Sette scalini azzurri

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SETTE SCALINI AZZURRI

Commedia in due tempi

di Orio Vergani - Carlo Silva - Italo Terzoli

PERSONAGGI

CAVALIER LUIGI PETRONI

ROSA GIOVA­NETTI

PIETRO MELAURI

CLARA MELAURI

LA SIGNORA ELVIRA CALANDRI

PEPPINO VISMARA

Il padrone di casa

Primo impiegato- Secondo impiegato - Terzo impiegato

La se­gretaria generale - L'aiutante - Il banchiere 

Una donna – Il doganiere 

L'assicuratore - Il poli­ziotto

Primo aiutante - Secondo aiutante 

Il cancelliere - Il suggeritore

LE VOCI: Il portiere - Il capo ufficio - Gli in­quilini

I colleghi d'ufficio - Voci del processo

Prima che si alzi il sipario, verrà diffusa una musica dagli altoparlanti. La musica sarà mixata con rumori di città. I rumori passeranno in sottofondo mentre si attenuerà la luce in sala, senza del tutto spegnersi. Si udranno, sulla musica, delle voci dall’interno.

Commedia formattata da

PRIMO TEMPO

Voce uno                      - Chi è di scena?... Chi è di scena?...

Voce due                      - Elettricista, le luci sono a posto?

Voce tre                        - Tutto a posto...

Voce due                      - Trovarobe! I nomenclatori dell'archivio di segreteria, sono a posto?

Voce quattro                 - A posto.

Voce due                      - Il suggeritore è in buca?

Il Suggeritore                - Sì, sono qui... (La luce in sala si spegne completamente. Un occhio di bue illumina la cuffia del suggeritore. Si udrà un suono di campanello. Quindi il suggeritore sposterà la conchiglia della sua buca, apparendo- così al pub­blico).

Il Suggeritore                - rivolto al pubblico) « Sette Scalini Azzurri » di Orio Vergani, Carlo Silva, Italo Terzoli, musiche di Mario Consiglio. Non si tratta di una commedia, e nemmeno di un dramma o di una rivista, e neppure di una commedia musicale, e nemmeno di uno zibaldone, o di una antologia di racconti di altri tempi. Sequenze, dissolvenze, primi piani, carrellate e panoramiche tra la verità e la fantasia. In una città imprecisata, in una via im­precisata. Gente di tutti i giorni: i nostri vicini di posto in tram, i nostri vicini alla Messa della dome­nica, i nostri vicini nel buio del cinema. I nostri vicini nei registri dell'anagrafe, insomma, avventura di gente dai connotati imprecisi, quei volti che si assomigliano... Di ex compagni di scuola, di compagni d'arme, di colleghi d'ufficio: i « parenti tutti». Una sera qualsiasi. Come tutte le sere un tram porta a casa un certo Pietro Melauri, impiegato addetto agli sportelli del telegrafo della posta centrale. Età, anni quarantacinque. Per abitudine pro­fessionale è sempre puntualissimo. Sta arrivando. Il portiere della casa in cui abita, potrebbe regolare su di lui l'ora del suo orologio.

(Dall'interno pro­vengono alcune voci).

Il Portiere                      - Buona sera, signor Melauri.

Melauri                          - Buona sera, Carlo...

Il Portiere                      - Comincia il freddo, eh?

Melauri                          - Presto bisognerà tirar fuori il paletò...

Il Suggeritore                - Una casa di cinque piani, con affitti bloccati. L'ascensore è sempre fermo per ripa­razioni. E' l'ora in cui gli altri inquilini escono per recarsi al cinema, a teatro, o al caffè.

Melauri                          - Buona sera, dottore... Il Dottore   - Buona sera a lei...

Melauri                          - Come vanno gli studi del suo ragazzo, dottore?

Il Dottore                      - Bene... Un po' deboluccio in ma­tematica...

Melauri                          - Buona sera, signora Maggi. A quando il lieto evento?

La Signora                    - Manca ancora un mesetto...

Melauri                          - Faccia tanti auguri a sua figlia!

Il Suggeritore                - Primo piano... secondo piano... Le scale sono buie e ripide. Il signor Pietro Melauri ha un po' il fiato corto e le fa non troppo alla svelta. Lasciamolo pur salire con tutto il suo comodo. Aspettiamolo al quinto piano. (La musica che avrà accompagnato il monologo del suggeritore, viene in primo piano mentre si apre lentamente il sipario. A sipario aperto svanisce rapidamente, ha luce sulla buca del suggeritore si spegne. Si illumina la scena rappresentante una ringhiera di ballatoio, con due porte sul fondo, ha scala figura che continui attra­verso un archetto, verso una mansarda a destra. Un uomo di mezza età, con un gabardine e il cappello in testa, sta in attesa sul pianerottolo. E' il misterioso cavalier Luigi Petroni. Le porte che danno sul ballatoio, sono praticabili e, insieme al fondale di muro, saranno dipinte su tulle traspa­rente che al momento necessario farà intravedere ciò che sta svolgendosi nell'interno dei due appartamenti).

Petroni                          - (guarda l'orologio, togliendolo dal taschino del gilet) Strano... Le nove e dodici. Di solito questo orologio non sbaglia di un minuto. E' im­possibile che il mio orologio anticipi o ritardi. (Inforca gli occhiali e guarda le targhette delle due porte) Non posso essermi sbagliato... Elvira Domi­nici... la vedova Calandri... quella insopportabile pettegola! (Guarda verso la porta della scaletta della mansarda) Questa è la scaletta della signorina Rosa. E questa è la porta di Pietro Melauri... E come mai, allora? Strano: lui che è tanto puntuale... (Si ode una allegra musica di radio) La radio del piano di sotto... Hanno scelto il momento meno opportuno! No, proprio non va! (Disegna a mez­z'aria un gesto enigmatico, ha musica smette subito) Attribuiranno' l'interruzione ad un guasto delle val­vole! (Guarda di nuovo l'orologio) Le nove e quat­tordici... Eccolo. (Ripone l'orologio. Melauri entra dalla parte dove finiscono le scale. Ha un pacco di paste appeso con cappio di spago al dito. Si sof­ferma nel cono di luce per scegliere nel mazzo la chiave della propria porta) Buona sera, signor Melauri.

Melauri                          - Buona sera, signore... (Continua a guardare le chiavi).

Petroni                          - Avevo paura che lei si fosse dimenti­cato del nostro appuntamento...

Melauri                          - Il nostro appuntamento?

Petroni                          - (con bonaria fermezza) Il nostro ap­puntamento.

Melauri                          - Veramente...

Petroni                          - 19 novembre, mercoledì... San Pan­crazio martire...

Melauri                          - San Pancrazio martire?!

Petroni                          - (stupito della meraviglia di Melauri, ma sempre bonario) « Sì, San Pancrazio martire... (Melauri ha un piccolo gesto di scusa) Non si scusi... Sono piccolezze che vengono subito perdo­nate. Mercoledì, 19 novembre, ore ventuno e venti.

Melauri                          - Lei deve scusarmi... Avevo avuto anch'io, in questi giorni, l'impressione di soffrire, ogni tanto, di lieve amnesia. Una cosa non grave-Qualche capogiro, un po' di esaurimento nervoso... Per questo, sa, la mia memoria... Dovrò decidermi a fare una serie di iniezioni. Non ricordavo... Non ricordo bene... Mi ero fermato al bar per prendere un po' di paste per mia moglie.

Petroni                          - Non si scusi... La capisco perfetta­mente... Anch'io, quando capitò a me...

Melauri                          - Capitò a lei?

Petroni                          - Sì, quando capitò a me. Me ne ero completamente dimenticato. Era un sabato sera. Ero andato dal tabaccaio, e stavo scegliendo, con grande attenzione, i miei due soliti sigari da fu­mare in pace la domenica. Il tabaccaio aveva una macchinetta praticissima per tagliare i sigari... Come ima piccola ghigliottina... Zac! Un colpo secco!

Melauri                          - Un colpo secco?

Petroni                          - Appunto... (Attimo di silenzio) Mi ha capito? Andiamo: non abbiamo tempo da perdere. Se dipendesse da me... Ma anch'io obbedisco a ordini superiori... (Si ode ancora l'allegro suono di radio più forte di prima) Oh, insomma! Questa radio!

Melauri                          - Sono i Biagioni, qui, al piano di sotto... Hanno la radio nuova da una settimana.

Petroni                          - Non posso proprio permettere, in que­sto momento! (Traccia nell'aria lo stesso gesto enigmatico di prima, ha radio smette di colpo).

Melauri                          - Perché? Era Armstrong... La migliore tromba del mondo. Una tromba angelica...

Petroni                          - Angelica? (Breve riso) Lei non se ne intende... Cerchi di sbrigarsi, per favore...

Melauri                          - Signore, io continuo assolutamente a non capire...

Petroni                          - Ma, lei è o non è Pietro Melauri?

Melauri                          - Sì...

Petroni                          - Del fu Antonio e della fu Carolina Meiosi?... Di anni quarantacinque?... Sportello te­legrammi per l'estero?

Melauri                          - Sì.

Petroni                          - E lei non si ricorda proprio di me?

Melauri                          - Le dirò... Uno di quei ricordi vaghi, che certe volte sembrano più precisi dei ricordi più precisi... ma ai quali, mi scusi, non sappiamo dare un nome esatto... Lei insegnava forse alle scuole serali di Via Lamberti? Le ho frequen­tate per i corsi di stenografia... Lei sa che la ste­nografia porta a tutto, vero? Così studiai la ste­nografia...

Petroni                          - Sì, porta a tutto... E vede dove l'ha por­tato!... Si sbrighi, Melauri... Mi spiace insistere, ma mancano solo tre minuti...

Melauri                          - Ma allora?... E' proprio vero? Adesso? Subito?

Petroni                          - Mi spiace, Melauri... Non è possibile nessun rinvio...

Melauri                          - Fra due giorni ci sono le tabelle delle promozioni...

Petroni                          - Melauri... Lei dovrebbe ricordarsi che l'aspetta una promozione ben più importante...

Melauri                          - Ma io non ho preparato nulla... Certe pratiche... Certi documenti importanti...

Petroni                          - Niente è più importante quaggiù, per lei. Non ci pensi. Ci siamo passati tutti...

Melauri                          - E io che avevo anche comperate le paste...

Petroni                          - Si sbrighi... Non perdiamo altro tempo.

Melauri                          - (dopo avere aperto la porta di casa) Non vuole accomodarsi? Non vorrà aspettare qui in piedi... E' una casa modesta ma...

Petroni                          - Preferisco aspettare qui.

Melauri                          - Con permesso... (Entra e richiude, la porta).

Petroni                          - Si ha un bell'essere abituati... Fa sem­pre una certa impressione... E ancora questo è for­tunato! In casa sua, vicino al letto... Ma i miei colleghi mi hanno raccontato di certi casi, quando noi, con tutta la nostra buona volontà, non possiamo esser altro che i testimoni inchiodati dall'angoscia, chiusi in una preghiera e in una invocazione muta... Tutta la nostra esperienza, la nostra pratica, la no­stra anzianità di servizio che non contano nulla... (Dalla scala arriva la signorina Rosa. Ha una let­tera in mano e sta leggendola. Sosta un attimo nel cono della luce delle scale, senza avvedersi della presenza di Vetroni. Si asciuga con un fazzoletto il pianto silenzioso, Scompare verso la mansarda) La signorina Rosa, povera ragazza!... Non mi sem­bra allegra nemmeno lei! (Guarda l'orologio) Le ventuno e venti...

(Si illumina lentamente l'interno del tinello in casa Melauri, in modo che la scena risulta dietro il tulle trasparente rappresentante il muro delle scale con le due porte. La scena che segue sarà commentata musicalmente. Nel tinello di casa Me­lauri, il signor Pietro è sdraiato su una poltrona; la moglie, la signora Clara Melauri, gli è accanto terrorizzata).

Clara                             - Pietro! Pietro! Cos'hai? Cos'hai? Pietro, rispondi, Pietro... Rispondi! Aiuto! {La porta di casa Melauri si apre. Appare la moglie di Me­lauri in vestaglia che corre alla porta della vedova Calandri) Signora Elvira, signora Elvira!

Elvira                            - (dall'interno) Chi è?

Clara                             - Per carità... Sono io... Mio marito si sente male!

Elvira                            - (apre la porta e appare nello spiraglio)

                                      - Vuole che gli venga a fare una puntura di can­fora?

Clara                             - Grazie... Dopo... Ma adesso... La prego... Telefoni subito per un dottore... Io torno da lui...

Elvira                            - Telefono subito... Vengo subito per l'iniezione...

Clara                             - (affacciandosi al ballatoio) Portiere! Por­tiere!

Elvira                            - (dall'interno) Si immagini se risponde quello! Se noi poveri inquilini dovessimo contare su di lui... Per fortuna che io sono infermiera della Croce Rossa. (Clara rientra in casa. Elvira al tele­fono internamente) Farmacia? Farmacia... Eh! Può anche alzare la voce, sa! Può mandare un medico subito? Chi è? Il dottor Polidori? Lo conosco... Gli dica che sta male un vicino di casa della signora Calandri... La signora Calandri della Croce Rossa... Che venga subito... Sì... E' lei, dottore? Sì... Pare che respiri ancora... Coricarlo in una poltrona?... Slacciarlo?... Una iniezione di canfora?... Lo avevo già pensato. (Riappare sul pianerottolo con un si­ringa e una fiala da iniezioni. Entra in casa Melauri e chiude la porta mentre le scene trasparenti scompaiono nell'ombra).

Petroni                          - Io, in questi momenti, se non fumo non ce la faccio... (Accende e dà un'occhiata verso il cielo) Speriamo che non mi vedano... (Guarda l'o­rologio) Oh! ci siamo... (Si toglie dal taschino della giacca una piccola agenda) Settembre... settem­bre... Ottobre... Novembre... sedici, diciassette... diciannove... San Pancrazio. (Fa un piccolo segno sull'agenda con la matita) Un ritardo di due mi­nuti... Io ho fatto molto più presto... Un sintomo... un piccolo urto... Un crollo... Fatto! I colpi di una volta!

(La scena del pianerottolo piomba nel buio men­tre una musica commenta l'accaduto, con poche battute in primo piano. Voi, mentre la musica passa in sottofondo, si illumina la ribalta sulla si­nistra. Lo scandire di un metronomo indica il passare del tempo. Dalla ribalta sulla sinistra en­trano il padrone di casa e la signora Elvira con aria di circostanza. Consumeranno le loro battute attraversando la scena e sparendo da destra).

Il Padrone di casa         - Era il nostro migliore inqui­lino...

Elvira                            - (in abito da passeggio e con cappellino) Chi l'avrebbe detto! Una persona integerrima!

