Se si dicesse la verità

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Se si dicesse la verità

di Vincenzo Rosario Perrella Esposito

                                                                                                                       (detto Ezio)

20/09/2013

Personaggi:   10

Gennaro Melito chef

Cristina Miano  moglie

Francesco Secondigliano amico Gennaro

Vittorio Boscoreale amante Cristina

Antonio Casandrino guardia del corpo Maria

Stella Cicciano moglie Francesco

Roberta Sangiovanni amante Gennaro

Duilio Ponticelli cavia di Francesco

Annarita Pomigliano assistente Gennaro

Maria Materdei suocera Gennaro

Un laboratorio in Posillipo ospita Gennaro Melito, chef, e la sua assistente Annarita. Da quelle parti, l’amico di Gennaro, Francesco, è un ricercatore scientifico con la mania di creare strani farmaci che condizionano il cervello umano. Inventa pillole di ogni genere, spiacevolmente inutili per gli esseri umani. Stavolta però gli riesce di cerare una pillola che può cambiare il corso della storia: la pillola della verità. Essa dimostra subito i suoi effetti, costringendo la gente che la ingoia a non poter fare altro che dire la pura e inconfutabile verità. Questa situazione arreca svantaggio a Gennaro, alle prese con una moglie gelosa, una suocera invadente ed una amante che non ne può più di essere clandestina nella vita di Gennaro. In tutto ciò, anche Cristina ha un amante segreto. E la sua entrata in scena contribuirà ancor di più a rendere movimentata la vita di Gennaro & company. Soprattutto per colpa delle pillole di Francesco.

Numero posizione SIAE 233047

Per contatti Ezio Perrella 3485514070 ezioperrella@libero.it

 

            Napoli, Posillipo, salone di casa del cuoco Riccardo Melito. Alla stanza si accede da un ingresso comune (ai cui lati ci sono un appendiabiti e un portaombrelli) centrale. Dalla porta destra si accede al laboratorio da cuisinier, personale, di Riccardo ed in camera da letto. A sinistra si va in cucina, bagno ed altre stanze. In stanza, verso destra, un tavolo con quattro sedie; verso sinistra, un divanetto. Alla parete sinistra, c’è una credenza.

 

ATTO PRIMO

1. [Riccardo Melito ed Annarita Pomigliano. Poi Roberta Sangiovanni]

                  Dalla destra (laboratorio) si sentono Riccardo e la sua assistente Annarita

                  parlare, come se fossero impegnati in un amplesso amoroso.

Riccardo: Forza, forza, ci siamo quasi!

Annarita: Riccardo, lei è bravissimo!

Riccardo: Annarita, sta diventando sempre più solido.

Annarita: Si sente.

Riccardo: Sì!

Annarita: Sì!

Riccardo: Sììì!

Annarita: Sììì!

                  Da destra entrano i due (in tenuta da cuoco), con una ciotola ed un cucchiaio a

                  testa in mano, mentre girano vorticosamente qualcosa nei due contenitori.

Riccardo: Ecco qua, la mionese è quasi pronta!

Annarita: Signor Riccardo, mi ha insegnato un’altra bellissima ricetta. Lei è un maestro!

Riccardo: E io sono uno chef. Sono tutto chef! Su, gira la maionese, altrimenti impazzisce.

Annarita: Certo, certo.(Maliziosa)Peccatosprecare il tempo insieme a lei, solo cucinando.

Riccardo: (Smette di girare la maionese)Ma pecché, che vulìsse fa’?

Annarita: Continui a girare la maionese, altrimenti impazzisce.

Riccardo: Ah, già. (E riprende)

Annarita: Signor Riccardo, sa, i più grandi chef del mondo hanno donne sparse ovunque.

Riccardo: Ma cosa dici? Io sono una persona seria. Non tradirei mai mia moglie Cristina.

Annarita: Come la invidio.

Riccardo: Ora ascolta. (Versa la propria maionese nella ciotola di lei) Continua tu a fare la

                  maionese nel mio laboratorio. Poi la porti in cucina e prepari l’insalata russa.

Annarita: (Continuando a girare la maionese) Sicuramente.

Riccardo: Io verrò tra poco a vedere il risultato. Un giorno verrai con me nei migliori

                  ristoranti d’Europa e forse del mondo.

Annarita: (Smette di girare la maionese) Che bello!

Riccardo: Continua a girare la maionese, altrimenti impazzisce.

Annarita: Certo, certo.

Riccardo: Ora vai. E ti raccomando l’insalata russa.

Annarita: Naturalmente. Si affidi pure a me. Con permesso, con permesso.

                  Va a destra, girando la maionese. Riccardo si guarda la ciotola vuota in mano.

Riccardo: E io ch’aggia fa’ cu ‘sta cosa? (La posa sul tavolo, poi chiama qualcuno col

                  cellulare, guardandosi intorno, con fare misterioso. Poi…) Roberta, tesoro!

Roberta:  (Contrariata)Finalmente ti fai vivo!Pensavo che non mi chiamassi più.  

Riccardo: Ero impegnato con la mia assistente Annarita.

Roberta:  Ah, ma bravo.

Riccardo: Ma no, cos’hai capito? Io e lei stavamo preparando la maionese per fare

                  l’insalata russa. Alla fine, questa insalata russa la verseremo sugli spaghetti.

Roberta:  Spaghetti con l’insalata russa? Ma chi schifezza state cucenanno?!

Riccardo: Tesoro, non capisci niente di cucina. Appena avremo finito con gli spaghetti con

                  l’insalata russa, ci dedicheremo alla bistecca ricoperta di cozze!

Roberta:  E insomma, tu e questa tua assistente vi limitate solo a cucinare insieme. E’ così?

Riccardo: Ma certo. Annarita è il mio alibi. Chella scema!

                  Da destra torna Annarita, impaziente.

Annarita: Signor Riccardo,sono pronta, tutta per lei!

Riccardo: (Fa finta di niente con Roberta)Ehm…signora Piscopo,verrò a cucinare al

                  matrimonio di sua figlia. Mi dica il menù.

Roberta:  Ma qualu menù? Ch’avìta fa’, tu e chella?

Riccardo: Non si preoccupi. Nulla di compromettente.

Annarita: Signor Riccardo, la aspetto in cucina. (Sexy) Non vedo l’ora di preparare la pasta

                  insieme a lei… a quattro mani!

                  Gli fa l’occhiolino e torna via a destra. Roberta si ingelosisce.

Roberta:  Riccà, chella tizia nun me piace. Chella me pare che ce sta pruvanno cu’ te.

Riccardo: Ma cosa dici? Anche mia moglie sospettava di lei, ma io le ho dimostrato che si

                  sbagliava, così ha smesso di fare scenate. Ammore mio, ‘a vita mia si’ sulo tu!

Roberta:  E va bene, ma quando ci vediamo? Io e te nun ce vedìmme ‘a cinche mise.

Riccardo: Veramente, quattro mesi e mezzo!

Roberta:  Eh, votta lloco. Embé, se non riesci a trovare il modo di vederci, puoi scordarti

                  per sempre di me. Capito? (Riaggancia)

Riccardo: Pronto, pronto! Roberta! E che pacienza che ce vo’ cu’ ‘e ffemmene: cu’ ‘a

                  mugliera, cu’ ll’amante e perfino cu’ l’assistente.

Annarita: (Da destra) Signor Riccardo!

Riccardo: Puozze passà ‘nu guajo, sto’ venenno!

                 Esce via a destra, nervosamente.

2. [Cristina Melito e Stella Cicciano. Poi Vittorio Boscoreale]

                 Da sinistra entrano Cristina (nervosa) e Stella. Si siedono sul divanetto.

Cristina:  Niente, Stella, nun ce sta niente ‘a fa’: nun ‘o riesco a acchiappà ‘ncoppa ‘o fatto.

Stella:      Cristì, ma io stongo penzanno ‘na cosa: nun è che tu te staje fissànno? Po’ essere

                 pure che Riccardo nun te tradisce.

Cristina:  Ma io tengo le prove, solo che non riesco a sapere chi è la sua amante.  

Stella:      Io sospetto della sua aiutante Annarita.

Cristina:  E pur’io. Ma come li posso prendere sul fatto? Io li vedo solo lavorare e basta.

Stella:      Noi donne riusciamo a sapere tutti i segreti, pure quelli della NASA. Io dicésse:  

                 parle cu’ essa e falle cocche domanda compromettente. 

Cristina:  E si essa nun dice niente?

Stella:      Cristì, tu si’ troppa difficile. Sospetti che tuo marito ti tradisce, tieni pure le prove

                 ma non sei capace di indagare. E allora tieniti il problema e statti zitta.

Cristina:  No, no, va bene, va bene. Farò come dici tu. Ma tuo marito non ti tradisce?

Stella:      Francesco? Pe’ carità! Non mi tradisce perché io ci so fare.

Cristina: (Sospettosa) E tu tradisci a lui?

Stella:     Io? Ancora no. Per il momento! (Poi la guarda insospettita) E… tu? 

Cristina: Per carità. Io sono una donna seria.

                Suonano alla porta.

                Vaco a arapì ‘nu mumento ‘a porta. Tu nun te mòvere ‘a ccà.

                Esce via al centro.

Stella:     Che tipa strana. Come si fa a non scoprire che tuo ti tradisce con un’altra donna?!  

                Cristina (stupita) torna con Vittorio Boscoreale (suo amante, vestito da  

                idraulico). Ha una cassetta di attrezzi in mano.               

Vittorio: Buongiorno, belle signore.

Cristina: (Preoccupata)Ehm… ma voi siete un idraulico.

Vittorio: E se capisce, ammore mio!

Stella:     Ammore mio?

Cristina: Ehm… no, quello è un suo modo di parlare. E’ vero?

Vittorio: Sì, sì, ammore mio!

Stella:     Scusa, ma perché hai chiamato l’idraulico?

Vittorio: Perché c’è stato un guasto. Avanti, signora, mostratemi la cabina elettrica.

Cristina: Ehm… e che c’entra la cabina elettrica? Voi non siete un elettricista.

Vittorio: Ah, già. Allora mostratemi i tubi del gas.

Stella:     Il gas? Volete dire i tubi dell’acqua.

Vittorio: No, signò, e ch’aggia fa’ cu’ ‘e tube ‘e ll’acqua? Io non c’entro niente con l’acqua.

Stella:     E allora che stagnaro site?

Cristina: Ma non dargli retta. Quello è un tipo scherzoso. Pensa, lui ha vinto un concorso di

                barzellette in televisione.

Stella:     Ah, ma allora lo conosci.

Cristina: No!

Stella:     E si nun ‘o cunusce, comme faje a sapé ‘e fatte suoje?!

Cristina: (Seccata) Stella, ma tu nun he’ ‘a ì ‘o laboratorio? Tuo marito te sta aspettanno.

Stella:     Va bene, adesso vado. Però torno più tardi, perché voglio sapere se hai scoperto

                l’amante di tuo marito. E ricordati, sono fiera di te, perché tu non tradisci a

                Riccardo. Non potrei immaginare la faccia di scemo che terrebbe il tuo amante!

Vittorio: (Si arrabbia) Oh, ma che vvo’ chesta?

Cristina: (Mette una toppa) Ehm… ciao, Stella, a dopo.

                La spinge via al centro. Vittorio fa considerazioni.

Vittorio: E che ce vo’ pe’ ffa’ cuntenta a Cristina. Le ho fatto una sorpresa. E per non farmi

                scoprire dal marito, mi sono vestito da idraulico. Però non lo sapevo: gli idraulici

                aggiustano l’acqua! Io mi ero presentato per aggiustare la corrente o il gas. Mah!

                Torna Cristina, allarmata, che corre subito da lui.

Cristina: Ma tu che ce faje ccà? Chi te l’ha ditto ‘e venì?

Vittorio: (Le mostra la chiave inglese) Sono un idraulico!

Cristina: (Gli toglie la chiave inglese di mano) Vittò, fernìscele ‘e fa’ ‘o scemo. Io ho

                capito che cosa vuoi fare. Ma mò nun è ‘o mumento.

Vittorio: Ma io mi chiamo Vittorio Boscoreale, ogni momento è quello ideale!

Cristina: E io mi chiamo Cristina Melito, ogni momento abbusco da mio marito!

Vittorio: Cristì, ma fatte ‘a valiggia e vieneténne cu’ me.

Cristina: Non mi provocare. Sai benissimo che lo farei.

Vittorio: (Malizioso) Allora sai cosa ti dico? Andiamo in bagno a sistemare il lavandino.

Cristina:     No, per favore, sul lavandino no.

Vittorio:     Ieri l’abbiamo fatto sul gabinetto. Sulo ch’aggio tirato ‘a catena, m’è gghiuto a  

                    fernì ‘o sciacquone ‘ncapa! (La prende per mano) Per cui, meglio il lavandino.

Cristina:     Disgraziato, hai vinto tu! Andiamo in bagno.

                    Escono a sinistra (ma Vittorio dimentica la cassetta degli attrezzi a terra).

3. [Riccardo e Francesco Secondigliano. Poi Annarita e Maria Materdei]

                    Suonano alla porta. Da destra torna Riccardo.

Riccardo:   Embé, mi devo prendere una cameriera per farle aprire la porta. (Realizza) Ecco

                    un modo per far venire in casa mia Roberta. Sono proprio un genio!

