Se perdi il nesso logico…

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SE PERDI IL NESSO LOGICO......

( anno 2008 )

Commedia in due atti e tre quadri

di

 Italo Schirinzi

Personaggi in ordine di entrata:

Cecco Altamura:                                il ragioniere licenziato

Rosina Menichetti:                             sua moglie

Romolo:                                             il maestro

Carlo:                                                  il padre di Rosina                                                     

Emma:                                                la madre di Rosina

Anonimo:                                           il barbone

Giuseppe Scognamiglio:                    il droghiere

Spampinato:                                       il brigadiere di P.S.

A mia moglie Giovanna

Italo Schirinzi

cell. 340 5837903

E mail: italoschirinzi@alice.it

SE PERDI IL NESSO LOGICO......

                        La scena è costituita da un soggiorno bene arredato di una famiglia piccolo                                 borghese. In fondo c'è la porta che dà sul pianerottolo esterno della casa. Nelle                            pareti laterali una porta conduce alla cucina ed un'altra alla camera da letto. In un                    angolo c'è un manichino con la testa girevole, vestito con giacca e pantaloni, che                 volge le spalle al pubblico. All'apertura del sipario è in scena Cecco,il padrone di                  casa.              

Scena prima

( Cecco, manichino, quindi, Rosina )

   Cecco:          (Ragioniere di circa cinquant'anni, distinto, elegante, momentaneamente senza la            

                       giacca, che fa invece bella mostra di sé appesa alla spalliera della sedia. Si avvicina           

                        al manichino e gli gira la testa per guardarlo bene in faccia. Gli batte, quindi, una    

                        mano sulla spalla).Bravo, testa di legno. Senza saperlo tu svolgi un ruolo molto

                        importante perché, facendo la controfigura, mi stai dando un aiuto prezioso. Sei più                    utile tu con la tua testa di legno di tanti altri, che si danno un sacco di arie.(Prende                  due palline di gomma, che sono poggiate sul tavolino e comincia a pressarle,                           facendole scomparire dentro il palmo delle mani. Mentre è impegnato in questo                                    esercizio entra la moglie).

   Rosina:         (Giovane, bella, veste con una certa eleganza. Indossa una camicetta bianca su una

                        gonna rossa, porta una borsetta a tracolla, capelli ben curati nonostante stia                                andando a fare la spesa. Cammina ancheggiando su vertiginosi tacchi a spillo ).                          Credevo che tu fossi già uscito.

   Cecco:          (Continua ad esercitarsi con le palline) Invece ho preferito rimanere ancora in casa                      stamattina.

   Rosina:         Come mai stai tutto il giorno con queste palle in mano?

   Cecco:          Mi esercito.

   Rosina:         Da qualche tempo non fai altro che spremere codeste  palline come se fossero due                       limoni.

   Cecco:          Lo faccio per tenermi in allenamento.

   Rosina:         Servisse almeno a qualcosa.

   Cecco:          La speranza è l'ultima a morire, cara Rosina.

   Rosina:         Da otto mesi sei disoccupato e non sei stato ancora capace di trovare un altro lavoro.

   Cecco:          Non è colpa mia se in Italia c'è la crisi.

   Rosina:         Ma come è possibile che un ragioniere, esperto di contabilità, può rimanere ancora                      disoccupato  otto mesi dopo il licenziamento?

   Cecco:          Trovare lavoro per un cinquantenne è molto più difficile che per un giovane di venti

                        anni. Non lo sai?

   Rosina:         La verità è che ti sei assuefatto troppo presto all'idea di non fare niente e ti sei un                        pochino rammollito.

   Cecco:          Non essere ingenerosa, per favore.

   Rosina:         Io sono invece preoccupata. Quale sarà il nostro avvenire se tu rimarrai disoccupato?

                        Ci ridurremo presto a vivere in miseria, come due straccioni, a chiedere l'elemosina                     in qualche angolo di strada.

   Cecco:          Sei troppo pessimista, mia cara.

   Rosina:         E' possibile che tu non abbia spirito di iniziativa, che non trovi una soluzione per

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                        toglierci dai guai?

   Cecco:          Tu sei troppo abituata a fare la bella vita, cara Rosina.

   Rosina.         Non c'è speranza che ti riassumano in azienda?

   Cecco:          Purtroppo no. I sindacati hanno detto che l'azienda licenzierà presto un'altra decina di

                        persone.

   Rosina:         Bravi i sindacati! Ti hanno abbandonato senza alzare nemmeno un dito in tua difesa.

   Cecco:          I sindacati si sono battuti come hanno potuto.

   Rosina:         I sindacati ti hanno tradito.

   Cecco:          Ma non dire sciocchezze.

   Rosina:         Tu continui a giustificarli perché sei fatto della stessa pasta.

   Cecco:          Quando non hai altri argomenti cominci come al solito ad offendere. Non hai rispetto

                        per nessuno.

   Rosina:         Invece di perdere il tuo tempo a giocare con le palline perché non vai in giro a                             cercare lavoro?

    Cecco:         Ci andrò, ci andrò, sta' tranquilla. Non ho intenzione di fare il disoccupato a vita.

   Rosina:         Cos'hai in mente di fare per uscire da questa situazione imbarazzante?

   Cecco:          Farò il libero professionista, così in futuro nessuno mi potrà licenziare.

   Rosina:         Per questo hai portato a casa il manichino? Questa notte mi ha fatto sobbalzare dalla

                        paura. Me lo sono visto davanti all'improvviso, tutto vestito a festa, e mi sono preso

                        uno spavento.

   Cecco:          E' un semplice strumento di lavoro.

   Rosina:         Che genere di lavoro?

   Cecco:          Un lavoro che mi potrebbe consentire di farti vivere bene, come ti ho promesso                           prima del matrimonio.

   Rosina:         Prima di sposarci mi hai promesso mari e monti ed io, ingenua, ti ho creduto.           

   Cecco           Non potevo certo immaginare che sarebbe accaduto questo disastro.

   Rosina:         Mi riempivi la camera di fiori, mi regalavi bellissimi gioielli. Ricordo che nell'uovo                      di Pasqua mettevi la sorpresa. E che sorpresa!

   Cecco:          Questa volta purtroppo la sorpresa l'hanno fatta a me. Vedrai, però che fra poco tutto                  tornerà com'era prima.

   Rosina.         Mi auguro che tu possa realizzare presto  il tuo progetto perché senza soldi non si                        può campare.

   Cecco:          Hai ragione, cara.

   Rosina:         E' quasi un mese che porto le stesse scarpe ai piedi e da tre mesi che non compro un                    vestito nuovo.

   Cecco.          Povera stella!

   Rosina.         Ti sembra normale per una giovane signora?

   Cecco.          Presto potrai comprarti tutte le scarpe che vorrai, vestiti a volontà ed anche qualche

                        gioiello.

   Rosina:         Intanto fra qualche giorno ci staccheranno i fili della luce, del telefono e ci                                  chiuderanno il rubinetto del gas.

   Cecco.          Speriamo di no.

   Rosina:         Se le cose non dovessero cambiare non so quanto potrò resistere ancora in questa                        casa.

   Cecco:          Ma cosa stai dicendo?

   Rosina:         Io ho sposato un ragioniere, contabile di una grande azienda, non un disoccupato                        e non mi adatto a vivere di stenti.

   Cecco:          Hai sempre detto che mi volevi bene a prescindere da tutto!

   Rosina:         Come contabile, non come disoccupato. Ho conosciuto abbastanza miseria in casa                      mia e non voglio ritrovarmela un'altra volta fra i piedi. Io non so come fanno i

                        poveri a vivere in mezzo alle privazioni ed essere contenti. A me fanno senso

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                        solamente a vederli.

   Cecco:          Se la loro presenza ti disturba potresti evitare di guardarli.

   Rosina:         Non li sopporto, sono sporchi, sudici....puzzano addirittura di selvatico.

   Cecco:          E' forse una colpa essere poveri?

   Rosina:         Sarà un effetto ottico, ma a me sembra che i poveri siano più brutti dei ricchi.   

   Cecco:          Non ci ho mai fatto caso.

   Rosina:         Io l'ho sperimentato anche su me stessa. Quante volte da ragazza, guardandomi                          allo specchio, ho maledetto i miei genitori per avermi fatto nascere!

   Cecco:          La povertà è una malattia per la quale non si è ancora trovata la terapia giusta per                        guarirla.

   Rosina:         Se non si può guarire la miseria perché non si decide di eliminare almeno i poveri?

   Cecco:          Eliminare i poveri? Come li vorresti eliminare?

   Rosina:         Prima di tutto li farei castrare, così la smetterebbero di mettere al mondo altri figli e                    di incrementare così il numero dei poveri.

   Cecco:          Castrare? Ma cosa stai dicendo, amore mio?

   Rosina:         Si, si. Castrare, castrare.                    

   Cecco:          E, se non accettassero di farsi castrare, cosa succederebbe?

   Rosina:         Allora botte da orbi e calci negli stinchi potrebbero risultare molto più convincenti

                        di qualunque altra minaccia. Tu cosa ne dici?

   Cecco:          Cosa vuoi che ti dica? Per completare l'opera ed essere conseguenti gli potremmo                        dare anche due cazzotti in bocca per fargli saltare tutti i denti.

   Rosina.         Perché fargli saltare i denti?

   Cecco:          Se non hanno nulla da mangiare a cosa  serve avere i denti, a darsi gli uni con                              gli altri i morsi della.....fame?

   Rosina:         Con i denti  potrebbero esibire un sorriso accattivante e rendersi meno schifosi agli                     occhi della gente.

   Cecco:          Bella figura! Avere i denti e non poterli utilizzare perché non hanno nulla da                                mangiare. A rigore di logica, dico di logica, ogni organo dovrebbe avere una sua                          precisa funzione.

   Rosina:         Giustissimo.

   Cecco:          Se di fatto questa funzione non ce l'ha significa che l'organo è inutile.......

   Rosina:         Logico.

   Cecco:          E se è inutile.....non ha alcun senso preservarlo. Questo almeno direbbe la logica se

                        fosse ancora in vita.

   Rosina:         La verità è che i poveri sono tutti parassiti.

   Cecco:          Anche questo è logico.

   Rosina:         Pretendono di mangiare come  gli altri, ma non hanno voglia di lavorare. Questo è il                  punto.

   Cecco:          Questo è il punto.

   Rosina:         Anche tu farai questa fine se non ti darai da fare.

   Cecco:          Io?

   Rosina:         Si, si. Ma io, caro ragioniere, provvederò per tempo a lasciare questa casa.

   Cecco:          Quanto sei tragica, Rosina. La povertà è una condizione di vita molto diffusa nel                                    mondo.

   Rosina:         Bella consolazione!

   Cecco:          La verità è che ci vorrebbe solidarietà verso i poveri, non disprezzo.

   Rosina:         Queste sono parole, ci vorrebbero invece i fatti, i fatti.

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Scena seconda

(Cecco, Rosina e Romolo)

                      

  

                        (Suonano alla porta ed entra Romolo, detto il maestro. E' un uomo di circa settanta

                        anni, elegante, raffinato, dal linguaggio sciolto ed a tratti anche forbito. Vive di

                        espedienti ed è esperto in particolare nell'arte del borseggio, praticato sui mezzi                           pubblici di trasporto, tanto da essere considerato un vero maestro del settore).

   Romolo:       E' permesso?

   Cecco:          Oh! Carissimo maestro. Che bella sorpresa.

   Romolo:       Signora Rosina, le porgo i miei rispetti (le fa il baciamano).

   Rosina:         Buon giorno, signor Romolo.

   Romolo:       Chiedo scusa se vi ho interrotto nel mezzo della vostra conversazione.....

   Cecco:          Non si preoccupi, maestro. Stavamo parlando di poveri e di povertà.

   Romolo:       Eh! La lingua batte dove il dente duole. Questi sono momenti particolarmente

                        difficili per tutti ed i poveri aumentano di giorno in giorno.

   Rosina;         E' tutta colpa loro.

   Romolo:       Alla caritas ormai si fa il doppio turno per mangiare e la fila comincia a formarsi

                        almeno un'ora prima.

   Cecco:          Da quando sono stato licenziato in casa nostra  non si parla d'altro, vero Rosina?

   Rosina:         Quello che io avevo da dirti te l'ho già detto in modo molto esplicito mi pare. A buon

                        intenditore poche parole.

   Cecco:          Va bene, va bene. Farò il possibile per accontentarti e con l'aiuto del maestro spero di                  riuscirci.

   Rosina:         Ora devo andare a fare la spesa, quel poco che riuscirò a rimediare con i soldi che ci                    sono rimasti. Ricordati, però, amore mio, che io sto per perdere la          pazienza.

   Cecco:          Sta' tranquilla, sta' tranquilla. Presto qualcosa cambierà.

   Rosina:         Arrivederci, signor Romolo. Mi raccomando, dia qualche buon consiglio a questo

                        smidollato.

   Romolo:       Spero di poterla accontentare, signora Rosina.

   Rosina:         By, by (esce di scena ancheggiando e Romolo la segue con lo sguardo).

Scena terza

                                  

( Cecco e Romolo )

   Romolo:       Tua moglie mi è sembrata un po' contrariata.

   Cecco:          Rosina ha un carattere difficile, ma non è cattiva.

   Romolo:       E' un po' troppo severa con te.

   Cecco:          Ma in fondo è tanto buona, poverina. In fondo ha un cuore d'oro.

   Romolo:       Proprio in fondo perché a giudicare dalla superficie non si direbbe. Eh! caro Cecco,

                        (gli batte una mano sulla spalla) in certe circostanze sfavorevoli della vita averci una                  moglie giovane e bella può risultare imbarazzante, non è vero?

   Cecco:          (mostra di condividere ) Hum, hum.

   Romolo:       Perché uno rischia di sentirsi inadeguato. E' questo è probabilmente il caso tuo.

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   Cecco:          Rosina attribuisce ai sindacati la responsabilità del mio licenziamento.

   Romolo:       Perché?

   Cecco:          Dice che si sono venduta la mia pelle al datore di lavoro per ottenere benefici                              personali.

   Romolo:       Forse non ha torto.

   Cecco:          La verità è che sono stato licenziato a seguito della ristrutturazione dell'azienda che                    è costata lacrime e sangue anche a tanta altra gente: operai, impiegati, dirigenti......

   Romolo:       E' vero che nessuno ti ha difeso?

   Cecco:          Come si fa a dirlo? I sindacati mi hanno detto che hanno fatto tutto il possibile per                     evitare il mio licenziamento ma che, di fronte alla ottusa intransigenza della                                 controparte, non c'è stato nulla da fare.

   Romolo:       Dicono sempre così per non farsi delle inimicizie.

   Cecco:          In ogni trattativa c'è sempre un dare ed un avere.

   Romolo:       Tua moglie, però, dovrebbe farsene una ragione.

   Cecco:          Durante questi mesi di forzata inattività io, caro maestro, ho cercato di ragionare per

                        tentare di capire quello che mi è successo.

   Romolo:       E cosa hai capito?

   Cecco:          Ragionando sul perché certi fatti possano accadere, ad un certo punto mi sono

                        convinto che il mio licenziamento è stata la logica conseguenza   della                                          informatizzazione del ciclo produttivo della mia azienda.

   Romolo:       Potrebbe essere logico.

   Cecco:          Mi sono convinto in sostanza di essere una vittima del progresso.

   Romolo:       Non vi è dubbio che l'invenzione del computer sia frutto del progresso.

   Cecco.          Secondo me il computer è l'aspetto più evidente di un progresso esasperato, che ha                     ridotto l'uomo ad un semplice automa, privandolo della sua creatività.

   Romolo:       Anche questo mi sembra logico.

   Cecco:          Il computer ha stravolto il nostro modo di vivere, dettandoci i tempi e modificando le

                        nostre abitudini di vita.

   Romolo:       Quello che è accaduto a te è la logica conseguenza della modernità, che ci sta

                        soffocando tutti.

   Cecco:          Non siamo più padroni di noi stessi perché abbiamo delegato alle macchine gran                         parte delle nostre originarie mansioni.

   Romolo:       Vogliamo fare tutto troppo in fretta e non ci accorgiamo che, così facendo, corriamo      

                        incontro alla morte.                       

   Cecco.         Se procedessimo più lentamente la morte sarebbe più lontana?                   

   Romolo:       Penso proprio di no. Ma forse avremmo la sensazione di impiegarci un po' più di

                        tempo per raggiungerla.

   Cecco:          Solo la sensazione.

   Romolo:       Logicamente. Io penso che  il progresso si dovrebbe  preoccupare di sviluppare la                        nostra mente invece di alleviarci le fatiche fisiche.

   Cecco:          Come potrebbe farlo?

   Romolo:       Inventando e sperimentando, per esempio, congegni per aiutare l'uomo a ragionare

                        meglio.

   Cecco:          A questo non avevo mai pensato.

   Romolo:       Senza lo sviluppo della nostra mente non potrà mai esserci vero progresso e gli

                        imbecilli continueranno a dominare il mondo.

