commedia in tre atti
di Dario Niccodemi
Personaggi
Tito Sacchi
Franca (convivente di Tito)
Giulio Bernini (amico di Tito)
Emilia Bernini (moglie di Giulio)
Maria (cameriera)
Sconosciuto
Giglio
Scampolo
ATTO PRIMO
A Roma. Stanza poverissima in un albergo di infima categoria. A destra una porta che conduce nella camera da letto. In fondo una porta che da sul corridoio. A sinistra una finestra. I mobili sono pochi: Un tavolo in mezzo, sedie di varia foggia e sciupate, un armadio vicino alla porta d'uscita, un divano vicino alla porta della camera. Ai muri qualche vecchia fotografia.
All'alzarsi del sipario, Franca, in vestaglia assai vecchia e logora, stesa sul divano; fuma e sembra profondamente assorta nell'osservare il fumo della sigaretta. Tito, in maniche di camicia e pantofole, seduto al tavolo, intento a ripulire un paio di guanti servendosi di uno straccio imbevuto nella benzina; sul tavolo, una boccetta di benzina. Tito fischietta e struscia.
Franca: Tito!
Tito: (senza voltarsi) Amore?
Franca: Fammi una sigaretta...
Tito: (da una scatole di legno che sul tavolo prende una cartina per sigarette e fruga nella scatola per prendere il tabacco) Ahi!
Franca: Che c'?
Tito: Oh! Niente... non ce ne potrebbe essere di meno!
Franca: Ma cosa dici?
Tito: Che non c' pi tabacco...
Franca: (seccatissima) Vai all'inferno!
Tito: Credi che ce ne trover?
Franca: Ma bene... ma benone! Ma di bene in meglio...
Tito: Non mica colpa mia...
Franca: Ma mia, vero? Perch fumo troppo... dillo, dillo su! Perch non mi proibisci di fumare?
Tito: (si rimesso a lavorare) Calma... via! Senti: fai un piccolo sforzo d'immaginazione e pensa che il tabacco non sia ancora stato scoperto... e vedrai che...
Franca: Non incominciare a dire insulsaggini!
Tito: Oh, aspetta! Aspetta, ho un'idea... Aspetta e non guardare! (comincia a frugare nelle tasche della giacca che appesa alla sedia a cui seduto) Eureka!
Franca: Che hai?
Tito: Ho trovato!
Franca: Del tabacco?
Tito: Non so se purissimo... ma sono sicuro che un po' ce ne deve essere (con le briciole che ha raccolto nelle tasche fabbrica una sigaretta) Coraggio! Vedrai che non ti far male!
Franca: (dopo una prima boccata) Accidenti! (getta la sigaretta per terra, con rabbia)
Tito: Il tuo vizio vigliacco
Franca: Bravo! Ora insultami...
Tito: Ma scherzo...
Franca: E tu hai il fegato di scherzare?
Tito: Cosa vuoi che faccia? Che me lo mangi il fegato... ? Un po' di pazienza, perdinci Vedrai: appena avr rimesso a nuovo i miei guanti e aggiustato queste scarpe e dato una bella stirata a questi poveri pantaloni che non vogliono stare ritti neanche con l'aiuto delle gambe, vedrai che uscir, andr da Giulio e qualche cosa avr...
Franca: E hai proprio bisogno di mostrare tanta eleganza per andare a chiedere dieci lire?
Tito: Cinquanta, prego! Non mi scomodo per meno... e poi, credimi, tu manchi di psicologia... ma si! Non capisci che se mi presento lacero, sporco, indecente per chiedere cinquanta lire, rischio di avere cinquanta centesimi? Ah! Se avessi l'automobile... quanti me ne farei prestare di soldi!... E manchi anche di coraggio, cara Franca, perch invece di farmi continuamente dei rimproveri, dovresti aiutarmi un po': dovresti, per esempio, rivoltarmi questa cravatta, che sembra un arcobaleno...
Franca: Vuoi che ti faccia anche da serva?
Tito: Ma che serva d'Egitto! Prima di tutto non potresti perch sei una buona a nulla.
Franca: E me ne vanto!
Tito: E te vantatene!
Franca: E forte, anche, me ne vanto!
Tito: In questo hai torto! Dovresti vantartene, ma piano piano... perch dal momento che ci siamo messi insieme...
Franca: Bell'affare, si!
Tito: Oh, dico! Non ho mica sciupato i tuoi capitali, n impegnato i tuoi gioielli... Quando ci siamo conosciuti...
Franca: Gi... tu avevi delle speranze lontane...
Tito: E tu dei ricordi vicini!
Franca: Ti proibisco di parlare male del mio passato... E' mio!
Tito: E tienitelo! Se vuoi un po' di benzina per smacchiarlo...
Franca: Hai troppo spirito... morirai giovane!
Tito: Crepi l'astrologo! Se tu potessi almeno stare zitta! Sii buona... prova di nuovo questa sigaretta... se fosse dello stato la troveresti eccellente!
Franca: Lasciami in pace! (con una spallata si volta dall'altra parte)
Tito: Brava! Dormi! Il sonno alimenta... l'alimento nutre... il nutrimento soddisfa... e la soddisfazione crea il buonumore! Dormi... Vuoi un bacio?
Franca: Mi hai seccato!
Tito: E allora fai la nanna senza bacio! (va alla finestra e appende il guanto ad una cordicella) E uno! (torna al tavolo e comincia a ripulire l'altro guanto, canterellando)
Se a ciascun l'intero affanno
si leggesse in fronte scritto
quanti allor che a piedi vanno
se ne andrebbero in landeau
anche senza paletot
anche senza paletot
Franca: Chetati! Chetati! Chetati!
Tito: Non ti piace Metastasio?
Franca: Chetati!
Tito: Ma come, piangi?
Franca: S, piango! Piango perch non ne posso pi! Piango perch sei un asino e perch io sono una bestia, una ciuca, un'oca!
Tito: Senti, visto che vuoi trasformare la nostra stanza nell'Arca di No... guarda se ti riesce esserne un po' anche la colomba della speranza e dell'augurio!
Franca: Ma che colomba! Oca! Oca! Oca!
Tito: E vada per l'oca... se ci tieni tanto!
Franca: Oca, ad aver creduto alle tue promesse e alle tue fandonie! "Sa, signorina, sono ingegnere, io! Sto lavorando ad un progetto di ferrovia per la Libia... Se il Ministero me lo accetta, sar un signore!"
Tito: E non vero, forse? Non vero che ho sgobbato quindici anni per essere ingegnere? E non ho lavorato per mesi, giorno e notte, al mio progetto? E il mio progetto non forse al Ministero delle colonie? Non ritiro una sola parola di quello che ti ho detto! Cio, si... ritiro il "Signorina"... ho esagerato!
Franca: Bada, Tito!
Tito: Ho fatto quanto dovevo e potevo... ora bisogna aspettare
Franca: Il treno, vero?
Tito: Precisamente! E coi treni ci vuole pazienza!
Franca: Ho paura che quel treno l non passi proprio...
Tito: Passer... passer e lo prenderemo!-
Franca: Potevi almeno procurarmi una sala d 'aspetto un po' pi decente! Sappi che ho sempre viaggiato in prima, io!
Tito: E io mai! E sto benissimo di salute... ma tu me la rovinerai, la salute, perch mi accorgo sempre di pi che in te non c' che stupida vanit e presunzione inconcludente!
Franca: Ah! Ti pare inconcludente l'essere ridotta a non avere pi un vestito per uscire di casa!
Tito: Ma se con quella vestaglia sei magnifica! Sembri Semiramide! E poi, perch vuoi uscire? Per andare a vedere i monumenti della capitale? (va ad appendere il secondo guanto, poi prende ago e filo e si mette a cucire la scarpa) Guardami, non sono forse un monumento di domestica virt?
Franca: Non mi esasperare! Smettila di dire sciocchezze!
Tito: Ti do delle splendide lezioni di filosofia pratica e tu le chiami sciocchezze?
Franca: (alzandosi seccata) Cos non pu durare!
Tito: Chiss quanto durer, invece...
Franca: Non per me! (va alla finestra) E poi questo Tevere che scorre, scorre...
Tito: Scusa, cosa vuoi che faccia?
Franca: Non pu durare! Io me ne vado...
Tito: Hai detto che non puoi uscire...
Franca: Uscir!
Tito: Vestita da Semiramide?
Franca: Uscir!
Tito: Non dalla finestra, spero!
Franca: Chiss!
Tito: Vedi... se tu facessi quel salto, sono sicuro che il mio progetto verrebbe subito accettato! Ne sono sicuro! T'immagini che pubblicit enorme sarebbe per me? Non si parlerebbe che di me dappertutto! E il Ministro si direbbe: "Oh, oh, oh! Se le canzonettiste si suicidano per questo ingegnere, forse c' qualcosa in lui, del talento, del genio forse! Riguardiamo un po' il suo progetto!" Lo riguarda, e naturalmente lo approva subito; mi manda in Libia, io costruisco la mia bella ferrovia e ritorno a Roma ricco sfondato!
Franca: E io sar crepata!
Tito: E io ti mander un monte di fiori!
Franca: E io non mi suicido un corno!
Tito: E io ti faccio i miei complimenti! (bussano alla porta) Ah, chi pu essere? La cameriera... no, cos maleducata che non bussa mai... Allora, chi?
Franca: Mah!
Tito: Ci siamo o non ci siamo? (bussano pi forte) Ho sempre paura di lasciar fuori la fortuna... (bussano molto forte)
Franca: Se la Fortuna, non di buon umore!
Tito: E' perch non mi conosce... Coraggio: uno due tre... Avanti!
(Entra Scampolo: una ragazza molto povera. E' scalza e miseramente vestita, tiene sotto il braccio destro una cesta di biancheria e sotto quello sinistro un pacco avvolto in carta di giornale. Tiene in mano una mela, che di tanto in tanto morde)
Tito: Beh... che c'?
Scampolo: C' la biancheria!
Franca: Mettila l... sul canap!
Scampolo: (morde la mela) Quattro e settantacinque...
Tito: Come?
Scampolo: E' sordo?
Tito: Oh, ragazza!
Scampolo: Ho detto: quattro e settantacinque, se no non lo posso lasciare...
Franca: E tu portala via!
Tito: (a Franca) Gi! E come esco io? C' la camicia buona, i colletti...
Franca: Non vorrai mica pregare questa pidocchiosa!
Tito: Non si tratta di pregare... Lascia fare a me... (a Scampolo) Vieni avanti...
Scampolo: Sto bene anche qui (altro morso alla mela)
Tito: Buon appetito!
Scampolo: Ne vuole?
Tito: No, grazie!
Scampolo: E' dolce, sa... (continua a mangiare)
Tito: Sei colla nostra stiratrice?
Scampolo: Io non sono con nessuno... A volte la Marietta mi d della roba da portare...
Tito: E tu ti guadagni la vita cos... Brava...
Scampolo: Brava? Perch? O che non se la guadagnano tutti la vita? (vedendo Tito con la scarpa in mano) Lei se la guadagna facendo il ciabattino... Quanto mi piglia per rifarmi la suola?
Franca: Finiamola! Lascia la roba o portala via, ma subito...
Scampolo: (per andarsene) Arrivederci...
Tito: (a Franca, spazientito) Un momento... Aspetta. (a Scampolo) Di', ragazzina, come ti chiami?
Scampolo: E lei?
Tito: Non si tratta di me...
Franca: Finiscila, Tito...
(Scampolo ride rumorosamente)
Tito: Cosa c' da ridere?
Scampolo: Rido... perch avevo un cane tutto spelato che si chiamava Tito anche lui... Era il mio amico... ora morto, ma non l'ho lasciato per la strada, sa... L'ho messo in un sacco con un sasso grosso cos, me lo sono trascinato fino all'Acetosa e l'ho buttato nel fiume... Povero Tito! Era brutto, ma era buono. Anche lei brutto... per deve essere buono...
Franca: (a Tito) Continuerai per un pezzo? Vuoi mandare via quella...
Tito: (a Franca) Ma no... perch siamo noi che abbiamo bisogno di lei, capisci?
Scampolo: (ha sentito le ultime parole, guarda Tito con attenzione) Lei ha...
Tito: Come ti chiami, tu?
Scampolo: Scampolo.
Tito: Come?
Scampolo: Sca-mpo-lo... Ha capito?
Tito: Ma non un nome, un nomignolo!
Scampolo: Mi basta!
Tito: Ma chi te l'ha messo?
Scampolo: Il Commissario.
Tito: Che Commissario?
Scampolo: Quello della Questura... Una volta mi portarono in Questura perch chiedevo l'elemosina...
Franca: Fecero bene!
Scampolo: Fecero male... perch avevo fame... ma io glielo dissi al Commissario, sa? Glielo dissi a modo mio... gli dissi che se non volevano che ci fosse laccaglio... l'attacona...
Tito: L'accattonaggio.
Scampolo: Gi... Bisognava che non ci fossero i poveri... proprio cos gli dissi! E poi il Commissario mi fece chiaccherare per un'ora... si vede che i Commissari non hanno niente da fare... E poi mi disse: "In te c' troppo per una bimba e poco per una donna: sei uno Scampolo!" Poi mi dette mezza lira e mi mand via... Ora tutti mi chiamano Scampolo, ma io non lo so perch... Cosa vuol dire Scampolo?
Tito: Mah... credo che chiamino cos l'ultimo stacco che resta di una pezza di stoffa... Non basta per un vestito, ma troppo per una camicetta... Il Commissario ha voluto dire cos di certo... Quanti anni hai?
