Siente a mme… A Pasca statte sulo!

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COMMEDIA ORIGINALE COMICO-BRILLANTE IN DUE ATTI

di

PASQUALE CALVINO e SANTINA (TITTY GIANNINO)

(Posizione SIAE n. 180531)                              (Posizione SIAE n. 216044)

Versione in dialetto napoletano di

PAOLO DI PERNA

(2014)


e-mail calvinopasquale@gmail.com

cell. 347 6622400 Facebook PASQUALE CALVINO GIORDANO II

PERSONAGGI E INTERPRETI

(In ordine di entrata)

ELIO, imprenditore salumificio-caseificio                                                        _________________

DORA, sua moglie                                                                                                                 _________________

TETELLA, la cameriera-cuoca                                                                                    _________________

OLMO, il vicino agricoltore vegetariano                                                            _________________

BRUNO, il medico amico di Elio e Dora                                                                _________________

ANNA, sua moglie, insegnante                                                                                   _________________

GUIDO, l’autista di Elio e Dora                                                                                 _________________

FORTUNATO (TINO), il mancato psichiatra sfigato                           _________________

IVANA, sua moglie                                                                                                              _________________

JACK, il ladro                                                                                                                           _________________

UN POLIZIOTTO, solo voce                                                                                     _________________

In caso di eventuale rappresentazione contattare gli autori:

PASQUALE CALVINO,

SANTINA (TITTY) GIANNINO, e-mailsantina.giannino@hotmail.it                tittyg68@gmail.com

cell. 334 3589590 Facebook SANTINA TITTI GIANNINO


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SINOSSI

Per rispettare il famoso proverbio “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi!”, Elio, titolare di un grande salumificio-caseificio, e lamoglie Dora, proprietari di una villa di campagna, decidono di trascorrere le vacanze di Pasqua con dei vecchi amici di un Ma “Chicky, l’assillante gallo canteri-no”… “un’abbondante dose di sfiga, propria di T… che è sempre meglio non dire…e “Jack, il ladro dell’insolita famiglia”… trasformeranno la vigilia quasi in un esilarante incubo, specie per i padroni di casa! Faranno da cornice Tetella, la saggia cuoca-cameriera dalla parlata un po’ strana, Olmo, il vicino vegetariano, proprietario del gallo, e Guido, un autista un po’ fuori dagli schemi che si rive-lerà un deus ex-machina!

Una commedia comico-brillante, con temi seri e attuali, ma visti in chiave molto ironica, venata di atmosfere a volte surreali, stravaganti, di suspence, un pizzico di romanticismo e qualche assaggio piccante!

LA VERSIONE NAPOLETANA

La versione napoletana non è un adattamento bensì una mera e semplice traduzione dall’italiano.

Le caratteristiche dei personaggi sono immutate, parlano tutti in dialetto pur essendo un gruppo di amici dell’alta borghesia, tranne Anna che, essendo insegnante, è stata impostata in lingua e non in dialetto, il tutto comunque sempre in base all’adattamento che vuole dare il regista.

Sono stati cambiati due nomi, Bonaventura (Venny), poco adoperato a Napoli, soprattutto nell’ab-breviativo (si userebbe Ventura magari), che è stato cambiato con Fortunato (Tino), senza cambiare quindi il senso del nome; l’altro nome è Paloma che, essendo stata impostata come una del popolino anche abbastanza cafona, (dà tranquillamente il tu ai padroni per esempio) è diventata “Tetella”; l’i-dea è di renderla puteolana, comunque sta al regista adattare al meglio il personaggio all’attrice che lo interpreta, ovviamente.

LA SCENA

La scena si svolge nel salotto della villa di campagna di Elio e Dora. Elegante e ben rifinito. Divano centralei con poltrone laterali e tavolino. Altro arredamento a piacere.

Fronte porta d’ingresso non visibile, nascosta da un corridoio, un atrio o altro; accanto finestra apri-bile.

A destra porta (o arco) che conduce alla cucina e alle camere della servitù, a sinistra porta (o arco) che conduce nel resto della casa.

Il tono della commedia è in parte realistico e in parte surreale. Il regista può usare a volte una reci-tazione svelta, altre volte una lenta…

EFFETTI SONORI, MUSICHE E LUCI

Gli effetti sonori, le musiche e le variazioni di luce sono riportate nel testo in carattere ridotto, cor-sivo, grassetto ed evidenziate in giallo esempio


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CARATTERISTICHE DEI PERSONAGGI

ELIO                 40/50 anni. Ricco imprenditore, possiede un avviato salumificio-caseificio; attaccato al denaro, odia i vegetariani e le spese folli della moglie, di cui però è molto innamo-rato. Veste in modo elegante.

DORA               35/40 anni, moglie di Elio. Dedita alle spese, allo shopping e alla chirurgia plastica, ama tutto ciò che è lusso, e anche il marito. Molto elegante.

BRUNO            Coetaneo e amico di Elio dai tempi dell’università. Distinto medico affermato e fis-sato con la sua professione. Anche lui elegante.

ANNA              Coetanea del marito Bruno. Insegnante di liceo, colta e raffinata. Veste in modo semplice ma ricercato.

FORTUNATO (TINO)Coetaneo e amico di Elio e Bruno dai tempi dell’università. Ha inter-rotto gli studi di psichiatria ma continua a svolgere volontariato nei reparti psichiatri-ci dell’ospedale. Ha la nomina, praticamente realtà, di essere un porta sfiga. Veste in modo ricercato ma ridicolo, magari con un bel papillon.

IVANA            Più giovane del marito Tino. È un’ex malata del reparto psichiatrico guarita grazie all’amore del marito che ama in modo adorante. Veste in modo semplice

TETELLA       Qualunque età. Cameriera e cuoca (a scelta: napoletana verace, puteolana, sudameri-cana, filippina, africana, romena, ucraina, ecc. ecc.) in casa di Elio e Dora; di non tanto bell’aspetto (si potrebbe esagerare con imbottiture sul didietro e rendere una camminata adeguata), ma saggia, è stata impostata nella traduzione napoletana, per esigenze di scrittura, con un dialetto particolare dove le parole con rt, rm, lt, sono so-stituite dalle stesse con la prima lettera eliminata e la seconda lettera raddoppiata; es. La frase “Vado al supermercato a comprare i cornetti alla marmellata di albicocche” sarà scritta (e detta): “Vado assupemmeccato a comprare i connetti alla mam-mellata di abbicocche” e così via…Ove possibile usare molta gestualità. In divisa.

OLMO               Qualunque età. Vicino di casa, dedito all’agricoltura e vegetariano convinto. Ama lo sport e tutto ciò che è salutare, frequenta la palestra. È il proprietario del gallo. In te-nuta ginnica.

GUIDO            Qualunque età. Autista di Elio e Dora. Per niente intelligente, bruttino, di solito non capisce i proprietari, l’unica con cui riuscirà ad interagire è Tetella, ma al momento giusto saprà risolvere la situazione. Ha un vocabolario ristretto, userà poche parole e manterrà sempre un’espressione praticamente da ebete. In divisa.

JACK                 40/50 anni. Entrerà in scena vestito da donna, in parrucca bionda, giacca e camicetta da donna, poi resterà in maglietta bianca e jeans. Si presenterà come un ladro “catti-vo”, ma il carattere un po’ “gioviale” dei personaggi lo smonterà e lo metterà anche in difficoltà.

E IL GALLETTO “CHICKY”Sarà chiuso in una gabbietta, quindi a scelta del regista potrà essere vero o finto, se lo si ritiene meno problematico


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PRIMO ATTO

SCENA PRIMA

(ELIO e DORA, poi TETELLA)

I due coniugi, Elio e Dora, sono seduti sul divano in pigiama, vestaglia e ciabatte. Hanno lo sguardo allucinato e sono di malumore, ed hanno messo dei cuscini, quelli decorativi del divano, sulle orecchie. Si sente un gallo cantare a ripe-

tizione.

ELIO

Dora, io nun ce ‘a faccio cchiù!!

DORA

E manco io, Elio!

ELIO

Ma quando ha accummenciato?

DORA

Alle quattro e mezza.

ELIO

E mò che ore songo?

DORA

(Guardando l’orologio da polso) Le sei.

(Chicchirichì del gallo)

Novecento!

ELIO

Novecento che?

DORA

(Chicchirichì del gallo)

Novecentouno!

ELIO

Ma pecché, l’hê cuntate?!

DORA

(Sempre più allucinata, quasi scandendo, a pause) L’aggio cuntate!

(Chicchirichì del gallo)

No-

vecentodue! Cioè seicento all’ora… dieci al minuto… uno ogni sei secondi!

ELIO

Accussì se jesce pazze!

DORA

Si sulo penzo a chello ca aggio spiso pe’ me fa’ ‘o lifting alle occhiaie… vaco a

‘mpazzì! Doppo dduje semmane ‘e chesta vita… mi so’ turnate, comme e peggio ‘e

primma! Tutto acido ialuronico jettato!

(Ovviamente il gallo aveva continuato a cantare,

magari facendolo sentire più attutito, ma il successivo è di nuovo forte)

Novecentoventidue!

ELIO

Ma chi ce l’ha fatto fa a venì ccà p’‘e ffeste ‘e Pasca… Fossemo stati meglio dint’‘a

villa nosta a Pusillece.

(Altro canto del gallo)

‘Nce arrivammo a mille?

DORA

Sperammo ‘ no! Ma è molto probabile.

(Poi il gallo smette di cantare; quindi i due coniugi cercano di togliere cautamente i cuscini dalle orecchie, e sempre cautamente sospirano)

ELIO

Penzo ca pe’ mmò è fernuta ‘a tortura d’‘a matina!

DORA

‘O ppenzo pur’io. Amen.


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ELIO                      Sì ma mò basta: m’accatto ‘nu bellu fucile e… bang! (Facendo anche il gesto) Lo impal-

lino! (Sorriso sardonico)

(All’improvviso entra dalla porta di destra, senza essere vista dai coniugi, Tetella, la cameriera; lei è di buonumore)

TETELLA

(Facendo trasalire i coniugi) Bongionno patroni! Avite dummuto buono? Iom’aggiofat-

ta ‘overo ‘na bella dummita!

ELIO

(Spaventandosi, così come la moglie, a quest’ultima) E io ca me credevo ca‘e ttorture erano

fernute!

DORA

(Al marito) Uno ‘e chisti juorne ‘a licenzio!

ELIO

(A Tetella, nervoso) Nessun “bongionno”, e non abbiamo “dommito bene”! (Breve pausa)

Songhe ‘e sseje, e a chest’ora avessemo ancora sta dint’‘o lietto nuosto, comodo a

russà, e no ccà, ‘ncoppa ‘o divano d’‘o salotto sperando ‘e nun sentere chillu strama-

ledetto gallo costantemente in concerto! Ma chi si crede d’essere, ‘na pol-star?

TETELLA

Patrò, tu sì malamente, ‘o gallo è bono!

ELIO

(Nervoso e godendo all’idea) Sì, è buono… ‘ofurno cu’ ‘e ppatane!

TETELLA

(Rimproverando) Patrò, tu pienze sulo a magnà!‘O gallo sevve pe’scetà ‘e ppessoneda

‘o suonno!

ELIO

(Molto alterato) Ma non‘e quatto‘amatina! E po’ una… ddoje… trevvote… no mi-

gliaia!

(Chicchirichì del gallo)

Ecco… hè visto? E comunque pe’ ttramente hanno in-

ventato ‘e sveglie, e le programmi quando vuo’ tu! Magari a un ora… (Sottolineando)

normale? Direi… umana?! (

Ricanta il gallo

, poi piagnucolando) Non ce‘a faccio cchiù!

(Come se gli fosse venuta un’idea) Aggio truvato: nun ‘o sparo, è poco appagante; ‘ppi-

glio, ‘o spenno, ‘o faccio a fettine, ‘o trito, l’insacco… a isso e a chill’antipatico d’‘o

padrone suje e ne faccio salame e sasicce! (Alterandosi) E ppò l’appendo dint’‘o salu-

mificio asssieme ai prosciutti, a ‘e murtadelle e pure a ‘e pruvuluone! (Ancora risata

sardonica) Sììì! (Fregandosi le mani)

SCENA SECONDA

(OLMO e detti)

(Si vede il vicino Olmo che si affaccia dalla finestra; è in tenuta sportiva, sta facendo una corsetta sul posto, anche mentre bussa sui vetri)


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OLMO

Vicinooo! Ueh, vicinoooo! Salumaiooo!

ELIO

(Infastidendosi alquanto) Oilloco, oji’! Parli d’‘odiavulo… (Affettando un finto sorriso, va ad

aprire la finestra)

OLMO

(Sempre canticchiando sul posto, magari facendo esercizi di respirazione) Ueh, vicino! Jamme,

aiza ‘e cchiappe, lievate ‘stu pigiama ‘a cuollo, miettete ‘na tuta ‘ncuollo e vieni a

correre cu’ mme; goditi ‘sta bella jurnata ‘e primmavera! Senti che aria (Magari cantic-

chia qualche canzone che si adegua all’occasione, tipo “Vì che bell’aria fresca, ch’addore ‘e malva-

rose… E tu durmenno staje, ‘ncoppa a ‘sti fronne ‘e rose…” o altro) Siente‘e suone d’‘anatu-

ra… ‘o ffruscià d’‘e fronne… ‘o ccantà ‘e ll’aucielle…

ELIO

(A parte, molto infastidito) Tu ca stuone… ‘Ogallo cacanta…

(Infatti il gallo canta)

Manco

si m’accideno!

TETELLA

(Ad Olmo) ‘On vicì,trase… io vaco a ffà ‘o ccafè pe’ tutte quante!

OLMO

Grazie, entro volentieri… ma ‘o ccafè nun m’‘o ppiglio! (Va via dalla finestra)

ELIO

(A Tetella) Mache te miette a ffà ‘mmiezo?Sì ttu ‘a cumannante ccà!?Fa ll’invite,

fa… Io a chillo dint’‘a casa mia nun ‘o voglio!

TETELLA

Patrò, tu sì troppo villano! Novva bbuono accussì! Tu nun l’hê manco salutato! (Va

ad aprire)

SCENA TERZA

(ELIO e DORA)

ELIO

(Infastidito) Ma siente a chesta! Ma chi‘nce dà‘odiritto‘e se mettere ‘ntridece e pi-

glià iniziative ca nun le cumpetono? Ma addò sta scitto ca ccà dinto cumanna ‘a

cammarera? Mah! (A Tetella che era già andata ad aprire) E sì, mò so’ villano… abito in

una villa…

DORA

Io ‘a licenzio! (Magari nel frattempo ha preso da qualche parte una limetta e si stava limando le

unghie) E comunque, me vaco a priparà, non me voglio fa’abbedè accussì cumbinata!

Sembro ‘nu zombie in pigiama!

ELIO

E che faje, te ne vai e me lasse a me sulo con chill’antipatico… chillu Pino… Abe-

te… Frassino o comme cacchiarola se chiamma?

DORA

(Sbuffando) Se chiamma Olmo…Ol-mo!


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ELIO

Vide tu che razza ‘e nomme… Olmo… Comunque nun me passa manco p’‘a capa

comme si chiamma… Olmo, Pino, Abete, Frassino… è sempe ‘n albero, ‘nu vegeta-

le… e a me ‘e vegetali nun me piaceno! A me me piace ‘a carne, e infatti ci campo,

anzi, ce campammo, cu’‘a carne! Io manco ‘a villa in campagna vulevo, l’hê vuluta

tu: (Imitandola) “Tutti gli amici ce l’hanno, fa chic!” Io t’aggio fatta cuntenta sulamen-

te pecché speravo in un po’ di tranquillità… ma nun l’ aggio truvata.

DORA

A me me piace… Me piaceno ‘e diece ettari ‘e turreno addò avimmo fatto ‘o parco,

addò ‘nce pozzo fa’ tutte ‘e ffeste ca voglio!

ELIO

(Infastidito) E tu sulo chesto vuo’fa’! Feste… vestiti… gioielli… (Dora sbuffando esce)

Sì, sì, vai, vai… (Fra sé) Ed io fesso ca l’accuntento! (Dora si riaffaccia un attimo e, con

movenze sensuali, gli manda un bacio voluttuoso con la mano; Elio, sedotto dal bacio, cambia atteg-

giamento e, in solluchero, ricambia) Ma ch’ aggio ‘afa’… Me piace! E comme si me pia-

ce! (Dora scompare ed Elio riflette) Aeh, e quanto me costano cari ‘sti vase!

SCENA QUARTA

(TETELLA, ELIO e detto)

TETELLA

Ecco issignor vicino! (Poi, andata alla finestra, prima ne respira estasiata l’aria, poi la chiude, e

comincia a spolverare continuando ad ascoltare i discorsi)

OLMO

(Continuando a corricchiare) Grazie Tetella. Però, comme t’aggio ditto primmaniente

caffè: ‘o ccafè fa male! Io ne piglio sulamente ddoje tazzine dint’a ‘na jurnata: una ‘a

matina quando canta ‘o gallo e me sceto, e una ‘o pomeriggio dint’‘a cuntrora, doppo

ca m’aggio arrepusato ‘nu poco… E po’già aggio fatto colazione… sulamente cose

ca fanno bene: tre fette biscottate, ‘nu yogurt e ‘nu bellu centrifugato ‘e carote e me-

le, ‘nu bellu carreco ‘e sali minerali… l’avissa ‘a vevere pure tu, vicino!

ELIO

(Per accontentarlo, a denti stretti) Seh, accummencio dimane… (Poi fra sé) M’hanno acci-

dere!

OLMO

(Ancora correndo o facendo degli esercizi ginnici) ‘Na bella dieta vegetariana, e la vita ti

sorride!

ELIO

(A parte, infastidito) Pure vegetariano aveva‘aessere? (Forte) ‘A vita a me misorride

pure si magno carne e formaggi!

OLMO

(Inorridendo) Mamma mia, la carne!‘A carne fa male: è cancerogena…Soprattutto ll’

insaccate: te portano diritto diritto a ‘o campusanto! Tu faje murì ‘a gente, caro vici-


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no! ‘O salumificio tujo è ‘nu ricettacolo ‘e veleni mortali! E pure ‘e furmagge: au-

mentano ‘o ccolesterolo! ‘E vvene tuoje, so’ cchiene ‘e pezzulle ‘e grasso… e quan-

do ‘o ggrasso aumentarrà ‘e cchiù, se bloccarrà ‘a circolazione d’‘o sango: nun arri-

varrà cchiù a ‘o core … tutto se bloccarrà… e sopraggiunge… (Enfatico) ‘a morte!

Ecco la tua fine!

ELIO

(Facendo gli scongiuri) Ma qua’morte? Statte zitto! Qua’grasse e qua’velene? Qua’

colesterolo? Io ci campo con chillu salumificio e cu’ ‘e furmaggi! E pure bbuono!

TETELLA

‘Issignòvvicino dice buono: levamme ll’insaccate e magnammo vveddure!! (Olmo an-

niusce)

ELIO

Statte zitta tu, ca si nun fosse pe’ ll’insaccati mieje nun faticasse!

TETELLA

No, no, no, patro’: tu magne poche veddure e assaje insaccati. Io t’appriparo insacca-

ti a colazione, a pranzo, a cena… E pe’ dessett ‘e pruvulune! Tu accussì addeviente

‘n insaccato cu’ ll’uocchie d’‘o pruvulone!

ELIO

Ma te vuò fa ‘e c…avole tuoje, capera! (Pausa) Io ‘e pproduco, io ‘e magno, e pe’

primma cosa aggio ‘a dà ‘o bell’esempio. Ma a parte chesto… ‘a pubblicità: io amo

salumi, furmagge, muzzarelle… nun ne pozzo fa’ a meno. Me piaceno ‘e tutte mane-

re… Me fanno murì, hê capito?

OLMO

‘O vvì? ‘O ddice pure tu: te fanno murì; ne magne assaje e te purtarranno a ‘o cam-

pusanto! Ma pecché vuò murì in verde etade? E po’, se mi consenti, chistu modo tujo

‘e magnà nun è ‘nu bell’esempio.

ELIO

(Spazientito) No, eh, chesto no!Nun m’assiccià, ca je nun moro né in verde, né in gial-

la, né in rossa etade, comme dici tu: io nun moro e basta, va bbuono? Songo ‘n hi-

ghlander! (

Canta il gallo

, quindi a Olmo, nervosissimo) E si nun fai sta zitto a chillo,‘ofac-

cio addeventà ‘n insaccato pure a isso! Faccio ‘e wurstel ‘e maiale… farò pure chilli

‘e gallo!

OLMO

Ma che te fa il mio galletto? Il mio amato Chicky?

ELIO

Comme? L’hê pure battezzato?

OLMO

Certo, è ‘n essere vivente pure isso, e ‘nce spetta ‘nu nomme!

ELIO

Già ‘o tene ‘o nomme: ga-llo, non t’abbasta? (

Ricanta il gallo

, Elio è sull’orlo di una crisi)

Si ‘o ‘ncappo, ‘nce tiro ‘o cuollo… a Chicky!


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OLMO

Statte accuorto, ca putesse ‘ncappà isso a te cu’ ‘na beccata. Nun le piace ‘a gente ca

nun cunosce a Chicky! Ca po’ è accussì utile… (Aria sognante) Te fa turnà addereto

cu’ ‘o tiempo, a quanno ‘a civiltà era semplice, bucolica… ‘E tiempe ‘e l’autore lati-

no mio preferito: Tibullo…

ELIO

(

Ricanta il gallo

e si mette le mani in testa) E ttiene‘o curaggiobarbaro‘eme dicere che mi

fa il tuo galletto? M’accide ‘a salute, chesto me fa! Me fa turnà addereto da ‘o suon-

no, no d’‘o tiempo, pecché me sceta troppo ampressa, ed io aggio ‘a durmì, aggio ‘a

sta schiattato a quatto ‘e bastune ‘ncoppa ‘o lietto comme a tutte ‘e pperzone norma-

li, ma ‘o galletto tujo nun m’‘o ppermette, vabbuò?

(Il gallo canta ancora)

E nun ‘a fer-

nesce! Nun è ‘na sveglia, è ‘nu disco scassato! Accuoncialo, accidelo o caccialo ‘a

via ‘e fore! Affittalo a ‘nu contadino… vindatillo… magnatello… impaglialo… ba-

sta che nun ‘o sento cchiù!

OLMO

Ma a me me piace ‘a vita ‘e campagna, ‘o vino, ‘a povertà, ‘a natura nella sua totali-

tà, comme a Tibullo… E tu jisse truvanno ca me magno chillu povero galletto?

Chicky? E comme facesse!? È ‘n adorabile essere vivente!

TETELLA

È ‘overo, patrò, il’aggio visto, è bellillo assaje… tene ll’uocchie tenere tenere! Com-

me se fa a lo magnà? No, nusse po’ ffà… no… no!

ELIO

(Facendo il verso a Tetella) Ll’uocchie tenere? Ma famme‘o santissimopiacere! Chillo è

tutto tenero: ‘a coscia, ‘o petto… è buono pe’ magnà!

OLMO

Siente, vicì, io te cunziglio ‘na bella dieta a base ‘e ‘nzalate… legumi… ova fresche

e dell’ottimo tofu. Ato ca ll’insaccati o chilli furmaggi grasse assaje… ato ca chillu

povero galletto mio! ‘O tofu è assai cchiù salutare!

TETELLA

Seh, seh, è salutare… salutare…

ELIO

(Arrabbiato) Ma qua’ ‘nzalata… qua’ tafu… tefu… tufu… Magnatello tu ‘stu coso! E

poi io ‘e… salutare saccio sulo chesto! (E fa ciao ciao con la mano, spingendo il vicino fuori

fino ad arrivare alla porta continuando a ripetere) Ciao… ciao… ciao… Va de retro, Sata-

na!

OLMO

(Elio sempre più nervoso lo spinge ancora di più) Quindi tu nun tiene nisciuna intenzione’e

venì a correre cu’ mico, eh, vicino salumaio?

ELIO

Manco si m’accideno! (Arrivati sulla porta) E tieniti il tuo caro tufu… trafu… trifu…

eeeh! Insomma, ‘sto fù-fù ‘e chi t’è bbivo, ca je me tengo ‘e salumi e ll’insaccati!


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Anzi, vuò sapè ‘na cosa? (Mentre Olmo è già uscito di scena, esce velocemente verso dx, cioè

verso la cucina, e ritorna in scena sempre molto velocemente con in braccio un salame e un provo-

loncino e, recatosi alla finestra, la apre velocemente arrabbiatissimo e glieli tira contro) Ccà ce

stanno ll’insaccate e ‘e pruvulune: assaggiali, magnatille, e po’ ne parlammo! Addi-

venterraje vegetariano, anzi… addeventarraje tutt’ossa, visto ca hê ditto ca songo

morte!

OLMO

(Dopo averli raccolti, si avvicina alla finestra) Grazie mille, vicino!‘Nce ‘e pporto a ‘ei po-

vere, accussì tenarranno quaccosa ‘a magna! (E corre via)

ELIO

(Arrabbiato, gli urla dietro) Ma comme, nun avive ditto capurtavano ‘a morte? Allora

vuò fà murì ‘e poveri? Ma sì ‘overo ‘nu fetente! Magnatille tu si tiene ‘o curaggio,

accussì vide comme so buone!

OLMO

(Da fuori scena) Io? M’hanno ‘a accidere sulamente! ?E puverielle per lo meno nun

murarranno p’‘a famma!

ELIO

E sicondo te avessero murì pe’ colpa ‘e ll’insaccate mieje? Ma ch’ommo ‘e m… ‘e

niente ca sì! (Elio ha una crisi di nervi, acuita dal

gallo che canta ancora

, magari fa avanti e in-

dietro per la stanza, e poi rivolgendosi a Tetella che lo guardava a bocca aperta) E tu non avive

fa’ ‘o ccafè?

TETELLA

No, patrò, tu sì troppo nevvoso… nun t’‘o faccio ‘o ccafè, te faccio ‘a cammumilla!

ELIO

Tetella, si vulimmo jì d’accordo, ha da essere chiara ‘na cosa: (Alterato) ccà cumanno

io, e voglio ‘o ccafè! ‘A cammumilla me fa schifo, oh!

TETELLA

Comme vuò tu, patrò, mò t’accuntento e te faccio ‘o ccafè… Però tu staje troppo

‘ncazzato, e ‘o ccafè nuvvabbuono! (Al pubblico)  ‘Nce ‘o faccio ‘o decaffeinato…

penzo ca è maglio accussì!

ELIO

‘O ccafè è bono… È un meraviglioso stimolante… (Si dà importanza) cardiotonico. E

comunque so’ fatte d’‘e mieje, vabbuò? Oh, e mò… (Nervoso ma per stemperare) Vola

Tetella, jamme belle, vola! Famme ‘o ccafè, e puortammello ccà! (Canticchiare col mo-

tivo della canzone “Vola colomba” di Nilla Pizzi, magari stonando e cambiando in “Vola Tetella”)

TETELLA

(Tappandosi le orecchie) Volo, volo, echi se fida ‘e te sentì… sì ‘na chitarra scuddata!

(Al pubblico) Chisto quando è in fomma, scassa pure ‘e timpane

ELIO

Ma statte zitta! Chitarra scurdata a me? A me ca quann’ero guaglione me chiamma-

vano il Frank Sinatra di Posillipo…


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 11


TETELLA

Forse te chiammavano Frank ‘o stunato… meglio ca me ne vaco a ffà ‘o ccafè! (Via

in cucina)

SCENA QUINTA

(DORA e detto)

DORA

(Rientra, vestita e parlando al telefonino) Sì, lunedì… Pasquetta… Confermo quanto ho

prenotato… per 50 persone e menu concordato… Sì, d’accordo… Come? La prossi-

ma volta devo telefonare più tardi? … È troppo presto?... Va bene, va bene… Vi

aspetto lunedì. (Chiusa la telefonata guarda il suo orologio da polso) Chisto pure tene ragio-

ne… Chillu gallo maledetto, me fa perdere ‘a cognizione d’‘o tiempo!

ELIO

(Che aveva ascoltato, seriamente preoccupato) Cu’chi stive parlanno?

DORA

(Noncurante) Con quelli del catering.

ELIO

‘Sta parola me fa paura! Famme capì l’accoppiata 50 persone e lunedì d’ Pasquetta?!

‘Stu fatto me mette agitazione!

DORA

(Mentre sta digitando un altro numero sul cellulare) Come sarebbe? Nun t’arricuorde?