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   Cecco:          Altroché.....se continueranno a dominare......

   Romolo:       Se vogliamo, perciò, salvaguardare il primato della specie umana su tutte quelle altre,

                        che popolano l'universo, dobbiamo correre ai ripari.

   Cecco:          E' logico.

   Romolo:       Altrimenti va a finire che anche il cane si accorge che l'uomo è stupido e non

                        gli da più ascolto.

   Cecco:          Anche il cane?

   Romolo:       Certo, anche il cane, mica è fesso il cane.

   Cecco.          E' logico. Però, caro maestro, da quando c'è il computer non è vero che lavoriamo                       tutti un po' di meno, lavorano invece meno persone di prima.

   Romolo:       Hai ragione  ma il progresso non si può fermare. Il progresso è l'alito del mondo, è il                   suo respiro. Senza progresso il mondo rischierebbe di morire per asfissia, come un                  corpo quando il cuore cessa di pompare la linfa vitale. Vogliamo fare morire il                           mondo noi?

   Cecco:          Nemmeno per sogno.

   Romolo.       Allora?

   Cecco:          Io non riesco, però, a capacitarmi come possa ritenersi giusto che, per colpa del

                        progresso, io abbia perduto il posto di lavoro.

   Romolo:       Il problema è un pochino più complesso, caro Cecco.

   Cecco:          Più complesso, dice lei?

   Romolo:       E' logico! Perché io sono sicuro che in questo preciso momento in un'altra parte del

                        pianeta c'è una persona, che noi non conosciamo, che sta lavorando al posto tuo per

                        costruire quel computer, che ti ha fatto perdere il lavoro. Hai capito quello, che ti

                        voglio dire? Il conto, perciò, torna sempre in pareggio.

   Cecco:          In pareggio, dice lei?

   Romolo:       E' logico. Uno a uno.

   Cecco:          Uno a uno?

   Romolo:       Questa è la legge del progresso e non ci possiamo fare niente .

   Cecco:          E' difficile accettare questa logica quando se ne pagano le conseguenze e si vede la                     propria famiglia andare in crisi.

   Romolo:       Per comprendere il fenomeno nella sua complessità bisogna guardare più lontano e

                        non fermarsi a considerare solamente i nostri piccoli interessi.

   Cecco:          Ma l'uomo per sua natura è egoista.

   Romolo:       Per giudicare con serenità certi fenomeni bisogna prima comprenderli.

   Cecco:          Lei dice bene ma........

   Romolo:       Il mondo va sempre avanti anche se qualcuno rimane purtroppo indietro.

   Cecco:          Mi sembra logico, ma.......

   Romolo:       Questa volta è toccato a te rimanere indietro, domani la stessa sorte potrebbe toccare

                        ad altri. Come si dice: oggi nella polvere, domani sugli altari. (Lo ripete più volte

                        disegnando con il dito indice un'ipotetica circonferenza nell'aria). Oggi nella                                 polvere, domani sugli altari, oggi......

   Cecco:          Oggi nella merda. La verità è che oggi il mondo cambia molto più velocemente di

                        prima. Tutto passa di moda troppo presto.

   Romolo:       E' la tecnologia che rende così veloce il cambiamento.

   Cecco:          L'uomo vive più a lungo ma invecchia più precocemente perché non ce la fa a stare                     dietro a tutte le invenzioni, che si susseguono ad un ritmo vertiginoso ed ad un

                        certo punto non si sente più al passo con i tempi.

   Romolo:       E' logico.

   Cecco:          Oggi chi non naviga su internet o non chatta, come si dice volgarmente, fa la figura                                di un imbecille.

   Romolo:       Perché è un uomo superato.

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   Cecco:          E, quindi, vecchio. Mi sono spiegato?

   Romolo:       Complimenti! Vedo che il licenziamento ti ha fatto bene all'intelletto anche se ti sta

                        creando qualche problema nei rapporti con tua moglie.

  Cecco:           Ho seguito il suo esempio, caro maestro.

   Romolo:       Ci vorrebbe anche per i politici qualche bel licenziamento. Forse imparerebbero

                        anch'essi a ragionare. A proposito, stai continuando ad allenarti?

   Cecco:          E come no?

   Romolo:       Nel nostro mestiere è difficile raggiungere la perfezione.

   Cecco:          (Indica il manichino). Ho affittato un manichino per esercitarmi nella prova pratica.

   Romolo:       Significa che hai preso sul serio la nuova prospettiva di lavoro.

   Cecco:          In questa professione il rischio è, però, parecchio elevato.

   Romolo:       Dipende dall'impegno con il quale si fa la preparazione. La qualità più importante per

                        il borseggiatore itinerante è senza dubbio la destrezza.

   Cecco:          E' logico.

   Romolo:       E' un lavoro di cesello, che richiede precisione, tempestività e competenza perché è

                        necessario cogliere l'attimo fuggente.

   Cecco:          Cogliere l'attimo fuggente.....

   Romolo:       Chi rimane a mani vuote, eh, eh, rimane anche con lo stomaco vacante.

   Cecco;          Anche questo è logico.

   Romolo:       Chi non ha altra possibilità per procurarsi il denaro per vivere, deve essere più svelto

                        degli altri per afferrarlo al volo.

   Cecco:          Non è facile cimentarsi in un mestiere come questo.

   Romolo:       Gli altri se la possono prendere anche comoda, come fanno gli impiegati dello Stato,                   delle poste.......

   Cecco:          O del Comune..

   Romolo:       Bravo.

   Cecco:          Grazie, maestro.

   Romolo:       Noi no, caro Cecco.

   Cecco:          Noi no!

   Romolo:       Noi non abbiamo scampo se non usiamo la destrezza.

   Cecco:          Non abbiamo scampo.....

   Romolo:       Noi non siamo dei comuni ladri di polli. Noi siamo.........                                                          

   Cecco:          Ladri di portafogli!

   Romolo:       Siamo dei signori borseggiatori. Affrontiamo la vittima guardandola negli occhi.....             

   Cecco.          O prendendola per il culo.

   Romolo:       ......e puntiamo la preda come se la volessimo ipnotizzare  per mettere a segno il                           colpo giornaliero.

   Cecco:          Noi siamo dei signori.....

   Romolo:       Lascia perdere quello che siamo. Inquadrato l'obiettivo, tutto dipende dai polpastrelli.                Quanto più sono sensibili  i polpastrelli tanto migliori saranno i risultati.

   Cecco:          E' logico.

   Romolo:       Per diventare dei bravi professionisti bisogna allenarsi molto, sacrificare il tempo                         libero.

   Cecco:          Io ho necessità di guadagnare presto un  po' di soldi per soddisfare le esigenze di                                    Rosina.

   Romolo:       Se avrai costanza raggiungerai presto il top. Noi lavoriamo di fino come  i chirurghi.                   Noi, caro Cecco ......

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   Cecco:          Siamo dei signori.

   Romolo:       Esatto. Ma in questo mondo di ladri c'è una forte concorrenza.

   Cecco:          Io sono deciso comunque ad andare avanti.

   Romolo:       Tua moglie è contenta di questa tua nuova professione?

   Cecco:          Rosina non sa niente e spero di non farglielo mai sapere.

   Romolo:       Cosa le hai detto?

   Cecco:          Le ho detto che farò il libero professionista.

   Romolo:       Non  hai mica detto una bugia. Noi siamo dei professionisti.

   Cecco:          Più che altro siamo dei signori.

   Romolo:       Dei signori professionisti....borseggiatori.

   Cecco:          Che prendono la gente per i fondelli.                                       

   Romolo:       (Ride) Bravo! Così mi piaci. Vedo che sei parecchio determinato a raggiungere lo

                        scopo.

   Cecco:          Devo tutto a lei, caro maestro, senza i suoi consigli non ce l'avrei fatta. Ho intenzione                 di iniziare a lavorare stamattina sul sessantaquattro nero per San Pietro. Cosa ne dice                      lei?

   Romolo:       Perfetto. Lì ci troverai tanti turisti. Mi raccomando, però, concentrati e fai attenzione                  ai possibili tranelli.

   Cecco:          Spero di essere all'altezza del mio compito.

   Romolo:       Allora in bocca al lupo, caro.

   Cecco:          Io per non sbagliare mi tocco le palle, quelle vere.

Scena quarta        

  

(Cecco,Romolo e Rosina )

   Rosina:         (Rientra con la borsa della spesa semivuota e la poggia sopra il tavolo). E' una

                        vergogna, una esagerazione.....Non si può fare più nemmeno la spesa. Da un giorno                     all'altro tutto è aumentato di prezzo. Il pane, la pasta, il latte, il burro, per             non parlare                  di frutta e verdura, che sono diventati beni preziosi...

   Romolo:       La colpa è del Governo.

   Cecco:          La colpa è dei politici.

   Rosina:         La colpa è della società. Con i tempi che corrono averci il marito disoccupato è una

                        tragedia.

   Cecco:          Fra poco ricomincerò a lavorare, così sarai contenta.

   Rosina:         Sarebbe ora che ti decidessi a farlo. I soldi della liquidazione sono finiti ed io per fare

                        la spesa ho già venduto tutti i miei gioielli.

   Cecco:          Devi avere fiducia, cara.

   Rosina:         Come si fa ad avere fiducia quando tutto va in malora. Ora capisco perché tante  

                        giovani spose all'improvviso decidono di fare le puttane per fare quadrare il bilancio                   familiare.

   Cecco:          Cosa stai dicendo, amore mio?

   Rosina:         Guadagnano bene e non hanno più bisogno dei mariti.

   Cecco:          Non ti permettere di dire certe cose, specialmente......in presenza di altre persone.

   Romolo:       Se il problema sono io posso anche togliere il disturbo.

   Cecco:          Mi scusi, maestro, non volevo essere scortese nei suoi confronti.

 9

   Romolo:       Non c'è di che. Signora Rosina, le porgo i miei ossequi.(Le fa il baciamano. Poi,

                        rivolto a Cecco) Cecco, se hai bisogno di qualcosa vienimi a trovare in bottega. Lì ho                  tutto quello che ti serve per una buona messa a punto. (Si avvia verso l'uscita).

   Cecco:          La ringrazio, maestro.

Scena quinta

(Cecco e Rosina)

   Rosina:         C'è forse alle viste qualcosa di buono?

   Cecco:          Vedo all'orizzonte uno spiraglio dal quale filtra un po' di luce.

   Rosina:         Meno male.

   Cecco:          Il futuro non è così nero come a prima vista poteva sembrare.

   Rosina:         Ci sono novità interessanti?

   Cecco:          Qualcosa si sta muovendo ma non c'è nulla di definito. Oggi a me domani ad un                                     altro....La ruota gira, cara Rosina, gira...e non si ferma mai.

   Rosina:         Che c'importa della ruota che gira, mica siamo al Luna Park? 

   Cecco:          Sai come si dice? Oggi nella polvere, domani sugli altari.

   Rosina:         E nell'attesa che ti santifichino i soldi per pagare il mutuo della casa chi ce li dà,                          Gesù Bambino?

   Cecco:          Questi sono momenti passeggeri. Tu forse non lo sai ma alla fine il conto torna

                        sempre in pareggio: uno a uno. Me lo ha detto il maestro stamattina.

   Rosina:         Se te l'ha detto il maestro allora.........stiamo freschi. Mi sa tanto che, andando dietro                  a lui, stai diventando scimunito pure tu.

  Cecco:         Non ti permettere di parlare male del maestro, che è una degnissima persona. Quello

                        in gioventù era un professore.

   Rosina:         Di stupidaggini?

   Cecco:          No. Di filosofia. Ma dopo qualche hanno se n'è disamorato ed ha lasciato perdere la                   scuola..

   Rosina:         Ha fatto bene.           

   Cecco           Che ne sai tu se ha fatto bene? Io so che da quando lo frequento ho imparato molte                    cose da lui. E' un vero artista, un asso nel settore.....

   Rosina:         In quale settore?

   Cecco:          In quale settore? Ah!si. Nel settore...... della pelletteria.

   Rosina:         Della pelletteria?

   Cecco:          Si, si. Più che altro tratta articoli tascabili: portafogli, portamonete, borselli,                                  borsellini.....

   Rosina.         Tutta roba di piccole dimensioni?

   Cecco:          No. Anche borse, zainetti....

   Rosina.         Insomma ha un negozio di borse? Bene a sapersi.

   Cecco:          No, no.

   Rosina:         Come no?

   Cecco:          Non ha un negozio. E' un libero professionista.

   Rosina:         Libero professionista di borse?

   Cecco:          Libero professionista..... itinerante del settore del pellame. Un uomo di una bravura

                        eccezionale. Gli basta sfiorare una borsetta per capire .......subito......        

   Rosina:         Per capire, cosa?

   Cecco:          Per capire.....punto e basta. Sai cosa mi ha detto stamattina?

   Rosina:         A proposito di borse?

10

Cecco:             No. A proposito della mia disavventura lavorativa. Mi ha detto che se io sono stato

                        licenziato per colpa del computer, non me la devo prendere più di tanto, perché in

                        qualche altra parte del pianeta c'è sicuramente qualcuno, che noi non conosciamo,                       che in questo preciso momento sta lavorando al posto mio per costruire proprio quel                  maledettissimo computer, che è stata la fonte di tutti i miei guai. Quindi siamo in                   pareggio uno a uno. Capisci, Rosina?

   Rosina:         Se quel Tizio ti ha fatto licenziare per la smania di costruire  computer dev'essere                         sicuramente un cornuto.

   Cecco:          Cosa c'entra lui, poverino. Magari è un coreano, che non sa nulla di quello che mi è 

                        successo.

   Rosina:         Un coreano?

   Cecco:          Si. Un coreano, un indiano, un cinese......

   Rosina:         Da così lontano doveva rompere le scatole proprio a te?

   Cecco:          Questa è la legge del progresso, cara Rosina, la legge della globalizzazione. Per                           questo            il mondo continua a respirare, altrimenti rischierebbe di morire asfissiato.              Vogliamo fare morire il mondo asfissiato?

   Rosina:         E così, mentre il mondo continua a respirare con i polmoni del coreano, dell'indiano 

                        o del cinese, noi rischiamo di morire di fame e di farci togliere la casa dalla banca.  

                        Uno a uno, dici tu, ma nel senso che             uno campa e l'altro  muore. Questo è  pareggio,                   secondo te?

   Cecco:          Rosina, amore mio, bisogna guardare lontano.... Non possiamo pensare solamente al                   nostro interesse particolare....altrimenti il cuore non pompa più la linfa vitale e......

   Rosina:         Cos'è questa storia della linfa vitale?

   Cecco:          Accidenti, non mi ricordo più come andava a finire......Ah, si, ecco... Oggi nella                          polvere......

   Rosina:         E domani al camposanto. E' questo che volevi dire?

   Cecco:          No, Rosina. Volevo dire che la vita è fatta a scale, c'è chi le scende, c'è chi le sale.

   Rosina:         Ma c'è chi prende l'ascensore ed arriva comodamente all'ultimo piano.

   Cecco:          Volevo dire in sostanza che la vita è un'altalena. Su e giù, su e giù...E' come stare                        sulle montagne russe. Le hai presenti le montagne russe? Con tutti quei saliscendi,                   quei dislivelli?

   Rosina:         A me non piacciono le montagne russe.

   Cecco.          Perché non ti piacciono? Sono così belle, emozionanti, inebrianti: sali, scendi, scendi

                        sali......

   Rosina:         A me non piacciono. Io non andrei mai sulle montagne russe. Solo a pensarci  mi                         fanno stare male. Tutte quelle salite, quelle discese, così ripide, mi mettono paura, mi                 fanno venire l'angoscia.

   Cecco:          Ho capito, ma tu....

   Rosina:         Quando vedo quelle macchine infernali in movimento il cuore mi arriva in gola e                         rimango senza fiato. Ed io mi tappo gli occhi per non vedere.

   Cecco:          (Scuote la testa) Non basta chiudere gli occhi per non vedere le brutture della vita. Se

                        ci pensi bene, cara Rosina, le montagne russe, che solo a guardarle ti fanno rimanere

                        senza fiato, rappresentano in un certo senso gli alti e bassi della vita. Della tua....della

                        mia....ai quali bisognerebbe in qualche modo abituarsi per non rimanere sopraffatti

                        dalle eventuali avversità. La loro caratteristica forma è in sostanza la metafora della

                        vita.

   Rosina:         Non mi piacciono le montagne russe.

   Cecco:          Vedi, Rosina, quando sono stato licenziato io sono andato giù, sono precipitato al                       fondo del precipizio e della disperazione, ma ora con l'aiuto del maestro e dei miei

                        polpastrelli, piano piano sto cercando di risalire la china.

 

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    Rosina:        Cosa c'entrano i pollastrelli con le montagne russe?   

   Cecco:          Polpastrelli, Rosina, polpastrelli, questi delle dita, non pollastrelli. In effetti con le                       montagne russe non c'entrano niente.

