Sogno (ma forse no)

Stampa questo copione

SOGNO (MA FORSE NO)

 


1936

Atto unico

di LUIGI PIRANDELLO

Arnoldo Mondadori Editore - Milano

1962

PERSONAGGI

la giovane signora

l'uomo in frak

un cameriere(che non parla)

ATTO UNICO

Una camera: ma forse no! un salotto. Certo, una giova­ne signora vi giace su un letto: ma forse no: sembra piuttosto un divano, a cui per qualche molla si sia ab­battuta l'alta spalliera.

Del resto, nulla in principio si discerne bene, perché la stanza è stenebrata appena da un lume innaturale che emana dal tappetino verde prato davanti al divano. Questo lume par debba da un momento all'altro sparire a un lieve moto nel sonno della giovane signora dor­mente.

Difatti, è proprio il lume d'un sogno: come quel salotto è una camera da letto soltanto nel sogno della giovane signora: e un letto, quel divano.

Nella parete di fondo è un uscio chiuso. In quella di destra un grande specchio su cui è una piccola mensola lavorata artisticamente in forma di cofano, e dorata. Questa mensola per ora non si vede: e anche lo specchio per ora sembra piuttosto una finestra.

La ragione di quest'inganno è semplice: nello specchio si riflette la finestra che gli sta dirimpetto, nella parete sinistra: e naturalmente, per la giovane signora che so­gna, la finestra è li dov'è lo specchio che la riflette: e questa finestra di sogno sarà difatti aperta, più tardi, dall'uomo che verrà.

Sotto lo specchio è per ora abbassato il tappeto che poi ricoprirà il piano della mensola. Questo tappeto è della stessa stoffa delle pareti della camera, per cui non si distinguerà affatto. così abbassato, serve a nascondere fino a terra il vano dentro al quale è sparita nel sogno la mensola, che poi riapparirà, col suo tappeto sopra, allorché il sogno sarà finito, e lo specchio sarà ritornato uno specchio.

Pende dal soffitto una lumiera con tre globi rosei, ora spenti, di vetro smerigliato.

Nella tenebra diradata appena da quel lume di sogno, a un certo punto, da sotto il divano che fa da letto, vieti fuori una mano, un'enorme mano, che solleva lentamen­te la spalliera abbattuta; e grado grado che questa si rizza, emerge dietro, enorme anch'essa, la testa d'un uomo dall'aspetto stravolto, i capelli scomposti, la fron­te corrugata, gli occhi terribilmente foschi e come in­duriti in una cupa minaccia.

È un'orribile maschera d'incubo.

Si solleva sempre più, fino a mezzo il busto, mostran­do l'abito da sera sotto un mantello nero e la sciarpa bianca di seta: e incombe sulla giovane signora che ha aperto gli occhi e levato a riparo le mani, spaventata, raggricchiandosi a sedere

Il lume a terra si smorza e la testa scompare dietro la spalliera. È un attimo. S'accendono i tre globi della lu­miera che emanano una tenue soavissima luce rosata; ed ecco ritto in piedi accanto al divano l'uomo in frak, non più nella enorme maschera d'incubo come è apparso dianzi, ma di proporzioni normali, non però tali ch'egli appaia reale, bensì come sognato, con la stessa espressio­ne di fosca minaccia, divenuta per così dire verosimile.

La scena che seguirà, mutevole e quasi sospesa tutta nella inconsistenza d'un sogno, sarà di continuo intra­mezzata da pause più o meno lunghe e anche da certi subitanei arresti di rappresentazione, durante i quali l'uo­mo in frak lascerà in tronco non solo il gesto ma ogni movimento espressivo così degli occhi come di tutto il volto e di tutta la persona, rimanendo lì come un fan­toccio posato. Da questi arresti si riavrà ogni volta assu­mendo tutt'a un tratto espressioni spesso in violento con­trasto con quella di prima, secondo quel nuovo aspetto e quel nuovo animo che la giovane signora si foggia di lui, vagando ì ricordi nella volubile incostanza del so­gno.

la giovane signora. Sei qui? Come sei entrato?

l'uomo in frak (resta dapprima immobile: poi si volta appena a guardarla; cava da un taschino del pan­ciotto scollato una piccola lucida chiave inglese e la mostra: quindi se la rimette nel taschino).

la giovane signora. Ah, l'hai ritrovata tu? Proprio co­me avevo sospettato. Quando te la richiesi, dopo la tua ultima imprudenza.

l'uomo in frak (sorride).

la giovane signora. Perché sorridi?

l'uomo in frak (smette a un tratto di sorridere e la guarda fosco, per farle intendere che è inutile mentire con lui e volergli dare a credere che la chiave gli sia stata ritirata « per la sua ultima imprudenza »).

