Senza trucco

Il Teatro degli Adriani

Il Teatro degli Adriani

Senza

trucco

di Arcangelo Adriani da Anton Cechov

con

Alessandra Abis .. ARKADINA

Elisabetta Tonn NINA

Annarita Tarulli nel ruolo di. JAKOV

Regia

Arcangelo Adriani

ARKADINA e NINA

ARKADINA

Tra poco inizia lo spettacolo

NINA

Non sono in ritardo E vero, non sono in ritardo

ARKADINA

Quando si comincia? "Amleto, basta. Mi rivolti gli occhi dentro l'anima, e vedo macchie nere, abbarbicate, che non andranno pi via.".

NINA

Tutto il giorno sono stata inquieta, avevo tanta paura! Temevo che mio padre non mi lasciasse venire Ma uscito or ora con la matrigna. Cielo rosso, gi comincia a spuntare la luna, ed io ho spronato il cavallo, l ho spronato. Ma sono contenta.

ARKADINA

Che accoglienze mi hanno fatto a Chrkov, miei cari, mi sento ancora girare la testa!

NINA

Respiro a fatica.

ARKADINA

Gli studenti mi hanno fatta un'ovazioneTre ceste di fiori, due corone e poi(Si toglie dal petto una spilla e la getta sul tavolo).

NINA

Mio padre e sua moglie non mi lasciano venire qui. Temono che io voglia fare lattrice

ARKADINA

Avevo una splendida toiletteEh s, so vestirmi, io.

NINA

In questa commedia difficile recitare. Non vi sono figure vive. No. La vita non va rappresentata com o come dovrebbe essere ma come la si vede nei sogni.

ARKADINA

Che cosa prova lei per il fatto di essere celebre? (Nello specchio) Che cosa? Beh, forse niente. Non ci ho mai pensato. Quando mi lodano, mi fa piacere, e quando mi biasimano, sono di cattivo umore per un paio di giorni.

NINA

Io penso invece che, per colui che ha provato la delizia della creazione, non possano ormai esisterne altre.

ARKADINA

Mia gioia, mio orgoglio, mia beatitudinemio splendore.

NINA

In me sono le anime di Alessandro Magno e di Cesare e di Shakespeare e di Napoleone, e dellultima sanguisuga.

ARKADINA

una ragazza infelice, tutto sommato.

NINA

Lei semplicemente viziata dal successo.

ARKADINA

Io sono una donna comune, con me non si pu parlare cos.

NINA

Pensavo che le persone famose fossero altere, inaccessibili, che disdegnassero la folla e con la propria gloria, ed il proprio nome quasi si vendicassero di questa folla. Invece piangono, pescano, giocano a carte, ridono e stizziscono, come chiunque

ARKADINA

Confrontiamoci: lei ha ventidue anni, io quasi il doppio. Chi di noi ha l'aria pi giovane?

Io, certamente. (Grazie, davanti allo specchio) eccoE perch? Perch io lavoro, io sento, io sono in continua agitazione, mentre lei se ne sta sempre nello stesso posto, non vive

NINA

Quando non ci sono io ha trentadue anni, in mia presenza ne ha quarantatre, e le ricordo continuamente che non pi giovane.

ARKADINA

E ho anche una regola: non guardare al futuro. Io non penso mai n alla vecchiaia, n alla morte. Quel che deve accadere non si pu evitarlo.

NINA

Inoltre superstiziosa, ha paura delle tre candele, del numero tredici.

ARKADINA

Inoltre sono rigorosa, come un'inglese. Io, mia cara, mi tengo su, e sono sempre vestita e pettinata comme il faut.

NINA

E una curiosit psicologica. E senza dubbio una donna di ingegno, intelligente, capace di singhiozzare sopra un libricino, di declamarti tutto Virgilio a memoria, assiste i malati come una angelo, ma prova a lodare in sua presenza la Duse. Oh! Bisogna lodare solo lei, bisogna scrivere di lei, urlare, infervorarsi della sua straordinaria interpretazione di Lady Machbet o di Mirandolina.

ARKADINA

Mi permetterei mai di uscire di casa, non fosse altro in giardino, in vestaglia e coi capelli in disordine? Mai. Mi sono mantenuta cos bene anche perch non sono mai stata una sciattona, come certa gente

NINA

E avara. In banca ha un sacco di soldi. Ma prova a chiederle un prestito. Si mette a piangere.

ARKADINA

Non ho denaro. Sono un'attrice, non una banca.

O meglio, non che non abbia il denaro, ma sono un'artista; le sole toilettes mi dissanguano.

NINA

Si annoia. E gelosa. E contro di me e contro il mio spettacolo. Non conosce la mia commedia e pure gi la detesta. Perch non vi recita lei.

ARKADINA

Eccomi qua, come un pulcino. Potrei far la parte di una ragazzina quindicenne.

NINA

Tra la mia anima e la sua non vi alcun punto di contatto

ARKADINA

Vi racconter che accoglienza mi hanno fatto a Chrkov

NINA

Di fronte ad unattrice famosa sono tutti pronti a prosternarsi!

ARKADINA

Che la societ ami gli artisti e li tratti in modo diverso di come tratta, ad esempio, i mercanti, nell'ordine delle cose. idealismo.

