Se l’è ch’el dis el to’ oroscopo

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SE L’E’ CH’EL DIS EL TO’ OROSCOPO

SE L’E’ CH’EL DIS EL TO’ OROSCOPO?

Tre atti di Franco Roberto

Traduzione in dialetto milanese di Pietro Callearo

Adattamento di Enzo Giannotta

Personaggi:                                                                                                                                                                                                                  

Oreste Panigada………………sarto

Silvana….…………………….sua moglie e astrologa

Porfirio Ripamoti……………..erborista, Edo

Claudia Pasetti..………………cliente di Oreste, Sonia

Matide………………………..madre di Silvana, Gabriella            

Ugo Guarnieri..………………amico di Oreste, Massimo

Vincenzo Tagarelli……………maresciallo dei carbinier,i Giulio   

Gianna Mondini…..………….giornalista, Rosy

SCENA FISSA: A Milano, oggi. Salotto, un’entrata a destra e una a sinistra. Tavolo al centro, 

                        un telefono, mobili vari.


ATTO PRIMO

Pomeriggio. In scena, Silvana e Ugo seduti al tavolo sul quale ci sono libri di dimensioni diverse e l’occorrente per scrivere. 

Silvana            (consultando un paio di libri, fa dei calcoli e prende nota. Ogni tanto solleva la testa e guarda nel vuoto con aria ispirata. Quindi riprende a calcolare e scrivere. Ugo l’osserva incantato. Lei parla sempre con tono autoritario, quando è gentile suona falsa. Finito di scrivere, sospira, posa la penna e sventola il foglio davanti a Ugo) Sul suo cielo di nascita gh’è tuscoss de lù: pssato, presente e avvenire.

Ugo                 (suggestionato e intimidito da Silvana) De… de bon?

Silvana            Se’l disi l’è perché l’è propri inscì. Del rest l’astrologia da almen temila ann, l’ha mai ciapaa di cantonad.

Ugo                 (timidamente) Eppur… a on mè amis, on dì l’oroscopo el ghe diseva: salute ottima. Lù l’è andaa a scià, l’è borlaa giò e ‘l s’è s’cepaa i gamb, on brasc e anca ‘na spalla.

Silvana            Appunto! El so amis el s’è consciaa in chela manera li propri perché elgh’aveva ona salute ottima, altrimenti el saria mnga andaa a scià.

Ugo                 (sconcertato Eh già… L’è propri vera.

Silvana            E poeu, se ‘l gh’ha di dubbi perché l’è vegnuu de mi a fass fa l’oroscopo?

Ugo                 No… ma mi… (indica il foglio) Se’l dis?

Silvana            (consultando lo scritto) Allora, lù l’è on pess. Dona el fa part del Triangolo dell’acqua. Effetti negativi: tendenza a fantasticà, emotività incostanza. (lui avvilito annuisce) Su su, coragg, non si butti giù così. Gh’hinn anca di effett positiv: caratter tollerant, e generos, desideri de imparà e elevà el spirit. (sollevato, sorride e annuisce) E quest grazie a Nettuno e Giove.

Ugo                 Ma va?

Silvana            Ma si. Nettuno e Giove ospitaven el soo al moment de la sua nascita.

Ugo                 A dì la verità, mi son nassuu a mezzanott o giò de li.

Silvana            Si,va ben, ma anca de notte l soo l’influenza il nostro Io. E parlemm no de la luna!

Ugo                 Perché gh’emm no de parlann?

Silvana            Disevi come per di: parlemenn. Perché la soa influènza l’è importantissima. La luna,quand lù l’è nassuu, a l’era in de l’Ariete, sede di Marte. El capiss l’imporanza?

                        (lui fa segno di no) Con il sole ospite di nettuno e Giove e la luna ospite di Marte lù el podeva conquità el mond!

Ugo                 Ah!

Silvana            Ma…

Ugo                 Ma cosa cosa? (ansioso) Che la disa…

Silvana            Ma se Uranio e Saturno avessen minga mandaa la lòr influenza negativa sul so pianeta de la nascita.

Ugo                 Allora hinn staa chi duu lì che m’hann fregaa!?

 

Silvana            (annuisce, poi urla) Però! (lui sussulta) Gh’è Venere che le salva.

Ugo                 Me… meno mal.

Silvana            Lù l’è ammò giovin, vera? Si insomma non ammò sposaa. (lui annuisce) Beh ammò per pocch! Si perché prest dedree al cantone el vedarà ‘na Bilancia.

Ugo                 Gh’hoo de pesamm?

Silvana            Ma no. Lù l’incontraraa ‘na tosa del segn de la Bilancia, quell ch va mei per on pess ‘me lù.

Ugo                 (dubbioso) Mah, chissà.

Silvana            L’è insci de sicur. Come l’è sicura la soa predisposizion a mal de fidigh.

Ugo                 (impressionato) Eh, si.. Quand mangi tropp senti on dolor chi. (mette la mano sul fianco sinistro)

Silvana            El so problema de fidigh l’è confermaa da la pericolosa posizion de Giove e Saturno. Comunque ghe penaremm! (gli consegna un biglietto da vista che prende sul tavolo) Ch’el vaga chi.

Ugo                 (legge il biglietto) Porfirio Ripamonti. Erborista.

Silvana            El ciamen el Mago delle Erbe. L stà al primm pian in de la cà de faccia. Lù el ghe faga legg i ultim righe del sò oroscopo, (gli consegna il foglio) e el Porfirio el ghe darà l’erba giusta per salvà el sò fidigh.

Ugo                 (emozionato) Grazie, grazie, sciora. Quanto… se ghe devi?

Silvana            Chi l’è che l’ha mandaa in de mi?

Ugo                 La sciora Morelli, ona mia collega…

Silvana            (tempestiva) De la banca de piazza Frattini, eh? (lui annuisce)  anche lei bancario allora!? (lui annuisce)  Sarà che io non faccio l’astrologa per mestiere, ma per passione, per dare una mano al prossimo.

Ugo                 E si, me l’hann dii.

Silana              Ben, allora… ch’el faga lù.

Ugo                 (impacciato a foglio e biglietto estrae il portafoglio, ne toglie una banconota che da  Silvana, che la prende e resta in posizione di attesa, la scena si ripete un paio di volte) Bastano?

Silvana            (senza entusiasmo) Si. Vorarà di che per la prossima volta quando scavermo più a fondo nel suo oroscopo… A soa discresion… (indica la porta) Prego.

Ugo                 (si avvia verso la porta che si muove un po’ come se qualcuno tentasse d’aprirla. Ugo si ferma e la guarda stupito)

Oreste             (dall’esterno) Silvana!

Silvana            (seccata) L’è el mè marì. Se gh’è? (intanto apre la porta)                  

Oreste                         (entra di schiena. Ha le mani occupate da due borse di plastica strapiene. E’ un tipo candido, sereno e riflessivo e sottomesso alla moglie, anche se a volte reagisce con arguzia e  ironia. Arretra verso il tavolo) Per piasè va a sarà su la porta in sul ripianin. (poi vedeUgo e gioiosamente sorpreso) Guareri!

Ugo                 (anch’egli sorpreso) Panigada! (si precipita ad aiutarlo con le borse) Ma che piasè vedett ammò.

Oreste             Anca per mi! (si abbracciano, poi a Silvana che li guarda seccata) Se vedevo pù dai temp de soldà. Te faa ben a vegnì a troamm, però prima te podere anca telefonà.

Ugo                 (confuso e sempre col foglio in mano) Ma mi verament…

Oreste             (indica il foglietto) Ah, hoo capii, te se vegnù… (indica ironico a moglie) per la strolega!

Silvana            (seccata) Oreste!

Oreste             Si?

Silvana            Anca se chel scior chi l’era a soldaa insema a ti, me par minga el caso de fa de l’ironia su l’astrologia.

Oreste             Si, te gh’hee reson… scusom… (a Ugo) La mia miee.

Ugo                 L’avevi capii (indica il oglietto)  e mi ha detto tante cose belle e giuste. 

Oreste             (spronato dalle occhiatacce della moglie) Oh, si, si, come no. Lee l’è propri in gamba, mi inveci… (mogio) foo ‘l sarto su misura in un mondo pret a porter.

Ugo                 La sa sciora che l’Oreste, in caserma, era  coccolato da tutti, dal pianton al colonell. Gli facevano accorciare, slungare, attaccare bottoni da la mattina  alla sera.

Silvana            (maligna) Adess invece el fa domà abiti su misura per clienti (spezzante) particolari.

Oreste             Si, a gente con qualche difetto fisico. On queidun con la s’cena un ciccin… storta…

Silvana            Si, insomma goeubb.

Oreste             Di alter on ciccin… come podi di…

Silvana            Zopp, sbilench.

Oreste             (annuisce mogio e rassegnato. Dopo qualche attimo di silenzio) Dai setess giò on moment inscì se ricrdom on poo de quand serom giovin, a soldaa.

Silvana            Mi voo foeura. (indicando a Ugo il foglietto che ha ancora in mano) E quello lì, le salverà il fegato Vera Oreste?