la giovane signora (dominando, di nuovo impaurita, il turbamento che quello sguardo le cagiona). Non te l'ho richiesta per altro. Tenevo tanto poco a riaverla, che me la misi in tasca senza neppur badarci. Dev'es­sermi scivolata dalla tasca sul tappeto, quando m'al­zai perché la cameriera m'aveva chiamata di là un momento.

l'uomo in frak (appena ella volta il capo a guardare dall'altra parte per accompagnare col gesto le parole « di là un momento » con la rapidità d'un ladro fa l'atto da lei immaginato: cioè, si china sul tappeto per raccattare una chiave e nasconderla subito proprio là dove ha già mostrato d'averla, nel taschino del pan­ciotto. Nel compire quest'atto, ha gli occhi accesi d'un maligno riso che gli si torce anche sulle labbra. Ap­pena però si rimette ritto, ritorna nell'atteggiamento di prima, come se non si fosse mai mosso).

la giovane signora (dopo avere atteso un po' ch'egli le dica qualche cosa). Si può sapere che hai? Perché mi guardi così?

l'uomo in frak. Che ho? Nulla. Come ti guardo? (E così dicendo le si appressa: si china su lei, poggiando un ginocchio sul piano del divano, una mano sulla spalliera e l'altra, delicatamente, sull'avambraccio di lei.) Non posso starti lontano: non vivo più se non ti sento così, così, vicina a me: se non sento così l'odore dei tuoi capelli — quest'ebbrezza — e questa soavità della tua pelle — e questo profumo di tutta la tua persona. Tutta, tutta la mia vita sei tu.

la giovane signora (scatta in piedi e si scosta, passan­dogli davanti. Gli dimostra così che le è intollerabile sentirgli ripetere le solite parole d'amore. Ma è pur stata lei a fargliele ripetere, ricordando per un mo­mento che egli, innamorato, le è apparso tante volte con quell'aspetto alterato e scomposto che ora, nel so­gno, le sta facendo tanta paura. Pentita subito del suo scatto, s'aspetta che egli ora, avendo avuto con esso la prova che ella non lo ama più, fingerà d'aver detto per scherno quelle parole. Si volta perciò impaurita verso di lui).

l'uomo in frak (rimasto come un automa sospeso nel suo atteggiamento amoroso, li chino, proteso verso il posto dove prima era seduta lei, ora, appena ella si volta a guardarlo, si butta sgarbatamente a sedere sul divano, con le gambe aperte, con le braccia aperte, e rovescia indietro il capo, rompendo in una lunga risata di scherno. Mentre ride così, man mano la spalliera gli va cedendo dietro le spalle, fino ad abbattersi tutta sulla molla come prima. Gradatamente anche i tre globi della lumiera vanno smorzando la loro luce rosea: fin­ché egli, arrivato resupino con la sua risata sulla spal­liera tutta abbattuta, nell'attimo di bujo tra lo spe­gnersi dei tre globi della lumiera e il riaccendersi del lume a terra, non si sarà tirato su un fianco a giacere per lungo sulla spalliera che fa di nuovo da letto, pog­giando su un gomito e con la testa sorretta dalla ma­no, come se da gran tempo fosse li, a seguitare un di­scorso con voce pacata e un triste sorriso sulle labbra, a lei che ora si troverà seduta sul divano ai piedi di lui).

 ... certo, né una donna può obbligare un uomo, né un uomo una donna a rispondere a un amore che non si senta più. Ma allora bisogna avere la franchezza di dirlo: « Io non ti amo più ».

la giovane signora. Tante volte non si dice per pietà; non perché manchi la franchezza, ché anzi farebbe molto comodo.

l'uomo in frak. Molto comodo può essere anche a una donna credere che taccia per pietà. Quando una don­na dice di tacere per pietà, ha già ingannato.

la giovane signora.   Ma no!

l'uomo in frak. Sì — non foss'altri, sé stessa. Sotto codesta pietà sarà sempre nascosto qualche tornaconto.

la giovane signora (alzandosi). Grazie per il concetto che hai di noi donne.

l'uomo in frak. Ma quand'anche non ci fosse alcun tor­naconto, non capisci che la pietà sarebbe sempre falsa?

la giovane signora. Io ho sempre saputo che un ingan­no può anche essere pietoso.

l'uomo in frak. Quale? quello di far credere che si ami, quando non si ama più? Inganno inutile. Chi ama ve­ramente s'accorge subito che nell'altro non c'è più amore. E guai se finge di non accorgersene: sarà co­me insegnare il tradimento. Una pietà vera, che non nasconda secondi fini, può essere, in chi la usi, soltanto pietà: non più amore. Pretenderlo è corrompere que­sta pietà. Nascerà lo sdegno, per forza: quello sdegno che consiglia e induce al tradimento; perché già, tan­to, il primo tradimento l'abbiamo voluto noi stessi col non volerci accorgere di quell'inganno.

la giovane signora (tornando a sedere al posto di pri­ma). Dunque tu pensi che bisogna dirlo?

l'uomo in frak (senza scomporsi). Sì. Lealmente.

la giovane signora. Perché l'inganno, anche pietoso, è un tradimento?

l'uomo in frak. Sì. Quando l'uomo o la donna l'accet­ti, come un mendicante l'elemosina.

