francesco silvestri
SARO E LA ROSA
ovvero
favola d'amore tra due uomini in un
secolo di Storia
Copyright - Tutti i diritti riservati all'Autore - Pos. S.I.A.E. 53220
PERSONAGGI (in ordine di apparizione):
SARO
TITINA (Proprietaria del "Salone Graziella")
DONNA UBRIACA
CAMERIERE
UOMO ANZIANO (Bombolone)
FILOMENA
DONNA GRASSA (Maria Antonietta/Zio Alfredo)
EDOARDO, Marchese de La Ville di anni 19
ANTONIO SALVO di anni 29
FRIDA
MARCHESA de La Ville
NINA de La Ville
GERARCA FASCISTA
GIOVANE UFFICIALE FASCISTA
MAITRESSE
AVVENTORI DEL BORDELLO
PRIMA PROSTITUTA
SECONDA PROSTITUTA (MARIA)
TERZA PROSTITUTA
QUARTA PROSTITUTA
QUINTA PROSTITUTA
SESTA PROSTITUTA
FIGLIA DI EDOARDO
FIGLIO DI ANTONIO
EDOARDO, Marchese de La Ville di anni 79
ANTONIO SALVO di anni 89
VOCI: FIGLIO DI ANTONIO BAMBINO
FIGLIA DI EDOARDO BAMBINA
ANNUNCIATRICE RADIOFONICA
SARO BAMBINO
PROLOGO
Napoli, gennaio 1980
Su un lontanissimo voco di strada, strombazzare di clacson e motorini, musiche radiofoniche e televisive, si fa luce a proscenio dove, seduto su una sedia a dondolo, un uomo di bellaspetto, sui trentanni, intento nella lettura di un quaderno dalla copertina nera; di quelli, per intenderci, in commercio fino ai primi anni 7O.
Sparsi sul pavimento, intorno alla sedia, decine e decine di altri quaderni identici al primo.
Tutto d a pensare che luomo si trovi in quella posizione da molte ore.
La sedia cigola sotto il lento ed estenuante dondolio.
Lacrime ricacciate in gola tentano di riaffiorare agli occhi.
L'uomo legge.
UOMO Fra qualche istante si dester, aprir i suoi grandi occhi neri e, subito, il suo sguardo, il suo sguardo, per mia fortuna, ancora innamorato, mi cercher. E forse, forse sar soltanto allora che io trover il coraggio e la forza interiore di chiederglielo.
Se lui accetter, la favola, la nostra favola damore, durata pi di sessantanni, avr raggiunto davvero la sua meritata e radiosa fine.
Luomo chiude il quaderno e lo lascia cadere a lato. Si stropiccia gli occhi. E stanchissimo. Si guarda attorno. Osserva i quaderni. Poggia la testa sullo schienale e si dondola con improvvisa foga.
UOMO - (Silenzio repentino. Raccatta velocemente i quaderni e li dispone in ordine cronologico) 192O 1921 22 23 (Mormora) 37 38 194O 41 45... 1946... (Continua fino ad arrivare al 1980; poi, siede poggiando la pila di quaderni sulle ginocchia. Legge dal primo)
Napoli, 8 gennaio 192O.
Affido queste righe al tempo; che possa fare giustizia della immane felicit principiata nei fumosi locali di un tabarin.
Una musica si fa largo lentamente ma con forza crescente fra le parole dell'uomo. Da questo momento, quella del giovane, diventer la nostra "Voce narrante".
VOCE NARRANTE ...principiata nei fumosi locali di un tabarin. Ero giovane, allora. Io, Edoardo, Marchese de La Ville....
Il buio lo avvolge e latmosfera, da contemporanea che era, si trasforma in quella di una favola. Ma non in una di quelle favole popolate da Re e Principesse, bens in quella della favolistica citt di Napoli degli inizi del Novecento dove tutto era ancora possibile.
PARTE PRIMA
1920 - 1925
SCENA PRIMA
Napoli, 8 gennaio 192O.
Interno di un modesto ma decoroso e barocco tabarin. Atmosfera fumosa. Molti tavoli vuoti. Su un piccolo palcoscenico situato sul fondo al centro, Titina, esuberante e appariscente entreneuse di mezza et, nonch proprietaria del locale, canta con grazia e trasporto fumando una sigaretta.
Gli astanti sono fermi, immobili come in una foto d'altri tempi.
TITINA E chianu chianu
te vengo a cercare,
pe vicule, a sera,
te vengo a cerc.
E chianu chianu
me sento e tremmare,
'sta voce me manca
pe dirte:
E va, e va, ammore va.
Va trova a chi cerca e a chi truvarr.
E va, e va, ammore va.
Va trova a chi cerca e a chi truv
(Tossisce forte e spegne la sigaretta)
Mannaggia a me e a quanno pigliaje o vizio e fum!
La musica si trasforma in una volgare tarantella. Il tabarin si rianima. Titina riprende a cantare con svogliatezza aggirandosi per i tavoli.
Una Donna ubriaca balla con il capo reclinato sulla spalla di un giovanotto molto distinto.
Una coppia di anziani, lui piccolo e macilento, il quale, chiss perch, tenta di nascondersi il volto tra le mani, lei florida e arcigna, siede a un tavolo mentre, affianco al palcoscenico del locale, una Donna obesa mangia avidamente dei cioccolatini.
Un Cameriere, sornione e sfacciato, con modi da scugnizzo, serve ai tavoli.
TITINA E forte forte
stu core te chiamma,
ti cerca, ti abbraccia,
ti vuole pi qua.
E forte forte
sto corpo ti brama,
sta vocca ti chiama,
sta carnaaa
E vieni, e vieni,
e fatti pi qua.
Tu chello che vuo, je to pozzo d.
(Continua improvvisando un modesto ballo).
DONNA UBRIACA - (con accento e cadenza non napoletani) Volevo continuare a stare in paese eppure venni a vivere in citt... Mi abituai... Poi dovetti trasferirmi... e mi abituai anche a quello... Ma da quando sono qui ho perso labitudine ad abituarmi...
CAMERIERE - (cantando) E vieni, e vieni e fatti pi qua / tu quello che vuoi / te lo posso dar!. (Recitato) Subito pronto... Arrivo! (Alla Donna grassa che sembra si stia strozzando a causa di un cioccolatino ingoiato male) E statevi attenta, signora bella, che cos potete pure schiattare! (La Donna grassa beve, poi ride sguaiatamente).
UOMO ANZIANO - (alla moglie, in tono supplichevole) Hai visto abbastanza... Ce ne vogliamo andare?
FILOMENA - (seccata e astiosa) Noi non ci alziamo fino a quando non avremo toccato il fondo! Io devo ancora capire che cosa ci trovi a venire qua tutte le sere! Tutte le sante sere! Tu ti credi di farmi fessa a me?! E ti sbagli, Filippo! Ti sbagli!
UOMO ANZIANO - Ma Filomena...
FILOMENA - (inviperita) E non chiamarmi per nome che sto in incognito! Anzi, vuo sape 'na cosa: nun me chiamm proprio!
DONNA UBRIACA - (come sopra) Avevo un fidanzato che mi ha spinta a fare la vita... Poi andato via camminando in equilibrio su un binario del treno... Ma intanto, io, alla vita di chi fa la vita ci avevo gi fatto labitudine...
CAMERIERE - (alla Donna anziana) Desiderate altro?
FILOMENA - Ancora un bicchiere di acqua e anice!
CAMERIERE - Ai comandi! (Fa per allontanarsi).
FILOMENA - (al Cameriere) Ue! Pi anice... che acqua!
CAMERIERE - Certamente! (Si allontana canticchiando).
UOMO ANZIANO - (alla donna) Ma il quarto...
FILOMENA - Zitto tu, degenerato!
DONNA UBRIACA - Mi ero abituata anche alla guerra, e adesso che finita mi ci sto gi abituando... (Quasi piangendo) Ma allora per quale accidenti di motivo non riesco ancora ad abituarmi al cognac... (Guarda in viso il giovane con cui sta ballando) E tu chi sei? (L'uomo, come destatosi all'improvviso, esce barcollando) Ma no, non dirmelo, tanto fra un po mi sar abituata anche a te...
TITINA - (avvicinandosi alluomo anziano) Bombolone?! Tu stai qua? E chi ti aveva riconosciuto. Ti sei nascosto nellombra?! (Alla Donna grassa) Maria Antonietta?! Maria Antonie, hai visto?! C venuto a trovare Bombolone...
DONNA GRASSA - (applaude) Bravo... Bravo...
TITINA - Bombolo, che d? Stasera mi hai tradita? Hai preferito unaltra a me?! Cattivo cattivo cattivo... (Alla Donna anziana) E tu comme te chiamme?
UOMO ANZIANO - La... la signora qui... qui presente m... m... mia moglie...
TITINA - (dopo un istante, velocemente) Scusate tanto, vi ho scambiato per qualcun altro. (Si allontana. Tossisce. Spegne stizzita lennesima sigaretta) Mannaggia a me e a quanno pigliaje 'o vizio 'e fum!
CAMERIERE - (posando il bicchiere dacqua e anice sul tavolo della coppia di anziani) E cos siete serviti! (Va via ridendo).
FILOMENA - (dopo un silenzio) Gi! Siamo proprio serviti! (Guarda il marito, poi davanti a s; quindi, ancora il marito. Infine, sbotta in una prorompente risata a cui si accodano tutti i presenti) Bombolone... Ah ah... Bombolone... (E alticcia) Bombolone...
UOMO ANZIANO - Ma Filomena...
FILOMENA - (improvvisamente seria) Zitto! E chiamami Flo'! (Beve dun fiato).
DONNA GRASSA - (applaude) Bravo... bravo... (Continua).
CAMERIERE - (con un salto sul palcoscenico e si rivolge al pubblico)
Signore e signori, un attimo dattenzione:
giunto il momento della grande attrazione.
Nellanno Venti del capovolgimento,
fra un po staremo a lutto, me lo sento.
(Titina tossisce forte).
DONNA GRASSA - (applaude) Bravo... bravo...
FILOMENA - (ormai ubriaca) Filippo, voglio andare a casa...
UOMO ANZIANO - Subito Filomena... (Si alzano).
FILOMENA - (sensuale) E chiamami Flo', Bombolone! (Fa per baciare il marito sulle labbra mentre questi tenta di trascinarla via).
CAMERIERE - (come continuando)
E per convincervi che io qui dico il vero,
lo giuro sul mio onore: arriva luomo nero.
Con tanto di pastrano e...
(Si interrompe vedendo entrare di corsa il Marchese Edoardo. Lattore che interpreta questo ruolo lo stesso del Prologo).
EDOARDO - (si scontra inavvertitamente con la coppia di anziani che sta guadagnando luscita) Oh..., perdonatemi
(I due escono barcollando senza prestare particolare attenzione al giovane).
TITINA - (avvicinandosi ad Edoardo ed alzando la voce per farsi sentire) Marchesino... pure stasera! Quale onore! E che piacere! (Lo accompagna ad un tavolo libero dove il giovane si libera del mantello che indossava adagiandolo sulla sedia libera al suo fianco. Poggia il cappello sul tavolino) Godetevi lo spettacolo. Siamo al vostro pezzo preferito. Io torno subito. (Si allontana ancheggiando vezzosa).
CAMERIERE - (sottovoce, alle quinte del palchetto) E arrivato il Marchese...
VOCE DI ANTONIO - (dalle quinte) Mannaggia a chi saccio je! U, vedi come te lo dico: se Titina abba a sfottere, io, cc, stasera, scasso tutte cose!
CAMERIERE - (tra i denti, tentando di sorridere) Statte zitto ca se sente...
TITINA - (cantando con intenzione)
Dolcezza amore mio
sei tornato tu da me".
VOCE DI ANTONIO - 'A siente?!
TITINA - "Un giorno cos lungo,
troppo lungo senza e te.
VOCE DI ANTONIO - Je 'a rompo e corne...
CAMERIERE - (repentino, al pubblico)
Arriva luomo nero, in vero, vi dicevo,
con tanto di pastrano, ovvio: tutto nero.
In redingote e ghette, con tuba e caramella,
lo dicono i ruffiani che luomo nero bello.
E passi per i guanti, la giacca ed il palt
ma la camicia nera io non la metter.
E dato che ormai si sa che il nero sempre calvo,
meglio di me sapr cantare...
Antonio Salvo!
(Silenzio. Nessuno sembra avergli prestato attenzione. Con rassegnazione, al pubblico presente)
E grazie! (Scende dal palco).
DONNA GRASSA - (applaude) Bravo... bravo.
Rullo di tamburi. Il sipario del Tabarin si apre su Antonio. Il giovane indossa un costume di scena che gli permette con facilit di interpretare tre ruoli: la Figlia, la Madre e il Padre.
TITINA - (con una sigaretta tra le labbra) Brava... brava...
ANTONIO - (tra i denti, a Titina) E vide si a fernesce(Canta).
Figlia: Quando indosso un capo bianco
io mi sento come il sol.
Quando indosso un capo rosso
io mi sento tutta ardor.
ma se vedo un capo nero,
santo cielo, quale orror,
sia di seta o di chiffon
io poi mai lo indosser.
Madre: O bambina mia adorata
pensa bene a quel che fai.
Questi bei merletti neri
son di moda e tu lo sai.
Padre: Le camicie soprattutto
(figlia mia non fare guai.)
se son nere son di culto
e poi sono chic assai.
Figlia: Caro padre, cara madre
io or ve lo dir
le camicie nere no
io non me le metter.
Faciteve e fatte vuoste
e lassateme sciat.
E parbleu e che oppressione,
nun ce a faccio a respir.
Questo nero che mi invecchia,
quant brutto, nun o vedite?
La camicia nera, poi,
io non me la metter.
DONNA GRASSA - (applaude e mangia) Bravo... bravo...
TITINA - (siede al fianco di Edoardo sotto lo sguardo vigile e stizzito di Antonio) Eh ..., solo i nobili come voi sanno apprezzare la vera arte... E bravo, eh? E comme ce sta bello chillu vestito... Guardate, guardate... pare proprio na femmena... Zitti, zitti, la seconda parte! Brava... brava...
ANTONIO - (ormai inviperito)
Padre: Oh mon Dieu e fai silenzio
queste cose non le dir,
anche i muri hanno le orecchie
e ti possono sentir.
Madre: Santa Madre degli scalzi
(bimba tu mi fai morir)
metti almeno un cappellino
con le piume per coprir.
Figlia: Se nero non lo voglio
mi imbruttisce, tutto qui!
Fosse pura una veletta
coi ricami...
Interrompe il canto guardando fisso Titina che ha ripreso a parlare ad alta voce con Edoardo.
La musica continua, imperterrita, di sottofondo per poi rallentare di ritmo e sfumare disastrosamente in pochi secondi.
TITINA - Me lo sono cresciuto. Non faccio per dire, ma ha fatto proprio una bella riuscita. Alto, moro... Cu 'nu paio duocchie tante. Forse un poco secco, eh? Magro! Voi che dite? Il fatto che si sciupato negli ultimi tempi. Sapete, la guerra... (Velocemente) Io, quandera pi ragazzo, gli davo tutte le mattine luovo sbattuto, e poi, subito dopo, andavo a controllare come stava il muscolo. (Edoardo la guarda con indifferenza stando molto pi attento alle reazioni stizzite di Antonio) U..., che avete capito? Il muscolo delle braccia! (Ride) Madonna, Signor Marche, come siete spiritoso... Io, poi, vi pare a voi che mi permettevo davanti a un Nobile... (Si accorge dello strano silenzio che proviene dal palco. Ad Antonio) San Biagio dei Librai e comme sta appezzato. Ma manco 'na meza parola se po dicere cchi cc dinto?!
ANTONIO - (riprende a cantare con astio senza interpretare alcun personaggio)
Faciteve e fatte vuoste
e lassateme sciat.
E Maronna e che oppressione
nun ce a faccio a respir.
Questo "posto" che mi invecchia
quant brutto, no vedite?
La camicia nera, poi,
io non me la metter.
La camicia nera, poi,
me fa schifo anzich no! (La musica cessa)
E ghiammo a vede!
(Si libera velocemente del costume e scende dal palco).
DONNA GRASSA - Bravo... bravo...
ANTONIO - (a Titina) Aizete a lloco e vattenne!
TITINA - (fingendosi risentita) Antonio, e che modi sono? Non vedi che sto ragionando col Marcheso?
ANTONIO - (fa il verso di un gatto in attacco) Ffssss...
TITINA - (colpita, dopo un tempo) Quanto si brutto! (Tempo. Poi, con acrimonia) Era meglio si taccidevo o juorne ca te truvaje mmiezo a via. (Si allontana).
ANTONIO - (a Edoardo) Ve lavevo detto di non venire pi!
EDOARDO - (tenero e sorridente ma anche leggermente imbarazzato) Passavo e...
ANTONIO - (interrompendolo) Il Margherita, quello posto per voi? Gente perbene... Palchetti riservati... Artisti veri! Camerieri francesi...
CAMERIERE - U, che tenisse
ANTONIO - (al Cameriere, senza guardarlo) Arrassate! (A Edoardo) Non il "Salone Graziella", che fa senso soltanto a nominarlo... (Sembra intenerirsi) Se qualcuno vi vede entrare qua dentro e vi riconosce, voi passate un guaio.
EDOARDO - No... Nessuno avrebbe il coraggio di riferirlo.
ANTONIO - Uhmm... Fortunati voi nobili.
EDOARDO - La Storia ci ha concesso dei privilegi.
ANTONIO - (dopo un tempo) Ma tenete sempre la battuta pronta?
EDOARDO - (sempre pi imbarazzato) Scusami... (Libera velocemente del mantello la sedia al suo fianco) Accomodati.
ANTONIO - (interdetto ma fiero) Grazie, preferisco sta allerta! Aggia crescere.
EDOARDO - (divertito) Ancora?
ANTONIO - (ora lui in imbarazzo. Siede stizzito) Ma si pu sapere voi che volete da me? Io di solito, mi siedo ai tavoli dei vecchi bavosi. Quelli che ti guardano dal culo del bicchiere mentre bevono... Quelli che mangiano il "consomm" senza il condimento perch, tanto, il grasso gli cola dai capelli... Quelli che si fanno i gargarismi col bergamotto paccummiglia o fieto e merda ca teneno mmocca Sono molto richiesto da quella categoria. Voi, invece, siete giovane... Tenete, s e no, quanti? Due... tre Cinque, dieci anni meno di me...? E che saranno mai dieci anni di meno?! (In altro tono) E siete pure un bel ragazzo... Ma che ghiate truvanno?
EDOARDO - (teneramente) Niente... Proprio niente! Dedicarsi del tempo... Scambiare quattro chiacchiere...
Alle loro spalle la Donna grassa ride sguaiatamente.
ANTONIO - (con rabbia crescente) E no...! Basta! Accuss nun se po ghi annanze! (Si pone di fronte alla Donna grassa) Ma che tieni a rirere?
DONNA GRASSA - Bravo... Bravo...
ANTONIO - Oh! Aferniscela!
TITINA - U ..., e lassa jre! Che tha fatto?
ANTONIO - (a Titina) Tu meglio che te staje zitta pecch si dici sulo nata parola, a me, cc ddinto, nun me vide cchi!
TITINA - E vattenne... Vattenne! Jesce a parte e fora...
CAMERIERE E abbata la quadriglia!
TITINA - (a Edoardo, cercando la sua complicit) Che ingrato! A me! A me che laggio crisciuto comme a na mamma... Love sbattute tutte e matine... Pure in tempo e carestia, e meglio piezze e carne ce devo a isso...
ANTONIO - (allontanandola da Edoardo) E chella steva ngrassanno o puorco per i suoi affari illeciti.
CAMERIERE - Gran catena...
TITINA - Oh! Statte accorto a come parli! Qua si fa tutto alla luce del giorno.
ANTONIO - E a quella delle lampade a petrolio da parte e coppa!
CAMERIERE - Ballanz ...
TITINA - Chella luce ll, a te nun tha mai fatto schifo! E overo o no?
ANTONIO - Sempre!
TITINA - Che angioletto!
CAMERIERE - Changez la femme...
TITINA - Zuzzuso! Bada bene, si jesce a chella porta tu a me non vide cchi nu sordo... Non un centesimo...
ANTONIO - E capirai! Io, poi, mi stavo facendo la villa a Posillipo cu chilli quattro pidocchi ca me deva!
DONNA UBRIACA - E smettila che ci stanno i clienti...
ANTONIO - Ma quali clienti? Quali clienti? Qua dentro non si vede unanima dallanteguerra e chesta va truvanne e clienti...
CAMERIERE - Cotillon!
ANTONIO - (repentino, a Edoardo) Allora, signor Marchese, m volete ancora che mi siedo vicino a voi?
