Roulette

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LADISLAO FODOR

ROULETTE

COMMEDIA IN TRE ATTI DI

(TRADUZIONE DI ADA SALVATORE)

PERSONAGGI

Pietro

Hella

Gianna Rosa

Marcello

Il capocameriereGastone

Luigi, came­riere

Giacomo, cameriere

Germana

Un fattorino

II primo giocatore

Ilsecondo giocatore

Jack

Baby

La came­riera

II signore di Vienna

Sua moglie

Un signore grasso di Berlino

Unasignora di Milano

Suo marito

Ungiovane portoghese

Pollak

Mayer

Suzette

II signore con la legion d'onore

L'ispettore

II detective

Comparse delterzo atto

Una bella camera in un elegante albergo aMontecarlo. Attraverso la larga finestra in fon­do, si vede il mare. Sul davanti a destra, porlad'entrata. A sinistra piccola porta che mettenella stanza da bagno. In fondo, un po' a sini­stra, in una specie d'alcova, un letto ampio.L'arredamento è del più moderno stile fran­cese.

Al levar del sipario la porta della stanza dabagno è semiaperta. Pietro, un giovinotto ele­gante, leggero, simpatico, siede dinanzi allatavola e gioca a una piccola roulette. E' in abi­to da sera. E' solo sulla scena e parla con unasignora che è nella stanza da bagno e In cui. vo­ce graziosa giunge dalla porta aperta a metà.

Pietro (giocando) — Rosso... nero... rosso...nero... interessante... regolarissimo... rosso...nero...

La voce di Hella— Pietro!

Pietro— Che vuoi, Hella?

Hella—- Che fai?

Pietro— Vinco! Sai quanto avrei vinto seavessi giocato al Casino? Centomila franchi!

Hella— Giochi alla roulette da solo?

Pietro— Diamine, siamo a Montecarlo! Miesercito!... Posso venire da te, adesso?

Hella (spaventata) — No, 110, 110!... Sononuda!...

Pietro (sorridendo) — Lo sento...

Hei.la— Come fai a sentirlo?

Pietro— La voce di una donna nuda si ri­conosce subito! E' più melodiosa...

Hella— Sfacciato... Come fai a saperlo cosìbene?

Pietro (alla roulette) — Rosso... nuovamenterosso... rosso...

Hella— Che dici?

Pietro— Rosso per tre volte di seguito...

Hella (con rimprovero) — Giochi di nuovo?

Pietro— Soltanto finché tu sci nel bagno!(Si sente lo scroscio della doccia).

Hella—- Sono già sotto alla doccia... brrr...

Pietro— Fredda?

Hella(gaia)— Lo credo... Domandami seti amo...

Pietro (urlando per superare lo scroscio del­la doccia)— Mi ami?

Hella— Tanto!... E tu?

Pietro(urlando) — Ti adoro!...

Hella— Non mi tradirai mai?

Pietro(urlando)— Mai!...

Hella— Perchè Io dici così piano?

Pietro— Piano?... Ma se sto urlando!... Ora lutto l'albergo saprà che ti sarò fedele! (Mettein moto        la pallina della roulette) E' davvero po­co piacevole, questa pubblicità...

Hella— Forse rimpiangi?...

Pietro— Che cosa?

Hella— Di avermi sposala!

Pietro (fissa la roulette clic si è fermata) —Di nuovo rosso!... Quattro volte di seguito!

Hella— Ma smettila con quella stupida roulette!

Pietro— Sei già asciutta?

Hella— Sto infilandomi il pigiama...

Pietro— Presto, presto...

Hella— Eccomi... (Viene dulia stanza dabagno: indossa un grazioso pigiama. E' unasquisita   donnina, che ha ancora l'aspetto moltou signorina ») Buona sera, signore!

Pietro (incantato) — Hella!... Come sei bel­la!... (Vuole abbracciarla).

Hella— Non mi baciare!

Pietro (stupito) — Come?

Hella— Se cominciamo a baciarci, la docciafredda sarà stata inutile!... E poi, sono in col­lera!   Molto in collera!

Pietro— Perchè, tesoro?

Hella(con dolce rimprovero)— Da stamat­tina sono tua moglie! Da un'ora siamo sullaRiviera...            e già non pensi che alla roulette...

Pietro— Sto semplicemente esperimentandoil mio sistema...

Hella— Dopo le nozze siamo balzati in ae­roplano... e siamo venuti qui... perchè tu, findalla     prima sera, possa giocare al Casino!

Pietro— Non è vero! E' stata una cosa ma­gnifica... Ho voluto fuggire in aeroplano, perpoter    essere solo con te il più presto possibile!

Hella— Come mentisci!... So bene che...

pietro— Pazzerella!... Cara... ti voglio tanto bene... (La trae a se).

Hella (sorridendo)— Lo so!... (Si svincolacon tenerezza) Ma ora ho molta fame. Da sta­mattina            non ho mangiato nulla.

Pietro —Davvero?

Hella —Prima della cerimonia ho bevutoin fretta e furia una tazza di tè... e dopo nonsono        stata capace di inghiottire uni boccone...

Pietro —Povera piccola!... Eri così com­mossa...

Hella —Avevo paura del viaggio di nozze!Era la prima volta nella mia vita che salivo suun      aeroplano!...

Pietro (ridendo)— Cara!... Ma era bello,non è vero, fra le nubi?

Hella —Meraviglioso... Ancora adesso, mipare un racconto delle fate... Penso che fra po­co mi             sveglierò nuovamente a casa mia... alle11 c'è il matrimonio...

Pietro —E alle 12 eravamo già in alto...Un'ora divina... non è vero?

Hella —E adesso sono qui, in questa stanzad'albergo... sola... per la prima volta nella mia         vita... con un estraneo...

Pietro —Con un estraneo?

Hella — Non è forse vero? Non sei un estra­neo per me? Due mesi fa non ti conoscevo nep­pure...        Saranno forse sei settimane che abbiamoballato insieme per la prima volta...

Pietro —Mi sei piaciuta subito...

Hella — E io non ti potevo soffi-ire!... Queiballetti impertinenti... così pretenziosi che per        causa loro ti avrei detestato...

Pietro —Devo farmeli togliere?... Se ti fapiacere...

Hella —Ora ci sono abituata!... Ma da prin­cipio era terribile... Ti ricordi?... Sulla terraz­za che   era immersa nella semioscurità... la lu­na aveva un cerchio... fumavamo delle sigaret­te... i      balletti neri si avvicinarono... sfacciati...minacciosi... a un tratto li sentii sulle mie lab­bra...           sapevano un po' di tabacco...

Pietro —Dici delle cose enormi con unacalma...

Hella —Non hai motivo di vergognarti! Fu­mi le migliori sigarette egiziane... E malgradociò... quando quei baffetti che conservavanol'aroma delle Abdulla si posarono sulla miabocca,           nel primo momento non seppi se dove­vo ucciderti o sposarti...

Pietro —Non è ancora troppo tardi!... Po­tresti ancora riflettere...

Hella —Poiché siamo giunti al matrimonio,restiamoci.

Pietro —Cara... siamo già sposati da setteore!

Hella —E' proprio arrivato il momento dicenare! Suona per la cameriera!

Pietro —Subito. (Suona).

Hella —Che abito devo mettere? Gran teletta da sera?... Mezza sera?

Pietro —Gran teletta... Spero che questaserata sarà la più bella della tua vita... Bisognasolennizzarla...

Hella —Sì... Che bellezza il mare!... Guar­da com'è moderno... color turchese... Anch'iometterò            un abito azzurro...

Pietro —Sembrerai una fata...

Hella(a un tratto)— Oli, che orrore!

Pietro —Che è successo?

Hella —Non abbiamo ancora telegrafato al­la mamma... Certo quella poveretta è in granpena e             per lo memo crederà che siamo caduticon l'aeroplano.

Pietro —Aspetta, telegrafo subito. (Scrivesu un modulo)« Felicemente atterrati, siamoili ciclo.             Baci - Hella, Pietro ».

Hella —La mamma piangerà certamente...

Pietro —Tutte le mamme piangono, quandole figlie si sposano...

Hella —Di gioia o di dolore?

Pietro —Credo che vi sia anche un po' d'in­vidia... (L'abbraccia. In questo momento bus­sano alla         porta).

Hella (svincolandosi) — Attento... la came­riera!

Pietro —Avanti... (Entra il capocameriereGastone).

Gastone —Comandi?... (Guarda Hella).

Hei.la(spaventata si stringe il pigiama alcollo)— Veramente avevo chiamato la came­riera...

Gastone —Scusi, signora, ma è stato un solosquillo... il segnale per me...

Pietro —Evidentemente mi sono sbagliato...

Gastone -—Mille scuse...(Fa per andare).

Pietro —Aspettate... Fate spedire questo te­legramma... (Glielo porge).

Gastone — Sissignore, (Porge una carta deivini).

Pietro —Che cos'è?... La carta dei vini?

Gastone —Sissignore...

Pietro —Non abbiamo chiesto da bere...

Gastone —Ho pensato che forse i signoriavrebbero desiderato... (Non distacca gli occhida       Hella) Si beve sempre qualche cosa...

Pietro (lo guarda riflettendo)— Davvero?...L'idea non è cattiva... Fatemi vedere la carta...

Gastone —Si accomodi... (Gli porge lacarta).

Pietro (leggendo) — Irroy, Pommery, Cliquot, Mumm... Avete anche mezze bottiglie?

Gastone — Sicuro!

Pietro — Allora mezza di Pommery... (A Hello) Un bicchiere prima di cena! Mette in allegria per         tutta la sera... Vuoi, tesoro?

Hella — Sì. Pietro (fa cenno al cameriere) — Grazie!

Gastone — Prego, signore... Signora!... (Fissa acutamente Hella poi esce).

Hella — Terribile!

Pietro — Che cosa?

Hella — Il cameriere!... Con la carta dei vini!... Come mi ha guardata!... Certamente sa che siamo       in viaggio di nozze...

Pietro — Ti ho già detto che non devi essere così contegnosa... Sii disinvolta, allegra...

Hella — Cosa?... Pietro — Quando siamo arrivati, hai avuto un’aria così indifferente che perfino '      il ragazzo dell’ascensore dev’essersi accorto...

Hella — Ma che debbo fare?

Pietro — Niente! Dopo tutto non è una vergogna sposarsi... In fin dei conti...

Hella — Questo è tutto ciò che sai dire sul matrimonio...

Pietro — Oh no!... Ho trovato tutta la cerimonia molto divertente... Hai visto che pomo d’Adamo      aveva l’ufficiale di stato civile? Un pomo d’Adamo enorme...

Hella — Non me ne sono accorta!

Pietro — L’hoguardato per tutto il tempo... Ha inghiottito tre volte, durante la cerimonia... E il           pomo d’Adamo è sceso sino in fondo alla gola...

Hella — A questo badavi, in un momento così solenne?... Vergogna!

Pietro — E tu a che cosa pensavi?

Hella — Io?... Ma... mi chiedevo se non avevo commesso ima grossa sciocchezza!

Pietro — Ma Hella... per l ’amor di Dio!

Hella — Il nostro matrimonio... tutto... è stato così rapido... Tanto rapido come questo volo per           venire a Montecarlo!

Pietro — Te ne accorgi adesso?

Hella — Siamo tutt’e due così giovani, Pietro! Specialmente tu!... Bambinone!... Stento a credere       che sei un ingegnere architetto.

Pietro — Purtroppo ho dimenticato la laurea a casa!

Hella — Sicuro!... Dimentichi sempre qualche cosa... Per lo più il giudizio... la riflessione... Mi            hai portato via con te a un ritmo sorprendente... a 2000 metri d’altezza... al disopra delle

                Alpi... Ma che cosa sarà il viaggio di ritorno? Potremo abitare nella casa che tu     costruirai?       Non sarà un castello in aria?

Pietro — Che strani pensieri sono i tuoi...

Hella — Ora rifletto... Fra poco è l ’ora in cui bisogna meditare...

Pietro — Sei straordinaria !

Hella— Devo guardarti bene prima di appartenerti... E’ così che si fa...

Pietro — Hella!... Tesoro... (Vuole abbracciarla).

Hella — Ecco... Ora sei tu! Ora mi ami... mi adori... sei ardente e appassionato... E frattanto    dimentichi che io ho fame!

Pietro — Perdonami!

Hella — Devo rivelarti un segreto... ma nell’orecchio... sottovoce...

Pietro — Dimmi...

Hella (sottovoce) — Bisogna dare qualche volta da mangiare alle donne... Anzi, è una cosa molto        importante...

Pietro — C’è da ammattire!(Suona).

Hella — Per che cosa?

Pietro — Dio mio! Quanto sei più intelligente di me!... Per oggi lo confesso ancora; ma domani lo       negherò con tutte le mie forze.

Hella — Vedi!... Ora sei stato carino... Ti permetto di baciarmi...

Pietro — Gattina cara!... Amor mio... (La bacia).

Hella — E ora, promettimi una cosa.

Pietro — Che cosa?

Hella — Che non userai più nomignoli zoologici mentre mi baci!

Pietro — Te lo prometto, topolino mio!

Hella — Ora scendi nell’atrio e aspettami finché son pronta!

Pietro — Quanto ti ci vorrà per vestirti?

Hella — Mezz’ora!

Pietro — Oli, ho un’idea molto migliore... Dimmi, cara... Quanto denaro abbiamo?

Hella — Circa cinquantamila franchi!

Pietro — Allora dammene subito diecimila!

Hella — Per che fare?

Pietro — Mentre ti vesti, vado un momento al Casino!

Hella — Per giocare alla roulette... No, non li darò denaro per questo!

Pietro — Ma Hella...

Hella — Abbiamo stabilito che io tengo la cassa!... Precisamente! E come futura padrona di casa,       ho il dovere di badare all’economia!

Pietro — Ma angelo mio... siamo a Montecarlo...

Hella — Sì... in viaggio di nozze... Non per giocare alla roulette!... Del resto ti avverto... quando si     tratta di denaro sono inflessibile... Non ti dò neanche un soldo...

Pietro — Dio mio... appena             diecimila franchi ...

Hella — Come! Diecimila franchi !... E’ una grossa somma...

Pietro(sempre più insistente) — Giocare durante il viaggio di nozze porta fortuna! E’ il momento        migliore!... Quando tutto attorno è color di rosa! Quando ii destino si mostra particolarmente           gentile. E la dea Fortuna vi tiene per il braccio!

Hella — Senti... Non permetto die una donna qualunque ti tenga per il braccio.

Pietro — Lo fa per amor tuo... La fortuna ama i felici... Perciò si troverà certamente bene in nostra      compagnia.

Hella — Insomma, abbiamo avuto tanta fretta... siamo partiti in aeroplano... Ora so che non lo hai       fatto per me, ma per la roulette...

Pietro — Sei in errore, bimba! Tu complichi le cose. Si tratta soltanto di questo: che mentre tu ti          vesti, invece di stare ad annoiarmi nell’atrio faccio un po’ girare questi diecimila franchi...       (Fa il gesto di far girare la roulette).

Hella — E se perdi?

Pietro(con convinzione) — Impossibile! Lo sento nei polsi... vincerò...    Questa è un’ora magica...       per una donna che si fa bella! Che si prepara per la prima notte di nozze!... In questi casi, gli        dei sono in vena di generosità!... E’ sempre stato così, fin dai     tempi dell’antica Grecia...      Presto, dammi i diecimila franchi.

Hella — Ho molta paura...

Pietro — Non c’è ragione!... E’ sera! La posizione delle stelle è in quest’ora la più favorevole!             Venere deve incontrare la Luna alle 21 e 14; e l’Orsa Maggiore...

Hella — Le stelle hanno influenza sulla roulette?

Pietro — Tutto ha influenza sulla roulette!... Ah... Ora mi viene in mente... Sicuro... (Balza al  telefono) Pronto... pronto... Voglio il portiere... Portiere? Ditemi a che altezza è la pressione barometrica... 178... E  l’umidità dell’aria?... 0,33?... Grazie. (Posa il ricevitore) Magnifico! Hella — Che cosa?

Pietro — La pressione barometrica è alta? Vuol dire che l ’atmosfera è asciutta! Questoassicura           alla roulette un movimento uniforme... Laprobabilità è propizia...

Hella — Quale probabilità?

Pietro — Quella di diventare ricco e felice... Il denaro ti pioverà in grembo... Come a Leda! Hai          fatto il ginnasio, no?

Hella — Sì.

Pietro — Dunque, devi sapere tutto quello che facevano gli dei. Seducevano le vergini con una           pioggia d’oro... Urna cosa divertentissima...

Hella — Ti prego di non fare di questi ravvicinamenti.

Pietro — Sei diventata rossa... Brava... Giocherò rosso! Dammi la zampa di lepre... presto!

Hella — Che cosa vuoi?

Pietro — La zampa di lepre. Quella che ti ho data stamane perché  la mettessi nella tua borsetta. Hella — Ali sì... Ecco... (La trae dalla borsetta) A che cosa serve?

Pietro — La zampa di lepre porta fortuna... Accarezzala un poco...

Hella — Se ti fa piacere... (Eseguisce).

Pietro — Non così... Bisogna andare contro pelo... Solo così è efficace...

Hella (ridendo) — Pazzo!

Pietro(carezzevole, infantile) — E ora, la mia cara, la mia dolce mogliettina dà al suo     maritino          diecimila franchi!

Hella — Se vuoi assolutamente... per me... Eccoli. (Gli dà il denaro).

Pietro (respingendolo) — Con la mano destra... conia destra... non con la sinistra!...

Hella(passando il denaro da una mano all’altra) — Come sei superstizioso!

Pietro — Molto.

Hella — Ora capisco che mi hai portata con te soltanto come amuleto!

Pietro — Vedi... E’ proprio così... Hai indovinato!... Sei il mio amuleto portafortuna! Per tutta la         vita!

Hella(sorridendo) — Che specie di uomo ho sposato !

Pietro — Soltanto, bada! Finora non lo sai ancora! Ma vedi questi diecimila franchi? Fra mezz’ora      torno qui con un mucchio così (fa il gesto) di biglietti di banca!

Hella — Hai un buon sistema, almeno?

Pietro — Infallibile! Il migliore... Faccio qualunque scommessa... Col mio sistema non posso fare        a meno di vincere... Ti piacciono gli smeraldi cabochon?

Hella — Molto.

Pietro — E che diresti di una bella “Mercedes”?  ...

Hella— Meravigliosa!

Pietro — Torneremo a casa in una magnifica otto cilindri!... Chiudi gli occhi!

Hella(eseguisce) — E poi?

Pietro — Pensa che giù, nel Casino, la ruota gira... continuamente... per tutto l’anno, come la   Terra... come il destino... La pallina bianca corre, rotola, salta, danza, si ferma su una cifra...        32... Monsieur, vous avez gagné... Mister Y, vous avez perdu... Voi siete rovinato... Voi         sarete felice... Voi non avete più nulla... Voi cominciate una nuova vita... E la ruota gira...      gira sempre... (Cambiando tono) Ma stasera, lavora per me... Stasera la renderò mia      soggetta quella macchina svergognata!... Quindici volte rosso... perchè siamo giovani!... Perchè sei bella... perchè ti amo!

