Saper attendere

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Dramma in tre atti

di Franco Mari

Casa Editrice Serafino Majocchi – Milano

1948

PERSONAGGI:

Diego

Andrea

Alberto Delar

Matteo

Pinin (12 anni)

Antoni

Silvana

Malvina

Annamaria (dai 5 ai 6 anni)

Bettina

Maddalena


ATTO PRIMO

Una cucina rurale di gente benestante. Un bel tavolo in mezzo. Belle sedie di legno scolpito. Sulla credenza piatti di ceramica colorata. Sul camino un orologio di bronzo. Una lampada elettrica pende dal soffitto in mezzo al tavolo. Una finestra e un uscio verso il cortile. Sotto la finestra i fornelli. Un uscio aperto sulla strada. Al di là della strada, la distesa dei campi. È una giornata di fine estate al tramonto. Silvana e Anna Maria stanno sedute sull'uscio a dipanare una matassa di lana. Anna Maria regge la matassa; Silvana la svolge. Gira il gomitolo macchinalmente. Il suo pensiero si capisce che non è lì; è assorto e lontano.

Anna Maria    (timidamente)  Zia Silvana, perché non parli? Sei in collera con me?

Silvana        (scuotendosi) Oh no. Perché dovrei essere in collera con te?

Anna MariaSono stata forse cattiva oggi? O non reggo bene la matassa?

Silvana         Ma no, Anna Maria, sei la bambina più buona di questo mondo e la matassa la reggi benissimo. Cara! (si china a baciarla. Un lacrima cade sulla fronte di Anna Maria).

Anna Maria (guardandola stupefatta) Piangi zia Sil­vana?Perché? Qualcuno t'ha dato dispiaceri?

Silvana         (asciungandosi gli occhi colla punta delle dita)  Non badarmi, Anna Maria. Sono un po' triste e non so perché.  Può capitare, sai?

Anna MariaAnch'io qualche volta sono triste, ma il perché io lo so. Quando, per esempio, il babbo fa la voce grossa per niente o mi rimprovera senza motivo.

Silvana         Non devi prendertela, Anna Maria. Il babbo ha qualche volta delle preoccupazioni e non sempre può essere di buonumore. Ma ai bambini la malinconia non deve venire mai.

Matteo        (Passa sulla strada È un po' vecchio, un po' curvo per l'età. Cammina adagio perché intento a caricare la pipa.  Voltando il capo)  Buona sera, Silvana.

Silvana         (affabile)  Buona sera, Matteo.

Matteo        Giàcenato? (si ferma un momento a cercarsi in tasca i fiammiferi).

Silvana         Sì, Matteo.  E anche voi suppongo.

Matteo       Sì; certamente. Un piatto di minestra è presto buttato giù. Ora si va pian piano in paese per una partitina. (succhia la pipa per provarla) Una partitina e un bicchierotto per far passare il tempo. Fa ancora troppo caldo per andar presto a dormire.

Silvana         Avete ragione. Fa ancora caldo.

Matteo        (avviandosi) Buona sera, Silvana e buona fortuna.

Silvana         Altrettanto a voi. Buona sera, Matteo. (chinandosi verso Anna Maria mezzo assonnata) Guarda, guarda, Anna Maria, che groviglio. Come faremo a districarlo? Hai sonno?

Anna Maria  (dirizzandosi a fatica) No no.

Silvana         (cercando di districare la matassa)  Facciamo adagino per non arruffarla di più.

Bettina         (viene sulla strada dalla parte opposta che costeggia i prati) Fin l'ultimo barlume di luce ti vuoi godere per lavorare, Silvana?

Silvana         Cosa volete, Bettina, ho già rigovernato, di star colle mani in mano non sono capace.

Bettina         (attraversa la strada e si ferma davanti a Silvana)  Io conosco poche ragazze operose come te.

Silvana          Non esagerate, Bettina. Chissà quante ve ne sono di più operose.

Andrea viene in mezzo dall'interno. È un uomo piuttosto rozzo, ma di bell'aspetto; è vestito con pretensione. Calzoni rigonfi, alti stivali lucidi, è senza giacca e sfoggia una bella camicia di seta. Cava dalla tasca dei calzoni una chiavetta, apre un cassetto in testa al tavolo, ne toglie dei fogli che si mette ad esaminare.

Bettina         (rispondendo  a  Silvana)   Non esagero, Silvana. Fortunata quella casa dove tu entrerai.

Silvana         Supponiamo che sia così.

Bettina         (cambiando discorso) Come si capisce che l'estate sta per lasciarci. Tiri già in ballo la lana.

Silvana         Bisogna essere previdenti e preparare per l'inverno.

Bettina         Che cosa ti devi fare? Un golfino?

Silvana         Ma...

Bettina        È un po' scuro per te che sei giovane...  scommetto... (esita un attimo) Scommetto che non è per te.

Silvana         Può darsi...

(Andrea alza gli occhi dai fogli e tende l'orecchio ad ascoltare)

Bettina         Magari fai qualcosa per Diego...                            

Silvana         Magari..

Bettina         (scrollando il capo) Diego non merita le tue premure.

Silvana        (ha uno scatto di  contrarietà, ma si riprende subito. Con calma)  Perché? Non siete voi che dovete dirlo,  Bettina.

Bettina         Non io sola lo dico. Perdi il tuo tempo e butti via il tuo cuore con Diego. Apri gli occhi, Silvana.

Silvana         Non fate l'uccello del malaugurio, Bettina, e lasciatemi in pace.

Bettina        (impermalita)  Ah bene,  se non vuoi un buon consiglio, fa' come ti pare, Buona sera.

Silvana        Buona sera. (lascia cadere in grembo il gomitolo che da un pezzetto non gira più, punta i gomiti sui ginocchi e appoggia il mento sulle mani intrecciate)

Andrea         (chiude il cassetto e si mette la chiave e i fogli in tasca. S'avvicina a Silvana, sta un momento a guardare)  Bell'aiuto ti dà Anna Maria. Dorme. Non vedi?

Silvana         Povera piccola. Ho voluto abusare delle sue forze.  (piano piano le toglie la matassa dalle mani).

Andrea.        (con voce forte) Anna Maria. (Anna Maria si sveglia di soprassalto e si frega gli occhi)

Andrea         Dov'è la mamma?

Silvana         (Rispondendo per Anna Maria)  Malvina è andata di sopra a preparare le camere.

Andrea         (imperioso) Va'  su  anche tu, Anna Maria, e di' alla mamma che ti metta a dormire.

Anna Maria     (Si alza dirigendosi verso l'interno) Buona notte, zia Silvana. Buona notte papà.

Silvana         Buona notte, cara.

Andrea         Sta’ attenta a non inciampare sulle scale.

(Un momento di silenzio fin che Anna Maria è scomparsa).

Andrea         Che cosa ti diceva la Bettina?

Silvana         (indifferente) Niente che avesse importanza.

Andrea         T'ha detto una cosa che anch'io avrei voluto dirti.

Silvana         (con un sorriso ironico) Se hai sentito, perché vuoi ch'io ti ripeta?

Andrea         Ebbene, quello che t'ha detto la Bettina è vero. Diego non merita le tue attenzioni e le tue premure.

Silvana         (alzandosi) Fin che lo dicono gli altri è come se non lo dicesse nessuno. (S'e fatto quasi buio).

Andrea         (gira l' interruttore e accende la luce) Ma te lo dico io che sono tuo fratello, e te lo dico per il tuo bene.

Silvana         (mette la matassa sulla spalliera di due sedie e continua a dipanare) Anche tu, come la Bettina. Vi preoccupate del mio bene. Non capisco questa smania.

Andrea        Ma non vedi come ogni sera Diego viene sempre più tardi? Come sta seduto sulla punta della sedia qua­si fosse sulle spine, silenzioso e accigliato come una mutria e dopo un quarto d'ora se ne va come se avesse i gendarmi alle calcagna? Tutto questo non ti dice niente?

Silvana         (tranquilla) Cosa vuoi che mi dica?Viene tar­di perché non potrà venir più presto. Non parla perché è stanco. Va via in fretta perché andrà a dormire.

Andrea         (con intenzione)   Sì... andrà a dormire...

Silvana        Cosa vuoi?Tutto il giorno lavora senza aiuto. Anche il raccolto l'ha fatto senza aiuto. Come puoi pretendere che non sia stanco e abbia voglia di chiacchiera re alla sera?

Andrea         E prima non era senza aiuto?

Silvana         Prima c'era sua madre ad aiutarlo.

Andrea         Sua madre... che aiuto poteva dargli sua madre, una donna vecchia?

Silvana         Una donna in gamba che anche vecchia lavorava come un uomo. Il suo podere ha sempre fruttificato più d'ogni altro.

Andrea        E va bene, ma sua madre è morta da due anni. In questi due anni dunque ha sempre lavorato da solo, eppure alla sera veniva a tempo debito, era sereno, al­legro, espansivo e si fermava senza fretta d'andarsene. Allora non era stanco.

Silvana        (senza scomporsi) La stanchezza a lungo andare si accumula e si fa sentire.

Andrea         (scattando) Sei una sciocca ragazza che guardi a Diego come a una perfezione. Ma togliti una buona volta gli occhiali di vetro rosa con cui guardi a lui e al mondo e guardati attorno con occhi ben aperti. Vedrai quello che accade.

Silvana        (Smette di dipanare e guarda in faccia Andrea. È alta, bella e forte come lui, ma con un che di più fine e distinto. La sua voce, ora, pur essendo calma è tagliente). Non ho mai guardato nulla e nessuno cogli occhiali rosa che tu dici. Ho sempre guardato tutto e tutti cogli occhi miei aperti, ben aperti, ed ho veduto e vedo, o sì, vedo che quello che accade nel mondo non è sempre esemplare e pulito. Non parlo di Diego.

Andrea         (irritato)   E di chi parli dunque?

Silvana         (alzando le spalle) Così... in generale.

Andrea         (si passa nervosamente le dita nei capelli e muove verso l'uscio) Devo dirti ancora che sei una ragazza stramba, ostinata, impertinente.

Silvana          Grazie, e poi?

