Sei personaggi in cerca di un topo
Atto unico di
Akul K. (Luca Musella)
Personaggi:
1. Gianni: trentacinque anni, fa il fotografo.
2. Lino: trent'anni, il portiere.
3. Gingino/Niro: non ha un et precisa immigrato da qualche isola dei
Caraibi. Rasta, un mulatto e fa il muratore. Si fa le canne in scena.
4. Rosario: Commerciante di scarpe, ha cinquant'anni.
5. Antonella: amica del fotografo, lavora negli studi di produzione musicale
della sorella maggiore Maria, ha trentatr anni.
6. Madre: Ha sessant'anni, la mamma di Gianni.
La scena:
"Gli spettatori, entrando nel teatro, troveranno alzato il sipario."
In penombra.
Interno di un cortile signorile nel centro della citt. E' agosto, e tutte le
finestre sono sprangate.
Sulla sinistra (rispetto al pubblico) della scena visibile la vetrina in
disuso di un negozio di scarpe. A terra, appena fuori la vetrina nel cortile,
barattoli di vernice e gli attrezzi del lavoro di Gingino.
Dopo troviamo la guardiola, dove visibile un tavolo di truciolato marrone e
una televisione.
Alla destra, troviamo lo studio di un fotografo. L'ampia porta spalancata fa
intravedere gran parte dell'interno. Mobili moderni (ferro battuto e vetro) e
design accurato.
Luce
Gianni sta mangiando al centro del cortile un panino con salame e gorgonzola,
Gingino mescola la vernice con una mazza da scopa e Lino in guardiola.
Improvvisamente Gianni ha una sete mostruosa, ma mentre entra nel suo studio,
un topo enorme, gli sbarra la strada.
Gianni: Aiuto! Un topo enorme. Cazzo gli avevo detto di chiudere la fecale.
Stronzi di muratori. Sfasciano un cesso e rimangono tutto cosi. L'hanno
lasciata apertasenza pressione, ad agosto cribbio nel palazzo sono tutti
stati inghiottiti dal mare, i topi vengono a galla i topi. Chiss quanti c'
ne sono. Io non entro pi dentro. Lino vai a vedere quanti ne sono.
Lino: Fossi cazzo. Entriamo insiemeprendo una mazza. Vai avanti tu, io li
detesto. Gingino dacci una mano.
Gingino: Ho da lavorare.
Lino: Solo un secondo. Dai, ve' magnatevoi.
Gingino: Ho da lavorare.
Gianni: Entriamo noi che o' nire tene paura. Si andiamo.
Entrano nello studio Gianni e Lino.
Gianni: Eccoloprendilouccidilo.
Lino: Mi scappatoper lo ho chiuso nella camera oscura.
Gianni: Cazzo, li ci rimane un anno. Quanti ne erano?
Lino: Io ne ho visto uno, ma quelli si muovono in branco, poi sono sempre in
cinta.
Gianni: Sei un amico tu. Belloquando la moglie in vacanza i mariti vanno a
zoccole. Vado a comprare il veleno.
Lino: E' tutto chiuso, chiedi al portiere di fianco, quello esperto.
Gianni esce di scena per alcuni secondi e Gingino e Lino rimangono a parlare
vicino al negozio di scarpe. Gingino, mentre canta, rolla una canna, che poi
fuma. Gianni rientra ed solo sull'uscio dello studio. Si rivolge al pubblico.
Gingino:
El sabor de topa,
me entota.
El sabor de topina,
mi benzina.
L'odor de topina,
elumina me vida.
Rientra Gianni.
Gianni:
Mezza dozzina di bustine basterannola colla, quella ci vorrebbe, che morte
atroce, ci finisci dentro con le zampette e non ti muovi pi, a volte li trovi
ancora viviti guardano.
Il velenooramai riconoscono l'odore, ammucchiano con attenzione le bustine in
un angolocome a dire non mi fotti micao forse per proteggere i topini dalla
loro imprudenzadalla loro curiosit. Per ora butto il veleno. Baster? Perch
i topi fanno tanta paura? Perch non possiamo dividere il nostro spazio anche
con loro.
Eppure la vera anima della citt sono loro.
Di mattina. Di mattina presto, ne senti i ruggiti. Vedi le loro sagome
d'argento scivolare nel ventre della citt, dopo averne conquistato l'essenza:
la munnezza. (la voce si fa sognante) La piazza maestosa deserta, Piazza la
nostra piazza simbolo, bagnata dalle prime impronte di uomini che tornano a
casa o che vanno al lavoro. Sono omini gobbi e sconfitti, che nemmeno sanno che
il loro regno appena stato minacciato.
Io so tutto questo. La vera anima della citt lappena a destra della
piazza. Quei quattro cinque cassettoni, mezzoincendiati, dove tra siringhe e
carcasse di motorini rubati, si aggirano ste' carogne.
Non nel mio studio. Non mentre debbo chiudere un casino di fatti. Non mentre
sono solo e la notte e ho paura. Vado a chiamare mia moglie, ma da dove? Se mi
attacca. Loro lo fanno se si sentono minacciati. Quale minaccia maggiore del
terrore? Vado alla cabina di fronte al liceo e mi prendo anche un caff. No.
Mica mi mangia. Lo studio il mio. Telefono.
Entra nello studio e lancia in aria le bustine del veleno, poi telefona alla
moglie.
Gianni: Amore c' un topo. Qui. Non so che fare. E' enormemi sta intorno, lo
sento. Ma no, questi sono dei mostri, sembra un cane. Cacasotto? Meglio
affrontare un leone che un topo.
Cacasotto anche per il leone? Io gli animali li ho visti solo incelofanati non
ho esperienza. Cacasottostai sempre a giudicarmi. Chiamo dopo.
Esce dallo studio e si rivolge a Lino
Gianni: Lino che dobbiamo fare?
Lino: Niente. Ci penso io, durante lo spacco mi cambio, metto vestiti pesanti,
che se mordono non riescono a prendere la carne e ci penso io.
Gianni: Sicuro?
Lino: Si Stai quieto. Ci penso io.
Gianni: Ok. Adesso mi prendo un cafflo vuoi? Se arriva una mia amica, dille
che arrivo subito, o la mandi al bar, quello vicino alla scuola l'unico che
rimasto aperto.
Gianni esce di scena e subito arriva Antonella che si aggira nervosamente nel
cortile. Lino in guardiola come in catalessi, Gingino canta beffardo una
canzoncina mentre lavora.
Gingino:
Esta magnana se dritta el penello.
Esta moretta me manda l'inferno.
Presto bragagna passa la canna,
passa se no l'uccello la bagna.
Oh mi moretta scalda el rasante,
che se se seca el pronto non prede.
