Se ti vuoi sposare devi lavorare

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S I TI VOI MARITARI A TRAVAGGHIARI…

S E  TI  VUOI  SPOSARE  DEVI  LAVORARE

COMMEDIA BRILLANTE IN DUE ATTI

(di  Calogero Maurici e Rosanna Maurici)

                                          (versione in italino)

Personaggi

Carlo                   (il fidanzato)

Loredana             (la fidanzata)

Salvatore             (il padre di Loredana)

Maria                            (la madre di Loredana)

Paolo                   (il padre di Carlo)

Agata                            (la madre di Carlo)

Vicinzinu             (il fratello di Loredana)

Giovannino                   (l’amico di Carlo)

                                                                                                                                                               

                                               (elaborata da Pietro Maurici e da Rosanna Maurici)

                        

                               (titolo originale in dialetto Siciliano)

            SI TI VOI MARITARI A TRAVAGGHIARI

                        (brillante in due atti di Calogero e Rosanna Maurici)

                                                          

La scena si svolge in casa di Paolo ed Agata, genitori di Carlo, fidanzato con Loredana.

I genitori della fidanzata che spingono i cosidetti compari ad accelerare il matrimonio; i genitori del fidanzato che vorrebbero il figlio sistemato con un lavoro.

La fidanzata che capisce, ma non vede l’ora di coronare il suo sogno; il fidanzato che l’ama ma si sente troppo giovane per il grande passo pensando anche che dovendo lavorare e sacrificarsi fin dalla giovinezza rimane in un mare di confusione.

Il fratello dlla fidanzata, un mafiosetto che si sente grande perché entra ed esce dal carcere “ UCCIARDONE” che cerca con i suoi sguardi, i suoi gesti e con il suo coltello a scatto di spaventare tutti.

L’amico del fidanzato il quale cerca di inculcargli la mentalità del coraggio, rivelandosi poi egli stesso più fifone dell’amico.

Due atti che coinvolgono lo spettatore di qualsiasi età.

La scena rappresenta un tavolo, sedie, quadri, e tutto quello che il regista e scenografo ritengono opportuno….

                                       (elaborata da Pietro da Rosanna Maurici e dallo stesso autore)

Per ogni rappresentazione di questa commedia: è necessaria l’autorizzazione dell’autore e dell’elaboratore.           (tel. Autore: 090/638009////3393359882)

Si ti voi maritari a travagghiari

(commedia brillante i due atti)

di Calogero Maurici

A  T T  O  I°

S C E N A  I°

(Paolo, la moglie Agata, il figlio Carlo)

Pao.   (esce dalla stanza  aggiustandosi giacca e pantaloni) Agata…Agata (non

            risponde nessuno) sta moliei o è sorda o lo fa apposta. Se non la chiamo

            almeno tre volte non risponde, non viene. (riprova) Agata…Agata (pausa)

           provo con tre voltei…Agata…Aagata…Agata (esce Agata)

Aga.   Che c’è, perchè gridi, sempre gridi…

Pao.   Ma perché esci sempre aala terza volta che ti chiamo, ma due volte non ti

            basta?

Aga.   Io una volta ho sentito chiamare.

Pao.   Ti devi passare una visitina all’orecchio, anzi a tutti e due le orecchie.

Aga.   Dove vai cosi elegantino, mi sembri una persona importante!

Pao.   (aggiustandosi la cravatta) Ma perchè le persone importanti da cosa si

             riconoscono.

Aga.   Da tante cose, proprio quelli che ci  mancano a noi.

Pao.    Ma perchè, ma perchè ti lamenti, non ti posso sentire quando dici queste cose,

            forse ti manca il mangiare? Forse ti manca il bere? Forse ti manca la casa?

            Forse ti manca il marito?… Eccolo qua, fresco fresco e hai pure un figlio di

            ventanni.

Aga.  Per il mangiare, vai a fare un po’ di spesa che oggi non abbiamo nientei; per il

           bere, portati le bottiglie e vai a riempire l’acqua che è finita per  quanto riguarda

           la casa  non è nostra ma affittata; il figlio di ventanni c’è ma…

Pao.  Ma…parla…

Aga.  Ma è senza lavoro.

Pao.  Menomale, mi sembrava che stavi dicendo che non era figlio mio! (sospira)

Aga.    Per quanto riguarda il marito fresco fresco è vero, però sei fresco come un  mazzo di lattuca.

Pao.   Quanto difetti che abbiamo!..

Aga.   Carlo, figlio mio, ancora è senza lavoro…è fidanzato è!.

Pao.    A te ti pare che il lavoro è dietro una via , dietro la porta, al mercato!.. quello viene  piano piano, dopo anni di sacrifici, stò appresso all’assessore per questo motivo…(entra Carlo)

Car.     Ciao papà, ciao mamma…Papà ti ho sentito dire che stai appresso all’assessore, è da quattro anni, a quello gli interessano solo i voti, stai perdendo tempo mi pare, quattro anni che gli tiri la giacca.

Pao.    (adirato) Ma che dici, questo è il ringraziamento, prima di tutto è da due anni, proprio quando ti sei fidanzato, poi io giacca non ne tiro a nessuno, l’assessore porta sempre il cappotto…ti sei voluto fidanzare cosi presto…

           Per sposarti ci viole il lavoro!  

Aga.    (abbracciando il figlio) Carlo se ti vuoi sposare devi lavorare.

Pao.    L’ho detto ora ora io…

Aga.    E io cgli l’ho ripetuto…

Pao.   Era meglio che dicevi un’altra cosa!

Aga.   Io ho voluto dire questo!

Car.   Basta papà, mamma, avete più premura voi che io a sposarmi.

Aga.   Veramente la premura ce l’hanno i tuo suoceri, prima non vedevano l’ora che vi  facevate fidanzati, ora che siete fidanzati non vedono l’ora che siete sposati…vanno a entrare  a entrare e vengono spesso quà a rompre la testa.

Pao.    Entrando entrando mi sà che restano fuori!…

Car.    Papà Loredana è  uan bella e brava ragazza, io la voglio bene, però mi sento troppo giovane ancora per…speriamo che questo lavoro lo trovo fra sette otto anni.

Aga.   Mamma mia! assai sino Carlo.

Pao.   Scala Carlo…scala.

Car.    Fra cinque,sei anni…

Pao.   Scala figlio di buona madre…

Aga.   Che c’entro io per ora.

Pao.   Buona madre ho detto…

Aga.   (accarezzando e baciando il figlio) Scala a mamma, ha ragione papà.

Pao.   Prima trovi il lavoro meglio è, anche perchè poi mettere da parte  i soldi, non ti preoccupare che il tempo passa, i tuoi suoceri hannu voglia d’aspettare…

Aga.   Però troppo grande non è buono, non senti che diccono in televisione?

Pao.   Che dicono.

Aga.   Che chi si sposa troppo grande, figli non ne puo’ avere.

Pao.   Ignorante, parlano delle donne non degli uomini, tranne che non sono ominicchi…grazie a Gesù…

Aga.   A Madonna…

Pao.   Grazie a Gesù…

Aga.   A Madonna…

Pao.   (adirato) A Madonna a Gesù sempre madre e figlio sono, diciamo a S. Giuseppe cosi non si offende nessuno…guarda che figlio che ho…che abbiamo…(Agata abbraccia Carlo dicendogli:) sei tutto tua madre bello mio!

Car.    Comunque papà, tu non ci mettere troppo impegni.

Pao.   Per che cosa.

Car.    Per trovare subito un lavoro.

Pao.   Hai  una testa dura, ma da chi hai preso.

Aga.   Per questo ne ha preso tuttu di tda te!

Pao.   Fatemi andare ora che si èfatto tardi.

Car.    Papà dammi un passaggio…

Aga.   Io più tardi vado da mia sorella, da quanto tempo non viene…come puo’ venire poverina con questa croce ormai, ccon questo figlio in quella maniera…lo vedi a mamma che significa quandou si fanno i figli in età avanzata? Nascono babbi come tuo cugino.

Pao.    Ma dove li senti dire queste sciocchezze, pure il pubblico si mette a ridere.

Car.    Non ti preoccupare mamma, andiamo papà?..(escono)

S C E N A  II°

(Agata, Salvatore, Maria, Loredana, Carlo)

  

Aga.   (sistema qualcosa) Madonnina pensaci tu per tutte le famiglie, fai che nascono sempre figli belli, con la testa buona, scaltri e con la faccia bella bedda rotonda e che nessuno si sposi troppo grande. (bussano e và ad aprire, entrano Salvatore e Maria suoceri del figlio) Prego comarei, compare accomodatevi.

Mar.   E’ da un po’ di giorni che non ci vediamo comare Agata.

Aga.   Si, vero è!

Mar.   Ma siete sempre sola!..

Aga.   Vero è!

Mar.   Carlo dov’è...

Aga.   E’ uscito poco fa con suo padre, dovevano andare a tirare la giacca…il cappotto...

Mar.   Quale giacca e cappotto.

Aga.   Dal sarto, per farsi aggiustare…sta varrivando l’inverno.

Mar.   Loro sono freddolini.

Aga.   Vero è…

Mar.   (impacciata) E da un po’ che non ci vedevamo…

Aga.   (anch’essa impacciata) Vero è…

Mar.   Che mi raccondi Agata… (Salvatore con aria sospettosa comincia a seccarsi)

Aga.   Tutto vecchio…comare mi sembrate più magra.

Mar.   Vero è.

Aga.   Loredana dov’è.

Mar.   Stava facendo la lista degli invitati, meglio pensarci prima.

