Stampa questo copione

SOGNARE

Commedia in tre atti

di GIOVANNI TONELLI

PERSONAGGI

ANDREINA MEDICI

FLORIANA

LORETTA

PARISA

FIORETTA

GIACOMO BRERA

CLAUDIO MESSENA

UN IMPIEGATO

VOCE DI NUNZIATA

VOCE DI NINO

ATTO PRIMO

Salone elegantissimo in casa di Andreina Me­dici. Ore dieci di un bel mattino d'inverno ro­mano. Quando si alza il sipario Andreina siede su un grande divano; ai suoi lati stanno Loretta e Parisa che indossano abiti da passeggio mentre Andreina è in veste da camera. Tutte e tre guar­dano delle riviste e dei figurini che Andreina tiene sulle ginocchia e sfoglia lentamente. sono raggianti, parlano ad alta voce e ridono fragorosamente. si ode la loro chiassosa allegria prima che si alzi il sipario.

Parisa                     - Questo! questo!

Loretta                   - Io, quell'altro; quello da pelli­rossa.

Andreina                 - Un momento: una alla volta.

Parisa                     - Niente roba da pellirossa.

Loretta                          - E' di gran moda una mascherata simile!

Andreina                 - Vediamo prima di tutto i figu­rini.

Loretta                   - Prima i costumi selvaggi.

Parisa                            - No, niente selvaggina! (Risata cla­morosa di Andreina e Loretta e poi di Parisa).

Loretta                   - Ah, bellissima la selvaggina!

Parisa                            - Ho detto apposta per farvi ridere.

Andreina                 - Ma zitte, un momento. Mi sie­te venute a svegliare nel mezzo del sonno... so­no ancora mezzo intontita.

Loretta                          - Sono le dieci, oramai.

Andreina                 - Sono andata a letto tardissimo. Ora con tutta la confusione che fate finirete per intontirmi del tutto.

Parisa                            - Beh, allora via; adagio. Prima ve­diamo i costumi inglesi. Sono pieni di humur.

Andreina                       - In ogni modo io domani metterò fuori tutta la mia collezione di riviste...

Loretta                          - Domani? Mia bisogna cominciare domani a dare le ordinazioni alla sarta; fra un mese è carnevale...

Parisa                     - E se non ci prepariamo in tempo...

Loretta                   - Siamo in un bell'imbarazzo.

Andreina                       - E' imbarazzante davvero la scel­ta, ogni anno, d'un abito da maschera.

Loretta                   - E' naturale che anche in questo ramo l'eleganza... l'evoluzione abbiano fatto della strada... e non si può più ricorrere alle banali, comuni mascherature di tutti.

Parisa                            - Bisogna scovarne qualcuna tres à la page!

Andreina                       - Anzi: up to date, giacché stiamo consultando dei figurini inglesi.

Loretta                          - E allora di tu, a<rbiter elegantiarum.

Andreina                 - A dirvi la verità io sono decisa per un costume 1490 che mi ha molto colpito a un bai masqué di Nizza, due anni fa.

Loretta                          - (che s'è alzata ed è alle spalle di Andreina) Com'è?

Parisa                            - E' 1490.

Loretta                   - Lascia che ce lo descriva.

Andreina                       - Non potete credere quanto sia charming e come lo immagino bene sulla mia figura alta e bionda. E' eseguito in due nuances di verde e di rosa con pochi tocchi bianchi. La parte inferiore del coasage, la gonna e gli sbuffi delle maniche, in alto, sono in moire verde tenero come le gemme in primavera.

Loretta                          - Carino!

Parisa                     - E il cappellino?

Andreina                 - E' vero che è carino? Il cap­pellino è poggiato sui capelli... Il resto delle maniche, e una specie di fourreau che occhieg­gia dall'ampia gonna... sono rosa, di crèpe satin. La nota veramente moyen age viene data dalla parte superiore del corsage eseguita in moire bianco e tutta arricciata intorno al collo che ne viene interamente coperto. I guanti sono bian­chi à la mousquetaire. E... voilà tout!

Loretta                   - Carino, veramente carino!

Parisa                            - Ma sai che qualcosa di simile deve aver ideato Floriana?

Andreina                       - Ma no!

Loretta                   - Oh, che peccato! Guai a fare il a collegio».

Andreina                       - Ma perché non avete condotto anche lei?

Parisa                     - Perché è una dormigliona come te. sai che doveva essere qui...

Loretta                   - Ci siamo date l'appuntamento da te.

Andreina                 - Telefonale. Falla venire subito.

Loretta                          - Le telefona io. (Va al telefono automatico che è su un tavolinetto e compone il numero).

Andreina                 - E tu cos'hai ideato?

Parisa                     - Vedi, la tua idea è buona...

Loretta                          - (a Parisa) Aspetta che voglio sen­tir anch'io... (Al telefono) Sei tu Floriana?... Ah!... E' ancora a letto?... (Alle amiche) E' nel bagno... (Al telefono) Ditele che ha tele­fonato la signorina Loretta... Sì sì... sono qui in casa di Andreina insieme con la signorina Parisa... che .aspettiamo lei...

Parisa                            - Ma mica l'aspetteremo più.

Loretta                          - ... che ci chiami al telefono. (De­pone il microfono) Avete sentito? E' nel bagno. E alle -dieci doveva trovarsi qui!

Andreina                       - (a Parisa) Dunque dicevi che la mia idea è .buona, però...

Parisa                            - Dei costumi storici, a dirti il vero, sono un po' stanca. Meglio far sbizzarrire la fantasia e creare un costume, anziché copiarlo.

Andreina                       - Non hai torto...

Loretta                          - Sarà, ma c'è il pericolo di presen­tarsi come Laura, l'altr'anno al Grand Hotel, con quel costume fantasioso che avrebbe fatto ridere un corvo malinconico.

Parisa                            - Ma sai? Io voglio mascherarmi da cc asso di picche » e vedrete come sarò graziosa.

Andreina                       - Ma lo sei sempre.

Loretta                          - Dimmi, come sarà?

Parisa                            - Mi farò un abitino corto alle ginoc-chia di taffetas chiffon rosa con la vita alta e ade­rente, e il gonnellino scampanellantc. sui quat­tro teli della gonna .applicherò altrettante pic­che in yelour anglais nero. In testa metterò una coiffure di taffetas chiffon rosa tutta arricciata e adorna di un'altra picca in velluto nero. Calze di seta irose, scarpe di crepe chine nero.

Loretta                          - E' originale. E poi così hai il pri­vilegio di poter rispondere (ridendo) ai tuoi ammiratori... picche! (Ridono tutte).

Andreina                       - Con questo freddo!... Dunque, voi venite qui a tirarmi giù dal letto per « con­sigliarvi » con me, per vedere i figurini, e in­vece avete già, scelto, anzi deciso...

Parisa                            - (ridendo) Ah, io non decido!

Loretta                          - (ridendo) Nemmeno io!...

Andreina                       - (ridendo) Scommetto che le vo­stre sarte già lavorano...

Loretta                          - Nemmeno per sogno.

Parisa                            - Francamente ci vogliamo consi­gliare.

Andreina                       - E anche tu hai ideato il tuo co­stume?

Andreina e Parisa          - Quale?

Loretta                          - Un costume che vi darà modo an­cora una volta di criticare la mia natura retro­grada, la mia eccessiva sensibilità, il mio sentimentalismo clair de lune: ho gettato l'occhio sulla moda sognante e leggiadra del 1830.

Andreina                       - Non è mica male.  

Parisa                            - E' proprio secondo il tuo spirito.

Loretta                          - Vorrei scegliere un pesante e mor­bido faille bianco che componga intorno alla mia esile figura una festosa cornice. Dall'ampio dé­colleté, rotondo orlato di roselline, sorgerà l'e­burnea gloria del seno, ahimè, troppo 1930 per essere in carattere!

Andreina                       - In questo non ti dispiacerà di non essere in carattere!

Parisa                            - (con voce garbatamente canzonatoria) Oh, sì, la romanticheria si dispiace di tutto!

Loretta                          - Ma stai zitta!

Andreina                       - Continua.

Loretta                          - Le manichette a ballon saranno adorne pure di roselline e di due nastri azzurri a papillon. La vita di vespa sarà stretta da una fascia azzurra da cui cadranno code di nastro terminate da mazzi di roselline, I capelli, divisi sulla fronte à la vierge, si raggrupperanno in mazzetti di boccoli dai due lati e al sommo del capo in un ciuffo consistente, stretto da un na­stro bianco. E guanti, ventaglio e sandali a co­turno. Ed eccomi a posto.

Andreina                       - Bello, semplice...

Parisa                            - Sì, sì... sono certa che le nostre mascherature saranno very fashionable e very nice.

Andreina                       - Ma Floriana ci sierbef à delle sor­prese.

Loretta                          - Certamente. se non è venuta qui stamane che si doveva parlare della mascherata vuoi dire che lei ha già provveduto. (Suona il telefono).

Parisa                            - Dev'essere lei. (Va al telefono) Pronto... Ah lo dicevo che eri tu! Ti abbiamo aspettata.

Andreina                       - (accostando la bocca al microfono) E ti aspettiamo ancora.

Parisa                            - E' Andreina che ti vuole qui...

Andreina                       - (prendendo l'apparecchio) Flo­riana!... Come sei di parola!... Loretta e Parisa sono qui dalle 10... abbiamo parlato di tutto... E allora vuoi dire che il costume deve essere una grande sorpresa...

Loretta                          - (ad Andreina) Di' che noi voglia­mo sapere... noi le descriveremo i nostri.

Andreina                       - Dice Loretta che noi abbiamo il diritto di sapere com'è il tuo costume... e naturalmente noi ti descriveremo i nostri... Ma sì... vieni qui... Non farti pregare.

Loretta                          - (ad Andreina) Aspetta. (Le toglie l'apparecchio) Sono io, Loretta... Birbante... Ah no... Senti, ora io e Parisa veniamo a prenderti e ti portiamo qui... Se non sei vestita ti porte­remo via come sei... (Ridono forte) Veniamo subito... Arnvederci. (Depone l'apparecchio).

Andreina                       - Sì, andatela a prendere... intan­to io faccio toilette.

 »


Parisa                            - Te la porteremo qui di sicuro.

Andreina                       - Tanto più, ditele, è necessario che lei c'informi com'è il suo costume dal mo­mento che c'è il sospetto, è vero Parisa?, che assomigli al mio. (Suona il campanello e quasi subito entra Fioretta).

Loretta                          - Sì, te la portiamo qui, così ci metteremo d'accordo anche per il té di beneficenza all'Hotel Regina.

Andreina                       - Benissimo. Arrivederci. (Le amiche salutano e Fioretta le accompa­gna. Andreina rientra nella sua camera. Fioretta ritorna in scena, porta via alcune riviste, altre le mette in ordine; mette in ordine i cuscini del­le poltrone, etc. Suonano alla porta. La came­riera esce. Ritorna portando su un vassoio del­la posta; lettere e giornali. Va nella camera del­la signora, che ha la porta interna, rientra in scena e da un'occhiata attorno per vedere se tutto è a posto. Si sentono internamente dei passi. Fioretta fa per avviarsi alla comune quan­do appare Giovanni Brera in atteggiamento di cavarsi il cappotto. E' inquieto e lo si indovina dal volto).

Fioretta                         - Buongiorno, signore.

Giacomo                       - (brusco) Dov'è?

Fioretta                         - (intimidita) La signora?

Giacomo                       - (sgarbato) Sì, lei.

Fioretta                         - E' nella sua camera... sta facendo toilette.

Giacomo                       - Ditele che venga qui, subito...

(Fioretta esce e torna dopo un minuto. Gia­como attraversa in su e in giù la sala, a grandi

passi).

Fioretta                         - (intimidita) Verrà fra poco. La prega di attendere qui. Stava facendo toilette. (Rimane ire piedi, come sull'attenti, vicino alla porta di fondo).

Giacomo                       - (continua a passeggiare su e giù per la stanza, tutto immerso nei pensieri che lo in­quietano. Non ha evidentemente capito molto di quello che la cameriera gli ha detto. Difatti do­po qualche minuto le rivolge la parola con tono impetuoso) Ebbene?

Fiohetta                         - (impacciata) Le ho pur detto...

Giacomo                       - Che cosa?

Fioretta                         - Di attendere qui, che la signora...

Giacomo                       - Ma che signora! che cosa?! co­me? che hai da dire?

Fioretta                         - Nulla.

Giacomo                       - E allora sta' zitta. (Lunga pausa. Continua a camminare su e giù per la stanza a grandi passi) Che cosa fa la signora? che cosa stavi per dire?

Fioretta                         - Appunto….

Giacomo                       - Avanti, avanti! “apunto” che cosa?

Fioretta                         - Che stava facendo toilette ed io le ho detto che lei era qui...

Giacomo                       - Naturale...

Fioretta                         - Che era inquieto...

Giacomo                       - Eh, lo credo (agitando il foglio che ha in mono) con questa roba qui.

Fioretta                         - E la signora mi ha incaricato di dirle di aspettare un momento, che s'infilava la vestaglia.

Giacomo                       - Tutto questo me l'avevi detto.'

Fioretta                         - Già...

Giacomo                       - « Eh, già! Eh, già! ». E perche me lo ripeti ancora?...

Fioretta                         - Ma...

Giacomo                       - « Ma, ma, ma…. un corno!

Fioretta                         - Io non credevo...

Giacomo                       - E per infilarsi una vestaglia ci mette un secolo!

Fioretta                         - Sono appena cinque minuti...

Giacomo                       - Va' via.! (Fioretto esce. Giacomo, leggendo la lettera) Mi ha preso per un na­babbo...

Andreina                       - (dopo qualche istante, entra domi­nando la propria inquietudine) Ma perche que­ste grida?

Giacomo                       - Oh chi si vede! Finalmente!

Andreina                       - Ti avevo udito. Le tue grida sono in ogni stanza.

Giacomo                       - Ti danno fastidio eh?

Andreina                       - Ma Giacomo... almeno per la ser­vitù...

Giacomo                       - Sono in casa mia! Questa è casa mia e urlo quanto mi pare. E urlo perché tu

mi senta...

Andreina                       - Continua. Io me ne vado!

Giacomo                       - (trattenendola) Un momento! Tu resti qui, se no questi li paghi tu!

Andreina                       - (da un'occhiata alla lettera che Gia­como le ha messo sotto gli occhi).

Giacomo                       - E non è detto, del resto, che pa­ghi io!

Andreina                       - (sottomessa) Non urlare; ti pre­go; c'è la servitù che può sentire!

Giacomo                 - Per chi mi hai preso? per un principe indiano?

Andreina                       - Non la ritireremo.

Giacomo                       - - No? Ma è già in garage. Te l'han­no mandata stamattina. Anzi è andato il tuo chauffeur, a prenderla. E l'ha portata, natural­mente, nel tuo garage. E a me ha portato que­sta... (Mostra nuovamente la lettera che è una  fattura commerciale) Ti mancava la macchina bebé? il gingillino? Ma che fai, collezione di au­tomobili?

Andreina                       - Era per far a meno dello chauf-feur. La macchina piccola la condurrei da me,

Giacomo                 - Brava, perbacco! e le altre due?

Andreina                 - Le adoprerei così di rado... E quando ne avessi bisogno chiamerei uno dei tuoi meccanici;..

Giacomo                 - Oh, ma guarda che bei concetti di economia! Ma di' un po': parli sul serio o scherzi? .Perché se tu dici di parlare sul serio, io ti dico che qui (le tocca con un dito la fronte) hai qualche rotellina che gira male.

