Sedicente psichiatra

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LO MIEDECO DE LI PAZZI

IL SEDICENTE  PSICHIATRA

(medico dei pazzi)

COMMEDIA IN TRE ATTI(9u+6/9d)

Di Pasquale Calvino(SIAEn.180531)

Depositato alla SIAE di Napoli.

La commedia si può avere anche con un numero diverso di personaggi maschili e/o femminili scrivendo a calvinopasquale@gmail.com

fFacebook: pasquale calvino giordano II

a calvinopasqualr@gmail.e con un numero diverso di personaggi maschili e/o femm

Adattamento, riscrittura da E. Scarpetta)

Napoli

1908

Personaggi

1m-Felice Sciosciammocca..     (ricchissimo proprietario di Roccasecca)

2m-Ciccillo………………………    (suo nipote, studente in medicina)

3m-Michelino…………………..    (amico di Ciccillo, cantante lirico)

4m-Raffaele…………………….(attore drammatico)

5m-Don Carlo…………………..(direttore della Pensione Stella)

6m-Errico………………………..      (maestro di orchestra)

7m-Luigi…………………………(giornalista, scrittore di novelle)  

8m-Il Maggiore………………..      (Maggiore in pensione)

9m-Peppino…………………….(barista)

Concetta……………………(moglie di Felice)

Amalia………………………(vedova, madre di Rosina)

Rosina………………………      (giovane ragazza figlia di Amalia)

Margherita………………..      (figliastra di Felice)

Bettina……………………..      (cameriera del Villino de Rosa)       

Carmela…………………….     (Cameriera della Pensione Stella)

1°Avventore del Caffè

2°Avventore del Caffè

Un venditore/trice ambulante

“il Sipario”

 


ATTO PRIMO

Il caffè alla Torretta. Tavolini e sedie. Specchi alle pareti.

Scena Prima

Michelino solo ad un tavolino. Raffaele seduto ad un altro tavolino. Il Maggiore e Luigi ad altri tavolini. Peppino e un secondo cameriere girano per la scena. Luigi scrive. Raffaele legge con grande interesse. Due avventori ad un altro tavolino.

Luigi         Cameriere!

Peppino    Comandi!

Luigi         Dammi un’altra tazza di caffè.

Peppino    Subito (E’ il terzo caffè... Questo si ingurgita di caffè!)

Maggiore  Cameriere!

Peppino    Comandi!

Maggiore  Dammi un poco il Roma, il giornale

Peppino    Sta in lettura, signore.

Maggiore  Ancora una lettura! E’ un’ora che se lo stanno leggendo, ma che, vogliono impararlo a memoria ? Dammi il Mattino, Don Marzio, Il Pungolo, un giornale qualunque.

Peppino    Vi posso darela Tribuna.

Maggiore  Dammila Tribuna.

Peppino    Ecco servito (dà il giornale)

Maggiore  (a Luigi). Scusate mio signò, amico, bel giovane…

Luigi        Vi ho pregato che mi chiamo Luigi De Vito.

Maggiore  Ah! Sicuro, m’ero dimenticato…scordato. Luigi De Vita, giornalista è vero?

Luigi        Sicuro. Cioè, scrittore di novelle.

Maggiore  E scrivete sempre?

Luigi        Sono impegnato con un giornale per fare una novella al giorno.

Maggiore  E la dovete scrivere qui?

Luigi        Perché, vi dispiace?

Maggiore  No. Ma dico potreste scrivere ad un altro tavolino.

Luigi        E perché scusate?

Maggiore  Perchè qua ci sono io e… Voglio stare da solo.

Luigi        Va bene, vi servo subito (Sia fatta la volontà del Cielo!) (s’alza e passa ad altro tavolino)

Peppino    (con caffè). Ecco servito. (cammina dietro a Luigi fino a che questi ha trovato posto)

Maggiore  Mettere in ritiro a me, dopo sedici anni di servizio, dopo avermi acquistato il grado di Maggiore con sudori e stenti! E pecchè? Per una cosa di niente, per essere caduto da sopra il cavallo tre volte. E ch’è stata colpa mia? Io mi sono fatto troppo grasso. Cosa posso fare? Quando monto a cavallo, mi vengono i giramenti di testa e vado a terra. E per questo mi si mette in riposo? Vedremo, vedremo il Ministro che risponderà alla mia istanza. E si no, vado a Roma, vì, faccio rivoltare il Ministero.

Raffaele   Pss, cameriè…

Peppino    Maggiore, scusate, abbassate la voce.

Maggiore  Avete ragione. Signori, perdonate.

Luigi        Che bell’argomento per una novella: Un maggiore in ritiro. (scrive)

Raffaele   (ripassando la parte). << E dite ancora che un giorno, in Aleppo, un turco audace, un ribaldo in turbante, percoteva un veneziano, e faceva insulto al vostro stato. Io per la gola serrai quel circonciso e lo scannai così>>. Quando sono arrivato a questo, ho fatto il colpo. La devo studiare bene.

Michelino Perdonate, che opera è questa?

Raffaele   Otello. Lo faccio io domenica a sera al teatro San Ferdinando.E’ una serata di beneficenza. Mi hanno tanto pregato! E’ la prima volta che recito con pubblico pagato. Io sono un dilettante appassionatissimo dell’arte drammatica, ne vado pazzo. E se domenica avrò un successo mi do anima e corpo al teatro.

Michelino Fate bene perché avete una bella voce.

Raffaele   E una bella presenza. Tutti me l’hanno detto. Io non avrei bisogno, perché tengo un fratello che sta bene, il proprietario della Pensione Stella, al Corso Umberto I°.

Michelino Oh, qua vicino.

Raffaele   Lui avrebbe voluto che io avessi fatto il segretario della pensione, ma io mi sono sempe negato. Cosa posso fare? La passione mia è l’arte drammatica. Voglio fare l’artista, perchè sono nato artista.

Michelino E quello si vede, fate bene. (Raffaele va a sedere).

1° Avven  Cameriere, fammi il favore, un bicchiere d’acqua.

2° Avven  E a me portami mezza granita do limone.

Peppino    Subito. (via, poi torna con l’ordinativo).

Luigi        Maggiore, scusate, quanti anni avete servito nell’esercito? Mi pare che ho inteso da dieci anni?

Maggiore  Da sedici anni! Ho fatto una vita da cane, ho sciupato la mia salute!

Luigi        (Me ne so accorto!) E siete ammogliato?

Maggiore  Ammogliato, sissignore. Ma sono diviso da mia moglie, da quella sciagurata che dopo due mesi di matrimonio, mi volle lasciare, si volle dividere da me.

Luigi        Oh, e perché, scusate?

Maggiore  Peruna cosa di niente. Perchè la notte mentre dormivo, se mi giravo dall’altra parte cadevo per terra. Per lo più succedeva quando la sera bevevo troppo. Lei dice che si metteva paura, che mi doveva aiutare ad alzare, e questa cosa la indispettiva. Ma non era vero. Fu un pretesto, fu una scusa per lasciarmi. Donna senza cuore!

Luigi        (Che bell’argomento! Un uomo che passa tanta guai per le cadute che prende).

Maggiore  Voglio arrivare fino alla posta per vedere se ci sono lettere e poi mi ritiro.

Luigi        Posso avere l’onore di accompagnarvi?

Maggiore  E perché no. (Questo non è antipatico, ma è un poco seccante).

Luigi        Andremo alla posta insieme e poi vi accompagnerò fino a casa. Dove abitate?

Maggiore  Qua vicino, alla pensione Stella.

Luigi        Ah, bravissimo. Prego (offre il braccio)

Maggiore  Grazie. In riposo a me! Sangue di una cannonata! Voglio far rivoltare Roma. (Via con Luigi)

Raffaele   (leggendo) <<Se sei figlio dell’abbisso, sfida la morte>>

1°Avven   Ma quello è pazzo?

2°Avven   Così credo.

1°Avven   Ma chi è?

2°Avven   E chi lo conosce!

Peppino    (a Raffaele che beve un bicchierino di cognac). Questo è il quarto bicchierino di cognac che vi bevete.

Raffaele   Il quarto, possibile!

Peppino    Possibilissimo. Statevi attento, questo vi va in testa.

Raffaele   Hai ragione che vuò da me, non me ne accorgo.

Peppino    Adesso levo la bottiglia. (esegue)

Raffaele   Ah, sì, fai bene.

Michelino (vedendo l’orologio) Le dieci e dodici! E come va che Ciccillo non si vede ancora? Ieri sera mi dette l’appuntamento alle nove qua  al cafè della Torretta. Che diavolo sarà stato? Ma già che ha dovuto essere! Stanotte come al solito, è andato a giocare e avrà perduto. Eh, quel giovane se non lascia le carte finisce male. Lui se ne approfitta che lo zio è ricco e gli manda sempre denari da Roccasecca. Ma non è pazzo certamente e se appura che il nipote invece di studiare medicina non fa niente e si gioca tutto, povero a lui, lo vedo e me lo piango! Peppino, senti, io me ne vado a pigliare un pacchettino di sigarette dal tabaccaio all’angolo. Se viene quell’ amico mio, Ciccillo, lo conosci ?

Peppino    Don Ciccillo, lo studente? Sissignore.

Michelino Eh, lo studente di medicina. Lo fai aspettare, che io torno subito.

Peppino    Va bene (Michelino via a sinistra).

Seconda scena

Errico       (con astuccio di violino e sacco di notte) Cameriere!

Peppino    Comandate.

Errico       Portamiuna tazza di caffè bollente e dolce, molto dolce. Ci devi mettere dentro tre soldi di zucchero.

Peppino    Tre soldi di zucchero! E che vi prendete. Il mieie?

Errico       Il miele. Si mi voglio prendere il miele devo dar conto a te? Io il caffè così lo prendo.

Peppino    Va bene. (via e torna con caffè)

Errico       Ho la bocca amara, come il fiele! Mannaggia la sorte mia, mannaggia! (batte l’astuccio sul tavolino).

Raffaele   Che vedo! Ma sì è lui. Don Errico il maestro di musica.

Errico       Oh, carissimo Don Raffaele, state qua?

Raffaele   Sì, questo è il caffè dove mi trattengo ogni mattina. Che ve ne siete fatto? Non vi ho visto più.

Errico       Sono quasi due anni.

Raffaele   Sicuro, due anni. L’ultima sera ci vedemmo al caffè d’Italia, vi ricordate? Voi diceste che dovevate partire.

Errico       Già, andai a Milano, scritturato alla Scala, come direttore d’orchestra. Non ci fossi mai andato! Non avevo più che guaio passare. Appena scesi al teatro il primo giorno, per concertare l’Africana, due o tre professori mi guardarono e si misero a ridere. Io, la prima volta mi stetti zitto, feci vedere che non avevo capito. La seconda vota mi innervosii, scesi dall poltrona, ne chiamai  uno e gli assestai uno sciaffo.

Raffaele   Molto bene!

Errico       Eh, molto bene! Io non so come sono vivo! Ebbi pugni e calci ma cosi forte da tutti i professori, che stetti nel letto per un mese e mezzo E quando uscii dovevo camminare conuna guardia vicino. Poi sono andato girando tutta l’Italia, per dare lezioni di violino, ma che. Mi sono morto di fame, capite, morto di fame. Un professore come a me, con un diploma e sette medaglie che tengo!

Raffaele   Ma a Napoli, non avete potuto fare niente? Al San Carlo per esempio.

Errico       Al San Carlo? E mi metto a suonare nell’ orchestra? Oh, mai, faccio la fame piuttosto! Ne va della mia dignità! Uno che è stato direttore alla Scala a Milano, si mette a suonare nell’orchestra del San Carlo.

Raffaele   Ma voi non arrivaste a dirigere.

Errico       E che vuol dire? La scrittura era come direttore. A Napoli mai, all’Estero sì. All’Estero qualunque cosa. Se la sorte mi fa trovare un collega, un professore di musica che vuole viaggiare, ho fatto il colpo. Me lo porto con me in Spagna, in Russia, a Londra, a Costantinopoli a fare dei concerti e vi faccio vedere come torno! Là si fanno i soldi veramente, là si apprezza la musica, là si capisce il valore di un’artista. L'Italia per la musica è finita, non sipuo’ fare niente più.

Raffaele   Oh se capisce (Questo pazzo lo lasciai e pazzo l’horitrovato!)

Peppino    (uscendo col caffè) Ecco servito.

Errico       Bravo! (gira il caffè col cucchiaino)

Raffaele   E ora da dove venite?

Errico       Sono stato a Pozzuoli a dare un concerto nella sala del Municipio. Due lire a biglietto, due lire! Con un programma straordinario. Tutti pezzi scelti, di autori celebri. Lo credereste? Ieri sera venne solamente il sindaco, la moglie e due bambini.

Raffaele   E nessun altro ?

Errico       Nessuno. Uno squallore! Il sindaco dopo mi fece cenare con lui insieme col maestro di pianoforte e stamattina me ne sono andato! Tengo il veleno qua. (indica la bocca). Sto senza alloggio perché il padrone di casa doveva avere due mensilità e non voleva aspettare più. Ieri infagottai la mia roba e me ne andai.

Raffaele   E dove sta la roba?

Errico       Eccola qua. (mostrando il sacco). Il vestito nero, due camicie e il violino. Questo è tutto quello che tengo.

Raffaele   Oh, povero maestro! E dove dormite stasera?

Errico       E chi lo sa! Sopra ad un sedile di marmo, sotto ad un balcone, a terra. Solo questo debbo provare!

Raffaele   Ma nonsignore! Voi siete un artista e non meritate di stare così. Ci penso io. Mo vi faccio un biglietto per mio fratello, il proprietario della pensione Stella e vi faccio avereuna bella camera. Qua vicino, al Corso Umberto I°.

Errico       Grazie, grazie. Per un paio di giorni solamente, perchè poi devo partire, vado all’ estero, non ci stanno chiacchere!

Raffaele   Avete ragione, ora vi servo io. (siede a un tavolino e scrive)

Errico       Un maestro come me, con un diploma e sette medaglie, ridotto in questo modo! E allora che ho studiato a fare tanto tempo? Era meglio che mi mettevo a fare lo zampognaro. Mille volte meglio…

Raffaele   (che ha scritto) Ecco qua, tenete.

Errico       Grazie!

Raffaele   Ora devo correre alla prova al San Ferdinando perché domenica io debutto con l’Otello.

Errico       Ah, bravissimo!

Raffaele   Vi darò una poltrona. Verrete ad applaudire.

Errico       Oh, vi pare, con tutta la mia forza!

Raffaele   Grazie. Ora vi accompagno al palazzo e stasera ci vedremo.

Errico       Quante obbligazioni, amico mio, quante obbligazioni.

Raffaele   Ma niente, per carità! (Via con Errico a destra).

Scena Terza

               

Michelino (seguendo Ciccillo).Ma insomma,si può sapere che  è successo?

Ciccillo     Una rovina, amico mio, una rovina! Ho passato l’ultimo guaio! Addio divertimenti, addio innamorate, addio gioco, addio tutto!

Michelino Ma ch’ è successo?

Ciccillo     Zio Felice sta a Napoli.

Michelino Possibile!

Ciccillo     Possibilissimo! E’ arrivato alle nove con la moglie e la figliastra. Io muoio, non tengo più sangue nelle vene!

Peppino    Quali comandi?