                    Va ad aprire e torna seguito da Francesco Secondigliano, in camice da

                    ricercatore scientifico.  

Francesco: Carissimo Riccardo!

Riccardo:   Ah, tu staje ccà? So’ tre gghiuorne che te stongo cercanno. Ma addò si’ stato?

Francesco: Ehm… vedi, sono stato a salutare mia zia in Australia.

Riccardo:   Francé, per andare in Australia, ci vogliono 24 ore di aereo ad andare e 24 ore

                    di aereo a tornare.

Francesco: E io sono partito l’altro ieri.

Riccardo:   Ma se sei partito l’altro ieri, come hai fatto a salutare a tua zia e a stare già qua?

Francesco: Riccà, io l’aggio sulo salutata, a mia zia. Aggio ditto “Ciao” e me ne songo

                    turnato in Italia! Piuttosto, tu perché mi cercavi?

Riccardo:   (Gironzolando) Francé, mia moglie sospetta di nuovo che io la tradisca.

Francesco: Ma perché, è vero?

Riccardo:   Ehm… non mi ricordo. Ma invece di fare domande inutili, pensa ad aiutarmi.

Francesco: Riccà, ma tu che vvuo’ ‘a me? Io non sono uno psicologo o cose del genere. Io

                    sono un ricercatore scientifico.

Riccardo:   E fortunatamente, il tuo laboratorio sta sotto casa mia: tu devi trovare qualche

                    espediente chimico per mia moglie.

Francesco: E’ ‘na parola.

Riccardo:   Non è una parola. Il fatto è che tu perdi tempo a inventare la pillola della verità.

Francesco: E il guaio è che non mi riesce nemmeno. Ho creato ogni tipo di pillola, tranne

                    quella della verità. Ho fatto ricorso a tutta la farmacologia possibile, ma niente. 

                    (Dalla tasca, estrae una scatola di medicine) E questo è il mio ultimo pasticcio.

Riccardo:   E cioè?

Francesco: La pillola del contrario. E’ un condensato di anfetamine e antidepressivi. Si

                    prende senz’acqua, come una caramella. Se la prendi, ti fa provare le sensazioni

                    al contrario.

Riccardo:   Ma nun dicere palle.

Francesco: (Gliene prende una) Provala!

Riccardo:   Francé, si me faje perdere tiempo, abbusche! (La ingerisce, sospettoso)

Francesco: E allora? Non ti senti niente?

Riccardo:   No, niente. ‘Sta pillola sape ‘e Zigulì!

                    Squilla il cordless sul tavolino.

                    E chi è, mò?

Francesco: E che ne saccio? Io faccio ‘o ricercatore, nun faccio ‘o mago!

Riccardo:   Francé, nun sierve proprio a niente. (Va a rispondere) Pronto! Uhé, Miché.

                    Come dici? Siamo stati chiamati a cucinare per il Presidente della Repubblica e

                    per il Papa? (Comincia a piangere) Noooo! Nun ce voglio ì.

Francesco: (Sorpreso) Uh, la pillola funziona!

Riccardo:   (Piangendo) Miché, disdici tutto. Nun voglio cucenà p’’o Presidente e p’’o

                    Papa! Nun ‘o ssaccio pecché, nun me fa’ domande! (Riaggancia e si rivolge

                    piangente a Francesco) Disgraziato, ma che m’he’ dato?

Francesco: Riccà, ma io sono un genio!

Riccardo:   (Piangendo) Ma va’ fa’… nun me fa’ dicere addò!

                    Squilla di nuovo il cordless.

                    Famme risponnere, va’. Pronto! Uhé, Miché, sei un’altra volta tu? Ah, stavolta

                    mi devi dare una brutta notizia? E dammela. E’ morto il titolare del nostro

                    ristorante? (Comincia a ridere, rallegrandosi) Overamente è muorto? No,

                    Miché, nun è che songo cuntento. Però me scappa a rirere! (Riaggancia)

Francesco: Hai visto? Sono gli effetti della mia invenzione.

Riccardo:   (Smette di ridere) E perché non la vendi?

Francesco: Ma a chi l’aggia vennere? Io devo inventare la pillola della verità. E ci riuscirò!

                    Gli lascia la scatola di pillole in mano e poi esce via.

Riccardo:   Azz,ma ‘sta pillola funziona overamente. Quasi, quasi, la uso con mia suocera.

                    Chella pazza! (Nota la cassetta di attrezzi che Vittorio ha lasciato a terra) La

                    cassetta dei ferri di un idraulico? E che cefa ccà? Ora vado a vedere in bagno.

                    Ma mentre si avvia, da destra torna Annarita, tutta rammaricata.

Annarita:   Signor Riccardo!

Riccardo:   Che vuoi? Hai preparato la bistecca con le cozze?

Annarita:   Sì, però c’è un problema.

Riccardo:   E cioè?

Annarita:   Ho bruciato la bistecca!

Riccardo:   Che? (Sta per arrabbiarsi…) Ma io… io… io… (Dolce) Non ti preoccupare,

                    tesoro, ne cuciniamo un’altra.

Annarita:   Eh?

Riccardo:   Guarda, adesso vado a prepararla io e poi ti chiamo. Ciao, a dopo.

                    Le dà un bacio sulla fronte ed esce a destra, saltellando come un bambino.

Annarita:   (Interdetta) E comm’è? Nun s’è arraggiato. Ma se pigliasse cocche droga?!

                    Suonano alla porta. Va ad aprire lei e torna seguita da Maria Materdei,

                    suocera di Riccardo, un tipo molto difficile da trattare.

Maria:        E tu chi si’? L’amante di mio genero Ricchiardo?

Annarita:   Ricchiardo? Caso mai, Riccardo! 

Maria:        Siente, chiammele comme vuo’ tu. Allora aggio capito: tu si’ ‘a cammarera.

Annarita:   No, sono la sua assistente.

Maria:        E che ce sta ‘a assistere? Chillo, mio genero è brutto!

Annarita:   Ma io sono la sua assistente in cucina.

Maria:        Pe’ carità. Chi schifezza ‘e cuoco. Sape cucinà sulo munnezza comm’a isso.E

                    senti un poco, mia figlia Cristina non ci sta?

Annarita:   Signò, e io saccio ‘sti fatte?

Maria:        No, il fatto è che io devo dirle una cosa su suo marito. Ma è meglio che nun t’’a

                    dico, o si no tu puorte spia a Ricchiardo!

Annarita:   Ma per chi mi avete presa?

Maria:        Niente, lasse sta’. Anze, faje ‘na cosa, m’è venuta ‘n’idea: io scengo ‘nu

                  mumento. T’arraccummanno, nun dicere a nisciuno che m’he’ visto. He’ capito?

Annarita: E certamente. Che me ne ‘mporta ‘e vuje?

Maria:      Siente, pe’ curiosità: che d’è st’addore? Che sta cucinanno Ricchiardo?

Annarita: Spaghetti con insalata russa e bistecca con le cozze!

Maria:      Chi schiiiiiiifo!

                  Esce via di casa scuotendo il capo.

Annarita: Beh, effettivamente! (Chiama) Signor Ricchiardo… ehm, Riccardo!

                  Esce via a destra, dubbiosa.

4. [Cristina e Vittorio. Poi Duilio Ponticelli. Poi Stella e Francesco]

                  Da sinistra, tornano Cristina (tutta felice) e Vittorio (dolorante alla schiena).

Cristina:   Tesoro, è andato tutto bene. Hai visto?

Vittorio:   Uff!

Cristina:   Avevi ragione tu, il lavandino è comodissimo.

Vittorio:   Pe’ te, ma non pe’ me! La prossima volta invertiamo le posizioni!

Cristina:   Ora però vai via, prima che torna Riccardo.

Vittorio:   Va bene. (Prende la cassetta degli attrezzi) Ammore mio, amme truvato ‘a

                  manera ‘e fa’ fesso a tuo marito. E chesto m’abbasta!

                  I due si avviano sorridenti ad uscire al centro. Ma suonano alla porta.

Cristina:   Oh, no, ‘a porta. Devi nasconderti.

Vittorio:   E pecché m’aggia annasconnere? Io sono un idraulico e ti ho aggiustato il bagno.

Cristina:   Giusto! Aspettami qua, vado ad aprire.

Vittorio:   Vai, vai.

                  Cristina si allontana al centro. Vittorio, misterioso, si guarda intorno.

                  Chi sa si ce sta pure Annarita?! Ua’, comme me piace ‘e tené ddoje amante!

                  Si avvicina alla porta destra e vi sbircia dentro. Dal centro torna Cristina, 

                  seguita da Duilio Ponticelli, un tizio con gli occhi e i capelli da pazzo.

Duilio:      (Risata diabolica) Buongiorno! Non ci sta il dottor Francesco Secondigliano?

Cristina:   No, il suo laboratorio sta a pian terreno.

Duilio:      Sì, lo so.

Cristina:   Ma voi chi siete?

Duilio:      Io sono la sua cavia!(Risata diabolica)

Cristina:   Scusatemi, io tengo un po’ da fare. Ho l’idraulico che mi sta facendo dei lavori.

Duilio:      E’ quello là? Sta spiando nella porta della cucina.

Cristina:   (Accorre da Vittorio) Idraulico!

Vittorio:   Ch’è stato?

Cristina:   (Lo guarda male) Ma che state facendo?

Vittorio:   No, niente, volevo vedere se ci stava qualche guasto pure in cucina.

Cristina:   Ma voi ve ne dovete andare.

Duilio:      (Si avvicina pure lui) E’ vero, andatevene, se no vi scoprono!

Vittorio:   Ma chi è chisto? Che va truvanno?

Cristina:   Ehm… niente. (A Duilio) E a voi, come vi permettete di dire che ci scoprono?

                  Che ci sta da scoprire? Chi ha fatto niente? Lui è solo l’idraulico. E ora se ne va.

Vittorio:   Esatto. Signora, arrivederci.

Duilio:      Un momento, e come se ne va? Senza prendersi i soldi?

Vittorio:   No, ma io sono convenzionato!

Duilio:        Ma che d’è, ‘a cassa mutua?

Vittorio:     Néh, ma so’ fatte d’’e vuoste? La signora è mia cliente privilegiata. Va bene?

Cristina:    Ma che privilegiata? Ditemi quanto vi debbo dare.

Vittorio:     E che ne saccio? Io vi ho sistemato il lavandino. Datemi 10 Euro, va’!

Duilio:        Accussì poco? Ma per aggiustare un lavandino, ci vogliono almeno 100 Euro.

Vittorio:     Cient’Euro? No, è troppo assaje. Cchiù poco, cchiù poco!

Duilio:        Ma comme, ve cercate ‘o sconto vuje sulo? 

Vittorio:     Amico, ma se po’ ssapé chi site e che gghiate truvanno?

Duilio:        (Ride, poi drammatico) Ho attraversato il mondo, cercando il Tigri e l’Eufrate!

Cristina:     Comme?

Vittorio:     No, niente, chisto ha cercato ‘a tigre d’’o frato!

Duilio:        (Come recitando un dramma) Improvvisamente, ho sentito una melodia.

Vittorio:     Eh?

Duilio:        Melodia, melodia!

Vittorio:     (A Cristina) He’ ‘ntiso a chisto? Ha ditto: “Me lo dia”. Ma che ll’aggia da’?

Cristina:     Ma niente. Ha ditto “melodia”, cioè ‘a musica.

Duilio:        E sapete chi suonava?

I due:          No!

Duilio:        Pippo e Pluto! Facevano un concertino. (Poi addita i due) Ma voi sapete cosa fa

                    Topolino quando vede Gambadilegno? I suoi occhi si riempiono di lacrime!

Vittorio:     Cristì, ma pecché he’ araputo ‘a porta? E’ trasuto chistu pazzo!

Duilio:        Dove sta questo pazzo?!

                    Suonano alla porta.

Cristina:     Io vado ad aprire la porta. Tu tienilo d’occhio.

Vittorio:     Se po’ ffa’ tutt’’o cuntrario? Tu tiene d’occhio a isso e io vaco a arapì ‘a porta!

Cristina:     No! Per cui, aspetta qua.

                    Esce al centro.

Vittorio:     Ma chi m’ha cecato a me stammatina ‘e venì ccà?

Duilio:        Sentite, dicìmme ‘a verità, ‘a signora è rrobba bona!

Vittorio:     E deve dare conto a voi?

                    Cristina torna seguita da Francesco e Stella allarmati.

Stella:         Addò sta? Addò sta?

Francesco: Ah, ‘o vi’ lloco. (Va da Duilio e gli afferra il braccio) Signor Duilio Ponticelli,

                    voi non dovete uscire dal laboratorio senza il mio ordine.

Stella:         (Si avvicina pure lei) Francé, calma, calma! Ora me lo porto io in laboratorio.

Duilio:        (Contento) Uh, sì, sì, così facciamo quello che stavano facendo la signora

                    Cristina e l’idraulico!

Francesco: Mò ‘o ciacco, a chisto!

Stella:         Ho detto calma.

Francesco: E vabbuò. Cristì, nun ce sta Riccardo?

Cristina:     A giudicare dalla puzza di bruciato, starà in cucina.

Francesco: E allora aggia correre subito addù isso. Sono un genio, sono un genio!

                    E corre via a destra.

Vittorio:     Bene, a questo punto andrei pure io via.