Andreina                       - (scattando, offesa) Senti!

Giacomo                       - (aggressivo) No, vedi di sentire tu. E senti bene quello che ti dico. Che a te sia ve­nuto in mente di comprare l'automobile bebé per completare la tua svelta eleganza e, pen­sato e fatto, sia andata all'agenzia e mi abbia combinato (agita la fattura) questo affarino di ventimila lire che di prima mattina mi ha dato il buon giorno, è una cosa diciamo pure normale in uria donna « ultima moda » e spensierata; che io poi oggi ti proibisca certe « pazzie » rien­tra in quella normalità dalla quale io da qualche anno mi sono messo fuori mantenendoti da gran signora...

Andreina                 - (fremendo) M,a io ti dico...

Giacomo                       - (la interrompe aggressivo) Un mo­mento; ti dico io un'altra cosa e poi ho finito; tu mi costi più che se avessi moglie... Ma più... più... che dico!

Andreina                       - (prorompe con un urlo) Ma ba­sta! Sei di una volgarità insopportabile!

Giacomo                 - (colpito) Ah, sì eh?

Andreina                       - (fiera) Io «brio umiliata non per­ché tu mi hai detto quelle volgarità, ma perché io le ho ascoltate.

Giacomo                       - (abbassando il tono) Già io debbo pagare e zitto!

Andreina                       - (c. s.): Potevi dire quello che vo­levi, perché questa roba qui attorno l'hai pagata tu; la casa è tua; il padrone sei tu. Potevi dire quello che volevi;  ma io sin dalle tue prime parole non dovevo 'fare che una cosa;  quella che faccio ora; andarmene. (Esce).

Giacomo                 - Andreina! Andreina! (La segue. si sente che Andreina gli ha chiuso la porta in faccia. Rientra dopo qualche istante. E' pentito del tono violento e volgare che ha dato alle sue osservazioni. Cammina su e giù per la sala e dopo un po' dice:) Che temperamento. (Pausa) E' tutta nervi! (Pausa) Non le si può fare la più piccola osservazione. (Pausa: suona il campa­nello) Si offende subito. (Pausa; suona ancora) Che tipo! Tutta nervi! (Suonando s'inquieta) E la cameriera che non viene!

Fioretta                   - (entrando) Mi scusi...

Giacomo                       - Non sentivi?

Fioretta                   - Sì, signore, ma mi aveva chia­mata la signora.

Giacomo                       - Che fa?

Fioretta                         - Mi ha ordinato di aiutarla a ve­stirsi.

Giacomo                       - A vestirsi?

Fioretta                         - Sissignore, per uscire!

Giacomo                 - Per uscire?

Fioretta                         - Io l'aiutavo; poi, tutt'a un tratto, mi ha pregato di sospendere. si è presa la testa fra le mani.

Giacomo                 - Ma perché? che ha?

Fioretta                         - Ha detto che ha un gran male di. testa.

Giacomo                 - Ora vado da lei... (S'incammina).

Fioretta                         - No, signore. Mi ha incaricato di pregarla di lasciarla sola... La prega...

Giacomo                       - (sommesso) Mi prega? Oh, mio Dio... (Pausa) Ma perché vuoi star sola?

Fioretta                   - Ha bisogno di stare al buio, di non sentir parlare. Mi ha detto di scusarla, ma vuoi star sola...

Giacomo                 - (c. s.) Oh, Dio! Se ha il mal di lesta andatele a prendere subito una cartina di calmina...

Fioretta                         - L'ha già presa. L'aveva nella sua cassettina di medicinali.

Giacomo                       - (c. s.) Bene; così fra mezz'ora il mal di testa sarà passato. (Pausa e poi lenta­mente, come se si vergognasse, dice:) E ditele che ora io esco. Viado per quella sciocchezzuola. E che voglio che la inauguri oggi quella macchinina, che è un gioiello. (Come parlando a se stesso) Ha ragione, Andreina... completa la grazia e l'eleganza di una signora. (Pausa) Dun­que, capito?

Fioretta                         - Sissignore. (L'accompagna, poi torna nella camera della signora quando il te­lefono suona) Pronto? Sissignore. Nossignore, io sono la cameriera. Ah, sei tu? Sì, sì... Ma tu però non fare lostupido di telefonare a quest'ora. (Pausa) Sicuro... poco fa per esempio c'era il padrone... Il mio? Non ne ho io, mio caro. Oh, neanche tu sei il mio padrone! No, non sono inquieta!. Sì, tu sei il mio padrone... Se ci penso!... Speriamo che venga presto quei giorno!... Oh la nostra casetta... Oh, sì, è il mio sogno... Non dire stupidaggini... Oh, sì, io non vado quasi mai al cinematografo... No, ma si dice pure quando si desidera una cosa: cc si so­gna una cosa »... No, non dire stupidaggini... ah, vedi che lo dici anche tu... sì, sì... (Ride forte. suonano alla porta) Addio, vado. Suonano alla porta... Sì, stasera, all'ora solita... Sì... ad­dio... Altrettanto; anzi mille e uno. No, via, smettila. (Suonano alla porta) Addio, corro ad aprire... Ma sì, arrivederci; sì, al solito posto. (Ride) Speriamo che non ci sia nessun incendio, a quell'ora. (Pausa) Stupido, lasciami andare. (Suonano).

Andreina                       - (entrando, a Fioretta che sta per uscire) Non senti che suonano?

Fioretta                         - Vado, signora. (Va e poi si fer­ma) II signore mi ha incaricato di dirle di star riguardata.

Andreina                       - (sedendosi avvilita) Sì, sì.. (Suonano).

Fioretta                         - ... e che egli andava per quella sciocchezzuola...

Andreina                       - (c. s.) Ma sì, ma sì.

Fioretta                         - ... e che desidera che lei inauguri oggi la macchina nuova. (Suonano).

Andreina                       - (un po' inquieta) Ma non senti che suonano?

Fioretta                         - Corro. (Via).

Andreina                       - (sfoglia qualche rivista; si prende la testa fra le mani e sospira, poi va al telefono e compone un numero) Sei tu Floriana?... Ah... E' uscita proprio in questo momento?... C'erano anche le signorine Loretta e Parisa? Hanno detto che venivano da me?... Ah, sono andate a far delle spese... Niente, niente...grazie...

Fioretta                         - (è entrata durante le due ultime frasi. Porge su un vassoio un biglietto da vi­sita).

Andreina                       - (prende il biglietto e legge) Claudio Messena. Vuole me?

Fioretta                         - Sì, signora.

Andreina                       - Ha detto, « la signora »?

Fioretta                         - Sì.

Andreina                       - Chi è?

Fioretta                         - Un giovine signore...

Andreina                       - (dopo un po') Fallo entrare.

Fioretta                         - ... un bel giovane.

Andreina                       - (si alza) Sì, fallò entrare... di' che abbia la cortesia di aspettare. Non ho avuto ancora, il tempo di far toilette... Vado a rav­viarmi un poco... (Esce).

Fioretta                         - Sì, signora. (Esce e rientra poco dopo seguita da Claudio Messena). La signora verrà fra poco... s'accomodi. (Esce e chiude la porta).

Claudio                         - (ha risposto con gentili cenni del capo e dei grazie, alle cortesie e alle informa­zioni di Fioretta. Ora guarda la sala. Quando entra Andreina egli le volta le spalle).

Andreina                       - Desiderava?

Claudio                         - (di scatto si volta e si inchina)

Signora!

Andreina                       - (sorpresa) Lei? (Il suo volto esprime vari sentimenti: stupore, gioia, sbigot­timento. Non si aspettava davvero questa vi­sita).

Claudio                         - (commosso) Mi perdoni, signora!

Andreina                       - (leggendo il biglietto) Claudio Messena? Ma lei a Rimini mi disse di chiamar­si... (Finge di cercare nella sua memoria).

Claudio                         - Renato.

Andreina                       - Già,Renato.

Claudio                         - E lei, Giara. Invece il suo nome è Andreina. Ed è più bello.

Andreina                       - (china il capo, arrossendo) Io dissi così, per...

Claudio                         - Non v'era nessuna malizia nelle nostre tenui bugie.

Andreina                       - Certo nella mia non ve n'era...

Claudio                         - Mi faccia la grazia di credere che nemmeno nella mia ve ne fosse.

Andreina                       - (lo fissa negli occhi) Voglio cre­dere.

Claudio                         - Grazie.

Andreina                       - Ebbene?

Claudio                         - (parla adagio. E' impacciato) For­se, signora, fu così sincera la gentile simpatia che ci ispirammo, che sentimmo il bisogno di darci un nome nuovo, dirò così « puro », poi­ché il nostro vero nome, intendo dire il nome di ogni persona, è legato a tante piccole e gran­di miserie della vita... e...

Andreina                       - Ma non so...

Claudio                         - Certo, noi allora non pensammo questo.

Andreina                       - Oh, io no davvero!

Claudio                         - Fu per... non so...

Andreina                       - Fu per uno scherzo...

Claudio                         - Non precisamente. E' stato per un sentimento molto più delicato...

Andreina                       - Oh Dio... lei fu molto gentile con me...

Claudio                         - (molto commosso e impacciato) Nascemmo l'uno all'altra al momento in cui i nostri sguardi si incontrarono... E sentimmo il bisogno di dare alla nostra nuova vita un nome che non fosse quello che era legato alla nostra vita passata... Mi convinsi di ciò ripensando - dopo che ella improvvisamente partì - alla felicità di quel nostro incontro...

Andreina                       - (dopo una lunga pausa, confusa, turbata, indecisa) Si sieda.

Claudio                         - (invitandola a sedere) Prego, si­gnora...

Andreina                       - Ma scusi... perché lei è venuto qui? Come ha saputo che abitavo qui?... Lei non sa... chi sono?

Claudio                         - (si fa coraggio) La intravidi at­traverso i vetri della sua macchina, giovedì scorso, a Villa Borghese, dinanzi al cancello del Giardino del Lago. Mi meravigliai di vederla a Roma, perche lei mi disse che abitava a Mi­lano.

Andreina                       - (china il capo arrossendo).

Claudio                         - (prende coraggio) La inseguii con un taxi e la raggiunsi al Pincio. E poi la seguii fino a casa.

Andreina                       - E poi?

Claudio                         - E poi... (Si vergogna della sua in­discrezione) Il di dopo domandai al portiere a che piano abitava il 'padrone della macchina... E dissi il numero e descrissi la sua automobile... H pontiere mi informò che il proprietario era una proprietaria, e mi disse il nome di lei, si­gnora...

Andreina                       - (scatta in piedi) Un'inchiesta sul conto mio, dunque?

Claudio                         - (alzandosi confuso) Non mi umilii, signora!

Andreina                       - (c. s.) E tutto questo, perché?

Claudio                         - (confuso) Non lo ed...

Andreina                       - Non lo sa? (Scandendo le parole) Ma si renderà conto, io spero, della gravita della sua audacia! '

Claudio                         - Ora, in questo momento. E non sono pentito...

Andreina                       - Ah, no?

Claudio                         - Ma umiliato, sì. Tanto! Le magioni per le quali ho sentito il bisogno di rivedere lei - sia pure per un momento solo e in queste condizioni - sono inesprimibili, ma sono così oneste che le offende già tutta la scaltrezza che ho dovuto usare per avvicinarmi a lei e più an­cora le offende, signora, la sua inquietudine. Lei non mi ha capito... Io so quello che lei al ve­dermi ha pensato e pensa di me,

Andreina                       - Lei sa che in casa non sono sola...

Claudio                         - Non voglio sapere.

Andreina                       - Interessa a me di dirglielo...

Andreina                       - Chiunque qui sia, in qualunque modo ella viva... nessuna persona voglio dire e nessuna cosa, riuscirà a turbare il ricordo; gentile della sua amicizia e il concetto rispettoso che io ho di lei.

Andreina                       - Ma lei deve sapere, invece, chi sono e come vivo, se non per altro per rendersi conto della inopportuna audacia che ha com­messo con probabilità di compromettermi. E ciò è tanto più grave se pensiamo che ci siamo co­nosciuti, per caso, in una città balneare ove le amicizie sono frequenti e facili... E del resto l'unica confidenza che io le ho concessa fu qual­che passeggiata sulla spiaggia, e una o due in città per una visita ai monumenti romani e ma­latestiani...

Claudio                         - (confuso, turbato) Sì, signora. Esattamente. Ma lei mi dice tutto ciò come per mettersi al riparo da una mia probabile... Non so trovare la parola... per... (Deciso) Ho fatto male, sì, (molto male, a venir qui. Addio, signo­ra... Mi perdoni. (Si alza e fa per andarsene ma è come trattenuto da una forza irresistibile che lo domina) E la ringrazio ancora per quei giorni di felicità pura che ella mi ha donato l'estate scorsa. Li ho rievocati e li rievocherò spesso: è una soave armonia che ho chiusa nel mio cuore. E vi rimarrà per tutta la vita. Posso dire anch'io, così, di aver amato e di amare.

Andreina                       - (con tono basso) Amare? Non voglio che lei dica codesta parola. Sebbene anch'io ricordi volentieri...

Claudio                         - Grazie, signora...

Andreina                       - (come se fissasse il ricordo che è lontano) ... perché appunto le nostre conver­sazioni furono... gentili...

Claudio                         - (avvicinandosele) Più che gentili. Io non credo che due anime si siano sentite mai così vicine come le nostre... Non parlammo mai d amore.

Andreina                       - (subito) Ecco, non ne parlammo mai...

Claudio                         - ... ma la tenera gioia di questo sen­timento era in ogni nastra parola, in ogni nostro sguardo...

Andreina                       - (abbassa U capo, leggiadramente confusa).

Claudio                         - ... avevamo bisogno di dimenticare qualche cosa di non. lieto della nostra vita e per­ciò ci abbandonammo all'innocente desiderio che fioriva nelle nostre anime, senza pronun­ciare mai la parola «amore» per non pensare che ancora una volta un uomo e una donna si dicevano la solita bugia.

Andreina                       - E' vero... è vero. Non parlammo d'amore peri non offendere...

Claudio                         - ... l'amore che nasceva in noi...

Andreina                       - (ha un moto leggero come di rav­vedimento).

Claudio                         - Sì; che nasceva in. noi, squisita­mente puro, e ancora vive. Noi possiamo dire queste parole guardandoci negli occhi e senza, arrossire. Io partirò presto. Signora...

Andreina                       - Lei noia abita a Roma?

Claudio                                    - No.

Andreina                       - A Milano?

Claudio                         - Che importa? Le dissi a Milano? Ebbene, a Milano...

Andreina                       - Viene spesso a Roma ?

Claudio                         - Quasi mai... E ieri l'altro, quando l'ho veduta, ho pensato che il destino me l'aveva fatta rivedere.

Andreina                       - E si è incordato subito di me?

Claudio                         - Se mi sono ricordato! Lei è stata ed è il mio sogno più bello e pieno; di deliziosi tormenti...

Andreina                       - II suo sogno?

Claudio                         - (si domina, ma la sua voce è calda, appassionata) La mia vita comincia dal giorno che conobbi lei, signora, e mi pare irreale, fuori d'ogni umanità, ma in alto; una vita di sogno, le dicci, tanto è bella. Il pensiero di lei, di po­terla rivedere e di essere amato come io l'ho amata e l'amo, non solo mi ha fatto capace dell'audacia che lei mi rimprovera ma mi rende indifferente tutto ciò che è del vivere quotidia­no: le angustie, le miserie, le inquietudini. Così io per la prima volta ho sentito l'amore, ho sen­tita la squisitezza di questo dono di Dio. E ho pensato, dal giorno che improvvisamente lei è partita, anzi « sparita », che Dio non ani avrebbe privato per sempre del grande bene che mi ave­va dato per pochi giorni.