Scampolo: Mah! Meno di lei... e anche meno della signora!
Tito: Non sai che ci sono delle cose che non si devono dire? Non lo sai cos' l'educazione?
Scampolo: S.
Tito: Che cos'?
Scampolo: E' dare del "lei" alle persone che non si conoscono... e lei non ha educazione perch non mi conosce e mi d del tu. Me ne posso andare?
Tito: Un momento... Vuoi... cio... scusi... Vuole portarmi una lettera e riportarmi la risposta?
Scampolo: Furbo, eh? Cos intanto, lascio la biancheria...
Tito: Niente affatto! La prego, anzi, di riportarsela via...
Franca: Ma dove la vuoi mandare?
Scampolo: Dov' la lettera?
Tito: La scrivo in due minuti... (si mette a scrivere) Dove sta, lei?
Scampolo: Io? Sto qui!
Tito: Domando dove sta di casa...
Scampolo: Dove posso
Tito: Non ha un domicilio?
Scampolo: S: Roma!
Tito: E dove dorme?
Scampolo: Dove mi lasciano dormire!
Tito: Non ce l'ha una famiglia?
Scampolo: Credo di s... mia madre andata in America.
Tito: E quando andata via, non l'ha lasciata con nessuno?
Scampolo: S, con una zia... ma l'ho piantata perch mi picchiava troppo.
Tito: E il babbo?
Scampolo: So che il mio babbo mor proprio quando sono nata... Forse ci siamo incontrati per la strada...
Tito: (la guarda a lungo) Ma come fa a vivere?
Scampolo: E lei come fa?
Tito: Io?... Mah, io...
Scampolo: Io faccio lo stesso...
Tito: Perch non si cerca un posto in una casa... a servizio?
Scampolo: Perch non voglio padroni.
Tito: E cosa mangia?
Scampolo: Frutta!
Tito: Ne ha sempre?
Scampolo: Quasi.
Tito: Ecco la lettera... Ingegnere Giulio Bernini, Piazza di Spagna, numero nove... Sa leggere, lei?
Scampolo: No!
Tito: Ma sa dov' Piazza di Spagna?
Scampolo: Eh! C' la Trinit, ci sono i fiori... ci sono tanti gradini... li conosco bene: c'ho dormito tante volte!
Tito: Ma per il numero nove come far?
Scampolo: Lo domander ai vetturini...
Tito: Dunque... questo signore?
Scampolo: L'ingegnere Giulio Bernini.
Tito: Brava... ti... Le dar una busta con...
Franca: Ma sei pazzo?
Tito: No... non c' pericolo...
Scampolo: (a Franca) Proprio non c' pericolo, sa...
Tito: Dentro ci saranno cinquanta lire... Non perdiamole, eh!
Scampolo: Le terr strette...
Tito: E se mi arrivano, gliene daremo tre o quattro perch si compri un paio di scarpe...
Scampolo: Proprio no!
Tito: Perch?
Scampolo: Perch con tre lire non si possono comprare le scarpe che piacciono a me... Sa, quelle alte... alte, cos, che non ci si pu quasi camminare... Ora vado; lascio tutto, anche questo...
Tito: Che cos'?
Scampolo: E' un coso... Come si dice? Un coso che i signori hanno in viaggio...
Tito: Un ncessaire?
Scampolo: Sar... ma mio, sa? Ed tanto bello... Lo vuole vedere? (apre il pacco) Senta com' liscio... e guardi come brilla... Lo lustro sempre...
Tito: Ma questo argento... e massiccio anche! E questo smalto finissimo... e le cifre sono d'oro... Dove l'hai preso?
Scampolo: L'ho trovato.
Franca: Gi! In qualche valigia...
Scampolo: No, signora... Non rubo, io!
Tito: (a Franca) Perch l'offendi? (a Scampolo) Non ci badare! Ma dove l'hai trovato?
Scampolo: Vicino al Colosseo... una sera che ci andavo dormire... Bel palazzo, eh? Lo portai subito al Commissario, al mio, che mi fece una carezza... qui... e mi disse: "Faremo delle ricerche e se fra un anno nessuno lo ha reclamato... te lo regaler" Un anno passato... e ora mio! Guardi, c' anche la lettera del Commissario... col bollo! Lo vuole comprare?
Tito: No, davvero...
Scampolo: Non ha soldi?
Tito: No
Scampolo: (guardandolo) Ah!... Vuole che glielo regali?
Tito: Invece se lo porti via...
Scampolo: Ma lei crede che non l'ho rubato?
Tito: S, ci credo
Scampolo: (mostrando la lettera) Lei si fida di me?
Tito: S, tanto
Scampolo: Allora mi pu dare del tu...
Tito: Grazie!
Scampolo: Lei buono... (guardando Franca) Non dubiti, sa... le porter le cinquanta lire... vado! (sorride a Tito, fa una smorfia a Franca e scappa via)
Tito: Povera ragazza!
Franca: Non piangi mica, vero?
Tito: No, ma penso... quasi lo stesso.
Franca: Mi permetti di dirti una cosa?
Tito: Se spiacevole me la dirai anche se non lo permetto... e sono sicuro che spiacevole!
Franca: Sai che cosa sei? Sei un rammollito!
Tito: Vedi che non sbagliavo!
Franca: Proprio un rammollito... e senza speranza.
Tito: Comincio a crederlo anch'io, credimi!
Franca: Oh, meno male!
Tito: Eh, s! Perch se non fossi un rammollito, ti prenderei delicatamente tra le mie braccia, piano piano, e pari pari... poi condurrei il dolce peso alla finestra, stenderei le braccia nel vuoto e, con tutto il garbo possibile... panfete! Lo lascerei andare gi!
Franca: Provati, Ercole!
Tito: Franca... Non mi scocciare!
Franca: Se tu sapessi che paura mi fai!
Tito: Franca... non tormentare la mia pazienza!
Franca: Ma non vedi che tremo dallo spavento!
Tito: Franca... non dimenticare che il Tevere vicino e che potresti davvero fare la fine della Tosca!
Franca: Ma stai zitto! Dovresti vergognarti dell'ora che hai perso parlando con quella piccola porcheria!
Tito: Non ho perso niente perch ho parlato con una donna intelligente... il che non mi capita spesso!
Franca: Ma perch non mi dici sinceramente che sono una bestia!
Tito: Non lo dico...
Franca: Ti ringrazio!
Tito: Per non far torto alle bestie...
Franca: (minacciosa) Tito!
Tito: Tito fu buono e clemente e Dio, per ricompensarlo gli mand l'eruzione del Vesuvio che gli distrusse Pompei. Io sono buono e clemente e Dio, per ricompensarmi, mi ha mandato te... Pazienza! E ora, finiamola... dai retta a me... dormi! Tu sei civile solo quando dormi...
Franca: (fuori di s) E tu sei...
(entra Maria senza bussare)
(Maria la cameriera dell'albergo; capelli un po' spettinati, grembiule sporco e arrotolato. Ha un foglio in mano)
Tito: Avanti, Maria, avanti! E ti prego, ancora una volta... quando entri qui non darti la briga di bussare... tanto fra noialtri...
(Maria lo guarda in silenzio e il suo sguardo pieno di disprezzo)
Dunque?... Che c'? Qual buon vento ti condusse da noi?... Un vento di pranzo?... Porti forse il menu di ci che qui chiamano pranzo?... E allora, coraggio! Fai un po' vedere di quali intingoli ci avveleneremo oggi...
(Maria, sempre muta, gli d uno dei fogli)
Ma questo il conto!... Pazienza!... Come? Sette settimane... di gi? Proprio cos!... Sette settimane, cio due mesi meno un quarto!... Come passa il tempo!... Si invecchia, cara Maria, si invecchia!... E' meglio non pensarci! (si mette il conto in tasca) E ora vediamo il pranzo... fai vedere, su!
(Maria rimane immobile e muta, senza porgere il menu)
Ah, capisco!... O pagar questa minestra o saltar quella finestra!... E' cos?... Ma benone!... Evviva la fiducia! O la borsa o la vita!
Franca: Dite al vostro principale che un mascalzone!
Tito: Inutile dirglielo... lo sa!
Franca: Tra un'ora sarete pagata... e domani ce ne andremo! (queste parole scuotono Maria)
Maria: Come?!... Scusi, cosa ha detto?
Franca: Che fra poco pagheremo e domani ce ne andremo
Maria: (a Tito) Dice davvero? Signor ingegnere, vero?
Tito: Proprio cos... pagheremo. (a Franca) Con che cosa?
Franca: Con del denaro!
Tito: Ah, gi! Non ci avevo pensato... e dove lo prendiamo!?
Franca: Ingegnati, ingegnere!
Tito: (a Maria) S, Maria... pagheremo e ce ne andremo.
Maria: (trasformata, ossequiosa) Ma perch non dirlo prima? (si toglie il grembiule e incomincia con febbrile attivit a spolverare i mobili) Perch... perch non dirlo prima? (continua nel suo impeto)
Tito: Non ti scalmanare, perch la mancia non ti arricchir di certo!
Maria: Ma che mancia!... Dovere, dovere!
Tito: Avresti potuto incominciare un po' prima a fare il tuo dovere!
Maria: Impossibile, caro ingegnere, impossibile... Lei non pu immaginare il disprezzo che ho per i disgraziati, per i mascalzoni e peggio... che capitano qui... E io non posso servire chi disprezzo... Ma ora che andate via, voi riacquistate tutta la mia stima, tutto il mio rispetto... Dunque, dicevamo... per il pranzo la signora desidera?
Franca: Un corno!
Maria: (guardando il men) Niente corni oggi... ma potage parmentier, cio acqua pura e vecchie patate. Dopo... boeuf la mode... bove, forse... ma alla moda no, perch si usa da parecchi giorni (bussano alla porta)
Tito: Avanti...
(entra Giulio)
Giulio!... Tu... qui! Cos' successo?
Giulio: Ti dir... e tu?... Come va? Come stai?
Tito: Ti dir...
Giulio: (a Franca, molto freddo) Signora.
Franca: Caro ingegnere...
Maria: Allora: tre coperti, invece di due... Benissimo. E finiremo con dessert, frutta, liquori.
Tito: E una corda per impiccarti!
Maria: (esce ripetendo) Tre coperti e una corda al trentasette... Pronti!
Giulio: Ma... chi ?
Tito: Non ci fare caso... una pazza che si crede la cameriera, ma non pericolosa! Ma, dimmi, come mai? Perch scomodarti, tu che hai tanto da fare... Bastava che rispondessi!
Giulio: Rispondessi... a che cosa?
Tito: Alla mia lettera... Ti ho mandato una lettera, mezz'ora fa... Non l'hai ricevuta?
Giulio: Sono fuori di casa da stamattina alle sette... Perch mi hai scritto?
Tito: Per...
Giulio: Avanti...
Tito: Scusami...
Franca: Ma non fare tante storie!
Tito: Franca...
Franca: Mi pare che quando una cosa si scritta, si pu anche dire... E se tu fossi, pi o meno un uomo...
Tito: (minaccioso) Vattene!
Giulio: (interponendosi) Tito!
Tito: Va' via...
Franca: (a Giulio) Non si stupisca, ingegnere... Poco fa ha tentato di buttarmi nel Tevere...
Tito: Io?... Non darle retta, sai... (a Franca) Fammi i sacrosantissimo piacere di andartene!
Franca: Me ne vado... me ne vado... (esce)
Tito: Ecco: l'amante! Gi... l'amante! Con una delle pi belle parole che siano mai state inventate si definisce una simile arpia... una tale disgrazia!... Ti garantisco che se non mi facessi tanta piet, mi farei molto schifo! Abbi pazienza... Scusa, questa scenata, questa miseria, questo disastro... scusa!
Giulio: Ma che c'entra!... Perch mi hai scritto?
Tito: Per chiederti altre cinquanta lire... volevo uscire e venire da te, ma guarda in che stato sono!
Giulio: Eh, quante spiegazioni per cinquanta lire!... Eccole!
Tito: Sai, credevo che la famosa frase "morire di fame" non fosse che una frase... eppure se non avessi avuto un amico come te, sarebbe diventata un fatto!
Giulio: Ma siccome hai un amico come me, continuer ad essere una frase...
Tito: Come far a sdebitarmi? Quando?
Giulio: Presto, spero... Ti porto delle buone notizie... Ieri, Galloni, il segretario del ministro, mi ha detto che nuove ed urgenti istanze sono state fatte per la costruzione della ferrovia tra Gherezagh e Benarh-Bes...
Tito: Io mi domando quando si convinceranno che indispensabile! Gli ufficiali del Genio che sono laggi non possono andare avanti a forza di improvvisazioni ogni volta che c' da fare un trasporto di materiale! E' impossibile... pericoloso!
Giulio: Credo che il Ministro sia convinto!
Tito: Dici davvero?
Giulio: Ed ha nuovamente esaminato i due progetti presentati: il tuo e quello di Demarchi
Tito: Il mio migliore!
Giulio: E tu sei modesto...
Tito: Non si tratta di modestia, ma di verit... Demarchi un eccellente mestierante in costruzioni ferroviarie, ma come ha fatto il suo progetto? Sulle carte geografiche e topografiche!... Come pu sapere le difficolt vere di quei terreni, le oscillazioni, le resistenze, le sorprese della sabbia... C' mai stato? Io, invece, la conosco palmo a palmo, quella terra! L'ho studiata, la conosco al di sopra e c' mancato poco che la conoscessi anche al di sotto... perch mi ci sono battuto, mi hanno ferito, e se quella sera, dopo il combattimento, non passava un ufficiale e quattro bersaglieri in ricognizione, a quest'ora sarei da un pezzo nel paradiso di Maometto mi annoierei maledettamente... Dunque, se il Ministro deve scegliere tra i due progetti, uno tutto immaginativo e uno tutto pratico... scelga il mio e far bene!
