di una fortuna risponde: "Non voglio sposarmi",

"Non posso amare", "Sono troppo giovane",

"Perdonatemi, vi prego! ". Ma se non volete sposarvi,

vedrete come vi perdonerò: andate a brucare

l'erba dove vi pare, perché non vi voglio più in casa

Attenta; pensateci! Io non scherzo mai:          [mia.

giovedì è vicino: mettetevi una mano sul cuore,

e decidete. Se mi ubbidirete, vi darò al mio amico;

altrimenti, impiccati, vai a stendere la mano, crepa,

sulla strada, perché, per l'anima mia,            [muori

non ti riconoscerò più come figlia; nulla di ciò

che possiedo andrà a te. Pensaci bene:

io non mancherò di parola, credimi.                 Esce

GIULIETTA

Non c'è pietà lassù fra le nuvole, che veda

 nel profondo il mio dolore? O dolce madre mia,

non mi cacciare; ritarda queste nozze,

di un mese, di una settimana; o, se non lo puoi,

prepara il mio letto nuziale in quell'oscuro sepolcro

dove riposa Tebaldo.

 DONNA CAPULETI

Non dirmi nulla, non ti risponderò una parola;

fa' quello che vuoi, ne ho abbastanza di te.         Esce
 

GIULIETTA

Dio! O nutrice, come si potrà impedire tutto questo?

Qui sulla terra ho lo sposo, e la fede nel Cielo.

Come potrà quella fede tornare sulla terra,

se lo sposo mio non me la renderà dal Cielo

lasciando la terra? Dimmi una parola di conforto,

consigliami! Ahimè! ahimè! Il Cielo può ingannare

così una povera fanciulla come me? Che dici?

Non trovi una parola di gioia?

Un po' di consolazione, nutrice!

NUTRICE                                             Allora, eccovela!

Romeo è bandito; e, scommetto tutto il mondo

contro nulla, che non tornerà più indietro a cercarvi,

o, se lo farà, lo dovrà fare segretamente.

E dunque, stando così le cose, io penso sia meglio

che sposiate il conte. Oh, egli è un adorabile genti-

                                                                       [luomo!

Romeo al suo confronto è uno straccio! Un'aquila,

                                                                       [signora,

non ha l'occhio così acuto, così vivace, così luminoso,

come quello di Paride. Sia maledetto il mio cuore

se non penso alla vostra felicità, perché queste se-

nozze sono migliori delle prime.                  [conde

E se anche non fosse così, il vostro primo marito

è morto, è come se fosse morto, dato che,

pure essendo vivo, non potete goderlo.

GIULIETTA

Parli col cuore?

NUTRICE

E anche con l'anima; se dico una menzogna,

siano maledetti tutti e due.

GIULIETTA

Amen!

 NUTRICE

Come?

GIULIETTA

Ebbene, mi hai consolata meravigliosamente.
 

Ora va' a dire alla signora che, avendo fatto addolo-

                                                                              [rare

mio padre, ho pensato di andare da frate Lorenzo

per confessarmi e ottenere l'assoluzione.

NUTRICE

Per la Vergine! Ma vado subito: questa è una buona

                                                                    [idea.   Esce

GIULIETTA (seguendo con gli occhi la NUTRICE)

O vecchia dannata! O demonio perfido

tra i perfidi! Io mi domando se essa pecca

maggiormente spingendomi a essere spergiura,

o a disprezzare il mio sposo con la stessa lingua

che lo ha lodato migliaia di volte

mettendolo al di là di ogni confronto.

Va' via, consiglierà ! Tu e il mio cuore,

d'ora in poi, sarete due cose distinte.

Andrò dal frate a chiedere consiglio

e, se tutto fallisce, non mi resta che la morte.     Esce

[IV. I.]

Entrano FRATE LORENZO e PARIDE

FRATE LORENZO

Giovedì, signore? Il tempo è veramente poco,

PARIDE

Mio padre Capuleti ha deciso così, e io non sarò

tanto indolente da rallentare la sua premura.

FRATE LORENZO

Mi dite che non sapete nulla dei sentimenti della

questo non mi piace, non è giusto.       [fanciulla;

PARIDE

Essa non fa che piangere la morte di Tebaldo,

perciò raramente ho potuto parlare con lei d'amore:

Venere non sorride in una casa di lacrime.

Suo padre teme che alla fine essa si lasci vincere
 

dal dolore, e con saggezza affretta le nostre nozze;

spera così di arginare la piena delle sue lacrime.

Sta sempre sola, chiusa nel dolore,

dal quale può distoglierla soltanto

la compagnia di qualcuno.

Ora conoscete il perché di questa fretta.

FRATE LORENZO

[Fra sé]    Così non conoscessi la ragione

per la quale bisognerebbe rallentare questa fretta.

- Ecco, signore, la fanciulla si dirige verso la mia

                                                                         [cella.

Entra GIULIETTA

PARIDE

Felice incontro, mia signora e mia sposa!

GIULIETTA

Signore, mi chiamerete così quando potrò essere vo-

PARIDE                                                          [stra sposa!

E questo "potrà essere", deve essere, amore mio, gio-

GIULIETTA                                            [vedi prossimo.

Ciò che deve essere, sarà.

FRATE LORENZO            Questa è una sentenza sicura.

PARIDE

Venite dal padre a confessarvi?

GIULIETTA

Se rispondo, mi confesso a voi.

PARIDE

Non gli direte di non amarmi!

GIULIETTA

Invece confesserò a voi che amo luì.

PARIDE

Confesserete anche, sono certo, che amate me.

GIULIETTA

Se lo farò, avrà più valore la confessione

fatta in vostra assenza, e non davanti a voi.
 

PARIDE

Povera anima, come il pianto ha consumato il tuo

GIULIETTA                                                     [viso!

Le lacrime hanno avuto una tenue vittoria

perché era molto sciupato prima ancora della loro

PARIDE                                                                  [furia.

Con queste parole l'offendi più che con le lacrime.

GIULIETTA

Non è una calunnia, signore, è la verità;

e l'ho detta a viso aperto.

PARIDE

II tuo viso è il mio, e tu l'hai offeso.

GIULIETTA

Può darsi, poiché non è mio.

Avete tempo ora, padre?

O devo tornare stasera dopo la Messa?

FRATE LORENZO

Va bene ora, mia pensierosa fanciulla.

— Signore, dobbiamo restare un momento soli.

PARIDE

Dio non voglia che io disturbi i vostri esercizi reli-

Giulietta, giovedì verrò a svegliarti all'alba.  [giosi.

Addio fino a quell'ora. Eccovi un bacio di fedeltà.

                                                                                              Esce

GIULIETTA

Ora chiudi la porta e vieni a piangere con me;

non c'è più speranza, non c'è riparo, non c'è aiuto.

FRATE LORENZO

Ah, Giulietta, conosco il tuo dolore;

esso mi sconvolge la mente. So che giovedì prossimo

vogliono  farti sposare Paride, senza possibilità di

GIULIETTA                                                    [rinvio.

