SENZA PAROLE
Commedia in un atto
Dei FRATELLI QUINTERO
Traduzione autorizzata di Gilberto Beccari
PERSONAGGI
GIUSTINA
ALONSA
LORENZO
DON GESU
Commedia formattata da
Salotto di una villa nei pressi di Guadalema (Andalusia). Porte a destra e a sinistra. Belvedere al fondo. Mobili graziosi. Un bel mattino di maggio.
(Don Ges, amministratore del proprietario e uomo pusillanime e timido, legge tranquillamente un giornale. Si ode subito il campanello della vetrata di entrata, e Don Ges sospende la sua lettura e comincia a parlare).
Don Ges' - (chiamando) Alonsa?
Alonsa - (dentro) Va bene, va bene, ho sentito.
Don Ges' - Va lei a vedere chi ?
Alonsa - E' andato Rocco.
(Don Ges crede che quello che suona sia uno che viene a offrire conigli e galline e continua a leggere. Poco dopo appare sulla porta di destra Alonsa, attiva e diligente massaia).
Alonsa - Don Ges.
Don Ges' - Che c'?
Alonsa - Una visita.
Don Ges' - (alzandosi di soprassalto) Una visita?
Alonsa - S signore. (Subito introducendo) Passi, signore.
(E passa Lorenzo, il nostro eroe. E' un bel giovane. Durante la sua breve visita, Don Ges perplesso e stordito quasi non ha coraggio di parlare. Alonsa, invece cerca costantemente di risolvere o salvare la situazione che senza dubbio compromessa).
Lorenzo - Buon giorno.
Don Ges' - Buo... Buongiorno.
Lorenzo - La signorina Stella Murillo?
Don Ges' - La... la signorina... Stella Murillo?
Alonsa - Ah, lei cerca della signorina?
Lorenzo - S.
Alonsa - In questo momento non c'.
Lorenzo - Non c'?
Don Ges' - In questo momento... non c'!
Lorenzo - Per ritorner presto?
Don Ges' - No, signore, no...
Alonsa - Come no?
Don Ges' - S, signore, s...
Alonsa - Ritorner subito, signore. Se vuol far colazione! Sono gi le dodici! E' che alla signorina le piace molto di uscire di mattina a passeggiare per queste campagne, che sono tanto belle.
Lorenzo - S, infatti.
Alonsa - Se lei vuole attenderla...
Don Ges' - (atterrito) Attenderla?
Alonsa - (confondendolo con un gesto) S, signore!
Lorenzo - No ; mille grazie. Preferisco fare un giro col mio cavallo per questi dintorni. Non conosco il luogo e mi ha attirato veramente.
Alonsa - Ah, lo merita proprio!
Don Ges' - Certamente!
Lorenzo - Il buon Don Evelino ha scelto un luogo delizioso.
Don Ges' - Ah, ma... lei conosce don Evelino?
Lorenzo - Sicuro! Vengo qui a nome suo.
Don Ges' - Vengo a nome suo... viene a nome suo!...
Lorenzo - Come?
Alonsa - Viene da Madrid mandato da lui?
Lorenzo - Precisamente. E porto questa lettera di don Evelino per la signorina Stella.
Alonsa - Gi?
Lorenzo - Mi faccia il favore di consegnargliela, e cos, quando io ritorner, sar gi avvertita...
Don Ges' - Lei sa... lei non sa... lei ha... lei non ha.... lei ?
Alonsa - Lei conosce la signorina?
Lorenzo - No, non ho questo piacere.
Alonsa - No?
Lorenzo - Mi ha parlato di lei Don Evelino, e mi ha colpito molto la sua disgrazia.
Alonsa - Don Evelino le vuol bene come un padre.
Lorenzo - S, certamente. Quando la nomina ha nelle sue parole una compassione che commuove. Per questo io mi offersi, al mio passaggio da Guadalema, di farle questa visita.
Alonsa - Guardi com' disgraziata la poverina! Vedr come fa pena tanto bella, tanto simpatica, tanto intelligente... e mutolina.
Don Ges' - Mutolina.
Lorenzo - E' molto triste questo.
Alonsa - A noi ormai non fa pi caso, ci siamo abituati... E ci comprendiamo come se parlasse. Ma, certo, a chi la vede la prima volta fa impressione.
Lorenzo - E' naturale! Dunque io torner qui fra poco, nella speranza di trovarla in casa.
Alonsa - La trover di sicuro!
Don Ges' - Eh?
Lorenzo - A rivederci, allora.
Don Ges' - Non vuole accomodarsi?