EDOARDO - (sincero) S! Lo voglio!
ANTONIO - (resta interdetto per un istante ma, poi, la risata isterica della Donna grassa lo scuote) U, e tu la vuoi finire? La devi smettere, zio Alfredo, h capito? E lievete sta parrucca a capa ca fai ridere sulamente... (Gli strappa la parrucca e la scaglia lontano. La Donna grassa, ovvero luomo grasso vestito da donna, ha uno spasimo) Mh scucciato... Tu, 'a resata toja, sti ciucculatini ca fanno schifo... (Luomo grasso comincia a gonfiarsi) E m basta... Basta! finita la pacchia.
TITINA - (seguendo con lo sguardo il corpo delluomo grasso che, lentamente, si libra in volo sulle teste sbigottite degli astanti) Ges Ges Ges... Uh, Ges Ges... (Continua).
ANTONIO - Sono dieci anni che ti mantengo, zio Alfredo. Dieci anni! A quannero criaturo. Ma pure la tarantella tene nu finale, o no? (Imita, scimmiottandola per rabbia, la voce delle zio) "Toni, bello do zio, aggio visto nu pare e scarpe cu o tacchetto dinta nu magazzino a Tuledo. Pare ca lhanno fatte apposta pe me...". "Toni, e cazette e seta... Toni, chillu toup..., o vestetiello bianco... O russetto...". Emb, Zi' Alfre', si tu nun si cchi cazzo e te truv a n ommo ca taccatta 'sti ccose, meglio ca schiatti!
TITINA - (urlando) Ges, chillo schiatta overamente...
Antonio esce dal locale. Edoardo lo segue divertito dopo aver lanciato un ultimo sguardo al patetico tentativo di Titina e del Cameriere di riportare a terra luomo grasso.
TITINA - Ges... Ges ... Alfredo... Musica! Fate musica... Alfredo... Alfredo...
SCENA SECONDA
Un minuto dopo, all'aperto.
Antonio entra in scena di corsa. Si ferma. Ha un brivido di freddo.
Alle sue spalle, non visto, appare Edoardo. Tarda ad avvicinarsi alluomo.
ANTONIO (a s stesso) Mannaggia la morte nera, mannaggia! Che bella uscita di scena che hai fatto, eh Tot? Plateale! Mancava solo lapplauso, mancava. E m? M add te ne vai? (Ha un attimo di sconforto. Edoardo gli si approssima e fa per coprirgli le spalle con il mantello. Antonio, avvertendo una presenza, si scansa) Ah, ma allora vizio!
EDOARDO Mettiti questo.
ANTONIO - E so dduje mise ca me state arreto-arreto.
EDOARDO - Fa freddo.
ANTONIO - Voi mi fate mancare l'aria!
EDOARDO - Copriti almeno le
ANTONIO (tremando) Sto bene cos!
EDOARDO (dopo una pausa e con estrema tenerezza) Per favore.
ANTONIO (sbuffa, prende il mantello dalle mani del Marchese e, con visibile difficolt, lo indossa) Giusto cinque minuti. Il tempo di prendere un po di calore.
EDOARDO Va bene. (Antonio lo guarda. Stizzito dai modi sempre rassicuranti di Edoardo, tenta di togliersi il mantello. Prontamente) Non sono passati i cinque minuti. (Antonio si calma) Sai dove andare?
ANTONIO E certo, mica sono solo al mondo?!
EDOARDO Bene.
ANTONIO (veloce) Sentite, Signor Marche, fatemi un grosso piacere: smettetela di dire sempre bene perch qua qualcosa che va bene non ci sta, capito? Non-ci-sta! (Edoardo sorride senza farsi notare) Se proprio volete parlare e dire qualcosa, dite: male! Va male!
EDOARDO Daccordo.
ANTONIO - Oh!
EDOARDO (senza dargli tregua) Dove andrai a stare?
ANTONIO Quando?
EDOARDO Stanotte.
ANTONIO (ride) Stanotte! Sveglia! Sveglia, Marchesino, sveglia! Sono le tre del mattino, la notte gi passata. Una bella passeggiata sul lungomare e arriva il momento che il sole si mette a fare finalmente il suo mestiere. E p E po Dio ce penza.
EDOARDO Anchio vado verso il lungomare. Ho la carrozza qui di fronte, potremmo
ANTONIO Grazie, preferisco farmela a piedi. (Si toglie il mantello e lo restituisce al giovane. Lunga pausa).
EDOARDO (rassegnato) Va (Antonio lo fulmina con lo sguardo. Prontamente) Male! Va male! (Altra lunga pausa).
ANTONIO (sbuffa di nuovo; stanco e avvilito ma tenta di non darlo a vedere. Si agita per la scena, poi, risolutivo) Mettetevi in testa una cosa: io non vi voglio! (Si riprende il mantello dalle mani di Edoardo).
EDOARDO Va male.
ANTONIO Non mi piacete.
EDOARDO (calcandogli il proprio cappello sulla testa) Va male.
ANTONIO Siete troppo giovane per me.
EDOARDO Va male.
ANTONIO Non ci sono abituato e non mi voglio abituare!
EDOARDO Va male.
ANTONIO (altra pausa) Solo per questa notte.
EDOARDO Va malissimo!
ANTONIO Andiamo. (Fanno per avviarsi da parti opposte) A piedi!
EDOARDO (sorride e lo raggiunge) Va
ANTONIO - (ancora una volta, Antonio lo fulmina con lo sguardo e di nuovo fa per uscire) Ma Ma voi come vi chiamate? (Si fa buio su di loro).
VOCE NARRANTE E dopo neppure trecento metri, notai che barcollava dalla stanchezza, dal freddo, dalla tensione Allora simulai un malore, e lui mi disse: 'Gi siete stanco? Tutti cos voi nobili. Pappemolli non abituati alla fatica. Chiamatela, su, chiamatela, la carrozza'. E io sorrisi.
SCENA TERZA
Antonio ed Edoardo entrano nella camera da letto di questultimo. Il giovane Marchese libera Antonio del mantello e del cappello, i quali, magicamente, vanno a riporsi da soli su un attaccapanni.
EDOARDO - (fa luce nella stanza) Da che parte preferisci dormire?
ANTONIO - (tremando pi per limbarazzo che per il freddo) Fa lo stesso (Come a riprendere un discorso interrotto) Peggio della galera Nu stanzino senza luce con un letto al centro E me la chiamava casa!
EDOARDO - (abbandona una camicia da notte sul letto) Puoi indossare questa
ANTONIO - (immobile, soprappensiero) Zoccola!
EDOARDO - Cosa?
ANTONIO - (ha fatto una gaffe, forse) Niente (Notando che Edoardo si seduto sulla sponda sinistra del letto, indica, con un cenno del capo, la destra) Io di l non mi trovo.
EDOARDO - (sorride e si sposta) Va b Daccordo. Va daccordo!.
ANTONIO - Domani vado a prendere le cose mie e mi cerco una stanza. E pure unaltra scrittura, perch io senza il teatro non ci so stare! (Tra s) Uno, poi, a dodici anni, che po cap?! Si stava crescendo il pollo, chella granda zoccola! (Nota la camicia da notte sul letto) E troppo leggera Io poi sento freddo (Edoardo si alza e ne cerca un'altra) Voglio imparare a vivere da solo. Da solo! Cos, la notte, quando dormo a vocca aperta e faccio rummore, assai rummore, tanto che la gente se mette e mmane ncoppe recchie pe nun me senti, nessuno mi pu venire pi a scocciare! (Con intenzione) Ah, perch guardate che io russo! Forte!
EDOARDO - (porgendogli una camicia da notte invernale) Ho il sonno pesante (Antonio, dopo un tempo, la afferra stizzito. Entrambi si danno le spalle per spogliarsi).
ANTONIO - E mi sbatto pure sano sano! Dongo cavece, pugni, capte Chi dorme affianco a me, a matina appriesso me chiamma moto perpetuo. A chillu puveriello non lo faccio chiudere occhio tutta la santa nottata Avete presente i capitoni quando gli state per tagliare la testa?
EDOARDO - (infilandosi sotto le coperte con indosso soltanto la biancheria intima) N No
ANTONIO - E che pure aroppe ca lavite fatto piezze piezze se sbattono ancora?
EDOARDO - Nemmeno.
ANTONIO - Ecco, io so' tale e quale.
EDOARDO - A me basta un angolino
ANTONIO - (si decide, con finta e misurata malavoglia a raggiungere Edoardo) Guai! Guai si nun tengo nu bicchiere dacqua ncoppo comodino! Addivento smaniuso. E le sigarette? Prima di addormentarmi me ne devo fumare sempre una. A voi d fastidio?!
EDOARDO - (sincero) No...
ANTONIO - (dopo un tempo) Bene! E da domani, quando star solo io, in casa mia, me ne voglio fumare dieci! Una appresso allaltra, una appresso allaltra... Anzi, sapite che faccio?, me mparo a fuma o sigario! Accuss, oltre ai polmoni degli altri, appuzzolentisco pure la stanza. (Silenzio. Notando la serafica tranquillit, apparente, di Edoardo, incalza) E ci ho sempre i piedi gelati! E o piacere mio metterli sopra a quelli di quelli che dormono nel letto con me. (Alcune gocce di sudore gli imperlano la fronte. Ha caldo e si fa vento con una mano).
EDOARDO - (rannicchiato e tremante) In casa mi chiamano il braciere perch ho sempre caldo.
ANTONIO - Pure o mese e Gennaio?
EDOARDO - Sempre!
ANTONIO - Che ciorta! E magari siete pure romantico?!
EDOARDO - Perch?
ANTONIO - (altra gaffe) Cos "Chi freddo innamorato e chi caldo sta malato". O tutto il contrario?
EDOARDO - Comunque, lo sono... Un po ...
ANTONIO - Madonna e che calore Ah, mi dimenticavo... Parlo! Durante il sonno me faccio e meglie chiacchierate. E che parlantina! Mappiccico, allucco, spacco tutte cose, faccio pip negli armadi!
EDOARDO - Qui vi sono soltanto cassettiere e stpi.
ANTONIO - (dopo un tempo) E io la faccio pure l dentro, cos, si conserva meglio! (Edoardo ride piano) Ma non sentite caldo?
EDOARDO - No... Anzi...
ANTONIO - Io sto facendo e fumienti cc sotto... Eh, certo... Non avete voluto mettervi niente, nemmeno il cappello Tutto a me mi avete dato, tutto a me... Ma che bella serata... fresca ma non fredda..., ed eccovi qua! Io, invece, ve lavevo detto che... Ma non che tenete la febbre? (Gli pone una mano sulla fronte. Edoardo, a quel primo, tenero contatto, chiude gli occhi e sorride beato) No... State ghiacciato... Se mi dite dove sta, vi piglio unaltra coperta.
EDOARDO - Non ne ho bisogno, grazie. Vuoi il bicchiere dacqua?
ANTONIO - Il bicchiere dacqua? Ah... No... Quando mai... (Edoardo ha un brivido) U? Ma voi state tremando... Datemi le mani. (Edoardo, prontamente, gliele porge) Questo perch vi chiamano il braciere, eh?
EDOARDO - E questo perch tu hai sempre freddo...
ANTONIO - (sorride e pone le mani di Edoardo sotto le proprie ascelle; stringe forte) Va meglio?
EDOARDO - (sorridendo) S...
ANTONIO - E datemi pure i piedi, va. (Edoardo avvicina i piedi. Antonio ha un brivido di freddo. Il Marchese fa per scostarsi) No, no... lasciateli. (Breve pausa) Come vi sentite?
EDOARDO - Benissimo...
ANTONIO - Domani mattina, appena vi alzate, ci pigliamo un bel bicchiere di latte bollente, ci andiamo a fare un grande bagno caldo e, poi, ci impizziamo unaltra volta sotto le coperte. E nun date audienza e tisane, e decotti, e pillole, e a tutte chelli schifezze ca... (I loro sguardi si sono dolcemente incrociati) Ooh..?! Ma tu che vvuo a me?
Edoardo gli sorride e lo abbraccia con amore ponendo la propria testa sul petto del giovane. Antonio, inebetito, non sa come rispondere a quellabbraccio.
Dio mio, aiutami, ti prego. Gli sento battere forte il cuore.
E adesso?
Imbarazzo? Emozione? Amore?
E adesso che faccio?
Perch questuomo mi piace cos tanto?
Come glielo dico?
Non bello.
E bellissimo
Ha gi il volto scavato dalla vita
Maronna mia, aiutami tu.
E bellissimo.
Mi sta guardando.
I suoi occhi
Che occhi che tiene
Buoni. Sinceri.
Se il mare avesse gli occhi, sarebbero come questi qua.
Credo di amarti, Antonio.
E m come glielo dico?
Sto per baciarti, Antonio
Come glielo dico che
Dolce Antonio
- che io non so baciare?!
SCENA QUARTA
Napoli, 9 gennaio 1920. E da poco trascorsa lalba.
Casa di Edoardo. Salotto. Sul fondo, un ampio balcone-veranda. A destra, un tavolo su cui trovano posto alcune piante. Si ode il canto di una donna che, lentamente, viene illuminata. E Frida che canta volgendo le spalle al balcone. Frida cieca.
Una donna anziana, la signora Marchesa, intenta ad osservare un coccio di terracotta colmo di terra.
MARCHESA (mentre la fedele Frida gorgheggia una romanza) Vedi, Frida? Vedi? Cosa ti dicevo? Continua, continua Ancora! Ancora! (Si unisce al canto).
FRIDA - E se cantassimo "Oh Madonna Immacolata, Tu che sei lIncoronata"?
MARCHESA - Oh, noI canti liturgici non giovano alla campanula vulgaris. Troppe... troppe O. Dooo minum.... No La campanula ha bisogno di A. (Frida esegue dei gorgheggi con la vocale A) Eterne... Ariose... In modo che le sue foglie crescano ampie. Necessita anche delle E (Frida esegue) per far splendere i colori dei suoi petali. Scintille della notte. Bagliori nel velato buio. Certo, anche delle I (Frida continua ingenua e divertita il suo gioco) per formarsi vigorosa, elevarsi dritta come uno spadino, eretta come una Dea. (Frida gorgheggia usando la O) Non dico che la O non abbisogni in assoluto, anzi, bene, qui e l, infarcire il canto con delle O per non viziarla troppo, altrimenti cresce capricciosa, eccentrica. E non certo questo il carattere che meglio si addice alla morigerata campanula.
FRIDA - E la U?
MARCHESA - (con civetteria) Occorre! La U, occorre. Un tocco di malizia non guasta mai. (Frida continua ad eseguire vocalizzi) Vedi, Frida? Vedi...?! Un piccolo germoglio fende la terra. Piano piano piano... Una vita sta nascendo. Lo vedi, Frida?
FRIDA - (sorridente, dopo un silenzio) No... Non vedo... Per lo so che vero. (La Marchesa sorride) Mi state guardando?
MARCHESA - S.
FRIDA - E mi sorridete?
MARCHESA - S
FRIDA - (accenna una risata. Poi, repentina) E se provassimo col silenzio?
MARCHESA Col silenzio
FRIDA Il silenzio
MARCHESA E un suono.
FRIDA Una melodia.
MARCHESA Qui, Frida, qui. Vieni alla luce. (Si accovacciano in un angolo della vetrata) Shhh Ecco il silenzio (Silenzio).
Entra di soppiatto Antonio; evidentemente sgattaiolato in punta di piedi dalla camera di Edoardo. Ha ancora da infilare la camicia nei pantoloni e le scarpe ai piedi. Tenta di non fare alcun rumore, e vi riesce. Non nota le due donne mentre le due donne notano lui e assumono nuovamente la posizione eretta.
MARCHESA (sussurrando e accompagnando la parola con un lieve cenno del capo) Signore.
ANTONIO (si volta per lo spavento ma non emette alcun suono; poi si adegua al sussurro) Signora
FRIDA (c.s.) Signorino
ANTONIO (c.s.) Signorina
MARCHESA (c.s.) Buongiorno.
FRIDA (c.s.) Buongiorno.
ANTONIO (c.s.) Buongiorno (E fa per avviarsi alluscita).
MARCHESA Signore?!
ANTONIO Sentite, io non sono un ladro. E che ieri sera, no?, mi sono appiccicato con Titina e me ne sono andato dal locale, cos vostro figlio, gentilmente, mi ha
MARCHESA (sempre sussurrando) Grazie!
ANTONIO (dopo una lunga pausa, interdetto) Prego Per che cosa?
MARCHESA Per il silenzio.
EDOARDO (entra in scena quasi correndo alla ricerca di Antonio. Lo vede e si tranquillizza. Si intuisce che sotto la vestaglia ancora nudo. A voce alta) Mamma, lui
ANTONIO, MARCHESA E FRIDA (allunisono) Shhh (Si guardano e ridono).
EDOARDO (si unisce alla risata) Lui Antonio.
MARCHESA Oh, il musicista?!
FRIDA Luomo delle canzoni! (E gli corre incontro per toccargli i capelli. Antonio sorride frastornato e lascia fare).
ANTONIO Beh, non sono proprio canzoni
MARCHESA Sai, Edoardo, questo giovane ha rispettato il nostro silenzio. Ed io lho ringraziato.
ANTONIO E io lho pregata Cio, io ho detto prego. (Edoardo, passandogli davanti, tenta di accarezzarlo. Antonio si scansa a tempo e gli sussurra) Vatti a vestire subito! (Il giovane sorride. Frida segue Edoardo e prende a toccargli i capelli).
MARCHESA Signor Antonio, stavolta sono io a pregarla: mi insegni una canzone. Una canzone perfetta. (Frida ritorna spedita da Antonio).
ANTONIO Ma io
MARCHESA La prego! (Silenzio).
FRIDA (Corre felice da Edoardo e gli prende la testa tra le mani) Signorino! Signorino Edoardo, guardatemi! E s! E s! (E indica ridendo Antonio).
EDOARDO (sorridendo) Lo so, Frida. Lo so! (Ancora silenzio. Tutti guardano Antonio).
ANTONIO (imbarazzato) Che ho fatto?
MARCHESA La canzone Per favore.
ANTONIO Ah, s Ce n una ma non ci ho messo ancora le parole.
MARCHESA Non importa.
ANTONIO E va bene! Fa cos
Antonio canta il TEMA DI SARO usando al posto delle parole le sillabe La-la-la. Lentamente, tutti si uniscono al canto. Luomo corregge gli altri nelle intonazioni e nella melodia in un crescendo magico e gioioso.
Edoardo come incantato da Antonio.
Unombra femminile, attraversa la vetrata alle loro spalle ed esce.
Mentre il gruppo continua a cantare, lombra ha raggiunto un angolo della scena dove si fa luce su di lei.
E Nina, sorella di Edoardo, e ci troviamo nella sua camera. La donna siede immobile, poi canta un motivetto dellepoca, dapprima piano, poi sempre pi forte, sempre pi forte, tanto da terminare il canto, trasformatosi ormai in rabbioso, a squarciagola.
Anche la musica di questo motivetto ha sopraffatto quella dellimprovvisato e magico coro.
VOCE NARRANTE - "e cos ebbe inizio la vita. Benedetta delizia da consumare in fretta prima che i delitti del mondo la conducano via. E in fretta il tempo avanz.
Radioso!".
SCENA QUINTA
Napoli, 1922.
Camera da letto di Edoardo e Antonio. Alle loro spalle, la solita, enorme vetrata che inquadra una splendida giornata di sole primaverile.
Edoardo intento a scrivere su un quaderno dalla copertina nera.
Antonio siede al suo fianco.
ANTONIO - Tre posti. Comoda!
EDOARDO Comoda?
ANTONIO Va beh, spaziosa.
EDOARDO Ma come spaziosa, Anto?
ANTONIO - Spaziosa quel tanto che basta! E con sei litri
EDOARDO - Ingoiamo polvere e gas per cento chilometri.
ANTONIO - (dopo un tempo) Io devo ancora capire com che a te ti fanno schifo le comodit.
EDOARDO - Non tutte! E poi, a volte, le comodit sono scomode.
ANTONIO - La verit che vi state facendo vecchio, Signor Marchese. (Edoardo ride) Uno mica pretende la Bugatti ma, che saccio?, almeno una Temperino... Piccola, aggraziatella
EDOARDO - Esattamente come la nostra carrozza.
ANTONIO (lottano gioiosamente) Eh, la carrozza...! Qua, invece di andare avanti, torniamo indietro. Vuoi che pap ti compra un velocipede?
EDOARDO No, meglio un monopattino.
ANTONIO - Spiritoso...
EDOARDO - (divertito, si libera della stretta di Antonio e torna a scrivere) Aspetta, aspetta E Antonio ribatt: Spiritoso.
ANTONIO M perch mi metti pure a me sul quaderno? E poi, scusa Edoa, ma si pu sapere che stai scrivendo?