Che este crepe son troppo profonde,
Il sol penello non le confonde
Antonella si aggira nevrotica e rientra Gianni.
Gianni: Da quanto aspetti?
Antonella: Due minutientriamo?
Gianni: No Stiamo qua. Dentro c' una topa gigantesca.
Antonella: Mi sfotti sempre. Topitopini e zoccole.
Gianni: No verostamattina quella mi ha fatto quasi venire un infartoil boss
come sta?
Antonella: Isterica come semprela mia sorellina dovrebbe scopare di pi.
Adesso che in uscita il disco di Kino sembra pazzaquasi fosse il suo. Chi se
ne fotte. Tanto vende tre copie. Tu hai pronte le foto per l'ufficio stampa?
Cinquecento stampe di quel cazzone gonfiato.
Dove sono?
Gianni: Dentro. Adesso le prendo. Cazzo io ho sempre preferito una gallina
domani e non un uovo oggipoi mi ritrovo sempre a seppellire pulcini morti. A
trentacinque anni sto ancora a stampare foto che fra un paio di settimane
finiranno al cesso.
Antonella: Non rompere. Almeno porti due lire a casa. No?
Gianni: Non questo il problema. Diciamo che tu non hai mai fatto nullaad un
certo puntoti sei rotta e hai deciso di pascolare nei paraggi di soretati
scopi pure i suoi amici. Io ho rinunciato ad un sacco di coseper trovarmi a
pascolare anche io nello stesso putrido boschetto.
Antonella: Come la fai nera. Mica sei Ansel Adams, tu hai deciso di tornare in
questa cittmica io. Adesso non rompere e prendi le foto.
Gianni entra titubante nello studio ed esce con un pacco di foto. Gingino e
Lino sono nelle rispettive posizioni. Antonella prende le foto e inizia ad
attaccare dietro di ognuna un'etichetta autoadesiva. Arriva Rosario il
commerciante di scarpe.
Antonella: Mica bionda la topa? Ti ci vedo con la topa al guinzaglio.
Rosario: Che succedei condomini sono al mare e il fotografo s'allarga nel
cortile? Buongiorno signorina.
Gianni: C' un topo enorme dentro lo studio.
Rosario: Da dove entrato?
Antonella: Celavevaincorpo( mentre attacca le etichette)
Gianni: Hanno lasciato la fecale aperta quei cazzi di muratori.
Rosario: Guarda che devi fare, se entra da me sono affari tuoiquelli si
mangiano le scarpe. E' tuo no? Allora risolvi il problema se no ti faccio
causa. Chiama qualcuno, ma prendilo.
Gianni: Che sfottiAdesso il topo mio causastai scherzando?
Rosario: Si e No. Insomma risolvi il problema. Mica vorrai lasciare lo studio
per sempreno? Allora che fai, ci vivi insieme? Si scherza, ma i topi sono un
casino per le scarpe.
Gianni: Adesso fammi finire con la mia amica, poi penso al topo.
Rosario si allontana e si dirige verso Gingino e, mentre quest'ultimo lavora,
lui lo osserva pensieroso. Lino in catalessi dentro la guardiola, ha lo sguardo
perso nel vuoto. Gianni e Antonella continuano ad attaccare le etichette.
Gianni: Ho messo un quarto di ora per fare le foto e sto da una settimana a
sistemarlescansirlespedirleminchiarle.
Antonella: Hai mai pensato di diventare il presidente degli Stati Uniti?
Gianni: Si. Quasi tutte le mattine sul cesso il postol'unico posto dove sono
felice. Tu?
Antonella: Felice?
Gianni: Nopresidente?
Antonella: A me capita raramenteper capita. La verit che noi stiamo
imparando ad invecchiare, ma non a crescere. Guarda mia sorella. Lei ha un
progetto e l'energia per realizzarlo. Noi stiamo fermi per colpa di un topo. E'
strano? Mi sfugge il motivo.
Gianni: Vediho mia moglie al marei bambini lontaniuna amica bona vicinoe
invece di appoggiarcelo in manoattacco etichette e inseguo un topo. Forse
questo il motivo. Bilanci? Ecco, alla mia et questo il bilancio. Fermi. Io
mi sono mosso come un pazzo, ma alla fine e come se fossi stato fermo.
Esattamente come te. Forse peggio.
Antonella: Adesso entro nello studiomi seggo in modo assolutamente comodo e
finisco questo cazzo di lavorocon o senza il topo.
Antonella scompare dentro lo studio. Gianni rimane nel cortile.
Gianni: Lo vedi?
Antonella: Mi sta accarezzando i capelli. E' pi bello del tuo gattino.
Gianni: Stronza.
Squilla il telefono di Gianni. Gianni entra e risponde, visibile.
Gianni: Buongiorno Valentina a Milano? Sono qui con missparcopersichetti e
missfognaManchi solo tumissagenziadimilanovuoi un servizio su Capri? Le boutique?
Aiuto.. Le
boutique nonon ho il fisicdurolemi prendono per un rapinatore marocchinosolo
minchiate avete da proporminon ci siamo mai visti in facciaperparliamo al
telefono quasi tutti i giorni da due annii tuoi capelli? Lunghicorti?A pelo
di zoccola non hai mai capito che un maschiaccio come me a Capri non lo fanno
neanche sbarcaredimmi almeno tu come hai le tettemissparcopersichetti le ha
grandimissfogna non soTu? Capri no. No e no. Stamattina mi basta il topo e
l'amica depressami pu bastarepoi due lire mi date e per stare a Capri due
lire spendoci vado gratisgratisvado tutte le sere al cinema
all'apertogratistu a Milano? Nulla? Tutta n'fosa. Bene ti chiamo domani
meglio.
Gianni chiude la conversazione e riesce dallo studio. Antonella rimane dentro
il resto della scena invariata. Tutti intervengono nella seguente
conversazione.
Gianni: Amore vuoi un caff?
Antonella: Sei un cacasottotra un po' mi vai a fare la spesa.
Rosario: Pure un pezzo di formaggioguardaio ho milioni di merce che il suo
topo si mangialuiLui?
Gianni: Non mio.
Lino: Dopo pranzo ci penso io
Gingino: E' un topo. Solonon pote aprofitare de esta situacione
Antonella: Mi sta morsicando le orecchie. Sono anni che non le morsicano cos.
(ride istericamente)
Gingino: Anche io vuoi?mi penello te morsicanon solo ello.
Lino: (a bassa voce redarguisce Gingino come se fosse lo sceriffo) E' un
bifolcose li mangia luiallo spiedo.
Rosario: Scherzate scherzate vi faccio causa a tutti. Quei bastardi non
scherzanosi mangiano il cuoiole scatole e pure le suolescherzate.
Lino: Oggi ci penso io.
