Sogno o son desto?

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Sogno o son desto?

due atti

di

Paolo Cappelloni

Personaggi

Fernando

Delia      (sua moglie)

Miriam   (sua figlia)

Tomas    (suo figlio)

Ermes     (un amico e vicino di casa)

Gilda      (vicina di casa)

La scena rappresenta un modesto salotto con un’uscita esterna e due uscite verso le altre stanze della casa. Indispensabile la presenza di un divano.

TUTELA SIAE

L'uso senza permesso da parte di chiunque, in qualunque forma, è assolutamente vietato.

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Primo atto

Delia -                  (Entra, è scalza e con in mano una tazzina di caffè che appoggia sul tavolo. Si rivolge ad alta voce a Fernando che è ancora in camera da letto) Fernando! Guarda che sono le otto! (Nessuno risponde) Fernando! (Tra Sì, guardandosi attorno) Ma dove ho lasciato le ciabatte, ieri sera? (Ad alta voce, cercando le ciabatte nei vari angoli della stanza) Fernando, guarda che devi andare a aprire la bottega! (Continua a cercare) Quando vuoi andare a aprirla, a mezzogiorno? (Ne trova una sotto il divano) Eccone una… (Chiama di nuovo senza molta convinzione continuando a cercare) Fernando! Sono le otto passate! (Trova la seconda ciabatta in un angolo nascosto) Ecco l’altra, ma guarda te dove si era andata a cacciare! (Si siede a bere il caffè mentre si sentono tre colpi alla parete esterna. Delia, contrariata, si volta un momento verso la parete da cui provengono i colpi poi chiama di nuovo il marito verso la parte opposta) Fernando! Sono le otto passate da un pezzo! Devo andare io a aprire la bottega? Fer… (Fernando compare alla porta; è in pigiama, ancora spettinato, insonnolito e parecchio contrariato dai richiami della moglie)… nando!

Fernando -           Un accidenti che ti spacca!

Delia -                  (Risentita, risponde ironicamente) Ah ecco. E questo sarebbe il buongiorno? (Finisce il caffè)

Fernando -           Cos’è oggi?

Delia -                  Cos’è oggi?

Fernando -           (Arrabbiato) Oggi è lunedì, imbranata! E che mestiere faccio, io? Il barbiere! E cosa fanno i barbieri il lunedì? (Alza la voce) Tengono chiuso! E dopo vent’anni che faccio il barbere chi è quella cretina che ancora non ricorda che io al lunedì non devo andare a lavorare e che potrei dormire un po’ di più in santa pace senza che mi rompano i cosiddetti? ? Indovina un po’ chi è!

Delia -                  Porca miseria! (Rendendosene conto) Scusa, Nando! Scusa! M’era proprio passato di mente! Ero convinta che fossimo già a metà settimana!

Fernando -           Invece no! Ancora non hanno fatto la legge che si salta dalla domenica al mercoledì, mi dispiace!

Delia -                  Scusami tanto! (Per farsi perdonare) Aspetta qui che ti vado a prendere un goccio di caffè. (Esce portandosi via la tazzina del caffè)

Fernando -           (Tra sé, prevedendo qualcosa di brutto) Oh no!! Ha fatto il caffè! (Ad alta voce, sbadigliando) Miriam è già andata a lavorare?

Delia -                  (Da fuori) Sì!

Fernando -           E Tomas?

Delia -                  (Entra con una tazzina da caffè parlando sottovoce) Tomas sta dormendo.

Fernando -           Ah già, per lui la settimana va solamente dal sabato alla domenica. Gli altri giorni non esistono. (Sorseggia cautamente il caffè ma lo sputa immediatamente) Porca miseria! Ma cos’hai messo, il sale al posto dello zucchero?

Delia -                  Accidenti, devo aver sbagliato barattolo!

Fernando -           Ma perché ancora ti dò retta e ti faccio trafficare in cucina? Eh? Te, Delia, devi stare lontana dai fornelli! Quando c’è da fare qualcosa da mangiare… o da bere devi chiedere a me o alla Miriam perché tanto ormai sappiamo tutti quanti che la cucina non è roba per te!

Delia -                  Ma io ce la metto tutta!

Fernando -           Lo so, lo so, ma se una non è portata per certe cose non c’è niente da fare! Non c’è una volta che tu faccia una cosa con la grazia! O fai bruciare tutto, o fai la roba che scotta e che diventa un papocchio, o sbagli gli ingredienti… L’ultima volta che hai voluto fare la piadina, che oltretutto sai che mi piace tanto, ricordi con cosa l’hai cotta? Ti ricordi sì o no?

Delia -                  Eh, col ferro...

Fernando -           (Esasperato) Sì! Col ferro da stiro! Potrà essere una cosa normale cuocere la piadina mettendole sopra il ferro da stiro?? Dimmelo te! E l’hai fatto anche con i toast!

Delia -                  Perché così facevo prima!

Fernando -           Sì ma poi non assomigliano più a dei toast! (Pausa. Si tranquillizza) Insomma adesso che mi sono alzato cosa faccio?

Delia -                  Puoi rimetterti a letto.

Fernando -           Ma cosa mi rimetto a letto! Ormai…! Andrò a rifarmi il caffè per conto mio e poi… quasi quasi vado a bottega lo stesso, tanto sarà vuota come tutti gli altri giorni! (Esce verso le camere)

Delia -                  (Si sentono altri tre colpi alla parete esterna. Delia continua ad alta voce) Ma te sai perché nella tua bottega non viene nessuno? Perché sei un dietrogrado! Non hai mai voluto aggiornarti e tagli ancora i capelli come hai imparato trent’anni fa: con la zazzera, con la riga da una parte e passi ancora la macchinetta intorno alle orecchie! Chi vuoi che venga a fare un taglio così? Giusto due vecchi con quattro peli rimasti che ti danno 5 euro proprio per carità!

Fernando -           (Rientra e finisce di vestirsi) Io ho sempre tagliato i capelli ad arte, mia cara! Non è colpa mia se adesso vanno di moda le creste di gallo con le sfumature alte che pare che al barbere sia sfuggita la macchinetta! No! A costo di non tirare su più neanche un centesimo io continuo a fare i tagli come dio comanda! (Entra Tomas consultando il cellulare) Non da selvaggi! (Vede Tomas e si rivolge a lui) Ecco, a proposito di selvaggi: com’è ‘sta levataccia, stamattina? Di solito quando torno per pranzo sei ancora a letto! (Tomas, concentrato a chattare sul cellulare, non risponde) Oh! Sto parlando con te! Tomas! (A Delia) Poi un giorno mi spiegherai perché hai voluto chiamarlo così! (A Tomas) Oh! Smettila di schiacciare i bottoni di quel telefono! Vuoi avere la grazia di rispondere? Io un giorno o l’altro te lo prendo e gli faccio fare un volo dalla finestra, a quell’affare!

Delia -                  Per carità! Con quello che m’è costato!

Tomas -                (Alza gli occhi dal cellulare) Dovresti solo provarci.

Fernando -           (Si altera) Cosa fai? Mi minacci, brutto scalcagnato che non sei altro?! Eri già imbecille prima ma adesso, con quel telefono, ti sei rincoglionito del tutto! Non ti sei accorto?... Ah, già, non ti sei accorto no, sei imbecille! (Tomas fa per andarsene) Dove vai, che non ho finito?!

Delia -                  Tuo padre ha ragione, cocchino mio! Ogni tanto devi parlare, coi tuoi genitori, invece di scrivere solo col telefono; devi muovere un po’ la bocca.

Fernando -           No! Lui deve muovere il culo! (A Tomas) Oh! È ora che anche tu dia una mano in questa casa! Invece di andare in giro a destra e a sinistra e stare sempre attaccato a quel cavolo di telefono! Cosa dovrai mai fare?