Andreina                       - (commossa, risponde lievemente) Io fuggii per portarmi via intatto l'innocente ri­cordo, che fu appunto come una parentesi di sogno, per timore che la vita ci riprendesse e ci guastasse con le sue volgarità.

Claudio                         - E' in nostra facoltà sfuggire la vita e vivere soltanto del nostro amore...

Andreina                       - Non è possibile.

Claudio                         - Andreina...

Andreina                       - No, no...

Claudio                         - Ricorda le dolci passeggiate a Rimini?

Andreina                       - Le ricordo.

Claudio                         - E le nostre visite ai monumenti dell'antichità?

Andreina ;                     - Ricordo, sì ricordo...

Claudio                         - E quella notte quando visitammo i primi scavi dell'anfiteatro romano... cupo in mezzo al fiorire delle candide ville della città nuova?

Andreina                       - No... no... non parli più.

Claudio                         - Perché?

Andreina                       - Oh, la malinconia dei ricordi!

Claudio                         - E quel mattino, denso di sole, quando ci recammo a visitare il tempio Mala­testiano?

Andreina                       - II tempio pagano di Sigismondo.

Claudio                         - E ci impressionò quella sigla S. I. in rilievo su ogni pietra di quel poderoso edi­ficio.

Andreina                       - (assorta) Come se quel guerriero, crudele e illuminato, anche attraverso le pietre del suo tempio avesse voluto gridare per l'eter­nità il suo nome superbo; Sigismondo!

Claudio                         - No, io le dissi che no...

Andreina                       - (sorridendo) Spiegava cosi il ci­cerone.

Cludio                           - Io le dissi che era arida quell'interpretazione, ma che il signore di Rimini aveva costruita il Tempio per la sua divina Isotta e la sigla S. I. ripeteva in ogni pietra un grido di amore che echeggerà nei secoli.

Andreina                       - (c. s.) Mi piacque tanto, questa interpretazione... Da essa fui come sospinta a posar la mano carezzevole su una di quelle sigle.

Claudio                         - Ed anch'io posai questa mano sul­la stessa pietra che era calda per il sole di quella mattinata d'agosto... Pareva che il marmo si fosse fatto morbido come una cosa viva.

Andreina                       - (c. s.) Ricordo...

Claudio                         - E poi la posai sulla sua mano. (Eseguisce).

Andreina                       - (c. s.) Alcuni di quegli stranieri che seguivano il cicerone si voltarono a guar­darci...

Claudio                         - Io non guardavo che lei... E presi fra le mie, la sua piccola mano (eseguisce) e la portai alle labbra e la baciai... così... (Rivivono con pudica gioia il momento che ricordano. Bus­sano alla porta. Andreina sussulta e si allontana da Claudio come da un pericolo e con voce nervosa, domanda « Chi è? » poi:)

Andreina                       - Avanti.

Fioretta                         - (affacciandosi) Ci sono le signo­rine...

Andreina                       - Eravate voi ? E perché avete bus­sato a quel modo?

Fioretta                                    - Ma... non...

Andreina                                 - Non l'avete mai fatto... E non .. v'era ragione

Fioretta                                    -  Mi scusi, signora...

Andreina                       - (c. s.) Chi c'è, dunque?

Fioretta                         - Le signorine Loretta, Floriana...

Andreina                       - Va bene... entrino (Fioretta esce. A Claudio) Sono due mie amiche.

Claudio                         - (che ha notato con piacere il turba­mento di Andreina per l'improvviso intervento della cameriera, sorride) Disturbo?

Andreina                       - No... Ma...

Claudio                         - Non me le presenterete le vostre amiche ?

Andreina                       - Certo... gliele presenterò... Come potrei fare altrimenti?... Lei dica che è venuto qui per cercare il signor Brera. Eccole... ec­cole... (Durante quest'ultima battuta si odono le voci di Loretta, Parisa e Floriana).

Loretta                          - (d. d.) Andreina! Ti portiamo pri­gioniera Floriana.

Parisa                            - Ci voleva tradire!

Floriana                         - Andreina, scino innocente!

Andreina                       - (che è andata loro incontro) Paz-zerelle! (Si sforza di mostrarsi indifferente. Le tre amiche entrano; Loretta e Parisa tengono in mezzo per mono Floriana).

Loretta                          - Eccoti la colpevole.

Floriana                         - Andreina!

Parisa                            - (vede Claudio che si è ritirato in un angolo della sala) Oh, pardon!

Loretta e Floriana         - (guardando Claudio) Oh, disturbiamo!

Andreina                       - (confusa) No... affatto... Il si­gnor...

Claudio                         - (presentandosi) Claudio Messena...

Andreina                       - Le mie amiche: Floriana, Loret­ta, Parisa. (Convenevoli a soggetto).

Loretta                          - (a Claudio) Mi sembra di averla incontrata tempo fa al ballo all'Ambasciata bra­siliana...

Claudio                         - Impossibile. Io abito a Milano e a Roma mancavo da tre anni e più...

Andreina                       - (vuoi interrompere la discussione) No, abita a Milano. (Alle amiche) Dunque a che cosa debbo la vostra graziosa visita?

Loretta                          - (ridendo) Come, non lo sai?

Floriana                         - A Milano? Eppure, ha ragione Loretta, assomiglia a qualcuno che noi abbiamo conosciuto.

Parisa                            - Sì, sì...

Andreina                       - (c. s.) Se egli dice di no.

Claudio                         - A Roma è impossibile che mi ab­biano veduto poco tempo fa...

Loretta                          - Se era a Milano...

Floriana                         - Ah, indovino!

Andreina                       - (c. s.) Ma che cosa indovini? Di' piuttosto...

 Floriana                        - Lei si chiama?

Claudio                         - - Claudio Messena...

Floriana                         - Ah, già: allora non è... (Ride).

Loretta                          - Che cosa non è?...

Parisa                            - Cosa volevi dire?

Andreina                       - Ma nulla... (A Claudio, confusa) Pensi che acino venute qui perché... dobbiamo metterci d'accordo... su certi costumi per il pros­simo ballo al veglione della Stampa...

Claudio                         - Perbacco: allora si tratta di una seduta importante.

Parisa                            - Importantissima.

Loretta                          - E questa nostra amica (indica Flo­riana) ci voleva tradire.

Floriana                         - Ma no, ma no...

Claudio                         - In che modo?

Parisa                            - Non ci vuoi dire che costume si farà, non ci vuoi dare consigli... non ci vuoi scoprire i suoi piani di battaglia.

Claudio                         - Questa è strategia.

Loretta                          - E noi l'abbiamo fatta prigioniera.

Parisa                            - Pensi; in casa sua!

Claudio                         - Si tratta di un colpo di mano ma­gnifico.

Loretta                          - E l'abbiamo portata nella nostra foltezza dove la sottoporremo al martirio perché lei ci riveli i suoi piani. (Tutte e tre ridono e) a-morosamente. Claudio sorride con molta sim­patia).

Andreina                       - (sorridendo a Claudio) Lo vede, che          pazzerelle sono le mie amiche.

Floriana                         - Ma io non ho piani di battaglia.

Parisa                            - Bugiarda.

Loretta                          - Parla!

Floriana                         - No... avevo ideato un costume alla Brianzola!

Loretta                          - Non è vero; troppo comune. Tu hai ideato qualcos'altro...

Floriana                         - Giurò che no!

Parisa                            - Ho saputo che ti sei fatta mandare dei figurini da Caramba.

Floriana                         - Ma non è vero.

Loretta                          - Non glieli avrebbe dati perché Caramba in questo è un campanilista e non da fi­gurini che per il veglione della stampa milanese.

Andreina                       - Quelli sono veglioni davvero!

Parisa                            - Dica lei, che è di Milano.

Claudio                         - Sono belli, originali...

Loretta                          - Ci vogliono proprio i giornalisti milanesi per queste feste.

Parisa                            - Hai ragione; i giornalisti romani sono tetri...

Andreina                       - Se ci sentissero, non ci farebbero più entrare al Quirino.

Parisa                            - Ci rimetterebbero loro.

Loretta                          - Ma parlaci del tuo costume.

Floriana                         - (con intenzione) Non è il caso.

Andreina                       - (turbata) Ma perche?

Parisa                            - (con intenzione) Capito!

(Durante questa conversazione Parisa, Loret­ta, Floriana o si sono sedute, o passeggiano per la sala, mentre Claudio è rimasto un po' in di­sparte. Andreina anche essa in piedi, partecipa alla conversazione ma preoccupata di finirla presto per mandar via o Claudio o le amiche; e non sa come fare. Floriana ha preso su un tavolinetto una fotografia di Andreina che è in una elegante cornice di argento).

Floriana                         - (subito) Che bella fotografia. E' recente?

Andreina                       - Recentissima.

Floriana                         - (a Claudio) E' vero?

Claudio                         - E' veramente bella.

Parisa                            - Questa è proprio un'opera d'arte.

Claudio                         - Oh Dio!...

Loretta                          - Non è di questo parere?

Claudio                         - La fotografia non sarà mai arte.

Parisa                            - Perché?

Claudio                         - Perché non interpreta il soggetto lo copia. Invece l'arte è interpretazione. Homo addìtus nature: la natura più l'uomo.

Loretta                          - E' giusto.

Parisa                            - Pare anche a ime. Ma mi dispiace perché la stessa cosa l'ha detta    quella antipatica di Clara Malvasi.

Claudio                         - La poetessa?

Parisa                            - Ma che poetessa!

Andreina                       - (a Claudio) Parisa odia le scrit­trici.

Floriana                         - E ha torto, non è vero?

Claudio                         - Ma certo.

Parisa                            - Niente affatto.

Loretta                          - Sono del suo parere.

Parisa                            - Già sono delle anormali. (Tutti ri­dono) Sì, sì... è dimostrato scientificamente... Anzitutto sono necessariamente delle sensuali...

Claudio                         - Ma no!

(Da questo momento Andreina non partecipa alla discussione ma segue con dolce simpatia tutte le cose che dirà Claudio. Floriana guarda pure con simpatia a Claudio e nota l'atteggia­mento di Andreina),

Parisa                            - Io non posso pensare a donne di questo genere senza che non mi venga in mente quella loro collega che fu una perfettissima cor­tigiana: Tullia d'Aragona...

Claudio                         - (calmo, sorridente) Ma lei è ec­cessiva nei suoi giudizi. Vi furono anche delle letterate che nobilitarono le loro passioni d'a­more, come Gaspara Stampa, e altre che furono modelli di virtù, come Vittoria Colonna...

Parisa                            - (non sa che rispondere) Ma sì...

Loretta                          - (interviene con foga in soccorso del' l'amica) Del resto a parte la Malvasi che va sempre a cercare i suoi amanti fra i politicanti dell'estrema sinistra o fra quegli artisti stram­palati che si dicono d'avanguardia, e questo è già un segno di anormalità...

Parisa                            - Perfettamente (gli altri ridono).

Loretta                          - ...e con questi fa le due periodiche fughe a Venezia, altro segno di anorma­lità...

Parisa                            - Giusto!

Claudio                         - Andare a Venezia?

Loretta                          - Sicuro.

Claudio                         - Ma Venezia è una città deliziosa.

Loretta                          - Insisto; è un segno di anormalità perché la persona sana trova in sé la forza di amare e non ha bisogno della suggestione della

laguna...

Parisa                            - Già: la laguna, il chiaro di luna, la gondola... E' la città degli innamorati che hanno bisogno di... eccitanti...

Claudio                         - (ridendo) Ma no!

Floriana                         - (ridendo, e ride anche Andreina) Cosa vi fa dire la antipatia per la Malvasi!

Loretta                          - No, cara; si parla in generale.

Parisa                            - E sicuro, sicuro; Venezia è la città degli amori tenebrosi, tragici, dei politicanti,

delle scrittrici.

Claudio                         - (ridendo) Ma no, ma no! Se mai

Ginevra!

Parisa                            - Che c'entra Ginevra?

Claudio                         - Ho detto « se mai », cioè se pro­prio vogliamo attribuire ad un paese un cc pri­mato » per gli amori cui ha accennato lei, que­sto paese potrebbe essere non già Venezia, bensì Ginevra; la città puritana e « momière » che difatti fu lo sfondo degli amori di Madama de Stael e Benjamin Constant... che so... Listz e Madama d'Agoult, di Balzac e Madama de Han-ska, di Ferdinando Lassalle ed Elena Donniges.

Loretta                          - Sì, ma innamorati eccezionali.

Claudio                         - Questo non ha importanza per la nostra discussione.

Parisa                            - (continua la frase di Loretta) E che finirono tragicamente come Lassalle ed Elena

Donniges.

Claudio                         - Voi sviate la questione.

Floriana                         - (ridendo) Allora diremo che Gi­nevra è la città degli innamorati che non vanno d'accordo...

Claudio                         - (sorridendo) Forse per questo, si­gnorina, hanno fatto di Ginevra la sede della Società delle Nazioni.

Floriana                         - (ridendo) Ma io credo che ogni città abbia avuto i suoi amanti celebri per... uso letterario dei posteri...

Caudio                          - (ridendo) Può darsi.

Floriana                         - E così Verona, Giulietta e Romeo.

Claudio                         - E Rimini, Sigismondo e Isotta.

Floriana                         - Rimini? To', ecco un nome che da qualche minuto è nella mia mente. A pro­posito lei come si chiama?

Claudio                         - Messena.

Floriana                         - No, il nome.

Andreina                       - Te l'ha pur detto.

Claudio                         - Claudio.

Floriana                         - Ah è vero! (maliziosa). Credevo che si chiamasse « Renato ».

Andreina                       - (nervosa) Ma cosa dici?

Parisa                            - Ah, ho capito!

Loretta                          - Come va lontano, Floriana!

Claudio                         - (contento) Commetto una indi­screzione se chiedo di sapere chi era questo a Renato' »?

Andreina                       - (c. s.) Ma nulla, la sua fantasia.

Loretta                          - Gli assomiglia...

Parisa                            - E' vero.

Andreina                       - (alle amiche) Ma lo conoscevate?

Floriana                         - (a Claudio con malizia) Sa, si­gnor Messena, ho detto proprio una sciocchezza. Ma gli è che una nostra amica ci descrisse un giorno, non molto tempo fa, un giovane si­gnore, giusto come lei, si chiamava « Renato », abitava a Milano... l'aveva conosciuto' a Rimi­ni... e adesso il discorso ci ha portati a ricordare quella città...

Loretta                          - E' vero, difatti dalla descrizione che quell'amica ci ha fatto... lei potrebbe...

Andreina                       - (contrariata) Ma cosa volete che tutto ciò interessi il signor Messena... Egli deve parlare di affari! con Giacomo. (A Claudio!). A proposito, come le dicevo appunto... prima che venissero le amiche... sarà bene che lei vada nell'ufficio del signor Brera, per...

Claudio                         - (finge) Certo, signora... Io avevo dimenticato gli affari, rapito dalla graziosa con­versazione delle sue gentili amiche... Io non. co­nosco, né quel « Renato », né la signora loro amica...

Floriana                         - Ah, una bella e buona signora che l'estate scorsa a Rimini prese una « cotta » romantica per Renato. (Ride).

Loretta                          - E che cotta! (Ride).

Andreina                       - (inquieta) Ma che discorsi sciocchi, amiche mie! (Sta in ascolto) Sento gente... E' la voce di Giacomo...