Il Padrone                     - Un modello... Un esempio per tutto il caseggiato.

Elvira                            - Si ricorda durante la guerra? Era il nostro capo fabbricato.

Il Padrone                     - Dopo, naturalmente, dicevano che era un capo d'accusa! Capo fabbricato... Come se fosse stata colpa sua se la guerra era finita come è finita. Non gli rivolsero più la parola per diversi mesi...

Elvira                            - Un'onestà che gliela si leggeva in faccia!

Il Padrone                     - Parole sante!

Elvira                            - Se avesse visto come mi guardava mentre gli facevo l'ultima puntura...

Il Padrone                     - Gli ha fatto male?

Elvira                            - lo? Ho una mano che è una piuma! Mi guardava per ringraziarmi... come per chiedermi scusa del disturbo... Non sapevo, a dire la verità, dove cacciare l'ago... Una coscia magra... Una coscia magra...

Il Padrone                     - (compassionevole) Lo capisco... un impiegato dello Stato...

Elvira                            - Non ha mai dato fastidio a nessuno...

Il Padrone                     - Mai un rubinetto rotto... Mai un tubo intasato... Un inquilino di cui mi ricorderò per un pezzo...

Elvira                            - Se ne stava tranquillo in quei suoi quat­tro locali, come in un piccolo regno tutto suo... Dico piccolo in senso figurato... perché uno di quei locali, quello che confina con il mio, è una meraviglia... Ampio, spazioso, pieno di luce... Mah! E così, in un attimo si sparisce...

Il Padrone                     - Eh già!... Si sparisce...

Elvira                            - Si lascia la casa vuota...

Il Padrone                     - Veramente rimane la moglie...

Elvira                            - Eh! La moglie... una povera vedova sola... Si sentirà certamente sperduta in una casa di quattro locali... Ci pensavo mentre facevo l'ultima iniezione a quel sant'uomo... In queste condizioni ci si può ridurre al massimo... proprio al massimo, in tre lo­cali...

Il Padrone,                    - Ma sa, i ricordi!

Elvira                            - I ricordi? Anche in tre stanzette!... Cosa dovrei dire io, con tutti i ricordi che ho... Non uno... ma due mariti! E poi, so di gente che, per i ricordi, si adatta benissimo a tenerli raccolti in due stanze sole... Povero signor Melauri... Mica per tutti ci vuole la casa di Manzoni!...

Il Padrone                     - Lo dice a me? Per conto mio, i ritratti dei miei vecchi in una cornicetta così... e io e loro ne abbiamo abbastanza...

Elvira                            - Vedo' che anche lei comprende queste cose... Come certamente le avrebbe comprese il si­gnor Melauri... Sarei pronta a giurare che se gli aves­si chiesto quel locale che confina col mio... quello bello, spazioso, pieno di luce, me lo avrebbe certa­mente ceduto... Io mi domando come faccio a vivere in questi due locali... Sembrava che se lo doman­dasse anche lui, con quello sguardo...

Il Padrone                     - ...mentre gli faceva l'ultima inie­zione...

Elvira                            - Crede che alla vedova potremo parlar­gliene insieme?... O preferisce che sia io...

Il Padrone                     - Credo che sarebbe meglio aspettare...

Elvira                            - Un po' prestino, vero?... Ma se non ci si fa avanti... Il mondo è pieno di gente che non si fa troppi scrupoli...

Il Padrone                     - Per me, signora, non avrei nulla in contrario... Considerando il nuovo locale, bene inteso, con l'affitto sbloccato... Che uomo abbiamo perso! Naturalmente, le spese di restauro a suo carico... E da parte nostra, nessuna buonuscita per quel locale alla vedova...

Elvira                            - Come vuole che possa chiedere una buo­nuscita, la vedova, dopo che l'ultima iniezione a quel sant'uomo l'ho fatta io?... Se non'ci si fanno questi favori fra vicini di casa... se non c'è un po' di fra­tellanza! (Uscendo in quinta) Che uomo, che uomo abbiamo perso!...

(Viene illuminato un gruppo di tre uomini che appaiono dalla parte opposta. Sono i colleghi dì ufficio di Melauri).

Primo Impiegato           - Era il migliore dei colleghi!

Secondo Impiegato       - Ordinato, puntuale!... Io lo conoscevo dal novecentotrent... No! da prima, da prima! Dal ventinove... ventitré anni senza un mi­nuto di ritardo...

Terzo Impiegato            - Non ci voleva proprio. Ma pensa che è stato con me fino1 a... cosa sarà stato?... fino a venti minuti prima... a chiacchierare alla fer­mata del tram. Quando penso che poteva restar secco lì... davanti a me, povero Melauri!

Secondo Impiegato       - E poi dicono che i tipi magri campano più dei grassi...

Primo Impiegato           - E' uscito sorridente, come sem­pre... Ha fatto le consegne di cassa, esatto come sem­pre, fino alla liretta... Poi, un saluto rapido... E' uscito in fretta come se... come se avesse avuto qualcosa da fare. Per la prima volta ha lasciato le sue mezze ma­niche sul tavolino invece di riporle nell'armadietto... Le ho consegnate stamani al direttore quando ha fatto la verifica dell'armadietto.

Terzo Impiegato            - Ha fatto la verifica il direttore?

Primo Impiegato           - Già... non si sa mai... per i pa­renti... Melauri non era certamente uomo da aver segreti... soprattutto di quel genere... Che so... lettere di donne... fotografie che non si possono portare a casa...

Secondo Impiegato       - Hanno trovato niente?

Primo Impiegato           - Ti immagini... Un pezzettino di sapone, un vecchio spazzolino per le unghie. Ci abbiamo chiuso dentro le mezze maniche in ricordo del lavoro che non aveva potuto ultimare... Povero Pietro...

Terzo Impiegato            - No, no, no... Non'ci voleva...

Secondo Impiegato       - Non ci voleva proprio. E poi, in che modo! Dopo il matrimonio della segretaria del Direttore, improvvisamente il dolore di Melauri. E cosi, cinquecento lire per il matrimonio, cinque­cento lire per la corona... A metà mese... proprio non ci volevano...

Terzo Impiegato            - Non aveva detto che non voleva fiori ma opere di bene?

Secondo Impiegato       - Come vuoi che ci avesse pen­sato! Magro, asciutto, mai nemmeno un raffreddore, il ritratto della salute.

Terzo Impiegato            - Non ci voleva proprio... (La luce si spegne sul gruppo. Si riaccende lenta­mente il ballatoio mentre un commento musicale creerà l'atmosfera per la scena che segue. Melauri in giacca nera, calzoni grigi e scarpe di vernice esce dalla porta di casa, tenendo fra le mani un fascio di giornali).

Petroni                          - (squadra il Melauri. ho fa girare su se stesso) Si faccia vedere...

Melauri                          - Sono in ordine?...

Petroni                          - Può andare... Ma, mi dica: non aveva un paio di pantaloni neri?

Melauri                          - Cosa pretende da un povero impiegato? L'abito da società? Non so se ha notato che, per l'oc­casione, mi hanno messo le scarpe di vernice... Non le dico il male... Sa: sono ancora quelle del giorno del mio matrimonio... Trent'anni hanno.... Roba di prima della guerra... Non mi era mai capitata l'oc­casione di metterle dopo di allora... (Mostrando i giornali) Ha letto i giornali?

Petroni                          - (bonario) No: che cosa dicono? Qualche novità sul convegno dei delegati delle quattro po­tenze?

Melauri                          - No, no, parlano di me... Guardi, guardi che belle parole. «Costante esempio di virtù...»: sono io l'esempio... E questo? Guardi questo... «Do­po un'intera esistenza dedicata alla famiglia, al la­voro e alla Patria... ». Ha capito? Alla Patria! Sono soddisfazioni. Questo accenno alla Patria mi fa pia­cere... Io, nei momenti critici, sono sempre stato sulla breccia...

Petroni                          - Ma se era in Sanità, Melauri! Non si lasci influenzare dai giornali. Potrebbe essere un peccato d'orgoglio... E i peccati d'orgoglio sono pe­ricolosi...

Melauri                          - (guardandosi attorno) Ssst. Come fa a sapere che ero in Sanità? Nel caseggiato mi cono­scono per ardito...

Petroni                          - (ride) Caro Melauri... Lei ha sempre avuto una leggera tendenza a ingigantire le cose da nulla... No, no... Non si scusi. La comprendo... Ci si abitua a trasformare in realtà i desideri inappagati.

Melauri                          - Ma lei, scusi, come fa a sapere, come fa a conoscere...

Petroni                          - Si ricorda, quando aveva dieci anni e all'esame di licenza elementare stava per cadere in storia poiché non ricordava la data dell'imbarco dei Mille a Quarto?

Melauri                          - I Mille? Fu un attimo... Poi mi ripresi subito.

Petroni                          - Lo so: ma a quella domanda ho risposto più io di lei... Anche in matematica era un po' de-boluccio, lo ricorda?... Caro Melauri, ci tiene tanto ad essere trattato con il lei? Ormai, al punto in cui siamo, mi sembra una convenzione imbarazzante.

Melauri                          - S'immagini... E' per me un Onore... Ma io non oserei mai fare altrettanto....

Petroni                          - Perché?

Melauri                          - Non so come dire... Il suo... il suo grado...

Petroni                          - Non è proprio il caso! Nessuno di noi ha un grado...

Melauri                          - La sua... perdoni... Il rispetto dovuto alla sua... età...

Petroni                          - Noi non abbiamo età. Tu non, hai più età, Melauri.

Melauri                          - Come?! Sono del novecentonove.

Petroni                          - Eri del nove, caro... I calendari, gli oro­logi... Non contano più nulla, ora, per te. Lo vedi? Ti hanno vestito quasi da cerimonia, ma non ti hanno messo l'orologio: al polso...

Melauri                          - Già! E' vero!... Non ci avevo fatto caso... (Fa per rientrare in casa)

Petroni                          - Vieni qui! Ti ho già detto che non ti servirebbe a nulla...

Melauri                          - Anche la stilografica! Sette anni che non me ne separavo...

Petroni                          - Pietro!

Melauri                          - Ma fammi il santo piacere! Una Parker! L'avevo comprata da un soldato americano... Tutto quello che avevo guadagnato con la liberazione! Fammi il santissimo piacere. (Cerca liberarsi).

Petroni                          - Sta' zitto! Non ti rendi conto che devi imparare a usare gli aggettivi? Non devi dire né santo, né santissimo!... L'orologio, la penna... e i piccoli ricordi che lasci sulla terra...

Melauri                          - Come vuoi tu...

Petroni                          - Vedi che riesci a darmi del tu? Tutto sta a superare la prima impressione...

Melauri                          - Superato il primo disagio... E' come dopo il primo bacio dato a una ragazza...

Petroni                          - Pietro! Che paragoni! C'è differenza!

Melauri                          - Oh, ma io ne ho baciata una sola. Quella che poi ho sposata.

Petroni                          - Lo so.

Melauri                          - Sei tu che mi hai indotto al matri­monio?

Petroni                          - No, in quella occasione non ho tentato di forzare il libero arbitrio... Sono stato io, invece, che ti ho consigliato a partecipare al concorso per le Poste e Telegrafi... Una carriera modesta, ma tran­quilla...

Melauri                          - Ma insomma, lei... Tu... Tu chi sei?

Petroni                          -  Io sono stato l'ombra della tua coscienza, il ricordo delle preghiere che ti faceva recitare tua madre, il custode del tuo spirito.

Melauri                          - Ho forse il piacere di... di conoscere il mio angelo?

Petroni                          - In persona... Cioè, in ispirito...

Melauri                          - La... la immaginavo... ti immaginavo diversamente... più slanciato... ecco... più ascetico... E' la parola giusta...

Petroni                          - A parte il fatto che non sono poi così grasso, la colpa è tua che mi hai fatto fare una vita così sedentaria! Sempre seduto dietro a uno sportello!

Melauri                          - Beh, proprio sempre no... Quando si facevano le gite col dopolavoro...

Petroni                          - Di' pure, di' pure...

Melauri                          - Sono persino andato a sciare al Mottarone!

Petroni                          - Me lo ricordo! Quanto mi hai fatto la­vorare quel giorno! Da quali rischi ti ho salvato!

Melauri                          - Beh! A dire la verità mi sono preso certe storte...

Petroni                          - Te le ho fatte prendere io, per il tuo bene... Non avevi la stoffa dello sportivo...

Melauri                          - Come? Tutte le domeniche allo stadio per vedere le partite del campionato... Quei diavoli del Milan...

Petroni                          - (con temo di rimprovero) Pietro!

Melauri                          - Perché? Tu tieni per l'Inter?

Petroni                          - Ma ti pare il modo di elogiare degli atleti chiamandoli diavoli?

Melauri                          - Scusa, non ci avevo pensato...

Petroni                          - Senti come suona meglio « gli angeli ros­soneri »...? « I cherubini dell'Inter »...

Melauri                          - I « beati » del Napoli... Con quello che li paga Lauro!...

Petroni                          - Ed ora vogliamo avviarci, Melauri?

Melauri                          - Prego... Ma, scusa sai? Come devo chia­marti? Lo hai ancora un nome di battesimo? Mi faci­literebbe.

Petroni                          - Se vuoi... Luigi Petroni: ma tu chiama­mi semplicemente Luigi. Non Gigi, però, mi racco­mando.

Melauri                          - E... mi perdonerai queste curiosità...

Petroni                          - Certo... Sono le tue ultime curiosità. Come le ultime volontà, bisogna rispettarle...

Melauri                          - Le ultime? Peccato...

Petroni                          - E' perché d'ora in poi non avrai che delle certezze. Saprai tutto.

Melauri                          - Cosa... Cosa facevi, Luigi, nella vita terrena?

Petroni                          - Il tuo stesso mestiere, caro. Ero direttore delle Poste e Telegrafi di Gallarate.

Melauri                          - Qualcosa me lo diceva che avevi una! certa aria da capo ufficio! Ecco spiegato il mio imba­razzo a darti del tu...

Petroni                          - Lascia andare. Fra noi statali!

Melauri                          - Allora, se permetti, ti faccio strada...

Petroni                          - Eh, no! La strada te la faccio io, questa volta... (Scendono le scale. Petroni davanti; Melauri coi giornali, dietro. Petroni voltandosi) Melauri! La­scia pure i giornali... non ti servono più ora.

Melauri                          - Sì, sì. (Butta il pacco. Ma ne nasconde uno sotto la giacca).

Petroni                          - Tutti i giornali! Anche quello che hai na­scosto sotto la giacca...

