Sempre di giovedì

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SEMPRE DI GIOVEDI'

                                                                                  TEATRO COMICO NAPOLETANO

SEMPRE DI GIOVEDÌ

2004

Commedia in due atti

 

di

Colomba  Rosaria  ANDOLFI

Non sono consentiti adattamenti o riduzioni, né modifiche del testo, nè variazioni del titolo. Non è, altresì, consentita la traduzione in altre lingue o dialetti, senza espressa autorizzazione, scritta e firmata dell’autrice.

L’opera è tutelata dalla S.I.A.E. in base alle leggi vigenti sui diritti d’autore. Tutti i diritti sono riservati. 

La prima bozza di questo lavoro nasce nel 1992 col titolo provvisorio “Quanno ’o diavolo ce mette ’a coda…”. In seguito, il testo è stato rimaneggiato per andare in scena nel 2000 e nel 2001, come atto unico, col titolo “La coda del diavolo”. Successivamente, nel 2004, il testo è stato incrementato, diventando la commedia in due atti “Sempre di giovedì”, di cui la Compagnia Il Guazzabuglio ha conservato l’esclusiva per la rappresentazione fino a maggio 2010. 

Tutelata dalla S.I.A.E.

                                                                    TEATRO COMICO NAPOLETANO      

SEMPRE DI GIOVEDÌ

2004

Commedia in due atti

 

di

Colomba  Rosaria  Andolfi

PERSONAGGI (in ordine di entrata)

Professore (Salvatore Carretta) 

Angelina, sua moglie

Mafalda, amica di Angelina

Ciretta, figlia della portiera

Rafilina, domestica a ore

Mariuccia, amica di Angelina

Agnese, figlia di Mariuccia

 

Nicoletta, amica di Angelina

Don Pietro, sacerdote

Mago (Arturo di Tarsia)

Dottore, vicino di casa

Caratteristiche dei personaggi

PROFESSORE: Salvatore Carretta ha superato la quarantina. Vive onestamente del suo stipendio di insegnante di lettere con la moglie Angelina di cui è ancora innamoratissimo, dopo dieci anni di matrimonio.

ANGELINA: donna bruna piacente, ma senza fronzoli. È una casalinga che ha superato la trentina. Vive soltanto per il marito e quell’amore la ripaga di un menage pieno di rinunce.

MAFALDA: donna sulla quarantina, molto curata nell’aspetto e nell’abbigliamento. È moglie di un affermato professionista. La solitudine la spinge a cercare in Angelina l’amica alla quale confidare le sue pene.

CIRETTA: ragazza formosa sui venticinque anni, forse diplomata. Le sue umili origini la rendono semplice e disponibile, anche se non è affatto stupida..

 

RAFILINA: donna sulla cinquantina, scaltra e simpatica. Nonostante faccia la domestica a ore e abbia il marito disoccupato, riesce a condurre una vita superiore alle sue possibilità, grazie all’arte di arrangiarsi e all’ottimismo, tipici del popolo napoletano. 

NICOLETTA: amica coetanea di Angelina, forse nubile. Conduce una vita stressante, perché vittima di un padre anziano e avaro.

MARIUCCIA: donna sulla sessantina, figlioccia della mamma di Angelina. Il suo egoismo e la sua astuzia la portano a vivere al meglio, minimizzando sempre la fatica degli altri.

AGNESE: figlia di Mariuccia, ragazza poco più che ventenne, quasi laureata, ma, infantile, scialba e un po’ goffa; gli occhiali da vista le tolgono anche espressività.

  

DON PIETRO: sacerdote sulla sessantina di vecchio stampo, ancora legato all’abito talare. Personaggio chiave della commedia per una serie di equivoci che la sua presenza, involontariamente, innescherà.

MAGO: personaggio pomposo e abile nell’uso della parola. È sulla cinquantina o sulla sessantina, abbastanza alto per dare maggiore risalto all’abbigliamento eccentrico.

DOTTORE: medico ospedaliero sulla quarantina, scapolo, disponibile e cordiale.

SOMMARIO

ATTO PRIMO

Martedì mattina

Scena Prima                    (Angelina e Professore)                                    pag.  5

Scena Seconda       (Angelina e Mafalda)                                          “    8

Scena Terza           (Angelina, Mafalda e Ciretta)                             “   10

Scena Quarta                  (Angelina e Rafilina)                                           “   13

Scena Quinta                  (Rafilina e Ciretta)                                                       “   14

Scena Sesta           (Rafilina e Angelina)                                           “   16

Scena Settima        (Angelina, Rafilina e Professore)                          “   19       

 

Scena Ottava                  (Angelina e Mariuccia, poi Ciretta)                     “   22

Scena Nona           (Angelina e Rafilina)                                           “   26

Scena Decima        (Professore e Angelina)                                       “   27        

Scena Undicesima (Angelina e Mafalda, poi Agnese e Mariuccia,    “   28

 indi Professore)

Buio - Tarda sera dello stesso giorno

Scena Dodicesima (Professore e Angelina)                                         “  33                  

SEMPRE  DI  GIOVEDÌ

ATTO PRIMO

La vicenda si svolge nell’inverno 2002 (dopo l’entrata in vigore dell’euro), un martedì di prima mattina nel soggiorno di casa Carretta. Sulla parete frontale, verso sinistra, guardando il palcoscenico, c’è la comune. Sulla parete frontale, all’estrema destra, guardando il palcoscenico, una finestra con vetri e imposte praticabili (sfondo a piacere - effetto giorno), tende lunghe aperte; al centro della parete frontale una piccolissima consolle con sopra un’elegante scatola portaoggetti e, ai lati, due candelieri completi di candele. Sulla parete sinistra, guardando il palcoscenico: una sedia e nell’angolo un mobiletto basso con due antine, su cui è poggiato da un lato un telefono fisso, dall’altro lato (verso la comune) un abat-jour con paralume di stoffa e al centro un posacenere. Sulla parete destra, guardando il palcoscenico: un’elegante porta di legno dà nello studio e più avanti, verso la finestra, una libreria a giorno, dove nel ripiano centrale c’è un televisore, nel ripiano sottostante ci sono le pagine gialle e l’elenco telefonico e negli altri ripiani libri e ninnoli. Le pareti sono abbellite da quadri. Più avanti sulla scena, in linea con la comune: due poltroncine disposte un po’ ad angolo retto sono divise lateralmente da un minuscolo tavolino; quasi in linea con la finestra: un tavolo tondo con piede centrale è ricoperto da un tappeto pesante (non scivoloso), che tocca quasi il pavimento; intorno al tavolo tre sedie, di cui una frontale.

La casa, fatta eccezione per lo studio, si sviluppa sulla sinistra, uscendo dalla comune; dall’arco della comune, sempre a sinistra, c’è la porta d’ingresso, di cui si intravede il battente fisso con un portaombrelli accanto. 

I vetri della finestra sono chiusi, le imposte e la tenda sono aperte.

Angelina è seduta al tavolo, in pigiama e vestaglia, intenta a cucire un bottone alla giacca del marito. Sulla sedia centrale, alla sua destra, è poggiata una piccola cesta di vimini contenente una federa, una maglia intima da uomo e diversi calzini da rammendare. Sul tavolo c’è una piccola scatola aperta nella quale vi sono cotoni assortiti, aghi e bottoni.

Scena prima

Angelina e Professore

ANGELINA  (mentre cuce si punge con l’ago)     Ahi! (si morde il dito per fare uscire il sangue).

PROFESSORE (entra in scena con la camicia infilata nei pantaloni, ancora sbottonata che lascia intravedere la maglia intima e con la cravatta appesa al collo; in mano regge un piccolo vassoio con due tazzine di caffè, di colore diverso)   Angelì, te si’ già susuta?… (poggia il vassoio sul tavolo) Io te vulevo purtà ’o ccafè int’o lietto… (Cingendole la spalla) Saccio ca a te te fa piacere… (Si abbassa verso di lei - tono dolcemente allusivo) Che dice, ’o vulimmo accuncià ’o lietto ’nzieme?… Jammo!… Però t’hé ’a mettere ’a cammisa ’e notte… Cu stu cazone, ’o ssaje, nun me piace…

ANGELINA (gli sorride, divincolandosi)    Salvató, tu tiene sempe ’a stessa capa!… (Stacca il filo con i denti, prende una spagnoletta di cotone dalla scatola e vi appunta l’ago ancora infilato) Che vuo’ ’a me?… Io nun me sento bbona… Me starrà venenno ’o raffreddore e ’o pigiama me dà cchiù calore… (ripone il cotone e richiude la scatola) Chiuttosto, va te spicce si no faje tarde ’a scola…

PROFESSORE (adirato, finendo di abbottonarsi la camicia)   Io, pe’ regola e norma toja, ’a scola ’un aggio fatto maje tarde… Saccio i’ quanno m’aggi’ ’a spiccià… (Prende una tazzina dal vassoio) Sì, è overo, ’a capa mia è sempe ’a stessa e ringrazio a Dio ca nun è comm’ ’a toja … Tu, Angelì, si’ accussì lunatica ca facisse perdere ’a pacienza pure a nu santo! (beve il caffè tutto d’un fiato).

ANGELINA (si alza)   Che ce pozzo fà si stammatina nun me sento bbona?!… (appende la giacca del marito alla spalliera della sedia centrale).

PROFESSORE     Niente… (si annoda la cravatta)   ’O guaio è ca tu staje malata tre ghiurne ’a settimana… Primma si’ tutta bene mio e core mio... (ne scimmiotta la voce) “Salvató, me spunte ’a gonna?… Salvató, siente si te piace stu prufumo… Salvató, staje stanco?”… E po’, all’intrasatta, addeviente scuntrosa, sprucida e scustante comm’ a mò… E dicere ca a me ’a femmena uterina nun m’è maje piaciuta!

ANGELINA (tira su col naso)  Uterina… ’O ssapevo ca fernive pe’ tuccà st’argomento… (Si siede - voce rotta) Si figli nun ne so’ arrivate, che colpa ne tengh’io?!… Me so’ fatta ’e cuntrolle cinquanta vote… ’E miedece hanno ditto che sta tutto a posto… Se vede ca ’o Padreterno nun vò.

PROFESSORE  (prende la giacca che sta sulla spalliera della sedia)   E che ce azzecca ’o Padreterno!?… (Infilandosi la giacca) Tu, Angelì, tiene nu marito, ma te ne scuorde e pe’ fà ’e figli s’ha da essere a dduje… Nu figlio nun ’o pozzo fà sul’ io!

ANGELINA (alza il tono di voce)   Pecché fino a mò nun ce avimmo pruvato?…

 

PROFESSORE      Sì, sì… quanno nun tiene  male ’e capa, quanno nun te fanno male ’e rine, quanno nun tiene ’o raffreddore, quanno nun tiene che fà… Tu me staje distruggenno!

ANGELINA (nervosa)      E ferniscela!…

PROFESSORE    Sì, sì, ’a fernesco… (esce di scena e si ferma a prendere la sciarpa e il cappotto sull’attacapanni a parete, non visibile, che è sul lato sinistro, uscendo dalla comune ).

ANGELINA (voce lamentosa)    E sperammo!… (poggia i gomiti sul tavolo e si tiene la testa fra le mani).

PROFESSORE (rientra in scena, poggia il cappotto su una poltroncina e mettendosi la sciarpa)     È meglio che m’avvio ’a scola… Pò essere ca nu poco d’aria me fa bene… Nun vulesse fà scuntà ’e nierve mieje a chilli povere guagliune ca nun ce azzeccano niente.

 

ANGELINA (si alza)     E va, va!… 

PROFESSORE    Sì, vaco… vaco… (Indossando il cappotto, la guarda) Pare ca m’ ’o ffaje pe’ dispietto… ’O ssaje ca a me ’a femmena cu ’e cazune nun me piace  e tu t’ ’e mmiette sempe, pure dint’ ’o lietto.

ANGELINA     Nun è overo… M’ ’e mmetto sulo quanno sento friddo.

 

PROFESSORE (andando verso lo studio)    Eh già!… Nuje a Napule tenimmo ’a neve… (esce di scena, entrando nello studio, senza chiudere la porta).

Squilla il telefono

ANGELINA (risponde)     Pronto?... (Abbassando il tono della voce) Comme maje m’hé chiammato a chest’ora?… … No, Nicolè, giovedì cirche ’e venì… Nun me fà stu tuorto…… Sì, facimmo ampressa ampressa… Allora, t’aspetto …  Ciao.

PROFESSORE (rientra in scena dallo studio con in mano una borsa di pelle con manico)     Chi era?..

ANGELINA     Era Nicoletta, n’amica mia ca nun cunusce.

PROFESSORE (poggia la borsa sul tavolo e abbottonandosi il cappotto)   E comm’è c’avite parlato accussì poco?…

ANGELINA    Chella jeva ’e pressa…

PROFESSORE (ironico)    E si jeva ’e pressa pecché t’ha chiammato?…

ANGELINA (si siede, ripone la scatola dei cotoni nella cesta di vimini)    M’ha chiammato sulamente pe’ nu saluto…

PROFESSORE     Overo è strana st’amica toja… Se sape che quanno ddoje amiche attaccano ’a pippa nun ’a fernesceno cchiù… (Ironico) Chisà, forse s’è mmisa paura ’e s’ammiscà ’o raffreddore pe’ telefono… Che faje, nun dice niente?!…

ANGELINA    E c’aggi’ ’a dì?… Si’ tu ’o prufessore!… Tu saje sempe tutte cose...

 

PROFESSORE (prende la borsa)   Io saccio sulamente ca nun ce ’a faccio a ghì annanze accussì  (Uscendo di scena - tono sarcastico) Buona giornata!…

ANGELINA (stesso tono)   Buona giornata pure a te… (Resta seduta pigramente) Uffà!… Lassa fà a Dio, se n’è ghiuto!… (Avvicina il vassoio) Quase, quase… (Prende la sua tazzina, di colore diverso, e sorseggia appena un po’ di caffè) È friddo! (disgustata, ripone la tazzina nel vassoio; si alza, prende il vassoio con le due tazzine e fa per uscire di scena) Sarrà meglio ca me vaco a lavà…

Scena seconda

Angelina e Mafalda

Squilla il telefono

ANGELINA    Ma ch’è stammatina!?… (poggia il vassoio sul tavolino che è fra le due poltrone e risponde a telefono) Pronto?… Ah, Rafilì!…… No, non ho sentito……. Ah, venite più tardi… … Eh, sì… si devono lavare pure i vetri... Stanno tutte schizzate p’ ’a pioggia… …  E va bene… Allora ci vediamo fra poco (riattacca). Che bella giurnata che s’appripara!… Propio ogge ca nun tengo voglia ’e fà niente…

Campanello interno (bussata di porta)

ANGELINA (richiudendosi meglio la vestaglia)    E chi sarrà?… (Esce di scena - voce fuori campo) Gué, Mafalda, che piacere!… Trase!… (la precede in scena).

MAFALDA (entrando in scena)    Nun me dicere ca ce sta ancora tuo marito!?

ANGELINA (sorride)     No, no; è già asciuto.

MAFALDA    Angelì, tu m’hé ’a scusà si m’appresento a chest’ora…

ANGELINA    Nun ’o dicere nemmeno!… (Indicandole la poltroncina più vicina alla parete) Assettete… (Chiudendosi la vestaglia) Scusa comme me truove… (si siede sull’altra poltroncina).

MAFALDA     Aggio cammenato comm’ ’a na pazza fino a mò… Nun sapevo addó jì… (Si tampona il naso) Stammatina ampressa me so’ tirata ’a porta e me ne so’ scesa… Tenevo propio bisogno ’e me sfugà cu quaccheduno…

ANGELINA     Ma pecché?… Ch’è stato?…

MAFALDA     Ch’è stato!!!… Io ancora nun ce pozzo credere… Uno penza ca cierti ccose se vedono sulamente dint’ ’e film e invece… (distrattamente, prende la tazzina ancora piena di caffè che Angelina ha appena assaggiato) È ’o ttujo?…

ANGELINA (mentendo)     No, l’avevo fatto pe’ Salvatore, ma nun se l’è pigliato… Jeva ’e pressa…

MAFALDA (sorseggia e disgustata) È friddo!… (Ripone la tazzina nel vassoio)   Eh già, chille ll’uommene vanno sempe ’e pressa… Nun vedono l’ora ’e se ne fujì d’ ’a casa... ’A mugliera pe’ lloro è bbona sulamente p’ arricettà e pe’ crescere ’e figli… Nemmanco se n’addonano si s’è fatta ’e capille, si ha cagnato ’o pprufumo, si s’è mmisa na vesta nova, pecché lloro vanno sempe ’e pressa… (Tono sarcastico) ’E pressa pe’ ghì a faticà… 

ANGELINA   ’E vvote stanno stanche,  pe’ chesto nun ce fanno caso…

MAFALDA   Eh già, stanno stanche, troppo stanche… Sta canzone ’a saccio a memoria… (Tono ironico) Puverielle!… ’A sera teneno bisogno ’e se distraere ’nfacci’ a na televisione o ncopp’ a na pultrona cu na rivista mmano… Nemmanco pe’ crianza, dint’o lietto te diceno bonanotte… Senza te dà cunfidenza, s’avotano ’a chill’atu lato e accummenciano a runfà… (Tono amaro) Meglio si tenesse nu cane!… Chillo, almeno, me facesse cumpagnia!

ANGELINA   Mafà, tu mò staje nervosa, pe’ chesto parle accussì… Pure nuje femmene tenimmo ’e ccolpe noste… ’E vvote simmo scucciante… Nun ce facimmo capace ca ll’uommene nun ce ponno capì, pecché lloro so’ fatte ’e n’ata manera… E po’, pure lloro ponno tené quacche problema…

MAFALDA  (tono ironico)     E se capisce… Lloro vanno a faticà, mentre nuje ce spassammo dint’a casa…

ANGELINA     No, nun voglio dicere chesto…

MAFALDA   ’A sera, quando i signori tornano, ce facimmo truvà pure allere e appriparate, sempe p’ ’a speranza ’e na carezza, ’e nu cumplimento, ’e na guardata… E invece niente, maje niente… Eh già, chille teneno ’e penziere... (Adirata) Ma qua’ penziere!… Se vede ca ’e ccarezze e ’e cumplimente già l’hanno fatte a quaccheduna ata… Si ’a sera nun cenano è pecché già hanno mangiato… (Affranta) E accussì, doppo tant’anne ’e matrimonio, viene a scuprì ca oramaje pe’ isso si’ sulamente na scarpa vecchia.