Floriana, Loretta e

Parisa                                        - (che capiscono chiaramente che Claudio Messena è « Renato », dicono con malizia, facendosi segni fra loro) Pardon, come non detto,

Giacomo                       - (sopraggiunge) Andreina... (vede gli altri) Oh, scusino!

Andreina                       - (confusa) Le mie amiche... le conosci ?

Giacomo                       - Se le conosco! Amicissimi...

Loretta, Parisa, Floriana        - Come sta? (convenevoli a soggetto).

Giacomo                       - Bene grazie...

Andreina                       - (presentando Claudio) II si­gnor...

Claudio                         - Claudio Messena...

Floriana                         - (che ha capito il turbamento di An­dreina) Mio' amico!

Giacomo                       - (stringendo la mano a Claudio) Ho molto piacere... (indicando Floriana) e ral­legramenti. (Poi a Floriana) Rallegramenti an­che a lei... (Ad Andreina) Scappo subito, An­dreina. Sono venuto per dirti che ho preso un palco' per stasera al Valle.

Andreina                       - Non ho volontà di uscire, sta­sera.

Giacomo                       -  Ma no, devi distrarti... (alle ami­che) Verranno anche loro?

Loretta                                     - Grazie.

Parisa                            - Non so se potrò.

Floriana                         - Nemmeno io. (A Claudio con in­tenzione) Ma voi potete andare... vi dò il per­messo.

Claudio                         - (sorridendo) Grazie... ma vera­mente...

Giacomo                       - No, no, lei deve venire... (alle amiche). E anche loro debbono far compagnia ad Andreina...

Andreina                       - Io proprio stasera...

Giacomo                       - Ho già comprato i biglietti, An­dreina...

Floriana                         - Sì, sì, verremo anche noi...

Giacomo                       - Ora corro alla fabbrica, ho mol­tissime cose da sbrigare... (stringe la mano a tutti) Arrivederci a stasera... (quand'è sulla porta dice ad Andreina) Andreina... quell'af­fare di stamane... ho regolato tutto...

Andreina                       - Ma no...

Giacomo                       - Ma sì, sì. Desidero che tu la inau­guri oggi la piccola macchina...

Andreina                       - Ma no...

Giacomo                       - Ma sì, voglio. Hai capito? Ti pre­go. Addio. (Agli altri) Arrivederci a stasera. (Stringendo la mano a tutti) Ci tengo... e poi... ora ho la vostra parola.

Tutti                              - (salutano a soggetto. Giacomo esce).

Andreina                       - A proposito! Mio Dio!

Floriana                         - Che è successo?

Andreina                       - (alle amiche) Avete fatto una confusione... Giacomo anche lui viene in fretta e furia... Avete stordito anche il signor Messena che doveva parlare con Giacomo, e invece non gli ha detto nulla...

Claudio                         - (sorridendo) Già, che stordito!

Floriana                         - Gli parlerà stasera... Evidente­mente non doveva essere una cosa urgente...

Andreina                       - E che idea ti è venuta di presen­tarlo come amico tuo?

Loretta,

Parisa                            - (ridendo) Già!

Floriana                         - E' vero (a Claudio) Mi scusi. Ora che ci penso... mio Dio, che sciocchezza!

Andreina                       - Proprio una sciocchezza.

Claudio                         - In ogni modo voglio sperare che buoni amici lo saremo da oggi... e per sempre.

Floriana                         - Ma certo.

Andreina                       - (a Claudio) Allora lei può an­dare in ufficio dal signor Brera.

Claudio                         - Sì. (Piano) Non mi mandi via.

Floriana                         - Intanto scappiamo via noi...

Loretta e

Parisa                            - (che han capito) Sì, sì...

Floriana                         - Perché bisogna che ci affrettia­mo a fare gli acquisti.

Parisa                            - Ah, dunque hai già il tuo progetto!

Loretta                          - -Confessi?

Floriana                         - Stasera al teatro, con meno fret­ta, parleremo di tutto.

Andreina                       - No, parliamone ora... & teatro come potremo parlare... con quel baccano che ci sarà nella sala...

Parisa                            - E' vero, c'è una nuova commedia di Marinetti!

Loretta                          - Perbacco! Ma noi andremo a par­lare nel foyer...

Floriana                         - (a Claudio) Dunque noi siamo-amici.

Claudio                         - Certo. Ora esco anch'io...

Floriana                         - Non possiamo aspettarlo...

Loretta                          - Abbiamo fretta...

Parisa                            - Stasera.

Floriana                         - A teatro.

Claudio                         - (s'inchina) A stasera. (Si salutano a soggetto).

Andreina                       - (accompagna le amiche alla porta. Ritornando, dopo una pausa) Sono buone amiche... ma un po' vivaci, superficiali... Han­no detto molte sciocchezze... e con aria mali­ziosa. Chissà cosa penseranno di lei... e di me...

Claudio                         - Sarebbe un grande dolore per me se pensassero delle cose cattive.

Andreina                       - Immagini per me.

Claudio                         - Sono un poco maliziose.

Andreina                       - Molto. E hanno creduto di far bene...

(Lunga pausa, durante la quale Andreina e Claudio sono come impacciati. Vorrebbero riprendere il loro gentile discorso, ma le amiche con le loro frasi hanno guastato un po' l'incan­to della loro rievocazione. Ma ora gli sguardi dei due innamorati nuovamente' si incontrano e il contatto delle loro anime è immediato).

Claudio                         - (commosso) Lei dunque ha par­lato di me con le sue amiche?

Andreina                       - (abbassa il capo) Fu così gentile il nostro incontro... ma non ho parlato come può credere da quello che loro hanno detto.

Claudio                         - Mi ha ricordato spesso?... Ha ri­cordato le nostre passeggiate?

Andreina                       - Certo... Non so... ma... perché non avrei dovuto ricordare una cosa... grata...

Claudio                   - Ed io non ho avuto mai, e non ho nemmeno ora, un amico cui poter parlare della mia gioia, cui poter sfogare, allora, il mio dolore di averla perduta, cui potere, oggi, dir tutta la mia festa per averla ritrovata.

Andreina                 - E poi quelle sciocche hanno avuto delle espressioni così esagerate...

Claudio                   - Che importano le frasi indiscrete degli altri. E' al di fuori e al di sopra di ogni mediocrità, la nostra amicizia... (si avvicina ad Andreina) Vorrei dire « il nostro amore... ».

Andreina                 - (con un sussulto) No, no, no...

Claudio                         - E allora dico: cc il nostro amore ».

Andreina                       - (con disperazione) Non è possi­bile, non è possibile.

Claudio                   - II nostro sogno d'amore che è vissuto immacolato nelle nostre anime, sarà la nostra realtà, Andreina! (Le prende la mano).

Andreina                 - (senza ribellarsi) Non è possi­bile, non è possibile! Sì, perché dovrei negar­lo?... Ho pensato spesso a quei nostri giorni felici come ad un bene perduto...

Claudio                         - Andreina!

Andreina                 - E inafferrabile...

Claudio                   - Andreina, Andreina.

Andreina                 - ... Perché era troppo bello, il nostro sogno... non poteva, non può., vivere nella vita... Nella vita non è possibile l'amore come si immagina.

Claudio                         - (sottovoce, adagio) Vivrà Andrei­na, come vive oggi questa grazia che Dio da a tutti, purché sappiano conservarla...

Andreina                       - (come un'eco) Purché sappiano conservarla...

Claudio                         - E noi sapremo, Andreina. (Fa per attirarla a se).

Andreina                 - (sì oppone) Non è possibile... Non voglio credere... per non impazzire alla nuova delusione...

Claudio                   - Perché, Andreina?

Andreina                       - Preferisco rimanere sola, senza affetti... piuttosto che averne col timore di per­derli.

Claudio                   - II mio affetto non lo perderai mai...

Andreina                 - Sono parole che si dicono.

Claudio                   - Queste mie, no.

Andreina                 - Ma la vita poi ci riprenderà. .

Claudio                   - No: il nostro sogno vivrà... Esso sarà la nostra vita; una vita di amore, cioè una vita di sogno... :

Andreina                 - Ho bisogno di carezze, di bontà. Non ho avuto' mai carezze... Non sono stata mai amata. Desiderata, sì, (trattenendo il pian­to) comprata... come una cosa.

Claudio                   - Non dire più, Andreina...

Andreina                 - Quest'uomo (vuoi dire Giaco­mo) mi ha portata via dalla mia casa, ed io mi sono lasciata portar via perché... non avevo nessun affetto che mi trattenesse... Nella casa dove son nata era la miseria... qui la stessa mi­seria... anche se la casa è da signore.

Claudio                         - (accarezzandola) Andreina, An­dreina... tu soffri molto!...

Andreina                       - (con foga, come con un grido di liberazione in cui c'è una vena di pianto) Molto, molto, infinitamente! Tutti i miei sentimen-ti di amore io li avevo sepolti sotto una grande rassegnazione che forse era viltà, ma una viltà che mi fu necessaria per non impazzire...

Claudio                   - Andreina...

Andreina                       - E quando conobbi lei…. (fa come un gesto di paura).

Claudio                   - Ti amo.

Andreina                       - ... fuggii... ma il suo ricordo mi perseguitò, desiderato forse dalla mia stanca so­litudine... E diventò il mio tormento...

Claudio                   - Ti amo tanto, Andreina!

Andreina                 - No, no!

Claudio                   - Tanto, Andreina!

Andreina                       - Ho bisogno di un affetto alto, sincero...

Claudio                   - Hai il mio, Andreina.

Andreina                       - (non ha più forza per ribellarsi) E' cattivo, se lei mi inganna...

Claudio                   - Se « tu » devi dire... « tu »...

Andreina -                     - ... Se lei mi vuole così... per un capriccio...

Claudio                   - Ti voglio bene!

Andreina                 - No... no...

Claudio                   - Sona sincero, Andreina...

Andreina                 - Non mi faccia del male.

Claudio                   - Ti amo!

Andreina                 - Oh, la parola grande e tre­menda...

Claudio                         - (ha il volto di Andreina fra le mani, la fissa negli occhi) Andreina, ti amo tanto... tanto...

Andreina                       - (si abbandona al bacio di Claudio singhiozzando) Anch'io ti amo.

Fine del primo atto

                                                   

ATTO SECONDO

(Sala da pranzo in casa di Giacomo e An­dreina. La tavola è vicina alla ribalta, un poco più a destra di chi guarda la scena. A sinistra in fondo una finestra che da sul giardino della villa. All'alzarsi del sipario Andreina e Floriana sono alla finestra; Floriana volge le spalle al pubblico e Andreina parla con aria stanca. Par­lano lentamente. Nel giardino la Nunziata e Nino giuocano. Si odono le loro voci e le loro risa. La cameriera è intenta ad apparecchiare. Dopo qualche minuto, durante il quale non si sono udite che le voci della bambinaia e del bambino, Floriana si rivolge ad Andreina).

Floriana                  - E' proprio bello bello, il tuo bambino.

Andreina                 - E' tanto buono.

Floriana                         - Sono ormai tre mesi che non lo vedevo.

Andreina                       - E come 1’ hai ritrovato?

Floriana                         - Ancora più bello.

Andreina                 - E' vero? E' un caro bambino. (Pausa).

Floriana                         - E Giacomo?

Andreina                       - Non vive che per lui. E' più il tempo che trascorre in casa che alla fabbrica. Sembra ri­diventato bambino anche lui.

Fioretta                         - (esce). (Lunga pausa durante la quale si odono le voci e le risa della bambinaia e del bambino. Quella rin­corre il piccolo). Voce della bambinaia. Ora ti prendo. Ti prendo e ti mangio in un bocco­ne, aaainm!

Voce del bambino         - No, no, no, cattiva, non mi prendi. (Ride).

Andreina                       - Nino, non correre tanto, ti fa male. (Alla bambinaia) Nunzia­ta, non farlo correre... suda... un colpo

d'aria...

Nunziata                 - Non tira vento, signora.

Andreina                 - In ogni modo non farlo sudare, e stai attenta che non vada laggiù vicino alla

vasca.

Nunziata                 - Stia tranquilla, signora. (Lunga

pausa).

(Le due donne ora parlano lentamente. Flo­riana non sa come entrare in discorso e Andrei­na è tanto angosciata).

Floriana                  - Che amore di bambino!...

Andreina                       - E' tutta la mia vita, tutto il mio bene...

Floriana                  - (pausa) Andreina...

Andreina                 - Che cosa, Floriana?

Floriana                  - Giacomo ti vuoi molto bene...

Andreina                 - Molto, sì...

Floriana                  - E' un uomo' abbastanza giovane.

Andreina                 - Certo. Non ha ancora cinquant'anni.

FloriANA               - E non è un brutto uomo.

Andreina                 - Anzi, è piacente.

Floriana                         - Interessante.

Andreina                       - Anche.

Floriana                         - Da un po' di tempo, da qualche anno... precisamente da quando è nato il vo­stro bambino, c'è fatto persino... come dire?...

Andreina                       - Cosa vuoi dire?

Floriana                  - ... S'è fatto più... sai, prima era un po' impetuoso... non so... vorrei dire... Scu­sami...

Andreina                 - Si, sì, era un po' rude.

Floriana                  - Già, ecco la parola esatta, « ru­de ». Invece ora...

Andreina                 - Oh, è molto cambiato!

Floriana                  - E' quasi sempre in casa, hai detto?

Andreina                 - Quasi sempre qui... col bambino o con me... Ma giuoca con Nino...

Floriana                  - S'è fatto bambino anche lui, di­cevi...

Andreina                       - Proprio. (Guardano nel giardino. Voci di Nunziata e di Nino).

Floriana                  - (pausa) Ti voleva sposare, è vero?

Andreina                       - Sì...

Floriana                  - E. ti sposerebbe ancora?

Andreina                       - Sì...

Floriana                  - (pausa) E perché tu non vuoi?

Andreina                 - Lascia stare, Floriana.

Floriana                  - Scusami tanto, Andreina...

Andreina                 - Nulla, nulla...

Floriana                  - Era indiscreta la mia domanda?

Andreina                 - No, ma...

Floriana                  - Per il tuo bambino, dicevo...

Andreina                       - (con un lungo sospiro) Ma... così... non se... (Lunga pausa. Entra Fioretta e finisce di apparecchiare la tavola).

Floriana                  - (vedendo la cameriera che mette alla tavola - le spalle al pubblico - l'alto seg­giolone del bambino - domanda): Il piccino mangia a tavola con voi?

Andreina                 - Sì. Vuole così, Giacomo. Anch'io ho piacere.

Floriana                  - Ma certo: fate bene.

Andreina                       - Sembra un omino, a tavola. Sta tutto composto...

Floriana                  - Caro! caro!

Andreina                 - A proposito... scusami: non ti ho nemmeno invitato a rimanere a colazione!

Floriana                         - No, grazie: non posso rimanere. sono attesa. Sono venuta per rivederti dopo tanti mesi ma anche per chiederti, come già ti ho detto, di voler far parte di quel comitato...

Andreina                 - Sì... sì... Contaci.

Floriana                         - Ora poi, corro subito via... sono attesa, come ti ho detto... (La cameriera esce. Dal giardino si odono le voci di Nunziata e di Nino).

Nino                       - Mamma!

Andreina                 - Che vuoi?

Nino                       - Guarda, mammina!

Andreina                       - Che cosa?

Nino                       - Vedi le mie manine chiuse? Sai che cosa c'è dentro?

Andreina                 - Cos'hai dunque, nelle manine?

Nino                       - Indovina!

