Sl’as va ben a siem.. Roinà

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“SL'AS VA BEN A SIEM... ROINÁ”[1]

DUE ATTI

IN DIALETTO MANTOVANO

DI

Enrico scaravelli

PERSONAGGI:

Giovanni CASANOVA             imprenditur

Marisa CASANOVA                sö mujer

Vincenzo GRATTA                   ex Onorevole

Gioconda SCHIFANOIA                mojer ad Gratta

Anselmo PONTEGGI            impresari edile

Mario SOLFEGGI                 profesor ad müisica

Alcide PENNELLI                 pitur

Irina TIMOSHENKO            colf

Carletto BUSTA                     postin

Fritz KEPPLER                     violinista

Cesira TAROCCHI                cartomante

Al dé d’inchö in dla véla dl’insgner Giovanni Casanova




                                                                                                                

+-

ATTO PRIMO

Nella villa dell’imprenditore Casanova è usanza partecipare quasi settimanalmente, al salotto letterario organizzato dalla signora Marisa Casanova, moglie dell’imprenditore. Titti fanno sfoggio, con studiata <nonchalance>, della propria cultura, compresa Gioconda Schifanoia la quale, essendo moglie di un ex onorevole, vuol far sfoggio della propria…ignoranza. Arredamento signorile. Cristalliera, libreria, tavolo rotondo, divano, quadri alle pareti, telefono

SCENA I

(Marisa Casanova- Anselmo Ponteggi-On. Gratta-Gioconda-Mario Solfeggi-Alcide Pennelli-Fritz)

 (A sipario chiuso si ode il suono di un violino con un brano del minuetto di Boccherini che cessa a sipario aperto. I personaggi, elegantemente vestiti, applaudono Fritz Klepper che è in piedi, ha il violino in mano e fa un inchino di ringraziamento per gli applausi a lui attribuiti)

Marisa       :- “Av ringrasi töti par èsar present al me <salòt leterari>. Caro Fritz, il vostro talento ha ben meritato il riconoscimento di primo violino all’opera di Vienna”

Fritz           :- (parlerà sempre con forte accento tedesco) “Danke, grazie… troppo buoni”

Marisa       :- (a Solfeggi)“Cusa disal al profesur Solfeggi ad questa esecüsiòn.. Lö ch’l’è sta profesur ad violin e derivati, al conservatori ad Parma?”

Solfeggi      :-(dandosi importanza) ”Beh… mia par gnint l’è sta pröm violin adritüra a l’Opera ad Vienna e a pos cunfermar che <l’amico Fritz> algh met l’ani-ma in dal sö <virtuosismo> e agh faghi, come sempar, i me compliment”

Fritz           :- “Werstanden,capito Herr Professor…Danke…ora solo ex primo violino”

Marisa       :- “Ch’als comuda siur Fritz intant che la me <colf> la prepara un te come il fa in Rösia… col <samovar>”

Gioconda   :- “Cusa saresal col bagài lé?”

Fritz           :- “Essere apparecchio per fare the” (posa delicatamente il violino e si siede)

Gioconda   :- “Apparecchio per fare me?

Gratta        :- “Ma l’è par far al the da bevar” (alla moglie, sottovoce) “Sta mia a dir di sfondon ca t’am fe far sempar a dli bröti figüri” (la tira per un braccio e la fa sedere)

Gioconda :- (stizzita fa spallucce)

Solfeggi      :- “E al nostar impresari Ponteggi cusa disal dla situasion; cusa süced in cantieri edili…V’ei sempar sö cme li sfuraciöli?”

Ponteggi     :- “Ahimemì che tast l’è andà a tucà… La situasion la va sempar pès, caro professur Solfeggi: banche che non elargiscono mutui e nemmeno fide-jussioni… Stato, Regioni e Comuni che non pagano da molto tempo i lavori ordinatici… e me ch’an so fa come pagar al material, i operai… Am sa tant ca dovrema sarà butega”  (a Gratta) “Onorevole Gratta, an’s pöl mia far quèl par far tirar föra i bèsi dai Enti chi ha ordinà i laor? Chi compra paga … Ma ché an paga nisün”

Gratta        :- “Ma mé an son pö onorevule… anca s’i mal dis sempar da spess”

Pennelli      :- “L’è stà trom…”

Gioconda   :- “Ma com‘al’s parmétal ?!”

Pennelli      :- “Cl’am làsa fnìr…È stato trombettista da giovane nella <Banda di scavsà> della pro-loco”

Gratta        :- (scocciato)  “Ma sì… a s’era un bagaiòt alura”

Pennelli      :- “Al sonava la…CURNETA!”(mostra le corna al pubblico)

Marisa       :- “Ma s’in paga mia i lavor fat par li Istitüsiòn, cum’as fa a fidaras a incomìnciar di atar laor?... Mé maré al s’e indebità con li banchi, con i strosin… L’ha fin ipotecà dli casi par pagar i operai.. A gh’è a dli volti che al n’a gh’è mia con la testa.. Al sö cumpurtament al ma spaventa.. Pö ad na volta al n’a m’ha mia cnosù... A n’ho parlà con a psichiatra ma al me  Giovanni al n’al vö gnanca vedal…S’in proved mia dabon andrem töti a rümar i di casetòn dla spasadüra”

Ponteggi     :- “Ma a vidrì che töt andrò a post”

Marisa       :_ “Sperema ben”

SCENA II

(Marisa – Ponteggi – Gratta – Gioconda - Solfeggi – Pennelli – Fritz – Irina)

Irina              :- (giovane ucraina, con abbigliamento da cameriera, entra col vassoio contenente le tazze da the, zuccheriera ed eventualmente biscotti. Posa sul tavolo e dallo sguardo di Marisa cerca di capire se deve servire)

Marisa       :- “Grazie Irina, vai pure che servo io”

Irina           :- (con forte accento dell’est) “Come desidera signora” (va in cucina)

Pennelli      :- (guarda con interesse, la ragazza, mimando che è <bbona>)

Marisa       :-  (iniziando da Gratta, pone innanzi agli ospiti, le tazze di the)

Gratta        :- “Me no, grasie… forsi a me mojer…”

Gioconda   :- “Ma Vincensi, a t’al sé che s’agh fes al limun al ma stréca li büdèli  e dopo a gh’ho dificoltàa andar ad…”

Gratta        :- (l’interrompe) “Làsa pör lé ca n’è mia al casu d’andar avanti”

Gioconda   :-(a Marisa che le porge la tazza) “Limon no, grasie… Pötost agh mèti un cûciarin ad söcar di pö” (dopo il primo cucchiaino di zucchero, prosegue col secondo mentre Marisa regge la zuccheriera. Gioconda arriva a contare cinque cucchiaini abbondanti di zucchero, mimati con comicità dal viso di Marisa che va dalla zuccheriera alla tazza)

Marisa       :- (ironica) “Alt pias pötost amar…”

Gioconda   :- “Am tegni un po’ scarsa par via dal diabete” (sorseggia, fa una smorfia) “Scüsa ma...a gh’an völ almen un’atar” (aggiunge)

Marisa       :- “Pröma d’armagnar sensa söcar l’è mei ca fnesa ad sarvir al the”(passa a servire gli altri)

Ponteggi     :- “Siura Marisa, come sempar l’as merita i compliment par come la sa organizar al salot leterari, in doa a sa scambiema li novità, li conosensi, as parla d’arte, leteratüra, müsica, ad galateo…”

Gioconda   :- (le scappa un rutto) “Anca s’a capita un qual föra programa”

Ponteggi     :-“Mi unisco alla disquisizione dell’ingegner Ponteggi ed aggiungo ezian-dio che abbiamo anche avuto il piacere di gustare il tocco con pizzicato di violino dell’ottimo Herr Fritz, specialmente nell’assolo del minuetto di Boccherini. Dico bene Maestro?”

Fritz           :- “Grazie.. mi fa piacere sentire qvesto” (sorseggia il the non riuscendo a trattenere un atteggiamento di disgusto; depone la tazza e tossisce)

Gioconda   :- “Pizzicato?... Me a n’ho santü nisün psigon”

Gratta        :- “Gioconda bev al the”

Gioconda   :- “Aspeti che al the al s’arsora. E te al tö the?”

Gratta        :- “At s’è ch’al nam pias mia tant al the: Intant beval te al tö the”

Pennelli      :- “Na qual volta siora Marisa, sla cred, a porti un qual disco ad canson napulitani” (sorseggia il te e lo sbruffa) “Che schif!”

Gioconda   :- “Al dis ben al nostar pitur“(sorseggia una boccata di the senza sentire nulla di anomalo)

Pennelli      :- “A proposit dal the?”

Gioconda   :- “A proposit ad canson chi canta sempar in ingles e a n’as sent quasi mai li canson napulitani…” (cerca di sfoggiare il suo sapere): <O sole mio>, <Vitti ‘a crozza>…”

Pennelli      :- “Quéla l’è siciliana”

Gioconda   :-“Quand i-a senti am ve un quèl dentar ad me… ca s’am mov fin la pansa”

Gratta        :- “O Dio…Va söbit in bagn… pröma ca sia tardi”    

Gioconda   :- ”Ma cus’èt capi? A vrea spiegar che tanti canson napulitani li gh’ha tant sentiment e am senti reumatica…”

Pennelli      :- “Questa an l’ho mai santüda”

Gratta        :- “Forsi at vrevi dir <romantica>”

Gioconda   :- “È stato un <lapis>

Gratta        :- (insofferente agli strafalcioni della moglie) “At vrevi dir <un lapsus>”

Gioconda   :- (scocciata delle continue correzioni del marito) “Ma an’t gh’è atar da far?”

Ponteggi     :- (beve un sorso di te che spruzza immediatamente) “Ma questo l’è velen!”

Marisa       :- “Al va dbü pian pian… al va güstà…”

Ponteggi     :- “Sla parmet a gh’al faghi güstaral the fat con al samovar” (prende la tazza destinata a Gratta, che non l’ha voluta, versa, mette un cucchiaino di zucchero)

Marisa       :- “Ben gentile a sarviram al the”

Ponteggi     :- “A speri d’an rovinar mia l’amicisia”

Marisa       :- (beve un sorso osservata dai presenti, dopo  il quale rimane imbambolata, rigida come una statua)

Solfeggi      :- (si alza, toglie la tazza dalle mani di Marisa…Le passa una mano davanti agli oc-chi e le dà dei buffetti sulle guance)

Marisa       :- (ha uno scatto improvviso, si mette una mano davanti alla bocca ed esce di corsa. Giunta al bagno lancia un grido) “Ahhh..”

