Atto unico
di Cecilia Scolari Fedele
Personaggi in ordine di entrata:
CLELIA SEVERI scrittrice
GIANNI suo marito
EVARISTI ex proprietario della torre
GIGIA contadina
MORESI inventore
DIRCE dattilografa
1 premio ASSI per il teatro 1983
ATTO UNICO
La scena: soggiorno in cima a una torre raggiungibile salendo duecento gradini. Porta d'entrata visibile sul fondo scena. Sulla parete di destra, una bifora. A sinistra, i servizi. Arredamento elegante e semplice: un divano letto, una scrivania con telefono, un manoscritto, qualche libro e macchina da scrivere. In un angolo, un tavolino con due poltrone Voltaire . Alle pareti ritratti di scrittori e musicisti. Gianni seduto in una delle poltrone: sta mangiando uno yogurt mentre legge il giornale aperto sul tavolino. Clelia gli passeggia avanti e indietro furibonda.
Clelia Parola d'onore, se pretende d'aver ragione lo butto gi dalla torre. Si sa che ilmondo pieno di imbroglioni, ma possibile che debbano capitare tutti a me? Garantirmi che il laboratorio era disabitato! - Ormai cade in rovina - mi ha detto quell'impostore: - Stia tranquilla signora Severi: nemmeno i topi ci resistono pi. - (gridato) I topi no, ma quel mentecatto s!
(si sente una perforatrice)
Lo senti? Ma questo niente. Questi sono soltanto i rumori diurni. Quelli notturni fan tremare la torre perch lui inventa, capisci? Inventa. Non si sa cosa, ma inventa! Lavora a una grande invenzione o scoperta e soprattutto di notte gli vengono le idee pi luminose. Certo che di notte, a ogni scoppio, un gran chiarore si vede, in modo che se ti svegli di soprassalto hai l'impressione immediata del fulmine o dell'incendio.
(Si ferma davanti al marito che continua a leggere mangiando il suo yogurt. Respira forte per riprendere fiato e riparte)
Capisci? E questo sarebbe il luogo tranquillo, ideale per scrivere che credevo finalmente di aver scoperto come un miracolo. E pagato! Pa-ga-to. Tutto pagato fino all'ultima pietra. Parola d'onore, se pretende d'aver ragione, lo butto gi dalla torre.
Gianni (continuando a leggere e a mangiare) L'hai gi detto.
Clelia Se apri la bocca solo per segnalarmi quando mi ripeto, puoi anche continuare a tenerla chiusa.
(Squillo del telefono. Clelia stacca il ricevitore)
Severi. Mio marito? S. Un momento.
(Tende il telefono al marito)
Gianni (Non alza gli occhi dal giornale e fa un energico segno di diniego)
Clelia (nel microfono) No. Non c'. Scusi... credevo che fosse ancora qui e invece se n' gi andato. Lo richiami in ufficio... s... fra una mezz'ora...
Gianni (c.s.) (alza un pollice)
Clelia ...diciamo un'ora. Buon giorno. (riattacca) Si pu sapere per che costringi a raccontar bugie una donna che fin da bambina le ha sempre detestate?
Gianni (c.s.) Convenienza.
Clelia Convenienza per te. Ma a me, come se tu usassi violenza.
Gianni (c.s.) Parla nostrano in famiglia. Non stai scrivendo uno dei tuoi romanzi.
Clelia Figurarsi se nelle dieci parole al giorno che mi rivolgi non vi devono entrare i miei romanzi!
Gianni (c.s.) Inconvenienti della celebrit.
Clelia Eh no caro! Questi sono gli inconvenienti del matrimonio, ma non serve lamentarsene dal momento che se mi risposassi mi risposerei lo stesso uomo.
Gianni (posando il vasetto di yogurt vuoto sul tavolino) Grazie.
Clelia Grazie per lo yogurt o perch ti risposerei?
Gianni (prende in mano il giornale e s'accomoda meglio nella poltrona) Fai tu.
