Rumori fuori scena

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di Michael Frayn

Con niente addosso

di Robin Housemonger

Personaggi e interpreti in ordine di apparizione

SIGNORA CLACKETT – Dotty Otley

ROGER TRAMPLEMAIN – Garry Lejeune

VICKY – Brooke Ashton

PHILIP BRENT – Frederick Fellowes

FLAVIA BRENT – Belinda Blair

UNO SCASSINATORE – Selsdon Mowbray

UNO SCEICCO – Frederick Fellowes

L’azione ha luogo nel soggiorno della casa di campagna dei Brent, un mercoledì pomeriggio.

DIRETTORE DI SCENA – Tim Allgood

ASSISTENTE – Poppy Norton-Taylor

REGIA – Lloyd Dallas

Atto primo: il soggiorno della casa di campagna dei Brent. Mercoledì pomeriggio.

(Grand Theatre, Weston-Super-Mare, lunedì 14 gennaio).

Atto primo : il soggiorno della casa di campagna dei Brent. Mercoledì pomeriggio.

(Theatre Royal, Goole, pomeridiana di mercoledì 13 febbraio).

Atto primo : il soggiorno della casa di campagna dei Brent. Mercoledì pomeriggio.

(Municipal Theatre, Stockton-on-Tees, sabato 6 aprile).

Atto Primo

Il soggiorno della casa di campagna dei Brent. Mercoledì pomeriggio.

(Grand Theatre, Weston-Super-Mare, lunedì 14 gennaio).

Un delizioso mulino del XVI secolo, a 40 chilometri da Londra, amorevolmente ristrutturato. Atmosfera vecchio mondo, molti elementi d’epoca, attrezzato di tutti i comfort del vivere moderno, stupendamente ammobiliato dal proprietario ora residente all’estero. Ideale per compagnie straniere in cerca di tipico ambiente inglese per dirigenti in missione. Affittasi per un minimo di tre mesi. Rivolgersi all’agenzia immobiliare: Squire, Squire, Ackham e Dudley.

La casa è formata da un soggiorno con una scala che conduce ad un ballatoio. Un ragguardevole numero di porte conduce agli altri ambienti: al piano terra, la porta d’ingresso si affaccia sul giardino e sul delizioso villaggio in lontananza; un’altra porta conduce allo studio, rivestito di eleganti pannelli; una terza alle ariose e moderne stanze di servizio. Una quarta porta conduce alla lussuosa sala da bagno, mentre una finestra esposta a meridione consente una veduta panoramica della campagna circostante. Sul ballatoio si trova la porta della camera da letto principale, attigua a quella di un elegante armadio a muro. Un’altra porta, in fondo al ballatoio, conduce alle altre stanze sul piano superiore della casa, mentre ad un altro attrezzatissimo bagno si accede dalla porta che si trova sul pianerottolo dell’ammezzato, a metà scala. Complessivamente si tratta di uno straordinario esempio dell’arte scenografica inglese: una scena di fronte alla quale lo spettatore teatrale più esigente si troverà subito a suo agio.

All’alzarsi del sipario, il telefono ultramoderno sta squillando. Dalle stanze di servizio entra la signora Clackett, una governante di carattere. Ha in mano un’enorme piatto di sardine.

CLACKETT  È inutile che insisti; non posso mica aprire le sardine e rispondere al telefono; ho solo un paio di piedi! (Posa il piatto delle sardine sul tavolinetto del telefono, accanto al divano, e solleva la cornetta). Pronto?… Sì, ma qui non c’è nessuno. No, il signor Brent non c’è… Abita qui, sì ma adesso non abita qui perché abita in Spagna… Il signor Philip Brent, esatto… quello che scrive le commedie, sì; solo che adesso le scrive in Spagna; io mi occupo della casa, però il mercoledì all’una me ne vado, perciò faccia conto che non ci sono manco io… Sì, perché sto per mettermi a pancia all’aria con un bel piatto di sardine e poi qui ci hanno il tivvucolor e oggi danno la Royal… come si chiama quella corsa di cavalli? Dov’è finito il giornale? (Cerca sul giornale). Senta, se è per affittare la casa deve telefonare all’agenzia, sono loro che se ne occupano… Squire, Squire, Ackham e… come si chiama l’altro? Non me lo ricordo mai. No, no, loro non stanno in Spagna, stanno accanto al telefono in ufficio. Squire, Squire Hackhame… un momento, vado a vedere.

(Riattacca il ricevitore. Almeno così dice la didascalia dell’autore della commedia ‘Con niente addosso’. Invece, l’attrice posa il ricevitore accanto al telefono).

Sempre la stessa storia! Non fai a tempo a metterti a pancia all’aria che si scatena il finimondo.

(Esce la signora Clackett entrando nello studio col giornale in mano. Almeno così dice la didascalia. Ma, in effetti, lei si avvia col piatto delle sardine, anziché col giornale. E così facendo, Dotty Otley, l’attrice che interpreta il ruolo della signora Clackett, esce dal personaggio e commenta il movimento).

E porto via le sardine… no, le lascio, le sardine. No, no, le porto via le sardine.

(La voce di Lloyd Dallas, il regista di ‘Con  niente addosso’, risponde dal buio della sala).

LLOYD         Lasci le sardine e riattacchi il ricevitore.

DOTTY         Ah, già, riattacco il ricevitore. (Riattacca il ricevitore e si avvia di nuovo con le sardine).

LLOYD         E lasci le sardine.

DOTTY         E lascio le sardine?

LLOYD         Lasci le sardine.

DOTTY         Riattacco il ricevitore e lascio le sardine.

LLOYD         Esatto.

DOTTY         Scusa, ma questo movimento non l’avevamo cambiato, caro?

LLOYD         No, cara.

DOTTY         Vuoi dire che ho sempre fatto così?

LLOYD         Magari lo avessi fatto, Dotty, gioia mia.

DOTTY         E le battute, caro? Ne azzecco qualcuna?

LLOYD         Ogni tanto ne dici qualcuna che mi pare di riconoscere.

DOTTY         È che mi sento la testa come una slot-machine.

LLOYD         Lo so, Dotty.

DOTTY         Apro la bocca e non so mai se verranno fuori tre arance o due limoni e una banana.

LLOYD         Comunque non è ancora mezzanotte. La prima è solo domani sera. Allora, hai in mano il ricevitore…

DOTTY         Ho in mano il ricevitore…

LLOYD         “Squire, Squire, Hackham e un momento vado a vedere…”.

(Dotty riprende a recitare il ruolo della signora Clackett).

CLACKETT  Squire, Squire, Hackham e, un momento, non se ne vada, questa volta riattacco. (Riattacca il ricevitore).

CLACKETT  È sempre la stessa storia! Non fai a tempo a metterti a pancia all’aria che arrivano i seccatori.

(La signora Clackett esce di scena dalla porta dello studio col giornale in mano. Solo che il giornale non ce l’ha).

(Si sente il rumore di una chiave nella toppa).

LLOYD         Alt!

(Sulla porta appare Roger con in mano una scatola di cartone. È sulla trentina e ha l’aria ben curata di uno che si muove nel mondo immobiliare di alto bordo).

ROGER         … Sì, la mia governante, ma questo è il suo pomeriggio libero.

LLOYD         Alt, Garry. Dotty!

(Entra Vicky dalla porta principale. È una appetitosa ventenne dalle forme procaci e ben curata).

ROGER         Perciò abbiamo la casa a nostra completa disposizione.

LLOYD         Alt, Brooke. Dotty!

(Rientra Dotty dallo studio).

DOTTY         Devo rientrare?

LLOYD         Sì, e uscire di nuovo col giornale!

DOTTY         Il giornale? Ah! Il giornale.

LLOYD         Riattacchi il ricevitore, lasci le sardine ed esci col giornale.

(Garry porge il giornale a Dotty).

GARRY       Ecco, tesoro.

DOTTY         Scusa, amore.

GARRY       (Abbraciandola). Non preoccuparti, tesoro, è solo la prova tecnica.

LLOYD         È la generale, Garry, tesoro. È la prova generale.

GARRY       E quando c’è stata la prova tecnica?

LLOYD         E quando c’è la generale? Domani c’è la prima.

GARRY       Veramente eravamo tutti convinti che questa fosse la prova tecnica! (A Dotty). Vero, amore?

DOTTY         Sono tutte quelle parole che mi angosciano, tesoro.

GARRY       Tu non devi preoccuparti delle parole, Dotty, dolcezza.

DOTTY         Mi vengono fuori come arance e limoni.

GARRY        Senti, Dotty, le tue parole vanno benissimo. Tu sai a memoria tutte le battute meglio di… Capito, no? (Si rivolge a Brooke). Non ti pare?

BROOKE      Come?

GARRY       (A Dotty). Voglio dire.. O.K., d’accordo, lui sarà anche… capito, no? Benissimo! Mu tu, cara mia, tutto questo genere di personaggi li fai da quando… voglio dire… Cristo, Dotty! Capito, no?

LLOYD         Possiamo? Allora, Garry e Brooke sono fuori, e Dotty ha in mano il ricevitore…

GARRY       No, ma dico, eccoci qua. Stiamo tutti pensando, Dio mio, domani abbiamo la prima; abbiamo fatto solo quindici giorni di prove, non sappiamo ancora a che punto siamo, eppure, mio Dio, eccosi qua!

DOTTY         Hai ragione, amore! vero che ha ragione, Lloyd?

LLOYD         Ragioni da Dio, Garry!

GARRY       No, ma voglio dire, scusate, dobbiamo recitare a Weston-Super-Mare tutta questa settimana e poi a Yeovil, a Dio-solo-sa-dove, a Dioo-solo-sa-dove-altro-ancora per Dio-solo-sa-quanto, e ci sentiamo, già tutti… capito, no? (A Brooke). Non ti pare?

BROOK        Come?

LLOYD         Comunque, voi siete fuori, Dotty ha in mano il ricevitore…

GARRY       Scusa, eh, Lloyd, ma a volte quello che va detto. Capisci?

LLOYD         Capisco.

GARRY       Grazie, Lloyd.

LLOYD         Niente, Garry! Allora, voi siete fuori…

GARRY       Scusa, eh, ma vorrei dire un’altra cosa, visto che ci siamo fermati. Io ho lavorato con un sacco di registi: certi erano dei geni, altri erano degli stronzi… ma non mi era ancora mai capitato uno che fosse così assolutamente e totalmente… Capito, no?

LLOYD         Grazie, Garry, sono commosso. E adesso vuoi uscire da questa cazzo di scena?!

(Garry esce dalla porta principale).

LLOYD         Ah, Brooke…

BROOKE       Sì?

LLOYD         Ci sei?

BROOKE      Ci sono.

LLOYD         Sì, ci sei?

BROOKE      Come?

LLOYD         Non ci sei. D’accordo, passo più tardi. Avanti, allora.

(Brooke esce dalla porta principale).

LLOYD         (A Dotty).  Dunque, tu sei lì col ricevitore in mano.

DOTTY         Io sono qui col ricevitore in mano. Riattacco il ricevitore e lascio le sardine.

(Riprende il personaggio).

CLACKETT  Sempre la stessa storia…

LLOYD         E prendi il giornale!

(L’attrice torna indietro e prende il giornale e il ricevitore).

DOTTY         Lascio le sardine e prendo il giornale.

(Riprende il personaggio).

CLACKETT  Sempre la stessa storia, ti fanno venire il mal di pancia…

DOTTY         E finalmente esco…

LLOYD         Lasciando il ricevitore!

(La signora Clackett torna indietro, riattacca il ricevitore ed esce dallo studio. Entra Roger ripetendo l’azione di prima, con la scatola di cartone).

ROGER         …di solito c’è la mia governante, ma oggi è il suo pomeriggio libero.

(Entra Vicki come prima).

Perciò la casa è a nostra completa disposizione. (Roger esce e rientra con una borsa delle linee aeree ed chiude la porta). Dò un’occhiatina. (Apre la porta della stanza di servizio. Vicki si guarda intorno). Ehi! C’è nessuno in casa? No, non c’è nessuno. Beh? Che te ne pare?

VICKI           Stupenda. È tutta roba tua?

ROGER         Oh, è solo un casino di campagna. Un vecchio mulino ristrutturato. Sedicesimo secolo.

VICKI           Dev’essere costata un patrimonio!

ROGER         Beh, bisogna pure avere un posto dove ricevere i soci d’affari! A proposito, c’è un cliente che viene alle quattro. Un arabo. Petrolio. Sai, no?

VICKI           Certo. E io per le quattro devo consegnare quegli schedari al nostro ufficio centrale.

ROGER         Bene, abbiamo giusto il tempo necessario. Cioè, diamoci da fare. Voglio dire…

VICKI           Io sono pronta.

(Roger posa la scatola e apre la borsa da viaggio).

ROGER         Non perderemo tempo a far raffreddare lo champagne!

VICKI           Quante porte!

ROGER         Oh, non sono poi tante : lo studio, la cucina, la residenza autonoma della governante.

VICKI           Stupendo! E dov’è che si va?

ROGER         Dov’è che?…

VICKI           Si va.

ROGER         Ah! Di là. (Apre la porta del bagno al piano terra).

VICKI           Fantastico!

(Vicki esce dal bagno. Entra la signora Clackett dallo studio, senza il giornale).

CLACKETT  Adesso non trovo più le sardine!

(Sorpresa reciproca. Roger chiude la porta del bagno e fa sparire la bottiglia di champagne nella borsa).  

ROGER         Mi scusi, credevo che non ci fosse nessuno.

CLACKETT  Difatti io non ci sono. È il mio pomeriggio libero, solo che oggi c’è la Royal… come si chiama quella corsa di cavalli dove si mettono in testa tutti quei cappelli pieni di frutta… Ma lei chi è, scusi?

ROGER         Io sono dell’agenzia.

CLACKETT  Dell’agenzia?

ROGER         Squire, Squire, Hackham e Dudley.

CLACKETT  Ah! E lei chi è dei quattro? Squire, Squire, Hackham o Dudley?

ROGER         Io sono Tramplemain.

CLACKETT  E si presenta qui come se fosse il padrone di casa! L’avevo preso per un ladro.

ROGER         No, ho fatto un salto per… per controllare delle cose. Sì, insomma, prendere delle misure, fare qualche lavoretto… (La porta del bagno si apre. Roger la richiude). Ah! C’è anche una cliente… sto facendo vedere il villino ad una potenziale cliente.

VICKI           (Da fuori, aprendo la porta). Ma che cos’ha questa porta?

ROGER         È molto eccitata all’idea di prenderlo… in affitto, naturalmente.

(Entra Vicki dal bagno).

VICKI           Ma quella non è la camera da letto!

ROGER         La camera da letto? No, quello che vede lì è il salone da bagno principale. E questa che vede qui è la governante, la signora Crockett.

CLACKETT  Clackett, caro, Clackett.

VICKI           Ah, salve.

ROGER         Faccia pure conto che non ci sia.

CLACKETT  Ci sono solo per il tivvucolor.

ROGER         Sa, danno la Royal…

CLACKETT  A casa ho il bianco e nero.

ROGER         (Alla signora Clackett). Non stia a preoccuparsi per noi.

CLACKETT  (Prende su le sardine). Terrò basso il volume.

ROGER         Noi diamo solo un’occhiata alla casa.

CLACKETT  Solo che adesso ho perso il giornale.

(La signora Clackett esce dallo studio con le sardine. Solo che lei le lascia in scena).

LLOYD         Le sardine!

ROGER         (A Vicki sulle scale).Mi dispiace, scusa.

LLOYD         Le sardine!

VICKI           Figurati. Tanto a noi mica serve il televisore, no?

LLOYD         Le sardine!

(Rientra Dotty dallo studio).

DOTTY         Ho dimenticato le sardine.

GARRY       Lloyd! Queste cazzo di sardine! Qui bisogna fare qualcosa, non si può andare avanti così!

LLOYD         Andare avanti come, Garry?

GARRY       Sì, sì, tu dici bene, perché te ne stai seduto lì, ma noi ci dobbiamo recitare con queste cazzo di sardine e stiamo pensando tutti la stessa cosa. (A Brooke). Non è così?

BROOKE      Come?

GARRY       Le sardine!

BROOKE      Che sardine?

GARRY       (A Lloyd). No, voglio dire, noi siamo qua sopra che ci facciamo un culo così, e ci sono quattro piatti di sardine che entrano solo nel primo atto. Insomma, capito, no?

LLOYD       Poppy! (A Garry). Vuoi qualcos’altro al posto delle sardine? È questo che vuoi dire? Vuoi che Poppy prepari una purea di banane?

(Entra Poppy, l’assistente al direttore di scena, dalla quinta).

LLOYD         Poppy, si cambiano le sardine.

GARRY       Oh, mica per colpa tua, Poppy, tesoro.

DOTTY         Noi le sardine le troviamo sublimi.

GARRY       (A Dotty). A me le sardine andrebbero benissimo, se andassero bene a te, amore.

DOTTY         A me vanno bene, se vanno bene a te, amore.

LLOYD         Allora, Garry, tesoro, che cos’è che stai dicendo?

GARRY       Quello che stiamo dicendo è semplicemente questo: noi qui sopra stiamo sputando sangue e, Cristo!…

LLOYD         Ho capito. Tu hai capito, Poppy?

POPPY          Mmm… Insomma…

LLOYD         Bene, allora riprendiamo. Dall’uscita di Dotty. Ah, senti, Poppy…

POPPY          Sì?

LLOYD         E che non succeda mai più!

POPPY          No. (Esce dalla quinta).

GARRY       Scusa, Lloyd, ma quello che va detto, va detto.

LLOYD         Certo, purché vada bene a Dotty.

DOTTY         Mi va benissimo, Lloyd, dolcezza.

LLOYD         Portati via le sardine.

(La Clackett esce dallo studio, portando via le sardine).

ROGER         (Riprende la recita). Mi dispiace, scusa.

VICKI           Figurati, tanto a noi il televisore mica serve, no?

ROGER         Sai, la vecchia è in famiglia da diverse generazioni.

VICKI           Beh, vogliamo andare, allora? (Comincia a salire le scale). Io per le quattro devo essere immancabilmente all’ufficio centrale.

ROGER         Forse dovremmo solo berci un bicchiere di champagne e…

VICKI           Ce lo portiamo di sopra.

ROGER         Sì, però…

VICKI           E non perdiamo di vista i miei schedari.

ROGER         No, solo che…

VICKI           Cosa?

ROGER         È che io…

VICKI           È per la vecchia?

ROGER         È in famiglia da diverse generazioni.

(Rientra la Clackett dallo studio con il giornale, ma senza le sardine).

CLACKETT  Sardine… sardine… Non dovrei certo essere io a dirtelo, cara, però te lo dico lo stesso: non stare a pensarci troppo: prendi l’affare al volo! Vedrai che ti piacerà!

VICKI           Oh! Fantastico!

CLACKETT  (A Roger). Vero che le piacerà?

ROGER         Beh… sì! Spero di sì.

CLACKETT  (A Vicki).  E farà tanto piacere anche a noi. (A Roger). Vero, caro?

ROGER         Beh…

VICKI           Fantastico!

CLACKETT  Sardine, sardine! Non ci si può mettere a pancia all’aria a digiuno.  (Esce dalla porta di servizio).

VICKI           Visto? A lei fa piacere. Ci prepara perfino le sardine!

ROGER         Veramente…

VICKI           Io la trovo stupenda.

ROGER         Stupenda!

VICKI           Da che parte?

ROGER         (Prendendo la borsa). E va bene. Prima che torni con le sardine.

VICKI           Di sopra?

ROGER         Sì, sì.

VICKI           Qui?

ROGER         Sì, sì, sì.

(Escono entrando nel bagno dell’ammezzato).

VICKI           Ma questo è un altro bagno!

ROGER         (Ricompaiono). No, no, no.

VICKI           Tu cerchi sempre di incastrarmi nel bagno.

ROGER         Io intendevo dire: qui! (Indica la porta accanto. Vicki lo precede ed entra nell’armadio a muro).

VICKI           Oh! Lenzuola nere! (Ne tira fuori uno).

ROGER         No, questo è l’armadio a muro. (Ributta dentro il lenzuolo). Questa è la camera! Questa! (Lascia cadere a terra la borsa e la scatola e cerca nervosamente di aprire la seconda porta sul ballatoio).

VICKI           Come mai sei tanto nervoso?

ROGER         Fai presto, entra.

VICKI           Non riesci neanche ad aprire la porta!

(Roger e Vicki escono dalla camera da letto. Solo che non possono perché la porta non si apre. Si sente il rumore della chiave nella toppa. La porta d’ingresso si apre. Sulla soglia appare Philip con in mano una scatola di cartone. Quarantenne. Abbronzatissimo, Philip scrive commedie brillanti ambientate in epoche passate).

PHILIP          … Sì, ma oggi è il pomeriggi libero della signora Clackett.

LLOYD         Alt!

(Entra Flavia, trentenne, perfetta compagna del suddetto).

LLOYD         Alt!

PHILIP          E abbiamo la casa a nostra completa disposizione.

(Philip porta dentro una borsa da viaggio e chiude la porta. Solo che la porta non rimane chiusa. Pausa, mentre Garry cerca di aprire la porta di sopra e Frederick di chiudere quella di sotto).

LLOYD         E Dio disse: fermi! Ed essi si fermarono. E Dio vide che era un disastro.

GARRY       (A Frederick e Belinda, gli attori che interpretano i ruoli di Philip e Flavia). Scusate, ma questa porta non si apre.

BELINDA     Scusa tu, questa porta non si chiude.

LLOYD         E Dio disse: Poppy!

FREDERICK Chiedo scusa a tutti. Sto facendo qualcosa di sbagliato? Lo sapete che sono imbranato con le porte.

BELINDA     Freddie, dolcezza, tu hai fatto tutto alla perfezione.

FREDERICK Purché non sia stato io a romperla.

(Entra Poppy dalla quinta).

LLOYD         E Poppy fu. E Dio disse: crescete e moltiplicatevi e fai venire qui Tim ad aggiustare le porte.

BELINDA     Io adoro le prove tecniche!

GARRY       Lei adora le prove tecniche! (Affettuosamente). Quanto è… Voglio dire, Cristo, adora le prove tecniche! Dotty! Dov’è Dotty?

BELINDA     Siamo una compagnia veramente affiatata!

GARRY       Oh! Ma sentitela! Voglio dire… capito, no?

(Rientra Dotty dalla stanza di servizio).

GARRY       (A Dotty). Belinda sta facendo un po’ la… capito, no?

BELINDA     Frederick, tesoro, tu non la trovi meravigliosa tutta una nottata di prove tecniche?

FREDERICK L’unica cosa che mi piace delle prove tecniche è che ogni tanto ti puoi sedere sui mobili. (Si siede).

BELINDA     Oh, Frederick, dolcezza! È un piacere vedere che ti stai riprendendo. Fai anche le battute.

FREDERICK Oh, era una battuta?

BELINDA     Che compagnia straordinaria. Si lavora così bene con voi!

DOTTY         Aspetta di arrivare a Stockton-on-Tees tra dodici settimane e te ne accorgerai.

BELINDA     (Si siede). E tu, Lloyd, dolcezza? Sei contento tu?

LLOYD       Io comincio a capire come si sentiva Dio mentre stava lì seduto nel buio a creare il mondo. (Ingoia una pillola).

BELINDA     Come si sentiva, Lloyd, dolcezza?

LLOYD         Felice di aver preso il suo valium.

BELINDA     Lui, almeno, aveva sei giorni di tempo. A noi restano solo sei ore.

LLOYD         E Dio disse: dove diavolo è Tim? (Entra Tim, il direttore di scena, stremato). E Tim fu. E Dio disse: che le porte si aprano quando si devono aprire e chiudano quando si devono chiudere. E che le porte dividano il mondo che sta davanti alla scena da quello che sta dietro la scena.

TIM               Devo fare qualcosa?

LLOYD         Le porte!

TIM               Ero andato a prendere le banane. Per le sardine.

LLOYD         Le porte!

TIM               Le porte?

LLOYD         Scommetto che Dio aveva un direttore di scena meno rincoglionito.

BELINDA     Tim, tesoro, questa porta non si chiudo.

GARRY       E quella sopra della camera da letto… capito, no?

TIM               Ah, va bene (Si mette a lavorare alle porte).

BELINDA     (A Lloyd). Sono quarantotto ore che non dorme.

LLOYD         Non preoccuparti, Tim. Altre quarantotto e la giornata è finita. (Lloyd sale sul palco).

BELINDA     Oh, guardate, è sceso sulla terra, in mezzo a noi!

LLOYD         Sentite, giacché ci siamo fermati comunque. D’accordo, ci sono voluti due giorni per montare la scena, per cui non avremo il tempo di fare una prova generale. Non preoccupatevi. Considerate la prima come una prova generale. Purché riusciamo a fare una prova completa per quello che riguarda le porte e le sardine. Perché è di questo che si tratta: porte e sardine. Entrare e uscire. Fare entrare le sardine, fare uscire le sardine. La farsa è così. Il teatro è così. La vita è così!

BELINDA     Accidenti, Lloyd, sei profondo!

LLOYD         Perciò, basta che ci diate dentro. Tac, tac, tac! Tac entrate. Tac parlate. Tac uscite. E andrà tutto alla… dov’è Selsdom?

BELINDA     Ahi!

GARRY       Ahi, ahi, ahi!

BELINDA     Selsdom!

GARRY       Selsdom!

LLOYD         Poppy!

DOTTY         (A Lloyd). Io credevo che fosse giù in sala con te!

LLOYD         Io credevo che fosse dietro le quinte con voi!

(Entra Poppy dalla quinta).

LLOYD         Mister Mowbry è nel suo camerino?

(Poppy esce di nuovo).

FREDERICK Io non lo credo capace. Non durante una prova tecnica. (A Brooke). Ti pare?

BROOKE      Come?

GARRY        Selsdom. Non si trova!

FREDERICK Ne sono sicuro. Non lo farebbe mai durante una prova tecnica.

DOTTY         Lo farebbe e come!

BROOKE      Farebbe cosa?

(Garry, Dotty e Lloyd fanno vari gesti per indicare uno che beve).

BELINDA     Via, andiamo, non siamo cattivi. Sono illazioni!

FREDERICK Andiamoci piano coi giudizi!

LLOYD         Intanto facciamo vestire il sostituto. Tim!

TIM               Sì?

LLOYD         Sbrigati con quelle porte. Devi sostituire Selsdom.

TIM               Ah. Va bene.

DOTTY         Non dovevamo perderlo di vista! Io l’avevo detto: non bisogna perderlo di vista!

BELINDA     Eppure per tutto il tempo delle prove si è comportato benissimo.

GARRY       Sì, perché la sala prove era tutta a… insomma eravamo tutti… capito, no?

LLOYD         Vuoi dire che eravamo tutti lì, in vista.

GARRY       Invece qui è tutto… chiaro, no?

LLOYD         Diviso in due. C’è un davanti e un di dietro. E ce lo siamo subito perso.

(Entra Poppy dalla quinta).

POPPY          Non è nel suo camerino.

DOTTY         Hai guardato nei bagni?

POPPY          Sì.

DOTTY         E in falegnameria? In attrezzeria? Nel laboratorio scenotecnico?

POPPY          Sì.

FREDERICK (A Dotty). Certo, ti ci avevi già lavorato con lui.

LLOYD         (A Poppy). Chiama la polizia.

(Poppy esce dalla quinta).

(A Tim). Finito con le porte? Bene, vai a vestirti, allora.

(Tim esce dalla quinta).

(Entra Selsdon Mowbray  dal fondo della platea. Sulla settantina, indossa il suo costume da scassinatore. Durante le battute che seguono si avvicina lungo il corridoio centrale e si ferma davanti al palcoscenico, osservando tutti in silenzio).

LLOYD         Scusa, Dotty, tesoro.

DOTTY         No, è colpa mia, Lloyd, tesoro.

LLOYD         Gli ho dato io la parte.

DOTTY         “Diamogli quest’ultima occasione”, mi ero detta. “Un’ultima occasione”! Come potevo rifiutargliela? Abbiamo fatto insieme i carri di Tespi.

GARRY       (A Dotty). È colpa mia, tesoro: non avrei dovuto permettertelo. Avrei dovuto insistere. Avrei dovuto dire: “Senti, Dotty, amore, tu non puoi lasciarti condizionare dal…”. Capito, no? Perché, Dotty, amore mio, questa tournèe per te non è solo, sai cosa voglio dire, no? Ci hai investito tutti i risparmi della tua vita!

LLOYD         Questo lo sappiamo, Garry, tesoro.

(Belinda posa la mano sul braccio di Dotty).

DOTTY         Non è che stia cercando di arricchirmi.

FREDERICK Ma figuriamoci, Dotty!

BELINDA     Questo lo sappiamo tutti.

DOTTY         Volevo solo mettere qualcosina da parte.

BELINDA     Ma certo, tesoro.

GARRY       Solo qualcosa per comprarti una casetta dove poter… perché, voglio dire, cavolo, non è mica chiedere troppo!

BELINDA     (A Brooke). Oh, andiamo, tesoro. Non devi mica pensare che è colpa tua.

BROOKE      Come?

BELINDA     Non ti metterai a piangere! Io non permetterò che ti metta a piangere.

BROOKE      No, è che mi è andato qualcosa nelle lenti.