Andrea         (sull'uscio si volta)  Dirai  a  Malvina che  vado da Alberto Delar e non so a che ora potrò tornare.  Ma dille, per carità, che non stia su ad aspettarmi. Questa abitudine che da qualche tempo ha preso, non mi piace. Capisci?  Non mi piace.

Silvana        Scusa, perché non glielo dici tu?

Andrea         (Alzando la voce) Perché se glielo dico io, esplodo.

Silvana          Cerca di contenerti, caro.  Con la calma si arriva di più allo scopo.

Andrea        Come quello di esasperarmi come fai tu non è vero? (esce a grandi passi).

Malvina       (venendo dall'interno)  Che c'è?  Mi  pareva di  sentire la voce alterata di Andrea.

Silvana         Oh! sai bene il suo modo di fare da qualche tem­po. Alza la voce quando non è assecondato.

Malvina      Ma che fatica fai a dipanare sulle sedie. Vuoi che t’aiuti?

Silvana          Sì, brava, fammi il favore. Ho quasi finito.

Malvina        Tu non hai assecondato Andrea, in che cosa?

Silvana         (seria) Andrea voleva forse ch'io mi disperassi e mi mettessi a singhiozzare dopo il suo tentativo di aprirmi gli occhi sul contegno di Diego. Ma questa soddisfazione non l'avrà né lui né nessuno. Forse che anch'io non vedo come Diego è cambiato?Forse che non accorgo che sto per perderlo? Non ci penso; non voglio pensarci, né voglio che altri me lo dica. Così m'illudo che non sia vero e che una sera o l'altra me lo vedrò arrivare all'ora consueta e com'era prima. Ma intanto soffro. Soffro che a volte mi metterei a urlare se non vi fosse il mio orgoglio a soffocare il grido. (Si accorge di parlar troppo chiaro. Si riprende) Non volevo che alcuno vedesse dentro di me... ed ecco che senza accorgermi con te mi apro.

Malvina      Non rimpiangere di sfogarti, può darsi che ti faccia bene.

Silvana         Sì, con te è diverso; tu non sei come gli altri. Tu mi capisci, Malvina. Tu capisci il mio tormento. Tu che sei buona e mite e tanto forte nella tua mitezza da sopportare il carattere di Andrea.

Malvina.      (tristemente)  Andrea non era così un tempo. È cambiato da quando ha conosciuto quell'Alberto Delar che lo mena alla perdizione.

Silvana         (tra sé)  Canaglia... E Andrea vorrebbe ch'io lo sposassi.

Malvina       Che cosa dici?

Silvana        Già, tu non sai. Andrea me ne ha parlato una volta che tu non c'eri. Andrea quando deve dire delle assurdità aspetta che non ci siano testimoni a contraddirlo o a compatirlo. Mi ha detto: « Se non ci fosse Diego tra i piedi, Alberto Delar sarebbe un buon partito. È innamorato di te ». Intanto vedi come parla Andrea? Mi sono sentita rivoltare. Sposare Delar? Piuttosto mi seppellisco viva.

(La matassa e dipanata. Sil­vana posa il gomitolo sul tavolo, cerca i ferri in un cassetto della credenza. Subito si rivolge a Malvina con angoscia)

Non puoi credere Malvina in che tormentata  situazione mi trovi. Sapessi almeno chi è la mia rivale... ingaggerei con lei una strenua lotta per abbatterla. Oh! non posso abituarmi all'idea di perdere Diego. (Supplichevole) Tu non sai, Malvina, chi sia? Se lo sai, dimmelo, te ne prego con tutta l'anima.

Malvina       (dolcemente) Non lo so Silvana. Credo che nessuno lo sappia. Tutti vedono come Diego sia diventato un altro, quasi fuori di sé come un uomo svagato. Anche un bambino capirebbe. Ma per svagato e trasognato che sia, deve essere d'una prudenza estrema. Nessuno l'ha mai visto con una donna. Eppure una donna deve esserci che l'ha stregato.

Silvana          (triste) Se io volessi, scoprirei chi è. Lui è prudente, ma io per l'amore che gli porto saprei diventare scaltra. Ma mi ripugna spiarlo. Anche interrogarlo al riguardo mi ripugna. Mi parrebbe di offenderlo coi miei sospetti.

Malvina       Chiedergli cautamente che cos'ha, perchéè così sempre accigliato, se ne è causa la sua salute o che cosa altro, e cercar di capire dalle sue risposte, questo io lo farei.

Silvana          Questo l'ho fatto e più d'una volta. Sempre mi ha risposto evasivamente. Dice che è stanco per il soverchio lavoro. Gli ho fatto la proposta di sposarci subito, ché una volta fossi sua moglie, potrei aiutarlo. S'e messo a ridere.  « Tu lavorare la terra con quelle mani?» mi ha detto. « Ebbene sì, che c'e di strano » gli ho rispo­sto. « Mio padre e mia madre hanno sempre lavorato la terra fin quando la fortuna ha permesso loro di farla lavorare dagli altri. Quando ero bambina chissà quante volte sono andata nei campi del babbo a lavorare con lui.  Mi piaceva. Conosco tutti i segreti e tutte le virtù della terra e tutte le soddisfazioni che può dare. E mentre sembro fine e delicata, sono invece forte e credo di poter resistere a qualsiasi fatica. Diego non ha forse l'aspetto anche più fine e delicato. (Risoluta) Ma questa sera che Andrea è fuori, quando Diego viene, lo affronto apertamente.  Sì, Malvina, stasera voglio venire a una decisione.

Malvina       Se vuoi, quando viene Diego io mi eclisso per lasciarvi più liberi.

Silvana         Vedremo. Se sarà il caso, ti farò un cenno impercettibile e tu capirai... Sì, questa sera voglio sapere.

Delar            (fermo sulla soglia) Buona sera. Che cosa vuol sapere la nostra bella Silvana? Se in cielo splende la luna o brillano solamente le stelle?

Silvana         (senza guardarlo, continuando a cercare i ferri da maglia)  No, volevo sapere se è scoppiato l'incendio nel podere.

Delar            Quale podere? Silvana  Lei non l'ha veduto venendo?

Delar            Io no.

Silvana        E allora,  amen.

Delar            (sorride  indulgente)   Brava Silvana, fa dello spirito.

Silvana         E lei no?

Delar            Sicuro, anch'io! (a Malvina)  Volevo parlare ad Andrea. Non c'è?

Malvina       È  appena  uscito.

Silvana        (prestamente) Veniva a casa sua.  È strano che non l'abbia incontrato.

Delar            Lui avrà fatto la provinciale. Io sono venuto per una scorciatoia.

Silvana         Se ritorna indietro per la stessa scorciatoia, fa in tempo a trovarlo.

Delar            (avanzando) Suppongo che Andrea, quando vedrà che non sono a casa, tornerà indietro lui. Perciò preferisco aspettarlo qui, se la signora Malvina me lo permette.

Malvina       (freddamente) Si figuri. (scosta una sedia dal tavolo e lo invita) S'accomodi.

(Silvana fa gli occhiacci a Malvina, poi continua a frugare nel cassetto. Malvina siede anche lei).

Delar            (ridendo)  Silvana voleva spedirmi ipsofatto.

Silvana         (piano tra sé) Potessi davvero spedirlo a quel paese...

Delar            È di cattivo umore stasera, Silvana?

Silvana         Forse sì.

Delar            Anche di cattivo umore è deliziosa.

Silvana        Lei no signor Delar, neanche quando è di buon umore.

Delar            (divertito)  È straordinariamente gentile. Silvana  Sono semplicemente sincera.

Delar            È una virtù che mi piace in lei,  la sincerità.

Andrea         (di ritorno)  To' guarda: sono andato a casa tua a cercarti e l'istinto m'ha detto che tu dovevi esser ve­nuto qui per altra via.

Delar            Appunto, hai indovinato. Anch'io ero venuto qui a cercarti.

Andrea         Volevo  discorrere  di quell'affare. 

Delar           Avevo la stessa idea. Bisognerebbe andare domani da Leonardo.. Tutti gli schiarimenti ce li può dare lui.

Diego          (Entra colle mani in tasca. È vestito con cura; non sembra davvero un contadino, ma un signore. È alto e distinto. È pallido e come trasognato).

Silvana         (Gli va subito incontro sorridente con una sedia che mette vicino all'uscio, lontano dagli altri. Affettuosamente) Siedi, Diego. Come stai?

(Diego siede  macchinalmente silenzioso e preoccupato. Silvana non fa in tempo a portare un'altra sedia accanto a quella di Diego, che Andrea scatta).

Andrea         (Con voce dura e beffarda)  Una volta, Diego, ragazzo mio, quando venivi, ed era un'ora più lecita, entrando dicevi almeno: buona sera.

Silvana         Andrea, che cosa ti viene in mente?

Diego          (chiede aspro) Che ore sono?

Andrea         (Indicandogli l'orologio sul camino) Sono le dieci, guarda.

Diego           (si alza, si ficca di nuovo le mani in tasca, è contrariato)  Già le dieci?Buona sera allora, come ti piace. (Gira sui tacchi ed esce).

Silvana         (ad Andrea come una furia) Che c'entravi tu? Chi ti ha autorizzato a trattarlo a quel modo? (Balza nella strada, chiama forte) Diego.... Diego... non è tardi, torna indietro... senti... (la voce si perde lontano angosciata...) Diegooo...

Malvina       (ad Andrea) Perché hai fatto questo?

Andrea         (scattando  di nuovo)  Perché ero stufo, ecco. E perché era tempo.

Malvina       Silvana non te lo perdonerà.

Andrea         È pazza se gli correrà dietro ancora quando le avrò raccontato...

Silvana         (Rientra. Ha il viso sconvolto, gli occhi allucinati; le labbra le tremano di collera. Si aderge davanti ad Andrea e gli dice con voce sorda) L'hai offeso... non verrà più... L'hai offeso di proposito... Sarai contento ora... (Di schianto piega un braccio sullo sporto del ca­mino, piega il capo sul braccio  e scoppia in singhiozzi).

Andrea         Non ti disperare. Ti assicuro che non ne vale la pena.

Delar            (alzandosi)  Non pianga così, Silvana. Mi fa male al cuore a sentirla. Pensi che vi sono altri che le vogliono bene.