Tutti           :- (sobbalzano) e

Gioconda   :-“O Dio!... Che spài!... Agh sarà armas al magnà i sal stomach!

Marisa       :-(rientra fuori de sé con un mano sullo stomaco chiama la colf ) “IRINA!”

Irina           :-(entra) “Bisogno di me signora?”

Marisa       :- (reprimendo l’ ira, versa del the in una tazza. Mette un cucchiaino di zucchero)

                   “Siedi!... È giusto che anche tu beva il the che hai fatto col tuo samovar”

Irina           :- “Spassiba…Grazie” (beve sotto lo sguardo attento di tutti. Non accade nulla) “Dobre, karasciò… buono…” (mentre i presenti si guardano stupiti Si alza)“Posso portare via tazzine?”

Marisa       :-  (confusa) “Eh?.. Ah… le tazzine… Si porta via tutto”

Irina           :- (provvede ed esce di scena)

Pennelli      :- “As ved ch’l’ha gh’ha al stomagh a fèr”

(mentre stanno a commentare liberamente il fatto giunge un urlo dalla cucina e si ode il fracasso di terraglia a terra)

Marisa       :- (corre in cucina seguita da Fritz)

Gioconda   :- (non nascondendo la sua soddisfazione) “Eh…a vrea ben dir…”

Pennelli      :- “Am pareva imposebul…”

Gratta        :- “Chi è causa del suo mal, pianga se stesso”

Gioconda   :- (al marito Gratta) “L’a t’è andada ben ch’n tnè mia d’ bü…. Però me a n’am senti gnint ben… am ve ingòsa”

Ponteggi     :-“Quél al n’era mia un the… Am pareva d’aver adbü ad l’aqua rasa…am senti fin la pansa chl’a brontulà”

Fritz           :- (riera dalla cucina) “Tutto meglio ora…Irina liberato stomaco”

Marisa       :- (rientra anch’essa, mogia e perplessa) “A v’admandi scüsa. An riesi mia a  capì… L’ha fat al the atri volti con ch’al bagai lè e l’era töt acsé fin…” (chiama la colf) “Irina!”

Irina           :- (entra)  “Comandi”

Marisa       :- “Dove hai preso il the che hai adoperato poco fa?”

Irina           :- “The finito e allora io preso scatola the in dispensa”

Marisa       :- (mentre si avvia alla dispensa) “Quello della scatola verde?” (fuori scena)

Irina           :- “Si. C’era figura di the su scatola”

Marin         :- (sempre dall’esterno) “Oh, no…” (rientra preoccupata)

Pennelli      :- “Ala risolt al mistero misterius?... Gh’èmia d’andar a far la lavanda gastrica a l’ospedal?”

Marisa       :-“Al the ch’l’ha drovà l’era in una scatola vöda dal the in doa a gh’era sta al velen pri sòragh…”

Fritz           :- ”Noi fare fine topo?”

Gioconda   :- (inviperita) “Ahhh… Iv capì la siura Casanova?.. L’as vreva mandar töti al simiteri”

Marisa       :- “Ma a l’ho adbü anca me…e po’ a te al n‘a fat gnanca efètu”

Fritz           :- “Signora Casanova, no colpa”

Gratta        :- “Gnanca mal che me mojer l’ha gh’ha al stomagh ad fèr”

Gioconda   :- (si porta improvvisamente una mano alla bocca e scappa fuori verso il bagno)

Gratta        :- “Rettifico!”

Solfeggi      :- “Com l’è la véta…Basta un gnint, una distrasiòn, par rovinaras l’esi-stensa”

Ponteggi     :- “Se töti i mal i fés questi…Agh pensa la situasiun sociale e politica a rovìnaras… S’a n’as guadagna mia an’s pöl mia spendar… L’è al can ch’als magna la cùa”

Pennelli      :- (scherzoso) “Alegar… L’önich ch’al n’as pöl mia lamantar l’è l’onore-vole”

Gratta        :- “E parché”

Pennelli      :- “Parché… Gratta e vinci”

Gratta        :-(scocciato) “Che spiritos…” (come a voler restituire la battuta, insinuante) “Pötost… i so quadar èi sempar in cantina?... Niente vendite?”

Pennelli      :- “La gent, con la crisi la preferes comprà da magnar…Al moment l’è töt ferum”

Fritz           :- “Io non più concerti… stessa cosa di Herr Pennelli”

Ponteggi     :-“Al podrès far di quadar… commestibili”

Fritz           :- “E io fare nota al cioccolato, jà?”

Solfeggi      :- “Sperema ad vegnar föra da ‘st’empasse”

Gioconda   :- (entra ed apostrofa il marito) “Ad podevi vegnar a vedar s’a gh’ea ad bisogn, dal moment ch’hò dat da stomach”

Gratta        :- “Ma ho pensà ca gh’era zà la siora Casanova”

Solfeggi      :- (a Gratta) “Continuand quél ca ‘dzeva pröma, l’è töt un schif, una noia”

Gioconda   :- (tutta trilli, a Solfeggi) “Ch’l’am déga pör profesur Solfeggi”

Solfeggi      :-“Dir… cosa?”

Gioconda   : “L’ha fat al me cugnom: Schifanoia>…”

Marisa       :_ “Ma no, l’ha det <che schif, che nòia> 

Gratta        :- “L’è al cugnom da pöta, parché da maridsda l’è <Gratta>”

Pennelli      :- “Ogni nome una garanzia!”(verso il pubblico, mima il…grattaggio)

Ponteggi     :-  (con ironica galanteria, non percepita da Gioconda) “Come si sente l’esimia signora Schifanoia?”

Gioconda   :- “Grassie, più meglio. Mi era acchiapato una sfésa al buco dello stoma-co, ho rimesso ed ora mi sento più piccante, più ‘pompante’, volevo dire più ‘pimpante’di prima”

Marisa       :-”Bene, malgrado l’inconvenient dal ‘the’ töt al rest l’è andà ben. Profe- sur Solfeggi, ho santü ch’i sta par publicàr un so lebar. Cusa tratal?”

Solfeggi      :- (un po’ tronfio anche se crede di non farlo apparire) “Ma l’è una roba da poch. Ho apena consgnà al me lavor a l’editor”

Ponteggi     :- “Interesant. Qual’èl l’argoment?”

Solfeggi      :- “L’è un tratato ca riguarda i ‘melodrammi’ ad Verdi, Rossini, Donizzetti e li discüsion tra Salieri e Mozart”

Gioconda   :- (a Marisa) “Discüsion par ‘na…’saliera?”

Gratta        :- “Gioconda làsa  star. ‘Sculta e impara”

Fritz           :.- “Salieri molto geloso di talento e capacità di Mozart…Signora Casa-nova… mi scusare, ma devo andare per audizione per posto di violino di spalla al Regio di Parma. Grazie per invito qua…  Auf Widersehen”

Tutti           :- (salutano a soggetto)

SCENA III

(Marisa – Ponteggi – Gratta – Gioconda – Solfeggi – Pennelli – Irina)

Marisa            :- (suona il campanello per chiamare la domestica)

Irina           :- (entra tenendo in mano uno strofinaccio) “La signora ha chiamato?”

Marisa       :- “Va meglio?... Ti sei ripresa?”

Irina           .- “Si, grazie… Prego scusare me… io non sapere che the era…”

Pennelli      :- (interrompendola) “Tutto è bene ciò che finisce bene”

Marisa       :- “Già che hai lo strofinaccio in mano, pulisci il tavolo che è rimasto bagnato col the”

Irina           :- “Subito signora” (provvede voltando le spalle al pittore Pennelli)

Pennelli      :- (persiste ad osservare le mosse della domestica, imitandola) “Coiombrici siura Casanova, l’ha cambià in mèi la colf”

Marisa       :- “E al sn’è acort a vardaragh… la targa?... Quèla ad pröma la s’è data malada e un amich ad me marè al s’l’ha racomandada… Pr’ades l’è in pröva e sl’a va ben a la mitrem in regola”

Ponteggi     :- (ad Irina, cercando di far sfoggio delle poche parole di russo e di Ucraino che sa)

                   “Gavorise gli vi pà italianski bàrisgnà?”[2]

Irina           :- (piacevolmente sorpresa) “Dà, Ja pani maiu”

Solfeggi      :- “E bravo al nostar costrütor ch’al parla al röss”

Ponteggi     :-“An gh’è döbi … Ho partecipà a una gara par la costrüsion dal stadio a Kiev e ‘na qual parola a l’ho imparada”

Irina           :- (ultimata la pulizia del tavolo, interroga Marisa con lo sguardo)

Marisa       :- “Puoi andare”

Gioconda   :- (insinuando, a Marisa) ”In dua dormla ch’la lè?”

Marisa       :- “Tranquila Gioconda… l’an ve mia da te a dormir… Anca se tö marè l’è un om par ben”

Gioconda   :- “Sicür l’è un’òm unest”

Ponteggi     :-“Siura Casanova, com’a stal sö marè?...L’ûltima volta ca l’ho vest al n’am pareva mia tant a post con la testa… Oh, sensa ufesa né?”

Gratta        :- “Trop stress l’è pernicius … l’è mei stacar ogni tant”

Marisa       :- “Al psicologo al m’ha det che <sta attraversando un momento difficile a causa dei sui impegni di lavoro, è come se avesse doppia personalità”

Gioconda   :- “Come sl’aghes dû marè!”

Marisa       ;- (salace)“A m’an vansa ad v’ûn[Enrico Gi1] ”

Pennelli      :- “Curagio siura Gioconda… A n’as sa nai che anca par le a n’agh salta föra un fat cumpagn…”

Gratta        :-“Grasie! Bèla roba! Al m’augura d’andar föra ad testa cme Casanova?”

Marisa       :-(risentita) “Ma cusa disal?”

Gratta        :- “Oh… Chiedo venia …la m’è scapada…”

Gioconda   ;. “Chi èla sta <Venia>?”

Solfeggi      :- (ironico) “Ma l’è...par la dopia personalità”

Gioconda   :- (a Marisa) “I m’ha volü dir che…”

Marisa       :- “Però, at gh’è sempar un qualchidûn ch’alt völ dir”

Gioconda   :- “Che quei ad l’edilisia in paga mia li tàsi chi è…solventi… “(al marito) Vincensi, iötam te… agh l‘ho in sla punta dla lengua….”

Gratta        :- “Vöt dir <insolventi>?”

Gioconda   :- “Bravo… vedat che solvente al gh’era?”