Tomas -                Uazzap.

Fernando -           La zappa?? Magari zappassi! Giusto la vanga, a te! Impara da tua sorella, invece, che lavora e dà una mano in questa casa dove non c’è da scialacquare per niente! Non vedi che dobbiamo stringere la cinghia sempre di più? Che non possiamo permetterci pió nemmeno di andare a mangiare una pizza fuori?!

Tomas -                Allora mangiala dentro.

Fernando -           (Grida cercando qualcosa da tirargli) Guarda che gli tiro qualcosa!

Delia -                  Tuo padre ha ragione. Sarebbe ora che trovassi un lavoro, cocchino!

Tomas -                Eh, adesso in caso vediamo, prima o poi qualcosa troverò. (Si avvia rimettendosi a chattare al cellulare)

Fernando -           Eh sì. Adesso in caso vediamo! (A Delia) Tuo figlio mi farà andar via di testa! (A Tomas, cercando di mantenere la calma) Quante volte t’ho detto che potrei insegnarti a tagliare i capelli così potresti venire a lavorare a bottega con me e guadagnare qualcosa?!

Tomas -                No, no, io non voglio fare il barbiere! (Esce)

Delia -                  E poi, in caso, sarebbe meglio che andasse a imparare a tagliarli da qualcun altro!

Fernando -           Non c’è niente da fare: ho un figlio scemo e una moglie ignorante! Ah! Per fortuna c’è Miriam!

Delia -                  (Avviandosi verso la cucina) Allora io vado, Fernando.

Fernando -           (La interrompe) Dove vai?? Non t’azzardare ad andare a trafficare tra i fornelli, eh! T’ho detto che il lunedì che sono a casa cucino io! Te devi pensare solamente alla spesa.

Delia -                  Con che soldi?

Fernando -           (Prende pochi spicci da dentro una scatolina) Ecco, questi dovrebbero bastare. Vedi di rimediare qualcosa da mettere nello stomaco. (Si sentono altri tre colpi alla parete esterna)

Delia -                  Ma che cavolo deve fare la Gilda, di là, che ogni tanto si sente bussare?

Fernando -           Boh. Dovrà attaccare dei quadri.

Delia -                  Ah! Ormai avrà il Louvre, dentro casa! E perché, poi, la difendi così?

Fernando -           Io la difendo?? Suppongo…!.

Delia -                  (Diffidente) Sì, sì, me le immagino, le tue supposte…! Un po’ che la Gilda non mi piace per niente…!

Fernando -           Perché, cosa t’ha fatto?

Delia -                  (C.s.) Niente… non m’ha fatto niente… (Sottolineando con forza il nome) la Gilda! Ma vedo che ogni volta che t’incontra ti guarda con due occhi da pesce andato a male e te le fai sempre quei mezzi sorrisini!

Fernando -           I mezzi sorrisini?? Io le rispondo solamente per educazione!

Delia -                  Ah, per educazione! Allora qualsiasi cosa lei ti chiedesse, te, per educazione, gliela daresti??

Fernando -           Ma senti qui che razza di discorsi!

(Suonano alla porta.)

Delia -                  Fammi andare di là, va’, ch’è meglio. (Esce verso la cucina)

(Fernando va ad aprire rientra con Ermes)

Ermes -                (Si soffia il naso) Cosa stai facendo?

Fernando -           Niente, Ermes, stavo facendo amabilmente salotto con mia moglie, perché?

Ermes -                Così. (Tossisce)

Fernando -           Ma non sei al lavoro?

Ermes -                No, oggi ho fatto come te: son rimasto a casa.

Fernando -           Sì, ma te non fai il barbiere!

Ermes -                Lo so ma è da ieri che ho tosse e raffreddore, allora ho preso due giorni di malattia. Così sto al calduccio… (Gli si avvicina sfiorandogli il viso) e vado a trovare gli amici!

Fernando -           (Allontanandosi da lui) E mi attacchi i virus! Vedi di starmi lontano, eh?! Io non sono mica come te che puoi prenderti i giorni di malattia e ti pagano lo stesso!

Ermes -                (Si soffia il naso) Sì ma sai che i soldi non bastano mai! Non si riesce mai ad arrivare…

Fernando -           (Col tono di chi l’ha già sentita più volte)… alla fine del mese!

Ermes -                È vero: non si riesce mai a sbarcare…

Fernando -           (C.s.)… il lunario! Mh. Allora perché non la smetti con quel viziaccio del gioco! Eh? Ma come fai, Ermes? Hai anche moglie e figli!

Ermes -                (Minimizza) Eeeh! Il viziaccio! Gioco così ogni tanto sperando di tirar su qualcosa in più!

Fernando -           Ogni tanto, eh? La mattina giochi al lotto e al superenalotto…

Ermes -                Sì, qualche volta.

Fernando -           Eh, qualche volta scommetti sui cavalli…

Ermes -                Sì, a volte vado a puntare qualcosa, dopo pranzo.

Fernando -           E col “Gratta e vinci” come sei messo? Quanti ne gratti, di quei cosi?

Ermes -                (Minimizzando) Mah, di solito prendo: “Turista per sempre”…

Fernando -           Ecco.

Ermes -                … “Miliardario finché campi”…

Fernando -           Eh.

Ermes -                “Stravaccato per tutta la vita”…

Fernando -           Anche!

Ermes -                … e “Ti venisse una vincita secca”.

Fernando -           A te e a tutti quelli fissati col gioco!

Ermes –               (Tossisce) A proposito, dovrei chiederti un piacere…

Fernando -           (Sapendo dove Ermes andrà a parare) Dai… vai avanti!

Ermes –               No, è che m’è successo che… senza pensarci mi sono accorto d’aver finito i soldi e ‘stavolta non ce la faccio davvero a arrivare al trentuno.

Fernando -           Guarda che ‘sto mese ne abbiamo trenta.

Ermes –               E non ce la faccio lo stesso!...

Fernando -           (C.s.) Quindi…?

Ermes –               Quindi… (Gli si riavvicina al viso e Fernando si riallontana) Non è che avresti da prestarmi qualcosa proprio per non restare a secco del tutto?

Fernando -           Guarda: Io avevo la certezza matematica che andavi a finire lì! Ma porca miseria! Hai ancora il coraggio di venire a chiedere un prestito a me che sono ridotto al lumicino?? T’ho detto mille volte che con me non rimedi niente di niente! Negli ultimi giorni ho avuto quattro clienti! Pensa un po’! Son messo bene da ridere! Sei te, invece, che non dovresti giocare più perché tanto son tutti quattrini buttati via! Oltre ad essere una maniera per andare a gamba all’aria e mandare le famiglie in mezzo a una strada! Che sia il lotto, il superenalotto, il gratta e vinci o qualche altra fregnaccia! Invece di buttarli nel gioco dovresti tenerli da conto in modo che siano pronti per qualsiasi evenienza, mio caro Ermes!

Ermes -                (Che non è stato affatto a sentire le considerazioni di Fernando) E se invece ci mettessimo in società io e te e giocassimo insieme?

Fernando -           Ah, ma allora non capisci o non vuoi capire! È proprio un viziaccio cronico, il tuo!

Ermes -                (Gli si riavvicina al viso e Fernando si riallontana) Guarda che se ci mettiamo in due si dovrebbero mettere solo pochi euro! Se mettiamo, che ne so, dieci euro a testa su un cavallo sicuro si può vincere una barca di soldi!

Fernando -           No, no, perché a me viene l’ansia solo al pensiero, di mettere dei soldi sopra un cavallo!