Alonsa - Glielo dice ora che sta per andarsene! Avrebbe dovuto dirglielo, quando entrato.
Lorenzo - Fa lo stesso. Lei Don Ges, l'amministratore?
Don Ges' - Ai suoi comandi. E questa signora Alonsa, la cassiera.
Lorenzo - Gi, gi, ho capito.
Alonsa - Ai suoi ordini.
Lorenzo - Anche di loro m'ha parlato don Evelino; mi ha detto della loro onest, della loro fedelt... E' tanto sicuro che a sua nipote non mancher niente con loro, come se lui fosse qui. (Don Ges fissa lo sguardo su di una poltrona).
Alonsa - Pu esser sicuro, signore. La si serve come merita.
Lorenzo - Bene, me ne vado. E' per di qui?
Alonsa - Per di qui, l'accompagner io, Don Ges.
Don Ges' - Eh?
Alonsa - Il signore se ne va.
Don Ges' - Ah!
Lorenzo - Non mi accomiato... perch torner fra poco.
Don Ges' - La riverisco.
Lorenzo - Arrivederla. (Se ne va seguito da Alonsa da destra. Don Ges si porta le mani alla testa e comincia a misurare a gran passi il salotto conte in preda a grandissima afflizione).
Don Ges' - Ges, Ges, Ges! Che disgrazia! Questa s che grossa! Ci coster la casa a me e ad Alonsa. Ahim!... E questa dannata donna con che sfacciataggine mentisce. Non so come ce la caveremo. (Incontrandosi con Alonsa che rientra), Ed ora? Ed ora?
Alonsa - Che cosa?
Don Ges' - Ed ora?... Chi aveva ragione, lei o io?
Alonsa - Tra noi due la ragione l'ho sempre io!
Don Ges' - Anche in questo caso?
Alonsa - Si, signore; anche in questo. Stupido d'un uomo! Per poco non scopriva tutto con quella faccia da giustiziato! Sa lei che cosa mi ha domandato quel signore? Se si sentiva qualche cosa.
Don Ges' - E lei che cosa gli ha risposto?
Alonsa - Gli ho detto di s e che lei aveva due senapismi sulle polpe...
Ges' - Sulle polpe?!
Alonsa - Lei non si accorto del tremito delle gambe che lo ha tradito!...
Don Ges' - I senapismi, signora Alonsa, io li ho infatti, ma non sulle polpe: sulla coscienza.
Alonsa - Mi faccia il piacere!
Don Ges' - La sua coscienza tranquilla, dopo gli elogi che fa il padrone sulla nostra gran fedelt?
Alonsa - Certamente,
Don Ges' - Lei ha una bella faccia tosta!
Alonsa - E lei l'uomo pi sciocco che abbia conosciuto!
Don Ges' - Molto sciocco, s; ma quando ritorner questo signore e dovr dirgli che la signorina Stella se n' andata a Guadalena a passare la giornata, accompagnata dalla vedovella, da Felicina, una pazza, e che andata l per vedere un fidanzato, che ha la signorina Stella all'insaputa di don Evelino. Bella figura ci faremo noi!
Alonsa - E c' proprio il bisogno di dirlo a quel signore? Ma quando dico che lei uno sciocco!
Don Ges' - Voglio proprio vedere come ne uscir lei, che tanto furba.
Alonsa - Meglio di quello che lei non crede! E se si scopre la verit dar la colpa a lei!
Don Ges' - A me?! Dopo che stata lei, che ha acconsentito?
Alonsa - S, signore.
Don Ges' - Chi ha lasciato andare la signorina ?
Alonsa - Sono stata io. Ma a Don Evelino dir che stato lei!
Don Ges' - E crede che io stia zitto?
Alonsa - Bene, bene, lasciamo andare le questioni. Mi dica piuttosto: Ora, che facciamo?
Don Ges' - Lo domanda a me? Lo dica lei. Io sono stordito, confuso. Mi duole la testa. Va a finire che si avverer l'affare dei senapismi, perch vado a mettermeli. (Suona il campanello della vetrata, Don Ges si riscuote) E chi ora?
Alonsa - Santo Dio che uomo! (si affaccia (ti belvedere). E' la signorina Giustina! Le potremo chiedere un consiglio. (Si ode cantare nel giardino la signorina Giustina).
Don Ges' - A lei?
Alonsa - Perch no? Vedr come lei ci salva la situazione!
Don Ges' - Ma se discorre meno di una zanzara!
Alonsa - Ma stia zitto! Ha una immaginazione fenomenale!
Don Ges' - Per le sciocchezze! Ci mancava proprio lei!
