Sogni proibiti di una fanciulla in fiore

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Sogni proibiti di una fanciulla in fiore

(La Bella e la Bestia)

due tempi

di

LUIGI LUNARI

Personaggi:

Sir Anthony Anderson
Pamela
Elizabeth
Bella
Padre Chesterton
Il dr.Turner
Il tenente Fairchild

Concordanze:

Bella Anderson sarà anche: La Bella, La Piccola Licia, La Piccola Carlotta, La bella Miss degli inglesi

Il tenente Fairchild sarà anche: La Bestia, Il promesso sposo,

L’imperatore Nerone, L ‘incorruttibile Robespierre, Il sultano Shahriyàr

Sir Anthony Anderson sarà anche: Il padre, Il vecchio licio, Il vecchio conte di Corday, Il vecchio generale inglese

Il dottor Turner sarà anche: Primo marito, Petronio, Danton, L’arabo

Padre Chesterton sarà anche: Secondo marito, Paolo, Il cavaliere Des Grieux, Il capitano inglese

Elizabeth sarà anche: Prima sorella, Schiava, Sanculotta, Donna dell’harem

Pamela sarà anche: Seconda sorella, Schiava, Sanculotta, Donna dell’harem

ISTRUZIONI PER L’USO

Questa divagazione sul tema de La Bella e la Bestia é stata pensata e scritta nel 1987, e dunque anche alla luce di quella reinterpretazione della fiaba che la psicanalisi ha condotto in quest’ultimi decenni.

In estrema sintesi: le fiabe sono viste come espressioni dell’inconscio collettivo, che fungono da strumenti di crescita della psicologia individuale. Nel caso specifico de La Bella e la Bestia, la fiaba - che appartiene al ciclo dello sposo-animale - "serve" a superare nell’individuo un originario orrore per il sesso e a dirottare verso un partner l’attrazione esercitata dal genitore di sesso opposto.

Queste fiabe - scrive Bettelheim - "... insegnano semplicemente che per amare è assolutamente necessario un mutamento radicale dei precedenti atteggiamenti circa il sesso… Ciò che (nell’infanzia) era stato avvertito come pericoloso e ripugnante, come qualcosa da evitare, deve mutare le proprie sembianze così da essere percepito come qualcosa di realmente meraviglioso.

Ciò che deve accadere è espresso, come sempre nelle fiabe, tramite un’immagine di enorme efficacia: un animale è trasformato in una persona bellissima. ... A trasformare l’animale sono l’affetto e la devozione dell’eroina. Perché la ragazza possa amare in modo pieno il suo partner, deve essere in grado di trasferire su di lui il suo anteriore, infantile attaccamento a suo padre. La Bella si unisce alla Bestia in virtù del suo amore per il padre, ma il suo amore, maturandosi, muta il suo oggetto principale, per quanto non senza difficoltà, come dice la storia. Alla fine, grazie al suo amore, sia il padre sia il marito sono restituiti alla vita,

Se è necessaria un’ulteriore conferma di quest’interpretazione del significato della storia, questa conferma è fornita dal particolare della Bellache chiede a suo padre di portarle una rosa (simbolo della verginità), e dalla circostanza che egli rischia la vita per soddisfare il suo desiderio. … Quando le esigenze della Bestia si scontrano con l’amore della Bella per il padre, essa abbandona la Bestia per assistere il genitore. Ma poi si rende conto di quanto ami la Bestia: e soltanto dopo che essa decide di lasciare la casa di suo padre per ricongiungersi con la Bestia - cioè dopo aver risolto i suoi legami edipici con suo padre - il sesso, che prima era ripugnante, diventa meraviglioso."

Questo dice Bettelheim, che qui peraltro ho brutalmente riassunto. Ma c’è una piccola ulteriore considerazione da fare: il lettore della fiaba è certamente contento che la Bestia si trasformi in un uomo bellissimo; egli però non ha compiuto il tragitto della Bella, che a poco a poco si è innamorata della Bestia e che - presumibilmente - ama il proprio partner così com’è. Perché deve essere "premiata" dalla trasformazione della Bestia in un Principe Azzurro? E’ bello ciò che è bello, o è bello ciò che piace? E infatti, nel film che Cocteau ha tratto dalla fiaba, nel 1944, c’è un dettaglio illuminante: quando la Bestia si trasforma nel Principe Azzurro, egli chiede alla Bella: "Non sei contenta?" E la Bella gli risponde: "Vedrò di abituarmi,"Quello dunque che questo testo innova sulla favola, nasce in un certo senso da questo spiraglio aperto da Cocteau. Immaginiamo che la "mia" Bella -questa Bella Anderson collocata nel 1901, all’inizio del secolo, tra la morte della regina Vittoria e la nascita della psicanalisi - risolva le contraddizioni nascenti dall’orrore e dall’attrazione per il sesso, creandosi un proprio mondo di fantasia in cui vivere la propria contraddizione, dando libero sfogo alla propria "libido"; oppure, forse più esattamente, alle proprie (innocenti) libidini. Essa fa questo, ovviamente, su schemi che vengono forniti dal proprio patrimonio culturale: sarà dunque la piccola Licia di Quo Vadis? tra le grinfie del perfido Nerone, la piccola Carlotta Corday tra le grinfie del perfido Robespierre, e via dicendo: dove il "perfido" è sempre la Bestia, che si presta ai suoi giochi, come in una strana "Mille e una notte".

Alla fine, quando Bella supera il proprio "complesso di Edipo" (o "di Elettra" che dir si voglia) nei riguardi dél padre, essa è certo pronta a sposare il devoto tenente Archibald Fairchild, che non le apparirà più il "mamo" di prima, bensì un uomo a tutto titolo, Ma perché rinunciare alle fantasie della giovinezza? Perché "cercare di abituarsi" come l’eroina di Cocteau? Come la signora Flo di Amado, nella sua tranquilla e indubitabile esistenza di sposa esemplare e devota, Bella si porta dietro le antiche fantasie. Vivrà davvero -grazie anche a questo - felice e contenta.

Tra i testi cui si può fare preciso riferimento per un inquadramento e un approfondimento della questione, segnalo Il mondo incantato di Bruno Bettelheim e Le fiabe interpetate di Marie-Louise von Franz, espressioni rispettivamente della scuola freudiana e di quella junghiana.

PS.

Marzo 2001

Approdato al terzo millennio devo confessare - con tutto il rispetto - che l'interpretazione di Bettelheim (e d'altri) sul mito dello sposo animale non mi convince più. Davvero la storia ha lo scopo di conciliare le fanciulle con l'idea del sesso? Davvero le fanciulle provano un senso di orrore alla prospettiva del contatto fisico con un uomo? Per quanto attiene alle mie osservazioni, vedo le ragazzine guardare con desiderio i ragazzini, innamorarsene tranquillamente, e - in questi ultimi decenni - instaurare rapporti e consumare esperienze in modo del tutto libero e privo di complessi. Ma nella favola la ragazzina non è confrontata con il ragazzino, la fanciulla non si commisura con il bel giovanotto, bensì con un mostro ripugnante: con la Bestia. Sorge una domanda: perché diamine, se davvero l'inconscio collettivo vuole persuaderla al matrimonio e ai rapporti sessuali, non le si parla di giovanotti e si lasciano perdere i mostri? Che bisogno c'è di arrivare al sesso superando l'orrore per il mostro quando lo si può fare attraverso il piacere di amare riamate un bel giovanotto? Che bisogno c'è di soffrire tanto per ricavare un Principe Azzurro da un Orco o da un Rospo, quando il Principe Azzurro ideale è il compagno di scuola o il garzone del lattaio?

Propongo un'altra interpretazione. Prendiamo una qualsiasi commedia da Menandro a Plauto al Rinascimento, dal Goldoni al boulevard dell'Ottocento: uno schema ripetuto fino alla noia, racconta di fanciulle che amano un bel giovine, e di genitori che vi si oppongono proponendo matrimoni d'interesse con vecchi amici di famiglia, magari vedovi, magari padri del giovanotto amato, sempre comunque vecchi e catarrosi. Alle fanciulle si tenta imporre un matrimonio d'interesse in opposizione al matrimonio d'amore; tra le carte da giocare vi è anche quella esaltata ed esemplificata appunto dalla favola: l'amore verrà poi, quando - superato appunto l'orrore per il vecchiaccio catarroso - questo finirà per "trasformarsi" nel sognato Principe Azzurro.

Poco importa poi che la trasformazione non avvenga: ma quando la fanciulla smette di sperarvi - ammesso che mai vi abbia fatto conto - è troppo tardi. Qualche provvidenza è fornita dalla realtà: con una rapida vedovanza, o con un giudizioso ricorso all'istituto dell'adulterio, raramente così opportuno come in questo caso.

In conclusione, sono convinto che il mito dello "sposo-animale" sia l'invenzione di una società oppressiva, che antepone il danaro all'amore, gli interessi ai sentimenti, in un perverso meccanismo di "ragion di famiglia" che altro non è che la "ragion di stato" ridotta a dimensione borghese.

E credo (e spero) che la vicenda di Bella e dei suoi "Sogni proibiti", anche se nata nella scia dell'interpretazione "classica" della favola, abbia fatto fruttare l'indicazione di Cocteau ("Cercherò di abituarmi…") e si sia spinta in altra e più convincente direzione.

PRIMO TEMPO

La confortevole casa di Sir Anthony Anderson in una ridente cittadina della provincia inglese.

E’ domenica, 26 gennaio 1901: è la prima domenica dopo il 22 gennaio, ovviamente di quello stesso 1901. L’anno è significativo: si tratta del primo anno del Ventesimo secolo. Il 22 gennaio suona come un giorno qualsiasi: in realtà esso segnò la morte della regina Vittoria e, simbolicamente, la fine di un’epoca che non poteva sopravvivere troppo a lungo al secolo Diciannovesimo. La prima domenica dopo quel giorno - il 26 gennaio, appunto - vide naturalmente il luttuoso e storico evento al centro di tutte le funzioni religiose; ed è appunto da una di queste funzioni che la famiglia di Sir Anthony Anderson sta ritornando all’alzarsi del sipario. Nelle orecchie, nelle menti, nei cuori echeggiano ancora le note delle infinite variazioni sul tema. Con la regina Vittoria scompare un mondo irripetibile, l’umanità compie un balzo in quel buio che è sempre il futuro. Quale sarebbe stato questo futuro? Come scrisse Stanlslaw Lec, "nessuno avrebbe mai potuto immaginare che al XIX secolo sarebbe succeduto il XX". Ma fu proprio così. La storia che segue si colloca più o meno nel momento di questo stupefacente passaggio.

E’ a un dipresso l’ora del the.

La famiglia di sir Anthony Anderson sta rientrando in casa,La prima ad entrare è la figlia di sir Anthony, Elizabeth, seguita da suo marito: il Dr. Turner. Poi gli altri alla spicciolata: sir Anthony Anderson, l’altra sua figlia Pamela, il marito di questa: il reverendo Chestertan. L’aria di tutti è triste, di circostanza, come al ritorno da un funerale: l’unica animazione è causata dal freddo, dai "brrr!" che accompagnano il fregarsi delle mani, dal rapido rifocillarsi al calore del caminetto. Due o tre servitori o cameriere aiutano i signori a liberarsi di cappotti, mantelli, manicotti e bastoni. Le prime battute, come sempre in Inghilterra, riguardano anzitutto il tempo…

ELIZABETH - Che gelo, dio, che gelo!

IL DR.TURNER - Senza dubbio la giornata più fredda dell’anno.

SIR ANTHONY - Il cielo è nero: sta per scatenarsi una bufera di neve,

PADRE CHESTERTON - Sono certo che il termometro è sceso di molto!

PAMELA - Da quanti giorni non vediamo il sole?... .poi il the:)

ELIZABETH - Crichton, per piacere: faccia servire subito il the.

IL DR.TURNER - Ah, si: mi raccomando!

SIR ANTHONY - Per me un bricco a parte: molto leggero.

PADRE CHESTERTON - Purché sia caldo: bollente!

PAMELA - Sarà meglio scaldare anche il latte, Crichton!

(Nel calduccio dell’accogliente living room di Anderson House, tutti vanno ritrovando a poco a poco la gioia di vivere, o almeno la decisione di continuare a farlo. Tant’é vero che la successiva battuta del dottor Turner - pur nella compunziane doverosa - sembra voler dichiarare la fine del periodo di lutto)

IL DR.TURNER - La regina è morta… Viva il re.

(Ma la cosa è giudicata prematura)

PAMELA - Povera regina Vittoria! E’ come se tutto un popolo fosse rimasto orfano.

PADRE CHESTERTON - Un lutto non solo per l’Inghilterra, ma per il mondo intero!

ELIZABETH - Così giovane ancora!

IL DR.TURNER - Beh, non giovanissima.

SIR ANTHONY - Oh, ma così presente ancora, così lucida, così attiva! Ve lo assicuro, io che ho avuto occasione di vederla!

ELIZABETH - Povera regina Vittoria!

(Pausa)

PADRE CHESTERTON - Beh, ma perché "povera regina Vittoria"? Perché ha incontrato anche lei quella morte che tutti ci attende? Ottantadue anni, una vita felice, una famiglia ideale, l’amore dei suoi sudditi, una morte serena... Onestamente non possiamo dire che Dio e il destino siano stati ingenerosi con lei.

IL DR.TURNER - Non vorrai rifarci il sermone, spero.

PADRE CHESTERTON - Dio me guardi, tuttavia...

SIR ANTHONY - Un sermone eccellente, mio caro genero. Uno dei migliori sermoni che mi sia stato dato di sentire negli ultimi vent’anni!

PAMELA - Vero? Lo hanno detto anche Lady Bracknell, sir Toby, e insomma.. tutti! Quando Richard è veramente ispirato, pochi possono reggere al confronto.

PADRE CHESTERTON - Oh, i temi non mancavano. Diciamo che chiunque avrebbe saputo…

SIR ANTHONY - Oh, no no!

IL DR.TURNER - Certamente è un’epoca che si chiude, L’anno è fatidico! 1901: comincia il ventesimo secolo.

PADRE CHESTERTON - Lo dici come se stessi annunciando il regno dei cieli.

IL DR.TURNER - Molto di più, molto di più.

ELIZABETH - Oh, Edward, per l’amor di Dio, non cominciamo. Non oggi, ti prego!

PADRE CHESTERTON - E perché? Lascialo dire. Sentiamo, sentiamo.

IL DR.TURNER - Ma il ventesimo secolo, signori! Non sentite il fascino di questo traguardo?

SIR ANTHONY - Una volta era l’anno mille...

IL DR.TURNER - Ma no, ma no! L’anno mille era atteso come la fine del mondo: "appropinquante fine mundl" si scriveva nei testamenti. Il ventesimo secolo promette altro che la fine del mondo: promette il progresso illimitato. L’uomo andrà sott’acqua come il capitano Nemo, volerà come Icaro..

SIR ANTHONY - Andrà sulla Luna!...

IL DR.TURNER - Prendetemi pure in giro, caro suocero: non è affatto escluso.

PADRE CHESTERTON - E ricadrà sulla terra, come Icaro, appunto, e come coloro che pretesero di costruire la torre di Babele...

IL DR.TURNER - L’automobile sarà quello che oggi è il cavallo, anche il paesino più sperduto avrà il suo telefono, e tutti possiederanno il televideofono... Per vedere l’opera basterà schiacciare un bottone, e sul teleteatro in salotto ecco in tre dimensioni Verdi, Wagner, Rossini. Per andare a Parigi… basteranno tre ore di pneumotreno o, chissà, un quarto d’ora di velodirigibile. Prenderemo dal sole il calore per scaldare le case, e dal mare l’energia per muovere le navi! Un sistema di posta pneumatica collegherà tutto il mondo, e mangeremo prugne d’inverno e arance d’estate. Sa qualcuno soffrirà di cuore… ooop!, ecco il cuore meccanico. La medicina avrà guarito tutte le malattie, e una volta spiegato quel piccolo dettaglio che è la recessione degli equinozi di Mercurio, neppure l’universo avrà più segreti!

PADRE CHESTERTON - Oh, sì: progresso scientifico, certo! E progresso economico: le macchine. Questo è forse scontato. Ma... e l’Uomo, in tutto questo? E lo spirito?

IL DR.TURNER - Oh, ma le macchine producendo ricchezza, a buon mercato, per tutti, elimineranno ogni tensione sociale, ogni ragione di conflitto tra i popoli. E questo vuol dire che non vi saranno più nè guerre nè rivoluzioni. Il ventesimo secolo sarà il secolo della pace, dell’amore, della fratellanza universale. Leggeremo i romanzi di Dickens come si leggono… che so: le Metamorfosi di Ovidio. E perfino i socialisti non avranno più niente da dire.

PADRE GHESTERTON - Dio v’ascolti, caro cognato.

IL DR.TURNER - Ma è ovvio! E’ matematico!

PAMELA - E le donne, scusate, in questo paradiso in terra?

IL DR.TURNER - E le donne.,, le donne… Avranno il diritto di voto!

PAMELA - Evviva! Hai sentito Elizabeth? Potremo votare anche noi! I signori uomini ci riconosceranno l’uso del cervello! E una donna potrà magari fare il medico, l’avvocato, essere indipendente...

IL DR.TURNER - Calma, calma: adesso non esageriamo!

