SOGNO DI UNA NOTTE DI LUNA PIENA
Si narra che nel 1736, ottenuta la licentia populandi, Giuseppe Emanuele Ventimiglia abbia fondato, in una valle circondata da quattro montagne, un paese il cui nome, Belmonte Mezzagno, si fa risalire a quello di una di queste montagne (Belmonte, appunto) e allusanza dei suoi abitanti di portare in dono al principe mezzo agnello in occasione delle festivit pasquali. Questa sempre stata la versione ufficiale, ma da oggi, dopo aver visto Sogno di una notte di luna piena, ne esiste unaltra, quella dellautore Rocco Chinnici, che attingendo dalla sua ricca fantasia, ma anche da notizie storiche e dalle tradizioni popolari, sostiene che la parola Min-za-gnu significa terreno da erbe fin su le falde del monte. A sostenere tale tesi, per la verit, il mago Baril, che un vero mago, tanto che le sue profezie oggi a Belmonte si stanno avverando. Nella valle, infatti, china di sciuri cu culuri, e in cui lacqua scruscia cu li so cascateddi, cresceva una pianta sicca e longa che produceva un frutto nicu comu na zalora; bastava manciarisinni unu e lomu divintava putenti e sapienti. Poi un giorno arrivarono dei briganti, ciascuno figlio di una delle sette sorelle che avevano dimora nella grotta dalle sette camere, e ruppero la pianta. Da allora, racconta Vanni, si fermato il sapere e in paese crescono solo o quasi ciarlatani e ignoranti. Neanche il principe, pur essendo stato informato, sfuggito al suo destino. La sua dimora, la casina, stata quasi interamente distrutta e i muri quasi interamente inghiottiti da edifici alti e spogli. E come segno di riconoscenza i belmontesi hanno dedicato al fondatore del paese una stradina di pochi metri, che non solo secondaria ma per giunta in discesa. Ora tutti sappiamo come sia difficile riposare in un giaciglio con una forte pendenza; quindi non c da stupirsi nel vedere il principe, particolarmente risentito, assicutari a scopo di vendetta coloro che non lhanno tenuto in giusta considerazione. Sogno di una notte di luna piena, dal suono shakespeariano, ha radici sicuramente pirandelliane ma anche fantasia, creativit, padronanza della lingua siciliana ed impegno sociale. A tratti e in modo particolare quando Vanni riferisce della pianta del senno al principe, si ritrova la pi alta espressione del cuntaturi, cio del narratore tipicamente siciliano.
Si viene riportati dalla memoria indietro di tanti anni, quando gli anziani, abili narratori, attorno al focolare ci raccontavano nelle lunghe serate invernali storie fantastiche, e noi piccoli, senza giochi ma con molta voglia di conoscere, imparavamo, soddisfatti e desiderosi di una nuova storia, a rispettarli e ad amarli. Attraverso il sogno di Rosario, lautore riesce a saldare la frattura che si creata fra il mondo dei primi abitanti della valle e noi che ne abbiamo completamente stravolto la fisionomia. Si avverte nellopera uno scambio salutare fra i giovani di Belmonte e il suo fondatore che, sebbene con metodi bruschi, ricorda che non possibile non avere memoria. In fondo la cultura fatta di memoria, di rispetto per le origini e per i luoghi, valori che oggi ha ragione Rocco Chinnici sono stati smarriti e che sarebbe opportuno recuperare al pi presto.
Dicevo del mago Baril. Bene, proprio alla fine della stesura di questopera, come per incanto si stanno verificando grossi stravolgimenti politici che forse, cos come ci si augura, sono davvero la fine dellincantesimo. Favola e magia sono gli assi portanti di questa commedia che sicuramente apre il sipario su una delle caratteristiche principali dellautore, appunto quella del saper stupendamente raccontare la propria terra. Dicevo anche della riconciliazione attraverso il teatro tra passato e presente, ed per questo che qui come in altre opere di Rocco Chinnici, viene rivendicata la necessit di un teatro. In alcuni passi si avverte, a dire il vero, un rigore forse eccessivo nei confronti delle nuove generazioni. Probabilmente occorrerebbe una maggiore comprensione delle problematiche giovanili cos come occorrerebbe forse trasmettere maggiore coraggio di esprimere le proprie opinioni, piuttosto che temere il giudizio altrui. Ma tutto questo sicuramente non impedisce allo spettatore della commedia di trarne lo spunto per ricercare un coraggioso cambiamento. Se non altro, per ritrovare il senno!
Belmonte Mezzagno, l 11 Settembre 2000
Francesco La Barbera
(Un esterno. Un posto dove dei giovani si riuniscono per stare insieme, un posto dove si trascorrono tante ore della giornata a parlare del pi e del meno. Appartato, un gruppetto suona la chitarra cantando delle canzoni moderne; altri giocano seduti per terra a carte; mentre in un altro gruppetto qualcuno sta raccontando quello che gli accaduto).
GIOVANNI
Senti, tu fai quello che vuoi! Per quanto mi riguarda sicuro che lo mando a quel paese se dovesse dirmi qualcosa!
MASSIMO
Ah, guarda, stanne certo che ti fermer! Come si vede che non lo conosci proprio il pap di Luigi!
GIOVANNI
Dico stai scherzando? O pensi forse anche tu?
MASSIMO
Anchio che cosa? Guarda che io sono stato accusato come tuo complice, quindi
GIOVANNI
Ma guarda un po che situazione s venuta a creare! Io, imbrattare il muro di quel Dico, come osa pensare che proprio io dovrebbero rinchiuderla, gente come quella!
PATRIZIA
Ascolta Giovanni, a tutti capita di sbagliare, e sicuramente il signor Carlo, il pap di Luigi, tavr scambiato per un altro. Al buio capisci?
MASSIMO
Per che vergogna! Quel muro da poco lo avevano imbiancato; lo hanno fatto diventare proprio una scenografia teatrale: giovani che sembrano veri, pieni di tatuaggi, altri mal vestiti e con grosse catene che gli pendono dai pantaloni, hanno orecchini disegnati persino sulle sopracciglia! E poi quella grossa scritta a caratteri certo belli quei caratteri, ma in quel muro Ci che abbiamo addosso, diceva la scritta. in riferimento a quegli strani oggetti che portavano quelle figure umane disegnate in quel muro, sono il simbolo delle costrizioni che la societ ci impone. (Tra se) La societ ci impone Sono proprio curioso di conoscere gli autori di questo scempio.
ANDREA
Io direi dandarlo a cercare noi don Carlo e parlargliene.
MARIA STELLA
E tu cosa centri scusa? Non sei stato accusato come loro!
PATRIZIA
Egli dice che, essendo della comitiva, potremmo parlagli tutti e spiegarglielo che noi non ci entriamo niente, e gli faremo invece notare che ne siamo dispiaciuti.
GIOVANNI
Figurarsi, quanto pu importargliene che ne siamo dispiaciuti; quello convinto che labbiamo architettata noi questa bravata.
MASSIMO
Forse ha ragione Patrizia. Io sono convinto, che egli, il signor Carlo, non ha tirato in ballo gli altri del gruppo perch ne ha visti solo tre, lui dice, e due saremmo noi.
MARIA STELLA
Oh, che forse, perch, perch Rosario veste in quel modo e porta anchegli la catena e lorecchino?
ROSARIO
Lorecchino che cosa? Io nemmeno lo conosco il signore di cui parlate; e poi figurati, andare a disegnargli il muro, io, che gi tanto se riesco a fare i disegni che mi obbliga la scuola.
ALESSANDRO
(Arriva mentre questi suoi amici parlano. Ridendo) Oh, ragazzi, la volete sapere lultima?
GIOVANNI
Hanno incolpato anche te?
ALESSANDRO
Hanno incolpato anche me di che cosa?
PATRIZIA
No niente! (Agli altri) E lasciatelo dire! Non vedete come ride. Voi pensate che se lo avevano
GIOVANNI
E allora! Raccontaci, cosa ti successo per ridere cos, tanto?
ALESSANDRO
Cosa mi successo? Devi proprio sentire! Il discorsodel teatro.
GIOVANNI
Che cosa? il teatro? Senti, non dirmi che a Rocco venuta ancora lidea di farci recitare?
MASSIMO
Porcaccia della miseria! E da questestate che ci prova; ma insomma! Ancora non gli passata?
ROSARIO
Su, Massimo, dai ci facciamo quattro risate! E poi pure una scusa per uscire la sera, stare insieme, organizzare qualcosa. Dobbiamo ripetere solo quattro battute! Ah, cosa credevi che io voglia andarci per fare lo studio del testo?
GIOVANNI
Alessandro, ma di preciso, cosa ti ha detto Rocco?
ALESSANDRO
Niente di particolare; mi sembrato di capire che vorrebbe, sentite la notizia, fare scrivere a noi la commedia che dovremmo recitare! (Risata generale).
ROSARIO
(Rivolgendosi agli altri che erano in disparte) Oh, ragazzi, che ne pensate?
PATRIZIA
(Stava parlando con gli altri) Ma, di che cosa?
ROSARIO
Come, di che cosa? D, sei sorda? Di quello che ha detto Rocco!
PATRIZIA
Il teatro?!
MASSIMO
E pure questidea di scrivere e recitare, quasi, quasi
PATRIZIA
Sapete che lidea non male. Ne parliamo pi tardi a casa mia. Cos ci siamo tutti e vedremo chi daccordo.
ROSARIO
(Premuroso) Oh, dato che siamo quasi tutti qui, ci andiamo al Municipio, stanno facendo il tesseramento nella nuova piscina comunale.
PATRIZIA
Ma quando mai! Stanno facendo, al Municipio, degli abbonamenti per andare in una piscina privata.
ROSARIO
La piscina privata! La piscina privata! Allora che fanno gli abbonamenti a tutti i ragazzi del paese? Io dico che lhanno costruita ora! Ancora non cero entrato; dovreste vedere quant grande, e poi profonda, ma cos profonda che non vi dico! (A Maria Stella) Pensa, se dovesse caderti qualcosa gi, per andarla a prendere, ci vorrebbe un sottomarino!
MARIA STELLA
E magari vai a trovare il relitto di qualche vecchia imbarcazione romana la sotto. Ti sembra giusto scherzare su cose serie?
GIOVANNI
Ma dai! Visto che qui non esiste quasi niente nella realt, cerchiamo, almeno, di realizzarlo nella fantasia.
