SETTE ANNI DI DISGRAZIE (E GRANDI SVENTURE)
Claudio Gatti
La scena si svolge all'interno di un mini-appartamento vuoto. Sulla sinistra
la porta di ingresso, al centro una finestra chiusa e a destra la porta del
bagno. Adele, una ragazza sui trent'anni, entra in scena dalla porta di
ingresso e fa un giro dell'appartamento come a riconoscere ambienti a lei
familiari; cerca di alzare la serranda della finestra ma inceppata, dalla
borsa tira fuori un telefono, lo attacca alla presa e lo prova: funziona.
ADELE - Ciao, sono io. Telefonavo tanto per provare il telefono, quello
della casa vecchia. Cambierai mai messaggio in segreteria? Aspetto tue
notizie, a dopo. Ciao, Adele. - Allora ci sei!.. Pronto, s, s ti sento, ti
sento. Devi spegnere la segreteria per. Perfetto, vai pure. - Bene, s, ma
che fai filtri le telefonate adesso?! - Un maniaco?! Accidenti! Un'altro?! -
Ah sempre lo stesso... mi pareva che se no esageravi a maniaci... - Ti fa
sempre impressione per, vero? - Ti capisco ma magari solo una persona che
ha bisogno di un po' di affetto, di attenzione, cerca un rapporto... - Ma
dai, secondo me non niente di che. Scusa, uno che ti vuole sposare mica
uno squilibrato: irresponsabile mi darai, quello s. - Scherzo... Poi si
scopre che magari gli hai dato pure corda. - E mamma mia quanto siamo
suscettibili. Ero ironica... - E' seria come cosa, s ti capisco. E' che a
me invece sembra tanto innocente. - Innocente lui, non la cosa in s, quasi
delicato, lui. Non era quello che ti mandava i fiori? - Ti imbarazzavano i
fiori? - Che c'entra questo: tutti sono "tipi da fiori". - C' poco di cui
vantarsi: lo so che sei un uomo, Bruno. - Bravo, prendi nota, Bruno. - Ma
anziano? - Il maniaco, dico, anziano? - Meglio, no? - Fa differenza,
scusa. - Ah s, ansima? - Pesantemente? - Questo non lo sapevo. - NON ME LO
RICORDAVO CHE ANSIMAVA! - Va bene, se ansima hai ragione tu. - Ti do
ragione: un altro discorso. - No, non pi una cosa innocente. - E' un
pazzo, un deviato. - Adesso non ero ironica. Giuro, dico sul serio: un
deviato. - Porcherie? - Cio: ansima solo o dice anche delle porcherie? - Va
bene basta, ho capito cambio discorso: questo prende una brutta piega. - Ma
no, sono normalissima che vuoi che abbia? Carla, i bambini, tutti bene? -
Portali in gita. - Solo i bambini, certo. Non vi dividete i week-end? -
Argomento tab? - Sentivo i caratteristici sospironi. - No, sono alla casa
vecchia. Aspetto Fabrizio. Che tanto arriva in ritardo... - Fabrizio chi...
Fabrizio Fabrizio. - Non fare lo scemo, lo sai benissimo chi. - Lo vedi che
sei tu: se sai che mi da fastidio, cosa ti insisti, scusa... - Io ho preso
atto della situazione, io. E poi anche se non fosse cos, ognuno ha i suoi
tempi. Tu hai i tuoi tempi, io ho i miei tempi. - Dai... - Facciamo
domani? - Non terapeutico solo fastidioso. - Se basta questo... Sono qui
che aspetto Fabrizio il mio ex (pausa) marito. - Sono stata brava eh? Sei
contento? - Parecchio che non ci vediamo... - Io e Fabrizio, mica io e te. -
Saranno pi di tre mesi. - A me invece sembra lontanissimo: sono successe
tante di quelle cose... - S, oggi il grande incontro. - Ma come parli? Le
parole sono importanti, sai. - Vuol dire, scusa, vuol dire... non per
niente "intrigante" e comunque non credo proprio che abbia voglia di
"parlare di noi". E' che serve la doppia firma per fare il contratto di
affitto a questi due ragazzi, gli inquilini. - Mica tanto... Lei non mi
sembra niente di che: un sorcetto. Lui... non che proprio lui il maniaco
che ti telefona? - Sul serio: guarda che strano forte. Una specie di geco,
una salamandra. - S, una salamandra inutile. - Dovessi vedere: cappottino
viola, capello sconvolto, fa l'assistente di algebra astratta (che gi il
nome...): impresentabile. Sono tremenda? - No, non mi dire che sono
tremenda... - Amici di amici di amici di amici di Giorgia. - Vero: un nome
una garanzia. - Lasciamo perdere: abbiamo preso quello che era rimasto.
Fabrizio scartava tutti: non voleva affittare a nessuno. - No, non voleva
neanche vendere. Tutto fermo: immobilismo puro. - Un atteggiamento...
incomprensibile... Ti dico solo che a un certo punto se ne uscito con la
frase: "I ricordi non si affittano." - Figurati!.. Questa dove l'hai letta
su un libro di Alberoni? - Certo che glielo ho detto; Giorgia dice che ho
fatto male, ma io... - Accidenti: si incazzato in un modo! Mi sa che
l'aveva letto veramente... - Quando ho visto che faceva il matto non gli ho
risposto perch so comportarmi di fronte agli eccessi: so essere
diplomatica. - No, qui non ero ironica. In certi momenti so essere
particolarmente diplomatica. - No, senti, non dire che sono tremenda. -
Dai... non sono tremenda. - Sentiamo allora che dovevo fare. - Non sono
nervosa. - Che faccio... faccio il solito: dovrei studiare per il dottorato
e andare in biblioteca e fare un sacco di altre cose e invece mi ammorbo con
le telenovelas messicane dalla mattina alla sera. - Se per questo sono
altamente distruttive sopratutto quelle messicane: forse un desiderio di
espiazione, vai a capire... - Scrivo, scrivo... per incomincia a stufarmi
anche quello. - Non neanche un fatto di costanza... a parte che non se le
fila nessuno queste commedie. - Sai anche cos'? E' che mi vengono fuori
sempre gli stessi personaggi: l'incasinato, lo psicolabile, lo scoglionato,
il logorroico (il logorroico devo dire perfetto)... dopo un po' stufano. -
Io che c'entro sono quelli che incominciano a parlare e non la smettono pi:
e non sanno cos' la vita, e non sanno cosa vogliono, e sono
disadattati... - C' anche di fondo un fatto di storie. Le leggi e ti
sembrano niente di che. Succede poco... - Penso che funzionino poco, vanno
poco. E poi le volte che vanno bene a qualcuno a me che non va bene quello
l: comunque rimango insoddisfatta. - Afferrato? Troppo complicato? - Faccio
per dire: finalmente ho trovato uno, un impresario, che sembra che gli
piaccia la prima che ho fatto. - L'altra... no, due settimane fa. Due
settimane... Bel tipo: aveva detto che mi richiamava subito... - Sempre di
area Giorgia: tipo che l'amico di amici di amici di amici di amici del
portiere di Giorgia. - Giuro. - Insomma questo figuro mi fa
lentissimamanete: "La storia emblematica" lasciando una bella pausa come
dire... boh, chi sa che voleva dire. Sai di questi che gli piace il teatro
simbolico, coi rimandi, col messaggio... - Insomma "La storia emblematica"
non si capiva neanche se era una domanda o un'affermazione. "Perch
importante che la gente capisca". Ma ti rendi conto: c' ancora qualcuno che
dice che la gente deve capire... - E no che non deve capire, la gente deve
pagare il biglietto poi se capisce tanto meglio, lo racconteranno ai nipoti:
"Ricordo che nel lontano '93 afferrai il messaggio di una piece teatrale,
era una cosa molto profonda... Ora per non ricordo bene." - Se vuoi proprio
