Sette picce di pane e ‘n po’ di cacio

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“Sette picce di pane

Sette picce di pane

e ‘n po’ di cacio”

Atto unico comico - brillante fanta – storico

Da recitarsi in piazza

riscritto in Chiusi nell’anno 2006

da Fulvio Barni

e

Maria Letizia Ceccuzzi

Dopo anni e anni di sanguinose lotte tra guelfi e ghibellini, orvietani, perugini e senesi, che si avvicendarono nel sottomettere la città di Chiusi al proprio volere, gli abitanti, stanchi di sentirsi oppressi, decisero di respirare un po’ di libertà. Nel 1337, Chiusi divenne libero comune e coniò persino una propria moneta fino al 1355.

Scrive in proposito lo storico Gori: “successe ancora che li cittadini di Chiusi, avendo inteso la morte dell’orvietano Ermanno Monaldeschi della Cervara, (in quel momento Chiusi era sotto il suo dominio, essendo egli Signore di Orvieto) con trattato entrarono dentro la rocca e cacciarono fuora il capitano che vi stava per gli orvietani. Et, essendosi ancora levato il popolo contro li reggenti di Chiusi, cacciarono fuora dalla loro città quelli con tutti li soldati orvietani a forza d’arme et, essendo poi favoriti dalli senesi loro amici, restarono in libertà e cominciarono a reggere la città secondo i propri costumi”.

Questa libertà, purtroppo, non durò a lungo. Infatti, nel 1355, re Carlo IV di Boemia, successo all’imperatore Ludovico di Baviera, scese in Italia per essere incoronato dal Papa e di passaggio verso Roma, sostò a Chiusi. Anche da noi, però, come accadde in altre città italiane, lasciò un suo Vicario, poiché ritenne i chiusini indegni di governarsi da soli, forse a causa delle lotte interne tra le varie fazioni. Però, la vera causa che fece prendere a Carlo IV tale decisione, la storia non ce la dice, e quindi, noi, come sempre, ci siamo divertiti ad immaginare cosa potrebbe essere successo in quei giorni e quali furono i motivi.

Personaggi:

Banditore:

Apprendista banditore:

Tamburini

Maffeuccio: Capopopolo di Chiusi:

Lattanzio: Una guardia:

Leone:

Mariotto: Una guardia:

Fioruccia: una donna:

Una donna:

Messer Niccolò Della Ciaia:

Messer Anselmo Dei:

Messer Damiano degli Azzi:

Parisina: Moglie di Leone:

Gualfredo:

La maga Crezia:

Un ciarlatano:

Apprendista boia:

Il Boia:

Condannato a morte:

Re Carlo IV di Boemia:

Il vicario del re:

La scena si apre, mentre si sente il suono di un tamburo. Arrivano al centro della piazza un banditore, un  tamburino  ed un ragazzo che porta uno sgabello.

Banditore: (spazientito al ragazzo che sta tribolando per posizionare lo sgabello) Ora voglio vedé quanto ci metti a sistemà’ ‘sto banchetto.

Ragazzo: Ma ‘un lo vedi che ‘un ne spiana. Che vò’ da’, ‘na capata ‘n terra?

Banditore: E sa’ che sarebbe la prima volta che mi fai cascà’ da costì ‘n cima.

Ragazzo: Bugiardo, falso, che ‘n sei altro! Ci sei cascato du’ volte sole. Tutte quell’altre se’ ‘ndato ‘n terra perché t’ha spiccato la gente co’ le sassate, o t’ha mandato via a spintoni. (il ragazzo continua a spianare lo sgabello)

Banditore: Forse ha’ ragione te. Però bisogna che mi decida a chiede al Podestà la scorta armata, via, ‘n c’è niente da fa’.

Ragazzo: E per facci che co’ la scorta armata? Per fa’ la guardia a te mentre chiacchieri?

Banditore: Certo. O ‘un l’ha’ detto anche te, che ‘sto lavoro diventa ogni giorno più pericoloso.

Ragazzo: Se tu ‘mparasse a legge ‘n pochinino meglio, sa’ quanto rischieresti di meno.

Banditore: O coso, spieghiti meglio, èh, perché ‘sto discorso che ha’ fatto, ‘un l’ho mica capito.

Ragazzo: Volevo dì’ che sarebbe parecchio meglio per te se tu leggessi quello che c’è scritto nel foglio e no quello che capisci te.

Banditore: Rispieghiti ancora più meglio, perché ci ho capito poco anche ‘sta volta..

Ragazzo: A parte che secondo me dovresti ‘mparà’ anche a chiacchierà’, ‘nvece che a legge e basta. (si sente il raglio di un somaro) Risponde ‘n po’ al tu’ fratello che t’ha chiamato …………

Banditore: Datti da fa’, forza, senza mungela tanto.

Ragazzo: Allora, vediamo se mi spiego più meglio, com’ha detto te: quando l’altro giorno s’era a legge la grida su vicino a la fortezza, che dicesti che Poldo del Bizza t’avvergò du’ cazzottoni e ti sdraiò per terra?

Banditore: Che dissi, sentiamo, che ‘un me lo ricordo.

Ragazzo: Perché ‘un lo dici te che c’eri?

Banditore: Ah, si, ora me lo ricordo…………. Ma quello fu un errorino di niente. Robba da ragazzi.

Ragazzo: Si, ma cazzotti di Poldo però erono da òmini grandi, èh.

Banditore: Quanto la fece lunga, madonnina, perché dissi che le mogli troie le dovevano portà’ a la fiera…….

Ragazzo: Se però avevi letto come c’era scritto …… e cioè …… che le troie, a la fiera, ce le dovevono portà le mogli ………… ‘un t’era successo niente. (il banditore sale sul banchetto)

Banditore: O zittiti, ora, via, che cominciamo, se no è ‘nutile essisi alzati presto. (cenno di partenza al tamburino) (arriva da fuori scena una secchiata d’acqua)

Banditore: Sta’ a vedé’ che va a finì’ che piove, èh. (al ragazzo) Io però l’avevo detto che ‘l tempo ‘un prometteva niente di bòno, èh. (al ragazzo) Forza, attacca.

Ragazzo: Udite, udite …….popolo di Chiusi. (da fuori scena arriva un’altra secchiata d’acqua)

Banditore: Accident’a me e a quando v’ho dato retta di ‘un portà’ l’ombrello. Io le cose le devo fa’ sempre come mi dice ‘l mi’ capo, via, ‘n c’è niente da fa’.

Ragazzo: (spazientito) Forza, datti da fa’, che ‘un piove, ti dico.

Banditore: E allora quella che è venuta giù che è secondo te? Vino?

Ragazzo: Se spetti ‘n momento ci vò a vedé’. (il ragazzo va a vedere) E’ quello che pensavo: (parlandogli vicino all’orecchio) piscio ……………. e ‘n mezzo c’è anche qualche chicco di grandine.

Banditore: Grandine se uno vòle parlà’ ricercato, se no a volella chiamà’ col su’ nome, si dovrebbe dì’, merda, vero?

Ragazzo: ‘Ndovinato!

Banditore: (al tamburino) Dagli quattro colpi forza.

Ragazzo: Udite, udite…………….. popolo di Chiusi……..

Voce di uomo: (fuori scena) Ora se ‘un la fate finita di fa’ ‘sto casino sciolgo i cani.e vi fò da’ quattro morsi ne le chiappe’.

Ragazzo: (incitandolo) Forza….. ‘namo…… datti da fa’. Ma ‘un te lo ricordi più che ti successe l’anno scorso, proprio qui, ne’ ‘sto posto?

Banditore: Dici che ci abbia a avé’ sempre lo stesso cane?

Ragazzo: Secondo me quest’anno ce le dovrebbe avé’ almeno due, se no ‘un diceva, ora sciolgo i cani.

Banditore: (parla velocemente e a bassa voce) Anno del signore 1337.  Essendo che li cittadini di Chiusi, avendo inteso la morte di Ermanno Monaldeschi della Cervara………….

Ragazzo: Oooooh……. oh te….. ma così mica si capisce niente di quello che dici, è.

Banditore: E a me che me ne frega. Se sciolgono i cani doppo mi tocca resta’ qualche mese (mentre si tocca le chiappe) senza mettimi a sedè’……… Proprio come l’anno scorso.

Ragazzo: E se qualcuno racconta a Maffeuccio che parlavi piano e ‘un si capiva niente di quello che dicevi?

Banditore: Ho capito, via. O cacà’ o mostrà ‘l culo. Tanto tocca a me come l’osso al cane. (al tamburino) Risòna, forza.

Ragazzo: (il ragazzo urla e il tamburino si scatena) Udite, udite, popolo di Chiusi.

Banditore: (incazzato nero) Ma ci fate più piano, delinquenti, farabutti che ‘un sete altro. A voi ‘un ve ne frega niente perché tanto le chiappe ‘un so’ le vostre, vero? (si sente un miagolìo di gatto. Il banditore scende dal banchetto e scappa impaurito)

Ragazzo: Oh, te, ma si pòle sapé’ ‘n do’ corri? (il banditore si ferma) …………….

Banditore: Ma perché, te ‘un ha’ sentito niente?

Ragazzo: Ho sentito si, ma era ‘no smiagolìo di gatto.

Banditore: (mentre ritorna a posto) O lillo, chi s’è scottato ‘na volta col fòco, doppo ha paura anche a toccà’ l’acqua ghiaccia, è ………….

Ragazzo: Lègge, forza, che ‘l fòco ‘n ce lo tirono, siamo d’ estate.

Banditore: “Anno del signore 1337. Essendo che li cittadini di Chiusi, avendo inteso la morte di Ermanno Monaldeschi della Cervara ……….. (al ragazzo) Ogni tanto, date ‘n occhiata ‘ntorno, èh, mi raccomando…………. con trattato sono entrati dentro la rocca di Chiusi e hanno cacciato fuora il capitano che vi stava per gli orvietani………………. (al ragazzo) Ma gliela date ‘n’occhiata ogni tanto o no?  

Ragazzo: Sta’ tranquillo che è tutto sotto controllo, ti dico.

Banditore: Et, essendosi ancora levato il popolo contro li reggenti di Chiusi, hanno cacciato fuori dalla città quelli con tutti li soldati orvietani a forza d’arme et, essendo poi li cittadini di Chiusi favoriti dai loro amici senesi, hanno deciso di reggere la città in piena libertà e secondo i loro costumi. (sente abbaiare un cane e scende dal banchetto) Firmato, il comandante Messer Maffeuccio di Pietro Pavolo ………….. fine del discorso. (arrotola la pergamena) ‘Namo che si va a casa.

Ragazzo: Ora, però, te mi devi spiegà’ a chi si sarebbe letta ‘sta grida che ‘un c’era manco ‘n’anima a ‘scoltacci.

Banditore: E che è colpa mia se ‘n c’era nessuno?

Ragazzo: No, è la mia, sta’ a vedé’………..Ma chi vòi che ci sia al giro per Chiusi a le cinque di mattina. Altro che la tu’ moglie che ritorna dal lavoro.

Banditore: Èh te, còso, ridimmi ‘n po’ quello che ha’ detto che ‘un ho capito bene?

Ragazzo: (tenta di  ricucirla) Ho detto che ‘un fai dormì’ manco que’ la disgraziata de la tu’ moglie che la mattina va al lavoro presto.

Banditore: E ‘nvece ‘un è vero che ‘un la fò dormì’, perché lei a le cinque nel letto ‘un c’è più.

Ragazzo: (rivolto da un’altra parte)Magari ‘un sarà nel tuo, ma ‘n qualche letto c’è di sicuro.

Banditore: Stammi a sentì’, coso, che vorresti dì’ co’ ‘sto discorso?

Ragazzo: Ma di quale discorso chiacchieri?

Banditore: Di quello che ha’ fatto ora.

Ragazzo: Volevo dì’ che siccome la tu’ casa è parecchio calda, po’ darsi che la tu’ moglie vada a dormì’ ‘n un’altro letto.

Banditore: (sospettoso)A me m’è sembrato di capì’ tutto ‘n un altro modo, ma pe’ ‘sta volta famo finta che mi so’ sbagliato.

Ragazzo: Stammi a’ scoltà’ piuttosto, te che se’ sempre ‘n mezzo a quelli del concone. Ho sentito dì’ che a Chiusi so’ cambiati i padroni. Chi comanderebbe, ora?

Banditore: Ma, che discorsi fai, èh. Si comanda noi, si comanda. Chi dovrebbe comandà’, secondo te?

Tamburino: E chi sarebbero ‘ste, noi, che ‘un ho capito? Spieghicelo per benino, via.

Banditore: I soldati che hanno conquistato giorni fa‘l palazzo e la fortezza fanno parte de’ la banda di Maffeuccio.

Ragazzo: Maffeuccio chi? Maffeuccio di Pietro Pavolo?

Banditore: Preciso!Proprio lui. Quello che l’orvietani lo condannarono al taglio de la testa ma ‘un fecero ‘n tempo a staccagliela perché gli scappò.

Ragazzo: Allora a Chiusi ora comanderebbe lui?

Banditore:‘L proverbio dice: comanda chi paga ….…… a te chi ti paga?

Ragazzo: A me mi sa nessuno. Avessi mai visto ‘n centesimo di paga.

Banditore: (convinto di quello che dice) Ah, ma ora le cose cambiono, èh. Ho sentito dì’ che Maffeuccio vòle batte’ anche moneta.

Ragazzo: Pòro coglione. Io ho bell’e capito come va a finì’anche ‘sta volta. Maffeuccio batterà ma cassa, com’hanno fatto tutti quell’altri che comandavono prima di lui, e sempre a casa di noi disgraziati.

(Si sentono passi cadenzati. Arrivano quattro uomini, due dei quali, Mariotto e Leone, hanno in mano una lancia e infilato nella punta un fagotto che contiene la colazione. In testa c’è Maffeuccio, capopopolo riconosciuto e ispiratore della rivolta con la quale la popolazione chiusina ha cacciato gli orvietani dalla città)

Ragazzo: (allarmato) Oh….. oh….. ……..zitti……. state zitti, per piacere. (mano all’orecchio) Mi sa che so’ soldati che vengono a la porta.