Pennelli      :- “Al gh’è fin in dla pitüra al ‘solvente’ “

Ponteggi     :- (guardando Gioconda)”Non ti curar di lor ma guarda e passa”

Gioconda   :- “Chi èl ca pasa?”

Ponteggi     :- “Dante…”

Gioconda   :- ”Dante chi? Al fiol dal Clorinda?”

Gratta        :- “Làsa sta Gioconda… L’è Dante Alighieri”

Gioconda   :- “A n’al cunosi mia”

Gratta        :- “A son parsuas… sentat chè darent a me”

Solfeggi      :- “Siura Casanova, cusa disla s’a ritornema al tema dla nostra riüniòn leteraria: <La situazione del lavoro>”

Marisa       :- “Sarà mei. Sintev a taula ca a s’a scambiema li nostri upiniòn” (siedono)

“I punti salienti del tema sono…”

Gioconda    :- (sottovoce al marito)  “Ma… a n’as dis mia <solventi?”

Gratta         :- “Pröva a magnar un pom acsé at gh’è la bòca impgnada”

Marisa       :- (seduta al tavolo rotondo) “Punto primo: ”Li banchi l’in fa pö prestit. Secondo: I Enti in paga al laor fat a sö richiesta. Terzo: s’an gh’è mia en-tradi an’s pöl mia spendar e l‘economia la va a remengo”

Pennelli      :- “Gnam, gnam…Più poveri ci sono più ricchi diventano sempre più ric-chi e potenti”

Solfeggi      :- “A proposit ad banchi… quand sö mare al n’as senti mia tant ben, chi cüra i sö intares”

Marisa        :- “Al so comercialista; al dutur Strozzini”

Solfeggi       :-(ironico) ”Lè un nom chl’ispira fidücia“

Ponteggi      :- “Quand al cambia personalità chi credal d’esar?

Marisa        :- “Giacomo Casanova”

Pennelli       :- “Tombeur de femmes”

Gioconda    :- “Cosa? Agh ve fam in sli tombi…. Ma l’è un canibal!”

:- “A vol dir ch’l’era un sotaner, et capì’? Ema vest anca un film in sal tema ad Casanova…al venesian”

Gioconda   :- “Come me madar…Ades am ve in ament… Che òm ca gh’era una volta”

Ponteggi     :-“Le donne, i cavalier, l’arme e gli amori”

Gioconda   :- “Questo al l’ha déta Pippo Baudo!”

Gratta        :- (allarga sconsolato le braccia) “Gioconda, par piaser, sentat e lasa ponsar la lengua… Al n’e mia Pippo Baudo, l’è l’Ariosto…”

Gioconda   :-“Ah, lè quel che ha arestà...i n’ha parlà a la television…<Catturato il so- spettato con mandato d’ariosto!”

Gratta        :- “Ma in dua vèt a catarli…”

Gioconda   : “Pensa Vincensi s’at gh’èsi anca te la dopia personalità, a sares come se dü  òm im vres par lor…” (sospirone) “Eh…”

Marisa       :- “Continuand quel ca dzeom, la riünion la riguardava anca <il degrado         dei costumi ai giorni nostri>”

Ponteggi     :-“Second me al degrado di in dla nostra società l’è dovû a la mancansa di valor. La televisiòn una volta l’insgnava al galateo, al comportament, al dé d’inchö is parla adòs, asiem e in mòla mia, i continua”

Solfeggi      :- “Propria acsé. L’atar dè me fiöl l’am parlava intant che me a s’era al tele-fono e a gh’a dè dseva: “Non vedi che sto parlando al telefono?”E lö, bèl bèlo l’am dis: “Ma papi, lo fanno sempre in TV>”

Pennelli      :- “Corruzione, tangenti…delinquenza, mancanza di sicurezza”

Gioconda   :- “Ma l’è un fat normal… A s’era in banca propria a ier, quand un casier al nota un tipo ch’as ved ch’al ga stava n sal stomach, parché al s’è alvà sö  e un sö colega al gh’admanda in dua al và…E a m’arcordi ben ch’al gh’ha det: “C’è uno che mi perseguita… vado per la tangente”

Pennelli      :- “Ma quél l’è un modo par dir a scapi via in temp, in sal fil pröma che.. eccetera, eccetera”

Gratta        :- “Quand a sera in Parlament, eva presentà una proposta ad lège contra la corusiòn e i curòt…dopo è cascà al Goveran e töt è andà al rimand…Par una manada ad voti è stà elèt un’ atar e la me proposta chisa in dua ch’lè”

Pennelli      :- “Un atar argoment interesant, riguarda li operi d’arte, che second mé a sarès ben evitar che i <tombaroli> i cata reperti antigh, chi vend. A gh’èma ‘na valanga ad sti reperti mûcià in di magasin… E alora parché al Stato al n’a fa mia un’asta libera, almen do volti a l’an, valida par töt al mond, e al vend di tòc antigh, con la certificaziòn adata e l’incamera soquanti milion?. Chi compra al sa d’aver un repert ad valor, cumprà regolarment. Tant, basta scavar ch’as cata sempar quèl d’antigh. Quél al sares al nostar petrolio”

Gratta        :- “Argoment interesante… S’a vegni elet a li prosimi votaziòn a presen-tarò un progeto in ch’al senso lè… As capés che la campagna eletorale la gh’ha di cost e… inchö t’am dè ‘na man a mè e adman a la daghi a te…”

Solfeggi      :- (a Pennelli, sottovoce) “Capita l’antifona?”

Gioconda   :-“Bravo Vincensi. A t’arcordi ad ch’la volta ca m’ea firmà la Sofronia e l’a m’ea det: <Onorevola, ci avrebbe la bontà di chiedere a suo marito una raccomandazione per far passare mio figlio al grado superiore? Fa il bidello all’esilocomunale>. Dopo in t’è mia bastà i voti par ritornar in Parlament e adès la Sofronia quand l’am ved l’as volta da n’atra banda”

Marisa       :- “La gent l’è ingrata”

Solfeggi      :-  (a Pennelli) “Siur Alcide, com’èla andada la mostra ad pitûra a Modna?”

Gioconda   :- “Una mostra?”

Pennelli      :- (ironico a Gioconda) “La moglie del mostro”

Gioconda   :- “A gh’ì sempar vòja da scarsar…Almeno iv vandü un <qual quèl?>”

Pennelli      :- “Ch’l’a ‘n’as preoccupa mia siura Gratta… La critica l’è favorevole a la mé pitûra e a son sicûr che i dé prosim a vandarò ben”

Gioconda   :- “Bèla roba vuatar òm a gh’ì un circol par i vizius!”

Gratta        :-“Gioconda, varda s’a gh’è una rivista con li figûri  e ad risparmi al fià”

SCENA IV

 (Marisa – Ponteggi – Gratta – Gioconda –Solfeggi – Giovanni)

                        (appare in scena Giovanni, marito di Marisa che indossa il costume del 1720, simile a quello attribuito a Giacomo Casanova. Avanza maestosamente fra lo stupore di tutti)

Marisa       :- (con tristezza, accorata) “Oh, no…”

Giovanni    :- (dopo una rapida occhiata ai presenti) “Lor signori chi sono?... A che debbo l’onore di cotante inaspettate persone?”

Solfeggi       :- “Ma… l’è l’insgner Casanova!”

Gioconda   : “Val a un bal mascherà?”

Marisa       :- (si avvicina premurosa al marito parlandogli con dolcezza) “Ma caro… come mai a t’at se mes al custöm ch’éma compra al Carnaval ad Venesia, a gh’è incora temp”

Giovanni    :- (si toglie il tricorno fa un saluto spagnolesco alla moglie) “Gentile pulzella, non ho avuto l’onore di conoscerla e poffarbacco, alla buon’ora mi ram-marico di questa imperdonabile discrepanza…”

Gioconda   :- “Ma col lé l’è töt matt… e al gh’à anca mal ad pansa”

Giovanni    :- (ignorando l’interruzione) “…perché se ella frequenta la mia modesta dimora in Campiello, ciò significa che dovrei conoscerla”

Pennelli      :- (sottovoce a Marisa) “L’assecondi signora…”

Marisa       :- (fa un cenno di consenso e poi, con un inchino, risponde a Giovanni) ”Cavaliere, forse impegnato com’è nelle sue attività… diciamo.. di conforto verso il

                   gentil sesso , ha dimenticato il suo invito “

Giovanni    :- “Se così è, è un errore imperdonabile e le chiedo venia”

Gioconda   :- (al marito che è in disparte) “Al völ la Venia?... La sarà n’a poca ad bun”

Giovanni    :-“… ma ella non mi è un viso estraneo…”

Marisa       :- (tra sé) “Gnanca mal”

Giovanni    :- “Mi punge vaghezza di ricordi che fluttuano nell’aere…”

Pennelli      :- “Cus’èl ch’agh <punge>?”

Giovanni    :- (scocciato, risponde) “Vaghezza govinotto…vaghezza…”

Marisa       :- “Messer Casanova… mi perdoni l’ardire…”

Giovanni    :- “Ardisca pure, ardisca”

Marisa       :- “Lei… ha moglie?”

Giovanni    :- “Moglie?.. Mogli?... Si, ma non sono mie”

Marisa       :- “Il nome di Marisa… le ricorda qualcosa?”

Giovanni    :- “E chi sarebbe?”

Marisa       :- (tra sé) “Andéma propria ben..”

Giovanni    :-“Le dirò che il nome non mi giunge nuovo. Sarebbe lei per caso?””

Marisa        :- “Sì… ma mia par casu”

Marisa        :- “Si, ma mia par casu”

Giovanni    :- “Come mai tutti questi uomini in casa mia?... Ciò mi rovina la reputazione…”

Gioconda   :- (seccata) “Ma me an sun mia un òm!”

Marisa       :- (decisa)” “Lasa perdar la repûtaziòn e vat a cambiar”

Giovanni    :”Questa parlata non mi giunge nuova…ha un sapore familiare..”

Solfeggi      :-“Signor Casanova, permette una domanda?”