Alonsa - Ges Maria che uomo!... Lei affoga in un bicchier d'acqua!
(Si presenta Giustina per la porta di destra sempre cantando. Viene dal di fuori ove stata a dipingere e porta la cassetta da pittori. E' irriflessiva e loquace).
Giustina - Sono passata di qui e non ho potuto fare a meno di venire a salutarli.
Alonsa - Buongiorno, signorina.
Don Ges' - Buongiorno.
Giustina - Guardino, guardino il pi bel paesaggio che sia stato dipinto ai nostri tempi! Non c' dubbio: l'ispirazione esiste. Era mattina, balzando dal letto ho sentito un tremito nuovo: era il paesaggio che mi tremava nello spirito. Guardino. La modestia una favola: un fiore di cui si sogliono adornare gli stolti. Ogni artista ha la chiara coscienza del proprio valore. (Apre la cassetta e mostra su una tavoletta o un cartoncino il suo capolavoro). Guar-di, don Ges, lei che dice di intendersi di pittura. Guardi, Alonsa, lei che dice di non intendersene. In generale il volgo comprende le opere d'arte molto meglio degli eruditi. Eh, che le pare? Guardi che erba; pare che ci sia la rugiada. Guardi che monte, guardi che mandorle. Guardi che nube; guardi che gallo; che cane, che vacca.
Alonsa - Davvero che c' proprio di tutto, signorina... (a Don Ges) Ma guardi... che faccia!...
Giustina - Che ha don Ges? (chiude la cassetta delle pitture) Entusiasta del mio cane e del mio gallo non avevo fatto caso di lui. Questo accade molto spesso a noi artisti concentrati nelle proprie cose, nel .proprio pensiero, nella propria vita intensa, non si fa caso del resto!... Che cosa ha lei, povero don Ges? Lei lo sa che le voglio un gran bene? Il solito disturbo, forse?
Don Ges - No, no, signorina. C' qualche cosa di peggio!
Giustina - Ma che mi dice?
Alonsa - Io lo conosco bene, signorina Giustina; si spaventa di tutto. Non c' proprio niente di straordinario. Io invece ho vista entrar lei e mi sono subito rallegrata, perch spero che lei, signorina Giustina, ci caver d'imbarazzo.
Giustina - Sentiamo, sentiamo... di che si tratta? (a don Ges) Di lei, di Alonsa, di Rocco, di don Evelino? Di che si tratta?
Don Ges - Si tratta della signorina Stella.
Giustina - Andiamo, via; so che questa mattina andata a Guadalema con donna Felicina a vedere il fidanzato. Cosa, che mi ha fatto molto piacere.
Don Ges - Possibile?
Alonsa - Vede, don Ges?
Giustina - Solo nella testa di don Evelino posso radicare certe idee sballate. Di gi loro lo sanno, che quell'uomo non lo butto gi. (Si tocca la gola). Ma come? Perch la povera Stella ha la disgrazia d'essere mula, deve aver muto anche il cuore?
Don Ges - Don Evelino non dice questo.
Giustina - Se lo dice! E come! E il cuore di Stella ha detto invece qui ci sono io e ha incominciato a gridare, a cantare, a ribellarsi, a non tacere... Io m'immagino come and la cosa! Prima fu come il cinguettio d'un uccellino che vuole l'arca libera; dopo come una canzone che si canta lontana e si ode vicina, o che si canta vicina e si ode lontana lo stesso; e infine come un inno alla vita, vibrante e rivoluzionario, capace di sconvolgere il mondo. Non far caso a nessuno fuorch a me ha gridato il suo cuore. E Stella lo ha obbedito con la benda dell'amore sugli occhi, ed ha gi un fidanzato, ed scappata a vederlo, ed ha fatto bene, ed io l'applaudisco anche se don Evelino si mettesse a fischiare (applaudisce).
Don Ges - Un poco di riguardo e di seriet, signorina, e meno chiacchiere, che il caso grave.
Giustina - Grave?
Don Ges - Gravissimo. Pensi ci che vuole don Evelino. Ma perch la signorina Stella, non gli ha detto che aveva questo fidanzato e che faceva all'amore?
Giustina - Perch muta! In lei molto pi scusabile che in qualsiasi altra. Certe cose non le dicono quelle che hanno la lingua pi lunga della mia!...
Don Ges - Bene; se lei vuole sapere come sono andate le cose, mi faccia il piacere di non interrompermi ad ogni momento.
Giustina - Dica pure.
Don Ges - Don Evelino a Madrid.
Giustina - Ci mi fa molto piacere.
Don Ges - E' andato l per i suoi affari di Borsa.