Andreina                 - Non vedo.

Nino                       - Indovina!

Andreina                 - Un pezzetto di legno.

Nino                       - No.

Andreina                 - Un sassolino.

Nino                       - No.

Andreina                       - Nunziata, che cos'ha nelle mani?

Nino                       - (ridendo) Una lucertola!

Andreina                       - (con un piccolo grido) Ah, butta via, Nino!

Nunziata                 - (ride forte).

Floriana                         - (ride).

Nino                       - No... no... la porto a casa...

Andreina                 - Nunziata, fagliela buttar via.

Nino                       - (correndo via) Non mi prendi.

Nunziata                       - (correndogli dietro ridendo) Ora ti prendo... ti prendo...

Andreina                       - (a Floriana) Ma quella benedet­ta donna che non lo sorveglia! (ad Annunziata) Fagli lavar le mani, subito! (Sorridendo a Floriana) Che pazienza, mia cara Floriana!...

Floriana                  - (ride e poi) Guardalo laggiù, come corre!... E' un folletto.

Andreina                 - Proprio un folletto.

Floriana                  - Guardala, quella testina nel so­le: sembra d'oro! (guardando, dopo una lunga pausa) E Claudio Messena è sempre nel Belgio?

Andreina                       - (con un penoso sospiro) Da qualche giorno, no.

Floriana                  - No? E dov'è?

Andreina                 - In Italia.

Floriana                  - A Roma?

Andreina                 - Ieri sera a Milano.

Floriana                  - Come mai?

Andreina                       - Dice che non gli confà il clima...

Floriana                  - Gii affari però andavano bene.

Andreina                 - Sì. Anche Giacomo gli aveva data la rappresentanza della sua fabbrica.

Floriana                  - Lo sapevo, me lo dicesti.

Andreina                 - Già, è vero.

Floriana                  - E' stato assente poco tempo.

Andreina                 - Tre o quattro mesi.

Floriana                  - Già, è vero.

Andreina                 - Da quando nemmeno tu ti sei più fatta vedere.

Floriana                  - Andreina!...

Andreina                 - - Scusa... Ho detto così per ac­cennare a una data.

Floriana                  - (pausa) E ora è a Milano?

Andreina                 - Non so se è giunto o no a Roma. Mi ha telegrafato che sarebbe arrivato sta­notte...

Floriana                  - Ha sempre scritto a te?

Andreina                 - Appunto... per... incaricarmi di dire a Giacomo che sarebbe venuto oggi a par­largli di affari... e per ridargli la rappresentan­za, dal momento che voleva lasciare il Belgio... per ragioni di salute... e tornare in Italia...

Floriana                  - E Giacomo che ha detto?...

Andreina                 - Mi sono dimenticata di avvertir­lo, iersera...

Floriana                  - Sicché verrà...

Andreina                 - Se non è già andato in ufficio

da Giacomo...

Flokiana                  - Che dici, rimarrà a Roma?

Andreina                 - Che me so io... mia Floriana...

Floriana                  - Ti ha scritto spesso?

Andreina                       - (stanca) No.

Floriana                  - A me ha mandato delle cartoli­ne., rare volte...

Andreina                 - (c. s.) Avresti desiderato che ti avesse scritto più spesso?

Floriana                  - Era un simpatico amico...

Andreina                 - (c. s.) Ti piacque subito, appe­na lo conoscesti, ti ricordi?

Floriana                  - Andreina, cosa dici?

Andreina                 - Niente di male. Lo presentasti a Giacomo dicendo « il mio amico ». Ti ricor­di, quel giorno?

Floriana                  - Chissà perche dissi così...

Andreina                 - Ti piacque subito e molto...

Floriana                  - E' un giovane simpatico...

Giacomo                       - (entrando) Buon giorno, An­dreina.

Andreina                       - (scatta e gli va incontro) Sei già qui?

Giacomo                       - Buongiorno, signorina.

Floriana                  - Buongiorno, signor Giacomo.

Giacomo                 - (ad Andreina) E’un pò troppo presto, è vero?

Andreina                 - Non è ancora mezzogiorno.

Giacomo                 - Non avevo altro da fare, e sono venuto a casa a giuocare….

Floriana                  - ... con Nino!

Giacomo                       - Sì. (Sorridendo ad Andreina) Dov'è?

Andreina                 - In giardino.

Giacomo                       - (affacciandosi alla finestra) Nino! Mi vedi?

Nino                       - Papa, paparino, vieni!

Giacomo                 - (è raggiante) Ora, ora il tuo pa­parino scende e viene a giuocare con te! Vedrai che oggi vinco io, la partita.

Nino                       - Vieni, babbino!

Giacomo                 - Venga subito. (Ad Andreina) C'è tempo per andare a tavola?

Andreina                 - Sì c'è tempo. Vado ad infor­marmi.

Giacomo                 - No, Andreina, non ti disturbare...

Andreina                 - Grazie. Voglio dare un'occhiata.

Floriana                  - Da brava massaia...

Andreina                 - Sì, sì, da massaia.

Giacomo                 - (felice) Da artista.

Andreina                       - Ma Giacomo!

Giacomo                       - (c. s. a Floriana) Conoscete le massime di Brillat-Savarin?

Floriana                  - No!

Giacomo                 - Male! Diceva: mangiare è un bi­sogno, saper mangiare un'arte.

Floriana                         - Giusto.

Giacomo                 - Ma qui. « saper mangiare » nel senso di « saper far da mangiare ».

Floriana                         - Ah, ecco!

Giacomo                 - E qui Andreina è artista.

Andreina                 - (sorridendo penosamente) Gia­como, cosa dici!

Floriana                  - Brava Andreina.

Giacomo                 - E dopo quello che le ho detto lei non rimane a pranzo con noi?

Floriana                  - Non è possibile, sono attesa.

Andreina                 - L'avevo già pregata di rimanere.

Giacomo                 - Allora sarà per un'altra volta.

Floriana                  - Certamente.

Giacomo                 - Ma presto, però, domani,

Floriana                         - Sì, domani.

Andreina                 - Ti attendiamo... Torno subito, aspettami (fa per uscire).

Giacomo                 - Andreina, stasera usciremo...

Andreina                 - Come vuoi.

Giacomo                 - Andremo a teatro.

Andreina                 - Come vuoi. Sì, a teatro (esce).

Floriana                  - E' diventato un amante dell'arte lei; ora frequenta le mostre, le sale dei concer­ti, i teatri dell'opera e della commedia... è vero?

Giacomo                 - E' verissimo. Credevo che non ci fosse altro di bello, nella vita, che gli affari, il commercio insomma... Invece no; e'è... c'è... (si tocca il cuore) Mi spiego?

Floriana                         - Non poteva spiegarsi con minor numero di parole.

Giacomo                 - E' vero?

Floriana                  - Le piace la commedia?

Giacomo                       - Moltissimo.-Però quand'è bella... (ride).

Flohiana                        - Ah, certo! Questa è una verità lapalissiana.

Giacomo                 - Vede; la commedia è la vita... la vita vera... L'altra sera io e Andreina .abbia­mo assistito al Quirino ad una catastrofe...

Floriana                         - Quale?

Giacomo                 - Di una commedia, che però non era una commedia.

Floriana                         - Ah!

Giacomo                 - ... di una ditta francese. Loro ci si mettono sempre in due... Era una pochade... Non è vita...

Floriana                  - E stasera c'è novità?

Giacomo                 - Sì. All'Argentina. E' una com­media di Giovanni Tonelli.

Floriana                  - In collaborazione con chi?

Giacomo                 - Con nessuno. Lui per farsi fi­schiare basta da solo! (ride).

Floriana                         - (ride) Anche della malignità ele­gante!

Giacomo                       - Sono diventato veramente un uo­mo di mondo o « mondano » che dir si voglia...

Floriana                         - Che cambiamento. E si deve tutto ad Andreina?...

Giacomo                 - Si a lei.

Floriana                  - E al suo bambino!

Giacomo                 -  E al mio bambino!

Floriana                  - Soprattutto a Nino!

Giacomo                       - (o mano a mano che parla si com­muove) Sì. E' la mia ragione di vivere» Ora la mia vita ha uno scopo. Non avevo immagi­nato, non potevo immaginare, che un cosino che balbetta appena avesse potuto trasformarmi co­sì; perché mi sento profondamente diverso da quello che ero qualche anno fa.

Floriana                  - E' così per tutti. Lo immagino, pur non essendo madre.

Giacomo                 - (c. s.) Mi creda: avere un bam­bino, vuoi dire sapere di essere qualcuno e qual­cosa. Io penso che vivrò in lui e in lui sarò mi­gliore... Perché io vorrò che mi faccia bene le cose che io ho fatto male... Avrò come la sen­sazione di tornare a vivere con tutta la espe­rienza della vita che ho vissuto... Vivo in lui, come in un sogno delizioso ove tutto è bello, tutto è buono. Ho come la sensazione di vivere fuori dell'umanità, che ci ostacola, che ci umi­lia, che ci affatica con le sue miserie... Vedete, quando io parlo del mio bambino... oh, io non ho la facoltà di parlare bene... il mio vocabo­lario è così misero... ma sento che un padre, fosse pure un poeta, non riuscirà mai ad espri­mere con le parole il sentimento che prova per il suo piccolo... E' un sentimento che forse si potrà esprimere con la musica...

Floriana                         - (lo ascolta commossa).

Giacomo                 - ... io non riesco a dire che que­sto: mi pare che per via del mio bambino, tut­to mi sia facile; tutto mi esalta al bene, ogni fatica mi è lieve... Mia cara amica, ho detto esattamente prima: vivo nel mio bambino co­me in un sogno delizioso...

Floriana                         - (commossa) Com'è bello, quello che, dice!

Nino                       - Rabbino, non vieni?

Giacomo                       - (va alla finestra) Sì, Nino, vengo subito.

Andreina                 - (entrando) Scendi in giardino?

Giacomo                 - Sì Andreina.

Floriana                  - Io me ne vado.

Giacomo                 - L'accompagno fino al cancello...

Floriana                  - Grazie. Arrivederci, Andreina.

Andreina                 - Arrivederci.

Giacomo                       - (ad Andreina, avviandosi) Mi fai chiamare...

Andreina                 - Sì. A proposito, hai visto il si­gnor Claudio Messena?

Giacomo                 - (turbato) No, perché?

Andreina                 - Perché ora, mentre ero di là, hanno telefonato dalla fabbrica. Cercavano di te. Era l'ingegnere Brocchi. Voleva informarti che era andato in ufficio, a cercarti... il signor Messena.

Giacomo                       - (c. s.) Così improvvisamente... arriva... senza avvertirmi...

Andreina                       - Già.

Giacomo                       - (a Floriana, con un amaro sorriso) Il suo amico, signorina.

Floriana                         - (sorridendo lievemente) Già... lo rivedrò volentieri...

Nino                       - Babbino mio, quando vieni?

Giacomo                       - (va alla finestra) Eccomi. (Ritor­na, a Floriana) Allora io scendo.

Floriana                         - Anch'io.

Giacomo                       - (ad Andreina) Mi farai chiamare.

Andreina                 - (con un filo di voce) Sì...

(Giacomo e Floriana escono. Andreina è tri­ste, gira per la stanza, smarrita. Dopo un poco si ode la voce di Giacomo e del bambino. Gia­como bada il suo piccolo. Andreina è nervosa, va alla finestra, alla porta, ma non sa che fare).

Cameriera        - (entrando) Fra poco il pranzo sarà pronto.

Andreina                       - Va bene... va bene... andate... (Fioretta esce e durante tutte le battute seguenti Andreina va su e giù per la stanza tormentando­si con tristi pensieri).

Giacomo                       - Il mio bambino bello! Me lo mangio in un boccone così... aaam!

Nino                              - (ride e grida) Babbino, giochiamo al­la palla?

Giacomo                       - Sì, ecco: tu vai laggiù;  la mamma giudicherà chi di noi due è più bravo!

Nino                              - Sì, sì... sono- più bravo io.

Giacomo                       - Vedremo. (Chiamando) Andreina!

Andreina                       - (va alla finestra) Eccomi.

Giacomo                       - Guarda che gioco con Nino. Tu devi giudicare chi è più bravo: io o lui.

Nino                              - Sì, sì, mammina.

Andreina                       - (triste) Va bene, va bene.

Giacomo                 - E se perdo io pagherò le cara­melle a Nino e se vinco, Nino pagherà le cara­melle a me.

Nino                              - (ride e dice) Sì, sì.

Giacomo                       - Ohp, là! Corri laggiù, a pren­derla.

(Giacomo e Nino giuocano. Si odono le loro voci e le loro risa. Andreina è nervosissima.

(Guarda in giardino e poi alla porta della stanza).

Fioretta                         - (entra turbata) C'è il signor Claudio Messena...

Andreina                       - (sussulta, poi si da un atteggiamen­to indifferente per non dare sospetto alla ca­meriera) Già, doveva venire... Fallo passa­re... Ritarda un poco il pranzo... non so se il signor Messena rimarrà... In ogni modo chiamerò io….

Fioretta                         - Sissignora    (via).

Claudio                         - (entra dopo qualche istante. E' pal­lidissimo e tenta invano di dominare la propria commozione). Andreina!

Andreina                       - (sgomenta) Claudio, tu qui?

Claudio                         - (c. s.) Non ti avevo scritto che sa­rei venuto?

Andreina                       - (nervosa, pallida) Sì... ma... qui in casa... non ti aspettavo. Avevamo detto che qui, mai...

Claudio                         - Ah, mi accogli così?

Andreina                       - Sono impressionata... scusami... non so... vorrai ammettere, non è vero, che io sia stupita di...

Claudio                         - E poi? Cosa vuoi dire?

Andreina                       - Come mi interroghi! Tu sei stra­volto!

Claudio                         - Dov'è lui?

Andreina                       -  E' in giardino... (Si odono le voci di Giacomo e Nino. Clau­dio fa per affacciarsi alla finestra ma Andreinaglielo impedisce, come implorandolo, a braccia aperte. si guardano negli occhi con grande pie­tà. Abbassano il capo. Dopo una lunga pausa Claudio riprende a parlare esasperatamente).

Claudio                         - Deve finire... Non potevo resi­stere. La mia vita è con te... E' una vita d'in­ferno, anche qui, da circa quattr'anni... Ma io voglio portarti via... con me... sei mia, mia...

Andreina                       - (esasperata) Taci, Claudio, ta­ci... e pensa; lui... solo... e l'avvenire di Nino...

Claudio                         - Non parlarmi così!... Non ripe­termi le mille stupide considerazioni che mi hai scritto. Sono quelle che mi hanno spinto a tornare. Mi hanno dato come la sensazione di perderti, capisci?

Andreina                       - Parla a bassa voce... sii calmo... ci possono sentire. (Va a chiudere la finestra che da sul giardino) Ci possono sentire!

Claudio                         - L'avvenire, io glielo farò... io, debbo... io, debbo...

Andreina                       - Ma io dicevo... qui è ricco. (Su­bito) Non ti inquietare, comprendimi...

Claudio                         - E' volgare, codesto che dici, è vile!

Andreina                       - Non so spiegarmi... siamo en­trambi nervosi... Pensa, ragiona... Ora siamo inquieti... domani... sì... ci rivedremo, parle­remo.

Claudio                         - No, oggi. Sono tornato come paz­zo... due giorni e due notti in treno... senza chiudere occhio... Se stavo lontano ancora un giorno l'esasperazione mi avrebbe ucciso... Mi pare che qualcuno mi porti via tutto quello che di bello la vita mi ha donato; l'amore... l'amo­re tuo e di... (si rivolge alla finestra).