saperlo l'ho letto su "Varaiety", simpaticone. - Ma no, scherzavo non l'ho
letto... Per dico sul serio: che vuol dire "deve capire". - E' giusto s. -
E no dai, non sono tremenda... - Tu cos ammazzi la discussione. - Guarda
che io sono una personcina molto a modo, molto ma mooolto carina, recepito
il concetto?! - Te lo dico io. Ma lo sai che mi venuta l'idea di un
personaggio nuovo!? - Molto carino, tenero, per niente tremendo, vuoi
sentire? - Sarebbe un uomo che vive da solo, in una casa che una specie di
tana, alla come viene viene, con qualche scatoletta di Simmenthal e basta;
potrebbe intitolarsi "Dentro al frigorifero niente". - Per atletico,
positivo, che ha tutta una serie di principi suoi, delle pulsioni naturali,
che non si preoccupa di quello che dicono gli altri. - Praticamente lui ha
avuto una prima crisi e entra a far parte di un gruppo integralista
cattolico che scrive sui muri "Dio c'". Poi ha tutta una controcrisi e
aggiunge dapertutto "o ce fa?", "o ce fa?", "o ce fa?". - Cos viene "Dio
c' o ce fa?". - Ti piace? - Allora deciso: lo intitoliamo "Dentro al
frigorifero il vuoto cosmico" oppure "Dentro al frigo il vuoto dei valori"
che pi ironico. - D di s. - Poi la storia si trova, non quello il
problema, l'idea carina, no? - Il problema fare la cosa carina. Lo sai
che ho scoperto che se alla fine aggiungi "Disse lei" o "disse lui" diventa
ridicolo, tutto a doppio senso. - Giuro. - Per esempio se uno dice "Me lo
dai?" non fa ridere, ma se uno dice "Me lo dai?" e l'altro aggiunge "Disse
lei" fa ridere. - Non ti piace? - Non originale? - Mica sono d'accordo
sai. Sopratutto se usato con moderazione. - Elio sta bene, s. Ma che cambi
discorso? - Se lo hai visto in zona Magliana, considera che va a giocare a
tennis da quelle parti, allora era lui. - Rossa, carenata... una HONDA
DOMINATOR. - HONDA DOMINATOR. - Ma che nome, veramente... anni di battaglie
femministe per finire dietro al sellino di una HONDA DOMINATOR... Che vorr
dire tutto ci? - Ma che "emblematico"! Qui ero autoironica: non mi puoi
prendere in giro quando sono autoironica, non vale. Piuttosto dovessi vedere
come corre la HONDA SPACCOTUTTO. - E certo che mi piace. Considera che c'
l'effetto "tu essere donna bianca io capo trib selvaggia", quello funziona
sempre. - Bravo, continua a prendere nota: avete da imparare ancora molto. -
I capelli glieli faccio tagliare, non certo quello il problema. Piano
piano lo rendo presentabile. - Ma no, non vero che non lo presento agli
amici: lui che ha sempre da fare qualcosa. - La situazione ancora troppo
fluida: lo presento come che, scusa. - Ma che vuol dire... - No, non ho
nessuna difficolt. - Se tu mi spieghi che vuol dire "essere sicuri di una
persona". - Ma anche che lo presento in giro non so come presentarlo: "fino
a stasera questo il mio lui ma magari domani in mattinata ci lasciamo da
buoni amici". - E' il menage che molto fluido: ognuno la sua vita, capito
come? C' un rapporto particolare, non troppo codificato. E' basato su una
bella intesa ma poco "io amare te, tu amare me.", per c' una forte
intesa. - Sessuale, certo anche sessuale, chiaro. - C' poco da ridere:
l'amore coraggio e sesso. Ti era sfuggito? - Ecco allora questa volta il
caso che prendi nota: l'amore coraggio e sesso. - Bella figura fai. Lo
dice Jane Campion in "Sweete". Da non perdere. - Affitta la cassetta allora,
ti farebbe bene. - Sei proprio uno snob di sinistra: compratela la
televisione una buona volta. - La verit che ho paura che c' troppo sesso
e poco coraggio... mi sento cos svaporata... - No, non tenere in conto
dell'ultima frase. E' che io non sono come Fabrizio che va in giro come se
niente fosse con questa come si chiama... Izilde. Bel nome... - Vuol dire,
vuol dire... Ma scusa non eri tu a protestare per la HONDA DOMINATOR. -
C'entra, c'entra... L'ho vista sai? - Di chi si parla? Izilde: sono stata al
negozio. - Giuro: c'erano lei, i fratelloni, tutta l'allegra brigata che
vendeva pesce azzurro e merluzzetti. - E come faceva a riconoscermi:
l'archivio fotografico ce lo siamo spartiti e poi pensa se Fabrizio il
tipo che fa vedere le nostre foto... - Che potevo fare: ho comprato un
merluzzetto. - Fresco, mi sembrava fresco... un otto etti, un po' caro ma
fresco. Perch lo chiedi, vuoi andare a comprare il pesce l!? - Ma no, fai
come vuoi... mi sento cos cattiva... anche l volevo dire qualche frase
allusiva, un po' acida, ma lei era molto gentile, sorridente, molto carina
con tutti, anche con me: mi sono sentita tanto tremenda... - Grazie, ma lo
so che sono tremenda. - Piuttosto perch non mi hai detto che bella... -
Accidenti se te l'ho chiesto: "E' bella Izilde?"; "No, no... carina...";
"Sicuri?"; "Certo, certo.". Begli amici... - E' molto bella: il tipo
sempre allegro, praticone e bello sodo che piace a voi uomini, una specie di
Doris Day: una mamma giovane... Dovevo andarci di persona per saperlo... -
Allora lo ammetti. L'unica cosa che ho trovato che ha un po' di
pelurietta... magari per questo che Fabrizio la chiama "micetta". - Di
"micetta" lo so perch lo so, non ti preoccupare... - E no che non sono
tremenda!.. Ma come devo reagire scusa: per anni, per sette lunghi anni a
essere precisi, Fabrizio ha detto che non gli piacevano quelle belle sode,
che io gli andavo benissimo, che avevo la giusta misura e poi scopri che
dopo neanche un anno che ci lasciamo si mette con una con due sisone cos! -
Non faccio questioni, per ammetterai che questi cambiamenti cos ti
lasciano perplessa... oppure lui che cambiato? Ma tu come lo vedi,
Fabrizio? - Come ti sembra? Che fa? - Associazionismo? Cos far parte della
"Societ Civile"; andiamo bene... - No voglio dire: dopo tutti i casini che
ha combinato... - Io ne ho combinati sicuramente di meno e rimane il fatto
che mi sembra un assurdo che proprio lui... dico: proprio lui venga
annoverato nella cosiddetta societ civile, no? - Difendilo, difendilo... In
che gruppo si messo? - Scusa!? - "Conoscere la diversit"!? Fabrizio?? Oh
santo cielo... Ma di che si tratta?.. - Ah, diversit intesa come altre
culture, extracomunitari, terzo mondo, quella roba l, per un attimo... mi
era preso un colpo... sai non si pu mai dire... se ne sentono certe... -
(suona il citofono) Ah, ecco suonano, questi devono essere gli inquilini. -
S, ciao, ciao. Dopo ti faccio sapere. Ciao.
Adele rimette il telefono nella borsa e risponde al citofono.
ADELE - Pronto. - Ah, buon giorno signorina. - S, sono tornata poco fa. Ma
come ha fatto: ha riconosciuto la macchina? - Ho parcheggiato lontano... -
Glielo prometto: quest'anno la lavo. - Ha fatto bene a suonare: mi fa
piacere. - Affittiamo la casa a due amici. - S, mi fermo per poco. - Ah non
mi ricordavo... ma non deve preoccuparsi. - Va bene, allora me lo dia. Ma
non era il caso... - Va bene: salgo su da lei. - Salgo subito, ci vediamo
all'ascensore. - Arrivederci.
Adele fuori. Dopo poco entra Fabrizio.