Gianni: Non arrestano i proprietari dei cani assassinifigurati quelli dei
topilustrascarpe.
Antonella: E' preso, dentro la borsetta vicino alle foto di Kino(ride)
Antonella esce dallo studio con le foto sotto il braccio. Sono tutti al centro
del cortile. Arriva la mamma di Gianni.
Madre: E' una riunione?
Gianni: Signori e Signore arrivata mia madre.
In coro: Salve signorafa caldo?
Madre: D'estate deve fare caldo.
Gianni: Ho un invasione di topi nello studio.
Madre: Ti dico sempre di pulire.
Gianni: Sono entrati dalla fecalenon l'hanno chiusa.
Madre: I topi entrano solo se sanno di trovare qualcosa.
Antonella: Mica sono agenti segreti.
Rosario: Ti hanno usato per arrivare a mealle mie scarpe.
Lino: Oggi ci penso io
Gingino: Da me non vengono mai. Perch?
Madre: Devi affrontare il problema. Non puoi rimanere cosicome un fessose
viene qualche clienteche fai? Queste cose sono troppo importantiper
scherzarci sopra. Chiama i pompieri.
Gianni: Ho buttato il veleno.
Madre: Quello non serve. Ci sono delle squadre speciali addestrate al
inseguimento ai topi. Io ho settanta anninon possomettermi a fare il gioco
della cacciaalla tua et li prendevo con le manili lanciavo contro un muro e
li stecchivocome ai purpi.
Gianni: Io non mangio le cose di mare. Ricordi?
Antonella: Non te lo devi mangiaremica.
Rosario: Affronta la situazione da uomo.
Gingino: Andiamo.
Lino: Oggi ci penso io.
Madre: Quelli si mangiano anche il tuo archivio di fotole tue carte.
Gianni: Sai che doloreforse meglio cos.
Antonella: Kino ti ammazza se si mangiano i suoi negativi. Con quello che ti
sei fatto pagarealmeno.
Rosario: Io ti ammazzo se si mangiano le mie scarpe.
Gingino: E' solo topi.
In coro: SOLO TOPIVoi li magnateSOLO TOPI.
Suona il telefonino di Antonella che si apparta in un angolo e inizia sottovoce
una lunghissima e convulsa conversazione. Gingino riprende a lavorare con una
canna in bocca. Rosario osserva pensieroso Gingino. Lino torna in guardiola e
cade in catalessi. Gianni e la madre parlano.
Madre: Quella chi ? Non mi piacenon fare cose strane.
Gianni: Non ti piace mai niente a te, la mia storia che non ti piace. Comunque
un'amica a cui devo dare delle fotografieOK.
Madre: La tua vita? Hai fatto sempre come hai creduto. Te ne sei andato e sei
tornatocosa vuoi dalla mammache ti ammazzo il topo. Mamma vecchianon pu
pi ammazzarti il topo. Tuo padre ne aveva paura quanto te. Io non lo lasciavo
da solo due mesi ogni estate.
Gianni: Che centrano i topi?
Madre: Entranoentranocome il fatto che il tuo studio sporcocome il fatto
che te ne stai qua fuori, mentre quello si mangia il tuo archiviocome il fatto
che tua moglie va due mesi al mare e tu stai qui solocon quella amicaio non
sono eternano.
Gianni: Ma se Lino ha detto che oggi ci pensa luiandiamo mamioggi
diversoanche i topi sono diversiquello che ho visto io grande quanto un
canepotrebbero uccidermimica come quelli di campagnapiccinicriceti nati
malema cricetiquesti sono mostri altro che pompieri io chiamo l'esercito.
Madre: Il solito esagerato. Mostri. Sembri l'unico uomo che ha a che fare con i
topihai paura? Ammettilo.
Gianni: In un certo senso sono l'unico cittadino che si pone questi problemi.
La paura? Quella fa parte di me. Anche quando ho avuto una invasione di
formicheinnocuesono rimasto giorni paralizzato dalla pauradopo mi sono
trasferito una settimana a casa di Valeriaricordi? Voi pensavate a un
matrimonioo almeno a una convivenza definitiva erano formiche mammaerano
solo formiche.
Madre: adesso sono i topipoi saranno le moschevuoi cambiare di nuovo citt?
Gianni: No. Oggi l'ammazzotutto torner a posto.
Intanto Antonella ha finito la telefonata e si avvicina ai due.
Antonella: Era il capovuole altre cento stampe di Kino. Per domani.
Gianni. Non ci credo.
Madre: Chi Kino?
In coro: Un cantante.
Antonella: Signora si ricorda di me?
Ronzavo attorno al suo bambino come un apeera cos spavaldo alloracos
imprendibile. Si ricorda? Anche io ero una strega.
( senza aspettare la risposta si avvicina al pubblico e continua a
parlare)
Un topo di fogna. Chi ? Chi Kino? Stronzo, come ci siamo ridottiun topocinquecento
etichettecinquecento faccioni oliati e falsiVette
lontaneaspettatemiquest'agosto infernalemi corrodemi asfissiavette
lontanesono la rondine che ammazza il topoo sono il topo?
Signora si ricorda di me?
Avevo i capelli lunghi e un sii bluun mantello di lana per l'invernoun
mantello di lana per l'estateil mio pirata stato ucciso dal topo il
topo?
Tenerovecchioamicoquanta pena mi fa vederti ancoraquanta penaricordarmi i
vagiti di un leone che diventato un gattino castratopersonell'asfalto
incandescente di questa fognainermepigrointollerabilmente insignificantea
dividere lo scarno pasto con un topoSignori e Signore abbandono il
campolascio a voiogni ipotesi di redenzioneio ho Kino cento etichette
ancora ed ho finitopoi scomparir in qualche lurida spiaggia
affollatapoipoiil maremi salva ancora. Poia settembre vado via.
Signorisignore e topipure a mia sorellachi crede di essere? La Caterina
Caselli del sud? O cosa? Vado via A Roma ho anche chi mi ospitaqualcosa
trover...si amici ho fatto la mia esperienza ed ho contattil'importante
lasciarti in pace con i tuoi topi.
Signorasi ricorda di me?
Antonella esce di scena senza salutare e senza aspettare la risposta.
Gianni: Ti ricordi di lei?
Madre: Non hai capitocosa intendeva. Non fa nientepensa a catturare questa
bestiai miei ricordi si sono affievolitigli annile confusioni che faccio fra
voi figli amica sua? O sua? O della piccola? Il presente un topo da
ucciderenon qualche crista da ricordare.
Suona il telefono di Gianni la moglie. La madre rimane sola al centro del
cortile. Gingino al lavoro. Rosario osserva Gingino. Lino ha ancora gli occhi
persi nel vuoto. Gianni entra nello studio e risponde.