ROSARIO
Oh, ci pensate invece che se non ci organizzassimo, a turno, nelle nostre case o ad andare a Palermo a vedere un Film, saremmo li, seduti, davanti le scuole, come tanti altri ragazzi, a fare le statuine o i burattini?
MASSIMO
Senti, questo un discorso inutile, tanto lo sappiamo che qui le cose difficilmente possono cambiare. Raccontano i vecchi che: in questa valle cresceva una pianta prodigiosa che dava frutti meravigliosi; la gente veniva da tutte le parti per venire a raccogliere questo meraviglioso frutto; ma da poi che scomparve, la valle divenne triste, attanagliata come da un incantesimo, tanto che non venne pi anima viva a visitarla. Dico, a questo Principe che fond il paese, nessuno ebbe a dire niente? Lo avrebbe sicuramente fatto sorgere in altri posti!
ALESSANDRO
Ma dai! La pianta, il frutto dico!
ROSARIO
A proposito ragazzi, lo sapete cosa ho sognato stanotte?
GIOVANNI
Sentiamo.
ROSARIO
Oh, sono saltato dal letto! Ho sognato, giusto appunto, il Principe Giuseppe Ventimiglia, adirato e con i capelli tesi che minseguiva; impugnava la spada, e con laltra mano faceva schioccare una frusta gridando: Rosario, Rosario! Se ti prendo, ti do tante di quelle frustate che difficilmente potrai dimenticarle! E ancora ad inseguirmi! Oh, io, dalla paura, quasi me la facevo addosso!
ANDREA
(Meravigliato) Davvero dici, Rosario? E perch voleva frustarti?
ROSARIO
(Come se stesse rivivendo il sogno) Con gli occhi sbarrati, continuava a gridare e a rincorrermi; mentre in sottofondo si sentivano dei flauti e un suono di tamburo: (Facendo il rumore del tamburo) Brb, brb! e ancora la voce del principe: Sono in cerca di Belmontesi, brb, brb! Non appena li trovo li frusto! Brb, brb! E non trover pace sino a quando non mi assegneranno una via decente dove dormire tranquillo! Perch per ognuno che muore, lanima dopo avere albergato quel corpo che stato suo per quella breve vita, in attesa di conoscere un nuovo corpo, e per tutto ci il tempo estremamente lungo, continua ad albergare nella via che le viene assegnata, certo noi non possiamo vederlo sino a che siamo vivi.
MARIA STELLA
Ma dai! Ora anche il trattato sulla reincarnazione!
PATRIZIA
No, no scusate! (A Rosario) E agli altri a quelli come noi che non verr assegnata loro alcuna via, (ironica) dove albergheremo in attesa del nuovo corpo?
ROSARIO
Dove alloggeremo? Noi non alloggeremo un bel niente! Saremo le famose anime dannate che non riposeranno mai; vagheremo in eterno in attesa di avere un corpo, e pi ci siamo comportati da ingiusti e ancora pi lungo sar il cammino nella continua sofferenza del nostro girovagare.
PATRIZIA
Ma allora bisognerebbe, quanto meno, che tutti noi ci dessimo al podismo (risata generale).
ROSARIO
Io vi consiglio di non scherzarci con queste cose. E poi, su! Fatemi finire di raccontare il sogno!
TUTTI
Sentiamo, sentiamo!
ROSARIO
Avevo sempre nelle orecchie il tamburo: brb, brb! Dovreste (toccandosi la schiena) sentire! Ho ancora la schiena un dolore; non posso proprio toccarla. Ne presi cos tante che, anche a volerlo raccontare non mi credereste di sicuro! Diceva, pure: A tutti i governanti del paese
GIOVANNI
Certo! Se vero quello che dice Rosario sul discorso dellanima, ha ragione il principe! La conoscete la via che gli hanno assegnato? Una discesa! Poveretto! Come fa a dormirci bene? (Fa con le mani, il segno di discesa ripida).
PATRIZIA
Scusate, e questi governanti?
ALESSANDRO
(A Patrizia) Non capisci? E il principe che parla! A quei tempi erano i governanti che gestivano le sorti di un paese.
PATRIZIA
Ora amministratori?
GIOVANNI
Allora, gliela fate raccontare sta storia, o no?
ROSARIO
A tutti i governanti che riuscir a prendere, gli dar cento frustate e li chiuder nelle prigioni del castello per il tempo che rimarr loro da vivere!
MARIA STELLA
Poveri amministratori, che frustate! E fortuna loro che scomparso anche il castello e si sono risparmiati la prigione!
ROSARIO
Eppure del castello, non me ne ha parlato; o chiss, poverino, pensa ancora che si pu recuperare (risata generale). Oh, ragazzi, lo immaginate se qualche notte riesce a prendere il sindaco? Io, dico che lacconcia per le feste!
MASSIMO
(Alludendo) Hai detto bene per le feste, certo che con tutte queste feste il sindaco capite che voglio dire? Ne prender tante!
ALESSANDRO
Ma dico! Non vi ci mettete pure voi! In questo paese non siamo mai contenti; se non ci fossero state le feste, sicuramente ci saremmo lamentati che non si fa niente; ora che si fanno le feste, ci lamentiamo che s e ne fanno tante. Io dico che se la polemica fosse stata una professione, una cosa certa, nel nostro paese non ci sarebbero stati disoccupati!
ROSARIO
Senti, Alessandro, inutile che ti scaldi tanto, e poi credimi, non ne vedo proprio la ragione; io non mi riferivo a quelle feste; ho solo usato il famoso detto di quando si dice: te le suono per le feste, cio di santa ragione (facendo con la mano come se indicasse bastonate).
ALESSANDRO
Oh, allora tu avresti dovuto dire: te le suonano per le feste, e no: te le suonano, per le feste; capisci? E se tu devi recitare cos, scusami se telo dico, la gente non capir sicuramente nulla di quello che dirai! E poi, su, io ho solo giocato sullequivoco, cosa credi?
Proviamo, piuttosto, a parlare seriamente, lo vedete quanti soldi si sono sempre spesi per la sola festa del patrono? E lavete mai pensato a quello che invece si sarebbe potuto realizzare nel corso degli anni? Un campetto di pattinaggio, una villa vera per! Una bella piscina comunale, o tante altre cose di cui mi secca sempre ripetere. Ecco il discorso dei burattini davanti le scuole! Altro che polemica! Andrea, siamo realisti, noi siamo no giovani ma marionette! Chi arriva per primo a governare inizia a tirare i fili. La verit che dovremmo spezzarli questi fili, incominciare a pensare con la nostra testa, e muoverci perch il paese migliori. Iniziando, se il caso e perch no, con lassegnare una degna via a questo Principe! Del resto non dimentichiamolo, stato lui che ha fondato il nostro paese! Su, porco mondo! Non possiamo dimenticare il passato, su quello, che poggia il futuro. E poi avremmo finalmente lasciato riposare tranquillo il nostro Principe senza far correre a Rosario il rischio di prendere frustate (risata generale).
ROSARIO
Ah, lo vedi che anche tu hai avuto paura del Principe? (risata generale)
GIOVANNI
Oh, ragazzi, ritornando a quel discorso di Rocco, (rivolgendosi ad Alessandro) Alessandro, non hai detto poco fa che Rocco sarebbe disposto a farla scrivere a noi la commedia?
ALESSANDRO
Si, e allora?
GIOVANNI
Come, allora? Visto che ci si offre questa possibilit, perch non approfittiamo di scrivere una commedia che tratti i problemi del paese, compresi quelli di noi giovani?
MASSIMO
Scusate, e chi la scrive? Ah, (a Giovanni) tu credi che dalloggi al domani si possa cos di punto in bianco, scrivere una commedia? Cercate di stare con i piedi per terra!
GIOVANNI
Lo sapete che da tempo che glielo faccio un pensierino; del resto dopo averne recitate cos tante, qualcosa m rimasto impresso di come potere iniziare a scriverla.
MASSIMO
(Strimpella con una chitarra) E gi, sarebbe come dire, che io da domani incomincio a dipingere dei bei quadri, tanto da piccolo scarabocchiavo, quindi qualcosa mi sar rimasta; su, non essere ridicolo!
ROSARIO
(A Giovanni) Non venirci a dire che saresti disposto a scrivere anche queste cose?
GIOVANNI
Queste cose? Di quali cose parli? Del fatto che ci lamentiamo per ci che non abbiamo? E allora? Poi dico, siamo in un paese libero e con libert di parola, di pensiero? Di cosa ti preoccupi? Forse non la verit ci che diciamo?
ROSARIO
Paese libero, paese libero! Non appena apri il portone della verit diventi il nemico di tanti; altro che paese libero! E poi su! Tu non ci riusciresti di certo a scrivere una commedia.
ALESSANDRO
(A Rosario) Io penso invece che lidea sia buona, perch metteremmo in evidenza ci che pensiamo e che a volte non riusciamo a trasmettere agli altri. Io credo che, aiutati da Rocco, la potremmo scrivere. Il guaio chi, dopo, deve recitarla? Tu, ad esempio, saresti disposto a recitare davanti agli altri?
ROSARIO
Davanti agli altri io veramente
GIOVANNI
Tu, che cosa? Che forse nella vita di tutti i giorni non reciti?
ROSARIO
Io non ho mai recitato, ne in teatro, ne nella vita di tutti i giorni come dici tu, quindi
GIOVANNI
Tu pensi che sia cos, perch alla fine sai recitare cos bene la tua parte tanto da non rendertene pi conto... guarda come sei vestito? Sembri un albero di Natale.
ROSARIO
Che centra questo? Credo che tu stia dando i numeri.
GIOVANNI
Ah, per te dunque dire dandare bene a scuola, quando invece sei lultimo della classe o parlare bene di una persona: (ironico) buon giorno Mastro Simone! mentre poi, invece non appena Mastro Simone gira langolo lo mandi a quel paese. O buona passeggiata donna Agnese! E non appena donna Agnese gira la viuzza, la fai diventare la peggiore della terra; per te, dunque non recitare? O che so, cambiare faccia secondo le simpatie, o (indicandolo) combinarti cos e a continuare ancora per tante altre cose tu credi che questo non recitare?
ALESSANDRO
(A Giovanni) Va bene, va bene! (A Rosario) Rosario, devo dire che stavolta Giovanni ha proprio ragione. (A tutti) E allora io vorrei interpretare, se me lo permetterete, la parte del principe con la frusta in mano! Rosario, dovrei darti tante di quelle frustate che tu nemmeno lo immagini.