Delia -                  (Entra dalla cucina e si avvia per uscire) Io vado… (Ironicamente) a fare un po’ di shopping! Quando torno ti suono da sotto così scendi a darmi una mano a portar su i quattro sacchi della spesa che peseranno troppo, dalla roba che ci sarà! (Esce)

Ermes -                Cavolo! Allora i soldi li hai!

Fernando -           Ma smettila, anche te! Stai a sentire lei??

Ermes -                Ah, l’ha detto in senso ironico!

Fernando -           Tragicamente ironico!

Ermes -                Allora a chi li potrei chiedere?

Fernando -           Ma che ne so! Perché non li chiedi a coso, lì… a Nino; lui ha la sua azienda che va abbastanza bene, qualcosa potresti tirargli fuori.

Ermes -                Nino… oh, non è mica una cattiva idea! (Avviandosi) Grazie!

Fernando -           Ah, ecco! Adesso che hai saputo dove trovare i soldi non ti servo più!

Ermes -                No, è che mi servono davvero, urgentemente! Scusa eh! Ciao! Ti faccio sapere! (Esce)

Fernando -           (Tra sé) Hai capito, Fernando? Gli amici si riconoscono nel momento del bisogno… del bisogno loro! Niente, vado a bottega, cosa sto a fare qui? (Si sentono tre colpi alla parete esterna, Fernando si avvicina e risponde con altri tre colpi poi conta tra sé, in attesa) Uno, due… e tre. (Si sente bussare alla porta, Fernando va ad aprire e rientra con Gilda)

Gilda -                 Sei solo…?

Fernando -           Eh, se no pensi che rispondevo alle tue bussate?! Sai che la Delia è gelosa fradicia! A proposito, è ora di cambiare il segnale di libero perché lei si comincia a domandare cosa combini.

Gilda -                 Allora cosa devo fare?

Fernando -           Boh, proviamo con i fischi! Le dirò che hai comprato un canarino.

Gilda -                 Ma adesso dov’è?

Fernando -           È andata a fare la spesa.

Gilda -                 Io ci vado sempre più tardi perché la mattina presto mi ci vuole un po’ di tempo prima di ragionare bene.

Fernando -           Stai tranquilla, capita a un sacco di gente!

Gilda -                 (Lo guarda con intenzione) Fernando, sai a cosa stavo pensando?

Fernando -           A cosa?

Gilda -                 Che mi andrebbe tanto un caffè!

Fernando -           Fino a farti un caffè non ci sono problemi. Aspetta che vado a fartelo. (Esce verso la cucina)

Gilda -                 (Ad alta voce) Ma guarda te che per fare due parole tra vicini di casa ci tocca adoperare dei… sotterfuggi perché hai una moglie gelosa! (Aspetta la risposta di Fernando che non arriva) Se qualcuno lo venisse a sapere potrebbe anche pensare male, potrebbe!… No? Chissà poi cosa potremmo mai fare, noi due! (Aspetta la risposta di Fernando)… Eh?

Fernando -           (Si affaccia) Prego…?

Gilda -                 Stavo dicendo: cosa potremmo fare, noi due!

Fernando -           (Guardandola con un’espressione indefinibile) Già, cosa potremmo fare. (Torna in cucina)

Gilda -                 (Ad alta voce) Fernando, sai a cosa stavo pensando?

Fernando -           (Da fuori) Che ti andava il caffè, infatti lo sto facendo!

Gilda -                 (Ad alta voce) No, pensavo che io vado sempre a farmi i capelli dalla Iolanda ma una volta mi piacerebbe provare a venire da te… (Aspetta la risposta di Fernando)… Eh? Te ci sai fare con le donne?

Fernando -           (Entra con due tazzine di caffè) In che senso?

Gilda -                 Voglio dire: riusciresti a fare anche un taglio da donna, o una messa in piega? (Beve il caffè)

Fernando -           Ah, be’, qualche volta ho provato, con la Delia, e non mi pare che sia venuto male. Se una volta vuoi provare anche te… (Beve il caffè)

Gilda -                 (Allusiva) Perché oltretutto, sai… una cosa è farsi fare lo shampoo dalle mani di una donna, una cosa è sentire…

Fernando -           … un bel massaggio vigoroso!

Gilda -                 (C.s.) Giusto! Un bel massaggio maschile e vigoroso! Che, se vogliamo, può essere rilassante e anche piacevole!

Fernando -           Anche. Adesso però è meglio che tu torni di là perché con i soldi che le ho dato non credo che ci stia tanto a fare la spesa.

Gilda -                 Va bene. Allora grazie per il caffè e… (Avviandosi) se mi venisse voglia di fare una messa in piega da te te lo farò sapere. (Esce)

Fernando -           (Verso l’esterno) Va bene ma non dare più i pugni sul muro. Fischia, mi raccomando! (Tra sé) Mamma mia! Tra lei e Ermes… sempre a chiedere le cose!... Allora, cosa volevo fare?... Ah, sì, andare a bottega. (Esce)

(La scena resta vuota per qualche secondo, poi entra Delia, di ritorno dalla spesa)

Delia -                  (Chiama) Fernando!... Fernando! Dove sei? Ho trovato le vongole a un prezzo decente! Fernando!... Ma dove cavolo è andato (Annusa l’aria e s’incupisce) Cos’è ‘sto profumo? (Viene scossa da un piccolo brivido) Oddio, cos’è? (Un altro piccolo brivido) Ah, è la vibrazione del telefonino! (Lo consulta) È un essemesso di Tomas (Legge) “ciao mamma sto per arrivare cosa c’è da mangiare?” Com’è grazioso! Mi avvisa che sta tornando a casa! (Risponde al messaggio) “Caro Tomas, oggi ci sono le vongole col prezzemolo…” Schiaccio “Invio”. (Mentre Delia si toglie le scarpe e rimette le ciabatte entra Tomas leggendo il messaggio e al quale risponde subito. Altro brivido di Delia) Brr! Ogni volta che m’arriva un essemesso mi viene un brivido! (Legge) “Ok” (Risponde) “Dove sei?” Schiaccio “Invio”. (Tomas, a due passi dietro di lei, risponde. Altro brivido di Delia che legge) “Sono qui”. (Risponde scrivendo) “Qui dove?” Schiaccio “Invio”. (Tomas scrive. Delia legge la risposta) “Dietro a te” (Si gira e lo vede) Tomas!! Ma non potevi parlare invece di farmi schiacciare ‘sti bottoni per mezz’ora?

Tomas -                Ma le vongole le prepari te??

Delia -                  Certo!

Tomas -                Allora lascia stare, ho appena mangiato un panino con burro e alici. Vado in camera mia. (Esce)

Delia -                  Questo è Fernando che gli ha messo in testa la storia che non so cavarmela in cucina!

Miriam -               (Entra, è scura in volto, si avvia verso le camere senza salutare)

Delia -                  Oh Miriam, beh? Non si saluta più?

Miriam -               Ciao mamma.

Delia -                  (La osserva) Cosa t’è successo?

Miriam -               Niente.

Delia -                  Come, niente? Non t’ho mai vista così!

Miriam -               Te lo dico dopo con calma.

Delia -                  No, no, dimmelo adesso! Non mi fare stare in pena! Hai una faccia… pare che ti sia morto qualcuno!

Miriam -               (Tira un sospiro) No, mamma, non è morto nessuno. (La guarda di sottecchi) Anzi…

Delia -                  Anzi… cosa? Cosa vuoi dire? È nato qualcuno?

Miriam -               (Imbarazzata) Ancora no.

Delia -                  (Iniziando ad allarmarsi) Aspetta, Miriam, fammi capire bene: deve nascere qualcuno… dove?

Miriam -               (Distogliendo lo sguardo) In questa casa.

Delia -                  Allora: in questa casa di donne siamo solamente in due: io e te. Io sono sicura al cento per cento che non aspetto nessun bambino, quindi…??