ELIO

Si te l’addimanno… evidentemente no! Ma… (Viene interrotto)

DORA

(Infatti comincia la telefonata) Pronto?... Sì, sono la signora Dora… Perché chiamo a que-

st’ora? È troppo presto? (Fra sé) Chisto n’è ‘n ato… (Arrabbiata al suo interlocutore) Lo

dica al gallo!... Come quale gallo? (Altamente arrabbiata) Quello che… (Si interrompe con

un gesto di stizza) Vabbuò, nun dammo retta. Allora, chiamo per confermare il vostro

servizio… Sì, venite tra qualche ora?... Il tempo che vi svegliate? Ma se state parlan-

do significa che siete sveglio, o no?... Noo? (Sbuffando) Va bene, va bene, vi aspetto…

vi aspetto ad un orario cristiano, come dite voi… Non vedo l’ora di vedere i vostri

gazebo montati… Ah, io l’ora non la vedo affatto!... Grrr! Convivete con un gallo e

poi ne riparliamo! (Nervosa) Arrivederci!

ELIO

(Breve pausa, sempre preoccupato) Allora, risolviamo il rebus: 50 persone… catering…

gazebo… Ce l’ho! Party nel parco… aggio anduvinato? (A parte) ‘Na cosa a caso…

‘na cosa nova!

DORA

Vedi caro? Quando vuoi sei perspicace.

ELIO

(Ironico) E già, sulo quando voglio! (Pausa) Ma nun avevamo pensatope’ stavotadi

invitare sulo ll’amici mieje? I miei quattro… dico quattro… amici?


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 12


SCENA SESTA

(TETELLA e detti)

(Tetella entra senza essere vista, con in mano il vassoio con le tazzine di caffè. Vedendoli discutere-litigare resterà, sempre non vista, in ascolto, commentando a sguardi i discorsi dei due coniugi, magari aspettando infastidita)

ELIO

(Sempre ironico) Già, già… Echello ca penso io nun conta; contano sulo chiste… (Fa-

cendo il gesto dei soldi) Conta sulo ‘a manellamia che estrae tanti bigliettoni‘a dinto ‘o

portafoglio o che mette tanti belli firmette su tanti begli assegnucci! Pe’ nun parlà

delle mie adorabili carte di credito, è ‘overo?

DORA

‘O staje dicenno tu.

ELIO

E certo ca ‘o ddich’io! Pecché si nun fosse p’‘e presutte e p’‘e casecavalle mieje, tu

non putisse spendere e spandere comme te pare e piace!

DORA

Ah, sì’? E io t’arricordo ca si nun fusse stato pe’ patemo, primo e vero titolare d’‘e

presutte, mortadelle, salami, cotechini, sasicce, eccetera eccetera, tu nun stisse ccà!

‘O salumificio era di proprietà d’‘a famiglia mia! Tu l’hê avuto pecché te sì spusato

a mme, quindi ‘e guadagni songo ‘e mieje molto più ca ‘e tuoje, e ‘nce faccio chello

ca voglio io!

ELIO

(Alterato) E iot’arricordo a te ca, si nun fosse stato pe’me,‘osalumificio avesse

chiuso ‘a paricchiu tiempo! Io l’aggio avuto ca teneva ‘nu pede dint’‘a fossa, anzi…

tutti e dduje! E so’ state tutte le mie iniziative, prima fra tutte ‘o caseificio, ca l’han-

no purtato a essere ‘na vera star nel settore! ‘E presutte mieje, ‘e murtadelle, ‘e sa-

lumi, pe’ nun parlà d’‘e muzzarelle, fanno faville! ‘E guadagni perciò, (Ancora più al-

terato) songo ‘emieje molto più ca tuoje, esongh’io ca ‘ncefaccio chello cadich’io!

DORA

E io dico, e nun t’‘o scurdà maje, ca si nun m’avisse ‘ncuntrato quanno facive medi-

cina all’università, forse mò fusse stato ‘nu dottorucolo ‘e quatto sorde! ‘Na sorta ‘e

medico condotto dint’a quacche paesiello scurdato ‘ncoppa ‘e muntagne. Quindi, si

mò tiene chello ca tiene, hê ringrazià sulo a mme! E allora ringraziami e lassame

spendere liberamente chello ca m’attocca ‘e diritto.

ELIO

Ringraziarti? Dottorucolo ‘e quatto sorde? Medico condotto? (A parte) Ca po’ nun ce

ne stanno cchiù! (Poi) Ma che ne sai tu? Magari mò fusse stato ‘nu luminare… ‘nu ri-

cercatore o ‘nu grande chirurgo, un asso dei trapianti di cuore meglio ‘e Barnard! O

magari mò fosse ‘nu luminare d’‘a chirurgia plastica… ecco: un chirurgo plastico, e


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avesse guadagnato denare a palate forse cchiù ‘e chelli ca sto guadagnanno cu’ ‘e

presutte ‘e pateto! (Più alterato) Avesse rifatto zizze, chiappe, labbra e altro a tutte ‘e

ffemmene, e tu fusse venuta addu me pe’ te rifà ‘e zizze assieme all’amiche toje: tut-

te quinte misure… e quacche sesta!

DORA

(Indispettita e offesa) E pecchéme l’avesse ‘a rifà, che teneno ca nun vanno?

ELIO

Ah, pe’ mme niente. Ma pe’ comme arraggiune tu, sicuramente prima o poi ‘nce ‘o

farraje ‘o pensierino.

DORA

(Ci ripensa, infatti) Oddio, ‘naquinta pure me piacesse… (Pancia in dentro e petto in fuori)

Ecco, ‘nu paro ‘e taglie ‘e cchiù… (O in meno, a scelta) È meglio!

ELIO

Ecco: levammo ‘a miezo il “poi”, ‘o pensierino è arrivato “prima”… subito direi!

DORA

E po’ magari… Uff! Vabbuò, niente! (Innervosita) E comunque, tutte ‘sti pparole pe’

me dicere che cosa? Che era meglio ca nun me spusave?

ELIO

(Titubante) No, quando mai… (A parte, con sguardo sedotto) Comme putesse fà senza lei?

(Poi alterato) Ma sicuramente l’avesse fatto adoppo… doppo ca me fusse fatto‘na po-

sizione, e a modo mio! Ma tu sì stata furba tu, hê pensato bbuono ‘e restà incinta!

(Imitandola) “Mò avimmo arreparà ampressa ampressa! Papàha ditto ca ‘nce avimmo

spusà ‘e pressa espressa! Tu nun sì purtato pe ffà ‘o miedeco, e po’ ‘nce vò troppo

tiempo pe’ ffà ‘na bona carriera, mò invece hê penzà a ppurtà ‘o ppane pe’ mme e

pe’ figlieto! Può gghì a ffaticà dint’‘o salumificio ‘e papà, a isso lle facesse assaje

piacere!” E io comme a ‘nu scemo lassaje ‘a medicina e me mettette a ffà ‘e salami

DORA

(Arrabbiata e mani ai fianchi) Tu sì ‘numiserabile! È chesto è chello ca pienze? E po’

nun hê ditto fino a poco fa ca ll’insaccate songhe ‘a vita toja? Ca ‘nce campi, anze

‘nce campammo bbuono? E allora statte zitto e lassame spendere comme vogl’io!

TETELLA

(Si decide a intervenire e posa il vassoio sul tavolino) E mò basta mò, site ‘overamentestupi-

di! Nunn’è buono a s’appiccecà, accussì facite ridere ‘e polli!

ELIO

Che cosa? Nun abbasta a lo sentì ‘e canta’, l’avimmo pure fa ridere a chillu… Chic-

ky?

DORA

E chi fosse Chicky?

ELIO

La nostra tortura quotidiana… il nostro tromento più assillante… lo strazio di ogni

ora d’‘o juorno e d’‘a notte!


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 14


DORA

Però è carino ‘stu nomme… sa di tenero.

ELIO

Te piace ‘o nomme? Nooo, chesto è troppo!

TETELLA

Chesto è trobbo ‘o ddich’io! Mò mò, obbì, facite pace, e ppo’ ve vasate… subbeto!

DORA

Io a chesta ‘a licenzio!

ELIO

Ma che l’hê assunta a ffà, si ‘a vuò sempe licenzià?

DORA

(Cincischiando un po’) Beh, ecco… diciamo… insomma… pecché…pecché cu’essa…

nun avesse avuto maje problemi ‘e gelusia; l’hê vista bbuono?

ELIO

(La osserva meglio) Effettivamente…

TETELLA

Ah, è accussì? Te ringrazio, mammà, ca m’hê fatto brutta, si no nuffaticavo. E rigra-

ziammo pure l’insaccate, si no stevo a spasso! (Ai due) E mò basta paddere tiempo!

(Mani ai fianchi) Io aspetto ca vuje ve vasate e facite pace!

(Elio e Dora cominciano a guardarsi, prima sottecchi, poi pian piano si avvicinano per fare pace e si abbracciano; dapprima sono titubanti nell’abbracciarsi, poi piano piano ci prendono gusto e cominciano a perdersi nella passione)

ELIO

(A Tetella, mentre è ancora abbracciato con la moglie) Nun tenimmo bisogno‘ete pe’ffà

pace! (E con la mano le fa il gesto di andar via; intanto tra i due continuanno le effusioni)

TETELLA

(Infastidita, cerca di separarli) E no, mò troppa pace, e che cacchio!  Nun se fanno ‘sti

ccose annanze all’ati ppessone! (Guardando e indicando gli spettatori)  Tenite mente…

songo ‘overamente assaje! Certo ca tutt’e dduje nuccanuscite ‘a via ‘e miezo! O jan-

co o niro, ‘o ggrigio nun ‘o sapite propeto

(Elio e Dora, un po’ imbarazzati, si separano e si sistemano. Tetella continua a sistemanre. Dora comincia a prendere il caffè, mentre…

ELIO

(Si alza, prende il caffè al volo) Vabbuò, me vaco a vesere! (Esce verso sx ma nomincia a parla-

re sentendosi da fuori scena) Dora… avimmo ripiglià chillu discorsod’‘oparty.

DORA

E ce sta ‘a dicere ancora?

ELIO

‘O nummero ‘e ll’invitate… (Affacciandosi mezzo vestito e leggermente alterato) 50… songo

assaje! (Riesce)

DORA

‘Overo? Io vulevo chiammà pure i De Bonis, i Solinas, i Mastrandrea, i Bosetti, i

Pandolfo, i Valentini… ah, e non ce scurdammo ‘e Vinciguerra, e pecché no, quac-

che nobile decaduto, che fa sempre effetto… Ah, e ‘o sinneco… come putesse man-


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 15


cà?... E ‘o parroco… non putimmo fare a meno di lui! È meglio ca me movo a man-

nà ll’invite, si no nun arrivarranno a tiempo! (Fra sé) Forse è meglio chiammà ‘n’ata

vota ‘o catering pe’ ce dicere ca ce sta ‘nu poco ‘e ggente ‘e cchiù.

ELIO

(Entra vestito ma ancora non del tutto, ironico) Ma nun facive primma simettive ‘emanife-

sti pe’ tutto ‘o paese… Era assaje cchiù pratico, no?

DORA

Stupido! Aggio pensato sulamente alla gente che conta! Publics relations, Elio, pub-

lic relations! S’hanno ‘a fà, Elio, ‘nce avimmo fà cunoscere… hanno ‘a sapè ca sim-

mo gente ca tene ‘e denare. Chi tene fa, e chi fa conta: nuje tenimmo e allora cun-

tammo… e pure assaje! Chi tene fa… chi fa conta… Accussì se fa!

ELIO

Ma chi l’ha ditto? (Si riaffaccia, come prima) Io no certamente! Mica aggio ‘a spendere

tutto chello ca tengo pe’ fa dicere a tutte quante ca tengo ‘e possibilità? (Riesce mentre

Dora sbuffa)

DORA

Sei il solito contorto!

ELIO

Io contorto? Tu no, è ‘ove’? E comunque se dice… (Rientra in scena) Natale con i tuoi,

Pasqua con chi vuoi! E io tutta ‘sta gente dint’‘a casa mia, pe’ Pasca, non ‘a voglio!

‘A mia è ‘na casa, no ‘nu ristorante, e nemmeno ‘na piazza pubblica! Ecco: chiamma

‘o sinneco, il tuo amato sindaco, e fatte dà ‘a piazza cchiù grossa d’‘o paese pe

ffà,’stu megaparty! (Riesce)

TETELLA

Scusate si m’intrometto e ve dico ‘na cosa: ‘mmiezo a tanti ppessone avite invitato

pure ‘o vicino vuosto? Isso è simpatico… e po’ sta isso sulo… Accussì facite pace

pure cu’ isso!

ELIO

(Rientra come una furia) ‘Ovegetale? No!!! Proprio a isso nun‘o voglio! Potrò passare

la Pasqua con chi me pare e piace, o no? (Breve pausa) Forse putesse invità… (Gongo-

lando) a Chicky! Ma come portata principale! (Pausa, poi alterato a Tetella) Ma tu, quan-

d’è ca te farraje ‘e fatte tuoje e ‘a fernesce ‘e sta sempe ‘ntridece?

DORA

Quando ‘a licenzio!

TETELLA

Quando ve ‘mparate ‘nu poco ‘e crianza!

ELIO

(A parte) Io a chesta‘a strozzo, a essa e a Chicky! (E innervosito alquanto riesce) Io vulevo

passà ‘e ffeste ‘e Pasca cu’ ll’amici mieje ca nun veco ‘a ‘nu cuofano ‘e tiempo!

(Pausa, rientra) Mafamme capì ‘na cosa: almenoll’amici mieje, l’hê mise‘mmiezo ‘a


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gente ca conta? T’hê arricurdata ‘e ll’invità pure pe’ quacche giorno in più, o fanno

parte della tua lista nera? (Riesce)

DORA

(Sbuffando) Sì, sì, aggio chiammato Bruno e Anna che verranno già oggi:veneno pe’

pranzo e restaranno fino a tutta Pasquetta.

ELIO

(Rientrando finalmente completamente vestito, magari in giacca e cravatta) Sulo loro? E Ivana

e…

DORA

(Allarmata lo blocca) …Alt!Zitto, fermate, nun ghì annanze!!

ELIO

(Stupito) E pecché? Nun capisco pecchém’aggio ‘afermà. Forse te sì scurdata di Iva-

na e…

DORA

(Ancora allarmata lo blocca) …Statte zitto! Ne va della nostra vita!

ELIO

(Capisce il motivo e sbuffa) No!‘N’ata votacu’ ‘a solita storia? Ma quand’è ca ‘a ferni-

sce ‘e penzà ca annummenà Tino… (Cade un quadro o altro evento negativo e tutti trasali-

scono, quindi cautamente termina la frase) porta… scalogna?

(Nel frattempo Tetella raccoglie il quadro e lo controlla, e con molta perizia lo riappende)

DORA

Mai! Come vedi, nun me sbaglio! E comunque tu non sai chello ca aggio passato io

quando l’aggio chiammate?! L’aggio chiammate mentre stevo addò ‘parrucchiere…

Nun l’avesse maje fatto! Si nun me ne fusse addunata a tiempo a tiempo… mò tene-

vo ‘e capille viola!

ELIO

E vabbuò, è periodo ‘e Quaresima… ‘o colore fosse stato adeguato!

DORA

Stupido! Comunque ‘o parrucchiere mio nun ha sbagliato maje! (Pausa) Ma l’avim-

mo invità a fforza… (Piano e cautamente) st’amico d’‘o tujo?

ELIO

Dora, è ‘nu cuofano ‘e tiempo ca nun ce vedimmo, ‘o tengo ‘o diritto, ‘e rivedè

ll’amice mieje, o no?

DORA

E comme no, ‘nce mancherebbe, ma no dint’a casa mia! M’aggio fatto ‘o… core tan-

to pe’ ffà ‘sta casa proprio piaceva a mme e tu m’‘a vuò distruggere in pochi minuti?

ELIO

Quanto sì esagerata! Vedrai, sarà una bellissima Pasqua cu’ Bruno, Anna, Ivana e

Tino! (Di nuovo cade il quadro)

DORA

Io nun ce credo proprio!


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Pag. 18

TETELLA

(Infastidita, riprende il quadro, lo ricontrolla e lo rimette al suo posto, poi a parte) ‘Sta storia

numme piace proprio… no no!

ELIO

Stamme a sentì Dora, gli eventi negativi… ‘o colore viola… ‘o quadro… so tutte

coincidenze. ‘O parrucchiere magari era sulamente distratto, e ‘o quadro è caduto

pecché ‘o chiuvo nun sta miso bbene, adoppo ‘o controllo. Cridemi, non succederà

‘o riesto ‘e niente.

DORA

Sarà, ma a me nun me pare proprio.

ELIO

Dora, fattenne ‘na ragione: noi facimmo ‘na bella Pasqua cu’ ll’ amici mieje a ce

raccuntà tutte ‘e ccose ca facevema quann’eramo guagliune!

DORA

(Ironica) Chebella dummeneca ‘ePasqua!

ELIO

(Nostalgico)  Ah, ancoram’arricordoquanno‘nce cunuscetteme,‘oprimm’anno‘e

medicina… steveme sempe assieme! ‘Nce chiammavano “I magnifici tre” o pure

“Gli ELBRUFÒR”!

DORA

Elbrufòr? Ma che cacchio ‘e nomme è chisto? Me pare ‘o nomme ‘e ‘na medicina,

che ssaccio… ‘e ‘na pomata p’‘e brufoli.

ELIO

(Sorridendo) No, ma qua’pumata? Sono le nostre iniziali: Elio, Bruno e Fortunato!

(Cade di nuovo il quadro)

TETELLA

(A parte, infastidita, mentre va di nuovo a sistemarlo) Comme se dice: non c’è due senza tre!

ELIO

Ovviamente, Tino è ‘o diminutivo ‘e Fortunato.

TETELLA

(Il quadro, nonostante vari e goffi tentativi di recuperarlo, cade dalle mani di Tetella che quindi,

guardandolo) E pure senza quattro! (A Elio, mentre recupera ancora una volta il quadro) Patrò,

e peffavore mò basta! A me me fa male ‘a schiena… Nuppozzo fa sempe accussì!

(Imita il movimento su e giù per prendere il quadro dal pavimento)

DORA

Elio, o cu’ ‘o diminutivo o cu’ ‘o nomme sano, nun cagna niente, è sempe ‘o stesso!

(Breve pausa) Certo però, che è‘overamente‘na cosa strana ca proprio issotene ‘stu

nomme… forse ‘a scalogna è proprio colpa d’‘o nomme! Nun l’ha purtato prorpio

bene a chist, anzi… ha fatto l’effetto contrario! Io nun mettesse maje a ‘nu figlio ‘nu

nomme comme Felice… Bonaventura… o chisto ‘e ll’amico tujo, appunto!

ELIO

(Ancora nostalgico) Poi però,‘a vita‘nceha spartute! Eh, sì: io songoaddeventato ‘o

rre d’‘e presutti, Bruno è l’unico ca è addeventato miedeco e… (Dora e Tetella lo inter-


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!


rompono facendo: “Shhhh!”) ok, ok, lui… va bene? (Dora e Tetella acconsentono) E lui…

lui… ehm… lui è… nun ‘o saccio!

DORA

T’‘o dicch’io: ‘na seccia!

ELIO

E smettila, basta! (E un po’ alterato gira per la stanza) ‘O ppò penzà ‘na perzona… ‘o

credarranno ddoje, tre, ciento, mille perzone… tutta ‘a città… ma io nun ce credo.

Pe’ mme sò suolamente calunnie e nun ce crederò mai, alla scalogna di Tino! (E men-

tre cammina inciampa in non si sa cosa e rischia di cadere salvandosi per un pelo; riavutosi) O for-

se no! (Tetella e Dora sorridono)

(Suonano alla porta)

DORA

Tetella, vai ad aprire!

TETELLA

Sì, signò. (Esce)

DORA

Sarranno chilli llà d’‘o gazebo: sperammo ca nun fanno troppa ammuina! A me me

piace tenè tutto sistemato, ma nun sopporto l’ammuina ca se fa mentre s’appripara…

(Schifiltosa)  Gente‘a ccà… gente ‘allà… chi tocca tutte cose… chitraffica… chi

sporca… chi fa chiasso! Che noia! Che seccatura! Lo aborro! L’aziende avessero as-

sumere perzone cchiù cujete e più educate!

ELIO

Si fossero mimi fusse cchiù contenta, è ‘ove’? (Dora fa spallucce)

SCENA SETTIMA

(BRUNO, ANNA, TETELLA e detti)

(Entrano in scena Bruno e Anna seguiti da Tetella carica di valigie che magari, durante la scena seguente, avrà diffi-coltà a reggere, per cui ogni tanto le cadrà una valigia, poi un’altra mentre raccoglie la precedente, ecc.)

ELIO

(Riconoscendo l’amico, con un grandissimo sorriso) Bruno, amico mio, allora sì tu?

TETELLA

(A parte) Sì, è isso, è isso,e s’ha puttato appresso tutta ‘a casa! E menu male ca se

trattene sulo dduje juonne o si no che se purtava appriesso?!

BRUNO

(Si abbracciano) Ma comme sò cuntento! (Si sciolgono dall’abbraccio) Ehi, Elio, t’arricuor-

de, eh?

ELIO

E comme no?! (E procedono ad effettuare un loro rituale di saluto–inventare a scelta) Quantu

tiempo è passato!


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BRUNO

E mò recuperammo, nun te preoccupà… (All’ennesimo tonfo delle valigie cheTetella non

riesce a tenere) E staciteve ‘nu poco attenta! (Ad Elio) Scusa, amico mio,m’aggiopurta-

to il nécessaire, giusto quacche cusarella ‘e primma necessità…

TETELLA

(A parte, occhi spalancati, sbalordita e ironica) Azzò, quacche cusarella!

BRUNO

M’aggio purtato ‘e ccose ca hanno ‘a stà sempe cu’ mme… songo miedeco, no? ‘Nu

miedeco oculato e prudente! Tengo justo quacche garza, ‘nu poco ‘e cuttone  emo-

statico, aghi e filo… Saje comm’è, ‘n incidente… ‘na ferita da sutirare! Po’ quacche

antinfiammatorio, quacche antidolorifico… si caso maje ‘nu male ‘e capo  o ‘nu col-

po d’‘a strega! Po’ antistaminici, e cortisone… ccà sicuramente ce starranno le api, e

ponno essere pericolose! Po’ ch’aggio purtato…ah, antipiretici, antibiotici… ‘a cam-

pagna, è umida e po’ capità pure ‘na freva, o anche ‘na brunchita, e perciò tengo

sempe l’aerosol appresso… Ah, e i nostri termometri: ‘e ttenimmo personali, per

igiene! Po’ tengo pure quacche antiacido, antispastici e antidiarroici… nun saccio ‘a

cuoca comme cucina, e allora… (Tetella sempre più allibita e ora pure offesa) ‘O stetosco-

pio e ‘nu sfigmomanometro… ‘n attacco ‘e pressione alta putesse essere fatale! ‘Nu

defribillatore e ‘nu piccolo cardiografo digitale… meglio essere previdenti! ‘ poi

nuje ‘nce purtammo sempe appriesso i nostri cari cuscini ortopedici: ‘a cervicale, ‘o

ssaje, è ‘overamente delicata!

TETELLA

(A parte) Allora nunn’era tutta ‘a casa, ma tutto ‘o ‘spitale!

ANNA

(Che aveva assistito al discorso del marito del tutto rassegnata) Scusate, ma mio marito fa il

medico sempre e comunque.

ELIO

(Che aveva ascoltato stupito, guardandosi di tanto in tanto con la moglie, eltrettanto attonita) E che

problema c’è?! (Ironico) Si nun te capisco io che avesse vuluto fà ‘o miedeco… E po’,

ueh, ognuno cu’ ‘o mestiere sujo… io, per esempio, nun me stacco mai dai miei ado-

rati salumi! (Tutti sorridono) Ma che facimmo all’erta… accomodiamoci.

(Tutti si accomodano tra divano e poltrone; Tetella appoggia per terra tutte le valigie e con la faccia stanca si accomo-da pure lei)

DORA

(Rimprovera Tetella) Tetella, che fai, t’assiette? Tu nunt’ê assettà…Puorta‘e vvaligie

dint’‘a cammera degli ospiti!

TETELLA

(Infastidita) Sissignora! (A parte) Dint’a ‘sta casa nutte può rrepusà manco ‘nu sicondo!

(Si alza, riafferra le valigie e, dopo notevoli difficoltà per prenderle tutte, con la solita scena del cadi

di qua e di là, Tetella esce verso sx)


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 20


BRUNO

È ‘overo, amico mio: tu vulive fà ‘o miedeco, ma t’arretirasti già ‘o primm’anno di e

ti sei dedicato ad altro.

ELIO

Già, invece ‘e me dedicà ai pazienti “da malattia affetti”, aggio preferito… ll’affetta-

te sani, senza malatie! (Tutti ridono)

BRUNO

Buona questa! E del nostro terzo… del nostro Tino… (

Si sente un gran fracasso di cose

cadute

e un urlo di Tetella; quindi esterrefatto continua cautamente) Che ne è stato?

ELIO

(Anche lui cauto e preoccupato per il frastuono) Mò vene e ce ‘o ddice isso stesso…

DORA

(A parte) Me fa paura sulo a penzà a chillu mumento!‘A festa miasarà‘na catastrofe!

SCENA OTTAVA

(TETELLA e detti)

TETELLA

(Rientra tutta dolorante e piagnucolando) Scusate… scusate… aggio fatto ‘nu casino, ‘nu

disastro! Nossaccio comme aggio fatto, ma so caduta ‘nterra, se so arapute ‘e valig-

ge, è asciuto tutte cose ‘a fore e patatrac… (Magari utilizzando un suono onomatopeico) s’è

scassato tutte cose! Già ‘o ssaccio, mò me lienziate!

ANNA

E va bene, un po’ di pazienza… sistemeremo dopo.

DORA

No, nun te preoccupà,pe’ stavota nun te licenzio… ‘A colpa a ‘stu giro nun è d’‘a to-

ja: è stato fatto il nome di… lui… capimmoce!

TETELLA

Comme comme comme? Vuje avite ditto ‘o nomme e io so caduta pe’ terra? Comme

‘o quadro? E io m’aggio struppiata? No, no, accussì nugghiammo buono… Chisto è

‘nu maleficio!

BRUNO

Va bene, mò piglio ‘na pomata, te faccio ‘nu bellu massaggio e ti sentirai subito be-

ne!

TETELLA

(Ripiagnucolando) Nusse po’ ffà… ‘e pumate voste…schiack (Magari utilizzando un suono

onomatopeico) so’ tutte schizzate ‘ncoppa ‘e pareti!‘E mura so tutte pasticciate! Ma

nun è colpa mia… è colpa d’‘o maluocchio!

BRUNO

Scusate, faciteme capì: chesta parla ‘e maluocchio… ‘e maleficio… ma che vò dice-

re?


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 21


ELIO

Sai che d’è, Bruno, è che… molti penzano, e nun saccio ‘o ppecché, ‘o percome e ‘o

perquando, che l’amico nostro… ‘o terzo Elbrufor pe’ ce capì… come te l’aggio ‘a

dicere?... Comme m’aggio ‘a spiegà?...

DORA

È semplice: porta scalogna! Basta ca se dice sulo ‘o nomme sujo!

BRUNO

Ma che state dicenno?! (Sorridendo) ‘A sfurtuna nun esiste: è sulo superstizione! Io

nun ce credo a ‘sti ccose, sono un uomo di scienza! E nun ce avisse ‘a credere manco

tu, Elio: pure si sulamente pe’ ‘n anno pure tu sì stato uomo di scienza!

ELIO

Ehhh… ma la vita cambia e ti cambia, caro Bruno… mò songo l’ommo d’‘e presutte!

BRUNO

Senti, io nun pozzo credere ca l’amico nostro sia chello ca vuje dicite voi: sicuramen-

te se tratta ‘e calunnie! ‘A ggente nun tene che ffà e se mettono a dicere cose mala-

mente su altre persone… accussì, sulo pe’ se spassà.

ELIO

‘A verità pur’io penzavo ca era accussì ma… quaccosa sta me sta facenno penzà ‘o

ccuntrario.

BRUNO

Jamme, non me vulite fà credere ca site convinti ca ha da succedere quaccosa ‘e ter-

ribile e paranormale sulo a nummenà Tino?

ANNA

(Che, seduta su una poltroncina piuttosto scomoda, lontana dal marito, si era rigirata su di questa

per tutto il tempo, cade rovinosamente a terra urlando) Oh mamma mia!

BRUNO

(Allarmato) Anna… tesoro…

TETELLA

Obbiccanne: pur’essa è caduta! Cade tutte cose… tutte cose!

(Di corsa Bruno si reca dalla moglie, ma proprio in quel momento suona il telefono e prima di arrivare da Anna, cade pure lui; urlo generale, il telefono continua a squillare mentre tutti si guardano a bocca aperta senza sapere cosa fare, poi)

DORA

Elio, va tu a risponnere!

ELIO

Manco si m’accidono! Tetella, rispondi tu!