Ciccillo     Niente ancora, abbi pazienza!

Venditore Forbici, temperini, un  buon rasoio.

Ciccillo     Questo si, questo, il rasoio, lo comprerei subito, per tagliarmi la gola.

Venditore (mostrando un rasoio). Due e cinquanta.

Michelino Vattenne, non ci serve, lasciaci parlare. (venditore via).

Ciccillo     Stamattina, alle sei, io stavo ancora sul circolo giocando, e stavo perdendo magnificamente trecento lire.

Michelino Altre trecento lire ?

Ciccillo     In contanti, al di fuori di cinquecento lire, che mi vinse Don Nicolino il guantaio l’altra sera e che oggi gli devo pagare assolutamente.

Michelino Quell’ accattone!

Ciccillo     E dove li prendo? dove li prendo? Mentre stavo bestemmiando come un turco, vedendo la carta tanto contraria, è venuto il fattorino del telegrafo, che sta avvisato e m’ha consegnato questo telegramma. (lo prende e legge).<<Dottore Francesco Sciosciammocca. Fermo posta, Napoli. Arriviamo ore nove, io, Concetta e Margheritella. Vieni stazione allegramente. Felice>> Allegramente! Io non so come non sono morto! Immediatamente, ho lasciato di giocare e sono corso a casa tua, ma ho trovato il palazzo chiuso, ho bussato e nessuno mi ha sentito. Allora sono corso alla stazione per aspettare quando veniva il treno. Appena è arrivato zi zio, l’ho messo inuna carrozza e l’ho portato al villino De Rosa, qui a Mergellina, che s’affittava mobiliato, gli ho detto che avessero posato la roba, si fossero riposati un poco mentre io arrivavo al caffè alla Torretta per un appuntamento che avevo con un amico, e sono corso qua, da te, per essere consigliato, per essere aiutato, per essere salvato.

Michelino Ma salvato da che cosa?

Ciccillo     Come da che cosa! E non hai capito? Quelli sanno che ho studiato, che sei mesi fa ho preso la laurea, che sono un buon Dottore. Da  tre anne che sono a Napoli, m’hanno mandato più di sessantamila lire per tanti imbrogli che gli ho scritto. Appunto tre mesi fa mandarono diecimila lire che io gli cercai dicendo che mi servivano per pagare un’annata anticipata allo stabilimento dove avevo quindici pazzi in cura.

Michelino Senti, senti… vedi che va inventando!

Ciccillo     E già, perchè devi sapere che zi zio s’è messo in testa di mettere a Roccasecca un ospedaledei pazzi, e sta così esaltato: lui e la moglie al pensiero che io devo andare a dirigere il tutto… e perciò mi mandarono i denari. (disperandosi).

Michelino Che tu in una settimana perdesti. Mannaggia il gioco, mannaggia! E io te l’ho detto sempre <<Ciccillo, bada quello che fai, che tu, un giorno oun altro ti troverai in un brutto imbroglio>> Non mi hai voluto mai sentire.

Ciccillo     Hai ragione, sì, hai ragione, sono stato un assassino. Ma chi si poteva credere che venivano a Napoli così all’improvviso! Quelli non si possono muovere dal paese, perchè là tengono tutti gli affari. E po’ sono stati sempe avversi a partire. Appena mio zio è sceso dal treno, la prima cosa che mi ha domandato è: lo stabilimento come va, i pazzi come stanno?

Michelino E tu, che l’hai risposto?

Ciccillo     Non c’è male… vanno bene.

Michelino Eh, vanno bene! (ride)

Ciccillo     Non ridere, Michelì, fammi il piacere, non ridere. Io tengo la febbre addosso, sto tremando tutto quanto. Tu non sai zi zio come la pensa, e quella vecchia della moglie quanto è terribile. Quella seappura sta cosa m’abbandona e mi lascia in ,mezzo a una strada.

Michelino E non ti disperare. Pensiamo a qualche cosa.

Ciccillo     Che dobbiamo pensare, che possiamo pensare ! Le cinquecento lire che devo dare a Don Nicolino, chi me le dà? Come faccio? (guardando). La padrona di casa mia,con la figlia! E questa ci mancava! (seggono a sinistra, Ciccillo con le spalle voltate a quelle, che entrano)

Scena Quarta

Amalia     Entra, Rosinella, pigliamociuna tazza di cioccolata.

Rosina     Mammà, io mi metto vergogna.

Amalia     E che vergogna e vergogna, figlia mia! Questo è un caffè. Tutti i signori e signorine, dopo passeggiato un poco, entrano dentro a un caffè a riposarsi. E se no, che facciamo, camminiamo sempe? Siediti, meh, siediti qua. Cameriere!

Peppino    Comandi.

Amalia     Portateci due tazze di cioccolata e due pagnottini.

Peppino    Subito. (Via poi torna con l’ordinativo)

Amalia     Figlia mia, tu se non superi la timidezza sei antipatica e pesante. Io ti sono madre e te lo devo dire. In albergo, appena vedi un forestiero, te ne scappi. Se uno ti domanda una cosa tu non rispondi, e questo è un brutto difetto che tieni. Così facendo, ti avviso, tu non ti mariti mai.

Rosina     E che me ne importa a me.

Amalia     E se non importa  a te, importa a me che sono rimasta vedova e mi voglio sistemare. Non voglio stare soggetta più a mio fratello, non voglio fare più la serva, come ho fatto fin qui soprala pensione. Quando tu ti mariti, io me ne vengo con te, figlia mia e faccio la padrona nella casa.

Rosina     Oh, questo è certo! Ma voi non dovete avere fretta. Se non si presenta nessuno, che devo fare.

Amalia     Che devi fare ? Devi cambiare, non devi avere vergogna di tutto, devi essere svelta, allegra, spiritosa, devi  ridere. Tu hai sempre la faccia appesa, pare sempre che hai passato un guaio!

Peppino    Ecco servito. Panini freschissimi signorina.

Amalia     Bravo.

Peppino    Sono ancora caldi.

Amalia     Uh, veramente… come sono caldi!

Rosina     A me così mi piacciono. (ride forte).

Peppino    A quest’ora si trovano sempre caldi.

Amalia     Allora noi verremo sempre a quest’ora.

Rosina     Ogni giorno. (ride)

Peppino    Che bella ragazza! Scusate, signora, è vostra figlia?

Amalia     Sissignore, mia figlia Rosina.

Peppino    Rosina… ha un bel nome. Pure mia moglie si chiama Rosina.

Amalia     Voi siete ammogliato?

Peppino    Da tre anni, signora mia, e tengo due figli.

Amalia     Ah! Rosì, figlia mia, e finiscila conquesta risata, mi sembriuna bambina. (Rosina mangia).

Peppino    Permettete. (si allontana)

Amalia     Fate, fate. Perchè ridi? Ch’è successo?

Rosina     Voi avete detto che devo ridere?

Amalia     Ma quando non c’entra, figlia mia, mi sembriuna scema.

Rosina     (vedendo Ciccillo). Uh, mamma mia, là ci sta quel giovane medico che da pochi giorni è venuto ad abitare sopra alla pensione nostra.

Amalia     Ah! Sicuro… Don Ciccillo.

Rosina     Questo va pazzo per me, dove mi trova mi ferma e vuole parlare. Ieri mi disse: Signorina, quanto siete simpatica, quanto siete bella!

Amalia     E tu gli rispondesti ?

Rosina     Io gli dissi: no, siete voi un simpaticone.

Amalia     Brava! Eh, quello, sarebbe, un buon partito per te, perchè dice che lo zio sta ricco assai. Ma come va che non ci ha viste?(chiamando).Cameriè! Cameriè! (gridando)

Peppino    Comandi.

Amalia     Datemi un altro poco di  zucchero, scusate.

Peppino    Vi servo subito. (via, poi torna).

Amalia     Anche per mia figlia. (gridando). Avete capito, cameriere, anche per mia figlia. Ma che è sordo? Ma sì, ti dico che è proprio lui, è Don Ciccillo. Dottore… dottò…

Ciccillo     Buongiorno, signora. Scusate stavo distratto a parlare con l’amico.

Amalia     Hai visto? E tu dicevi che non era lui. E come state, state bene?

Ciccillo     Eh, così, non c’è male.

Amalia     Come vi trovate sulla nostra pensione?

Ciccillo     Bene… molto bene. (Peppino porta lo zucchero).

Amalia     Oh, una pensione come la nostra non si trova per tutta Chiaia, perché non manca niente, c’è buon’aria, pulizia, una buona cucina… buoni letti, biancheria sempre pulita. Non è vero?

Ciccillo     Ah, sicuro!

Amalia     C’è mia figlia che è terribile, sorveglia sempre la servitù per vedere se sta tutto a posto, tutto all’ordine. Essa veramente si secca, non lo vorrebbe fare, e ha ragione, chi le da torto, povera figlia. A quell’età si pensa a tutt’altro, non so se mi spiego. Ma deve avere ancora un po’ di pazienza. Quando si marita non lo fa più. (a Rosina). E’ vero?

Rosina      E già. (ridendo).

Ciccillo     (Come faccio per dare le cinquecento lire a Don Nicolino?)

Michelino (Fattele dare da zietto, inventa ancora qualche imbroglio).

Ciccillo     (E che altro imbroglio posso inventare ? Aspetta, gli dico che devo comprare una macchina con la quale si fa l’esperimento esatto del cranio e del cervello umano).

Michelino (Bravissimo) (ride).

Ciccillo     (Non ridere, Michelì, fammi il piacere, non ridere).

Amalia     (Rosina, tu m’hai detto che va pazzo per te, ma quello non t’ha guardata proprio).

Rosina     (E che ne so. M’ha fatto meraviglia, in verità).

Amalia     (Sono giovanotti, figlia mia, così fanno.Comme si accendono, così si spengono. Per te ci vorrebbe un uomo serio, positivo, che non facesse chiacchiere, uno che tenesse veramente l’intenzione di sposarsi. Andiamocene, va, ritiriamoci). Cameriere!

Peppino    Comandi.

Amalia     Quanto pago?

Peppino    Settanta centesimi.

Amalia     Ecco qua, due soldi a voi. (paga).

Peppino    Grazie.

Amalia     (che si è alzata). Arrivederci, Don Ciccì… Dottò vi saluto. Caro Don Ciccillo…

(Ciccillo saluta con la mano).

Amalia     E’ scostumato bastantemente. Andiamo, Rosina. (Via).

Rosina     (va via guardando Ciccillo)

Ciccillo     Se n’è andata ? Meno male. Quant’è seccante! Uno tiene i problemi suoi per la testa, si mette a sentire a lei. Io corteggio un poco la figlia, hai capito, perché mi piace, è una simpatica guagliona, ma ora non ho la testa, ora non penso a niente più, ora penso solo a questo guaio che m’è caduto addosso. Dunque, come ti pare: è una buona scusa il fatto della macchina?

Michelino Che ti posso dire… Se non tieni altro mezzo. Basta che se lo crede.

Ciccillo     No, se lo crede, se lo crede. Quello è un credulone, crede a tutto. A proposito. Michelì, ora che ci penso… E se vuole vedere lo stabilimento che ho affittato, dove tengo i pazzi in cura, che gli faccio vedere?

Michelino E questo è il fatto più complicato. Tu gli vai a scrivere questa sorta di sciocchezza. Chi te lo dà lo stabilimento, dove li prendi sti pazzi ?

Ciccillo     E già… dove li prendo…? Aspetta… ho fatto un’altra pensata. Uh, quant’è bella questa, magnifica! Solamente io so’ capace di fare queste pensate.

Michelino Lo so, quando si tratta di imbrogli, tu sei un maestro.

Ciccillo     Sull’ albergo dove alloggio! Quella è una pensione, ci sono tutte persone strane, curiose. Se volesse vedere lo stabilimento…

Michelino Lo porti là?

Ciccillo     Lo porto là. Come ti pare?

Michelino Ma come! Quello pò non capisce che non sono pazzi?

Ciccillo     Ma no, perchè io gli starò sempre addosso e non gli do il tempo di farlo parlare molto. Poi l’avviso che deve stare attento a quel che dice, che a chiunque vede non deve far capire che sa che è pazzo. Hai capito?

Michelino  Ciccì, tu mi fai girarela testa. Che vuoida me, fa quello che vuoi tu.

Ciccillo     Ma si, ma si, questo è l’unico mezzo per salvarmi. Alla fine quello una volta visto la clinica… se ne parte. Anzi, aspetta,un’altra buona pensata … Tu ora vieni con me, andiamo da loro, facciamo vedere che tu seìuno dei pazzi che sta nella clinica … sotto la mia cura.

Michelino Io?

Ciccillo     Tu sì, ma un pazzo calmo… La follia… la follia musicale. Bravo, follia musicale. Ti sei fissato che sei il primo tenore del mondo. Benissimo! E che l’opera che t’ha fatto perdere proprio la testa è stata la Traviata.

Michelino Ciccì, tu che stai dicendo?

Ciccillo     Ma si, fammi questo piacere. Perchèpuo’ essere che vedendo te che farnetichi, che spalanchi gli occhi, si mette paura e non vuole più vedere gli altri pazzi. Dai Michelì, non perdiamo tempo.

Michelino No aspetta, Ciccillo, tu che mi vuoi far fare? In qualeimbroglio mi vuoi mettere?

Ciccillo     Che imbroglio, è una cosa di niente! E’ un favore che ti cerco.Tu dici che mi vuoi tanto bene, che per me faresti qualunque cosa… dammi la prova della tua amicizia. Su, vieni con me. Aizati il bavero del soprabito. Occhi stralunati.

Michelino Sia fatta la volontà del Cielo! (si alza il bavero)

Scena Quinta

Concetta   (di dentro gridando). Imbecille, lazzaro, scostumato!

Felice       Vi faccio arrestare, sangue di Bacco!

(si sente un fischio forte e voci di popolo: Eh! Eh! Che succede!)

Peppino    Ch’ è successo? (guardando)

Ciccillo     Che sento! Sono loro che entrano qua. Michelì, vattene, vieni tra poco, tra un quarto d’ora, fai vedere che sei scappato dalla pensione. Entra correndo, il resto me lo vedo io.

Michelino Ma se qua c’è altra gente, che figura mi fai fare ?

Ciccillo     Ma no, a quest’ora, non c’è mai nessuno. Fammi questo piacere, te ne prego. (lo spinge, Michelino via)

Felice       (di dentro) Mannaggia che tengo le donne appresso. Lasciatemi!

Concetta   (gridando). No, tenetelo, per carità!

Margherita (di dentro) Papà… papà!

Ciccillo     (a Felice che esce). Zio mio ch’ è successo ?

Felice       Niente, una cosa da niente.

Concetta   Lazzari, scostumati. Vagabondi!

Felice       Statti zitto. Finiscila!

Ciccillo     Ma che è stato?

Felice       Noi stavamo venende qua per dirti che quella casa dove ci hai portato non è cosa, per tante ragioni. Appena siamo usciti dal palazzo, due scugnizzi si sono messi appresso e dicevano <<Arò jate, arò jate? Dove andate?>> Io la prima volta mi credevo che veramente volevano sapere dove andavamo, ho detto << Andiamo al cafè alla Torretta da mio nipote che sta là>> Dopo tre passi, un altro guaglione <<Signò aròjate, arò jate?>> E allora ho capito che ci prendevano in giro. Ho alzato il bastone li ho rincorsi. Non l’avessi mai fatto! Fischi, urla, pernacchie, cose mai viste ancora!