Miriam -               (Sbotta) Quindi non è difficile indovinare quella che si è fregata!

Delia -                  Ossignore! Ossignore! Ma Miriam! Come può essere? È tanto poco che stai con quel ragazzo dopo che ti sei lasciata con Gino!

Miriam -               Infatti non sono sicura se è lui o Gino…!

Delia -                  Ossignore! Ossignore che razza di gino… di ginepro…

Miriam -               (L’aiuta)… di ginepraio.

Delia -                  Sì, quello! Ma come può essere successo??

Miriam -               Lasciamo perdere.

Delia -                  E adesso? Come si fa a dirlo a tuo padre??

Miriam -               Apposta l’ho detto prima a te, mamma.

Delia -                  Come sarebbe? Mica dovrò dirglielo io quando la responsabile di questo proge…gipro…

Miriam -               (C.s.)… Ginepraio.

Delia -                  … di questo ginepraio sei te!

Miriam -               Lo so ma in due…

Delia -                  … si affronta meglio il pericolo, eh??

Miriam -               Eh.

Delia -                  (Agitata) Ma senti te che roba…! E tuo fratello come la prenderà? Dovremo dirlo anche a lui!

Miriam -               No, a lui ho già mandato un messaggio.

Delia -                  Ah già, con Tomas si comunica solo per via telefonica! (Tomas entra dalle camere digitando sul cellulare) Tomas, hai sentito, tua sorella…?

(Miriam esce correndo verso le camere per non farsi vedere piangere)

Tomas -                (Continuando a digitare sul cellulare) Sì, me l’ha scritto.

Delia -                  E cosa dici??

Tomas -                (C.s.) Eh, tanto…?

Delia -                  (Sconvolta anche per la reazione di Tomas) Come “eh, tanto”?? Ma non sa nemmeno chi è il padre!

Tomas -                Eh, pazienza. Stasera cucina il babbo, vero? (Esce verso l’esterno continuando a digitare)

(Delia lo guarda uscire, allibita, poi allarga le braccia in gesto di sconforto ed esce verso la cucina. Dopo qualche istante entra Fernando)

Fernando -           (Entra soffiandosi il naso) Se stare a bottega senza clienti è avvilente durante la settimana figuriamoci il lunedì! (Ironicamente) Per fortuna quando torno a casa ho un sacco di soddisfazioni! Eh sì! Una moglie che è una cuoca raffinata, un figlio che è la colonna portante della casa, è nel campo della telecomunicazione! Ermes che mi chiede continuamente soldi (Tossisce) e mi sa che m’ha anche attaccato l’influenza, st’imbecille! Poi c’è la Gilda che… va bè…! Insomma cosa posso pretendere di più per essere felice?? Mah, per fortuna c’è la Miriam che non mi dà mai nessun problema! (Chiama) Delia!... Delia! Non sarai mica tra i fornelli?? (Delia entra, è scura in volto per la notizia di Miriam) Beh? Cosa t’è successo? Perché quella faccia? Pare che ti sia morto qualcuno!

Delia -                  Come hai detto?

Fernando -           Ho detto: pare che ti sia morto qualcuno!

Delia -                  No, non è morto nessuno. Anzi…

Fernando -           Anzi, cosa?

Delia -                  Aspetta: (Chiama ad alta voce) Miriam!!

Fernando -           (Gli si illumina il viso) Ah, è tornata la mia principessa? Almeno un raggio di sole in questo mare di tribolazioni! (Tossisce e si asciuga il naso)

Delia -                  Sì, sì. (Chiama di nuovo) Vieni… raggio di sole!! Vieni un po’ qua che c’è tuo padre!

(Miriam entra dalle camere; è ancora scura in volto)

Fernando -           (Osserva sia lei che la moglie, poi, ironicamente) Oh, ma che bello! Adesso mi pare che siate in due a portare il lutto!

Delia -                  Fernando, la Miriam, qui, deve dirti qualcosa.

Fernando -           Dimmi pure, principessa mia!

Miriam -               (Imbarazzata) Niente… come ho detto alla mamma… (Si ferma a guardare la madre)

Fernando -           Sì, ma la mamma non ha detto niente a me.

Delia -                  (Guardando la figlia) Niente.

Miriam -               (Cercando come iniziare il discorso) Niente… (Pausa)

Fernando -           (Guardando entrambe) Io sento dire solo “niente”! Non c’è niente o c’è qualcosa?

Delia -                  Più che qualcosa ci sarà qualcuno.

Fernando -           Non ho capito.

Miriam -               (Taglia corto) Babbo… sono incinta!

Fernando -           (La guarda come se non avesse capito) Dove sei…?

Delia -                  Non è da nessuna parte. Tua figlia aspetta un figlio!

Fernando -           (C.s.) Il figlio di chi? (Si asciuga il naso col fazzoletto)

Delia -                  Fernando! Ma lo fai apposta o per davvero??

Fernando -           (Guarda Miriam e finalmente realizza) Ossignore!

Delia -                  È quello che ho detto io.

Fernando -           Ossignore!

Delia -                  (Agitata) Già! Hai capito adesso, la tua principessa sul pisello?

Miriam -               (Rivolta alla madre) Mamma…!

Fernando -           Fermi tutti! Fermi tutti! Cerchiamo di restare tutti calmi e con i piedi per terra: (A Miriam) lui… lo sa?

Miriam -               No.

Delia -                  È questo, il punto.

Fernando -           Bene, allora (A Miriam) prima di tutto bisogna che tu lo vada a dire al futuro padre.

(Miriam e Delia si guardano)

Miriam -               Il fatto è che…

Delia -                  Fernando, il fatto è che la tua principessa non sa… chi è il futuro padre!

Fernando -           (Sconvolto) Ossignore!

Delia -                  Anch’io l’ho detto una seconda volta!

Fernando -           Ma come sarebbe a dire?? (Perde le staffe. Rivolto alla figlia) Ma cosa ne hai, uno per i giorni festivi e uno per quelli feriali??

Miriam -               (Sull’orlo del pianto) Babbo…!!

Fernando -           (Rincara la dose) O c’è quello del lunedì, quello del martedì, del mercoledì e via dicendo??

(Miriam esce correndo verso l’esterno)

Fernando -           E adesso dove va??

Delia -                  Lasciala andare. Ha bisogno di calmarsi. Anche te però… forse hai esagerato un po’…

Fernando -           (Ancora arrabbiato) Non ho esagerato per niente! Mi son fermato al martedì! (Tossisce)

Delia -                  E adesso come si fa?

Fernando -           E cosa vuoi che sappia come si fa! Io, quando ho fatto i miei figli, sapevo chi era la madre!

Delia -                  Ma senti che razza di discorsi!

Fernando -           E poi è anche grandicella! Dovrà sapere lei come si deve fare dopo una cazzata del genere!

Delia -                  Madonna mia che razza di situazione aggrovigliata!

Fernando -           Ad ogni modo dovrà dirlo a ‘sto nuovo ragazzo e lui, sicuramente, vorrà avere la certezza di essere il padre!

Delia -                  Be’, sì. Pretenderà di fare l’esame dell’ABS… no, dell’ADSL!

Fernando -           (La corregge) Del DNA!

Delia -                  Eh, quello!

Fernando -           Madonna mia mi ci mancava questo, per chiudere la mia ruota della fortuna! (Si porta la mano alla fronte per sentire la temperatura) Oltretutto credo di avere anche la febbre! (Tossisce)

Delia -                  Siamo a posto! (Suonano alla porta. Fernando va ad aprire) Niente, non ci si può nemmeno disperare in pace. (Fernando rientra con Ermes, entrambi tossendo) Ecco, ci mancava il tuo amico! (Indicando Ermes) Chiedi consiglio a lui su come fare. (Esce verso la cucina)

Ermes -                Consiglio per cosa?