Aga.   Vero è…

Mar.   Le cose si devono fare precisi e bene!

Aga.   Vero è!

Sal.    (si alza seccato) Comare, moglie, finitila di ripetere sempre vero è, vero è!

          Molie o parli tu o ti stai muta (ogni tanto fa un tic con il collo e la testa)

Mar.   Parla tu.

Sal.    Parlo io che parlo meglio.

Mar.   Vero è!

Sal.    (la guarda male) Ti ho detto di non ripetere vero è…

Aga.   Vero è, comare l’aveva detto il compare di non ripetere vero è…

Sal.    (innervosito) Cummari a unnè Paulu, quannu vinemu nautri iddu non si fa vidiri mai ccà dintra.

Mar.   Vero è comare…

Sal.    (sempre nervoso aumenta il tic) Molie, parla tu allora perchè muta non sai stare, e non ripeteri stu vero è…

Aga.   Ma lui dice sempre che voi venite sempre quando non c’è lui.

Mar.   Questo non è vero, perchè noi veniamo spesso e lui non c’è mai.

aga.    Comare non lo fa apposta, anzi non vede l’ora che Carlo trova un lavoro per farlo sposare…compare Salvatore, perchè non parlati più!

Sal.    Comare oggi ho troppa pena nel cuore per litigare…mio figlio Vicinzino per telefono mi ha detto che è innocente, è da tre mesi che è in galera innocente…innocente  innocente…(piange e fa il tic)

Aga.   Comare tre mesi? È che dentro?!... mi sembrava quattro mesi.

Sal.    (alzandosi) Tre mesi…(e si siede)

Mar.   (alzandosi) Tre mesi comare, tre mesi…le persone parlano assai, certuni dicono che è da sei mesi altri da un anno.

Aga.   Pazienza, cose che capitano ai migliori ! Comare ma vero è che si trova al carcere l’occiardone assieme ai mafiosi?

Mar.   (tristemente) Vero è!

Sal.    (agitato) Si ma mio figlio non ha niente da spartire con i mafiosi.

Aga.   Calmatevi comaprei, vero è…tutte cose s’aggiustanu…calmatevi.

Sal.    Comare, ho troppi pensieri e non posso avere pure il pensiero di mia figlia Loredana che è da due anni fidanzata.

Mar.   Vero è…

Sal.    Appena esce mio figlio dalla galera…

Mar.   E dici carcere che è più pulito.

Sal.    Lo stesso è…

Aga.   Comare o carcere o galera sempre dentro la gabbia è !..

Sal.    Vi stavo dicendo comare che appena esce mio figlio dobbiamo pensare per questo matrimonio.

Aga.   Comapare io non vedo l’ora che si sposano, anche perché sapete comu vengono i figli quando due si sposano grandi…ma che ci psso fare se lavoro non ne trova.

Sal.    I tempi sono tristi lo sappiamo tutti, ma lui un po’di volontà ce la deve mettere…al posto di uscire sempre con quel scansafatiche dell’amico suo Giovannino, potrebbe ogni tanto cercare qualche lavoro…

Aga.   Vero è...

Sal.    (s’innervosisce) E finitila con questo vero é...vero è…(aumenta il tic)

Aga.   Comapre, comare: però è da due anni che venite, prima ogni  mese; dopo l’anno, ogni quindici giorni; dopu un anno e mezzo ogni settimana, ditemi ora ogni quando venite cosi avviso mio marito  e parlate pure con lui.

Sal.    Comare mi dispiace che la prendete cosi, al posto di trovare una soluzione vi metteti a fare battute…

Mar.   Comare leviamo occasione e cerchiamo di essere belli uniti.

Aga.   Ma io ho detto solo quello che mi è passato nella testa.

Mar.   Salvatore…

Sal.    Dimmi…

Mar.   Se non parliamo pure col compare è inutile che te la prendi...

 Sal.   Me la prendo, si me la prendo, è da due anni che me la prendo nel se…

Aga.   Basta compare che tutto si aggiusta…

Sal.    Vi  ripetu che ho troppa pena nel cuore  e non mi viene di parlare assai.

Mar.   Maia Loredana piange per suo fratello perchè si trova in mezzo ai mafiosi, in questo carcere all’uciddazzu.

Sal.    All’ucciardone  quale ucciddazzu.

Mar.   Loredana non vede l’ora che si  sistema, non si viole sposare grande perchè pure lei mi ha detto che possono nascere figli babbi…(piange)

Aga.   Allora vero è…pure lei lo sà…(bussano, entra Loredana)

Mar.   Bella mia che c’è.

Aga.   Ha paura se ti nascono figli cretini…

Lor.    Non ti preoccupare, ancora diciottoanni hò.

Sal.    Continuando di questo passo puoi fare anche trentanni.

Lor.    (alla suocera) Mamma dicci a Carlo che più tardi vengo, devo andare a fare un po’ di lezione di storia al figlio della signora panzapiena…(sta per uscire) ah! papà, mamma, ha telefonato Vicinzino.

Mar.   (si alza di scatto assieme al marito) Che ha detto, che ha detto…

Sal.    Che ha detto mio figlio.

Lor.    (contenta) Ha detto che fra un po’ di giorni lo fanno venire per tre giorni, l’avvocato gli ha ottenuto questo permesso speciale per buona condotta.

Mar.   Comare perchè non venite a casa mia e vi faccio vedere quante cose stiamo comprando peri Loredana, per quando si sposa.

Sal.      Chissà quando!

Aga.   Si, andiamo…che bello matrimono sarà.

Sal.    Comare Agata aspettate…ricurdate a vostro marito che per sposarsi ci vuole pure la volontà…

Lor.    (alla suocera) Mamma non vedo l’ora di poter coronare questo sogno. Io e Carlo da soli in una casa tutta nostra, io in cucina che gli preparo il pranzo, la cena quando ritorna dal lavoro…

Aga.   Si travagghia!

Lor.    (sempre in modo romantico) Io che gli preparo l’accappatoio, il fono, la spazzola…e poi nella stanza da letto con i mobili che fanno odore ancora di nuovo, abbracciati stretti…stretti e poi…e poi…e poi…

Aga.   (interrompendola) E poi pensateci subito altrimenti vi vengono i figli babbi.

Mar.   Andiamo comare Agata.

Sal.    Agata, non vi scordate che fra pochi giorni siamo un’altra volta quà per parlare di questo matrimonio  (lo ripete anche Agata)

Aga.   Lo so…lo sò…(stanno per uscire ed entra Carlo)

Car.    Loredana sono passato da casa tua e non c’eri.

Aga.   Era quà, ti stava preparando il fono, il pigiama, e le mutandine!..

Sal.    Al più presto comare gli li preparerà.

Car.    Ciao mamma, ciao papà (ai suoceri)

Mar.   Che genero che abbiamo caitato, bello…bello…peccato che gli manca il lavoro!...

Sal.    Niente hai detto...(ogni tanto fa il tic)

Car.    (stringendo Loredana) Io stò facendo di tutto, poi ancora menomale che siamo giovanissimi…

Mar.   Meglio sposarsi giovani.

Aga.   Sono d’accordo…Carlo stai dentro che tuo padre chiavi non se ne portato, io vado con i tuoi to suoceri.

Sal.    (prima di uscire) Loredana non perdete assai tempo e vieni presto.

Lor.    Subito faccio papà…(i fidanzati rimangono soli)

Car.    Loredana…

Lor.    Carlo…

Car.    Loredana… (lo ripetono per qualche altra volta)

Lor.    E spicciati a darmi qualche bacio che abbiamo poco tempu…(dopo il bacio)

          Mio padre dice che lavoro non ne mangi…

Car.    Vero è, pare che il lavoro si mangia? Serve per fare mangiare…

Lor.    Tu scherzi…

Car.    Tuo padre parla assai…

Lor.    Io non credo a niente, credo solo te che mi vuoi bene e che domani questo sogno possa avverarsi…(romantica)

Car.    Domani? Ma io non sò se passa ancora un altro anno  e tu dici domani!?

Lor.    Domani per modo di dire…mio fratello fra un po’ esce, mi domanda sempre di te, mi dice sempre che se per caso mi lasci ti taglia la testa.

Car.    (si spaventa) Di a tuo fratello di stare tanquillo, lui puo’ stare in galera quanto vuole anche per tutta la vita, io sarò per sempre tuo, mio piccolo fiorellino, micetta mia.

Lor.    Micetto mio…

Car.    Micetta mia..

Sal.    (venuto a chiamare la figlia) Quando ci sono i gatti possono nascere gattini… ancora quà sei, cammina che tua madre ha bisogno di te…

Lor.    Vegnu subito papà (mentre il padre esce) Ti prego datti da fare, fatti vedere che hai buona volontà…

Car.    Lo sai che faccio di tutto Amore mio…

Lor.    Ciao, sposiamoci al più presto…

Car.    Ma lo sai che per sposarsi…(entra Salvatore)

Sal.    Devi lavorare…lavorare…andiamo Loredana..(escono)

S C E N A  III°

(Carlo, Paolo, Giovannino)

Car.    Mamma mia, con questa mano mi voglio sposare subito…con questa mano invece mi viene difficile a lavorare, mi sento troppo giovane ancora e con il solo pensieroi che devo cominciare a sudare fin d’ora mi sento stanco (si siede) ma poi per chi: per le figlie delle mamma, certo Loredana mi piace la voglio, però il proverbio antico dice giusto: se ti vuoi sposare devi lavorare…poi si ci mette quel malandrino di suo fratello, dice che mi taglia la testa, con il solo

           pensiero mi fa diventare neroi…mi sono messo in una bella situazione situazione…(entra il padre)

Pao.   Che fai solo.