Clelia (Va a sedersi alla scrivania e prende un lapis guardando il manoscritto. Parla come tra s) Chiaro che per sposare uomini cos, bisogna gi essere donne speciali; per poi anche solo pensare di risposarli, bisogna essere donne completamente squilibrate. Ma l'importante rendersene conto.
Gianni (dopo un secondo) Cos'hai detto?
Clelia Niente. Ho soltanto pensato.
Gianni Ad alta voce.
Clelia Non me ne sono accorta. Inconvenienti della solitudine. (si alza e va a guardare dalla bifora controllando il suo orologio da polso) Il campanile ritarda come al solito e lui come al solito, per giustificare il suo ritardo, dar la colpa al campanile. Ma questa volta mi ritrova in piena forma anche per il ritardo. Me lo mangio vivo.
Gianni Deciditi se mangiarlo o buttarlo gi dalla torre.
Clelia (voltandosi come una vipera) E tu spero che per una volta tanto mi difenderai!
Gianni Io tra poco me ne vado. E poi, perch dovrei difenderti?
Clelia (gridato) Primo perch ho ragione, secondo perch sei mio marito!
Gianni Non gridare.
(Si sente un colpo tremendo che fa rimbombare la torre e sobbalzare i due)
Accidenti!
Clelia Io ci divento matta, matta!
Gianni Per... sarebbe interessante sapere cosa diavolo sta inventando quello!
Clelia No! Sarebbe molto pi interessante se, quello , saltasse in aria col suo laboratorio.
Gianni Se salta il laboratorio, salta anche la torre
Clelia Al punto in cui sono, salti pure anche la torre: ...purch non ci sia io.
(si bussa alla porta del fondo scena)
Eccolo. (forte) Avanti.
Evaristi (entra ansante per aver saliti i duecento gradini, ma tutto cerimonioso) Cara signora buongiorno!
Clelia (fredda) Buongiorno.
Evaristi (stringendole la mano) Scusi il fiatone, ma con tutti quei gradini! (guardandosi attorno) Oh, complimenti per l'arredamento! Era una topaia questo luogo e lei ne ha fatto una vera reggia... (vede Gianni) Ah buongiorno... lei ...
Gianni (alzandosi e ripiegando il giornale) S io sono il re, ma la torre appartiene alla regina e il re si ritira lasciandovi discutere.
(fa un cenno di saluto valido per entrambi ed esce con il giornale sotto il braccio)
Evaristi (senza convinzione) Simpatico...
Clelia Gi. (indicandogli una poltrona) S'accomodi.
Evaristi (sedendo) Volentieri, grazie perch come le dicevo, tutti quei gradini... ma quanti sono?
Clelia (sedendo) Duecento.
Evaristi Non li avevo mai contati.
Clelia Neanch'io. Li ha contati la mia dattilografa, che ha l'asma.
Evaristi L'asma?! Oh poveretta! Cos giovane...
Clelia La conosce?
Evaristi Ma s. L'ho vista la scorsa settimana. Me l'ha presentata Moresi gi in laboratorio.
Clelia Come?! La mia dattilografa, gi in laboratorio? Ma ne sicuro?
Evaristi Ah perch lei non sa che la sua dattilografa... Ma guarda! Sa che ha l'asma e non sa che fila con l'inventore?
Clelia Bel ragionamento! L'asma non pu nascondermela: soffia come un bue.
Evaristi Comunque, avr le sue buone ragioni per nasconderle la relazione, e io, senza volerlo, sono stato indiscreto: la prego perci di fingere d'ignorare la faccenda.
Clelia Signor Evaristi: io ammiro la sua disinvoltura nel parlarmi dell'inventore.
Evaristi Ah s? E perch?
Clelia Ho detto disinvoltura ma avrei dovuto chiamarla faccia tosta .
Evaristi Le giuro che continuo a non capire...