Giustina - S, s, di Borsa! Non vanno male gli affari.
Don Ges - E allora seguiti! E intanto in casa di sua sorella, la contessa del Pino...
Giustina - Non butto gi neppur lei!
Don Ges - Lei di difficile digestione!... Ma come si fa a raccontare, se interrompe sempre!
Alonsa - Glielo spiego io in due minuti. Ci che succede, signorina Giustina...
Giustina - Gi me l'immagino...
Alonsa - La questione che arrivato qui un signore...
Giustina - Giovane, vecchio, maturo?
Alonsa - Giovane: e di bella presenza.
Giustina - Questo mi fa piacere. Ha i baffi?
Alonsa - No.
Giustina - Me ne compiaccio.
Don Ges' - (ad Alonsa) Ma non doveva dirle tutto in due minuti!
Giustina - Lei stia zitto!
Alonsa - E questo signore viene da Madrid.
Giustina - Da parte di don E velino?...
Alonsa - A nome di don Evelino.
Giustina - Per la signorina Stella?
Alonsa - Precisamente.
Don Ges - Con questa lettera di presentazione.
Giustina - Ah!
Alonsa - E ritorner qui fra poco.
Giustina - E Stella non torner da Guadalema prima di sera.
Alonsa - Ecco!
Giustina - E loro non vogliono dire a questo signore che Stella andata a Guadalema.
Don Ges - Dio me ne guardi!
Giustina - E tanto meno che andata a trovare il fidanzato.
Alonsa - Naturalmente.
Don Ges - Naturalmente!
Giustina - Naturalmente! (Incomincia a ballare di contentezza, sconcertando don Ges).
Alonsa - Oh! Bella questa! Si mette a ballare!
Don Ges - Molto, molto graziosa! Il ballo la miglior soluzione... nel frangente in cui ci troviamo...
Giustina - Ma che frangente, signore! Prenda la lettera, sentiamo quel che c' scritto e vediamo chi questo giovane senza baffi e che cosa viene a fare. E vedr che non tremeranno le sfere, ne si fermer il corso del sole.
Alonsa - Ha ragione la signorina. Non glielo avevo detto che ci avrebbe tratto d'impaccio!
Giustina - (incominciando le lettura della lettera che interrompe tratto tratto con spontanei commenti i quali fanno diventare Don Ges pi nervoso di quello che ). Idolatrata nipote . S, s, idolatrata, da quando mor sua madre e la fanciulla eredit e don Evelino pot mangiarle ogni cosa! Idolatrata! S, s! Idolatrata! Gi, gi, idolatrata!
Don Ges - Signorina Giustina...
Giustina - Mi lasci leggere. Il portatore della presente . Che bella frase! Puzza di sagrestia! Il portatore della presente ! Questo don Evelino presenta un giovanotto ad una signorina col medesimo stile che se mandasse un regalo ad un amico! Il portatore della presente! Come prosaico! Avesse detto almeno il latore!
Don Ges - Il portatore della presente ritorner prima che lei arrivi in fondo alla lettera!
Giustina - Perch stato lei a interrompermi. S, signore!
Don Ges - Ah, sono io quello che la interrompo!
Alonsa - Vuole stare zitto e lasciarla parlare?
Giustina - (leggendo) Il portatore della presente... dunque il mio amico Lorenzo Miramar y Fernndez di Cordova.... Cordova col b? Grazioso! Quest'uomo non sa l'ortografia! Lorenzo Miramar y Fernndez di Cordova. Per nome suona bene. (Ad Alonsa) Ha detto che non ha baffi?
Don Ges - Non ce l'ha; ma gli nasceranno durante la lettura di questa lettera!
Giustina - Ah, ah! Che spiritoso! E' molto di buon umore oggi, don Ges. H portatore della presente, il mio amico don Lorenzo Miramar y Fernndez di Cordova... .
Don Ges - Un'altra volta?
Giustina - Bisogna riprendere il filo ... un giovane di distinta famiglia che ha una carriera brillante Che uomo! desidererebbe aver il piacere di conoscerti essendo di passaggio per Guadalema . Conoscerla, essendo di passaggio! E' molto galante questo signore! Di modo che tu lo riceverai insieme al mio fedele don Ges... Ges mi liberi! per poi darmi conto delle tue impressioni e delle sue . Sembra la lettera di una recluta! E tace il pi interessante: se celibe. Non voglio pi leggere. Prenda. Io ho cento, mille, cinquantamila, un milione di soluzioni per questo caso critico.
Alonsa - Eh? che dicevo, io?
Don Ges - Una soluzione che sia accettai;, ci basta, signorina.