Pausa.

Vorrei sapere come tratteresti un mendicante che, per dimostrarsi grato dell'elemosina che gli hai fatta, pre­tendesse baciarti in bocca come un innamorato.

                                      

la giovane signora (con un sorriso ambiguo). Se l'ele­mosina è d'amore, un bacio è il meno che quel mendi­cante possa chiedere.

l'uomo in frak (rizzandosi in piedi dall'altra parte del divano e con atto d'ira risollevando la spalliera per ri­metterla ritta a posto come prima). Dimenticavo di par­lare con una donna.

Passeggia concitato per la stanza.

La lealtà, la lealtà è un debito, e il più sacro, verso noi stessi, anche prima che verso gli altri. Tradire è orribile. Tradire è orribile.

la giovane signora. Non so perché tu mi parli così, questa notte, e debba tanto eccitarti quello che dici.

l'uomo in frak. Non quello che dico io: quello che hai detto tu. Io sto parlando in astratto.

la giovane signora. Ma anch'io, caro. Tu non puoi dubitare di me.

l'uomo in frak. Tusai bene ch'io dubito sempre e che ho tutta la ragione di dubitare.

Va, risolto, ad aprire la finestra del sogno e farà en­trare un esagerato raggio di luna e un lento e lieve fragorio di mare.

Non ti ricordi più?

E resta a guardare davanti a quella finestra aperta.

la giovane signora (guardando invece davanti a sé, seduta, come una che ricordi). Ah sì, è vero, questa estate, al mare...

l'uomo in frak (sempre davanti alla finestra, come se vedesse il mare di là). ... tutt'un fremito d'argento sotto la luna...

la giovane signora. Sì sì, fu veramente una pazzia...

l'uomo in frak. Ioti dissi: stiamo provocando il mare a sentirci così sicuri su questo canotto che un'onda può mandare a fondo da un momento all'altro.

la giovane signora. ... e mi volesti far paura piegan­doti di qua e di là...

l'uomo in frak. E ricordi che altro ti dissi allora?

la giovane signora. Sì. Una cosa cattiva.

l'uomo in frak. Che ti volevo far provare la stessa pau­ra che sentivo io fidandomi del tuo amore. Tu te ne avesti a male. E io allora mi provai a farti intendere che come noi due, quella sera, provocavamo il mare sentendoci sicuri su quel canotto, che l'onda più lieve poteva mandare a fondo da un momento all'altro, così a me sarebbe sembrato di provocare te, dicendomi sicuro di quel po' d'affidamento che potevi darmi col tuo amore.

la giovane signora. Ti pareva poco anche allora?

l'uomo in frak. Ma sì! Ma sempre, cara! Per forza. Non perché tu voglia. A te anzi parrà di potermi dar tutto l'affidamento È sempre poco, perché tu stessa, cara, tu stessa non puoi avere nessuna certezza, che domani, di qui a un momento, mi amerai ancora. Ci fu pure un momento che tu sentisti d'amarmi; e prima non m'amavi. Ci sarà pure un momento che sentirai di non più amarmi, e non m'amerai più. — Forse questo mo­mento è venuto. — Guardami! — Perché hai paura di guardarmi?

la giovane signora. Non ho paura. So che tu sei ra­gionevole. Hai detto tu stesso poco fa che nessuno può costringere un altro a rispondere a un amore che non sente più.

l'uomo in frak. Sì, ragionando. Ma guai, ma guai se in te l'amore dovesse finire mentre in me dura ancora, così vivo e così forte!

la giovane signora. Io voglio che tu ragioni.

                                      

l'uomo in frak. Sì, sì, ragiono, ragiono. Ragiono fin che vuoi, per farti piacere. Per non aver paura, tu vuoi la prova che ho ancora perfetto l'uso della ra­gione? Ecco, ecco: te la do. E comprendo benissimo tutto, non temere, finché la fiamma del mio spirito re­sta accesa soltanto qua. (Si tocca la fronte:) Com­prendo benissimo, come vedi, che il tuo amore, co­minciato in un momento, in un momento può anche finire, per un caso qualsiasi, impreveduto, imprevedi­bile. Che vuoi di più? Arrivo fino a dire: allo svolto d'una via, per un incontro impensato, per un subita­neo sbarbaglio che accechi, per una improvvisa, irre­frenabile accensione dei sensi...

la giovane signora.   Oh  questo  poi...

l'uomo in frak. Perché no?

la giovane signora. Ma perché c'è pure in noi la ra­gione, la ragione, la ragione che subito ci richiama.

l'uomo in frak. A che cosa? al dovere?

la giovane signora. A non lasciarci prendere così.

l'uomo in frak. La vita prende, la vita prende: ha preso sempre così! Perché vuoi che te lo dica, proprio io, come se tu non lo sapessi? Guai, guai se la fiamma ti s'accende qua (Si tocca il petto:) e ti brucia il cuore! Tu non sai che atroce fumo prorompa da un cuore che brucia, dal sangue, dal sangue che brucia: e che orribile notte questo fumo ti fa subito nel cervello: la tempesta, per cui non ragioni più. Vuoi ora impedire alla tempesta che scagli i suoi fulmini e che uno ti incendi la casa e ti uccida?