Oreste             Oh!

Silvana            Porfirio Ripamonti, qui d fronte, se lo ricordi. Riverissi. (gli porge la mano)

Ugo                 (gli stringe la mano) Anca mi, sciora.

Silvana            (a Oreste) Mi stoo foeura un poo e quand el tò amis el va via, ricordess de pelà i patati, de fai andà e schiscià ben ben che stasera voeuri mangià ‘l purè. Ciao! (si avvia, ma poi si ferma) Ah, se riva a mia mama, te ghe diset de spettamm. (esce)

Oreste             (annuisce) Ciao. (poi a Ugo) L’è minga cattiva…

Ugo                 Oh, ho visto.

Oreste             E ti? Niente moglie?

Ugo                 Eh no.

Oreste             Voraria offritt on queicoss, ma lee… (indica l’uscita) i bottili i a en sarà su. (poi si affretta a recisare) L’è per la dòna che la ven a fa i mestee do volt a la settimana. La beveva foera tuscoss. Dopo andemm giò al bar.

Ugo                 L’e minga necessari. Non bevo mai fuori da pasti.

Oreste             (indicando i biglietto che Oreste ha in mano) Fegato eh?Scometti che la t’ha dii che gh’è una pericolosa posizione di Giove e Saurno e la t’ha di de corr dal mag delle erbe.

Ugo                 Porfirio Ripamonti.

Oreste             L’è minga vera! El se ciama Policarpo Pantaleoni  el fa l’ambulant, el gira i mercaa e natralment el vend anca domicilio e per incantà la gent, l’ha cambia nòmm, e ‘l se fa ciamà il mago delle erbe. A lee ghe doo corda domà per salvà la pas in famiglia. Me tocca sopportà per podè continuà a da el sart su misura come mè nòno e mè pader. D’altra part, la mia miee la guadagna ben. (rfacendo il verso alla moglie) “Da cinquantamila in su a sua discrezione”. Mi capissi nò la gent che la trà via i danee perf ass fa certi pevision. (si batte un indice sulla tempia) Gent fissad… Oh scusa…

Ugo                 Ma vist che tutt i giornai e i rivist gh’hann l’oroscopo, un queicoss de vera ghe sarà.

Oreste             (tanto per accontentarlo) Ma si, certament. D‘altra part la gent al di d’incoeu, dop che la t’ha domandaa come te stee, la te domanda “S’el dis el òt oroscopo?” D’altra part mi gh’hoo de ringrazià l’astrologia, perché col mè mestee de sart su misura… (gesto che fa capire che non gli consentirebbe di vivere)

Ugo                 Beh, oroscopo a parte, mi hoo sentii dì che i erb di volt fann pussee ben de certi pinoll che e dann in farmacia.

Oreste             (sorride) E allora va dal Porfirio, che i so erb te farnnmina mal. (breve pausa) E la mia miee la riceverà la solita percentual.

Ugo                 (sorridendo anche lui) Comunque, astrologa a parte, son staa propri content de vedet.

Oreste             Allora cerchemm de perdes pù de vista!

Ugo                 Però la prossima volta voeuri vedet pussee seren, pussee allegher. Lassa perd tutt i dispias del sarto su misura, pensa a la salud!

Oreste             Salute? Mah, anca quella me sa… L’è on poo de temp che senti certi formigh in di man!... Come se gh’avessi denter  la corrent elettrica, come se gh’avessi denter milla gugitt.

Ugo                 Saà la pression alta. Mi invece ghe l’hoo bassa. El dottor el dis questa del mè mal de coo. La toa miee, la strolega, l’ha mica notato. Ma anca adess  gh’hoo on dolor chi (mani sulle tempie) che l’è dree diventà insopportabil.

Oreste             Ma dai! (sschezoso) Come te feeavegh mal de coo se quest te ghe l’hee no. (e con l’ndice della mano destra gli batte sulla fronte)

Ugo                 (sussulta, stringe le palpebre e contemporaneamente si tocca l fronte)

Oreste             (preoccupato) Ohe, t’hoo faa mal?

Ugo                 (scuote la testa sempre massaggiandosi la fronte) Al contrari… m’è passaa el mal de coo!

Oreste             (ironico, ridndo) Effetto dell’ariamagica che si respira in questa casa!

Matilde           (entra e si ferma contrariata. Tipo aggressivo e sgarbato. Brusca, a Oreste, ignorando Ugo)  Se gh’è de rid?

Oreste             (evidentemente succube. Confuso, indicando Ugo balbetta) U… un amis emm faa ‘l  soldaa insèma. (a Ugo) Mia suocera.

Ugo                 (tende la mano) Piacere signora.

Matilde           (indifferente, stringendogli la mano)  Si, si, piacere (a Ugo,indicando le borse sul tavolo) E sta ròba?

Oreste             L’è la spesa.   

 Matilde          E pechè te la lassett chi?

Oreste             Siccome qand son rivaa hoo troà… (indica Ugo)

Matilde           Eh, hoo capii. (guarda dentro le borse) Sta ròba la gh’ha de ‘ndà in frigo! (lui fa l’atto di prendere le borse) Lassa stà; ghe pensi mi. (ironica) Ti stà chi a facompagnia al… al scior! Prende le borse ed esce sbuffando)

Oreste             Grazie. (a Ugo) Te see… l’è minga cattiva…

Ugo                 Si, si se ved.

Oreste             Da qand l’è restada vedoa, l’è semper chi che la se dedica a num… Immagini quell che te penst. (Ugo fa cenno di negare) No, no, l’ giust. Ti te penset che son debol, on magatell in man a suocera e miee. Ma l’è minga propri insci… beh insomma… quasi. El soo, el soo, podaria,  forse doaria, doaria famm sentì pussee. Ma ste voeuret che faga? Che me metta a vosa? Daltra part la pas, anca quella famigliar, la gh’ha on prezzi. On prezzi che gh’hoo e pagà per podè continuà a fa el sart su misura. Questa l’ la pas che paghi, come t’hee vist.

Ugo                 Te fee ben! Si, te fee ben. Adess però gh’ho de scappà.

Oreste              Te m’hee portà ‘na boccada d’aria fresca. Se vedom prest, vera?

Ugo                 El tò numer de telefono ghe l’hoo, adess te doo ‘me… (intanto si avviano alla porta e escono)

Matilde           (entra e vede che i due se ne sono andati) Oh meno al!

Silvana            (entrando di schiena da dove sono usciti gli altri due) Torna a cà subit ce gh’ha de rivà on client! Oh, ciao mama.

Maltide           Ciao. (indica le cose rimaste sulla tavola) Seri dree mett viat la spesa perché ‘l tò mari, come al solit, el se perdeva in ciaccer.

Silvana            E naturalmente non avrà neanche pelato le patate! Dai, damm ona man a ortà via tuscoss! (prendono le borse)               

Matilde           Ma l’è vera che gh’ha de riv on client (sarcastica) per il sarto su misura?  

Silvana            Una cliente. Che la tosa che la sta al quindes e che on para d’ann faa l’è stada paralizzada ai gamb per o incident de macchina.

Matilde           E se la voeur cos’è dal sarto su misura?

Silvana            Mah, la soa mama la m’ha dii che la gh’ha de bisogn d’on tailleur con taj de omm.

Matilde           Ben! Inscì el tò marì finalment el guadagnarà on queicoss. (escono)

Oreste             (reintrando) Ch’el vegna denter, scior Porfirio.

Porfirio           (un tipo simpatico, vivace, si atteggia a scienziato con esiti da imbonitore) Grazie a te che sei la fortunata metà della maga delle stelle. (si guarda intorno) La gh’è nò?

Oreste             La gh’è, la gh’è. L’è de là in cusina con la soa mama. Come l’è ‘ndada al mercaa?

Porfirio           Minga mall… anzi, mal… quasi niente. La gent, nonostante il ticket continua a divorare pillole della mutua invece di curarsi con le erbe della natura! L’è un offesa al buonsenso.

Oreste             El vorarà minga se se curen tucc cont i erb?!

Porfirio           E perché no? D’altra part la maggioranza di medesin… (sprezzante) ufficiali, hinn nientalter che erb trucca de pinol, compress e suppost!

Oreste             (con ironicaa meraviglia) Anca i suppost?

Silvana            (entrata nel frattempo e che ha sentito) Bravo, Porfirio! El detto. A proposit, incoeu gh’hoo mandàa on para de persòn. Quella de stamattina l’era voeuna de cinquant’an cont i girament de coo.      

Porfirio           Sono disturbi della circolazione. Gh’è di dottor che per regolà la circolazion te farien mangià on semaforo. Mi invece ghe doo di ecott di erbe varie che te fann girà el sangh ‘me ‘na Formula Uno al Gran Premio di Monza.

Silvana            Incoeu gh’hoo daa e so bigliett de visita a on amis del mè marì ma quellì, prima de ndà via l’ha cicciarà fin tropp con… (fa segno al marito)

Porfirio           Ahiahiah, (minacciando scherzosamente con un dito Oreste) Lù l’è minga quel che se dis un collaboratore.