ANGELINA     Mafà, ma che ddice!?…

MAFALDA (tira su col naso)    Propio accussì!… E a me mò che me rimane?… Putesse chiedere ’o divorzio, ma a che servesse?… Servesse sulo a lle fà piglià n’ata mugliera a chillu ’nfame  e a pavà pure ’e sorde a n’avvocato…

ANGELINA    Pecché, tu pienze ca tuo marito…

MAFALDA   E pe’ fforza!… Vulesse sapé chi è chella disgraziata che l’ha ’nfessuto… Ma comme faccio?… (Disperata) Chi ce ’o ddice ’e figli mieje!… Chi ’o tene stu curaggio!?… Lloro penzano ’e tené nu pate, sulo pecché ’o vedono ’a matina quanno se scetano e ’a sera quann’ isso s’arretira… Io pure penzavo ’e tené nu marito, nu marito friddo ’e chiammata, ma sempe nu marito…

ANGELINA    Hé fatto bbuono a nun parlà cu ’e guagliune…. ’E guagliune ’e mò già so’ chine ’e prubleme… Int’ ’a casa se sentono ’e padrune d’ ’o munno, ma po’, quanno mettono ’a capa fore, s’addonano ca nun contano niente… Tu, Mafà, devi combattere… Luciano t’ha vuluto sempe bene… Si ha pigliato na sbandata, tu ce l’hé ’a fà passà…

MAFALDA    È na parola!…

Campanello interno (bussata di porta)

Scena terza

Angelina Mafalda e Ciretta

ANGELINA (si alza)    Chesta sicuramente è Ciretta, ’a figlia d’ ’a purtiera … (esce di scena - voce fuori campo) Gué, Cirè, trase!.. (la precede in scena).

CIRETTA (vedendo l’ospite, si blocca sotto la comune)    Uh, signó, scusate!… Io ero venuta pe’ sapé si aviveve bisogno ’e quaccosa…

ANGELINA   Trase, Cirè !… ’A signora è n’amica mia. (Dalla scatola portaoggetti che è sulla consolle prende una banconota da dieci euri) Allora, Cirè, dal salumiere fatte dà na bella palatella ’e pane cafone e trecento grammi di ricotta… poi, passando dal fruttivendolo all’angolo, piglia nu chilo ’e mele annurche. (Porgendole i soldi) Ccà stanno ’e solde… M’arraccumanno, cuntate bbuono ’o  riesto…

CIRETTA    Signó, ve vulevo dicere ca io mò stò libera tutt’ ’a giurnata, perciò si quacche amica vosta ave bisogno ’e na baby sitter o.. (poco convinta) ’e quacche servizio, teniteme presente.

ANGELINA (sedendosi di nuovo)   Pecché ’o pomeriggio nun vaje cchiù addu chill’avvocato?…

CIRETTA (venendo più avanti, si gira verso Angelina)     No… E avesse fatto meglio a nun ce mettere maje père ncopp’a chillu studio…

ANGELINA     E pecché?…

CIRETTA   Pecché ’o ssaccio io… Llà nun ce steveno orari… Se faceva sempe tarde… ’E  vvote me so’ arritirata pure ’e ddieci ’a sera…

MAFALDA     Povera piccerella!

ANGELINA (rivolta all’amica)     Ciretta sta ’e casa int’ ’o palazzo… ’A cunosco ’a quanno era piccerella… Me va a fà nu poco ’e spesa pe’ ccà attuorno, quando non scendo… È propio na brava guagliona…

CIRETTA (tono amaro)    E chillo, l’avvocato, s’è apprufittato propio ’e chesto, ca songo guagliona… (Tono sarcastico) Diceva ca isso si era rimasto cu ’a mugliera era stato sulamente p’ ’e figli, ma mò ’e figli erano grussicielle e a chella vipera, finalmente, ’a puteva lassà… E io, che m’ammocco tutte cose, ce aggio creduto e pe’ quatt’anne me so’ fatta fà scema…

ANGELINA (imbarazzata da tanta disinvoltura)    Eh vabbuó, tu si’ giovane… Pe’ furtuna l’ hé capito pe’ tiempo…

CIRETTA    Eh sì, aggio capito ca ll’avvocate sanno vennere sulo chiacchiere… Chillo ’a mugliera nun ’a lassarrà maje…(Indicando la catenina che ha al collo) A me me resta sulo sta catenella d’oro, nu bracciale cu ddoje prete e cinche chile c’aggi’ ’a perdere pe’ tutt’e vvote che m’ha purtata ’o ristorante…

ANGELINA (tono conclusivo)     Ma tu staje accussì bellella… mò nun te fissà....

CIRETTA     No, i’  nun me fisso… (Tono adirato) Chillu fetente, l’autriere ha tenuto ’o curaggio ’e me dicere, propio a me, ca ’a mugliera, cu ’a pettinatura nova ca s’è fatta, pare cchiù giovane… Vuje capite!… (Tono mesto) Scema io ca ce aggio perzo ’o tiempo!… P’ ’a Riviera ’e Chiaia nun ce voglio passà nemmanco ’a luntano…

MAFALDA (incuriosita)     E che ce azzecca ’a Riviera ’e Chiaia?…

CIRETTA    Ce azzecca, pecché è llà ca isso tene ’o studio.

ANGELINA (per rassicurare l’amica)   E chella ’a Riviera ’e Chiaia è longa assaje… Llà ce stanno avvocate, commercialiste, architette… (Si alza) Salvatore cunosce pure a n’ingegnere ca tene ’o studio llà…

CIRETTA    Sì, ce ne stanno tante… .Ma io ’a llà nun ce passo cchiù… Mò me voglio mettere cu nu guaglione comm’ a me (Tono sarcastico) Chillo me puteva essere pate!… Se tenesse a Mafalda, ’a mugliera, ch’è vecchia comm’ a isso… (si avvia verso la comune).

    

MAFALDA (sobbalza)     Mafalda?!…

ANGELINA  (quasi spingendo Ciretta fuori scena)   Cirè e va, si no ’o panettiere fernesce ’o ppane… Tirate  ’a porta!

CIRETTA (voce fuori campo)     Salutateme l’amica vosta!

ANGELINA Sì, sì… (Avvicinandosi a Mafalda) Mafà, statte calma!... Arraggiunammo… (si siede).

MAFALDA (nervosa)      Ma tu hé ’ntiso?!… Essa se ne jeva ’o ristorante, mentr’ io stevo vicino ’e furnelle… Ma mò basta… Mò l’avvocato mio marito ha da fà ’e cunte cu me!

ANGELINA    Si i’ fosse a te nun parlasse, facesse ’e fatte… Tu penzave ca isso nemmanco te guardava; invece te guardava e comme!… ’O posto tujo, ’o facesse schiattà… Parrucchiere, estetiste, vestite … e po’ n’aria ’e mistero e sempe ’a faccia cuntenta.

MAFALDA (pensosa)    Angelì, forse hai ragione… Ma sì!… Mò me vaco a accattà na bella cammisa ’e notte e, turnanno ’a casa, me faccio dà pure na sistemata ’e capille… E po’ vedimmo!… Tu, però, m’hé ’a fà nu piacere… stasera m’hé ’a chiammà pe’ telefono… Si risponne isso, tu attacche ampressa ampressa; si invece te risponno io, allora puo’ parlà… Però si tiene che fà, puo’ pure chiudere… (Sorride) Tanto ’a sceneggiata l’ aggi’ ’a fà io…

ANGELINA (sorride)     Eh già…

MAFALDA      Me voglio propio divertì… (Si alza)  S’ ha da mangià ’o fegato… Mò ca isso ha perzo ’o spasso, ha da penzà ca io me ne so’ ghiuta ’e capa pe’ quaccheduno… Ha da suffrì comm’ aggio sufferto io…

ANGELINA (si alza anche lei)     Vabbuó, io stasera te chiammo; po’ parle tu sola… accussì ’a parte te riesce meglio… Ma a che ora t’aggi’ ’a chiammà?

MAFALDA   Facimmo accussì… quanno è ’o mumento buono, io te faccio dduje squille e tu me chiamme subbeto… ’O nummero ’e telefono ’o truove ’ncopp’a ll’elenco, stà ’nfacci’a me, “Capece Mafalda”… (Le sorride) Angelì, grazie, grazie assaje… Io stevo disperata… Va trova quale santo m’ha fatto venì addu te!?… (si avvia verso la comune).

 

ANGELINA (accompagnandola fuori scena)    Mafà, m’arraccumanno, si ’ncuntre ’a guagliona fa’ finta ’e niente!… (Voce fuori campo)   Ciao…

MAFALDA (voce fuori campo)     Ciao…

Scena quarta

Angelina e Rafilina

ANGELINA (rientra in scena, prende il vassoio con le tazzine e lo poggia sul tavolo)      Mò si me vaco a lavà va a fernì ca vene Ciretta cu ’a spesa… È meglio c’aspetto … (Prende l’elenco telefonico dal ripiano sotto il televisore e lo poggia sul tavolo) Pe’ tramente me segno ’o nummero ’e telefono ’e Mafalda (Prende una piccola penna e un blocchetto note dalla scatola sulla consolle e ritorna al tavolo - apre l’elenco alla lettera C, sfoglia qualche pagina)… Allora vedimmo… (Scorre con l’indice) Cafiero… Calone… (Volta la pagina) Capaldo…. Capasso… Capece… Capece Antonio (scorre un po’ con l’indice) Gennaro, Giovanni… Ecco qua! Capece Mafalda… (Annota il numero sul blocchetto, strappa il foglietto e lo mette nella tasca della vestaglia) Ecco fatto! Accussì stasera nun perdo tiempo a cercarlo… Cert’è ca ’o marito  è overo nu fetente… (Tono compiaciuto) Salvatore mio è tutto n’ata cosa!… Se vede propio ca me vò bene… (rimette la penna e il blocchetto nella scatola portaoggetti).  

Campanello interno (bussata di porta)

ANGELINA    Sarrà Ciretta… Sperammo ca nun se so’ ’ncuntrate!… (va ad aprire -  voce fuori campo) Ah, Rafilì, menumale!

RAFILINA (entra in scena, seguita da Angelina)   Aggio penzato ’e me fermà nu mumento ’a Posta pecché me scadevano ddoje bullette… (Guarda Angelina) Ma ch’è stato?!… Comme maje tenite ancora ’o pigiama?… Nun ve sentite bbona?… (appende la sua capiente borsa alla spalliera della sedia dove c’è la cesta di vimini).

ANGELINA    No,  è ca nun aggio ancora  tenuto ’o tiempo ’e me lavà.

RAFILINA (con tono critico, guarda le tazze sporche)    E comme infatti, stanno ancora ’e ttazze d’ ’o ccafè!… Menumale ca me ne so’ venuta!… ’A Posta ce steva na folla!… Pe’ furtuna aggio visto ’e trasì a mia cognata e ce aggio lassato ’e bullette ’a pavà cu ’e solde… Chella nun fatica…  pò perdere  tiempo… (esce di scena).

ANGELINA (parlando fra sé)  Ogge faccio dduje spaghette cu ’o burro e na frittata… Embè, ce arrangiammo…

Rafilina torna in scena, annodandosi il grembiule, che ha le tasche.

ANGELINA   Rafilì, io me vaco a lavà…  (Uscendo di scena) Si vene Ciretta cu ’a spesa, penzateci voi…

Scena quinta

Rafilina e Ciretta

RAFILINA  (rimasta sola, scimmiotta la signora)   Penzateci voi… E se sape,  chella ’a signora stà già stanca a primma matina… (Si guarda intorno) E io ccà addó accummencio?… (prende il vassoio con le tazzine dal tavolo).

Campanello interno (bussata di porta)

RAFILINA    Uffà!…(ripone di nuovo il vassoio con le tazzine sul tavolo e esce di scena - voce fuori campo) Trase, Cirè! (la segue in scena).

CIRETTA (poggia la busta del pane e il sacchetto con le mele sul tavolo)    Ccà ce stà ’o ppane e ’a frutta… ’A ricotta nun era arrivata ancora… ’A vaco a piglà cchiù tarde.

RAFILINA (sbircia nella busta del pane)     Uffà, sempe pane cafone!…

CIRETTA     Ma ’a signora addó stà?…

RAFILINA    Stà int’o bagno… Se stà lavanno… Stammatina ha fatto propio tarde…

CIRETTA     E se vede ca l’amica soja se n’è ghiuta ’a poco!

RAFILINA     Chi, ’a signora Nicoletta?…

CIRETTA     No… È una  ca nun aggio maje vista… Quanno so’ venuta a addimannà  p’ ’a spesa, steva già ccà… Ma vedite si ’e ll’otto ’a matina è ll’ora pe’ s’appresentà ’a casa d’ ’a gente!

RAFILINA   E se vede ca sta signora, biata a essa, nun tene che fà… Io invece stammatina già m’aggio fatto ’a croce e mò, guarda ccà, nun saccio nemmanco addó aggi’ ’a piglià ’o principio… Pe’ primma cosa (tira da un sacchetto di plastica che tiene in borsa un paio di pantofole, si siede, si sfila le scarpe e  calzando le pantofole) Ah, mò accumminciammo a arraggiunà… (mette le scarpe nel sacchetto, si alza) Mio marito pe’ pazzià dice ca io arraggiono cu ’e piede…(Mentre ripone il sacchetto in borsa) E comme se chiammava st’amica d’ ’a signora?…

CIRETTA    E che ne saccio!?… Annanze a me nun l’ha chiammata pe’ nomme… Però penzo ca ll’era succieso quaccosa, pecché teneva ll’uocchie abbuffate, comme si avesse chiagnuto…

RAFILINA    Ah?… (Prende il vassoio con le tazzine dal tavolo)  Embè e tu da chello ca se dicevano nun hé capito niente?…

CIRETTA     Veramente, aggio parlato semp’io…

RAFILINA (sorride)     E pecché?… Che tenive a dicere?…

CIRETTA     Aggio ditto ca mò stongo a spasso e p’ arrangià m’adatto pure a fà dduje servizie… ’E sorde servono.

RAFILINA (risentita - poggia di nuovo il vassoio sul tavolo)    E vvide ’e te guadagnà a n’ata parte… Nenné, io ccà, int’a sta casa, ce fatico ’a tre anne…

CIRETTA     Ma io l’aggio ditto ’a signora pecché, nun se pò maje sapé… Po’ essere che quacche amica d’ ’a soja cerca na baby sitter…

 

RAFILINA (rassicurata, prende di nuovo il vassoio)     Ah, vabbè…

CIRETTA   Aggio miso pure spia addu ’o salumiere e add’ ’o panettiere ccà abbascio… Lloro ’o ssanno che guagliona songo.

RAFILINA (tono velatamente ironico)   E comme no!… Cirè, ma pecché?… L’avvocato t’ha licenziata?… Tu ire accussì cuntenta ’e chillo posto…

CIRETTA (tono aspro)    Veramente so’ io ca aggio licenziato a isso… Llà perdevo sulo tiempo.

RAFILINA (poggia di nuovo il vassoio sul tavolo)   E stanno llà, nun t’hé ’mparato niente?… Tu faticave tanto… Mamma toja s’allamentave ca t’arritirave sempe tarde… (Tono  allusivo) L’esperienza ca hé fatto sicuramente te servarrà… (prende l’elenco telefonico dal tavolo).

CIRETTA (frenando la rabbia)      E certamente!

RAFILINA (sistema l’elenco telefonico nel ripiano sotto il televisore)    Embè… e tu, na secretaria, mò te vulisse mettere a fà ’e servizie?!… (La guarda) No, nun è mestiere pe’ te… Tu sì’ cchiù purtata pe’ faticà ’ncopp’ a nu studio.. cu ’o principale…

 

CIRETTA(per troncare la conversazione)     È meglio ca me ne vaco… Si mammà nun me vede…

RAFILINA (ironica)      Stà c’ ’o penziero… Va, va… nun perdere tiempo!

CIRETTA (nervosa, uscendo di scena)      Salutateme ’a signora… Bongiorno!

RAFILINA     Bongiorno!… Tirate ’a porta!

Scena sesta

Rafilina e Angelina

RAFILINA (rimasta sola)     Ato che bongiorno!… M’aspetta na jurnata faticata…  (Guarda nel sacchetto di carta dove c’è il pane) Sempe pane cafone… Maje na vota ’e panine!…  Però, comm’addora stu ppane!… Sarrà ca stammatina nun m’aggio mangiato niente… Quase quase…

ANGELINA (entra in scena con pantalone e maglioncino)    Rafilì, ho messo i panni in lavatrice… (Vede i sacchetti) Ah, Ciretta è già venuta…

RAFILINA    Sì, ma ’a ricotta nun era arrivata ancora… ’A và a piglià cchiù tarde… Mò porto tutte cose int’a cucina… (Prende il sacchetto della frutta e la busta col pane e annusandolo) Comm’addora stu ppane!… Quase, quase…

ANGELINA   Sì, ma non vi mangiate il cozzetto…(si siede e comincia a rovistare nella cesta di vimini che è sulla sedia per scegliere i panni da rammendare).

RAFILINA  (sorride)  No, no… me ne taglio na fetta ’e miezo… ’O cuzzetiello ce l’astipo ’o prufessore… (esce di scena).

ANGELINA (a voce alta)     Rafilì, dopo venitevi a prendere queste tazze!… (Tira fuori dalla cesta la scatola dei cotoni e la poggia sul tavolo, poi dalla cesta prende un calzino)Vedimmo che pozzo fà… (Infila la mano nel calzino, dal buco alla punta fuoriesce l’indice) Chisto s’avess’ ’a propio jettà…  (lo ripone, prende il compagno e vi infila la mano) Menumale, chisto è rutto sulo nu poco vicino ’o calcagno…

RAFILINA (entra in scena, annodandosi il grembiule; fa per prendere il vassoio e osservando il bordo di una tazzina)     Ma chesto è russetto… Stammatina avite avuto visite, eh? … 

ANGELINA    Sì, un’amica dei tempi passati …

RAFILINA     E s’è appresentata a primma matina!?