Andreina                       - Ma no... tu sei esaltato., cal­mati. Claudio...

Claudio                         - E sento che il tuo amore sto per perderlo... forse l'ho perduto... Ma il mio bam­bino... è mio...

Andreina                       - Taci... taci...

Claudio                   - No, no!.. Io non so quello che dico.

Andreina                       - (ribellandosi, ma sforzandosi di non urlare) Sì, è vero: non sai quello che dici! Pensa cos'hai fatto di me; mi dovevi innal­zare alle stelle, e mi hai gettata nel fango di un adulterio! (con forza) Sì, sì... hai fatto que­sto; oh, grido forte anch'io, sai!!... Sopporto da troppo...

Claudio                         - Andreina!

Andreina                 - ... e non posso ancora dimenticare che il giorno in cui ti svelai con un pianto di folle gioia il divino segreto che sbocciava nella mia vita, per darle luce e darne alla tua... tu mi dicesti una frase tremenda: « Appena mi sarò sistemato ti porterò via di qui ».

Claudio                   - (timidamente) Io dicevo...

Andreina                       - (lo sopraffà) Ah, no! ti volevo gridare. Dovevi portarmi via subito, il primo giorno che sei venuto qui in casa o almeno ora - cioè allora         - appena ti dissi di essere la mamma del tuo bambino... ed io subito sarei fuggita con te e con la nostra creatura. Ma quando tu mi dicesti quelle parole « quando mi sarò sistemato tu verrai con me » la mia ani­ma fu lacerata irrimediabilmente, ripiombai in quella rassegnata disperazione che era già nella mia vita prima che ti incontrassi. Ora tu rico­nosci il male che abbiamo fatto rimanendo qui durante oramai quattro anni! (aggressiva) Non un giorno, pensa: quattro anni! e con una prepotenza che può apparentemente avere una giustificazione mi vuoi portar via... verso lo ignoto... che non è «roseo, e «mi me il mio bam­bino... e a lui... che mi ha ospitato... che ti ha ospitato...

Claudio                   - (minaccioso) Andreina...

Andreina                 - ... Sì, sì, che ti ha ospitato... lo vuoi d'un tratto umiliare, avvilire.

Claudio                   - (c. s.) Ma che cosa vuoi fare?

Andreina                 - Non so.

Claudio                   - Sei pazza! pazza!

Andreina                 - Forse, ma meno crudele di te.

Claudio                   - (un po' remissivo) Posso avere dei torti.

Andreina                 - Hai dei torti.

Claudio                   - (c. s.) Ho anche dei torti.

Andreina                 - E nessuna ragione.

Claudio                         - Nessuna?

Andreina                 - Come non ne ho io, di fronte a « lui ». Io non invoco nemmeno la solita ra­gione delle donne che hanno bisogno di giusti­ficare comunque la loro infedeltà: la mancanza di amore da parte « sua ». Ebbene, no! Non avevo il diritto di fare quello che ho fatto dal momento che non essendo in nessun modo le­gata a lui potevo in qualunque momento andar­mene. Io ho tutti i torti di fronte a lui e tutti i torti hai tu di fronte a lui, ed ora di fronte a me; che sono stata troppo martoriata dal tuo amore, perché tu abbia il diritto di martoriarmi ancora.

Claudio                   - Basta, taci...

Andreina                 - Lo griderò.

Claudio                   - I miei torti, sono qui per riscat­tarli.

Andreina                       - Come?

Claudio                   - Col riconoscerli, anzitutto.

Andreina                 - E provocare una catastrofe.

Claudio                         - Preferirei morire piuttosto che vi­vere così.

Andreina                 - Non pensi che a te.

Claudio                         - Con un diritto indistruttibile.

Andreina                       - Quale?

Claudio                         - L'amore per il mio bambino. (Commovendosi) E' l'unica cosa che ho infini­tamente cara sulla terra.

Nino                              - (dal giardino, ridendo) Ho vinto io, ho vinto io!

Giacomo                 - (dal giardino) No, ho vinto io!

Nino                       - No, no.

(Claudio e Andreina rimangono colpiti dalla innocente voce. si guardano. Andreina implo­ra con gli occhi).

Giacomo                 - Giudichi la mammina!

Nino                       - Mammina!

Giacomo                 - Andreina...

Nino                       - Mammina!

Andreina                       - (disperata, affacciandosi alla fine­stra) Eccomi...

Giacomo                 - Di tu, chi ha vinto?

Andreina                       - (stanca, affranta) Giacomo, c'è... qui... il signor Messena... vuole parlarti... vieni!

Giacomo                 - E' già qui?

Andreina                       - Sì.

Giacomo                 - Rimarrà a pranzo con noi?

Andreina                       - No.

Giacomo                 - Porto su Nino?

Andreina                 - No, non è ancora pronto... la­scialo in giardino... lascialo a giocare con Nunziata. (Chiamando) Nunziata, gioca con Nino... Ti chiamerò io quando è ora del pranzo.

Giacomo                       - Io salgo subito.

Andreina                       - Sì, Giacomo.

Nino                       - Mammina; ma di', dunque, chi ha vinto?

Andreina                 - Tu, Nino, tu...

Giacomo                 - Ti pagherò le caramelle.

Andreina                 - (si scosta dalla finestra e si avvi­cina a Claudio. Parla concitatissima. E' pallida. E' sul limite della disperazione) Non preci­pitare... ora gli puoi dire soltanto che non puoi più stare all'estero... per ragioni tue personali... di salute... che quindi gli rimetti la rappresen­tanza che egli ti aveva data...

Claudio                         - (con leggera minaccia) Andreina!

Andreina                       - Claudio, sii ragionevole... pensa: lui, al bambino, gli si è affezionato... Noi ab­biamo la responsabilità, la colpa di tutto, lo abbiamo tradito... dobbiamo avere pietà... scon­tiamo un po' del male che gli abbiamo fatto; e gliene abbiamo fatto tanto tanto.

Claudio                         - (stringendo i pugni disperatamente) Ah, come mi parli! Sì, siamo colpevoli... ma da oggi basta...

Andreina                       - Ti scongiuro!

Claudio                         - Non dire una parola di più!

Andreina                       - Sì, andremo via, domani... ti giuro... oggi no... voglio preparare io... ti dirò perché... Claudio, credimi... ti giuro, ti giuro... che domani io, tu eil bambino andremo via... ti giuro... e tu credimi, credimi... (Minacciosa) Altrimenti se tu ora fai una scenata... ah, ti giuro anche questo!... non so quello che potreb­be accadere... certo una cosa non bella.

Claudio                         - Minacci!

Andreina                       - ... né per me... ne per te...

Claudio                         - Mi vuoi far tacere con una mi­naccia!

Andreina                       - No, prima di tutto con una pre­ghiera... Ti ho pregato... e ti prego ancora, Claudio... E ti rinnovo ancora il giuramento che domani io, tu e il bambino andiamo via...

Claudio                         - (sforzandosi ad essere remissivo) Domani?

Andreina                       - Sì, domani... fammi questa gra­zia...

Claudio                         - (condiscendendo faticosamente) Allora... domani...

Andreina                       - Sì... sì... oggi digli solo come ti ho detto e poi domani via...

Giacomo                       - (entra pallido) Oh, come mai, si­gnor Messena, così... improvvisamente? (Gli da la mano. Claudio gli da appena la sua).

Claudio                         - Non potevo rimanere... per il clima...

Andreina                       - (s'è scostata ed è andata a chiudere la porta di fondo e a sincerarsi che nessuno della servitù stia ad origliare).

Giacomo                       - Eh, già... i climi nordici non sono per noi, gente mediterranea.

Claudio                         - (si domina a stento) Già.

Giacomo                       - Ma gli affari andavano bene...

Claudio                         - Sì...

Giacomo                       - Molto bene...

Claudio                         - Sì, meglio di quanto avevo imma­ginato...

Giacomo                       - ... « avevamo » immaginato. E nonostante ciò...

Claudio                         - Già...

Giacomo                       - Eh, il clima del nord è tremendo!

Claudio                         - (guarda Giacomo perché gli è par­so di sentire nella sua voce dell'ironia).

Giacomo                       - Bisognerebbe farsi forza per abi­tuarsi.

Claudio                         - Impossibile. Per me, almeno, im­possibile.

                                      - (Andreina durante tutta questa scena sta in disparte con un grande spavento: va alla fine­stra, tenta di sorridere per addolcire il colloquio dei due uomini, domina insomma, ma con gran­de sforzo, la sua inquietudine).

Giacomo                       - E così...

Claudio                         - Sono tornato...

Giacomo                       - Bene, bene!

Claudio                         - (lentamente, per dominarsi) Natu­ralmente ho lasciato il mio ufficio ad una perso­na fidata, la rappresentanza della sua fabbrica non l'ho ceduta perché...

Giacomo                       - Si capisce; aspettava il mio con­senso.

Claudio                         - Naturalmente.

Giacomo                       - E' persona fidata quel signore che ha lasciato?

Claudio                         - Sì, sì...

Giacomo                       - Beh, in ogni modo, di tutto ciò ne riparleremo a giorni.

Claudio                         - Sì, ne riparleremo oggi.

Giacomo                       - Va bene. Ora non è il momento...

Claudio                         - Già...

Giacomo                       - (alzandosi, che si era seduto) Ora è... il momento... di andare a pranzo. Lei ri­marrà con noi?

Claudio                         - No, è impossibile.

Giacomo -                     - Appuntamenti?

Claudio                         - Esattamente.

Giacomo                       - Allora ci rivedremo oggi...

Claudio                         - (sempre più nervoso, incerto) Sì... oggi... parleremo a lungo di tutto...

Andreina                       - Sì... sì... oggi.

Giacomo                       - In ufficio da me...

Claudio                         - (non sa decidersi ad andare) In ufficio da lei... La saluto e...

Giacomo                       - E allora?...

                                      - (Nino chiama il babbo, Claudio e Andreina sussultano. Claudio impallidisce, smania, è come fuori di sé. Andreina lo supplica con gli occhi).

Nino                              - Babbo, paparino, vieni!

Andreina                       - (a Claudio) Sì, oggi... oggi... in ufficio...

Nino                              - Papa, papa, vieni.

Giacomo                       - (affacciandosi alla finestra) E' ora di andare a tavola.

Nino                              - Ancora un poco...

Andreina                 - (a Claudio, come per farlo andar via) Allora... oggi in ufficio...

Giacomo                 - (a Nino) No, tesoro mio...

Nino                       - Vieni a giuocare un altro pochino.

Giacomo                       - No, mio piccino.

Claudio                         - (fuori di sé, con un grido folle e col pianto nella gola, stringendo i pugni) No!.. no!... E' il mio bambino! è il mio bambino!...

Andreina                       - (grida disperata ed implora) Claudio, Claudio.

Giacomo                       - (si volta di scatto. La rivelazione tremenda l'ha stordito. Barcolla come sotto una percossa, e dice con voce tremante) Ma cosa dice?! Cosa dice?!

Claudio                   - (c. s.) E' il mio bambino! è il mio bambino!

Claudio                   - Cosa dice? Non è vero!

Andreina                       - (corre disperatamente da un punto all'altro della sala, con la faccia nascosta fra le mani e gemendo) Che vergogna! che vergogna! che vergogna! (Chiude la finestra perché Nino non senta e si rifugia in un angolo pian­gendo).

Giacomo                 - Andreina! Andreina! dimmi tu!...

Andreina                 - Dio! Dio mio! (E si butta in terra) Perdona! perdona!

Claudio                   - (c. s.) Sono tre anni che soffoco in me questo grido...

Giacomo                       - (inorridito) Ma perché tutto que­sto. (Urlando) Non è vero... dite che non è vero!

Andreina                 - (c. s.) Maledicimi... lo merito...

Claudio                   - (c. s. irruento) Sì... sì...

Andreina                 - (a Claudio, urlando) Taci, taci, ti scongiuro...

Giacomo                       - (si slancia contro Claudio e affer­randolo al petto grida) Dica che non è vero! Dica che non è vero!

Andreina                 - (frapponendosi) No, no!

Claudio                   - Mi uccida, ma è mio figlio!

Giacomo                       - Vigliacchi!

Claudio                         - Non mi difendo, dica quello che vuole!

Giacomo                       - Vigliacco! Vigliacco!

Andreina                       - (vuol separare i due uomini) Perdonaci! Perdonaci!

Claudio                   - Faccia di noi quello che vuole!

Giacomo                 - (lo lascia) Miserabile! Non si ribella nemmeno. Mi disarma con la sua vi­gliaccheria!

Claudio                         - Non mi ribello, ma non per vi­gliaccheria. (Claudio è come spossato dalla sua tensione nervosa).

Andreina                 - Taci, taci. Ti scongiuro!

Giacomo                 - (si è abbattuto. S'è appoggiato ad una sedia. Ha gli occhi umidi di pianto).

Claudio                   - E se...

Andreina                       - Non dire più. (Indica Giacomo e dice piangendo) Vedi come soffre... Gli abbia­mo fatto troppo male, (singhiozza).

Claudio                   - Ho bisogno di dire...

Andreina                 - (aggressiva) Non parlare più!

Nino                       - Papa! mamma! Vieni, papa, vieni! (I due uomini fanno per recarsi alla finestra a rispondere al bambino ma Andreina con un gri­do li ferma).

Andreina                 - No! no! Io... sola... io che sono la mamma! (Alla finestra) Aspettami, Nino... anche voi... Nunziata. Vengo giù io. (Corre al­la porta).

Giacomo                 - (fa per seguirla) Andreina.

Andreina                 - (arrestandosi per un attimo, dice con voce angosciata) No, Giacomo, non più! non più! (Esce di corsa).

Giacomo                       - (s'abbatte sulla sedia).

Claudio                         - (che era vicino alla ribalta, contem­poraneamente alle ultime due battute di Gia­como e Andreina si muove sollecito verso la porta e quand'è sulla soglia, dice con voce sot­tomessa) Andreina vivrà modestamente con me e col bambino. (Fa per uscire).

Giacomo                       - (sollevandosi, implora) Aspetti... Non mi vede? Mi ha ridotto uno straccio di uomo, non vede? E' come se tutto il mondo fosse precipitato attorno a me... ed io in mezzo a questa catastrofe non ho nemmeno la voce per gridare, nemmeno il coraggio di disperarmi...

Claudio                   - Ho tutti i torti... ma...

Giacomo                       - Non parli più... Lasci parlare me invece... mi pare, parlando, di vivere come fuori dall'incubo... perché non mi par vero tutto quanto è accaduto... mi pare appunto un incubo... Non lo vede che io non inveisco ne contro di lei... né contro Andreina. (A mano a mano che parla si commuove).

Giacomo                       - (l'ascolta a capo chino e voltato per tre quarti come in attitudine di andarsene).

Giacomo                       - Che cosa posso fare ormai?... Io sono un miserabile... perché... amai ciecamen­te Andreina e non volli pensare mai che qual­che cosa avrebbe potuto devastare la nuova vi­ta che era nata in me col bambino. (Trattiene il pianto) Il bambino... cioè la mia vita che rifioriva... Perché anch'io avevo diritto di so­gnare il mio domani... Che importava se la mia persona era presa in una miseria, come quella di aver dei sospetti sulla donna amata? Ebbene sì, li avevo, li avevo; Sono un uomo senza di­gnità, è vero? Ma avevo un figlio... E volevo conservargli la mamma... Perché al bambino credevo... no, il bambino è mio! La vede la mia miseria? Ed è ancor più desolata di quanto può sembrarle da ciò che le ho detto fin qui, perché adesso le dico... (Si fa coraggio per dire la seguente frase che pronuncia a bassa voce, per non vergognarsi) ... non me li porti via!... non me li porti via...