   Rosina:         Se non c'entrano niente perché ne hai parlato?

   Cecco:          Era un modo per farti capire che nella vita si può cadere ma ci si può anche rialzare.                    Era un'altra metafora, hai capito?

   Rosina:         Certo che ho capito. Ma tu ce li hai tutti a posto?

   Cecco:          Cosa?

   Rosina:         I po.....i po......insomma quei cosi che tu hai detto prima, accidenti che ti pigli.

   Cecco:          Mi sto allenando per averceli efficienti.

   Rosina:         Cosa ci devi  fare?

   Cecco:          Quanto prima ci dovrò andare a lavorare.

   Rosina:         A lavorare? Oh! Come sono contenta di sentirti dire queste parole. Allora fra qualche

                        giorno potrò riprendere a fare shopping, a comprare scarpe, vestiti, borsette,                                 cappellini?

   Cecco:          Anche gioielli, quelli che a te piacciono tanto.

   Rosina:         Ti meriti un bacio (lo abbraccia e lo bacia).Quanto sei caro, amore mio!

   Cecco:          Ormai siamo in una botte di  ferro, Rosina mia, ed il segreto della nostra rinascita è

                        racchiuso qua, in questi minuscoli polpastrelli.(Li mostra alla moglie).

   Rosina:         (Li bacia e li accarezza) Grazie, polpastrelli, bravi,  polpastrelli.

   Cecco:          A proposito, ti devo dire che oggi molto probabilmente non potrò fare ritorno per                        l'ora di pranzo.

   Rosina:         Cosa hai da fare?

   Cecco:          Incontri, contatti....Questioni di lavoro.

   Rosina:         Meglio così, amore mio.

   Cecco:          Ora, però, devo andare, altrimenti rischio di arrivare troppo tardi.

   Rosina:         Perché non prendi l'autobus?

   Cecco:          E' quello che farò sicuramente.

   Rosina:         Allora ci vediamo stasera, ciao amore (gli dà un bacio).

   Cecco:          Ciao, amore. Ciao, ciao, ciao....(Indossa la giacca ed esce di scena).

                         

                                                                                  

Scena sesta

( Rosina,quindi,Carlo ed Emma )

   Rosina:         (Rimasta sola, ripensa alle cose che le ha detto il marito). Forse sono un po' troppo                      ignorante per capire certe cose, ma questa storia dei polpastrelli con le montagne             russe sinceramente non l'ho capita tanto bene. E' meglio che telefoni a mia madre. (Si

                        avvicina al telefono e compone il numero)Pronto? Pronto? Come mai non risponde                      nessuno? Boh! (Rimette al posto la cornetta del telefono) Peccato! Avevo voglia di                      parlare con qualcuno di famiglia.....Sali, scendi....scendi, sali....mah!

                       (Suonano alla porta e Rosina va ad aprire. Entrano i suoi genitori. Il padre, Carlo,                       ha circa settant'anni ben portati. E' un uomo semplice, ma abbastanza colto.                         Autodidatta. La madre, Emma, vicina ai sessant'anni è affetta da una leggera                                 incipiente sordità. Ambedue di origini umili, vivono della pensione dell'uomo.                               Vestono in modo sobrio. La madre reca con sé un tegame contenuto dentro una                         tovaglia con gli angoli annodati fra di loro).

   Carlo:           E' permesso?

   Rosina:         Vieni, papà, vieni. Oh, mamma! Poc'anzi vi ho telefonato ma eravate già usciti. Ti

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                        volevo chiedere......

   Emma:         Tuo marito è in casa?

   Rosina:         No. E' uscito cinque minuti fa.

   Emma:         Tieni, figlia mia, tieni. Ti ho portato due spaghetti con il ragù, come piacciono a te.

   Rosina:         Oh! Grazie, mamma, ma non dovevi disturbarti. A me, grazie a Dio, per ora non                          manca            niente. Quasi niente.

   Carlo:           Cecco è ancora disoccupato?

   Rosina:         Si, papà, ma ha detto che presto farà il libero professionista, così in futuro non lo                        può licenziare più nessuno.

   Carlo:           Come ve la cavate senza nemmeno uno stipendio?

   Rosina:         Abbiamo speso i soldi della liquidazione e quelli che ho ricavato dalla vendita dei                       gioielli di famiglia.

   Carlo:           Bisognerebbe parlarne con Cecco.....

   Rosina:         Per l'amor di Dio! Voi dovete continuare a fingere di non sapere niente. Cecco non                     vuole che si sappia in giro che abbiamo difficoltà di carattere economico.

   Emma:         Ha ragione, povero figlio. E' orgoglioso. Non gli ci voleva questa disgrazia del                            licenziamento. A proposito, Rosina, perché non li mangi subito, belli caldi, gli                              spaghetti che ti ho portato?

   Rosina:         No, mamma. Preferisco mangiarli insieme a Cecco questa sera a cena.

   Emma.:        A cena? Perché non torna a casa per il pranzo, tuo marito?

   Rosina:         Ha detto che non era sicuro di farcela perché presume di averci molto da fare oggi.

   Carlo:           Come mai?

   Rosina:         Incontri, contatti, motivi di lavoro insomma. In queste ultime settimane ha allenato i

                        polpastrelli in vista proprio di un nuovo lavoro.(Si allontana un po' per spostare il                        tegame con gli spaghetti, che poggia su un mobiletto, accostato alla parete).

   Carlo:           Meno male che si è dato un po' da fare.

   Emma:         Cos'ha  fatto? Non ho capito bene.

   Carlo:           Ha detto che Cecco ha allevato pollastrelli.

   Emma:         Cosa?

   Carlo:           Pollastrelli.

   Emma:         Pollastrelli?

   Carlo:           Si.

   Emma:         Meglio che nulla, non ti pare?

   Carlo:           Al momento giusto gli possono tirare il collo e mettere qualcosa in tavola.

   Emma:         Rosina, anche tu gli hai dato una mano?

   Rosina:         A fare cosa, mamma?

   Emma:         Ad allevare i pollastrelli?

   Rosina:         Chi alleva pallastrelli?

   Emma:         Ha detto tuo padre che in queste ultime settimane Cecco ha allevato pollastrelli.

   Rosina:         (Ride) Oh! No, mamma. Cecco ha allenato i polpastrelli. I polpastrelli, questi delle                      dita capisci, mamma?(Li mostra) Che assicurano alle mani la necessaria sensibilità                   per lavorare.

   Carlo:           Dev'essere un lavoro delicato?

   Rosina:         Pare proprio di si. Glielo ha consigliato il maestro, che è esperto di pelletteria      

                        tascabile, roba minuscola ma di ottima qualità.

   Emma:         Cosa ci fa quel manichino tutto vestito a festa?

   Rosina:         Cecco ha detto che con il manichino ci fa le prove pratiche.

   Carlo:           Le prove pratiche con un manichino?

   Rosina:         Ha detto proprio così.

   Carlo:           Dimmi la verità, Rosina: è diventato un po' richhione, tuo marito?

   Rosina:         Ma cosa dici, papà?

  13

   Carlo:           Hai sentito, Emma?

   Emma.         No.

   Carlo:           Cecco fa le prove pratiche con il manichino.

   Emma:         Dio ne scampi e liberi, Signore, da questa gioventù assatanata.

   Carlo:           Questa è una perversione.

   Emma:         Come dici?

   Carlo:           E' una perversione.

   Emma:         Ah! Rosina, ma tu l'accontenti tuo marito?

   Rosina:         Mamma, a Cecco non ho mai fatto mancare il mio affetto. Se in questo momento                        avverte un calo del desiderio....mi sembra che sia una cosa naturale.

   Carlo:           Come può fare l'amore uno che è stato licenziato?

   Rosina:         Papa, Cecco è stato licenziato, non è stato castrato.

   Emma:         Cecco è stato castrato? Chi l'ha castrato?

   Carlo:           Nessuno. Si è castrato da solo.

   Emma:         Quando?

   Carlo:           Quando ha deciso di lasciare la banca per andare a lavorare in quell'azienda, che ha

                        tradito le sue aspettative.

   Rosina:         Era un'azienda solida e pagava molto bene.

   Emma:         Non doveva arrivare a tanto.

   Carlo:           Se ha fatto questa fine la colpa è anche sua.

   Emma:         E' stato sfortunato.

   Rosina:         Cecco sostiene di essere stato una vittima del progresso, perché l'invenzione del

                        computer lo ha danneggiato.

   Carlo:           La verità è che l'umanità si sta smarrendo in questa corsa affannosa verso un

                        benessere apparente.

   Emma:         Mai fidarsi dei parenti, mai.

   Carlo:           Quello che tutti chiamano progresso, figlia mia, è una mistificazione, creata a bella

                        posta per convincere la gente che progresso significhi soddisfare i nostri bisogni                          materiali. Niente di più sbagliato.

   Rosina:         Papà, ma tu non hai ancora perso il vizio di ragionare?

   Emma:         Dimmi tu se si può sopportare un uomo che tutto il giorno fa di questi ragionamenti.

                        In Italia non ragiona più nessuno ma lui si ostina ancora a farlo per la mia

                        dannazione.

   Carlo:           E' forse una colpa tentare di ragionare?

   Emma:         Lui ragiona ed a me viene l'esaurimento nervoso.

   Rosina:         Avete ragione tutti e due, cercate, però, di essere più tolleranti l'uno con l'altra. A

                        proposito, papà, ci sei andato poi dal dottore?

   Emma:         Non puoi sapere quanto mi ha fatto penare, figlia, mia. Non voleva saperne di                             andarci.

   Rosina:         Perché non ci volevi andare?

   Carlo:           Non ne avevo voglia.

   Emma:         L'ho dovuto pregare come il Cristo in croce.

   Carlo:           Ritenevo che la cosa fosse inutile.

   Emma:         Mi diceva: sai, cara Emma, da qualche tempo non riesco più a comprendere quello                      che sta accadendo intorno a noi.

   Rosina:         E' vero, papà?

   Carlo:           E' vero, è vero.

   Emma:         Ma, invece di pensare che è il mondo ad essere cambiato, se n'è fatto un cruccio

                        personale da perderci la testa.

   Carlo:           Proprio così. Mi ero convinto di essere in difetto per una sopraggiunta carenza di

                        intelletto, dovuta probabilmente alla vecchiaia.

 14

   Rosina:         Alla vecchiaia? Ma se sembri ancora un giovanotto!

   Emma:         Per fortuna l'ho convinto che era opportuno raccontare tutto allo specialista della                        mente.

   Rosina:         Lo hai fatto, papà?

   Carlo:           L'ho fatto, l'ho fatto.

   Rosina:         Bravo! E cosa ti ha detto il professore?

   Carlo:           Mi ha ascoltato con  attenzione ed alla fine con grande sincerità mi ha detto: non si

                        preoccupi, signore, lei non è affatto stupido.

   Rosina:         Hai visto che aveva ragione mamma?

   Carlo:           E nemmeno deficiente.

   Rosina:         Meno male. Così ti sei rassicurato, finalmente?

   Carlo:           Alla fine, però, ha così sentenziato: lei è solamente un pochino rimbambito.......

   Rosina:         Oh!

   Carlo:           .....a causa dello stress e delle tensioni, cui è stato sottoposto il suo cervello,                                 bombardato dalla pubblicità e dai telegiornali della TV pubblica e di quella                                  commerciale.

   Rosina:         Accidenti. E' una cosa preoccupante?

   Carlo:           Il dottore ha detto che è un fenomeno diffuso negli ultra sessantenni.

   Rosina:         Si può guarire?

   Emma:         Per me tuo padre è irrecuperabile.

   Rosina:         Esiste una terapia appropriata per riacquistare sicurezza ed autostima?

   Carlo:           Si possono limitare gli effetti di questo bombardamento mediatico, praticando

                        l'astinenza dalla televisione.....

   Rosina:         Questo non sarebbe un grave danno.

   Carlo:           Ma la causa è molto più difficile da aggredire, ha detto il professore, perché si annida

                        nella società, che genera il conformismo.

   Emma:         Il professore gli ha fatto una bella visita. Lo ha fatto parlare tanto, di questo, di                           quello,            di tutto. Una bella visita insomma.

   Carlo:           Si, si. Prima mi ha fatto chiacchierare ma poi mi ha fatto rimanere senza parole,                           perché mi ha chiesto trecento euro senza rilasciarmi nemmeno la ricevuta.

   Rosina:         Questo cornuto!

   Carlo:           Lo puoi ben dire, cara.

   Rosina:         Non te la prendere, papà, un'altra volta lo mandi a quel paese e non gli rilasci                               ricevuta.

   Carlo:           Nonostante tutto io ho ancora fiducia nell'umanità.

   Emma:         Te l'ho detto che è irrecuperabile.

   Carlo:           Secondo me l'uomo del futuro sarà migliore, più giusto di quello di oggi.

   Rosina:         Anche i medici?

   Emma:         Io non ci credo.

   Carlo:           L'uomo del futuro, conscio del fallimento delle passate generazioni, porterà la pace                     in tutti i continenti.

   Rosina:         Ne sei sicuro?

   Carlo:           L'uomo del futuro amerà tutti gli esseri umani a prescindere dalla razza e dal colore

                        della pelle e si batterà per il rispetto della dignità umana.

   Emma:         Sono tutte fesserie.

   Carlo:           L'uomo del futuro rispetterà, strano a dirsi, anche gli animali ed abbatterà tutte le

                        barriere architettoniche, che complicano la vita ai disabili.

   Emma:         Durante la visita tuo padre ha detto anche queste cose al professore. Ne ha dette di

                        cotte e di crude.

   Rosina:         Bravo, papà. Sei stato forte (gli dà un bacio). Io sono orgogliosa di te. E cosa ti ha                      risposto il professore?

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   Carlo:           Mi ha battuto una mano sulla spalla e mi ha detto che sono un idealista un po'.......

                        rincoglionito.

   Rosina:         Ti ha risposto  così il luminare della scienza?

   Emma:         E' stato a quel punto che gli ha chiesto i trecento euro.

   Rosina:         E non ti ha fornito nessuna spiegazione?

   Carlo:           Si, si, ad un certo punto, guardandomi negli occhi, ha aggiunto che nelle cose, che                      dicevo, lui non ci vedeva il nesso.

   Rosina:         Quale nesso?

   Carlo:           Quello logico, presumo. Almeno così mi è parso di capire.

   Rosina:         Perché non ce lo vedeva?

   Emma:         Tuo padre è irrecuperabile.

   Carlo:           Ha detto che l'avevo perso.

   Rosina:         Accidenti, questo non ti ci voleva, povero papà.

   Emma:         Te l'ho sempre detto che tuo padre è un po' vanesio ed ha la testa fra le nuvole.                            Poggia le cose qua e là e quando le cerca  non le trova mai e se la prende con me.

   Carlo:           Tu fai sempre la vittima ma un giorno o l'altro, quando è vero che esiste Dio, faccio                     una  pazzia e me ne vado via  per sempre..

   Rosina:         Suvvia, non litigate, per favore. Ma tu dove lo hai lasciato?

   Carlo:           Cosa?             

   Rosina          Il..... nesso logico. Quello che tu hai smarrito?

   Carlo:           Non saprei cosa risponderti, cara. Se ne sarà andato per i fatti suoi.

   Emma:         La verità è che non lo hai saputo trattenere.

   Carlo:           Come facevo a trattenerlo? Voi lo sapete com'è il nesso, no?

   Rosina:         Com'è?

   Emma:         Com'è?           

   Carlo:           Per l'appunto è logico. E tutto ciò che è logico sta scomparendo dalla faccia della                        terra perché il nostro sta diventando il mondo dell'assurdo.

   Rosina:         Caspita! E' pericoloso?

   Carlo:           Anche l'analisi da qualche tempo non è più logica, per questo nelle scuole hanno

                        abolito lo studio del latino.

   Rosina:         Dicono che questo sia stato un grave errore perché il latino aiutava a ragionare.

   Carlo:           Eh, Eh! Ragionare. La capacità di ragionare è diventata merce rara.

   Emma:         Non ragiona più nessuno. E' inutile tentare.

   Carlo:           Eppure ci sono cose che a prima vista sembrano logiche, ma poi, ad un esame più                        approfondito, si rivelano essere assurde per la nostra coscienza.

   Rosina.         Papà, facci capire qualcosa anche a noi, che non siamo abituati a ragionare.

   Emma:         Cosa vuoi capire, figlia mia, tuo padre non c'è più con la testa.

   Carlo:           Tu parli così perché sei un' ignorante.

   Rosina:         Ti prego, papà, continua il tuo ragionamento e tu, mamma, non fare alcun commento.

   Carlo:           Voglio dire che ad una apparente logicità di certe cose fa riscontro molto spesso una

                        loro sostanziale assurdità. Mi sono spiegato?

   Rosina:         Potresti fare qualche esempio?

   Carlo:           Certamente. Ti sembra logico che ogni anno milioni di persone e di bambini muoiano

                        di fame a  causa della loro povertà?