FREDERICK Certo, non è colpa di Brooke. Lei non può mica tenere d’occhio tutti quanti!

DOTTY         (Indica il punto dov’è Selsdon ma senza vederlo). Ma all’inizio della prova era seduto lì! Io l’ho visto!

BROOKE      Di chi state parlando?

BELINDA     Non preoccuparti, tesoro. Sappiamo che tu ci vedi poco.

BROOKE      State parlando di Selsdon? Non sono mica cieca. Io lo vedo Selsdon.

(Si voltano tutti e lo vedono).

BELINDA     Selsdon!

GARRY       Ma guarda! Era qui!

LLOYD         Piantato lì come il fantasma del padre di Amleto.

FREDERICK Ci hai fatto proprio una sorpresa, Selsdon. Pensavamo tutti che te ne fossi… Che fossi… Che non ci fossi.

DOTTY         Dove sei stato Selsdon?

BELINDA     Tutto bene, Selsdon?

LLOYD         Dicci qualcosa!

SELSDON     Che c’è, un party?

BELINDA     “Che c’è, un party?”!

SELSDON     Ah, sì? Che meraviglia! Io mi ero messo in testa che ci fossero le prove. (Sale sul palco). Stavo facendo un pisolino post-prandiale giù nelle ultime file, aspettando che toccasse a me.

BELINDA     Che carino, eh?

LLOYD         Soprattutto ora che lo vediamo.

SELSDON     E che cos’è che si festeggia?

BELINDA     “E che cos’è che si festeggia?”!

DOTTY         Che figlio di buona donna!

LLOYD         Si festeggia il tuo ritorno, Selsdon.

SELSDON     Non avrò mica saltato la prima, eh?

BELINDA     Che simpatico!

DOTTY         Te lo faremo sapere se salti la prima, sta tranquillo! O qualsiasi altra sera.

LLOYD         Te lo diremo forte e chiaro.

(Entra Tim dalla quinta. Aspetta ansiosamente di parlare a Lloyd).

SELSDON     No, perché mi è già successo di saltare una prima, sapete? Ci fu un certo scompiglio. Eravamo a Liverpool, nel 1934, e voi vi ricorderete com’era a quei tempi…

LLOYD         Perfettamente! Tim, ti vedo ansioso e stranito. Non sarà che stai cercando di fare un po’ troppo, eh?

TIM               Non riesco a trovare il costume. Ho guardato in tutta la sartoria. (Lloyd gli indica Selsdon). Oh!

SELSDON     Andate tutti in birreria?

LLOYD       No, Selsdon. Tim, tu hai bisogno di riposarti. Perché non vai di sopra in amministrazione? Ti siedi e con calma fai l’IVA della compagnia, eh?

TIM               Prima però finisco di fare la purea di banane. (Tim esce dalla quinta).

BELINDA     È in piedi da quarantotto ore, Lloyd.

LLOYD         (Portando la voce). Cerca di non cadere, Tim. Può darsi che non ci sia neanche l’assicurazione.

SELSDON     Allora, che c’è in programma, adesso?

LLOYD         Io, veramente, pensavo di fare una provina!

SELSDON     Io no, grazie.

LLOYD         Tu, no?

SELSDON     Voi andate pure. Io vi aspetto qui: non ci vengo in birreria.

BELINDA     No, tesoro. Lloyd vuole che proviamo.

SELSDON     Sì, ma io credo che dovremmo provare, no?

LLOYD         Provare, sì! Bravo, Selsdon. Lo sapevo che ci saresti arrivato. Bene, allora, dall’ingresso di Belinda e di Freddie…

(Entra Poppy dalla quinta. Ha l’aria agitata).

LLOYD         Oh, mio Dio, che cosa c’è ancora?

POPPY          La polizia!

LLOYD         La polizia?

POPPY          Hanno trovato un vecchio privo di sensi sdraiato sotto un portone, dietro il teatro.

LLOYD         Ah! Sì. Grazie.

POPPY          Dicono che è molto sporco e che emana un certo odorino, e così ho pensato, accidenti, perché…

LLOYD         Grazie, Poppy.

POPPY          Perché quando ci si avvicina a Selsdon…

BELINDA     Poppy!

POPPY          No, voglio dire che se uno si avvicina a Selsdon, non può non sentire un particolare… (Si mette a sniffare).

SELSDON     Che c’è, qualcuno che puzza?

BELINDA     No, no, no!

GARRY       Mica tu, sai!

FREDERICK Qualcun altro!

LLOYD         Un cane… si tratta di un cane.

SELSDON     Ah!

GARRY       (Sottovoce). Accidenti!

SELSDON     (A Poppy, mettendole una mano sulla spalla con aria paterna). Se il ragazzo col quale esci puzza, puoi farglielo capire. Basta che dici: “Quest’altro ragazzo che conosco puzza da morire”. Io, al posto suo, capirei subito.

(Selsdon esce dalla porta dello studio).

BELINDA     Oh! È andata!

DOTTY         Secondo me, ci fa.

LLOYD         Scusa, Poppy, tesoro, come hai fatto ad ottenere un lavoro come questo che richiede tanto tatto e sensibilità? Non te la farai mica con qualcuno, eh?

(Poppy gli lancia un’occhiata stupefatta).

BELINDA     Non preoccuparti, Poppy, tesoro. tanto non ha mica sentito. È sordo come una campana.

(Rientra Selsdon dallo studio).

SELSDON     Per la mia entrata avete messo una campana?

LLOYD         No, no, niente campana.

BELINDA     Siediti, tesoro.

DOTTY         Schiacciati un altro pisolino.

LLOYD         Mancano ancora venti pagine alla tua entrata.

SELSDON     Penso che schiaccerò un altro pisolino. Alla mia entrata mancano ancora venti pagine.

(Escono Seldon dallo studio, Poppy in quinta).

LLOYD       Andiamo avanti! (Scende di nuovo in platea). Dotty è in cucina e intrepida prepara sardine. Freddie e Belinda attendono impazienti fuori dalla porta. Garry e Brooke scompaiono trepidanti in camera da letto. E torniamo irrevocabilmente indietro nel tempo.

BELINDA     (A Lloyd, a bassa voce). Non ti fanno tenerezza quei due?

LLOYD         Chi?

BELINDA     Garry e Dotty.

LLOYD         Garry e Dotty?

BELINDA     Sssssst!

LLOYD         (Abbassando il tono). Cosa? Vuoi dire che…?

BELINDA     Sì, ma è un segreto.

LLOYD         Ma lei potrebbe essere sua madre.

BELINDA     Ssssst!

LLOYD         Garry e Dotty? Tramplemain e la signora Clackett?

BELINDA     Non lo sapevi?

LLOYD         (In tono normale). Io non sono che Dio, Belinda, tesoro... Sono l’unico laureato, qua dentro; non so niente io.

(Entra Garry dalla camera da letto).

GARRY       Ma che sta succedendo?

LLOYD         Diccelo tu, Garry, bellezza.

(Belinda esce e va a prendere posizione fuori dalla porta principale).

GARRY       Voglio dire, cosa stiamo aspettando?

(Entra Dotty dalla stanza di servizio con aria inquisitoria).

LLOYD         Tu che cosa aspetti, Garry? Che compia i sedici anni?

GARRY       Come?

LLOYD         Ah, già, aspetti la battuta. Brooke!

(Dotty esce di nuovo dalla stanza di servizio. Entra Brooke dalla camera da letto).

LLOYD         “Non riesci neanche ad aprire la porta”.

VICKI           Non riesci neanche ad aprire la porta!

LLOYD         La porta deve essere chiusa, Garry. (Garry la chiude).

VICKI           Non riesci neanche ad aprire la porta.

(Escono Roger e Vicki in camera da letto. Entra Philip dalla porta principale).

PHILIP          Sì, ma questo è il pomeriggio libero della signora Clackett. (Entra Flavia). Perciò abbiamo la casa a nostra completa disposizione. (Porta dentro la borsa delle linee aeree e richiude la porta).

FLAVIA       Guardala!

PHILIP          Ti piace?

FLAVIA       Incredibile!

PHILIP          Il luogo ideale per un’avventura.

FLAVIA       Casa nostra.

PHILIP          Casa nostra.

FLAVIA       Il nostro piccolo rifugio segreto.

PHILIP          L’ultimo posto sulla terra dove verranno a cercarci.

FLAVIA       Certo è buffo doverci venire di nascosto.

PHILIP          È una cosa molto seria! Se l’ufficio delle imposte viene a sapere che siamo tornati, anche per una sola notte, diciamo addio alla nostra residenza all’estero, addio a quasi tutto il guadagno di quest’anno. Mi sento come un immigrante clandestino. Che malinconia!

FLAVIA       So come fartela passare.

PHILIP          Champagne? (Tira fuori una bottiglia dalla borsa).

FLAVIA       Chissà se la signora Clackett ha fatto prendere aria al letto?

PHILIP          Ma tesoro…!

FLAVIA        E perché no? Niente bambini. Niente amici che vengono a farci visita. Siamo assolutamente soli.

PHILIP          È vero. (Prende la borsa e la scatola e sospinge Flavia verso le scale). In fondo in fondo non è una brutta vita quella del perseguitato fiscale.

FLAVIA       Lascia pure giù quella roba.

(Lui posa la borsa e la bacia. Lei scappa sulle scale ridendo e lui la segue).

PHILIP          Sssst!

FLAVIA       Che c’è?

PHILIP          Gli agenti del fisco potrebbero sentirci!

(Salgono verso la camera da letto. Sotto, dalla stanza di servizio, entra la signora Clackett con un nuovo piatto di sardine).

CLACKETT  (Tra sé). Chissà che fine avrà fatto il primo piatto di sardine?

(Posa le sardine sul tavolinetto del telefono e si siede sul divano. Philip e Flavia  la guardano dal ballatoio).

PHILIP          Signora Clackett!

(La signora Clackett balza in piedi).

CLACKETT  Dio mio, che paura! Per poco non mi saltava fuori il cuore dagli stivali!

PHILIP          Anche a me!

FLAVIA       Pensavo che lei non ci fosse.

CLACKETT  E io pensavo che voi foste in Spagna!

PHILIP          E infatti è lì che siamo.

FLAVIA       Lei non ci ha visti!

PHILIP          Noi non ci siamo!

CLACKETT  Ah, è così, eh? Quelli delle tasse vi sono alle calcagna?

FLAVIA       Lo sarebbero senz’altro, se sapessero che siamo qui.

CLACKETT  Va bene, d’accordo. Voi non ci siete. Io non vi ho visti. Se qualcuno chiede di voi, io non so niente. State andando a letto?

PHILIP          Beh…

FLAVIA       Insomma…

CLACKETT  Fate bene. Se vi stanno tutti addosso è che meglio che vi stendete. Avrete bisogno delle vostre cose, allora. (Indica la borsa e la scatola).

PHILIP          Ah sì, grazie. (Scende a prenderle).

CLACKETT  (A Flavia). Guardi che non ho mica fatto prendere aria alle lenzuola.

FLAVIA        Non importa. Mi farò una borsa d’acqua calda. (Esce dal bagno dell’ammezzato).

CLACKETT  (A Philip). Le lettere gliele ho messe nello studio.

PHILIP          Le lettere? Quali lettere? La posta me l’ha mandata tutta, no?

CLACKETT  Non quella dell’ufficio delle tasse. Non volevo mica rovinarle le vacanze.

PHILIP          Oh mio Dio! E dove sono?

CLACKETT  Gliele ho messe tutte nella piccionaia.

PHILIP          Nella piccionaia?

CLACKETT  Sì, in quell’affare con tutti i buchi che ha nella scrivania.

(Philip e la signora Clackett escono dallo studio. Però Philip non si muove e la signora Clackett si ferma sulla porta ad aspettarlo. Entra Roger dalla camera da letto, ancora vestito aggiustandosi la cravatta).

ROGER         Sì, però ho sentito delle voci… (Dietro di lui entra Vicki in mutande e reggiseno).

VICKI           Delle voci? Che voci?

LLOYD         Alt! Freddie, che c’è?

FREDERICK Lloyd, lo sai come sono imbranato con i movimenti. Scusa Garry, Scusa Brooke. Sono veramente imbranato. Ma perché mi devo portare dietro queste cose, andando nello studio? Non sarebbe più naturale se le lasciassi qui?

LLOYD         No.

FREDERICK Non so, mi pareva che forse sarebbe stato più logico.

LLOYD         No.

FREDERICK Loyd, lo che siamo in ritardo e che avrei dovuto chiedertelo prima, ma…

LLOYD         Ma no, abbiamo ancora parecchie centinaia di secondi prima dell’andata in scena.

(Belinda entra dal bagno dell’ammezzato e aspetta pazientemente).

FREDERICK Grazie, Lloyd, non vorrei farti perdere tempo. Però, ecco, io non ho mai capito perché lui si debba portare questa borsa e questo scatolone di generi alimentari nello studio, quando va a guardare la posta.

GARRY       Perché quella scatola e quella borsa non devono essere lì nella mia prossima scena!

FREDERICK Sì, questo lo so.

BELINDA     E poi, Frederick caro, occorre che siano là, nello studio, per la scena di Selsdon.

FREDERICK Questo lo so…

LLOYD         Selsdon! Dov’è Selsdon? È dietro?

BELINDA     (Chiamando con ansia). Selsdon!

DOTTY         (c. s.) Selsdon!

GARRY       (c. s.) Selsdon!

(Selsdon entra precipitosamente dalla finestra).

SELSDON     Tocca a me?

GLI ALTRI   No, no, no.

SELSDON     Mi era parso di sentire il mio nome.

LLOYD         No, no, no. Torna pure a dormire, Selsdon. Mancano ancora dieci pagine.

SELSDON     Ah!

(Esce Selsdon dalla finestra).

FREDERICK Dicevo che tutto questo lo so.

LLOYD         (Debolmente). Oh, no!

FREDERICK Solo che non capisco perché mi porto via la scatola e la borsa.

(Lloyd sale sul palcoscenico).

LLOYD         Freddie, anima mia, perché facciamo quello che facciamo? Perché quell’altro cretino esce portandosi via due piatti di sardine? (A Garry). Parlo del personaggio, naturalmente, non di te, Garry.

GARRY       No, no, figurati. (A Frederick). Appunto, perché? (A Lloyd). Eh già! A pensarci bene, perché lo faccio?

LLOYD         E chi lo sa?

GARRY       E chi lo sa? Capito, Freddie? Chiaro, no?

LLOYD       (A Freddie). Le motivazioni profonde dell’agire umano sono nebulose e incomprensibili. Può darsi che da bambino ti sia successo qualcosa che ti ha talmente spaventato da indurti ad attaccarti da adulto alla scatola del droghiere.

BELINDA     O potrebbe anche essere un fatto ereditario.

GARRY       Sì, potrebbe anche essere. Chiaro, no?

LLOYD         Potrebbe essere benissimo.

FREDERICK D’accordo. Grazie. Questo lo capisco. Però…

LLOYD         Freddie, anima mia, ti sto dicendo che non lo so. Credo che neanche l’autore lo sappia. Io non so neanche perché l’autore si sia messo a fare teatro, né perché noi ci siamo messi a fare teatro.

FREDERICK Sì, però se tu mi potessi dare un minimo di motivazione da tenere presente…

LLOYD         D’accordo, ti darò una motivazione. Tu porti quella scatola del droghiere nello studio, anima mia, perché è già passata mezzanotte, e se va avanti così finiremo la prova quando sarà già arrivato in sala il pubblico dello spettacolo di domani; anzi, di oggi!

(Frederick annuisce ed esce dallo studio. Dotty lo segue in silenzio. Garry e Brooke tornano in camera da letto. Lloyd torna in platea).

LLOYD         E si va avanti dall’uscita di Freddie con la scatola del droghiere.

BELINDA     (A bassa voce). Lloyd, tesoro, sua moglie lo ha lasciato stamattina.

LLOYD         Ah, Freddie! (Rientra Freddie dallo studio). Secondo me è che tu ti spaventi quando lei menziona l’ufficio delle imposte. Di conseguenza, sentendoti molto insicuro e vulnerabile, hai bisogno di aggrapparti a qualcosa di familiare.

FREDERICK (Con umiltà e gratitudine). Grazie, Lloyd, grazie! (Esce dallo studio).

BELINDA     Lloyd, sei dolcissimo.

LLOYD         E avanti allegramente!

(Belinda esce dal bagno dell’ammezzato).

LLOYD         “Sì, però io ho sentito delle voci”.

(Roger entra dalla camera da letto aggiustandosi la cravatta).

ROGER         Sì, però io ho sentito delle voci.

(Entra Vicki in mutandine e reggiseno).

VICKI           Delle voci? Che voci?

ROGER         Voci umane.

VICKI           Ma qui non c’è nessuno.

ROGER       Tesoro, ho visto la maniglia che si muoveva! Potrebbe essere qualcuno dell’ufficio venuto a controllare la casa!

VICKI           Sì, ma non capisco perché tu abbia bisogno di rimetterti la cravatta per andare a vedere.

ROGER         La signora Clockett!

VICKI           La signora Clockett?

ROGER         È in famiglia da un paio di generazioni!

VICKI           (Si affaccia alla balaustra). Guarda! Ci ha preparato le sardine. (Fa per scendere. Roger l’afferra).

ROGER         Torna qui!

VICKI           Come?

ROGER         Vado io a prenderle! Non puoi mica scendere in queste condizioni.

VICKI           Perché?

ROGER         La signora Crackett.

VICKI           La signora Crackett?

ROGER         È insostituibile.

(Entra la signora Clackett dallo studio con il primo piatto di sardine).

CLACKETT  (Tra sé e sé). Sardine di qua, sardine di la, oggi è come la sagra del pesce.

(Roger fa sparire Vicki nella porta che trova: quella dell’armadio a muro. La signora Clackett lo vede).

CLACKETT  Sta ancora facendo quel lavoretto con la cliente?

ROGER         E sì! Bisogna starle dietro. Sa come sono esigenti oggigiorno!

CLACKETT  State visitando l’armadio a muro?

ROGER         No, no! (La porta dell’armadio a muro incomincia ad aprirsi, Roger la richiude di colpo). Stavamo controllando le lenzuola e le federe. Facevamo l’inventario, insomma. (Comincia a scendere le scale). Signora Blackett…

CLACKETT  Clackett, caro, Clackett. (Posa le sardine accanto alle altre sardine).

ROGER         C’è qualcun altro in casa, signora Clackett?

CLACKETT  Io non ho visto nessuno , caro.

ROGER         Mi era parso di sentire delle voci.

CLACKETT  Voci? No, qui non ne abbiamo mai avute.

ROGER         Allora è stata un’impressione.

PHILIP          (Fuori scena). Oh mio Dio!

(Roger non visto dalla signora Clackett, prende tutti e due i piatti di sardine).

ROGER         Come ha detto?

CLACKETT  (Facendo il verso a Philip) Oh mio Dio!

ROGER         Perché, che cosa c’è?

CLACKETT  Oh mio Dio, la porta dello studio è aperta!

(Va a chiuderla, Roger guarda fuori dalla finestra).

ROGER       Ma c’è un’altra macchina là fuori! Non sarà mica quella del signor Hackham? O del signor Dudley?

(Roger esce dalla porta principale con i due piatti di sardine. Entra Flavia dal bagno dell’ammezzato con una borsa dell’acqua calda. Vede che la porta dell’armadio a muro si sta aprendo e, passando, la richiude di colpo e dà un giro di chiave).

FLAVIA       Ci fosse una porta che funziona in questa casa!

(Esce di scena, entrando in camera da letto. Sotto, Philip entra dallo studio con in mano un modulo dell’ufficio delle imposte e una busta).

PHILIP          “…ultimo avvertimento. Si procederà a norma di legge davanti al magistrato”.

CLACKETT  Ah! A proposito, guardi che è venuto un signore a far vedere il villino a una signora.

PHILIP          Non voglio sapere niente. Come se non ci fossi!

CLACKETT  Dice che la cliente man mano che lo vede si eccita sempre di più.

PHILIP          Se ne occupano Squire, Squire, Hacham e Dudley.

CLACKETT  Allora glielo faccio visitare tutto, va bene?

PHILIP          Lo diano pure a chi vogliono. Purché nessuno venga a sapere che noi siamo qui.

CLACKETT  Allora adesso io mi siedo qui, accendo… le sardine, ho dimenticato le sardine! Un giorno o l’altro dimenticherò anche la testa! (Esce dalla stanza di servizio).

PHILIP          Io questa non l’ho ricevuta! Non ci sono. Sono in Spagna. Però se non l’ho ricevuta non l’ho neanche aperta.

(Entra Flavia dalla camera da letto. Ha in mano il vestito che prima indossava Vicki).

FLAVIA        Amore! Io non ho mai avuto un vestito come questo, vero?

PHILIP          (Senza badarle). No?

FLAVIA       No, non mi sarei mai comprata una cosa così cheap. Ah, non me lo avrai mica regalato tu?

PHILIP          Non avrei dovuto farlo.

FLAVIA       Non è mica brutto!

PHILIP          Richiudere. Mettere via. Roba mai ricevuta. (Esce dallo studio).

FLAVIA       Lo metterò in soffitta, tra le cose che mi hai regalato tu, troppo preziose per essere indossate.

(Esce dalla porta in fondo al ballatoio. Sotto, dalla porta d’ingresso, rientra Roger che ha in mano i due piatti delle sardine).

ROGER         Va bene, va bene… Ora la porta dello studio è di nuovo aperta. Che succede? (Posa le sardine; un piatto sul tavolinetto del telefono, dove si trovava prima; un altro vicino alla porta principale. Poi si avvia verso lo studio, ma si ferma sentendo dei colpi battuti di sopra). Bussano! (Altri colpi). È di sopra! Oh, mio Dio! C’è qualcosa dentro l’armadio! (Apre l’armadio e appare Vicki). Ah, sei tu!

VICKI           Certo che sono io! Mi ci hai messo tu qui dentro. Al buio! In mezzo a tutte quelle lenzuola nere!

ROGER         Ma tesoro, perché hai chiuso la porta?

VICKI           Perché io ho chiuso la porta? Perché l’hai chiusa tu la porta!

ROGER         Io non l’ho chiusa la porta!

VICKI           Qualcuno l’ha chiusa la porta!

ROGER         Comunque non puoi stare qui così.

VICKI           Così come?

ROGER         In mutande.

VICKI           Va bene, me le levo!

ROGER         Di qua, di qua!

(La spinge dentro la camera da letto ma lei si ferma sbattendo le ciglia con aria ansiosa, cercando sul pavimento. Garry l’aspetta sulla porta della camera da letto. Entra Philip dallo studio. Ha in mano il modulo delle tasse, la busta e un tubetto di colla).

PHILIP          Tesoro, la colla che è sul tavolo dello studio non è mica quella speciale che si asciuga subito e non si stacca più, vero?

LLOYD         Alt!

PHILIP          Ah, la signora Clackett ci ha preparato le sardine!

LLOYD         Alt! C’è un intoppo.

FREDERICK (A Brooke). Oh, poverina! Di quale occhio si tratta questa volta?

BROOKE      Sinistro.

GARRY        (Alzando la voce). Occhio sinistro, ragazzi!

GLI ALTRI   (Fuori scena). Sinistro!

(Entrano Dotty, Belinda e Poppy).

FREDERICK Chissà dove sarà finita!

(Garry si affaccia dalla balaustra).

GARRY       Magari cadendo è rimbalzata sul coso, è caduta di sotto ed è rimbalzata ancora. Capito, no?

(Brooke scende le scale. Si mettono tutti a cercare disperatamente).

POPPY          Dov’era l’ultima volta che l’hai vista?

BELINDA     E come faceva a vederla, poverina? Ce l’aveva nell’occhio!

GARRY       (Scendendo le scale). Forse è successo quando lei dice: “Perché io ho chiuso la porta? Perché l’hai chiusa tu la porta!”. Io dico: “Ma, tesoro, perché hai chiuso la porta?”. Lei dice : “Perché io ho chiuso la porta?” e spalanca gli occhi in modo molto… capito, no? È vero, cara? Veramente ci sono diversi punti in cui spalanchi gli occhi in modo molto… capito, no? E a me viene sempre da gettarmi in avanti a… capito, no? (Si getta in avanti con le mani protese).

DOTTY         Attento dove metti i piedi!

FREDERICK Giusto, guardatevi tutti sotto le scarpe.

GARRY       Non muovete i piedi!

BELINDA     Tutti quelli che li hanno mossi li rimettano esattamente dov’erano prima.

FREDERICK Sollevate i piedi uno alla volta.

(Tutti si muovono alzando un piede alla volta e guardandovi sotto. Tranne Brooke, che sta inginocchiata per terra con l’unico occhio buono a livello del pavimento. Lloyd sale sul palcoscenico).

LLOYD         Brooke, tesoro, e se dovesse succedere anche durante uno spettacolo? Mi dispiacerebbe costringere il pubblico a perdere l’ultimo autobus.

BELINDA     Se succederà lei andrà avanti lo stesso, vero, bellezza?

FREDERICK Ma senza le lenti riesce a vedere qualcosa?

LLOYD         Secondo me senza le lenti neanche ci sente.

BROOKE      (Rendendosi improvvisamente conto che stanno parlando di lei). Come? (Si alza di colpo e colpisce la faccia di Poppy, che è chinata alla ricerca della lente).

POPPY          Ahi!

BROOKE      Oh, scusa! (Si alza in piedi di scatto per controllare il danno che ha fatto a Poppy e, così facendo, mette il piede sulla mano di Garry).

GARRY       Ahi!

BROOKE      Come?

DOTTY         (Lanciandosi in soccorso di Garry). Oh, povero tesoro mio! Gli hai pestato una mano!

(Frederick si porta un fazzoletto al naso).

BELINDA     Oh, guardate Freddie, poverino!

FREDERICK (Si stacca il fazzoletto dal naso e lo guarda). Scusatemi! (Esce in fretta).

LLOYD         Che gli succede?

BELINDA     Solo una piccola perdita di sangue dal naso, tesoro.

LLOYD         Sangue dal naso? Ma se non lo ha toccato nessuno!

BELINDA     No, è che non sopporta la violenza. Gli sanguina subito il naso.

LLOYD         Ma dov’è andato?

BELINDA     Beh, non sopporta neanche la vista del sangue.

BROOKE      Scusate, scusate. (A Lloyd). Mi stavi dicendo qualcosa?

LLOYD       Sì. (Prende un vaso e glielo porge). Vai e sbatti questo sulla testa del direttore del teatro, così chiuderai la tua carriera di attrice di prosa a Weston-Super-Mare.

BROOKE      Comunque l’ho trovata.

BELINDA     L’ha trovata!

DOTTY         Dov’era, tesoro?

BROOKE      Ce l’avevo nell’occhio.

GARRY       Ce l’aveva nell’occhio!

BELINDA     (Abbracciandola). Brava, tesoro!

LLOYD         Mica nell’occhio sinistro?

BROOKE      Si era tutta spostata nell’angolo.

BELINDA     Lo sapevo che non poteva essere andata lontano. E tu stai bene, Poppy, tesoro?

POPPY          Credo di sì.

LLOYD         Bene, sgomberiamo la scena. I feriti in grado di camminare aiutino i casi da barella.

(Lloyd torna in platea; Dotty nelle stanze di servizio; Poppy in quinta; Belinda, Garry e Brooke di sopra. Freddie rientra).

BELINDA     Tutto a posto, Freddie, tesoro?

FREDERICK Tutto a posto. È che ho questa avversione per… scusate, non posso neanche dire la parola.

BELINDA     Ti capiamo, tesoro, ti capiamo.

LLOYD         Bene, dunque. Seppur sanguinanti si va avanti. Oh, scusa, Freddie, la ridico: seppur ciechi si va avanti! Scusa, Brooke, la ritiro.

(Belinda esce dal corridoio del ballatoio. Frederick dallo studio).

Riprendiamo dalla tua uscita: “Allora me le levo”, “Di qua, di qua”. Dov’è Selsdon?

GARRY       Selsdon!

LLOYD         Selsdon!

(Entra Selsdon dalla porta principale).

SELSDON     Forse è caduta da questa parte.

LLOYD         Bravo. Continua a cercare. Ancora cinque pagine, Selsdon.

(Selsdon esce di nuova dalla porta principale).

LLOYD         “Comunque non puoi stare qui così”. “Così come?”. “In mutande”. “Allora me le levo”.

ROGER         Di qua, di qua!

(La sospinge dentro la camera da letto. Entra Philip dalla porta dello studio con in mano il modulo delle tasse, la busta e un tubetto di colla).

PHILIP          Tesoro, la colla che è sul tavolo dello studio non è mica quella speciale che si asciuga subito e non si stacca più, vero? Ah, la signora Clackett ci ha preparato le sardine. (Esce dallo studio prendendo il piatto delle sardine sul tavolinetto del telefono).

(Entra Roger dalla camera da letto con in mano la borsa dell’acqua calda. Guarda a sinistra e a destra sul ballatoio. Entra Vicki dalla camera da letto).

VICKI           E adesso che succede?

ROGER         Una borsa dell’acqua calda! Io lì non ce l’ho messa!

VICKI           Non ce l’ho messa neanche io!

ROGER         In bagno c’è qualcuno che riempie le borse dell’acqua calda. (Esce dal bagno dell’ammezzato).