(Il telefono continua a suonare)

TETELLA

Io già so motta… già so caduta, nucce vaco! (A Dora) Signora, sulo tu nun sì caduta

ancora, vai tu! (

Il telefono continua a suonare

; Bruno si alza e poi aiuta la moglie)

DORA

E si vulesse restà l’unica a se salvà? Me sò salvata dai capelli viola, non voglio ati

guaje! (Tutti la guardano di traverso) E vabbuono, mò ce vaco io! (Si alza cautamente e, sem-

pre cautamente – magari esagerare – arriva al telefono e, prima di rispondere, inghiotte e chiude gli

occhi, cerca di prendere il telefono ma le scappa più volte dalle mani prima di riuscire a metterlo


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 22


all’orecchio, poi) Pro… pronto? (Risata forzata) Ahhh, sì ttu… ehhh… ‘omarito d’Ivana!

(Cominciano a cadere oggetti a scelta che recupereranno a turno tutti, o comunque fare accadere

delle piccole cose) Comme aggio fatto a capì ca sì ttu… ehhh. ‘Omarito d’Ivana… si

ancora nun ce cunuscimmo? (Guardandosi attorno, ironica) Mah… intuito! (Breve pausa)

Hê chiammato pecché tieni un problema? Si nun può venì ce dispiace assaje assaje

… ma ce ne facimmo ‘na ragione! (Elio è un po’ contrariato con la moglie e la rimprovera a

gesti e lei sbuffa) Ah, nun è chesto– (Tappando il microfono del telefono) Che peccato! (Elio

la rimprovera ancora; Dora, vedendo che ancora succede di tutto attorno a sé – a scelta cosa – per

trovare una soluzione) Siente, stevo penzanno ca… magari ‘oproblema m’‘opò spiegà

Ivana… (Per giustificarsi) Ehhh… fra donne, ehhh... ce capimmo meglio! Sì? Me la

passi? Tu staje troppo nervuso? Bene! No bene ca tu staje nervuso… bene che mi

passi a mugliereta! Sì, ciao. (Sbuffa di sollievo e nel frattempo al telefono arriva Ivana e il caos

all’improvviso smette. Dora si rilassa come tutti gli altri) Ivana… che piacere! Nun può im-

magginà quanto! Allora, dimmi tutto… Cosa? S’è guastata ‘a machina ‘ncopp’‘a

strada pe’ venì ccà? Mancavano sulamente quatto chilometri? (Ironica) Che peccato!

(Tappando il microfono del telefono, sempre ironica) Che cosa? Anomala? (Riprende) State

proprio dint’‘a zona cchiù isolata e nun sapite ch’avite ‘a fà? (Elio va dalla moglie e dice

a gesti che ci pensa lui, ma lei non vuole, e ironica) Quanto me dispiace! (Elio le strappa il tele-

fono)

ELIO

(Prendendo il telefono) Ivana… carissima, sono Elio.Nun te preoccupà, m’‘o bbech’io.

(Dora è contrariata) Mò vi mando il mio autista, Guido, a prendervi!Nun ve muvite ‘a

lloco e state sereni, che presto sarete qui da noi, ciao. (Chiude la telefonata)

DORA

E chesta è ‘na ruvina! Guido insieme a… all’amico vuosto: ‘n’accoppiata esplosiva!

ELIO

Tetella! Chiamma a Guido.

TETELLA

Vabbuono!

DORA

Ma sì asciuto pazzo? Vuò mandà a Guido a lle piglià?

ELIO

E ch’aggio ‘a fà? Io ll’aggio invitati io ‘nce aggio ‘a risolvere ‘o probblema!

DORA

Tutto chesto è colpa della seccia di… di… di… d’‘o marito ‘e Ivana, e chesto l’hê

appurato pure tu e mò ci renderà la vita impossibile.

BRUNO

Jamme guagliù, nun ce abbattimmo, ‘e ‘na manera ‘o problema se risolve. Gli amici,

si sa, nun s’abbandonano maje, pure annanze a ‘nu problema acccussì pericoloso.

ELIO

(Alla moglie) Hê visto?


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DORA

E che soluzione vulisse truvà? ‘Na dose massiccia di antiseccia per endovena? ‘Nu

suppostone contro la seccia? ‘A tiene ‘sta rrobba dint’‘a valigia? No?! Mi dispiace:

non sì stato adeguatamente oculato e prudente!

ANNA

(Si illumina) Scusate, mi avete fatto venire un’idea! I miei alunni… io sono un’inse-

gnante, no?... adoperano molto spesso dei gesti scaramantici, quasi dei riti propizia-

tori, in occasione di qualche particolare compito o un’interrogazione! E se trovassi-

mo qualcosa che ci protegga o qualcosa addirittura che elimini la sfiga a… a lui… al

marito di Ivana? Eh? Che ne pensate?

ELIO

Sì ma addò ‘o jammo a cercà ‘stu qualcosa?

DORA

Sempre ammesso che esista quaccheccosa pe’ ‘stu tipo ‘e seccia!

ANNA

C’è un posto dove si può trovare di tutto! (Dopo averli guardati tutti) Ma internet, no?!

SCENA NONA

(TETELLA, GUIDO e detti)

TETELLA

(Trascinando Guido per un braccio) Aggio puttato a Guido!

GUIDO

(Guarda tutti con una bella risata da ebete)

DORA

(Al marito) Mi chiedo ancora comm’hêfatto ad assumerlo!?

ELIO

(Cincischiando un po’) Beh… ecco… diciamo… insomma, l’hê visto buono?

DORA

Pure troppo!

ELIO

E allora capisci pure tu ca cu’ chisto… nun tengo manch’io problema ‘e gelusia!

DORA

Che bell’acquiste ca avimmo fatto!

TETELLA

(A Guido, contrariata perché offesa dalla battuta di Dora) Guido, ringrazia a mammeta cat’ha

fatto accussì, si no si ire cacchio ‘e fa l’autista dint’a ‘sta casa!

GUIDO

(Guardando sempre tutti con una bella risata da ebete, poi guardando Elio) Grazie mammà! Eh

eh!

ELIO

(Perplesso) Prego… ma nun songo mammeta! Mò piglia‘a machina e vide‘ejì a pi-

glià ll’amice mie!

GUIDO

(Guardando sempre tutti con una bella risata da ebete, poi guardando Elio) Grazie mammà! Eh

eh!


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ELIO

(Sempre perplesso) Aggio capito,‘nce hanno ‘a stàproblemi‘ecomunicazione! (A Tetel-

la) Tetella, fancello capì tu, ca a te te capisce.

DORA

(A parte) Tra simili…

TETELLA

(Dopo aver guardato di traverso Dora, a Guido) Guido:piglia ‘a machina, vai vesso la città,

e p’‘a via truvarraje ‘na machina e dduje scieme ca t’aspettano; t’‘e carreche a tutt’e

dduje ‘ncopp’‘a machina e po’ ‘e ppuotte ccà, hê capito mò?

GUIDO

(Guardando sempre tutti con una bella risata da ebete, poi guarda Tetella) Grazie mammà!

ELIO

Je penso ca chisto tene ‘a capa vacante: poche idee e pure confuse!

TETELLA

Guido, ma hê capito o no?

GUIDO

(Guardando sempre tutti con una bella risata da ebete, poi guarda Tetella) Hehehehe capito!

DORA

(Ironica) Ecco, mò sì ca stammo apposto!

ANNA

Scusate, ma questo poverino va protetto dalla sfiga, altrimenti qui non arriva nessu-

no!

TETELLA

‘Nce penz’je! [Ci penso io](Esce di corsa verso la cucina)

DORA

(Ironica) Mò sì ca stammo apposto… bis!

TETELLA

(Torna subito con una treccia di agli e una collana di peperoncini rossi) Miettete ‘sta protezzio-

na ccà! (E la mette al collo di Guido, il quale fa una delle sue risate)

DORA

(In tono di rimprovero) Tetè, Ma nun tenimmo a che ffà cu’ Dracula o cu’ ‘nu vampiro?!

TETELLA

È ‘a stessa cosa’: e peperoncini so efficace e l’aglio è potente assaje!

ELIO

(Facendo il gesto di sventolarsi vicino il naso con la mano, e lo fanno pure tutti gli altri) Eccome se

è potente! (Tutti annuiscono con cenni del capo) Comunque, pruvammo cu’ aglio e pepe-

roncini e l’aglio e vedimmo che succede! (A Guido) Guido? Avanti… dietrofront…

marsh!

GUIDO

(Guardando sempre tutti con una bella risata da ebete, poi guarda Dora) Grazie mammà! Eh eh!

DORA

(Sconcertata) E chisto è sulamente confuso?

TETELLA

(Sbuffando) M’‘o bbech’io, nuvve preoccupate! (Gira Guido verso la porta e lo spinge) Foz-

za Guido… jamme bello… mò tu brum brum! (Mentre Guido continua a ripetere con la soli-

ta faccia: “Grazie mammà!”. Escono)


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DORA

Ma non sapive truvà ‘n autista meno deficiente? Io nun ‘a veco bbona! (Al marito) Che

bell’idea ca t’è venuta a invitare… l’innominabile!

ELIO

Nun offendere a Guido… sul’io ‘o pozzo fà! E comunque nun è deficiente… è sula-

mente… (Riflette) diversamente intelligente! In tutti i modi l’importante è ca cunosce

‘a strada villa-salumificio e ritorno e me ‘nce porta sano e salvo, e fino a mò so juto e

turnato in salute! (Pausa) Mò però niente pessimismi: andrà tutto bene! (A parte, lui stes-

so pessimista) Speriamo! (Poi ad Anna) Jammo Annarè, mettimmoceall’opera!

ANNA

Subito! (Prende la sua borsa, ne estrae un tablet, uno smarphone o un i-pad, quello che si vuole, si

siede sul divano, al centro, mentre gli altri si posizionano dietro al divano, dietro di lei, nell’ordine da

sx: Bruno, Elio e Dora) Okay, digito subito la richiesta: metodi di protezione contro la

sfiga… Uhhh! (Allibita e scandalizzata) Ah! Oh Dio mio! Cosa vedono i miei occhi?!

TUTTI

(Allarmati) Che c’è?

ANNA

Oh, scusate… niente: non avevo digitato la esse!

ELIO / BRUNO  (Intuendo, incuriositi, si precipitano a vedere) Ah sì? E facce vedè, facce vedè…

DORA

(Rimproverandoli a denti stretti) Addò jate?

ELIO / BRUNO  (Contriti, ritornano sulle loro posizioni) A nisciuna parte, a nisciuna parte…

ANNA

(Nascondendo lo schermo o appoggiandoselo addosso, a mò di rimprovero) Ora sistemo! (Pausa

in cui traffica sulla tastiera)}Ah, bene, bene… interessante! Cominciamo col primo. (E

guarda Bruno)

BRUNO

(Guardando Elio) Cominciamo col primo.

ELIO

(Guardando Dora) Cominciamo col primo.

SCENA DECIMA

(TETELLA e detti)

DORA

(Girandosi anche lei) Cominciamo col pr… (Ma si interrompe perché trova Tetella, che era rien-

trata quatta quatta, anche lei con una bella treccia d’agli al collo, e quindi viene colpita da una zaf-

fata di puzza d’agli, e di conseguenza disgustata si rigira)

ANNA

(Si gira verso Bruno) Allora… primo metodo: sale!

BRUNO

(Si gira verso Elio) Sale!

ELIO

(Si gira verso Dora) Sale!


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DORA

Sale! (E si gira verso Tetella, sempre con la solita faccia colpita dalla zaffata)

TETELLA

Sale! (Si gira per imitazione, ma ovviamente non trova nessuno e ci rimane male)

DORA

Tetella, tu nun hê dicere “sale”, tu l’hê ‘a jì a piglià, ‘o ssale!

TETELLA

(Sbuffando corre verso la cucina)

ANNA

Allora, il sale va usato così: (Nel frattempo rientra Tetella con del sale in mano, posizionandosi

sempre accanto a Dora)  spargere del sale negli angoli della casa… fuori dalla porta

d’ingresso, dalle finestre e dai balconi. (Si ripete la stessa scena secondo la quale ognuno ri-

pete la frase all’altro, stavolta: “Angoli, porte, finestre, balconi!” Stessa scena anche per Tetella,

come prima, quindi)

DORA

Tetè, votta sale pe’ tutta ‘a villa, hê ‘ntiso?!

TETELLA

(Sbigottita) Io?! Signò, ma‘a villa è enorme! Angoli a murì… ‘nu terremoto ‘e potte…

finestre e balcune a cantere! Je songo sola, nun ce ‘a pozzo fa… è troppo assaje!

DORA

Tu pe’ mmò acccummencia ‘a ‘sta cammera ccà, p’ penzammo a ‘o riesto!

TETELLA

(Sbuffando, alquanto infastidita e velocemente, magari in modo divertente, esegue lo spargimento do-

ve occorre in quella stanza, e poi accorre di nuovo in postazione accanto a Dora)

ANNA

Secondo metodo: la scopa piccola! E va sistemata dietro la porta d’ingresso! (Stessa

scena di passaggio di frase: “La scopa piccola!”)

DORA

(Quando si gira verso Tetella, si arrabbia perché la vede lì ferma) Già hê fernuto? Comm’è

possibile?

TETELLA

Aggio ausato ‘e supeppoteri!! [Io usato miei superpoteri!]

DORA

(Risatina forzata di scherno) Seh, Wonder Tetella… Va’ trova ‘na scupella piccerella, và!

TETELLA

‘A tengh’je ‘na scopa piccerella, ‘e quanno facette ‘a befana dint’‘a recita ‘e Natale!

ELIO

(Ironico) Nonte sì accisa pe’ te travestì…!

TETELLA

(Offesa) Patrò, già t’aggio ditto primma: sì cattivo!

ELIO

‘O cattivo te cumanna ‘e piglià ‘sta scopa piccerellala, e muovete!

ANNA

Aspetta Tetella! Procura anche un paio di forbici per il terzo metodo: vanno messe

sul davanzale della finestra, così fai un solo viaggio.

TETELLA

(Ad Anna) Ah, ‘a signora sì ca è ‘na bbona femmena! Te sevve ‘na coca-cammarera?

Je venghe a ffaticà addu te!


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DORA

(La rimprovera richiamandola) Tetella!

TETELLA

Tu me dice sempe ca me vuò licenzià…Je aggio ‘a penzà a me truvà ‘n’ata fatica,

no? E che, so scema?

BRUNO

Guagliù, nun perdimmo tiempo! Avimmo jì annanze cu’ ‘sti riti, primma ca veneno!

DORA

Nun te preoccupà, ce vò tiempo, comunque facimmo ampressa! (Poi a Tetella) Tetè,

che staje aspettanno? Fa ampressa! Piglia ‘a scopa piccerella, miettela addereto ‘a

porta e miette ‘a forbice ‘ncoppa ‘o davanzale ‘e ‘sta fenesta!

TETELLA

Sto gghienno, sto gghienno… (Esce sbuffando verso la cucina, al pubblico) Tetella curre ‘a

ccà… Tetella curre ‘a llà… piglia chesto… piglia chello… je nun ce ‘a faccio cchiù!

ANNA

Proseguiamo. Qui dice che indossare dei nastrini rossi aiuta a scacciare la malasorte.

(Si ripete ancora la stessa scena del passaggio di frase: “Nastrini rossi!” Quando tocca a Dora, è rientrata Tetella af-faticata, mostrando le forbici)

DORA

Tetè, e nun parià! Appuoja ‘a forbice e va a piglià ‘e nastrini russe pe’ tutte quante, e

po’… (Indicando gli agli) lievete ‘sti fetenzie ‘a vicino ‘o cuollo!

TETELLA

(Tenendo gli agli) Mai! (Sistema molto velocemente e con poca cura le forbici sul davanzale ed esce

sempre più innervosita e sbuffando, al pubblico) Fà chesto… fà chello… uffà!

ANNA

Dunque dunque… ancora… ovviamente cornetti di corallo, quadrifogli e ferri di ca-

vallo!

ELIO

Tutto… Ausammo tutte cose, meglio abbondare… Comme diceva ‘o masto: “Ad-

bundandis in adbundandum!”

ANNA

E chi sarebbe questo masto?

I TRE

(Guardandosi tra di loro, avviliti) Annarè, ma addò campe?! Totò!!

ELIO

Annarè, ma addò campe?

TETELLA

(Torna sempre più affaticata) Aggio puttato ‘e nastrine russe.

BRUNO

Jamme, mettimmoncelle ‘ncuollo! (Ognuno prende un nastrino e lo indossa a modo suo: Anna

lo arrotola attorno al polso; Dora, vanitosa, lo mette legato al collo con i nodi al collo, o a tenere i

capelli e, se c’è uno specchio, si guarda anche; Bruno sempre attorno al collo ma con i nodi sul da-

vanti; Elio in fronte, stile ninja, e Tetella sempre in fronte ma col fiocco sul davanti, tutti ridono nel

guardarla)

TETELLA

Che tenite ‘a guaddà? Accussì ‘a sfuttuna ‘o vede subbeto e se ne fuje ‘e corsa!


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DORA

Fuje tu invece, e cerca ‘e prucurà cornetti ‘e corallo, quadrifogli e fierre ‘e cavallo!

TETELLA

(Indispettita) Ancora?Noo, mò basta, nun ce ‘a faccio cchiù!

DORA

Niente Tetè, hê ‘a correre! (Ma Tetella non si muove e resta con una faccia esausta e ammoscia-

ta) Fa ampressa! (Alterata) Nun ha da succedere niente cchiù dint’a ‘sta casa! Me ser-

ve tutto chello ca scaccia ‘a scalogna, hê capito?

TETELLA

(Scocciata) Sissignora, aggio capito… (Esce correndo ma sempre più stanca) Uffààà!!!

ELIO

(Da ninja, magari fa anche qualche mossa) Guerriero nina antisfiga pronto per l’attacco!

ANNA

(Rassegnata) Povera me! Se mi vedessero i miei allievi! Io, stimata insegnante di liceo,

donna eternamente razionale, mai dedita alla superstizione… ho anche un gatto nero

a casa… guardate come mi sono ridotta: a leggere pagine internet sulla sfiga e… (In-

dicando il polso con il nastro) ad utilizzarne i rimedi!

BRUNO

E pecché, io? Medico stimato in tutta la città, uomo di scienza ca s’ha rimagnato tut-

te cose!

ELIO

(Ancora con mosse da ninja) A proposito‘emagnà…E si cumbattessemo‘a sfurtunacu’

presutte, salami e pruvuloni?

DORA

Manco ti rispondo!

(Rientra Tetella camminando stancamente e portando in mano uno scatolino di cartone che contiene quanto richiesto da Dora, ma nessuno la vede perché vengono attirati da quello che dice Anna)

ANNA

(Viene attratta da qualcosa scritta in rete) Oh, oh, oh, sentite questa: grandiosa!L’ho trova-

ta nella sezione amuleti. Allora: “Il gallo è un animale molto spesso onorato da varie

civiltà, era infatti considerato l’animale sacro ad Apollo, dio solare della musica e

della divinazione. Si ritiene che il gallo allontani il malocchio e scacci i demoni con

il suo canto. Lo considerano quindi come l’annunciatore del sole e delle forze del

bene. Tra i più efficaci amuleti.” Noi, venendo qui, ne abbiamo sentito cantare uno.

Penso che potrebbe essere la soluzione ai nostri problemi! Eh? Che ne pensate?

ELIO / DORA

(Elio che aveva smesso di colpo di fare il ninja appena ha sentito nominare il gallo e, guardandosi

con Dora, terrorizzati in coro) No!‘Ogallo no!

TETELLA

Hê visto, patrò? ‘O gallo è buono!

ELIO

‘O gallo no! Nun se ne parla e manco se ne discute!


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BRUNO

Ma pecché, che problema ci sta? Pare ca funziona ‘overamente! Stammo ‘ncampa-

gna, ‘nce starrà ‘nu vicino d’‘o tujo ca tene ‘nu gallo: t’‘o faje prestà, ‘o puorte ccà,

‘o faje cantà e risolvimmo ‘o probblema!

TETELLA

(Ironica) Bravo! Patrò, fa ampressa: và addu Ommo, ‘o vicino, addimandace scusa e

fatte ‘mprestà ‘o pullastiello!

ELIO

Mai! Manco si m’‘o vene a chiedere ‘o Pataterno in perzona!

ANNA

Ma è successo qualcosa con questo vicino? Non avete buoni rapporti?

DORA

Già…

BRUNO

Non l’avesse ‘a dicere, ma a arrivati a ‘stu punto l’unica cosa ca avimmo ‘a fà è…

rubarlo: ‘o gallo ‘nce serve!

ELIO / DORA

Cosa?

ANNA

Già, l’hai detto tu, Elio: “Tutto… usiamo tutto… meglio abbondare!”, anzi, “Adbun-

dandis in adbundandum”, l’ha detto il vostro masto… Hai cambiato idea?

ELIO / DORA

(Si guardano in faccia stupiti, gli occhi sgranati)

BRUNO

Ce vuò lassà dint’‘e mmane d’‘a sfurtuna senza pruvà primma tutte cose?

ELIO / DORA

(Si guardano in faccia stupiti, gli occhi sgranati)

TETELLA

(Ironica) Patrò, have raggione l’amico vuosto:s’ha da pruvà tutte cose!L’amico tujo

ca tene ‘o nomme ca nusse po’ dicere sta venenno e se sta puttanno appresso ‘a sfut-

tuna te l’hê scuddato?

(Al che tutti si rivolgono verso Elio, braccia conserte, in attesa di risposta, Dora compresa)

ELIO

(Dopo averli osservati tutti alla moglie) Quoque tu Brute… ehm… moglie, mi tradisci?

DORA

Hê capì, caro marito, ca chesta è ‘na quistione ‘e priorità… direi quasi di vita o di

morte!

ELIO

(Dopo aver guardato le loro facce supplicanti, rassegnato) Ohhh e va bbuono!

DORA

Nun te preoccupà ammore mio: tu vai, noi te cuprimmo ‘e spalle guardannote ‘a ccà,

d’‘a fenesta!

ELIO

(Ironico) Grazie!Comme site gentili tutt’e quatto!


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SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!

SCENA UNDICESIMA

(ELIO e detti)

(Elio entra con una gabbia in mano e col gallo dentro – se si vuole si può utilizzare come musica di scena la colonna sonora di “Momenti di gloria” –posa la gabbia sul tavolino e poi esulta insieme agli altri, magari in stile rallentatorecome il film; scemando la musica si mettono ad osservare il gallo, in attesa che canti)

(C.s.) S’è aizato…sta zuppichianno, ma sta trassennodint’all’aia… Sì, ‘oveco, stacurrenno appriesso ‘o gallo… dai Elio, acchiappalo! Uh, ma comme corre chillu pul-

lastiello! (Con sguardo sofferente) Ahia! L’ha pure beccato! (Esultando) Uh… uh! Ce l’ha

fatta! Ce l’ha fatta! L’ha pigliato! Bravo, miettelo dint’‘a cajola! Mio prode! Missio-ne compiuta! Il mio eroe sta tornando… Grandioso! Più facile del previsto: Elio bat-

te Chicky 1 a 0! Yes! (Allora si recano tutti insieme di corsa davanti all’ingresso per aspettarlo)

DORA

Uhhh! Che botta!

TUTTI

quindi)

(Di nuovo pollice alto)

(Evidentemente è caduto,

mostra il pollice alto, poi comincia una sorta di piccola telecronaca) Guardate: ha già finito dipercorrere il viale! (A Elio che evidentemente si è rivoltato) Vai, vai… staje jenno bbuono!

È arrivato allo steccato… ’o sta passanno…

(Ad Elio che sta andando)

(Gli manda un bacio con la mano e poi

Vai amore… sei tutti noi!

DORA

(Tutti si recano di corsa alla finestra, Dora la apre e si affacciano)

(Ironica) Sì,‘o gallo in questione è stato… umanizzato da ‘o patrone sujo!Aahh!

BRU / ANNA DORA BRU / ANNA

(E rivolto verso la porta)

A noi due,

TUTTI ELIO

(Ricambia con una risatina amara) Sfutte, sfuttetu… Tanto, chi ha da fa ‘o mariuolo ‘e

galle songh’io! (Rassegnato si reca verso la porta, ma si rivolta) Allora vado…

Vai, vai, muovete!

Ca ‘o Pataterno m’‘a mannasse bbona… vado! Chicky! (Esce)

Chicky?

DORA ELIO

Vai amore… mio eroe! (Ironica) In bocca al lupo, anzi… in becco al gallo!

TETELLA

(Che si era avvicinata alla finestra per controllare fuori) Jamme bello, patrò, vattenne mò:‘o

vicino ancora ha da tunnà d’‘a cossa d’‘a matina… ‘o gallo sta isso sulo, nisciuno ‘o guarda!


ELIO

Mò se mette a cantà, vedrete! Canta sempe, specialmente quanno avessemo ‘a dur-

mì! (Ma il gallo non canta)

DORA

Vabbuò, starrà ‘nu poco sbattuto… l’ambiente nuovo… mò ‘nce ‘a fa sentì ‘a voce

soja! (Ma il gallo non canta)

TETELLA

(Ad Elio) Chillo ha capito ca tu sì malamente… ca tu t’‘o vuò fa ‘o funno cu’ ‘e pata-

nelle! Mò l’he convincere ca nun è overo, parlace, jamme!

ELIO

Che cosa? Aggio ‘a parlà cu’ ‘o gallo?

TETELLA

Propetamente!

DORA

Amore mio, arricuordate ‘o motivo d’‘a missione.

BRUNO

‘A scalogna, Elio… non te scurdà ‘a scalogna!

ELIO

Nossignore, nun m’‘a scordo… Ma vedite vuje ch’aggio’a fà! (Si schiarisce la voce) Si-

gnor gallo… signor Chicky, salve! Volevo dirle… mi premeva farle sapere che lei…

sì, insomma… non è qui per essere cucinato, glielo assicuro! Le do la mia parola

d’onore di gentiluomo salumaio che lei è qui solo per evitare che qualcun altro… cu-

cini noi. (Chiede conferma al gallo) Eh?

TUTTI

Giusto! (Ma il gallo non canta)

ANNA

E se gli dessimo una metaforica spintarella? Cantiamogli noi “chicchirichì”, magari

si convince!

BRUNO

E ghiammo, meh, pruvammoce! (E a turno tutti gli fanno il chicchirichì, ma il gallo non canta)

ELIO

‘Sto gallo è proprio dispettoso: canta sulo quanno rompe!

DORA

Elio, forse avessemo fà finta ‘e durmì… magari è più ispirato!

ELIO

Okay, facimmo accussì, assettammoce tutte quante e facimmo abbedè ca durmimmo!

(Ma…)

SCENA DODICESIMA

(OLMO e detti)

OLMO

(Da fuori scena) Vicinoooo! Salumaiooo!Puorte ‘a via ‘efore il mio Chicky,‘o ssaccio

ca te l’hê arrubbato tu! (Tutti si guardano allibiti e preoccupati)

TETELLA

(A Elio, rimproverandolo) ‘O ssapevo: te sì fatto sgamà!


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 32


ELIO

Giuro ca nun l’aggio visto proprio! Comunque, facimmo muro annanze ‘o gallo!

(Tutti allora si mettono davanti alla gabbia per nasconderla. Olmo entra)

OLMO

(In segno di sfida) Salumaio, rispondi: addòsta ‘o galletto mio? Guarda ca si‘o trovo

già ‘ncoppa a ‘nu lietto ‘e patane io ti… io ti… (Molto alterato) io t’abboffo ‘e tofu!

ELIO

No, p’ammore ‘e Ddio! Sto… fufù m’è indigesto!

(Olmo comincia a girare per la stanza in cerca del gallo e tutti, davanti alla gabbia, si muovono insieme in modo da nasconderlo sempre; poi, stufo, si ferma – oppure scena a soggetto improvvisata se il gallo è vero)

OLMO

Siente, è inutile ca ‘o nascunnite: ‘o ssaccio ca sta ccà, ‘o ssento… (Più alterato) Tur-

natammello addereto, e subbeto! Chicky è ‘nu membro d’‘a famiglia mia! (Breve pau-

sa in cui si mette a piagnucolare) Cioè, è l’unico membro d’‘a famiglia mia! Io stongo su-

lo, non tengo a nisciuno: sulamente ‘e galline e isso… e mi fa cumpagnia, ‘nu sacco

‘e cumpagnia!

ELIO

(Piano) Ma‘najatta no? Per lo meno nun è assordante e fastidiosa!

OLMO

(Ancora piagnucolando, nostalgico) L’aggio pigliato ca era‘nupullicino… ‘o tenevodint’

‘a mana … ‘o guardavo e me faceva: “Pio… pio… pio…”

TETELLA

(Si commuove)

ELIO

Te faceva! Mò fa chicchirichì e scassa ‘o c…aciocavallo! (Ci ripensa, a parte) Cioè, ‘a

verità scassava… mò se sta zitto, nun canta cchiù! Se sarrà seccato ‘o cannarone,

justo mò ca ‘nce serveva… che fetente ‘a pullasto!

DORA

(Piano, al marito, a Bruno e ad Anna) E si‘oproblema d’‘ogallo fosse proprio ca le man-

cava… (Indicando Olmo) isso?

