Sabato, domenica e lunedì

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SABATO, DOMENICA E LUNEDÌ

SABATO, DOMENICA E LUNEDÌ

Tre atti di Eduardo De Filippo

(1959)

PERSONAGGI

Rosa

Virginia

Peppino

Rocco

Federico

Antonio

Giulianella

Amelia

Attilio

Raffaele

Luigi Ianniello

Elena Ianniello

Il sarto Catiello

Michele

Maria Carolina

Roberto

Dottor Cefercola


ATTO PRIMO

Ampia e linda cucina. L'arredamento è costituito da cose antiche e modernissime. Sulla parete di fondo, accanto al finestrone, sono state disposte in ordine simmetrico una diecina di antiche forme in legno di cappelli e numerosi attrezzi del mestiere. Nel medesimo punto ci sta un fornello di ferro a quattro zampe, malfermo e arrugginito, e un piccolo tavolo dal ripiano massiccio unto e bruciacchiato dall'uso. Siamo alla conclusione, di una magnifica giornata di marzo. L'ultimo sole che entra dall'ampia finestra indora le pareti e fa brillare la nutrita batteria di pentole in rame, fuori d'uso, che è li, tutta intorno, al solo fine di testimoniare l'antica tradizione e la solidità finanziaria della famiglia Priore. Presso il tavolo centrale c'è donna Rosa che sta preparando il rituale ragù. Sta legando il girello, «il pezzo d'annecchia» di cinque chilogrammi che dovrà allietare la mensa domenicale dell'indomani. Virginia la cameriera gomito a gomito con la padrona affetta cipolle; ne ha già fatto un bel mucchio: ma ne deve affettare ancora. La poverina ogni tanto si asciuga le lacrime o con il dorso della mano o con l'avambraccio: ma continua stoicamente il suo lavoro.

rosa                 Hai fatto?

virginia         (piagnucolando)    Devo affettare queste altre due.

rosa                 E taglia, taglia... fai presto.

virginia          Signo', ma io credo che tutta questa cipolla abbasta.

rosa                Adesso mi vuoi insegnare come si fa il ragù? Più ce ne metti di cipolla più aromatico e sostanzioso viene il sugo. Tutto il segreto sta nel farla soffriggere a fuoco lento. Quando soffrigge lentamente, la cipolla si consuma fino a creare intorno al pezzo di carne una specie di crosta nera; via via che ci si versa sopra il quantitativo necessario di vino bianco, la crosta si scioglie e si ottiene così quella sostanza dorata e caramellosa che si amalgama con la conserva di pomodoro e si ottiene quella salsa densa e compatta che diventa di un colore palissandro scuro quando il vero ragù è riuscito alla perfezione.

virginia         Ma ci vuole troppo tempo. A casa mia facciamo soffriggere un poco di cipolla, poi ci mettiamo dentro pomodoro e carne e cuoce tutto assieme.

rosa                E viene carne bollita col pomodoro e la cipolla. La buonanima di mia madre diceva che per fare il ragù ci voleva la pazienza di Giobbe. Il sabato sera si metteva in cucina con la cucchiaia in mano, e non si muoveva da vicino alla casseruola nemmeno se l'uccidevano. Lei usava o il «tiano» di terracotta o la casseruola di rame. L'alluminio non esisteva proprio. Quando il sugo si era ristretto come diceva lei, toglieva dalla casseruola il pezzo di carne di «annecchia» e lo metteva in una sperlunga come si mette un neonato nella «connola», poi situava la cucchiaia di legno sulla casseruola, in modo che il coperchio rimaneva un poco sollevato, e allora se ne andava a letto, quando il sugo aveva peppiato per quattro o cinque ore. Ma il ragù della signora Piscopo andava per nominata.

virginia         (compiacente)  Certo, quando uno ci tiene passione.

rosa                E quello papà, se non trovava il ragù confessato e comunicato faceva rivoltare la casa.

virginia          Povera mamma vosta!

rosa                Ma era pure il tipo che ti dava soddisfazione. Venivano gli amici e dicevano: «Signo', ma come lo fate questo ragù che fa uscire pazzo a vostro marito? L'altra sera ci ha fatto una testa tanta "E il ragù di mia moglie sotto, e il ragù di mia moglie sopra..."» e mammà tutta contenta l'invitava; e quando se ne andavano dicevano: «Aveva ragione vostro marito». E si facevano le croci.

virginia          Vostro marito invece non ci va tanto appresso.

rosa                (con ironica amarezza) Don Peppino non parla; don Peppino è superiore a queste cose. Però si combina un piatto accopputo di ziti così... e qualche volta pure due.

virginia          Pe' mangia' mangia.

rosa                Se lo faccio ancora, lo faccio prima per i miei figli, e poi perché senza il ragù la domenica non mi sembrerebbe domenica; ma se fosse per mio marito cucinerei pasta scaldata pure la domenica di Pasqua. (Si accorge che Virginia ha il volto rigato di lagrime e singhiozza) Ma è la cipolla o stai piangendo veramente?      

virginia         Sto piangendo, signo', sto piangendo veramente: oh!... (Siede di scatto piangendo dirottamente).                             

rosa                 E perché? Che ti è successo?                                                                                                                      

virginia          Non ne posso più, signo', non ne posso più!

rosa                 Figlia mia, e tu mo' te faie veni' na cosa.

virginia         (disperata) E me venesse, me venesse ambressa accussì fernisco'e suffri'.

rosa                Ma di che si tratta? Parla, se ti posso aiutare lo faccio con tutto il cuore.

virginia          Si tratta di mio fratello.

rosa                 Che ha fatto?

virginia          Stamattina si è andato a tagliare i capelli.

rosa                 E perché non se li doveva tagliare?

virginia         E mo' va carcerato un'altra volta; e fino a quando si fa la causa, va' ti pesca chi ha torto e chi ha ragione, ci dobbiamo raccomandare l'anima a Dio.

rosa                Ma quando uno si taglia i capelli va carcerato e si fa la causa?

virginia         E quello pare che se li taglia per la ragione che se li tagliano tutti i fedeli cristiani. Signora Rosa, mio fratello è una croce. Papa e mammà se ne sono andati all'altro mondo, in grazia di Dio, e mi hanno lasciato a me a combattere con lui.

Peppino è un uomo anziano, prestante e di buona salute. Nulla di eccezionale: un onesto e simpatico commerciante del Rettifilo. Entra e si avvicina lentamente alle due donne, lasciando cadere sul tavolo la piccola chiave yale dell'ingresso.

peppino           Lo sfizio di mio figlio è di lasciare la chiave sulla console dell'ingresso e di prendersi la mia. Io, poi, distratto, mi prendo la sua e me la metto in tasca; quando torno la sera a casa perdo mezz'ora a trafficare vicino alla serratura. E sono sicuro che lo fa apposta, perché la sua è difettosa, mentre la mia scivola dentro come un ago in un materasso di lana.

rosa                (come infastidita dall'interruzione) Scusa, famme senti' Virginia che dice.

peppino            Ch'è stato?

rosa                (senza degnarlo di uno sguardo) Sta piangendo, non lo vedi?

peppino           (con rilievo amaro)    Siamo proprio agli antipodi io e te.

rosa                (con un senso di irritazione contenuta)    Sì, va bene...

peppino           (ribatte)    Ho visto che sta piangendo, dico: perché?

rosa                 E questo voglio appurare pur'io. (A Virginia) Dunque: tuo fratello si è tagliato i capelli... allora?

virginia         Signo', il fatto è che mio fratello ha fatto la guerra. Quando i tedeschi lo presero e lo misero in campo di concentramento e se lo tennero là per due anni, io ero ancora bambina e papà e mammà erano ancora vivi. C'eravamo messi l'anima in pace pensando che lui era morto, invece tornò. Quando racconta quello che ha sofferto vi assicuro che vi fa piangere. È rimasto talmente impressionato e sbandato che non si è potuto applicare più a niente.

rosa                 Come si chiama?

virginia          Michele. Adesso quando si taglia i capelli è un castigo di Dio. Siccome tiene una forza indiavolata... lo vedete come sono minuta io? Per tanto è muscoloso e massiccio lui. Se prende un bicchiere in mano lo polverizza, se apre una porta spezza la maniglia. Faceva il cameriere, per me era un aiuto... e lo mandarono via perché quando batteva i tappeti se ne andava talmente di testa che a furia di batterli li riduceva la metà. Si mise a fare l'autista... io pensai: «È un lavoro pesante che può andare bene per lui». Seh! Quello sapete che faceva? Stringeva talmente forte il volante che lo piegava, e qualche volta lo spezzava in due. Quando cambiava marcia gli rimaneva la leva del cambio in mano.

rosa                 Giesù, e non se ne accorgeva?

virginia          No, perché lui non capisce la forza che tiene. Il medico disse: «Non c'è niente da fare. Tuo fratello tiene il fisico esuberante... come fosse una forza animalesca. Fallo sfogare». Infatti quando sfoga si butta sul letto e si addormenta come un angelo.

rosa                E come si sfoga?

virginia          Fino a poco tempo fa sollevava un comò e lo portava per la strada, e dopo una mezz'ora lo riportava a casa un'altra volta. Ma si vede che non andava bene perché adesso ha trovato un altro sistema.

rosa                 Che sistema?

virginia          Si taglia i capelli a zero, con il rasoio, poi si taglia completamente le sopracciglia, e si mette un cappello largo in testa.

peppino            E con questo che risolve?

virginia         Se ne va per la strada. Quando vede un uomo robusto, che secondo lui può competere con la sua forza, si ferma, si toglie il cappello e lo guarda fisso negli occhi. Quello, certamente, vedendo la palla di bigliardo si mette a ridere... e allora lui

lo piglia per la giacca e gli dice: «Che tieni da ridere tu?» E lo fa nuovo nuovo. Quando ha sfogato se ne torna a casa e si addormenta placido e contento.

peppino            Beato chi l'incontra.

virginia         La polizia oramai lo conosce, se lo vengono a prendere a casa... a uno gli spezzò un braccio... e quando riesce a provare che ci è stata la provocazione se ne esce libero e franco, e se no se ne va per due o tre mesi al fresco.

rosa                 E stamattina s'è tagliato i capelli?

virginia         Si è fatto rapare completamente. Se lo vedete sembra un cinese. Io prima di venire qua, l'ho chiuso dentro, ma sono sicura che quello scassa la porta e se ne va in giro per Napoli, e allora se ne torna quando ha bastonato qualche povero disgraziato. Sto con un pensiero che non potete credere.

rosa                 Lo credo.

virginia         (implorante)    Signora Rosa...

rosa                 Che vuoi?

virginia         Se mi date il permesso per la giornata di domani, io gli posso stare vicino e scanso qualche disgrazia.

rosa                Figlia mia, e come è possibile... domani è domenica, teniamo gente a pranzo.

peppino            Chi viene?

rosa                (aspra)    Chi viene?... Viene tua nuora.

peppino            Perché è nuora solamente a me?

rosa                Mi ero dimenticata che qua si deve parlare con puntoe virgola. (Scandendo) «Viene nostra nuora» con Roberto.

peppino           (taglia corto)     Sì, sì, va bene.

rosa                Ha telefonato lei stamattina: «Mammà, domani è domenica, possiamo venire a pranzo da voi?» Quella quando può evitare di mettersi in cucina a cucinare è tutta felice.

peppino            Andiamo tante volte a mangiare noi da loro.

rosa                Io so quello che dico. La cameriera che tengono non sa cucinare. Roberto pretende il ragù che gli facevo io... e siccome (marcato) nostra nuora non si sente all'altezza...

peppino           Ma nun me fa ridere. Con il da fare che tiene Roberto... Adesso ha vinto un altro concorso per la costruzione di una centrale idroelettrica in Piemonte, preso com'è dal suo lavoro, fra progetti, preventivi eccetera... pensa giusto alla riuscita del ragù. E poi, Maria Carolina cucina benissimo.

rosa                (incassa e ripiega con affettata rassegnazione) Abbiamo sbagliato, non ne parliamo più.

virginia         Allora state in famiglia... la giornata di permesso, per non farmi passare un guaio, me la potete dare.

rosa                (intollerante) Ma figlia mia, io posso pensare a tuo fratello che si trucca da pagliaccio per andare menando mazzate per Napoli? E poi non vengono solamente loro. Viene pure il ragioniere Ianniello con la moglie.

peppino           (contrariato) Uno aspetta la domenica per passare una giornata in famiglia, nossignore ci vogliono i signori Ianniello a tavola.

rosa                Embè, io vorrei sapere che ti hanno fatto che appena senti nominare Ianniello ti vengono gli «stingini».

peppino           Rusi', mi sono antipatici tutti e due. Non uno sì e l'altra no: tutti e due.

rosa                Ma come, fino a tre o quattro mesi fa eri tu stesso che domandavi: «Ma stasera non scendono i signori Ianniello? Vogliamo andare un poco sopra dai signori Ianniello?» Ti affacciavi alla finestra: «Signora Ianniello, volete domandare a vostro marito se possiamo salire da voi? Mandiamo a fare quattro pizze». Per intere serate giocavi a scopa con lui. Da un momento all'altro che cos'è che non è i signori Ianniello non sono buoni più, sono diventati antipatici.

peppino            Proprio così.

rosa                 Ma perché?

peppino           (evasivo) L'antipatia è come la iettatura. Sono due elementi che si equivalgono nel mistero stesso della loro natura. Solamente la scienza, un giorno, spiegherà per quale motivo una persona porta male, e un'altra ti può diventare antipatica da un momento all'altro.

rosa                 Io non ho interesse di aspettare il «verdetto» della scienza, e non sono lunatica fino al punto di dimenticare i doveri più elementari della buona creanza. I signori Ianniello abitano nello stesso palazzo nostro, siamo diventati amici e possiamo avere bisogno noi di loro e loro di noi.

peppino            E li hai invitati a pranzo qua, domani.

rosa                Si è ritirata la moglie verso le quattro e prima di salirsene sopra si è fermata dieci minuti da me. Mi ha regalato un golf di lana turchese, perché una sera io dissi che il colore turchese mi stava bene in faccia, io le ho fatto vedere il pezzo di «annecchia» che ho comprato per il ragù di domani...

peppino           Ti ha detto che il ragù che fai tu non lo fa nessuno, che la cucchiaia di legno diventa affatata nelle tue mani... te ne sei andata in brodo di giuggiole, e li hai invitati a pranzo.

rosa                (in uno scatto improvviso, imprevedibile e violentissimo) E me ne sono andata in brodo di giuggiole e non devo dare conto a nessuno! Vuoi vedere che piglio il pezzo di «annecchia» la casseruola e la cucchiaia e butto tutto da sopra a basso?

peppino           (gelido) Come sei cambiata. Sei diventata una scatoletta con la molla spirale dentro. Basta spostare un gancio saltaleone che il coperchio si apre fulmineamente.

rosa                Il coperchio tuo invece, si apre solamente quando ti sdilinguisci a fare complimenti a chi non ne vale proprio la pena.

peppino           (pacato) Basta, basta... Discussioni con te non ne voglio avere. Rusi', teniamo tre figli.

rosa                (ironica)    Guardate... nun 'o sapevo!

peppino            Rocco è tornato?                                                           

rosa                (secca)    No.                                                                           

peppino            Che ore sono?

rosa                (alludendo all'orologio portatile che si troverà sulla dispensa)    S'è fermato.

virginia          Saranno le cinque e qualche cosa.

rosa                Ma tu hai preso l'abitudine di lasciare il negozio in mano agli impiegati e ai banconisti?

peppino            Ci sta il ragioniere che è persona fidata.

rosa                (ironica) Come no... intanto s'è venduta la seicento e s'è comprata la millecento.

peppino           E se andiamo avanti così fra qualche mese si comprerà l'Alfa Romeo.

rosa                 Che babilonia!

peppino           Io ho sacrificato la vita in quella bottega. La sera, le saracinesche le facevo abbassare e le chiudevo io, e se non usciva fino all'ultimo commesso non me ne andavo. I sacrifici li ho fatti quando ne valeva la pena. Da un poco di tempo a questa parte mi sono accorto che a fare il ciuccio di carretta, c'è tutto da perdere e niente da guadagnare. Rocco che per il passato era un aiuto per me... Si metteva dietro al banco, i clienti avevano simpatizzato con lui, riusciva a vendere i fondi di magazzino con una facilità impressionante. Tutte le cravatte vecchie e le camicie antiquate le faceva fuori... Adesso entra in bottega con la puzza sotto il naso. L'interessamento suo si riduce a quei dieci minuti che si siede vicino alla cassa. Si fa portare un caffè, se lo piglia e se ne va. Il negozio per lui è antiquato, i clienti sono provinciali... Ma non è stata sempre la provincia che ha sostenuto i negozi del Rettifilo? Quando mai l'aristocrazia e la gente elegante hanno fatto vivere i commercianti? In ogni città ci stanno due, al massimo tre negozi che riescono a fare fesso il signore, il rimanente come non esistesse per lui. Parliamo quando aprirà il suo negozio in via Calabritto... l'aristocrazia sta aspettando a lui.

rosa                E tu per questa ragione lasci la bottega in mano agli im­piegati?

peppino            Per questa e per tante altre ragioni.

rosa                E allora metti la merce in liquidazione, chiudi e non se ne parla più.

peppino           E questo faccio. Tanto un piatto di minestra è assicurato. (Si avvicina al mobile, prende l'orologio e lo scuote un paio di volte per rimetterlo in moto).

virginia          Allora signo', me lo date il permesso domani?

rosa                Virgi', devi stare qua. Ho parlato tedesco poco prima? Alla fine del mese io faccio il mio dovere, e tu devi fare il tuo. Se tuo fratello va carcerato peggio per lui.

virginia         Io resto, ma il mio dovere non lo posso fare in tutto e per tutto. Se rompo qualche cosa, se mi chiamate e io non rispondo a tempo, non vi dovete fare prendere quello dei cani, perché io sto qua, ma la testa la tengo a casa.

rosa                E invece devi tenere pure la testa qua, se no ti licenzio e buonanotte.

virginia         E allora per domani solamente mi porto a mio fratello con me.

rosa                Ma che sei pazza? Vuoi portare in casa un tipo come tuo fratello? E questo ci manca.

virginia         Ma quando sta con me diventa una pecora. E poi la famiglia vostra la rispetta. A voi specialmente vi vuole un bene pazzo.

rosa                Virgi', non perdere tempo: in casa mia voglio stare tranquilla.

virginia         Lo mettiamo nella cameretta da stiro. Quello quando sa che ci sono io, non si vede e non si sente.

rosa                 Va bene, domani se ne parla.

virginia          No, signo', io lo porto.

Entra Rocco dalla destra seguito dal suo amico Federico.

rocco              Buonasera. (Si avvicina a sua madre per abbracciarla).

federico         Signora Rosa, ben trovata.

rosa                 Buonasera.

federico        (a Peppino)    Buonasera, cavaliere.

peppino            Buonasera a voi.

rocco             Caspita, e che profumo! Il ragù di domani sta già in cottura. Guarda che ho invitato Federico a pranzo... vedi come ti devi mettere perché domenica scorsa ho mangiato da lui e sua madre mi fece un ragù di primissimo ordine.

rosa                 E allora si deve accontentare del mio, mi dispiace per lui.

federico        Per carità, non lo dite nemmeno per scherzo... ho tutto da guadagnare e niente da perdere... ma non posso accettare l'invito perché avevo preso un altro impegno precedentemente.

rocco             Tu domani mangi qua, te lo dico io. (A Rosa) Ha fatto chiacchiere con Giulianella.

rosa                Ve ne ricordate sempre di sabato sera per intossicarvi la domenica?

rocco              Giulianella è una pazza, e Federico ha ragione.

rosa                 Tu non ti mettere di mezzo a fatti che non ti riguardano.

rocco             A chi, mi devono uccidere. Per tanto ho parlato in quanto Federico è venuto da me per sfogare. E ti garantisco che se Giulianella fosse la fidanzata mia le farei una faccia di schiaffi numero uno.

rosa                 Tu per mettere pace sei fatto apposta.

rocco              Io sono per le cose giuste.

rosa                Ma da questo a dire che tua sorella è una pazza, mi sembra un poco esagerato.

rocco             Mi sarò espresso male, ma che Giulianella se ne sia andata di testa perché sente dire troppe volte dagli amici che lei è bella, e che qua sotto e che qua sopra... è una verità sacrosanta.

rosa                 Ma quando mai... statte zitto.

rocco              No, mammà, è proprio questa la chiave della questione.

peppino           Tu intanto pigliati la chiave tua e dammi la mia (porge a Rocco la chiave dell'ingresso), perché non voglio perdere mezz'ora fuori alla porta ogni volta che torno a casa.

rocco             Ho scambiato la mia con la vostra? Non me ne sono accorto. (Porgendogli a sua volta la chiave di casa).

peppino           E non è la prima volta che ti succede. (Osservando la chiave) E questa non è mia. Questa è quella che facemmo fare per mia sorella, perché aveva perduto la sua.

rocco             Allora la vostra se l'ha pigliata zia Memé quando è uscita.

peppino           (spazientito) E così con la chiave, così col sapone, coi cerini. È una specie di castigo! (A Virginia) Quando torna mia sorella ti fai dare la chiave mia e me la porti.

virginia          Va bene.

peppino           Che bella croce che è zia Memé... Guai se si tocca la buonanima di suo marito, per capire una cosa ci vuole la mano di Dio, poco ci vede, 'e llente non s' 'e vo' mettere... (Si avvia per uscire).

rocco             (fermandolo) Papà, lunedì mi vieni a trovare a via Calabritto?

peppino            Per fare che cosa?

rocco             I lavori sono a buon punto. Io credo che per la settimana entrante gli operai mi consegnano il negozio e per la fine della settimana posso fissare l'inaugurazione. Volevo un consiglio.

peppino           I lavori sono finiti, per la fine della settimana farai l'inaugurazione, e vuoi un consiglio da me?

rocco              Un parere.

peppino           E la sera dell'inaugurazione se ne parla. (Esce per la destra portandosi l'orologio).

rocco             (indispettito) Ma vedete se è giusto l'atteggiamento passivo di mio padre. Sono sicuro che la sera dell'inaugurazione trova una scusa qualunque per non venirci. Secondo lui dovevo ammuffire in quello scavamento di Pompei che tiene al Rettifilo.

Ne parleremo fra cinque o sei mesi, quando si accorgerà che io mi sarò accaparrata la migliore clientela di Napoli, mentre il suo negozio peggiorerà sempre più.

rosa                (autoritaria) Non ti mettere a dispetto con tuo padre che ti piglio a schiaffi.

rocco             (per entrare in un giuoco scherzoso che, secondo lui, la madre dovrebbe accettare di buon grado) Già... perché io, poi, le mani non le tengo.

rosa                (impallidisce, ma si domina) Che tu tieni le mani l'ho saputo io prima di te. E sai perché te le ho fatte le mani? Per lavorare, come ha lavorato tutta la vita tuo padre. Se poi le vuoi usare nel senso che pensi tu, in casa mia non c'è posto per te. Quella è la porta e buona fortuna.

rocco              Mammà, ma io ho scherzato, ti giuro.

rosa                 Te ne puoi andare.

rocco              E dove?

rosa                 Dove ci sta gente come te che ti permette di usare le mani come ti pare e piace. rocco    Ma ti ripeto che ho scherzato. rosa (fredda, ma decisa)    Vatténne se no te rompo un piatto nfaccia. (E solleva sul serio un piatto puntandolo in direzione della testa di Rocco).

rocco             Scusa mammà, ma mi sembra un poco esagerato. Ti ho pregato che ho scherzato.

federico         Signora Rosa, vostro figlio lo ha detto così per dire...

rosa                Ma adesso è meglio che se ne va.                                                                                                     

rocco              E lo credo anch'io. È meglio che me ne scendo.

rosa                 È meglio per chi?                                                                                   

rocco             Per me, è meglio per me, siamo d'accordo. Federi', tu vuoi aspettare Giulianella?

federico         Ma veramente te ne vuoi andare?                            

rosa                 Lui lo sa che quando dico croce è croce.

federico        Volevo aspettare per parlare, per cercare di convincerla ancora che la sua idea è sbagliata... ci siamo lasciati così male. E poi le voglio far vedere una cosa.

rosa                 E voi potete aspettare.                                                  

rocco              Io me ne debbo andare.

rosa                 Tu, sì.

rocco              Ciao, Federi'.

federico         Ma senti...                                                             

rocco             Ti pare che non conosco mia madre? Se resto qua il piatto me lo tira veramente.

rosa                 Meno male che lo sa.

rocco             Mammare', ci vediamo più tardi. (Rosa non gli risponde). Quando donna Rosa Priore prepara il ragù per la domenica, è meglio tenersi lontani dalla cucina. (Esce).

rosa                 Ma che ha fatto Giulianella?

federico         Il fatto della televisione.

rosa                E dovete ringraziare a mia cognata Memé. È stata lei che ce l'ha messo in testa, e lei è stata che si è preoccupata di conoscere la persona che si è interessata di portare Giulianella là sopra, a fare il provino.

federico         Ma perché zia Memé non si fa i fatti suoi?

rosa                Dice che le ragazze di oggi non devono stare senza far niente. È una donna di una vitalità e di una esuberanza che non ne avete un'idea. Tra le altre cose tiene la mania di voler regolare la vita degli altri. «Tu ti devi comportare in questa e quest'altra maniera. Tu stai poco bene, ti devi curare, e il medico te lo trovo io». Il marito lo ha mandato all'altro mondo a furia di farlo curare.