Duilio:        E nun t’’e ppiglie ‘e sorde?

Vittorio:     Ancora?

Cristina:     Va bene, va bene, adesso glieli dò subito. (Va alla credenza e li prende, nel

                    mentre commenta) Tenete i 100 Euro e andatevene. Avete fatto un bel lavoro.

Vittorio:     (Prende i soldi) Grazie, signora. Alla prossima. Bona jurnata, ammore mio!

                    Esce via. Cristina torna da Duilio che la interroga.

Duilio:        Uh, ma quello ha detto “ammore mio”!

Cristina:     Avete capito male.

Duilio:        Ma io…

Cristina:     Silenzio!

Stella:         (Si prende Cristina e se la porta in disparte) Ma quell’idraulico chi è? E’ lui?

Cristina:     Ma lui chi? Nun è nisciuno.

Stella:         E sei riuscita a sapere chi è l’amante di tuo marito?

Cristina:     No!

Duilio:        (Ha origliato e va dalle due) Sentite, mi volete come vostro amante tutte e due?

Le due:       E basta!

                    Lo prendono sottobraccio e se lo portano via al centro.

5. [Riccardo e Francesco. Poi Roberta]

                    Da destra entrano Riccardo e Francesco (con una scatola di pillole).

Francesco: Riccà, ce l’ho fatta. Finalmente ho inventato la pillola della verità! Quanto ti

                    voglio bene. (Lo bacia sulle guance e sulla fronte) Smack, smack!

Riccardo:   (Si divincola) Oh, e basta! Aggio capito, famme pruvà ‘sta pillola e nun ne

                    parlamme cchiù. (Prende la scatola e ne ingerisce una) E comme funziona?

Francesco: Appena la ingerisci, non riuscirai a dire nient’altro che la verità.

Riccardo:   Nient’altro che la verità?

Francesco: Nient’altro che la verità.

Riccardo:   (Ad un tratto, riesce a dire soltanto…) Verità, verità, verità…!

Francesco: Ma… che staje dicenno?

Riccardo:   (Si preoccupa) Verità, verità, verità…!

Francesco: Uh, mamma mia!

Riccardo:   (Si dispera) Verità, verità, verità…!

Francesco: Riccà, tu riesce a dicere sulo “verità”! Però ce songo quase riuscito a inventà ‘o

                    capolavoro mio!

Riccardo:   (Lo minaccia a gesti, riuscendo a dire solo…) Verità, verità, verità…!

Francesco: Aspiette, mò ce penz’io. (Prende un’altra scatola dalla tasca) Ecco, questa è la

                    pillola degli effetti contrari. Farà da antidoto alla pillola che hai preso.

Riccardo:   (Prende la scatola, estrae la pillola, la ingerisce, ripetendo) Verità, verità…!

Francesco: Come ti senti?

Riccardo:   (Parla al contrario) Eneb! Aro av eneb!(Poi realizza e si preoccupa)Oiddo!

Francesco: Uh, mamma mia, mò he’ accumminciato a parlà tutto ‘o cuntrario.

Riccardo:   Otaizargsid, ellicembi, oniterc!

Francesco: Ma che staje dicenno?

Riccardo:   Znurts!

Francesco: Ah, aggio capito, me staje offendenno! Aspetta, mi è venuta un’idea: vado in

                    cucina a prenderti un bicchiere d’acqua.

                    Esce via a destra.

Riccardo:   E òm emoc is af?

                    Suonano alla porta.

                    Ho, on! Al atrop! E ich è? Affu!

                    Esce via al centro e torna seguito da Roberta (la sua amante).

Roberta:     Amore mio, la tua idea di fingermi nuova cameriera di questa casa è geniale!

                    Dov’è tua moglie, così mi presento a lei.

Riccardo:   On, on, ived eradna iav!

Roberta:     Eh?

Riccardo:   Aiggannam!

Roberta:     Ma che staje parlanno arabo?

Riccardo:   Eroma oim,aro olrap ìsoc!

Roberta:     Ma non ti capisco. Tu sembra che parli al contrario.

Riccardo:   Ottase!

Roberta:     “Ottase” vuol dire “esatto”?

Riccardo:    Is!

Roberta:     “Is” vuol dire “sì”?

Riccardo:    E atsab!Imatuia!

Roberta:     Senti, se questo è uno scherzo per farmi andare via, ci stai riuscendo benissimo.

                    Si avvia ad uscire, ma Riccardo la stoppa.

Riccardo:   On, on, attepsa!

                    Da destra torna Francesco con un bicchiere d’acqua in mano.

Francesco: Riccà, questo è il bicchiere d’acq… (Nota Roberta) Oh, no! (E beve lui)

Riccardo:   Ooooon!

Roberta:     Ma che sta succedendo qua dentro?

Francesco: Signora, io, a Riccardo Melito, non lo conosco proprio! Mi capite?

Roberta:     Ma che cosa gli avete fatto?

Francesco: Niente, gli ho dato la pillola della verità e poi quella degli effetti contrari. Ma a

                    lui non lo conosco per niente!

Riccardo:   Ennattav!

Roberta:     Ennattav?

Francesco: Significa “vattenne”! Ce l’ha con me. E va bene, io me ne vado. Ma sappi che ti

                    pentirai di aver rinnegato il mio genio. Addio!

Riccardo:   Evod iav? Oi oved ereb!

Francesco: Devi bere? Ma proprio adesso?

Riccardo:   Is!

Francesco: Ah, già. L’effetto della pillola. E vai a bere, corri. Non farmi perdere tempo.

Riccardo:   Up!

                    Gli sputa in un occhio ed esce a destra.

Francesco: Azz, m’ha sputato ‘int’a ‘n’uocchio! (Poi osserva Roberta che intanto si volta

                    altrove) Signorina, lo so che voi siete l’amante di Riccardo. Ma per favore, non

                    dite niente a nessuno che l’ho ridotto così. Io sto inventando una pillola segreta.

                    Riccardo tiene assai amicizie in alto loco. Insomma, insomma… Che casino!

                    Torna Riccardo: ora parla regolarmente però la sua voce è strana (in falsetto).

Riccardo:   Eccomi qua. Parlo ancora al contrario?

Roberta:     Oddio! Ma che cos’è questa voce?

Riccardo:   E’ colpa di questo disgraziato. Se adesso non se ne va, prendo le sue pillole e

                    gliele faccio ingerire. Ma non per bocca!

Francesco: Ah, sì? Ah, sì? Allora ti avviso che devi bere 50 bicchieri d’acqua, se no

                    resterai con questa bellissima voce. Io me ne lavo le mani. Con permesso!

                     Esce via di casa.

Riccardo:    Tesoro, amore mio, baciami!

Roberta:     Un momento! E se mentre ti bacio, cambio pure io voce?! No, no, facciamo      

                     così, lasciamo stare. In te c’è qualcosa di strano. Non verrò a fare la cameriera.

                     Io e te continueremo a vederci di nascosto. Quando potremo! Ciao.

                    Esce via.    

Riccardo:    No, no, un momento. Uffa, mannaggia a Francesco e ‘e pillole soje. E mò?

                    Squilla il cordless (è il Presidente della Repubblica).

                    Ce mancava sulo ‘o telefono. (Risponde) Pronto!

Presidente: Pronto, c’è il signor Riccardo Melito?

Riccardo:    Sì, sono io. Chi è?

Presidente: Sono il Presidente della Repubblica italiana.

Riccardo:    Presidente, sono onoratissimo.

Presidente: Un momento, io ho già parlato con lei, ma questa non è la voce dell’altra volta.

Riccardo:    No, il fatto è che ho avuto un piccolo incidente.

Presidente: Senta, ma perché lei non ha voluto cucinare per me e per il Papa? Lei ci ha

                     affamato. Io la denuncerò per affamazione!

Riccardo:    No, aspetti, aspetti.

Presidente: Arrivederci. Anzi, addio! (Riaggancia)

Riccardo:    No, non riagganci, non riagganci. (Posa il telefono) Mannaggia a Francesco.

                     Mò m’aggia piglià 50 bicchiere d’acqua. M’ha da sparì ‘sta voce ‘e scemo!

                     Esce via a destra.

6. [Maria e Cristina. Poi Annarita]

                     Dal centro, entrano Maria e Cristina.

Cristina:     Mammà, e tu che ci facevi nascosta nel laboratorio di Francesco e Stella?

Maria:        (Tira fuori dalla borsa una scatola di pillole) M’aggio arrubbato cheste. Sono

                     le pillole dell’inciucio. Le ho prese per te.

Cristina:     Per me? E a che mi servono?

Maria:        Cristì, a mammà, nun t’aggio ‘mparato proprio niente. Una moglie con gli

                    attributi, sa scoprire se il marito la tradisce.

Cristina:     Ma io nun te capisco.  

Maria:        Se tu fai ingoiare una pillola dell’inciucio all’assistente di tuo marito, quella ti

                    spiegherà con chi ti tradisce, per filo e per segno.

Cristina:     E tu ce cride overamente? Chillu FrancescoSecondiglianonun serve proprio.

                    Sono anni che cerca di inventare la pillola della verità e non ci riesce.

Maria:        Ma questa pillola funziona.

Cristina:     L’he’ pruvata? 

Maria:        No, però me lo sento.

Cristina:     E allora, se ne sei capace, dimostrami che funziona e io ti do ascolto.

Maria:        Eh, è ‘na parola. Su chi la posso provare?

                    Da destra entra Annarita.

Annarita:   Signora Cristina…

Maria:        (Si rallegra con Cristina) Ua’, ‘e che ciorte! Come il casco sui maccheroni!

Annarita:   Scusate, per caso avete uno straccio per i pavimenti? In cucina abbiamo                 

                    combinato un disastro.

Cristina:   Cioè?

Annarita: E’ caduta l’insalata russa a terra ed è schizzata dappertutto.

Cristina:   (Si arrabbia) Che?

Maria:      (Le fa segno) Ehm… vabbuò, a mammà, nun fa niente. La signorina Annarita è

                   tanto brava. E’ un’ottima cavia! Cioè, volevo dire, un’ottima assistente.

Cristina:   Ti ho capita. Avanti, fammi vedere che vuoi fare.

Maria:      Annarita, ti posso dare una caramella? Le ho comprate in farmacia.

Annarita: Uh, sì, grazie. (La prende e la mette in bocca) Però non sa di niente.

Maria:      E se capisce, chella nun ha da sapé ‘e niente!

Cristina:   Ehm… nel senso che queste caramelle fanno bene alla salute.

Annarita: Per la verità, più che una caramella, sembra una pillola.

Maria:      Ma nun dicere scimmità. Su, ingoia.

Annarita: Devo ingoiarla?

Maria:      E gghiamme bello, jamme. Ingoia la caramella: agghiottila!

Annarita: Fatto! Mamma mia, che brutto sapore.

Maria:      Nun te prioccupà d’’o sapore. Preoccupati dell’effetto! Allora, hai da dirci

                  qualcosa? Noi ti ascoltiamo.  

Annarita: No, non tengo niente da dirvi. Soltanto, volete assaggiare gli spaghetti con

                  l’insalata russa e la bistecca con le cozze?

Maria:      No, non posso. Mi sono fatto le analisi. Sono usciti i transessuali alti. Io già

                  soffro, perché tengo i trigesimi e le tasse alte!

Annarita: Allora volete la torta di vongole?

Maria:      No, non posso mangiare i dolci. Tengo la glicerina alta.

Annarita: Caso mai, la glicemia.

Maria:      E che me ne importa a me della glice tua? A me me ne importa della glice mia!

                  Il mio sangue è tutto complicato. Tengo i grappoli rossi. E pure la cretinina!

Cristina:   Mammà, e basta! La tua pillola non ha funzionato. Vai pure, Annarita.

Annarita: Va bene.

                  Annarita si avvia a sinistra, poi si blocca e torna dalle due (sorprese).

                  Signò, io saccio tutto cose. Però nun v’aggio ditto niente.

Le due:     (Interessate) No, va’, va’!

Annarita: Dunque: la signora al sesto piano si tiene il signore del terzo piano. ‘O ssapite?

Maria:      Uh, io m’’o sentevo ‘e scennere! He’ capito, Cristì?

Cristina:   Ma che me ne ‘mporta d’’a signora ‘o sesto piano? Io voglio sapé ‘e Riccardo.  

Annarita: Ah, in quanto a Riccardo, sta chino ‘e femmene!

Le due:     Eh?

Annarita: Sì, io l’aggio visto cu’ ll’uocchie mie. E’ ‘nu rattuso ‘e primma categoria!

Cristina:   Ma io l’aggia rompere ‘a capa! (Cerca di avviarsi a destra)

Maria:      (La trattiene) Aspié, addò vaje? Siente, Annarì, ma si’ sicura che mio genero

                  tene ll’amante?

Annarita: E che c’entra vostro genero Riccardo? Io stavo parlando di Riccardo il tabaccaio!

Cristina:   (Stufa) Ma io voglio sapere di mio marito Riccardo. Ce l’ha l’amante, sì o no?

Annarita: Sì, sicuramente ce l’ha. Però non si sa chi è.

Maria:      E grazie “orazio”! Chesto ‘o ssapìmme pure nuje.

Annarita: E allora vi dico le mie avventure. Anch’io tengo l’amante. Si chiama Vittorio.

Cristina:   Si chiama come il mio!

Maria:      Eh?