Giustina - La migliore e la pi semplice sarebbe questa.
Don Ges - Quale?
Giustina - Che loro dicessero a questo signore che la muta sono io!
Don Ges - Ma andiamo!
Alonsa - (ridendo) Muta lei?
Don Ges' - (passeggiando inquietissimo) Non cosa da prendersi in burla, signorina.
Giustina - Ma come, burla? Burla, perch? Stella snella, e io sono snella; Stella bruna ed io sono bruna; Stella ha due begli occhi, io non li ho brutti; Stella non parla, io s, ma star zitta, e l'affare fatto.
Don Ges - Ma come vuol fare a tacere? Perdoni se glielo dico, ma...
Alonsa - Don Ges!
Giustina - Niente, niente. Io non mi picco! Rifiutata questa soluzione. Prendiamone una altra: dirgli che son venuta ad avvisarli da casa mia che la signorina resta oggi a mangiare da me e non dirgli dov' la mia casa. Una altra: dirgli che la signorina tornata da passeggio con un forte mal di capo ed ha dovuto mettersi in letto. E che quando le viene l'emicrania il meno che stia a letto son due giorni. Un'altra: che oggi il ventitr, anniversario della morte della sua sorellina, e che in questo giorno non riceve nessuno, perch ha da fare una novena.
Don Ges - Un giorno per una novena? Signorina!
Giustina - Un'altra!...
Don Ges - No, per bacco, se come le precedenti ne faccia a meno.
Alonsa - Stia zitto, la finisca! (Suona di nuovo il campanello della vetrata).
Don Ges - E' lui! E' gi qui?
Alonsa - Purtroppo!
Giustina - (affacciandosi al belvedere) Oh! Che bel giovane! Ha proprio una faccia da artista!
Don Ges - Che il Signore ci protegga!
Giustina - Non si affanni! Non si affanni tanto! Lo ricever io. Tutto si accomoder. Vedranno come se n'andr via contento, pazzo!
Don Ges - Questo lo credo anch'io!
Giustina - Alonsa, lo faccia entrare qui senza dirgli urta parola.
Alonsa - S, signorina, subito (Esce).
Don Ges - Per carit, signorina Giustina, ne va di mezzo il nostro pane! Che cosa gli dir ?
Giustina - La prima cosa che mi salta in mente. O meglio: da ci che egli mi dir, dipender ci che gli dir io. La vera ispirazione non lenta, come credono alcuni stolti, ma al contrario, velocissima. Paf!
Don Ges - Paf! Ma io mi giuoco il sostegno della mia vecchiaia!
Giustina - Ma vuol farmi il piacere di non esagerare!
Don Ges' - (macchinalmente) Paf!
Giustina - Silenzio e allegra quella faccia! Uomo di cartapesta! No, no; pi prudente che lei si levi di tra i piedi. Se ne vada, se ne vada.
Don Ges - S, s; pi prudente; meglio. Dio la illumini! (andandosene per la porta di sinistra) Paf! Paf! Non ho pi sangue nelle vene!
(Giustina si ritocca l'abito e la persona, risoluta, e si prepara a ricevere il signore della lettera. Entra Lorenzo da destra preceduto da Alonsa).
Alonsa - Prego, signore.
Lorenzo - (appena vede Giustina, le fa una riverenza; ammirato ed esclama:) Certo!... Qualche cosa doveva ben negarle Iddio!.. E' incantevole! (Negli occhi di Giustina brilla la ispirazione e fa un gesto ad Alonsa. Ha deciso, in quel momento, di sostituire Stella. Lorenzo le porge la mano) Signorina... (Giustina gli porge la sua senza parlare. Subito gli mostra la lettera di don Evelino, dandogli a intendere che si compiace molto della visita, e gli offre una sedia).
Alonsa - (tra se) Ora gli fa credere che la signorina Stella. Quando lo sapr don Ges scommetto che gli piglia male! (forte) Permette? (esce per la porta di sinistra, facendosi il segno della croce. Giustina si siede e ritorna ad indicare a Lorenzo che la imiti. Questi l'obbedisce).
Lorenzo - (alzando la voce) Non mi sarei mai perdonato di passare di qui e non fermarmi a far la sua conoscenza (Giustina gli indica che non c' bisogno che gridi tanto, perch ella senta). Ah, non c' bisogno ch'io alzi la voce? Strano! Sente bene lei? (Giustina afferma). E' singolare: suo zio non mi aveva detto nulla... Solo mi consigli che accentuassi molto il movimento delle labbra (Giustina fa un gesto di sdegno contro don Evelino e subito si tocca ripetutamente la fronte con una mano) E' matto suo zio?