Entra Antonio. È un vecchio di settantacinque anni. Reca con sé il cappello di Peppino.

antonio          Virgi', addo' sta Virginia?

virginia          Sto qua.

antonio          Metti una paletta di carboni dentro 'a fornacella. (E si avvicina al fornello di ferro arrugginito).

virginia         (come per chiedere l'autorizzazione a Rosa)    Signo'?...

rosa                Papà, ma giusto adesso dovete fare questo servizio? Mò vi mettete in mezzo e non mi fate concludere niente più.

antonio          Io ci metto cinque minuti. (A Virginia) Metti una paletta di carboni nella fornacella.

rosa                (a Virginia) Metti la paletta di carbone dove vuole lui. (Ad Antonio) Questo è il cappello di Peppino?

antonio          (sgarbato) Me lo ha dato lui: «Dateci una stiratella». Figurati si me fa piacere 'e sta' vicino 'a furnacella.

Intanto Virginia eseguisce l'ordine.

federico         Don Anto', i miei rispetti.

antonio          Chi è?

federico         Sono io, Federico Serretta.

antonio          Bravo. (Rivolgendosi a Rosa) È venuto p'accuncia' 'o scaldabagno?

rosa                 Papà, è l'amico di Rocco.

antonio          Aggio capito, Donna Ro', non perdite 'a pacienza... calmateve. 'A collera ve fa male. Tu quanno parle cu me tiene sempe na fella 'e limone mmocca.

rosa                 E voi per capire una cosa ci vuole la mano di Dio.

antonio          Avete ragione, avete ragione voi. (Si avvicina al fornello e si dispone a stirare il cappello che ha portato con sé).

rosa                (per tagliare corto)    Virgi', viene cu me.

virginia          Subito.

rosa                (a Federico)    Permettete.

federico         Prego.

Rosa esce svelta seguita da Virginia.

antonio          (mette un ferro da stiro sul fornello e con una ventola soffia per attizzare il fuoco) Che brutta gente, figlio mio. Sono ridotto in mezzo ai Farisei. Qua, quanti ce ne stanno, aspettano tutti la morte mia.

federico         Ma non lo dite nemmeno per scherzo.

antonio          Ma si sbagliano, pecché io nun moro. Tengo la salute e la buona volontà di lavorare ancora. Per favore, scusate, mi volete prendere quella forma di cappello? (La indica).

federico         Quale?

antonio           Quella là, la prima a destra.

federico        (sale su di una sedia per accontentare Antonio) Questa?

antonio           No, quella appresso.

federico        (staccandola dal muro)    Eccola qua.

antonio          Grazie, figlio mio. (Porgendo la ventola a Federico) Soffiate un poco qua sotto, abbiate pazienza... se no il fuoco si stuta. (Federico prende la ventola e ravviva quel fuoco). Avete sentito mia figlia? «E voi per capire una cosa ci vuole la mano di Dio». Bella educazione. (Battendo la mano sul piccolo tavolo) Questo qua «dovarrebbe» parlare! (Mostrando le forme attaccate al muro) Queste qua «dovarrebbero» raccontare le fatiche di Don Antonio Piscopo.

federico         Avete cominciato proprio dal niente, è vero? Rocco lo dice sempre.

antonio          (gli si illuminano gli occhi) Rucchetiello... quanto me vo' bene!

federico         Parla sempre di voi.

antonio          E io me l'aggio crisciuto. È un ragazzo giudizioso e tiene la testa a posto. Quello è il mio ritratto simile e conforme. È furbo, conosce la tattica che ci vuole con la clientela. Sono sicuro che col negozio a via Calabritto si farà una posizione come me la feci io al Rettifilo.

federico         Voi là avete cominciato?

antonio          No, io cominciai come lavorante apprendista in una «potechella» a Mezzocannone. Poi mi misi a lavorare per conto mio in un palazzo a Banchi Nuovi. Poi «arapette» una bottega nella stessa strada, e poi « arapette » al Rettifilo, dove con il  guadagno e il risparmio di dieci anni feci l'ingrandimento: «Piscopo Antonio, Cappelleria» due entrate e quattro vetrine. Lo stesso negozio che l'attuale mio genero ci lavorava dentro come impiegato, e che poi, quando si sposò con mia figlia, fece la trasformazione perché disse che i cappelli non si vendevano più e diventò: «Piscopo e Priore abbigliamento da uomo e cappelli». (Mostrando ancora una volta le forme dei cappelli) Questo è tutto quello che è rimasto del piccolo negozio che misi nel palazzo a Banchi Nuovi. Questo è il tavolo e i ferri.

federico         Li avete conservati per ricordo?          

antonio          No. L'ho conservato perché mi serve ancora. Voglio dimostrare a mio genero che il cappello se si sa vendere si vende ancora. Don Federi', a Napoli mi chiamavano: il Re della paglietta. Nel novecentodieci lanciai la paglietta «Piscopo», costava una lira e cinquanta. Teneva tre buchi cerchiati di metallo nero lucido a sinistra del cupolino, per far passare l'aria, e un cordoncino di seta nera che si appuntava all'occhiello della giacca, cosi uno non doveva correre appresso alla paglietta quando una ventata te la portava via.

federico         Ingegnoso.

antonio          Il giorno di Pasqua, mi dovete credere, non c'era napoletano che non portava in testa la «Paglietta Piscopo». Toledo era un mare di pagliette bianche. Nel novecentoventi lanciai il cappello a «cencio». Si piegava come un fazzoletto e si metteva in tasca. Quella fu una mossa sbagliata... perché cominciarono a capire che per la strada si poteva andare pure senza cappello.

federico         Poi si abituarono.

antonio          Ma io li abituo un'altra volta. Adesso sto facendo una cura per i dolori, appena mi sento un poco meglio apro una bottega per conto mio.

federico         Perciò avete conservato il tavolo, i ferri e le forme.

antonio           Bravo! E lancio il «totocappello».

federico         Il «totocappello»! E in che cosa consiste?

antonio          Oramai il mondo del commercio è diventato una casa da giuoco. La gente allora compera un prodotto quando legge la parola «milione». Il dentifricio, le calze da donna. Il «totocappello»... Voi comprate un cappello da me, è vero? Allora io vi do una busta... no, aspettate, la busta la dovete portare voi.

federico         La busta la porto io. Allora?

antonio          Non parlate se no m'imbroglio, il meccanismo è complicato. Dunque la busta viene dopo. Nel negozio ci deve stare un notaio e due testimoni. (Di tanto in tanto perde il filo del discorso, ma si ostina a volerlo condurre fino in fondo soprattutto per chiarire a se stesso l'ingranaggio di quella trovata pubblicitaria) I cappelli non sono tutti della stessa misura, è giusto? Adesso non mi ricordo il funzionamento... ah, ecco, si deve fare una moltiplicazione... adesso mi sfugge...

federico         Ho capito, ho capito.

antonio          Io non vi ho spiegato niente e voi dite che avete capito?

federico        Ho capito che l'idea è ottima e che si presta per un magnifico lancio pubblicitario.

antonio          Il cliente può guadagnare due gettoni d'oro del valore di ventimila lire.

federico         Caspita!

antonio          E già, perché le buste le deve chiudere il notaio. (Sicuro di avere afferrato a volo il concetto e di poterlo finalmente chiarire, esclama) Ah! ecco qua: quando le buste si aprono...

rosa                (dall'interno) Virgi', cammina piano altrimenti fai Santa Maria le crastolelle.

antonio          Ve lo spiego dopo, se no mia figlia dice che mi sono fissato.

federico         Ne parliamo più tardi.

rosa                (fuori, seguita da Virginia che reca a fatica una pila di piatti) Mettiamoli qua... (Indica un tavolo di servizio) Poi vai a prendere i piatti per le portate, quelli che ho messo sul tavolo da pranzo.

virginia          Va bene.

Intanto Antonio mette in forma il cappello di Peppino e Federico s'interessa a quel lavoro.

Entra Giulianella, seguita a breve distanza da zia Memé e Attilio. La ragazza non ha vent'anni: aperta, disinvolta, simpatica.

giulianella              Buonasera mammà.

rosa                (come per rispondere al saluto di Giulianella)    Gué.

giulianella  Ho comprato i colori per dipingere la stoffa. Ho speso tutte le duemila lire che mi ha dato papà stamattina. (Si avvicina al nonno e lo bacia).

Zia Memé entra seguita dal figlio Attilio. È una donna che ha passato la sessantina, ma gli anni se li porta con disinvoltura e strafottenza. Uno spirito giovanile accompagna la sua esistenza e le conferisce l'aria di chi segue e pratica l'evoluzione dei tempi moderni.

Attilio al contrario ha l'aria timida e incerta di colui che vive all'ombra di un'altra persona; all'età di trentadue anni non esprime un parere, non azzarda un'ipotesi, non muove un passo senza il consiglio materno. Entra e si ferma a pochi passi dal tavolo aspettando che sua madre gli risolva il problema di certi pacchetti che ha portato con sé.

zia memé         Buonasera.

giulianella

e gli altri      Buonasera.

rosa                 Che ha detto il medico?

zia memé        (alludendo al figlio) Tiene la pressione bassa e un poco di colecistite.

attilio           (grave e scandendo ogni sillaba) Devo mangiare scaldato.

zia memé         E a chi aspiette? Metti questi pacchetti sul tavolo.

Attilio esegue.

Entra Peppino recando l'orologio che ha portato con sé nella sua scena precedente.

peppino           Abbiamo messo a posto pure l'orologio e mettiamolo qua. (Lo colloca sul mobile. Rivolgendosi a sua sorella) Donna Memé, vi vorrei chiedere il favore di non scambiare più la mia chiave di casa con la vostra.

zia memé        Don Peppi', stamattina siete uscito prima di me, quindi vi siete presa voi la chiave mia e non io la vostra. (Nel frattempo ha preso la chiave dalla borsetta e l'ha consegnata al fratello).

peppino            Zia Memé, voi questo servizio lo combinate spesso.

zia memé        Peppi', sei noioso e pignolo. Se l'ho presa non l'ho fatto apposta.

peppino            L'hai fatto perché non ci vedi, questo è tutto.

zia memé        Embé, quanto mi tocca i nervi quando dice questo. Se tengo una cosa buona è la vista.

attilio            Mammà senza occhiali mi rammenda i pedalini.

peppino            Il medico ti ha visitato?

attilio            Mi ha fatto una visita... come si dice mammà?

zia memé        (mentre slega i pacchetti dei medicinali)    Scrupolosa.

attilio            Scrupolosa. Ha detto che tengo... che tengo mammà?

zia memé        Quello che tieni tieni, la cura la devi cominciare subito. (Allontana da sé i diversi flaconcini per meglio leggere i no­minativi dei prodotti) Questa... sì, questa la devi prendere a gocce dopo i pasti. Queste sono le compresse... quattro al giorno. E queste sono le iniezioni. Vai in camera tua e preparati. Adesso faccio bollire l'acqua e ti vengo a fare la puntura.

attilio            Il medico ha detto che sono un poco dolorose.

zia memé         Tutto sta come si fanno le iniezioni.

attilio            Mammà tiene la mano delicata. (Esce).   

peppino           (rivolgendosi a zia Memé, alludendo ad Attilio)    A quello là pure gli farai fare la fine di tuo marito.

zia memé         Mio marito aveva l'arteriosclerosi; negli ultimi tempi, mentre diceva una cosa se la dimenticava. Si rifiutava di fare la cura che dicevo io perché non mi credeva. Io invece sapevo benissimo che si era rimbambito.

peppino            E si capisce. Lo avevi rimbambito tu.

zia memé         Parla, parla, devi vedere chi ti risponde. (A Rosa) La siringa dove sta?

rosa                (indica un ripostiglio)   Là dentro.

zia memé         Giuliane', hai comprato i colori?

rosa                 Sì, un'altra spesa inutile.

giulianella  Ma perché?

rosa                 Perché ci vuole pratica, tu quando mai hai pittato... e poi questi sono colori speciali: se non sai come si usano...

giulianella    Stiamo facendo delle prove io e Mariolina.

rosa                 Sì, va bene, perdete tempo.

giulianella   In questa casa uno che si vuole occupare di qualche cosa, perde tempo.

zia memé         Ma Giulianella ha ragione, scusate.

rosa                 Io non capisco perché ti interessi dei fatti di Giulianella.

zia memé         Perché, non sono la zia?

rosa                 Ma ci siamo noi che siamo i genitori. Tu sei stata che hai messo in mezzo il fatto di farla presentare come annunciatrice alla televisione.

zia memé         E ho fatto bene.

rosa                E Federico il fidanzato non è della stessa opinione, e si sono contrastati.

zia memé         Perché il fidanzato di Giulianella è un ignorante.

federico         Zia Memé, io sto qua.

zia memé         E perché io non vi avevo visto? Lo so che state qua, o ci state o non ci state siete ignorante lo stesso.

federico         E io vi ringrazio.

zia memé        Giulianella è l'unica in questa casa che quando parla sa quello che dice perché ha studiato e s'è presa la licenza liceale. Rocco, il fratello, è mezzo analfabeta. Come suo nonno e suo padre.

peppino            Io sono mezzo analfabeta?

zia memé         Peppi', tu scrivi «intelligente»con due gi e «cuore» col cu.

peppino            Io scrivo cuore col «cu»?

zia memé         In una lettera che mi mandasti da Milano.

peppino            Alle volte sotto la penna sfugge.

zia memé        Ma che staie dicendo... quelli sono errori che non si fanno nemmeno in terza elementare.

peppino           Ma perché, per vendere camicie, magliette e cravatte ci vuole la laurea in lettere e filosofia?

zia memé        E allora tieniti la posta e lascia parlare a chi sa mettere insieme quattro parole.

peppino            Perché tu saresti la scienziata?

zia memé        Un libro me lo leggo, mi coltivo. Pago una sciocchezza al mese e l'editore mi tiene aggiornata con le pubblicazioni. Così non faccio la «mazza» quando devo conversare con delle persone civili. In questa casa invece i giornali si comprano a peso, alla fine di aprile, per conservare gli abiti d'inverno. Giulianella si vuole creare un avvenire indipendente, e ha ragione. E voi (a Federico) dovreste essere contento di questa sua aspirazione.

federico        Ma scusate, all'avvenire della famiglia ci devo pensare io.

zia memé        (di rimando) Ecco: «Ci devo pensare io». Allora vi dovete sposare una donna che non pensa o che finge di non pensare, per poter dire dopo il matrimonio: «Finalmente un fesso di marito che mi mantiene l'ho trovato». Il cellofan non è stato inventato per avvolgere le mogli e metterle sedute sui divani e sulle poltrone. Per fortuna o per disgrazia l'epoca delle sovrastrutture convenzionali è finita. Volete coniugare il verbo essere a vostro uso e consumo. Io sono, tu sarai se lo voglio io, egli sarà... se mi farà comodo? Ci dobbiamo mettere bene in testa tutti quanti che il verbo essere ha una legge precisa e che si può coniugare in una sola maniera: io sono, tu sei, egli è! (Prende l'occorrente per l'iniezione e si avvia svelta affermando) Compratevi «Il gattopardo». (Ed esce).

peppino           Non ti fa parlare. È una donna tremenda. Noi siamo una massa d'ignoranti e lei è un'arca di scienza.

rosa                 Ci dobbiamo comprare il Gattopardo...

peppino            Dobbiamo mettere il giardino zoologico.

federico        Quello che ha detto zia Memé è un conto, e quello che volevo dire io è un altro. Giulianella, tu non mi hai dato il tempo di parlare. Non appena ho detto che mi dispiaceva di vederti fare l'annunciatrice alla televisione, mi hai lasciato in tronco in mezzo alla strada e te ne sei andata. Pure tuo fratello è rimasto dispiaciuto di come ti sei regolata nei miei confronti. Qua ci stanno i tuoi genitori e possono darmi torto se sbaglio. Giuliane', tu tieni un brutto carattere. Io non dico che dopo il matrimonio la mia volontà debba nettamente prevalere sulla tua, ma un giudizio su quello che vuoi fare o non vuoi fare devo avere il diritto di esprimerlo. Con il ragionamento cercheremo il punto di contatto; ma il contraddittorio me lo devi concedere, se no la dittatrice della situazione diventi tu. (Agli altri) Dico bene? Quando mi hai lasciato bruscamente per la strada, non mi hai dato il tempo di dirti che il fatto della televisione è superato. Io tengo un amico là sopra; mi sono andato ad informare da lui per sapere il risultato del tuo provino. Eccolo qua. (Mostra a Giulianella un foglietto dattiloscritto) Il provino non è riuscito. (Legge) «Video poco fotogenico, Pronuncia decisamente dialettale». Leggi tu stessa.

giulianella   (accusa il colpo ma si domina. Dopo una breve pausa comincia a parlare con apparente freddezza) È stato un tentativo. Non è riuscito, salute a noi. Tutte le cose si sottopongono ad una prova per avere una certa sicurezza della buona riuscita. Al cuoco si ordina un buon pranzo per vedere se è il caso di tenerselo in pianta stabile. Al sarto si ordina un solo vestito per decidere se ti devi servire da lui per un corredo. I saggi perché si danno? Due persone che si vogliono sposare, perché si fidanzano? Per fare il «provino». Mi dispiace di dirti che il nostro non è riuscito, e che mi considero libera da ogni impegno preso con te.

federico        (profondamente colpito)   Dici sul serio?

giulianella   Continua a considerarmi un essere che quando parla lo ha fatto tanto per aprire la bocca. (Per troncare la discussione cambia argomento) Mammà, scendo da Mariolina per provare i colori.

rosa                 E non ci puoi andare più tardi?

giulianella  Me ne vado pure perché ci sta un puzzo di cipolle che mi ha fatto venire mal di testa. Buonasera. (Prende il pacchetto dei colori e si avvia per uscire).

federico         E te ne vai senza nemmeno rivolgermi uno sguardo? Giuliane', io tengo le lagrime agli occhi.

giulianella    Vai dal tuo amico che sta alla televisione e fatti prestare un fazzoletto da lui. (Esce).

federico        (è rimasto come impietrito, ha l'impressione che da un attimo all'altro gli sia crollato il mondo intorno. Dopo un breve silenzio decide di sottrarsi a quella situazione disagevole per lui) Buonasera a tutti.

rosa                (interviene materna) Ma nossignore, Giulianella vi vuole bene. È rimasta dispiaciuta per il fatto del «provino».

federico        Da un momento all'altro mi son sentito un estraneo in questa casa. Me ne voglio andare.

rosa                Aspettate, sentite a me. Adesso Giulianella ci ragiona sopra e quando sale fate pace.

federico        (con amarezza) L'ho vista troppo decisa. (A Peppino) Voi che ne dite?

peppino           Non mi mettete in mezzo, perché con mia figlia e con zia Memé non ci voglio avere a che fare.

Raffaele entra e si dirige a Rosa.

raffaele        (alludendo al vestito di Pulcinella che ha recato con sé) Donna Ro', il solito favore, ve lo metto qua. (Indica un angolo della cucina) Su quella sedia?

rosa                Don Rafe', voi con questo vestito di Pulcinella, siete un'afflizione. Quando dovete fare questa recita domenicale, dal lunedì togliete la salute alla gente... «La maglia di lana rossa, i pedalini, il camice si deve lavare e stirare...»

raffaele         Ma non recito tutte le domeniche.

rosa                 Per grazia di Dio, se no ci sarebbe da impazzire.

peppino            Ma chi te lo fa fare di perdere tempo?

raffaele        Se fosse per me l'addio al teatro lo avrei già dato da un pezzo. Sono i colleghi della Banca che non mi danno pace: «Se non ci sei tu la recita non si può fare». «Il pubblico ti vuole». «Il Pulcinella chi lo sa fare...» e d'altra parte hanno ragione. Io tre settimane fa recitai una «Dama bianca» che ha fatto parlare Napoli. Non lo dico per vantarmi perché le critiche parlano chiaro. (Trae dal portafogli diversi ritagli di giornale) Questo è il «Mattino». (Legge) «Raffaele Priore nel ruolo di Pulcinella ci ha dato un'altra prova del suo amore e del suo attaccamento al teatro classico napoletano...» (Ne legge un altro) «Apprezziamo lo sforzo che compie Raffaele Priore ogni qualvolta indossa l'immacolata casacca per tentare di far rivivere i bei tempi del glorioso San Carlino» e poi dice «Egli...» Egli sono io... «è senza dubbio l'ultimo Pulcinella». (Rivolto a Federico) Voi mi avete sentito recitare? Tre domeniche fa siete venuto all'Accademia «Antonio Petito», si rappresentava «L'inferno, purgatorio e Paradiso». Veniste insieme a Giulianella.

federico        (solo a quel nome si fa attento e risponde a sproposito) È tornata? Dove sta?

rosa                Quella adesso se n'è andata... fra una mezz'oretta la vedrete tornare.

raffaele         Donna Ro', me lo stirate il camice?

rosa                 Adesso non tengo tempo.

raffaele        Domani, con comodo, lo stirate come sapete stirare voi e lo mettete, come al solito, sul letto in camera mia. Adesso me ne vado perché i compagni mi stanno aspettando per la prova. Permettete. (Si avvia per uscire, poi si ferma sull'uscio e chiede incuriosito) Come? Non ho capito.

peppino           (più incuriosito di lui)    Che vuoi?

raffaele         Avete domandato quale lavoro stiamo provando?

peppino            No.

raffaele         Il lavoro che rappresentiamo domani sera?

peppino            No.

raffaele         M'era parso. Lo volete sapere?

peppino            No.

raffaele         Buonasera. (Ed esce ).

federico        (incerto)    Se me ne vado forse faccio meglio.

rosa                 Nossignore, aspettate.