Così dicendo s'è fatto terribile; e appena ha nomi­nato la tempesta, un sordo fragore crescente, come di tempesta, si ode di là dalla finestra aperta, e il raggio di luna si cangia in un livido guizzante lampeggio di sinistre luci.

la giovane signora (atterrita, si nasconde il volto con le mani).

l'uomo in frak (subito, com'ella si nasconde il volto, resta in tronco, col gesto sospeso e senza più espressione nel viso, come un automa. Cessano anche d'un tratto il fragore e il lampeggiamento: torna quieto il raggio di luna, e tutto rimane in una quasi arcana immobilità, che durerà fintanto che la giovane signora terrà le ma­ni sul volto).

la giovane signora (senza staccarsi le mani dal volto, si alza e muove qualche passo verso la finestra per chiu­derla).

l'uomo in frak (pur restando sospeso ancora nell'atto­nito atteggiamento, volge soltanto il capo e le braccia nella direzione di lei, come se ella, movendo quei passi verso la finestra, per attrazione, lo facesse voltare così).

La giovane signora (si leva le mani dal volto e guardan­do la finestra resta anche lei per un istante stupita dell'immobilità di quel lume di luna, sereno. In quello stu­pore, sorride: si ricorda del « momento », che cominciò ad amare quest'uomo; fu appunto in un salotto presso una finestra per cui entrava la luna. Si volge a lui con quel sorriso sulle labbra).

l'uomo in frak (assume subito l'espressione di quel « momento », cioè d'un signore che in un salotto ha visto con la coda dell'occhio la signora di cui è innamo­rato andare a una finestra, e, fingendo d'andarci anche lui per prendere un po' d'aria, resti sorpreso di trovarla li per caso).

Oh, scusate! Siete qui? Fa veramente un caldo insopportabile. Non si può più ballare. Forse sarebbe meglio andare tutti in giardino, con questa bella luna: e che qualcuno restasse qua a suonare: giù si sentirebbe la musica venire da lontano e si balle­rebbe al fresco, là nello spiazzo attorno a quella vasca che zampilla.

Da lontano, velato, come dall'alto, il suono di un pianoforte.

la giovane signora. Credevo che il giardino e questa bella luna vi dovessero far nascere il desiderio d'an­dar giù, non con tutti, ma solo con la bella signora in rosa con cui avete tanto ballato questa sera.

l'uomo in frak. Perché mi dite così? Siete stata voi...

la giovane signora (interrompendolo). Piano! Ci pos­sono sentire.

l'uomo in frak (piano e guardingo). ... voi a dirmi di non seguitare a ballare insieme, per non dar troppo nell'occhio:  e ora mi rimproverate...

la giovane signora (facendogli prima cenno di tacere, e poi sussurrandogli pianissimo). Andate giù in giar­dino senza farvi scorgere. Tra poco, appena potrò, vi. scenderò anch'io.

l'uomo in frak (felice, dopo aver spiato in giro con gli occhi se nessuno dal salotto lo scorga, le prende una mano e gliela bacia furtivo). Vado. V'aspetto. Presto!

E s'allontana dalla finestra: si muove guardingo per il salotto in direzione dell'uscio chiuso: vi giunge: torna a guardare circospetto come uno che voglia co­gliere il momento opportuno per aprire quell'uscio: lo apre: esce.

la giovane signora (rimane, come nascosta, nel vano della finestra, avvolta nel raggio di luna. A poco a poco questo raggio si smorza insieme col lume a terra e si fa sempre più lontano e fievole il suono del pianoforte, perché la visione di quel « momento » lentamente si spegne in lei. Quando si sarà al tutto spenta e il suono del pianoforte con essa, nell'attimo di bujo che prece­derà il riaccendersi dei tre globi rosati della lumiera, la finestra sarà richiusa, la giovane signora sarà tornata a sedere sul divano al posto di prima).

l'uomo in frak (immobile, accanto al divano, nella pri­ma espressione di fosca minaccia tal quale come in principio).

la giovane signora (dopo aver atteso che egli si risolva a parlare, pestando un piede). Ma insomma mi dirai, mi dirai qualche cosa! Non seguiterai mica a starmi davanti tutta la notte con codesto cipiglio!