MASSIMO
(Ride immaginandosi la scena) Il Principe! Ah! Ah! Ah!
ALESSANDRO
Cosa c da ridere? Che forse non mi ci vedi da Principe?
MASSIMO
(Sempre ridendo) Ho solo provato ad immaginarmi la scena; tu con la frusta in mano e i capelli tesi che insegui Rosario nudo e morto di sonno mentre scappa impaurito. (Si rivolge agli altri) Eih ragazzi, la vedete la scena?
GIOVANNI
Oh, la proviamo questa parte?
ALESSANDRO
Si, dai proviamola. Rosario, Rosario! Su, comincia a correre!
ROSARIO
Finiscila! Stai scherzando?
ALESSANDRO
Allora non lo hai sentito Giovanni! Nella vita (si rivolge a Giovanni) come siamo Giovanni?
GIOVANNI
Tutti attori!
MASSIMO
Senti? E poi dai, non ti frustiamo davvero! Anche se qualche col-pe-tti-no ti starebbe bene.
ROSARIO
Cosa centra! E solo che non mi va di correre, ecco, si proprio cos! Mi fanno male le gambe.
PATRIZIA
(A Massimo) Non capisci che tutta una scusa.
MASSIMO
Rosario, se vogliamo frustarti possiamo farlo! Non c proprio bisogno che tu vesta i panni del principe.
ROSARIO
Allora non lavete capito, io, questa parte, non voglio proprio farla. Piuttosto la commedia, (gli altri non capiscono) quella che ci ha proposto Rocco, la dobbiamo fare, o no?
GIOVANNI
Guarda che non ci hanno proposto nessuna commedia, c solo stato detto di scriverla in vece! Ed io a dire la verit, ci sto sia a scriverla quanto a recitarla; e voi?
PATRIZIA
(Non parla nessuno) Su ti aiuto io a scriverla, perch questi, a quanto pare, sono didee corte.
MARIA STELLA
Visto che voi siete di pi larghe vedute, scrivetevela da voi e vediamo cosa nesce. Oh, ma la dobbiamo leggere noi, prima di recitarla! (Agli altri) Vi sta bene?
MASSIMO
A noi si! Ma agli altri?
ANDREA
Ci stanno, ci stanno! Non preoccupatevi.
GIOVANNI
A condizione ragazzi che in questo nuovo impegno si dica chiaro e tondo se c lintenzione di partecipare; intesi? Diversamente
ALESSANDRO
Dai, Giovanni! Sei sempre il solito rompiscatole!
MARIA STELLA
Giusto! Sei sempre il solito!
GIOVANNI
Io, io sono il solito! Allora, caro Alessandro, desideroe dico anche a voi, non sentire lamentele durante la messa in scena di questa commedia, intesi?
PATRIZIA
Su via, non stare a tirarla lunga! Il fatto che le cose si dimenticano facilmente. Scusa che forse ad ogni iniziativa non siamo sempre partiti con le stesse lamentele? Se quello non viene, se laltro non vuole, se quella altra non c
MASSIMO
Vuoi sapere qual il problema, Patrizia? Che Giovanni, ad ogni iniziativa nuova che intraprendiamo, ci riprova, la sua oramai una mania! Un chiodo fisso!
GIOVANNI
Eh no! Stavolta ho deciso, non posso ogni qualvolta farmi il sangue acqua per gli abbandoni.
MARIA STELLA
Ah, si! E cosa vuoi fare allora, scusa, lasciare il gruppo?
GIOVANNI
Lasciare il gruppo, lasciare il gruppo! Non dico certo questo. E solo che ognuno di noi dovrebbe capire, visto che diciamo dessere adulti, e per adulti non mi riferisco anagraficamente, ma (indicandosi la fronte) adulti qui! Dessere pi responsabili.
MASSIMO
La verit che ognuno di noi, caro Giovanni, non vuole impegnarsi da responsabile a tempo pieno capito?
GIOVANNI
Scusa Massimo, fammi capire, tu pensi che Andrea, il quale impegnato nello sport, possa andare alle Olimpiadi cos senza curare bene gli allenamenti? Certo, qualcuno si nasce, ma spesso capita che si lo pu diventare, perch dentro di noi c quella cosa chiamata coscienza, che ad un dato momento (facendo uno schiocco con le dita) tac! Troppo comodo pensare di laurearsi o di diventare campioni, solo perch lo diciamo con la bocca e magari seduti comodi davanti ad un caminetto acceso.
ALESSANDRO
Non siamo dei professionisti, porcaccia della miseria! E questo che voglio dirti, Cristo! Siamo solo dei ragazzi che ci vediamo per stare insieme e divertirci.
MARIA STELLA
Credo che Alessandro abbia ragione. Voglio anchio impegnarmi in questiniziativa della recitazione; ma io, caro Giovanni, ho anche altri impegni: tra qualche mese mi sposo, e i preparativi devo dare un aiuto a mia madre nelle faccende domestiche, la palestra, la sera debbo pur mangiare!
MASSIMO
E la chiesa? Le messe, le benedizioni, preparare da mangiare al parroco? Io ho anche questi dimpegni! E spesso mi capita darrivare tardi a casa.
PATRIZIA
E lUniversit, gli esami? Su via! Sono impegni un po tutti, non occorre che ce li ricordiamo.
GIOVANNI
E dai con le solite rogne! Via, che avete capito ci a qui mi riferivo. O pensate che io non abbia proprio niente da fare, io, questanno, sono di laurea!
ROSARIO
Scusa Giovanni, a dir la verit, allora non capisco bene dove poggiano le tue lagnanze.
GIOVANNI
Proprio tu non dovresti dire niente.
ROSARIO
Ah, Si! E perch?
GIOVANNI
(Guarda gli altri i quali abbassano lo sguardo a terra) Ah, devo proprio dirlo io? E va bene, (a Massimo) io e questi (indicandoli) lor signori, gradiremmo sapere perch ad ogni iniziativa di cui dici di far parte, ci lasci come dei fessi ad aspettare, per poi noi venire a sapere che non sei potuto venire solo (ironico) perch dovevi seguirti la partita di pallone in TV.
ROSARIO
Sicch dovrei dire addio a questo sport che amo?
PATRIZIA
Che amo, che amo! Nessuno ha detto questo.
ROSARIO
Allora! Qual il motivo di ricordarmelo?
GIOVANNI
(Guarda ancora tutti, mentre alcuni abbassano la testa) Ho capito continuo io, perch qua tutti si lamentano nel momento in cui tu o qualche altro non viene, e poi nessuno ha il coraggio di dire come stanno le cose. Neanchio voglio che tu (ironico) divorzi da questo tuo amore, figurarsi! Ma almeno telefona, avvisa che non puoi venire, e, giacch abbiamo aperto largomento, vale anche per gli altri, che so si era daccordo che dovevamo andare in pizzeria, al calcetto, al cinema e cos via; ci si ricorda davere altri impegni? Non importa quali, (sillabato) te-le-fo-ni-a-mo. Non sono certo dei fessi quelli che rimangono ad aspettare i comodi altrui, eh, scusate!
ALESSANDRO
E mai possibile che dobbiamo litigare?
PATRIZIA
Senti Alessandro, qua nessuno sta litigando; si sta solo evidenziando le scelte scorrette di chi prende un impegno, e poi per delle cose cos come dire talvolta privi di fondamento, si lascia gli altri ad aspettare.
ROSARIO
Vuol dire che telefoner.
GIOVANNI
In tempo, telefonare in tempo!
PATRIZIA
Chiarito questo, io direi di vedere che cosa veramente dobbiamo trattare nel lavoro che dobbiamo scrivere.
ALESSANDRO
Inteso, sempre tu e Giovanni?
GIOVANNI
Si, si, con me;on stare a preoccuparti! Avevo pensato, ed da tempo che ne parlo con Patrizia, di scrivere: I Sogni che non si avverano mai.
PATRIZIA
Abbiamo gi una bella traccia
GIOVANNI
Solo che i personaggi sono tanti. E un grosso problema quello di trovare gli attori, non tutti vogliono recitare, che so Concetta, ad esempio non vuole sentire ragione Anna
MARIA STELLA
Dovremmo raccogliere le firme e protestare.
ALESSANDRO
Protestare a chi?
MARIA STELLA
E ora di far capire ai nuovi autori di diminuire il numero dei personaggi; loro scrivono, scrivono, e tutti quelli che incontrano lungo la strada li fanno salire (indicandosi la testa) sul loro autobus della fantasia.
GIOVANNI
Bella trovata, Maria Stella! Lautobus della fantasia
ROSARIO
Allora bisognerebbe che il mezzo si trasformasse in: taxi della fantasia; la possono solo salire non pi di cinque persone.
ALESSANDRO
Gi sono pi che sufficienti.
MARIA STELLA
Io credo invece sia opportuno invitare uno di questi nuovi autori, presentarci e dirgli di scrivere la nostra storia; (qualcuno ride) assegnandoci ad ognuno la parte per come lui ci vede.
GIOVANNI
E allora si finisce che in breve mi prover a recitare un monologo.
MASSIMO
Sei sempre il solito. Io dico invece che a te assegnerebbe il ruolo si, il pi difficile, solo che ti dovresti vestire da donna per fare (ironico) la suocera (risata generale).
ROSARIO
Quanto disgraziato! Tutte lui le sa?
MARIA STELLA
Sapete che lidea incomincia a piacermi? Cerchiamolo un autore, mi piacerebbe sapere il ruolo che mi assegnerebbe. Io non sto scherzando se dico di voler conoscere quella che sarebbe la mia vera parte (misteriosa) attraverso gli occhi di un autore.
GIOVANNI
Basta chiederlo a me!
MARIA STELLA
A te? (Ride) Perch tu pensi (ride ancora) Non sarai davvero convinto di (facendo finta di scrivere) scrivere la, e di sapere quella che sarebbe la mia parte?
GIOVANNI
(Guardando gli altri, meravigliato) Su via, non starai per caso scherzando! Tutti sappiamo chi Maria Stella; quindi
MARIA STELLA
Si? Tu sai veramente chi sono io, e quella che sarebbe quindi la mia parte poi? E la tua, quella di Giovanni, qual ?
ALESSANDRO
La mia parte, la sua parte! come vuoi che un autore assegni la tua parte (indicando Maria Stella), o la sua parte (indicando Rosario), se non conosce quella che la nostra storia.