Hella — Pietro!

Pietro— Baciami! (Vuole abbracciarla).

Hella— Smettila!

Pietro— Anche la zampetta di lepre! (Gliela passa sulla bocca).

Hella — Ma sei pazzo!... Amore!...

Pietro — E ora a rivederci, tesoro!... Prega mentre io lavoro! (Via).

Hella(lo segue con lo sguardo e ride) — Speriamo che gli vada bene... (Si guarda attorno per unistante) Ma, ma... dov’è la cameriera — (Suona e comincia lentamente a far teletta,   togliendosi la giacca del pigiama ecc., ecc. Bussano) Finalmente... Vi siete decisa a venire...     (Con un piccolo grido) Ah!... (Si avvolge in fretta in una vestaglia).

Gastone— Signora...

Hella — Che c’è?

Gastone — Lo champagne!

Hella — Lo champagne?

Gastone — La signora ha ordinato dianzi dello champagne.

Hella — Ah sì... Me n’ero dimenticata... Mettetelo sulla tavola...

Gastone — Ecco... (Eseguisce) La signora permetterà che io la ringrazi...

Hella— Di cosa?

Gastone— Quando sono entrato, la signora ha gridato, spaventata... Per un cameriere questo è            molto lusinghiero.

Hella(molto sorpresa) — Come?

Gastone — Un grido simile rivela a uno di noi... che è preso per un signore... E’ cosa che fa     bene...

Hella — Perchè mi dite questo?

Gastone — Siamo quotidianamente sottoposti alle peggiori umiliazioni... Io servo spesso la      colazione a letto a signore le quali ritengono che non valga neanche la pena di coprirsi un      poco il seno... E’ una cosa terribile...

Hella — Capisco, capisco... (Si stringe ancor più, nervosamente, nella vestaglia).

Gastone — Posso? (Vuol versare).

Hella — Lasciate la bottiglia nel ghiaccio finché mio marito torna dal Casino.

Gastone— Temo che il ghiaccio si sciolga completamente, signora. Ma se desidera, posso        servirle lo champagne a cena... La sera sono giù, nel salone da pranzo.

Hella(vivace) — Davvero? Allora, vi prego, riservateci una buona tavola... Per due...

Gastone — La signora desidera qualche cosa di speciale?

Hella — In questo momento noni saprei! Ho tanta fame che ostriche e aragoste mi ballano       davanti agli occhi!

Gastone— Sceglierò personalmente due dozzine di Marennes... Le più belle...

Hella— Grazie! E siate così gentile da mandarmi la cameriera!

Gastone— Ai suoi ordini, signora... (Esce).

Hella(canterella. Prende un abito dal baule e lo getta lievemente sulla poltrona. Bussa- no) —             Avanti.

            (Entra Gianna Rosa. Una graziosa giovane. Parla con lieve accento. Ogni tanto intramezza       qualche parola francese).

Gianna (sorpresa) — Oh... Domando scusa...

Hella — Prego... Che cosa desiderate?

Gianna — Credo di aver sbagliato camera...

Hella — Chi cercavate?

Gianna — Cerco monsieur Pietro Hofer...

Hella — Allora non avete sbagliato ! Monsieur Pietro Hofer sta proprio qui!

Gianna — Una cosa molto spiacevole... molto... Questa situazione...

Hella — Perchè?

Gianna— Non avevo nessun’idea che egli fosse in compagnia di una signora!

Hella — Si! Sono sua moglie!

Gianna — Cosa?... Si è sposato?... Davvero, è terribile... (Colpita dalla sorpresa, piomba su una       sedia).

Hella — Perchè vi sorprende tanto?

Gianna — Ma no, no... Signora... Vi prego... (Si alza) Considerate questa visita come non         avvenuta!

Hella— Al contrario... La cosa mi interessa... straordinariamente... Sedetevi..

Gianna — Molto gentile... Vedete... Vostro marito è stato sempre, da scapolo, ospite assiduo di           Montecarlo... Veniva ogni anno durante la stagione...

Hella — Lo immagino...

Gianna — E io venivo sempre a fargli visita, appena arrivava. Era una specie d’intesa fra noi. Hella — Anche questo l ’ho immaginato benissimo.

Gianna — Ma se avessi supposto che si era ammogliato, non sarei davvero venuta... Non vado             mai dagli uomini ammogliati...

Hella— Non potevate certamente saperlo...

Gianna (sbalordita) — Siete forse in viaggio di nozze?

Hella — Precisamente!

Gianna(si alza) — Oh... Oh... Adieu, mia cara signora! Dimenticate la mia mancanza di tatto...            Vi giuro che non è stata colpa mia!

Hella— Non vi scusate... Comprendo tutto... Una vecchia relazione!... Non è vero? Mi rendo conto perfettamente...

Gianna — Neanche per sogno! Fra noi non vi è mai stato nulla! Se volete vi dò la mia parola    d’onore... che non vi è stato nulla.

Hella — E’ molto carino da parte vostra, negarlo...

Gianna— Credetemi, signora...

Hella (ridendo) — Non posso crederlo... Siete troppo graziosa... E credo anche che siate il suo            tipo...

Gianna— Thank you very much...

Hella — Del resto, non sono gelosa del passato di mio marito !

Gianna— Oh, purtroppo io non appartengo a questo passato!

Hella — Possibile che Pietro sia stato così sgarbato !

Gianna— Ma no!... Non sgarbato... Soltanto... A Montecarlo le donne interessano poco... La   roulette esercita sugli uomini un fascino molto maggiore...

Hella — Mi spaventate!

Gianna — Purtroppo è così...

Hella — Allora, se è così, mi piacerebbe sapere che specie di legame esiste fra voi.

Gianna— Fra Pietro e me? Oh!... Lui gioca, e io tengo i pollici stretti per lui...

Hella— Non capisco.

Gianna— Eppure è semplicissimo... Qualche anno fa lo vidi per la prima volta al Casino...        Giocava... ioero dietro a lui... completamente all’asciutto... Avevo perso fino all’ultimo      braccialetto...

Hella— Ah!

Gianna — Cominciai a osservare Pietro... scusate, volevo dire vostro marito...

Hella — Oh, dite pure Pietro, senza complimenti !

Gianna — Pietro sedeva alla tavola in mezzo a tanti vecchi giocatori navigati... Giovine e         inesperto... pieno di speranza e di fede nel gioco, come un bravo principiante. Mi piacque. Hella — Ditelo pure senza vergogna. Anche a me è successo lo stesso.

Gianna — Quei graziosi balletti...

Hella — Lo so... Non vi perdete in particolari...

Gianna — Lo dico soltanto perchè di solito preferisco gli uomini senza baffi... Per causa sua ho           compreso per la prima volta il fascino dei balletti. Mi è piaciuto perchè era allegro. Non so         come, ho cominciato a tenere stretti i pollici per lui, perchè avrei voluto che quel simpatico        ragazzo avesse fortuna...

Hella— Siete veramente deliziosa!... Posso? (Vuol versarle un bicchiere di champagne).

Gianna— Grazie... Bevo solo durante la notte...

Hella— Posso chiedervi il vostro nome?

Gianna — Gianna Rosa!

Hella — Siete signorina o signora?

Gianna — E’ indifferente... Secondo l ’uomo col quale mi trovo...

HellA— Raccontate ancora...

Gianna — Dunque, cominciai a tenere i pollici stretti per Pietro...

Hella — Almeno giovò?

Gianna — Lo credo! E come!... Il denaro cominciò ad affluire dinanzi a lui. Vinse... somme     fantastiche... Quando si alzò dalla tavola, le sue tasche erano piene di biglietti da mille!

Hella — Magnifico!

Gianna — Mi guardò... mi sorrise... «Grazie, signorina! Siete stata un meraviglioso        portafortuna»... Ficcò la mano in tasca... vedo ancora il gesto... prese un pacchetto di          biglietti... e senza contarli, me li ficcò in mano. Erano 17.000 franchi. Così è cominciata la   nostra amicizia...

Hella — E come è continuata?

Gianna— Nello stesso modo! Tutte le volte che ha giocato, gli sono stata vicino. E quando ha vinto qualche migliaio di franchi, mi ha sempre dato qualche cosa... Sono il suo amuleto, il        suo porcellino portafortuna.

Hella — Siete arrivata proprio al momento giusto! Egli è già al Casino...

Gianna — A giocare? E voi, signora? Spero che abbiate portato con voi un grammofono.

Hella — No.

Gianna — Peccato! E che cosa farete tutta la notte?

Hella — Non crederete che egli voglia rimanere a giocare tutta la notte! E’ sceso soltanto per mezz’ora, mentre io mi vesto!... Sarà qui da un momento all’altro!

Gianna — Credete? Oh, oh... Dev’essere molto cambiato! (Bussano).

Hella — Avanti! (Entra un fattorino).

Il fattorino — Una lettera, signora.  (La porge su un vassoio).

Hella — La scrittura di Pietro! (Legge) Inaudito... (Al fattorino) Aspettate fuori.

Il fattorino — Sissignora. (Esce).

Hella — E’ una disperazione! (Legge) « Cuoricino mio! Non affrettarti troppo a vestirti! Ritarderò     un quarto d’ora... Mandami subito 20.000 franchi ».

Gianna — Pare che sia in perdita. E’ cosa che succede...

Hella — Se aveste visto com’era sicuro del fatto suo! « Sento nei polsi che vincerò!... Quindici           volte rosso! ».

Gianna — Oli oli oh... Questo non significa nulla. Bisogna sostenere la battaglia col banco. E per         sostener la battaglia occorre denaro. Spero che gli manderete i 20.000 franchi...

Hella — Non ci penso neppure!

Gianna — Allora dovrò mandargli io il denaro.

Hella — Cosa?

Gianna — Ho avuto tanti quattrini da lui che ritengo mio dovere aiutarlo, quando la fortuna non lo     assiste...

Hella — Questo non lo permetto! Piuttosto glieli mando io!... Ma saranno gli ultimi... Lo giuro ! Gianna — Ecco una busta.

Hella (scrive) — « Ti unisco qui 20.000 franchi. Ho mal di stomaco per la fame. Se non ti sbrighi        a tornare, morrò di inanizione ». (Finisce di scrivere) Ecco! Ora bisogna chiuder bene la      busta. (Eseguisce, dopo aver messo nella busta i biglietti di banca) Olà, fattorino: ecco la          lettera... (Apre la porta e consegna la lettera al ragazzo che è fuori in attesa).

Gianna — Siete molto carina! Davvero! Ora posso dirvi la verità. Non ho neanche un soldo...

Hella — Come? Volevate mandargli ventimila franchi!

Gianna — L’ho detto perchè sapevo che non lo avreste tollerato.

Hella — Mi ¡tare che siate una complice.

Gianna — Tutti siamo complici, quando si tratta di gioco. Non siate severa con quel ragazzo. E’ un     bravo figliuolo. Pieno di cuore. Soltanto, un po’ leggero.

Hella — Credo di aver diritto di cenare con mio marito, la prima sera del nostro matrimonio. Gianna — Si capisce! Posso aiutarvi a vestirvi?

Hella — Una buonissima idea.

Gianna — Mettete quest’abito?

Hella — Sì! (Lo prende in mano).

Gianna(entusiasta) — Magnifique! Adoro il crèpe georgette! Quanto ce n’è voluto?

Hella — Sette metri! (Infila il vestito).

Gianna — Sette metri! Per queste guarnizioni occorre una quantità di stoffa...

Hella — Volete esser così gentile da agganciarmi qui sotto?

Gianna — Sarò felicissima. (Mentre chiude gli automatici sotto il braccio) E’ una teletta che vi ha        fatto fare vostro marito?

Hella — No... Fa ancora parte del corredo.

Gianna — Quanti abiti da sera avete fatto?

Hella — Quattro.

Gianna — E da pomeriggio?

Hella — Sette.

Gianna — E giacche maschili?

Hella — Quattro. Otto paia di scarpe da passeggio, e poi un paio adatto per ogni vestito!

Gianna(sospira) — Beala voi! Sapete quanto dovrei lavorare io per fare tutto questo?

Hella — Ah... avete un’occupazione?

Gianna — Sicuro.

Hella — Che cosa fate?

Gianna — L’accompagnatrice.

Hella — Ed è sufficiente per vivere?

Gianna — Certamente! Quando si accompagna con perseveranza, per tutto Tanno, si riesce a   vivere. Pensate che percorro in media circa diecimila chilometri l’anno.

Hella — Ma dove?

Gianna — Generalmente da Parigi a Montecarlo, da Biarritz a Montecarlo, da Baden Baden al            Lido.

Hella — Ah?... Insomma siete... (S'interrompe).

Gianna — Volevate dire che sono... una cocotte... non è vero? Volevate dir questo... Forse... Ma         non dovete disprezzarmi per questo...

Hella — Per carità, signorina!... E’ unaprofessione stimabilissima. Soltanto, trovo un po’          sorprendente che nella prima sera del mio matrimonio siate proprio voi ad aiutarmi.

Gianna — Credetemi, non è una cattiva idea chiedere consiglio a noi. Purtroppo, non sono molto         abile. Io sono cocotte soltanto per principio! In pratica, non riesco a vendermi.

Hella — Perchè?

Gianna — Vi ho detto che qui le donne non vengono considerate. La donna non è nulla, qui : la          roulette è tutto... Amore? E chi ne ha il tempo, qui?

Hella(preoccupata) — Grazie... Non è molto tranquillante.

Gianna — Di solito, gli uomini escono dal circolo la mattina... stanchi, esauriti... cadono sul letto         come sacelli e si addormentano subito!

Hella — Di bene in meglio!

Gianna — Sono sincera. Vi assicuro die a suo tempo avrei dimostrato molto volentieri a vostro            marito la mia gratitudine per la sua generosità... ma non vi sono riuscita!

Hella — Non aveva mai un’ora libera?

Gianna — Questo sì. Ma non l ’ha mai utilizzata. Per superstizione.

Hella — Non capisco!

Gianna — Allora egli credeva fermamente che una donna porta fortuna soltanto finché uno non la      tocca. Al più piccolo contatto, l ’incanto si spezza... fff... adieu.

Hella — Grazie mille.

Gianna — Perciò è andato così presto al Casino...

Hella — Come sarebbe a dire?

Gianna — Se non m’inganno... fra voi non c’è ancora... come debbo dire?

Hella — Vi prego di non continuare.

Gianna — In breve: egli vuole utilizzare queste poche ore felici che gli rimangono...

Hella — Le chiamate felici?

Gianna — Per un giocatore sono le migliori.

Hella — Gliene leverò la voglia. Ve lo garantisco. Non gli darò più denaro.

Gianna — Non lo fate! Un giocatore non si muove finché non ha perduto fino all’ultimo bottone!        Se gli negate il denaro, non ve lo perdonerà mai ! Dopo anni e anni udrete ancora il       rimprovero: « Se quella volta mi avessi dato i denari, avrei vinto un milione! ».

Hella — Devo dunque lasciargli giocare tranquillamente tutto il denaro die abbiamo per il        viaggio...

Gianna — E’ naturale! Una volta che avete sposato un giocatore, dovete seguirlo in tutto...

            Nella gioia e nel dolore. Del resto, per voi sarà sempre piacevole...

Hella — Come?

Gianna — Se viene a casa con una vincita, vi colmerà di regali...

Hella — E se perde?

Gianna — In questo caso, apprenderete co- m’è dolce l’amore disinteressato.

Hella(ridendo) — Belle opinioni... (Bussano) Avanti! (Entra il fattorino).

Il fattorino — Una lettera, signora...

Hella — Lo immaginavo! Aspettate fuori!

Il fattorino — Sissignora. (Esce).

Hella — Non ho il coraggio di aprirla!

Gianna — Potete farlo con tutta tranquillità.

Hella(legge) — « Cuoricino mio!... Fatti servire una cena fredda in camera... E va’ a letto, perchè       non so dirti a che ora tornerò... Mandami altri 20.000 franchi ».

Gianna — Eccovi una busta...

Hella(spaventata) — Ma sono gli ultimi denari che abbiamo... Non posso mandarglieli!

Gianna — Vi prego! Due colpi buoni bastano a rifarsi di tutta la perdita. Sì, con questi può ancora       guadagnare un mucchio di denaro.

Hella — E se li perde?

Gianna — Non ci pensate. Non abbiate paura. Pietro ha sempre saputo cavarsela.

Hella — E va bene! Ecco il denaro!... Vedremo cosa succederà. (Mette il denaro in una busta) Fattorino! Ecco la lettera! (Gliela dà attraverso la porta).

Gianna — Almeno adesso avete la coscienza tranquilla! E’ importante. Non potrete mai e poi mai        rimproverare a voi stessa di avere ostacolato la sua fortuna.

Hella — Ma noni mi passa neanche per la testa di farmi portare una cena fredda e di andare a letto. Gianna — In questo avete ragione.

Hella — Non son venuta in Riviera per andare a letto di buon’ora e mangiare freddo. Indosso            quest’abito per la prima volta.

Gianna — Vi sta benissimo.

Hella — Lo avevo già deciso a casa. La prima sera indosserò quest’abito! Mi ero figurata tutto            così bello... I1 mio ingresso nella sala da pranzo vestita così... Come avrei sistemato le     pieghe nel sedermi... il movimento dello strascico ballando... Tutto si svolgeva dinanzi ai      miei occhi... che figura avrei fatto, sotto le luci, in mezzo a una folla elegante... a sinistra un   maragià... a destra un principe abissino... Pensavo che avrei appuntato una rosa sulla spalla   sinistra... messo qualche gioiello... Per una settimana ho cercato questi guanti... anche il   turbante l’ho provato non so quante volte... Mantello, calze, scarpe... tutto ho preparato per       questa sera, scegliendo con cura meticolosa ogni sfumatura... E ora che finalmente sono             qui, pronta, come l ’ho sognato tante volte... ora dovrei nuovamente svestirmi!...        Impossibile... Sarebbe come una sinfonia incompiuta...

Gianna — E allora compitela.

Hella — Avete ragione! Andiamo a spasso!

Gianna — Charmant! Permettete che vi dia un bacio?

Hella — A me?

Gianna — Siete deliziosa, chérie. Volete andare a spasso con me! La signora con la cocotte? Il            mondo col mezzo mondo.

Hella — Credete che vi sia una grande differenza fra noi?

Gianna — Non grande. Ma per piccola che sia, a me sarebbe sufficiente per ricominciare la mia            vita.

Hella — Che cosa vorreste fare?

Gianna — Vorrei fare la donna maritata. E’ una carriera molto migliore. Ve lo dico io. Vi assicuro       che ne ho abbastanza della vita con cinque o sei uomini.

Hella — E’ già difficile con uno. Credo. Sarà bene che io lo vada a prendere al Casino.

Gianna — Non lo disturbate! Forse comincia proprio adesso a vincere.

Hella — Allora andateci voi! Gli avete sempre portato fortuna!

Gianna — Non funziona più. Ora si è sposato. Tocca a voi tenere i pollici stretti per lui.