Nel dire  queste parole quasi piange,  nell'angoscia, dalla rabbia che è costretta a frenare.

l'uomo in frak. Non sono io: me lo dài tu questo cipi­glio. Tu sai bene che sono ancora pieno d'amore per te: sai bene che se ora mi voltassi a guardarmi allo specchio, io stesso, così come tu mi hai davanti, non mi riconoscerei. Mi direbbe la verità lo specchio, pre­sentandomi un'immagine ch'io non mi conosco: que­sta, questa che tu mi dài. E perciò tu hai fatto sparire lo specchio e me l'hai fatto aprire come una finestra.

la giovane signora (quasi gridando). No, no, è la fine­stra! è la finestra! Ti giuro che è la finestra! È inu­tile che ti volti a guardare!

l'uomo in frak. Non mi volto, stai tranquilla. È la finestra, Sì. Sfido che è una finestra dal momento che ho potuto aprirla! E non c'è forse il giardino di là, dove per la prima volta le nostre bocche si sono con­giunte in un bacio che non finiva più? E non c'è da­vanti il mare che abbiamo provocato insieme questa estate in una notte di luna? — Nulla atterrisce più di uno specchio una coscienza non tranquilla. — E tu sai che per altre ragioni, dipendenti anch'esse da te — se penso a ciò che per te ho fatto e seguito a fare — io non posso alzar gli occhi davanti a uno specchio. Ora stesso, ora stesso, che tu mi hai davanti così, tu sai pur bene dove sono — ci sei venuta una volta — in quella saletta gialla del Circolo — e sto barando, sto barando per te — nessuno per fortuna se n'accorge — ma sto barando, sto barando, sto barando per poterti regalare quel vezzo di perle...

la giovane signora. No, no, non lo voglio più! non lo voglio più! T'ho detto che mi sarebbe tanto pia­ciuto averlo...

                                      

l'uomo in frak. Per avvilirmi.

la giovane signora. No, per indurti a considerare che pretendevo troppo da te.

l'uomo in frak. Tu séguiti a mentire! Non hai voluto affatto indurmi a uno sdegno segreto per le tue trop­pe pretensioni: ma a considerare piuttosto che eri fat­ta per un amante più ricco, che avrebbe potuto facil­mente procurarsi il piacere di soddisfare i tuoi costosi desiderii.

la giovane signora. Oh mio Dio, questo, avresti dovuto pensarlo da te fin da principio, sapendo chi ero, che vita ho sempre fatto!

l'uomo in frak. Sapevi anche tu chi ero io, quando ti sei messa con me. Non sono stato mai ricco. Mi sono ingegnato in tutti i modi per trovare i mezzi di seguirti nel tuo tenore di vita, senza tuo scapito e senza troppi sacrifizi per te. E tutto quello che ho fatto e che tu (se volessi essere un po' sincera) devi pure aver sup­posto...

la giovane signora.   Sì,   l'ho   Supposto.

l'uomo in frak. Espedienti d'ogni genere...

la giovane signora. Supposto — supposto — e anche ammirato com'hai saputo nascondermi ogni imbarazzo.

l'uomo in frak. Perché m'è parso niente — il meno che potessi fare per tutto il compenso che mi davi tu, lasciandoti amare da me.

la giovane signora. Ma hai pur preteso che conside­rassi...

l'uomo in frak. No! che cosa?

la giovane signora. Come no? se hai fatto appello alla mia sincerità! — che considerassi quanto t'è costato...

l'uomo in frak. T'ho detto, niente: come niente speravo dovesse costare a te la rinuncia ai tuoi desiderii più costosi.

la giovane signora. Per non obbligarti a spese che sa­pevo non avresti potuto fare, Sì. E ho rinunziato, ho rinunziato infatti, tu non puoi neppure immaginare a quante cose!

l'uomo in frak. L'immagino, l'immagino benissimo!

la giovane signora. T'è parso naturale?

l'uomo in frak. Sì, amandomi...

la giovane signora. Io ne ho provato rabbia!

l'uomo in frak. Che mi sembrasse naturale?

la giovane signora. Sì. Che amandoti, non dovessi de­siderare più nulla! E allora apposta, quella sera, pas­sando davanti la vetrina di quel giojelliere — appo­sta, apposta si, ho voluto essere crudele.

l'uomo in frak. E credi che non me ne sia accorto?

la giovane signora. Ti sono parsa crudele?

l'uomo in frak. No. Donna.

la giovane signora (battendo un pugno sul ginocchio e alzandosi). Ancora! Non capite che è colpa vostra, di voi uomini, se le donne sono così, per codesto con­cetto che n'avete? Colpa vostra, se sono crudeli: colpa vostra, se v'ingannano: colpa vostra, se vi tradiscono?

l'uomo in frak. Piano — piano... Perché vai così sulle furie? Credi che non m'accorga adesso che vai cercan­do un pretesto per farti comunque una ragione?

la giovane signora (voltandosi di scatto, stupita). Io?

l'uomo in frak (con viso fermo). Sì — tu. — Di che ti stupisci?

la giovane signora (imbarazzata). Ragione di che?

l'uomo in frak. Tulo sai bene di che. — Io ho detto « donna » per correggere il tuo « crudele ». M'è parso giusto, non crudele, che tu quella sera, passando da­vanti la vetrina di quel giojelliere, per scherzo e sul serio facessi quel sospiro di golosità.