(Di qui in avanti, perch l'attrice meglio comprenda, scriveremo fra parentesi, tutti i gesti di Giustina come se parlasse. Ella, chiaro, nella sua qualit di muta, si esprime davanti a Lorenzo valendosi sempre di gesti e di moti significativi e di qualche suono inarticolato).
Giustina - (Completamente).
Lorenzo - Ah, ah, ah!
Giustina - (E anch'io, senza dubbio).
Lorenzo - Anche lei? Stento a crederlo!
(Una pausa. Giustina che non pu tacere lungo tempo e che vorrebbe dirgli molte cose e non sa esprimerle, ha alcuni istanti di graziosa inquietudine, che Lorenzo avverte).
Lorenzo - Che cosa vuol dirmi, signorina?
Giustina - (Conosce il linguaggio delle mani?).
Lorenzo - Il linguaggio delle mani?
Giustina - (S, lo conosce lei?).
Lorenzo - Poco. So qualche cosa. Come sono le lettere che lei fa?
Giustina - (Guardi) (Incomincia a fare l'alfabeto delle mani adagio in principio, perch Lorenzo vi fissi l'attenzione e accelerando quindi macchinalmente, a mano a mano che procede, Lorenzo va enumerando tutte le lettere seguendo incantato i movimenti di Giustina).
Lorenzo - A, b, e, d, e, f, g, h, j, 1, m
Giustina - (applaudendo) (Bravo bravo, le sa tutte!).
Lorenzo - Non che le sappia; che so l'ordine dell'alfabeto. Provi per a domandarmi qualche cosa per vedere se capisco.
Giustina - (obbedendo rapidamente) (Credeva lei che io fossi cos?).
Lorenzo - Non capisco niente. Lei parla troppo in fretta. O sar forse, perch io mi lascio sviare guardando i movimenti eleganti delle sue dita.
Giustina - (Lei molto gentile. Piover lo stesso pi piano).
Lorenzo - Pi piano. Va bene.
Giustina - (ripete la medesima frase con grande lentezza) (Cre-de-v,a le-i che io fos-si co-s?).
Lorenzo - (compitando le lettere) Cre-de-va le-i che io fos-si co-s?
Giustina - (Magnificamente!).
Lorenzo - No, certo; la verit. Bella la credeva, ma non cos, signorina Stella.
Giustina - (Dio...).
Lorenzo - Conoscevo la sua disgrazia e presumevo, non so con quale fondamento, che fosse una donna melanconica. Bella, ma triste: come una notte di luna. Vengo a vederla e invece la trovo come una mattina di primavera!
Giustina - (Ges Maria)! (Si fa il segno della croce come sorpresa da pudore. Poi guarda Lorenzo con interesse).
Lorenzo - E avere il tormento di non poter parlare! ...
Giustina - (Che pi grande di quello che si figura!).
Lorenzo - Molto grande, veramente.
Giustina - (Eh!...).
Lorenzo - Aver questa disgrazia e conservare nell'anima codesta allegria, essere due volte bella.
Giustina - (Mille grazie).
Lorenzo - Non c' di che.
Giustina - (per mezzo delle mani di nuovo) (Li due volte simpatico).
Lorenzo - Io sono due volte simpatico? Sono davvero fortunato!
Giustina - (Sempre galante).
Lorenzo - Dopo tutto, signorina, comprendo bene nel vederla la sua allegra rassegnazione. Lei non ha bisogno di parole per parlare. Le sue mani parlano e non perch sappiano fare le lettere, ma perch col loro volo di farfalle esprimono e dipingono... Parlano i suoi ditini inquieti e graziosi. (Giustina li nasconde) Non li nasconda, mi piacevano tanto i discorsi che facevano.
Giustina - (sorridendo) (Oh!).
Lorenzo - Parla anche la sua bella bocca, forse scelta per non parlare come le altre, ma col suo sorriso soave... Parlano, i suoi occhi... pi delle sue mani e del suo sorriso... Lei, muta, per me parla.
Giustina - (Ora non so cosa dire).
Lorenzo - Poi, lei cos modesta. Altro incanto! Le parole, signorina Stella, hanno importanza nella vita, non perch sono parole, ma perch son come i fiori di un'anima che ci interessa... Conoscendo l'anima, ammirandola, le parole non hanno importanza, perch senza udirle le udiamo. Invece quando l'anima che abbiamo di fronte alla nostra non vale niente, n c'ispira alcun interesse, le sue parole non sono altro che un vano rumore. (Giustina diviene un po' seria). Se io non temessi che lei fosse per prenderla come un'adulazione, che da parte mia sarebbe un gran dispiacere, quasi ardirei di dirle che il suo mutismo mi grandemente caro; perch ci che pi detesto in questo mondo una donna chiacchierona. (Giustina si alza) Che cos'ha? (Giustina non pu dissimulare la sua inquietudine) Che cos'ha? Sono io colpevole del turbamento che vedo in lei?