Giovanni    ;- “Mi dica buonuomo”

Solfeggi      :- (irritato) “Buon uomo a chi? Buon uomo un còran!... Sono Mario Solfeggi , Professino di violore.Am s’è ingatià la lengua; a vrea dir professore di violino al Conservatorio di Parma…tsè… buon uomo…”

Ponteggi     :- “Ch’al’s calma profesur,  l’è ch’l’atar Casanova ca parla… Giacomo”

Pennelli      :-(gli squilla il cellulare che tiene in tasca)

Giovanni    :- (sobbalza e prende agitato le mani di Marisa) “Cielo…suo marito!... Dove posso occultarmi?... Non vorrei incappare in un altro duello ed essere arrestato dagli sbirri del Doge”

Pennelli      :- (risponde alla chiamata con un…) <Trompo, chi l’arpa?.>.. No, a vrea dir <Pronto, chi parla?>’, i m’ha cuntagià” (si allontana  e continua a far scena)

Giovanni    :-(agitato, tiene sempre le mani di Marisa) “Madonna…”

Gioconda   :- “Non si spaventi Don Giovanni, a n’è mia al casu ad ciamar la Madòna”

Giovanni    :-“Madonna Marisa, si allontani da queste persone strane…”

Gratta        :- “Senti chi parla…”

Giovanni    :- “Quel tizio parlava in un carillon…”    

Gioconda   :- (a Giovanni, parlando in veneziano) ”Sior Giovani… pòsia domandarghe par piaser se lü l’è sta dabon in prison coi piombi?”

Gratta        :- (preoccupato delle gaffe della moglie)”Ma me am vaghi a lugà!”

Giovanni    :- “Me ciamo Giacomo siora e no Giovanni… Xèla de Venesia anca ela?”

Gioconda   :- (civettuola si sente al centro dell’attenzione) “Par parte de mare”

Giovanni    :- “Chi xela eìla?”

Gioconda   :- “Me ciamo Gioconda”

Gratta        :-  (allarga le braccia come sconfitto e guarda con dispiacere i presenti)

Giovanni    :- “Gioconda? …Xe sta un nome màsa importante anca par Leonardo Da Vinci”

Gioconda   - “No lo cognoso…”

Gìovanni        :- “Le chiedo scusa Madonna Marisa ma debbo dar retta a questa intrusa”

Gratta         :-“A la cunosi anca me… “

Giovanni    :-  “Par tornar a la che la me gh’.à fato su i <piombi> ghe digo solo che i me gh’à porta a la prison che la se ciama a sto modo e son anca scapà. Adeso, se la me permete gh’ò da parlar con Madonna Marisa”

Gioconda   :- “Adiritüra <Madonna>…”

Solfeggi      :- A chi temp li doni d’alto rango i era ciamadi Madonna”

Gioconda   :“E i òm cus’eri ciamà: Signor/”

Gratta        :- “Gioconda, salta föra da dle che pr’inchö at n’è det abastansa”

Marisa       :-“Cavaliere venga di la che le faccio assaggiare un the speciale”

Giovanni    :- “Ad un invito di cotal signora non si può rifiutare” (escono)

Pennelli      :_- “Sl’agh dà cal the lé preparemas a ciamar l’sambulnsa”

SCENA  IV

(Ponteggi-Gratta-Gioconda-Solfeggi-Marisa-Irina-Pennelli)

Pennelli      :-“As capes che la siura Marisa l’ha gh’à un bel strolich con al mar* in cli condizion… specialment con un’impresa cme la sua da mandar avanti”

Gioconda   :- (insinuannte) I-è andà ad sura e a pensi c a podema anca andar via”

Ponteggi     :-“Sperema ch’al rinsavesa!”

Solfeggi      :- “Conditio sine qua non”

Gioconda   :-(volendo dimostrarsi saccente) “Questo dipend dal condiment, come al the”

Pennelli      :- “An gh’è gnint da condir siura Gratta. Si tratta di una condizione senza la quale Don Giovanni sarebbe ancora qua”

Gioconda   :- “A s’i pran sofisticà.. ma parlè com’a magnè”

Pennelli      :- “ (al pubblico) “As ved che in casa sua l’han magna mai”

Gratta           :- (in imbarazzo) “Grazie siur pitur.. A gl’arès spiegà dopu a me mojer ..cum grano salis”

Gioconda   :- (persistendo)”A m’l’imaginava che al prèsi dla sal al sarès aumentà.. <grano sali>”

Gratta        :- “…a völ dir che la notizia l’è da dar con li moli… chl’a va verificada pröma ad spararla”

Solfeggi      :- “Se la siura Marisa la gh’à da star adré a sö marè, a dsires ad ciamar la Irina e diragh ch’andema via”

Ponteggi     :- “Mutatis mutandi”

Gioconda   :- (sta per dire la sua, ma il marito le mette una mano sulla bocca prevenendola)

Gratta        :- “Pröma ca salta föra ad dli atri müdandi…a völ dir <cambiar i fat tant par cambiar>”(le toglie la mano alla bocca), ta la muta protesta della moglie)

Solfeggi      :“Non si sente più parlar forbito, as sent sol dli parolàsi anca in television”

Pennelli      :- “ I temp i-è cambià: <o tempora o more>

Gioconda   :- “A n’è mia incor al temp ad li fraghi”

Gratta        :- (tra sé)”L’ è sempar al temp di cojòn!”

Irina           :- (entra in scena) ”Signora Casanova detto che appena marito dorme viene

                   per chiedere scusa voi”

Ponteggi     :- “Spassiba Irina.. Grazie”

Irina           :- (sta per uscire e lascia prima il passo a Marisa che entra)

Marisa       :- “A v’admadi scûsa…”

Gioconda   :- “Coma stal?”

Marisa       :- “A gh’ho dat una bûstina ad Tabor con al the par faral indormansar”

Gratta        :- “Con al the?”

Marisa       :- “Si, ma mia al the ad pröma”

Pennelli      :- “A toléma al distürb e agh féma tanti auguri ad una buna ripresa  par al siur Giovanni”

Marisa       :- “Av faghi strada” (saluti a soggetto agli ospiti che escono. Poi va in cucina)

SCENA V

(Marisa – Irina – il postino Busta)

(suonano alla porta e Irina va ad aprire)

Irina           :- “Si… Oh, signor Postino”

Busta          :- (fuori scena) “Raccomandata per il signor Giovanni Casanova”

Irina           :- “Momento prego” (va sulla soglia della cucina) “Signora.. c’è postino”

Marisa       :- (in scena) “Fallo entrare”

Iirina          :-“Pajalusta pasjl… Prego, entrare”

Marisa       :- “Bungioran siur Busta”

Busta          :- “A gh’è ‘na racomandada par l’insgner Casanova… Èco chè… a gh’è da metar una firma ché” (porge la biro ed indica dove firmare)

Marisa       :- “D’in doa venla”

Busta          :- “L’equitalia”

Marisa       :- (mentre firma) “La sarà la solita mûlta par <sosta vietata>”

Busta          :- (riprende la biro e non si muove aspettandosi una mancia)

Irina           :- “Postino ha finito?”

Busta          :- “Capito…”

Irina           :- “Accompagno a porta”

Marisa       :- (intanto aveva aperto la busta, lancia un grido) “NOOO!”

Irina e Busta:- (si voltano spaventati e corrono in soccorso alla donna appena in tempo ad evitarle una sua caduta a terra. La coricano sul divano mentre piano piano si chiude il sipario)

FINE DEL PRIMO ATTO

                   

SECONDO ATTO

(Cambiamento di scena. Si vede una piazza e delle case. Su una panchina è coricato un barbone che è Fritz. Marisa, barbona pure essa, trascina stancamente un trolley. Si sente la sua voce registrata che diffonde il suo pensiero, la sua ansia, come se parlasse direttamente. Mentre la registrazione continua, Marisa  si sofferma a guardare Fritz che sta dormendo.

SCENA I

(Marisa - Fritz)

Voce esterna:- “Iv mai vest ‘na qualvolta, par caso, dli parsoni anziani, armasi sensa famèia che, dopo esas vardà atoran, par n’armagnar mia in vargogna, i va a rümar in di bidon dla spasadûra par catar sö quèl incora bun da magnà? Quanti volti a santema che ‘na parsuna ansiana i l’ha derubada a dla pension apena ritirada a la posta, sbatù par tera come strass da forbì zò… I-e fat che fa impresiòn e chi fa pensarin do vala l’umanità …”

Marisa       :-(guarda dentro ad un bidone o cassonetto della spazzatura e brontola) “Che avar in sto quarter… i böta via la roba ch’l’an sarves a gninto…” (vede tra i rifiuti un giornale e lo prende) “L’è ad ier, tant li notizi i-è sempar li soliti… Dasdéma al violinista” (si  avvicina alla panchinae lo sveglia)”Curagio amico Fritz… desdat…aufwechen,volta al materas e fam sit ch’am senti”

Fritz           ;. (si stropiccia gli occhi e si siede) “Guten Tag signora Marisa”

Marisa       :- “Eh, Guten anca a te… Èt magnà?”

Fritz           :- “Ieri sì.. Controllato in cassonetto se c’è cibo ancora buono?”

Marisa       :-“In böta via gnanca li ongi ad galini… A meno che an sia pasà un qual-chidûnpröma ad nuantar… Caro <amico Fritz>, bisogna cambiar zona. Che l’è ‘na zona operaia e in böta via gnint. Andema davanti ai super-market a catarem da magnà, anca sl’è ‘pena scadû i-è bon listess, dopo a fema un gir in di quartier signorili… L’è as cata anca di vasti in bun sta-to”(presa dai ricordi) “Fritz, t’arcordat al me salot leterari quand a scolta-vum li to esibizion con al violin… Al minuetto di Boccherini, le quattro stagioni di Vivaldi…”

Fritz           :- (assorto e con un velo di tristezza) ”Tempi meglio di adesso. Facevamo di-scussioni su musica e vita di musicisti. Parlavamo fra intellettuali del momento politico attuale, di crisi lavoro di letteratura, jà?”

Marisa       :-(scettica) “Intellettuali? Basta pensar mia a ch’loca giuliva dla Giocon-da. A podres scrivar un lebar con töti i sfondòn e i bagianadi ch’la dseva”

Fritz           :- “Lei molta importanza, forse perché su marito stato onorevole”

Marisa       :- “A gh’è sta anca di fint modest chi parlava d’economia…”

Fritz           :-(accenando al proprio abbigliamento)“Ah, ah… noi fare molta economia.Poi cerimonia di the... confusione... male stomaco... e ora...” (con un velo di tristezza) “...stomaco sempre male perché... vuoto” (pensoso) "Interessante però sentire Herr professor Solfeggi quando parlava di Mozart, di Mälher, dei crescendi rossiniani e del virtuosismo di Paganini nel suo <trillo del diavolo>”

Marisa       :- ”E ades a siema che.. do parsoni considerà <senza fissa dimora>, dü barbòn, dû clochard… Eh, caro amico, a n‘è mia tant la fam ch’am da fastidi, quant al dispiaser ad cataram töt in un mument in mès a la strada; vedar la gent ca ta scansa come s’aghesum la rogna… anca me am com-portava acsé. Salvo casi particulari, proma ad fnir in strada i avrà avû ‘na

                   véta, una famèia…gh’è chi ha pers al laur e anca lor i gh’avrà avû vargo-gna a faras vedar in cli condiziòn…Anca nuantar éma cambià cità con la speransa d’an catar nisûn conosent… Non so se hai capito il mio sfogo in dialetto”

Fritz           :- “Capito bastanza e penso: come mai tu benestante, marito imprenditore con attività…ridotta così?”