Concetta   Che paura, mamma mia, che paura!

Felice       Ma come, quando uno cammina a Napoli deve dire a tutti quanti dove va ?

Peppino    Nonsignore, quello è uno scherzo che fanno i monelli, quando vedono un tipo curioso. Dicono subito <<Arò vaje, arò vaje? Dove vai, dove vai>>

Felice       Io sarei un tipo curioso per te ?

Peppino    No, voglio dire quando vedono una faccia nuova, un forestiero.

Concetta   Ah, se fosse stato vivo la buonanema di Totonnomio marito! Li avrebbe picchiati a quelli scostumati

Margherita Oh, questo è certo!

Felice       Non cominciare con la buonanima di tuo marito, fammi questo piacere. Ti ho detto tante volte che quello era negoziante di porci, io sono un galantuomo e quello che faceva lui non lo posso fare.

Concetta   Per regola tua, mio marito era un galantuomo meglio di te. Faceva il negoziante di porci, ma era un uomo onesto e teneva cuore e si faceva rispettare.

Ciccillo     Va buono zia mia, finitela.

Margherita Mammà non gridate, non alzate la voce.

Felice       Io non me la volevo portare a Napoli, perchè sapevo quello che mi succedeva. A forza ha voluto venire. Ti pare regolare quel cappello? Si capisce che ci hanno deriso

Concetta   Tu non hai idea…  Questo me l’ha fatto la prima sarta che sta al paese. Madama Palillo, ha detto che sono in gran moda a Napoli, si chiamano cappelli alla Scescia.

Margherita QuàScescia, mammà, alla Gheisha.

Concetta   Già, alla Gheisha.

Felice       Vedete, si fa fare il cappello alla Gheisha! Ma quelli che sono, due mazzi di lattuga

Concetta   Tu non capisci niente, seì stato sempe un cretino.

Felice       Ora sono anche cretino! Quello che più mi ha indisposto, sono stati altri tre giovanotti che stavano dietro all’angolo. Appena ci hanno visto si sono messi a dire << Ma chi è, ma chi sono? E quella chi è? La figlia, la nipote… non credo. E quella chi è una papera? E chi lo sa!>>.

Concetta   E quando glielo davi il bastone in testa, quando?

Felice       Glielo stavo per dare, ma quello ha messo la mano nella tasca, che mi voleva sparare ?

Ciccillo     Ma chi è stato? Ve lo ricordate se lo vedete?

Felice       Sicuro che me lo ricordo. Era un giovinotto alto, coi baffetti, una faccia da galera.

Ciccillo     Va bene, ora che usciamo ne parliamo. Quanto mi dispiace che non mi sono trovato con voi.

Felice       Ma che. Tu non ti puoi mettere con quella gente, la tua condizione non te lo permette, tu hai da fare chello che hai da fare. Non fa niente. Ora che usciamo, ci mettiamo in una carrozzella e facciamo alzare il mantice

Concetta   Eh, e noi muriamo soffocate!

Felice       E allora vi state a casa. Noi, tutti e tre, a piede non possiamo camminare per Napoli. Che vogliamo passare un guaio?

Peppino    Accomodatevi, signori. Che vi posso servire?

Felice       No, niente, grazie, noi andiamo di fretta.

Ciccillo     Ma na piccola cosa, na granita di limone.

Felice       Per loro, ma per me, no. Io non voglio niente,

Ciccillo     Per voi un vermouth al selz.

Felice       Eh, piuttosto!

Peppino    (a Ciccillo) E per voi?

Ciccillo     Io non voglio niente.

Peppino    (ordinando) Due mezzi limoni e un vermouth al selz. (via, poi torna con l’occorrente).

Ciccillo     Ma perchè siete venuto qua, io ora venivo a casa.

Felice       Ti siame venuti a dire che quella casa non fa per noi.

Ciccillo     Come, quello è il villino De Rosa a Mergellina, quella posizione, quell’aria! Per pura combinazione l’abbiamo trovato sfittato. E dove potete trovare di meglio? Quattro camere, saletta e cucina, luce elettrica, bagno, acqua pura del Serino. Tutto il confort possibile. Non si fanno scale perché è pianterreno, tappeti, mobili di lusso, prezzo niente affatto caro. La padrona di casa è una persona buona, educata, gentile, pulita. Come dite che non fa per voi, non lo so. E dove potete andare? Quella sembra una reggia. Non lo dite a nessuno, sapete, perché fate una cattiva figura. Il Villino De Rosa a Mergellina! Ma è quanto ci può essere di più bello!

Felice       E aspetta un momento, fammi parlare pure a me. Sarà bello, arioso, spazioso, tutto quello che vuoi tu. Ma la portinaia ha detto che non ci sta biancheria, tovaglie, asciugamani, salviette, niente.

Ciccillo     Neanche lenzuola?

Concetta   Nemmeno lenzuola, figlio mio.

Felice       E che dormiamo soprai matarassi? La faccia dove ce l’asciughiamo ? Forchette, cucchiai, coltelli nemmeno ci stanno.

Margherita E che mangiamo con  le mani?

Felice       Mica ci potevamo portare questa roba appresso ?

Ciccillo     Oh si capisce! Ma non ci pensate, ci parlerò io, è questione di prezzo. Voi poi dovete stare pochi giorni, è vero?

Concetta   Ah, si capisce! Noi abbiamoda fare al paese. Io e Margheritella ci tratteniamo tre giorni,  Felice puo’ stare pure un mese.

Felice       Un mese! E’ troppo, come faccio? Una ventina di giorni si.

Ciccillo     Ma no, è meglio che zi zio se ne viene con voi, sentite a me, e invece di tre giorni, ve ne andate dopo domani.

Concetta   Dopo domani, e perchè?

Ciccillo     Per questo. Quando ve lo dico io ve ne dovete andare. Mi dovete  ascoltare. Domenica ci sta l’elezione generale, tutti i quartieri stanno in movimento, si prevedono tumulti seri fra i partiti. Tanto che domani arrivano da Roma tre reggimenti di soldati e duecento carabinieri. Perché dovete mettervi in agitazione ?

Concetta   Oh, si capisce, e chi vuole rimanere! Allora ce ne andiamo.

Margherita Ah, sicuro, ce ne andiamo.

Felice       E si sa ! Con il paese quieto, non possiamo camminare, figurati poi con i tumulti! Allora dopo domani ce ne andiamo.

Peppino    Ecco servito. (versa il seltz. Felice nel bere il seltz fa uno starnuto)

Ciccillo     Bevete col naso otturato.

Felice       (esegue). Ho presouna purga d’ olio di ricino. E’ un poco forte, va nel naso.

Concetta   A noi poi ci è bastato il piacere di vederti nipote mio, e di sentire tutte le belle cose che hai fatto.

(Siede ad un tavolino con Margherita e mangiano paste).

Felice       Io ti scrissi tutto il chiasso che ci fu al paese, quando si seppe che avevi avuto la laurea. Tutti quanti mi vennero a trovare e ti mandarono i saluti. Il Sindaco, specialmente non sapeva più che fare! La sera fece suonarela banda fino a mezzanotte. Io poi, lo ringraziai conuna bella lettera.

Ciccillo     Eh, ci voleva!

Felice       E mo che viene Natale, vedi che ti sta preparato!

Ciccillo     Che mi sta preparato?

Felice       Ti veniamo a pigliare alla stazione con la fanfara. Dobbiamo festeggiare! A sera po’, a casa nostra, devono stare tutti lampioncini accesi.

Ciccillo     Ma nonsignore, è troppo!

Felice       Ma che troppo e troppo! Tu te lo meriti, perchè hai studiato e oggi sei un medico rispettabile, e noi te ne siamo grati. Perché francamente, per merito tuo abbiamo acquistato un maggiore rispetto nel paese. Prima non ci trattavano come ora. Questa è la verità. Tu però ti sei impegnato, hai studiato, ci sei riuscito, ma hai tenuto pure una zia d’oro, che non t’ha fatto mancare niente a Napoli.

Ciccillo     Oh, questo è certo!

Felice       Quando chiedesti le diecimila lire per pagare l’annata anticipata allo stabilimento io, in verità ero un poco restio, ma la zia no, ella disse<< Si devono mandare, e subito>>.

Ciccillo     Grazie tante.

Felice       Il suolo per fabbricare il manicomio al paese è pronto, lo sai?

Ciccillo     E’ pronto?

Felice       Prontissimo! E non sai la novità? Il Sindaco lo cede gratis.

Ciccillo     Possibile!

Felice       Possibilissimo. M’ha fatto già la concessione. Eh, dopo tutto gli conveniva: è una cosa che resta dentro al paese. Abbiamo la concessione per trent’anni. E’ stato un buon affare.

Ciccillo     Ah, si capisce.

Felice       Tu poi là, devi gestire tutto tu. Disegno, costruzione, come devono essere divise le stanze.

Ciccillo     Ah, si sa, penso io a tutto.

Felice       Lo stabilimento che tieni qua, a Napoli, quante stanze sono?

Ciccillo     Ah, quante stanze… eh… sonouna ventina. Ma qua, a Napoli non è proprio uno stabilimento, è una pensione. L’ho chiamata pensione Stella. Ci stanno una quindicina di pazzi, signorsì, persone distinte.

Felice       Ma sono pazzi sfrenati?

Ciccillo     No, ce n’è  qualcuno un poco pericoloso, ma gli altri sono tutti calmi, quieti, non si devono disturbare, non si devono stuzzicare, perchè poisempe pazzi sono.

Felice       Oh, questo è certo. Io oggi voglio venire a vedere... Assolutamente, ci voglio parlare, voglio sentire che dicono.

Ciccillo     Ah, li volete vedere ?

Felice       Sicuro, questo sfizio me lo devo levare. Vengo solo io, le donne le lascio a casa, non dico niente.

Ciccillo     Ma che piacere ne potete avere ?

Felice       No, mi fa piacere, ne voglio avereun’idea.

Ciccillo     Ma vedete zio caro, io vi porto, ma voi non dovete far capire niente, non dovete dire che state là per vedere a loro.

Felice       Oh, si capisce! (Concetta e Margherita si alzano)

Ciccillo     Ora è già un mese che sto curando un giovane di buonissima famiglia, ricchissima, unico figlio. Me lo portarono alla pensione in uno stato eccitatissimo, nessuno lo poteva tenere, si sbatteva, rotolava per terra, quello che trovava rompeva, chi gli veniva a tiro lo colpiva in testa. Era terribile, faceva paura. Ora sta un poco meglio, s’è calmato alquanto, ma farnetica con la musica. Dice che lui è un celebre tenore, il migliore, e che nientemeno la Traviata, Verdi la scrisse per lui.

Felice       (ridendo) Ah, ah Povero giovine!

Concetta   Povero disgraziato!

Ciccillo     Bello e buono, si mette in un posto, si fissa e si mette a cantare. Se quello s’arriva a rimettere, che si guarisce perfettamente, faccio un bel colpo, la famiglia mi dà una somma… e a questo proposito zio caro, voi mi dovete fare un piacere, state facendo tanto, seguitate a fare… mi dovete dare cinquecento lire perchè devo comprareuna bella cosa… una cosa che mi manca e non né posso fare a meno… La macchina per l’esperimento del cranio e del cervello umano. Ieri l’ hovista a San Francesco Sales. Che bellezza, che invenzione! Mi serve, la devo comprare.

Felice       (guardando Concetta) Che dice?

Concetta   Eh, se è na cosa necessaria, se gli serve...

Ciccillo     Capisco, costa troppo… ma è una spesa che si fa una volta. E po’ è una cosa che quando l’ho comprata, la tengo solo io e S. Francesco Sales.

Felice       Regolarmente, po’, te la porti al paese.

Ciccillo     E si capisce.

Felice       Va bene. Oggi ti do le cinquecento lire. Dimmiuna cosa, questo stabilimento è lontano?

Ciccillo     La pensione, la pensione Stella?

Felice       Sì, dove tieni i pazzi.

Ciccillo     No, è qua vicino, due strade appresso. Uscendo da qua, si gira a destra… Che vedo! Ma si è lui, è quel giovane di cui vi ho parlato, pazzo per la musica. E cos’è se n’è scappato? E come ha fatto? Zitto, entra qua… Zio mio , mettiamoci qua, afferriamolo… Non vi mettete paura, quello come vede a me, non si muove più.

Felice       Guardate che combinazione!

Concetta   State attenti.

Felice        Ma come se lo sono fatti scappare ?

Ciccillo     Forse hanno lasciata la porta aperta. Statevi zitto, e assecondatelo.

Scena Sesta

Michelino (con il bavero alzato, occhi stralunati e capelli in disordine). Chi è stato che m’ha fatto venire in questo  cafè? Questa non è casa mia… e perchè ho camminato tanto senza ragione, senza sapere dove andavo ?

Ciccillo     Fermatevi! (l’afferra)

Felice       Non vi muovete. (l’afferra)

Ciccillo     Mi conoscete voi?

Michelino Sicuro… Voi siete il medico… ma non mi strillate, non lo faccio più!

Ciccillo     Andiamo a casa.

Michelino Eccomi qua. (vedendo Felice). E voi chi siete?

Ciccillo     E’ un nuovo custode.

Felice       (spaventato) Perfettamente!

Michelino (fissandolo) No, voi siete mio padre. Siete venuto in questa festa per farmi comprendere tutto il male che ho fatto. Ma io non sono colpevole, è stato la gran passione che mi ha spinto a questo (canta) Or testimon vi chiamo – Or testimon vi chiamo – Che qui pagata io l’ho.

                (Felice spaventato e Ciccillo che gli fa segno di secondarlo, con la voce attaccano la musica della Traviata che segue il suddetto pezzo. Concetta resta tremando ad un lato del caffè. Peppino, avventori e venditore ambulante guardano meravigliati)

(cala la tela)

FINE DEL PRIMO ATTO

ATTO SECONDO

Salotto.In fondo a destra porta comune. A sinistra porta con l’iscrizione “ Sala da pranzo”. Nel mezzo alcova con portiere. Due porte a sinistra e due a destra. Tavolino nel mezzo, sedie ecc…

Scena Prima

All’alzarsi della tela, si sente suonare forte un campanello di dentro. Carlo mettendo a posto qualche sedia. PoiCarmela. Di dentro si sentono alcune note di violino.

Carlo        (chiamando) Salvatore, Carmela! Vai a sapere dove si trovano, dove stanno. Niente, ne devo mandare via a tutti quanti, devo fare corte nuova! (Gridando). Carmela, Salvatore!

Carmela   (uscendo dall’alcova in fondo). E unmumento! Scusate io due gambe e braccia tengo!

Carlo        L’avete sentito il campanello?

Carmela   Eh, l’ho sentito. E’ quel pazzo del Maggiore che fa questo tutta la giornata, chiama sempre. Ora vuole una cosa, ora ne vuole un’altra…E’ un affare serio… Stamatina m’ha fatto mettere una paura che non potete credere. Non so come non sono morta!

Carlo        Perchè, cosa ha fatto?

Carmela   A prima mattina, per combinazione, sono passata di qua e ho sentito che strillava<< Aiutatemi, aiutatemi, qualcuno!>> Ho spinta la porta e l’ho trovato luongoluongo steso per terra… dice ch’era caduto da sopra al letto.