(si risente per un attimo la perforatrice)
Clelia E adesso, capisce?
Evaristi Dice per il rumore?
Clelia No. Dico per i rumori . Questo solo uno dei tanti.
Evaristi Ma cara signora Severi: come potevo io immaginare che arrivassero fin quass?
Clelia (investendolo) Cosa vuole che m'importi delle sue immaginazioni? Lei mi ha venduto la torre con la garanzia che nessuno abitasse il laboratorio...
Evaristi Piano, cara signora...
Clelia Piano un corno! cos. Lei mi ha imbrogliata e io le faccio causa.
Evaristi Vogliamo ragionare con calma? Prima di tutto l'inventore non abita il laboratorio...
Clelia Non giuochi sulle parole. Non ci abita ma ci sta a far baccano giorno e notte. Il risultato peggiore perch uno, se ci abitasse, almeno di notte, potrebbe per esempio dormire.
Evaristi (continuando) Secondariamente, se mi fa causa, la perde gi in partenza perch non vi niente di scritto in merito.
Clelia Lei non conosce il mio avvocato!
Evaristi No. Ma conosco la legge.
Clelia Ma come si pu essere cos disonesti? Una parola data non conta niente per lei? O vuol anche negare d'avermi assicurata che il laboratorio era disabitato?
Evaristi Alla vendita della torre, era la verit.
Clelia Quando si dice la buona fede!! Ma ecco che da un momento all'altro comparso il genio inventore, piovuto dal cielo come Peter Pan. questo che vuoi farmi credere?
Evaristi Signora Severi, parliamoci chiaro: gli affari sono affari. Suppongo che i suoi romanzi lei li venda all'editore che le risulta come il pi conveniente.
Clelia Lasci stare i miei romanzi e i miei editori che sono tutti puliti.
Evaristi Se vuole offendermi ad ogni costo...
( interrotto da un rumore genere motosega)
Clelia il minimo che io possa fare, non le sembra?
(torna il silenzio)
Evaristi Come ha detto?
Clelia Dicevo che lei, da quando entrato mi sta esasperando.
Evaristi Se lei mi lasciasse parlare un attimo senza interrompermi, sono certo che arriveremmo a un accordo. In primo luogo bisogna sapere che Moresi non un inventore qualsiasi. Al suo attivo ha almeno una dozzina di scoperte notevoli e tutte brevettate. un inventore decisamente destinato al Nobel...
Clelia Venga al nocciolo. Non sono sensibile agli inventori. Fosse Nobel in persona m'interesserebbe soltanto che la dinamite non la scoprisse accanto alla mia torre. Lei deve ancora capire che con la torre io ho inteso comperare il silenzio. Anzi; soprattutto il silenzio, indispensabile per il mio lavoro.
Evaristi E lo avr il suo silenzio, signora Severi, lo avr: si tratta solo d'una questione di tempo. appunto ci che stavo per dirle. Il laboratorio affittato solo provvisoriamente. Appena Moresi avr fatto la sua scoperta, il laboratorio verr demolito e lei non avr pi nulla da temere perche attorno alla torre vi sono i terreni coltivati che i contadini non venderanno mai.
Clelia Ma cosa vuol dire: appena Moresi avr fatto la sua scoperta ? Un mese o un anno?
Evaristi Lei capir che questa una domanda un po' delicata da porre a uno scopritore... Comunque, se lei si sente di interrogarlo...
Clelia Io, quello, non lo conosco e non voglio nemmeno vederlo in cartolina. Mi basta sentirlo.
Evaristi Come vuole. (si alza) Sebbene che forse, dei rapporti di buon vicinato, arrangerebbero le cose.
Clelia (alzandosi a sua volta) Sento che lei crede ancora nel Ges Bambino.
Evaristi Magari! Sapesse com'ho sofferto quando ho saputo che non mai sceso sulla terra a portare i doni di Natale! (stringendole la mano) Senza rancore?