Non parlarmi, padre, di queste nozze,

se non sai aiutarmi a impedirle.

Se nella tua saggezza non puoi darmi aiuto,

ammetti però che la mia decisione è saggia:
 

con questo coltello io mi salverò subito.

Dio ha unito il mio cuore a quello di Romeo,

tu le nostre mani; ebbene, prima che questa mano,

che tu hai congiunto col tuo rito a quella di Romeo,

stringa un altro patto, o il mio cuore leale,

con un perfido mutamento si abbandoni a un altro,

questo coltello trapasserà la mano e il cuore.

Dunque, con la tua lunga esperienza, dammi consiglio;

o, ascolta, tra me e la mia disperata follia

questo coltello giudicherà col sangue

ciò che l'autorità dei tuoi anni e la tua saggezza

non hanno potuto risolvere. Perché tardi a rispon-

Non voglio tardare la mia morte,                                [dere?

se non mi dirai una parola di salvezza.

FRATE LORENZO

Calmati, figliola mia, forse possiamo sperare,

ma dobbiamo tentare un'avventura disperata,

come è disperato ciò che vorremmo impedire.

Se mi dici che vuoi veramente morire

piuttosto che sposare il conte Paride,

allora tu, che già sfido la morte,

certo avrai il coraggio di accettare una prova

che ha l'apparenza della morte,

pur d'impedire quella vergogna.

Se osi tanto, io troverò un rimedio.

GIULIETTA

Oh, piuttosto che sposare il conte Paride,

dimmi di lanciarmi dai merli di quella torre,

o che m'avventuri per strade battute dai ladri:

costringimi nel covo delle serpi; legami in catene

dove urlano gli orsi, o chiudimi di notte

dove crepitano ossa di morti, tibie guaste dalla muffa,

e gialli teschi scavati; o dimmi di scendere

in una fossa aperta e di chiudermi
 

insieme a un morto, stretta al suo lenzuolo.

Tutte queste cose, al cui solo racconto prima tremavo

                                                    [di paura, ora le accetterei

con fermezza, senza timore, pur di restare

la sposa purissima del mio dolce amore.

FRATE LORENZO

Ascolta, allora; va' a casa, fatti vedere

contenta e acconsenti a sposare Paride.

Domani è mercoledì; allora domani notte

cerca di coricarti sola e non lasciare che la nutrice

dorma nella tua stanza, e, quando sarai a letto,

bevi il liquore di questa fiala. Subito il sangue scor-

sonnolento e freddo nelle tue vene, e il polso    [rerà

arresterà il suo battito; e non ci sarà più calore

in te né respiro a rivelare la vita.

Le rose delle labbra e del viso appassiranno

nel pallido colore della cenere; sugli occhi

le palpebre scenderanno come quando la morte

scende sul giorno della vita. Le membra

private del movimento, dure, rigide, fredde

avranno l'aspetto della morte; resterai

in questo stato simile alla morte

per quarantadue ore, e dopo ti sveglierai

come da un sonno tranquillo.

Dunque, quando lo sposo verrà al mattino

per farti alzare dal letto, ti crederà morta.

Secondo l'usanza del nostro paese,

ti metteranno in una bara scoperta, vestita

con gli abiti più belli; sarai portata nell'antica

cripta dove sono sepolti tutti i Capuleti.

Intanto, con una lettera avvertirò Romeo
 

del nostro progetto, e lui verrà con me

ad aspettare il tuo risveglio. In quella stessa notte,

Romeo ti porterà a Mantova. Così ti salverai

dalla vergogna che ora ti minaccia,

se un capriccio improvviso o un timore

da femminuccia non ti faranno perdere

il coraggio al momento d'agire.

GIULIETTA

Dammi, dammi, non mi parlare di paura.

FRATE LORENZO

Tieni, e va', presto: sii forte e serena

nel tuo proposito. E subito io manderò

un frate a Mantova con una lettera per il tuo signore,

GIULIETTA

Dammi tu la forza, amore, e sarò salva.

Addio, padre.                                                     Escono

[IV. II]

    Entrano CAPULETI, DONNA CAPULETI, la NUTRICE e due o tre SERVI

CAPULETI

Va', e invita tutte le persone segnate qui. –

E tu, furfante, corri a cercare venti cuochi molto

                                                                      [bravi.

SERVO Non ne avrete neppure uno che sia cattivo, per-

ché vedrò prima se sanno leccarsi la punta delle dita.

CAPULETI

Ma questa è una prova della loro bravura?

SERVO Certo, signore; chi è pessimo cuoco non può

leccarsi la punta delle dita, quindi non prenderò chi

non se la può leccare.

CAPULETI    Vattene; via!                  Il SERVO esce

Non saremo ben preparati in questa occasione.

Dunque, mia figlia è andata da frate Lorenzo?
 

NUTRICE   Sì, certo.

CAPULETI

Bene; chissà che non riesca a mutarla un poco;

è una ragazza cattiva, ostinata e chiusa.

Entra GIULIETTA

NUTRICE

Eccola: guardate come torna felice dalla confessione.

CAPULETI

Dunque, che c'è, mia piccola testarda?

Dove sei andata a vagabondare?

GIULIETTA

Dove ho imparato a pentirmi di aver disobbedito

a voi e ai vostri desideri, e dove padre Lorenzo

mi ha imposto d'inginocchiarmi ai vostri piedi

e di chiedervi perdono. Perdonatemi, vi supplico!

Da questo momento mi lascerò guidare solo da voi.

CAPULETI

[A un servo] Andate dal conte:  voglio che questo

sia stretto domattina; diteglielo!                   [nodo

GIULIETTA

Ho incontrato il giovane conte da padre Lorenzo

e gli ho provato il mio amore, come si conviene,

nei limiti della modestia.

CAPULETI

Sono contento, va bene: alzati. Così doveva essere!

Lascia che ora veda il conte.

Avanti, ripeto, andate: conducetelo qui.

Ora, davanti a Dio, tutta la città

deve riconoscenza a questo frate venerabile e santo.

GIULIETTA

Nutrice, volete venire nella mia stanza

per aiutarmi a scegliere le vesti e i gioielli

che vi sembreranno più adatti per domani?

DONNA CAPULETI

Ma no, aspettiamo giovedì. C'è molto tempo.
 

CAPULETI

Andate, nutrice, andate con lei: domani andremo in

[chiesa.            Escono GIULIETTA e la NUTRICE

DONNA CAPULETI

Non. avremo molto tempo per prepararci;

è quasi notte!

CAPULETI          Ma no! Me ne occuperò io

e tutto andrà bene, te lo assicuro, moglie mia.

Va' da Giulietta e aiutala a vestirsi;

stanotte non andrò a dormire; farò io

la donna di casa per una volta. Ehi, ehi!