MASSIMO
Ma come fa lautore a sapere quale sar la nostra storia? Non la conosciamo nemmeno noi; su via, non esageriamo! Se la sapessimo, saremmo in grado di scrivercela da soli la commedia!
ALESSANDRO
Saremmo in grado di scrivercela noi dici? Ma se a stento riusciamo a ricordare ci che eravamo!
MARIA STELLA
Stiamo perdendoci in chiacchiere, io scherzavo dicendovi di invitare un autore, su via, non si pu!
AUTORE
Sono qui (guardano tutti in platea cercando di capire chi che ha parlato) se volete.
PATRIZIA
Chi ? Chi ha parlato?
MASSIMO
(Indicando in sala) Ma quello! Quel signore la in fondo, chi ? Qualcuno lo conosce?
ROSARIO
(Meravigliato) Boh!
MASSIMO
Come boh! (allautore) Senta, lei chi ? Cerca qualcuno?
AUTORE
Sono qui, per ascoltarvi.
GIOVANNI
Per sentirci! (agli altri) Avete capito? (Allautore) Lei, sicuramente ha sbagliato teatro; oggi qui non si rappresenta nessuna commedia, dobbiamo ancora iniziarla; (agli altri) eh!
AUTORE
Voi state gi rappresentandola la vostra commedia.
MARIA STELLA
Ma cosa ne sa lei, mi scusi, della nostra commedia, se dobbiamo ancora iniziarla, assegnarne le parti! Non lo abbiamo ancora capito, sa, che storia fare.
AUTORE
La storia solo un pretesto; sono tante le storie che si possono raccontare.
PATRIZIA
Ora mi pare di esagerare un po! (Indicandolo) Lei che, mi creda ancora non ho capito bene chi , e cosa vuole, venuto qui senza che ce ne spiegasse la ragione.
AUTORE
La ragione! La ragione di che?
GIOVANNI
Come di che? Mi scusi! Noi, ad esempio, siamo qui perch dobbiamo metterci daccordo su cosa mettere in scena! Sicuramente un testo che si trova (indicandosi la testa) qui!
AUTORE
Li, lei dice? E allora su, mettetelo in scena se potete; io star qui a guardarvi, a sentire, e a suggerirvi le eventuali battute che vi serviranno per continuare a rappresentare il lavoro che avete gi iniziato.
MARIA STELLA
E parla tu Rosario! (Guardandolo).
ROSARIO
(A stento riesce a dire) Io (poi abbassa la testa e rimane muto, mentre gli altri si guardano).
AUTORE
Vede che non pu! Non lha ancora avuto suggerita la sua battuta.
ALESSANDRO
Si figuri, suggerita! suggerita da chi? Non abbiamo ancora scelto, sa, chi sar il suggeritore!
AUTORE
Lei continua a non capire, o fa finta. Or ora lei, ha appena finito di dire la sua battuta.
PATRIZIA
(Meravigliata, ai compagni) Quello che ha finito di dire cosa?
MASSIMO
Certo, non abbiamo nessun suggeritore, e poi, per suggerire cosa? Non stiamo certo recitando! Ma parlando, semplicemente parlando fra di noi; non rappresentiamo nessuno sa! Ma solo noi.
AUTORE
Eravate voi prima, prima che vi conoscessi; ora fate parte di una nuova storia, la vostra, e voi lavete appena iniziata. Una storia diversa ma vera. Viva, piena di emozioni; sempre vostra, per carit ma badate bene, vista come io la vedo.
PATRIZIA
(Allautore) Mi scusi sa ma lei non pu farne di me unaltra, (ironica) figuriamoci! (senza ironia) Laccetterei cos come se fosse una farsa, un gioco
AUTORE
Ha detto bene lei dicendo farsa, recitando una delle tante parti nella commedia della vita; ma ai miei occhi no! Lei non ha una parte, ne potrebbe tanto meno averne; ma un ruolo, semplicemente un ruolo. Potr chiamarsi: Laura, Irene, Veronica o potr continuare a tenere il nome di come io la intesi: Patrizia, se vuole, ma avr solo un ruolo, il suo!
GIOVANNI
(Guardando i suoi amici, meravigliato) Una parte, un ruolo! Io, da poi che lho conosciuta, lho sempre intesa per quella che , e non per quello che lei vorrebbe farla apparire.
AUTORE
Lei mio caro, non ho ancora capito bene il nome dassegnargli che pi si addice, a dir la verit non sbaglia dicendo daverla intesa per quella che , cio Patrizia, ma anche per gli altri sa, Patrizia, (indicandoli ad uno ad uno) per lui, per lei, per quellaltro ancora, per tutti Patrizia; ma non per tutti pu essere la stessa Patrizia; non si pu!
MARIA STELLA
(A Giovanni) Senti, questa serata enigmatica, non per caso uno dei tuoi soliti scherzi, o di (a Rosario) Rosario?
GIOVANNI
Mio? Se nemmeno so chi questo signore! (a Massimo). Massimo, (Massimo soprappensiero) Massimo!
MASSIMO
Si?
GIOVANNI
Non che per caso,questo tizio fosse un tuo parrocchiano? (Massimo fa segno di no) No?
ALESSANDRO
Sar qualche critico teatrale che avendo visto e sentito noi parlare di commedie sai la mania del teatro sicuramente si sar fermato a sentirci. Giuro che non lho mai visto, e anche se fosse capitato daverlo veramente visto, credetemi, proprio non ricordo.
ROSARIO
Allora, che si fa?
PATRIZIA
Si potrebbe solamente dire al signore di lasciarci continuare; mi pare tanto chiaro!
MASSIMO
Domani sabato e ho molti impegni in chiesa; devo levarmi presto dal lettuccio; se per stasera abbiamo finito
MARIA STELLA
Senta tardi e non abbiamo ancora iniziato nemmeno a capire che storia scrivere nel libretto, costa molto se le dicessi di lasciarci continuare?
AUTORE
Continuate pure ci che avete iniziato, io rester qui con voi in silenzio a sentire, e a suggerirvi quando occorre. Ho solo voluto parlare con voi un attimo; non capita facilmente, sapete, che io mi fermi a parlare con altri come voi, dicevo personaggi. Cos come difficilmente capita che luomo parli con se stesso; non dico col suo simile, badate, ma con se medesimo.
PATRIZIA
(Agli altri) A me, a dire proprio la verit, non mai successo. Tuttavia non ne nego, dessermi posta di fronte come ad uno specchio, per vedermi dentro, cercarmi
ALESSANDRO
Ecco, il perch del ripetersi degli altri in noi! Se io fossi veramente Alessandro badate bene, non dico come quellAlessandro che voi conoscete, ma come colui che in taluni momenti io sono dentro; non vi sarebbe stato facile, sapete, capire quale che poteva esser il mio nome, perch noi, e quando dico noi intendo tutti, se potessimo buttare via le maschere, e liberare dalleterna prigionia la nostra vera identit, spazzeremmo via tutte le pene di queste brevi vite
GIOVANNI
Mi pare di scivolare in un mondo di pura immaginazione, dove limportanza vera della vita solo da ricercarla nel sogno, (inizia a sbadigliare, ad aver sonno) e se potessi io, credetemi, vivere in un sogno, ci vivrei in eterno Un sogn! (lentamente si distende in dormiveglia)
MASSIMO
Scusate, perch non proviamo a recitare un sogno allora?
MARIA STELLA
Ma si, certo! Chiss come sarebbe bello vivere veramente quelle strane emozioni che il sogno ti offre. Quel dolce trovarti in un mondo fiabesco, i bei viaggi in isole meravigliose. (A Massimo, assorto, quasi che si trovasse in qualcuno di quei posti. Mentre a terra, seduti, Patrizia, Giovanni e Rosario mostrano sonnolenza e pian piano si addormenteranno.) Massimo, non dirmi che non hai mai fatto sogni del genere?
MASSIMO
Eh, altroch! Tanti!
MARIA STELLA
E allora? Perch non proviamo?
ALESSANDRO
Un sogno, un sogno! Come si fa a recitare un sogno? Bisogna prima scriverlo! E non credo che Giovanni, o Patrizia (li guarda e saccorge dei due che quasi dormono) Oh guardateli! Che forse stanno gi recitando?
MASSIMO
Recitando? A me sembra che quelli dormano davvero! (Prova a chiamarli) Patrizia! Giovanni!
GIOVANNI
(Risponde in dormiveglia) Che c? (Continua a sbadigliare).
ALESSANDRO
Svegliamoli, su!
MARIA STELLA
Io direi di lasciarli dormire, chiss se non lo staranno sognando davvero ci che devono scrivere. (Saccorge di Rosario che ha la testa riversa fra le mani) Eih, eih, eih! Non si star addormentando anche lui? (Gli si avvicina e lo chiama) Ros, Rosario!
MASSIMO
Si suole dire: che non c due, senza tre. Su, Maria Stella, andiamo che ti do un passaggio, s fatto tardi, io devo ancora cenare.
ALESSANDRO
Dobbiamo davvero lasciarli dormire?
PATRIZIA
(Parlando come se sognasse) Cosa gli diciamo a Rocco, Giovanni?
GIOVANNI
(Anchegli risponde morto di sonno, mentre gli altri si guardano meravigliati) CheCosa vuoi che ne sappia; entriamo, su, e gliene parliamo.
MARIA STELLA
(Meravigliata) Ah, ma sono gi arrivati; (risata generale) ah! Ah! Ah! lasciamogli progettare la commedia allora!
ALESSANDRO
Chiss cosa ne verr fuori. Oh, io vengo con voi!
GIOVANNI
(Sempre parlando nel sonno) No, no, Rocco, proprio questo no! Io direi (e saddormenta, mentre si sente un suono di pifferi e flauti. Dopo un po entrano parlando: il Principe e la corte; mentre lentamente svanisce il suono).
FERDINANDO
Mio principe, io proprio non lo vedo un caseggiato in questo sperduto feudo.
RAMON
Lo perdoni, mio signore, egli ha sempre di che lamentarsi.
FERDINANDO
Io non mi lamento a fatto! E solo che un paese qui, in questa valle, non lo vedo e basta. (al principe) Mio sovrano, lei ha voluto portarmi con se per consiglio, e mi duole tanto pensare se vostra grazia trovasse di che lamentarsi
PRINCIPE
Ti ringrazio Ferdinando del tuo parlar sincero, il fatto che questa valle, circondata da cos bei monti, spinge il mio cuore a sogni beati
FERDINANDO
Con licenzia vostra devo purtroppo ricordarvi, che compito della mente quello di programmare lavvenire Il cuore serve solo a farci innamorare (carezzando una damigella) e sognare. (Riso generale delle ragazze).