VICKI           (Ansiosa). Non ci sarà mica qualche spirito in questa casa?

(Esce dal bagno dell’ammezzato. Entra Flavia dalla porta in fonda al ballatoio).

FLAVIA       Allora, tesoro, vieni o non vieni a letto?

(Esce dalla camera da letto. Roger e Vicki entrano dal bagno dell’ammezzato).

ROGER         Che cosa hai detto?

VICKI           Io non ho detto niente.

ROGER         Insomma! Prima la maniglia della porta, adesso la borsa dell’acqua calda…

VICKI           Io ho già la pelle d’oca.

ROGER         Certo, hai freddo. Perché non ti copri?

VICKI           Perché, non andiamo sotto le coperte adesso?

ROGER         (Sta per aprire la porta della camera da letto). Un momento! Dove le ho messe quelle sardine? (Scende di nuovo le scale. Vicki fa per seguirlo). Tu aspetta lì!

VICKI           (A disagio). Si sentono dire un sacco di cose strane su queste vecchie case.

ROGER         Sì, ma questa è stata completamente ristrutturata: Non penserai che i fantasmi vadano in giro in una casa che ha il riscaldamento centralizzato! E poi…

VICKI           Che cos’è? Che cosa hai visto?

(Roger si è bloccato e guarda fisso il tavolinetto del telefono. La porta della camera da letto si apre e appare Flavia che mette sulla mensola fuori dalla porta la borsa di Vicki, senza guardarsi intorno. La porta si richiude).

VICKI           Che sta succedendo?

ROGER       Le sardine. Sono scomparse!

VICKI           Allora è vero che in questa casa ci sono gli spiriti! Io mi infilo nel letto e metto la testa sotto le… (Si blocca vedendo la borsa).

ROGER         Io le avevo posate qui. O lì?

VICKI           La borsa… (Scende rapidamente le scale e raggiunge Roger, che si trova sotto al ballatoio).

ROGER         Può darsi che la signora Sprokett le abbia riportate via… Beh? Che c’è?

VICKI           La borsa!

ROGER         La borsa?

VICKI           La borsa! La borsa!

(Entra Flavia dalla camera da letto con la scatola degli schedari. Prende la borsa e porta scatola e borsa in soffitta, in fondo al ballatoio).

ROGER         Come sarebbe a dire “la borsa, la borsa?”

VICKI           La borsa, laborsa, laborsa!

ROGER         Quale borsa?

VICKI           (Vede che la borsa è scomparsa dalla mensola). Non c’è più.

ROGER         Non c’è più?

VICKI           La tua borsa! Improvvisamente! Era lì e ora non c’è più.

ROGER         Ma è in camera da letto! Ce l’ho messa io in camera da letto! (Roger va in camera da letto)

VICKI           Non entrare lì dentro!

ROGER         (Riuscendo). La scatola!

VICKI           La scatola?

ROGER         Sono scomparsi scatola e borsa!

VICKI           No! I miei schedari!

ROGER         Ma che diavolo sta succedendo? Dov’è la signora Sprackett? (Fa per scendere. Vicki lo segue). Tu aspetta in camera da letto.

VICKI           No, no, no! (Scende le scale di corsa, seguendolo).

ROGER         Beh, rivestiti, allora!

VICKI           Io lì dentro non ci torno!

ROGER         Allora ti porto fuori il vestito. (Esce dalla camera da letto e rientra). Il tuo vestito è scomparso.

VICKI           Oh!

ROGER         (Scendendo le scale). Non farti prendere dal panico! Niente panico! Ci sarà senz’altro una spiegazione razionale. Adesso chiamo la signora Splockett e mi faccio dire tutto. Tu aspetta qui… No, non puoi stare qui  svestita così… aspetta nello studio… nello studio, nello studio!

(Roger esce dalle stanze di servizio. Vicki apre la porta dello studio. Si ode un ruggito di esasperazione di Philip da fuori. Vicki si volta di scatto e scappa).

VICKI           Roger! C’è qualcosa là dentro! Dove sei?

(Altro urlo di Philip. Vicki esce alla disperata dalla porta centrale, Entra Philip dallo studio. Ha nella mano destra il modulo delle tasse e un piatto di sardine nella sinistra).

PHILIP          Tesoro, lo so che ti sembrerà stupido, ma… (Cerca disperatamente di staccarsi dalle dita il modulo delle tasse con l’altra mano occupata dal piatto di sardine. Flavia entra dalla porta in fondo al ballatoio con in mano oggetti vari).

FLAVIA       Tesoro, se non ci decidiamo ad andare a letto io mi metterò a ripulire la soffitta.

PHILIP          Amore, io non posso venire a letto! Sono incollato a un modulo delle tasse!

FLAVIA       Tesoro, perché non posi quelle sardine?

PHILIP          (Posa il piatto delle sardine sul tavolo, ma appena ritira la mano il piatto di sardine lo segue). Amore, sono attaccato anche alle sardine!

FLAVIA       Dài, dài, smettila di fare lo sciocco. Prendi la boccetta nera nel bagno di sotto. Quella dove c’è scritto veleno. Corrode qualsiasi cosa.

(Flavia esce dalla porta in fondo al ballatoio).

PHILIP          (Agitando il modulo delle tasse). In questi ultimi anni le tasse mi hanno sempre attaccato, ma non avrei mai creduto di essere io ad attaccarmi alle tasse. (Esce dal bagno di sotto).

(Vuoto di scena).

LLOYD         Selsdon!… Tocca a te, Selsdon! Ci siamo! Il grande momento è arrivato…

BELINDA     (Fuori scena). Eccolo, sta arrivando, sta arrivando!

LLOYD         Ma io voglio vedere il braccio che sfonda il vetro prima ancora che Freddie esce di scena!

(Un pannello di vetro della finestra si infrange. Appare un braccio che apre la maniglia).

LLOYD         Ah, finalmente! “Il forte braccio dal guanto dorato, ad afferrar la spada avea tardato”.

(La finestra si apre ed appare un attempato scassinatore. È un uomo di forte tempra, ma ha urgente bisogno di riparazioni e restauri).

SCASSINATORE       Niente inferriate, niente sistemi di allarme! Andrebbero denunciati per incitamento allo scasso! (Scavalca la finestra ed entra).

LLOYD         Benissimo, Selsdon, basta. Rifacciamo il tuo ingresso.

SCASSINATORE       A volte mi prende lo sconforto e mi viene voglia di piangere. Pensare che un tempo facevo le banche! Le cassette di sicurezza! E adesso che cosa faccio? Entro facile come in un supermarket!

LLOYD         Alt, Selsdon, alt!

(Lo scassinatore prende una bottiglia sulla mensola accanto alla porta e si versa da bere).

LLOYD         Alt!

(Entra Poppy dalla quinta).

SCASSINATORE       So che sono tutti in Spagna, perché la vecchia pollastra in cucina me l’ha detto.

POPPY          Lloyd ha detto alt.

(Entra Belinda).

SCASSINATORE       E la pollastra è fuori, perché l’ho vista uscire poco fa in bikini…

BELINDA     Alt, Selsdon, tesoro. Alt, bellezza!

(Selsdon si ferma perché Belinda gli ha messo una mano sul braccio).

LLOYD         Accidenti, è come Mira Hess che continuava a recitare imperterrita sotto i bombardamenti.

SELSDON     Mi devo fermare?

POPPY          Sì.

BELINDA     Alt.

LLOYD         Grazie, Belinda. Grazie, Poppy. (Belinda e Poppy escono). Selsdon…

SELSDON     Io l’ho conosciuta Mira Hess.

LLOYD         Questo ci sente meglio di me!

SELSDON     Come dici, scusa?

LLOYD         Dalla tua entrata, per favore, Selsdon.

SELSDON     Sì, fu durante la guerra, a uno spettacolo di beneficienza a Sunderland…

LLOYD         Grazie! Poppy!

SELSDON     No, non per me. Non mi fa dormire.

(Entra Poppy dalla quinta).

LLOYD         Rimetti a posto il vetro, per favore.

SELSDON     Devo rifare l’ingresso?

LLOYD         Esatto. Solo che…

SELSDON     Sì?

LLOYD         Un pochino prima, Selsdon. Un pelino prima. Come ieri! Freddie!

(Entra Frederick dal bagno al piano terra).

LLOYD         (A Selsdon). Incomincia a muoverti appena Freddie apre la porta. (A Frederick). Com’è la battuta?

FREDERICK “In questi ultimi anni le tasse mi hanno sempre attaccato, ma non avrei mai creduto di essere io ad attaccarmi alle tasse”.

LLOYD         Incomincia a muoverti appena senti la battuta: “In questi ultimi anni le tasse mi hanno sempre attaccato…”

FREDERICK “Sempre attaccato?”

LLOYD         “Sempre attaccato, ma non avrei mai creduto di essere io ad attaccarmi alle tasse”. E il tuo braccio deve sfondare la finestra. Capito?

SELSDON     Perfettamente. Però, potrei dire una cosa?

LLOYD         Sentiamo, Selsdon.

SELSDON     Non credi che dovrei entrare un pelino prima?

LLOYD         Selsdon…

SELSDON     Altrimenti c’è un buco tra l’uscita di Freddie e il mio ingresso.

LLOYD         No, Selsdon. Senti. Non preoccuparti. Sai cosa fai?

SELSDON     Sì?

LLOYD         Che ne diresti di entrare un pelino prima?

SELSDON     Chiaramente io e te la pensiamo allo stesso modo!

(Esce dalla finestra. Frederick entra dal bagno).

LLOYD         Sono io che prendo in giro lui, o lui che prende in giro me? Va bene, dalla tua uscita, Freddie.

PHILIP          (Agitando il modulo delle tasse). In questi ultimi anni le tasse mi hanno sempre attaccato, ma non avrei creduto di essere io ad attaccarmi alle tasse. (Esce entrando nel bagno).

(Philip esce dalla porta del bagno. Lo scassinatore entra come prima, ma questa volta a tempo).

SCASSINATORE     Niente inferriate, niente sistemi d’allarme. Andrebbero denunciati per incitamento allo scasso! (Scavalca la finestra ed entra). A volte mi prende lo sconforto e mi viene voglia di piangere. Pensare che un tempo facevo le banche! Le cassette di sicurezza! E adesso che cosa faccio? Entro facile come in un supermarket! (Si versa da bere). So che sono tutti in Spagna, perché me l’ha detto la vecchia pollastra in cucina. E la pollastra è fuori, perché l’ho vista uscire poco fa in bikini dalla porta principale. Dov’è la porta principale? (La cerca miopemente, poi la apre, preparandosi la fuga). Bene, e adesso facciamo il carico. Ma senza fretta. Ho tutto il pomeriggio! Che cosa offre la piazza? (Guarda miopemente il televisore). Un forno a microonde. (Stacca la spina e lo mette sul divano). Quanto ci si potrà fare? Cinquanta sterline? Non vale nemmeno la pena di portarlo via! (Riprende il bicchiere e si mette a valutare quadri e oggetti). Porcheria… Porcheria… Questo non è male… (Si mette in tasca un paio di oggetti). Dove sarà la scrivania? È vero che è dura l’età della pensione! (Lo scassinatore esce dallo studio con il bicchiere in mano).

(Entra Roger dalle stanze di servizio, seguito dalla signora Clackett, che ha in mano un altro piatto di sardine).

ROGER         E naturalmente la cliente, prima di prendere la casa, vorrebbe sapere se si sono verificati altri fenomeni paranormali.

CLACKETT  Ma sì, certo, caro. Qui è tutto perfettamente paranormale.

ROGER         No, voglio dire, è già successo che qualcosa si è dematerializzato o si è messo a volare?

(La signora Clackett posa il piatto di sardine sul tavolinetto del telefono, rimette a posto il televisore, rinfila la spina e va a chiudere la porta principale).

CLACKETT  Messo a volare? No, no; Qui le cose si muovono con le loro gambe, come in qualsiasi altra casa.

ROGER         Vado a dirlo alla cliente. Sta dando un’occhiata allo studio. (Apre la porta dello studio e la richiude subito). Ma c’è un uomo lì dentro!

CLACKETT  No, no; non c’è nessuno in casa, caro.

ROGER         (Aprendo la porta dello studio). Lo guardi! Lo guardi! Sta cercando qualcosa!

CLACKETT  (Dando una rapida occhiata). Io non vedo nessuno!

ROGER         Non vede nessuno? Ma è pazzesco! E dov’è la mia cliente? L’ho lasciata qui ed ora è sparita! La mia cliente è sparita! (Chiude la porta dello studio e cerca in giro. Vede il piatto di sardine sul tavolinetto del telefono). Oh mio Dio!

CLACKETT  Che c’è adesso?

ROGER         Guardi lì.

CLACKETT  Dove?

ROGER         Le sardine!

CLACKETT  Ah, le sardine.

ROGER         Le vede le sardine, vero?

CLACKETT  Certo che le vedo le sardine. (Roger le tocca con cautela, poi prende il piatto). E vedo anche chi le fa sparire!

ROGER         Io queste sardine non me le faccio scappare. Ma dov’è la mia cliente, si può sapere? (Va a cercare di sopra sempre con le sardine in mano).

CLACKETT  Ho capito, dovrò star qui ad aprire sardine fino a stanotte! Avanti e indietro come un cucù. (Esce dalla stanza di servizio).

ROGER         Vicki! Vicki! (Esce dalla stanza dell’ammezzato)

SCASSINATORE    (Rientrando dallo studio con una bracciata di coppe d’argento, eccetera). E lui, fa “Charles”, fa “Ormai hai settant’anni! È ora di appendere al chiodo il grimaldello e di lasciare il piede di porco a uno più giovane di te”. (Lascia cadere l’argenteria sul divano ed esce dallo studio).

ROGER         (Entra dal bagno dell’ammezzato). Ma dov’è andata? Non sarà mica tornata in camera da letto? (Esce dalla camera da letto).

SCASSINATORE       (Rientra dallo studio con in mano la scatola e la borsa di Philip. Svuota il contenuto della scatola dietro il divano e ci mette dentro tutta l’argenteria). E io faccio: “Avrò anche settant’anni, ma sono ancora sveglio come un gatto”. E l’ho fregato. Non ha saputo ribattere.

ROGER         (Entra dalla camera da letto con il piatto di sardine in mano). Vicki! Vicki! (Esce dalla porta dell’armadio a muro).

SCASSINATORE  E se pure ha ribattuto, io non ho sentito. (Esce dallo studio, senza accorgersi di Roger).

PHILIP          (entra dal bagno con la mano destra appiccicata al modulo delle tasse e la sinistra al piatto di sardine). Amore, quel liquido della boccettina nera che corrode tutto, non corrode la colla… Corrode solo i calzoni! Tesoro, se corrode i calzoni tu non pensi che potrebbe continuare a corrodere fino a… Amore! Senti, sarà meglio che mi tolga i calzoni! (Comincia a farlo come può, avendo le mani impegnate). Amore, presto! Aiuto! Abbiamo in casa un anticorrosivo da usare contro il liquido che corrode tutto? Oh… Se è vero che corrode proprio tutto…. Amore, incomincio già a sentirlo! Sta proprio corrodendo tutto! Ma proprio tutto!

(Roger entra dall’armadio a muro, sempre col piatto delle sardine in mano).

ROGER         C’è uno spirito maligno in questa casa!

(Vedendo Roger, Philip si tira su i calzoni).

PHILIP          (A parte). L’agente del fisco!

ROGER         (Spaventato). È tornato!

PHILIP          No!

ROGER         No?

PHILIP          Io non ci sono!

ROGER         Oh, mio Dio!

PHILIP          Io sono all’estero!

ROGER         Lo spirito di un esiliato!

PHILIP          Io devo andare!

ROGER         Rimani!

PHILIP          Non ci penso proprio!

ROGER         Di qualcosa!

PHILIP          Soltanto alla presenza del mio avvocato!

ROGER         Soltanto alla pres... un momento, calma! Lei è solo un intruso, un semplice intruso!

PHILIP          Tanto piacere. (Saluta con la mano destra. Si accorge del modulo delle tasse e lo nasconde dietro la schiena sollevando l’altra mano con le sardine). Voglio dire… Gradisce una sardina? (A questo punto i calzoni, lasciati, cadono a terra).

ROGER         Ah! Ho capito! Sei un maniaco sessuale! E hai fatto qualcosa a Vicki! Adesso scendo giù e ti faccio vedere!

(Scende le scale, prende il telefono e chiama la polizia).

PHILIP          Ah, vedo che anche lei ha le sardine. Beh, se non c’è altro che posso offrirle…

ROGER         La polizia!

PHILIP          …Credo proprio che andrò! (Saltella con i calzoni alle caviglie ed esce dalla porta principale).

ROGER         Torni qui! (Al telefono). Pronto, polizia? C’è un intruso in casa mia; anzi, un intruso in casa d’altri! Sì, un maniaco sessuale! E una giovane donna è scomparsa!

(Entra Vicki dalla finestra).

VICKI           Adesso è in giardino. Ed è un uomo!

ROGER         (Al telefono). Anzi, la giovane donna è ricomparsa. (Mette la mano sul microfono). Tutto bene?

VICKI           No, per poco non mi vedeva!

ROGER         (Al telefono). Per poco non la vedeva… No, ma è anche un ladro, sa! Ha rubato la nostra roba!

(Vicki trova la scatola e la borsa di Philip).

VICKI           La nostra roba è qui.

ROGER         (Al telefono). La nostra roba è tornata. Quindi, al momento, manca solo un piatto di sardine.

(Vicki trova le sardine che Roger aveva lasciato accanto alla porta di ingresso).

VICKI           Eccole, le sardine!

ROGER         (Al telefono). Abbiamo trovato anche le sardine.

VICKI           Ma è la polizia? Vuoi che la polizia venga qui e mi trovi in mutande?

ROGER         (Al telefono). Come, che cosa voglio dire? Voglio dire che… Beh, non voglio dire più niente. (Attacca il ricevitore). Credevo ti fosse successo qualcosa di terribile!

VICKI           Infatti! Io lo conosco quello!

ROGER         Lo conosci?

VICKI           È uno di cui si occupa il mio ufficio.

ROGER         Quello è un semplice maniaco sessuale.

VICKI           Anche se fosse, non deve vedermi in questo stato! Sono un’impiegata dell’ufficio delle imposte. Ho una mia dignità da difendere!

ROGER         E allora mettiti qualcosa!

VICKI           Ma non ho niente da mettermi!

ROGER         Ci sarà senz’altro qualcosa nel bagno! (Prende la scatola e la borsa e si avvia per le scale, al bagno dell’ammezzato). Tu porta le sardine.

(Escono dal bagno dell’ammezzato).

SCASSINATORE   (Rientra dallo studio con in mano un registratore). “La prostata?” faccio io, “A me non è mai successo di interrompere a mezzo un lavoro per andare a urinare” (Posa il registratore accanto alla porta principale). A meno che qualche cretino non si metta a parlare di urina… (E gli viene il bisogno). Accidenti a me! Dove sarà il…? (Si guarda intorno).

ROGER         (Entra dal bagno di sopra con la scatola e la borsa). Tu rimani lì dentro. (Dal bagno entra anche Vicki, con in mano una minuscola camicia da notte trasparente). E non uscire finché non sei vestita. (Esce dalla camera da letto).

VICKI           Ma io non posso farmi vedere dai nostri contribuenti vestita così! (Esce dalla camera da letto).

SCASSINATORE Lo sapevo che non ne dovevo parlare! (Esce dalla porta aperta del bagno dell’ammezzato).

PHILIP          (Rientrando dalla porta principale). Amore! Aiuto! Dove sei?

(Rientra Vicki dalla camera da letto, con ancora in mano la camicetta da notte. È seguita da Roger. Philip esce precipitosamente, entrando nel bagno di sotto).

ROGER         Dài, mettitela. È meglio di niente! Vedrai che ti troverò qualcosa da mettere sulla porte si sopra. O sulla parte di sotto. Troverò qualcosa.

(Esce dalla camera da letto. Vicki esce dal bagno dell’ammezzato e subito rientra).

VICKI           C’è qualcuno! È lui! (Scappa nel bagno di sotto).

FLAVIA        (Entrando dalla porta in fondo al ballatoio con in mano una vecchia scatola di latta per i biscotti). Amore! Sto trovando delle cose stupende in soffitta. (Si ode fuori scena l’urlo di Vicki). Te la ricordi questa vecchia scatola da biscotti che…

(Vicki rientra dal bagno di sotto e si blocca alla vista di Flavia).

FLAVIA       …mi regalasti il primo anniversario del nostro… E lei chi è?

VICKI           Oh mio Dio! La consorte a carico!

(Entra Philip con in mano, oltre al resto, anche la camicetta da notte di Vicki. Con i gomiti si tiene su i calzoni).

PHILIP          Le ho tolto il vestito! (Flavia spalanca la bocca, inorridita. Philip la vede). Dove sei stata? Io sto impazzendo! Guarda in che stato sono!

(Protende le mani per far vedere a Flavia in che stato è e gli cadono i calzoni. La scatola da biscotti scivola dalle mani di Flavia e cade di sotto con fragore. Philip si precipita verso le scale con i calzoni alle caviglie e le mani protese in un gesto supplice. Vicki scappa davanti a lui e va a rifugiarsi nell’armadio a muro).

PHILIP       (A Flavia). Amore, stavo solo cercando di spiegarle che siamo perseguitati dall’ufficio delle imposte e che ho le dita incollate.

(Flavia lancia un urlo ed esce dalla porta in fondo al ballatoio. Entra Roger dalla camera da letto e si trova di fronte Philip che solleva la camicia da notte appiccicata alle dita gliela agita davanti alla faccia).

ROGER         La smetta di agitarmi questa cosa sulla faccia! Sto cercando qualcosa! Guarderò nelle altre stanze.

(Esce dove è uscita Flavia. Philip si volta per tornare di sotto. In quel momento lo sciacquone dell’ammezzato scarica fragorosamente. Philip si blocca).

SCASSINATORE      (Esce dal bagno dell’ammezzato con due rubinetti d’oro in mano). Un paio di rubinetti d’oro li abbiamo rimediati. (Vede Philip). Accidenti!

PHILIP          E lei chi è?

SCASSINATORE       Io? Stavo dando un’occhiata allo scarico.

PHILIP          Del reddito?

SCASSINATORE       Sì certo, capo, anche. Del reddito, dello sciacquone, dipende… (Rientra nel bagno dell’ammezzato).

PHILIP          Agenti del fisco dappertutto!

ROGER         (Fuori scena). Oh, mio Dio!

PHILIP          L’altro agente!

(Esce dalla camera da letto, tenendosi la camicia da notte sulla faccia. Entra Roger dalla porta in fondo al ballatoio).

ROGER         Scatole di latta che volano! C’è davvero qualcosa di strano in questa casa! (Si avvicina alla porta della camera da letto, credendo che dentro ci sia Vicki). Sei vestita? (Esce dal bagno dell’ammezzato. Entra Philip dalla camera da letto, cercando di togliersi la camicia da notte dalla testa).

PHILIP          Amore! Mi si è appiccicato il vestito alla testa, adesso!

(Roger entra dal bagno dell’ammezzato. Philip esce dalla camera da letto).

ROGER         Un altro!

(Entra lo scassinatore dal bagno dell’ammezzato).

SCASSINATORE       Sto controllando, capo. Per essere calda è calda. Però mi sa che stenta un po’ a venire; sbaglio?

ROGER         Come sarebbe a dire “stenta un po’ a venire?” Ti piacerebbe provarla, eh?

SCASSINATORE   Magari dopo, grazie. Adesso mi ricontrollo il tubo. (Esce dal bagno dell’ammezzato).

ROGER         Maniaci sessuali dappertutto! Dov’è Vicki? Vicki? (Esce dal bagno di sotto).

SCASSINATORE    (Rientrando dal bagno dell’ammezzato e dirigendosi rapidamente verso l’uscita). C’è troppo affollamento qui! Io me ne vado. Che gente! Ti offrono di provare l’acqua calda!

(Roger esce dal bagno di sotto. Lo scassinatore fa una conversione ad u e ritorna verso il bagno dell’ammezzato).

ROGER         Guardi che se non ritrovo la ragazza, lei finisce sotto processo.

SCASSINATORE       Va bene, capo, anche il cesso. Lo riparo! (Esce dal bagno dell’ammezzato).

ROGER         Vicki…?

(Roger esce dalla porta principale. Philip entra dalla camera da letto avvolto in un lenzuolo bianco e con la camicia da notte ancora in testa, ora sistemata a mo’ di copricapo arabo. Entra Vicki dall’armadio a muro, tutta avvolta in un lenzuolo nero. Chiudono le porte e, al rumore, si voltano l’una verso l’altro e sobbalzano dallo stupore).

ROGER         (Entra dalla porta principale). Sceicco! Io l’aspettavo per le quattro. Oh, c’è anche la sua graziosa consorte! Lietissimo. Beh, immagino che vorrete visitare la casa, vero, signor sceicco? Bene. Visto che siete al piano superiore…

(Li raggiunge di sopra. Entra Flavia dalla porta in fondo al ballatoio, con un vaso in mano).

FLAVIA       Far venire qui la sua sgualdrina! Gli romperò questo sulla testa!

ROGER         … cominciamo pure dal piano inferiore.

(Roger, Philip e Vicki scendono di sotto).

FLAVIA       Chi siete voi? Chi sono queste orribili creature?

ROGER         (A Philip e Vicki). Scusate… mi dispiace. Io non so davvero chi sia questa donna. Vi assicuro che non ha niente a che fare con la casa.

(La Clackett esce dalla porta di servizio con un altro piatto di sardine. Roger le si avvicina per presentarla).

ROGER         Mentre invece questa brava donna che gentilmente ci offre…

CLACKETT  Giù le mani dalle sardine! Queste me le mangio io!

ROGER         Visto che non ci offre le sardine, forse sarà meglio dare un’occhiata al bagno.

(Roger conduce Philip e Vicki verso il bagno dell’ammezzato).

FLAVIA       Signora Clackett, chi è questa gente?

CLACKETT  Oh, ce ne sono un sacco in giro, signora mia! Sono un paio di lenzuoli arabi!

ROGER         Chiedo scusa! (Apre la porta del bagno dell’ammezzato). Ecco, qui…

FLAVIA       Lenzuoli arabi?

(Flavia esce dalla camera da letto. Entra lo scassinatore dal bagno dell’ammezzato).

ROGER         Qui abbiamo…

SCASSINATORE       Abbiamo i galleggianti rotti, eh, capo?

ROGER         Ah, abbiamo lui!

(Flavia entra dalla camera da letto).

FLAVIA       Altro che lenzuoli arabi! Sono lenzuoli di lino irlandese presi dal mio letto!

CLACKETT  Maledetti ladroni!

ROGER         Nello studio invece…

CLACKETT  Dammi qui il lenzuolo, demonio! (Afferra il lenzuolo più vicino e lo tira, scoprendo Vicki). Il mondo ti guarda, zambracca! Rassettati.

ROGER         Tu!

FLAVIA       Lei! (Scende le scale con aria minacciosa. Philip esce, sgattaiolando verso lo studio).

SCASSINATORE       Bambina mia!

VICKI           Papà!

(Flavia si ferma. Rientra Philip dallo studio con aria stupefatta. Il ruolo è ora interpretato da un sostituto).

SCASSINATORE       La mia piccola Vicki scappata di casa, che pensavo di non rivedere mai più!

CLACKETT  Chi l’avrebbe mai creduto!

VICKI           (Allo scassinatore). Che ci fai tu, qui, vestito così?

SCASSINATORE       E tu che ci fai qui, svestita così?

VICKI           Io?… Io stavo portando gli schedari sugli evasori fiscali al nostro ufficio centrale.

(Philip crolla dietro il divano, con la mano sul cuore. Nessuno si accorge di lui).

FLAVIA       Allora! Dov’è l’altro lenzuolo?

(Dalla porta principale entra il personaggio oggi più ricercato sulla piazza: uno sceicco. È vestito da arabo e assomiglia moltissimo a Philip, dato che è interpretato dallo stesso attore).

SCEICCO      Ah! Questa essere dimora di pace! Io prendere essa in affittare.

TUTTI           Tu!

FLAVIA       È lui?

FREDERICK Lloyd, scusa, ma io ho ancora i calzoni intorno alle caviglie. È quasi impossibile fare questo cambio di costume senza una sarta.

LLOYD         Fatti aiutare da Tim. Tim! Dov’è Tim?

(Tim, che stava facendo il doppione di Philip, si alza e guarda Lloyd con aria sfinita).

TIM               Sì?

LLOYD         Ah, già. Tu stai facendo il doppione!

TIM               Devo essermi addormentato lì per terra.

LLOYD         Non importa, Tim.

TIM               Devo fare qualcosa?

LLOYD         No, non fa niente, ce la caveremo anche da soli. Tim continua la sua pennichella dietro il divano, mentre noi continuiamo da soli; anche con i calzoni intorno alle caviglie, vero, Freddie? Dalla tua entrata, con i calzoni intorno alle caviglie. “Allora! Dov’è l’altro lenzuolo?” (Frederick non si muove). C’è qualche altro problema, Freddie?

FREDERICK Beh, visto che ci siamo fermati…

LLOYD         Perché faccio certe domande?