Melauri                          - Ma, Luigi... E' quello che parla meglio di tutti. E' il « Corriere della Sera »! Ci tengo... E poi, anche lassù, immagino, il « Corriere » sarà sempre il  « Corriere »!

(Si spegne la luce sul ballatoio. Il commento musicale eseguirà un pezzo che dura la sensazione di un corteo funebre. In sala, saranno piazzati tre altoparlanti, uno a destra, uno al centro, uno a sinistra; un occhio di bue illuminerà la piattaforma antistante il suggeri­tore. Petroni e Melauri, entrando dalle quinte, sì dirigono alla piattaforma. Melauri si toglie il cappello).

Petroni                          - Tieni, tieni pure il cappello, Pietro. Non è il caso

Melauri                          - Sta passando un funerale!

Petroni                          - Sì; ma è il tuo...

Melauri                          - Sono distinto? Vado bene come anda­tura?

Petroni                          - Più marziale. Non così. Più sostenuto... Stai andando all'Aldilà, non in ufficio... Pancia in; dentro, petto in fuori, spalle diritte!

Melauri                          - Mi sembra di essere tornato ai bei tempi in cui, pugnai fra i denti...

Petroni                          - ...e siringhe in mano... Pietro, Pietro! (Avvicinandosi a una panchina sistemata sulla piatta­forma) Sediamoci qui... abbiamo ancora qualche mi­nuto...

Melauri                          - Fa una certa impressione assistere alj proprio funerale... (Con tono soddisfatto) Mi pare ci sia gente...

Petroni                          - Sì, abbastanza...

Melauri                          - Per essere venerdì...

Petroni                          - (malizioso) Forse è perché ne hanno par­lato bene i giornali...

Melauri                          - Caro Luigi, questo plebiscito di affetto, è una cosa che mi fa piacere...

Petroni                          - Non vedo tua moglie...

Melauri                          - Poverina... In quelle condizioni... Schiantata dal dolore... Mi voleva un bene!... Come vuoi che le reggesse l'animo a seguirmi?

Petroni                          - Non c'è nemmeno la vostra vicina di pianerottolo: la signora Elvira.

Melauri                          - Quella che mi ha fatto l'ultima inie­zione... Mi pare di sentirla ancora qui... Sarà rimasta a consolare mia moglie... Le buone amiche si rico­noscono in questi frangenti... Invece, guarda... C'è zia Palmira... la zia di mia moglie... Quella non manca mai ai funerali!... E dice sempre: «Perché non hanno preso me al suo posto? ». Ci sono proprio tutti... Guarda... Quello là pelato è il cavalier Bian­chi, ragionier Alfredo, il mio capo ufficio... Una per­sona che mi ha sempre stimato, che mi ha sempre portato in palma di mano. Avrei fatto molta strada con lui... Lo vedi? Sta parlando certamente di me con il cavalier Bruschera, il capo dell'economato...

Il Capo Ufficio             - (dal primo altoparlante in sala) Era un modello di impiegato! Io lo additavo sempre come esempio ai giovani...

Melauri                          - (alzandosi e togliendosi il cappello con breve inchino) Grazie, grazie cavaliere...

Il Capo Ufficio             -  Aveva tutte le qualità per riu­scire, per far carriera... Solamente era un po'... come dire?... Non per colpa sua, eh, ma non era di una in­telligenza molto sveglia, poveretto...

Melauri                          - (risentito) Luigi, quello lì, l'hanno fatto cavaliere perché era «Sciarpa Littorio»! Queste son cose che si sanno!

Petroni                          - Pietro'. Pietro!...

Melauri                          - (calmandosi) Sì... Sì... Luigi... Ecco: sono calmo. (Dal secondo altoparlante in sala un coro di voci "bianche).

Petroni                          - Hai anche il coro...

Melauri                          - Beh, Luigi, io sono sempre stato amante della buona musica... (Petroni ride) Cosa c'è da ridere, Luigi?

Petroni                          - Rido della tua ingenuità... Assisti al tuo funerale come se stessi assistendo ad un trionfo... Sei inorgoglito per tutta la gente che ti segue...

Melauri                          - A piedi! E io, motorizzato... tranquillo... E' la prima volta... Sono soddisfazioni, Luigi...

Petroni                          - Pietro, Pietro, se tu sapessi...

Melauri                          - Che cosa?

Petroni                          - Che tutto è finzione quaggiù... Quel fiume di dolore che tu pensi accompagni il tuo- corpo all'ultima dimora, non esiste. Non c'è fiume di dolore al tuo seguito... Forse, dico forse il vero, tutto si riduce a qualche lacrima che stilla lenta, lenta, come da un rubinetto chiuso male...

Melauri                          - Cosa c'entrano i rubinetti? E poi perché sarebbe venuta tutta quella gente?

Petroni                          - I tuoi colleghi possono godere una mezza giornata di permesso retribuito... Gli altri... Tutta gente che non aveva niente da fare... (Dal terzo alto­parlante in sala le voci dei colleghi).

Primo Collega               - Qui, se ce la sbrighiamo presto, facciamo a tempo ad andare al cinema. All'Excelsior c'è la Lollobrigida...

Secondo Collega           - O all'Arena... Ci sono gli alle­namenti...

Terzo Collega                - L'essenziale è che si sbrighino...

Primo Collega               - Speriamo che non facciano il di­scorso!

Melauri                          - (indignato) Come che non facciano il discorso?

Petroni                          - Che ti dicevo, Pietro? La goccia del rubi­netto...

Melauri                          - Non parlarmi più di rubinetti!

Petroni                          - Ma consolati... io, al funerale, non avevo nemmeno il coro dei bambini... Quelli che non ti conoscono sono gli unici ad essere sinceri... Come puoi illuderti quando nemmeno a quelli che reggono i cordoni del carro puoi credere... Guarda... Ce n'è uno addirittura sorridente...

Melauri                          - Quale, quale?

Petroni                          - Il primo, a sinistra!

Melauri                          - E' Galeati! Sfido che sorride! Mi deve ventimila lire e gliele ho date senza ricevuta... (Il commento musicale sfuma e cessa).

Petroni                          - (alzandosi) Omnia consumata! E ora, Pietro, è arrivato il momento di salire... (Appuntando al bavero della giacca del Melauri un distintivo) Que­ste ali simboliche ti permetteranno di salire con me...

Melauri                          - Non c'è pericolo, vero? Io ho sempre avuto avversione per il volo...

Petroni                          - Non ti preoccupare... Sulle nostre linee non si sono mai verificati incidenti... Forse è per questo che, un giorno o l'altro, tutti si decidono a volare... Dammi la mano, Pietro, seguimi...

Melauri                          - Sì, Luigi...

(Si spegne la luce. La musica esegue un commento che dia la sensazione del passaggio in luogo ultra­terreno. Le luci si accendono in resistenza sulla scena di un atrio d'albergo di villeggiatura: una villeggia­tura che assomiglia ali 'anticamera dell'Aldilà, sulle nuvole. Il fondale del cielo è ravvivato da qualche profilo di nuvola. Un bureau a sinistra, una panchi­na a destra, nel centro, sette scalini che al passaggio degli spiriti si accendono illuminandosi di azzurro. Movimento di spiriti in arrivo, tutti con una vali­getta rosa. Scale che si perdono in quinta. Accanto al bureau una donna con macchina da scrivere, ta­volo e schedari).

Una Voce                      - (all'altoparlante) E' in arrivo l'aereo azzurro dell'emisfero continentale... L'aereo azzurro dell'emisfero orientale viaggia con leggero ritardo. (All'altoparlante si ode il rumore di un aereo che atterra).

La Segretaria                 - Ragazzo... la scala subito... E' arrivato l'aereo dell'emisfero occidentale...(Un ra­gazzo porta verso le quinte una scaletta tipo aviolinee. Dalle quinte scendono per la scaletta alcune persone munite di valigia rosa).

Il Ragazzo                     - Documenti alla mano, prego... Passa­porti... Certificati di decesso... Prego... Si accomodino qui... (Ritira i certificati e fa accomodare gli arrivati sulle poltroncine sistemate di fronte al bureau. Dal gruppo si stacca un signore di circa cinquanta anni).

Il Banchiere                  - (al ragazzo) lo non sono abituato ad aspettare... Sono il banchiere Thorton Brundiks di Filadelfia... Mi faccia parlare con la segretaria...

La Segretaria                 - Sono io. Qualcosa che non va?

Il Banchiere                  - Signorina, io sono il banchiere Brundiks. Vediamo di sbrigarci perché non ho tempo da perdere... Io ho prenotato un posto...

La Segretaria                 - Ha prenotato cosa?

Il Banchiere                  - Un posto.

La Segretaria                 - (all'aiutante) Signorina, guardi sul vocabolario terrestre il significato di questa frase.

L’aiutante                     - Subito.(Sfoglia un dizionario) Preno­tare uno posto: « ...Usasi dire allorché un uomo, mediante pagamento di una tassa speciale, acquista il diritto di riservare un posto vuoi a teatro, vuoi in treno, in albergo, eccetera...».

Il Banchiere                  - Ha capito adesso, signorina?

La Segretaria                 - Ma scusi: quale tassa ha pagato lei per reclamare questo diritto?

Il Banchiere                  - Laggiù, quando me lo hanno chie­sto, ho devoluto forti somme per l'infanzia abbando­nata, per la invalidità e vecchiaia dei miei dipen­denti... Avrò fatto celebrare almeno quattrocento Messe... Credo di aver diritto alla prenotazione...

La Segretaria                 - Caro signore, quassù siamo molto più cari...

Il Banchiere                  - Dica, dica pure. Quello che c'è da pagare, io pago...

La Segretaria                 - Ha delle buone azioni?

Il Banchiere                  - Ho il pacchetto azionario più forte della Vacuum Oil Company... Azioni sicure... Do­dici per cento di dividendo annuo assicurato...

La Segretaria                 - Non ci siamo capiti, signore... Intendevo buone azioni dello spirito...

Il Banchiere                  - Sono io adesso a non capire...

La Segretaria                 - Mi spiego meglio. Lei ha devo­luto forti somme quando gliele hanno chieste... Ma, disinteressatamente, di sua spontanea volontà, ha beneficato mai qualcuno?

Il Banchiere                  - Avevo altro per la testa, signora mia...

La Segretaria                 - Ecco l'errore degli uomini come lei... Sempre qualcos'altro per la testa... Si accomodi là, signore, e aspetti il suo turno...

 

Il Banchiere                  - Mi faccia parlare subito col di­rettore!

La Segretaria                 - Mi spiace, non posso... Parlerà a suo tempo col direttore. Per il momento stia tranquillo, con tutti gli altri. Qui non esistono favori-tismi... Siamo tutti uguali qui. Tutti uguali...

Il Banchiere                  - Avete adottato un regime comu­nista anche qui?

La Segretaria                 - No! Questo non è comunismo: è giustizia... Si accomodi, prego...

Il Banchiere                  - Che organizzazione! (Esce).

La Segretaria                 - Avanti.

Una Donna                   - (alzandosi dalla sua poltroncina e avvicinandosi al bureau con la valigia) Buongiorno...,

La Segretaria                 - Come sarebbe a dire buongiorno? Qui non esiste né giorno né sera... Faccia vedere la valigia... la apra... Doganiere, controlli!

Il Doganiere                  - (dopo aver frugato nella valigia, richiudendola) Il bagaglio spirituale della signora è regolare... I dieci articoli del codice sono stati quasi sempre rispettati... Può passare. (La donna fa per avviarsi).

La Segretaria                 - Un momento... In tasca che! cosa ha?

Il Doganiere                  - (guardando nella tasca del soprabito della donna) C'è un pacchetto di cattive azioni...

La Segretaria                 - Perché non l'ha denunciato, si­gnora?...

Una Donna                   - Mi avevano detto che un pacchetto, aperto, lo avrebbero lasciato passare...

La Segretaria                 - Qui non siamo a Chiasso, signora... Qui si passa solo quando si hanno tutte le carte in regola... Quei sette scalini azzurri, si salgono solo quando nessuna ombra offusca la luce dello spirito... Si accomodi di là prego...(ha donna esce in quinta. Accompagnata dal doganiere).

Melauri                          - (entrando dalla destra e scorgendo la segretaria che sfa sbrigando le pratiche) Buon­giorno a tutti... Bene alzati... Bene alzata... Dormito bene? (La segretaria tace. Sta facendo i conti) Posso essere utile in qualcosa? Per il poco che posso... Questa attesa... non so da quanto tempo... con le mani in mano... Quando uno è abituato all'attività... Quando il riposo è eterno, mancando l'alternativa, comprendo che uno non abbia nemmeno la sensa­zione di riposare...

La Segretaria                 - (stizzita) Sssst! (Melauri fa un cenno di scusa. La segretaria seguitando le somme) 84 e 9, 93, porto 9...

L'Aiutante                     - (avvicinandosi con un pacco di carton­cini) Signorina, ci sono questi certificati senza bollo...

La Segretaria                 - (rivolgendosi alla sua aiutante) Timbri subito! (L'aiutante inizia a timbrare lenta­mente).

 

Melauri                          - (avvicinandosi) Signorina, permette? Questo è stato per tanti anni il mio mestiere... Guardi... (Timbra velocissimamente i fogli) Altra mano!... altro timbro...!

L’aiutante                     - Ma è bravissimo!

Melauri                          - Dieci anni all'ufficio di timbratura... Mi pare di tornare giovanotto! (Soppesa il carton­cino) Questo passa il peso...

L’aiutante                     - Aveva qualche peccatuccio in più. E' un'inezia.

Melauri                          - (alla segretaria) Se la signorina crede, potrei timbrare un po' in bianco... per facilitare il ' lavoro successivo...

La Segretaria                 - Lei non aiuta... Lei disturba il lavoro degli altri... (Ri-prende le somme) 41, e 5, 46... porto 4. (Si immerge nuovamente nel lavoro).

Una Voce                      - (all'altoparlante) Atterra un appa­recchio del servizio viola!...

La Segretaria                 - Signorina.... Servizio viola.... (L'aiutante esce da dietro il banco con un taccuino).

Melauri                          - (segue l'aiutante che si porta verso una quinta) Lei è praticante? Personale avventizio...

L’aiutante                     - Primo impiego...

Melauri                          - Volevo dire... Per questo non si dà tante arie come quella là! Cos'è il servizio viola?

L’aiutante                     - Tentati suicidi.... Anime che sono ormai più quassù che laggiù... Mi scusi... (Esce. Petroni entra).

Melauri                          - (gli va premurosamente incontro) Caro Luigi...

Petroni                          -  Caro Pietro!... Come va? Ti sei già un po' abituato alla tua nuova vita?

Melauri                          - Bah!.!. Sai com'è... non vedo l'ora che finisca questa anticamera...