ANGELINA     Eh già…

RAFILINA  (curiosa)    Se vede ca teneva quacche problema…

ANGELINA    No, si è trovata a passare da queste parti e ha pensato di venire a trovarmi.

Rafilina, delusa, esce di scena col vassoio.

Squilla il telefono

ANGELINA (si alza e risponde col calzino in mano)    Pronto?… Gué, Mafà, ci stanno nuvità?…… (Sorpresa)  Na cammisa ’e notte pe’ me!… Ma pecché te si’ vuluta mettere in cerimonie!?… Io nun aggio fatto niente…… (Sorride) E vabbuó, che t’aggi’ ’a dì?… Grazie……  No, nun te preoccupà, te chiammo… nun me scordo… Ciao … (riattacca la cornetta e torna a sedersi).

 

RAFILINA (entra in scena con la scopa in mano, mangiando un pezzetto di pane)     Signó, stu ppane è bbuono, ma pecché nun accattate chilli panine senza mullica?… 

ANGELINA     Ah, quelli soffiati… Eh già, così ci vorrebbero venti panini al giorno.

RAFILINA       Sì, ma chille so’ liggiere e nun fanno ’ngrassà.

ANGELINA      E niente costano… (si siede).

RAFILINA     Si m’ ’e ppozzo permettere io, ca faccio ’a cammarera e tengo nu marito a spasso, figurammece si nun  v’ ’e pputite permettere vuje ca site ’a mugliera ’e nu prufessore!

ANGELINA     Ma al prufessore piace cchiù assaje ’o ppane cafone.

RAFILINA    Signó, ’o ssapite, mariteme ha avuto na bell’ occasione e ajere ha purtato ’a casa nu vitoregistratore giappunese… ’E guagliune so’ rimaste accussì cuntente che m’ hanno accattato na bella butteglia ’e prufumo frangese… Se chiamma .. "Viva San Laura".

ANGELINA (sorride)     Volete dire Ive Sèn Loràn…

RAFILINA     Sì sì, comme dicite vuje…

ANGELINA     E pecché hanno fatto il regalo a voi e no al padre?…

RAFILINA  (tenendo la scopa a mo’ di scettro)    Pecché dint’a casa songh’ io ca cumanno!… Ma vuje quanno ve l’accattate ’o vitoregistratore?… 

ANGELINA      Pe’ nnuje nu televisore abbasta e avanza!… (Rimette il calzino nella cesta e prende una federa) Ccà ce manca sulamente nu buttone…(Fruga nella scatola dei cotoni)Ce avess’ ’a stà (per guardare meglio nella scatola si alza e va verso la finestra, urtando la sedia dove Rafilina tiene appesa la sua borsa).

RAFILINA (lascia cadere la scopa e si precipita a togliere la borsa dalla sedia)     Nun sia maje cade ’a borza!… Io ce tengo ’o telefonino… (Appoggia la borsa su una poltroncina, tira fuori il cellulare e, compiaciuta, lo mostra ad Angelina) È bello, è ovè?… Me l’ha purtato mio figlio Carmeniello…

ANGELINA (guardandolo)     Vi ha fatto proprio un bel regalo… Chisà quanto l’ha pagato!?…

RAFILINA (sorride)     Nemmanco nu sordo… Chillo Carmeniello fatica int’ a nu negozio addó acconciano ’e telefonine… Chistu è de nu cliente ca nun se l’è ghiuto cchiù a arritirà…  E Carmeniello, sapenno ca io nun ’o tenevo, me l’ha purtato.

ANGELINA     (torna a sedersi e rimette la scatola sul tavolo)  Gesù, e se il cliente si presenta!?… (rimette la federa nella cesta, vi fruga dentro e tira fuori un altro paio di calzini colorati, prima uno e poi l’altro). 

RAFILINA    E che fa!… Carmeniello lle dice ca doppo tanta mise nun s’arricorda addó l’ha astipato e se piglia nu poco ’e tiempo p’ ’o cercà… (Guarda il telefonino) Certo a me me dispiacesse propio si l’avess’ ’a turnà areto… (Mettendolo nella tasca del grembiule)Me trovo accussì bello!…(Fa per richiudere la borsa, ci ripensa e tira fuori una bustina di cellophane)  Ah, ve voglio fà vedé ’a tutina c’aggio accattato p’ ’o criaturo ’e na nepote d’ ’a mia… Chella è parturita nu mese fà… (Mostrando una piccolissima tuta) Avite visto comm’è bellella?… Aggio pavato sulamente diece euro… (La poggia sul tavolo) Ogge ce faccio nu bellu pacchetto e ce ’a porto…

ANGELINA (accarezzandola)      Che tenerezza!… Com’è piccola!

RAFILINA (piegando la tutina)      L’aggio pigliata addu n’amica d’ ’a mia che fa nu poco ’e cummercio dint’ ’a casa… (Rimettendola nella busta) Pure ’e ccazette m’ ’e ppiglio addu essa… (Mostra la gamba) Guardate comme so’ fine… Cinche pare ’e ppavo sulamente quatto euro…

ANGELINA     Il prezzo è ottimo.

RAFILINA      Si vulite, quanno me trovo, ve ’e ppiglio pure a vvuje…

ANGELINA     Sì, Rafilì, grazie…

RAFILINA    Allora ’a prossima vota v’ ’e pporto… (Solleva un calzino dalla cesta) ’O stesso prezzo m’ ’o fa pure pe’ ’e cazettielle ’e cuttone… (Lasciando cadere il calzino nella cesta) Chille ’e lana, però, costano na cusarella ’e cchiù… cinche pare veneno a fà otto euro, ma so’ propio ’e qualità… Si vulite?… (Sentendo la tosse del professore, ripone immediatamente la busta con la tutina in borsa) Va bbuó va bbuó, ne parlammo doppo… (richiude la borsa e prende la scopa da terra).

ANGELINA     Comme maje, sta già ccà!?… (apre la scatola dei cotoni).

Scena settima

Angelina, Rafilina e Professore

PROFESSORE (entra in scena con la pesante borsa in mano) Buongiorno! (poggia la borsa sul tavolo e si sbottona il cappotto).

Angelina  gli sorride.

 

RAFILINA (con la scopa in mano)    Buongiorno, prufessó!…

Il professore esce di scena per liberarsi del cappotto e della sciarpa

RAFILINA      Prufessó, ogge avite fatto cchiù ampressa?…

PROFESSORE   Sì abbiamo fatto soltanto due ore, perché dovevano fare la disinfestazione…

RAFILINA (non capisce - mimica)      Ah?… (esce di scena,  portandosi la scopa).

PROFESSORE    Me so’ fermato nu poco dint’ ’a chiesa… Vulevo salutà a Don Pietro, ma nun ce steva…  Aggio parlato cu ’o sacrestano…

ANGELINA     Chisà pure si t’ha ’ntiso … Chillo è mmiezo surdo (prova il colore della spagnoletta vicino al calzino).

PROFESSORE (avvicinandosi  alla moglie)     E tu che mi dici?… Novità?…

ANGELINA    ’E nnuvità ll’hè ’a purtà tu… Sì’ tu ca viene ’a fore… (stacca un filo di cotone con i denti).

PROFESSORE    ’O preside m’ha chiesto ’e fà ddoje lezione private ’e figli ’e n’amico sujo… Penzo ca sti sorde ce putesseno fà commodo…

ANGELINA (rimettendo la spagnoletta di cotone nella scatola)     Ma tu accussì te stanche troppo…

PROFESSORE    No, chille venesseno lloro ccà… (Indicando la porta che è in scena) Ce mettessemo dint’ ’o studio pe’ nu paro d’ore… E po’ se tratta sulamente ’e tre vvote ’a settimana.

RAFILINA (entra in scena con un bottone in mano)    Signó, aggio truvato stu buttone pe’ terra… (Porgendoglielo) Forse è de chell’amica vosta ch’è venuta stammatina…

ANGELINA (osservandolo)   No… me pare ch’ è d’ ’a giacca mia…

RAFILINA    Menumale ca l’avite perzo ccà!… (esce di scena).

ANGELINA   Già, meno male!…

PROFESSORE (poggia la borsa sul tavolo - tono indagatore, falsamente pacato)   Allora ’e nnuvità ce stanno!…  Stamattina hai avuto visite…  Forse l’amica tua del giovedì si è anticipata…

ANGELINA (distratta, mentre osserva  ancora il bottone)   No… È venuta n’ amica mia d’ ’e tiempe d’ ’a scola… S’è  truvata a passà ’a chesti pparte e ha penzato ’e me fà na surpresa…

PROFESSORE      E comme sapeva l’indirizzo?…

ANGELINA     I’ primma ’a ’ncuntravo sempe, pecché ’a bbonanema d’ ’o suocero steva ’e casa ’o palazzo affianco  a nnuje… (conserva il bottone nella scatola e cerca un ago).

PROFESSORE     Scummetto ca io nun ’a cunosco…

ANGELINA     No, nun ’a saje… Si chiama Mafalda…   Me faceva lezione ’e latino quanno stevo ’o ginnasio…  È spusata cu n’avvocato.

PROFESSORE   Ah, s’è pigliato a nu professionista!… Allora sta bene, non ha problemi.

ANGELINA    E chi è ca nun tene problemi?… E poi quella tiene due guagliune e se sape ca ’e figli danno sempe penziere.

PROFESSORE (tono ironico)   Eh, già… Allora, nuje, rispetto a essa, simmo furtunate…

ANGELINA (sorride)    Io sicuramente, pecché ’o marito me sta propio antipatico… (prova a infilare l’ago).

PROFESSORE (celando la gelosia)     Pecché è venuta c’ ’o marito?…

ANGELINA    Noo… Io a isso nun ’o saccio propio.

PROFESSORE    E allora?…

ANGELINA     Pecchè ll’avvocate songo busciarde… Essa, invece, è propio na brava femmena…

PROFESSORE    Me l’avess’ ’a truvà pur’ io n’ amico, accussì tenesse cu chi me sfugà…

ANGELINA   N’amico serve cchiù p’avé nu cunziglio, quanno uno tene nu problema… ma a te ’e cunziglie nun te piaceno… Tu, quanno te miette na cosa ’ncapo, nun staje a sentì a nisciuno… (Gli sorride) Chisto è l’unico difetto ca tiene… (infila l’ago).

PROFESSORE     Io nun tengo tiempo pe’ sentì ’e cunziglie ’e ll’ate… (Prende la borsa)  E comme pesa!… Ogge, pe’ nun interrogà, aggio dato nu compito in classe e mò tengo nu pacco ’e foglie ’a curreggere… (Si avvia verso la porta dello studio) Meglio ca me chiudo dint’ ’o studio e me levo ’o penziero…

RAFILINA (entra in scena sull’ultima battuta)     Uh, prufessó, io ’a povere dint’ ’o studio nun l’aggio luvata ancora… (prende la sua borsa dalla poltrona).

PROFESSORE     Non importa… (varca la porta e, uscendo di scena, la richiude).

ANGELINA     Rafilì, quando la lavatrice ha finito, si devono stendere i panni…

RAFILINA   E chella è moscia… mò fernesce… (esce di scena, portandosi la borsa).

 

Campanello interno (bussata di porta)

ANGELINA     Sarrà Ciretta… (appunta l’ago su una spagnoletta di cotone e a voce alta, uscendo di scena)   Rafilì, ci penzo io…

Scena ottava

Angelina e Mariuccia, poi Ciretta 

ANGELINA (voce fuori campo)    Mariù, che sorpresa!… Comme staje?… ’A quantu tiempo… (la precede in scena e velocemente mette i due calzini nella cesta).

MARIUCCIA (donna di mezza età, vestita accuratamente, entra in scena e avvicinandosi al tavolo)     Hai ragione…

ANGELINA (prende la cesta dalla sedia e indicandole l’altra sedia laterale)    Assettete!… Stevo danno quacche punto…

MARIUCCIA (si siede)    Finalmente m’assetto nu poco!… (La guarda)  Angelì, te trovo propio bona… Eh, già… tu, rispetto a me, si’ giovane e po’ nun tiene penziere… ’O vvì?… T’avanza pure ’o tiempo pe’ cosere…

ANGELINA    Eh, già… (Sistema la cesta a terra nell’angolo vicino alla finestra) Ma che bella surpresa!… (torna al tavolo).

MARIUCCIA (si sbottona un po’ il cappotto)     Sapisse quanta vote aggio penzato ’e te venì a truvà!…  Me dicevo “Chisà comme stà ’a figlia d’ ’a cummara?”… Ma mò pe’ na ragione, mò pe’ n’ ata, m’è mancato sempe ’o tiempo...

ANGELINA     Io na vota te vulevo chiammà, ma ’o telefono tujo nun ce stà ’ncopp’ a ll’elenco…

MARIUCCIA   E pe’ forza!… Già accussì ’e ttelefonate nun se contano… Mò chiamma na guagliona…mò chiamma n’ata… Cu tanta mascule int’ ’a casa, chillu  telefono va a vviento… Io nun ’o supporto… Sarrà ca stongo sfasteriata pecché ’a disgrazia ’e ’Ntunetta propio nun ce vuleva....

ANGELINA      ’Ntunetta?… E chi è?…

MARIUCCIA      È chella ca me faceva ’e servizie.

ANGELINA        Pecché, che ll’è succieso?…

MARIUCCIA     Nu juorno ll’è venuto nu dulore ’mpietto... Pe’ furtuna ’o miedeco ha capito subbeto ca se trattava d’ ’o core… E mò stà ricoverata int’ ’o spitale… so’ già  tre ghiuorne... A pruposito, tu nun cunosce a nisciuno ca me putesse venì a fà dduje servizielle?…

ANGELINA   Sì… ce stesse Ciretta, ’a figlia d’ ’a  purtiera… Io ’a cunosco ’a piccerella... Spisso me fa nu poco ’e spesa pe’ ccà attuorno.... Anzi a mumente avess’ ’a turnà... Parlace tu stessa...

MARIUCCIA     Sperammo ca arrisolvo stu problema...

Campanello interno (bussata di porta)

ANGELINA (andando ad aprire)    Sarrà essa... (Esce di scena - voce fuori campo) Ah, Cirè, trase!… (Alzando la voce) Rafilì, non vi preoccupate, è Ciretta.

CIRETTA (entra in scena, preceduta da Angelina e vedendo Mariuccia)    Buongiorno…

MARIUCCIA (scrutandola)      Buongiorno…

CIRETTA (rivolta ad Angelina, mentre poggia sul tavolo un pacchetto di salumeria, un foglietto di carta e degli spiccioli) Signó, ccà stà ’a ricotta e ’o cunto … Chiste so’ ’e sorde ’e riesto… Allora, arrivederci.

ANGELINA     No no, Cirè, aspetta nu mumento!… St’amica mia te vulesse parlà pe’ nu lavoro...

CIRETTA (contenta)     Ah, sì?…

MARIUCCIA (corrucciata)    Ma è giovane assaje!… (Rivolta alla ragazza) Saje cucenà?  

CIRETTA      Pecché ’e che se tratta?...

MARIUCCIA    Avesse bisogno ’e n’aiuto dint’ ’a casa da mezzogiorno fino ’e cinche… Io ’a casa nun ce stongo maje… passo tutt’ ’a giurnata addu mammà ch’è vicchiarella... (Minimizzando) Se tratta ’e fà dduje servizielle: scupà, lavà ’nterra, fà ’e liette, luvà nu poco ’e povere e appriparà quaccosa ’e cucenato, pecché verso ll’una e mezza tornano Salvatore e Gigino d’ ’a scola…

CIRETTA    E chi so’?...

MARIUCCIA     Songo ’e nepute mieje... Tu ’e ffaje mangià e mentre lloro mangiano te fernisce ’e arricettà ’a casa, lave dduje panne  e  t’arrepuose nu poco fino ’e tre, quanno arrivano Agostino e Enricuccio(controscena di Angelina che annuisce, poco convinta).

CIRETTA      E chist’ate chi so’?...

MARIUCCIA     Songo mio marito e ’o primmo figlio mio... Tu ll’appripare ampressa ampressa quaccosa ’a mangià pure a lloro e, mentre loro mangiano, n’apprufitte pe’ stirà nu paro ’e cammise, nu cazone… e tiene pure ’o tiempo ’e t’arrepusà, pecché Biagio e Faustino, chill’ate dduje figli mieje, nun tornano primma d’ ’e quatto… Tu ’e ffaje mangià nu mumento, po’ lave chilli dduje piatte e, primma ’e te ne jì, puorte fore a Fido, si no, povera bestia, chillo schiatta… Ah, truvannete, me faje pure nu poco ’e spesa… io ’a matina te lasso ’a nota...  In tutto so’ sulamente cinche ore… Io te desse quindici euro ’o giorno, cchiù ’e sorde d’ ’o pulmànn… Che ne dice?....

CIRETTA (che finora ha finto di annuire)   Signó, me dispiace, ma nun pozzo accettà…

MARIUCCIA  (meravigliata)     E pecché?…

CIRETTA (sarcastica)    Io cerco na fatica… A me nun me piace ’e stà senza fà niente e ’a casa vosta venesse a m’arrrepusà sulamente.

ANGELINA (a parte)     Che bbona figlia!

MARIUCCIA      Putisse fà almeno na prova,  finché nun sta bona ’Ntunetta... 

CIRETTA     E chest’ata chi è?...

MARIUCCIA    È chella ca me faceva ’e servizie primma… È stata cu me nove mise.

CIRETTA     Ah, ma allora ha da turnà?

MARIUCCIA      Forse… quanno se rimette…

CIRETTA      Pecché mò stà malata?...

MARIUCCIA    Sì, ma è sciucchezza!... Ha avuto nu piccolo infarto.... È giusto ca s’arreposa nu poco...

CIRETTA (sempre ironica)    E se sape!... Ce stà gente ca se stanca pure a nun fà niente...

MARIUCCIA (rivolta ad Angelina)    ’O problema è ca io ’a casa nun ce stongo maje, pecché tengo ’o penziero ’e mammà.

CIRETTA      Ma vuje si avite bisogno ’e na cumpagnia p’ ’a mamma vosta, putite apprufittà ’e me.... Accussì vuje v’arrepusate e ve gudite ’a famiglia... e io, ca tengo pacienza, me pazzeo ’a vicchiarella...