Fernando -           (Ancora scuro in volto, a Ermes) Niente. È roba che non riguarda né il lotto né i cavalli perciò non ti interessa. Come mai sei tornato??

Ermes -                Così: stavo tornando a casa e mi sono fermato qui.

Fernando -           (Preso da ben altri pensieri) Ah.

Ermes -                Sai, Fernando… poi sono stato da Nino… (Si soffia il naso)

Fernando -           Ah, hai fatto bene, è una brava persona. E cosa t’ha detto? T’ha dato qualcosa? (Si soffia il naso)

Ermes -                È stato gentile e m’ha detto che m’aiuta volentieri.

Fernando -           Ah, sono contento.

Ermes -                Ha detto che mi presterà cinquemila euro!

Fernando -           Porca paletta!

Ermes -                Eh, sì! Però m’ha detto che vuole una garanzia.

Fernando -           Beh, ha ragione anche lui.

Ermes -                Eh, sì. Ha detto che mi dà i soldi se te mi fai da garante.

Fernando -           (Lo guarda) Aspetta, aspetta! Sarebbe a dire che se te non gli ridai i cinquemila euro dovrò tirarli fuori io??

Ermes -                (Minimizza) Sì ma sarebbe un caso quasi impossibile!

Fernando -           Quasi?? È ‘sto “quasi” che mi fa venire i brividi!

Ermes -                Ma quando vincerò glieli ridarò tutti con gli interessi!

Fernando -           Ah ecco… praticamente te gratteresti, vinceresti e prenderesti più di cinquemila euro??

Ermes -                Certamente! (Tossisce)

Fernando -           Te, Ermes sei amico mio ma sei anche una gran rottura di palle! Lascia stare, per favore, un po’ che oggi non mi gira per niente…!

Ermes -                Allora non mi farai da garante!

Fernando -           Ma nemmeno da distante! (Tossisce)

Ermes -                E allora io come a faccio?

Fernando -           (Spingendolo verso l’uscita) Non fai! E invece di andare a giocare ti trastullerai con qualcos’altro!... E non venire più qui quando hai la tosse e il raffreddore! (Ermes esce. Fernando si appoggia una mano sulla fronte per sentire se ha la febbre). Credo proprio di avere la febbre! (Chiama ad alta voce) Delia!... Delia sto male! (Tossisce)

Delia -                  (Entrando) Cos’hai fatto?

Fernando -           Delia, vai a prendermi il termometro, per favore, quel disgraziato di Ermes m’ha attaccato il virus!

Delia -                  Ah, saperlo, adesso, dov’è il termometro!

Fernando -           Sarà tra le medicine! (Nina esce. Fernando si appoggia di nuovo la mano sulla fronte) Senti qui! Avrò quaranta, quarantuno di febbre! (Tossisce) Ho anche sentito dire che quest’anno non si scherza per niente con l’influenza, perché è d’un ceppo cattivo! (Ad alta voce, a Delia) L’hai trovato?

Delia -                  (Da fuori) Aspetta!

Fernando -           Hanno detto che possono venire un sacco di complicazioni. La polmonite, l’asma, lo scompenso cardiaco, i disturbi gastrici… è roba che mi fanno una gastronomia allo stomaco! Io poi ho anche l’ipertiramento arterioso!

Delia -                  (Entra col termometro) Hai l’ipertensione, no l’ipertiramento! Quello è un’altra cosa…

Fernando -           Dov’era?

Delia -                  In cucina.

Fernando -           E perché tieni il termometro in cucina?

Delia -                  Perché l’avevo adoperato per sentire se il brodo era abbastanza caldo.

Fernando -           Ossignore! E te vai a metterci il termometro?? Scrollalo per bene, dai!

Delia -                  (Lo agita e glielo porge) Ecco.

Fernando -           Te devi stare lontana dalla cucina! (Prende il termometro delicatamente con due dita) Io non mi ricordo nemmeno più come s’adopera! Erano tanti anni che non avevo più la febbre! Dove devo metterlo?

Delia -                  (Si tappa la bocca con la mano per non dire quello che pensa) Come, dove devi metterlo? Sottobraccio!

Fernando -           (Mettendosi il termometro sotto l’ascella) Ah, sotto l’ascella! E per quanto devo tenerlo?

Delia -                  (Tornando in cucina) Tre minuti credo che basteranno.

Fernando -           (Tossisce) Mi fan male tutte le ossa! Mi sento i brividi lungo tutto il filo della schiena! (Ad alta voce) Quanto è passato?

Delia -                  (Da fuori) Un minuto scarso!

Fernando -           E quanto mi durerà, questa influenza? Secondo me è anche colpa di tutte le arrabbiature che mi sono preso che mi hanno abbassato le difese immunitarie! (Ad alta voce) È ora…?

Delia -                  (Da fuori) Ancora no!

Fernando -           (Ad alta voce) Cos’hai comprato, poi, da mangiare?

Delia -                  (Da fuori) Le vongole!

Fernando -           (Immediatamente, ad alta voce) Lasciale lì, per carità! Non andare a metterci le mani che le preparo io! (Tossisce e si soffia il naso) Che poi… m’è andata via anche la fame! (Ad alta voce) Adesso posso toglierlo?

Delia -                  (Entrando) E toglilo!

Fernando -           (Lo toglie e lo consulta) Ecco! Cosa t’avevo detto?? Trentotto e mezzo! (Tossisce) Ho la febbre, un figlio imbecille e una figlia incinta! E una moglie che sente il calore del brodo col termometro! (Preso dallo sconforto, dà involontariamente tre pugni contro la parete) Cosa mi può capitare di peggio? Cosa?

(Bussano alla porta)

Delia -                  Vado io.

Fernando -           (Tra sé) Oddìo!

Delia -                  (Va ad aprire e rientra con una Gilda perplessa e imbarazzata) Sì…?

Gilda -                 (Impacciata) No, è che… ho sentito… volevo dire: mi sono accorta che… (Inventa lì per lì) Ho finito lo zucchero! Sì… Non è che ne hai un po’ da prestarmi?

Delia -                  (Osservando entrambi con diffidenza) Lo zucchero, eh? E cosa dovresti fare, con lo zucchero? (Si avvicina a Gilda e l’annusa con discrezione)

Gilda -                 Eh, un dolce!

Delia -                  Ma te sei già passata qui, prima?

Gilda -                 Io? No! Perché?

Delia -                  (Ancora più sospettosa) Mm. Aspetta qui (Esce verso la cucina per prendere dello zucchero osservando entrambi)

Fernando -           (Sottovoce, a Gilda) T’avevo detto che dovevamo fischiare!!

Gilda -                 (Sottovoce) Allora perché hai bussato sul muro?

Fernando -           (C.s.) È stato un gesto di disperazione!

Gilda -                 (C.s.) Perché?

Delia -                  (Torna con un cartoccio di zucchero) Ecco lo zucchero. Hai bisogno di qualcos’altro?

Gilda -                 No, grazie mille. Appena vado a fare la spesa lo compro e te lo riporto: ciao Fernando. (Esce)

Delia -                  (Ad alta voce) Non ti preoccupare! (A Fernando) A me ‘sta faccenda dello zucchero non mi convince per niente, guarda un po’!... Sei sicuro che prima non è stata qui?

Fernando -           E cosa sarebbe dovuta venire a fare?

Delia -                  (Minacciosa) Fernando, se poco poco vengo a scoprire che hai una tresca con lei prendo il tuo rasoio più affilato e ti faccio un taglio così accurato che non ricrescerà più niente! Non so se mi capisci…!

Fernando -           (Scatta) Delia! Ma ti pare che con tutti i problemi che ho mi devo preoccupare anche del dolce della Gilda!