Cristina:     (Mette una toppa) Il mio… il mio… il mio estetista gay!

Annarita:   Volete sapere altro? 

Maria:        No, vatténne, nun ce sierve cchiù.

Annarita:   Va bene, io vado a prendere lo straccio. Poi dopo telefono a mia sorella e le 

                    racconto che cosa combina la gente del suo palazzo!

                    Ed esce via a sinistra.

Cristina:     Mammà, fiasco! Un momento, e se la pillola la facessimo prendere a Riccardo?

Maria:        No, Cristì. La pillola serve per inciuciare sull’altra gente, non su sé stessi.

Cristina:     E allora nun amme apparato a niente.

Maria:        Parle pe’ te. Io invece vado da Annarita. Voglio sapere qualcosa in più sulla 

                    signora del sesto piano. Cià, a mammà!

                    Esce pure lei via a sinistra.

Cristina:     Ma no, mammà. Uffa!

                    Esce pure lei a sinistra.

 

7. [Riccardo. Poi Francesco e Cristina. Infine Stella]

                     Da destra torna Riccardo: esegue prove vocali (ha recuperato la sua voce).

Riccardo:    Mi… Mi… Mi… Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si! Ecco fatto, finalmente è tornata

                     la mia voce. Sulo che m’aggia avuta fa’ ‘na panza d’acqua. Guarde ccà: 50

                     bicchieri d’acqua. Francé, t’hanna magnà ‘e cane ‘e canciello!

                     Suonano alla porta.

                    ‘Sta cacchia ‘e porta sona sempe.

                    Va, apre e torna seguito da Francesco (felicissimo, con una scatola in mano).

Francesco: E’ nata, è nata!

Riccardo:   Uh, auguri! Chi è nata? ‘A figlia ‘e tua sorella?

Francesco: No, la pillola della verità.

Riccardo:   E quanti bicchieri d’acqua ci vogliono per far passare l’effetto?

Francesco: Cinqueciento! Vuoi provarla?

Riccardo:   Francé, no, no, e no! He’ capito? In fondo, tu già ce l’hai una cavia. E’ Duilio.

Francesco: No, ma lui prova solo le pillole che fanno uscire pazzo. Io non te le darei mai.

Riccardo:   Nun da’ retta, nun me fa’ pruvà niente cchiù. Vabbuò? Ecco qua.

                    Torna via a destra. Francesco si siede al divanetto, sconsolato.

Francesco: E vabbuò. Nun fa niente.

                    Da sinistra torna Cristina.

Cristina:     Niente, mia mamma e Annarita stanne ‘nciucianno ‘a parte ‘e dinto. (Nota

                    Francesco e va da lui) Francé, tu staje ccà? (Gli siede accanto)

Francesco: Sì, ero venuto da tuo marito. Ma quello è sempre ingiusto con me.

Cristina:     Cu’ te? E cu’ me no? Io sono convinta al 100% che mi tradisce.

Francesco: Ma no, Cristina. Conosco Riccardo da una vita e so che non ti tradirebbe mai.

Cristina:     No, no, basta, ho deciso: Riccardo mi tradisce.

Francesco: E va bene, voglio aiutarti a scoprire se è vero quello che tu dici. (Le mostra la

                    scatola di pillole) Eccole qua. (Gliele cede) Tieni!

Cristina:     E che sono queste? Supposte?

Francesco: No, sono le pillole della verità.

Cristina:     E che cosa fanno?

Francesco: Se ne ingoi una, potrai dire solo l’assoluta verità. Tu falla prendere a Riccardo,

                    dopodiché, fagli delle domande. Vedrai che non potrà mentirti.

Cristina:     Uh, allora non vedo l’ora di fargliela prendere!

Francesco: Poi, più tardi, fammi sapere com’è andata. A dopo, allora.

Cristina:     Va bene, va bene.

                    Francesco si allontana a sinistra. Cristina allora trama qualcosa.

                    Adesso ti aggiusto io, marito infedele!

                    Sghignazza diabolicamente. Da destra giunge Riccardo. La osserva sorpreso.

Riccardo:    Cià, Cristì!

Cristina:     (Si ricompone) Ehm… ciao, marito!

Riccardo:    Néh, ma pecché staje rerenno?

Cristina:     No, niente, oggi sono allegra. Ma tu cosa mi dici di bello? Come mai ieri sei

                    rientrato così tardi?

Riccardo:    Ah, no, niente, aggio fatto ‘nu lavoro straordinario, po’ so’ gghiuto a accattà ‘e

                    ssigarette, infine aggio purtato ‘a machina addù ll’elettrauto. Ciao, io scendo.

Cristina:     Aspetta. (Infida) Prima che esci, puoi assaggiare una cosa per me?

Riccardo:    He’ fatto cocche dolce?

Cristina:     (Infida) Sì, e mò siente che dolce te faccio assaggià! Cioè, volevo dire che è

                     un’altra cosa: una pillola. (La prende dalla scatola) Si prende senz’acqua.

Riccardo:    E a che serve ‘sta cosa? Ah, ho capito: è qualche tua diavoleria sessuale! Eh?

Cristina:     Esatto, bravo. Su, mangia e buon appetito!

Riccardo:    (Prende la pillola e la ingoia) Ecco qua.

Cristina:     Nun siente niente?

Riccardo:    No. Ch’aggia sentì?

Cristina:     E allora adesso rispondi alle mie domande: dove sei stato ieri, fino a tardi?

Riccardo:    Te ll’aggio ditto: aggio fatto ‘nu lavoro straor… (Con difficoltà) Aggio fatto

                    ‘nu lavor… straord… Ma che d’è? Nun riesco a parlà?

Cristina:     Uh, ma allora funziona! Forza, rispondi: dove sei stato finora?

Riccardo:    E ‘nu mumento, sto’ cercanno ‘e t’’o ddicere! Sono stato a fare un lav… (Non

                    riesce a dirlo) Un lav… Un aooo aoiaio… Ma che cacchio me sta succedenno?

                    Te vulesse dicere ‘na palla ma nun ce riesco!

Cristina:     Ah, ti ho scoperto, traditore! Tu mi metti le corna?

Riccardo:    No, ma che corna? Ti ho detto che sono andato a comprare le… le… (Non ci

                    riesce, così cambia discorso) Ho portato la macchina dall… dall… Me la sono

                    spassata alla facciaccia tua! Vabbuo?... Oddio, ch’aggio ditto?

Cristina:     Infamone! T’aggia accidere cu’ ‘e mmane mie!

Riccardo:    No, no, no!

                    Cristina insegue a destra Riccardo. Da sinistra torna Francesco.

Francesco: Cristina, ma Stella non stava… qua? E addò è gghiuta Cristina?

                    Suonano alla porta.

                    Vado ad aprire iooo? (Non sente risposta) Vado io!

                    Va e torna seguito da Stella.

Stella:         Uhé, tu staje ccà? He’ visto a Cristina?

Francesco: No, nun ‘a trovo cchiù. Stevo parlanno cu’ essa. Ma pecché, ch’è succieso?

Stella:         Bisogna fermare la mamma di Cristina ed Annarita. Si sono messe a inciuciare

                    ad alta voce fuori al loro balcone!

Francesco: Uh, mamma mia! Aggia avvisà a Riccardo. Torno subito!

                    Esce a destra. Stella ne rimane avvisato.

Stella:         Che bravo marito che tengo! Io e Cristina siamo proprio due mogli fortunate!

                    Da destra torna Cristina, ancora visibilmente arrabbiata.

Cristina:     E’ meglio che sparisce pé sempe d’’a vita mia!

Stella:         Uhé, Cristina. Ma ch’è stato? Te veco tutta nervosa.

Cristina:     Cià, Stella. No, niente, mio marito me mette ‘e ccorne.

Stella:         Uh, guardate! Invece Francesco è il marito più fedele del mondo.

Cristina:     Sei sicura? Vuoi scoprire se hai ragione? Guarda qua. (Le mostra la scatola)

Stella:          E queste che sono?

Cristina:     Le pillole della verità. Grazie a queste, nessuno più riuscirà a mentirti. Tieni.

Stella:         (Le prende) Grazie del consiglio. Ma come gliela faccio ingoiare a Francesco?

Cristina:     Mettine una in un bicchiere di coctail e fallo bere! Non si accorgerà di nulla.

Stella:         Brava, farò proprio così! E ti dimostrerò che ho ragione. Vieni con me!

                    Le due escono a sinistra.

8. [Riccardo e Francesco. Poi Stella e Cristina]

                    Da destra tornano Riccardo ed Francesco.

Riccardo:   Hai capito, tutto, Francesco? Mia moglie ha scoperto tutto. 

Francesco: E com’è successo? Tu sei sempre stato un maestro nell’imbrogliare Cristina.

Riccardo:   E invece non riesco più a mentire… da quando ho preso una strana pillola.

Francesco: Ah, già, quella che le ho dato io… no, cioè, mannaggia ‘a capa toja!

Riccardo:   Ma tu mi devi aiutare assolutamente. Se quella vuol divorziare, io sto nella…

Francesco: Sì, sì, sì, ho capito. Allora sai che ti dico? A te occorre la pillola per la memoria.

Riccardo:   E che d’è ‘sta pillola p’’a memoria?

Francesco: (La prende dalla tasca e gliela mostra) Lo dice pure il nome. Chiunque prende

                    una di queste pillole… puff… di colpo la memoria sparirà! Tieni.

Riccardo:   (Prende la scatola) Francesco, ma tu sei un genio! Grazie, caro, io vado a

                    preparare una bevanda con questa pillola dentro. E finalmente, tra poco, libertà!

                    Riccardo corre via a destra. Così Francesco fa delle considerazioni da solo.

Francesco: E intanto, speriamo che mia moglie non scopre le mie scappatelle. Menu male

                    ch’’a riesco a ffa’ sempe scema!

                    Da sinistra entra Stella con un bicchiere in mano.

Stella:         Tesoro, ma tu stai qua?

Francesco: Ehm… certamente. E pure tu stai qua! (Nota il bicchiere) E che tieni in mano?

Stella:         Un coctail di mia invenzione. Lo vuoi assaggiare?

Francesco: E sì, grazie, tesoro! (Prende il bicchiere) E tu non bevi?

Stella:         No, io non ne ho bisogno. Su, bevi, bevi!

Francesco: E ‘nu mumento! (Beve) Ecco fatto! (Lascia il bicchiere su un tavolo)

Stella:         Non ti senti niente?

Francesco: No. Che m’aggia sentì?

Stella:         Adesso vedrai! Senti un po’, ma per caso tu mi sei sempre fedele?

Francesco: (Comincia a sudare) E… e… perché mi fai questa domanda?

Stella:         Tu rispondi prima a me, io poi rispondo a te. E allora, mi sei sempre fedele?

Francesco: Ehm… lo sai Stella. Comincia a fare proprio caldo? Ma che c’era nel coctail?

Stella:         Insomma, mi sei fedele, sì o no?

Francesco: Va bene, adesso ti rispondo. Sì, no!

Stella:         Sì o no?

Francesco: Sì, no! 

Stella:         Ma perché mi dici “sì, no”?

Francesco: E perché vorrei risponderti “sì”, ma poi s’incaglia la mascella e mi esce “no”. 

Stella:         Benissimo, sta facendo effetto. E questo vuol dire che tu mi metti le corna!

Francesco: Io? Sì, assolutamente! (Realizza) Oddio, ma che ho detto?

                    Stella cammina, minacciosa, e Francesco arretra in stanza, attorno al tavolo.

Stella:         Te lo dico io: in quel coctail c’era la pillola della verità! Me l’ha data Cristina.

Francesco: Ah, ora capisco tutto! Tesoro, ma non è come credi. Io non ti mentirei mai. Però

                    non mi credere, perché ora ti sto dicendo una palla! Ma che sto dicendo?

Stella:         Vieni qua, t’aggia rompere ‘a capa!

                    Stella insegue Francesco a destra. Da destra torna Cristina.

Cristina:     (Parla come se Riccardo fosse lì) Ma si t’acchiappo, per te è la fine! (Si siede al

                    tavolo e si calma. Nota il bicchiere) ‘Nu coctail. Ce vo’ proprio. (Beve) Buono!

                    Da sinistra torna Stella, tutta arrabbiata.

Stella:         Addò sta? Addò sta?

Cristina:     Uhé, Stella, ch’è stato?

Stella:         Sto acchiappando Francesco. Avevi ragione tu. Ha confessato tutto: mi tradisce.

Cristina:     Hai visto? 

Stella:         (Le siede accanto) Sapìsse comme stongo nervosa. Famme bevere ‘nu poco ‘sta

                    rrobba che tiene ‘nmana. (Prende il bicchiere e beve)

Cristina:     Sì, sì, bevi. Guarda com’è buono questo coctail.

Stella:         Veramente è buono. (Poi realizza) Coctail? Ma addò steva ‘stu bicchiere?

Cristina:     Ccà, ‘ncoppa ‘a tavola! Me l’aggio bevuto pur’io.

Stella:         Oddio! Ch’amme fatto?! Annarì, dint’a ‘stu coctail ce sta ‘a pillola d’’a verità!

Cristina:     E con ciò? Io dico sempre la verità. Tu ad esempio pensi che io tradisca mio

                    marito? La risposta è sì, trenta volte al mese! (Poi realizza) Ma… cos’ho detto?