PADRE CHESTERTON - Una donna ha anzitutto un marito, una casa, i figli..,

IL DR.TURNER - Da fare ne ha fin troppo.

PAMELA - Ma se potremo votare...

ELIZABETH - Ma Pamela! Una donna sposata vota come suo marito, ma una donna indipendente? Una donna avvocato, una donna medico: come vota? Eh? Come vota?

PAMELA - Hai ragione, sorella cara: ritiro quel che ho detto: la donna potrà ragionare soltanto col cervello di suo marito.

ELIZABETH - Ma cara sorella, questo è quello che già facciamo.

SIR ANDERSON - Ecco le mie Lucrezie, le mie amazzoni, le mie Giovanne d’Arco!

PADRE CHESTERTON - Non vorrei essere frainteso: un conto sono i diritti della donna, che tutti ormai riconoscono… in quelli che sono i loro giusti limiti: un conto è la decenza.

SIR ANDERSON - A proposito: e Bella? Dov’é Bella?

ELIZABETH (chiamando) - Bella!

PAMELA (chiamando) - Bella!

SIR ANDERSON - Non è entrata in casa con noi.

PADRE CHESTERTON - In chiesa era seduta accanto al tenente Fairchild: saranno rimasti indietro.

IL DR.TURNER - Da soli?

ELIZABETH (chiamando) - Bella!

PAI’IELA (guardando dalla finestra nella strada) - Eccola, è lei!

SIR ANDERSON - Beh, meno male: cominciavo a stare in pensiero: e la gente fa così presto a chiacchierare!...

(Si ode una porta che si apre; e immediatamente un grande colpo di vento gelido sembra spazzare la stanza.)

ELIZABETH - Chiudi la porta, Bella!

PAMELA - Non fare entrare il freddo!

(Un grande bang! segnala che Bella ha obbedito all’ordine. Entra Bella, di furia.)

SIR ANDERSON - Finalmente, Bella! Dov’eri andata a finire?

BELLA - Oh, papà! Papà caro!

SIR ANDERSON - Ecco la mia bambina! Lei almeno non ha grilli per il capo, come le sue sorelle maritate: lei non protesta, lei non pensa a votare… lei è veramente il piccolo angelo del mio focolare!

BELLA - Oh, papà caro!

SIR ANDERSON - Bambina mia!

EDLIZABETH - E il tenente Fairchild, dov’é? Non era con te? Non t’ha accompagnato a casa?

(Suonano alla porta)

SIR ANDERSON - Hanno suonato. Chi può essere a quest’ora?

BELLA - E’ il tenente Fairchild, papà! Forse ho chiuso la porta troppo in fretta.

(Esce verso un’altra stanza della casa.Entra il tenente Fairchild: è raffreddato, e si tiene un fazzoletto premuto contro il naso. Non tanto per il raffreddore, peraltro, quanto per una botta presa molto di recente che lo fa sanguinare un poco.)

SIR ANDERSOII - Si accomodi, tenente. Gradisce una bella tazza di the?

ELIZABETH - Ma lei sanguina? Che cosa le è successo: si è fatto male?

FAIRCHILD - La porta... per dire la verità. La signorina Bella ha chiuso la porta, e io, che stavo giusto entrando...

PAMELA (con severità, chiamando) - Bella!

(Bella rientra: si è liberata del manicotto, si è tolto cappotto e cappello.)

Bella...

FAIRCHILD (premurosamente) - Oh no! La signorina Bella non ha colpa: sono io, che non sono stato abbastanza svelto ad entrare... Oltretutto dovevo immaginarlo che con questo freddo, lasciare aperte le porte è male: bisogna chiudere subito, come giustamente ha fatto la signorina Bella. Io, lo confesso, ero distratto. Per giunta non sto neanche molto bene: questo raffreddore mi perseguita. Sempre: ogni volta che torno dall’Arabia, mi prende il raffreddore: colpa delle differenze climatiche, suppongo, o almeno così mi ha detto il dottore. Guarisco dalla rinite che mi tormenta in Arabia (sono allergico alla sabbia), e cado vittima del raffreddore. Un destino, evidentemente, No, grazie, niente the. Il the, purtroppo, non lo digerisco. E poi devo andare: ho promesso a mammà… che stasera ha gente a cena. Buonasera, Bella.

SIR ANTHONY - Bella, saluta il tenente Fairchild.

(Breve reverenza da parte di Bella)

FAIRCHILD (porgendole un libro) - Il… il libro che mi sono permesso...

ELIZABETH - Non doveva disturbarsi.

PAMELA - Grazie, tenente,

FAIRCHILD - E’... è un libro di fiabe.

SIR ANTHONY - Bella, ringrazia il tenente Fairchild.

BELLA - L’ho già ringraziato, papà.

FAIRCHILD - Sì, sì, è vero. Mi ha già ringraziato, mi ha ringraziato subito... Ehm, approfitto della circostanza, sir Anthony, per dire anche a lei, che la mamma, e anch’io naturalmente, desidereremmo fissare, un po’ presto se possibile, la data delle nozze. La primavera andrebbe bene, soprattutto la seconda metà di aprile, perché in quel momento sembra che io abbia una tregua, tra rinite allergica e raffreddore... Un armistizio, diciamo, Ah, ah!.. Ma anche qualsiasi altro momento, si capisce, che vada bene a Bella.

BELLA - Signore, per me è ancora un poco presto. Non mi sento pronta per un passo così importante nella vita di una donna, come il matrimonio. Chiedo scusa, ripongo il libro.

(Esce nuovamente, L’atmosfera tra i presenti rimane d’imbarazzo. Fairchild allarga le braccia sconsolata,)

FAIRCHILD - Io non lo so! Io gliel’ho anche chiesto, in tutta franchezza: forse non mi ritiene l’uomo giusto per lei? Forse il suo cuore - come dicevano una volta i poeti - arde d’un’altra fiamma?

ELIZABETH - Oh, se è per questo, glielo assicuro, tenente Fairchild: quando si parla del suo avvenire di sposa... Bella non parla che di lei.

FAIRCHILD - E allora? Mi sfugge, mi tratta male, non perde occasione per umiliarmi.. Sembra a volte che io le faccia ribrezzo. Ma che cosa sono: un rospo, una bestia? Anche poco fa: ho detto che non ero stato io abbastanza lesto a entrare, Ma non è vero: è stata lei che ha chiuso la porta un po’ in fretta! Nessuno sarebbe riuscito, per quanto svelto!... Io sono esasperato, sono stanco! E’ la quinta volta che torno dall’Arabia.,.

(Rientra Bella. Fairchild raccoglie tutto il proprio orgoglio)

Signorina Anderson, io - testimoni i presenti - ho troppa stima e considerazione per lei... diciamo pure, con rispetto parlando, che l’amo troppo per imporle la mia compagnia oltre quei limiti entro i quali mi parrebbe poterle essere gradito. Cioè... entro quei limiti entro i quali... No: entro quei limiti oltre i quali mi pare evidente esserle gradito. Cioé... sgradito... No... Insomma, io la sciolgo da ogni impegno nei miei riguardi!

BELLA (con dolorosa sorpresa) - Oh no!

FAIRCHILD - Come "oh no"? Se evidentemente le sto così odioso!..

BELLA - Oh, ma no, ma no! Ma chi, mi scusi, tenente, chi le ha mai detto questo?

FAIRCHILD - Lei, lei, me lo dice: mille volte al giorno, e in tutti i modi!

BELLA - Io le ho detto soltanto… che non mi sento ancora pronta... Ho altro per la testa, ecco... La prego, la prego!.. Se lei mi lascia, io... io... Oh dio! Che cosa faccio io, se anche lei...

(Bella pare sgomenta, quasi troppo commossa per poter parlare, e di nuovo fugge via, questa volta precipitosamente, come ad evitare di scoppiare a piangere davanti a tutti. Pamela la segue, con un sospiro di accorato disappunto. Fairchild, dopo una pausa, allarga le braccia, ancora una volta vinto.)

FAIRCHILD - Andata! Qualcuno di loro ci capisce qualcosa?

ELIZABETH - Vede comunque che non è come dice lei.

SIR ANTHONY - Non ricordo che mia figlia abbia mai avanzata la minima obbiezione di tipo personale...

FAIRCHILD - Ma allora perché, perché fa così?

PADRE CHESTERTON - Perché non credere a quello che le ha detto? Non si sente ancora pronta: tutto qui.

FAIRCHILD - Sì, va bene; ma nell’attesa, intanto, finché si aspetta, un minimo di bella cera!...

IL DR.TURNER - Eccola, la guardi, tenente: non le sembra il tormento d’amore fatto persona?

Rientra Bella, ancora scossa, accompagnata da Pamela. Pausa. Fairchild le sivvicina.)

FAIRCHILD - Signorina Anderson! Bella! Io… la prego di scusare la mia impazienza di poc’anzi. La prego di perdonarmi.

(Un cenno del capo accorda il perdono.)

Posso chiederle di accompagnarmi domani ad un piccolo party del mio reggimento? Ci saranno anche mia madre, la zia Mary e Lord Douglas!

BELLA - Domani?...

FAIRCHILD - Posso.. sperare?

BELLA (seccarnente) - No!

FAIRCHILD (la lascia, rinunciando definitivamente) - Sir Anthony! Lei conosce l’Arabia! Sa che gli Arabi sono indecifrabili, e che neanche i cammelli sono facili a capirsi! Tuttavia io in Arabia mi trovo perfettamente a mio agio. Chiedo scusa, non voglio fare attendere mammà. Signore... Signori... Signorina...

(E’ uscito)

ELIZABETH - Bella, sei imperdonabile!

PAMELA - Ti pare questo il modo di fare?

BELLA - Che cosa dovrei fare, secondo te?

PAMELA - Sposarti, santo cielo! Sposarti anche tu, una buona volta, come tutte! E sistemarti, con una casa, un marito, dei figli… e smetterla con queste continue docce fredde. Quel povero tenente Fairchild è esaperato: ha ragione!

BELLA - Ma sì, ci sposeremo... quando sarà il momento, a suo tempo!

PADRE CHESTERTON - Figliola cara, non è che il "momento" sia di là da venire. Dio ha stabilito dei tempi che sono quelli giusti perché la famiglia sia fondata e si arricchisca di prole.. Tu hai superato i vent’anni! Alla tua età ambedue le tue sorelle...

BELLA - Oh, sì! Loro fanno presto a parlare! Se ne sono andate, loro! E poi la mamma è morta... E a papà, chi ci pensa?

SIR ANThONY - A me? Oh, cara la mia bambina!

BELLA - Io voglio stare con papà! Chi bada a lui, se anch’io me ne vado?

IL DR.TURNER - Ma... Bella cara! Non pensi che tuo padre sia perfettamente in grado di badare a se stesso? Grazie a Dio, le possibilità non gli mancano. Con cinque persone di servizio, mi sembra che l’assistenza ci sia.

BELLA - Non è la stessa cosa.

PADRE CHESTERTON - Questo è vero.

ELIZABETH - Sono tutte sciocchezze! Crichton e Bessie sono affezionatissimi a papà, e lo conoscono come nessuna di noi lo conosce.

PADRE CHESTERTON - Quel che volevo dire è un’altra cosa. Non pensi, Bella, che tuo padre possa desiderare di veder sistemate le sue figliole, e magari anche lui, un giorno, risposarsi?

BELLA - Chi? Papà?!

(Ride, suo malgrado)

Ma papà... è vecchio!

SIR ANTHONY - Beh, beh... non mi sento ancora da buttar via, se devo essere sincero! Mi rendo conto che è facile sembrare vecchi a chi ha vent’anni. ma...

BELLA (abbracciandola) - Oh, papà! Ma tu sei vecchio, e io voglio stare con te! Non ti ricordi di quando dicevi che io sarei stata il bastone della tua vecchiaia, e mi chiamavi la tua fidanzatina?...

PAMELA - Tu sei fidanzata col tenente Fairchild!

BELLA - Lo so, lo so, me lo cantate in musica venti volte al giorno! Lo sposerò: ho mai detto il contrario? Quando... papà non avrà più bisogno di me.

SIR ANTHONY - Insomma, aspetti ch’io muoia. E sapendo ch’io morirò presto...

BELLA - Oh, papà! Non dirlo neanche per scherzo!

SIR ANTHONY - Lo hai detto tu, che sono vecchio.

BELLA - Vecchio, intendevo, per sposarti.

SIR ANTHONY - Bambina mia, bambina mia cara! Io avrò sempre bisogno di te! Di te come di Elizabeth, e di Pamela… ma perché non dovrei avere anch’io una mia vita..

BELLA - Io non voglio che tu ti risposi.

PAMELA - E perché?

BELLA - Non mi sembra... giusto, non mi sembra bello, ecco. Pensa...

IL DR.TURNER - A che cosa?

BELLA - Pensa... alla mamma.

ELIZABETH - Oh, la mamma! La mamma t’è venuta in mente adesso!

SIR ANTHONY - Quanto al rimaritarmi, ahimé, tu sai che c’è la questione delle proprietà degli Hamilton: se la cugina Margaret non si sposa, tutto andrà in beneficenza. Sarebbe opportuno invece che restasse in famiglia: e temo che l’unico modo sia, appunto, che la sposi io.

BELLA - Un matrimonio di interesse. Padre Chesterton, tu non hai niente da dire?

PADRE CHESTERTON - Figliola, lo facevano e lo fanno anche i re!

BELLA - Lady Margaret è nostra cugina.

PADRE CHESTERTON - Per questo esistono le dispense.

BELLA - E’ una vecchiaccia orrenda.

SIR ANTHONY - Ha trentacinque anni: e per essere un matrimonio d’interesse, t’assicuro, Bella, che potrebbe capitarmi assai di peggio.

BELLA (alle sorelle, con aggressività e nervosismo crescenti) - E voi due non dite niente, vero? A voi sta bene tutto! A voi interessa solo che mi sposi io, vero?...

(Ai due cognati)

Per voi.., non sono fatti vostri: tu hai sempre una bella scusa pronta, e tu probabilmente, da quell’uomo pratico che sei, pensi soltanto al patrimonio di famiglia! Tutti d’accordo, insomma!

(Pausa. A suo padre)

E va bene... va bene... Tanto a te non te ne importa niente! Tu non hai nessun bisogno di me!... Sposati pure con chi ti pare! Ma io,,. io... non misposerò mai, così tutta la mia parte andrà di nuovo in beneficienza... e tu... ti sarai sposato per niente!...

(Esce di corsa, sull’orlo di un crisi di pianto)

SIR ANTHONY - Oh, santo cielo, siamo alle solite! Va tu, Pamela, vedi tu di farla ragionare!

(Esce Parnela, scuotendo la testa e sospirando, paziente.)

PADRE CHESTERTON (dopo una pausa imbarazzata) - Eppure…com’é bello vedere una figlia amare così il proprio genitore! Questo è amore nella forma più pura: un amore.., possessivo, certo! Ma anche pronto alla dedizione, all’autosacrificio, alla rinuncia di sé, per proseguire quella comunione affettuosa che è del resto nei piani del Signore... Lei è davvero un padre fortunato, caro suocero! Per l’affetto che le portano Pamela e Elizabeth, ma anche e soprattutto per l’esemplare amore di Bella.

SIR ANTHNOY - Non posso negare che anche se la vorrei più tranquilla, e magari sistemata, come le altre due... mi fa piacere vederla così... così…

PADRE CHESTERTON - E ha perfettamente ragione.

IL DR.TURNER - E ha perfettamente torto. Mio caro suocero! E anche tu, mio reverendo cognato!

PADRE CHESTERTON - Come sarebbe a dire?

IL DR.TURNER - Sarebbe a dire che la scienza moderna ha molto da aggiungere a quel che sappiamo, o crediamo di sapere, anche in materia di sentimenti femminili. Un nuovo ramo della medicina, di cui mi sto interessando, e per il quale appunto ho compiuto quel mio viaggio a Vienna, assieme ad Elizabeth...

ELIZABETH (con severità) - Oh, Edward, per piacere!..

IL DR.TURNER - Eh?... Ah, hai ragione, cara, scusami! Dimenticavo. Sono.., cose da uomini! Ehm... a proposito: ti dispiace raggiungere per qualche minuto le tue sorelle?

ELIZABETH - Non è questo che volevo dire. Comunque… dimenticavo anch’io, che i problemi delle donne sono cose da uomini! Chiedo permesso!

(Esce, seccata e un po’ sarcastica.)

IL DR.TURNER - Non ci sente nessuno?..

SIR ANTHONY - La servitù è di là!..

PADRE CHESTERTON - Non ancora quel tuo dottor Freud, spero!

IL DR.TURNER - Freud a Vienna, Charcot a Parigi, Meyer a New York... Solo qui sembra si abbia paura a parlarne! Eppure... perché la verità dovrebbe fare paura?

PADRE CEESTERTON - Se la verità è del demonio...

IL DR.TURNER - Credevo che del demonio fosse solo la menzogna!

SIR ANTHONY - Volete far capire anche a me?

PADRE CHESTEI?TON - Psicoanalisi, sir Anthony! Un’altra delle terre promesse del ventesimo secolo.

SIR ANTHONY - La psiche sottoposta ad analisi? E con quale... microscopio?..

PADRE CHESTERTON - Se è per questo, nessuno. O meglio: una fantasia malata, volta al male.