FREDERICK Voglio dire, lo sai quanto sono imbranato a capire le trame…

LLOYD         Lo so, Freddie.

FREDERICK Posso farti un’altra domanda stupida?

LLOYD         Ti metto a disposizione tutta la mia conoscenza del teatro universale, Frederick.

FREDERICK Io non riesco ancora a capire perché lo sceicco deve essere il doppione di Philip.

GARRY       Perché quando lo sceicco entra, tutti quanti noi  pensiamo che sia… capito, no? E allora tutti quanto noi… voglio dire, è questa la trovata!

FREDERICK Questo lo so.

BELINDA     Tesoro, il resto della trama dipende proprio da questo!

FREDERICK Questo lo so. Però è quasi per una sorta di coincidenza. O no?

LLOYD         Certo che è una sorta di coincidenza, Freddie, certo. Ma solo se non consideriamo che esisteva una precedente stesura della commedia, ora purtroppo andata perduta. E in quella precedente stesura l’autore enfatizzava il fatto che il padre di Philip, da giovane, aveva girato in lungo e in largo per il Medio Oriente.

FREDERICK Ho capito… Ho capito!

LLOYD         Hai capito?

FREDERICK È molto interessante.

LLOYD         Lo sapevo che ti sarebbe piaciuta.

FREDERICK Sì, ma il pubblico lo capirà?

LLOYD         Dovrai farglielo capire tu, Freddie. Da come ti muovi, da come parli. È questo il compito dell’attore, no?

FREDERICK Giusto. Grazie, Lloyd. Grazie.

LLOYD         Bene. Che ne direste di arrivare alla fine dell’atto? Dalla tua entrata, Freddie.

(Frederick esce dalla porta principale).

LLOYD         Dio, come sono bravo! Ma che ne sarà di questo spettacolo quando io me ne sarò andato e voi rimarrete soli? “Allora! Dov’è l’altro lenzuolo?”

FLAVIA       Allora! Dov’è l’altro lenzuolo?

(Entra lo sceicco dalla porta principale).

SCEICCO      Ah! Questa essere dimora di pace! Io prendere essa in affittare!

TUTTI           Tu!

FLAVIA       È lui?

SCEICCO      Io essere me. Allah volere me essere io.

(Gli si buttano tutti addosso).

ROGER         Hai il coraggio di venire a visitare una casa come questa quando non sei altro che un pezzente senza calzoni! (Solleva il vestito dello sceicco).

SCEICCO      Che fate?

CLACKETT  Ti sei portato via tutte le lenzuola pulite! (Cerca di strappargli il vestito di dosso).

SCEICCO      Che fate? Che fate?

VICKI           Sei tu che mi hai strappato di dosso la camicia da notte! (Cerca di tirargli il copricapo).

FLAVIA       Mi vuoi buttare via come una bambola usata! (Lo colpisce).

SCEICCO      Che fate? Che fate?

SCASSINATORE   .E io non ti sto neanche a chiedere quello che combini con la mia bambina giù all’ufficio centrale. Ma voglio dirti una cosa, Vicki.

(Lunga pausa).

LLOYD         Brooke!

BROOKE      Come…?

LLOYD         La tua battuta. Avanti, gioia, mancano solo due battute alla fine del primo atto.

BROOKE      Io non capisco.

LLOYD         Datele la battuta!

BELINDA     (A Brooke). “Che cosa, papà?”

BROOKE       Sì, ma non capisco.

DOTTY         Devi dire: “Che cosa, papà?”

SELSDON     Sì. Io ti dico: “Ma voglio dirti una cosa, Vicki” e tu mi dici: “Che cosa, papà?”

BROOKE      Io non capisco perché lo sceicco assomigli a Philip.

(Lungo silenzio. Tutti aspettano che esploda qualcosa).

LLOYD         Poppy! Porta il libro sacro! (Entra Poppy dalla quinta con il copione). È questa la battuta, Poppy? “Io non capisco perché lo sceicco assomiglia a Philip”? Possiamo consultare il testo originale dell’autore e accertarci aldilà di ogni dubbio?

POPPY          Beh, io credo che sia…

LLOYD         (Salendo sul palcoscenico). “Che cosa, papà?”. Giusto. Questa è la battuta, Brooke, tesoro. Certo, sappiamo tutti che prima di qui hai lavorato in locali di lusso, a Londra, dove ti lasciavano inventare la commedia man mano che andavi avanti. Ma qui queste cose non si possono fare, gioia bella. In primo luogo perché l’autore ha voluto scrivere lui le battute; in secondo luogo perché è l’una di notte; in terzo luogo perché mancano due battute alla fine del primo atto, e infine perché stiamo per fare una pausa per prendere il tè prima di stramazzare a terra per la stanchezza. Vogliamo solo che tu dica la battuta: “Che cosa, papà?”. Tutto qui, Nient’altro! Non chiedo troppo, vero?

(Brooke si volta bruscamente ed esce di corsa dal bagno dell’ammezzato).

LLOYD         Esce? Nel copione c’è forse scritto che esce? (Da fuori si sente Brooke che piange scendendo le scale di servizio). E adesso le lenti a contatto naufragheranno in un mare di lacrime! (Lloyd esce dalla porta principale).

FREDERICK (Avvilito). Ahi, ahi, ahi!

SELSDON     (c. s.). Certo che c’è andato giù un po’ pesante, eh?

GARRY       Io pensavo che se la sarebbe presa con Poppy, quando finalmente… capito, no?

DOTTY         Di solito è con Poppy che se la prende. Vero, tesoro?

(Poppy sorride, schermendosi).

FREDERICK Mi dispiace. È tutta colpa mia.

GARRY       Ma perché prendersela con… capito, no?

DOTTY         Sì, perché prendersela con Brooke?

BELINDA     Io l’ho trovata una cosa molto dolce, veramente.

GARRY       Dolce?

BELINDA     Sì, una piccola schermaglia amorosa.

DOTTY         Come? Vorresti dire che Lloyd e Brooke…?

BELINDA     Non lo sapevate?

SELSDON     Brooke e Lloyd?

BELINDA     Dove pensate che siano stati tutto il week-end?

FREDERICK Allora è per questo che non si è accorto che avevano montato male la scena, domenica.

BELINDA     Ssssst! Stanno rientrando!

(Rientra Lloyd con un braccio intorno alla spalla di Brooke).

LLOYD         Ok. Tutto dimenticato. Sono stato irresistibile.

POPPY          Io… mi viene da vomitare! (Esce in quinta).

LLOYD         Che c’è?

DOTTY         Oh, no!

LLOYD         Oh, Cristo! (Lloyd esce dietro a Poppy).

GARRY       Vuol dire che…?

SELSDON     Anche lei?

BELINDA     Questa non la sapevo neanche io.

BROOKE      Io mi sento svenire!

BELINDA     Mettiti la testa fra le ginocchia, tesoro.

(Fanno sedere Brooke sul divano con la testa fra le ginocchia).

SELSDON     (A Dotty, indicando Belinda). Questa non la sapeva neanche lei.

BELINDA     Sssst!

DOTTY         Dopo solo due settimane di prove!

FREDERICK A chi toccherà ancora?

SELSDON     Molto eccitante!

BELINDA     Sssst! (Indica Brooke).

SELSDON     Ah, già. Sssst!

DOTTY         Eccolo! (Entra Lloyd dalla quinta, con aria mesta). Come sta, caro?

LLOYD         Si riprenderà tra un momento. Deve aver mangiato qualcosa di indigesto.

GARRY       (Indica Brooke). Sì, e questa si sente un tantino… capito, no?

LLOYD         Anch’io mi sento un tantino… capito, no? Infatti sento proprio che…

BELINDA     Che?

GARRY       (Gli avvicina la sedia). Che stai per svenire?

BELINDA     (Gli offre il vaso).  O per vomitare?

LLOYD         Che avrò un bisogno disperato della pausa.

DOTTY         Certo che ti stai dando un po’ troppo da fare, Lloyd.

LLOYD         Allora, possiamo dirla quest’ultima battuta dell’atto?

SELSDON     Io? L’ultima battuta? Bene. “Ma ti voglio dire una cosa, Brooke”.

VICKI           Che cosa, papà?

SCASSINATORE       Quando la vita non offre altro che dolori e incertezze, non c’è niente di meglio che… (prende il piatto di sardine dalle mani della signora Clackett) … un bel piatto di buone sardine!

LLOYD         E sipario!

(Pausa. Poi Tim si rende conto che tocca a lui, si alza barcollando e corre dietro le quinte).

Fine primo atto


II

Atto primo

Il soggiorno della casa di campagna dei Brent. Mercoledì pomeriggio.

(Theatre Royale, Goole. Pomeridiana di mercoledì 13 febbraio).

Solo che questa volta vediamo il primo atto dal retro del palcoscenico. La scena è infatti girata di 180 gradi. Tutte porte sono visibili, benchè rovesciate e prive di ogni guarnizione. Due scale laterali conducono al praticabile da cui si accede alle porte del piano superiore. Parte della scenografia è visibile attraverso la finestra. Vi sono anche due porte appartenenti alla struttura del retro del palcoscenico : una che conduce ai camerini; l’altra alla platea.

Tim, in smoking, cammina nervosamente avanti e indietro. Poppy, nell’angolo del suggeritore, sta parlando al microfono dell’interfono.

POPPY          Chi è di scena, prego. Chi è di scena per la signorina Otley, la signorina Ashton, il signor Lejeune, il signor Fellowes, la signorina Blair. Chi è di scena.

TIM               Eh, vorrei saperlo anch’io chi sarà di scena! Tu che dici?

POPPY          (A Tim). Vedrai che si riprenderà adesso che ho dato il chi è di scena. Adesso sa che tra cinque minuti si comincia. Credi di no?

TIM               Tu credi di sì?

POPPY          Lo sai com’è fatta Dotty.

TIM               E siamo in tournée solo da un mese. Siamo arrivati soltanto a Goole. Pensa quando saremo a Stockton-on-Tees!

POPPY          Parlasse, almeno!

TIM               Aprisse la porta del camerino! Senti, se Dotty non va in scena…

POPPY          Non va in scena?

TIM               Se non va in scena.

POPPY          Ci andrà.

TIM               Certo che ci va.

POPPY          Dici di no?

TIM               Sono sicuro che ci va. Però, se non ci va…

POPPY          Deve andarci!

TIM               Ci andrà, ci andrà! Però, se non dovesse andarci…

POPPY          Io avrei solo cinque minuti per cambiarmi e sostituirla. Cinque minuti!

TIM               Se almeno dicesse qualcosa!

(La porta che va in platea si apre e Lloyd mette dentro il capo. Ma appena vede Poppy lo ritrae e richiude la porta).

POPPY          Vado a riprovarci. Se non altro mi aiuta e non pensare ai miei problemi.

(Esce Poppy dalla porta dei camerini. Lloyd rimette subito dentro la testa).

LLOYD         Se n’è andata?

TIM               Lloyd! Non sapevo che oggi venivi a trovarci.

LLOYD         Non dovevo, infatti. Non sono venuto.

TIM               Beh, meno male che sei qui!

LLOYD         Non ci sono.

TIM               Dotty e Garry…

LLOYD         (Porgendogli una bottiglia di whisky). Nascondila da qualche parte.

TIM               Bene. Sai, hanno litigato…

LLOYD         (Tira fuori dei soldi dal portafogli e li porge a Tim). C’è un fioraio qui all’angolo. Comprami dei fiori grossi, che sembrino costosi.

TIM               Bene. E ora Dotty si è chiusa in camerino…

LLOYD         E che Poppy non li veda.

TIM               No. E non vuole parlare con nessuno…

LLOYD         Il primo spettacolo finisce poco dopo le cinque, giusto? E il secondo incomincia alle sette e mezzo, vero? Voglio starmene due ore solo e indisturbato con Brooke nel suo camerino tra i due spettacoli. Poi riprendo il treno delle 7,25 per Londra.

TIM               Lloyd, io sto cercando di dirti che forse non ci sarà nessuno spettacolo.

LLOYD         Non se ne sarà già andata?

TIM               No, ma nessuno sa cosa farà! Si è chiusa in camerino! Non vuole parlare con nessuno!

LLOYD         Avete già dato il chi è di scena?

TIM               Sì.

LLOYD         In cinque minuti non ce la faccio; non è fisicamente possibile.

TIM               Certo, non è la prima volta che fa baruffa con Garry…

LLOYD         Brooke ha fatto baruffa con Garry?

TIM               Brooke? Che centra Brooke? Dotty!

LLOYD         Ah, Dotty.

TIM               La settimana scorsa c’è stata la famosa baruffa, quando eravamo a Workshop.

LLOYD         Sì, sì, me lo hai detto al telefono.

TIM               Lei era uscita con quel giornalista…

LLOYD         Il giornalista, sì… lo so.

TIM               Ma lo sai che Garry ha minacciato di ammazzarlo?

LLOYD         L’ha ammazzato, sì, lo so. Senti, non preoccuparti per Dotty, lei ha investito dei soldi in questo spettacolo.

TIM               Sì, ma adesso è successo di nuovo. Alle due di notte mi sveglio perché mi stanno bussando furiosamente alla porta. È Garry. “Sai dov’è Dotty?”, mi fa. “Non è tornata a casa”.

LLOYD         Tim, lascia che ti racconti un po’ della mia vita. Tutte le sere, dopo le prove, mi devo sorbire al telefono il Duca di Buckingham, che si lamenta perché il Duca di Gloucester succhia caramelle durante il suo monologo. Catesby se ne va tutti i pomeriggi a fare la televisione e il Duca di Clarenza se ne va per una settimana intera a fare una pubblicità per il Madeira. Riccardo, invece – stenterai a crederci – è stato steso dal colpo della strega! E ieri notte mi chiama Brooke e mi dice che è stufa qui e che vuole farsi rilasciare un certificato medico per esaurimento nervoso. Io non ho tempo né di cercare, né di provare una sostituzione. Ho solo un misero pomeriggio libero, quando Riccardo non va a provarsi il corsetto ortopedico e Lady Anna va in tribunale per il divorzio, per occuparmi dell’esaurimento di Brooke senz’altra medicina che un po’ di whisky – ce l’hai tu la bottiglia? -, qualche fiore – te li ho dati i soldi? -, e qualche coccola sul divano. Perciò non sono venuto qui per ascoltare i guai degli altri; sono venuto per uscire un po’ dai miei, e guai a chi cerca di farmici rientrare!

TIM               Sì, ma Lloyd…

LLOYD         Avete fatto le chiamate di sala?

TIM               Ah, già, la sala! (Si precipita al microfono, la bottiglia di whisky in una mano, i soldi nell’altra. Posa la bottiglia sul tavolo per accendere il microfono).

LLOYD         E non far vedere quei fiori a Poppy, mi raccomando! (Esce dalla porta che va in platea).

TIM               (Al microfono). Signore e signori, siete pregati di accomodarvi in sala. Lo spettacolo avrà inizio fra tre minuti.

(Poppy entra dai camerini. Vedendola, Tim nasconde la bottiglia di whisky dietro la schiena).

POPPY          Faremo tardissimo!

TIM               Com’è andata?

POPPY          Adesso ci sta provando Belinda. Oh, mio Dio, non ho ancora fatto neppure la prima chiama alla sala! E questi soldi? Sono per me?

TIM               No, no! (Nasconde i soldi dietro la schiena e, automaticamente, porta avanti l’altra mano con la bottiglia di whisky).

POPPY          Whisky!

TIM               Ehm… Ah…!

POPPY          Dove l’hai trovato?

TIM               Beh…

POPPY          L’hai trovato qui in palcoscenico? Accidenti, le nasconde anche tra le quinte adesso! (Prende la bottiglia). La metto io in un posto di sotto dove la ritroverà più.

(Entra Belinda dai camerini).

POPPY          Niente?

BELINDA     Lo sai come fa Dotty quando ci si mette. Adesso ci sta provando Freddie… (Vede il whisky). Oh, no!

POPPY          Sì, adesso le nasconde anche in palcoscenico. (Entra Frederick dai camerini) Niente?

FREDERICK Niente.

BELINDA     Però non è che ci hai provato tanto, tesoro!

FREDERICK No, ma… (Vede il whisky). Accidenti!

BELINDA     Le nasconde anche qui, adesso!

(Esce Poppy verso i camerini con la bottiglia in mano).

FREDERICK Improvvisamente s’è aperta la porta e Garry è uscito dal suo camerino tutto agitato. Non ho capito che voleva dire. Io ce l’ho questo problema con Garry. Spesso non riesco a capire quello che vuole dire. Sai come sono imbranato per queste cose. Comunque credo che stesse dicendo che vuole ammazzarmi.

BELINDA     Oh, povero caro!

FREDERICK Così ho pensato che era meglio andar via per non peggiorare la situazione. Ma non ha problemi, vero?

BELINDA     Chi, Garry? Ne ha eccome, a quanto pare!

FREDERICK No, voglio dire, lui va in scena?

TIM               Garry? Garry va in scena. Certo che va in scena. Cos’è questa storia che Garry non va in scena?

BELINDA     Sì, perché se tu devi sostituire Garry, Poppy non può sostituire Dotty; perché se Poppy sostituisce Dotty, tu devi stare lì a sostituire lei.

TIM               Oh, accidenti!

(Batte la mano sinistra contro la destra nervosamente e Belinda vede i soldi).

BELINDA     È arrivata la paga?

TIM               Quale paga?

BELINDA     Era ora!

TIM               No, questi sono per… Oh, accidenti! (Esce in fretta verso i camerini).

FREDERICK Certo che è una strana donna Dotty, con questi suoi alti e bassi. Ieri sera, per esempio, stava benissimo.

BELINDA     Ieri sera?

FREDERICK Sì, mi ha portato a bere una cosa dopo lo spettacolo in un localino che conosceva.

BELINDA     Ieri sera lei era con te? Tu eri con lei?

FREDERICK Sai, si è molto interessata ai miei problemi…

BELINDA     Vuole mettere le sgrinfie anche su di te! Non glielo permetterò!

FREDERICK No, no. È stata solo carina. Tutto lì. Difatti dopo ha voluto accompagnarmi alla pensione. Abbiamo preso un tè insieme, e mi ha raccontato tutti i suoi problemi. È stata da me fino alle tre di stamattina. Chissà che cosa avrà pensato la padrona della pensione!

POPPY          (Entrando). La sapete l’ultima?

BELINDA     L’ho appena saputa.

POPPY          È scomparso Selsdon.

BELINDA     E tu lo sai che è stato Freddie a provocare tutto questo… Selsdon?

POPPY          Non è nel suo camerino.

BELINDA     Oh, mio Dio!

POPPY          Oh, mio Dio! Devo fare le chiamate di sala!

BELINDA     Tu fai le chiamate, io cerco Selsdon.

FREDERICK E io che faccio?

BELINDA     (Con intenzione). Non devi fare altro, tu!

FREDERICK D’accordo.

BELINDA     Hai già fatto abbastanza, bellezza! (Esce dai camerini).

POPPY          (Al microfono). Signore e signori, siete pregati di accomodarvi in sala. Lo spettacolo avrà inizio fra tre minuti.

(Entra Tim dai camerini con un grosso mazzo di fiori in mano).

TIM               Dice che lo ammazza!

POPPY          Selsdon vuole ammazzare qualcuno?

TIM               Garry, Garry... Selsdon?

POPPY          Lo abbiamo perso!

TIM               Oh, mio Dio!

POPPY          I fiori!

TIM               (Imbarazzato). Beh... Sì... Sono per... sai, no?...

POPPY          (Li prende). Oh Tim, sei un vero tesoro!

TIM               Ehm... Ah...

POPPY          (A Frederick). Visto che carino?

FREDERICK Molto, molto.

POPPY          (Dopo aver dato un bacino a Tim). Io vado a cercarlo al bar. (Dà i fiori a Frederick). Tienimeli un momento. (Esce dai camerini).

TIM               Li tengo io! (Prende i fiori). Ah, la chiamata alla sala! Tieni un momento.

FREDERICK Credo che l'abbia già fatta Poppy.

TIM               Avrà dato i due minuti. Io darò un minuto. (Al microfono). Signore e signori, siete pregati di accomodarvi in sala. Lo spet­tacolo avrà inizio fra un minuto. (Riprende i fiorì da Frederick).

FREDERICK Guarda che lei aveva detto tre minuti!   ;

TIM               Tre minuti? Li avevo dati io i tre minuti! Anche lei ha det­to tre minuti?         

FREDERICK Credo di sì.

TIM               (Rende i fiorì a Frederick). Tieni un momento. (Al microfo­no). Signore e signori, siete pregati di accomodarvi in sala. Lo spettacolo avrà inizio fra due minuti.           

(Entra Belinda dai camerini con in mano la bottiglia di whisky).

FREDERICK L'hai trovato?

BELINDA     No, ma ho trovato questa

FREDERICK Accidenti!

TIM               Oh...  

BELINDA     Era nascosta con molta perizia dietro all'estintore.

FREDERICK È un demonio!  

TIM               La prendo io.

BELINDA     E nascondila bene, mi raccomando, tesoro!

(Entra Poppy dai camerini. Tim nasconde la bottiglia a Poppy).

POPPY          Al bar non c'è.

TIM               Hai guardato in sartoria?

POPPY          Sì.     

TIM               Vado a ricontrollare.

(Esce dai camerini con la bottiglia).

BELINDA    E adesso?

POPPY          (Al microfono). Signore e signori, siete pregati di accomo­darvi in sala. Lo spettacolo avrà inizio fra due minuti.

FREDERICK Oh no! Li ha già dati Tim i due minuti.

POPPY          Ha dato i due minuti? (Al microfono). Signore e signori, siete pregati di accomodarvi in sala. Lo spettacolo avrà inizio fra un minuto.

(Entra Lloyd dalla porticina della platea).

LLOYD         Si può sapere che cazzo sta succedendo?

BELINDA     Lloyd!

FREDERICK Ma guarda!

POPPY          Non sapevo che fossi qui!

LLOYD         Non sono qui! Sono a Londra! Però non posso starmene seduto in platea a sentire: "due minuti", "tre minuti", "un mi­nuto", "due minuti"!

BELINDA     Tesoro, noi di sotto abbiamo una tragedia!

LLOYD         Abbiamo una tragedia anche là fuori! (A Poppy). Questa è una pomeridiana, bellezza! È pieno di vecchi pensionati là den­tro. "Lo spettacolo avrà inizio fra due minuti", e se ne vanno tutti verso la toilette. "Lo spettacolo avrà inizio fra un minu­to", e tutti tornano indietro di corsa. Non sanno più da che parte andare.

POPPY          Lloyd, io devo parlarti.

LLOYD         (La bacia meccanicamente). Voglio sapere solo una cosa, dolcezza.

POPPY          Ho provato a telefonarti.

LLOYD         Brooke va in scena?

BELINDA     Brooke va in scena? (Brooke entra dai camerini con la bottiglia di whisky). Brooke! Tu vai in scena, vero?

BROOKE      Come?

FREDERICK Stai bene, vero, Brooke?

BROOKE      Come?

FREDERICK Sta bene, sta bene; lo si sente da come risponde.

BROOKE      Lloyd?

LLOYD         (La bacia sulla guancia e vede il whisky). E quella cos'è?

BELINDA     Un'altra bottiglia?

BROOKE      Ero sdraiata sul pavimento della sartoria...

LLOYD         Eri sdraiata sul pavimento della sartoria?

BELINDA     Faceva i suoi esercizi di rilassamento.

LLOYD         Ah, già...

BROOKE      E ho visto questa bottiglia nascosta dietro al radiatore.

BELINDA    Le nasconde proprio dappertutto!

FREDERICK (Prende la bottiglia di whisky). Adesso la nascondo io in un posto dove non la ritrova di sicuro.

LLOYD         Mettila nel camerino di Brooke. Lì non gli verrà neanche in mente di... (Vede i fiori in mano a Frederick). E quelli?

FREDERICK Oh, già, scusa! (Dà i fiorì a Poppy).

POPPY          Me li ha regalati Tim.

(Li mette sul tavolo del suggeritore).

LLOYD         Tim? Te li ha regalati Tim?

POPPY          Lloyd, io devo dirti una cosa.

LLOYD         Per oggi ne ho sentite abbastanza. (Va verso l’uscita della platea).

BELINDA     Non vuoi sapere neanche di Dotty?

LLOYD         No.

FREDERICK Né di Garry?

LLOYD         No.

BELINDA     E neanche di Selsdon? 

LLOYD         Sentite, secondo me nessun regista può recuperare que­sto spettacolo. Quindi andate avanti, fatelo. Io me ne sto giù al buio con un pacchetto di caramelle e me lo godo. D’accordo? L’ultima chiamata era “un minuto”, se vi sorregge la memoria! (Lloyd esce per la platea).

(Brooke si sdraia sul pavimento).

FREDERICK Non si sente bene?       

BELINDA     Fa i suoi esercizi di rilassamento. Ti senti bene, cara?

BROOKE      Sì. Non riuscivo a concentrarmi, di sotto. C’era un tale baccano. Urla, grida!

BELINDA     (A Frederick). Ha problemi dì respirazione.

FREDERICK Poverina! (A Brooke). scusa, se non ti senti, puoi anche non farlo, lo spettacolo. È solo una pomeridiana. Sono sicuro che a Poppy farebbe piacere di prendere il tuo posto. Ve­ro, Poppy?

POPPY          Vado a vedere che sta succedendo di sotto. (Esce verso i camerini).

BELINDA     Frederick, mio caro…

FREDERICK Che c’è? Ho detto qualcosa che non va?

(Entra Selsdon, in fretta, dalla porta della platea).

SELSDON     Dov'è Tim?

BELINDA     Selsdon! Tesoro! Dove sei stato?

FREDERICK Va tutto bene? (Allunga la mano per salutarlo e si ren­de conto che nella mano cela bottiglia di whisky. La rinasconde velocemente dietro la schiena). Accidenti!

BELINDA     Ti abbiamo cercato dappertutto!

SELSDON     Certo, certo, dappertutto! In platea, in Direzione, al bar, ma non si trova da nessuna parte.

BELINDA     Ma lui, Tim, sta cercando te, di sotto.

SELSDON     Esatto! Non immaginate quello che sta succedendo di sotto. Pensavo che sarebbe giusto che Tim lo sapesse.

BELINDA     Credo che se ne sia accorto, sai!

SELSDON     Ah, è successo di tutto! Garry era furibondo. "Io me ne accorgo, sai, quando metti gli occhi su qualcuno" diceva. "Ho visto come guardavi Teddy".

BELINDA     Santo ciclo!

FREDERICK Teddy? Chi è questo Teddy?

BELINDA     Oh, Freddie, prova a indovinare!

FREDERICK Teddy?

SELSDON     O forse era Neddy.

BELINDA     Oh, povero Neddy!

SELSDON     Sì. Teddy o Neddy: uno dei due. Comunque...

(Entra Poppy dai camerini).

POPPY          Credo che stiano venendo.

BELINDA     Stanno venendo!

FREDERICK Vengono!

SELSDON     E come!

POPPY          Ah, finalmente ti sei fatto vivo!

SELSDON     Sì, sì, era ancora vivo. 

POPPY          Bene! (Al microfono). Signore e signori, siete pregati di accomodarvi in sala, lo spettacolo avrà inizio tra un... poco.

TIM               (Uscendo dai camerini). Stanno arrivando!

BELINDA     E abbiamo trovato anche Selsdon.

TIM               (A Selsdon). Come sei arrivato qui?

SELSDON     Come?

TIM               (Al microfono). Signore e signori, siete pregati di accomo­darvi in sala...

POPPY          Già fatto, già fatto!

TIM               (Al microfono). ... Seduti.

BELINDA     Povero Lloyd! Gli andranno di traverso le caramelle.

SELSDON     Come? Vuoi sapere come? Male, ecco come.

TIM               Cosa?

SELSDON     Come l'ha presa lei, vuoi dire? In una parola: male! "È sempre la stessa storia" gridava.

(Entra Garry dai camerini).

BELINDA     Garry, tesoro!

SELSDON     "Io ho solo cercato di dare una mano a quel povero dia­volo", fa lei. O, forse, "di prendere una mano a quel povero diavolo" non... Ah! Eccolo qua!

FREDERICK (A Garry). Tutto bene?

(Frederick prende la scatola e la borsa da viaggio dal tavolo dell'at­trezzeria e le porge a Garry, che gliele strappa di mano bruscamente).

SELSDON    Che ha detto?

BELINDA     Non ha detto niente, caro.

SELSDON     Fa bene a non dire niente. Riaccenderebbe la lite. "Ti ho vista coi miei occhi", le diceva di sotto.

(Entra Dotty dai camerini).

"Me ne accorgo quando metti le sgrinfie su qualcuno" diceva "e questa volta le hai messe sul povero Neddy!".

BELINDA    Dotty, cara!

SELSDON     Ah, è arrivata anche lei, eh? Bene, ragazza mia! Tocca a te!

FREDERICK Come stai? Bene?

SELSDON     Sta bene? 

(Dotty sospira, sorride e da una piccola stretta al braccio di Belinda, poi va a prendere il suo posto verso la porta delle stanze di ser­vizio con l'aria di una donna tragicamente incompresa. Garry si allontana da lei con intenzione).

BELINDA     (A Selsdon). Sta benissimo.