FABRIZIO - C' nessuno? (fa il gesto di appendere la giacca su un
appendiabiti che ormai non c' pi, prova ad aprire la serranda, si guarda
intorno affacciandosi timorosamente nelle stanze) C' nessuno? (suona il suo
telefono cellulare) Chi !? - Ah, sei tu micetta. - Appena arrivato. - No,
nessuno, lo sapevo che era inutile arrivare in orario. - Ma lo sai che ho
trovato tutto aperto? - Dev'essere stata la portiera. - Speriamo che
arrivino. - Mi piace poco stare qui ad aspettare, non si riesce neanche ad
aprire la serranda, lo sai che la penombra mi stranisce. - Adele, arriver
per ultima, se Augusta parte... - Augusta la macchina, te lo avevo detto no
che Augusta era la macchina? - Beh, sarebbe una DAF blu, hai presente? Con
le marce automatiche, gliela ha regalata il padre per la maturit perch era
troppo imbranata con le marce normali. - Te lo avevo detto, no? - E' una
macchinetta... Adele la tiene malissimo, ormai a pezzi, non se lo
merita. - Ma perch simpatica, i versi che fa... - Augusta simpatica. E'
Augusta che non se lo merita di essere trattata cos. - Ma scusa, con quella
macchina ho dei bei ricordi, le prime... i primi... come si chiama...
abbiamo fatto dei bei viaggi con quella macchina. - Dei bei ricordi...
discreti... - Ho dei bellissimi ricordi anche sul TRANSIT frigorifero te lo
posso sottoscrivere. - Quella volta che ti ho accompagnato a Pescara ad
esempio. - Ho dormito perch siamo partiti alle tre: non sono abituato... ma
siamo stati bene. - Visto? - Va b. - No, non voglio chiudere ma magari
cerco di mettere a posto questa serranda. - Adele penso che verr da sola. -
No, non lo so: lo penso. Spero che venga da sola. - Non ho nessun problema a
vedere il ragazzo ma mi imbarazza... - Non lo so perch: mi imbarazza, tutto
qua. - Ma perch, tu saresti venuta? - Avevo capito che non ti andava. - Mi
dirai, che avremmo fatto in quattro... - Lo vedi che mi dai ragione. - Ve
b, ci vediamo da te a bottega. - Vengo di sicuro, caso mai telefono. - Nel
caso faccia ritardo con Adele. - Che ne so... se prendiamo un caff. -
Sicuro, sicuro che ci vediamo a pranzo. - Niente, non ho niente. Ci vediamo
dopo. - Non lasciamoci cos... - Ma s... - Ti voglio bene. - Ti voglio
bene, ti amo, il discorso quello... - Tu anche, s? - Ci lasciamo bene?
Tutto a posto? - Tutto a posto veramente? - Per pranzo al baretto e poi vado
a lavoro. - No, inutile che ci diamo appuntamento qui: vengo io da te. -
Mi rimane pi comodo. - Va b... - Meglio che ti lascio: preparo. - OK. -
Allora ciao. - Bueno. Passo io, s. - Ciao. Ciao.
Fabrizio armeggia con la serranda ma rinuncia subito e continua a guardarsi
attorno. Suona il cellulare.
FABRIZIO - Pronto? - Ah, ciao. No, vengo pi tardi oggi, l'avevo lasciato
detto: dovrei essere in sede dopo pranzo. Dimmi. - Mah, francamente non
saprei... - Boh, non lo so... ma qual il problema? - Io di questo ho
un'idea un po' vaga. - Quando l'ho fatto l'altra volta ho seguito alla
lettera le indicazioni di coso, l: del tedesco. - Il discorso dovrebbe
essere che noi vendiamo capacit progettuali e loro si impegnano ad attivare
le risorse e quant'altro necessario. - Che interesse avrebbe a fregarci? -
Certo, certo che lo so. - Mah, se ragioniamo nel breve periodo siamo
d'accordo nel lungo periodo che insomma... - Il problema il marco:
sale. - E' la locomotiva germania: finch quella tira, qui... lo sai meglio
di me. - In finale non lo so. - Guarda, chiedi a Tarnella, lui questa cosa
l'ha gi gestita e poi si sa muovere, direi. - Scusami ma ti devo
lasciare. - S, scusa a dopo.
Accende una sigaretta e poi telefona.
FABRIZIO - Pronto, Isa? - Ciao, sono Fabrizio. Come va? - Lavori? Ti
disturbo? - No, oggi niente lavoro mi hanno talmente scocciato: ho preso una
mezza giornata. - Mah neanche io so perch, una cosa generale. - Devo dire
che prima le cose sembrava andassero meglio. - Prima, dopo che mi sono
laureato, avevo un ardimento, una voglia di fare... Piano piano mi hanno
spento. - Lavorare cos come lavoro io un affare scadente: sarebbe
convenuto qualcos'altro, io avrei fatto qualcos'altro. - Adesso non saprei:
un lavoro meno ripetitivo, pi creativo. - Un lavoro vale l'altro,
insomma... penso che c' gente che lavora e c' gente che fatica a
lavorare. - Lo vedi. Allora mi fa specie che non ce lo hanno detto prima
quando eravamo ancora in tempo per cambiare. - Scusa ma ce lo potevano anche
dire che la realt lavorativa non era come invece ci facevano credere. -
"Loro" per dire la scuola, l'ambiente, anche la parrocchia se vuoi, io ci
andavo... - Mia madre non ha colpa: non l'avrebbe mai detto, per lei questo
disfattismo. - Ma io non scherzo sai. Sul serio se ci avessero
ragguagliato non saremmo stati ad accanirci per studiare e arrivare sempre
prima; prima di che poi... - Io sar anche arrivato primo poche volte per
tutto di corsa s, neanche un attimo per pensarci su. - Mah, tutto:
studiare, vacanze nei campi scuola, laurearsi, militare, comprare casa,
sposarsi e divorziarsi tutto a tempo di record... ed ecco che siamo riusciti
a raggiungere i nostri genitori con vent'anni di anticipo. - Spero solo che
non mi arrivi tra capo e collo la crisi dei cinquanta, ci mancherebbe... -
Ma io un po' a questi numeri ci credo, sul lungo periodo: la crisi dei
cinquanta, dei trenta... tu no? - Certamente c' di mezzo la fortuna, il
caso come componente principale, per, tanto per andare sullo specifico, mio
zio a cinquanta anni la depressione; mio fratello entrato in seminario a
trenta anni; io e Adele contando da quando stavamo insieme a tutto il resto
neanche sette anni esatti. - S, "tutto il resto" sarebbe il matrimonio,
perch? - Evidentemente nel lungo periodo si concentrano le medie su questi
numeri. - Sar una curva di probabilit Gaussiana. - Certo devi vedere la
varianza, sigma, lo scarto quadratico medio, per io a queste ricorrenze ci
credo. - Io non sono superstizioso, sono attento, aperto ad altre
interpretazioni oltre a quella della scienza tradizionale. - Se ci fai caso
ci sono dei fenomeni che altrimenti non puoi interpretare. - Per dare un
nome allora, io credo che ci siano delle forze, delle energie. Energie
positive quando vedi che fanno bene, e negative... beh ci siamo capiti. -
Bisogna invece dimostrare che non vero. Ad andare avanti con questo
discorso potremmo non finirla pi... meglio che ti lascio lavorare... - Ah
s, avevo telefonato per il doppio misto. - Hai telefonato per il campo? -
"I sette pini"? Per caso quel club vicino a San Paolo... Magliana insomma? -
No, l "off-limit". - Magari ti spiego meglio "live". - "Live" meglio:
ti telefono col cellulare... non vorrei che ci sentissero... ma l
"off-limit". - No, non insistere. - E poi se ci sentono? - E' solo che
l'ultima volta che ci sono andato mi sono trovato il ragazzo, insomma
l'uomo... quello che di Adele. - S, tutto qua. Quasi. - No, non poteva
riconoscermi: non stato un faccia a faccia, per cos dire... - E come ti
spiego: io ero nella doccia e lui si stava asciugando di spalle: ti dicevo
che non stato un faccia a faccia piuttosto un faccia... - Esatto. -
Abbastanza sicuro che era lui. Almeno spero, perch se no sono rimasto
inutilmente nella doccia per venti minuti... - Ma figurati... avremmo fatto
conversazione. Ma tu lo conosci? - Diciamo che allora non il mio tipo...