IL DR.TURNER - Sir Anthony, non tutti i sentimenti che si agitano dentro di noi si svolgono a livello della nostra coscienza, e sotto il dominio della ragione. Impulsi e desideri oscuri, conflitti inconfessati dominano tutta una parte del nostro essere e condizionano la nostra vita più palese: affiorano nei nostri gesti più consueti, emergono nei sogni, rivelano una nostra affascinante e straordinaria storia, un’epopea antichissima, primordiale!.. Non avete mai visto, tra i cervi, il giovane maschio aggredire il vecchio capobranco, per sconfiggerlo, scacciarlo e possederne le femmine, ivi compresa sua madre? Ebbene questa legge della natura - perché di legge di natura si tratta - vale anche per quel maschio che è l’uomo! E vale per la sua femmina, che si fa nemica della propria madre e le contende il padre! Certo: le convenzioni sociali seppelliscono, reprimono questi impulsi, ma essi esistono comunque in noi; e se la repressione è eccessiva o intempestiva, essi possono esplodere, drammaticamente, come l’umanità confessa a se stessa nel mito di Edipo o in quello di Elettra...

SIR ANTHONY - Non credo di aver capito...

PADRE CHESTERTON - Ma certo che ha capito, sir Anthony! Il mio caro cognato vuol dire che tutto ciò che di più intimo e di più sacro vi è in noi...

IL DR.TURNER - Non aver paura delle parole, mio caro pastore! Di’ pure la nostra vita sessuale!

SIR ANTHONY - Richard, ti prego! Ho una figlia in casa!

PADRE CHESTERTON - …che queste cose, che l’umanità ha ricoperto del velo del pudore, sono la brutale chiave di volta della nostra vita. Tutto è sesso: l’ambizione di un condottiero, l’estasi di una santa, i capricci di un bambino nella sua culla.... E non vi è cosa che non sia simbolo di queste vergogne: il pastorale d’un vescovo? Il serpente sotto il tallone della Madre di Dio? Simboli fallici, per il dottor Freud! Quella rosa!, lì, in quel vaso? Il simbolo più nascosto della donna, che quegli assatanati leggono nella forma stessa del fiore… E la fanciulla che sogna una rosa recisa, cosa credete che esprima? Il desiderio inconscio della deflorazione...

SIR ANTHONY - Basta! Basta, vi prego! Padre Chesterton, un po’ di decenza!

PADRE CHESTERTON - Le chiedo scusa, sir Anthony! Chi va col lupo, ahimé, impara a urlare. Ma anche tu, Edward, perdona la mia passione...

SIR ANTHONY - Tuttavia non capisco che cosa questo abbia a che fare...

PADRE CHESTEI?TON - Il dottor Turner voleva dire semplicemente.., che l’amore di Bella per lei è tutt’altro da quell’innocente affetto filiale che tanto la lusinga.

SIR ANTHONY - La mia bambina?! Ma è ridicolo...

PADRE CHESTERTON - E’ mostruoso!

IL DR.TURNER - E’ umano. E’ una fase di sviluppo che tutti attraversiamo... L’importante è uscirne bene, sir Anthony... E’ per questo che lei deve rifiutare quell’amore che sua figlia le offre...

SIR ANTHONY (pare colto dal panico e chiama, angosciato) - Bella, Bella!..

IL DR.TURNER - Rifiutarlo, si capisce, perché si indirizzi altrimenti...

SIR ANTHONY (come sopra) - Bella, Bella!...

IL DR.TURNER - Per la scienza moderna è una fase di sviluppo della sessualità...

SIR ANTHONY - Bella...

(Ha Bella é già entrata e forse ha sentito l’orrenda parola. Sir Anthony le apre le braccia e Bella vi si rifugia. Rientrano anche Elizabeth e Pamela) Oh, Bella, Bella!.,. Bambina mia! Il bastone della mia vecchiaia... La mia fidanzatina!

BELLA - Papà caro!...

(Pausa.Non senza un certo greve imbarazzo, l’incidente si risolve e si dissolve)

PAMELA - Si è fatto tardi.

ELIZABETH - E’ ora di andare,

(Suona il campanello. Entrano i servi con i cappotti, i cappelli e quanto occorrre. Pausa. Elizabeth e il dottor Turner, Pamela e padre Chesterton si rivestono. Anche sir Anthony chiede il proprio cappotto)

IL DR. TURNER - Beh... ne riparleremo, se non vi spiace, con più calma.

PADRE CHESTERTON - Sono mode che passano!...

SIR ANTHONY - Se questo è il nuovo secolo, caro genero, perdonami: io preferisco rimanere in quello vecchio!..

BELLA - Che cosa è successo, papà?

SIR ANTHONY - Niente, bambina mia! Niente di cui valga la pena parlare.

BELLA - Esci?

SIR ANTHONY - Un salto al club, bambina mia. Tornerò per cena, e ceneremo assieme: tu a un capo della tavola, io all’altro,

BELLA - Io vado a leggere in camera mia.

IL PADRE - Sì, cara,

(Escono tutti, ad eccezione di Bella. Uscendo, come a seppellire definitivamente l’incidente, si riprende il tema ufficiale del giorno:)

PAMELA - Povera regina Vittoria...

PADRE CHESTERTON - Un lutto non solo per l’Inghilterra...

ELIZABETH - Così giovane ancora...

IL DR. TUI?NER - Non giovanissima...

SIR ANTHONY - Oh, ma così presente ancora, così lucida, così attiva...

(Bella, rimasta sola, provvede a spegnere qualche lampada, poi si ritira nella propria stanza, che viene a crearsi in scena. Prende il libro che le ha regalato il tenente Fairchild, siede in poltrona e chiude gli occhi, mentre la luce crea attorno a lei una strana oasi di chiarore sognante e raccolto. Bella apre gli occhi sul libro, lo sfoglia un poco, distrattamente, come inseguendo vari e diversi pensieri. Poi siriscuote, ritorna al libro che le ha regalato il tenente Pairchild, siede in  poltrona e chiude gli occhi, mentre la sua posa in poltrona si fa rilassata, scomposta, "sconveniente". Legge, con lunghe pause, durante le quali si sovrappongono alle parole del libro altri pensieri, altre immagini, altre fantasie. Si ode la voce di Bella, sommessa, resa interiore dall’amplificazione.).

BELLA ( legge) - "La Bella e la Bestia"...

"C’era una volta un uomo assai ricco, che aveva tre figlie, tutte assai belle, ma delle quali la più piccola era così bella che tutti la chiamavano la Bella...Le due sorelle maggiori erano molto gelose della più piccola, anche perché Bella era molto migliore di loro, che si davano arie di grandi dame, e non pensavano che a divertirsi e a vestirsi con vestiti di lusso, ed erano andate spose a due grandi signori del luogo, di nobile rango e di molti danari... E non cessavano di prendere in giro la più piccola che ancora non s’era maritata, e che invece che ai balli, alle conversazioni e ai teatri preferiva dedicare il suo tempo a suonare il liuto e a leggere libri...Non che a lei mancassero i pretendenti (ché anzi ne aveva moltissimi!), ma ogni volta che qualcuno chiedeva la sua mano, essa ringraziava con bella modestia, ma rispondeva di sentirsi ancora troppo giovane, e che per ora preferiva tener compagnia a suo padre, al quale voleva un gran bene, da quella brava figliola che era...Ma un giorno… un brutto giorno… un bel giorno....

(Irrompe in scena il Padre)

IL PADRE - Ah, sciagura, sciagura! Sono rovinato! Figlie mie, figlie mie predilette! ... Quale tremenda sciagura si è abbattuta sulla nostra famiglia! (Entrano anche le due Sorelle della Bella)Le tre navi.., le tre navi alle quali avevo affidato tutte le mie sostanze e le mie speranze...

PRIMA SORELLA - Ebbene?.,

IL PADRE - ... che in Estremo Oriente avevano portato il loro prezioso carico di manufatti della nostre industre Inghilterra...

SECONDA SORELLA - E allora?

IL PADRE - ... e che tornando in patria cariche di rare spezie e di sete costose avrebbero dovuto moltiplicare le nostre ricchezze e permettermi una serena vecchiaia...

LA BELLA - Che sarà mai accaduto, papà caro?

IL PADRE - ... perdute, figlie mie! Perdute! Due di esse sono state viste inabissarsi con il loro prezioso carico - e con l’equipaggio - nei neri gorghi dell’Oceano Indiano, la terza dileguarsi alla deriva, con le vele strappate, l’albero maestro spezzato, il timone inservibile e un’enorme falla sulla fiancata sinistra...

PRIMA SORELLA - Ah, questa proprio non ci voleva!

SECONDA SORELLA - E’ un bell’impiccio, per la verità!

PRIMA SORELLA - Io volevo rifare i giardino alla moda francese,..

SECONDA SORELLA - . . e io rinnovare il tiro a quattro con cavalli di un identico mantello bianco...

LA BELLA - Ebbene, che sarà mai, sorelle mie? Attenderemo che i Lloyd’s di Londra paghino l’assicurazione!

IL PADRE - Ahimé, figlie mie, ché ancora non v’ho detto tutto! L’assicurazione non c’è! L’affare parevami tanto lucroso che fino all’ultimo penny l’ho utilizzato per acquistare prodotti da vendere colà, in cambio di merci da portare costì!... Ed ecco che il Cielo ha punito la mia imprevidenza!

PRIMA SORELLA - Ah, ma allora siete imperdonabile!

SECONDA SORELLA - Veramente, dovreste vergognarvi!

IL PADRE - Ahimé misero!

LA BELLA - Non lasciatevi abbattere, papà caro! Quante volte non avete detto che le Assicurazioni sono tutto un imbroglio? Avete fatto bene!

PRIMA SORELLA - Ditemi voi come farete a vivere!

SECONDA SORELLA - O dove contate di andare ad abitare!

IL PADRE - Ohimé infelice!

LA BELLA - Dio provvede agli uccellini del bosco, sorelle mie: non penserà dunque a nostro padre e a me?

PRIMA SORELLA - Nel castello di mio marito non vi è neppure un’ala libera!

SECONDA SORELLA - Nella tenuta del mio consorte non v’è cascinale che non sia stipato di braccianti!

IL PADRE - Non mi resta che morire!

LA BELLA - Suvvia, non angosciatevi, papà caro! Ci sono io! E se voi siete vecchio e stanco e malato, io sono ancora giovane e sana e forte! Lavorerò, papà! Alla mattina mi alzerò presto e mungerò le mucche dei vicini, durante il giorno faticherò sotto il sole cocente o sulla piana gelata, alla sera mi affaccenderò in cucina preparando le conserve per l’inverno, e a notte fonda filerò la lana e mi adoprerò al telaio. Non ci mancherà nulla, papà caro, vedrete!

IL PADRE - Dio ti benedica, figlia mia! Tu sei il bastone della mia vecchiaia, tu sei la mia fidanzatina, la mia piccola sposa!

PRIMA SORELLA - Ecco i nostri mariti, che vengono a prenderci per uscire.

SECONDA SORELLA - Abbiamo una riunione delle dame di carità, e poi a teatro per la commedia.

(Entrano I due Mariti.)

PRIMO MARITO - Dunque è vero quello che si dice?

SECONDO MARITO - Corre voce che voi siate rovinato!

PRIMO MARITO - Vi converrà darvi un poco da fare!

SECONDO MARITO - Pregate almeno la misericordia di Dio!

IL PADRE - Correrò in città, scenderò al porto, mi siederò sul molo, e lì aspetterà pregando se mai vedrà spuntare la terza nave che potrebbe almeno riportarmi di che pagare i debiti più urgenti...

PRIMA SORELLA - Ah, andate in città? Allora mi raccomando: non dimenticatevi i regali che usate farci.

SECONDA SORELLA - Distratto come siete, potreste anche scordarvene.

PRIMA SORELLA - Io questa volta vorrei un taglio di broccato.

SECONDA SORELLA - E io due orecchini di foggia saracena.

PRIMO MARITO - Andiamo, andiamo.

SECONDO MARITO - La carrozza ci aspetta.

PRIMA SORELLA - Addio.

SECONDA SORELLA - Addio.

IL PADRE - Addio, cattive figlie!

LA BELLA - Addio, care sorelle!

(Escono le due Sorelle con i due Mariti)

IL PADRE - Ma ecco il tuo promesso sposo!

(Entra il Promesso Sposo.)

IL PROMESSO SPOSO - Egli è dunque vero quel che si favella?

IL PADRE - Ahimé sì!

LA BELLA - Sì, sì, papà è proprio rovinato!

IL PROMESSO SPOSO - Ma qualche speranza, forse...

LA BELLA - No, no, nessuna speranza: siamo proprio rovinati! Io non ho più un soldo di dote, e dovremo dunque rinunciare al nostro sogno d’amore.

IL PROMESSO SPOSO - Che dite? Credevate dunque che io vi amassi per il vostro danaro? Ci sposeremo comunque...

LA BELLA - Pensate dunque che io intenda lasciare mio padre? Chi baderà a lui se io mi sposo?

IL PROMESSO SPOSO - Bella, ho avuto dalla buona fortuna quanto basta per provvedere anche a vostro padre!

IL PADRE - Oh, siate benedetto...

LA BELLA - No! Vi ringrazio, apprezzo il vostro buon cuore, ma mai potrei accettare la vostra elemosina! Provvederà io a mio padre, come è dovere di ogni buona figliola.

IL PROMESSO SPOSO - Permettetemi almeno con questa borsa di zecchini d’oro di far fronte alle vostre più urgenti necessità!

IL PADRE - Oh, è il cielo che vi manda...

LA BELLA - No! Io posso lavorare e con il mio lavoro dare a mio padre quanto gli occorre. Vivremo modestamente, ma ci vorremo bene e saremo felici.

IL PROMESSO SPOSO - La mia casa è comunque a vostra disposizione: vostro padre avrà un letto e un focolare.

IL PADRE - Oh, vi ringrazio di tutto cuore...

LA BELLA - No! Questa è la casa dove la mamma è morta e dove io ne ho preso il posto. E il focolare si accenderà dei rami che raccoglieremo nel bosco.

IL PROMESSO SPOSO - Vedo dunque che non mi amate abbastanza per far parte delle mie fortune.

LA BELLA - Non abbiamo bisogno di nulla.

(Esce il Promesso sposa.)

IL PADRE - Dammi la mia vecchia zimarra, figliola mia, e mettimi un tozzo di pane raffermo nella bisaccia.

LA BELLA (eseguendo prontamente) - Non vorrete davvero andare in città con questo tempaccio! La neve ha cancellato la strada e la pianura è infestata dai lupi!

IL PADRE - Ahimé, figliola mia, non ho scelta! Dimmi tu, piuttosto, che cosa desideri che ti porti in dono!

LA BELLA - Oh, papà, nulla! Vedete piuttosto di tornare presto!

IL PADRE - Le tue sorelle hanno chiesto doni costosi....

LA BELLA - Ed io non vi chiederò che una rosa! Una rosa, sì! Una rosa recisa alla siepe dalle vostre mani!

IL PADRE - Una rosa... oh, bambina mia: la rosa è il fiore della Vergine!

LA BELLA - E solo questo io voglio da voi!

(Il Padre esce nella bufera. Turbini di vento, ululati di lupi.)

IL PADRE - Ahimé, ahimé! Anche la terza nave è andata a picco, con il suo carico di rare spezie e di sete pregiate, per non parlar dell’equipaggio! Stavolta, ahimé, sono davvero rovinato! E per giunta torno a casa senza i broccati e i gioielli che le mie figliole mi hanno chiesto, e non so se mi basterà l’animo di affrontare le loro ingiuste rampogne! Mal me ne i’ncoglie, per averle allevate così male! Pure, ringrazio Iddio che m’ha dato nella mia terza figliola una figlia esemplare, che mi ama di tenero amore e mi cironda di ogni cura affettuosa! Ah, potessi almeno lei far felice con il dono che mi ha chiesto! Ma dove trovare una rosa in questo gelido inverno, su questa piana deserta battuta dalla bufera, in questo bosco impenetrabile ed inospite, tra queste ripide montagne di picchi e di baratri, ove soltanto il pauroso ululato dei lupi e il luttuoso singulto delle iene fan da macabro contrappunto all’urlo del vento? Ah, che se non fosse per la dolce Bella che mi attende a casa, io certo non sopravviverei a questa notte di tregenda! Ma... che vedo? Un roseto? Un roseto in fiore? Questo è un miracolo! Un miracolo del cielo che vuole d’un tratto compensarmi di tutte le mie disgrazie! Ecco la più bella delle rose che potessi sperare di trovare: timida come una vergine, aperta come una sposa, amabile come un fiore di carne!... La coglierà adagio, con delicata violenza, cercando di non strapparla maldestramente, e di non danneggiare la siepe che essa adorna! Oh, par quasi un peccato... Pure, i fiori son fatti per essere colti! Orsù, facciamo felice la cara e dolce Bella!

(Coglie la rosa. Un tuono scuote il creato, un lampo squarcia l’universo. Poi si sente - terribile - la voce della Bestia:)

LA BESTIA - Chi osa cogliere le mie rose?

(Compare la Bestia. Il Padre indietreggia atterrito)

Chi ha osato cogliere la più bella delle mie rose?