Carlo        Pover’uomo!

Carmela   Pover’uomo? Per alzarlo c’è voluta la mano dal cielo! Ci è voluto l’aiuto di Salvatore con un facchino.

Carlo        Ma com’ è caduto?

Carmela   E chi lo sa! Dice che la notte cade sempre. Gli dovreste  fare un letto con le sbarre a fianco.

Carlo        E sì, come fosse un neonato!

(si bussa di nuovo).

Carlo                 Vai a vedere che vuole.

Carmela   Sarà caduto un’altra volta (via prima a destra).

Carlo        Questo strano Maggiore dice che sempre se ne deve andare, e mai se ne va! Con tutti litiga, subito s’offende, peruna cosa da niente, vuole fare un duello. Mi fa stare sempre con un pensiero!

 (il violino riprende le note).

Carlo                 Ma chi è con questo violino?

Scena Seconda

Amalia     (uscendo dalla seconda a sinistra) Sa, ti dico una cosa, se tuo fratello deve rimanere qua, io stasera me ne vado, non ci sto nemmeno un’altra giornata in questo posto.

Carlo        Mo ricominciamo… Nonsignore, ce l’ho detto che se ne deve andare. Non c’è bisogno che resti qua. Ha accompagnato un amico suo, maestro di musica, il quale dice che in questi giorni deve partire.

Amalia     E se ne devono andare tutte e due assolutamente, se no qua i turisti  se ne scappano. Ogni momento piglia il violino e si mette a suonare.

(il violino di dentro tocca la prima corda).

Amalia     Senti, senti, vedi che bella cosa! E avvisa a tuo fratello che non facesse più quello c’ha fatto oggi.

Carlo        C’ha fatto?

Amalia     Siccome gli hanno portato qua la cesta col vestiario suo per la recita che deve fare domenica, per provarli, s’è vestito… che so… da guerriero, ed è venuto improvvisamente nella camera mia, per farsi vedere. Là ci stava Rosina, e ci ha fatto mettere una paura terribile, non sapevamo chi era. Io mi sono messa a strillare, quella povera ragazza è svenuta.

Carlo        Vedete, vedete quello stupido che s’è messo in testa!

Amalia     Quando ho capito ch’era lui, non so chi m’ha trattenuto dal dargli una sedia in testa

Carlo        Abbi pazienza, sorella mia, quello è uno stravagante… a forza vuole fare l’artista drammatico. Vedete che pazzia!

Amalia     E lo vuole fare qui l’artista drammatico? Lo vada a fareda un’altra parte.

Carlo        Mo dove sta?

Amalia     Sta giù in cucina, va trovando il sughero per le bottiglie.

Carlo        Sughero per bottiglie? E che deve farne ?

Amalia     E chi lo sa!

Carmela   (uscendo). Sia fatta la volontà del Cielo! Vedete quello che vuole da me!

Carlo        Ch’è stato?

Carmela   dentro, c’è un giornalista che gli è andato a fare visita, s’è seccato di parlargli, m'ha chiamato da parte e m’ha detto<< Dite al padrone che conuna scusa qualunque si chiamasse a questo, lo mandasse via, perchè se no lo butto di sotto>>.

Carlo        E questo ci mancherebbe! Quello è capace di farlo! Ora vado ci vado un momento. Quanta responsabilità, quanti pensieri! (via per la prima a destra.

(Campanello elettrico).

Carmela   (vedendo l’apparecchio elettrico dei campanelli) Ventiquattro  secondo piano. Andiamo… e questo faccio dalla mattina alla sera. (via fondo a destra).

Amalia     Ah, io non vedo l’ora di andarmene via di qua! Che vita seccante. Ha ragione quella povera figlia mia di stare sempre di malumore… e chi le puo’ dare torto! Se la sorte la fà maritare, ne faremo di baldoria!

(il violino di dentro).

Amalia     Vedi se la finisce con quelviolino… non ce la faccio più… mi innervosisce!

Scena Terza

Ciccillo     (dal fondo a destra). Entrate, zio, non abbiate paura. (a parte) (Cielo mio, aiutami tu). (a Felice) Entrate, che diavolo, state con me!

Felice       Non c’è paura di niente?

Ciccillo     Ma nonsignore! Questo è il primo piano, qua ci stanno tutti quelli quieti, tranquilli. Al secondo piano no, al secondo piano ci stanno gli eccitati, i pericolosi.

Felice       E chi ce va al secondo piano! Manco se m’uccidono!

Ciccillo     Noi ora ci stiamouna mezz’ora e poi ce ne andiamo, è vero?

Felice       Una mezz’ora, n’ora… chi ci corre appresso? Io non ho da fare.

Ciccillo     Ma io sì, caro zio, io tengo tante visite da fare.

Amalia     Buongiorno.

Ciccillo     (salutando) Signora…

Felice               (a Ciccillo)  (Chi è questa?)

Ciccillo     (a Felice) (E’ una povera malata, una signora che sta qua  da quattro anni. Le morì il marito che le voleva tanto bene e impazzì. Ora dice a tutti quanti che questa è casa sua, che lei è la padrona di questa pensione).

Felice       (a Ciccillo) (E se capisce, dopo tanto tempo che sta qua! Povera donna!

Ciccillo     (a Felice) (Voiassecondatela sempre).

Felice       (a Ciccillo) (Si capisce).

Ciccillo     E così, come state?

Amalia     Bene, grazie, e voi?

Ciccillo     Eh, non c’è male.

Amalia     Il signore è amico vostro?

Ciccillo     No, questo signore è mio zio, Felice Sciosciammocca, ricchissimo proprietario di Roccasecca.

Amalia     Ah, tanto piacere… Amalia Strepponi, ai vostri comandi.

Felice       Preghiere sempre!

Amalia     Vostro nipote è un bravissimo giovine, simpatico, allegro, spiritoso. Quando sta qua tiene in allegria tutta la casa, e quando tarda a venire, tutti i signori mi domandano di lui, e io dico: verrà più tardi, verrà stasera, non dubitate. Perché dovete sapere che io sono la padrona di questa pensione.

Felice       Ah, brava… mi fa tanto piacere!

Amalia     Si, ma non vedo l’ora di andarmene. E’ una vita che non si può sopportare… Troppe seccature, troppi pensieri. Io voglio essere libera, indipendente, voglio godere un poco. Alla fine sono ancora giovine, non è vero?

Ciccillo     Oh, certamente!

Felice       Oh, certamente!

Amalia     Appena Rosinella, mia figlia si marita, il giorno dopo me ne scappo.

Felice       (a parte)(Seh, e stai fresca!) (a Amalia) Ma perché, qua non vi trovate bene?

Amalia     Francamente no, caro signore. Ci sto perché… mo siamo là… ci debbo stare, sono obbligata a starci, ma ci soffro, credetemi, ci soffro assai. Dovete stare sempre a contatto di gente che non si sa chi sono loro. E poi… tutti stravaganti, tutti pazzi. Comandano a meglio a meglio e non sono mai contenti. E’ un affare serio!

Felice       (a Ciccillo) (Lei  è pazza e dice che gli altri sono pazzi!)

Ciccillo     Eh, la signora tiene una bella ragazza per figlia.

Felice       Ah bravo!

Amalia     Sissignore, unica figlia, ma non faccio per dire è una perla, una vera perla. Tiene diciannove anni… vostro nipote la sa, è carina assai. Il padre le voleva molto bene, pover’uomo, e non l’ha potuta vedere così grande. Il cielo non ha voluto. Povero Giannattasio… tanto a me, quanto alla figlia, ci guardava in bocca ammirato. Diceva sempre<< Io farei qualunque cosa per voi, per farvi contente>>. Un uomo come quello, è impossibile non si trova più! (Piange). Ma oramai è morto e quindi che ne parliamo a fare… perché vi debbo affliggere. E’ vero, pensiamo a noi, pensiamo a stare allegramente. (Ride).

Felice       Oh, questo è certo!

Amalia     E voi vi trattenete molto a Napoli?

Ciccillo     No, pochi giorni, è venuto a per vedere a me e per vedere questa pensione.

Amalia     Ah, bravissimo! E prendete alloggio qui?

Felice       No, per carità… ho già preso l’alloggio.

Ciccillo     Si, sta qui, poco lontano:Al Villino De Rosa.

Amalia     Oh, bravo, quello è un bel villino! Permettete un momento, vado a prendere mia figlia Rosinella, ve la voglio far conoscere… Basta che ci viene! E’ tanto timida! Non vede mai nessuno, capite, sta sempre chiusa. (a Ciccillo) E voi, poi, stamattina al caffè, l’avete fatta prendere molta collera. Eh, è rimasta assai dispiaciuta. Mo ve la porto. Con permesso. (via a sinistra)

Felice       Oh, povera signora, quanto mi fa pena! Ma la figlia pure è pazza?

Ciccillo     La figlia stava bena, ma facendo compagnia alla mamma qua dentro tanto tempo, adesso farnetica pure lei. Una bella guagliona, un angelo. E’ stato proprio un peccato.

Felice       E perche ha detto <<Stammatina al cafè, l’avete fatto pigliare molta collera>>?

Ciccillo     Ah, mo ve lo dico io. Perchè quando si piglia il caffè, appena vede la tazza ci sputa dentro. Stamattina ce l’ho voluto portare io. Come ho visto che stava per sputare, le ho dato uno scappellotto così forte che l’ho fatta piangere per mezz’ora

Felice       Povera figliola, e perchè? Quella è la malattia!

Ciccillo     Eh, così impara.

Scena Quarta

Luigi        (esce dalla prima porta a destra) Ah, Ah, ma che bel tipo ch’è il Maggiore, lo ascolterei sempre! Ho preso tutti gli appunti. Con quello che m’ha raccontato faccio tre novelle. (Segna col lapis su di un taccuino).

Ciccillo     (fra sé) (Sangue di Bacco Don Luigino il giornalista). ( a Felice). (Questo pure è pazzo, secondatelo.) (A Luigi) Buongiorno.

Luigi        Oh, caro Don Ciccillo, state qua?

Ciccillo     Si, sonoarrivato poco prima. E voi come state?

Luigi        Eh, non c’è male. Ho tenuto un poco di compagnia a questo Maggiore, o per meglio dire, questo pazzo che sta qua. Ma non potete credere come mi sono spassato. Ho unito, come si suol dire, l’utile e il dilettevole. E già,perchè, da quello che m’ha raccontato, posso fare tre novelle.

Felice       (a Ciccillo) (Cosa ha detto? Puo fare tre novene?)

Ciccillo     (a Felice) (Già, perchè questo in origine era zampognaro, poi prese un terno e tanto dal piacere divenne pazzo).

Felice       (a Ciccillo) (Guardate, guardate!)

Luigi        E così faccio, che vi credete! Trovo un eccentrico, mi ci metto appreesso, mi faccio raccontare qualche cosa e combino la novella. E si capisce! Come sipuo fare, scusate, una novella al giorno? E po’ che mi danno? Tre lire. Che novella si può fare per tre lire?

Felice       (a Ciccillo) (Doveva pagare la ciaramella che gli rimaneva?)

Ciccillo      (a Felice) (Si diverte).

Luigi        Ne ho fatte tre che hanno avuto grande successo in questo mese: <<Il mio povero compagno…>>

Felice       (a parte) (Ilciaramellaro).

Luigi        <<La vigilia di Natale…>>

Felice       (a parte) (Tre lire e il susamiello-dolce).

Luigi        E <<Non torno più>>

Felice       (a parte) (E si capisce!)

Ciccillo     No, queste non le so.

Luigi        Allora ve le mando io, vi mando i giornali, tutti e tre i numeri: 27, 56 e 79.

Felice       (a parte) (Il terno che vinsi).

Ciccillo     (a Felice) (Perfettamente). (a Luigi) Grazie tante, l’accetto con piacere.

Carlo        (di dentro, poi fuori). Va bene, va bene, vi servo subito. Ah, non lo sopporto più Ah, carissimo dottore!

Ciccillo     Caro Don Carlo! Il proprietario della pensione, mio zio Felice Sciosciammocca.

Carlo        Carlo Sanguetta, a servirvi.

Felice       Favorirmi sempre. (stretta di mano).

Luigi        Ah, questo signore è vostro zio?

Ciccillo     Sicuro!

Luigi        Luigi De Vita, vostro servo.

Felice       Padrone mio.

Ciccillo     L’ho portato a vedere la pensione.

Carlo        Bravo… e che ve ne pare?

Felice       Bellissima. Un bel palazzo, belle scale, stanze tutte ariose.

Carlo        Ma dovete girare tutto. E’ un investimento costoso assai.

Felice       Eh, lo so!

Carlo        Io non ho badato a interesse, ho pensato solo alla comodità delle persone che vengono. Qua si trova tutto.

Felice       Ma la pigione è un poco salata, veramente.

Carlo        Eh, non tanto sapete. A questo posto io non la trovo affatto cara. Seimila lire l’anno.

Felice       (a Ciccillo) (Tu midiciestidiecimila).

Ciccillo     (a Felice) (Seimila lire di pigione e quattromila lire acqua e luce elettrica).

Felice       (a Ciccillo) (Ah, bè).

Carlo        C’è la sala da bagno, gabinetto idroterapico, la camera per la ginnastica.

Ciccillo     E lui fa tutto, lui bada a tutto, fa pure da direttore.

Felice       Ah, bravo.

Carlo        Eh, qua, senza di me, caro signore, non sipuo fare niente. E vostro nipote lo sa. Qua avete a che fare con certi pazzi che vi fanno perdere le staffe.E’ vero Don Ciccì?

Ciccillo     Altro che! Ce ne stanno certi che andrebbero picchiati, ma nun si possono picchiare.

Carlo        Non voglia mai il Cielo, si passa un guaio!

Luigi        Direttò, io tengo un poco d’appetito, vorrei mangiare.

Carlo        Aspettate là (indica la porta in fondo a sinistra), nella sala da pranzo e sarete subito servito.

Luigi        Grazie. Una piccola cosa: due uova, un poco di mozzarella arrostita.

Carlo        Va bene.

Luigi        Con permesso. Caro Don Ciccillo. (a Felice). Signore…

Felice       Buon Appetito.

Luigi        Grazie. (a parte) (Che bel tipo, quanto mi piace!) (via nella porta in fondo a sinistra, guardando Felice).

Felice       (fra sé) (E perchè mi guarda? Che vuole da me?)

Carlo        Vi voglio far vedere la sala da bagno. Favorite.

Felice       Ma non c’è nessuno dentro?

Carlo        No, a quest’ora non c’è mai nessuno. Poi vi farò vedere la camera della ginnastica, quella sta al secondo piano.

Felice       Al secondo piano? No, non fa niente… la camera della ginnastica non la voglio vedere. Non posso salire le scale, capite.

Carlo        Come volete voi. Favorite.

Felice       Ciccì, vieni.

Ciccillo     Eccomi qua.

(Carlo fa passare avanti Felice e lo segue alla seconda a destra).

Ciccillo     (fra sé) (Sono una zuppa di sudore! Cielo mio, aiuteme tu!). (Fa per andare).

Scena Quinta

Michelino (dal fondo a destra). Ciccì, stai qui? E tuo zio dove lo hai lasciato?

Ciccillo     Mo proprio è entrato qua. Se l’è portato Don Carlo, per fargli vedere la sala da bagno.