Tanto per capirsi ha un segno del costume sgambato in un modo! - Costume
ascellare. - Un fisicaccio... ci credo, fa il "free climber". - Arrampicata
libera. Vivere pericolosamente. - Dice che si guadagna da vivere dipingendo
i tralicci dell'ENEL, manutenzione degli orologi sui campanili: roba
d'altura, d'altitudine, insomma in aria per capirci... - S, questo l'hanno
detto anche a me... te come l'hai saputo? - Io sapevo che erano solo delle
noie, robetta, da ragazzo... per con la DIGOS: sai come siamo fatti in
Italia... - Mica ho capito bene: pare che andasse in giro a scrivere "Dio
c' o ce fa?" sui cartelli stradali del raccordo o cose del genere. - S, lo
so ti fa ridere, ma guarda che io sono preoccupato per Adele. - Sar anche
fuori dalla mia giurisdizione per io la vedo che fa e dice cose
incomprensibili. - Una delle ultime volte che ci siamo sentiti mi fa, sai
come fa lei che non si capisce se scherza o fa sul serio: "Io mi faccio
lesbica: se a voi uomini le donne piacciono cos tanto un motivo dovr pur
esserci." - Va bene, scherzava, ma vai a capire quanto. Io perlomeno non lo
capisco pi. E poi come atteggiamento emblematico. - Emblematico...
emblematico di un modo di fare, di un disagio, di un atteggiamento... capito
che voglio dire? - No, no, lo so che non sono pi affari miei; cio lo sono
pure, ma poco: gi passato un anno buono. - S, un anno. - Gi. - Allora
per il campo facciamo che chiamo io e ti richiamo tra oggi e domani. - Ci
risentiamo allora... - No, ti lascio: mi sa che devo andare... - Bueno. Ci
sentiamo. - Ciao. - Ciao.
Fabrizio cerca un numero su una rubrichetta telefonica che ha in tasca,
compone il numero, attende la risposta e poi compone un altro numero.
FABRIZIO - Isa? - Ciao, sempre io. - Visto che avevo tempo ho telefonato ora
al campo. - Era occupato... - No, no richiamo io, non c' problema... -
Quasi quasi li richiamo subito. - E' la cosa migliore. - Stavi lavorando? -
Sono qui, alla casa di via Tevere. Te la ricordi no? - Adesso vuota.
Neanche si riescono ad aprire le serrande... - Sto aspettando i nuovi
inquilini per firmare il contratto, le chiavi eccetera. Lo sapevi che
affittiamo questa casa, no? - Vuota, vuota: si sente l'eco... conveniva
ammobiliata: si trovavano quattro mobili, ma alla fine... Meglio cos...
stato comunque difficile: i ricordi non si affittano... - Giusto? - Sto qui
da solo: spero che qualcuno arrivi... ma mi sa che devo aspettare: amici di
Giorgia... - Non che sia proprio a mio agio... ma hai da fare? - Allora mi
tieni compagnia tu. Ti va? - Bueno. - L come va? - Qui, la casa vecchia
strana... - Beh, i ricordi, una cosa, un'altra... non c' neanche da
sedersi... - Quasi quasi li aspetto gi, che almeno passa qualcuno. Che
dici, meglio? - Meglio rimanere qui, giusto: a te non scoccia, no? - Adele
viene anche lei, dovrebbe venire adesso. Serve per la firma. - La casa di
tutte e due. - No, non abbiamo fatto ancora niente come separzione... a
livello legale intendo. - Hai ragione: quelle cose che rimandi sempre. -
Ma che ne so... Nessuno si deciso ad andare dall'avvocato. - Ma mio padre
penalista: non il suo ramo. - Lui di numeri me ne ha dati, amici suoi
che conosco, ho anche telefonato, ma trovi sempre le segretarie... Ci voleva
pi determinazione forse. - A me la determinazione che mi manca, ma una
cosa mia generale: sono poco determinato. - Con Izilde ne parlo poco,
preferisco tenerla fuori. - Quando l'hai vista? - Ma a bottega? - No, me lo
ha detto. - S, carina. Ci sa fare, ci sa fare, sembra tanto "cos" ma manda
avanti tutto lei, tratta coi grossisti... dovessi vedere... - Sono stato
fortunato: penso di aver trovato la persona giusta. - Mah, non lo so cos',
per quando torno a casa e sto con lei mi dimentico tutto: mi sento subito
bene... io ci sto bene. - Narcisistico? Se vuoi... Per gli piaccio proprio:
questo in un rapporto importante. - Personalmente la prima volta che
cos... io mi sento come Marilyn Monroe, piacevole, molto. - Non te lo
dovrei dire ma, insomma per farti capire, l'altro giorno mi mordicchiava le
orecchie... - No, niente di scabroso. Dico: "che fai, mangi le orecchie?" E
lei: "da qualche parte devo pure incominciare..." - Capito? Spiritosa, no? E
anche questo importante. - Che si stia bene, bene insieme... - S, mi
sento bene con lei. (suona il citofono) Oddio! No, niente, scusami era il
citofono. Non so perch mi ha spaventato... Mi sa che sono loro. - Allora
ciao. Ti chiamo per il campo. - Ciao.
Fabrizio risponde al citofono.
FABRIZIO - Pronto? - No, non c': ora non abita pi qui. - Ma chi ,
scusi? - Elio? Ah, Elio! Salve... Io sono Fabrizio... - Capito chi? -
Bene. - Adele ancora non passata. - Vuoi salire? - No? - Meglio... meglio
ripassare tra una decina di minuti, indubbiamente meglio. - Sicuro? -
Riferir che sei passato. - Bene. - Ciao. (abbassa il citofono) - Vai,
vai... "Faccio un giro." Bravo, ben fatto. "Ci ho la moto, me faccio un
giro."; (mimando di andare in moto) "Se ci ho la moto me faccio un giro; se
ci ho due moto me faccio due giri, uh uh uh uh.".
Adele entra e sorprende Fabrizio che gira per la stanza inforcando la moto.
ADELE - Fabrizio!
FABRIZIO - Aiuto! Ah, ciao... Mi hai messo uno spavento...
ADELE - Ma che facevi?
FABRIZIO - Un giro... Niente, niente...
ADELE - Non mi devo preoccupare...
FABRIZIO - No, e di cosa?
ADELE - Dicevo per dire...
FABRIZIO - Stavo da solo, allora...
ADELE - Certo.
FABRIZIO - S.
ADELE - Non ci salutiamo?
FABRIZIO - (alzando la mano) Ciao Adele.
ADELE - (accentuando il gesto impacciato di Fabrizio) Ciao.
FABRIZIO - Mi sa che tu non intendevi cos...
ADELE - Cosa te lo fa sospettare?
FABRIZIO - S.
Si stringono la mano e poi si baciano in modo impacciato sulle guance.
ADELE - E anche questa fatta, vero?
FABRIZIO - Scusa?
ADELE - Sono passata dalla signorina Corsi.
FABRIZIO - Come mai?
ADELE - Voleva vedermi, stata carina; mi ha anche chiesto di te: "del
dottore".
FABRIZIO - Solo questo?
ADELE - Voleva anche sapere un po' di cose: se c'era qualche speranza che
noi... "lei capisce"...
FABRIZIO - Vuole sempre qualcosa... L'ultima volta che le ho parlato mi ha
fatto riparare il suo lavandino che perdeva... Ho pure lasciato una chiave
inglese a pappagallo, di quelle buone. Ormai persa.
ADELE - Guarda cosa mi ha restituito invece.
FABRIZIO - La chiave a pappagallo?!
ADELE - No, (dalla borsa tira fuori uno specchio a mano rotondo, che nei
dialoghi successivi Adele continuer a tenere in mano) uno specchietto che
le hai lasciato quando stavi qui da solo.
FABRIZIO - Ma pensa se lascio specchietti in giro per il condominio.
ADELE - Eccone qua uno.