Lo rifà, come un bambino davanti a un cibo prelibato e accompagna il sospiro col gesto che di solito fanno i bambini appetendo qualcosa che faccia loro gola, cioè passandosi più  volte rapidamente le  mani sul petto:

« Ah! quanto mi piacerebbe quel vezzo di perle. »

Ella ride e, d'un tratto, mentre ride, si fa bujo; un bujo assoluto; e, in questo bujo, lo scrigno che si sarà veduto fin da principio nella parete di fondo accanto all'uscio  chiuso, sarà  liberato,  mediante  qualche  filo o  altro congegno, dei due sportelli - che saranno di carta dipinta e applicati in modo da poter venir via fa­cilmente - e, potentemente illuminato dall'alto da un riflettore che lo isoli da tutto il resto, apparirà come una splendida  vetrina di gioielliere,  con  molte gioje esposte innaturali, entro queste, nel mezzo, bene in vi­sta,  disposto  con  arte in mostra nel suo sostegno  di raso, il vezzo di perle, anch'esso innaturale. Nell'atti­mo stesso che questa vetrina apparirà così illuminata, come una visione fascinosa, la Giovane Signora ces­serà di ridere. E la visione durerà un lungo tratto nel massimo silenzio. Per la forza isolatrice del riflettore i  due personaggi non si dovrebbero vedere come nul-l'altro della stanza si dovrebbe vedere. Del resto, essi voltano le spalle a questo scrigno. La visione di quella vetrina di gioielliere è solo per gli spettatori. I due personaggi, è come se l'avessero davanti a sé. A un cer­to punto si vedranno due mani maschili, ma fine e bianchissime,  scostare,  come  dall'interno   della  botte­ga,  le   tendine   che  fanno   da  sfondo  alla  vetrina,  e prendere con cautela quel vezzo di perle. Poi, senza che la visione di essa sparisca, si riaccenderanno nella scena i tre globi rosati della  lumiera, e appariranno immobili,  nel punto  dov'erano, l'Uomo  in frak e la Giovane Signora, presi nel fascino, che li fa parlare ri­gidi, sottovoce, guardando davanti a sé.

l'uomo in frak. Vuoi che le rubi?

la giovane signora. No, no. M'è passato in un baleno per la mente. Non le voglio, non le voglio da te! T'ho già detto che te n'ho manifestato il desiderio per cru­deltà. So bene che tu non puoi regalarmele se non ru­bandole.

l'uomo in frak. O rubando ad altri per comperartele! — Ciò che sto facendo! Mentre — hai visto? — altre mani — altre mani hanno ritirato dalla vetrina il vezzo di perle — per te — e tu lo sai — lo sai. (A que­sto punto si scompone dalla rigidità e si volta a lei ter­ribile:) — e osi dirmi che non lo vuoi più da me? Sfi­do che non lo vuoi più da me! Lo avrai da un altro! Tu m'hai già tradito, vile! (L'afferra per le braccia, poiché ella, spaventata, s'è alzata per sfuggirgli.) E so chi è! so chi è! Vile! Vile! (La scrolla.) Ti sei ri­messa col tuo primo amante, ritornato ricco or ora da Giava! l'ho visto! l'ho visto! Si tiene ancora appartato, ma io l'ho visto!

la giovane signora (che si sarà dibattuta per liberarsi dalla stretta, a questo punto gli sfugge). Non è vero! non è vero! Lasciami!

l'uomo in frak (La ghermisce di nuovo: la ributta sul di­vano: le si fa sopra, con le mani alla gola come per strozzarla). Non è vero? Se ti dico che l'ho visto, in­fame! Tu ti aspetti da lui quelle perle, mentr'io mi sto insozzando le mani per te, a rubare al Circolo ai miei amici: miserabile, miserabile, per contentarti, per soddisfare la tua crudeltà!