IL PADRE (in ginocchio) - Monsignore, perdonatemi, non sapevo di farvi torto cogliendo una rosa per far felice la mia figlia minore! Neppure sapevo che queste rose avessero un padrone...

LA BESTIA - Non mi chiamo Monsignore... E queste rose, se anche non sono mie, piacciono a me!

IL PADRE - Eccellenza, come potevo saperlo? Io ho solo colto una piccola rosa.... così!,.

LA BESTIA - E non sono Eccellenza... E voi non avete colto una piccola rosa "così!". Avete scelto la più bella!... siete un intenditore, siete un buongustaio.

IL PADRE - Un caso, Altezza! Comunque eccola: è vostra...

LA BESTIA - Non sono Altezza, e vi ho già detto che non è mia!

IL PADRE - Ve la regalo...

LA BESTIA - Le mie rose mi piace coglierle da me!

IL PADRE - Signore...

LA BESTIA - E non mi chiamo Signore! Tutti’mi chiamano la Bestia: non si vede?

IL PADRE - Nn. . non so...

LA BESTIA - Badate a voi: non mi. piacciono gli adulatori.

(Prende la rosa, la guarda, accarezzandola con le mani e con lo sguardo)

La rosa più bella… dai petali più rossi… dal profumo più intenso… nelle tue mani immonde...

IL PADRE - La Bestia, mettetevi nei miei panni... Era lì, pareva dicesse "prendimi"..

LA BESTIA - E tu?...

IL PADRE - E io l’ho presa...

LA BESTIA - E dunque morrai! Le mie mani ti stringeranno alla gola come tu hai fatto con lo stelo di questa rosa... e ti strapperanno alla vita!

IL PADRE - La Bestia... per pietà...

LA BESTIA - Ti restano pochi minuti!

IL PADRE - Per una rosa!..

LA BESTIA - Il tempo di impetrare perdono a Dio per tuoi peccati!

IL PADRE - Il solo dono che mi ha chiesto mia figlia!...

LA BESTIA - E ti costa la vita!

IL PADRE - Pensate alla mia bambina,,, che si chiama la Bella, come voi!

LA BESTIA - Cos’hai detto?!

(La strana frase sembra colpirlo)

Io mi chiamo la Bestia! Però… mi hai dato un’idea! Riprenditi la rosa... Portala a tua figlia... Se verrà lei a darla a me di sua libera volontà… pronta a morire al tuo posto quando questi petali saranno sfioriti e il suo profumo prenderà a marcire... avrai salva la vita.,,

IL PADRE - Oh, no! No, non chiedetemi questo! La Bestia, vi prego! ... Per pietà, vi prego... Mia figlia no, la mia bambina!

(Piange, affranto, sta quasi per cadere, quando la Bella accorre a sorreggerlo, mentre la Bestia, in disparte, sembra osservare la scena con ansiosa aspettativa.)

LA BELLA - Papà, papà caro!

PRIMA SORELLA - Guardatela! Quante smorfie! Quante smancerie!

SECONDA SORELLA - Non fosse stato per le tue assurde richieste, ora non ci troveremmo a questo punto!

LA BELLA - Non abbiate timore, sorelle mie: so qual è il mio dovere. Io sono stata la causa involontaria di questa disgrazia, io ne sopporterò le conseguenze.

IL PADRE - Oh, no, bambina mia, tu no! Tocca a me morire: sono vecchio,

LA BELLA - E io sono giovane, padre mio, ma non vedo grandi ragioni nella vita, nè vi traggo grande piacere! E per certo preferisco morire per mano di quel mostro, che non consumata dal dolore che mi darebbe la vostra perdita. Datemi quella rosa...

IL PADRE - Oh no, no…

PRIMA SORELLA - Ma certo che tocca a lei!

SECONDA SORELLA - Lei ha fatto il danno, lei è giusto che paghi!

IL PADRE - Non tu con quel mostro!... Tu non l’hai visto, figliola mia, tu non lo conosci!… E’ orrendo, è una bestia... Si scaglierà su di te in tutto il suo furore...

LA BELLA - Dio voglia, padre mio, ch’io riesca ad ammansirlo...

IL PADRE - E’ spietato... Non sente ragione...

LA BELLA - Mi sacrificherò per voi!...

IL PADRE - No. ..no...

LA BELLA - Credetemi: sono lieta di farlo...

IL PADRE - Ahimé, figlia mia! Non ti rivedrò mai più...

LA BELLA - Non dite così...

PRIMA SORELLA (trascinandolo via) - Sù, venite via!...

SECONDA SORELLA (idem) - E’ ora di andare! ...

(Escono il Padre e le due Sorelle. La Bella rimane sola. Ha in mano la rosa che ha preso dalle mani di suo padre.

Dopo un lungo istante di smarrimento, la Bella incontra la Bestia. Un grido pieno di terrore e di angoscia e la Bella sviene. La Bestia le si avvicina, sI china su di lei, le toglie delicatamente la rosa di mano, la contempla a lungo, con improvvisa delicatezza.)

(Finalmente la Bella si ridesta.)

LA BESTIA - Siete voi che chiamano la Bella?... Siete bella davvero.

LA BELLA (con orrore, allontanandosi) - E siete voi che chiamano la Bestia?.,

LA BESTIA - Basta così... Badate a voi!

LA BELLA - Mi fate orrore...

LA BESTIA - Non giudicate!.. E ancora una volta, badate a voi.

LA BELLA - Uccidetemi! Non sono qui per questo? Non è per questo che mi avete voluta qui? Non ho paura, vedete? Orrore, schifo, ma non paura! Sfogatevi! Saziate la vostra sete di sangue...

LA BESTIA - Non è per la sete di sangue che mi chiamano la Bestia! E tu lo sai!

LA BELLA - Volevate uccidere mio padre!..

LA BESTIA - Ah, quello sì: un vecchio egoista, che ha mandato te al suo posto.

LA BELLA - Sono stata io a voler venire.

LA BESTIA (ride) - Questo lo so. "Dio voglia, padre mio, ch’io riesca ad anmansirlo." Ebbene: amnansiscimi.

LA BELLA - Non avvicinatevi!

LA BESTIA - Se non mi avvicino, come faccio ad ucciderti?

(Le si avvicina, le stringe il collo con le mani, la piega verso terra... Poi, con sarcasmo:)

A questo punto, di solito, nei romanzi arriva il bel fidanzato, a salvare la bella dalle mani del mostro. Ebbene, perché non arriva: dov’é andato a finire il bel tenente Fairchild?

LA BELLA - Il mio fidanzato è morto. Ucciso in Arabia, in un’imboscata, dai mussulmani!

LA BESTIA - Non è vero: ha un banale raffreddore. Comunque, sia come tu vuoi: il tuo fidanzato è morto! Sei sola! In balìa della Bestia! Che cosa vuoi da me?

LA BELLA - Uccidetemi!

LA BESTIA - Ammansiscimi!

(La Bella si ritrae, nascondendosi il volto tra le mani.)

Vuoi che te ne insegni il modo? Ma il modo lo conosci: tutti lo insegnano dal pulpito, dalla cattedra, dal focolare. Le nutrici cullando i neonati, con le loro cantilene ne gettano il seme. Le fiabe, le leggende, i miti ne traboccano, ricordandolo agli adulti. Lo canta la natura, vista con occhi umani: è l’amore! L’amore che vince ogni cosa, che muove il sole e le altre stelle sul fragile perno dell’universo, l’amore che sposta le montagne, che apre ad Orfeo le porte degli inferi, l’amore con cui Psiche sconfigge Venere, l’amore con cui frate Francesco ammansisce i lupi... L’amore, Bella: l’amore, l’amore, l’amore.., Io non pretendo un colpo di fulmine, Bella. Non ho bisogno di specchi, mi basta l’ombra che il sole stampa nella polvere, per rendermi conto che non sono tipo da amore a prima vista... Eppure, di amore ho bisogno, come ogni cosa che vive, per vivere; come ne hai bisogno tu...

LA BELLA - Io ho mio padre, e il mio fidanzato..

LA BESTIA - Tuo padre è uno sporco egoista e il tuo fidanzato un mediocre buffone. E’ poi è morto, non te lo ricordi già più? E’ stato ucciso in Arabia, in un’imboscata, dai mussulmani! Hai fatto benissimo! E anche tuo padre: seppelliscilo nella tomba in cui merita di finire!.. Come vedi, hai me soltanto al mondo! E anch’io, la Bella, ho una lunga storia dietro le spalle! Non sono nato con questo volto mostruoso, anch’io ho conosciuto la semplice bellezza dell’infanzia, ho baciato una piccola Maria sotto un albero di susine, ho sentito dentro di me un fiume immenso gonfiare il mio grido d’amore... Non guardarmi negli occhi!.. Poi la delusione, il tradimento mi ha corrotto: c’erano tanti alberi di frutta, nel giardino della vita, e la piccola Maria se n’è andata a raccogliere baci sotto questo e sotto quello... Non guardarmi negli occhi, t’ho detto!!... Così, ogni foglio di calendario ha segnato il mio viso di un dettaglio d’orrore: e le infinite donne che si sono infilate tra un foglio di calendario e l’altro, io le ho avute con impazienza, e le ho gettate via subito dopo, prima che l’amore si aprisse un varco tra i peli del mio volto, tra le squame della mia pelle, verso il mio cuore indifeso… E non guardarmi negli occhi! ..... La mia storia è lontana le mille e una notte dalla tua storia pulita e per bene, di crinoline e di buoni sentimenti, ma conduce allo stesso punto, come guidata dalla saggezza e dalla bontà del fato: qui, me per incontrare in te l’ultima occasione, te per incontrare in me l’esperienza prima… perché io t’aspettavo, come tu m’hai cercato...

LA BELLA - Che schifo!

LA BESTIA - Bada a te! Io ti sto parlando d’amore...

LA BELLA - Non sono qui per questo! Sono disposta a subire la tua violenza, non a sopportare il tuo amore!

LA BESTIA - Che ne sai tu della mia violenza? Potrei farti pentire d’essere nata! Guardami negli occhi!

LA BELLA - Non ho paura!

LA BESTIA - E che ne sai tu del mio amore? Guardami negli occhi!

LA BELLA - Mi fai orrore!

LA BESTIA - Non provocanmi!

LA BELLA - E schifo!

LA BESTIA - Bada a te, t’ho detto! Non provocarmi!

LA BELLA - Schifo, schifo, schifo!

LA BESTIA (furente) - E allora… come le altre! (Con furioso sarcas.mo:)

Quale albero sceglierai? Il susina, il fico, il melo? L’albero delle banane?..

(Le è addosso, e con cattiveria la schiaffeggia, più volte, lasciandola alla fine cadere per terra, dove essa si rannicchia piangendo.

La Bestia la guarda in silenzio, per qualche istante, poi batte le mani. Entrano due servitori.)

Portatela via! Riportatela a casa sua, e dite al vecchio di venire a prendere il suo posto!

(I due servitori si avvicinano alla Bella per afferrarla, ma essa si solleva in ginocchio, e si rivolge alla Bestia In diverso tono, recitando:)

LA BELLA - Oh, mio signore! Abbiate pietà! Frenate la vostra collera e impeditele di abbattersi sulla veneranda canizie di mio padre. Eccomi ai vostri piedi, prostrata nella polvere, a mani giunte, a supplicarvi di quest’ultima grazia: vi offro la mia vita, la mia giovinezza: sfogatevi su di me, prendete il mio corpo, affondatevi i denti e le unghie, sfamate il vostro desiderio di vendetta! Ordinate, e la vostra serva vi ubbidirà!! Non vi pentirete di quest’atto di misericordia, non vi deluderò! Ve lo giuro su quanto ho di più caro al mondo!.,.

LA BESTIA - Basta, basta! Odio questi sciocchi piagnistei! Il mio amore poteva fare di te una donna…

(Stancamente, allontanandola, come rassegnato:)

I miei ordini: mi racconterai,,. ogni sera... una favola diversa... Ogni sera la mia violenza si abbatterà su di te... diversa... sotto un albero diverso.,. Se mi verrai a noia ti ucciderò… e ucciderò tuo padre!... Bada

- appunto - di non deludermi... come hai detto…

LA BELLA (chinando Il capo, in segno di sottomissione) - Si, mio signore…

LA BESTIA (ai due servi, stancamente ancora, come stremato) - E voi.., fate tutto quello che lei vi dirà.,

PRIMA FANTASIA DI BELLA ANDERSON

(I due servi si avvicinano alla Bella, la afferrano brutalmente, le strappano la veste di dosso, lasciandola in una tunica bianca, stretta alla vita e lunga fino al ginocchio, e la incatenano ai polsi e alle caviglie. La scena si trasforma: mura, archi, colonne ed erme torri: è il carcere Mamertino, quale può essere suggerito alla fantasia da un’incisione di Piranesi o da una pagina di Sinkiewicz. Da fuori, i ruggiti del leoni e i cori dei martiri che le catacombe hanno ispirato a Respighi.

I servi gettano in scena il Vecchio Licio e Paolo, anch’essi pesantemente incatenati, La Piccola Licia si getta tra le braccia del vecchio...)

LA PICCOLA LICIA - Papà, papà caro!

IL VECCHIO LICIO - Oh, la mia bambina! La mia piccola Licia!

(...poi si inginocchia davanti a Paolo.)

LA PICCOLA LICIA - Oh, Padre santo..,

PAOLO - La pace sia con te, figliola.

LA PICCOLA LICIA - Che succede, papà? Che cos’é questa follia che sembra aver preso i romani?

IL VECCHIO LICIO - Abimé, bambina mia! L’imperatore Nerone dopo aver appiccato il fuoco alla città di Roma ne ha gettato la colpa su noi cristiani, e il popolo credulone e inferocito chiede ora un’esemplare vendetta.

LA PICCOLA LICIA - E che sarà di noi, padre santo?

PAOLO - Nulla di cui si debba aver timore, figliola! Ci uccideranno tra atroci tormenti, crocifiggendoci come Nostro Signore, bruciandoci vivi legati a un palo e cosparsi di pece, gettandoci in pasto alle belve nel Circo Massimo, oppure in qual altro modo potrà escogitare la fantasia crudele del perfido Tigellino!

LA PICCOLA LICIA - Non è per me ch’io temo la morte, padre santo, ma per il mio vecchio genitore, al quale, cagionevole di salute com’è, potrebbe risultare fatale.

IL VECCHIO LICIO - Oh, bambina mia, bastone della mia vecchiaia! Voglia il cielo che il tuo promesso sposo, il console Marco Vinicio, giunga presto a tentare di salvarci!

LA PICCOLA LICIA - Ahimé, papà caro, dunque non sai che il prode Vinicio è stato ucciso in battaglia, contro i nemici di Roma, e che mai più lo rivedrò se non in cielo,

PAOLO - Preghiamo piuttosto che a te, vergine ancora e pura come un giglio, sia risparmiato quell’oltraggio che è peggiore assai della morte! Ma... ahimé, ecco l’imperatore Nerone: forse il cielo vuole importi anche questa prova, figliola cara!

LA PICCOLA LICIA - Sia fatta la volontà di Dio, padre santo.

(Entrano Nerone e Petronio)

IL VECCHIO LICIO - E chi è colui che lo accompagna? E’ forse quegli il crudele Tigellino?

PAOLO - Quegli è Petronio, che chiamano "arbiter elegantiarum".

IL VECCHIO LICIO - Almeno in questo il cielo ci è favorevole!

PAOLO - Che dici, vecchio? Non sai tu forse che quegli è un epicureo, autore di libri in cui si esaltano i vizi più raffinati e le passioni più morbose?... Peggio, peggio assai di Tigellino!

IL VECCHIO LICIO - Ah, bambina, povera bambina mia!

LA PICCOLA LICIA - Bisogna accettare con animo lieto quel che il cielo ci manda, papà caro!

PAOLO - Pure ricorda, figliola, che la virtù è bene più prezioso della vita! (Nerone e Petronio si sono avvicinati: al loro fianco, due donne in atteggiamenti e comportamenti di adeguata maniera)

PETRONIO - Eccoli, davanti a te, divina Cesare: questi sono i cristiani!

NERONE - Sono dunque questi gli odiatoni del genere umano? Che adorano un giudeo crocifisso, avvelenano le fontane e uccidono i bambini sacnificandoli a una testa d’asino?

PETRONIO - Così dicono di loro le pubbliche voci, o immortale!.

NERONE - Essi puzzano!

PETRONIO - Le tue narici, aduse all’anenione e al croco, ed educate agli effluvi delle muse, hanno immediatamente colto il problema, o divino! Ma, per Castore e Polluce, i leoni ci libereranno presto da questa peste!

NERONE - Quella piccola, dal corpo flessuoso come un giunco, che nasconde il volto?,.,

PETRONIO - Tu! Miserabile! Mòstrati! Il sommo Augusto ti ha degnato della sua attenzione! Non sai quante donne si strapperebbero i figli stessi dal seno per una simile fortuna?

(La forza ad alzare il viso)

NERONE - Che ne dici, Petronio?

PETRONIO - Dico, o unico raggiante, che essa è degna del tuo canto. Guardala! Prassitele, o lo stesso Lisippo, hanno mai creato linee più belle di questo collo? Esiste marmo di Parc che possa dare il roseo incarnato di queste braccia? E da questa mammella non si può trarre una coppa ancor più perfetta di quella che reca l’impronta di Elena di Troia? E quest’anca? Le docili cavalle delle Amazzoni non ne esibiscono di meglio tornite.