Oreste             (imbarazzato) Beh…sa, lù el mecognoss… fù fadiga a di no quel che pensi… e poeu se tratta de on mè amis de soldaa...

Porfirio           E inscì el dis che mi sont on ciarlatan. (Oreste cerca di negare) Ma ch’el lassa perd, anca mi disaria la stessa cosa del Porfirio Ripamonti sapendo bene chi è. (gli da allegramente una pacca sulle spalle) Per mi lù el resta semper un amis!

Oreste             Gh’hoo piasee.

Porfirio           Ma ‘na roba l’è certa, appena de mi riva queidun mandaa de lee (indica Slvana) volo a... (si riferisce alla percentuale) disemm inscì a digh grazie!

Silvana            Oh, gh’è minga pressa.

Porfirio           Anca mi, la sa, ghe mandi tutt quei che senti preocupaa per il futuro. Ghe disi: (in tono di gran segreto) “vada dalla maga delle stelle, sta in via eccetera eccetera, ma non lo dica a nessuno perché la maga delle stelle è già tanto impegnata”. Quest l’è ‘l sistema pussee sicur per fa pubblicità.

Sivana             El Porfirio Ripamonti, l’è grand! (a Oreste, perentoria) Ringraziel anca ti!

Oreste             (leggero inchino) Grazie, mago delle erbe. (suonano alla porta)

Silvana            Sarà la tua cliente, quella sbirola. Ghe dervi mi intant che compagni el Porfirio. (esce dicendo) E mettess almen on meter al coll! (a Porfirio spingendolo fuori) Me tocca digh tuscoss!

Oreste             (corre a prendere un metro di stoffa da un cassetto e se lo mette al collo)

Silvana            (da fuori) Prego entri, signorina, mio marito l’aspetta.

Claudia           (entra sostenendosi con le stampelle. Ha le gambe rigide, è giovane e carina, a accettato la sua sventura senza farne un dramma. Indossa pantaloni e camicetta)

Oreste             Buongiorno, signorina.

Claudia           Buongiorno, signor Panigada. (Oreste fa l’atto di aiutarla) Lasci, lasci, ormai ho imparato ad arrangiarmi da sola, anche a salire e scendere dagli autobus.

Oreste             Complimenti, signorina?...

Claudia           Pasetti, ma mi chiami pure Claudia.

Oreste             Come vuole. Ma prego, si sieda.

Claudia           Meglio di no, anzi mi prenda subito le misure. Mia madre vorrebbe che mi facesse un tailleur con taglio da uomo. (con amarezza) Io ne farei a meno, perché nelle mie condizioni, cerco di uscire solo quando è indispensabile. Sa, è per va della gente che mi guarda con compassione e che sembra pesare “povera ragazza, così giovane…”

Oreste             Ma su, Claudia, la speranza non è mai morta. Il suo male com’è venuto può anche andare via.

Claudia           Tutti i professori che mi hanno visitata, sono d’accordo: lo scontro frontale che ho avuto mentre viaggiavo sull’auto con mia zia mi ha procurato una contusione alle vertebre con la compressione del midollo spinale. (volta le spalle al pubblico e idica la schiena a livello dei fianchi) Pare che i qui ci siano dei nervi schiacciati. Pazienza, per fortuna mia zia ne è uscita illesa: un mircolo.

Oreste             Ma l’è mai possibil che al di dincoeu la scienza la sia minga bòna de…

Claudia           Si, è possibile purtroppo. Hanno provato di tutto, chirurgia compresa: niente da fare.

Silvana            (che ha sentito le ultime parole mentre entrava) Su, su, coraggio, posso essere d’aiuto?

Matilde           (entra sbuffando) M’è anca toccaa pelà i patati! (vede Caudia) Oh, chiedo scusa.

Oreste             (indicandola a Claudia) Mia suocera. (a Matilde) La signorina Pasetti.

Matilde           Mi la cognossi da quad l’era ‘na tosetta. Cognossi anca sò mader e hoo cognussuu anca la soa nònna. Beh, adess mi voo.

Claudia           Ma no, signora resti pure, fra me e il signor Oreste ci sarà solo un segreto.

Oreste             Ah, si? E quale.

Claudia           Dovrà farmi una cintura a quest’altezza, (indica come prima) perché è qui dove spesso sento come delle stilettate dolorose. Se stringo questa zona con una cinturale sento di meno.

Oreste             (si china accanto a Claudia, posando un ginocchio a terra e con la punta delle dita di entrambe le mani, cerca il punto indicato da Claudia) Qui? O qui? Comunque non è un problema perche…

Claudia           (come Oreste l’ha toccata, lei ha avuto un lieve sussulto. Ora lo interrompe) Ma signor Oreste cos’ha fatto?

Oreste             Nient, ho cercato il punto per la cinta.

Claudia           (emozionata) Ancora, cerchi ancora, sinor Oreste!

Oreste             (stupito, guarda moglie e suocera, che stanno a guardare, interrogandole con un cenno del capo. Loro gli fanno cenno di accontentarla) Qui, o qui? E’ qui, vero?

Claudia           (di nuovo lieve sussulto, muove leggermente le gambe, poi lascia cadere l stampelle, dapprima con precauzione, poi decisa compie alcuni passi, poi si volta dapprima turbata poi sorridente verso i tre che la guardano sbalorditi. Oreste è sempre inginocchiato, le altre due imbambolate. Intanto lei cammina avanti e indietroe mormora) Camino, io cammino! (a Oreste) E’ lei che mi ha fatto camminare! (lui si alza, lei lo abbraccia) Grazie, grazie!

Oreste             Ma… mi verament…

Claudia           Non ci sono dubbi, quando mi ha toccata ho sentito come una scossa e poi un  formicolio nelle gambe e una gran voglia d camminare, di correre!

Silvana            (con tono gentile che non ha mai avuto) Ma certament, car el mè òmm te l’hee uarida cont i tò man!

Oreste             (sbalordito, si guarda le mani poi se le infila in tasca dei pantaloni, come se volesse eliminarle) Ma vialter sii matt! Mi voeuri nanca sentì certi stupidad! (a Claudia) Lei prenda su ‘sti affari (indica le stampelle) e vada a casa sua… e per le misure torni domani.

Claudia           Si si, prendo queste e vado, anzi corro a casa. Riverisco! (fa per avviarsi, ma ui la trattiene)

Oreste             No, aspetti un momento… senta, si faccia vedere da un dottore e mi raccomando nnn vada mica in giro a contar su ‘sta storia.

Caudia            Non lo dirò a nessuno, promesso! (lo abbraccia) Lo griderò! (via di volata)

Oreste             (s’infila di nuovo le ani in tasca) E vialter? ‘Se gh’avii de guardamm come se fudessi ’na bestia rara? L’è staa domà on caso, ‘na coincidenza.

Matilde           Ciamala coincidenza! Eren duu ann che chela tosa la lì la g’haveva i gamb bloccaa.

Silvana            Come morte.

Matilde           Ma appena te le toccada cont i tò man…       

Silvana            Sfiorata con la punta delle dita…

Oreste             (urlando) Basta! Avii finii? Vialter sii matt. Si, matt e ligà! (via di volta)

FINE PRIMO ATTO


SECONDO ATTO

(Mattino del giorno dopo. In scena, Oreste, Silvana, Porfirio)

Oreste             (al telefono) No! No e poi no! Mi curi nessun… No, non è questione di prezzo!... Hoo di de no! L’è ora de de moccala con ‘sta storia! (riappende, poi stacca il ricevitore che posa accanto all’apparecchio) Lè dai cinch or de stamattina e cioè (consulta l’orologio) da quattro ore che ch’el robb el va dree a sona. Tutta gent che voeur vess ricevuda e guarida.

Silvana            (che come gli altri avrà sempre un atteggiamento tanto gentile e sottomesso,quanto falso e ipocrita) Ma l’è natural…

Oreste             Perché naural?  

Silvana            Ma l’è semplice, care ‘l mè òmm, perché da ier, quand chela tosa l’ha comincià a camminà te see consideraa on pranoterapista coi barbis.

Oreste             Prano cosa?

Silvana            …terapista, cioè vun ch’el guariss coi man.

Porfirio           Pranoterapista l’è pocch… Ier sera in trattoria hoo sentii che la parlava de lù; el cimaven il mago santone.

Oreste             Smentire! Subito! Negaa tuscoss.

Sivana             E come femm? La Pasetti, grazie a ti, dopo duu che l’andava in gir con i stampell, adess la corr ‘me ‘na legura!

Oreste             Storie! Un caso, una coincidenza. (distrattamente, passando accanto al telefono, rimette a posto il ricevitore) Podeva capità… (suona il telefono) Chi l’è che l’ha rimiss apost el telefono? (i due lo guardano comprensivi)   h, già, son staa mi. (brusco) Pronto!... No chi de santon ghe n’è minga gh’è domà on sarto sarto su misura. El gh’ha bisogn d’on vestii? No? E allora romp i ball! (sbatte giù e stacca come prima) 

Silvana            Calmess on ciccin, Oreste…

Oreste             (sbotta) E ti mocchela de trattam me’n stupid come t’hee semper faa.