Car.    Niente, riflettevo…

Pao.   Riflettevi, per riflettere si riflette con la testa e tu la testa non c’è l’hai sembra che te l’hanno tagliata.

Car.    Papà per favore non nominare la testa e per giunta tagliata.

Pao.   Si, te la nomino, ma quando mai tu hai riflettuto, una volta sola l’hai fatto e hai combinato danno, ti sei fidanzato piccolo e senza lavoro…

Car.    Papà, non mi dire che tutti quelli che sono fidanzati lavorano. (bussano, entra Giovannino amico di Carlo molto fanatico)

Gio.    Buongiorno sig. Paolo, Carlo amico mio (gli dà una botta sulla spalla) che si dice, che mi racconti..

Car.    Veramente tu che mi racconti, sei andato a Parigi…

Gio.    (con classe) A Parigi, costa azzurra, che meravigliosa anzi meravigliosissima, stupenda, la cotè Azur, Nice, Monaco, Monte Carlo, là c’è vita e chi è giu lo fa tirare su…

Pao.   Ti sei divertito molto allora…

Gio.    Divertito, (ride) divertito è poco…quante conoscenze, spiagge, monumenti e…e… femmine, Carlo amico mio (botta sulle spalle) che femmine, in dieci giorni mi sono fidanzato tre volte, una lascia, una piglia, una lascia, una piglia…

Pao.   Mio figlio non lascia, ma si fa pigliare!..

Gio.    Sig. Paolo, il danno di Carlo, l’amico mio (botta sulle spalle) fu quello che si è fidanzato troppo presto.

Pao.   Fino a che uno è fidanzato magari puo’ giostrare, quà si parla di sposare…

Car.    Papà non esagerare…io ancora…

Gio.    (lo interrompe) Carlo amico mio (botta sulle spalle) ma sai che significa sposare? Che subito devi lavorare, tua moglie a mezzogiorno deve preparare e tu devi lavorare, la sera devi cenare ma prima devi andare a lavorare, poi vengono i figli e tu di più devi lavorare..

Pao.   (esce un fazzoletto) Basta Giovannino, a furia di lavorare mio figlio lo stai facendo sudare senza manco cominciare. (gli asciuga la fronte al figlio)

Car.    Che siete spiritosi!

Gio.    Carlo, ma prendi esempio su di me, io mi godo la vita, conoscenze, spiagge, gite, monumenti, femmini e che femmini…Cotè Azur, sig. Paolo è meravigliosa, meravigliosissima…

Pao.   (al figlio) Disgraziato, senti senti all’amico toi (imitandolo) spiagge, sabbia, rina, coste azzurre, coste di maiale…meravigliosa…

Gio. Pao. (assieme) Meravigliosissima…

Pao.   E tu manco ventanni…

Car.    Papà Loredana la voglio,  ma i patti erano di stare almenu quattru anni fidanzati.

Pao.   Con lei hai fatto questi patti, ma con i tuoi suoceri e quel malandrino di tuo cognato Vicinzino…

Car.    Lui dice che appena esce la sistema questa faccenda…

Gio.    Si, ti trova subito il lavoro, specialmente ora che si trova assieme a qualche mafiuso che conta..

Pao.   Senti , io vado dari un’occhiata in campagna perché è da tanto che non vado, (al pubblico) meglio parlare con le pecore cche con questa pecora…(mentre esce) vedi che l’assessore mi ha detto che farà il possibile per aiutarti…

S C E N A  IV°

(Giovannino, Carlo)

Gio.    Eh! Carlo…Carlo, ma chi mi combini, tutte cose mi potevo aspettare ma no che già si parla di sposare…le donne, le suocere, sono tutti cosi, prima non vedono l’ora di fidanzarsi ufficialmente, poi non vedono l’ora di sposarsi, vanno a entrare …entrare…

Car.    Giovannino, ma io non mi voglio sposare subito, non mi sento pronto…a Loredana la voglio bene però non mi sento pronto di sposarmi subito…di cominciare a lavorare e arrivare stanco ogni giorno…

Gio.    E sudare, sudare assai che certe giornate non t isenti manco di farle qualche carezza a tua moglie, perchè Carlo lo sai quante calorie si perdono dopo aver consumato un atto sessuale?

Car.    Assai lo sò!

Gio.    Ma che sai, che sai tu…io lo posso sapere perchè sono preparatissimo in materia, perchè tu lo sai, io…spiaggie…

Car.    Monumenti, femmine…

Gio.    (botta sulle spalle) Lo vedi che l’hai capito! Ti capisco, se ogni tanto avessi ascoltato me per ora non ti trovavi in questa situazione, per ora eri con me a la Cotè Azur…

Car.    Hai ragione.

Gio.    Quando ti sposi, vai alla costa azzurra, perchè è meravigliosa, meravigliosissima.

Car.    E finiscila di parlare di sposare.

Gio.    Prima o poi lo devi fare.

Car.    Ora appena esci mio cognato dalla galera non sò che pesce pigliare, quello fa paura con quel parlare, con quella faccia da malandrino, di come si muove, con quel cappello di lato, mette suggezione…

Gio.    Non devi aver mai paura…prendi esempio su di me, io non ho p a u r a di nessuno, secondo te da dove scaturisce il mio coraggio, da dove…da dove!…

Car.    Che ne so io…

Gio.    Lo vuoi sapere!

Car.    Ormai dimmelo…

Gio.    Dalla mente…

Car.    Dalla mente?

Gio.    Si, dalla mente (si atteggia) tu devi far capire che non hai mai paura, mai e poi mai Carlo; perchè quando l’altro che si trova di fronte a te capisce che hai paura si fa più coraggio per farti spaventare di più.

Car.    Ma come si fà, con certi individui è difficile.

 

Gio.    Con chiunque Carlo, con chiunque…ti voglio raccontare un episodio che mi è successo in caserma il primo giorno di militare…Un buffone, che si stava congedando, il primo giorno che io arrivai mi ha detto: recluta, spina, fammi il letto, perchè altrimenti stasera tu non dormi… mi guardava e io lo guardavo; lui non parlava e io non parlavo; mi guardava fisso fisso negli occhi e io lo guardavo fisso fisso negli occhi; poi mi ha fatto un sorrisino e io gli ho fatto un sorrisino più forte; poi mi ha messo la mano sulla spalla uscendo un coltello (Carlo si spaventa) e mi ha detto: cerca di fare il letto e non fare il duro perchè altrimenti questo coltello fa danno e ti po’ saltare qualche dito… Io gli ho messo la mia mano sulla sua spalla rispondendo: io coltello non ne porto, ma fammi saltare qualche dito, un occhio o quelo che vuoi, ma ti assicuro che prima ca fai qualche mossa ti ritroverai con la testa taglaita…Carlo amico mio (botta sulle spalle) mi ha tolto la mano dalla spalla, ha chiusu il coltello dicendomi: ti ho messo alla prova!

Car.    (stupito) Giovannino, ma da dove lo prendi queso coraggio…

Gio.    Dalla mente, dalla mente…in quel momento devi pensare: NON ho paura… Non ho paura…Carlo anche con un cpltello messo al collo io non mi spaventerei mai e di nessuno. (con enfasi)

Car.    Devo sistemare questa situazione, appena vedo Loredana ci parlo chiaro e appena vedo a mio cognato lo affronto senza paura… (deciso)

Gio.    Cominci a piacermi. Ora me ne vado perché devo fare troppe cosa (mentre esce) ah! Carlo, mi raccomando quando ti sposi…fra dieci ventanni, scegli tu per il viaggio di nozze, non fare vincere le donne e ti suggerisco Costa Azzurra, Carlo…femmine, scappatelle, anche se sei sposato qualche scappatella ci esce sempre, è meravigliosa la Costa Azurra, Meravigliosissima  (esce) 

S C E N A  V°

(Carlo, Agata, Paolo, Vicinzinu, Loredana)

         

Car.    Beato lui ha ragione però, troppo presto i sono inguaiato e poi tutto questo coraggio dove lo trova…ah! dalla mente…(entra la madre) ciao Mamma.

Aga.   Ho visto a Giovannino.

Car.    Quà era, è venuto dalla Costa Azzurra…

Aga.   Mi ha detto che è meravigliosa!.. (subito dopo assieme:) Meravigliosissima…

Aga.   Te l’ha detto pure  a te.

Car.    A voglia!…

Aga.   Ma ha un coraggio questo ragazzo…ma da dove lo prende.

Car.    Dalla mente…dalla mente mamma.

Aga.   Senti Carlo, vedi che oggi esce tuo cognato Vicinzino dal carcere e poi vuole venire a parlari qua con noi.

Car.    Forse con voi!

Aga.   Veramente vuole parlare con te di più…

Car.    E che vuole da me, manco esce dal carcere e subito pensa a me?!..

Aga.   Non vede l’ora che si sua sorella si sposa.

Car.    E che c’è là sopra la pancia!

Aga.   Mentre ero da tusa suocera,  ha telefonato e ci  ho parlato pure io e mi ha dettoi: donna Agata ( preferibilmente alla palermitana) l’accento che aveva prima di malandrino se le perfezionato, parla preciso preciso come un mafiuso…

Car.    Certu stando in mezzo a tutti quei maf…

Aga.   Non lo dire …non lu dire a mamma, perchè a me mi ha detto che ti vuole bene e che ti aiuterà.