Giulio: Ed quel che far, probabilmente... ma bisogna che tu stesso faccia valere le buonissime ragioni che hai detto a me... e con Galloni otterremo dal Ministro un'udienza per te!
Tito: Io... dal Ministro?!? Ma come faccio?? I miei mezzi non mi permettono ormai che l'orario del pipistrello: di giorno non posso uscire...
Giulio: E i tuoi genitori?
Tito: Stanno benissimo, grazie!... Ma non mi hanno dato pi un centesimo da quando mi sono messo con quell'accidente di l...
Giulio: Esagerano, lasciandoti in simili condizioni... per non hanno tutti i torti...
Tito: Lo so bene!
Giulio: Tu non sai come nuoci a te stesso vivendo cos: in questo albergo e in simile compagnia...
Tito: Oh, in simile compagnia... Ora esageri! Non poi mica...
Giulio: Le vuoi bene?
Tito: Proprio non lo so... quando si in miseria, anche i sentimenti si abbrutiscono...
Giulio: E allora piantala!
Tito: Si fa presto a dirlo!... La donna sempre un viaggio pericoloso: si sa quando comincia e non si sa quando finisce!... E poi, cosa vuoi che ti dica?... Mi sento un po' responsabile di quella povera diavola... Prima di conoscermi cantava, guadagnava qualcosa... poco, perch senza voler dirne male... cantava come una pecora... ma sono stato io a farla smettere!
Giulio: Per gelosia?
Tito: Un po' per gelosia... un po' per pudore: mi dispiaceva che si sapesse in giro che ero l'amante di una donna che cantava cos male!
Giulio: Ma se non un bell'amore che vi tiene insieme, che cos'?
Tito: E' una brutta abitudine.
Giulio: Potresti fare a meno di lei?
Tito: Mah... credo...
Giulio: Hai degli scrupoli, perch?
Tito: Mi tratta cos male che credo che mi voglia bene!
Giulio: Stupidaggini! E se tu ti abitui all'idea di essere legato per sempre a quella donna, non te ne libererai pi... e ti condannerai a vivere segregato dal mondo, senza possibilit di studiare in rotta coi tuoi e con la preoccupazione di sbarcare il lunario...
Tito: Se credi che non basti...
Giulio: Basta... basta: per rovinarti! Ecco tutto!... E io sono sicuro che tu, libero di esercitare l'arte che hai imparata, con la tua intelligenza, riusciresti a farti una posizione, un avvenire... Liquida, credi a me, liquida!
Tito: Come?
Giulio: Come vuoi, purch tu lo faccia!
Tito: Se mi fai spedire in Libia, sono un uomo salvo...
Giulio: Ma per fartici spedire, necessario che tu esca di qui, che tu abbia uno studio tuo dove poter ricevere gli amici, la gente della nostra professione, della nostra categoria... Non capisci che qui il tuo spirito ammuffisce?... Allora, fuori! Aria, perdinci, aria! (guardando il suo orologio) La paternale finita per oggi... perch ho fatto tardi e mi aspettano...
Tito: Non mi abbandonare, mi raccomando... E grazie, grazie... Sai, io lo vorrei lasciare questo albergo, ma...
Giulio: Ho capito, ho capito... Senti, non li ho in tasca... ma te li mander stasera... (bussano)
Tito: Avanti.
(entra Scampolo)
Scampolo: Ecco la risposta. (gli porge una lettera)
Tito: Come la risposta?... La risposta di che cosa?
Scampolo: O che se ne dimenticato?... Non mi ha mandato in Piazza di Spagna, al numero nove, al terzo piano?
Tito: S, lo so, ma...
Scampolo: E io ci sono andata!... Com' grande la Piazza vista da lass... si vede... e poi si vede anche...
Tito: E dopo?
Scampolo: Al terzo piano c'erano due porte... no sapevo a quale bussare, lei non me l'ha detto!... Allora ho fatto come si faceva da ragazzi quando si faceva a chi tocca... Ho contato fino a nove... guardi, cos (si mette tra Giulio e Tito)... uno, due, tre... (conta) E' toccato alla porta di destra: ho bussato, era proprio l... non si sbaglia mai! Mi ha aperto una vecchia che mi ha guardata male... ma a me non me ne importa: ci sono abituata... "C' il signor Giulio?" ho detto io... "C'" mi ha detto lei... "Gli dia questa lettera", ho detto io. Ha preso la lettera ... pum!, mi ha chiuso l'uscio sul muso. Ho aspettato... ha riaperto... "Entra", mi ha detto lei... "Entro", ho detto io... E sono entrata in una bella stanza... un po' buia... e c'era... poi c'era...
Giulio: (a Tito) Ma sai che...
Tito: (interrompendolo) Aspetta... (a Scampolo, che guarda Giulio) Continua!
Scampolo: Ho finito... Il signor Giulio mi ha dato questa lettera... e l'ho portata subito...
Tito: Fai vedere... (prende la lettera)... Non c' scritto niente sulla busta, neanche il mio nome... Come mai?
Scampolo: E io che ne so? Si vede che il signor Giulio non sa scrivere...
Tito: Gi... forse! (apre la lettera e ci trova un biglietto da cinquanta lire) Ma...
Scampolo: E' contento, eh? Anch'io, sa...
Tito: Senti, Scampolo...
Giulio: Come?
Tito: Proprio cos: si chiama Scampolo... Dunque, sentiamo, spiegami un po'.
Scampolo: Un'altra volta?
Tito: S, un'altra volta perch non ho capito bene... Dunque, tu sei stata in Piazza di Spagna?
Scampolo: O non mi ci ha mandato lei?
Tito: Al numero nove...
Scampolo: S...
Tito: Al terzo piano?
Scampolo: Al terzo piano... c' un canarino alla finestra!
Tito: E il signor Bernini ti ha dato queste cinquanta lire?
Scampolo: O chi vuole che me le abbia date?
Giulio: Ma ...
Tito: (interrompendolo) Stai zitto! (a Scampolo, che guarda Giulio) Allora, tu hai visto il signor Bernini?
Scampolo: Per forza!
Tito: Lo hai visto proprio con i tuoi occhi?
Scampolo: Con che cosa vuole che lo abbia visto?
Tito: E allora, sentiamo: dimmi com'...
Scampolo: Com' chi?
Tito: Questo signor Bernini che hai visto con i tuoi occhi... descrivimelo!
Scampolo: Non so scrivere!
Tito: Dimmi se vecchio o giovane, magro o grasso, alto o basso...
Scampolo: (ha capito: guarda fissa Giulio e senza scomporsi descrive l'attore che fa la parte di Giulio)
Tito: Brava! Bravissima!... E' un ritratto perfetto... Di', Scampolo... sai chi questo signore?
Scampolo: E' il signor Giulio Bernini!
Giulio: Proprio lui!
Scampolo: Tanto piacere!
Giulio: Il piacere mio... ma io sono uscito stamattina alle sette! (guarda l'orologio)
Scampolo: Cos presto?
Tito: Allora... cosa ci hai raccontato? Che storia questa?
Scampolo: E' la storia... di una bugia...
Tito: Me ne ero accorto,sai! Ora dimmi subito dove hai preso questo biglietto da cinquanta!
Scampolo: Cosa gliene importa dal momento che ce lha... non mica falso, sa!
Tito: Chi te l'ha dato??
Giulio: Ma lo sai che proprio una storia curiosa... se non avessi tanta fretta sentirei volentieri la fine di questo imbroglio... ma non posso, mi aspettano!... Peccato, davvero! Torner domani...
Tito: Allora... aspetto te per andare via di qui...
Giulio: E poi, spero che ricomincerai a farti vedere a casa mia... Sai che mia moglie ha un debole per te...
Tito: Non scherzare... e saluta tanto la signora Emilia!
Giulio: A domani! (a Scampolo) E lei... signorina Scampolo... la ringrazio tanto della visita e... sono spiacente di non averla trattenuta pi a lungo... torni presto! (esce)
Scampolo: Mi ha preso in giro... ma mi ha dato del lei!... Cosa vuol dire avere un debole?
Tito: Vuol dire che aspetto che tu mi spieghi... .
Scampolo: Perch si arrabbia? Quando fanno un piacere a me, non mi arrabbio mica...
Tito: Tu sei tu, io sono io!
Scampolo: Bella scoperta!
Tito: Voglio sapere... e subito! Avanti... ma, dov' il tuo pacco?
Scampolo: Quale pacco?
Tito: Quello che avevi prima... dov'?
Scampolo: Lontano.
Tito: Che ne hai fatto?
Scampolo: L'ho venduto!
Tito: Venduto?... A chi?... Dove?
Scampolo: A uno... sa, uno di quelli che hanno un po' di tutto...
Tito: Un rigattiere?
Scampolo: No... uno di quelli che vendono delle cose polverose... rotte: fucili, tazze, mobili...
Tito: Un antiquario?
Scampolo: Ecco, s!
Tito: E perch l'hai venduto?
Scampolo: Perch il signor Giulio non era in casa... e io volevo tornare con le cinquanta lire...
Tito: Ma perch?
Scampolo: Non lo so... perch cos non si riaccomoda pi le scarpe...
Tito: Ah, questa poi!... E' proprio bella: ma come ti venuta questa idea!?!
Scampolo: (seria) Non glielo saprei dire davvero, ma non ne avevo altre... camminavo e pensavo a lei...
Tito: A me...
Scampolo: S, a lei... Non mica colpa mia... la vedevo dappertutto e sempre con la scarpa in mano e mi dispiaceva... e poi pensavo: che io non abbia niente giusto, perch sono povera... ma che lui... lui era lei... ma che lui non abbia niente non giusto, perch lui un signore...
Tito: Io?
Scampolo: Oh! Si vede, sa... dal modo di parlare, da tante cose... E allora dicevo: sarebbe curioso se io, che sono una povera, potessi aiutare lui che un signore... e camminavo sempre... Chiss perch, a volte si pensa a cose cos buffe... forse perch io ho sempre ricevuto dagli altri e non ho mai dato niente a nessuno... Forse volevo provare dando qualcosa a lei, che cosa provano gli altri quando danno a me... Ora ho capito... come fa piacere dare!
Tito: Proprio... non so cosa dirti!
Scampolo: Non ho mica fatto niente di male?
Tito: Ma che ne sai tu del bene e del male?
Scampolo: Oh, lo so... quando ero in societ con Toto per vendere i cerini... lui stava alle Quattro Fontane e io a San Giovanni... E tutte le sere ci s'incontrava per dividere i soldi. Una domenica io, invece di stare a San Giovanni, me ne andai alle corse e vendetti tutte le scatole... e Toto, che non aveva avuto questa idea, ne aveva vendute solo tre o quattro. Era una bestia dalla rabbia... aveva solo trenta centesimi e io quasi tre lire... Gli feci vedere i soldi, lui me li prese e scapp via... e io rimasi l, ferma, a vederlo correre... Quando lo rividi gli dissi "Hai fatto male" e lui si mise a piangere... se lei mi dice che ho fatto male, mi metto a piangere anch'io...
Tito: Mi sbalordisci... Io non so... Cosa vuoi che ti dica? Mi sbalordisci...
Scampolo: Non pi arrabbiato?
Tito: Ma che! Non posso che ringraziarti!
Scampolo: Lei ringrazia me??
Tito: S... e ora tieni queste cinquanta lire!
Scampolo: Cosa vuole che me ne faccia?
Tito: Quello che vuoi!
Scampolo: Lei non ne ha pi bisogno?
Tito: No... il signor Giulio me le ha portate... Guarda! (mostra l'altro biglietto)
Scampolo: E' uguale al mio!
Tito: Preciso!
Scampolo: Allora perch lo prende da lui e non da me?
Tito: Perch... perch... insomma prendi questo denaro!
Scampolo: Me lo ruberebbero... come ha fatto Toto... o mi domanderebbero dove l'ho preso, come l'ho avuto... Una stracciona come me non deve mica avere tanti quattrini... me li tenga lei, quando avr bisogno verr a prenderli, a poco a poco... vuole?
Tito: Ma sai che hai proprio delle belle idee?
Scampolo: Non ho altro di mio... Allora, vuole?
Tito: Certo... essere il banchiere di Scampolo un po' strano!
Scampolo: E' pi strano che Scampolo abbia un banchiere... me li tiene?
Tito: E sia... ora vado a cambiare questi e ti do i soldi della biancheria.
Scampolo: Torner domani...
Tito: Ma ti sgrideranno...
Scampolo: No, perch non mi far vedere fino a domani...
Tito: Come vuoi, ma vieni presto perch lascio l'albergo
Scampolo: Verr presto...
(entra Maria con un vassoio)
Maria: (posa il vassoio sul tavolo) Pronti i tre coperti... ma l'invitato?
Tito: E' andato via...
Maria: Allora un coperto di meno... (a Scampolo, che andata vicino alla porta) E te, cosa vuoi qui? Fuori... e di corsa se non vuoi ruzzolare le scale! (la spinge)
Tito: (afferra Maria) Se la tocchi...
Maria: Oh, ingegnere...
Tito: Se le tocchi un capello, sei tu che ruzzoli le scale! Via... fuori! (la spinge via) Vuoi favorire, Scampolo?
Scampolo: (lo guarda con riconoscenza) Gi... e se viene sua moglie?
Tito: Mia???... Ci mancherebbe altro!!! Siediti...