NINA

Lei ama il teatro le pare di servire lumanit, la sacra arte, mentre, secondo me, il teatro contemporaneo routine, pregiudizio.

ARKADINA

Meglio lavorare, che essere una di quelle smorfiose che si fanno portare il caff a letto, si alzano a mezzogiorno e finiscono di vestirsi alle due! Starsene nella propria stanza d'albergo a studiare la parte, tanto meglio!

NINA

Quando si alza il sipario e nella luce serale, in una stanza con tre pareti, questi grandi ingegni, questi sacerdoti dellarte rappresentano gli uomini intenti a mangiare, a bere, ad amare, a camminare, a portare la propria giacca; quando da frasi banali si forzano di tirar fuori una morale meschina, accessibile, utile agli usi domestici; quando in mille varianti mi offrono sempre lo stesso, lo stesso, lo stesso, allora io scappo!

ARKADINA

Si sono messi tutti d'accordo per tormentarmi, oggi. Possibile che io sia tanto vecchia e superata che di me si possa parlare cos, senza pudore?

NINA

Sono necessarie nuove forme, nuove forme sono necessarie,e, se non ce ne sono, meglio che nulla sia necessario.

ARKADINA

Che posso saperne?

NINA

Stamattina mi sono svegliata, alzata, e lavata, e di colpo ho visto chiaro. Lopera darte deve assolutamente esprimere un grande pensiero. E bello solo ci che serio. Nellopera darte deve esserci unidea chiara, precisa.

ARKADINA

E solo invidia! Alle persone prive di talento e piene di pretese non resta altro che biasimare i veri talenti.

NINA

Jakov, sei tu? Lalcool c? E lincenso? Quando appariranno gli occhi rossi del diavolo si deve sentire lodore di incenso.

ARKADINA

Vuol farmi di nuovo il malocchio!

NINA

Ecco come si fa un teatro. Un sipario, prima quinta, seconda quinta e pi in l lo spazio vuoto. Niente scenografia. La veduta si apre direttamente sul lago e sullorizzonte. Alzeremo il sipario alle otto e mezza precise, quando sorge la luna.

ARKADINA

La scena decaduta.

NINA

O voi venerabili ombre remote che nelle ore notturne guizzate sopra questo lago, addormentateci e fate che in sogno ci appaia ci che sar fra duecentomila anni!

ARKADINA

Fra duecentomila anni non ci sar nulla.

Che sia rappresentato questo nulla.

NINA

NINA

Gli uomini, i leoni, le aquile e le pernici, i cervi dalle ampie corna, le oche, i ragni, i muti pesci abitanti nellacqua, le stelle marine e quegli esseri che non si potevano scorgere ad occhio nudo, - in breve tutte le vite, tutte le vite, tutte le vite, compiuto un malinconico ciclo, si spensero Da migliaia di secoli ormai la terra non porta sul dorso nemmeno una sola creatura viva, e questa povera luna accende invano la propria lanterna. Sul prato ormai non si svegliano con un grido le gru, e non si sentono i maggiolini nei boschetti di tigli. Freddo, freddo, freddo. Vuoto, vuoto, vuoto. Paura, paura, paura. (Pausa). I corpi delle creature viventi svanirono nella polvere, e leterna materia li mut in pietre, in acqua, in nuvole, e le loro anime tutte si fusero in una. La comune anima delluniverso sono io io In me sono le anime di Alessandro Magno e di Cesare e di Shakespeare e di Napoleone, e dellultima sanguisuga. In me le coscienze degli uomini si fusero con gli istinti degli animali, ed io ricordo tutto, tutto, tutto, e rivivo in me stessa ogni vita. (Appaiono fuochi fatui)

ARKADINA

Ma questo decadentismo!

NINA

Sono sola. Una volta in cento anni io apro la bocca, per parlare, e la mia voce risuona squallida in questo vuoto, e nessuno la sente Nemmeno voi, pallidi fuochi, mi udite Verso il mattino vi genera la putrescente palude, e voi vagate sino allaurora, ma senza pensiero, senza volont, senza un palpito di vita. Temendo che in voi la vita risorga, il padre delleterna materia, il diavolo, ogni istante provoca in voi, come nelle pietre e nellacqua, un avvicendarsi degli atomi, e voi vi trasformate incessantemente. Nelluniverso rimane costante e immutabile soltanto lo spirito. (Pausa). Come un prigioniero gettato in un vuoto pozzo profondo, non so dove mi trovo e che cosa mi aspetti. So solo che nella caparbia, crudele lotta col diavolo, principio delle forze materiali, sar mia la vittoria, dopo di che la materia e lo spirito si fonderanno in una meravigliosa armonia e avr inizio il regno della volont universale. Ma ci accadr solo quando, a poco a poco, attraverso una lunga sequela di millenni, anche la luna, e la luminosa Sirio, e la terra si muteranno in polvere Ma sino a quel tempo orrore, orrore (Pausa; sullo sfondo del lago appaiono due punti rossi). Ecco, si approssima il mio possente avversario, il diavolo. Vedo i suoi spaventevoli occhi scarlatti

ARKADINA

C puzza di incenso. Ma era proprio necessario?

NINA

Egli si annoia senza luomo

ARKADINA

S, per leffetto!

NINA

Basta! Sipario! Gi il sipario! Sipario!