NERONE - Non ti sembra sprecata in bocca ai leoni?

PETRONIO - Anche se sarebbe certo un delizioso piacere vedere questo rosee carni straziate dagli artigli delle belve, è vero, o sommo Cesare: assai meglio che l’arena del circo la piccola cristiana potrebbe adornare il tuo talamo. Aggiungi, o radioso figlio di Rha, che seppure barbara è di nobili onigini, e - per incredibile che ciò possa sembrare - è tuttora vergine. Due spezie, o incommensurabile, che renderanno il piatto ancor più appetitoso.

NERONE - Hai ragione, per Ercole! Fa che essa venga immediatamente condotta a Palazzo. Uhm! Vergine, hai detto? Voi che ne dite?

LA PRIMA DONNA - Una bugia per rendersi più preziosa!

LA SECONDA DONNA - Un assurdo che è giusto abbia fine!

PETRONIO - E’ la loro religione, o nuovo Orfeo: alle donne è vietato ogni piacere dei sensi all’infuoni del matrimonio,

NERONE - Bah, non andranno lontano!

(Ai due servi)

A Palazzo: datela alle mie schiave, che le tolgano il puzzo e la rendano degna del mio talamo. Che cosa? Recalcitra?

LA PICCOLA LICIA - Per pietà, signore, lasciatemi morire assieme ai miei cari! Gettatemi nell’arena, datemi in pasto ai lupi irpini ed alle tigri ircane, bruciatemi sui roghi degli schiavi infedeli, oppure fatemi legare sul dorso di un bufalo gigantesco che il più forte degli uomini contrasti nel disperato tentativo di strapparmi a morte atroce, ma non infliggetemi l’estremo oltraggio, non toglieteini il più prezioso dei doni di Dio, non violate quell’onore che più mi è caro della vita istessa!

NERONE - Che cosa dice?

PETRONIO - Farnetica, o sublime!

PAOLO - No che non farnetica, o romano! Parole di saggezza sono le sue, che attribuiscono all’integrità virginale il sommo dei valori terreni!

NERONE - Delizioso! Sarà ancora più divertente violare la piccola ribelle!

PETRONIO - Non contarci troppo, allievo prediletto di Venere! La resistenza non sarà così convinta! Sai come la chiamano i nostri tribunali? "Vis grata puellis!" Violenza gradita alle fanciulle! Non ho mai visto donna, per quanto eroica a parole nella difesa della sua virtù, che ai fatti non dimostri la verità di questo antico adagio! Prima ti supplicano di non farlo, poi di rifarlo.

PAOLO - Vergogna!

PETRONIO - L’animo umano è tutto da scandagliare, o migliore d’Omero: e giustamente Platone lo paragona a un cocchio, trainato verso l’alto da un cavallo bianco e verso il basso da un cavallo nero,

(La piccola Licia si è aggrappata al vecchio padre)

NERONE - Chi è quel vecchio?

PETRONIO - E’ suo padre, o divino.

NERONE - Ti è cara la sua vita?

LA PICCOLA LICIA - Più ancora che la mia.

NERONE - Ebbene, se non vuoi vederlo morto, smettila con queste bizze! La tua ribellione mi diverte, ma è durata anche troppo. Portatela via!

(A Petronio e a se stesso:)

L’idea della vergine legata sulla groppa di un bisonte, non è male, però! Ha fantasia, la piccola!

(La piccola Licia si inginocchia davanti a Paolo, come per averne l’ultima benedizione)

PAOLO - Figliola, la pace sia con te! Ricordati: nell’alto dei cieli echeggiano i cori delle vergini che alla vita hanno anteposto l’onore! Per salvare l’onore hanno affrontato la morte, e il mondo intero le chiama sante e beate!

(I servi prendono la Piccola Licia)

IL VECCHIO LICIO - Bambina mia! No, no! Lei no! Prendete me al suo posto! PETRONIO - Sta zitto, vecchio! Non hai capito niente!

(A Paolo)

Tu, piuttosto: mi piacerebbe un piccolo scambio di opinioni! Non mi intendo molto della vostra religione, ma ho studiato logica in Grecia, e qualcosa mi sento di poter dire. Se il vostro Dio ha creato ogni cosa, egli ha creato cocì la vita come la verginità; e di ambedue ha fatto dono alle donne. Ora, una donna è santa - dite voi - se a chi la minaccia nella virtù essa sacrifica la vita. Pure, come il tutto è più della parte, la vita è più preziosa della verginità, verrebbe fatto di dire, e di gran lunga il più bel dono di dio. Ergo, secondo logica, dovreste onorare come sante coloro che, minacciate nella vita, liberamente offrissero all’aggressore quell’infima particella del loro corpo, che in verità, mi pare un po’ troppo piccola e nascosta per essere, correggetemi se sbaglio, sede dell’onore.., (Escono insieme)

(La Piccola Licia è intanto giunta al Palazzo: le due schiave l’hanno presa in consegna. La scena si oscura un poco: nel sogno di Bella, la preparazione romanzesca è esaurita, l’atmosfera è ora tesa e intensa, pronta al risolutivo momento dell’eros. Le donne afferrano La Piccola Licia, ma questa sembra ribellarsi: si divincola, si getta a terra, costringe le altre a trascinarla, a strapparla per le catene. Nella collutazione il vestito si strappa. La lotta è silenziosa. Si odono le frasi delle donne:)

PRIMA SCHIAVA - Hai visto, quante smorfie, quante smancerie?

SECONDA SCHIAVA - Fa i capricci la piccola!

PRIMA SCHIAVA - Chi credi di essere, per far diverso dalle altre?

SECONDA SCHIAVA - A tutte càpita, non lo sai? Ringrazia i tuoi dèi, che ti fanno entrare in questo letto!

PRIMA SCHIAVA - A te non piace, carina?

SECONDA SCHIAVA - Ti fa schifo, l’amore?

(Nerone si avvicina: anch’egli è intimamente mutato, come uscito dalla commedia, pronto all’atto.)

NERONE- Legatela...

(Le donne legano con le catene la Piccola Licia al giaciglio, supina, braccia e gambe aperte e tese. Essa è vinta, impossibilitata a muoversi: ora veramente di fronte, la Bella e la Bestia.)

PRIMA SCHIAVA - Signore, è pronta.

SECONDA SCHIAVA - E’ vostra.

PRIMA SCHIAVA - Fatele tutto quel che volete!

SECONDA SCHIAVA - Datele tutto quel che vuole!,,,

LA BESTIA - Via!

(Le due schiave escono. La Bestia si avvicina alla donna, la guarda, a lungo, con intensità, con desiderio spietato. Le si inginocchia accanto. Una mano la fruga, torzentandola, violandone le forme nascoste. Poi le straccia ancor più la veste,)

Ora hai finito di gridare?...

Vieni...

(Le è sopra. Un lungo atto d’amore si compie. Ad un tratto, in un sussurro la voce di lei:)

LA BELLA - Le catene.., lasciami,,.

(Senza staccarsi da lei, egli allunga una mano e slaccia le catene. Essa gli avvinghia il collo con le braccia, e l’amplesso diventa ancor più appassionato e violento.

Improvvisamente, dal fondo della scena, da un altro mondo, la voce di Sir Anthony:)

SIR ANTHONY - Bella!

(Sir Anthony entra nella living room di Anderson House)

Bella! Bambina mia! Dove sei?

(La voce di sir Anthony spezza bruscamente l’atmosfera, Bella si scuote, come una bambina colta in flagrante. Allontana da sé l’uomo, di cui vediamo l’ombra fùggire, grottescamente, come un ladro di polli. Si libera delle catene, fa sparire ogni cosa, spingendola coi piedi sotto i mobili.,.)

BELLA - Vengo...

(Freneticamente Bella si riveste, indossando il vestito che aveva all’inizio dell’atto. Si riassetta i capelli, distrugge il sogno, si affaccia in salotto, integralmente restituita - almeno all’apparenza - alla propria rispettabilità quotidiana.)

BELLA - Papà caro!

SIR ANTHONY - Bambina mia!

BELLA - Stavo leggendo...

SIR ANTHONY - Andiamo a tavola?

BELLA - E’ pronto.

SIR ANTHONY - Bambina mia!..

BELLA - Papà caro!.....

Fine del primo tempo

SECONDO TEMPO

Il parco di Anderson House, non meno confortevole della casa. Un’alta siepe di sempre-verde fa da spalliera ad una panchina o a un divano di vimini, accanto ad un roseto in fiore. Sono in scena Bella Anderson ed il tenente Fairchild. Bella - evidentemente reduce da una recita per beneficenza - indossa un costume teatrale: é vestita come poteva esserlo Maddalena di Coigny nel quarto atto dell’Andrea Chénier di Giordano, o Maria Antonietta, prigioniere alla Conciergerie. Il tenente Fairchild é in completo bianco da déjuener sur l’herbe, o da cricket, con scarpe che oggi sarebbero da tennis: ha in mano un libro. Lo stato del suo raffreddore é lasciato alla libera discrezione dell’interprete.

FAIRCHILD - Deliziosa, signorina Bella! Io sono un soldato, e frequento pochissimo i teatri, che del resto in Arabia non esistono neppure. Tuttavia… io non so come testimoniarle la mia emozione. Io non posso che immaginare che in Paradiso si reciti così. A parte il fatto che questo costume le sta splendidamente! Ah, quelle sue lacrime mentre leggeva l’ultima lettera!,,, Il suo addio al vecchio genitore! Ah, e quando è salita alla ghigliottina! Quell’attimo di sgomento, subito soffocato sotto un’indomabile dignità! E quando ha detto "Dio perdoni alla Francia i miei peccati, a me questo fiume di sangue!"

BELLA (coreggendolo) - Dio perdoni a me i miei peccati, alla Francia questo fiume di sangue.

FAIRCHILD - Sì... certo!.,, E quando il boia le ha strappato il colletto; e poi, quando la lama è scesa sul suo collo… io, che pure sono un soldato, e che sapevo del resto che era tutto per finta… non mi vergogno di dirlo: non ho saputo trattenere un grido.

BELLA - L’ho sentito! E ho visto anche che tutti si sono voltati!

FAIRCHILD - Mi dispiace! Ho disturbato la scena, lo so! la quando lei è in

gioco, signorina Bella, io sono fatto così! Sono uscito sconfitto dal match di tennis con lord Hurlington, lo sa? Perché ero distratto! Io ho una modesta tecnica tennistica, e manco alquanto di resistenza, tuttavia gioco con molto sentimento e direi quasi con astuzia. Ma oggi... stia a sentire:

era il mio turno di servizio. Il mio avversario dice "Ready", io annuncio "I serve". Servo, Teddy Hurlington risponde… e la sua risposta mi coglie del tutto impreparato: non ero pronto! Lo giuro! la potevo dirgli "Scusi, lord Hurlington, non ero pronto", dopo che io stesso avevo annunciato "I serve"? Pensavo in quel momento a quella scena in cui lei dice: "Quanto vi ho amato per il vostro potere, tanto mi è indifferente la vostra virtù."

BELLA ( correggendolo) - Quanto vi ho amato per la vostra virtù, tanto mi è indifferente,.."

FAIRCHILD - .. .il vostro potere." Certo!.,

Signorina Bella, posso donarle una rosa?

BELLA - Oh, tenente Fairchild, lei davvero strapperebbe un fiore a un così bel roseto?..

FAIRCHILD - Ha ragione! Pardon! Ecco, vede? Io sono fatto così: vedo un roseto, e la mia tentazione è cogliere una rosa per lei! Non fossero state le sue parole, così modeste, sagge, a farmi riflettere, io... sì, lo avrei fatto. Sono un irruente, sono una testa calda, lo so. Un trisavolo di mia madre era del resto d’origine siciliana! Forse è per questo...

(Pausa)

Mi sono permesso.. di portarle un libro, In carattere con la recita di oggi. Le poesie di Andrea Chénier. Me l’ha suggerito mammà, a dire il vero. Io... non me ne intendo molto di poesie, anche se ne scrivo moltissime, naturalmente; ma sa, in Arabia non si sa mai cosa fare!

BELLA - Oh, grazie! Lei è molto gentile!

FAIRCHILD - Sì. Mi sono permesso di segnare con un’ orecchietta l’Ode a una giovane prigioniera, che è in verità molto bella,

(Cita, leggendo, con orribile accento)

"Mon beau voyage encore est si loìn de sa fin!

Je pars, et des ormeaux, qui bordent le chemin,

J’ai passé les premiers à peine.

Au banquet de la vie à peine commencé,

Un instant seulement mes lèvres ont pressé

La coupe en mes maines encor pleine."

Credo si possa pronunciare anche meglio.

BELLA - E’ probabile.

Le leggerò con molto piacere, Grazie. Mi faranno compagnia... quando lei sarà partito.

FAIRCHILD - Davvero? Oh, Bella, davvero? Sarei così felice di poterlo pensare. Io sarò là, nel deserto, e penserò qui a lei, in quello stesso momento, con quel libro in mano... Dovrò tener conto del fuso orario, naturalmente. Oppure... che importano i fusi orari, di fronte alla realtà dei sentimenti d’amore...! Di fronte a questa communione d’anime… che fa sì che uno qui. . . l’altra là... Cioè: io là, lei qui...

( Lo slancio finisce a vuoto. Pausa. Sconsolato, allarga le braccia, con un sospiro)

Signorina Bella, io... sono desolato.

BELLA - Perché?

FAIRCHILD - Perché mi sto comportando come un idiota. Non neghi, non dica niente! Lo so, me ne rendo perfettamente conto, Dico sciocchezze, faccio una gaffe dietro l’altra,.. Eppure, mi creda, signorina Bella: io sono un uomo almeno normale! In Arabia, al club ufficiali, godo anche di una certa popolarità, sono piuttosto ben visto,.. Più di una madre - ho creduto di capire - non vedrebbe di mal occhio ch’io mi interessassi alle loro figliole... Sono... ecco: come gli altri, anche se non posso dire di essere niente di eccezionale… ma normale, sì, Quando sono con lei, invece, sento come se mi si tagliassero le gambe: sento una vampata qui, una sorta di crampo qui... e qui un brivido… qui una specie di fitta. Lei mi fa a volte paura, signorina Anderson: lei mi intimidisce... Così padrona di sé, così forte, sotto l’infinita dolcezza del suo aspetto... Io... forse dovrei avere più fiducia in me stesso, non lasciarmi condizionare… ma per quanto mi prepari, per quanto ragioni, non c’è niente da fare: alla sua presenza io mi sento ridicolo.

BELLA - Perché dice così? Il suo imbarazzo, che io ho notato a volte, mi sembra la giusta, lusinghiera emozione che può cogliere un uomo di fronte alla donna... alla donna che ama, se così posso dire,..

FAIRCHILD - Oh, sì, sì, può dirlo! Certo: è proprio così: emozione, è la parola esatta…

BELLA - Ma io non ho mai sentito tutto questo come ridicolo, tenente. Tutt’altro, E io nutro per lei tutti i sentimenti che una donna deve all’uomo che sarà un giorno suo marito...

FAIRCHILD - Oh, lo ripeta, la prego.

BELLA - Ma sì, certo: l’uomo che sarà un giorno mio marito. Lei, tenente Fairchild, lei! Perché io voglio bene a lei. Così com’è, mi creda. Perché io... voglio bene... a te... Archibald!

FAIRCHILD - Oh, Bella! Bella! Amore mio! (Trasportato, al colmo della gioia, la abbraccia.)

Le tue labbra, Bella, le tue labbra! Io non ho mai visto niente di più bello delle tue labbra!,..

(Ma essa si irrigidisce, corazzandosi dietro un immediato e severo ritorno al "lei")

BELLA (severamente) - Tenente!... La prego!

(Ricondotto alla realtà, il povero Fairchild quasi si schiaffeggia: o - più propriamente - schiaffeggerebbe in sè il trisavolo d’origine siciliana.)

FAIRCHILD (battendo i tacchi, con rigidezza militare, pur con il modesto effetto consentito dalle scarpe da tennis) - Pardon, miss Anderson, le chiedo umilmente scusa!

(Pausa)

Potrà mai perdonarmi?

BELLA - Sì, tenente, la perdono! E... sono anzi io a pregarla di una cosa: non

intenda la mia severità...

FAIRCHILD - Dica!…

BELLA - ... come indifferenza per lei ... o insensibilità da parte mia!

(Ha detto anche troppo, ha troppo osato, e si nasconde il viso. Per un attimo ancora ribolle in Fairchild il sangue mediterraneo.)

FAIRCHILD - Oh, Bella! Bella! (Ma, appunto, è un attimo)

Ora capisco che cos’é quell’abisso pauroso che sento a volte tra me e lei:

è l’abissale distanza che separa la purezza del suo animo dal mio amore così violento e incontrollato!... E’ il senso della mia indegnità! Io, così volgare ancora, così materiale, così terreno; lei, invece… un angelo, sì: un angelo! Che lezione, Bella! Che lezione! la saprò aprofittarne! Oh, grazie! Imparerò, glielo giuro. Saprò sublimare la mia passione, dominarla, affinarla nel più nobile e puro dei sentimenti! E’ vero che è così, Bella? E’ vero che è questo che lei si aspetta da me, per cosiderarmi - allora sì! - degno del suo amore?