Hella — Mai... mai!

Gianna — Vedete... perciò perde! Perchè voi non volete che vinca! Siete voi che fate la            contromina!

Hella — Se avesse perduto tutto, sarebbe già tornato.

Gianna — Ma dal momento che non lo è... forse vince qualche colpo. Proteggetelo un pochino ! Hella — Come?

Gianna — Conosco Pietro. Se è in vincita, aumenta le puntate. Sempre più grosse, sempre più grosse! Due tre buoni colpi, ed è a posto!

Hella — Che cosa debbo fare?

Gianna — In questo momento egli siede dinanzi alla gran tavola verde. Pensate a lui... fortemente!      Fortemente! Pensate! Pensate!

Hella — Penso!

Gianna — Ora getta una somma enorme sul rosso!

Hella — Rosso...

Gianna — Aspettate!... (Mette in moto la roulette) Vedete... la ruota giù gira come questa... Dovete     volere fortemente che egli vinca!

Hella — Lo voglio!

Gianna — Rien ne va plus... Ha vinto... Ora raddoppia la posta... Faites votre jeu... (Rimette in moto la roulette) Rien ne va plus... Stringete i pollici...

Hella — Li stringo! Li stringo!

Gianna — Ha vinto!

Hella — Sì... ha vinto! Ora lo sento anch’io. Ha vinto, ha vinto!...

Gianna — Ora si alza... esce dal Casino... E’ già nella guardaroba... Fra tre minuti sarà qui!

Hella — Il nostro presentimento non ci deve ingannare!

Gianna — Non c’inganna! Egli ha vinto perchè voi avete voluto che vincesse.

Hella — Finalmente andremo a mangiare.

Gianna — Lo credo ! Lo champagne scorrerà a fiumi. Ma vi prego di una cosa: non siate in collera      con lui, non gli fate rimproveri. Ricevetelo cordialmente e col sorriso sulle labbra... come se    nulla fosse.

Hella — Come siete affettuosa! Sembra quasi che lo amiate.

Gianna — Ma vi pare! Soltanto, prendo commiato da lui. L’ho protetto per cinque anni! Ora voi mi     sostituite! Ma la vostra situazione, signora, è molto più facile! Voi... se anche perde, vi   amerà sempre!

Hella — Ditemi: per quanto tempo sta a giocare, di solito?

Gianna — Circa ventiquattr’ore il giorno! Ma qualche volta gioca anche trentasei ore...

Hella — Meno male che lo so ! Mi farò dare da lui la parola d’onore che non giocherà più.

Gianna — Quando?

Hella — Starò attenta a colpire un minuto di debolezza.

Gianna — Allora, conducetelo via da Montecarlo il più presto possibile! Finché sarete qui, minuti        di debolezza non ne avrà ! (Bussano).

Hella — E’ lui! E’ lui di sicuro! Avanti! (Entra Pietro).

Pietro(allegrissimo) — Eccomi, amore!... Ho vinto... Ho vinto!... Ho vinto!

Gianna — Non lo avevo detto, io?

Pietro — Oh guarda guarda! Gianna Rosa! Gianna Rosa... Sei tu! Volevo dire, siete voi!

Hella — Datevi pure del tu.

Gianna — Permetti, Pietro, che mi congratuli del tuo matrimonio.

Pietro — Grazie, grazie. Lo avevo immaginato, che doveva esser successo qualche cosa.

Hella — Perchè?

Pietro — Perchè tutt’a un tratto ho incominciato a vincere. Gianna Rosa ha fatto capolino nel cerchio della mia esistenza e ho subito vinto. Essa è la mia vecchia...

Hella — Non ho bisogno di spiegazioni... So tutto. Gianna Rosa è una cara creatura!

Pietro(confuso) — Ah... sono lieto che abbiate fatto amicizia.

Gianna — Quanto avete vinto?

Pietro(con un gran gesto) — Non domandare! Aspetta. Questa è roba tua. (Ficca la manto in tascae ne trae un mucchio di banconote).

Gianna (raggiante) — Diecimila franchi! Benone! Ora lo avete visto coi vostri occhi, signora:   questa è la relazione che esiste fra noi da cinque anni.

Hella — Prego: non ne dubitavo.

Gianna — Diecimila franchi! Com’è la tendenza, giù?

Pietro — Immutata! Alla quinta tavola, bisogna puntare sul rosso! E sui numeri alti. Quel croupier       ha una mano d’oro! La pallina si ferma soltanto sui numeri della terza dozzina.

Gianna — Allora corro, prima che lo sostituiscano! Diecimila franchi! Con un po’ di fortuna li             faccio diventar ventimila. Sono molto contenta. Siete stata charmante... Adieu, Pietro,   adieu...

Pietro — La zampa di lepre! Accarezzala!

Gianna — Grazie... Cliérie... come sei morbida. A rivederci! A rivederci!... (Corre via).

Pietro — E ora perdonami questa visita! Ti dò la mia parola d’onore che fra me e questa signora... Hella — Non c’è stato nulla! Lo so! Ma sei un grande ingrato!

Pietro — Come?

Hella — Le sei stato riconoscente della tua fortuna! A momenti le cadevi al collo! Sai chi ha   tenuto stretti i pollici per te? Io! Li ho tenuti così. Mi è quasi venuto un crampo.

Pietro — Sono ancora più felice, tesoro mio. Ed ora guarda. Ecco tuo marito!

Hella — Se sapessi come sono agitata!

Pietro (vuota le tasche una dopo l’altra; da ognuna trae un grosso pacco di biglietti che posa sulla         tavola) — Una, due, tre, quattro, cinque, sei... tasche del panciotto, dei calzoni, taschino      delle sigarette... tutte piene di denaro.

Hella — E’ enorme! Una quantità... Quanto sarà?

Pietro — Almeno 200.000 franchi. Non ho neanche avuto tempo di contarli.

Hella — Ora li conto io.

Pietro — Dio guardi! Non bisogna mai contare le vincite.

Hella — Che debbo fare?

Pietro — Dammi la tua borsetta. Sono tuoi.

Hella — Non è vero!

Pietro — Sono tuoi... dal momento che te lo dico! Compreremo dei gioielli.

Hella — No, no. E’ un piccolo patrimonio. Possiamo comprare il terreno per la villetta! Anzi si            potrà cominciare la costruzione!

Pietro — Cara! Così abiterai nella casa costruita da me.

Hella — Sì. Ma ora voglio mangiare! Abbiamo abbastanza denaro, adesso!

Pietro — Tesoro, fatti servire qui... quello che vuoi.

Hella — Servire qui ?

Pietro — Sì. Suona per chiamare il cameriere. Addio!

Hella — Dove vai?

Pietro — Torno al Casino.

Hella — A giocare ancora ?

Pietro — Si capisce. Dovrei smettere ora che sono in vena?

Hella — Pietro! Pietro!

Pietro — Ti scongiuro, cara, amore, tesoro. Non perdiamo un tempo prezioso! La tendenza dura,        di solito, un’ora. Se vado subito tornerò die non sarai ancora a metà della cena.

Hella — Ah, ora basta! Ti proibisco di giocare !

Pietro — Mi proibisci di giocare? Ora che hai già nella borsetta il terreno? Fra un’ora ti porto   anche la villetta!

Hella — Mi basta il terreno! Non tentare la fortuna.

Pietro — Stupidina! Ora gioco col denaro del banco. Ho messo da parte una porzione della     vincita: gioco sul velluto! (Trae del denaro da una tasca) 50.000 franchi. Una villa grande,             piena di sole, con terrazza e giardino. E sei bambini.

Hella — Se cominci così, non ne avrai neanche uno!

Pietro — Fidati di me per questo! Non c’è nulla di più bello, al mondo, che giocare con denaro           vinto!

Hella — Aspetta almeno fino a domani !

Pietro — Impossibile! Domani sarà rotto l’incanto!

Hella — Ali si? Solo di questo t’importa? Ora capisco!

Pietro (spaventato) — Che cosa capisci? Non ho detto nulla!

Hella — So benissimo perchè lo hai detto: domani sarà rotto l’incanto! Sicuro! Domani non sarò         più una portafortuna così buona come stasera.

Pietro — Ma Hella, ti prego.

Hella — Forse hai ragione. Va’ pure. La via è libera. Se il gioco è per te più importante che non lo      sia io, va’ pure! Corri, va’ a giocare alla roulette!

Pietro — Come sei ingiusta!

Hella — Presto, presto ! altrimenti arriverai troppo tardi... perdi il buon momento della tendenza.        E non ti preoccupare di me. Oramai tutto mi è indifferente!

Pietro — Sei nervosa! Mettiti un po’ sul letto. Sei stanca del viaggio.

Hella — Non sono affatto stanca. Comincio a sospettare che questo viaggio di nozze non mi   stancherà per nulla!

Pietro —- Hai gli occhi che ti si chiudono dal sonno.

Hella — A me? Non sono mai stata così fresca e riposata in vita mia! Ho fatto la doccia fredda...        ho bevuto un bicchiere di champagne. Per quanto possa dispiacerti, non ho affatto sonno.         Sono fresca, vivace, giovine... allegra... ho voglia di divertirmi...

Pietro — Che vuoi fare?

Hella — Non te ne occupare! Giù la pallina rotola. Va’, corri dietro alla fortuna!

Pietro — Corro. Nel tuo interesse. Al massimo fra un’ora, sarai la donna più felice del mondo! In        casa nostra vi sarà il termosifone... giardino d’inverno... bagno di sole... autorimessa. Farò         saltare il banco! E tu aspetterai buona e tranquilla il mio ritorno.

Hella — Pietro!

Pietro — Non una parola! Prepara il posto nella tua borsetta! Porto il denaro! Buona notte! (Via          di corsa).

Hella — Buona notte? Ab no! No! Non vado a letto!

La cameriera — Che cosa comanda?

Hella — Niente!... Ma se mio marito torna, ditegli che sono andata a cena! (Si prepara per uscire).

FINE Primo ATTO

SECONDO ATTO

Un angolo nel salone da pranzo dell’albergo. In fondo una porta dalla quale si vede l’atrio. A destra, la porta che mette in un’altra sala. Sul davanti a sinistra, una tavola; a destra si vedono due tavolini. Al levar del sipario, Gastone, il cameriere del primo atto, apparecchia la tavola. Accanto alla porta di destra sono Luigi e Giacomo, altri due camerieri. Uno o due clienti attraversano la scena. A uno dei tavolini di destra, « il signore e la signora di Vienna » terminano di cenare.

Gastone — Luigi! Questo tavolino è riservato per stasera.

Luigi — Va bene. Per chi?

Gastone — Una coppia di sposi... Camera 32... Lei è deliziosa! Qualche fiore non starebbe male!

Il signore di Vienna(al tavolino di destra) — Cameriere! Il conto!

Luigi (a Giacomo) — Giacomo!

Giacomo — Signor Gastone?

Gastone — A questo tavolino ceneranno un signore e una signora. Appena saranno seduti,       servirete Anrjou Beaulieu 821... Senza che lo ordinino! Porterete il vino prima delle            ostriche... Capito?

Giacomo — Sì, signor Gastone.

Gastone — Bene! (Giacomo esce).

Il signore(esaminando il conto) — A che ora comincia l ’Opera?

Luigi — Alle nove. La signora — Allora abbiamo già perduto il preludio...

Il signore — A Montecarlo non è elegante arrivare a tempo giusto alle opere di Wagner. (Ha   pagato lasciando il denaro sul piatto).

Luigi — Grazie infinite... Buona sera, signore. Buona sera, signora (Li accompagna).

            (Da destra entra Germana, fioraia).

Germana — Signor Gastone, desiderate?

Gastone — Venite, Germana... qualche rosa su questa tavola...

Germana — Bene, signor Gastone!

Gastone — Le più belle!...

Germana — S’intende! (Dispone i fiori) Viaggio di nozze?

Gastone — E per di più, sposini freschissimi!

Germana — Come lo sapete?

Gastone — Il marito è al Casino... e la moglie non ha nulla in contrario. Questo lo fa solo una donna che non sa che cosa perde!

Germana — Forse lo sa già anche troppo...

Gastone — Questa no... Luigi...

Luigi — Desiderate, signor Gastone?

Gastone — Siate gentile: andate a scegliere due dozzine di Marennes: le più belle! Il cuoco può           cominciare col consumato alla Richelieu! Parecchia crema, pomodoro e un pochino di pepe! La signora ha molta fame!

Luigi — E la mancia? Speriamo che sia adeguata.

Gastone — Stasera la mancia non ha importanza! (Con entusiasmo). Si tratta di simpatia          personale! Germana, ancora qualche rosa sulla tavola. Ma non vanno messe in conto: sono        una mia offerta personale!

Luigi — E dopo la minestra?

Gastone — Pesce, pollo, insalata, marmellata. Col pollo, bordeaux leggero... Dopo, Château    Latour, e poi Cliquot Ponsardin. Questo, sino alla fine.

Luigi — E per frutta?

Gastone — Frutta? Pesca alla Greta Garbo.....

Germana — Pesca alla Greta Garbo... Come siete erotico ! Signor Gastone, vi siete nuovamente          innamorato di una cliente! (Entra Gianna Rosa).

Gianna — Buona sera...

Gastone — Buona sera, signora !

Luigi (andandole incontro) — Sì accomodi... Comanda ?

Gianna — Un po’ di arrosto freddo... Non ho tempo.

Luigi — E da bere?

Gianna — Acqua minerale... Prima dell’arrosto, un po’ di caviale...

Luigi — Va bene. (Via a destra).

Gianna — Che c’è di nuovo, Gastone? Che tavola bene apparecchiata! Per chi?

Gastone — Una sposina in viaggio di nozze.

Gianna — Non quella del numero 32?...

Gastone — Indovinato. Gianna — Bravo!... Conosco la signora. Una creatura incantevole.

Gastone — Davvero! L’ho veduta in veste da camera... appena uscita dal bagno... Era da        mangiare! (Sospira).

Gianna — Povero Gastone!

Gastone — Non mi compiangete! Questo è ciò che vi è di bello nella nostra professione!... questa        soggezione... la possibilità di servire... di avvicinare... Pensate... verserò lo champagne da          sopra alla sua spalla... getterò un’occhiata sul suo seno!... E la mia mano noni deve           tremare...

Gianna — E se tremasse?

Gastone — Allora verserei il vino sulla camicia del marito... Sono sempre stato un cameriere    soggettivo.

Gianna — Che significa?

Gastone — Che dipende dal mio stato di animo al momento in cui verso il vino nei bicchieri. Se la        signora mi piace, allora verso lo champagne in continuazione, un bicchiere dopo l ’altro!...    Faccio bere la donna come se fosse mia... (Con lieve sospiro) E in conclusione, è un altro          che va via con lei!

Gianna — E a voi che cosa rimane?

Gastone — Cinquanta franchi di mancia!... Ecco che cosa mi rende l ’amore degli altri...

Gianna — Non vi lamentate! A me il mio amore non rende molto di più. E tu, piccola Germana?         Come va l’amore?

Germana — Non mi riesce! Eppure, una volta bisognerebbe provare, signor Gastone! Non avrei          nulla in contrario!

Gastone — Siete molto gentile!... Potete andare!

Germana — Oh, già, si capisce. Voi disprezzate il personale! Siete un cameriere che sospira per le       belle signore che cenano qui.

Gianna — Per quella del 32 è giustificato! E’ veramente un amore, quella donnina... Figuratevi!           Stasera l’ho aiutata a vestirsi!

Gastone(con vivo interesse) — Davvero?

Gianna — Circa un’ora fa!... Poveretta! Non sa che cosa l’aspetta !... Suo marito è al Casino. Gastone — La solita canzone!

Gianna -— E lei, intanto, fa teletta. Si veste... senza speranza di doversi spogliare.

Gastone — Atroce.

Gianna — E se sapeste che belle cose ha nel baule. Un corredo signorile. Sapete quale importanza       danno le signore alla biancheria. Una seta ohe è una meraviglia.

Gastone — Davvero? Raccontate.

Gianna — Stasera indossa una combinazione di crespo. Tutta seta naturale, di prima qualità... come una duchessa inglese o una grandissima cocotte parigina. Un colore squisito, fra il rosa e il giallo... una sfumatura meravigliosa, che prova la raffinatezza della signora...

Gastone — E... e...

Gianna — Sembra il sole che appare fra le nubi dopo il temporale...

Gastone — Avete delle similitudini preziose, per la biancheria delle signore...

Gianna — Ho passato la maggior parte della mia vita vestita soltanto di biancheria... Poi ha spalle        bellissime...

Gastone — L’ho osservato anch’io...

Gianna — Il busto è perfetto; sottile ma non magro...

Gastone — Germana, ancora rose sulla tavola. A mio conto...

Germana — Benissimo, signor Gastone!

Gianna — Le ginocchia sono un poema.

Gastone — Eccitante!

Gianna — Se io avessi cominciato la mia carriera con un simile corredo... (Sospira) Ma per noi viene prima l’amore e poi la biancheria.

Gastone — E per loro?

Gianna — Per il momento di amore non sii parla! Sono appena arrivati... e il marito si è precipitato       al Casino!

Gastone — Una cosa enorme! Germana!... Altre dieci rose sulla tavola... No, lasciate! Non vale la       pena. Qui ci vorrebbe una foresta di orchidee e un boschetto di aranci ! Luigi !

Luigi(entra in questo momento portando la cena di Gianna Rosa) — Che c’è ancora?

Gastone — Metti in ghiaccio il 25 brut! E’ il più forte!

Gianna — Oh!... Volete farla ubriacare?

Gastone — Sì... Una leggera ebrezza... Un po’ di capogiro... Una personcina così deliziosa è    ancora piena di illusioni!... Un velo rosa dinanzi ai suoi occhi!... Almeno non si accorgerà             della tristezza di ciò che le accade.

(Ira questo momento entra Hella, in gran teletta da sera).

Hella — Buona sera!

Gastone(estasiato) — Oli, signora... I miei rispetti. (Durante le battute seguenti Luigi e Germana         siallontanano inosservati dalla porta di destra).

Hella(nervosa, tagliando corto) — Qual è la mia tavola?

Gastone— Col permesso della signora ho già ordinato.

Hella(senza ascoltarlo, nervosa) — Mi è perfettamente indifferente quello che mangio...          M’importa solo che mi si serva il più presto possibile.

Gianna — Avete tanta fretta, signora?

Hella(si accorge solo adesso di lei) — Ah, la signorina Gianna Rosa! Non siete al Casino?

Gianna — Ho finito... I diecimila franchi si sono dileguati in un momento., pfff... adieu...

Hella(un po’ ironica) — Mio marito non vi ha portato fortuna questa volta?

Gianna — E neanche io a lui!... C’è qualche cosa di diverso in Pietro!

Hella — Avete indovinato... (A Gastone) Il secondo coperto è inutile.

Gastone — La signora ha ordinato per due...

Hella — Nel frattempo la situazione è cambiata. Ceno sola!

Gastone (con entusiasmo) — Brava!

Hella — Come?

Gastone — Posso dunque togliere il secondo coperto ?