Stella:         Hai visto? Sta facendo effetto. E il bello è che pure io ho bevuto. E pure io 

                    tradisco mio marito! Per la precisione, trentuno volte al mese!

Cristina:    ‘Na vota ‘e cchiù a me! E mò come si fa? Se quelli tornano qua, scoprono tutto.

Stella:         E noi passiamo i guai nostri. No, Cristina, dobbiamo scappare via.

Cristina:     E sì, sono d’accordo con te. Li dobbiamo evitare assolutamente. Mamma mia!

                    Le due vanno via frettolosamente a sinistra.

9. [Riccardo, Francesco, Stella e Cristina]

                    Da destra entrano di soppiatto Francesco e Riccardo, dolorante.  

Riccardo:   Francé, mannaggia alle tue pillole maledette. Aggio abbuscato ‘a mia moglie.

Francesco: Ma tu le hai dato la pillola della memoria?

Riccardo:   No, me l’aggio pigliata io.

Francesco: Imbecille, e mica te ll’’iva piglià tu?

Riccardo:   Ah, no? E chi se ll’’eva piglià?

Francesco: Se ll’’eva piglià mugliereta, è essa che s’ha da scurdà d’’a pillola d’’a verità! 

                    Aspetta qua, vado a prenderti un’altra pillola contraria a quella della memoria.

Riccardo:   (Lo guarda strano) Scusa, ma tu chi sei?

Francesco: Oh, no, sta accummincianno a ffa’ effetto! Nun te mòvere, torno subito!

                    Francesco esce via al centro, mentre Riccardo si interroga su chi è.

Riccardo:   Ma chi songh’io? E pecché me trovo ‘ncoppa ‘a faccia d’’a terra?

                    In disparte riecco (lui le nota)Cristina e Stella che dà una pillola alla prima.

Stella:         Cristina, questa è la pillola del mutismo.

Cristina:     E a che serve?

Stella:         Semplice: meno puoi parlare… e meno verità puoi dire. Su, prendila.

Cristina:     (La prende) Sì, grazie, grazie. (La ingoia) Ecco fatto.

Stella:         (Nota Riccardo) Uh, guarda chi c’è: Riccardo! Su, vai da lui e fai una prova.

Cristina:     Va bene. (Si avvicina a lui) Ciao Riccardo, come st…?! (Gradualmente le si

                    abbassa del tutto la voce. Boccheggia soltanto)

Riccardo:   Néh, ma chi si’?

Cristina:     (Boccheggiando, cerca di dirgli) Come, chi sono? Sono tua moglie Cristina!

Riccardo:   Ma che d’è, nun tiene ‘a lengua? E ppo’ nun me fa perdere ‘o tiempo. (Ammira

                    Stella) Voglio andare da quella ragazza là!

Cristina:     (Boccheggiando, cerca di dirgli) Quella?

Riccardo:    Sì, me piace troppo. (Si avvia da Stella) ‘A voglio cunoscere!

Cristina:     (Lo trattiene per un braccio e boccheggiando gli dice) Ma tua moglie sono io!

Riccardo:    Ma che vvuo’? Nun te capisco. (La scansa) Liévete ‘a tuorno! (E va da Stella)

Stella:         (Lo accoglie con imbarazzo) Ehm… ciao Riccardo. Che c’è?

Riccardo:   (Latin lover)Ciao bambola! Nun ‘o ssaccio si me chiamme Riccardo, però

                    saccio ‘na cosa: ti amo!

Stella:         Ma tu non puoi amarmi! E non guardarmi con quegli occhi da cannibale!

Riccardo:   Cannibale? Ebbene sì, io te magnasse proprio!

Stella:         Oh, no! Aiuto, Cristina!

                    Fugge a destra, inseguita da Riccardo e Cristina (che prova a parlare). Dal

                    centro torna Francesco.

Francesco: Riccardo, ecco la pillola delle...! E addò è gghiuto? Devo dargli la pillola delle

                    sorprese: non so cosa contiene, ma annullerà la pillola della memoria. Riccààà!

                    Sta per uscire, ma si incontra con Stella e Cristina che arrivano di corsa.

Stella:         Ah, tu staje ccà? Che tieni in mano?

Francesco: Ah, no, niente. E’ la pillola delle sorprese: annulla una precedente pillola presa.

                    Cristina subito gliela prende di mano e la ingoia. Lui la rimprovera.

                    Che hai fatto? Quella era per Riccardo.

Cristina:    (Pian piano le risale la voce) Speriamo che ora riesco a parlare.

Stella:         Uh, Cristina, ti è tornata la voce!

Cristina:     E’ vero! Quella pillola funziona.

Francesco: ‘O vero? (La ingerisce pure lui) Adesso vediamo che effetto mi farà! Riccààà!

                    E va via a destra.  

Stella:         Cristina, devo andar via prima che torni Riccardo. Quello mi pare impazzito.

Cristina:     (Fa effetto la pillola) Stella, come mi sento antipatica! Quanto ti odio!

Stella:         Oh, no, forse è l’effetto della pillola delle sorprese. Mannaggia, andiamocene!

Cristina:     Sì, io ti seguo, ma ti schifo proprio!

                    Vanno via a sinistra. Da destra torna Riccardo, toccandosi la gola dolorante.

Riccardo:    Mamma bella! Francesco m’ha fatto agghiottere ‘na pillola! Ha ditto che serve

                     p’’a memoria! Però mò me sento ‘nu poco scemo! (E ride) Francé, trase, trase!

Francesco: (Di nascosto, a destra) Nun ce sta nisciuno?

Riccardo:    (Ridendo) No, no, puo’ trasì!

                    Francesco entra e mostra due seni da quarta taglia. Riccardo lo guarda e ride.

Francesco: Che tiene ‘a rirere? M’aggio pigliato ‘na pillola delle sorprese e m’è crisciuta

                    ‘sta balcunata. Vabbuò? Aspiette ‘nu poco. (Dalla tasca estrae una scatola)

                    Questa è la pillola della normalità temporanea. (La prende) Prendila pure tu.

Riccardo:   Subito. (Così fa) Ecco qua, non rido più. E ora come si fa con Cristina e Stella?

Francesco: Tranquillo. (Dalla tasca estrae una scatola) Ecco la pillola della confusione.

Riccardo:   No, basta cu’ ‘sti pillole, Francé! (Poi ci ripensa) E come funzionano?

Francesco: Come dice il nome, creeranno una confusione tale che non si capirà più niente.

Riccardo:   OK, allora ho un piano. (Nota i suoi seni) Francé, ma tu tieni ancora le zizze!

Francesco: Fra poco spariranno! Su, andiamo!

                    I due corrono via a destra. Da sinistra tornano Cristina e Stella. Guardano chi

                    c’è nella stanza, poi accertatesi che non c’è nessuno, entrano.

Stella:         Cristina, io direi, usciamo di casa. Torneremo quando saremo tornate normali!

Cristina:     No, ma che dici? Quei due antipatici sospetterebbero antipaticamente di noi.

Stella:         E già. Io direi che dobbiamo perdonarli di averci traditi e fare finta di niente.

Cristina:     Sono d’accordo con te, anche se ti odio!

                    Da destra entrano Francesco e Riccardo. Notano le due e fanno cenni d’intesa.

Francesco: (Preoccupato) Cristina, Stella, putìmme trasì?

Riccardo:   (Preoccupato) Oppure ce vattìte?

Cristina:     Noi vi schifiamo proprio… no, cioè, è meglio che non parlo, se no faccio guai!

Stella:         Sono d’accordo con te! Entrate, entrate pure!

                    I due entrano timidamente. Riccardo ha in mano un pacchetto di cioccolatini.

Francesco: Eccoci qua.

Cristina:     Come va? Tutto a posto?

Francesco: Senti, è meglio che non ci fate domande!

Stella:          E neanche voi a noi.

Riccardo:    E allora stàmmece zitte, ch’è meglio! (Mostra il pacchetto di cioccolatini)

                    Anzi, accettate un bel cioccolatino. Vale come gesto di pace!

Stella:         Ma sì, va’, mangiamoci questo bel cioccolatino. 

Cristina:     Io sto a dieta, ma non me ne frega niente!

Stella:         E voi non mangiate?

I due:          No, p’ammore ‘e Dio!

Cristina:     E no, se non lo mangiate pure voi, io e Stella non tocchiamo neppure noi!

                    I due si guardano perplessi. Poi ciascuno dei quattro mangia un cioccolatino. 

Riccardo:   Ma… non vi sentite niente?

Stella:         No. Perché?

Riccardo:   (Lo richiama) Francesco, he’ visto? Nun ha funzionato!

                    Ad un tratto Cristina e Stella si osservano con sguardi pieni d’amore.

Stella:         Cristina, sei bellissima!

Cristina:     Stella, anche tu sei bellissima. Io ho capito che… ti amo! Ti amo! Ti amo!

Stella:         Anch’io! Vieni con me, fuggiamo via!

                    Le due vanno via, mano nella mano. Riccardo ed Francesco sono sconvolti. 

Francesco: Ma chisto è l’effetto ‘e chelli ppillole? (Effeminato) Ma allora, si chelli ddoje sò

                    addiventate lesbiche, io e te addiventamme…!

Riccardo:    (Effeminato) Francé, fujìmme mommò ‘int’’o bagno!

                    I due corrono subito via a destra.

FINE ATTO PRIMO

            Salone di casa Melito: è il giorno dopo.

ATTO SECONDO

1. [Riccardo e Francesco. Poi Maria ed Antonio Casandrino]

                    Francesco è seduto sul divanetto, Riccardo gli gironzola intorno, arrabbiato.

Riccardo:   Francé, e mò basta. Tu e chelli pillole me state ‘nguajanno a me: ‘a pillola d’’a

                    verità, ‘a pillola d’’a confusione, ‘a pillola ‘e chi t’è vivo…!

Francesco: Ringrazia a Dio! Io ho preso una pillola delle sorprese e ogni tanto mi spuntano

                    i seni femminili! M’aésce ‘na sesta taglia che facesse invidia a ‘na chiattona!

Riccardo:   Ma pure io non scherzo. Ogni tanto mi escono sorprese dappertutto. (Poi

                    effeminato) E poi mi sorge questo problema: non riesco a mentire, uffa!

Francesco: Riccà, staje parlanno comm’a ‘nu femmeniello!

Riccardo:   (Effeminato) Hai visto? Stupidino!

Francesco: Cioè, fammi capire, tu non riesci a dire più bugie?

Riccardo:   (Pian piano smette d’essere effeminato) No! Ci ho provato anche mentalmente,

                    ma non ci sta niente da fare. Pensa, devo fare di tutto per evitare mia moglie.

                    Ho dato perfino la colpa alla mia assistente Annarita. L’ho pure licenziata.

Francesco: Uh, mi dispiace.

Riccardo:   Ti dispiace per lei? E per me no? Io stongo ascenno pazzo!

Francesco: Non dire così. Gli effetti delle mie pillole sono leggeri. E che dovrebbe dire la

                    mia cavia, Duilio? Le pillole che lui assume, sono cose da pazzi veramente!

Riccardo:   Ma falli su di lui, gli esperimenti. Che vaje truvanno ‘a me?

Francesco: Mi devi far conoscere le tue amicizie in alto loco.

Riccardo:   Francé, ma quelle pillole sono pericolose.

Francesco: Allora usale con tua suocera, così saprai qualche notizia su tua moglie. Ti pare?

Riccardo:   (Interessato) E già! Cristina sta dal parrucchiere. Si sta facendo i boccoli. Così

                    ne approfitto per invitare a pranzo qua sua madre e darle la pillola della verità.

Francesco: (Si alza in piedi) Va bene. Io vado giù in laboratorio e poi torno qua. Voglio

                     mostrarti un nuovo tipo di pillola della verità.

Riccardo:   Ancora?

Francesco: Non ti preoccupare, è tutto sotto controllo. Allora io vado. Ciao.

                    Esce al centro. Riccardo trama qualcosa.

Riccardo:   Adesso organizzo una cosa spettacolare: un pranzo in favore di quella strega!  

                    Esce via a destra. Intanto dal centro entrano Maria e la guardia del corpo

                    Antonio Casandrino (in abito nero, con auricolare all’orecchio). Entra in

                    stanza, guarda dappertutto se c’è sicurezza e poi chiama Maria all’ingresso.

Antonio:     Putìte trasì, signò.

Maria:        (Entra spavalda) Bene, grazie, Antonio. Ho fatto proprio bene a prendermi una

                    guardia del corpo. (Maliziosa) E che guardia!

Antonio:     Signò, io so’ professionale. Tengo ‘a professionalità! E so’ pure professionista.

Maria:        Bravo, bravo. (Si siede sul divanetto) Sai com’è, dopo quello che è successo

                    ieri, preferisco tenere le spalle coperte.

Antonio:     (Dalla tasca della giacca tira fuori un foulard e glielo pone sulle spalle) Fatto!

Maria:        Ma no. Io dicevo in senso metà euforico! 

Antonio: (Si apposta dietro al divanetto, giusto dietro di lei) Signò, state senza penziero!

Maria:     A me, quello che mi preoccupa di più, è mio genero.

Antonio:  Accomme arape ‘a vocca, ‘o ‘bboffo ‘e mazzate!

Maria:     Bravo!

                 Da destra torna Riccardo.