TIM               Tutto a posto, allora?     

SELSDON     O forse era Eddy. Neddy o Eddy. Uno dei due.

BELINDA     Zitto, caro!

POPPY          Si comincia?

(Tutti si voltano con ansia a guardare Dotty e Garry, Garry e Dot­ty. I due ignorano gli sguardi, standosene in disparte con distacco. Poi, contemporaneamente, si voltano per controllare il trucco ne­gli specchietti appesi alla scena).

FREDERICK Senti, Dotty... senti, Garry,.. io non starò qui a fare un gran discorso, ma adesso dobbiamo andare lì davanti e fare il nostro spettacolo e... ecco...   

BELINDA    E per fare lo spettacolo, tesori miei, dobbiamo per lo meno rivolgerci la parola!

(Pausa. Dotty e Garry sembrano non aver ascoltato).

DOTTY         (Improvvisamente si gira). Com'è la sala, piena?

BELINDA     Ora sì che ragioni!

FREDERICK Brava, Dotty!

TIM               Sì, non c'è male, tenendo conto che è una pomeridiana.

POPPY          C'è molta gente anche in galleria.

SELSDON     (A Poppy). Avanti, ragazza, datti da fare. Sono vecchi pensionati. Se la facciamo tanto lunga non arrivano neanche alla fine.         

POPPY          Bene. Allora silenzio, per favore.

FREDERICK Vorrei dire solo una parola. Solo un momento, Poppy.

SELSDON    La voglio dire io una parola: le sardine!

BELINDA     Le sardine!

FREDERICK Le sardine!

(Belinda si precipita verso il tavolo dell'attrezzeria per prendere il piatto di sardine di Dotty).

POPPY          (All'interfono). Attenzione: via i servizi. Mezza sala...

LLOYD         (Si affaccia dalla porta che va in platea). Allora!?

POPPY          Stiamo cominciando.

LLOYD         Noi è da un'ora che aspettiamo. Si è fatto un gran silen­zio. Penseranno che è morto qualcuno!

FREDERICK Scusa, Lloyd, è colpa mia. Stavo facendo un discor­setto a tutti quanti.

LLOYD         Freddie, hai mai pensato di farti fare un trapianto di cer­vello?

FREDERICK Scusa, scusa; non è il momento. Ho capito.

LLOYD         C'è nessun altro che ha bisogno urgente di comunicare?

POPPY          Certo, non adesso, ma...

LLOYD         Cosa!?

POPPY          Voglio dire, sai, no? Dopo...

LLOYD         (A Tim). E tu quei fiori li hai comperati per Poppy?

TIM               No... cioè... sì...

LLOYD         E non hai comprato dei fiori per me?

TIM               Sì... cioè... no...

LLOYD         Hai idea di che cosa può fare un uomo in preda a un at­tacco di gelosia?

TIM               Sì... non so... credo...

LLOYD         Allora prendi cinque sterline delle tue, vai dal fioraio e compra dei fiori per me! Regala i fiori a Poppy lui!... Voi due potreste prendervi il vecchio cervello di Freddie. Metà ciascu­no! (Esce dalla porticina della platea).

FREDERICK Accidenti...

BELINDA     Su, Poppy, non piangere, tesoro.

SELSDON     Vedi solo di far partire questo treno.

POPPY          (Al microfono). Atto primo. Su il sipario. (Preme un pul­sante e lo spettacolo ha inizio).

Nota: quanto segue è una versione alquanto ridotta dell'atto che abbiamo visto in prova.

(All'alzarsi del sipario, si ode il telefono ultramoderno che squilla).


Dotty, esce, entrando in scena. Si ode un applauso un po' sten­tato.

 

Selsdon, Belinda e Frederick esprimono il loro compiaci­mento per l'inizio dello spetta­colo. I tre si lasciano cadere su delle sedie.

Tim tira fuori il portafogli e controlla i soldi. Fa per uscire, ma si ferma vedendo Belinda che sta segnalando agli altri l'a­gitazione di Garry, il quale so­spira e smania mentre attende di entrare in scena. Frederick posa la bottiglia del whisky sulla sedia e si avvici­na a Garry. Belinda e Tim osservano con ansia Frederick che posa la ma­no sulla spalla di Garry, in un gesto amichevole.

Garry si ritrae indignato. Belinda si precipita ad allonta­nare Frederick.

Frederick non riesce a capire per quale motivo Garry si sia offe­so con lui e, per far vedere agli altri che cosa ha fatto, ripete il gesto mettendo di nuovo la ma­no sulla spalla di Garry. Gar­ry lascia cadere gli oggetti di sce­na e minaccia Frederick con un pugno. Frederick si copre il naso con la mano. Belinda e Tim li se­parano e scongiurano Garry di prepararsi di nuovo per l'entrata in scena. Tim esce in direzione dei camerini.

Brooke esce, entrando in scena. Frederick posa la mano sulla spalla di Dotty in un gesto amichevole. Garry si affaccia in quel mo­mento per prendere la borsa da viaggio e vede il gesto. Garry si affaccia dalla porta delle stanze di servizio e vede Belinda che corre a staccare Frederick da Dotty. Garry da un pestone al piede di Frederick. Frederick si volta a chiedere con lo sguardo a Belinda il mo­tivo del pestone. Belinda ha dif­ficoltà a spiegarglielo con Dot­ty lì davanti.

Belinda si accorge che Dotty sta facendo un racconto mimato della sua triste esperienza con Garry a Frederick, il quale segue con molta partecipazione.

Belinda riesce a sospingere Dot­ty appena in tempo per la sua entrata.

Belinda cerca di spiegare a Fre­derick che Dotty si è presa una cotta per lui. Frederick non ca­pisce nulla. Belinda si rivolge a Brooke chiedendole di spie­garlo lei a Frederick, ma nean­che Brooke capisce di che cosa sta sussurrando e gesticolando.

Belinda segnala  improvvisamente che Selsdon ha scoperto la bottiglia di whisky che Frederick ha lasciato sulla sedia. Selsdon apre la bottiglia, l'annusa, la richiude ed esce in direzione dei camerini, portandosela via. Frederick fa per correre dietro a Selsdon. Belinda gli dice di aspettare, di starsene seduto, di non fare niente: ci penserà lei a Selsdon. Belinda esce dalla parte dei ca­merini per recuperare Selsdon.

Dotty rientra, uscendo di sce­na. Posa il piatto delle sardine, scuote il capo in un gesto di grande sconforto e si mette a piangere.

Frederick è molto colpito dal­l'infelicità di Dotty. Allontana da lei le sardine, la consola con dei colpetti sulla spalla, le da un buffetto, le ri­mette in mano le sardine, e l'ac­compagna alla porta per farla entrare di nuovo in scena. Al­l'ultimo momento lei si accor­ge di non avere il giornale. Fre­derick si precipita a prenderglie­lo sul tavolo dell'attrez-zeria. Poi Dotty si rende conto di ave­re in mano il piatto di sardine. Frederick le prende, proprio nell'attimo in cui lei sta entran­do in scena.

Entra Belinda dai camerini, portando con sé un Selsdon molto perplesso, ma non la bot­tiglia di whisky. Frederick le dice che Dotty è in uno stato terribile. I due si voltano a guardare Dot­ty con preoccupazione, mentre costei rientra, uscendo di scena.

Selsdon ne approfitta per sgat­taiolare di nuovo verso i came­rini.

Belinda lo rincorre. Frederick fa per accompagnar­la, ma si volta ansiosamente verso Dotty e rimane a consolarla. Ma Dotty ora sorride coraggiosamente, è lo rassi-cura, dicendo che grazie a lui, si è ripresa. Per esprimere la sua gratitu-dine, Dotty da un baciò a Frederick ...

… mentre Garry entra dalla porta del bagno dell'ammezzato e si accorge del bacio. Frederick si rende conto di do­ver entrare in scena tra un mo­mento con Belinda, e che Belinda è assente. Allora suppli­ca Dotty di andarla a cercare.

Garry sì affaccia sulla porta del­l'armadio a muro, sbircia con intenzione Dotty e Frederick impegnati nel loro caloroso col­loquio e butta loro addosso il lenzuolo di scena.

Belinda entra dai camerini con la bottiglia di whisky.

Fa appena in tempo a dare la bottiglia a Dotty e a precipitarsi in scena.

Entra Selsdon dalla porta dei camerini. Vede la bottiglia in mano a Dotty e gliela chiede. Ma Dotty è distratta da Garry, il quale le sta dicendo che non è più disposto a tollerare i suoi incontri furtivi con Frederick.

Mentre i due litigano, Selsdon cerca disperatamente di entra­re in possesso della bottiglia di whisky. Garry e Dotty si rivol­tano rabbiosamente verso di lui.

Garry supplica Dotty, s'ingi­nocchia, piange, si attacca al piatto di sardine che lei ha in mano.

Dotty si allontana da Garry. Selsdon le fa notare che ha an­cora in mano la bottiglia di whisky. Garry gliela toglie di mano nell'attimo in cui lei en­tra in scena. Selsdon cerca di prendere la bottiglia a Garry, ma Garry si volta per salire sul praticabile per entrare in scena, Garry si guarda intorno perché non sa cosa fare della bottiglia, poi la da a Brooke. Brooke osserva la bottiglia, chiedendosi che deve fare. Si volta verso Selsdon e lo chiede a lui.  Sels-don l'ammonisce con l'indice alzato e le toglie la bot­tiglia di mano. Poi le fa capire che si sta recando in bagno fa­cendo il gesto di uno che tira la catena.

Brooke lo scruta con espressio­ne da miope, mentre si spoglia per la sua entrata in scena, Selsdon esce con la bottiglia, verso i camerini.

Belinda entra, uscendo di scena.

Brooke dice a Belinda che Sel­sdon se n 'è andato a bere nella toilette.

Garry, ancora sul praticabile, cerca di sbirciare cosa stanno fa­cendo Dotty e Frederick, ma viene sospinto in scena da Broo­ke. Dotty si accorge della sorve­glianza di Garry e spiega a Frederick che Garry crede che lo­ro due siano amanti. Ora Brooke deve entrare in scena.

Belinda comunica frenetica a Dotty che Selsdon sta bevendo. Ma quando Dotty finalmente capisce è arrivato il momento della sua entrata in scena.

Brooke rientra, uscendo di sce­na e Belinda sale sul praticabi­le per chiederle dove è andato Selsdon.

Brooke indica nella direzione dei camerini.

Entra Tim dalla porta dei ca­merini. Ha in mano un altro mazzo di fiori, più piccolo del primo. Belinda esce in fretta dai came­rini. Tim chiede a Frederick do­ve stia andando. Frederick fa il gesto di uno che alza il gomito.  Rientra Belin­da dai camerini e fa capire a ge­sti che Selsdon si è chiuso den­tro a chiave. Frederick deve da­re la sua battuta in quinta.

Tim da i fiori a Belinda e cor­re verso i camerini. Belinda da i fiori a Frederick e stacca l'a­scia dei pompieri dalla apposi­ta nicchia. Fa per correre verso i camerini con l'ascia in mano, ma Poppy le rammenta che deve entra­re in scena. Belinda sale in fret­ta sul praticabile, si rende con­to di avere ancora l'ascia in ma­no e la da a Brooke, ma senza poterle spiegare che cosa deve fame, perché deve entrare in scena. Garry avanza minacciosamen­te verso Frederick, sbirciando con sospetto i fiori che ha in mano. Frederick deve entrare in scena in quel momento ed è co­stretto a passare i fiori a Garry. Brooke scende dal praticabile e chiede a Garry che cosa deve fare dell'ascia. Garry prende l'ascia con aria assorta e le mette in mano i fiori. Garry guarda l'ascia e la solleva, aspettando l'uscita di scena di Frederick. Belinda scende dal praticabile per andare a cercare Selsdon. Vede Garry pronto a colpire e fa un gesto d'orrore. Toglie i fiori di mano a Brooke e la spe­disce a cercare Selsdon. Belinda cerca di togliere l'ascia a Garry, che la nasconde die­tro la schiena. Per prenderglie­la, Belinda è costretta ad ab­bracciarlo, coi fiori ancora in mano.

Dotty rientra e vede Belinda che abbraccia Garry. Poppy sollecita Belinda a entrare in scena. Belinda si precipita in cima al praticabile, tenta di af­ferrare il vestito, poi entra in scena con in mano il mazzo di fiori, anziché il vestito di Vicki. Belinda è costretta a modifica­re la battuta.

Dotty si lancia contro Garry, il quale mostra l'ascia per spie­gare l'abbraccio a Belinda. Dotty afferra l'ascia e la solle­va per colpire Garry.

Frederick entra e toglie l'ascia a Dotty giusto in tempo. Poi la porge innocen­temente a Garry, il quale l'af­ferra e la solleva per darla in te­sta a lui. Dotty gliela toglie e la solleva a sua volta. Belinda entra e strappa di mano l'ascia a Dot­ty, mentre Garry deve fare la sua entrata in scena. Entra Tim dalla porta dei ca­merini, strappa l'ascia a Belin­da ed esce dalla stessa porta.

Belinda fa per seguirlo, ma si rende conto che nessuno ha bussato, perché Brooke è anco­ra nei camerini a cercare Sel­sdon. Belinda afferra la prima cosa che le capita e batte dei colpi contro i legni della scena.

Ma Brooke non può apparire, perché non c'è. Garry entra dalla porta dell'ar­madio e cerca Brooke, mentre è costretto a improv-visare.

Belinda dice a Poppy di legge­re le battute di Brooke dal co­pione. Poi da i fiori a Frederick e corre verso i camerini con l'a­scia.

POPPY         (Leggendo). Certo che sono io! Mi ci hai messo tu qui dentro. Al buio! In mez­zo a tutte quelle lenzuola ne­re!

POPPY        Perché io ho chiuso la porta? Perché l'hai chiusa tu la porta!

Entra Lloyd dalla porta della platea e cerca di capire che dia­volo sta succedendo. Frederick cerca di spiegarglielo, mentre Garry e Poppy continuano a re­citare la scena.

POPPY        Qualcuno l'ha chiusa la porta!

Frederick da i fiori a Lloyd e si prepara per la sua entrata. Lloyd rassicura frettolosamen­te Dotty.

POPPY      Cosi come?

POPPY      Va bene, me le levo!

Lloyd si libera dei fiori sbattendoli tra le mani di Dotty e strappa la gonna di dosso a Pop­py, affinchè possa entrare in sce­na al posto di Brooke. Belinda entra dai camerini, se­guita da Brooke, che si blocca vedendo Lloyd nell'atto di spo­gliare Poppy. Lloyd molla Pop­py e corre verso Brooke, sospin­gendola sul praticabile per far­la entrare in scena.

Garry entra dalla porta della camera da letto e cerca Brooke, improvvisando.

Brooke entra dalla porta del­l'armadio e recita la scena pre­cedente. Dotty chiede se i fiori sono ve­ramente per lei. Lloyd respin­ge i fiori con un gesto distrat­to, perché è troppo preoccupa di quello che sta combinando Brooke.  Dotty prende il ge­sto come una conferma e ne è molto toccata. Da un bacino di gratitudine a Lloyd proprio nel mo-mento in cui Garry si affac­cia.

Garry si avvicina per vedere meglio e taglia tre pagine del co­pione. Ma a lasciarsi prendere dal panico è proprio lui, che sbaglia, entrando in scena dal­l'armadio a muro anziché dal­la camera da letto. Il panico si propaga a quelli che seguono in quinta. Poppy sfoglia dispera­tamente il copione per trovare il punto a cui è saltato Garry. Gli altri le si fanno attorno. Entra Tim dai camerini con Selsdon, il quale si tiene su i calzoni con le mani. Tim ha l'ascia e la bottiglia del whisky. Da la bottiglia a Fre­derick. Frederick emette un rug­gito di sorpresa.

Frederick nasconde rapidamen­te la bottiglia sotto la sedia ed entra in scena. Tim da l'ascia a Lloyd e toglie i fiori a Dotty, la quale se li ri­prende con un gesto rabbioso, lasciandogliene soltanto uno. Tim porge l'unico fiore rimastogli a Lloyd, che lo porge a Brooke. Brooke lo guarda, mentre il fiore si ammoscia. Lloyd da altri soldi a Tim, che si trascina faticosamente verso i came-rini.

Selsdon spiega a tutti dove si trovava, facendo il gesto di ti­rare la catena del water. Il ge­sto gli provoca la caduta dei cal­zoni.

Selsdon si china per raccoglie­re i calzoni e vede la bottiglia che Frederick ha nascosto sot­to la sedia. La prende, ma Lloyd gliela strappa di mano e la porge a Dotty.

Frederick ripete la battuta e sbatte di nuovo la porta.

Improvvisamente si rendono tutti conto che tocca a Selsdon e lo spingono verso la finestra. Selsdon solleva le broccia per aprire la finestra e di nuovo gli cadono i calzoni. Gli altri gli legano i calzoni alla meglio. Garry strappa di mano i fiori a Dolly, lei glieli riprende. Lloyd li separa con l'ascia, to­glie i fiori a Dotty e li da a Fre­derick, mentre porge l'ascia a Belinda. Belinda la usa per tenere sepa­rati Dotty e Garry. Frederick da i fiori a Poppy, spiegandole che sono da parte di Lloyd. Poppy è commossa e ritiene che sia giunto il momento di dire a Lloyd quello che deve dirgli. Brooke confronta miopemente il suo unico, patetico fiore col mazzo intero che ha Poppy. Lloyd, inseguito da Poppy, si conforta bevendo un lungo sor­so di whisky dalla bottiglia.

Poppy lo osserva stupita e così fa pure Selsdon, che si affaccia dalla porta principale e si bloc­ca con aria sbalordita.

SELSDON      (Bisbigliando). Co­me? Com'è? La battuta! Sug­gerite!

(Poppy si precipita al tavolo do­ve si trova il copione e cerca la battuta da suggerire).

POPPY          Bene, e adesso facciamo il carico.

SELSDON     Come?

TUTTI           (Gridando).   Bene,   e adesso facciamo il carico!

Selsdon esce in fretta, rientran­do in scena.

Brooke tira il suo fiore a Lloyd ed esce con aria offesa, verso i camerini. Frederick si scusa con Lloyd per la sua mancanza di tatto e insiste per andare a con­solare Brooke.

Belinda, con l'ascia, accompa­gna Dotty e Garry al punto in cui devono fare la loro prossi­ma entrata. Belinda prende la bottiglia di whisky dalle mani di Lloyd e la solleva per vedere quanto ne è stato bevuto. Selsdon afferra la bottiglia. Lloyd tenta di togliergliela. Sel­sdon esterrefatto dallo sfrenato desiderio di whisky di Lloyd, difende la bottiglia, allontanan­dosi.

Entra Tim con un terzo, minu­scolo mazzolino di fiori. Lo da a Lloyd, il quale insiste che i fiori vengano consegnati diret­tamente a lui. Lloyd da i fiori a Belinda, men­tre se la vede con Selsdon. Selsdon approfitta di questo suo attimo di distrazione per na­scondere la bottiglia nel secchio dell'estintore.

Quando Lloyd si volta di nuo­vo verso di lui Selsdon gli mo­stra le mani vuote. Lloyd lo perquisisce.

Belinda dà a Tim l'ascia e a Lloyd un bacio di gratitudine. Frederick torna dai camerini con Brooke che si blocca, ve­dendo Belinda con i fiori in mano che bacia Lloyd. Tim se ne accorge, da l'ascia a Frederick e porge stancamente la mano a Lloyd per farsi dare altri soldi per altri fiori. Lloyd gli consegna gli ultimi spiccioli con aria rassegnata. Tim esce verso i camerini, men­tre Belinda si rende conto che i suoi fiori stanno scatenando reazioni di gelosia e corre a met­terli sul tavolo di Poppy, insie­me agli altri fiori. Brooke si gira e fa per ripren­dere la via dei camerini, di nuo­vo offesa. Lloyd la ferma e si guarda intorno, alla disperata ricerca di qualcosa da regalarle al posto dei fiori. Frederick va a rimettere l'ascia al suo posto, trova la bottiglia di whisky nel secchio e la sol­leva in aria "Un'altra botti­glia!". Selsdon toglie la bottiglia a Fre­derick, ma Lloyd la toglie a Sel­sdon appena in tempo per l'en­trata in scena di quest'ultimo.

Lloyd fa per dare la bottiglia a Brooke, ma Frederick gliela to­glie di mano per nasconderla. Lloyd se la riprende. Frederick gliela toglie. Lloyd la recupera. Frederick gliela toglie di nuovo e la nasconde sul praticabile. Garry entra, uscendo di scena sul praticabile.

Si sporge dal lato dove si trova Dotty, le butta in testa le sor­dine che ha nel piatto e rientra di nuovo in scena.

Garry rientra dalla porta del­l'armadio a muro, prende la bottiglia di whisky e ne beve un sorso. Mentre è impegnato a be­re, il capo rovesciato all'indietro, Dotty allaccia l'uno all'al­tro i lacci delle sue scarpe. Lloyd cerca di avvertire Garry, ma questi non gli bada perché è quasi il momento di rientra­re in scena.

Garry posa la bottiglia di whi­sky e fa la sua entrata in sce­na, inciampando nei piedi im­pastoiati. Dotty mima l'azione del lega­mento dei lacci a Belinda e a Lloyd. Tutti e tre cercano di ve­dere che cosa sta accadendo in scena. Selsdon trova la bottiglia sul praticabile. "Un'altra botti­glia!". Lloyd gliela toglie di mano con un gesto meccanico. Lloyd, Dotty, e Belinda bevo­no a turno dalla bottiglia con fare distratto, mentre cercano di seguire ciò che avviene in scena.

Ogni volta che i tre si passano la bottiglia, Selsdon cerca di in­serirsi, ma viene regolarmente saltato. Dotty leva la mano in aria per chiedere attenzione. Tutti aspet­tano il momento del ruzzolo­ne di Garry, che infatti arriva con un tale trambusto che per­fino Selsdon riesce a sentirlo. Garry non reagisce alla cadu­ta. La risata di Dotty, Belinda, Lloyd e Selsdon si spegne sulle loro facce. Frederick, in scena, improvvi­sa una battuta. Non vi è risposta. Belinda si rivolge a Dotty con aria preoccupata e accusatoria: "lo hai ucciso!". Poi apre la porta dello studio per andare a soccorrere Garry. Lloyd la trattiene. Si ode la voce di Garry e tutti si tranquillizzano. Lloyd si fa un altro sorso di whisky. Frederick entra, uscendo di sce­na con i calzoni alle caviglie e il fazzoletto pressato contro il naso. Belinda lo abbraccia. Dotty scansa Belinda e lo ab­braccia a sua volta. Belinda lo ritira a sé, sottraendolo a Dotty. Dotty afferra la bottiglia dalle mani di Lloyd per darla in te­sta a Belinda. Belinda si scansa e Dotty col­pisce Brooke, facendole salta­re le lenti a contatto. Tutti si mettono a cercare le lenti a contatto. Garry ripete la battuta d'attacco per Brooke: ''E una giovane donna è scom­parsa!". Brooke viene guidata verso la finestra per l'entrata in scena.

Selsdon avanza la ipotesi che le lenti siano finite nel vestito di Dotty.

Poppy chiede a Lloyd se ritie­ne che sia il momento buono per parlare. Lloyd le fa cenno dì non "rompere". Selsdon fru­ga nel vestito di Dotty, che non capisce le intenzioni di Selsdon.

Garry entra come una furia coi legacci delle scarpe ancora allacciati e si blocca esterrefatto alla vista di quanto sta accadendo tra Selsdon e Dotty sotto il prati­cabile. Garry ripete l'attacco per Selsdon: "Tu porta le sardine!".  Lloyd afferra Selsdon e lo spin­ge verso la porta dello studio per la sua entrata. Garry scende la scaletta del pra­ticabile con l'aria di voler siste­mare tutti. Ma, avendo i piedi legati, può solo fare un paio di gradini, per­ché è costretto a risalire imme­diatamente per la prossima en­trata.

Frederick si mette a cercare le lenti a contatto nel vestito di Dotty. Garry vede ed è furibondo. Fa per partire all'attacco di Frede­rick. Ma ha i piedi ancora legati, e poi Frederick deve fare la sua entrata.

Garry cerca di farsi slegare da Brooke, ma anche lei deve rientrare in scena.

Tim entra dai camerini con un cactus, che porge a Lloyd. Garry emette un grido veden­do Lloyd che guarda dentro il vestito di Dotty. Lloyd prende il cactus da Tim e lo porge a Dotty, che lo pas­sa distrattamente a Garry. Lloyd si china in avanti di nuo­vo per guardare dentro il vesti­to di Dotty, e Garry gli confic­ca il cactus nel sedere. Poi Gar­ry risale saltellando la scaletta con ancora in mano il cactus. Lloyd fa per inseguirlo, ma de­ve fermarsi per il dolore. Garry posa il cactus sul prati­cabile, poi afferra i lembi dei due lenzuoli appesi fuori dalla porta della camera da letto per la scena di Frederick e Brooke e li lega l'uno all'altro.

Brooke entra, uscendo di scena.

Garry le indica il cactus, men­tre si prepara per entrare in sce­na. Brooke prende il cactus e scende dal praticabile. Dotty to­glie una spina di cactus dal se­dere di Lloyd. Brooke si ferma e guarda allibita Lloyd che si cala i calzoni e si china in avan­ti mentre Dotty gli toglie delle spine dalle natiche. Belinda os­serva la scena da sopra il praticabile. Altrettanto fa Garry. Tim avverte Lloyd che Garry ha cominciato di nuovo a zom­pare giù per la scaletta. Lloyd si tira su prontamente i calzoni. Tim prende il cactus dalle ma­ni di Brooke, prima che Garry riesca ad afferrarlo e usarlo di nuovo.

Garry deve zompare di nuovo fin sopra il praticabile per la sua prossima entrata.

Lloyd si cala di nuovo i calzo­ni per riprendere le operazioni con Dotty. Garry ricompare dalla porta del bagno dell'ammezzato e Lloyd si tira su i pantaloni in fretta. Frederick, fa la sua entrata in scena e prende i lenzuoli che lui e Brooke dovranno indossare. Li agita davanti a Brooke per rammentarle del cambio che devono fare.

Brooke scruta miopemente i lenzuoli e fa per andare. Ma Lloyd la trattiene, porgendole il cactus che prende dalle ma­ni di Tim e spiegandole che si tratta di un piccolo omaggio a testimonianza del suo perenne affetto. Brooke scruta il cactus e, finalmente, Lloyd si rende conto della natura dell'omag­gio e si volta a guardare Tim con disperazione. Tim fa capi­re a gesti che il fioraio non ave­va altro: tutti i fiori che aveva si trovano sul tavolo di Poppy. Frederick agita disperatamente i lenzuoli. Brooke sale di corsa sul prati­cabile col cactus in mano.

Selsdon entra, tacendo si scena. Brooke gli mette in mano il cactus mentre passa. Frederick agita energicamente i lenzuoli nel tentativo di vestire Brooke in tempo per l'entrata. I due si accorgono che i lenzuoli sono legati l'uno all'altro nel mo­mento in cui tentano di entra­re in scena da due porte sepa­rate. Belinda, sul praticabile per la sua entrata, tenta di districar­li. Selsdon, che si trova fuori del­la porta del bagno dell'ammezzato, cerca di dare una mano. Ma ha ancora il cactus e fini­sce col complicare notevolmente le cose. Frederick e Brooke saltano l'entrata. Garry osserva com­piaciuto, finché Lloyd non gli dice di rientrare in scena e di riempire il buco. Garry improv­visa. Selsdon rinuncia e scende la scaletta col cactus. Si siede sul­l'ultimo gradino e chiude gli oc­chi, esausto. Frederick e Brooke fanno la lo­ro entrata dalla stessa porta. Lloyd si accascia su una sedia e ingoia una pillola. Tim s'in­fila il lenzuolo, preparandosi ad entrare come doppio di Philip.

Dotty indica Selsdon a Tim ed esce, entrando in scena. Tim raccoglie la bottiglia del whisky e controlla guanto ne è rimasto. Poi dice a Lloyd che Selsdon; è ubriaco. Lloyd dice a Tim che, vista la situazione, lui — Tim — dovrà sostituire Selsdon. Insieme mettono in piedi Selsdon, che è molto sor­preso. Tim gli toglie di mano il cactus e lo posa sul gradino. Poi, con Lloyd, gli toglie la giacca e il cappello da scassinatore e li indossa lui. Lloyd si rende conto che Tim ha anco­ra il lenzuolo, sotto la giacca. Tim si rende conto che Lloyd dovrà sostituirlo come doppio­ne di Philip e convince Lloyd a mettersi il lenzuolo.

Belinda entra e si sporge dal praticabile per vedere che cosa sta succedendo. Lloyd e Tim le spiegano che Selsdon è ubriaco. Belinda fa notare che Selsdon è entrato in scena e che sta dicendo la sua battuta. Tim si toglie la roba dello scassinatore. Lloyd si toglie il len­zuolo e Tim se lo mette.

Dotty modifica la battuta, vi­sto che il lenzuolo non viene via. Anche Garry modifica la sua battuta. E anche Belinda. Frederick entra, uscendo di sce­na con Brooke, dato che è an­cora allacciato a lei. Selsdon improvvisa.