Hella — Per me, potete anche lasciarlo. Soltanto, togliete le rose... mi danno ai nervi.

Gastone(colpito al cuore) — Ma signora...

Hella — Il profumo è troppo forte, il colore mi dà fastidio agli occhi... Portatele via!

Gastone (annientato) — Come comanda... (Mentre prende le rose) Le mie rose!... Costano       almeno quaranta franchi... E le danno fastidio agli occhi! (Via a destra con le rose).

Gianna — Poveretto! Lo avete offeso... Se aveste visto con quanta cura ha apparecchiato la tavola! Hella — Mi dispiace! Ma delle rose su una tavola alla quale si cena da soli... Non ho i nervi    abbastanza forti per sopportarlo.

Gianna — Avete ragione. Mangiar sole è peggio che dormir sole.

Hella — Come dite?

Gianna — Purtroppo, mi sono abituata a tutt’e due le cose.

Hella — Non volete sedere alla mia           tavola?

Gianna — Molto gentile! Ma è impossibile!

Hella — Perchè?

Gianna — Oh oh... Se stiamo sedute alla stessa tavola, la gente avrà il diritto di credere che siamo       colleghe!

Hella — La gente avrebbe ragione!

Gianna — Come?

Hella — Non mascheriamo la cosa! Siamo colleghe! Due donne disoccupate.

Gianna — In voi parla la delusione. Ora corro al Casino e vi riconduco vostro marito.

Hella — Lasciatelo stare! Rimanga dov’è! Io passo benissimo la sera anche senza di lui!

Giacomo (che è entrato portando una bottiglia) — Anjou, ventuno... (Versa).

Hella — Anche alla signora, per piacere. (Giacomo va. all’altro tavolino e versa. Poi esce. Le due       donne bevono).

Gianna — Badate! Vi darà alla testa, poiché siete a stomaco vuoto!

Hella — Davvero?... Tanto meglio! E’ quello che voglio. Una leggera sbornia. Altrimenti non riuscirei a vendicarmi di lui!

Gianna — Che cosa volete fare?

Hella — Non lo so ancora! Certo, qualche grossa sciocchezza! (Alza il bicchiere e parla a se    stessa) Alla tua salute, mia cara! Come sei bella stasera! Come brillano i tuoi occhi... E la tua bocca ha quel lieve tremito che mi piace... I tuoi capelli sono lucenti come l ’oro... Gianna(spaventata) — Che dite? Con chi parlate?

Hella — Niente. Mi dico da me, ciò che dovrebbe dirmi il secondo coperto... (Indica il piatto) Questo piatto vuoto, freddo, è odioso...

Gianna(spaventata) — Non lo gettate a terra... Oh, non mi piacciono i cocci...

Hella — Eppure ne avrei voglia. Quando penso che tutta la vita sono stata preparata per questa           notte! Per questa sola notte! Ho dovuto imparare a ricamare sul filet. Tre lingue. Una scuola            di musica. Il tennis. Il pattinaggio. Ho dovuto imparare a cucinare. Tutto questo soltanto per      giungere il meglio e più presto possibile a questa notte... E ora sono qui sola. Il mio solo          conforto è che suono discretamente Chopin... so come sì preparano gli gnocchi di farina...       parlo tre lingue... e le mie pagelle sono ottime...

Gianna — Povera piccola...

Hella — Per ima notte simile, avrei anche potuto rimanere analfabeta. (Jack, un giovanottino, e           Baby, una ragazza giovanissima, entrano da destra, in fretta; sono vestiti da sport).

Jack — Qui è bellissimo. Bisogna che io ti baci a ogni passo.

Baby(lo bacia) — E ora che facciamo?

Jack — Lo stesso... Ma a Cannes.

Baby — In auto.

Jack — Anche in auto.

Baby(felice) — Balleremo...

Jack — Sicuro! E poi conosco uni piccolo bar delizioso.

Baby — Oh, come ti voglio bene! (Lo bacia).

Jack — E percorreremo tutta la costa...

Baby — Berremo champagne, per ubbriacar- ci un pochino...

Jack — Naturalmente!(La bacia).

Baby — Come ti amo... (Escono in fretta).

Hella — Avete sentito?

Gianna — Sì.

Hella — Vedete? Anche a Montecarlo vi sono persone innamorate... Vorrei essere anch’io così...        Ora vanno a ballare... a bere champagne... In auto si baceranno ancora... e poi...

Gianna — Anche voi vorreste baciare in automobile?

Hella — Il luogo mi è indifferente.

Gianna — Io ho avuto il primo bacio in ascensore... Un bacio che è durato sei piani... Da allora in        poi, ogni bacio va peggiorando !

GASTONE (vuol cominciare a servire) — Le ostriche, signora...

Hella — Grazie, non ne voglio...

Gastone — Come?

Hella — Portatele indietro...

Gastone — Ma signora!...

Hella(interrompendolo) — Non avete capito? Portatele via!... Stasera non mangio!

Gastone — Come comanda... (Portando via le ostriche) Come mi tormenta! Come mi tormenta!          Adoro questa donna! (Via a destra).

Gianna — Niente appetito?

Hella — Non potete immaginare... Ho una fame da lupi... Ma è impossibile! Non ci riesco! Non          posso mangiare sola!

Gianna — Capisco... La migliore delle cene è insipida, quando sotto alla tavola non accade nulla!... Hella — Si ha bisogno di avere qualcuno con cui si scambia un’occhiata... nel piatto del quale si            mette un bocconcino delicato... una persona a cui si chiede « come ti pare la carne? »... e per     caso... capita di bere nello stesso bicchiere... mettendo la bocca sullo stesso punto... Ma da   soli non si può mangiar volentieri. Nulla sembra gustoso. Da soli ci si può soltanto        ubbriacare un pochino. Alla vostra salute, signorina.

Gianna — Alla vostra, signora... (Bevono. Da destra entrano due giocatori).

1° Giocatore — Andiamo allo Sporting o al Casino.

2° Giocatore — Oggi non ho più voglia di giocare. Se cercassimo una donnina?

1° Giocatore — Per me... Come vuoi...

2° Giocatore — Guarda... quella là è graziosissima.

1° Giocatore — Quella in azzurro... (Fissa Hello).

2° Giocatore — L'ho già vista prima nel- 1 atrio. Mi piace... Somiglia non so più a chi.

1° Giocatore — Niente di straordinario. Si tratterà di una trecento franchi.

2° Giocatore — Impossibile! Ti sbagli! Guarda com’è tranquilla e distinta.

1° Giocatore — Allora ne costerà cinquecento! Che cosa credi? Perchè è qui sola? Chi vuoi che         aspetti? Interpellala senza esitare!

2° Giocatore — Sulla tua responsabilità!

1° Giocatore — Come sei ingenuo ! Quella poveretta aspetta semplicemente che tu le paghi da           cena. Presto, sbrigati! E per me... puoi chiamare la sua amica!

2° Giocatore — Beh, aspetta un momento... (Un po’ incerto, si avvicina al tavolino di Hella)  Buona sera, signorina! Sola sola?

Hella(aspra) — Dite un po’: vi è mai capitato di ricevere una bottiglia di champagne sulla testa?         Sapete che effetto fa?

2° Giocatore — Ma scusate...

Hella — Se non ve ne andate subito, lo proverete senza indugio!

2° Giocatore — Vi prego di scusarmi...

Hella (afferrando un bicchiere) — Sbrigatevi! Sono proprio di un umore!...

2° Giocatore(spaventato) — Scusate, scusate… (Indietreggia. All’amico) Posso ringraziarti!

1° Giocatore — Sei stato maldestro!... Certo ti ha creduto uno straccione... Vogliamo invece andare a giocare a bacarà? E’ più saggio! (Escono entrambi dal fondo).

Gianna — Ma queste sono bestialità! Cacciare così un uomo! Perchè non lo avete mandato da me? Hella — Non ci ho pensato! Che mascalzone!

Gianna — Ma scusate... Nulla è più lusinghiero, per una signora, che essere presa per una cocotte!

Hella— E’ possibile. Forse quell’individuo ha avuto ragione. Che cosa poteva credere di me? Di        una donna che sta qui sola e aspetta. Venite a sedervi alla mia tavola... Tanto è lo stesso!      Almeno passeremo la serata insieme!

Gianna (si avvicina) — Avete un programma?

Hella — Andremo al Bar Chatam a ballare.

Gianna — Fra noi?

Hella — Sì.

Gianna — Mia cara, devo spiegarvi le regole più elementari del viver del mondo. Quando due donne ballano fra loro, ciò può dar luogo a certi malintesi.

Hella — Ali! Non ci avevo pensato!

Gianna — Cara signora! Non cercate delle soluzioni disperate! Credetemi, senza uomini non si può     far nulla!

Hella — V’ingannate. Non ho bisogno di nessun uomo. Al massimo di un frac. In queste occasioni     ci si rende conto che il frac è una delle parti più importanti di una teletta da sera...

Gianna — Frac potete averne quanti volete.

Hella — Come?

Gianna — Se non avete bisogno d’altro... Un uomo che faccia la parte del programma... che sia           soltanto una comparsa... La riviera produce di questi esseri...

Hella — Non vi capisco.

Gianna(confidenziale) — Conosco un grazioso giovane... Per duecento franchi, viene a cena e balla quanto volete. La notte però non è compresa... si paga oltre.

Hella — Grazie! Non siamo ancora arrivate a questo!

Gianna — Allora c’è un altro sistema. Interpellate qualcuno.

Hella (con la più grande indignazione) — Io? Cosa vi viene in mente! (Subito mutando tono)   Però non è una cattiva idea!

Gianna(ridendo) — Vedete?!

Hella — Un’idea sfacciata... ma buona!... C’è qualcosa in essa che mi seduce. Ma purtroppo è             impossibile.

Gianna — Purtroppo!

Hella — Ma forse non è tanto impossibile. In fondo... E’ meglio che sia io la prima a parlare a             qualcuno, piuttosto che qualcuno mi rivolga la parola!

Gianna — Brava! Fate progressi.

Hella — No, no. Non mi fraintendete. Voglio credere che a questo mondo vi siano anche dei gentiluomini.

Gianna — Diventano sempre più rari!

Hella — Se mi capita, sulla strada, una panna di automobile, rivolgo la parola al primo uomo che         credo mi possa aiutare.

Gianna — Si capisce...

Hella — E ora ho una panna... Non nella mia automobile, ma nel mio matrimonio. Sono qui sola...       Su una strada, dove siamo tutti uguali... Non c’è nulla di male se mi rivolgo al primo signore      distinto e con un aspetto che ispira fiducia, dicendogli : « Scusi, signore... ho molta fame...        Ma non son capace di mangiare sola... Siate così gentile da sedere alla mia tavola, perchè io   possa finalmente mangiare! ».

Gianna — Mi sembra davvero che non vi sia alcun male!

Hella — Proprio così! Dopo tutto, siamo in Europa! Dove esiste cultura e solidarietà umana!... Ed      è dovere di buona cavalleria aiutare una signora colpita da una disgrazia!

Gianna — Non occorre che mi convinciate! Uffa! Fate pure il tentativo!

Hella —Oh, lo farò senza dubbio! Che graziosa vendetta! Gli mostrerò che non è indispensabile... Gianna — A vostro marito?

Hella — Che posso cenare anche senza di lui!

Gianna — Finché si tratta solo della cena...

Hella(spaventata) — Spero che non abbiate compreso altro.

Gianna(un po’ ironica) — Neanche per idea! Dunque!

Hella — Sono decisa! Sono un po’ agitata. Sarà la seconda volta nella mia vita che parlo con un          uomo che non mi è stato presentato.

Gianna — Quando è stata la prima?

Hella — Avevo tre anni; ero al parco. Chiesi a un signore: « Scusi, signore, die ora è? ».

Gianna — E ora che cosa gli chiedereste?

Hella — Non so ancora. Ma di questo voi avete una discreta esperienza...

Gianna — Sì, ma è cosa individuale. Vi sono uomini a cui bisogna dire: “ Buona sera, signore...           Sono un’artista temporaneamente sola, perchè il mio amico è partito... ».

Hella — Questo non lo posso dire...

Gianna — Lo immaginavo! E’ anche mi genere un po’ difficile. Il meglio è dire: «Buona sera, signore. Volete sedere alla mia tavola? ».

Hella —E poi che cosa succede?

Gianna — Vi sono due possibilità. O si siede o vi pianta in asso.

Hella — Come sarebbe a dire? Può succedere anche questo?

Gianna — E come! E quante volte!

Hella — Son davvero curiosa. Possibile che uno, invitato da me, rifiuti?... E’ impossibile!        Beviamo!

Gianna — Mia cara! Siete già brilla!

Hella — Sono nel mio elemento, allora! Avanti, qua l ’uomo!

Gianna — Oli, non crediate die venga su ordinazione... Ora dovete cominciare a conoscere anche        la sensazione... che cosa significa stare ad aspettare l ’uomo... il cliente...

Hella — Il cliente?

Gianna — Si, quello che ha denari!

Hella — Dimenticate che io non ceno per ragioni materiali...

Gianna — Sicuro, sicuro, cenate per scopi morali!... Per me è lo stesso! Non sono invidiosa... Non       temo la concorrenza... (Entra da destra un grosso signore berlinese).

Hella— Attenzione! Viene qualcuno!

Il grosso signore — Ehi, fattorino!

Hella(terrorizzata) — Che orrore!

Il fattorino(compare sulla soglia) — Il signore comanda?

Il grosso signore — Corri in camera mia... Sul tavolino, a destra, c’è un sigaro... in un astuccio di      vetro. C’è scritto sopra « upman ». Portami il sigaro.

Il fattorino — Subito...

Il grosso signore — Se mia moglie chiede di me, dille che sono nel bar... Cameriere!

Luigi(compare a destra) — Comandi?

Il grosso signore — Il conto del bar!... E una bottiglia di birra scura in camera mia... 76... Per la        notte! (Esce).

Gianna — Perchè non gli avete parlato?

Hella — E’ troppo grasso...

Gianna — Meglio... Gli uomini grassi sono teneri, generosi, si addormentano presto!

Hella — Per di più è ammogliato!

Gianna — Ragione di più! Solo gli uomini ammogliati sanno apprezzare le donnine!

Hella(sobbalzando) — Che volete dire? Che io sono una donnina?

Gianna — Scusate... Avete detto voi stessa che ira noi non vi è una gran differenza...

Hella — Avete ragione... Non bisogna avere uni esagerato sentimento della propria dignità...   Voglio rivolgere la parola a un estraneo. Dunque sono diventata ima cocotte! Non vi è da      fare che un altro piccolo passo.

Gianna — Povera piccola!

Hella — Non sono stata sedotta da nessuno. Eppure son diventata una donnina allegra. Andiamo!      Datemi ancora qualche lezione!

Gianna — Con gran piacere!

Hella — Sono stata educata in collegio a Losanna. Là non ci hanno insegnato queste cose... Vedo      che le scuole moderne non tengono nessun conto delle esigenze della vita!

Gianna — State attenta, dunque... Con gli uomini bisogna sempre saper cominciare molto dall’alto. Hella — Che significa... dall’alto?

Gianna — Bisogna cominciare col chiedere automobile, gioielli, palazzi, per avere infine             cinquecento franchi...

Hella — Ma vi prego! Anche se faccio la parte della cocotte, in fin dei conti sono sempre una             donna onesta!

Gianna — Questo dovete nasconderlo con ogni cura! Se l’uomo ha la più lontana idea che la donna     coni cui ha da fare è una donna onesta, non tira fuori neanche un soldo!... Le donne oneste        ricevono violette, cioccolatini e cartoline illustrate! Magari senza francobollo!

Hella(impaziente) — Ma non volete capire, mia cara, che non intendo guadagnare del denaro! Gianna — E allora che cosa volete?

Hella (adirata) — Voglio... voglio ritrovare la fiducia in me stessa! Dopo tutto, non mi si può lasciare in una camera d’albergo come un baule! Voglio provare a me stessa che non ho   bisogno di lui; che anche senza di lui posso passare la sera!

Gianna — Soltanto per vendetta, allora? Non posso crederlo!

Hella — Non soltanto per vendetta. C’è qualche altra cosa... un lieve eccitamento dei nervi... un         po’ di curiosità... Come sarà Duomo al quale mi rivolgerò? Se almeno somigliasse al nostro       professore di storia...

Gianna — Vi interessava tanto, la storia?

Hella — No! Ma eravamo tutte innamorate del professore... Non era giovanissimo... Aveva un po’      d’argento sulle tempie... ma quando ci guardava coi suoi occhi intelligenti, eravamo disposte          a dimenticare anche i secoli.

Gianna — Ingomma, vorreste un uomo piuttosto anziano.

Hella — Così, verso i quaranta. Un uomo col quale io possa cenare tranquillamente econ tutta             fiducia... al quale io mi possa rivolgere con tanta serenità come quando mi rivolsi a quel tale   nel parco... cc Per favore, zio... che ora è? ».

Gianna — Questo non dovete chiederlo!

Hella — Perchè?

Gianna — Perchè potrebbe rispondervi : “E’ tardi... è ora di riaccompagnare a casa le bambine...          ora di metterle nel loro lettino ». (Entra Marcello: sulla quarantina, molto distinto,         simpatico. Uomo di mondo. E’ in frac).

Marcello — Buona sera!

Gastone(gli va incontro) — Signore...

Marcello — Nessuno ha chiesto di me?

Gastone — Finora nessuno... Si accomodi... Forse qui... (Indica un tavolino).

Marcello — Grazie... troppo grande. Per una persona sola, basta un tavolinetto!

Gastone(stupito) — Il signore cena solo?

Marcello — Ho molta fretta... Il signor Montreuil deve venire a prendermi con l’automobile...           Dite al portiere di avvertirlo che sono in sala da pranzo.

Gastone — Provvedo subito. (Esce).

(Marcello siede a un tavolinetto; non si occupa altro che di studiare la carta).

Hella  (a un tratto, decisa) — E’ lui!

Gianna — Chi?

Hella — L’uomo a cui mi rivolgerò!

Gianna(spaventata) — Non direte sul serio?

Hella — Sicuro!

Gianna — Non fate sciocchezze! Quello lì non è uomo che faccia conoscenza facilmente...

Hella — Come lo sapete?

Gianna — Lo capisco, per esperienza! Solo il modo ini cui è entrato!... Senza guardar nessuno.             Senza occuparsi di nulla. Tutto in ordine; neanche un bottone fuori di posto. Neanche i             balletti alla Menjou. Un uomo col quale non v’è nulla da fare.

Hella — Ne siete sicura?

Gianna — Sicurissima!... Ho già provato più volte a parlargli. Non, risponde affatto. In nessuna           lingua. Se ne va senz’altro.

Hella — Bravo!

Gianna — Approvate?

Hella — Sì. E’ proprio quello che ci vuole.

Gianna — Badate! Un uomo simile, per una principiante, equivale a un suicidio! Guardate con che      calma impertinente studia la carta! E’ un uomo che ha già provato di tutto: nulla più può           impressionarlo!

Hella — Chi pensate che possa essere?