Silvana            Te gh’hee reson, me dispias…          

Oreste             (fa qualche passo, passandosi le mani sulla faccia, sula fronte) A gh’è soffigh, stamattina... el ciel l’è seren, ma mi senti ch’el cambiarà…

Porfirio           (sottovoce a Silvana) Adess el sent anca ‘l temp, anca quell! E già, con la sua sensibilità el gh’ha el potere de prevedè tuscoss.

Oreste             (che ha sentito) Porfirio, lù e gh’ha ona grand dote!

Porfirio           Ah si? E quale?

Oreste             Quella de per mai l’occasion per di di stupidad!

Profirio           Ma lù l’ha dii…

Oreste             (interrompendolo) ‘Na stupidada. El me nonno infatti prevedeva i temporai con tri dì d’anticip.

Porfirio           Anca el so nonno el gh’aveva…

Oreste             On call ch’el ghe faseva da barometro! Dai, voeurum parlà ciar, senza stà lì tropp a menalla?

Silvana            Co piacere, vero signor Pofirio?

Porfirio           Oh, come no!

Oreste             Vialter vorì chemi me metta a fa el prano… si insomma che la roba lì.

Silvana            E perché no?  I guaritori con le mani, da un po’ di tempo sono una realtà seria, inftti pretendono un riconoscimento ufficiale.

Porfirio           Come noi erboristi.

Silvana            E come noi astrologi.

Oreste             Come vialter ciarlatan. (squillo del campanello alla porta. Tutti in silenzio guardano verso la porta, nessuno si muove)

Silvana            (si decide) Voo mi. (s’avvia)

Oreste             On moment! Se’l fudess vun de questi chi… (indica il telefono) Aria, menare, chiaro?

Silvana            (rassegnata, annuisce ed esce)

Ugo                 (entra dopo qualche istante seguito da Silvana. Sorridente sventotola un giornale) Evviva! (corre ad abbracciare Oreste) Ioson la prima persona che hai guarito! (a Silvana) Lei lo sapeva? (lei fa segno di no. A Porfirio) E lù? Oh, scusi… (a Oreste) L’è vun de famiglia?

Silvana            Porfirio Ripamonti, mago delle erbe.

Ugo                 Ah, si il mago delle erbe! Doevi vegni de lù…

Porfirio           (inchinandosi) Al suo servizio.

Ugo                 Grazie, ma l’è pù necessari, adess a gh’hoo el me amis ch’el sisema tuscoss… (a Oreste) Brutt malnatt e te se lamentavet…

Oreste             De che ròba?

Ugo                 Di tò man che da on poo de temp te gh’avevet denter i formigh, di come fossero percorse dalla corrente. Alter che pression alta! Appena te m’hee toccaa la fronte l mè dolor cronich ch’el me faseva da foeura de matt l’è sparii. E poeu… (        apre il giornale e mostra un alrticolo) Te’l chi, il capolvoro!

Porfirio           (gli prende il giornale, legge l’articolo) Un sarto dai poteri eccezionali fa amminare una ragazza paralizzata…

Oreste             Gh’è… gh’è anca el mè nomm?

Silvana            (che nel frattempo ha strappato il giornale a Porfirio, legge e annuisce contenta) Gh’è anca el noster indirizz! Tè legg. (porge i giornale a Oreste)

Oreste             (mani dietro la schiena) No!

Silvana            Te’l leggi mi!

Oreste             No!

Ugo                 Ma perché?

Oreste             Ti pensa per ti.                                   

Ugo                 Ma perché te feet inscì? Gh’è minga de vergognass, hai fatto una buona azione.

Porfirio           El so amis el gh’ha propri reson.

Ugo                 (nel frattempo vede il ricevitore staccato e lo rimette a posto) Oh, gh’è la cornetta staccada… (il telefono squilla)

Oreste             (grida)  E la doeva restà staccada, porca miseria! (risponde) Pronto!... Non ha sbagliato numero, signora signorina o quell che l’è! Qui è il manicomio nuovo e non abbiamo ancora il telefono! (riattacca e stacca) El gh’ha de stà chì, t’hee capii?

Silvana            (che ha finito di leggere l’articolo) Capissi perché el telefono l’ha taccaa a sonà ai cinch or, cont on articol del gener…

Oreste             Chi l’è che ghe l’ha dii a?…

Silvana            Al giornal? Chi te voeuret che sia staa? La Pasetti cont i so gent, del resti e sera hinn staa chi a ringrazia. Voreven fina basagh i man! El zio de la Claudia, in del saludamm in su la porta el m’ha dii. “Tutto il mondo lo deve sapere, tutto il mondo!” E quest l’è el risultaa.

Ugo                 Caporale Oreste Panigada, te gh’hee in man ona fortuna!

Oreste             Te see diventaa scemo anca ti?

Porfirio           El so amis el gh’ha reson! D’altra parte perché rifudà i danee che “volontariamente” la gente elargirà? E non le servirà sparire dalla circolazione, oltretutto al suo posto salteranno fuori dei cialtroni senza le sue mani energetiche e senza tanti scrupoli.

Silvana            Mai come adess ghè stada inscì tanta gent che la se tacca a strolegh, guaridur, maghi e affini per cercà on poo de speranza. Tutti cialtroni.

Oreste             (ironico) Per non parlare dei maghi delle stelle e delle erbe...

Ugo                 E l’è perché i dottor de la mutua consideren  malaa come numeri, dottor e infermer che manchen spess d’umanità…

Porfirio           (indicando se stesso e Silvana) Num, invece, semm bon de trattà la gent ne la manera giusta per rivà al coeur e a la ment…

Oreste             .. el al portafoi…

Porfirio           …de chi gh’ha de bisogn de comprension contro l’indifferenza dei sui simili.

Oreste             Ma va a ciappa di ratt.

Silvana            E ti, car el mè òmm, puoi fare tanto bene a quelli che soffriscono.

Oreste             (perplesso) Mah, soo no… mi credi no che mi…

Silvana            (incalzante ma anche prudente e gentile)  Ma perché non vuoi credere alla tua facoltà de guari la gent cont i to man? (lui si guarda le mani) Te’l lì, l’è da ier ch’el se guarda i man, incredulo! Uomo di poca fede, tu hai  un grande potere!                     

Oreste                         Si… però… (ribellandosi) No, vialter me fii paùra. (disperato) Vialter vorii convincium che l’ vera, chè gh’hoo un potere prodigioso ch’el me fa paùra, che son diventaa ‘na specie de mago. Si, l’ vera, mi gh’hoo paura a credegh, come ti (a Silvana) te credet de vess la maga delle stelle e ch’el sifol li (indica Porfirio) el cred de vess el mago delle erbe. Si l’è vera, mi gh’hoo para de diventà come vialter: on imbroion on ciarlatan! Come vialter duu!

Porfiro            (risentito) On moment, scior Panigada! Mi e la so miee semm no d’imbroion, l’oroscopo e le erbe non sono imbrogli… (reste sogghigna scettico) Si, va ben magari on ciccin…. Ma minga come l’ntend lù.

Silvana            E neanche come l’intende il codice penale.

Ugo                 Scusate se m’intrometto,ma che in fondo non abbiate tutti i torti. Oggi c’è tenta gente disperata, che ha bisogno di raccontare i suoi guai a qualcuno che spera li possa aiutare, a volte solo con la speranza di sentirsi compresi, di sentirsi dare  un filo di speranza, sia per affari di cuore che di soldi, da problemi di famiglia a quelli di salute.

Oreste             Allora che duu chi sarien benefattor de l’umanita? Ma dinn pù de stupidad.

Perfirio            (risentito) E perché no?

Oreste             Benefattore a pagamento. O te paghet o te se rangett! Che cuore nobile!

Porfirio           Ohe, a che a mi, i erb, mi e dann minga gratis!

Silvana            E mi disi a tucc “faccia lei”

Oreste             E mi, ‘se doaria fà?

Silvana            Niente.

Porfirio           Assolutamente niente.

Silvana            Faranno tutto loro.

Oreste             Mi voeuri nanca on ghell.

Ugo                 E inscì te ne darann ammò pussee.

Oreste             E insci saroo ammò pussee imboion!            

Ugo                            Ma no. Per ti l’è on imbroion chel papà chela mama, che passando una mano dove fa male al figlio che è caduto gli dice: “non piangere che adesso passa subito”? No, quel genitore non è un imbroglione, perché il dolore, al bambino, pian piano passa.

Porfirio           Come ‘l parla ben lù.

Matilde           (entra emozionata e sorridente sventolando un giornale) Te see ‘na celebrità, care l mè gener! ’Na celebrità! (lo abbraccia e lo bacia. Vede il giornale sul tavolo e lo indica) L’avii vist anca vialter eh? El foo mett in cornis!

Ugo                 (prende il giornale sul tavolo) Calma  gess che queschì l’è mè!