Petroni                          - Ti hanno dato un buon posto?

Melauri                          - Il numero enne 464961...

Petroni                          - Uno dei migliori... Una vista bellis­sima.... Un panorama!...

Melauri                          - Tutto nuvole... Tutto nuvole, a per­dita d'occhio.

Petroni                          - Sì!... ma sopra!... Hai visto che azzurro? Il tuo Bellagio di cui mi hai tanto parlato, al con­fronto diventa Rogoredo...

Melauri                          - Non vorrai fare il paragone con Villa Carlotta quando fioriscono le camelie!... Mi ci ha portato una volta, con mia moglie, il Peppino, quando ha comperato la giardinetta...

Petroni                          - Il Peppino?

Melauri                          - Ma sì, quel vecchio amico... Quello che mi dava sempre il suo biglietto per lo stadio. Una pasta d'uomo...

L'Aiutante                     - (rientra seguita dalla signorina Rosa) Si accomodi di qua, signorina...

Rosa                              - Grazie... Grazie...

Melauri                          - (con un gesto di sorpresa)  Luigi!

Petroni                          - Cos'hai?

Melauri                          - Ma quella là... Non vorrei sbagliarmi... Anzi... cioè... povera ragazza... Vorrei proprio sba­gliarmi... Mi pare tutta la signorina Rosa...

L'Aiutante                     - (prendendo la valigetta della signorina Rosa e consegnandola al doganiere) Dogana! Ba­gaglio in sospeso... Sigillate... La verifica verrà fatta più tardi... se occorrerà...

Il Doganiere                  - (ritirando il bagaglio) I soliti barbi­turici... Se la cavano quasi tutti... Ed è un lavoro doppio per il magazzino. (Esce brontolando. La signorina Rosa siede sulla panchina e si assesta l'abito).

Melauri                          - Giurererei che è lei! Ma perché? Una ragazza così giovane... Così serena... (La signorina Rosa apre la borsetta e sì guarda nello specchio senza civetteria).

La Segretaria                 - (mentre lavora dal suo banco) Signorina... Lo specchio non è permesso...

Rosa                              - Mi scusi. (Ripone lo specchietto).

Melauri                          - Ma sì... E' lei... (Avvicinandosi a Rosa) Signorina... signorina Rosa? Rosa         - (volgendosi) Signor Melauri!...

Melauri                          - Lei qui? Qui? Con l'aereo del servizio viola? Sarà stata una disgrazia... spero... Mi dica, signorina Rosa...

Rosa                              - Mi scusi, signor Melauri... Sono così con­fusa... Trovar lei subito qui...

Melauri                          - Una disgrazia... Scommetto! (Come se fosse contento di aver indovinato) Il gas! La solita svista... Il latte che bolle e spegne la fiamma... Il rubinetto aperto... lei che non se ne accorge... e che continua a stirare... poi un capogiro... Due passi per correre alla finestra. Troppo tardi! Sempre così!

Rosa                              - No, signor Melauri...

Melauri                          - Un investimento... il solito motor­scooter!.. Sciagurati! Una gita... una caduta... la base cranica... Faccia vedere!... (Affettuosamente osserva il capo di Rosa).

Petroni                          - Non insistere, Pietro... Non hai capito che non è una disgrazia?

Melauri                          - Impossibile...

Rosa                              - Sì, non è stata una disgrazia...

Petroni                          - E' un peccato mortale, signorina... Bi­sogna che laggiù qualcuno preghi per lei, perché sopravviva... altrimenti...

Rosa                              - - Ma...

Petroni                          - Sa... non toccherebbe a me dirle queste cose... Io lavoro in un altro ramo...

Melauri                          - Signorina Rosa... Scusi se non ho fatto le presentazioni...

Rosa                              - Non occorre, signor Melauri... L'ho capito subito... E' il suo angelo custode...

Melauri                          - Io ho sempre detto che lei è una ragazza intelligentissima! Lei lo ha capito subito! Io, non le dico il tempo che ci ho messo! (Cernie ricordandosi di una cosa, rivolto a Petroni) Ma a proposito, Luigi... Lei, la signorina Rosa, non ce l'aveva l'angelo?

Petroni                          - Certo!

Melauri                          - Beh! E cosa faceva? Di cosa si occu­pava? Dove era andato? A comperare un francobollo espresso? Ma che servizio... che servizio!...

Rosa                              - No, signor Melauri, non parli così...

Melauri                          - Ma dove si è cacciato? Perché non è con lei?

Rosa                              - E' con me, signor Melauri... Laggiù... all'ospedale... Lui lo sa che il mio è un peccato mortale... Prega per la mia salvezza... Ma io, signor Melauri, che altro mezzo, mi dica lei... E' inutile che le nasconda quello che non sapeva nessuno... Che altro mezzo avevo... mi dica... per rivedere il mio bambino?

Melauri                          - Lei aveva un bambino?

Rosa                              - Melauri... La cosa tremenda non era che io lo avessi... Era la mia gioia segreta dopo essere stata la mia disperazione segreta... La cosa segreta è stata di non averlo più... Di saperlo qui... E io laggiù... chi sa per quanti anni, senza vederlo più. Aveva appena incominciato a conoscermi e a sorri­dermi... Andavo a vederlo ogni domenica... Come riconoscerlo (a Petroni) se avessi dovuto aspettare tanfi anni per rivederlo?

Petronì                          - I bambini, quassù non crescono più... E le mamme, quando arrivano dopo tanti anni, hanno ancora il volto giovane per essere ricono­ciute...

Melauri                          - Ma guarda un po'... Si è qui, dove si dovrebbe fare una vita serena, senza sorprese, senza più sapere cosa sia il dolore... E invece...(Vede che Rosa silenziosamente lacrima nel fazzo­letto) No... signorina Rosa... non pianga... Vedrà... qui sono buoni... Già: lei si preoccupa per la fac­cenda della nascita del bambino, perché non c'era tanto di carta bollata... Per quello, se mai, se dipen­desse da me... Un premio! Ce ne sono tante che non li fanno venire al mondo... Lei sì... Sa cosa le dico io? Brava! E stia tranquilla, sa, che il padre... (Titubante) C'è un padre?...

Petronì                          - Pietro... Risparmiati tutte queste do­mande...

Melauri                          - Non dubiti, signorina Rosa... Io sono qui da pochi giorni, ma ho' già una certa pratica... Quello là non la passa liscia!... Come può, un uomo, non occuparsi di un figlio che sta per venire al mondo? L'avessi avuto io, un bambino. L'ho desiderato tanto! In quanto a lei sono sicuro che guarirà... Questione di... di un giorno o due... Un  po' di delirio... una lunga amnesia... C'è qualcuno che l'assiste?

Rosa                              - E' venuta la signora Elvira...

Melauri                          - Quella dell'iniezione! Quella non manca mai!... Ma adesso, piuttosto, mi dica qual­cosa... qualcosa di laggiù... Io sono senza notizie.., Mia moglie? Come l'ha presa? Si è un po' rimessa?

Rosa                              - Rimessa? Da cosa?

Melauri                          - Da cosa? Che domande!... Dal dolore!

Rosa                              - Qui, mi hanno detto sempre, bisogna dire, caro signor Melauri, tutta la verità, solo la verità... Non si preoccupi, signor Melauri... Lei, del resto, lo immagina già...

Melauri                          - Io non immagino nulla... Vede, signo­rina Rosa. Il mio amico qua... il mio amico Luigi... (Petroni fa un piccolo cenno di saluto) ...mi ha detto che quando avrò salito quei sette scalini (li indica) allora io potrò vedere- tutto, sapere tutto, capire tutto... Ma adesso, finché sono qui, come lei, sono poco più di quello che è lei, signorina Rosa... C'è ancora qualcosa di me, laggiù... Ma io non vedo chiaro... ho visto, per esempio, i miei funerali... E' già un privilegio... Lei li ha visti i miei funerali?

Rosa                              - No... La notizia che poi mi ha portata qui, la notizia del bambino, l'ho avuta la sera stessa, caro Melauri, in cui purtroppo lei.... Sono partita subito per la campagna... Ma non ho fatto in tempo per i suoi...

Melauri                          - Infatti non l'ho vista nel corteo... Ma, allora, mi dica: mia moglie... Adesso che si risolle­verà dall'abisso del dolore, come la prenderà?

Rosa                              - Credo con filosofia... Lei era in servizio alle poste da venticinque anni, e c'è una pensione... Poi, e quella è stata per sua moglie la grande sor­presa, c'è l'assicurazione...

Melauri                          - (rivolgendosi anche a Petroni) Vedi? E' stata una fortuna. Poteva sembrare una pazzia...

Petroni                          - Io ho cercato di sconsigliartela...

Melauri                          - Scusami tanto, ma i fatti mi hanno dato ragione. La polizza è stata firmata il cinque novembre, non ho versato che la prima rata... tac! Il diciotto si può incassare! Come sarà rimasta sor­ presa la mia Clara! Tra la pensione e la rendita dell'assicurazione non avrà più preoccupazioni. Lei come l'ha saputo, signorina Rosa, dell'assicurazione?

Rosa                              - Non più tardi dell'altra sera. Il mio ter­razzino, dalla parte del cortile, si affaccia sulla sua finestra. Ho sentito il discorso. Ho sentito sua moglie che ne parlava col signor Peppino...

Melauri                          - Immagino che anche lui avrà rico­nosciuto che avevo avuto un'idea luminosa... Lui di affari se ne intende! Non come me che ho sempre messo la testa sotto l'ala. Lui, la vita, l'ha guardata sempre in faccia.

Rosa                              - Anche il signor Peppino era contentissimo, lo capisce... Anche lui tira il fiato...

Melauri                          - Il fiato? Come sarebbe a dire?

Rosa                              - Beh... La notizia della sua morte era stata un colpo anche per lui...

Melauri                          - Non l'ho mai dubitato...

Rosa                              - Trovarsi così, da un'ora all'altra, una donna sulle spalle... C'è, sì, il problema dei dubbi sollevati adesso dalla società di assicurazioni...

Melauri                          - Signorina Rosa... non capisco bene... Dubbi della assicurazione? Donna sulle spalle? Luigi, tu ne capisci qualche cosa?

Petroni                          - Pietro, io sono l'angelo custode tuo... e non quello di tua moglie e del signor Peppino...

Melauri                          - Una donna sulle spalle? (Sta com­prendendo. Con forza) Signorina Rosa... Lei è anche troppo chiara, senza esserlo... Lei... lei... Il fiato,., la donna sulle spalle! Lei mi deve una spie­gazione... Me la deve! Me la deve!

Petroni                          - Pietro!... Non gridare! Renditi conto dove sei!

Rosa                              - Ma io, scusi... credevo... credevo che lei sapesse tutto...

Melauri                          - Tutto cosa?

Rosa                              - Ma... di sua moglie... del signor Peppino... In casa lo sapevano tutti perché il signor Peppino le dava i biglietti per lo stadio...

Melauri                          - Signorina! Lei afferma cose che non sono vere... Cose che non può provare... Io... io avrei saputo?... E mia moglie con Peppino!... E me lo dite adesso... Tu me lo lasci dire adesso che sono qui, Luigi, legato mani e piedi? Io sono stato ridicolo davanti a tutti! Luigi...

Petroni                          - Pietro, calmati... E lei, signorina, po­teva essere più prudente!

Melauri                          - Luigi... io non sto qui un minuto di più! Che vergogna! E scommetto anche che qui lo sanno tutti... Anche la segretaria!...

Petroni                          - Qui si sa tutto. Ma il nostro giudizio è più calmo...

Melauri                          - Consigliami la calma adesso, tu!

Petroni                          - Ma non è meglio che tu sappia, Pietro? Tanto, lo avresti saputo più tardi, con meno dolore, ma con una giustizia più esatta... là dove si sa tut­to... là dove non si ha più nessun rammarico per quello che hai lasciato sulla terra.

Melauri                          - Sai cosa ti dico? Che le tue sono bel­lissime chiacchiere... e che a lei, signorina Rosa, non credo. Mi dispiace che lei, proprio1 lei, una ragazza che ho sempre stimata, quasi quasi, come - glielo confesso - come una sorellina minore... un po' si­mile a me, quando avevo la sua età... sola al mon­do... attaccata al suo lavoro, mi dispiace... le dico, che lei abbia raccolto tutti i pettegolezzi e le calunnie del vicinato per recarmele qui... Anche lei, qualche volta, avrà riso di me...

Rosa                              - No, Melauri, ho sofferto per lei.

Petroni                          - La verità, Pietro? Se tu vuoi proprio saperla subito... Possiamo qui ritrovare qualunque momento della nostra vita. Qui è ignorata la men­zogna. Tu hai insultato questa povera ragazza e allora, giacché lo vuoi, guarda!... (La scena sì è immersa nella penombra e solo re­stano in luce Melauri, Petroni e Rosa. A sinistra si illumina lentamente un elemento della scena ter­rena. Peppino e Clara sono seduti su un divano, nel tinello di casa Melauri. Un agente delle assi­curazioni sta finendo di parlare e ripone in una busta alcune carte).

L'Assicuratore               - Loro... affidino pure la pratica al loro avvocato...

Peppino                         - Lei vuol dire: « la signora al suo av­vocato». Io non sono qui che per dare un consiglio alla signora.

Clara                             - Il ragioniere Vismara, vecchio compagno di mio marito... Sono stati scolari assieme...

L'Assicuratore               - Perfettamente... Lei, dunque signora, non ha che da consigliarsi col suo avvo­cato... Io ho fatto anche più del mio dovere comu­nicandole di persona il punto di vista della So­cietà. L'estinto aveva contratto assicurazione in data cinque novembre, e per una cifra del tutto insolita per un modesto impiegato.

Clara                             - Ci risparmi i suoi apprezzamenti.

L’Assicuratore              - Il decesso è avvenuto esatta­mente tredici giorni dopo la firma.

Peppino                         - ... alle sette di sera. La polizza era stata firmata alle nove del mattino; per l'esattezza tredici giorni e mezzo dopo.

Melauri                          - (a Petroni) Ma senti... Ma senti con che calma parlano... E guarda, guarda! Al polso, il mio orologio, ha il mio orologio...

Petroni                          - Calmati, Pietro, era il tuo migliore ami­co, è giusto che abbia avuto un piccolo ricordo1.

L’Assicuratore              - Dalle visite fatte dai nostri medici l'estinto non soffriva che di piedi piatti, mo­tivo per il quale era stato assegnato, da militare, alla Sanità...

Melauri                          - Adesso la spiffera a tutti la storia della Sanità!

L’Assicuratore              - Troppi lati oscuri nel suo tra­passo...

Clara                             - (scattando) Signore, non le permetto di continuare con queste insinuazioni alla mia presenza! Lei dimentica il rispetto dovuto alle mie gramaglie!