BRUNO

(Sempre piano) Non c’ènisciuna manera d’‘oconvincerlo a‘nce ‘o ‘mprestà?

ANNA

(Sempre piano) Già: qualcosa in cambio?

OLMO

Neh gueh, sto aspettando!

ELIO

Vabbuò, và, t’accuontento: ojccanne ‘o pullastiello tujo. (Aprono il muro umano per far

vedere il gallo)

OLMO

(Si illumina) Chicky! Gioia‘epapà!

ELIO

Alt! (E richiudono il muro, e quindi secco) ‘Stu gallo ce serve: che vuò in cambio? Nun te

preoccupà, ‘nce serve vivo, e sulamente pe’ poco tiempo, po’ t’‘o turnammo addere-

to.


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 33


OLMO

(In un primo tempo rimane allibito, poi ci ripensa) Fai l’offerta.

ELIO

T’abbastano dieci chili ‘e verdure miste?

OLMO

Nossignore, rilancia!

ELIO

Venti chili!

OLMO

(Ci riflette) ‘Na fornitura pe’sei misee l’invito al vostro party… con menù vegetaria-

no pe’ tutte quante!

ELIO

Cosa? (Alla moglie) Io a chistu ccà al party nun ‘o voglio, e ancora meno voglio ma-

gnà… erbacce!

TETELLA

Io t’aggio ditto ca l’avive ‘a invità, ma tu numme staje a sentere, nun me daje au-

dienza! Mò te l’ha ditto isso e tu hê fatto ‘na figura ‘e…

TUTTI

Tetella!

TETELLA

‘Na figura ‘e quatto sodde!

ELIO

(A Tetella, rimproverandola) Tu miettete ‘a lengua ‘nganna, nun è‘o mumento!

DORA

(Piano) Elio, uno‘ecchiù, uno‘emeno, che te ne ‘mporta? E le verdure…vabbuò…

sono buone. Quelli del catering sò bravi, se ‘nventarranno quaccosa ‘e speciale.

ELIO

(Piano) Moglie, hê deciso‘e metradì, dimme ‘a verità?

BRUNO

(Piano) Elio… ‘a missione!

ANNA

(Piano) Il tempo scorre!

ELIO

(Piano, infastidito) Okay, okay… (A Olmo) ‘Afornitura pe’sei mise, l’invito al party, ma

niente menù vegetariano… t’adegui. Anzi, si è ‘o caso, insaccati e grassissimi for-

maggi ‘e tutte ‘e manere!

OLMO

(Scuotendo risoluto il capo) Niente gallo!

DORA

(Piano al marito) Ma non putisse fà‘nu sforzosulamente pe’ ‘na jurnata?

ELIO

(Piano) Pe’ ce ‘a dàvinta a isso? Mai! (A Olmo) ‘Afornitura pe’sei misi, l’invito al

party, ma menù vegetariano sulamente pe’ tte, o si no ‘o gallo tujo… ‘o faccio ‘o

spiedo!

OLMO

Va bene, va bene… ma vengo cu’ ‘na molletta ‘o naso: non voglio manco sentì l’ad-

dore ‘e ll’insaccate tuoje: so terribbile!


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 34


ELIO                      Mettiti ‘a molletta addò vuò tu, basta ca mò faje cantà ‘o gallo: ‘nce serve!

OLMO                   Certo ca ‘overamente sì ‘nu scombinato: primma ‘o vulisse insaccaà pecché canta e mò sì disposto me ‘nvità al party e me fornì verdure in quantità pur di farlo cantare. Mah, ‘o colesterolo se sarrà impossessato ‘e tutte ‘e vvene e te sta annebbiando ‘e ccerevelle!

ELIO                      (Facendo gli scongiuri, distrattamente) Chisto porta cchiù seccia‘eTino!

(In quello stesso momento in cui tutti si guardano allarmati perché Elio ha nominato Tino, si sente una frenata brusca, uno schianto e qualcosa che va in frantumi; tutti si recano alla finestra a vedere e Dora, alla visione, prima urla e poisviene, prontamente sorretta da Elio)

BRUNO                (A Elio) Subito… fa’ ampressa…stiennela‘ncoppa ‘odivano!

SCENA TREDICESIMA

(GUIDO, TINO, IVANA e detti)

(Elio esegue, ma nel frattempo entra Guido, tutto acciaccato, con vistosi cerotti in faccia, se si vuole un occhio benda-to, e un braccio legato al collo con un foulard, e con l’altro braccio che tenta faticosamente di reggere le valigie di Ti-no ed Ivana che entrano in scena dopo di lui, scarmigliati e un po’ acciaccati anche loro, ma si presentano con vera non chalance)

TINO                     Amici cari… finalmente stammo ccà, simme arrivate!

(Tutti restano basiti, spaventati in attesa che la sfiga agisca, e infatti: Dora si sveglia di soprassalto sedendosi di scatto e cominciando a tossire; Bruno, da medico qual è, corre verso Dora per soccorrerla ma nel tragitto pesta un piede a Elio che comincia a saltellare e gesticolare dolorante, colpendo con la mano prima lo stesso Bruno e poi Anna; il gallo nella gabbia emette come uno strano chicchirichì strozzato; Olmo corre versola gabbia dicendo: “Il mio galletto!”ma inciampa e cade sopra Tetella, che cade seduta a gambe all’aria su una poltrona. – Serie di eventi che può essere eventualmente adattata a scelta)

IVANA                  Scusate, forse v’avimmo purtato ‘nu poco d’ammuina… ma ‘a colpa nun è ‘a nosta!

(Mentre tutti si risistemano, Olmo resterà vicino alla gabbia, triste, cercando di parlottare al suo gallo per farlo rinve-nire e, se il caso, a seconda della situazione, a proteggere la gabbia)

ELIO

(Sorridendo forzatamente) Ma no, quale ammuina… quale colpa vosta?! (Tutti gli altri: “Eh

già… già…” anche loro fingendo) Anzi, come padrone di casa, vi do il mio… (Esagerando

con  la  finzione)  felicissimo benvenuto! (Allargando  le  braccia)  Abbracciamoci, amico

mio!

TETELLA

(A Elio, piano) Statte accotto, patrò…pò essere pericoloso!


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 35


TINO

Con molto piacere, amico mio! (Ma quando si abbracciano Tino colpisce involontariamente

Elio all’occhio, al naso, a scelta) Scusa… nun è stata colpa mia!

ELIO

(Massaggiandosi la parte lesa, fra sé) E di chi, se no?!

TETELLA

(A Elio, piano) Ecco, t’aggio ditto ‘e te sta accuotto…ma tu numme staje maje a sentì!

TINO

(A Bruno) E tu, Bruno, non m’abbracce?

TETELLA

(A Bruno, piano) Dottò, peffavore, stamme a sentì…statte accotto!

BRUNO

(È titubante, non vorrebbe andare, ma la moglie lo spinge e lo costringe ad andare incontro a Tino,

poi ironicamente) E certo, comme no? (Si abbracciano, ma Bruno, per timore di qualche inciden-

te, lo abbraccia velocemente tenendosi molto lontano; al termine dell’abbraccio, considerando che

non è successo niente, sospira, ma troppo presto)

TINO

(Dà una pacca molto forte sulla spalla a Bruno, che si fa male e rimane allibito)

TETELLA

(A parte) Nun è proprio cosa a se sta accuotte!

TINO

Quanto so cuntento ‘e te vedè, Bruno! Tu, l’unico ‘e nuje ca è addeventato miedeco!

(Poi, accorgendosi che Bruno si massaggia la spalla) Oh, scusa… t’aggiofatto male? Nun è

colpa mia, sì tu ca sì ‘nu poco… muscetiello, a quanto veco! (Breve pausa) Guagliù,

ma ‘o rito nuosto pe’ ce salutà nun ‘o facimmo?

ELIO / BRUNO  (Preoccupati perché il rito è un rischio per farsi male, decisi) Nooo! (Per giustificarsi) Ecco… è

ca so ccose ‘e guagliune… e nuje nun simmo cchiù guagliuncielle!

TINO                     Che peccato! Però adoppo nun dicite ca ‘a colpa è d’‘a mia! (Breve pausa) Comme nun

èstata colpa mia l’incidente ca aggio avuto cu’ ‘a machina! Po’ capità a tutte quante

‘e se vedè crollà ‘ncuollo ‘n albero, no?... Accussì, all’intrasatto… ‘ncoppa a ‘na strada ‘e campagna… po’ capità, po’ capità!

IVANA

(Al marito, adorante) Certo marito mio! A chiunque… a chiunque!

TUTTI

(Tranne Tino; guardandosi allibiti, poi ironicamente) E certamente… a chiunque!

ELIO

(Piano) Si è ‘na seccia, ovviamente! (Forte, ironico) Eh, come no?! A me me capita

quasi tutte ‘e juorne!

TINO

Così’ comme non tengo colpa ‘e l’incidente succieso all’autista vuosto!

IVANA

Giusto! Maritemo s’era miso ‘ncoppa ‘a strada pe’ ffa quacche signale, ma tene col-

pa se eramo rimasti bloccati dint’a ‘na curva e l’autista vuosto l’ha visto all’urdemo

all’urdemo e ha sbandato jenno a fernì ‘ncuollo a ‘n albero jettannolo ‘nterra! Eh?!


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 36


TETELLA

(A parte) Ancora ‘n atu ppoco e ciao ciao bosco…addeventa‘na pianura!

GUIDO

(Con la sua solita risata da ebete, guardando Tino) Grazie mammà!

DORA

(Fra sé) Cosa?Pure all’artefice delle sue sciagure dice grazie? Quale diversamente in-

telligente… è proprio un citrullo!

ELIO

(Afflitto, a parte) ‘A machina mianova nova… bella e fiammante!

DORA

(A parte) Comunqueio l’aggio ditto che era‘n’accuppiataesplosiva!

TINO

E comme nun è colpa mia si pe’ via ‘e l’incidente, l’autista vuosto s’è ammaccato

sano sano!

IVANA

Sì, però l’aggio curato a dovere! Tenevo cu’ mme tutto chello ca puteva servì: cerot-

ti, acqua ossigenata, disinfettanti… l’aggio imparato dint’‘a clinica.

TINO

È ‘overo tesò, sì stata splendida, come sempre. (Si sorridono, magari si fanno delle smance-

rie) Dicevo, non tengo colpa si po’m’aggio avutomettere io a guidà, e quanno sò ar-

rivato dint’‘o viale vuosto… ‘a vasca d’‘e pisce bell’e bbuono m’è venuta ‘ncuollo…

e io ‘nce aggio arrivato ‘ncuollo scassannola sana sana insieme a chella statua che

steva ‘mmiezo ‘a funtana!

IVANA

E certo, chella vasca deva fastidio… ‘a putiveve mettere a ‘n’ata parte!

TINO

Giustissimo tesoro! (Si sorridono di nuovo, come prima)

DORA

(Afflitta, a parte) ‘Astatua mia…chella bellissima copia d’‘a Sirenetta‘eCopenaghen!

ELIO

(Afflitto, a parte) E tutte‘erarissimi pisce ca steveno dint’‘avasca! Mò starranno boc-

cheggiano ‘ncoppa ‘o turreno! (Magari imitare il boccheggiare dei pesci)

TETELLA

Fosse aveveme mettere ‘e fiocchi rossi pure ‘a Sirenetta e a tutte ‘e pisce. (A parte)

Però, penzannoce buono, ‘e pisce ‘nce ‘e putesseme magnà, accussì cagnammo ‘o

menù, ‘na vota tanto!

TINO

Ribadendo ca nun tengo colpe, posso aggiungere che ha fatto ‘a parta soja pure (Schi-

fato) ‘o fieto ‘etutto chell’aglio ca l’autista vuosto tene‘o posto d’‘a cravatta! Ma che

d’è, ce stannno streghe e vampiri ‘a chesti pparte?

ELIO

(A parte) E menu male ca‘o purtava, o si no che fosse succieso,‘nu cataclisma? (For-

te) No, niente streghe e vampiri… (A parte) Sulo assicciate! (Alla moglie) Ccà però non

funziona niente: agli, scope, sale, forbici e nastri rossi… acqua fresca pe’ chisto! Pu-

re ‘o gallo ha fatto stecchire e deprimere! Nun aggio capito bbuono.


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 37


DORA

(Piano al marito) Prova a levà aglio e peperoncini e ti stacco‘e ddete a muorze! Sicu-

ramente senza sarebbe peggio.

TINO

(Che nel frattempo si era guardato in giro) Vedo, amico mio, ca‘sti salumi rendono, eh?

Che bella casarella ca t’hê fatto… ‘overamente ‘na bella casa ‘e campagna! (Improvvi-

samente accade qualcosa, a scelta: quadri che cadono,

fulmini, temporali

, qualche altra cosa che si

rompe… mentre Dora guarderà afflitta tutto il caos. Tetella, aiutata da Guido, sistemerà) Mica

pienze ca tutto chesto è colpa mia? (Ridendo) Mica songo uno ca porta seccia?

IVANA

(Stringendosi al braccio di Tino, adorante) Comme putesse essere, marito mio?! Tu sì sem-

plicemente meraviglioso!

TINO

Grazie cara! (Si sorridono ancora, al solito)

ELIO

(Alla moglie, ancora di stucco per l’ultimo incidente e seriamente preoccupato) Dora, chisto ha

annummenato i miei prosciutti: ‘e ccriature meje sono in pericolo! Già veco tutte ‘e

presutte, ‘e salami, ‘e pruvulune schiattate pe’ terra. Addio salumi… addio guada-

gni… addio ricchezze… addio villa! (Deciso) Penzo proprio ca chiammo ‘o segretario

mio e faccio jettà ‘nterra quintali ‘e sale pe’ tutto ‘o salumificio: ‘o vaco a chiammà.

DORA

(Sempre piano ad Elio, imperativa) No! Addio villa, no!‘Stuprobblemas’ha darisolvere

alla radice, quindi… (Puntandogli il dito addosso) tu nun vai proprio a nisciuna parte…

nun può abbandunà ‘o campo ‘e battaglia! L’amico è ‘o tujo e tu miette a posto ‘sta

facenna! Io a chistu ccà dint’a casa mia nun ‘o voglio manco ‘nu minuto sicondo ‘e

cchiù! Vide ch’hê fa ma trova ‘na soluzione pe’ ‘o mannà ‘a via e fore, e subito: mò

mò hê risolvere! (

Suona il campanello

, quindi a Tetella ancora alterata e imperativa, magari

puntando il dito stavolta a lei e fulminandola con lo sguardo) E tu… arape‘sta porta!

TETELLA

(Sgranando gli occhi per l’atteggiamento di Dora e senza replicare) Subito patrona! (A Guido)

Tu và puosa ‘e vvaligge dint’‘a cammera ‘e ll’ospite… o ssaje fa?

GUIDO

(Al solito, ebete, annuendo) Grazie mammà! (Tetella rivolge sospirando gli occhi al cielo; escono:

lei verso la porta d’ingresso, Guido a dx, portandosi le valigie)

SCENA QUATTORDICESIMA

(Gli stessi meno GUIDO e TETELLA)

ELIO

(Sempre piano) Ma ch’aggio ‘a fà? Nun tengo‘amachina d’‘otiempocomme “Ritorno

al futuro”, nun songo Doc, per turnà addereto. ‘O tempo nun è ‘nu nastro, nun se po’

riavvolgere addereto!


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 38


DORA

(Sempre piano) E allora puortalo annanze…Fa coccosa… ‘na cosaqualunque! Basta

ca m’‘o lieve ‘a nanze ‘e piede, è chiaro?

ELIO

(Sempre piano) Va bene, va bene, mò‘nceparlo. (Dora gli fa un gesto come per dire… “Ac-

comodati”, poi forte a Tino) Allora, For… (Si interrompe per non dire il nome) ehm… amico

mio… stamme a sentì… dunque… quindi… eeehh… (Non sa bene cosa dire) Insomma,

t’aggio ‘a dicere ‘na cosa… (La moglie lo incita, lui a gesti ledice: “Aspetta!”)

TINO

Dimmi tutto, so’ tutt’orecchie, amico mio!

ELIO

Ecco… io me credevo ca… ca tu…

TINO

Ca io?...

ELIO

Ca tu… forse… fosse meglio… (La moglie a gesti gli dice di andare via, ma lui non ci riesce e

invece)  ecco… sì, insomma… (Non riuscendo proprio a dirgli che deve andare via)  dicci

quaccheccosa ‘e te! (Sospira affranto)

DORA

(Mani ai fianchi, lo fulmina con gli occhi; Elio risponde dicendo a gesti: “Non ce l’ho fatta!”)

TINO

Ma certamente, amico mio, ce mancasse! (Mentre lui racconterà di sé,

si sentiranno dei forti

rumori da fuori scena

che faranno guardare preoccupate tra diloro le due coppie Elio e Dora e Bru-

no ed Anna: sono quelli del gazebo che stanno montando ma non ci riescono, perché tutto crollerà

ovviamente a causa della sfiga) Comunque ce sta poco‘a dicere… Come forse ricorderai

aggio fatto quacche anno ‘e medicina e pe’ tramente facevo esperienza dint’a ‘nu

spitale psichiatrico… Vulevo fa’ ‘o psichiatra, no?... e chell’esperienza m’ha signato

molto… assaje! Allora aggio capito ca nun era cosa pe’ mme; io infatti sono una per-

sona molto empatica, e quindi soffrivo a vedè  chilli poveri malati… Ecco, me sente-

vo ‘ncuollo tutta la loro angoscia… tutta la loro energia negativa!

(Rumori da fuori)

ELIO

(Sempre piano) Fosse chesta‘a causa d’‘a sfurtuna soja?

BRUNO

(Sempre piano) Po’essere pure!

ANNA

(Sempre piano) Sicuro!

DORA

(Sempre piano) Che bellu segno l’ha lassiato, l’esperienza ospedaliera!

(Rumori da fuori)

TINO

E dunque pensaje ‘e lassà gli studi. Infatti pensavo ca nun tenevo, proprio pe’ via ‘e

‘st’empatia, il giusto grado di discernimento oculato di ogni singolo caso, ‘na visione

distaccata per ffà ‘na diagnosi precisa e ‘nu giudizio pe’ putè priparà ‘a terapia giu-

sta!

(Rumori da fuori)

L’unica cosa positiva ‘e tutta ‘sta vicenda è stata… (Guardando

adorante e stringendosi ad Ivana) incontrare Ivana, l’unica paziente ch’aggioriuscito a


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 39


guarì…o quasi…grazie al mio amore. (Ivana ricambia in estasi il suo sorriso.

Rumori da fuo-

ri

) Ah, l’amour… che medicina potente!Però ve voglio dicere ca muglierema è stata

sulo quacche vota in stato delirante acuto… acuto sì, ma mai cronico, non altro!

ELIO

(Sempre piano) Aggio capito buono? Ivana era‘na malata‘emente?

BRUNO

(Sempre piano) Penzo ‘esì, però acuta, no cronica!

ANNA

(Sempre piano) Sai che differenza?! Comunque, ecco qual’era la clinica in cui ha impa-

rato! (Pausa) Però che sfiga innamorarsi di una pazza!

DORA

(Sempre piano) ‘Na sfurtuna‘ecchiù, una mancante… Però stammoce attiente:si l’a-

vesse turnà l’acuto delirante quasi cronico…

TINO

Comunque, siccome songo ‘na persona sensibile, e tengo sempe voglia ‘e dà ‘na ma-

no all’ate, ogne tanto ce vaco pe’ ffà volontariato psichiatrico.

IVANA

Sei un caro marito, tesoro…

TINO

Grazie cara. (Mentre loro reagiscono sempre al solito modo,

fuori si sente sempre più fracasso

)

DORA

(Sempre piano) Guagliù, ccà‘e ccose se stanno mettenno malamente! (

Rumori da fuori

;

afflitta) Non oso immaginare che sta succedenno lloco ffore!

ELIO

(Sempre piano) Nun ‘o bboglio sapè!

SCENA QUINDICESIMA

(TETELLA e detti, poi JACK

TETELLA

(Rientra con aria altamente avvilita, magari strascicando i piedi) Patroni… che casino… che

ammuina! S’è scassato tutte cose!

DORA

(Inquieta e trepidante) Che s’è scassato, Tetè?... Chi ce steva ‘a via ‘e fore?

TETELLA

Ll’operaie d’‘o gazebo, ma è ‘nu disastro… ‘nu buddello esagerato!

DORA

(Sempre più trepidante) Che cacchio è succieso, Tetè?

TETELLA

Chilli llà d’‘o gazebo hanno pruvato a lo muntà, ma mettevano ‘nu tubo, e ne cadeva

‘n ato… mettevano ‘n atu tubo e ne cadeva ‘n ato ancora! E tutte ‘e tubi so caduti

‘ncuollo a lloro: ‘ncoppa ‘a capa, ‘ncoppa ‘e ccosce, ‘ncoppa ‘e braccia ‘e ll’operai!

E lloro s’hanno scassate ‘e ccape, ‘e ccosce e pure ‘e braccia! ‘O telo ‘e coppa po’ se

l’ha pigliato ‘o viento e l’ha stracciato tutto quanto… me parene ‘e coriandoli ‘e

Cannevale lloco ffora! Ll’operaje se so ‘ncazzate e se ne so gghiute zuppicanno e


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 40


lamentannose, e ‘o masto lloro steva tutto ‘ncazzato… (Indicando Dora) Ha ditto ca hê

pavà ‘e tubbe, ‘o telo e pure l’assicurazione pe’ ll’operaje suoje!

DORA

(Alterata, in un crescendo di emozioni) ‘Avasca mia…chella mia bellissimaSirenetta… ‘o

gazebo mio… il mio party… (Piagnucolando) ‘a Pasquetta mia… puff! Tutto in fumo!

ELIO

‘E sorde mieje!

TINO

Che peccato, tutti ‘sti noje… ‘Na bella scalogna, nun ve pare? (Si guarda con la moglie

che dice a gesti: E già!)

DORA

(Furibonda, stringendo i pugni, a Tino) Io te… io te… (A quel punto il marito e Bruno la tratten-

gono per le braccia)

ELIO

Dora, statte cujeta…

DORA

(Furente, al marito) Zitto! Cu’te facimmoadoppo ‘ecunte! (A Tino mentre viene ancora

trattenuta) Io tedistruggo… tedisintegro… tefrantumo… te polverizzo!

TINO

(Sorpreso, ma sempre tranquillo) A me, e pecché? Fosse colpa mia?

DORA

‘O voglio vedeè a pezzettini … in briciole… in becchime p’‘e palumme… in… in

particelle atomiche, anzi, subatomiche!

TINO

Ma ‘o ssapite ca site proprio strani dint’a ‘sta casa? È ‘a quanno so’ venuto che m’

addimanno pecché tenite ‘sti nastri russe: che d’è, ‘o simbolo d’appartenenza a quac-

che società segreta? NE putesse avè uno pur’io? ‘O russo specialmente mi dona…

DORA

(Sadica) Sììì!T’‘ovoglio vedè attuorno ‘o cuollo… pe’stregnere, stregnere e vedèll’

uocchie ca schizzano fuori dalle orbite!

TINO

Ma accussì po’ addeventasse cecato! Aggio sempe penzato ca ‘a vita a ‘o scuro fosse

‘na vita terribile! (

Improvvisamente si spengono tutte le luci

e tutti urlano)

DORA

(Urlando) ‘Ostrozzooooo!

(Poi silenzio e dopo una brevissima pausa entra in scena Jack, il ladro, con una parrucca bionda, illuminandosi il volto con una torcia, un volto che fa molta paura; tutti urlano nuovamente)

Sipario

FINE DEL PRIMO ATTO


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 41


SECONDO ATTO

(La scena riprende allo stesso modo: è buio. Jack, che è in jeans, camicetta e giacca da donna, e parrucca bionda, non è più illuminato con la torcia. Gli altriparlano al buio)

SCENA PRIMA

(TUTTI tranne GUIDO che però si vedrà passare dietro la finestra)

ELIO

(Con voce spaventata) Guagliù… guagliù… l’avite vista pure vuje, o‘st’incubo è sula-

mente ‘o mio? (A turno risponderanno: “Sì sì… vista… pure io!” o frasi del genere; poi, ancora

spaventato) Sì ma che cacchio…o meglio chi cacchio era?

DORA

(Alterata) Ech’ ha da essere, Elio?‘N’ata genialata‘e chella seccia ‘el’amico tujo!

TINO

Quale amico? Io no certamente!

IVANA

Maritemo? Mai!

ANNA

Excusatio non petita… accusatio manifesta!

TETELLA

A me me pare ca teneva ‘a faccia ‘e ‘nu spireto maligno! Ma ‘na brutta faccia ‘ove-

ramente!

BRUNO

Hê ragione, Tetè… Faceva ‘overo ‘na brutta impressione!

ELIO

È ‘overo, Tetè… peggio ‘e te a primma matina senza trucco! (Tetella reagisce a soggetto)

OLMO

Scusate, avite visto ‘a cajola ‘e Chicky? Nun ‘a riesco a truvà e stongo in pensiero

pe’ ‘o gallo!

ELIO

È buio, che bbuò vedè? E po’, nun era già schiattato ‘o gallo? Nun tiene niente cchiù

‘a te preoccupà, oramai!

OLMO

Nun è schiattato, è sulamente depresso, ‘a faccia toja!

DORA

Elio, te vuò movere a ffà quaccosa? Nun putimmo certamente rimmanè ‘o scuro pe’

sempe, no?

ELIO

E che pozzo fà? Nun veco ‘na mazza… ‘nce vulesse ‘nu miracolo!

(All’improvviso si riaccendono le luci e vedono quella donna che punta una pistola contro di loro. Tutti urlano e istin-tivamente alzano le mani)

ELIO                      Nun era propetamente chisto ‘o tipo ‘e miracolo ca tenevo ‘ncapa…


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 42


JACK

(Ironico, con voce che cerca di far diventare da donna ma che è decisamente maschile) Buongior-

no!

TINO

Uh, tiene mente: ‘na delinquente educata e gentile… ‘stu fatto è ‘nu poco strano, nun

dicite? (Tutti confermano guardandosi tra di loro con cenni del capo) E po’… me pare ca tene

quaccosa d’anormale! ‘A voce… seh, ‘a voce me pare strana assaje… je dicesse ano-

mala! (Squadrandolo e indicando la sua figura) Nun va buono cu’ ‘o riesto d’‘a perzona.

(Tutti confermano guardandosi tra di loro con cenni del capo e nel frattempo abbassano istintiva-

mente le braccia)

JACK

(Disorientato dalle parole di Tino e dal fatto che hanno smesso di spaventarsi, abbassa la pistola e si

schiarisce la voce, cercando di farla diventare da donna, ma con effetti disastrosi) Ma pecché, che

ttene ‘a vocia mia?

ELIO

(Nell’udire lo schiarirsi della voce di Jack)  Effettivamente… (A Bruno)  Sientele bbuono,

Brù… sbaglio o tene ‘o ppoco ‘e raucedine?

JACK

(Perplesso per l’atteggiamento atipico degli astanti, fa esercizi di voce per dimostrare che tutto è a

posto)

BRUNO

(A  Jack)  Penso  prorpio  ca  tene  ragione  l’amico  mio:  comunque  ve  pozzo  dà

‘n’occhiata, sono un medico. Nun facite complimenti signurì… Jamme, arapite ‘a

vocca e facite “Aaaahhh”…

JACK

(In un primo tempo si farà prendere dall’atteggiamento gentile di Bruno e farà per aprire la bocca,

poi, mentre Bruno sta per controllargli la gola, riavutosi, con la sua voce normale da uomo) Ueeeh!

Che me facite fà? Ma che vulite ‘a me, nun sò venuto ccà pe’ me fà visità, ccà se

tratta ‘e tutta ‘n’ata storia!

ELIO

Aah, vulite cantà ‘a canzone ‘e Pino Daniele… E ghiammo, jà, attacca, Brù…

JACK

Ueeeeh! Ma ch’avite capito? Qua’ Pino Daniele e bella ‘mbriana! (E molto alterato, mi-

naccioso e perentorio) Avita stà zitte…tutte quante! Jammo belle, mani in alto, forza!

(Tutti obbediscono in silenzio. Pausa) Ah, mò sì! (Squadrandoli) Allora? Nun ve metto ap-

paura, eh? Nun v’‘a state facenno sotto p’‘o terrore? (Pausa) E ‘stu gioiellino… (Indi-

cando la pistola e godendo spietato) nun ve fà gelà‘osango dint’‘e vvene? Nun ve fa sudà

friddo? (E la ripunta repentino verso tutti che riurlano; intimidatorio) Chi nun se ‘a facesse

sotto annanze a ‘na pistola puntata? Chi nun se sentisse ‘e viscere in subbuglio? Mò

avite capito pecché stongo ccà? ‘O vvulite capì ca se tratta ‘e ‘na rapina?