   Rosina:         Papà, non vorrei contraddirti ma mi sembra logico che i poveri muoiano di fame.

                        Sarebbe sorprendente se accadesse il contrario. Forse vuoi dire che non è giusto? Che                 morire di fame al giorno d'oggi è una cosa inaccettabile, che ripugna alla nostra                           coscienza e che è, quindi, assurda?

   Carlo:           Come vedi anche ciò, che in un primo momento sembra essere logico, quando viene

                        filtrato dalla nostra coscienza può rivelarsi assurdo.

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   Rosina:         Non ci avevo fatto caso.

   Carlo:           Ti sembra logico che nascano tanti bambini malformati per colpa delle industrie                           chimiche, che inquinano l'ambiente?

   Rosina:         No, no. Non è giusto, non è giusto, vero, mamma, che non è giusto?

   Emma:         Non so più cosa dire, figlia mia.

   Carlo:           Di fronte a queste e ad altre assurdità il nesso logico si è rotto. Ecco, ha detto proprio                 così il professore. Si è rotto il nesso logico nel mio ragionamento.

   Rosina:         Io mi auguro che tu lo possa quanto prima recuperare intatto per la serenità della                         nostra famiglia.

   Carlo:           E cosa ci faccio con il nesso logico in questa società sconclusionata?

   Rosina:         Lo potresti mostrare al professore, che ti ha dato del rincoglionito.

   Emma:         Per carità, non lo fare ritornare dal dottore.

   Rosina:         Perché?

   Emma:         Quello si prende altri trecento euro e gli ridà del rimbambito.

   Rosina.         Fatti coraggio, papà, vedrai che tutto si sistemerà nella tua testa.

   Emma:         Gliel'ho detto pure io. Non ci pensare più, tanto prima o poi un po' di nesso logico lo

                        ritroverai.

   Rosina:         Da' retta a me, papà, continua a ragionare.

   Carlo:           Dovrei dunque simulare di essere quello che non sono e di possedere quello che non

                        ho? Mi dispiace per voi ma io preferisco essere piuttosto che apparire.

   Rosina:         Papà, ti senti bene?

   Carlo:           Ne dubiti, cara?

   Rosina:         No, papà.

   Emma:         Per me è irrecuperabile.

   Carlo:           Con la logica non si può scherzare perché, se manca, non si può ragionare. Lo volete

                        capire, si o no?

   Rosina:         Si, si, papà. Ho capito benissimo, ma tu provaci lo stesso. Tanto...prima o poi........

                        vero mamma? Prima o poi......

   Emma:         Certo, certo,.......prima o poi........per me è irrecuperabile, però.

                                                                                                                                                        

           

Scena settima 

( Rosina,Carlo,Emma ed il barbone)

           

                        (Si sente suonare alla porta. Entra un barbone dall'età indefinita. Piccolo di statura,                    scalzo, quasi calvo ed apparentemente anche sporco. Indossa un'ampia camicia di                       colore imprecisato, infilata dentro un paio di pantaloni molto larghi, che si fermano                 appena sotto il polpaccio e sostenuti in vita da uno spago, annodato con un ampio                     fiocco, che pende sul davanti).

   Rosina:         (Gli va incontro) Cosa volete, buon uomo?

   Barbone:      Sono stanco ed affamato. Fatemi entrare, per favore. Avrei bisogno di un bicchiere

                        d'acqua.(Sbadiglia come se emettesse un lamento). Di un sorso d'acqua.....

   Rosina:         Prego, accomodatevi e mettetevi a sedere.(Gli indica la sedia).

   Barbone:      (Si siede e tira un sospiro di sollievo)Ahi, Ahi, Ahi! I piedi, i piedi, signora mia, i

                        piedi non me li sento più. A forza di camminare la pianta dei miei piedi è diventata                     come una soletta di marmo. La vuole toccare?

   Rosina:         No, no.

   Barbone:      E la fame, dove la mettiamo? La fame, signori miei, non mi abbandona mai. La fame                  è la compagna inseparabile della mia vita. La conoscete voi la fame ?

  17

   Emma:         I tempi sono tristi per tutti, cosa ci volete fare?

   Carlo:           C'è la crisi, la recessione.....

   Barbone:      C'è la fame, cari signori.

   Rosina:         Lo abbiamo capito.

   Barbone:      C'è la fame, detta atavica, quella che si trasmette da padre in figlio, da generazione in                 generazione, la conoscete voi la fame atavica?(Gli altri si guardano meravigliati).Poi

                        c'è la fame più moderna e quella attuale, che sta prendendo rapidamente quota fra la

                        gente.....C'è la fame individuale, familiare, collettiva, nazionale e c'è anche la fame                      mondiale. C'è una grande varietà di fame, un campionario  bene assortito e tutte                         queste fami io le tengo raggruppate dentro le mie budella, avete capito?

   Carlo:           Ma cosa dite? La fame è fame, caro signore, e non ha bisogno di aggettivi                                   qualificativi per farsi riconoscere.

   Barbone:      La fame è fame, avete ragione voi. Ma quella... nera è una mia specialità. A proposito

                        di fame, sento un odore stuzzicante di spaghetti con il ragù.

   Emma:         E' solo una vostra impressione.

   Barbone:      No, no, cara signora, io lo sento veramente ed è anche un buon odore.

   Carlo:           E' una pura suggestione. Sapete, parlando di fame......, può accadere che uno senta

                        anche un odore che non c'è, come se fosse un miraggio nel deserto.

   Barbone:      Io ho il naso fine. Lo sento provenire da nord est, da quella direzione (indica con il                     dito il posto dove Rosina ha poggiato il tegame con gli spaghetti).

   Emma:         Guardi che anche noi abbiamo fame ma non sentiamo al momento nessun odore di

                        spaghetti con il ragù, ve lo posso assicurare.

   Barbone:      Sono digiuno da due giorni e se non mangio qualcosa c'è pericolo che io mi senta                        male.

   Rosina:         Oddio, ci mancherebbe pure questa!

   Barbone:      Voi volete che io mi senta male in casa vostra?

   Emma:         No, no, per l'amor di Dio. Cercate di resistere. Ci sono già abbastanza guai in questa

                        casa.

   Barbone:      Da un momento all'altro mi potrei anche svenire. ( Finge di svenire ) Così.

   Rosina:         Con tante case che ci sono, proprio qua dovevate entrare?

   Barbone:      Sono arrivato in questa casa seguendo l'odore degli spaghetti.

   Emma:         Accidenti, che hanno lasciato la scia per strada?

   Barbone:      La fame sviluppa i sensi, cara signora. Io sento l'odore degli spaghetti a distanza di                     tre miglia.

   Carlo:           Avete forse un radar nella vostra pancia?

   Barbone:      Una specie di radar. Quando sente l'odore del mangiare il mio stomaco comincia a

                        ribellarsi e a dare segni di nervosismo.....

   Rosina:         Caspita!

   Barbone:      E, fintanto che non lo accontento, non la smette di contrarsi. Mi prendono le doglie                    come alle partorienti.

   Rosina:         Va bene, va bene, ho capito.(Rassegnata, va a prendere il tegame con gli spaghetti e                    lo consegna paro, paro al barbone insieme ad una forchetta)Tenete, tenete pure gli              spaghetti e tacitate il vostro stomaco purché evitiate di svenire in casa mia.

   Emma:         Rosina, cosa fai?

   Rosina:         Non ti preoccupare, mamma, vorrà dire che stasera mi arrangerò diversamente.

   Barbone:      (Afferra con tutte e due le mani il tegame e se lo stringe al petto come una creatura.

                        Quindi, con una mano lo scoperchia e si bea del profumo, che esso emana). Che

                        profumo!(Fa un respiro profondo).

   Emma:         Che faccia tosta!

   Barbone:      L'avevo detto io che in questa casa c'era odore di spaghetti con il ragù.(Impugna la

                        forchetta con il palmo della mano ed assaggia gli spaghetti)Buoni, buoni, questi

              18                

                        spaghetti. Che Dio vi benedica. Sapete, questa non è la mia zona. Io sono arrivato qui                 per caso perché sono stato costretto a scendere dall'autobus prima del previsto.

   Emma:         A causa della fame?

   Barbone:      No. L'autobus era stracolmo di passeggeri ed al suo interno a fatica si respirava.

   Carlo:           Avete avuto paura di svenire?

   Barbone:      No, no. (Mangia una forchettata di spaghetti).

   Rosina:         Chi vi ci ha portato qua?                   

   Barbone:      Ad un certo punto, mentre l'autobus imboccava via del Plebiscito, un uomo, tutto                       vestito di bianco, ha gridato: al ladro, al ladro. (Prende un'altra forchettata di                               spaghetti ed a bocca piena continua a parlare). Buoni, proprio buoni, questi                             spaghetti. Dio ve ne renda merito. In un attimo tutti i passeggeri si sono girati verso              di me e mi hanno guardato con sospetto, come se fossi io il vero ladro. Allora, senza               pensarci due volte, alla prima fermata me la sono data a gambe.                

   Carlo:           Siete scappato per la paura di essere arrestato?

   Barbone:      Le apparenze erano tutte contro di me, caro signore. Ho saputo solo più tardi che si

                        trattava, invece, di una persona insospettabile, che è stata colta con le mani nel sacco

                        e subito arrestata.

   Carlo:           Cosicché un cittadino onesto ha avuto il coraggio di sputtanare un mariolo, gridando                  a squarciagola: al ladro, al ladro?

   Barbone:      Precisamente.

   Carlo:           Forse la società è migliore di quello che sembra.

   Rosina:         Se per i testimoni oculari ci fosse maggiore tutela da parte dello Stato, le cose

                        andrebbero meglio anche in Italia.

   Emma:         Da noi aiutano soltanto i delinquenti.

   Barbone:      Noi non siamo un popolo ma solo una massa di individui perché abbiamo perduto il

                        senso della comunità. Ciascuno pensa solo a se stesso.

   Carlo:           E' vero. Non c'è più solidarietà, non c'è più senso di appartenenza.

   Barbone:      A proposito di solidarietà, mi ci vorrebbe un bicchiere di vino per mandare giù questi

                        spaghetti, altrimenti rischio di strozzare.

   Emma:         Magari!

   Barbone:      Come dice?

   Emma:         Rosina, ce l'hai in casa un po' di vino?

   Rosina:         Ce n'è rimasto giusto un bicchiere, che ho conservato per mio marito.

   Barbone:      Mi basta, mi basta...........

   Carlo:           Ha detto che gli basta.

   Emma:         Meno male che gli basta.

   Rosina:         (Gli porge il bicchiere con il vino)Prego, bevetene a volontà e che buon pro vi faccia.

   Barbone:      Grazie, grazie assai.(Una forchettata dopo l'altra esaurisce tutti gli spaghetti) Buoni,

                        proprio buoni gli spaghetti.(Ci beve sopra un po' di vino e si deterge le labbra con la                    manica della camicia). Ma anche il vino non è niente male.

   Emma:         Bontà vostra.

   Barbone:      Forse nel sugo ci voleva un pizzico di sale in più.

   Rosina:         Se avete finito, date a me questo tegame.(Gli toglie bruscamente il tegame dalle                          mani e se lo porta in cucina uscendo dalla porta laterale).

   Emma:         Scusate tanto se il sugo era sciapito, vorrà dire che la prossima volta ci starò più

                        attenta.

   Barbone:      Io sono di palato fine e certe sfumature non mi possono sfuggire. Sapete, io vado in 

                        giro per il mondo alla ricerca di qualcosa che non trovo mai.

   Carlo:           Ma ogni tanto vi imbattete in un bel tegame di spaghetti con il ragù, non è vero?

   Barbone:      E' stata solo una combinazione.

   Carlo:           Hai sentito, Emma? Ha detto che gira il mondo alla ricerca di qualcosa che non trova.

  22

   Emma:         Forse ha perduto il nesso logico.

   Barbone:      Cos'è questa storia del nesso logico?

   Carlo:           Mia moglie ipotizzava che anche voi avete  forse perso.......

   Barbone:      Tutti possiamo perdere qualcosa. C'è chi perde il nesso e c'è chi perde invece il                            senno. ( Rivolgendosi a Carlo )Tu, per esempio, lo sai che fine ha fatto la poesia?

   Carlo:           Perché l'avete persa? Io non l'ho vista, ve lo giuro.

   Barbone:      Come avresti potuta vederla?

   Carlo:           Si è forse nascosta?

   Barbone:      Sarebbe stato meglio. Purtroppo la poesia è stata uccisa.

   Carlo:           Uccisa?

   Barbone:      Si.

   Carlo:           Ma va? Da chi?

   Emma:         (Si fa il segno della croce) Padre, figlio e spirito santo...amen.

   Barbone:;     Da quelli ignoranti come te.

   Carlo:           Io non ne sapevo niente.

   Barbone:      Cosa vuoi sapere tu della poesia, ombra che ti dimeni nello spazio alla ricerca di un

                        barlume di sapienza?

   Emma:         Guardi, buon uomo, che con la poesia mio marito non c'entra niente, lui ha perso                         solamente il nesso logico.

   Carlo:           Ma chi siete voi, che vi permette di offendermi senza un valido motivo?

   Barbone:      Io sono vittima dell'ignoranza altrui. Per questo ce l'ho con la società, che è sorda

                        a qualunque richiamo di natura intellettuale.

   Emma:         Chi è sorda?

   Carlo:           La società. Il cattivo esempio ci viene, però, dall'alto.

   Barbone:      Tutti pensano solamente a mangiare.

   Emma:         Senti chi parla? Prima ha fatto fuori un tegame di spaghetti ed ora fa la predica a                                    noialtri.

   Barbone:      A proposito, ce lo prendiamo un bel caffè per digerire gli spaghetti?

   Carlo:           Provate a digerirli senza caffè, se vi riesce.

   Barbone:      Obbedisco.

   Carlo:           Ma voi chi siete?

   Barbone:      Sono anch'io un ombra, che si dimena nello spazio alla ricerca di qualcosa che non

                        trova mai.

   Emma:         Cosa avete perduto nell'ombra?

   Carlo:           Lui è un'ombra.

   Barbone:      Ho perduto la pace dell'anima.

   Emma:         E la venite a cercare qua?

   Carlo:           Forse siete arrivato nel momento sbagliato.

   Barbone:      Fatti non foste per vivere come bruti ma per seguire........

   Carlo:           Virtute e conoscenza.

   Barbone:      Bravo!

   Carlo:           Hai sentito, Emma?

   Emma:         No.

   Carlo:           Mi ha detto: bravo.

   Barbone:      A proposito, tu lo sai che fine ha fatto la conoscenza?

   Carlo:           E' morta pure lei?

   Emma:         Poverina!

   Barbone:      La conoscenza  non è morta, è stata gravemente ferita.

   Carlo:           Caspita!

   Emma:         Da chi?

   Barbone:      E' stata  mutilata dai giornali e dalla televisione, che non dicono mai la verità.

22  

   Carlo:           Chi dice la verità al giorno d'oggi?

   Barbone:      Nessuno. Perché la verità fa paura a tutti.

   Emma:         Dite la verità, buon uomo, vi piacerebbe fare una vita più tranquilla?

   Barbone:      No. Io sono nato in una famiglia benestante.....

   Rosina:         (Appena rientrata in scena) Beato lei.

   Barbone:      Ma la ricchezza non mi ha mai interessato.

   Emma:         Che peccato!

   Barbone:      Non sapevo cosa farmene dell'automobile o del telefonino. Io avevo un desiderio, un

                        grande sogno: correre a piedi nudi sull'erba fresca di un prato verde prima che sorga

                        il sole.

   Rosina:         Ed avete rinunciato per questo alla ricchezza?

   Barbone:      Si. Perché ero infelice. Ossessionato dal rispetto delle convenzioni sociali, che ci

                        condizionano la vita con la loro ipocrisia.

   Carlo:           Sapete cosa vi dico? Sento anch'io di essere infelice.

   Rosina:         Anch'io sono infelice.

   Emma:         Cosa state dicendo?

   Barbone:      Tutti siamo infelici. A proposito, voi sapete cos'è la felicità?

   Rosina:         Si. Avere tutte quelle cose, che a lei hanno sempre fatto schifo.

   Emma:         Brava, Rosina.

   Barbone:      E no, cara signora, la felicità purtroppo non esiste.

   Carlo:           Hanno accoppato pure lei?

   Barbone:      La felicità non è mai nata.

   Rosina:         Ha abortito?

   Barbone:      La felicità è solo un sogno, un'aspirazione, un'idea. La si può solamente immaginare.

                        La felicità è nella nostra fantasia, è la sensazione di essere in sintonia con il creato,

                        con lo spazio infinito, con le stelle, con il sole, con la luna, con l'intera umanità.

   Carlo:           La felicità è solo un'idea!

   Barbone:      Mi diceva mia madre: va', corri lungo il prato verde della vita e se un giorno proverai     

\                       la sensazione di essere felice, fermati ed assaporala bene. Ecco cosa mi diceva mia         

                        madre a proposito della felicità.