Marisa       :- “A quant è saltà föra, al comercialista Strozzini l’ha manipolà, falsifi-cài document chi dimostrava che me maré l’era <nullatenente> e mia in grado ad pagar li tàsi…”

Fritz           :- “Nullatenente… soldato?”

Marisa       :- “Vuol dire povero che non possiede nulla”

Fritz           :- “Come posibile questo?”

Marisa       :-“Al s’è fidà trop dal dutur Strozzini. A son sicûra ca gh’è un socio ch’al tira i fil…Ma vest ch’at se ché anca te, cuntam come mai…Set sposà?”

Fritz           :- “Mia moglie Lotte,  ricca famiglia,  capito dopo che sposato me per di-re a sue amiche che aveva in casa primo violino opera di Vienna. Quando finanziamento di Stato quasi non più soldi per Opera di Vienna, io fatto qualche concerto, poi finito anche concerti, finitto con Lotte, finito anche amici…”

Marisa       :- “E la tua frau?”

Fritz           :-“Più ricchi sono più volere ancora soldi da me per separazione e man-giare …Cosi adesso fare barbone con amica Marisa”

Marisa       :-“La gent l’a n’as conos mai bastansa” (legge il giornale preso dal cassonetto)

Fritz           :- “Comprato Feitung… giornale?”

Marisa       :- “L’è quel dla spasadûra… S’aghes avû i bèsi da tör al giornal andava a tör un café”

Fritz           :- “Notizie interessanti?”

Marusa      :-“Li soliti curtladi a li dòni, li gueri in gir, mort investì… arresti per cor-ruzione,disoccupazione… Questa notizia l’am preocupa”(con amara iro-nia, mostra l’articolo a Fritz e legge) “<La regina Elisabetta costretta dal Governo Britannico a diminuire il suo appannaggio>”

Fritz           :- “Niente panna?”

Marisa       :-“Sono soldi che lo Stato passa alla regina per il mantenimento dell’Isti-ituzione monarchica”

Fritz           :- “Ma varum.. perché tu preoccupata per regina Elisabetta?”

Marisa       :- (salace)”An vres mia catarla che a rümar in di casunet a frigaras al no-star prans!”

Fritz           :- “Ah, ah… molto dificile”

Marisa       :- (sempre scorrendo le notzie) “Questa l’è bèla… povrin, l’ha spes sinquanta milion d’euri par comprar un zügador ad balòn… Ah! l’è quél ch’l’ha manà a in casa integrasiòn quatarsent operai e impiegà, parché al na podeva mia mandàr avanti la fabrica”

Fritz           :- “Chissà operai come contenti che loro soldi andati a calciatore, jà?”

Marisa       :- (legge) “<Vecchietta derubata all’uscita della Posta della sua misera pensone>” (si alza, ripiega il giornale lasciandolo sulla panchina e inveisce contro l’indifferenza della gente)“Ma dasdev gent! Coma podema parmetar ca süce-da chi fat ché in cà nostra? A continuema a far finta ad gnint quand a gh’è chi va a sircar da magnà in dla spasadüra, magnà ch’as böta via… Parché ai nostar vèc chi ha dat töt, chi s’ha tirà sö, ch’i s’è fat sö li mandhi dop la guera par rifar l’Italia, agh déma ‘sti dispiaser…” (accorata) “In s’al merita mia” (siede affranta)

Fritz           :-“Signora Marisa, tu parlato con cuore. Anche a me vita cambiata. Prima applausi, inviti, autografi… tanti amici…forse amici perché io primo vio-lino ...Ora solo primo cretino con te signora Marisa, per amica”

SCENA II

(Marisa – Fritz – Gratta – Giconda – Ponteggi – Pennelli – Giovanni – Irina)

(attraversano la via da destra a sinistra ed altri da sinistra a destra, i personaggi che frequentavano il salotto della signora Casanova. Tutti elegantemente vestiti in con-trapposizione di come sono vestiti Marisa e Fritz. I due <barboni> vedono queste persone e sentono quello che dicono, ma non sono visti a loro volta)

Gioconda :-(passa a braccetto col marito, soffermandosi davanti a Marisa e Fritz)”Vincensi, n’èt pö savü gnint a dla siura Marisa?”

Gratta      :- “È pasà un po’ ad temp da quand i-è andà in falliment”

Gioconda :- “È andà törben con Strozzini. Gioanni l’ha pers l’azienda che ades l’è in man nostra e dal comercialista”

Marisa      :- (Marisa ha uno scatto d’ira ed urla)”Èco chi tirava i fil… al Gratta… la parsuna ch’l’ha presentà al progeto ad lège contra la corusiòn… Ma me agh daghi ‘na martlada in sal copìn!”

Fritz          : -“Calmati signora Marisa Notato che noi vedere loro e loro non vedere noi?”

Gioconda :- “Dit che capirà che l’azienda l’è in man nostra e ad Strozzini?”

Gratta      :- “No parché l’è töt intestà a un prestanom e nuantar an siema gnanca luminà. Giovani l’ea admandà un prestit a la banca in doa a son consilier e me ho fat in modu ch’in’agh daga mia al prestit… Tramite Strozzini ha gh’hò fat aver al prestiti a usura in manera cal na podes mia rimborsar gnanca l’equitalia. Insomà Strozzini l’ha combinà un gir che par mia an-dar in galera Giovanni l’ha firmà la cesion…. Dsemagh provisoria che..”

Gioconda   :- …ch’la n’è mia provisoria” (finiscono la battuta uscendo di scena)

Marisa       :-(a Fritz) “Ades a capési parché Giovanni l’era advantà un po’ strano…A pensi ch’al s’an fes incalà… ma agh manca li prövi”

Giovanni    :-(entra in scena in costume da Giacomo Casanova. Si ferma un attimo vicino a Ma-risa e Frtiz, che non vede, prendela tabacchiera e posa un pizzico di tabacco sul dor- so della mano ed annusa)

Marisa       :-(all’apparire del marito ha un sussulto e lo chiama sottovoce ”Giovanni… Gio-vanni am vedat?... A son Marisa…”

Giovanni    :- (turbato) “Che stranoa m’è parsü ad sentir la vos ad me moier… Moier?” (in veneziano) ”Ma mi no tegno moger; l’è la moger del Trevisan.De bòto gh’ò sentïociocar in dal servelo le campane… gnanca mal che quando xe rivà el Trevisan, me son calà dal balcòn e me son trovà in si-ma a la gondoja de l’amigo Braghin ch’el m’ha compagnà al Campiello”(prosegue ed esce di scena)

Marisa       :- “Bröt lazaròn… At vè a scaldar i linsöi in cà dli atri, né?”

Fritz           :- “Signora Marisa, stare calma… Penso che tutto qvesto non vero… “

frutto nostra mente”

Pennelli      :- (passa davanti ai due e vede arrivare, in senso inverso, Irina) “Signorina Irina… che piacere… È il destino che ci ha fatto incontrare”

Irina           :- “Intestino?... Lei non bene?”

Pennello     :- “No… intestino a posto dopo il the”

Fritz           :- (tenta di farsi sentire) “Maestro Pennelli…”

Marisa       :- “In sent mia… Fritz, siema mort?”

Pennelli      :- (si blocca un attimo ad ascoltare) “Signorina Irina, non ha sentito nulla?”

Irina           :- “Sentito cosa?”

Pennelli      :- “Una voce che mi chiamava… sembrava quella di Fritz”

Irina           :- “Sentito brivido… Povera signora Casanova… Lei diventata povera e dovuto licenziare me… Lei molto buona con Irina…”

Pennelli      :- “Non se lo meritava… Irina, posso accompagnarla?”

Irina           :- “Se volere…” (escono di scena chiacchierando)

Marisa       :- “Fritz.. sarà vera? A s’insognema o siema mort? Dam un psigòn!”

Fritz           :- “Morti non sentono fame e io fame ho… Noi fare pensieri cattivi per egoismo di altri, manca rispetto, manca riconoscenza”

Marisa       :- “Com’emia fat a capitar ché?... Am par ad ricordar ch’ ‘rivà un’intima-zion ad pagament da l’Equitalia ad milion d’Euri… Se quest l’è vera, ca-ro al me tudesch, a siema incor viv”

Fritz           :_ “No tetesco… io austriaco”

Marisa       :- “At se sempar un tognin…”

Fritz           :- “Cosa è <psigòn>?”

Marisa       :- “ Piozzicotto” (mima)

Fritz           :-(Le dà un pizzicotto)

Marisa       :- “AHIO!”

(si chiude il sipario lasciando le liuci spente in sala. Eventuale musica o si sente il tic-tac del tempo che passa)

FINE DEL PRIMO QUADRO

(SECONDO QUADRO)

SCENA III

(Marisa – Irina - Busta)

(ritorna la scena del primo atto e troviamo Marisa sempre sul divano, accudita da Irina che le fa odorare dell’axceto e dal postino)

Marisa       :- (che era rimasta sempre svenuta, siede stralunata. Indossa l’abito del primo atto. Siede e si massaggia il braccio) “Che psigòn… a gh’ho töt nèss”

Irina           :- “Signora Casanova… come si sente?”

Marisa       :- “Fritz.. at gh’è i dì chi par una tnàia… i n’è mia dï da violinista” (stupita si guarda attorno) “Ma… in do sontia?”

Irina           :- “Signora Casanova… è in casa sua… Lei era svanita”

Busta          :- (correggendola) “Svenuta”

Irina           :- “Lei parlato di <birboni>”

Busta          :- “Barboni Irina, barboni”

Marisa       :- “Carleto Busta, al postin… Come mai ché?”

Busta          :-“An gh’l’iv mia in ament?...A v’ho portà una racomandada ad l’Equita-lia e dopo averla lèta i pers i sens..Sperem ca n’am capita mia da atri ban-di parché agh n’ho atri da consegnà”

Marisa       :- “A s’i sta vö a daram ch’al psigon?”