Matilde           (vede il telefono staccato e lancia un urlo) AH! (si precipita a metterlo a posto)    

Oreste             No! (il telefono squilla, fa per correre all’apparecchio)

Matilde           (rapida risponde al telefono con tono professionale e affettato) Prontooo… Sii casa di Oreste Panigada… Ma certamente… Lei cosa si sente?... Chela se cascia no, sarà assee ch’el mè genere el ghe metta ona man in sul coppin che la soa artrosi cervicale l’andarà a ranà. Si, adesso controllo gli impegni in agenda. (copre con una mano il ricevitore e si rivolge a Oreste) A che ora la pò vegnì, doman?

Oreste             (urla) Mai! (le strappa il ricevitore di mano) Porti pazienza signora o signorina, la persona che ha parlato con lei è mia suocera e l’è sonada… Si l’è mezza matta! Io guarisco nessuno, altrimenti avrei guarito mia suocera. Arrivederci! (sbatte giù il ricevitore)

Silvana            (melliflua) Te gh’hee reson de inrabiss, e te preghi de scùsà la mia mama.

 Oreste            (sorridendo) Si… Son divntà on mago!

Tutti                Finalment… bravo…l’era ora!

Oreste             E già, l’è da ier dopo mezzodì che son propri diventaa on mago: ho trasformaa miee e suocera in due agnellini. (indica Porfirio) E anca lù hootrasformaa. L ch’el m’ha semper consideraa come ‘l strasc di piatt, adess el me fa quasi la riverenza.

Ugo                 (imbarazzato) Beh, forse l’è mei che voo…

Oreste             E perché? Lo spetacolo non è ancora finito! (ride forzatamente) 

Ugo                 Oreste, capissi come te se sentet, a pensa no de podè andà in gir a dì a la gent :“Attenzione, io non sono quello che credete. Vi sbaglite, io non guarisco nessuno”       Più lo dirai e meno ti crederanno. Tutti quelli disperati cercano qualcosa, qualcuno cui attaccarsi.

Oreste             (amaro) Già, a un Oreste qualsiasi, magari cont i man miracolos. L’è quest che mefà paùra, de finì de cred che gh’hoo on quei potere magico.

Matilde           Potere magico o no, tanti persònn vorarann ricompensà la consolazion, el solliev che ti te ghe daree.

Silvana            E i danee che te darann, probabilment gh’avarann on’efficacia auto terapeutica.

Ugo                 Te vouraret minga dì che i danee te lassen indifferent.

Oreste             Quei che vann de la del viv seren, si.

Matilde           Come saria a dì?

Oreste             Ve’l spieghi cont ona barzelletta.

Silvana            L’è la prima volta da quand te cognossi che te senti cuntà su ‘na barzelletta.

Oreste             Gia… Forse perché quella barzelletta sono io.

Silvana            Nooo, ades te diset propri di stupdad!

Oreste             Grazie, cara.

Silvana            Figurati, caro.(i due restano un momento incantati a guardarsi)

Porfirio           Allora? ‘Sta barzelletta?

Oreste             L’è o poo veggia ma la va semper ben. Dunque, un uomo qualunque sta disteso su uno scoglio a godersi il sole. Un tale lo vede e gli dice: “vergogness, invece de sta li con la panscia per ari te doariet pescà.”E l’altro domanda: “e poeu?” “Te podariet vend el pess” “E pou?” “E poeu cont i danee gadagnaa te podariet comprà ‘na barca e pescà pussee pes ammò” “E poeu?” “Te podariet guadagna pusse e comprà on negozi doe vende ‘l pess che t’hee pescaa” “E poeu?” Cont i danee guaagna te podariet comprà ‘na barca pussee grossa, pescà ammò pussee e dervi di alter negozi.” “E poeu?” “E poeu te podariet comprà cà e terren e viv come on scior e god el soo” “Perche sengond a ti ‘se son dree a fa?”

Ugo                 Emm capii la moral e anca l’antifona. Forse te h’hee reson ti. La gente come noi è come l’omo quaunque ce si gode il sole. Perché dovrebbe sbattersi per avere tanti soldi che forse non potrebbero dargli quello che ha già? Cioè la serenita.

Matilde           Siii, ma chela li l’era ‘a barzelletta.

Porfirio           Roba de rid.

Silvana            (affettuosa) Te capissi, Oreste, debon. Però la toa manera de ragionà la me par on poo veggiotta.

Oreste             (fa per rispondere, ma suonano alla porta. Sussulta) I carabinier!

Silvana            Ma va! (esce per andare ad aprire. Tutti fissano la porta ansiosi. Rientra) C’è la signorina Claudia.

Oreste             (speranzoso)  Con le stampelle?

Silvana            No con una giornalista. (poi verso l’ingresso) Prego.

Claudia           (entra felice, abbraccia Oreste. Lui vorrebbe contraccambiare l’abbraccio, ma rinuncia e mette le mani dietro la schiena)

Gianna            Io sono Gianna Mondini, cronista del Corriere della Sera. Lei sarebbe il signor…

Oreste             Mago. (da qui in avanti ironico e sferzante) Si sont on mago. Un fenomeno vivente, uno che guarisce la gente con una palpatina! Mi guardi… Mi guardi bene, di fronte, di schiena, di profilo… come i delinquenti in questura…

Silvana e Matilde       Ma Oreste!

Oreste             (secco) ‘Se gh’è? Foo come vorii vialter, no?

Porfirio           (interviene) Io sono Porfirio Ripamonti, erborista, detto anche il mago delle erbe, e la signora (indica Sivana) è la moglie del mago numero uno. (indica Oreste) E’ astrologa, detta anche maga delle stelle. Prenda nota bene, mi raccomando.

Gianna            Insomma, qua dentro, tutti maghi…

Matilde           (con affettazione) Io sono la mamma…

Gianna            Di chi?

Matilde           Ma de a mia tosa! (indica Silvana)

Gianna            Maga anche lei?

Matilde           No, ma mi sto attrezzando, sa com’è…

Ugo                 Io sono Ugo Guarneri, il primo guarito da lui. Sa, ci avevo un mal di testa dalla nascita, ma è bastato che lui mi toccasse la fronte… e voilà, sparito! Adess me par davegh pù nanca ‘l coo.

Gianna            Della signorina so già ogni particolare. L’articolo verrà pubblicato domani.

Oreste             Mi raccomando eh? Caratteri cubitali… E già perché è una notizia importante. Scriv anche dell’erborista e della strolega. Prchè vede, se non funziono io, entra in scena il Porfirio con le sue erbe. Non funziona neache lui? Entra in scena la strolega. Pusse organizzà d’inscì!...

Claudia           Oh, c’è il telefono staccato! (lo mette a posto e quello si mette a suonare)

Oreste             Ma no, porca sidèlla! (corre a rispondere) Pronto!... No, non sono io, cioè volevo dire sono io... Non venga, anzi si venga, visto che ‘è di mezzo anche la stampa, venga pure… No non subito, domani mattina… dopo le nove, se vedom. (riattacca, poi ci ripensa) Mei de no. (stacca il telefono)

Gianna            Senta, ho giù in strada il fotografo, posso farlo salire?

Matilde           (lusingata, sistemandosi i capelli) Oh, si… Però mi raccomando, mica di profilo perchè vegni minga ben! Porfirio si pettina, Silvana si sistema i vestiti. Suonano alla porta)

Silvana            Voo mi. (esce)

Gianna            Allora, ‘sto fotografo? Lo faccio salire?

Oreste             Mah… non so… forse è meglio i no.

Claudia           Ma dai, signor Oreste lei ormai è un personaggio famoso, non può sottrarsi.

Silvana            (rientra allarmata e scovolta) Oreste… gh’è… gh’è de la on caa.. caaa…

Oreste             On ca cosa?

Silvana            Carabinier. On maresciall di carabinier.

Oreste             L’era ora! (a Gianna) Lei cos’aspetta? Vada subito a chiamare il fotografo! (a braccia tese e polsi incrociati) Cont i manett saroo ‘na cannonada!

FINE SECONDO ATTO


TERZO ATTO

Pomeriggio, alcuni mesi dopo. Il salotto ha assunto l’aspetto di una sala d’attesa di uno studio medico con delle sedie allineate alla parete e altri cambiamenti a piacere. All’apertura del sipario, Silvana sta parlando al telefono. Anche lei è cambiata, tanto nei toni di voce, quanto negli atteggiamenti, molto professionali con gli estranei)

Silvana            Le dico che mi dispiace, ma oggi pomeriggio LUI non può riceverla… Deve apire che è da stamattina alle sette che riceve gente e che certe volte va avanti fino alle dieci di sera… Guai se si stanca troppo…. No, no, sciora el stà benissim. LUI sta sempre bene, anche se dal giorno che son saltate fuor le sue  grandi qualità di pranoterapista, ha ricevuto più di mille persone…. Beh, non sta a noi dire se sono guarite tutte…. (prende nota) Allora domani mattina alle nove… Signora Eulalia Giordani… Si, va bene arrivederci. (riattacca, suonano alla porta, lei guarda l’ora, sbuffa poi esce. Da fuori) Chel se comoda maresciall.