Car.    Mi aiuterà? Come e per che cosa!

Aga.   A sposarti presto.

Car.    E che sposa pure persone ora…mamma mia manco coraggio di parlarci ho, mamma quando viene, non mi lasciate solo con lui, restate pure voi con me…

Aga.   Non ti preoccupari, gli facciamo parlare a tuo padre che lui non si spaventa…(in quel momento entra e sente tutto)

 

Pao.   E che c’entro io! (alla moglie) e tu che fai ti nascondi? E che moglie sei…(poi al figlio) e tu…tu, non hai preso niente di tuo padre e dell’amico tuo Giovannino (pausa) quel ragazzo è troppo coraggioso…a proposito Agata, quando Carlo si sposa ci dobbiamo prendere qualche settimana di vavanza, ti porterò alla Costa Azzurra, mi hanno detto che è meravigliosa, anzi…

Aga. Pao.  (assieme) Meravigliosissima…

Pao.   Puru tu lo sai…

Car.    Papà finitila di scherzare…(spaventato)

Pao.   Guarda, guarda che spaventato, quanto danno che hai fatto con questo fidanzamento prestu, certe volte ti darei una mangiata di bottei, e poi tua madre ti dovrebbe dare il resto…

Aga.   Io non lo tocco a mio figlio, perchè con le botte poi i figli possono nascere scemi.

Car.    Papà a momenti arriva mio cognato e io non sò quello che devo fare!

Pao.   E lo vuoi sapere da me quello che devo fare?

Aga.   Io sono confusa…non c’è niente di preparato…       

Car.    Io sono preoccupato…        

Pao.    Io sono cacato

Aga.    Ma dici che non ti spaventi di nessuno…

Car.   Se avessi la metà di coraggio di Giovannino…quello li guarda negli occhi poi

           con la mente prende coraggio

Pao.  Lui…tu con la mente pigli la via del salvataggio…(fa il gesto)

Aga.  Non gli dire cosi cje è peggio.

Pao.  Non ti preoccupare, da Palermo per arrivare quà ci vogliono almeno tre ore,

           noi nel frattempo parliamo, ci organizziamo, perché ai tui suoceri li so tenere,

           ci combatto abbastanza bone, ma con tuo cognato, mi viene difficile… Ora

           sediamoci e prima che arriva studiamo tutto quello che dobbiamo rispondere nei

           minimi particolari (si siedono) allora Carlo se per caso…(si sente bussare)

Aga.  Chi è!...  (Vicinzino risponde da fuori)

Vic.   Sono Vicinzino (in siciliano marcato, preferibilmente palermitano)

Aga.  E che è venuto con  l’aerio? (tutti spaventati)

Car.   (tenendolo per il braccio) Papà…papà, devo cercare di esseri forti.

Pao.    Si, certo che devi essere forte…(cambia tono) si forte, pure io..

Aga.  (tenendolo per l’altro braccio) Che gli diciamo Paolo che gli diciamo…

Pao.  Ora vediamo, (lo tirano entrambi)

Car.   Papà…papà devo cercare di esseri forte…                          

Pao.  (adirato) L’ho capito, e lasciatemi queste braccia…

Vic.   Comparelli, non ci siete!..

Pao.  Ci siamo…ci siamo…( dopo aver fatto un po’ di scena a chi apre…)

          Apriamo tutti e tre assieme,  ci mettiamo un dito… (aprono)

Vic.   (vestito tipicamente da malandrino, ha un sigaro…chi vuole può all’entrata  mettere la colonna sonora del Padrino) Bongiornu a tutti, ma comu mai avete aperto in ritardo?

Aga.  Eravamo in bagno.

Vic.   Ah! La fate tutti e tre assieme…

Pao.  Facciamo a gara per vedere chi la fa prima…poi uno prende la carta igenica,

           uno butta l’acqua, l’altro nel frattempo si asciuga…

Vic.   La  prossima volta vengo io per asciugarvi!…

Aga.  Ma se arrivato con l’aerio?

Vic.   Perchè con  l’aerio donna Agata.

Aga.  Perchè dieci minuti fa eri a Palermo.

Vic.   Dieci minuti fa ero a due chilometri di distanza, ho telefonato da un bar, io caro don Paolo, i miei movimenti non li faccio sapere mai a nessuno, mentre io mi trovo qua tanti sanno che mi trovo in un altro posto e quelli che sanno che mi trovo in un altro posto sanno che mi trovo in un altro posto ancora.

Aga.  Mi stò confondendo, ma ora dove ti trovi!?…

Pao.  L’importante che sei quà!

Vic.   Voi soli lo sapete…Carlo, (Carlo salta per lo spavento) ma non mi saluti, non l’abbracci a tuo cognato (si abbracciano)

Pao.  Non ci fare caso Vicinzino, Carlo era impegnato con la mente…

Vic.   Pensavi a mia sorella ah!…invece donna Agata a voi vi saluto io, perché sono più piccolo…

Aga.  Ma quanto è educato!

Vic.   Non si sposti donna Agata, vengo io da lei…(si salutano, poi guarda fisso Paolo)

Pao.  Non mi sposto non ti preoccupari…

Vic.   Invece voi don Paolo, un passo lo dovete fare.

Pao.  Un passo…so…solo uno…ma perchè mia moglie non ne ha fatto nemmeno uno…abbiamo la stessa  età…

Vic.   L’uomo è diverso, queste cose le ho imparate da certi uomini d’onore o l’ucciardone…

Aga.  In galera vero…

Pao.  (sottovoce) Usa a parola più pulita…

Aga.  In carcere vero…

Vic.   Mio padre e mia madre mi hanno detto che li fate venire spesso quà dentro!

Pao.  Si ormai sono compare e comare, poverini che fanno soli, Loredana spesso è in  chiesa, tu spesso sei…

Vic.   Dove sono io…

Pao.  A…a…a Palermo!

Vic.   Stava dicendo in ngalera vero!?…

Pao.  No.

Car.   Papà digli la verità.

Vic.   Stavo dicendo ‘ngalera vero.

Pao.  No…

Vic.   (adirato) E allora che stava dicendo.

Pao.  Stavo dicendo carcere

Vic.   Non ci faccio caso perché c’è  il parentato, altrimenti a per ora le faccie ve li trovavate di un altro colore…piene di sangue…

Pao.  Vicinzino parliamo seriamente.

Car.   Papà io vado da Giovannino, dopo vengo.

Vic.   Aspetta!

Pao.  Aspetta.

Aga.  Aspetta a mamma.

Vic.   Ora ti devo parlare comu due fratellini (bussano, entra Loredana)

Lor.   Vicinzino ha telefonato un amico ti di Palermo, dice che ti vuole parlare.

Vic.   Che gli hai detto che ero quà?

Lor.   Papà gli ha detto che eri in chiesa.

Vic.    Di a papà che và subito dal prete a dirli che se mi cercano, risponde che sono

          fuori paesei. (poi ai compari) e a voi chei vi chiede vi chiede io a quest’ora quà dentro non ci sono stato…io i miei movimenti non li faccio sapere mai a nessuno...io sono sempre in tre quattro posti nello stesso momento…

Lor.    Sono contenta Carlo (tenendolo per mano) oggi mia madre ha fatto le arancine e mi ha detto che siete  invitati…

Aga.   Che gioia, Vicinzino ci sei pure tu o sei in qualchi altro posto?!

Vic.    Ci sono…ci sono! Però prima faccio qualche telefonata per dire che sono in qualche altro posto, nessuno deve sapere che mi trovo in casa a mangiare arancine…

Pao.   E’ megghiu che sanno che sei in un altro posto a mangiare pizzette!

Vic.    Don Paolo, voi scherzate ma io devo trovarmi in tre quattro posti diversi nello stesso momento…

Aga.   Ma quando ti sposi, mentre ti trovi con tu moglie, sei con lei o ti trovi in un altro posto?!

Lor.    Carlo, oggi siamo tutti assieme, c’è pure mio fratello…

Pao.   (verso il pubblico) Che gioia!

Lor.    Sono contenta perchè mio fratello in questo momento si trova quà a parlare con voi in questa casa!

Pao.   Veramente si puo’ trovare in campagna a chiesa,  in campagna o in  qualche bar… 

Vic.    Don Paolo non scherzi.

Pao.   No…no…

Lor.    Mamma, Papà, andiamo che gli arancini a momenti sono pronti.

Car.    Si, si andiamo!

Lor.    No Carlo, tu e mio fratello venite dopo.

Car.    Dopo? E perchè!?

Vic.    Ti devo parlare a solo a solo.

Car.    Posso telefonare a Giovannino per compagnia, sai è il mio migliore amico.

Vic.    A solo…a solo.

Aga.   A solo a solo a mamma.

Car.    Va bene, manco mio padre…

Pao.   Io a mangiare arancine sono, questo dono di trovarsi in tanti posti diversi nello stesso momento solo Vicinzino ce l’hà.

Lor.    Ti aspetto amore, fate presto.

Car.    Prestissimo!..

Vic.    Il tempo che ci vuole…

Pao.   L’arancini ve li mettiamo da parte. (mentre escono)

S C E N A  VI°

(Carlo, Vicinzinu)

Vic.   (con aria da malandrino, accende un sigaro) Carlo, sentimi bene cognatino,

io ho tutte le buone intenzioni di aiutarti, perchè sò che vuoi bene a mia sorella e non vedi l’ora di sposarti…vero che non vedi l’ora di sposarti? Dillo…dillo!