FABRIZIO - A questo punto chiss a chi avr dato la mia chiave inglese...
Beh, trattalo con riguardo.
ADELE - Lo specchio? Allora tuo?
FABRIZIO - No, ma stiamo attenti a non romperlo.
ADELE - Lo riporto?
FABRIZIO - Boh, ma no...
ADELE - Lo vuoi tu allora?
FABRIZIO - Non lo voglio, per se lo tieni in mano attenzione a non
romperlo.
ADELE - Disse lui.
FABRIZIO - Cio? Come?
ADELE - Tieni, prendi.
FABRIZIO - Dicevo solo di fare attenzione. Mettilo da qualche parte. Se si
rompe non un bene, solo questo. (Adele lo guarda) S, porta sfiga. Qual
il problema? E' buona norma non rompere gli specchi.
ADELE - "Buona norma".
FABRIZIO - Male non fa.
ADELE - Quant' uno specchio rotto?
FABRIZIO - Ma rompilo, fai come vuoi.
ADELE - Sette anni di disgrazie?
FABRIZIO - Altri sette anni di disgrazie.
ADELE - "Altri sette anni". Allusivo, eh... Bene, veramente bene.
FABRIZIO - Ma guarda che sei tu che da come sei entrata sei...
ADELE - No. Non vero.
FABRIZIO - Non vero che?
ADELE - Lo sai.
FABRIZIO - E chi ha detto niente.
ADELE - Per lo stavi per dire.
FABRIZIO - Noo.
ADELE - Allora lo pensavi.
FABRIZIO - Sei tremenda.
ADELE - Visto?
FABRIZIO - (allargando le braccia) Mi scappato...
ADELE - Senti, rincominciamo da capo prima che sia troppo tardi.
FABRIZIO - S.
ADELE - (alzando il braccio con lo specchio in mano) SALVE.
FABRIZIO - (alzando il braccio; sorridendo) GU.
Suona il telefono cellulare di Fabrizio.
FABRIZIO - Ah, ciao mi...cetta. - No, non ancora arrivato nessuno. S,
cio: sono qui con Adele. - No, no dimmi pure. - Domani? - Bene per li
chiami tu, voi? - Benissimo. - Perfetto, penso sia perfetto. - Credi? -
Allora a dopo. A pranzo. - Vengo io da te. - No, non credo sia un'idea
praticabile. - Poi facciamo tutto troppo di corsa: non riusciamo neanche a
stare insieme... Passo io, passo io. - Bueno. Ok. - Ciao. - Ciao. (rivolto
ad Adele) Era Izilde, hai capito chi, no?
ADELE - S, s... Comodo il portatile, vero?
FABRIZIO - Telefonino aziendale: nella configurazione di quadro
intermedio... sa molto di Fantozzi.
ADELE - Anche io ho il portatile...
FABRIZIO - Veramente?!
ADELE - (tirando fuori il telefono dalla borsa) Eccolo qua.
FABRIZIO - Funziona come sistema?
ADELE - Dovessi vedere quante prese incustodite lascia la gente in giro...
FABRIZIO - Tu hai proprio mille risorse.
ADELE - Sembra che ti dispiace.
FABRIZIO - No, no.
ADELE - Ma perch, tu pensi di non averne?
FABRIZIO - Ma no, non dicevo questo... rimango pi incerto. Quando si tratta
di trovare soluzioni, di fare, mi blocco... tu basta che apri la borsa e un
sistema lo trovi e... al, alla grande, si parte! Sei pi positiva.
ADELE - La prossima volta il telefono lo lascio a casa.
Suona il citofono; risponde Adele.
ADELE - Chi ? - Per fortuna che sei passato; vuoi salire? - E' da solo ma
sali lo stesso. - D'accordo, (a bassa voce per scherzare) ma come fai a
sapere che sta qui? - Tu rispondi: io ho il dovere di controllarti a vista,
ricordatelo. - (voce normale) No, non me lo ha detto che sei passato; ha
detto un sacco di stupidaggini ma questo no. - Sei in moto? - Bene, cos
torniamo insieme, perch mi sa che Augusta non ce la fa a ripartire. -
Niente, ha incominciato a tossire dal Muro Torto, poi su via Aniene ha fatto
un singhiozzo, un singulto e si fermata; aveva un'espressione sconsolata:
io l'ho lasciata l. - L'ha parcheggiata a spinta un signore gentilissimo.
Una sudata. - Lui, io me la sono cavata brillantemente con un crodino. - La
benza c' di sicuro: ho fatto il pieno. - No, aperta come al solito. -
Vedi un po' tu... - Ciao, s. (abbassa la cornetta) Era Elio...
FABRIZIO - S, era passato poco fa, poi mi sono dimenticato di dirtelo... se
saliva poteva essere l'occasione di conoscerci.
ADELE - Dopo il vostro ultimo incontro...
FABRIZIO - Quale ultimo incontro?
ADELE - Dai.
FABRIZIO - "Dai".
ADELE - Al tennis club...
FABRIZIO - Qual il problema?
ADELE - "I sette pini spelati" dice nulla?
FABRIZIO - Poco...
ADELE - Elio l ti ha visto sotto la doccia, ti voleva anche salutare ma
dice che sei rimasto sotto per una mezz'ora abbondante... Qualche macchia
indelebile che non voleva venir via?
FABRIZIO - Se voleva poteva salutarmi lo stesso...
ADELE - Senza che fai lo splendido... A Elio non glielo ho detto perch ci
avresti fatto una brutta figura, ma sono sicura che ti sei rintanato a fare
le abluzioni apposta.
FABRIZIO - E perch?
ADELE - Per evitare l'incontro..
FABRIZIO - Io?!
ADELE - Sei il tipo.
FABRIZIO - Ma scusa: Elio non so neanche come fatto.
ADELE - Ah gi...
FABRIZIO - Da che lo riconoscevo dal segno del costume?
ADELE - Porta certi costumini... ma tu...
FABRIZIO - E poi a me piace stare sotto l'acqua a lungo...
ADELE - Anche questo vero.
FABRIZIO - Ti sei dimenticata delle psicodoccie?
ADELE - Gi: le psicodoccie...
FABRIZIO - Sei proprio tremenda: ti fai tutti dei romanzi e invece le cose
sono molto pi semplici e banali.
ADELE - Forse ho esagerato, scusa, in seguito cercher di contenermi. Non
riesco a bloccarmi: mi sento cos mal disposta...
FABRIZIO - Anzi, mi avrebbe fatto piacere conoscerlo...
ADELE - Ti ho chiesto scusa, adesso per non strafare.
FABRIZIO - Avremmo fatto due chiacchiere.
ADELE - S: vi scambiavate dei pareri, delle impressioni, magari dei
consigli...
FABRIZIO - Sei proprio...
ADELE - A!
Suona il telefono cellulare di Fabrizio.
FABRIZIO - Ah, ciao... micia. Che c'? - No, stessa situazione. -
Aspettiamo, c' poco da fare. - Si chiacchiera... - Dove devi fare questa
consegna? - Porta Pia non che sia proprio a due passi. - Facciamo come
siamo rimasti d'accordo, vuoi? - No. - S - Poi ti dico. - Eh, s eh. - Mi
sembrava chiaro. - Rimani l, rimani... - Ma no, normalissimo. - Ah, ma non
sei pi a bottega? - E come facevo?.. - Non avevo capito. - Non ho niente.
Sentiamoci dopo. - Allora, ti aspetto qui, OK. - No, no, a questo punto
meglio. - Come no. - Ciao. - Ciao. (spegne il cellulare) Era Izilde...
ADELE - Gi... Era molto che aspettavi qui?
FABRIZIO - Relativamente poco...
ADELE - Fa un effetto strano stare qui...
FABRIZIO - S.
ADELE - Io non mi ci trovo bene.
FABRIZIO - S?
ADELE - E' un po' cupo: forse solo la luce.
FABRIZIO - Anche a me fa lo stesso effetto...
ADELE - Vero?
FABRIZIO - Se per questo mi sento proprio a disagio: mi fa un po' paura...