ARKADINA

Ma che gli preso? Negli ultimi tempi diventata irritabile, si esprime in modo oscuro, per simboli. Scusatemi, ma non la capisco. Evidentemente sono troppo semplice per capire.

NINA

Scusate! Mi era sfuggito che solo pochissimi eletti possono scrivere commedie e recitarle sulla scena. Ho violato il monopolio!

ARKADINA

Che cosa ho detto?

Ma stata lei ad avvertirci che sarebbe stato uno scherzo, e io il suo monologo l'ho preso come uno scherzo. Adesso verr fuori che ha recitato un'opera grandiosa! Ditemelo, per favore! Ha allestito questo spettacolo e ci ha appestati con l'incenso non per scherzo, ma per dimostrare qualcosaCi voleva insegnare come e cosa si deve recitare.

una ragazza capricciosa, presuntuosa.

Per amore dello scherzo sono disposta anche ad ascoltare un delirio decadente, ma qui ci sono pretese di forme nuove, di una nuova era dell'arte.

Secondo me qui non si tratta di nuove forme, ma solo di cattivo carattere.

NINA

Torna pure al tuo caro teatro e recita pure in meschine, mediocri commedie!

mi sono posta il quesito: fare o non fare lattrice? Se qualcuno mi desse un consiglio.

ORFEO ed EURIDCE di Virgilio

Egi Orfeo tornava, vinto ogni pericolo,

ed Euridice veniva verso la luce del cielo

seguendolo alle spalle (cos impose Proserpina),

quando una follia improvvisa lo travolse,

da perdonare, certo, se i Mani sapessero perdonare.

Orfeo gi presso la luce, vinto d'amore,

la sua Euridice si volt a guardare.

Cos fu rotta la legge del duro tiranno,

e tre volte un fragore s'ud per le paludi d'Averno.

''Quale follia'' ella disse, ''rovin me infelice,

e te, Orfeo? Il fato avverso mi richiama indietro,

e il sonno della morte mi chiude gli occhi confusi.

E ora, addio: sono trascinata dentro profonda notte,

e non pi tua, tendo a te le mani inerti''.

Disse; e d'improvviso svan come fumo nell'aria

Leggera, e non vide pi lui che molte cose

Voleva dirle e che invano abbracciava le ombre;

ma chi traghetta le acque dell'Orco

non gli permise pi di passare di l della palude.

Che poteva egli fare? Dove andare ora che la sposa

Gli veniva tolta ancora con violenza? Con quale

Pianto impietosire i Mani, con quale canto i numi?

Ormai fredda, navigava nella barca dello Stige.

Dicono che Orfeo pianse, per sette mesi, senza quiete,

sotto un'alta rupe in riva al deserto Strimne,

e che narr le sue pene dentro gelidi antri,

facendo mansuete le tigri,

e traendosi dietro le querce col canto.

Cos dolente usignolo tra le foglie di un pioppo

lamenta i figli perduti, che crudele aratore

tolse dal nido, ancora senza piume; e piange

pi la notte, e ripete da un ramo il canto desolato,

e le valli riempie di melanconici richiami.

Nessun amore, nessuna lusinga di nozze,

persuase l'animo di Orfeo. E and per i ghiacci borelai,

per il Tnai nevoso e le terre dei Rifei

sempre coperte di gelo, lamentando Euridice

e l'inutile dono di Dite. E le donne dei Ciconi,

sdegnate per l'amore respinto,

nelle orge notturne, durante i riti di Bacco,

dispersero per i campi le sue membra dilaniate.

Anche quandi il capo staccato dal candido collo,

l'Ebro Eagrio portava travolgendolo nei gorghi,

la voce e la lingua ormai gelida: ''Euridice'',

chiamava mentre l'anima fuggiva: ''O misera Euridice'',

''Euridice'', ripetevano le rive lungo il fiume''.

PAOLO E FRANCESCA di Dante Alighieri

Siede la terra dove nata fui

Su la marina dove l Po discende

Per aver pace co seguaci sui.

Amor, chal cor gentil ratto sapprende,

Prese costui della bella persona

Che mi fu tolta; e l modo ancor moffende.

Amor cha nullo amato amar perdona,

Mi prese del costui piacer si forte,

Che, come vedi, ancor non mabbandona.

Amor condusse noi ad una morte:

Caina attende chi a vita ci spense.

Queste parole da lor ci fur porte.

Quandio intesi quellanime offense,

China il viso, e tanto il tenni basso,

Fin che l poeta mi disse: Che pense?

Quando rispuosi, cominciai: Oh lasso,

Quanti dolci pensier, quanto disio

Men costoro al doloroso passo!

Poi mi rivolsi a loro e parla io,

E cominciai: Francesca, i tuoi martiri

A lacrimar mi fanno tristo e pio.

Ma dimmi: al tempo de dolci sospiri,

A che e come concedette amore

Che conosceste i dubbiosi disiri?

E quella a me: Nessun maggior dolore

Che ricordarsi del tempo felice

Nella miseria; e ci sa l tuo dottore.

Ma sa conoscer la prima radice

Del nostro amor tu hai cotanto affetto,

Dir come colui che piange e dice.

Noi leggiavamo un giorno per diletto

Di Lancialotto come amor lo strinse:

Soli eravamo e senza alcun sospetto.