Scampolo: No, grazie!
Tito: Allora prendi una mela... (gliela d) Puoi mangiarla qui...
Scampolo: No, no... la vado a mangiare al sole... Perch mi ha difesa? Non mi era mai successo... E mi difenderebbe ancora se qualcuno...
Tito: Certo!
Scampolo: E' strano... invece di essere contenta... ho voglia di piangere... ma io non piango mica, sa?... Grazie... grazie... (esce di corsa, piangendo)
ATTO SECONDO
Salotto di casa Bernini. In fondo una porta sul corridoio; porte a destra e a sinistra. Arredamento di una casa ricca.
Giulio sdraiato sul divano, a sinistra della scena: legge il giornale. Emilia, in poltrona, all'estremit opposta della stanza, ricama.
Giulio: (dopo un lungo silenzio) Emilia!
Emilia: (senza voltarsi) Giulio!
Giulio: Mi si spento il sigaro
Emilia: Riaccendilo!
Giulio: Non ho fiammiferi.
Emilia: Alzati e prendili!
Giulio: Non posso... perch se mi muovo non ritrover pi questa posizione, che perfetta!
Emilia: Allora non ti alzare!
Giulio: Non hai capito la mia... insinuazione?
Emilia: No: troppo fine.
Giulio: I cerini devono essere sul tavolo, vicino a te.
Emilia: (senza voltarsi) Non li vedo.
Giulio: Perch non li guardi... devono essere sotto il tuo ritratto o sotto i giornali.
Emilia: Ufff! (cerca e trova la scatola, gliela lancia, ma cade in mezzo alla scena)
Giulio: Brava!... Grazie!... Ora sono proprio allo stesso punto!
Emilia: Oh, basta!... Non esagerare... Alzati e prendili: sei di una pigrizia indecente!
Giulio: Lo sai che la domenica non mangerei neppure per non far fatica a masticare... (fischia alla scatola, come al cane... ma non si avvicina) La serva fuori?
Emilia: S, erano due domeniche che non usciva!
Giulio: Benone! (legge un po', poi guarda Emilia) Sai, Emiliuccia, che quella pettinatura ti sta proprio benino... Ti abbellisce!
Emilia: Grazie!
Giulio: Ti ringiovanisce!
Emilia: Grazie, ma non mi muovo!
Giulio: Sono perfettamente disinteressato... Aspetti qualcuno?
Emilia: Perch me lo domandi?
Giulio: Perch noto un certo nonsocch... hai un certo fascino aggressivo!
Emilia: Sei sempre disinteressato?
Giulio: Lo giuro sul mio sigaro spento!... Proprio... proprio bella, oggi!
Emilia: Ti ringrazio per tutti gli altri giorni!
Giulio: Tutti gli altri giorni... sei pi bella di oggi!
Emilia: Dio! Come dev'essere cattivo un sigaro spento!
Giulio: Atroce! E' moscio, amaro e puzza di gas! ... E poi, se non sbaglio, abbiamo anche un bel vestito nuovo... e grazioso quanto mai! Chi te l'ha fatto?
Emilia: Il farmacista!
Giulio: Voglio dire: che sarta?
Emilia: La mia!
Giulio: Riuscitissimo!... Fai vedere... alzati un po'...
Emilia: Tanto i fiammiferi non te li prendo!
Giulio: Chi ci pensa pi ai fiammiferi!... Su, alzati, lasciati ammirare!!
Emilia: Sei pigro e sei anche seccante! (si alza e si gira lentamente su se stessa) Ti basta?
Giulio: Tanto, tanto carino... pi che vestire, si direbbe che accarezza il tuo corpo!
Emilia: Ma Giulio... Che ti successo? Spiegati!
Giulio: Vedi come sei?? Quando non mi occupo di te, ti lamenti... Quando ti ammiro, non ci credi... Non dico pi niente... (legge il giornale)
Emilia: Bravo! Ti riposerai meglio...
Giulio: (leggendo) Oh, poverina!
Emilia: Chi?
Giulio: Una bambina di due anni che stata trovata per strada... e nessuno l'ha ancora reclamata!... Che societ!! Di' un po'... e se l'adottassimo?
Emilia: Non ci mancherebbe altro!
Giulio: Perch? Non sarebbe mica un male avere per casa una bambina...
Emilia: Ti annoi con me?
Giulio: Ci annoiamo!!! Siamo felici, ma ci annoiamo! Puoi dire di no?
Emilia: No davvero!
Giulio: Vedi? Ah... stato proprio fortunato Tito, con la sua trovata!!
Emilia: Scampolo?
Giulio: Gi! ... Oh, a proposito di Scampolo... l'ho incontrata stamani!
Emilia: Ma sai che la incontri molto spesso?
Giulio: Io? Non pi spesso di quanto lei incontra me!... E poi, che male c'?
Emilia: Confessa che ti piace!
Giulio: Mi diverte!
Emilia: E' quasi lo stesso.
Giulio: E se tu la conoscessi, divertirebbe anche te... Che tipo!... Non te lo puoi immaginare... Che spontaneit!... E' cos geniale a volte, cos... Fa proprio piacere vederla vivere! Non ne hai un'idea!
Emilia: Dovresti dirle di venire a trovarci.
Giulio: Qui?... Ma ti pare?
Emilia: Perch?
Giulio: Ma perch... non so!... Davvero non ti...
Emilia: Figurati!
Giulio: Allora... vuoi ridere?
Emilia: Ridiamo... Oh, scommetto che glielo hai gi detto!
Giulio: Precisamente: ho invitato Scampolo!
Emilia: Ora capisco... La pettinatura che abbellisce, il vestito che accarezza, il fascino aggressivo!
Giulio: Tu scherzi...
Emilia: Dunque anch'io conoscer questo prodigio della strada!
Giulio: Ma chi sa se viene... sai, talmente selvaggia!
Emilia: E questi mesi di vita civile, non l'hanno un po' addomesticata?
Giulio: Macch!... Tito non ancora riuscito a farla mangiare a tavola... dice che ha soggezione della tovaglia!
Emilia: E dove mangia?
Giulio: Mah!... A volte sparisce per delle giornate intere e nessuno sa dove va...
Emilia: Ma... l'amica... del tuo amico... Come sopporta la presenza di questa... di Scampolo?
Giulio: Non la sopporta affatto e sono scenate, liti, urla... pugni, anche! Un vero putiferio!
Emilia: Disgraziato!
Giulio: E non ha mica tutti i torti, sai...
Emilia: Chi?
Giulio: Lei... perch dovrebbe sopportare, senza protestare, l'intromissione in casa sua di questa persona cos intelligente, cos originale... cos piena di strane seduzioni... Perch, sentiamo?
Emilia: Calmati, Giulio!
Giulio: Lo sopporteresti, tu? Ammetteresti che io...
Emilia: Perch no... se fosse a scopo di carit? Non soltanto non mi preoccuperei... ma credo che ti ammirerei ancora di pi!
Giulio: Tu mi ammiri?
Emilia: S... perch conosco bene la tua rettitudine, la tua bont, la generosit del tuo carattere...
Giulio: Emilia?
Emilia: E sono convinta che pochi uomini possono reggere il tuo confronto...
Giulio: Mi spaventi, Emilia... E' molto grosso?
Emilia: Che cosa?
Giulio: Questo conto da pagare...
Emilia: Perch freni il mio slancio?
Giulio: Ma no, cara... non freno niente... Cosa vuoi che ti dica? Sentirsi scaraventare sul viso cose simili, cos a bruciapelo... fa una certa impressione!
Emilia: Non sei forse intelligente?
Giulio: Credo di s... perch t'ho sposato!
Emilia: Non sei generoso?... Guarda cos'hai fatto per il tuo amico... Lo hai semplicemente salvato!
Giulio: Ma no... Si salvato da solo, perch ha lavorato sodo... poi una cos brava persona!
Emilia: Uscendo dalla Messa l'ho incontrato...
Giulio: O guarda!
Emilia: Gi... perch non si fa pi vedere?
Giulio: Vuoi proprio saperlo?... Ha paura di te... proprio cos: del tuo fascino aggressivo!
Emilia: Ma smettila col fascino aggressivo!
Giulio: Puoi negare che Tito ti facesse una corte da impensierire un marito anche meno geloso di me?
Emilia: Sciocchezze passate...
Giulio: Ma che potrebbero tornare!... E il buon Tito ha degli scrupoli: siccome l'ho aiutato un po'... ha potuto mettere su uno studio... Siccome probabilmente gli otterr anche l'approvazione del suo progetto... non vuole venire qui e rischiare di innamorarsi ancora di te!... Ecco perch non viene!
Emilia: Sai di che cosa ha bisogno il tuo amico? Di prendere moglie!
Giulio: Padrone! Basta che non la venga a prendere qui!
Emilia: Stupido!
Giulio: Scherzo... lo sai che sono sicuro di te!
Emilia: Forse un pochino troppo!
Giulio: E lo sono anche di lui, bench amico intimo... Tito un galantuomo e non verr!
Emilia: Sbagli... verr!
Giulio: Cosa scommettiamo?
Emilia: Il tuo onore...
Giulio: Preferisco scommettere cinquanta lire
Emilia: Ci sto!
Giulio: Ma bisogna stabilire i limiti della scommessa.
Emilia: Tre giorni.
Giulio: Benissimo! Dunque... se entro mercoled sera non si fa vedere, vinco io... se invece, senza nuovi inviti da parte tua, viene...
Emilia: Sei...
Giulio: Cosa?
Emilia: Sei tu che perdi!
Giulio: D'accordo. E pagher! Ora dammi i fiammiferi.
Emilia: Niente!
Giulio: Ma un'idea fissa!
Emilia: E le idee fisse non si muovono!... Zitto!... Ho sentito un rumore...
(bussano alla porta)
Tito: (dall'esterno) E' permesso?
Giulio: Ahi!
Emilia: Hai perso!... Avanti, Ingegnere...
(entra Tito con un pacchetto in mano)
Tito: Vede, cara signora...
Giulio: Attento!
Tito: Che c'?
Giulio: Fammi il piacere di darmi quei cerini, l... ai tuoi piedi.
Emilia: (trattenendolo per un braccio) Non gli dia niente! Lo sa che pi di mezz'ora che per non fare quei due passi, sta senza fumare... e biascica il suo mozzicone!
Tito: Vergogna! (prende la scatola, accende la sigaretta e la rimette dov'era)
Giulio: Quanto sei spiritoso!
Tito: Sempre cos la domenica!
Emilia: Si accomodi, ingegnere... Ma che cara, cara sorpresa!
Giulio: Carissima: cinquanta lire!
Tito: Come?
Emilia: Le ha scommesse con me che lei non sarebbe venuto...
Giulio: Perch ti credevo una persona perbene... Ma ho sbagliato... Pazienza! Potresti dirmi cosa diavolo sei venuto a fare?
Tito: E tu potresti dirmi dove diavolo hai imparato a ricevere cos gli amici? Tua moglie, molto gentilmente, mi ha detto stamani che avete del caff eccellente e io le ho portato una macchinetta egiziana per fare il caff orientale!
Emilia: E io la ringrazio...
Tito: Anzi, speravo che tu fossi a caccia...
Giulio: Con questo tempo?
Tito: Gi... Accidenti al tempo!
Giulio: Oh, dico... Se volete che me ne vada...
Tito: Puoi rimanere... anzi, dimmi se c' qualcosa di nuovo per me...
Giulio: S... grandissime novit... ma cattive! Il Governo ha deciso di mandare in Libia . ... una ferrovia bell'e pronta... Domani la comprano in ferramenta e la spediscono per posta!
Emilia: Sciocco!
Tito: Cominciavo a sentirmi svenire!
Giulio: Riprenditi... Se mi dai i cerini, ti faccio vedere il tuo incartamento, che ho qui...
Tito: E' un ricatto... ma cedo, perch non ti puoi immaginare come mi logora questa attesa... (gli da i cerini)... Anche ieri ho mandato Scampolo al Ministero con una lettera...
Giulio: Ah, gi... come sta Scampolo?
Tito: Bene, bene... ma ne combina di tutti i colori... Non una persona: un pericolo pubblico!
Giulio: Esageri!
Tito: Esagero? O sentiamo come definiresti una persona che pensa ad alta voce... sempre, dappertutto... in presenza di chicchessia! Non capisci?... Ti spiego... Mettiamo che io abbia questo vizio... Ci sei?... Bravo!... Dunque, io ti parlo del pi e del meno, a un tratto mi viene in mente questo pensiero: "Ma guarda Giulio come s' fatto brutto! E che pancia ha messo su... Peccato che sia il marito di una cos bella donna... " E mentre lo penso, lo dico... capisci?
Giulio: E come!
Emilia: Dio ce ne liberi!
Tito: Scampolo cos... Tra il sorgere di un pensiero e l'atto di esprimerlo per lei non c' differenza!... Non essendo stata educata, ignora la base, l'elemento essenziale della societ umana... l'ipocrisia...
Giulio: Correggila!
Tito: Gi!... Perch non provi a correggere la musica di un usignolo... Figurati: l'altro giorno venuto nel mio studio l'onorevole Galloni...
Giulio: Si... me l'ha detto...
Tito: Eh... ma di sicuro non ti ha detto quello che successo!... Sai che l'onorevole si tinge disperatamente i baffi... mentre si parlava, entra Scampolo per portarmi le sigarette... Guarda Galloni e gli domanda: "Perch i suoi capelli sono cos bianchi e i suoi baffi cos neri?"
Giulio: Patatrac!
Emilia: Che disastro!