EDOARDO (imbarazzato) Niente...
ANTONIO - Niente? E tu passi le mezze giornate intere a non scrivere niente? Inchiostro e pennini si consumano come acqua fresca in questa casa e tu non scrivi niente?
EDOARDO (c.s.) Proprio cos!
ANTONIO - (offeso) Si proprio nu fetente... (Edoardo tenta di fare pace e vi riesce) Io, per, le mie canzoni te le faccio sentire, perch tu non mi fai leggere le cose che scrivi?
EDOARDO Perch Perch sono soltanto sciocchezze.
ANTONIO (serio) Schiocchezze, eh?
EDOARDO S, cose senza senso. Poesiole Aforismi Epigrammi
VOCE NARRANTE "Aspetta, Antonio, aspetta".
ANTONIO Edoa?
VOCE NARRANTE "E roba tua".
ANTONIO - Guardami negli occhi! (I due si guardano).
VOCE NARRANTE "Un giorno ti far leggere tutto".
ANTONIO - Io queste parole che dici
VOCE NARRANTE (scandendo la parola) "Aspettami!".
ANTONIO - Afo Epirammi non le conosco. (Edoardo sorride) Da te voglio sapere soltanto una cosa, e non c bisogno che me lo giuri perch tanto lo capisco da me se mi stai dicendo la verit o no: quello che scrivi, mi deve preoccupare?
EDOARDO In che senso?
ANTONIO (con grande pazienza) Mi devo preoccupare che le cose che stai scrivendo sono per unaltra persona?
EDOARDO (abbracciandolo forte e ridendo) Mai! Mai ti devi preoccupare, Antonio, mai! (Antonio, con leggera titubanza, finalmente risponde allabbraccio. Edoardo, repentino, gli afferra la mano e lo conduce a sedere) Allora: laforisma una massima che esprime in forma sintetica un pensiero morale.
ANTONIO (annuisce) Ah! Interessante! Se ci avessi capito qualcosa. (Edoardo scoppia a ridere e lo getta sul letto riprendendo a giocare con le braccia, il corpo ma, soprattutto, con le labbra del suo compagno ) E m che ridi a fa? Edoa? Edoardo?
EDOARDO Dimmelo!
ANTONIO No!
EDOARDO Dimmelo, se no ti mangio!
ANTONIO No e no!
EDOARDO Dimmelo, ti prego, dimmelo, dimmelo
Le voci di Frida e della Marchesa si avvicinano. Le loro ombre gioiose attraversano lentamente la vetrata dall'esterno.
Edoardo e Antonio si pongono, silenziosi e divertiti, in ascolto.
FRIDA - (regge tra le mani un coccio di terracotta e ride) Piove!
MARCHESA - Ancora?
FRIDA - Ancora!
MARCHESA - E cosa piove?
FRIDA - Piume! Sembrano piume di cigno.
MARCHESA - (sincera) Uhm Poco male... Oh, ma allora, domani, pioveranno spine di pesce! Che guaio!
FRIDA - Vi ricordate quando le galline impararono a volare e fecero piovere uova su tutta la citt?
MARCHESA - (ride) Ah! Che giornata La gente non sapeva pi come scansarle...
FRIDA - Cos! Allimprovviso...
MARCHESA - Il giorno prima cera stato il sole
FRIDA - Non un granello di specchi venne gi...
MARCHESA - Come preavviso.
FRIDA - Nemmeno il tempo...
MARCHESA - di aprire lombrello.
FRIDA - Al volo tentavano di prenderle
MARCHESA - Per poi al mercato andarle a rivendere
FRIDA - Ma per uno solo che ne acchiappavano...
MARCHESA - Al suolo altre mille si spiaccicavano...
FRIDA - E su nel cielo le galline sghignazzavano...
MARCHESA - E laggi in terra gli scugnizzi scorazzavano.
Che affari, lindomani, di stoffa i commercianti!
FRIDA - A rifarsi il guardaroba tutti quanti.
MARCHESA - Ma un temporale di farina repentino scoppi
FRIDA - E detto fatto, in un baleno, la citt si trasformo,
manco a dirlo, pensa un po tu che ciorta...
MARCHESA - In una soffice, candida e splendida...
ANTONIO, EDOARDO, FRIDA e la MARCHESA - (tutti insieme) Torta!
Le due donne entrano nella camera dei giovani sorridendo.
MARCHESA - Antonio?! Ho bisogno di O. Ho bisogno di un'altra canzone perfetta
EDOARDO - (tentando di abbracciare Antonio) O sole mio. (Ride. Antonio si divincola dall'abbraccio, imbarazzato, com', dalla presenza della madre del suo compagno).
MARCHESA - Per carit! Con questa nascono tutte spampanate...
FRIDA - Certi petali grossi come fette di zucca... (Antonio si avvicina alle donne. Frida gli va incontro e gli pettina i capelli. Il giovane sorride).
MARCHESA - Le ho recise immediatamente. Invece, lo sai Antonio?, quella canzone che mi hai insegnato laltro giorno ha del miracoloso. Le campanule fioriscono davanti ai miei occhi. In due anni, grazie a te, il mio giardino come rinato.
ANTONIO - Molto spesso il successo di una canzone non dipende dalla sua bellezza ma dalla voce che la interpreta. (La Marchesa sorride imbarazzata).
EDOARDO - (scrivendo) E a chi sarebbe destinata la melodia perfetta, Signora Madre?.
FRIDA - (repentina) Non lo dite, Signora, non lo dite!
MARCHESA - No, non lo dico.
FRIDA - (scoppia a ridere) Ditelo! Ditelo, per piacere, ditelo.
MARCHESA - Frida?!
FRIDA - (accarezzando i capelli di Edoardo) Sono qui.
MARCHESA - Lo dico! (Sorride) Sono ventanni che coltivo rose e... ancora ho vergogna di confessare il perch. Non vergogna di voi, no...
FRIDA - No... n del perch ...
MARCHESA - Anzi, ne vado fiera. E soltanto che a loro dedico ci che di pi prezioso mi ha donato la vita: il tempo!
EDOARDO - "Il tempo".
MARCHESA - Il mio tempo. Nel silenzio e nel buio degli...
EDOARDO - (sempre scrivendo) ...e nel buio degli anni, il tempo trascorre nellattesa della scadenza.
MARCHESA - E tu, vecchia rimbambita, lo regali cos? Regali il tuo tempo alle migliaia di rose a cui hai dato la vita e che oggi, morte e avvizzite, nascondi tra le pagine dei libri o nelle lenzuola, avvolte in un fazzoletto di trine o nei bianchi...
FRIDA - nei bianchi merletti dei ricordi? Che celi nei cassetti, nelle...
MARCHESA - nelle scatole di latta, nei calamai? Persino il ...
EDOARDO - (c.s.) Persino il solco del tuo.... (Continua di sottofondo).
MARCHESA - il solco del tuo seno ne stracolmo. (Pausa) S. Regalo a loro il mio prezioso tempo, perch le proprie creature vanno ben seppellite.
FRIDA - Con dignit.
MARCHESA - E gioia. Le vedi crescere come un'idea, e il tempo parco della vita le rinvigorisce e le trasforma in luce.
FRIDA - Ditelo, Signora, ditelo.
MARCHESA - (sorride. Antonio letteralmente affascinato dalle parole della donna) Lo dico! (E solleva il coccio di terracotta stringendolo in grembo) Da questa carne nascer il frutto del mio tempo. Da questo lembo di terra nascer una vita. La mia! Quella degli ultimi miei ventanni... (Frida scioglie i capelli allanziana Marchesa e li pettina. Edoardo scrive sussurrando le parole che la madre proferisce) Ecco, vecchia, prendi una rosa, piano, piano, una rosa rossa, lentamente apri la gemma, sorridi vecchia, aprila, prima che raggiunga il suo completo sviluppo, cos, no, no, non approver, tuo marito non approver, nasconditi vecchia, in segreto, con delicatezza, sorridi, asporta ogni stame, uno ad uno, con garbo, piano, sorridi, chiamano!, nasconditi, non approver, dopo, poi, dopo, ricopri lo stimma con il polline di un altro fiore, il polline di un fiore estraneo, sorridi, bagnati le mani, e, a goccia a goccia, inonda la terra, un altro fiore, unaltra rosa, un innesto! (Antonio sussulta)
EDOARDO - Un innesto!
MARCHESA - Piano, senza fretta, con dolcezza, gialla, rossa, rosa gialla...
Ed eccola l la rosa, o meglio: la sua idea.
Non spunta dalla terra del vaso.
Semplicemente appare.
FRIDA - Cosa nato, Signora? Cosa nato?
MARCHESA - Rosso, giallo, arancio, continua, innesta colori e colori, e tempo e tempo...
FRIDA - Cosa nato, Signora? Me lo dica. Cosa nato?
MARCHESA E bianca, Frida, bianca, il cucciolo di fiore nato bianco, ora so cosa voglio. Aspergi il fiore con le tue mani, vecchia, lascia che il mondo getti via il suo tempo, nasconditi, continua, continua in segreto, tu sai cosa vuoi: una rosa, una rosa colore del cielo.
FRIDA - Una rosa...
MARCHESA - colore del cielo.
EDOARDO - "Colore del cielo Ariosa, viziata". (Continua).
FRIDA - colore del cielo. (Continua).
MARCHESA - Ariosa, viziata, regina capricciosa, vanesia e maliziosa, gentile e amorosa I petali di cielo contornati dal colore della notte, nostro figlio, nostra figlia, il frutto del tempo trascorso in ventanni, nascer, nascer dopo ventanni, una rosa, una rosa colore del cielo...
FRIDA - colore del cielo.
NINA - (entrando) Madre! (Silenzio. La rosa color del cielo svanisce) E lora delle vostre medicine!
SCENA SESTA
La scena mostra stralci di dialoghi avvenuti in luoghi, momenti e anni diversi. E la presenza di Nina a dare una soluzione di continuit allandamento degli incontri.
NINA - (si rivolge alla madre con superiorit e ironia) Le vostre spalle sono curve come ruote, le vostre gambe non reggono pi il peso della vecchiaia, eppure tenete ancora la forza di essere ridicola.
MARCHESA - Io?
NINA - Penso sia venuto il momento di riposarvi un poco, Signora Madre. La vostra malattia non vi permette pi di fare certe pazzare. Vi dovete dedicare a cose pi importanti di quello che, ormai, diventato il segreto di Pulcinella: la rosa, la rosa color del cielo! Bisogna far quadrare i conti delle nostre terre, far fruttare quei pochi investimenti che, grazie a Dio, in questi anni di sofferenze, ci sono risultati utili; fare piazza pulita, invece, della inutile servit che ci circonda; fare...
MARCHESA - Fare testamento in favore della mia primogenita...
NINA - (pausa) Voi non state bene. La vostra malattia...
MARCHESA - E quale sarebbe questa mia malattia, Nina? Ah, ho capito... La vecchiaia... Ma anche le tue spalle sono curve come ruote di carro, anche le tue gambe sembra non reggano pi il peso degli anni. Sei pi vecchia di me, figlia mia.
NINA - (ride) Ma come parlate? Da dove le pigliate queste frasi epiche? Chi ve le insegna, vorrei sapere? Io non vi capisco, Signora Madre! Fate finta di essere svampita... Sempre con la testa chiss dove... Anche mio padre tentava disperatamente di capire. Ci perdeva le notti. Ed in una di quelle che morto.
MARCHESA - Ognuno reagisce agli eventi come pu.
NINA - (in altro tono) E voi, allevento di quelluomo nel letto di vostro figlio, come reagite?
FRIDA - Non dite queste brutte cose, sorella mia!
NINA - (si rivolge a Frida con astio; parla fiatando, quasi sottovoce) Io non tengo sorelle! E chiaro? E non ti permetto di inchiavicare il ricordo della buonanima di mio padre, mio padre!, come stai facendo in vita con quella povera vecchia.
FRIDA - Non ho mai chiamato "Madre" vostra madre e "Padre" vostro padre.
NINA - E perch avresti dovuto? Ah... soltanto perch si figlia e na zoccola e serva che usc incinta in questa casa sgravando una segnata da Dio come te? Una cieca! Eh, no... No! Pu essere stato chiunque... Ch, mio padre, era lunico uomo qua dentro? No! Un tempo ci stavano stallieri, sguatteri, gente che serviva ai tavoli, gente che metteva a posto i giardini, gente che puliva la terra dove camminavamo, gente con cui la tua razza si sempre portata. E per piet che la Signora Marchesa
FRIDA - E per bont che
NINA - Piet! (Pausa) Ma adesso basta. Ho capito il tuo gioco. Le filastrocche..., il pane che vola, i piatti che parlano, la pioggia che si trasforma in... in non so che canchero di cosa! Tu la vuoi fare uscire pazza, vero? Eh, no. Non te lo permetto! Basta, mangiare e dormire a sbafo. Io ti faccio rinchiudere in uno di quegli ospizi per "segnati", sempe si nun taccido primma, cos vallo a chiedere a uno storpio, o a un muto, o a nu cecato comme a te che cosa sta piovendo oggi!
FRIDA - Era bello nostro padre?
NINA - (al colmo dellira) Smettila! (Sta per darle uno schiaffo ma Frida si scansa in tempo).
ANTONIO - (entrando) Volevate vedermi?
NINA - (si rivolge ad Antonio con fare di sfida ma con molta calma ed ironia) Ah, signor Antonio Come sta?
ANTONIO - Bene, grazie signorina.
NINA (sorridente) In una casa cos grande ci si incontra poco.
ANTONIO Eh, s
NINA - Complimenti per la vostra eleganza.
ANTONIO (si guarda) Veramente, roba che Edoardo voleva buttare e
NINA (sorriso ancora pi ampio) Sempre generoso mio fratello.
ANTONIO (dopo un tempo) Gi.
NINA Vi dovr pesare molto.
ANTONIO Che cosa?
NINA - Beh, un uomo come voi, abituato allautonomia, dovr pur sentire il peso di dipendere dagli altri, no? Il peso di non poter acquistare nulla di proprio.
ANTONIO E chi ve lo ha detto, scusate, che io
NINA Per, a tale proposito, potrei tornarvi di aiuto io.
ANTONIO S? E come?
NINA Che so, elargendovi una congrua buonuscita. (Silenzio) Ovviamente lascio a voi stabilire la cifra.
ANTONIO - Cosa?
NINA - (dopo un tempo e in altro tono) Mi hai capito benissimo. Quanto vuoi... per andartene?!
ANTONIO - (offeso) Ma perch, vi risulta che qualche volta ho accettato soldi da un componente della vostra famiglia?
NINA - No, non mi risulta. Ma non mi risulta nemmeno che tu abbia un lavoro, e che le spese necessarie al tuo sostentamento e mantenimento provengano da te medesimo
ANTONIO - Tengo ancora qualcosa da parte. Mi mantengo e mi sostengo da me, senza essere di peso a nessuno.
NINA - (dopo una pausa) Questaria da bravo ragazzo, vergine e martire, proprio nun fa pe te! Da quanto tempo stai durando qua dentro? Tre anni, vero? E quanto pensi di durare ancora? Mio fratello Edoardo volubile... Si stanca presto... Anzi, gi tanto che con te... Tre anni! (Ride) A quel povero Luigi lo fece sbattere damore per soli tre giorni!
ANTONIO - E poi, dopo quei tre giorni, il povero Luigi ve lo siete sbattuto voi consolandolo molto bene!
MARCHESA - (continuando il precedente dialogo con la figlia) Rifare i letti o rassettare le camere rientra nelle mansioni di quella inutile servit che ci circonda di cui parli. Da parte mia non ho mai praticato tali abitudini. Il fatto che tu dici, a me non risulta. E mi meraviglierebbe molto sapere che tu abbia appurato il contrario, dato che i tuoi appartamenti sono situati nellala opposta a quella di Edoardo. A meno che... A meno che non lo spii, Nina.
NINA - (a Edoardo, con dolcezza e amore) Edoa, partiamo! Ce ne andiamo nella casa in Francia. Io e te! Da soli! Come quanderavamo ragazzi... Ci togliamo questi brutti pensieri che ci sono venuti in testa e torniamo a essere quelli di prima... A ridere... A giocare E lassammo a tutti quanti cc ddinto
EDOARDO - Con te non mi diverto pi, Nina.
NINA - (dopo un tempo) E perch non abbiamo avuto pi tempo di stare assieme, ecco Ma m, tutto cambia... Io e te
EDOARDO - E Antonio!
FRIDA - Di che colore siete? La Signora vi chiama Nina nerina. E vero che siete nera? (Nina ride sguaiatamente) Non ho mai toccato la vostra faccia. Non so che forma avete.
NINA - (ad Antonio) Se credete di offendermi, signore, avete sbagliato palazzo. Anche perch so che prima di entrare... in casa eravate un professionista dellargomento.
ANTONIO - Adesso siete voi, signorina, che avete proprio sbagliato palazzo: io non mi offendo
MARCHESA - Sei diventata volgare, Nina.
ANTONIO - N mi altero, n per mi permetto di intromettermi nei fatti vostri come vi pregherei di fare con i miei.
NINA - (a Frida) E mai la toccherai la mia faccia. Mai! Tu sei una serpe. Na mucia sorda! Chiano chiano te ne vai ma po mpizzi, mpizzi, mpizzi e fai o pertuso. Ma io rester liscia. Senza i buchi delle tue dita sulla mia carne!
MARCHESA - Non capisco come sia potuto accadere.
NINA (alla madre) Trovo molto pi volgare il vostro comportamento nei confronti di Edoardo che non le mie parole. Non volgare, forse, allevare un uomo allo stesso modo di come si coltivano i fiori? E trattarlo pure come tale! Nu povero...
EDOARDO - Non ti permetto di usare questo tono.
NINA - (a Edoardo, accorata) Mi devi credere E un vizio... Esce quasi tutte le notti
EDOARDO - Lo so
NINA - Lo vedo dalla finestra della mia stanza...
EDOARDO - Lo so...
NINA - E rientra la mattina presto in punta di piedi.
EDOARDO - Lo so bene.
NINA - E un vizio!
EDOARDO - Cerca lavoro nei locali notturni... Una scrittura. Povero (E zittisce).
NINA - (ad Antonio, ironica) Povero amore! Un cucciolo affrancato dalle nequizie del mondo... Avvolto beatamente nellimmunit di queste mura. (Cattiva) Ma nei muri ci sono le finestre, ed io posso aprirle come e quando voglio. Ti senti al sicuro qua dentro, eh? E fai male! Io ti denuncio!
(A Edoardo) Non puoi parlare cos... Tu sei il mio bambolottoIl fratellino del cuore Ti ricordi, ti ricordi, Edoa, che gli abbiamo fatto passare a quelli che dicevano di volerti bene? Io ti ho aiutato sempre. Ti coprivo Ti levavo di torno quelli che ti scocciavano... E adesso?
(Alla Marchesa) State allevando altre due piante; ddoje streppegne: una storpia e una marchetta. Che riuscita vi possono fare? Che colori possono avere? Avete sbagliato semi. Avete usato semmenza ammuffita, semmenza che non tiene bisogno di acqua ma di sputazzate, e m ditemi pure che so volgare s, di sputazzate in faccia, perch, tanto, i fiori che d puzzano come quelli marciti do campusanto.
(A Frida) Dove andrai a finire tu appena la vecchia muore! Quanti anni pu campare? Cinque? Dieci? Forse di pi, vista la tempra con cui ha atterrato mio padre. E tu ne camperai altrettanti. Perch appena la vecchiase ne va, tu pure avrai finito di vegetare. Ma mentre a lei auguro di spirare dolcemente, del tuo decesso me ne voglio occupare io, personalmente.
(Ad Antonio) Con queste mani firmer la denuncia. Dir che hai trasformato questa casa in un bordello di lusso a tuo uso e piacere. Delitto contro la razza!
(A Edoardo) I tempi stanno cambiando, Edoardo. Tiratene fuori, tiratene fuori
(Ad Antonio) Al confino ti voglio vedere. Imbottito di olio di ricino.
(Alla Madre) E, invece, non avete seminato proprio niente. Niente!
(A Frida) Pochi anni ancora e tutto cambier.
Edoardo, la Marchesa, Antonio e Frida escono.
Vi sentite sicuri... Coperti! E non sapete ascoltare il vento che sta cambiando. Tutte le finestre voglio aprire. Aria! Aria! E solo questione di tempo. Bisogna sapere aspettare. Pure ventanni se necessario. E io aspetter. Perch almeno questo lho imparato a fare!
Aria!
SCENA SETTIMA
Tabarin, 1924.
Uno stanco applauso segna lapparizione del Cameriere vestito e truccato da fascista di mezza et. Una musichetta lo accompagna nell esecuzione della "macchietta" che segue.