Busta          :- “Ma cosa dsiv? Me li dòni an vaghi a psigarli…am basta l’Equitalia”

Irina           - “Io passato aceto sotto naso”

Marisa       :- “E Fritz in do èl?”

Busta          :- “Incora sto Fritz, chi èl?”

Irina           :- “Signor Fritz uscito prima che lei svanita…  Faccio the signora?”

Marisa       :- “Si alza sorretta dai due) “Fin par carità” (vede la lettera dell’equitalia e la rilegge) “<Da verifiche incrociate con Enti e Azziende fornitrici con la quale la S,V. ha provvedto ad acquistidi materiale ferroso, nonché di decine di migliaia di quintali di materiali per i cantieri edili di vostra proprietà,(cemento, sabbia, pietrisco, matto-ni, infissi e materiale  vario, specificati in nota a parte), non risulta il versamento delle quote d’imposta dovute, così comenon risultano versati i contributi per i dipen-denti alla Cassa Edile per glianni passati e già notificati alla S.V, ed a seguito di ac-certamenti fiscali, risulta un mancato versamento per contributi vari, come da nota allegata, comprensivi dei diritti di mora, di 15 milioni di Euro che la  S,V. dovrà ver-sare entro giorni quindici a fardata dalla consegna, come da ricevuta a sua firma. In caso di mancata ottemperanza sarà dato corso al sequestro dei beni per la vendi-

ta all’Asta, fino al raggiungimento della somma dovuta dalla S.V.Distinti saluti>”

Busta          :- “A speri chi n’av meta mia dentar”

Marisa       :- “Grasie par l’incoragiament(barcolla) “O Dio, am senti mancar…”

Busta          :- “Eh, no. Ades basta” (sorreggendola) “Se propria la völ perdar i sens…”(guardando Irina) “par far la<svanita>, l’am fa al piaserda spitar ca vaga föra a consgnar li atri racomandadi”(per parlare con Irina, lascia Marisa che cade a sedere sul divano)

Marisa       :- (tenta di rialzarsi e viene aiutata da Busta. Quando, adagio, adagio, è quasi in piedi, molla la presa per parlare sempre con Irina e Marisa cade comicamente a sedere ancora sul divano)“Al fnì ad far al tira e mòla?”

Busta          :- (che si dà da fare con Irina) ”Signorina… Èla forastera?”

Irina           :- “No furastera.. Irina mio nome”

Marisa       :- ,Signor postino Busta, quand l’ha fnì ad broconar a vores traram sö”

Busta          :- (comico) “Ma se ogni volta ca la tiri sö l’as senta a n’è mia colpa mia…”

Marisa       :- “Questa l’ bèla…Comunque al ringrasi par averam aiütà asiem a Irina. S’al gh’ha d’andar a far morir dal redar i destinatari ad cli atri racoman-dadi, al làsi libar”

Busta          :- “Ch’l’as faga curagio siura… l’important l’è la salöt..”

Marisa       :- “Par mantegnar la salöt ch’al n’am porta pö ad ch’li racomandadi ché”

Busta          :- “Ch’la staga ben…” (esce)

SCENA IV

(Marisa – Irina –Giovanni)

Irina           :- “Signora stare meglio?”

Marisa       :- “Credo di si. Ma non capisco cosa mi è successo...”

Irina           :- “Forse…sogno?”(suonano alla porta e va ad aprire)”Oh, buongiorno signor Casanova”

Giovanni    : (vestito normale. Ha una cartella che posa sul tavolo) “Buongiorno Marisa… töt ben?”

Marisa       :- (agitata) “Töt ben un còran”… Con al patatrac ca n’è piuvû adòs a ta m’admand s’a va töt ben?”

Giovanni    :- (siede; estrae dalla cartella dei documenti, poi ad Irina) “Irina, me lo fai un caffè?” (alla moglie) “Al vöt anca te o …” (ironico) “… at preferesi al the?”

Marisa       :- “Pr’un po’ ‘d temp, basta the      . Café anca par me”

Irina           :- “Vado a fare caffè”(va in cucina)

Marisa       :- (si avvicina al marito che consutava le carte sul tavolo, e con atteggiamento indagatorio, chiede) “A n’è sûces gnint ad particulare?”

Giovanni    :- (l’osserva) “Set sicûra da star ben?”

Marisa       :-“An ‘al so gnanca me… A gh’ò da capir sa sunt a casa mia o chisà in dua a rûmar in di casunet dla spasadûra…dimal te. Spiegam che Casano-va set… Me marè ch’al fa Giacomo Casanova o set Giacomo Casanova ch’al fa me maré?!”

Giovanni    :- ”Sarà mei ciamar al dutur ch’alt da quèl da tirarat un po’ sö”

Irina           :- (entra col vassoio ed il caffè) “Signora stare bene adesso?”

Giovanni    :- (alla moglie) “Set stada poch ben?”

Marisa       :-(siede a tavola per zuccherare e prendere l caffè)“Senti chi parla”

Irina           :- “Signora molto agiatata…Prima avere visto lei con vestito di Giacomo Casanova, se capito bene… poi arriva raccomandata da tasse e quando signora letto <svanita>.. no, meglio <svenuta>. Parlava come se lei non qui… di spazzatura, di barboni… sembrava di parlare con signor Fritz”

Giovanni    :- (premuroso si avvicina a Marisa con dolcezza) “Ma alora at s’è stada mal da-bun… Sculta… ades a toléma al café e dopo a t’am cunti… Anca me a gh’ò da cuntarat quèl” (dopo aver zuccherato e preso il caffè) “Irina, porta tutto on cucina. Se abbiamo bisogno ti chiamiamo”

Irina           :- “Sì signore” (esegue ed esce)

Marisa       :- “L’era un po’ che i nostar ospit i ml’a sunava ch’at s’eri andà föra ad testa, che al tö laor alt procurava al <stress>… Dopu, quand at se capità in casa con al custöm ad Giacomo Casanova, al tö cumportament stra-lûnà, am son déta: <Col lè l’è advantà mat>”

Giovanni    :- (sorridendo) “E <col lé> a sares sta me, vera?.. Però mujer, a stava ben con al custöm venesian e con la peröca cl’a pareva la Cupola ad San Pietro… “

Marisa       :- “At m’evi un po’ spiegà quand a siema andà ad sura, però an s’era mia sicûra …Fam capì.. S’erat con al sarvel consûmà o al favat a posta?... A gh’è mancà poch ch’am gnes un culp!”

Giovanni    :-“Eh… quand i fat in völ mia sûcedar…”

Marisa       :- “Vè, bagulun.. a ta speravi, né?”

Giovanni    :- “A schersi… A s’era adré a preparar la trapola par i dû ladron in modo che lor i vdes al tö cumpurtament in di me riguard, ca s’era un po’ föra ad testa, ch’im podeva frigar a sö modu”

Marisa       :- “E ades a che punt set ‘rivà?”

Giovanni    :- “L’era da soquant temp ch’a n’am tornava mia i cunt. A pensava töt al comercialista al compit ad pagar li fatüri, li tàsi dal cunt ad l’azienda com’ho sempar fat anca col comercialista ca gh’eva pröma.. A sûced che un dè am ferma, rabì cme ‘n can, un fornitor e l’am dis che a n’era mia sta pagà faturi par quasi un miliòn d’euro. A gh’ò spiega ch’l’era compit dal comercialista e che me an saveva gnint”

Marisa       :- “E lö?”

Giovanni    :- “E lö l’ha incaricà un avocat par far la denuncia <di insolvenza e truffa>. Dopo una lunga discüsiòn ema decis ad sircar li prövi e far cascar in trapula i trüfador. Adrè a li spali ad Strozzini a gh’era qual-chidûn atar. Pr’ades an deghi mia al sö nom… a voi pröma èsar sicûr…”

Marisa       :- “At dì ben. L’è mei an far mia al nom ad Gratta!”

Giovanni    :- (stupito) “Ma… et tirà a indguinar?”

Marisa       :- “L’è un mistero anca par me… A so che dopo aver lèt l’intimazion ad pagament da l’equitalia, a m’è gnû un mancament e ad colp am son ca-tada in mès a ‘na strada…barbona… e con me a gh’era anca Fritz.. L’è come se un qualchidün dal ciel l’am mites in sl’avis ad quel ca sares sû-ces… che al Grata e Strozzini is sarès imposesà dla tö azienda e is man-dava in rovina… Am catava par strada col violinista Fritz quand è pasà davantia nuantar al Gratta con sö mojer Gioconda sensa chi s’avdes, nuantar a i-a vdeum. Cl’onest ex onorevul al spiegava a la Gioconda che lor in risûltava mia in dla tö cesion dli tö aziendi, parché al pasagio pro-visori ca t’è firmà l’era intestà a di prestanom…a m’arcordi fin li paroli che al Gratta l’ha ûsà: Era<un atto di rinuncia in attesa di costituire una nuova società a responsabilità limitata>”

Giovanni    :- (stupefatto)” Ma Marisa… i fat i-è propria andà in questa manera… a tse stada in dal <futuro immediato> Va avanti”

Marisa       :- “Dopo at se pasà te in custöm venesian… A t’ho ciamà e a gh’è sta un moment ca pareva ch’at m’esi santû”

Giovanni    :- “…at dirò ca gh’è sta un moment ch’am pareva t’am ciamési e dopu?”

Marisa       :- “Ma a gh’era propriaad bisogn ad far al rimbambì davanti a Gratta?”

Giovanni    :-  :- (seccato)” Grasie… A tl’è fin déta con göst!”

Marisa       .- “T’am podevi visar… Com’èla ades la situasion dal moment ca t’è firmà l’atto provisori ad cesiòn?”

Giovanni    :-“Ho fat pröma la denuncia ad raggiro e truffa aggravata, pr’ades <con-tro ignoti> a la Guardia ad Finansa e as siem mes d’acordi in sal da far”

Marisa       :- “Come mai a t’è cambià comerciaalista”

Giovanni    :-“Parché l’è andà in pensiòn…Questoam l’eva indicà l’onorevol Gratta”

Marisa       :- “Ma varda te che combinaziòn”

Giovanni    :- “La Guardia ad Finansa l’ha tacà dli microspi in al stüdi ad Strozzni e dli microcamari TV. Quand al dotor Strozzini al m’ha fat firmà la finta vendita, che po’ l’a n’era mia finta, a gh’era lè, varda te par caso, al Grat- ta, par la sua atività in dli man ad Strozzini e visto ch’agh voleva almen un testimoni, <ha acconsentito, per amicizia, a far da testimonio>”.