Le è sopra; sta per strozzarla; ella già cede sotto la stretta feroce: tutte le luci vacillano: d'un tratto si spengono, poiché ella si sogna di morire strozzata da lui. Bujo assoluto che dovrebbe durare il meno pos­sibile. Si udranno, durante questo bujo, reiterati col­pi all'uscio chiuso, esageratamente forti, cupi, irreali, come se rintronassero nel sogno. E intanto, si rial­zeranno sullo scrigno i due sportelli: la mensola in forma di cofano dorato verrà avanti col suo tappeti­no sopra, e lo specchio tornerà ad essere un vero specchio, senza più il riflesso della finestra, perché questa, nella parete dì sinistra, sarà aperta, e un bel raggio di sole al tramonto entrerà da essa, quando, spanto l'uomo in frak, si rifarà sulla scena una lim­pida e quieta luce di giorno. Subito, a questa luce, i picchi all'uscio, da forti, cupi e irreali che erano, si fanno reali, cioè piani, discreti, e non più di tre - ben distinti. Contemporaneamente si vedrà la Gio­vane Signora svegliarsi dal suo sogno e portarsi le mani alla gola dando così a vedere che s'è sentita soffocare. Trarrà lunghi respiri, con pena, espri­mendo lo spavento che, sognando, s'è presa. È ancor quasi stupita del sogno che ha fatto, e sì guar­derà in giro, come una che non si raccapezzi bene nella realtà che ora si vede attorno. Tenta d'alzar­si dal divano, ma ricade a sedere, mancandole le gambe; si nasconde il volto con le mani, e sta un po' così. Si riodono all'uscio i tre picchi, discreti.

la giovane signora (mettendosi in piedi e stando un po' in orecchi prima di rispondere). Avanti.

Va verso la finestra aperta, aggiustandosi un po' i capelli. Entra il cameriere, recando su un vassojo un astuccio involtato in una carta finissima e legato da un nastrino d'argento. Fa per appressarsi. Ella lo ferma, dicendogli.

Lasciate pur lì.

Indica la mensola. Il cameriere lascia l'involto su la mensola: s'inchina ed esce, richiudendo l'uscio. - Ella rimane dapprima dov'è, come sorpresa. - In quell'involto è quel regalo prezioso che s'aspetta. - Ma la gioja di riceverlo è contrariata dal recente spavento del sogno e dalla minaccia ch'essa contiene per lei, se veramente l'amante che ella ha or ora veduto nel sogno, così terribile addosso a lei, abbia il sospetto del suo tradimento, di cui la prova, ecco, è li pre­sente su quella mensola. - Va allora, di fretta e quasi furtiva, alla mensola come per nascondere l'involto. Lo prende e, sospettosa, guarda verso l'uscio chiuso, per un tratto. Poi, non sapendo resistere alla tenta­zione di vedere il regalo, apre l'involto con mani nervose: poi l'astuccio: e prima ne cava un bigliet­to da visita e legge le parole che vi sono scritte sotto il nome: in fine trae il vezzo di perle: lo osserva: l'ammira: sorride: se lo stringe con ambo le mani al seno e socchiude gli occhi: se lo prova allo specchio, mettendoselo al collo, senza tuttavia agganciarlo alla nuca. - Si sente un'altra volta picchiare all'uscio. -Subito la Giovane Signora si toglie il vezzo di perle, prende dal piano della mensola il biglietto da visita, apre il cassettino che è li nella mensola sotto il tap>-petino e vi nasconde tutto. - Poi dice, rivolta verso l'uscio:

Chi è? Avanti.

E al cameriere che rientra e le porge un biglietto da visita, ordina:

Fate passare.

Introdotto dal cameriere, entra nuovo di tutto, sere­no, l'Uomo che nel sogno era in frak. Ora indossa un abito da pomeriggio. Lo seguiteremo a chiamare l'Uomo in frak.

Oh caro, venite, venite avanti.

Il cameriere s'inchina ed esce, richiudendo l'uscio.

l'uomo in frak (dopo aver baciato a lungo la mano che ella gli ha porta). Mi sono fatto aspettare?

la giovane  signora   (simulando  massima  indifferenza). No no...  (Siede sul divano.) Si vede dagli occhi che ho dormito?

l'uomo in frak (dopo averla osservata). Veramente no. (Piano:) Hai dormito? (Siede.)

la  giovane   signora.  Sì,  qua,  un momento...   Mi son sentita prendere tutt'a un tratto dal sonno. - Strano...

                                   

l'uomo in frak. ... E sognato?

la giovane signora (c. s.). No, no. È stato proprio un momento. Devo però — non so — essermi messa ma­le. (Si carezza il collo con la mano.) Mi... mi son sen­tita mancare improvvisamente il respiro. (Sorride.) Va' a sonare, per piacere.  Facciamo portare il tè.

Egli si alza e va a premere il bottone del campanel­lo elettrico presso lo specchio. Poi torna a sedere.

l'uomo in frak. Temevo d'aver fatto tardi. Ho avuto una contrarietà che m'ha fatto tanto dispiacere. Poi ti dirò.

Il cameriere picchia all'uscio ed entra.

la giovane signora. Portate il tè.

(Il cameriere s'inchi­na ed esce.)