L’Assicuratore              - Non sono insinuazioni... le supposizioni non sono proibite.

Peppino                         - Sa cosa le dico? Non posso permet­tere che in mia presenza si offenda la signora!

L’Assicuratore              - La società non pagherà che a ragion veduta. I testimoni non sono chiari. Una certa signora Elvira parla di iniezione fatta in stato di coma. Coma o irrigidimento della morte?

Melauri                          - (a Vetroni) Luigi, è lui, è lui che mi ha menato gramo.

L’Assicuratore              - Se sarà necessario, arriveremo all'autopsia.

Melauri                          - Ma si vergogni, rispetti un povero estinto!

Petroni                          - Smettila! Tanto non ti sentono!

Clara                             - Quella è la porta, signore!

L’Assicuratore              - Lei signora, non ha ancora potuto presentare il testamento.

Clara                             - Lo produrremo ai tribunali!

Melauri                          - Lo farei a pezzettini, il testamento, se potessi!

Peppino                         - Signore... mi sembra che la signora le abbia indicato la porta. Lo ha capito, o no? (L'assi­curatore va alla porta, la apre, sì volge con un vuoto ed ironico inchino. Esce) Non ha torto. Il testamento bisogna trovarlo... Altrimenti, anche se non ci fossero contestazione hai solo la legittima.

Clara                             - Solo lui, l'uomo più ordinato del mondo, poteva mettere il testamento in un posto dove nessuno riesce a trovarlo... Sono milioni che sfu­mano!

Peppino ....................... - Credi che non ci pensi, amore?

Clara ........................... - So che tu non ci facevi assegnamento...

Peppino ....................... - Io, nemmeno per sogno. Ma per te, non certo per me, se la fortuna piove dal cielo non ti dico certo di aprire l'ombrello o di ripararti in un portone... In fondo è il premio di tutti i sacrifici tuoi di questi anni... Bisogna rimettersi a cercare con ordine Incominciando da quell'armadio in anticamera, dove teneva tutte quelle vecchie stupide collezioni di giornali di guerra... Un po' di pazienza... Un foglio alla volta, capirai... E' per te... Ne vale la pena...

Clara                             - Avrai fame... Ti verrà fame...

Peppino                         - Quando saremo stanchi, faremo uno spuntino. La cosa, capirai, è troppo importante per te, tesoro.

(La luce sul gruppo di Clara e Peppino si spegne in resistenza. Si illuminerà il hanoo della segre­taria. Per il resto la scena è al buio).

Melauri                          - Dove vanno? Dove sono andati?

Petroni                          - Non ti basta quello che hai visto?

Rosa                              - Li ho sentiti rovistare tutta la notte... Io ero sveglia, signor Melauri... Non era per curiosità. Era la notte in cui avevo1 deciso di morire...

Melauri                          - Ma io devo raggiungerli! Devo punirli!

Petroni                          - Non è possibile, Pietro... (Dalla sinistra entra, seguita dall'aiutante, la segretaria coni grossi pacchi di carie e va verso il banco).

Melauri                          - Lo domanderò alla signorina...

Petroni                          - Non può nemmeno lei. E poi, non vedi che è venuta qui per sbrigare un po' di lavoro: straordinario?

La Segretaria                 - (al banco prepara le carte. Inforca' gli occhiali e guarda il gruppo) Signorina Rosa Giovanetti?

Rosa                              - (alzandosi) Presente!

La Segretaria                 - (seccamente) Lei avrà bisogno di riposare... Accompagni la signorina al suo reparto.

Melauri                          - (mentre l'aiutante viene verso di loro) Io glielo domando.

Petroni                          - Tu non la conosci: una donna infles­sibile!

Melauri                          - Io vado a intuito. Scommetto che la conosco meglio di te.

Petroni -                        - E' impossibile. (A bassa voce) Era mia moglie...

Melauri                          - Tua moglie? Così giovane! E non vi parlate?

Petroni                          - Ha avuto la delicatezza di lasciarmi presto. In servizio no... Capirai... Lei ha fatto una tale carriera! Un cuore d'oro, ma una disciplina di ferro!

Rosa                              - (l'aiutante l'avrà aiutata a sollevarsi dalla panchina) Dobbiamo lasciarci, Melauri...

Melauri                          - Le chiedo scusa... tante scuse... signo­rina Rosa... Ci rivedremo...

Rosa                              - Lei crede?

Melauri                          - Ne sono certo. (Le stringe la mano mentre Rosa esce. Melauri di scatto corre verso la segretaria).

Petroni                          - Imprudente! Cosa fai?

Melauri                          - Gioco tutto per tutto! (Alla segretaria) Signorina... Cioè, signora...

La Segretaria                 - Come sarebbe a dire « signora »? (Petroni dà un urtane con il gomito per ammonire Melauri e poi si scosta).

Melauri                          - Mi scusi: posso disturbarla un mo­mento nel suo' lavoro?

La Segretaria                 - L'ascolto...

Melauri                          - Signorina... Constatato quanto sta succedendo sulla terra, per difendere il nome della mia famiglia, io mi vedo costretto a chiedere a co­desta spettabile direzione, una licenza, onde poter tornare sulla terra a sistemare una penosa situa­zione verificatasi in seguito al mio decesso.

La Segretaria                 - Lei mi sta chiedendo l'impossibile, signore. La sua richiesta è assurda. Come può pensare che io, qui, possa essere autorizzata a concedere licenze per motivi che non sono nostri e che ormai non sono più nemmeno' suoi?

Melauri                          - Non vorrei essere insistente, ma la situazione, signorina, è piuttosto grave, e io non posso restare qui con le mani in mano, lasciando che laggiù le cose prendano una piega che potreb­be macchiare per sempre la mia memoria... Scusi... (Dando di gomito a Petroni che si è riavvicinato) Non è forse qui che «si può  ciò si vuole»?

La Segretaria                 - E' qui! E con ciò?

Melauri                          - E allora, benedetta donna... Cosa vi costa concedere una licenza a un povero diavolo? (Tuoni ed effetti di luce).

Petroni                          - Per carità, Pietro... Ti ho già messo in guardia contro certe parole? Vieni a parlare di poveri... così... qui?

Melauri                          - Scusa: non sono ancora molto pra­tico. Signorina: io insisto nella mia richiesta.

La Segretaria                 - E io insisto nel dirle che non è possibile. L'unica cosa che le resta da fare è dimen­ticare... Dimenticare...

Melauri                          - E' una parola, dimenticare... E come faccio? Laggiù sulla terra, cosa dicono certuni?

La Segretaria                 - Ma...

Melauri                          - Dicono: viaggio per dimenticare!

Petroni                          - Ma tu hai già fatto l'ultimo viaggio...

Melauri                          - Forse...(Alla signorina che scrive e prende note nelle sue scartoffie) Mi ascolta?

La Segretaria                 - Continui pure...

Melauri                          - Potrò dimenticare completamente quando avrò salito quei sette scalini azzurri... Ma qui, in anticamera... ancora a contatto con visioni terrene. Mi sembra di non essere del tutto smate­rializzato.

La Segretaria                 - Non è possibile... Non è pos­sibile... (A Petroni) E glielo dica anche lei, no? Lei che ha una certa pratica e che conosce i rego­lamenti. Cerchi di fargli capire...

Petroni                          - Era per l'appunto quello che volevo spiegargli io... (Sottovoce a Melauri) Vieni via, Pietro... Non insistere... (Porta il Melauri in disparte) Con lei, non puoi ottenere niente... Chie­dere una licenza a lei sarebbe come chiederla a un sergente di fureria. Per queste cose bisogna ri­volgersi più in alto...

Melauri                          - Al colonnello?...

Petroni                          - Appunto... Al direttore...

Melauri                          - Figurati se il direttore mi riceve con tutto quello che avrà da fare...

Petroni                          - Si può sempre tentare...

Melauri                          - Tu pensi che chiedendogli una licenza per ragioni gravi di famiglia, possa conce­dermela?

Petroni                          - Potrebbe anche darsi...

Melauri                          - Eventualmente, per dare più impor­tanza alla cosa, sì potrebbe chiedere una licenza per malattia...

Petroni                          - Per che cosa?

Melauri                          - Sì... Dirgli magari che essendo debole di cuore, l'altezza mi fa male... Una breve licenza mi permetterebbe di ristabilirmi e ritornare saldo, forte...

Petroni                          - No, no, no... Ci faremmo una bella figura tutti e due... Come se lui non lo sapesse... Qui bisogna procedere con la massima sincerità... Se lui ritiene giusta la richiesta, c'è da sperare...

Melauri                          - E va bene... Speriamo in Dio... Ma come si fa a parlargli?

Petroni                          - (come afferrando un invisibile telefono) Pronto? Centralino? Mi passi la direzione, Ser­vizio Smistamento. Sto in linea... (A Melauri, co­prendo il microfono con la -mano) E' occupato, un momento... (Di scatto) Pro... prò... pronto! (Ese­guendo tutto il colloquio al telefono con reverenti inchini come se veramente fosse alla presenza del direttore) Il mio protetto... Sa: quel Melauri... Ec­co, ecco: lui... (Una luce lampeggerà sul fondo in luogo della voce che dovrebbe rispondere),

Melauri                          - (segue la scena ansiosamente) Mi co­noscono? (Petroni annuisce col capo) Avranno letto i giornali? (La luce lampeggia).

Petroni                          - Appunto, una situazione penosa... (Lampeggio) Sì... sì... Non è il solo in queste con­dizioni... Tuttavia... se si potesse... se si potesse ascoltare la sua preghiera... (Lampeggio) Sì... sì... mmm.... (Lampeggio).

Melauri                          - Cosa dicono? Cosa dicono?

Petroni                          - Mmmm... Mmmmm... sì... Effettiva­mente... Se si potesse... (Lampeggio) Grazie, gra­zie... Sono felice...

Melauri                          - Hanno detto di sì?

Petroni                          - (sottovoce chiudendo il microfono) Stanno facendomi i complimenti per il modo come ti ho custodito in terra...

Melauri                          - Lascia perdere!... Sorvola!... Entra in merito...

Petroni......................... - E' una cosa molto delicata... lo so. E capisco che la richiesta possa uscire da certi li­ miti... (Lampeggio) Mmmmmm... Mmmmmm  Appunto... Potrebbe ere... (Sottovoce a Melauri) Dicono che potrebbe creare dei precedenti... (Al telefono) Sì, sì, è qui... (A Melauri) Vogliono par­lare con te...

Melauri                          - (agitatissimo) Con... con me?... (Si pulisce istintivamente la giacca. Prende il microfono) Pro... prò... pronto? Fo... for... fortu... fortunatissimo... Scusino se mi... Scusino... se mi... se mi... so... so... sono permesso... De... de... se... mi mi... (Lampeggio velocissimo. Sottovoce a Petroni) Non riesco a dire una parola! E poi che voce che... che... Mi impressiona... Non mi sono mai sentito tanto in soggezione... (Lampeggio) Io mi permetto di chiedere umilmente una licenza... (Suda ed estrae un fazzoletto per asciugarsi là fronte. Si slaccia la cravatta) So che sto approfittando della Vostra bontà... (Lampeggio. Ride divertito) Buona... Buona questa... (A Petroni) E' un uomo di spi­rito!... (Al telefono) Lei è sempre stato tanto gene­roso con me in terra... Tutte le volte che mi sono rivolto a lei perché mi trovavo1 in difficoltà lei mi ha aiutato... Sia buono ancora una volta, la prego... Una licenza... Una licenza breve... (Lampeggio) Non lo dirò a nessuno. Sarà una cosa che resterà fra noi... Sì, sì... grazie... Un attimo... (A Petroni) Luigi, vogliono ancora te...

Petroni                          - Pronto? Sì, sì... sta bene... Tre giorni... Perdonate ma il Melauri abita lontano... il viag­gio... (Lampeggio) Bene, tre più due... Grazie, gra­zie, signor direttore... Ossequi... Non dubiti... (La telefonata è finita. Rivolgendosi a Melauri) Cosa ti hanno detto?

Melauri                          - Mi hanno' fatto gli auguri. Mi hanno detto che ho avuto un'esistenza esemplare; Di stare attento a non rovinare tutto in questi giorni di licenza. Mi hanno augurato anche buon viaggio1. E' proprio vero che più si sale, più si trova gente per bene. Allora ce l'abbiamo fatta, eh!?

Petroni                          - Sì, tre giorni di licenza più due di viaggio. Ritornerai in terra accompagnato da me, e riprenderai le tue spoglie umane.

Melauri                          - Ah! Non ritorno come spirito?

Petroni                          - No, come vivo. Gli spiriti non ritor­nano sulla terra. Caro Pietro, ti hanno fatto un favore mai concesso a nessuno.

Melauri                          - E' il caso di mandare due righe di ringraziamento?

Petroni                          - Le hai già mandate in questo istante, esprimendo il desiderio di ringraziare.

Melauri                          - Allora, possiamo andare?

Petroni                          - Un momento. C'è da ritirare la licenza e il foglio di viaggio...

Melauri                          - Anche qui? (Si avvicinano al banco della segretaria).

Petroni                          - Ha avuto disposizioni?

La Segretaria                 - Sì. E' un po' di tempo che non li capisco più.

Melauri                          - Saranno diventati un po' più mo­derni...

La Segretaria                 - Ecco. Questo è il foglio di viaggio. (Timbra un altro foglio) E questa è la licenza.

Petroni                          - E adesso, Pietro, possiamo andare.

Melauri                          - Sì, andiamo. (Le luci si spengono. I Commento musicale per dare la sensazione del pas­saggio sulla terra).

Melauri                          - Dove andiamo?

Petroni                          - Vedi quella stella. (Indica verso la pla­tea come verso un cielo stellato).

Melauri                          - Quale? Ce ne sono delle migliaia...

Petroni                          - Quella diritta davanti a te...

Melauri                          - Quella che adesso splende più delle altre? Quella? Quella è la terra? Così luminosa?

Petroni                          - Non sono gli uomini che la fanno splendere; siamo noi che la illuminiamo di quassù. (Crescendo musicale mentre si chiude il sipario).

Fine del primo tempo

SECONDO TEMPO

 (Orchestra in primo piano che poi sfuma lenta­mente mentre si apre il sipario. Sulla destra un lam­pione illumina Petroni e Melauri che arrivano dal­la quinta. Melauri ha il bavero della giacca alzato).

Petroni                          - Siamo arrivati!

Melauri                          - Siamo arrivati!? Brr! che freddo! Po­tevano almeno seppellirmi col paltò... Sì, sì... ci siamo. E' casa mia... La riconoscerei a occhi chiu­si... Se non altro per l'orgasmo, per la commo­zione... Capirai: tornare in terra per questo, per quelli...