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 43


TINO

(Ironico) ‘Na rapina cioè… ‘napiccola rapa? (Ride della battuta insieme alla moglie; a lei)

Bellella, eh, ‘a battuta? (La moglie conferma; Tino poi si vede puntata la pistola)… Beh, ‘a

verità all’inizio m’ero creduto ca se trattava ‘e ‘nu scherzo, ‘e ‘na pazzia… che ssac-

cio… ‘nu pesce d’aprile fore stagione… e che ‘o rivolvere fosse ‘e ciuccolata! (Ride e

poi ridono tutti, anche Jack, ma freddamente)

JACK

(Disorientato,  ironico)  ‘O pesce d’aprile?... ‘orivolvere‘eciucculato?... Che bvelli

ppenzate! (Poi si avvicina a Tino, minaccioso e con atteggiamento di sfida e gli punta la pistola in

fronte) Vulite pruvà?Po’ essereca spara ciucculatini, caramelle e canditi!

TINO

(Sempre un po’ superficiale e sfrontato) Noo, nun è ca ce tengo assaje po’! (Jack sorride bef-

fardo e gli toglie la pistola dalla fronte)

BRUNO

(Piano alla moglie mentre Jack dà loro le spalle) Penzo ca fosse meglio si isso (Indica Tino) se

stesse zitto… non vulesse ca ‘a seccia soja ‘a facesse ‘ncazzà cchiù assaje! Sarrà pu-

re ‘na femmena, ma a me chesta me pare bastantemente pericolosa!

ANNA

(Piano al marito) Lo penso anch’io. Qui passiamo dalla padella alla brace, dallo sfigato

alla pazza esaurita! Ma chi ce l’ha fatto fare qui oggi?!

BRUNO

(Piano alla moglie) Già! (Poi pausa di silenzio mentre Jack passa davanti a Bruno ed Anna che fan-

no la faccia spaventata ma restano in silenzio)

JACK

(Vedendo  il  silenzio,  ancora con  sorriso  beffardo)  Aaah che bellusilenzio…accussì va

bbuono. (Pausa, poi mostrando la pistola) V’assicuro ca è carica… carica assaje! E ‘nce

stanno ‘e proiettili veri… ‘o cchiummo ‘overo! (E puntando la pistola finge di sparare)

Bang! (Tutti urlano, Jack ride caustico) Ve site fatte sotto, eh? (Poi,sempre con la pistola spia-

nata, ricomincia a girare attorno agli altri; quando si avvicina a Tetella) ‘Aprossima vota‘o

“bang!” ‘o facimmo ‘overamente!

TETELLA

(Piagnucolando)  Peffavore,  nun  m’accidere  a  mme,  io  songo  sulamente  ‘a  coca-

cammarera, nun ce azzecco… Je cucino sulamente ‘e salumi! (Indicando Elio e Dora)

Lloro songo ‘e patrune, lloro songo ‘e malamente!

DORA

(Che aveva reagito con sguardo furibondo alla battuta di Tetella, inviperita ma freddamente) Tetel-

la… pezza ‘e disgraziata fetente… tei licenzio! Si nun ghietto ‘o sango primma, io te

licenzio, ne può stà sicura! (Tetella fa spallucce)

JACK

(Guarda Tetella stranito e si avvicina di più minacciandola con la pistola, ironico) Che cammare-

ra fedele! E comunque statte zitta, nun aggio ‘a sentì ‘e vulà manco ‘na mosca, o si

no t’acc… (Si interrompe perché, avvicinatosi troppo per impaurirla, viene colpito dalla zaffata


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dell’ aglio e si allontana) Mamma d’‘o Carmene! Chesta è essa ca accide a mme! (Pausa,

poi) Mò datemi tutte‘e cellulare vuoste, jamme bello… e nun facite‘efurbi: si quac-

cheduno ne tene ddoje, ‘e vvoglio tutt’e dduje! (Prende un sacchetto che aveva in tasca,

passa per prendere i telefonini e li fa mettere dentro da ognuno)

TINO

(Quando Jack si avvicina gli consegna il telefonino) Ne tengo sulamente uno, so’puveriello!

(E comincia ad osservarlo) Ma mò ca ve veco ‘a vicino … oltre alla voce… veco ‘n’ata

cosa strana: vuje tenite pure ‘o ppoco ‘e barbetta! (Jack lo guarda infastidito e sempre mi-

naccioso, magari poi di nascosto si tocca la barba dubbioso e poi lega il sacchetto con tutti i telefo-

nini e lo mette in un angolo; Tino allora…) E se vede pure ‘a luntano, ‘o ssapite?

BRU / ANNA    (Fannola faccia contrariata come dire: “Ancora parla?”)

IVANA

(Avvicinandosi anche lei che si teneva al braccio del marito, avevano alzate le altre due braccia) Sì,

sì, è ‘overo, ‘o bbeco pur’io! Nun è ‘na cosa bella però jì cammenanno accussì cum-

binata, pe’ ‘na femmena, eh! Jate ampresso ampresso addu ‘n estetista, faciteve si-

stemà e po’ magari jate pure a ‘na scola ‘e bon ton.

JACK

(Brutta occhiata di Jack anche per Ivana ma, spiazzato da tanto ardire di tutti, fermatosi, a parte, fra

sé) Je‘ncepunto‘na pistola e chisti ccà parlano‘ebarbetta e bon ton? Io nun arrivo

proprio a ccapì: songo sempe riuscito a ffà tremmà a tutte quante! Ma chisti ccà chi

songo, degli irresponsabili… degli incoscienti… fossero pazze fujute ‘a dint’a ‘nu

manicomio? Pe’ lloro ‘a pistola mia è… commestibile! (Deciso)  Saranno pure ‘na

rocchia ‘e deficienti, ma io nun pozzo lassà perdere… no, no! O si no rischio ‘e me

fa sopraffà, e ‘stu fatto non m’‘o pozzo permettere proprio! Aggio ‘a continuà a esse-

re… (Ed assumendo man mano le varie espressioni) bieco… losco… malvagio… come si

confà alla mia figura! (Quindi, con questo cipiglio riprende a camminare tra gli altri, è ovvio che

gli altri sono perplessi in quanto lui è ancora vestito da donna, ma si comporta ovviamente da uomo)

ELIO

(Dopo che Jack è passato vicino a lui, all’orecchio della moglie) Mamma mia, è proprio ‘nu

ce… ‘na racchiona! Nun è ‘overo?

DORA

(Piano al marito) Nientemeno! E te dico pure ‘n’ata cosa: è bionda tinta, je ne capi-

sco… e po’ guarda: è piatta… pare ca è passato San Giuseppe cu’ ‘a chianozza! Se

avesse rifà ‘a balcunata per lo meno ‘e tre o quatto misure ‘e cchiù!

ELIO

(Sempre piano) Hê visto? Si avisse fatto‘ochirurgo plastico, chesta fossestata n’otti-

ma paziente! (Dora lo guarda stizzita)


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 45


OLMO

(Quando Jack è vicino a lui) Je veco invece ca vuje tenite pure‘nu poco‘e muscoli…Ja-

te in palestra? Pur’io, ‘nce vaco… faccio pesi… (Mostrando i muscoli) guardi: mens sa-

na in corpore sano! (Sorride)

BRUNO

(Piano alla moglie) Ccà fernimmo malamente tutte quante!

ANNA

(Piano al marito) Spero vivamente tu abbia torto!

JACK

(Dopo aver tentennato, rimanendo di sale ad ogni battuta degli altri,  d’improvviso si arrabbia)

Vabbuò, mò basta! (Si toglie di furia, gettandole via con forza, la parrucca, la giacce e la cami-

cetta, rimanendo in maglietta bianca, e sempre alterato) Va bbuono accussì? Site cuntente?

TUTTI

Aaaah, mò se spiega! (Tutti tranquillamente abbassano le braccia)

DORA

(Indicandosi il seno) Certo ca‘n’imbottiturava putiveve mettere; senza nun ireve credi-

bile. Pure ‘nu paro ‘e limoni o ‘nu paro ‘e palluncini fossero bastati, eh!

JACK

(Disorientato) Ma… mainsomma… primma‘a barbetta e‘o bon ton…poi la pale-

stra… mò pure limune e palluncini?! Ma stammo danno ‘e nummere?! (Poi s’infuria)

Zitti! (Magari mormorano ancora tra di loro) Aggio ditto ca avite stà zitti!! (Chi in un modo,

chi in un altro, fa il gesto di tacere. Pausa , poi, sempre camminando, comincia a anche a parlare da

solo, mentre gli altri cominciano a pensare che è un po’ pazzo, e lo dimostrano a gesti) Eppure je

nun arrivo a capì ccà che sta succedenno! (Al pubblico) Nun se mettono appaura, anzi!

(E ripuntando la pistola verso il pubblico in modo molto minaccioso) Guardate comme so’cat-

tivo accussì, eh? No? Nun èè ‘overo? (Magari prova delle facce e delle pose spaventose e si

autoconvince) Sì, accussì faccio terrorizzà a tutte quante! (Fra sé, a parte, senza più essere

spaventoso ma perplesso) E chisti ccà invece che fanno?Se mettono a ‘ncuicià, me tro-

vano mille difette! E comme si nun abbastasse me confondono… nun me fanno capì

cchiù niente! Jack, statte cujeto… Jack, rifletti… Jack, rilassate! Staje facendo sula-

mente ‘o mestiere tuj, ‘o mariuolo… e che sarrà maje? L’hê fatto tanta vote! (Sospiro,

prende aria, si rilassa, poi dà spiegazioni a tutti) ‘Otravestimento mio, si‘o vvulite sapè,

serveva sulamente a scanzà ‘e ttelecamere ‘e sicurezza ca vuje avite miso pe’ tutta ‘a

villa! Je trasevo, facevo ‘o colpo, sempe vestuto ‘a femmena, me ne ascevo zitto e

muto e via! E chiunque m’avesse visto pe’ dint’‘e nastre d’‘e ttelecamere, avesse po’

cercato ‘na femmena e no ‘nu mashcio! Elementare, no? ‘O faccio sempe: è ‘o mar-

chio ‘e fabbrica mio!

DORA

Progetto più che lecito, si nun fosse ca tengo ‘o suspetto ca nun funzionino, sapite?

Quindi… fatica inutile!


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 46


JACK

Che cosa nun funziona?

DORA

‘E ttelecamere. (In confidenza) Flusso malefico in circolo…

JACK

Che bbò dicare ca nun funzionano? L’aggio cuntrullate je stesso ogge a primma ma-

tina, quanno aggio fatto ‘o sopralluogo, e funziunavano ‘na meraviglia! E l’aggio pu-

re disattivate pe’ nun fà insospettì a quaccheduno.

DORA

Sì, sì… prima sì, funziunavano ‘na meraviglia… ma ‘e ccose cagnano, comme si ca-

gnano, specialmente quanno t’arrivano ‘ncuollo eventi improvvisi, ca nun può man-

co cuntrullà… Pure ‘a Sirenetta mia stammatina era tutta sana e mò sta ‘mmiezo ‘o

ciardino sotto forma ‘e puzzle! Credetemi, v’‘o ripeto: (Guardando sottecchi Tino) circo-

la quaccheccosa di infido!

JACK

(Arrabbiato) Ma che me ne fotte a me d’‘o flusso… ‘e ll’infido… e diche cacchio cir-

coli dint’a ‘sta casa?! Mò circolo io, va buono? (E con una delle facce minacciose che ha

provato prima ripunta la pistola girandosi a destra e a manca verso tutti che riurlano e rimettono le

braccia di nuovo in alto) E songo molto… molto malintenzionato! E si me facite‘ncazzà

me pozzo pure trasformà in un killer spietato: ve pozzo fa crollà cadere stecchiti

comme a tanti birilli, uno adoppo a ‘n ato!

TETELLA

(Come se stesse pregando, occhi e mani al cielo) Oh Signore! Nun pemmettere‘e me fa murì

dint’a casa d’‘o salumaio, cu’ ‘na cullana d’agli, ‘o fiocco rosso ‘nfronte e pe’ mma-

no ‘e ‘stu delinquente femminiello cu’ ‘a parrucca bionda! Fosse ‘na ‘nfamità!

JACK

(Arrabbiato) ‘Aparrucca mel’aggio levata… èpure cecata,‘sta gallina vecchia! E po’

statte zitta ca me daje fastidio … me… me faje deconcentrà! Ah, e nun songo fem-

meniello, è chiaro?

ELIO

(Tutti riabbassano le braccia spiazzati; Elio si fa automaticamente portavoce) No,pe’ favoe, ba-

sta cu’ ‘sti pullaste, ne tenimmo già abbastanza, oggi!

OLMO

(Stringendosi alla gabbietta) Ma che male v’hanno fatto‘sti poveri animali?! (A Jack) Di-

citelo pure vuje ca songo teneri!!

JACK

Sì, ‘o forno cu’ ‘e ppatane!

ELIO

(A Olmo) ‘Obbì?La pensa esattamente comme a mme! (A Jack) Turnanno a primma,

invece ‘e gallina vecchia, vi consiglio ‘e dicere scigna vecchia, vecchia scuffiata, che

ssaccio, oppure…


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JACK

(Lo interrompe) Oppure si nun ve stacitezitto… (Urlando) lo impallino! (Fra sé) Ma chi-

sti ccà fossero pazze… pazze e basta?! Ma avessero miso ‘na clinica pe’ ‘e malatie

d’‘e ccerevelle dint’a ‘sta villa e io nun me n’aggio addunato? Ma ce fosse stata

‘n’insegna e je nun l’aggio vista? (Poi a tutti, gridando) Ueh! Ma avite capito chi songh’

io, si o no?

TINO

Effettivamente no, non ce l’avite ditto ancora! Si vulite putimmo accummencià ‘e

ppresentazioni… accummencio io: (Allungando le mani) Songo miezo psichiatra, miezo

pecché aggio pigliato meza laurea, e pure miezu scrittore, scrivo racconti piccirilli…

miezi racconte… ah, ‘e psichiatria: è ‘a materia mai, ovviamente. E il mio… mezzo

nome, hahahaha… è Tino.

(Tutti urlano perché è stato pronunciato il nome Tino, e infatti parte un colpo improvviso dalla pistola; il primo a spa-ventarsi è Jack stesso, facendo un urlo e un sobbalzo; gli altri si nascondono come possono dietro i mobili. Olmo si lancia per proteggere la gabbietta del gallo)

TETELLA

Oh Signore: aggio fatto ‘na brutta fine! (E sviene)

JACK

(Spaventato) Ch’è stato? (Si guarda la mano con la pistola) Scusatemi, io… io nun saccio

proprio comm’è succieso!

DORA

(Comparendo a malapena dal suo nascondiglio) Vel’aggio ditto primma:‘oflusso malefi-

co…

ANNA

(Che era vicina a Tetella, la fa risvegliare)

TETELLA

(Ad Anna) Grazie signò, tu sì ‘na brava femmena!

ELIO

(Comparendo dal suo nascondiglio, terrorizzato, faccia cadaverica, tenendosi il cuore e parlando af-

faticato e sofferente) Comm’èsuccieso non ha importanza!‘N infarto…aggo arrisecato

‘n infarto! (A Bruno) Bruno, amico mio, sto male! ‘N arresto… ‘o core mio è stato ar-

restato! Defribillami… carica 360… salvami! Uno… due… tre… libera! (Fa la faccia

ancora più sofferente)

TETELLA

(Piagnucolante mentre Anna la sta soffiando) Nun è possibbile, tutta ‘a rrobba d’‘o duttore

s’è sfracellata primma, quanno so caduta!

BRUNO

(Recandosi da lui) Elio, amico mio… l’unica cosa ca te pozzo fa è ‘na bella respirazio-

ne bocca a bocca!


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ELIO

(Si riprende tutto d’un botto) Ma te ne vaje o no?! Stongo buono… ‘na bellezza, nunv’a-

vite ‘a preoccupà cchiù pe’ mme! (Tutti gli altri, più o meno con circospezione, escono dal lo-

ro nascondiglio)

JACK

(Avendo assistito a bocca aperta alle scene precedenti) Ma vuje nun state bbuono cu’ ‘e cca-

pe… vuje site pazze! Ma po’, ‘e che me meraviglio… chillo ne sape ‘e psichiatria, e

sta peggio ‘e tutte quante ll’ate! (Crucciandosi, fra sé) Ma addò sò capitato? Ma chi m’

ha cecato ‘e venì ccà, cu’ tanti belli ville ‘a sbacantà, cu’ tanti ricconi ‘a derubbà,

proprio a chisti ccà avevo ‘a scegliere? (Arrabbiandosi e urlando) Basta! Tutte quante

cu’ ‘e mmane in alto! (Obbediscono) E nun ve voglio vedè cchiù a ffà ‘e pazzi! (Altera-

tissimo) Avite sta zitti tutte quante!! (Fra sé, calmandosi un po’) Mannaggia ‘a miseria, sto

perdenno ‘a capa! (Riarrabbiandosi–Sottolineare il cambio repentino) Zittiiii! (Fra sé calman-

dosi un po’) No… no, je ‘overosto perdenno‘a capa… e ‘a colpa‘a tene ‘sta maniata

‘e scieme ca veneno da ‘o manicomio! (Di nuovo alterato) Zittiiii! (Tutti si guardano come

per dire: “Noi non stiamo parlando, questo è matto!”. Poi fra sé) Oh mamma mia, me sento

male… chisti ccà so’ infetti… m’avarranno cuntagiato ‘a pazzia? Oh, povero me!

TINO

(Parla per tutti, che hanno di nuovo sceso giù le braccia) Beh, dicimmo ca… in effetti…vuje

parite ‘nu candidato migliore ‘e nuje al titolo di pazzo. Tecnicamente parlando vuje

putisseve essere affetto da psicosi ciclica, in fase euforica. Facitemmello dicere a

mme ca ne capisco, chesto l’aggio studiato, fa parte ‘e chella meza laurea ca tengo.

BRUNO

(Piano alla moglie) È la fine! (Lui e la moglie si stringono)

JACK

(Alterandosi) Cosa? Mò‘opazzo songh’io? Io pazzo? Io tenesse‘stu psico ciclo eufo-

rico? Ma po’ che cacchio è? (Fra sé) E si fosse ‘overo? Se ‘overo tenesse ‘stu psico

cacchio? Nooo, ma che staje dicenno, Jack: tu nun sì pazzo! (Perplesso) Jack, ma ‘o

siente chello ca staje dicenno? (In un crescendo di emozioni) No… no… no… non ve

permettite cchiù ‘e me chiammà accussì… non m’avite chiammà cchiù accussì!

(Scandendo) Nun…me… chiammate… cchiù… accussììììì! (Alla fine magari piagnucolan-

do spiazzato e afflitto)

ELIO

E va bene, nun ve preoccupate, nun ve chiammammo pazzo, si ve dà fastidio. (Titu-

bante) Facimmo accussì…ve chiammammo… diversamente savio, va bene? È meno

brutale, nun è accussì?

JACK

(Confuso) Diversamente savio? (Guardandoli) Ma che cacchiarola vo’dicere? Ma vuje

vulite pazzià, è ‘ovè? Tenite ‘a capa a pazzià? (Pausa, parla fra sé) È ‘nu scherzo: nun


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veco ‘n’ata spiegazione, Jack, è sultanto ‘nu scherzo! (Agli altri) Ma ancora nun avite

capito ca cu’ mme nun se pazzèa, no? (Fra sé a parte) Cu’ nisciuno maje aggio avuto

‘sti problemi: puntavo ‘a pistola… tutti… ah! (Urla per imitare) me futtevo tutte cose e

via, liscio come all’uoglio. Ma che me sta succedenno ogge? Aggio perzo ‘o tocco ‘a

mascalzone… ‘a malvivente? Karma negativo? Saturno contro? ‘A carriera mia se

sta jenno a friggere! Nun tengo cchiù ‘a fiducia in me stesso! (Piagnucola, poi per ri-

prendersi) M’aggio ‘a ripiglià, nonm’aggio abbattere:aggio ‘a ripiglià’mmano ‘a si-

tuazione! (Quindi si rivolge di nuovo agli altri con rinnovato cipiglio) Io aggio venuto ccà cu’

cattive intenzioni, e sottolineo… (Fra sé) Casomai non avessero capito bbuono cu’ chi

hanno a che ffà… meglio ca simmo chiari! (Agli altri) Io songo ‘nu delinquente… ‘na

canaglia… ‘nu malfattore… ‘nu malintenzionato… pure ‘n assassino si me costringi-

te, però nun voglio, ogge nun voglio, magari ‘n atu juorno… oggi tengo ‘a luna op-

posta… (Fra sé) Sarrà chisto ‘o probblema?

ELIO

(Lo interrompe) Vabbuò, mò risparmiammoce particolari e sinonimi. Jamme bello, si-

gnor bandito malintenzionato dalla luna opposta, ch’avimmo fà: quali fossero ‘sti

ccattive intenzioni ca v’hanno portato ccà? Chesta è ‘a casa mia e vulesse essere in-

formato: è ‘nu diritto d’‘o mio, no?!

JACK

(Sempre più stordito dalla freschezza degli altri) Ma qua’dirittie qua’ stuorte? (Infuriato) Ba-

sta! Ccà cummann’io! Songh’io ca faccio ‘e rregole! (Fra sé) Me sento troppo ner-

vuso: aggio ‘a fà quaccheccosa ‘e malamente, m’aggio ‘a calmà! ‘O colpo, Jack: non

te scurdà pecché staje ccà, calmate! (Pausa) Aggio ‘a fa quaccheccosa ‘e malamen-

te… sì, me serve quaccheccosa ‘e malamente, pe’ ce fa abbedè chi songh’io ‘overa-

mente… quaccheccosa pe’ ricuperà ‘a fiducia in me stesso, ma subbeto! Pienzece

buono, Jack: che putisse fà? (Pensa per un po’, mentre tutti –tranne Tino ed Ivana che se ne

stanno abbracciati – lo guardano incuriositi, magari avvicinandosi per ascoltare i suoi discorsi, poi)

Sìììì, aggio truvato: nun ce niente ‘e meglio ca legà e imbavaglià a quaccheduno…

Sì, pe’ ce fa capì ca sta dint’‘e mane meje, sotto ‘o pacchero mio… pe’ ce fa capì chi

cumanna mò ccà! Sì… e pe’ essere ancora cchiù fetente, ‘o faccio decidere a lloro!

Sì… ottima idea, Jack, accussì se appiccecano, magari se pigliarranno a capille, ed io

me addecreo sano sano, godrò d’‘a sufferenza lloro… aggio ‘a vedè ‘a paura ca stri-

sciare dint’a ll’uocchie, ca serpeggia dint’‘e corpi… aggio ‘a sentere ‘e cuore lloro

battere comme ‘e pazze… Sì, Jack, sì gruosso! (Si gira per riferire i suoi propositi e vede


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!


che tutti, tranne Ivana, avendo sentito tutto, indicano decisi, con braccio e dito puntati, Tino. Jack

perplesso) Che vulite dicere?

TINO

(Perplesso anche lui, non avendo sentito i discorsi) M’‘o sto chiedenno pur’io!

ELIO

Vuje avite addimannato e nuje avimmo risposto! (Indicano nuovamente Tino)

JACK

(Perplesso e deluso) E… e… e… ‘a pauradint’a ll’uocchie?

DORA

Niente paura strisciante e serpeggiante; crediteme, tenimmo ‘ati ccose ca ce fanno

paura. Su, jammo belle, facite ‘o lavoro vuosto!

JACK

(Arrabbiato e frustrato) Nooo…accussì non vale!

DORA

(Mentre gli altri discutono, senza che si senta nulla, con Tino che si chiede il perché sia stato indicato

e loro, ovviamente, glissano, Dora prende sottobraccio Jack e se lo porta in un angolo della scena, e

facendo la perfida gli parla in confidenza) Ve stammo offrendo‘ncoppa a’nu piatto d’ar-

gento ‘nu bell’ostaggio fresco fresco da imbavagliare e legare… ‘nce avite ‘a stre-

gnere polsi e caviglie, non facite ‘o schifiltuso, che ve cambia? A nuje, crediteme, ce

cagna assaje!

JACK

Ma che tenite tutte quante contro a chillo? (Indicando Tino)

DORA

Sicondo vuje?

JACK

(Capisce) Noo… non me dicete ca isso è… ‘oflusso?!

DORA

(Conferma con cenni del capo, e quindi perentoria) ‘A seccia, si vulite… Legatelo!

JACK

Ma non aggio ‘a cumanna je?

DORA

(Imperativa) Le-ga-te-lo!

JACK

Va bene, sissignora…

DORA

M’arraccumanno, avite ‘a essere tuosto, deciso! (Più in confidenza) E comunque, all’

uocchie ‘e tutte quante ll’ate, cumannate vuje… l’onore vuosto è salvo. (Torna da Elio)

JACK

(Girandosi minaccioso, puntando la pistola) Ueh! Tutti zitti e fermi, m’arraccumanno!

ELIO

(Spiazzandolo) Esì sì, basta… stammo ferme  comm’a tanta statue e mute comme a

tanta pisce… a tanta tavute… a tanta pisce dint’a  tanta tavute

JACK

(Infuriato) E no… e no,accussì nun vale:nun dico assaje, ma almeno ‘na cosa‘a

vulesse fà comme dich’io! Tu… (Indica Tino)

TINO

(Incredulo) Io?


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 51


JACK

Eh, tu: miettete a pancia in giù ‘ncoppa ‘o divano! E tu… legalo! (Indicando Ivana che

comincia subito a preoccuparsi spaventata)

TINO

Siate gentile signor delinquente… (Ivana conferma a gesti)

JACK

(Lo  interrompe  infastidito)  Basta  cu’  ‘sto  delinquente!  Chiammateme  Jack…  (Truce)

comme ‘o squartatore!

TINO

(Tranquillissimo) Vabbuono, comme vulite vuje signor Jack comme‘o squartatore.

JACK

(Disorientato s’infastidisce) E si nun me staje a sentì e nun te faje attaccà buono buono je

putesse addeventà ‘overamente cattivo e magari… (Riflettendo beffardo) m’‘a spasso

ddoje o tre ore cu’ mugliereta! (Fra sé) Chesta sì ca è malamente, bravo Jack! Ihihihih

(Ci ripensa) Forse è troppo malamente… (Forte) O putesse essere‘nu bandito umano

cu’ ‘o core buono … scegli… ecco, sì: scegli tu!

DORA

(A Jack, piano, riprendendolo sottobraccio) Non ve cunziglio‘e ve piglià ddoje o tre ore cu’

‘a mugliera … Lle putesse turnà l’acuto delirante quasi cronico!

JACK

(La guarda interrogativo) Ma che d’è,‘na cantante lirica?

DORA

No, ‘n’ex malata ‘e mente.

JACK

Comme? ‘Na pazza? (Dora gli dice di fare silenzio, poi tra sé) ‘O ddicevo io ca quacchec-

cosa ccà nun ghieva! (A Dora) Vabbuò, comunque ‘o tenarraggio presente. (Mentre Do-

ra si riallontana, Jack a Tino) Allora, hê deciso?

TINO

E va bene, accetto con piacere d’essere attaccato, ma si proprio m’avite attaccà, faci-

telo gentilmente e immobilizzatemi subbeto subbeto… (Piano a Jack) Sa, soffro ‘e re-

flusso gastroesofageo, chella posizione nun è molto conveniente!

JACK

E che bò dicere?

TUTTI GLI ALTRI

(Gli fanno capire a gesti che si tratta di aerofagia)

JACK

Ah, aggio capito… è pericoloso pure si ‘o tenite annanze a vuje… (Innervosito urlando)

Mò però basta! Assettateve!

TINO

(Si illumina) Va bene, va bene, calmateve. Grazie comunque, signor Jack comme‘o

squartatore, site ‘nu bravo delinquente; quanno vene ‘a polizia, ce ‘o ffaccio prisente.

JACK

(Ironico) E chi avesse‘achiammà‘sta polizia? Stammo dint’a ‘na villa isolata, e vuje

state tutte quante ccà, annanze a mme, e senza ‘e telefonini!


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 52


TINO

Oh, nun se po’ maje sapè!

JACK

(Re-innervosito urlando) Basta! (Fra sé) Speroca ‘sti pparolenun influenzano gli eventi.

Nun aggio mai avuto a che ffà cu’ ‘e gguardie io! Sò sempe stato furbo e furtunato,

nun vulesse ‘ncappà dint’‘o flusso…

TINO

(In silenzio obbedisce e si siede da un lato della scena e porgendo i polsi alla moglie) Amò, cerca

quaccheccosa pe’ m’attaccà e accontenta ‘o signor Jack comme ‘o squartatore ca è

accussì gentile e nun squarta a nisciuno ‘e nuje, è ‘ovè?