RAMON
Io direi, se mi lecito, di farci aiutare e farci dar consiglio dal mago Baril. Lo sanno saggio i gabellotti.
PRINCIPE
Ben detto Ramon; che Baril venga condotto in mia presenza. (Ramon esce)
ISABELLA
Non possiamo, mio sovrano Emanuele, destinare le sorti del futuro paese, ad una sciocca decisione del mago.
PRINCIPE
Mia amata Isabella, tu sai meglio di me comegli riesce a legger bene nel futuro, e quanto di grave riesce a prevenire; ascoltiamo il suo parere.
VINCENZINO
(Al principe) Pap, prima del paese il teatro; come avevamo deciso al San Carlo di Napoli? Ricordi mentre io, seduto sulle braccia di nonno Giuseppe, seguivo con lo sguardo immobile, La Bisbetica Domata di William Shakespeare? Ricordi? Me lo hai promesso: Il prossimo paese che sorger per mie mani, far costruire un grandissimo teatro per il mio piccolo Vincenzino. Lo hai dimenticato?
PRINCIPE
Non dimentico mai quanto prometto; anzi hai licenzia di assegnarne anche il nome.
VINCENZINO
(Alla mamma) D, mamma, come lo chiamer questo grandissimo teatro? (Al principe) E vero pap che sar grandissimo? Verr gente da Palermo, Messina e persino da Napoli a vederne le rappresentazioni. Allora mamma, come lo chiamer?
ISABELLA
Dobbiamo ancora aspettare il parere del mago Baril, (ironica) se il paese deve sorgere o no.
PRINCIPE
Isabella cara, il mio paese non pu non sorgere dove io lo vedo, solo che vorrei capire un po dal mago le sorti che esso avr dopo: gli abitanti che lo popoleranno, ad esempio, sapranno continuare a governarlo? O che so
FERDINANDO
Perdoni, mio sovrano, se insisto, mi pare che cos, Signoria Vostra non ha grande certezza se fondare o no il paese.
PRINCIPE
Ferdinando!
ISABELLA
Dice giusto, il fidato Ferdinando; egli sicuramente vede inopportuna la presenza di chi deve decidere in vece tua. Vede in te poca certezza, si ecco! (Il principe guarda Ferdinando il quale abbassa lo sguardo).
PRINCIPE
Dovrei lo stesso dire di te, caro il mio Ferdinando, quando per prendere in sposa Corinne ricordi? (Ferdinando abbassa ancora la testa) Hai chiesto parere anche tu a Baril.
FERDINANDO
Ricordo al mio signore che allora il rischio della scelta riguardava solo me, me soltanto; ora invece
ISABELLA
(Il principe non parla) Ti vedo pensieroso Emanuele; cosa c?
PRINCIPE
Niente, mia cara. E solo che non so come se avessi uno strano presentimento. Laltra notte, nel sonno, un sonno irrequieto ricordo, ebbi a fare un sogno, uno strano sogno (racconta rivivendo il sogno) Ero adirato, si ecco! strano per me che infondo difficilmente mi arrabbio. Inseguivo pensa, con una frusta in mano, della gente, (si sente la voce di Rosario, solo il Principe a sentirla, perch come se rivivesse quel sogno dove vi era anche Rosario. Si tiene la testa, guardando in alto; poi ritorna normale) tanta gente, qui, in questo luogo. Non riesco a spiegarmene la ragione.
FERDINANDO
I contadini, si, sicuramente non vogliono abbandonare il feudo!
PRINCIPE
No, i contadini no! Ho gi assegnato ai gabellotti grandi pezzi di terra, e tanta ne ho promessa a quelli che verranno con le loro famiglie a popolare il feudo. (Pensieroso) E strano, non riesco a spiegarmi questo sogno che tanto credetemi mi strugge la mente. Mi pare di ricordare Ma si! il vecchio Vanni! Abita con la sua famigliola in quel baglio di case a centro valle; stato il primo ad abitare al feudo, mi raccont di una strana storia che aveva un fascino misterioso.
ISABELLA
Sono proprio una bella famigliola; dopo una passeggiata a cavallo, fattami ieri laltro con Vincenzino, volli passare di l per conoscere quei contadini. I figli, tanti, non riuscivo pi a contarli; sbucavano da quelle piccole case come tanti scoiattolini, rossi in viso e paffutelli; una vecchietta, curva, sotto il peso di chiss quanti anni, mi venne incontro e invit a fermarmi, ha voluto darmi un paniere duova e tanta mostarda; Vincenzino cominci a correre dietro unoca che dapprima starnazzava, mentre poi si divertiva a lasciarsi rincorrere. Dovevi vederla, aveva un nastro rosso legato a fiocco al collo e non ti dico che grazia nei movimenti. Ho promesso loro che torner a trovarli.
VINCENZINO
Si mamma, andiamoci domani; mi piacerebbe tanto andare a giocare con quella piccola trib
ISABELLA
Senza stavolta
VINCENZINO
Assaggiare la come diceva, la vecchietta di chiamarla? Ah, si, la manna! (A suo padre) Era messa li, su di una vecchia porta scardinata, poggiata su della legna, ad asciugare, sembravano pezzi di cera. Se tu sapessi, pap, comera dolce, tanto dolce. Solo che (guarda sua madre) dopo eh, mamma? (Isabella accenna ad un sorriso).
FERDINANDO
Il piccolo Vincenzino da poi che arrivato in questo feudo debbo dire che attratto da tante cose. Laltro giorno, per prendere una rana, pensate, dovuto entrare nellabbeveratoio che c prima darrivare in quella piccola chiesetta. Ora posso dirlo (a Isabella) a Vostra grazia, ho dovuto aspettare che si asciugasse al sole i pantaloni inzuppati, prima di condurlo a voi.
VINCENZINO
Mavevi promesso che non avresti detto niente alla mia signora madre! (dispiaciuto) Perch lo hai fatto? Mi accompagner solo Ramon dora innanzi.
PRINCIPE
Su, Vincenzino, non successo niente! Sai, Ferdinando ti vuole bene.
ISABELLA
Mio amato sposo, non mi hai narrato di questo sogno che forse
PRINCIPE
Non volevo dartene pensiero Vorrei sentire da quel vecchio, quella strana storia si voglio proprio sentirla, chiss se non ha a che fare col sogno. Ferdinando!
FERDINANDO
Vi ascolto, mio signore!
PRINCIPE
Conducimi qui il vecchio Vanni; io e la mia signora andiamo su al castello ad accompagnare Vincenzino, ci rivediamo qui a momenti. (Ferdinando esce).
VINCENZINO
Pap, io non sono per niente stanco, e poi, non ho voglia di rimanere con Crescenza. E cattiva questa governante, mi racconta di cose strane del castello, ma cos strane che la notte non riesco proprio a chiudere occhio! Armature che di notte vanno in giro da sole per i lunghi corridoi, elmi che parlano, spade che infilzano da sole
ISABELLA
(A Vincenzino) Ma sono solo storie! Su, che domani hai bisogno di levarti presto per andare a Palermo. Vuol dire che dir a crescenza di non parlarti pi di queste cose.
PRINCIPE
Andiamo; Ferdinando a momenti sar di ritorno (escono rassicurando Vincenzino che Crescenza non gli parler pi di quelle strane storie).
ROSARIO
(Rosario si stropiccia gli occhi e osserva luscita; meravigliato e pieno di paura si reca dai suoi compagni per cercare di capire quanto succede; quelli dormono. Li chiama) Giovanni! Patrizia! Perch non mi sentite? (Quelli non sentono, si strpiccia ancora gli occhi. Va a guardare da dove sono usciti) Ma quello il Principe! E gli altri chi sono? E la frusta? Che sia andato a prenderla? E meglio svegliare questi duee andare via prima che ritorni, a me fanno ancora male le spalle. (Giovanni si stiracchia) Giovanni, Patrizia! Andiamo via!
PATRIZIA
(Sempre stiracchiandosi, e in dormiveglia) Chi che mi chiama?
ROSARIO
Sono io, Rosario! Guardami; ma mi stai a sentire? (Patrizia parla sottovoce e si riaddormenta. Va a vedere se rientra qualcuno. Riprova a chiamare Giovanni) Giovanni! Giovanni! svegliati! Dobbiamo andare via!
GIOVANNI
(Sognando, parla molto lentamente e confuso) No, questo no! Io scriverei, invece, che la luna grida dallalto dei cieli; no, forse
ROSARIO
(Anchegli, morto di sonno, si stiracchia) La luna grida e il cielo cosa centra la luna e il cielo? (Continua a stiracchiarsi; quasi si riaddormenta). Ho sonno (si sente arrivare gente). Che cos questo rumore? Forse la luna (Si stiracchia, si sdraia e si riaddormenta).
PRINCIPE (VOCE F. C.)
Potevi restartene su mia cara!
ISABELLA (VOCE F.C.)
Preferisco seguire, quando posso, il mio amato signore.
PRINCIPE
(Entrando con Isabella) Strano che Ramon ancora non torni.
ISABELLA
E lontana la dimora di mago Baril? (Rosario scopre di non esser visto; si tocca per rendersi conto se sveglio. Si avvicina al Principe, ha paura, poi lo tocca; il principe si gratter dove lui tocca. Rosario continua a guardare e a girare attorno a qualcuno dei personaggi, sino a che si stanca, si siede a terra e si riaddormenta).
PRINCIPE
A dire la verit, non ha una dimora fissa; Per ora che ricordo, spesso si trova nei pressi della chiesuola del piccolo vecchio eremo a due miglia a valle del baglio. I contadini non hanno mai capito se egli ci andasse per pregare o per trovare una sicura dimora.
FERDINANDO
(Arrivano parlando) Ma no! Dovete invece dirgli tutto. Eccoci qua mio signore. A dire il vero volevo far prima ma (indicando Vanni) padron Vanni, come potete vedere ha da camminar lentamente (riferendosi allanzianit di Vanni che non gli permette di potersi muovere meglio).
VANNI
Perdoni, voscnza; ma
PRINCIPE
Non ho proprio di che perdonarti, caro il mio Vanni. Ti ho mandato a cercare perch voglio che mi aiuti a capire; chiedo a te notizie del feudo e di quella strana storia che mi hai accennato giorni or sono..
VANNI
Ma sulu na storia, un si nni facissi pinsri.