   Carlo:           Parole sante!

   Barbone:      (Si alza) Ed ora per ringraziarvi dell'ospitalità vi regalo uno scampolo di poesia.

   Carlo:           Siete un poeta?

   Barbone:      Ho ancora qualche rimanenza. Mi accontento solamente di un po' di simpatia.

   Emma:         Di un po' di simpatia, di un tegame di spaghetti e di un bicchiere di vino dovete                          dire....

   Carlo:           Io ho sempre desiderato conoscere un poeta (lo tocca). E' vero!

   Barbone:      La poesia s'intitola: L'Orologio. E' una cosuccia, che ho dedicato a mia madre.(Tira

                        fuori dalla tasca dei pantaloni un foglietto un po' stropicciato e legge ).

Tic, tac, tic, tac, tic, tac, tic.

La vita si consuma

e giorno dopo giorno

impariamo a vivere.

Tac, tic, tac, tic, tac, tic, tac.

Quando avremo finalmente

imparato a vivere

ci toccherà morire.

22

Tic, tac, tic, tac, tic, tac, tic.

Se così stanno le cose

sarebbe meglio vivere

per imparare a morire.

   Rosina:         Bravo!

   Emma:         Molto bella.

   Rosina:         Complimenti.

   Barbone:      Tenete, ve la regalo.

   Rosina:         Grazie, per noi è un onore.

                        (Mentre il barbone recitava la poesia, Carlo si è tolto le scarpe ed ha sostituito la             cintura dei pantaloni con una cordicella, ricavata dalle stringhe, annodata sul                                    davanti con un fiocco striminzito. Ha fatto un doppio risvolto ai pantaloni come                           usano fare i pescatori e, così conciato, ora si presenta davanti al barbone, che lo                       guarda meravigliato).

   Barbone:      Cosa ci fai conciato in codesto modo?

   Rosina:         Papà, cosa ti è venuto in mente di fare?

   Emma:         Smettila di fare il buffone.

   Rosina:         Che ti sei ammattito?

   Carlo:           Voglio correre anch'io a piedi nudi sull'erba fresca di un prato sconfinato prima che

                        sorga il sole.

   Emma:         Dove vai, scimunito?

   Carlo:           Vado con lui.

   Emma:         Cerca di ragionare.

   Barbone:      Vuoi venire con me? (Gli tende la mano e piano piano lo trascina verso di sé).

   Carlo:           Si. Voglio venire con voi.

   Rosina:         Papà, cerca di ragionare.....

   Emma:         Carlo, prova a ragionare.

   Barbone:      Allora, vogliamo andare?

   Carlo:           Si.  Andiamo.                                                                                                                                   ( I due, tenendosi per mano, si avviano saltellando verso l'uscita mentre insieme

                        declamano): Ombra che ti dimeni nello spazio........(lasciando le due donne                                  sbigottite).

   Rosina          Papà, papà......

   Emma:         Te l'ho detto che non è più recuperabile.

                        (Le due donne si guardano, allargano sconsolate le braccia ed esclamano )Mah!

                                                                FINE DEL PRIMO ATTO                                                                                             

 

22

                                                                                                                                                                                                         

SE PERDI IL NESSO LOGICO.......

Atto secondo

Scena prima

( Rosina e Giuseppe )

                        (Rosina rimane sveglia fino a tarda ora in ansiosa attesa del marito, non sapendo a                     cosa imputare il suo fortissimo ritardo. Stanca per la lunga attesa, si mette a sedere                  poggiando la testa sulla spalliera della poltrona. Dopo un po', per timore di                         addormentarsi, si alza e comincia a camminare avanti e indietro per la stanza

                        tormentandosi le mani, finché decide di fare una telefonata ).

   Rosina:         Pronto, mamma? Cecco non è ancora rientrato. Si, da stamane....Non so cosa dirti.                      Sarà rimasto vittima di un incidente stradale o forse si è sentito male a causa dello                   stress accumulato durante questi mesi......Si, si....me lo aveva assicurato......Cosa ci                 posso fare.....Gli ho detto tante volte: accontentati di un lavoro anche modesto. Ma                   egli non mi ha voluto dare ascolto. “Ho in mente una cosa che ci cambierà presto la                  vita” mi ha detto l'altro giorno......Certo....Speriamo.....speriamo. (Si sente suonare il                         campanello di casa).

                        Scusami, mamma, ma ora ti devo lasciare perché stanno suonando alla porta. Ciao,                      Ciao, si, si....non ti preoccupare..(riattacca la cornetta e si reca in punta di piedi alla                  porta d'ingresso quindi, dopo un attimo di esitazione, chiede timidamente).                           Chi è ? ( Accosta l'orecchio destro alla porta per meglio percepire la risposta ).

   Voce:                       Amici!

   Rosina:         Amici di chi?

   Voce:            Ho da darle notizie di suo marito.

   Rosina:         Oh,Vergine Santa! (Spalanca subito la porta, dando il benvenuto allo sconosciuto).                     La prego, si accomodi, venga dentro. Le chiedo scusa se sono stata un pochino                                diffidente ma l'ora è tarda, io sono sola in casa ed il mondo è pieno di male                               intenzionati.

   Giuseppe:     (Quarant'anni, tarchiato, capelli lisci impomatati, vestito di bianco, con in mano un                     cappello anch'esso bianco. Si sforza di essere gentile ma si vede benissimo che è un                     po' cafone).Se ho fatto tardi la colpa non è mia. Prima di venire da lei ho dovuto                    chiudere il negozio e quadrare i conti.

   Rosina:         Capisco, capisco.

   Giuseppe:     Oggi per me è stata una giornata parecchio movimentata, cara signora, ma che dico                     movimentata, convulsa, ed ancora, mi creda, non ho trovato il tempo per potermi                        rilassare.

   Rosina:         Dia a me il cappello e si metta subito a sedere senza fare complimenti. La prego,                         però, non mi faccia stare in pena. Mi dica subito cos'è successo a mio marito.

   Giuseppe:     ( Si siede ed emette un sospiro)Ah! Finalmente un po' di riposo. Questa mattina, cara                   signora, a suo marito non gli ha detto bene. Eh, si. Non gli ha proprio detto bene.   

   Rosina:         In che senso, scusi, non gli ha detto bene?

   Giuseppe:     Nel senso che ha avuto un contrattempo, un piccolo incidente di percorso.

   Rosina:         Oddio! Un incidente stradale?

   Giuseppe:     In un certo senso si potrebbe dire anche stradale.

   Rosina:         In quale senso si potrebbe dire anche stradale?

23  

   Giuseppe:     Nel senso di un incidente sul lavoro.

   Rosina:         Che lavoro?

   Giuseppe:     Un lavoro itinerante. Sarebbe a dire viaggiante....sugli autobus di linea. Mi sono                          spiegato?

   Rosina:         Non capisco il senso delle sue parole. Potrebbe essere più chiaro, per favore?

   Giuseppe:     Cara signora, sono spiacente di doverle comunicare che oggi suo marito ha avuto un                   piccolo guaio con la legge.

   Rosina:         Vergine Santa! Cosa mi sta dicendo? Non ci posso credere.

   Giuseppe:     (allarga le braccia). E' la verità.

   Rosina:         Dev'esserci un errore. Si, si, un errore. Cecco è sempre stato rispettoso della legge,                      non farebbe mai una cosa storta.                   

   Giuseppe:     Mi dispiace di deluderla, signora, ma le cose stanno purtroppo come io le sto                               dicendo. Stamattina sono salito sull'autobus per recarmi all'ufficio anagrafe.                                L 'autobus era così affollato che dentro a mala pena si respirava . Sul principio non                      ho notato nulla di particolare, ma appena la vettura si è messa in moto, con la coda                 dell'occhio ho visto un tale avvicinarsi ad un passeggero, pressandolo da terga ......                   come se lo volesse........

   Rosina:         Come se lo volesse?

   Giuseppe:     Come se lo volesse........sodomizzare.

   Rosina:         Sodomizzare? Sull'autobus, davanti a tutti gli altri passeggeri? Mamma mia! E' una                     cosa  incredibile!

   Giuseppe:     Proprio così, signora. Ma guarda com'è strano questo mondo.....

   Rosina:         Eh, si. E' proprio strano questo mondo, ha ragione lei.

   Giuseppe:     Ma guarda com'è strano questo mondo....

   Rosina:         Ho capito. Ma che ci possiamo fare noi se il mondo è strano ?

   Giuseppe:     Niente. Ma guarda com'è strano questo mondo...ho pensato io, vedendo con la coda                   dell'occhio quella scena.

   Rosina:         Ah! L'ha pensato lei.

   Giuseppe:     Si. Mi sono detto: ma guarda.....con tante belle donne, che ci sono in giro, questo                        fesso non trova di meglio che andarsi a strusciare con un uomo?

   Rosina:         Ah, si. E' davvero strano questo mondo. Non ci si può fare meraviglia più di niente.

   Giuseppe:     Le ho detto questo per sottolineare il fatto che quell'insolito atteggiamento mi ha                                    parecchio insospettito.

   Rosina:         Direi che lo ha giustamente insospettito.

   Giuseppe:     E con la coda dell'occhio ho continuato a seguire i movimenti di quel tristo                                  personaggio.

   Rosina:         Di quel porco deve dire. Quelle cose non si fanno specialmente...in pubblico,            

                        sull'autobus......ma che scherziamo.....?

   Giuseppe:     Non era un porco.

   Rosina:         Ah, no! Allora era sicuramente un extracomunitario, un clandestino. Questi                                  extracomunitari sono tutti delinquenti.

   Giuseppe:     Non era un extracomunitario clandestino.

   Rosina:         Chi era allora questo zozzone?

   Giuseppe:     Era un ladro. Un semplice ladro nostrano, uno dei soliti borseggiatori, che operano                      sui mezzi pubblici di trasporto, approfittando della ressa.

   Rosina:         Ma in che mondo viviamo?

   Giuseppe:     Ad un certo punto, guardando con la coda dell'occhio, mi sono reso perfettamente                     conto delle reali intenzioni di quel signore......

   Rosina:         Signore, si fa per dire?

   Giuseppe:     ....perché, prima che l'autobus imboccasse via del Plebiscito, con mossa fulminea ha

                        tentato di sfilare il portafogli dalla tasca posteriore destra dei pantaloni della vittima

                 24             

                        designata.

   Rosina:         Gesù, quanti delinquenti ci sono in giro. Non siamo più padroni di uscire di casa                         tranquillamente. Furti, scippi, stupri....Per le donne poi....è un massacro giornaliero.            

   Giuseppe:     E ci sarebbe anche riuscito il mariolo a sfilargli il portafogli dalla tasca dei calzoni.

   Rosina:         Delinquente!

   Giuseppe:     Con la punta delle dita stava portando a termine la sua scellerata azione, quando                                     io, che...

   Rosina:         Che guardava con la coda dell'occhio.....

   Giuseppe:     Esattamente. Lei come fa a saperlo?  

   Rosina:         Mi scusi se la interrompo, ma io vorrei sapere cosa c'entra mio marito con questo suo

                        ragionamento.

   Giuseppe:     C'entra, c'entra. Eccome se c'entra il maritino suo. Io, assistendo a quella scena.....

   Rosina:         Con la coda dell'occhio..

   Giuseppe:     Ho sentito un impulso irresistibile, una spinta irrefrenabile....ed istintivamente ho                         gridato: al ladro, al ladro!

   Rosina:         Caspita! Ha gridato....

   Giuseppe:     Ho gridato a squarciagola: al ladro, al ladro! Allora tutti i passeggeri si sono voltati                     verso un barbone, che non c'entrava niente, ma che si è preso un grosso spavento,

                        poverino. Per fortuna un poliziotto in borghese, che si trovava lì per caso, si è fatto                     largo tra la folla dei passeggeri ed ha subito bloccato il vero malfattore.

   Rosina:         Ha fatto bene. A quel ladro dovrebbero dargli una bella lezione per fargli perdere il                     vizio di rubare.

   Giuseppe:     Sono d'accordo anch'io.

   Rosina:         Ma io continuo a non capire cosa c'entri in questa storia mio marito, un onesto                             ragioniere, licenziato per colpa di un coreano, che si è messo a costruire computer.

   Giuseppe:     Se lei seguisse con attenzione il mio racconto capirebbe subito cosa c'entra suo                            marito con il mio ragionamento.

   Rosina:         Le chiedo scusa.

   Giuseppe:     Vedendolo di spalle non avevo riconosciuto quell'uomo ma, appena si è girato verso                    di me...., ho capito subito che il suo era un viso noto.

   Rosina:         Noto a chi?

   Giuseppe:     A me, cara signora, perché mi sono accorto che quell'uomo era tal e quale spiccicato                    suo marito.

   Rosina:         Un sosia, vuole dire?

   Giuseppe:     No, no. Era proprio lui in carne ed ossa. Appena l'ho visto mi sono detto: questo è                       proprio il marito di quella bella signora, che sarebbe lei qui presente in tutto il suo                        splendore.                       

   Rosina:         Ne è proprio sicuro?

   Giuseppe:     Sicurissimo. Ci potrei mettere la mano sul fuoco.

   Rosina:         Perché lei conosce mio marito?

   Giuseppe:     Di vista, per averlo incontrato qualche volta nel quartiere.

   Rosina:         Forse è stato un momento di smarrimento, un gesto inconsulto oppure è stata una sua

                        errata valutazione. Sa, guardando con la coda dell'occhio, ci si può anche sbagliare.

   Giuseppe:     No, no, cara signora. Suo marito stava proprio per sfilare il portafogli dalla tasca dei

                        calzoni di uno sfortunato passeggero.

   Rosina:         Se è così vuole dire che il licenziamento gli ha dato alla testa, poverino.

   Giuseppe:     Mi dispiace per lui.

   Rosina:         Ma come è possibile che un uomo fino a ieri integerrimo e per bene, possa                                    trasformarsi all'improvviso in mariolo?

   Giuseppe:     Uno, che è disoccupato, può anche avere strane reazioni.

   Rosina:         Ha già fatto la diagnosi?  Probabilmente mio marito soffre per il fatto che non può

25       

                        portare i propri soldi a casa per mantenere la famiglia.                                                                                

   Giuseppe :    E, non potendo portare quelli propri, ha deciso di portare a casa i soldi degli altri.

   Rosina:         La verità è che il progresso si è accanito contro di lui e la globalizzazione ha fatto  il    

                        resto.

   Giuseppe:     Stamani davanti al commissario, che lo interrogava, ha provato a giustificarsi                               dicendo che non ha saputo resistere alla tentazione di accarezzare quel portafogli                        pieno di soldi.

   Rosina:         Ah! Lo voleva solamente accarezzare?

   Giuseppe:     In realtà se ne voleva impossessare. Ha detto che, avendoci la moglie molto bella,                       che modestamente ha qualche pretesa, non ha visto altra via d'uscita.

   Rosina:         Povero amore mio, non ha visto altra via d'uscita......

   Giuseppe.     E, non trovando la via d'uscita, ha imboccato quella per finire dentro.

   Rosina:         Dentro, dove?

   Giuseppe      A Regina Coeli.

   Rosina:         In carcere? Accidenti! Lo hanno portato in carcere per avere sfiorato  il sedere ad un                   passeggero?

   Giuseppe:     Dalla parte dove c'era il portafogli, però.

   Rosina:         Allora era meglio se lo sodomizzava. Sono sicura che non gli avrebbero fatto niente.

   Giuseppe:     Ora gli toccherà di stare dentro per qualche anno.

   Rosina:         Ci vorrebbe un'amnistia.

   Giuseppe:     Chissà quando lo faranno un altro indulto?

   Rosina:         Ma lei è la pubblica accusa o uno iettatore? Chi ce l'ha  mandato da me?

   Giuseppe:     Nessuno. Ho preso io l'iniziativa di avvertirla del fattaccio, che ha avuto per                                protagonista suo marito,  perché in una certa misura, mi sento responsabile di ciò,                        che gli è accaduto, essendo stato io a gridare: al ladro, al ladro.

   Rosina:         Se è lecito saperlo perché ha gridato “ al ladro, al ladro ” ancor prima che si                                 verificasse il fatto?

   Giuseppe:     Per senso civico, signora. Suo marito si stava ingiustamente appropriando del                              portafoglio di un povero diavolo ed io ho reagito, come avrebbe fatto qualunque                                     cittadino onesto.

   Rosina:         Vorrei sapere cosa ci ha guadagnato lei a fare questo?

   Giuseppe:     Io? Niente.

   Rosina::        E no, caro signore, a questo mondo nessuno fa niente per niente.

   Giuseppe:     Ho agito in difesa della società degli onesti.

   Rosina:         Esiste ancora una società degli onesti?

   Giuseppe:     Pare di si anche se lei non ne è al corrente.

   Rosina:         E ne fa parte pure lei?

   Giuseppe:     Io come tanti altri, grazie a Dio. Se avessi però immaginato di fare un torto a lei e di                   procurarle un dispiacere, le giuro che mi sarei astenuto dal farlo.