MARIUCCIA (risentita)  Nèh, io t’ aggio pruposto na fatica, nun t’ aggio addimannato nu cunsiglio!

CIRETTA    E che bella fatica!

ANGELINA (temendo il peggio)  Cirè, mò vattenne, ca mammà te starrà aspettanno…

CIRETTA (avviandosi verso la comune)     Sì, è meglio ca me ne vaco… (Uscendo di scena) Buongiorno…

ANGELINA (mortificata)     Mariù, agge pacienza!... È  guagliona.

MARIUCCIA      È scustumata.

 

ANGELINA      Ma mò comme staje facenno?...

MARIUCCIA    ’E guagliune se stanno arrangianno cu na pizza e dduje panzarotte tutte ’e juorne... ’A lavatrice ’a fà Agostino mio... P’ arricettà e pe’ stirà se ne parla quanno trovo a na femmena ’e servizio… ’A sera, p’ ’a cena, m’ ’a spiccio cu nu sicondo asciutto e na ’nzalata dint’ ’e piatte ’e carta… nu poco ’e frutta, si ce stà, e bonanotte!

ANGELINA (fingendo di immedesimarsi)     E ffaje buono…

MARIUCCIA      Agostino dice ca m’aggi’ ’a distraere, si no me vene l’esaurimento e io, pe’ l’accuntentà, me n’esco tutte ’e juorne… Me ne vaco na vota add’ ’o parrucchiere, na vota add’ ’a sarta, n’ata vota a guardà ’e vvetrine... Accussì sbareo... Po’ quanno è ll’ora ’e mangià me ne vaco addu mammà che m’appripara sempe quaccosa ’e sfizio e me trattengo nu poco a farle cumpagnia… (Guarda l’orologio) Uh, comme s’è fatto tarde!… Agnese me starrà aspettanno abbascio… Chella s’è fermata addu n’amica d’ ’a soja che sta ’e casa ccà vicino…  (Si alza) Mò ce ne jammo ’nzieme addu mammà…

ANGELINA (alzandosi anche lei)     Agnese… me l’arricordo piccerella…

MARIUCCIA    Povera figlia mia, nun tene ciorta!… Chella se steva pe’ piglià ’a laurea, ma ’o fidanzato l’ha lassata e addio università!… Mò s’è mmisa ’ncapo ca se vò impiegà… E fa bbuono, pecché dint’ ’a casa nun serve a niente… (Uscendo di scena) Mò fammenne jì, si no chi ’a sente…

ANGELINA(accompagnandola fuori scena)      Fatte sentì ogne tanto…

MARIUCCIA  (voce fuori campo)      Sì…sì … Ciao.

Scena nona

Angelina e Rafilina

ANGELINA (prende gli spiccioli di resto dal tavolo e li mette nella scatola portaoggetti, sistema meglio le sedie e prendendo il pacchetto con la ricotta)    Sta ricotta è meglio ca ’a vaco a mettere int’ ’o frigorifero… 

RAFILINA (agitata, entra in scena, senza il grembiule e col cellulare in mano)     Signó, scusate, m’ha chiammata mia cognata… È caduta mentre asceva d’ ’a Posta… (apre la borsa, vi ripone il cellulare e tira fuori il sacchetto con le scarpe).

ANGELINA     E si è fatta male?…

RAFILINA    Nun ’o ssaccio e nun me ne ’mporta… (Si siede sulla poltrona per calzarsi le scarpe)  Nun vulesse ca, pe’ mezzo d’ ’a caduta, chella scema me perdesse ’e bullette che m’ha pavato…  Signó, dint’ ’a cucina aggio arricettato e aggio lavato pure ’e llastre… (Mette le pantofole nel sacchetto di plastica) S’ hann’ ’a sulo fernì ’e stennere ’e panne… Me dispiace, ma me n’aggi’ ’a jì (mette il sacchetto in borsa e varca la comune per prendere il cappotto).

ANGELINA (guardandosi intorno)      Rafilì, e ccà!?…

RAFILINA (rientra, calzandosi il cappotto)     Facimmo accussì… doppodimane me trattengo cchiù assaje… Chest’ore m’ ’e ppavate ’a prossima vota… (Prende la borsa) Arrivederci (esce frettolosamente di scena).

ANGELINA (con in mano ancora il pacchetto di ricotta)     E arrivederci… (scuote la testa e esce di scena).

Scena decima

Professore e Angelina

PROFESSORE (entra in scena dallo studio)     Ogge ’e guagliune veneno ’a scola sulo pe’ perdere tiempo… (Richiude la porta dello studio)  Ciucce traseno e ciucce esceno… Chille ’un sanno propio scrivere…

ANGELINA (entra in scena)    Ah, Salvató, ’o ssaje, è venuta Mariuccia… (riprende la cesta di vimini che ha poggiato vicino alla finestra e la poggia nuovamente sulla sedia per continuare a rammendare).

PROFESSORE  (seccato)      Sì, aggio ’ntiso ’a voce… pe’ chesto nun so’ asciuto… Sperammo ca mò nun piglia n’ata vota ’o vizio ’e venì sempe… (Si spolvera i pantaloni con la mano all’altezza delle ginocchia) M’è caduta ’nterra ’a matita rossa e blu e nun so’ stato capace d’ ’a truvà… Meglio che scengo a me n’accattà n’ata, si no comme faccio a correggere i compiti… Dincello a Rafilina che pò apprufittà pe’ luvà ’a povere int’ ’o studio (varca la comune e fa capolino con la sciarpa).

ANGELINA (si siede)     Rafilina se n’è andata già… (prende dalla cesta la scatola dei cotoni e la poggia sul tavolo). 

PROFESSORE (calzandosi il cappotto sulla sciarpa, si affaccia alla comune)    E va buo’… Allora io vado… me faccio pure dduje passe… Ciao (esce di scena).

ANGELINA   Ciao… (Tira fuori dalla cesta una maglia intima da uomo con maniche lunghe)  Ccà s’ha da dà nu puntillo vicino ’o cuollo si no se fernesce ’e scosere… Mò ce ’o dongo nu mumento…

Campanello interno (bussata di porta)

Scena undicesima

Angelina e Mafalda, poi Agnese e Mariuccia, indi professore

ANGELINA (alzandosi)    Se sarrà scurdato quaccosa… Ma pecché nun usa ’a chiave?… Vengo! (Voce fuori campo) Gué, Mafalda!… Trase… (la precede in scena, va verso il tavolo e mette velocemente la maglia e la scatola dei cotoni nella cesta).

MAFALDA (stesso abbigliamento, entra in scena con un elegante sacchetto di plastica in mano)      So’ sagliuta giusto nu mumento… (Poggia il sacchetto di plastica sul tavolo e tirando fuori una scatola) È ’a cammisa ’e notte che t’aggio pigliata… (Solleva il coperchio) Vide si te piace…

ANGELINA (raggiante)   Comm’è bella!

MAFALDA    L’aggio pigliata a condizione… Si nun te va bona t’ ’a puo’ cagnà.

ANGELINA (osserva il numeretto all’interno del collo, senza aprirla) E chesta è propio ’a mesura mia… Ma nun l’aviv’ ’a fà… I’ t’aggio dato sulamente nu cunziglio…

MAFALDA    Ato che cunziglio!… (Sorride) So’ cuntenta ca te piace e so’ sicura che piaciarrà pure a tuo marito… (Richiude la scatola e tira fuori dal sacchetto di plastica una busta piena di baci di cioccolato) Ccà ce stanno dduje ciucculatine. Saccio ca ’a ciucculata te piace…  

ANGELINA (sorride)    Pure!… Niente cchiù?… (Indicandole la sedia centrale) Jammo, assettete cinche minute.

MAFALDA (tentenna)     Veramente…

ANGELINA (rimette la scatola con la camicia da notte e i cioccolatini nel sacchetto di plastica)     Te pozzo fà nu cafè?…

MAFALDA    No, grazie… me l’aggio già pigliato ’o bar…

Campanello interno (bussata di porta)

ANGELINA (andando ad aprire poggia l’elegante sacchetto di plastica sulla poltrona)      Scusa nu mumento… (Voce fuori campo) Gué, Agnese, comme si’ crisciuta!… Venite!… (rientra in scena, seguita da Agnese e da Mariuccia)

MARIUCCIA     Agnese, quanno ha saputo ca ero venuta addu te, è vuluta saglì a te salutà.

ANGELINA    Vi presento un’amica… (Mentre le altre si scambiano le strette di mano, accompagnate da “Piacere!”, prende la cesta con i panni e la va a poggiare nell’angolo accanto alla finestra)  Ma prego, accomodatevi!.

Agnese e Mariuccia si seggono; Mafalda resta in piedi vicino alla sedia che Angelina ha appena liberato. Nessuna di loro si toglie il cappotto.

MAFALDA     Io veramente dovrei andare…

MARIUCCIA (mortificata)     Ma forse è per noi…

MAFALDA             No, assolutamente…

ANGELINA  (in piedi, accanto a Mafalda)     Jà, trattienete cinche minute… (va a prendere la sedia che è poggiata alla parete).

MAFALDA (sorride)     Cinque minuti soltanto (sposta un po’ la sedia per far posto a Angelina e si siede).

ANGELINA (sistema la sua sedia e indicando Mariuccia a Mafalda)     Mariuccia è la figlioccia di cresima di mammà… (si siede).

MARIUCCIA     Ce cunuscimmo ’a na vita…

ANGELINA (sorride ad Agnese)     M’ha fatto piacere assaje ’e te vedé… (Tono nostalgico) Mamma mia, quant’anne so’ passsate! …

AGNESE (robusta, goffa e scialba)    Io me ricordo ca so’ venuta ’o matrimonio tujo.

ANGELINA       Eh, già … Ire propio na criatura…

AGNESE (scrutandola attraverso gli occhiali)     Tu, Angelì, si’ rimasta tale e quale.

ANGELINA     Grazie… Mammà m’ha ditto che staje cercanno nu lavoro…

AGNESE      Sì, me so’ scucciata ’e studià sulamente.

MARIUCCIA (rivolta a Mafalda)      Chella lle mancano poche esame pe’ se piglià ’a laurea in legge, ma s’è fissata ca se vò impiegà.

MAFALDA (sorride a Angelina)   Guarda ’a cumbinazione !… Mio marito è rimasto senza ’a segretaria.

ANGELINA      Il marito di quest’amica mia è un avvocato importante.

AGNESE     Uh, veramente!?

MARIUCCIA  (rivolta a Mafalda)    Signó, no pecché è mia figlia, ma chella ’a scola è stata sempe ’a primma e ’o compiutèr ’o fa vulà, quanno scrive… Tutt’ ’a scienza d’ ’a casa se l’ha pigliata essa… ’E frate ’a scola nun ghieveno niente… 

AGNESE     Però loro guadagnano e io no…

ANGELINA     Ma lloro so’ gruosse rispetto a te…

MAFALDA (mentre fruga con la mano nella borsa)      Come fai di cognome?

Mariuccia dà una gomitata alla figlia

AGNESE     Io?… Esposito… Agnese Esposito…

MAFALDA (tira fuori un bigliettino dalla borsa, lo guarda)   Ah, ecco qua!… (Porgendolo alla ragazza) Questo è il biglietto da visita di mio marito… Ci sta il numero di telefono dello  studio… Io mò c’ ’o sento ce ne parlo già…

AGNESE (stringendo il bigliettino)     Grazie…

MARIUCCIA     Chillo vostro marito, si s’ ’a piglia ’ncoppo’ ’o studio, fa n’affare… Chella è talmente priparata ca, ogni vota che parla, ’o pate ’a guarda ’ncantato e dice a tutte quante “Silenzio!… Parla Agnese”. 

AGNESE    Mammà, chillo, papà ’o ddice pe’ me sfottere ’a quanno ha ’ntiso chella pubblicità pe’ televisione… Nun ’o ssape ca mò è asciuta na mazza ’e scopa ca se chiamma Gustavo comm’ a isso…

ANGELINA (per minimizzare)     Ah, si è pe’ chesto, aggio visto na carta igienica ca se chiamma Angelina comm’ a me.

MARIUCCIA (scandalizzata)     Vedite che fine hanno fatto ’e sante!

MAFALDA       Non c’è più religione.

.

AGNESE (sorride, rivolta a Mafalda)     Signó, ’o ssapite vuje tenite ’o nomme ’e…

MARIUCCIA  (temendo il peggio, la precede)     ’E na principessa.

MAFALDA       Sì, Mafalda di Savoia…

AGNESE (legge il biglietto di visita - contenta)      Mammà, l’avvocato stà ’a Riviera ’e Chiaia, propio addó zi’ Antonio tene ’o negozio… Che bellezza!… Accussì ’o vaco a truvà…  Chi santo è stato che m’ha fatto venì ccà! (sistema con cura il bigliettino nella borsetta).

MAFALDA     Angelina porta furtuna a tutte quante… Sta casa è benedetta.

ANGELINA (sorride)      Vulesse ’o cielo!…

AGNESE (rivolta alla mamma)    Mammà, allora pò essere ca ogge truove finalmente ’e scarpe da ballo… ’O ssaje, Angelì, mammà s’è iscritta a na scola ’e ballo.

ANGELINA (sorride)     Veramente!?

MARIUCCIA  (imbarazzata)      Sì, pe’ me movere nu poco.

MAFALDA (rivolta a Angelina)     Quase quase, ce faccio nu penziero pur’io…

AGNESE     Si chiama “Tutti in pista”… (Ride) Mammà se vò ’mparà ’o tango…

MARIUCCIA    Sempe si trovo ’o cavaliere… si no m’aggi’ ’a scegliere n’atu ballo…

AGNESE (ride)       Può fà ’a salsa.

MARIUCCIA        Sì, ’a salza ’e pummarole…

MAFALFA (sorride)     Sta signora è nu spasso… (Guarda l’orologio sul polso e si alza)     Ora, però, devo propio andare.

ANGELINA  (alzandosi anche lei)    Uh, me dispiace!

MARIUCCIA (dà una gomitata d’intesa alla figlia e si alza)   Veramente s’è fatto tarde pure pe’ nnuje…

 

AGNESE (alzandosi)      Eh, sì…accussì ce ne scennimmo cu ’a signora…

Mafalda si avvia verso la comune. 

 

MARIUCCIA (a bassa voce ad Angelina)     Sperammo ca pe’ stu posto se quaglia… Chella mò ce ha miso ’o penziero… 

AGNESE (abbraccia Angelina)   Ciao, Angelì… Po’ te faccio sapé… (si avvicina a Mafalda che si è fermata ad aspettare sotto l’arco della comune).

MARIUCCIA (rivolta ad Angelina)     Guarda Agnese comme stà cuntenta! …

AGNESE (dalla comune)     Mammà e viene!

MARIUCCIA    Sì, sì  (esce di scena, seguita da Angelina).

Saluti fuori campo

ANGELINA (dopo l’ultimo “ciao”, rientra in scena e apre la finestra)    Mamma mia, che prufumo ca teneva Agnese!… M’ha fatto venì male ’e capa… (Sistema meglio le tre sedie intorno al tavolo e rimette la quarta vicino alla parete) Ecco qua… (Prende il sacchetto che contiene la camicia da notte e i cioccolatini) Chesta l’annasconno… Ce voglio fà na surpresa a Salvatore, quanno m’ ’a metto… (esce, frettolosamente, di scena).

PROFESSORE  (si preannuncia con un colpo di tosse e entra in scena ancora col cappotto; guarda la finestra aperta)     Mah?… Primma dice ca sente friddo e po’ arape ’a fenesta!… (Chiude la finestra e sbottonandosi il cappotto) Nun ha apparicchiato nemmanco ’a tavola…

ANGELINA (entra in scena con in mano una tovaglia tonda piegata e due tovaglioli)      Ah Salvató, si’ turnato?…

PROFESSORE (vicino alla finestra)    Sì, pe’ chiudere ’a fenesta.

BUIO e MUSICA di sottofondo

Il professore chiude le imposte della finestra, per la scena successiva e segue Angelina fuori scena

LUCI

Scena dodicesima

Professore e Angelina

Tarda sera dello stesso giorno

PROFESSORE (entra in scena dalla comune, indossando una giacca da camera)      È l’ora che volge il disìo… (Prende una bomboletta spray dalla tasca della vestaglia, la guarda e si profuma l’alito con uno spruzzo) Mah?… Chisà stasera che ata scusa trova… Quase quase,m’appriparo già ’a borza pe’ dimane…  (entra nello studio e lascia la porta accostata).

 

ANGELINA (entra in scena con un foglietto in mano e guardando il telefono)    Uffà, vide si Mafalda me chiamme!… Mò me vaco a mettere ’o pigiama… (esce di scena).

Squilla il telefono

ANGELINA (torna in scena, solleva la cornetta e compone il numero, leggendolo dal foglietto; aspetta la risposta e a bassa voce)  Pronto?…Ciao… Buonanotte… (Riattacca) Ah, finalmente! 

PROFESSORE (rientra in scena dallo studio - tono indifferente)      Chi era?…

ANGELINA     Uno c’aveva sbagliato nummero.

PROFESSORE      Io me vaco a addurmì… Tu che faje?… Nun viene?…

ANGELINA (fingendo di sistemare le sedie intorno al tavolo)     No, me trattengo ancora nu poco… Anzi, nun m’aspettà…

 

PROFESSORE (frenando la rabbia)      Ah, aggio capito… (esce di scena).

Fine Atto Primo

SOMMARIO

ATTO  SECONDO

Due giorni dopo - Giovedì mattina

Scena Prima                    (Angelina e Rafilina., indi Ciretta)                    pag. 35

Scena Seconda       (Angelina e Nicoletta, indi Rafilina)                    “    37

Scena Terza           (Professore, indi Angelina e Rafilina)                           “    42

Scena Quarta                  (Angelina e Professore, indi Rafilina)                     “    43    

Scena Quinta                  (Angelina, Don Pietro e Rafilina, poi Professore)        “    46          

Scena Sesta           (Professore e Don Pietro, poi Angelina)             “   50

Scena Settima        (Angelina e Rafilina, indi Professore)                           “   52

Buio - Una settimana dopo (giovedì mattina)

Scena Ottava                  (Rafilina, Angelina, poi Professore)                    “   54        

Scena Nona           (Professore, Mago, indi Angelina e Rafilina)      “   55        

Scena Decima        (Rafilina, Nicoletta, Angelina, indi Professore)   “   60        

Scena Undicesima (Angelina, Professore, Nicoletta, Rafilina e         “   63

                                Dottore)                                                                    

Scena Dodicesima (Angelina, Professore e Rafilina)                        “   67          

SEMPRE  DI  GIOVEDÌ

ATTO SECONDO

Stessa scena. Mattina del giovedì successivo. I personaggi sono vestiti in modo diverso. La tenda e le imposte della finestra sono aperte; i vetri chiusi.