JACK

(Fra sé, a parte, esasperato) A chisto, quasi quasi,‘olevo ‘a miezo ampressa ampressa…

‘overamente ‘o squarto! (Poi a Tetella, praticamente urlando)  Tu… lievete chella cosa

rossa d’‘a capa e (Indicando Ivana) dancello a essa p’attaccà a isso (Indicando Tino)

TINO

(Con un sorriso e un cenno del capo, sempre mostrando i polsi) Sì, mepiace… nevulevo uno

pur’io!

TETELLA

(Tenendosi il nastrro rosso) Tu staje fore cu’ ‘a capa… ‘Stu nastro russo me sevve… ha

da rimmanè ‘ncoppa ‘a capa mia!

JACK

(Sempre più infuriato) Io Jack comme‘o squartatore cumanno e voi avite ubbidì! Cheste

songo ‘e rregole, pecché io songo ‘o cattivo, e ‘o cattivo cumanna e ‘e buone se

stanno zitte e sottomessi! (A Tetella, praticamente urlando) Lieva mò mò chella strunzata

‘a coppa a chella capa vacante, o si no Jack ‘o non squartatore addeventa ‘overamen-

te squartatore, hê capito?

TETELLA

(Togliendosi il fiocco) Guagliò, tu staje troppo nevvuso… tu staje stressato, t’hê fa vedè

‘a ‘nu buono miedeco… Jammo bello, tecchete ‘o nastro: tu cumanne, e io faccio, sì

cuntento?

JACK

(A parte) Chesta a me mefa ‘ncazzà sempe cchiù assaje! (A Tetella) Sissignore, so cun-

tento! (A Ivana) E tu fa ampressa, attaccalo! (Ivana prende il nastro e lega i polsi al marito)

IVANA

Certo amore! Quanto me piace il tuo senso dell’humor!

JACK

No, no, accussì nun se po’ gghì annanze! (A Tino, ironico) Vulite ca ve faccio purtà ‘nu

tè, ‘nu cafè, ‘n aperitivo?

TINO

‘A verità… ‘Nu tè al ginseng m’‘o pigliasse volentieri!


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 53


JACK

(Esasperato) Io stongo ccà pe’ ffà ‘o mariuolo, no ‘o barrista! (A Ivana) A te, miettece

‘o bavaglo, fa ampressa! (A parte) Noo, chisti ccà nun songo ostaggi normali… so’

subnormali… so’ minorati mentali… so’ acefali… so’… (Non trova altre parole)

TINO

Vi suggerisco frenastenici… ve piace frenastenici? O preferite oligofrenici? Magari

fenilpiruvici… songo belli termini tecnici, facitemmello dicere a mme ca ne capisco!

Ce stessero pure psicotici, nevrotici, neurolabili… che preferite?

JACK

(Rimane sempre più attonito, e stufo)o Preferisco ca te staje zittooo! (A Ivana) E tu fa am-

presso a mettere ‘stu bavaglio, t’aggio ditto, nun ‘o pozzo sentere cchiù!

IVANA

(Dopo essersi guardata attorno) Scusate, ma nun aggio truvato nulla di congruop’accun-

tentà ‘o desiderio vuosto ‘e fa sta zitto a maritemo, ca è‘overamebte ‘na cosa impos-

sibile!

JACK

(Arrabbiato e sconcertato) Nulla di congruo? Nulla di congruo? (Si guarda attorno, poi pren-

de dal pavimento la sua camicetta e gliela porge) È abbastanza congrua‘sta cammisa? (Sem-

pre più spossato) E mò‘mbavaglialo… censuralo… miettece‘na mussarola…Fallo sta

zitto… paralizzace ‘a lengua! (Si siede abbattuto al centro del divano mentre Ivana esegue)

DORA

(A Jack, riavvicinandosi) Stateve accuorto…nun ce risvegliate l’acuto delirante quasi

cronico!

JACK

(Avvilito) Nun me ne fotte proprio! Pe’me lle pò venìpure l’ottuso farneticamente

pernicioso! (Sempre più afflitto) Basta! So’ stanco, sfinito, distrutto, stremato, spossato,

esausto!

DORA

(Quando Ivana finisce di imbavagliare e si mette seduta accanto al marito, abbracciandolo, Dora ha

un brivido) Uh, che sensazione strana… mepare ‘e me sentì cchiù liggiera!

TUTTI

(A turno, tranne Ivana e Jack, illuminandosi) È‘overo,pur’io!

ELIO

Nun saccio… me sento sollevato! (Bruno, Anna, Olmo e Tetella confermano con cenni del ca-

po e rilassati si siedono tutti)

JACK

(Fra sé) Io no, però!

TETELLA

Aggio capito: ‘a sfuttuna è stata catturata!

JACK

(Sconsolato) Sarrà…Je ogge m’‘a sento tuttaquanta ‘ncuollo!

ELIO

Però ce putevemo penzà primma ca bastava imbavagliarla, ‘a sfurtuna!


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 54


OLMO

(Triste) Già: prima‘erapì‘ogalletto mio e fargli del male! Nun me risponne cchiù,

secondo me tene ‘na tremenda crisi depressiva!

JACK

(Sospira e ormai spossato e spiazzatoi dai comportamenti degli altri) Ed io ca me credevo ca

‘stu colpo fosse stata ‘na passiata! L’avevo studiato dint’a tutte ‘e particolari, pure ‘e

cchiù piccerille… ero preparato ‘overamente! (Risospira)

ANNA

(Alle parole studioto e preparato s’illumina) Studiato? Preparato? E allora la interrogo! Ci

esponga quindi brevemente tutto ciò che ha elaborato, e poi, se lo dice bene. Magari

le metto anche un bel voto: bisogna dare merito a chi studia!

BRUNO

(Guardando prima la moglie un po’ perplesso come per dire: “Ora pure tu ti ci metti?”, poi con un

sorriso come per farsi scusare dagli altri) Scusate, muglierematene ‘a sindrome ell’inse-

gnante, che vulite… deformazione professionale; appena vede a quaccheduno ca par-

la ‘e studio… è cchiù forte d’essa: l’interroga! ‘? Poi, è ovvio, ce dà pure ‘o voto!

JACK

(D’ora in poi cambierà atteggiamento, si adeguerà alle stranezze degli altri, quindi illuminandosi)

‘Overamente si v’‘o ddico buono me mettite ‘nu bellu voto? Je nun ghievo bbuono a

scola; in effetti me mettevano sempe addenucchiato ‘ncoppa ‘e cicere addereto ‘a la-

vagna, c’ ‘e rrecchie d’asino; chesta fosse ‘a primma vota, e nun me dispiacesse, al-

meno ‘na vota dint’‘a vita.

ANNA

E allora la ascolto.

DORA

Sì, ‘o stammo a sentì tutte quante!(Gli altri, anche Tino mugugnando, tranne Tetella, confer-

mano a gesti)

TETELLA

(A parte) Uh Gesù, Giuseppe. Sant’Anna e Maria!‘Sta storia ‘overamente è strana:

addò s’è visto maje ‘o cattivo ca se ‘ntrattene a ffà salotto cu’ ‘e buone e se penza

d’essere pure a scola?!

JACK

(Ormai compenetrato nella situazione) Si ve raccontoprimma ‘astoriad’‘a vita mia, vaco

fore tema?

ANNA

No, però non sia prolisso… senza chiacchiere inutili: sia stringato, mi faccia capire

come se la cava nella sintesi!

JACK

Va bene. Allora: (Guardando a turno tutti quanti, girandosi a destra e a sinistra) so’ nato po-

vero, aggio avuto ‘n’infanzia ‘a povero, ‘n’adolescenza ‘a povero, ‘na gioventù ‘a

povero e mò ca me so’ fatto gruosso, me songo scucciato ‘e fa’ sempe ‘o povero.

(Sorriso) Visto?Cchiù breve d’accussì nun putevo fà!


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 55


ANNA

Eccezionale! Le metto un bel dieci!

JACK

(In sollucchero) ‘Overamente?Grazie assaje, è‘nu ricordo castarrà sempe dint’‘ocore

mio!

OLMO

(Ad Anna, affascinato) Aahh! Si avisse tenuto pur’io ‘n’insegnanteaccussì bella… bella

e bon… ehm… buona comme a vuje!

BRUNO

(Ad Olmo, stizzito) Stateve accuorto a comme parlate… e guardateve‘o galletto depres-

so, ca è meglio!

DORA

(Compenetrandosi) Songo assaje cuntenta pe’stu dieci ca avite avuto, ma me dispiace,

me dispiace ‘overamente assaje pe’ tutto chello ch’avite passato! (Anche gli altri hanno

lo stesso atteggiamento e anche loro dicono a turno: “Anche a me!” Tino lo dice mugugnando)

JACK

Nun m’‘o dicite a mme! (Poi come prima) ‘A quacch’anno a chesta parte poi, ‘e ccose

vanno sempe malamente! Nun trovando niente ‘e meglio ‘a fare… sapite, ‘a crisi…

aggio pruvato a faticà. Aggio fatto uno ‘e tutto ma niente, è sempe juto tutto stuorto;

ogni vota ca trovavo quaccheccosa succedeva uno ‘e tutto: o ‘a ditta falleva, o ridu-

ceva ‘o personale, o altro, ma ‘o finale era sempe ‘o stesso: me licenziavano.

BRUNO

(Piano alla moglie, indicando Tino) Ma fossero pariente?

ANNA

(Piano al marito) Boh! E chissà!?

IVANA

(Al marito) Ch’ommo sfurtunato, vero tesoro? (Tino dice di sì mugugnando)

DORA

(A Elio piano) Siente chi parla‘esfurtuna!

ELIO

(Sempre piano) Già!

JACK

(Continua) E allora m’aggio‘mpiegato dint’a l’industria d’‘a rapina e d’‘o scasso cu’

belli risultati, e ‘a ccà nisciuno me licenzia. E da allora ‘e ccose so’ cagnate!

BRUNO

(Credendoci) Bene… bravo… complimenti! (La moglie lo guarda storto, ma anche gli altri

hanno lo stesso atteggiamento di Bruno e confermano a cenni del capo la stessa opinione; Tino co-

munica mugugnando, tranne Tetella che guarda tutti stranita)

JACK

Grazie! Nel mio piccolo, modestia appartamente, songo bravo ‘overamente!

TETELLA

(Incredula, a parte) Bene, bravo e complimenti a chillu fetente?Ma chisti ccà so’ paz-

ze! Chisti ccà hanno miso ‘e ccerevelle dint’a ‘nu frullatore e n’hanno fatto tutte sa-

lame e suppressate


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 56


JACK

Aggio fatto tanti bei colpi, ‘o ssapite? Tengo ‘nu curriculum ‘e tutto rispetto! Aggio

accummenciato cu’ piccole attività, robba ‘e poco cunto, poi so’ passato a rapinà ‘e

pposte, ‘e bbanche… Ma mò m’aggio specializzato a svaligià ‘e ville ‘e mare, ‘e

muntagna e pure ‘e campagna comme ‘a vosta. Di solito preferisco faticà facendo

‘o… turno ‘e notte, stavota però vulevo ‘na sensazione diversa e m’aggio concesso

‘n’asciuta ‘e primma matina. Ah, l’ebbrezza d’‘o pericolo! Nun me piace ‘e fa sempe

‘e stessi ccose: ‘a consuetudine, ‘a regolarità, ‘a routine… a me me piace ‘e cagnà

spisso. Infatti già tengo ‘nu bellu programmino p’‘o futuro: lascerò ‘e ville d’‘e pper-

sone comuni e rapinerò sulamente chelle ca teneno ‘e politici ca me stanno non ve

dico addò…

TETELLA

(Incredula, a parte) Chi cambia‘a strata vecchiap’‘a nova, sape chello ca lassa ma nun

sape chello ca trova!

JACK

Ma sì, in parte è ‘overo, ma pure ‘a routine… ‘a routine è pericolosa assaje, è alie-

nante! E po’, vuo’ mettere ‘nu poco ‘e sana adrenalina in corpo?

TETELLA

(Incredula, a parte, facendo di no col capo) ‘A rutinne d’‘o mariuolo è pericolosa?Ch’ag-

gio ‘a sentì! (Indicando Jack) Isso è pericoloso! È matto comme a ‘nu cavallo!

JACK

Eeeh, l’adrenalina… brrr… che scarica! E ‘o saccio ca tutto è pericoloso, pure ‘sta

missione era pericolosa. Pe’ cchesto m’aggio attrezzato, nun songo ‘nu sprovveduto!

ELIO

Ah sì, e comme ve site attrezzato?

JACK

V’‘o ddico quanno sarrà ‘o mumento opportuno. Pe’ mò voglio affrontà ‘n ato argo-

mento: chello ca voglio, ‘o ppecché stongo ccà. Pure pecché nun pozzo sta ccà a pet-

tinà ‘e bambole, e nemmeno a smacchià ‘e lioparde… Tengo pure ‘a machina ‘a via

‘e fore in moto pe’ me ne fujì ampressa ampressa…

ELIO

Comme, nun tenite a nisciuno ca ve fa ‘o palo lloco ffore?

JACK

Noo, meglio a ffaticà sulo: meno probblemi, e comunque è arrivato ‘o mumento ‘e

parlà del dunque.

ELIO

E sì, mò è proprio ‘o momento opportuno! (Gli altri concordano)

JACK

Allora voglio… site pronte? (Dora, Anna, Bruno e Olmo, molto tranquillamente, dicono di sì a

gesti)

ELIO

Veramente io no … tengo ‘nu bruttu presentimento! (Toccandosi il cuore) M’‘o sento

ccà… (Toccandosi la tasca) e ccà!


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 57


JACK

Allora parlo, eh? Nun ve preoccupate, nun songo esoso. Ca po’, si aggio ‘a essere

sincero, chello ca chiedo serve p’‘a famiglia mia, mica pe’ me divertì! Tengo ‘na

famiglia numerosa assaje, ‘o ssapite? Dunque: tengo ‘na mugliera (In confidenza) uffi-

ciale, ufficiosamente ati ttre o quatto… o quaccheduna ‘e cchiù?! Ihihih, aggio perso

‘o cunto! Stanno tutte sparse p’‘o munno: ne tengo una cinese, ‘n’ata araba, ‘n’ata

ancora svedese, pure ‘n’americana… (Con accento americano e magari indicando un davan-

zale prosperoso) Victoria… beautiful! Èstat’essaca m’ha miso‘onomignolo‘eJack.

(Tutti sono sbalorditi) Po’ tengodduje figli maschi, sempe ufficiali… ufficiosi nun‘o

ssaccio, m’aggio dato parecchio ‘a fà ovviamente! E po’, sempe parlanno ufficial-

mente, ‘nu ‘gnoro, tre ‘gnore…

TUTTI

(Sbalorditi) Treee?

ELIO

Già una è assaje! (Dora lo guarda di traverso)

JACK

Sì, ‘o ‘gnoro s’è dato assaj da fare, ihih… comme a mme! Po’ tengo ‘na mamma, tre

pate…

BRUNO

(Ironico) Pure mammà s’è data da fare, eh? Sarrà‘na questione genetica! Ihihihih!

JACK

(Arrabbiandosi di colpo) Ueh, amico, nun abbiammo a offendere a mammà, hê capito?

(Più  tranquillo)  Mammà  è  sulamente  ‘nu  poco  incerta,  confusa…  nun  s’arricorda

bbuono ‘e ccose, è ‘nu pucuriello smemorata: nun sape quale d’‘e tre è patemo… In-

somma: quando me… facette, steva ‘nu poco brilla…

BRUNO

Ah, aggio capito: è affetta da ipomnesia….

TUTTI

Ah… beh… allora…

JACK

(Nervosetto a Bruno) E che fusse ‘sta cosa? Statte attiento a comme parle, hê capito?!

BRUNO

Ma nossignore, è ‘o termine tecnico pe’ dicere ca uno tene poca memoria! Lassate fà

a me ca me n’intendo!

JACK

(Ancora nervosetto) E lassammo fà, ccàa so’tutte quante intenditori! Comunque,‘e pate

mieje…

ELIO

Allora vuje pe’ nun ve sbaglià l’avite adottate a tutt’e ttre?!

JACK

(Più rilassato) Già, perché… e se poi sceglievo quello sbagliato? Meglio prendere tutto

il pacchetto!

ANNA

Melius abundare quam deficere!


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JACK

Giustissimo, professoressa! Come diceva il grande Totò…

TUTTI

Adbundandis in adbundandum!

JACK

Bravi… io ‘o llatino nun ‘o cunosco. Ihihih (Pausa) Turnanno a primma, tengo pu-

re… (Facendo il conto con le dita e con la pistola che ancora tiene in mano) 16 nonni… Sì,

16… No, 15, uno è muorto ‘a semmana passata: nonno Armando, ‘o pate ‘e ‘na

‘gnora d’‘e meje. Pace all’anema soja, era ‘overamente ‘nu brav’ommo! Comunque,

ovviamente, je sto parlanno ‘e chilli llà ca stanno ccà… chilli llà ca stanno sparse

p’‘o munno chi ‘e ssape? Ihihihih!

ANNA

Veramente numerosa, questa famiglia!

TUTTI

Già!

OLMO

Che bella cosa! Io stongo sul’io ‘ncoppa a ‘sta terra, tengo sulo ‘o galletto, anzi…

(Quasi piangendo si stringe alla gabbietta) si jammo annanze accussì, nun saccio pe’quan-

tu tiempo ancora! Il mio adorato Chicky!

BRUNO

Ma cu’ tanta pariente nun ve ‘mbriacate?

JACK

Noo, uno po’ ce fa l’abitudine! (Breve pausa) Ah, mò me stevo scurdanno: (Piano, circo-

spetto) tengo pure‘n’amante… (Riflette) Anzi, quasi dduje! (Prudente, più piano) Sto in

trattative!

ELIO

Effettivamente ce volevano… ll’ati mugliere stanno luntane, eh!

DORA

(Inorridendo anche a quello che ha detto il marito) Eh, ma chesto nun se fa, nun sta bene!!!

JACK

Che gghiate tryvanno, simmo uommene ‘e munno! Ah, e ancora tre nnore, ‘e fidan-

zate d’‘e figlie mieje!

ELIO

Ma ‘e figlie nun erano dduje?

JACK

Sì, ma ‘o primmo è degno figlio d’‘o pate, ca foss’io, e quindi ddoje guaglione,

ognuna all’oscuro ‘e chell’ata, ovviamente!

TETELLA

(Ironica) Azzò, complimenti:‘na famiglia‘overamente esemplare!

BRUNO

E diciteme ‘na cosa: stanno tutte quante a carico vuosto?

JACK

Se capisce! E tutti rigorosamente disoccupati, esodati, cassaintegrati e licenziati! Sa-

pete che d’è… ‘a crisi! Nun è colpa loro si ‘o lavoro nun ce sta, o meglio: a chi tanto

lavoro e a chi niente: ‘o ssapiamo bbuono ca ‘nce stanno persone ca teneno vinte in-


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carichi e vinte stipendi ‘a favola… Mah, meglio ca me stongo zitto, vah! (Pausa) Co-

munque, quaccheduno cu’ ‘nu poco’e ciorta ‘mmiezo ‘e pariente mieje pure ce sta…

sì, sì, fa ‘o precario; e po’ tenimmo pure quacche pensionato, sì, sì, eh… ma no uno

‘e chilli llà ca teneno ‘na pensione d’oro. Noo, ‘e chille ca ‘a pensione , quando ‘a

vaje a pigliarla all posta, o te puorte ‘na lente d’ingrandimento grossa assaje o nun sì

cacchio d’‘a vedè, eh… Chelli ppensione ca si l’avessero ‘a purtà pure ‘e furmicole

viaggiassero liggiere… ‘e chelle ca quanno ll’atomi ‘e vvedeno diceno: “Tiene men-

te, tiè: ce sta pure quaccheccosa cchiù piccerella ‘e nuje!” (A scelta si può dire: “Tiene

mente: ce sta Brunetta!) E pure‘ncoppa achesto è meglio ca me stongo zitto.

ELIO

Embè, e cu’ tutti ‘sti pariente disponibili, faticate vuje sulo e nisciuno ve po’ ffà ‘o

palo? Che cosa strana! Je penso ca in due faticasseve meglio!

JACK

Che v’aggio ‘a dicere: ce sta ‘a crisi e nisciuno tene ‘a patente… costa assaje! sula-

mente tre nonni ‘a teneno, l’hanno pigliata quando ‘a crisi ancora nun ce steva; ma

uno tene ‘o parkinson e quanno porta ‘a machina tene ‘a tremarella, perciò capite

bbuono ca ‘na fuga cu’ isso ve facesse venì ‘o mal’e mare! Chill’ato, che sta dint’a

‘na fase iniziale d’alzheimer, nun vede buono, cierti vvote nun s’arricorda niente e

po’ bell’e buono saglie ‘ncoppa ‘e marciapiedi e nun se ne fotte d’‘e divieti d’acces-

so; bell’e buono ce trovammo sempe ‘nu cuofano ‘e machine ca ce veneno ‘ncuollo!

‘O terzo po’, tene ‘o pede destro offeso e pe’ purtà ‘a machina mette ‘nu bastone in-

castrato tra ‘o sedile e l’acceleratore: ‘o mette a tavuletta e fuje manco si tenesse ‘na

Ferrari; pe’ fortuna ‘e gguardie correndo accussì nun fanno a tiempo a lle fa ‘e multe

per eccesso di velocità, nun riesceno a leggere manco ‘o nummero d’‘a targa…

Nientemeno ca pure ll’autovelox se scansano!

BRUNO

Ma allora è l’ideale pe’ ‘na fuga!

JACK

Pe’ ‘o Paraviso ope ll’Inferno, sì, è perfetto!

IVANA

(Al marito) Che famiglia sfurtunata,è ‘overo tesò? (Tino risponde mugugnando) Comme?

Assicciata? Hê raggione tesò!

DORA

(Piano a Elio) Vide ‘a che pulpito vene‘a prereca!

ANNA

E dica, abitate tutti in una casa?

JACK

Sì, sì, ‘na bella villetta ch’avimmo scassinato ‘nu paro ‘e mise fa… Ah, però adoppo

aggio sistimato tutte cose, eh?! Tutto secondo legge: aggio chiammato pure ‘o nutaro


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 60


(Piano a tutti)

eme l’aggio fatta vennere da ‘o proprietario. Vendere… Facettemo ‘nu scambio equo: io lle salvaje ‘a pelle a isso e atutta ‘a famiglia e isso me regalaje pure 200mila euro e ‘a villetta arredata! Pe’ isso fuje ‘na perdita piccolissima, comme si m’avesse purtato a magnà ‘na pizza; pe’ mme è stato ‘n affarone. Mò stammo tutte quante dint’‘a villetta, tranne ll’amante mie e ‘e nnore, ovviamente, ma cchiù ‘a llà… chi ‘o

ssape! Magari scassino ‘nu castiello e ce metto ‘a dinto pure a lloro! (Gli suona il tele-fonino) Scusate,m’aggio scurdato d’‘ostutà.‘Ossaccio, nun è professionale,‘n atti-mino sulo mentre risponno. (Risponde) Pronto?... Ah, sciùsciù sì ttu? (Piano a tutti) È muglierema, chella ca sta ccà! (Riprende la telefonata) T’aggio sempe ditto ca nun m’hê disturbà mentre sto faticanno: ‘a mia è ‘na fatica delicata… psicologica… ‘n attimo ‘e distrazione putesse essere fatale! Po’ cu’ chisti ccà ‘e ogge… Ah, m’hê dicere ‘na cosa importante? E ghiammo, dici… Checosa?... ‘Overo staje dicenno?... Ma sì sicu-

ra, sì?... Ah, ‘o ciento pe’ ciento…                             Muglierema è prena ‘n’ata vota, è ‘na

femminuccia!

TUTTI

Oooh, auguri! Complimenti! Doppo dduje maschi ce vuleva ‘a femmena!

JACK

(Riprende la telefonata) Sì sciùsciù, eche t’aggio ‘a dicere? So’cuntento? Mah, uno‘e

cchiù, uno mancante… Vo’ dicere ca faccio quacche ora ‘e straordinario! Vabbuò,

sciùsciù… mò famme faticà… sissignore, torno ampressa… t’‘o giuro! Ok… cià cià

cià! (Conserva il telefonino) Scusatemi! (Ma

il telefonino risuona

, sbotta) E scusatemi‘n’ata

vota, se sarrà scurdata coccosa, ‘o ffa spisso. (E risponde) Pronto? (cambia tono, si illumi-

na e diventa appassionato) Ah, sì ttu pacchianè? (Piano a tutti) È‘n’amantemia… (Ripren-

de la telefonata, sdolcinato) Mi disturbi? Ma tu nun me disturbi maje, pacchianè! Allora,

dimmi tutte cose pacchianè… pe’ tte songo sempe tutt’orecchie!... M’hê dicere ‘na-

cosa importante? Pure tu?... No, niente… ‘na surpresa? E ghiamme, parla pacchia-

nella mia, te stongo a sentere: so’ tutto pe’ tte! Nun me fa stà ‘ncoppa ‘e spine, sto

fremendo tuttoquanto… E ghiammo, che d’è? Ah, t’hê accattato ‘nu bellu completi-

no leopardato comme me piace a mme? No?... È coccosa ‘e cchiù? (Piano per non farsi

sentire dagli altri, ma infervorato) Hê pigliato chillu bellu paro‘emanette fru-fru ca ve-

dettemo l’atu juorno… accussì m’attacche ‘a spalliera d’‘o lietto e po’ songo tutto

per’tte? No? Ancora ‘e cchiù? E ghiammo, dimmello tu, nun me lassà accussì, in an-

sia! (Risatina sarcastica, in effetti deluso e perplesso, poi agli altri) Ah, avremo un bambino…

anzi… due gemelli!

TUTTI

Oohh! Auguri! Complimenti!


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 61


JACK

(Ironico) Sì pacchianella mia, m’hê fatto‘overo‘na bella surpresa!… Sì, mò t’aggio

‘a lassà, ‘a fatica chiamma... Sì, statte tranquilla, vengo ampressa ampressa addu te,

nun te faccio aspettà assaje, ccà aggio quasi fernuto… Ll’urdeme trattative… Sì, cià,

cià… (Chiude la telefonata, conserva il telefonino, pausa in cui resterà pietrificato e tutti lo guarda-

no preoccupati, poi si riprende, serio e deciso) Penzo ca avite capito ca ‘afamiglia mia ha

subìto un’improvvisa lievitazione, perciò avimmo arrivà al dunque ‘e pressa espres-

sa, senza mezzi termini. Vengo al sodo: me servono liquidi!

ELIO

E pecché nun l’avite ditto primma ca teniveve sete?! Mò ve faccio purtà ‘na bella bi-

bita fredda, o vulite ‘nu bellu bicchiere d’acqua fresca? Naturale o frizzante?

JACK

(Infastidito) Silenzio! Stateve zitte! Nun è chisto‘o probblema…

BRUNO

Si tenite probbleme ‘e disidratazione… probbleme renali… tenite ragione, ve servo-

no liquidi, almeno due litri ‘o juorno!

JACK

(Scocciato) Basta! Silenzio! Nun è chisto‘oproblema, aggio ditto!

BRUNO

Iperidrosi?... Eccessiva sudorazione?... Poliuria?... Forse pollachiuria?

JACK

(Arrabbiato) E fernitela‘efà‘osaputello, oh! Nun è niente‘etutto chesto…

ELIO

(Ironico, a doppio senso, magari facendo l’occhiolino) Eccessivo… esercizio fisico? Eh? Nun

saccio si me spiego, viste ‘e risultati… (Magari si danno delle gomitate con Bruno o delle oc-

chiate maliziose)

JACK

(Altamente spazientito)  Basta! Nun tengo problemi‘esalute io! Stongo bbuono, oh!

(Pausa in cui si calma) ‘Oproblema èca aggio ‘asfamà‘a famiglia mia… costa! E tre

neonati, po’, songo ‘nu salasso! E allora turnammo ‘o punto ‘e partenza, basta cu’

tutte ‘sti cchiacchiere: me servono, e io ‘e vvoglio ‘a vuje, dicimmo… 300mila euro!

TUTTI

(Sbalorditi) Quanti?

JACK

Avite ragione, so’ pochi… ‘a famiglia mia è veramente grossa, oggi più che mai…

Facimmo 400!

TUTTI

(Sbalorditi) Quanti?

JACK

E va bene, si insistete e ve pare poco, facimmo 500 e nun ne parlammo cchiiù! Me fa

piacere ‘e vedè ca ve site mise ‘na mano ‘ncoppa ‘o core e avite capito ‘e gravi pro-

blemi ca tengo.


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 62


ELIO

(All’udire l’innalzarsi della cifra, si è toccato sofferente il cuore) Bruno, amico mio, fa’cocco-

sa! ‘O core… defibrillame ‘o core… e pure ‘a sacca, pur’essa è in pieno infarto… ‘a

sto perdenno… fance ‘na respirazione portafoglio a portafoglio!

DORA

(Al marito, indispettita) Sì sempre‘osolito, ‘a stessa mana ‘e dint’‘e Guantare!