Luigi dall'interno si è incontrato con Raffaele sulla porta d'ingresso e scambia saluti di intima cordialità con lui.

luigi                Al grande attore... all'ultimo Pulcinella.

raffaele        Troppo buono. Io non sono l'ultimo Pulcinella, sono l'ultimo di tutti. Buonasera signora Elena, siete più bella del solito.

elena               Mi volete confondere.

raffaele        (torna con i due per scambiare ancora qualche parola con loro e con i suoi familiari) È la verità. Quante volte ho pregato vostro marito di farvi prendere parte a qualche rappresentazione organizzata dal nostro complesso.

elena               Voi scherzate sempre. (Poi rivolta agli altri) Buonasera.

rosa                 Buonasera.

luigi                Don Peppino vi saluto.

peppino           (freddo)  Buonasera a voi.

raffaele        Voi avete la taglia perfetta della prima attrice. Già, qua come stiamo combinati potremmo formare la più grande compagnia di prosa napoletana. La signora Elena prima attrice. Zia Memé, mia sorella, caratterista comica. Donna Rosa, madre nobile. Giulianella l'ingenua. Don Federico: attor giovane. (Mostrando Virginia) La servetta, eccola qua. Mio fratello generico primario e parti sostenute. Attilio, mio nipote, il mamo.

peppino            E don Luigi, il Pulcinella.

luigi               (raccoglie la frecciata come uno scherzo ingenuo e cordiale) E perché proprio io... e vostro fratello? Come, lui è l'ultimo Pulcinella.

peppino           Lo crede lui, ma se si rendesse conto di quali panni veste qualche persona di mia conoscenza, si accorgerebbe che lui, come Pulcinella, è il penultimo.

luigi               (divertito) Buona questa. Le vostre battute hanno sempre un significato satirico e un mordente di primissimo ordine. Io quando vi sento parlare mi spasso un fottio.

peppino            E spassatevi.

raffaele         Io me ne vado se no faccio tardi.

luigi               Ci vediamo domani. Donna Rosa ci ha invitati per il domenicale ragù.

raffaele         Benissimo. Allora a domani. Permettete? (Ed esce).

luigi               (mostrando un pacchetto che ha recato con sé) E indovinate qua dentro che ci sta? (A sua moglie) Tu sta' zitta. Voglio vedere se donna Rosa indovina. (A donna Rosa) Indovinate.

rosa                 E che ne so.

luigi                L'altra sera che diceste che avevate piacere di mangiare?

rosa                 E chi si ricorda.

luigi               Si parlava di cucina napoletana, di specialità, e voi diceste: «Non so da quanto tempo non li mangio».

rosa                 Parlammo di tante pietanze.

elena              (al marito) E dillo tu, parla. Lo fa pure con me quando porta una cosa. Perché devi torturare a donna Rosa?

luigi               (a Peppino)    Indovinate voi.

peppino            E volete torturare me? Io vi lascio e me ne vado.

luigi                Se vi dico che ci sta qua dentro non ve ne andate più.

elena              Abbiamo comperato i polipi piccoli che piacciono tanto a donna Rosa.

rosa                 Ah, quelli che si fanno affogati con capperi e ulive?

luigi               Quelli da fare un solo boccone. Ho portato pure i capperi e le ulive e i pignoli; e li debbo cucinare io. (Togliendosi la giacca) Adesso donna Rosa mi da un grembiule, se no mi sporco il vestito e chi la sente a mia moglie, e in due minuti li preparo e li metto a cuocere.

rosa                (nel frattempo ha preso il grembiule di cucina e glielo porge) Questo è il grembiule, e fatemi vedere che sapete fare.

virginia          E se non cucinate bene donna Rosa vi licenzia.

luigi               (scherzoso) Tu stai zitta e fammi da sguattera. Dammi l'olio, tre spicchi d'aglio e un ciuffo di prezzemolo. Il «pignatiello» l'ho portato io. (Infatti lo aveva portato con sé e ora lo mostra).

rosa                 Pure il «pignatiello»?

luigi               E volete cucinare i polipi affogati senza il «pignatiello» di creta? Abbiamo girato mezzo Napoli per trovare la misura giusta. (Apre il pacchetto e annusa il contenuto, poi sentenzia convinto) È mare... come se si mettesse il naso negli scogli. (A Peppino porgendogli il pacchetto aperto) Sentite, cavalié.

peppino            Sì, sì, sono freschi.

luigi               Sono vivi. (Intanto Virginia ha messo sul tavolo gli ingredienti richiesti da Luigi). Brava. (Prende la pignatta e la mostra) L'ho fatta pulire con l'acqua di mare e poi l'ho fatta asciugare, è venuta lucida come un brillante. (Prende la bottiglia dell'olio per versarne una certa quantità nella pignatta).

rosa                (interviene pronta per fermare quel gesto) E che fate? Quello il «pignatiello» è nuovo, se lo mettete sul fuoco così, come lo avete comprato, si spacca. (Come per dire: lasciate fare a me) Mettete qua. (Capovolge la pignatta e l'adagia sul tavolo) Ci vuole l'aglio. (Strofina uno spicchio d'aglio su tutta la superficie della pignatta capovolta) Qualunque utensile di terracotta, se non si strofina l'aglio sotto prima di usarlo, non dura nemmeno tre giorni.

elena               Hai visto? Donna Rosa ti ha dato la lezione.

luigi                Avete ragione, c'è sempre da imparare.

elena               Io me ne salgo. (Al marito) Ti aspetto sopra.

luigi               Ci vediamo fra dieci minuti. (Alludendo ai polipi) Li condisco e li metto sul fuoco. Per il resto donna Rosa è maestra... sa benissimo che devono cuocere lentamente.

elena              (a Rosa)  Andiamo a messa insieme domani?

rosa                 Io ci vado alle otto. Voi non vi svegliate a quell'ora.

elena              Per una volta potete venire con me alla messa delle undici.

rosa                 E quello che c'è da fare in casa chi lo fa?

elena               Vi volevo vedere addosso il golf turchese.

rosa                 E voi non venite a pranzo?

luigi                E quante volte si parla. Si capisce che veniamo a pranzo. Io già sto pregustando da tre giorni il ragù di donna Rosa Priore.

rosa                 Vuol dire che il golf me lo metto per il pranzo di domani.

luigi                Quel golf lo comprai io, lo sapete?

rosa                (come per dire: complimenti per il gusto) Sì?

elena               Quando mi serve una cosa la faccio comprare a lui. Io non tengo pazienza. Lui invece è pignolo: sceglie, sa trattare il prezzo.

luigi               E poi non per dire, tengo gusto. Siccome mia moglie voleva farvi un'attenzione per le continue gentilezze che fate voi a noi, mi disse: «Vorrei comprare un golf per donna Rosa». Io mi ricordai che una sera, parlando, voi diceste che il colore turchese vi piaceva assai...

peppino           Uno è privo di parlare in vostra presenza che voi subito incidete il disco.

rosa                (con allusione) Perché è una persona come si deve e piena di attenzione per gli amici.

luigi                Non per tutti. Per voi donna Ro' mi getterei nel fuoco perché siete una donna completa. Se c'è una persona che invidio, questa persona è il cavaliere. Non ti prendere collera Elenu', tu pure hai molte qualità positive, ma donna Rosa è una moglie completa.

peppino            Permettete. (E si avvia per uscire).

luigi                Ve ne andate?

peppino            Non sopporto la puzza dei polipi.

luigi                La chiamate puzza?

peppino            E poi stasera non è serata. Sono stanco e insofferente.

luigi               Non vi sollecita nemmeno l'idea di una scopa a mano a mano, a bruciare, come la settimana scorsa? Vi do quattro punti di vantaggio.

peppino            Ragionie', voi siete bello e caro, ma non vi accorgete mai di quando una persona è disposta allo scherzo e quando no; di quando è il caso di insistere e quando, al contrario, dovete rispettare l'insofferenza altrui.

elena               Ma Luigi non sapeva di urtarvi fino a questo punto.

peppino            Scusate signora Elena, mi fa la luna.

elena              E se vi fa la luna, come dite voi, ce ne andiamo e ci vediamo domani sperando che la luna vi sia passata.

rosa                (mortificata)    Scusate.

elena              Niente, per carità, mio marito è sempre un poco invadente.

luigi               Lo ammetto e chiedo scusa. Mi dispiace solamente che il cavaliere non sta del solito umore.

rosa                (cercando di scusare il marito) Lo dovete perdonare, ma sapete, il negozio... gli affari...

luigi               Adesso ce ne andiamo. Elena, me ne salgo con te. I polipili ho conditi, basta metterli a fuoco lento e farli «peppiare» fino a quando si consuma l'acqua. Andiamo Elenu'? Buonasera.

rosa                Vi accompagno.                                                         

elena               Non c'è bisogno.                                                     

rosa                 Virgi', accompagna i signori Ianniello. Ci vediamo domani.

luigi               A domani. (Esce seguendo Elena, seguito a sua volta da Virginia).

Nessun commento tra Peppino e Rosa.

federico         Che dite donna Ro', aspetto ancora?                         

rosa                (sgarbata, come vorrebbe esserlo nei confronti del marito) Federi', fate come meglio vi piace. Qui non possiamo perdere la testa con voi.

federico        (colpito da quel trattamento brusco, decide con evidente amarezza)    Me ne vado.

rosa                 E la Madonna vi accompagni.

federico        Domani non vengo a pranzo. E non mangio nemmeno a casa mia, perché già avevo detto a mammà che la domenica la passavo con voi. Me ne andrò in ristorante. Prima di comunicare in famiglia che ho litigato con Giulianella, ci voglio pensare bene.

rosa                 Bravo, pensateci bene.

federico        Che dite donna Ro', domani mi metto davanti alla porta della chiesa, per vedere se quando arriva Giulianella mi saluta o no?

rosa                Si fate bene. Vi mettete vicino a quello che chiede l'elemosina.

federico         Buonasera. (Esce).

peppino           Ti sembra giusto il modo come hai trattato quel povero giovane?

rosa                (ironica) Uh guardate... adesso il cavaliere Peppino Priore ha fatto scrupolo. (Sinceramente risentita) Tu hai trattato i signori Ianniello come la sporta del tarallaio.

peppino           (come rilevando una dura quanto evidente fatalità) Nonti controlli più.

rosa                (sincera) Ma che dici? Che significa: «non ti controlli più»?

peppino           (ambiguo)   Tu mi capisci.

rosa                No, non capisco. Sei tu che ti devi spiegare. Io capisco soltanto che tutto quello che faccio in questa casa è perduto. (D'improvviso perde ogni lume di ragione e si mette a gridare come fosse stata presa da un attacco di isterismo) Avete capito don Peppi'? Non voglio più combattere con i figli, i parenti, la pazienza ha un limite.

Virginia, che è tornata in cucina all'inizio della discussione dei due, interviene timidamente.

virginia          Donna Ro'...                                      

rosa               (autoritaria)    Statte zitta tu!

Entra zia Memé, seguita a breve distanza da Attilio.

zia memé         Che è stato?

rosa                (battendo ripetutamente la mano aperta sul tavolo) Qua... qua... tutta la mia vita qua dentro a fare la serva a servire a tutta la famiglia, come una vaiassa.

peppino            Ma chi te lo fa fare?

rosa                Senza riconoscenza da parte di nessuno. Avete sentito? «Chi te lo fa fare?»

zia memé         Ma si può sapere che è successo?

rosa                 Ci stiamo preparando per la domenica.

peppino            Ci siamo permessi di toccare i signori Ianniello.

rosa                Ma mi devono tagliare le mani se metto più piede in cucina. (Ed esce sbraitando).

peppino           Ame', io sono l'ultimo di tutti in questa casa. Da tre mesi, dico tre mesi, quella donna mi tratta come un servo.

rosa                (dall'interno) Mia figlia: «Sento puzzo di cipolla». Quell'ineducato di suo fratello l'ho dovuto mettere a posto se no lo mandavo all'ospedale con un piatto in testa...

peppino            La senti, la senti che vipera è diventata?

rosa                (c.s.) Mio marito non esiste in casa, sta mandando la bottega sotto sopra.

peppino           E questo è niente. Te ne accorgerai più in là di che cosa è capace don Peppino.

rosa                (c.s.)    Ma la cucina non esiste più per me.

peppino            Ma per me non esiste più la casa. So benissimo come devo passare la serata e pure la domenica. Me ne vado in campagna. Mi voglio ricordare i tempi antichi. E senza chiacchiere soverchie; don Peppino Priore è troppo conosciuto come uomo serio e di commercio, per provocare il ridicolo sulle sue spalle. Mi piglio il cappello e me ne vado. (Prende il cappello e se lo mette, ma si accorge subito di averlo scambiato con quello di un altro) Questo non è mio. (Osservandolo bene). No, è mio. (Se lo riprova) E che è successo? (Intuisce) Questo è un altro cappello rovinato da mio suocero. E ce ne andiamo senza cappello. (Si avvia).

zia memé         Peppi', ma tu veramente te ne vai?

peppino            Ame', lasciami stare perché non rispondo di me. (Esce).

zia memé        (a Virginia)    Tu non sai niente?

virginia          No, signo'.

zia memé        Io mi domando se questa è civiltà. È semplicemente nauseante il modo di comportarsi di questa gente, compreso mio fratello. Già, tutto dipende dall'educazione. (Durante la battuta ha tolto dal fuoco il ragù) Virgi', tu te ne puoi andare. (Virginia si toglie il grembiule e si prepara per andarsene). Domani se nessuno vuole cucinare, cucino io.

attilio            Io devo mangiare scaldato.

virginia          Buonasera signo'.

zia memé        Buonasera. (Virginia esce). Vieni Atti', andiamo a letto. (Spegne la luce ed esce seguita da Attilio).

Rosa entra mogia mogia e riaccende la luce. Poi si avvicina al fornello e rimette il tegame con il ragù sul fuoco. Ora va alla dispensa e trae da essa una cartata di «zita» e una grande insalatiera. Sempre lentamente si avvicina al tavolo e si dispone a spezzare i maccheroni. Il sipario scende lentamente e allontana insieme ai singhiozzi repressi della donna e qualche frase mozza, pure quel tinnire allegro e promettente degli «zita» spezzati che la mano esperta lascia cadere nella grande stoviglia di porcellana.

FINE PRIMO ATTO


ATTO SECONDO

Camera da pranzo.

Un tavolo ovale apparecchiato per dodici occupa quasi tutta la stanza. Sulla candida tovaglia fragrante di bucato, spiccano le posate d'argento, e un magnifico centro di garofani schiavoni e i piatti del variopinto servizio di porcellana. La cristalliera, al completo, di gradevole stile ottocentesco, scintilla più di ogni altro oggetto al sole che entra dall'ampio balcone e investe fin dove può la mensa domenicale. Se non fosse per la vecchia giacca di Antonio, che egli stesso, incurante, ha gettato su di un angolo del tavolo insieme al drappo nero, dentro cui il sarto gli ha portato avvolto l'abito nuovo da provare, il colpo d'occhio sarebbe completo.

antonio          (con la giacca imbastita addosso e il campione della stoffa tra le mani si rivolge al sarto Catiello che appunta spilli su quella per eliminare un difetto e segna col gesso l'altezza delle tasche) Quando ti dico una cosa, tu non la devi mettere in dubbio.

catiello        Ma non mi permetterei. Io sono venuto di domenica per servirvi.

antonio          E questo è il difetto tuo, rispondi sempre a capa di mbrello. Io ti sto dicendo che il campione, eccolo qua, lo tengo in mano, non risponde alla stoffa che hai usato per fare il vestito. E tu mi rispondi: «Sono venuto di domenica per servirvi».

catiello        Ma pure se fosse stato Natale, Pasqua, di qualunque festività, sarei venuto lo stesso.

antonio           Ma che c'entra Pasqua e Natale?

catiello        Voglio dire che io tengo al cliente. Vi pare che voi scegliete il campione e io vi faccio il vestito con una stoffa differente?

antonio          (testardo)    E così hai fatto. Catie', il campione sta qua, (lo mostra) la stessa trama, la stessa tessitura: ma è un poco più chiaro.

catiello         È una vostra impressione don Anto'.

antonio          Allora mi sono rimbambito. (Impermalito) Catie', io mi tolgo la giacca e la butto dal balcone. Tu non mi conosci.

catiello        Voi il campione lo avete lasciato in camera vostra, sul comò che sta vicino al balcone.

antonio           E con questo?

catiello        Il sole lo ha sbiadito. Infatti voi lo vedete più chiaro. Don Anto', io vi ho fatto una giacca che vi sta una pittura.

antonio           Mi devi fare i due spacchetti dietro, all'inglese.

catiello         Volete i due spacchetti?

antonio           Perché ti dispiace?

catiello         No, ma non vi sembrano un poco affettati?

antonio           Il vestito me lo debbo mettere io e non tu.

catiello        Troppo giusto. (Antonio raggiunge il balcone e si specchia nei vetri). È inutile che guardate, la giacca non fa un difetto, l'ho tagliata e l'ho cucita con la mano del cuore. Domani lavoro tutta la giornata e dopodomani vi porto il vestito completo.

Entra Rosa seguita da Virginia e Michele. Costui è il fratello di Virginia, ed è fisicamente come lo ha descritto la ragazza nella prima scena del primo atto. Mentre le due donne entrano svelte e affaccendate, Michele avanza con aria spaesata e si ferma a due passi dall'uscio. Rosa prende da un mobile una pila di tovaglioli e li consegna a Virginia.

rosa                 Mettili nei piatti.

virginia         Subito. (E gira intorno al tavolo per distribuire i tovaglioli).

rosa                (scorgendo la giacca e il drappo nero posto sul tavolo) Guardate se questo è il posto da mettere una giacca e un malaugurio di panno nero. (Sgarbatamente toglie dal tavolo i due indumenti e li mette su una sedia).

antonio           Mi devo misurare il vestito.

rosa                Qua ve lo dovete misurare? La camera vostra che la tenete a fare?

catiello        Là c'è pure lo specchio ma don Antonio ha detto: «È meglio che me lo misuro qua».

Antonio         Perché qua ci sta il balcone, ogni tanto mi affaccio e vedo se arriva Rocchetiello.

catiello        Ma la giacca non tiene un difetto. Signora Rosa, dateci un occhio voi.

ntonio            (tassativo)    Me lo deve vedere addosso Rocco.

catiello         Ma io me ne devo andare, non posso aspettare.

antonio           E torni un'altra volta.

catiello         Allora non ve lo posso consegnare per dopodomani.

antonio          Tu aspetti perché il vestito mi serve per l'inaugurazione del negozio suo a via Calabritto, e lui deve vedere se ci stanno difetti. La stoffa non la feci scegliere a lui? Rocchetiello è un ragazzo che sa vestire, il gusto suo non lo tiene nessuno. E lui mi disse di farmi fare la giacca con gli spacchetti. Io dissi: «Può sembrare una cosa azzardata?» «Quando mai, - disse lui, — a Londra più vecchi sono, più vestono come i giovani e nessuno dice niente».

Entra Peppino.

peppino           (entrando ha sentito le ultime parole del vecchio, ma non ha compreso il significato)    Che fanno a Londra?

antonio          Si fanno i fatti loro. (Poi al sarto) Hai capito Catie'? E se non viene mio nipote tu non ti muovi di qua.

virginia         Don Anto', voi è inutile che l'aspettate, 'o signorino ieri sera ha risposto malamente a donna Rosa.

rosa                E quando è uscito stamattina non mi è venuto nemmeno a salutare.

antonio          (ammirato) Che carattere serio tiene quel ragazzo. Quando è venuto a salutarmi in camera mia, perché a me m'ha salutato come fa tutte le mattine, non mi ha detto una parola di quello che è successo. Ma che ha fatto?

rosa                È scostumato. E non si permettesse di sedersi a tavola oggi.

antonio           E oggi è domenica...

rosa                 O domenica o lunedì a tavola non lo voglio.

antonio          (addolorato) E lui lo sapeva. Lo sapeva che non doveva venire a mangiare qua oggi, perciò quando mi ha baciato, perché lui mi viene a baciare ogni mattina prima di uscire, mi bacia qua (indica la guancia destra) mi ha baciato quattro volte. Due da qua e due da qua. E non mi ha detto niente per non darmi un dispiacere. (Commosso) Quanto è bello! (Si toglie la giacca e la getta senza riguardi sulla sedia dove il sarto aveva adagiato il suo cappello. Nel rimettersi la vecchia giacca comunica a tutti come un ammonimento) Adesso è l'una e mezza. Alle due ci mettiamo a tavola. Io sto in camera mia: quando mi venite a chiamare per il pranzo, se Rocco non si è seduto a tavola è inutile che mi chiamate. (Prende il cappello di Catiello e lo mostra al proprietario) Adesso non tengo tempo, la prossima volta che vieni te lo metto a nuovo.

catiello        (conoscendo la fissazione del vecchio si impossessa del cappello come per salvarlo da un sicuro pericolo)    Grazie.

peppino            È stato miracolato il cappello.

rosa                Papà, voi è meglio che ve lo mettete bene in testa: Rocco non ha rispetto per nessuno.

antonio           A me mi rispetta.

rosa                A voi vi tiene fatto. E approfitta della vostra protezione per fare il comodo suo. A voi vi è venuto a baciare quattro volte stamattina? Da me non si è fatto vedere nemmeno per dirmi: schiatta.

antonio          E ha fatto bene. E appena lo vedo invece di quattro baci gliene do otto per come si è regolato. Tu tieni un carattere impossibile. Se ti veniva a salutare lo cacciavi via un'altra volta. Non è venuto? È scostumato e non si deve sedere a tavola. Vi ho detto tante volte che quello che fate a Rocco lo fate a me. Quel povero ragazzo si sente oppresso in questa casa. Tu (indica Rosa) lo maltratti perché sei superba e ti credi una Padreterna, e lui (indica Peppino) lo sevizia in malafede.

peppino           In mala fede?

antonio          (precisando)    Per l'invidia.

peppino           (intenerito) Questa è bella. Secondo voi sono geloso di mio figlio?

antonio           Perché è intelligente, furbo e simpatico.

peppino            E questo mi può fare solamente piacere.

antonio          Ma non vi fanno piacere le idee moderne del ragazzo e il desiderio di farsi strada che tiene, e vi vanno le scarpe strette perché sta mettendo un negozio signorile a Calabritto.

peppino           Sono stato contrario, perché un negozio nuovo, in una strada aristocratica, è un'avventura pericolosa che in questo momento non potevamo correre.

antonio          Perché vi faceva comodo di tenervi Rocco che mandava avanti il negozio al Rettifilo, pigliandovi voi tutto il merito della sua capacità.

peppino           Siete ingiusto, scusate. E vi compatisco solamente perché quando parlate di Rocco non ci vedete più. Che bisogno aveva di fare un tentativo quando le cose al Rettifilo andavano bene?

antonio           Il negozio al Rettifilo non è più all'altezza dei tempi.

peppino           Ma scusate, quando ventisei anni fa presi nelle mani le redini del negozio al Rettifilo e dissi che non era più adatto ai tempi e che i soli cappelli non rendevano più per cui bisognava trasformarlo in cappelleria e articoli di abbigliamento, n'altro poco facevate correre i carabinieri, e non ci volle poco per convincervi; adesso che si tratta di Rocco tutto va bene e nessuno si deve permettere di contraddirlo?

antonio          Non tutti possiamo fare i cappellai. E voi non vi sentivate all'altezza di vendere solo cappelli. Io vi consegnai in quell'epoca una ditta accreditata «Cappelleria Piscopo» e voi la dovevate lasciare com'era. Una bella mattina scendo e leggo sulla mostra: «Piscopo e Priore - Abbigliamento e cappelli». Mi faceste la grazia di lasciare pure «cappelli». Adesso il veleno ve lo dà vostro figlio. Rocco vuole un negozio suo, dove farà da padrone e non da dipendente.

peppino           Ma uno che vi deve rispondere? Se vedo male l'iniziativa di Rocco è perché lui è abituato alla clientela del Rettifilo. A Calabritto è un'altra cosa.

antonio          I signori di via Calabritto si sentiranno onorati di servirsi da Rocco. Rocco è stato a Londra. E a Londra lo mandai io coi soldi miei. E i soldi che ha speso per aprire il negozio nuovo pure io glieli ho dati. Perché i soldi li tengo. Statevi accorti perché vi posso mandare all'elemosina a tutti quanti. E se lo faccio, lo faccio senza rimorsi. Voi fate del male a me, e io lo faccio a voi.

peppino            Noi vi facciamo del male?

antonio          Sì. Perché sapete che quel ragazzo è l'unica debolezza mia. E non è che ho cercato di farvelo capire, no: l'ho detto chiaramente. E siete cattivi. Perché il male che fate a me facendo male a lui lo fate consapevolmente. Ho lavorato una vita intera e se oggi vi potete mettere a tavola per mangiarvi un piatto di maccheroni sicuro, dovete ringraziare a don Antonio Piscopo. Guardate che vi dico: non toccate Rocco. Sto in camera mia e aspetto. Quello che dovete fare lo sapete. Se non si siede a tavola Rocco, non si siede nemmeno don Antonio Piscopo. (Lascia tutti in asso e se ne va).

peppino            Ma vedete se sono ragionamenti da farsi.

catiello        Io adesso me ne vado e faccio un'altra scappata stasera, se no non lo posso finire. Se il vestito non lo vede prima il signorino Rocco, io lo so, don Antonio non se lo mette. (A Peppino) Lo trovo il signorino Rocco stasera? (Avvolge il vestito nel panno nero).

peppino            E lo domandi a me? Lo sa donna Rosa.

rosa                (con indifferenza) Donna Rosa non sa niente e vuole essere lasciata in pace. Andiamo in cucina Virgi', si deve lavare l'insalata. (A Michele) Tu che faie qua? Neh, Virgi'?

virginia         (a Michele, autoritaria) Tu devi stare nella camera dove si stira.

rosa                Io ti ho dato il permesso di farlo salire, ma non deve venire appresso come un cane.

michele          Devo lavare i piatti.