Per pi fiato li occhi ci sospinse

Quella lettura, e scolorocci il viso;

Ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso

Esser baciato da cotanto amante,

Questi, che mai da me non fia diviso,

La bocca mi baci tutto tremante.

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:

Quel giorno pi non vi leggemmo avante.

Mentre che luno spirto questo disse,

Laltro piangea, si che di pietade

Io venni men cos comio morisse;

E caddi come corpo morto cade.

LA LOCANDIERA di Carlo Goldoni

MIRANDOLINA

Uh, che mai ha detto! L'eccellentissimo signor Marchese Arsura mi sposerebbe? Eppure, se mi volesse sposare, vi sarebbe una piccola difficolt. Io non lo vorrei. Mi piace l'arrosto, e del fumo non so che farne. Se avessi sposati tutti quelli che hanno detto volermi, oh, avrei pure tanti mariti! Quanti arrivano a questa locanda, tutti di me s'innamorano, tutti mi fanno i cascamorti; e tanti e tanti mi esibiscono di sposarmi a dirittura. E questo signor Cavaliere, rustico come un orso, mi tratta s bruscamente? Questi il primo forestiere capitato alla mia locanda, il quale non abbia avuto piacere di trattare con me. Non dico che tutti in un salto s'abbiano a innamorare: ma disprezzarmi cos? una cosa che mi muove la bile terribilmente. nemico delle donne? Non le pu vedere? Povero pazzo! Non avr ancora trovato quella che sappia fare. Ma la trover. La trover. E chi sa che non l'abbia trovata? Con questi per l'appunto mi ci metto di picca. Quei che mi corrono dietro, presto presto mi annoiano. La nobilt non fa per me. La ricchezza la stimo e non la stimo. Tutto il mio piacere consiste in vedermi servita, vagheggiata, adorata. Questa la mia debolezza, e questa la debolezza di quasi tutte le donne. A maritarmi non ci penso nemmeno; non ho bisogno di nessuno; vivo onestamente, e godo la mia libert. Tratto con tutti, ma non m'innamoro mai di nessuno. Voglio burlarmi di tante caricature di amanti spasimati; e voglio usar tutta l'arte per vincere, abbattere e conquassare quei cuori barbari e duri che son nemici di noi, che siamo la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura.

ANNA
Arnold Wesker

Ma cosa ci sar mai in te?

Che cosa ci trova in te? Il busto non quello che va con le gambe. Meglio tornare al negozio e fargli correggere l'errore, hanno fatto un gran pasticcio.

Ma cosa ci sar mai in te, Anna? Non pu essere il tuo corpo perch beh, un po' strano, vero? Non pu essere il tuo reggicalze rosso perch non l'ha ancora visto! (Pausa.)

Ma cosa ci sar mai in te, Anna? Credi che questa sia una faccia? Il culmine, il compendio della bellezza femminile? Ma guardati il naso! Preso a prestito all'ultimo momento da un greco della mitologia.

Clitemnasuta!! E la bocca! cos piena di denti che le labbra sono quasi sparite. Ma guarda che denti! B, non c' altro da guardare qui? E quel mento! Quale mento? Io non vedo nessun mento. (Rivolta la sua immagine riflessa nello specchio) Tu lo vedi un mento? Vedo un collo, vedo una faccia, ma tutta la stessa cosa. E quegli occhi! Quegli occhi eternamente imploranti! Non so proprio di niente, ma forse non saper di niente pu anche andar bene, vero? E tuttavia (guardandosi di profilo) c' qui una specie di bellezza inventata casualmente. Una sorta di splendore d'azzardo. Un tipo di piacevolezza mostruosa. (Breve pausa.) E poi, non c' niente che un po' di matita nera non possa aggiustare.

Incomincia a truccarsi. Stiamo assistendo ad una stupefacente trasformazione.

Dice che non pu sopportare le donne che si truccano. (Breve pausa.) 'Ff 'n culo. Anna, sei volgare. E sei perversa. Se ti avesse detto che gli piacevano le donne truccate, ci saresti andata senza trucco, non vero? (Imitandolo) ''Voglio dire che non ho niente contro la quantit di trucco che hai su ora, ma l'eccesso."

(Breve pausa) E non ero truccata per niente quel giorno. Anna, Anna, Anna! Le donne anziane non possono indossare le gonne troppo corte e quelle istruite non si devono vestire da marciapiede. (Pausa.)

Si concentra sul trucco e questo non uno spettacolo degno di essere osservato. Dopo un po'

Ecco che ne dici. che ne diresti di fare una bella lista di tutte le cose che non ti piacciono in lui? Cos quando lo incontri sar una piacevole sorpresa.

1.Parla a voce troppo alta. Come se gli interessasse di pi fare una buona impressione sulla gente intorno piuttosto che sulla donna formidabile che davanti a lui; e questo lo trovo estremamente offensivo e anche imbarazzante. (Pausa.)

2.Le frasi le costruisce come in un brutto romanzo gotico. Troppo lunghe! Sono convinta che fa delle citazioni da libri chwe non ha mai letto o che non esistono nemmeno.