Delia -                  A me invece dà l’idea che a te piace, il dolce della Gilda…!

Fernando -           (Scatta) Delia! Io sto male! L’hai capito sì o no? Ho quasi trentanove di febbre! Ho una gran confusione in testa! Allora fatemi un piacere: volete lasciarmi in pace, tutti quanti?! Adesso mi metto a dormire sul divano e non svegliatemi finché non m’è passato tutto! D’accordo? (Si sdraia sul divano e si copre completamente con un’ampia coperta)… E non toccare le vongole!

Lentamente si fa buio

Sipario

Fine del Primo Atto

Secondo atto

Il sipario si riapre al suono di una musica onirica e la scena è avvolta in una luce molto fievole; sotto l’ampia coperta in cui si era avvolto Fernando c’è un’imbottitura per mostrare che egli sta ancora dormendo mentre il “Fernando che sogna” si sta alzando dal divano e resta in piedi, immobile vicino ad esso, come chi si è appena svegliato e non realizza ancora bene la situazione. Lentamente la luce si alza facendosi ancora più vivida del primo atto. Durante il “sogno di Fernando” tutti i personaggi sono felici e sorridenti e tutta l’atmosfera ha un che di surreale.

Delia -                  (Entra con una tazzina di caffè e atteggiamento amorevole. Indossa un delizioso grembiulino) Buongiorno Fernandino! Bene alzato, amore mio! Capisco che oggi è lunedì e non devi andare a lavorare ma era ora che ti svegliassi, dormiglione che non sei altro! Oggi è anche una splendida giornata: il sole brilla e gli uccellini cinguettano allegramente!

Fernando -           (Ancora mezzo frastornato) È vero! Senti… senti come cinguettano allegramente gli uccellini!

Delia -                  Sì! E la tua Delia t’ha appena preparato un bel caffettino. (Gli porge la tazzina di caffè)

Fernando -           (C.s.) Il caffettino…! Grazie! (Sorseggia il caffè e lo assapora con gusto) Ah! Certo che nessuno sa fare un caffè buono come lo fai te!

Delia -                  Beh, ma questa è pura Arabica che viene dal Brasile!

Fernando -           Come fa a essere arabica se viene dal Brasile? Sarà Brasiliana!

Delia -                  No, è così: è arabica ma viene dal Brasile!

Fernando -           Mah! Si dovrebbe guardare su internet.

Delia -                  Allora basterà chiedere a Tommaso, lui è un esperto di quelle cose e lo cercarà su Giuggiol!

Fernando -           Su cosa?

Delia -                  Su Giuggiol!

Fernando -           Ah, Google!

Delia -                  Sì, quello. Comunque per fare un buon caffè ognuno ha i propri segreti. Per esempio io la cuccuma la levo dal fuoco appena il caffè comincia a borbottare, sarebbe a dire prima che sia uscito del tutto, poi lo mescolo per bene prima di versarlo nelle tazzine.

Fernando -           Eh, Delia mia… in cucina sei proprio una diavola! (Finisce il caffè)

(Si sente fischiettare da dietro la parete)

Delia -                  Oh, è semplicemente un dono di natura! Una… indisposizione.

Fernando -           Eh sì. (Massaggiandosi lo stomaco) Però ieri che era domenica ho mangiato troppo! (Rimproverandola benevolmente) E la colpa è tua se mangio così tanto, con quei piatti deliziosi che sai preparare solo te!

Delia -                  Oh tesoro mio! Sono contenta che ti siano piaciuti i miei (Con esatta pronuncia francese) “petits carrés à la seiche et les pois”.

Fernando -           Che poi sarebbero i quadrucci con i piselli!

Delia -                  Certo!

Fernando -           Ad ogni modo erano davvero gustosi! (Con fare amorevole) E per oggi cos’hai pensato di fare? Cos’hai pensato di fare per oggi? Eh?

Delia -                  (Con tono professionale) Mah, ancora non lo so, deciderò quando sarò al supermercato. Se trovo gli ingredienti giusti per il macinato vorrei fare il “bouillon aux petites chapeaux”.

Fernando -           Sarebbe?

Delia -                  I cappelletti in brodo!

Fernando -           Buoni!

Delia -                  A proposito: sono rimasta senza soldi, cos’hai, un centinaio d’euro da darmi?

Fernando -           Certo, gioia mia! (Gliene dà 150) Toh, prendine centocinquanta che non si sa mai. Ah, che bello! Oggi voglio riposarmi perché la settimana scorsa è stata davvero pesante, con quella fila di clienti che m’hanno riempito la bottega fino a sabato sera!

Delia -                  Questo è merito tuo: perché hai mantenuto il tuo stile nel taglio dei capelli e sei diventato un punto di riferimento tra i cojo… i quajof…

Fernando -           (La corregge) I “coiffeur”.

Delia -                  Sì… i coiffeur della città! E poi secondo me sarebbe anche ora che ingrandissi un po’ la bottega per fare stare più comodi i tuoi clienti. Ci potresti mettere per esempio delle belle specchiere grandi, delle poltroncine trascinabili, dei lavatesta che puoi stare sdraiato tutto lungo…

Fernando -           Bello! Si potrebbe fare!

Delia -                  Certamente! E poi potresti anche allargarti facendo una parte della bottega per gli uomini e una parte per le donne. Come si dice in francese…? Par homme e pour famme!

Fernando -           Sì, sì! Non sarebbe una cattiva idea! Quasi quasi faccio un salto anche oggi, a bottega, ci starò poco ma c’è sempre qualcuno che magari ha bisogno d’una frizione, d’una racconciata…

Tomas -                (Entra dalle camere. Indossa un completo) Ciao babbo!

Fernando -           Oh, Tommaso! Cosa stavi facendo?

Tomas -                Ho appena finito di lavorare in video conferenza con un mio cliente australiano e gli affari stanno andando proprio bene!

Fernando -           Oh, sono contento! Ma, spiegami un po’: sarebbe a dire che te parli e lavori con uno che sta in Australia?

Tomas -                Certo! E mica solamente in Australia! Ho dei clienti anche in America, in Cina, in Giappone…

Fernando -           Che spettacolo! E tutti quanti capiscono l’italiano?

Tomas -                Babbo! Ma secondo te andrò a parlare in italiano con i Cinesi?? Con gli Americani parlo in americano, con i Cinesi parlo in cinese!

Fernando -           Incredibile!... E con i Giapponesi?

Tomas -                Parlo giapponese!

Fernando -           (A Delia) Hai sentito, Delia?

Delia -                  (Orgogliosa) Eh sì, abbiamo un figlio unpoallegrotto!

Fernando -           Cosa abbiamo…?

Tomas -                Si dice poliglotta, mamma.

Delia -                  Insomma te hai capito.

Fernando -           Sono fiero di te, Tommaso! Mi piacerebbe solamente che venissi delle volte a bottega con me per aiutarmi con i clienti che sono sempre di più!

Tomas -                Oh ma se hai bisogno non c’è problema; al pomeriggio posso venire a darti una mano perché col mio telelavoro posso organizzarmi come voglio.

Fernando -           Sono contento! Grazie, Tommaso!

Tomas -                (Estrae il cellulare e lo consulta) Scusate ma mi stanno chiamando dal Liechtenstein per un affare importante (Esce verso le camere)

Fernando -           (Guarda la moglie) Da dove lo stanno chiamando…?

Delia -                  Da… lìchesta… lì… so un cavolo!

Fernando -           Tra lui e la Miriam che è la luce dei miei occhi abbiamo avuto una bella fortuna avere due figli così!

Delia -                  (Abbracciandolo) Certo, Fernandino mio!

Fernando -           Sono contento, Deliuccia!