ELIO

(Ripresosi all’istante, adirato si alza e si mette davanti alla scena e guardando il pubblico) Io? Io

ca tengo ‘o portafoglio sempe disponibile a tutte ‘e capricci e atutte ‘e sfizie tuoje?!

DORA

(Anche lei si alza e si mette di fronte al marito e cominciano a litigare messi in primo piano, mentre

gli altri guardano a bocca aperta) Sì, tu, egoista!

ELIO

Pure egoista!?

DORA

E certo, pecché nun arrive a ccapì ca chella è ‘na famiglia… (Non trova la parola, gesti-

cola per dire grandissima, poi) enorme e difficilmente Jack‘eputarrà sfamà a tutte quan-

te! Avresti tanti poveri muorte ‘e famma e soprattutto ‘o destino ‘e tre vite nuove

‘ncopp’‘a cuscienza!

ELIO

E pecché nun vanno a faticà comme faccio io!

JACK

(In scena lui dovrebbe essere seduto sul divano in modo che compare dietro e in mezzo ai coniugi)

Nun è ccosa: ‘a crisi!

ELIO

(Ancora alla moglie) E po’chi‘nce l’haditto a chisto‘e se dà da fa ‘e chella manera?

Muglere… amanti… figli… nun era meglio si se fosse dato ‘na bella regolata!

JACK

Certo, si avesse tenuto ‘a possibilità ‘e faticà onestamente sicuramente me fusse dato

‘a fà molto di meno… pe’ ce capì…

ELIO

Ma po’ vuje nun faticate ‘e notte?

JACK

(Malizioso) Crediteme, dint’‘o juorno recupero chesto, chello e Mariastella!

DORA

Nun essere sempe scucciante! È sulamente ‘na perzona ca crede dint’a ll’ammore e

dint’‘a famiglia ed è vittima d’‘a società moderna! Tene ragione, l’avimmo dà ‘na

mana, è duvere nuosto.

ELIO

Tu staje fore cu’ ‘e ccerevelle! Si aggio ‘a fà beneficenza ‘a faccio, ma quanno ‘o

ddich’io e a chi dich’io! Nun ‘a vaco a ffà a uno ca… ca… trase dint’‘a casa mia cu’

‘na parrucca bionda ‘a femmeniello e me punta ‘a pistola!

JACK

‘A verità ‘a parrucca me l’aggio levata e ‘a pistola nun ‘a sto puntanno cchiù! Stongo

quasi chiedenno ‘a carità… E nun so femmeniello! E ssò dduje!


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ELIO

(A Jack) Stateve zitto,faciteve ‘e fatte vuoste e levateve ‘a nanze, sto parlanno cu’

muglierema! (Sempre più indispettito, alla moglie) E po’ te voglio proprio abbedè quanno

me viene a chiedere ‘e te fà l’ennesimo lifting, o ‘e te rifà ‘e zizze… addò ‘e vaje a

piglià ‘e sorde si mò ‘nce ‘e dammo a chistu ccà?

DORA

‘N’ata vote cu’ ‘sti zizze?! Nun m’‘e bboglio fà, m’‘e ttengo accussì, va buono? (Ri-

flette) Pure se…

ELIO

Pure se… che cosa?

DORA

Pure se… niente, so ccose meje!

JACK

Scusate, si pozzo dicere ‘n’opinione, signora cara, guardanno accussì, superficial-

mente… tenite ‘nu bellu paro ‘e zizze, pecché ve l’avisse ‘a rifà! Po’, si vulite ‘nu

giudizio cchiù esatto… ammagari tuccanno cu’ ‘e mmane… stongo ccà, a vostra

completa disposizione!

ELIO

(A Jack) Vuje staciteve ‘o posto vuostoe soprattuttoguardate ‘a ‘n’ata parte! E nunv’

azzardate nemmanco a penzà ‘e tuccà cu’ ‘a mana ‘e zizze ‘e muglierema, avite capi-

to?! Penzate piuttosto a chelli llà leopardate ‘e pacchianella! (Jack fa il gesto di arrender-

si e di non fiatare più. Elio quindi alla moglie) E d’‘e famose… cose toje, iotengo ‘o terro-

re! Quanno ‘o ddici, gatta ce cova… Va a fernì che nun sulo te rifaje ‘e zizze, ma te

venarrà pure ‘o vulìo ‘e te aizà ‘e chiappe! (Dora fa una smorfia ed uno sguardo minaccioso

ad Elio, poi si zittisce e insieme al marito si gira verso il pubblico, girando la testa dall’altro lato e

guardandosi ogni tanto in cagnesco, entrambi con le braccia conserte)

JACK

(Dopo un breve spazio di silenzio) Ehm… scusate, eh?:‘O ssaccio che tra‘amugliera e‘o

marito non s’ha da mettere ‘o dito… (Alzando un indice) ma io ‘o metto ‘o stesso! (Si al-

za e si frappone fra i due coniugi sempre col dito alzato)

ELIO

(Irritato) Che bbò dicere‘stu dito? Che và truvanno?(Imitandolo)

JACK

Significa che ve stacite appiccecanno pe’ senza niente, a bbacante!

TETELLA

Ah ma nucce fà caso, lloro passano ‘o tiempo accussì!

DORA

(Contrita ma con voce provocante) È overo, nuje ce appiccecammo spesso…quase tutte‘e

juorni… e cierti vvote pure dduje… tre… quatto vote ‘o juorno… Se dice “l’ammore

nun è bello si nun è litigarello”, no?! E nuje ce appiccecammo, accussì po’ facimmo

‘a pace! Eccomme si ‘a facimmo! Tutte ‘e vvote! Pe’ cchesto ‘nce appiccecammo


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 64


spisso: ci odiamo e po’ ce amammo… appicceche e pace… ammore e odio… odio e ammore… appiccecarse e fa’ pace! ‘Nce piace accussì…

TETELLA

(Sarcastica) E quanno fanno pace fanno cchiù buddello ‘e quanno s’appiccecano!

ELIO

(Con voce stuzzicante) E‘a facimmocu’assaje piacere… (Si guarda con Dora con occhiate

seducenti reciproche, quindi con un guizzo si abbracciano con atteggiamenti passionali) Ma che

me fa a mme ‘sta femmena!? (Continuano le effusioni–se si vuole un giro di danza–mentre

tutti sono imbarazzati)

JACK

Me sa me sa ca pure vuje, ad esercizio fisico nun pazziate! In tutti i modi… (Cerca di

intromettersi tra i due)  ehm… scusate, io v’avesse ‘adicere‘na cosa importante as-

saje… Iuuuh, me state sentenno?... È urgente… Jamme belle, faciteme parlà … E

ghiamme, staccatevi, cchiù tarde accummenciate a ffà pace ‘n’ata vota!

TETELLA

È inutile, nussanno che d’è ‘na via ‘e miezo!

JACK

(Elio e Dora non si staccano, allora Jack deciso, sempre col dito alzato, a voce molto alta) E vab-

buò, l’avite vuluto vuje: (Prende fiato) tengo ‘nu telecomando collegato a ‘na bomba!

ELIO / DORA

(Si staccano improvvisamente e insieme, allarmati) Comme? (Mentre tutti gli altri si guardano an-

che loro spaventati)

JACK

(Sogghigna) ‘Assa fa ‘o Pataterno, mò tengo tutta l’attenzione vosta! (Breve pausa) Ve

stevo dicenno ca nun è ‘o caso ‘e v’appiccecà… tanto ‘e sorde me l’avite dà ‘o stes-

so! (Sogghignando) O si no… BUUUM!

ELIO

(Preoccupato) Che d’èca facesse BUUUM?

JACK

(Ghignando) Tutto, semplice:‘a villa e vuje! BUUUM!

DORA

(Preoccupata, con piglio deciso) Elio?Dance ‘e sorde! Nun voglio vedè ‘acasa mia, oltre

alla vasca d’‘e pisce e alla mia Sirenetta, comme a ‘nu mosaico… e ‘a dinto ridotta a

pezzettini in briciole… in becchime p’‘e palumme… in particelle atomiche e suba-

tomiche!

ELIO

Parli facile tu! Addò ‘e vvaco a piglià 500mila euro accussì, ‘e pressa espressa?

Manco fossero murtadelle e presutte! (A Jack) Nun è ca v’accontentate ‘e chisti? Ve

pozzo aggiungere salsicce e formaggi a iosa! Tengo ‘e magazzini pieni, sapite? E po’

scusate, vuje vulite sfamà ‘a famiglia vosta, no? E che ce sta meglio ‘e salumi e fur-

magge? ‘Na parte po’ ‘a putisseve vennerla… magari v’arapite ‘na bella puteca ‘e

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salumeria a conduzione familiare… ‘Na salumeria nun fallisce mai… Che ce sta me-

glio ‘e ‘na salumeria?

OLMO

‘Ncoppa a ‘stu fatto tenesse quaccheccosa ‘a dicere! Meglio ‘e ‘na salumerie ce stes-

se ‘na puteca ‘e prodotti macrobiotici… erboristeria,,, prodotti vegetali… biologici…

vanno assaje oggi!

ELIO

Statte zitto tu, nun faje testo!

JACK

Personalmente me piaceno assaje salumi e formaggi, ma nun se campa sulo cu’

cchesto!

TETELLA

‘O ddico sempre pur’io!

JACK

E po’ nun se ponno crescere tre neonati cu’ presutte e casecavalle! ‘Nce vonno tun-

nellate ‘e pannuline… ìo latte materno o chillo d’‘a balia, ca s’ha da pavà… oppure

‘o llatte in polvere, caro assaje…

DORA

Giustissimo! Elio, miette mano ‘o burzellino e caccia ‘e denare!

ELIO

(La prende alla lettera: prende il portafoglio dalla tasca e ne estrae poche banconote; ironico) Ecco

50 euro: manca sulamente quacche zero, e che fosse maje? So’ zeri… abbastano?

DORA

Elio, nun faje ridere manco ‘e mmosche!

JACK

Have raggione ‘a signora! (Serio, lucidandosi la pistola sui pantaloni e poi soffiandoci sopra)

Basta cu’ tutte ‘sti cchiacchiere e pigliate ‘e sorde! E facite ampressa: nun tengo

tiempo ‘a perdere! V’arricordo ca fore tengo ‘a machina appicciata e nun ce aggio

manco fatto ‘o pieno… teneevo sulamente dieci euri, sapite… ‘a crisi… E inoltre

nun tenevo genio ‘e rapinà ‘o benzinaro, nun ce sta sfizio. Jamme belle, nun per-

dimmo troppo tiempo… e basta!

ELIO

(Ironico) E certo! E po’tene‘na mugliera e‘n’amante cal’aspettano, nun s’hanno ‘a

fà aspettà, nun fosse ‘a galantommo, sò ffemmene prene!

JACK

(Innervosito gli punta all’improvviso la pistola)

(Ma proprio in quel momento passa fuori dalla finestra Guido, che vede Jack che punta la pistola a Elio e, allarmato, scappa via; nessuno in scena lo vede - il pubblico però deve essere attirato da lui in modo da notarlo)

JACK

Scusateme p’‘a pistola… No, sapite comm’è, è sulamente pe’ v’arrinfrescà ‘a memo-

ria… Penzo ca ‘a vosta è ‘nu poco labile.

ELIO

(Inghiottendo) La bile mia, avrà un travaso così!


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JACK

La bile facitevella travasà addoppo, si vulite: primma faciteme cuntento e travasate-

me ‘o cunto vuosto dint’‘o mio!

ELIO

Nun penzo ca ‘ncoppa ‘o cunto mio ce stanno tutte chilli denare…

JACK

E allora facite ‘na bella culletta tra ll’amice vuoste!

BRUNO

(Piano alla moglie) ‘Na sciorta doppoa ‘n’ata:mò aggiopure ‘a vedè ‘oprosciugamen-

to d’‘o cunto mio!

ANNA

(Piano al marito) Non potevamo restare a casa nostra, no?... (Riferisce le parole del marito)

“È tanto che non li vedo, vuoi togliermi questo piacere?” Era meglio se te l’avessi

tolto, il piacere!

JACK

(Con la pistola gira con lo sguardo tutti) Jammo, diciteme tutte quante quanto tenite!

TETELLA

Nun guaddà a mme! Nuttengo ‘o riesto ‘e niente… songo sulamente ‘na coca-cam-

marera… ‘na motta ‘e famma!

IVANA

(Quando Jack guarda Tino, lui mugugna e lei fa da traduttrice) Maritemo dice ca manco nuje

tenimmo niente, pecché simmo bravi cristiane e tutto chello ca guadagnammo ‘o

dammo in beneficenza. ‘Nce dispiace, ma tenimmo già ‘na lista p’‘a beneficenza no-

sta, e pe’ vvuje nun ce sta ‘o riesto ‘e niente: proprio l’autriere avimmo donato

l’urdemo euro… Site arrivato troppo tardi!

OLMO

(Triste, accarezzando la gabbietta) ‘Aricchezza mia sta tutta quanta ccà dinto! Tengo‘stu

galletto, e mò forse o è depresso o è svenuto, nun ‘o ssaccio, oppure è… Dio nun

vulesse… venuto a mmancà!

BRUNO

(Piano alla moglie) E si pure nuje dicessimo ca‘o carcere nuosto è oscuro?

ANNA

(Piano al marito) Tentar non nuoce…

BRUNO

(Forte) Me dispiace assaje, ma‘o cunto nuosto è bacante pecché… (Guardando la moglie

in cerca di consenso) pecché… (Trovando un’idea) pecché avimmo spiso tutte cose pe’ffà

‘nu viaggio attuorno ‘o munno! Sì, tutte ‘e sorde nuoste stanno… sparsi pe’ tutto ‘o

munno: Nuova York, Londra, Parigi, Pechino, Bali, Honolulu, Acapulco… Dissemi-

nati, sparpagliati comme ‘e mugliere voste! Eh, caro mio… se campa sulamente ‘na

vota!

ANNA

Sì, sì…solo una volta! (Jack sembra convincersi e Bruno e Anna, sollevati, si asciugano la fron-

te)


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 67


JACK

(Ad Elio) Saluma’, site rimmasto sulamente vuje!‘Opiacere‘eme fà beneficenza è

sulamente ‘o vuosto! L’ industria vosta sicuramente tenarrà paricchie… chiamiam-

mole, spiccioletti, nun voglio credere ca tenite problemi! Ah, nò me scurdavo… (Si

avvicina all’orecchio di Elio) Complimenti!Tenite davvero bell’amice!

ELIO

(Risata ironico-amara, poi ai suoi amici) Assaje!Si ‘a prossimafesta voglio a quacchedu-

no, certamente nun chiammarraggio a vuje! (Tutti sguardo contrito)

JACK

(Beffardo) Tic… tac… tic… tac… tic… tac…BUUUM!

ELIO

(Quasi rassegnato) Aggio capito, aggio capito… m’‘o bbech’io!

JACK

Ottima decisione!

ELIO

Mò chiammo all’amministratore ce dico ‘e se ‘o bbedè isso, è isso ca sape comme

funziona ‘o cunto mio! (A Jack) Pe’ ttramente dateme ‘o nummero d’‘o cunto vuosto.

(Jack gli porge un fogliettino, Elio prende e lo guarda) Azzò… ‘na banca svizzera!

JACK

Povero sì, ma fesso no, oh! E po’ lloco tengo pure ‘na mugliera… e mmò vedite ‘e

vuttà ‘e mmane!

ELIO

(Prende il telefonino e compone il numero ma…) Tene ‘o telefono stutato!

JACK

Nun tene ‘n atu nummero?

ELIO

No, sulamente chisto.

JACK

Ma l’amministratore vuosto nun avesse ‘a stà sempe a disposizione?

ELIO

Amico mio, ogge è ‘a vigilia ‘e Pasca… nun ve dice niente ‘sta parola? (Sillabando)

Pa-sca… significa ferie pe’ chi fatica… pe’ nuje ca faticammo!

JACK

(Alterato) ‘Acategoria‘efaticature mia nun tene ferie, vabbuò? Anzi,dint’‘e ffestese

fatica ‘o ddoppio, partono tutte quante. Ma pure vuje putiveve partì, no? Invece ‘e ve

fa ‘a Pasca cu’ ll’amice… cu’ chisti amice! ‘Nu bell’aereoplano e via, luntano ‘a tut-

te quante e ‘a tutte cose, accussì io me fosse pututo movere cujeto cujeto! (Pausa) E

va beh, pazienza, ch’avimmo ‘a fà, jamme annanze… vò dicere ca ‘o travaso ‘o faci-

te vuje, signor salumaio.

ELIO

Ma ve l’aggio ditto, nun l’aggio fatto maje, nun saccio manco addò avesse mettere ‘e

mmane! Pure vuje, me venite a rapinà ‘a vigilia ‘e Pasca, che jate truvanno? Si fus-

seve venuto dint’a ‘n atu juorno, ‘nu juorno feriale qualunque, fosse stato assaje me-


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glio: l’amministratore mio steva in ufficio e ve puteva accuntentà! Mi dispiace, nun

saccio che pozzo fà…

JACK

Amico, ‘o dispiacere sarà sulamente ‘o vuosto, quanno facimmo BUUUM! E dun-

que, vedite ‘e truvà ‘na soluzione.

ELIO

(Ha un’idea) Facimmo accussì: facimmoce Pasca‘ngrazia ‘e Ddio tutte quante, vuje

passatavella cu’ cchi vulite vuje… c’ ‘a mugliera vosta… c’ l’amante vosta… jate a

concludere ‘e ttrattative cu’ l’amante numero due, e magari pe’ siglà l’accordo faci-

tece pure ‘nu criaturo… accussì, tanto pe’ ffà crescere ‘a famiglia vosta ca è accussì

piccerella… Oppure jate a truvà ‘na mugliera ufficiosa… Insomma, faciteve ‘a va-

canza, e po’ turnate ‘n atu juorno, lavorativo, accussì l’amministratore mio sarrà di-

sponibile ‘n’ata vota mettimmo tutte cose a posto. Ve piace ‘stu progettino?

JACK

Nossignore! E che, sò fesso? Je me ne vaco accussì vuje tenite tutt’‘o tiempo ‘e

chiammà ‘e gguardie pe’ me fà purtà dint’‘e cancelle! No, no, no, io ‘e sorde ‘e vvo-

glio mò proprio! E si nun m’‘e ddate, vò dicere ca m’accuntento ‘e ve vedè ‘e fà

BUUUM! Vi legherò, v’imbavaglierò a tutte quante, me ne vaco e me guardo ‘a sce-

na ‘a luntano… e po’ m’addecreo a ve vedè ‘e cadè ‘n’ata vota ‘nterra a tutte quante-

comme a tanta belli coriandoli. Avesse avuto cchiù piacere a vedè ‘e denare, nun me

piaceno ‘e botte, ma significa ca m’aggio ccuntentà d’‘e coriandoli.

ELIO

Veramente stammo a Pasca, e no a Carnevale… e manco a Capodanno: niente botti!

JACK

Putesse essere pure Natale o Ferrausto, sempe BUUUM faciarrisseve! A meno che

nun truvate ‘a manera ‘e ve procurà ‘e denare… accussì io nun faccio click ‘ncoppa

a ‘o telecomando!

ELIO

(Alla moglie) Stongo ‘overo preoccupato: chisto è pazzo e nun saccio ch’aggio ‘afà!

DORA

(Breve attimo di riflessione, poi forte e decisa, a tutti) Vabuò, aggio capito, m’‘obbech’io ‘e

tutte cose: saccio bbuono chello ca aggio ‘a fà; vi salverò io a tutte quante!

ELIO

E che tieni, ‘a bacchetta magica d’Harry Potter?

BRUNO

(Piano alla moglie) Ma fosse Wonder Woman? Songhe tutte quante Wonder dint’a‘sta

casa!

ANNA

(Piano al marito) Vedrai che tra pocola vedremo piroettare e si cambierà d’abito come

Superman!


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 69


TETELLA

Ca fosse pazza, ‘o ssapevo ‘a ‘nu puzzo ‘e tiempo … ma ca se penzava d’essere

‘n’eroina ‘o sto scuprenno mò... ‘A patrona mia ‘overamente è pazza!

OLMO

(Sospirando) Tenesse pure‘a soluzione pe’scetà a Chicky!?

IVANA

(Dopo che Tino mugugna) Maritemo dice: “Te ne saremmo eternamente grati!”

DORA

(Con un po’ di suspence, al marito) Elio… io ‘o ssaccio buonocommese passano ‘esorde

dal tuo conto a chillo d’‘o signor Jack!

ELIO

(Agitato e perplesso) Dora?! Che staje dicenno?

DORA

Elio… io ‘o ssaccio buono comme se passano ‘e sorde dal tuo conto a chillo d’‘o si-

gnor Jack!

ELIO

(Preoccupato) E commecacchio ‘o ssaje?

DORA

T’arricuorde ca te dico sempe ca ‘e guadagni d’‘o salumificio songo ‘e mieje molto

più ca ‘e tuoje?

ELIO

E comme, nunn’‘o ssaccio, pure si nun songo d’accordo. Ma che ce azzecca mò?

DORA

Ce azzecca, ce azzecca… aggio trovato ‘na bellissima soluzione ca ogge me fa risol-

vere tutte cose!

ELIO

(Ironico) Nun saccio‘o pperché, ma nun me sento cujeto…Jammo belle,qual è ‘sta

bellissima soluzione!

DORA

Quacche tiempo fa, stevo scasualmente dint’a ll’ufficio ‘e ll’amministratore tujo

proprio mentre fspustava cierti fondi: aggio spiato chello ca steva facenno e m’aggio

‘mparato comme se fa… (E cincischiando ancora di più) E p’‘a precisione l’aggio messa

in pratica… paricchie vvote!

ELIO

(Dubitante e preoccupato) Nun aggio capito, o meglio vulesse avè capito malamente!

DORA

No, no, hê capito bbuono: visto ca tu tiene fiducia cieca nell’amministratore tuo,

io… (Cincischia ancora)

ELIO

Tu… (La invita a comunicare)

DORA

Io… ogne tanto…

ELIO

Tu… ogne tanto…


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 70


DORA

(Tutto d’un fiato) Aggio prelevato quacche cusarella, ma giusto quacche cusarella! El’

aggio passata ‘ncopp’a ‘nu cunticino ca tengo intestato ‘nfaccia a mme pe’ quacche

spesuccia straordinaria…

TUTTI

(Fanno dei gesti per dire: “Ahi, ahi, ahi!”)

ELIO

(Falsamente tranquillo e ironico) Hê ragione:‘sta soluzione è bellissima! (Poi gli viene un

mancamento) Bruno, aiutame…me sento male! Aggio allevato‘na serpe in seno, e mò

me sta danno ‘o muorzo fatale! (Va a buttarsi sul divano) E chillu curnuto ‘e l’ammini-

stratore non se n’è mai addunato… nun m’ha ditto mai niente… io ‘o licenzio!

DORA

Tesò, ma l’amministratore se n’è addunato, sulo ca io l’aggio convinto a se sta zitto e

a nun te dicere niente! Tanto, restava tutte cose in famiglia, mica songo ‘n’estranea

io… songo mugliereta! (Va da Elio che è distrutto) Puveriello chillu maritino mio: ‘nce sì

rimasto male assaje?

ELIO

(Con aria di finta accondiscendenza)  Noo, e pecché‘nce avesse rimmanè malamente?

Muglierema m’ha derubato… l’amministratore mio è ‘o complice… Pecché ‘nce

avesse ‘a rimmanè malamente!? (Poi scatta come una molla e si rialza dal divano) Ma nun t’

abbasta tutto chello ca spendi? Tutte ‘e… (Ironico) Spesucce ca faje tutte ‘e juorne?

Svaligi ‘e boutiques alla velocità d’‘a luce!

BRUNO

(Piano alla moglie) L’aggio ditto io ca era Wonder Woman!

ELIO

Je penzo ca ‘e negozi d’‘o centro se so arreccute sulamente pe’ merito tujo… L’au-

triere, per esempio, t’hê accattato chillu paro ‘e scarpe a chillu prezzo scandaloso,

manco fossero state d’oro o ‘e platino!

DORA

(Provocante e seducente) Quali tesoro, chelle llè cu’ ‘otacco a spillo 12 tutto brillantina-

to?... Chelle che te so piaciute assaje assaje, l’ata sera quanno l’aggi mise sotto a

chillu negligé ‘e pizzo nero?

ELIO

(La guarda perplesso e quasi cedendo alla provocazione, ma si gira di scatto dall’altro lato e, dra

sé,) Ma che me fa a me‘stafemmena?! (Poi si rigira verso di lei e deciso) No,a ‘stugiro

nun me faje fesso: tu nun sì diversa ‘a chillo! (Indicando Jack)

DORA

Beh, manco tu sì stato tanto diverso (Indicando Jack) ‘a chillo! T’arricordo ca manco

‘n’ora fa sì trasuto ‘e stramacchio dint’a ‘na proprietà privata e t’hê arrubato ‘nu gal-

lo!

OLMO

(Conferma) Il mio povero tesoruccio…


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 71


JACK

Azzò, che colpo basso! Però complimenti, nun ‘o ssapevo ca eramo colleghi!

ELIO

(A Jack, indispettito) Qua’colleghi! Steciteve accuorto a chello ca dicite:‘omio è stato

‘nu gesto dettato dalla necessità!

JACK

Embé? Pure pe’ mme: magnà e amare songo necessità, perciò…

ELIO

Basta! Perciò niente, cu’ vvuje l’argomento è ‘nchiuso! (E alla moglie) Cu’ tte no! E

menu male ca m’hê ditto ca ero stato il tuo eroe! (Dora fa spallucce) Mò te staje zitta,

eh, nun rispunne? Tu saje sulamente spennere, e io aggio accuntentato sempe ‘e ca-

pricce e ‘e vulìe tuoje. Tenimmo ‘e stipe pieni d’ogni ben di Dio… ‘E scarpe? Nun

se contano cchiù, manco fusse ‘nu millepiedi! Se po’ ssapè almeno quali fossero ‘ste

spesucce straordinarie?

DORA

(Sempre cincischiando) In effetti… l’aggio fatto… pe’ ‘na cosa particolare…ma penso

ca… tu… nun sarraje molto d’accordo…

ELIO

Non me dicere… ‘e zizze?

DORA

Noooo! (Ripensandoci su) Pure se…

ELIO

‘N’ata vota pure se…? Mò m’agito… m’inquieto… me venene ‘e mmosse e ‘e ri-

scenzielle…

DORA

(Timorosa) ‘A verità, stevo pensanno a’na bella… liposculturina!

ELIO

Che ccosa? Te vuò fa fà ‘na scultura? ‘Nu busto ‘e gesso ‘a mettere ‘ncoppa ‘o ca-

mino? L’espressione massima del tuo ego smodato?

JACK

No, ch’avite capito?! A ‘stu giro se vò fa tutta quanta, d’‘a capa a ‘o pede: chiappe,

cosce… è ‘ovè signò? Io però, si me pozzo permettere, nun penzo ca manco stavota

fosse ‘o caso: ‘a signora tene ‘nu bellu posteriore e ddoje cosce ca so dduje culonne!

ELIO

E addò avite visto ‘e ccosce e… e le natiche ‘e muglierema, eh? Jate a guardà chelle

d’‘e mugliere voste, dell’amante vosta o ‘e chella in trattative! Vuje tenite l’imbaraz-

zo d’‘a scelta, ne tenite in quantità industriale ‘a guardà, quindi nun ve permettite

cchiù ‘e guardà ‘o… ‘e muglierema, è chiaro?! E fernitela ‘e ve ‘ntricà d’‘e fatte no-

ste, avite capito? (Breve pausa) E nun guardate… nun guardate e basta!

JACK

Eh, aggio capito, aggio capito, però jammo a ffà chello ca avimmo ‘a fà… (Posa la pi-

stola e si tappa gli occhi) Signò, je nun ve guardo cchiù,v’‘oggiuro,però… facite‘stu

benedetto travaso, e fernimmola cu’ ‘stu bruttissimo discorso ‘e denare!


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DORA                   E va bene, jamme annanze: dateme ‘nu PC!

(Nel frattempo Tino, approfittando dell’alterco tra Elio e Dora, gesticolando alla moglie, le fa capire che devono ap-profittare del momento per liberarlo e infatti ci riesce, e proprio nel momento in cui Jack ingenuamente posa la pistola, Tino si lancia per prenderla; ma essendosi liberato si libera di nuovo la sfiga quindi, prendendo il mano la pistola, gli scappa un colpo, tutti urlano e nel parapiglia che ne consegue cadrà per terra la gabbietta e il gallo improvvisamente emetterà un chicchiricchì fortissimo, in conseguenza del quale Tino inizialmente resterà pietrificato, poi cadrà svenutosul divano e tutti urlano di nuovo e subito dopo cadrà svenuto anche Jack. Sbigottimento generale. Nelle battute se-guenti restano fermi nelle loro posizioni)

OLMO

Miracolo! ‘O galletto s’è scetato!