Vincenzo        (entra seguito da Silvana. E’ in borghese, simpatico e cordiale) Voraria minga disturbà.

Silvana            Ma per carità, maresciallo! Lù el disturba mai, e poeu er incoeu emm finì.

Vincenzo        Però e sò marì e el gh’ha de vegh ammò gent… (indica a sinistra)

Silvana            E chi le sa? Da quand el padron de cà, che l’è noster client, el gh’ha dà el permess de dervì ‘na porta che da chela stanza la da direttament in sul ripianin, el fa andà foeura i client da li, poeu el ven de chi a ciamà el prossim. Sa per dirigere meglio il traffio, el dis lù. Però capita che a volt, dopo l’ultim client el se indormenta. (va a bussare)

Oreste             (da fuori) Ste voeuret?

Silvana            Te see in de per ti?

Oreste             (dopo un attimo entra. Arrogante) Si, e allora? (vede Vincenzo e gli sorride) Oh, caro maresciallo, che piacere rivederla!  (stretta di mano)

Vincenzo        Sa che me ven semper de rid quand pensi a trii mes fa, quand el m’è vegnuu incontra cont i pols incrosaa come se fudessi vegnii chi per arrestall. 

Silvana            E invece el voreva fass fa on vestì su misura!

Vincenzo        (indica il vestito che ha indosso) Questo. Una meraviglia! Al matrimonio dov’ero invitato se ne sono accorti tutti che non era un pret a portee. Ma prtroppo… (s’interrompe)

Oreste             Ch’el disa, s’è fose lassada andà, na quei cusudura?

Vincenzo        No, me se lassada andà la mia panscia… (sbottona la giacca e mostra dove i pantaloni stringono in vita) hin diventaa strett…

Oreste             Cià che vedom. (fa l’atto di passare le dita nella vita dei pantaloni, ma ritira la mano come se si fosse scottato) Che mi e porta chi in giornada che ghi a slarghi appena podi.

Silvana            (preoccupata) Ma te see sicur de vegh el temp de...

Oreste             (interrompendola bruscamente) Si!

Vincenzo        Grazie.

Oreste             Si figuri. (poi amaro) D’altra part el sò vestì l’è staa l’ultim che hoo faa quand gh’avevi giomò… (agita le dita)

Silvana            Maresciallo gradisce n caffè, on aperitivo, un liquorino?

Vincenzo        Grazie, sciora, ma gh’hoo prezza, gh’hoo de fa ‘na scappada al Comand.

Oreste             Guai in vista?

Vincenzo        Speremm de no. Del rest la nostra zona, anche se periferica, è piuttosto quieta. Allora doman ghe porti questi. (indica i calzoni)

Oreste             (stretta di mano) Se vedom, maresciall.

Silvana            (facendogli strada) Prego…

Vincenzo        Grazie, troppo gentile. (escono)

Oreste             Mah… (si avvia verso dove è entrato)

Matilde           (entra. Gentilissima, quasi servile) Scusom, Oreste, se son vegnuda denter de chi, (indica a sinistra) però prima d’entrà hoo guardaa se’l tò studi l’era voeui.

Oreste             Si, va ben, ma almen t’hee sarà su a ciav la porta?

Matilde           No. Savevi no se… h’hoo de ‘ndà a saralla?

Oreste             No, fa nient ghe pensi mi.

Silvana            (entra) Ciao, mama.

Matilde           Ciao. Son vegnuda denter de là… (indica la porta)                        

Silvana            L’avevo capito, vist che te see minga bòna de passà attravers i mùr, nonostante che te see la suocer d’on mago.

Oreste             (scrolla la testa) L’è mei che voo via.

Silvana            Spetta.

Oreste             (si ferma seccato) ‘Se gh’è?

Silvana            Ma nient, fermess on moment, in doe te gh’hee pressa de ‘ndà?

Oreste             In doe voeuri. (ironico) L’orario di lavoro è finito.

Matilde           E incoeu t’hee vist tanta gent, come al solit o pusee?

Oreste             In tri mes hoo vist tutt  el campionari del genere umano… E ognuno di loro anche se senza on ghell, dispost a datt tutt quell ch’el gh’ha per vessguari da ‘sti man. (le guarda con disprezzo)

Silvana            Beh, ma almen guarissen…

Oreste             Inscì disen.

Matide            E danno…

Oreste             A chi?

Matilde           A ti che te guarisset.

Oreste             Mi guarissi nessun. Guarissen in de per lor. Io vendo illusioni.

Silvana            T’hee vist? Vendi!

Oreste             No, regalo.

Silvana            (controllandosi a fatica) Insomma, Orste…

Oreste             (strafottente) Si?

Silvana            (c.s.) E chela sciora caregada de gioiell, che l’è vegnuda chidi cont ona macchina che la pareva on transatlantico, con l’autista e duu gorilla?

Oreste             La cred de vegh tutt o mallatii del mond e la stà mei de mi… Oh chela lì la guarissi de sicur!

Matilde           (con prudenza) Ma… e quanto la t’ha daa?

Oreste             (le guarda un attimo senza parlare) Trii milion!

Silvana            (sussulta) Allora… Allora l’è rivaa el moment de parlà ciar.

Matilde           E senza pel in su la lengua.

 Oreste            Parlemm ciar e senza pel in su la lengua.

Silvana            Da trii mes ‘sta cà la par on porto de mar, ma mi hoo vist nanca on ghell.

Matilde           Nanca mi.

Silvana            Insomma, Oreste, doe l’è che vann a finì i danee che te dann?

Oreste             (le guarda, sogghigna, poi con le mai fa un gesto da prestigiatore che fa sparire qualcosa)  Et voila! Spariti!

Silvana            Oh nooo!

Matilde           (si sente svenire) Me senti mal… sofeghi. (cerca un appoggio)

Silvana            Anca mi. (si sostiente a una sedia)

Oreste             Da quand’è che vi sentite così male?

Silvana            (boccheggiando) Dal tò (imita il gesto di Oreste) spariti!

Matilde           Oh Signor me senti mal.

Oreste             Calma, se de no va a fini che ve ven on s’cioppon. (le osserva) Eh, si gh’avii propri ‘na brutta cera…

Silvana            Va che se l’è on scherz…

Oreste             No, no, l’è minga on scherz.

Matilde           L’è on poo de temp che me senti miga ben…

Oreste             (tende le mani verso di loro) A me gli occhi… Non vedete un’ombra?

Matilde           (tremante) Mi si… Si, si la vedi…

Silvana            La vedi anca mi.

Oreste             Riessì fina a cred ai paroll e ai gesti de on mago fabbricaa da la vostra ment! (ride) Beh, mi voo a fa quatter pass, a ciapaa o poo d’aria netta. Voo foeura de la. (si avvia verso lo studio, arrivato alla porta i ferma) A proposit, gh’è no de stremiss… Stii ben tutt e do; perfetta salute. Ciao! (esce. Le due donne si guardano sconcertate, poi si alzano con un gesto di dispetto)

Matilde           Quell l’è dree a toeu in gir! (campanello) Voo mi. (esce)

Silvana            (preoccupata fa qualche passo torcendosi le mani)

Matilde           (seccata, entrando seguita da Pofirio) Chel vegna, entri pure.

Porfirio           Buona sera.

Silvana            A, l’è lù.

Porfiro            Si son mi. Lù, (fa cenno allo studio) el gh’è?

Matilde           No, l’è ‘ndaa a spass…lù.

Pofirio             Mei inscì.

Silvana            Perche?

Porfrio            Dovrei parlare di interessi… (imbarazzato accenna a Mtilde) possibilmente a quattr’occhi.

Silvana            L’è minga ‘l caso, per mia madre non ho segreti.

Porfirio           Come la voeur. Hinn trii mes ch’el noster (sarcastico indicando lo studio) mago el laora… Hoo dii noster…

Matilde           L’hoo notaaa…

Silvana            L’hoo notaa anca mi e ‘l troeuvi foeura de post.

Poririo             Altro che fuori posto, è una cosa che ci riguarda.

Matilde           (a Silvana) ‘Se’l vorur dì?

Porfirio           Gh’el disi mi. Visto ce la sua signora madre non è a conoscenza. Mi e la soa tosa dopo… disemm inscì, l’evento straordinario de la tosa che l’ha traa via i stampell, semm miss d’accord con tona sorta de contratt.

Matilde           (sorpresa, a Silvana) Che contratt?

Porfirio           Visto le straordinarie doti del sò gener, mi e la soa tosa emm decis de metess de part, lee come strolega, mi come erborista per minga dagh fastidi a l‘Oreste, per minga fagh concorenza e sconfond i client. A ona condizion però.

Matilde           Che condizion?

Porfirio           Quest ghe le dis la soa tosa.

Silvana            (in imbarazzo) Nient de straordinari; gh’hoo promiss ‘na percentuale su quell che guadagnava l’Oreste. Modesta ovviamente.

Porfirio           Modestissima! Solo il cinque per cento. Però fin adess hoo nanca vist on ghell!

Matilde           Se l’è per quell, nanca num!

Porfirio           (allarmato, a Silvana) ‘Se l’ha dii?