Claudio                         - (si scuote a queste parole e come per timore di lasciarsi vincere dalla pietà) No, no, sarebbe indegno. (Via).

Giacomo                       - (è come fuori di sé, e rincorre Clau­dio fino alla porta) Almeno me li faccia ri­vedere! (E' disperato, va alla finestra e non ha il coraggio di affacciarsi; chiama Andreina e Nino con un filo di voce velata dal pianto. E si sforza, mordendo il fazzoletto, di non piangere) E' finita... E' finita... Che colpo tremendo... Non può essere vero... Sì, sì... tutto è finito... la mia creatura!... (Non vuol piangere. Vuole mettersi contro il suo crudele destino a testa alta. Vuol far vedere che è forte. E in questo sforzo di apparire indifferente il suo dolore si fa più tormentoso).

Fioretta                         - (s'affaccia alla porta di fondo. Evi­dentemente essa ha sentito tutto. Ha gli occhi umidi di pianto. Furtivamente se li asciuga e vuol darsi un contegno forte dinanzi al padrone, come per insegnargli il modo di farsi coraggio. Ma non può parlare. Essa è lì per dire che il pranzo è pronto. Ma come è possibile dire que­sta frase, in un momento simile e con la com­mozione nel cuore?).

Giacomo                       - (la vede, si sforza di parere indiffe­rente. Quand'è sicuro di poter parlare senza piangere dice) Pranzo da solo, da oggi! (Ma nelle sue parole c'è del pianto).

Fioretta                         - (Via).

Giacomo                       - (si avvicina alla tavola, si siede. Ve­de i due posti vuoti. Si volge verso il seggiolo­ne alto di Nino. Appoggia le mani sui bracciuoli, sta alcuni istanti in quell'atteggiamento sfor­zandosi di non piangere; ma infine la commo­zione rompe con forza. Egli cade in ginocchio singhiozzando disperatamente) Il mio bam­bino! il mio bambino!

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

 (Studio in casa di Giacomo Brera. Sono trascorsi circa tre mesi dal 2° atto. Giacomo è se­duto alla scrivania, esamina carte, disegni, prende appunti, firma e, di tanto in tanto, senza alzare gli occhi dal suo tavolo, interroga e da ordini al suo impiegato che è in piedi davanti a lui.

Ha scatti di energia, ma nondimeno si nota la sua grande tristezza.

Anche Andreina sarà per tutto l'atto molto triste. Entrambi tenteranno di far brillare la luce di un sorriso sulla loro desolazione. Ma lo sforzo di sorridere darà maggiore risalto alla loro pena.

Floriana, dalla triste giovinezza, ora parte per l'amore - come ella s'illude - ma la sua allegria è come un fiore di serra: non ha pro­fumo).

Giacomo                 - (con stanca energia redarguisce il suo impiegato) Le plance dovevano essere state spedite a Bruxelles. E anche le targhette!

Impiegato                      - (impacciato) La litografia non le ha fatte. Però saranno pronte fra cinque giorni.

Giacomo                 - Ha fatto male l'ordinazione. si doveva stabilire una penalità. Chi sta in commercio deve sa­per fare gli affari. Altri­menti cambi mestiere. E non fidarsi mai della parola. Impegni scritti!

Impiegato               - Una parte delle targhe è già stata spedita.

Giacomo                       - Dovevano esse­re spedite tutte! Quando non mi interesso io, perso­nalmente tutto va a rove­scio...

Impiegato                      - Oh, Dio... a rovescio...

Giacomo                 - Diciamo pure « lentamente »; ma questo è già un difetto. Tutto deve marciare con sollecitudine, esattezza... Quando il signor Messena sarà a Bruxelles non avrà sotto mano il materiale che gli è necessario.

Impiegato                      - Mi hanno assicurato che fra po­chi giorni...

Giacomo                       - Ma io ho già detto che ciò è male. Il signor Messena parte stasera, cioè fra poco. (Gli consegna delle carte firmate) Tenga... qui sono elencate le cose che domattina farà prima. di venire in ufficio. Questa posta la spedisca su­bito. E naturalmente subito anche questi tele­grammi.

Impiegato               - Lei è inquieto con me... E le giuro che in tanti anni che sono alle sue dipen­denze, è la prima volta che...

Giacomo                 - (c. s.) Ma lasci stare.

Impiegato               - Lei mi ha parlato con un tono così aspro...

Giacomo                       - E' passata. Non ci badi. Non drammatizziamo. Non vale la pena... Che ma­nia c'è in noi uomini di dare a tutte le cose un   tono drammatico!... Lasci stare... (Compone un numero al telefono) Ingegnere, è lei? (Pau­sa) Bene. Mi dica; ha preparato tutto, alla Banca? (Pausa) Va bene (Pausa) Lo so, lo so; è qui da me. Mi ha già informato. Gli ho detto - ed ora lo ripeto a lei - che bisogna solleci­tare (Pausa) No, non verrà da me... gli conse­gni lei... tutto (Pausa) Sì, l'ho già visto... Bene, arrivederci. (All'impiegato) Può andare. si ri­cordi di quanto le ho detto...

Impiegato                      - Sissignore. (Esce. Giacomo ri­mane solo qualche istante a guardare delle carte. Entrano Andreina e Floriana).

Floriana                         - Buona sera, signor Brera.

Giacomo                       - Buona sera. Come va?

Floriana                         - Bene, grazie. E lei?

Giacomo                       - Mi sono inquietato con quel mio impiegato.

Andreina                       - Perché?

Floriana                         - Come mai?

Giacomo                       - Mi viene a dire, proprio stasera, che la litografia non ha consegnato ancora le plance, e che delle targhe ne ha spedite solo una parte. Una cassa, di quelle nuove, con la figurina di Mercurio alato! e la dicitura bilin­gue debbono portarla stasera.

Andreina                       - Peccato. .

Floriana                         - Ma arriveranno presto, però...

Giacomo                       - Io conto che siano a Bruxelles fra sette od otto giorni.

Floriana                         - Va bene. Noi i primi giorni a-vremo bisogno di ambientarci.

Giacomo                       - Oh, Messena ha molte conoscenze sul posto!

Floriana                         - In ogni modo nell'attesa del ma­teriale rifiniremo nei particolari il piano pub­blicitario. Il deposito delle macchine c'è già.

Giacomo                       - Troverete la cosa facile.

Andreina                       - Certo Messena aveva già così bene organizzato l'altra volta.

Giacomo                       - Già. Fece molto male a mandare all'aria un lavoro bene avviato... "

Floriana                         - Riprenderemo felicemente. Lo sento...

Giacomo                       - Io ho molta fiducia anche in lei, che ha uno spirito d'organizzatrice scaltra e

meticolosa.

Floriana                         - Oh Dio!... mi appassiono...

Giacomo                       - Dico seriamente; lei è una delle pochissime donne di affari che io abbia cono­sciuto nella mia vita di industriale...

Floriana                         - Grazie.

Andreina                       - Ed io no?

Giacomo                       - Sì, anche tu hai un notevole senso dell'organizzazione... ma la signorina Flo­riana è molto più... come dire?... più pratica.

Floriana                         - Oh così, così.

Giacomo                       - No, no. L'ho constatato durante questo mese che è rimasta nei miei uffici alla fabbrica... Lei ha qui più acume commerciale del signor Messena... il quale ne ha molto...

Floriana                         - La succursale di Bruxelles sarà perfetta. Lei non avrà a lamentarsi di noi.

Andreina                       - Siediti, Floriana.

Giacomo                       - (a Floriana) Le credo e la rin­grazio.

Fioretta                         - (entrando, a Giacomo) C'è giù il camioncino della ditta Raelli con le casse del­le targhe...

Giacomo                 - Che le portino subito in fab­brica e là preparino la spedizione (Alla camerie­ra che sta per andare) Aspetta. Di' che me ne scoperchino una, di quelle casse; voglio vedere un po' (La cameriera esce, alle due donne) Non mi fido. Voglio andare e vedere che roba mi hanno fatto. Torno subito.

Andreina                       - Va' pure.

Floriana                         - Si accomodi.

Giacomo                       - (sulla porta, a Floriana) Mi aspetta?

Floriana                         - Ma certo      - (Giacomo esce).

Andreina                       - (dopo qualche istante) E così, Floriana, ci lasciamo.

Floriana                         - Ma ogni sei, sette mesi, un anno al massimo, faremo un viaggetto in Italia.

Andreina                       - « Farete » un viaggetto in Ita­lia...

Floriana                         - Cioè « farò ». Non so se il si­gnor Messena...

Andreina                       - Chiamalo Claudio.

Floriana                         - Ma no, perché?

Andreina                       - Siete compagni di lavoro... buo­ni amici...

Floriana                         - Non è una ragione.

Andreina                       - Ma sì, Floriana...

Floriana                         - Eppoi sì, buoni amici... Ma lui è il mio capo ufficio...

Andreina                       - Oh Dio, che burocrate....

Floriana                         - Eh, sì: il rappresentante per il Belgio della ditta Brera è lui. Io sono una sua aiutante...

Andreina                       - Ma no, amici! Sono certa che lui non vorrà nemmeno che tu dica per ischerzo, che sei la sua aiutante e lui il « capo ufficio ». Collaboratrice, socia. E poi, Giacomo, con l'an­dare del tempo, specialmente se gli affari an­dranno bene, come io spero, anzi sono certa, vi userà molte agevolazioni. A tutti e due.

Floriana                  - Grazie, Andreina.

Andreina                       - Io avrò piacere. (Lunga pausa. Nessuna delle due ha coraggio di entrare in argomento).

Floriana                  - E tu?

Andreina                 - Io che cosa?

Floriana                  - Voglio dire... ti sposerai?

Andreina                       - (pausa) Capirai... Lo faccio an­che per il bambino. Per il suo avvenire... Eppoi Giacomo mi vuol bene... molto bene... Io l'ho fatto tanto soffrire.

Floriana                         - Certo che Claudio... non era più per te... non so come dire...

Andreina                       - Sì, era diventato irascibile... Fu­rono circa due mesi d'inferno, ti dico... Tu com­prendi; andati' via di qui io non potevo non fare delle considerazioni su quella che era la nostra situazione specialmente a riguardo del bambino. Anche se non avessi voluto, capisci?... veniva spontaneo... Egli mi diceva che io, abituata al lusso, non ero più capace di vivere mo­destamente... che io... non gli volevo più bene perché non poteva farmi fare la signora...

Floriana                  - Oh, Dio, no!...

Andreina                       - Capirai bene... quella scena im­provvisa, drammatica... Ti dico che... non so... Vedere lui, Giacomo, prostrato... In verità, Floriana, mi fece tanta compassione. Ti pare?

Floriana                  - Certo, certo... dev'essere stato un colpo tremendo.

Andreina                       - Io mica fui inquieta con Claudio perché mi aveva tolta e, peggio, aveva tolto il mio bambino dagli agi di una vita che si an­nunciava per lui, piccolo, ancora più bella, oh non per questo... ma per il modo. Ti pare? Alla fine dei conti Giacomo mi voleva bene... Che colpa aveva lui... Noi, sì, eravamo i col­pevoli.

Floriana                  - Non ricordare più il passato. Avevi ragione di pensare le cose che mi hai dette...

Andreina                       - Ora venne il giorno in cui queste cose gliele dissi a Claudio e... (Si fa forza per dire la cosa terribile che vorrebbe che l'amica intuisse)... e gli dissi anche...

Floriana                         - (curiosa e interessata la incoraggia) Gli dicesti?...

Andreina                 - (c. s.) Capirai, lui vantava dei diritti sul « suo » bambino... «Suo »... ma...

Floriana                         - (c s.) Ma?

Andreina                       - (c. s.) Sai... « suo »... come po­tevo affermarlo?... Tu capisci, mia Floriana, che è penoso dire queste cose... Ma esasperata... dovetti pur dirgli che io... non sapevo... non potevo, insomma, affermare... Eppoi infine, dei diritti sul bambino io sola potevo e posso van­tarne. E anche dei doveri, s'intende. Anzi, oggi, soprattutto dei doveri...

Floriana                         - (in fondo è soddisfatta di udire dalla bocca di Andreina queste cose che lei già sa­peva) E gli dicesti queste cose?!

Andreina                       - Gliele dissi.

Floriana                  - Sapevo, in parte...

Andreina                 - Ti informò lui?

Floriana                         - Un poco.

Andreina                 - E chi altri?

Floriana                  - Anche Giacomo seppe questo.

Andreina                 - E' vero.

Floriana                  - E Claudio quando gli dicesti che...

Andreina                       - Naturalmente si inquietò... mi offese... uscì di casa e stette tre giorni fuori...

Floriana                  - E quando tornò... daccapo...

Andreina                 - E allora io gli dissi chiaro e tondo che se mi aveva tolto da questa casa per farmi fare una vita d'infèrno, tanto valeva che mi ci avesse fatto ritornare...

Floriana                  - Ma eri certa che Giacomo ti avrebbe ripresa?...

Andreina                 - Oh! ogni giorno mi mandava a dire di tornare... E poi tu che mi fai questa do­manda, ma venisti tu persino... da parte sua...

Floriana                         - Ma io venni un mese e mezzo fa, la prima volta...

Andreina                 - Giacomo mi aveva fatto dire già prima, da altri. Mi scrisse... oh, che let­tere!...

Floriana                  - Meglio così, Andreina.

Andreina                 - Certo. (Pausa) Anche per te!

Floriana                  - (sorpresa) Per me!

Andreina                 - (sorridendo) Non vorrai dire che non vai volentieri a Bruxelles a collaborare con Claudio per la ditta « Brera ».

Floriana                  - (sorridendo) Ma no... cosa dici?

Andreina                 - Ma sì... Se io sono tornata qui lo debbo a te in gran parte.

Floriana                  - A me?

Andreina                 - A te... e ti sono grata, anche per il mio piccino.

Floriana                  - Ma io non ho fatto nulla.

Andreina                       - Molto, invece...

Floriana                  - Ti ho detto che Giacomo ti aspettava, che ti perdonava, che aveva bisogno di te...

Andreina                 - Lo sapevo. Eppoi?

Floriana                         - E ho... consigliato Claudio a lasciarti andare...

Andreina                 - Questo è tutto!

Floriana                         - Gli ho fatto fare le stesse consi­derazioni che gli hai fatto fare tu: per le quali non era più possibile una vita tranquilla, fra voi due... E più passavano gli anni e peggio era...

Andreina                       - Hai detto il vero. E poi il tuo consiglio di riaprire insieme con te l'ufficio di Bruxelles, lo ha persuaso... a lasciarmi andare.

Floriana                  - Già, questa fu una buona idea!

Andreina                 - Vedi dunque, che debbo tutto a te.

Floriana                  - Ma non fu mia, l'idea...

Andreina                 - Di lui? di Claudio?

Floriana                         - No, di Giacomo.

Andreina                 - Proprio sua?

Floriana                  - Mi disse che gli avrebbe riaper­to volentieri l'ufficio di Bruxelles e allora a me venne l'idea di... proporrai come «addetta all'ufficio »... e feci la proposta a Claudio.

Andreina                 - (pausa) Andrete d'accordo, voi due.

Floriana                         - Spero. Io sono stanca di non far nulla... Eppoi sempre a Roma... le stesse cono­scenze... Mi parrà, così lontana, e sola, di eman­ciparmi veramente. E a Bruxelles...