Banditore: (Tutti e quattro, con movimenti concitati, si ricompongono e si aggiustano gli abiti) A posto, forza, svelti, che questo dev’èsse’ Maffeuccio che accompagna le guardie a la porta. Se ci vede a sciòro come billi nell’aia, ci sbatte ‘n galera come niente. (si schierano immobili come statue)

Maffeuccio: (urlando) Uno, due, uno, due, uno, due…… compagnia, alt! (i soldati si guardano intorno come per cercare altra gente)

Lattanzio: (a Maffeuccio) O te, ma a quale compagnia l’ha’ detto, alt, che qui ci siamo noi tre e basta.

Maffeuccio: A voi l’ho detto! E a chi se no? A la mi’ pora nonna? (imperioso, pronuncia comandi secchi) Fianco dest ……. Dest. (i soldati girano per tutti i versi meno che in quello giusto) Riposo. (va dal banditore) Banditore, è stata avvertita la popolazione?

Banditore: Ma di che si doveva avvertì’?

Maffeuccio: Ma come di che la dovevi avvertì’? Gli è stato comunicato o no, che i comandanti de la città so’ cambiati.

Banditore: Ah, si, di quello, si…….Noi ‘n giro s’è fatto, ma secondo me ancora so’ tutti al letto.

Maffeuccio: Meglio così. Se dormono vòl dì’ che so’ tranquilli……E ora forza, sgombrate, su, andate a fa’ ‘n altro giro, via. (il tamburino suona. Si sente una forte canizza. Il banditore e i colleghi se la danno a gambe levate)

Maffeuccio: (urlando ai soldati) Compagnia, att…entiiiiiii! (nessuno ubbidisce)

Lattanzio:Stammi a sentì’, Maffeuccino, ma ancora ‘un ha’ pelato que’ la starna che ha’ preso ieri sera, oppure t’ha dato di balta ‘l cervello?

Maffeuccio: Poche chiacchiere e ognuno al su’ posto. Su, forza (indicando Mariotto e Leone) Te e te, andate a la porta e fate la guardia. Ma di guardacci se arriva qualcuno, èh, no come al vostro solito che vi mettete a gioca’ a carte o v’addormentate.

Mariotto: O lillo, pe’ lo stipendio che piglio potrei anche restà’ a letto a dormì’. L’ultima volta che ho riscosso è stata quando la mi’ moglie ha partorito. Il figliolo già chiacchiera e mangia da solo. Dunque datti ‘na regolata.

Leone: E se per domani ‘un ci rimedi un po’ di soldi de la paga, ricorditi che potresti anche buscà’. (Mariotto e Leone si dispongono ai lati della porta. Aprono i fagotti e cominciano a mangiare)

Maffeuccio: Tranquilli, che se va ‘n porto l’idea che m’è venuta ve le do a balle di soldi, altro che que le du’ lire che v’hanno dato fin’ora.

Leone: Speriamo, perché io so’ quasi sei mesi che fò parte dell’esercito clandestino chiusino e finora ho riscosso sette picce di pane e ‘n po’ di cacio.

Maffeuccio: Lattanzio, (indicando vicino alla porta) te mettiti lì al banchetto e fa’ da gabelliere.

Lattanzio: Chi, io?E che ne so come si fa a fa’ ‘l gabelliere?..............  mica l’ho mai fatto.

Maffeuccio: Capirai che ci vole d’avè’ fatto l’università. Basta sapè’ legge’, scrive’ e riscòte’.

Lattanzio: Per legge’ e scrive’ dovresti cercà’ qualcun’altro, però a riscòte’ mi riesce. Sta’ tranquillo che mi riesce.

Maffeucccio: Va più che bene. Tanto quello che ci ‘nteressa a noi è d’incassà’ ‘l più possibile.

Lattanzio: Però mi devi dì’ le tariffe de le gabelle, perché se viene qualcuno mica posso fa’ a occhio.

Maffeuccio: Ma certo che devi fa’ a occhio. Ti regoli da te, secondo quello che vogliono portà’ dentro ‘l paese, noo.

Lattanzio: Allora, tanto che ci sei fammi ‘n esempio, che così capisco meglio, via.

Maffeuccio: Fammelo te che poi io ti dico se va bene.

Lattanzio: Allora famo conto che io so’ ‘na donna che arriva e che ci ha ‘n mano ……. che ti posso dì’…….. ‘n pagnere d’òva, va’……. e mi fa: (imitando l’andatura e la voce leziosa di una donna) Buongiorno messer gabelliere, quanto volete per andà’ al mercato?  Che gli dovrei risponde’ secondo te.

Maffeuccio: Ora te lo spiego, però sta’ bene attento, perché le cose io le dico ‘na volta sola, èh.

Lattanzio: Se te ti spieghi bene, vedrai che io capisco subito……………. Vai, comincia.

Maffeuccio: Te fa’ la donna e vienimi in contro, su, che ti fò vedé’ come si fa. (Lattanzio indietreggia alcuni passi e imitando sempre una donna, ancheggia verso Maffeuccio)

Lattanzio: (con il linguino libidinoso fuori delle labbra) Buongiorno, bel maschiaccio d’un soldataccio, quanto vòi?

Maffeuccio: (scoraggiato e deluso) Ma via, su, che così sembri ‘na puttana……..E cerca di fa’ ‘n pochinino la persona seria,  ‘na volta ogni tanto, per piacere, via.

Lattanzio: O vediamo se ti va bene così. (torna indietro e imitando una donna rozza, curva sotto il peso di due panieri avanza verso Maffeuccio)  Èh, voi, che vi venisse settemila paralisi a voi e a chi v’ha messo qui a riscòte le tasse, quanto volete per entrà’ a Chiusi, ………………..

Maffeuccio: (arrabbiato) Noe, noe, ‘un va bene manco così……….Ma a te ‘un ti riesce di fa’ ‘na cosa di mezzo? (perentorio) Forza, ritorna ‘n dietro e rifallo meglio, camina.

Lattanzio: Mmmmmh, bene ……… che giornatina che sarà oggi, ragazzi……(ripete la scena e mentre parla guarda verso il cielo) Che splendido sole che c’è oggi a Chiusi. E’ proprio una bellissima giornata. Vero, giovanotto?

Maffeuccio: (con un inchino) Salute a voi, graziosa madonna. Dove siete diretta, se non sono indiscreto?

Lattanzio: Dite a me splendido e baldo giovine?

Maffeuccio: Certamente, soave madonna……….. volevo dirvi una cosa che voi forse non sapete.

Lattanzio: Dite …… dite pure. Non abbiate timore di dichiararvi.

Maffeuccio: Volevo portarvi a conoscenza del fatto che per entrare a Chiusi, occorre che paghiate una gabella.

Lattanzio: (con tono di sorpresa) A sii? Ma che strano, per un attimo ho pensato che dovevate dirmi qualcosa di molto più interessante, (con atteggiamento da maliarda) Marpione.

Maffeuccio: Mi dispiace, Madonna, ma quando so’ ‘n servizio penso al lavoro e basta. (smielato) Doppo…….magari……….. se ci avete tempo…..

Lattanzio: Oh, che peccato che non avete tempo subito. Siete un così bel maschio……… Allora ditemi pure a quanto ammonta la vostra tariffa, bel torello?

Maffeuccio: (con tono burbero) Noe, noe. ‘Un va bene manco così…….. Qua, famola corta, via. Appena entra, la fermi subito e gli dici…………. (Lattanzio lo interrompe)

Lattanzio: Zittiti, che forse ho capito………. Appena entra, la guardo bene da’ capelli a’ piedi e se mi c’entra l’occhio lo domando io a lei quanto vòle.

Maffeuccio: Sie, così rimedi subito du’ panacche e doppo anche se ‘un riscòti più niente, sei a posto per tutto ‘l giorno. Ma che ti dice ‘l capo, èh?

Lattanzio: Allora fammelo vedè’ te come si fa, che io ti guardo, su.

Maffeuccio: (imita lui stesso una donna) La donna entra, ti vede, e ti fa: (mentre ancheggia) giovanottone di belle speranze, scusate tanto se vi disturbo, sapete dirmi in quale piazza fanno il mercato a Chiusi?

Mariotto: Èh voi, ma la fate finita di fa’ ‘ste versi?

Leone: Ma ‘un vi vergognate per niente?

Maffeuccio: State zitti e guardate che ‘un venga nessuno che ci veda.

Leone: Èh, noo………. La senti la mi’ signora, schifa de la miseria.

Mariotto: Praticamente noi vi si dovrebbe règge’ ‘l lume?

Lattanzio: Èh, scemi, ma che avete capito, èh. Lo vedete che mi sta a ‘nsegnà’ ‘na cosa.  

Leone: Sie, sie...…....... tanto noi si viene dal Navacchio.

Mariotto: (mentre si tocca ripetutamente l’orecchio) Capirai che ‘n si capisce lontano ‘n chilometro…………

Leone: (con disgusto) Ma fate proprio scareggio, èh……….

Lattanzio: Lasceli chiacchierà’ e fatti le tua, e ricomincia da capo, che fin’ora ‘n ci ho capito niente, su.

Maffeuccio: (sempre imitando la donna) Allora ti dicevo: la donna entra, ti vede, e ti fa: (mentre ancheggia) giovanottone di belle speranze, scusate tanto se vi disturbo, sapete dirmi in quale piazza fanno il mercato a Chiusi?

Lattanzio: (lo ferma) Ma fammi capì’ ‘na cosa, ma ‘sta donna ‘un è di Chiusi?

Maffeuccio: O come farò secondo te a sapé se ‘sta donna è di Chiusi o no, che ancora ‘un è arrivata.

Lattanzio: (alterato) Ma se domanda ‘n do’ fanno ‘l mercato, dev’èsse’ per forza di fòri, noo.

Maffeuccio: Ah, gia, ha’ ragione te, ‘n ci avevo pensato. Se fosse di Chiusi ‘un lo domanderebbe perché lo saprebbe da se ‘n do’ lo fanno. (nel frattempo entra una donna che passa in mezzo alle guardie e si avvicina a Lattanzio e Maffeuccio)

Lattanzio: (scuotendo la testa) Pori soldi spesi male per mandatti a scuola.

Fioruccia: Scusate bei giovanotti, sapete dirmi dove fanno il mercato a Chiusi?

Lattanzio: (a Maffeuccio) Eccola tòh, ha’ sentito? Ora dimmi se secondo te, questa è di fòri o no.

Maffeuccio: (sicuro di se)A vedella così ‘un sembrerebbe, però ci vòle poco a sapello. Gli si domanda. (con passo lento e austero si avvicina a lei) Gentile madonna. Dovrei domandarvi una cosa. Posso?

Fioruccia: Vi ascolto con molto piacere, giovanotto. Dite…..dite pure, bel giovine.

Maffeuccio: (mette le mani avanti)Po’ darsi che mi sbaglio, èh, ma secondo me, voi siete di fòri.

Fioruccia: (mentre lo prende a borsate) Ma di fòri sarai te, ‘sto strullo che ti sta accanto e chi t’ha detto di mettiti qui a da noia a le signore che passono. (Maffeuccio si allontana)

Lattanzio: (cerca di fermarla mentre distribuisce borsate a tutto spiano) Calma, bella madonna, calma. Avete capito male. ‘L comandante Maffeuccio voleva sapé’ se per caso sete di fòri.

Fioruccia: (si ripara con le mani sopra la testa dalle borsate) Ho capito, ‘un c’è bisogno che me lo ridici, mica so’ rimbecillita come voi.

Maffeuccio: Fermativi, madonna…………… ‘un mi so’ spiegato bene, volevo sapé se siete di Chiusi o di un altro paese.

Fioruccia: (indignata) E a voi che ve ne frega, vorrei sapé’. Ma sentite che gente curiosa che mettono a la porta.

Lattanzio: Scusate un attimo, Madonna, èh. (prende Maffeuccio per un braccio e si allontanano di un passo) Ma dimmi ‘n po’ ‘na cosa, Maffeuccio, ma me lo spiegheresti poi perché si vòle sapé’ se ‘sta donna è di Chiusi o no?

Maffeuccio: (al pubblico) Ah, ma allora sei anche scemo! Lo domandi a me, perché?. Ma se se’stato te che ha’ detto che ‘un poteva èsse’ di Chiusi.

Lattanzio: Anche questo è vero, ma domandà’, gliel’hai domandato te, però, mica io.

Maffeuccio: Ma falla finita, cetrolo, che tanto è sempre per colpa tua se mi ritrovo ‘n mezzo a’ casini.

Lattanzio: Ah, sii? (al pubblico mentre torna dalla donna) O ‘spetta ‘n attimo che fra pochino lo dici con ragione.

Lattanzio: (fa segno alla donna di avvicinarsi e si rivolge a lei in confidenza) Avvicinatevi madonna, che vi dico perché que’ lo scimunito del mi’ compare voleva sapè se siete di Chiusi.

Fioruccia: Una cosina di giorno però, èh, perché devo andà’ al mercato e ho anche parecchia fretta.

Lattanzio: Dovete sapè’ che (indicandolo) que’ lo scemo del mi’ comandante, è fissato pe’ le donne e ci prova con tutte quelle che passono di qui………. (seccamente) ’Un se ne salva una.

Fioruccia: (va da Maffeuccio e lo prende a borsate) Pazzoide, maniaco sessuale, fissato……….. (ritorna da Lattanzio) Continuate pure giovanotto, continuate.

Lattanzio: A quelle che ‘un conosce gli domanda sempre se so’ di Chiusi perché così con loro ‘un ci prova.

Fioruccia: Ah, noo? E perché con quelle di Chiusi ‘un ci prova?

Lattanzio: Perché se poi ‘un gli ci stanno, quando vanno a casa, lo dicono al marito o al fidanzato e lui chiappa ‘na grandinata di botte.

Fioruccia: (va da Maffeuccio e sono ancora borsate) Pazzo, maniaco sessuale e pervertito……… (ritorna da Lattanzio) Raccontatemi tutto, giovanotto, raccontate…….