Seno tutti fuori: andrò io dal conte Paride

a prepararlo per la giornata di domani;

il mio cuore è meravigliosamente  leggero,

ora che la mia ostinata ragazza ha messo giudizio.                              

                                                                         Escono

[IV. III]

Entrano GIULIETTA e la NUTRICE

GIULIETTA

Sì, quel vestito è il migliore; ma, ti prego,

cara nutrice, lasciami sola, questa notte;

devo pregare a lungo perché il Cielo abbia pietà

e sia indulgente verso la mia penosa condizione

che tu conosci, piena di peccati.

Entra DONNA CAPULETI

DONNA CAPULETI

Come, avete ancora da fare? Volete che vi aiuti?

GIULIETTA

No, signora, abbiamo già scelto quanto occorre

per domani. Ora, se non vi dispiace,

vorrei restare sola, e lasciate che questa notte
 

la nutrice vi aiuti, perché, sono certa,

avrete molto da fare per questo avvenimento inatteso.

DONNA CAPULETI                                    Buona notte!

Va' a letto, riposati; ne hai bisogno.

                     Escono DONNA CAPULETI e la NUTRICE

GIULIETTA

Addio! Il Ciclo sa quando ci rivedremo!

Sento nelle vene un leggero freddo brivido di paura

che quasi gela il calore della vita.

Ora le richiamo; ne avrò conforto. "Nutrice! "

Ma, che farebbe qui? Devo essere sola

a recitare la mia lugubre scena.

Vieni, o fiala!

E se questa mistura non agisse?

Allora, sarei sposa domattina?

No, no, questo lo impedirà. Tu aspetta qui.

                                                 [Posando accanto un pugnale}

 E se fosse un veleno che il frate avesse preparato

con astuzia per farmi morire,

piuttosto che avere disonore da queste nozze,

perché proprio lui mi aveva già unita con Romeo?

Temo che sia così; ma penso poi che non è possibile

perché egli è stimato come un santo.

E se mi svegliassi nella tomba prima dell'arrivo

di Romeo? Ecco un pensiero terribile!

Non resterei soffocata nel sepolcro, in quella bocca

fetida dove non entra un soffio d'aria pura,

e non morrei là prima che giunga il mio Romeo?

E se resto viva, non può darsi che l'orribile pensiero

della morte e della notte, unito al terrore del luogo
 

(di quel sotterraneo che è una antica cripta,

dove si alzano in cumuli le ossa dei miei antenati,

sepolti qui da secoli e secoli; dove il corpo di Tebaldo,

ancora sporco di sangue, già si corrompe,

mentre poco prima fioriva sulla terra;

dove, come dicono, a una cert'ora della notte

si adunano gli spiriti),

ahimè, ahimè, non può darsi che svegliandomi

troppo presto in mezzo al nauseabondo

lezzo di morte e a urla lamentose

simili a quelle  della mandragora  tratta  fuori dalla

che fanno impazzire gli uomini che le odono;  [terra,

non può darsi che svegliandomi allora,

io diventi pazza fra questi terrori sovrumani?

E così pazza da mettermi a giocare

con le ossa dei miei padri? E non strapperò dal su-

le membra di Tebaldo, a brano a brano?      [dario

E in quest'impeto d'ira forsennata,

alzando nella mano, come clava,

la tibia d'un antichissimo avo,

non colpirò il mio capo tante volte

fino a che ne schizzi via il cervello ormai spento?

E ora, ecco, mi pare di vedere

l'ombra di mio cugino inseguire Romeo,

che lo trafisse con la spada. Fermati, Tebaldo,

fermati! Eccomi, Romeo! Bevo per te.

                                               Si getta sul letto dietro la tenda

[IV. IV.]

Entrano DONNA CAPULETI e la NUTRICE recando spezie

DONNA CAPULETI

Tieni, nutrice, prendi queste chiavi e cercami altre

                                                                        [spezie.
 

NUTRICE

I cuochi, per i dolci, chiedono datteri e mele cotogne.

Entra CAPULETI

CAPULETI

Andiamo - svelte! Svelte! Svelte! Il gallo ha cantato

per la seconda volta, la campana ha suonato:

sono le tre. Sta' attenta al forno,

mia buona Angelica; e non badare a spese.

NUTRICE

Andate, andate a letto, sbriga-faccende;

giuro che domani starete male,

dopo questa notte di veglia.

CAPULETI

Ma no, macché! Già ho vegliato notti intere

per ragioni meno importanti di questa,

e non mi sono mai ammalato.

DONNA CAPULETI

E già! Ai bei tempi eravate cacciatore di topi,

ma d'ora in poi veglierò io per non farvi vegliare.

                               Escono DONNA CAPULETI e la NUTRICE

CAPULETI

La gelosa! La gelosa!

Entrano tre o quattro SERVI con spiedi, legna e ceste

                                        Ebbene, giovanotto, che c'è qui?

PRIMO SERVO

Non so; è roba per il cuoco.

CAPULETI

Sbrigatevi! Sbrigatevi! Tu, furfante, va' a prendere

un po' di legna più secca; chiama Pietro,

ti dirà dove trovarla.

SECONDO SERVO

Ho anch'io una testa e saprò trovare

quella legna senza seccare Pietro.
 

CAPULETI

Bene-detto, per la Messa, allegro furfante;

ti chiamerò "testa di legno". Ma è quasi giorno.

                                                               Musica dall'interno

II conte sarà qui tra poco con la musica

come aveva promesso.

Sento che s'avvicina.

Nutrice! Moglie! Su! Su! Nutrice, dico!

Entra la NUTRICE

Va' a svegliare Giulietta, e aiutala a vestirsi;

io andrò a chiacchierare un po' con Paride.

Sbrigati, dunque; presto, presto! Lo sposo è già qui;

presto, dico.                                                                    Esce

[IV. v.]

NUTRICE    [aprendo le tende del letto]

Signora!  Su, su, signora!  Giulietta!  Certo, dorme

Su, agnellino! Su, signora! Su, dormigliona!  [forte.

Amore mio! Padroncina mia! Cuor mio! Su, sposa!

Come, non una parola? Volete farvene una buona

                                                                        [scorta, ora?

Dormite per una settimana; perché questa notte, vi

                                                                              [assicuro,

il conte ha la ferma idea di lasciarvi ferma ben poco

                                                                          [nel sonno.

Dio mi perdoni! Madonna! E amen! Come dorme!

Ma bisogna assolutamente che la svegli. Signora! Si-

                                                                [gnora! Signora!

Ma sì, lasciatevi trovare a letto dal conte;

vi farà saltar giù dallo spavento, ve lo giuro! No?

Come, siete vestita? Con i vostri abiti più belli,

vi siete ancora sdraiata?
 

Debbo svegliarvi ad ogni costo. Madonna, Madonna!

                                                                              [Madonna!

Ahimè! Ahimè! Aiuto! Aiuto! La mia signora è

O che giorno! Oh, non fossi mai nata!    [morta!

Un po' d'acquavite, Dio mio! Mio signore! Mia si-

                                                                              [gnora!