La cesta di vimini è sulla sedia. La scatola dei cotoni è nel mobiletto basso. Sulla spalliera di un’altra sedia sono appoggiati dei panni sgualciti da stirare: una tovaglia tonda, due tovaglioli, un asciugamano di tela e uno strofinaccio da cucina. Sulla consolle, nella scatola portaoggetti, vi sono sei baci di cioccolato.

Scena prima

Angelina e Rafilina, indi Ciretta        

Angelina, in maglietta e gonna invernale, ma senza calze, sta avvitando la lampadina nell’abat-jour.

RAFILINA (entra in scena in gonna, maglioncino e pantofole, asciugandosi le mani con un lembo del grembiule)    Ah, ’a lampadina l’avite cagnata vuje?… Signó, ’o ssapite, m’aggio accattato na bella cucina ’e ottomila euro…

ANGELINA    Ottomila euro!…

RAFILINA    Sì, ma a tanto ’o mese… Quanno m’ ’a guardo me sento na reggina…  Aggio avuto pure n’ occasione ’e na cammera ’e lietto proprio nova… Na signora d’ ’o palazzo ha avuto ’o trasferimento fore Napule e sapenno ’e ccondizione noste me l’ha regalata.

ANGELINA (distratta)    Veramente una bella occasione...

RAFILINA    Pure vuje ’e mobile d’ ’a cucina ve l’avissev’ ’a cagnà… Chille ca tenite nun se portano cchiù.

ANGELINA     Per noi so’ buoni ancora… (Per spronarla) Rafilì, questo lume si dovrebbe lucidare...

RAFILINA      Ma chillo è viecchio; nun ne vale ’a pena...

ANGELINA (prende una tovaglia tonda dalla sedia e comincia a piegarla)     Rafilì, non vi dimenticate di togliere la polvere nello studio… (Guarda le poltrone) Si dovrebbero spazzolare pure queste poltrone…

RAFILINA    A pruposito ’e pultrone, aggio visto nu bellu salotto a na svendita... Me l’avesse propio accattato… Ma Sofià mia, s’ è mmisa ’ncapo ca vò fà ’o ricevimento p’ ’o matrimmonio ’o Roiàlle …

ANGELINA  (per abbreviare)    Eh, va bene, un po’ di pazienza… (poggia la tovaglia piegata sul tavolo, prende i tovaglioli e inizia a piegarli).  

RAFILINA    Po’ ce sta ’o vestito ’e sposa, ’o fotocrafo, ’a cchiesa e tutt’ ’o riesto … Essa nun pò pretennere… ’E ssape ’e ccondizione noste.

ANGELINA     Rafilì, si devono stirare pure questi panne… Li ho lavati a mano…

RAFILINA     Sì, sì… doppo metto ’o fierro da stiro int’ ’a cucina…

Angelina poggia i tovaglioli piegati sulla tovaglia e piega l’asciugamano.

RAFILINA    Sapisseve comm’è bella ’a casa c’ha truvato Sofia!… So’ quatto stanze, tene na bella cucina e dduje bagne… Se vede pure ’o panorama… (Si siede sulla poltrona). ’E pariente, ca pe’ furtuna so’ assaje, pe’ regalo ’e nozze, lle fanno chi ’a lavatrice, chi ’a televisione, chi ’a lavapiatti, chi ’a scopa elettrica… A pruposito, ’o prufessore ve l’avess’ ’a propio accattà ’a scopa elettrica… Io ’a casa mia me trovo na bellezza…

ANGELINA (piegando lo strofinaccio) Sì, sì, uno di questi giorni ce ne parlo, ma ora mettete a riscaldare la ceretta pecché stà pe’ venì chell’amica mia.

RAFILINA    Uh già, ogge è giovedì... (Guarda l'orologio sul polso, si alza) Mamma mia, comme s’è fatto tarde!.... Uno, faticanno faticanno, nun se ne addona...

ANGELINA (allusiva)   E ll’ore passano… (Porgendole i panni piegati)  Rafilì, portatevi questi panni… (Si china a massaggiarsi le gambe) Che friddo senza cazette!…

Bussata di porta -  campanello

RAFILINA (uscendo di scena con i panni in mano)  Signó, pe’ piacere, jate vuje…

ANGELINA (esce di scena - voce fuori campo)    Ah, Cirè viene!…

CIRETTA (entra in scena con un pesante sacchetto di plastica dal quale fuoriesce una scatola di spaghetti  e con due buste e una cartolina nell’altra mano - avvicinandosi alla consolle)    ’A posta v’ ’a metto ccà?… 

ANGELINA     Sì, sì…

CIRETTA (poggia il sacchetto su una sedia)    ’O zzucchero è aumentato  e pure ’a pasta e ’a farina… Cu ’e sorde nun ce l’aggio fatto… (Sorride) ’O salumiere avanza trenta centesime… Ha ditto ca ve l’assomma ’a prossima vota…  (Solleva il sacchetto con la spesa) V’ ’a porto int’ ’a cucina?…

ANGELINA    Sì, grazie.

Mentre Ciretta esce di scena col sacchetto, Angelina prende dalla scatola portaoggetti tre baci di cioccolato.

CIRETTA  (affacciandosi alla comune)   ’A spesa l’aggio data a Rafilina …Allora, Signó, i’ vaco…

ANGELINA    Aspè… (Porgendole i cioccolatini) Prenditi sti cioccolatini… 

CIRETTA (contenta)    Grazie!… (Uscendo di scena) Arrivederci.

ANGELINA     Ciao. 

CIRETTA (voce fuori campo)     Signó, ce stà l’amica vosta.

Scena seconda

Angelina e Nicoletta, indi Rafilina

ANGELINA (affacciandosi alla comune)      Nicolè, viene… Te stevo aspettanno.

NICOLETTA (entra in scena, poggia sulla sedia centrale la borsa di pelle, tipo sacca, sfilandosi frettolosamente il giaccone)   Sto sbattenno ’a stammatina… (Va fuori scena dove c’è l’attaccapanni - voce fuori campo) Aggio fatto na corza… (rientra in scena)  Stò tutta sudata…

 

ANGELINA   Menumale ca si’ venuta! Guarda ccà (mostra la gamba)… Sta settimana pare ca so' cresciute cchiù assaje… E comme pogneno!…  Aggio avut’ ’a durmì c’ ’o pigiama… Che putevo fà?… Nun sia maje Salvatore ’o ssapesse!… Chillo,  ’e femmene cu ’e pile nun ’e supporta propio… 

NICOLETTA       Angelì, nun me fa ridere… Fossero tutt’ ’e ffemmene pelose comm’ a te!…  Tu tiene quatto pile, sulamente sotto ’o ginocchio… Menumale ca io a tuo marito nun ’o cunosco, si no ’o mannasse a chillu paese…

ANGELINA (pensosa)     Eh già, tu ’o matrimonio mio nun putiste venì…

NICOLETTA (rammaricata)     Mammà nun steva bbona… (Sorride) Però ’a ceretta t’ ’a venette a fà…

ANGELINA     E me duraje tutt’ ’o viaggio ’e nozze… Roma, Firenze, Venezia…  (Tono nostalgico) Sette giorne ’e Paraviso… E chi s’ ’e pò scurdà!… 

NICOLETTA      Già… Però, comme turnaste sciupata!… (gira la sedia, prima di sedersi e poggia la borsa aperta a terra, alla sua sinistra, verso il tavolo)     Sperammo ca ’a ceretta è pronta, pecché nun me pozzo trattené… Papà stanotte s’ è ’ntiso male n’ata vota e mò stammo aspettanno ca vene ’o miedeco ’a casa…

ANGELINA (tono rammaricato)     Uh, me dispiace!…

NICOLETTA    Pe’ me se tratta d’ ’a panza... Chillo è stato sempe stitico, stitico ’e cuorpo e stitico ’e mano… Sapisse che ce vò p’ ’o fà caccià nu sordo!… Avaro era primma e avaro è rimasto!… Pure pe’ chiammà ’o miedeco aggi’ ’a avuto fà na storia, pecché nun vò spennere nu centesimo nemmanco pe’ isso.

ANGELINA (a voce alta, affacciandosi nel corridoio della comune)   Rafilì, per piacere, portate la ceretta!… (Rivolta a Nicoletta) Mò facimmo ampressa ampressa… (Prende due baci di cioccolato dalla scatola portaoggetti e porgendoglieli) Ja’, mangete sti dduje ciucculatine…

NICOLETTA     No, mò no… si no me spezzo l’appetito… (Sorride) Me l’astipo pe’ doppo (si china e li mette in borsa).

RAFILINA (entra in scena con un asciugamano sulla spalla, un sottopentola sotto il braccio e con in mano un pentolino, dentro il quale mantiene un cucchiaio di legno; il pentolino e il cucchiaio di legno sono impregnati di ceretta incrostata per l’effetto sul pubblico)    A me me pare ca ’e calore va bbuono (porge l’asciugamano a Nicoletta, sistema il sottopentola sul tavolo e vi poggia sopra il pentolino).

NICOLETTA (si stende l’asciugamano sulle gambe)    Rafilì, ve dispiace ’e purtà na ciotola, accussì ce pozzo appuggià ’a ceretta usata…    

RAFILINA     Sì, v’ ’a vaco a piglià (esce di scena).

NICOLETTA (prende il pentolino e rimesta la ceretta col cucchiaio di legno)  Angelì, jammo…  assettete e stienne na coscia, primma ca ’a ceretta se fredda.

ANGELINA (le si siede di fronte e poggia una gamba sulle cosce di Nicoletta - la gamba non è visibile al pubblico, grazie al lungo tappeto che ricopre il tavolo)   Nicolè,  t’arraccumanno, fa’ chianu chiano… Nun me fà male!...

RAFILINA (rientra in scena con una ciotola di plastica e la porge ad Angelina che la mette in grembo)     Si nun ve serve cchiù niente, vaco a arricettà nu poco int’ ’a cucina… (esce di scena).

ANGELINA     Sì, sì… jate… (Disgustata)  Comme puzza sta rroba!

NICOLETTA (soffia un po’ nel pentolino, rimesta)     A me me pare ca è cavera ’o punto giusto… (solleva il cucchiaio di legno colmo di ceretta incrostata).

ANGELINA      Me pare avette trent’anne.

NICOLETTA (poggia il mignolo sopra il cucchiaio)    Guarda… Si’ cuntenta mò?…    (Avvicina il pentolino alla gamba di Angelina e fa un movimento come se stendesse a cucchiaiate, in due riprese, una striscia di ceretta sulla gamba di Angelina dal ginocchio verso la caviglia)  Nun me dicere ch’è bullente!…

ANGELINA     No,  no… Va bene.   

NICOLETTA    Hai ragione, sta vota ’e pile se vedono cchiù assaje... ma sempe curte so’…  Sperammo ca ’a ceretta piglia bbuono… (prende dalla borsa, senza che il pubblico se n’accorga, una striscia di cartone rivestita con lo scotch color nocciola che si usa per i pacchi o una striscia di altro materiale simile alla ceretta; ripone il pentolino col cucchiaio sul tavolo, soffia sulla gamba di Angelina,  vi preme i palmi delle mani e dà uno strappo con un colpo secco dalla caviglia verso il ginocchio).

ANGELINA (si porta i pugni al viso)    Madonna, che dulore!

NICOLETTA (appallottola la striscia e la mette nella ciotola che Angelina tiene in grembo)     Jà, nu poco ’e pacienza… (Rimesta nuovamente nel pentolino col cucchiaio di legno e ripete lo stesso movimento come se stendesse col cucchiaio un’altra striscia di ceretta sempre dal ginocchio verso la caviglia di Angelina; ripone il pentolino col cucchiaio sul tavolo, soffia sulla gamba, vi preme le mani e con un colpo secco dà il secondo strappo).

ANGELINA    Ahi, Nicolè, me staje accedenno!

Nicoletta appallottola la seconda striscia che ha preso abilmente dalla borsa e la mette nella ciotola che Angelina tiene in grembo.

RAFILINA (rientra)    Signó, l’aggi’ ’a fà ’o ccafè?... (si ferma a guardare).

NICOLETTA  Si è pe’ me, no grazie... Tengo ’a neve dint’ ’a sacca… Jammo, Angelì, stienne chell’ata coscia… Doppo mettimmo ’a crema,  accussì se leva ’o russore…

ANGELINA  (toglie quella gamba e poggia l’altra sulle cosce di Nicoletta)    Nicolè, cirche ’e nun me fà male…  Rafilì, pe’ piacere, prendete il vasetto di crema che sta in bagno...

NICOLETTA (rivolta ad Angelina)   Però, t’ hé ’a stà ferma… (rimesta col cucchiaio di legno e ripete lo stesso movimento, in due riprese, come se stendesse una striscia di ceretta, sempre dal ginocchio verso la caviglia di Angelina).

ANGELINA    Mamma mia, comme puzza sta rrobba!

RAFILINA    Overo, che fieto…  (esce di scena).

NICOLETTA (ripone il pentolino col cucchiaio sul tavolo, soffia sulla striscia, vi preme sopra le mani)   E uno, e dduje e tre… (sorride e dà uno strappo veloce dal basso verso l’alto).

 

ANGELINA  (sobbalza)   Ahi, Nicolè!…

NICOLETTA  (appallottola la terza striscia di materiale simile alla ceretta che ha preso precedentemente dalla borsa e la mette nella ciotola che Angelina tiene in grembo)    Angelì, io sto facenno comm’ a ll’ati vvote… Forse si’ tu che staje nervosa… (rimesta ancora col cucchiaio di legno e ripete lo stesso movimento, sempre in due riprese, come se stendesse un’altra striscia di ceretta, dal ginocchio verso la caviglia; mentre vi soffia sopra, prende dalla borsa, senza che il pubblico se ne accorga, l’ultima striscia di materiale simile alla ceretta e preme le mani sulla gamba di Angelina).

ANGELINA    Fa chiano!…

Nicoletta dà l’ultimo strappo.

ANGELINA (grida forte)    Ahi!… Che dulore!…   

RAFILINA (rientra in scena)     Ccà ce stà ’a crema... (La poggia sul tavolo e rivolta a Angelina) Signó, quant’arance avite accattate!…

ANGELINA    No, ce l’hanno regalate ’o prufessore…

NICOLETTA (appallottola l’ultima striscia e la mette nella ciotola che Angelina tiene in grembo)    Ecco, avimmo fernuto (poggia il pentolino con dentro il cucchiaio di legno sul sottopentola che è sul tavolo).

.

RAFILINA     Povera signora, vedite c’ ha da suffrì!… Sofia mia ’e pile  s’ ’e lleva cu ’o rasulo, pure ’nnanze ’o ’nnammurato…  Io nun me l’aggio maje luvate… (Si guarda una gamba)  E po’ cu ’e ccazette nemmanco se vedono.

NICOLETTA (apre il vasetto, prende un po’ di crema e la stende con un lieve massaggio sulla gamba di Angelina)    Guarda comm’ è venuta bella liscia… Ja’, stienne chell’ata coscia.

Angelina toglie quella gamba e stende l’altra sulle cosce di Nicoletta

NICOLETTA  (prende un po’ di crema e procede a un leggero massaggio)    Guarda che capolavoro…

ANGELINA     Sì, grazie… (Ritira la gamba e porgendo la ciotola a Rafilina) Rafilì, pe’ piacere, purtateve sta rrobba… Comme puzza!… Squagliatela n’ata vota e nascondete il pentolino fuori al balcone della cucina,  aret’ ’e ppiante.

NICOLETTA (porgendole l’asciugamano che aveva in grembo)    Rafilì, pe’ piacere, portatevi pure questo…

RAFILINA   (con la ciotola in mano, mette l’asciugamano sulla spalla e prendendo pure il pentolino con dentro il cucchiaio di legno)     Sì, mò me porto tutte cose… E comme fète! (col viso disgustato, esce di scena).

NICOLETTA (guarda l'orologio - si alza)   Madonna, comm’è tarde!… (Varca la comune) Famme correre ’a casa!... (Rientra in scena, infilandosi il giaccone) Sperammo ca ’o miedeco nun è venuto ancora… (Prende la borsa) Ciao, Angelì … Allora ce vedimmo giovedì che vvene… (Esce precipitosamente di scena - voce fuori campo) Rafilì, arrivederci.

ANGELINA (alzando il tono di voce)    Nicolè, grazie… Dimane te chiammo pe’ sapé ’e papà tujo…

RAFILINA (voce fuori campo)    Arrivederci… (Entra in scena con una grossa arancia in mano) Signó, comme so’ belle st’arance che ce hanno regalato ’o prufessore!… Sarranno zucose assaje… Si ’e ttruvasse me n’accattasse nu paro ’e chile....

ANGELINA      Rafilì, e quando ve ne andate, portatevene cinque o sei …

RAFILINA       Grazie, grazie assaje.

ANGELINA      Io mi vado a mettere le calze… Nel frattempo voi sistemate un poco qua… (Uscendo di scena) Aprite pure la finestra. 