Maffeuccio: Èh Lattanzio, ma si pòle sapé’ che gli racconti?

Lattanzio: Sta’ ‘n momento zitto per piacere, che ho quasi fatto. (a Fioruccia) Se ‘n vece sete di fòri, come sembrerebbe…………..

Fioruccia: (prende a borsate anche lui) Ma di fòri sarete voi e quell’altro ‘mbecille che vi fa da compare. (mentre esce) Vi denuncerò alle autorità competenti. Delinquenti, maniaci sessuali e schizzofrenici………

Maffeuccio: (fregandosi le mani come per una cosa ben riuscita) Ovvia, ha’ visto che quattro panacche si so’ rimediate anche oggi?……… Ora si potrebbe anche andà’. (Fioruccia rimane nei paragg e cerca qualcosa nella saccai)

Lattanzio: Si, però de’ soldi de le gabella, manco l’ombra.

Maffeuccio: Vorrà dì’ che ci rifaremo con ‘l prossimo che arriva.

Lattanzio: No, no, aspetta ‘n momento che m’è venuta n’idea.

Maffeuccio: (urla imperioso) Soldato Lattanzio! Aaaaaa……ttentiiiiiii.

Lattanzio: (Lattanzio, colto di sorpresa sobbalza, poi esegue facendo anche il saluto militare. Anche i soldati alla porta si mettono sull’attenti) (Lattanzio urla) Signorsi!

Soldati alla porta: Oooooooh ………… ma che sete scemi. Così fate cascà’ ‘l pane di mano, èh.

Maffeuccio: Dimmi quante volte t’ho detto che te l’idèe ‘un te le devi fa’ venì’?

Lattanzio: Ora di preciso ‘un me lo ricordo, ma a occhio e croce mi sa parecchie volte.

Maffeuccio: (sempre urlando) Allora ‘sta volta dammi retta, se no ti sbatto ‘n galera. Capito!

Lattanzio: Ormai famo da quest’altra volta, via, Maffeuccio. Fammi di questa e ti giuro che d’ora in poi t’ubbidisco.

Maffeuccio: Accordato ……… (urla) Rippp……oso…………….Sentiamo qual è ‘st’idèa.

Lattanzio: Scusa, sa’, ma quando la signora stava per andà’ via, ‘un ha detto che ci denunciava all’autorità competente?

Maffeuccio: M’è sembrato anche me d’avé’ capito così.

Lattanzio: (tutto agitato) Allora fermela, camina, coglione. Ma ‘un se’ te l’autorità’ competente. Sei o ‘n sei ‘l capo de la forza chiusina.

Maffeuccio: (ha un rigurgito d’orgoglio) Ha’ ragione, per Dio ………Accident’a me che ‘un t’ho fatto chiacchierà prima. (si sbraccia e fa segno a Fioruccia di avvicinarsi) Madonna ….. Madonna ………..venite ‘n po’ qua per piacere che ci ho da parlavvi.

Fioruccia: (torna indietro con la borsa alzata) Che volete ‘n’altra sportata di botte? ’Un vi so’ bastate quelle di prima?

Maffeuccio: (mentre le blocca il braccio con la borsa) Ferma co le mani, però, èh.

Lattanzio: (risentito) Riditici ‘n po’ per piacere per filo e per segno quello che avete detto prima, mentre andavi via?

Fioruccia: ‘Un siete tanto a posto di capo, vero? Allora cerco di spiegammi meglio…….. Più o meno ho detto così: (urla mentre li colpisce) du’ cretini come voi ‘un possono stà’ qui a disturbà’ le signore che entrono ‘n città. Vi denuncerò alle autorità competenti.

Lattanzio: (urla mentre cerca di bloccarla) Fatela finita per piacere, che vi devo dì’ ‘na cosa che v’interessa! (la donna si ferma)

Fioruccia: (ferma con la borsa alzata pronta per colpire) Avanti, parlate.

Lattanzio: A voi oggi vi figliono anch’e verri da quanto siete fortunata.

Fioruccia: A sii! E perché?

Maffeuccio: (tutto impettito) Perché l’autorità competente l’avete proprio davanti a voi.

Fioruccia: (sarcastica) Ah sii? E chi sarebbe? Uno di voi due?

Lattanzio e i soldati alla porta: (indicando Maffeuccio) È lui……. Proprio lui ‘n persona……

Maffeuccio: (battendosi la mano nel petto) Proprio io ‘n persona. Messer Maffeuccio di Pietro Pavolo. (inchino) Per servirvi, Madonna.

Lattanzio: Voi forse’un vi rendete conto, ma siete davanti al grand’ammiraglio Maffeuccio di Pietro Pavolo. Comandante de la forza chiusina.

Maffeuccio: (prende Lattanzio per un braccio e lo tira in disparte) Èh, te, ma si pòle sapé’ che gli ‘nventi? Grand’ammiraglio di che, che noi la marina  militare ‘un ci s’ha neanche.

Lattanzio: Per ora no, ma prima o poi bisognerà che tu la faccia, èh, se ‘un fosse altro pe’ sfruttà’ ‘l lago che ci s’ha giù ‘n chiane.

Maffeuccio: (pacca sulla spalla) Bravo Lattanzio! ‘St’idea mi piace proprio. Chiappamo quattro o cinque barche fra le meglio e si fa ‘na flotta. (altra pacca)

Lattanzio: E poi ‘un vorresti che mi venissero l’idèe. (fa finta di cavargli un occhio con un dito) Ih!

Maffeuccio: Quando ritorni su ‘n fortezza ricordimelo, che la voglio proprio fa’ la marina…… Ovvia, ora spiega per benino a ’sta la signora chi so’ io, su. (va da Fioruccia)

Lattanzio: Dunque ……… Che si diceva, signora, che ‘un mi ricordo più?

Fioruccia: Mi spiegavi chi è ‘sto bell’impiastro del vostro compare.

Lattanzio: Ah, gia!………… Allora, lui sarebbe…………….

Maffeuccio: (con la mano alzata nell’atto di dargli un manatone) Occhio a quello che dici, èh, perché se spari un’altra cazzata ti scortico senza manco gnudatti.

Lattanzio: (titubante) Dunque…… lui sarebbe……. sarebbe…… ‘nsomma, per falla corta, a Chiusi comanda tutto lui.

Fioruccia: (urla mentre prende a borsate Lattanzio) E allora digli a quel coglione del tu’ amico che se a Chiusi comanda tutto lui, a me ‘un me ne frega niente, perché tanto con me ‘un attacca. Capito?

Lattanzio: Madonna, fermativi un momento per piacere che devo dì’ ‘na cosa al mi’ capo (la donna si ferma).

Fioruccia: Basta che fate a la svelta perché ‘un ci ho tempo da perde’ con voi.

Lattanzio: (in confidenza a Maffeuccio) È Maffeuccio, a me mi sarebbe venuta ‘n’altra idea.

Maffeuccio: O sentiamo anche questa, forza. (tassativo) Poi basta co’ l’idèe, èh.

Lattanzio: Se vòi da retta a ‘n coglione io sarei per finilla qui, perché se la seguitamo parecchio questa prima di stasera ci crivella da le botte, te lo dico io..

Maffeuccio: Te dici?

Lattanzio: Io dico.

Maffeuccio: Allora se’ sicuro?

Lattanzio: La mano nel fòco ‘un ce la metterei…………. ma ‘nsomma, so’ quasi convinto.

Maffeuccio: (a Lattanzio mentre lo spinge via) Fammi spazio. (si avvicina alla donna con fare lezioso) Soave Madonna, in virtù dell’autorità che mi compete, vi concedo di entrare a Chiusi senza pagar gabella alcuna. Siete contenta?

Fioruccia: (ironica) Ah, si? (i due dicono di si) E avete fatto proprio bene, perché se tante le volte avevi voglia di seguitalla ……. (isterica) io vi mezzavo da le botte. Capito? (esce di scena)

Maffeuccio e Lattanzio: (collo incassato nelle spalle e braccia larghe) Io boh, un lavoro come quest’anno ‘un s’era mai visto.

Maffeuccio: (fa per andare) Ovvia, mi sembra che ora è tutto a posto, sicché io me ne vò…….

Lattanzio: ‘Spetta Maffeuccio, ‘n andà’ via che ti devo dì’ ‘na cosa……..

Maffeuccio: Basta che ‘un ti sia venuta ‘n’altra idèa, èh.

Lattanzio: Ma proprio!…….Cavimi ‘n pò ‘na curiosità. Ma mica tante le volte a te t’è riuscito di capillo, poi, se ‘sta donna era di Chiusi o era di fòri?

Maffeuccio: Ah ma allora se’ scemo per davero, èh! ……… Ma perché se t’interessa tanto sapello, ‘un la richiami e glielo ridomandi……… A me mi bastono quelle ch’ho preso.

Lattanzio: No, no, per carità. Anch’io so’ contento così. ‘Un ci ho più voglia di discute con nessuno.

Maffeuccio: (fa per andare) Ovvia, allora vò, èh. Bisogna che arrivi ‘n attimo su ‘n fortezza.

Leone: ‘Spetta Maffeuccio, ‘n andà’ via che ti si deve domandà du’ cose.

Maffeuccio: (scocciato) Statimi a sentì’, fregagiornate, ma mica vi sarete messi d’accordo per fammi fa’ tardi, èh?

Leone: (fa il segno con le dita) Si voleva sapé’ du’ cose. Primo: perché dianzi facevi tutti que’ versi te e Lattanzio come se fossevo du’ òmini ‘nnamorati.

Mariotto: Secondo: perché avete fatto passà que la donna senza pagà’?

Maffeuccio: Terzo: spiegatimi ‘n po’ com’ha fatto a entrà’ que la donna e perché ‘un l’avete fermata?

Leone: Ma di quale donna chiacchieri? Da qui ‘un s’è visto entrà’ nessuno. (a Mariotto) Te ha’ visto passà’ qualcuno?

Mariotto: Manco ‘n’anima. Sta’ tranquillo che di qui ‘un è passato nessuno.

Maffeuccio: (urlando) ‘Un l’avete vista perché facevi l’affaracci vostri. Ecco perché ‘un l’avete vista.

Mariotto: O lillo, noi la colazione ci s’ha per contratto, èh, sicché poche chiacchiere o si rivolgemo al sindacato…………….

Maffeuccio: Io, boh, un lavoro come quest’anno ‘un s’era mai visto…………..

Lattanzio: Èh, Maffeuccio, guarda che quello che ha’ detto ora s’è bell’e detto dianzi ‘nsieme.

Maffeuccio: Ah, sii? Allora…… (allarga le braccia)  io boh, ‘un ho parole………

Leone: Ma ‘nfatti ti conviene sta’ zitto………Va’, va’……. che tanto ‘l tempo s’è rimesso ………ciao.

Maffeuccio: (a Lattanzio) O ragazzi, co’ ‘ste dipendenti di oggi ‘un gli si fa a spunturilla, èh. Hanno sempre ragione loro……. (fa per andare) Ovvia, allora io vò.

Lattanzio: ‘Spetta Maffeuccio, ‘n andà’ via che ti devo domandà ‘na cosa.

Maffeuccio: (incazzato nero) Stammi a ‘scolta Lattanzio, ma te stamani ha’ voglia di fammi ‘ncazzà’ davero?

Lattanzio: O lillo, c’è poco da ‘ncazzassi, èh, ancora mica semo arrivati a niente per quanto riguarda le tariffe de le gabelle.

Maffeuccio: Fa’ ‘na bella cosa, mette tutto a una lira. ‘L più porta via ‘l meno e chi ne busca ne busca. (fa per andare)

Lattanzio: (Lattanzio si siede al banchetto del gabelliere) Allora ce lo scrivo, che così quando arriva la gente lo sa gia da se senza domandallo.

Maffeuccio: Che ci vorresti scrive’ che ‘un ho capito?

Lattanzio: (indica sopra il banchetto del gabelliere) Metto ‘n cartello qui sopra con scritto: tutto a ‘na lira.

Maffeuccio: Ma camina, scemo. Questo ‘un è mica ‘n banco del mercato, èh. E poi, secondo te quanta ne passerà di gente che sa legge?

Lattanzio: Anche questo è vero………… Allora sarà meglio che glielo dico man di mano che s’avvicinono.

Maffeuccio: Sie, mi sa che sarà meglio. (fa per andare)

Lattanzio: ‘Spetta Maffeuccio che mi sa che ti dovevo dì’ ‘n’altra cosa che ora ‘un mi ricordo.

Maffeuccio: (disperato) Io domando e dico come s’è fatto a vince’ l’orvietani co’ ‘n branco di scimuniti così?

Leone: A me mi sa che s’è vinto noi perché hanno perso loro.

Lattanzio: (a Maffeuccio) Ah, ecco che ti volevo dì’………e se mi chiedono la ricevuta di quanto devono pagà’?

Maffeuccio: (secco) ‘Un gliela fai. Gli dici che noi qui si fa tutto al nero. Senza ricevute.

Lattanzio: Meglio! Così ‘un ci pagamo manco le tasse. (Maffeuccio rimane per un attimo fermo in silenzio) Ma ‘un ci vai via? O ‘un avevi detto che avevi fretta?

Maffeuccio: Io ci andrei, ma ho paura a dillo: Allora io vò

Mariotto: Vai……va’ tranquillo, che siamo qui noi. (Maffeuccio esce)

Leone: Èh, Mariotto, ma te lo sai che gli fecero a Tranquillo?

Mariotto: No. Perché, che gli fecero.

Leone: (facendo il gesto con la mano) Prima gli……….. la moglie, e poi………anche lui.

Mariotto: Secondo me ci aveva poco da sta’ tranquillo.

Leone: Anche secondo me. (si sentono alcuni vagiti. Arrivano due donne con un neonato in braccio ciascuna)

Mariotto: (prende subito la lancia) Alto là, chi va là. Fatimi vedé’ i documenti e ditimi dov’andate.

Donna: Se mi tenete ‘n attimo ‘l citto vi fò vedé’ ‘l lasciapassà’. Ce l’ho ne la sacca.

Mariotto: Leone, piglia ‘l citto ‘n collo, forza.