Gianni: No amorenon lo ho ancora presomi sto dando da fareci sono andato
molto vicinosono delle volpi sti cessic' anche mammati salutaSi ti faccio
sapere appena lo prendo. Le foto le ho consegnatesisisiandavano bene.
Gianni torna dalla mamma.
Gianni: Tanti baci dalla moglierasta benoneanche i bimbi.
Madre: Che ha detto del topo?
Gianni: Niente. Che va preso.
Madre: A questo ci arriva.
Gianni: Si. Tu adesso che fai?
Madre: Vado all'UPIM che hanno gli sconti. Poi ripasso che voglio sapere del
topo. Arrivederci a tutti.
La mamma esce di scena. Gianni prende una sedia dallo studio e si mette a
leggere il giornale. Gli altri sono in silenzio nelle loro rispettive
posizioni. Gingino canticchia una canzone e riaccende il mozzone di canna.
Gingino:
Ola' topinamia piccina.
Ol mio amore mia passione.
Sul mio pennellouna notte d'inverno.
Sul mio cappellosopra al mio uccello.
Ol segnora, mi padrona.
Ola sentenciotuo culo bello.
Ol mi sangue, rompe balle.
Per la topina mi piccina.
Quando fa caldo,
pennello franco.
Quando fa freddo,
troppo bello.
Quando sera,
pennello s'avvera.
Solo pennello, solo ello.
Rientra Antonella, nervosa, terribilmente nervosa, sudata, decadente.
Antonella: Ho dimenticato il Cd con le scansioni delle foto. Tu te ne fotti.
Dov'? Tra un po trasferisci lo studio nel cortile? Uomo inutile. Dai. Dammi
il Cde ammazza il topo.
Gianni si alza dalla sedia e svogliatamente prende il cd e lo porge.
Antonella: Come fai a sapere che questo.
Gianni: E' questo. I topi non mangiano i Cd rom.
Antonella: Questa situazione ha bisogno di una svolta. Guarda che non mi stai
facendo un favore. Anzi.
Gingino interviene sempre pi sconvolto dalle canne.
Gingino: Esta magnana penello floscio lavora malestella mi bella per te mi
penello deventa re. Esto topino te fa giochino. Esto topino diventa gattinopoi
sul pi bello diventa ombrello
Gianni ride e gli altri rimangono in silenzio. Dopo, rientrano nella
conversazine.
Gianni: Il topo lo ammazzo nel pomeriggio.
Antonella: E' scoraggiante.
Gianni: perch?
Antonella: Lasciamo stare.
Lino: Si. Lasciamo stare. A quello ci penso io.
Antonella: Appunto.
Rosario: Basta che qualcuno ci pensi.
Antonella: Non parlo del topo.
Gingino: Esto cd contro naturasolo penellosolo ello.
Gianni: Stasera ti porto al cinema.
Antonella: Ma se non hai la macchina. Sono io che ti porto. Aspettami al
Gambrinus alle nove. Viene anche mia sorella. A Dopo.
Antonella esce di scena, ha un'aria rassegnata. Gianni si rimette a leggere il
giornale. Gli altri riprendono le rispettive posizioni. Suona il telefono di
Gianni, che ripone il giornale ed entra a rispondere.
Gianni: (in rima) Guidinoguidacciosto pazziando con un topastro il ricco
amico, in toscana a trombare, e il pover'uomo, non vede da giorni il mare. Ci
vive accantoquasi sta dentroe passa i giorni senza vederlo. (fine della rima)
Situtto beneanche il topo veroStamattina mi passato accanto Il fatto
che non hanno ciboescono e cercano qualcosasi il mio uccellononon uno
scherzonon so cosa fare. Pensa stanotte mi debbo coricare da solo. Siin
Toscana? In tenda nel tuo giardino? Manco se mi paghi. Ci mando il topo in
campeggio. Vi rovino la pennichella. Si caposivabbene ciao.
Gianni si rimette a leggere il giornale e Rosario si avvicina.
Rosario: Vuoi rimanere immobile, mentre i topi mi rovinano per sempre?
Prenditi le tue responsabilit.
Gianni: Nel pomeriggio lo ammazzo.
Entra Lino nella conversazione, ha l'aria da sceriffo.
Lino: Oggi pomeriggioci penso io.
Gianni: Ho i brividi addosso.
Rosario: Sono animali fetenti. Attaccano gli indifesi. I moribondi. I neonati.
Canaglie. Per tuo e dobbiamo uscire da quest'incubo.
Lino: Ho detto che non c' problema.
Rosario: Quando dici cossuccede sempre un casino.
Lino: Che vuoi dire?
Rosario: Niente. Solo cheanche quando dicinon soquando hai dettoil buco lo
aggiusto ioil citofono arte miamanovre difficili per me non ci sonopoi
solo casinimi pareche si buono solo a parlarecon il topovediamo che sai
fare.
Lino: Se ero bravo - bravonon stavo qua, ma alla regione Campania. Adesso
manco i filippini vogliono fare i portieriSono diplomatoma non alla scuola
della topa. Ho detto un topo non un problema. I casinisono un'altra cosa.
Rosario: Appunto. Il vetronon problemadove lo devo mettere? Poi, lo prendi
e lo rompi. Impara a farti i cazzini tuoiNo. Se oggi non becchi il topo? Le
faccio pagare a te le scarpe?
Gianni: Stiamo dando i numeri? O cosa? Lino ha detto che ci pensa lui.
Rosario: E' quello il problema.
Lino: Quale problema?
Rosario: Vabbo scemo va n' guerrae 'a zoccola felic' n' terra.
Entra in scena la madre di Gianni. Gingino si fa un'altra canna.
Madre: E' fatta?
Rosario: Don Lino ammazza topi solo al pomeriggio, come digestivo.
Gianni: Ho avuto un sacco da fareci pensiamo dopo.
Madre: Non sono cose da rinviare.
Rosario: E' un'ora che lo dico.
Gianni: Allora vallo a prendere tu.
Rosario: Non mio.
Madre: Non sapevo che mio figlio allevava zoccoleero convinta le
frequentassema sue? Una zoccola non appartiene a nessuno.
Gingino: Una zoccola di chi la prende.
Rosario: Siamo responsabili delle nostre azioni?
Gingino: Non delle zoccole.
Lino: Oggici penso io.
Rosario: o'ciech' va 'n guerra e a zoccola felic' 'n terra.
Gianni: Basta cos. Un topo un topo. Basta.
Madre: Quattro uomini. Quattro padri di figli. Volete che ci peso io?
Lino: Ci penso io
Gingino: Ci pensa lui.
Tutti riprendono la propria posizione. Gianni si siede. La madre in piedi con
due buste in mano gli va vicino.
Madre: Quella se ne andata?