Tito: Mi sono sentito ghiacciare fino ai capelli! Ho cacciato via Scampolo, ma ormai la frittata era fatta... non c' stato pi verso di riprendere il discorso!
Giulio: Avevi ragione... perdinci! Quella ragazza un vero pericolo!
Emilia: Al quale ti esporresti volentieri!
Tito: Tu???... Lui????
Emilia: Ma non sa che mio marito non parla che di Scampolo, non incontra che Scampolo... E' una passione senile!
Giulio: Senile poi...
Emilia: Vede... nega la qualit della passione... non la passione!
Giulio: Finiscila!
Emilia: E poi, guardi, ingegnere... moriva dalla voglia di fumare... si parlato di Scampolo e non ci ha pensato pi!... Parlo con te, sai!
Giulio: Siete due... Vado a prenderti l'incartamento, cos parleremo di cose serie...
Emilia: E pettinati, profumati... fatti bello! Casomai Scampolo venisse...
Tito: Come?
Giulio: Stamattina l'ho incontrata, e siccome Emilia desidera conoscerla da un pezzo... le ho detto di venire
Tito: Ah... e cosa ha risposto?
Giulio: Ha risposto: "Se ne ho voglia, vengo!"
Emilia: Evviva la franchezza!
Giulio: Vado... e vi lascio la mia reputazione (esce)
Tito: (sottovoce) Te la sistemo io la reputazione, vecchio Satiro!... (a Emilia) Questa nuova... davvero!
Emilia: Quale?
Tito: Quella di Giulio e...
Emilia: Ci pensa ancora?
Tito: Io?... Io no!
Emilia: Eh... si vede!
Tito: Lei scherza, come scherzava quando diceva...
Emilia: Ma niente affatto!... Giulio, suo malgrado forse... pensa spesso a quella donna!
Tito: Donna?? Ragazza appena! Cosa vuole che le dica?... E' una cosa talmente incredibile!
Emilia: O perch ci crede, allora?
Tito: Perch... Gli uomini sono veramente capaci di tutto...
Emilia: Persino di innamorarsi di Scampolo...
Tito: E creda... non ci potrebbe essere cosa pi buffa al mondo!
Emilia: Forse s: quella di esserne gelosi!
Tito: Spero che non lo dica per me...
Emilia: Ma le pare... Non mi permetterei mai!
Tito: Quello che mi pare che lei proprio in vena di birichinate!
Emilia: Eh... forse perch sono contenta di rivederla qui...
Tito: Davvero?
Emilia: Sa che avevo perso la speranza?
Tito: Badi, bella signora... speranza sinonimo di desiderio... Dunque lei mi desiderava?
Emilia: Desideravo vederla...
Tito: Soltanto? E' un po' poco...
Emilia: Lei uno sfacciato...
Tito: Lo so... mentre lei non sa l'ammirazione che ho per lei...
Emilia: Ed perch mi ammira, che non si fatto vivo per tutti questi mesi?
Tito: Proprio cos!
Emilia: Bella scusa!
Tito: Allora ne trovo un'altra... Non mi sono fatto vedere perch... perch ero in campagna... E che verde!
Emilia: Ma quel brutto periodo finito da un pezzo... ora lavora, guadagna... Allora, perch non venuto prima?
Tito: Gliel'ho detto... troppa ammirazione per lei... troppa gratitudine per Giulio... Scrupoli!
Emilia: Cambi!
Tito: Che cosa?
Emilia: Dovrebbe avere ammirazione per Giulio che riuscito a fare qualcosa per lei... e gratitudine per me che ho spinto Giulio ad occuparsi di lei...
Tito: Ma come... Lei, signora Emilia?... Sa che i miei scrupoli cominciano ad addormentarsi?! Allora Giulio non sarebbe che l'esecutore...
Emilia: Di quanto diceva la mia bocca...
Tito: I miei scrupoli dormono... Voglio ringraziare la sua bocca!
Emilia: E invece stia fermo!
Tito: Allora... davvero si ricordava di me?
Emilia: (mostrandogli la collanina) E' per questa pietra che mi ha portato dalla Palestina... diventata il mio gioiello preferito... Sta sempre con me!
Tito: Sempre?
Emilia: Giorno e notte!
Tito: Felice lei!
Emilia: Stia zitto... lei non ha diritto di ricordare il passato, lo ha dimenticato troppo a lungo...
Tito: Nego!
Emilia: E' impossibile negare!
Tito: Nego lo stesso... Non ho mai dimenticato, io...
Emilia: Guardi... la bugia tanto grossa...
Tito: Non una bugia.
Emilia: Allora perch diventato rosso?
Tito: Sa perch? Perch da piccino ho detto tante bugie senza mai arrossire, che quando ora dico la verit... per reazione arrossisco! Senta, mi faccia un piacere, subito... d'urgenza
Emilia: Dica
Tito: Si lasci dare un bacio...
Emilia: Lei matto!
Tito: Il bacio della gratitudine: sulla bocca!
Emilia: Lei matto da legare!
Tito: Allora mi leghi o glielo do!
Emilia: I suoi scrupoli potrebbero svegliarsi!
Tito: Non c' pericolo, li sento russare...
Emilia: Venga ad insegnarmi a fare questo caff, invece...
Tito: M'insegni prima come le piacciono i baci...
Emilia: Ma si vuole chetare, s o no?
Tito: No!
Emilia: Allora non le rivolger pi la parola...
Tito: Se sapesse come fa male... se sapesse com' espressiva la sua bocca quando sorride... (si avvicina sempre di pi)
Emilia: Badi!
Tito: Si direbbe che lei guarda di pi colla bocca che con gli occhi... Chiuda gli occhi e mi guardi solo con la bocca... (bussano all porta, ma i due non sentono)
Emilia: Le dico di star fermo...
Tito: Un bacio... uno solo...
(Entra Scampolo. E' trasformata: pulita, con le scarpe e un bel vestito. La segue uno sconosciuto anziano e molto elegante. Tito si accorge che entrato qualcuno e si volta imbarazzato)
Ah... ecco... ecco Scampolo!
Emilia: (anche lei imbarazzata) Ah, che piacere... desideravo tanto conoscerti...
Scampolo: Grazie... ora so cos' "avere un debole".
Emilia: Cosa dici?
Scampolo: Suo marito ha detto che lei ha un debole per l'ingegnere... ora so cos'!
Tito: (a Scampolo) Vuoi stare zitta?
Emilia: (allo sconosciuto) Lei cerca forse di...
Giulio: (entrando con le carte) Ecco qui... Oh! Scampolo!... (allo sconosciuto)... Scusi, lei desidera?
Sconosciuto: (turbato) Cosa desid... Ecco... Io...
Scampolo: E' il signor Fausto...
Tito: Come?
Emilia: Ma chi ?
Giulio: E cosa vuole?
Sconosciuto: (sempre pi imbarazzato) Oh, io... Niente! Niente!
Scampolo: Chiacchierava tanto per la strada... e ora non sa pi dire una parola?
Tito: Allora spiegaci tu!
Scampolo: Il signor Fausto mi ha seguita!
Sconosciuto: Veramente... ecco...
Scampolo: Perch non dice che sono io che ho seguito lei?
Sconosciuto: Io non dico... ma le cose sono andate...
Scampolo: Sono andate come dico io: lei mi seguiva... Al principio non ne ero sicura, ma dopo non c'era pi da sbagliare... perch quando mi sono messa a correre, si messo a correre anche lui!
Sconosciuto: Potevo avere fretta anch'io!
Scampolo: Se aveva tanta fretta, perch quando mi fermavo a guardare le vetrine, si fermava anche lei?... lo vedevo, sa, nel vetro, che mi faceva i salutini... cos... E poi mi ha parlato... Sissignore! Mi ha detto: "Bella fanciulla"... s, proprio cos... "Bella fanciulla, vuole che sia il suo Fausto e che facciamo la strada insieme?" Come farei a sapere il suo nome, senn... E poi si messo a camminare accanto a me, vicino, vicino... e non stava mai zitto! Parlava del suo appartamentino, del canap orientale, della pelle d'orso...
Sconosciuto: Non credo...
Scampolo: Non me l'ha detto che c'ha la pelle d'orso? E i biscotti? E il marsala? E il grammofono? Se dice che non me l'ha detto, proprio un bugiardo! E poi quando siamo arrivati sull'uscio, mi ha detto: "Ho ancora tante belle cosine da raccontarle... posso salire un momento?"... E io gli ho detto: "Per me, salga pure"... Ora le pu dire, le belle cosine!
Sconosciuto: Ecco... io vorrei...
Giulio: Lei vorrebbe andarsene? Ecco, s, bravo... l'accompagno!
Scampolo: Arrivederci, signor Fausto.
(Giulio e lo Sconosciuto escono)
Com'era ridicolo! E per la strada lo era ancora di pi... mi guardava da vicino vicino... con due occhi stupidi... Proprio come lei guardava la signora, quando sono entrata!
Tito: Non cominciamo, eh! La signora aveva... un bruscolo in un occhio!
Scampolo: E lei le soffiava in bocca?
Emilia: Ma terribile!
Tito: Tieni la lingua a posto!
Scampolo: Il suo posto la bocca.
Tito: Allora chiudi la bocca!
Scampolo: A chiave?
Tito: A chiave, si... e non parlare se non ti dar il permesso! Hai capito? (Scampolo fa cenno di si col capo)
Giulio: (entrando) Ah... sei stata bravissima! Hai dato una bella lezione a quel signor Fausto... scommettiamo che non ricomincer per un pezzo... Ma ora sentiamo: dove l'hai incontrato? (Scampolo tace) Su... avanti, hai perso la lingua? (Scampolo fa cenno che la bocca chiusa a chiave)
Tito: Non fare la sciocca e rispondi.
Giulio: Perch non parli?
Scampolo: L'ingegnere me l'ha proibito!
Giulio: Perch?
Scampolo: Perch ha paura che dica cose che non le piacerebbero...
Giulio: A me? Non capisco...
Emilia: (a Tito sottovoce) La fermi, la fermi...
Tito: Non le dare retta!
Emilia: (A Scampolo) Vieni, cara, accomodati... Dammi la tua bella borsetta (la prende e la mette sul tavolo) Cosa hai fatto di bello, oggi... oltre l'avventura?
Scampolo: Sono andata a San Pietro.
Emilia: Alla Messa? Brava!
Scampolo: Io ci vado per sentire la musica... I ricchi vanno al teatro... e io vado in chiesa.
Emilia: In chiesa ci si va per pregare!
Scampolo: Io non so nessuna preghiera... Ne sapevo una, ma l'ho dimenticata. Per in chiesa sto zitta zitta e penso... penso alle cose che non capisco: il buio, le stelle, le nuvole che corrono... e mi sembra di pregare!
Giulio: E forse preghi pi degli altri...
Emilia: Non hai sete?
Scampolo: S, perch il signor Fausto mi ha fatto correre...
Emilia: Vuoi dello sciroppo con il seltz?
Scampolo: No... perch il seltz mi pizzica il naso e mi fa ridere come una scema!
Emilia: Te lo dar con l'acqua... (la serve)... Ne vuole, ingegnere?
Tito: No, grazie...
Emilia: (a Giulio) E tu?
Giulio: Francamente preferirei una tazza di quel famoso caff...
Emilia: Aspetto che l'ingegnere si decida a darmi lezioni d'orientalismo... Ingegnere?
Tito: (distratto, guardando Scampolo) Ma si figuri!... Sono tutto suo! Andiamo in Oriente! (fa per uscire verso destra)
Emilia: Non di l... la mia camera da letto!
Tito: (piano a Emilia) L'istinto!
Emilia: L'oriente da questa parte... (escono da sinistra. Tito prima di uscire guarda Scampolo)
Scampolo: Da sola non lo sa fare il caff?
Giulio: E' un caff speciale!
Scampolo: Perch l'ingegnere ha detto "Sono tutto suo"?
Giulio: E' un modo di dire.
Scampolo: Ah, credevo che fosse un modo di fare... E l'oriente che cos'?
Giulio: E' un punto cardinale... quello in cui sorge il sole tutto nudo.
Scampolo: Ed per questo che il cielo diventa rosso?
Giulio: (ridendo) Gi... E allora... come sta il mio Scampolino?
Scampolo: Sta bene, ma non suo.
Giulio: Lo so, lo so... che sei tutta di Tito... Gli vuoi molto bene?
Scampolo: S, stato buono con me.
Giulio: Tutti sarebbero buoni con te!
Scampolo: Ma lui stato il primo.
Giulio: E come gli vuoi bene... sentiamo?
Scampolo: Ce ne sono molti di modi?
Giulio: Altro che! C' il modo di voler bene al babbo e alla mamma...
Scampolo: Questo modo non l'ho mai conosciuto...
Giulio: Poi, per una donna, c' il modo di voler bene a suo marito... come, per esempio, mia moglie vuole bene a me...
Scampolo: Sua moglie vuole bene a lei?
Giulio: Mah!... credo! Mi ha sposato perch mi voleva bene...
Scampolo: E non ne pu sposare un altro?
Giulio: Finch sono vivo io, no!
Scampolo: Meno male!
Giulio: Perch?
Scampolo: Non lo so...
Giulio: E poi c' anche il bene che la signorina Franca vuole a Tito
Scampolo: Quello un bene rabbioso, che urla sempre...
Giulio: Non ti piace Franca?
Scampolo: No... mi tratta male e io tratto male lei... Non mica una moglie!
Giulio: Ma tu non sai cos'.