 

RAFILINA    Sì vabbè… (Poggia l’arancia sul tavolo e va ad aprire la scatola portaoggetti) Gesù, che fine hanno fatto ’e ciucculatine?!… Ne è rimasto uno sulo… Nun m’ ’o pozzo piglià… Pare brutto… (Sobbalza) Che ’mpressione!… (Infila la mano nella tasca del grembiule e prendendo il cellulare) Siente stu coso comme tremma!… (Preme il tastino di risposta e a bassa voce) Pronto!… (Va in proscenio) Sofì ch’è stato?!… … Ah, menumale!… Sarranno state ’e ppreghiere mie!… Io il teste di gravidanza te l’avevo pigliato a na farmacia ca nun me cunosce… Mò chisà si m’ ’o cagnano………  Vabbuó nun ’mporta, bella ’e mammà… L’importante è ca nun te spuse cu ’o velo bianco e cu ’a panza annanze….. Ciao, nun me pozzo trattené. (Rimette il cellulare nella tasca del grembiule, sistema le sedie intorno al tavolo, prende l’arancia) Quanno me ne vaco m’aggi’ ’a arricurdà e me ne piglià sei o sette… (Sobbalza) Uh, ’a ceretta ’ncopp’ ’o ffuoco!! (prende il sottopentola e il vasetto di crema e esce precipitosamente di scena).

Scena terza

Professore, indi Angelina e Rafilina

PROFESSORE (entra in scena, mettendosi le chiavi in tasca; in mano ha un grosso sacco di plastica dal quale fuoriescono nella parte superiore due zampe di tacchino)    E che d’è, nun ce stà nisciuno?… (Annusa l’aria) Che puzza!… (sventola la mano)

ANGELINA (in gonna, camicetta, calze velate e tacchi, con in mano una camicia da uomo,  entra in scena e gli sorride)      Ah, Salvató, si’ turnato!

Il professore, vedendo Angelina, nasconde immediatamente il sacchetto col tacchino dietro di sé, rimanendo fermo vicino alla consolle.

ANGELINA (prende la scatola dei cotoni dall’antina del mobiletto) Me so’ accorta ca ce manca nu buttone…

PROFESSORE     E va bè… dimane me ne metto n’ata.

ANGELINA     No, che ce metto?!… (si siede al tavolo, prende una spagnoletta di cotone, ne spezza un filo con i denti, prende un ago).

RAFILINA (entrando in scena) Signó, chillu pentolino… (si accorge del professore) Buongiorno prufessó… Signò int’ ’a cucina aggio miso tutto a posto.

ANGELINA   Grazie… (Distratta dall’entrata di Rafilina fa cadere l’ago)    Mannaggia, m’è caduto l’ago!… (Si passa le mani sulla maglietta e sulla gonna, guarda verso il pavimento) Io nun ’o veco… Rafilì, guardate pure voi…

PROFESSORE    Rafilì, l’ago ’o cercate doppo… (Porgendole il pesante sacchetto dal quale fuoriescono due zampe legate da uno spago) Mò, purtate stu tacchino int’ ’a cucina…

RAFILINA    Nu tacchino!?...  (prende il sacchetto). 

ANGELINA (si alza e si avvicina, incuriosita)     Nu tacchino!?…

PROFESSORE    Hé visto che surpresa!

RAFILINA    Ma è vivo!… Comm’è gruosso!… (Uscendo di scena) E comme pesa!

PROFESSORE     ’O ssaccio buono che pesa…

Scena quarta

Angelina e Professore, indi Rafilina

ANGELINA     E chi te l’ha dato?… (prende la posta che Ciretta ha poggiato sulla consolle, dove fra due buste c’è pure una cartolina).

PROFESSORE (apre e chiude più volte la mano indolenzita)    Me l’ha portato il padre di un ragazzo, è gente di campagna. (Annusa l’aria e rivolto alla moglie) Angelì, oggi è giovedì… è vero? …

ANGELINA  (distratta, mentre scorre la posta)     Sì, pecché?… Ati bullette…

PROFESSORE(si guarda intorno, annusa di nuovo)    No niente… Solamente per avere la conferma… È venuto nisciuno?…

ANGELINA (gira la cartolina e leggendo lo scritto sul retro)   Sì, chell’amica mia ca nun cunusce.

PROFESSORE     Eh già, il giovedì mattina è giornata di visite...

ANGELINA (porgendogli la cartolina)     Chesta è pe’ te… Forse n’alunna toja…   

PROFESSORE (legge la firma)     Sì, è una ca s’è diplomata l’anno passato…  

ANGELINA (gli si avvicina e con voce suadente)    Hé visto?… (Prende la cartolina e la gira per mostrargli la foto) Venezia… Nuje llà ce avimmo fatto ’o viaggio ’e nozze… T’arricuorde?…

PROFESSORE      Io sì, m’arricordo …

ANGELINA (sinuosa come una gattina)    E pecché io no?!… Guarda,… Me so’ mmisa ’a gonna comme piace a te… 

PROFESSORE (a parte)     Finalmente, è cagnata ’a luna!… (Sforzandosi di resistere alle effusioni della moglie) Angelì, nun me provocà!… Ce stà Rafilina… Mò nun è ’o mumento… (si allontana, poggia la cartolina sulla consolle).

RAFILINA (torna in scena con un grande sacchetto di plastica vuoto e bucato) Prufessó, ma l’ avite tenuto fino a mò int’ a sta busta?… Povera bestia!…  (Rivolta ad Angelina) Signò, che bellu tacchino!….. L’aggio miso fore ’o balcone d’ ’a cucina… (Indicando con la mano l’altezza dal suolo) È alto accussì… (esce di scena, portandosi il sacchetto)

PROFESSORE     Si tu sapisse ’e guaje c’aggio passato pe’ mezzo ’e chella bestia! ...

ANGELINA      Overo!… E pecché?…

PROFESSORE     Siccomme me mettevo scuorno d’ ’o purtà  ’mmano, ’o bidello m’ha prucurato chillu sacchetto ’e plastica e l’avimmo miso dinto a capa sotto… ’O pulman era affullato e io so’ rimasto allerto… All’improvviso, na femmena ca steva assettata, na cosa brutta e pelosa, s’ è aizata e m’ha dato nu pacchero, accumpagnato da na sfilza ’e male parole.

ANGELINA (sorpresa e preoccupata)      E tu?…  

PROFESSORE     Io aggio penzato ca se trattava ’e na pazza e, senza fà storie, me songo spustato cchiù llà… Non l’avesse maje fatto!… ’O tacchino dint’ a nu mumento ha cacciato fore ’a capa e ha pizzicato areto a n’ata signora.

ANGELINA (ride)    Uh, Gesù!

PROFESSORE      Tu ride!... Chella, ’a signora, senza fiatà, s’è girata e m’ha dato na burzata ’nfaccia…

ANGELINA  (ridendo)      E tu?…

PROFESSORE      E io, muorto ’e scuorno, me ne so’ sciso ’a primma fermata e me l’aggio fatta a ppere fino a ccà… Stongo acciso…

ANGELINA (con una risata)     Sti ccose succedono sulo a te!…

PROFESSORE (nervoso)     ’O ppuo’ dicere!..... Che giovedì!

RAFILINA (entrando in scena)    Prufessó, ’a lavatrice nun sciacqua bbuono… Io ve cunziglio ’e ve n’accattà una comm’ ’a mia … è na marca tidesca… Anze, truvanneve, pigliateve pure na scopa elettrica… ’A casa mia me trovo na bellezza…

PROFESSORE    Eh già, accussì vuje ccà  ve venite a leggere ’o giurnale...

RAFILINA    Che ce azzecca!… Chelle so’ cummerità ca int’ ’a casa ce vonno… ’E sorde so’ fatte pe’ ’e spennere… ’A lavatrice nova ce vò…

ANGELINA   Rafilì, arrangiate un poco… I panni sciacquateli a mano, così li stendete pure...

RAFILINA (uscendo di scena)     Ma ’e rine se ne vanno…

ANGELINA (rimasta sola col marito)      Sciusciù, ma te pare maje possibile ca nuje tenimmo meno cummerità ’e Rafilina?!… Almeno na lavatrice nova l’avessem’ ’a accattà.

PROFESSORE    Angelì, ’o stipendio mio chillo è… Rafilina già ce costa… P’ ’a lavatrice avimm’ ’a aspettà… Chisà, forse cu ’e lezione private.... Ma mò m’ aggi’ ’a jì mettere sti piede int’ a ll'acqua… doppo chella cammenata nun m’ ’e ssento cchiù (annusa l’aria un’ altra volta e esce di scena).

ANGELINA (compiaciuta, si guarda le gambe)    Che bellezza!… Stanotte me metto ’a cammisa ’e notte nova…       

RAFILINA  (si precipita in scena, ma non riesce a parlare)       Signó, ’o ta… ’o ta… ’o tacchino nun ce stà cchiù… 

ANGELINA      Rafilì, vedete bene…

RAFILINA  (voce lamentosa)     E addó?… Aggio guardato pe’ tutt’ ’a casa, pure sott’ ’o lietto … Niente… (Gira per la stanza, agitandosi) Vedite ’o diavolo… Io me pigliasse a pacchere… I’ l’avev’ ’a lassà attaccato… Va’ a fà bene… E mò?…

ANGELINA      Rafili’, calmatevi… ’O tacchino nun vola…

RAFILINA     Ve dico ca nun ce stà cchiù… Pe’ me è zumpato ’a copp’ ’o balcone… E mò, chi ce ’o ddice ’o prufessore!?…

 

Squilla il telefono

ANGELINA  (solleva la cornetta)     Pronto?…  Sì, ragionié, ditemi…… Ah, il tacchino… sì è nostro… Stava fuori al balcone della cucina, si vede che sarà saltato…… La sto sentendo che piange…… E che vi posso dire?…  Consideratelo allora un regalo per la bambina… Prego …… Arrivederci … (Abbassa la cornetta) Addio, tacchino!… Era il Ragioniere dell’altra scala, quello che tiene il balcone affianco a noi… Comme chiagneva chella creatura!… Dice che il tacchino è suo perchè è venuto dal cielo… (Sorride)  Forse è meglio accussì… Povera bestia!… Chi ’o teneva ’o curaggio ’e l’accidere!…

RAFILINA (uscendo di scena)     E mò chi ’o sente ’o prufessore?!…

ANGELINA     Forse, si lle dico d’ ’a criatura…

Campanello interno (bussata di porta)

Scena quinta

Angelina, Don Pietro e Rafilina, indi Professore

ANGELINA (andando ad aprire -  voce alta)   Rafilì, vado io!… (voce fuori campo) Don Pié, buongiorno!… Accomodatevi! (rientra in scena, seguita da un sacerdote di mezza età che indossa l’abito talare) Come mai da queste parti?…

DON PIETRO (si toglie il basco nero)     Mi sono trovato a passare e sono venuto a scambiare due parole col professore… So che mi ha cercato…

ANGELINA      Sì, vi voleva salutare…

DON PIETRO    Veramente, stando a Luigino, il sacrestano,  mi è sembrato di capire  che avesse urgenza di vedermi … Forse ha qualche problema?…

ANGELINA      No, non mi pare…

DON PIETRO      Strano… Veramente strano… Va bè, meglio così…

Strillo di Rafilina (fuori campo)

RAFILINA (appare in scena tutta concitata)     Signó, ’o prufessore… ’o sanghe…

ANGELINA (uscendo, frettolosamente, di scena)     Rafilì, fate sedere Don Pietro…

RAFILINA (ancora confusa, porgendo una sedia al sacerdote)  Don Pié, assettateve… No, no, aspettate… è meglio chest’ata seggia… No, nu mumento, cà ce pò stà l’ago…

DON PIETRO     Sentite a me, forse è meglio si rimango allerto…

ANGELINA (rientrando in scena)    Rafilì, preparate una bella tazza di caffè per Don Pietro...

RAFILINA (uscendo di scena)     Sì, vaco subbeto.

ANGELINA (indicandogli la sedia più vicina alla porta dello studio)    Don Pie’, prego, accomodatevi! (chiude la scatola dei cotoni che è sul tavolo e va a riporla nel mobiletto).

DON PIETRO  (tasta bene la sedia prima di sedersi)     Spero che il professore non si sia fatto niente di grave …

ANGELINA (tornando verso il tavolo)    No, no… sciocchezza…  S’è tagliato nu callo cu ’o credo (gli si siede difronte).

DON PIETRO     Cu che cosa?!!..

ANGELINA     Il credo, chillu coso che serve pe’ levà ’e calle...

DON PIETRO (risentito)     Ma comme se pò fà a dare questo nome a n’affare p’ ’e calle!… Non c’è proprio più religione!… E voi dite di essere cristiani…

ANGELINA (mortificata)   Don Pie’, scusate, ma chillo se chiamma propio accussì… Vorrà dire che da oggi in poi lo chiameremo "Nego".

DON PIETRO     E sarà meglio…

RAFILINA (entra in scena)    Signó,  che ’mpressione… ’o patrenostro è chino ’e sanghe!…

DON PIETRO (adirato)     E mò chisto che sarebbe ’o rasulo p’ ’a barba?!…

ANGELINA (imbarazzata)     No, Don Pie’, scusate, chella Rafilina stà parlando d’ ’o nego…

RAFILINA    Qua’ negro?!… Io stò parlanno d’ ’o coso pe’ calle... (Rivolta al sacerdote) Chillo tene nu nomme ’e Chiesa.... Aspettate… Comme se chiamma?.... Ah sì, ’o credo.

DON PIETRO     E insiste la sciagurata!

RAFILINA     E pecché fosse sciacurata?…

ANGELINA     Rafilì, per piacere, portate il caffè…

RAFILINA (uscendo di scena)      Gesù Gesù, sciacurata a me!?… Io nun aggio fatto niente.

PROFESSORE (entra in scena, zoppicante, con ai piedi una scarpa e una pantofola, infilandosi la giacca)      Don Pietro carissimo, che piacere vedervi!(Indicando il piede nella pantofola)Avete visto che m’è succieso?!… (gli dà la mano) E stu giovedì non è ancora passato!… Angelì, lassame nu poco sulo cu Don Pietro, dobbiamo parlare di una cosa riservata.

ANGELINA (si alza)     Ma pecché?... Te vuo’ cunfessà?...

PROFESSORE    No, no; è pe’ na cosa ’e lavoro.

DON PIETRO     Professo’, io sono venuto non appena mi è stato possibile … Ma mi volete spiegare di che si tratta?…

PROFESSORE  (si accerta che la moglie si sia allontanata)    Don Pié, nemmeno a farla apposta, voi siete venuto proprio di giovedì… (gli si siede accanto).

DON PIETRO      E allora?…

PROFESSORE     Ditemi… Vuje trasenno d’ ’a porta non avete sentito niente?… Non so… un odore strano....

DON PIETRO     Sì, mò che ce penzo, ho sentito una puzza di roba bruciata… Ma questo che c’entra?

PROFESSORE     C’entra, c’entra… pecché sta stessa puzza io la sento tutti i giovedì e nun ce sta giovedì ca i’ nun passo na serie ’e guaje.

DON PIETRO     Prufessó, ma questa è superstizione e la superstizione è un peccato grave.

PROFESSORE     Don Pie’, questa è certezza… qua forse si tratta (abbassa la voce) di magia… magia nera.

DON PIETRO  Ma vuje che state dicenno?!… Io mi rifiuto ’e sentì sti sciucchezze!… ’O guaio ’e sta casa è ca nun ce stanno criature … perciò tenite ’o tiempo ’e penzà a sti ffessarie…

PROFESSORE (frenando la sua rabbia)   Si nun ce stanno criature è perché il Padreterno ha vuluto così...

DON PIETRO (occhi al cielo)      Sia fatta la sua volontà!

PROFESSORE     Angelina, lo sapete, n’ha pigliato na malatia pe’ stu fatto… Quanto a me, ormai, mi sono quasi rassegnato…

RAFILINA (entra con un vassoio dove ci sono due tazze di caffè, complete di piattini e cucchiaini, più la zuccheriera)      Permesso?… Prufesso’, v’aggio purtato na bella tazza ’e cafè pure a vvuje... (Poggia il vassoio sul tavolo e porge la tazzina di caffè a Don Pietro, togliendovi il cucchiaino) Uh, aspettate… (Non vista dal professore, pulisce il cucchiaino, strofinandolo più volte all’interno del braccio, mentre il sacerdote la guarda perplesso - con aria soddisfata) Ecco qua… (ripone il cucchiaino nel piattino).

PROFESSORE (che ha già messo un cucchiaino di zucchero nella sua tazza, gira un po’ e sorseggia)  Ah, proprio buono!

DON PIETRO (aspetta, gli prende il cucchiaino per non usare il suo, mette lo zucchero nella propria tazza e girando il caffè)     Magia!… Vuje, Prufessó, nun state bbuono… e la malattia vostra è difficile da curare.... Soltanto la fede vi può salvare… (ne sorseggia un po’).

PROFESSORE     Rafilì, le tazze le potete lasciare qua...

RAFILINA (confusa per quanto ha sentito)    Va buó prufessó… Allora i’ vaco...

PROFESSORE (mentre Don Pietro sorseggia il caffè)      Sì, Rafilì, andate…

RAFILINA (timidamente)  Prufessó, ve vulevo dicere ca ’o tacchino è scappato…

PROFESSORE (sobbalza)    E comm’è possibile!?…

RAFILINA     Io l’avevo sciugliute ’e zzampe e l’avevo miso for’ ’o balcone … Che ne sapevo ca se ne vulava… Mò nun v’arraggiate…

PROFESSORE      E comme faccio a nun m’arrraggià!?

DON PIETRO  (toccandogli il braccio)     L’ira è un peccato capitale… Non dovete abbandonarvi al peccato… (Rivolto a Rafilina) E voi andate…  Andate!…

Rafilina, contrariata, esce di scena

Scena sesta

Professore e Don Pietro, poi Angelina

PROFESSORE (scuote la testa)    Don Pié, sono stanco… Voi dite che la mia è superstizione, ma intanto il tacchino, guarda caso, se n’è scappato proprio oggi, oggi che è giovedì.

DON PIETRO (ripone la tazzina nel vassoio)  Ma questa è una semplice coincidenza… Una coincidenza e basta.