Entra DONNA CAPULETI

DONNA CAPULETI

Che cosa sono queste urla?

NUTRICE                            O giorno di pianto!

DONNA CAPULETI

Ma che accade?

NUTRICE    Guardate! Guardate! O giorno di sventura!

DONNA CAPULETI

Povera me, povera me! Bambina mia, mia unica vita!

Svegliati, riapri gli occhi, o morirò con te!

Aiuto! Aiuto! Chiamate aiuto!

Entra CAPULETI

CAPULETI

Vergogna! Fate scendere Giulietta; Io sposo è già qui.

NUTRICE

È morta, è morta, è morta! Ahimè che giorno!

DONNA CAPULETI

Ahimè, che giorno! È morta, è morta, è morta!

CAPULETI

Oh, lasciatemela vedere. Ahimè, è già fredda!

Il sangue s'è fermato, le sue membra sono rigide;

la vita ha lasciato da tempo queste labbra.

La morte è scesa su lei come brina inaspettata

sul fiore più delicato di tutto il campo.

NUTRICE

O giorno di lamenti!

DONNA CAPULETI         O giorno di sventura!
 

CAPULETI

La morte che me l'ha presa per farmi urlare di dolore,

mi frena la lingua per non farmi parlare.

Entrano FRATE LORENZO e PARIDE

FRATE LORENZO

Andiamo; la sposa è pronta per andare in chiesa?

CAPULETI

Pronta per andarci, ma non per ritornare!

O figlio, la notte prima del giorno delle nozze,

ecco la morte ha posseduto la tua donna:

ora è qui distesa, fiore violato dalla morte.

La Morte è mio genero, la Morte è mia erede.

La Morte ha sposato mia figlia; e io voglio morire

e lasciare tutto a lei; la vita e ciò che possiedo, tutto

PARIDE                                                       [è della Morte.

Ho desiderato lungamente di vedere il volto

 di questo mattino, ed ecco quale spettacolo mi offre.

                                     Tutti gridano e si torcono le mani

DONNA CAPULETI

Maledetto, fatale, sventurato, odioso giorno!

Ah, ora più infelice che il tempo abbia veduta

nell'infinita fatica del suo pellegrinare!

Non avevo che una figlia, una sola, un'unica  adorata

la sola cosa che mi dava gioia e conforto,    [bambina,

e la morte crudele l'ha tolta ai miei occhi!

NUTRICE

Ahimè! O triste, triste, triste giorno!

O giorno più doloroso, o giorno più triste

che io abbia mai, mai veduto! O giorno,

o giorno! O giorno! O odioso giorno!

Mai si vide un giorno così nero come questo!

O triste giorno, o triste giorno!
 

PARIDE

Tradito, allontanato, ingannato, offeso, assassinato!

Tradito da te, odiosissima morte, da te, crudele, crudele,

e ormai distrutto! O amore! O vita!

Non più vita, ma amore nella morte!

CAPULETI

Disprezzato, abbandonato, odiato, torturato, ucciso!

O tempo desolato, perché sei venuto ora

a distruggere, distruggere la nostra festa di nozze?

O bambina, bambina mia! O anima mia;

anima, più che mia figlia! Tu sei morta, morta!

Ahimè, la mia bambina è morta, e con lei

tutte le mie gioie sono sepolte!

FRATE LORENZO

Tacete, vi prego. Vergogna! La disperazione

 non si vince disperandosi. Questa bella fanciulla

era vostra e del Cielo; ora è tutta del Cielo;

ed è la cosa più bella per lei. Voi non avete potuto

salvare dalla morte la parte della fanciulla che era

                                                                              [vostra,

ma il Cielo serba la sua parte nella vita eterna!

Il vostro desiderio più alto era la sua gloria,

perché il vederla più in alto era il vostro cielo;

e voi ora piangete, ora, che la vedete più in alto

delle nuvole, alta come lo stesso cielo?

Oh, con questo amore, voi amate così male la vostra

e siete come pazzi perché essa è felice!        [figliola,

Non è bene maritata la donna che vive a lungo con il

                                                                                  [marito;

quella che è meglio maritata è la sposa che muore

                                                                              [giovane.

Asciugate le lacrime e spargete questo bel corpo

di rosmarino e, secondo l'usanza,

fatelo portare in chiesa con le sue vesti più belle.

Sebbene l'amorevole natura ci spinga tutti al pianto,

le lacrime della natura fanno sorridere la ragione.
 

CAPULETI

Tutto ciò che avevamo preparato per la festa

servirà ora per la cerimonia funebre;

 i nostri strumenti si mutino in malinconiche campane;

la nostra allegria per le nozze in un rito di morte,

i nostri inni solenni, in lugubri lamentazioni;

i nostri fiori per la sposa servano per una tomba.

Ogni cosa servirà per il suo scopo contrario.

FRATE LORENZO

Signore, rientrate; e voi, signora, andate con lui;

anche voi, Paride! Ognuno si prepari a seguire

la bella salma fino alla tomba. Il Cielo è in collera

per qualche vostra colpa; cercate di non irritarlo

ancora ostacolando la sua suprema volontà.

Escono tutti tranne la NUTRICE, che dopo aver depo-

sto rametti dì rosmarino presso Giulietta, chiude le

 tende del letto

[Entrano i SUONATORI]

PRIMO SUONATORE

Credo che ormai possiamo mettere via i nostri flauti

NUTRICE                                                      [e andarcene.

Buona e onesta gente, metteteli via, sì, metteteli via;

lo vedete bene, ci ha lasciato un vuoto doloroso!

                                                                                    [Esce]

PRIMO SUONATORE

Sì, è vero, occorre riempire questo vuoto.

 Entra PIETRO

PIETRO     Suonatori, ehi, suonatori! "Pace del cuore!"

"Pace del cuore! " Se mi volete ridare la vita, suonate

"Pace del cuore!"
 

PRIMO SUONATORE    Perché " Pace del cuore ! " ?

PIETRO Oh, suonatori, perché il mio cuore già suona:

"II mio cuore è pieno di tristezza!". Oh, suonatemi

delle allegre cantilene, per consolarmi.

SECONDO SUONATORE Non suoneremo nulla; non è que-

sto il momento!

PIETRO    Allora, non volete?

PRIMO SUONATORE     No.

PIETRO   Allora ve lo darò sonoramente.

PRIMO SUONATORE   Che cosa ci darai?

PIETRO   Non certo denaro, ma dello "strimpellatore",

vi darò del "menestrello"!

PRIMO SUONATORE   E io ti darò del "servo-animale"!

PIETRO    Allora io vi batterò la mia daga di servo-ani-

male sulla zucca, e non farò mai pause alle battute.

Vi do "la fa re". Lo notate?

PRIMO SUONATORE   Con "la", "fa", "re'\ sei tu che ci

dài note.

SECONDO SUONATORE   Ti prego, metti dentro la daga, e

tira fuori lo spirito.