Giustina - (No, signore, no!).
Lorenzo - Ho detto forse qualche sconvenienza?-
Giustina - (No, no). (Guarda attorno come cercando qualche cosa).
Lorenzo - Che cosa cerca lei?
Giustina - (trovando una lavagnetta e un pezzo di gesso, usati da Stella) (Cercavo questi).
Lorenzo - Ah! Vuol che c'intendiamo per iscritto?...
Giustina - (S, signore).
Lorenzo - E' meglio. Ora mi spiego la sua importanza. Voleva rispondermi qualche cosa a quanto le avevo detto.
Giustina - (N pi n meno). (Scrive nervosamente, cancellando delle parole e ritornando a riscriverle. Infine mostra la lavagnetta a Lorenzo).
Lorenzo - (leggendo ad alta voce) E' vero che odia le donne chiacchierone? . E' vero, s, vero: non desiderio di lusingarla. Le odio con tutti i miei cinque sensi!
Giustina - (senza potersi contenere) L'abbiamo fatta bella!
Lorenzo - (attonito, sconcertato) Eh? Come?
Giustina - Ges mio!
Lorenzo - Ha parlato, signorina Stella? Che cos' questo?...
Giustina - Questo , signor mio, che io non ne posso pi, che non ne posso pi e che non ne posso pi! Ah! Soffocavo, soffocavo! Io non sono Stella, n tanto meno muta! E Dio non mi mandi mai questo castigo! Ah! Che venti minuti! Credevo di morire!
Lorenzo - Ma... ma... Io impazzisco... io non credo a quello che vedo... a quello che sento... Vuol spiegarsi, signorina?
Giustina - S, signore, s; con moltissimo piacere; molto meglio che con le mani o con la lavagnetta; le interessi la mia anima o non le interessi, le sembrino le mie parole fiori o rumori. Ah! Questo vivere! Senta, signore. Stella, la nipote di don Evelino, ha un fidanzato di nascosto ed andata a Guadalema a trovarlo; Alonsa e don Ges erano spaventati per la sua inaspettata visita. Io mi sono offerta di salvarli dalla disgrazia; in quel momento lei venuto, mi ha preso per Stella, e senza pensarci, paf! ho pensato di prendere il suo posto. E questo tutto... Il mio nome Giustina. Sono in villeggiatura nella villetta qui di fronte, con la mamma; dicono che ho una testolina sventata, scrivo novelle; suono un po' l'arpa, dipingo qualche quadretto... e non ho bisogno di parlar con le mani, perch parlo con la bocca, come lei sente...
Lorenzo - (un po' pentito delle sue dichiarazioni sopra le donne chiacchierone) Bene... bene... benissimo, signorina. Per salvare un'amica lei s' imposto il sacrificio di tacere un poco... Cos lei dice che ha un fidanzato...
Giustina - No; io no.
Lorenzo - La sua amica Stella.
Giustina - Stella, s. Per causa di questo fidanzato mi toccato sentire che lei odia le donne chiacchierone con i suoi cinque sensi.
Lorenzo - No... no, no... mi scusi. Io ho detto questo perch... Lei deve considerare le circostanze...
Giustina - Andiamo, signor Lorenzo, non mi rigiri il discorso; questo lo ha detto a me, che parlo per dieci e ci irrimediabile.
Lorenzo - Per mi permetta almeno di dirle qualcosa a mia discolpa.
Giustina - Si figuri! Dica pure! Per credo che le coster molta fatica trovare una via di uscita. Del resto lei mi sembra cos ingegnoso. E un po' poeta, molto galante, e molto... buono.
Lorenzo - Mille grazie. E' vero che io odio le chiacchierone, per c' sempre qualche eccezione alla regola. Potrei detestarle tutte e lei potrebbe incantarmi.
Giustina - Eh?...
Lorenzo - E' tanto umano, tanto naturale che quando una persona ci piace, la nostra simpatia converta in grazie ci che non che un difetto per qualche osservatore spassionato! (Giustina lo guarda) E creda pure che io l'ho detto per dare una consolazione .alla povera muta, che credevo fosse lei (Giustina impallidisce) Mi dispiacerebbe moltissimo se lei fosse adirata e non credesse alle mie parole.