CAMERIERE - Eh, cari amici, io bench cinquantenario, la mia vita un rilorgio, un cornometro. Io mi arzo alle sette di quarziasi matina, entro in bagno e mi fermo in esso trenta minuti di precisione; indi mi estraggo sfogliando la corrispondenza che mi viene da fuori e dallesterno. Poi faccio colezione, monto la mia O-EMME e, fino a mezzogiorno, ninni parlammone pi. (Alcune risate si levano dal pubblico) La sera mi congedo qualche divertimento. Eh s, a me mi piace il tiatro. Laltra sera sono andato al Carro di Vespri. Davano una bella rapprisintazione: "Il barbiere di Roma", dove ci stava lui che si allombrava perch la capocchia che si voleva affacciare al balcone sito in piazza Venezio era senza capelli e pirci senza pili. (Risate) Alluscita del tiatro ho incontrato la Baronessa con le sue tre figlie: la minorata, la mezzana e ladultera...
Grandi risate. Entra nel tabarin un vero Gerarca fascista seguito da un giovane Ufficiale in divisa nera. Il Cameriere impaurito. Titina, con un gesto, lo invita a continuare. I due fascisti siedono.
Il Cameriere riprende a recitare tremando dalla paura.
Poi mi piace viaggiare. La settimana scorsa mi muovevo sulla linea Roma-Genova. Mentre eravamo sotto un tunnel, la signora che era affianco a me, forse per la troppa moventivit del treno, forse per la troppa caldivit, plaffete si sven. La signora! No la linea! (Silenzio) Fortuna che viaggio sempre con il termometro pieno di caff. 'Nce ne feci ingozzare una sorzata e quando la madama riapr gli occhi 'nci dissi: Signora, perch usate il bisturi negli occhi? Potreste guastarvi lo sguardo della vista e incorrere in qualche congiuntura.
Il Gerarca, nel silenzio generale, ride falsamente battendo le mani. Deboli risate del pubblico si uniscono alle sue. Il Cameriere sembra riprendersi e sorride a Titina. La donna abbassa lo sguardo preoccupata.
E perch non mi sposo? E perch non mi piacciono i bambini. Cio, non che non mi piacciono i bambini ma se volessi un figlio lo volessi femmina perch le femminucce sono pi attaccate al padre. I maschietti, invece, sono pi... mammiferi.
Il pubblico esplode in una fragorosa risata. I fascisti si alzano di scatto. Il loro tavolo e le loro sedie si frantumano senza che nessuno li tocchi. Stessa sorte capita agli altri tavoli. Urla. Rumori di gente che fugge via. I due afferrano il Cameriere lo trascinano dietro il sipario.
Silenzio, estenuante silenzio rotto soltanto dall'infantile piagnucolio sommesso di Zio Alfredo.
I due riappaiono ed abbandonano il locale.
TITINA - (canta a squarciagola agitando un fazzoletto nero)
Giovinezza giovinezza
primavera di bellezza.
Giovinezza giovinezza....
Il pianto rompe lentamente la sua voce.
Il Cameriere sposta il sipario e crolla al suolo pesto e con il costume di scena a brandelli. Tenta di parlare ma nessun suono esce dalla sua gola.
Titina si soffia il naso con il fazzoletto nero.
SCENA OTTAVA
Napoli, 1925.
Camera da letto.
Edoardo, in pigiama, alla vetrata intento a guardare fuori.
EDOARDO (felice) Bravo, amore mio. Hai visto che ce lhai fatta. Dopo aver tanto insistito Devi convincerti che le tue canzoni sono bellissime. Adatte ai nostri tempi. E dimmi: cos questa scrittura? Ti porter in giro molto? No, non pensare a me, non pensare a me Ah, due mesi Bene. Tanto passerranno presto. Viviamo insieme da cinque anni, cosa vuoi che siano due mesi. (Siede sul letto vuoto) Dio, Anto, quanto ti amo. (Sorride) E quanto ti desidero. (Divertendosi) Eppure, dopo un po, la passione dovrebbe scemare. Appagarsi. Calmarsi, almeno! E, invece, io (Salta sul letto) Giochiamo, amore. Giochiamo ancora! Giochiamo ancora a fare lamore, amore! Giochiam (Un rumore dabbasso lo riporta alla vetrata. Di corsa, torna al letto, si infila sotto le coperte e finge di dormire. Poco dopo, entra Antonio. Affranto. Siede sulla sponda del letto e guarda Edoardo).
ANTONIO (in un sussurro) Quanto si bello
EDOARDO (mugugna e finge di destarsi) Antonio?
ANTONIO Shh Sono qui Dormi, dormi (Si spoglia ed infila un pigiama).
EDOARDO (fingendosi assonnato) Com andata?
ANTONIO Bene, bene, dormi
EDOARDO No, dimmi, voglio sapere.
ANTONIO (a fatica) Tengo un appuntamento per domani
EDOARDO Bravo, amore mio.
VOCE DI ANTONIO Non vero, Edoa, non vero
ANTONIO Devo solo firmare il contratto.
VOCE EDOARDO Lo so, Antonio.
EDOARDO Per quanti giorni?
ANTONIO Quindici serate soltanto, ma
VOCE DI ANTONIO Dormi, teso, per piacere, dormi
ANTONIO Ma almeno un inizio.
VOCE DI EDOARDO - Lo so che non vero.
EDOARDO Sono felice.
VOCE ANTONIO Pe piacere, Edoa
ANTONIO Dormi, adesso, dormi, che tardi
VOCE DI EDOARDO - Non vero Ma chi se ne importa Tanto, queste, non sono bugie. (Un po di silenzio).
EDOARDO (accucciandosi al fianco del suo uomo) Antonio?
ANTONIO Che c?
EDOARDO (dopo un silenzio imbarazzato) Dimmelo.
ANTONIO Edoa
EDOARDO Dimmelo!
ANTONIO Non ricominciare.
EDOARDO Ti prego, dimmelo!
ANTONIO Non serata, Edoa
EDOARDO (serissimo) Dimmelo, ti scongiuro!
ANTONIO (si mette a sedere ed accende la lanterna sul proprio comodino) Ma che vuoi che ti dico? Tu che vuoi sentirti dire da me? Che ti amo? Ed poco, Edoa. E poco! (Si leva dal letto e cammina per la stanza) Se mi tagli le vene e fai cos, non esce sangue, esce Edoardo. Queste gambe qua, quando camminano, non fanno ciak-ciak-ciak, fanno Edoardo Edoardo Edoardo E questi occhi, li vedi questi occhi?, questi occhi non riescono pi a guardare le cose: i muri, il sole, il mare Vedono solo Edoardo Edoardo Edoardo, dalla mattina alla sera, dalla sera alla notte, dalla notte alla mattina appresso Edoardo Edoardo Edoardo (Urla) Edoardo! (Si calma a fatica).
Tutti i giorni cos Da cinque anni! E uno poi spera di calmarsi. Di trovare un equilibrio, di Niente! E allora tremi. E tieni paura. Paura che un giorno (Con rinnovata foga, indicando le proprie labbra) Io queste non le so usare. Tu s. Tu scrivi! E proprio tu vuoi sentirti dire da me che ti amo? (Dopo un tempo, veloce) E va bene, Edoardo, ti amo! Contento? (Con infinita tenerezza) Ma poco, guaglione mio. E poco. (Siede. Edoardo gli si avvicina ma sa che non il caso, adesso, tentare di abbracciarlo) E non mi fissare cos pecch m pecch m memetto troppo scuorno Pe' piacere. (Silenzio).
EDOARDO (timidamente) Che Che vuol dire scuorno?
ANTONIO (sorride) Vergogna. Mi metto troppo vergogna.
EDOARDO (annuisce) Uhmm E cerase?
ANTONIO (lo guarda) Ciliegie.
EDOARDO Ciliegie Pastenacche"?
ANTONIO (non capisce dove Edoardo voglia andare a parare) Carote
EDOARDO - Antrasatta?
ANTONIO Allimprovviso
EDOARDO Ti amo?
ANTONIO (pausa. In un sussurro) Te voglio bbene
EDOARDO Come?
ANTONIO Te voglio bbene.
EDOARDO Te voglio bbene. E detto cos non poco. (Si sorridono. Repentinamente, Edoardo corre via) Prendi la lanterna e vieni con me!
ANTONIO (frastornato, esegue) Edoardo? Edo, addo vai a chestora? Edoardo?
VOCE NARRANTE - "Le parole di mia madre avevano solcato la mente di Antonio in maniera indelebile. Pu la logica tornare d'aiuto alla follia? Posso io far comprendere quanto la paura degli accadimenti del mondo influenzi la nascita di un'idea? E che questa si sviluppi in un solco formato dalle parole della mia stessa madre? Posso, infine, spiegare con parole, parole miserrime, miserrime per loro stessa natura, la felicit provata nell'annegare e morire d'amore in quel solco?".
SCENA NONA
Pochi istanti dopo.
Sotterranei della villa. Antonio avanza nel buio reggendo una lanterna.
ANTONIO - Ed... Edoardo... ? Edoa, guarda che se mi fai mettere paura te riengo e mazzate.
EDOARDO - Sono qui...
ANTONIO - Oj?! Addo stai? Nun te veco...
EDOARDO - Antonio... Qui... ! (Antonio segue la voce).
ANTONIO - (si incontrano. Edoardo seduto a terra. Antonio gli si accuccia accanto divertito) Non mi sapevi aspettare, no? Ma tu guarda se uno deve fare un incontro nelle segrete del castello... E, secondo te, pure romantico... Me parimme "La sepolta viva".
EDOARDO - Quando c la luna piena, a mezzanotte precisa, da quella finestrella l, penetra una luce che colpisce esattamente il punto in cui siamo seduti. E stanotte c luna piena.
ANTONIO - E pure vampiri, pipistrelli, lupi mannari...
EDOARDO - (ride. Pausa) Qui sono seppelliti tutti i nostri avi...
ANTONIO - (finge di alzarsi) Io me ne vado...
EDOARDO - (un raggio di luna lo illumina) Ecco la luce... Spegni! Spegni la lanterna. (Antonio, inebetito, esegue).
ANTONIO - Che bello...
EDOARDO - Da ragazzo ci venivo spesso... Per nascondermi. Una volta, addirittura, ci passai la notte. E fu cos che scoprii... (Osserva, rigirandosela nelle proprie, una mano di Antonio) Questa luce cambia colore alle cose... E anche le forme sembrano mutare... (Antonio se lo stringe al cuore) Che hai?
ANTONIO - (sorride) Niente... Sto bene.
EDOARDO - Anchio. Quando morir
ANTONIO - Edoa'?
EDOARDO - Anto', quando morir
ANTONIO - Uffa
EDOARDO - Voglio essere seppellito qui...
ANTONIO - Va bene
EDOARDO - (stringe forte Antonio) Cos, una volta al mese, potr ricordare questo momento. (Pausa. Anche Antonio contraccambia con forza l'abbraccio) Hai freddo?
ANTONIO - No... (Edoardo alza un braccio e fa filtrare la luce attraverso le proprie dita) Edoa?!
EDOARDO - Uhm?
ANTONIO - No...
EDOARDO - Di ...
ANTONIO - Niente...
EDOARDO - Va bene.
ANTONIO - E che...
EDOARDO - Cosa?
ANTONIO - Pensavo...
EDOARDO - S?
ANTONIO - Ce la cresciamo pure noi una rosa?
EDOARDO - Perch no? Se ti fa piacere...
ANTONIO - Ma una rosa che non una rosa, pure se un fiore...
EDOARDO - (scherzando) Cos quella cosa che odora di rosa ma rosa non ? Sai dire....
ANTONIO - (continuando senza ascoltarlo) Una rosa di carne. Un figlio! Un figlio nostro. Tuo e mio soltanto!
EDOARDO - Non questa la risposta allindovinello.
ANTONIO - (improvvisamente serio, si libera dellabbraccio di Edoardo) Hai ragione... Non questa la risposta...
EDOARDO - (colpito) Antonio... ma dici sul serio? Un figlio? (Antonio annuisce) Nostro? (Antonio annuisce ancora. Edoardo ride senza malizia e gli prende le mani) Un figlio...? E come?
ANTONIO - (il volto gli si illumina) Carne... grembi di terra... Innesti! Cos ce lo fottiamo a questo mondo... S, Edoa...? S?
EDOARDO - (inebetito ma felice) S... S... Ma come?
SCENA DECIMA
Interno casa di tolleranza, 1925.
Su una base percussiva fa il suo ingresso un gruppo di uomini e di donne costituito da prostitute di un bordello di lusso che conducono i loro clienti sul sof o a bere qualcosa. Sul ritmo ossessivo delle percussioni, le donne pronunciano sillabe e frasi senza senso che esplicitano i loro stati danimo: una arrabbiata, laltra divertita, unaltra ancora triste e malinconica. I clienti eseguono un controcanto. Pur essendo in abiti succinti, nessuna donna mostra atteggiamenti volgari; sono consce di appartenere ad una casa di prima categoria. Entra in scena la Maitresse. E una donna dagli attributi femminili molto pronunciati. Sembra non camminare ma, piuttosto, scorrere sul pavimento, scivolare su esso. I suoi toni sono secchi ma gioviali.
MAITRESSE - Vit, vit, vit ...! Miei cari e teneri amici anche stasera giunto il momento di salutarci e di dirvi: Arrivederci.
PRIMO UOMO - Ma come? Cos presto?
MAITRESSE - (ride) Oh, signor Principe, siete instancabile... Tre volte vi siete accompagnato in camera, stasera. Con ben tre ragazze diverse... Suvvia, siate buoni... Abbiamo bisogno di riposo per presentarci domattina al vostro cospetto pi belle e pi fresche che pra! (Voci di scontento e di malumore si levano dai clienti che, per, si approssimano alluscita) Ecco, cos, bravi... Attenti ai gradini... Le ragazze di Madame Changhette vi salutano; baciano tutti dove pi vi aggrada, e vi ricordano che da domani esse saranno ancora qui, ai vostri esclusivi comandi, disponibili ad ogni vostro pi recondito desiderio. Grazie..., grazie per averci preferite. Buon riposo, Cavaliere...
Inoltre, gi dalle prime luci dellalba, due nuove... cortigiane sostituiranno quelle che, purtroppo, ahim, da stanotte, ci lasceranno, chiamate in altri lidi, altri piaceri, altri impegni. Nuova linfa, quindi, in casa di Madame Changhette! Per vostro esclusivo diletto... Arrivederci... Arrivederci...
(Pausa. Madame sola con tre donne. Seria) Bene! Avvisate le altre e preparatevi in tempo. (Le ragazze fanno per uscire ma la voce della Maitresse richiama la loro attenzione) Ma...
Non un ricciolo scomposto.
Non le unghie mal limate.
Non le ciglia mal dipinte.
Non il fianco senza busto.
Niente sbavi sul rossetto.
Denti candidi e puliti.
Modi dolci, molto miti.
E scollato sia il corpetto!
(Pausa) Andate! Ah, ragazze! (Sorridente) Buona fortuna.
Le ragazze rispondono imbarazzate al sorriso ed escono mentre Edoardo e Antonio, in frac nero, cilindro e mascherina sul volto, fanno il loro ingresso
MAITRESSE - Benvenuti, signori. Ancora qualche istante e potrete fare, senza alcun tema, la vostra scelta. Come suol dirsi nelle migliori famiglie, le ragazze sono andate ad incipriare per lultima volta il loro garbato nasino costantemente lucido.
(A Edoardo) Il cappello, Signore. Potrebbe sciuparsi. (Edoardo tremendamente imbarazzato e, infatti, fa cadere il cappello. Lo raccatta) Nellattesa, gradirei ricapitolare quanto gi concordato durante il nostro precedente incontro. Non nego che in prima istanza le richieste di lor signori risultarono, al mio pur avvezzo udito, alquanto eccentriche, ma, ad un secondo approccio, soppesando bene i fatti, la mia modesta, seppur ampia, persona giunse alla conclusione che in unepoca siffatta la velocit degli accadimenti deve risultare direttamente proporzionale alladattamento della razza umana ad essa, e che le argomentazioni prodotte da lor signori avevano necessario bisogno di tale velocit.
Caramella, Monsieur?
(Antonio guarda stupito la donna che gli porge una caramella ma, subito dopo, inizia a tossire. Prende la caramella. Madame Changuette sembra anticipare ogni loro emozione) Ma torniamo diligentemente a noi.
Punto primo: le vostre rispettive e rispettabili signore, dopo ampia ed esauriente indagine da parte vostra, si sono rivelate, dite, poco abilitate alla filiazione, incapaci di generare, assolutamente inette a ci che inerisce alla riproduzione. In altre parole: sono sterili!
Salute! (Porge un fazzoletto a Edoardo. Il giovane starnutisce e prende il fazzoletto) Acquistare bambini al mercato nero sconveniva ad entrambi... Mele che allapparenza sembrano buone e saporite ma che, al primo morso, avrebbero potuto mostrare il verme. Troppo rischioso! Giustamente! Ve ne do atto. Quale migliore strategia, dunque, di quella che avete test intrapreso per dare alla luce un erede? Nessuna, rispondo! Le ragazze di Madame Changhette sono il fior fiore della belt. E cos discorrendo siamo giunti al punto secondo.
Punto secondo: la rosa delle potenziali partorienti stata da me medesima effettuata su un campione di ben trentatr Veneri; tante, infatti, ne conta la mia rispettabile casa. La scelta caduta su sei ragazze. Non che le altre non fossero degne di presentarsi al vostro cospetto ma ho preferito escludere le bizzarre, quelle del tipo La maschera e il volto e, anche, le cosiddette particolari!
(Edoardo suda copiosamente) Eppure non fa molto caldo, Signore.
Punto terzo: la vita a cui le prescelte darannovita", sar immediatamente allontanata dalla puerpera e consegnata a lor signori. Il pericolo di un morboso e controproducente attaccamento filiale sempre in agguato, bene , quindi, stroncarlo... al nascere.
Resta inteso, altres, che la direzione declina ogni responsabilit su eventuali manufatti avariati o difettosi o chiss che altro. Daltro canto per, i padri si impegnano a far nascere il piccolo nellamore, nellagiatezza, nella serenit; parole vuote, vacue, senza alcun senso, del resto, per le loro disgraziate madri ma... tant!
Punto quarto: mi impegno formalmente ad allontanare dal lavoro le favorite per lintera durata della gestazione, provvedendo di persona al loro sostentamento, mostrando sollecitudine verso ogni lor seppur minima ambascia, angustiandomi, premurandomi in mille attenzioni. In altre parole: mi prender la briga di accudirle.
Certo... tenere a riposo... due ragazze per quasi un anno... (Veloce) Vero che potrebbero continuare a lavorare almeno fino al quinto mese... Non sempre, ecco, la pancia, ecco, evidente, ecco; ed anche di pi: sapeste, infatti, quanti uomini pagherebbero il triplo pur di giacere con...
(Edoardo estrae un mazzetto di banconote da una tasca. Silenzio. La donna si scopre il seno e separa le mammelle dal centro come fossero due ante di uno stipo. Ripone i soldi allinterno di esse, le richiude e le ricopre soddisfatta) Ma noi non cederemo! Anzi, sapremo ben governare i nostri istinti.
Quinto ed ultimo punto: attendiamo vostre notizie, Signori, giacch i vostri nomi sconosciuti sono a me e tali rimarranno nella storia.
(Improvvisamente seria) Vi prego, per, di una cortesia: non giudicate n me n quelle che tra un istante sfileranno qui dinnanzi poich noi non lo facciamo di voi.
Al, vit!
Una musica invade la scena. Entra la prima ragazza e sfila davanti ai tre.
Meglio sempre cominciar dal meglio, ed io qui vi offro il meglio del meglio.
Modello Turbamento!
Raro esempio di architettura umana. Vi invito ad osservare lo stile corinzio delle sue volute, i fusti, i capitelli, le architravi, le guglie, i baldacchini, i chiostri e le facciate di siffatta 92 - 5O - 9O.
Su per la scala a chiocciola
goder si puote ancora.
Se pria non si scolora,
si presi per la gola.
Riscontrata assenza di lebbra, otite, pazzia morale, paralisi e tigna!
(Entra la seconda ragazza)
Modello Romantico!
Turbamenti adolescenziali di unacquasantiera. Cupole e navate in sobrio stile ecclesiastico. Calici doro. Turiboli e aspersori dargento di sobria fattezza.
Tiare e zimarre nascondon la carne.
Presbiteri e ceri nascondon piaceri. (La ragazza esce)
Modello leggermente incline alla nevrastenia ma accertata assenza di imbarazzo gastrico, infarto miocardico, vaiuolo e tifo petecchiale.
(La terza ragazza fa il suo ingresso)
Modello Garon!