(Si sente fischiettare da dietro la parete)

Fernando -           Senti! Gli uccellini hanno ripreso a fischiettare!

Delia -                  (Rallegrata dal fischiettio) Ma Fernando…! Questi non sono gli uccellini, è la Gilda, che fischietta, che dolce! Un giorno o l’altro voglio invitarla a pranzo!

Fernando -           Nemmeno questa sarebbe una cattiva idea!

Delia -                  Infatti, vedo che viene volentieri a parlare qui con te, sarebbe bello stare delle volte tutti insieme!

Fernando -           Sì, è vero, la Gilda è simpatica e di compagnia. Si starebbe bene davvero tutti quanti insieme!

(Suonano alla porta.)

Delia -                  Oh! Fammi andare di là, va’, devo finire di mettere a posto i piatti di ieri sera. (Esce verso la cucina)

(Fernando va ad aprire rientra con Ermes, tenendogli un braccio sulla spalla)

Ermes -                Cosa stavi facendo, amico mio?

Fernando -           Niente, Ermes, stavo parlando con mia moglie.

Ermes -                (Estasiato) Oh,! Mi ricordo ancora l’ultima volta che sono venuto a cena da te e di quella meraviglia di piatti che ci ha preparato! Che spettacolo! Che armonia di gusti!

Fernando -           (Con orgoglio) Eh, lo so, è bravissima! Ma non sei al lavoro?

Ermes -                No, oggi ho fatto come te: sono rimasto a casa.

Fernando -           Ma te non fai il barbiere!

Ermes -                Lo so ma ho dei disturbi… allora ho preso due giorni di malattia. Così sto al calduccio e vado a trovare gli amici!

Fernando -           Hai fatto bene! Sono contento ma… che genere di disturbi hai?

Ermes –               (Imbarazzato)… oidi.

Fernando -           Non ho capito…

Ermes –               (C.s.)… roidi

Fernando -           Fammi capire bene!

Ermes -                (C.s.) Ho le emorroidi!

Fernando -           Orca paletta! Mi dispiace! (Riflette) Non è contagioso, vero?

Ermes -                Macché!

Fernando -           Bene. Mettiti a sedere.

Ermes -                Vorrai scherzare! Non posso appoggiarmi nemmeno su una chiappa sola!

Fernando -           Ho capito. Comunque te sei fortunato perché puoi prendere i giorni di malattia e ti pagano lo stesso!

Ermes -                Sì ma sai che i soldi non bastano mai! Non si riesce mai a arrivare…

Fernando -           (Col tono di chi l’ha già sentita più volte)… alla fine del mese!

Ermes -                È vero: Non si riesce mai a sbarcare…

Fernando -           (C.s.)… il lunario! Allora perché non ti decidi una buona volta a smettere con quel viziaccio del gioco!

Ermes -                (Minimizza) Eeeh! Viziaccio…! Gioco così ogni tanto sperando da tirar su qualcosa di più! A proposito, dovrei chiederti un piacere…

Fernando -           (Sempre sorridendo ma sapendo dove Ermes andrà a parare) Eccolo! Ci siamo! Dai, va’ pur avanti tranquillo!

Ermes –               No, è che a mi sono accorto che… senza pensarci ho finito i soldi e stavolta non ce la faccio davvero a arrivare alla fine del mese.

Delia –                 (Entra dalla cucina) Ciao Ermes!

Ermes –               Delia! La mia cuoca preferita!

Delia –                 Ti ringrazio! Sto proprio andando a fare un po’ di spesa. Buona giornata! (Esce)

Fernando -           Riprendiamo il discorso…

Ermes –               Sì, insomma… non è che avresti da prestarmi qualcosa proprio per non restare a secco del tutto?

Fernando -           (Con fare bonario) Sapevo dove saresti andato a parare! Eh, Ermes, Ermes… Quanto ti servirebbe, stavolta?

Ermes –               Al tuo buon cuore.

Fernando -           (Estrae 100 euro dalla tasca) Ecco, ti bastano cento euro?

Ermes -                (Li prende immediatamente) Certo! Grazie! Ciao! (Esce)

Fernando -           (Tra sé) Ecco. Hai capito, Fernando? “Grazie, ciao… e chi s’è visto s’è visto!” Mah! Niente, vado a bottega che tanto qualcuno c’è sempre! (Si sente fischiettare da oltre la parete, poi si sente bussare alla porta, Fernando va ad aprire e rientra con Gilda) Gilda! Che sorpresa!

Gilda -                 Sei solo…?

Fernando -           Sì.

Gilda -                 Ma che peccato! Quando vengo a casa vostra mai che riuscissi a incontrare la Delia!

Fernando -           Lo dice sempre anche lei!

Gilda -                 Allora una volta o l’altra organizziamo qualcosa!

Fernando -           Sì! Lo dice sempre anche lei! Intanto posso offrirti un caffè?

Gilda -                 Grazie, lo prendo volentieri!

Fernando -           Aspetta che te lo vado subito a prendere. (Esce e rientra subito con due tazzine di caffè)

Gilda -                 Ma te, Fernando, tratti solo con gli uomini?

Fernando -           In che senso?

Gilda -                 Nel senso che non potrei venire da te a farmi fare un bel taglio di capelli? (Sorseggia il caffè guardando Fernando negli occhi)

Fernando -           Certo! (Sorseggia il caffè guardando Gilda negli occhi)

Gilda -                 Oppure a fare una messa in piega… (Sorseggia il caffè guardando Fernando negli occhi)

Fernando -           Perché no? (Sorseggia il caffè guardando Gilda negli occhi)

Gilda -                 … oppure una permanente… (Sorseggia il caffè guardando Fernando negli occhi)

Fernando -           Certamente! (Sorseggia il caffè guardando Gilda negli occhi)

Gilda -                 Anche uno shampoo? (Finisce il caffè)

Fernando -           Eh sì! Da me puoi fare di tutto! (Finisce il caffè)

Gilda -                 Sei uno spettacolo di barbiere! (Lo abbraccia)

Delia -                  (Entra mentre i due sono ancora abbracciati. Ha due sacchetti della spesa stracolmi) Oh, Gilda cara! Finalmente c’incontriamo!

Gilda -                 Delia! Tesoro! È proprio quello che stavo dicendo ora a Fernando: che siamo vicine di casa ma non c’incontriamo mai! (La osserva) Ma… te… sei appena stata dalla parrucchiera?

Delia -                  (Sistemandosi i capelli) No, dolcezza, sono andata solo a fare un po’ di spesa. Perché?

Gilda -                 Perché stai molto bene, con quel taglio! Mi sembri un’attrice!

Delia -                  Ti ringrazio, Gilda, sei sempre gentile! Ascolta: perché stasera non resti a mangiare qui con noi?

Gilda -                 Volentieri! Cosa farai di buono?

Delia -                  (Accarezzando il viso di Fernando) Oggi servirò “bouillon aux petites chapeaux”.!

Fernando -           (A Gilda) I cappelletti in brodo.

Gilda -                 Buoni!

Tomas –               (Si affaccia) Io ne voglio due scodelle perché ho appena concluso un affare con i cinesi e dobbiamo festeggiare!

Fernando -           Avete sentito? Mio figlio fa anche gli affari cinesi!

Delia -                  (A Tomas) Per te, cocco, anche tripla, la razione!

Fernando -           E quanto hai guadagnato con quest’affare cinese?

Tomas –               Ah, è roba da centinaia di milioni di euro! (Esce)

Gilda -                 Allora aspettate che faccio un salto da me a prendere una bottiglia di champagne per festeggiare tutti insieme! (Esce)

Fernando -           Sono proprio contento che andiamo tutti d’accordo!

Delia -                  Eh, sì, è la cosa più bella!