Scampolo: Lo so... lo so... Una volta nella strada dove stava mia zia, la lavandaia disse a un'altra donna che era l con suo marito: "Vergognati, sei la ganza del postino!" e il marito dette una coltellata a sua moglie. Essere una ganza una cosa da coltellate!
Giulio: Gi... dipende dai posti... Allora: di che qualit il bene che vuoi a Tito?
Scampolo: Di prima qualit!
Giulio: Lo so... ma, senti Scampolo... vorrei proprio sapere cosa c' tra voi due!
Scampolo: In questo momento c' l'oriente!
Giulio: Lo fai apposta a non rispondere.
Scampolo: Ma io rispondo
Giulio: Dimmi: ti ha mai baciata, Tito?
Scampolo: Perch mi fa questa domanda?
Giulio: Perch sono curioso.
Scampolo: No, mai.
Giulio: E se ti baciasse, ti dispiacerebbe?
Scampolo: Ma... non lo so... credo di s.
Giulio: E se te lo dessi io, un bacio, ti dispiacerebbe?
Scampolo: Credo di no...
Giulio: Proviamo?
Scampolo: Proviamo...
Giulio: (le d un bacio sul collo) Che cosa hai sentito?
Scampolo: Ho sentito... un bacio
Giulio: Nient'altro?
Scampolo: Nient'altro.
Giulio: Suvvia, Scampolo!... Suvvia!... Fino a pochi mesi fa hai vissuto in mezzo alla strada, sola, libera... e la strada maestra di tutto... quindi deve averti insegnato anche che cos' un uomo!
Scampolo: Vuole che non lo sappia...
Giulio: E cos' un uomo?
Scampolo: To'... lei!
Giulio: Ma no...
Scampolo: Non un uomo, lei?
Giulio: Sai che cosa credo? Che tu sia una gran furba e che tu voglia darmela a bere!... Ma non bevo, io...
Scampolo: Ho paura che non berr neanche il caff... si vede che sono andati a prenderlo proprio sul punto cardinale!
Giulio: Non pensare al caff... Senti... Vuoi che ti dica delle cose che ti fanno piacere?
Scampolo: Me le dica...
Giulio: Allora... devi sapere che dal primo giorno che ti ho vista mi sei piaciuta molto... e mi sono interessato a te... perch sei molto, molto carina... hai una testolina intelligente... hai dei capelli di seta filata e gli occhi limpidi come il cielo... Le sapevi queste cose?
Scampolo: Si, perch me le ha dette il signor Fausto...
Giulio: Che c'entra il signor Fausto? Lui ti parlava come un vecchio sudicio!
Scampolo: Mi parlava come lei...
Giulio: Ma no... Io ti parlo da amico... che pu e vuole esserti utile... E anche se Tito partisse per la Libia...
Scampolo: Quando partir?
Giulio: Presto, forse... se dipendesse da me solo, anche domani! Ma tu non devi preoccuparti... ci sar io! Mi occuper di te e non ti mancher nulla. Avrai dei bei vestiti... Vuoi?
Scampolo: Perch no... Avr anche un manicotto?
Giulio: Anche un manicotto! (le prende il viso tra le mani e le parla molto vicino) E avrai tutto quello che vorrai... Tutto...
(entra Tito con un vassoio e con il caff)
Tito: Oh!... Disturbo?
Giulio: (seccato) Perch?
Tito: Mah... mi sembrava!... Mi era parso che... ma forse sbagliavo... (posa il vassoio sul tavolo)
Giulio: Se la bont del caff si misurasse con il tempo impiegato a farlo... questo dovrebbe essere sublime!
Tito: Gi... sublime!
Giulio: Che cosa vi successo?
Tito: La macchinetta non funzionava bene, all'inizio...
Giulio: Spirito debole, forse...
Tito: Ma poi... con il fuoco che ha acceso tua moglie, tutto andato bene... Non vi siete mica annoiati, aspettando?
Scampolo: (dispettosa) Ci siamo molto divertiti...
Emilia: (entrando) E allora?... com' questo caff?
Giulio: Non abbiamo ancora...
Emilia: Che cosa aspettate? Che si raffreddi? Non sapete che il caff deve essere bollente come l'inferno?
Tito: E nero come l'anima di certa gente!
Giulio: (piano a Scampolo) E puro come un angelo!
Emilia: (piano a Tito) E dolce come l'amore! (a Scampolo) Non ne prendi, tu?
Scampolo: Grazie, non mi piace il caff.
Tito: Bugia! In casa lo bevi a litri!
Scampolo: Non mi piace il caff orientale!
Giulio: Hai torto: squisito!
Emilia: Eccellente davvero!
Tito: Buono! Proprio buono!
Emilia: (per interrompere il silenzio imbarazzato che si prolunga) E cos, Scampolino... hai fatto molte monellerie, qui?
Scampolo: E lei ne ha fatte molte, di l?
Giulio: Attenta alle frecciate...
Emilia: Anzi... mi divertono! (altro silenzio)
Giulio: Ho un'idea!
Emilia: Tu? E' strano...
Giulio: Zitta!... Ho perso una scommessa da cinquanta lire, ma invece di darle a mia moglie che le spenderebbe in cose inutili... propongo di andare tutti in trattoria!... Vi pago un buon pranzo...
Emilia: E fai un buon affare!
Giulio: Giuro di spendere fino all'ultimo centesimo... dopo vi porto anche al cinematografo! Ci state?
Emilia: Io s! (indicando Scampolo) Ma...
Giulio: Che male c'? Le presterai un tuo cappello e star benissimo... (a Scampolo) Sei mai stata al cinematografo?
Scampolo: No... ma so che una cosa la buio
Emilia: (a Tito) La dobbiamo proprio portare?
Tito: Come crede...
Emilia: Allora: tutti decisi?
Giulio: Tutti decisi!
Emilia: In cinque minuti sono pronta!
Giulio: Lo sar prima di te.
Emilia: Altra scommessa?
Giulio: No, cara... per oggi basta!
(esce da sinistra. Emilia dalla parte opposta)
Tito: Ma benone!... Ma benissimo!... Brava davvero!... Complimenti, cara, complimenti!... Se vai avanti di questo passo farai carriera... una bella carriera... Ma non correre troppo... perch se inciampi ti puoi far male... Non correre troppo!
Scampolo: Ma se non mi muovo!
Tito: Non hai altro da dire?
Scampolo: Io no.
Tito: E lo capisco! E' meglio che tu stia zitta... che cosa potresti dire?... Niente... Perch, dico... non potresti mica negare che ti teneva il viso tra le mani e che ti parlava come se volesse mangiarti?
Scampolo: Avevo un bruscolo in un occhio.
Tito: Non scherzare!
Scampolo: Crede che solo le signore ci possono avere i bruscoli?
Tito: Basta... qui non ci verrai pi!
Scampolo: Ha paura che io veda e dica... non dir niente, stia tranquillo!
Tito: Si tratta di te!
Scampolo: Non ho fatto niente di male, io!
Tito: Voglio sapere cosa ti diceva.
Scampolo: Perch lo vuole sapere?
Tito: Perch s.
Scampolo: Bella ragione!
Tito: Lo voglio sapere perch a poco a poco, senza accorgermene e senza volerlo, sono diventato il tuo protettore, il tuo amico... e per questo ho il diritto di sapere quello che fai e quello che pensi...
Scampolo: Quello che penso, no... Lei mi pu proteggere, mi pu pagare per quel poco che faccio in casa sua... ma non ha il diritto di sapere quello che penso. Io posso essere la sua serva, la sua schiava: ma i miei pensieri, no... nessuno li pu sapere. I miei pensieri nascono qui dentro e vanno dove vogliono...
Tito: Ma non capisci che se lo voglio sapere per il tuo bene... vieni qui... Dimmi che cosa ti diceva... Questo lo posso sapere?
Scampolo: Questo si... Mi diceva che sono carina, che ho i capelli di seta e gli occhi di cielo...
Tito: E non ti vergogni?
Scampolo: Io? Perch? Se era lui che parlava...
Tito: Non dovevi ascoltarlo!
Scampolo: E come potevo fare? Non potevo mica impedirgli di parlare... casa sua qui... E poi se uno come il signor Giulio che deve avere cinquant'anni, dice cose che non deve dire ad una ragazza come me... beh, lui che deve vergognarsi!
Tito: Invece no! Se un uomo di cinquant'anni seduce una ragazza di venti... lei che disonorata!
Scampolo: E l'uomo, no?... Non mi pare giusto!
Tito: Non sar giusto, ma cos... Allora, dimmi la verit: ti faceva piacere quello che ti diceva?
Scampolo: Per forza, che mi faceva piacere... ma c'era qualcosa che non mi piaceva, non so cosa... mi sentivo tutta... non so come dire... era come una paura curiosa, perch avevo voglia di sentire ancora, ma volevo anche scappare... Io non lo guardavo, ma sentivo che lui mi guardava sempre... e quando mi ha preso le mani... avrei voluto averci i guanti, come le signore! E quando mi ha dato il bacio...
Tito: Ti ha dato cosa????
Scampolo: Un bacio... qui... Gli ho detto che non avevo sentito altro che il bacio, ma non era vero... Ho sentito freddo e i brividi dappertutto... Allora ho chiuso gli occhi e ho pensato
Tito: A chi?
Scampolo: A nessuno.
Tito: Senti, Scampolo, senti... quello che accaduto non deve pi succedere... pi! Perch tu sei... io sono... Capisci?
Scampolo: Mi pare di no...
Tito: (prendendola tra le braccia) Non deve pi succedere perch non devi sfuggirmi... io sono abituato ad averti vicina... e tu devi rimanere accanto a me... perch... perch... non lo so neanche io perch! Forse perch prima o poi nella vita, nasce in noi il bisogno di un affetto semplice, buono... un bisogno di responsabilit... un bisogno di proteggere qualcuno, qualcuno piccolo, fragile... un figlio, un amico, uno Scampolo che un giorno si trova per la strada, che si aiuta, che non era niente e che diventa molto... molto... E, insomma, quando ti parleranno in quel modo... fa quello che volevi fare: scappa! Ci sono parole che sembrano fatte di musica, di sole e di profumo, che cullano, che illudono e che salgono alla testa come il vino... ubriacano! E tu non devi lasciartele dire... perch ti sciuperebbero, Scampolo... ti sporcherebbero ... capisci?
Scampolo: (trasognata) Mi pare di s...
(entra Emilia da destra e Giulio da sinistra)
Giulio: Ah, guarda guarda...
Emilia: Che bella sorpresa!
Tito: Siete... pronti?
Giulio: S... s
Emilia: Prontissimi!
Giulio: (sforzandosi di ridere) Ma che bel quadrettino!
Emilia: (furibonda) Che duetto!
Giulio: (piano a Scampolo) Sei una bella bugiarda!
Emilia: (piano a Tito) E' un bello spudorato!
Tito: Mi creda...
Giulio: (a Scampolo) Ne riparleremo
Emilia: (a Tito) Non la passa mica liscia, sa...
Tito: Allora... si va?
Giulio: Andiamo pure...
Emilia: (Ha in mano un cappotto e un cappello, troppo eleganti e larghi per Scampolo) Non avrai freddo con questo... (Scampolo non risponde)
Tito: Prendilo... la signora Emilia stata cos gentile da averci pensato... (Tito le mette il cappotto e il cappello)
Emilia: Stai proprio bene...
Scampolo: Se stessi proprio bene, lei non me lo direbbe!
Giulio: Ma s, stai bene... sembri...
Scampolo: Una scimmia! (si toglie tutto) e le scimmie non vanno in trattoria!
Emilia: Sei troppo scontrosa.
Tito: E allora rimani qui!
Emilia: Tra poco verr la serva, starai benissimo con lei!
Scampolo: La trattoria era troppo... la serva troppo poco... ma non vi preoccupate, me la cavo benissimo da sola... Andate pure!
Emilia: Visto che ci d il permesso... andiamo!
Tito: S, andiamo.
Giulio: (incamminandosi) Ci divertiremo in mondo!
Tito: (seguendolo) Un mondo e mezzo!
Emilia: (va fino alla porta, poi torna indietro rapidamente) Sai?... questa non aria per te!
Scampolo: Lo so... quello che ho visto mi basta.
Emilia: Non hai visto niente, tu... capisci... niente! E poi, per vivere con le persone civili ti devi abituare...
Scampolo: A cosa? Ad essere sorda, cieca, muta... Non mi piacciono le persone civili!
Giulio: (chiama dall'esterno) Emilia!
Emilia: Vengo! (esce in fretta)
Scampolo: (prende dal tavolo la foto di Emilia, fa una smorfia e la scaraventa per terra) Orientale!
ATTO TERZO
Studio di Tito Sacchi. E' una stanza modestamente arredata, ma piena di allegria. Porta comune in fondo, a destra una porticina, in mezzo alla parete di sinistra una finestra. Vicino un tavolo da disegno, a destra scrivania molto ingombra. Ai lati della porta di fondo uno scaffale ben fornito. Ai muri dei bozzetti, dei progetti, dei disegni, delle stampe.
La scena vuota quando si alza il sipario. Dopo un momento, la porticina di destra si apre, e Scampolo entra. Va, piano piano alla porta comune, guarda a destra e a sinistra, ascolta, poi, correndo in punta di piedi, torna alla porticina.
Scampolo: Psst! (entra Giglioli. E' un uomo maturo e di aspetto ecclesiastico: faccia rubiconda, parola dolce; redingote nera.)
Giglio: Beh!... Che c'?...
Scampolo: Piano... Ho sentito muovere di l... .c' qualcuno... deve essere la... cosa dell'ingegnere... Torni dopo la cena e aspetti nel mio stanzino
Giglio: Potrei entrarci subito e aspettare...