PIETRO    Allora, attenti al mio spirito. Vi batterò col

ferro del mio spirito; metterò dentro il ferro della

mia daga. Rispondetemi da uomini:

" Quando la pena ci ferisce il cuore

e la tristezza amara grava l'anima

la musica allora, col suo suono d'argento..."

Perché suono d'argento? Perché la musica col suo

suono d'argento? Che ne dici tu, Simon Cavata?

PRIMO SUONATORE    Be' signore, perché l'argento ha un

dolce suono.

PIETRO   Non c'è male! Che ne dici tu, Ugo Solfa?
 

SECONDO SUONATORE Dico che c'è "suono d'argento"

perché i suonatori suonano per l'argento!

PIETRO Buona anche questa! Che ne dici tu, Giacomo

del Suono?

TERZO SUONATORE   Davvero, non so che dire!

PIETRO Oh, ti chiedo scusa: tu sei un cantante. Lo

dirò io per te. Ecco: "la musica col suo suono d'ar-

gento" perché i suonatori come voi non hanno oro

da far suonare:

"La musica allora, col suo suono d'argento

dà subito conforto di dolcezza."                            Esce

PRIMO SUONATORE   Che razza di sporco imbroglione!

SECONDO SUONATORE Impiccate quella canaglia! Veni-

te, entriamo! Aspetteremo i piagnoni; restiamo qui

per mangiare.                                                                 Escono

[V. I.]

 Entra ROMEO

ROMEO

Se devo credere alla verità adulatrice del sonno,

i miei sogni mi fanno presagire prossima qualche lieta

                                                                                 [notizia.

Chi è padrone del mio cuore siede allegro sul suo

                                                                                       [trono,

mentre oggi, per tutto il giorno, una forza insolita

mi solleva al di sopra della terra con pensieri felici.

Ho sognato che la mia donna veniva e mi trovava

                                                                                       [morto

(strano sogno che permette a un morto di pensare),

e suscitava coi baci sulle mie labbra una tale potenza

di vita da farmi rivivere: ed ero padrone del mondo.

Ahimè! Quanta dolcezza si prova nell'amore,

se soltanto le sue ombre sono così ricche di gioia!
 

Entra BALDASSARRE

Notizie da Verona! Ebbene, Baldassarre,

non mi porti lettere del frate?

Che cosa fa la mia donna? Mio padre sta bene?

Come sta la mia Giulietta? Te lo chiedo di nuovo,

perché nulla va male quando Giulietta sta bene.

BALDASSARRE

Allora Giulietta sta bene, e nulla può andare male.

Il suo corpo riposa nella tomba dei Capuleti

e la sua parte immortale vive con gli angeli.

Io la vidi distesa nella tomba, e subito mi misi in

per venirvelo a dire. Oh, perdonatemi       [cammino

se vi dico tristi cose, mio signore; ma mi avevate la-

a Verona per darvi notizie.                              [sciato

ROMEO

È davvero così? E allora, vi sfido, o stelle.

Tu sai dove abito; portami carta e inchiostro

e noleggia dei cavalli di posta. Partirò stanotte.

BALDASSARRE

Vi scongiuro, signore, calmatevi.

Siete così pallido e stravolto

che temo qualche vostro atto disperato.

ROMEO

Sbagli; lasciami e fa ciò che ti ho chiesto.

Non hai lettere del frate per me?

BALDASSARRE

No, mio buon signore.

ROMEO                Non importa.

Va', e noleggia i cavalli. Io verrò subito.

                                                               BALDASSARRE esce

Allora, Giulietta, stanotte dormirò con te.

Vediamo come! O morte, come entri rapida
 

nei pensieri degli uomini disperati.

Ecco: c'è uno speziale che abita qui vicino;

l'ho visto di recente con un vestito lacero,

mentre pensieroso raccoglieva erbe medicinali.

Aveva il volto scavato: la miseria

più crudele lo aveva distrutto fino alle ossa.

Nella sua squallida bottega stavano appese

una tartaruga, un coccodrillo imbalsamato

e altre pelli di pesci di strane forme;

sugli scaffali si vedevano sparse

in mostra alcune scatole vuote, verdi vasi

di terracotta, vesciche, sementi ammuffite,

pezzi di spago e vecchie pasticche di estratto di rosa:

davanti a tanta miseria, dissi a me stesso:

"Se un uomo avesse bisogno di un veleno,

la cui vendita è punita a Mantova con la morte,

certo questo miserabile glielo venderebbe"

Questo pensiero non era che il presentimento

del bisogno in cui ora mi trovo; e questo stesso

uomo bisognoso deve ora vendermi il veleno.

Oggi è festa e la bottega di questo sciagurato

è chiusa, ma, se ben ricordo,

questa dovrebbe essere la sua casa.

Ehi, ehi, speziale!

Entra lo SPEZIALE

SPEZIALE           Chi mi chiama, urlando così?

ROMEO

Vieni qui, amico. Sei povero, tieni:

ecco quaranta ducati, e procurami

un forte veleno, che agisca così rapido

e con tale violenza, che, appena dentro le vene,

chi lo prende perché stanco della vita,

possa rimanere subito senza respiro e cadere morto

con la fulminea violenza con cui l'accesa polvere

s'avventa dal grembo fatale del cannone.
 

SPEZIALE

Certo, ho dei veleni così potenti; ma la legge

di Mantova punisce con la morte chiunque li venda.

ROMEO

Tu, così nudo e miserabile, hai paura di morire?

Sulle tue guance c'è la fame, nei tuoi occhi agonizzano

le privazioni e le sofferenze, sulle tue spalle

pendono il disprezzo e la miseria;

il mondo ti è nemico e così la legge del mondo.

Il mondo non ha legge per farti ricco; dunque,

non restare povero, ma spezza la legge e prendi que-

SPEZIALE                                                              [sto.

Acconsente la mia miseria, non la mia volontà.

ROMEO

E io pago la tua miseria, non la tua volontà.

SPEZIALE

Mettete questo veleno in un liquido qualunque

e bevetelo. Morirete subito

anche se aveste la forza di venti uomini.

ROMEO

Prendi il tuo denaro: il denaro è il veleno peggiore

per l'anima umana, in questo odioso mondo;

esso uccide più di queste deboli misture

che tu non potresti vendere. Io, ti vendo il veleno;

non sei tu a vendermelo. Addio!

Comprati da mangiare e mettiti in carne.

Vieni, per me sei un cordiale, non un veleno;

andiamo insieme alla tomba di Giulietta: là mi ser-

                                                                                 [ virai.    Escono

[V.  II.]

Entra FRATE GIOVANNI

FRATE GIOVANNI

Frate di San Francesco! Fratello! Ehi!
 

Entra FRATE LORENZO

FRATE LORENZO

Questa mi pare la voce di frate Giovanni.

Benvenuto da Mantova! Che dice Romeo?

Oh, se egli mi ha scritto, dammi la sua lettera.