Silvana         (drizzandosi e voltandosi come una vipera)  Lei se ne vada... vada via... vada via...

Andrea         (battendo una mano sulla spalla a Delar)  Lasciala stare, va', abbi pazienza. Non è questo il momento buono.

Delar            (compunto) Mi dispiace.  Proprio mi dispiace. Buona notte signora Malvina. Ciao, Andrea (esce).

(Silvana s'è ripiegata sul davanzale del camino e continua a singhiozzare piano).

Malvina       Hai fatto male Andrea a investire Diego a quel modo in faccia a Delar.

Andrea        Era tempo di finirla con questa commedia ridicola. Che cosa veniva qui a fare, i pochi minuti che veniva, se il pensiero era continuamente altrove? (Ride) Ah! Ah! Adesso si sa chi è la bella che gli ha rapito il cuore. Ha mirato in alto, lui.  Già, non per nulla sembra un signore; ne è convinto anche lui ed ha pensato che gli conviene fare il signore sul serio. (A Silvana direttamente) Vuoi sapere chi è questa bellezza che te lo porta via? Nientemeno che la signorina del castello. Bah! non si scherza!

(Silvana solleva il capo, si gira, guarda Andrea con occhi spalancati e attenti).

Andrea        (continuando) Prima non si poteva sapere chi fosse. Adesso che finalmente uno li ha sorpresi e l'ha spifferato piano e forte, c'e un mucchio di gente che di­ce di saperlo da un pezzo. Qualcuno racconta che vedeva Diego salire ogni sera la strada che mena al castello, fermarsi al cancello del parco dietro al quale la giovane castellana lo stava ad aspettare. Altri asseriscono d'averli visti passeggiare insieme in aperta campagna di sera tardi, a quest'ora. Vedi?Dopo essere andato via di qui dove stava sulle spine.

(Mentre Andrea parla, Silvana lo ascolta colle mani intrecciate dietro le reni, le spalle appoggiate al camino. E ascoltandolo il suo volto si spiana e la sua bocca sorride).

Andrea        E pare che siano cotti tutti e due e che presto i castellani partiranno per la città. E naturalmente Diego partirà con loro per sposare presto. Talvolta queste ragazze troppo ricche, troppo viziate e capricciose fanno di queste pazzie. Suo padre le permette ogni cosa, la lascia libera di fare la propria volontà e le nozze avverranno sul serio.  È inutile dunque che tu speri ancora qualcosa da Diego. Ma vedo  che sorridi, alla buon'ora. Ti sei persuasa una volta. Del resto non hai  perso gran che. Diego con tutte le sue apparenze di gran signore, non è che un poveraccio qualunque. Che cosa possiede infine? Una casupola e un pezzetto di terra grande co­me un fazzoletto. Tu con tutto quello che t'hanno lasciato i nostri genitori, colla dote che hai puoi aspirare a ben altro. Io non ho mai visto di buon occhio questa tua relazione con Diego. E sono contento che sia finita così. Ma sei contenta anche tu, mi pare. No?

Silvana         (staccandosi dal camino. Lentamente quasi parlasse più a sé che agli altri)  Sì, sono contenta, adesso sono veramente in pace. (Avviandosi verso l'interno)  Buona notte.

Andrea         Buona notte. Cerca di dormire tranquilla e di svegliarti allegra domani.

Malvina       (quando le passa accanto, dolcemente)   Buona notte, Silvana.

Silvana         (voltandosi verso di lei con un cenno di saluto della mano)  Malvina cara!

Fine del primo atto

                          


ATTO SECONDO

La stessa cucina del primo atto. Di mattina. Sul tavolo un cesto di verdura. Malvina accanto ai fornelli, solleva il coperchio di una pentola e rimesta dentro.

Anna Maria (entra con un mazzo di fiori enorme che reg­ge a fatica tra le braccia) Guarda mamma.

Malvina       (voltandosi stupefatta) Buon Dio, Anna Ma­ria, dove sei? (Scherzosa) È un giardino ambulante che entra nella mia casa o è la mia bambina?

Anna Maria    (ridendo, un po' ansante) È la tua bambi­na, mamma. Non mi vedi?

Malvina      Ma sì, vedo la punta di un nasino in mezzo ai fiori che forse è il nasino di Anna Maria, e due stelline splendenti che forse sono gli occhi di Anna Maria e un ciuffetto... un ciuffetto sbarazzino che certo è il suo ciuffetto. Ma Anna Maria dov'è? (copre la pentola, appende il mestolo, viene incontro ad Anna Maria e la cerca dietro il gran mazzo di fiori)  Ah! Eccola! (Le prende la faccina tra le mani e la bacia. Ridono tutte e due gaiamente)  Bontà divina, Anna Maria: dove hai colto tutti questi fiori? (glieli prende per liberarla da quel peso).

Anna MariaNon li ho colti in nessun posto. Me li ha dati il signor Alberto, l'amico del babbo, per la zia Silvana.

Malvina       Sei stata dal signor Alberto?

Anna Maria No mamma l'ho trovato per la strada: veniva da noi.

Malvina       (divertendosi) Con questo gran mazzo?

Anna MariaSì, ma lui non lo portava con tutte due le braccia come me. Lui lo portava con un braccio solo.

Malvina       Chissà come stava bene.

Anna MariaMa sì, mamma, lo portava così.   (piega un braccio per dimostrare come egli lo portasse) e sembrava portasse una piuma. Io invece sono tutta sudata.  (Col dorso della mano si asciuga la fronte).

Malvina      Forse pesava anche a lui, per questo l'ha dato a te.

Anna Maria No no, mamma. Mi aveva già vista e mi aveva detto: « Ciao Anna Maria, vengo a casa tua ». E venivamo insieme. Poi ha incontrato Stefano del mulino che l'ha fermato. Allora m'ha dato il mazzo e mi ha det­to: « Portalo alla zia Silvana, dille che questi fiori li ho colti stamattina freschi freschi per lei. Dille che l'ho sempre in mente ».

Malvina       (interrompendola) Oh, per carità, non dire questo alla zia Silvana, sai?

Anna Maria (ingenuamente) Perché?

Malvina       Perché lei non vuol essere nella mente del signor Alberto. Vieni che mettiamo i fiori in fresco. In questo secchio credo che ci staranno.  (Li mette in un secchio in terra vicino al muro dalla parte dei fornelli).

Anna Maria (preoccupata) Se viene il signor Alberto e vede i fiori in un secchio in terra, che cosa dirà?

Malvina       Cosa vuoi che dica? Non so dove metterli. Non è facile trovare un vaso grande che li contenga tutti con quel lungo gambo che hanno le peonie e i giaggioli. (ride involontariamente) Ah! come omaggio floreale èmolto delicato davvero. (ad Anna Maria che è crucciata) Non ti angustiare cara, il signor Alberto troverà che stanno bene anche lì. La zia Silvana è in cortile a raccogliere il bucato già asciutto, vuoi andare ad aiutarla?

Anna  Maria   Sì, mamma. (esce)

Malvina       (sola mentre accanto al tavolo monda la verdura)  Poveretto, ha spogliato il suo giardino per Silvana enon s'accorge che Silvana lo vede come il fumo negli occhi. Ora ancor più di prima…

Bettina        (sporge il capo dall'uscio aperto della strada)  E così, avete visto?

Malvina       Visto che cosa?

Bettina        Visto o sentito, insomma, che Diego se n'è andato.

Malvina      Ma andato dove?

Bettina         Ma non sapevate che aveva perso la testa per la signorina del castello?

Malvina      Questo sì, l'abbiamo saputo l'altra sera da Andrea.

Bettina         (avanzando di qualche passo) Ebbene, stamane sono partiti.

Malvina       (venendole incontro con interesse) Anche Diego?

Bettina         Naturalmente, anche Diego. Sono partiti tutti quanti in macchina. Il vecchio castellano davanti con l'autista, la bella castellana e Diego dietro, seduti vicino vicino. Erano le otto. Tutto il paese ha visto.

Malvina       Bisogna dire che anche lei ha proprio perso la testa per Diego.

Bettina        Ah! certamente. E Silvana non voleva credere quando l'altra sera le dicevo che Diego non merita le sue premure.

Malvina       Povera  Silvana! Lo  ama tanto!

Bettina        E lo so, lo so. Fossi io almeno al suo posto però, ora lo disprezzerei. Chi non mi vuole non mi merita.

Malvina       Credete  proprio che quella lo sposerà?

Bettina        E perché se lo sarebbe portato dietro se non con questa intenzione? Intanto Diego, siccome quando tor­nerà al paese salirà anche lui al castello come a casa sua, così vuol disfarsi della casetta di suo padre e del podere. Forse perché non restino a rammentargli la sua origine.                                       

Malvina       È possibile che si sappiano già queste cose? Come chiacchiera la gente.

Bettina        Niente affatto, non sono chiacchiere della gente. Diego ha incaricato Stefano del mulino di vender tutto al più presto possibile e Stefano si dà già d'attorno per trovare il compratore.

Malvina      Con tutto quello che son costati di sacrificio a suo padre quella casa e quella terra, e tutta la passione che vi aveva sua madre! Diego se ne disfa come niente fosse.

Bettina         Capita sempre così. I padri fanno e i figli disfano.

Malvina       Bene, io dico che un giorno s'accorgeranno tutti e due d'aver commesso una corbelleria. Diego è un gran bel ragazzo, ha l'aria di un signore, ma in fondo è pur sempre un contadino.

Bettina         Giusto. È un contadino.

Malvina       E a meno che non restino sempre in casa soli a filare il perfetto amore, quando gli capiterà di tro­varsi a contatto con gente non del suo stampo, egli si troverà a disagio e sua moglie si vergognerà di lui.

Bettina        Questo è certo.

Malvina       Tranne che lei, se davvero è così innamorata, non s'impegni di dirozzarlo, istruirlo, insegnargli le belle maniere; di farne insomma un altro uomo.

Silvana         (entrando con una bracciata di biancheria che mette su una sedia) Parlate di Diego?

Bettina        (confondendosi) ... Ma... no... così si discorreva...

Silvana         (disinvolta) Parlatene pure liberamente. È dun­que partito stamattina?