BELLA - Sì... Archibald.. Credo di sì...

FAIRCHILD - Possiamo darci del tu?

BELLA - ... Sì.

FAIRCHILD (le bacia con trasporto la mano) - Oh Bella, in un attimo, con una parola, un gesto, tu puoi sprofondarmi nel più buio dell’inferno o sollevarmi nel più luminoso dei cieli! Purtroppo mi aspettano per il doppio! Ah, ma questa volta farò ben altra figura! Sarò degno di te, credimi! Troverai in me l’uomo, Bella! Forte, devoto, come un marito dev’essere; tua difesa contro tutto e contro tutti!... Vuoi venire con me al tennis?

BELLA - No, grazie...

FAIRCHILD - Posso riaccompagnarti in casa?

BELLA - Preferisco restare ancora un po’. Comincerò a leggere il tuo libro,

FAIRCHILD - Mio… per modo di dire. Le poesie sono di Andrea Chénier.

BELLA - Lo so,

FAIRCHILD (prende a starnutire) - Chiedo scusa, Questo... non c’entra con i miei raffreddori... E’ un fatto nervoso. Addio.

(Esce)

(Bella resta sola. Si guarda forse un attimo in giro, apre distrattamente

il libro, poi coglie dal roseto una rosa, e siede sulla panchina. Ha la rosa in una mano, con l’altra ne vellica leggeramente i petali, portandola vicino alle labbra e agli occhi, e a poco a poco sprofondando in lontani pensieri.)

SECONDA FANTASIA DI BELLA ANDERSON

(Da fuori, a un tratto, un lontano rombo minaccioso che si avvicina: sono tamburi guerreschi, squilli marziali, voci di popolo in un coro possente:

Allons, enfants de la patrie, le jour de gloire est arrivé, Contre nous de la tyrannie l’étendard sanglant est levè...

Bella - ovvero la piccola Carlotta Corday - si riscuote, si guarda intorno con espressione smarrita, che diventa di vero e proprio terrore a mano a mano che il fragore rivoluzionario si avvicina.

Entrano affannati, anch’essi in preda al terrore, il vecchio Conte di Corday e il giovane abate Des Grieux.)

IL CONTE DI CORDAY- Bambina mia!

LA PICCOLA CARLOTTA - Papà caro!

L’ABATE DES GRIEUX - Cara Carlotta!

LA PICCOLA CORDAY - Mio santo confessore!

IL CONTE DI CORDAY - I sanculotti! I sanculotti hanno sfondato il cancello del parco, hanno invaso le scuderie e devastato il teatrino di verzura, fatto scempio dei giochi d’acqua e del giardino all’italiana, distrutto il tuo piccolo Trianon e il padiglione cinese!...

LA PICCOLA CARLOTTA - Il re? La regina?

L’ABATE DES GRIEUX - I parigini, inferociti e affamati, li hanno strappati dal loro focolare di Versaglia e li hanno ricondotti a Parigi! Hanno tentato di fuggire ma sono stati ripresi a Varennes, e processati e uccisi.

LA PICCOLA CARLOTTA - Dio li abbia in gloria!

IL CONTE DI CORDAY - Tutto il potere ormai é nelle mani del perfido Marat! E’ la repubblica, ahimé, bambina mia! Avremo il quarto stato, anche qui, nella quieta Caen.

LA PICCOLA CARLOTTA - E i nostri servi, che da noi sono sempre stati trattati con umanità e spirito cristiano?

IL CONTE DI CORDAY - I nostri servi hanno gettato alle ortiche la livrea; e, fatta causa comune con i rivoltosi, guidano ora la plebaglia sulle nostre tracce.

L’ABATE DES GRIEUX - Ecco i perniciosi effetti delle rivoluzioni, che si sostituiscono al progresso ordinato dei popoli!

IL CONTE DI CORDAY - Eccoli, abate des Grieux: non ci resta che morire

LA PICCOLA CARLOTTA - Oh, padre mio, non li tratterrà la vostra veneranda canizie?

L’ABATE DES GRIEUX - Sono belve, dolce Carlotta, assetate di sangue!

IL CONTE DI CORDAY - Volesse Iddio che giungesse ora a salvarci il tuo promesso sposo, il valoroso cavaliere della Maison Rouge!

LA PICCOLA CARLOTTA - Ah, ho visto poc’anzi una turba di comunardi sfilare con la sua testa issata su una picca! E un’orda di donne indemoniate trascinare nella polvere il suo corpo squartato! Temo che egli non sia più in grado di aiutarci! Pure, vi salverò io, papà caro!

CONTE DI CORDAY - E come mai, figlia mia?

PICCOLA CARLOTTA - Ucciderò il perfido Marat, la fonte di tutti i nostri mali.

IL CONTE DI CORDAY - Ma Marat è a Parigi!

LA PICCOLA CARLOTTA - Andrò a Parigi!

IL CONTE DI CORDAY - Ma é pericoloso!

L’ABATE DES GRIEUX - Oh, Si, sì, Carlotta: va a Parigi, uccidi Marat! Io che sempre ti amai di amore purissimo, e che il tuo diniego convinse a questa veste talare, io ti esorto a seguire la voce della tua coscienza, e ad immolarti sull’altare delle fortune patrie. Dio ti guidi, Carlotta, nella città tentacolare, tra le mille insidie e le infinite tentazioni: preservi il tuo cuore puro e teso alla meta...

IL CONTE DI CORDAY - Dio te ne guardi, bambina mia! Nel covo delle belve rosse e sanculotte, pagheresti il grande gesto con lo scempio del tuo giovane corpo: uomini assatanati ti possiederanno nelle più sconce guise, contendendosi l’un l’altro le tue grazie più riposte, tra le risa sdentate di lavandaie gobbe e bavose,..

L’ABATE DES GRIEUX - No, dolce Carlotta, ché ben tosto sulla ghigliottina la morte, a Dio piacendo, verrà a liberarti: e con la morte si apriranno a te

- eroina, martire, e soprattutto vergine! - le porte del Cielo: di quel Cielo che ti ha ispirata come già ispirò Giovanna d’Arco a Rouen e Milady nei Tre moschettieri, e che ti arma la mano, così come armò la mano di Giuditta e di Giaele nella Bibbia, e della Tosca a teatro..,.

(Giuditta si avanza, progressivamente isolandosi dalla scena mentre Des Grieux completa la propria esortazione, e scompare nell’ombra assieme al vecchio conte Corday. Carlotta alza Il pugnale insaguinato. Da fuori, alcune voci: prima un grido d’uomo: A mai, mon amie!" poi altre grida:

"All‘assassina! All‘assassina! Hanno ucciso Marat"... Entrano come furie, con picche e alabarde, due donne e due uomini)

PRIMA SANCULOTTA - Eccola! Eccolo qui! Venite!

SECONDA SANCULOTTA - E’ lei, l’assassina!

PRIIA SANCULOTTA - Questa volta l’avete fatta grossa, madamigella Corday!

SECONDA SANCULOTTA - Finalmente sei nelle nostre mani! Ora abbassi le ali, eh?

PRIMA SANCULOTTA - Guardatela: madamigella Carlotta dalla boccuccia a

culo di gallina; la santarellina, l’elemosiniera, che non passava giorno senza che venisse a far visita ai nostri bambini ammalati, e a regalarci santini e libri di preghiere! Perché non preghi i tuoi santi, adesso?

PRIMA SANCULOTTA - I nostri uomini si leccavano i baffi quando ti vedevano passare!

SECONDA SANCULOTTA - Facci vedere che cos’hai di tanto speciale, che tanto eccitava i nostri uomini! Forse questo velo… o quel che c’é sotto? (Le strappa un giubbetto di dosso, l’altra le strappa la gonna)

PRIMA SANCULOTTA - Questa sottana: visto come sta bene anche a me?

SECONDA SANCULOTTA - E questo giubbetto, dite: non mi dona?

LA PICCOLA CARLOTTA - Oh, buone donne, per il senso del pudore che tutte ci accomuna...

PRII(A SANCULOTTA - Cosa?! "Per il senso del pudore che tutte ci accomuna…". (Un severo squillo di tromba e un rullo di tamburi interrompe le due donne che già avevano cominciato a strappare le vesti della piccola Carlotta.)

Il cittadino Danton!,,,

LA PICCOLA CARLOTTA - L’anima nera del popolaccio!..

(Entra Danton,)

DANTON - E’ lei?

SECONDA SANCULOTTA - E’ lei,

DANTON (avvicinandosi alla piccola Carlotta) - Avete osato alzare la mano contro la rivoluzione?... Fatevi vedere!,.

(Le solleva il viso, prendendola per il mento.)

Però! Bella, perdio!... Eh, già, la nobiltà fa bene alla pelle!.. L’ozio nutrito del sangue del popolo é un elisir di quasi eterna giovinezza!.. Bella davvero!... E non solo di viso, a quanto é dato vedere…

LA PICCOLA CARLOTTA - Signor Danton…

(Le due donne ridacchiano schernendola.)

DANTON - Signore?! Badate a come parlate, piccola insolente! Io non sono "signore"!

LA PICCOLA CARLOTTA - Cittadino.,.

DANTON - E non sporcate questa parola! Tacete!… Cosa potremmo fare, di

costei, prima di consegnarla al boia?

PRII’IA SANCULOTTA - Prendetevela voi, cittadino Danton, voi che sapete cosa fare di una donna!

LA PICCOLA CARLOTTA - Oh, per pietà!...

SECONDA SANCULOTTA - E poi datela ai nostri uomini, che se ne divertano un poco anche loro, e lascino un po’ in pace noi, che alla sera siamo stanche!

DANTON - Libertà e puttane, perché no? Al nuovo mondo si accede per una grande porta, che ai lati ha le statue del divino Epicuro e di Venere dalle belle natiche, e non il santo Iarat e neanche Danton, peccatore e donnaiolo! Vieni, cittadina: per quanto nobile di nascita, anche tu hai qualcosa in mezzo alle gambe! E chi ha detto, chi osa dire che si lavora solo con le braccia? Entra nei nostri letti, lavora, conquistati con il sudore delle tue cosce il tuo diritto di eguale tra gli eguali!..

Cittadina Corday, io ti battezzo..,

(Entra Robespierre)

ROBESPIERRE - Fermo!

FRII’IA SANCULOTTA - Il cittadino Robespierre!

SECONDA SANCULOTTA - L’incorruttibile!

DANTON - Sempre lui! Sul più bello, arriva sempre lui!

ROBESPIERRE - Danton, la tua libidine avvelena la Francia! Scostati da colei! Nel nuovo mondo non vi é posto per il vizio, ma soltanto per la virtù! Danton, nemico del popolo, poiché il tuo piacere avvelena le fonti più sacre della sua forza! Tagliategli la testa!

LA PICCOLA CARLOTTA - Oh, no, signore! Vi chiedo pietà per lui! E anche per me, pietà, perché come potrei vivere, per quel poco che ancor mi rimane, avendo sulla coscienza il sangue di quest’uomo! Piuttosto, lasciate pure che egli realizzi i suoi sconci progetti, e che ogni comunardo, tornando alla sera dal lavoro, stanco, sporco e ubriaco, sfoghi sul mio corpo ormai votato al martirio...

ROBESPIERRE - No, fanciulla! Neppure la pietà può disarmare il braccio del

popolo! Il terrore é l’arma delle repubblica, la sua forza é la virtù! Tagliategli la testa!

DANTON - Uffa!

(I due uomini lo portano via)

ROBESPIERRE,- Non temere: nessuno avrà questo corpo, te, la cui virginale bellezza fa breccia nel mio cuore! A te la sublime missione di impersonare nella incontaminata purezza, nella virtù, nella Ragione, il Dio di cui la santa rivoluzione ha bisogno.

(Alle due donne:)

Ponetele sulle spalle l’azzurro manto della nuova Minerva, posatele sul capo il serto di Venere celeste! Ritta su un altare, su lei cada il raggio vivificante dell’Ente Supremo, di Nostro Signore il Genere Umano! E andate! Ch’io possa, il più umile dei suoi servi, essere il primo dei suoi adoratori!

(Le due donne escono.

Robespierre afferra la piccola Carlotta per le spalle, la obbliga ad inginocchiarsi a terra davanti a lui, la avvinghia con le due mani per i capelli avvicinandone la testa al proprio ventre.)

La notte respira pesante sopra la terra. Pensieri, desideri arruffati e informi acquistano forma e si insinuano nella silenziosa dimora del sogno. Aprono le porte, guardano dalle finestre, ci fanno quasi di carne... In un’ora lo spirito compie più atti di quanti non ne realizzi in anni e anni il nostro pigro corpo... Il peccato é nel pensiero!..

(Vediamo la piccola Carlotta ribellarsi; Robespierre la schiaffeggia con violenza, Carlotta cade a terra piangente, egli la rialza scotendola, e di nuovo avvicina il volto di lei, con una violenza che, per la fanciulla, é ora irresistibile.)

ROBESPIERRE - Le tue labbra! Voglio le tue labbra, hai capito! E apri quella bocca, smorfiosa!

(Per un lungo istante i due rimangono pressoché immobili in questa posizione, nella scena che si oscura, mentre continuano in lontananza cori, bagliori d’incendi, lampi di lame d’acciaio. Poi, qualcosa impercettibilmente muta: la musica lontana si addolcisce, i bagliori di sangue diventano un tranquillo tramonto, la tensione dei corpi si allenta, uomo e donna paiono rilassarsi, come svuotati... L’immagine violenta di poc’anzi si trasforma: ora la Bella é seduta ai piedi della Bestia, e la sua testa é teneramente posata sul grembo di lui... Egli l’accarezza, piano... Un lungo, dolce silenzio, di un riposo intimo, intenso... La Bestia forse accenna a una melodia: "Ah non mi ridestar, o soffio dell’april..." La Bella ha un breve riso, come al risveglio da un sogno felice.,)

LA BESTIA (piano, accarezzandole i capelli) - Sei stanca, la Bella?...

LA BELLA (fa cenna di sì) - Mm mm...

(Poi corregge, con un piccolo sorriso)

Non per il mio signore...

LA BESTIA - La Bestia è soddisfatta.

(La Bella ha di nuovo un breve riso.)

LA BELLA - Dunque sono stata brava?...

LA BESTIA - Bravissina. E io?

LA BELLA ( sorridendo piano, ma sempre senza alzare il viso dalle ginocchia di lui) - Mm mm. Molto. (Pausa)

LA BESTIA - Come sei giovane, la Bella! Sei giovane come la vita!

LA BELLA - Anche tu, la Bestia!

LA BESTIA - Io mi sento vecchio!

LA BELLA - Vecchio come la vita!

LA BESTIA - Che ne sai tu della vita?

LA BELLA - C’è forse qualcosa da sapere?

LA BESTIA - Un giorno ti sposerai...

LA BELLA - Certo.

LA BESTIA - Perché non l’hai ancora fatto?

LA BELLA - Perché voglio stare con mio padre.

LA BESTIA - Eppure hai un fidanzato.

LA BELLA - Sì.

LA BESTIA - E’ bello? Bada a quel che rispondi!

LA BELLA - Sì, la Bestia: è bello.

LA BESTIA - Più di me?

LA BELLA (ride piano) - Oh, Sì!

LA BESTIA - Non voltarti, non guardarmi negli occhi. Sono la Bestia, ricordatelo: potrei stringere le mie mani sul tuo collo e soffocarti; oppure straziarti con le mie unghie, o mostrarmi a te fino a farti morire d’orrore. Perché ridi?

LA BELLA - Perché non ti credo, la Bestia. Il tuo cuore è buono. E non mi fai paura.

LA BESTIA - La prima volta non facevi che gridare "che schifo"!

LA BELLA - Lo so. Ma è passato tanto tempo...

LA BESTIA - Mi dài da bere?

(La Bella si allunga, prende una coppa, la porge alla Bestia)

Non ti fa orrore darmi da bere?

LA BELLA - No, la Bestia. Mi fa piacere.

(Pausa)

Voglio guardarti.

(Volge il viso verso di lui, lo guarda a lungo, tende una mano a sfiorargli il viso.)

(Pausa)

LA BESTIA - A quale prezzo pagherò questa carezza?

(La Bella ha un brivido improvviso)

Che cos’ hai?

LA BELLA - Ho freddo.

LA BESTIA - Rivestiti.

(La Bella si alza, si ritira dietro un paravento, o esce. Anche la Bestia si

rialza, si toglie la giacca dell’incorruttibile Robespierre. La Bestia, con

una certa faticosa lentezza, raccatta quando può essere rimasto della scena precedente: il libro delle poesie, la propria giacca, il mantello della Dea Ragione, una picca, una coccarda, un berretto frigio, tutto riponendo da qualche parte o gettando via...

La Bestia si guarda intorno, con una strana espressione di tristezza e di malinconia, come per un momento invecchiato, appesantito...)

La Bella... mi senti?..

LA BELLA (da fuori:) - Sì.,?