Andreina                 - Con lui...

Floriana                         - Già...

Andreina                 - Comincerai una nuova vita...

Floriana                  - ... di lavoro...

Andreina                 - Ti è sempre piaciuto, Claudio?

Floriana                  - Perché mi domandi questo?

Andreina                 - Non te lo domando, lo so.

Floriana                         - Cosa dici?

Andreina                 - Niente di male. Anzi...

Floriana                         - Che cosa?

Andreina                 - Mi fa piacere.

Floriana                  - Ma no, Andreina... Non dire così...

Andreina                       - Io ti voglio bene! Sono sincera, con te.

Floriana                  - Anch'io.

Andreina                       - No, Tu ora non lo sei: e non per cattiveria, ma per timore...

Floriana                  - Andreina, cosa dici mai?

Andreina                 - ... per timore che mi dispiac­cia... Invece no... Io ti ringrazio. Ho voluto be­ne a Claudio. Anche lui me ne ha voluto... ci siamo lasciati rapire dalla nostra passione, ci siamo lasciati trasportare fuori della realtà; ma da quella realtà umana in cui, diciamo anche purtroppo, si deve rimanere.. L'amore, fuggire, non pensare a nulla, infischiarsi della gente, la capanna e il cuore... La nostra passione ha bruciato in un impeto le nostre anime, la nostra intelligenza... e anche il nostro buon senso. E non ci rimane che la cenere delle nostre illusio­ni, del nostro sogno...

Floriana                  - Oh, Andreina, come sei crudele con te stessa e col tuo amore...

Andreina                 - Volevi dire anche « cinica ».

Floriana                  - No, questo, Andreina...

Andreina                 - Per vivere su questa terra, bi­sogna essere crudeli con se stessi, quando la no­stra anima vuole trasportarci fuori della realtà. Altrimenti morire. Perché la nostra fuga nei regni della poesia si risolve sempre in una ca­tastrofe. Perché la realtà, la volgare realtà, è quella che domina. (Con un sorriso amaro, pro­segue) Sai: il romanticismo, che aveva fissato come principio il diritto assoluto dell'amore sopra ogni altra cosa, persino sopra ai doveri, il romanticismo non fu e non potrà essere altro che una divagazione letteraria. Guai a voler vi­vere nella vita come una moda letteraria inse­gna. Nella vita bisogna vivere senza cuore...

Floriana                         - Andreina, cosa dici?! Tu sei mol­to triste e le tue parole mi fanno tanto male.

Andreina                 - Perdonami! Tu ora nel cuore hai il tuo sogno d'amore...

Floriana                         - Andreina!

Andreina                 - E con gentilissimo pudore lo nascondi a me... (Sorride debolmente)... che non sono più degna di confidenze gentili...

Floriana                  - Claudio è stato sempre gentile con me.

Andreina                 - Fin dal primo giorno che lo vedesti, dicesti subito « è il mio amico ». Come ricordo!

Floriana                         - Mi fu simpatico... e fu sempre premuroso...

Andreina                 - Specialmente da qualche mese.

Floriana                  - Non mi ha mai detto nulla...

Andreina                 - Avresti voluto...

Floriana                         - Andreina, non ci siamo detto mai nulla.

Andreina                       - Vi siete dette forse molte cose tacendo...

Floriana                         - Non so...

Andreina                 - E sono le più eloquenti. Cono­sco quel linguaggio.

Floriana                  - Non credere, Andreina...

Andreina                 - Come vuoi. Che io creda o no, non ha importanza per me e per voi. (Desolata, sincera) Io non l'amo più. La vita, con la sua logica fredda, mi ha ripresa. Ero già tornata nel­la vita prima che egli gridasse la mia e la sua colpa. Non vivevo più per lui. Sì, gli volevo be­ne, ma sai, un bene... senza entusiasmi... vivevo per il mio bambino... solo per lui... Lo stor­dimento in cui mi aveva abbattuto un giorno, qualche anno fa, l'amore, era passato. (Pausa) Questo sfogo con te mi fa tanto bene... Io vado ripetendo a me stessa in ogni momento tutte queste cose, come i fachiri che scuotendo il capo ripetono il nome del loro dio finché quel moto e quel continuo ripetere non li abbia messi fuori di senno e ridotti al punto di tutto osare e di tutto patire...

Floriana                         - Andreina! cosa farei perché tu fossi felice.

Andreina                       - Sto per esserla nel modo che ti ho detto. Ma tutto ciò non è confortevole, per te...

Floriana                         - Io credo all'avverarsi del mio sogno!

Andreina                       - (afferrandole gentilmente le mani) Che possa realizzarsi come tu vuoi. E che tu non abbia mai delusioni. Dimentica anche me, che sono una delusione vivente...

Floriana                         - No... ti voglio bene, Andreina. Che tu sia felice!

Andreina                       - Grazie, Floriana. Sono contenta che ci siamo dette queste cose a cuore aperto perché tu parta con Claudio senza scrupoli verso di me, e perché io sappia che non dovrò aver al­tro pensiero che per mio figlio... e per Giaco­mo, che mi ha fatto tanto bene...

Fioretta                         - (entrando) Permette, signora?

Andreina                       - Che cosa?

Fioretta                         - Poiché il signor Giacomo non ha saputo dirmi se stasera vi sono degli invitati, così io...

Andreina                       - (a Floriana) Proprio non vuoi rimanere ?

Floriana                         - Non è possibile. Partiamo alle dieci. Dobbiamo preparare molte cose... Pran­zeremo in albergo. Claudio mi aveva già detto questo.

Andreina                       - E' giusto. (Alla cameriera) No, nessuno.

Giacomo                       - (entra mentre Fioretta esce. E' qui per salutare Floriana. Sa che i momenti che lo separano dalla partenza di Floriana e di quell'altro - di  Claudio - sono pochi. Rimarrà finalmente solo. Ma sarà veramente il padrone del campo? Questi pensieri ora gli si affollano nella mente e lo fanno più triste. Parla a bassa voce, incerto: non sa cosa dire).

Giacomo                       - (alle due donne) Le targhe sono bellissime...

Floriana                         - Se sono com'era il modello sa­ranno certo bellissime.

Giacomo                       - Lo sono. Prima ho dato al ragio­niere la ultime disposizioni riguardo la spedi­zione delle plance, targhette, e tutto il resto che vi può bisognare per l'ufficio di Bruxelles.

Floriana                         - Noi contiamo in breve tempo di riallacciare tutte le fila delle nostre relazioni commerciali nel Belgio.

Giacomo                       - Allora non ci rimane che salu­tarci... (Imbarazzato) Bene. Allora... allora spe­riamo... sono certo, anzi, che voi e il signor Messena, farete bene... Non volete proprio rimanere a cena con noi ?

Floriana                         - Ho già detto ad Adreina che è impossibile.

Andreina                       - (a Giacomo) Hanno da prepara­re molte cose, in albergo...

Floriana                         - Ceneremo appunto in albergo...

Giacomo                       - (c.s.) Dunque... allora... auguri di nuovo, molti auguri e... una stretta di roano. (Stringe la mano a Floriana. Andreina e Floria­na si baciano. Quando Floriana è sulla porta si volta e dice commossa ad Andreina:)

Floriana                         - Tutto quello che desideri, An­dreina!

Andreina                       - (commossa) Anche a te….

Floriana                         - Addio! (Esce).

Andreina                       - Addio!

Giacomo                       - (dopo una lunga pausa, per rompere l'angoscia del momento, dice) Sai che anche la nostra cameriera ci lascia? (Tenta di sorri­dere).

Andreina                       - Fioretta?

Giacomo                       - Sì.

Andreina                       - Perché?

Giacomo                       - Si sposa...

Andreina                       - Perché non mi hai detto nulla?

Giacomo                       - Mi ha informato di ciò ieri l'al­tro, spiegandomi che non aveva il coraggio di dirlo a te perché tu le vuoi molto bene, e ti sarebbe dispiaciuto della sua partenza, come del resto dispiace a lei di andarsene.

Andreina                       - Mi rincresce davvero perché è una brava figliuola. D'altra parte...

Giacomo                       - (tanto per dire qualcosa) Certo, se era uno chauffeair o un manovale avrei potuto prendere anche lui al mio servizio.

Andreina                       - Invece che fa?

Giacomo                       - E' un vigile del fuoco...

Andreina                       - (sorridendo) E' fatale!...

Giacomo                       - E' sempre lo stesso col quale faceva all'amore tre o quattro anni fa...

Andreina                       - Ma quello non era un appuntato dei carabinieri?

Giacomo                       - No, no.

Andreina                 - Eppure mi è parso di averla vi­sta una volta sul portone di casa ferma con un appuntato.

Giacomo                 - Ti sei confusa con la divisa. Al­meno lei mi ha detto che è sempre quello. Io poi non so...

Andreina                 - E così ci lascia.

Giacomo                 - Sì, alla fine del mese.

Andreina                 - Sette anni che stava con noi!

Giacomo                       - A raccontarlo nessuno ci crede­rebbe (ride). Le cameriere non durano più di un mese!

Andreina                       - Bisogna provvedere.

Giacomo                       - Ho incaricato già la cuoca, e Fio­retta stessa. In ogni modo ora che lo sai..

Andreina                       - Mi dispiace. (Dopo una pausa, a Giacomo che sta guardando delle carte) Che guardi?

Giacomo                       - Credo che l'azienda di Bruxelles andrà meglio di quanto pensavo al momento di istituirla. Anche perché la casa inglese nostra concorrente proprio in questi giorni in seguito a un crak nella borsa di Londra, si trova a mal partito e non potrà sopportare la nostra concor­renza.

Andreina                 - E poi loro due lavoreranno.

Giacomo                 - Lo spero.

Andreina                 - Lo credo. Ne sono certa. Deb­bono costruirsi il loro avvenire...

Giacomo                       - Cioè?

Andreina                 - Si sposeranno.

Giacomo                 - Credi? (E’ contento).

Andreina                 - Ne sono certa.

Giacomo                       - Perché?

Andreina                 - Floriana mi ha detto tutto...

Giacomo                 - Sono già fidanzati?...

Andreina                       - Già.

Giacomo                       - (pausa) E’ un bene per en­trambi.

Andreina                 - Senza dubbio...

Giacomo                 - (dopo una lunga pausa) Nino, lo vuoi far stare ancora in campagna, presso quei tuoi parenti?

Andreina                 - Era necessario... ora no... An­dremo domani, a riprenderlo.

Giacomo                 - Andremo?

Andreina                 - Perché? non vuoi venire, tu?

Giacomo                 - (prendendole le mani) Se voglio!

Andreina                 - II giardino di questa nostra casa è così grande, starà come in campagna...

Giacomo                       - Povero piccino! (Pausa, com­mosso).

Fioretta                   - (entrando) E' in tavola.

Giacomo                       - (scuotendosi) Va bene.

Andreina                       - (a Fioretta che sta per andarsene) Fioretta!

Fioretta                         - Comandi, signora.

Andreina                       - E' vero che ci lascerai?

Fioretta                         - Oh, gliel'ha già detto il signore?

Andreina                       - Dunque è vero?

Fioretta                         - Sì, signora.

Andreina                       - Gli vuoi bene?

Fioretta                         - Tanto.

Andreina                       - E lui?

Fioretta                         - Tanto.

Andreina                       - Vai in casa dei parenti?

Fioretta                         - No, signora. Mettiamo su un ap­partamentino.

Giacomo                       - Corbezzoli!

Fioretta                         - Ma piccolino. Una cosa modesta. Due camere e cucina. Però messo su bene...

Andreina                       - Tu sai fare a tenere la casa.

Fioretta                         - Poca roba, ma carina...

Andreina                       - Brava, brava...

Fioretta                         - Oh, signora...

Andreina                       - Ed è un vigile del fuoco?

Fioretta                         - Sì, signora!

Giacomo                       - Nientemeno!

Andreina                       - (sorridendo) Ma una volta, scu­sami, non facevi all'amore con un appuntato dei carabinieri?

Fioretta                         - (subito protestando) Nossignora. Quello era uno stupido che mi dava sempre fa­stidio... quando uscivo. Ma io però non ne ho mai voluto sapere. Io ho sempre fatto all'amore con Peppino... Cioè con il vigile.

Andreina                       - Ah, si chiama Peppino!

Fioretta                         - Sì, signora. E sono cinque anni.

Giacomo                       - (ridendo) Cinque anni che si chia­ma Peppino? (Ridono tutti).

Fioretta                         - Ma no, cinque anni che ci faccio all'amore!

Andreina                       - Era tempo che vi sposaste...

Fioretta                         - Capirà... prima era avventizio, poi ebbe un sacco di guai in famiglia... ora è stabile e finalmente...

Andreina                       - Vi sposate.

Fioretta                         - (con slancio, trattenuto) Realiz­ziamo finalmente il nostro sogno!... (Pausa lunga e penosa. Giacomo ed Andreina abbas­sano il capo, si gingillano con qualche oggetto che è sui mobili, per darsi un'aria indifferente).

Andreina                       - Va', Fioretta. Metti in tavola. Naturalmente io ti farò un regalo.

Fioretta                         - (commossa) Grazie, signora... lei è tanto buona!

Andreina                       - Lo meriti...

Giacomo                       - Sei sempre stata una buona fi­gliuola... e per questo... in ogni modo... la no­stra casa è sempre aperta...

Fioretta                         - Grazie, grazie!

Giacomo                       - Va'. 

Fioretta                         (esce).

Giacomo                       - Andiamo a cena, Andreina?

Andreina                       - (alzandosi) Andiamo.

Giacomo                       - (sorridendo) Hai « presieduto » tu alla cucina, oggi?

Andreina                       - Sì, Giacomo. Sarò sempre io.

Giacomo                       - Brava, brava...

Andreina                       - (avviandosi) Oggi ti ho fatto una minestrina al burro.

Giacomo                       - Ma no, non mi piace.

Andreina                       - Ma sì, che il tua stomaco ha bi­sogno di un regime leggero... E starai meglio!

Giacomo                       - (sorride malinconicamente).

Andreina                       - Perché sorridi? Non ho mica detto una sciocchezza...

Giacomo                       - No, affatto, ma...

Andreina                       - Ma... che cosa?

Giacomo                       - Mi fai venire in mente una certa frase, paradossale, che un mio amico, « medico all'antica », ripeteva spesso.

Andreina                       - Se è un « medico all'antica » quella che diceva doveva essere almeno una fra­se piena di buonsenso.

Giacomo                       - No, paradossale, Andreina, pa­radossale!

Andreina                       - Cosa diceva?

Giacomo                       - (sforzandosi di sorridere, e parlando a bassa voce e adagio come se si vergognasse) Diceva... Ma era un tipo di burlone sai?

Andreina                       - (incuriosita lo incoraggia) Mi piacciono le frasi burlesche... dimmi...

Giacomo                       - (c. s.) Diceva che « quando lo stomaco funziona bene »... (ride) una scioc­chezza, sai?

Andreina                       - (c. s.) Dimmi!...

Giacomo                       - (c. s.) ... « allora soltanto l'amo­re e la vita sono poesia! ».

Andreina                                 - (percossa da questa frase abbassa il capo: sta per essere vinta da una grande tri­stezza. Cerca di superare l'avvilimento in cui è abbattuta, e dice sorridendo, ma la voce le trema) Oh che frase!... Sì, è proprio una sciocchezza... una sciocchezza! (e si asciuga fur­tivamente una lacrima).

FINE

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 0 volte nell' ultimo mese
  • 2 volte nell' arco di un'anno