rosa                C'è tempo. Quando è il momento sarai chiamato. (Ed esce).

virginia          Vieni, cammina. (Ed esce appresso a donna Rosa).

catiello        Allora faccio un'altra scappata verso sera. (Colloca l'involto con il vestito nuovo su di una sedia) Ma donna Rosa sta di cattivo umore?

peppino           Catie', se non era domenica e non tenevo i figli me ne andavo a mangiare a Secondigliano.

catiello        Eh, va bene... voi siete un uomo di casa. Permettete. (E senza attendere risposta se ne va).

peppino           (rivolto a Michele)    Voi siete il fratello di Virginia?

michele          A servirvi.

peppino           Voi siete quello che si taglia i capelli a zero? (Michele risponde tentennando il capo ripetutamente accompagnando il gesto con l'espressione del volto che hanno gli infermi quando il medico li ha sottoposti a cure rigide). Questo è il copricapo che usate quando uscite di casa per fare degli incontri.

michele         No, questo è un berretto che ho trovato in casa, me l'ha dato vostra sorella. Il cappello mio sta qua. (Lo prende da una sedia e lo mostra).

ceppino            Ah, ecco. E fatemi vedere la testa.

michele         Se vi fa piacere. (Si toglie il berretto per mostrare l'enorme testa completamente rapata).

peppino           (tentenna a sua volta il capo come se avesse constatato la manifestazione strana di un male sconosciuto)    Caspita!

michele         (grato di quella umana comprensione) Lasciatemi stare.

peppino           (sicuro di avere conquistate le simpatie di quell'eccezionale personaggio) Mettetevi il cappello, voglio vedere una cosa.

michele          Potete ridere, perché con voi non mi offendo. (Si mette il cappello, il quale senza sforzi gli scende fin sul naso e gli ricopre per metà le orecchie).

peppino           E che c'entra, per me che conosco la vostra infelicità non c'è niente da ridere. E dopo, dopo, diciamo... dello sfogo, riuscite a sentirvi meglio?

michele         Secondo il tipo che mi capita. Perché se quello che si mette a ridere non reagisce quando io lo palèo, dopo mi sento più esuberante di prima. Perché le mazzate non incontrano resistenza. È come mettere un motore a folle e tenere contemporaneamente il piede fermo sull'acceleratore. L'ingranaggio non marcia, e avete il risultato di avere fatto solo rumore.

peppino            E potete controllare le mazzate che date?

michele         E no. In quel momento la forza mi comanda. A uno lo mandai ai Pellegrini con commozione cerebrale, tre costole spezzate e il naso rotto, guaribile in sessanta giorni salvo complicazioni. Era un padre di famiglia, con cinque figli in tenera età. Dopo mi dispiace, mi pento... ma in quel momento...

virginia         (entrando svelta) Sta salendo la signora Memé insieme al signorino, ha chiamato dal cortile. Ci stanno pure i signori Ianniello.

peppino            Il ragioniere.

virginia          Il ragioniere con la moglie. (Ed esce).

peppino           E già... il ragioniere Ianniello è il primo ad arrivare. (L'imminente presenza in casa del ragioniere gli fa schizzare odio dagli occhi. Repentinamente gli balena un'idea che lo fa sorridere con perfidia. Un'occhiata a Michele e già pregusta la gioia del piano che ha deciso di attuare ai danni di Luigi Ianniello. E comincia a tastare il terreno con l'uomo dalla testa rapata) Adesso come ti senti?

michele          In che senso?

peppino            Voglio dire: vorresti sfogare o no?

michele         Non ne parliamo signo', mi sto mangiando le mani. Quella mia sorella mi ha portato qua perché dice che se no succedono i guai... Mi sento come una locomotiva sotto pressione. Ma la casa vostra la rispetto.

peppino           E pare che tu lo fai per divertimento? La tua è una necessità, non puoi badare se ti trovi in casa d'altri o in mezzo alla strada. Adesso viene un tale che può fare al caso tuo. Adesso vattene nella camera per stirare, quando ti chiamo tu entra col cappello, poi te lo togli, e se vedi che questo tizio che dico io ti ride in faccia, ti autorizzo a regolarti come ti regoli per la strada.           

michele         Come volete voi. Per me sarebbe la salvezza perché mi sento come se ci avessi le formicole nel sangue. Mi chiamate voi?

peppino            Ti chiamo io.

Michele esce.

luigi               (cordiale e festoso dall'interno) Buona domenica a tutti. Grazie, Virginia.

virginia          Date a me.

luigi               No, questo l'ho comprato per donna Rosa e lo devo consegnare nelle sue mani. (Fuori seguito da Elena, zia Memé, Attilio e Virginia. Reca sulla mano aperta, in equilibrio, una cassata alla siciliana incartata) Cavaliere, la grazia vostra.

peppino           (acido)    Siete addirittura euforico.

luigi               La domenica, la domenica a me mette una allegria addosso che non vi posso dire. Io comincio il lunedì a pensare alla gioia che mi deve dare la domenica che viene.

elena               E voi invece state di cattivo umore pure oggi.

peppino            Non come domani.

elena              Ma il cattivo umore non vi deve far dimenticare di salutare gli amici che vi vogliono bene.

peppino            Scusate Elena, scusate.

luigi                La signora Rosa dove sta?

peppino           (con un lieve scatto d'impazienza) Sta in cucina, lasciatela stare. Lo sapete che quando sta in cucina non vuole essere disturbata. (Poi si domina) Sta preparando il ragù per voi.

luigi               Per me solamente? Per tutti quanti. Ma io la debbo disturbare perché devo andare in cucina a vedere i polipi se sono venuti come dico io; e poi le voglio fare omaggio di questa cassata, il dolce che piace a lei.

zia memé        Non credo che se la deve mangiare tutta mia cognata?

luigi               Ma io l'ho portata a lei, poi si capisce che a tavola la gusteranno pure gli altri. Una sera, parlando di dolci, donna Rosa disse che usciva pazza per la cassata alla siciliana.

peppino            Voi ve ne siete ricordato e l'avete portata.

luigi                A voi non fa piacere che io mi ricordi le cose.

peppino            No, mi dispiace che non vi ricordate di certe altre.

luigi                Per esempio?

peppino            Che donna Rosa tiene un marito che sono io.

luigi                Beh?          

peppino           Lo dicevate a me e io non vi avrei fatto incomodare, perché la cassata a mia moglie gliela compravo io.

luigi               Allora mi private del piacere di fare un'attenzione a donna Rosa. A voi la cassata vi piace?

peppino            Non ci faccio folla.

attilio           Io tengo un poco di colite, non so se la cassata alla siciliana la posso mangiare. Sto in cura.

luigi                E va bene, oggi è domenica.

attilio            Mammà, la posso mangiare la cassata alla siciliana?

zia memé         Un pezzettino.

attilio           (a Luigi)    Un pezzettino.

luigi               Permettete. Voglio andare a vedere i polipi che fanno. (Esce portandosi la cassata).

zia memé        Tu vieni a metterti la giacca da casa, se no a tavola ti rovini il vestito buono. Così ti faccio l'iniezione.

attilio            Me l'hai fatta stamattina.

zia memé         Ti do le pillole.

attilio            Me le devo prendere a tavola dopo i pasti.

zia memé         Non ricordo che ti devo fare.

peppino            Fagli la trapanazione del cranio.

zia memé        (impermalita) Questo è lo spirito domenicale di mio fratello. Vieni. Atti'. Permettete signora Elena. (Ed esce svelta).

attilio           Zi Peppi', voi la prendete sempre a scherzo a mammà. Mammà è pratica perché ha curato la buon'anima di papà fino all'ultimo. Se non moriva, povero papà, mammà non lo lasciava. Fatevi fare una puntura da mammà, e vedete se sentite l'ago. I geloni a zia Rosina chi ce li ha curati, non ce li ha curati mammà? Chi se n'è accorto che voi avevate il fegato malato, non se ne è accorta mammà ca vide che ci avevate gli occhi gialli? Mammà legge i libri. Voi la pigliate a scherzo. (Esce per raggiungere sua madre).

elena               Povero figlio, è tanto buono.

peppino           Era un ragazzo svelto che nel negozio poteva rendere, ma mia sorella l'ha rimbambito.

elena               Alle volte per troppo affetto.

peppino            Già.

Segue un silenzio.

elena              Don Peppi', voi a mio marito lo dovete prendere com'è. È un poco esuberante, certe volte si rende noioso per il modo di come prende a cuore l'amicizia. Vi garantisco che quello per la vostra famiglia si farebbe uccidere. E io me ne sono accorta, voi non lo trattate più come al principio della nostra amicizia. Lui non ha il coraggio di dirvelo, ma con me ha parlato. Appunto ieri sera quando ce ne salimmo sopra, mi disse: «Sono veramente addolorato di come mi tratta il cavaliere da qualche tempo a questa parte». Io non volli appesantire la cosa, perché lui ha un carattere sensibile, e se gli dicevo che io pure avevo avuta la stessa impressione, sarebbe stato capace di mettersi a piangere. A me lo potete dire, che avete contro di lui?

peppino           (evasivo) Noo... è questione che non sto sempre del solito umore.

elena              (insinuante) Non vi volete confidare con me? (Peppino è lì lì per vuotare il sacco, ma si domina, non riesce però a nascondere un infinito senso di amarezza che gli stringe la gola e gli fa bagnare gli occhi di lagrime. Elena, apprensiva e commossa per lo stato d'animo di Peppino, gli si fa più d'accosto per stabilire con lui un clima più solidale e intimo) Mi dovete perdonare don Peppi'. Mi accorgo che ho toccato un tasto molto doloroso per voi, non ne parliamo più. Però mi dovete promettere che se nello stato d'animo in cui vi trovate c'entra in minima parte pure mio marito, sarete voi stesso che me ne parlerete. Non adesso, ma dopo pranzo, domani, dopodomani... quando volete voi.

peppino           Vi direi forse cose che già sapete e che probabilmente sanno tutti quanti.

elena               Io vi giuro che non so niente.

peppino            E allora diamoci la mano perché siamo in due a non sapere niente.

elena               Non capisco.

peppino            E dal momento che vi trovate in questo stato di grazia, perché dovrei essere proprio io a farvelo perdere?

elena               Continuo a non capire.

peppino            Meglio... Che ci volete fare... se non sono rose non fioriranno. Ma ho l'impressione che siano proprio rose... e con molte spine.

luigi               (dall'interno)    Che peccato! Niente da fare, niente da fare: si devono buttare. (Fuori) E come diavolo sarà successo.

elena               Che è stato?

luigi               I polipi. Ho trovato il «pignatiello» pieno d'acqua fino all'orlo. E non è nemmeno acqua pulita, i polipi galleggiano in mezzo a pezzettini di carbone, fiammiferi stutati di cucina... ah, ci sta pure l'angolo strappato di una cartolina postale e il francobollo che si è scollato. Si vede che la cosa è stata fatta apposta.

peppino             Io in cucina non ci ho messo proprio piede.

luigi                E voi che c'entrate... (Ma repentinamente aggrotta le sopracciglia e punta lo sguardo sospettoso su Peppino) Siete stato voi?

peppino           (con una punta di malizia) Io? Secondo voi non tengo a che pensare.

luigi                Così, per fare uno scherzo.

elena              (interviene affinché la discussione fra i due non abbia a degenerare) Ma ti pare che sono scherzi da fare? Sarà stato uno sbaglio.

luigi               E già, forse la cameriera sbadatamente... Elena, donna Rosa sta tanto dispiaciuta per il fatto dei polipi, vai a salutarla.

elena              (avviandosi)     Permesso. (Ed esce).

peppino           (segue con lo sguardo il ragioniere che in quel momento si sta avvicinando verso il balcone, come il gatto punta il topo. Quando Luigi ha raggiunto la ringhiera e vi ha appoggiato le mani a braccia aperte e guarda in alto per godere di quel tepido sole invernale, egli giudica propizio il momento per attuare il  piano che si è prefisso durante il suo incontro con Michele. E va sul balcone anche lui per stabilire i primi contatti con la «vittima»)    Che sole, eh?

luigi               Stanno facendo delle magnifiche giornate, una appresso all'altra. Non sembra mai inverno.

peppino            È una primavera.

luigi               Per me che soffro di artritismo, certe volte i dolori mi fanno « ballare », io sembro svelto svelto perché mi so amministrare... per esempio ho una limitazione alle braccia: dietro alle spalle non mi posso grattare, non vi dico che bene mi fanno queste giornate di sole.

peppino            Dietro alle spalle non vi potete grattare?

luigi                Voi scherzate... se ci provo il dolore mi fa piegare in due.

peppino            Ci vorrebbe uno che vi grattasse.

luigi                Già, una persona stipendiata.

peppino           (ambiguo) Potete trovare pure qualcuno che ve lo fa gratis.

luigi               (divertito)    Un malato di altruismo.

peppino            Voi state ancora un poco al sole?

luigi                Perché, ve ne andate?

peppino            Mi allontano per poco.

luigi                Fate con comodo.

                

Peppino rientra nella stanza e fila dritto ed esce. Dopo poco torna seguito da Michele. Con una strizzatina d'occhio e un breve cenno del capo indica l'uomo al balcone. Poi si avvicina di nuovo al ragioniere e lo invita ad entrare.

peppino            Ragionie', vi volevo dire una cosa.

luigi                Dite. (E rientra. Scorge Michele e rimane per un attimo muto e incuriosito. Michele lentamente, come un rito, si toglie il cappello e scopre il capoccione rapato, mentre immobilizza il suo sguardo tremendo in quello di Luigi. Luigi non ride. Egli rimane affascinato da quella incredibile visione. È breve il silenzio, ma ansioso per tutti e tre. Finalmente Luigi esclama convinto e con serietà) Meraviglioso! Quanto è bello! (E rivolto a Peppino) Dove lo avete preso?

peppino            Come preso?

luigi                No, dico dove lo avete trovato, chi è?

michele         (lusingato)    Sono il fratello della cameriera. Mi chiamo Michele.

luigi               (presentandosi) Ianniello. (Stretta di mano). Complimenti. Voi sembrate una terracotta di scavo, un avorio antico... una scultura cinese di tremila anni fa. (Di nuovo a Peppino) Dove stava?

peppino           (infastidito)    Che ne so. Ma non vi fa ridere?

luigi                Mi commuove, altro che ridere. (A Michele) Non vi hanno mai fotografato?

michele           No.

luigi                Io tengo una «leica», vi fotografo io. O venite voi da me o vengo io da voi.

michele          Vengo io da voi.

luigi               Abito al piano di sopra. Vi aspetto domani mattina presto. Mi voglio conservare un testone e tre quattro copie ve le regalo.

michele          Grazie tante.

peppino           (a Michele)    Vattene dove stavi, lasciaci parlare.

michele          Permettete. (Ed esce).

luigi                Che meraviglia! Mi dispiace che Elena non l'ha visto.

Dall'interno zia Memé accoglie festosamente dei nuovi arrivati che ricambiano tale cordiale accoglienza.

maria carolina (dall'interno)    Buongiorno zia Memé.

zia memé        (c. s.)    E dammi un bacio.

maria carolina (fuori seguita dagli altri)    Buongiorno papà.

peppino            Buongiorno.

roberto          Salute, papà.

peppino            Roberto caro.

luigi                Signora Priore omaggi devoti. (Poi a Roberto) Ingegnere buongiorno.

roberto          Caro don Luigi.

Le donne formano un gruppo e parlano tra loro.

luigi               (indicando un pacco quasi simile a quello che ha portato lui) Avete portato il dolce a mammà...

roberto         Il dolce che lei preferisce a qualunque altro: la cassata alla siciliana.

luigi               Io pure l'ho portata. Ma adesso la mia passa in seconda linea; troverà certamente più saporita quella del figlio.

roberto          Ma all'ospite spetta la precedenza.

maria carolina Giuliane', hai torto, non insistere, o per lo meno non hai saputo agire di convenienza.

giulianella  Ma che ho fatto?

maria carolina Sì, va bene... non fare la scema per non andare alla guerra.

giulianella   Federico non si doveva avvicinare a noi all'uscita della chiesa. Con una faccia tosta, sapendo come ci siamo lasciati ieri sera, quello si presenta tutto sorridente come se niente fosse accaduto.

maria carolina Giuliane', quando si è avvicinato per salutarmi, naturalmente in cuor suo c'era la speranza di fare pace con te, non riusciva a mettere insieme quattro parole. Non ti dico,| come è rimasto quando tu hai voltato le spalle e te ne sei andata per conto tuo. Si stava mettendo a piangere in mezzo alla strada.

roberto          No, piangeva proprio, l'ho visto io.

zia memé        Io non dico che Giulianella non deve fare più pace con lui, ma una lezione se la merita, cosi impara a fare il dispotico.

roberto          Federico è un bravo ragazzo e adora Giulianella.

maria carolina Quando l'ho visto fermo sulle scale della chiesa, solo come un cane, mi è salito un nodo alla gola. Voi poi siete conosciuti, lo sanno tutti che siete fidanzati, e non ha fatto una bella figura con gli amici che vi hanno visti soli, tu per conto tuo, e lui per conto suo. Pure per questo stava dispiaciuto.

giulianella   No, solo per questo. Certo, l'orgoglio. Che sperava, che mi sarei gettata ai piedi suoi in presenza di tutti?

maria carolina Ma lui un passo di sottomissione l'ha fatto, scusa.

giulianella   E ne deve fare ancora assai se ha intenzione di ristabilire con me i rapporti di prima. Per oggi è meglio che passi la domenica passeggiando sotto casa mia. È una bella giornata: piglia un poco d'aria.

maria carolina Stai attenta, perché un uomo come lui difficilmente lo trovi. Vado a salutare mammà, vieni Robe'. (E si avvia).

roberto         Eccomi. (Agli altri) Permesso. (Esce seguendo Maria Carolina).

Raffaele entra parlando con Attilio che lo segue a breve distanza.

raffaele        E vieni con me. Lo spettacolo è magnifico, quando è finito ce ne torniamo insieme.

attilio           Zi' Rafe', ma l'altra volta, non mi ricordo che recitavate, mi scocciai un poco per la verità.

raffaele        Perché l'altra volta avevo una piccola parte, un lavoro drammatico, e recitavo senza maschera.

attilio            Io voglio vedere come fate il Pulcinella.

raffaele        E oggi lo faccio. (Mostra la maschera che ha portato con sé) Zi' Memé, Attilio me lo porto con me.

zia memé         Non fate tardi.

raffaele        Appena finita la rappresentazione, torniamo a casa. (Parlando verso l'interno) Neh,è pronto per me?

virginia         (dall'interno)    Sì, sì.

raffaele         Preparate pure per Attilio.

virginia          Il signorino viene con voi?

raffaele         Sì, viene con me.

luigi                Quando recitate dovete mangiare prima?

raffaele        Per forza. Specialmente quando faccio il Pulcinella. Con il mangiare sullo stomaco non potrei né saltare né ballare. E mangio pochissimo, una frittata di due uova, un'insalata e una frutta... e non bevo.

luigi               E dovete rinunciare al pranzo domenicale, voglio dire: in compagnia di tutta la famiglia...

raffaele         Ma non sempre, io non recito tutte le domeniche.

luigi               (indicandola)   E questa è la maschera?

raffaele        (mostrandola con orgoglio e rispetto) Questa è una delle buone, la comprai da un vecchio attore che si trovava in bisogno. Questa è stata ricavata dal cavo di Antonio Petito.

luigi                Dal cavo?

Raffaele        Dal cavo di legno. Anticamente, e fino all'ultimo regno dei Borboni, il teatro riconosciuto era quello napoletano, con il Pulcinella. Tanto è vero che sui manifesti del San Carlino si leggeva: «Compagnia Nazionale» ecc. ecc. Gli attori che indossavano la casacca...

luigi                Che cos'è la casacca?

raffaele        Il vestito di Pulcinella. Quelli che indossavano la casacca si sentivano orgogliosi di interpretare quel ruolo, e s'impegnavano a fondo perché credevano fermamente che mai il teatro napoletano avrebbe perduto il riconoscimento dello Stato. C'era la lotta fra i Pulcinella, il fermento. Ecco che ognuno di loro costruiva il proprio cavo da cui ricavava la maschera che doveva esprimere la sua sensibilità di attore, cioè: l'ausilio, l'apporto personale a questa e a quella interpretazione.

luigi                Perché, le maschere non sono tutte uguali?

raffaele        E no. Ogni attore se la costruiva come voleva. Perciò quelle che vengono dal cavo di Petito sono rare e ricercate. Guardate. (Si mette la maschera sul volto) Questa piange, ride, ironizza, implora, ama, odia...

luigi               Aspettate, ridete. (Raffaele atteggia il volto al riso). Avete riso?

raffaele        Sì.

luigi                Io ho avuto l'impressione che stavate piangendo.

raffaele         Non è possibile, questa è la maschera di Petito.

luigi                La maschera sì, ma lui non c'è.

raffaele         Beh, certo... io non sono lui.

Maria Carolina entra recando un'omelette e un piatto di insalata.

maria carolina    Zi' Rafe', è pronto per voi.

raffaele         E servito da te non potevo sperare di meglio.

Virginia, a breve distanza da Maria Carolina, entra anche lei recando le stesse pietanze.

virginia          E questo è per il signorino Attilio.

I due seggono al tavolo, l'uno accanto all'altro, e spiegano i tovaglioli.

zia memé        (fermando il gesto del figlio) Che fai? La frittata non la devi vedere nemmeno in punta di scoppetta, tanto meno l'insalata cruda.

peppino           Ma fallo mangiare. Tu allora sarai contenta quando quello avrà piegate le ginocchia per la debolezza.

zia memé        Peppi', fatti i fatti tuoi. (Poi a Virginia) Portagli un pezzo di mozzarella e sei ulive bianche, sei di numero, e un bicchiere d'acqua.

roberto         (entrando) E fra poco ci mettiamo a tavola pure noi. Mammà ha fatto un ragù eccezionale, sentite... (Mostra un piatto pieno di sugo) Sentite la fragranza. (Prende un pezzo di pane e lo mostra a Luigi, invitandolo a staccarne un tocco) Ragionie', ci siete? (Volendo dire: vi va d'intingerlo in questo sugo?)

luigi               Caspita! io a casa questo faccio, sono la dannazione di mia moglie.

E si accomunano in una gara di golosità.

roberto         No, perché mia madre dice: «Tu poi non mangi a tavola».

luigi               E mia moglie dice la stessa cosa.

Virginia reca un piatto con un pezzo di mozzarella, sei ulive e un bicchiere d'acqua.

virginia          Il pranzo per il signorino Attilio. (E lo serve).

attilio           Tu perché fai la spiritosa? Io sto poco bene e questo posso mangiare.

virginia         E chi ha detto niente? (Poi annunzia a tutti e specialmente a zia Memé) È venuto il dottore. (Esce per raggiungere la porta d'ingresso).

giulianella   Zia Memé, il dottore.

zia memé         Ho capito.

luigi               (a Raffaele)    E quale lavoro rappresentate oggi?

raffaele        Un lavoro impegnativo: «La palummella zompa e vola». Lo abbiamo provato per più di quaranta giorni.

luigi                Pure di Antonio Petito?

raffaele         Sì, e io recito solamente le opere sue.

virginia         (precede il dottore e lo annunzia)    Il dottore.

zia memé         Accomodatevi dotto'.

Cefercola fuori. È un giovanissimo dottore, da poco laureato, È serio, distinto. Reca tre libri sotto braccio.

cefercola      Signori buongiorno. (Scambio di saluti). Signora Amelia, vi ho portato i libri che mi avete imprestati.

zia memé         È una gioia prestarli a voi, perché siete uno di quei pochi che li restituiscono.

cefercola     Ho un profondo rispetto per la roba degli altri, specialmente per i libri. Per me sarebbe un vero dolore di perderne uno per averlo dato in lettura a un amico. (Porgendo a Memé due volumi) Questi sono vostri, ve li ho rilegati io stesso con una buona carta cerata che uso per i miei, prima di farli rilegare definitivamente.

zia memé         Siete troppo compito.

raffaele        (staccandosi dal tavolo e alzandosi)    Io me ne vado se no faccio tardi.

luigi                A che ora comincia?

raffaele         Alle diciassette e trenta, ma mi devo preparare. Adesso mi vado a vestire e me ne vado.

luigi                Perché, non siete vestito?

raffaele         No, mi vesto per lo spettacolo. Perché dove recitiamo non è un teatro vero e proprio. Ci sono pochi camerini ! quali servono per le donne. Io mi vesto qua, quando sono pronto chiamo un taxi e lo faccio accostare al portone. Chi mi vede? Permettete.

luigi                Prego.