Gianna — Qualche grande industriale straniero. Guardate come sceglie da buongustaio! Gode la         vivanda con gli occhi... non sa da dove cominciare... Dovrebbe comportarsi così anche di        fronte a mia donna!

Hella — Mf piace sempre di più!

Gianna — Disgraziata! Quello non è l’uomo per una sera! Non è l ’uomo dei percorsi brevi! E’             difficile farlo partire... Ma se parte, dev’essere per lunghe distanze.

Hella — Com’è simpatico. E il più bello è che anche lui mangia solo. Forse anche a lui farebbe            piacere se qualcuno sedesse alla sua tavola!

Gianna — Beh, se noni mi credete, tentate pure! Poi ve la prenderete solo con voi stessa.

Hella — Non sono ancora decisa!... Può darsi che all’ultimo momento io abbia paura e faccia dietro fronte! Ma se mi rivolgerò a un uomo, sarà a quello lì!

Gastone(tornando) — Ho fatto la commissione al portiere... Vi sono dei telegrammi per il        signore...

Marcello — Quanti?

Gastone — Uno... due... tre... quattro...

Marcello — Grazie... Andate in cucina e dateli al cuoco.

Gastone — I telegrammi?

Marcello — Sì. Con preghiera di gettarli nel fuoco.

Gastone — Come comanda! (Via a destra).

Gianna — Come siete fortunata!... Quell’uomo ha troncato proprio adesso con un’amica.

Hella — Da che cosa lo deducete?

Gianna — Dal fatto che fa gettare i telegrammi nel fuoco... senza aprirli... Non possono essere che      telegrammi di donna!

Hella — Coraggio, dunque!... Ancora una goccia. (Beve agitata; non osa guardare Marcello) Che      cosa fa adesso?

Gianna — In questo momento tamburella sulla tavola e guarda nel vuoto.

Hella — Non guarda di qua?

Gianna — Non ci pensa neppure...

Hella — Terribile... I miei complimenti, signorina! Questa professione non è uno scherzo!

Gianna — Lo credo. C’è tanto da faticare...

Hella — Veramente credo che sarebbe meglio che mi parlasse lui per primo... Come si potrebbe           fare?

 Gianna — C’è un sistema acustico. Si comincia a cantarellare, come sognando... Una melodia             suggestiva... Per esempio un tango, che forse sveglia in lui il ricordo di una notte felice...

Hella — Non è una cattiva idea! Proviamo. Aspettate... che cosa potrei cantare?

Gianna — Forse «     Ramona » andrebbe bene... (Lo accenna piano) Ai suoi tempi, ha accompagnato molte notti di gioia...

Hella — Se ne accorge?

Gianna — No.

Hella — Che uomo terribile!... Devo sparare delle cannonate, perchè guardi qui.

Gianna — Proviamo col metodo ottico... Anche questo a volte dà buoni risultati.

Hella — Com’è?

Gianna (insegnando) — Agitare i piedi nervosamente... gettare la punta del piede in avanti,      facendolo dondolare con stanchezza e negligenza... (Fa il movimento) Ma l ’importante è di      trovarsi sulla linea di visuale...

Hella (imitando) — Così?

Gianna — Un po’ meno... Altrimenti si vede troppo che è fatto espressamente... Forse così va bene.

Hella — Guarda?

Gianna — Neppure per ombra!

Hella — C’è da darsi alla disperazione. Quando non voglio che ci si occupi di me, ci sono sempre       dieci persone che mi dicono qualche cosa... E una volta che ne ho voglia io, quel bel tipo           non guarda neppure. Ma ditemi un po’... sono tanto brutta?

Gianna — Ma fatemi il favore! Se vi vedesse, tutto andrebbe bene... Ma il male è questo...       quell’uomo è fatto in modo che non vede le donne!

Hella — Ali beh!... Ora gli parlo... Prendo un bel respiro lungo...

Gianna — Avete il batticuore tanto forte?

Hella — Terribile! Mi sento come la prima volta che tentai un salto da un trampolino molto alto.         Chiusi gli occhi e cominciai a contare uno... due... tre...

Gianna — Avanti!

Hella (si muove con comica timidezza verso la tavola di Marcello. Gli si ferma davanti, e dopo   breve esitazione) — Buona sera...

Marcello(indifferente, senza alzar gli occhi dal giornale) — Buona sera... (Continua a leggere).Hella (terribilmente confusa) — Se permettete...

Marcello (sempre senza alzare gli occhi) — Mi dispiace, signorina... Stasera sono occupato... Hella (non crede alle sue orecchie) — Come?

Marcello (c.s.) — Che volete, piccina? Dite, presto!... Vanno tanto male gli affari?

Hella (annaspando) — Scusate... vi prego...

Marcello(continuando) — Vorreste qualche soldo per tentar la fortuna? Vi bastano, per          cominciare, 50 franchi?

Hella — Signore, non crederete che io... che 10...

Marcello (c. s.) — Scusate... Allora abbiate la bontà di dirmi che cosa volete...

Hella — Ho fame!

Marcello (c. s.) — Davvero!... Oli, povera piccola... Ordinate ciò che volete... a mio conto...

Hella (sbalordita) — Ma... ma... insomma che cosa credete? Egregio signore... non sono venuta           alla vostra tavola per farmi pagare la cena!

Marcello(c. s.) — E allora perchè?

Hella — Pagherò io la cena a voi!

Marcello(alza la testa stupito e la guarda per la prima volta) —Volete pagarmi la cena? Brava!          Questa sì che è mia novità!(La osserva entusiasta).

Hella — Non vedete?... Son senza compagnia... e non posso mangiare sola... Sono nervosa !... Marcello — Magnifica!...

Hella — Vi prego perciò di sedere alla mia tavola e cenare con me!

Marcello(diventa a un tratto gentilissimo) — Col più gran piacere!

Gianna(che ha seguito la scena, laconica) — Ha vinto!

Marcello — Devo anzi chiedervi scusa di essere stato da principio così poco cortese... Se avessi         supposto che mi rivolgevate la parola per...

Hella — Permettete prima che vi spieghi...

Marcello — E’ assolutamente inutile. Siete così giovane e bella, che avete il diritto di cenare con       chi vi fa piacere.

Hella — Ma vorrei prima in poche parole mettervi al corrente della situazione...

Marcello — A che scopo? La situazione è chiarissima. Mi avete fatto un’offerta in modo       veramente grazioso. E io rispondo che sono pronto... Eccomi a vostra disposizione.

Hella (atterrita) — Siete veramente obbligante.

Marcello — Aggiungerò anche die è con un certo entusiasmo.

Hella(un po’ sarcastica) — Troppo onore ! …

Marcello — Sono io stesso sorpreso. Per dir la verità, di solito non rispondo mai quando mi si           interpella. Ma voi siete così graziosa, così festosa e piacevole... Cenare con voi è una vera          gioia.

Hella — Meno male che ne convenite!

Marcello — Avete un aspetto così infantile... Senza dubbio vi piacciono i dolci.

Hella — Molto!

Marcello — Ah... Vi farò mangiare del gelato, e molte, moltissime mele.

Hella — Perchè?

Marcello — Avete dei magnifici denti, sanissimi. Voglio vedere come addentate una mela.

Hella — Ma non abbiamo ancora cominciato a cenare... E voti parlate già della frutta!

Marcello — Non vi arrabbiate: è la mia fantasia che fa sempre i salti più bizzarri e incongruenti...       Questa volta è colpa vostra! Vi sono gratissimo!... Perchè mi avete entusiasmato!...       Cameriere!

Hella — Che cosa volete dal cameriere?

Marcello — Ordinare!... Ordinate voi ! Ecco la lista! Scegliete ciò che volete... Molte cose... tutto     ciò che potete mangiare.

Hella — Ma scusate, ho già ordinato!

Marcello — Voi?

Hella -— Ma sì: non siete mio ospite?

Marcello — Purtroppo è impossibile.

Hella — Perchè?

Marcello — Non posso accettare l’invito! Ho 40 anni! Temo di non valere più neanche una cena! Hella — Per questo non ci pensate!

Gastone(entrando) — Il signor Montreuil chiede del signore.

Marcello — Santo Dio! Me n’ero completamente dimenticato. Vengo subito! (Gastone via)   Dovete scusarmi un momento, signorina.

Hella — Dove andate?

Marcello — A disdire mi appuntamento. Non immaginavo neppure lontanamente che mi       attendesse una così straordinaria fortuna.

Hella — Rinunciate a qualche cosa d’importante, per causa mia?

Marcello — Oh no! In questo momento, per me non vi è nulla di più importante di voi! In pochi        minuti mi sarò sbrigato. A rivederla, signorina! (Via in fretta dal fondo).

Hella — Dunque, sono stata brava!... Senza dubbio, quello là giura che io sono una cocotte! Gianna — Potete esser contenta! Gli uomini sono sempre più cordiali con le cocotte che con le        signore! Per fare una cenetta simile con una donna onesta a volte bisogna poi pranzare con       lei per cinquant’anni di seguito! con una di noi, si tratta al massimo di una colazione.

Hella — Perché dovrei fare colazione con lui?

Gianna — Perché avete cenato insieme. Quando una donna comincia a mangiare con un uomo,            non c’è più scampo.

Hella — Allora scappo nella mia camera!

Gianna — Volete andar via?

Hella — Fuggo. Comincio a rendermi conto di aver cominciato una grossa sciocchezza!

Gianna — Un po’ tardi!...

Hella — Non credevo che quest’uomo mi sarebbe piaciuto tanto.

Gianna — Vi ho avvertita.

Hella — Di fronte a un uomo simile, il gioco non sarebbe onesto! Non dimenticate che questa             cena è una promessa... Una promessa che non potrei mantenere...

Gianna — Siete sicura del fatto vostro?

Hella — Sentite... Per quanto inesperta, so bene che una cena come questa non rimane senza   seguito. E non voglio ingannarlo.

Gianna — Non volete ingannarlo? Rallegramenti a vostro marito!

Hella — Capirete : fare la cocotte rimanendo innocente è quasi tanto grave come fare l ’innocente      essendo una cocotte!

Gianna — Non dovete prendervela tanto. Ognuna di noi Ira in sè anche l ’altra donna.

Hella — Sì; ma temo di non riconoscermi più! La cosa diventa sempre più... non so come dire...          Mi piace sempre di più!... Sempre di più... Credo che nel mio intimo io devo essere una      creatura volgarissima... Godo di questo malinteso... Perciò non voglio continuare. Voglio     andarmene prima che avvenga qualche cosa d’irreparabile.

Gianna — Dove correte?

Hella — In camera mia! Vado a gettarmi sul letto... mi tirerò la coperta fin sopra alla testa... E voi       sarete tanto gentile da scusarmi con quel signore. Ditegli che non ho voluto offenderlo. (Fa   per andare. Intanto entra Pietro).

Pietro — Eccomi, tesoro!

Hella — Finalmente! Finalmente! Portami via di qui, subito! Portami via.

Pietro — Dove?

Hella — Dovunque... non m’importa... dimentico tutto e perdono tutto... Ma portami via... presto...    presto!..Ti prego.

Pietro — Che è successo?

Hella — Nulla! Assolutamente nulla! (Convulsa) Naturalmente... ceno con te. Mi diverto con te...       andrò in giro con te tutta la notte...

Pietro — Sì, sì... tesoro! Andiamo! Andiamo... Filiamo in automobile.

Hella — Sì... sei un amore... ah, come ti amo!...

Pietro — Ma soltanto fra mezz’ora.

Hella — Come?

Pietro — Dammi la tua borsetta!

Hella — Che cosa fai?

Pietro — Prendo dei denari... (Tira fuori tutto il denaro).

Hella — Quello che hai vinto stasera?

Pietro — Sì.

Hella — Ma perché?

Pietro — Perché non ho più mi soldo.

Hella — Hai perduto?

Pietro — Tutto quello che avevo con me! Ma fra mezz’ora... aspetta... fra mezz’ora avrò          riguadagnato tutto! A rivederci, amor mio!

Hella — Pietro!... Con quel denaro dobbiamo comprare il terreno! Dobbiamo cominciare a      costruire la casa... la terrazza... la rimessa... i sei bambini...

Pietro — Non far la sciocca!... Con questo denaro guadagnerò dodici bambini tutti insieme!

Hella — Ti proibisco di andare!

Pietro — Solo un’altra mezz’ora!... Mezz’ora sola!

Hella — Ali beh, ora basta! Non sopporto più! Ho sposato mi giocatore indurito! Capace di tutto:      un uomo leggero e azzardoso!

Pietro — Ma ti prego, Hella!

Hella — Sei completamente depravato! Ti rovinerai!

Pietro — Rovinarmi?... alla roulette?... Al giorno d’oggi si va in rovina soltanto lavorando       onestamente! Oggi in Europa vi è una sola banca sicura: la banca di Montecarlo!

Hella — I tuoi argomenti non m’interessano! Ti dico solo una cosa: che se ora mi lasci qui, puoi          fare a meno di ritornare!

Pietro (disperato) — Gianna Rosa, ti prego!... Prendi le mie difese!

Gianna — Signora, siate un po’ indulgente!

Hella — Non c’è remissione!... O lasci il gioco o non mi vedi mai più! O una cosa o l ’altra...

Pietro — Senti... ora più che mai!

Hella — Per me, va’ pure.

Pietro— Vado! Vado perché ti amo! Credi che io sia un mascalzone? Ti sbagli! Sono un eroe, il          quale combatte per te! Lotto per la nostra fortuna e per la nostra ricchezza! Arrabbiati pure,     amor mio! Una donna arrabbiata è il miglior portafortuna. E quando tornerò con una        montagna di denaro, so già che mi perdonerai! A rivederci, mia diletta! (Via in fretta).

Hella — Dunque, è bell’e finita con quest’uomo!

Gianna — Siete in errore! Vado ad aiutarlo. Questa volta andrà bene! (Esce).

Hella(le grida dietro) — E’ inutile! Per conto mio, può guadagnar anche tutta Montecarlo! Non          voglio più vederlo. (Agitata) Cameriere... (Batte il bicchiere) Cameriere!

Gastone(viene) — Comandi, signora...

Hella — Potete portare la cena... per due!... Come avevo ordinato.

Gastone — Sono veramente felice!

Hella — E le rose... potete riportarle... Non mi danno più ai nervi.

Gastone — Allora permetta che mi congratuli...

Hella — Come?

Gastone — La signora ha perfettamente ragione! Auguro con tutto il cuore che questa cena le porti     tutto ciò che le è mancato finora!

Hella — Come vi permettete...

Gastone — Non vada in collera. Anche un cameriere può dire una parola ogni tanto. La signora          crede che io mi limiti a servirla. Oh no, no. Io prendo segretamente parte alla sua vita. Mi        rallegro dei suoi momenti lieti. Anche se questi son dovuti a un altro.

Hella — E se vi proibisco di parlarmi in questo modo?...

Gastone — Allora la servirò male. Per lavorare bene, occorre simpatizzare... Ci vuole solidarietà...       la felice coscienza di avere un po’ contribuito...

Hella(ridendo) — Siete una brava persona.

Gastone — Non dica questo! Altrimenti ho la tentazione di togliermi la cravatta.

Hella — Come?

Gastone — Solo questa cravatta mi rende diverso dai clienti! Se mi mettessi ima cravatta bianca,        potrei anch’io sedere a questo tavolino. E potrei dirle tutto quello che non si può dire quando    si ha la cravatta nera.

Hella — Allora è meglio che restiate cameriere. Portate la cena.

Gastone — Ma la signora deve promettermi mia cosa. Mentre la servo mi sorrida ogni tanto …

            mi faccia un piccolo cenno con la testa... e mi dica sottovoce « grazie »... Non occorre    neanche che lo dica, basta che lo pensi.

Hella(ridendo) — Ve lo prometto...

Gastone(riprendendo ad un tratto il tono di cameriere) — Bene, signora... Servo subito la cena.           (Via a destra. Dal fondo entra Marcello).

Marcello — Mi son liberato, mia cara! Se volete, possiamo cenare!

Hella — Accomodatevi.

Marcello — Grazie. La vostra amica è già andata via?

Hella — Chi?

Marcello — L’altra signora. Se non sbaglio, siete colleghe.

Hella  (dopo breve riflessione) — Sì, sì... certamente.

Marcello — Una cara ragazza. E molto attiva. Passeggia davanti al Casino tutto il giorno.

Hella(preoccupata) — La conoscete?

Marcello — Di vista!... Come del resto conosco tutte le cocottine della Riviera... Ma voi, non vi        ho mai veduta... Non dovete essere da molto tempo in questa professione...

Hella — Da ventun anno...

Marcello(stupito) — Cosa?

Hella(con un sorriso) — Da ventun anno sono ima donna...

Marcello — E da quanto tempo?...

Hella — Oh, da pochissimo tempo.

Marcello — Brava! Insomma siete ancora una principiante.

Hella (sospirando con sincerità) — E come!

Marcello — Allora... alla vostra salute! Al caso che ha messo sulla mia strada una creatura così          graziosa! (Bevono).

Gastone(servendo) — Prego...

Hella — Ostriche!... Magnifiche... grazie... (Si getta avidamente sulle ostriche) Hanno un gusto           squisito... Vi è dentro tutto il mare... (Sorbisce le ostriche con voluttà).

Marcello — Con che sincerità e che convinzione mangiate!... Ditemi: siete in tutto così fresca,           così spontanea e vivace?

Hella(sorbendo le ostriche) — Ah... Ehm...

Marcello — Sono contentissimo, signorina... Una donna che sa mangiare! Sapete che avete fatto       venire appetito anche a me?

Hella — Altrimenti non ne avevate?

Marcello — Dieci anni fa, ho cenato una volta con slancio! Da allora non ho mai più avuto    veramente appetito.

Hella — Avete mangiato tanto?

Marcello — Tre piatti. Ma dopo, ho mangiato anche la donna con la quale cenavo. Da allora sto a     dieta.

Hella — Cibi lievi e donne leggere.

Marcello — Avete indovinato.

Hella — Spero di essere abbastanza leggera per voi.

Marcello — Non è ben sicuro. Più vi guardo, più mi stupisco. In voi c’è qualche cosa di         delizioso, di fine, di straordinario, che è in così stridente contrasto col vostro mestiere.

Hella — Lasciate stare il mio mestiere! Vi sono momenti in cui preferisco non pensarci. (Con un         sospiro comico) Ad ogni modo, è per me un compito molto triste.

Marcello — Credevo tutto il contrario!

Hella — Oh sì. (Recita) Se tutti i clienti fossero dei gentiluomini come voi... Ma non potete     immaginare che specie di individui incontriamo nella nostra vita.

Marcello — A essere schietto, vi dirò che non capisco. Che bisogno ha, una ragazza così carina         come voi, di condurre quest’orribile esistenza?

Hella — Ah, vorreste farmi migliorare. Già, lo dicono tutti. (Con un sospiro) Troppo tardi! Marcello — Perchè? Non vi sarebbe difficile trovare un amico come si deve! Ma sì, potreste     anche sposarvi, se voleste. So dei casi di donne cadute molto più in basso e che pure si sono             sposate.