PROFESSORE     Allora, Don Pié,  voglio dirvi tutto.  (Gli si accosta con la sedia - tono confidenziale) Ogni giovedì mattina mia moglie riceve certe visite... Io nun saccio che cumbinano, saccio sulamente che quando torno dalla scuola sento nu fieto pe’ tutt’ ’a casa e a essa ’a trovo improvvisamente cagnata, tutta smurfiosa, cu nu bello vestitiello ’ncuollo… Poi, sempre la sera del giovedì, se mette na cammisa ’e notte tutta provocante e… per quattro/cinque giorni andiamo avanti così, come due piccioni in amore… voi mi capite…

DON PIETRO  (imbarazzato)     Sì, vabbè… non vi dilungate…

PROFESSORE    Poi, senza una ragione, improvvisamente verso il martedì cambia la luna e fino al giovedì Angelina si mette tutta sulla sua… Inzomma, Don Pié, niente… dico niente… Di giorno se ne sta cu ’o cazone e ’a notte se mette tutta castigata cu ’o pigiama, pur sapendo ca a me ’a femmena vestuta accussì nun me piace… E si sulo m’avvicino pe’ nu ciancio o lle spio ’o pecché ’e stu cambiamento me dice ch’è impressione, che stà raffreddata e ca tene (tono caricato) male ’e capa…

DON PIETRO (celando il suo imbarazzo)   E questo che dimostra?… Le donne vanno spesso soggette a sbalzi di umore...

PROFESSORE     Sì, sarrà… ma io nun campo cchiù!… Per me è diventato un tormento… Don Pie’, quando arriva il giovedì i’ già saccio, primma ’e scennere d’ ’o lietto, che m’aspettano sulo guaje.

DON PIETRO   E voi un giovedì non andate a scuola, così ne approfittate per dirvi un bel rosario… Chissà che la Madonna non vi aiuti a togliervi questa fissazione…

PROFESSORE    Don Pie’, grazie!… Che bellu cunziglio m’ avite dato!… Io giovedì che vvene faccio finta ca nun me sento bbuono e rimango ’a casa… Forse così potrò scoprire la verità e trovare pace. 

Angelina, a questo punto, appare sulla comune e poichè i due non si sono accorti della sua presenza, si ferma ad ascoltare.

DON PIETRO     Professó, la verità è una sola…Voi non state bene e per questo dovete affidarvi a Dio… (Si alza) Io pregherò per la vostra salute.

PROFESSORE (alzandosi)    Grazie, Don Pié… (Accorgendosi della presenza di Angelina) Angelì, viene!…

ANGELINA (avvicinandosi al tavolo)    Scusatemi… Vulevo piglià sti ttazze... (prende il vassoio).

DON PIETRO (rivolto ad Angelina)     Allora, ne approfitto per salutarvi.

PROFESSORE (andando verso la comune)   Don Pie’, aspettate!… Mi vado a mettere la scarpa, così vi accompagno… (esce di scena).

DON PIETRO (guardando verso la comune)   Sì, mi fa piacere, così possiamo scambiare ancora qualche parola… (Prende il cappello e mettendo teneramente la mano sulla spalla di Angelina) Ricordate che il Signore può tutto… Perciò, pregate… Pregate… Pregate tanto…

ANGELINA (frastornata, col vassoio in mano)     Sì, sì.

DON PIETRO   Abbiate fede... (Sospira e guardando in alto) Sia fatta la Sua volontà!

  

PROFESSORE (con entrambe le scarpe ai piedi, si ferma sotto l’arco della comune, abbottonandosi la giacca)      Eccomi, Don Pie’…

DON PIETRO(andando verso la comune si gira e fa una benedizione con la mano -    tono mesto)      Arrivederci (esce di scena, seguendo il professore).

PROFESSORE (voce fuori campo)     Angelì, ce vedimmo fra poco…

Scena settima

Angelina e Rafilina, indi professore

ANGELINA (poggia il vassoio sul tavolo e si accascia sulla sedia, piangendo)         No, no; nun è possibile!… (Con gli occhi al cielo) Pecché?… Pecché?…

RAFILINA (entrando, le si avvicina)     Signó, jammo… nun facite accussì!…

ANGELINA  Rafilì, ma voi ci penzate, io me preoccupavo d’ ’a lavatrice, mentr’isso…

RAFILINA    Povero prufessore!… Aggio ’ntiso ca Don Pietro parlava ’e magia… Io saccio ’e nu mago che fà miracule...

ANGELINA (voce lamentosa)     Seh, seh… comm’ ’a maga d’ ’a lucertola…

RAFILINA    No, chisto è propio na scienza!… S’ è visto pure pe’ televisione… Si chiamma Arturo di Tarsia, pecché è a Via Tarsia ca tene ’o studio… però, saccio ca ’e vvote va pure pe’ ’e ccase. Ma, a pruposito ’e magia, pe’ chill’ atu fatto, ce avite pruvato cu ’a lucertola?…

ANGELINA (tira su col naso)    Nun me ce facite penzà!… Che fatica facette pe’ n’acchiappà una ca steva aret’ a na pianta… Nun saccio comme truvaje ’o curaggio ’e ce taglià chella coda… Povera bestia, quanno se ne fujette me pareva na ranocchia…

RAFILINA      E po’?…

ANGELINA      Po’  pigliaje ’a coda e l’aggraziaje dint’ ’o spezzatino… Che schifo!

RAFILINA      E ’o prufessore s’ ’a mangiaje?!…

ANGELINA (sorride)    Comme no!… Dicette pure ca ’o spezzatino era sapurito assaje e ca io sbagliavo a nun l’assaggià nemmeno… (Sobbalza) Uh Madonna, ’a lucertola!

RAFILINA      Addó stà?…

ANGELINA (disperata)     Rafilì, chillo se l’ha mangiata… Ogge fanno tre settimane… Forse so’ stata io... Se vede ca ’a coda d’ ’a lucertola l’ha avvelenato…

 

RAFILINA    E l’avvelenava mò!?… Ma vuje site sicura ch’è passato tantu tiempo?..

ANGELINA    Sì, me l’arricordo bbuono, pecché chella notte… (Sospira) Inzomma chella notte ...

RAFILINA    Vabbuó aggio capito, fuje propio na bella notte.

ANGELINA (voce lamentosa)      Rafilì, io nun voglio restà vedova…

RAFILINA      Nun ’o ddicite nemmanco!…

ANGELINA (piange)     Io a Salvatore nun ’o voglio perdere...

RAFILINA      Signó, calmateve… (Si toglie il grembiule) Nun ve facite vedé accussì, si no ’o prufessore se dispiace…

ANGELINA (asciugandosi gli occhi)     Sì, avite ragione… Nun ha da sapé c’aggio capito… Jate, Rafilì… Facite venì a stu mago…

RAFILINA (portando via il grembiule)    Chisto ’o metto int’ ’a cucina… (Esce di scena - voce fuori campo) Ah, signó, ’o prufessore è turnato.

PROFESSORE (entra in scena con la faccia truce)    Sì, so’ turnato; ma avesse fatto meglio a nun scennere…

ANGELINA (dolcissima)     Pecché?....

PROFESSORE     Pecché ce putevo restà sicco…

ANGELINA     Gesù, che ddice!

PROFESSORE       Eh, che dico….. Avevo appena salutato a Don Pietro, all’angolo d’ ’a via, quando na pianta è caduta ’a cielo, propio ’nnanze ’e piede mieje... È stato talmente ’o spavento ca songo venuto meno… (Mostra le mani tremanti) Guarda ’e mmane comme me tremmano ancora!

ANGELINA    Vabbuó, mò calmate… Ringrazia a Dio ca t’è venuta bbona.

PROFESSORE (tono ironico)    E ringraziammo a Dio!

RAFILINA    (voce fuori campo)     Arrivederci, signó!… Bbona giurnata, prufessó! 

PROFESSORE (nervoso)      Pure a voi…

ANGELINA (uscendo di scena)     Arrivederci, Rafilì.

BUIO e sottofondo musicale (passaggio del tempo)

LUCE

Una settimana dopo (mattino del giovedì successivo)

Scena ottava

Rafilina, Angelina, indi professore

Rafilina (con grembiule e maglietta diversi)sta spazzolando una poltrona.

ANGELINA  (in pantaloni, con blusa diversa)    Dice ca lle fà male ’o stommaco e c’ha fatto na nuttata nera…

RAFILINA    Pe’ nun ghì ’a scola ’o prufessore, significa che sta malamente assaje… Sperammo ca ’o mago nun vene propio ogge…

 

ANGELINA    Non sia mai!…

RAFILINA     In ogni caso, lle pò fa sulo bene a se ne stà cuccato…

ANGELINA    E digiuno.

RAFILINA  (spazzolando l’altra poltrona)  Io, invece, me mangio ’e spaghette ’a pizzaiola. Dimane, però, voglio fà nu bello gattò ’e patane… accussì ce ne dongo ddoje fette a Carmeniello…  Chillo sabato se ne va a Gaeta cu ’a guagliona a fà  ’o ricchend.

ANGELINA     Che cosa? …

RAFILINA (spiega)    ’O ricchend… ’o sabato e ’a dummeneca…

ANGELINA (sorride)    Ah, il fine settimana…

RAFILINA    E chillo mò se chiamma accussì… ’E guagliune pe’ sparagnà ’e sorde ’e ll’albergo, se portano ’o sacco a velo…

ANGELINA (scandisce bene)     Il sacco a pelo… (sorridendo, esce di scena).

RAFILINA (perplessa)     A pelo?… Io me penzavo ch’era nu sacco a velo, accussì cu ’o velo s’arreparavano  d’ ’e mmosche e d’ ’e zanzare… Aggi’ ’a propio vedé stu sacco comm’è fatto….

PROFESSORE (voce fuori campo)       Ma è mancata la corrente?… (entra in scena in pigiama e vestaglia con il rasoio elettrico in mano).       

 

RAFILINA     Prufessó, che ce facite allerto?!…

PROFESSORE     Me vulevo fà ’a barba, ma a quanto pare non è cosa… 

ANGELINA (entra in scena - tono apprensivo)    Salvató, pecché te si’ alzato?

PROFESSORE (mostrando il rasoio)     Me vulevo fà ’a barba…

RAFILINA (spazzolando il paralume di stoffa)      Ma è mancata ’a currente.   

ANGELINA     Va, ’a currente è turnata… Ma nun stà p’ ’a casa…Mettiti a letto...

PROFESSORE     Sì, sì… (esce di scena).

ANGELINA     Rafilì, mentre lui sta in bagno, fate prendere un po’ d’aria alla camera da letto e aggiustate le lenzuola…

 

RAFILINA (con la spazzola in mano)     Sì, va bè… io ccà aggio fernuto… Signó, ’a ceretta ’ncoppo ’o fuoco ’a mettite vuje?…

ANGELINA    Sì, sì…

Rafilina esce di scena.

   

ANGELINA     M’aggi’ ’a jì a mettere pure ’a gonna (esce di scena).

Scena nona

Professore, mago, indi Angelina e Rafilina

PROFESSORE (qualche istante dopo entra in scena con passo felpato, fregandosi le mani)    Iniziano le indagini… Oggi finalmente potrò scoprire la verità… (Prende dalla tasca della vestaglia un pacchetto di sigarette, i fiammiferi e un piccolo portafogli) E no… si sto malato, nun pozzo fumà… (Rimette le sigarette e i fiammiferi in tasca; apre il portafoglio) Quanno me trovo a scennere aggi’ ’a cagnà sti cinquanta eure.   

Bussata di porta con le mani

PROFESSORE     Ma chi è che tuzzuléa cu ’e mmane?… Ah, sarrà mancata n’ata vota ’a currente… (Fregandosi le mani) Ecco, ci siamo! … Cominciano le visite (esce di scena).

MAGO (voce fuori campo)     È casa Carretta?…

PROFESSORE (voce fuori campo)     Sì…

MAGO (voce fuori campo)    Ebbene, eccomi qua … Permettete?…

PROFESSORE    (voce fuori campo) Prego…  

  

MAGO (uomo di mezza età, avvolto in una mantella nera, entra in scena con fare invadente e plateale, seguito dal professore)    Sono Arturo di Tarsia, a vostra disposizione per filtri d’amore, fatture benevole e malevole, pace interiore, sanità di corpo, rimedio contro occhi secchi… Parlate e sarete soddisfatto… (Tono enfatico) E poi il sortilegio di giovedì dura molti e molti più dì.

PROFESSORE (confuso e interessato)      Quindi, voi sareste un mago?!.....

MAGO     Modestamente, fra i migliori.

PROFESSORE (porgendogli una sedia)      Ma accomodatevi!…

MAGO (si avvolge nella mantella e sedendosi)     Allora che posso fare per voi?… Confidatemi ogni vostra pena e io saprò aiutarvi.

PROFESSORE (sedendogli accanto)      Ditemi… Con la magia si può rendere la vita impossibile a qualcuno?…

MAGO     E certamente!… Però la tariffa varia secondo la lunghezza del periodo… Per farvi un esempio, mettiamo il caso che voi avete ricevuto un torto da vostra suocera e lle vulite dà na leziuncella… embè, nuje putimmo fà in modo ca int’ ’a na giurnata lle capitano tanti piccoli incidenti, inzomma una serie di piccoli avvertimenti… Se invece si è trattato di un affronto grave, allora lle regalammo na settimana nera, nu mese o addirittura un anno di patimenti… E vi assicuro ca sta lezione lle bastarrà.

PROFESSORE     E quando uno s’accorge che in un certo giorno della settimana lle va sempe tutto stuorto, che si può fare?...

MAGO (si alza per recitare meglio la sua parte)      Beh, la cosa in questo caso nun è semplice… Eh già, perché bisogna innanzitutto accertare si se tratta ’e scalogna fortuita o ’e scalogna procurata… Vedete, la scalogna fortuita è quella dovuta al caso, alla fatalità… La scalogna procurata, invece, è quella che ci viene procurata da qualcuno che, ahimè,  ci vuole male…

PROFESSORE      Ma si uno nun tene a nisciuno ca ’o vò male?…

MAGO     E comme se fà a sapè… Spesso l’apparenza inganna… È chiaro che se gli incidenti si verificano sempe ’o stesso giorno d’ ’a settimana nun se pò parlà cchiù ’e fatalità… Se tratta sicuramente ’e scalogna procurata.

PROFESSORE (disorientato)      E allora?…

 MAGO (si siede)     E allora bisogna agire con molta cautela… Eh già,  pecché uno ha da sapé chi ’o vò male e pecché… Si se tratta d’uocche sicche, ha da fà in modo ’e scanzà chella perzona… Si invece ll’ hanno fatto na fattura… allora, in questo caso, s’ha da cumbattere (usa le mani come piatti di una bilancia) ’a magia cu ata magia… Voi mi capite!?…

PROFESSORE     E comme se fà?…

MAGO    Eh… (Tono solenne) Ogni caso ha da essere studiato pe’ truvà il rimedio adatto. (Tira fuori da una tasca una bustina)  Comunque, un po’ di questo incenso, bruciato in casa, potrebbe già chiarire un poco la situazione. Ci sta pure il foglietto con le istruzioni…

PROFESSORE (stringendo la bustina)     E s’ha da brucià sulamente?…

MAGO    Sì, è semplice… Ricordatevi, però, che dovete agire di notte, a lume di candela, quando gli altri della famiglia stanno durmenno. Voi pigliate un pizzico di questo incenso, ’o mettite dint’ a nu posacenenere e lle date fuoco cu nu fiammifero… po’ quanno fa (per fare scena, solleva le braccia allargando la mantella con le mani) ’ofummo, accumpagnate ’o fummo ’a ccà e ’a llà, ripetendo ogni volta la formula magica (unisce le mani, chiudendole a conca per simulare il posacenere e le fa oscillare come un pendolo da sinistra a destra e da destra a sinistra per più volte, cadenzando le parole) “Scalogna nera… jette ’o vveleno… da mane a ssera…alluntanate ’a me!” È chiaro?… “Scalogna nera… jette ’o vveleno… da mane a sera… alluntanate ’a me!”

PROFESSORE      Ma nun putessemo fà na prova?…  

MAGO (pazientemente)      E va bene…

PROFESSORE (prende i fiammiferi dalla tasca della vestaglia)   Allora, come prima cosa…

MAGO (suggerisce)      La candela.

PROFESSORE (si guarda intorno, prende uno dei due candelieri che sta sulla consolle, la poggia sul tavolo e accende la candela che vi è sopra)     Già…  Questa va bene?…

MAGO      Bene.

PROFESSORE      Mò, il buio…

MAGO (alzandosi)      Sì.

Il professore chiude insieme le due imposte della finestra.

IMMEDIATAMENTE SI ABBASSANO LE LUCI

PROFESSORE      Poi il posacenere (va verso il mobiletto, prende il posacenere che sta accanto al telefono e lo poggia sul tavolo) Ecco qua… Po’ l’incenso (prende la bustina dalla tasca, senza aprirla)… ne piglio nu pizzico, l’appicccio e aspetto ’o fummo… (guarda il mago per avere conferma).

MAGO  (alza di nuovo le braccia per fare scena)    E quanno fa ’o fummo…

PROFESSORE (solleva il posacenere)   Già… (facendolo oscillare come un pendolo da sinistra a destra e da destra a sinistra) “Scalogna nera… jette ’o vveleno… (aspetta il sugggerimento del mago).

MAGO      Da mane a sera… (prende un bigliettino dalla tasca).

PROFESSORE    Alluntanate ’a me”… Allora… “Scalogna nera…jette ’o vveleno… da mane a sera… alluntanate ’a me!” (Ripete per memorizzare) “Scalogna nera,jette ’o vveleno; da mane a sera alluntanate ’a me!”

MAGO      Sì, proprio così… (Porgendogli un bigliettino) Questo è il mio biglietto da visita… Fra quindici giorni vi aspetto al mio studio a Tarsia… Per il momento mi date soltanto cento euro d’acconto…

PROFESSORE (frastornato, lascia le imposte chiuse e la candela accesa)     Cento euro!… Ma vuje guadagnate cchiù ’e nu professionista! 

MAGO       Io sono un professionista… E po’  ’a felicità nun tene prezzo!

PROFESSORE     Sì, ma stammo a fine mese… (Prende il portafoglio dalla tasca della vestaglia, lo apre e tirando  fuori una banconota) Io ve pozzo dà cinquanta euro sulamente... 

MAGO (afferra la banconota)      E va bè, pe’ stavota ve faccio credito.

Il professore va verso la finestra per aprire le imposte, ripetendo fra i denti le parole della formula magica per memorizzarle. 

ANGELINA (entra in scena  quando c’è ancora il buio e la candela accesa)     E che d’ è?…

Il mago, non sapendo cosa fare, allarga la mantella con le braccia, assumendo la forma di un gigantesco pipistrello.