Riccardo: Adesso devo chiamare la strega, la megera, l’arpia! (La nota) Uh, già sta ccà!

Maria:      Oh, ciao, Ricchiardo!

Riccardo: Ma che Riccardo? Quante volte ve lo devo dire? Mi chiamo Riccardo! Riccardo!

Antonio:  (A Maria) E’ isso?

Maria:     Sì!

Antonio:  (Corre subito ad afferrargli il braccio) Uhé, lieve ‘e mmane ‘a cuollo ‘a signora!

Riccardo: E io mettesse ‘e mmane ‘ncuollo a chella?!

Maria:      Antò, ‘o puo’ lassà. (E allarga le braccia, tenendole larghe, tipo santa)

Antonio:   Subito! (E torna indietro al divanetto, giusto dietro lei)

Riccardo: (Li osserva in quelle posizioni) Eh, me parene San Ciro e ‘a cungrega ‘e

                  l’Immacolata! Néh, suocera, ma vuje comme site trasuta ccà ddinto?

Maria:      Niente, ci ha pensato il qui presente Antonio.

Antonio:   E già, ho aperto col passepartout*.                                                 *(leggi: passpartù)

Maria:      Hai sentito? Col pastasciùtt!

Antonio:   Ma quala pastasciutta? Passepartout!

Riccardo: Suocera, ma chi è chisto?

Maria:      Antonio Casandrino, la mia guardia del corpo.

Antonio:   C’è pericolo? L’aggia vattere?

Maria:      No, non ancora!

Riccardo: ‘A guardia del corpo? Mah! Sentite, ieri vi siete messa voi e la mia ex assistente  

                  Annarita: tutt’e ddoje fora ‘o barcone, a sparlà ‘e tutt’’e ggente d’’o palazzo!

Maria:      Ma io che ne sapevo che Annarita si era presa la pillola dell’inciucio?!

Riccardo: E voi come la conoscete quella pillola? Gliel’avete data voi? Confessate!

Maria:      Ehm… no, no.

Riccardo: (Infido) Vabbé, lasciamo stare. Piuttosto, vorrei che voi restate a pranzo qua.

Maria:      (Sorpresa) Che?

Antonio:   C’è pericolo? L’aggia vattere?

Maria:      Tengo ‘o suspetto che c’è pericolo! E come mai questo invito, Ricchià?

Riccardo: Riccardo!Niente, così. Stamane ho preparato pure il dolce. Può restare pure lui.

Maria:      E si capisce che lui deve restare.(Si alza in piedi) E dove mangiamo?

Riccardo: Sul terrazzo.

Maria:      Molto bene. E Cristina? Sta ancora dal parrucchiere?

Riccardo: Sì.

Maria:      Quella si sta facendo i broccoli in testa!

Riccardo: Eh, ‘e friarjielle! E’ andata a farsi i boccoli. E comunque non è tornata ancora.

Maria:      Va bene, allora incomincio a lavarmi le mani. Vieni, Antonio!

Antonio:   Scusate, ma chillo sape cucenà overamente?

Maria:      No, però è gratis!

Antonio:   Ah, e allora…!

                  I due escono a sinistra (lui sempre guardandosi intorno, misterioso).

Riccardo: Bene, la prima parte del piano ha funzionato. Adesso devo riempire di pillole

                  della verità. Però solo le sue pietanze e quelle di mia moglie! E saranno numeri!

                  Esce via a destra, fregandosi le mani.

2. [Annarita e Stella. Poi Cristina]

                  Da sinistra entra Annarita, triste, piangente, trascinando una valigia trolley.

Annarita: Cacciata di casa come un cane! Tutto questo per colpa dell’amante del signor

                  Riccardo. Ma che colpa ne tengo? Io sono una brava ragazza. Mica tengo 5

                  amanti come la signora Cristina? Ne tengo solamente 4!

                  Ed esce al centro, trascinando il trolley. Ma poco dopo, torna seguita da Stella

                  (che tiene un velo davanti alle labbra, uno chador [leggi sciadòr] musulmano).

Stella:       Annarì, ma dove stai andando con questa valigia?

Annarita: Ma chi siete voi?

Stella:       ‘A signora Stella.

Annarita: Signora Stella, sono stata cacciata via ingiustamente. Mi potete aiutare voi?

Stella:       Io? Sora mia, io già tengo ‘e guaje mie. Ed è per questo che adesso sto qui. Non

                  ci stanno il signor Riccardo e Francesco?

Annarita: No. (Le osserva lo chador) A proposito, come mai tenete questo chador sul viso?

Stella:       Io te lo dico… ma resti tra noi.

Annarita: Va bene.

Stella:       Si tratta di una pillola delle sorprese: non mi passa più l’effetto! (Sposta lo

                  chador e mostra sul proprio muso un paio di baffi)

Annarita: (Sconvolta) Oddio mio!(Poi comincia a ridere)

Stella:       (Infastidita) Embé, e che tieni da ridere?

Annarita: (Ridendo) No… non è colpa mia… è la pillola della cretinaggine!

Stella:       Ma vuje vedìte a chesta!

Annarita: Scusate, mi sento troppo cretina.

Stella:       Ora basta, dobbiamo cercare subito a Francesco e a Riccardo.

Annarita: (Smette di ridere e diventa minacciosa) Sì, perché ora devo vendicarmi del

                  signor Riccardo. Oh, no, adesso mi sta facendo effetto la pillola della verità.

Stella:       Nun parlà cchiù, stattu zitta! Usciamo subito di casa.

Annarita: Certamente, anche se con quei baffi siete troppo ridicola!

Stella:       E gghiammuncenne, jamme!

                  Escono via al centro, ma poi tornano seguite da Cristina (non ha i boccoli).

Cristina:   Ma che sta succedendo qua? Annarita, chi è questo signore coi baffi?

Stella:       Scema, so’ Stella! M’aggio pigliato ‘na pillola d’’e surprese e mò stongo accussì.

Annarita: Scusate, signora Cristina, devo dire la verità? Voi siete andata dal parrucchiere.

Cristina:   E con ciò?

Annarita: I boccoli non si vedono proprio. ‘O parrucchiere v’ha fatta fessa!

Cristina:   Veramente? Uh, mannaggia! Devo tornare da lui e farmi dare i soldi indietro.

Stella:       Cristì, tu te miette a penzà ‘o parrucchiere? Bisogna risolvere il mio problema e

                  quello di Annarita.

Cristina:   Ma pecché, Annarita che problema tene?

Stella:       Le sta facendo di nuovo effetto la pillola della verità.

Cristina:   Ah, molto interessante. Allora adesso ti faccio qualche domandina!

Annarita: No, per favore, non ce la faccio. Sono sotto l’effetto della pillola dell’inciucio e

                  della verità. E va bene, sì, lo ammetto: vostro marito tiene una amante. Si chiama

                  Roberta Sangiovanni ed abita a Forcella.

Cristina:     Stella! Ma tu he’ ‘ntiso?

Stella:         Ma che me ne ‘mporta, a me? Io m’aggia levà ‘sti baffe.  

Cristina:     E va bene. Grazie, Annarita.

Annarita:   Sì, ma io ho delle notizie pure su di voi.

Cristina:     E tienatelle pe’ te, o si no te ciacco!

Annarita:   Allora gliele dico alla signora Stella. Dunque, dovete sapere che la signora

                    Cristina, un bel giorno…

                    Escono via a destra.

3. [Antonio e Maria. Poi Riccardo, Francesco, Vittorio e Roberta]

                    Da sinistra tornano Antonio (che si guarda intorno) e Maria.

Antonio:     Putìmme trasì, signora Maria.

Maria:        Già songo trasuta.

Antonio:     E allora jammece a ffa’ ‘sta bella magnata!

Maria:        Ma che magnata? Io ce stongo ripensanno. Non voglio rimanere a pranzo qua.

Antonio:     E perché?

Maria:        Mio genero non me la conta giusta. Lo conosco da vent’anni. Non mi ha mai

                    invitato nemmeno per una brioche!

Antonio:     (Deluso) Ma allora ce ne jamme? E che ce amme lavate a ffa’ ‘e mmane?

Maria:        Se tu vuoi rimanere, rimani pure. Poi magari ti fanno agghiottere la pillola della

                    verità. E nun è ‘na sensazione piacevole.

Antonio:     ‘A pillola d’’a verità? E che rrobba è?

Maria:        Eh, ‘o ssaccio io. Ma io sono furba, non mi faccio incastrare. Anzi, devo

                    preparare un bel pacco a mio genero, così mia figlia scopre i suoi tradimenti.

Antonio:     Ma pecché, ‘o genero vuosto tradisce a vostra figlia?

Maria:        Sì, e io farò di tutto per liberarla da quel mostro. Preparerò tutto e poi…

Antonio:     (Interessato) E poi?

Maria:        La scorreggina sulla torta!

Antonio:     La ciliegina! Mica se po’ mettere ‘a scorreggina ‘ncoppa ‘a torta? E poi…?

Maria:        E poi mio genero farà una brutta fine… e la principessa tornerà libera!

Antonio:     E me la posso sposare io?

Maria:        Buona idea!

Antonio:     E allora jammuncenne!

Maria:        Ma…

                    La prende sottobraccio e i due escono via. Da destra torna Riccardo.

Riccardo:   Ecco qua, è tutto pronto. Ma io nun capisco ‘na cosa: ‘a strega se sta lavanno

                    ancora ‘e mmane? E che ce vo’?

                    Suonano alla porta.

                    Oh, no, ‘a porta nun ce vo’ proprio, ‘int’a ‘stu mumento.

                    Corre ad aprire. Torna seguendo Francesco che ha i capelli lunghi e biondi e

                    un sedere ingrossato.

Francesco: (Preoccupato) Riccà, Riccà!

Riccardo:   Senta, guardi, io non la conosco. Chi è lei?

Francesco: Riccà, ma si’ scemo? So’ Francesco.

Riccardo:   (Lo osserva perplesso) Francesco? E che he’ cumbinato? Tu tiene ‘e capille

                    bionde e ‘o popò ‘nturzato e ‘nchiattuto!

Francesco: E’ per colpa di una delle mie pillole.

Riccardo:   Francé, stamme a sentì ‘nu mumento. Assiettete.

Francesco: E nun riesco a m’assettà. Tengo ‘o popò troppo chiatto! Si m’assetto, nun

                    m’aizo cchiù!

Riccardo:   E allora rimani in piedi e ascoltami lo stesso: Francé, tu ti sei fissato con quella

                    pillola della verità. Ma che te pienze ‘e fa’?

Francesco: Riccà, ma tu te lo immagini un mondo senza bugie? Un mondo di sola verità.

Riccardo:   Sarebbe bello, ma la verità deve essere una cosa naturale, spontanea. Tu invece

                    la vuoi ottenere chimicamente. Però molte volte servono anche le bugie.

                    Riescono a salvare parecchie situazioni difficili.

Francesco: E allora che faccio? Butto via tutti i miei esperimenti? Anni e anni di studi.

Riccardo:   Francé, usa la tua genialità per altre cose. E adesso torna giù da tua moglie.

Francesco: No, non è possibile. Poco fa, giù in laboratorio, ho visto tua moglie e Annarita

                    insieme ad una donna coi baffi.

Riccardo:   Una donna coi baffi? E chi è?

Francesco: Stella!

Riccardo:   Uh, mamma mia! Devi darle subito una pillola degli effetti contrari.

Francesco: No, Riccà, non si possono prendere troppe pillole. Vedi, queste pillole, a lungo

                    andare, aumentano lo stato ansioso e portano ad un nervosismo incontrollabile.

Riccardo:   Uh, mannaggia ‘a capa toja. Jamme a vedé, muvìmmece.

                    I due vanno al centro, ma poi tornano seguendo Vittorio (stavolta vestito da  

                    rappresentante di aspirapolveri), con una valigia trolley.

Vittorio:     Buongiorno, gentile signore e bella signora! (Osserva bene Francesco) Ritiro il

                    bella signora! Diciamo signora e basta!

Francesco: Ma che signora e signora? Io songo ommo!

Vittorio:     (A Riccardo) Vabbé, capisco. Del resto, oggi sono cose che si portano: uomini

                    con uomini, donne con donne…!

Riccardo:   Amico, ma tu che staje capenno? Ma chi cacchio si’?

Vittorio:     Sono un rappresentante di aspirapolveri della Schifoso SPA! Nella mia valigia                

                    c’è una aspirapolvere talmente silenziosa, ma talmente silenziosa, che non c’è

                    proprio! La volete vedere?

Riccardo:   E a che mi serve? Mia moglie non pulisce mai. ‘Sta casa è ‘na polveriera!

Vittorio:     Ma non ci sta adesso la signora? Io la voglio vedere, non ce la faccio più.

Riccardo:   Eh?

Vittorio:     No, voglio dire che vorrei spiegare a vostra moglie come agisce l’aspirapolvere.

                    Pensate, pulisce in tutti gli angoli. Voi lo sapete, esistono due tipi di angolo:                               

                    acuto e rattuso… cioè, voglio dire, ottuso!

Riccardo:   Sentite, non mi interessa quest’aspirapolvere. Jatevenne.

Vittorio:     Ma non c’è la signora?

Riccardo:   E dalle! No, non ci sta.

Vittorio:     Ah, e allora, se non c’è la signora, me ne posso pure andare.

Francesco: Un momento, lo voglio vedere io, l’aspirapolvere. Cacciatelo fuori.