Hella — Impossibile! Non si sposa una donna come me.

Marcello — Se un uomo vi amasse, vi perdonerebbe il vostro passato.

Hella — Davvero?

Marcello — Certamente!

Hella — Voi, per esempio, potreste perdonare?

Marcello — Se mi innamorassi di voi...

Hella — Insomma, possiamo sperare il meglio. (Gastone serve. Sorridendogli) Grazie!

Gastone (andando via) — Quel sorriso... Ah, amo questa donna... L’adoro! (Via).

Marcello — Dunque, piccola signorina, ora faremo amicizia.

Hella — E’ tanto urgente?

Marcello — Non voglio farvi perdere il vostro tempo prezioso. Spero che vi chiamiate Marion ! Hella — No!

Marcello — Peccato ! La mia ultima graziosa avventura del genere si chiamava Marion.

Hella — E’ passato molto tempo?

Marcello — Da quando ero studente. Vi sorprende? Sì, da allora non ho mai più fatto conoscenze     in questo modo. Non ho mai voluto avvicinare cosi le tante donne oneste della società.

Hella — E ora vi degnate di scendere fino a una cocottina?

Marcello — Sì. E ne sono felicissimo! Questa cosa è per me così sorprendente, cosi piacevole!...        (Ride) Ho quasi paura che i miei compagni di classe mi vedano.

Hella — Avete ancora paura del professore?

Marcello — La forza dell’abitudine! Dovete sapere che ogni sabato notte fuggivamo dal collegio      per andare da Marion... scavalcando il muro. Perciò anche adesso ho la sensazione di fare          una cosa proibita.

Hella — Strano. Ho anch’io la stessa sensazione. Che cosa sarebbe, se mi vedesse la mamma! Marcello — Certo la mamma non sa che fate questo mestiere.

Hella — Dio guardi! Poveretta, crede che io sia maritata.

Marcello — Che brava ragazza! E le mandate qualche volta del denaro?

Hella — Per ora guadagno molto poco. Ma spero... più tardi...

Marcello — Oh, questo è certo.

Hella — Ora raccontate voi. Com’era questa Marion?

Marcello — Deliziosa. Tutto il liceo era pazzo per lei. Ma lei ci era fedele! Non è mai andata con       gli allievi di un’altra scuola.

Hella — Mi somigliava?

Marcello — Ve lo potrò dire più tardi. (Tenero) Se anche voi baciate così dolcemente come lei. Hella — Non lo so! Ma tutti sono sempre stati contenti di me.

Marcello — Mi ricordo ancora... aveva una carnicina da notte color di rosa. A capo del letto era la    fotografia di un sottotenente di marina! Diceva che era il suo fidanzato! Spero che ne abbiate uno anche voi.

Hella — Un fidanzato? Oh sì! (Con un sospiro sincero) Avevo un fidanzato molto simpatico,             molto caro... Ma non si è concluso nulla.

Marcello — Vi ha sedotta e poi abbandonata?

Hella — Al contrario. Mi ha abbandonata senza sedurmi. Mascalzone!

Marcello — Un po’ strano!

Hella — Sicuro! Le altre donne si disperano quando mi uomo le seduce! Invece io mi sono

            addolorata di non essere stata sedotta. (Gastone porta altri piatti).

Gastone(servendo) — Pollo allo spiedo.

Hella(sorridendogli) — Grazie!

Gastone(andando via) — Quello sguardo!... Credo che le cadrò ai piedi. (Via).

Marcello — Ora ditemi qualcosa di voi...

Hella — V’interessa?

Marcello — Molto! Vi sto osservando... Vi considero con tutta la mia esperienza della vita... e          cerco   il segreto.

Hella — Quale segreto?

Marcello — Sono un po’ commosso guardandovi. Vi sono tante ragazze in giro per la Riviera...         vanno a caccia di denaro e di avventure. Eppure mi sembrate così diversa...

Hella — Forse non sono ancora proprio come le altre.

Marcello — Certamente chiudete gli occhi quando mi uomo vi abbraccia.

Hella(spaventata) — Come?

Marcello — Per non vedere in volto la realtà! Perciò il vostro sguardo è rimasto così puro.

Hella — Vi prego, non mi guardate così. Mi imbarazzate.

Marcello — Lo so! Trovate la mia condotta un po’ singolare. Siete abituata agli uomini che si            sbrigano a mangiare, a bere... e poi, al più presto possibile... vi conducono in un         appartamento... in una stanza d’albergo...

Hella — V’ingannate! Non sono abituata a questo. Durante l’esperienza che ho avuto finora,   nessuno è mai stato tanto pressante.

Marcello — Non capisco. Se io fossi un po’ più giovane...

Hella — Ma siete giovane... Sentite...

Marcello — Sì... sono giovane... ma non in tutto. Non stabilmente. Mi dà gioia guardarvi... vedere    come mangiate... come vi movete... come ridete. Siete una vera meraviglia per me. Eppure,      chi è veramente giovane, vuole subito... sì... Io sono felice di accarezzarvi una mano...          (Eseguisce).

Hella — Tutto questo non è vero! Siete nell’età migliore, per un uomo!

Marcello — Oh, noi civettiamo un poco con l’età! Amiamo... ma senza affrettarci. Abbiamo ancora il desiderio di grandi gioie... ma godiamo profondamente le piccole. Non amiamo più     alla cieca. Al contrario, con, gli occhi aperti. Non amiamo più soltanto la donna, ma quanto         di eternamente infantile è in lei.

Hella — E’ molto carino... quello che dite... e come lo dite.

Marcello — Sì, piccola bimba! Ho di fronte a voi un sentimento un po’ paterno... vi accarezzerei       volentieri le guance... vi condurrei in un negozio di giocattoli, o a comprare dei dolci.

Hella (ridendo) — Che magnifica idea!...

Marcello — Ridete? Si capisce. Preferite i negozi di gioielli?

Hella — No, no, grazie!

Marcello — Bambina... siete proprio una principiante. Sembra che per voi l ’amore sia, per il momento, più importante!

Hella — Vi prego, non mi parlate così!

Marcello — Vi ho offesa?

Hella — Non riesco a comprendervi. Non si parla così, con certe donne. Ci si domanda           semplicemente il nostro prezzo.

Marcello — Appunto... non si può chiedervi questo. Non avete il contegno di una cocotte. E non      posso comportarmi con voi come con una cocotte.

Hella — Credo di essere molto maldestra.

Marcello— No, piccola mia. Soltanto, ho cercato di tirar fuori dalla corteccia il vostro vero    essere. Ho scoperto il vostro segreto... Credo...

Hella — Sono veramente curiosa.

Marcello — Credo che siate ancora una... fanciulla!

Hella (indispettita) — Signore... Non mi sarei permessa.

Marcello — Non v’irritate, andiamo! Voglio dire... che anche facendo questa vita potete rimanere     pura. Ditemi come mai le numerose notti che avete donato ad altri sono passate su di voi         senza lasciar traccia.

Hella — Semplicemente perché non ho ancora amato nessuno seriamente.

Marcello — Triste. Eppure sono molto contento di questo.

Gastone (servendo) — Frutta... Caffè... Posso versare?

Hella — Sì, sì... (Gastone serve il caffè, poi esce).

Marcello — La cena è quasi finita.

Hella (impaurita) — Sì... quasi finita.

Marcello — Con ciò ho compiuto il mio dovere.

Hella — Andate via?

Marcello — Lascio a voi il decidere.

Hella — Temo che tralasciate per me qualche cosa d’importante. Un signore è venuto poco fa a          cercarvi.

Marcello — Un amico che ieri mi ha vinto

            molto denaro. Stasera avrebbe dovuto darmi la rivincita.

Hella — E avete rinunciato alla partita?

Marcello — Si capisce!

Hella — Avete lasciato il gioco per me?

Marcello — Dal momento che dovevo cenare con voi...

Hella — Ma avreste potuto vincere.

Marcello — Ho già vinto! Ho fatto la vostra conoscenza. Un vostro sorriso per me vale più di           tutte le partite del mondo.

Hella — Continuate! Parlate ancora.

Marcello — Che avete?

Hella — Sono parole che avrei già voluto udire oggi. Dunque, è proprio così: un estraneo... col            quale non ho nulla in comune... che mi vede per la prima volta nella sua vita... ha           abbandonato per me il tavolo verde... la fortuna... il denaro... la roulette...

Marcello — Questo è mi privilegio della mia età. Io so che una donna è il più bel dono che la vita      possa farci.

Hella — Allora, permettete che vi stringa la mano!

Marcello(stupito) — Mia cara!

Hella — Vi ringrazio.

Marcello — Di cosa?

Hella — Di essere stato così buono con me.

Marcello — Bontà... Noi vecchi scapoli cerchiamo di averne... (Chiama) Il conto!

Gastone — Subito.

Marcello — E ora possiamo andare... se volete?

Hella(spaventata)— Dove?

Marcello — Dove volete... Solo dovete promettermi una cosa...

Hella — Dite pure.

Marcello — Dovete venire con me soltanto se ne avete veramente voglia.

Hella — Come?

Marcello — Vi meravigliate, non, è vero? Ma quest’avventura mi darà gioia soltanto se ne darà         anche a voi. Noialtri non siamo più egoisti, in amore. Sarei desolato se voi veniste con me       soltanto perchè lo dovete.

Hella — E perchè lo dovrei?

Marcello — Immagino che abbiate bisogno di denaro.

Hella — No, no, no!... Dio guardi!

Marcello — Mostratemi la vostra borsetta.

Hella — No, vi prego.

Marcello(la prende con dolce violenza) — Solo un momento! Vedete... lo sapevo... neanche un         centesimo.

Hella — Per carità... Non mi fate vergognare.

Marcello — Non mi fraintendete, signorina. Voglio soltanto dire che non dovete... Non voglio          che siate una vittima. Mi metto a vostra disposizione senza nulla pretendere in cambio.

Hella — Perchè parlate proprio di questo...

Marcello — Perchè anch’io potrei volervi bene, un pochino. Siete deliziosa. Senza un centesimo        in tasca mi avete invitato a cena. Lasciate che vi baci la mano.

Hella — Vi scongiuro. Non siate così gentile con me.

Marcello — Non posso farne a meno. In me si è sollevata improvvisamente un’ondata di        tenerezza. Voglio offrirvela tutta. Forse... perchè siete tanto povera... orfana di amore...       Andate qua e là e la vostra borsetta è sempre vuota...

Hella (involontariamente) — Ma non siate così buono con me. Altrimenti, avrò sempre più il    sentimento che anch’io devo essere buona con voi.

Marcello — Vedete, piccola mia, sarebbe magnifico... se sentiste davvero di potere avere un po’       di tenerezza per questo vecchio povero diavolo... Se poteste amarlo per un’ora... dargli per      un minuto l’illusione dietro alla quale si è forse affannato per tutta la vita... Chiunque tu sia,          non m’importa ! Non importa dove ti ho trovata... Andiamo!

HELLA — Dove mi conducete?

MARCELLO — E’ indifferente. Da me... da te...

Hella — Impossibile!

Marcello — Allora in una camera d’albergo. Dove vai di solito? Qui vicino all’Hotel de Paris...         accanto al bar...

Hella — Io?... io?... io?... Non ho un posto fisso... un po’ qua, un po’ là...

Marcello — Allora conducimi dove vuoi! La sola cosa che importa, è che tu mi conduca su per          una certa scala.

Hella — Quale scala?

Marcello — La scala della giovinezza... quella che tante volte abbiamo salito tremando dietro a         una donna. Un tappeto rosso copre gli scalini... in fondo al corridoio una piccola porta... poi una stanza... nella quale le ore dovrebbero durare eternamente...

Hella — Lasciatemi!

Marcello — Come?

Hella — E’ impossibile! Perdonatemi, ma non posso venire con voi.

Marcello — Perchè no?

Hella — Non posso spiegarvi. Vi scongiuro. Non cercate di sapere... Non posso andare con voi. Marcello — Davvero? Posso chiedervi un momento lo specchio, signorina?

Hella — Ecco! (Glielo porge).

Marcello(si guarda) — Non capisco! Ho dunque l’aspetto così vecchio che le donne non       possono più venire con me? Neanche quelle che vanno con tutti...

Hella — Vi prego... non dite così!

Marcello — Ma ci dev’essere una ragione. (A un tratto) Guardami, piccina...

Hella(ubbidisce come una bimba) — Sì...

Marcello — Tu aspetti qualcuno. Qualcuno ciré è giovane... cattivo... volgare... che forse non ha        un soldo in tasca... e per amor del quale pianti in asso questo vecchio elegante, bene   educato... quest’uomo che parla teneramente... che ha il portafogli pieno... e che darebbe     tutto questo per potersi cambiare con quell’altro! E’ vero?

Hella — E’ vero!

Marcello — Allora ti ringrazio per la tua sincerità! Addio!

Hella —Dove andate?

Marcello — Al Casino. Certamente stasera avrò fortuna al gioco. Vi ringrazio per l ’ora          piacevole... porto con me il vostro sorriso... il vostro sguardo limpido e puro... E... non vi            dispiacerà se, come ringraziamento di questa cena deliziosa, come ricordo di essa vi lascio            una piccolezza?

Hella — Che cosa dite?

Marcello — Non fate complimenti, piccina! Accettate tranquillamente! (Ella lo guarda come ipnotizzata. Egli le ficca in mano del denaro) E tanti saluti al vostro innamorato, piccina!       Addio!... Buona notte! (Esce in fretta).

Hella (rimane disperata col denaro in mano) — Tremendo!... Oh, che cosa atroce, che cosa     atroce!

Gianna(entra in questo momento) — Che c’è, mia cara? Che cos’è accaduto?

Hella (col respiro affannoso) — Quell’uomo!... quell’uomo!... E’ andato via!! E mi ha dato      diecimila franchi!

Gianna — Diecimila franchi?

Hella — E’ da impazzire! Che cosa devo fare di questo denaro?

Gianna — Cosa dovete farne? Sputateci sopra tre volte! E nascondetelo in una calza!

FINE     SECONDO    ATTO

TERZO ATTO

Il caffè del Casino. In fondo, in mezzo, ampia porta a colonne che conduce direttamente nella sala da gioco. I giocatori si affollano intorno a una tavola. La tavola della roulette non è visibile. Nè sono visibili i giocatori delle altre tavole. A destra, il banco del caffè, davanti al quale sono due o tre tavolinetti. Al levar del sipario, sulla scena è vivo movimento. Giocatoli, signore, cocotte, una vario, pinta mescolanza del cosmo di Montecarlo. Tutti vanno e vengono; indifferenti, nervosi, agitati. Tipi diversi. Strepito di voci, sulle quali a tratti domina quella del croupier: « Faites votre jeu, messieurs!... Rien ne va plus! ». Oppure, il croupier proclama il numero e il colore; (es.: 28, rouge, pair et passe). Alla voce del croupier segue sempre un istante di profondo silenzio, di guisa che si ode rotolare la pallina. Quindi ricomincia il chiasso.

Il regista deve tener presente che la voce del croupier, che in qualche momento ha importanza per l’azione, deve però accompagnare come un ritornello monotono tutto Tatto, sino alla fine. L’atto comincia e finisce con la voce del croupier. Essa dà anche in un certo modo, all’atto, un ritmo e un accento. Naturalmente, la voce del croupier e lo strepito dei giocatori parlano solo in principio dell’atto; in seguito è lasciato al beneplacito del regista di farli comparire, quando la situazione lo permette, per qualche istante sulla scena, come comparse. Per il resto del tempo, essi si trattengono nella sala da gioco in fondo, in modo da non disturbare lo svolgersi delle scene.

Il croupier — Messieurs, faites votre jeu! Rieri ne va plus!

Il primo giocatore(in fondo, sulla porta) — Olà, Charly! Ohe fai?

Il secondo giocatore(nella sala) — Tengo stretti i pollici! Non venire qui! Sta’ attento al       croupier!

Il croupier — Neuf! Rouge, impair et manque!

Il secondo giocatore — Ho vinto! Cambia i gettoni ! E andiamo!

Il primo GIOCATORE — Subito!  (Sparisce nella sala da gioco).

Il SECONDO GIOCATORE(entra accaldato) — Una aranciata! Che razza di fatica!

Il signore anziano(viene dalla sala con la moglie; adirato) — Ti avevo detto di non venire nella        sala! Appena entri tu, perdo!

La moglie — Perchè giochi come uno stupido! La tua disdetta è colpa tua! Di nessun altro!

Il signore anziano — Non è vero! La mia disdetta è cominciata il giorno in cui ti ho sposata!

Il croupier — Messieurs, faites votre jeu! Rien ne va plus!

Jack — Voglio mettere ancora mille sul nero!

Baby( preoccupata) — Non ne hai ancora abbastanza?

Jack — Ora deve uscire il nero!... Sicuro come la morte!... Aspettami qui! (Corre nella sala).

Il signore con la Legion d’onore — Che co- s’è il vostro portafortuna?

Il grosso signore — Mentre la pallottola gira, trattengo il fiato! E il vostro?

Il signore con la Legion d’onore — Sto su una gamba sola!

Il grosso signore — E giova?

Il signore con la Legion d’onore — A volte si... Ma c’è di meglio... bisogna pizzicare sotto alla      tavola una donna bionda!

Il grosso signore — E le donne lasciano fare?

Il signore con la Legion d’onore — C’è una quantità di donne che vive di questo a Montecarlo!    Un pizzicotto leggero: cinquanta franchi; uno forte, cento!...

Il grosso signore — Voglio provare... (Corre nella sala).

Il croupier — Dix sept! Noir, impair et ìnanque !

Baby(balzando) — Nero!... Nero!...

Jack(torna raggiante) — Hai visto, se lo sentivo? Mille franchi. Bene! Andiamo al caffè.

Pollack(sulla soglia) — Mayer!

Mayer(dal caffè) — Comandi, signor capo!

Pollack(indicando nella sala) — Guardate laggiù... quell’americana bionda...

Mayer — A sinistra... vedo...

Pollack(indicando nella sala) — No, a destra...

Mayer — Quella con la collana di perle?

Pollack — Sì... e gli orecchini di smeraldi... Quella donna ha perduto enormemente... Fra cinque        minuti vorrà vendere la sua collana di perle... Potete offrirle 100.000. Arrivate fino a 120... e   poi, magari, altre 10.000...

Il croupier — Faites votre jeu, messieurs... Rien ne va plus.

La signora di Milano(viene correndo dalla sala, agitata) — E’ uno scandalo! un’indecenza!

Il marito — Per carità, che cos’è successo?

La signora di Milano(mostra il grosso signore che viene dalla sala) — Quel grassone... quello           lì!... Mi ha pizzicato sotto alla tavola!

Il marito — Cosa? Ah, mascalzone! Ora vi faccio vedere io.

Il grosso signore — Domando scusa.

Il marito — Inutile parlare. Siete un porco.. ecco! (Lo schiaffeggia).

Il grosso signore — Aiuto! La polizia! Detective! Polizia!

Il signore con la legion d’onore — Non gridate!... Uno schiaffo è il miglior portafortuna! Puntate subito 5000 franchi!...