Balocco da diporto. Piacevole trastullo ricreativo con cui spassarvi e gingillarvi tra le coltri nelle fredde serate dinverno.
Voi il punto accuserete e le carte taglierete.
Mescolate, le guardate, la rivincita le date.
Sono carte da lisciare, invitare, impattare.
Ma con lei voi mai potrete n scartare n barare.
(La terza ragazza esce ed entra la quarta)
Modello Dco!
Squisita cavalla da monta. Saura da maneggio e da... maneggiare. La barbozza e la ganascia contengono ben trentadue denti in perfetto stato di conservazione, tali da reggere il morso e la cavezza di qualunque fantino. Animale facile da domare in ogni andatura: ambio, trotto, galoppo, salto, passata, capriola, corvetta, piroetta ed altre che delego alla fantasia del domatore circense.
Pur essendo un esemplare recalcitrante, che spesso mostra di mordere il freno, sano come una cavalla.
(La ragazza va via per far posto ad unaltra)
Quinto modello: stile Cabriolet, seppur di fattura americana!
Cofano tondeggiante, paraurti ben sodi, telaio e motore in materiale indefettibile. Fari che nella notte possono illuminare il cammino ma anche... abbagliare la vista. Decappottabile ed aerodinamica, si fornisce qui con comando e cruscotto in ambra e rivestimenti in vera pelle.
Sportiva al volante stantuffa i pistoni.
Ben solida e andante attraversa i cicloni.
Del cambio tu azioni con grazia la leva,
per poi parcheggiarla in un bosco... di sera.
(La ragazza si allontana per far posto alla sesta prostituta)
Col meglio, di certo, principiare si deve ma anche concluder col meglio va bene. Ecco, quindi, lultimo fiore del mio giardino: Modello Mediterraneo!
Siffatta belt, Signori miei, ne sono certa, pu evocare in voi giustificati istinti da... beccaio, macellatore, scannatore. Come si potrebbe, del resto, resistere alla vista di cos tanta... tanta... carne?!
Ariste, filetti, prosciutti, rognoni, cosciotti, costate, lombate e frattaglie, corate e cannella su cui operare con denti e... ventri affilatissimi. Desideri sanguinolenti, senza alcun dubbio, ma... legittimi.
Questo modello risulta, secondo le ultime analisi mediche, il pi sano fra quelli test mostrati, a parte una lieve predisposizione alla foruncolosi e allidrofobia.
(La sesta ragazza, anzich uscire, si dirige a proscenio. Dalla parte opposta, entra la seconda prostituta. Entrambe siedono sulla sponda di un letto)
Questo quanto, amabili Signori. Alla bottega dellamore, nullaltro ho pi da offrire.
Fait vos jeux, monsieur. Fait vos jeux!
E scompare.
Edoardo si dirige verso la seconda ragazza mentre Antonio si avvicina alla sesta. Nell'incrociare Antonio, Edoardo abbassa lo sguardo.
Anche le altre prostitute entrano in scena.
PROSTITUTE - (cantano)
Femmene e lampare
comme a luce ncoppo mare
comme e rezze de ruffiani
cc a currente va luntano.
SESTA RAGAZZA - (ad Antonio, fiera e per nulla intimidita) Volete che mi spoglio, signore?
EDOARDO - (alla seconda ragazza) No! Non ancora...
Cammina su e gi per la stanza.
La donna che con Antonio inizia a togliersi lentamente gli indumenti mentre laltra, la seconda, osserva il pavimento a testa bassa.
ANTONIO - (allunga alla propria donna alcune banconote) Tieni! La Madama ti dar ben poco. Nascondili, sono tuoi.
SESTA RAGAZZA - (prende i soldi e li ripone in seno) Grazie...
ANTONIO (spogliandosi) Come ti chiami?
SESTA RAGAZZA - Il mio nome non lho mai detto a nessuno. Datemene uno voi. Uno qualunque...
SECONDA RAGAZZA - (a Edoardo) Maria! Maria, mi chiamo... La Signora dice che una fortuna quella di stare qua con voi... Cos mi sistemo e...
PROSTITUTE - Femmene buciarde
triglie, spigole e ddoje sarde
po si londa taccappotta
cu la varca tu vai sotto.
SECONDA RAGAZZA - (a Edoardo) Volete bere qualcosa?
EDOARDO - S ... (La ragazza gli versa da bere).
SESTA RAGAZZA - (ad Antonio) Lo volete maschio o femmina?
ANTONIO - E uguale, purch il mio amico faccia il contrario!
SESTA RAGAZZA - Eh?
ANTONIO - Se lui fa il maschio, io devo fare la femmina. Se, invece, il maschio nasce da me, la femmina deve essere opera sua.
SESTA RAGAZZA - Ho capito... O masculillo e a femmenella Cos crescono assieme come due fratelli...
ANTONIO - No! (Pausa) Anzi... Non si dovranno incontrare mai... Per ventanni... Poi, un giorno... (Silenzio).
SESTA RAGAZZA - Non vi capisco...
SECONDA RAGAZZA - (a Edoardo) Signori...?
ANTONIO - (alla propria donna) Basta m...
SECONDA RAGAZZA - (c.s.) Signorino?
ANTONIO - (c.s.) Cominciamo!
SECONDA RAGAZZA - Si fatto tardi! Che facciamo?
EDOARDO - (sedendosi) Nulla! Ce ne stiamo qui seduti ed aspettiamo.
PROSTITUTE - So carne e maciello
sti femmene
ca quanno s'accostano
into scuro per amar
te guardano, te sfottono,
te vonno mbriac.
Dice ca po nun torna e torna.
Dice ca po nun torna e torna.
Dice ca po nun torna e turnarr.
SCENA UNDICESIMA
VOCE NARRANTE Frequentammo quella casa per circa un mese. Vi entravamo da una porticina laterale seminascosta in un vicolo cieco, e ne uscivamo dopo neppure unora. Dal canto mio, avevo intrapreso una strana amicizia con quella donna....
MARIA - Sedici a ventuno e mi dovete gi tre lire... Spaccate!
VOCE NARRANTE Avevo intrapreso una strana amicizia con quella donna. Unamicizia..., unintesa, forse, fatta di silenzi, almeno da parte mia. Mai, dico mai, lidea di sfiorarla mi sfior.
MARIA - (sbadiglia) Che sonno... Vi dispiace se mi addormento, signor Marchese? E strano: ormai non faccio pi niente dalla mattina alla sera eppure tengo pi sonno di prima... Svegliatemi quando ve ne andate, eh? Cos vi saluto... (Sbadiglia e si addormenta).
VOCE NARRANTE Mai, dico, mai, lidea di sfiorarla mi sfior. E Antonio? Avrei dovuto dirglielo... Ma come? Stranamente avevo paura a farlo. Eppure, proprio il giorno in cui ricevemmo la notizia che la sua donna aspettava un bambino, mi decisi. Dolce Antonio. Pazzo amore mio....
SCENA DODICESIMA
Un mese dopo.
Camera da letto di Edoardo e Antonio.
Dalla finestra socchiusa, una luce proietta nella stanza lombra di un fascio littorio.
Sul fondo, al posto della vetrata, un ampio armadio a circa dodici ante.
Antonio entra ed esce dallarmadio usando tali ante a mo di porte e trascinando con s vestiti, camicie, ecc. e gettando tutto sul letto.
Canta felice.
ANTONIO - Si na mano tremma ammore va.
Si nun scarfa o sole ammore va.
Guardanno lluocchie tuoje,
Sunnanno a vocca toia
(Entra Edoardo e, sempre cantando, lo va ad abbracciare)
Sento o mare ca maffonna o core.
EDIOARDO (si versa da bere) Che stai combinando?
ANTONIO (epico e divertito) Cambio di stagione! E non solo di quello. (Riprende a cantare e va nellarmadio).
EDOARDO (si getta sul letto,esausto, facendo volare tutti i vestiti) Vieni qui
ANTONIO (dallinterno) Un attimo (Esce) Togliti immediatamente dai panni stirati.
EDOARDO Vieni subito qui!
ANTONIO (ride e lo raggiunge) Edoa ma che ti piglia? E un mese che andiamo avanti cos. Due volte al giorno sfiancherebbero pure un coniglio.
EDOARDO A me no.
ANTONIO E neppure a me. Anche perch la prima non vale. Ma tu tieni proprio le sustole, fratello mio. E fucune panza.
EDOARDO S (E lo abbraccia).
ANTONIO Guarda che non ho ancora fatto il rito!
EDOARDO Uffa (E si alza).
ANTONIO (quasi scusandosi) E chi ha avuto tempo?
EDOARDO Non sopporto di sentire il puzzo di quel pessimo profumo addosso a te. (E va di nuovo a bere).
ANTONIO Due minuti ancora, Signor Marchese, e la vostra virile met andr rigorosamente a strigliarsi ben bene per mondarsi di qualunque olezzo o umore estraneo, indi sar pronto a presentarsi al vostro cospetto candido e pulito.
EDOARDO (ripete) S, pulito!
ANTONIO - Ma prima, guarda cosho trovato? (Mostra un completino per bambini).
EDOARDO (sorride) Era il mio.
ANTONIO Dovrei essere proprio scemo per non accorgermene: c la E di Edoardo ricamata davanti grossa cos. (Sospira) Ah, fra nove mesi ci sar da comprarne un bel po di questa roba. (Edoardo, che sta per portare il bicchiere alle labbra, ferma il gesto a mezzaria e guarda Antonio sbigottito. In un crescendo esultante) S, Edoa S! Ce lho fatta! Nove mesi e cominciamo
EDOARDO Io no.
ANTONIO (con tenerezza, dopo un tempo) E va beh, che vuol dire? E poi, chi ti d fretta?
EDOARDO Io non lho mai fatto.
ANTONIO (inebetito) Perch?
EDOARDO Perch Perch assurdo!
ANTONIO (riprende a cantare)
Si na mano tremma ammore va.
Si nun scarfa o sole ammore va (Continua).
EDOARDO - E tutto assurdo, Anto. Le persone non sono fiori... Non si pu credere, e tu non puoi farlo veramente, di far crescere due bambini di sesso opposto soltanto per farli accoppiare fra ventanni, cos da far nascere una rosa... nostra! Non sarebbe una rosa, Antonio. E neppure un figlio Almeno non nostro... Il grado di parentela che ci legherebbe a... a quel fiore umano non sarebbe certo quello di genitori. Sei daccordo anche tu, no? Nelle sue vene scorrerebbe anche il nostro sangue, vero, ma... E smettila di cantare e ascoltami!
ANTONIO - O cardillo canta parraggia o pammore... Io per nessuno dei due... (Riprende a cantare con pi foga).
EDOARDO - E solo una favola... E poi chi ci dice che nascerebbero proprio di sesso opposto? E se fossero, invece, due femmine... O due maschi, eh Antonio? Ti prego, ti prego, ragiona...
ANTONIO - Zitto! Statevi zitto, signor Marchese, perch voi non avete capito proprio niente. Limportante, nella vita, sapersi vivere le cose, perch le cose in s non hanno alcuna importanza.
Nasceranno due bambini,
uno maschio e uno donna.
Separati nella cnnola,
si uniranno nei destini.
E una favola, lavete detto stesso voi, e nelle favole tutto va per il verso giusto, tranne quando ci si mette il cattivo per lo mezzo. (Tentando di abbracciarlo) E qui cattivi non ce ne stanno, vero Edoa?
EDOARDO - (dopo una pausa) Tu mi stai prendendo in giro... Non puoi credere di trascorrere ventanni della nostra vita in attesa di un figlio. Un figlio che sarebbe figlio dei nostri rispettivi figli. Tu stai scherzando, perch se dicessi sul serio, il cattivo, in questa favola, ci sarebbe: sei tu! (Intenerendosi) E vero che scherzi? Eh, Antonio? Dimmi la verit... (Lo afferra per i polsi).
ANTONIO - (urlando e liberandosi della stretta) Lieveme e mane a cuollo... (Tenta di riprendere a cantare ma lemozione glielo impedisce) E o vero ca Titina me truvaje mieza na via... O meglio: in un angolo, dinta munnezza! Mi avevano avvolto in un lenzuolino di cotone tutto merletti e pizzi. Bianco. E va trova chi stato che mha lassato l. Forse sono il figlio illegittimo di un nobile, di un uomo importante, o lennesimo e insostenibile parto di una serva. Se non ci fosse stata tua madre, pure Frida avrebbe fatto la stessa fine, chi lo sa?! Ma lei, per fortuna, una mamma lha trovata, seppure adottiva. Invece fuje Titina a truva a me, il tredici giugno, giorno di SantAntonio. Pienza che furtuna, picceri: se ti trovavo ieri ti dovevo chiamare Basilde, e se invece ti avessi trovato domani il tuo nome sarebbe stato consacrato a SantEliseo profeta. E fortunato forse lo sono stato veramente... (Torna a guardare Edoardo) Me lo stai chiedendo con gli occhi... Non lo so! Non lo so se sono pazzo! Je saccio sulamente che bello tene a te, lunica cosa che tengo e che ho mai tenuto. Una casa? Oggetti personali? Un posto dove andare a sbattere la testa quanno te vuo mettere a chiagnere...? E che sono? Mai tenuti! Solo te..., e nemmeno per intero. Come tua mamma Lei non ha mai avuto figli, mariti, ricchezze Solo fiori. E' vergine, tua madre. Come me! (Piange) Ma io un pensiero lo voglio... Un pensiero lungo...
EDOARDO - (gli si avvicina con dolcezza) Antonio...? Anto...?!
ANTONIO - Una di quelle idee che ti consumano la vita e ca nun te fanno penza a chello ca nun tieni... e che nun e mai tenuto... E io lo volevo tenere con te questo pensiero... Dedicargli del tempo. Quanto so fesso... Ma come possibile? In un momento come questo tu vaje a penza a sti cose? A un figlio? Ma hai visto fuori che sta succedendo? S! Ho visto! Ed proprio per questo che voglio tene stu penziero! Nessuno ci pu dire niente perch nessuno sa niente! Noi? Quando mai? Tutto legale! Privilegi che vi concede la Storia... A voi! E a me? Canta Tot! Canta! (E sconvolto. I pensieri gli si mischiano sulle labbra) Si na mano tremma ammore va.
EDOARDO - Antonio...?
ANTONIO - Canta ca sulo chello sai fa... (Piange a singhiozzi) Nun aggia penza, nun aggia penza cchi...
EDOARDO - (Corre ad abbracciarlo e comincia a bere, letteralmente, le lacrime del suo uomo) No, Antonio, no. Pensa! Continua a pensare. Un pensiero lungo, lungo, lungo... Fagli fare il giro del mondo a questo pensiero, sette volte, otto volte... Canta e pensa, amore mio. Adesso facciamo nascere le prime rose e poi aspettiamo. E pure la morte deve aspettare tutto il tempo che vogliamo noi. (I suoi modi somigliano in maniera impressionante a quelli di Antonio) E se viene prima che abbiamo finito, diciamo che siamo impegnati e che, purtroppo, non la possiamo seguire. Ma tu pensa, Anto. Continua a pensare. Cos ce lo fottiamo a questo mondo. Ma a chi crede di far paura? (Indica lombra del fascio littorio).
ANTONIO - (distrutto) A me... A me, fa paura, Edoa... A me...
Edoardo afferra frettolosamente la propria giacca, bacia il proprio compagno sulle labbra e corre via lasciando Antonio a dondolarsi da solo sul letto sfatto e ingombro.
SCENA TREDICESIMA
Esterno Castello de La Ville.
Edoardo fa per allontanarsi ma viene trattenuto da Nina.
La donna indossa un ampio vestito che, a causa del forte vento che investe entrambi, si gonfia a dismisura. A volte, lei stessa sembra sollevarsi dal suolo.
NINA - Edoa...?!
EDOARDO - (felice e sorridente) Lasciami andare, Nina.
NINA - Dove?
EDOARDO - Non sono fatti tuoi. Lasciami andare.
NINA - Un momento solo, per favore, stammi a sentire. Quello l ti sta plagiando. Si sta pigliando tutto il sangue tuo. Vuole allontanarti da me. E vero, credimi! Tu lo devi cacciare via, fuori da questa casa. Deve tornare dinta munnezza addo steva. E noi, tornare ad essere quelli di prima. Come quanderavamo piccoli. (Edoardo fa per allontanarsi ma Nina gli si para davanti) Ma ti ricordi...
EDOARDO - Sono finiti i tempi dei giochi, Nina.
NINA - No, non sono finiti... Possono sempre tornare... e noi ci inventeremo nuovi giochi... Caccialo via, Edoa, caccialo via... Quelluomo un brutto male!
EDOARDO - (quasi esultante) E io sono allultimo stadio ed ho deciso di morire cos!
NINA - (gli si para nuovamente davanti con fare aggressivo) Sono tua sorella maggiore e ti ordino di buttarlo fuori!
EDOARDO - (sorridendo con sarcasmo) Questo un gioco che non sentivo pi da tanto tempo. Me lo ordini! Come mi ordinavi di entrare nel tuo letto, sorellina?
NINA - (spaventata) No, non vero!
EDOARDO - (infervorandosi lentamente) Ah! Il tuo bambolotto non poteva restare nella culla, lontano da te... Avevi freddo... Ma era lui a tremare, dalla paura... Quel modo di bussare alla mia porta... sei piccoli colpi... battuti a coppie... tum tum... tum tum... tum tum... Fai finta di dormire, Edoa, fai finta di dormire... tum tum... tum tum... Non aprire, non aprire... Apri! Sono lAngelo! E un ordine! E a testa bassa, il bambolotto ti seguiva lentamente... Shh... non facciamo rumore... Sto bene, sorellina, sto bene... No! Chai una brutta malattia... Vieni qua... Io sono lAngelo che ti far guarire... E ogni volta la tua bambola aveva una malattia diversa, una malattia inguaribile, una malattia che solo lAngelo con la sua spada poteva debellare... Una bua! Ma la cura era sempre la stessa... Una carezza alla bua... Un bacio alla bua... Una carezza alla bua... Un bacio Mi fai male, mi fai male... Un bacio alla bua Bisogna cercare il male, cos, dopo, il mio bambolotto non sentir pi dolore... Mi fate male, signora... Zitto, zitto! Lascia fare al dottore. Il dottore deve toccare il male... LAngelo deve guarire... Deve arrivarci lentamente... fino in fondo... fino alla radice del morbo... sul picco della vergogna... Non gridare, sta zitto, non gridare... Tappami la bocca, sorellina, mi fai male... Non gridare, bambolotto... Non ...
NINA - (sconvolta; con un filo esilissimo di voce) Ricchione...
EDOARDO - (lunga pausa durante la quale il giovane riprende il controllo di s e sorride) Non puoi dire queste cose sottovoce, sorellina... Parla pi forte. Non sento.
NINA - Ricchione...
EDOARDO - Gi va meglio. Ancora un piccolo sforzo, su... Pi fiato... E pi chiaro, soprattutto.
NINA - Ricchione. Ricchione.
EDOARDO - (alzando la voce) Pi forte...
NINA - (fa altrettanto) Ricchione!
EDOARDO - S... S... Pi forte...
NINA - (urlando) Ricchione! Ricchione! Ricchione!
EDOARDO - (c.s.) S! S! S! (Le lacera il vestito e si porta verso il fondo, a lato del palco del tabarin).
NINA - (accasciandosi e piangendo) Ricchione...
Il siparietto si apre scoprendo la Maitresse.
MAITRESSE - Bentornato, Signore! La strada la conosce. Si accomodi.
Edoardo va verso la seconda ragazza sdraiata sul letto che lo guarda stupita.
Si illumina laltro lato del proscenio dove Antonio intento a fissare il vuoto.
La Maitresse inizia a girare vorticosamente su se stessa mentre Edoardo si sfila la giacca e la camicia restando a torso nudo.
NINA - (in un lamento) Edoardo... Edoardo
PARTE SECONDA
1935 - 1946
SCENA QUATTORDICESIMA
Napoli, 1935.
Un ritmo lento e ossessivo si leva dal buio.
VOCE DI BAMBINO - Tata..., quando viene pap? Quando...? Perch non posso uscire? E mamma? Il Signore lha voluta vicino a s...?! E pap...?
VOCE DI BAMBINA - Quando viene pap? Dov la bambola che mi ha regalato? Tata dove hai messo la mia bambola? Tata, sei tu la mia mamma? Tata...? Tata...?
Da ogni dove si leva un coro di voci.
CORO - Amba Aradan...
Amba Aradan...
Ambarab Cicc, Cocc...
Amba Alagi...
Amba Alagi...
Faccetta nera
Bella abissina...
Amba Aradan... (Continua in sottofondo).
Nina fronteggia a testa bassa un sorridente Gerarca, lo stesso che qualche anno prima distrusse il Salone Graziella nonch la vita del Cameriere.