FRATE GIOVANNI

Ero andato a cercare un fratello scalzo,

uno del nostro Ordine, che stava visitando

gli ammalati in città, perché venisse con me;

l'avevo trovato, quando le guardie,

sospettando che fossimo stati in una casa contagiata

dalla peste, chiusero le porte e non ci lasciarono pas-

Così finì il mio viaggio a Mantova.                      [sare.

FRATE LORENZO Allora chi ha portato la mia lettera a Romeo?

FRATE GIOVANNI

Io non ho potuto consegnargliela e l'ho ancora qui.

E non ho trovato nemmeno un messaggero

per rimandartela, tanta è la paura

che tutti hanno della peste.

FRATE LORENZO

Oh, destino avverso! O Ordine nostro!

Non era una lettera inutile, ma molto importante

per le sue notizie; e non averla recapitata

può essere causa di grande sventura. Frate Giovanni,

va', procurami una leva di ferro e portala subito

nella mia cella.

FRATE GIOVANNI    Fratello, vado a prenderla subito.

                                                                                              Esce

FRATE LORENZO

Ora devo andare da solo alla tomba.

Fra tre ore la bella Giulietta si sveglierà,

e io avrò le sue maledizioni quando saprà

che Romeo non è stato informato dei nostri progetti;

scriverò ancora a Mantova,
 

e intanto terrò Giulietta nella mia cella

fino al ritorno di Romeo. Povera morta

che vive chiusa nella tomba, destinata ai morti.     Esce

[V. III.]

Entrano PARIDE e il suo PAGGIO, con fiori, acqua pro¬fumata [e una torcia]

PARIDE

Dammi la torcia, ragazzo, e allontanati.

Anzi, spegnila, perché non voglio essere veduto.

Va' sotto quegli alberi di tasso e poggia

l'orecchio per terra; così potrai udire

ogni rumore di passi sul suolo del cimitero

che risuona chiaro perché sempre sconvolto

dagli scavi delle fosse. Se odi qualcuno

che s'avvicina, fischia: questo sarà il segnale.

Dammi quei fiori, fa' come ti ordino, va'.

PAGGIO

Ho paura di trovarmi solo nel cimitero;

ma dovrò stare qui ugualmente.                 Esce

PARIDE (spargendo fiori sulla tomba)

O dolce fiore, io copro di fiori il tuo letto dì nozze.

Ahimè, il baldacchino è polvere e pietra,

e io porterò ogni notte a questi fiori

dolce acqua o lacrime pure di pianto.

Ecco le offerte funebri: i fiori e i lamenti.

                                                               Il PAGGIO fischia

Qualcuno s'avvicina: quale piede maledetto

viene a turbare un rito d'amore?
 

Entrano ROMEO e BALDAS SARRE con una torcia, un

piccone e una leva di ferro

Vedo una torcia. Nascondimi, o notte!       [Si ritira]

ROMEO

Prendi quel piccone e la leva di ferro.

Tieni, prendi questa lettera; domani mattina

consegnala a mio padre. Dammi la torcia.

E ora, allontanati: qualunque cosa tu senta o veda,

pena la vita, non interrompere il mio lavoro.

Io scendo in questo letto di morte

per ammirare ancora il volto della mia donna,

e per togliere dal suo dito un anello prezioso,

del quale ho bisogno per un uso a me caro.

Va', dunque! Ma se tu tornassi per spiare

Il mio lavoro, per il Cielo, ti farò a pezzi

e disperderò le tue membra per questo cimitero

insaziabile. Questo momento, e ciò che decido,

sono feroci, selvaggi e inesorabili

più delle tigri affamate e del mare che rugge.

BALDASSARRE

Vado, signore, e non vi disturberò.

ROMEO

Così mi dimostrerai la tua amicizia. Prendi questo,

vivi e sii felice. Addio, caro amico.

BALDASSARRE

Io però mi nasconderò qui vicino. Il suo sguardo

mi fa paura: ho dei dubbi su quello che farà.     Esce

ROMEO

Tu, o bocca maledetta, tu ventre della morte,

saziati col boccone più dolce della terra!
 

Così spalanco le marce mascelle

e vi spingo a forza nuovo cibo.

                                                          ROMEO apre il sepolcro

PARIDE

Questo è il superbo Montecchi, bandito da Verona,

che uccise il cugino del mio amore.

Si pensa che la bella creatura sia morta di dolore.

Forse viene qui per profanare questi morti.

Io lo arresterò. - Interrompi

Il tuo infame lavoro, o vile Montecchi!

Può la vendetta continuare al di là della morte?

Vile bandito, io ti arresto.

Obbedisci e seguimi. Tu devi morire.

ROMEO

Infatti, devo morire. Per questo sono venuto qui.

Sei buono e gentile, non sfidare un uomo disperato;

vattene e lasciami solo. Pensa a questi morti

e trema per te; ti scongiuro, o giovane,

non aggiungere un'altra colpa sul mio capo

eccitando la mia collera. Vattene, per il Cielo,

 io ti amo più di me stesso, perché sono venuto

qui armato contro me stesso.

Non fermarti, vattene: vivi e racconta

che la pietà di un pazzo ti lasciò fuggire.

PARIDE

Io sfido i tuoi ordini e ti arresto, o vile!

ROMEO

Vuoi provocarmi? Ebbene, a te, ragazzo.    Sì battono

PAGGIO

O Dio! Si battono. Andrò a chiamare le guardie.

                                                                                       [Esce]

                                                                         PARIDE cade
 

PARIDE

Oh, mi ha ucciso! Se tu fossi pietoso,

dovresti aprire la tomba e mettermi accanto a Giu-

                                                                  [lietta.    Muore

ROMEO

Ti giuro, lo farò. Ma lascia che guardi la tua faccia.

È un parente di Mercuzio, il nobile conte Paride.

Che cosa diceva il mio servitore, quando-cavalcavamo

durante il viaggio e la mia mente sconvolta

non badava alle sue parole? Non diceva, forse,

che Paride avrebbe dovuto sposare Giulietta?

Non ha detto questo? L'ho sognato forse?

O sono pazzo, sentendolo parlare di Giulietta,

a pensare che egli dicesse questo? Ora dammi la tua

                                                                                   [mano,

tu che sei segnato con me nel triste libro della sven-

lo ti seppellirò in una tomba sontuosa.            [tura.

Una tomba? Oh, no; in un faro, o mia giovane vit-

                                                                                  [tima,

perché qui giace Giulietta, e la sua bellezza trasforma

questa tomba in una sala di festa, piena di luce.

O Morte, riposa, sepolta qui da un morto!

                                            [Depone PARIDE nella tomba]

Spesso è felice l'uomo in agonia

e chi veglia chiama lampo della morte

quell'istante. Io non avrò quel lampo!

O mio amore, mia sposa!

La morte, che ha già succhiato il miele

del tuo respiro, nulla ha potuto sulla tua bellezza.