Clelia Dipende dalla durata della scoperta. Ma l'avverto che se perder la pazienza non mi far nessun scrupolo di farle risalire i duecento gradini.
Evaristi (sulla porta) Vorr dire che con molto piacere avr un'altra volta il batticuore per lei. (esce)
Clelia (richiudendo) Anche galante, sto deficiente!
(Buio. A ogni buio si risentir una musica che potrebbe essere per esempio l'inizio della quinta sinfonia di Beethoven, come il motivo di una canzone molto popolare, purch si tratti sempre della stessa musica: tranne per l'ultima scena in cui la musica verr precisata. Dopo un attimo, le luci tornano: Gianni solo in scena, seduto nella stessa poltrona dell'inizio, legge il giornale aperto sul tavolino e sta mangiando il suo yogurt. Dalla sinistra si sente uno scrosciare d'acqua per circa un minuto, poi la voce di Clelia)
Clelia Gianni: faccio il bagno. Non andartene: devo parlarti.
Gianni (Continua a leggere e a mangiare come se nessuno avesse parlato. Suona il telefono)
Clelia (dopo tre o quattro squilli) Gianni! Sei sempre li?
Gianni Eh!
Clelia Rispondi per favore.
Gianni No. Se per te non mi interessa e se per me non ci sono.
Clelia Roba da matti!
(Il telefono tace. Pausa. Si bussa alla porta del fondo scena)
Gianni (guarda verso la porta ma riprende la sua lettura e a mangiare)
Gigia (Entra dopo aver bussato di nuovo. inequivocabilmente contadina: parla un italiano sgrammaticato misto a un dialetto personale che racchiude un insieme di dialetti[1]. L'attrice dovrebbe attenersi strettamente al testo, sia per la parlata che per i movimenti e mai esagerare, evitando in tal modo che ne risulti un personaggio caricato come non deve esserlo assolutamente)
Permso... gh nisn?
(si guarda attorno senza vedere Gianni) Ma guarda guarda che bel ch'i fai fora!
Gianni (posa il vasetto dello yogurt sul tavolino con un colpo secco)
Gigia (sussultando) Madonna che spaghtto!
Gianni Buongiorno.
Gigia Buongiorno a l. Non ha sentito che ho picchiato?
Gianni Picchiato ?
Gigia S dico: che ho battuto alla porta,
Gianni Ah s, ho sentito.
Gigia E alora sar m che non ho sentito lui dirmi di venir dentro. Da un po' di tempo son qua storna come natapa. Podi setam? perch con tti quei basei na podi p!
Gianni (indicandole col mento l'altra poltrona) Sieda.
Gigia Grazia. (siede) lui il padrone dell'officina gi da basso?
Gianni Lui ,chi?
Gigia Come chi : parlo bene con lui no?
Gianni Ah, vuole dire con me!
Gigia Ma s! Non parla l'italiano lui?
Gianni Guardi che se vuole ch'io capisca, o mi deve dire lei o mi deve lasciare il tempo d'abituarmi al lui .
Gigia Scusi sa, ma a c mea, quando si parla con gli uomini bisogna dire lui e quando si parla con le donne bisogna dire lei .
Gianni Ho capito.
Gigia B, meno male! (tra s) E si ch'el ga mia l'aria d'un scemo.
Gianni Comunque l'avverto che il proprietario del laboratorio non abita qui.
Gigia Macche laboratorio! Io voglio parlarci col padrone dell'officina per scarnargliene gi quattro dietro quel disgraziato che con la sua puzza di verderame mi fa crepare i conigli e le oche. In questa settimana ancam tr e una coniglia pregna: tUi con la panza in aria, sechi come giande! Sarasse almeno quelle boia di finestre, ma no: sempre spalancate come le porte dell'inferno! E non ci dico il fio fio di me e del mio marito per il formentone che qua maruto ed proprio soro quelle finestre. Se la va avanti cosi, quest'anno quello l ci fa sbafare la polenta verde, ce lo dico io! (breve pausa) Lui sa per caso dove sta di casa il. padrone dell'officina?