Edoardo legge o scrive sui suoi quaderni.
Antonio parla ad uninvisibile balia.
EDOARDO La nostra vita si era trasformata in una favola. E nelle favole tutto procede per il verso giusto. I cattivi erano stati sconfitti e la ragione, se cos possiamo definire la febbre che colp entrambi, aveva trionfato. Nacquero due bambini: il mio, femmina, quello di Antonio, ovviamente....
ANTONIO - Come sta il bambino? Uhmm E ha chiamato il dottore? Ne sono felice... No! Meglio di no! Ho fretta e... e poi non il caso. Davvero? E voi cosa gli rispondete? Bene! Vi ho gi detto che... Faccia il suo mestiere, Tata, e non si dia troppo pensiero.
Il Gerarca accarezza una spalla di Nina. Un fremito percorre il corpo della donna.
Frida si aggira tra i personaggi come un fantasma. Sorride.
Il ritmo incalza. Sembra il preludio di un fastoso numero.
EDOARDO - (c.s.) Trascorsero dieci anni felici... Il verso giusto... Tutto come fosse gi scritto.... (Smette repentinamente di scrivere e guarda in direzione dell'entrata. Si alza in piedi di scatto) Cosa volete?
MARIA - ( la Seconda Prostituta del Bordello di Madame Changuette. Entra in scena scrutando attentamente il volto di Edoardo; annuisce e gli sorride mesta) Siete voi?
EDOARDO - Io non vi conosco, signora. Chi vi ha fatto entrare?
MARIA - (mette una mascherina sugli occhi) Siete voi! Siete voi! Sono undici anni che vi cerco (Tenta di sorridere e si toglie la maschera) Ed da stamattina che aspetto che qualcuno si dimentichi il portone aperto per Perdonatemi Vi rubo solo un minuto Voglio vedere la mia bambina, anche per un momento soltanto, da lontano La vostra signora non me ne pu volere per questo.
EDOARDO - Non capisco quello che dite! Davvero! Bambina? Qui non ci sono bambini Ed io non ho "signora"!
MARIA - (sorride) Lo so Lo so, mi sono informata
EDOARDO - Informata?
MARIA - A me non mi importa perch l'avete voluta, io voglio soltanto vederla. Vi prego, vi scongiuro, da lontano, per un attimo
EDOARDO - (nervosissimo) Impossibile, signora Vostra Vostra figlia morta!
ANTONIO - Il suo precettore mi informa quotidianamente sui suoi sviluppi... Dice che il bambino molto intelligente... Tenga, gli dia questo giocattolo... Cosa? Preferisce leggere... (Con disappunto) Daccordo... Provveder a portargli dei libri adatti alla sua formazione. Ma non lo faccia stancare troppo. E la notte lo copra bene... Deve stare al caldo... Arrivederci. (Fa per allontanarsi) Come? (Sorride).
Nina ed il gerarca si accarezzano con crescente lascivia.
EDOARDO - L'ho venduta Poco dopo la nascita
ANTONIO - Gli piace cantare?
EDOARDO - Erano altri tempi e noi
ANTONIO - Bene!
EDOARDO - Noi navigavamo in pessime acque
ANTONIO - Molto bene!
MARIA - Non vero
EDOARDO - Venduta! Esattamente come voi avete fatto a me!
ANTONIO - E perch dovrebbe dispiacermi?
MARIA - Non vero!
ANTONIO - Anzi: mi faccia un favore, Tata
EDOARDO - S che lo !
ANTONIO - Gli insegni questa canzone
EDOARDO - E con lei altre!
ANTONIO - (canta sovrapponendo ritmicamente la sua canzone al coro di "Ambaradan")
"Si 'na mano tremma ammore va" (Continua).
EDOARDO - Che fine abbia fatto, non lo so. Forse un fissato di magia nera O forse un esperimento in Germania (Al colmo) Non lo so! E mi sono sempre disinteressato della faccenda come sarebbe stato meglio che aveste fatto voi!
MARIA - Mai! Mai!
EDOARDO - E male faceste!
MARIA - No (Piange).
EDOARDO - (sta per piangere anche lui ma per altri motivi) Volete soldi? S? Soldi?
MARIA - No, no
EDOARDO - Bene, ve ne dar quanti volete ma non qui! Andate via, adesso! Via!
Il coro ha raggiunto lentamente, ma con forza crescente, il parossismo.
Antonio ha terminato la sua canzone.
Nina sta per lanciare un lungo e prolungato grido di piacere.
MARIA - (urla) Assassino! Assassino! (E fugge via).
Edoardo scoppia in lacrime.
Antonio si avvicina al suo compagno.
EDOARDO - (gettandosi, piangendo, tra le braccia di Antonio)
Antonio!
Nina urla.
Silenzio repentino.
FRIDA - (senza mai perdere la sua freschezza) Nessuno ha visto da quale portone sia uscita L'automobile era in corsa Un istante e tutto era finito Dicono che fosse una donna sola Senza figli Senza nessuno al mondo Una donna gracile, minuta, romantica, con dei grandi occhi grigi Aveva una mascherina nera con s Nessuno la conosceva Nessuno ha visto da quale portone sia uscita Un istante e tutto era finito
Amen!
SCENA QUINDICESIMA
Tabarin 1939.
TITINA - (applaude con svogliatezza) Bravo...! Bravo, Antonio...! Veramente bravo...! E tu vulisse turna a canta cu chesta canzone? Bravo... (In altro tono) Gi me lhanno scassato na vota o locale, nun vulesse fa a siconda edizione. Certo, la voce sempre la stessa... Anzi, migliorata, forse... Ma il repertorio che non va... Oggi sono di moda le macchiette..., le canzoni damore..., i duetti... Tu e tieni sti cose? S?
Allora, per me, puoi riprendere servizio pure domani, e del passato ninni parlammone piu`!
(Tossisce e spegne la sigaretta. Poi, gi pregustando i futuri incassi)
Caf chantant, tabarin, variet,
passa o tiempo e stammo cc.
Caf chantant, tabarin, variet
o tiempo passa e stammo cc.
SCENA SEDICESIMA
Napoli, 1939.
Una lunga tavola imbandita intorno alla quale siedono tutti gli ospiti del Castello de La Ville ad esclusione di Frida.
GERARCA - (enfatico e spocchioso, odioso eppur simpatico. Come potrebbe, daltronde, non risultare parzialmente simpatico uno che parla come se stesse declamando una poesia di Gozzano?) Ma bene, ma bene, gli dissi. Venite! Venite e godete di quello che il cielo vi manda. Se poco, pur poco, lo so, ma darte o non darte, chi mai giudicare potr? Feci bene? (Nina gli sorride e fa per rispondere ma luomo incalza) Benissimo, dissi a me stesso pensando un pensiero che poi non vol. (La Marchesa, Edoardo e Antonio hanno tutta laria di annoiarsi per questa cena che, evidentemente, opera di Nina) Ma... ! (Sorride sornione) Ma larte, mi dissi, pu mai sconfinare? Pu mai patrizzare? Potr essere, un giorno, affrancata da quelle conventicole di sodomiti, perdonate lespressione, che la inzaccherano, la infangano, la macchiano, la ingiuriano, la svergognano? No, signori! Mai! Ben netta e arginata la linea di trincea che disgiunge larte da coloro che la praticano. Questo il mio pensiero e cos ! (Entra a tempo Frida con un vassoio tra le mani) Oh... Celeste visione! Giacch anche al cibo adattare si pu. Il pensiero, sintende! (Frida versa il cibo nei piatti) Responsabile, vero, colui che lopera crea, ma lopera in s esiste a se stante. Or mi sovviene, perdonate se scantono, che anche qui, nascosto in questa splendidafamiglia (sorride con intenzione) si cela un... un artista. (Ride e scruta di sottecchi Antonio, visibilmente nervoso) So molto sul vostro conto signor... signor... (Finge di non ricordarne il nome, e nessuno, per motivi diversi, sembra intenzionato a rammentarglielo. Si rassegna) Antonio, se non erro, vero? Ma poco a quanto credo voi stesso abbiate vissuto, poich so che la vita da... artista risulta alquanto eccentrica, almeno agli occhi di coloro che, come noi, miseri e meschini, non hanno ricevuto il dono dellilluminazione delle Muse. (Il falso sorriso gli si smorza lentamente sulle labbra; il tono si fa crudo) Una vita particolare, ambigua, fuori misura, diciamo! A noi, gente comune, precluso laccesso al camerino di un artista, se non per una fugace e futile visita, ove, dicono, ne avvengono di cotte e di crude, o di tutti i colori, a voi la scelta dellespressione che pi vi aggrada. Ma, signor Antonio...
FRIDA - Per favore... (Silenzio) Una domanda... Mi state guardando?
GERARCA - (inebetito) S...
FRIDA - Tutti?
GERARCA - S... Tutti...
FRIDA - Chi pu intendere intenda: no! Non si pu! (Ride con gioia ed esce).
MARCHESA - (come liberata) Oh, ed io che pensavo di annoiarmi. (Ride).
EDOARDO - (sottovoce ad Antonio) Non mangiare! Non toccare nulla! (Sorride. Nina impietrita. Il Gerarca e Antonio sono frastornati).
NINA - Mamma...?!
MARCHESA - Shh... Nina, ti prego, non interrompere i bei conversari di questo simpatico giovanotto.
NINA - Non...
MARCHESA - (al Gerarca) Diceva?
GERARCA - Cosa... diceva?
MARCHESA - Lei...! Prima...!
GERARCA - Ella! Cosa diceva?
MARCHESA - Io...? Nulla! Ah..., Frida?!
GERARCA - S! Ella!
MARCHESA - Non so. A volte mi risulta difficoltoso comprendere le sue parole. (Sorridente) Buon appetito!
NINA - No!
GERARCA - Cosa...?
MARCHESA - (in altro tono) Che giorno oggi?
EDOARDO - Marted!
MARCHESA - Appunto! Oggi il primo marted del mese di dicembre e, come ogni anno, in questa data, noi sacrifichiamo il nostro cibo in onore della ricorrenza natalizia che da qui a poco sopraggiunger. E siccome mia figlia molto devota, allespressione buon appetito ha avuto... come dire?
EDOARDO - Un sussulto?
MARCHESA - N... Non proprio...
FRIDA - (entrando a tempo e poggiando una bottiglia d'acqua sul tavolo) Fastidio? (Esce).
MARCHESA - Quasi...
GERARCA - Nausea?
MARCHESA - Ecco, bravo! Nausea! Lei s che ci sa fare con le parole. Ma la prego... Mangi, mangi pure.
GERARCA - Quand cos... Buon appetito.
MARCHESA - A lei!
GERARCA - (dopo un tempo, senza toccare cibo) A voi!
MARCHESA - (breve pausa) Lho appena detto: oggi lintera famiglia osserva il digiuno. Un fioretto, insomma. Ma lei favorisca senza complimenti.
GERARCA - (dopo un tempo, con durezza) Ma voi!
MARCHESA - (imbarazzata) Se... Se le d fastidio la vista dei nostri piatti sulla tavola, possiamo sparecchiare in maniera che lei...
GERARCA - Voi, Signora! Voi! Il "lei", come vi dovrebbe risultare, stato formalmente abolito e indi proibito da ogni pubblicazione dello Stato.
MARCHESA - (dopo un tempo, ride sommessamente) Davvero...? No, non mi risultava affatto. Sa, leggiamo cos poco. Ed ancor meno frequentiamo il mondo. Oh, ma se lei vuole usare il voi faccia, faccia pure, a noi non d alcun fastidio. Vero Edoardo?
EDOARDO - Assolutamente!
MARCHESA - Visto?! Prego... Assaggi... Assaggi questo consom.
GERARCA - (rassegnato) Beh...! Se insistete...
(Mangia avidamente ma senza accostare il cibo alla bocca giacch questultimo ad avvicinarsi ad essa. Infatti, le posate, i piatti, i bicchieri, fanno a gara a chi deve dargli da mangiare. Un cucchiaio raccatta del brodo e si approssima alluomo che sembra gradire molto il sapore di questa pietanza. Il servizievole tovagliolo asciuga le umide labbra del Gerarca. Una brocca versa del vino in un bicchiere; questo raggiunge il volto delluomo e rimane a mezzaria in attesa di essere svuotato)
Uhmm... Squisito... Squisito... E questi pezzetti di carne sono...
MARCHESA - Squisiti?
GERARCA - S, ma anche...
MARCHESA - Dolciastri?
GERARCA - Appunto! Cos piccoli...
MARCHESA E la specialit di Frida.
GERARCA - Frida...?!
MARCHESA - (indicando l'uscita) Ella!
GERARCA - Ah...! (Si rifionda sul cibo, o meglio: il cibo a rifiondarsi su di lui).
MARCHESA - Un tipo di carne che proviene... dal basso.
EDOARDO - (prontamente) Dal sud! Mia madre intende dire dal sud. (Bisbiglia qualcosa in un orecchio ad Antonio).
MARCHESA - Ne abbiamo la cantina piena... Come, daltronde, quasi tutti in questa citt.
ANTONIO - (con un moto di schifo allontana il proprio piatto) Bleah... (Ride).
MARCHESA - (unendosi parcamente alla risata di Antonio) Per alcuni versi, si potrebbe anche dire che ne siamo invasi.
NINA - (repentina al Gerarca) Di cosa stavate parlando?
GERARCA - (candido) Di carne!
NINA - (cattiva) Prima!
GERARCA - Parlavo...
NINA - (guarda Antonio con astio) Di arte e artisti!
GERARCA - Ah, s! Di quelle conventicole di debosciati sodomiti che impestano, contagiandola, larte suprema. (Parla a bocca piena) Laddove puro e semplice dovrebbe latto essere, pletorico e retorico, astruso e concitato in quel sito si trasforma. E giusto ci che dico? Certo che lo ! (Vedendo avvicinarsi un vassoio colmo di carne) S, grazie, ne gradisco. (Un mestolo riempie il piatto di cibo) Ebbi modo di asserire tutto ci al "Minculpop". Un uomo, di cui, evidentemente, non posso fare il nome, alto funzionario di quel Ministero, un uomo che, pur essendo regolarmente sposato e con prole numerosa a carico, pagava lingente tassa sul celibato, quelluomo mi disse: Bravo!. Ponza!, - risposi - Tremiti!.
MARCHESA - Veneziana!
GERARCA - Prego?
MARCHESA - E lo stesso tipo di carne cucinato alla veneziana.
GERARCA - Sublime! (Continua a parlare con la bocca piena) La delazione, lammonizione ed il confino: questa la medicina per chi trasgredisce, poich Dio che lo vuole!
MARCHESA - E noi lo accontenteremo! (Un altro vassoio si avvicina alluomo).
GERARCA - Grazie ma... giusto per assaggiare. Sono pieno come un otre... Scovare gli elementi test descritti il mio mestiere. Leggermente amara questinsalata...
MARCHESA - Non ne cresce pi come un tempo...
GERARCA - Insoliti, anomali, barbari, anormali, atipici, irregolari, singolari e plurali, di questi io mi occupo. In altre parole: la mia missione quella di scovare gli inutili. (Emette una contenuta, quanto inopportuna, eruttazione. Frida entra portando sulla tavola un cesto colmo di frutta fresca).
MARCHESA - Gradisce della frutta?
FRIDA - Chi pu intendere intenda: s! Si pu!
MARCHESA - (prende una mela dal tavolo) Bene! (Edoardo riempie di frutta il piatto di Antonio ed il proprio).
ANTONIO - Ma...?
EDOARDO Shh Si pu! Si pu! (Mangia).
GERARCA - (alla Marchesa) Ella...?!
MARCHESA - (sbrigativa) Non so.
GERARCA - Bah...! (Fa per servirsi della frutta. Gli occhi di tutti gli si puntano addosso ma luomo non se ne avvede. Ritrae la mano ferma a mezzaria su un grappolo duva) No! Meglio di no... La frutta a fine pasto produce spesso degli effetti sgradevoli.
MARCHESA - Bravo! Lei ha fatto benissimo. Io, ad esempio...
NINA - Basta! (Si alza al colmo dellira pur sforzandosi disperatamente di contenersi.) M basta! (La voce le si incrina) Ma come...? (Indica il Gerarca) Io e lui, no?!... (Indica Edoardo e Antonio) Mentre loro due...? (Afferra i capelli dei due giovani e ne avvicina violentemente i volti) Non possibile... (Piange) Non questo il modo... (Si guarda attorno disperata) Che schifo... (Le parole le esplodono in gola. Vorrebbe urlare) Schifo... Schifo... (Si getta sul cibo e mangia avidamente imbrattandosi il volto. Il Gerarca si scosta inorridito) Schifo... Schifo (Continua urlando).
MARCHESA - (alzandosi) Nina!
FRIDA - (Entrando) No! Nina nerina, Nina nerina (Continua).
EDOARDO - (tenta di impedirle di mangiare) Nina... Nina... (Una spinta della sorella lo fa cadere. Antonio gli presta soccorso).
NINA - (al colmo dellisteria, ficca la testa in una zuppiera) E schifo... Schifo...
MARCHESA - Nina! Nina! (Con impeto, rovescia un bicchiere dacqua sul volto della figlia. Silenzio. Con dolcezza) Nina... (Nina fa per parlare. Singhiozza ed esce lentamente di scena).
GERARCA - (lunga pausa) Se permettete, vorrei raggiungere... (Fa per andare in direzione di Nina ma un improvviso mal di pancia lo inchioda alla sedia).
MARCHESA - Ha fatto bene a sedersi: non lo avrei permesso. (Agli altri) Vi prego lasciatemi sola con il signore. (Edoardo, Antonio e Frida escono) Lei una persona molto gentile..., e la ringrazio per la delicatezza con la quale ha affrontato largomento. I suoi giri di parole non mi hanno certo ingannata. Lei ha scoperto tutto! Bravo. Veramente bravo. Un segreto nascosto negli anni, svelato cos, in pochi minuti... Che persona intelligente... Capisce, adesso, perch non usciamo quasi mai? Perch ci rincattucciamo nella nostra dimora al riparo dagli sguardi indagatori della gente? (Luomo si lamenta per il dolore ma presta molta attenzione alle parole della donna) E atroce doverlo ammettere, soprattutto per me, che sono sua madre
GERARCA - (riferendosi a Edoardo) Eh, gi!
MARCHESA - Mia figlia pazza!
GERARCA - (alzandosi di scatto. I due prendono a girare intorno al tavolo in senso opposto) Eh?
MARCHESA - Poverina! (Nell'attraversare lo spazio, l'abito dell'anziana donna cambia gradatamente colore: da bianco che era, si trasforma in nero) Non pu badare a se stessa... Non pu restare da sola in camera... Non pu...
GERARCA - Ma davvero...?
MARCHESA - Oh..., con quanto tatto lei mi ha fatto intendere che sapeva...
GERARCA - Voi, signora! Voi!
MARCHESA - Anormali... Insoliti... Inutili.... Grazie! Sentitamente grazie! Capir che in una situazione siffatta ognuno di noi assume atteggiamenti che il cielo non gli ha certo donato. Come quelli del povero signor Antonio. Mia figlia le ha detto che un artista, vero? No! Non vero! A lei piace credere questo. In realt quel giovin signore ... ... La prego non mi faccia continuare...
GERARCA - (allo stremo delle forze) Continuate... Continuate...
MARCHESA - Come potrei abbandonare nelle sue piccole, folli mani i pochi averi che la vita, nella sua magnanimit, mi ha concesso di serbare? Ed per questa ragione che lascer ogni bene al mio secondogenito, Edoardo.
GERARCA - (colpito) Ah!
MARCHESA - (con intenzione) S! (Nuovamente finta) Oh, certo, a Nina non dovr mancare nulla. Un vitalizio, seppur minimo, le dovuto; un tetto sotto cui dar fine alla propria esistenza non si nega neppure al peggiore dei nemici... (Secca) Ma sar Edoardo ad amministrare... lamministrabile. A pagare tasse e... silenzi altrui! (Con falsa enfasi) La vita sofferenza.
GERARCA - Infatti... Se permettete, io...
MARCHESA - Permetto. Stavolta permetto!
GERARCA - (dopo un tempo, allontanandosi) Perdonatemi... (Riferendosi al cibo) Ma... che cosera?
MARCHESA - (svampita) Oh... La cucina non mai stata il mio forte. Non riesco a distinguere una bistecca di vitello da una semplice fettina, che so?, di topo. Sono cos maldestra...
GERARCA - (saluta alla fascista) Signora...!
MARCHESA - (tende anchella il braccio ma, poi, saluta agitando la mano) Addio! (Luomo esce contorcendosi dal dolore. Lunghissimo silenzio. Due lacrime le solcano il viso) Nina... Nina Piccola figlia mia...