Petroni                          - Hai riflettuto bene? Sai che non posso starti accanto. Dovrai sbrigarti da solo.

Melauri                          - Perché?

Petroni                          - Perché hai voluto tornare fra i vivi, e provare ancora le sofferenze della vita passata. Però, fai attenzione ad una cosa: hai avuto un permesso eccezionale... Se un processo vi deve es­sere, non deve svolgersi secondo il codice dei senti­menti umani, ma secondo lo spirito di lassù...

Melauri                          - Ti confesso che non so come farò a frenarmi. (Cerca in tasca) Non ho più le chiavi di casa...

Petroni                          - (bonariamente) Le avrà prese Peppino...

Melauri                          - Dovrò entrare in casa mia come un ladro, passando dal terrazzo.

Petroni                          - Allora, buona fortuna, Pietro...

Melauri                          - Stai tranquillo, Luigi. Lo sai che a me interessa solo il testamento. I soldi, no! Abbia­no tutto, ma non voglio che arricchiscano alle mie spalle. Aspettami.

Petroni                          - D'accordo. Mi terrà compagnia il mio sigaro. (Melauri esce in quinta. Petroni accende il sigaro. Ne trae una grossa boccata di fumo che crei sotto la luce del lampione come una nuvola. Poi mentre Vetroni scompare, in resistenza si ac­cende la scena del tinello di casa Melauri). (Prima che si apra il sipario, si udrà il suono di una musica emessa da un grammofono. Segni di confu­sione. Una finestra aperta sul fondo. Sempre sulla parete di fondo, un ritratto a fotografia di Melauri. Davanti al quadro una candela accesa. Pep­pino, all'aprirsi del sipario, sarà vicino all'armadio del buffet. Sta cercando il testamento di Melauri. E sera).

Peppino                         - Ti dico che non c'è niente... Non c'è altro che un dito di polvere...

Clara                             - Impossibile!

Peppino                         - (voltandosi) Cosa? Impossibile il testa­mento o la polvere?

Clara                             - La polvere!

Peppino                         - (mostrando lo sporco sulle maniche) E questa cos'è? Ce l'ha messa mio nonno?

Clara                             - Peppino, che tono?!

Peppino                         - Che tono e non tono! Sei tu, con le tue affermazioni categoriche... Impossibile qua, im­possibile là... e questa tua fissazione che un te­stamento ed una polizza di assicurazione possano essere nascosti in cima ad un mobile! (Cerca at­torno) Una spazzola... Non c'è nemmeno una spaz­zola in questa benedetta casa? E quell'accidente di grammofono che non la pianta un momento. (Va a chiudere la finestra. Il suono del grammofono cessa).

Clara                             - Ma la spazzola è sempre stata qui... Do­ve si sarà cacciata?

Peppino                         - Questa è la casa dove sparisce tutto!

Clara                             - (ha trovato la spazzola) Eccola qua... Se tu dessi tempo al tempo... (Gli spazzola le mani­che) Come sei irritabile!

Peppino                         - Cara, renditi conto anche tu... Quan­te notti sono che frughiamo da cima a fondo? Si finisce per perdere la testa... Se fosse un appartamento di dodici locali... Ma quattro camerette...

Clara                             - Cosa ci posso fare io se è sempre stata la sua mania quella di tenere in casa un finimondo di carte inutili?

Peppino                         - Una nostalgia di ricordi inutili...

Clara                             - (che ha finito di spazzolarlo) Eccoti in ordine...

Peppino                         - Persino le fotografie che fanno alla Fiera Campionaria e in piazza del Duomo... (Mo­strando sul tavolo) «Vi abbiamo colti in un'espres­sione spontanea e simpatica». (Si versa da bere da una bottiglia che sta sul tavolo) Ho la gola piena di polvere... (Beve a piccoli sorsi).

Clara                             - E' sempre stata la sua mania l'ordine.

Peppino                         - Occorre farsi coraggio e riprendere le ricerche con più metodo...

Clara                             - (sobbalzando) Oh Dio, Peppino! Non sarà nella giacca che gli abbiamo messo addosso...

Peppino                         - Ci mancherebbe altro...

Clara                             - Peppino! La « Tribuna Illustrata »! 

Peppino                         - La «Tribuna Illustrata»?

Clara                             - Ma sì... La raccolta! Può darsi che tra una pagina e l'altra...

Peppino                         - (indica uno scaffale) Ma sono trentasei annate!

Clara                             - Una volta ci nascondeva anche la busta degli straordinari... (Si precipita verso lo scaffale. Prende alcuni volumi) Ecco qui... Io guardo que­sto... tu guarda quest'altro...(Tutti e due comin­ciano a sfogliare) Le truppe italiane entrano a Trento!

Peppino                         - Un eroico casellante evita un disastro ferroviario...

Clara                             - Strano melone della Cina che rasso­miglia a una vecchina...

Peppino                         - Un eroico casellante evita un disastro...

Clara                             - Il più vecchio garibaldino sano e vegeto a Piombino...

Peppino                         - Un eroico casellante evita un disastro... (Si interrompe) Qui... Qui c'è un segno... Forse è qui...

Clara                             - Fammi vedere...

Peppino                         - (sconsolato) No... E' la barzelletta riqua­drata da lui...

Clara                             - Ma sì, la barzelletta... L'unica che è riuscito a piazzare in venticinque anni di assidua collaborazione... E' stato nel 1936... E da quel gior­no parlando di sé con gli amici diceva: « Noi uo­mini di lettere, noi umoristi»! (Richiude nervosa­mente il volume) Niente! Niente... Non so più dove mettere le mani... (Si viene a trovare sotto la fotografia del Melauri) Guardalo... Non mi lascia in pace nemmeno dopo morto... Io che gli ho dedi­cato tutta la vita... Che gli ho dato tutta me stessa...

Peppino                         - Non esagerare...

Clara                             - Non ci sei stato che tu. Sei stato l'unico coabitante.

Peppino                         - Già, un bell'esempio di fedeltà, non c'è che dire... Coi tempi che corrono...

Clara                             - (sempre rivolta verso il ritratto) Ma guardalo! (Ha un gesto dì stizza. Poi dì colpo soffia rabbiosamente sulla candela, spegnendola) Toh!

Peppino                         - Sta' calma! Ragioniamo... Un uomo pre­ciso come lui, ordinato, pignolo, possibile che non tenesse una agendina... Aveva la classica faccia di chi fissa tutti gli avvenimenti della propria vita su un'agenda.

Clara                             - Peppino... Come non ci abbiamo pensato prima... C'è! L'agenda c'è! La teneva sempre in tasca... L'ho messa via io...(Apre un cassetto, ne estrae un'agendina) Eccola...

Peppino                         - Vediamo... Incominciamo dall'inizio.(Legge) Primo gennaio... «Anno nuovo vita nuova»... (A Clara) Si sente l'uomo di lettere! Febbraio... «Bat­tuta stagionale su Raffreddini... Raffreddini: Etcì! Gustavo: Lei è raffreddato? Raffreddini: No! Sono avvocato! ».

Clara                             - E l'ho sposato!

Peppino                         - (leggendo) Tre febbraio: « Lire ses­santa per due caffè, uno dei quali offerto... ». Sei marzo: «Ricevuto1 elogio dal capo ufficio: è il terzo della mia carriera. Non si vive di solo pane. Sono soddisfazioni ».

Clara                             - E' stata tutta una vita di schiocchezze!

Peppino                         - (leggendo) « Lire milleduecento per due biglietti al circo equestre, uno dei quali offerto. E' stata una bella serata, diversa dalle solite. Un raggio di luce nel grigiore delle lente, normali giornate...».

Clara                             - Non lo sapevo.(Rivolgendosi al ritratto) Cosa vogliono dire questi caffè e questi biglietti offerti? Ah... Avevi anche i raggi di luce nel gri­giore delle giornate, vero? Gli uomini, che schifo! Tutti uguali...

Peppino                         - Clara... Guarda qui...(Leggendo) Tre novembre: « Sottoscritta polizza assicurazione a fa­vore di... ».

Clara                             - (ansiosa) Di chi? Di chi?

Peppino                         - (leggendo nella pagina seguente) «...del­la persona indicata nel mio testamento ».

Clara                             - (disperata) Siamo punto a capo. Non usciremo mai da questo labirinto...

Peppino                         - Tesoro... Non dobbiamo scoraggiarci... In fondo, non eravamo nemmeno certi dell'esistenza di un testamento. Adesso, per lo meno, ne abbiamo avuto conferma... Un passo avanti, in fondo, l'ab­biamo fatto... Vedrai che tutto si accomoderà...

Clara                             - Io sono sfinita, ho i nervi a pezzi.

Peppino                         - Appunto per questo non dobbiamo in­sistere... Per oggi basta. Dimentichiamo un momento tutte le nostre preoccupazioni e pensiamo un poco anche a noi stessi... Da dieci giorni...(tenero) ...stiamo conducendo una vita impossibile, mia cara. Sembra quasi che la nostra felicità dipenda solo da un testamento...

Clara                             - (appoggia la testa sulla spalla di Peppino) Peppino, Peppino, sono stanca...

Peppino                         - Passerà, passerà anche la stanchezza... Vedrai, avremo i «nostri giorni»... E quando meno te l'aspetterai salterà fuori questo' benedetto testa­mento... Casa nasconde ma non ruba!

Clara                             - Non lo dire! Lo diceva sempre anche lui! Mi vuoi sempre bene?

Peppino                         - (guarda di sfuggita il ritratto del Melauri) Te ne ho sempre voluto, tesoro...

Clara                             - Baciami!

Peppino                         - (dopo un momento di esitazione la bacia) Su, su, a nanna adesso. Su, da brava... Vai, chef ti raggiungo subito...

Clara                             - Sì, Peppino... (Si avvia e scompare dietro una porta a sinistra. Peppino tenta dì sistemare qual­cosa lasciando però il disordine sul tavolo e nello scaffale. Estrae dal portasigarette una sigaretta, trova la scatola dei cerini e ne estrae uno. Clara sii affaccia alla porta) Peppino, ti aspetto...

Peppino                         - (che avrà acceso il cerino) Subito! (Guarda il ritratto).

Voce di Melauri            - (dal ritratto) Mi fai accendere, scusa?

Peppino                         - (accendendo la candela) Prego! (Fa uni gesto' e un urlo soffocato di spavento e scompare ì verso la camera. Musica, che poi continuerà in sottofondo commentando l'azione dì Melauri che si muoverà sincronizzando ì movimenti con la musica).

Melauri                          - (entra aprendo la finestra dì fondo. Ha il bavero della giacca alzato e tiene una lampadina tascabile in mano. Prima di saltare nell'appartamento si assicura che nessuno sia nella stanza) Brrr!... che freddo! Non potevano seppellirmi col paltò? (Meravigliato) Guarda che disordine! Uno non fa a tempo a morire che subito gli mettono la casa sotto­sopra... E chi si raccapezza più in questa confusione? (Cerca) Comunque il testamento deve essere qui...sotto il piano' del tavolo.(Con una forbice che estrae dal cassetto fa leva sotto al piano del tavolo, vi trova un foglio nascosto) Eccolo! Questo non lo] beccano più... (Vede il volume della « Tribuna Illu­strata » e si china su di esso) Che sciocchi! Devono averlo cercato anche nella raccolta della «Tribuna Illustrata»... La mia barzelletta... Se è buona, diavolo!

Petroni                          - (dall'interno in tono dì rimprovero) Pietro!

Melauri                          - Oh! Scusa! Pensare che m'è venuta di getto. Questa me la porto lassù! Chissà che ri­sate si faranno! (Si trova sotto il suo ritratto) No! Le candele non me le dovevano mettere... Va bene tutto, ma che io, anche dopo morto, debba star qui a reggere il moccolo, questo è troppo! (Soffia sulla candela spegnendola) Ma guarda che caos! Che babilonia! Per un uomo che ha passato tutta la sua vita a tener le cose in ordine, questa confusione è irritante. (Ritorna verso il tavolo. Urta in una sedia e la fa cadere con rumore. Si ferma di colpo. Si accende la luce in camera da letto).

Clara                             - (dalle quinte allarmata) Peppino! I ladri!

Peppino                         - I ladri? Taci, non ti muovere! Vado io! (Entra con una rivoltella in mano) Fermo là! Cosa fate qui, in casa mia?

Melauri                          - (avventandoglisi contro) Vigliacco! (Peppino spara. Melauri cade a terra faccia in giù).

Clara                             - (comparendo sulla porta e accendendo la luce) Peppino... Cos'hai fatto? L'hai ucciso?

Peppino                         - Mi si è avventato contro... Ho' sparato per legittima difesa... Non drammatizziamo... Un ladro di meno...

Clara                             - Che spavento!... (Abbracciandolo) E tu? Sei ferito?

Peppino                         - Ma no... ma no...

Clara                             - Non ha sparato anche lui?

Peppino                         - No. Stava per saltarmi addosso! Mi ha gridato «vigliacco»! Aveva qualcosa in mano che luccicava... (Raccogliendo la lampada tascabile di Melauri) Una lampadina... Vista così mi è sembrata una pistola... e ho sparato!

Clara                             - E' proprio morto?... Peppino... Ho pau­ra... Ho paura!

Peppino                         - Paura di che? Di chi? (Depone la pila e si avvicina al corpo di Melauri) Forse è ancora vivo! Clara! (Spaventato) Guarda, Clara!

Clara                             - (si avvicina. Poi con un grido) No! Non è possibile! Non è possibile! E' mostruoso! Pep­pino... Lui!

Peppino                         - Ma chi «lui»! Impazzisci. Certo che è una somiglianza straordinaria...

Clara                             - Peppino, ti dico che è lui! E' il fantasma di Pietro!

Peppino                         - Macché fantasma! Sarà il suo sosia!

Clara                             - Ti dico che è il suo fantasma...

Peppino                         - I fantasma non si ammazzano...

Clara                             - Ma è vestito come lui... La stessa giacca, le scarpe... la cravatta... I capelli... Guarda!

Peppino                         - Ci sono dei sosia... Perfetti, non li di­stinguerebbe nemmeno una madre... Le controfi­gure... Prendi le controfigure del cinema... Identici... Gli occhi, il naso, la bocca... E questo, per caso è vestito come lui... (Breve accordo di musica celestiale, mentre bussano alla porta).

Primo Poliziotto            - (dall'interno) Aprite! Aprite! Polizia!

Clara                             - Quale polizia? Che polizia?

Primo Poliziotto            - (dall'interno) La polizia az­zurra! (Dopo un silenzio, tre colpi alla porta con eco di tre colpi di gong, le luci si azzurrano in resistenza finché all'ingresso di Petroni saranno di un azzurro intenso).