   Rosina:         Si sarebbe, quindi, momentaneamente dimesso dalla società degli onesti per entrare a

                        fare parte di quella ben più ampia degli opportunisti? 

   Giuseppe.     Volevo solamente essere gentile con lei.

   Rosina:         Lei è troppo ruffiano. Prima mi pugnala alle spalle, facendo arrestare mio marito, e                      poi finge di esserne dispiaciuto per conquistarsi la mia benevolenza.

   Giuseppe:     Il mio dispiacere è sincero.

   Rosina:         Un dispiacere a scoppio ritardato, che arriva dopo avermi assestato un duro colpo a                     tradimento.

   Giuseppe:     Nella circostanza ho difeso una vittima innocente.

   Rosina:         E chi dei due era la vittima innocente? Una persona, che viene licenziata senza colpa

                        a cinquant'anni non è forse una vittima di questa società?

   Giuseppe:     Intendevo dire la parte più debole.

  26

Rosina:            Perché un uomo onesto che, spinto dalla disperazione, decide di mettersi a rubare,                      secondo lei è la parte forte? Cosa ne sa lei di quello che succede in una casa quando                   il capo famiglia perde il posto di lavoro? La vita dei  suoi componenti viene stravolta.

                        Bisogna cambiare le abitudini di vita, rinunciare ai progetti e nella mente dello                             sfortunato lavoratore si insinua il sospetto di essere un fallito.

   Giuseppe:     Non ci avevo mai fatto caso.

   Rosina:         La notte non si dorme, caro signore, non si dorme. Gli occhi non vogliono saperne di 

                        chiudersi e rimangono sbarrati al pensiero di come affrontare il nuovo giorno. Le                         tempie ti martellano come fossero due tamburi e nel buio della notte il cervello può 

                        elaborare soluzioni anche sorprendenti, fuori dalla logica normale. Cosa ne sa lei di

                        quello che passa nella mente di un lavoratore, che è stato licenziato?

   Giuseppe:     Il mio è stato un atto di amore.

   Rosina:         Ma non mi faccia ridere.

   Giuseppe:     Glielo giuro, signora, l'ho fatto solo per amore.

   Rosina:         Si fa presto a gridare: al ladro, al ladro ed a rovinare in un attimo la vita di un uomo,  

                        che faticosamente sta cercando di risalire la china con l'aiuto dei polpastrelli mentre

                        si trova sulle montagne russe.

   Giuseppe:     Non capisco cosa c'entrino i polpastrelli e le montagne russe con la decisione di                           mettersi a rubare.

   Rosina:         C'entrano, c'entrano, caro signore. Lei è mai stato sulle montagne russe?

   Giuseppe:     Qualche volta da bambino. Ricordo che mi ci accompagnava mio padre perché io            

                        avevo paura soprattutto di quelle ripide discese, che mi facevano rimanere senza                         fiato.                                                                                             

   Rosina:         Quelle salite e quelle discese, così ripide e pericolose, rappresentano gli alti e bassi                      della vita. Lo sapeva questo?

   Giuseppe:     Confesso di non averci mai fatto caso.

   Rosina:         Lei non ha mai fatto caso a nulla ma, per mia disgrazia, guardando con la coda                            dell'occhio, ha fatto caso a quello che non doveva vedere.

   Giuseppe:     Chiedo scusa, ma se le montagne russe rappresentano gli alti e bassi della vita, cosa                     rappresentano i polpastrelli?

   Rosina:         Quali polpastrelli?

   Giuseppe:     Poc'anzi, insieme alle montagne russe, lei ha citato i polpastrelli, lo ricordo                                   benissimo.

   Rosina:         Perché, lei non ha i polpastrelli?

   Giuseppe:     Certo che li ho, ma non vedo il nesso con le montagne russe, non vedo il nesso.

   Rosina:         Non vede il nesso?

   Giuseppe:     No, non lo vedo.

   Giuseppe:     Non lo vede perché si è rotto.

   Giuseppe:     Quando?

   Rosina:         Di preciso non lo so. So per certo, però, che mio padre per saperlo ha pagato trecento                  euro in contanti e senza regolare ricevuta ad un luminare della scienza.

   Giuseppe:     Giuro che non sto capendo niente.

   Rosina:         Cosa vuole capire lei, ombra che si dimena nello spazio......Forse è lei che ha ucciso                     la poesia.

   Giuseppe:     Io?

   Rosina:         Si, si. Lo sa lei che la conoscenza è mutilata perché nessuno  dice la verità, oppure                       pensa solamente a gridare al ladro, al ladro? Con il suo comportamento lei ha                             rovinato la mia esistenza.

   Giuseppe:     Suvvia, signora, non  si disperi, altrimenti mi fa stare male.

   Rosina:         Poverino, è anche tenero di cuore. Non ha pensato che con il suo senso civico                              avrebbe rovinato una famiglia?

   27

   Giuseppe:     Non ne ho avuto il tempo. Un riflesso condizionato mi ha fatto parlare ancor prima di

                        pensare.

   Rosina:         Ora mi dica lei come posso fare fronte a tutte le necessità avendoci anche il marito                      carcerato?

   Giuseppe:     Modestamente ci sono io, cara Rosina. Permette che la chiami così in confidenza?

   Rosina:         Mi chiami pure come vuole.

   Giuseppe:     La ringrazio.

   Rosina:         Come mai conosce il mio nome?

   Giuseppe:     L'ho saputo per caso qualche mese fa.

   Rosina:         Al pensiero che il mio povero Cecco è rinchiuso in una cella mi vengono i brividi.

   Giuseppe:     Non si preoccupi, Rosina. Per ogni male c'è un rimedio. Lasci fare a me. Se a lei non

                        dispiace io posso tornare domattina per cercare insieme la soluzione che fa al caso                       nostro.

   Rosina:         Perché dice al caso nostro?

   Giuseppe.     Volevo dire al caso vostro.

   Rosina.         Ah! Ora che ci penso, mi sembra di conoscerla. Lei non è per caso il proprietario              della drogheria, che c'è fra via Nomentana e Porta Pia?

   Giuseppe:     Per l'appunto. Mi presento: sono Giuseppe Scognamiglio di Pozzuoli, concittadino                      della magica Sophia, molto felice di fare la sua conoscenza (tenta  goffamente di                                  farle il baciamano e rimedia una manata in bocca da Rosina).

   Rosina:         Beato lei che è felice. Io mi chiamo Rosa Menichetti, maritata Altamura  e sono                          invece molto triste.

   Giuseppe:     Io conoscevo già il suo cognome.

   Rosina:         Lei è forse un indovino?

   Giuseppe:     Niente affatto, signora.

   Rosina:         Allora è sicuramente un paraculo. Ma lei ci è o ci fa?

   Giuseppe:     Non mi giudichi male, cara Rosina. Lei non lo sa ma io, vedendola passare con la                        coda dell'occhio quasi tutte le mattine davanti al mio negozio, mi sono spesso                          domandato come avrei potuto fare per poterla avvicinare.

   Rosina:         Ma lei guarda sempre con la coda dell'occhio?

   Giuseppe:     No. E' solo un modo di dire.

   Rosina:         Ah! Credevo che fosse strabico.

Giuseppe:        Ma, datosi che questa notte mi si è presentata l'occasione giusta per parlarle a tu  per                   tu, voglio dirle a cuore aperto e senza falsa        reticenza che per me lei è l'ottava                              meraviglia del creato ed io non mi stanco mai di ammirarla.

   Rosina:         La ringrazio per i complimenti ma converrà con me che in questo contesto sono                           alquanto inopportuni.

   Giuseppe:     (Afferra  improvvisamente Rosina, cingendole la vita con un braccio)Rosina, non                         meniamo il can per l'aia........

   Rosina:         ( Sorpresa). La prego, signor Giuseppe!(Cerca di svincolarsi ). Lasci in pace il cane                     e tenga le mani al posto suo.

   Giuseppe:     Sono due anni che le muoio dietro nella speranza che mi dia campo ed ora, che ho la

                         possibilità di farlo, voglio dirle chiaramente che sono innamorato pazzo di lei.

   Rosina:         Innamorato pazzo o pazzo innamorato di me?

   Giuseppe:     Innamorato e pazzo di lei.

   Rosina.         ( Lusingata). Lei mi prende alla sprovvista, caro signore, datosi che io sono una                           persona onesta e non me la sento di tradire il mio consorte senza un plausibile                              motivo.

  Giuseppe:      Se non ci sono pregiudizi contrari da parte sua il motivo, stia tranquilla, lo troviamo.                   A lei piacciono, per esempio, i gioielli, le pellicce, gli abiti firmati, le comodità........?                               

28

   Rosina:         Certo che mi piacciono. Ma questa è un'altra faccenda.

   Giuseppe:     Eh, no! Cara la mia Rosina. Questo potrebbe essere un valido motivo per dare l'addio                 al marito disoccupato, che non può più soddisfare i desideri di una bella donna come                     lei e che si è fatto addirittura carcerare.

   Rosina:         Oh! Giuseppe Scognamiglio di Pozzuoli......

   Giuseppe:    Concittadino della magica  Sophia....

   Rosina:         Lasci perdere questi discorsi, per favore. Io sono molto addolorata per quello, che è                    successo a mio marito e non ho l'animo per pensare a queste cose.

   Giuseppe:     Mi dica almeno che in futuro ci potranno essere per noi giorni migliori.

   Rosina:         Io me lo auguro ma in un senso diverso da quello che crede lei.

   Giuseppe:     Mi dia almeno la speranza.

   Rosina:         Coltivi pure la speranza.

   Giuseppe:     Allora io spero.

   Rosina:         Speri, speri. Ad essere sincera in questi ultimi tempi mi sono accorta di qualcosa. Mi 

                        ha colpito il suo modo di guardarmi ogni volta che la incontravo, ma non credevo che

                        arrivasse a tanto.

   Giuseppe:     Forse sono stato troppo invadente?

   Rosina:         Io sono una donna sposata.

   Giuseppe:     Lo so.

   Rosina:         La prego perciò di tenerne conto e di lasciarmi in pace.

   Giuseppe:     Non posso, cara Rosina.

   Rosina:         Io non sono una donna facile, che si concede al primo venuto, quindi, la invito a non

                        oltrepassare i limiti del buon gusto ed a rispettare il mio dolore. Ora mi lasci sola per

                        favore. Ho bisogno di riordinare le idee.

   Giuseppe:     Farò come lei desidera, signora. Quanto prima, però, ritornerò a farle visita, lo                             prometto. Buona notte.( Tenta di farle il baciamano e rimedia un altro buffetto sulla

                        bocca).

   Rosina:         Vergine Santa, che nottata! Me lo sentivo che era accaduta qualcosa di grave. Ora                       sono stanca ed avrei bisogno di dormire, ma non ho voglia di andare a letto da sola.                Che guaio, che guaio,Vergine Santa! ( Mentre dice queste cose si toglie il vestito ed                       indossa una vestaglietta. Poi si lascia cadere sulla poltrona e piano piano si                                    addormenta. Le luci si attenuano e, per un attimo, si spengono. Si riaccendono le                      luci e fa di nuovo giorno ).

Scena seconda

                                  

                   ( Rosina e Spampinato )             .    

                       

                        ( Il campanello di casa suona insistentemente. Rosina si sveglia. E' un po' stordita,  

                        sbadiglia e, prima di rendersi conto che deve andare ad aprire la porta d'ingresso,                       impiega un po' di tempo).

   Rosina:         Chi è?

   Voce:            Polizia.

   Rosina:         Polizia? ( Apre la porta ).

   Spampinato: (Entra ). Sono il brigadiere Spampinato del Commissariato di piazza San Silvestro.

   Rosina:         Prego, si accomodi. Mi scusi se la ricevo in disordine, ma mi sono svegliata proprio                     in questo momento. Mi ero appoggiata sulla poltrona e mi sono addormentata.

   Spampinato: Mi dispiace di averla disturbata.

   Rosina:         Ho passato una terribile nottata ed ho ancora un forte mal di testa.                          

   Spampinato: Forse ha già saputo quello che è successo a suo marito?

   Rosina:         Lei come fa a saperlo?

29  

   Spampinato: Sono venuto  per comunicarle ufficialmente che ieri mattina abbiamo arrestato suo                      marito.

   Rosina:         Lo ha arrestato lei personalmente?

   Spampinato: Si, e ne sono molto addolorato.

   Rosina:         Ecco un altro, che è dispiaciuto......

   Spampinato: Come dice, signora?

   Rosina:         Se le dispiaceva perché lo ha arrestato?

   Spampinato: Non potevo derogare al mio dovere di tutore della legge.

   Rosina:         Ah! Credevo che lo avesse fatto per dovere civico pure lei.

   Spampinato: Signora, volevo informarla che, dopo l'interrogatorio di garanzia da parte del giudice 

                        istruttore, lei potrà chiedere di incontrare in carcere suo marito.

   Rosina:         La ringrazio, brigadiere.

   Spampinato: Mi chiami pure Spampinato, bando alle formalità. Sarebbe opportuno inoltre                                           provvedere alla nomina di un avvocato di fiducia, perché ritengo che suo marito ne

                        abbia proprio bisogno.

   Rosina:         Grazie del consiglio.

   Spampinato: Se vuole posso farle il nome di qualche principe del foro.

   Rosina:         Lei è molto gentile, brigadiere.

   Spampinato; Spampinato, Spampinato. Mi chiami pure Spampinato. Lei ora si deve fare coraggio,

                        cara signora, per affrontare la cosa con decisione.

   Rosina:         Le assicuro che ci proverò a farlo.

   Spampinato: Brava. Io cercherò di starle vicino in questa sfortunata evenienza.

   Rosina:         La ringrazio.

   Spampinato: E se le fa piacere verrò a farle visita anche in futuro.

   Rosina:         Da quando in qua le forze dell'ordine sono così disponibili ad aiutare i cittadini, che                   si trovano in difficoltà?

   Spampinato: Per lei farei questo ed altro, cara signora.

   Rosina:         Ho capito, è un mio privilegio personale.

   Spampinato: Devo dirle in confidenza che aveva ragione suo marito.

   Rosina:         A che proposito?
   Spampinato: Rispondendo alle domande del commissario, suo marito ha detto di avere una moglie

                        molto bella.

   Rosina:         Grazie per il complimento, ma non credo di meritarlo specialmente nella condizione

                        in cui mi trovo in questo momento (indica la vestaglia che porta addosso).

   Spampinato: Anche in vestaglia lei è bellissima, signora.

   Rosina:         Lei è molto gentile.

   Spampinato: Mi immagino come sarà quando se la toglie, ah, ah! (ride ).

   Rosina:         E' anche spiritoso il nostro brigadiere.

   Spampinato: Una donna giovane e carina come lei, sola, esposta a tutti i venti, ha bisogno di

                        qualcuno che la protegga.

   Rosina:         So proteggermi anche da sola, non si preoccupi, brigadiere.

   Spampinato: Spampinato, mi chiami pure Spampinato. Comunque, se avesse bisogno di me, sa

                       dove trovarmi.

   Rosina:         La ringrazio ancora una volta per la sua disponibilità.

   Spampinato: A proposito, ci verrebbe questa sera a mangiare una pizza insieme a me?

   Rosina:         Mi dispiace, brigadiere, ma non ho lo spirito adatto per stare a conversare con uno         

                        sconosciuto.

   Spampinato: Potrebbe essere un'occasione per conoscerci. Da cosa nasce cosa. Che ne dice lei?

   Rosina:         Dico che gli uomini siete tutti uguali ed avete un solo pensiero nella testa, ma spesso

                        mancate di tatto. Non ci sapete fare con le donne, forse perché non le conoscete a

                        sufficienza. Più che persone galanti sembrate spesso degli avvoltoi, che si buttano a       

30

                        capofitto sulla preda. Comunque la ringrazio per le utili informazioni che mi ha dato

                        e la prego di portare i miei saluti alla sua gentilissima consorte.

   Spampinato: Lei conosce per caso mia moglie?

   Rosina:         Oh, no, non si metta paura, brigadiere.

   Spampinato: ( Tira un sospiro di sollievo) Mi pareva.

   Rosina:         Ma un giorno o l'altro potrebbe anche accadere di conoscerci, non è vero? (Rosina          accenna  un sorrisino malizioso ). Comunque vada tranquillo, brigadiere, e si faccia     vedere quando vuole. Per le forze dell'ordine la porta di casa mia è sempre aperta.

   Spampinato: Ai suoi ordini, signora (Saluta sbattendo i tacchi ed esce ).

Scena terza

( Rosina ed Emma )

   Rosina:         Che tipo! Sembrava quasi una brava persona.

   Emma:          ( Entra ) Rosina, figlia mia, cos'è successo? Ho visto uscire un uomo in divisa da            casa tua. Hai avuto notizie di Cecco?

   Rosina:         Si, mamma, purtroppo le ho avute. Ieri sera, mentre parlavo al telefono con te, ho           sentito suonare il campanello, ti ricordi?