Vittorio:     No, no, no, io lo faccio vedere solo alla moglie del signore qui presente.

Francesco: ‘O vero? E pecché?

Vittorio:     Ehm… perché è il nostro motto: l’aspirapolvere si dona solo alla cliente bona!

Riccardo:   (Gli afferra il braccio) E invece il mio motto è: te ne vaje tu o te ne manno io?

Vittorio:     Ho capito l’antifona. (A Francesco) Arrivederci! (A Riccardo) E quando torna

                    la signora?!

Riccardo:   Nun torna cchiù!

                    E lo conduce fuori casa (al centro). Francesco pare stufo.

Francesco: Mò che torna Riccardo, amma ì subito abbascio ‘o laboratorio mio.

                    Ma Riccardo torna seguendo Roberta (vestita da rappresentante di

                    aspirapolveri), con una valigia trolley.

Roberta:     Buongiorno, gentile signore e bella signora! (Osserva bene Francesco) Ritiro il

                    bella signora! Diciamo signora e basta!

Francesco: E chi è, chest’ata?

Roberta:     Sono una rappresentante di aspirapolveri della Schifoso SPA!

Riccardo:   E tu che ce faje ccà?

Francesco: Ah, ma la conosci?

Riccardo:   Ehm… no, io domandavo così, per domandare.

Roberta:     Ora vi spiego come agisce l’aspirapolvere. Pensate, pulisce in tutti gli angoli.        

                    Dovete sapere che esistono due tipi di angolo…

Francesco: Acuto e rattuso… cioè, voglio dire, ottuso!

Roberta:     Bravo!

Francesco: Sentite, non ci interessa quest’aspirapolvere. Jatevenne.

Riccardo:   E chi te l’ha ditto? A me m’interessa!

Francesco: E pecché l’aspirapolvere ‘e chesta t’interessa e chella d’’o tizio ‘e primma no?

Riccardo:   (Dice inconsciamente la verità)Perché lei è la mia amante. (Si tappa la bocca)

Francesco: Che?

Riccardo:   (Sconvolto) Francé, mi sta tornando l’effetto della pillola della verità.

Francesco: Uh, mamma mia! Devo fare qualcosa. Io ritorno giù in laboratorio. (Stringe la  

                    mano a Roberta) Piacere, io non dirò niente alla moglie di Riccardo. Speriamo

                    che non torni pure a me l’effetto della pillola della verità! Arrivederci!

                    Esce via al centro.

Roberta:     Che cos’è questa storia della pillola della verità?

Riccardo:   Robé, per favore, non farmi domande, se no sono costretto a rispondere!

Roberta:     Bene, allora non c’è tua moglie?

Riccardo:   No, dev’essere uscita.

Roberta:     E quindi, mentre andiamo a far l’amore nel tuo laboratorio, tu mi spieghi tutto.

Riccardo:   No, no!

Roberta:     E invece sì. Andiamo!

                    I due escono a destra.

4. [Cristina, Stella e Annarita. Poi Duilio]

                    Dal centro, tornano Cristina, Stella (sempre coi baffi) e Annarita.

Stella:         Ecco qua, ci siamo prese una pillola degli effetti al contrario a testa. Adesso le

                    cose dovrebbero andare meglio. Come vi sentite, voi due?

Cristina:     (In accento toscano) Cocca, adesso va molto meglio!

Stella:         (In accento romano) Ma adesso perché stai a parlà in toscano? Che te prende?

Cristina:     Uh, veramente: “la mia hagna ha fatto tutti hagnolini senza hoda”! Ma scusa,

                    perché invece tu parli romano?

Stella:         Aoh, ma che stai a di’? Uh, veramente sto a parlà romanesco. E te, Annarì?

Annarita:   (Accento siciliano) Bacio le mani! Io fortunatamente parlo normale!

Stella:       Ma che normale? Aoh! Te stai a parlà siciliano. Ora ho capito tutto: se semo

                  pigliate ‘a pillola delle sorprese.

Cristina:   Ma o che tu dici?!

Stella:       Mannaggia, adesso non sortanto tengo i baffi, ma parlo pure er romanesco.

Annarita: Scusassero, ma inventiamola noialtre una pillola buona, se no a schifio finiamo.

Stella:       Ma io non la so inventà. Mi’ marito è er scienziato, io so’ sortanto l’assistente.

Cristina:   O che si fa adesso? Te tu ci devi aiutare assolutamente.

Stella:       E come famo?

Cristina:   Io ci ho un’idea nient’affatto grulla: prendiamo tu’ marito Francesco. Soltanto

                  lui ci può annullare l’effetto delle pilllole.

Stella:       Aoh, ma quest’idea già cell’ho avuta io.    

Annarita: Mizzica, e pure io! 

Stella:       Allora annamo a prenne mi’ marito Francesco e famoje preparà ‘n’arta pillola.   

Cristina:   Esattamente, una pillola che annulli tutte le altre.  

Annarita: E se non accetta?Mica gli possiamo tagliare la gola?!

Stella:       Accetterà sicuramente, appena vedrà su’ moglie coi baffi! Se no lo trancio vivo!

Cristina:   Cerchiamolo, allora.

                  Mentre si avviano a sinistra, suonano alla porta.

                  O Annarita, va’ ad aprire la porta lestamente!

Annarita: Mizzica, che seccatura!

                  Va ad aprire sbuffando (al centro).

Stella:       A Cristì, hai scoperto l’amante de tu’ marito?

Cristina:   No. Sto cominciando a pensà che lui nun ce ll’ha veramente. Mi sarò sbagliata.

Stella:       Lo vedi? Che t’avevo detto? Tu’ marito è come er mio! Ma Annarita ‘ndo’ è ita?

                  Annarita torna seguita da Duilio (con gli occhi sgranati e la risata da pazzo).

Duilio:      Buongiorno a tutti!

Annarita: Mizzica, guardate qua chi c’è: lu pazzo!

Stella:       Aoh, a Duilio, e che stai a fa de qua?

Cristina:   Noi teniamo di già i problemi nostri. O te tu li vuoi?

Duilio:      (Preoccupato) Giesù, ‘e pillole d’’o dottor Francesco me stanne facenno ascì

                  pazzo overamente! Me pare ‘e sentì a ‘na toscana, a ‘na romana e a ‘na siciliana!

Stella:       No, nun te stai a sbaglià. Noi stamo parlando veramente romano, toscano e

                  siciliano. Aoh, a Duilio, ma ando’ sta mi’ marito Francesco?

Duilio:      Sta giù nel laboratorio. (Poi drammatico)L’ho visto poco fa. Mentre parlavo con

                  uno scarafaggio, ad un tratto, la mia attenzione si solleva su un sedere tumefatto

                  ed una folta chioma bionda. Immediatamente glielo mostro allo scarafaggio.

Annarita: Ma dove stava andando?

Duilio:      Lo scarafaggio? Si stava divincolando tra il tappeto e le scale per evitare di esser

                  calpestato. Aveva il sudore che gli scendeva dalla fronte nera e lucida!

Stella:       (Si arrabbia in napoletano) Ma che me ne ‘mporta d’’o scarrafone?!

Cristina:   Uh, Stella, tu staje parlanno ‘n’ata vota napulitano. E pur’io.

Annarita: Mizzica, e pure io. No, io no. Ancora sicula sugno!

Stella:       Ora basta, andiamo giù in laboratorio. Cristina, tu aspettaci qua.

Cristina:   E va bene.

Duilio:      Un momento: appena giungeremo in laboratorio, ci sarà un tappeto di formiche

                  pronte ad accoglierci. Hanno sentito col loro olfatto sensibile l’odore delle

                  briciole sul pavimento.

Stella:       Azz, sulo ‘e furmiche ce mancavano!

Annarita: Mizzica, ma adesso scendiamo.

Duilio:      Un momento…

Ste&Ann: E basta!   

                  Se lo portano via sottobraccio.

Cristina:   Io intanto voglio chiamare mamma. Voglio dirle che forse ci sbagliavamo:

                   Riccardo è un marito fedele. Dobbiamo chiedergli scusa.

                   Esce via a sinistra.

5. [Riccardo e Roberta. Poi Francesco e Stella]

 

                    Da destra escono Riccardo e Roberta. Lui la trascina via.

Riccardo:   Ammore mio, te si’ fatta passà ‘o sfizio, però mò te n’he’ ‘a ì, pecché si ce vede  

                    muglierema, è la fine!

Roberta:     Ed è per questo che abbiamo fatto l’amore così velocemente?

Riccardo:   E sì. Aggio juto talmente ‘e pressa che m’aggio vestuto comme jeva, jeva!

Roberta:     E allora, se lo vuoi sapere, tua moglie mi vedrà molto spesso in questa casa.

Riccardo:   E pecché?

Roberta:     Sono in dolce attesa.

Riccardo:   Azz, so’ stato talmente veloce, che t’aggio miso pure incinta?

Roberta:     Di due mesi.

Riccardo:   E questa non è una buona notizia per me. Mia moglie non lo dovrà mai sapere.

Roberta:     E non mi sposi?

Riccardo:   E di mia moglie che ne faccio? ‘A jetto?

Roberta:     Trova un modo.

Riccardo:   Povero me!

Roberta:     Bene, ora posso andare. La prossima volta tornerò qui vestita da rappresentante

                    di corredi per bambini. Così cominci ad abituarti ad essere padre.

Riccardo:   Aeh, ‘e ch’affare!

Roberta:     Ciao, tesoro! Alla prossima.

                    Esce via beatamente di casa, col suo trolley. Riccardo si siede sul divanetto.

Riccardo:  ‘Int’a qualu pasticcio me so’ cacciato! Devo fare in modo che questo figlio non

                    è mio e di Roberta, ma mio e di Cristina. Cioè, lo partorirà Roberta, ma in realtà

                    lo avrà fatto Cristina. E sì, è una buona idea! (Poi realizza) ‘Nu mumento, ma

                    comme po’ essere ‘e Cristina si ‘o parturisce Roberta? Vabbé, poi ci penserò.

                    Adesso devo trovare Cristina e farle passare una di quelle notti che non

                    abbiamo mai passato!

                    Esce via a sinistra. Dal centro, quatto, quatto, torna Francesco. Non ha più la

                    chioma bionda e il sedere grosso.

Francesco: Riccardo! Riccà, addò staje?

                    Da dietro lo ferma Stella (ancora coi baffi).

Stella:         Ah, finalmente t’aggio truvato!

Francesco: Ch’è stato?

Stella:         Francé, guarde ‘a faccia mia.

Francesco: Uh, comme staje bella cu’ ‘sti baffe!

Stella:         Sì? Ma perché, a te ti piaceva quando tenevi i seni femminili? No! E allora

                    toglimi questi baffi dalla faccia. Anzi, fai tornare tutto come prima. Trova una

                    pillola della normalità. La pillola della verità non esiste.

Francesco: E se non esiste la pillola della verità, non esiste nemmeno la pillola della

                    normalità. Per queste due cose non esiste una pillola.

Stella:         Solo per queste due cose?

Francesco: No, anche per altre. Per esempio, l’ingenuità di un bambino non potrà mai

                    essere riprodotta in una pillola. E io vorrei essere ingenuo come un neonato.

                    Ebbene sì, un neonat… un neona… un neon… (Fa vagiti da neonato) Guéééé!

Stella:         (Spaventata) Mamma mia! Francé, ma che he’ passato? Che pillola è chesta?

Francesco: Guéééé… guééééé! (Cerca di salire in braccio a lei)

Stella:         Francé, ma che vvuo’ fa’? Comme te porto ‘nbraccio?

Francesco: Guéééé… guééééé! (Le indica i seni)

Stella:         Che cosa? Vuo’ mangià?Ma scuordatello proprio!  

Francesco: Guéééé… guééééé!

Stella:         No vabbuò, nonna nonna! (Lo culla un po’) E chi m’aiuta a me?

Francesco: Guéééé… guééééé!

Stella:         (Sente una puzza) Ma che d’è ‘sta puzza? Francé, ma nun me dicere che t’aggia

                    mettere ‘o pannulino!

Francesco: (Scuote il capo in senso di “sì”) Guéééé… guééééé!

Stella:         Oh, no!

                    Pian piano i due escono di casa. Lei commenta.

                    Ma nun me putevo spusà a ‘nu salumiere? Oppure a ‘nu chianchiere? Oppure a

                    ‘nu barbiere?...

                    Vanno via.

6. [Riccardo e Cristina. Poi Maria]

                    Una Cristina sta rimproverando il marito.

Cristina:     Che cosa stai dicendo?

Riccardo:   Niente di male. Ho detto che è un po’ di tempo che non facciamo… insomma,

                    che non facciamo… non facciamo come tutti gli esseri umani.

Cristina:     E tieni pure il coraggio di chiederlo?(Si siede sul divanetto) Ormai ti ho

                    sgamato. Non mi freghi più. Annarita ha cantato.

Riccardo:   E quella tiene una bella voce! L’he’ maje ‘ntisa ‘e cantà “’Na sera ‘e maggio”?

Cristina:     E nun fa’ ‘o scemo! Io intendo dire che mi ha detto la verità, grazie alla pillola

                    di Francesco. (Gli da le spalle) Che cosa mi dici di una certa Roberta

                    Sangiovanni?

Riccardo:   (Sconvolto) Ah!