Malvina      (stupita)  Come fai a saperlo?

Bettina         Chi te l'ha detto?

Silvana         (calma) Nessuno me l'ha detto. Non sono ancora uscita di casa stamane, ma stavo in fondo al cortile dove il muretto basso dà sulla campagna ed ho sentito due uomini che passavano nel viottolo e ne discorrevano a voce alta con gran calore.

Bettina         Tutto il paese ne parla.

Silvana         Ne parlerà per due giorni, poi non ci penserà più.

Bettina         Vedo che te la prendi con filosofia, fai bene.

Silvana        Che volete? Son cose che capitano.

Bettina        Brava. Sono contenta di vederti tranquilla. Sei giovane e sei bella, hai una buona dote e troverai di meglio. Diego non ti merita (avviandosi per andare) Non ci pensare più nemmeno tu. Buon dì Malvina.  (esce)

Malvina .     Però, che mascalzone  Diego!

Silvana        (dolcemente) Non insultarlo, Malvina.

Malvina       Tu lo scusi e lo pensi ancora?

Silvana         Sempre lo penserò.

Malvina      E magari lo ami ancora.

Silvana        Come potrei non amarlo? Forse che tu non ami Andrea con tutto quello che sai di lui? Con tutti i torti che ti fa? Andrea potrebbe metterti sotto i piedi e tu lo ameresti sempre.

Malvina       (abbassando il capo) È vero.                              

Silvana        Io posso irritarmi con Andrea che è mio fra­tello, posso giudicarlo e criticarlo perché lo guardo con occhi spassionati e giusti. Tu non puoi e non potrai mai perché lo guardi con occhi d'amore. Così come io guardo Diego.

Malvina       (rialzando il capo) Sai, diceva la Bettina che Diego ha incaricato Stefano del mulino di vendergli la casa e il campo più presto che può.

Silvana         (colpita)  Ah!

Malvina       Con tutto l'attaccamento che avevano i suoi per quella poca roba. Ma può darsi che Diego voglia avere un po' di denaro in tasca per non dipendere proprio in tutto da loro e farsi le prime spese.

Silvana        Può darsi. (si passa una mano sulla fronte) Vo­glio comprare io la casa e il campo di Diego.

Malvina      Tu? Ma perché?Che ne vuoi fare?

Silvana         Sono attaccata anch'io a quella casa e a quel pezzo di terra. (commuovendosi) Tante volte sono stata nella casa in dolce intimità colla mamma di Diego. So quanto ci teneva a quella casetta e alla prosperità di quel podere. Non voglio vadano a finire in mani estranee. Sono anch'io legata da troppi ricordi a quella poca ruba.  La comprerò.

Malvina      Chissà se farai in tempo.

Silvana         (con ansia) Sai di qualcuno che s'è già fatto avanti?

Malvina       Di sicuro non so nulla. Ma poco fa Anna Maria ha incontrato sulla strada il signor Delar che veniva da noi. Era carico di fiori per te. Tutti quelli, guarda (le indica il secchio che Silvana guarda con indifferenza) Poi Stefano del mulino l'ha fermato per parlargli e allora ha dato i fiori ad Anna Maria perché te li portasse. Penso, adesso, che Stefano l'abbia fermato per l'affare di Diego.                   

Silvana        È certo che Delar farebbe l'acquisto in società con Andrea per una delle loro nere speculazioni. Com­perar per dieci approfittando dell'occasione, rivender por cento dopo. Così onesto com'era Andrea prima. Quel Delar è il suo cattivo genio e lui non se ne accorge. Ma la roba di Diego non andrà nelle loro mani.

Malvina      E tu che cosa ne farai?

Silvana         La terra la farò lavorare, la casa andrò a vederla e ad aprirla di quando in quando. Ora vado da Stefano subito.   (Esce.)

Malvina      Povera  Silvana, come lo ama ancora.  (va sull'uscio del cortile, chiama) Anna Maria!

Anna Maria    (entrando di corsa) Che cosa vuoi, mamma?

Malvina       Aiutami a pulire l'insalata. Stamattina ho fatto ben poco.

Anna Maria (monta in ginocchio sulla sedia e mentre aiuta Malvina) Mamma, è venuto il signor Alberto?

Malvina       Non ancora.

Anna MariaE la zia Silvana che cosa ha detto dei fiori?

Malvina      Niente.                                                                   

Anna Maria (incredula) Niente? Ma non ha visto come sono belli?                                                                         

Malvina       Forse non ha visto!                                             

Anna Maria (costernata)   Ma tu non le hai detto che sono del signor Alberto per lei? Il signor Alberto me l'ha tanto raccomandato.

Maddalena  (ferma sull'uscio si guarda attorno circospet­ta, non vedendo Silvana fa un passo avanti) Sicché si è proprio bruciato le ali. L'hai sentito, Malvina? Lo sai?

Malvina       (seccata)  Sì, Maddalena, lo so. Non fatemi far altre chiacchiere che ho giàperso troppo tempo stamane.

Maddalena (andandosene)  Un fatto simile non è mai capitato in paese,  davvero non è mai capitato.

Anna Maria    Mamma, chi si è bruciato le ali?

Malvina       Un farfallone, cara.  Uno stupido farfallone.

Anna Maria    Girava attorno al lume, non è vero mamma?

Malvina      Sicuro, girava attorno al lume. Andiamo a la­vare l'insalata alla tromba, Anna Maria. (prende il re­cipiente dell'insalata e si avvia)

Anna Maria (scivolando dalla sedia) Lo porto io, mamma, lo porto io.

(Malvina le dà il recipiente ch'ella porta con la stessa solennità con cui aveva portato poco prima i fiori. Entrambe escono dall'uscio del cortile)

Silvana         (entrando come una folata di vento) Fatto in tempo Malvina. Fatto tutto dinamicamente, la corsa da Stefano, il contratto. (S'accorge che la cucina è deserta e ride) Toh, credevo vi fosse Malvina. Non mi accorgevo di parlare ai muri. (Siede accanto al tavolo) Sono stan­ca però. (appoggia un gomito sul tavolo e il viso nella mono)  Volere o no mi sento oppressa... Chissà... Oh, Diego!  Tu non puoi dimenticare che t'ho dato il mio cuore.

Pinin           (si affaccia all'uscio. È un bel ragazzo, scalzo e scamiciato, ma pulito con un viso aperto e franco e gli occhi vivaci) Silvana... piangi?

Silvana         (voltandosi verso di lui)  Oh no Pinin; perché dovrei piangere?

Pinin            Pèrche Diego è andato via.

Silvana        E con questo?

Pinin            Con un'altra.

Silvana        Che ne sai tu?

Pinin           Tutto il paese lo dice.

Silvana        Il paese si diverte.

Pinin           No, Silvana. Rincresce a tutti;  anche a me rincresce.

Silvana        Povero Pinin.

Pinin           Povera Silvana. Diego non voleva bene a te?

Silvana         Sì, Pinin.

Pinin           E tu non volevi bene a lui?

Silvana        Tanto Pinin!

Pinin            Diego non è buono se ha potuto lasciarti.

Silvana         Che ci vuoi fare?

Pinin            Però hai voglia di piangere.

Silvana         Sei tu Pinin che hai voglia di farmi piangere.

Pinin           (con la voce tremante e il bel viso compunto) Io ti voglio bene Silvana, ti voglio bene per davvero, come alla mia mamma e non voglio che ti diano dei dispiaceri.

Silvana        Sei un caro ragazzo, Pinin.

Pinin            Hai bisogno qualche cosa, Silvana?

Silvana        No caro, quando avrò bisogno verrò a cercarti.

Pinin            Proprio?

Silvana        Sì proprio, sta' sicuro.

Pinin            Ciao Silvana. Viene Andrea, scappo.

Silvana         (sorridendo)  Hai paura di Andrea?

Pinin            Con quei stivaloni lucidi mi mette soggezione. (via)

Silvana         (Intreccia le mani attorno a un ginocchio col viso proteso segnato da una grande stanchezza.  Lentamente)  Vorrei chiudere gli occhi e dormire un sonno profondo per un tempo indefinito. Un sonno senza sogni...  e risvegliarmi...

Andrea         (entrando colla solita baldanza)  Che cosa mediti, Silvanella?

Silvana        (ricomponendosi) Niente.

Andrea        Bene. Così mi piace. Perché  a quest'ora avrai sentito...

Silvana        (indifferente) Ho sentito. (Si alza, cerca di mettere ordine sulla tavola).

Andrea         Dopo tutto è meglio che se ne sia andato. (Pas­seggia in su e in giù) Lontano dagli occhi... Lo dimenti­cherai più presto. No?

Silvana         Preferirei non parlarne, Andrea.

Andrea         (fermandosi davanti a lei) Parliamone invece. Tutti sapevano che Diego era fidanzato con te, tutti par­lano ora di ciò che è avvenuto e anch'io mi sento mortificato. Un affronto fatto a te è come fatto a me.

Silvana         (guardandolo con un sorriso ironico) Grazie, An­drea.

Andrea         Non credi? Parola d'onore. Per questo mi piace il tuo contegno calmo e fiero. Questo si chiama essere ragionevoli. Io, Silvana, vorrei suggerirti una cosa.

(Silvana raccoglie gli avanzi di insalata, li mette nel cesto, prende uno strofinaccio, pulisce il tavolo e tace).

Andrea         Mi senti Silvana?

Silvana         Sono qui, non mi vedi?

Andrea        È la tua attenzione che voglio.

Silvana        Sono attenta.

Andrea         Fossi in te, vorrei fargli vedere come poco m'im­porta del suo modo d'agire. Vorrei che ritornando al paese mi trovasse già sposata con un altro meglio di lui. Appagata e felice.

Silvana         Oh, Andrea! La felicità non è di questa terra.

Andrea        Eppure quando tu possedessi l'amore, un amore vero, ardente, devoto; una ricchezza che potrebbe metterti al disopra d'ognuno, farti brillare nel mondo, sod­disfare ogni tuo gusto, ogni desiderio... non credi che potresti essere felice?

Silvana         (annoiata) Può darsi.

Andrea         Solo che tu volessi, c'è uno che ti ama dal primo giorno che ti ha veduta... e non aspetta che un tuo cenno pur gettarsi ai tuoi piedi.