Michelino Tu in questo momento devi scendere un momento giù all’angolo del vico, ti sta  aspettando Don Nicolino ilguantaro, arrabbiato come  un cane. Vuole le cinquecento lire che perdestil’altra sera e non vuole aspettare, nemmenoun altro momento. Ha detto che lui, quando ha perso ha pagato subito, che è gia troppo quanto ti ha aspettato.

Ciccillo     E come faccio? Quello mio zio non me l’ha dati ancora.

Michelino E vieni e ce lo dici tu. Vedi se lo puoi calmare. Ha detto che lui non è uomo da essere preso in giro da te. Ha saputo ch’è arrivato tuo zio da fuori e vuole andare a parlare con lui. Io non so come l’ho trattenuto fino a ora. Scendi tu un momento, vedi che ti puoi inventare, magari gli firmiuna cambiale con un poco d’interesse. QQ Quello che vuole, basta che se ne va.

Ciccillo     E se capisce.

Michelino Fai presto.

Ciccillo      E mio zio resta solo?

Michelino Che fa, per dieci minuti! Tu subito torni.

Ciccillo     Cielo mio, pensaci tu! (via per il fondo a destra).

Carlo        (uscendo a braccetto con Felice). Che ve né pare, dite la verità?

Felice       Ma che mi deve parere? E’ una cosa troppo bella! Ma mio nipote, dove sta, scusate?

Carlo        E non lo so, stava venendo appresso a noi. Forse sarà calato un momento.

Felice       E come gli viene in testa, lasciarmi da solo, qua!

Carlo        E che fa? Quello subito torna. Accomodatevi. (gli dà una sedia).

Felice       (siede). Grazie… e voi non sedete?

Carlo        Io mi siedo? E come mi siedo, volesse il cielo! Io devo andare, devo venire, ora qua, ora là… non tengo mai un momento di tempo. Ora, se lo gradite, vi voglio far provare il caffè che faccio io. Vi assicuro che non si trova da nessuna parte. Me lo manda Don Michele Pizzicato. Caffè magnifico, superiore a tutti i caffè!

Felice       Grazie tante.

Carlo        (chiamando). Carmela, Carmela ! Sono stato troppo ardito veramente. E’ una cosa da niente, accetterete il pensiero. (chiamando più  forte). Carmela, Carmela!

Carmela   Comandate. (dal fondo a destra).

Carlo        Fai una bona tazza di caffè e portala subito al signore.

Carmela   Va bene. (via)

Felice       Questa è una cameriera?

Carlo        Sissignore, una buonissima giovine, svelta, lavoratrice, onesta. Sta con me da tre anni.

(Di dentro suona il campanello del telefono).

Carlo        Una chiamata al telefono. Che v’ho detto? Posso stare seduto ? E’ impossibile. Permettete, scusate. (via fondo a destra).

Felice       (alzandosi). Oh, che ci faccio ora  io qua. Ciccillo dov’è andato?

Scena Sesta

Amalia     (Uscendo parla internamente). Vieni, cammina, non imettere vergogna, non essere timida. Rosì, nun fare così che ti mollo un ceffone… Cammina. (prende per mano Rosina). Ecco qua mia figlia.

Felice       (scostandosi) Tanto piacere.

Amalia     Questo signore è lo zio di Don Ciccillo il medico. Accomodatevi, prego.

Felice       Grazie tante. Ma io vado di fretta, capite.

Amalia     E un momento, questo che cos’è! Non possiamo aver l’onore di fare quattro chiacchere con voi? Vi dispiace forse?

Felice       No, anzi, mi fa tanto piacere. (siede e guarda in fondo).

Amalia     Vostro nipote dove è andato?

Felice       Sta qua, fuori alla scala. Ora viene.

Amalia     Che volete, noi quando vediamo delle persone simpatiche, ci fa piacere di parlarci. Qua, in questa pensione non si può dire una parola con nessuno. Sono tuttipazzeiE poi superbi, fastidiosi, melanconici, gente intrattabile. Mia figlia, poveretta, passa la sua vita a leggere. E legge sempe. Che deve fare? Sta sempe sola, la sua compagnia sono io, è vero? (a Rosina) (Dì qualche cosa).

Rosina     (ad Amalia) (Parlate voi, io che parlo a ffà).

Amalia     (a Rosina) (E parlo sempre io?)

Rosina     (ad Amalia) (E che volete da me? Io ve l’ho detto che mi mettevo vergogna).

Amalia     (a Rosina) (Ma di questa maniera ti pigliano per muta, per scema. Lo capisci o no?) (Le dà un pizzicotto).

Rosina     (gridando) Ah, Statevi ferma! (piange)

Amalia     Eh, scusate, abbiate pazienza. Ma questa deve imparare. Le ho  dato un pizzico, embè. Nun vuole mai parlare, si mette vergogna di tutto . Mi mette un nervoso che non potete credere. Certi momenti la ucciderei. (vedendo che Felice si alza). Dove andate?

Felice       Volevo chiamare mio nipote.

Amalia     E quello ora viene. Accomodatevi. Così bella, così carina e deve tenere questo maledetto difetto, mentre che poi è tanto svelta, tanto allegra. (a Rosina che piange). Zitta, basta.

Rosina     Mo, quando mi metto la veste scollata, si vede la melenzana, il livido vicino al braccio.

Amalia     E che fa? E’ una melenzana che ti ha fatto tua madre. Nessuno ti può dire niente, perché è una melenzana onesta.

Rosina     (ridendo). Melenzana onesta, ah, ah.

Amalia     L’ho fatta ridere, avete visto? Io le voglio tanto bene, ma certe volte mi fa toccare i nervi. D’altra parte, poi, il non parlare, l’avere soggezione di tutto è un difetto, per una ragazza? Che ne fate di queste teste matte, di queste civettuole di oggi giorno? Per essere troppo svelte e allegre, diventano scostumate, arroganti. Non è così?

Felice       Oh, certamente.

Amalia     Pss, basta mò. (Rosina cessa di ridere).

Carmela   (esce con vassoio, caffettiera e tazza). Ecco servito.

Felice       Ah, il caffè bravo… (Carmela versa il caffè).

Carmela   (Piano a Felice). (Signorì, non le date retta a questa, non ci perdete tempo).

Felice       (a Carmela) (Perchè?)

Carmela   (a Felice) (Perchè dice sempre lo stesso. So’ due pazze, lei e la figlia…

Felice       (a Carmela) (Lo so…lo so).

Amalia     (a Rosina) (Questo è ricco assai, sarebbe un buon partito per te).

Felice       (prendendo la tazza) Posso offrirvi?

Amalia     Grazie adesso l’ho preso.

Felice       (a Rosina). E voi?

Rosina     Grazie, non ne voglio.

Amalia     Dice così pe cerimonie. Le piace tanto il caffè. (a Rosina) Ma non si dice: non ne voglio. Se ne accetta un sorso. Datemi qua. (prende la tazza dalle mani di Felice e la porge a Rosina).

                   (Carmela via)

Felice       (fra sé) (Statevi bene! Ora quella ci sputa dentro e io non me lo prendo più).

Amalia     Ecco, se ne ha preso due sorsi.

Felice       Brava… (beve il caffè).

Amalia     A voi, scusate, come vi piacciono le donne? Serie, positive, sostenute o allegre e spiritose? Dite la verità.

Felice       Veramente, preferisco quelle quiete, tranquille, positive.

Amalia     Bravo, come mia figlia, per esempio. E dove la trovate più quieta, più tranquilla e più positiva di questa? Questa non fa chiacchiere, vedete, quando ha detto una cosa, quella deve essere. Non perché è mi è figlia, ma io dico sempre: beato quell’uomo che se la sposa, si mette vicino un angelo di bontà.

Felice       E pure di bellezza.

Amalia     Grazie tante. (a Rosina) Rispondi.

Rosina     Grazie tante.

Amalia     L’altra bella cosa che tiene poi, che non va appresso ai giovinotti come fanno tutte le ragazze della sua età. Niente affatto. Essa dice sempre: <<Mammà, io se mi debbo maritare, mi voglio prendere un uomo di una quarantina d’anni, perchè so certo che mi vuole bene e mi rispetta>> E dice bene, io l’approvo.

Felice       E io pure.

Amalia     Per esempio, che fortuna sarebbe per lei se trovasse uno come voi… ah, io glielo darei a cento mani.

Felice       Oh, sarebbe troppo onore per me.

Amalia     Per carità, l’onore sarebbe nostro. Rosinè, ti piacerebbe un marito come questo signore?

Rosina     Oh, sicuro, è tanto simpatico!

Amalia     Guardate che combinazione! Ma allora, se volete, questo è un matrimonio che si può fare. Essa vi piace, voi le siete simpatico, io sò contenta. Mi pare che non ci sia nessuna difficoltà.

Felice       Oh, questo è certo! E allora va bene.

Amalia     Acconsentite?

Felice       Io? Sicuro, con tanto piacere.

Scena Settima

Errico       (di dentro)Cameriè, un bicchiere d’acqua. (gridando fuori). Cameriere!

Amalia     (fra sé) (Giusto ora che seccante!). (a Felice). Noi ce ne andiamo, perchè ora non possiamo più parlare. Domani combineremo tutto.

Felice       Va bene. (Fra sé) (E stai fresca!)

Amalia     Arrivederci!

Rosina     Arrivederci!

Felice       Vostro servo.

(Amalia e Rosina viano seconda porta a sinistra).

Felice       Questo ora chi è? Ma quel cretino di Ciccillo dov’è andato ?

Errico       (gridando) Cameriere! Un guaio devi passare! Io non capisco che razza di casa è questa. I campanelli non suonano, i camerieri non ti danno retta. Sarebbe meglio se la chiudesseroquesta pensione. Che sta aperta a fare ? Ma già quelli fanno così con me, perché non sono ricco e non mi possonoscorticare come fanno con gli altri. Ma se non sono ricco però, sonoun artista e merito rispetto. (gridando al fondo). Avete capito? Perchè se non mi rispettate, mi faccio rispettare, vi metto a dovere a tutti quanti. (a Felice) Buongiorno, signore.

Felice       (spaventato) Buon giorno.

Errico       Scusate,se ho gridato un poco, ma non sono io, sono i nervi. E’ un’ ora che ho chiesto un bicchiere d’acqua e non lo posso avere. (gridando)Che porcheria, questo non si vede da nessuna parte! Devo ringraziare a Raffaele che m’ha fatto venire qua.

Felice       (fra sé) (Chi sa chi è Raffaele?).

Errico       Con chi ho l’onore di parlare?

Felice       FeliceSciosciammocca di Roccasecca.

Errico       Tanto piacere. Perché vi scostate? Pare che vi mettete paura di me.

Felice       No, ma state così arrabbiato!

Errico       E che c’entrate voi? Errico Pastetta professore di violino e direttore d’orchestra.

Felice       Ah, Bravo.

Errico       E voi abitate pure qua?

Felice       Io no, io sto al villino De Rosa, qua a Mergellina. Sono venuto a parlare col direttore per un affare… e siccome ci ho parlato… ora me ne vado. (per andare)

Errico       Aspettate un momento, scusate. Avete detto che siete di Roccasecca?

Felice       Sissignore.

Errico       Bravo. Allora mi potete dare notizie del maestro di musica Don Attanasio Pascone, grande amico mio.

Felice       Pascone? Non lo conosco.

Errico       Come, non lo conoscete. Quello mi disse che era di Roccasecca, suonava l’organo.

Felice       Suonava l’organo…

Errico       Ricordatevi bene.

Felice       Don Attanasio Pascone suonava l’organo? Ah, sicuro! E quello morì.

Errico       Morì? Oh, quanto me ne dispiace… e ora l’organo chi lo suona?

Felice       Io…

Errico       Voi?

Felice       Si, io, ho preso io quel posto.

Errico       Ma allora siete maestro di musica?

Felice       Sissignore.

Errico       E per conseguenza, dovete suonare bene il pianoforte?

Felice       Magnificamente. Permettete. (per andare)

Errico       Aspettate, non andate di fretta, non mi private della vostra bella compagnia, caro collega.

Felice       (fra sé) (Ho passato il guaio).

Errico       Che infame professione è la nostra, dite la verità!

Felice       Oh, terribile. (fra sé)  (I pazzi si devono assecondare sempre!)

Errico       Nessuno apprezza veramente il nostro ingegno, il nostro valore. Senti dire, chi è quello? E’ unsunatore… suona uno strumento. Come fosse una cosa da niente! Ma non sai tu, imbecille, cretino, che sangue si è buttato per saper suonare. Io vedete, vengono certi momenti che vorrei bruciare il violino, l’arco, la bacchetta, tutto.

Felice       E io? Io piglierei l’organo e lo butterei di sotto. Spezzerei tutte le corde.

Errico       Le corde? Del pianoforte?

Felice       Già, del pianoforte.

Errico       L’organo tiene le canne che col mantice danno il suono.

Felice       Lo so. Spezzerei tutto: mantice, canne, corde, tutto.

Errico       Non c’è incoraggiamento.

Felice       Ma che! So io che ho passato con l’organo!

Errico       Ma il vostro è a pedale o vi tirano il mantice?

Felice       Mi devono tirare il mantice, questo è il guaio.

Errico       Allora è antico?

Felice       Antichissimo. (fra sé) (Se potessi fuggire!).

Errico       Ve ne volete fuggire ? E perchè?

Felice       No… ho detto se me ne potessi scappare da Roccasecca, per non suonare più l’organo, come sarei contento.

Errico       (fra sé) (Sangue di Bacco!…Questo farebbe proprio al caso mio) (guarda Felice attentamente).

Felice       (fra sé) (Oh, mamma, aiutami tu!)

Errico       Ditemiuna cosa. Siete solo?

Felice       Io? Sissignore. 

Errico       Non avete moglie, figli, sorelle?

Felice       Nossignore.

Errico       Siete disposto a venire con me all’estero? Andremo in Spagna, in Francia, a Londra, in America. Faremo dei concerti di violino e pianoforte. Ci basterà un anno di giro. Ci guadagniamo denari con la pala, che ne dite?

Felice       Come volete voi.

Errico       Io pure sonosolo, non tengo nessuno. Cosa aspettiamo? Voi farete fronte alle spese di viaggio e poi ve le tenete dall’incasso.

Felice       Va bene.

Errico       Accettate?

Felice       Accetto.

Errico       Bravo. Allora partiamo domani mattina.

Felice       Domani mattina.

Errico       Ci fermiamouna giornata a Roma e là facciamo gli striscioni, manifesti, reclame, tutto.

Felice       Perfettamente.

Errico       Ora vado a preparare tutto e torno. Non mi muovo più da vicino a voi.

Felice       (fra sé) (Eh, stai fresco!)

Errico       Permettete un momento. Quanto m’è piaciuta sta cosa a tambur battente.

Felice       A tambur battente!

Errico       (vicino alla sua porta)Audaces fortuna juvat. (via).

Felice       Che ha detto ? Addò vaie ‘a fortuna te vatte, -dove vai la fortuna ti picchia-(ridendo). Ah, ah, ah. Ma sentite! Uno si mette paura, sì, ma poi ti fanno ridere, perchè sono cose curiose. Mi vuole portare con lui all’estero, non si vuole muovere più da vicino a me. Non voglia mai il Cielo, passerebbe un bel guaio… Già, quello, tra poco non si ricorda niente più… (in fondo).Cameriè… Direttò… Mamma mia, Chi è?