Cristina:     E allora?

Riccardo:   Ma no, tesoro, niente. E’ tutto vero! (Si tappa la bocca)

Cristina:     Ma è vero o non è vero?

Riccardo:   Questa maledetta pillola della verità che ogni tanto mi fa effetto!

Cristina:     Bene, allora ti metto alla prova: hai pagato le bollette?

Riccardo:   Non ancora.

Cristina:     Hai pagato tutti gli arretrati del mio parrucchiere?

Riccardo:   Non ancora.

Cristina:     Hai pagato la mia nuova macchina che devo pagare coi soldi tuoi?

Riccardo:   Non ancora.

Cristina:   Hai pagato la nuova macchina di mia madre che devo pagare coi soldi tuoi?

Riccardo: Non ancora.

Cristina:   Vergognati!

                  Prende il giornale Il Sole 24 ore, non curandolo più. Così Riccardo tira fuori un

                  coltello da cucina e le si avvicina quatto, quatto a lei da dietro. Lei (senza

                  guardarlo) gli fa una domanda.

                  Insomma, ancora non hai risposto alla mia domanda. Molto bene, adesso grazie

                  alla pillola della verità, posso farti questa domanda: ma tu mi ami?

Riccardo: (Infido) Da morire!

Cristina:   E ti ammazzeresti per il mio amore?

Riccardo: No, ammazzerei te!

                  Mentre sta per scagliare il colpo col coltello, squilla il telefono.

                  Ma chi cacchio è, mò?

Cristina:   Rispondi e lo saprai.

Riccardo: (Va a prendere il cordless, sbuffando) Uffa! (Risponde arrogante) Pronto!

Maria:      Ricchiardo!

Riccardo: Suocera, v’aggio ditto ‘na marea ‘e vote Riccardo! Ma se io sturcio il vostro

                  nome, a voi vi fa piacere?

Maria:      Non fare tante storie. Passami a Cristina.  

Riccardo: (Stufo, a Cristina) E’ mammeta!

Cristina:   No, non passarmela, se no mi tiene tre ore al telefono.

Riccardo: Ha detto che si scoccia di parlare con voi!

Cristina:   Ma che fai? Dici la verità?

Riccardo: ‘Sta cacchia ‘e pillola d’’a verità!

Maria:      Chella scustumata. Ricchià, passammella ‘nu poco.

Riccardo: Vo’ parlà cu’ te.

Cristina:   Dille… che sono morta!

Riccardo: (Alla suocera) Sta per morire!

Maria:      E nun fa’ ‘o scemo!

Riccardo: E tra qualche minuto vedrete! Arrivederci. (Riaggancia) Mò vedimme si se po’

                  faticà in pace!

7. [Cristina e Riccardo. Poi Vittorio]

                  Così Riccardo posa il cordless e si avvicina quatto, quatto a lei da dietro. Lei

                  (senza guardarlo) gli fa una domanda.

Cristina:   Cosa hai detto a mia madre?

Riccardo: Che stai per morire.

Cristina:   Ma si’ scemo? Tu le dice overamente accussì?! Mica sto per morire, io?

Riccardo: E mò te faccio vedé?

                  Ma mentre sta per assestarle il colpo mortale, squilla il telefono.

                  Ma che marina, hanna chiammà tutte quante mò?

Cristina:   Questo telefono è un morire!

Riccardo: Ma chillo me fa murì a me, no a te! (Va a rispondere) Pronto!

Vittorio:   Pronto, chi è?

Riccardo: E me l’ata dicere vuje chi site! Siete voi che avete chiamato.

                  Nel frattempo, Cristina estrae un coltello da sotto il divanetto e va dietro

                  Riccardo, pronto a colpirlo. Lui e Vittorio invece continuano la telefonata.

Vittorio:   Scusate, ma ho sbagliato numero?

Riccardo: E io che ne saccio? 

Vittorio:   Voi siete il marito della moglie?

Riccardo: Io sono il marito di una moglie, ma dipende da quale moglie cercate!

Vittorio:   Cristina.

Riccardo: La vostra voce non mi è nuova. 

Vittorio:   Sentite, ma che ci fate ancora vivo?

Riccardo: Non so. Dovevo morire?

Vittorio:   E quella così aveva detto.

Riccardo: Ma quella chi?

Vittorio:   Mi capisco io. Vabbé, ci penserò io personalmente. A presto. (Riaggancia)

Riccardo: Mah! Rieccoci a noi!

Cristina:   (Nasconde il coltello) Ehm…  Chi era? (Torna a sedersi, cammina all’indietro)

Riccardo: Hanno sbagliato numero.

Cristina:   Qualche morto di sonno.

Riccardo: (Si avvicina a lei da dietro) Io non ne capisco di sonno, ne capisco solo di morte!

                  Ma mentre sta per assestarle il colpo mortale, squilla il telefono.

                  E che miseria! Mò faccio ‘n’omicidio via telefono! (Va a rispondere, seccato)

                  Pronto!

Roberta:   Amore, sei proprio tu?

Riccardo: Ah, ehm… in questo momento non posso parlare.  

Roberta:   (Delusa) Ho capito, lei è ancora viva.

Riccardo: Sì.

Roberta:   Come sempre, chi fa da sé, fa per tre!

Riccardo: No, no, resta dove sei.

Roberta:   Ma io…

Riccardo: Dopo passo in quel posto e ti porto quella cosa. Va bene?

Roberta:   Sì, sì, va bene. (Riaggancia)

Cristina:   Chi era?

Riccardo: Hanno sbagliato numero.

Cristina:   Ma come, tu gli hai dato del “tu”.

Riccardo: E certo, chella s’ha pigliata ‘a cunferenza cu’ me e io m’’a piglio cu’ essa!

Cristina:   Ah, capisco, era una donna. (Si alza in piedi) Io vado in cucina.

Riccardo: E che vaje a ffa’? Tu nun saje cucinà!

Cristina:   Vado a mangiarmi una mela. Va bene? Aggia da’ cunto a isso!

                  Esce via a destra.

Riccardo: Ma comm’’a schifo! Dico io: fatti uccidere prima e poi te ne vai in cucina! No,

                  se ne va direttamente!

Scena Ultima. [Riccardo, Maria ed Antonio. Poi Roberta e Vittorio. Infine Francesco]

                         Suonano alla porta.

Riccardo: Mò ce mancava sulo ‘a porta!

                  Va a d aprire a sinistra e torna seguita da Maria ed Antonio.

Maria:      Ricchiardo!

Riccardo: ‘N’ata vota mò? (Gesticolando, mostra il coltello. Così, per giustificarne la

                  presenza, vis i gratta nell’orecchio)Ehm… un po’ di pulizia non fa mai male.

                  Suocera, ma voi eravate uscita? Non stavate in bagno a lavarvi le mani?

Maria:      Ehm… sì, però sono uscita un momento a comprarmi le sigarette.

Riccardo: E… la vostra guardia del corpo?

Maria:      Ora viene subito. Sta giù.

Riccardo: A ffa’ che?

Maria:      Sta mettendo il gattino nella macchina!

Riccardo: Il “gattino”?

Maria:      Sì, lo sta mettendo sul cruscotto.

Riccardo: Povera bestia! Ma non si lasciano gli animali in macchina.

Maria:      Ma quale animale? Io dico il gattino della sosta!

Riccardo: Ah, il grattino! E vuje dicite “il gattino”!

Maria:      E mia figlia?

Riccardo: Sta ‘int’’a cucina. (Va lentamente verso destra) Adesso la chiamo.

                  Suocera estrae un coltello da cucina e quatta, si prepara ad accoltellarlo.    

                  Ehi, Cristina mammista, vieni qua. C’è tua madre! (Si volta, nota la suocera col

                  coltello in aria. Glielo leva di mano) Uh, tenite ‘o curtiello tale e quale ‘o mio!

Maria:      Ehm… sì, quei coltelli ve li ho regalati io. Ma mia figlia sta in cucina? OK, la

                  raggiungo là. Così mi prendo un altro coltell… ehm… con permesso!

                  Maria esce a destra.

Riccardo: Embé, quase quase, voglio accoltellà a tutt’e ddoje: due piccioni con una

                   fragola! Però, prima devo sbarazzarmi della guardia del corpo della strega.   

                  Dalla tasca tira fuori una banana, la sbuccia, poi si affaccia alla finestra e getta  

                  la buccia giù. Si sente Antonio gridare…

Antonio:   Aaaaah!

                  E poi uno stridio di ruote che anticipa un impatto violento. Riccardo esulta.

Riccardo: Uaaaa’, ‘e che sciuliata ha pigliato! Niente di meno, ‘nu pullmann l’ha 

                  acchiappato in pieno. Non so perché, ma tutte quelle pillole che ho preso, mi

                  stanno dando la voglia di farmi giustizia da solo!

                  Suonano alla porta.

                  ‘N’ata vota ‘a porta? E gghiamme bello, jamme.

                  Va ad aprire a sinistra. Torna da solo.

                  Ma che d’è? Aggio araputo e nun era nisciuno!

                  Resta a riflettere, mentre da sinistra, quatto, quatto, entra Vittorio con un

                  coltello da cucina in mano. Gli si avvicina da dietro e fa per accoltellarlo, ma…

                  suonano alla porta. Vittorio si nasconde dove può.

                  ‘N’ata vota ‘a porta? Famme vedé chi è!  

                   Riccardo esce, poi torna seguito da Roberta.

Roberta:   Amore mio, finalmente insieme. A che ora è morta tua Cristina?

Riccardo: (La blocca con la mano, mostrando le 5 dita) No, aspé… 

Roberta:   Ah, alle 5? Bravo, bravo, ma come hai fatto?

Riccardo: (Mostra i due coltelli) No, aspé…  

Roberta:   Ah, con due coltelli? Bravo, bravo, allora adesso ci sposiamo?

Riccardo: No, aspé… 

Roberta:   Bravo, bravo…

Riccardo: Oh, e sputa ‘nu poco ‘nterra! Io ti volevo dire che…

                  Intanto Vittorio ci riprova ad accoltellare marito. Ma nel contempo entrano pure

                    Cristina e Maria, così l’amante desiste e si nasconde.

Maria:        Ma era ‘a porta?

Riccardo:   Ehm… sì.

Cristina:     E chi è questa signora?

Roberta:     (Sconvolta) Lei? Ancora viva?

Cristina:     Eh?

Riccardo:   No, niente, lei è la signora che… la signora che… Non ci riesco!

Cristina:     A ffa’ che?

Riccardo:   No, niente. Volevo dire che questa signora è una donna, un essere umano!

                    Aggio ditto ‘a verità!

Cristina:    (Le passa davanti e le dà le spalle) Vabbé, comunque, piacere!

Roberta:    (Estrae un coltello da cucina e si prepara ad accoltellarla) E’ tutto mio!

Maria:        Ah, è una rappresentante di coltelli!

Roberta:    Ma quale rappresentante? Io la voglio eliminare.

Maria:        Oddio, vuole accoltellarti!

Cristina:    (Si volta e la nota) Aiutooooo!

                    Corre in cucina, rincorsa da Roberta.

Maria:        Ehi, Ricchiardo, ma vogliono uccidere a tua moglie e tu non fai niente?

Riccardo:   E che sso’ scemo?

                    Vittorio ci riprova ad accoltellare Riccardo. Maria se ne compiace.

Maria:        Vai, vai, non sbagliare!

Riccardo:   Ma chi? (Si volta e nota l’uomo che vuole accoltellarlo) Oddio mio!

Maria:        (Infida) Sì, ti vogliono accoltellare!

Riccardo:   E a te nun t’accoltella nisciuno?

                    Riccardo corre in cucina a destra, inseguito Vittorio.

Maria:        (Felice) Voglio vedere pure io, voglio vedere pure io!

                    Corre a destra e si sente una gran caciara, fatta di grida e rumori. Poco dopo,

                    torna solo Riccardo.

Riccardo:   Aiuto, aiuto! Hanno accoltellato a mia moglie e amia suocera. Devo chiamare 

                    un’ambulanza. (Corre al telefono e fa il numero, poi…) Pronto, 118? Hanno

                    accoltellato a mia moglie. E hanno accoltellato pure a mia suocer… (Poi fa   

                    mente locale) Hanno accoltellato a mia moglie e a mia suocera? Ma che cacchio

                    me ne ‘mporta a me? No, no, non vi preoccupate. Non è successo niente!

                    Da destra torna pure Roberta, soddisfatta.

Roberta:     Amore, adesso possiamo vivere insieme! I nostri nemici sono tutti eliminati!

Riccardo:   Grande!

                    I due si siedono sul divanetto.

                    E così, finalmente, potremo goderci quel figlio che è tutto nostro.

                    Non visto dai due, dal centro, entra Francesco ancora sotto l’effetto della

                    pillola, perciò si comporta ancora come un bambino. Va dai due gattonando,

                    mentre Riccardo continua a sognare.

                    Io già lo vedo venire verso di me e chiamarmi papà!

Francesco: (Gli abbraccia la gamba e dice) Papà!

Riccardo:   Chi è? (Lo nota e si spaventa) Mamma mia!

Roberta:     Oddio! (Sviene)

Francesco: Papà!

Riccardo:   Uhé, lascia la gamba, lascia la gamba!

                    Cerca di distaccarsi, ma Francesco resiste.

FINE DELLA COMMEDIA

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