ADELE - Strano, no? FABRIZIO - Beh, come dicevi cupo, c' poca luce,
anche naturale...
ADELE - Non sei il solo: fa paura anche a me.
FABRIZIO - S?
ADELE - S.
FABRIZIO - Prima era pi forte.
ADELE - Cosa?
FABRIZIO - La paura.
ADELE - S? FABRIZIO - C' stato tutto un periodo, dopo che te ne sei
andata, che guardavo sotto al letto prima di addormentarmi e anche dentro
gli armadi e chiudevo la porta a chiave: la porta della camera da letto a
chiave. Ci mettevo un sacco prima di andare a letto.
ADELE - Paura cos...
FABRIZIO - Generica del buio ma anche paura ti trovarti che sbucavi fuori da
qualche stanza.
ADELE - Sbucare fuori chi?
FABRIZIO - Tu, avevo paura che sbucavi fuori tu. Mi facevi paura; paura che
mi facessi male, fisicamente...
ADELE - Io?
FABRIZIO - S, tu non ti ricordi che faccia fai quando ti incazzi.
ADELE - Mi dispiace, mi dispiace veramente.
FABRIZIO - E tu?
ADELE - (Cantando C.Baglioni) Fatta di sguardi tu...
FABRIZIO - No, non scherzare...
ADELE - E io anch'io...
FABRIZIO - Cio?
ADELE - E io avevo paura ad alzarmi, un peso allo stomaco: mamma mia
iniziata un'altra giornata... Guardavo fuori: "DIO piove!", oppure "DIO c'
il sole!" o anche "DIO un tempo che non sa di niente." E poi tanta fatica:
fatica a poggiare i piedi sul tappetino del letto, facevano BOM BOM; fatica
a raggiungere il bagno e l quando ti guardavi in faccia: tutto da rifare...
Suona il citofono; risponde Fabrizio.
FABRIZIO - S? - Ah, ciao Elio. Ora ti passo Adele.
ADELE - (al citofono) Si pu risolvere? - Senza che te la butto gi c' una
chiave di accensione davanti. - Nel cosiddetto vano motore, dentro una
bottiglia di acqua distillata. - Ho molte risorse. - Io ho molta fiducia nel
prossimo. - Vai e torna vincitore. - Ciao. (abbassa la cornetta) Dopo te lo
faccio conoscere, Elio... se proprio ti va.
FABRIZIO - Bene.
ADELE - D'accordo.
FABRIZIO - Insomma a te come va?
ADELE - Che dire... niente di che, niente di che. Le solite cose: scrivo
poco, studio di meno...
FABRIZIO - Anch'io sto bene: ho superato il periodo, credo. Adesso mi vedo
con pi prospettive, (Adele lo guarda stranita) mi sento pi positivo,
pi...
c' qualcosa che non va?
ADELE - Mi sembri cos strano...
FABRIZIO - Qual il problema?
ADELE - Tutta questa voglia di parlare...
FABRIZIO - Che c' di strano?
ADELE - Non da te: che dici come ti senti, le paure, che approfondisci.
FABRIZIO - Questa esperienza mi ha cambiato molto.
ADELE - Io e te che ci siamo lasciati?
FABRIZIO - S anche, ma dicevo io e Izilde: sono cambiato molto, sono
cresciuto se vuoi, se vuoi ho conquistato, ho imparato delle cose...
ADELE - Cio?
FABRIZIO - Direi di parlare, di confrontarsi, s di parlare ora lo sento
come una cosa importante in un rapporto...
ADELE - Io quando parli cos... mi spaventi.
FABRIZIO - Addirittura spaventare!
ADELE - Mi sembri cos stonato, anche le parole che usi... Non sei il tipo
da fare questi discorsi e tanto meno da metterli in pratica... O per lo meno
non lo eri: eri cos sfuggente.
FABRIZIO - Le persone non possono cambiare?
ADELE - S, s...
FABRIZIO - E' un fatto di crescita.
ADELE - Ma no: hai ragione... sono io che sono cos maldisposta, prevenuta,
faccio il processo alle parole. Dimmi pure.
FABRIZIO - Dov'ero rimasto?
ADELE - Io in realt che quando ti vedo accettabile, "un Fabrizio dal
volto umano" mi sento spiazzata. Fino ad adesso mi sono fatta un'immagine
tua di deviato: mi faceva comodo... Quando ti trovo ragionevole mi spavento.
Mi dico: allora ho sbagliato tutto. Capisci?
FABRIZIO - Tu parli con qualcuno?
ADELE - I soliti confidenti.
FABRIZIO - E Elio?
ADELE - Pi che altro si va in moto: o stiamo in moto o... lasciamo perdere.
Suona il citofono; risponde Fabrizio.
FABRIZIO - S? - Vuoi Adele? - Ce n' una, grossa su via Salaria. - Ma cos'
che non funziona? - Ah, ho capito... e quindi... - OK. Ciao. (abbassa la
cornetta) Elio che voleva sapere dov'era una ferramenta...
ADELE - Augusta cos'ha?
FABRIZIO - Non ho capito bene ma sembrava preoccupato.
ADELE - Io avevo... ecco rincomincia.
FABRIZIO - Cosa?
ADELE - Non ti sembra che ho detto troppi "io"?
FABRIZIO - Francamente non saprei... Qual il problema?
ADELE - Non sembrato anche a te che io incominci tutti i periodi con "io"?
FABRIZIO - No... ma anche se fosse?
ADELE - Non vorrei avere qualche delirio di egocentrismo senza
accorgermene... FABRIZIO - Ah... ma penso che basta che ci fai attenzione e
ti passa.
ADELE - Dici? La fai facile.
Suona il telefono cellulare di Fabrizio.
FABRIZIO - S? - Ma micia... sei sicura di farcela? - Gi a Porta Pia!? -
No, per dire: "complimenti alla guida". - E allora sei a due passi. - Hai
capito dov'? - Mi aspetti sotto: tanto difficile parcheggiare. - No, no,
citofona pure quando arrivi. Diglielo alla portiera: ti fai una
chiacchierata. - Allora sali: io dicevo cos, senza che salivi, stavi sotto
e poi andavamo direttamente a mangiare a villa Borghese. - Certo che ci
andremo tutti e sei... - Contando gli inquilini e il ragazzo di Adele. - Che
gli dico di non venire; te lo avevo detto che c'erano, no? - Voglio solo
dire cos la prossima volta ci pensiamo prima. - Va bene ti aspetto qua...
certo che quando ti metti in testa una cosa... - Bueno, bueno. - Ciao. -
Ciao. (spegne il cellulare) Ecco, adesso viene anche Izilde... faremo un bel
quartetto.
ADELE - Di che ti preoccupi?
FABRIZIO - Mi scoccia.
ADELE - Izilde si agitata perch ci vediamo?
FABRIZIO - Chi?
ADELE - "Chi": io e te.
FABRIZIO - Ti sembra? Forse un po'...
ADELE - La gelosia sintomo d'amore.
FABRIZIO - Cos pare...
ADELE - Almeno lei ha le idee chiare...
FABRIZIO - Qual il problema?
ADELE - Le idee chiare: tu ce le hai le idee chiare?
FABRIZIO - Io? E tu?
ADELE - Capirai... ma chi le ha pi le idee chiare.
FABRIZIO - Io ce le avrei, direi abbastanza spesso, quasi sempre, anche se a
volte qualche incertezza mi passa per la mente ma sono cose naturali: mi
disoriento solo... Quello che mi mancano, quand' cos, sono dei parametri,
dei parametri di valutazione.
ADELE - Ma di che parli?
FABRIZIO - Ma cos, in generale...
ADELE - Con Izilde?
FABRIZIO - Con Izilde va bene, va benissimo, ma, ragionando per astratto, ti
potrebbe saltare in mente: io che ne so che quella giusta... A me sembra
di s ma io che ne so: magari solo un'impressione. Per astratto, dico.
ADELE - Senti Fabrizio...