Silvana         (corrugando la fronte)  Digli di non farlo. Se lo facesse lo calpesterei.

Andrea         (ergendosi) Silvana...

Silvana         (affrontandolo ardita) Andrea...

Andrea         Non t'ho ancor detto chi sia e tu...

Silvana         (interrompendolo)  Non c'è bisogno di dirmelo. Già un'altra volta me ne hai parlato. Credo che basti.

Andrea         (irritato con scherno)   Forse aspetti che l'altro ritorni?

Silvana         Forse.

Andrea        (ridiventando persuasivo e suadente) Non illu­derti, non tornerà. Non torna indietro uno che raggiun­ge il vertice che ha sognato. A furia di sentirsi dire che sembra un signore, ha desiderato di esserlo veramente. Tu non sai come quell'altra l'ha stregato e come lui ne sia innamorato. Tutte e due sono innamorati. Nessuno potrebbe dividerli ormai. Non illuderti ripeto. L'aspetterai invano.

Silvana         Non importa.

Andrea         Intanto perdi il tuo tempo.

Silvana         Non importa.

Andrea         E la tua giovinezza..

Silvana         Anche di questo non importa.

Andrea         Gli anni passano Silvana, e anche la tua bellez­za sfiorirà e ti ritroverai vecchia e sola senza una fami­glia tua che ti consoli, senza un focolare tuo a cui ri­scaldarti il cuore.

Silvana         Come ti  interessa il mio  avvenire Andrea.

Andrea        Non sono tuo fratello? Non t'ho fatto da padre.

Silvana         Non dico di no.

Andrea         Ho dunque il dovere di consigliarti come tu per reciproco riguardo hai quello di ascoltarmi. Io Silvana desidero il tuo bene.

Silvana        O il tuo?

Andrea         Perché sei così aggressiva?

Silvana         Sto sulle difensive,

Andrea         Come se io ti tendessi delle insidie.

Silvana         Temo la tua ostinazione.

Andrea         Perché so in che mani ti affido.

Silvana         Non c'è uomo che mi dispiaccia più di colui che tu mi proponi.

Andrea         Perché non lo conosci.

Silvana         Lo conosco meglio di te perché non sono come te infatuata, e ti dico:  sta' in guardia, Andrea.

Andrea        Non fare la saccente, sei ridicola colle tue previsioni.

Silvana         Ridicola fin che vuoi; ma un giorno o l'altro ti trascinerà in qualche grosso guaio e poi ti pianterà nella pania.

Andrea         (irritato) Ti proibisco di pensar male di lui. Per conto mio non ho nulla da dire contro Delar. Ho sempre avuto da lui cortesie e riguardi.

Silvana         È  naturale, gli conviene. Ha trovato in te un buon elemento per i suoi traffici svariati.

Andrea        Sei una viperetta come non ti credevo.

Silvana         (disgustata e stanca) Se la smettessimo, Andrea?

Andrea         (testardo) Dunque la tua ultima parola?

Silvana         (energica) No.

Andrea         Pensaci e rifletti.

Silvana         Non c'è bisogno. Ciò che ho detto ho detto.

Andrea         Gli ho promesso di perorare la sua causa presso di te. Credevo di poterlo fare contando sul tuo buon senso e sulla tua riconoscenza.

Silvana         (sSpalancando gli occhi stupefatta)   Riconoscenza? A chi? Per che cosa?

Andrea         Riconoscenza a me che ti chiedevo questo come un favore per un caro amico. Riconoscenza, sì, per quanto ho fatto per te dacché son mancati nostro padre e nostra madre.

Silvana         Che cosa, che cosa hai fatto che meriti un così grave sacrificio da parte mia?

Andrea         T'ho aperto la mia casa quando sei rimasta sola, ti ho considerata e trattata come una della mia famiglia...

Silvana         Perché? Non sono della tua famiglia?

Andrea         Non t'ho lasciato mancare mai nulla... E che co­sa ti ho chiesto in tutto questo tempo?

Silvana         (pallida, colla voce tremante) Non continuare più, Andrea... È così disgustoso quello che dici... così volgare questo rinfacciarmi quello che m'hai dato.

Andrea         (riprendendosi) Mi fai perdere il controllo an­che senza volerlo.

Silvana         (con amarezza) Non  sono venuta io a battere alla tua porta per essere accolta. Potevo benissimo star­mene anche sola. A quindici anni mi sentivo già don­na, capace di vivere sola. E nulla mi mancava. Certo, credevo che tu mi volessi con te per affezione e che mi offrissi la tua casa a cuore aperto. Se ben ricordi, io subito volevo dividere la spesa del mio mantenimento. Malvina non ha voluto e nemmeno tu allora. Avessi saputo che un giorno mi avresti rinfacciato quello che ho mangiato alla tua tavola, non avrei accettato quella tua generosità né la tua ospitalità.

Andrea        Non esaltarti e non dare alle cose un'importanza esagerata. Nella collera possono sfuggire parole che non si è mai pensato di dire.

Silvana         Ora non posso credere che queste cose non le hai mai pensate e non potrei più vivere in casa tua. Un bicchier d'acqua bevuto nella tua casa, mi farebbe male.

Andrea         Nondir sciocchezze.

Silvana         (ritornata calma, ma triste) Ti prego di dirmi che cosa hai speso in questi sei anni per il mio mantenimento.  Sai che ti  posso pagare. Poi, oggi stesso mi cercherò una casa dove vivere in pace.

Andrea        (furibondo)   Silvana, non farmi uscir dai gangheri.

Silvana         Ne sei già uscito, non te ne accorgi?

Malvina      (entra col recipiente dell'insalata e si ferma interdetta guardando ora l'uno or l'altra)  Che cosa c'è? Perché siete così alterati?

Silvana        Niente. Desidero andar via, trovarmi un buco qualunque, un solaio, una soffitta, una cantina, ma una casa dove sentirmi in casa mia.

Malvina       Ma qui non ti senti in casa tua? Chi t'ha mai fatto qualche torto?

Silvana        Tu no, tu no, Malvina...   Ero così contenta di stare con te e con Anna Maria... Ma oggi Andrea mi rin­faccia quello che ha fatto per me... l'ospitalità e il pa­ne che mi ha dato...   (involontariamente  piange).

Malvina       (posando l'insalata sulla tavola)   È possibile, Andrea? Non sai più quello che dici.

Andrea         È che a parlare con voi c'è da perdere la ragio­ne.

Delar            (entrando) Baruffe in famiglia?                     

Andrea         (voltandosi di cattivo umore) Pettegolezzi...  Dove ci son donne... Ma anche tu non mi sembri troppo allegro, o sbaglio?

Delar           Non sbagli. Vengo dal mulino. Ma che diavolo ha quell'uomo? Il tempo di parlare con lui nella strada, venire in cerca di te in piazza per comunicarti l'affare, ritornare da lui per stringere il contratto... cos'è passa­to? Venti minuti? mezz'ora?... Nemmeno. Ha già fatto il contratto con un altro.

Andrea         Vuoi dire che ha già venduto?

Delar           Tutto.

Andrea        Ma scherzi?

Delar            Ti sembro un uomo che voglia scherzare in que­sto momento?

Andrea         Ti ha detto almeno chi è il compratore?

Delar           Non me l'ha voluto dire.

Andrea         Dovevi insistere.

Delar            Bravo. Ho fatto fuoco e fiamme. A momenti mi spinge fuori dell'uscio.

Andrea         (passandosi le mani nei capelli)  Mi piacerebbe sapere chi è quell'accidente.

Silvana          (asciugandosi gli occhi mentre sta per andare verso l'interno) Quell'accidente sono io, Andrea.

Andrea         (interdetto)  Tu?...

Fine del secondo atto

                               


ATTO TERZO

Otto  mesi dopo, all'inizio della primavera, nella nuova abitazione di Silvana. Una cucina salotto ben sistemata. L'uscio si apre su un piccolo giardino dove primule e sassifraghe sono già fiorite. In fondo al giardino, in faccia all'uscio della cucina, il cancelletto socchiuso che dà sulla strada. Silvana è in giardino, curva su un vaso di sassifraghe cui sta tagliando colle forbici qualche rametto sfiorito.

Antoni         (Spinge il cancello ed entra. È turbato e per­plesso) Ciao, Silvana. Già china sui fiori?

Silvana         (rizzandosi gaiamente) Oh Antoni, che buon ven­to?

Antoni         (scrollando il capo) Niente buon vento, Silvana; piuttosto cattivo vento.

Silvana         (allarmata gli va incontro) Perché, Antoni?Che cosa succede? Qualcuno di laggiù!...

Antoni         Via, via, non metterti già in orgasmo, Silvanella. Qualcuno di laggiù, sì. Temo debba succedere qualcosa a tuo fratello Andrea.

Silvana         Madite, dite che cosa c'è.  (Viene avanti seguita dal vecchio. Entrano in cucina).

Antoni         C'è questo. (stanno tutti e due in piedi) Ieri sono andato al mercato in città e sono tornato tardi, coll'ultimo treno. Avevo con me, mio nipote Pinin. Sul­la nostra carrozza c'erano soltanto, seduti sul sedile di fianco a noi, due signori che chiacchieravano. Uno non so chi fosse, l'altro era quel tal forestiero che sta al vil­lino rosso, quello che è amico, o socio, o che so io, di tuo fratello.

Silvana         Il signor Delar, volete dire?

Antoni        Sì, quello. Sai se Andrea ha comperato in società con lui qualcosa della vendita di Palazzo Torriani?

Silvana         Antoni, è dal mese di settembre che non sono più in casa di Andrea! Quindi non posso sa­perlo. Ma può darsi. Trafficavano insieme, Andrea e costui di qualsiasi cosa. Può darsi che abbiano acquista­to anche della roba dei Torriani, per rivenderla poi chissà come.