Scena Ottava

Raffaele   (dal fondo a sinistra. E’ in maniche di camicia, tiene un grosso involto fra le mani. In testa ha una parrucca nera riccia, messa tutto al contrario. Nella mano destra porta un elmo, indossa i pantaloni da guerriero). Questo vestito qui mi sta bene…ora mi vado a misurare quello dell’ultimo atto. Buongiorno, signore, scusate come mi presento perché mi sto misurando certi abiti che mi hanno portato. Gli abiti di Otello. Io sono filodrammatico e domenica debutto come attore. Non avrei bisogno, veramente, perché io sto bene, mio fratello non mi fa mancare niente, ma cosa posso farci, l’arte mi ha fatto perdere la testa… m’ha fatto impazzire.

Felice       (fra sé) (Questo lo riconosce, meno male).

Raffaele   Che bella cosa! E specialmente poi quanno uno diventauna celebrità. Per esempio come Salvini, Zacconi… Che soddisfazione, che piacere. Quanno uno fa una scena bella, forte, vibrata, un finale d’effetto… quattro, cinque chiamate… è una cosa da morire. No, ma io domenica me le prendo quattro, ne sono sicuro. Ma voi chi siete scusate?

Felice       FeliceSciosciammocca a servirvi.

Raffaele   Favorirmi sempre. E abitate qua?

Felice       No, sono venuto poco prima con mio nipote, per vedere questa pensione.

Raffaele   Bravo. Io vi dico il nome che porterò in arte: Eugenio Ardore.

Felice       Tanto piacere!

Raffaele   Mi sembrano mille  anni che viene domenica. Non sto dormendo più. La parte l’ho imparata a memoria, ho studiato tutti i movimenti, ma ho un’ansia che non potete credere. Io però mi salvo con la figura e con la voce. Per esempio, quando Otello è chiamato dal Doge al Senato. (recita):<<Illustri e venerandi patrizi, che io tolsi la figlia a quel vecchio è vero… ma è pur vero che la sposai. E in ciò sta tutta la mia offesa. Rozzo è il mio linguaggio, poiché dall’età di sette anni infino ad ora la mia vita sui campi passai e nelle guerre. Inetto sono a parlare altro linguaggio che di guerra non sia. Inetto sono a parlare in mia difesa>> Che? Che voce!

Felice       Magnifica. (fra sé) (E questo non esce più da qua dentro).

Raffaele   Il finale del quarto atto poi, la voce cambia, diventa dolce e tremante. Dopo la scena terribile con Desdemona che la crede colpevole, dice:<<Vi chiedo perdono. Vi aveva creduta quell’astuta veneta cortigiana che per amore fuggì dalla casa paterna e si fece sposa di Otello… Entra Emilia. (Felice guarda intorno). E voi, voi madonna, voi che esercitate l’ufficio opposto di San Pietro, poiché (forte) spalancate le porte dell’Inferno… Vedete… abbiamo finito… Eccovi dell’oro… prendete… Si è il vostro compenso… chiudete a chiave e mantenete il segreto>>. (fa il fischio come quando si abbassa la tela) Qua, ritenete, due chiamate nessuno me le leva. L’ultima scena mi fa stare un poco in pensiero perchè non  l’ho studiata ancora bene. Quando va vicino al lietto e soffoca la moglie. Ma fino a dopo domani c’è tempo.

Felice       Ah, si capisce.

Raffaele   Voi domenica  sera mi venite a sentire?

Felice       Dove?

Raffaele   Al Teatro San Ferdinando.

Felice       Ah, sicuro.

Raffaele   Che volete, un palco o una poltrona? Francamente, senza cerimonie.

Felice       Sarebbe meglio un palco.

Raffaele   Venite con la famiglia. Bravissimo! Allora ci vediamo qua. Domani mattina vi faccio trovare un palco in seconda fila.

Felice        Perfettamente… Me lo portate qua, io vengo e me lo piglio.

Raffaele   Va bene, vi servirò. Permettete, me ne vado a misurare l’altro vestito, quello dell’ultimo atto.

Felice       Fate il comodo vostro.

Raffaele   Ci vedremo domani.

Felice       Domani, sissignore.

Raffaele   E domenica sera, vi raccomando. (con le mani fa il segno dell’applauso).

Felice       (fra sé) (‘O piglio a schiaffi). (a Raffaele) Va bene.

Raffaele   Grazie tante. (Via seconda porta a sinistra).

Felice       In verità era meglio che non ci venivo… qua se resto ancora un po’, divento pazzo pure io. (si volta e vede Luigi che esce dal fondo a sinistra). Lozampugnaro.

Luigi        Scusate, è permesso farvi una domanda?

Felice       E’ impossibile, vado molto di fretta.

Luigi        Cinque minuti solamente. Volevo sapere: è la prima volta che venite a Napoli?

Felice       Sissignore, la prima volta.

Luigi        E vostro nipote v’ha portato a vedere questa pensione?

Felice       Sissignore.

Luigi        Bravo. Voi gli volete bene assai a Don Ciccillo, è vero?

Felice       Assai, perché se lo merita. E voi pure dovete volergli bene, dovete ubbidirlo, fare tutto quello che dice. Perché certamente se quel povero giovine spende tanta denari qui, lo fa per voi, per la vostra salute.

Luigi        Per la mia salute?

Felice       Si capisce. E quanto prima ve ne venite tutti quanti a Roccasecca, in un bel palazzo, fabbricato appositamente per voi. Con quell’aria, bastano due mesi per farvi tornare a casa vostra, buono, ragionevole e non farvi dire più sciocchezze.

Luigi        (fra sé) (Sangue di Bacco, ho capito! Questo deve essere qualche imbroglio che ha combinato Don Ciccillo). (a Felice) Ah, sicuro, dite bene.

Felice        Là, poi, a Roccasecca, potete fare pure qualche novena, nessuno ve lo impedisce.

Luigi        Qualche novena?

Felice       Sicuro. Così per divertimento, perché voi adesso non avete bisogno… prendeste il terno.

Luigi        Io pigliai il terno?

Felice       Ricordatevi bene 27, 56 e 79… me l’ha detto appunto mio nipote, il vostro medico.

Luigi        (fra sé) (Che pezzo d’assassino! Ma questa è una cosa troppo bella. Con questo argomento io faccio un figurone: Novella umoristica- Il medico imbroglione).

Scena Nona

Maggiore  (di dentro gridando) Cameriere, cameriere! (fuori). Servitore, sguattero, facchino! Viene questa presa di cognac, sì o no? E’ mezz’ora che sto aspettanno. Quella bestia del direttore dove sta? (Gridando) Cameriere!

Carmela   (esce con bottiglia di cognac e bicchierino su vassoio). Subito, ecco servito. (porge il vassoio, stendendo la mano spaventata).

Maggiore  Finalmente! Ci vogliono le cannonate per farvi sentire!

Carmela   Dovete scusare, io stavo…

Maggiore  Zitta, basta, non voglio sentire niente! Mi sembrano mille anni che me ne vada da qui sopra Mi avete stancato. (beve). Io non sono abituato a direuna cosa tre volte. Per chi m’ha preso il direttore. Diglielo che stasera me ne vado. Hai capito? Hai capito?

Carmela   Va bene. (fra sé) (Quant’è brutto…Un guaio devi passare!)

(via fondo dal fondo a destra).

Maggiore  (beve). Che razza di pensione è questa. Che modo di agire!

Luigi        (piano al Maggiore). Maggiore, vi debbo raccontare una cosa graziosissima.

Maggiore  (gridando) Amico, non voglio sentire niente, lasciatemi stare!

Luigi        Eh, e che maniera è la vostra!

Maggiore  E che maniera e maniera! Scusate, voi da stamattina mi state levando la salute, e lasciatemi in pace una volta. Non mi succhiate più il sangue! M’avete fatto centomila domande, vi siete messo appresso a me come a un cane… e che diavolo, non tenete proprio educazione!

Luigi        No, Maggiore, io per regola vosta l’educazione ve la insegno.

Maggiore  A me? Voi insegnate l’educazione a me?

Luigi        A voi, sì.

Maggiore  Sta bene… ci rivedremo.

Luigi        Quando volete voi. Io sto qua, in questa casa a vostra disposizione.

Maggiore  Siamo intesi.

(Luigi, via fondo a sinistra).

Maggiore  Mi vuole insegnare l’educazione,  a me! Ti voglio far vedere chi sono. (gridando) Carogna, vigliacco!

Felice       Zitto, stanno venendo due infermieri, scappate.

Maggiore  Due Infermieri…Me ne scappo? E che m’avete preso per pazzo. Sono pazzo io? Questo è un grande insulto! Chi mai ha avuto l’ardire di chiamarmi pazzo! Me ne darete soddisfazione e subito… Chi siete voi? Come vi chiamate voi?

Felice       FeliceSciosciammocca.

Maggiore  Sta bene! Signor Felice Sciosciammocca, noi ci batteremo alla pistola. Dentro ne tengo due, belle cariche. Andremo nella Villa Nazionale, viale a sinistra, vicino all’Aquarium… Facciamo presto presto… non vi muovete da qua. Domani poi me la vedo con quell’altro. (via a destra prima porta).

Felice       Eh, stai frisco! Ora me ne vado. Chi vuole stare più qui sopra! (vedendo Carmela che passa dal fondo a sinistra, seconda porta). Bella giovane, accompagnatemi giù al palazzo, bella figliola… Cameriere! (la segue).

Scena Decima

Michelino (dal fondo a destra). Ma guardate che combinazione! Ciccillo ha litigato con Don Nicolino e si sono  date un sacco di mazzate, sono intervente le guardie, e li hanno portati a sulla Questura. Come si fa ora ?! (guardando a sinistra) Che vedo! Ecco lo zio! E questo sa che io sono pazzo! (si alza il bavero e si arruffa i capelli).

Felice       (uscendo). Niente, non mi ha voluto accompagnare. (voltandosi vede Michelino). Il tenore, il pazzo per la musica. (gridando). Direttore, Direttò!

Michelino (si fissa, poi canta la Traviata, finale terzo atto “Oh, ciel, che feci” fino a “Rimorso n’ho, ah, padre mio”. (vuole abbracciare Felice).

Felice       Direttò. Qualcheduno!

Errico       (uscendo con involto e cassetta di violino). Che cos’è, che è successo? Chi siete voi?

Michelino Chi sono? Non posso dirlo. Perché lo volete sapere?  (a Felice) A voi, usciamo di qua!

Errico       Non abbiate paura, maestro, vi difenderò io.

Maggiore  (uscendo con due pistole). Eccomi qua. Signore, io sono pronto. Andiamo nella Villa!

Felice       (gridando). Direttore! Direttò! (fugge per il fondo a destra. Maggiore, Errico e Michelino lo seguono).

Amalia     (uscendo spaventata con Rosina). Che è stato? Perchè corrono da quella parte?

Rosina     Ch’è successo, mammà?

Amalia     Andiamo a vedere. (viano nel fondo a destra)

Luigi        (dal fondo a sinistra). Che sono questi urli ? Ch’è successo? (via fondo a destra).

Carlo        (uscendo fondo a sinistra). Che diavolo succede qua giù, si sentono gli strilli dal secondo piano.

Felice       (dal fondo a sinistra). Si sono scatenati tutti i pazzi, fateli legare. (fugge nella seconda porta a destra).

Carlo        Quali pazzi? Chi sono i pazzi ?(via fondo a destra).

Scena Undicesima

Raffaele   (con abito dell’ultimo atto di Otello, con grossa parrucca nera riccia, ha il volto annerito dal sughero, la sciabola sguainata, con voce bassa).<< Essa è llà che dorme… Non vorrei versare il suo sangue… Ma pur… deve morire! Un bacio, ancora un bacio… e sia l’ultimo! (entra nella porta di fondo nel mezzo e chiude la portiera).

Felice       (uscendo terrorizzato). Per dove posso scappare ? Ora muoio dalla paura! Mannaggia il momento che sono venuto qua sopra! (si volta). Direttò!

Raffaele   (apre le due portiere e caccia la sola testa) Chi è?

Felice       Mamma mia, Aiutatemi ! (cade svenuto su di una sedia, grida di tutti internamente).

(cala la tela)

FINE DEL SECONDO ATTO

ATTO TERZO

Camera con quattro porte laterali ed una nel fondo. Mensole, tavolini, poltrone e sedie. Nella serratura di ogni porta è inserita una chiave.

Scena Prima

Bettina     (parlando alla porta a sinistra). Va bene, va bene, ho capito. Metto due tavole separate. (ridendo). Ah, ah, come sono curiosi questi cafoni che sono venutiquest’anno! Mi sto facendo un sacco di risate. Ieri sera la moglie litigò col marito, perchè si ritirò tardi e stanotte hanno dormito divisi. Ora m’ha detto che manco a tavola lo vuole vedere.

Ciccillo     (dal fondo). Bella figliiola!

Bettina     Chi è? Favorite.

Ciccillo     Non c’è nessuno? Michelì, entra.

Michelino  (esce con precauzione). Devo fare il pazzo o no?

Ciccillo     No, no, entra. Lo zio che sta facendo?

Bettina     Sta dormendo nel salotto, sul divano.

Ciccillo     Sul divano? E perchè?

Bettina     Perchè ieri sera si ritirò tardi e la moglie non lo volle manco vedere.Si chiuse dentro insieme alla figlia e s’addormentò. Ma quella vecchia è terribile, sapete! Come fu che sposò a vostro zio, che diavolo! Femmine non ce ne stavano più?

Ciccillo     Se la sposò per interesse. Quella portò in dote quattrocentomila lire.

Bettina     Ah, ora ho capito! La vecchia è ricca. E che ne fanno di tanta denaro? Sono tre persone.

Michelino  Bella mia, ci sta il nipote che vale per quindici, si pappa tutto lui

Ciccillo     Stai zitto! Per chi mi fai pigliare.

Bettina     A proposito, signorì, a me l’affitto chi me lo paga, voi o lo zio vostro?

Ciccillo     Te lo devono pagare loro. E che c’entro io? Io ho proposto la casa, ma loro ci sono venuti ad abitare.

Bettina     E va bene. Allora do la ricevuta a vostro zio.

Ciccillo     Non c’è da dubitare, sai.

Bettina     Ma no, non è affatto per sfiducia. I miei padroni, quando vanno alla villeggiatura e affittano questa casa, mi rendono responsabile. Io devo rispondere di tutto.

Ciccillo     Ho capito.  Non ci pensare.

Michelino  Ma voi, mi pare che siete la portinaia.

Bettina     Sissignore, tengo la camera mia vicino al cancello del giardino. Quando poi s’affitta questa casa, mi presto a fare qualche servizio, rassetto le camere…

Michelino  Ah, perciò state qua ?

Bettina     Sissignore. Io vado fuori, se mi volete, chiamate. Permettete.

Michelino  Fate, fate.

(Bettina via dal fondo)

Michelino  Ciccillo, fai prestp, parla contuo zio, inventa qualcosa per portare le cinquecento lire a Don Nicolino, se no quello te le suona un'altra volta, ti avverto.