Raffaele esce.

peppino           Io vorrei sapere chi ce lo fa fare di privarsi di passare una domenica tranquilla, di correre col mangiare sullo stomaco.

zia memé        Io invece lo ammiro e lo stimo moltissimo. Fa una cosa che gli fa piacere di fare, questo è tutto. Certe cose si fanno pure per non vegetare nell'ignoranza assoluta, per sentirsi vivi. (A Cefercola) Non trovate?

cefercola      Senza dubbio.

ttilio              Mammà, allora mi vado a mettere il vestito nuovo un'altra volta?

zia memé         Perché, devi andare a San Carlo? Così stai bene.

cefercola      Sta facendo la cura?

zia memé         Ha cominciato ieri stesso.

Rosa entra seguita da Virginia.

rosa                I maccheroni lasciali riposare sei sette minuti nell'insalatiera, cosi s'insaporiscono meglio.

tutti                Siamo pronti?

rosa                Mettetevi a tavola, mentre mi vado a rinfrescare un poco, puzzo di cucina che Iddio lo sa, vi sistemate e Virginia porta in tavola. (Ed esce).

maria carolina    E il nonno?

luigi                Veramente, don Antonio dove sta?

peppino            Se non viene Rocco, ha detto che non si siede a tavola.

virginia         L'ho chiamato io dal balcone, donna Rosa mi ha dato il permesso.

Intanto tutti prendono posto a tavola, disponendosi come crederà la regia.

peppino           (a Virginia)    Chiama papà, digli che Rocco sta salendo.

virginia          Vado subito. (Ed esce).

Entra Rocco.

rocco             (entrando)   Buongiorno.

tutti               (lo accolgono festosamente)   Buongiorno.

Entra Antonio.

antonio          (nell'entrare guarda intorno per cercare il nipote, poi chiede a Virginia che lo ha seguito)    E Rocco dove sta?

rocco              Sto qua.

antonio           E siediti vicino a me bello d' 'o nonno.

rocco              Mi dispiace nonno, ma non mi posso sedere.

antonio           E perché?

rocco             Giuliane', io sono rimasto con Federico che gli avrei fat­to un cenno dal balcone se poteva salire o no.

giulianella   E lo dici a me.                 

rocco              E a chi lo debbo dire?

giulianella   Se sale Federico io me ne scendo da Mariolina e mi faccio invitare a pranzo da lei.

rocco              Ma allora me ne devo andare pure io.

giulianella  E se te ne devi andare ti devo dare il permesso io?

rocco             (serio, come se parlasse a un coetaneo) Nonno, Federico è un mio carissimo amico, tu certe cose le devi capire, non lo posso lasciare in mezzo alla strada, nelle condizioni in cui si trova. (Rivolto a Giulianella) Quando poi ha commesso una sciocchezza? (Poi di nuovo al nonno) Tu adesso non fare capricci,siediti a tavola e mangia. Tu sei un uomo, conosci quali sono i doveri dell'amicizia e non mi puoi consigliare diversamente.

antonio           Ma perché Federico non può salire pure lui?

rocco              Perché ha litigato con Giulianella.

antonio          E Giulianella mi farà la cortesia di andarsene lei se non vuole vedere Federico.

giulianella   (offesa) Io me ne posso andare. Se poi se ne va Rocco ve ne andate pure voi.

antonio          (dispettoso) E sì, perché il malumore in casa lo hai fatto nascere tu.

rocco             (forte della protezione di suo nonno si mostra deciso) Ad ogni modo, lei, io... non ha importanza. Io me ne vado. (E si avvia).

antonio          Aspetta! (Rocco si ferma). Ma mannaggia la morte fetente: ma perché la gente non capisce mai per conto suo quello che può essere il desiderio di una persona e l'accontenta subito, senza costringere questo disgraziato ad usare la forza per ottenere quello che gli spetterebbe di diritto? (Con il sangue agli occhi, come se pronunciasse una bestemmia vera e propria) Mannaggia la testa del ciuccio! e lo fate apposta. Io non è che per orgoglio non confesso una debolezza mia, che me ne importa a me? All'età mia mi metto a fare l'educato? (Sincero) Ma è che mi sono scocciato di dirlo. Io aspetto tanto la domenica per mangiarmi un piatto di maccheroni, con Rocco vicino a me... un piatto di maccheroni: questo è tutto. Perché lo sapete che non arrivo al secondo che mi addormento. Quante domeniche mi restano ancora a me? (Sentito, quasi commosso) Scherzate, scherzate... Mi sembra di sentirvi: «Povero nonno... ti ricordi quanta collera che si prese quella domenica?» E lo direte ridendo perché siete sicuri che non ci sono più e non vi posso rispondere. Ma può essere pure che mentre lo dite pigliate una scivolata e vi rompete la testa, e sono stato io dall'altro mondo, che ve l'ho fatta rompere. (Ora piange sul serio. Riesce appena a concludere) Statevi accorti.

pepppino         (interviene con autorità) Rocco, fai salire Federico. (A Giulianella) E tu rimani al tuo posto. Come sto con i nervi oggi non ti consiglio di fare la cretina.

giulianella   Però non mi potete costringere a parlarci. Vi avverto che non lo guardo nemmeno in faccia.

pepppino          Questi sono affari tuoi, ma non ti devi muovere dal posto tuo.

rocco             Allora vado. Nonno, tu ti puoi sedere perché fra due minuti sto qua.

antonio          (piagnucolando)    Quando vieni mi seggo.

Rocco esce svelto.

Entra Rosa; ha indossato il golf turchese e si è tutta ingioiellata.

rosa                Virgi', porta in tavola.

Virginia esce.

Tutti, meno Peppino, accolgono donna Rosa con una esclamazione di gioia e ammirazione: «Oh!»Rosa prende posto accanto a Luigi.

roberto          E brava mammà!

maria carolina    Caspita, e che toletta!

rosa                (con esagerata civetteria, quasi per prendere in giro se stessa)    Perché, debbo stare sempre come una serva?

luigi               Voi pure col grembiule, quando state in cucina, siete sempre la signora che siete.

rosa                Grazie. E poi ho voluto fare onore al golf che mi ha regalato il ragioniere Ianniello. (Rettificando) Cioè: che la signora Ianniello mi ha regalato.

luigi                E che il ragioniere Ianniello ha scelto, se permettete.

elena               E chi ti vuole togliere il merito.

maria carolina Ragionie', siete stato veramente di gusto. Mammà, è di un colore che vi sta bene in faccia, vi ringiovanisce.

rosa                (Scherzosa, gioviale) Neh, Maria Caroli': ma perché, sono vecchia?

maria carolina Per carità. Dico che, alle volte, un vestito indovinato, un cappello o che so io, può togliere qualche anno pure a una persona giovanissima.

giulianella Maria Carolina dice bene. È troppo giovanile per te, lo regali a me e te ne compri uno di tinta più seria per te.

luigi                E donna Rosa mi farebbe questa offesa?

rosa                Ma voi dite veramente? Io lo desideravo tanto un golf turchese.

giulianella   Mammà, noi stiamo scherzando, ti sta una meraviglia.

Entra Virginia recando una insalatiera capace di contenere circa due chili di maccheroni.

virginia         Siete serviti. (Si avvicina al tavolo e colloca la portata a sinistra di donna Rosa).

Tutti meno Peppino si accostano al tavolo per conquistare una posizione più comoda che consenta loro libertà di gesti, curando ognuno di limitare al massimo i propri per rendere più agevoli quelli del vicino. Questa scena deve essere concertata in modo perfetto. Essa ha una grande importanza ai fini della commedia, il cui contenuto è, o lo è per me, ben chiaro: caratteri, sentimenti umani, costume. Il regista senza preoccuparsi di annoiare il pubblico, solo in questo momento, farà rivivere un pranzo domenicale napoletano, elevandolo, come le famiglie l napoletane lo elevano, all'altezza di un rito. Ognuno conosce l'importanza del proprio compito e l'apporto personale che deve dare alla perfetta riuscita della funzione. I piatti fondi passano di mano in mano come un giuoco clownesco da circo equestre, e vanno a formare una pila, che mano mano aumenta di proporzioni, davanti a donna Rosa. Donna Rosa maneggia il mestolo d'argento con disinvolta perizia. La mano esperta della  donna conosce l'appetito dei familiari e degli ospiti. Nessuno osa opporsi a quella saggia ripartizione. La prima ad essere servita è la signora Elena Ianniello: un mestolo solo. Forse ripeterà perché sono davvero promettenti quei maccheroni, ma non ama vedere il piatto colmo, si avvilisce. Zia Memé? Per carità... meno di un mestolo pieno. Perché preferisce mangiarli la sera per cena riscaldati e quasi bruciacchiati: ne va pazza. Don Peppino riceve la sua porzione e l'accoglie con indifferenza, ha altro per la testa lui. Il nonno non ama il piatto fondo. Adora l'insalatiera di media grandezza che contiene quasi mezzo chilo di pasta. I maccheroni suoi li vuole conditi a parte e lì dentro. Poi è la volta del dottore, Ianniello e gli altri. Quei due piatti colmi e ricoperti con altri due capovolti, sono stati messi ai posti dove si dovranno sedere Rocco e Federico. Le battute che accompagneranno l'azione, saranno le seguenti:

elena              Grazie, donna Rosa, un mestolo solo. Poi magari me ne piglio altri due perché hanno un aspetto magnifico. Se vedo il piatto pieno non mangio più.

Commenti favorevoli degli altri.

zia memé        A me meno di un mestolo. Io poi me li mangio stasera riscaldati. Sono più buoni, specialmente quando diventano bruciacchiati. Io li faccio bruciare a bella posta. rosa

rosa                (a Peppino)    Questi sono i tuoi.

Peppino si lascia servire con il solito «passamani» senza muovere un dito per agevolare quel «giuoco»; quando il piatto arriva davanti a lui lo accoglie con indifferenza e senza commenti. L'euforia dei commensali, fatta di esclamazioni di gioia e di esultante ammirazione che abbiamo sentito esplodere, all'unisono, nell'attimo in cui Virginia ha mostrato la «sacra insalatiera», si va calmando e vieppiù affievolendosi fino a raggiungere un silenzio fitto che definirei « Silenzio da Ragù», che può essere interrotto soltanto da un traffico discreto fatto di cigolii di sedie, tintinnii di bicchieri e fastidiosi stridii di forchette golose nei piatti. Rosa, che si dispone per ultima ad iniziare l'esiguo pasto suo, è la sola che abbia l'autorità di profanare a viva voce quel «concertato». E lo fa per un valido motivo. Don Antonio è rimasto in disparte; si è mimetizzato con il mobile credenza e nessuno se n'è accorto.

rosa                Papà, vi volete sedere?

tutti               (sempre meno Peppino)    Veramente don Anto'... (e altre parole analoghe).

antonio           Mo' che viene Rocco.

Rocco entra seguito da Federico che avanzadiscreto e rimane in disparte.

rocco              Eccomi qua.

federico         Buongiorno a tutti.      

tutti                Buongiorno.

rocco             Prima di tutto, un bel bacione a mammà. (Si avvicina a Rosa e l'abbraccia di spalle. Dopo di averla baciata con trasporto si dà a strofinare teneramente la sua guancia a quella di lei, affermando a mascella ed occhi serratissimi) Quant'è bella quella mammarella mia.

rosa                (lusingata e intenerita, ma lontana dal capitolare, si svincola riottosa da quella stretta) Eh... eh! Madonna, ma che barba dura che tiene questo. (E si massaggia ripetutamente la guancia).

rocco              E adesso ti cresce pure a te.

L'uscita di Rocco ha fatto ridere tutti, meno Peppino, naturalmente.

luigi                Federi', e voi non entrate?

federico         Sì, come no.

rosa                 Il posto vostro è quello vicino a Rocco. (Glielo indica).

federico        Grazie. (Gira intorno al tavolo per salutare tutti; quando arriva il turno di Giulianella la ragazza non gli dà il tempo nemmeno di accennare un breve cenno del capo per salutarla  che si gira dall'altra parte senza degnarlo nemmeno di uno sguardo. Allora Federico mogio mogio se ne va a sedere al posto che gli ha indicato Rosa).

antonio          (mentre si avvicina al suo) Rucchetie', siediti. Fa' presto perché tengo appetito.

rocco              Subito nonno. (E si siede fra Federico e Antonio).

antonio           E i maccheroni miei?

Virginia entra in tempo recando l'insalatiera media.

virginia          Eccoli qua. (La colloca davanti al nonno).

antonio          (spiegando il suo tovagliolo)    Buon appetito a tutti.

Tutti, meno Peppino, come sempre, accolgono l'augurio con una esclamazione ironica che vuole essere un benevolo richiamo alla intempestività del vecchio: «Don Anto'!»

zia memé         Papà, siete arrivato con ritardo.

cefercola      A momenti attacchiamo il secondo piatto.

roberto          Nonno, abbiamo quasi finito.

antonio           E io comincio adesso. E il «buon appetito» che ho detto se non può avere più valore per voi, lo avrà per me, Rucchetiello e Federico.

elena              E bravo don Antonio, ha saputo rispondere.

antonio          (ironico) Adesso posso pure cominciare a studiare la poesia per il pranzo di Natale. (La battuta viene accolta da risatine e commenti favorevoli). Anzi, Rucchetie'... non ti dispiacere...

rocco              Che cosa?

antonio           Tu sai che io preferisco mangiare fuori al balcone...

rocco              Sì.

antonio           Là respiro meglio.

rocco              Lo so.

antonio          Me ne vado là fuori. Adesso so che stai qua e sono contento. Appena vedi che mi sto addormentando mi porti in camera mia, come al solito, e mi metti sul letto.

rocco             (pronto)    Sì, nonno.

antonio          Aspetta. E mi svegli quando viene Catiello il sarto, e dai un'occhiata al vestito.

hocco              Certamente.

antonio          (contrariato) Non mi vuole fare glispacchetti alla giacca.

rocco              No?

Antonio          Dice che non sono adatti alla mia età.

hocco              Che cretino, li deve fare. Quando viene ce lo dico io.

antonio          (soddisfatto) Bravo! Quello a te ti sta a sentire. (Si alza e prende la sua insalatiera) Signori, permesso.

tutti               Fate pure. Prego, accomodatevi, ecc. (E Antonio, aiutato da Virginia, si sistema sul balcone con due sedie, una per sé e l'altra per l'insalatiera. E cosi, beato, consuma all'aperto il suo pasto).

rosa                (che fino a questo momento non ha perduto d'occhio il marito. Ora chiede a bruciapelo)    Tu non mangi?

peppino            Mi piacciono tiepidi. E poi non tengo tanto appetito.

luigi               Avete torto, perché il ragù di donna Rosa non si rifiuta mai. Voi che ne dite dotto'?

cefercola     Io predico sempre ai miei clienti di mangiare scondito, ma di fronte alla fragranza di questo sugo mi sento veramente un tiranno nei confronti di quella povera gente.

Raffaele, vestito da Pulcinella entra saltellando e piroettando secondo l'uso classico della maschera napoletana e si ferma al centro della stanza inchinandosi a tutti.

raffaele        Buon proseguimento. (L'improvvisata provoca un applauso di adesione da parte di tutti, sempre meno Peppino. L'accoglienza festosa lo incoraggia e allora trova modo di ammannire in quattro e quattro otto uno sproloquio da «pulcinellata» per dare a tutti un saggio della sua capacità interpretativa che vuol'essere nel contempo pure un cordiale temporaneo commiato) Pulcinella Cetrulo, il servo devoto di chi lo apprezza e di chi lo disprezza, di chi Parrepezza e di chi lo scapezza, lascia ai piedi di questo nobile simposio insimpiosiato una lagrima grande e lunga come una cocozzella. Ma il dovere mi chiama, la turba in turbulazione mi aspetta. Il richiamo delle tavole tarlate e traballanti è più forte della fragranza di questo Ragù Prioriano che tant'acqua mi sta facendo salire in bocca che un altro poco mi viene la meningite.

Sunate campane

sparate li botte

sciacquitto facimmo

pe' tutta la notte.

E a chisti signure che m'hanno sentuto

nu vaso le manno (mandando baci a tutti)

e nu bellu saluto.

(Ed esce di corsa accompagnato da un applauso scrosciante di  tutti, meno Peppino, che volentieri si sono prestati a fare da pubblico).

 

Attilio che era entrato con lui quasi inosservato esce appresso allo zio.

luigi                Quanto è simpatico.

maria carolina    Lui è veramente felice solamente quando recita.

roberto          Ci tiene la passione.

Rosa intanto con delle occhiate e brevi cenni del capo indica a Virginia l'ospite che per primo ha bisogno del cambio del piatto, e a volta a volta la ragazza esegue.

maria carolina Giuliane', mi dicesti che eri andata a fare il provino alla televisione, hai saputo niente?

rocco             (divertito sinceramente e senza punta alcuna di cattiveria) Ah! ah! Hai fatto questo madonna di guaio!

rosa                (richiamando il figlio severamente) Tu con queste parole la devi finire, hai capito?

rocco             Che ho detto ?

rosa                 La Madonna sta fuori dai comandi tuoi.

rocco             (ridacchiando) No, mi è scappato, perché Maria Carolina ha toccato un brutto tasto.

maria carolina    Perché?

giulianella              Perché il provino non è riuscito e non mi hanno voluta.

federico        (si fa animo e affronta la fidanzata) Giuliane', io ti chiedo scusa in presenza di tutti.

giulianella (si alza in piedi di scatto e si rivolge a Federico con tono rabbioso) Se avevi un poco di dignità non ti saresti permesso di salire qua per fare la figura che stai facendo. E se sono rimasta a tavola quando sei venuto, devi ringraziare il nonno là fuori e papà che mi hanno obbligato a rimanere. Ma adesso chiedo scusa a papà e a tutti e me ne vado in camera mia, così puoi raccontare senza imbarazzo come sono andate le cose. (E quasi singhiozzando si avvia svelta per uscire).

rosa                 Giuliane'?

elena               Giulianella...

zia memé         Non esagerare adesso.

giulianella Neanche i carabinieri mi fanno tornare sui miei passi. Tanto, io, domeniche da passare in famiglia senza la presenza di persone importune ne tengo ancora molte. (Esce ve­loce).

federico        (a Rocco)   Hai visto?

rocco             Ma Giulianella ti vuole bene, adesso devono passare un paio di giorni.

rosa                 Ma che carattere puntiglioso tiene quella ragazza.

Ne segue una pausa imbarazzante. Antonio rompe il silenzio tirando una cordicella che fa squillare due o tre volte un campanello di fortuna collocato all'altezza dello sguscio di legno del balcone.

virginia          Eccomi qua, don Anto'.

antonio           Nu bicchiere d'acqua.

virginia         Subito. (La ragazza esce. A suo tempo porteràil bicchiere d'acqua a don Antonio).

maria carolina Zia Memé, è vero che stai scrivendo un romanzo?

zia memé         Chi te l'ha detto?

maria carolina (a Rocco)    Ce lo posso dire?

rocco              E perché no, che c'è di male.

zia memé (a Rocco)    E che ne sai tu?

rocco             Perché la mattina presto vado sempre sul terrazzo, da là sopra si vede metà del palazzo di fronte, il lato dove ci stanno i bagni, io mi porto il binocolo e passo in rivista tutte quelle che si fanno il bagno. C'è la figlia del professore Scarocchia, che tiene un corpo che ti fa gettare il sangue.

elena               E bravo, questo andate a fare là sopra?

rocco             E mi porto pure la colazione. Poi mi vesto e vado al negozio. Durante questi diversivi mattutini vedevo che zia Memé scriveva, scriveva, domandai a Giulianella e mi disse che stava scrivendo un romanzo.

luigi                E dove lo scrive, sui tetti?

maria carolina Nel rifugio. Zia Memé s'è fatto il rifugio sul terrazzo.

cefercola      Ed è confortevole, accogliente, io l'ho visto.

zia memé        E qua in casa non c'è un posto per passare un'ora tranquilla, che so, per leggere un libro. Cosi mi feci fare uno studietto tutto a vetri, dove ci si può stare pure d'inverno perché ci feci mettere una stufa tirolese. Ma è un piccolo ambiente, che vi credete.

rocco              Quello era il gallinaio.

zia memé        Dopo mangiato andiamo sul terrazzo e vi offro un drink.

luigi                E così state scrivendo un romanzo?

zia memé         Mi sta aiutando il dottore.

cefercola     Quello che mi avete fatto leggere, devo dire la verità, è molto interessante.

zia memé        Racconta un poco della mia vita. Ricordi, impressioni, delusioni, rinunzie.

elena               Ci sono state le rinunzie, è vero?

zia memé        Perché voi siete così entusiasta del vostro matrimonio e così convinta che lo sarete sempre che vi fanno meraviglia le rinunzie mie?

elena              Io non dico che sono entusiasta, ma mi accontento e sono soddisfatta.

luigi                Ma perché, non sei entusiasta?

elena               Uh, Lui'... (Ironica) Non ci vuole niente più.

zia memé        E voi pure, caro ragioniere, rinunziate a qualche cola.

luigi               Questo lo posso anche ammettere.

elena              (toccata) Ma che vuoi ammettere? A che cosa rinunzi? Fammi il piacere!

rocco             Adesso zia Memé fa litigare pure i signori Ianniello!

zia memé        Io sono franca e dico la verità. Quando mi innamorai dell'avvocato che abitava al secondo piano del palazzo nostro, per prima cosa lo dissi alla buon'anima di mio marito: «Salvato', se ti conviene è così, e se no ci dividiamo. Ricordati però che teniamo un figlio». Lui capì, perché la buon'anima non era un cretino, e trovammo la pace nostra, io da una parte e lui dall'altra.

luigi                Zia Memé, siete veramente classica.

zia memé        Mi avete detto «classica» per non dire: «Siete una scombinata».

luigi               Non mi sarei permesso.

zia memé        Perché non sapete dire la verità. Il fatto mio lo sanno tutti quanti, pure perché non ne feci mai un mistero; perché don lo dovrei dire apertamente? Per entrare nella «cella comune» io pure? Mio fratello lo sa, perché a Peppino ho sempre detto tutto, mia cognata è al corrente. Al dottore gli ho raccontato per filo e per segno ogni cosa perché mi sta aiutando a scrivere, papà non ha mai capito niente e nemmeno capisce, gli altri di famiglia lo sanno, compreso Giulianella... mio marito e l'avvocato sono morti tutti e due... dovrei fingere perché ci siete voi? E se non lo sapevate lo avete saputo adesso. Ma la mia vita è stata una vita felice o per lo meno ho fatto tutto il possibile per farla essere come volevo io.

elena              Allora scusate, tutti noi ci siamo rassegnati ad abbracciare una croce e viviamo senza la speranza di uscire dalla «cella comune»?

zia memé        I presenti sono sempre esclusi. E poi non è detto che non esistono matrimoni riusciti, ci sta pure chi indovina... ma se sbaglia, come ripara? E io perché cerco di aprire gli occhi a Giulianella? Non vi pigliate collera don Federi', perché quando si sbaglia si sbaglia in due. Si capisce che la felicità mi è costata qualche cosa, ma ho saputo resistere. Se da una parte la gente parlava, dall'altra mi sentivo a posto con l'avvocato che così non rubava niente a mio marito, e con mio marito che non aveva l'umiliazione di lamentare il furto continuato e l'abuso di fiducia. E sapete qual è il titolo del libro che voglio scrivere?

tutti               (meno Peppino)    Qual è, qual è?

cefercola     Se permettete la primizia la voglio dare io perché si tratta di un titolo veramente originale. Vi dispiace?

zia memé         No, no...

cefercola      Il titolo è questo: «Sì, ma ci vuole coraggio».

tutti               (questa volta compreso Peppino)    Bravo!

peppino           Proprio così: ci vuole coraggio, pulizia interna, purezza di sentimenti. Io non sono istruito come il dottore e mia sorella, io scrivo intelligente con due «gi» e cuore col «cu», ma capisco più di quello che la gente crede. So cogliere i particolari, le sfumature di una situazione e mi rendo conto della ipocrisia, la falsità e del furto continuato e l'abuso di fiducia.

luigi               Cavalie', finalmente avete parlato. Da che ci siamo messi a tavola non avete detto una parola.

rosa                (che ha studiato ogni movimento del marito dall'inizio del pranzo, ora trova conseguenziale quella levata di scudi, ma fuori di posto il contenuto amaro e velenoso di essa. La donna si sente istintivamente aggredita, offesa. E allora reagisce con durezza e ironia) E ha parlato per dire sciocchezze. (E si rivolge a Virginia per troncare ogni discussione) Virgi', porta la carne con le patate fritte, poi porta l'insalata.

virginia          Subito.

peppino           (alzandosi deciso) E buon'appetito a tutti. (E muove per lasciare la tavola).

zia memé        (trasecolata come tutti gli altri, chiede al fratello) Ch'è stato?

maria carolina     Papà?

rosa                 Non ti senti bene?

luigi                Cavalie'?

peppino           (dominandosi) Niente... ho detto buon proseguimento a tutti.

elena               E ve ne andate?

peppino            Non ho più appetito.

luigi               Voi non avete assaggiato nemmeno una forchettata di maccheroni.

maria carolina    Il piatto come ve l'hanno dato così è rimasto.

luigi               (scherzoso) Cavalie', dovete fare onore... se no donna Rosa si offende.

peppino           Per donna Rosa se ho mangiato o non ho mangiato non ha importanza... l'importante per lei è che avete mangiato voi.

luigi                E che c'entro io?

peppino           (ambiguo)    C'entrate ragionie'... voi c'entrate sempre.

rosa                (aggrottando le sopracciglia come per scrutare meglio in un angolo buio)    Ma che stai dicendo?

roberto         Papà vuole dire che mammà prima di tutto si preoccupa degli ospiti.

luigi               Donna Rosa è una padrona di casa perfetta.

peppino           (perde il controllo, dicendo offensivo e sfidante) Ragioniere Ianniello, se non parlate fate meglio, la pazienza è pazienta e la mia è arrivata al massimo.