Brooke rientra in scena. Tim esce, entrando in scena.

Frederick cerca di districarsi dai lenzuoli allacciati.

Lloyd aiuta Frederick ad infilarsi il costume dello sceicco. Lloyd prende la bottiglia del whisky da dove l’ha lasciata. Tim ne beve un lungo sorso e fa per sedersi sul cactus, ma si raddrizza di colpo perché si ac­corge che Poppy lo sta guardan­do con aria di rimprovero. Pop­py comincia a parlargli con an­sia, bisbigliando in maniera completa-mente incomprensibi­le.

POPPY        Senti, io adesso ti devo proprio parlare. Scusami, lo so che non è il momento, ma non è mai il momento. Io continuo a telefonarti, ma non ci sei mai. Lo so che durante il gior­no hai le prove, ma non ci sei neanche la notte, né la matti­na. Non so dove trovarti.

Lloyd le fa segno che non sen­te e le offre un sorso di whisky. Poppy respinge la bottiglia, di­ventando sempre più agitata.

POPPY       (Alzando un po' la voce, ma ancora sopraffatta dal dia­logo in scena). No, no, no, non puoi blandirmi cosi; adesso mi devi sentire, perché appena calerà il sipario tu correrai da lei, lo so. Certo, lei ti crea dei problemi, lo so; l'ho vista con quel cactus, non sono mica cieca, io! E poi riprenderai il treno per Londra.  Purtroppo, incomincio a capire come fun­zioni, Lloyd. E scommetto che c'è anche qualcun'altra, del Riccardo III. Ma questa volta non puoi cavartela così!

Lloyd le segnala con un gesto stanco, carezzevole e consolante che non sente quello che lei sta dicendo.

POPPY        (Alzando la voce) …Beh, mi dispiace, ma spalanca be­ne le orecchie, perché io so­no incinta!

Un "Oh" di stupore da tutti quelli che sono in scena. I due si rendono conto che è finito il Primo Atto.

LLOYD       (Bisbigliando). Sipario!

Poppy corre nel suo angolo. Lloyd, sfinito, si lascia cadere sul cactus.

Sipario.

(Dalla stanza di servizio entra la signora Clackett, una gover­nante di carattere, ha in ma­no un enorme piatto di sardine).

CLACKETT     È inutile che insisti. Non posso mica aprire le sar­dine e rispondere al telefono. Ho solo un paio dì mani! (Posa il piatto delle sardine sul tavolinetto del telefono, accanto al divano, e solleva la cornetta). Pronto?.., Sì, ma qui non c'è nessuno. No, il signor Brent  non c'è... Abita qui, sì, ma adesso non abita qui perché abita in Spagna... Il signor Philip Brent, esatto; quello che scrive le commedie, sì, so­lo che adesso le scrive in Spa­gna... No, anche la signora è in Spagna; sono tutti in Spa­gna, non c'è nessuno... Io so­no in Spagna?! No, io non so­no in Spagna; io mi occupo della casa, però il mercoledì all'una me ne vado, perciò faccia conto che non ci sono manco io... Sì, perché sto per mettermi a pancia all'aria con un bel piatto di sardine e poi qui ci hanno il tivvucolor e oggi danno la Royal... come si chiama quella corsa di cavalli? Dov'è finito il giornale? (Cerca sul giornale). Senta, se è per affittare la casa deve telefonare all'agenzia, sono lo­ro che se ne occupano..... Squire, Squire, Hackham e... come sì chiama l'altro? Non me lo ricordo mai. No, no, loro non stanno in Spagna, stanno accanto al telefono in ufficio. Squire, Squire, Hackham e... un momento, vado a vedere. (Riattacca il ricevi­tore). Sempre la stessa storia! Non fai in tempo a metterti a pancia all'aria che si scate­na il finimondo.

(La Clackett esce di scena dal­lo studio, col giornale in ma­no. Si sente il rumore di una chiave nella toppa ed entra Roger con in mano una scatola di cartone).

ROGER       ...Sì, la mia governan­te, ma oggi è il suo pomerig­gio libero.

(Vichi entra dalla porta princi­pale).

ROGER    Perciò la casa è a no­stra completa disposizione. (Roger esce e rientra con una borsa delle Linee Aeree e chiu­de la porta). Dò un'occhiatina.  (Apre la porta della stanza di servizio, Vicki si guarda intor­no). Ehi! C'è nessuno in ca­sa? (Richiude la porta). No, non c'è nessuno. Beh? Che te ne pare?

VICKI           Quante porte!

ROGER      Oh, non sono poi tan­te. Lo studio, la cucina, e la residenza autonoma della go­vernante.

VICKI           Stupendo. E dov'è che si va?

ROGER         Dov'è che...?

VICKI           Si va.

ROGER         Ah! Di là!

(Apre la porta del bagno a I pia­no terra).

VICKI      Fantastico! (Vichi esce dal bagno).

(Entra la signora Clackett dallo studio, senza il giornale).

CLACKETT     Adesso non trovo più le sardine! (Sorpresa  reciproca...   Roger chiude la porta del bagno e fa sparire la bottiglia di champa­gne nella borsa).

ROGER      Mi scusi, credevo che non ci fosse nessuno.

CLACKETT     Difatti io non ci sono. È il mio pomeriggio libe­ro.   Solo  che  oggi   c'è  la Royal... come si chiama quella corsa di cavalli dove si met­tono in testa tutti quei cap­pelli pieni di frutta... Ma lei chi è scusi?

ROGER      Io sono dell'agenzia. Ho fatto un salto per... controllare delle cose. Sì, insom­ma, prendere delle misure, fare qualche lavoretto... (La porta del bagno si apre, Ro­ger la richiude). Ah! C'è anche una cliente... Sto facendo vedere il villino a una potenziale cliente.

VICKI       (Da fuori, aprendo la porta). Ma che cos'ha questa por­ta?

ROGER       È molto eccitata all'i­dea di prenderlo... in affitto, naturalmente.  

                     (Entra Vichi dal bagno).

VICKI           Ma quella non è la came­ra da letto!

ROGER        La camera da letto? No, quello che vede lì è il salone da bagno principale. E questa che vede qui è la governante, la signora Crokett.

CLACKETT     Clackett, caro, Clackett. Solo che adesso ho perso il giornale.

(Esce la Clackett dallo studio, con le sardine).

ROGER      Mi dispiace, scusa.

VICKI     Figurati. Tanto a noi mi­ca serve il televisore, no?

ROGER      Sai, la vecchia è in fa­miglia da diverse generazioni.

VICKI         Beh, vogliamo andare, allora? (Comincia a salire le scale). Io per le quattro devo essere as­solutamente all'ufficio centra­le.

ROGER       Forse dovremmo solo berci un bicchiere di champa­gne e...

VICKI          Ce la portiamo di sopra.

ROGER       Sì, però...

VICKI          E non perdiamo di vista i miei schedari.

ROGER        No, solo che...

VICKI          Cosa?

ROGER        È che io...

VICKI          È per la vecchia?

ROGER        È in famiglia da diver­se generazioni...

(Entra la Clackett dallo studio, con il giornale ma senza le sar­dine).

CLACKETT   Sardine... sardine... Non dovrei certo essere io a dirtelo, cara, però te lo dico lo stesso: non stare a pensar­ci troppo: prendi l'affare al volo! Vedrai che ti piacerà!

VICKI           Oh! Fantastico!

CLACKETT  Vero che le piacerà?

ROGER         Beh... sì. Spero di sì.

CLACKETT   (A Vicki). E farà tanto piacere anche a noi. (A Roger). Vero, caro?

ROGER         Beh...

VICKI           Fantastico!

CLACKETT Sardine,  sardine! Non ci si può mettere a pan­cia all'aria a digiuno. (La Clackett esce dalla porta di servizio).

VICKI        Visto? A lei fa piacere. Ci fa contenti. Non vuole che ci mettiamo a letto a digiuno e ci prepara le sardine.

ROGER         Veramente…

VICKI           Io la trovo stupenda.

ROGER         Stupenda.  

VICKI           Allora, da che parte?

ROGER      (Prendendo la borsa). E va bene prima che torni con le sardine.

VICKI           Di sopra?

ROGER         Sì, sì.

VICKI           Qui?

ROGER         Sì, sì, sì.

(Escono entrando nel bagno dell’ammezzato).

VICKI           Ma questo è un altro bagno!

ROGER         Credo di sì.

VICKI       Tu cerchi sempre di in­castrarmi nel bagno!

ROGER      Io intendevo dire qui! (Indica la porta accanto. Vicki lo precede ed entra nell'ar­madio a muro).

VICKI           Oh! Lenzuola nere! (Ne tira fuori uno).

ROGER         No, questo è l'armadio a muro. (Ributta dentro il len­zuolo). Questa è la camera. Questa!

(Lascia cadere a terra la borsa e la scatola e cerca nervosamen­te di aprire la terza porta del ballatoio).

VICKI      Come mai sei tanto ner­voso?

ROGER      Fai presto, entra.

VICKI      Non riesci neanche ad aprire la porta!

(Escono Roger e Vichi dalla porta della camera da letto. Si sente il rumore di una chiave nella toppa e la porta d'ingres­so si apre. Sulla soglia appare Philip con in mano una scato­la di cartone).

PHILIP        ... Sì, ma oggi è il po­meriggio libero della signora Clackett. (Entra Flavia). Per­ciò abbiamo la casa a nostra completa disposizione. (Philip porta dentro una borsa delle linee aeree e richiude la porta).

FLAVIA        Guardala!

PHILIP          Ti piace?

FLAVIA         Incredibile!

PHILIP          Il luogo ideale per un'avventura.

FLAVIA        Casa nostra.

PHILIP          Casa nostra.

FLAVIA        Il nostro piccolo rifu­gio segreto.

PHILIP         L'ultimo posto sulla ter­ra dove verranno a cercarci.

FLAVIA      Certo è buffo doverci venire di nascosto. Chissà se la signora Clackett ha fatto prendere aria al letto.

PHILIP          Ma tesoro...!

FLAVIA      E perché no? Niente bambini, niente amici che vengono a farci visita. Siamo assolutamente soli.

PHILIP      È vero. In fondo, in fondo non è una brutta vita quella del perse­guitato fiscale.

FLAVIA        Lascia pure giù quella roba.

(Lui posa la borsa e la bacia. Lei scappa sulle scale ridendo e lui la segue).

PHILIP          Sssst!

FLAVIA        Che c'è?

PHILIP        Gli agenti del fisco po­trebbero sentirci! (Salgono verso la camera da letto. Sotto dalla stanza dì servizio, entra la signora Clackett con un nuovo piatto di sardine).

CLACKETT   (Tra sé). Chissà che fine avrà fatto il piatto di sardine?

(Posa le sardine sul tavolinetto del telefono e si siede sul di­vano. Philip e Flavia la guar­dano dal ballatoio).

PHILIP           Signora Clackett!

CLACKETT     Dio mio che paura! Per poco non mi saltava fuo­ri il cuore dagli stivali!

PHILIP          Anche a me!

FLAVIA        Pensavamo che lei non ci fosse.

CLACKETT   E io pensavo che voi foste in Spagna.

PHILIP          E infatti è lì che siamo.

FLAVIA        Lei non ci ha visti!

PHILIP          Noi non ci siamo!

CLACKET   Avrete bisogno del­le vostre cose, allora. (Indica la borsa e la scatola).

PHILIP         Ah, sì, grazie. (Scende a prenderle).

CLACKETT     (A Flavia). Guardi che non ho mica fatto pren­dere aria alle lenzuola.

FLAVIA       Non importa. Mi farò una borsa d'acqua calda. (Esce dal bagno dell'ammezza­to).

CLACKETT     (A Philip). Le lette­re gliele ho messe nello stu­dio...

PHILIP          Oh mio Dio! E dove so­no?

CLACKETT    Gliele ho messe tut­te nella piccionaia.

PHILIP           Nella piccionaia?

CLACKETT     Sì, in quell'affare con tanti buchi che ha nella scrivania.

(Escono la Clackett e Philip dallo studio. Philip ha ancora la scatola e la borsa). (Entra Roger dalla camera da letto).

ROGER         Sì, però, io ho sentito delle voci....

(Entra Vicki in mutande e reggiseno).

VICKI           Delle voci? Che voci?

ROGER         Voci umane.

VICKI         (Si affaccia alla balaustra). Guarda! Ci ha preparato le sardine. (Fa per scendere. Roger l'afferra).

ROGER         Torna qui!

VICKI           Come?

ROGER      Vado io a prenderle! Non puoi mica scendere in queste condizioni.

VICKI            E perché?

ROGER          La signora Crackett.

VICKI            La signora Crackett?

ROGER        È insostituibile. (Entra la Clackett dallo studio con il primo piatto di sardine).

CLACKETT Sardine di qua, sar­dine di là, oggi è come la sa­gra del pesce.

(Roger fa sparire Vicki nella porta dell'armadio a muro. La signora Clackett lo vede).

CLACKETT     Sta ancora facendo quel lavoretto con la cliente?

ROGER      Eh sì! Bisogna starle dietro. Sa come sono esigen­ti, oggigiorno!

CLACKETT     State visitando l'ar­madio a muro?

ROGER       No, no! (La porta del­l'armadio a muro incomincia ad aprirsi. Roger la richiude). Stavamo controllando le len­zuola e le federe. Facevamo l'inven-tario. (Comincia a scendere le scale). Signora Blackett!

CLACKETT Clackett, caro, Clackett! (Posa le sardine ac­canto alle altre sardine).

ROGER    C'e qualcun altro in ca­sa, signora Clackett?

CLACKETT    Io non ho visto nes­suno, caro.

ROGER          Mi era parso di sentire delle voci.

CLACKETT Voci? No, qui non ne abbiamo mai avute.

ROGER         Allora è stata un'im­pressione.

PHILIP          (Fuori scena). Oh, mio Dio!

(Roger, non visto dalla signora Clackett, prende tutti e due i piatti di sardine).

ROGER         Come ha detto?

CLACKETT  (Facendo il verso a Philip). Oh, mio Dio!

ROGER         Perché? Che cosa c'è?

CLACKETT Oh mio Dio, la porta dello studio è aperta. (Va a chiuderla).

ROGER     (Guarda fuori dalla fine­stra). Ma c'è un'altra macchi­na fuori! Non sarà mica quella del signor Hackham o del si­gnor Dudley?

(Roger esce dalla porta princi­pale con due piatti di sardine. Entra Flavia dal bagno dell'am­mezzato con una borsa dell'ac­qua calda. Vede che la porta dell'armadio a muro sì sta aprendo, e passando, la richiu­de di colpo e dà un giro di chiave).

FLAVIA      Ci fosse una porta che funziona in questa casa!

(Esce di scena, entrando in camera da letto. Sotto, Philip entra dallo studio con in mano un modu­lo dell'ufficio delle imposte e una busta).

PHILIP      ".... Ultimo avverti­mento. Si procederà a norma di legge davanti al magistra­to".

CLACKETT     Ah! A proposito, guardi che è venuto un signo­re a far vedere il villino a una signora.

PHILIP        Non voglio sapere nien­te. Come se non ci fossi.

CLACKETT Dice che la cliente man mano che lo vede si ec­cita sempre di più.

PHILIP       Se ne occupano Squire, Squire, Hackham e Dudley. La diano pure a chi vo-gliono, purché nessuno venga a sape­re che noi siamo qui.

CLACKETT Allora adesso io mi siedo qui, accendo... le sardi­ne, ho dimenticato le sardine! Un giorno o l'altro dimenti­cherò anche la testa. (Esce dalla stanza di servizio).

PHILIP      Se io sono in Spagna questa non l'ho ricevuta, pe­rò se non l'ho ricevuta, non l'ho neanche aperta.

(Entra Flavia dalla camera da letto. Ha in mano il vestito che prima indossava Vicki).

FLAVIA        Amore! Io non ho mai avuto un vestito, cioè... un mazzo di fiori come questo, vero?

PHILIP          (Senza badarle). No?

FLAVIA      No, non mi sarei mai comperata una cosa così cheap. Ah, non me lo avrai mica regalato tu?

PHILIP          Non avrei dovuto farlo.

FLAVIA        Non è mica brutto!

PHILIP    Richiudere. Mettere via. Roba mai ricevuta.

(Philip esce dallo studio).

FLAVIA      Lo metterò in soffitta, tra le altre cose che mi hai re­galato tu, troppo preziose per essere indossate. (Esce Flavia dalla porta infon­do al ballatoio).

(Entra Roger dalla porta cen­trale, ancora coi due piatti di sardine).

ROGER      Ora la porta dello stu­dio è di nuovo aperta. Si può sapere che succede? (Posa le sardine: un piatto sul tavolino del telefono, dove si trovava prima; l'altro vicino al­la porta principale. Poi si av­via verso lo studio, ma si ferma sentendo dei colpi battuti di so­pra). Bussano! Bussano...! Bussano...? Di sopra! Di sopra! (Corre di sopra. Bussano). Oh, mio Dio! C'è qualcosa dentro l'armadio!

(Apre l'armadio a muro e ap­pare Vicki).

ROGER      Ah, sei tu. Cioè... sei tu?... Sì, perché in­somma... nascosta sotto quei mucchi di lenzuoli e asciuga­mani... Chiaro, no...? Io non posso mica star qui tutta In... capito, no?...

ROGER      Ma tesoro, perché hai chiuso la porta?

ROGER         Io non l'ho chiusa la porta.

ROGER         Comunque non puoi stare qui così!

ROGER         In mutande!

ROGER      Di qua! Di qua! (Esce Roger dalla camera da letto. Entra Philip dallo stadio. Ha in mano il modulo delle tasse, la busta e un tubetto di colla).

PHILIP      Tesoro, la colla che è sul tavolo dello studio non è mica quella speciale che si asciuga subito e non si stacca più, vero? Ah, la signora  Clackett ci ha preparato le sardi­ne!

(Philip esce dallo studio, pren­dendo il piatto delle sardine sul tavolinetto del telefono. Entra Roger dalla camera da letto con in mano la borsa dell'acqua calda. Guarda a sinistra e a de­stra sul ballatoio).

ROGER       Una borsa dell'acqua calda!? Io lì non ce l'ho mes­sa! Io non ho messo qui nes­suna borsa dell'acqua calda, capito no?... Io, insomma, ecco, sto qua con la borsa dell'acqua calda in mano e... capito, no?

VICKI      Certo che sono io, mi ci hai messo tu qui dentro. Al buio! In mezzo a tutte quelle lenzuola nere!

ROGER      In bagno c'è qualcuno che riempie le borse dell'acqua calda... Cosa!?

(Roger esce dal bagno dell'am­mezzato).

VICKI         Perché ho chiuso io la porta? Perché l'hai chiusa tu la porta?

ROGER   Non farti prendere dal panico! Niente panico! Ci sa­rà senz'altro una spiegazione razionale. Adesso chiamo la signora Splotchett e mi faccio dire tutto. Tu aspetta qui... No, non puoi stare qui svesti­ta così... Aspetta nello studio. Nello studio, nello studio!

(Roger esce dalla stanza di ser­vizio. Vichi apre la porta del­lo studiò. Si ode un ruggito di esasperazione di Philip da fuo­ri. Vichi si volta di scatto e scappa).

VICKI         Roger! C'è qualcosa là dentro! Dove sei?

(Altro urlo di Philip. Vicki esce alla disperata dalla porta cen­trale. Entra Philip dallo studio. Ha nella mano destra il modu­lo delle tasse e un piatto di sardine nella sinistra).

PHILIP       Tesoro, lo so che ades­so dirai che sono stupido ma...

(Cerca disperatamente di stac­carsi dalle dita il modulo delle tasse con l'altra mano, occupata dal piatto di sardine. Flavia entra dalla porta infon­do al ballatoio con in mano og­getti vari).

FLAVIA      Tesoro, se non ci deci­diamo ad andare a letto io mi metterò a ripulire la soffitta.

PHILIP        Amore, io non posso venire a letto! Sono incollato a un modulo delle tasse!

FLAVIA      Tesoro, perché non posi quelle sardine?

PHILIP      (Posa il piatto di sardi­ne sul tavolo, ma appena ritira la mano il piatto di sardine lo segue). Amore! Sono attaccato anche alle sardine!

FLAVIA      Dài, dài, smettila di fa­re lo sciocco. Prendi la boc­cetta nera nel bagno di sotto. Quella dove c'è scritto vele­no. Corrode qualsiasi cosa. (Flavia esce dalla porta infon­do al ballatoio).

PHILIP       (Agitando il modulo del­le tasse). In questi ultimi anni le tasse mi hanno sempre attaccato, ma non avrei mai creduto di essere io ad attaccarmi alle tasse. (Esce dal bagno di sotto).

PHILIP         Ma non avrei mai pen­sato di essere io ad attaccar­mi alle tasse.

SCASSINATORE       (La finestra si apre ed entra lo scassinatore). Niente inferriate, niente si­stemi d'allarme! Andrebbero denun-ciati per incitamento al­lo scasso! (Scavalca la finestra ed entra). A volte mi prende lo sconforto e mi viene voglia di piangere. Pensare che un tempo facevo le banche! Le cassette di sicurezza! E ades­so che cosa faccio? Entro fa­cile come al supermarket! (Si versa da bere). So che sono tut­ti in Spagna, perché me l'ha detto la vecchia pollastra in cucina. E la pollastra è fuori, perché l'ho vista uscire poco fa in bikini dalla porta prin­cipale. Dov'è la porta princi­pale?

(La cerca, poi la apre, preparan­dosi la fuga).

SCASSINATORE      Bene, e adesso facciamo il carico. Ma senza fretta. Ho tutto il pomerig­gio! Che cosa offre la piazza? (Guarda miopemente il televi­sore). Un forno a microonde. (Stacca la spina e lo mette sul divano). Quanto ci si potrà fa­re? Cinquanta sterline? Non vale nemmeno la pena di por­tarlo via! (Riprende il bicchiere e si met­te a valutare quadri e oggetti). Porcheria... Porcheria... Que­sto non è male... (Si mette in tasca un paio di og­getti). Dove sarà la scrivania? E ve­ro che è dura l'età della pen­sione! (Esce dallo studio con il bic­chiere in mano).

(Roger entra dalle stanze di ser­vizio, seguito dalla signora Clackett, che ha in mano un al­tro piatto di sardine).

ROGER      E naturalmente la clien­te, prima di prendere la casa, vorrebbe sapere se si sono verificati altri fenomeni paranor-mali.

CLACKETT Ma sì, certo, caro. Qui è tutto perfet-tamente paranormale.

ROGER    No, voglio dire, è già successo che qualcosa si è dematerializzato o si è messo a volare?

(La signora Clackett posa il piatto delle sardine sul tavolinetto del telefono, rimette a po­sto il televisore, rinfila là spi­na e va a chiudere la porta prin­cipale).

CLACKETT     Messo a volare? No, no, qui le cose si muovono con le loro gambe, come in qualsiasi altra casa.

ROGER      Vado a dirlo alla clien­te. Sta dando un'occhiata al­lo studio. (Apre la porta dello studio e la richiude subito). Ma c'è un uomo lì dentro!

CLACKETT     Non è possibile, non c'è nessuno in casa, caro. (Aprendo la porta detto studio).

ROGER      Lo guardi! Lo guardi! Sta cercando qualcosa!

CLACKETT     (Dando una rapida occhiata). Io non vedo nessu­no!

ROGER       Non vede nessuno? Ma è pazzesco! Dove è la mia cliente? L'ho lasciata qui ed ora è sparita! La mia cliente è sparita!

(Chiude la porta dello studio e cerca in giro. Vede il piatto di sordine sul tavolinetto del tele­fono). Oh mio Dio!

CLACKETT     Che c'è adesso?

ROGER           Guardi lì!

CLACKETT     Dove?

ROGER            Le sardine!

CLACKETT     Ah, le sardine.

ROGER            Le vede le sardine, ve­ro?

CLACKETT     Certo che le vedo, le sardine.

(Roger le tocca con cautela, poi prende il piatto).

CLACKETT     E vedo anche chi le fa sparire!

ROGER      Io queste sardine non me le faccio scappare. Ma do­v'è la mia cliente? Si può sapere? (Va a cercare di sopra, sempre con le sardine m mano).

CLACKETT Ho capito, dovrò star qui ad aprire sardine fi­no a stanotte! Avanti e indie­tro come un cucù. (Esce dalla starna di servizio).

ROGER  Vicki! Vicki! (Esce dal bagno dell'ammezzato).

SCASSINATORE      (Rientrando dal­lo studio con una bracciata di coppe d'argento, eccetera). E Lui fa "Charles", fa "or­mai hai settant'anni è ora di appendere al chiodo il grimal­dello e di lasciare il piede di porco a uno più giovane di te. (Lascia cadere l'argenteria sul divano ed esce dallo studio). (Roger entra dal bagno dell'am­mezzato).

ROGER      Ma dov'è andata? Non sarà mica tornata in camera da letto? (Esce dalla camera da letto).

SCASSINATORE      (Rientrando dal­lo studio con in mano la sca­tola e la borsa di Philip. Svuo­ta il contenuto della scatola die­tro il divano e ci mette dentro tutta l'argenteria). E io faccio: "Avrò anche settant'anni, ma sono ancora sveglio come un gatto". E l'ho fregato. Non ha saputo ribattere.

ROGER      (Entra dalla camera da letto con il piatto di sardine in mano). Vicki, Vicki! (Esce dall'armadio a muro).

SCASSINATOKE     E se pure ha ribattuto, io non ho sentito. (Esce dallo studio, senza accor­gersi di Roger).

PHILIP      (Entra dal bagno con la mano destra appiccicata al mo­dulo delle tasse e la sinistra al piatto delle sardine). Amore, quel liquido della boccettina nera che corrode tutto, non corrode la colla... Corrode so­lo i calzoni! Tesoro, se corro­de i calzoni tu non pensi che potrebbe anche continuare a corrodere fino a... amore! Senti, sarà meglio che mi tol­ga i calzoni. (Comincia a farlo come può, avendo le mani impegnate). Amore, presto! Aiuto! Abbia­mo in casa un anticorrosivo da usare contro il liquido che corrode tutto? Oh... se è ve­ro che corrode proprio tutto... Amore, incomincio già a sen­tirlo! Sta proprio corrodendo tutto! Ma proprio tutto! Tut­to! Assolutamente tutto!

ROGER      (Entra dall'armadio a muro, sempre col piatto delle sardine in mano). C'è uno spirito maligno in questa casa!

(Vedendo Roger, Philip si tira su i calzoni).

PHILIP         (A parte). L'agente dei Fisco!

ROGER        (Spaventato). È tornato!

PHILIP          No!

ROGER         No?

PHILIP          Io non ci sono!

ROGER         Oh mio Dio!

PHILIP          Io sono all'estero!

ROGER        Lo spirito di un esiliato!

PHILIP         Io devo andare!

ROGER        Rimani!

PHILIP         Non ci penso proprio!

ROGER        Dì’ qualcosa!

PHILIP        Soltanto alla presenza del mio avvocato!

ROGER       Soltanto alla pres... un momento, calma! Lei è solo un intruso, un semplice intru­so!

PHILIP       Tanto piacere! (Saluta con la mano destra. Si accorge del modulo delle tasse e lo nasconde dietro la schiena, sollevando l'altra mano con le sardine). Voglio dire... gradisce una sardina?

(A questo punto i calzoni, la­sciati, cadono a terra).

ROGER      Ah! Ho capito. Sei un maniaco, sessuale! E hai fat­to qualcosa a Vicki! Adesso scendo giù e ti faccio vedere! (Scende le scale).

PHILIP       Ah, vedo che anche lei ha le sardine. Beh, se non c'è nient'altro che posso offrir­le... Tutto bene?

ROGER         La polizia!

PHILIP          ... credo proprio che an­drò.

(Saltella con i calzoni alle ca­viglie ed esce dalla porta prin­cipale).

ROGER       Torni qui! Pronto po­lizia? C'è un intruso in casa mia, anzi, un intruso in casa d'altri! Sì, un maniaco sessua­le... e una giovane è scompar­sa.

(Entra Vicki dalla finestra).

VICKI            Adesso è in giardino. È lui! È lui!

ROGER      Anzi, la giovane donna è ricomparsa. (Mette la mano sul microfono). Tutto bene?

VICKI           No, per poco non mi ve­deva!

ROGER       Per poco non la vedeva... No, ma è anche un ladro, sa! Ha preso la nostra roba!

(Vicki trova la scatola e la bor­sa di Philip),

VICKI            La nostra roba è qui.

ROGER      La nostra roba è torna­ta. Quindi, al momento, man­ca solo il piatto di sardine.

(Vicki trova le sardine che Roger aveva lasciato accanto alla porta d'ingresso).

VICKI            Eccole le sardine!

ROGER          Abbiamo trovato anche le sardine.

VICKI          Ma chi è? la polizia? Vuoi che la polizia venga qui e mi trovi in mutande?

ROGER      Come che cosa voglio dire? Voglio dire che… beh, non voglio dire più niente. (Attacca il ricevitore). Crede­vo ti fosse successo qualcosa di terribile!

VICKI           Infatti! Io lo conosco quello!

ROGER         Lo conosci?

VICKI           È uno di cui si occupa il mio ufficio.

ROGER         Quello è un semplice maniaco sessuale.