Gianni No.
Clelia (da fuori) Gianni: arrivato qualcuno?
Gianni. Una signora.
Gigia Macch signora! M, sono la Gigia.
Clelia (c.s.) Niente autografi n interviste: avvertila.
Gigia Cosa la dis?
Clelia (c.s.) Che vuole?
Gianni Vieni tu a sentire cosa vuole. Io devo andare.
Clelia (c.s.) No aspettami per favore! Ti devo veramente parlare.
Gianni E allora sbrigati! (alla Gigia) Mia moglie le dir dove pu trovare l'uomo che cerca.
Gigia Grazia... ma se la sua signora ci ha da fare non volessi disturbargliela...
Gianni Non si preoccupi; sta facendo il bagno. Lei deve avere solo tempo e pazienza di aspettarla.
Gigia Che guardi: per pazienza ce ne ho da vendere, tempo invece ce ne ho un bel po' dimeno ma l'aspetto istesso. (altra pausa breve) Ho sentito bene che la sua signora sta facendo il bagno?
Gianni S. perch?
Gigia Perch ci dico io che a me non mi sembra vero. Ma sa che questa torre la chiamavano la torre delle streghe , mai nessuno voleva salirci su e ci ballavano dentro solo ragni e pipistrelli?
Gianni S, ho sentito dire.
Gigia Lui ha solo sentito dire ma io ho visto con questi occhi qui. M e il mio marito vegnevamo qui che non vanzavamo ancora su dalla terra, a giocare a nasconderci e al dottore. Per quello l non mi pare di crederci che di l ci un bagno vero e penso anche il gabinetto no? e la cucina.
Gianni Infatti. (si alza ripiegando il giornale) Io me ne vado. Le dispiace aspettare mia moglie da sola?
Gigia (alzandosi anche lei) Ma no... se lui deve proprio andare... aspeto qui da per me.
Gianni (mettendosi il giornale sotto il braccio) Stia comoda. Arrive derla. (esce)
Gigia Mi ma lasi cop se a chel l ga manca mia almeno una dsna da venerd.
(Buio e quando la scena si illumina, Clelia, occhiali sul naso, sta scrivendo il suo manoscritto seduta alla scrivania. Dopo un attimo bussano alla porta del fondo scena.)
Clelia (senza alzar la testa) Avanti! (e continua a scrivere)
Moresi (entra aprendo molto lentamente in modo che il pubblico non lo veda subito. Ha le maniche di una sporca camicia rimboccate, i jeans, un paio di espadrillas piuttosto mal ridotte ed tutto spettinato per l'abitudine di cacciarsi sempre nervosamente; le mani nei capelli) Disturbo?
Clelia (Alza la testa e resta sbalordita, poi si rialza gli occhiali sul capo. Tutta l'azione dev'essere molto lenta. I due si scrutano durante una lunga pausa)
Moresi (male interpretando il silenzio della donna) Se disturbo torno un altro momento. (fa per andarsene)
Clelia Non solo ora che lei mi disturba. Lei mi disturba da quando si installato nel laboratorio.
Moresi Io, nel laboratorio, mi sono installato , come lei dice, credendo che la torre fosse disabitata. Inoltre, la sua dattilografa mi ha detto la scorsa settimana che il mio lavoro la disturba e lei non ci creder, ma da quel momento non son pi riuscito a combinare un accidente.
Clelia Di baccano comunque, ha continuato a combinarne, sia di giorno che di notte.
Moresi Signora: rispetti la mia professione come io rispetto la sua.
Clelia La mia una professione silenziosa. Ma lei, si fatto duecento gradini, per venirmi a dire che cosa esattamente?
Moresi Io vorrei soltanto sapere quand' che lei avr finito il suo romanzo.
Clelia Cos': un'intervista?