Ciccillo     Me le suona? Perché me le suonò ieri sera? Io gli diedi tre schiaffi che se li ricorda fino a che muore. Lo feci girare come una trottola. e fortunatamente che si mise la gente in mezzo, e me lo levarono di sotto se no lo ammazzavo.

Michelino  Ah, neh? E sotto all’occhio che tieni?

Ciccillo     Ah, qua? Fu un pugno. Uno me ne dette.

Michelino  Uno? Io mi credevo di più.

Ciccillo     No, uno, e allora fu che gli detti addosso.

Michelino  Ah, ho capito… E io passai quel guaio! Mentre tu stavi alla Questura, andai sulla Pensione e feci l’incontro con tuo zio. Regolarmente dovetti fingermi pazzo. Vennero fuori tutti, si spaventarono e cominciarono a correre .

Ciccillo     Guardate che combinazione! Ma mio zio non sospettò di niente?

Michelino  No, perchè se ne scappò, non lo trovammo più.

Ciccillo     Meno male. Basta, Michelì, vieni tra poco e ti faccio trovare le cinquecento lire.

Michelino  Ti raccomando.

Ciccillo     Non ti preoccupare !

(Michelino via dal fondo).

Ciccillo     Ah, la schiena, non la posso raddrizzare. Eh, un pugno! Quelli furonouna ventina, mannaggia lui e sua mamma! Ora senti a mio zio che si fa afferrare, che lo lasciai da  solo là sopra! Eh, ma io tengo già pronta la scusa che fa al caso! (via  nella seconda porta a destra).

Scena Seconda

Concetta   Niente, è inutile, non mi faccio capace… A me non mi imbroglia. Se crede ch’è venuto a Napoli a fare il cascamorto correndo di qua e di là. Ma io la faccio breve, però, lo lascio e me ne vado. Ieri sera se ne venne a quell’ ora, stonato, rimbambito, conuna faccia bianca bianca, non gli usciva una parola.

Margherita Ma voi non gli deste il tempo di parlare.

Concetta   E si sa, perchè io sono femmina e capisco tutto. A me non la si fa. Va trova dove fu trattenuto e venne così conciato. Poi venne da solo, senza il nipote. Perchè Ciccillo non stava con lui ? Quando tu glielo chiedesti, ti ricordi, lui disse che non sapeva niente, che non sapeva dove stava. Svergognato, perciò voleva venire da solo a Napoli! Perciò non mi voleva portare!

Bettina     Signò, fuori c’è una donna che vuole parlare con don Felice.

Concetta   Con don Felice? E chi è?

Bettina     Ha detto che si chiama Amalia Strepponi, sta insieme auna bella figliola.

Concetta   Conuna bella figliola? E che vuole da mio marito?

Bettina      Signò credo che deve essere uno sbaglio, perchèquanno io le ho chiesto chi era, lei ha detto: << Dite a don Felice che sono la madre della sua fidanzata e ho portato con me anche la ragazza>>.

Concetta   Tu che dici ?

Margherita Oh, mamma mia!

Concetta   T’ha detto proprio così?

Bettina     Proprio così!

Concetta   Ah, infame, scellerato, assassino! Lo dicevo io che qualche cosa ci stava sotto! A Napoli non è venuto per il nipote, è stata una scusa. Ah, pezzo d’assassino. Io però, devo fingere, devo vedere chi è questa donn’AmaliaStrepponi, chi è questa fidanzata. E poi dopo parliamo. Ora le dico che io sono la sorella di Don Felice e che tu mi sei nipote, hai capito?

Margherita Va bene!

Concetta   Falla entrare.

Bettina     (alla porta in fondo). Signora, favorite.

Amalia      (uscendo con Rosina). Grazie. Buongiorno signora.

Concetta   Buongiorno.

Rosina      Buongiorno.

Concetta   Voi, signora, volete parlare con don Felice?

Amalia      Sicuro. Se sta comodo, però.

Concetta   In questo momento, vedete, non si può parlare, sta facendo il semicupo caldo per certi dolori che gli sono venuti stamattina al basso ventre.

Amalia      Oh, mi dispiace… Ma che ne soffre?

Concetta   Sì, da molto tempo soffre di appendicite. Ma voi potete parlare con me, è lo stesso.

Amalia      Forse voi siete la madre?

Concetta   No, sono la sorella… la sorella più grande,,,Accomodatevi, vi prego. (Bettina da le sedie e via ridendo).

Amalia      Grazie. (seggono). Ecco qua, signora mia, si tratta di un matrimonio. Un matrimonio combinato così, come si dice: Friennomagnanno,(mangiando friggendo) detto fatto. Ieri abbiamo avuto l’onore di conoscere  don Felice, lui ha visto mia figlia e gli è piaciuta. Mia figlia l’ha trovato simpatico e ci siamo subito intesi. Io come madre, figuratevi, ho un gran dolore staccarmi da lei, ma trattandosi di un uomo serio, positivo, non vorrei perdere tempo e sono venuta per combinare, tutto lesto lesto.

Concetta   Ah, sicuro. E perché si deve perdere tempo? Una volta che vostra figlia piace a mio fratello, mio fratello piace a lei, sipuo’ fare tutto  con la massima sollecitudine, con tutta la fretta possibile.

Amalia      Voi ne avete piacere?

Concetta   Io? Ma vi pare. E’ stata una cosa che m’ha fatto assai piacere! Non potete credere quanto sono contenta!

Margherita Ma scusate, signò, fosse uno sbaglio, questo don Felice che voi dite? Che cognome tiene?

Amalia      Ah, il cognome? Sciosciammocca.

Concetta   Sciosciammocca, sissignore.

Amalia      Non è Napoletano, è di Rocca…

Concetta   Secca… di Roccasecca.

Amalia      Perfettamente.

Concetta   Perfettamente. E’ lui, è proprio lui, è mio fratello. (s’alzano).Signò, scusate, trattenetevi con vostra figlia un momento in questa camera (indica la prima a sinistra). Io adesso lo faccio venire subito subito.

Amalia      Come volete. Ma se non gli fa comodo stamattina, possiamo venire domani.

Concetta   No, no, e quello se sa che ve ne siete andate si può arrabbiare… favorite… Margheritaì, chiama Felice, digli: <<La zia vi vuole>> Ma non fargli sapere ch’è venuta questa signora con la figlia, gli vogliamo fare una sorpresa.

Amalia      Ah, sicuro.

Margherita Va bene.

Concetta   Favorite, favorite.

Amalia      Grazie. (via a sinistra).

Rosina      Grazie. (via appresso).

Concetta   Hai capito, adesso? Non dire niente, fallo venire subito.

Margherita Sissignore.

Concetta   Pezzo di delinquente scellerato, voglio far rivoltare la casa! (via)

Margherita Ma queste sono cose nuove, sapete,  quello è sposato e si mette a combinare un matrimonio. Ma niente, non mi fa compassione. Me lo dicevano al paese <<Donna Concè, non tornate a maritarvi, che ve ne pentirete!>> Così è stato! Ah, eccolo qua, mo senti che succede!

Scena Terza

Ciccillo     (portando a braccetto Felice, il quale è pallido). Ma adesso come vi sentite?

Felice       Mo mi sento un poco meglio, ma la testa me la sento stonata, pare che sto in una campana. Tu scherzi, io passai quel poco ieri sera! Non so come sono vivo! Se non mi lasciavi da solo là sopra, non mi sarei trovato in mezzo a quel trambusto.

Ciccillo     Ma perchè, che successe?

Felice       Te l’ho detto, successe l’inferno, si ribellarono tutti i pazzi, non so come riuscii a scappare.

Ciccillo     Embè, che volete da me… Io ebbiuna chiamata improvvisa per un consulto e dovetti correre. E mentre stavo tornanno, scivolai su di una scorza di limone e andai a finire contro la ruota diuna carrozzella. Non so come non mi cecai un occhio. Guardate qua. (mostrando la fronte).

Felice       E bravo, passammo un guaio ciascuno!

Ciccillo     E la zia non vi volle sentire?

Felice       Niente, non mi dette il tiempo di dire una parola. Appena arrivai mi feceuna cazziata perché ero venuto tardi, poi se ne andò nella   camera sua e si chiuse dentro. (a Margherita). E’ vero, è vero? Rispondi.

Margherita (fredda) Sissignore.

Felice       Vedi che bella educazione! Già, quello il padre era negoziante di porci. Che ne vuoi ricavare. Così si risponde?

Margherita Così voglio rispondere.

Ciccillo     Neh, Margherita, e che significa questo tono?

Felice       Ciccì, fammi rispettare, abbi pazienza.

Ciccillo     (a Felice) (Lasciate fare a me). (a Margherita) Ma capisci che oggi quell’uomo tu lo devi rispettare perché è il tuo secondo padre.

Margherita E perciò lo tratto così, perchè penso che lo devo rispettare. Se non pensassi a questo…

Felice       Mi uccideresti…

Ciccillo     Va bene, questo lo puoi dire adesso perchè non sto io in casa e questo pover’uomo sta da solo. Ma quando però mi vengo a stabilire a Roccasecca…

Margherita Le prendi anche tu…

Ciccillo     Le prendo? Lo vedremo… Quando vengo io le cose devono andare diversamente.

Felice       Non le dare retta, Ciccì, quella è selvaggia. È rozza, non tiene educazione.

Ciccillo     E gliela insegno io, la metto io a dovere.

Margherita Mammà vi sta aspettando in camera. Ha detto se andate un momento là perché vi deve parlare.

Felice       A me?

Margherita Si, a voi.

Felice       Va bene, adesso vado.

Ciccillo     Zio caro, mi volete dare quelle cinquecento lire che vi dissi per comprare quella macchina?

Felice       Ah, sicuro. Tieni. Questa è una carta da mille lire. Cambia e portami il resto.

Ciccillo      Grazie tante. Mo subito torno. (a Margherita) Con voi, signorina, quando vengo al paese, faremo i conti. (via)

Margherita Va bene.

(Comparisce Concetta).

Felice       Andiamo a vedere mammà che vuole.

Scena Quarta

Concetta   Avete detto bene:<< Andate a vedere mammà che vuole>>. … Vi sta aspettando in quella stanza, è venuta per combinare tutto, per finalizzare tutto. E non vuole perdere nemmeno un minuto di tempo, vuole fare tutto presto presto.

Felice       Ma chi?

Concetta   Come chi? La madre della vostra fidanzata. E’ venuta per combinare il matrimonio della figlia con voi… Svergognato, assassino, delinquente. Qua non faccio chiasso perchè stiamo a Napoli e non voglio fare cattiva figura. Ma al paese parliamo. Ora metto il cappello, mi prendo la roba e ce ne andiamo. Appena arrivo mando a chiamare a don Saverio l’avvocato e mi voglio separare. Non ti voglio vedere più!

Margherita E si capisce.

Felice       Ma tu che stai dicendo?

Concetta   Che sto dicendo? Te lo faccio vedere io che sto dicendo! Ah, tu avevi messo gli occhi sui miei denari ? Sulla mia dote ? Ma ti sbagli. Hai fatto i conti senza l’oste. Svergognato, traditore, porco. (via dal fondo a destra).

Felice       Ma io voglio sapere…

Margherita Che volete sapere, che volete sapere? Queste sono cose che non si possono credere. Come, uno è sposato e si mette a combinare un altro matrimonio.

Felice       Ma co chi?

Margherita Con la figlia di Donna Amalia Strepponi. Andate, vi stanno aspettanno là dentro. Scuorno, Vergogna, vergognatevi…! (segue Concetta).

Felice       Donna Amalia Strepponi? Questa mi pare… (va a guardare alla prima a sinistra) Sangue di Bacco, sissignore… quella è la pazza insieme alla figlia… e che hanno fatto? Se ne sono scappate dallo stabilimento? E come, le hanno fatte scappare ? (chiude la porta a chiave). Voi vedete che guaio che ho passato io pover’uomo! E quel cretino di Ciccillo che se n’è andato un’ altra vota. Ora scrivo un biglietto a don Carlo, il direttore, gli dico che corresse subito  qua, con due uomini. (va al tavolino e scrive). “Caro Don Carlo, venite subito in casamias, al villino De Rosa, e portate con voi due infermieri… fate presto. Vi saluto. Felice Sciosciammocca”.  (mette la lettera nella busta e scrive l’indirizzo). “Signor Carlo Sanguetta, Direttore della Pensione Stella, Corso Umberto I°. Urgentissimo”. Ora chiamo un ragazzo e gliela faccio portare. (per andare) Aspetta, quelle sono capaci di rompere la porta. (Mette un tavolino vicino alla prima porta a sinistra e sul tavolino mette una poltrona).

Bettina     (con foglio in mano) Signore ho portato la ricevuta… Se state comodo…

Felice         Se ne parla più tardi.

Bettina      Signò che state facendo, ma ch’è deve uscire la predica ?

Felice         Stai zitta, non t’impicciare. Dimmiuna cosa… tieniuna persona che portiquesto biglietto?

Bettina     Sissignore, ci posso mandare a mio fratello.

Felice       Brava…tuo fratello … ma subito. (dà la lettera)

Bettina     In questo momento, sissignore. (fra sé) (Chi sa che sarà successo) (via)

Felice       Quando viene Don Carlo e mette in chiaro la cosa, devo dareuna lezione a quella pazza come dico io. La voglio far correre veramente da don Saverio l’avvocato. Vedi che vecchia terribile! Da ieri sera non m’ha dato il tempo di dire una parola. Tra poco la voglio vedere correre.

Scena Quinta

Raffaele   (di dentro) Va bene, ho capito, grazie.

Felice       Chi è? Mamma mia, Otello! Pure questo hanno fatto scappare!

Raffaele   (uscendo) Eccolo qua. Amico mio, come state? Ancora vi mettete paura de me? E mò non sto truccato, che diavolo! A me fece piacere assai che vi spaventaste, perchè è segno che la parte la feci naturale.

Felice       Ah, sicuro!

Raffaele   Tanto naturale, che ve ne feci scappare. Là tutti quanti se la presero con me. Dissero che io vi avevo fatto scappare. Io? E che c’entro io… Voi vi metteste paura. Da mio fratello ho saputo il vostro indirizzo e sono venuto a servirvi fino a qua. Vi ho portato un palco e quattro biglietti di platea. Chi sa… volete far venire amici vostri. Il palco è di prospetto, seconda fila numero nove. Favorite. Accostatevi, questo che cos’è! Ma di che vi mettete paura? Vedete come è rimasto impressionato. Embè, voi vi mettete paura? E io ne ho piacere. L’altra domenica, po’, vi faccio sentire Francesca da Rimini. (Declama).<< T’amo, Francesca, t’amo e disperato è l’amor mio>>.

Felice       Sentite, vi voglio presentare alla mia signora. Ve la voglio far conoscere. Ne avete piacere?

Raffaele   Oh, vi pare, sarà un onore per me!

Felice         Allora favorite in questa camera, che la vado a prendere e la porto con me.

Raffaele   Sarò veramente fortunatissimo.

Felice       Pochi minuti e saremo da voi.

Raffaele   Fate il vostro comodo.

Felice         (fa entrare Raffaele nella prima a destra e chiude a chiave).Mannaggia l’anima di tua madre! E so’ tre. Questo è terribile, questo se se ne và di testa non si tiene più(prende un tavolino lo mette vicino alla porta e vi siede).

Margherita (uscendo). Che fate seduto lì sopra?