Leone: (Leone prende il bambino) Vieni……… vieni da lo zio che ti canta la ninna nanna…. (gli fa le moine) biri…. biri….. biri…..biri e biri…. biri….. biri….. biri (la donna cerca nella sacca) Ninna òh, ninna òh, ‘sto cittino a chi lo do, lo daremo a la befana che lo tenga ‘na settimana……..

Donna: Ecco ‘l mi’ lasciapassà’, bel cavaliere.

Leone: (a Mariotto) O te, ha’ sentito come t’hanno chiamato?

Mariotto: L’ho sentita, l’ho sentita…….. Lascela ‘sta’ che ora glielo do io ‘l cavaliere, ‘l capitano e quello che cerca…………. (alle donne) Leggetemi che c’è scritto, forza.

Donna: Io mica so legge. Se volete sapé’ che c’è scritto lo dovete legge’ da voi.

Mariotto: (non sa leggere) O Leone, legge ‘n pò ‘sto foglio e controlla se è regolare.

Leone: (non sa leggere nemmeno lui) Mettetimelo davanti all’occhi, che vi dico a che distanza le leggo bene.

Mariotto: (in confidenza a Leone) Senti ‘n po’ ‘na cosa, ma te quando ha’ ‘mparato a legge’?

Leone: Ma io mica so’ legge’.

Mariotto: E allora che le fai a fa’ ‘ste versi?

Leone: Ma ‘n po’ di scena andrà fatta, noo, se no che figura si fa. (la donna mette  il foglio davanti a Leone) No, così no, è troppo vicino, un po’ più lontano…… ‘n altro pochino più là…… ferma così che ci siamo quasi……..no, ‘n altro pochino più lontano………

Mariotto: Èh, te, ma che gli devi fa’ ‘l ritratto?

Leone: Ma lo sai che se’ curioso, ma se ‘un gliela fò a leggelo che è mica colpa mia?

Donna: Volete fa’ ‘na prova a capo di sotto, vi riuscisse meglio a leggelo?

Leone: Spiritosa …………noe, via, se un ci ho l’occhiali ‘un gliela fò leggelo………Lattanzio, vieni qua, te che ci vedi anche senza occhiali, legge ‘n po’ che c’è scritto ne ‘sto foglio. (arriva Lattanzio)

Lattanzio: Date qua, accidenta a tutt’e due …………. Dunque …..c’è scritto……… tre…… tre……tre libbri……

Leone: Si, e ‘l giornale di ieri……. Stammi a sentì’, coso, o leggi per bene o se no s’aspetta quando viene ‘l banditore, èh.

Donna: Leggete voi gabelliere, per piacere, che se s’aspetta che ritorni ‘l banditore famo notte.

Lattanzio: Ah, ecco, ora ho capito……. tre libbre di farina…… un col……. .un col…...…

Mariotto: Un colpo che t’ammazzasse……. Lo vedi che riuscita hanno fatto i soldi che ha’ fatto buttà’ al tu’ babbo per mandatti a scuola?

Lattanzio: Ma ci stai un minutino zitto, per piacere……un co……llo di nana……. per……. fallo ripieno….. una bò…….. una bò…..

Leone: Una botta nel capo ti dò se ‘un ti levi di torno. (cerca di spingerlo via) Vattene, camina, che anche te mi sa che sa’ legge’ quant’e me.

Lattanzio: Zittiti che ho quasi preso ‘l via………… du’ ba…….. du’ ba…….

Mariotto: Du’ balene da fassi ‘n umido.

Lattanzio: (arrabbiato) Allora, la fate finita, o smetto……… du’ baccelli e…… ‘na fetta di ………..pecorino.

Leone: Mettici anche du’ pere, che col cacio ci so’ bòne più che baccelli.

Lattanzio: Un fi…….. un fi…….

Leone e Mariotto: Un fico fiorone!

Lattanzio: No! Un fiasco di vino…………. Io mi sbaglierò, èh, ma secondo me questo ‘un è un lasciapassà’, ma l’elenco de la spesa che devono fa a la bottega. Quello di prima era ‘na bottiglia d’olio. (Lattanzio torna al suo posto)

Donna: O madonnina! Scusate tanto, ma forse v’ho dato davero l’elenco de la spesa. (cerca dentro la sacca) Forse è questo.

Leone: Fate vedé’, (lo guarda un attimo) Va bene, è questo senz’altro, potete andà’………. Sparite a la svelta. (la donna si allontana)

Mariotto: O te, ma da che l’ha’ capito che quello era quello bòno?

Leone: Da niente. Ma mica si pòle sta’ qui a perde’ tutto ‘l giorno con lei, èh.

Mariotto: Ma lo sai che succede se la ‘ncontra Maffeuccio e i documenti ‘n so’ a posto?

Leone: Che ci fa da’ dieci frustate ne le chiappe per uno.

Mariotto: Preciso! E a te ‘un te ne frega niente?

Leone: Almeno vò all’infortuni e è la volta bòna che fò ‘n po’ di giorni di festa. (il neonato piange)

Mariotto: (si guarda intorno)Èh Leone, ma que la donna ‘n dov’ è andata?

Leone: O che ne so, lo domandi a me? O ‘un s’era ‘nsieme…………….

Mariotto: Però gliel’hai detto te che era tutto a posto e che poteva andà’, èh.

Leone: Sie, ora pigliela con me……..Piuttosto, dimmi che ci famo co’ ‘sto cittino, ora?

Mariotto: Mi sbaglierò, èh, ma secondo me tocca trastullallo finché ‘un ritorna la su’ mamma. (cantano una ninna nanna, ma il bambino continua a piangere)

Leone: (urlando) Allora! Ci stai zitto o ti scoppio nel muro.

Mariotto: O èsse’ ‘n pochinino meno rozzo, ma che t’hanno sbòzzo co’ l’accettone?

Lattanzio: I citti ‘n mano a voi, si, bisognerebbe ma davvi ‘na bella vanga pisana. (entrano due nobili signori, Niccolò Della Ciaia e Anselmo Dei, maggiori notabili della città)

Della Ciaia: Caro Messer Anselmo, se riusciremo a trovare un accordo tra le nostre famiglie per governare Chiusi, ‘l seggiolone del palazzo non ce lo leverà più nessuno.

Dei: Non credo sarà facile mettere insieme i Guelfi Della Ciaia e i Ghibellini Dei. Soltanto un patto di forte interesse economico lo potrebbe confermare.

Della Ciaia: Per prima cosa noi dobbiamo riuscire a tutti i costi a far eleggere Sindaco, messer Damiano degli Azzi, che è neutrale e ha gran seguito tra nobili e plebei di Chiusi.

Dei: Ed inoltre è ben visto da quel ribelle, ignorante ed incolto che è Maffeuccio di Pietro Pavolo.

Della Ciaia: Dovete ammettere, però, che ci ha reso un bel servigio il rozzo Maffeuccio a noi nobili chiusini, cacciando gli orvietani dalla città.

Dei: E questo è vero, messer Anselmo, non posso darvi torto, ma è altrettanto vero che Chiusi non può rimanere alla mercè delle sue strampalate idèe.

Della Ciaia: Avete tutte le ragioni. Pensate che ieri, lui stesso mi ha confidato la propria intenzione di voler battere moneta.

Dei: Ma no! E con quale metallo prezioso intende farlo? A Chiusi, voi ne siete al corrente, il metallo più prezioso in circolazione è soltanto il ferro, e per giunta arrugginito.

Della Ciaia: Pensate che vuole chiedere alla popolazione di donare spontaneamente tutto l’argento del quale è in possesso.

Dei: E voi credete che questa iniziativa riuscirà?

Della Ciaia: Io direi di lasciarlo fare, il ragazzo ha carisma e la popolazione, sono sicuro, non lo abbandonerà. Stiamo a vedere quali frutti riesce a produrre la sua idea, e se saranno positivi, non credo che noi ci faremmo sfuggire un piatto così appetitoso.

Dei: Volete dire che c’impadroniremo di tutto l’argento che riuscirà a raccogliere?

Della Ciaia: Ma neanche per sogno, non sarebbe facile smerciare anfore, anelli, orecchini, sto parlando delle monete che riuscirà a coniare.

Dei: Avete una mente eccelsa messer Niccolò’. (inchinandosi) M’inchino alla vostra intelligenza.

Della Ciaia: State comodo messer Anselmo, non c’è bisogno che vi prostriate. Una cosa, però, deve esservi chiara fin da adesso, quando tutto si sarà normalizzato, mi darete una mano per far destituire il sindaco, messer Damiano Degli Azzi e appoggerete fortemente la mia candidatura.

Dei: Ma neanche per sogno, un ghibellino Dei che aiuta un guelfo Della Ciaia a diventare sindaco. Ma siete pazzo?

Della Ciaia: E allora, secondo voi, chi dovrebbe essere il nuovo sindaco? Un rozzo, cialtrone ghibellino e per giunta appartenente alla famiglia Dei? Non osate neanche pensarlo. (Mariotto, Lattanzio e Leone si avvicinano per godére dello spettacolo)

Dei: Ma non fatemi ridere, grandissimo cornuto che non siete altro. Voi vorreste essere a capo della città? (grande risata) Voi che in seno alla vostra famiglia avete le più celeberrime prestatrici d’opera nel campo sessuale di tutto l’impero? (cominciano ad urlare)

Della Ciaia: Non vi permetto d’insinuare, messer Anselmo. E soprattutto non dimenticate che la fortuna della vostra famiglia è stata fatta da vostra moglie e da vostra sorella, che insieme, o a turno, hanno scaldato tutti i letti dei nobili ghibellini pievesi.

Dei: Io non insinuo, messere, affermo, perché ho le prove che vostra sorella e vostra moglie sono grandissime e rinomate peripatètiche imperiali.

Lattanzio: (come se stesse per succedere qualcosa di molto grave) Alt!….. Fermi tutti! (i due si voltano verso i soldati) Messer Anselmo, ci dovete spiegà’ che vòl dì’ paperapetica perché se no ‘un si po’ seguì’ ‘l discorso.

Dei: Ho detto peripatètica, no paperapetica.

Lattanzio: ‘Nsomma, spiegatici che vòl dì’ quello che avete detto voi, via.

Dei: Praticamente ……… significherebbe………. Signora puttana.

Leone: (a Lattanzio)Ha’ ‘nteso?…..Grazie messère. Se vi candidate a sindaco voterò per voi, perché voi tenete contatti col popolo.

Della Ciaia: Badate a quello che dite messere, perché se non avete prove a sufficienza per affermarlo, rischiate il taglio della testa. Vi denuncerò al notaro de’ malefici.  (arriva messer Damiano degli Azzi)

Damiano: (è un po’ effeminato) Messeri………messeri…… un po’ di contegno, via, siete in mezzo ad una pubblica piazza. Ne va del vostro onore.

Dei: Non vi mischiate, per piacere, messer Damiano, queste sono cose che a voi non interessano.

Della Ciaia: E’ meglio per voi se andate a fare quattro passi da un’altra parte, dateci retta.

Damiano: Ed invece rimango, voglio proprio stare a sentire di che cosa parlate.

Mariotto: Messer Damiano, mi sa che di quello che parlono loro, a voi ‘un v’interessa, parlono di puttane.

Damiano: (gesto di ribrezzo) Oh, mio Dio, ma che schifosi. Lo dirò subito alle vostre mogli che razza di maiali che siete.

Leone: ‘Un vi preoccupate messer Damiano, che le su’ mogli sanno gia tutto. Erono loro due che ‘un sapevano niente.

Damiano: Via, su, ormai quello che è stato è stato………... Ora datevi un bacino e fate la pace, su.

Dei: Messer Damiano, noi siamo due uomini d’armi e al massimo ci potremmo stringere la mano, mai baciare.

Della Ciaia: E se anche vincendo il ribrezzo riuscissi a farlo, non bacerei mai uno sporco ghibellino.

Dei: Prima di baciare un guelfo lo uccido.

Damiano: Su, su, buoni, non ricominciate a litigare. Fate una bella cosa, datelo a me un bel bacino e io farò conto che ve lo siete dato voi.

Della Ciaia: Messer Damiano, o la smettete di fare lo stupido o mettete seriamente a rischio la vostra elezione a sindico.

Dei: (Tende la mano al Della Ciaia) Ben detto messer Niccolò. Continueremo un’altra volta la nostra discussione. Ora pensiamo agli interessi che ci accomunano. (rimangono a parlare tra loro)

Lattanzio: Oh, quando ci so’ di mezzo i quattrini, ‘un c’è cosa che le possa fermà’. Manco le mogli troie.

Leone: E io che pensavo che da ‘n momento all’altro si vedesse scorre ‘l sangue.

Mariotto: Ma quanto sarai torso, ragazzi. Finché loro sentono ‘l rumore de’ soldi, te del ‘l su’ sangue ‘un ne vedrai cascà’ manco ‘na goccia, dammi retta. (si sente un rullio di tamburo. Torna il banditore. Questa volta sono muniti di ombrello a tracolla)

Banditore: (al ragazzo) Forza, mette a posto ‘sto banchetto che si comincia. Possibile che ogni volta che s’arriva ‘n un posto te lo devo dì’.

Ragazzo: Stammi a sentì’, coso, comanda meno, èh, perché se no da qui ‘n avanti ‘l banchetto te lo porti da te.

Banditore: Ma lo vòi ‘mparà’ a fa’ ‘l banditore o no?

Ragazzo: E lo dovrei ‘mparà’ mentre guardo te come fai?

Banditore: (tutto impettito) O lillo, te ‘un lo sai ma davanti a te ci hai uno che ha vinto i campionati mondiali de’ banditori, èh.

Ragazzo: Si, de le corse di quando ti sciolgono i cani. (il banditore sale sullo sgabello)

Banditore: (ai tamburini) Voi date appena, appena un accenno. (al ragazzo) Te tieni ‘l tono leggermente più basso. Pronti? Via! (tutti aprono gli ombrelli)

Ragazzo: (dopo aver aperto gli ombrelli) Udite………udite………popolo di Chiusi………

Da fuori scena: (voce di uomo incazzato) Ma risiete qui ‘n’altra volta? Accident’a voi e a chi vi ci manda……. chiappeli Lola, dagli du’ morsi ne’ polpacci. (si sente di nuovo una tremenda canizza. Chiudono gli ombrelli e se la danno a gambe. Incontrano Maffeuccio)

Maffeuccio: E voi ‘n dov’andate di corsa, così? Che avete visto ‘l lupomarano?