LA BESTIA - C’è una cosa che volevo dirti, da tanto tempo. Non mi piace quando nel mondo si usa la frase ". . .come una bestia". E’ ingiusta, è falsa, è vile. Anche l’uomo è una bestia: è stato "soltanto" una bestia per milioni e milioni d’anni; poi è cresciuto, certo, ma dentro di lui la bestia è rimasta, e quale che sia il castello prezioso in cui è andato ad abitare, la bestia c’è andata con lui. E non è la sua parte peggiore, credimi, la Bella! E’ la più ingenua, la più onesta: quella che ancora non ha lasciato il giardino dell’Eden, e ancora non distingue il bene dal male... perché il male per lei non esiste. Oh, la Bella, se le bestie avesse qualcosa di umano, come dovrebbero ribellarsi nel sentir dire che un uomo che uccide, che violenta, che rapina, si comporta.. ."come una bestia", cede a un impulso "bestiale". Si comporta come un essere "umano", la Bella! Sono "umani" gli impulsi a cui cede! Solo gli uomini uccidono, violentano, rapinano, così come mentono, fingono, ingannano... e tante, tante altre cose ancora... Non guardarmi con orrore! Accettami così come sono, ospitami dentro di te, senza vergognartene e senza nascondermi!.., Solo così potrò non ucciderti, solo così potrò non essere ucciso!… Dammi una stanza nel tuo castello pezioso: non chiuderla a chiave, entravi pure quando vuoi... Non imparare a fare a meno della bestia... Non negare alla tua vita il suo sapore... Signora Fairchild, dolce e rispettabile signora Fairchild!... mordi la vita a piena bocca... come una bella bestia... e sii felice… come le buone bestie..

(Entra la Bella: l’abito che ora indossa, per foggia ~ per colore, è in stile coloniale: simile a quelli che le signore e le signorine inglesi indossano nelle provincie dell’impero, o nelle scorri bande turistiche all’estero, in quella sorta di Africa del Nord che l’Europa continentale - eccezion fatta forse per Parigi - è per i britanni.

La Bella siede ad un tavolo da toilette, si acconcia la capigliatura, si trucca... La Bestia le è dietro le spalle.)

LA BESTIA - Così, il vostro fidanzato è bello!

LA BELLA - Sì.

LA BESTIA (con sarcasmo) - La signora Fairchild! E che cosa vi dà, il vostro fidanzato? Che cosa vi aspettate da lui?

LA BELLA - Che mi ami, mi rispetti, mi protegga, e che provveda a tutti i miei bisogni...

LA BESTIA - In una parola tutto quello che una donna può chiedere a un uomo.

LA BELLA - Tutto quello che una donna rispettabile e per bene può chiedere a un uomo.

LA BESTIA - Già, dimenticavo! "Rispettabile e perbene". Quindi... vi sposerete: una bella cerimonia in chiesa, abito bianco, fiori d’arancio.. il viaggio di nozze in mare, verso le colonie d’Arabia... La presentazione al Golf and Tennis Club… la vita di guarnigione... Tra venti, trent’anni il ritorno in patria, una casetta in campagna, le memorie del colonnello Fairchild: "Trent’anni nella sabbia". E io? Rispondete: e io?

LA BELLA - Voi, ahimé, siete brutto!

LA BESTIA - Già!

La Bella... Ho bisogno del vostro amore.,.

(La Bella tace)

Mi amate?

(La Bella tace)

Potreste amarmi?

(La Bella tace)

Poco fa mi avete dato una carezza... Mi avete dato da bere...

(La Bella si alza, quasi di scatto.)

LA BELLA - Basta!

LA BESTIA - Poco fa, tra le mie braccia, inginocchiata davanti a me...

LA BELLA - Basta, basta! Non ditelo! Non voglio sentir parlare di quel che accade! Non alla luce del giorno! Siete orribile quando fate così! La vostra ora è stasera. Non sono questi i patti? Ogni sera... una favola diversa...

(La Bestia fa per uscire.)

(Con altro tono, come pentita della propria bruschezza)

La Bestia...

(La Bestia si ferma)

Perdonatemi,,. mi dispiace: non volevo esser cattiva,..

LA BESTIA - Non importa.

LA BELLA - Voi siete buono, la Bestia. Ma io....

LA BESTIA - Non riuscite a vedere bella la mia bruttezza.

LA BELLA (ora casuale, leggera) - .. Non so mentire...

LA BESTIA - Sapete mentire molto bene, signora Fairchild!

(Bella non raccoglie: ride)

LA BELLA - Ah, a proposito! Che cosa stavate dicendo, mentre mi cambiavo?..

LA BESTIA (con tristezza) - Niente, la Bella. Niente d’importante.

LA BELLA - Stasera?..,

LA BESTIA - Volete che venga?.. Verrò

(Esce)

(Bella rimane sola. Ad un tratto la sua attenzione è attratta da un dialogo che sembra svolgersi fuori della sua stanza.

TERZA FANTASIA DI BELLA ANDERSON

(Siamo tra le dune e le oasi del deserto arabico. Il generale Anderson, davanti al fortino inglese assediato, scruta l’orizzonte con un cannnocchiale. Accanto a lui, un soldato con una pezzuola bianca legata alla catena del fucile, e un capitano ferito alla testa e ad un braccio e abbondantemente fasciato. Si ode, sia pure attutito dalla sabbia, lo scalpitio di cavalli al galoppo. I cavalli si avvicinano, si fermano. Entra un Arabo, d’alto rango, dalle ricche vesti, con due rivoltelle dal manico riccamente intarsiato infilate nella fascia che stringe la veste alla vita. Accanto a lui un soldato arabo che reca in mano, o legato alla canna della carabina (dal manico riccamente intarsiato), un piccolo drappo bianco.)

L’ARABO - Il generale Anderson?

IL GENERALE - Sono io.

L’ARABO - Reco ai signori inglesi l’onorevole proposta del gran vizir, Mohammad Ibn Azur, comandante in capo dell’esercito arabo..

IL CAPITANO - Un esercito di volgari ribelli e di cani infedeli!

IL GENERALE - Calma, capitano Chesterton! Questi cani infedeli da tre mesi assediano il nostro fortino, ed hanno la forza dalla loro!

IL CAPITANO - E noi, dalla nostra, il diritto della vera fede e della corona inglese?

L’ARABO - Non sono qui per discutere di religione o di politica, signori! Ma solo per comunicarvi le proposte del gran vizir per togliere l’assedio e liberare le vostre genti? Una proposta amichevole e sincera...

IL CAPITANO - Ah! Sincero un arabo, che èla perfidia e l’insidia fatte persona?

L’ARABO - Per la barba di Allah, signore? Potreste pagare a caro prezzo questo insulto!

IL GENERALE - Calma, capitano Chesterton! Ascoltare non costa nulla! (All'arabo) Sentiamo le proposte di Mohammad Ibn Azur.

L’ARABO - Le truppe del Sultano si ritireranno entro ventiquattr’ore, dopo aver rifornito i vostri uomini di viveri bastevoli per cinque settimane, e si impegnano a rispettare la presenza inglese in Arabia.

IL GENERALE - E’ mai possibile?

IL CAPITANO - Un momento: tanta generosità mi insospettisce. Aspettiamo a sentire le condizioni?

L’ARABO - Il gran vizir non pone che una piccola condizione: che gli venga

consegnata la giovane signora bianca che gli arabi chiamano la uri delle dune: miss Bella Anderson!

IL GENERALE - Mia figlia!

IL CAPITANO - Ah, sozzo traditore!

L’ARABO - Il gran vizir intende inviarla in dono al Sultano, perché ne faccia il pezzo pregiato del suo harem! Una lady inglese manca alla sua ricca collezione,..

IL CAPITANO - Mai! Mai! Sozzo traditore, cane infedele, lurido marrano...

IL GENERALE - Mia figlia mai! Prendete me, piuttosto!

L’ARABO - Forse, generale, non sono stato chiaro…

(Ma Bella ha sentito, e interviene)

BELLA - Papà caro!

IL GENERALE - Bambina mia!

BELLA - Oh, papà caro, ho sentito tutto, ahimé! Se questa è la volontà di Dio, e se null’altra via di salvezza ci è data, so qual è il mio dovere!

(All ‘arabo)

Signore, sono a vostra disposizione!

IL GENERALE - Bambina mia, che dici?

IL CAPITANO - Miss Anderson, voi non sapete che cos’é l’harem di un sultano! La vostra virginea fantasia non può nemmeno immaginare quali perverse nequizie vi si consumino, ai danni delle infelici che vi vengono rinchiuse!

L’ARABO - Infelici? Ah! Non v’è donna in Arabia che non si dica fortunata, se l’occhio del sultano cade su di lei! E che non consideri il suo harem un luogo beato di squisite delizie e di raffinati piaceri!

IL CAPITANO - Che sia così per le vostre donne, non mi stupisce, corrotte come sono dai piaceri della carne, al punto d’infettarne l’oltretomba come un immenso bordello per le più sfrenate libidini! Ma non osate parlar di delizie per le caste vergini britanne, che inorridiscono al solo sentirne far cenno, e volentieri darebbero la vita pur di non esserne tòcche!

L’ARABO - Preferite dunque lo sterminio della vostra gente?

IL GENERALE - Possiamo ancora resistere!

IL CAPITANO - E spezzare l’assedio!

BELLA - Papà caro, capitano Chestertont A che giova illudersi? Sapete bene che il fortino è al limite della resistenza: le polveri e le munizioni sono quasi esaurite, l’acqua scarseggia e i pozzi sono infetti, il morbo infuria e miete vittime a decine, gli uomini validi si contano sulle punta delle dita, e già si sono verificati i primi decessi per inedia, e ahimé anche un caso di cannibalismo. Per contro, le orde arabe assommano a quarantamila uomini ottimamente armati e ben nutriti, sostenuti da un fiero fanatismo e dal sentore della vittoria imminente! Quale speranza abbiamo di salvare la nostra gente?

IL CAPITANO - Una speranza esiste ancora, miss Anderson! Il colonnello Fairchild, il vostro eroico fidanzato, sta marciando a tappe forzate alla nostra volta, per spezzare l’assedio di questi cani.

BELLA - Temo che vi illudiate, capitano Chesterton. Il battaglione del colonnello Fairchild è stato annientato, e il colonnello stesso, ahimé, impalato sulla piazza del mercato di Medina!

IL CAPITANO - Ebbene, venderemo a caro prezzo la nostra pelle!

IL GENERALE - Moniremo tutti fino all’ultimo uomo!

BELLA - Oh, no, papà caro! Tu vivrai, tutti vivrete, l’impero vivrà! Ricordatemi piuttosto nelle vostre preghiere!

IL CAPITANO - La virtù di una donna val più di un impero!

IL GENERALE - Ahimé, bambina mia!

BELLA - Addio, papà caro!

(All‘arabo)

Signore, non perdiamo altro tempo!

IL GENERALE - La mia bambina! La mia bambina!,,.

IL CAPITANO - Una santa! Un’eroina! Una martire!,..

(Si sono dissolti il generale, il capitano, il fortino. Anche il militare che accompagnava l’Arabo si é allontanato. Siamo ora nel palazzo del Sultano. L’Arabo si inchina a Bella, con araba galanteria, dopo aver percosso un piccolo gong. Durante la battuta che segue, entrano due donne e due uomini, tutti vestiti secondo il più immaginoso stile arabo, )

L’ARABO - Miss Anderson si è comportata con vera saggezza! Sono certo che il Sultano gradirà il dono e sarà felice di incontrarvi: sempre, dopo un giorno di battaglia, egli ama spegnere l’ardente foga della lotta su un tenero corpo femminile. Le sue donne se ne contendono l’onore.,, e dicono che mai come in quelle occasioni la sua virilità trabocca insaziabile e violenta, ma stasera l’onore toccherà per certo alla giovane uri delle dune!..

BELLA - Chi sono quelle donne?

L’ARABO - Schiave del Sultano e vostre, miss Anderson. Cospargeranno il vostro corpo di unguenti d’afrodisiaco potere...

BELLA - E quegli uomini?

L’ARABO - Uomini no, miss Anderson. Eunuchi. Le loro abili mani prepareranno ogni vostra fibra all’incontro col Sultano...

(Un suono di gong.)

Ah, ma ecco appunto Shahriyàr Qamar az-Assad el-Rascid!

(Tutti si prosternano, ad eccezione di Bella. Entra il Sultano, e la Bella cade a terra svenuta.)

Allah sia con te, luce del mondo! La bella inglese, come vedi, non ha retto al tuo fulgore!

PRIMA DONNA - Essa è debole e inetta, signore!

SECONDA DONNA - Essa è indegna del tuo talamo!

PRIMA DONNA - Se hai voglia d’amore, prendi me piuttosto!

SECONDA DONNA - O me, signore, esperta in tutte le arti!

L’ARABO - Zitte, voi, inutili schiave! Fate il vostro dovere, ed esibite la giovane donna agli occhi del Sultano!

(Le due donne prendono Bella per le braccia, la sollevano in ginocchio, le aprono in parte le vesti...)

Ecco la piccola britanna, o prediletto di Allah: hai mai visto carni più bianche? Gli eunuchi che l’hanno frugata assicurano che essa è vergine e che la natura non ha mai miniato rose più dolci e invitanti dei suoi più riposti gioielli! Sarà degno di te, o figlio di Maometto, violare i suoi arcigni pudori per coglierne ogni frutto d’amore…

(Il Sultano alza una mano: l’Arabo tace. A ogni gesto del Sultano echeggia, come per un rito misterioso, un inquietante suono di gong.)

IL SULTANO (lentamente, con voce sorda, assente) - Avete fatto tutto quello che lei vi ha detto?

L’ARABO - Si, la Bestia.

(Altro gesto del Sultano. Le donne lasciano Bella, che rimane inginocchiata a terra, il mento poggiata sul petto, i capelli a nasconderle il volto. Altro gesto del Sultano. Gli eunuchi e le donne escono, retrocedendo, inchinandosi profondamente. Ad un ultimo gesto del Sultano esce anche l’Arabo. Una pausa.)

BELLA - Eccomi! Sono ai vostri piedi! Che cosa dunque aspettate? Che cosa volete da me? Potete comandare: non siete il Sultano? Non ne approfittate? Temete forse che io sia armata, che nasconda sotto le vesti un pugnale? Non ho nulla: guardate! Potete prendermi, e far di me quel che volete! Non griderò neppure. A che cosa servirebbe? Nessuno mi sentirebbe, al di fuori di queste stanze ovattate; e anche mi sentissero, chi mai oserebbe accorrere in mio aiuto? Dunque?... Che cosa volete? Volete che mi sdrai supina e che apra lentamente le gambe per eccitarvi?... O che mi inginocchi davanti a voi lasciandovi il piacere di immaginare il mio schifo? No?... Ah, scusatemi, figlio di Maometto! Dimenticavo che gli arabi disdegnano queste vie consuete! Dimenticavo le preziose preferenze del vostro popolo! Ebbene, posso forse oppormi? Prendetemi dunque come più vi piace! O desiderate che sia io a offrirmi? Ebbene, eccomi...

LA BESTIA (con violenza, come dando sfogo ad uno sdegno a lungo represso, gettando Bella a terra, lontana da sè) - Puttana! Puttana! Troia! Basta con queste sconce commedie! Che cosa credi, puttana: che io non lo sappia qual è il gioco che ti piace fingere nella tua sconcia fantasia?.. Che io non abbia capito quel che vuoi da me?.. E io? Eh, troia, chi sono io, per farmi calpestare senza riguardi, nemmeno di pietà? "Eccomi al tuoi piedi"!, sfoderato di notte e nascosto di giorno, coltivato in segreto come la più vergognosa delle droghe; rinchiuso nella più nera cantina della tua mente eccitata, come il gemello mal nato, immondo dl bave, che nessuno deve sapere, e che si cancella dalla foto di famiglia! Io, usato, abusato tra le contorte pieghe della tua anima repressa, e poi oggetto di schifo non appena un’ombra di sazietà appanna le tue sfrenate fantasie, e riposto fino alla nuova occasione! Basta, puttana! Vattene!...

LA BELLA (sgomenta) - No...

LA BESTIA - ...hai stancato i miei desideri, senza alleviare di una sola goccia la mia sete più profonda! Hai voluto da me gesti senz’anima, violenze di sola violenza, vergogne senza rossori, audacie senza batticuore, una bestia senza innocenze, e tutto il resto me l’hai gettato in faccia, con un gesto brusco e una smorfia di disgusto, come si tira via dalla camicetta pulita il ragno schifoso caduto dal soffitto!

LA BELLA - Ascolta…

LA BESTIA - Basta! Io non accetto, non mi presto più! La Bestia non sa più che farsene della Bella! Io, la Bestia, rinuncio alla tua bellezza in nome della mia sacrosanta bestialità! Ti lascio alla tua bestialità in nome della mia bestiale bellezza! Vattene! Qui finisce la favola della Bella e della Bestia! Via, puttana! Via, via, via!,.,

(La Bestia getta per un’ultima volta lontana da sé la Bella, e fugge via, Con un grido acuto, drammatico, prolungato, quasi isterico, Bella cade per terra… o sul rispettabile divano del salotto di Anderson House.)

BELLA - Ahhh!...

(Accorre con aria allarmata Sir Anthony Anderson, seguito alla spicciolata da Pamela ed Elizabeth, dal reverendo Chesterton e dal dottor Turner.)

SIR ANTHONY - Bambina mia, che cosa c’è?

BELLA (rifugiandosi nelle sue braccia, ancora sconvolta) - Oh, papà, papà caro!