VICKI      Anche se fosse, non de­ve vedermi in questo stato! Io sono un'impiegata dell'Uffi­cio delle Imposte. Ho una mia dignità da difendere!

ROGER         E allora mettiti qualco­sa!

VICKI           Ma non ho niente da mettermi!

ROGER      Ci sarà senz'altro qual­cosa nel bagno! (Prende la scatola e la borsa e si avvia per le scale al bagno dell'ammezzato). Tu porta le sardine. (Escono dal bagno dell'ammezzato).

SCASSINATORE      (Rientra dallo studio con in mano un registra­tore). "La prostata?" faccio io. "A me non è mai succes­so di interrompere a mezzo un lavoro per andare ad urinare". (Posa il registratore ac­canto alla porta principale). A meno che qualche cretino non si mette a parlare di urina... (E gli viene il bisogno). Acci­denti a me! Dovè sarà il...? (Si guarda in tomo). (Entra Roger dal bagno del­l'ammezzato con la scatola e la borsa).

ROGER      Tu rimani lì. E non uscire finché non sei vestita. (Entra Vicki dal bagno dell'am­mezzato, con una minuscola camicetta da notte trasparente). (Roger esce dalla camera da let­to).

VICKI      Ma io non posso farmi vedere dai nostri contribuenti vestita così! (Esce dalla camera da letto).

SCASSINATORE      Lo sapevo che non ne dovevo parlare!  (Esce dalla porta del bagno del­l'ammezzato).

PHILIP      (Rientrando dalla porta principale). Amore! Aiuto! Dove sei?

(Rientra Vichi dalla camera da letto, con ancora in mano la ca­micetta da notte . È seguita da Roger. Philip esce precipitosa­mente, entrando nel bagno di sotto).

ROGER      Dài, mettitela. È me­glio di niente. Vedrai che ti troverò qualcosa da mettere sulla parte di sopra. O sulla parte di sotto. Troverò qualcosa. (Esce dalla camera da letto. Vichi esce dal bagno dell'am-mezzato e subi­to rientra).

VICKI       C'è qualcuno! È lui! (Scappa nel bagno di sotto).

FLAVIA      (Entrando dalla porta in fondo al ballatoio con in ma­no una vecchia scatola di latta per biscotti) Amore, sto trovando delle co­se stupende in soffitta. (Si ode fuori scena l'urlo di Vicki). Te la ricordi questa vecchia sca­tola di biscotti che...

(Vicki rientra dal bagno di sotto e si blocca alla vista di Flavia).

FLAVIA      ... mi regalasti il primo anniversario del nostro... E lei chi è?

VICKI           Oh mio Dio! La consor­te a carico!

(Entra Philip con in mano, ol­tre il resto, anche la camicetta da notte di Vicki. Con i gomi­ti si tiene su i calzoni).

PHILIP          Le ho tolto il vestito! (Flavia spalanca la bocca, inor­ridita. Philip la vede). Dove sei stata? Io sto impazzendo! Guarda in che staio sono!

(Protende le mani e gli cadono i calzoni. La scatola di biscot­ti scivola dalle mani di Flavia e cade di sotto con fragore. Phi­lip si precipita verso le scale con i calzoni sulle caviglie e le ma­ni protese in un gesto supplice. Vicki scappa davanti a lui e va a rifugiarsi nell'armadio a mu­ro).

PHILIP        (A Flavia). Amore, sta­vo solo cercando di spiegarle che siamo perseguitati dall'uf­ficio delle imposte e che ho le dita incollate.

(Flavia lancia un urlo ed esce dalla porta in fondo al balla­toio. Entra Roger dalla camera da letto e si trova di fronte Philip che solleva la camicia da notte appiccicata alle dita e gliela agi­ta davanti alla faccia).

ROGER      La smetta di agitarmi questa cosa sulla faccia! Sto cercando qualcosa! Guar-derò nelle altre stanze.

(Esce dove è uscita Flavia. Philip si volta per tornare di sotto. In quel mo­mento lo sciac-quone dell'am­mezzato scarica fragoro-samen­te. Philip si blocca).

SCASSINATORE      (Esce dal bagno dell'ammez-zato con due rubinetti d'oro in mano). Un paio di rubinetti d'oro li abbiamo rimediati. (Vede Philip). Ac­cidenti!

PHILIP          E lei chi è?

SCASSINATORE      Io? Stavo dan­do un'occhiata allo scarico.

PHILIP          Del reddito?

SCASSINATORE   Sì, certo, capo, anche. Del reddito, dello sciacquone, dipende... (Rien­tra nel bagno dell'ammezzato).

PHILIP          Agenti del Fisco dap­pertutto!

ROGER         (Fuori scena). Oh mio Dio!

PHILIP      L'altro agente! (Esce dalla camera da letto, tenendosi la camicia da notte sulla faccia. Entra Roger dalla porta in fon­do al ballatoio).

ROGER       Scatole di latta che vo­lano! C'è davvero qualcosa di strano in questa casa! Sei vestita? (Esce dal bagno dell'ammez-zato).

(Entra Philip dalla camera da letto, cercando di togliersi la ca­micia da notte dalla testa).

PHILIP        Amore! Mi si è appic­cicato il vestito alla testa, adesso!

ROGER      (Entra dal bagno del­l'ammezzato. Philip esce dalla camera da letto). Un altro! (Entra lo scassinatore dal bagno dell'ammezzato).

SCASSINATORE      Sto controllan­do, capo. Per essere calda è calda. Però mi sa che stenta un po' a venire. Sbaglio?

ROGER      Come sarebbe "stenta un po' a venire"!? Ti piace­rebbe provarla, eh?

SCASSINATORE      Magari   dopo, grazie. Adesso mi ricontrollo il tubo. (Esce dal bagno del­l'ammezzato).

ROGER      Maniaci sessuali dap­pertutto. Dov'è Vicki!? Vicki!! (Esce dal bagno di sotto).

SCASSINATORE  (Rientrando dal bagno dell'ammezzato e dirigendosi rapida-mente verso l'u­scita). C'è troppo affol-lamen­to qui! Io me ne vado. Che gente! Ti offrono di provare l'acqua calda! (Roger esce dal bagno di sotto. Lo scassinatore fa una conver­sione a U ritorna verso il bagno dell'ammez-zato).

ROGER      Guardi che se non ritrovo Vicki lei finisce sotto processo!

SCASSINATORE      Va bene, capo, anche il cesso. Lo riparo! (Esce dal bagno dell'am-mezza­to).

ROGER     Vicki! (Esce Roger dal­la porta principale).

ROGER      (entra dalla porta prin­cipale). Niente sceicco ancora? Crede­vo che arrivasse alle quattro. E adesso, beh... insomma, sono già quasi le quattro, capi­to, no?... Beh, veramente, so­no le tre e qualcosa... Perché io sto qua da... chiaro, no?... Insomma saranno chissà! quante ore! Che ora è ades­so? Saranno a dir poco... in­somma saranno quasi le... ca­pito no?... saranno quasi le cinque! Ah siete già arrivati! Vi eravate ficcati... ehm... La sua gentile consorte, vero?... Immagino che vorrete visitare la casa, vero, sceicco? Be­ne. Visto che siete già al pia­no superiore... (Li raggiunge di sopra. Entra Flavia dalla porta in fondo al ballatoio Con un vaso in ma­no).

FLAVIA     Far venire qui la sua sgualdrina! Gli romperò que­sto sulla testa!

ROGER          ... cominciamo dal pia­no inferiore.

(Roger Vicki e Philip scendo­no).

FLAVIA      Chi siete voi? Chi so­no queste orribili creature?

ROGER      (A Philip e Vicki). Scu­sate... mi dispiace... Io non so davvero chi sia questa donna. Vi assicuro che non ha nien­te a che fare con la casa.

CLACKETT          (Entra dalla porta di servizio con un altro piatto di sardine. Roger si avvicina a lei per presentarla).

CLACKETT     Giù le mani dalle sardine! Queste me le mangio io!

ROGER      Visto che non ci offre le sardine, forse sarà meglio dare un'occhiata al bagno. (Roger conduce Philip e Vicki verso il bagno dell'ammezzato).

FLAVIA        Signora Clackett, chi è questa gente?

CLACKETT     Oh, ce ne sono un sacco in giro, signorina! So­no un paio di lenzuoli arabi!

ROGER      Chiedo scusa! (Apre la porta del bagno dell'ammezza­to). Ecco, qui...

FLAVIA      Lenzuoli arabi? (Flavia esce dalla camera da let­to. Entra lo scassinatore dal ba­gno dell'ammezzato).

(Brooke rientra in scena. Tim esce, entrando in scena. Frederick cerca di districarsi dai lenzuoli allacciati).

ROGER         Qui abbiamo...

SCASSINATORE Abbiamo i gal­leggianti rotti, eh, capo?

ROGER      Ah, abbiamo lui! (Flavia rientra dalla camera da letto).

FLAVIA       Altro che lenzuoli ara­bi! Sono i lenzuoli di lino ir­landese del mio letto!

CLACKETT Maledetti ladroni!

ROGER        Nello studio invece...

CLACKETT     Dammi qui il len­zuolo, demonio! (Afferra il lenzuolo più vicino e lo tira. Ma non viene via). Il mondo non ti guarda, zambracca! Perché il lenzuolo non viene via!

ROGER        Tu? Cioè, mi pare…

FLAVIA      Lei! Pare anche a me. (Flavia scende con aria minac­ciosa. Philip esce furtivamente dallo studio).

SCASSINATORE      Bambina mia! Almeno credo, da quel poco che ho potuto vedere mentre passava.

VICKI          Papà!

(Flavia si ferma. Rientra Phi­lip dallo studio con aria stupe­fatta. Il ruolo è ora interpreta­to da un sostituto).

SCASSINATORE    La mia piccola Vicki scappata di casa, che pensavo di non rivedere mai più!

CLACKETT     Chi l'avrebbe mai creduto!

VICKI      (Allo scassinatore). Che ci fai tu qui, vestito così?

SCASSINATORE     E tu che ci fai qui, svestita così?

VICKI         Io? Io stavo portando gli schedari sugli evasori fiscali al nostro ufficio centrale. (Philip crolla dietro il divano con la mano sul cuore. Nessu­no si accorge dì lui).

FLAVIA        Allora! Dov'è l'altro lenzuolo?

(Dalla porta principale entra il personaggio oggi più ricercato sulla piazza: uno sceicco. È ve­stito da arabo e assomiglia moltissimo a Philip, dato che è in­terpretato dallo stesso attore).

SCEICCO      Ah! Questa essere di­mora di pace! Io prendere es­sa in affittare.

TUTTI         Tu?

FLAVIA        È lui?

SCEICCO     Io essere me. Allah vedere me essere io. (Gli si buttano tutti addosso).

ROGER      Hai il coraggio di venire a visitare una casa come questa, quando non sei altro che un pezzente senza calzo­ni! (Solleva il vestito dello sceicco).

SCEICCO      Che fate?

CLACKETT Ti sei portato via tutte le lenzuola pulite! (Cerca di strappargli il costume di dosso).

SCEICCO     Che fate? Che fate?

VICKI        Sei tu che mi hai strap­pato di dosso la camicia da notte. (Cerca di tirargli il copricapo).

FLAVIA      Mi vuoi buttare via co­me una bombola usata! (Lo colpisce).

SCEICCO      Che fate? Che fate? Che fate?

SCASSINATORE  E io non ti sto neanche a chiedere quello che combini con la mia bambina giù all'ufficio centrate. Ma vo­glio dirti una cosa, Vicki….

VICKI           Che cosa papà?

SCASSINATORE    Quando la vita non offre altro che dolori e in­certezze, non c'è niente di meglio che... (Prende il piatto dalle mani della signora Clackett). un bel piatto di buone sardine!

Sipario.


III

Atto primo

Il soggiorno della casa dì campagna dei Brent. Mercoledì pomeriggio. (Municipal Theatre, Stakton-on-Tees, sabato 6 aprile). Questa volta vediamo di nuovo il Primo Atto dalla platea, come nel­le prove a Weston-super-Mare. Prima che il Sipario si alzi, si sente l'ultima chiamata alla sala.

POPPY          (Al microfono). Signore e signori, siete pregati di accomo­darvi in sala. Lo spettacolo avrà inizio tra... Oh! (S'interrompe perché il sipario si alza, scoprendo Tim che sta siste­mando gli oggetti in scena. Il sipario esita incerto, poi cala di nuo­vo. Poco dopo si rialza: la scena è ora vuota. Il telefono sta squil­lando. Dalla stanza di servizio entra la signora Clackett e il piede di Belinda, che la colpisce nel di dietro. La signora Clackett ha in mano un piatto di sardine e zoppica vistosamente).

CLACKETT  È inutile che insisti. Non posso mica raccattare sardi­ne da terra e rispondere al telefono: m'è rimasta solo una gam­ba che funziona. (Al telefono). Pronto?... Sì, ma qui non c'è nessuno, No, il si­gnor Brent non c'è... Abita qui, sì, ma adesso non abita qui, perché abita in Spagna... (Si guarda il ginocchio mentre parla). Il signor Philip Brent, esat­to... Quello che scrive le commedie per il teatro, sì, solo che non si sa proprio perché voglia avere a che fare col teatro che è un mondo di belve feroci, mi creda... No, anche la signora è in Spagna, sono tutti in Spagna, qui non c'è nessuno... No, io non sono in Spagna. Io sono in uno stato pietoso, tutta piena di lividi. Me ne stavo lì col mio piatto di sardine, quando all'improvviso arriva lei, mi molla un calcione nel ginocchio e fa cadere tutte le sardine. (Mentre si massaggia il ginocchio, il piatto si inclina e le sardine scivolano a terra). Eccoci qua, non sono neanche tre mesi e lei è già arrivata ai calcioni nei ginocchi, e io, eccomi qua, non so più che cosa suc­cede. Mi ritrovo a mangiare sardine raccolte sul pavimento col ginocchio. Non mi dire, sono scomparse di nuovo! (Cerca le sardine). E se ha bisogno d'altro deve telefonare all'agenzia, perché loro hanno le mani libere per vedere quello che fanno... No, loro non stanno in Spagna. Stanno accanto al telefono in ufficio. Squire, Squire, Hackham e, un momento, farò sicuramente qual­cosa di sbagliato qui; non riesco a pensare con una mano sola. (Si passa telefono, piatto e giornale da una mano all'altra con fare incerto). Non si scoraggi, vedrà che salteranno fuori. Si sa come vanno queste cose: quando meno te lo aspetti te le ritrovi tra i piedi... (Mette il piede sul/e sardine). Anzi, sotto i piedi! (Si pulisce la scarpa col giornale). E meno male che non le abbiamo sostituite colla purea di banane! (Lascia cadere il giornale sopra le sardine). Ci metto sopra questo, comunque, così non faranno del male a nessuno. Però adesso non ho la più pallida idea di quello che devo portare via. (Esce dallo studio, portando via il piatto vuoto e il ricevitore del telefono. L'apparecchio cade dal tavolinetto e viene trascinato a metà salone).

(Si ode il rumore di una chiave nella toppa, là porta si apre e appare Roger con una scatola di cartone).

ROGER         ... di solito c'è la mia governante, ma oggi è il suo pome­riggio libero. (L'apparecchio telefonico si sposta a scatti verso la porta. Entra Vi­chi). Perciò la casa è a nostra completa disposizione. (Roger esce e rientra con una borsa da viaggio, chiudendo la porta). Do un'occhiatina. (Blocca il telefono col piede con fare disinvolto. Vicki si guarda in tomo). Ehi! C'è nessuno in casa? No, non c'è nessuno. (Raccoglie il telefono e lo rimette sul tavolinetto). Beh? Che te ne pare? (Appena toglie la mano, il telefono, strattonato, cade di nuovo).

VICKI           Stupenda. E tutta roba tua?

(Il telefono riprende a spostarsi. Roger lo raccoglie con fare disin­volto e, parlando, lo mette sulla credenza).

ROGER         Oh, è solo un casino di campagna. Un vecchio mulino ri­strutturato. Sedicesimo secolo.

VICKI           Dev'essere costata un patrimonio!

(Uno strattone più violento fa volare via il telefono dalla credenza. Vicki lo ignora).

ROGER         Beh, bisogna pure avere un posto dove ricevete soci d'af­fari! A proposito, credo che ce ne sia uno al telefono, se non sbaglio. (Raccoglie il telefono e lo rimette sulla credenza). Probabilmente è... capito, no?... quell'arabo che vuole dirmi che viene alle quattro, perciò, magari, ci parto un momento, eh? (Fa per sollevare il ricevitore, si accorge che manca, segue il cordo­ne del ricevitore con la mano).

VICKI           Certo. E io per le quattro devo consegnare quegli schedati al nostro ufficio centrale.

ROGER         Quand'è così, in quattro e quattr'otto... bisogna venirne a capo, voglio dire.

VICKI           Io sono pronta.

ROGER         Non perderemo tempo a tirar fuori lo champagne. (Tira delicatamente il cordone del ricevitore).

VICKI           Quante porte!

ROGER         Oh, non sono poi tante: lo studio, la cucina e la residenza autonoma per... (Dà uno strattone e il capo del cordone gli viene addosso, ma privo del ricevitore). ... il ricevitore!

VICKI           Stupendo! E dov'è che si va?

ROGER         Dov'è che...?

VICKI           Si va.

ROGER         Ah! Di là. (Avvolge il cavo del telefono intorno all'apparecchio, ripetendo la battuta. Poi apre la porta del bagno per Vicki).

VICKI           Fantastico. (Esce dal bagno di sotto).

(Roger getta con aria indifferente il telefo­no dietro di lei. Entra la signora Clackett dallo studio, zoppican­do, con in mano il ricevitore, ormai privo di cordone, e una paletta).

CLACKETT  Sono solo tornata per le sardine.

(Sorpresa reciproca. Roger chiude la porta del bagno).

ROGER         Mi scusi, credevo non ci fosse nessuno.

CLACKETT  Infatti non ci sono. (Sì guarda intorno alla ricerca dell'apparecchio su cui posare il ri­cevitore). E a quanto pare non c'è nemmeno...

ROGER         Io sono dell'agenzia.

CLACKETT  Scusi, ha visto il telefono, per caso?

ROGER         Squire, Squire, Hackham e Dudley.

CLACKETT  Non mi era mai capitato, di perdermi il telefono.

ROGER         Io sono Tramplemain.

CLACKETT  Senta, io questo lo appoggio qui, non si sa mai. Do­vesse servire a qualcuno... (Posa il ricevitore bene in vista).

ROGER         Ah, sì grazie. No, ho fatto un salto per... per controllare delle cose. Sì, insomma, prendere delle misure, fare qualche lavoretto.

(La porta del bagno sì apre, Roger la richiude. La signora Clackett guarda sotto il giornale, poi si volta a cercare il piatto).

CLACKETT  Adesso è sparito il piatto.

ROGER         Ah, c'è anche una cliente!... Sto facendo vedere il villino a una potenziale cliente.

VICKI           (Da fuori, aprendo la porta). Ma che cos'ha questa porta?

ROGER         È molto eccitata all'idea di prenderlo... In affitto, natu­ralmente.

(Entra Vicki dal bagno. Roger mette il piede sul giornale che copre le sardine).

VICKI           Ma quella non è la camera da letto!

ROGER         La camera da letto? No, quello che vede lì è il salone da bagno principale, e questa che vede qui è la governante, la si­gnora Crockett!

CLACKETT  Le sardine, caro, le sardine!

VICKI           Ah! Salve!

ROGER         Faccia pure conto che non ci sia.

CLACKETT  Lei, però, c'è proprio sopra.

ROGER         (Spostandosi). Sai... danno la Royal... capito, no?

CLACKETT  (Guardando sotto il giornale). Non doveva mettercisi sopra.

ROGER         Non stia a preoccuparsi per noi.

CLACKETT  Solo che a me servono le sardine, capisce...

ROGER         Noi diamo solo un'occhiata alla casa.

CLACKETT  Adesso dovrò dare una lavatina al pavimento. (Esce dallo studio, lasciando le sardine sotto il giornale).

ROGER         Mi dispiace, scusa.

VICKI           Figurati. Tanto a noi il televisore mica serve, no?

ROGER         Il televisore? Ah, il televisore. Sì, certo... Non ci ha spie­gato che è qui per guardare la Roval... come si chiama quella corsa di cavalli?... Perché evidentemente è successo qualcosa con le... (Indicando le sardine). Capito, no? No, perché voglio dire... chiaro, no?... Se qualcuno ci stesse guar­dando, potrebbe anche dire... "Accidenti!".

VICKI           Beh, vogliamo andare, allora! (Comincia a salire le scale). Io per le quattro devo essere immancabilmente all'ufficio centrale.

ROGER         Scusa, tesoro. Ma mi pareva giusto chiarirla questa cosa.

VICKI           Ce lo portiamo di sopra.

ROGER         A che punto siamo?

VICKI           E non perdiamo di vista i miei schedari

ROGER         Un momento. Abbiamo un po' perso...

VICKI           Cosa?

ROGER         È che io...

VICKI           È per la vecchia?

ROGER         La vecchia? Ah si, la vecchia! Certo, perché lei è in fami­glia da diverse generazioni.

(Entra la signora Clackett dallo studio con una bottiglia di whisky in mano).

CLACKETT  Sardine... Sardine... Darò una lavata al pavimento con questo, va bene? Così non vi daranno fastidio. (Si accorge di avere in mano la bottiglia). E questa da dove salta fuori?

VICKI           Oh, fantastico!

CLACKETT  È come un campo di battaglia là fuori!

VICKI           Fantastico!

(La signora Clackett mette la bottiglia insieme alle altre, sulla cre­denza).

CLACKETT  La metto qui, eh? Cosi se quello la cerca non la trove­rà di sicuro. Sardine... sardine... Dovrete pensarci voi a quelle sardine lì, perché io devo tornare subito in cucina a prepararne delle altre. (Esce dalla stanza di servizio).

VICKI           Visto? A lei fa piacere. Ci prepara perfino le sardine!

ROGER         Va bene. Allora che dici?

VICKI           Io la trovo stupenda.

ROGER         No, voglio dire... vuoi pensarci tu a...? (indica le sardine).

VICKI           Da che parte?

ROGER         Non lo so, magari le incarti nei... capito, no?

VICKI           Di sopra?          

ROGER         D'accordo. Tu prendi... (indica la borsa e la scatola) e io penso... (Indica le sardine).

(Vichi esce dal bagno dell'ammezzato, continuando imperterrita a dire soltanto le battute del copione. Roger incarta le sardine nel giornale alla meglio).

VICKI           Ma questo è un altro bagno!  (Riappare).

ROGER         La scatola! La borsa!

VICKI           Tu cerchi sempre di incastrarmi nel bagno!

ROGER         La borsa! La scatola!

VICKI           Questo è l'armadio a muro.

ROGER         La scatola, la scatola! La borsa, la borsa!

VICKI           Come mai sei tanto nervoso?

ROGER         Se non portiamo di sopra... capito, no? Voglio dire... ac­cidenti! (Corre ai piedi della scala. Poi torna indietro e posa la carta delle sardine sul tavolinetto del telefono e prende la borsa e la scatola).

VICKI           Non riesci neanche ad aprire la porta! (Esce dalla camera da letto).

(Si sente il rumore di una chiave nella toppa. La porta si apre e sulla soglia appare Philip con in mano una scatola di cartone).

PHILIP          Sì, ma oggi è il pomeriggio libero della signora Clackett.

(Roger molla le sardine e scappa su per la scala con la scatola e la borsa, ma si trova davanti la porta della camera da letto chiusa. Entra Flavia).

E abbiamo la casa a nostra completa disposizione.

(Roger esce dalla camera da letto con la scatola e la borsa, mentre Philip porta dentro la borsa da viaggio).

FLAVIA        Guardala!

PHILIP          Ti piace?

FLAVIA        Incredibile!

PHILIP          Il luogo ideale per un'avventura!

FLAVIA        Casa nostra.

PHILIP          Casa nostra!

FLAVIA        (Tira fuori i resti del telefono, che nascondeva dietro la schie­na). Però, che strano, trovare il telefono in giardino!

PHILIP          Dammi, lo rimetto a posto. (Prende il telefono e fa per rimetterlo sul tavolinetto. Ma il cavo, che gira attorno a tutta la casa, è troppo corto).

FLAVIA        Ho creduto opportuno riportarlo dentro.

PHILIP          Hai fatto benissimo. (Cerca di tirare il cavo senza farlo ve­dere).

FLAVIA        Perché il telefono, qui dentro, serve ancora.

PHILIP          Accidenti! (Tira).

FLAVIA        Perché non lo rimetti al suo posto?

PHILIP          Deve essersi impigliato il cavo.

FLAVIA        Toh, guarda, si è attorcigliato intorno al bagno del pianoterra!

PHILIP          Proprio così.

(Con molta discrezione, Flavia si gira e strattona violentemente il filo, staccando la spina. Intanto Philip esce dalla porta principale con il telefono in mano e rientra dalla porta del bagno).

FLAVIA        Sono riuscita a districarlo, credo.

PHILIP          Ho scavalcato la finestra de! bagno e... Oh! (Toglie la cartata delle sardine dal tavolinetto e vi posa il telefono).

FLAVIA        Stavamo dicendo! Il nostro piccolo rifugio segreto!,

PHILIP          L'ultimo posto sulla terra dove verranno... (Si blocca, perché mentre cerca di piegare bene il giornale si accor­ge che qualcosa gli cola tra le dita dall'interno).

FLAVIA        ... a cercarci. Dici bene. Certo che è buffo doverci veni­re di nascosto.

PHILIP          (Non risponde subito, occupato com'è a guardarsi le mani sporche d'olio). Scusa!

FLAVIA        Lo so che cosa stai pensando: "è una cosa molto seria".

PHILIP          Scusa. Sì. È una cosa molto seria!

FLAVIA        Stai pensando all'ufficio delle imposte.

PHILIP          Esatto. All'ufficio delle imposte. Senti, per non farla tanto lunga, credo che mi darò una lavata e andrò a letto. (Posa la cartata delle sardine sul divano, prende la borsa e la scato­la e si avvia di sopra).

FLAVIA        (Frettolosamente). Sì, ma l'ufficio delle imposte? Dobbiamo fare la nostra chiacchierata sull'ufficio delle imposte prima. Per­ché tu stai pensando che se l'ufficio delle imposte viene a sape­re che siamo tornati, anche per una sola notte, diciamo addio alla nostra residenza all'estero, addio a quasi tutto il guadagno di... lascia giù quella roba.

(Philip lascia cadere la borsa e la scatola, ma ormai si trova già sul ballatoio).

FLAVIA        Di sotto!

PHILIP          Sssst!

FLAVIA        Non di sopra!

PHILIP          Gli agenti del fisco potrebbero sentirci! Giusto?

(Entra la signora Clackett dalla stanza di servizio con un nuovo piatto di sardine).

CLACKETT  (Tra sé). Prima ti ammazzano di calci e poi pretendono che tu entri portando altre sardine!

(Posa il piatto delle sardine e fa per sedersi sul divano, sulla carta di sardine lasciata da Philip).

PHILIP          (Con urgenza, guardando dal ballatoio). Signora, il giornale!

CLACKETT  Dio mio, che paura! Per poco non mi saltava fuori il cuore dal divano!

PHILIP          Anche a me!

FLAVIA        Pensavamo che lei non ci fosse!

CLACKETT  E io pensavo che voi foste in Sardigna!

PHILIP          E infatti è lì che siamo!

FLAVIA        Lei non ci ha visti!

PHILIP          Noi non ci siamo!

CLACKETT  Toh, guarda, mi hanno portato un regalo!

FLAVIA        Sì, però io credo che quelli delle tasse ci siano alle calcagna.

CLACKETT  Scommetto che indovino chi è stato dei due.

FLAVIA        Noi non ci siamo. Lei non ci ha visti!

CLACKETT  Una stupenda purea di sardine!

FLAVIA        Comunque, se dovessero chiedere di noi, lei non sa niente.

CLACKETT  La schifosa, le ha lasciate subdolamente sul divano.

FLAVIA        Allora noi andiamo a letto.

CLACKETT  E se la batte senza neanche aspettare che la ringrazi.

FLAVIA        Ha fatto prendere aria alle lenzuola?

CLACKETT  Beh, anch'io ho una sorpresina per te, cara! (Si avvia minacciosamente sulla scala).

FLAVIA        No? Non importa, mi farò una borsa d'acqua calda. (Esce dal bagno dell'ammezzato).

CLACKETT  Te le do’ io le sardine incartate, bellezza! (Scende di corsa ed esce dallo studio con la cartata delle sardine).

FLAVIA        (Rientra in fretta dal bagno). E così ti ha lasciato tutto so­lo, eh?

PHILIP          Beh...

FLAVIA        E tu adesso che dovresti fare tutto solo? Parlare da solo?

PHILIP          Ahi, ahi, ahi...

FLAVIA        Te lo ha detto che cosa ha fatto delle tue lettere? (La Clackett entra dallo studio con ancora in mano il pacco di sar­dine).

CLACKETT  E adesso che ti sta raccontando quella?

FLAVIA        Guardi che si è dimenticata di dirgli delle sue lettere! (A Philip). Le ha messe nello studio. Tutte le lettere dell'ufficio delle imposte!