PRINCIPE
Ed io gradirei che tu me la raccontassi ancora, ora, davanti alla mia amata sposa.
VANNI
Havi a sapiri Voscenza ca tanti e tantissimi anni fa, nna stu feudu, cera na viggitazioni ricca, china di ciuri cu culura ca parianu pittati! Lacqua scruscia cu li so cascateddi nna lu vadduni chi scinna ntra la vaddi pariva na musica ncantata. E n menzu, a suvrastari stu paradisu, croscia na pianta comu fussi di cristallu, sicca e longa, prudusca un fruttu raru, era nicu comu na zalora, ma lo so virt era suvrana; bastava manciarisinni unu e lomu divintava putenti, sapienti comu un vecchiu saggiu di ncapu centanni. Subitu si sparsi la vuci pi lu munnu interu; arrivava genti sinu di la Cina e di autri cuntinenti, pi veniri assaggiari lu fruttu e canusciri la so virt, ma di la pianta nuddu nni capiva nenti.
ISABELLA
Com possibile, che nessuno conoscesse la pianta, visto che veniva gente da ogni parte del mondo?
PRINCIPE
Certo! E il frutto? Un nome, il frutto lo avr pure avuto?
VANNI
Fruttu di lu sennu, lu chiamavanu lantichi. Poi, (dispiaciuto) un ghiornu, vinniru sei brianti, auti sinu a li stiddi, armati di tuttu puntu, n sinu a li denti, e massacraru tutta la genti, granni e picciriddi. Un si sappi di unni arrivanu. Ruppiru la pianta e firmaru lu sapiri. Nuddu chhi vosi ternari. Finiu pirsinu lu virdi; e nni la vaddi, subitu si fici un forti siccarizzu. Chiddu ca stranu, voscenza, lu fattu ca li briganti, frantumata a milli pezzi la pianta, divintavanu, pianu, pianu, trasparenti comu lu vitru sinu a quannu nun si vistiru cchi. Sulu la risata, la risata ca ancora oggi, a distanza di anni, nni certi nuttati di luna china, si senti comu fussi unecu ca veni vattrova di unni.
ISABELLA
Basta, ho paura!
VANNI
Oggi, lu quintu di luna!
PRINCIPE
E allora? Su, racconta!
VANNI
(Si sente una tenebrosa risata; il piccolo Vincenzino si aggrappa alla mamma) corcunu, saggiu, dissi ca li brianti sunnu figghi di li fimmini ca abitanu la grutta a munti di la vecchia chiesa situata a vaddi di lui paisi; la grutta di li setti cammari. Setti fimmini strani, scapiddati e mali vistuti: maari, eranu tutti maari, figghi di la mammaddaa, na fimmina di dragu cu setti testi, e pi chissu ci nasceru setti figghi, tutti fimmini!
ISABELLA
Che storia! Ho i brividi.
VANNI
Un si scantassi voscenza, sunnu sulu fauli.
PRINCIPE
E i briganti?
VANNI
Li briganti, figghi di sti maari fimmini, ddi stu postu, si dissi, caun li smovi cchi nuddu, sunnu a guardia di lu sapiri. Nna stu postu un ci sar mai scienza, ma sulu gnuranza. Nta lu munnu si sparsi la vuci e di lu scantu nuddu cchi vosi turnari.
FERDINANDO
Mio signore, non creder a certe storie, esse nascono dalla fantasia popolare. A guardia del sapere! Come se questi (a Vanni) come avete detto che si chiamano?
VANNI
Brianti! Voscenza nun ci schirzassi cu sti cosi, sapi! (Al principe) E li setti soru fimmini, figghi di la mammaddaa, scumparsi li figgi, si ritirare nni la grutta supra lu munti, ognuna dintra la so cammara, chiancennu scunsulati senza nesciri cchi lu nasu du la grutta. (Pensieroso) Sulu quannu inchi la luna nescinu, pi sentiri la risata di li so figghi.
FERDINANDO
A guardia del sapere! Ma basterebbe solo far costruire delle scuole, strutture dove possano praticarsi attivit che aiutino il formarsi della cultura; su via, non siamo pi al tempo delle streghe!
PRINCIPE
Se erano tutti figli delle maari come dite voi, e ognuna ne ebbe uno, laltro, laltro figlio che fine ha fatto?
BARILU
(Entra con Ramon. Ha un vestito lungo con colori fantasiosi; le scarpe a punta in su e con delle campanelle che tintinnano a ogni suo passo) Sembra, sembra, caro il mio Ferdinando! (Vanni si copre il volto, ha paura; il principe saccorge del gesto di Vanni e guarda meravigliato Baril, cercando di capirne la ragione).
FERDINANDO
Come fate a sapere il mio nome?
BARILU
Semplice sono un mago! Te ne sei dimenticato? Sono lultimo dei superstiti di quelle megere. (Guarda minaccioso Vanni che si ricopre il viso col braccio).
ISABELLA
Quindi, voi sareste
PRINCIPE
Il settimo fratello, figlio?
BARILU
(Al Principe) Proprio quello, mio signore. (A Isabella) Salve, Madonna! (Al principe) Ramon mi ha raccontato il motivo per il quale voi mi cercate, ebbene, debbo dirvi che in questo feudo si, nascer un paese! E sar ancora pi chiaro, mio signore, il paese prender il nome di Minzagnu, perch un terreno da erba in su le falde dei monti, quasi in mezzo fra pianure e montagne. Prevedo che qualcuno un giorno si inventer la storia del mezzo agnello e di tante altre cose per giustificare il nome di Min-za-gnu, del resto, molti sono quelli che sinventano tante storie quando non riescono a risalirne allorigine; e dopo, quelli che verranno appresso, le rispetteranno per come le hanno ricevute, sino a quando altri ancora non ne inventeranno altre nuove e cos per i millenni a venire; ebbene devo dirvi che questo futuro paese produrr tanta gente. molti, purtroppo a causa della scomparsa della pianta del frutto del senno, serviranno solo ad arricchire il numero dellanagrafe; le categorie dei mestieranti saranno tanti, ma la protetta sar sempre una: quella del ciarlatano non si sconsoli sua maest, vi saranno tanti buoni musicisti
ISABELLA
Io non intendo proprio ascoltare pi; voglio tornarmene su, al castello.
FERDINANDO
Mio signore, io dire di congedarci da questi discorsi che non hanno senso alcuno.
VANNI
(Impaurito) Si voscenza mi pirmetti, haju a la me vicchiaredda ca sta n pinseri.
PRINCIPE
Vai pure Vanni, e ti ringrazio dessermi stato di aiuto. (Vanni esce; ma rester nascosto a sentire i discorsi; ogni tanto gli si vedr comparire la testa).
BARILU
Andate pure via tutti, tanto ho capito che neanche vostra signoria prende per serio quanto sto leggendole sul futuro. E bene che rientri anchio, al vecchio eremo stanno aspettandomi.
PRINCIPE
Al vecchio eremo? Ma disabitato!
BARILU
Disabitato, voscnza dice? E pieno! Pieno di spiriti, che stanno aspettandomi!
ISABELLA
Oh paura, mio Emanuele, sto facendomi prendere da idee strane; ti prego di condurmi al castello; non voglio pi stare a sentire queste strane storie.
BARILU
Mi spiace davervi impaurita, bella mia signora, per me un linguaggio comune questo; io vivo con queste realt.
FERDINANDO
Vi ordino di tacere!
BARILU
(Al principe) Mi avete fatto condurre qui, voi, per dirvi quanto volevate sapere
PRINCIPE
Andate pure, sono storie queste che non hanno nessun fondamento.
BARILU
Voi dite? E allora vi dico che il giorno in cui morirete non troverete pace, e di voi non rester a ricordo nemmeno una strada; dopo, solo dopo, da spirito, maledirete persino limpegno che avete messo nel costruire il paese; ma la colpa non da attribuirla a nessuno, perch il paese ancora governato dalle forze del male dei briganti di vetro. Sar lentrata del terzo millennio a liberarlo dallin-cantesimo. (Entrano tanti fantasmi)
FANTASMI
Tutto succeder in una notte di luna piena, si proprio cos una notte di luna piena (vanno via lentamente ridendo e parland). Ah! Ah! Ah! Solo allora si ricorderanno di voi. Ah! Ah! Ah! Di luna piena! Andiamo, Baril, che gi aspettano! (Ridono) Ah! Ah! Ah! Una notte di luna piena! (Escono) Ah! Ah! Ah!
ISABELLA
Ho paura, tanta paura! Ma allora non solo a Crescenza che ispira questo posto! Ora anche i briganti di vetro! E gli spiriti veri! Se mai nascesse questo paese come ha detto che si chiamer?
PRINCIPE
Minzagnu; cos mi pare davere capito.(Pensieroso). Una notte di luna piena, boh!
ISABELLA
Io non voglio proprio abitarci. Ha una storia che non mi piace proprio; anzi sai che ti dico
PRINCIPE
Sicuramente sei stanca e ti sarai lasciata prendere da quei discorsi; da quei diciamo spiriti che sicuramente sono amici del mago, bella finzione per! Di quale storia parli, se ancora deve nascere il paese?
ISABELLA
Non dovevi chiamarlo proprio quel mago! Si, proprio cos, forse era meglio. E quella non era finzione! E tutto vero! Ho paura. Ti prego, su, andiamo.
PRINCIPE
Ferdinando, lhai sentito? Non troverete pace, perch di voi non rester a ricordo nemmeno una strada!
FERDINANDO
Eppure, in alcuni momenti, mi sembrava di sentir parlare una persona saggia.
PRINCIPE
(Si avviano ad uscire) Devo dire, per, che il nome Minzagnu quasi, quasi lo ha azzeccato Minzagnu! Lerba in su le falde della montagna
ISABELLA
(Ironica e sempre impaurita, guarda se rientra qualcuno) Magari sulle falde di quel bel monte che sembra un vulcano.
PRINCIPE
Eh gi, un vulcano! E che nome! Bel-mon-te (escono parlando a soggetto).
ROSARIO
(Si stiracchia, in dormiveglia; lentamente si alza e li segue sino alluscita) No, perch siete andati via? Io volevo sapere ancora qualcosa. (Si siede afflitto. Entra Vanni). E Vanni, il vecchio, perch ha avuto paura del mago? Come mai, andato via? Io volevo sapere di pi.
VANNI
Sugnu cc; cu ca mi chiama? (Rosario ha uno scatto di paura) Cu s?E tu chi voi di mia? Comu si vistutu? Chi strani robi ca hai?