Peppino                         - Che polizia azzurra?

Clara                             - Cosa sta accadendo, Peppino? Intorno a noi, succede qualcosa che non capisco, qualcosa di irreale!

Peppino                         - Non lasciarti prendere dalla fantasia.

Clara                             - (indicando Melauri che è a terra e che accenna a muoversi) Guarda! Si illumina anche lui... Si anima. Peppino, ho paura!

Primo Poliziotto            - (dall'interno) Aprite!

Clara                             - Non aprire, non aprire!

Melauri                          - (sì alza lentamente tra lo sgomento dei due. Si avvia verso la porta dalla quale entra Petroni) Grazie, Luigi. Lo sapevo che mi saresti stato vicino. Li vedi? Sono loro...

Petroni                          - Ebbene? Hai fatto tutto? Hai trovato quello che cercavi? (Clara e Peppino fanno un cenno di saluto breve cernie due automi).

Melauri                          - Sì, l'ho qui.

Petroni                          - Bene... Era quello che volevi, no? Adesso possiamo andare.

Melauri                          - No. Adesso ho ancora un conto da regolare.

Petroni                          - Cosa vuoi fare?

Melauri                          - Punirli!

Petroni                          - Punirli? Tu?

Melauri                          - Qui, in questa casa, fra queste mura che hanno infamato. Qui dove hanno macchiato il mio nome.

Petroni                          - Tu stai soffrendo di un sentimento umano. Tu non vuoi punirli, vuoi vendicarti!

Melauri                          - Insomma, Luigi, mettiamo le carte in tavola... Dimmi che cos'è questo giudizio di cui ho bisogno... questo mettere le colpe nostre e le colpe loro sui piatti di una bilancia che cos'è? Questo pesare anche i pensieri...

Petroni                          - La giustizia, Pietro, è la giustizia che è dappertutto... Nelle case, nelle strade... quando lavoriamo, quando amiamo... Dappertutto... Anche qui., o sulle scale., o fuori... Ovunque è la giusti­zia... (A Clara) Signora, è troppo facile, dimenticar­sene. La giustizia è ovunque: da nessuna parte e da tutte le parti.

Clara                             - Ma voi volete fare uno scandalo!

Petroni                          - Scandalo? Quale scandalo?

Peppino                         - (a Melauri) Ma insomma, Pietro! Per­mettimi, in nome della nostra vecchia amicizia...

Melauri                          - Silenzio...

Clara                             - Ma lo scandalo, Pietro!

Petroni                          - E' mezzanotte, signora... La casa dorme. (A Melauri) Tu desideri ritornare all'origine del ma­le, alla radice del male, vero? Non hai molto tempo, Pietro... la tua licenza è scaduta, si è volatilizzata con un colpo di rivoltella. Occorre far presto... Oc­corre giudicare subito... (La scena del tinello sull'ultima battuta sarà scomparsa lasciando posto alla scena del ballatoio del primo tempo. Dal lucernaio piove una luce azzurrissima) Queste scale... questo ballatoio, queste mura... sanno... E sanno il portiere, i compagni d'ufficio, il padrone di casa, la signora Elvira...

Peppino                         - Quella maledetta pettegola!

Petroni                          - La signorina Rosa...

Clara                             - Ma quella è all'ospedale...

Petroni                          - Signora: lei parla come se fossimo in una pretura urbana! Non ha ancora capito? Qui possiamo esserci tutti. Dormono, forse sognano. Per­ciò sono con noi.

Peppino                         - Ma cos'è questo? Un processo?

Petroni                          - Chi sa... forse!...

Peppino                         - Non vorrà farmi credere che si fa un processo su un pianerottolo!

Petroni                          - Anche su un pianerottolo...

Peppino                         - Ma cos'è questa luce? Cose dell'altro mondo...

Petroni                          - Ecco, appunto, dell'altro mondo!

Peppino                         - E' facile accusare! Ma i testimoni...

Petroni                          - Sono con noi, i testimoni! Non si preoc­cupi! (A Melami) Ebbene, Pietro, vuoi sapere tutto?

Melauri                          - Tutto

Petroni                          - Vuoi proprio umiliarti in questa tri­stezza?

Melauri -                       - Tutto!

Petroni                          - Ebbene, sia! (Fa un gesto nell'aria. Dalle porte appaiono Elvira e il padrone di casa, dalla destra un impiegato).

Elvira                            - Signor Melauri, ben tornato!

Il Padrone                     - Strano!... Cosa sta succedendo? Que­sta luce azzurra... la signora Clara... il signor Pep­pino e il signor Melauri insieme... Possibile?

L'Impiegato                  - (a Melauri) Pietro! L'avevo detto che tu eri rimasto sempre con noi!

Clara                             - Ma insomma, possiamo sapere di che cosa siamo accusati?

Petroni                          - Lei signora è accusata di avere ingan­nato suo marito.

Clara                             - Io?

Peppino                         - Se questo è un processo, faccio notare che non abbiamo nessuno che possa difenderci!

Clara                             - E' vero! Ha ragione lui!

Petroni                          - Lei, signora, è invitata a non abbando­narsi a manifestazioni non adatte alla maestà di questo momento.

Peppino                         - (a Melauri) Pietro, in assenza di qual­cuno che ci difenda sono costretto a protestare... a rivolgere modestamente una preghiera...

Il Padrone                     - Che faccia tosta!

Elvira                            - Adesso fa il modesto perché gli conviene.

Peppino                         - Ma io non conosco il capo d'accusa.

Clara                             - - E' troppo comodo fare i processi con que­sto sistema! E' troppo comodo. Io? Ingannato mio marito? E con chi? Fate presto voi a dire! Ingan­nato con chi?

 

Petroni                          - Con il qui presente signor Peppino Vismara.

Peppino                         - La signora Clara? Con me? Avete rac­colte le insinuazioni di tutte le serve del caseggiato! Io?... Il migliore amico di Pietro... Dopo essere stati i  ragazzi insieme...

Elvira                            - Eh, quante storie, come se fosse la prima volta che i migliori amici...

L'Impiegato                  - (a Melauri) Purtroppo, lo sapevamo -anche noi in ufficio, da tanti anni. Io, per la verità,: caro Melauri, credevo che anche tu, come tutti noi, fossi al corrente, e che, per amor di pace...

Petroni                          - (a Clara) Dunque, signora, si giustifichi.Risponda.

Clara                             - Mi rifiuto di rispondere! Mi'rifiuto!

Melauri                          - Credo non sia necessario che gli imputati rispondano...

Petroni                          - E' vero. Abbiamo qui qualcosa che in altre sedi non esiste... Il libro della vita... Ogni battuta, ogni nostro gesto, ogni pensiero, tutto.

Elvira                            - Deve essere una cosa molto piccante..,!

Petroni                          - (a Clara) Vedrà... Vedrà... Basta un ' nome, o una data, e la verità sarà più forte di lei,  di ogni sua volontà di negare... Posso evocare qualunque episodio... Non c'è che la difficoltà della  scelta.

Peppino                         - Lei non vorrà approfittare della sua! posizione per fare uno scandalo.

Elvira                            - No, no, vogliamo saper tutto.

Petroni                          - Estate 1935... Un treno va verso ili mare...(Musica evocativa di un treno in corsa. Clara e Peppino eseguiranno quasi ipnoticamente quanto verrà suggerito da Petroni, come muovendosi in uno scompartimento ferroviario) Il signor Peppino stava fumando una sigaretta nel corridoio di quel treno.

Clara                             - Non lasciarmi, Peppino... Non andare...

Petroni                          - (a Clara, imperioso) Faccia quello che le ho detto! Vada. E vada anche lei, signor Vismara...

Clara                             - (come entrando nel corridoio) Signor Vismara... Lei qui?

Peppino                         - Signora Melauri... Che fortunata combinazione... Come sta?

Petroni                          - (interrompendo) No! no! no! Non avete parlato così! Non «lei» ma «tu»... Non «signor Vismara», ma «Peppino»... Non «signora Melauri», ma «Clara»... Avanti... Verità! verità!... Da capo.

Clara                             - Peppino... Tu?

Peppino                         - Clara... Tu? E tuo marito?

Clara                             - Tu, piuttosto...

Peppino                         - Fatti vedere. Sai che sei più bella che mai? Sei un fiore...(Elvira scoppia a ridere).

Melauri                          - Silenzio...

Elvira                            - Si va bene... Andiamo avanti.

Peppino                         - Una sigaretta?

Clara                             - No, grazie... Ho la testa che non me la sento più...

Peppino                         - Non ci siamo più visti dal giorno del tuo matrimonio. Tutto bene? Felice?

Clara                             - Peppino, ti prego. Lasciamo stare il mio matrimonio!

Peppino                         - Pietro non è marito affettuoso? Non ti vuol bene?

Clara                             - Non ho avuto quello che m'aspettavo dal matrimonio con lui... L'ho sposato per avere una vita tranquilla; e che cosa mi ha dato questo... que­sto povero impiegato?

Petroni                          - (intervenendo) Questo «morto di fame»...

Melauri                          - Luigi. Non ti permetto...

Petroni                          - Ma no, caro... « Morto di fame » non sono parole mie... Lei doveva pronunciarle... Signora, sia precisa... Avanti, avanti...

Peppino                         - (a Clara) Se tu mi avessi dato retta, se tu avessi fatto quello che volevo io, a quest'ora non saresti qui a imprecare contro un uomo che non era fatto per te...

Clara                             - Peppino, te l'ho già detto a suo tempo: l'amante per tutta la vita non è una posizione adatta per me... Tu mi hai sempre dichiarato che, per me, non potevi lasciare l'altra...

Peppino                         - (interdetto) Ma Clara, cosa dici?

Clara                             - (sprezzante) La moglie del tuo principale, che in te si è soltanto pagata un amante giovane...

Peppino                         - (a Petroni) Signore... Signore... Queste frasi, Clara, non me le hai mai dette...

Clara                             - (continuando in tono sprezzante) ...e che ti ha sempre garantito il suo appoggio in cambio di qualche appuntamento...

Peppino                         - (a Petroni) Signore, non posso permet­tere. Clara non mi ha mai dette queste cose...

Petroni                          - Evidentemente le avrà pensate!

Peppino                         - Ma come... Anche i pensieri? Anche i pensieri! Accidenti! Dove sono andato a cacciarmi per questa sgualdrina!

Melauri                          - Signor Vismara, lei non è autorizzato a insultare nessuno...

Petroni                          - I pensieri allora no?

Melauri                          - No; i pensieri niente.

Elvira                            - (al padrone) Peccato! Poteva essere di­vertente!

Petroni                          - Avanti... Le parole! Le parole!

Clara                             - (col tono iniziale) No... Peppino, era trop­po poco quello che mi offrivi...

Peppino                         - L'amore!

Clara                             - La passione! La passione di un giorno...

Peppino                         - Meglio vivere un giorno da leone, che...

Petroni                          - Alt! Non sottilizzi lei, signor Peppino... Passi un braccio dietro al collo della signora... Un po' vicini... Così!... Avanti!.

Peppino                         - (con tono appassionato) Clara... Io non potrò mai assoggettarmi a diventare solo un ricordo del tuo passato... Io voglio essere il tuo presente, il tuo domani... Io non posso arrendermi davanti a un semplice «sì»... Ci vuol altro!... (Scaldandosi) Tu devi continuare ad essere mia. Ti voglio!

Clara                             - (con tono soffocato) Ma mio marito, Peppino!

Peppino                         - E' la garanzia! E' la garanzia di cui par­lavi prima di sposarti. E poi, di che cosa ti preoc­cupi? Ce ne sono tanti dei becchi!

Melauri                          - (che non ha sentito bene) Voce!

Clara                             - (tentando svincolarsi da Peppino che l'ha abbracciata) No, no, Peppino... Lasciami! Dal corridoio ci possono vedere, ti prego! (Pappino fa un gesto come se chiudesse di scatto le tendine)

Elvira                            - Eh, ma così non si vede più nulla!

Clara                             - (a Petroni) Basta! Basta! Cosa sono questi trucchi?.

Petroni                          - E' la vita signora! La sua!

Clara                             - Mi rifiuto! Mi rifiuto di continuare! E' una indegnità... E' facile, troppo facile fare il pro­cesso a un fatto, a una parte sola! Se io ho commesso degli errori, anche lui ha i suoi torti.

Melauri                          - Cos'è questa insinuazione?

Clara                             - No, è un'accusa! Lui, deve rispondere, anche lui deve difendersi! Ci sono le prove!... (Tie­ne alta l'agendina).

Elvira                            - (al padrone) Le prove? Anche lui?

Il Padrone                     - Strano... Un uomo così a posto... Mai un tubo intasato... Mai un rubinetto guasto... Non può essere...

Melauri                          - Lo so. Clara... La meticolosità di un caffè offerto e segnato sull'agendina, due biglietti al circo... Clara, gli errori non si segnano, non si documentano...

Clara                             - Anche nei delitti più perfetti c'è sempre un momento di ingenuità... Noi abbiamo dovuto recitare la nostra parte... Tu avresti il coraggio di recitare la tua? Rispondi! Avresti il coraggio?

Melauri                          - Perché no? Dalla prima battuta all'ultima... Eccomi, sono pronto a recitare la mia parte. Posso recitarla davanti a tutti. (Una musica da circo viene lentamente in primo piano) Fu una sera, al circo equestre. Avevo approfittato di un in­tervallo per andare a comperare un pacchetto di caramelle. (Durante la battuta, si sarà illuminata la panchina collocata sulla buca del suggeritore, Rosa entra e viene a sedere stata panchina. Melauri verrà a sedere accanto a lei offrendoa Rosa il pacchetto delle caramelle).

Clara                             - (appena sarà apparsa Rosa) Eccola lì, quella dei doppi caffè! Svergognata! Con quelle arie da madonnina!

Peppino                         - Adesso tutto è chiaro... Ha tentato di avvelenarsi per la morte di Pietro...

Elvira                            - E io che avrei messo la mano sul fuoco! E' divertente! Adesso si sbranano!

Petroni                          - Silenzio!

Clara                             - Se guarisce e torna a casa, a quella lì le gonfio la faccia di schiaffi!

Petroni                          - Basta! (Si stabilisce silenzio, ha musica da circo che era rimasta in sottofondo viene in primo piano e poi sfuma).

Melauri                          - (mostrando le caramelle a Rosa) Assor­tite vanno bene?

Rosa                              - Lei ha voluto incomodarsi... Ho fatto dei miracoli per salvarle il posto...

Melauri                          - (galante)  Beh... Avrei sempre potuto sedere ai suoi piedi...

Rosa                              - Alla turca...