Gianni: E' dentro a giocare con il topo.
Madre: Ti vedo cosspiantatomi spaventimi spaventa vederti seduto cosin
un cortileda solonon hai di meglio da fare? Non hai la tua famiglia da
raggiungere? Non hai da lavorare? C' un topo dentro il tuo studiola tua vita
come sospesabasta questo.
Ti immagini il direttore di un giornaleseduto in un cortilele rotative
spentei giornalisti alla spiaggiacossignori potete andareil giornale
domani non esce oggi mi dedico al topocome? Leggendo aspettando che vada
via o che LinopoiLinoamore mio mi spaventi.
Gianni: Mamma grande quanto un cane.
Madre: Se fosse solo un tuo cattivo pensierone fai tantiprova a fare finta di
nienteche non esisteun illusionevai avanti.
Gianni: Un Illusione? Lo ha visto anche Lino. Ho i miei tempiconosco i miei
ritmi. Oggi si risolve il problema. Ti giuro.
Madre: Non il topo il problema. Questa fragilit mi fa orrore.
Gianni: Mammamamma questo giocattolo fragile come un fiore di primaverail
cuore di questo mondodel mio fragile mondoha le
extrasistolegranomaialepaneio non ho mai ucciso una gallina. Non ho mai
munto una vacca. Non ho mai cavalcato all'alba in un bosco. La mia vita
questacome milioni di occidentalirotolo in un miele opulento e
precariosconosciutorotolo in un'abbondanza che ha paura dei topima li
nutreli fa diventare sempre pi grandisempre pi famelicisempre pi simili a
noiLa paura uno spettro che si nutre del maledi quello che abbiamo
dentroche questa lurido buioin cui un topo divora la mia anima in cui alla
fine nonostante tutto il tuo amoresono solo.
Madre: Che cosa mai un topo? Forse hai ragione. Oggi risolverai tutto. Io
adesso vadose ci riesco passo nel pomeriggio.
La mamma di Gianni esce di scena, con la stessa aria rassegnata di Antonella.
Gingino depone il pennello e si avvicina a Gianni.
Lino esce dalla guardiola e segue Gingino.
Rosario abbandona i suoi pensieri e segue gli altri.
Gingino: Ho preparato un po di rasante per te.
Gianni: Rasante? Siil buco che mi hanno lasciato gli elettricisti. Si.
Gingino: Il rasante potente quanto cemento morbido quanto stuccosemplice da
usare a manospatolapennello.
Gianni: Pennello?
Altri: pennello?
Gingino: Si fai diluizione liquida e passi come vernice. O metti vernice e
rasante. Cemento e Rasante. Pronto e rasante.
Rosario: Pane e rasante. Te lo sei fumato il rasante tu?
Lino: Io so usare il Rasante.
Gianni: Non dare retta, oggi ti tocca gi il topo.
La delegazione capitanata da Gianni entra nello studio. Gianni copre un buco
nel muro, gli altri osservano.
Gianni: E' miracolosoio amo il rasante.
Lino: Secondo me andava bene anche lo stucco.
Gingino: Imbecille. Stucco? Tu non hai mai preso in mano pennello.
E neanche lo hai messo mano a qualcuno. No?
Rosario: Anche o nireti piglia po' culo.
Gianni: Rasante copre voraginilo stucco i buchini. No veramente
meraviglioso.
Gingino si riaccende un mozzone di canna e torna a lavorare. Lino, rimane
pensieroso a guardare il rasante nello studio. Rosario e Gianni si appartano al
centro del cortile.
Rosario: Gigino so magnasse o mundo, zoccole compresequel Linoche
pover'uomosenz'arte ne parteuno cos pu solo fare il portierepensa non
neanche poveroil padre si fatto un mazzo tantoper trovarsi un figlio che
passa la giornata a dire buongiorno- buonaserase dice altro sono
cazzatevoglio vederlo con il topoSenti a me, se non ci riesce parliamo con
Ginginogli prometti una mazzetta e vedi che stanotte dormiamo tutti meglio.
Gianni: hai ragioneun tentativo glielo lasciamo faresolo uno.
Suona il telefono. Gianni risponde. Rosario ritorna ad osservare il lavoro di
Gingino. Lino si sveglia "dal rasante" e torna in guardiola, dove si
cambia. Durante la telefonata di Gianni, Lino indossa: tre tute da ginnastica,
una sull'altra, due cappelli di lana e ai piedi, oltre alle scarpe, due buste
di plastica. Nessuno lo nota e, solo alla fine della telefonata, tutti
scoppiano a ridere.
Gianni: Amore inutile che ridete di me. Questi topi sono diversi dai vostri.
Sono metropolitaninapoletaniscugnizzistiamo organizzandoSiSi tra poco
fattanonofatta.
Adesso lasciami andare che ho un casino di cose da fareSiquando lo prendo ti
chiamotutto bene? OK. A dopo.
Gianni esce dallo studio e trova Lino. Tutti si voltano. Risata generale.
Gianni: E' scoppiata la guerra.
Gingino: Fagli una fotografia
Rosario: O calore asciut' fore o purtiere.
Lino: Ci penso io.
Rosario: Siamo sicuri allora.
Gingino abbandona il lavoro e si avvicina a Rosario con una strana complicit.
Assistono immobili alla scena. Lino entra con Gianni nello studio. Scompaiono
alla vista del pubblico, si sentono solo le loro voci concitate.
Gianni: Eccolo il bastardo adesso lo mando verso di te e tu l'accoppi.
Lino: Sono pronto.
Gianni: ma se scappi sul tavolo facciamo notte.. lo devi accoppareadesso ci
riprovo.
Lino: Sono pronto.
Gianni: E dallecazzo dicipenso iocazzo sembri un palombaronon devi
scappare uno solodai riproviamo.
Lino: Sono pronto.
Gianni: InettoIncapacefannullonesono prontoci penso iousciamocambiati che
fai piangeresono pronto?
Gianni esce sconsolato dallo studio, Lino lo segue dopo pochi istanti. Non
per niente imbarazzato, vestito cos, dopo una figura del genere, lo sarebbe
chiunque. Lui no, una maschera stolta. Entra in guardiola e si ricambia.
Gianni si rivolge a Gingino e Rosario.
Gianni: Mi fa pena lui e mi fa pena il topoGingino ti do' 25 euro se mi dai il
topovivo o morto.
Gingino: Aspetta che finisco questa mano se no viene male.
Rosario: Ci voleva tanto.
Lino: Mi sfuggito di un soffio.
In coro: Stendiamo un velo di pietoso silenzio.
Arriva Antonella, ha con se un vassoio con dei dolci. Tutti si avvicinano.
Antonella: Sono venuta a festeggiare la cattura del topo.