ROSARIO
Sono io che voglio sapere! E vera la storia di quel frutto? E dei briganti di vetro? D, proprio per questo che il mio paese
VANNI
U to paisi? E tu di unni tarricogghi? Di chi paisi parri?
ROSARIO
Ma di quello che ha descritto il mago, pocanzi al Principe!
VANNI
(Meravigliato) Allura tu si un abitanti di lu paisi ca ancora havi di nasciri? (tra se) cc, sicuramenti c la manu di lu magu.
ROSARIO
Su, per favore, ditemi di quella pianta e il suo frutto, che fine ha fatto?
VANNI
Dicu, (toccandolo) tu si veru? Fatti tuccari (continua a toccarlo girandogli intorno). Senti, figghiu, ti vogghiu cunfidari un segreto aspetta, un ti moviri; (va a controllare se viene qualcuno) a sapiri ca la pianta veru esistiu, si, era na pianta strana, curiusa, ma sulu na pianta; ma lomu, figghiu miu, di tutti li cosi strani, un si nni putennu spiegari la ragiuni, si nni fa un simbulu, na bannera e si ci abbrazza forti appinnennuci tutti li so spiranzi, nzinu lu destinu ci ncodda iu parru di lomu di tutti i jorna sintenni, di chiddu ca camina cu locchi ntuppati, di chiddu ca sha pasciutu di lu fruttu di la pianta scumparsa, pi divintari saggiu e putenti
ROSARIO
(Pi confuso che persuaso) E il frutto funzionava davvero?
VANNI
Vidi, vidi ca ncuminci a capiri! Lu fruttu, unu di li tanti stranizzi ca lomu havi di bisognu pi spirari e addivintari nautru; lu sennu, nveci, figghiu miu, e nchiusu dintra di nuautri, custudutu (indicandosi la testa) cc! Ma lomu, chiddu jurnalru figghiu di la gnuranza, nun lu sapi! E allura, cu savvrazza a na setta, cu simpinnula a na bannera, cu si strinci a la manu strani ninnuli, c pir sinu cu porta attaccatu a lu coddu: corna, denti danimali, cionnuli (Rosario si guarda le cose addosso e vorrebbe nasconderle) e avutri stranizzi e li custudisci tutti gilusamnti; eh a li to risorsi, figghiu miu, ca tacchiappari cu tutti li to forzi, ricordalu, sulu a li to risorsi. Lomu ca pensa daddivintari nautru, perdi tempu e si scorda di canusciri chiddu ca .
ROSARIO
Forse avete ragione; (si riguarda le cose che ha addosso e cerca di giustificarsi) solo che a volte ci si lascia coinvolgere dagli altri, dagli amici.
VANNI
Lu veru amicu di tia, si tu stissu, rispettati, prima di pinsari di rispitari a lautri e (si avvia) ricordati, figghiu miu, lu sennu nchiusu dintra di nui stissi; sunnu li simbuli, li banneri, ca fannun ca fannu lomu jurnaloru, figghiu, di matri gnuranza sempri (facendo il segno di gravida) china, pronta a figghiari carmusci orbi (ed esce).
ROSARIO
(Prende la catena e la guarda. Poi, ironico) Il simbolo delle costrizioni che la societ cimpone (si toglie la catena e la butta); ma va ff n culo! (pensieroso, butta via le altre cose) Forse ha ragione il vecchio Vanni, anchio, per sembrare diverso mi ero aggrappato ad un simbolo, al frutto del senno, la catena lorecchino il frutto (ride quasi da non potersi tenere) Ah! Ah! Ah! Del senno! Ah! Ah! Ah! (Continua a togliersi quanto aveva addosso: orecchino, fregi, la giacca strappata, ecc.). Con tutte queste cose, io dovevo essere che so: un superman! Il frutto del Ah! Ah! Ah! (Comincia a sbadigliare, si siede e saddormenta; mentre si risente il leggero suono di pifferi e flauti. Entra ancora la corte che sfila davanti a Rosario che al loro passaggio si muove come a destarsi; la corte va via: Entra Vanni, sempre guardingo e si avvicina ancora a Rosario girandogli lentamente attorno).
VANNI
Un tu scurdari, figghiu miu, u sennu dintra di nuautri stissi; lu simbulu ca renni schiavu lomu jurnalru (gli rimette tutti gli oggetti buttati li per terra). E di tia stissu ca ha capiri lu significatu di quantu thaju cuntatu. Nun tu scurdari (si avvia ad uscire), dintra a nuatri lu fruttu di lu sennu (va via).
CORVO
(Si sente gracchiare ed entra un corvo tutto spennacchiato) Cra, cra, cra! Poche penne ho da portare, / per il lungo mio viaggiare. / Ho conosciuto molti posti, / tanti uomini, animali e mostri. / Tante storie, ho da narrare, / tristi e alcune belle; / solo una mi fa irtir la pelle/ (guardandosi) Prima che fui corvo, uomo sono stato, / e duro mi vien dir penne da pennuto. / Ora prima che ho da diventar tonto, / stanco, mi siedo e ve la racconto: / Mentre volavo in questa valle incantata, / sentii nellaria una gran risata, / vi ricordo che non mento, / tanto che presi un gran spavento! / (Si guarda in giro, ha paura, si sente una macabra risata) E lei, porco di un mondo! / Scusate se vado e mi nascondo! / Ma sento anche parlare; / tanta gente arrivare! / (Guarda, cercando in aria la risata) La risata svanita! / Ma allora la storia non era finita! / (Si nasconde).
Ia SORELLA
(Si sente parlare, ed entrano le sette sorelle. Vestite a lutto coperte da lunghi veli neri. Entrano come se cercassero qualcuno). Son qui! Son qui! Son qui! (Come se ascoltasse). Arrivano! Arrivano! Arrivano!
IIa SORELLA
Non c! Non c! Non c!
IIIa SORELLA
Pi avanti, cerchiamo pi avanti! Pi avanti! Pi avanti! Pi avanti!
EULANIA
Vi ordino di tenere chiusa la bocca! (Poi alle altre tre) anche voi, vi prego, non parlate; io sono la quarta sorella, sono in mezzo a capo di voi tre e anche di voi tre. E a me stanotte ch concesso parlare. Il posto questo vi dico. (Indica le prime) Voi, quanti passi avete contato sin qui, dalla grotta?
LE TRE SORELLE
Quarantuno dozzine di cento.
EULANIA
(Alle altre tre) E voi, dalla vetta del monte vulcano?
LE ALTRE TRE SORELLE
Venti dozzine di cento e altre di cinquanta.
EULANIA
Ed qui vi dico che incontreremo il nostro sposo, ed egli ci mostrer i nostri figli, ma ricordatelo, a nessuno di loro verr svelato il motivo e la ragione per la quale noi siam qui stanotte.
LE SEI SORELLE
E se ci riconoscono?
EULANIA
Essi non vedono.
LE SEI SORELLE
E se ci sentono?
EULANIA
Neanche questo potranno.
UNA DELLE SEI
Magari listinto? Saccorgeranno sicuramente di noi!
EULANIA
Niente e nessuno istinto in loro. Sino a quando durer lincantesimo saranno solo automi, hanno solo il potere della risata.
LE SEI SORELLE
E sino a quando durer lincantesimo?
EULANIA
E scritto che succeder in una notte di luna piena, e cos sar. (Si sente un leggero rumore di passi e dei lamenti). Sentite, arrivano!
BIMBO
(Entra con un lanternino acceso che gli pende da una mano) Eccomi, sono qui!
EULANIA
(Guardano meravigliate, aspettando ancora lentrata di qualcuno) E tu, chi sei?
BIMBO
Non mi riconoscete? Eppure sono stato vostro sposo, un tempo; ora ho riiniziato una nuova vita. So che aspettavate me; ho per ora il compito di condurre in giro i nostri figli.
LE SEI SORELLE
Non vero! Non pu egli essere stato il nostro sposo! E una magia!
BIMBO
(Ad una di loro) Magia, dici? Ricordi quella brutta notte della seconda decade di Agosto, quando lacqua dal cielo scendeva come un fiume in piena, e il vento non rifece per nulla chiudere occhio? (Le sorelle si guardano). E quella saetta che entr dentro la grotta, la quinta, facendoti sussultare, la illumin scagliandosi e facendo cadere a pezzi quella grossa stalattite che pendeva dal soffitto della camera? La pi bella della grotta; dimmi, ancora quella la tua camera? (Lei non parla e preferisce abbassare lo sguardo. Poi si rivolge ad Eulania che era rimasta muta). Tu non parli, perch non aspetti tuo figlio. Egli gi, al vecchio eremo.
EULANIA
Allora tu No, solo magia questa! Nessuno si mai ricordato della precedente vita, se mai fosse vero, come puoi narrarci il falso?
BIMBO
Proprio tu, dovresti darmi ascolto, solo a te ebbi a narrare, per tante lunghissime notti. Ricordo nella quarta camera quando ti raccontai di mie gi vecchie esperienze di precedenti vite; e tu tu dicevi ripetendomi, come ora, che raccontavo il falso, non sei proprio cambiata, mia cara Eulania.
EULANIA
Come fai tu a sapere queste cose?
BIMBO
(Deluso) E inutile, neanche se ad ognuna di voi raccontassi tutta la vera storia sino al momento del vostro concepimento, mi credereste. Io sono qui per mostrarvi, dopo tantissime lune trascorse, i vostri figli; essi vagano, ed io con loro. Compito mio quello, assegnatomi in questa vita, daiutarli a lenire le loro pene. Errare per il mondo come saltimbanchi, invisibili agli occhi umani, elemosinando la piet, alla ricerca di colui che per vendetta tolse loro tutti quei piaceri, quei sensi, le emozioni che li rendevano uomini vivi, mentre ora sono solo ammasso di carne umana (si sentono dei passi e si odono dei sottili lamenti). Eccoli, arrivano! (Entrano molto lentamente i sei figli, trascinandosi lunghe catene, incuranti dei presenti). Fermatevi, fermatevi vi dico! (Non sentono, ed escono lentamente lamentandosi). Vano il mio richiamo. Non sentono
LE SEI SORELLE
Figlio mio!
BIMBO
Vedete! Vagano da tantissimi anni senza conoscere sosta alcuna.
EULANIA
E quando finir tutto questo penare?