Moresi Neanche per idea! un'informazione che le chiedo per sapere quando potr finalmente ricominciare a lavorare in pace.
Clelia Ma mi faccia capire: cosa c'entra il mio romanzo?
Moresi Come cosa c'entra ? Evaristi mi ha detto che lei ha affittato la torre provvisoriamente per scrivere un romanzo impegnativo e d'ambiente. Solo a questa condizione io gli ho comperato il laboratorio. Mi ha giurato che appena lei se ne andr col suo romanzo finito, la torre verr demolita e io potr restarmene solo in mezzo ai campi coltivati: un terreno che i contadini non venderanno mai.
Clelia (alzandosi come una furia) Cosa! ? Lei... lei ha comperato il laboratorio?
Moresi Sissignora! Con i soldi della mia ultima scoperta.
Clelia Ma questo ... il colmo! Il colmo di tutti i colmi!!
Moresi Perch? Lo voleva lei?
Clelia Se vero, io Evaristi lo ammazzocome un cane!
Moresi Scusi, ma adesso sono io a non capire. Non mi sembra il caso di drammatizzare. Finisca pure tranquillamente il suo romanzo. Non ho nessuna intenzione di farla buttar fuori, anche se la sua presenza mi ha bloccato psicologicamente gi fin da principio.
Clelia (calma, come riprendendo fiato) Mi stia bene a sentire, caro Gutenberg: io, da questa torre, me ne andr soltanto portata a quattro e con i piedi avanti. Non si faccia alcuna illusione. Se la mia presenza la blocca psicologicamente, lei da domani e per quel che m'interessa pu mettersi a fare il facchino.
Moresi Se la prende cos, ci rivedremo in tribunale.
Clelia Ma non mi faccia ridere! Quale tribunale? Io ho un regolare contratto di vendita. Ho pagato questa torre a suon di quattrini e da qui, glielo ripeto, mi butta fuori solo il Padreterno.
Moresi Voi scrittori siete tutti uguali: lavorate di fantasia e per finire le vostre invenzioni le confondete con la realt.
Clelia Vuol vedere il contratto?
Moresi (cominciando a impressionarsi) Non mi dir sul serio che lei ha comperato la torre...
Clelia Io non glielo dico , io glielo dimostro nero su bianco.
Moresi (esplodendo) Ma io Evaristi lo faccio a pezzi!
Clelia Dio che brutta fine! Non mi sembra il caso di drammatizzare!
Moresi (urlando) Lasci perdere l'ironia perch sento che in questo momento non rispondo pi delle mie azioni. Mi mancavano pochi giorni, una settimana al massimo per concludere la scoperta e invece mi ci vorr ancora un anno, due, dieci, un secolo: impazzir prima!
Clelia Non urli che non sono sorda. Chi sta peggio sono io, costretta a sorbirmi per sempre il suo Luna Park!
Moresi (fuor di s) Lei ragiona come le sue ciabatte. Lei non ha che da mettersi il cotone nelle orecchie ed come se io non esistessi. Ma io dove me lo metto il cotone? Nel cervello?
Clelia Lei, il cervello, dovrebbe prima di tutto farselo aggiustare e adesso se ne vada e mi lasci lavorare: il mio, un lavoro serio.
Moresi (sempre gridando) Si capisce che me ne vado e subito, dal mio avvocato e le prometto che entro un mese e senza l'aiuto del Padreterno lei sar fuori di qui. (esce sbattendo la porta)
Clelia (la riapre e grida) E sbatta le porte di casa sua, Gutenberg da strapazzo!
Moresi (dalla scala che sta gi scendendo a precipizio) Vada all'inferno!
Clelia (richiude e si risiede alla scrivania soprapensiero, cercando nella memoria) Gutenberg... Ma cosa diavolo ha inventato Gutenberg?