Ancora non sei vinta, e l'insegna di bellezza,

sulle labbra e sul viso, è ancora rossa, e la pallida

bandiera della morte su te non è distesa.

Tu sei là, Tebaldo, nel sudario insanguinato,

ma con la mano che t'uccise spezzerò la vita

al tuo nemico, e sarà grande onore per te. Perdonami.

O amata Giulietta, perché sei ancora bella?

Ti ama forse la morte senza corpo?
 

L'odioso, squallido mostro ti tiene qui nell'ombra

come amante? Questo io temo, e resterò con te,

per sempre, chiuso nella profonda notte.

Qui voglio restare, qui, coi vermi,

i tuoi fedeli; avrò qui riposo eterno,

e scuoterò dalla carne, stanca del mondo,

ogni potenza di stelle maligne.

Occhi, guardatela un'ultima volta,

braccia, stringetela nell'ultimo abbraccio,

o labbra, voi, porta del respiro, con un bacio puro

suggellate un patto senza tempo con la morte

che porta via ogni cosa. Vieni, amara guida,

vieni, scorta ripugnante. E tu, pilota disperato,

avventa veloce su gli scogli la tua triste barca

stanca del mare. Eccomi, o amore! [Beve] O fedele

                                                                          [mercante,

i tuoi veleni sono rapidi: io muoio con un bacio!

                                                                               [Muore]

Entra FRATE LORENZO con una lanterna, la leva dì ferro e una vanga

FRATE LORENZO

San Francesco m'accompagni! Quante volte stanotte

i miei piedi hanno urtato contro le tombe! Chi è là?

BALDASSARRE

Un amico che vi conosce bene.

FRATE LORENZO

Siate benedetto. Ditemi, mio buon amico,

vedete quella torcia che vanamente illumina

vermi e teschi? Mi pare accesa
 

nel sepolcro dei Capuleti.

BALDASSARRE

Infatti, padre, là c'è il mio padrone,

uno che vi ama.

FRATE LORENZO   E chi è?

BALDASSARRE                Romeo.

FRATE LORENZO

Da quanto tempo è là?

BALDASSARRE                Da più di mezz'ora.

FRATE LORENZO

Accompagnami al sepolcro.

BALDASS ARRE               Ho paura ;

il mio padrone crede che io sia andato via.

Non vuole nessuno, e per farmi allontanare

mi ha minacciato di morte.

FRATE LORENZO

Allora rimani. Andrò solo.

Temo che sia successa una sventura.

BALDASSARRE

Mentre dormivo sotto quel tasso, ho sognato

che il mio padrone si batteva con un altro,

e lo uccideva.                                                           [Esce]

FRATE LORENZO     Romeo!

                                               Si china a guardare il sangue e le armi

Ahimè, che cosa vuoi dire questo sangue

sull'entrata della tomba? Che significano

queste spade sporche di sangue, in questo luogo di

                                                                                 [pace?

Romeo! Oh, come è pallido! E chi c'è ancora?

Come? Anche Paride? E tutto insanguinato?

E quando sarà avvenuta questa sventura?

La fanciulla si muove.        GIULIETTA si sveglia
 

GIULIETTA

O frate consolatore, dov'è il mio Romeo?

Ricordo bene dove avrei dovuto trovarmi.

E infatti sono qui. Dov'è il mio Romeo?

FRATE LORENZO

Sento rumore, esci da quel luogo di morte,

di putrefazione e di sonno non naturale.

Una forza superiore a cui non possiamo opporci

ha contrastato i nostri progetti. Vieni, vieni via!

Il tuo sposo è morto e si trova al tuo fianco;

e anche Paride. Vieni, ti farò entrare

in un convento di monache.

Non perdiamo tempo, ora, non domandarmi;

la guardia sta per arrivare. Vieni, andiamo via,

buona Giulietta. Non è prudente restare qui.

GIULIETTA

Ebbene, vattene; io non ti seguirò.

                                                               Esce FRATE LORENZO

Che c'è qui? Una tazza, stretta ancora

dalla mano del mio fedele amore.

Capisco, è stato il veleno a ucciderlo prima del tempo,

Oh, egoista! L'ha bevuto tutto

e non ne ha lasciato una goccia amica per me.

Ora lo bacerò: forse un po' di veleno

è rimasto sulle sue labbra e basterà

a darmi una morte consolatrice.                 [Lo bacia]

Le tue labbra sono calde!

Entrano le GUARDIE e il PAGGIO di Paride

PRIMA GUARDIA

Guidaci, ragazzo. Quale è la strada?

GIULIETTA

Ancora rumore! Devo fare presto. Oh, caro pugnale!

Questo è il tuo fodero! Riposa qui e fammi morire.

                                Si uccide con il pugnale [di ROMEO]
 

PAGGIO

Ecco, è là: dove brilla quella torcia.

PRIMA GUARDIA

II terreno è insanguinato; bisogna cercare qui intorno,

e arrestare chiunque si trovi nel cimitero.

                                                                      [Alcuni escono]

O spettacolo pietoso! Il conte è stato ucciso

ed è qui a terra, e anche Giulietta è coperta di sangue.

È morta da poco perché è ancora calda: ed èra qui

                                                     [sepolta da due giorni.

Andate a chiamare il Principe. Correte dai Capuleti,

svegliate i Montecchi. E si continui a cercare intorno.

                                                   [Escono altre GUARDIE]

Questo è il luogo dove vediamo le vittime

di pietose sventure, ma non potremo mai stabilire

dove veramente ebbe luogo l'origine di esse,

senza conoscerle in ogni particolare circostanza.

Entrano [alcune GUARDIE con] BALDASSARRE

SECONDA GUARDIA

Ecco il servo di Romeo; l'abbiamo trovato nel cimi-

PRIMA GUARDIA                                               [tero.

Tenetelo al sicuro, fino all'arrivo del Principe.

Entra un'altra GUARDIA con FRATE LORENZO

TERZA GUARDIA

Ecco qui un frate. Trema, sospira e piange;

lo abbiamo preso con questa leva e questa vanga

mentre veniva da quella parte del cimitero.

PRIMA GUARDIA

Arrestate anche lui: è molto sospetto.

Entrano il PRINCIPE e il seguito
 

PRINCIPE

Quale sventura è accaduta così presto,

che ci ha fatto interrompere il riposo mattutino?

Entrano CAPULETI, DONNA CAPUTETI e altri

CAPULETI

Che cosa può essere accaduto? Si sente gridare da

DONNA CAPULETI                                 [ogni parte.

Il popolo strepita per le vie: alcuni gridano: "Ro-

                                                                      [meo! "

altri: "Giulietta!"; e altri ancora: "Paride!".

E tutti corrono con grande tumulto verso la nostra

PRINCIPE                                                        [tomba.

Ma perché tante grida paurose?

PRIMA GUARDIA

Altezza, qui ci sono i cadaveri del conte Paride,

di Romeo e di Giulietta. Giulietta, ch'era già morta,

è stata uccisa da poco: è ancora calda.