Melauri                          - Come nel deserto. (Aprendo il pac­chetto e tirando fuori le caramelle) Menta, menta, menta... Che imbroglioni! Sono quasi tutte di menta...

Rosa                              - Guardi, ce ne sono in fondo due diverse...

Melauri                          - Oh, sì. Rabarbaro... arancio! Cosa pre­ferisce?

Rosa                              - Arancio!

Melauri                          - (con tono vittorioso consegna la caramella a Rosa) Sa, signorina Rosa, che tutte le volte che vengo al circo, penso che questa è la vita che avrei voluto fare? La vita del nomade. La libertà nelle fo­reste vergini. E invece, tutto il giorno allo sportello.

Rosa                              - E io tutto il giorno a segnare il fatturato!... L'altra notte m'ero addormentata con la finestra aperta... Ho sognato che ero su una spiaggia deserta, sotto un palmeto, in un'isola del Pacifico...

Melauri                          - A Tahiti?

Rosa                              - No...

Melauri                          - Alle Haway?

Rosa                              - No... un nome strano, che pare un canto di saxofono...

Melauri                          - Ho capito... Onololo... Olonolo... Ono-nolo... Accidenti com'è difficile!... Honolulu...

Rosa                              - Sì, sì... Pensi! Poter chiudere gli occhi e svegliarsi a Honolulu...

Melauri                          - Anch'io, l'altra notte, ho sognato che ero nel giardino di mia nonna... a Schilpario... Quando ero bambino ci giocavo con una bella tar­taruga... L'avevo ammaestrata... In fondo, forse, avevo l'istinto del domatore...

Rosa                              - Le bestie sono migliori di noi... Capiscono gli uomini che non vogliono far loro del male, gli uomini buoni... Lei deve essere molto buono...

Melauri                          - Non si fidi... Anch'io ho i miei mo­menti di ferocia...

 Rosa                             - (ride. Commento di musica folcloristica orien­tale) Cosa c'è adesso?

Melauri                          - Gli elefanti!... Si tiri un po' indietro.! Nei circhi hanno quella maledetta abitudine di farli camminare con i piedi anteriori sull'orlo del par»' petto... Eccoli...

Rosa                              - Meravigliosi!

Melauri                          - Si levi il cappellino. Non vorrei che credessero che i fiori sono freschi e glielo mani glasserò...

Rosa                              - Così liberi fanno paura...

Melauri                          - Signorina... Lei ha paura degli ele­fanti?... Sono gli animali più mansueti del creato...

Rosa                              -  Vogliamo dar loro una caramella?

Melauri                          - E' proibito... (Con apprensione) Ecco! Lo avevo detto io che li fanno camminare sul para­petto! Che imprudenza! Pensi se gli scivola un piede...

Rosa                              - (intimorita si tiene al braccio di Melauri e gli si stringe vicina. I due, sempre restando seduti, nel  trono con la schiena come se li dominasse la mole dell'elefante. Indicando l'invisibile elefante) Guardi che occhietti cattivi!...

Melauri                          - Non lo dica! Sa che gli elefanti hanno una memoria favolosa... (Gli invisibili elefanti si som allontanati).

Rosa                              - Respiro! (Si rimettono in posizione normale) Non mi sentivo affatto 'tranquilla!

Melauri                          - Anch'io... per lei... Per me, sa... (Gesto di superiorità) Tutto è questione di calma, con le fiere... Non muoversi... e guardarle fissamente negli occhi...

Rosa                              - (indicando i due lati della testa) Ma se gli elefanti hanno un occhio qui e l'altro qui...

Melauri                          - Bisogna fissare prima un occhio e poi l'altro, ritmicamente... Con calma... Adesso non c'è più pericolo... Si rimetta il suo cappellino... Com'è grazioso! (ha musica indiana si è spenta).

Rosa                              - (rimettendosi il cappellino) Le piace?

Melauri                          - Ci sono delle donne alle quali il cap­pellino dona... e delle donne, invece, che donano al cappellino. Lei è di queste ultime.

Rosa                              - Vedo che lei se ne intende di donne...

Melauri                          - Io? Per quelle che vedo allo sportello del telegrafo! Ci sono dei tipi... Soprattutto alla!  notte... Quelle che non osano mandare il fattorino dell'albergo... I telegrammi che implorano amore...!

Rosa                              - Scrivono anche d'amore? Non si vergognano?

Melauri                          - Noi sappiamo qual è il nostro dovere. Siamo come dei confessori... Non abbiamo nemmeno gli occhi... (Come se leggesse dei telegrammi) Ti f amo perdutamente... Il mio amore è sempre più! grande...

Rosa                              - Scrivono così? E gli uomini?

Melauri                          - (sempre  come se leggesse) Tutti, tutti, tutti i miei baci... Sono felice di saperti vicina a me...

Clara                             - (interrompendo) Mi pare che non ci sia bisogno d'altro. Mi pare abbastanza chiaro!

Petroni                          - Telegrammi, signora, telegrammi!

Melauri                          - (c. s.) Ansioso sapere quando posso venire trovarti, bacioti...(Come se avesse contato le parole di un telegramma) Lire centottantuno...

Peppino                         - Cos'è questo? Realtà o pensiero?

Clara                             - E' sempre stato un ipocrita! Questo è un picco per dire il suo amore a quella piccola svergo­gnata...

Petroni                          - Silenzio!

Clara                             - Noi non ci lasciamo abbindolare! (Musi­chette da circo per numero acrobati, con rullo tamburi).

Petroni                          - Silenzio!

Rosa                              - Che bello!

Melauri                          - E' l'esercizio più pericoloso! Gli uomini volanti!

Rosa                              - (guarda verso il soffitto del teatro. Come per seguire realmente gli uomini ai trapezi) E' straor­dinario!... Dio! Non posso vedere!

Melauri                          - Non chiuda gli occhi! Non può acca­dere nulla... C'è la rete...

Rosa                              - Sembrano degli angeli! Guardi, guardi quello là: sembra una statua...

Melauri                          - (che segue con l'occhio e con la voce uno dei lanci) O...O...O... Oplà! (Batte le mani poi , a Rosa) Perfetto! Non c'è proprio nulla da dire. Perfetto!

Rosa                              - Lei se ne intende?...

Melauri                          - Beh... Non proprio questi esercizi... Ma anch'io, ai miei tempi, era socio della « Forza € coraggio»... Promettevo... Ma poi ho dovuto fare il concorso... L'impiego, lo stipendio fisso, la vita sedentaria...(Ha continuato a guardare i voli dei trapezisti sottolineati dalla musica e dai rulli di tam­buro. Scatta entusiasticamente) Bravissima! (Batte le mani unitamente a Rosa. Poi a Rosa) Vede? E' questione di forza nelle mani... Di sicurezza nella presa... Non per le dita... per il polsi... Così! (Esegue) Non mi sfugge più...(Altalenando le braccia di Rosa) E si vola... Si vola... Si vola! (Si levano dalla pan­china e rientrano in palcoscenico).

Clara                             - (scattando) E' vergognoso!

Petroni                          - Le pare! E voi, intanto, cosa facevate al mare?

Peppino                         - Noi?

Petronì                          -  Sì, la stessa sera, al mare! (Musica lon­tana di un tango dell'epoca con una fisarmonica. Clara come trascinata dalla suggestione si accosta a Peppino) Voi! Su una piccola rotonda balneare... le armoniche suonavano un tango argentino. Il chiaro di luna e voi, stretti così... guancia contro guancia, respiro contro respiro...(Clara abbraccia Peppino come per ballare).

Peppino                         - (reagendo) Clara... Vuoi rovinarmi!...(Ballano lentamente).

Clara                             - Amore!...

Peppino                         - Ma ci guardano!

Clara                             - Cosa importa? Chi vuoi che ci conosca su questa piccola spiaggia...

Peppino                         - Ma non è la spiaggia qui! Non ti ricordi dove sei?

Clara                             - (stringendosi a lui) Ti aspetto alla soli­ta ora...

Peppino                         - Pazza! Pazza! (Verso Petroni e gli altri) La vedono? La vedono? E' lei, è lei che mi tenta, che mi ha sempre tentato! E' lei, smaniosa, con tutto il suo corpo contro il mio! E diceva di amare me solo. E invece non ha tradito solo te (a Melauri) ma anche me. Voleva il denaro, voleva il lusso! Lasciva come una scimmia! Peggio! Peggio di una gatta sui tetti... Un vampiro!

Clara                             - (con ira) Adesso, adesso lo dici? Eppure ti piacevo proprio perché ero così. Smaniosa di lusso, di vita. Ti opprimevo!... Dillo, dillo che ti succhiavo il sangue!

Peppino                         - (a Melauri) Credi, Pietro... (A Petroni) Mi creda, signore... Io pensavo a lui... Io non avrei voluto...

Melauri                          - Grazie del pensiero!...

Peppino                         - (sempre a Melauri) Ti compiangevo... Tu, legato per la vita ad una donna simile... Non avrei voluto essere proprio io...

Clara                             - Tu mi hai fatto pensare a tante cose, mi hai corrotta!

Peppino                         - Sentila! Ha ragione lei! La rosellina di siepe, il giglio della valle...

Clara                             - Ti odio! Ti strozzerei. (Sta per lanciarsi) Verme... Verme...(Petroni fa rallentare i movimenti dei personaggi immobilizzandoli con un gesto).

Peppino                         - Sei stata la mia rovina, strega!

Clara                             - Lo dici adesso perché hai paura! Hai paura di una sentenza! Verme!

Peppino                         - Vipera! (Silenzio).

Petroni                          - Ecco, ora gli accusati sanno con esat­tezza da quale parte sta la colpa. Arringhe? Effetti oratori? L'esame dei corpi del reato? Non c'è ora, non c'è azione della nostra vita che non sia giudi­cata... E per lei, signora... la più grave di tutte... Quando poteva avere la gioia della maternità... e non l'ha voluta!

Melauri                          - Non l'ha voluta?

Elvira                            - Ma allora, la sentenza?

Petroni                          - Ci sarà, ci sarà. E... potrebbe anche essere accusata di aver avvelenata la vita di lui...

Elvira                            - Un avvelenamento?

Petroni                          - Piccole dosi di veleno senza nome somministrate lentamente goccia a goccia. Piccole gocce che uccidono l'amore anche quando si è fedeli... Le insofferenze, gli egoismi, le dispute per futili motivi, le minacce... « Torno da mia madre!... Mi hai sposata per farti la serva... Tutti i tuoi colleghi hanno avuto la promozione. Tu solo non sai farti valere». Gocce... Piccoli veleni! Sfumature, d'ac­cordo! Ma non è forse quello della goccia il suppli­zio più atroce, la più raffinata tortura usata dagli antichi orientali? Piccoli veleni offerti sul vassoio in finto oro della vita, e fatti centellinare, prima e dopo i pasti, secondo la prescrizione di un egoismo squisitamente femminile.

Il Padrone                     - Perfetto! Esattissimo!

Petroni                          - E ora abbiamo finito. Pietro, dobbiamo tornare dove ci aspettano...

Peppino                         - Ma come, finito?

Clara                             - Cosa, finito?

Melauri                          - Sì, Clara, proprio finito!

Clara                             - Ma non dobbiamo sapere qual è la nostra sorte?

Petroni                          - Siete stati condannati! Cosa desiderate sapere di più!

Peppino                         - Condannati a cosa?

Melauri                          - Crederete di essere liberi... Ma dovrete vivere insieme... Anzi, c'è un piccolo particolare... Per vivere insieme occorre del denaro... L'avete cercato tanto... Adesso che sapete tutta la verità, adesso che vi siete conosciuti, adesso che vi siete guardati nel profondo dei vostri sentimenti, sarete anche ricchi, ma insieme... Cercavate il denaro?...(Consegnando a Clara il testamento) Eccolo... Clara, prendilo...(Clara tenta di rifiutare, Melauri ha un piccolo scatto) Adesso « devi » prenderlo! Adesso sei ricca! (Accompagnando i due verso la porta che dà in casa Melauri) Ma con lui... con lui...(La musica dell'inizio del primo tempo sale dal sotto­fondo mentre la luce azzurra scompare in resistenza e ritorna sul pianerottolo la- luce normale. Un'alba livida filtra attraverso il lucernaio).

Melauri                          - Pensi che siano contenti?

Petroni                          - Non sono contenti! Sono ricchi, è tutta un'altra cosa!... Caro Pietro, ora credo che tu non abbia nulla da rimpiangere di ciò che lasci quaggiù...

Melauri                          - Qualcuno sta salendo le scale... Nascon­diamoci...

Petroni                          - Quando ti abituerai a ricordarti che sei invisibile? (Gli dà un'affettuosa manata sulle spalle. Compaiono Rosa con una borsa e la signora Elvira).

Elvira                            - Vede, signorina Rosa, adesso lei ha la­sciato l'ospedale, è guarita, torna alla sua casa... Non bisogna mai disperare. Pensi che lei è viva, che bisogna aver fede nella vita... Prenda esempio da me... Sono rimasta vedova due volte, eppure...(Mentre  dice la battuta le due donne scompaiono).

Melauri                          - Povera ragazza...

Petroni                          - Non dubitare... Troverà anche lei un ora felice... Andiamo... Non possiamo più perder un istante...(Si spengono le luci e viene illuminai solo la scala dei gradini azzurri che si illumina» tutti di azzurro).

Melauri                          - Luigi, Luigi... Gli scalini azzurri!

Petroni                          - Ora puoi salire. D'ora in poi non avrai più bisogno di me...(Si apprestano a salire quando'; come per un segno invisibile, Petroni sì sente ehm mare al telefono) Pronto? Sì... Pronto... Un bambino... subito... Come? Sta per salire... Sì, sì... Come? Ecco, glielo passo subito...(A Melauri) Vuole parlare con te..

Melauri                          - Con me? (E' commosso. Si riassetta la giacca. Si schiarisce la voce. La scena verrà accolli pugnata da un commento musicale) Pro.. Pronto. Pronto? Sì... Melauri Pietro... Come? Ho capito... Sì, ho capito... Via Ciovasso sei, scala B, interno tre Un maschio? Un maschietto? Sarò capace? Grazie Non so come ringraziare... Come? Come? Pronto. Pronto! Signorina...(La telefonata è finita).

Petroni                          - Sai... E' un tipo di poche parole... Di pochi comandi... E questo è il tuo premio, Pietro... Ora sei angelo custode anche tu. Buona fortuna, caro.(Si abbracciano).

Melauri                          - (commosso) Un maschietto... L'ho desi­derato tutta la vita... Strano... Alle volte bisogna proprio morire per soddisfare un desiderio.(La musici viene in primo piano mentre cala il sipario).

FINE

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