FRIDA - (entra ridendo e gridando dalla gioia) Signora Signora, venite, presto! E' nata! E' nata!
In un'altra stanza, in un altro dove, c' qualcuno, forse una donna sconfitta, che, cantando una bislacca canzoncina dell'epoca, sta facendo a pezzi l'intero suo corredo di nozze.
SCENA DICIASSETTESIMA
Napoli, 1941
Camera da letto di Edoardo e Antonio.
Il petto di Edoardo scosso da una forte tosse.
ANTONIO Mannaggia, mannaggia E me lo sono scelto pure malaticcio, me lo sono scelto.
EDOARDO Tu non hai scelto proprio nessuno. Sono io che lho fatto.
ANTONIO E vero. Anche se
EDOARDO Cosa anche se?
ANTONIO Edoa, ma secondo te io non ti avevo gi adocchiato fin dal primo giorno?
EDOARDO E per due mesi mi hai fatto sorbire macchiette e cognac di pessima marca?
ANTONIO Che centra? Quella era una prova che dovevi superare.
EDOARDO (ride) E meno male che non m pesato per niente superarla Ma tu perch ci hai messo cos tanto?
ANTONIO Lo sai
EDOARDO Lo so. (Antonio lo guarda e, con un gesto, lo spinge a parlare) Per paura.
ANTONIO Ecco! E anche questo detto! (Silenzio).
EDOARDO Antonio?
ANTONIO Uhmm?
EDOARDO - Antonio, senti
ANTONIO Oioioi Riconosco questo tono di voce. Stiamo per entrare in uno di quei nostri discorsi serissimi
EDOARDO (sorride) S, per favore.
ANTONIO (gli sorride innamorato) Maquale favore? Ti credi che a me non mi faccia piacere? J, forza! Comincia!
EDOARDO Anto, io io non sto bene, e tu lo sai. Ci sono nato cos, non posso farci nulla. Il mio stato di salute mi porter ad andarmene prima di te.
ANTONIO Questo non detto. Pu sempre cadermi un vaso in testa.
EDOARDO E in quel caso morirei ancor prima del tempo.
ANTONIO (dopo un pensiero onesto) Giusto!
EDOARDO Tu, adesso, sei un artista affermato. Incidi dischi, fai tourne E tutto questo quello che abbiamo sempre desiderato; anchio, credimi
ANTONIO Ti credo
EDOARDO Anchio lho sempre desiderato. Per te.
ANTONIO (divertito) Per me? Ma se ti ha sempre fatto comodo tenermi lontano dai piedi per chiss quale trastola amorosa con (Edoardo gli sorride. Antonio zittisce e alza le braccia in segno di resa) Sto scherzando
EDOARDO (serissimo) Antonio, io non voglio, non voglio per nessuna ragione al mondo, neppure per causa mia, o, forse, soprattutto per causa mia, che tu rinunci a quello che, con le tue sole forze, sei riuscito faticosamente a conquistarti. Tu, ora, sei un uomo libero, economicamente indipendente (Sorride con amore) Anche se autonomo lo sei sempre stato. Non hai mai voluto una lira da me. (In altro tono) Amore mio, sentimi bene: se solo tu rinunci ad una, ad una soltanto delle cose che sei riuscito ad ottenere, io ti giuro, ti giuro su ci che ho di pi caro al mondo, che tu non mi rivedrai mai pi. (Lungo silenzio).
ANTONIO (dopo un sonoro sospiro) Finito?
EDOARDO (in un sussurro) S
ANTONIO Bene. (Pausa) Tocca a me, adesso?!
EDOARDO S, ma solo per ripetere quello che ho appena detto!
ANTONIO Infatti! Infatti pure io volevo parlarti di questo argomento Edoa, e ti assicuro che la tua malattia non centra proprio niente. (Pausa) Sto per firmare un contratto che mi porter in America per sei mesi.
EDOARDO (felice) Davvero? Perch non
ANTONIO Shh M parlo io. Pi un altro contratto per incidere dodici, e dico dodici, brani nuovi. Pe m, ne tengo solo otto ma piano piano E questo il sogno degli artisti come me, no? Dal Salone Graziella allAmerica! E, come hai detto tu, sono riuscito a conquistarmi questo sogno faticosamente. (Dopo un tempo, serissimo e quasi con durezza) E io a questo sogno non ci voglio rinunciare, Edoa!
EDOARDO (sincero) Fai bene!
ANTONIO Per nessuna ragione al mondo!
EDOARDO E giusto!
ANTONIO Neanche per la tua malattia!
EDOARDO (felice) S, s, s
ANTONIO Ecco! Quello che avevo da dire te lho detto! E, cos, anchio ho finito. (Lungo silenzio. Antonio sembra imbarazzato mentre Edoardo lo guarda sorridente) Tu mi hai sentito bene, Edoa?
EDOARDO S.
ANTONIO Hai capito bene?
EDOARDO S, Antonio, e sono felice.
ANTONIO Era proprio quello che tu volevi sentirti dire da me? (Edoardo annuisce commosso. Antonio riprende a parlare con estrema durezza) Uhmm! M: piglia tutte queste parole che ti ho detto e buttale a mare, buttale dentro al cesso, buttale dove vuoi tu. Il contratto per lAmerica lho stracciato quindici giorni fa, quello per le canzoni, stamattina. Pure se almeno una sono riuscito a inciderla.
Io, Signor Marche, un sogno tengo, un sogno soltanto: e siete voi! Io, una famiglia tengo, Edoa, e sei tu, pi nostro figlio, quando arriver. Ma tu ti credi veramente che a me mi importa delle canzoni, del successo? (Sorride ironico) Una volta ti dissi: Io senza il teatro non ci so stare. E non vero, Edoa, non vero. Io senza di te non ci so stare. Ma quale autonomia, conquista, sogni? Io mi sento libero soltanto quando ci stai tu, mettitelo bene in testa. E la tua vita, Edoa, la tua vita "malata", io me la tirer finch posso. Io ti far campare fino a centanni Edoardo, Marchese de La Ville, e per una sola ragione, per un solo semplice motivo: egoismo! Il mio, ovviamente!
E adesso sei tu che mi devi stare a sentire bene: se intendi togliermi lunico, lunico e solo sogno della vita mia, ti giuro, stavolta ti giuro io su quello che tengo di pi caro al mondo, Edoa, e cio te, che sarai tu a non vedermi mai pi!
Lunghissimo silenzio. Edoardo cammina per la stanza agitato e nervoso. Antonio lo osserva fare.
EDOARDO (quasi con rabbia ma anche con una punta di felicit nella voce) Ma tieni sempre la battuta pronta?
ANTONIO (con un inchino) Ho avuto un grande maestro! (E ridono. Improvvisa, la voce di Frida).
FRIDA - (entra ridendo e gridando dalla gioia) Signora Signora, venite, presto! E' nata! E' nata!
SCENA DICIOTTESIMA
Napoli, 1941.
Fervono i preparativi per la riapertura del "Completamente rinnovato, Cinema-Teatro Graziella". Irrompe in scena Titina. Ha tra le labbra la solita sigaretta.
TITINA - Ma vuje state ancora a chesto? E ve vulite movere, o no? Guardate, guardate... Quelle mancano due ore alla riapertura del glorioso "Cinema- Teatro Graziella" e chisti vruoccole se grattano a panza inta cucina!
Piano, non rompete niente. E muovete, muovete... Aiza e piere.
Mi raccomando: il fascio...!
Al centro deve stare!
E guai a voi se qualcuno entra nel camerino del signor Antonio; sta riposando e non deve essere disturbato. Anzi, tu, fa na cosa, vai a vedere se tiene bisogno di qualcosa.
(Pausa) No! Lascia stare. Ci vado io personalmente.
(Si avvia alluscita) Ma lo volete capire o no che questa sera ci sta la Radio?! La Radio! Fetenti... (Nuovamente fa per uscire) Ah, nata cosa: chiudite bona a porta da cammera e Don Alfredo...
(Notando gli sguardi interrogativi dei lacch) Maria Antonietta! Che a quello meno lo vedono e meglio ! Che fetienti... Che fetienti...
SCENA DICIANNOVESIMA
Napoli, 1941.
Interno camera da letto della Signora Marchesa. Lanziana donna siede con in grembo il solito coccio di terracotta in cui sbocciata una rosa. Ma il colore di questo fiore non quello del cielo, e i petali non sono bordati dal colore della notte. Frida in piedi alle sue spalle. Sorride.
FRIDA - (esultante) Cosa nato, Signora? Cosa nato?
MARCHESA - (dopo una lunga pausa) Una rosa, Frida... Una rosa...
FRIDA - Colore del cielo?
MARCHESA - Colore del cielo.
FRIDA - Di che cielo, Signora? Di che cielo?
MARCHESA - Senza nubi, a primavera...
FRIDA - Senza mai pi acqua nera...
MARCHESA - Aria fragile e pulita...
FRIDA - Con i suoni... Udite! Udite!
MARCHESA - Chiari, limpidi e rotondi...
FRIDA - I peccati ora son mondi...
MARCHESA - Liscia, tenera, odorosa...
FRIDA - Troppo bella questa...
MARCHESA - (dopo una lunga pausa) Rosa...! (Sorridono. Altra pausa).
FRIDA - Adesso dovete morire, Signora? (La Marchesa annuisce mesta) State dicendo s?
MARCHESA - S, Frida... Sto dicendo s.
FRIDA - Posso venire con te? (Lanziana donna distoglie lo sguardo dalla rosa) Posso seguirti, Signora?
MARCHESA - Se Se ti fa piacere, figlia mia...
FRIDA - (la solleva amorevolmente) Dammi la mano. (La Marchesa abbandona il vaso di terracotta) Andiamo via... Andiamo via, mamma...
SCENA VENTESIMA
EDOARDO (Legge) Una delle mie ricorrenti e fastidiosissime febbricole mi aveva costretto a letto malgrado, quella sera, ci fosse la riapertura del rinnovato Cinema Teatro Graziella dove Antonio era tornato ad essere la star.
Ero felice perch il testo del brano di apertura, Viavai, aveva voluto che glielo scrivessi io.
Anni fa, - mi disse io ho scritto una canzone per te. Tieni, questa la musica di quella nuova. Stavolta mettici tu le parole.
Meraviglioso Antonio.
Ero felice, dicevo, ma anche eccitato. Cercai mia madre e Frida per condividere con loro questa emozione.
Dapprincipio le chiamai soltanto, urlando, poi, sempre pi forte, i loro nomi, cercandole stanza per stanza, solaio per solaio, cantina per cantina, fino a spingermi alla nostra piccola discesa a mare dove, destate, eravamo soliti prendere bagni di sole e di acqua.
Fu l che le vidi galleggiare esanimi a trenta metri dalla riva, abbracciate, immobili, con i loro vestiti perennemente chiari che immersi nel mare sembravano formare il bocciolo di una rosa. Una rosa colore del cielo, i cui petali, per un clemente e iniquo scherzo della luce serale, risultavano contornati dalle tinte della notte.
Piansi, vomitando le mie stesse parole:
Unesplosione di luci, colori, musica, paillettes, fondalini..., insomma: unintera scenografia da variet invade il palco del Teatro Graziella. Entrano in scena i ballerini seguiti da Antonio. Uno scroscio di applausi e di "bravo" si leva dalla platea. Titina osserva compiaciuta ed emozionata.
ANTONIO - (canta) Vita vai
Disperatamente vai
Illusoriamente vai
Nel silenzio del tempo vai
Vita vai
Ostinatamente vai
Senza sbalzi e passi fai
Il tuo eterno viavai. Viavai .viavai
Vita vai
Inseguendo il tuo viavai
N misteri o scopi hai
Lentamente tu scorri e vai
Vita vai
Con costanza avanzi e vai
N segreti o giochi fai
Se non il tuo viavai. ViavaiViavai
Ma poi
Un giorno domani
Ci saran sorprese
E poi
Sorprese ancora
Domani
Dal tuo stesso viavai
Durante l'esecuzione del brano di Antonio, Nina ha estirpato la rosa con le nude mani e l'ha seppellita con la terra contenuta nello stesso coccio di terracotta, poggiandolo, poi, capovolto, sul terreno a mo' di pietra tombale. Eppure, malgrado il sorriso che attraversa il suo volto, la mano che ha strappato la rosa ora sanguina copiosamente.
Improvvisa, la sirena del coprifuoco mette fine ad ogni cosa.
VOCE NARRANTE - E poi, lontano e liberatorio, giunse il suono del coprifuoco. Le lacrime vennero subitaneamente risucchiate dai miei stessi occhi, e un solo nome risuon nella mia gola (perdonami, mamma; perdonami se puoi):
EDOARDO - Antonio!
E corre via alla ricerca del suo uomo.
Nina, silenziosamente si allontana.
I clienti fuggono da ogni parte.
Titina tenta di trattenerli, poi, urlando, sputa contro i rombi degli aerei in volo.
Impazzisce, forse.
Antonio, solo, al centro del piccolo palco dell' ex tabarin, sorride e nel dare l'addio con lo sguardo al "Salone Graziella", solleva il bavero della giacca.
Edoardo entra correndo nel Salone..
E i due si sorridono.
SCENA VENTUNESIMA
Napoli, 1946.
Due diverse camere da letto ciascuna con lettino singolo.
In una di queste, il figlio di Antonio, un bel ragazzo con gli occhiali, legge un libro; nellaltra, la figlia di Edoardo, bellissima nella sua impressionante somiglianza con la madre, pettina i lunghi capelli mentre ascolta la radio e sfoglia una rivista di cinema..
VOCE RADIOFONICA - E adesso, dalla splendida voce di Antonio Salvo, ascoltiamo "Ammore va".
Dalla radio si levano le note della canzone gi sentita in altri tempi.
Entrano Antonio e Edoardo e si dirigono verso i rispettivi figli.
RAGAZZA - Avanti! (Alla vista del padre, la ragazza spegne la radio mentre il ragazzo si leva in piedi di scatto) Pap! (Si getta tra le braccia di Edoardo).
ANTONIO - (al figlio) Buongiorno...
RAGAZZO - Buongiorno babbo
ANTONIO - Posso sedermi? (Senza attendere risposta, siede).
RAGAZZA - (conducendo il padre a sedere) Qui, vicino a me... Come state?
ANTONIO - Bene, a quanto vedo.
RAGAZZO - Il dottore dice che passer presto...
ANTONIO - Una forma influenzale...
EDOARDO - Sei bellissima...
RAGAZZA - (sorride) Usciamo?
ANTONIO - No, no E' cattivo tempo...
RAGAZZO - Gi ...
ANTONIO - Piove da due giorni...
RAGAZZO - Infatti...
ANTONIO - Ma domani torner il sole.
EDOARDO - No... Sono stanco...
RAGAZZA - Volete stendervi?
RAGAZZO - (mostra il libro al padre) Greco antico.
ANTONIO - Uhmm... Deve essere difficile. (Un silenzio molto teso) La Tata vi ha consegnato il regalo che ho portato ieri?
RAGAZZA - (felice) No! (Chiama ed esce) Tata?!
EDOARDO (imbarazzato e impaurito) Deve averlo nascosto in attesa della mia visita.
RAGAZZO - Grazie del pensiero.
ANTONIO - (pausa) Non lo aprite?
RAGAZZO - Lo far quando... (La ragazza rientra con un pacco).
ANTONIO - (interrompendolo) Non lo aprite? (Silenzio. Il ragazzo prende il pacco e lo apre contemporaneamente alla figlia di Edoardo. I giovani restano inebetiti a guardarne il contenuto).
EDOARDO - Non... Non sapevo come dirtelo...
ANTONIO - A nulla varrebbe qualunque cosa voi diciate!
EDOARDO E un ragazzo in gamba...
ANTONIO - Molto bella...
EDOARDO Con i piedi per terra
ANTONIO - E di buona famiglia.
EDOARDO - Colto...
ANTONIO - Educata...
I ragazzi estraggono dalle scatole i rispettivi regali: un abito da sposa e uno da cerimonia.
EDOARDO E per domenica prossima.
ANTONIO I documenti sono gi pronti.
EDOARDO Addio.
Antonio ed Edoardo vanno via.
I due giovani restano immobili per alcuni istanti, poi la ragazza lascia cadere labito da sposa e lo calpesta. Il ragazzo, invece, abbandona labito sul letto e prende a sbottonarsi la camicia. Poi, in un impeto dira, raccatta il libro che stava leggendo e lo strappa.
VOCE DI BAMBINO - Tata...? Tata, quando torna dal viaggio, pap? Chi mamma? Chi ...?
VOCE DI BAMBINA - Tata..? Dov papa? Quando torna? Tata... sei tu la mia mamma? Sei tu...?
E si vestono da sposi.
Entrambi di bianco.
SCENA VENTIDUESIMA
Napoli, 1946.
Riapertura del locale Graziellas Adults Only XXX.
Lapparizione di Titina, ormai ottuagenaria, preceduta dalla sua fastidiosa tosse.
I due ragazzi, intanto, entrambi, con intenzioni diverse eppure con la stessa anima spaccata in quattro, intonano, a tratti, i primi due righi della canzone VIAVAI vestendosi da sposi.
TITINA -
Tickets Tickets Come on, Joe, come on
The war is end E girl O show
Tickets Tickets A guerra nun ce sta.
Fernuta a guerra! Comincia il variet!
Ce stanno pure llangeli ca volano.
O ciuccio parla e o diavolo sta cc.
E Iluce m sappicciano e se stutano.
E a musica stunata, stunata sunarr.
Tickets... Tickets... faciteve cchi acc.
Trasite... Trasite... Comincia il variet.
E femmene so annure, senza vesti,
senza nu muorzo cchi e dignit.
Sti femmene so brutte, brutte assai,
ma vuje parite e nun ve naddun.
Tickets... Tickets... Faciteve cchi acc.
Trasite... Trasite... Comincia il variet.
E purcarie? E purcarie so ammesse. Comme no!
E purcarie so ammesse dinto cesso.
Nellurdema filera meglio ancora.
Si vuje vulite, a sulo o in compagnia,
qualunque cosa! Ma laita pav.
Tickets... Tickets... Faciteve cchi acc.
Trasite... Trasite... Comincia il variet.
Purtateve a marenna da la casa.
E noccioline, a birra, a mpustarella.
Chiavatancelle nfaccia si vulite.
Ca sulo e sorde vuje ce avita d.
I due ragazzi, ormai pronti, si avviano verso il fondo dove raggiungono la sommit di una torta nera. L, si guardano, sorridono, si piacciono
Tickets,,, Tickets ... Come on , Joe, come on ...
The war is end... E girls, o show...
Tickets... Tickets... Faciteve cchi acc...
Trasite... Trasite...! Comincia il variet!
E Titina muore.
SCENA VENTITREESIMA
Un lungo silenzio attanaglia la scena.
ANTONIO - Dillo! (Pausa) Lo tieni sulla punta della lingua... J, dillo! (Pausa) Lo faccio io? E va bene...: che cattiveria!. E questo che stai pensando, eh? Cattivi.... Noi! Forse s...
EDOARDO - Avremmo potuto dirglielo prima... Combinare le cose in modo tale da farli incontrare, conoscere quasi per caso...
ANTONIO S Anche a rischio di compromettere ventanni di attesa...
EDOARDO (subitaneamente) No Forse no. (E sorride) Non siamo stati cattivi.
ANTONIO (unendosi a quel sorriso) Non siamo stati cattivi, Edoa, perch m possiamo cominciare ad amarli veramente. Recuperare tutto il tempo perduto. Comportarci da nonni sapendo che siamo padri. E queste cose non le sto dicendo cos, tanto per dire. Ci credo veramente Edoa. (Pausa. Edoardo allunga timidamente una mano. Antonio la stringe forte tra le proprie) E poi, vuo sape na cosa? Io credo pure che quei due ragazzi sono nati per stare assieme. Si vorranno bene... Saranno felici. Noi abbiamo soltanto accelerato i tempi... Ma tu hai visto ncoppallaltare comme se guardavano? Sono entrati nella chiesa con uno sguardo truce... quello s, cattivo! E po, hanno accumminciato a se fitti..., a scrutarsi. E quanno o prevete ha ditto: Vuoi tu, il S uscito fuori con chiarezza! Sincero! E se so squagliati comma ddoje pere cotte. (Sorridono) Stamme a senti a me: saranno felici. E m, a noi non resta che aspettare, con serenit.
EDOARDO - Non siamo fatti per la serenit, Antonio. Forse non riusciremmo neanche a sopportarne il peso.
ANTONIO - Uhmm? E noi proviamoci lo stesso. Domani mattina andiamo al mercato e vediamo se qualcuno ci vende mezzo chilo di serenit.
EDOARDO - E la cuciniamo con la cipolla...