Giustina - No, no, le sue parole sono sincere.
Lorenzo - Ora per che ogni piet per la disgraziata sparita, tutto ci che le dico sincero. Come sicuro ci che le ho detto delle sue belle doti, dei suoi piedini, della sua bocca, dei suoi occhi, della sua allegria... (Silenzio). Non mi crede? (Giustina non sa che dire e sorride) S, s, i suoi occhi parlano. (Nuovo silenzio) Ed ora la lascio, perch non voglio disturbarla di pi... Io sono al Tomillar, in casa di un mio amico. Stasera pensavo di proseguire per Guadalema, citt che non conosco. Ma ora invece torno al Tomillar, e domani, se lei mi permette, verr qui o a casa sua a farle una visita e a rinnovarle le mie scuse. (Giustina resta sorpresa) Vuole che andiamo un po' a passeggiare per questi bei campi che lei mi sapr fare ammirare meglio di qualunque altro? (Giustina si turba) Vuole che questo grazioso modo come ci siamo conosciuti sia l'origine di un'amicizia, che per me sar una fra le pi care? Vuole? (con soave emozione) Ci vedremo domani, signorina Giustina? Pretendo troppo? (Giustina vorrebbe rispondere ma impossibilitata dalla emozione) Ora divenuta muta per davvero! Per ho letto una risposta .affermativa nei suoi occhi. A domani, allora. (Giustina commossa, lo guarda mentre se ne va senza fiatare. Lorenzo, sulla porta, si volta a salutarla). A domani ?
Giustina - (con la mano graziosamente) (S).
Lorenzo - S? Mille grazie. (Se ne va. Giustina, come suggestionata, dopo un istante di esitazione si affaccia alla porta. Quindi corre al belvedere e da l osserva Lorenzo che se ne va dal giardino. Improvvisamente nasconde la sua faccia arrossendo come se Lorenzo la avesse sorpresa e risponde con un'inclinazione di testa a un saluto che Lorenzo le dirige. Quindi gli dice addio colla mano. Immediatamente prende il cappello e macchinalmente se lo mette. Entrano in questo momento per la porta di sinistra Alonsa e don Ges inquieti e curiosi).
Alonsa - Come? Se ne va?
Giustina - (riscuotendosi) Eh?
Don Ges - E il signore?
Alonsa - E' uscito? Ma ci racconti qualche cosa, come andata?
Don Ges - Come andata?
Giustina - Come andata? (Incomincia a ballare, piena di allegria).
Don Ges - Balla un'altra volta? E' impazzita! Che cosa accaduto, mio Dio!
Giustina - Si calmi, si calmi, don Ges. Non accaduto niente. Don Lorenzo Miramar sa che cos' l'amore... E lei, don Ges, stia tran-quillo che il suo pane non glielo porter via nessuno.
Don Ges - Oh, Dio mio!
Alonsa - Ha visto? (a Giustina) E ritorner presto quel signore?
Giustina - Ritorner domani.
Don Ges - Domani?
Alonsa - Per conoscere la signorina Stella?
Giustina - Per conoscere la signorina e seguitare a conoscere me. Io non ho mai visto un uomo pi simpatico di lui! Mi ha paragonata a una mattina di primavera!
Don Ges - Ma lei s' finta muta come mi ha detto Alonsa?
Giustina - Sicuro: ho finto d'esser muta e cos sono rimasta per un momento. Poi non ho potuto pi resistere, mi son messa a parlare e dopo... dopo son divenuta muta un'altra volta! Che cosa fu? Me lo dice il battito del mio cuore. Ci scommetto che se Stella vicino al suo fidanzato ha provato ci che ho provato io, stasera quando ritorna le ritorna anche la parola.
Alonsa - Le ritorna la parola? (si mette a ridere).
Don Ges - S, ma con tutte queste chiacchiere non si concreta nulla, non si capisce nulla, non si sa come contenerci.
Alonsa - Com' pesante! Non le ha detto di star tranquillo?
Giustina - Non solo: gli sar aumentato lo stipendio! Ed anche a lei, donna Alonsa. Non parlo pi, ora, me ne vado a casa che mi aspetta la mamma. Arrivederci a stasera, a domani, a quando sar. Buongiorno. (Voltandosi, dalla porta) Il poeta lo disse: L'amore un non so che d'indefinibile, che altera e commuove ci che tocca al suo passaggio tacito e invisibile; fa scaturire l'acqua dalla rocca, sa fonder l'impossibile col possibile, d parole e le toglie dalla bocca... Salute! (esce).
Don Ges' e Alonsa - A rivederla, signorina!
FINE
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