Scampolo: No... no, lei russa troppo forte!
Giglio: Eh!... Quando russo segno che dormo... e quando si dorme non si sa mica se si russa piano o forte!
Scampolo: L'altro giorno ci manc poco che la scoprissero... L'ingegnere mi domand che cos'era quel rumore, e io risposi che era il vento, perch tirava vento fuori!
Giglio: Anche oggi!... C' una tramontanina che non scherza!
Scampolo: No... no... Ho paura... torni pi tardi... Ma proprio tardi! Cos tutti dormono e non c' pericolo...
Giglio: Allora me ne vado...
Scampolo: S... meglio.
Giglio: Scampolino... Niente per me stasera?
Scampolo: Oh! (corre allo scaffale, prende da un cassetto un pacco di zucchero e lo porge a Giglioli che ci ficca avidamente la mano) Non tutto... non tutto... lo zucchero fa male, sa?
Giglio: Ma un male tanto dolce...
Scampolo: Ghiottone!
Giglio: Arrivederci, Scampolino bello!
Scampolo: A stasera!
Giglio: Senti: rimango l per non gironzolare per strada. Non aver paura: finch dura lo zucchero non dormo...
Scampolo: Come vuole! Ma se russa... vada via!
Giglio: Non dubitare (esce)
Scampolo: (dopo aver chiuso la porticina, fa un'altra piccola ispezione, poi siede per terra, in mezzo alla scena, prende dalla tasca un piccolo specchio e una minuscola scatola. Si guarda ancora intorno, sospettosa ma sorridente e incomincia a incipriarsi)
Che piacere!... Pare una carezza fatta da un fiore profumato!... E come fa liscio!... Si direbbe del velluto in polvere... (guardandosi)... ma forse ne ho messa troppa... Se passassi cos infarinata davanti a un friggitore, mi metterebbe in padella!... (annusa la cipria) Uhm!... Buono!... Sa di giardino... chiss con cosa la fanno... Ora me ne metto un po' anche sulle mani... come fa la... cosa dell'ingegnere... ma lei ha anche una specie di spazzola e struscia, cos, sulle unghie, come quando si lustrano le scarpe...
(un rumore di porta la fa scattare in piedi; la scatola cade e la cipria si rovescia sul tappeto. Ci si mette sopra per nascondere il guaio.)
L'ho fatta bella... se avessi il tempo di ripulire...
(Entra Franca, assai elegante. La presenza di Scampolo la secca.)
Franca: (aspra) Ah! Sei qui?
Scampolo: Si direbbe!
Franca: Tu entri sempre come un gatto... non ti si sente mai... Di dove sei passata?
Scampolo: (indicando la porticina) Di l...
Franca: Ma se il signore ti ha permesso di passare dalla porta grande...
Scampolo: E passo dalla porta grande quando entro in casa del signore... ma quando entro qui, preferisco passare da quella piccola...
Franca: Si pu sapere perch?
Scampolo: Perch non c' la portinaia.
Franca: Ti secca anche la portinaia?
Scampolo: Si... ogni volta che mi vede entrare, sgrana gli occhi sulle mie scarpe per vedere se sono pulite... Una volta o l'altra me ne levo una e gliela sbatto sul viso... Cos vedr che le mie scarpe sono pi pulite delle sue mani...
Franca: Scampolo!
Scampolo: La portinaia una vecchia strega brontolona...
Franca: Ti prego di misurare le tue parole...
Scampolo: Il metro non ce l'ho!
Franca: E di parlarmi con un po' pi di rispetto, se ti riesce...
Scampolo: Non mi riesce...
Franca: Me ne accorgo!
Scampolo: Meno male...
Franca: Sarai sempre una selvaggia della strada... non si potr mai ragionare con te!
Scampolo: Neanche con te!
Franca: Ti permetti...
Scampolo: E tu non ti permetti?
Franca: Io ne ho diritto!
Scampolo: Anch'io!
Franca: Proprio no!
Scampolo: Proprio s!
Franca: Stracciona!
Scampolo: Principessa!
Franca: Io sono...
Scampolo: Che cosa?
Franca: Dimentichi presto le buone azioni, tu...
Scampolo: Quelle che faccio le dimentico subito... ma invece tu...
Franca: Non mi dare del tu!
Scampolo: Allora dammi del lei!
Franca: Non voglio che tu mi dia del tu!
Scampolo: Eh! Non sei mica tanto vecchia...
Franca: Impertinente!
Scampolo: Bada che so delle parolacce anch'io!
Franca: Non ne dubito!
Scampolo: Bada che ne so una tremenda e te la dico...
Franca: Oh... provati!
Scampolo: Ganza!
Franca: Non ti posso... non ti voglio pi sopportare...
Scampolo: Vattene!
Franca: Io??? Io??? Guarda bene la mia faccia!
Scampolo: La vedo: dipinta...
Franca: Sono io che ti scaccio... capisci?
Scampolo: Capisco... ma non me ne vado!
Franca: Subito... te ne devi andare...
Scampolo: Non mi posso muovere...
Franca: Ah!... Ho avuto proprio una buona idea a raccoglierti...
Scampolo: Tu???
Franca: Io... Io, s... Ti ho raccolta e ti ho vestita...
Scampolo: Sono sempre stata vestita...
Franca: Di stracci...
Scampolo: Per avere i vestiti di raso, bisogna essere quello che sei tu!
Franca: Cosa hai detto??... Bada!
Scampolo: E nessuno mi ha raccolta, capisci??? Nessuno! Non sono un pacco... sono di carne ed ossa come te! E' stato l'ingegnere che ha voluto per forza che venissi a dormire qui per ripararmi dal freddo... Solo lui, che buono, riuscito a mettermi in gabbia... ma quando posso scappo, cos non ti vedo! ... E io me la guadagno, la mia gabbia, perch corro dalla mattina alla sera e faccio tutto quello che l'ingegnere mi dice di fare... faccio quello che posso per ringraziarlo, invece tu non fai altro che litigare! ... Lo tratti male perch ti credi di essere sua moglie... e anche me, mi hai sempre trattato male... Un giorno mi hai anche dato uno schiaffo... Ma non gliel'ho detto all'ingegnere per non farlo arrabbiare... perch se si arrabbia non pu lavorare! A te non ti devo niente, capisci? Nient'altro che dei dispiaceri... per colpa tua se me ne voglio andare, se voglio ritornare alla strada da dove sono venuta... Non mi piace vivere in una casa, perch ho capito cos': ... un posto dove due persone che non si possono soffrire, stanno insieme... come te e l'ingegnere... un posto dove due persone si sorridono e si ingannano, come il signor Giulio e quell'orientale di sua moglie... e chiss quante case come quelle che ho viste io... Per la strada tutti sono gentili e se chiedi qualcosa, te la danno senza rinfacciartela... invece tu non sai dare... tu non fai che rimproverare... Quando parli, rimproveri! Quando guardi, rimproveri!... Quando pensi, rimproveri! ... Sempre! Sempre! E non ti posso proprio soffrire!
Franca: Ma non capisci perch mi vuoi tanto male?
Scampolo: Perch sei cattiva!
Franca: No... mi vuoi tanto male perch gli vuoi tanto bene!
Scampolo: Che cosa vuoi dire?
Franca: Mi capisci, andiamo...
Scampolo: Al signor Tito... s che gli voglio bene!
Franca: Forse troppo...
Scampolo: Non abbastanza, invece... perch sempre stato buono con me, fin dal primo giorno... Quando tu mi davi della ladra, lui aveva fiducia, e mi ha sempre difeso... Sono cose che non si dimenticano! Per me c' Dio in cielo e lui in terra... mio amico!
Franca: Ma stai zitta! ... Il tuo amico! ... Parli proprio perch hai la lingua! Il tuo amico!... Mi fai proprio ridere, impara prima, cos' un amico!
Scampolo: Lo so bene cos'! L'amico una persona che si conosce molto bene e che si ama, nonostante tutto... E io lo conosco, il signor Tito, e gli voglio bene... e mi farei a pezzettini cos per fargli piacere... e anche se me ne andr da qui, lo verr sempre a trovare!
Franca: Comincia ad andartene, allora... sar meglio... perch sento le mani che mi prudono!
Scampolo: Sar qualche malattiaccia!
Franca: Finiamola, perch...
Scampolo: E' gi finita, perch me ne vado...
Franca: (vedendo il tappeto sporco) Che roba quella?
Scampolo: E' cipria.
Franca: Senti, senti... la signorina s'incipria!
Scampolo: E tu non tincipri?
Franca: Potevi almeno pulire!... E' una porcheria!
Scampolo: Se una porcheria, perch te ne metti tanta sul viso?
Franca: Pulisci, ho detto!
Scampolo: Non sono mica la serva!
Franca: Ma io sono la padrona!
Scampolo: E io sono una stracciona, e me ne vanto! (risponde altezzosa e fa per uscire)
Tito: (entra gridando) Donne! Ragazze! Italiane! Cittadine! Evviva! Evviva! Vittoria!
Franca: Ma che ?
Tito: Evviva... vittoria... evviva!
Franca: Ma ti vuoi spiegare?
Tito: Lo sapete chi era Cavour, eh, lo sapete?... No? ve lo dico io... Era un uomo famosissimo... lo conoscevano anche fuori da casa sua! E lo sapete cosa fece quando gli portarono nel suo studio il dispaccio che annunciava che centomila francesi stavano passando le Alpi per venire a combattere con noi... lo sapete cosa fece? Ve lo dico io! Prese il dispaccio... eccolo qui! Apr la finestra... cos! E cominci a sventolarlo fuori cantando con quanto fiato aveva in gola: Di quella pira l'orrendo foco! E pare che stonasse pi di me! Di quella pira...
Franca: Ma smettila... ti prenderanno per pazzo... Calmati!
Tito: Non posso... non posso... Non voglio! Di quella...
Franca: Basta!... Cos' quel foglio?
Tito: La concessione! Il brevetto! La vittoria! Il treno... Signori e signore, in arrivo il treno per la Libia... Indietro... arriva! Salutate!
Franca: Dici sul serio?
Tito: Sul serio no... perch rido dalla testa ai piedi... Ma dico davvero! Di quella pira...
Franca: Smettila... Fai vedere! Fai vedere! Che gioia! ... Oddio, che gioia!
Tito: E tu che dicevi che questo treno non sarebbe mai arrivato!
Franca: Perdonami...
Tito: E' arrivato, invece... e prosegue per il deserto, vola sulla sabbia... E io sar sulla macchina! Tu! Tu! ... In carrozza!
Franca: Come sono felice!... Come sono felice! E guadagnerai molto?
Tito: Mah! ... Credo che bisogner fondare una banca nuova per contenere tutti i miei guadagni!
Franca: E comprerai l'automobile?
Tito: L'automobile? ... ma comprer anche l'aeroplano e l'autoscafo e l'idrovolante e il dirigibile...
Franca: E una bella pelliccia per me... grande, soffice!
Tito: Ma te la comprer viva, colla bestia e tutto... la pelliccia!
Franca: Come ti voglio bene, amore mio! ... Come ti adoro! Sono pazza, pazza dalla contentezza... Rido! Rido!
Tito: E tu, Scampolo, non ridi?
Franca: Cosa vuoi che capisca di queste grandi cose, lei...
Tito: Ma che fai, piangi?
Scampolo: Ognuno contento a modo suo...
Tito: S, hai ragione... s... Ma sei contenta?
Scampolo: Partir?
Tito: E subito!
Franca: Come subito?
Tito: Subitissimo! Il Governo mi ha fatto aspettare otto mesi, e ora non mi d neanche otto ore per prepararmi!
Franca: E' una prepotenza terribile!
Tito: No... governativa! Bisogna che prenda il direttissimo per Napoli alle nove di stasera!
Franca: Di stasera? Ma impossibile, non ce la faremo mai...
Tito: Io sono pronto!
Franca: E i bauli?
Tito: Niente bauli... una valigia sola!
Franca: E i vestiti?
Tito: Star nudo... in Africa la moda!
Franca: Ma io... non posso mica stare nuda!
Tito: Come tu?
Franca: Bisogna pure che mi prepari!
Tito: Scusa, senti... sono talmente sconvolto e nervoso, che mi pare di non capire... Spiegati!
Franca: E' meglio non perdere tempo in spiegazioni... vado a prepararmi!
Tito: Perch?
Franca: Per partire!
Tito: Ma neanche per idea!
Franca: Tito, non scherzare!
Tito: Ma neanche per sogno!
Franca: Mi pianti?
Tito: Ti lascio a c...
Franca: Eh no, caro!... No davvero!
Tito: Eh s, cara! Si davvero!
Franca: Se parti, parto anch'io!
Tito: Parti pure... ma non con me!
Franca: Ah... E' cos! Mi hai fatto passare mesi di miseria e di stenti... e ora che la fortuna arrivata, mi pianti?
Tito: Ma tu non puoi venire laggi... vado in una zona di guerra dove non ci sono che ufficiali e soldati!
Franca: Non mi fanno mica paura...
Tito: Ma a me s! ... E per il mio lavoro, per il mio decoro, la mia reputazione, non posso trascinarmi dietro l'amante!
Franca: E allora sposami!
Tito: Vedi?? La ferrovia non ancora costruita che gi cominciano le catastrofi!
Franca: Me ne sento perfettamente degna! E' pi di un anno che sono una donna onesta!
Tito: Non c' mica male... per una donna della tua et... Ma non diciamo sciocchezze, via... Vado a fare la valigia!
Franca: Allora cos?... E' deciso?... Sei un bel mascalzone!