FABRIZIO - Sai quando si dice "questo non vero amore"; "questo vero
amore"? Mi viene l'ansia: che ne so io se il vero amore, quello giusto...
A me chi me lo dice? Magari stai con una, stai bene, sei contento, ma non ti
rendi conto che non vero amore, capito come? Magari non te ne rendi conto
mai. Ci passi la vita insieme e non lo sai.
ADELE - Non credo che...
FABRIZIO - Voglio dire come fai a sapere se ci sono delle basi vere, sicure,
delle basi su cui fare affidamento? Se no poi finisce come con te, che
finisce e non si capisce bene... Puff: finito.
ADELE - Finito?
FABRIZIO - E stai male.
ADELE - Finito?
FABRIZIO - S.
ADELE - Ho un regalo per te.
FABRIZIO - Un regalo? Io non ci avevo pensato...
ADELE - Fa niente, fa niente, una cosa improvvisata. (Dalla borsa tira
fuori una T-Shirt di cotone con una poesia stampata) Non incartata ma va
bene lo stesso, forse la misura non la tua... Tieni. FABRIZIO - Che c'
scritto?
ADELE - Leggi.
FABRIZIO - <<Qualsiasi strada solo una strada. Guarda ogni strada
attentamente e deliberatamente. Quindi pone a te stesso, a te stesso
soltanto, una domanda: Questa strada ha un cuore?. Carlos Castenada.>>
Bella.
ADELE - Non l'hai capita... FABRIZIO - Ma lo sai che io le poesie non le
capisco...
ADELE - C' poco da capire, tutto scritto.
FABRIZIO - Bene.
ADELE - Tu ti devi solo chiedere: questa strada ha un cuore? FABRIZIO -
Questa strada ha un cuore.
ADELE - Col punto interrogativo: questa strada ha un cuore? FABRIZIO -
Questa strada ha un cuore?
ADELE - Eh...
FABRIZIO - Francamente, scusami, ma non capisco... lo sai che la poesia...
ADELE - Sarebbe: fai come vuoi basta che sia quello che veramente senti che
ami; che lo fai con il cuore. Capito?
FABRIZIO - Va bene, lo faccio col cuore.
ADELE - La convinzione...
FABRIZIO - Ma scusa uno come fa a farsi convincere da una maglietta...
ADELE - Che discorsi...
FABRIZIO - Se andava ancora di moda "Scusate la faccia. Scusate le spalle"
che mi raccontavi? Mi sembra cos tutto legato al caso... poco
controllabile.
ADELE - Sei un caso disperato...
FABRIZIO - Questo solo perch ho le idee poco chiare...
ADELE - Fabrizio non fare cos. Io dico solo: fai le cose che senti e vedrai
che avrai quello che cerchi.
FABRIZIO - Ma io lo so e non lo so quello che cerco, anzi non lo so. E' un
male?
ADELE - Fai quello che ti viene come ti viene, non ti preoccupare di quello
che succede: non pu che uscire il meglio.
FABRIZIO - Dici?
ADELE - S.
FABRIZIO - Ci conto?
ADELE - Contaci... Ecco: come al solito mi hai incastrato...
FABRIZIO - Che dici? ADELE - Ma non lo vedi che sono di nuovo qua a
consolarti, a chiederti che succede, a psicanalizzarti... C' qualcosa di
preoccupante in tutto ci...
quasi morboso.
FABRIZIO - A me non sembra niente di preoccupante: sei generosa.
ADELE - Essere attratta dai problematici, dagli incasinati, dai casi umani
essere "generosi"?
FABRIZIO - Io mica sono un caso umano.
ADELE - Non mi muove l'interesse scientifico, no, come una cosa che... Non
morboso tutto ci?
FABRIZIO - Elio non un caso umano?
ADELE - Tu che ne sai?
FABRIZIO - Beh, da quello che mi hanno detto...
ADELE - Elio forse solo una vacanza premio... Vedrai che tra un po'...
Speriamo di no. Intanto ridammi la maglietta che una delle mie ed pure
sporca... Visto che non ti piace... Dico bene che non ti piace?
FABRIZIO - Era carina...
ADELE - Me l'ha regalata Elio.
FABRIZIO - Eccola.
Suona il citofono (due o tre trilli); risponde Fabrizio.
FABRIZIO - Chi ? - Ah, sei tu. - Non sarebbe la prima volta. - Te la
passo. - Ma spiegalo tu ad Adele, io che c'entro. - IO CHE C'ENTRO. - Mi
sembrava che non sentivi. - Va bene ora glielo dico io. - OK. Ciao. (abbassa
la cornetta) Hai imbottito Augusta di gasolio un'altra volta...
ADELE - Ecco cos'era...
FABRIZIO - "Ecco cos'era..."
ADELE - Non morto nessuno.
FABRIZIO - No, no...
ADELE - Si porta dal meccanico e passa la paura.
FABRIZIO - S d'accordo ma certo che hai un atteggiamento...
ADELE - Che atteggiamento?
FABRIZIO - La macchina tua, fai come ti pare a te...
ADELE - Bene: ho il permesso.
FABRIZIO - Elio adesso vede se c' qualche distributore che fa lo spurgo poi
torna. Si pure mezzo incazzato con me.
ADELE - Poi gli passa...
FABRIZIO - Io mica mi stavo preoccupando... Mi devo preoccupare?
ADELE - Dai, scherzavo!
FABRIZIO - Scherza, scherza...
ADELE - Possibile che mi prendi sempre sul serio?
FABRIZIO - Frase tipica... emblematica.
ADELE - Non usare parole di cui non conosci il significato. FABRIZIO - Ehi
non offendere. Se dico che emblematica allora emblematica.
ADELE - Problematica, tematica, pragmatica...
FABRIZIO - Ma s, perch ti devo prendere sul serio?
ADELE - (ballando e cantando per la stanza con lo specchio in mano)
Matematica, sintomatica, drammatica, somatica...
FABRIZIO - (contemporaneamente ad Adele) E' tutto uno scherzo, facciamo alla
come viene viene. Metto il gasolio al posto della benzina tanto c' qualcuno
che mi parcheggia la macchina, mi spurga il serbatoio... Ti calmi!?
ADELE - (fermandosi) Ti do sui nervi?
FABRIZIO - E' tanto strano?
ADELE - Devo stare fermina, buonina?
FABRIZIO - Come ti pare.
ADELE - Devo stare attenta a non romper nulla (indicando lo specchio)?
FABRIZIO - Ti sembra strano?
ADELE - No, e perch? Giustamente se si rompe lo specchio pu essere che
porta male. Normale, no? In questa casa per giunta, Ges! Altri sette anni
di disgrazie. Forse, chi pu dire. Meglio stare fermi che non si sbaglia. Tu
cos che ragioni, che risolvi le tue ansie: chiudi le porte a chiave, non
rompi gli specchi, rimandi, rimandi, rimandi tutto.
FABRIZIO - Ci penso su.
ADELE - L'homo ripenzantis un attimus.
FABRIZIO - Senti, basta con quest'ironia del cazzo. Bene?
ADELE - Bene. Ma perch cerchi di spacciarti da essere raziocinante... Non
nella nostra natura.
FABRIZIO - Siamo libellule che voliamo...
ADELE - Ora fai l'ironico tu?
FABRIZIO - Io non riesco a fare come fai tu. A te basta infilare una mano
nella borsa e trovi le risposte stampate su una maglietta: troppo facile e
anche troppo comodo.
ADELE - Bisogna meritarselo, bisogna soffrire.
FABRIZIO - Certo, lavorare importante: ti mette di fronte degli impegni,
anche nei confronti di te stesso.
ADELE - Ma neanche tu ci credi.
FABRIZIO - Non vero, per me impegnarsi importante comunque.
ADELE - Impegnarsi per impegnarsi: a che pro.
FABRIZIO -Beh, vorrai lasciare una traccia, no?
ADELE - Come no...
FABRIZIO - Io penso che io non voglio passare inosservato.
ADELE - Non corri questo pericolo...
FABRIZIO - Senti, io non me la sento di essere una comparsa nella vita.