I  presenti compreso il ragioniere Ianniello si guardano in faccia senza raccapezzarsi.

elena              Cavalie', ma se vi diamo fastidio ce ne possiamo pure andare.

rosa                Ma quale pazienza? Ma che stai sopportando? Perché la pazienza tua è arrivata al massimo?

peppino           Mi capisco io.

rosa                 E dobbiamo capire pure noi.

peppino           (sul punto di esplodere) Rusi', è meglio ca nun parlo, se no muore Sansone con tutti i Filisdei.

rosa                (scattando) Ma chi so sti Filisdei? Che c'entrano sti Filisdei? Parla chiaro.

peppino           (intuisce la piega che potrebbe prendere la discussione, in tal modo impostata, e vorrebbe ripiegare su posizione di compromesso) Io me ne volevo andare appunto per non arrivare a questo. Ne parliamo stasera. Rusi', adesso non è il caso.

rosa                (ha intuito in tutta la sua gravita il movente che ha provocalo la reazione del marito e pur trovandolo assurdo e inconsistente si mostra ora irremovibile nel chiedere sul momento una esauriente chiarificazione dei fatti) E perché stasera? Che ci abbiamo i segreti noi? Parla. Io ti sento. E possono sentire tutti quanti. Parla.

peppino            Con i figli presenti?

rosa                (istintivamente si mette le mani in faccia, come per nascondere lo stupore che hanno suscitato in lei le parole di Peppino) Uh, Madonna mia! O ci stanno i figli o non ci stanno presenti, non è la stessa cosa?

peppino           (non gli reggono i nervi e decide di vuotare il sacco) Io per questa donna non esisto più, mi tratta come se fossi un servitore. La mattina quando esco di casa per andare al negozio non se ne accorge nemmeno. Quando torno a casa io la saluto, si e no mi risponde con la testa voltata dall'altra parte. Una volta era lei che mi preparava la camicia pulita, i pedalini, il fazzoletto... adesso me la debbo cercare io questa roba, e spesso, per non perdere tempo, esco con la camicia del giorno prima. Da quattro mesi donna Rosa si è cambiata nei miei confronti. Non mi parla più. Se la interrogo, appena appena risponde. Tutto quello che faccio io è mal fatto, non mi posso muovere che le do fastidio. Insomma un insieme di cose che mi dicono chiaramente quanto e come navighiamo io e lei in un mare torbido e infetto.

rosa                 Addirittura...

zia memé         Non essere esagerato, Peppi'.

cefercola     Fra marito e moglie per motivi di convivenza si vengono a determinare stati d'animo simili a questo. Ma poi si parla... «Io così, tu così... » e si ristabiliscono i rapporti di una volta.

rosa                Ma qua non si tratta di «io così, tu così...» Don Peppino non ha detto tutto quello che voleva dire...

peppino           (ironico) L'hai capito, è vero, Rusi'? Il rospo in corpo te lo senti.

rosa                Ognuno si tiene il rospo suo. E se il tuo ti dà fastidio e ti mette in condizioni di fare la figura di Pulcinella che stai facendo, peggio di tuo fratello che adesso se n'è andato, fallo uscire fuori, il mio me lo tengo e sta bene dove sta.

peppino           (repentinamente si rivolge con ammirazione verso la sorella) Ame', quanto ti stimo. Come avevi ragione poco fa, e come è stata aperta, limpida la tua vita. Invece eccola là mia moglie, la vedete? Tutta profumata di colonia, tutta ingioiellata... pure l'anello di fidanzamento si è messo, e il bracciale che le regalai per la nascita di Roberto... Vergogna! E con il golf turchese che si è fatto regalare dal ragioniere Ianniello. E io seduto qua (batte con violenza la mano sul tavolo) fesso fesso, in continua ammirazione di questa tresca schifosa!

L'affermazione infamante di Peppino ha lasciato tutti di sasso. Donna Rosa allibisce, non osa nemmeno opporsi a tanta crudele impudenza.

Maria Carolina si alza dal suo posto e raggiunge la suocera per confortarla. Roberto ha uno slancio di tenerezza verso il padre e gli si avvicina con la stessa intenzione che ha mosso sua moglie. Rocco, prudente, chiude il telaio a vetri del balcone affinché il nonno resti estraneo a quella discussione.

luigi               (dopo una lunga pausa, durante la quale ha voluto rendersi conto di quanto sia stata ingiusta l'accusa del cavaliere, con tono pacato interrompe per primo quel silenzio angoscioso)  Cavalie', ma voi vi siete reso conto di quello che avete detto?

rosa                (più addolorata che offesa, ma con lo stesso tono fermo e pacato di Luigi)    No, tu si' pazzo! (Poi agli altri come per ottenere da tutti l'adesione di quanto afferma nei confronti di Peppino) È pazzo. E perché mi sono messa i gioielli, la colonia e il golf turchese...

elena              (dignitosamente si alza e si rivolge al marito)  Andiamo, queste sono cose veramente nuove.

luigi               No, Elena... aspetta. Io non ho nessuna intenzione di sottrarmi ad un'accusa cosi grave, l'amicizia è amicizia. E in questo momento sento che il cavaliere ha bisogno di qualche parola umana che solo io gli posso dire. Per giungere a questo significa che il cavaliere, giustamente o ingiustamente, ha sofferto, perché chi sa da quanto tempo si è tenuto in corpo, diciamo, «il rospo». Per quanto mi riguarda ho il dovere di dire che ho stimato questa famiglia come stimo la mia, e che voglio bene tanto al cavaliere quanto a donna Rosa, con lo stesso sentimento rispettoso che mi lega a tutti e due. Cavalie', se volete credere a queste mie parole, che sono sincere e partono dal cuore, bene, e se no... che posso farci... Non mi resta che chiedervi scusa dell'equivoco che avete preso e che involontariamente avrò provocato. Elena, adesso ce ne possiamo pure andare.

rosa                (energica e decisa raggiunge i signori Ianniello, li ferma per non farli uscire) No, voi dovete restare. E per quale ragione dovete uscire di casa mia? Qua ci stanno i figli... (Giulianella entra incuriosita e si mette in ascolto) Giuliane', vieni pure tu... Mamma toia se l'intende col ragioniere. Cosi ha detto papà. E tu non dici niente? Maria Carolina, tu nemmeno parli? Rucchetie', tu non te n'eri accorto che mammà faceva l'amore col ragioniere? (Rivolta al marito con piglio altero) Tu te ne devi andare, no il ragioniere che è una cara persona. I miei figli sanno chi sono e come la penso io. Tu no. Tu non vedi niente: né come ho cresciuto i figli né come ho portato avanti una casa. (Le parole e l'impeto con cui la donna le dice la esaltano fino al punto da renderla completamente irresponsabile dei gesti gro teschi che compie). Vicino a questi mobili (e batte le mani sulla credenza e tutto intorno ad essa) ci sta la salute di donna Rosa Priore. Ho sputato sangue su questi pavimenti (e si curva fino a terra in un gesto dimostrativo che riduce il suo corpo piegato in tre) per mantenerli puliti e lucidi. Così. (E strofina le mani sulle mattonelle, ripetutamele, con testardaggine).

zia memé        (accorrendo verso la cognata)    Rusi', ma che sei impazzita?

E insieme agli altri sollevano Rosa e la circondano per calmarla.

rosa (livida e tutta tremante di sdegno) Sapete qual è stato tutto il fastidio che lui ha avuto per i figli? «È nato Robertino?» «Un bracciale». (Ed esagera il gesto con cui Peppino le presentava il dono) «È nato Rocco?» (c. s.) «Un laccio d'oro». «Qua sta Giulianella». «Lo spillo di brillanti». E poi indifferenza, strafottenza, disprezzo... (e stiracchia le parole per trovare un'offesa appropriata che la possa liberare dal senso di nausea che avverte ormai per il marito. Poi si arrende e risolve alla meglio) Nun me fido d' 'o vede' cchiù! (E grida) Vattene! (Finalmente trova il modo di rendere la pariglia al marito, e lo mette subito in pratica. Con gesto rapido si toglie il bracciale e lo getta con disprezzo ai piedi di Peppino) Questo è Roberto... teh! (Si toglie il laccio d'oro) Questo è Rocco! (E ripete il gesto del bracciale) E questo... (lo spillo resiste, ma lei riesce a toglierlo dal petto) è Giulianella. Io non ho bisogno di oggetti per ricordarmi che ho fatto i figli con te. Tu ti devi ricordare che li hai fatti con me. (Si toglie l'anello di fidanzamento) E questo è l'anello di fidanzamento. (Pure l'anello finisce ai piedi di Peppino) Ricordati l'invito a colazione che mi facesti alla casina rossa a Torre del Greco e quello che mi dicesti a tavola. (Prorompe in lagrime e chiama a sé il figlio) Robe', bello 'e mammà. (Roberto accorre al richiamo). Viene 'a ccà. (Abbraccia suo figlio e lo tiene avvinto a sé in una stretta insolita che disorienta gli astanti e Roberto stesso. Poi lo carezza e lo bacia ripetutamente e gli tasta le braccia e il torace, come per convincere se stessa che il figlio sia in quel momento una presenza viva e reale) Figlio mio... io e te simme vive pe' miracolo. Hai capito? Per miracolo ci troviamo al mondo.

roberto          Mammà!

rosa                (si sente mancare, strabuzza gli occhi e si piega sulle gambe, in un ultimo sforzo riesce a raccogliere tutte le sue forze per dire) Robe', aiutami. (Chiude gli occhi dolenti e abbandona la testa stanca sul petto del figlio).

roberto         (seriamente allarmato ne dà il grave annunzio intorno) Mammà è svenuta.

giulianella   (sperduta balbetta)   Dotto'?

cefercola     Non vi spaventate. È cosa da niente. (E si avvicina a Rosa).

ziamemé        Ma sono cose dell'altro mondo. Quella Dio lo sa la salute che tiene. Dotto', portiamola in camera sua.

cefercola     Sì, è meglio. (Maria Carolina, Roberto e Giulianella sostengono Rosa e la conducono in camera sua. Cefercola a zia Memé) Avete una siringa?

zia memé         Io so dove sta. Faccio bollire l'acqua. (Esce).

peppino           (che fino a questo momento è rimasto inchiodato al suo posto e chiuso in una convinzione che man mano ha perduto consistenza e valore realistico, ora si rende conto della gravità del momento e smaltisce la sua follia schiaffeggiandosi ripetutamente)  Maledetta la vita mia! Maledetta! Maledetta!

rocco             (che è rimasto addossato allo stipite del balcone durante tutta la scena interviene timidamente)    Papà...

Ma il padre non gli risponde. Don Peppino rimane immobile con il volto tra le mani e i gomiti sulle ginocchia.

antonio          (non ha sentito niente. Dopo aver consumato la sua pasta asciutta è rimasto in un dolce letargo che spesso gli ha fatto crollare pesantemente il capo. Socchiude gli occhi per meglio ' scrutare nella stanza attraverso il telaio chiuso del balcone. Finalmente batte una mano sul vetro per farsi notare, mentre in un mezzo sbadiglio chiama)    Rocco.

rocco              Nonno? (E apre il telaio a vetri).

antonio          Mi vuoi accompagnare in camera mia, comincia a fare freschetto.

rocco              Sì, nonno.

antonio          (si alza, si stiracchia le braccia, poi accompagnato da Rocco si avvia per uscire) E mi chiami quando viene Catiello il sarto.

rocco              Sì, nonno.

antonio           Non mi vuol fare i due spacchetti alla giacca.

rocco              Ce lo dico io.

antonio           Se no quello non me li fa.

Ed escono nonno e nipote.

Roberto entra svelto e si rivolge a Luigi che è rimasto impalato in un punto della stanza.

roberto          Un giornale, avete un giornale?

luigi               (lo scorge sul mobile credenza)   Eccolo qua. (Lo prende e lo porge a Roberto).

roberto          Qui ci devono essere le farmacie di turno. (Intasca una ricetta che aveva portato con sé poi apre il giornale e mentre lo scorre, esce svelto).

Giulianella entra piangendo e si avvicina ai signori Ianniello e a Federico.

elena              Il dottore che dice? (Giulianella fissa per un attimo il suo ragazzo ed è sul punto di gettargli le braccia al collo, ma Elena la attira a sé e l'accarezza amorevolmente) E zitta, e zitta... vedrai che è niente.

Zia Memé attraversa la scena svelta, recando la vaschetta con l'acqua bollente dentro cui ha fatto sterilizzare la siringa. Il gruppo di Luigi, Elena, Giulianella e Federico si sposta per raggiungere il balcone, dove vi si rifugiano per commentare sommessamente l'accaduto. Il bisbiglio dei quattro però non giunge all'orecchio di Peppino. Egli è rimasto immobile nel suo doloroso avvilimento, con le mani in faccia e i gomiti sulle ginocchia.

FINE SECONDO ATTO


ATTO TERZO

Ancora la stanza da pranzo. Il tavolo centrale è stato rimpiccolito e presenta ora le proporzioni normali d'ogni giorno. Tutto intorno ad esso sono state collocate le sedie. Le prime ore dell'alba lasciano ancora dubbi sull'esito favorevole delle condi-zioni atmosferiche della giornata. Il lampadario acceso è in aperto contrasto con la luce livida che traspare dai vetri del balcone chiuso. Sul tavolo c'è un libro per un terzo sfogliato da un coltello, che ora segna il punto in cui è stata interrotta l'impresa, e una tazza di latte e caffè dimezzata, ancora fumante. Presso il balcone troviamo Peppino seduto in una poltrona di spalle al pubblico. Dopo una breve pausa entra zia Memé che reca un bicchiere colmo di succo di arancio; quando arriva al tavolo, al posto del libro, si sofferma un attimo per sorbire in fretta due o tre sorsi del suo caffè latte.

peppino           (ha riconosciuto quel passo, e senza spostarsi dalla posizione in cui si trova chiede a sua sorella)    Che ore sono?

zia memé        Le sette e dieci. La vuoi pure tu una spremuta di arancio?

peppino           (essenziale)     Grazie, Ame'.

zia memé        (teneramente scherzosa)    Che d'è, mo' sono diventata Amelia? Non sono più zia Memé?

Entra Virginia.

virginia         (entrando)    L'aranciata.

zia memé        Il tempo di spremere l'arancio... eccola qua. Gliela porti tu.

Virginia prende il bicchiere dalle mani di Memé ed esce.

peppino           (alludendo a sua moglie)    E la febbre?

zia memé        (sedendo accanto al tavolo al posto del libro) È passata. Stanotte teneva quasi trentotto, ma stamattina quando mi ha chiesto l'aranciata non arrivava a trentasei. Non ti preoccupare, Peppi'. Il dottore prima di andarsene ieri sera ha parlato con me. La febbre la doveva avere come reazione allo scatto di nervi, ma pericolo di complicazioni non ce ne sono.

peppino            Ma non ha più difficoltà nell'articolare le parole?

zia memé        (con un risolino malizioso) Certe volte si dimentica e parla naturalmente... quando stenta a parlare non lo fa in mala fede, diciamo per finzione, no. Lo fa perché ci crede veramente, come se si fosse suggestionata. Insomma: si compiace del fatto che tutta la famiglia è seriamente preoccupata per lei. L'ha detto pure il dottore. Ieri sera non si era fissata che non poteva più muovere il braccio, e non era vero? Pigliati una tazza di caffè. Te l'ho fatto fresco. L'ho fatto con la macchinetta piccola, quella di due tazze.

peppino           Più tardi. (Ripensando agli avvenimenti spiacevoli del giorno innanzi che hanno determinato la stanchezza fisica che avverte) Che nottata! E come mi sento stamattina!

zia memé        Peppi', tu tieni una salute di ferro. La tua non è stanchezza fisica: è abbattimento morale. Uno crede di sentirsi liberato quando riesce a mettere fuori certe amarezze, che forse per anni non ha voluto dire; quando poi le ha dette gli rimane dentro un vuoto che fino a quel momento non avvertiva, e che è più amaro delle amarezze che conteneva.

peppino           Mi sento talmente esaurito che non ho la forza nemmeno di muovere un dito.

zia memé        Tu adesso ti devi riposare. Io perciò ho detto a Rocco che stamattina deve andare lui ad aprire il negozio.

peppino           No, per carità, devo immediatamente mettermi in attività e ripigliare la mia vita abituale di tutti i giorni.

zia memé        La prima cosa ti devi mettere in pace con tua moglie e con i signori Ianniello.

peppino           Per il momento ti prego di non toccare questo argomento.

Antonio in pantofole, con una vecchia giacca sulla lunga camicia da letto e berrettino da notte calzato fino alle orecchie; entra e, come di abitudine, gira la chiavetta dell'interruttore per accendere la luce del lampadario. Naturalmente quella si spegne. Il vecchio rimane sorpreso e parla da solo in quanto non si è accorto della presenza di sua figlia e di suo genero.

antonio          E che d'è? (Credendo poi di aver intuito il motivo per cui la luce si è spenta, invece di accendersi, dice a se stesso) L'hanno lasciata accesa ieri sera. (E gira di nuovo la chiavetta dell'interruttore, la luce torna. Finalmente scorge Amelia) Guè zia Memé! Memé!

zia memé        Buongiorno don Anto'. Avete smorzata la luce.

antonio          Perché la volevo accendere. Chi l'ha lasciata accesa ieri sera, tu?

zia memé        Abbiamo fatto tardi, allora...

antonio          E ti sei alzata cosi presto?

zia memé        Più tardi si va a letto meno si dorme.

antonio          Sono passato per il salotto e ho trovato Roberto e la moglie che dormivano su due divani... hanno dormito qua?

zia memé         Se li avete trovati.

antonio          Già... e perché?

zia memé        Ve l'ho detto, abbiamo fatto tardi.

Segue una pausa.

antonio          (dopo un attimo di meditazione) Ma io la mattina sono sempre il primo ad alzarmi. Anzi stamattina l'ho fatta un poco tardi perché fa freschetto e si stava bene a letto. Ma di solito quando tutti quanti dormono è proprio il momento che mi godo la casa. Vado scavando le cose che mi fa piacere di rivedere, di toccare... senza ragione e senza nessuno che ti domanda: «Cercate qualcosa? Dite a me». Poi mi piace di vedere, in silenzio, quando fa giorno e si alza il sole. Tu dici: «E perché?» (Amelia sta leggendo e non segue quello che dice Antonio). Perchéquando ero giovane mi svegliavo sempre quando il sole era giàuscito o non era uscito proprio perché era una brutta giornata. (Girandosi verso il balcone) Stamattina, per esempio, chi sa se esce o no. Ieri sera mi faceva male il callo, tanto che io dissi «Domani piove». Ma adesso non mi fa male più. Forse perché tengo le pantofole. Se non mi fa male perché tengo le pantofole, è cattivo tempo e più tardi viene a piovere. Se le pantofole non c'entrano niente con l'atmosfera, più tardi esce il sole. (Si avvia verso la poltrona su cui è seduto Peppino) Io la mattina qua mi siedo per vedere come si presenta la giornata. (E scorge Peppino lì seduto) Guè Peppi'...

peppino            Buongiorno papà. (Si accinge a cedere il posto).

antonio           No, no... stai tanto bello là. Tu pure ti sei alzato più presto?

peppino            Vi ho tolto il posto di osservazione.

antonio          E che fa, per una volta. Dentro 'o salotto ci sta Roberto con la moglie... se no me ne andavo là; il balcone del salotto pure è bello. In cucina non c'è nessuno? (Amelia sempre interessata alla lettura non ha sentito). Zia Memé?

zia memé         Che volete don Anto'?

antonio          (avviandosi per uscire) Niente, niente, non voglio niente. Arrangio con la finestra della cucina. (Ed esce).

Giulianella in vestaglia entra e si avvicina a Zia Memé. Nel cingerle il collo con un braccio reclina teneramente la testa per metterla al contatto con quella di lei.

zia memé        (carezzando Giulianella con altrettanta tenerezza) Giuliane'... (Come per dire: sei già sveglia?) Beh?

giulianella              Non potevo dormire.

zia memé         Sì, capisco, sei rimasta scossa pure tu.

giulianella  Di che cosa?

zia memé        Della scenata di ieri al giorno. I figli restano impressionati di fronte a certi fatti. Tu però non ti devi fissare.

giulianella   No, zia Memé, e chi ci pensa. Io e Rocco ci siamo fatte un sacco di risate.

zia memé         E quando?

giulianella   Quando se n'è andato il dottore e Rocco è venuto in camera mia per dirmi: «Tu ci credi al fatto di mammà col ragioniere Ianniello?»

zia memé         Ma perché, Rocco l'ha creduto possibile?

giulianella   No, me lo ha detto per prendermi in giro. E si è messo a rifare la scena tragica che ha fatto papà, imitandolo in un modo perfetto. Io stavo morendo dalle risate.

peppino           (con amarezza)    È finita a risate... è finita... è vero?

giulianella   No papà, non è finita a risate: abbiamo continuato a fare quello che facciamo sempre. Quello dice bene zio Rafele quando dice che la nostra famiglia è da teatro comico napoletano. (Si interrompe nel dire perché avverte un molesto languore) Mi sono svegliata con un poco d'appetito. (A conferma di ciò che ha detto riecheggia nel suo stomaco vuoto un prolungato brontolio che ella segue in rispettoso silenzio) Avete sentito?

zia memé        (liberata dal dubbio) Sei stata tu? (divertita) Io ero convinta che si stava lamentando lo stomaco mio. (E ne ridono insieme). Ci sta tutto il pezzo di ragù di ieri che non fu portato nemmeno a tavola. Te ne mangi una fetta. Quando è freddo è più saporito. (Virginia entra e attraversa la stanza recando il bicchiere vuoto dell'aranciata). Virgi', prendi dalla dispensa il pezzo di ragù di ieri e portalo qua.

virginia         Subito. (Ed esce).

zia memé        Me ne mangio una fettina pure io. (Prende piatti forchette e coltelli dalla credenza e mette tutto sul tavolo).

giulianella   Ma mammà come sta?

zia memé        Non tiene niente, un poco scombussolata; ma bisogna dire che l'ha passata brutta e che è stata miracolata, se no si piglia collera.

antonio          (tornando)    Mannaggia la capa del ciuccio, non si può nemmeno in cucina.

zia memé        Ch'è stato?

antonio          (allude a Virginia) E quella viene, apre la dispensa... (insofferente) si muove. (Rimane sorpreso nel vedere in piedi la nipote) Giuliane', e tu pure sei svegliata?

giulianella   (abbracciandolo con trasporto e coprendogli le guance di piccoli baci) Perché, solo voi vi potete svegliare presto? Avete visto come sono mattiniera io pure? (In un impeto di affetto gli stringe fra le mani la testa e gliela scuote, dicendo) Quanto è bello il nonno mio!

antonio          (dopo un attimo di stordimento)    Giuliane', bella d'o nonno, questa è una testa vecchia... non la devi strapazzare.

giulianella E quando vi fate grattare in testa e dite:  «Più forte,  più forte, più forte»?

antonio          La sera. La sera è già una testa che ha funzionato tutta la giornata, ma la mattina presto la devo tenere riposata e la devo mettere in movimento piano piano. (Si avvicina verso la poltrona e vi scorge di nuovo Peppino seduto) Tu stai ancora qua?

peppino           (facendo l'atto di alzarsi per cedergli il posto) Vi volevo far sedere pure prima.

antonio           No, non ti muovere, tu stai tanto bello.