Car.   (spaventato) Si…si, non vedo l’ora…

Vic.   Io capiscio che no lavori…iu capiscio… al Lucciardone di Palermo ho conosciuto persone che contano…quindi il mio dovere è quello di aiutarti, perchèsò che ami mia sorella e non vedi l’ora che ti sposi, veru che non vedi l’ora che ti sposi? Dillo…dillo..

Car.   (sempre spaventato) Si…si non vedo l’ora.

Vic.   Io ca…piscio  che tu sei giovane e ti senti immaturo, pensi a tante cose, ma ti assicuro che io non ti lascerò mai…

Car.   (al pubblico) E che devo sposarmi con lui?

Vic.   Ti aiuterò sempre!

Car.   Senti Vicinzino…

Vic.   (interrompendolo) Aspetta, non è ora che parli tu, fai finire a me prima. Io capiscio che tu pensi che ci vogliono un sacco di soldi per sposarvi, io capiscio

Car.   Come sei comprensivo!

Vic.   Ti ho detto fai parlare me prima, poi quando finisco parli tu… togliti dalla testa, perchè anche con pochi soldi potete spoarvi. Io ti aiuterò perchè sò che vuoi a mia sorella e non vedi l’ora che te la sposi, vero che non vedi l’ora? Dillo…dillo…

Car.   Si…si…si…

Vic.   Io capiscio  che qualche amico ti metti strane idee per la testa, levatele perchè altrimenti (esce un coltello a scatto) gli succo tutto il sangue chiunque sia…Io entro ed esco dalla galera, ricordati che anche quando non ci sono faccio tremare a chi si sente  il migliore, figurati quando ci sono. Io capiscio

Car.   (spaventatissimo) Ca… piscio…ca… piscio, io devo pisciare vero (parte di corsa per il bagno)

Vic.   (nel frattempo gli continua a parlare) Carletto, cognatino, io ti comprendo, ti ammiro, ti voglio bene, ti consiglio, ti rispetto, io ti ca…piscio…a proposito ancora pisci? (subito dopo Carlo esce)

Car.   Ho finito…po…posso parlare ora?

Vic.   Aspetta (gli mette la mano sulla spalla) Carlo, io sono tuo cognato e tu sei mio cognato, tu vuoi mia sorella e mia sorella vuole te, dimmi: in questi anni di fidanzamento hai sbagliato con mia sorella? Ora puoi rispondere!

Car.   Bedda matri, lo giuro…lo giuro, non ho mai sbagliato, sempre con lei sono stato.

Vic.   Bravo, bravo e dimmi: le toccatine fino a che punto sono arrivate.

Car.   Po…posso parlare? (Vic. Annuisce)

Car.   Cosi norrmali, di fidanzati…

Vic.   Cosi normali, spiegati meglio.

Car.   Qualche ba…cia…ti …na.

Vic.   Qualche baciatina, dove dimmi la verità.

Car.   Nella bo…cca.

Vic.   Hum…e poi con le mani, dove sei arrivato…

Car.   Con le ma…ni…ho accarezzato i…

Vic.   i…i…

Car.   I capelli e li guancie…

Vic.   Insomma mia sorella è ancora un fiore.

Car.   Una margherita…una rosa!

Vic.   Zitto…non vedo l’ora che vi sposate e ricordati: quà sopra in questa mano non ci balla nessuno, ricordalo…Se non eri fidanzato con mia sorella, per ora ti avrei detto che sei un rincoglionito, imbecillito, e rencretinito…

Car.   Perchè.

Vic.   Ma certo, stare con una femmina e non toccarla per come si deve…ma siccome è mia sorella ti devo dire solo bravo…bravo…

Car.   Vicinzino…

Vic.   Dimmi.

Car.   Andaimo ora, perché altrimenti le arancine se li mangiano tutti e a me  mi si è aperta una fame da lupo.

Vic.   Abbracciami e promettimi che no vedi l’ora…

Car.   (interrompendolo) Non vedo l’ora che lavoro, non vedo l’ora che mi sposo, e non mi faccio mettere strane idee in testa da nessuno…

Vic.   Sei degno di essere mio cognato…ora andiamo a mangiare l’arancine…

Car.   Speriamo che non mi fanno acidità…(mentre escono scatta la musica del Padrino)

Fine primo atto

A  T  T  O   I I°

S C E N A  VII°

(Paolo, Agata, Carlo, Giovannino)

(dopo circa due mesi)

Aga.  (mentre guarda il figlio che si sistema la cravatta) Dove vai con questa precisione.

Car.   Mamma sono invitato…devo uscire con Giovannino.

Aga.  Hai sentito cche tuo cognato è un’altra volta in galera?

Car.    Lo sò, perchè stò uscendo, cerco di approfittare! (entra Paolo)

Pao.  Approfitta approfitta, intanto i tuoi suoceri forzano, tuo cognato forza, tu lavoro non ne mangi!

Car.   Papà, Vicinzino mi ha detto che mi aiuta lui a trovare lavoro.

Pao.  Cosa ti fa fare  la guardia carceraria…

Car.   Piano piano mi sono messo in testa che mi devo sistemare.

Pao.  Ma vero…e quando?

Aga.  Bravo bello mio, più giovane sei, meglio è, per tanti motivi. (bussano, entra Giovannino)

Gio.   Buon giorno a tutti, Vicinzino è un’altra volta in galera…

Tutti. Lo sappiamo!..

Gio.   Gia, se non lo sapete voi di famiglia!…Carlo, stasera farai faville.

Aga.  Non mangiate assai fave a mamma.

Pao.  Giovannino, dove siete diretti.

Gio.   Non si preoccupi, di certo non lo porto alla Costa Azzurra.

Pao.  Lo sai cche ieri l’hanno fata vedere in televisione? Hai ragione, è meravigliosa!

Gio.   Meravigliosa? Sig. Paolo, meravigliosissima, e le spiaggie i i monumenti li hanno fatti vedere?

Pao.  Non hanno fatto vedere le femmine.

Gio.   E che femmine!

Aga.  Giovannino, non vi ritirate troppo tardi, perchè Loredana…

Car.   Mamma non dirle che sono con Giovannino invitato.

Gio.   Ma perchè ti spaventi d’ora già? E allora appena ti sposi sei perso, tu sei troppo spaventatino, ma cosa ti ho insegnato niente?

Pao.  Ma lui non si spaventa di Loredana, si spaventa di suo fratello.

Gio.   Vi spaventate tutti di questo, ma con me non tocca perchè se tocca, tocca duro.

         Carlo se qualche volta avresti bisogno, chiamami, che ti faccio vedere io come si affrontano questi che si sentono mafiosi!

Car.   Ha un coltello a scatto… (fa il gesto)

Gio.   Io i coltelli gli e li faccio mangiare…tte lop raccontato quando ero militare…

Car.   Si…si, andiamo ora.

Gio.   Sig. Paolo (in disparte) è troppo impaurito…

Pao.  Pure io… Giovannino fallo svagare…

Aga.  Giovannino non lo fare svagare assai perchè è fidanzato e sembra male per la ragazza.

Car.   Mamma non ti preoccupare che mi sposo.

Gio.   Se ti vuoi sposare devi lavorare!..

Pao.  Quando si  parla di lavoro stanca subito. Uscite se no con la forte stanchezza si si va a coricare.

S C E N A  VIII°

(Agata,Paolo, Salvatore, Maria, Loredana)

Pao.  Siamo combinati belli…fra mafiosi e malandrini menomale che ogni tanto ci mangiamo l’arancini…fra maritare e lavorare mio figlio si comincia a spaventare!

Aga.  Ma l’assessore che ti dice, è da una vita che ci vai appresso, che ci tiri la giacca il cappotto.

Pao.  Ma che ti pare che il lavoro è dietro la porta? Ci vuolei tempo…

Aga.  (pensando sempre alla nascita) Speriamo che nasce con i sentimenti!

Pao.  Ma prima falli sposare, poi per il nipote se ne parla.

Aga.  Allora non capisci! Ma quando poi…poi…poi…piuttsto non uscire perchè ho l’impressione che oggi verranno i compari, almeno una volta ogni tanto fatti vedere cperchè poi dicono sempre che non ci sei mai.

Pao.  E facciamo questa vita, vanno e venno!

Aga.  Non gli dire tante cose perche sono seccati…suo figlio Vicinzino è di nuovo in galera.

Pao.  Loro entrano ed ascono di quà e suo figlio entra ed esce di galera…

Pao.  (bussano) Silenzio, loro saranno…(Agata và ad aprire) Non potevo uscire un paio di minuti prima! (entrano i compari)

Sal.   Salutiamo commare. (si ferma fissando un attimo Paolo) Non credu agli occhi miei… il compare è dentro!

Mar.  Manco io ci credo.

Pao.  (al pubblico) Pure la moglie pizzica!

Sal.   Non ci posso credere…no…e no…

Pao.  Ma si non ci credete tanto vale che esco.

Sal.   Compare menomale che siete dentro, non ci credo, ma vi stò vedebdo in carne e ossa.

Aga.  DI più carne che ossa.

Mar.  Mangiate bene per ora vero compare.

Pao.  (toccandosi la pancia) Mangio bene, però voglio evitare fritture per un poco di tempo.

Mar.  A quando a quando appena usciva mio figlio volevo fare l’arancine!

Pao.  Comare, voi ogni uscita dalla galera di vostro figlio fate l’arancine, cosi va a finire che mangiamo troppo spesso arancine e troppa frittura fa male!

Sal.   Compare il mio cuore è troppo piccolo per ora per rispondervi, siccome però abbiamo una cosa in comune non voglio fare spirito di patate, ma sono venuto  per parlare, per capire, per definire la situazione di Loredana.