3.Mangia troppo in fretta. E in modo rumoroso. E senza apprezzare veramente niente. E insiste su ogni piatto: ''Potrei suggerirti un poussin la grecque, che un piatto poco conosciuto; insisto che tu lo assaggi, e ti garantisco che sar una cosa che le tue papille gustative non si sarebbero mai sognate.. quelle papille che dopo questo piatto si riterranno offese nella loro sensibilit da qualunque altro cibo grossolano. Un poussin la grecque, cameriere, che la signorina vorrebbe accompagnato da spinaci alla crema e patate sautes fidati di me! '' C'tatit dguelasse! I greci se ne fregano dei poussins de merde. Ristoranti come quello sono fatti a posta per i merli come lui. (Pausa).

4.E poi balla come un manico di scopa.

5.E non gli piace Barbra Streisand.

6.E Cristo santo, non mi fa mai ridere!

Perch mi sto preparando per questo appuntamento? (Con un tono sempre pi trionfante). Perch questo il tuo primo appuntamento da quando ti sei laureata, la tua cultura risplende come un diamante, e sei riuscita a spezzare la stretta mortale di quei geni ereditari, vecchi di secoli, che ti costringevano a un inettitudine radicata e a un tono di voce supplichevole. Perch hai dei muscoli sconosciuti che rimangono ancora da flettere, ed un mucchio di umiliazioni di cui intendi vendicarti e perch, per diventare pi affilati, i tuoi denti hanno proprio bisogno di una bella taglia e della sua consistenza.

(Afferra il vestito e lo tiene davanti a s mentre ne studio l'effetto allo specchio.) Di lui hanno proprio i tuoi denti! Di lui hanno bisogno! Di lui!

Se ne sta danti allo specchio. bellissima.

Ma cosa ci sar mai in te, Anna?

ADDIO, CRISTOFORO

(G. Gaber)

Che caldo!

Mai sentito un caldo cos soffocante. Strano, sembrava inverno fino a ieriE ora, alle sette di sera, non si respira.

finita. Questa volta proprio finita. Lui ha deciso di andarsene. Non lo rivedr pi. Benissimo!

Tre anni, un amore folleforse pi lui di me. Era cos innamoratoE io, devo dire, negli ultimi tempi non ne avevo neanche un gran bisogno. Non glielho mai detto per non farlo soffrire. Ecco: mi ha lasciato lui. E bravo Cristoforo, ha fatto bene.

Che caldo!

Certo che anche lui lasciarmi con questo caldoIn genere preferisco che mi lascino dinverno. Comunque un bene che lo facciano loro. Io non lascio maiper principio; anzi per vigliaccheria. Ho paura. Gli uomini possono fare di tutto. Una volta ho detto a uno: Ti lascio. PUM! Svenuto. Tutta la gente intorno: lei, leiunassassina! Aceto, saliRinviene. Andiamo a casa, amoreper carit, come non detto. Non sono contenti gli uomini quando non li ami pi. Da allora iozitta. E lui: Ma tu non mi ami?! Si che ti amo, per dio!

Tutti cosi gli uomini, tutti uguali. Cristoforo, no. Non sviene. Sammazzavoglio direnon oraora torna da sua moglie, tranquillo. la prima volta che mi lasciano per la moglie. E la sensazione non bella. Che ci far con la moglie?!

Che caldo!

E pensare che voleva fare un figliocon me. E io no.

Ecco cosa ci avevo io con Cristoforo: unattrazione fisica fortissima, mai provata. Bastava che ci si sfiorasse, e lui: TUM!subito. Che riflessi! Ma lamavo davveronon che non lamassi. Non avevo voglia di fare progetti e basta. per questo che mi ha lasciata.

Questo voleva Cristoforo.

Cristo, che caldo!

Me lo poteva anche dire subito: o il figlio o niente. Ma possibile che tutti vogliano un figlio da me!.. E chi sono? Una gatta?! vero, vero, la colpa mia, lo soE non mi prendo responsabilitbene!.. Sono egoistabene!.. Vivo al momentobene!.., ho paura dinvischiarmi bene!.. Si, si, lo soVigliaccheria, vigliaccheria. Ma santo Dio, lo si faceva cosi beneche centrano i figli?!

Che caldo!

Dunque: tre mesi fa stavo per lasciarlo ioper laustraliano. E lui: un dolore!.. Il Leopardi sembravaEsagerato!

Ora lui che mi lascia. E diciamo la verit: un po mi dispiace. Si, un po. un dolorino. Un piccolo fastidioun dolorinoCerto che se lavessi lasciato io ai tempi dellaustraliano..!

No, il fatto che mi lascia cosiimprovvisamentedopo tre annialla stazionedue parole: addio. Non possibile che non mi pensi. Perch non mi chiama?.. Ma si, cosa ci vuoleuna telefonataChe scema! Non ci sono mica i telefoni in trenoEppure sono sicura che se lui volessecertosi potrebbe fermare a Genovacambiare treno, tornare indietroNoleggiare cavalli, aeroplani, bicicletteRaggiungermiVederlo arrivare qui col cuore in golaPer amore si fa questo e altro. Io lo farei. Io quando voglio bene, mi arrampico sui vetrifaccio di tutto, io!

Sto esagerando. una storia finita e basta. Non la prima. E poi non mica una tragedia. Dopo un po passa. Non mica morto nessunoLui mi lasciae io mi ammazzo!