Che contrarietà?

l'uomo in frak. Volevo farti una sorpresa.

la giovane signora. Tu? A me? (E scoppia a ridere.)

l'uomo in frak (restando male). Perché ridi?

la giovane signora (seguitando a ridere). Una sorpresa, tu?

l'uomo in frak. Non credi che te ne possa più fare?

la giovane signora. Sì, caro. Tutto è possibile. Ma sai com'è? Quando ci si conosce da troppo tempo, le sor­prese... E poi l'hai detto con un tono così afflitto... (Rifacendo l'aria e il tono:) « Volevo farti una sor­presa »...  (Ride di nuovo.)

l'uomo in frak. Perché ho provato veramente un di­spiacere.

la giovane  signora. Vuoi scommettere che indovino? l'uomo in frak. Che cosa?

la giovane signora. Aspetta. L'hai provato per me o per te, il dispiacere?

l'uomo in frak. Per te, e per me anche, appunto per la sorpresa che non ho potuto più fare.

la giovane signora. E allora sì, ho indovinato. Per farti vedere che, di sorprese, tu non puoi farmene più. (Va dietro la seggiola, si china con le due braccia sulle spalle di lui senz'abbracciarlo, ma intrecciando le mani davanti, e accostando la faccia a quella di lui.) Vo­levi proprio regalarmelo, quel vezzo di perle?

l'uomo in frak. Sono entrato dal giojelliere per com­prarlo. (Poi, di scatto, sorpreso:) Ma dunque tu sape­vi ch'era stato venduto?

la giovane signora. Sì, caro. Per questo ho potuto in­dovinare.

l'uomo in frak. E come lo sapevi?

la giovane signora. Oh bella! Come? Jersera, passan­do, m'accorsi che nella vetrina non c'era più.

l'uomo in frak. Fino alle quattro c'era! Lo vidi io.

la giovane signora. Ah, no, io son passata più tardi, verso le sette: non c'era più.

l'uomo in frak. Strano. Perché mi hanno detto che è stato venduto proprio questa mattina.

la giovane signora. Ah — hai domandato?

l'uomo in frak. Ero entrato — ti dico — per compe­rare. E m'hanno detto appunto, questa mattina.

la giovane signora (simulando una perfetta indiffe­renza). A chi? non te l'hanno detto?

l'uomo in frak (senza il minimo sospetto, e perciò senza dare la minima importanza alla domanda di lei). Sì — a un signore — m'hanno detto. (Tirandola davanti a sé:) Ma tu, scusa, se hai potuto — sentendo del mio dispiacere — indovinare così presto che si trattava di quelle perle, è segno che ci pensavi.

la giovane signora.   No  no...

l'uomo in frak. Come no? — e che t'aspettavi ch'io te le portassi.

la giovane signora. Oh Dio, ho saputo che tu giuochi da parecchie sere al Circolo con una vena incredi­bile...

l'uomo in frak. Sì, — e sai perché? (io ne ho la certez­za) — per l'accensione in cui mi ha messo il desiderio che tu m'avevi manifestato di quelle perle — un vero estro, lucidissimo — che m'ha assistito e non m'ha fat­to fallire nessun colpo.

la giovane signora. Hai vinto molto?

l'uomo in frak. Molto, Sì. (Con sincero trasporto:) E tu ora m'ajuterai a cercare qualche altra cosa bella — bella bella per te, che ti piaccia molto...

la giovane signora.   No!   No!

l'uomo in frak. Sì — per farmi passare il dispiacere di non averti potuto questa volta contentare.

la giovane signora. Ma no, caro, io non ho mai pen­sato sul serio a quelle perle, che le potessi avere da te... Fu soltanto, così, un capriccio momentaneo, quella se­ra, passando... No no, io voglio esser buona.

l'uomo in frak. Lo so— lo so che tu sei buona — tanto — con me. — Ma tutta la mia vincita di queste sere è tua, proprio tua, te lo posso assicurare: la debbo a te unicamente.

la giovane signora. Tanto meglio! E sono allora più che mai contenta così — che io t'abbia fatto vincere, e che tu non abbia più trovato quelle perle. Non ne parlia­mo più, per piacere.

(Si sente picchiare all'uscio, e su­bito dopo entra il cameriere recando sul vassojo tutto l'occorrente per il tè.)

Ecco il tè. Prendano il tè.

(Il cameriere deporrà il vassojo su un tavolinetto basso di lacca presso la mensola, e lo trasporterà davanti al divano. Prima che cominci a disporre il servizio, la Giovane Signora dirà:)

Lasciate. Faccio io.

Il cameriere s'inchina ed esce.

l'uomo in frak (alieno, come per dire qualche cosa). Oh, sai? M'hanno detto che è ritornato da Giava...

la giovane signora (versando il te). Sì sì, lo so...

l'uomo in frak. Ah, l'hanno detto anche a te?

la giovane  signora.  Sì, l'altra sera. Non ricordo più chi...

l'uomo in frak. Pare che abbia fatto là molti soldi...

la giovane signora. Latte o limone?

l'uomo in frak. Latte — Grazie.

T E L A

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 6 volte nell' ultima settimana
  • 18 volte nell' ultimo mese
  • 99 volte nell' arco di un'anno