Virginia entra recando il piatto di ragù e un filone di pane.

virginia          Ecco qua. (E mette tutto sul tavolo).

Entra Roberto.

 

roberto         (un poco assonnato, e infreddolito)    Buongiorno.

zia memé         Buongiorno.

antonio          (a conclusione di una breve ma scrupolosa meditazione) Mo' me ne vado nel bagno. (E si avvia).

roberto          Ci sta Rocco.

antonio           Nel salotto ci sta tua moglie...

zia memé         Ma la camera vostra non la tenete?

antonio          Sì, ma la camera mia la conosco. Uno si sveglia e resta nella camera sua?

zia memé        Perché la casa non la conoscete? (Intanto affetta un pezzo di ragù per Giulianella e uno per sé).

antonio          Si capisce che la conosco, bella scoperta... Ma è sempre più estranea della camera mia. E poi, perché non mi fate fare quello che voglio io, senza dire: «fai così e fai colì».

Entra Raffaele, anche lui assonnato e infreddolito, seguito da Attilio nelle stesse condizioni.

raffaele         Buongiorno.

Tutti gli altri rispondono al saluto.

attilio            Buongiorno mammà.

zia memé         Siedi qua. (Indica il posto accanto a lei).

antonio          (la presenza degli ultimi due gli ha fatto aggrottare le sopracciglie) Ma stamattina siete caduti dal letto tutti quanti? (Finalmente decide) Ho capito: mo' me ne vado in camera mia. (Rivolgendosi a zia Memé) Se viene Catiello il sarto...

zia memé        È venuto ieri sera e il vestito ve lo ha misurato pure, e ha detto che domani ve lo consegna.

antonio           Allora non deve venire?

zia memé         Se è venuto ieri sera.

antonio          (avviandosi) Mo' mi metto il cappotto e me ne vado sul terrazzo.

zia memé        (come per consigliarlo di non commettere imprudenze) Là fa freddo.

antonio          Dieci minuti e me ne scendo: poi mi devo vestire e devo uscire perché tengo l'appuntamento col notaio. (Esce).

roberto         (disorientato)    Il notaio?

zia memé        (per sottolineare l'innocente fissazione di Antonio) Il «totocappello...»

roberto         Ah, sì...

zia memé         Robe', mangiati una fettina di carne.  

roberto          No, grazie. E mammà sta bene?

zia memé        Sì, ma non glielo dire. Anzi quando la vai a salutare dille che sei stato molto preoccupato per lei. Non la vuoi proprio una fettina di carne?

roberto         Voglio andare a casa per farmi una doccia, mangio una cosetta e scappo allo studio. Oggi comincia la tarantella della settimana. La domenica ce l'ha schiattata papà con le fesserie che ha detto.

giulianella   (strizzando l'occhio verso zia Memé) Papà, hai sentito?

Peppino non risponde e non batte ciglio.

roberto         (accorgendosi solo ora della presenza di suo padre)    Papà, mi dispiace...

Entra Maria Carolina.

maria carolina (entrando si compiace nel vedere Giulianella, zia Memé e Raffaele che tagliano tocchi di carne e mangiano di gusto)    Neh, buon appetito a tutti.

i tre                 Grazie.

maria carolina    Allora mammà sta bene?

virginia          Sì, sì. Si è svegliata.

roberto         (a sua moglie) E andiamola a salutare se no facciotardi allo studio.

maria carolina    E sì, andiamo.

Ed escono insieme.

raffaele        (ha finito di mangiare la sua parte di carne al ragù e ora fa schioccare la lingua) Sentite: ma come i profumi, i motivi di canzoni, i sapori hanno la potenza di richiamare alla tua memoria luoghi, nomi di persone... stagioni, giorni di settimane passate, recenti... Il ragù che di domenica se non è bollente e allora allora tolto dal fuoco non ti dice mai: «oggi è domenica», quando è freddo ti ricorda immediatamente che è lunedì e che ti devi dare da fare perché comincia un'altra settimana di confusione e di dolori di testa, dietro lo sportello della banca.

zia memé        Ci sta chi non si può prendere nemmeno il caffè la mattina e si ricorda che è lunedì perché è rimasto digiuno la domenica. Virgi', porta un bicchiere di latte al signorino.

virginia         Subito.

attilio           Me lo porti in camera di Zia Rosa, la voglio andare a salutare.

Virginia esce.

raffaele         Vengo con te.

zia memé        (al figlio) Preparati per la puntura. (E si alza per avviarsi in camera di Rosa).

attilio           Sì, mammà. Zi Rafe', la recita di ieri al giorno non mi è piaciuta.

raffaele         Guaglio', a te nun te piace niente.

Escono insieme tutti e tre.

peppino           (che ha meditato lungamente su quanto ha affermato Giulianella all'inizio dell'atto, ora trova opportuno di riprendere il discorso troncato) Sicché la nostra famiglia è da compagnia comica napoletana?

giulianella    Papà, tu ci pensi ancora?

peppino           (si alza in piedi e si avvicina al tavolo) Sentite, voi veramente siete degli incoscienti. Qua, ieri si è rivoltata la casa. E voi stamattina mangiate, ridete, parlate di altri fatti proprio come se non fosse successo niente. Come reazione da parte dei figli si può assodare solamente che Rocco fa l'imitazione mia di quando faccio il «tragico» e che tu ti sei fatta un sacco di risate; come commento positivo poi: «è una famiglia da teatro comico napoletano».

giulianella   Papà, scusa se te lo dico, ma è la verità. Tu e mammà state diventando davvero ridicoli, tu per conto tuo e lei per conto suo. E noi in mezzo che dobbiamo fare? Vi mettiamo in castigo? Ma è mai possibile che non capite come vi dovete comportare per non farvi il sangue cattivo e per conservare il rispetto l'uno per l'altra?

peppino            In che senso?

giulianella   Ma perché non vi dite le cose non appena succedono? State insieme da tanti anni e non avete saputo raggiungere un'intimità che vi possa permettere di dire pane al pane e vino al vino, l'uno con l'altra? Quando vi chiudete in camera per delle ore intere... io li conosco i vostri discorsi, perché quando ero piccola mi mettevo dietro la porta a sentire; adesso non lo faccio più perché mi sono scocciata di sentire sempre le stesse

cose: vi raccontate i sogni che vi siete fatti, le malattie che vi sentite e «tu non vuoi mangiare questo e io voglio mangiare quello», pigliate a pretesto un motivo qualunque per litigare e il dito sulla piaga nessuno di voi due lo vuole mettere. Poi mi devo sentire gli sfoghi di mammà quando tu non ci sei «e che tu sei un egoista e che non riconosci i sacrifici che fa lei; e che tu sopra e che tu sotto...» e zia Memé quelli tuoi quando non c'è lei. L'insofferenza di mammà nei tuoi confronti sai da che cosa ha avuto origine? Adesso te lo dico io, così ti metti l'anima in pace. Quattro mesi fa, è una cosa di quattro mesi, quando tu e mammà andaste a mangiare in casa di Roberto, ti ricordi?

peppino            Sì, mi ricordo, ma non successe niente.

giulianella  Maria Carolina che pranzo vi fece?

peppino            E chi si ricorda.

giulianella   E te lo dico io perché lo seppi da mammà. Vi fece i maccheroni alla siciliana, conditi col pomodoro fresco e le melanzane fritte.

peppino           (ricordandosi) Ah, sì, Maria Carolina li cucina alla perfezione... e li fece stufare al punto giusto. Io me ne mangiai due piatti.

giulianella  E a tavola facesti un sacco di complimenti a Maria Carolina, che non avevi mai mangiato dei maccheroni alla siciliana così buoni, e che un giorno li doveva venire a cucinare qua per tutti quanti noi...

peppino            Sì, mi ricordo.

giulianella  E dici che quel giorno non successe niente?

peppino            Perché?

giulianella   Mammà tornò come una diavola quella sera. Si prese tale una collera e tale una collera che io rinunciai di venire al cinematografo con te Rocco e il nonno e rimasi con lei in casa per non lasciarla sola. Papà, io non ho mai visto piangere una persona come piangeva mammà quella sera. Ti giuro che mi vidi perduta. Diceva: «Come, allora io mi devo fare insegnare come si fanno i maccheroni alla siciliana da Maria Carolina? E se n'è mangiati due piatti per dispetto, per farmi un affronto in presenza di mia nuora. Il mangiare che faccio io a casa pare sempre che lo vede e lo schifa. M'avesse detto mai: "Oggi ho mangiato bene, brava Rosina". Quando tutto va bene lui mette il sale, come per dire: "Rosi' non sai cucinare"». Poi disse che non ti avrebbe guardato più in faccia per la figura che le avevi fatta fare in presenza di Roberto e Maria Carolina.

peppino            Tu dici veramente?

giulianella   Tu ti sei impressionato e hai pensato il fatto del ragioniere. Povero don Luigi, quello è tanto buono con tutti quanti.

peppino           Insomma non mi ha degnato più di uno sguardo per il fatto dei maccheroni?

giulianella   E io come potevo sapere quello che avevate mangiato quel giorno? Me lo disse lei. Papà, si fece pianti di morte.

peppino           (un poco commosso) Giuliane', vieni qua. (Giulianella gli si avvicina). Damme nu bacio. (Stringe a sé la figlia) Giuliane', tu non sai come mi sento umiliato, come mi vergogno di avere provocato la scena disgustosa di ieri al giorno.

giulianella   Tu però non dire niente a mammà che te l'ho detto.

peppino            No, non le dico niente.

rocco             (entrando) Che c'è, fine del primo tempo: abbracci e baci?

peppino           Rocco, mi vuoi fare il favore di dare una voce al ragioniere Ianniello? Lo chiami dalla finestra della cucina.

rocco              A quest'ora?

peppino           Fai quello che ti ho detto. Gli dici che lo devo pregare per una cosa urgente.

rocco              Va bene. Mammà come sta?

giulianella   Meglio. (Rocco esce). Ma non ci puoi parlare più tardi?

peppino            No, quello poi esce per andare all'ufficio.

giulianella   E perché non vieni dentro da mammà. Ti metti vergogna pure di lei? Vieni, ti porto io.

peppino            No, voglio parlare prima col ragioniere.

rocco             (tornando) Papà, ha detto che scende subito. (Traendo in disparte Giulianella) Federico sta all'angolo della strada. Io adesso esco per andare ad aprire il negozio, che gli devo dire?

giulianella   Mi vado a vestire in un lampo e scendo con te. Tu però non gli dire che non vedevo l'ora di fare pace con lui.

rocco              E ti pare che questi sono segreti da mantenere fra amici.

giulianella   Senti, se glielo dici non ti guardo più in faccia. (Avviandosi svelta) Tu non te ne andare perché ci metto due minuti. (Ed esce).

peppino           (scrutando suo figlio in silenzio e con insistenza, tanto che Rocco ne prova disagio; breve mimica fra i due) Adesso abbiamo un altro attore in famiglia.

rocco              Un altro? E chi è?

peppino           La compagnia comica del teatro napoletano si è arricchita di un elemento significativo e importante.

rocco              Quale elemento?

peppino            L'imitatore.

rocco              L'imitatore?

peppino           Fammi vedere l'imitazione della scena tragica che ha fatto papà ieri.

rocco             (indispettito) Te l'ha detto Giulianella... quella pettegola. Io poi devo mantenere il segreto con Federico. Adesso se vuole scendere, scende sola. Io me ne vado, papà.

peppino           Nossignore, aspetta Giulianella. Il negozio al Rettifilo lo apri tu stamattina. Io scendo più tardi. Quando vengo facciamo insieme una corsa al negozio tuo a via Calabritto.

rocco             (luminoso) Mi fai proprio piacere. Tu hai l'occhio esperto e mi puoi dare un consiglio disinteressato.

peppino           Non parliamo di consiglio perché tu già hai fatto tutto. Lo voglio vedere.

rocco              Sì, papà.

antonio          (entrando) È venuto il dottore. Io scendevo dal terrazzo e lui saliva.

Cefercola entra e cerca un posto per poggiare il cappello che ha in mano.

cefercola      Eccomi qua.

peppino            Buongiorno.

rocco              Buongiorno, dotto'.

antonio          (alludendo al cappello del dottore)   Date a me, date a me.

cefercola     (glielo consegna)    Grazie.

antonio          (osservando il cappello si avvia per andare in cucina) Permettete?

cefercola      Prego. (Antonio esce). Donna Rosa come sta?

zia memé        (entrando)    Sta bene e parla speditamente quando si dimentica la paralisi.

Roberto entra seguito da Maria Carolina.

roberto          Papà, noi ce ne andiamo. Ciao Rocco.

rocco              Ciao.

roberto          Ci vediamo domenica prossima a casa mia.

peppino           No, come fa Maria Carolina a cucinare per tutti quanti? Venite voi qua.

roberto          Per passare una domenica come quella di ieri?

maria carolina Papà, mannaggia la capa vostra. Uno l'aspetta tanto un giorno di festa.

Entra Virginia.

virginia          È venuto il ragioniere.

peppino            Fallo entrare.

virginia         (verso l'ingresso)    Entrate ragionie'. (Ed esce).

Luigi appare timido e compunto. Ha perduto completamente la spontanea invadenza e la caparbia euforia che egli, inconsapevole, scambiava per qualità positive e indispensabili ad un uomo il cui obiettivo è quello di rendersi estremamente simpatico agli amici. Il fatto poi di aver trovato quasi tutta la famiglia Priore raccolta lì, nella stessa stanza in cui il giorno innanzi si è sentito accusato di una colpevolezza tanto ingiusta e infamante, lo disorienta di più e lo tiene guardingo.

luigi                Mi volevate cavalie'?

peppino            Un momento, fatemi parlare ragionie'... (Vede Giulianella che entra pronta per uscire) Qua sta pure Giulianella. Vieni Giuliane'. (Giulianella forma gruppo con gli altri). Voi siete tutti presenti, statemi a sentire. Il ragioniere Ianniello è un grande galantuomo, e io sono un pazzo, cioè un uomo che da un momento all'altro è impazzito.

luigi                Cavalie'...

peppino            Un momento, fatemi parlare ragionie'... Voi non potete immaginare che sento qua, alla gola e sul cuore. (Si commuove fino a smozzicare le parole per via di qualche singhiozzo represso) Ho gettato il fango su mia moglie, su voi, sulla vostra signora e su tutta la mia famiglia. Io sono un uomo da tre soldi e se mi schiaffeggiate qua, in presenza dei figli miei, mi inginocchio e vi bacio le mani. (Due lagrime gli rigano il volto).

zia memé        Ma quale fango Peppi', noi conosciamo la correttezza dei signori Ianniello, e i signori Ianniello, compreso gli amici e tutti gli inquilini del palazzo, sanno chi è donna Rosa Priore e l'hanno portata sempre in palmo di mano. Fai bene a chiedere scusa al ragioniere in presenza di tutti quanti, ma parlare di fango mi sembra esagerato.

luigi               Voi non mi dovete chiedere nessuna scusa. Quello che avete detto ieri partiva da una sofferenza intima comprensibilissima e apprezzabile da un certo punto di vista. Anche mia moglie ha capito. E quando voi mi avete fatto chiamare, questo stavamo dicendo io e lei. Datemi la mano e non ne parliamo più.

roberto          Bravo il ragioniere.

Luigi si avvicina a Peppino col braccio teso.

peppino           Non mi credete degno nemmeno di un rimprovero? Sono talmente trascurabile e insignificante che un errore mio bisogna lasciarlo cadere nel vuoto, come quello commesso da un irresponsabile deficiente?

roberto         Ma non devi dire così. papà, Il ragioniere te l'ha detto che il tuo scatto è comprensibilissimo dal lato umano.

peppino           E nessuno di voi mi ride in faccia? Nessuno di voi vuole prendermi per il bavero della giacca e dirmi: «Quanto sei stato ridicolo»?

roberto         Papà, le risate ce le siamo fatte e ti chiediamo perdono, ma nessuno di noi ha pensato che tu abbia commesso una ridicolaggine.

luigi                Me la volete dare questa mano sì o no?

peppino            Ve la do con tutto il cuore.

Stretta di mano.

tutti                Bravo! bene!

peppino            Ma vi debbo dire un'altra cosa che mi pesa dentro.

roberto         E ve la dite fra di voi perché per me è tardi e me ne devo scappare. Statte buono papà. (Abbraccia e bacia Peppino) Buongiorno a tutti! Ci vediamo domenica prossima. Andiamo Maria Caroli'.

Scambio di saluti, i due escono.

zia memé         Dotto', venite da mia cognata.

cefercola      Eccomi.

Ed escono.

giulianella  Rocco, vogliamo andare?

rocco              Mo' facciamo i conti con te. (Giulianella rimane incuriosita). Papà, ci vediamo al Rettifilo.

peppino            Sì.

Rocco e Giulianella escono parlottando fra di loro.

luigi               (indicando il piatto di carne)    Questo è il ragù di ieri?

peppino            Senza complimenti, ragionie', mangiate.

luigi               Il ragù freddo è appetitoso. Ma ho già fatto colazione. Cavalie', ce l'avete intossicata a tutti quanti questa grazia di Dio.

peppino           (grave)    Ragionie', venite qua.

luigi                Di che si tratta?

peppino            Ragionie', io vi devo baciare.

luigi                Ma lasciate stare, cavalie'.

peppino           No, io vi devo baciare prima e poi vi dico la cosa che vi ho detto che vi devo dire. (Guarda lungamente Luigi, come se lo vedesse per la prima volta, poi lo bacia su tutte e due le guance) Ragionie', io ieri vi stavo sparando.

luigi               (dopo un attimo di smarrimento)   Cavalie', voi che dite?

peppino           Proprio così. Come per una svista, per una falsa ombra che piano piano prende corpo ed assume proporzioni gigantesche nella fantasia di una persona, si può finire uno in galera e un altro al camposanto.

luigi               (non ancora rinfrancato ammette con poca convinzione) Certo...

peppino            Vi ricordate quando ieri a tavola io non parlavo...

luigi                Sì.

peppino           Ero ossessionato da un pensiero. Pensavo: adesso vado dentro, piglio la rivoltella e sparo il ragioniere. Voi facevate una mossa, una risata? E io dicevo: voglio vedere fra poco come ti muovi e se ridi più.

luigi               Cavalie', non ne parliamo più perché mi fa impressione. E poi si sta facendo tardi, mi vado a finire di vestire e me ne esco. Devo andare all'intendenza di finanza, al comune. Devo sbrigare diverse pratiche.

peppino           (premuroso cava di tasca un mazzetto di chiavi) Queste sono le chiavi della macchina. Andatevi a vestire, poi scendete e mi aspettate. Quando scendo mi accompagnate al negozio e poi la macchina ve la tenete per conto vostro.

luigi                No, perché vi debbo dare fastidio...

peppino           Per me è un piacere. E poi la macchina non mi serve perché resto al negozio.

luigi                E se vi dovete spostare per una ragione qualunque?

peppino            C'è la seicento di Rocco.

luigi                Volete così...

peppino           E domenica prossima la dobbiamo passare insieme. Ve ne scendete qua voi e la signora.

luigi               Don Peppi', lasciamo stare. Per noialtri che viviamo una vita intensa di lavoro, di ansie... voi preso dagli affari del negozio, io alle prese con le pratiche di ufficio... per gente della nostra categoria, voglio dire, le domeniche sono pericolose.

peppino            Come?

luigi               E già, perché non siamo abituati a stare senza far niente. Il fatto di ieri, per esempio, non si sarebbe verificato in un giorno qualunque della settimana. Approfondite e vedrete che non mi sbaglio. Le cose spiacevoli succedono quasi sempre di domenica. Aspettiamo per tutta la settimana quel giorno di festa, per distendere i nervi, per vivere quelle ventiquattro ore beatamente e senza impegni, quando poi arriva ci sentiamo talmente spaesati che le preoccupazioni e i grattacapi li cerchiamo con il lanternino. Nell'affrontare poi la nuova settimana di lavoro, cominciamo a fare proponimenti ottimistici per la domenica prossima. Io vado, se no faccio tardi.

peppino           Allora non combiniamo niente di preciso. Facciamo così. Domenica, quando ci mettiamo a tavola, io vi chiamo, se siete in casa, voi e la vostra signora scendete e mangiamo insieme, e se no spero di essere più fortunato in un giorno qualunque della settimana.

luigi                Bravo.

peppino            E mi assicurate di avere dimenticato tutto?

luigi                Completamente. State tranquillo.

peppino            Vi accompagno.

luigi                Grazie.

... Ed escono.

Antonio entra e attraversa la stanza, lisciando con l'avambraccio destro il cupolino del cappello del dottor Cefercola. Il vecchio cappellaio non si è lasciato sfuggire l'occasione. Soddisfatto e orgoglioso dell'opera sua raggiunge una sedia e vi adagia cautamente sopra il cappello da lui trasformato. Compiuto l'atto se ne va contento e convinto di aver reso un gradito servizio al dottor Cefercola.

cefercola     (dall'interno, parlando con donna Rosa) Prendo io la responsabilità, state tranquilla.

zia memé         Hai sentito? che paura hai?

cefercola     Vi dovete riguardare, questo sì, ma non dovete lasciare le vostre abitudini.

Rosa fuori, sorretta da zia Memé e dal dottore, seguiti da Raffaele e Attilio. Rosa è pettinata benissimo e tutta in perfetto ordine come una convalescente viziata dalle mille cure e attenzioni a lei prodigate da parenti troppo premurosi e apprensivi. Nell'entrare guarda intorno alla stanza con infinita dolcezza. Ma si avverte nel suo atteggiamento e nel suo parlare lento e lamentoso una lieve punta di compiacimento per il suo stato d'infermità. La verità è che ella vuole costernare un poco la famiglia, essere coccolata, e sentirsi finalmente al centro di una vicenda importante che è veramente tutta sua. Indossa una lunga vestaglia da casa, calza pantofole scendiletto.

rosa                 Ma non ho la forza di camminare, dottore mio.

cefercola      E vi aiutiamo noi, non vi preoccupate.

rosa                 Ci stanno tante cose da fare... e chi le fa, Madonna mia.

zia memé        E che le devi fare tu? Ci siamo noi. Ci dici quello che si deve fare e si fa.

cefercola      Voi vi sedete e date tutte le disposizioni.

rosa                Ma non posso fare la fatica di parlare. Voi non mi credete. Quanto è brutto a non essere creduti. Io sapete come mi sento?

cefercola      Come vi sentite?

rosa                Come si devono sentire quelli che si vedono nelle pellicole cinematografiche che camminano sott'acqua; quelli che per muovere un braccio, una gamba, fanno una fatica tale...

cefercola     È questione di un paio di giorni e poi riprenderete tutte le vostre energie.

rosa                No dotto'. Non vi voglio contraddire... voi siete un bravo dottore, ma non è così. Donna Rosa ha avuto una brutta botta, donna Rosa difficilmente torna ad essere quella che era.

zia memé         Ma non lo dire nemmeno per scherzo.

raffaele         Donna Ro', voi tenete i sette spiriti come le gatte.

attilio            Mammà ha detto che non tenete niente.

rosa                Tua madre s'illude perché mi vuole bene, ma so io quello che mi sento. La vedete questa casa? Come non fosse più mia, i mobili, gli oggetti, non mi appartiene niente più. Adesso si deve conservare il servizio di forchette, i piatti. Si devono contare i tovaglioli per darli a lavare: non me ne importa niente. (Con un sorriso rassegnato) Zia Memé, donna Rosa se ne va...

zia memé         Ma la vuoi finire si o no?

rosa                (con evidente allusione) È finita Ame', si tratta di pochi giorni ancora.

dottore         Per ora sedetevi qua e riposatevi. (Indica la poltrona collocata al balcone).

rosa                Grazie. (Aiutata da Memé e gli altri siede sulla poltrona) Piano, piano... il Signore ve lo rende.

cefercola     Adesso chiamate la cameriera e darete a lei tutte le disposizioni per i tovaglioli, le forchette e i piatti.

rosa                 Non mi sento dottore... non mi sento. Ame', te la vedi tu.

raffaele        Io mi vado a preparare perché fra dieci minuti me ne vado in banca.

cefercola      E non è presto?

raffaele        Ma io me la faccio a piedi. A piedi ci vogliono venticinque minuti da casa mia alla banca. Donna Ro', tanti auguri e ci vediamo stasera.

rosa                'A Madonna v'accompagna.

attilio           Zi' Rafe', stamattina vengo con voi, mi faccio una passeggiata andata e ritorno.

raffaele          Vieni, vieni... facciamo due chiacchiere per la strada.

zia memé         Rafe', mi raccomando, nun le fa mangia' dolci.

raffaele         No, no. (Esce seguito da Attilio).

cefercola     (a Rosa) E con vostro marito avete parlato? Lo avete perdonato?

rosa                 Perché mio marito ha bisogno del perdono mio?

cefercola     Non dico questo. Voglio dire che guarirete prima se vi mettete in pace con don Peppino.

rosa                E chi ci pensa più. Questo tengo di bello... io non serbo rancore per nessuno, figuriamoci per lui. Mi dispiace solamente che quello che ha supposto lo ha detto in presenza dei figli. E sapete perché mi dispiace? Mi dispiace per lui non per me. (Con sincera amarezza) Che brutta figura che ha fatto!

cefercola     (scorge Peppino che sopraggiunge) Eccolo qua. Donna Ro', vi saluto. Dopo mezzogiorno verrò a vedervi un'altra volta.

rosa                 Vi aspetto.