Silvana            La verità. L’Oreste non ci ha ancora dato un soldo.   

Porfirio           Li avrà messi in banca…

Silvana            No, hoo controllaa. Abbiamo lo stesso conto.

Porfirio           Li avrà messi in un’altra banca.

Silvana            No, me l’avaria dii.

Matilde           Si, ona volta, quando lo tenevi in pugno, ma adess… Te vedett no come l’è cambiaa? Gh’è fina di volt ch’el me fissa in d’ona manera… El me fa fina paura. (sussulta e si porta una mano al petto)

Porfirio           La se sent minga ben?

Matilde           (ansante) On poo de palpitazion… (preoccupata, a Silvana) Forse quand l’ha dii che gh’emm ‘na brutta cera…

Silvana            Me senti minga ben anca mi… senti un pes chi… (mano sul petto)

Porfirio           Ah, lù l’ha dii che… (ride) L’Oreste el gh’ha devess on mago per i alter, per nume l gh’ha de vess on affari.

Oreste             (entra in tempo per sentir ridere Porfiri. Verso l’esterno) Ven denter, Ugo, che chi a gh’è de rid…gente allegra!

Ugo                 (entra) Buona sera. (tutti contraccambiano il saluto con un borbottio)

Porfirio           (dopo un attimo di imbarazzo generale) Mio caro Oreste, mi gh’avaria on queicoss de digh

Oreste             Pussee tardi, adess com’el pò vedè, gh’hoo la visita d’on amis. (poi scruta Porfirio da vicino)

Porfirio           (preoccupato arretra di qualche passo) ’Se… ‘se gh’è?

Oreste             (lo prende per le spalle scrutandolo) On moment… (poi lo lascia) Però…

Porfirio           (preoccupato) Però cosa?… Capissi no.

Oreste             Mei inscì… Però… ‘Se l’ha faa, mago delle erbe?

Porfirio           Mi? Mi hoo faa nient, perché?

Oreste             El se sent ben?

Porfirio           Benissim…    

Oreste             (si volta e si allontana) Se le dis lù…

Porfirio           (sempre più preoccupato) Eh, adess ch’el se spiega!

Oreste             Gh’è nient de spiegà, se lù el dis ch’el se sent ben… Content lù.

Porfirio           Per di la verità, l’è on poo de temp he gh’hoo di dolor chi. (si tocca lo stomaco)

Oreste             Lù el pensa che sia el stomigh, ma prori li desora gh’è… el coeur.

Porfirio           Oh pòra mi!

Oreste             Per carità, collega mago, ciappa mnga sul ser quell che hoo dii.

Porfirio           Si, va ben, ma cos’ha visto prima quando mi scrutava la faccia?

Oreste             (con finta leggerezza) Nient de important… Solo una specie d’ombra, come avevo visto a un signore, un tipo distinto, (a Silvana) te se ricordett? (lei annuisce) Comunque, ch’el se cascia no. (a Ugo) Voo a comprà la rivista dell’Associazione degli Artiglieri, per vedè quand gh’è ‘l raduno. (va verso la porta, poi si ferma e rivolto alle due donne) Vialter dò andì a riposà, che con la faccia che gh’avii gh’è pocch de scherzà. E lù, su col morale, che diamine, el vorarà minga dà importanza a on mago ‘me mi. (esce fischiettando, mentre gli altri si guardano ammutoliti)

Porfirio           Ma ‘se l’era la storia del signore distinto, con l’ombra sulla faccia?

Matilde           Ma si, me la ricordi anca mi. El mè gener el gh’ha vist on ombra su la faccia e anca in di oeugg.

Silvana            E dopo duu dì, l’è mort!

Porfirio           (sconvolto) Ossignor!... Ossignor. (fa gli scongiuri)

Silvana            Ma non si preoccupi! Puttost, el vegna de là con num, che quand l’Oreste el torna indree el vorarà parlà cont el sò amis.

Porfirio           (c.s.) Si, si.

Matilde           (a Ugo) Se vedom.

Silvana            Ch’el vegna a trà l’Oreste pusee de spess?

Ugo                 Va bene, grazie.

Porfirio           (a Ugo) Beato lei, che è suo amico… (esce con e due donne facendo gli scongiuri)

Oreste             (fa capolino dall’ingresso, poi vedendo che è rimasto solo Ugo, entra. Ha in mano una rivista)

Ugo                 (indicando la rivista) Dai, famm vedè.

Oreste             Dopo. (posa la rivista sul tavolo, poi in confidenza) Hoo capii la malattia de la mia mie, de la soa mama  anca quella del Porfirio.

Ugo                 Ah si?

Oreste             Si.

Ugo                 E sarebbe?

Oreste             La malattia de re Mida.

Ugo                 Ah, si? E chi l’è?

Oreste             L’era. L’era el re de la Frigia, famos perché i sò ricchezz ghe bastaven mai, ne vorea semper pussee.

Ugo                 E l’è ‘na malattia grave?

Oreste             Gravissima. Ma se pò guarì; bisogna fagh vegnì al malaa el scivi per i danee.

Ugo                 Allora mi son vaccinaa, perchè hinn i danee che gh’hann scivide mi. Però che see che la maga delle stelle l’ha indoinaa?

Oreste             Indoinaa cos’è?

Ugo                 Che io avrei incontrato una Bilancia, si insomma ‘na tosa de chel segn li. Le l’ha dii “dietro l’angolo” ma mi l’ho incontrada dedree  a ‘na scrivania. L’important l’è che me sposi.

Oreste             (contento) Oh, ma che bella notizia!

Ugo                 Invece gh’hoo l’impression che ti te ee pàù seren ‘me prima.

Oreste             L’è perché vedi che l’è pusse facil fa del mal a la gent che guarilla. Eh si, ti prova a dìgh inscì a vun ch’el gh’ha ‘na brutta cera, che l’è smort ‘me’na patta lavada e chellì el corr subit a fass vedè da ‘n para de dottor.

Ugo                 Allora dimm… che cera gh’hoo mi?

Oreste             (lo scruta per un attimo) Te see san ‘me ‘n pess.

Ugo                 Tant se gh’avessi on queicoss, basterebbe che tu mi sfiorassi con la puta delle dita! (Oreste scuote il capo) Perchè no?

Oreste             No. Non più.

Ugo                 Perchè?

Oreste             Perché da circa un mese… (mostra le mani, poi on gl’indici fa segno di no)

Ugo                 Funzionen pù?

Oreste             (indica a sinistra) Sssst. Sbassa la vos. ‘Sti man hin tornaa a vess man normal, niente più formicolio…

Ugo                 Allora tutta la gent che l’è vegnuda dopo che…

Oreste             In maggioranza han di de vess gurii da on dolor o da on alter. Suggetione, te capissett?

Ugo                 (si passa una mano sulla fronte) Comincia ammò  famm mal el coo…

Oreste             Ecco, te vedet? Mi l’avaria dìì a tutte el mond che i mè man… Basta! Ma se la tosa che l’è tornada a camminà la savess, per esempi, che mi funzioni pù, come ti che te sentet tornà el mal de coo?

Silvana            (da fuori) Venga, venga pure avanti.

Claudia           (c. s.) Grazie. (entra) E’ permesso? (allegra ed elegante, abbraccia Oreste) Caro, signor Oreste! (vede Ugo) Ma forse disturbo?   

Oreste             No, no. Puttosto… come sta?

Claudia           Benone. Ma vedo che anche lei è in perfetta forma.

Oreste             (evasivo) Si, si, insomma…

Cladia             Mi fa proprio piacere. E adesso, (scherzosamente minacciosa) guai a lei se mi dice di no.

Oreste             Prima vorrei sapere di cosa si ratta, poi…

Claudia           Di una cosa bella, almeno per me. (lo prende sottobraccio) Siccome mi fidanzo, faccio come si usava una volta, anello e festa di fidanzamento con amici e parenti e desidero tanto che ci sia anche lei con la sua signora.

Oreste             Ci saremo glielo prometto. E lui chi è?

Claudia           Si chiama Marco. Dopo la mia disgrazia voleva continuare la nostra relazione, ma io l’ho interrotta, non volevo che restasse con me per compassione. Ma adesso sono proprio contenta. E anche questo lo devo a lei.

Oreste             Ma no, non dica così.

Claudia           E’ la verità.

Silvana            (facendo capolino dalla porta d’ingresso) Gh’è ammò chi el marescialla ch’el voeur parlà con ti. El ds che l’è ‘na roba urgente.

Oreste             (a Claudia e Ugo) Abbiate pazienza, uscite da questa parte.

Claudia           Le farò sapere il giorno e l’ora, l’aspetto a casa mia con sua moglie. (esce)

Ugo                 (mogio, stringendogli la mano) Ciao, Oreste. Se vedom. (esce)

Silvana            Per che cosa la Claudia ci vuole invitare?

Oreste             Per el sò fidanzament. Dai, fa vegnì denter el maresciall. (Silvana esce e dopo qualche attimo entra Vincenzo)

Vincenzo        (entrando) L’è permesso?