Mar.  Che sarebbe nostra figlia!

Sal.   E anche per Carlo.

Mar.  Che sarebbe vostro figlio!

Aga.  (Alzando le braccia co gioia) Belli, che sono belli, non vedo l’ora che corognano   il loro sogno d’amore…                  

Pao.  Cretina! Coronano  non corognano…

Aga.  I compari mi hanno capito.…

Mar.  Capiamo, capiamo…ma per ora dov’è mio genero.

Aga.  E’ uscito un poco con l’amico suo, per svagarsi.

Mar.  Comare non è che lo porta fuori strada e poi mia figlia mi resta sopra…

Pao.  Allora non vedete l’ora che ve la levatei, cosi…

Sal.   (arrabbiato) Cosi…cosi…compare stavo dicendo, cosi vve la tenete voi sopra la   pancia!

Mar.  Non fare storie Salvatore che a momenti arriva Loredana.

Aga.  Non fari storie Paolo che a momenti arriva Carlo.

Pao.  (arrabbiato) Io me ne frego chi arriva arriva (fa un po’ di baldoria) me ne frego chi arriva arriva!… (bussano, Agata và ad aprire)

Lor.   Ciao a tutti, ha telefonato Vicinzino. Oggi viene.

Pao.  (si calma e cambia tutto) Che sono contento, io me ne frego di tutti comare, comapre non vedo l’ora che questi ragazzi si sposano.

Aga.  E io non vedo l’ora di un’altra cosa pure… Comare mi sento arricciare le carni pensando a quando ci chiamano nonna…nonna…nonna, mamma mia il freddo  mi prende…comare provaci pure tu a dire nonna!

Mar.  Nonna…nonna…nonna, mamma mia stò agghiacciando!

Pao.  (alla nuora) Bella prendi una coperta a tutti e due!

Sal.   Loredana che ha detto tuo fratello.

Lor.   Che è innocente e viene oggi!

Sal.   E quando mai  fu colpevole!

Mar.  Comare festeggiamo…festeggiamo l’arrivo di mio figlio.

Pao.  Basta che non facciamo arancine.

Mar.  Adesso si espremono due desideri: uno io e uno la comare.

Pao.  Espremono!…spremuta d’arance!

Mar.  Allura comare, io al desiderio già ci ho pensato…

Sal.   Parla moglie.

Mar.  Facciamo i pidoni al forno.

Pao.  Gira e rigira sempre la solita girata…

Aga.  Paolo al forno sono.

Sal.   Comare ora tocca a voi.

Aga.  (comincia a ridere) Prima lo voglio dire a mia comare all’orecchio.

Pao.  Stanno facendo il gioco dell’oca!

Aga.  (si avvicina alla comare e gli e lo dice)

Mar.  (si mette a ridere) Bello desiderio…

Aga.  E’ un desiderio che dovete partecipare tutti e due (ai mariti)

Pao.  Sentiamo! (le comari continuano a ridere)

Aga.  Allura, tutte e due dovete dire la sensazione che provate ripetendo: Nonni…nonni guardandovi in faccia!

Pao.  Di tutti i desideri, questo è il più cretino che potevate pensare… non lo faccio no e no…

Sal.   Compare se non lo facciamo porta male, i nipotini possono nascere…

Aga.  Scemi…scemi e poi tu ce l’hai sopra la coscienza…            

Sal.   Compare, forza, facciamolo, manco a me piace tanto, però pazienza.

         (si mettono uno dirimpetto all’altro)

Mar.  Appena conto fino a tre cominciate a ripetere: uno…due…tre (Pao. Sal. Ripetono assieme) Nonni…nonni…nonni…nonni!

Mar.  Salvatore che hai provato!…

Sal.   (emozionato risponde) Un poco di freddo…

Aga.  E tu Paolo che hai provato!

Pao.  Mi si è mosso  il pelo di questo braccio!

Aga.  Mamma mia la pelle d’oca questa è!

Pao.  Tutti i tipi di pelle possono essere, ma proprio questa no.

Mar.  E perchè.

Pao.  Perchè le oche sono cretine, mai lo senti dire: quella è un’oca.

Aga.  Sempre il solito sei..

Lor.   Carlo il mio micetto ancora non è venuto!

Pao.  Puo darsi che il  micetto ha incontrato qualche topo e ha perso tempo!

Aga.  A momenti verrà, gioia mia (stringendola) che bella sta nuora.

Mar.  (appoggiandosi sulla spalla della comare) Innocentei, innocente è mio figlio, innoccente da mamma.

Sal.   E quando mai fu colpevole (assieme a Paolo)

Mar.  Compari oggi mangiamo tutti a casa mia, indovinati che facciamo?

Pao.  (ironico) Arancine…

Mar.  E come lo sapete!

Sal.   Compare sono contento, scordiamoci le cose passate e cominciamo a ricordarci le cose del futuro, abbracciamoci forte forte…(dopo qualche attimo)

Pao.  Salvatore, quali sono queste cose da ricordare del futuro.

Sal.   Come non lo sai? Quelli di sposare sti ragazzi. (ride)

Pao.  Praticamente le cose che avete ricordato sempre.

Lor.   Mamma io già qualche cosa  l’ho preparata.

Mar.  Andiamo dai.

Pao.  Per forza arancine dobbiamo fare? Non sarebbero meglio i pitoni al forno? Con le troppe fritture prima o poi si ricorre a le cure…

Aga.  Che possiamo fare…

Lor.   Facciamo i pitoni al forno che fanno meno male…(entra Carlo)

S C E N A   IX°

(Loredana, Carlo, Maria, Salvatore, Paolo, Agata)

Lor.   Ciao amore mio (abbraccia Carlo)

Aga.   Che sono teneri!..

           

Pao.  Come un mazzo di lattuca!

Mar.  Che sono belli tutti e due, non vedo l’ora che si sposano!

Pao.  Compari ho appuntamento con l’assessore, se volete venire, sentite pure voi.

Mar.  (dandogli delle gomitate) Vacci…vacci

Sal.   Vi faccio compagnia se proprio insisteti. Oggi sono contento, arriva Vicinzino.

Car.   (spaventato) Esce?

Lor.   Ti saluta tanto, mi ha detto che oggi ti vuole vedere.

Car.   A me? Papà ci voi parlare tu?

Pao.  Se cerca te, che c’entro io.

Lor.   Ma perché no vuoi!?

Car.   Ma che dici, io non vedo l’ora di abbracciarlo! (spaventato)

Pao.  Allora compare mi fate compagnia.

Mar.  Vai, vai ti ho detto.

Aga.  Voi mentre fate le vostre cose, io do una mano d’aiuto a mia comare per fare i calzoni…

Pao.  Chiamali pitoni…pitoni…(poi al pubblico) per fare salire sempre la pressione! Cosa c’è meglio d’arancine e pitoni?

Aga.  Usciamo tutti assieme e appena sono pronti i pitoni ci troviamo tutti là.

Lor.   Tu che fai Carlo.

Car.   Ora vengo, dovrei telefonare a Giovannino.

Lor.   Giovannino invitalo.

Aga.  Un attimo, usciamo tutti assieme…

Pao.  Ma sempre cose cretine dici. (mentre escono)

Lor.   Papà…(si girano entrambi) Portate buone notizie (poi si stringe a Carlo)

         Cosi possiamo coronare il nostro sogno d’amore.

Aga.  Mamma comare mi rizzanu le carni…

Mar.  Pure a me.

Mar. Aga.         Nonna…nonna (mentre escono passando davanti ai mariti)

Pao.  (stupito)

Sal.   (passando davanti a Paolo) Nonno...nonno…compare pure voi…

Pao.  Ancora?! Nonno…nonno  (escono lasciando la porta aperta)

Lor.   Ciao a dopo, non ci fate caso.(esce) (sta per telefonare, bussano ed entra Giovannino)

S C E N A  X°

(Carlo, Giovannino, Vicinzinu)

  Gio.  Carlo amico mio, falli ricoverari, stanno diventando patologici, non vedono

           l’ora  che sei sposato e con figli.

Vic.     Oggi arriva Vicinzino…

Gio.   Ancora! Ma tu sei troppo spaventato, ti ho detto che devi affrontare e poi perchè ti spaventi, a sua sorella la vuoi, per sposarti per ora non puoi perchè lavoro non ne hai…Carlo se ti vuoi sposare devi lavorare!

Car.   Ma lui dice che ci vuole volontà.

Gio.   E poi mangiate pane e volontà!

Car.   Mi ha detto che mi aiutava e se per caso ci fosse qualche cosa sotto con il piacere si farebbe trent’anni di galera.

Gio.   Per lui ormai è di casa, entra ed esce…esce ed entra!..

Car.   Dice che conosce un sacco di persone importanti ed è capace di trovarmi un lavoro.

Gio.   Ti sei voluto fidanzare in casa troppo presto.

Car.   Ma io volevo durare di più possibile, a Loredana la voglio bene, però cominciare a lavorare fin d’ora! Io non sapevo che suo fratello sotto sotto era malandrino.

Gio.   Perché ha trovato te, ti sei fatto capire che non hai coraggio e ormai ti tiene in pugno. Sin dal primo momento dovevi fagli capire che non avevi paura di niente e di nessuno dovevi fare la voce grossa, dovevi gridare forte: io non mi spavento di fronte a un coltello (il gesto) grande cosi…(in quel momento entra Vicinzinu, pian piano andando dietro Giovannino e facendo gesti a Carlo di non far capire niente, nonostante Carlo si sforza, rimane freddo per lo spavento e comincia a balbettare)  Carlo proprio in questo momento al solo nominare tuo cognato e coltello hai una faccia peggio di un morto…Carlo io di tuo cognato neppure con un mitra mi spaventerei figuriamoci con un coltello grande.