Gianni: Sei in anticipo. Lino nel momento clou scappato sul tavolo. Tre
volteinetto. Ci penso ioinvece, sono fiero di me lo ho affrontato e ho
perso. Adesso ci pensa Ginginodalla savana con furore
Antonella: Mangiateliprima del topo.
Tutti mangiano un dolce. Gingino si rimette a lavorare, gli altri riprendono le
posizioni, Gianni e Antonella rimangono soli.
Gianni: Come andata?
Antonella: Come vuoi che vada. Fiumi di veleno e merda corrono sulle note del
napolitan powerio sono tra gli affluenti minori. Bellinocarinoper fortuna ci
sei tu e il tuo topino a rallegrarmi le giornate. Va cosspingispingi e ti
sfondano il culo.
Gianni: La verit che hai bisogno di una pausasei emotivamente troppo
coinvoltanon devi mai dimenticare i tre assiomi del tuo amico1il disco non lo
hai prodotto tu, ma tua sorella2 non sei neanche l'autrice di un
branoterzoloro sanno come ricaricarsitu no. Ingoi il loro veleno senza un
perchti stressi per un nullache nulla e che non neanche il tuo nulla.
Antonella: Parli bene albatro solitariosiderale altezzaperch non parliamo
del topodel tuo di nullasai fare il frate francescano solo con gli
altri.
Gianni: Non cos. Vivi ingolfata da due anni limanco vedi una lira.
Antonella: cerco un ruolouna parte miacome fai a non capire che ne ho
bisognotutti ne hanno bisognovivo appesa a una storia senza sensosenza
sbocchivedo i miei amici ingrassareinvecchiaresenza pietquel posto mi
appartiene nullama il mio nullaalbatro del cazzotu vedi i topinili
sogni sei un reporter no? Allora vai a rischiare il culo in Palestinanon a
compiangerti perch fai delle merde di foto a Kinomentre un topo ti
paralizzaVai.
Gianni. Non sono io il tuo problema.
Antonella: No. Sono io il mio problema.
Improvvisamente entra in scena la madre di Gianni. E' sorpresa di ritrovare la
stessa scena della mattina.
In coro: Buonasera signora.
Madre: Avete gi festeggiato la cattura.
Gianni. Veramente mami, ci scappato di un soffio.
Madre: Vedo i dolciniperbravi sapete festeggiare le sconfitte.
Antonella: Li ho portati iopensavo fosse tutto finito...ne prenda uno.
La madre accetta un dolcino e mangia lentamente.
Madre: Ottimi. Mi sentivo che questa storia non finiva facilmente. I dolcini
sono buoniperch non ne offriamo uno al topo?
Gianni: Adesso ci pensa Gingino a sistemare la faccenda.
Madre: AppuntoLinoGingino
Antonella: E' un bravo fotografomica un cacciatore di ratti.
Gianni: A ogni uomo la sua croce.
Madre: Chi? Il topo o la mamma.
Antonella: Il toposignorail topo.
Gianni: I topi.
Entrano nella conversazione anche gli altri.
Rosario: Io debbo pensare alle scarpe. Signora.
Gingino: Io a pennello che si indurisce.
Lino: Il palazzoio sempre ioci penso io
Antonella: Signora si segga sulla sedia.
Madre: Vabbenevediamo se riusciamo a venirne a capo.
Gianni: Gingino tocca a te.
Gingino: Non ho ancora finito. Aspetta.
Antonella: Vediamo se riusciamo a venirne a capo.
Suona il telefono. Gianni risponde imbarazzato la moglie. Gli altri rimangono
immobili.
Gianni: E' fatta. L'abbiamo chiuso nella camera oscuranon posso parlareci
siamosiamo agli sgoccioliPi si allontana la sorpresa di vedermi un topo
accanto e pi mi sembra normale avercelocosa? Il topo Amorenon capisci? Il
toponon posso parlarequello ha paura di noi immobilegi mortoGingino
entra e lo inculaGingino chi? Nu nire che fatica accantoNon ho tempoti
richiamo. Amore.
Gingino entra scalzo nello studio con solo una scatola di scarpe. Scompare. Gli
altri aspettano in silenzio. Si sentono rumori. In coro incitano Gingino. Poi,
Gingino esce trionfante con la scatola salda tra le mani e una canna in bocca.
Gingino: Eccolo. E' qui dentroguardate
Gianni: Hai talento tuTalento. Tieni ti do 25 Euroho promesso.
Gingino: Non voglio nada. Me sembra de approfittare de esta situacione.
In coro: Prendiliti sei guadagnato la doppia giornata
Gianni: E' veroprendili.
Gingino appoggia la scatola al centro della scena e ci poggia sopra un secchio.
Poi, prende i soldi.
Gingino: E' uno scherzoMe sembra de rubare i soldi a te e al topo.
In coro: No Li meriti tutti.
Gingino: Ma un topoci giocavo con i topiprima de passare alle
topeperch?Perch esta paura? Un topo un topo.
Gianni: I nostri topi sono diversici appartengonoper questo abbiamo
pauraGrandibugiardino Ginginonosei un eroefinalmente ho incontrato un
eroe25 euroNon hai idea di quanto vale quello che hai fattonon lo hai
nemmeno uccisoun eroe.
Gingino: El pennello un eroesolo ello.
Madre: Sicarotu ci lavori con il pennelloci mandi i soldi a casase si
indurisce rovini il lavorodevi stare attento alle mani a dove lo appoggiper
un topoaffrontare una zoccola cosda uomograzie.
Antonella: Sii gentileanche mentre lo ammazzi.
Lino: Ad ammazzarlo ci penso io.
Rosario: E' andatami sento stancoche giornata infernale. Adesso
vadoGinginograzie dormiremo tutti meglio stanotte. VadoTuquando
vuoitirati la portaper oggi, hai fatto abbastanza.
A domaniSignorisiamo salvi. Io esco di scena.
O'nire va n'guerra e a zoccala schiatt' n' terra.
Gingino si rimetta a lavorare. Lino rientra in guardiola. Gianni, Antonella e
la madre restano al centro della scena vicino alla scatola. Scende la luce fino
alla penombra, mentre Rosario si avvicina al pubblico, illuminato da uno
spot.
Rosario:
Dolce alba di luce.
Dormire e avere caldo.
Sento un'energia fluida - viva.
Il successo alla porta.
Lo sento.
Lo sento in questo caldo pungente,
Che sa di ultimo.
Lo sento nella vetrina.
Chi sono io?
Sono un albero?
Un marziano?
Se potessi fermare il tempo, prima dello accadere, prima del momento in cui
tutto diventa ovvio.
Vorrei sospendermi, volare su un deltaplano, immobile.
Seguire dall'alto e senza un ruolo,
Lo scorrere del tempo sulla citt.