PHILIP          Ahi, ahi, ahi...

CLACKETT  Andargli a dire dove sono le sue lettere! Tu non hai nessun diritto su di lui, cosa credi?!

(Avanza verso Flavia minacciosamente con la cartata di sardine).

FLAVIA        (Indietreggia). Le ha messe tutte nel gallinaio! (Esce dal bagno di sopra).

PHILIP          Nel gallinaio?

CLACKETT  Nella piccionaia, caro. Adesso tu vieni con me. Da come si comporta, quella, si direbbe che siete sposati.

(La Clackett conduce Philip nello studio, sempre portando in ma­no la carta delle sardine. La scatola e la borsa di Philip rimango­no fuori, davanti alla porta della camera da letto. Roger entra dalla camera da letto ancora vestito, ma senza cravatta).

ROGER         Sì, però ho sentito delle voci. (Inciampa e cade sulla sca­tola e la borsa di Philip).

VICKI           (Entrando in mutande e reggiseno). Delle voci? Che voci?

ROGER         Voci in scatola! Cioè, voci umane!

VICKI           Ma qui non c'è nessuno!

ROGER         Tesoro, ho visto la maniglia che si muoveva! E questa ro­ba?... Io credo che questa roba dovrebbe essere... chiaro, no? Perché quando noi entriamo nella... capito, no?

VICKI           Sì, ma non capisco perché tu abbia bisogno di rimetterti la cravatta per andare a vedere.

ROGER         (Raccoglie scatola e borsa). Perché se qualcuno ha lasciato queste cose fuori della... e andiamo, su! Evidentemente, inve­ce, dovevano stare di sotto nel... nello... capito, no?

VICKI           La signora Clackett?

ROGER         Può darsi. Magari le ha portate su lei... sai... venendo su per... capito, no? Può essere...

VICKI           (Sporgendosi dalla balaustra). Guarda! Ci ha preparato le sar­dine. (Fa per scendere, Roger posa scatola e borsa davanti alla por­ta dell'armadio e l'afferra).

ROGER         Torna qui!

VICKI           Come?

ROGER         Vado io a prenderle! Non puoi mica scendere in queste condizioni.

VICKI           Perché?

ROGER         La signora Clackett.

VICKI           La signora Clackett?

ROGER         È insostituibile.

(Entra la signora Clackett dallo studio senza la cartata di sardine, pulendosi le mani).

CLACKETT   (Tra sé). Almeno l'ho ringraziata a dovere per le sardine.

(Roger cerca di aprire la porta dell'armadio per nascondere Vichi. Ma la porta non si apre, perché è bloccata dalla scatola e dalla borsa).

CLACKETT  Sta ancora facendo quel lavoretto con la cliente?

ROGER         Eh sì! Bisogna starle dietro. Sa come sono queste porte, oggigiorno!  (Dà uno strattone alla porta e gli rimane la maniglia in mano).

CLACKETT  Meno male che io non vedo niente con questa gamba.

(Roger sposta la borsa e la scatola, riesce in qualche modo ad aprire la porta dell'armadio a muro e a farvi entrare Vicki. Poi risiste­ma alla meglio la maniglia nel buco).

ROGER         Beh... ecco... stavamo controllando tutte le porte... cioè, le maniglie... (Comincia a scendere le scale con la scatola e la borsa di Philip). Signora Blackett!

CLACKETT  Clackett, caro, Clackett!

ROGER         C'è qualcun altro in casa, signora Clackett?

CLACKETT  Io non ho visto nessuno, caro.

ROGER         Mi era parso di sentire una scatola... cioè, voglio dire... ho trovato queste voci...

CLACKETT  Voci? No, qui non ne abbiamo mai avute.

ROGER         Allora è stata un'impressione.

PHILIP          (Fuori scena). Oh, mio Dio!

(Si sente il rumore di un corpo che cade, seguito da un gemito di dolore di Philip).

ROGER         Come ha detto?

CLACKETT  (Facendo il verso a Philip). Oh, mio Dio!

(Fa cadere delle cose dalla credenza per imitare il rumore fuori sce­na e conclude con un grido dì dolore).

ROGER         Perché? Che cosa c'è?

CLACKETT  La porta dello studio è aperta. (La chiude).

ROGER         Queste cose (indica lo studio) dovrebbero stare... chiaro, no? Perciò le metterò fuori di... (indica la porta principale). Co­sicché loro potranno... capito, no?

(Esce dalla porta principale con la borsa e la scatola. Flavia entra dal bagno dell'ammezzato con una cassetta del pronto soccorso. Pas­sando vede la porta dell'armadio aperta e la chiude. La maniglia le rimane in mano).

FLAVIA        Ci fosse una porta che funziona, in questa maniglia! (Entra nella camera da letto con la maniglia e la cassetta del pron­to soccorso).

(Dallo studio entra Philip con in mano un modulo del­l'ufficio delle imposte e relativa busta. Il ruolo di Philip non è più interpretato da Frederick, ma da Tim).

PHILIP          "Ultimo avvertimento!... Si procederà a norma di legge... davanti al magistrato...".

CLACKETT  Santo cielo! E tu chi sei?

PHILIP          Sono Philip.

CLACKETT  Sei Philip? E che ti è successo?

PHILIP          Beh... c'erano delle sardine per terra...

CLACKETT  E lui c'è scivolato!

PHILIP          E ci sono scivolato.

CLACKETT  Lo ha ucciso, quella schifosa. Lo ha ucciso!

PHILIP          No, è solo un po' stordito. Mi riprenderò in un attimo.

(La signora Clackett esce dallo studio).

PHILIP          Non è che mi doveva dire di un certo signore che è venu­to a vedere la casa, per caso?

CLACKETT  (Fuori scena). Cosa?

PHILIP          Non mi doveva dire di un signore che è venuto a vedere la casa? (Rientra la signora Clackett dallo studio).

CLACKETT  Hai ragione. È venuto un signore a vedere la casa.

PHILIP          Non voglio sapere niente. Come se non ci fossi!

CLACKETT  Sei sicuro che non ti sei fatto male?

PHILIP          Se ne occupano Squire, Squire, Hackham è Dudley.

CLACKETT  Va bene, allora. Ah, a proposito, la scatola te l'ha messa fuori della porta.

PHILIP          Lo diano pure a chi vogliono, purché nessuno venga a sa­pere che noi siamo qui.

CLACKETT  Allora adesso io mi siedo qui, accendo... le sardine, ho dimenticato le sardine! (Invece le sardine sono lì, sul tavolo). Ah, no! Me le sono ricordate le sardine! Ma che sorpresa! Vuoi dire che andrò in cucina a farmi un altro piatto di sardine per festeggiare l'avvenimento. (Esce dalla stanza di servizio).

PHILIP          Io questa non l'ho ricevuta! Non ci sono. Sono in Spagna. Però se non l'ho ricevuta, non l'ho neanche aperta.

(Entra Flavia dalla camera da letto, ha in mano il vestito che in­dossava Vicki e la maniglia della porta dell'armadio).

FLAVIA        Amore!... (Si blocca, guarda Tim stupefatta. Poi sì ri­prende, concentrandosi sul vestito). Io non ho mai avuto una ma­niglia come questa, vero?

PHILIP          (Senza badarle). No?

FLAVIA        Non mi sarei mai comprata una cosa così... storta. (Lascia cadere il vestito e cerca di rimettere a posto la maniglia, con le mani dietro la schiena). Ah, non me l'avrai mica regalata tu?

PHILIP          Non avrei dovuto farlo.

FLAVIA        Non è mica brutta!

PHILIP          Richiudere. Mettere via. Roba mai ricevuta. (Esce dallo studio).

FLAVIA    La metterò in soffitta, in caso voglia provarci qualcun altro. (Esce dalla porta della soffitta, portando via la maniglia, ma la­sciando il vestito per terra).

ROGER         (Entrando dalla porta principale, senza la scatola e la bor­sa). Va bene, va bene... Ora la porta dello studio è di nuovo aperta. Si può sapere che succede? (Va verso lo studio, ma si fer­ma, sentendo dei colpi di sopra). Bussano! (Altri colpi). Di sopra! (Corre di sopra, mentre si odono altri colpi). Oh, mio Dio, c'è qual­cuno... (Si accorge che manca la maniglia). Oh mio Dio! (Altri colpi). Senti!.... Non posso, perché, a quanto pare, la maniglia... capito, no? E perciò dovrai... (Mima l'azione di spingere. Altri colpi). Avanti! Avanti! (Altri colpi). Chiunque tu sia... mi senti? Gioia! (Altri colpi). È inutile che continui a bussare! Io non posso farci niente, per­ché, chiaro, no? è sparita la... capito, no? (Altri colpi, Roger apre la porta della camera da letto). Senti, perché non passi... (Indica la camera da letto). Ti attacchi al... coso lì... passi sotto la... sali su per... e arrivi qui. Chiaro, no? (Altri colpi). Oh, basta! (Esce dalla camera da letto).

                     (Entra Philip dallo studio con un modulo delle imposte e la busta. Ora è interpretato da Fre­derick. Un vistoso cerotto sulla fronte e un altro, insanguinato, sul naso).

PHILIP          "Ultimo avvertimento... si procederà a norma di legge da­vanti al magistrato...".

(Entra Roger dalla camera da letto, tirandosi dietro Vichi. Philip li guarda con aria perplessa).

ROGER         Ah, sei tu!

VICKI           Certo che sono io! Mi ci hai messo tu qui, dentro. Al buio! In mezzo a tutte quelle lenzuola nere!

ROGER         Io ti ho messo lì... (Indica l'armadio). Ma tu sei riuscita ad arrivare... chiaro, no?

VICKI           Perché io ho chiuso la porta? Perché l'hai chiusa tu la porta?

ROGER         Io non potevo perché... guarda, non ce la... è sparita!

VICKI           Qualcuno l'ha chiusa la porta!

PHILIP          Scusate! (Esce dallo studio con la coda tra le gambe).

ROGER         Comunque non possiamo stare qui così.

VICKI           Così come?

ROGER         Beh... Insomma, con tutta questa gente che va e viene.

VICKI           Va bene, me le levo.

ROGER         Di qua, di qua! (La spinge nella camera da letto).

(Sotto, Philip si affaccia dalla porta dello studio e rientra cautamente).

PHILIP          "Ultimo avvertimento!... Si procederà a norma di legge davanti al magistrato...".

(Entra Roger dalla camera da letto con la cassetta del pronto soc­corso. Dàa un'occhiata al ballatoio, mentre Vichi entra dietro di lui. Philip li guarda, ancora più perplesso).

VICKI           E adesso che succede?

ROGER         Una cassetta dell'acqua calda! Io lì non ce l'ho messa!

VICKI           Non ce l'ho messa neanche io!

PHILIP          Scusate! (Esce dallo studio).

ROGER         In bagno c'è qualcuno che riempie le borse del pronto soc­corso. (Esce dal bagno dell'ammezzato. Entra Flavia dalla porta della soffitta).

FLAVIA        Tesoro... Tesoro?

(Philip entra cautamente dallo studio e solleva il modulo delle tas­se per chiedere la parola).

FLAVIA        Allora, tesoro, vieni o non vieni a letto?

(Flavia esce dalla camera da letto. Rientrano Roger e Vichi dal ba­gno dell'ammezzato. Philip solleva di nuovo il modulo per chiede­re la parola).

ROGER         Che cosa hai detto?

VICKI           Io non ho detto niente. (Philip ritorna nello studio).

ROGER         Insomma! Prima la maniglia della porta, adesso la casset­ta dell'acqua calda...

VICKI           Io ho già la pelle d'oca.

ROGER         Certo, hai freddo; perché non ti copri?

VICKI           Perché, non andiamo sotto le coperte adesso?

ROGER         (Sta per aprire la porta della camera da letto). Un momen­to! Dove le ho messe quelle  sardine? (Scende di sotto, Vichi fa per seguirlo).

ROGER         Tu aspetta lì!

VICKI           (A disagio). Si sentono dire un sacco di cose strane su que­ste vecchie case.

ROGER         Sì, ma questa è stata completamente ristrutturata. Non penserai che i fantasmi vadano in giro in una casa che ha ti ri­scaldamento centralizzato. E poi...

VICKI           Che c'è? Che cosa hai visto?

(Roger si è bloccato e guarda fisso il tavolinetto del telefono).

VICKI           Che sta succedendo?

ROGER         Le sardine! Sono scomparse! (invece sono sul tavolo del telefono. Lunga pausa in cui cerca di recuperare la situazione, in­ventando). Anzi no! Sono lì! E adesso? No, voglio dire... adesso? Capito, no? (Si volta e si avvia su per le scale. Flavia entra carponi dalla porta principale, prende il piatto delle sardine e lo porta via). No, voglio dire... uno lascia lì un piatto di sardine per due mi­nuti e non penserebbe mai dì... veramente, coi tempi che cor­rono, chi si aspetterebbe mai di ritrovarle dove le la lasciate! No, questo è veramente strano!

VICKI           Allora è vero che in questa casa ci sono gli spiriti. Io mi ficco a letto e metto la testa sotto le... (Si blocca vedendo che sulla mensola fuori della camera da letto non c'è la borsa).

ROGER         No, perché, voglio dire, sono lì. Esattamente dove io... (Vede che le sardine non ci sono più).

VICKI           La borsa...

(Roger scende per andare a investigare sulla scomparsa delle sardi­ne. Vichi lo segue di corsa. Flavia reagisce alla parola borsa).

ROGER         Forse la signora Sprockett le ha... capito, no?... Come di­re?... Che diavolo sta succedendo?

(Mentre Roger si volta verso Vichi, Flavia rientra carponi e rimette rapidamente le sardine sul tavolino).

VICKI           La borsa!

(La parola "borsa" fa scattare Flavia, che esce velocemente, sem­pre carponi).

ROGER         La borsa?

VICKI           La borsa! La borsa! (Trascina Roger di sopra).

ROGER         Come sarebbe a dire: "la borsa! la borsa!"?

VICKI           La borsa, la borsa, la borsa!

(Roger guarda giù e vede le sardine).

ROGER         Le sardine!

VICKI           La borsa, la borsa, la borsa!

ROGER         Le sardine, le sardine, le sardine!

VICKI           La borsa, la borsa, la borsa!

(Mentre Roger guarda le sardine e Vichi guarda Roger, dalla came­ra da letto entra Flavia che posa la borsa sulla mensola).

ROGER         La borsa? Quale borsa?

VICKI           (Fissando la borsa). Non c'è più.

ROGER         Non c'è più?

VICKI           La tua borsa! Improvvisamente! Era lì e ora non c'è più!

ROGER         Ma è in camera da letto! (Vede la borsa)... Cioè, era in ca­mera da letto. Io l'avevo messa in camera da letto, la rimetto in camera da letto.

(Mentre fa per aprire la porta, questa si apre e appare Flavia con la scatola).

VICKI           Non entrare lì dentro!

(Roger afferra la scatola e richiude la porta).

ROGER         La scatola!

VICKI           La scatola?

ROGER         La scatola e la borsa non sono scomparse!

VICKI           No! I miei schedari!

ROGER         Ma che diavolo sta succedendo? Dov'è la signora Spratckett? (Si avvia giù per la scala con la scatola e la borsa. Vichi lo segue).

ROGER         Tu aspetta in camera da letto.

VICKI           No, no, no! (Scende dietro di lui).

ROGER         Beh, rivestiti, allora!

VICKI           Io lì dentro non ci torno.

ROGER         Allora ti porto fuori il vestito.

(Posa la scatola e la borsa sulle scale, torna verso la camera da let­to, vede il vestito per terra. Esce dalla camera da letto e subito rien­tra).

ROGER         Il tuo vestito è scomparso.

(Mentre dice la battuta, col piede spinge il vestito verso il balla­toio, per liberarsene. Ma il vestito cade sulla testa di Vicki, che sta sotto).

VICKI           (Lottando col vestito). Oh!

ROGER         Non farti prendere dal panico! Niente panico! Ci sarà sen­z'altro una spiegazione razionale...

(Scende le scale, continuando a guardare Vicki. Inciampa nella sca­tola e la borsa e ruzzola giù per le scale. Vicki esce dalla porta prin­cipale col vestito sulla testa. Philip entra dallo studio. Ha il modu­lo delle tasse sulla destra e un piatto di sardine nella sinistra).

PHILIP          Tesoro, lo so che ti sembrerò stupido, ma… (Cerca di stac­carsi dalle dita il modulo delle tasse e si blocca vedendo Roger ai piedi della scala).

FLAVIA        (Entra Flavia dalla soffitta, con oggetti vari). Tesoro, se non ci decidiamo ad andare a letto io mi metterò a ripulire la soffitta...

PHILIP          (A Roger). Tutto bene?

FLAVIA        Oh, mio Dio! (Scende le scale di corsa).

PHILIP          Che è successo?

FLAVIA        Sei in grado di parlare... caro?

(Entra allarmata la signora Clackett dalla stanza di servizio, con l'ennesimo piatto di sardine).

CLACKETT  E questo lo hai addirittura ammazzato!

FLAVIA        È solo stordito! Andiamo avanti!

PHILIP          Ahi, ahi, ahi...

CLACKETT  E lei che mette le sardine sulle scale!

FLAVIA        (A Roger). Come ti senti, tesoro?

ROGER         (Sollevando il capo). Non farti prendere dal panico! Nien­te panico!

FLAVIA        Sto benissimo!

PHILIP          Brava!

CLACKETT  Attento, la prossima volta tocca a te!

FLAVIA        Andiamo avanti, adesso!

ROGER         Ci sarà senz'altro una spiegazione razionale.

PHILIP          A che punto siamo?

ROGER         Adesso chiamo la signora Splotckett e mi faccio dire tutto!

CLACKETT  Mi hai già chiamato. Sono qua.

ROGER         Ho chiamato la signora Splotckett e adesso lei ci dirà che cosa sta succedendo.

CLACKETT  Non credo proprio, sai. La poverina non sa più che... sardine pigliare!

PHILIP          Ahi, ahi, ahi...

FLAVIA        Te lo dico io che cosa sta Succedendo.

ROGER         Ma c'è un uomo lì dentro! Giusto?

FLAVIA        No, non è lì dentro, tesoro; è qui, guarda. E anch'io so­no qui.

CLACKETT  No, no, non c'è nessuno in casa, caro. Giusto?

FLAVIA        No, sentite, lo so che questa è una grossa sorpresa per tutti quanti. Voglio dire, trovare uno steso in fondo alle scale, così, all'improvviso... è uno shock! (A Philip). Vero, tesoro?

PHILIP          Ahi, ahi, ahi...

FLAVIA        Ma adesso che ci siamo conosciuti, beh... non ci rimane altro che presentarci! Non ti pare, tesoro?

PHILIP          Ahi, ahi, ahi...

FLAVIA        Questo è mio marito. Purtroppo a lui non piacciono gli imprevisti! Perciò, tesoro, perché non vai in bagno a prendere quella boccettina con su scritto veleno? Quella corrode qualsiasi cosa.

PHILIP          Corrode qualsiasi cosa. Ho capito. Grazie. Grazie. Sì, in questi ultimi anni le tasse mi hanno sempre attaccato, ma non avrei mai creduto di essere io ad attaccarmi alle tasse.

(Apre la porta del bagno di sotto per uscire).

FLAVIA        Io, invece, sono molto diversa. A me divertono parec­chio gli imprevisti.

(Uno dei pannelli di vetro della finestra cade a tetra e appare un braccio che gira la maniglia).

CLACKETT  Meglio così, perché adesso arriva anche lo scassinatore! (La finestra si apre e appare lo scassinatore, interpretato da Tim).

SCASSINATORE   Niente inferriate, niente sistemi d'allarme. Andreb­bero denunciati per incitamento allo scasso! (Scavalca la finestra e guarda sorpreso tutti quelli che sono in scena).

CLACKETT  Venga, venga. Più siamo e meglio stiamo!

SCASSINATORE   A volte mi prende lo sconforto e mi viene voglia di piangere.

CLACKETT  Anche a noi, creda.

PHILIP          Ahi, ahi, ahi!...

FLAVIA        No, anzi! Io lo trovo molto eccitante! Non ho mai cono­sciuto uno scassinatore!

ROGER         Che si fa? Restiamo qui e gli diamo una mano a svaligiare la... capito, no?

PHILIP          È tutta colpa mia.

FLAVIA        Perché non ci facciamo raccontare qualche aneddoto del suo lavoro?

PHILIP          Scusatemi, scusatemi tanto. Perché quando io dico "... le tasse mi hanno sempre attaccato, ma non avrei mai creduto di essere io ad attaccarmi alle tasse" e apro la porta... (Apre la porta del bagno. Un pannello del vetro della finestra si stacca dal riquadro ed entra un secondo scassinatore, interpretato da Selsdon).

SCASSINATORE SELSDON   Niente inferriate, niente sistemi d'allar­me! Andrebbero denunciati per incitamento allo scasso! (Entra e si rende conto man mano degli altri con crescente disagio).

PHILIP          Ahi, ahi, ahi...! Ne ho combinata un'altra!

SCASSINATORE SELSDON   A volte mi prende lo sconforto e mi vie­ne voglia di piangere.

CLACKETT   Ti capisco, caro. Sta diventando un funerale qui!

ROGER         E adesso? Voglio dire...

FLAVIA        Ci inventeremo qualcosa.

SCASSINATORE SELSDON   Pensare che un tempo facevo le banche!

FLAVIA        L'importante è andare avanti.

SCASSINATORE SELSDON e SCASSINATORE TIM (Insieme). Le casset­te di sicurezza!

PHILIP          Ahi! Ahi! Ahi!

I DUE SCASSINATORI    (Insieme) E adesso che cosa faccio? Entro facile come in un supermarket.

FLAVIA        Avanti così.

TIM               Basta così?

FLAVIA        No, no!

SELSDON     Credevo che fosse il momento, perché l'ho visto anda­re verso il bagno.

FLAVIA        (Chiude la porta del bagno). Calma, calma! C'inventere­mo qualcosa.

ROGER         Non possono mica svaligiare la casa adesso! Sono in due! E poi ci siamo tutti noi, qui, e... chiaro, no?

CLACKETT  Che cosa vuoi che facciano? Che escano e ripassino più tardi?

SELSDON     No, no, io l'ho sentita bene la battuta d'ingresso. (A Philip). Com'è?

PHILIP          "In questi ultimi anni le tasse mi hanno attaccato, ma non avrei mai creduto di essere io ad attaccarmi alle tasse".

SELSDON     E ha aperto la porta.  (Apre la porta del bagno per far vedere com'è andata). E, io, allora... (Un pannello del vetro della finestra a stacca dal riquadro ed appa­re un braccio dalla finestra. Entra un terzo scassinatore interpreta­to da Lloyd).

SCASSINATORE LLOYD Niente inferriate, niente sistemi d'allarme! Andrebbero denunciati per incitamento allo scasso! (Entra, incerto se deve reagire alla presenza degli altri o ignorarla).

PHILIP          Oh no!

CLACKETT  Non c'è mai due senza tre!

I TRE SCASSINATORI   Pensare che un tempo facevo le banche! Le cassette di sicurezza!

FLAVIA        Un momento! Questo (rivolta a Lloyd) noi lo conosciamo:

LLOYD         Io provengo da un altro pianeta,

FLAVIA        Non è uno scassinatore.

LLOYD         Sono appena arrivato dalla stazione.

FLAVIA        È il nostro assistente sociale!

ROGER         Che cos'è?

FLAVIA        E quello tanto carino che viene sempre a dirci come dob­biamo fare.

LLOYD         (Frastornato). Allora, io che devo fare? Rubare il televiso­re? Bere un drink?

FLAVIA        No, tesoro mio. Devi solo aiutarci a risolvere il nostro problemino.

LLOYD         Io da tre mesi sto lavorando al Riccardo III!

CLACKETT  Credi che lui abbia più problemi di noi?

LLOYD         Non so neanche a che punto siamo. Né dove stiamo an­dando.

FLAVIA        Il punto in cui siamo è qui, dolcezza. E dobbiamo por forza andare avanti.

SELSDON    Lo fa lui adesso lo scassinatore?

CLACKETT  No, no.

SELSDON    Sono stato licenziato, io?

FLAVIA        No, no, no!

LLOYD         Va bene, va bene. Inventerò qualcosa. (Alla signora Clackett). Porta le sardine!

CLACKETT  Le ho già portate le sardine!

LLOYD         Ha già portato le sardine?

TUTTI           Ha già portato le sardine!         

PHILIP          Ahi, ahi, ahi...

LLOYD         (A Philip). Prendi il modulo delle imposte!

TUTTI           Ce l'ha già il modulo delle imposte!

LLOYD         Ce l'hai già il modulo delle imposte. Un momento. (Dà la bottiglia di whisky e il bicchiere a FLAVIA e tira fuori il tu­betto delle pillole. Flavia gli riempie il bicchiere). Vi siete già incontrati tutti quanti, vero?

TUTTI           Sì!

LLOYD         Bene, allora, direi di... (Ingoia una pillola. Flavia gli porge il bicchiere di whisky per mandarla giù. Roger e la Clackett gli fan­no cenno di non bere, ma Lloyd svuota il bicchiere tutto d'un fiato).

LLOYD         Direi di... (Non riesce pia né a parlare, né a respirare e guarda stupefatto il bicchiere).

FLAVIA        (Annusa la bottiglia). È quello vero!

CLACKETT  Chi ce l'ha messo lì sopra?

SELSDON     Allora lo si fa davvero?

FLAVIA        Che cosa?

SELSDON     Il Riccardo III.

LLOYD         (Strozzato). Non riesco più a...

CLACKETT  Che dice?

FLAVIA        Dice... di chiamare la polizia!

ROGER         Di chiamare la polizia?

TUTTI           Si chiami la polizia!

ROGER         (Prende il ricevitore, si accorge che manca tutto il resto del telefono e porge il ricevitore a Lloyd).

ROGER         È per lei.

(Lloyd si porta il ricevitore all'orecchio e allunga la mano per formare il numero).

LLOYD         (Sottovoce). Non c'è il telefono!

CLACKETT (A Tim). Porta un telefono!

TIM               Porto un telefono?

(Tim esce dalla porta principale).

FLAVIA        Ecco il telefono!

ROGER         (Porge il telefono a Lloyd). Abbiamo ritrovato il telefono!

LLOYD         (Sottovoce, nel ricevitore). Abbiamo ritrovato il telefono!

(Posa il ricevitore sul telefono, che subito si mette a squillare).

ROGER         Eh?!

PHILIP          Ahi, ahi, ahi!

FLAVIA        (A Philip). Non perdiamo la calma! (A Lloyd). Rispondi!

LLOYD         (Debolmente). Rispondo?

TUTTI           Rispondi!

(Lloyd prende il telefono).

CLACKETT  Chi è?

FLAVIA        È la polizia.

LLOYD         Sì, è la polizia.

FLAVIA        Digli... che abbiamo smarrito una giovane donna!

ROGER         Sì! Ci manca solo una giovane donna!

(Entra Vichi dalla finestra).

VICKI           Adesso è in giardino! Ed è un uomo!

CLACKETT  Ah, lei! Ce l'eravamo dimenticata!

FLAVIA        Allora è questo che è successo, eh?! Il nostro assistente sociale si è dato da fare in giardino!

CLACKETT  Hai capito il satanasso!

FLAVIA        (A Vicki). E tu cos'hai da dire, gioia?

VICKI           No, per poco non mi vedeva.

CLACKETT  Come?

ROGER         Adesso arriva: "La nostra roba è qui", vedrete.

VICKI           La nostra roba è qui, vedrete.

FLAVIA        (A Vicki). Bene. (A Lloyd). E tu che cosa hai da dire, dolcezza?

LLOYD         (Debolmente). Devo prendere il treno delle otto e quaran­ta e tornare a Londra.

(Lloyd apre la porta per scappare, ma si trova davanti lo sceicco, interpretato da Poppy).

CLACKETT   Ah, abbiamo la rivale! E già in abito nuziale!

TUTTI           Oh!

POPPY          (Incerta). Questa essere dimora di pace?

FLAVIA        Sì, sì, oggi si sposano! Che lieto finale!

TUTTI           Ah!

(Lloyd e Poppy vengono sospinti verso il centro della scena).

CLACKETT   (Indicando Vicki). E lei che cosa ne dice?

VICKI           Eccole le sordine!

CLACKETT   Non importa, cara. (Le da una gran pacca sulla spalla). Tanto tu non vedi niente.

(E, infatti, la pacca fa schizzare via le lenti a contatto di Vichi).

FLAVIA        Si amano e desiderano restarsene soli soletti. Se solo quel gran finestrone lì davanti avesse un sipario!

TIM               (Entrando dal bagno con indosso il lenzuolo nero). Sipario?

CLACKETT   Oh, ed ecco qua la madre della sposa!

TIM               Niente sipario?

TUTTI           Sipario!

(Tim esce dalla quinta).

SELSDON     Battuta finale?

TUTTI           Battuta finale!

SELSDON     Però voglio dirti una cosa, Vicki.

TUTTI           (Si voltano verso Vicki, che sta cercando le sue lenti a contatto)   Che cosa, papà?

SELSDON     Quando la vita non offre altro che dolori e incertezze, non c'è niente di meglio che un bel piatto di buone...

TUTTI           Sardine!
                                                            Sipario

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