ADELE - Come?!
FABRIZIO - Io... non me la sento...
ADELE - No, ti prego... Ma che dici! Ti rendi conto, s?
FABRIZIO - Qual il problema?
ADELE - Dai, dimmi che ti sei fatto trascinare, che l'hai detto contro la
tua volont...
FABRIZIO - Insomma...
ADELE - No, perch se non te ne rendi conto allora la situazione
preoccupante: parlo con Izilde. Tocca rimboccarsi le maniche.
FABRIZIO - Lasciamo perdere Izilde.
ADELE - Guardami negli occhi: l'hai detto per sbaglio, vero?
FABRIZIO - (deviando lo sguardo) Noo.
ADELE - Guardami negli occhi: hai detto una cretinata?
FABRIZIO - E va bene, s: nella foga... Se mi lasciassi un po' di respiro,
pure tu...
ADELE - Meno male.
Il citofono trilla nervosamente; risponde Fabrizio.
FABRIZIO - POSSIAMO STARE IN PACE DUE MINUTI, SI'? - Micetta? Sei tu!? -
Scusami, scusami... Non pensavo fossi tu. Pensavo che... che velocit! -
Credevo che fosse Elio. - Il ragazzo di Adele. - Non sta gi con te? - No?
Ha una moto. - Urlavo perch mi stavo scaldando nel parlare, ma non c'
nessun problema. Te lo sottoscrivo. - La cosa molto civile e rispondendo
ci sei andata di mezzo tu... mi dispiace tanto. Vuoi salire? - Vieni pure
che ti aspettiamo: l'atmosfera serena. - Come vuoi. Scusami allora. - Non
ti arrabbi? Promesso? - Tra dieci minuti sono da te. - A tra poco. - Sicura
che non vuoi salire. - Allora fai due chiacchiere con la portiera. - No, no,
era per darti un'idea... fai come pensi. - Ciao, ciao. (abbassa la cornetta)
Che figura di merda...
ADELE - Mi dispiace...
FABRIZIO - Prima mi fai incazzare...
ADELE - Non volevo crearti casini.
FABRIZIO - E' capitato...
ADELE - Si arrabbiata?
FABRIZIO - Non credo: capisce che la situazione delicata.
ADELE - E' comprensiva: non tremenda.
FABRIZIO - Ha un carattere molto dolce.
ADELE - Sorride, scherza, sempre felice...
FABRIZIO - E' cos di carattere.
ADELE - Per salda, sicura...
FABRIZIO - Non una scemetta: non le va bene tutto.
ADELE - Come no: ogni tanto si rabbuia, ti rimette in riga, poverino, ma tu
resisti, del resto ne hai bisogno.
FABRIZIO - Complessivamente ha un buon carattere, lei. Un ottimo carattere,
lei.
ADELE - Non mi dire che alludi...
FABRIZIO - Io?
ADELE - Allora non intiendo cosa abli, Pedro.
FABRIZIO - Questo non un mio problema, un tuo problema.
ADELE - Ma senti come parli: ma chi ti scrive i dialoghi, il tenente Kojack?
FABRIZIO - Io parlo da me e io, non alludo, io; io non faccio battute che
dicono e non dicono, io. Io... io le piaccio.
ADELE - Che c'entra... Ci vorrebbe un registratore!..
FABRIZIO - C'entra, c'entra.
ADELE - Tu hai dei problemi.
FABRIZIO - Va bene non c'entra ma io lo dico lo stesso.
ADELE - E dillo! Adesso ti presa che parli, parla! D che ti mangia con
gli occhi, che ti senti come Marilyn Monroe...
FABRIZIO - E a te chi te lo ha detto?
ADELE - Me lo hai detto tu, Marilyn.
FABRIZIO - Io?
ADELE - Ad Aprile, un gioved alle tre di notte, per telefono. Mi sono anche
preoccupata per la tua salute mentale.
FABRIZIO - Ah... non me lo ricordavo.
ADELE - Sei veloce a rimuovere...
FABRIZIO - Ti sei preoccupata, per me?
ADELE - S. Ti fa piacere?
FABRIZIO - Un pochino.
ADELE - Ti fa piacere, eh? Che carino... Eh s, perch io secondo te invece
di pensare che attenti al mio amor proprio mi devo preoccupare che stai
male, ti devo capire...
FABRIZIO - Sarebbe una cosa bella da parte tua...
ADELE - Io non sono la tua mamma. Io mi sono stufata e non voglio capire pi
nessuno, recepito?
FABRIZIO - Mi dispiace che questa esperienza ti abbia indurita.
ADELE - Ahhhhh! Quando dici queste cose vorrei averti lasciato mezzo posta o
via conto terzi.
FABRIZIO - Per lasciarsi bisogna essere in due.
ADELE - Questa dove l'hai... me la segno: sei una miniera.
FABRIZIO - Sei sempre ironica: non la smetti mai...
ADELE - Scusa, scusa. Sono solo un po' tremenda. Mi viene naturale: sono
fatta cos.
FABRIZIO - Anche un po' tremenda; sei fatta cos. (Adele fa il gesto di
tirargli lo specchio) Piano che si rompe... Posso scherzare anche io?
ADELE - Senti, ma non credi che sia possibile svincolarsi in un modo pi
fluido (Fabrizio la guarda attonito), meno aspro, pi liscio... (c.s.)
lasciarci da buoni amici (Fabrizio capisce)?
FABRIZIO - S, s.
ADELE - Che depressione.
FABRIZIO - Cosa?
ADELE - Ma quando succede cos, che non ci si intende, che facciamo queste
scene. Mi sembra cos lontano, cos strano che ci capivamo, che ci capivamo
al volo; bastavano meno parole.
FABRIZIO - Avevamo un codice pi compatto.
ADELE - Un dialetto fatto di niente, nostro.
FABRIZIO - Capoccetta, fiore.
ADELE - Morbosone, fattoapposta... La guida alla preferisco uccidere.
FABRIZIO - La tempesta ormonale.
ADELE - L'accappatoio azzurro.
FABRIZIO - Fuori piove un mondo freddo.
ADELE - Mostro adesivo...
FABRIZIO - Mostro adesivo, cicorione... Ma insomma un patrimonio, un
qualcosa. E' un valore. Mi fa specie in un modo quando sto per dire "Mi
farei una psicodoccia." e non lo posso dire che non si capisce, che non
pi la stessa cosa... Ci perderemo, ci perderemo noi, questo e quello che
c' stato, e poi nessuno sapr cosa vuol dire "psicodoccia", cosa vuol dire
esattamente... ecco.
ADELE - No, non ci sar pi nessuno.
FABRIZIO - E' opprimente, no?
ADELE - (Gesticolando con lo specchio in mano) Pensa invece che ci saremo io
e te che lo sappiamo e andiamo avanti: abbiamo solo cambiato strada. Abbiamo
solo cambiato strada; dove siamo siamo, ci guardiamo, ci specchiamo negli
occhi e ce lo ricordiamo chi siamo, io e te.
FABRIZIO - (indicando lo specchio) S, ma lo specchio...
ADELE - E' quello che abbiamo qui dentro...
FABRIZIO -...ho paura che si rompa...
ADELE - Solo questo (indicando quello che ha in mano) di specchio si pu
rompere: mica tanto male.
FABRIZIO - Insomma...
ADELE - Potrebbero pure essere altri sette anni di disgrazie, di sventure,
di casini e psicodocce come quelli che abbiamo fatto. Tu hai paura?
FABRIZIO - No, non ho paura.
ADELE - E allora facciamo che ce ne capitino altri sette cos. FABRIZIO -
S.
ADELE - Per te.
FABRIZIO - Anche a te.
Adele getta lo specchio per terra rompendolo (con i piedi se necessario).
FABRIZIO - MA LO HAI ROTTO!
ADELE - Bisognava farlo: se no non vale.
FABRIZIO - Sei proprio tremenda.
ADELE - S.
Adele e Fabrizio si abbracciano. Suona il citofono.
ADELE e FABRIZIO - ECCO!!
SIPARIO
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