Felice       Niente, mipiace star seduto sul tavolino. Sto più comodo. Avete sistemata la roba? Siete pronte per partire ?

Margherita Si capisce!

Felice       E va bene. Tra poco vi voglio far partire come dico io… vi voglio far partire col diretto, così arrivate più presto a Roccasecca. Avete capito? Vi voglio far vedere chi è questo porco, come ha detto la signora vostra madre e che sono capace di fare.

Margherita (fra sé) (Mamma mia che brutta faccia c’ha fatto, che brutti occhi! Che stesse diventando pazzo?)

Felice       Dillo a tua madre che non si muovesse da dentro, che mettesse la roba a posto, e non mi facesse più indisporre. Vaglielo a dire. Io non mi posso muovere perchè tengo Otello in questa camera e non lo posso lasciare solo.

Margherita (fra sé) (Otello? E chi è Otello?)  (a Felice) Ma voi, scusate…

Felice       Non voglio sentire niente. Andate.

Margherita Eccomi qua. (Via seconda a sinistra guardando Felice attentamente).

Felice       Eh, io, se non le metto a dovere, queste oggi o domani mi pigliano a mazzate.

Scena Sesta

Bettina     Il biglietto è stato mandato.

Felice       Brava.

Bettina     Fuori c’è  un uomo che vuole parlare con voi.

Felice       E chi è? Fallo entrare.

Bettina     (dal fondo) Favorite, da questa parte.

Errico       (con grosso involto, scatola di violino,una piccola canestra, borsa a tracollo, due bastoni ed un ombrello legati che terrà sotto al braccio). Grazie tante. Caro Don Felice. (Bettina via).

Felice       (fra sé) (Pure questo se n’è scappato?)

Errico       ieri sera, quel pazzo di don Raffaele vifece mettere quella paura. Cose da coltellate! Io non lo presi a schiaffi perchè lo conosco da tanto tempo, è amico mio e non mi conveniva, ma gli feciuna bella ramanzina, però. Sono scherzi che non si fanno.

Felice       E si capisce. (fra sé) (Questo pure se n’è scappato! E come faccio!)

Errico       Così quel pazzo del Maggiore. Che voleva da voi ?

Felice       E che ne so.

Errico       Io stavo aspettando che vi faceva qualche cosa! Gli avrei fracassato il violino in testa. Voi non potete credere quanto sono contento che vi ho conosciuto. Non sopportavo più di restare su  quella pensione. Si fa troppo chiasso, troppa confusione. Io voglio stare quieto, tranquillo. Stamattina zitto zitto, mentre il direttore stava al secondo piano, ho preso la mia roba e me ne  sono scappato senza pagare manco un soldo.

Felice       Avete fatto bene.

Errico       Dunque, io sono pronto. Partiamo per Roma col treno delle due e cinquantacinque, arriviamo alle nove, andiamo a dormire, domani ci prepariamo tutta la pubblicità: manifesti, manifestini, ritratti, e domenica mattina cominciamo a viaggiare. Il primo concerto lo diamo a Parigi. Come vi pare?

Felice       Ah, sicuro.

Errico       Voi siete pronto? Avete fatta la valigia ?

Felice       Uh, da stamattina. Tengo tutto nella camera da letto. Aspettate un momento in questo salotto qua, vedete. (indica la prima a destra).Mo mi vesto e vengo.

Errico       Non mi fate aspettare tanto. In questa cesta c’è un poco di cibarie, facciamo merenda nel treno.

Felice       Ah, bravo.

Errico       Ma io non l’ho comprato, l’ho preso dalla Pensione senza che nessuno m’ha visto.

Felice       Avete fatto bene. Entrate, aspettatemi là.

Errico       Fate presto. (entra. Felice chiude a chiave)

Felice       Mamma mia, muoio di paura. Ma quell’imbecille del direttore che fa, non sta attento. E allora che ci sta a fare là ‘sopra? Si fa rubare, lifa scappare. E quel povero Ciccillo non ne sa niente. Vedi che bel direttore! Vediamo che si è rubato. (apre il canestro e tira fuori un fascio di sedani, pane, e un caciocavallo). Una piccola merenda. Ma guardate, quell è pazzo, ma ha tenuto il giudizio di portarsi da mangiare.

(escono dalla seconda a sinistra Concetta e Margherita che fanno capolino).

Concetta   Che fa con quella roba in mano?

Margherita E da dove l’ha prersa?

Felice       Questo però non glielo do al direttore, me lo tengo sempre io. (alla prima porta a sinistra si bussa, Felice va vicino alla porta). State zitto e aspettate. Non fate chiasso ch’è peggio per voi. Ho mandato a chiamare il direttore. Se non vi state quieti, bravi bravi, quello vi picchia.

Amalia      (di dentro) Don Felì, aprite, che state dicendo?

Felice       Eh, che sto dicendo! Tra poco ne parliamo… Ora questa roba la vado a mettere nella credenza. (via fondo a sinistra).

Concetta   (uscendo) Uh, mamma mia, quello.

Margherita Avete visto, mammà, io ve l’ho detto.

Concetta   Chi gliel’ ha dato quel caciocavallo, quel pezzo di pane e quel mazzo di sedano ?

Margherita E chi ne sa niente!

Concetta   Poi ha detto a quelle due là dentro << Statevi zitte che ora viene il direttore e vi picchia>> Chi è questo direttore?

Errico       (di dentro bussando alla porta). Don Felì, perchè m’avete chiuso dentro ?

Concetta   Sta chiuso un uomo in quella camera! E perchè?

Margherita E chi lo sa!

Raffaele   (di dentro bussando alla porta) Don Felì, aprite, vi devo dire una cosa.

Concetta   E là c’è un altro uomo?

Margherita Quello deve essere Otello.

Concetta   Otello?

Margherita Sì, così si chiama, me l’ha detto lui.

Concetta   (guardando in fondo). Sta venendo andiamo via, non facciamoci vedere. (via a sinistra)

Scena Settima

Felice       (dal fondo a sinistra) Ho conservato tutto. Questa cesta togliamola di qua. (prende il canestro e lo mette a terra in fondo. Errico e Raffaele bussano alle porte). State zitti, sta venendo il direttore, con due infermieri.

Maggiore  (di dentro) Qua abita don Felice Sciosciammocca?

Bettina     Sissignore.

Maggiore  (di dentro)E allora non mi rompere… io possoo entrare quando voglio.

Felice       Che sento, il Maggiore. Pure questo n’hanno fatto scappare! E comme la combino adesso?

 Maggiore (fuori) Ah, eccolo qua! Buongiorno, signore. Non abbiate paura perchè io ho capito che siete una carogna e non mi posso battere con voi. Mi fate compassione. Ho saputo il vostro indirizzo da un cameriere dell’albergo e sono venuto a domandarvi dove abita quell’amico vostro che ieri sera parlava con voi, quel giornalista, quell’imbecille, che mi voleva insegnare l’educazione. Stamattina non s’è fatto vedere più, è sparito. Ditemi dove sta, dove lo posso trovare.

Felice       Aspettate… voi forse parlate di quel giovane che litigò con voi ieri sera, che chiamaste carogna, vigliacco?

Maggiore  Perfettamente.

Felice       Guardate la combinazione! E quello ora deve venire qua per un affare, tengo l’appuntamento a mezzogiorno.

Maggiore  Possibile. Veramente?

Felice       Parola d’onore. Aspettatelo un momento nel salotto. Appena viene vi chiamo.

Maggiore  Nel salotto? E qua non posso aspettare?

Felice       No perchè quello puo’ essere che appena vi vede se ne scappa.

Maggiore  Ah, già, dite bene.

Felice       Favorite.

Maggiore  Allora vi raccomando, sapete. Come lo vedete entrare mi chiamate.

Felice       Si capisce. Favorite. (apre la seconda a destra fa entrare il Maggiore e chiude a chiave).Di subito devi morire! M’hai fatto sudare freddo! Ma come, se ne sono scappati tutti quanti da là sopra ? (si bussa alle porte prima a destra e seconda a sinistra).

Voci          (di dentro) Aprite, don Felì.

Felice       Seh, state freschi! Mannaggia chi v’ha allattato! Guè, quelli vogliono essere aperti. M’hanno fatto passare questo poco. Aspetta mo li faccio stare zitti subito subito. (suona un campanello).

Scena Ottava

Felice       (seguitando la battuta di sopra).Chi è stato alla porta? Come? Il direttore dello stabilimento, don Carlo Sanguetta? Possibile?  E’ venuto il direttore, fallo entrare. Favorite, favorite. Carissimo Don Carlo, accomodatevi. Io vi ho mandato a chiamare, perché tale era il mio dovere. L’ho dovuto fare per forza. E vi debbo dire con tutta sincerità che voi siete troppo sciolto. Per l’avvenire vi dovete stare più attento. Quelli chi sono? Quattro infermieri? Bravo, avete fatto bene. (Concetta, Margherita e Bettina si guardano spaventate e fanno segno di meraviglia). Ora ve li consegno tutti quanti, ma vi prego però di non farli picchiare perché  poi alla fine sono galantuomini, si devono compatire, povera gente, non sanno quello che fanno. Come? Ah, si capisce, se vengono con le buone allora va bene… e se no là  ci stanno gli infermierii, ci pensano loro. Eh, lo so, voi siete molto severo… Che volete fare voi? Nossignore… voi siete infermieri e state al vostro posto. Voi dovete aspettare l’ordine del direttore. E’ vero, dico bene?

Concetta   (avvicinandosi). Ma tu con chi stai parlando?

Margherita (spaventata). Papà!

Bettina     Signò!

Felice       (Oh, mò queste mi pigliano per pazzo a me…) Statevi zitte. Io faccio apposta. Inquesta casa, abbiamo cinque pazzi.

Le Tre       Cinque pazzi!

Felice       Sissignore. Se ne sono scappati dallo stabilimento, ma io però li ho chiusi dentro. No c’è paura!

Scena Nona

Carlo        (di dentro) E’ permesso?

Felice       Che sento… il direttore. Favorite direttò.

Carlo        (fuori). Buongiorno signor don Felice, che volete? Perché mi avete mandato a chiamare con tanta fretta?

Felice       E me lo domandate? Vi ho dovuto chiamare per forza, mio caro. Voi il direttore non lo sapete fare, voi dovete cambiare mestiere. Che maniera è questa? Vi dovete stare più attento. Sapete che se vado a ricorrere finisce male si capisce… Dice: <<Ma io non ne so niente>>. Non è una bella ragione questa. Lo dovete sapere.  Voi dovete essere responsabile di tutto quello che succede. E che s’è trattato di uno… quelli sono stati cinque, che diavolo!

Carlo        Ma aspettate don Felì… voi che state dicendo? Ma che siete pazzo?

Felice       Mo sono io il pazzo ?(alle tre porte si bussa forte). Un momento, qua sta il direttore. (a Carlo). Io li ho chiusi dentro, fatevi sentire, alzate la voce.

Carlo        E perchè devo alzare la voce ?

Felice       Ma voi veramente non sapete niente? Una buona porzione dei pazzi se ne sono scappati e sono venuti qua.

Carlo        E un’altra  vota con i pazzi! Ma quali pazzi?

Felice       Quelli che avete sulla pensione: donn’AmaliaStrepponi, con la figlia, il Maggiore, quello che fa Otello e Don Errico Pastetta, il maestro di musica.

Carlo        E stanno qua ?

Felice       Sissignore.

Carlo        Ma quelli non sono pazzi, lo volete capire o no, quelli stanno meglio di voi.

Felice       Come?...Possibile!

Carlo        Possibilissimo. Voi non siete venuto sopra a uno stabilimento di pazzi… quello è un albergo, una pensione. Aprite quelle porte, questo che cos’è. (Apre la prima e seconda a destra. Bettina apre la prima a sinistra).

Maggiore  Perché avete chiuso questa porta?

Amalia      (uscendo con Rosina). Che maniera è questa?

Errico       (uscendo) Don Felì ma che significa questa cosa?

Raffaele   Perchè m’avete chiuso là dentro?

Felice       Signori miei scusate, io mi credevo che eravate tutti quanti pazzi.

Tutti         Noi? (ridendo). Ah, ah, questa è bella!

Carlo        Ma come avete potuto credere questo?

Felice       Perchè me l’ha detto Ciccillo mio nipote.

Carlo        Vostro nipote ?

Felice       Sissignore. Ha detto che quella era una pensione dove lui teneva quindici pazzi in cura.

 (Tutti ridono)

Concetta   Che imbroglione!

Felice       Che pagava la pigione diecimila lire l’anno.

Concetta   E noi gli mandammo la prima annata.

Carlo        (ridendo) Ah, ah, ho capito tutto ora!

Concetta   Ma tu, poi, perchè ti volevi sposare la figlia della signora?

Felice       Perchè lei lo propose, e io credendola pazza, acconsentii.

Amalia      Io vi ringrazio. E mi fate perdere tutto questo tempo ?

Felice       Io sono ammogliato, signora mia. Ecco qua mia moglie.

Concetta   A servirvi.

Amalia      Favorirmi sempre.

Felice       Vedete quel pezzo d’assassino che m’ha combinato!

Scena Ultima

Ciccillo     (uscendo in fretta). Zio caro, questo è il resto (fra sé) (Che vedo! Tutti quanti qua!)

Felice       Imbroglione, svergognato! Delinquente criminale…Abbiamo scoperto tutto! Sappiamo tutto! Come vedete, qua ci stanno tutti i pazzi!

Concetta   Birbante svergognato!

Felice       E ci sta pure il tenore. Che c’è, ora non cantate più? “Oh ciel che feci ne sento orror”.

Michelino  Lui mi ha costretto.

Ciccillo     Zio carissimo, la verità. Io avevo un sacco di debiti a Napoli, non potevo camminare più per nessuna parte. Per pagare vi cercai quelle diecimila lire e vi dissi che mi servivano per pagare l’annata anticipata allo stabilimento. Voi l’avete voluto vedere e io, non sapendo come fare, v’ho portato là sopra.

Tutti         (ridono) Ah, ah!

Ciccillo     Perdonatemi, non lo faccio cchiù.

Carlo        Va buono, don Felì, perdonatelo. Sono cose di gioventù.

Amalia      Alla fine non ha fatto un gran male.

Altri          Perdonatelo!

Concetta   Va bene, non ne parliamo più. Ma se ne torna Roccasecca con noi, e deve stare sempre là.

Felice       Ah se capisce. (a Ciccillo) Che ne dice? 

Ciccillo     Sissignore, starò sempre là.

Michelino  (fra sé) (Meglio così).

Maggiore  Ma quel giornalista?

Felice       Io non lo conosco… non so dov’è.

Maggiore  Lo troverò io. Permettete. (via).

Errico       Vuol dire che non partiamo più?

Felice       Ma che vuoi partire, io non ho mai suonato uno strumento.

Raffaele   E verrete al mio debutto?

Felice       Non posso…, me ne voglio tornare al paese, a Napoli mi sono stonato.

Carlo        Però vi dico una cosa: non raccontate a nessuno quello che v’è successo.

Felice       Perché?

Carlo        (quasi ridendo) Perché sò cose che fanno ridere la gente.

Felice       Ne siete certo?

Carlo        Certissimo.

Felice       Io… non ancora, ma lo voglio sentire da questo rispettabilissimo pubblico

(cala la tela)

FINE DELLA COMMEDIA

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