IVANA

Uh mamma mia! Maritemo è svenuto!

ELIO

‘Assa fa Ddio! ‘O mariuolo s’è schiantato!

DORA

Sì, ma scusate, ch’è stato?

ANNA

(Indicando Tino) La sfiga ha liberato!

BRUNO

E primma ‘nu colpo ha sparato!

TETELLA

E che burdello ha cumbinato!

(A questo punto si muovono e Olmo va a recuperare il galletto. Elio e Dora vanno dal ladro, Ivana va da Tino)

IVANA                  (Chinatasi sul marito comincia a dargli degli schiaffetti per rianimarlo) Tino…Tino, gioia mia,

ch’è succieso?

(All’udire Ivana pronunciare il nome Tino si bloccano preoccupati)

ELIO, DORA, BRUNO, ANNA E TETELLA

(Sbigottiti) Ha ditto chillu nomme!

IVANA

Svegliati Tino, ammore mio… nun me fa venì ‘e palpiti!

ELIO, DORA, BRUNO, ANNA, TETELLA

(Ancora più sbigottiti) ‘N’ata vota?

TETELLA

Sì, ma a ‘stu giro nunn’è succieso ‘o riesto ‘e niente

TINO

(Riprende i sensi restando seduto sul divano mentre tutti lo osservano, con un enorme sorriso stam-

pato in faccia e gli occhi spalancati, prima si guarda attorno, guarda tutti, poi) Comme sò felice!

JACK

(Riprende i sensi anche lui e resta seduto sul pavimento, allora tutti si girano verso di lui, ma Jack ha

la faccia triste, e dopo aver osservato tutti e tutto, scoppia in un pianto) Comme sò triste!

(Tutti osservano stupiti, e per le prossime battute osserveranno a turno ora Tino, ora Jack, in stile ping-pong. Fare in modo che siano Jack a terra in primo piano e Tino sul divano in secondo piano, dietro ma sfasati in modo che siano uno a dx e uno a sx ma, essendo uno sul divano e uno per terra, sono uno più in alto e uno più in basso)


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TINO

(Felice, in modo un po’ da tonto) All’intrasattome sento liggiero!

JACK

(Triste, sospirando) All’intrasattome sento oppresso!

TINO

(Felice, come prima) Me pare ca so turnato‘nu criaturo!

JACK

(Triste, sospirando) Me pare ca so addeventato‘nu viecchio‘ecient’anne!

TINO

(Felice, come prima) Tengo‘na sensazione strana, comme si me fosse succieso coccosa

‘e bello!

JACK

(Triste, sospirando) Tengo ‘na sensazione strana, comme si‘na tegola me fosse caduta

‘ncapa!

TINO

(Felice, come prima) Voglio sulamente ridere! (E comincia a ridere)

JACK

(Triste, sospirando) Voglio sulamente chiagnere! (E comincia a piagnucolare)

TINO / JACK

(Insieme) Ma che me sta succedenno? (Quindi Tino regalerà sorrisi e risate verso tutti, con un

atteggiamento sempre da tonto, mentre Jack piagnucolando si affloscerà su sé stesso come un burat-

tino a cui siano stati tagliati i fili e resterà così per un po’?

ELIO

(Dopo una pausa di silenzio in cui tutti sono rimasti interdetti) Vuje avite capito quacchecco-

sa? Io no! (Tutti fanno: “Boh!”)

DORA

Esaminiamo la questione. Primma cosa: io ce provo… (Timorosa dice) Tino… (E atten-

de che succeda qualcosa, ma non accade niente, quindi trarrà un sospiro di sollievo) Ok, Tino è

guarito!

TUTTI

(Gioiscono) Evviva!

BRUNO

Ma comme sarrà succieso?

TETELLA

V’‘o ddich’io: ‘o gallo nunn’è cchiù depresso… ha cantato p’‘a felicità… mò sta

bbuono!

OLMO

(Abbracciandosi alla gabbietta) ‘Ogalletto mio è portentoso, fa miracoli!‘Ossapevo ca

Chicky era speciale!

ELIO

Tino guarito… (Dubbioso) Beh, nun sarrà cchiù assicciato, ma me pare ‘nu poco rin-

coglionito … Normale normale nun me pare!

TINO

(Sempre seduto, girandosi tutto attorno, un po’ tonto e ridendo sempre) Sòfelice… sò felice…

sò felice!

IVANA

(Abbracciandolo) Pur’io, ammore mio!


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ELIO

Avite visto?

ANNA

Okay, la prima parte l’ho capita: che Tino non sia più pericoloso ormai sembra asso-

dato, ma la seconda parte? (Indicando Jack) Lui che ha?

TETELLA

Sicondo me, ‘a sfuttuna è asciuta dassignoTTino e è trasuta dint’a ‘o mariuolo; ‘o

gallo ha funziunato cossiggnoTTino, ma ‘a sfuttuna s’aveva d’accasà e pecciò ha pi-

gliato ‘o mariuolo.

ANNA

Ma qui eravamo in tanti, perché proprio lui?

TETELLA

Comme? Pecché sul’isso nutteneva ll’amulete. Tutte quante vuje teniveve ‘e fiocche

russe, io ll’aglio, ‘o vicino era protetto pecché ‘o gallo era ‘o sujo.

JACK

(Alzando la testa e il busto) Dint’‘omanuale d’‘opiccolo mariuolo nun ce steva scritto‘e

purtà comme corredo pure ll’amuletea! (Scoppiando a piangere) Ma chi m’ha cecato a

me a venì ccà ogge?!

ELIO

E Ivana?

IVANA

(Mostrandolo con aria un po’ addolorata) Io tengo ancora in mano‘ofiocco russoca m’era

servuto p’attaccà a Tino!

TETELLA

Ecco qua, ‘o mistero s’è risotto! Elementare, no?

DORA

(Un po’ indispettita, a denti stretti) Evviva Tetella Holmes!

IVANA

(Sempre con aria un po’ addolorata) Già,s’èrisolto‘o mistero… ‘Omistero‘etanti ppa-

role jettate ‘o viento che arapono sempe ferite… ferite ca difficilmente se rimargina-

no… Azioni fatte sultanto pe’ culpì accussì, senza motivo… l’invidia, ‘a cattiveria

forse, ecco ‘o mistero! ‘O mistero ‘e ‘nu pover’ommo ca vò fa sulamente bene all’a-

te e ca viene sulamente calunniato e chiammato essere purtatore ‘e scalogna… Già,

sultanto e sulamente ‘na calunnia!

DORA

(Fra sé) Vistotutto chello ca è succieso , nun so tanto d’accordo.

All’improvviso

si sente una sirena della polizia

che si sta avvicinando)

SCENA SECONDA

(POLIZIOTTO da fuori e detti)

JACK

(Si alza di scatto e si guarda in giro preoccupatissimo ripuntando la pistola muovendosi a destra e a

sinistra) Chi è stato? Chi è stato? Chi manca all’appello? (Dà un’occhiata a tutti per con-


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trollare se ci sono tutti, magari li conta) Ma ccà ce stanno tutte quante, allora chi è stato ca

ha chiammato ‘e gguardie? Quaccheccosa me sfugge… e se n’è fujuta proprio… (Ri-

flette) Fujì?Me sa propeto ca songh’io ca me n’aggio ‘a fujì!! (Cominciando a camminare

su e giù) Cheaggio ‘a fà, che aggio‘a fà? Jack pensa, pensa, pensa! Ma tutta ‘sta sfur-

tuna ogge ‘addò è asciuta fore? Primma nun l’avive avuta maje! (Cominciando a piagnu-

colare) E po’ voglio chiagnere sempe, ma che me sta succedenno? Ogge nun è manco

‘o 17! (Casomai fosse proprio il 17 dire giusto il contrario; smette di piagnucolare dopo essserso

asciugate le lacrime col braccio) Sicuramente aggio pigliato quacche virùs: quaccheduno

m’ha cuntagiato! (Si sente prudere e comincia a grattarsi) Ma certo, è comme ‘a varicella!

Sì, va beh, tanto mò nun ce sta ‘o tiempo pe’ ce penzà… Che aggio ‘a fà mò? È ‘a

primma vota ca me trovo dint’a ‘nu guajo ‘e chisti! Je me ne jevo sempe tranquilla-

mente e comodamente cu’ ‘o bottino ‘ncoppa ‘a spalla! (

Ancora sirena in sottofondo più

vicina

) ‘Sta jurnata m’‘a ricurdarraggio pe’tutt’‘a vita, specialmente pecché… (Ripia-

gnucolando) ne esco a bocca asciutta, e a Jack, Jack comme‘o squartatore, chesto nun

è mai succieso! ‘O curriculùm mio fino a ogge era senza manco ‘na macchiulella!

(

Sirena forte, frenata auto

– smette di piagnucolare, e sta preoccupato in attesa, quindi si sente la

voce di un poliziotto)

POLIZIOTTO

(Da fuori) Jack, sappiamo che sei lì: esci fuori disarmato e tutto filerà liscio!

JACK

(A tutti) Ma a chisto chici ha ditto ca ccà ce stongh’io?‘E gguardienun me cunosco-

no, nun m’hanno fermato maje!

POLIZIOTTO

(Da fuori) Jack dai, vieni fuori: ti seguiamo da un pezzo, sappiamo tutto quello che hai

fatto… che sei tu la biondina dei furti!

JACK

Ccà siucuramente quaccheduno ha purtato spia!

POLIZIOTTO

(Da fuori) Abbiamo interrogato la tua famiglia, e tuo padre ha parlato!

JACK

(Stupito e arrabbiato)  Patemo?E quale ‘e tutt’e ttre? Dicitimmello,l’aggio ‘a sapè!

‘Nce aggio ‘a dicere ‘n faccia: “traditore”! (Poi riflette, ripiagnucola) Ma che me ne fot-

te… ‘a oggi pure chesta: songo ‘n orfano! ‘E discunosco a tutt’e ttre, ecco fatto! (Ri-

flette) E chisto è ‘nuproblema mancante, anzi, tre: tre bocche‘a sfamà… Emò faci-

teme fujì o si no tenite ‘ncopp’‘a cuscienza ‘na mugliera, dduje figli, ‘na mamma,

‘nu ‘gnoro, tre ‘gnore 15 nonni, ‘n’amante effettiva, ‘n’amante in trattative, tre neo-

nati e… (Piangendo forte) manco cchiù ‘nu pate! (Si soffia il naso con un fazzoletto che gli

porge Ivana) Sicuramente manco‘a machinapozzo piglià, sarrà circondata!


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TINO

Venenno ccà aggio visto ‘na stradina ca saglie ‘ncoppa ‘a collina, prova a piglià

chella. (Tutti lo guardano di traverso) Che bbulite? Tra portaseccia ‘nce capimmo… anzi,

tra portaseccia ed ex portaseccia. E po’ ‘nce l’avevo ‘a dicere, è ‘o mminimo!

JACK

Grazie! (Piangendo forte ancora) Stutateme ‘a machina pe’ cortesia, nun vulesse cunsu-

mà tutt’‘a benzina… costa! Comunque, me mancherete… ma v’‘o giuro ca torno

‘np0ata vota a ve truvà! (Ed esce dalla porta piagnucolando, mentre tutti lo salutano con la ma-

no, tranne Elio)

ELIO

‘O juorno ‘e San maje! E chi ‘o vò ‘n’ata vota a chisto? (Gli altri corrono verso la fine-

stra) Ueh, addò state jenno?... Oh,sto venenno pur’io!

DORA

(Fa una sorta di telecronaca) Ecco, è in cortile, addereto‘opuzzle d’‘a sirenetta… fa ‘na

smorfia alla polizia… beh, pure ‘n atu gesto, comunque… 10 poliziotti però ‘o stan-

no inseguendo… Uh anema d’‘o Priatorio, manco fosse Bin Laden!... Maronna! ‘E

ppeonie… pure chelle, no!... Elio, arricuordame ‘e mannà ‘a fattura in Questura, me

l’hanno ‘a ripagà una per una, pure ‘e boccioli ca ‘st’orda ‘e poliziotti ha fatto fuori

currennoce ‘a coppa, m’ erano custate ‘nu banco ‘e denare… venivano d’‘a Califor-

nia! (Poi riprende) Uh, Jack c’è riuscito… ha pigliato ‘a stradina ch’ha ditto Tino… ‘e

poliziotti ‘o stanno alle calcagna… Jack corre… Jack corre… Mamma mia e comme

fuje, pare ca tene ‘a polizia alle calcagna! (Tutti la guardano perplessi, poi riprende) Forse

ce ‘a fa… forse ce ‘a fa… ce ‘a fa… ce ‘a fa… (Delusa) Non ce l’ha fatta… Jack è

caduto… hanno pigliato a Jack… ‘a sfurtuna ha vinto! Nun aveva pruvà ‘o turno ‘e

juorno, era cchiù forte dint’a chillo ‘e notte!

SCENA TERZA

(GUIDO e detti)

(Ritornano tutti indietro presso il divano dove, entrato indisturbato durante la telecronaca, senza che nessuno lo avesse visto, si è tranquillamente accomodato Guido, con un bel sorriso ebete stampato sulla faccia. Tutti, vedendolo lì all’im-provviso, sussultano con qualche urletto)

ELIO

E tu che ‘nce faje ccà?

GUIDO

(Girandosi tutto attorno guardandoli e battendosi la mano sul petto) Grazie mammà! Grazie

mammà!

DORA

Che staje facenno? Ringrazi a mameta ca tieni dint’‘o pietto?

GUIDO

(Negando e ribattendosi il petto) Grazie mammà! Grazie mammà!


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 77


DORA

Certo che chisto tene ‘nu vocabolario ca se fumma ‘a Treccani…

TETELLA

No, tengo ‘nu fotte sospetto…

ELIO

Quale?

TETELLA

(A Guido) Sì stato tu a chiammà ’e gguaddie, è ‘ovè?

GUIDO

(Felice di essere stato compreso si ribatte il petto) Grazie mammà! Grazie mammà!

ELIO

E comme avarranno fatto a llo capì si sape dicere sulo: “Grazie mammà!”? Chisto è

‘nu mistero! Tetella, ma per caso Guido tenesse quacche parente ca fatica ‘o centra-

lino d’‘a Polizia? (Tetella lo guarda come a dire di non sapere niente)

DORA

Comunque sia, Elio, t’ha salvato ‘o portafoglio… ringrazialo!

ELIO

Comme comme comme? (Dora lo guarda di traverso e con le braccia ai fianchi) Va bene, va

bene… (A Guido, quasi impercettibile) Grazie! (Dora lo riguarda di traverso) Sissignore, ag-

gio capito… (Stavolta forte) Grazie Guido! (Alla moglie) Accussì va buono? (Dora accon-

sente con lo sguardo)

TETELLA

(Un po’ stizzita, a Guido) Viene cu’ mme,Guido, ‘o patrone nunn’è puttato p’‘agenti-

lezza… jammuncenne, te faccio ‘nu bellu panino, t’‘o sì ammeretato. Però t’hê ac-

cuntentà ‘e t’‘o mangià cu’ ‘e salume, ccà tenimmo sulamente chesto

GUIDO

Buoni salumi, grazie mammà! Eh eh… (Ed escono)

ELIO

(Indispettito, mentre sono già usciti, a Guido) Mammà? Qua’mammà?‘Esalume songhe‘e

mieje, quindi hê ringrazià a mme… a mme e sulamente a mme! (Brevissima pausa) Io a

chillo ‘o licenzio!

DORA

Quanto sì ingrato… t’ha salvato d’‘o mariiuolo ca era venuto pe’ ffà ‘a festa a ‘e

sorde nuoste! (Rattristandosi) E mò comme ‘o faccio cchiù ‘o party dint’‘o parco a Pa-

squetta?

OLMO

A proposito ‘e party: nuje tenimmo ‘n accordo signor salumaio, t’’arrecuorde?

ELIO

Siente, signor mangia erbe, aggio salvato tutta ‘a rrobba mia ‘a chillu delinquente,

mò vuò vedè ca nun fosse cacchio ‘e lle salvà ‘a te? Scuordate ‘stu party e… e… pu-

re l’arrivi!

OLMO

E tu te può scurdà ‘o galletto: m’‘o porto ‘a casa mmò mmò!


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 78


ELIO

E che me ne fotte? ‘O lavoro sujo già l’ha fatto, puortatello quanno vuò tu! Però cer-

ca ‘e nun ‘o fà cantà cchiù a tutte ll’ore… miettece ‘nu silenziatore, o si no sappi ca

‘o spiedo è sempe pronto!

OLMO

Sì sempe ‘o solito cannibale! (Al galletto) Ti salverò, state tranquillo. Jammuncenne,

ccà tira ‘na brutta aria! (Esce)

ELIO

(Parlando dietro ad Olmo uscito di scena) Vattenne, và, o si no‘ocannibale‘o faccio‘ove-

ramente, e a te te metto dint’a ‘nu pentolone a vollere cu’ ‘o pullasto tujo ‘na quanti-

tà industriale d’evere! Vedi? Staresti in buona compagnia! E doppo ca aggio spenna-

to e spulpato ‘o pullastiello, ‘nce dongo ll’osse a muglierema pe’ ne fa tutti bigofini!

DORA

Dint’‘e capille mieje… dint’a ‘sti bellissimi capelli chelli ccose viscide e sporche-

recce? Che schifo! Mai!

BRUNO

(Squilla il suo cellulare)

Uh… chisto è ‘o cellulare mio! (Si guarda in giro e lo va a recupera-

re dove lo aveva messo Jack; risponde) Pronto? (Alla moglie, piano) È‘ospitale. (Riprende la te-

lefonata) Sì, dica infermiera… Cosa? Un tizio è stato malmenato da un’intera squadra

di parenti?... Si dice perché aveva confessato alla polizia le malefatte del presunto fi-

glio che è stato arrestato per colpa sua? (Si guardano tutti perplessi; riprende) Cosa?... Alla

fine è finito in un parapiglia generale?... Si sono picchiati tutti tra loro?... Ah, sono

tutti all’ospedale?... La moglie del presunto figlio, i due figli, la madre. Le tre suoce-

re, il suocero, 15 nonni, le tre nuore, l’amante, l’amante in trattative e altri due pre-

sunti padri? (Piano agli altri che confermano a cenni) Il presunto padre di Jack, sicuro! (Ri-

prende) Se trovo che sia una famiglia strana?... Mi chiede se mi stupisco di  una tale

famiglia?... (Ironico) Nooo, e perché mai mi dovrei stupire?! Se ne trovano a bizzeffe

di famiglie così… (Pausa) Ah, dimenticava di dirmi che pure gli infermieri sono stati

colpiti?... Ah, e pure i medici?... Siete in stato di allarme e perché siete a corto di

personale e state richiamando tutti?... E devo venire anch’io?... (Deciso) Vengo subi-

to!... Cosa? Lei si preoccupa che io ero in vacanza e magari mi stavo pure diverten-

do? E che le devo dire… (Ironico) me la stavo proprio spassando! Ah, che ne sa: una

giornata veramente ricca di emozioni, direi adrenalinica, roba quasi da scoppiare!

Botti, coriandoli, di tutto! Comunque, il dovere chiama, io rispondo: arrivo! (Chiude la

telefonata) Guagliù,me n’aggio ‘a jì, è stato un piacere ma Jack, indirettamente, ha

colpito ancora!

ELIO

Che peccato! Doppo tant’anne, gli Elbrufor se sparteno ‘n’ata vota!


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 79


BRUNO

Già!

TINO

Già!

ELIO

Guagliù, l’avimmo ‘a fà… A’stu giro l’avimmo ‘a fa pe’ fforza!

BUNO

Sì, faciammolo!

TINO

So’ pronto! (Ed eseguono il rituale usato nel 1° atto; le mogli li guardano come per dire: “Ma che

sciocchi!”, poi saluti generali a soggetto e quindi Bruno e Anna escono. Mentre i due stanno uscendo

squilla il cellulare di Tino

che va a recuperarlo e risponde) Pronto? (Piano alla moglie) È‘adi-

visione psichiatrica d’‘o ‘spitale. (Riprende) Cosa? (Con atteggiamento di chi sa già tutto)

All’ospedale è successo un pandemonio e c’è un’intera famiglia che dà i numeri?...

Una famiglia strana: una moglie, due figli, tre nuore, una madre, un suocero, tre suo-

cere, 15 nonni, un’amante, un’amante in trattative, due presunti padri… che hanno

picchiato il terzo presunto padre perchhé aveva raccontato alla polizia le malefatte

del presunto figlio dei tre che ora è stato arrestato per colpa sua? (Ridendo sotto i baffi)

Nooo… che cosa inverosimile! Una barzelletta! E ora volete tutti i volontari perché

c’è da sedare tutti quanti?... Bisogna praticare una terapia farmacologica coatta con

forti sedativi o riusare la camicia di forza? Il dovere mi chiama, io rispondo: vengo

subito! (Chiude la telefonata. Ad Elio) Caro Elio, rivederti è stato un piacere, anzi, direi…

‘na furtuna!

ELIO

È ‘overo, è ‘overo… (Saluti generali sempre a soggetto, dopo Tino e Ivana escono ed Elio e Do-

ra, rimasti soli, si siedono sul divano)

ELIO

Mugliè, che gghiurnata, eh?

DORA

(Ironica) Pecché, è succieso quaccheccosa ‘e particolar! (Pausa) Io vulevo sulamente

priparà ‘nu bellissimo party dint’‘o parco e mò aggio ‘a rifà proprio ‘o parco da ca-

po… Ch’a da essere?

ELIO

E io vulevo sulamente passà ‘na Pasca cu’ ll’amici mieje ca nun vedevo ‘a tantu

tiempo, giusto pecché ‘o pruverbio dice: “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi”, e

invece m’aggio truvato sulamente a cumbattere ‘na seccia ‘overamente… assicciata!

E chi ce aveva creduto maje!? Mah, dint’‘a vita ‘nce sta sempe ‘na primma vota! Pu-

re si io continuo a pensare ca nun s’ha da credere: so sulo superstizioni… suggestio-

ni… ‘e vvote pure pericolose! Puveriello chillu Tino, che vita avarrà fatto pigliato

‘mmiezo a ‘sta situazione!? E quanta gente ce starraà comm’a isso!? Mah, ‘a gente è

strana!


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DORA                   Già, e quanta gente ci sta veramente cchiù assicciata ‘e nuje! Quanta gente ca pe’ riuscì a sopravvivere se trova costretta a ffà cose ca nun vulesse fà!

(Pausa; poi sospirano entrambi e cominciano a guardarsi con occhiate languide; poi)

ELIO

Sa’ ca te dico mugliè? Ca l’unica perzona con cui voglio fà Pasca e tutte ‘e prossime

ffeste… (Si volta verso la moglie in tono romantico prendendole le mani) Sì ttu… Tu e sula-

mente tu!

DORA

(Romantica anche lei) E ll’uniche ffeste ca io vogliofa a partì ‘a mòsongo sulamente‘e

ccenette a lume ‘e cannela cu’ tte: sultanto tu e io… mani dint’‘e mmane… uocchie

dint’a ll’uocchie… core a ccore… (Si stanno per baciare ma entra Tetella)

SCENA QUARTA

(TETELLA e detti)

TETELLA

(Si schiarisce la voce per attirare la loro attenzione, quindi Elio e Dora si staccano) Patrù, aggio

‘a priparà ‘e ssolite ccose? Antipasto ‘e wustèll, ‘nu primmo ‘e pasta cu’ speck e

muzzarella e ‘nu sicondo ‘e sassicce e pruvulone?

ELIO

(Deciso) No, ogge cagnammo! (Sia Dora che Tetella lo guardano stupefatte) Io e Dora par-

timmo, jammo a magnà ostriche e caviale nell’isola di Bora Bora! Pigliammo chillu

famoso aereo ca diceva Jack.

DORA

(Felice) ‘Overamente faje?...‘Overamente dice?...

ELIO

‘Overamente

DORA

(Saltandogli al collo abbracciandolo e sbaciucchiandolo) Comme so cuntenta!

ELIO

Sì, ‘overamente! Tutto chello ca è succieso ccà oggi m’hanno ‘mparato ca nuje sim-

mo assaje furtunati e perciò avimmo acchiappà ogni attimo e vedercene bene. Com-

me se dice: “Carpe diem”, quindi… Bora Bora, stammo venenno!

DORA

(Super felice) Sìììì, stammo venenno! (Poi dubbiosa) Ma nun ce starrà troppo viento a

Bora Bora, visto ‘o nomme? Bora ddoje vote… sai, nun me vulesse ruvinà ‘e capille!

ELIO

Noo, manco ‘na refulella: sulamente mare, sole e basta! E comunque tu stisse buono

pure cu’ tutte ‘e capille scuncecate!

DORA

(Sdolcinata) Amore, che tesoro sei! (E stanno per ribaciarsi ma…)


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 81


TETELLA

(Si schiarisce la voce per attirare la loro attenzione, quindi Elio e Dora si staccano) Allora io

ch’aggio ‘a fa, me ne vaco? Visto ca nussìmmotta che faje, me licienze?

DORA

(Infastidita per essere stata interrotta di nuovo, ma accondiscendente) Pe’cchesta vota no, so’

troppo cuntenta! (Cercano nuovamente di baciarsi ma…)

TETELLA

(Interrompe di nuovo c.s.) E io che faccio mentre vuje nun ce state?

ELIO

(Infastidito perché nuovamente interrotto) Tu… tu miette tutte cose a posto, manna‘e llet-

tere ‘e annullamento d’‘o party… anzi, azzicca tante belli manifesti pe’ tutto ‘o pae-

se, faje primma. Anzi no… fa’ ‘na cosa meglio: piglia a  Guido e ‘nu bellu megafono

e jate giranno pe’ tutte ‘e strade d’‘o paese alluccanno: “Party annullato, pe’ stavota

nun magnate a sbafo!” Po’ fa’ ‘n’ata cosa: disdici ‘o catering e poi… poi te putarraje

magnà tanti belli salumi e furmaggi cu’ Guido alla salute mia, sì cuntenta?

TETELLA

(Ironica) Uuuh, sì sempe troppo buono, patrò! (Al pubblico) Ma è meglio si vaco a ma-

gnà ‘a casa ‘e Ommo, ‘o vicino, a magnà veddure!

ELIO

Tetella, ma dimme ‘na cosa: nun è ca te dice ca te piaceno ll’evere pecché te piace

l’Olmo? Non l’albero, capimmoce… (Tetella borbotta sorridendo) Tenite ‘e stessi brutti

gusti comuni, nun se sape maje! (A Dora) Stevo pensanno ca in fondo in fondo Jack

nun è stato malamente cu’ nuje, puveriello… anzi, è stato proprio sfurtunato! ‘Nce

vulesse da’ ‘n aiutino… E si ce purtassemo quacche salame a Poggioreale? Oppure

‘nu pruvolone… che saccio… cu’ ‘a limma ‘a dinto?

DORA

Ma sì, pecché no?! ‘A famiglia soja tene bisogno ‘e isso; avarrà fatto tanta sbagli

dint’‘a vita ma l’ha fatto sulamete p’ammore d’‘a famiglia. Non che il fine giustifica

i mezzi però, si ce stesse ‘na distribuzione di mezzi più equa, più giusta ‘e sorde, ‘e

denare… forse ce stessero meno delinquenti, chi ‘o ssape!?

ELIO

Già, si tutto fosse assaje cchiù equilibrato ce stessero pure pochi gesti estremi! Menu

male ca Jack l’ha pigliata cu’ filosofia e ca pure Tino ‘nce ha pazziato ‘a coppa…

pure tanta gente comme a isso putesse fa quacche gesto estremo!

DORA

È ‘overo, s’avesse ‘a essere meno egoisti! (Pausa) E si aiutassimo a Jack accussì nun

facesse cchiù ‘o delinquente? Le putessemo truvà ‘na fatica dint’‘o salumificio a isso

e pure a quacche parente d’‘o sujo… Vabbuò, ‘nce pensammo quanno turnamm e

vedimmo che putimmo fà, che ne pienze?


SIENTE A MME… A PASQUA STATTE SULO!                                                                                                                     Pag. 82


ELIO             Sì, sì, mò jammuncenne a Bora Bora… Pe’ ttramente ‘nce faccimmo fa’ ‘na bella vacanza dint’‘e ccancelle: primma ha da pavà ‘o diebbeto ca tene cu’ ‘a giustizia… S’arrepusarrà ‘nu poco! (Ironico) Isso ca nun s’arreposa maje, in tutti i sensi! (Si alzadal divano insieme a Dora, poi al pubblico) Vabbuò, nuje ce ne jammo, ce ne jammo a ffà

‘na vacanza senza amice, sulamente io e muglierema… (E al pubblico) e vuje che ffa-cite? (Fa l’occhiolino, magari fanno entrambi un bel saluto a soggetto, poi Elio prende a braccettola moglie, si girano ed escono, mentre Tetella li saluta con il fazzoletto)

Sipario

FINE DEL SECONDO ATTO

FINE


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