   Emma;          Si, me lo ricordo.

   Rosina:         Ho aperto la porta e chi ti ho visto?

   Emma:          Chi hai visto?

   Rosina:         Ho visto un uomo tutto vestito di bianco......

   Emma:          Un fantasma?

   Rosina:         No. Sembrava un fantasma ma invece era un uomo  in carne ed ossa, che mi ha   portato notizie di Cecco.

   Emma:          Che notizie?

   Rosina:         Brutte, mamma, brutte notizie, anzi bruttissime.

   Emma:          Cecco è scappato con un'altra donna?

   Rosina:         Magari!

   Emma:          E' stato investito da un autobus?

   Rosina:         Peggio, mamma, peggio. La polizia lo ha  arrestato mentre sull'autobus tentava di           sfilare il portafogli dalla tasca dei pantaloni di un ignaro passeggero.

   Emma:          Oh, Madonna mia, è incredibile! Un ragioniere, che si mette a fare di queste cose           dopo una vita onorata di contabile.......

   Rosina:         Da non crederci.

   Emma:          Ma sei sicura?

   Rosina:         All'inizio sembrava che avesse intenzione di ....sodomizzare il passeggero, poi...però 

                        improvvisamente ha cambiato idea e si è diretto verso il suo portafogli. Questo mi ha

                        riferito l'uomo vestito di bianco, testimone oculare.

   Emma:          Che uomo strano tuo marito. Prima ha fatto le prove pratiche con il manichino, poi     

                        ha tentato di sodomizzare un passeggero.....Rosina, forse aveva ragione tuo padre:         Cecco è passato all'altra sponda!

   Rosina:         La faccenda è molto più grave. Il povero Cecco da            ieri mattina sta in galera.

   Emma:          In galera? Chi è questo signore, che ti ha portato la brutta notizia?

   Rosina:         Tu forse lo conosci. E' il proprietario della drogheria, che c'è fra via Nomentana e           Porta Pia. Ce l'hai presente. ?

   Emma:          Si, si, ho capito di chi stai parlando . Quello tiene un sacco di soldi, figlia mia.

   Rosina:         Ma è anche tanto goffo. Pensa che nel darmi la notizia dell'arresto di mio marito ha 

           31        

                        approfittato per farmi sapere che è innamorato pazzo di me.

   Emma:          Questa è una buona notizia, figlia mia.

   Rosina:         Mamma, la notizia più importante è che Cecco è stato arrestato.

   Emma:          Ho capito, ho capito. Ma a volte si chiude una porta e si spalanca un porticato....

   Rosina:         Ed è stato proprio il droghiere a farlo arrestare, gridando a squarciagola: al ladro, al        ladro.

   Emma.          Forse lo ha fatto perché è innamorato?

   Rosina:         Di Cecco?

   Emma:          No. Di te.

   Rosina:         Può anche darsi. Ha detto che non aveva mai avuto il coraggio di farmelo sapere.

   Emma:          Chi li capisce questi uomini. Quando devono dire qualcosa di carino hanno sempre  

                        paura di sbagliare. Anche tuo padre.......

   Rosina:         A proposito, hai avuto notizie di papà?

   Emma:          Non ha più fatto sapere nulla quello stolto.

   Rosina:         Nemmeno una cartolina, una telefonata?

   Emma:          Niente di niente. Ha fatto perdere le sue tracce per andare a cercare la conoscenza          insieme a quell'altro rimbambito come lui.

   Rosina:         L'aveva detto che un giorno o l'altro avrebbe fatto una pazzia e ora l'ha fatta..

   Emma:          Il giorno che si farà sentire troverà una sorpresa.

   Rosina.         E' un timore o una speranza?

   Emma           Chi di speranza campa disperato  muore, figlia mia..

   Rosina:         Da ragazza io avevo la speranza di diventare un giorno ricca, te lo ricordi?

   Emma:          Me lo ricordo.

   Rosina:         Ora ho invece la certezza di essere ritornata povera e di avere anche il marito       carcerato.

   Emma:          Fatti coraggio, figlia mia. Tempo e maltempo non dura sempre lo stesso tempo.

   Rosina:         ( Si sfila la fede dal dito ) Mamma, mi dovresti fare il favore di vendere questa fede.

   Emma:          Vendere la fede, ti sei ammattita?

   Rosina:         Lo so, dicono che vendere la fede porta male, ma  peggio di così non mi può andare.

   Emma:          Farò come tu vuoi. ( Prende in consegna la fede e la mette dentro la borsetta ).

   Rosina:         Ora va' perché io mi devo fare bella. Il droghiere mi ha promesso che stamattina mi        verrà a trovare.

   Emma:          Fai bene a non perdere l'occasione. Chi è causa del suo male..... ( esce).

Scena quarta

( Rosina e Romolo )

                        ( Rosina si prepara a ricevere la visita del droghiere. Si toglie la vestaglia,indossa            un abito elegante, si dà  un po' di cipria sul viso e ravvia i suoi capelli. Poi si dà     sulle labbra un rossetto rosso fuoco. Invece del droghiere arriva, però Romolo, il   maestro).

   Romolo:        ( Entra con un atteggiamento compunto ed impacciato, tormentandosi le mani ).E'          permesso? ( E, prima ancora che Rosina possa dire qualcosa) Signora  Rosina, sono

                        molto dispiaciuto per quello che è successo a suo marito. E' stata una notizia       tremenda.

   Rosina:         Lo avete saputo pure voi?

   Romolo:        Le brutte notizie arrivano prima di quelle buone, cara signora.

   Rosina:         E' proprio vero, caro maestro.

   Romolo:        Io ho fatto di tutto per aiutarlo in un momento di difficoltà, ma purtroppo le cose           non sono andate per il verso giusto.

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   Rosina:         E, no. Non sono andate per il verso giusto......

   Romolo:        Ed ecco le conseguenze. Quanto mi dispiace, signora Rosina, quanto mi dispiace.......

   Rosina:         Lacrime di coccodrillo. Io le avevo chiesto di dargli un buon consiglio non di

                        insegnargli a fare il mariolo.

   Romolo:        Quale altro consiglio avrei potuto dargli nelle condizioni in cui si trovava? Mi creda,

                        signora Rosina, mi piange il cuore nel saperlo carcerato. Una persona così brava, intelligente, un ragioniere......Ma questa è la vita, che ci vogliamo fare?

   Rosina:         Che ci vogliamo fare?

   Romolo:        Quando uno è sulle montagne russe non ha altra scelta: o bere o affogare. Cecco ha

                        voluto bere ed è affogato in un bicchiere d'acqua.

   Rosina:         Allora la colpa è delle montagne russe?

   Romolo:        Proprio così. Cecco mi aveva detto di avere urgente bisogno di guadagnare qualcosa

                        per fare fronte alle esigenze della famiglia ed io gli ho consigliato la strada più    breve.....

   Rosina:         La strada più breve per andare in galera.

   Romolo:        Quella di finire in galera era solo un'eventualità non una certezza, signora mia.

   Rosina:         Solo un'eventualità.....

   Romolo:        Se non si fosse messo di mezzo quel tale Giuseppe Scognamiglio di Pozzuoli sono 

                        certo che l'avrebbe fatta franca.

   Rosina:         Lei lo conosce?

   Romolo:        Di vista. So solamente che ha una drogheria fra via Nomentana e Porta Pia.

   Rosina:         Anche lei lavora nel ramo della pelletteria tascabile, vero?

   Romolo:        Diciamo che vivo anch'io di espedienti. Mi industrio come posso per sbarcare alla 

                        meno peggio il lunario.

   Rosina:         Facendo il borseggiatore itinerante?

   Romolo:        Si. Anche. Ma più che altro do consigli a chi me li chiede, previa un modesta       ricompensa. Consigli, presagi, avvertimenti.....Se lei avesse bisogno di qualche     consiglio, non faccia complimenti. Sono a sua completa disposizione.

   Rosina:         La ringrazio ma, se decidessi di andare a finire in galera, saprei come fare anche senza i suoi consigli.

   Romolo:        Lei mi vuole mortificare per quello, che è successo a suo marito? Ma io le assicuro          che non ho colpa. Cosa ci vuole fare? Questa è la vita.

   Rosina:         Questa è la vita?

   Romolo:        Mors tua....vita mea. Questa è la vita......questa è la vita..........( esce ).

   Rosina:         ( Rimasta sola ).Accidenti alla miseria.

                                                            

                                                                     Scena quinta                                                                                                                                                                                                                          

                                                              ( Rosina e Giuseppe )                                                                                                                              

   Giuseppe:      (Entra).Eccomi....... Come vede, cara Rosina, ogni promessa è un debito per       Giuseppe Scognamiglio di Pozzuoli. Sorpresa?

   Rosina:          Se devo essere sincera mi aspettavo da un momento all'altro la sua visita.

   Giuseppe:      Mi aspettava?

   Rosina:          Si, l'aspettavo.

   Giuseppe:      Era....impaziente?

   Rosina:          No. Ma me l'aspettavo.

   Giuseppe:      Cosa stava facendo di bello?

   Rosina:          Mi stavo  preparando mentalmente all'incontro in carcere con mio marito.

   Giuseppe:      E' la prima volta che le capita di dovere entrare in un carcere?

   Rosina:          Si. Non ci sono abituata. Per questo sono  preoccupata.

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   Giuseppe:      La comprendo, cara Rosina. Per una signora come lei dev'essere una cosa parecchio

                         imbarazzante.

   Rosina:          Cercherò di mascherare per quanto possibile il mio imbarazzo.

   Giuseppe:      Come se lo immagina lei un carcere?

   Rosina:          Boh! Me lo immagino....come una serie infinita di cancelli chiusi a chiave, che si            susseguono l'uno all'altro in lunghi corridoi semibui, sui quali si affacciano celle           umide, maleodoranti e sovraffollate di poveri disgraziati, che hanno commesso

                         qualche errore......

   Giuseppe:      E che la società ha giustamente emarginato.

   Rosina:          Ma quanti di coloro, che sono là rinchiusi, hanno avuto la possibilità di non cedere

                         alla tentazione di fare per una volta il delinquente?

   Giuseppe:      Lei ha troppa comprensione per quella gente.

   Rosina:          Quando l'ho conosciuto Cecco era una persona onesta. Lavorava come contabile in       una grande azienda di trasporti e nulla faceva presagire una fine tanto ingloriosa.        Quel licenziamento lo ha profondamente scosso.

   Giuseppe:      La scelta di delinquere non era, però, obbligata?

   Rosina:          Ma chi può sapere cosa passa  per la mente di un lavoratore licenziato?

   Giuseppe:      Io credo che avverta un forte senso di frustrazione.

   Rosina:          Oppure di ribellione nei confronti della società. Io credo che questo sia il sentimento

                         che conduce alle devianze anche persone miti e profondamente oneste.

   Giuseppe:      Pensa che sia accaduto questo a suo marito?

   Rosina:          Lo temo. Comunque siano andate le cose ora lei mi deve aiutare.

   Giuseppe:      Sono a sua disposizione.

   Rosina:          Dobbiamo fare in modo che mio marito venga assolto.

   Giuseppe:      Come?

   Rosina:          Facendolo innanzitutto difendere da un principe del foro.

   Giuseppe:      La spesa sarà ingente.

   Rosina:          E lei, che ci sta a fare?

   Giuseppe:      Se con me sarà gentile......potrei accollarmi io tutta la spesa.

.  Rosina:          Se è così glielo prometto.

   Giuseppe:      Mi darebbe in anticipo un bacetto ?

   Rosina:          Mi dispiace ma ho le labbra ancora fresche di rossetto.

   Giuseppe:      Allora rimandiamo tutto a domani sera?

   Rosina:          Si, rimandiamo a domani sera.

   Giuseppe:      Spero di portarle notizie buone per suo marito. (Esce ).

CALA IL SIPARIO  

                                                                                                                                                        

                                                                                                                                                                                                                             

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Quadro secondo

   Scena sesta 

                                          

                                                                 (  Rosina ed Emma )                            

                                                          

                         (Madre e figlia sono già in scena ).

   Rosina:          Il permesso lo avevo per le tre del pomeriggio ma non ce l'ho fatta ad aspettare in          casa. Perciò sono uscita molto presto e sono andata a piedi fino a Regina Coeli.

   Emma:           Ti sarai stancata, povera figlia mia?

   Rosina:          A dire la verità non ho fatto caso alla stanchezza. Camminavo, pensierosa, in mezzo

                         a tanta gente allegra, sorridente.....e non mi rendevo conto come mai questa città,

                         amica e generosa con tutti, avesse riservato a me questo dolore. Quando sono giunta     sul lungotevere mi sono fermata, mi sono appoggiata alla spalletta e per qualche

                         minuto sono rimasta lì a meditare sulla mia sventura. Ho guardato dall'alto il fiume,

                         che scorreva lento, ed a lui ho confidato le mie pene e la speranza di ritornare a

                         vivere contenta una volta superato questo guaio.

   Emma:           Povera figlia mia, che patimento.

   Rosina:          Poi ho fatto quattro passi intorno all'isolato per perdere un altro po' di tempo ed            all'ora giusta ho bussato al portone principale della galera.           

   Emma:           Ad ascoltare queste cose mi viene la pelle d'oca.

   Rosina:          Appena sono entrata, mi sono sentita addosso gli occhi di tutti i secondini ed ho           provato un grave disagio.

   Emma:           Come darti torto, gioia mia.

   Rosina:          Per l'emozione mi tremavano le gambe e sono inciampata parecchie volte. Per     fortuna, aiutata da uno di loro, ho raggiunto finalmente il parlatorio.

   Emma:           E Cecco dove era?

   Rosina:          L'attesa è stata lunga e mi pareva che non finisse mai. Quando ho sentito che

                         il rumore dei passi si faceva via via più vicino, ho fatto un respiro più profondo 

                         per controllare la mia emozione.

   Emma:           Hai fatto bene altrimenti Cecco si sarebbe potuto impressionare.

   Rosina:          Il colloquio, in uno squallido locale scarsamente illuminato, si è svolto alla presenza

                         di una guardia carceraria ed è stato per ambedue molto penoso.

   Emma:           Me lo immagino...... con quella guardia fra i piedi.....

   Rosina:          All'inizio ci siamo guardati negli occhi ma nessuno di noi due aveva il coraggio di         fare la prima mossa. Ad un tratto Cecco ha rotto il silenzio e mi ha detto di        essere pentito di avere imboccato quella brutta strada.

   Emma:           Meno male che si è ravveduto.

   Rosina:          Mi ha detto di volere tornare presto ad essere quel galantuomo, che era prima ed io

                         ho cercato di consolarlo.

   Emma:           Brava. Dovete guardare sempre avanti perché la vostra è stata solamente una     disgrazia.

   Rosina:          Una disgrazia che si poteva però evitare. Al momento dei saluti non ho avuto     nemmeno il coraggio di abbracciarlo ed a stento ho trattenuto le lacrime.

   Emma:           E' stato un calvario non un incontro.

35  

   Rosina:          Mentre procedevo verso l'uscita, mi mordicchiavo le labbra per non cedere alla   commozione ed appena ho superato l'ultimo cancello, mi sono messa a piangere      senza ritegno.

   Emma:            E' stato un  pianto liberatorio....

   Rosina:           E' stato il pianto della prigione.

   Emma:            Hai già pensato come affrontare questo difficile passaggio della tua vita?

   Rosina:           Il droghiere mi ha regalato qualche gioiello ed io ho provveduto subito a rivenderlo      per procurarmi un po' di soldi.

   Emma:            Speriamo che non se ne accorga.

   Rosina:           Finora sono riuscita a farla franca. Anzi l'altro giorno mi ha promesso di accollarsi         tutte le spese del processo e di fare difendere Cecco da un bravissimo avvocato. 

   Emma:            Questa è una grazia di Dio, cara Rosina.

   Rosina.           Tu dici che è una grazia di Dio?

   Emma:            E come no?

   Rosina:           Veramente il droghiere vorrebbe che la grazia gliela facessi io.

   Emma:            Beh! Una mano lava l'altra.....Così va il mondo e non possiamo farci meraviglia.

   Rosina:           Così va il mondo?

   Emma:            Così. Importante che tu raggiunga lo scopo di fare uscire dal carcere tuo marito.

   Rosina:           Così va il mondo?

   Emma:            Queste cose per fortuna non lasciano traccia.

   Rosina:           Non ti facevo così evoluta, mamma.

   Emma:            Ti prego, non andiamo oltre. Dirti questo per me è già molto penoso.

   Rosina:           So io come fare. Non stare in pena per me.

   Emma:            Che Dio ti illumini figliola. Ora è meglio che io vada.( Esce asciugandosi gli occhi  

                          con un fazzoletto e soffiandosi il naso per mascherare la sua commozione).

Scena settima

(Rosina e Giuseppe )

   Giuseppe:       ( Entra portando un pacchettino che tiene sospeso in aria con due dita)Sorpresa! Ti       ho portato in regalo un piccolo gioiello e spero questa volta di vedertelo indossare.