No, perch una magari pensa. Lo riconquisto. Fai un sacco di discorsi, di quelli che fanno colpoMa cosa parlo a fare, cretina!.. Tanto non si rimontanon si rimonta mai con le parole. Col suicidioecco, col suicidio si rimonta: tie! beccati questa. Cos impari. Non lo sapevi tu chi ero io? Ecco, ora lo sai: un cadavere.

Ma guarda se questo mi doveva ridurre cos! Non si sta mai tranquilli. Avevo appena finito di pagare la casa. Mi lasciaE poi chi quella deficiente che dice che un dolorino?!.. Ma quale dolorinoSoffro come una bestia. Ma lui lo sapr cos il mio dolore? No, perch magari non lo sa. Allora: PUM! Perch il mio pi grosso del tuo. Io ti butto addosso tanto di quel dolore che il Leopardi diventa un allegrone. Glielo ridicolizzo il poeta!! Ma poi chi se ne frega dei poetiTorna dalla moglie, luiE magari fanno anche lamore, questi viziosi

con quel suo corpo da maschio, da animalele sue mani sul mio corpoCristoforoamore mio

Via, viaBasta!.. finita! finita!

Ma cosa vuoi che me ne importi di quello schifoso che va perfino a letto con sua moglie!

Che caldo!!.

LA PAZZA DI CHAILLOT di Jean Giraudoux

IRMA

Mi chiamo Irma Lambert. Odio ci che brutto, adoro ci che bello. Sono nata a Fursac, nella Creuse. Odio i cattivi, adoro la bont. Mio padre era maniscalco, al crocicchio delle strade. Odio Boussac, adoro Bourganef.. Egli diceva che la mia testa pi dura della sua incudine. Spesso, in sogno, lo vedo battervi sopra il suo martello. Ne sprizzano scintille. Ma se fossi stata meno testarda, non avrei abbandonato la mia casa e non conoscerei questa esistenza meravigliosa. Prima a Guret, dove accendevo i lumi nelle aule del liceo femminile. Odio la sera, adoro il mattino. Poi a Dun sullAuron, dove al laboratorio imbastivo le camice per le monache. Odio il diavolo, adoro Iddio. Poi sono venuta qui, dove faccio la sguattera e il pomeriggio del gioved mi lasciano libera. Adoro la libert, odio la schiavit. Essere sguattera a Parigi, pu sembrare cosa da niente. La parola seducente. E bella. E tutto sembra finire l. Invece, nessuno ha tanti contatti quanto una sguattera, in cucina e in sala, senza contare le volte in cui sostituisco il guardarobiere, e a me le donne non piacciono troppo: adoro gli uomini. Essi lo ignorano. A nessuno di loro ho mai detto di amarlo.Lo dir soltanto alluomo che amer davvero.Molti mi portano rancore per questo silenzio:mi posano una mano sul fianco e credono chio non li veda;mi pizzicano e credono che io non li senta.Nei corridoi mi abbracciano, e credono che non me ne accorga.Al gioved mi invitano,mi portano a casa loro.Mi fanno bere, odio il whisky, adoro lanisetta.Mi trattengono,si distendono.Tutto ci che vogliono.Ma la mia bocca resta chiusa.Mi ucciderei, piuttosto che le mie labbra dicano: ti amo.Lo capiscono.Non uno, dopo, quando mi incontra, mi saluta.Gli uomini odiano la vilt, adorano la dignit.Danno a vedere di essere contrariati, tanto peggio per loro, bastava che evitassero di avvicinarsi a una ragazza vera, e cosa dovrebbe pensare di me luomo atteso se sapesse che ho detto tamo agli uomini i quali mi hanno tenuta nelle loro braccia prima di lui?Mio dio,come ho avuto ragione di ostinarmi ad essere sguattera !Perch egli verr, vicino.Somiglia a quel giovane salvato dalle acque.Mi basta vederlo, e gi la parola mi gonfia le labbra, la parola che gli ripeter senza posa, fino alla vecchiaia. Senza posa, sia chegli mi carezzi o mi percuota, che abbia cura di me o mi uccida. Come vorr lui. Adoro la vita, adoro la morte.

MAGONI di Lella Costa

Va detto, per orientarci subito, che di fronte al fenomeno del magone si sono immediatamente evidenziate due categorie, due gruppi di persone che lo vivono in modo non necessariamente conflittuale ma comunque diverso e opposto, vale a dire gli uomini e le donne, anzi le donne e gli uomini, come dicono i leader in campagna elettorale. Ora, sicuramente vero e banale che gli uomini sono diversi dalle donne e che quindi i magoni degli uomini, se esistono, saranno diversi da quelli delle donne, ma quello che mi piacerebbe capire perch: a che punto avvenuta questa diversificazione, questa biforcazione? Credo sia un fatto congenito, un fatto culturale, acquisito

Questa una prima osservazione: le donne piangono di pi. Benissimo. Ora, che cosa successo? Che rispetto a questo fatto, a questo problema, gli uomini hanno sviluppato, come dire, delle reazioni, e queste reazioni si possono dividere in categorie.