I muri assumere le diverse identit,
Che solo la luce sa dare.
Ecco la notte che gi mattina.
Il freddo che ha il sapore del caldo.
La vita che non assomiglia alla morte.
La citt prepara le sue piazze,
Camion scaricano tavolini che vengono da lontano.
E io,
Umido e stanco mi sento felice.
Rosario esce di scena. Torna la luce. Gingino all lavoro. Lino, pietrificato
in guardiola. Gli altri attorno al topo.
Gianni: E' fatta.
Madre: Grazie a Dio.
Antonella: A Gingino.
Gingino: Al topo.
Antonella: Vado anche io. Debbo finire due o tre cose. Andiamo al cinema?
Sisici vediamo alle nove fuori al Gambrinus. Vengo in macchina, fatti
trovare. Gingino. Gingino. Ho tolto due vecchie stampe dal muro. E' uscita una
macchia nera enorme. Vuoi vederla?
Gingino: Esto pennello serve a quello
Antonella: Quando puoi venire?
Gingino: In ogni momentosono pronto a quellopoiorasegnorala sua macchia
nera non vedo l'ora anziandiamo.
Antonella: Quanto mi costa?
Gingino: Oh mi padronafaticare mi onora. Oggise ha tempo le regalo il mio
pannello.
Antonella: Andiamo. Arrivederci signori.
Gingino chiude il negozio e si incammina contento senza salutare. Antonella gli
corre dietro. Lino in guardiola. Gianni e la mamma sono sempre vicino al
topo.
Madre: E che ci fai con quella?
Gianni: Gli do l'ombrellonon il pennello.
Madre: Spiritoso. Intendevo la scatola.
Gianni: Ho da fare. Dopo vedr.
Madre: Dopodoposai che diceva tuo padre? Dopoquando arrivi verso i quaranta
il pi fattouno ha occupato un posto nella societbassoaltoquello . Non
c' pi dopo.
Gianni: Mammache posto occupa un topo?
Mamma: Nessuno. Appunto.
Gianni: E allorache cosa cambia se lo tengo qualche altra ora in vita?
Mamma: Niente caro. Lasciamo stare. Ho solo la sensazione che non sarai in
grado di ucciderlo. Ho paura di ritrovarti domani davanti a questa scatola di
scarpetravolto dai tuoi pensieri lugubridalle ansie che non ho mai saputo
combattere. Hai talento. Eppure qualcosa ti blocca sempre.
Gianni: Gingino ha talento. Lui ha preso il topo. Lui fa una vita di merda e
sorride sempre. Hai vistoho dovuto insistere per pagarlohai visto corre ad
aggiustare una paretecosnella speranza di sentire l'odore di quelladi
meritarseloLui ha talentonon io. La vita ci allontana dal maredai topida
GinginoIl talento? Io vorrei comprarmi una gallina e farne maestro di
vitaosservare i suoi splendidi movimentipiangere felice ad ogni uovosono
stanco di pulcini mortidi talenti astrattiIl Rasantechi ha inventato il
rasante ha talento.
Madre: Mi fai pauraamore di mamma vedi solo di liberarti del topoil resto non
contavado a casaforse passo domaniciao.
La madre esce di scena dopo aver baciato Gianni sulla fronte. Gianni sposta la
sedia al centro del cortile, vicino al topo e si siede. Suona il telefono.
Gianni: E' fatta stato un trionfosi adesso ho da farecomunque quiaccanto
a megioco? No. E' qui in una scatola di scarpe. Vivo? Si. Maledettamente vivo.
Non ho tempoa dopono vero pi vivo di meno adesso ho un sacco di cose da
farea dopodopo.
Gianni si risiede. Lino si avvicina.
Lino: Che facciamo.
Gianni: Niente.
Lino: Come niente? Io fra poco chiudotanto non c' nessuno.
Gianni: Vai pure. Io debbo aspettare una telefonata, poi voglio ammazzarlo
ioda solo.
Lino: Dabbenema attento. Non voglio guaiio.
Lino chiude lentamente la guardiola. Gianni osserva la scatola, immobile.
Squilla un telefono. Non risponde. Lino pronto, osserva la scatola per alcuni
secondi, poi saluta ed esce di scena. Gianni rimane immobile pietrificato.
Voce fuori campo di Lino.
Lino:
Eccolui gioca con il topose si sai condomini prendono con mesempre
LinoLinoLinoLinola persiana rottala posta non arrivataChico caca
sulle scaleLinoLinocome se fosse tutto sulle mie spalleci penso ioci penso
iopoi non sono mai contentiquello libera il topo al primo pianotutti mi
rimprovereranno di non averlo uccisodue pidocchiose lire che mi dannodebbo
toglierci la merda dal culoLinoLinoLinoIl niro sporcacolpa di Linoquello
lascia il motorinoLinola vecchia si rompe una gamba sulle scaleLino.
Lino.
Potevo vincere quel concorso per guidare gli autobussugiguidare mi sempre
piaciutoTeneteveli i 900 europidocchiosibastardi. Tenetevi pure i topi. I
topiquelli mi fanno paura.
Gianni solo al centro della scena. E' stranamente molto sereno. Poggia i
piedi sul barattolo che sulla scatola di scarpe del topo e inizia il suo
monologo delirante.
Gianni:
Ma dove sonoda dove comparsa quella llatenevoincorpoche ci giocoma
perch ucciderloin nome di quale veritdi fattosono solo con un topo la
mia realt che nasce? Che muore? Scompare. Evocativaastrattachi di noi due ha
pi diritto a questa scenaalla vita? Chi pi vero?
Chi ha chiuso in una scatola l'altro?
Comesi adesso torturo un po' il topinoci gioconutro la bestia prima di
affondarlasapr nuotare? Potrei farmi un bagno e annegarlol'incendio con la
benzina e riprendo la scenariempio la scatola di rasanteserve anche a quello?
Potrei farne un fossile.
Un animale preistorico e postmoderno. Sono tra gli animali i pi antichi della
terraancora in terra. Siamo arrivati dopo e passeremo primamuripezzi di
vitafrantumatainutile.
Eccoci siamoio o lui. O entrambi.
Cosa mi ha fatto?
Cosa mi ha fatto perdere?
Nulla. Anziun attimo di ingenuo terroreun emozione.
Non merita la morte.
Se la merita luila merita anche Linose Linoanche RosarioE io? Forse solo
Gingino merita la vita.
Lui e il suo pannello (ride)
Cazzo che eroe. Con le mani. Nude.
Il rasante. (ride)
Riesce ad amare anche un topoa non ammazzarlocosinutilmente.
Chi si mette un topo morto tra le pagine di un libro?
Come un fiore.
Cosa rimane di un topo?