Antoni         Devono aver comprato delle ceramiche antiche in questi giorni. Dunque ti dicevo che ieri sera ero in treno con Pinin. Lui dormiva. Io tenevo soltanto gli oc­chi chiusi. Quei due credevano che dormissi anch'io, e forse quel signor Delar non deve aver mai messo gli oc­chi sulla mia povera persona e non doveva conoscermi perché parlava coll'altro piuttosto liberamente. Parlava di questa vendita Torriani e di certi vasi pregiati e di altre cianfrusaglie che avevano comperato e già riven­dute. Poi il treno sferragliò forte e non sentii più nulla. Mi giungeva all'orecchio ogni tanto qualche parola confusa, e alla fine sentii che diceva di assegni a vuoto con la firma soltanto del suo socio. Sollevai un tantino le ciglia e lo vidi sfregarsi le mani soddisfatto mentre l'al­tro rideva. Non sono scesi qui, sono scesi due stazioni prima.

Silvana         Siete sicuro d'aver sentito bene?

Antoni         Perbacco! Avevo proprio l'impressione che complottasse qualcosa in danno di Andrea.

Silvana         Andrea è grande, grosso ma è un gonzo. Si crede intelligente e se la lascerebbe fare da un bambino. L'ho messo qualche volta sull'avviso per certe voci che correvano in paese e per una certa ripulsa che m'ispirava quel tizio, Ma sapete, Antoni, con Andrea non si poteva parlare da qualche tempo. Perché non siete an­dato subito da lui ieri sera?

Antoni         Per la ragione che dici tu.  Chi si perita a par­lare con Andrea colla boria che ha messo su e l'arroganza con cui ti guarda? Ho pensato di venirlo a dire a te che avresti potuto trovare qualche modo d'aiutarlo. Sarei venuto ieri sera appena arrivato, ma era tardi, certo tu eri già a dormire. Poi ancora sul treno m'è venuto un maledetto mal di denti da togliermi di senno. Adesso sai quello che ti volevo dire. Cerca tu di avvisare Andrea.

Silvana         (passandosi una mano sulla fronte) Di affrontare Andrea io non mi sento... proprio non posso... Non sono più andata in casa sua dal giorno che ne sono usci­ta e nemmeno lui ha ancor messo piede in casa mia. (va alla credenza, riempie un bicchiere di vino e lo porge al vecchio)  Bevete, Antoni, vi passerà il male di denti.

Antoni         O,quello è ormai passato,  però il vino mi  farà bene ugualmente. Grazie, Silvana.

Silvana         (costernata) Come devo fare? Come devo fare? Anche se gli parlassi, Andrea non mi ascolterebbe, non mi crederebbe. Capacissimo di insolentirmi. Una lezione sela merita! Però mi rincresce, perché, infine, Andrea è mio fratello e il suo nome è anche il mio e se si impiastriccia non fa piacere neanche a me.

Antoni        Parla con tua cognata.

Silvana        O poveretta! Credete che Malvina abbia voce in capitolo con quel superuomo di Andrea? Piuttosto se trovassi un ragazzo, gli manderei un biglietto. Lui apra gli occhi e stia attento.

Antoni         Ma, sì, puoi fare così. Scrivigli quello che ti ho raccontato. Digli pure che l'ho sentito io. Se vuoi ti mando Pinin perché il biglietto lo porti lui.

Silvana         (prende dal piano della credenza penna e cala­maio e li porta sul tavolo)  Sì, mandatemi Pinin. Dite­gli di farmi questo piacere.

Antoni        Te lo fa di sicuro. Pinin ti vuol bene. Lo sai an­che tu. Ha della venerazione per te come per la sua mamma che non ha più. Dice che sei la  donna più bella del mondo e la più buona.

Silvana         Nientemeno. Come se lui avesse girato il mondo.

Antoni        Non l'ha girato. Lui il mondo lo immagina alla sua maniera. È un ragazzo intelligente e fantasioso. E nel suo mondo ha fatto un trono per te. Andrebbe nel fuoco per farti un favore.

Silvana         (mentre leva dal cassetto un foglio di carta e siede accanto al tavolo per scrivere) Lo so, lo so che è tanto bravo e caro. Mandatemelo subito, Antoni.

Antoni        Speriamo che le cose siano meno gravi di quel­lo che possono sembrare. Stammi bene, Silvana.

Silvana         Vi ringrazio di essere venuto. (sola) Qualche gua­io doveva capitare ad Andrea. Un bell'affare. Purché, se c'è del vero in quello che ha raccontato Antoni, non sia troppo tardi. (Scrive in fretta. Di tanto in tanto si passa la mano sulla fronte. Ha finito, piega la lettera, la mette nella busta).

Pinin            (Apre il cancello, attraversa il giardino correndo, si ferma sull'uscio. È già scalzo e scamiciato i riccioli al vento, il sorriso sulle labbra). Il nonno ha detto che hai bisogno di me, Silvana. Di cosa hai bisogno?

Silvana         (dopo aver suggellata la busta) Bravo Pinin, vuoi portare questa lettera ad Andrea?

Pinin            Certo, Silvana. E debbo aspettare una risposta?

Silvana         Non c'è risposta. (gli dà la lettera)  Va', corri, Pinin.

Pinin            (La prende e sta a guardare Silvana un momento prima di muoversi. Poi a mezza voce con aria di grande mistero)  Silvana... sarei venuto lo stesso fra poco, per dirti una cosa.

Silvana         Che cosa, Pinin?

Pinin            Ieri al mercato ho visto Diego.

Silvana         Che cosa, Pinin?

Pinin            Ieri al mercato ho visto Diego.

Pinin            (subito agitata)  Davvero Pinin? Dove l'hai visto?

Pinin           (con la stessa aria di mistero) L'ho visto in via Caracciolo. Il nonno era entrato in una tabaccheria, io guar­davo in una vetrina mentre l'aspettavo, ed ecco nel ve­tro vedo uno che passa e mi sembra Diego. Mi volto di colpo: era proprio lui.

Silvana         (emozionata) Sei sicuro? Ma sei ben sicuro?

Pinin            (sorridendo) Non vuoi che lo conosca, Silvana? So­no sicuro. Ma in che stato era...

Silvana         (rattristandosi) Ah! si?... Era solo?

Pinin             Solo, solo. Ma molto malandato, sai? Era ancora bello, ma così malinconico. Magro, patito, vestito male...  Camminava come un sonnambulo. À un tratto si è ferma­to incerto se tornare indietro o proseguire. È stato un po' in forse, poi ha proseguito, s'è perso tra la folla, non l'ho più visto. Se fosse indietro lo avrei fermato per salutarlo.

Silvana         (agitata) Corri, Pinin, corri  a portare la lettera ad Andrea, dopo ritorna a raccontarmi ancora qualcosa di Diego.

Pinin            (avviandosi) T'ho detto tutto, Silvana, è tutto qui. Non c'è altro. (attraversa il giardino).

Silvana         (andando sull'uscio gli grida)  Mi dirai quello che mi hai già detto... Ho bisogno di sentirlo ancora, Pi­nin.

(Ritorna in mezzo alla cucina, le mani strette l'una contro l'altra,  gli occhi fissi trasognati. Si guarda intorno... dice a mezza voce)  C'è della polvere su quello specchio e su quella mensola... 

(Cerca uno strofinaccio, si mette a spolverare e a riordinare un po' qua, un po' là dove è già spolverato, dove è già riordinato. I suoi gesti sono febbrili. Di tanto in tanto mormora)  Diego... povero Diego...

(A un tratto si ferma preoccupata. Scrolla il capo) Penso a Diego e non penso ad Andrea... Chissà com'è questa faccenda di Andrea...   Chissà, che cosa c'è di vero in quello che Antoni ha raccontato... Perché non sono andata io da lui invece di mandargli un bi­glietto? Avrei potuto accertarmi, vedere, sentire... Forse dare un consiglio ad Andrea.  (ride dolorosamente)  Co­me se Andrea fosse uomo da accettare consigli da qual­cuno... da me specialmente... M'avrebbe mandata via ec­co... Il suo rancore deve essere ben sordo, ancora, e pro­fondo se mai si è degnato di venire da me... Ma... sono io forse ritornata da lui?... Il mio caso è diverso. Non po­trò mai più tornare nella casa di Andrea,  per quanto Malvina e Anna Maria me ne abbiano pregata ogni vol­ta che sono venute a trovarmi. È terribile avere dei ran­cori tra fratelli... Ma io non ho rancore con Andrea. Non ritorno a casa sua perché non oso. Perché non so, perché non potrò mai più sapere, se la sua accoglienza sarà sin­cera o meno. Perché a ritrovarmi tra quelle mura, mi sentirei umiliata come il giorno in cui Andrea mi ha rin­facciato la sua ospitalità.

(Torna a spolverare, smuove una sedia, la rimette a posto, va a spolverare anche il davanzale della finestra. Si arresta finalmente) Che sto fa­cendo? Non ho già spolverato e riordinato tutto? Perché faccio questo? Perché?

(Non si accorge che Malvina è entrata tenendo Anna Maria per mano).

Malvina       Credevo ci fosse qualcuno. Ti sentivo parlare.

Silvana        (voltandosi di scatto verso l'uscio) Ah! sei tu, Malvina? E tu, Anna Maria? (Si china a baciarla) Mi hai sentita parlare, Malvina? Già ho preso l'abitudine di fantasticare, di sognare, di pensare ad alta voce. Sono stranezze che si fanno a essere soli... quando l'onda dei ricordi ci assale e ci travolge e ci opprime e ci solleva... e tu hai pianto, Malvina?Tutte e due avete pianto? Che c'è?... È dunque vero?

Malvina       Vero che cosa? (Spaventata) Che cosa sai Sil­vana?

Silvana         Ma... non capisco. Ho mandato Pinin con un bi­glietto per Andrea. È venuto Pinin?

Malvina       L'ho incontrato mentre venivamo. Andava di gran corsa, lui non deve averci vedute. Ma perché aveva un biglietto per Andrea? Tu hai bisogno di Andrea? Ti è successo qualcosa Silvana?

Silvana         A me niente. Ad Andrea deve essere successo qualcosa. È venuto a parlarmene poco fa Antoni che l'ha sentito a caso ieri sera in treno.

Malvina      (allarmata) Dio mio, Silvana, che cosa è succes­so ad Andrea?

Silvana         (vedendo entrare Pinin dal cancello) L'hai tro­vato?