PRINCIPE

Domandate e cercate di sapere

come è avvenuta questa terribile strage.

PRIMA GUARDIA

Qui c'è un frate e il servitore di Romeo,

con alcuni ferri che possono servire a forzare le tombe.

CAPULETI

O Cielo! O moglie mia! Guarda com'è insanguinata

nostra figlia! Questo pugnale ha sbagliato.

La sua custodia è vuota al fianco di Montecchi:

è entrato per errore nel petto di mia figlia.

DONNA CAPULETI

Ahimè!

Questo spettacolo di morte è come una campana

che chiama la mia vecchiaia al sepolcro.

Entrano MONTECCHI e altri
 

PRINCIPE

Vieni, Montecchi: oggi ti sei alzato prima del tempo

per vedere il tuo figlio ed erede coricato

ancora prima del tempo.

MONTECCHI

Ah, mio Principe, mia moglie è morta stanotte.

Il dolore per l'esilio di Romeo ha fermato il suo re-

                                                                           [spiro.

Quale altra sventura si prepara contro la mia vec-

PRINCIPE                                                       [chiaia?

Guarda e vedrai.

MONTECCHI

O figlio, mi hai mancato di rispetto. Che modo è que-

di affrettarti alla tomba prima di tuo padre?         [sto

PRINCIPE

Calma per un momento la tua disperazione

fino a che riusciremo a chiarire questi fatti

e a conoscerne l'origine, la forza, e il vero scopo.

Poi ti guiderò nel tuo dolore e ti sarò compagno

fino alla morte. Per ora, calmati e lascia

che la sciagura sia schiava della pazienza.

Fate venire le persone sospette.

FRATE LORENZO

Su di me grava il maggiore sospetto;

ma io sono il meno capace di compiere

questo orrendo delitto. Tuttavia il tempo e il luogo

sono contro di me; eccomi dunque pronto ad accusar-

e a difendermi, a condannarmi e ad assolvermi,    [mi

PRINCIPE

Allora, racconta quello che sai.

FRATE LORENZO

Sarò breve perché il mio fiato

non è sufficiente ad annoiarvi con un lungo racconto.

Romeo era il marito di Giulietta
 

e lei era la sposa fedele di Romeo.

Sono stato io a sposarli; il loro matrimonio segreto

 fu celebrato proprio nel giorno della morte di Te-

                                                                         [baldo,

morte che fece bandire Romeo da questa città.

Giulietta soffriva per lui, non per Tebaldo.

Voi, per allontanare la causa del suo dolore,

l'avevate promessa, e l'avreste data in sposa per forza

al conte Paride. Giulietta, disperata,

venne da me, e mi pregò di trovare un mezzo

per liberarla da questo secondo matrimonio;

in caso contrario si sarebbe uccisa nella mia cella.

Allora io, valendomi della mia arte,

le feci prendere un sonnifero che ebbe l'effetto

desiderato, perché le diede l'apparenza

d'una morta. Intanto scrissi a Romeo

di venire qui, in questa notte fatale,

per aiutarmi a toglierla dalla tomba,

appena cessato l'effetto del sonnifero.

Ma frate Giovanni, che doveva consegnare la mia let-

                                                                                    [tera,

fu trattenuto da un incidente, e la scorsa notte

venne a riportarmela. Perciò, all'ora in cui Giulietta

si doveva svegliare, venni qui per toglierla

dalla tomba e accompagnarla nella mia cella,

dove intendevo nasconderla fino a quando

non avessi trovato un mezzo opportuno

per informare Romeo. Ma, appena giunto,

alcuni minuti prima del suo risveglio,

trovai morti il nobile Paride e il fedele Romeo.

Intanto Giulietta si svegliava e io la supplicai

di venire via e di sopportare con rassegnazione

la volontà del Cielo. Ma un rumore improvviso

mi fece allontanare dalla tomba:

e Giulietta, nella sua grande disperazione,

non volle venire con me, ma, a quanto pare,

fece violenza su se stessa. Questo è quanto io so;
 

il matrimonio era a conoscenza della nutrice.

Ora, se ho qualche colpa in questa sciagura,

la mia vita sia sacrificata prima del suo tempo,

con la pena della legge più severa.

PRINCIPE

Noi ti abbiamo sempre ritenuto un santo.

E ora, sentiamo il servo di Romeo.

Che cosa puoi dire?

BALDASSARRE

Sono stato io a portare al mio padrone la notizia

della morte di Giulietta, ed egli partì subito

da Mantova; e, appena qui, si recò alla tomba.

Qui, mi ordinò di consegnare, il mattino seguente,

questa lettera a suo padre; e, prima di entrare

nella tomba, mi minacciò di morte

se non mi fossi allontanato, perché voleva restare solo.

PRINCIPE

Dammi la lettera, voglio leggerla. Dov'è il paggio

del conte che chiamò la guardia? Ditemi, giovanotto,

che cosa faceva qui il vostro padrone?

PAGGIO

Venne a portare dei fiori sulla tomba

della sua donna, e mi ordinò di allontanarmi;

e così feci. Dopo un po' un uomo

con una torcia si avvicinò alla tomba per aprirla.

Il mio padrone s'avventò su di lui

con la spada in mano e io corsi a chiamare la guardia.

PRINCIPE

Questa lettera di Romeo conferma le parole

del buon frate. Racconta il loro amore,

l'annuncio della morte di Giulietta,

come egli aveva comprato un veleno

da un povero speziale, e come poi era venuto

qui per morire e stare vicino a Giulietta!

Dove sono questi nemici? Capuleti! Montecchi!

Ecco quale punizione è scesa sul vostro odio.

Il Cielo ha ucciso con l'amore i vostri figli,
 

e io, per avere tollerato le vostre discordie,

ho perduto due dei miei parenti. Siamo tutti puniti»

CAPULETI

O fratello Montecchi, dammi la mano!

Ecco la dote di mia figlia, poiché io non posso

domandare di più.

MONTECCHI     Ma io posso darti molto di più

Io innalzerò una statua tutta d'oro a Giulietta;

e finché duri la città di Verona,

nessun'altra immagine sarà tanto onorata,

come quella della pura e fedele Giulietta.

CAPULETI

E Romeo con uguale splendore starà accanto alla

                                                                      [statua

della sua donna. Povere vittime del nostro odio!

PRINCIPE

Questo giorno porta con sé una grigia pace.

Il sole per 51 dolore nasconde la sua faccia.

Andiamo: parleremo ancora di questi fatti dolorosi,

perché fra coloro che vi parteciparono,

alcuni saranno perdonati, altri puniti.

Certo non vi fu mai una storia più infelice

di quella di Giulietta e del suo Romeo.      Escono tutti

    Questo copione è stato visto
  • 23 volte nelle ultime 48 ore
  • 27 volte nell' ultima settimana
  • 68 volte nell' ultimo mese
  • 349 volte nell' arco di un'anno