Banditore: Mì’, Maffeuccio, proprio te. Ma qui ‘un c’è mai verso di legge’. Ogni volta che ci sentono arrivà’, ci sciolgono i cani.

Maffeuccio: ‘Spetta un momento che ci penso io. Poldooooooo ………Èh Poldoooooooooo ……..

Da fuori scena: Si pòle sapé’ che vòi? Che ti s’è sciolto ‘l corpo?

Maffeuccio: Richiama i cani, camina, che ‘ste disgraziati ci hanno da lavorà’. Gliel’ho dato io ‘l permesso.

Da fuori scena: Qua,Lola, qua…….. vieni bellina, vieni. Du’ morsi al banditore gliele dai doppo quando è andato via Maffeuccio………. Ora fa’ la cuccina, su.

Banditore: (a Maffeuccio) Ma l’ha’ sentito che ha detto? Ora dimmi te come si fa a lavorà’ ne ‘ste condizioni?

Maffeuccio: O coso, ma io mica ti posso venì’ dietro, dietro per fatti la guardia, èh. Attacca, forza, e falla meno lunga. (viene riposizionato lo sgabello. Il banditore sale. I tre nobili si avvicinano)

Banditore: (al tamburino e al ragazzo) Voi, comunque, datela lo stesso ‘n’ occhiata ‘n giro. (legge) …..……..Vista la necessità impellente d’incrementare le casse del nostro comune e di reperire metallo prezioso per battere una nostra moneta …….. (secco) Si ordina!…… Ai nobili chiusini, residenti e domiciliati, di consegnare tutti gli oggetti d’argento……. meglio se d’oro… (Maffeuccio lo interrompe)

Maffeuccio: A me ‘un mi sembra di avetti fatto scrive così.

Banditore: Questo ce l’ho aggiunto io, ‘nfatti…………. Ma perché, se ti danno anche qualche pezzo d’oro te lo butti?

Maffeuccio: Seguita, camina, che è tardi.

Banditore: E di consegnalli al Camerlengo di Pecunia del Comune…….. Avvertimento importante a tutti coloro che gli passasse pel capo di fa’ i furbi.  Quelli, o quelle, nel senso di uomini o donne, che saranno trovati in possesso di tali preziosi, doppo la mezzanotte di ieri, verranno puniti col taglio della testa, che dal collo si separi, finché morte non sopraggiunga. Severi controlli e attente perquisizioni saranno effettuate dai militari autorizzati. Firmato, il comandante messer Maffeuccio di Pietro Pavolo.

Banditore: (mentre scende dal banchetto ai collaboratori) Allora noi s’è fatto. Si potrebbe anch’andà’.

Maffeuccio: Mi raccomando d’insiste a legge’ nel quartiere ‘n do’ stanno i nobili. Qui anche se un ci ritornate è uguale. Questa è ‘na zona che ne le madie ci so’ le ragnatele.

Da fuori scena: Va, Lola, va…….. va a da’ du’ morsi al banditore. (abbaioni di cane e i quattro scappano) (i tre nobili si avvicinano a Maffeuccio)

Maffeuccio: E ti pareva! Eccoli subito a reclamà’. Oh, ma ci fosse mai qualcosa che gli sta bene.

Della Ciaia: Messer Maffeuccio, permettete una parola?

Maffeuccio: Anche due, poi però sparite subito da la circolazione, èh.

Dei: Se non abbiamo sentito male, avremmo dovuto consegnare l’argento al Camerlengo di Pecunia, entro la mezzanotte di ieri.

Maffeuccio: Certo che avete sentito bene. ‘L banditore ha detto proprio così.

Damiano: Èh, ma Santo Dio, anche se avessimo voluto farlo, come avremmo potuto, nessuno di noi era stato informato.

Maffeuccio: Questa è ‘na cosa che si pòle rimedià’…….. Quando andate su ‘n comune a portà’ l’oro, pagate una soprattassa e tutto ritorna a posto, se no, (facendo il gesto) via la zucca con tutte le foglie.

Damiano: (mette una mano alla gola) Oh, mio Dio, ma voi siete un tiranno.

Maffeuccio: E io a voi , ‘nvece, ‘un ve lo dico che siete perché se no so’ sicuro che v’offendete.

Della Ciaia: (con tono di sottomissione) Messer Maffeuccio, ma non possiamo tenerci neanche qualche gioielluccio di famiglia per ricordo?

Maffeuccio: Per me potete fa’ quello che vi pare. M’è sembrato di capì’ che quello che ha detto ‘l gabelliere v’è stato chiaro, noo?

Dei: (con tono di sottomissione) Però………naturalmente……… il valore che verseremo in preziosi, lo riavremo in denaro, non appena saranno coniate le lire chiusine?

Maffeuccio: Quando comandavi voi, quanti soldi de le tasse gli restituivi a’ poveri che affamavi co’ vostri balzelli?

Dei: Ammetterete, però, messer Maffeuccio, che noi ghibellini abbiamo sempre comandato poco a Chiusi.

Maffeuccio: Questo è vero, ma sempre ricchi eri e di chi gli gavugliava ‘l corpo da la fame ‘un ve ne fregava niente lo stesso………

Damiano: La mia famiglia ha fatto sempre tanta beneficenza alla chiesa.

Maffeuccio: Perché vi regalavono l’indulgenze per andà’ ‘n paradiso. A’ frati di San Francesco, che venivano a chiedivi l’elemosina per da’ da mangià’ a’ poveri, le mandavi via a zampate, però.

Damiano: Ma buon Dio, erano estremamente petulanti. Sempre a chiedere, sempre a chiedere, non la finivano mai di chiedere.

Maffeuccio: (urlando) Erono sempre a chiede’ perché la fame c’era tutt’i giorni, maremma cane, anzi, c’è sempre anche oggi. Ha’ capito, ortaggio che ‘n sei altro?

Damiano: (indignato) Messer Maffeuccio, dal vostro tono devo dedurre che avete avuto tutta l’intenzione di offendermi.

Maffeuccio: Si! Avete capito proprio bene! (lo spinge via) E ora scioh, levatevi da tre passi, tanto ormai più cercate di ricucilla e più vi si strappa.

Della Ciaia: (con tono minaccioso) Attento a non tirate troppo la corda, messer Maffeuccio. Ho l’impressione che questo potere conquistato stia dandovi alla testa.

Maffeuccio: E queste che sarebbero, minacce? Mi vorreste fa’ capì’ che sareste disposti a richiamà’ i perugini o l’orvietani, piuttosto che Chiusi resti un libero comune?

Dei: Messer Niccolò voleva dire che quando andate a togliere alla nobiltà certi privilegi ormai acquisiti, (accentuando le parole) è molto, molto pericoloso.

Maffeuccio: Ora basta perché mi so’ rotto le scatole! Via, andate piuttosto a preparà’ ‘l vostro òbolo da versà’. Prima lo fate e meno pagate di soprattassa.

Della Ciaia: Comunque la vogliate dipingere è, e rimane un’ingiustizia.

Maffeuccio: Se seguitate a traccheggialla, aumentono le possibilità che la testa vi venga staccata al collo. Via, scioh. (i tre si allontanano borbottando tra loro)

Leone: Maffeuccio, quando ha’ fatto vieni giù che ti voglio.

Maffeuccio: Tra poco, ora ci ho da fa’, ‘un posso perde tempo con voi.

Mariotto: C’è capitata ‘na cosa che ‘un si sa come rimedialla.

Maffeuccio: Nòva!…..Ho bell’e capito, risiete nel bel mezzo d’un casino.

Leone: Proprio ‘n un casino, no, ma siamo pe’ la strada.

Maffeuccio: Messer Damiano, venite un attimo qua che vi devo parlà’.

Damiano: Dite a me, messer Maffeuccio?

Maffeuccio: Certo che dico a voi. Chi è che si chiama messer Damiano? Voi, noo, allora venite qua che voglio voi.

Damiano: (Damiano corre verso di lui scodinzolando come una signorina) Ai vostri ordini, bel giovine messer Maffeuccio, dite……. dite pure.

Maffeuccio: Se ‘un la fate finita di fammi ‘ste versi davanti a la gente, ‘na volta co’ l’altra vi castro………. Tanto so’ atrezzi che ‘n mano a voi so’ sciupati.

Damiano: Comandate, messer Maffeuccio, (inchino) servo vostro.

Maffeuccio: (lo raddrizza) E mettetevi dritto, per Dio……….. Se c’è una cosa che ‘un sopporto è ‘l maledetto servilismo de’nobili chiusini verso tutti quelli che gli stanno uno scalino sopra.

Damiano: Come potremmo fare diversamente, messere, dall’alba del mondo questa è una prassi ormai consolidata. Il pesce grosso mangia sempre quello piccolo.

Maffeuccio: Quando un tonno viene attaccato da un pescecane, reagisce con dignità, ‘un gli mostra subito le chiappe per ‘un èsse’ mangiato.

Damiano: Vi riferite a me, messer Maffeuccio, non è vero?

Maffeuccio: Soprattutto! Perché per voi, ‘sto modo di agì’, oltre che un atto di sottomissione, è anche un sollazzo. Ma vale per tutti i nobili e borghesi di Chiusi.

Damiano: Ho l’impressione che stiate diventando un tantino irriverente nei miei confronti, messer Maffeuccio.

Maffeuccio: Pochi discorsi e passamo subito a’ ragionamenti seri, ‘nvece………. A proposito del nuovo sindico generale di Chiusi, ho tastato qua e la, ‘l terreno tra i nobili, ma soprattutto tra quelli che voi chiamate con disprezzo, la plebe.

Damiano: E vi siete fatto un’idea di quali potrebbero essere i nomi da inserire nel bossolo.

Maffeuccio: No! So’ arrivato direttamente a la conclusione che l’unico in grado di mette’ d’accordo tutti, poveri e ricchi, siete voi.

Damiano: (saltellando dalla gioia) Uuuuuh! Che bello, che bello, che bello……. (tira baci a Maffeucccio) smac… smac….smac….

Maffeuccio: Calma, Messer Damiano ……… perché il potere vero e proprio lo controllerò io di persona ………… (si pavoneggia) Messer Maffeuccio di Pietro Pavolo, che poi, modestamente, sarei io, vero ……….. sarà’ il comandante supremo delle forze armate.

Damiano: (saltellando dalla gioia) Uuuuuh! Che bello, che bello, che bello……. (tira baci a Maffeucccio) smac… smac….smac…..

Maffeuccio: E prima che vi venga ‘n mente anche di comprà’ ‘na candela co’ soldi del comune, lo voglio sapè? (urlando) So’ stato chiaro?

Damiano: Chiaro? Limpido, vorrete dire. Anzi, trasparente. Voi non potete immaginare che gioia immensa mi avete regalato, oggi………. (euforico) Eeeee…..quando pensate che potrò prendere possesso della mia carica?

Maffeuccio: Tra qualche giorno. Quando mi sarò accertato che voi e tutti i vostri accoliti, avrete versato una cospicua quantità d’argento……. Meglio se oro.

Damiano: Grazie, messer Maffeuccio, grazie, (gli bacia le mani) Mi state dando la possibilità di toccare il cielo con un dito.

Maffeuccio: E ora, via, cavatevi da tre passi, se no tra poco ve lo fò vedé’ io dove ve lo ‘nfilo ‘un dito ……..…..

Damiano: (scoppia dalla gioia) Oh, mio Dio, che gioia!  Rinuncerei anche alla carica di sindico, per tale nobile, signorile, elegante, gesto da parte vostra.

Maffeuccio: (a tutta voce) Allora, maremma schifosa, ci volete andà’ via o vi devo chiappà’ a zampate? (Damiano scappa come una lepre) (al pubblico) Ma io domando e dico che m’è venuto ‘n mente di digli ‘n quel modo. Praticamente è stato come avè’ detto al cane se aveva voglia di rode un osso.

Leone: (urlando) Maffeuccio, accident’a te e a chi t’ha messo a comandà’…………allora, ci vo’ venì’ qua o no.

Maffeuccio: Eccomi, arrivo…... (va dalle guardie) qua, raccontatemi che v’è successo. (vede i due con i neonati in braccio) E quando avete partorito? ‘Stanotte?.

Mariotto: Beato te che ‘un capisci niente………..

Leone: Guarda che questi so’ du’ cittini veri, èh. Lo senti che piangono. (piangono)

Maffeuccio: Le sento, èh, mica so’ sordo………….. (minaccioso) E a chi l’avete rubati?

Mariotto: Ma sentite che discorsi. E che siamo sequestratori di cittini, secondo te?

Maffeuccio: Ladri quanto vi pare, ma forse ancora al sequestro di persona ‘n ci siete arrivati.

Mariotto: So’ passate di qui du’ donne che andavono a fa’ la spesa e ci hanno detto se gli si tenevono per cinque minuti.

Maffeuccio: No, ‘un po’ esse’. Ci metterei la mano nel fòco che ‘un è andata così. Voi sete troppo scemi e vi siete fatti fregà’, senz’altro.

Leone: Dacci ‘n consiglio di come si pòle fa. Mica le potemo sdindellà’ tutto ‘l giorno, èh.

Maffeuccio: Appena hanno finito di fa’ la spesa le ridate a le su’ mamme……….. Piuttosto guardate di trattalli bene, che voi sete du’ sciamannoni e ‘un c’è mica da fidassi tanto, èh.

Mariotto: Ma perché ‘un le pigli ‘n collo te e guardi se ti riesce d’addormentalli?

Maffeuccio: (mentre esce) E mentre fate le balie cercate di stà’ attenti anche a la porta piuttosto. (arriva un uomo che porta sulla spalla un bilanciere alla maniera dei cinesi)

Gualfredo: (da lontano) Fate largo………fate largo, che ci ho robba che pesa, scansativi……..