 

Angelina sviene; il mago la prende al volo.

Il professore apre in fretta le imposte della finestra.

IMMEDIATAMENTE SI ALZANO LE LUCI

MAGO (reggendo Angelina)       Mamma mia, comme pesa!

PROFESSORE     (si precipita verso Angelina) Ch’è stato?!…

MAGO     S’è spaventata quando m’ ha visto…

PROFESSORE (aiutandolo a mettere Angelina sulla poltroncina)    E pe’ forza!… Vuje state cumbinato ’e chesta manera… (Mentre il mago sta vicino a Angelina, corre  a spegnere la candela e ripone il candeliere sulla consolle).

MAGO (si avvolge la mantella intorno)     Allora vi aspetto fra quindici giorni al mio studio a Tarsia… (uscendo di scena) Arrivederci.

PROFESSORE (a bassa voce)  Sì, sì…arrivederci… (Inginocchiato davanti a Angelina, la scuote) Angelì!… Angelì!… (A voce più alta) Angelì!…

Angelina apre gli occhi e si guarda intorno

PROFESSORE (premuroso)     Angelì, ch’è stato?…

ANGELINA (frastornata)       Nun ’o ssaccio… Aggio avuto na visione…

PROFESSORE    Se vede che staje nu poco stanca… Ma mò comme te siente?

ANGELINA (solleva la testa)      No, nun te preoccupà… Me sento già meglio… (Gli fa una carezza sul viso) Ma tu vatte a cuccà… Nun piglià friddo…

PROFESSORE  (le sorride teneramente)      Angelì, sapisse campà senza ’e me?…        

ANGELINA (sobbalza)      No, no…

PROFESSORE       Nemmeno io… (si alza).

RAFILINA (entrando in scena)    Signó, chella rroba stà ’ncoppo ’o ffuoco… Prufessó, che ce facite allerto?… Jateve a mettere int’ ’o lietto!… (esce di scena).

ANGELINA (si alza lentamente e esce di scena - voce fuori campo)      Rafilì, forse si deve spegnere.

 

PROFESSORE (rimasto solo, tira fuori dalla tasca la bustina di incenso)     Ne piglio nu pizzico… No, primma appiccio ’a cannella (guarda la candela sulla consolle e prende i fiammiferi dalla tasca), po’ ce ne metto nu pizzico dint’ ’o posacenere (finge di prendere con tre dita un poco di incenso dalla bustina e di versarlo nel posacenere) e aspetto ’o fummo (solleva il posacenere, facendolo oscillare di qua e di là, mentre ripete le parole consigliate dal mago) “Scalogna nera jette o vveleno; da mane a sera alluntanate ’a me… Scalogna nera jette o vveleno; da mane a sera alluntanate ’a me” (Soddisfatto, rimette i fiammiferi e la bustina di incenso in tasca, sistema di nuovo il posacenere sul mobiletto e esce di scena).

Scena decima

Rafilina, Nicoletta, Angelina, indi Professore

Campanello interno (bussata di porta)

RAFILINA (va ad aprire - voce fuori campo) Signó, accomodatevi… (Segue Nicoletta in scena) Stà tutto pronto...(Tono confidenziale) Povera signora Angelina!… ’O marito nun sta bbuono… È venuto finanche ’o prevete... Ogge nun è ghiuto manco ’a scola… Dice ca lle fà male ’a panza…

NICOLETTA     Ma vuje, che dicite!…

RAFILINA     Povera signora, nun se dà pace…

ANGELINA (entra, indossando una gonna sotto la stessa blusa)   Ciao, Nicolè, aggio ’ntiso ’a porta e aggio capito ca ire tu… Rafilì, portate, pe’ piacere ’a ceretta…

NICOLETTA     Aggio saputo ’e tuo marito...  Ma comme è succieso?… (sposta la sedia, si siede e poggia la borsa aperta a terra, quasi sotto il tavolo).  

ANGELINA (trattenendo le lacrime)            E che t’aggi’ ’a dì… Chi puteva immaginà… Ogge nun è ghiuto manco ’a scola… Mò stà int’ ’o lietto… Stu sacrificio ’o faccio sulamente pe’ isso…

RAFILINA (entra in scena con l’asciugamano sulla spalla, il sottopentola sotto il braccio e il pentolino con dentro il cucchiaio di legno)  Ecco qua…  (poggia il sottopentola sul tavolo e vi sistema sopra il pentolino col cucchiaio di legno).

ANGELINA  (guardando il pentolino)    A me me pare che scotta… Nicolè, facimmo na cosa ampressa ampressa…

NICOLETTA (in piedi)    Sì, vabbè, nun te preoccupà…  (prende il pentolino e mescolando la ceretta con il cucchiaio di legno)   Tu, intanto, assettete e stienne ’a coscia ’ncopp’ ’a seggia… (per far raffreddare la ceretta, fa oscillare il pentolino, mantenendovi dentro il cucchiaio di legno).  

ANGELINA     Comme fete sta rroba!… (Si tocca lo stomaco)  Sta puzza me piglia ’o stommaco… Facimmo ampressa…

PROFESSORE (entra mentre Nicoletta fa oscillare il pentolino, quasi ripetendo i movimenti consigliati dal mago per l’incenso)   Vedo che è iniziata la funzione..... Vi dispiace se assisto anch’io?....  Ma ch’è stato?… Perché non parlate?…

RAFILINA (con l’asciugamano sulla spalla)   Veramente, prufessó, vuje nun avissev’ ’a stà allerto…

PROFESSORE      E, invece, eccomi qua... Angelì, e tu non dici niente?.... (Rivolto a Nicoletta) Ma prego, continuate!…

NICOLETTA    Veramente, io me ne stavo andando… So’ venuta nu mumento a salutà  Angelina.

PROFESSORE     E site venuta cu sta scudella ’mmano?.... Ma forse, la mia presenza vi disturba?…

NICOLETTA     Prufessó, ma che dicite!…

ANGELINA (toglie la gamba dalla sedia)    ’A scudella è ’a mia e Nicoletta è venuta pe’ me fà nu piacere.

PROFESSORE   Ah, quando si tratta di difendere l’amica, sai parlare!… Però, quando si tratta di ingannare tuo marito, come sai mantenere i segreti!… Ma ora basta!… Tu si’ na femmena faveza…

ANGELINA (piangendo)     Tu si’ nu ’nfame!…

PROFESSORE     Io songo n’ommo onesto ca nun t’ ha maje annascosto niente…  E invece tu, la mia signora, quanti segreti, quanti misteri!… Insomma, tu vuò ’a morta mia!

RAFILINA    Prufessó, ma che dicite!?

PROFESSORE (rivolto ad Angelina)      Mò nun saje che dicere, eh?… Eh già,  non te l’aspettavi  di essere scoperta…

RAFILINA    Mamma mia, prufessò, quanta storie che state facenno pe’ dduje pile!

PROFESSORE (disorientato)      E vvuje m’ ’e cchiammate duje pile!?...

NICOLETTA    E si vedesseve a mia cognata?!...Chella, Angelina, ne tene sulamente quaccheduno vicino ’e ccosce… sotto ’o ginocchio.

PROFESSORE (infastidito)      Ma che ce azzeccano ’e ccosce!?…

RAFILINA     Ce azzeccano e comme!… Chella sta robba serve pe’ luvà ’e pile ’a vicino ’e cosce… Se chiamma ceretta…

PROFESSORE (si siede e accarezzandosi la fronte come per schiarirsi le idee)    Vulite dicere sta rrobba che puzza?…

RAFILINA      Sì… Io però nun l’auso, pecché chillu sant’ommo ’e mariteme nun tene ’e ffisime voste…

ANGELINA (tira su col naso)    Io nun t’ ’o vvulevo fà sapé, ma, mò che l’hé scuperto,  ’o divorzio ’o voglio primm’ io.... (si accascia svenuta).

NICOLETTA      Angelì!… Angelì!… 

PROFESSORE (preoccupato)      Angelì!…

RAFILINA     Povera signora!… E dicere ca se ne steva piglianno na malatia p’ ’a saluta vosta!… Finanche ’o mago aveva chiammato!…

PROFESSORE (confuso)      ’O mago ?!…

NICOLETTA       Stà pallida pallida…

PROFESSORE      Rafilì, vedete se ci stà il medico affianco… Jate, facite ampressa!

RAFILINA      Sì, sì… (esce di scena, togliendosi l’asciugamano dalla spalla).

NICOLETTA      Angelì, nun me fà preoccupà!

PROFESSORE     Io non potevo sapere… Chi immaginava…

NICOLETTA    Nuje femmene simmo propio sceme… Quanta sacrifice facimmo pe’ piacé a n’ommo!… E ne valesse almeno ’a pena!

Scena undicesima

Angelina, Professore, Nicoletta, Rafilina e Dottore

RAFILINA (entra in scena, seguita dal dottore)   Dottó, trasite!…

DOTTORE (con pantaloni di velluto e giubbino - tono cordiale)   Permesso?… Buongiorno.

PROFESSORE (si alza e tendendogli la mano)   Buongiorno, dottó…. grazie di essere venuto (resta in piedi).

DOTTORE   Siete stato fortunato a trovarmi… Stavo uscendo (Si avvicina ad Angelina)  Allora, ditemi, cosa è successo?…

NICOLETTA     È svenuta.

RAFILINA    Povera signora!

ANGELINA  (apre gli occhi)   Ch’è stato?…

NICOLETTA    Angelì, ce stà  ’o duttore…

ANGELINA    Pe’ Salvatore? …

RAFILINA     No, ’o duttore nun è venuto p’ ’o prufessore… È venuto pe’ vvuje.

DOTTORE (prendendo il polso di Angelina) Ma perché professore, anche voi non state bene?…

PROFESSORE (minimizzando)    No, è  mia moglie che si preoccupa… Forse perché  stamattina mi sono svegliato  un po’ costipato…

DOTTORE (sente il polso di Angelina)    Il polso va bene… Ditemi, che cosa vi ha provocato questo malessere?...

ANGELINA (toccandosi lo stomaco) Mamma mia, comme puzza sta rroba!!

DOTTORE (scostando il pentolino che è sul tavolo)  Ah, sì… la ceretta ha un odore veramente penetrante… Quell’anima santa di mia madre la usava per togliersi la peluria sul labbro…  Ma è la prima volta?…

RAFILINA    No, tutte ’e giovedì…

DOTTORE (meravigliato)     Sviene sempre di giovedì!?…

NICOLETTA    Noo!… Ogni giovedì si fa la ceretta. 

DOTTORE    Ma non sviene …

RAFILINA    Noo… Ogge è  svenuta p’ ’a primma vota…

ANGELINA (con un filo di voce)   Rafilì, pe’ piacere, portate sta roba in cucina …Comme puzza!

RAFILINA   Sì, sì… (prende il pentolino col cucchiaio di legno  e il sottopentola ed esce frettolosamemnte di scena).

DOTTORE (rivolto ad Angelina)    Ditemi, è soltanto l’odore della ceretta che vi disturba?…

ANGELINA     Veramente da qualche giorno mi disturbo assai pure quando cucino…

DOTTORE (scuote la testa)      Cara signora, per la ceretta dovrete soprassedere… Vi consiglio una crema depilatoria…  Per la cucina, invece, sarà meglio lasciare ad altri questa incombenza, almeno per qualche mese.

PROFESSORE (preoccupato)      Ma pecché dottó, di che si tratta?…

DOTTORE (si siede)    È una cosa naturale alla quale le donne vanno spesso soggette.

PROFESSORE      Scusate, ma non capisco…

DOTTORE (sorride)      Il miracolo della vita!…

Rafilina torna in scena e guarda Nicoletta con aria interrogativa.

PROFESSORE (si appoggia con le mani alla spalliera di una sedia)    Dottó, volete dire che…

DOTTORE (sorride)      Al novanta per cento, la signora è in stato interessante!…

ANGELINA (si accarezza la pancia)      Dottó,  come fate a dirlo?…

DOTTORE     Cara signora, i sintomi ci sono tutti… Ma voi?…

ANGELINA (tentenna)    Sì, a pensarci… (riflette e conta mentalmente fino a sei, facendo scorrere le dita della mano sul mento, partendo dal pollice - sorride) Sì, è vero, la possibilità ci sarebbe…

DOTTORE     Per avere la conferma sarà sufficiente un semplice test di gravidanza.

RAFILINA (contenta)     ’O tengo! (si precipita a frugare nella borsa e tira fuori un astuccio) Ecco qua!…(Imbarazzata) M’ ’o trovo pe’ cumbinazione… (lo porge al dottore).

DOTTORE (lo osserva per leggervi qualcosa)    Sì, va benissimo (Sorride ad Angelina) E allora che aspettiamo?… (glielo porge).

NICOLETTA       Angelì, hé ’ntiso?!

RAFILINA      Signó, jammo… È quistione ’e nu minuto…

PROFESSORE     Jà, Angelì, fattillo… Rafilì, accompagnatela voi…

RAFILINA (sorridente)      Signó, venite… (si ferma ad aspettarla sotto la comune).

ANGELINA (frastornata, si alza, stringendo quell’astuccio in mano) Nicolè viene pure tu…. (esce fuori scena, preceduta da Rafilina e seguita da Nicoletta).

PROFESSORE (indicando la sedia centrale al dottore)  Prego, dottó, accomodatevi…  (gli si siede accanto).

DOTTORE (rivolto al professore)     Ci vorranno pochi minuti soltanto… Mi avete trovato per puro caso…  Il giovedì è il mio giorno di riposo in ospedale… Un giorno tutto per me… Con la mia barca, quando posso, me ne vado a pescare; altrimenti me ne vado un po’ al paese… e se piove  me ne sto a casa a leggere o mi faccio una bella partita a scacchi con il ragioniere Ippolito che abita sopra di voi. Il giovedì è il mio giorno sacro… Chiamatela pure superstizione, ma  quando mi sveglio la mattina del giovedì so già che mi aspetta una giornata meravigliosa… Si, lo so, è difficile da spiegare…

PROFESSORE       No, no… io vi capisco benissimo…

DOTTORE     Vedete, l’importante è sapersi accontentare… Ogni giorno in ospedale vedo gente che soffre… Se io in una settimana riesco a godermi anche un solo giorno, devo ritenermi fortunato rispetto a tanti… Non vi sembra?…

PROFESSORE  (riflette)       Sì…  A pensarci è proprio così…

 

RAFILINA  (contenta, entra in scena)      Che bellezza!… Prufessó, auguri!… ’A signora è incinta.

PROFESSORE     Rafilì, siete sicura?… (si alza). 

ANGELINA  (raggiante, entrando in scena)      Sì.

NICOLETTA  (sorridente, varca la comune)      Senza ombra di dubbio.

DOTTORE  (alzandosi)       Ne ero certo… (sorride ad Angelina)

PROFESSORE (per l’emozione si appoggia alla spalliera della sedia)    Angelì, assettete… Nun te stancà…

DOTTORE     No, professó, non è un’invalida; tutt’altro… È l’immagine della vita, di una vita, che grazie a voi due sta per nascere… 

PROFESSORE (commosso)      So’ diece anne c’aspettavo stu mumento…

Angelina e Nicoletta si seggono

DOTTORE     Si vede che il giovedì per voi è un giorno superfortunato… Non è forse giovedì, oggi?…

PROFESSORE  (sorride)     Eh, già...

DOTTORE (rivolto a Angelina)     Stasera passerò a trovarvi… vi prescriverò qualche accertamento… Ora devo proprio andare.

ANGELINA      Dottore, grazie…

PROFESSORE      Come potrò mai sdebitarmi?…

DOTTORE  (scherzando)    Vorrà dire che se è un maschietto gli farò da padrino, sempre che...

PROFESSORE      Ne sarei onorato…

DOTTORE (sorride ad Angelina)    Voi, però, mi raccomando, dovete stare tranquilla e serena…(Andando verso la comune) Auguri e buona giornata a tutti.

Nicoletta e Rafilina rispondono al saluto

PROFESSORE     Vi accompagno  (lo segue fuori scena).

NICOLETTA (si alza)     Angelì, io t’aggi’ ’a lascià… Aggi’ ’a fà ancora nu poco ’e spesa… (La bacia) Auguri!… Ce sentimmo dimane…

PROFESSORE (rientrando in scena)    Ve ne andate già?…

NICOLETTA      Sì, s’è fatto tardi… (Gli tende la mano con un sorriso) Ancora auguri… (Esce di scena, seguita da Rafilina - voce fuori campo) Rafilì, arrivederci…  

RAFILINA  (voce fuori campo)      Buona giornata (rientra in scena).

Scena dodicesima

Professore, Angelina e Rafilina

PROFESSORE      Angelì, si’ cuntenta?…

ANGELINA    E comme no!

RAFILINA     Signó, avite ’ntiso?… Avit’ ’a stà tranquilla e serena…

PROFESSORE      Proprio così, tranquilla e serena.  

ANGELINA (tira su col naso)  Vedite.. Tu, che staje malato, te daje penziero pe’ me.

RAFILINA     Povero prufessore!

PROFESSORE    Ma che povero!… Che malato!… Io nun so’ mai stato meglio…

RAFILINA (guarda Angelina)    Uh, Gesù!?…

ANGELINA (con voce lamentosa)     E ’o prete, allora?…

PROFESSORE (mentendo)   Era pe’ na benedizione a sta casa ...  E ce vuleva propio!… (Sorride a Angelina)  Stu criaturo, ’o vvì, è nu dono ’e Dio.

RAFILINA (esplode in una risata)   Seh! seh!…(Ammiccando ad Angelina, sovrappone un indice sull’altro ad angolo retto, come per indicare un’unità di misura) Già, ma si nun era p’ ’a lucertola!…

PROFESSORE (fraintende quel gesto e risentito)  Qua’ lucertola!... (A parte verso il pubblico) Non minimizziamo!…

Rafilina e Angelina ridono.

Cala il sipario

F I N E

(corandolfi@libero.it)

A chi volesse approfondire la conoscenza dell’idioma partenopeo, mi sento di consigliare la mia grammatica “Facile facile. Impariamo la lingua napoletana” (Ed. Kairòs 2008), un manuale semplice e pratico per rendere il napoletano accessibile a tutti.  

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