Il grosso signore — Davvero?... corro subito... (Corre agitato nella sala).

L ’ispettore(giunge in fretta) — Che è successo ?

La signora di Milano — Mi hanno pizzicata... mi hanno pizzicata!

L’ispettore (la osserva incredulo) — Voi, signora? Non posso che congratularmi.

Il croupier — 26... Noir, pair et passe!

Il detective — Signor ispettore!

L’ispettore — Che c’è di nuovo?

Il detective — L’ho trovato!

L’ispettore — Davvero?

Il detective — Il giovane portoghese!... E’ lui che ieri ha messo in circolazione dei gettoni falsi... L’ispettore — Arrestatelo!... Ma senza che nessuno veda!

Il detective(indicando) — Vedete, eccolo che attraversa la sala... Due dei nostri sono alle sue            calcagna...

Il giovane portoghese(esce dalla sala. Due uomini lo seguono).

L’ispettore — Un momento, signore!

Il giovane portoghese — Che cosa desiderate?

L’ispettore — Un momento... Scusate, in ufficio.

Il giovane portoghese — Ah, ho capito. Prego, signori. La maggior discrezione possibile. (Via          coi due detectives).

Il croupier — Faites votre jeu, messieurs... Rien ne va plus!

Il grosso signore(viene dalla sala) — Ho vinto diecimila franchi! Lo schiaffo mi ha portato   fortuna!

Il signore con la legion d’onore — Vedete! Non vi dò dei cattivi consigli!

Il grosso signore — Da ora in poi pizzicherò soltanto donne maritate!

Il signore con la legion d’onore — Andiamo! Il diciassette è venuto per la seconda volta! Ormai si può giocare con fiducia tutta la sera... Venite con me?

Il grosso signore — Bevo soltanto un cognac... A rivederci...

Suzette(al grosso signore) — Monsieur...

Il grosso signore — Madame...

Suzette — Thank you. Non avreste 500 franchi di più, in tasca?

Il GROSSOsignore — Forse. Vorrei solo sapere dove posso darveli.

Suzette — Conosco un appartamentino nelle vicinanze.

Il grosso signore — Benone! Come si semplificano le cose, quando si prendono per il loro verso. Suzette — Devo far presto! Voglio ancora tornare.

Il grosso signore — A giocare?

Suzette — Sì! Il mio amico è in perdita e aspetta che io gli porti del denaro.

Il grosso signore — Benissimo! Non vi è nulla di meglio della divisione del lavoro!

Il croupier — Faites votre jeu, messieurs!... Rien ne va plus!

(La scena delle masse termina qui. Da ora in poi, sono soltanto delle comparse che vanno evengono. La voce del croupier continua. Da destra entrano Hella e Gianna Rosa).

Hella(agitata) — Ditegli che venga subito! Non voglio più aspettare.

Gianna — E’ impossibile.

Hella — Perchè?

Gianna — Non verrà. Non può venire! Se sapeste quante donne hanno aspettato qui il marito! Invano! Nessuna forza al mondo può strappare un uomo alla roulette!

Hella — Ma io devo parlare con lui! Per il momento è ancora mio marito! E voglio avvertirlo in           modo corretto che...

Gianna — Che cosa? Via, perchè non lo dite?

Hella — Lo dirò a lui solo.

Gianna — Allora aspettate.

Hella — Quanto tempo?

Gianna — Finché vinca... o finché ha finito! Fino a quando avrà un solo gettone, non lascerà la            sala!

Hella — Allora andrò io!

Gianna — Volete fare uno scandalo? Non siate così ingenua! Prima che abbiate pronunciato dieci        parole, sarete condotta dolcemente fuori della sala. Si è abituati a queste cose. Qui vige un       solo principio: nessuno deve turbare il movimento!

Il croupier — Faites votre jeu, messieurs!... rien ne va plus!

Hella — Che è questo?

Gianna — E’ il croupier! Questa si sente ogni minuto... senza interruzione... alle diverse tavole!            Ascoltate come corre la pallina! Ora tutti gli occhi fissano la ruota. Nulla esiste in questo     momento per quegli uomini. E’ meglio che rinunciate alla lotta! Contro il banco non si può             aver vittoria.

Hella — Il banco... la roulette... ma chi parla più di queste cose?

Gianna — E allora, di che cosa volete parlare?

Hella — Di me! Stamane ero ancora una fanciulla felice... piena di speranze... piena di fede... Avevo fissato per questa sera il mio primo grande appuntamento con l ’amore...

Gianna — E non lo avete incontrato?

Hella — Il male è proprio che l’ho incontrato! Soltanto, non dove volevo trovarlo... E con un altro. Gianna — Ah, ecco. Dunque è l ’altro. Ve lo avevo detto, che la cosa non sarebbe finita bene! Hella — Oh, non è ancora arrivata tanto in là! Ma se egli non smette subito di giocare, non      garantisco nulla!

Gianna — Brava! Traditelo! Forse gli porterete fortuna!

Hella — Purtroppo è impossibile!

Gianna — Perchè?

Hella — Non posso tradirlo! Non sono ancora... Si può tradire soltanto una persona a cui si     appartiene. E io... io...

Gianna — Questo è l’unico ostacolo?

Hella — Non lo so! Sono così sbandata... Viaggio di nozze con due uomini... E’ da impazzire! Gianna — Al contrario. Mi pare una cosa bellissima!

Hella — Sono partita con uno... ho senato con l’altro... Bo cominciato con uno... ho continuato           con l ’altro...

Gianna — Senza terminare con nessuno dei due. E’ cosa che dà veramente sui nervi.

Hella — E il peggio è che non comprendo più me stessa; i miei sentimenti sono sottosopra. Sono        venuta qui con la speranza di conoscere il più bello dei segreti della vita. A questo segreto    mi sono avvicinata sempre più, ma ho visto che nel frattempo l ’uomo che doveva essere         accanto a me, si era tramutato...

Gianna — L’amore è per se stesso una cosa tanto bella, che a volte il compagno non ha alcuna importanza.

Hella — Ma ora mi son fermata a un punto nel quale i due si sorreggono a vicenda! Uno ha creato      la situazione... l’altro lo stato d’animo. Uno mi ha sposata... l ’altro mi ha mormorato certe parole, mi ha fatto la corte.  Due uomini mi hanno preparata all’amore! E l’amore... l ’amore     non viene!

Gianna — Forse si risolverà con un terzo.

Hella — Signorina... Mi stimate troppo... dimenticate che stamattina ero ancora una ragazzina per       bene! Ma temo di esserlo inutilmente... La sera è così calda... ed io ho bevuto troppo...

Gianna (in fretta) — Smettetela... altrimenti fate venire anche a me la voglia.

Hella — Per voialtre è facile. Per voialtre non è una questione di vita...

Il croupier — Zero!

Hella — Zero! Che significa questo?

Gianna — Che il banco vince tutte le puntate. Ora potete sperare. Vostro marito deve essere    rimasto all’asciutto!

Hella — Ah! se aveste ragione!...

(Di nuovo un piccolo movimento sulla scena. Alcuni giocatorilasciano la sala e attraversano il caffè. Fra essi è Pietro. Ha l’aspetto desolato. Guarda stupitoHella).

Pietro — Hella! Sei tu!

Hella — Non ti avvicinare!

Pietro — Ma Hella cara!

Hella — Voglio dirti soltanto... che stasera...

Pietro — Lo so... Riparti!... Vai via!... Mi lasci qui!... Divorzi!... Mi dimentichi!... Hai ragione! Hella — Come?

Pietro— So tutto! Sono un miserabile! Leggero, azzardoso, privo del senso della          responsabilità! Sono indegno di te... sono una canaglia. Ma appunto per questo devi amarmi! Hella — Che vai dicendo?

Pietro — Ho bisogno di te! Tu sei il mio angelo, la mia salvezza! Farai    di me un uomo onesto!          Voglio uscire per sempre da questa pece.

Hella — Hai perduto?

Pietro — Tutto! Non ho più nulla, nulla, neanche questo. (Gesto con l’unghia). Non posso neanche     pagare la nostra colazione domattina! Perdonami, ho fatto di te una pezzente. Non hai più             tetto nè pane. Niente pranzo, niente vagone letto. La mia sola scusa è che ti amo. Mi ero            messo in mente di procurarti tutte le gioie del mondo. Con la ricchezza, col lusso, con l’amore! Quest’idea fissa mi ha perseguitato tutta la notte! Ho creduto in essa con fede. Ora      ho finito! Tutto! Sono un mendicante. Ma il buon Dio ti ha mandata qui.

Hella(commossa) — Parli sul serio, Pietro?

Pietro — Con la maggior serietà. Tu puoi ancora salvarmi. Dipende solo da te realizzare i miei             sogni folli.

Hella — Come?

Pietro(a un tratto, positivo)— Dammi i tuoi gioielli!

Hella — I miei gioielli... Per l’amor di Dio... Per che farne?!

Pietro — Li vendo! E ini dieci minuti ho riguadagnato tutto! Presto, presto, amor mio!

Hella (indignata) — Non ci penso neppure.

Pietro — Cosa? Mi rifiuti questo?

Hella — Decisamente!

Pietro — Hai cuore di farlo?

Hella — Sì.

Pietro(disperato) — Gianna Rosa, aiutami! Ti prego! Convincila! La poveretta non sa ancora che        cos’è il gioco.

Hella — Purtroppo, lo so benissimo!

Pietro — Non ti impressionare del fatto che fino adesso ho perduto. La tendenza deve cambiare. Hella — Hai ragione! E anch’io devo cambiare! E molto presto! Anzi, ho già cambiato.

Pietro — Gianna Rosa, ti prego! Dille qualche buona parola nel mio interesse.

Gianna — Signora bella... ancora una volta, per l’ultima volta... aiutatelo...

Pietro — Se posso resistere ancora un poco... son sicuro di vincere! E’ soltanto un piccolo        movimento di capitale.

Hella(inflessibile) — I gioielli non li dò! Assolutamente!

Pietro — Allora prestameli! Li impegnerò.

Hella — Non è neanche il caso di parlarne. Del resto, c’è un’altra questione importante. O tu lasci       per me il gioco... oppure rimani dove sei.

Pietro — Così mi parli, mentre io ti adoro! Mi pianti in asso mentre io lotto per la nostra felicità. Hella — Non occorre che tu lotti per la nostra felicità. L’abbiamo a portata di mano. Ma tu la   cerchi al Casino... invece che a casa tua.

Pietro — Ti comprerò tante belle cose. Ieri ho visto un braccialetto di platino largo così.

Hella — E perciò vuoi i miei gioielli! No! Queste poche cose le ho avute da mia madre. E non le         darò via.

Pietro — Insomma, mi abbandoni al mio destino?

Hella — Sì, ti abbandono.

Pietro — Allora devi aiutarmi tu, Gianna Rosa.

Gianna — Caro... lo avrei fatto da un pezzo... ma non ho un centesimo!

Pietro — E’ da impazzire!

Il croupier — Trentetrois... rouge.. impair et passe.

Pietro — Senti! Trentatrè. Ora cominciano a venire i numeri alti! Per la prima volta da un’ora! Finalmente è la serie! La mia serie! E io non posso sfruttarla perchè non ho neanche un   centesimo!

Il croupier — Vingt neuf... Noir, impair et passe.

Pietro — Ventinove... Hai sentito? Per l’amor di Dio, Hella! Non lasciarmi sfuggire la fortuna! E’       tutta la sera che aspetto questa serie!

Hella — Mi dispiace; vado a casa.

Pietro — Non puoi far questo, amor mio! Sei mia moglie! Devi starmi vicino... anche nella       disgrazia!

Hella — Ti sbagli! Non son venuta in aeroplano a Montecarlo per essere infelice accanto a te! No!      Son venuta per aver della gioia. Per passare con te delle ore liete.

Pietro — Verrà il tempo anche per quelle,tesoro! Più vicina e più grande sarà la nostra felicità ! Hella — Non vincerai mai! A questo gioco non si può die perdere.

Il croupier— Vingt sept... rouge... impair et passe!

Pietro — Ventisette!... Hai sentito? Hella... adorata mia! Vuoi che mi inginocchi dinanzi a te?

Hella — No! Questa è cosa che si può fare a casa.

Pietro — Ma non posso venire a casa! Non ho neanche un soldo! Come vivremo?

Hella — Telegraferò ai miei genitori perché ci mandino del denaro. Chiederò soltanto quanto occorre per pagare il conto dell’albergo e poter partire.

Pietro — E che cosa faremo mentre aspetteremo?

Hella — Staremo all’albergo.

Pietro — E dovrei rinunciar a qualunque probabilità e restar chiuso per tre giorni in una camera? Hella — Non ti fa piacere? Tre giorni in una stanza, con me?

Pietro(disperato) — Ma tesoro! Non volevo dir questo!

Hella — Dovresti fare dei salti di gioia! Tre giorni interi in una stanza !... Con la persona amata!...      C’è nulla di più bello al mondo?!... Ogni minuto porta una nuova gioia!

Gianna — Ah, come siete ottimista!

Hella — Dio mio! Quanti uomini sarebbero felici al pensiero di poter passare tre giorni... tre giorni      con me... nascosti, lontani da tutto il mondo.

Pietro — Ma cerca di comprendermi.

Hella(tagliando corto) — Grazie! Mi basta! Ora puoi continuare a giocare!

Pietro — Dunque... mi dai i gioielli?

Hella — No... questo no.

Pietro — E allora?

Hella — Mi è venuto in mente... Sarebbe inutile... Ho ancora 10.000 franchi.

Pietro (avido) — Diecimila franchi? Dove li hai?

Hella — Qui, nella calza!

Pietro — Come li hai?

Hella (tagliando corto) — Li ho guadagnati!

Pietro — Come li hai guadagnati?

Hella — Come ne guadagnano tutte le donne che sono qui, sulla riviera...

Pietro — Ma parla, una buona volta!

Hella(quasi indifferente) — Li ho semplicemente avuti da un signore!

Pietro — Perché?

Hella — Perché gli piacevo!

Pietro — Eh?!...

Hella — E... sono stata tutta la sera con lui.

Pietro — E osi dirmelo in faccia?

Hella — Che c’è di straordinario? Dal momento che tu giochi, io devo pensare a fornire il denaro.      Tutte le donne che sono qui fanno questo!

Pietro — Non è vero....

Gianna(intervenendo) — Si capisce, che non è vero! Non vedi che ti vuole tormentare!...

Pietro — Dimmi subito come hai avuto questo denaro!

Hella — Me lo hanno dato!

Gianna — Puoi esser tranquillo! Senza nessun contraccambio!

Pietro— E osi accettare del denaro? Vergognati! Faremo i conti! Dammi quei quattrini!

Hella — Eccoli!

Pietro — E fammi vedere l ’uomo! Voglio gettarglieli sul viso! Sul viso, voglio sbatterglieli !

Il croupier — Vingt huit... noir...

Pietro(agitato) — Di nuovo un numero alto... (Nel tono di prima) Gli sbatterò il denaro sul viso!          Ma prima lo getterò sulla tavola della roulette! (Corre nella sala).

            (Di nuovo piccolo movimento sulla scena).

Hella — Adesso è proprio finito, con lui!... Finito... finito.

Gianna — V’ingannate!... Ora appunto comincia... Ora guadagnerà un patrimonio...

Hella — Come lo sapete?

Gianna — Quel denaro porta sempre fortuna!

Il croupier — Trentetrois... Noir, impair et passe!

Gianna — Avete sentito?... Di nuovo un numero alto! Ha vinto la prima puntata! Scusatemi, corro       a vedere. Devo aiutarlo nel finale.

            (Corre nella sala. Alcuni giocatori entrano. Fra essi sitrova anche Gastone, il cameriere).

Gastone(vedendo Hella) — Oh, signora... (Si inchina profondamente).

Hella — Che cosa fate qui?

Gastone — Gioco!... Amo il Casino!... l’unico luogo dove anche un cameriere ha delle probabilità!

Hella — Avete dunque molto denaro?

Gastone — Rischio soltanto qualche franco... Gioco su un solo numero...

Hella — Quale?

Gastone— Trentadue... il numero della vostra camera...

Hella — Siete gentile...

Gastone — Se nella vita non posso arrivare al numero trentadue, forse nella roulette...

Hella — Sfacciato!

Gastone — Perdonate!... Sono fuori servizio. Per punizione, domattina quando vi porterò la    colazione mentre sarete a letto, abbasserò gli occhi...

Il croupier — Faites votre jeu, messieurs... Rien ne va plus!

Gastone — E ora addio, signora... Se domattina trovate sulla tazza un’orchidea, vorrà dire che il         numero trentadue mi avrà portato fortuna... (Via nella sala).

Hella (seguendolo con lo sguardo) — Un buon imbecille... (Quindi scrolla le spalle decisa, quasi         con dispetto, e fa per uscire a destra. Si vede dinanzi Marcello. Quasi spaventata) Ah!

Marcello — Dio sia lodato... finalmente vi trovo!

Hella — Mi cercavate?

Marcello — E come... Son corso dappertutto come un pazzo... Nel momento in cui vi ho lasciata,      mi sono accorto quanto ero stupido!

Hella — Sì... Vi siete comportato in un memo piuttosto strano!

Marcello — Non è colpa mia. Credetemi... Sono innocente. Sono stato colpito dal male degli            uomini di quarant’anni. Dubbio... egoismo... pigrizia... paura...

Hella — Paura di me?

Marcello — Sicuro! Sono nell’età pericolosa! Ogni donna può diventare funesta! Il più piccolo         sassolino può fare inciampare!

Hella — Vuol dire che mi ritenete un sassolino?

Marcello — Anche i sassolini possono scintillare.

Hella — Grazie per il complimento. Dunque, per questo mi avete cercata?

Marcello — Può darsi! Dopo che ho preso commiato da voi, sono andato a passeggiare lungo il         mare... ma la vostra voce era dentro di me... Sentivo il calore del vostro sguardo.

Hella — E poi...

Marcello — E poi una stupida brezzolina ini ha portato il vostro profumo. Bambina!... E’ una            cosa tremenda! Mi siete penetrata nei nervi! Lo sento! Ho bisogno di voi! Venite con me!

Il croupier(molto acuto) — Trentesix... Rouge, pair et passe.

Hella (indietreggia spaurita) — Avete inteso? Ancora un numero alto! Tutti numeri alti, uno    dopo l’altro!

Marcello — Che ve ne importa?

Hella — Ditemi! Se imo gioca con puntata di diecimila franchi, che cosa succede?

Marcello — Se lascia la vincita sulla tavola, mette insieme un bel gruzzolo!

Il croupier — Vingthuit!... Noir, pair et passe!

Hella — Ventotto!... Ancora! Diecimila per volta... diecimila... ventimila... quarantamila... E così        via... così via... così via...

Marcello — Che cosa moltiplicate?

Hella — La speranza!... La speranza gira insieme alla roulette. Forse ciò che è cominciato così             felicemente... forse si realizzerà...

Il croupier — Trentecinq!... Noir...

Hella — Ha vinto ancora!

Marcello — Bambina!... Non vi capisco!