(Buio e al rialzarsi delle luci la scena vuota. Dopo un attimo la porta si apre ed entra la dattilografa)
Dirce (Respira a stento, visibilmente asmatica. Si muove e parla lenta come se avesse i riflessi ritardati. Ci che contraster con questa lentezza fino a diventare quasi caricaturale, sar la rapidit con la quale scriver a macchina. Dopo aver dato un'occhiata dalla bifora, va a sedersi alla scrivania. Prende il manoscritto e fa sforzi evidenti per capirci qualcosa. Commenta)
Peggiora! Sempre pi corretti e ricorretti; i suoi pasticci pu proprio capirseli solo lei.
(Rimette il manoscritto sulla scrivania, apre la sua borsa, ne toglie una mela, la pulisce meticolosamente con un fazzoletto di carta vergine e comincia a mangiarla. Quando l'ha mangiata circa met, si sente dalla sinistra la voce di Clelia)
Clelia arrivato qualcuno?
Dirce (mangiando) S... io...
Clelia (c.s. voce preoccupata) Ma chi ?
Dirce (continuando a mangiare) Io... Dirce...
Clelia (c.s.) Dirce?! Sta male? Che razza di voce ha stamattina?
Dirce Sto mangiando una mela...
(squillo del telefono)
Clelia Risponda lei per favore, ma prima vuoti la bocca.
Dirce (sollevando il ricevitore e obbedendo pi o meno riguardo alla bocca) Pronto. Severi. S, sono Dirce, Un momento... (forte) Signora Severi: suo marito...
Clelia Digli di aspettare un solo secondo che sto uscendo dal bagno. Non lasciarlo riattaccare che ho cose urgenti da dirgli!
Dirce (nel microfono) La signora sta uscendo dal bagno, dice di aspettare un secondo... (ascolta un attimo, poi) Va bene, riferir ma la signora dice di non... (resta come chi si sente riattaccare il telefono e riattacca a sua volta)
Clelia (si precipita in scena allacciandosi l'accappatoio) Le avevo detto di non lasciarlo riattaccare!
Dirce Non mi ha nemmeno dato il tempo di aprir bocca,
Clelia Ma gliel'ha detto che stavo uscendo dalla vasca da bagno?
Dirce Certo!
Clelia E cos'ha risposto?
Dirce Tanto per cambiare .
Clelia Ma che voleva?
Dirce Avvertirla che non ha il tempo di tornare per mezzogiorno e mangia fuori con un cliente.
Clelia Nient'altro?
Dirce S: tenere in fresco lo yogurt per domani e ha riappeso.
Clelia E ora chi lo raggiunge bravo! Io non so pi cosa mi tiene ancora legata a quest'orso.
Dirce L'amore, signora. (ha finito di mangiare la mela e si alza, mostrando il torsolo) Vado di l a buttar via questo. (esce)
Clelia (appoggiandosi alla scrivania) L'amore? Ma! Sembra incredibile dopo tanti anni... eppure non pu proprio trattarsi d'altro perch se fosse solo abitudine la cambierei all'istante, convinta come sono che quasi tutto tra noi diventato negativo.
Dirce (rientrando) Sono pronta. (risiede alla scrivania)
Clelia (mettendosi gli occhiali e prendendo il manoscritto rimasto sulla scrivania) A proposito d'amore, il suo, per caso morto? Da qualche giorno, notti comprese, non lo sento pi.
Dirce Sta lavorando alla fase chimica che dovrebbe essere quella finale della scoperta.
Clelia Ho capito. Ecco perch non si sente pi il baccano ma sono aumentati gli odori. Immagino la gioia della contadina!
Dirce Moresi mi ha detto che anche ieri stata gi in laboratorio: aveva in mano due tortore morte e sbraitava. Naturalmente, come al solito, non si capito una parola di quel che diceva. Ma che lingua parla, per finire?
Clelia La Gigia parla l'eterna lingua di una razza che rimane sempre vittima. un personaggio scomodo, la Gigia, ed molto pi conveniente non capirla.
Dirce Ma Moresi...