Car.   (balbettando) Giovannino basta.

Gio.   Guarda…guarda che sei , e fai l’uomou ogni tanto…manco parlare bene puoi con il forte spavento.

Vic.   (che aveva uscito il coltello a scatto, gli e lo mette al collo) A me i scaltri come te non mi piacciono!

Gio.   (impaurito al massimo) Mamma mia, Santissimo Crocifisso, Padre Pio aiutami…Per favore io non c’entro, diglielo Carlo.

Vic.   Io ti spacco sano sano e ti sfreggio tutta la faccia!

Gio.   Pei carità, Carlo aiutami.

Car.   Ti prego Vicinzino lascialo stare.

Vic.   Lasciamolo stare perchè è un cacasotto!

Gio.   (scappa e si mette lontano sempre impaurito) Io parlo tanto per parlare (balbetta)

Vic.   Carlo telefona all’ospedale e digli che mandano l’ambulanza perchè quà dentro vediamo sangue…troppo sangue (gridando) sangue…

Gio.   (si nasconde dietro Carlo) Madonna bella, non dico niente più, Carlo digli che scherzavamo, Carlo digli che ti sposi, diglielo…diglielo…diglielo...

Vic.   Lui non dice niente (gridando)

Gio.   Non dire niente…

Vic.   Non c’è bisogno che me lo dici tu che si sposa, perchè o si sposa o lo faccio sposare!

Car.   (spaventato) Ma io mi voglio maritare.

Vic.   E tu saresti quello coraggioso (girano attorno al tavolo lentamente) fermati, fermati (ma Giovannino continua a girare attorno al tavolo, poi Vicinzinu gridando forte col coltello alzato) fermati sciupafemmene da strapazzo, oggi ti faccio vedere tutte le costole rotte, la costa azzurra, voglio vedere sangue…

Gio.   Pietà…pietà…

Vic.   Inginocchiati chiedi scusa e di a mio cognato che è troppo bello essere maritati…

Gio.   Scu…scu...(fa scena per la paura non riesce a parlare) Scusa è tro..tro…ppo bello essere maritati…

Vic.   Ora baciami la mano e dimmi… benedica voscenza!

Gio.     (ripete la scena di prima, mentre scatta il sottofondo del padrino )               

Vic.   E ora esci subitu di quà dentro qua qua ra quà..

Gio.   (si alza scosso ripetendo:) Bello esseri maritati…è bello esseri maritati (mentre

 esce continua a ripeterlo)

S C E N A  XI°

(Carlo, Vicinzino, Loredana, Govannino ed i quattro genitori)

Vic.   Ma chi razza di amici hai!

Car.   Perdonalo cognato.

Vic.   Sono tutti  a casa mia…

Car.   Si,  sono usciti poco fà, vuoi che l’avvisiamo che siamo quà?

Vic.   No…tanti sanno che sono a tagliarmi i capelli...al barbiere ho detto che gli gli domanda, di dire che sono uscito poco fà e sono partito per Palermo. Senti , per te dove sono se qualcuno ti domanda.

Car.   (preso di contropiede non riflette) Tu…tu…si quà!

Vic.   Pezzo di cretino, tu mi faresti pigliare subito… devi rispondere o che non mi hai visto o che sono uscito ora ora e sono partito per palermo, nessuno deve sapere dove sono, perchè io sono…in quanto posti diversi sono, sentiamo dillo tu.

Car.   In du…due…tre posti…

Vic.   Meglio in quattro !

Car.   (spaventato) Si, si meglio in quattro, magari cinqu…

Vic.   Sieditii che ti devo parlare…(girandogli per due volte attorno) Allora da abbiamo fatto l’ultima discussione mi pare che con Loredana era tutto a posto vero?

Car.   Vero…(squilla il telefono) Ciao Loredana dove sei…scusa lo so che sei dentro…io, io invece sono a gabinetto…il telefono a gabinetto? Ah! si, hai ragione, prima ero in bagno…sono solo, si, solo sono con Vi…con Giovannino, cioè ero con Giovannino…Vicinzino!? Ma forse sarà dal barbiere. (Vicinzinu si arrabbia) No forse è dal farmacista…(Vic.continua ad arrabbiarsi) no, forse è a Palermo…mi stò confondendo…va bene ciao.

Vic.   Che ti ha detto.

Car.   Dice che ha capito tutto.

Vic.   Sioedito per favore…(bussano, Vic. si nasconde)

Lor.   Dov’è mio fratello.

Car.   Tuo fratello?

Lor.   Menomale che ho telefonato io, perché se fosse stato qualche altro per ora gia! (esceVic.)

Vic.   Per ora sospettavo e scappavo…(si abbracciano)

Lor.   Mentre venivo ma ha domandato la signora Tina, le ho detto che sei ancora a  

          Palermo.

Vic.   Come si vede che hai preso di tuo fratello..niente di meno, io potevo essere in tre quattro posti diversi e tu ha capito che mi trovavo quà…buon sangue non mente, sei troppo scaltra sorella…

Lor.   Sei troppo scaltru fratello…(entrambi si girano verso Carlo)

Car.   (impacciato) Lo so, sono troppu cretino!

Vic.   Praticando con me e con mia sorella ti farai scaltro assai…assai!

Lor.   Che facciamo, ci sono tutte cose pronti, andiamo a mangiare.

Vic.   Ormai meglio mangiare quà, tu vai, chiama a tutti, che io nel frattempo parlo con Carlo.

Car.   Ancora dobbiamo parlare?     (  Loredana bacia Carlo e mentre sta per uscire…)

Vic.   Loredana, ricordati che io quà dentro non ci sono, sono a Palermo e che fra mezzora parto per Agrigento e poi vado a Castelvetrano.

Lor.   Non ti preoccupare, manco a mamma dico niente. (esce)

Vic.   Ricordati caro cognato, anche quando vi maritati io sono…

Car.   In sette posti diversi.

Vic.   Non esagerare che poi possono capire chea gatta ci cova…basta in tre quattro posti…Allora riturnamo al nostro discorso: è successo niente con mia sorella?

Siamo fermi ai bacetti e alle toccatine o…

Car.   (interrompendolo) Ai bacetti e lle toccatine senza altre cose.

Vic.   Bravo…(toccandogli la spalla) Tu l’ami tanto.

Car.   tantissimo…

Vic.   Bravo. (stessa scena di prima) Non l’hai mai tradita vero!

Car.   Mai e poi mai…

Vic.   Bravo…(stessa scena della spalla) Ti vuoi maritare presto o tardi?…

Car.   (pausa per un attimo a rispondere perché imbarazzato)

Vic.   (apre il coltello a scatto)

Car.   (preso dalla paura si mette a piangere)

Vic.   E che hai visto un leone? (posa il coltello) Non piangere, perchè gli uomini che

          piangono non mi piacciono, ma forse ti vuoi sposare tardi?

Car.   Non è questo, io presto mi voglio sposare …

          (in quel momento entrano Agata con il marito, Loredana e i genitori)

Aga.  Bravo a mamma cosi i nipotini vengono buoni…

Mar.  Vicinzino bello mio, tu se quà…(lo abbraccia)

Vic.   Sono quà e non sono quà…

Sal.   Bello mio, e fammelo dire, abbraccia un po’ a me…(alcuni attimi)

Mar.  Basta, un po’ a me…che sono contenta che sei quà.

Sal.   Botta di sangue, non è quà…fammelo abbracciare un poco a me…

Mar.  Ma se non è qu, dov’è?

Sal.   A Palermo… a Palermo…(Maria toglie al marito le braccia dal figlio)

Mar.  (lo abbraccia) Vicinzino bello mio…(poi al marito) tu vai e l’abbracci a Palermo.

Lor.   (a Carlo) Ha telefonato l’assessore amore mio e ci sono buone notizie, ma perchè sei triste.

Vic.   E’ troppo emozionato, mi stava dicendo che si vuole maritare subito.

Pao.  Comunque io e Salvatore stiama andando da  l’assessore, ad ogni modo, Vicinzino sono contento che sei quà..

Aga.  (gli dà una spallata) A Palermo…

Pao.  Si, a Palermo…noi usciamo. (escono)

Car.   Lori se tutto è a posto ci sposiamo allora.

Vic.   (mano sulla spalla) Ti mariti…ti mariti anche si tuto non è a posto ti marito io...

Aga.  (che stava apparecchiando) Dai , dai che andiamo a mangiare con tanto amore…

           I calzoni       

Vic.   Andiamo a mangiare i calzoni gli faccio pure la rima.

Vic.   Sentiamo!

Mar.  Sono contenta di mio genero perchè non è un salta fossa…appena ti mariti facci subito la pancia bella grossa

Tutti. Brava…

Vic.   Ora la faccio io una rima…Caro cognato, ti poi trovare in montagna, al mare, nel deserto, in una valle, fino a che ci sono io nessuno ti romperà le palle

Lor.   Menomale che piano piano stiamo pensando a i priparativi  per sposarci con tutti l’attributivi.

Tutti.  Brava…brava!…

Vic.   Carlo fai una rima tu.

Lor.   Dai…dai…. (baciadolo)

Aga.  Dai a mamma.

Car.   Non li sò fari io…(pausa), mentre viene incitato ancora da tutti) Speriamo che appena siamo maritati, i figli non vengono handicappati!