Pinin            (venendo avanti, asciugandosi il sudore) L'ho tro­vato e gli ho dato il tuo biglietto. Appena in tempo, sai Silvana? Stava per uscire.

Silvana        Grazie, Pinin. (ad Anna Maria) Vuoi andare con Pinin in fondo al giardino? Sotto la siepe sono fiorite le viole. Coglietene un bel mazzo che metteremo davanti alla Madonna. Vuoi far giocare un poco Anna Maria, Pinin? Andate, andate in giardino. (a Malvina) Pare che Andrea abbia acquistato qualcosa con Delar e che Delar abbia pagato con assegni a vuoto colla firma di Andrea.

Malvina       (stralunata, col fiato sospeso) Oh Silvana... ma è possibile?

Silvana         Forse non sarà proprio così. Può darsi che An­tonio abbia capito male. A buon conto ho avvisato An­drea perché stia allerta. Speriamo che le cose non siano così gravi.

Malvina       Qualcosa di grave deve esserci perché da un po' di tempo Andrea è intrattabile. La nostra casa è diven­tata un inferno. Lui non sopporta più noi, ma anche lui è insopportabile. Il suo malumore è salito all'ultimo stadio e...  anch'io, non dico di no, ma Anna Maria soprattutto è il capro espiatorio. Stamattina l'ha anche picchiata. (la voce le trema e si mette a piangere).

Silvana          Povera Anna Maria!

Malvina       Per questo mi sono presa la mia bambina per mano e sono scappata qui. Andrea è diventato inumano. Da quando tu hai lasciato la nostra casa, non abbiamo avuto più pace. Delar non l'abbiamo visto più. Ora temo proprio che gli affari di Andrea non siano più tanto sicuri. Oh Silvana, ci fossi almeno tu ancora in casa nostra. Tu ci incoraggiavi e ci consolavi.

Silvana         Vediamo, non piangere Malvina. Non farti vedere da Anna Maria così disperata. Pensiamo piuttosto ai casi di Andrea e auguriamoci che Delar non sia davvero quel gran farabutto.

Malvina       Io vorrei che scomparisse dalla faccia della terra. Come hai fatto bene Silvana a non volerlo sposare.

Silvana        Lasciamo andare, questa è un'altra questione.

Malvina       È che tu Silvana hai un dono straordinario, quello di conoscere, giudicare e valutare a prima vista la gene per quello che realmente vale.

Silvana         Andrea sa che siete venute qui?

Malvina       Lo immaginerà certamente, né  verrà di sicuro a prendermi. E del resto io non voglio ritornare a casa. Fossevera la truffa di Delar, chissà in che furore monterà Andrea.  Ho paura per Anna Maria. Tienici con te, Silvana, almeno Anna Maria.

Silvana         Restate tutte e due finché volete, ma calmati e fatti animo. Colla disperazione in cuore non si può ragionare. Guarda... viene Andrea.  Dio mio com'è sconvolto! Ti prego, Malvina, se anche ti parla con vio­lenza, sta' zitta. È meglio non irritarlo. E mi sembra già lui stesso un cane bastonato. (va sull'uscio ad aspet­tarlo) Ciao, Andrea! E così? (si scosta per lasciarlo pas­sare).

(Malvina è seduta in un angolo della cucina col volto chiuso nelle mani).

Andrea         (si lascia cadere di peso su una sedia accanto al tavolo) E così... è finita. Canaglia!

Silvana         (in piedi davanti a lui)  È vero? irreparabile?

Andrea         Perché non mi hai mandato prima il biglietto?

Silvana         Prima quando? quando ancora non sapevo? Te l'ho mandato appena l'ho saputo.

Andrea         (appoggia un gomito sul tavolo e il volto nella mano) Troppo tardi.

Silvana         Perché? non c'è rimedio?

Andrea        Lui se n'è andato.

Silvana        Ah!

Malvina      (si alza e viene avanti) Che cosa ha detto? Che Delar è scappato?

Silvana         Pare. (ad Andrea)  Ma com'è questa storia?

Andrea         Come vuoi che sia? Le solite truffe che attaccano. Troppo mi sono fidato. Sono stato ingenuo come un ragazzino... uno stupido ecco... (con ira) Stupido come un allocco. È accaduto la settimana scorsa. Eravamo all'asta Torriani. C'era un mucchio di oggetti d'arte antichi ch'egli trovava bellissimi e convenienti e per i quali diceva d'aver già in vista il compratore con un lauto guadagno. Ma per il momento egli non aveva da disporre nessuna somma per avere impegnato il suo capitale in un affare che sarebbe stato vantaggioso per entrambi. Beh! si può essere più cretini di me? Ho anticipato la somma intera. Nelle sue mani. Il giorno dopo egli sa­rebbe tornato in città a ritirare gli oggetti e a pagare e mi avrebbe portata la ricevuta. Dopo col ricavo della rivendita si sarebbe messo a posto il dare e l'avere. Avevo fiducia in lui, sono più di due anni che traffichiamo insieme e tutto è sempre andato con ordine. Lo credevo giusto e intelligente, un uomo d'iniziativa, intraprendente....

Silvana        (interrompendolo) Intraprendente sì, è la parola esatta.

Andrea         Adesso ne convengo anch'io. Doveva portarmi la ri­cevuta l'altro ieri, non l'ho visto. Ho creduto che non avesse potuto andare in città il giorno prima e fosse andato quel giorno. Nemmeno il più piccolo dubbio mi è passato per la mente. Mi pareva sì, che da un po' di tempo il suo modo di fare fosse un po' strano, ma è un tipo originale,  diverso dagli altri....

Silvana         E tu hai dormito tra due guanciali.

Andrea         Purtroppo. Ora il tuo biglietto di poco fa mi ha messo in allarme. Sono andato al villino. Non c'era. La padrona si è stupita ch'io non sapessi ch'egli è par­tito. Partito per sempre, senza dire dove andasse.

Malvina       È naturale.

Andrea         (stizzito) Sta' zitta Malvina, ti prego. Non inter­rompermi.

Malvina       Senti, Andrea, mi pare giusto che io prenda parte alle tue pene.

Andrea        Non importa, non importa; tanto tu non puoi consigliarmi niente.

Silvana        Quando è partito?Se ieri sera ha fatto un trat­to di viaggio con Antoni. È partito stamattina dun­que. Non deve essere molto lontano.

Andrea         Antoni non t'ha detto che non ha proseguito fin qui, ma è sceso coll'altro due stazioni prima?

Silvana        Sì.

Andrea        È arrivato qui stanotte in macchina, m'ha detto la padrona, ed è partito stamattina prima dell'alba colla stessa automobile. Chissà dov'è a quest'ora. Ladro, ca­naglia....

Silvana         Le invettive sono inutili, mi pare.

Andrea         (alzandosi e passeggiando in su e in giù nervosa­mente)  Inutili lo so, ma almeno sono uno sfogo. (ferman­dosi davanti a lei)  È la galera, sai, se non ritiro gli assegni e non pago... quello che ho già pagato? Capisci?...  È il nostro nome intaccato, capisci?

Silvana         Capisco... io avevo già capito fin dal principio. E tu... tu avresti voluto buttarmi tra le zanne del lupo.

Andrea         (irritato, ricominciando a passeggiare)  Taci. So­no già mortificato per conto mio che mi picchierei. (fer­mandosi di nuovo davanti a Silvana) Sono cinquecento­mila... cinquecentomila che mi tocca sborsare un'altra volta. Se basteranno.

Silvana        Sono tante.

Andrea        (ripigliando la passeggiata) E non le ho... dispo­nibili. Cinquecento e cinquecento di prima, fa un mi­lione.... È una parola.

Silvana         (va presso la finestra e guarda fuori).

Malvina      (è tornata a sedere col volto chiuso nelle mani).

Andrea         (con sforzo) Tu... non puoi aiutarmi, Silvana?

Silvana         (senza voltarsi, con lentezza)  Io no.

Andrea         Pensavo che tu avresti potuto salvarmi.

Silvana         (voltandosi verso Andrea) Non posso. Ho avuto tante spese in questi mesi. La mia nuova sistemazione, la casa e il campo di Diego che ho comprati....

Andrea         (scattando) Non so perche hai voluto comprare quella bicocca e quel pezzo di terra. A che ti servono?

Silvana         (calma) Andrea... stai chiedendomi un aiuto e m'insulti.

Andrea         (passandosi le mani sul viso) Hai ragione, scusa, non so più quel che dico. (siede prendendosi la testa fra le mani).

Malvina       (solleva il capo, i suoi occhi vanno da Andrea a Silvana supplichevoli e ansiosi. Nella cucina è caduto un silenzio).

Silvana        Andrea.

Andrea         (non si muove e non risponde).

Silvana         (gli va accanto) Posso darti le poche gioie che la mamma ha lasciato a me. Le gioie che il babbo ha regalato alla mamma quando, riuscito col suo lavoro intelligente e onesto, a farsi una fortuna, ha potuto spen­dere con una certa larghezza. Sono poche, ma sono belle. Al babbo piacevano le cose belle per la mamma. Era bella anche lei e lui le voleva tanto bene! Ti ricordi quei gioielli? Due orecchini di diamanti e un fermaglio uguale.

Andrea         (rialzando il capo)  Sì.

Silvana        Un anello con rubino.

Andrea         Sì.

Silvana        Un braccialetto d'oro a catena pesante, un altro liscio d'oro massiccio con una piccola rosetta di brillanti. La mamma non li ha quasi mai portati questi gioielli, diceva di non sentirsi adatta. Povera mamma! Era umile e semplice.

Andrea         Sì, era umile e semplice. Povera mamma!

Silvana         Diceva: Li metterai tu, Silvana quando ti spo­serai.

Andrea         Ma ti sposerai Silvana?

Silvana         Credo di sì, Andrea.

Andrea        Presto?

Silvana        Non so.

Andrea         Chi sposerai?

Silvana         (eludendo la domanda) Vado a prendere i gio­ielli, Andrea (esce).

Malvina      È buona Silvana. Poteva non aiutarci.