Di noi rimangono montagne di rifiuti e i figliforse.
Tre o quattro persone a secolo lasciano altrodei restanti.
I restanti. Si quelli dalle maschere opache spentei restanti.
Di noi rimane merda e sangue.
Dei topi?
Anzi mangiando la nostra merdalasciano solo il sangue
Si libero il topofinisco questa farsabastama tu vai a cacare da un'altra
parte.
Si alza lentamente e libera il topo verso il pubblico. L'animale scappa via ed
esce di scena. Gianni si risiede. Cala il buio. La scatola aperta illuminata
da uno spot. Gianni anche. Reclina la testa all'indietro e dorme.
Il sogno di Gianni.
Rientrano in scena tutti i personaggi tenendosi per mano. Sono illuminati di
taglio con un colore ciano. Compongono un girotondo e recitano muovendosi
lentamente.
( da Sei personaggi in cerca d'autore - tratto liberamente )
Antonella: Che fai?
Gingino: Lavoro.
Antonella: A quest'ora? Perch?
Gingino: Ho bisogno di esto tempo per lavorare. Vado pianomi pennello va piano
ma arriva arriva mui lontano.(ride)
Madre: Non ora. E' tardi.
Rosario: Lettere?
Lino: Nessuna.
Madre: Manca qualcuno?
In coro: Gianni... E il topo?
Madre: Maledetto topo chiuso in camera oscura.
Antonella: Potrebbe essere la sua fortuna. La sua grazia.
Lino: Non ho il tempoio per i topi.
Rosario: (ironico) Tuci penso ioil tempotu sei senza tempo.
Madre: La vita piena d'assurdit. Non c' pi neanche il bisogno che siano
verosimili, per essere vere.
Gingino: Cosa dite? Esseri umaniuomininon topi.
In coro: Si nasce alla vita in tanti modi, dementifarfalle o topi.
Interessantissimi! Quantunque sperduti.
Antonella: Nel senso che siamo vivima non possiamo ridere della morte.
In coro: Vogliamo vivere. A qualunque costo. Rinventandoci continuamente
altripurch vivipurch per l'eternit. Vogliamo vivere. Il dramma tutto
quiciascuno di noi cerca se stessoper renderlo immortalema ciascuno di noi
tantitanti topini diversissimiognuno dei quali assolutamente mortale...chiuso
nella sua camera oscura in cerca di una lucesospeso ignobili creature
immobili e fuggentipateticheagganciati al nullaal cielo.
Rosario: o' ciel e' a guerraa zoccola felic' n' terra.
Madre: Non l'uomo che era destinato ad esserese ne sta sempre chiuso nel suo
studioappartato smarrito.
Antonella: (Grida)L'illusioneillusioneche parola crudele.
In coro: Il topo l'unica sua realtChi lui?
Gingino: Come chi est'? Un uomoche cerca topecome io pennello che cerca
crepecome tu scarpe che piediuomo.
Antonella: Pi tento di entrargli dentropi si tiene assente. Il destinopu
sempre domandarti chi sei. No leila madrenon adesso.
Madre: Non ioma neanche tu.
In coro: Chi ? A distanza di tempodi tanto tempochi ? Quello che per lei
era una voltao per leiper luile illusionile illusioni che si faceva e
quelle che si fa. Tutte le cose intornodentrotesori parevanonoerano
realmente tesorima adesso? Si sente mancare il terreno, il terreno sotto i
piedi. E domani? Forse rimpianger persino chi era oggiQuesto strano
travaglioche c' lo rende vivosimpatico.
Madre: Se lo lasciassimo soloaffronterebbe il topo?
Antonella: E' gi soloda sempre fottutamente solononon affronterebbe. Anzi
il topo alla fine affronterebbe lui. Il topo alla fine imparerebbe ad amarlo. A
sopportarlo.
Lino: Il topoil topo morto?
Rosario: Stiamo parlando di cielo. Tonto. Tu sei un topo.
Gingino: Topitopemi esfuge elsienzo.
Madre: Andate al diavolo tutti quanti. Gli avete fatto perdere la giornata al
bambino mioincapacitroppo tardiio vado tardi per catturare il topoper
aiutarlotelefoner questa sera.
Suona il telefono. Sempre per mano il girotondo si apre e sempre per mano gli
attori escono di scena. Luce piena. Gianni si sveglia e si alza in piedi e
risponde.
Gianni: Alba? No signora ha sbagliato numerononon c' nessuna Alba. No. No.
Mi scusi appena andata via una signorama non so se si chiamava Alba Aveva
l'aria dell'Albala mia albaarrivederci.
Gianni esce in cortile e si avvicina alla scatola, la osserva in silenzio. Poi
inizia a parlare
Gianni:
Bene signori e signoreadesso inizia lo spettacolo. La giornata di lavoro
insulsa telefonicavirtuale di un postfotografopostmodernola giornata
miracolosamente salvatadiluitaliquefattada un eroico niro e da un topo
ribelle. E' da Alba. Sisignori anche Alba. Vado viaandate via tutti
quantiluceluceluceho perso tutta la giornataIl tempo? Quanto tempo inutile
ho perso nella mia vita. Quante giornate trascorse ad aspettare una
telefonatao a farne.
L'inverno alle portein piena estatealle porte.
Vedo la luce spegnersi dalle facce abbronzate delle passanticoprirne senza
piet gambetopetanti potenziali palloriho pauragocce di pioggia sul
vetrolente scorrono. Scorronoilludendosi di andare in un dovedi avere un
vetro da bagnareche non ritorni asciutto dal loro sacrificiodal loro averli
bagnati.
I condomini rientrano dal marein ordine sparsoLino ascolta commosso le
confidenze che sente di meritarequell'aria da fessoidiotavuotoinfondo le
nostre giornate si assomiglianodue guardiole spalancate su mondi uguali e
spentiforse assomigliano anche a quelle del toporovistiamo nelle nostre
macerie per cercare un sensoun ruolo definitouna parte scritta da qualcun
altroche per ci dia una compiutezzapi o meno sfumatama compiuta.
Buio in scena. Gianni illuminato dalla stessa luce del sogno.
E le cose che abbiamo dentro?
Quelle imprendibili schegge di vita pura?
Dove sono?
A che servono?
Oggi andata storta...chiudo. Domanipoi.
Domani rimetter in moto la mia giocosa macchina da guerra.
Quegli ingranaggi lugubripotenti meravigliosamente inceppati.
Si Signori e signore oggi si sono inceppatioggida quegli ingranaggioggi,
Gingino ha salvato la vita ad un topo.
Risata
Io ho salvato la vita ad un topo?
Eh, perdio! Lasciatemi almeno accesa una lampadina, per vedere dove metto i
piedi.
Fine. Gianni esce di scena. Buio.
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