Tito: Non cominciamo!
Franca: Mi hai rovinato la carriera!
Tito: Io?
Franca: E chi, senn? Chi mi ha fatto abbandonare il teatro?
Tito: Ma l'ho fatto per il tuo bene... e per l'arte!
Franca: Perch non mi dici che ero una cagna!
Tito: Te lo diceva il pubblico tutte le sera, anzi... te lo fischiava!
Franca: Bugiardo! Quelli che fischiavano erano pagati dalla concorrenza! E se volessi potrei tornare a cantare anche subito! Ho avuto delle proposte anche due giorni fa!
Tito: Non vero.
Franca: Le vuoi vedere?
Tito: No... ma le approvo senza vederle... Senti, Franca... te lo dico senza scherzare... Se ti piace cantare, devi accettare... devi perseverare e studiare! Con la tua bellezza e le tue gambe e la tua eleganza, puoi diventare davvero qualcuno!
Franca: Bada... non mi spingere!
Tito: Ma ti spingo... si che ti spingo! Con tutta la forza della mia futura ammirazione!
Franca: Bada che sono capace di tutto...
Tito: Oh, lo so... lo so...
Franca: Anche di andarmene!
Tito: Ora esageri!
Franca: Ah, credi? Credi proprio che non abbia il coraggio di piantarti prima di essere piantata? Guarda: dimmi una sola parola e io vado di l, prendo la mia roba e lascio per sempre questa casa...
Tito: Non la posso dire questa parola: non esiste!
Franca: S... esiste... Dimmi "vattene" e...
Tito: Vattene!
Franca: Oh!... L'hai detta!
Tito: L'ho detta!
Franca: E non la ritiri?
Tito: Non ho pi tempo... diciamoci addio, da persone educate!
Franca: Vigliacco! Mascalzone! Pezzente! Cretino! Farabutto! Ingegnere...
(esce furibonda)
Tito: A proposito di educazione... Che sia vero?... Calma, calma... non illudiamoci! Sarebbe troppo in un giorno solo... troppa felicit! Dio mio, sar vero? ... Ci credi tu? Io no! ... Vedrai che quando sar per le scale, trover qualcosa che la riporta su! ... Se si stesse al pian terreno, forse... Sai, l'uscita pi facile... Ma le scale, ecco il pericolo!... Quattro piani di scale permettono molti ripensamenti: il pentimento, il ritorno... Speriamo bene! Dio mio: portala fino in fondo... E ora... Coraggio... Scampolo?
Scampolo: Si?
Tito: Cos'hai?
Scampolo: Niente.
Tito: Credevo che questo grande avvenimento ti facesse piacere!
Scampolo: S... sono molto contenta... ma di dentro...
Tito: Beh! Cerca di esserlo anche di fuori! Ridi un po'... sorridi almeno!
Scampolo: Non posso... mi dispiace che la sua contentezza sia sciupata da tante brutte parole!
Tito: Le parole non contano... contano i fatti e i fatti sono buoni!
Scampolo: Allora se ne va?
Tito: S... Scampolo, ma torner...
Scampolo: Fra quanto tempo?
Tito: Ho un anno di tempo per finire il mio lavoro... ma spero di venire in Italia una volta o due almeno...
Scampolo: Dov' la Libia?
Tito: Come posso spiegarti? ... Senti: dunque... di qui si va a Napoli... sempre dritto, poi si gira a destra e si trova il mare...
Scampolo: C' anche il mare?
Tito: Gi! ... Cosa vuoi che ti dica? Se fossi stato io il direttore geografico del mondo, il mare non ce l'avrei messo... perch mi commuove... ma ormai c'... e lasciamocelo stare!
Scampolo: E quanti mesi ci vogliono per andare in Libia?
Tito: Mesi? ... Ma pochi giorni!
Scampolo: Meglio cos.
Tito: Perch?
Scampolo: Perch... siccome il mio pensiero far spesso quel viaggio, si stancher meno...
Tito: Dunque penserai un po' a me?
Scampolo: A cosa vuole che pensi?... Prima, quando non conoscevo nessuno, mi sembrava di conoscere tutti: ora che conosco lei mi sembra di non conoscere pi nessuno... Prima mi piaceva stare sola e se mi avessero detto che tutta Roma andava in Libia, non me ne sarei neanche accorta... Ma ora, che solo lei se ne va... mi sembra che vada via tutta Roma...
Tito: Ma se penserai a me... non sarai sola... Ti terr compagnia da lontano!
Scampolo: E se trova un altro Scampolo, laggi?
Tito: No, non c' pericolo: sono troppo neri! E poi vorrei che il mio Scampolino rimanesse qui... Forse, chiss... potrebbe anche darsi che Franca non tornasse pi, davvero... tutto possibile in una donna, anche la logica! E allora, vorrei affidarti questi quatto mobili, la mia roba, i miei libri... la mia casa, insomma! Di tanto in tanto, potresti dare un po' d'aria, potresti ripulire un po'... E cos, io da lontano ti vedrei meglio... perch ti vedrei qui, capisci?... qui dove ti lascio, al caldo, riparata, protetta, tra queste cose alle quali voglio bene... Ma se te ne vai... se ti so per la strada, come far da lontano a trovarti tra tanta gente?... Mi capisci?
Scampolo: Credo di s... ma non so spiegarmi... sento qualcosa: una confusione nuova... ma non so cos': non so spiegarla perch non so cos'... Devo tanto a lei!
Tito: Forse sono io che devo di pi a te!
Scampolo: A me?!?
Tito: S, ma neanche io saprei dirti cosa ti devo... forse il coraggio, forse l'allegria... sono due forze enormi, sai? A volte mi basta guardarti per riprendere coraggio... vedi: noi abbiamo la brutta abitudine di guardare quelli che sono pi in su di noi, per invidiarli... Tu mi hai fatto capire che forse meglio guardare quelli che stanno pi in gi, per imparare da loro a vivere... E guardandoti ho visto molte cose... nei tuoi occhi cos grandi ho visto delle cose che non sapevo... e ho imparato molto...
Scampolo: Non mi prende in giro?
Tito: No, Scampolo, no... ho imparato ad ammirarti! ... S... Tu sei passata vicino a tutte le miserie, a tutte le vergogne... e sei rimasta cos pura, semplice... Sai, in America ci sono dei grandi uccelli bianchi che volano rasenti al fango delle paludi e sembra che con le loro ali candide, tocchino quel fango... invece no,... lo sfiorano e non si sporcano mai... E cos tu: sei vissuta sulla strada sola, libera, senza niente... e sei rimasta pura... Mi capisci, Scampolo?
Scampolo: Non lo so... non so cosa dire... Aspetti... voglio dirle una cosa: ascolti e non rida. Quando vado in chiesa a San Pietro e sento le voci che cantano piano piano... io non capisco quello che dicono, ma sto ad ascoltare e qui dentro sento fare putupum... putupum... Anche ora, quando lei parlava... sentivo fare putupum... putupum... Che cosa pu essere?
Tito: Sai cos', Scampolo?... Sai cos' quel putupum?... E'... ... il mio treno che parte senza di me...
Scampolo: Faccia presto!... Faccia presto! ... Se lo perdesse per colpa mia...
Tito: No... ma ora vado davvero... Allora, intesi? Tu rimani qui...
Scampolo: S.
Tito: E niente pianti, eh! ... Niente addii lacrimosi... una stretta di mano, come due amici veri, sicuri!
Scampolo: S...
Tito: Arrivederci, Scampolo.
Scampolo: S...
Tito: Metto qualcosa nella valigia e scappo...
Scampolo: S...
(entra Franca con cappello, valigia e ombrello)
Tito: Ahi!
Franca: Sono pronta... Me ne vado... Addio!
Tito: Addio!
Franca: Ti disprezzo!
Tito: Io ti ammiro!
Franca: Non ci vedremo pi!
Tito: Sia fatta la volont di Dio!
Franca: E per la tua dignit, spero che mi manderai un regalo...
Tito: Te lo giuro! I primi soldi che guadagner, li spender per te...
Franca: Lo spero! Addio, Scampolo!... Sai che cos' un uomo?
Scampolo: Tutti me lo domandano...
Franca: L'uomo una bestia! Ciao!
(esce)
Tito: Zitta!... Zitta!... Zitta!... (va alla porta di fondo) Scende... Scende... piano, ma scende... non si sentono pi i passi... Aspetta! (va alla finestra) Non la vedo... Oh Dio! ... Ah, eccola... eccola l! ... Si ferma! ... E' un'esitazione pericolosa... Torna! ... Aiuto, torna indietro! ... No, no... ecco una vettura... Benedetta tu sia tra tutte le vetture! La ferma!... Sale!... Parte!... E' partita! E' partita! Ohhh! ... E ora tocca a me... Allora, occupati tu di tutto, d'accordo padroncina? ... Pensami ogni tanto... Addio e... coraggio, coraggio!
Giglio: (apre la porticina e fa capolino) Mi hai dimenticato?
Tito: O lui? Chi ?...
Scampolo: (turbata) E'...
Giglio: (turbato anche lui) Sono...
Tito: Chi?... Ah, per Dio! ... Non mica una replica di Fausto, eh?
Scampolo: No... non...
Giglio: Io non mi chiamo Fausto, mi chiamo Cesare...
Tito: E cosa vuole?
Giglio: Niente... io...
Tito: (a Scampolo) Ma come???... Non ho ancora voltato le spalle... e tu gi porti in casa degli estranei?
Scampolo: Lui viene sempre...
Tito: Come sempre?
Scampolo: La sera... quando tutti sono a letto...
Tito: Ma bene! Ma benone!! Non ti puoi immaginare quello che provo adesso... Non ci si pu fidare proprio di nessuno, eh!
Scampolo: S... di me!
Tito: Di te?... Ma mi vuoi spiegare?
Scampolo: S, ma non si arrabbi...
Tito: (spazientito) Allora?
Scampolo: Dunque... io sapevo che un giorno o l'altro lei sarebbe partito...
Tito: E poi?
Scampolo: E poi... beh, pensavo che forse mi avrebbe scritto...
Tito: Naturalmente...
Scampolo: Ma io non so leggere... e non avrei potuto sapere quello che lei mi scrive... e non avrei potuto risponderle!
Tito: E allora?
Scampolo: E allora... ma non si arrabbi... Io conoscevo il signor Giglioli, che maestro di scuola e sta vicino alla casa di mia zia... allora l'ho pregato tanto... e lui ora, tutte le sere viene a insegnarmi a leggere e a scrivere, per un po' di zucchero... Cos potr leggere le sue lettere senza farle vedere a nessuno... e forse, col tempo, potr anche rispondere!
Tito: (commosso) Scampolo...
Scampolo: M'insegna anche i numeri e i nomi dei paesi...
Tito: (a Giglioli) Si accomodi l, maestro... un momento... Prenda. (gli d un biglietto da dieci lire)
Giglio: Ma no... ma no! Ma le pare... Beh, grazie!
Tito: Si accomodi pure... Io dico due parole a Scampolo. (prende Scampolo per un braccio e la porta all'altra estremit della scena) Scampolo... senti, ti chiedo scusa per aver dubitato di te... Perdonami! (imbarazzato) E poi... voglio anche dirti una cosa che... che mi tormenta... e poi c' questa cosa che hai fatto, che cos bella, cos grande... s, tanto, tanto grande! Tu non lo sai la grandezza che c' in questa tua piccola idea... Non lo capisci... ma io si e vorrei davvero dirti quella cosa... ma non mi riesce... Sai Scampolo... anche il cuore parla... davvero, parla, sai? Ma quando parla, non dice delle parole, dice... dice dei baci... I baci sono la sua voce... il suo respiro... E siccome io non te la so dire quella cosa... ti do... ti do un bacio, che dica tutto lui, per me... (la bacia) Zita... zitta non dire niente... Rimani qui... studia... cos ti sentirai meno sola... Mi occuper io del tuo maestro, mi occuper io di tutto... Studia... La tua prima lettera sar forse, la prima pagina di un bel libro che... che scriveremo insieme... quando torner... presto, presto... vedrai... Cos... brava... Non dire niente... non dire niente...
(esce correndo)
Scampolo: (rimane muta, si porta una mano alle labbra, poi accenna un saluto verso la porta) Non preoccuparti... penser a tutto... mi occuper di tutto io, qui... Vai, vai tranquillo... E che Dio ti protegga!
Giglio: (tossisce per farsi sentire) Allora... (Scampolo non si muove) Ehi, Scampolo!
Scampolo: Eh? ... Ah, s... eccomi... (piano piano va a sedersi alla scrivania, di fronte a Giglioli)
Giglio: Oh, finalmente... Brava! ... Anche l'ingegnere... che brava persona! Guarda qua (mostra i soldi)... quanto zucchero! ... Sai Scampolo, anch'io sono solo... ci terremo compagnia, eh?!?... Da brava... Allora, dove eravamo rimasti? (apre un libro) Ah, ecco qui... Allora: la parola si compone di sillabe...
Scampolo: Mi insegni la geografia...
Giglio: Invece meglio...
Scampolo: La geografia, stasera... la prego... Sia buono!
Giglio: Come vuoi... (apre sul tavolo una grande carta geografica)
Scampolo: Dov' la Libia?
Giglio: La Libia? ... Aspetta... Dunque... Eccola qui... Guarda... tutto questo pezzo giallo la Libia... Vedi?
Scampolo: Vedo... s... (tira a s la carta, la fissa intensamente. Piano piano ci appoggia la gota e comincia a piangere in silenzio. Giglioli guarda senza capire, mentre si chiude il sipario)
F I N E
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