Clelia Non parlo in modo specifico n di Moresi, n della Gigia. Parlo di certe categorie che formano la societ. (pausa) Cominciamo? Mi vuoi rileggere le ultime frasi?
Dirce (leggendo il foglio gi infilato nella macchina) Arriv al paese in un tempo che gli sembr brevissimo in confronto a quello che aveva impiegato per giungere al castello. Si chiese se tutte quelle curve che, risalendo la vallata, si era dato anche la pena di contare, non se le fosse immaginate. Attravers le viuzze deserte del paese che erano tanto deserte da non dargli nemmeno il riflesso di rallentare.
Clelia (Detter come leggendo normale e bene. La macchina da scrivere potrebbe eventualmente non emettere nessun suono o uno appena percettibile) All'improvviso, un gatto gli attravers la strada schizzandogli appena in tempo di lato e mentre frenava disperatamente, vide la bambina cadere e sparire sotto la macchina. Non seppe mai come trov la forza di scendere e correrle accanto, Giaceva riversa cinque o sei metri all'indietro. Aveva la fronte spaccata e gli occhi azzurri spalancati. Era evidentemente morta. Gabbiani sent un urlo salirgli dal cuore e bloccarglisi in gola. Rest a guardarla con le mani nei capelli, tutto scosso da un tremito convulso.
Dirce (interrompendosi) Mi scusi. (apre la sua borsa, ne toglie un fazzoletto, si asciuga gli occhi e si soffia il naso)
Clelia Ma che fa... piange?
Dirce Gi, Mi scusi... ma mi ero molto affezionata a quella bambina...
Clelia Anch'io e le dir in confidenza che su questa scena ho pianto io pure. (breve pausa) Andiamo avanti.
Dirce (rileggendo) Tutto scosso da un tremito convulso.
Clelia (riprendendo a dettare) La pioggia continuava a cadere torrenziale e anche il vento pareva impazzito... .
(Buio. Questa volta, la musica dev'essere La danza del fuoco di Manuel de Falla. Dalla bifora si vedranno i riflessi mobili di un incendio che invaderanno tutta la scena tenuta in penombra. Si sentir il suono alternato della sirena dei pompieri e gli ordini e i richiami del caso mentre la musica tacer gradatamente)
Clelia (addormentata all'inizio della scena sul divano letto, si alza, e s'infila rapidamente una vestaglia sulla camicia da notte correndo alla bifora. Piano piano i riflessi dell'incendio diminuiranno, le voci s faranno meno imperative, si udr la macchina dei pompieri allontanarsi e torner un silenzio assoluto. Clelia rimarr immobile davanti alla bifora finch la porta del fondo scena si aprir con la solita lentezza e Moresi apparir nel vano. A questo momento le luci si rialzeranno normalmente e Clelia si volter verso la porta)
Moresi (con la faccia nera di fumo e pi che mai stravolto e scapigliato) Signora Severi: me lo darebbe un bicchier d'acqua?
Clelia Acqua?! (pausa piuttosto lunga) L'acqua lei poteva chiederla ai pompieri. Io ho in frigorifero qualcos'altro. S'accomodi.
Moresi (lasciandosi cadere in una delle poltrone) Grazie!
Clelia (Solo ora si muove per andarsene un attimo dalla sinistra. Torna con una bottiglia di Champagne e due coppe. Posa una coppa sul tavolino e porge a Moresi la bottiglia annunciando solennemente) Champagne Veuve Cliquot Ponsardin: La grande Dame .
Moresi (prendendo automaticamente la bottiglia) Mi dispiace: sono astemio. Clelia E non le sembra una buona occasione per incominciare a non pi esserlo? (e gli tende decisa la coppa che ha in mano) Moresi (dopo aver guardato la donna per un lungo istante, comincer a manovrare attorno al turacciolo)
Clelia (resta immobile con la coppa tesa)
F I N E
[1] Premessa affinch i cattedratici dei dialetti di regioni precise non ne sono toccati.