La categoria pi frequente sicuramente quella degli uomini che, appena una donna comincia a tirar fuori il fazzoletto, si scusano perch si sentono in colpa: "Oh Madonna, scusami, sicuramente colpa mia". Magari tu stai piangendo perch hai visto Sarajevo dilaniata. Non importa: "Oh Madonna , scusa, guarda, veramente, perdonamiLo so, t'ho fatto piangere ancora una volta ma non volevo, scusami..". In genere vero, ma nella fattispecie non c'entra. "Lo so, sempre colpa mia, per credimi, non l'ho fatto apposta, perdonami".

Questa prima categoria opposta a quella degli uomini che, invece, come tu cominci a piangere s'arrabbiano, ma s'arrabbiano tanto, oh, ma sono cattivi. "Ma basta, ma che lagna , ma io non ne posso pi, ma sei di nuovo addietro a piangere". In genere questo l'eloquio. "Ma basta, ma una vita d'inferno, ma hai gi pianto quando morta Lady Diana e adesso ripiangi". Perch perdono anche il senso del tempo e dello spazio, vivono questa roba in modo totale e drammatico.

Poi ci sono quelli che credono fermamente nella decompressione; si, sono convinti che tu funzioni pi o meno come una pentola a pressione una cosa bella, loro sanno che dentro di noi c' tutta questa vita interiore molto complicata e hanno la sensazione che tutta questa vita interiore non possa esprimersi altrimenti che sotto forma di vapore. Questo vapore, dai e dai, delle volte se la valvola non funziona c' il rischio dell'implosione; li riconosci subito, perch sono quelli che appena ti spunta la lacrimuccia nell'occhio subito dicono: "Dai piangi, ma piangi bene, piangi tutto tutto, non tenerti niente dentro, butta fuori che poi vedrai che stai meglio, sfogati che sono proprio pi contento". Sono quelli che se non piangi in media una volta ogni quindici giorni ti portano al concessionario Lagostina a fare la revisione, non si sa mai.

Poi ci sono quelli che vogliono sapere. Micidiali quelli che vogliono sapere, ti sfiniscono, anche perch va detto che a noi donne spesso piangere, piangere per magone, non per dolore, piace. una cosa bella, oserei dire che un lusso, che poi il pianto ha delle sue fasi da rispettare, bisogna almeno riuscire ad arrivare alla fase del singhiozzo col risucchio; no, non puoi perch subito c' questo qui che ti dice: "Come mai piangi? Perch piangi? Come mai piangi a quest'ora?". "Niente, lascia stare, non niente, non c'entri, mi sento solo un po' strana". "Come strana? In che senso strana? Definiscimi strana: strana tendente al depresso, strana tendente al triste, strana tendente al deluso? Fammi delle percentuali, dammi dei dati". Sono quelli che se ti metti a piangere e loro stanno per uscire, ti lasciano il questionario con le caselline da riempire.

Poi ci sono quelli che si preoccupano per il trucco, sono tremendi: "Ti cola, guarda che ti cola, ti sta colando. Ma come si fa, hai tutta la faccia nera". I pi organizzati girano con una trousse, ti restaurano in un attimo, a volte ti legano le mani dietro la schiena, ma solo per lavorare meglio.

Poi ci sono quelli che danno la colpa alle lenti a contatto, al film che hai voluto vedere a tutti i costi e si sa che tu al cinema piangi sempre, quelli che fanno finta di non vederti e di non sentirti, quelli che veramente non ti vedono e non ti sentono. Cominciano ad avere il sospetto che stia succedendo qualcosa quando il quantitativo di fazzolettini che hai sparso per la stanza tale che dalle foreste dell'Amazzonia cominciano a telefonare piuttosto preoccupati: "Allora, la finiamo di sprecare carta?". Allora si insospettiscono: "Forse sta piangendo".

Poi ci sono quelli che vanno via e delle volte non tornano, quelli che "Lo vedi cosa succede a fare delle diete cos"

E poi ci sono quelli che semplicemente stanno l e ti lasciano piangere, ti consolano e aspettano, ma sono rarissimi. Va a finire che con uomini cos non piangi mai e, a noi, un pochino dispiace. ( e a noi piace piangere, per magone, non per dolore

IL GABBIANO

A. Cechov - Monologo finale di Nina

NINA

Si sta bene qui, c caldo, c pace

Ieri sera sul tardi sono andata a guardare in giardino se fosse intatto il nostro teatro. Ed ancora l. Mi sono messa a piangere per la prima volta dopo due anni, e ne ho avuto conforto, lanima si rasserenata.Ho ricordato. Che vita limpida, calda, gioiosa, pura, che sentimenti, - sentimenti simili a fiori soavi, leggiadri Gli uomini, i leoni, le aquile e le pernici Vivevo con gioia, come i bambini: ci si sveglia al mattino e si comincia a cantare: amavo, sognavo la gloria, e ora invece? Domattina devo partire per Ieliz in terza classe coi contadini, e a Ieliz i mercanti istruiti mi importuneranno coi loro complimenti. Rozza la vita! Ma ho accettato una scrittura per tutto linverno e quindi ci dovr andare. Sono cos estenuata! Poter riposare riposare! Non mi reggo pi in piedi sono sfinita, ho fame Io sono un gabbiano Che centra. Sono unattrice.