Mariotto: Èh, Gualfredo, ma ‘n do ci hai d’andà’ di passo svelto così?

Gualfredo: Via …… via, scansativi che se mi fermo un riparto più.

Lattanzio: O coso, ma almeno dimmi che porti, èh?………… fammi vedè’ se è robba che deve pagà’ la gabella. (si ferma e posa i sacchi)

Gualfredo: La gabella, si, ‘l coglione ch’hai nel capo, vedi. Con quello che ci ho qui dentro ci potrei comprà’ te, la tu’ moglie, tu’ figlioli e tutto Chiusi.

Lattanzio: Scommetto che ha’ fregato du’ sacchetti di sale a qualche carrozza che passava pe’ la Cassia?

Gualfredo: O, te, ‘l sale costa, ma che con du’ sacchetti ci si possa comprà’ Chiusi, mi sembra ‘n pò esagerato, èh.

Leone: O facci vedé’ che ci hai senza falla tanto lunga, su. Se no, chiappa e vattene, che ha noi ‘un ce ne frega niente.

Gualfredo: Se ci ‘ndovinate vi dico che ci ho.

Mariotto: Almeno dacci ‘n aiuto……….

Gualfredo: O qua, su……. ditimi che so’ que le cose che se ce l’hai stai bene e se ti mancono, ‘nvece, stai tanto male.

Leone: Le cartine pel mal di stomaco che vende ‘l Bologni.

Gualfredo: ‘Un ci sei andato manco vicino. State bòni che ve la rifò un’altra……. possono èsse’ di bronzo…….. d’argento………….. o d’oro………

Lattanzio: (saltella dalla gioia) Forse ho capito……….. forse ho capito………… rifammi ‘n pò la domanda.

Gualfredo: (come fosse un presentatore) Attento messer Lattanzio, èh, concentratevi prima di rispondere. Voi sapete bene che avete poco tempo a disposizione………… pronto?

Lattanzio: (mani alle orecchie come una cuffia) Prontissimo……….. vai……

Gualfredo: Allora ……. possono èsse’ di bronzo…….. d’argento ………o d’oro ……….. (a Leone) via col tempo.

Leone: (imita il cronometro) tic, tac, tic, tac, tic, tac………

Lattanzio: (euforico) La so……la so…….  fermate ‘l tempo.

Gualfredo: Stop al tempo! Dite pure messer Gualfredo. 

Lattanzio: So’ le nozze!

Gualfredo: Ma falla finita, scemo. Mi sembri le nozze. Ma che ti dice ‘l capo, è?

Lattanzio: Ma mira che coglione. Ora dimmi che ‘un ha’ mai sentito dì’ che ci so’ le nozze di bronzo, d’argento e d’oro.

Gualfredo: Lo so che ci so’, ma ora secondo te, qui dentro, io ci avrei du’ sacchetti di nozze?

Lattanzio: Dici che ‘un c’entrerebbero, èh?

Gualfredo: (fa per ricare i sacchi) Stammi a scoltà’, Lattanzino, noi siamo amici, ma mica mi voglio fa piglià’ pel culo da te, èh.

Lattanzio: (arrabbiato) Ma chi ti vòle piglià’ pel culo, o coso.

Gualfredo: Allora vorresti dì’ che ‘un è che ci fai, sei proprio tonto di tuo?

Leone: Gualfredo, ora falla corta anche te però, è. O ci dici che ci hai, o ti cavi.

Gualfredo: Qua, venite qua che vi fò vedé’ che meraviglia. (i tre si avvicinano. Gualfredo tira fuori una manciata di monete) So’ andato a ritirà’ le monete di Chiusi che ha fatto conià’ Maffeuccio. (i tre ne prendono una per uno e provano ad addentarla)

Lattanzio, Leone e Mariotto: So’ vere, davero. Sembrono proprio di ferro. ‘Un gli se la fa mica a acciaccalle.

Mariotto: Ma di che so’ fatte, di bronzo?

Gualfredo: Sie, di bronzo. So’ ma d’argento.

Leone: Budelli! ‘Sta volta ‘un s’è guardato a spese, èh.

Lattanzio: O ‘n do’ l’ha trovati i soldi per compralle, Maffeuccio.

Gualfredo: (gli toglie le monete) Qua, sputate l’osso, che so’ tutte contate. (mette le monete nel sacco) Quando staccate dal turno, andate al banco di Messer Petrucci e fate ‘l cambio con quelle vecchie.

Mariotto: Èh, gia, te dici bene. Aveccele, però, quelle vecchie.

Gualfredo: (mentre esce) Allora v’arrangiate, io ‘un vi posso fa’ niente………….. Bòna, soldati.

(arrivano alla porta due forestieri, un uomo ed una donna. Vestono in maniera frivola. Lei è una maga. Lui un venditore di pozioni miracolose)

Forestiero: Permesso? Si pòle entrà?

Leone: (con l’alabarda puntata) Fermi lì, chi va la?

Forestiera: Gigi e la Beppa che vogliono entrà’.

Mariotto: Statemi a’ ‘scoltà’, gatto e la volpe, costì ………se siete venuti per pigliacci pel culo potete anche ritornà’ da dove siete partiti, èh. Che vi credete di èsse’ a ‘n pranzo di nozze che fate le rime?

Forestiero: Veramente avete cominciato voi a fa’ le rime. Noi s’è domandato solo se si poteva entrà’.

Leone: Forza, ‘un la mungete tanto, ditici chi siete e che volete? (hanno i bambini in braccio)

Forestiera: Scusate tanto, èh, ma voi, per caso, fate anche le maestre dell’asilo?

Mariotto: Se ‘un vi cavate a la svelta vi do l’asilo e quello che cercate. Ditimi se volete entrà’ a Chiusi, avanti.

Forestiero: Certo che si vòle entrà’ a Chiusi, se no secondo voi che ci si sarebbe venuti a fa’ fino a qui? A vedé’ voi?

Leone: Uuuuuuh, bene! Andate là dal gabelliere. Parlate con lui che vi spiega come sta la faccenda e che documenti ci vogliono per entrà’. (i bambini piangono)

Forestiera: (a Leone e Mariotto) Attaccateli a la poccia che questo è pianto da fame, io le conosco bene i bambini. (vanno dal gabelliere)

Mariotto: O Leone, a me mi sa che mica famo un gran figurone co’ ‘ste fregni ‘n collo, èh. Ognuno che passa di qui ci fa la visciaia.

Leone: Mi sa a nche a me.

Forestiero: Buonbiorno messer gabelliere, oggi è una bella giornata, vero?

Lattanzio: Se un fosse perché mi girono i corbelli, potrebbe anche èsse’.

Forestiera: E perché mai vi crucciate così? Oggi, finalmente, vedrete la fine dei vostri problemi, avete di fronte a voi la maga Crezia, specializzata in problemi d’amore, di quattrini e di salute.

Forestiero: E io sono Gianciotto, inventore della più portentosa e miracolosa pozione che allevia qualsiasi tipo di dolore. La tisana Moresca: (indica le varie parti del corpo) che scaccia mal di testa, mal di denti, mal di stomaco, mal di pancia, ammazza i pidocchi, lenisce il dolore delle moroidi ed è persino buona come dissetante.

Lattanzio: (meravigliato) Leva ‘l dolore de le moroidi? Giusto mi’, proprio oggi ci ho ‘n bruciore……….

Forestiero: (mentre gli mostra la bottiglietta) E questa è quello che fa per voi. Un’ untatina e siete a posto.

Lattanzio: E è bòna anche da beve?

Forestiero: Ottima! (con la bottiglia fa il verso di bere e poi di untare le emorroidi) Pocciatina, untatina ………….pocciatina, untatina…………

Lattanzio: Però, levatimi ‘na curiosità: ma prima ci si unta e poi si beve o prima si beve e poi ci si unta?

Forestiero: A vostra libera scelta giovanotto. Ma io vi consiglierei prima di bere e poi di untarvi.

Lattanzio: Mi sa anche a me. È parecchio più igienico.

Forestiera: (mentre dispone le carte sopra il tavolo di Lattanzio)  Fatimi spazio bell’uomo, che in quattro e quattr’otto vi svelerò il vostro destino.Scegliete tre carte, su.

Lattanzio: Alt! Prima ditimi quanto vengo a spende’, poi famo la partita.

Forestiera: Ma non pensate al denaro, pensate alla vostra felicità, invece. Cosa sono due o tre misere monete di fronte alla certezza di essere lieti per sempre.

Lattanzio: Voi dite bene, ma se uno ‘un ce l’ha e le deve andà’ a cercà doppo diventono tribolazioni.

Forestiera: Consegnate una lira al mio compagno, scegliete le vostre carte e farò di voi l’uomo più felice del mondo.

Lattanzio: (Lattanzio paga) Speriamo bene ma ho bell’e capito che ‘n un modo o ‘n un altro mi fregate…… scelgo questa……..questa………. e questa.

Forestiera: Dunque vediamo…… avete pescato il denaro, bellissima carta…….. accompagnata dall’inferriata, che bella lo è un po’ meno e dal vecchio…..

Lattanzio: Alt! ‘Un mi dite niente che ho capito da me: m’arriveranno parecchi quattrini, però diventerò vecchio dietro a un’inferriata, che ‘n poche parole sarebbe la galera.

Forestiera: E invece, no, pimpante gabelliere, mi dispiace ma non è proprio come avete detto voi.

Lattanzio: Allora ditimelo voi che ci capite, noo.

Forestiera: Vincerete al gioco un sacco di soldi, ma i vostri parenti, avidi, faranno in modo di toglierveli e voi finirete la vostra vecchiaia dentro un ospizio.

Lattanzio: E sa’ che c’è parecchia differenza da quello che avevo detto io. Comunque ‘na bella cosa sete riuscita a falla. Prima mi giravono i corbelli, ora ‘nvece mi frullono.

Forestiero: Perché non prendete una confezione della mia tisana, il suo contenuto afrodisiaco vi rimetterà in sesto e sognerete paradisi ameni.

Lattanzio: Grazie tante, ma proprio ni ‘sto momento m’è passato anche ‘l bruciore de le moroidi.

Forestiero: Non mi dite, però, che con tutti i pensieri che avete, la notte riuscite a dormire tranquillo?

Lattanzio: Questo è vero, ‘l sonno un pochinino agitato ce l’ho. Ma perché la mi’ moglie mi piena di lividi co’ tufoni che mi da perché russo.

Forestiero: Basterà che ne prendiate due cucchiai prima di coricarvi e dormirete come un angioletto. La mattina seguente, poi, prima di alzarvi dal letto, ne verserete un po’ proprio nei punti in cui vostra moglie vi da quei sonori cazzotti che dicevate prima e ci farete un bel massaggio.

Lattanzio: Qua, accident’a voi e a chi v’ha portato qui. Datimela ‘na bottiglia. Voglio vedé’ se gli fa. Quanto vi devo da’?

Forestiero: Soltanto una lira, giovanotto. Una misera, piccola lira.

Lattanzio: (mentre paga) ‘Na lira? Ha’ detto scanziti. A me mi ci vòle un giorno per guadagnà’ ‘na lira………………....

Forestiero: Una lira, una semplice, umile lira che non è nulla di fronte alla salute del vostro corpo e della vostra anima.

Forestiera: Non rimpiangete il vostro denaro, giovanotto. Esso vi è servito per darvi gioia e felicità.

Lattanzio: Sie, sie, fatela meno lunga, tanto so’ sicuro che m’avete fregato. Ancora ‘un so come e quando, ma m’avete fregato senz’altro.

Forestiero: (imperioso) Tacete giovanotto! Osereste dire che noi andiamo in giro ad ingannare la gente?

Lattanzio: Si! Ma la colpa ‘un è vostra, è di noi cetroli che s’abbocca ………….. e ora che mi viene ‘n mente ho capito dove m’avete fregato.

Forestiero: Se può farvi fa piacere, ditecelo anche a noi…………. dite pure giovanotto.

Lattanzio: Se la sera devo piglià’ la vostra tisana per dormì’ tranquillo, ma la mattina devo fa’ i massaggi ne’ lividi, vòl dì’ che la mi moglie i cazzotti ne le costole me le da lo stesso, noo.

Forestiera: Arguto il ragazzo, per Bacco!…………. Ma non è come avete detto voi.

Lattanzio: Noe, chi sa com’è allora.

Forestiero: Ci dispiace giovanotto che la pensiate così, (tirano fuori alcune pergamene) ma se non vi fidate potremmo farvi vedere gli attestati che ci hanno rilasciato le più famose università del mondo.

Lattanzio: Tempo sprecato! Voi mi potete fa’ vedé’ tutto quello che vi pare. (indicando Leone e Mariotto) Tanto io so’ legge qualcosa più di que’ du’ somari messi ‘nsieme, che ‘un sanno legge per niente. (Si sente un raglio di somaro)

Leone e Mariotto: Ma somaro sarai te……………. che ti se’ fatto fregà’ come ‘n coglione.

Lattanzio: Allora, forza, se volete entrà’ a Chiusi fanno quattro lire, due per uno.

Forestiera: Salute! Però anche voi siete cari, perdinci. Ma non ci sono sconti per comitive e ragazzi? (i due pagano)

Forestiero: E ora convincetemi che quello che avete preteso per la gabella non è un furto.

Lattanzio: Se ‘un vi levate a la svelta di qui, di qui vi fò ‘na bella multa per avé’ ‘ngannato un incapace di mente.

Forestiero: Ohibò! E chi sarebbe costui?

Lattanzio: A chi vi riferite, a l’incapace di mente?

Forestiero: Certamente, si.

Lattanzio: ‘L nome ‘un si fa perché ‘un ne sta bene, ma è qui ne le vicinanze.

Leone e Mariotto: È a sedé’ davanti a ‘n tavolino ……. E fa ‘l gabelliere.

Forestiero e Forestiera: Pace e bene  tutti………. La felicità sia con voi. (i due escono)

Leone: E’ Lattanzio, ma ‘un t’aveva detto Maffeuccio che ‘l prezzo de le gabelle era fissato tutte a ‘na lira?