ANTONIO - A fuoco lento lento... Tanto a chi dobbiamo dare conto?! Abbiamo aspettato tanto tempo, m vuo vede, un anno in pi, uno in meno...
Ma tu ci pensi, Edoa? Ancora pochi mesi e la nostra favola...
EDOARDO - Come lo chiameremo?
ANTONIO - (dopo una pausa; interdetto) Non ci ho mai pensato... Che strano... Tutto questo tempo... e io non ci ho mai pensato...
EDOARDO - Io s! Io ci ho pensato spesso.
ANTONIO - E perch non me lhai mai detto?
EDOARDO - Non lo so... Mi sembrava ridicolo parlarne... Per ci ho pensato... Tanto! Nostro figlio, Anto'... Tuo e mio soltanto...
ANTONIO - (commosso) Edoa...
EDOARDO - Se il frutto dei nostri due fiori nascesse femmina, lo chiameremo Rosa.
ANTONIO - S... S, Rosa
EDOARDO - Se maschio, invece, sempre una rosa sarebbe ma, mischiando un po le lettere, ...Saro!
ANTONIO - Saro...! Saro o Rosa...! S, s, s...
EDOARDO - (al colmo della felicit) Sono contento che ti piacciano. (E fa per dare un bacio sulle labbra al suo compagno).
ANTONIO (si scansa guardandosi attorno) Edoa!
EDOARDO (come a dire: E smettila) Antonio!
INTERMEZZO
1955
SCENA VENTIQUATTRESIMA
Napoli, 1955. Casa de La Ville.
VOCE DI SARO BAMBINO Nonno? Dov nonno Antonio?
EDOARDO (entrando e sedendosi a terra come a porsi di fronte a un bambino) Al lavoro, Saro. Lo spettacolo finisce tardi.
VOCE DI SARO BAMBINO Lo posso aspettare sveglio?
EDOARDO No, devi andare a letto.
VOCE DI SARO BAMBINO Ti prego, nonno.
EDOARDO Saro
VOCE DI SARO BAMBINO Ti prego, ti prego, faccio il bravo.
EDOARDO Adesso ti racconto una storia e poi vai a nanna. Allora:
VOCE DI SARO BAMBINO Nonno? Dove sono mamma e pap?
EDOARDO (pausa) Lo sai.
VOCE DI SARO BAMBINO Dimmelo unaltra volta.
EDOARDO Lo sai gi.
VOCE DI SARO BAMBINO Per piacere
EDOARDO (con molta fatica) Una notte di qualche tempo fa, tu rimanesti a dormire qui, da nonno Antonio e nonno Edoardo. E Ges, quella notte, decise di volere accanto a s la tua mamma e il tuo pap.
VOCE DI SARO BAMBINO Cattivo Ges!
EDOARDO (non sa cosa rispondere) Cera una volta
VOCE DI SARO BAMBINO Cattivo e brutto!
EDOARDO (insistendo teneramente) Cera una volta un paese
VOCE DI SARO BAMBINO Un Un paese
EDOARDO Cera una volta un paese incantato
VOCE DI SARO BAMBINO Incantato
EDOARDO - dove, sul suo unico monte, spiccavano le torri di un grande castello magico.
VOCE DI SARO BAMBINO Castello magico (Antonio entra in punta di piedi e sorride).
EDOARDO Questo paese incantato era governato da un principe.
VOCE DI SARO BAMBINO Che viveva nel castello.
EDOARDO (ride) Un bel giorno, questo Principe si innamor di un bellissimo ragaz
ANTONIO (prontamente) Edoa?!
VOCE DI SARO BAMBINO Nonno?!
ANTONIO (senza mai distogliere lo sguardo da Edoardo) Ciao Saruccio.
VOCE DI SARO BAMBINO Ce lho fatta ad aspettarti sveglio, hai visto?! Vieni qua. Nonno Edo mi sta raccontando una favola. Vieni! (Antonio si avvicina e si pone, in piedi, di fronte al suo compagno). Allora? Di chi si innamor il Principe?
EDOARDO (sempre guardando Antonio) Di Di un
ANTONIO (in un sussurro) Edoa
EDOARDO (sta per piangere) Di un bellissimo
ANTONIO (c.s.) Ti prego, Edoa, non lo fare
EDOARDO (piange) Di un bellissimo uccello canterino dalle piume nere
VOCE DI SARO BAMBINO Nonno?
EDOARDO - venate doro
VOCE DI SARO BAMBINO Perch piangi?
EDOARDO Questo uccello era era
VOCE DI SARO BAMBINO Nonno? Nonno Edo? Perch stai piangendo? Che ho fatto? (E anche il piccolo Saro si unisce al pianto infantile del nonno).
ANTONIO No, no, no No, Saro, no Non piangere, piccerillo mio. M nonno Edo e nonno Tot ti insegnano un gioco. Guarda! (Va da Edoardo e compie il loro ricorrente gesto damore che consiste nellunire le fronti mentre si accarezzano il volto con le mani. Antonio, cos facendo, ne approfitta per liberare il proprio compagno dalle lacrime). Guarda Sar!
VOCE DI SARO BAMBINO E E che vuol dire?
ANTONIO Vuol dire: ti voglio bene. Vuol dire: ti sto dando un bacio. Vuol dire che quando lo fai, tu ami quella persona. E questa una cosa che si pu fare pure in mezzo alla strada Senza che nessuno ti pu dire niente.
VOCE DI SARO BAMBINO Che vuol dire che lo ami?
ANTONIO (senza mai distogliere lo sguardo dai candidi occhi di Edoardo) Vuol dire Vuol dire dedicarsi del tempo Guardare di pi negli occhi una persona Guardarla meglio E poi vuol dire pensarla sempre Ma sempre sempre sempre, anche quando devi far finta che non lo stai facendo (Si riprende) E m meglio che la finiamo qua perch se si mette a piangere pure Nonno Antonio sta stanza addeventa nu lavenaro
EDOARDO Andiamo a dormire, Saro
VOCE DI SARO BAMBINO Ciao nonno Tot
ANTONIO Ciao, Sar, buonanotte.
VOCE DI SARO BAMBINO (la voce si allontana) Nonni? Nonni, siete lamore Nonni? Nonni?!
Edoardo, prima di allontanarsi, compie nuovamente il gesto damore al suo compagno.
E sui due, cala lentissimamente il buio.
PARTE TERZA
6, 7 e 8 gennaio 1980
SCENA VENTICINQUESIMA
Napoli, 6 gennaio 1980. Camera da letto di Edoardo e Antonio.
VOCE NARRANTE Fra qualche istante si dester, aprir i suoi grandi occhi neri e, subito, il suo sguardo, il suo sguardo, per mia fortuna, ancora innamorato, mi cercher. E forse, forse sar soltanto allora che io trover il coraggio e la forza interiore di chiederglielo.
Se lui accetter, la favola, la nostra favola damore, durata pi di sessantanni, avr raggiunto davvero la sua meritata e radiosa fine.
Edoardo de La Ville, di anni 79, adagiato sul letto in una posa stanca e malata. Su una poltrona al suo fianco siede Antonio Salvo, di anni 89, tenendogli una mano. Si sono entrambi appisolati. E lalba.
Edoardo apre gli occhi e sorride al suo uomo addormentato. Poi tenta di avvicinarsi alla mano di Antonio per baciargliela. Questo gesto sveglia lanziano chansonnier.
ANTONIO (stropicciandosi le palpebre con la mano libera) Sono qui.
EDOARDO (tornando pesantemente a stendersi con un sorriso) Lo so. (E guarda intensamente Antonio).
ANTONIO (gli sorride) Tu tieni questa abilit di chiedermi le cose con gli occhi (Sospira) Li ho letti, li ho letti, s. (Pausa) E li ho pure spediti. (Edoardo sorride).
EDOARDO Antonio? Io ti ho mai chiesto nulla?
ANTONIO (ci pensa) S Una volta.
EDOARDO (sorpreso) Quando?
ANTONIO Quando mi chiedesti che cosa volevo per cena. (Edoardo fa per ridere ma il dolore troppo forte) No. No, Edoa. Tu non hai mai avuto il tempo di chiedermi niente. Lho sempre fatto prima io.
EDOARDO (ancora sorridente) E adesso venuto il momento di pareggiare i conti.
ANTONIO (divertito) Ah!
EDOARDO Una volta e per tutte. Il favore che ti chiedo vale per tutti quelli che tu credi siano stati i favori che ti ho fatto io.
ANTONIO (divertendosi) Ah, ma allora, non erano
EDOARDO Uccidimi Anto. Uccidimi tu. Non farmi aspettare (E non sa pi che dire).
Antonio si libera con dolcezza della stretta di mano di Edoardo e si avvia allampia vetrata. Non una lacrima, non un pensiero triste.
Lentamente, un sorriso si stampa sul suo volto, ed con quel sorriso che ritorna a guardare il suo compagno.
ANTONIO Va bene. (Edoardo sospira felice e si unisce al sorriso) Ma prima posso darti un bacio?
EDOARDO S
ANTONIO Uno dei nostri baci veri?
EDOARDO S, s, s Quanti ne vuoi, Anto.
Antonio si stende al fianco di Edoardo, Marchese de La Ville, e, lentamente, senza fargli troppo male lo gira verso di s. Lo bacia sulle labbra dapprima con infinita dolcezza, poi con passione crescente.
Edoardo tenta un sorriso. Antonio lo stringe pi forte a s.
Edoardo tenta di indurlo a spostarsi. Antonio gli prende la testa fra le mani.
Edoardo tenta di allontanarlo da s. Antonio stringe e preme pi forte sulle labbra il volto della sua vera vita.
Ed allora, soltanto allora, che il vecchio pi giovane di dieci anni comprende, e stavolta lui a stringere pi forte a s la sua unica vita, aggrappandosi al corpo del suo uomo fino a che Fino a che!
Il vecchio pi vecchio di dieci anni, adagia il corpo di Edoardo al suo fianco e lo ricompone in una posa naturale, come se stesse riposando.
ANTONIO (guarda Edoardo negli occhi ancora aperti, e che tali rimarranno fin nella tomba) Non ti preoccupare, cuore mio. Questo respiro che mi hai dato lultimo regalo che mi fai, perch fra un po te lo restituisco.
Si allontana e parla lentamente ad un ipotetico interlocutore.
Noce! La base e i laterali li voglio in noce. Forti! Eterni!
Il coperchio, invece, devessere di cristallo, con una cerniera a un lato per poterlo aprire. E con una chiusura talmente ermetica che non deve passare neppure un filo daria.
S, ha capito bene: cristallo!
Eh, che ci volete fare, le ultime volont vanno rispettate.
E chi vi ha detto che sono quelle del defunto? Le ultime volont in generale, perch anche quelle dei vivi vanno rispettate. Soprattutto se sono le mie!
Vi ho, forse, fatto questioni di prezzo? E allora?
E poi la voglio grande: lunga due metri e larga almeno un metro e mezzo.
No, non una matrimoniale, faccia poco lo spirit
(Pausa. Sorride) Eh gi, questa volta tenete ragione voi: sembrer quella della Bella Addormentata Soltanto che dentro, dentro ci sar un Principe. Un vero Principe!
Va a sedere al tavolino di un bar.
Zitto, zitto, nasce il bimbo... Guarda, cresce... Nasce il bimbo... Cu o vellicolo cchi fora... Ma che ammore... Ma che ammore... Edoa, tu o vide buono? Assumiglia a te o a me...? Gnicchi gnacchi, biberon... Pannolini e cucchiaini... Addo vaje? M te ne vaje? Chi so cresce, dimmi a me? Quant bello... Quant bello... Ma chammore... E comm doce... E do nuosto, o ssaje o no? E do nuosto, e basta m! O lattuccio, a caramella... Cresce, guarda, cresce, cresce... Nonno, nonno, ninna Pate, pate, ninna ... Ninna nonno... Nonno e ninna Addo vaje? M te ne vaje? E a pappella chi ce a d...? Zitti, zitti, dorme o ninno... Ninno nonno, nonno ninno... E do nuosto, o saje o no...? E do nuosto e basta m!
Si fa luce su tutta la scena e scorgiamo luomo del prologo, la Voce Narrante, il sosia del Marchese Edoardo da giovane, in altre parole: Saro, che guarda suo nonno Antonio con fare di sfida.
SARO - (getta ai piedi di Antonio i quaderni dalla copertina nera) Perch cazzo me li hai mandati?
ANTONIO - Saro...? A quantu tiempo... Che d? Nun me dai manco nu bacio? (Saro indica i quaderni) I quaderni di tuo nonno? (Ne raccatta uno) Ti appartengono... Sono tuoi... E poi, a chi altri avrei dovuto mandarli? Siamo rimasti solo noi... (Breve pausa) E una bella storia, eh?
SARO - (ci pensa) No!
ANTONIO - Uhmm...? A me pareva bella. (Gira lentamente una pagina del quaderno e legge) "Spiritos". (Un groppo in gola gli impone il silenzio) S, forse un poco... (Pausa) Saro...? Ma tu veramente ti sei creduto questo fatto? Tu overamente h penzato ca tutto chello ca ce sta scritto cc ncoppo overo? (Ride).
SARO - Non ci trovo niente da ridere!
ANTONIO - Ah, per questo stai tutto allampanato?! (Continua a ridere) Ma nun overo niente...
SARO - Non dirmi fesserie, tanto non ti credo. (Antonio non riesce a trattenersi) Nonno!
ANTONIO - Scusami... Scusami, Sar, ma troppo comico...
SARO - Vi siete comportati come... come due animali... Due bestie!
ANTONIO - (smette di ridere. Silenzio. In un crescendo di rabbia) Non ti permetto di parlare cos di Edoardo! (Tenta di colpire il giovane con il bastone ma perde lequilibrio e cade).
SARO - (accorrendo) Nonno...
ANTONIO - (allontanandolo) Vattenne! Ce la faccio da solo. (Infatti riesce a sollevarsi e a sedere) Di me non me ne importa niente... Tu a me mi puoi dire tutto quello che vuoi... (Duro) Ma a Edoardo no!
Primo, perch non c pi, e non sta bene parlare di chi non c pi! Secondo, perch era buono... Puro! Comma nu bicchiere dacqua ncoppo comodino primma e taddurmiE llievete chella resatella a faccia o si no, viecchio e bbuono, majzo e te sgommo e sanghe! Tanto, tu gi la sai la verit. Ci siamo co
SARO Vi siete siamo conosciuti il giorno del fidanzamento ufficiale dei miei genitori.
ANTONIO - Non lo
SARO Non lo avevi mai visto prima, lo so.
ANTONIO Te lo giuro, Saro! (In altro tono) Te lo giuro sulla vita mia! Ci piacemmo... Ma no comme pienze tu! E mi offr di andare a vivere in unala abbandonata del suo castello insieme a tuo padre, tua madre... e te!
Io accettai. Ma i tuoi genitori no! Volevano essere liberi, indipendenti, starsene pe fatte lloro... E morirono
SARO E morirono abbracciati dentro al sonno sotto le macerie di un quartino pericolante preso in affitto, lo so, nonno!.
ANTONIO - (urlando con commozione) Tu ti sei salvato perch stavi con noi... Con i nonni! (Tenta di calmarsi ma vi riesce a malapena) Siamo stati maledetti Quando una storia nasce bene non pu finire allo stesso modo. E' comme a quanno 'nu criaturo nasce bruttulillo, stai sicuro che dopo pochi mesi 'o cchi bello 'e tutt''o rione. E viceversa. Stringemmo amicizia, e quella tragedia ci ha stretti ancora di pi. Che d', un male? E' peccato? (Di nuovo fuori di s) Che canchero ne saccio pecch ha scritto sta storia. E una favola, lha ditto isso stesso. Io che centro? A vuo appiccia? A vuo straccia? E stacciala! Stracciala, comme facette tuo padre con tutti i suoi libri o juorno do matrimonio. Lintera biblioteca rumpette, a muorze, a cavece, a pugni... Per poi, per, attenzione, per poi, nei mesi a venire, ricomprarsi ogni volume, uno ad uno; a coppe bancarelle se ghieva scartanno... O vuo fa pure tu? E fallo, Saro, fallo! Anzi, facimmelo assieme! Stracciammo... Stracciammo...! (Afferra un quaderno e fa per romperlo).
SARO - (si precipita a togliere il quaderno dalle mani del nonno) No! No... (Raccatta i quaderni, li stringe al petto, siede a terra e piange).
ANTONIO - (sorride e gli accarezza i capelli) Saro... Saro... Nun chiagnere piccerillo mio... A vita na canzone... Di durata variabile... In media, tre minuti. Ma chi lo pu dire? Manco il maestro che la scrive a volte sa quanto dura...
SARO - (tra i singhiozzi) Saro... Io mi chiamo Saro...
ANTONIO - Saro, ti chiami, Saro Ed pure un bel nome...
SARO Saro Saro (Cerca il suo nome sui quaderni e, con gioia, lo trova scritto pi e pi volte).
ANTONIO - Saro un nome bellissimo
(Qualcosa accade.
Un ricordo improvviso, una musica lontana, un'apparizione, un Non si sa.
Ma qualcosa accade).
Zitto... Zitto... Vattenne m... S fatto tardi... Puortatella a casa chesta storia. E fanne chello che vuo tu...
SARO - (si solleva e asciuga le lacrime) Ci vediamo domani.
ANTONIO - S... Domani... Ah, Saro Quanto manca?
SARO (sorride) Ci siamo quasi, ormai.
ANTONIO Uhmm E come lo chiamerete.
SARO - Se femmina, abbiamo pensato di chiamarla Rosa, se maschio Antonio.
ANTONIO (sorride e ripete) Antonio (Pausa) Saro? Senti, unultima cosa, ma non ti offendere per, adesso i nominormali non vanno pi di moda Sarebbe meglio un nome pi antico Che so?
SARO (sorride) Edoardo? (Antonio annuisce senza riuscire a profferire pi parola) Va bene.... Si chiamer Edoardo.
ANTONIO (in un sussurro) Grazie
SARO - (fa per uscire poi torna sui suoi passi e compie su Antonio il famoso gesto damore visto in altri tempi ed altri luoghi) Ciao nonno.
E il vecchio chansonnier rimasto solo, si dirige nelle segrete del castello de La Ville dove scorgiamo una grande bara dal coperchio di cristallo.
Sembra davvero una di quelle descritte nelle favole.
ANTONIO Lo giuro... sulla vita mia.... (Sorride) E che me naggia fa cchi da vita mia? Ma te pare giusto chello chh fatto? Eh, ridi tu, ridi... Scrivere tutte chelli ccose... Io? E che centro io? Le ho soltanto recapitate al destinatario... (Sorride) Quanto si bello...
(Si spoglia dei suoi abiti e indossa un pigiama)
Edoa, io ti ho sempre raccontato tutto della mia vita, non ti ho mai nascosto niente. Eppure ci sta una cosa che non ti ho mai detto. E se te lho detta, non te lho mai detta bene.
(Sorride) Napoli, 8 gennaio 1920: ti amo. Napoli, 8 gennaio 1921: ti amo. 1922: ti amo. 23: ti amo. Ti amo. Ti amo. Ti amo. Ti amo. Ti amo. Ti amo. Ti amo. Ti amo. Ti amo. Ti amo. Ti amo (Continua scoperchiando la bara con estrema cautela e coricandosi al fianco del suo compagno che conserva ancora gli occhi aperti) Ti amo. Ti amo. Ti amo. Ti amo
Oggi, 8 gennaio 1980, mezzanotte meno un minuto, ti amo ancora. Sessanta volte ti amo, Edoa! E te lo dico adesso perch perch adesso non ho pi paura. Non tengo pi paura di niente, Signor Marchese.
Ti ricordi, core mio, ti ricordi quando dicesti: E pure la morte deve aspettare tutto il tempo che vogliamo noi. E se viene prima che abbiamo finito le diciamo che siamo impegnati e che, purtroppo, non la possiamo seguire Ecco, Edoa, m abbiamo proprio finito. Ce lo siamo cresciuti proprio bene, eh amo? Ma quanto si bello!
(Una luce, in tutto simile a quella della luna che li trov seduti negli stessi sotterranei anni ed anni prima, li bagna con dolcezza)
Tie, pigliati il tuo respiro. Te lo restituisco.
E pigliati pure il mio.
Per piacere.
Chiuse il coperchio di cristallo e lo baci per tutta la notte.
Tutta la notte. Tutta la notte. Fino a che...
Fino a che!
Lentamente, le note di Ammore va invadono la storia.
VOCE NARRANTE Ma li avete mai visti due uomini baciarsi?
Avete mai, mai visto veramente due uomini vecchi baciarsi?
E ancora: avete visto mai, mai al mondo, un morto baciare un vivo?
Io s!
Io lho fatto!
Ed stato bello, signori.
Bello!
fine
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