BIMBO
Questo, per me, il terzo rinascere da poi che questa valle, perse la pianta per mani loro; un castigo che durer nel tempo. Sar na notte di luna piena ad allietare ancora la valle, una notte luminosa da sembrare quasi giorno; solo allora che rinascer la pianta, rigogliosa, ricca di frutti, dove tutti attingeranno in quel vecchio e semplice sapere di un tempo (ed esce lentamente portandosi dietro le donne che piangono di dolore).
CORVO
(Rientra guardandoli allontanare) Tutto avevo visto e questo non ricordo; / E le parole? Che forse fui anche sordo? / La risata, solo la risata sentivo. / Avvenne in sogno? Forse dormivo! / O son forse divenuto un tordo, / Ma quel che avvenne dopo lo ricordo! / Fu lei, la mammaddaa, che trasform i briganti! / Ora esseri vaganti; in forme di vetro strano, / perch veder non possa occhio umano! / Trascorrere fece i suoi momenti cupi, / creandosi dai rami tanti pupi. / E in quella valle tutta incantata, / li mise a guardia dellinvisibile murata. / Passer tempo, credo non tanto; / e finir dovr sto brutto incanto. / Me lo ha sussurrato una sirena; / succeder in una notte di luna piena. (Si allontana gracchiando). Cra, cra, cra!
MASSIMO
(Entra con Alessandro, Maria Stella, sono sporchi di colore). Oh, ragazzi! (Entrano e si fermano meravigliati) Dormono ancora?
MARIA STELLA
(Chiamandoli in disparte) Io dico che fanno finta senti che facciamo, Massimo dove lo hai messo il sacchetto dei cipster, anche loro ne sono ghiotti, dammelo.
MASSIMO
Che cosa vuoi fare?
ALESSANDRO
E daglielo!
MARIA STELLA
Adesso vi faccio vedere come si svegliano. (Si avvicina ad ognuno di loro facendogli sentire il rumore del sacchetto, ma quelli niente). Oh, ma questi dormono davvero!
ALESSANDRO
Bisogna svegliarli, se no finisce come laltra volta successe a Massimo; ricordi?
MASSIMO
Ah successo a me! E voi, dove eravate?
MARIA STELLA
Si, ma tu hai dormito sino a tardi.
MASSIMO
Ma poi come ci siamo addormentati, ricordi? Tutte quelle storie che raccontavamo, ricordate? A mammaddaa, il drago con le sette teste, il bambino dei sette miracoli Oh, svegliamoli! Se no va a finire che (si avvicina a Giovanni, mentre gli altri svegliano gli altri) Giovanni, Giovanni! Alessandro sta segnando un gol, corri, corri!
GIOVANNI
Il gol a si e lasciaglielo segnare, io (Si rende conto della situazione) Oh, ragazzi, ma che ore sono?
MASSIMO
E ora dandare a mangiare le pizze, e sapete dove?
GIOVANNI
Le pizze? E a calcetto?
ALESSANDRO
A calcetto? Ah, ma questo allora non scherza! Sono quasi le undici, e meno male che oggi sabato, e le pizze visto che abbiamo (indicando i vestiti sporchi) lavorato, mentre voi siete rimasti qui, a dormire chi poteva immaginarlo, ce le siamo sognate!
MASSIMO
Neanche dici che domani domenica e non c scuola, e dopo sta chiamiamola sfacchinata possiamo anche permetterci il lusso di poter far notte. (Rosario, guarda in giro meravigliato, e non trova nessuno dei personaggi che lui ha incontrato nel sogno). Rosario, che hai? Ragazzi guardate questo; ma cosa cerchi? Mi sembri strano!
ROSARIO
Ah, io sono strano! Voi, invece ma guardatevi come siete combinati! E poi avete iil coraggio di criticarmi per come vesto e per quello che porto?
ANDREA
Ma noi
ROSARIO
Si, lo so: gli amici ci condizionano e tante altre scuse (quelli si guardano meravigliati). Ognuno amico di se stesso! Ricordatelo
MASSIMO
Oh, ma questo fuori di se! E diventato pazzo! Cosa vuol dire?
ROSARIO
(Saccorge davere addosso ancora i simboli) Ma come, li avevo buttati via!
ANDREA
(A Patrizia) Patrizia, cos successo? Di cosa sta parlando?
PATRIZIA
Non capisco! Voi, piuttosto cosa fate cos sporchi di colore?
MARIA STELLA
E una sorpresa, dopo vedrai (guardano Rosario meravigliati).
ROSARIO
Con tutti questi simboli, avrei gi dovuto essere chiss forse un Papa!
MASSIMO
Beh, un Papa io da tanti anni che frequento la chiesa e non sono nemmeno prete, e tu Rosario, dai basta con lo scherzo!
ROSARIO
(Li guarda, ha lo sguardo assente, mentre gli altri si guardano meravigliati) E in noi il frutto del senno, (indicandosi la testa) qui! Toglieteveli anche voi quei vestiti pennellati, sembrate
MARIA STELLA
Adesso basta, qui mi pare che si sta esagerando un po, ti ricordo che noi abbiamo lavorato anche per te, e questi vestiti che non ce li siamo certamente fatti alla moda come intendi tu, ora dobbiamo pure buttarli, e tu (agli altri) Non solo che fa finta di non capire, ma viene anche a farci la morale.
GIOVANNI
Eih, di cosa state parlando voi?
PATRIZIA
E perch siete combinati cos?
MARIA STELLA
Toh, si finalmente svegliata laltra. A casa di don Carlo non so bene perch, forse hanno capito che noi non centravamo niente col discorso del muro. Sono venuti a chiederci scusa; avevano dato la colpa a quasi tutto il gruppo, anzi ci hanno chiesto di voi; e noi (a Giovanni ancora seduto per terra) Giovanni, qual la migliore risposta quando altri sbagliano nei tuoi confronti?
ROSARIO
Prendere un pezzo di legno, e
GIOVANNI
(Facendo a Rosario col dito segno di no) E no, caro mio! La migliore risposta una buona azione.
MARIA STELLA
Quindi (indicandosi) abbiamo sentito daiutarli, a pulire il muro e a ritingerlo, e suo pap ci ha invitati tutti a casa sua a mangiar le pizze e far baldoria oh, moderata sintende! Capisci? Le pizze sono gi state pagate. Luigi e gli altri sono andati a ritirarle e noi abbiamo avuto il compito di cercarvi. Allora, andiamo o no?
ROSARIO
I briganti di vetro il mago, le megere, la corte Comera bella donna Isabella!
PATRIZIA
Abbiamo capito, come al solito! E ci scommetto che ti sarai sognato ancora il principe con la frusta in mano
ANDREA
E sta volta, d, le hai (facendo il segno di prenderle) o no?
ROSARIO
Cera la corte Vanni (Giovanni guarda meravigliato Rosario)
MARIA STELLA
E Ciccu, Ciccu un cera?
ROSARIO
E inutile, non potete capire; siete solo come gli altri: omini jurnalra (quelli si guardano e non capiscono).
TUTTI
Uomini che?
ROSARIO
No, che! (Sillabato) Jur-na-lo-ra. Uomini comuni, ecco!
LUIGI
(Arriva con con un suo amico) Allora, ragazzi (Saccorge di Patrizia, Giovanni e Rosario) Ah, voi siete qui? Su andiamo che a casa ci aspettano, e le pizze si raffreddano.
GIOVANNI
Eih, eih, ragazzi! Il lavoro ce lho tutto (indicandosi la testa) qui! Sapete, finalmente so come scriverla quella commedia; io credo ne verr fuori una bellissima storia, che ne pensate di metterla in scena, eh? Voglio curarla anchio, la messa in scena. A te (indicando Andrea) assegner la parte del settimo brigante
ROSARIO
Eh? Il settimo brigante? Allora anche tu non ci credo! E dimmi, di chi era figlio?
GIOVANNI
Era il figlio del Dio del fuoco, il quale, sposatosi una delle sette sorelle, figlie dellallodola rossa che nidificava nello stagno incantato, and ad abitare dentro un vulcano
ROSARIO
Il monte, ora, della Santa Croce? Si, ma le sorelle non erano figlie dellallodola rossa! E Baril era il fratello delle sei sorelle, figlie della mammaddaa!
ANDREA
Di cosa state parlando?
GIOVANNI
Baril? Ma se stato proprio lui a raccontarmi la storia del settimo brigante, (gli altri si guardano meravigliati) figlio del Dio del fuoco che abitava dentro un vulcano, proprio quel monte che dicevi tu, (indicandoli monte) si, proprio quello! Non dirmi che anche tu
PATRIZIA
Eih, di che cosa state parlando?
ROSARIO
(A Giovanni) Ma se il settimo era proprio lui, Baril! E io che non riuscivo a capire che fine avesse fatto laltro brigante!
GIOVANNI
Io, dico che ti ha imbrogliato. Senti che ne dici Rosario, (indica Patrizia) se a lei, invece, assegnassimo la parte
ROSARIO
Di Isabella?
GIOVANNI
Di Isabella, certo, Isabella per era una bella donna; vuol dire che ti truccheremo un po! (Indica Massimo), a te dar invece la parte del
ROSARIO
Del Principe!
MASSIMO
Eih, ragazz! Vogliamo andare? C tempo per mettervi daccordo a chi assegnare la parte.
LUIGI
Su, andiamo a mangiare per ora che a casa ci aspettano (vanno uscendo, mentre Rosario, ancora con lo sguardo assente, cerca in alto la luna).
ROSARIO
Ma la luna
GIOVANNI
(Ad Andrea) Su, cammina! Che stai a guardare la luna!
VOCI FUORI SCENA
Scusate, ma quello non il sindaco? Guardate ch romantico, ammira le stelle!
GIOVANNI
Non ammira le stelle, guarda sperando che, essendo luna piena capite?
VOCE FUORI SCENA
E perch spera nella luna piena?
GIOVANNI
Una cosa alla volta, per carit! Aspettate a mettere in scena la commedia e vedrete.
VOCI GENERALI
Quanti misteri, stasera! Su, vogliamo sbrigarci, che tardi, se no vediamo sorgere il sole, altro che luna piena!
ALESSANDRO
Eih, ragazzi! E la commedia di Rocco? Giovanni! Patrizia! Ch non dovete pi scriverla la commedia?
PATRIZIA
Certo che dobbiamo scriverla! Domani lo andiamo a trovare e
GIOVANNI
Ma che Rocco e Rocco! Ve la vado suggerendo io la commedia! Via, via, che la metteremo in scena; lho gi tutta qua! (Indicandosi la testa).
Fine
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