Lattanzio: Lo so, ma due le ripiglio per me. Se no a la mi’ moglie, che gli ‘nvento, che ho speso du’ lire per fammi fa’ le carte e per comprà’ l’unto pe’ le moroidi? Doppo così, addio l’ultime costole bòne. (Il bambino ricomincia a piangere. Rientra la loro madre)

Donna: (mentre si avvicina) Ma senti que’ delinquenti, come fanno piange quel figliolo. In che mani l’ho messo, porett’ a me.  Èh voi, ma che pensate d’avecci ‘n gattino ‘n mano.

Leone: Ancora ‘un era l’ora di ritornà? No, se volevi fa’ ‘n altro giro ditelo, noo, che tanto noi siamo qui senza fa’ niente.

Donna: Ma se vi siete offerti voi di tenemmelo. Ora fate anch’e furbi?

Mariotto: V’è andata bene che ‘sto cittino ci ha fatto pena, se no oggi a voi la galera, ‘un ve la levava nessuno.

Donna: Voi siete fortunati perché io so’ d’una famiglia per bene e che ‘un vi vòle fa’ del male, perché se no al massimo fra un’ora, (mimando un impiccato) ciondolavi tutti e due co’ ‘na corda al collo.

Mariotto: Fate pochi discorsi, èh, prima che mi ‘ncancherisca davero………….

Donna: Se la mettete così, allora ritorno al palazzo e vi denuncio tutti per maltrattamenti di minori. Delinquenti che ‘un sete altro.

Leone: Ma sentite che discorsi. Arrivate qui, fate ‘na confusione che ‘n finisce più, ci lasciate il citto senza manco chiedicelo e ora avete anche ‘l coraggio di reclamà’? (nel frattempo è arrivata Parisina, moglie di Leone, che assiste alla scena da lontano)

Mariotto: (mentre gli riconsegnano i neonati) Forza, chiappate ‘sto fagotto e sparite, se no chiamo le guardie e vi fò arrestà’ per vagabondaggio.

Donna: Chiamate le guardie? Ma perché voi che siete, ‘un siete guardie?

Mariotto: No, noi siamo guardie scelte.

Leone: Si! Scelte tra i più bischeri del paese.

Donna: Voi òmini sete tutti uguali, co’ le donne vi ci volete divertì’ e basta, ma quando si tratta di prende’ certe responsabilità vi tirate sempre ‘ndietro.

Mariotto: Oooooh, ‘un cominciamo a offende la categoria, èh………..

Donna: (con voce quasi di pianto) Quando ‘na povera donna ‘ndifesa si trova nel momento del bisogno, voi fate subito finta di niente. Gente senza cuore. (arriva Parisina con un pezzo di legno in mano)

Parisina: Èh, Leone! Spieghimi ‘n po’ che sarebbe ‘sta storia che ti saresti tirato ‘ndietro da certe responsabilità? (burbera) Di chi è quel figliolo che ci avevi ‘n collo?

Leone: Secondo me dev’èsse’ ‘l suo…….. penso, èh, perché ‘un so’ sicuro.

Parisina: (enfatica) Penso!……. lui pensa. E da quando ti si sarebbe sviluppato ‘l cervello, che fino a ieri quando battevi le capate la testa ti rimbombava come ‘na campana rotta?

Donna: (arrabbiata) O brutta nel muso e fatta male addosso, che vorresti dì col discorso che ha’ fatto prima?

Parisina: Èh, lui m’ha capito. So’ sicura che ha capito quello che gli volevo di’.

Donna: (arrabbiata) E io ‘nvece no. Forse sarebbe meglio se tu ce lo spiegassi.

Parisina: (agli uomini) Allora uno di voi due, mi dica chi è che quello si sarebbe tirato ‘ndietro nel momento del bisogno?

Leone: Ovvia Parisina, che ne so io che voleva dì’. Ma chi la conosce.

Parisina: Te lo dico io che voleva dì’, puttaniere che ‘un sei altro …..……voleva dì’ che ‘l figliolo è ‘l tuo, (lo picchia col mestolo) delinquente, farabutto.

Donna: O rintronata, ma chi lo conosce ‘l tu’ maritino. Capirai, ‘st’esemplare di Canopio etrusco.

Leone: Ma via Parisina, o che discorsi fai…………… Diglielo te, Mariotto, come stanno le cose, su, se no va a finì’ che qui ci famo ‘na tragedia.

Parisina: Lui è meglio se sta zitto, almeno ‘un si compromette. (a Mariotto) Tanto quando vò a casa lo racconto subito a la tu’ moglie, sa’, che credi di passalla liscia?

Mariotto: Ma erono due di passaggio che volevano andà’ ‘n paese a fa’ la spesa.

Parisina: Di passaggio? Da passeggio volevi dì’. Tanto chissà dove l’avete conosciute. Ne la strada del passo de le Chiane, dove si ritrovono tutte.

Donna: Stammi a sentì’, sciancicata, ma mica tante le volte ti sarà venuta a noia a campà’, èh?

Ha detto bene lui, noi s’era qui di passaggio e si voleva andà a fa’ la spesa. 

Parisina: (sarcastica) E voi, a du’ donne di passaggio che manco conoscete, gli tenete i citti mentre loro vanno a fa’ la spesa? Che sete le monache dell’ospedale?

Leone: Stammi a ‘scoltà’ Parisina, se ci vò’ crede, di bene, se no fa’ come ti pare.

Parisina: Ah, ci hai anche ‘l coraggio di risponde, èh, (mentre lo colpisce con il legno, Leone saltella per evitare le percosse) ma io ti fò saltà’ come ‘n capretto, sa’.

Mariotto: (Imperioso) Ora basta, Parisina, via, che ‘un è dignitoso fa’ ‘ste scene davanti a tutti.

Parisina: (i due saltellano mentre Parisina li colpisce) Ah, sii, e allora piglia qualcosa anche te, toh, che tanto sei delinquente e puttaniere quanto ‘l mi’ marito. (si sente una canizza e un rullìo di tamburi. Subito dietro arrivano, strafialati, il banditore ed i tre ragazzi. Gli uomini e le donne discutono tra se)

Ragazzo: Basta, quando s’è finito ‘sto giro mi licenzio. Ma mica si pòle sta’ sempre a fa’ ‘ste corse, èh. Io da grande volevo fa’ ‘l banditore, mica ‘l corridore.

1° tamburino: (al banditore) Ha ragione lui, quando l’acqua, quando que la robba che puzza, quando le sassate, ‘n si fa mai pari.

2° tamburino: Siamo trattati peggio de’ cani quando entrono ‘n chiesa, chi ‘na spinta, chi ‘na zampata rimediono sempre qualcosa.

Banditore: Ora ‘un la mungete tanto, però, èh. Sa’ quanti ce lo vorrebbero avé un posticino di lavoro come ‘l vostro.

Ragazzo: Èh, gia! Tanto noi ‘un siamo la ventiduesima squadra che cambi quest’anno.

Banditore: ‘Namo, stupidi, che quell’altri l’ho mandati via io perché a la prima corsa che toccava fa’, gli veniva subito ‘l fiatone ……. su, forza, che si comincia. (il ragazzo posiziona lo sgabello. Arrivano i tre nobili, Lattanzio e le donne)

Ragazzo: (aprono l’ombrello) Udite, udite……..popolo di Chiusi…. (silenzio assoluto)

Banditore: Ma via, fate meno i ficosi, chi volete che ci sia al letto a le tre del pomeriggio. (al tamburino) Forza, sòna.

Ragazzo: (dopo la rullata) Udite, udite……..popolo di Chiusi….

Da fuori scena: (voce di uomo) Allora! S’ha falla finita di fa’ chiasso o scendo e v’annodo i bracci a tutti quanti siete? (il banditore scende e i quattro si preparano alla fuga)

Lattanzio: (ai ragazzi) State fermi ‘n do’ sete……. (guardando verso una finestra) Zizzula……. O zizzula…….. dico a te, èh……

Da fuori scena: Ma si pòle sapè’ che vòi da la gente che si riposa?

Lattanzio: Se vòi fa’ ‘l sonnellino fallo. Però dorme e cerca di ‘un rompe che questi ce l’ha mandati Maffeuccio.

Da fuori scena: Un colpo a te e gia che ci siamo due o tre anche a lui. (si sente un sonoro scorreggione) Oooooooooh ……

Banditore: Salute!

Da fuori scena: Grazie!

Banditore: ‘Un c’è di che!

Ragazzo: Tanto ci ha più posto ‘n dov’è ora, che ‘n dov’era prima.

Banditore: (schiarisce la voce) ”Essendo che, dopo attenta perquisizione nella dimora di messer Pucciarello Gualfredi, sono stati trovati oggetti preziosi occultati onde non farne dono alla comunità di Chiusi, ed il reo non ha fornito esauriente spiegazione al capitano di giustizia per lo loro occultamento ………. Si ordina!…… Visto che il reato commesso è di gravissima cagione per tutta la comunità e essendo che la pena prevista per tale reato è il taglio della testa e che ciò deve essere esempio per tutti coloro che avessero la stessa intenzione……..Si ordina! Che a messer Pucciarello Gualfredi venga separata la testa dal resto de lo corpo, finché morte non sopraggiunga. L’esecuzione avverrà tra pochi minuti nella pubblica piazza……. Ho finito. (scende dal banchetto) ‘Namo, svelti, prima che si risvegli Zizzola. (i quattro escono mentre si sente un cane che ringhia)

Lattanzio: (ai nobili) Che credevi che Maffeuccio scherzasse? Allora ‘un ci avete capito proprio niente. (Lattanzio ritorna alla porta. Le donne escono)

Dei: Ho l’impressione che stiamo entrando in un regime di terrore. Non mi sento per niente tranquillo.

Della Ciaia: (molto intellettuale) Ma no, messer Anselmo, queste sono le solite inevitabili azioni dimostrative del potere del popolo. Non temete, non durerà a lungo.

Damiano: Questo lo dite voi, messer Niccolò, che siete un inguaribile ottimista, ma l’uccisione di un nobile da parte della plebaglia non è un buon segno.

Dei: (in confidenza) Detto tra noi, messer Pucciarello Gualfredi, forse la merita una fine del genere. La sua professione di strozzino l’ha messo in cattiva luce con tutta la popolazione, nobili, borghesi e plebei.

Della Ciaia: Purtroppo per lui….. Però, ammetterete anche che la vostra elezione a sindico, messer Damiano, non è riuscita a tacitare gli animi, come era nelle aspettative di tutti.

Damiano: Ne sono perfettamente cosciente, ma molto è dipeso dal comportamento di messer Maffeuccio. Pensate che non sono padrone nemmeno di deliberare la spesa per pulizia delle strade della città, senza il suo consenso.

Dei: Vi voglio fare una confidenza, (fa segno di avvicinarsi) ho sentito dire, da fonti sicure, che molti nobili si danno convegno segretamente per tentare di ribaltare lo strapotere di Maffeuccio.

Della Ciaia: Confidenza per confidenza, anch’io sono stato invitato a partecipare ad uno di questi convegni, ma mi sono rifiutato, perché nonostante tutto ho ancora fiducia in quel Maffeuccio. Temo, però, che la sua fine sia ormai segnata.

Damiano: Purtroppo, si, miei cari. I plebei pretendono ogni giorno di più, i nobili non intendono lasciare spazio a nessuno, i borghesi sgomitano per arrivare sempre più in alto. Non c’è più la minima comunione d’intenti.

Dei: A proposito, volevo chiedervi una cosa, non vi è giunta, per caso, notizia che il successore di Ludovico di Baviera, Carlo IV di Boemia, abbia intenzione di venire in Italia e scendere fino a Roma?

Della Ciaia: Certamente, e so per certo che si recherà a Roma per essere incoronato imperatore dal Papa. Ma le notizie che ho io, dicono che sia gia in Italia.

Damiano: A me hanno detto che prima sosterà a Milano per ricevere dai Visconti la corona Ferrea dei Longobardi, e nel suo cammino per raggiungere Roma, si fermerà a Pisa, Lucca e anche a Siena.

Dei: E non vi è dubbio che si fermerà anche a Chiusi.

Della Ciaia: A Chiusi? E per fare che cosa, se è lecito?

Damiano: Non vorrete che rinunci ad una sosta nella nostra città, per venerare l’anello della Madonna.

Dei: Ah, certamente, ne sono convinto anch’io. La venerazione dell’anello della Madonna, è tappa d’obbligo per tutti i potenti di questo mondo.

Della Ciaia: Speriamo in Dio. Purtroppo, non ci rimane altro che aspettare. (si sentono colpi mesti di tamburi. Entrano un boia con in mano una scure, dietro il condannato, segue un uomo che porta un ceppo ed una cesta. Appena arrivati, l’uomo che li portava, li posiziona) (arriva Maffeuccio)

Pucciarello: Ricordatevi che quello che state per fare è un’infamia. Non ho subito un regolare processo e quindi state commettendo un omicidio di stato. (Maffeuccio gli si avvicina)

Maffeuccio: Che avete detto che ‘un ho sentito bene? Che ‘un v’è stato fatto un processo regolare? E che ci vòle a fallo, qua, si fa subito, ……….. Leone, Mariotto, venite qui che v’adopro. Lattanzio, te porta su ‘l tu’ banchetto. (i tre eseguono)

Leone: Che si deve fa’ Maffeuccio?

Maffeuccio: Te, Leone, sei ‘l giudice. Te, Mariotto, sei l’avvocato difensore di messer Pucciarello. E te, Lattanzio, sei la pubblica accusa. Cominciate subito e fate a la svelta perché ci ho da fa’ da ‘un sapè’ ‘n dove mette le mani, su.

Pucciarello: Io proporrei di mandà’ via il boia col ceppo. A ‘sto punto ‘un sono più un condannato a morte. (il boia e l’aiutante fanno per uscire)

Maffeuccio: (imperioso ai due) Fermi lì dove siete! Guai a chi si mòve! Restate qui che se viene condannato almeno ‘un c’è bisogno di venivvi a ricercà’.