La mia vita privata stata un disastro lui non credeva nel teatro, rideva sempre delle mie fantasie, e a poco a poco anchio smisi di credervi e mi perdetti danimo E poi le sollecitudini dellamore, la gelosia

Divenni meschina, mediocre, recitavo sconnessamente Non sapevo che fare con le mani, non sapevo stare sul palcoscenico, non dominavo la voce. Cerano dei momenti in cui urlavo in modo geniale, morivo in modo geniale , ma erano solo momenti. Non si pu capire la condizione di chi sente che sta recitando in maniera orribile.

Di che stavo parlando? ah, della scena. Adesso sono diversa Ormai sono una vera attrice, recito con piacere, con entusiasmo, mi inebrio sul palcoscenico e mi sento bellissima.

Ora poi, da quando sono qui, cammino a lungo, cammino e penso, penso e sento crescere di giorno in giorno le mie forze spirituali S, mi vado sempre pi convincendo che non si tratta di forme vecchie e nuove, ma del fatto che luomo recita, senza pensare alle forme, recita perch gli fluisce liberamente dallanima.

Adesso io so, io capisco, che nel nostro lavoro poco importa se recitiamo o scriviamo lessenziale non la gloria, non il lustro, non ci che sognavo, ma la capacit di soffrire. Sappi portar la tua croce e abbi fede. Io ho fede, e questo mi allevia il dolore, e, quando penso alla mia vocazione, non ho paura della vita.

Io vado. Addio. Quando diventer una grande attrice, venite a vedermi. Me lo promettete?

IL GABBIANO

A. Cechov - Arkadina (monologo di Trigorin)

ARKADINA

Ho gi dimenticato e non riesco a immaginarmi con chiarezza che cosa si senta a diciotto - diciannove anni, e per questo nelle mie commedie le ragazze giovani sono di solito false.

In quegli anni, negli anni migliori, in quelli della giovinezza, quando io cominciavo, recitare era per me un continuo supplizio. Un'attrice esordiente, specie se non ha fortuna, si crede goffa, maldestra, superflua, ha i nervi tesi, irritati; gironzola irrefrenabilmente attorno a persone partecipi del mondo del teatro e dell'arte, misconosciuta, non osservata da alcuno, temendo di guardar fisso e con audacia negli occhi, come un giocatore accanito, che non abbia denaro. Io non vedevo il mio pubblico, ma non so perch alla mia fantasia esso appariva malevolo, diffidente. Temevo il pubblico, mi faceva paura e, quando andavo in scena, mi sembrava ogni volta che i bruni mi fossero ostili e i biondi gelidamente indifferenti. Oh, che cosa terribile! Che supplizio!

Sento parlare di celebrit, di felicit, di non so che vita luminosa, interessante, mentre per me tutte queste belle parole sono come la marmellata, che non mangio mai.

Si, bello essere un'attrice, ma appena finisco d'interpretare un personaggio, non lo sopporto pi, gi vedo che non mi riuscito, che uno sbaglio. E il pubblico dice: "Si, simpatica, bella presenza scenica, ma ben lontana da Eleonora Duse". E cos fino alla lapide sepolcrale tutto sar solo simpatico e con presenza scenica, simpatico e con presenza scenica, nient'altro, e, quando sar morta, i conoscenti, passando vicino alla tomba, diranno: "Qui giace Arkadina. Era una brava attrice, ma non certo una Eleonora Duse".

Quale successo. Non mi sono mai piaciuta. Non amo me stessa come attrice. Alla fin fine sento che so solo descrivere il personaggio, e in tutto il resto sono falsa, e falsa fino al midollo.

IL GABBIANO - ATTRICI

Anton Cechov - Finale a due

ARKADINA e NINA

Parliamo della mia bellissima, luminosa esistenza Bene, da dove cominceremo? Vi sono delle idee ossessive: quando uno, ad esempio, pensa sempre di notte e di giorno, alla luna, e anchio ho una simile luna. Giorno e notte mi affligge un solo pensiero molesto: io devo lavorare, io devo lavorare, io devo Ho appena finito uno spettacolo, che subito, non so perch, devo prepararne unaltro, e poi un terzo, e dopo il terzo un quarto Lavoro senza interruzione, come cambiando i cavalli ad una stazione di posta, e non posso altrimenti. Che ci sar di bello e luminoso? Oh, che vita assurda! Sto con qualcuno, mi agito, e intanto a ogni istante ricordo che mi aspetta un personaggio incompiuto. Colgo ogni parola, ogni frase, che io e la gente pronunciamo e mi affretto a rinchiuderle tutte nella mia memoria: potranno servirmi! Quando finisco un lavoro corro a teatro; potrei riposarmi, dimenticare, e invece gi nella mia testa rotola una pesante palla di ghisa un nuovo personaggio, e gi mi attira il mio tavolino, e bisogna affrettarsi daccapo a provare e provare. E cos sempre, sempre, e non ho pace da me stesso, e sento che sto consumando la mia esistenza, che mi sto succhiando la vita, e che, per dare il miele a qualcuno nello spazio, io rubo il polline ai miei fiori migliori, li strappo e ne calpesto le radici.

Il Giuramento

ARKADINA e NINA

Per la felicit di essere attrice, sono pronta a sopportare il malanimo dei parenti, il bisogno, la delusione, a vivere in una soffitta, mangiando solo il pane di sgala, accetterei di soffrire linsoddisfazione, la coscienza dei miei difetti, la scontentezza di me stessa.

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