Oreste             Prego, prego, lei è sempre il benvenuto.

Vincenzo        Grazie, anche se stavolta, purtropp, son chi in veste quasi ufficiale.

Oreste             Oh, finalment el m mèna via!

Vincenzo        No, ma… (s’interrompe)

Oreste             Dai, coragg ch’el disa pur.

Vincenzo        Niente di serio o irreparabile. Ghe l’avevi giomò dii, vera, de la mia convocazion dalle alte sfere del Comando?

Oreste             Si, si.

Vincenzo        Ecco el motiv de la convocazion l’era… lù. 

Oreste             Oella, son famoso anche nelle alte sfere?

Vincenzo        Ghè pocch de scherzà, gh’emm de parlà seriament.

Oreste             (sull’attenti) A soa disposizion!

Vincenzo        Donca, par, ripeti par…  che certi dottor della zona faghen certi ipotesi…

Oreste             Dai su, ch’el parla, el me fa andà el latt ai genoeugg!

Vincenzo        Che lei eserciti abusivamente la professione medica.

Oreste             Hanno fatto denuncia?

Vincenzo        No, non ammò… per adess.

Oreste             E lù el po’ minga, diffidamm? Anzi, mei, arrestamm? (l’altro fa segno di no) Che peccaa, per mi la saria stada ‘na liberazion.

Vincenzo        Ma el parla sul seri?

Oreste             Sissignore. Almen lù el me creda, ne podi propri pù!

Vincenzo        Beh, ch’el lassa perd tuscoss, ch’el vaga via on poo, el faga un viagg, adess la possibilità economica la ghe manca no.

Oreste             Anca lù el cred che mi… E invece ‘sto mago ‘na ròba miracolosa l’ha fada si. Siccome questo povero sarto su misura, ha sempre misurato la lira, improvvisamente ha visto arrivare tanti, ma tanti soldi. Tuttiche volevano darglieli, glieli facevano prendere per forza… Ma lù, el mago l’ha faa ongran portent… Puff… Spariti!

Vincenzo        E in doe hin andaa a finii?

Oreste             Beneficenza. Ai pover Crist, ai scenziaa ce studien per vinc i malattii e a quei che moeuren de famm.

Vincenzo        E per lù l’ha tegnuu nient!?

Oreste             Nanca on ghell.

Vincenzo        Lù l’è verament on omm straordinari.

Oreste             Per carità, ch’el disa no di stupidad, mi son vun come tanti alter che cerchen de viv senza fa tropp frecass e senza dà tropp disturb.

Vincenzo        E non pensa al domani?

Oreste             Doman? Domani per mè è questa sera, al massimo domani mattina, vo minga pussee in la. Per me quello è già un miracolo. Certa gente vorrebbe un miracolo al giorno, come se fossero roba che si può comprare al supermercato. Non si rende conto che vive un miracolo ogni giorno, per esempio quando si sveglia la mattina, fuori c’è il sole ed è ancora in grado di reggersi sulle gambe. Quell l’è on miracol… Tutt el rest hin domà di gran ball!

Vincenzo        La pensi inscì anca mi… Ma la soa miee, la soa suocera sann che lù l’ha da via tuscoss?

Oreste             No. E sont on ciccin preoccuaa. Chissà magari mi faranno interdire, come incapace di intendere e di volere, domà perché i danee m’interessen no… Forse son matt debon.

Vincenzo        Ghe ne voraria inscì de matt ‘me lù... Se ‘l saves ‘se l’è disposta a fa la gent per i danee…

Oreste             Comunque è arrivato il momento di farlo sapere anche alle due befane di la. A questo punto, a teatro, il pubblico si aspetta la classica scena madre. (si affaccia alla porta) Ohe, vialter dò, siete pregate di venire di qua per comunicazioni importanti.

Silvana            (entra seguita dalla madre) Eccoci, semm chi.

Oreste             (a Oreste) Parla lei  parlo io?

Vincenzo        Parli lei, mi parlaroo se sarà necessari.

Oreste             E marsciall l’è vegnuu chi a dimm che doo fastidi a certi dottor e che questi podarien decid de rivolgess all’autorità giudziaria.

Matilde           Vigliacch.

Oreste             No, me sa che invece a gh’han reson.

Silvana            (sprezzante) Ti te see ‘l solit tremacoa. (a Vincenzo)  lù ch’el he disa pùr a ‘sti dottor che num gh’emm paura de nessun!

Oreste             (facendole il verso) E già, num gh’emm paura de nessun. Infatti mi gh’hoo paura del domà sottoscritto.

Matilde           Saria a di?

Oreste             Saria a dì che gh’oo paura de cambià, de diventà come vialter dò.

Silvana            Hoo capii. Te voeuret pù fa el pranoterapista.

Matilde           Te l’hoo semper di mi che l’è on sifol, on snza canetta! (via di volata)

Oreste             Pòra dòna… Me dispias che la toa mama se le ciapa isc tanto per inscì pocch, anca perchè el pesg gh’hoo ammò de dill.

Silvana            Dai, ormai son pronta a tutto.

Oreste             Dopo tutt st mes d’attività… gh’hoo nanca on gell.

Silvana            Te see ‘dree scherzà?

Oreste             No, l’è la verità. De danee n‘hoo ciappaa tanti, ma i hoo daa via tutti a chi ghe n’aveva pussee de bisogn. (indica lo studio) Di la ci sono tutte le ricevute.

Silvana            (barcolla) Oh, pòra mi.

Vincenzo        (corre a sostenerla) Calma, sciora. Nel mè mestee n’hoo vist de robb brutt, ma per fortuna gh’è al mond gent come el sò marì.

Oreste             La maggior parte di quei soldi, li ho dati via a tuo nome Contenta?

Silvana            Bella consolazion!

Vincenzo        Podi fa ‘na proposta? (Oreste e Silvana allargano le braccia annuendo) Grazie. In un paesino a una trentina di chilometri da qui, ho una casetta ammobiliata, l’era di mè gent. Per on pù de temp el podaria trasferiss là. Al di d’incoeu, la gent la se sorda facilment insc’ come la se entusiasma. (A Silvana) Lee la podarà riprend la soa attività de strolega e ogni fine settimana la po’ vegnì con mi e la mia  miee a troà el sò marì. Son sicur che in paes, appena sann che gh’è rivà on sarto su misura el vedarà quanto laorà. Pensegh a sora con calma. Arrivederci. (esce)

Silvana            (dopo un attimo di silenzio, si alza in piedi  fa qualche passo voltando le spalle al marito, poi si gira e lo fissa)

Oreste             (a disagio) El soo, l’è difficil capimm. (una pausa) D’accord, Silvana.

Silvana            D’accordo cosa?

Oreste             Continuerò a ricevere gente, ciapparoo quell che e dann, anzi me ne faroo dà ammò pussee. Diventaremm scior, compraemm oa cà i città, voeuna al mare gi che ghe semm anca voena in montagna. Poo andaremm anca in crociera. (pausa) Contenta?

Silvana            (non risponde subito, poi scote il capo e sospira) Care l mè òmm, t’hoo mai vursuu insci ben, come incoeu!

Oreste             Perché continuaroo a fa el pranoterapista, vera? (lei scuote il capo) No?

Silvana            No, perché non ti avevo mai visto, o forse mai guadato e capito come adesso.

Oreste             Te voeuret diì che…

Silvana            Che te gh’hee reson ti.

Oreste             Ma… toa mama?

Silvana            Se ne farà una ragione. (lo prende sottobraccio) Quasi quasi me femi anca mi in campagna, Poue se vedarà.

Oreste             E in quel paese all’arrivo di un sarto su misura e di una maga delle stelle, resteranno tutti incantati. (suona il telefono)

Silvana            Rispondi mi… Pronto?... Si, signora… No, il signor Oreste non riceve più. Essata attività… No glielo assicuro, non è neanche più qui… Senta vuole un consiglio da parte del mago?... Ma no lasci perdere i maghi sulle pagine gialle… anche quelli in televisione.Per il suo problema si rivolga a persone competenti  i maghi non o sono su niente. A non risentirci. (riattacca con un “Oh!” liberatorio)

Oreste             Dimm on poo, ma se’l dis incoeu el tò oroscopo?

Silvana            Famm pensà… El dis: “giornata piena di sorprese, mai perdere la serenità per futili motivi d’interesse. Dare libero sfogo ai sentimenti, per una vita più piena e felice.

Oreste             Perfetto. El mè invece sel’dis cos’è?

Silvana            Già, se’l dis el tò oroscopo?... Dice: “giornata positiva. Giust o sbagliaa fa, ‘me te voeuret. Dagh a tra a nessun, allarga ituoi orizzonti e va foeura di ball!

Oreste             Complimenti, maga delle stelle, l’è prfett anca el mè.

Silvana            (rivolgendosi al pubblico) E vialter?

Entrambi         (indicando spettatori a caso) Se l’è chel dis el sò oroscopo? (mentre cala il sipario) E ‘l so cosa ‘l dis?...

                       

                       

                                                

                         

                            

    

  

                                         

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