Andrea         (scattando) Poteva... poteva.... In fin dei conti.... (si riprende e si calma) Scusami, sono sempre il solito, prepotente e superbo. Sìè vero... poteva non aiutarmi... Ho dei torti verso di lei. Non merito il suo aiuto come non merito il tuo perdono, Malvina, per tutti i torti che ho fatto anche a te. (le va accanto, le mette una mano sulla spalla) In questi tre anni ho smarrito la coscienza dei miei doveri e sono stato quello che sono stato con voi... conte.... Ne sono ben punito.

Malvina       (accarezzandogli la mano) Non ci pensare An­drea. Tutto si accomoderà.

Andrea         Ho paura che saltino fuori altre magagne com­binate da Delar. Temo che dovrò importi delle ristret­tezze, mia povera Malvina! (la sua voce si è fatta mite e dolce)

Malvina       (commossa, sorridendo) Che cosa importa An­drea, se queste ristrettezze le sopportiamo insieme?

Andrea         Povera Anna Maria! quante volte l'ho impressio­nata colla mia burbera severità....

Malvina       Non ti preoccupare Andrea; i bambini fanno presto a dimenticare.

Andrea         E tu  Malvina,  potrai dimenticare?

Malvina       Oh,Andrea, io ti voglio tanto bene!

Silvana         (rientrando con un cofanetto) Ecco Andrea tutto quello che ti posso dare. (apre il cofanetto, ne leva gli astucci dei quali fa scattare la molla) Ecco, qualcosa potrai ricavarne, adesso l'oro vale assai più d'una volta. (gli consegna gli astucci senza il cofanetto).

Andrea        Grazie, Silvana. Se non ti sposerai troppo presto li riscatterò per le tue nozze. Non verrai qualche volta a casa mia?

Silvana        Chissà.

Andrea        Mi serbi ancora rancore?

Silvana        Non ho mai avuto rancore.. Tanta tristezza per quello che era avvenuto tra noi, sì.

Andrea        E adesso?

Silvana         E adesso come prima.

Andrea         Ma verrai? Non pensare più a quello che è stato.

Silvana         Verrò.

Andrea        (a Malvina) Anna Maria dov'è?

Malvina       È  in giardino a giocare con Pinin, adesso la chiamo.

Silvana        Lasciatemi Anna Maria per quest'oggi, ho tanto bisogno d'aver accanto qualcuno che mi distragga. Do­po... ve la riporto io.

Andrea         Così va bene. Arrivederci, Silvana. (le prende con calore la mano e gliela stringe).

Silvana         Arrivederci, Andrea. Dio t'assista in questa fac­cenda. Ciao, Malvina.

Malvina      (abbracciandola)  Dio ti benedica per la tua bon­tà. (piano) Forse questo guaio gioverà ad Andrea; sta diventando più mansueto.

Silvana         (È sola. Si guarda attorno smarrita e stanca. Pren­de il cofanetto che sta sul tavolo, lo tiene un istante tra le mani, lo apre, lo richiude) 

Vuoto... anche questo sacri­ficio è fatto... (lo ripone sul tavolo)  ... ma perché mi lagno? Ho potuto aiutare Andrea... un poco... tappare un piccolo buco della sua nave in pericolo di naufragio... Povero Andrea!... Ma sono triste... infinitamente tri­ste!... Ho come un incubo della mia solitudine.... Anna Maria... Pinin... che cogliete viole in giardino... voglio venire con voi... fatemi posto in mezzo a voi... ho an­ch'io bisogno d'aiuto... l'aiuto della vostra fresca serena ingenuità....

Sulla strada si profila la figura di un uomo. L'uomo si ferma incerto, lo sguardo fisso al cancello.

Silvana        (si guarda allo specchio, si aggiusta con un ge­sto lieve i capelli, va verso l'uscio. Sull'uscio si ferma di colpo. S'appoggia allo stipite come se mancasse, il capo rovesciato, gli occhi chiusi, come sopraffatta da un'emozione troppo forte. Un sorriso le spunta sulle labbra, le illumina il volto. Mormora)  Diego...   Diego...

(si scosta, sempre sorridendo, lenta e decisa attraversa il giardino, apre il cancello, chiama)  Diego... (gli va incontro colle mani tese).

Diego           (supera il breve spazio che lo separa da lei, le è davanti confuso) Mi hai riconosciuto?                             

Silvana         (esultante)  Subito ti ho riconosciuto.  (per mano, lo guida attraverso il giardino fino in casa)

Diego          Non sono cambiato

Silvana         No. Per me no. Vieni dentro Diego. (lo prende) Come ti ho atteso!

Diego          Tu mi hai atteso?

Silvana         (tenendolo per le mani e fissandolo raggiante) Dal­la sera che te ne sei andato a quel modo, fino a questo momento. Sapevo che quel matrimonio non si sarebbe fatto.... Ero certa che saresti ritornato.

Diego           (come assorto in se stesso) Sarei ritornato anche prima se la vergogna, una specie di pudore... non mi avessero trattenuto. Sono un uomo sfiduciato e distrutto... un uomo finito.

Silvana         (con passione) Oh! Diego, no.

Diego          Un uomo desolatamente triste.

Silvana         Anch'io poco fa ero triste.  Adesso... Mi vedi, Diego?Guardami negli occhi: non vedi, non vedi quanta gioia mi rivive negli occhi?

Diego          Quante umiliazioni Silvana! Che inferno tutti questi mesi... Quanto ho sofferto!

Silvana         Perché non sei tornato subito quando hai capito che quella non era la tua strada?

Diego           Pensavo che a ritornare, in paese tutti mi avreb­bero guardato con ironia beffarda... e questo non potevo sopportarlo, mi comprendi? Allora ho cercato lavoro altrove, in altri paesi, ma la nostalgia mi perseguitava, mi stritolava il cuore, mi serrava la gola, mi faceva piangere... e sognavo... oh! come sognavo il mio paese e quanto in esso avevo lasciato!... disperatamente lo so­gnavo e non volevo ritornare.

Silvana        Mio povero Diego!

Diego           Ma ora... ora non ne potevo più. Tutto mi chia­mava a gran voce... il campanile della mia chiesa... la mia casa... il mio campo... e... (guarda Silvana con ango­scia e tace)

(Anche Silvana tace, col cuore sospeso, gli occhi fissi sul volto di Diego.)

Diego           (passandosi la mano sulla fronte; con lentezza, qua­si a fatica) Sono venuto a cercarti perché mi hanno detto che la mia casa e il mio campo li hai comperati tu. Vorrei ricomperarli, Silvana. Dimmi quanto vuoi.... In questi mesi ho lavorato come una macchina, ho fatto economia... ho digiunato per mettere insieme la somma necessaria a riscattarli. Dimmi quello che vuoi... anche tutte le mie economie ti darò, purché io possa rimettere piede in casa mia e lavorare ancora la mia terra.

Silvana         (scrollando il capo) No no. Io non vendo quello che ho comperato.

Diego           (stringendosi nelle spalle rassegnato e dolente) È giusto... Avevo sperato... Ma tu sei nel tuo diritto. Lavorerò a giornata nei campi degli altri. Sarà sempre terra del mio paese.

Silvana         (gli posa una mano sul braccio, cerca i suoi occhi, gli dice con voce dolcissima) No, nemmeno questo devi fare. Ho comperato la tua casa e il tuo campo perché non andassero in mani estranee... Volevo conservare l'una e l'altra per noi. Aspettavo questo giorno. Sapevo che presto o tardi sarebbe venuto. Se vuoi, abiteremo la casa insieme e insieme faremo fruttificare il campo.

Diego           (commosso)  Come hai potuto avere tanta fiducia. Silvana?

Silvana        Ti amavo. Ti ho sempre amato. Ti amo Diego. Ero sicura che tutto sarebbe finito così e saresti ritor­nato. Ero sicura che la città non avrebbe potuto tenerti. Che l'altro non era amore, non era il vero amore. Il tuo amore sono io. Non è così, Diego?

Diego           (esaltandosi) Sì, tu sei il mio vero amore. Tu sola. Non so come ho potuto in quel tempo dimenticarlo.

Silvana         Non l'avevi dimenticato. Eri stordito... Lei ti aveva stordito.

Diego           Ma dopo, subito, ti ritrovai in me stesso, viva e grande come non mai, col tormento di non poterti più meritare. Anche per questo non mi decidevo a far ritor­no ; per la vergogna e il dolore d'averti fatto soffrire e d'averti perduta. Adesso proprio non ne potevo più.

Silvana         È naturale. Ricordi quando eri bambino e can­tavi : « Sono nato nei campi, nei campi morirò? » (sor­ride) Il tuo paese, Diego, la tua terra... io, siamo il tuo destino. E non credere che anch'io non abbia sofferto quan­do mi sono accorta che qualcuno voleva portarti via, stac­carti da me. Temevo fosse una della mia condizione e mi sgomentava la paura di non poter competere con lei. Quando ho saputo chi fosse, quando ho saputo che la mia rivale era di una classe così diversa, non ho temuto più. Sono tornata tranquilla e fiduciosa. Certe distanze non si possono superare, pensavo; è una febbre che passerà. E ho sperato. E anche quando sei partito per andar dietro a lei, mi sono detta convinta « ritornerà» e ti ho aspettato sempre e non ho sbagliato.

Diego          Dio ci ha forse creati l'uno per l'altra.

Silvana         Sì,Diego, è come dici tu.

S'inquadrano sul vano dell'uscio Pinin e Anna Maria colle mani piene di viole. Si fermano un attimo meravi­gliati e perplessi, poi vengono avanti.

Pinin            (con importanza) Diego, t'ho visto ieri mattina in città.

Diego          Ah sì? E anche tu mi hai subito riconosciuto?

Pinin            E come no? Parevi uno che avesse smarrito la strada.

Diego           Hai ragione, Pinin. Ma l'ho ritrovata, vedi? (ride beato)

(Anche Silvana ride con gli occhi lucidi di lacrime)

Anna Maria (le si avvicina, la guarda stupefatta... Ti­midamente curiosa) ...Zia Silvana... ma ridi o piangi?

Silvana         (posandole una mano sul capo e piegandosi verso di lei) Rido e piango, Anna Maria; ora tu non sai... ma quando sarai grande... anche tu, anche tu saprai come si possa ridere e piangere quando si è felici.

FINE

 

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