Marisa       :- “Ma a t’è firmà la cesion!”

Giovanni    :- “Col sûgeriment a dla finanza ho firmà con la stilografica chi m’ha dat lor, con <inchiostro simpatico>”

Marisa       :- “Parché… a gh’è anca quél antipatich?”

Giovanni    :- “Parché dopo poch temp l’inciostar al svanes e la firma l’an gh’è pö!”

Marisa       :- “Sperema ad risolvar pr’al mei la situasion e pagar i debiti”

Giovanni    :- “Stat mia far scapar gnint s’i gh’ès da vegnar al salot leterari”

Marisa       :- “Se la trapola la va in funsion, cosa sûced?”

Giovanni    :- “Ch’igh bloca al cont curent e in sequestra li proprietà, salvo la parson s’i ve condanà… An ved l’ora ad pagà i dipendent”

Marisa       :- (colpita da un’idea mostra un sorriso vendictivo) “Inchö l’è sabat. A confermi al nostar incontr in dal salot leterari e, ah, ah,.. agh prepari al ben-sarvì!”

Giovanni    :- “Sta mia far a dli matadi né? ‘Speta pröma che la Finanza l’ha gh’abià li prövi in man”

Marisa       :-“Ma agh déma n’aiöt. A ciami la me amiga Cesira, quéla cl’a fa li carti”

Giovanni    :- “Prûdenza… S’i t’admanda ad me digh ca son sota oservasiun a la cli-nica neurologica” (si alza, rimette l’incartamento nella cartella) “Adesa vaghi a far la gabanèla parchè ho dormì poch li not pasadi”

Marisa       :- “Va e ponsa… an vres mia ch’at gnes l’esariment e ch’am toca sircar ch’l’atar Casanova… prego…”

Giovannui :-(esce e va alle camere)

Marisa       :-(va al telefno, compone il numero e chiama) “Ciao Cesira…Si a son me. Sculta: pöt vegnarnda che un po’ con li tö carti?” (pausa) “Sì, al solit salot leterari e la solita gent” (pausa)Come mai?... A ta scrivi töt in un biliet quel ch’at gh’è da squaciar con li carti e cuntra chi” (pausa) “A t’al daghi quand as’avdema.Te at fe finta ad gninto, a t’agh dè ‘n’uciada sensa ch’is n’acorza e at se chi l’è al barsai. Con chi’iatar at pö andà a röda libera. Li do parsuni da incastrà a ti a cunòsi, a gh’è töt in dal biliet ch’at prepari…. Come?... Ma l’è par far un schers vest che lor i sla fat a nuantar… Grasie, a s’avdema. Ciao Cesira”(posail ricevitore e si frega soddisfatta le mani)

SCENA V

(Marisa – Irina –Pennelli – Cesira)

(suonano alla porta e Irina va ad aprire)

Irina           :- (con voce  suadente)“Oh, è lei signor Pennelli… Prego…”

Pennelli      :- (galante, entra con in testa una coppola))“Irina…Siete come un raggio di sole…”

Irina           :-“Ma oggi cielo coperto… no sole”

Pennelli      :-”Buongioran siora Casanova, com’a stala?... Sö marè s’èl rimès?”

Marisa       :- “Bastansa… Ma a son fidüciosa”

Pennelli      :- “Giusto! Bisogna sperare sempre nella vita…” (lancia un’occhiata signifi-cativa a Irina che, sculettando, esce di scena)…” sperare…”

Marisa       :- “Ma ch’al’s comuda <Maestro>… anca se che i ragi dal sol in gh’è brisa”

Pennelli      :- “A son comod, grazie… A vrea aver notizi ad vostar marè e saver s’a gh’è la riünionleteraria”

Marisa       :- “…e magari vedar com l’a sta Irina…”

Irina           :- (entra rapida in scena) “La signora ha chiamato?”

Marisa       :- “No”

Irina           :- “…sentito dire <Irina>…”

Pennelli      :- “A son gnû anca par vedar s’ho lasà par caso ché al me bartin”

Irna            :- (frenando un sorriso) ”Provato guardare in sua testa?”

Marisa       :- ”Al l’ha persa”

Pennelli      :-(si tocca la testa e prende la coppola)”Ma varda te in do l’era anda a fnir”

(sonano alla porta ed Irina va ad aprire. È  Cesira

Cesira         :- (possibilmente indossa un vestito sgargiante, a fiori. Entra allegra e squillante) “Ciao Marisa… Finalment a s’avdéma”

Marisa       :- “Che sorpresa ad vedat Cesira” (mentre Irina e Pennelli chiacchierano, Ma-risa passa furtvamente un biglietto a Cesira) “Va in cusina… lesal ben e dagh dentar al barsài ch’as féma do ridûdi…”

Cesira         :- (nel frattempo aveva dato una scorcia al biglietto) “Ah… propia chi düi ché”

(suonano alla porta)

Marisa       :- “Dài, va föra da la cusina, dopo che lor i-è gnû dentar, at suni e atve dentar a salütaram dal moment ch’at pasavi da’d chè…”

Cesira         >:-(esce rapidamente mentre il campoanello risuona)

Marisa       :-(ai due… nelle nuvole) “Maestro Pennelli, vuol dire, se la vede, alla signo-rina Irina che è la seconda volta che suonano alla porta?. Grazie”

Irina           :-(va rapida ad aprire)“Buongiorno, scusare… non sentito suonare prima” (sono Gioconda e Gratta che entrano, seguiti da Solfeggi e Ponteggi che entrano as-sieme mentre Irina va in cucina)

SCENA VI

(Marisa – Irina – Pennelli –Cesira – Ponteggi – Solfeggi- Gioconda –Gratta – Fritz)

Gioconda   :- (con esagerato e non sentito slancio) “Cara… cara la me amiga… Com’a stet?... Salve a töti brava gent” (saluti a soggetto)

Gratta        :- “L’è sempar un piaser partecipà a la vostra riûnion leteraria”

(suonano alla porta e Irina va ad aprire. È Cesira che entra pimpante)

Cesira         : “Ciao Marisa. Oh, am dispias a sun capitada in un moment sbalià”

Marisa       :- “Ma cusa dit… L’è un bel psolin ca n’as vdema mia e con töt quel casûced l’è za un miracol s’agh siema töti…”

Gioconda   :-“A son  sicüra ch’agh fa piaser a la Marisa la sö presensa”

Ponteggi     :- “Eccoci pronti  per l salottiera rinione. Töt  a post?”

Solfeggi      :- “Con un po’ ad fantasia töt va a sit”

Pennelli      :- “Oggi Kant?”

Gioconda   :- “Al portàli canson napulitani?... chi èl ca Kant-a?”

Gratta        :- Gioconda tachemia?”

Gioconda   :- (fa spallucce ed a Marisa) ”Levam, una curiusità…Èl sempar a l’atach al Casanova?”

Marisa       :- (dandole corda) “Varda… un teremotu sussultorio e ondultorio…Am to- carà metagh dal bromuro in dal bicer par calmaral!”

Gioconda   :- (lasciva) “Mmm. Vincensi, ad podres esar almeno una scòsa teleuirica”

Marisa       :- “A conosì la me amiga Cesira Tarocchi, vera?…”

(brusìo di voci consenzienti)

Gioconda   :- (interessata,a Cesira) “La siura la fa li carti?”

Cesira         :- “Sì”

Solfeggi      :- “Alora siura Marisa…<critica della ragion pure ad Kant>…o <lettura delle nostre virtù nascoste,con i taroch”

Marisa       :- “Com’a volì vuatar….”

Gioconda   :- “Dài Vincensi, lasem perdar pr’inchö la <fisolofia>…”

Pennelli      :- “Casu mai la <fisolofia>;com’a dis la siura Gratta, l’as pöl far dopu”

Marisa       :- “ Alora Cesira?”

Cesira         :- (fingendo) “Ma an so mia s’a gh’ho li carti,  a n‘era mia in prevision ad firmaram che” (finge di rovistare nella borsa e, naturalmente le trova) “A gh’iò!”

(suonano alla porta e si vede Irina che va ad aprire. È Fritz)

Friz             :- “ Prego mi scusare ritardo”

Marisa       :- “Scusato Herr Fritz.. La me amiga Cesira l’as fa li carti con i taròch

Gioconda   :- ”A son curiusa ad saver cum l’andrà a fnir…”

Marisa       :- “Cosa?”

Gioconda   :- (coglie l’attimo di disagio del marito) “Li elezion comunali a Carp”

Marisa       :- “Dit?!

Pennelli      :- “Siura Cesira, che  cosa a gh’ha da saltar föra con li carti? Al pasà, l’avenir, cos’as sûced…”

Cesira         :- “A vidrem… Me al faghi par pasatemp…” (a Marisa) “Gh’èt ‘na tuàia o un tapet da taula sgargiante… pirutecnica da metar?” .

Cesira         :- (prende intanto posto pregando Gratta di smazzare le carte, di <coppare>Assegna, ad ogni persona, la sedia da occupare attorno al tavolo, con questo risultato:

Cesira

Gioconda                       Gratta

Ponteggi                               Irina

          Marisa                                     Pennelli

Solfeggi         Fritz

(riprende le carte smazzate e, una per una, e depone coperte davanti agli ospiti Finito il primo giro)

Cesira         :-“Sbasè la lûs…”(con voce d’ oltretomba)“Creiamo l’atmosfera”

Pennelli       :- “Vecchia Romagna etichetta nera”

Cesira         :- “Sssss…silensi!... Mitì la man sinistra, quéla dal chör a quaciàr la carta la carta” (gli ospiti eseguono) “Ades pansè con li vostri forsi al proget ca vresuv realizar (Pennelli ed Irina si guardano teneramente). “Ades a paséma a lèsarla carta a cuminciar da l’onoreole Gratta”(prende la carta, ieratica, dando colore all’attesa. Guarda la carta, scrolla il capo) “Carta numero quattro: <El cielo>(leggere El sielo)a riguarda <appropriazione indebita, furto, spoliazione>”

Gratta        :- “A cumincema ben… Gnanca mal ch’han cred mia a li carti, ai sen-sitiv e a chi fa li carti… sensa ufesa par le, a s’intend, dal moment ch’l’al fa par pasatemp”

Cesira         :- “L’è sol un zögh… L’a n’èmia una siensa”

Gioconda   :- “As capés”

Cesira         :- “Però ho sempar fat centro!... Siura Gratta völa daram la sö carta par piaser?”