Leone: (schiarisce la voce e entra nella parte con un linguaggio ricercato e lezioso) Messer Pucciarello Gualfredi, siete imputato di aver nascosto oggetti preziosi che dovevono essere consegnati al camerlengo di Pecunia del comune di Chiusi per poter comprare le monete chiusine, che si so’ ordinate a la fonderia di Cortona…….

Maffeuccio: (ironico) Ma senti quante cose sa! E a te chi te l’avrebbe detto che si so’ ordinate a la fonderia di Cortona?

Leone: Nessuno!…… Io mica lo so a chi l’avete ordinate. Ho detto così per dì’. M’è sembrato che un giudice ‘ste cose le dovesse sapè’. O no?

Lattanzio: (anche lui è entrato nella parte) Andate avanti, eccellente signor giudice, su. Prima finiamo questo noioso processo e prima potrò recarmi a casa accanto alla mia adorata mogliettina.

Leone: (con un inchino) Vogliate scusarmi, gentile signora pubblica accusa, non era mia intenzione farvi perdere tempo.

Lattanzio: (con un inchino) Ma vi pare, grande e gentile giudice, scusate me, piuttosto, se sono stato irriverente. (smancioso va a dargli la mano) La vostra signora come sta? Bene? Portategli i miei ossequi.

Leone: (con un inchino) Riferirò volentieri, graziosa signora pubblica accusa, ma non vi dovevate disturbare. E voi fatemi il favore di portate altrettanti saluti anche alla vostra deliziosa moglie, mi raccomando.

Lattanzio: (ancora inchini quasi da prendersi a capate) Glieli porterò con molto piacere. Grazie, grazie infinite per il pensiero, magnifico e grande giudice.

Maffeuccio: Allora! La fate finita di fa’ i cretini che questo è ‘n processo serio?

Leone: (Impettito) Imputato, che cosa avete da dire a vostra discolpa?

Pucciarello: Che so’ innocente!

Lattanzio: (arrabbiato) E ti pareva! Oh, ma ce ne fosse uno che davanti a ‘n tribunale dice che è colpevole. Mai! So’ tutti innocenti. (tenta di togliersi una scarpa e fa finta di tirarla contro l’imputato) Io quasi, quasi gli traventerei qualcosa………. Secondo me è colpevole ………e ‘un ci voglio ritornà’ sopra. (urla verso il condannato) Mi so’ spiegato?.

Mariotto: (con tono pacato mentre passeggia) Io ‘nvece, dico che è innocente. Perché sono sicuro che messer Pucciarello non voleva nascondere quelle cose che doveva portare al Camerlengo. No!…….. mentre preparava ‘l pacco di quelli che poi ha consegnato, un pochi gli sono caduti per terra senza neanche accorgersene e sono rimasti lì. (a Pucciarello) Ho detto bene, messere?

Pucciarello: Preciso! E’ andata proprio come avete detto voi.

Maffeuccio: Ovvia, ora smettete di fa’ l’imbecilli e fate ‘l consulto per stabilì’ se è innocente o colpevole, e poi pronunciate la sentenza, forza. ( i tre si allontanano e formano un capanello borbottando tra se)

Pucciarello: E secondo voi questo sarebbe un processo regolare? Questa è una farsa. Ne renderete conto al Papa.

Maffeuccio: (ai tre pseudo-giudici) Oooooh ……Ooooooh……. Allora ……. Che ci volemo chiappà’ la mamma?

Mariotto: (fanno una corsettina) S’è fatto, Maffeuccio, eccoci……

Lattanzio: Ma ‘un ci hai un minutino di pazienza, però, o che sei, ‘ndiaulato?

Leone: In nome del popolo chiusino….. io, giudice Leone del fu Jacopo Montone, in virtù dei poteri a me conferiti, dichiaro messer Pucciarello Gualfredi…………..

Pucciarello: Innocente!

Leone: E ‘nvece, no! Sbagliato…… Colpevole…….. E lo condanno al taglio della testa seduta stante. Procedete che poi si va a pranzo, forza, su, senza fassi mangià’ ‘l lillino da le mosche (rullo di tamburi)

Boia: (al collega) Mette a posto ‘l ceppo e la cesta, forza, datti da fa’.

Apprendista: Calma, è, che ‘l tempo che ci va, si vede che ci vòle. Anche pe’ la fretta ci vòle ‘l su’ tempo.

Boia: Ma te lo ricordi o no che quando s’è fatto qui ci s’ha da andà’ a fa’ un altro servizio al Vaiano?

Apprendista: (al boia) Stammi a sentì’, ti volevo dì’ ‘na cosa……….

Boia: Ora che vòi?

Apprendista: Me lo faresti ‘n favore?

Boia: Ma proprio ora? Cinque minuti‘un pòi aspettà’? …………………..

Apprendista: Se me lo fai fra cinque minuti ‘n vale più.

Boia: O sentiamo che voi, su.

Apprendista: (implorante) Fammelo fa’ a me ‘sto lavoretto, se no va a finì’ che te vai ‘n pensione e io ancora ‘un ho ‘mparato niente.

Boia: Tanto questo ‘un è un lavoro per te, te l’avrò detto mille volte. È parecchio meglio se vai a ‘mparà’ a fa’ ‘l barbiere, dammi retta.

Apprendista: Ma perché dovrei andà’ a fa’ ‘l barbiere, scusa?

Boia: Perché l’ultima volta che ti ci ho fatto provà’, lo rapasti a zero al primo colpo senza manco sbucciallo per niente.

Apprendista: Ora quanto la fai lunga pe’ ‘na volta che ho sbagliato.

Boia: Ah, ‘na volta, si? Quando ti ci feci riprovà’ gli staccasti tutt’e due l’orecchi che toccò anche graziallo perché lo diceva ‘l regolamento.

Apprendista: (supplichevole) O fammici riprovà’, dai, o fammi contento. (sicuro di quello che dice) O lillo, tanto ‘l capo ‘un è mica ‘l tuo, èh.

Boia: (mentre gli consegna la scure) O Forza, chiappa qua, accident’a te e a me che mi ci so’ confuso con te.

Apprendista: (al condannato) Ovvia, su, mettete ‘l capo sopra al ceppo che guardo di fa’ del mi’ meglio. (il condannato esegue mentre l’apprendista prende in modo incerto le misure con la scure che ondeggia)

Pucciarello: (rialzandosi arrabbiato rivolto al boia) Oh, ma che siete ammattiti tutt’e due? Io da questo ‘l capo ‘un me lo fo taglià, èh. Ora finchè si scherza, si scherza, ma se si fa per davero, le cose cambiono.

Boia: (prende dall’orecchio una matita e dalla tasca un metro, poi si rivolge all’apprendista) O qua, su, bisogna che ci metta le mani io, via, tanto se no te ‘un ti spagni da ‘sta faccenda.

Apprendista: (supplichevole) Fammelo fa’ a me, dai…………

Boia: Te lo fo fa a te, si, però sta’ zitto…………Condannato, rimettetevi a posto che ora famo ‘na bella cosa. (prende le misure nel collo, fa un po’ di conteggi e poi con la matita traccia un segno) Forza, devi chiappà’ qui dove ti ci ho fatto ‘l segno, e cerca di esse’ preciso (l’apprendista alza l’accetta – nel frattempo si sentono forti colpi alla porta)

Da fuori scena: Guardie! Aprite la porta e fatemi entrare.

Lattanzio: ‘N questo momento ‘un si po’, ci s’ha da staccà la testa a ‘n cristiano. Se avete pazienza cinque minuti s’arriva.

Da fuori scena: Vi ordino di farmi entrare immediatamente. (Leone va vicino alla porta)

Leone: Ma si pòle sapè’ perché avete tutta ‘sta fretta?…… Avanti, ditemi come vi chiamate.

Da fuori scena: Carlo quarto, re di Boemia. (i presenti si guardano stupiti)

Leone: Si! E io so’ quell’omino vestito di bianco che s’affaccia tutte le domeniche da San Pietro. Andate via, per piacere, che ci s’ha da fa’ e manco poco………. Ritornate più tardi.

Da fuori scena: Portate avanti l’ariete e buttate giù la porta. (Lattanzio e Mariotto Corrono alla porta)

Lattanzio: Fermi ……….fermi per carità, che vi si apre subito noi.

Mariotto: ‘Un ce la scrocciolate che ci s’ha ‘sta porta sola.  (aprono. Entra un uomo vestito regalmente accompagnato da un cavaliere) (il re dovrebbe parlare con accento tedesco)

Carlo IV: Io sono Carlo IV, re di Boemia e voglio sapere chi è quello stupido che mi ha risposto quando mi sono presentato?

Leone: Sie, ormai chiappelo pe’ la coda. Appena ha sentito che c’era ‘l re, è scappato come ‘l banditore quando ci ha la canizza dietro.

Carlo IV: (si guarda intorno) Qualcuno di voi ha la compiacenza di dirmi che cosa stavate facendo? Sembra tutto pronto per un’esecuzione capitale in piena regola.

Maffeuccio: Ma chi? Noi? Ma vi sbaglierete, altezza. (tutto sorridente, va ad abbracciare il condannato) Noi si giocava. Si faceva finta di ammazzà’ ‘sto cristiano co’ ‘n accettone. Vero, ragazzi?

I presenti: Si, si, è vero altezza, si scherzava………………. mica si faceva sul serio.

Pucciarello: ‘Un è vero, maestà. Facevano per davero. Se ‘un arrivavi voi, a quest’ora la mi’ testa sarebbe stata dentro a que’ la cesta.

Leone: Sie, chissà che ci si faceva! Le zucche acerbe ‘un le mangiono manco i maiali.

Lattanzio: Maestà, è vero, credeteci. (indicando Pucciarello) Lui, poi, è ‘l più gnoccone di tutti e noi gli si fa sempre scherzi.

Carlo IV: E……. ditemi una cosa. Chi è comanda in questo momento a Chiusi?

Mariotto: (indicandoli) Meser Maffeuccio di Pietro Pavolo, che è ‘l capo de le forze armate e messer Damiano Degli Azzi, che è ‘l sindico generale.

Carlo IV: E anche loro, naturalmente, sono due tipi a cui piace scherzare, immagino?

Leone: A chi, a loro due? Piglierebbero pel culo anche ‘l frate guardiano de la Pieve, da morto.

Carlo IV: Allora, se ho ben capito, a Chiusi, siete una banda di burloni?

Leone: Burloni? Peggio! Qui ci si sganassa da le risate da la mattina a la sera. Lo sapete come dice‘un detto chiusino? “ se vai a Chiusi e un sei coglionato, Maffeuccio ‘un c’è e ‘l Sindico è malato. Fate ‘n po’ voi.

Carlo IV: Bene, bene, bene. Ora fare io un bello scherzetto, visto che voi prendete sempre le cose a ridere. (indica il suo accompagnatore) Questo signore qua è un mio uomo fidato, che io lascerò qui come vicario imperiale.

Maffeuccio: Scusate, sire, ma lui che funzioni avrebbe a Chiusi, che ‘un ho capito bene?

Carlo IV: Di comando, giovanotto, di comando. Prenderà oggi stesso possesso di tutti i poteri della città.

Mariotto: (all’imperatore) Èh, noo! Tanto noi la guerra all’orvietani gli s’è fatta per te perché se’ bello……………

Leone: (lo scansa) Zittiti, Mariotto, che questo è l’imperatore per davero. A Chiusi comanda lui.

Mariotto: E a me che me ne frega………….. io vò a sta’ a Siena.

Leone: Comanda anche a Siena………….

Mariotto: Allora resto a Chiusi che ci ho la casa, per Dio………….

Carlo IV: Mi sembra che sia il minimo che possa fare un povero imperatore, che aveva per comandanti della città un branco di burloni che hanno sempre voglia di scherzare.

Maffeuccio: Ma ‘un date retta che ‘l imperatore scherza……... Vero che scherzate, altezza?

Carlo IV: Assolutamente, no………… Istruite il vicario su tutto quanto deve sapere e………. senza scherzi…………….. Adesso ho un po’ di fretta, devo fare un salto a Roma per essere incoronato imperatore dal Papa. Ma al mio ritorno mi fermerò qualche giorno. Voglio rendere omaggio all’anello della Madonna….. (s’incammina) Aufidersen…….

Maffeuccio: (prendendo sottobraccio il vicario) Ma si, venite con noi, che ci si diverte. Vedrete quanti scherzi si faranno ‘nsieme…….. noi le faremo a voi. Doppo, poi, se vi viene bene, ma ‘un credo, voi le rifarete a noi………..

Carlo IV: (torna indietro) Ah, dimenticavo……… Se a volte vi venisse in mente di fare uno scherzo al mio vicario …….. magari……. non so……. nascondendogli la testa, per esempio, rinunciatevi. Qua fuori ci sono accampate una parte delle mie truppe che domani prenderanno possesso della rocca di Chiusi…… di nuovo……Aufidersen….. (esce)

Tutti i presenti: (saluto con il braccio teso) Ya, heil Kaiser………..

Leone: ‘Un ci lamentamo ragazzi che siamo stati parecchio fortunati. L’imperatore oggi era ‘n bòne.

Maffeuccio: È Mariotto, te che ha’ studiato, digli ‘n po’ a Leone come disse quello che si cavò ‘n occhio co ‘no stecco.

Mariotto: Disse:‘un m’è andata male. Se lo stecco era biforcuto me l’ero cavati tutt’e due.

Maffeuccio: (a Leone quasi con disprezzo) Fortunati!……..Poro scemo?

Pucciarello: Ovvia, a ‘sto punto io posso anche andà’, tanto di me ‘un avete più bisogno.

Boia: (a Maffeuccio) Oh lillo, capimosi subito, èh, io voglio esse’ pagato lo stesso.

Apprendista boia: (tassativo) Noi ‘un si vòle sentì’ seghe.

Maffeuccio: Èh ma allora, scusate, se tanto la spesa si deve fa’, la testa staccamogliela lo stesso, noo? (Il condannato scappa, i presenti lo rincorrono per acciuffarlo)

Condannato a morte: Aiutoooo!…….. Imperatoreeeee…….. Carlo quartooooo……….

Fine

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