Hella — Nemmeno io mi capisco... Tranquillizzatevi. Entro di me tutto gira come la roulette,   come se io stessa fossi su una ruota, come se mi potessero lanciare da un numero all’altro!   Una volta cado sul rosso... una volta sul nero... una volta son buona... ima volta cattiva... una           volta onesta... una volta disonesta... una volta signora... una volta cocotte. Dentro di me tutto           gira, come una ruota, e infine non so più che cosa sono realmente...

Marcello — Dipende sempre dal croupier...

Hella — Non comprendo...

Marcello — Vi sono dei croupier che fanno uscire sempre numeri alti, altri che fanno uscire   sempre il nero. Vi sono uomini nelle mani dei quali voi siete una buona fanciulla, altri nelle   mani dei quali diventate miserabile. Ogni donna porta entro di sé tutte le possibilità.

Il croupier — Trentetrois! Rouge...

Hella — Ha vinto! Ha vinto!

Marcello — Bambina! Tremate in tutta la persona! Lasciate tutto qui! Venite con me! Vi porto          via... lontano... dove non vi conoscono!

Hella — Dove non mi conoscono?... Perché? Forse vi vergognate di me?

Marcello — Sciocchina!

Hella — Si capisce! Si possono amare le cocotte, ma non ci si fa vedere pubblicamente con loro ! Marcello (nervoso) — Non è vero. Voglio portarvi lontano perché non posso sopportare il pensiero...

Hella — Quale pensiero?

Marcello — Che voi, che per me siete una cosa tanto grande, per altri rappresentate soltanto un’ora... un pomeriggio... al massimo una notte...

Hella — Mio povero amico! Siete geloso di una donna che appartiene a tutti!

Marcello — V’ingannate! Sarei capace di essere perfino contento di sapervi tanto amata! Ma mi       irrita che chiunque possa comprare il vostro sorriso... la vostra giovinezza... questa purezza             acerba e infantile, per cento franchi.

Hella — Non sono così a buon mercato!

Marcello — Cinquecento!... Fa lo stesso! Ma io voglio darvi molto di più.

Hella — Come?!

Marcello — Comprendetemi bene! Non penso al denaro. Voglio donarvi un po’ di vita... mi piccolo viaggio... una lieta vacanza. E voglio godere la gioia del dono... Voi amate questo          orribile mondo... e io non posso immaginare niente di più bello che mostrarvi un po’ di        questo mondo.

Hella (commossa) — Siete veramente un essere così buono, così caro. O questo è semplicemente        il vostro sistema per sedurre le ragazze?

Marcello — Sedurre? Peccato che io sia giunto troppo tardi. Sarebbe stato molto bello. Ma un           uomo della mia età non può avere dei progetti così insensati.

Hella — Allora... quali progetti avete fatto per me?

Marcello — Voglio condurvi per il mondo... educarvi un poco... darvi qualche consiglio. E prima      di tutto, darvi molta gioia. Voglio che ridiate sempre... voglio vedere i vostri dentini così           lucenti.

Hella(sincera) — Sapete che ci si potrebbe innamorare di voi?

Marcello(sorridendo) — Non chiedo tanto! Ma appoggiare qualche volta la testa sulla vostra             spalla… accarezzare i vostri capelli... parlare con voi come se realmente mi apparteneste...             Sarei molto contento e molto felice.

Hella — Dunque non credete che potrei essere tutta vostra?

Marcello — Impossibile! Amate troppi uomini.

Hella — Eppure vi ho detto che non ho ancora amato nessuno.

Marcello — Nemmeno il primo?

Hella — Quale primo?

Marcello — Quello... che... che vi ha sedotta! Quello dovete averlo amato.

Hella — Il primo!... Il primo!... (Con un riso amaro) Credo che sia stata la più gran delusione della mia vita.

Il croupier — Trentedeux... coir, pair et passe.

Hella (giubilando) — Ha vinto di nuovo!

Marcello — Qualcuno sta giocando per voi?

Hella — No! Gioca me stessa! Gioca la mia vita! Gioca il mio destino!

Marcello — Chi è quest’uomo?

Hella — Nessuno! Un giocatore! Che siede alla tavola con gli occhi sbarrati... e vince.

Il croupier — Vingtsept!... Rouge...

Hella — Avete sentito! Vince ininterrottamente.

(Si sente dalla sala rumore di voci che va     aumentando. Pietro entra trionfante con in mano un mucchio di biglietti di banca).

Pietro(beato) — Hella!... Diletta mia!... Guarda cosa ti ho portato!

Hella (si scosta da Marcello, spaventata) — Pietro!

Pietro — Ho guadagnato un patrimonio! Vedi che avevo ragione!... Non bisogna mai arrendersi!        Perseverare! Inesorabilmente!(Vede ad un tratto Marcello) Olà! Che bella sorpresa!

Hella             — Cosa?

Pietro(raggiante) — Ma guarda! Come mai sei qui... mio caro, vecchio amico? Marcello!...       Carissimo! Da quando sei qui?

Marcello — Da tre settimane. E tu?

Pietro — Sono arrivato stasera. Conosci mia moglie?

Marcello — Come?

Pietro (ingenuo a Hella) — Permetti... il dottor Marcello Ferro... un carissimo amico... Mia       moglie!

Marcello(sbalordito) — Cosa?

Pietro(cordiale a Hella) — L’uomo che ha la mano migliore, a Montecarlo.

Marcello — Ma guarda! (Vacilla. Si appoggia alla spalliera di una sedia).

Pietro(ridendo) — Che hai? Perchè sei così colpito?

Marcello (quasi balbettando) — Non... non sapevo affatto che tu fossi sposato.

Pietro — Non potevi saperlo! E’ accaduto stamattina! Siamo venuti a Montecarlo in aeroplano ! Marcello — Siete in viaggio di nozze?

Pietro — Sì.

Marcello — E’ terribile.

Pietro — Oh, non spaventarti tanto... deciditi a salutare mia moglie.

Marcello — Signora... permettete...

Hella — E’ inutile che vi presentiate... Ci conosciamo di già!

Pietro — Davvero?

Hella — Una vecchia conoscenza di quando ero signorina...

Marcello (secondandola) — Sicuro... Tu non eri ancora nato. Figurati come sono stato contento         stasera quando per caso ho visto la signora! Se avessi saputo che era tua moglie...

Pietro — Non glielo hai detto?

Hella — Era tanto più divertente... Eravamo tutti e due a cena... e quando è stato il momento di         pagare, ho visto che avevi portato via tutto il denaro...

Pietro (ridendo) — Ah ecco!... Ti sei fatta prestare da lui i diecimila franchi?

Marcello — Non avevo biglietti di taglio più piccolo...

Pietro(ridendo) — Questo non fa nulla! La cosa più importante è che il tuo denaro ha portato fortuna!... Ecco... Restituisco... (gli porge il denaro) ... con mille ringraziamenti!

Marcello — Oli, non vale la pena!

Pietro — E che cosa fai di bello? Come vanno i tuoi affari?

Marcello — Grazie. Il lavoro bene. Per quanto può andar bene al giorno d’oggi...

Pietro — E tua moglie?

Hella (delusa) — Siete ammogliato?

Marcello — Io? Mai avuto moglie in vita mia!

Pietro — Mi pareva di aver letto nei giornali...

Marcello — Era mio fratello! Soltanto metà della ditta ha preso moglie.

Pietro(ridendo) — Beli! Del resto... trovi da divertirti, eh?

Marcello — Qualche volta... (Occhiata a Hella) Per esempio, stasera ho avuto una piccola     avventura con tua moglie.

Hella(ridendo) — Un’avventura molto innocente.

Pietro — Continuala pure! Mi fai veramente un gran piacere.

Marcello — Come?

Pietro — Vorrei tornare a giocare. Ma bisogna pure accompagnare a casa questa povera bambina. Marcello(sospira sincero) — E’ vero! Bisognerebbe accompagnarla a casa.

Pietro — Ora ci sei tu. Proprio quel che ci vuole. Posso continuare a giocare tranquillo. Sono in           vena! Sai che... 

Il croupier — Vingtsept. Rouge...

Pietro — Altri dieci minuti e torno! Vero che non sei in collera, tesoro?

Hella — Con te non si può essere in collera! Sei davvero commovente!

Pietro — Io?

Hella — Come ti dibatti fra due mostri... la roulette e la moglie!

Pietro — Oli, li supererò benissimo entrambi. Caro amico... occupati di distrarre un poco mia   moglie. Posso fidarmi di te? Se so che è in compagnia, gioco molto più tranquillo.

Il croupier — Faites votre jeu, messieurs! Rieri ne va plus!

Hella — Gioca pure tranquillo! Addio! (Pietro si affretta nella sala).

Marcello (prorompendo) — E’ terribile! Come ho potuto credere... Dunque non siete una       cocotte?

Hella — No!

Marcello — E lo confessate così tranquillamente? Non avete paura?

Hella — Di cosa?

Marcello — Che io vi batta! 0 che vi soffochi di baci! O tutt’e due le cose?!

Hella — Perchè siete così arrabbiato?

Marcello — Perchè mi avete ingannato. Ignobilmente ingannato! Sapete che cosa mi avete fatto?! Hella(spaventata) — Io no!

Marcello — Ho lottato tutta la sera con me stesso... Vecchio imbecille... mi dicevo... vecchio             imbecille... non perdere la testa!... Non ti innamorare di una creatura di quel genere! Di una   donna che va su e giù per la Riviera!... Che un giorno sta con un maragià, l ’indomani con         un rappresentante di lucido da scarpe, e l’altro giorno con un cassiere in fuga!...

Hella(indispettita) — Questo avete pensato di me? Come avete osato?

Marcello — Sì! E quando alla fine mi sono messo d’accordo con me stesso... quando sono     arrivato al punto di dirmi che non m’importava di nulla... Quando un uomo della mia età        incontra il miracolo... la donna di cui ha bisogno, l’unica con la quale può immaginare           l’amore!... Allora non esistono ragionamenti, ogni riflessione è inutile... bisogna che egli la    prenda!... (Sempre più agitato) Comprendetemi!... Dopo avere finalmente confessato a me       stesso, senza più infingimenti e senza ambagi, che amavo una sgualdrinetta perchè non   potevo fare altrimenti... ecco che vengo a sapere che si tratta di una donna onesta e per bene come ve ne sono tante...

Hella — V’ingannate! Non sono onesta. Una donna per bene non fa ciò che ho fatto io. E credo di    essere positivamente la sgualdrina che voi avete immaginato in me!

Marcello — Non è vero. Ora vi credo molto peggiore di prima... ma ciò non ha più importanza.         Addio, farfalletta notturna. Sono stato un po’ ingenuo. Pare che non sia tanto facile        invecchiare.

Hella(con ardore) — Non è vero che siate vecchio! Siete così buono... caro... Datemi la mano ! Marcello — Bambina!

Hella — Ditemi... Vi siete davvero innamorato della sgualdrinetta?

Marcello — Se potevo dimenticare il vostro passato, vuol dire che vi volevo veramente bene! A        un’altra donna si perdonano solo uno o due uomini... a voi ho perdonato tutti gli stranieri             della Costa Azzurra!

Hella — Ah... che bellezza! Si può amare una donna simile? Una donnaccia? Oh, vi     ricompenserò.. . principescamente.

Marcello — Cara!

Hella — Portatemi via con voi! Subito! Portatemi via!

Marcello — Dove?

Hella — Dove si conducono quelle donnine. Nel primo albergo che vi capita. Eccomi, vengo con        voi, dovunque!

Marcello — Mi dispiace. Ma purtroppo non posso mettermi a vostra disposizione.

Hella(stupita) — Cosa?

Marcello — Con una cocotte, sì. Con quella avrei potuto dimenticare tutto un reggimento. Ma          voi... voi vi siete sposata oggi! Non saranno passate due ore da quando... avete imparato a     conoscere la vita fra le braccia di quel giovanotto! Non è possibile, in un caso come questo, condurre con sé una donna!

Hella(interrompendo)— Come siete sciocco!

Marcello — Che cosa dite?

Hella — Ma non avete occhi, dunque?... Non vedete nulla in me!... Non sentite nulla!

Marcello — Che cosa?

Hella — Appena siamo arrivati, egli mi ha piantata per correre al Casino... a giocare!

Marcello(fuori di sé) — Impossibile! Ditemi... davvero... siete... siete...

Hella — Sì!... Sono una signorina!

Marcello — Una signorina!

Hella — Ora mi disprezzate!

Marcello(quasi giubilante) — Mia piccola, cara, stupida piccina... Allora era questa l ’innocenza        nei tuoi occhi!... Lo sguardo limpido! Questo era ciò che non riuscivo a spiegarmi!

Hella — Credo di sì...

Marcello(deciso) — Allora, vecchio imbecille... è finita! Non c’è più salvezza!

Hella — Che state dicendo?

Marcello — Bambina!... Sei mia!... definitivamente!... per sempre... (In questo momento grande        strepito nella sala da gioco. Da ora il ritmo va accelerato sino alla fine dell’atto).

Hella(spaventata dal chiasso, presta ascolto) — Che c’è? Che cos’è successo? (Gianna Rosa   entra a precipizio).

Gianna — Che cosa immensa!... Immensa... Pietro ha fatto saltare il banco!

Hella — Temo che sia giunto troppo tardi.

Gianna — Ora vi prego di una cosa. Non lo lasciate giocare più oltre. Conducetelo a casa!        Conducetelo a casa! Non bisogna stancare la fortuna!

Marcello(a Hella) — Non vi lascio! Dovete venire con me!

Gianna — Ha vinto un patrimonio! Denaro sufficiente per tutta la vita! Ora è il momento in cui           bisogna condurlo via... per sempre.

Marcello — Andiamo, amor mio!

Hella — Ancora un istante, vi prego. Dio mio... Dio mio! Forse si può ancora rimediare. L’ho pure      amato, un tempo. Forse anch’egli mi ama... a modo suo... forse è l ’ultima opportunità. Pietro(compare sulla soglia) — Olà, Hella!

Hella — Olà, Pietro!

Pietro — Voglio dirti solo quanto ti voglio bene!

Hella — Vieni a casa!

Pietro — Un minuto ! Ancora un’ultima puntata! (Sparisce nella folla. Gran rumore di voci).Hella — Che significa questo chiasso?

Gianna — Il banco ha preso altro denaro. II gioco continua!

Il croupier — Faites votre jeu, messieurs!... Rien ne va plus!

Gianna — E’ il finale. Deve andargli bene anche questa! (Corre nella casa).

Marcello — Su, via!

Hella — Che cosa!

Marcello — La tempesta... per l’ultima volta nella mia vita... Ma sarà la più bella! Ecco carta...           penna... (Prende la stilografica).

Hella — Che debbo fare?

Marcello — Scrivere la lettera d’addio... “Addio per sempre “.

Hella — Come?

Marcello — Quattro parole! Bastano a spiegare tutto!

Hella — Vi supplico. Riflettiamo ancora un momento.

Marcello — Impossibile! In questo momento mi sento giovane. Più giovane di quel ragazzaccio         che corre dietro ai quattrini! Se comincio a riflettere, divento di nuovo un uomo di trent’anni! Non voglio dargli questo vantaggio.

Hella — Dovrei andarmene così?... Senza un motivo?

Marcello — Inutile cercare motivi. Altrimenti, alla fine potreste ancora comprendervi.

Hella — Avete tanto timore di lui?

Marcello — Sì! Egli ha un enorme vantaggio di fronte a me. E’ stato cattivo con te! Le donne           sono sempre riconoscenti di questo!

Hella — Diceva che ini amava.

Marcello — Lo credo! Ma ti ama perchè è giovane! E invece io sono giovane perchè ti amo! Perciò ti rapisco a lui. Se è necessario, anche con la violenza. Non capisci, amore, che lotto         per la mia vita! Devi prender commiato da lui!

Hella(scrive) — « Addio per sempre! ». Come sono tristi, vedendole scritte, queste parole! Marcello le( strappa in fretta il biglietto di mano) — Cameriere!... Un cameriere —- Pronti... Marcello — Date questa lettera a quel signore... (Lo indica) Quello laggiù.

Il cameriere — Subito!

Hella(spaventata) — Vi supplico... aspettate ancora un poco!

Marcello — Perchè? E’ davvero così difficile separarti da lui? E’ veramente impossibile che tu          mi ami ?

Hella — Oh sì... posso amarti... amarti molto. Ma anche lui!... Questo è il terribile! Rosso o      nero!... Pari o dispari! Non posso decidere... Ilo fede nel destino.

Marcello — Che vuoi fare?

Hella — Egli si avvicina alla tavola... Comincia a giocare... Mi getto sulla tavola... sono io la    posta!... La mia vita, la mia giovinezza, l’amore, la mia prima notte... tutto ciò è sul tappeto       verde... Se egli perde quest’ultimo colpo, rimango con lui!,.. Non bisogna abbandonare il        perdente... Se vince, vengo con te!

Il croupier — Faites votre jeu, messieurs !... Rien ne va plus! (Si sente il rotolare della pallina).Hella — Come coire !... da mi numero all’altro... ciecamente... stupidamente...

Marcello (agitato) — Rallenta...

Hella — Stiamo attenti!... Un numero alto?

Il croupier(freddo, con voce alta come un giudice) — Zero!

Hella — Zero! Il banco vince tutte le puntate... Pietro ha perduto!

Marcello — Ha perduto!... Rimani con lui !...

(Gianna Rosa entra correndo febbrile).

Gianna(quasi, fuori di se) — Ha il diavolo dalla sua! All’ultimo momento ha cambiato idea! Ha           gettato la puntata sullo zero! Trentasei volte la posta! (Cade spossata su una sedia).

Marcello(felice) — Ha vinto! Ha vinto! Vecchio imbecille! Il destino è stato generoso con te. Hella(si inchina davanti a lui) — Mio signore, ecco la vincita... prendetela...

Marcello — Partiamo subito... Vieni!... Vieni!

Hella — Ma prima andiamo alla posta, per telegrafare alla mamma!

Marcello — Che cosa vuoi telegrafare?

Hella — « Cambiato marito. Proseguo viaggio di nozze ».

Marcello — Tesoro!... (L’abbraccia e la conduce via).

Pietro(compare con una quantità fantastica di biglietti di banca che getta su un tavolino) — Ho           bisogno di un autocarro !...

Gianna — Contiamo, presto!

Pietro — Son curioso di sapere quanto può essere... (Comincia a contare) 10... 20... 30... 40... 50...     55... 60... 70... 80.

Il cameriere(avvicinandosi) — Signore, una lettera per lei.

Pietro(stupito) — Una lettera?... Che cosa può essere? (Strappa la busta e legge) Inaudito!

Gianna — Che è successo?

Pietro — Mia moglie mi ha lasciato qui... (Ricomincia a contare) 90... 100... 110... 120... (Riflette        per un istante) Volevamo costruire una casa... con terrazza... rimessa... sei bambini... (Conta       ancora) 130... 140... 150... 160...

Il croupier(freddo) — Messieurs, faites votre jeu... Rien ne va plus...

F I N E D E L L A C O M M E D I A

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