   Rosina:           Ti sembra questo il momento di esibire  i nostri sentimenti e di fare sfoggio di    gioielli?

   Giuseppe:       Spero che tu lo voglia almeno accettare come un mio dono d'amore.

   Rosina:           Lo accetto, lo accetto, non ti preoccupare.

   Giuseppe:       ( Le consegna il regalo ) Quando mi consentirai finalmente di giacere a letto      insieme a te?

   Rosina:           Un poco di discrezione, Santo Iddio! Ti sembra questo il momento giusto per    parlare di certe cose?

   Giuseppe:       Io sono impaziente perché muoio dalla voglia di spogliarti con le mie stesse mani.

   Rosina:           Ascoltami bene, Giuseppe Scognamiglio di......

   Giuseppe:       Di Pozzuoli......

   Rosina:           Tu ti devi dare una calmata. Altrimenti......

   Giuseppe:       Altrimenti?

   Rosina:           Altrimenti sarò costretta a prendere qualche doloroso provvedimento.

   Giuseppe:       Va bene, va bene. Farò come tu dici. Prometto che saprò aspettare il momento   giusto. 

    Rosina:          Ecco, così mi piaci.

   Giuseppe:       Sappi, però, che io sono deciso a non mollare.

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   Rosina:           Bravo! Tu non devi mollare. Se avrai costanza e pazienza alla fine del processo sarai premiato ed avrai tutto quello, che abbiamo pattuito.

   Giuseppe:       Tutto, tutto?

   Rosina:           Tutto.

   Giuseppe:       Con i tempi della giustizia italiana c'è poco da essere ottimisti, però.

                          ( Squilla il telefono e Rosina va a rispondere )

   Rosina:           Pronto? Oh, carissimo brigadiere, che coincidenza fortunata! No, no, non disturba                           affatto......Avevo in mente di chiamarlo per chiedergli un consiglio sul da farsi, perché da sola non riesco a districarmi in questa vicenda tanto ingarbugliata, nella 

                          quale è coinvolto mio marito. No, no...Perché? Mi scusi, ma invece di trovarci

                          al ristorante, non sarebbe meglio che lei facesse un salto a casa mia? Come dice?....       Certo che sono sola, anzi solissima. Si, si...tutta per lei, brigadiere, non si preoccupi.

                          Nessun terzo incomodo, stia tranquillo. L'aspetto in casa mia fra cinque minuti. (Abbassa la cornetta).

   Giuseppe:       (Ha seguito con evidente disappunto la telefonata di Rosina ). Chi era?

   Rosina:           Il brigadiere Spampinato del Commissariato di piazza San Silvestro.

   Giuseppe:       Cosa voleva da te questo fregnone?

   Rosina:           Mi stai facendo per caso un interrogatorio?

   Giuseppe:       Scusa, hai detto di essere sola, anzi solissima. Avrò pure il diritto di sapere perché         lo hai detto, visto che ci sono anch'io in questa casa?

   Rosina:           Ho detto di essere sola perché fra poco tu andrai via, caro.

   Giuseppe:       Andrò via? Io veramente ero venuto........

   Rosina:           Ah, ah, ah, mi raccomando, non una parola di più altrimenti........

   Giuseppe:       O K, vado subito via.

   Rosina:           Fammi un favore: va' dall'avvocato e chiedi  se ha presentato l'istanza al Tribunale         della libertà per la concessione degli arresti domiciliari.

   Giuseppe:       Vado e......torno subito.

   Rosina:           No, caro. Va' e fai pure con calma. Hai capito? Con calma.....con molta calma.......

   Giuseppe:       Farò come tu vuoi ( esce ).

   Rosina:           Mamma mia, quanto è diventato appiccicoso questo droghiere! Mi sa tanto che sia        un po' geloso.(Si dà una passata di rossetto sulle labbra e mette ordine nella        stanza).

Scena ottava

         ( Rosina e Spampinato )       

 

   Spampinato:   ( Entra ). Eccomi, sono a sua completa disposizione.

   Rosina.           ( Nota che il brigadiere indossa un vestito scuro e la cravatta) Com'è elegante    questa sera! Complimenti. Sembra pronto per convolare a nozze.

   Spampinato:   ( Lusingato, si dà un'aggiustatina al nodo della cravatta, una lisciatina ai capelli            e, con atteggiamento di sufficienza..) Capisco la sua impazienza, ma sarebbe meglio        procedere per gradi, mia bella signora.

   Rosina:           Giustissimo. Allora senta, caro Spampinato, mi ha detto l'avvocato che, per avere          buone possibilità di fare uscire l'imputato di galera, sarebbe necessario alleggerire la

                          sua posizione processuale. Mi sono spiegata?

   Spampinato:   S riferisce naturalmente alla posizione processuale di suo marito?

   Rosina:           Come ha fatto a capirlo? Lei è un mago, Spampinato.

37  

   Spampinato:   E' l'esperienza che mi aiuta.

   Rosina:           Spero che non sia sorpreso?

   Spampinato:   Veramente me l'ero immaginato.

   Rosina:           Allora, è disposto a fare la sua parte?

   Spampinato:   Mi sembra che lei corra un po' troppo, cara signora.

   Rosina:           Perché ?

   Spampinato:   Prima di risponderle vorrei analizzare bene il caso, conoscere le condizioni.......

   Rosina:           Quali condizioni?

   Spampinato:   Le condizioni.

   Rosina:           Mi risponda: si o no?

   Spampinato:   Non sia precipitosa. Sa come si dice in questi casi?

   Rosina:           Come si dice?

   Spampinato:   Una mano.... lava l'altra. Perciò dipende tutto da lei, dalla sua disponibilità......

   Rosina:           Ho capito.

   Spampinato:   Parlare chiaro è bello assai.

   Rosina:           Bene. Allora, patti chiari ed amicizia lunga, d'accordo?

   Spampinato:   Così va meglio.

   Rosina:           Quello che è giusto, è giusto. Se lei mi aiuterà a fare uscire mio marito dalla galera,  

                          a risultato conseguito, avrà la dovuta ricompensa.

   Spampinato:   Siamo sicuri?

   Rosina:           Parola di Rosina.

   Spampinato:   Così mi piace lei. Bella, spregiudicata, sicura di sé, senza peli sulla lingua......

   Rosina:           Il fine giustifica i mezzi, caro Spampinato.

   Spampinato:   Ci penso io a fornire al giudice istruttore un appiglio giuridico per favorire         l'imputato.

   Rosina:           Sarebbe opportuno che la vittima ritrattasse o modificasse la sua originaria         deposizione.

   Spampinato:   Lasci fare a me, cara Rosina. Gli consiglierò di dire che si è sentito appena sfiorare        il sedere ma di non essere certo che l'imputato volesse rubargli il portafogli.

   Rosina:           Ecco, bravo. Di non essere certo......

   Spampinato:   D'altra parte come poteva vederlo se era girato di spalle?

   Rosina:           Eh, già. Come poteva vederlo?

   Giuseppe:       ( Entra, non visto da nessuno dei due, giusto in tempo per ascoltare le ultime frasi          di quel colloquio riservato ).

   Spampinato:   Non poteva vederlo. Poteva solo sentirlo.

   Rosina:           E' logico. Poteva solo sentirlo.

   Spampinato:   E' logico. E non sarebbe successo niente se non ci fosse stato quello stronzo del            droghiere, che si è messo a gridare: al ladro al ladro, ancor prima che il reato fosse     compiuto.

   Rosina:           Ancor prima che il reato fosse compiuto....

   Giuseppe:       ( Molto risentito )Stronzo sei tu, che senza avere visto niente,hai arrestato l'imputato

                          soltanto perché io ho gridato: al ladro, al ladro. E se io per caso mi fossi sbagliato?

   Rosina:           E se lui per caso si fosse sbagliato? Se, guardando con la coda dell'occhio, si fosse       

                          confuso?

   Giuseppe:       Metti caso che io mi sia confuso tu, senza nemmeno pensarci sopra, avresti arrestato

                          un innocente?

   Rosina:           Avrebbe arrestato un innocente?

   Spampinato:   Io mi sono fidato della sua parola.

   Giuseppe:       Io potevo avere mille motivi per gridare: al ladro, al ladro ma tu avresti dovuto fare

                          una verifica prima di arrestare il presunto malfattore.

   Rosina:           Il presunto malfattore, ha detto bene. Ma voi due vi conoscete?

38  

   Spampinato:   ( Guarda Giuseppe ed esita a rispondere )Beh, in un certo senso......

   Rosina:           Vi conoscete, si o no? 

   Spampinato:   Si. ( Si estranea  momentaneamente dalla discussione ).

   Giuseppe:       Ma solo da poco tempo.

   Rosina.           Maledetto droghiere, dì la verità: tu hai fatto arrestare mio marito per avere campo        libero con me?

   Giuseppe:       L'ho fatto per amore. Confesso il mio misfatto.

   Rosina:           Come hai fatto per sorprenderlo in azione?

   Giuseppe:       L'ho pedinato. Sapevo che quella mattina avrebbe iniziato il suo nuovo lavoro sul                           Sessantaquattro nero per San Pietro.

   Spampinato:   Lo sapeva. Ed appena è riuscito a farlo arrestare, è corso subito ad incassare la  cambiale, il signorino. Hai avuto troppa fretta, caro Giuseppe.

   Giuseppe:       Io? E tu come mai ti sei precipitato per raccogliere un frutto, che non era maturo?

   Spampinato:   Non ho saputo resistere alla tentazione.

   Rosina:           Quale tentazione?

   Giuseppe:       Spampinato non ha rispettato i patti.

   Rosina :          Quali patti? Fatemi capire, disgraziati.

   Giuseppe:       I patti.

   Rosina:           Ma allora vi eravate messi d'accordo per rovinare mio marito? Chi di voi due ha           

                          avuto questa cattiva idea?

   Giuseppe:       Nessuno dei due.

   Rosina:           Vergognatevi! Non avete nemmeno il coraggio di confessare le vostre malefatte.

   Spampinato:   L'idea non è stata nostra mi creda, signora Rosina.

   Rosina.           Siete due vigliacchi, due vermi.....schifosi.....

   Spampinato:   La colpa è tutta sua (indica il complice ).

   Giuseppe:       Anche tu ti sei prestato al gioco.

   Rosina:           Al gioco?  Ho capito! Volevate approfittare di due persone oneste in difficoltà,             mandandone una in galera per portarvi a letto l'altra? Mascalzoni, farabutti.....

   Giuseppe:       La colpa non è mia ma del maestro.

   Rosina:           Del maestro? Cosa c'entra il maestro?

   Spampinato:   E' stato il signor Romolo ad architettare tutto per spillare un po' di soldi a questo          stupido droghiere.

   Rosina:           Non ci posso credere......

   Giuseppe:       E' stato il maestro, che mi ha consigliato di attuare questo stratagemma per        conquistare te, cara Rosina.

   Rosina:           Il signor Romolo....il maestro.....Ma senti! E pensare che il povero Cecco si fidava

                          di lui ad occhi chiusi. Lo ammirava, lo stimava per la sua intelligenza, per la sua            bravura. Altro che montagne russe ! Invece di farlo rialzare lo ha fatto precipitare in

                          un burrone. Ma come è riuscito a convincervi questo maledetto?

   Giuseppe:       Mi ha assicurato che il raccolto sarebbe stato facile perché il terreno da arare era            fertile.

   Spampinato:   Ha detto proprio così quell'imbroglione ed io ho pensato: se è facile per lui, che è          un fesso, figuriamoci per  me che sono vispo? E mi sono lasciato tentare.

   Giuseppe        Tu dovevi limitarti ad arrestare suo marito. I patti erano chiari.

   Rosina:           I patti erano chiari? Avete creduto di trovare terreno fertile perché ho il marito  carcerato?

   Spampinato:   La colpa è sua, cara signora, perché lei è troppo bella.

   Giuseppe:       Troppo bella.

   Spampinato:   Per uno come suo marito è veramente troppo bella, praticamente uno spreco.

                          ( Mentre pronunciano queste frasi compare alle loro spalle Cecco ).

   Cecco:            Troppo bella la signora sarà per te, poliziotto di merda, ed anche per te, sudicio

39

                          droghiere, che hai tramato alle mie spalle.

   Rosina:           Cecco! ( Gli corre incontro e tenta di abbracciarlo ma il marito la blocca,          tenendola a distanza ) Cecco........

   Cecco:            Siete sorpresi? Leggo nei vostri occhi lo stupore per il mio improvviso ritorno.

   Rosina:           Cecco.....

   Cecco.            Il Tribunale mi ha concesso gli arresti domiciliari prima del previsto ed ora sono            

                          qua per regolare i conti.

                          (Giuseppe e Spampinato si guadano negli occhi e fingono di cadere dalle nuvole,

                          azzardando una timida difesa ).

   Giuseppe:       Ce l'ha con noi.

   Spampinato:   Con noi?

   Cecco:            Si ce l'ho proprio con voi. Il maestro mi ha informato di tutto. Quello, che avete            architettato per farmi cadere in trappola, è una cosa ignobile, degna di voi due.

   Spampinato:   Il maestro non le ha detto la verità.

   Giuseppe:       Il maestro si è preso gioco di noi.

   Cecco:            Fate silenzio. Il maestro non direbbe mai una bugia.

   Rosina:           La verità è un'altra, caro Cecco.

   Cecco:            Il maestro mi ha parlato anche di te, Rosina. Del tuo discutibile comportamento e  

                          soprattutto della promessa indecente, che hai fatto a questi due cialtroni.

   Rosina:           Il maestro ha fatto il doppio gioco. Questa è la verità.

   Cecco.            So io qual è la verità. Perciò ti metto subito al corrente che muoio dalla voglia di

                          spezzarti tutti i denti, per toglierti per sempre il sorriso dalla bocca, puttana,       traditora e deficiente.

   Rosina:           Ho cercato solamente di aiutarti. Ti giuro che di male non ho fatto niente.

   Cecco:            Bell'aiuto mi hai dato!

   Rosina:           Cerca di ragionare, amore mio.

   Cecco:            Ragionare? Per quello che hai fatto meriteresti di essere ammazzata.

   Rosina:           Ti prego, cerca di ragionare.

   Cecco.            Di passare per ladro agli occhi della gente lo avrei potuto anche accettare, avendoci

                          colpa anch'io per avere seguito il consiglio del maestro di fare il mariolo per       guadagnare presto e bene. Ma mi sento rodere il fegato e dalla rabbia scoppiare il          cuore al pensiero che questi due imbecilli, facendomi andare carcerato, mi hanno          fottuto per rendermi con il tuo consenso anche cornuto.

   Rosina:           Cerca di ragionare......

   Giuseppe:       Cerchi di ragionare.....

   Spampinato:   Provi a ragionare......

   Cecco:            Sparite dalla mia vista, altrimenti faccio un sfracello. Andate via, miserabili        accattoni e lasciatemi solo con questa zoccola impunita.

   Giuseppe:       La colpa è del maestro.

   Spampinato:   Del maestro....Importante è ragionare.....

   Cecco:            Via,via, andate via da questa casa. Non c'è nulla su cui ragionare. (Mentre Giuseppe

                          e Spampinato guadagnano l'uscita, farfugliando frasi incomprensibili, si rivolge             alla moglie ) Vergognati! Vergognati! Hai approfittato della mia disgrazia per fare il     comodo tuo, mandando in frantumi il castello, che avevamo insieme costruito.       Senza farti scrupolo hai tradito la mia fiducia, accordando i tuoi favori a questi due         furfanti. Meno male che il maestro mi ha aperto gli occhi su questo spettacolo    miserevole.....  Meno male, meno male......meno male....che il maestro.......

   Rosina:           ( Mentre il marito parla comincia a mettere dentro la borsa un po' di biancheria,     

                          quindi, senza profferire parola né guardare in faccia suo marito, che ad un tratto            rimane ammutolito, si avvia lentamente verso l'uscita. Giunta sulla soglia di casa ha un ripensamento. Si ferma, si volta verso il marito come se gli volesse dire

        40             

                          qualcosa. Lo fissa per un attimo, scuote la testa e, sconsolata, dice: )

                          Anche tu hai perso il nesso nesso logico.

Cecco:               Rosina, Rosina, che fai?

Rosina:              Me ne vado.

Cecco:               Dove vai? Cerchiamo di ragionare...

Rosina:              Di cosa vuoi ragionare? Quando si perde il nesso logico non si ragiona più.        Addio. (Va via di casa lasciando esterrefatto il marito che tenta invano di                  fermarla).

 Cecco:              Rosina. .....Rosina........dove vai?

FINE

                         

Italo Schirinzi

cell.340 5837903

E mail: italoschirinzi@alice.it                           

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ITALO SCHIRINZI

SE PERDI Il NESSO LOGICO......

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due atti e tre quadri

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        

                                                               

                                                                                                                                               

                                                                                                                                                         

                                                                                                                        

                                                             

                                                                                                           

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