Peppino entra. Scorge sua moglie seduta e non ha il coraggio di guardarla.

cefercola      Buona giornata. Cavaliere, vi saluto.

peppino            Grazie, buona giornata pure a voi.

zia memé        (avviandosi per uscire) Virgi', Virgi', si devono contare le posate e si deve controllare il servizio di porcellana. (Ed esce).

peppino           (dopo una lunga pausa ha cercato di indovinare l'umore di sua moglie scrutandola furtivamente, finalmente trova modo di superare il disagio in cui si trova e chiede a Rosa con tono pacato)    Come ti senti?

rosa                 Non c'è male.

peppino            Rusi', io ti volevo parlare.

rosa                E parla. Io sto qua e ti sento. Però statte accorto a quello che dici perché sto debole e il dottore ha detto che non posso avere dispiaceri. (Non può proseguire, si sente mancare, per cui raccoglie ogni residuo di energia per chiedere soccorso) 'O 'j', 'o 'j'... adesso me lo fa un'altra volta... la casa mi gira torno torno.

peppino           (allarmatissimo)    Ch'è stato?

rosa                Niente, niente... (Con un filo di voce chiama) Ame', aiutami.

peppino           E ci sto io qua, che c'è bisogno di Amelia. (Si avvicina a Rosa e le prende una mano per tenerla affettuosamente stretta nelle sue).

rosa                (si riprende) È passata. Ma quando mi piglia perdo completamente i sensi. Dunque, tu che mi volevi dire?

peppino           Forse non è il momento, tu stai troppo debole e non ti voglio sottoporre alla fatica di starmi a sentire.

rosa                Forse è meglio. Tu adesso te ne vai al negozio a fare i fatti tuoi, quando torni stasera, se mi sento meglio, ci chiudiamo in camera nostra e ci facciamo la solita chiacchieratella.

peppino           E ci raccontiamo cose inutili come abbiamo fatto fino adesso. Noi, io e te, siamo stati tanti anni insieme, abbiamo fatto tre figli, e non siamo riusciti a raggiungere quell'intimità che ti fa dire pane al pane, vino al vino. Sì, parliamo delle malattie: «io mi sento questo tu ti senti quello», ci raccontiamo i sogni che ci facciamo la notte, ma le cose serie o le fissazioni che ci vengono, magari per un atteggiamento malamente interpretato, per una parola capita male, quelle ce le teniamo in corpo e ne parliamo solamente quando ci siamo avvelenati il fegato e il sangue.

rosa                Allora ne vuoi parlare adesso? Non vuoi aspettare stasera?

peppino           Non posso aspettare, non è che non voglio. Rusi', io tengo un nodo qua, alla gola, che solamente parlando chiaramente con te si può sciogliere e posso respirare con soddisfazione un'altra volta. Io ieri mi sono regolato come un trappano, come l'essere più rozzo e più schifoso della terra. E il fatto di avere chiesto scusa al ragioniere in presenza di tutti quanti non è bastato; mi sento ancora sotto il peso di un avvilimento che difficilmente potrò superare.

rosa                Ma come hai potuto credere una cosa simile, e come hai potuto fare la scenata che hai fatto ieri?

peppino           Una gelosia, Rosina mia, che non mi faceva dormire la notte. Una gelosia ossessionante, feroce, che certe volte mi faceva salire il sangue alla testa, fino a togliermi la ragione, la vista, l'udito. Quando si dice: «la benda»: io veramente mi sono sentito una benda sugli occhi. Arrivavo ad essere scortese con la clientela, perché in certi momenti tutti quelli che entravano nel negozio diventavano tanti ragionieri. Per la strada parlavo da solo, dicevo: «Ma perché questo ridicolo si permette di fare tante gentilezze a Rosina? Non perde un'occasione per mettermi in uno stato d'inferiorità. Mia moglie è priva di parlare, di esprimere un desiderio che lui immediatamente si precipita per accontentarla. Si ricorda tutte le date, tutte le ricorrenze liete della mia famiglia, l'onomastico tuo, il compleanno, la data del nostro matrimonio...» E questo sarebbe niente, Rusi': quello tiene segnata la data del nostro fidanzamento. E si ricorda i dolci che piacciono a te, i fiori, i colori delle stoffe che tu preferisci. (Imitando il tono civettuolo di sua moglie nell'esprimere le sue predilezioni in presenza del ragioniere) «Le rose di maggio mi piacciono assai», questo per esempio, durante una conversazione insignificante che avevamo fatto nel mese di febbraio... Neh, quello tre mesi dopo, come si può fare, tre mesi dopo, si presenta qua con un mazzo di rose di maggio per te. Il pesce di Aprile, l'uovo di Pasqua con la sorpresa, le prime albicocche, i primi fichi d'india. Tu dicesti che ti piaceva il torrone? Embé, quello fu capace di intossicarmi il due di novembre. Torno a casa  e tu mi facesti vedere il pacco di torrone che aveva mandato lui: «Quanto è gentile il ragioniere! Si è ricordato che il torrone mi piace assai». Io presi il pacco di torrone che avevo comprato per te e non te lo feci vedere, lo tengo ancora nel tiretto dello stipo a muro. Poi pensavo: «Tutti questi desideri mia moglie li esprime quando c'è lui... allora significa che vuole provocare le premure di questo signore». Se dobbiamo parlare chiaro, con quella intimità che ti accennavo prima, lo dobbiamo fare con tutta sincerità e senza riserva. Rusi', io sono arrivato al punto che in certi momenti... te lo ricordi lo stanzino nel retrobottega del negozio? dove ci sta l'aspirapolvere, gli stracci e lo scatolo della cera? Rusi', mi chiudevo là dentro e mi mettevo a piangere come un bambino e per la rabbia mi pigliavo a schiaffi. Poi mi buttavo l'acqua in faccia e mi sciacquavo gli occhi per non fare capire niente agli impiegati. Una gelosia furibonda che non auguro nemmeno al mio più grande nemico.

rosa                (ha seguito con attenzione le parole di Peppino. Si è compenetrata della sofferenza di lui, ha colto ogni sfumatura di quel sentimento e ne ha sentito un'infinita tenerezza. Ora guarda il suo uomo con dolcezza e protezione materna. Dopo un breve silenzio comincia a sorridere come per ironizzare intimamente se stessa: e finalmente esclama) Giesù, ma non è possibile. Tutta questa gelosia per me? Peppi', io tengo cinquantatre anni e tu cinquantasette... (Breve pausa). 'O ragiuniere se metteva a perdere tiempo cu me? Ma chi vuo' che me guarda, Peppi'?

peppino            E tutte le gentilezze?

rosa                Uh, guardate... io so' na femmena anziana... 'o ragioniere è tanto corretto; le gentilezze che faceva a me le faceva pure in omaggio all'amicizia tua.

peppino           Ma come, io sono privo di raccontare un fatto che m'interrompi continuamente o per dare un ordine alla cameriera, o per dire una cosa a Giulianella... e quando parla il ragioniere stai tutta orecchi e non ti sfugge una parola? Quando racconta una barzelletta stupida, lui, tu ti fai un sacco di risate, se la racconto io, nove volte su dieci o dieci: «Scusa, non ho capito... stavo distratta» o dici: « Sì, sì, la sapevo; l'ha raccontata l'altra sera Rocco».

rosa                Embè, tu dici che si deve raggiungere l'intimità fra di noi e poi ti dispiace che io mi alzo e me ne vado mentre tu stai parlando? Il ragioniere è una persona estranea, si capisce che quando parla uno deve mettere attenzione a quello che dice. Ma se tu sapessi quante volte lui parla e io penso a un'altra cosa. Tanto è vero che quando ha finito di parlare io non ho capito proprio niente di quello che ha detto.

peppino            Allora quando uno diventa intimo deve essere trattato come un servitore?

rosa                 Perché, io ti tratto come un servitore?

peppino            Rusi', io non sono un pazzo. Se il fatto del ragioniere è stato il frutto di una mia impressione sbagliata, come così è, ne sono sicuro, allora per quale ragione da tre quattro mesi tu ti sei cambiata nei miei confronti, fino al punto che non t'interessi più alla mia persona nemmeno per prepararmi la camicia pulita, un fazzoletto, un paio di pedalini. Una volta, quando andavo al negozio la mattina, uscivo dal portone, guardavo il balcone e tu stavi affacciata per salutarmi, fino a quando giravo la strada, e da quattro mesi non ti sei affacciata più.

rosa                (con evidente riserva mentale) E vuol dire che da oggi in poi ti preparo un'altra volta la camicia pulita, il fazzoletto e i pedalini... e quando esci dal portone e guardi sul balcone mi trovi affacciata. Ah, e quando racconti un fatto io lascio la cucina, i figli, tutto quello che sto facendo e mi metto a sentire a te che parli.

peppino           (avverte la frecciata e reagisce) No, Rusi'. Si parle accussì me piglio 'o cappiello e me ne vado. La camicia pulita me la può preparare pure la cameriera... Certi giorni me l'ha preparata Giulianella. Bene o male o me la sono preparata io stesso, o Giulianella, o la cameriera, la camicia pulita l'ho trovata quasi sempre. Ma perché non me la prepari più, questo è il punto.

rosa                Se non te la preparo più, te ne accorgi e mi fai l'appunto Se poi te la preparo è una cosa naturale, un'abitudine qualunque che non va presa nemmeno in considerazione.

peppino            Allora il mal'animo lo tieni contro di me.

rosa                Mal'animo no. Ma m'era sembrato che tutte le cure e le attenzioni che ti facevo non venivano né riconosciute né apprezzate. E tu devi riconoscere che sei stato un poco strafottente nei miei riguardi. Ci siamo sbagliati tu da una parte e io dall'altra. Ma da questo a dire che io me l'intendevo col ragioniere! Vieni qua Peppi', io sto debole e non mi posso alzare. Siediti vicino a me. (Peppino siede di fronte a Rosa). Tu sei stato sempre un pazzo.

peppino            Io?

rosa                E perciò me si' piaciuto. Te pare che con quello che c'è stato fra noi: sacrifici amarezze e lotte da quando ci siamo conosciuti, e tre figli... alla vecchiaia io uscivo pazza e me mettevo c' 'o ragiuniere.

peppino           Ma questo lo abbiamo assodato, è stata una supposizione.

rosa                Però l'hai supposto, e questo è brutto. Non ti permettere più di pensare una cosa simile. Io ho conosciuto un solo uomo e si' tu. Non sono stata mai una bella donna da portare gli uomini innamorati appresso, nemmeno quando ero giovane, figuriamoci adesso che me so' fatta vecchia e so' ridotta ossa e pelle. Tu vuoi sapere perché mi sono cambiata nei tuoi confronti, e non ti ho preparata più la camicia pulita, i pedalini, 'o fazzuletto... T'è dispiaciuto? E io si te vulevo fa' nu piacere te ne preparavo due, una per la mattina e un'altra per il giorno appresso. Capisco benissimo che quando la moglie prepara la camicia pulita al marito è come continuasse a dire senza parlare: «La biancheria tua la devo toccare io sola, e tu la fai toccare solo a me pecché me vuo' bene come te voglio bene io». Ma non te l'ho preparata più per dispetto. E se tu mi domandi perché, io non ti posso rispondere, la ragione può essere insignificante e importante. Non sono bella, non sono giovane, ma so' femmena pur'io. Io ti posso dire solamente che non ti ho preparata più la camicia per la stessa ragione che te la preparavo prima: perché te voglio bene Peppi'.

peppino           (emozionato e rapito del tono dolcissimo e sentito con cui Rosa ha pronunciato le ultime parole) E dici che non sei bella? Tu non sai che sono diventati gli occhi tuoi quando hai detto: « Te voglio bene ». E perché non dovrei essere geloso? E se un altro ti vede come ti vedo io? Io ti guardavo negli occhi mentre parlavi e mi sono ricordato di quando sul Municipio mi guardasti prima di dire: «sì».

rosa                E dopo la cerimonia, per le scale... tu stavi distratto e non sentisti niente... Ci furono due ragazze che dissero: «La sposa è bruttulella, ma lo sposo è un bel giovane». E ti giuro che una gioia più grande non me l'avrebbero potuta dare in quel momento. (Rivivendo quel momento come una visione) Tenive nu vestito grigio... come te steve bello! E io pensavo: «È un bel giovane? E crepate! me lo sono sposato io che sono brutta».

peppino           Ma sei stata sempre una donna viva, piena di sentimenti squisiti... e po' napulitana comme a me. Ti sei ricordata il vestito grigio che tenevo quel giorno?

rosa                 Eh...

peppino           (con una punta di vanità)    Me lo feci apposta.

rosa                 E si ' sempre nu beli 'orno.

peppino           (ridacchiando) Cara mia, ogni bella scarpa diventa scarpone. Adesso tengo la stessa età del ragioniere.

rosa                 E c'è da fare paragone? Quello sembra tuo nonno.

peppino           (rasserenato) E va bene, Rusi', tu non mi vuoi dire perché ti eri cambiata nei miei confronti e io rispetto il segreto e non insisto più.

rosa                 È na cosa 'e niente Peppi', non vale la pena.

peppino           Ti ho detto che non insisto. Però mi devi togliere una curiosità, e su questo argomento mi devi fare il piacere, devi parlare chiaro e devi dire la verità.

Virginia entra recando una pila di piatti che colloca sul tavolo. Zia Memé entra dopo poco recando il servizio di posate d'argento.

zia memé        Adesso facciamo la conta e conserviamo tutto. Vai a prendere gli altri piatti e quelli grandi da portata.

virginia          Subito. (Esce).

peppino           Scusa Ame', voglio parlare un momento con Rosina, la conta la fate dopo.

zia memé        E va bene, in cucina ci sono tante cose da fare. (Esce).

rosa                 Dunque?

peppino           E dunque... ieri, durante quel momento di rabbia, tu dicesti una cosa che mi ha lasciato impressionato. T'abbracciasti a Roberto e dicesti: «Robe', io e te siamo vivi per miracolo». Che significa? Che vuol dire: «Siamo vivi per miracolo»?

rosa                (scorgendo Virginia e zia Memé che tornano di nuovo) Aspetta.

zia memé        (a Virginia che reca due grandi piatti da portata) Mettiamo tutto qua. (Allude al tavolo centrale) Noi adesso ce ne andiamo e vi lasciamo parlare. (Virgilia esegue). Vieni Virgi'.

Ed escono.

peppino            Allora?

rosa                 Ma non ne possiamo parlare stasera?

peppino           Stiamo parlando con tanta serenità, parliamone adesso, è meglio.

rosa                (tentenna il capo fissando il suo sguardo negli occhi di Peppino in segno di rimprovero) Che m' 'e fatto passa... e quanto mi sei costato.

peppino            Io?

rosa                No, quello che passa. Non te lo ricordi il pranzo alla Casi-na rossa a Torre del Greco?

peppino           (superficiale)    Sì, me ricordo.

rosa                Ah, te ricuorde? Io m' 'o ricordo meglio 'e te. Facevamo l'amore di nascosto da cinque mesi... la sera che ci conoscemmo tu mi dicesti: «Peccato che sono impegnato»; dicesti la verità e io perciò ti stimai.

peppino           (ammettendo)     'A vedova.

rosa                 'A vedova, 'a vedova...

peppino            Che donna tremenda, e che me faceva passa'.

rosa                Io ti dissi: «Non fa niente che c'è la vedova, stasera sto allegra e me fa piacere 'e sta cu te». «Ma io ho impegnata la parola con questa signora... Rusi', pensaci bene... io nun te pozzo spusa'» dicesti tu... (Commentando con la prospettiva del tempo il suo comportamento superficiale di allora) Quando parlano dell'epoca moderna e delle ragazze che la pensano liberamente oggi! Io risposi: «Non fa niente, questi sono affari miei: dove c'è gusto non c'è perdenza». «Allora stasera?» dicesti tu. «Stasera», dissi io. E intanto pensavo: «Voglio vede' si doppo tu tieni il coraggio di lasciarmi». Insomma mi misi a dispetto colla vedova. Dopo cinque mesi m'invitasti a colazione a Torre del Greco.

peppino           E a tavola non sapevo come cominciare per dirti che la relazione nostra doveva finire perché la vedova aveva saputo tutto e mi minacciava.

rosa                 Finalmente me lo dicesti.

peppino           E mi fece meraviglia la freddezza con cui accogliesti la notizia e la mia decisione. Dicesti: «E va bene, vuol dire che abbiamo scherzato».

rosa                Poi venne la musica e io vulevo senti 'e canzone. Ma te guardavo e vedevo che te passavano le lagrime dentro agli occhi.

peppino           E te guardavo e pensavo: «Ma com'è possibile che Rosina ha preso questa mia decisione così semplicemente». Mi passò completamente l'appetito. A un certo punto te pigliaie 'a mano e te dicette: «Rusi', sai che c'è di nuovo? Tu devi essere mia moglie». «E 'a vedova?» dicesti tu. «La vedova non la vince contro di te nemmeno se diventa zitella un'altra volta». E tu dicesti: «Pensaci bene, perché adesso l'impegno l'hai preso con me».

rosa                (con tono pacato ma sincero)  Ed ero incinta di Roberto.

peppino           (disorientato dalla rivelazione) Tu che dici... E io ho sempre saputo che Roberto è nato di otto mesi.

rosa                (ironica)    Parto prematuro.

peppino           E non mi dicesti niente? E se io, per esempio, quel giorno decidevo per la vedova?

rosa                 Aprivo 'o balcone e mi buttavo abbasso.

peppino           E il pazzo, poi, sono io... e non era meglio a dire le cose come stavano: «Peppi', io sono incinta».

rosa                E tu mi avresti sposata solo perché avevamo fatto un figlio. E allora in questa casa tu non ti saresti accorto che io non ti preparavo più la camicia pulita, e forse io non te l'avrei mai preparata.

Lunga pausa. I due si guardano lungamente negli occhi e scoprono per la prima volta la vera natura dell'amore che li ha tenuti legati per tanti anni. Hanno insomma finalmente capito il motivo per cui due persone che vivono insieme si tormentano in un'ansia fatta di bene, di male, di dubbi e perfino di disistima e rancori reciproci.

peppino            Quanto te voglio bene, Rusi'.

rosa                (socchiudendo gli occhi)    E io?

zia memé        (dall'interno)    Permesso?

peppino            Viene zia Memé.

zia memé         Volevo mettere a posto i piatti.

rosa                 Chiama a Virginia, me la vedo io. (E chiama lei stessa la cameriera con tono energico che nessuno si aspetterebbe da una ammalata) Virgi'!

virginia         (entrando)    Sto qua.

rosa                 Contiamo i piatti.

E cominciano insieme a contare e a segnare su un pezzo di carta il numero preciso dei pezzi.

zia memé         Allora io vado in cucina a fare il resto.

rosa                 Ma se devi uscire per i fatti tuoi, in cucina me la vedo io.

Entra Antonio vestito di tutto punto. Cappello e bastone.

antonio           Io scendo, ci vediamo più tardi.

rosa                 Dove andate papà?

zia memé         Va dal notaio. (Ed esce).

antonio          No, perché non ho deciso ancora una cosa e non ci posso andare. Mi vado a sedere di fronte al palazzo vicino alla bottega del calzolaio. Più tardi scende il padre del padrone e mentre facciamo quattro chiacchiere, mi godo un poco di sole. Ci vediamo più tardi. (Ed esce).

peppino            Rusi', io vado al negozio. Mi sta aspettando Rocco.

rosa                 Va', va'.

peppino            E t'affacce?

rosa                (condiscendente)   Va', va'...

peppino           (come di una idea avuta sul momento e detta lì per lì) Uno di questi giorni, poi, ti devo pregare di un favore.

rosa                 'E che?

peppino            Tengo nu desiderio.

rosa                E di'.

peppino           Mi devi fare un bel ruoto di maccheroni al forno, alla siciliana, con le melanzane.

rosa                (con indifferenza voluta) Se perde tanto tempo, e poi non sono il forte mio. Maria Carolina li fa bene. Te li fai fare da tua nuora.

peppino            E Maria Carolina sa fare i maccheroni alla siciliana?

rosa                Come? E che ti sei dimenticato? Li fece quando ci invitò a pranzo. Tu non ne potevi chiudere bocca, te ne mangiasti due piatti.

peppino           Sì, perché quel giorno tenevo appetito. Ma vuoi mettere i maccheroni alla siciliana che fai tu e quelli che fa Maria Carolina?

rosa                 Tu le facesti tutti quei complimenti.

peppino           Sì, ma glieli feci tanto per metterla in buona luce nei confronti di Roberto. Poi non te ne parlai perché mi uscì di mente. Non erano stufati abbastanza e il sugo non era quel sugo compatto che fai tu.

rosa                Quella po' c'adda fa', in cucina ci vuole l'esperienza... s'arrangia, povera figlia.

peppino           (alludendo al desiderio che ha)    Allora uno di questi giorni...

rosa                 E adesso ci stanno le melenzane in buatta, che ne fai?

peppino            Ma nelle tue mani diventano melenzane fresche. Non è che li devi cucinare oggi: quando ti fa piacere, io te l'ho detto. rosa    Mo' vedimmo.

peppino             Io vado. (Esce).

rosa                (ha finito di contare i piatti e s'è accorta che ne mancano due) Questi sono tutti?

virginia         Sì.

rosa                 Ne mancano due.

virginia          Non è possibile, signo'.

rosa                 Allora mi sono rimbambita? (Chiamando) Ame'!

zia memé        (dall'interno)    Eh?

rosa                 Ci sono altri piatti in cucina?

zia memé         No.

rosa                E allora si sono rotti. Questo è stato servizio di tuo fratello.

virginia          No signo', io so' stata presente quando li ha lavati.

rosa                (rabbiosa e piena di energia) Io lo dico sempre e non lo faccio mai. O Natale, o Pasqua, o domenica o non domenica, il servizio buono non lo devo mettere più in mezzo.

virginia          Signo', vi assicuro...

rosa                Statte zitta, quando parlo io! (Poi come presa da un'idea improvvisa dice) Aspetta. (Pianta in tronco Virginia e corre al balcone).

elena              (dall'alto)    Donna Ro' come state?

rosa                 Non c'è male, grazie. State pigliando un poco d'aria?

elena              Aspetto che se ne va mio marito per salutarlo se no si piglia collera. E il cavaliere si è calmato? Avete fatto pace?

rosa                 Sì, sì... abbiamo fatto pace.

elena               Meno male, è finito tutto.

rosa                (con orgoglio allusivo) No, signo', io credo che è cominciato adesso.

E cala il sipario.

F I N E

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