PAMELA - Che cosa è successo?

BELLA (riprendendosi) - Niente, niente... un incubo, un brutto sogno...

ELIZABETH - Ci avevi fatto prendere paura. Abbiamo sentito un urlo, come se ti sgozzassero!

IL DR.TURNER - Fatti vedere?... Uhm, Elizabeth?... Dalle qualcosa da bere...

ELIZABETH - Che cosa?

SIR ANTHONY - Una tazza di the, naturalmente.

BELLA - Ma no, sto bene… E’ tutto passato.

PAXELA - Vieni di là. E poi vestiti, santo cielo, non vedi come sei conciata? Dobbiamo andare da Lady Fairchild, e pensa se la tua futura suocera sapesse che ancora non hai cominciato a farti bella per lei!,,

(Pamela e Elizabeth, accompagnando Bella, escono o si appartano in un altro settore della scena,)

SIR ANTHONY (dopo una pausa, con un sospira) - Non è la prima volta, che le accadono incubi come questo, e che si risveglia gridando...

IL DR.TURNER - Forse da quando è partito il tenente Fairchild?

SIR ANTHONY - Non saprei.. E’ possibile.

PADRE CHESTERTON - O da quando ha annunciato il suo ritorno?

SIR ANTHONY - No... O forse,,, (Allarga le braccia)

Non lo so. Comunque, credo che la questione sia proprio qui. Dopo ogni incubo resta per qualche giorno come in uno stato di torpore: mangia a fatica, è svogliata, assente… E’ nervosissima, per un niente se la prende con le sue sorelle... Qualche volta anche con me..

IL DR.TURNER - Forse un po’ di tensione: di quello che oggi si chiama esaurimento nervoso.

PADRE CHESTERTON - E una volta umor nero,

IL DR.TURNER - E più indietro ancora i vapori, le scalmane.

SIR ANTHONY - E poi? Perché non dite che è posseduta dal demonio?

IL DR.TURNER - Più indietro ancora, effettivamente, qualcuno avrebbe anche detto così,

SIR ANTHONY - Qualcuno?..

PADRE CHESTERTON - Io, io, Sir Anthony, non si preoccupi. Il dottor Turner allude a me: o meglio.., alla Chiesa!

(Al dottor Turner)

Che però, e questo devi riconoscermelo, non faceva altro che rispecchiare la cultura del tempo, dottor Turner compresi.

IL DR.TURNER - Certo. Basta che anche oggi, però, la Chiesa accetti la cultura del nostro tempo, rispecchiandone le intuizioni, le nuove ipotesi, le nuove

certezze.,.

PADRE CHESTERTON - Ah, ci risiamo! Dimenticavo, Quale sarebbe la "nuova certezza" in questo caso?

IL DR.TURNER - E secondo te? Come si spiegano: questi incubi, questi sbalzi d’umore...

SIR ANTHONY - Qui, direi che c’è poco da spiegare: Bella è ancora una bambina, vissuta in collegio, senza neppure - purtroppo - la presenza della mamma... Molto attaccata a me, questo sì, ma insomma… forse anche per questo... un senso di paura, di sgomento, per quello che è pur sempre un salto nel buio...

PADRE CHESTERTON - Ma sir Anthony, "salto nel buio", quello che è il traguardo di vita di ogni donna, l’unica vita possibile?... Sposa, madre...

IL DR.TURNER - Il suo "sì al matrimonio", veramente, non l’ha ancora detto.

SIR ANTHONY - Può darsi sia preoccupata anche di questo.

PADRE CHESTERTON - Oh, ma perché facciamo le cose più difficili di quel che sono? Siamo tra uomini, e conosciamo le donne: come ha detto sir Anthony, Bella è ancora una bambina... Dal collegio è uscita da poco, sono questi i suoi primi contatti con il mondo, e subito le si prospetta... ma sì, diciamolo: l’intimità con un uomo...

SIR ANTHONY - La mia bambina!

PADRE CHESTERTON - ... nel sacramento del matrimonio, si capisce.

SIR ANTHONY - E’ così, dottor Turner: Bella.. non sa niente di niente!

(Ride, rievocando)

Un giorno, da piccola, mi ha chiesto se i bambini nascono dalle orecchie! E io... non ho saputo cosa risponderle! Sono rimasto lì a bocca aperta, e credo addirittura di averle detto "Mah, non so!".. Eh, davvero: ci sarebbe voluta la mamma!

PADRE CHESTERTON - Il che non vuol dire, sia chiaro, che essa non desideri sposarsi, come lo desiderano tutte... Tuttavia, un po’ di paura...

IL DR.TURNER - E se non fosse nè paura dell’uomo, nè desiderio di una sistemazione: ma... bisogno?

SIR ANTHONY - Bisogno di sposarsi? Che bisogno ha di sposarsi? Nessuno le fa certo fretta… Qui ha tutto quel che vuole,.. E lei stessa, del resto, dice...

IL DR.TURNER - Intendevo un bisogno d’altro tipo, sir Anthony. Perché non dovrebbero valere anche per la specie umana quelle che sono le leggi di natura? Un uomo, una donna sono fatti per crescere e moltiplicarsi, no?, padre Chesterton. Ora, ci si moltiplica in un certo modo… che la natura ci rende allettante, attraverso quello specchietto per le allodole che è l’amore: e che non è amore con la A maiuscola, bensì istinto, voce del sangue e della carne, pulsioni, desideri, consci o inconsci che siano...

PADRE CHESTERTON - In conclusione?

IL DR.TURNER - In conclusione, a me piacerebbe chiederle di che incubi si tratta... Potrebbe anche risultare che questi turbamenti, queste volubilità, questo malessere non dicano altro che questo: c’è una bambina che ha bisogno di farsi donna, una donna che ha bisogno di un uomo... c’è una femmina che ha bisogno di un maschio...

SIR ANTHONY - Edward, per piacere! Bella è di là, potrebbe sentirti!...

IL DR.TURNER - Chiedo scusa. Comunque, se anche le diagnosi sono diverse, la cura sembra essere la stessa: il matrimonio. Per me per le ragioni suddette, per il mio caro cognato onde realizzare in ispirito quell’unione, eccetera eccetera!

PADRE CHESTERTON - Calma, calma! Non ho mai detto che una donna debba sposarsi per forza.

IL DR.TURNER - Può anche scegliersi una professione liberale,..

SIR ANTHONY - La mia bambina?! Per carità!...

PADRE CHESTERTON - Esiste anche la vocazione religiosa!

SIR ANTHONY - In convento?! La mia bambina?!...

IL DR.TURNER - Eccola!...

(Entrano Bella e le sorelle. Bella si è cambiata d’abito.)

SIR ANTHONY (andandole incontro) - E allora, come ti senti, bambina mia? Davvero è passato?

BELLA - Sì, sì, papà. E’ tutto passato.

SIR ANTHONY - Bella...

BELLA - Sì, papà?..

SIR ANTHONY - Bella cara, bambina mia... tuo padre, e le tue sorelle.., e anche i tuoi cognati... siamo un po’ preoccupati, per queste piccole crisi che ti capitano, da un po’ di tempo. Quel che vorrei dirti è che... se tu per caso non desideri sposarti, ebbene... nessuno te ne ritiene obbligata.

BELLA - Io desidero sposarmi, papà.

PADRE CHESTERTON - Ecco... non devi neanche avere troppa fretta.

BELLA - Non ho troppa fretta, Richard.

IL DR.TURNER - E neanche pensare di dover rimandare a chissà quando.

BELLA - Certo, Edward: non ho mai pensato di dover rimandare a chissà quando.

PAMELA - Se per caso hai dei dubbi sul tenente Fairchild, ci sono tanti altri uomini al mondo.

BELLA - Lo so, Pamela.

ELIZABETH - Nessuno però vuole indurti a cambiare.

BELLA - So anche questo, Elizabeth. Grazie. Grazie a tutti. Siete molto gentili.

PADRE CHESTERTON - Vogliamo tutti il tuo bene, Bella, e cerchiamo di aiutarti,

BELLA - Lo so, padre Chesterton. Allora, però, potreste farmi un favore.

TUTTI - Certo, Bella!

Volentieri!

Dimmi quel che vuoi!

Siamo qui per questo!

BELLA - Ecco: allora andateci voi da Lady Faircbild. Io non ne ho nessuna voglia. Preferisco stare a casa.

(Pausa di stupore: la richiesta è abbastanza assurda, dato che si tratta della futura suocera, ma le dichiarazioni concordemente rese un attimo fa, rendono difficile obbiettare. Ci prova comunque Pamela:)

PAMELA - Ma...

(Ma viene subito bloccata.)

SIR ANTHONY - D’accordo, Bella. Come vuoi.

(Si accingono ad uscire, tra qualche saluto a soggetto che vorrebbe essere disinvolto.)

BELLA - Direte a Lady Fairchild che sono un po’ stanca... E non ho ancora pensato a niente... ma attendo con ansia il ritorno di Archibald...

(Tutti sono usciti, ad eccezione di Bella.

Bella si guarda in giro. Guarda alle finestre per sincerarsi che gli altri si siano allontanati, poi ritorna al centro della stanza, Appare svogliata, indecisa. Forse carica il grande grammofono e vi mette sù un disco, poi prende un libro, e si fa avanti al proscenio. Siede per terra, o su un puff, ad una delle estremità del proscenio, forse apre o sfoglia il libro senza minimamente leggerlo, forse presta distratto orecchio alla musica. Chiude gli occhi, sembra abbandonarsi per un lungo attimo a un sogno, a un ricordo... mormora, tra sè, appena movendo le labbra:)

La Bestia....

(All’estremo opposto del proscenio, un debole rantolo, disumano, lungo, faticoso, soffocato... )

Oh, la Bestia.... dove sei..?

(Di nuovo, dallo stesso punto, il rantolo di prima: ora però inequivocabile. La Bella apre gli occhi, si rizza sul busto.)

La Bestia...

(Balza in piedi. Guidata dal rantolo, corre verso la Bestia, che giace a terra, in un angolo di un castello o di un giardino, semicoperto da un grande drappo.)

Oh, la Bestia... Amore mio! Eccomi... eccomi qui!... Sono la Bella!... Dimmi… che cos’hai?...

(Si inginocchia accanto alla Bestia, l’aiuta a sollevarsi sui gomiti, reggendolo con le braccia, abbracciandolo, accarezzandone il viso,)

LA BESTIA - La Bella, oh, la Bella! Io muoio...

LA BELLA - Oh, no, non morire! Morire… perché?

LA BESTIA - Perché senza di te non posso vivere, la Bella. Non è vero che la favola è finita. La Bestia muore perché senza la tua bellezza non ha che vergogna su questa terra!

LA BELLA - Oh, la Bestia, ma io ti amo!

LA BESTIA - E’ pietà!

LA BELLA - E’ amore!

LA BESTIA - Vuoi che io muoia felice, la Bella! Ti ringrazio!

LA BELLA - Voglio che tu viva, la Bestia! E non perché tu mi ami! Ho bisogno di te, per non morire come una rosa appassita!

LA BESTIA - Ripetilo piano...

LA BELLA - La favola è finita, la Bestia! Finito è il gioco, finito il sogno! Io ho bisogno di te, per non morire. Perché la Bella muore se la Bestia non la riempie della sua bellezza...

LA BESTIA - Dillo...

LA BELLA - Ti amo!

LA BESTIA - Ancora...

LA BELLA - Ti amo... ti amo...

LA BESTIA - E allora aiutami, la Bella! Aiutami a togliere da me questa lunga maschera di piombo...

(China all’indietro la testa. La Bella lo guarda senza capire... La Bestia si toglie la maschera, e quando rialza la testa, eccolo diventato il più bello e biondo dei Principi Azzurri. La Bella lo guarda, con gli occhi sbarrati, incapace di dire parola. Il Principe Azzurro si alza, avvolto come in un mantello nel drappo che lo copriva.)

IL PRINCIPE AZZURRO (bello, stentoreo, tenorile, secondo iconografia) - La favola non era finita, mia dolce amica. Eccomi. Ecco, anch’io, come in tutte le fiabe, premiare la tua dolce pietà per l’orrida Bestia, e il tuo saggio amore per il suo animo buono sotto le brutture dell’antico incantesimo. Superata l’ardua prova, vivremo ora cent’anni felici e contenti. Il bianco destriero già scalpita in quinta, ansioso di portarci nel turrito castello tra le nuvole, dove vive il re mio padre assieme alla regina mia madre. Vieni, o mia diletta! Dammi la tua mano!,..

(La Bella lo fissa a lungo, ancora folgorata; poi indietreggia, senza porgere la mano, come colta da un improvviso ribrezzo…)

Non vuoi darmi la tua mano?...

(Quando il sorriso di prammatica comincia a gelare sulle labbra del Principe Azzurro, la Bella scoppia a piangere.

Al pianto, l’atmosfera si trasforma. Il fondo della scena, che si era oscurato, si illumina, a rivelare una bella riunione di famiglia: Sir Anderson, Pamela e Elizabeth, il dottor Turner e padre Chesterton, tutti felice e sorridenti, che battono le mani con voci di congratulazioni e di sollievo.

Bella é in primo piano, e singhiozza, con il volto nascosto tra le mani. Accanto a lei, il tenente Fairchild che si sta togliendo - o si é tolto - la mantella d’ordinanza.)

SIR ANTHONY - Oh, finalmente si é decisa!.,.

(Mentre si spengono gli applausi, comincia la sfilata dei parenti, che baciano la sposa e stringono la mano allo sposo.)

Vieni, bambina mia, vieni tra le braccia del tuo papà. Ora non sei più la mia fidanzatina, e presto sarai la signora Fairchildh.. E anch’io sposerò finalmente la cugina Margaret, così - se non altro - il patrimonio degli Hamilton non andrà alla Società per la protezione degli animali. Non hai più niente in contrario, vero, cara?

BELLA - No, papà.

SIR ANTHONY - Tanti auguri, caro Archibald.

FAIRCHILD - Grazie, sir Anthony.

* * *

PAMELA (si avvicina a Bella, l’abbraccia) - Bella, tesoro. Ora che ti sei sposata, posso dirti una cosa? Richard per qualche tempo era convinto che tu volessi farti suora.

PADRE CHESTERTON - Un sospetto, soltanto un vago sospetto. Dille anche quel che t’ho detto quando l’ho vista uscire di chiesa è stringersi ad Archibald.

PAMELA - Meglio così, ha detto: sarebbe stata una pessima suora. Caro Archibald!… A Venezia, non dimenticate la gita in gondola.

PADRE CHESTERTON (porge a Bella un piccolo libro) - Un piccolo libro.., che potrà farti del bene.., Leggilo, ogni tanto...

Caro Fairchild...

FAIRCHILD - Padre Chesterton...

* * *

ELIZABETH - Ogni tanto pensavo: oggi sono a Firenze,.. oggi sono a Roma... Sapessi quanto t’ho invidiato!... Con Edward, se si mette piede sul continente è sempre e soltanto per andare a Vienna!... Comunque stai benissimo: il viaggio di nozze t’ha fatto proprio bene!

IL DR.TURNER - E’ il matrimonio che t’ha fatto bene. Io lo dico sempre: il matrimonio è come il danaro: non darà la felicità… ma calma i nervi.

ELIZABETH - Quando partite per l’Arabia?

FAIRCHILD - A fine mese. Ma ci imbarcberemo a Marsiglia; e prima ci fermeremo a Parigi.

IL DR.TURNER - Caro Fairchild...

FAIRCHILD - Caro Turner...

* * *

SIR ANTHONY - Sù, sù, andiamo! Lasciamoli soli, Bella sarà stanca!,.. E’ stata un’ottima cena, Bella! Io ti ho sempre considerato la mia bambina..., ma devo dire che sei una straordinaria padrona di casa.

BELLA - Buona notte, papà.

(Sono usciti tutti)

* * *

FAIRCHILD - Posso dire una cosa?.. Non vedevo l’ora che se ne andassero!

BELLA (con finto rimprovero, sorridendo) - Archibald!

FAIRCHILD - Tutta una sera di chiacchiere, di sorrisi, di salamelecchi... e io che avevo voglia soltanto di stare solo con te. MI tolgo la giacca. Tu resta qui e aspettami.

(Bella siede per terra, sul tappeto, faccia al pubblico. Fairchild esce. Da fuori:)

Hai chiuso gli occhi?

BELLA - Mm mm.

FAIRCHILD (da fuori) - Ma si può sapere perché chiudi sempre gli occhi?

BELLA - Cosi!..

FAIRCHILD (da fuori) - Sto arrivando!... Sei pronta?

BELLA - Mm mm!

(Bella, sul tappeto, si solleva in ginocchio: ha gli occhi chiusi, pare perdersi dietro un qualche sogno. Le mani sulle ginocchia, scivolano con voluttuosa compiacenza lungo le coscie, sui fianchi, fino ai capelli, che sollevano sopra la testa mettendo a nudo il collo.

Entra la Bestia, le si avvicina, le afferra i polsi. Bella ha un brivido di piacere.

La Bestia la obbliga a sollevarsi, si cinge il collo con le braccia di lei, la afferra alla vita, la trascina in un ballo dolce e travolgente al tempo stesso. Bella, gli occhi sempre chiusi, vi si abbandona, sognante, vibrante, felice...)

Fine

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