Tutti. Bravo!

Aga.  La pancia grossa a mamma facci subito.

Mar.  Non vedo l’ora che questi nipotini ci camminano casa casa…

Aga.  Pure  a me comare, quello che vogliono rompere rompono…mamma mia arricciano le carni.

Lor.   Mamma mia sento tutta io…

Aga.  Mamma mia mi sento già nonna…

Mar.  Mamma mia mi sento tutta ringiovanita…

Vic.   Mi sentu già tutto zio…

Lor.   E tu Carlo comu ti senti…

Aga.  Comu ti senti a mamma…

Mar.  Emozionato…

Vic.   Che  hia perso la lingua!

Lor.   Dai dicci comu ti senti…

Car.   Mamma mia sento tutto rincretinito!…

Lor.   Questa l’emozione è!

Vic.   Meglio rincretinito che rincoglionito! (in quel momento entrano i papà)

Pao.  Evviva è fatta!

Sal.   Complimenti comare, il compare ci è riuscito.

Pao.  (al figlio) Fra tre mesi puoi fare il ragioniere nella fabbrica laterizi!..

Aga. Mar.  (esplodono di gioia, Loredana accenna al pianto) amore mio è fatta  finalmente   coroniamo il nostro sogno…

Mar.  Comapre ma fanno latte frescu in questa fabbrica latterizi?

Pao.  Si,  il latte terracotta.

Aga.  E com’è questo latte tutto scremato?

Sal.   Tutta cretina sei…a fabbrica laterizi, dove fanno i forati le mattonelle ect…ect…

Aga.  Ah! dove fanno queste cose!

Pao.  Compare non ci facciamo caso…Hai visto cara moglie, tirando giacche e cappotti ce l’abbiamo fatta.

Sal.   Compari complimenti.

Pao.  Grazie compare, già me li avete fatti tre volte.

Aga.  Quanto gli danno per fare il ragioniere di sti ect…ect…

Pao.  Per ora un milione al mese.

Vic.   Boni sono.

Mar.  Per ora belli accontentativi di questi poi si vede!

Pao.  L’assessore è una degna persona, non mi ha preso in giro!

Sal.   Complimenti compare!

Aga.  Comare, ci posso fare una telefonata a mia sorella per darle la bella notizia?

Mar.  Prego fate, telefonate…(prende il telefono)

Pao.  E’ onesto questo assessore.

Sal.   Complimenti compare!

Vic.   Carlo dilla qualche cosa.

Car.   Ah! si, certo che la dico…mamma mia che sono contento…contento!

Pao.  Ci facciamo una bella torta ai fidanzati, lo diciamo a Giovannino dato che i suoi zii hanno la pasticceria…ora ci telefono…(va al telefono) Signora sono il padre di Carlo, Giovannino…(breve pausa) Ha la febbre? Trema tutto? E come mai, da dove gli viene questa febbre…

Vic.   Forse ha preso qualche spavento!?.

Pao.  Gli dica che si alza e di venire quà che gli passa tutto…gli dica che dobbiamo festeggiare…Carlo ha trovato lavoro, me lo pasi che gli parlo io.

Car.   Papà se non si sente non insistire, io lo comprendo che si sente male!

Sal.   (si avvicina a Paolo esce un fazzoletto e piangendo gli dice:) complimenti cumpari…

Pao.  Giovannino ciao, comu stai…cerca di venire perché dobbiamo festeggiare, il tuo migliore amico, …chi c’è qua? nessuno, siamo in famiglia (Vicinzinu gli fa segnale che egli non c’è) Vicinzino non c’è, aveva da fare, porta una bella torta, passa ddai tuoi zii, siamo in famiglia, nessuno c’è…ciao. Mah! Era tutto spaventato, balbettava pure, ma la febbre fa pure questi scherzi?

Aga.  Quanti invitati abbiamo.

Vic.   Meno possibili!

Aga.  Perchè.

Mar.  Comare ci vogliono tanti soldi.

Sal.   Meglio che se li mettono da parte i soldi.

Pao.  Ognuno invita i suoi e paga quelli che invita.

Mar.  (guarda il marito che è sempre più emozionato) Salvatore finiscila ora, appena si marita chiffai t’ammazzi allura.

Sal.   (sempre col fazzoletto pronto per aciugarsi le lacrime, si avvicina a Paolo e prima che egli pronuncia la solita frase, Paolo lo anticipa)

Pao.  Complimenti compare...sedetevi perchè ora me li state facendo girare!…        

 

Lor.   Dobbiamo scegliere una bella sala.

Vic.   La sala meno persone sanno dov’è, meglio è…anzi spargiamo la voce, diciamo quattro, cinque sale, perchè io non mi voglio esporre assai, io ssono là, sono quà, sono da quella parte, sono in tutti i posti, io non sono in nessun posto!

Pao.  Ma dove sei!

Vic.   Non si puo’ dire…

Sal.   Non pensavo che doveva finire di entrare ed uscire da questa casa per spingere a mio compare di maritare questi ragazzi, dove mio compare è rinisciuto io non ho potuto rinescere! (sbaglia a parlare)

Vic.   Se permettete, io dovrei andare in bagno.

Mar.  Sei emozionato pure tu …(Vicinzino và)

Lor.   Ora possiamo finire la lista degli invitati, Carlo parla, dici qualcosa…

Car.   Amore, amore mio…(si abbracciano)

Mar.  Compare a questo assessore  un bel regalo gli lo facciamo vero?

Sal.   Certo, se lo merita.

Mar.  Magari mittemu tantu l’unu…

Sal.   No! Non è giustu, dopu tuttu chiddu chi fici ‘u cumpari non su merita ca mittemu tantu l’unu…è giustu ca c’hu fa iddu sulu, quantu spenni spenni…

         (bussano, entra Giovannino con la torta.)

Pao.  Giovannino, ma chi hai, pari ca si diverso…Costa azzurra…

Gio.   (atteggiamento diverso) No, è meglio che per ora non nomniamo queste cose.

Aga.  Ma che hai, sembri spaventato…

Gio.   E’ la farebbe (poi impaurito a Carlo) Non c’è!…

Car.   Non ti preoccupare.

Pao.  Io direi che prima dei calzoni tagliamo la torta.

Aga.  Che facciamo viceversa.

Sal.   E niente ci fa.

Mar.  Oggi decido io: prima tagliamo la torta, chi la taglia? (rispondono tutti tranne Giov.)

Pao.  L’unico che non ha risposto è stato Giovannino, quindi a lui l’onore.

Gio.   Non è il caso…(tutti lo invitano)

Pao.  Ora ti diamo  il coltellone (fa il gesto)

Gio.   (spaventato) Quale coltellone, meglio con un cucchiaino.

Sal.   Ma quale cucchiaino…(tutti lo portano davanti, vicino al tavolo dove è stata appoggiata la torta)

Pao.  (gli da un coltello) Dai Giovannino, taglia, e taglia taglia…(Giovannino perde tempo, ma tutti ripetono taglia)

Gio.   Ma proprio io! ( nel frattempo esce Vicinzino dal bagno)

Vic.   Se permettete la vorrei tagliare io. (Giov. si gira spaventatissimo)

Gio.   Si, si…si è giusto, meglio che la taglia lui, lui sa tagliare meglio.

Pao.  Tagliatela tutte e due.

Tutti. Tutti e due dai…(Vic. e Gio. si mettono vicini)

Pao.  Aspetta Vicinzino che ti dò un coltello.

Vic.   Non c’è bisogno (esce un coltello a scatto e Giov. si spaventa cominciando a tremare, dopo un po’ lo fanno sedere)

Pao.  (si avvicina al figlio) Ma ll farebbe fa sti scherzi?

Aga.  Giovannino comu ti senti, dai che ti aspettiamo per tagliare.

Gio.   La faccia tagliare solo a…a…a…(tutti rispondono a…)

Gio.   (guarda Vicinzinu e poi risponde:) la taglia solo Voscenza, perchè io sono deboluccio.

Vic.   Va bene la taglio solu io, e mentre taglio dite: Auguri…

Gio.   Battete anche le mani…

Vic.   Bravo Giovannino, bravo hai imparato.

Pao.  Ma oggi mi stò sentento in mezzo ai turchi.

Vic.   Caro cognato Auguri! (mentre le donne distribuiscino la torta)

Car.   Loredana…

Lor.   Carlo finalmente…

Car.   Loredana…

Lor.   Carlo, amore…

Pao.  Carlo spicciati che questa commedia deve finire…

Sal.   Quale commedia compare.

Pao.  Cosi per modo di dire…Carlo dai, dalle  un bacetto e finiamo!

Car.   Loredana ormai stiamo facendo questo passo, quello che nasce nasce!

Aga.Mar.    Auguri e figli…

Car.Lor.     Maschi…

Aga.Mar.    No…Auguri e figli subito!

Car.   Se uno è fidanzato prima o poi si deve sposare, auguri!…(poi si rivolge a qualcuno del pubblico magari a qualche coppia di fidanzati) Ma tu, tu perchè ridi…si a te dico, proprio a te che sei vicino alla fidanzata, prima o poi ti devi sposare: e si ti vuoi sposare devi lavorare!…

                                                              (a tutti coloro che facendo teatro rafforzano l’amicizia)                                                                                                                                                                                  (tel. Autore: 090/638009

                                                                                  cell. 3393359882

Rapprasentata dall’Accademia teatrale di Canicatti. per ogni rappresentazione è necessaria l’autorizzazione dell’autore e degli elaboratori)

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