Gioconda   :- “Pronti”

Cesira         :- (guarda e adatterà ogni volta il suo atteggiamento alla circostanza) “Oh, no…!”

Gioconda   :- (agitata) “”E alora?”

Cesira         :- (con voce ferale) “Carta nömar trì: <Las Palmas> ca völ dir <cattivi pro-posit, false insinuazioni, calunnia e altro ancora…>

Marisa        :- (sullostesso tono)“Aria ad fisüra, aria ad satradüra…”

Gioconda   :-(stizzita)“Grasie!”

Marisa        :- “Ad gnint. Figürat”

Cesira         :- “Paséma a la signorina… com’l’as ciama?”

Pennelli       .- “L’as ciama Irina”

Irina           :- (gurda Pennelli soddisfatta)

Cesira         :- “Carta nömar òt: Irina esprime virtù e dolcezza. Pasema a la padrona ad casa… Prende la carta. Carta numero nove: La Giustizia!. Par te Mari- sa at gh’arè di problema finanziari sèri  ch’it fa tribülar, ma dopo andrà töt a post a tövantagio”

Marisa        :- “Sperema ben”

Gioconda   :- (guarda preoccupata il marito)

Casira         :-“Cosa disla la carta dal pitur…Carta nömar sinq: “Eilà…Viaggi e felici-tà. Compliment”

Pennelli       :- “Sperema ch’la sia acsè”

Cesira         :- “Profesor Solfeggi l’am slunga la carta par piaser?...Grasie. Carta nö- mar quatordas: El diablo”

Solfeggi      :- “Adritüra!”

Cesira         :- “Avöl sul dir che… c’è qualche peccatuccio… un po’ d’indifferenza vers ch’iatar… Insoma al pensa ai fat sö e mia a quei ad ch’iatar”

Solfeggi      :- “Ma…l’è propia al me caratar”

Cesira         :- “Sior Fritz.. am pasal la carta?”(carta ricevuta) “Carta numero 11 per il signor Fritz <La fuerza>”

Fritz            :-“Ora i non più forte.

Cesira         :- “Vuol dire bravura d’animo. Grandezza e valore morale”

Marisa        :- “L’è ‘n’om d’atar temp. Bravo Herr Fritz”             

Fritz           :- (ringrazia commosso con un ceno del capo)

Cesira         :-“Ema fnì al pröm gir. Adèsa tolema la secoda carta a partir da l’onorevole “Gratta…” (stessa manovra della prcedente carta) “Carta nömar disdòt: <El ermitado>,l’eremita…Am dispias onorevole ma l’ha cupà mal parché al gh’ha la carta ca völ dir <impostor, perfid e complice con atar parsoni>”

Gioconda   :-(presa da tremarella)“Vincensi.. am ve vòia d’andar a ciapar un po’ d’aria”

Pennelli      :- “Mal’è sol un zögh ad carti, dli combinasiòn e gnint atar”

Marisa       :- “Dal detto al fatto… c’è solo un tratto!”

Cesira         :- “Siura Gioconda, posia andar avanticon la seconda carta?”

Gioconda   :- (sulla ripresa, consegna la carta) “Ma sì… tantl’è sol un zögh ad carti”

Cesira         :- (attendendo la reazione di Gioconda) “Numero diciannove… ahimemì; Des ad bastòn… <Impostura, calunnia, inganno!>”

Solfeggi      :-“Da zûgà in sla rödaad Turin”

Gioconda   :-(con la tremarella)”Vincensi… piantemla lè…” (a Cesira) “Ma li carti brati venli sol a nuantar?”

Gratta        :- (sforzandosi di essere sereno) “Ma Gioconda… Bastava che in dal copar li carti ès tot ‘na carta in pö e töt a s’a spostava d’un post. Li nostri carti li sares andadi a ch’i-atar…Am godi cmé un pit intant ch’aspéti come l’a và a fnir”

Ponteggi     :- “L’è vera… A pensi che al temp l’è galantòm parché al’s dà al früt ad quél ch’éma sumnà”

Pennelli      :- “Stiamo filosofando a quanto pare… Comunque chi semina vento raccoglie tempesta”

Irina           :- (a Pennelli, con dolcezza) ”Alcide, tu seminato bene?”

Pennelli      :- “Lo spero Irina…”

Cesira         :-“Pòsia andar avanti? Bene!. Dam la tö carta Marisa. Carta nömar sèdas… Marisa, gh’èt ‘na qual causa in sospes par caso?”

Marisa       :- “Che me sàpia no… Parché?”

Cesira         :- “Parche la carta a völ dir <Causa vinta>”

Gioconda   :- “Am sun stufada. Piantemla lé e ritornem a li discüsion ch’èma sempar sta fat in salot”

Gratta        :- “Sarà mei…am sun stüfà anca me… Un bel gioco dura poco”

Marisa       :- “Com’av fa piaser”

Cesira         :- “Onorevole, vardéma la sö carta, s’al cred e dopo a sbarachema töt”

Gratta        :- “Ma sì,ch’la tegna… tan, par quél ca cunta…” (allunga la carta a Cesira)

Cesira         :- (guarda perplessa la carta) “Questa an la capési mia…”

Ponteggi     :- “...qualche guaio?”

Cesira         :- “La carta è il re di picche… Onorevole se li carti ‘l’i gh’indguina… am dispias dirgal ma…a vedi un sociu …<l’incontro con un uomo di leggee pignoramenti giudiziari>…Ma ch’al n’agh faga mia casu. L’è sol unzögh ad carti”

Gratta        :- (sbotta inviperito, si alza edinveisce contro tutti) “Ma cusa a v’è saltà in ment? Ad töras in gir?… Ad far a dli insinuasiòn a me e a me mojer?... Me a sun un òm da ben, e a voi èsar rispetà”

Cesira         :- “Ma onorevole.. iè sol carti, taròch… La véta l’è töta n’atar fat…”

Marisa       :- “Onorevul Gratta. Ch’al’s calma. Nuantar al rispetéma come sempar.. S’al gh’ha la cosiensa a post an vedi mia al parché al’sla tös a sta manera”

SCENA VII

(Detti – Giovanni)

Giovanni    :- (elegantemente vestito, entra con una cartella e una borsa; saluta i presenti con voce soddisfatta) “Bungioran a töti…” (risposta dei presenti a soggetto)

Marisa       :- (gli va incontro) “Ciao Giovanni…stet ben adès?”

Giovanni    :- “Ades?... Ma me a son sempar sta ben”

Gioconda   :-“Sl’è saltà föra vastì da Giacomo Casanova eal gh’eva do personalità”

Giacomo    :- (catturando l’attezione dei presenti) “A m’arcordi… L’as dava da far a parlaram in venesian…Ma riguard a la dopia personalità anca vuatar dû¨an s’i mia rastà indré… parché av s’ì comportà in do maneri”

Gioconda   :- (reagendo) “E come?”

Gratta        :- “Stagh mia dar ascolt… l’è sta in clinica psichiatrica…”

Giovanni    :- “A v ‘ém fat credar, par squaciar i vostar imbròi d’acord con al comercialista Strozzini!”

Tutti           :- (brusio, stupore e commenti)

Marisa       :- “Tombula!”

Gratta        :- (esagitato) “Ma mé al denunci!”

Giovanni    :- (con tutta calma mentre estrae dalla borsa un registratore con le cuffie che porge a Gratta) “Ch’al si a meta acsé al sent sol lö”

Gratta        :- “Cusa völal dimostrar con questo?”

Giovanni    :- “Dal moment ca gh’è gent aspeti ch’al dagadimostrasion a dla sö unestà e ad toti li manövri fati par rubaram li me aziendi. L’è ora che sta gent la sapia com l’era <l’incorruttibile deputato Gratta> e com l’è, che asiem a Strozzini i m’ha fat firmà la cesion a dla proprietà…”

Gratta        :- (urlando) “A n’è mia vera… Al n’a gh’è ad sicür al me nom”

Giovanni    :- “S’al’s met li scöfi a gh’è la registrazion sui e ad Strozzini, par intestar töt a un prestanom… La Guardia ad Finanza l’ha ripres töt al vostar imbròi e consegnà al material a la magistratüra… E a par ca salta föra atar imbròi cumpagn… Èco chi gh’ha da bon dopia personalità”

Gratta        :- “Sl’ha firmà la cesion an gh’è nisün imbròi”

Giovanni    :- “Me a n’ho firmà gnint!”

Gratta        :- “O si ch’l’ha firmà a l’ho vest…”(finisce calando accorgendosi della gaffe)

Giovanni    : “Ah si? Al’m’ha vest… Ma sicome la me firma l’è sparida parché ho drova l’inciostar simpatch… a va speta <un’altra dimora!>”

Gioconda   :- “Vincensi…l’è la rovina”

Gratta        :- “Tasi un po’ sümiòt!!”

Gioconda   :- (siede affranta e piange)

Marisa       :- (a Gioconda) “Bèla amiga… at m’aresi mandà,magari con Fritz, a rûmar in dicasonet a dla spasadüra par godat li nostri proprietà”

Fritz           :- “Avuto stessa sensazione, Frau Marisa”

Gratta        :- (furibondo, sentendosi scoperto e in pericolo) “Andema via Gioconda… a gh’em dat, con la nostra presenza, tròp importansa a sta gent” (minaccioso a Giovanni) “Agh pansarò i me avucat a dimostrar ca n’è vera gnint e casu mai, al podeva esar sol un schers”

Ponteggi     :- “Al gh’à una bèla fantasia…”

Pennelli      :- “Chi l’ avesse maidirebbe!”

Solfeggi      :- “Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”

Gratta        :- “Ma ch’al faga al piaser zampino!”(si prepara a lasciare la casa)

Giovanni    :-“Siur<ex onorevole>, pröma ch’al vaga via agh faghi saver che la Guardia ad Finanza l’a gh’à anca al filmà cun la ripresa dal vostar incontr col Strozzini. Ch’l’informa pör i sö avucat e ch’al ‘na gh’abia mia prèsia d’andar förar parché a gh’’è i <fratelli Branca”ch’il spèta”

Cesira         :- “E chi èi i Fratelli Branca?”

Giovanni    :- “I Carabiner!”

Gioconda   :- “VincensiSperema ad cavarsla”

Gratta        :- “Cavarsla?.. “(come un grido di disperazione)Ma n’et mia incor capì che sl’as va ben e siema..roinà!”

(si chiude il sipario)

F I N E

)

                  


[1]

[2] Parla italiano signorina?

 [Enrico Gi1]