Miriam -               (Entra, è allegra e corre ad abbracciare il padre) Ciao babbo!

Fernando -           Ciao!

Miriam -               (Passa ad abbracciare la madre) Ciao mamma!

Delia -                  Miriam! Cocchina mia!

Fernando -           (La osserva) Cosa t’è successo?

Delia -                  Mi sembri in brodo di giuggiole!

Miriam -               Eh, devo dirvi una cosa molto molto bella!

Fernando -           Cosa sarebbe?

Delia -                  Se è bella dilla subito!

Miriam -               Siete pronti?

Fernando e

Delia -                  (All’unisono) Certo!

Miriam -               (Raggiante) Aspetto un bambino!

Delia -                  Miriam! Ma è una notizia meravigliosa!

Fernando -           (Che non ha capito) Sì, meravigliosa! Ma ‘sto bambino cosa viene a fare qui?

Delia -                  (A Fernando, sorridendo con indulgenza) Fernando, non deve mica da entrare dalla porta, ‘sto bambino!

Fernando -           Eh già! E allora da dove passa? (Pausa, poi capisce) Ossignore! Aspetta, vuoi dire che… ‘sto bambino…

Miriam -               Sì! Devo farlo io!

Fernando -           Ma è una notizia stupenda!

Delia -                  E tuo fratello lo sa?

Miriam -               Sì, a lui l’ho già detto!

Fernando -           E il padre chi è?

Miriam -               Come, chi è! È Gianni! Quel ragazzo che t’ho presentato tempo fa!

Fernando -           Quello che ha quella bella farmacia in centro?

Miriam -               Proprio lui!

Fernando -           Che bello!!

Gilda –                (Rientra con una bottiglia di champagne e la porge a Fernando) Ecco lo champagne per festeggiare!

Fernando -           (Prende la bottiglia elegge l’etichetta) C’è scritto… “brut”!

Gilda -                 È brutto ma è buono!

Delia -                  Sai, Gilda, che adesso abbiamo un doppio festeggiamento?!

Gilda –                Perché?

Miriam -               (Al colmo della felicità) Perché aspetto un figlio!

Gilda -                 Ma è una notizia meravigliosa!

Fernando -           Stupenda! Delia, vai a prendere i bicchieri. (Delia agisce, Fernando chiama ad alta voce)Tommaso! Vieni che c’è da festeggiare!

Tommaso -           (Entra) Si festeggia il mio affare?

Fernando -           Il tuo affare e quello della Miriam! (Stappa la bottiglia e tutti brindano allegramente)

(Suonano alla porta)

Delia -                  Chi sarà?

Fernando -           (Va ad aprire e rientra con Ermes al quale appoggia un braccio sulla spalla) Entra pure, Ermes; stavamo brindando per un bel guadagno che ha fatto mio figlio e per la futura maternità di mia figlia! (A Delia) Prendi un bicchiere anche per Ermes.

Ermes -                Allora dobbiamo brindare anche per un’altra cosa.

Fernando -           In che senso?

Ermes -                Nel senso che ho giocato al lotto quei cento euro che m’hai dato! 1 e 54 sulla ruota di Roma!

Fernando -           Quindi?

Ermes -                Quindi… sono usciti e ho vinto 25 mila euro!!

Fernando -           Porca miseria!

(Brindano di nuovo)

Ermes -                E per ringraziarti della tua generosità ho pensato di darti 5 mila euro perché senza di te non avrei vinto niente!

Fernando -           Ermes! Io non so come ringraziarti!

Ermes -                Sono io che devo ringraziare te!

Fernando -           (Guarda tutti quanti) Sono felice perché è tutto bello e gioioso! Mi pare di vivere in un sogno!

Tutti i

presenti -              È vero! È come in un sogno!

Delia -                  Ragazzi, vado a preparare per tutti quanti un pranzo da leccarsi i baffi! (Esce verso la cucina seguita con gli occhi da Fernando)

Tomas -                Io vado a salutare il mio corrispondente cinese! (Esce verso la camera sua seguito con gli occhi da Fernando)

Miriam -               Io vado da Gianni che ha già comprato tutto il corredo per il nostro bambino che deve nascere! (Esce seguita con gli occhi da Fernando)

Ermes -                Fernando, io vado a farti l’assegno da 5 mila euro! (Esce seguito con gli occhi da Fernando)

Gilda -                 E io vado a preparare un bel dolce che sia all’altezza del pranzo della Delia! (Esce seguita con gli occhi da Fernando)

Fernando -           (Rimasto solo, con aria soddisfatta) Bello! Ma chi sta meglio di me?

Buio

Viene tolta l’imbottitura da sotto la coperta del divano e al suo posto si rimette Fernando coprendosi di nuovo completamente.

Al riaccendersi della luce Fernando si sveglia lentamente, è ancora frastornato, si solleva e resta seduto sul divano guardandosi intorno ancora inconsapevole tra sogno e realtà; tossisce e si soffia il naso. Dopo qualche istante entra Delia, senza il grembiulino e con qualche accortezza per renderla un po’ sciatta come nel primo atto.

Delia -                  Oh! Hai ronfato tutto il pomeriggio…! Come va?

Fernando -           (Ancora non completamente sveglio) Eh?

Delia -                  Ho detto: come va? Ti s’è abbassata la febbre?

Fernando -           (Si appoggia la mano sulla fronte) Boh, ma che or’è? (Tossisce)

Delia -                  È quasi ora di cena.

Fernando -           (Osserva Delia come per capire se è quella del sogno o quella della realtà) Delia…

Delia -                  Oh.

Fernando -           Ci sono i cappelletti in brodo…?

Delia -                  No, t’ho detto che ho trovato quattro vongole! Oh, mica si volevano aprire! Ho dovuto adoperare il martello, per aprirle una per una!

Fernando -           (Deluso e demoralizzato) Ma pensa te! Allora è stato tutto un sogno! (Tossisce)

(Si sente fischiettare da dietro la parete)

Delia -                  (Volge per un istante lo sguardo torvo verso la parete da cui si sente fischiare) Allora…?

Fernando -           Allora cosa?

Delia -                  Cosa vogliamo fare con ‘sta faccenda della Miriam?

Fernando -           Come, cosa vogliamo fare? Dobbiamo pensarci noi? Sarà lei che dovrà risolvere il casino che ha combinato!

Tomas -                (Entra dalla sua camera, sempre digitando al cellulare) Babbo, cos’hai fatto da mangiare, per cena?

Fernando -           Non ho preparato niente perché sto male. In compenso tua madre ha fatto una schiacciata di vongole.

Tomas -                (C.s.) Allora vado a mangiare una pizza. (Esce verso l’esterno)

Fernando -           Almeno non m’ha chiesto soldi.

Tomas -                (Si affaccia) Ah, babbo, cos’hai, venti euro da darmi?

Fernando -           Ti do venti calci in culo, se non vai via subito! (Tomas scompare) Delia, abbiamo per caso un goccio di latte?

Delia -                  Sì.

Fernando -           Allora fammi un piacere: prendilo e mettilo a scaldare in un pentolino per due minuti… (Tossisce) ce la farai?

Delia -                  Certo, non sono mica impedita! (Esce verso la cucina)

Fernando -           (Si sdraia di nuovo sul divano, tra sé) Non sto bene per niente. Se non mi passa dovrò chiamare il dottore. (Suonano alla porta.) Accidenti che pronto soccorso! (Si alza a fatica, va ad aprire e rientra con Ermes) Adesso cosa t’è successo? Hai qualche altra malattia da attaccarmi?

Ermes -                (Tossisce) No, è che ho detto a Nino che te non vuoi farmi da garante…

Fernando -           Bravo, allora?

Ermes -                Allora ho insistito un po’ e lui m’ha regalato cinquanta euro.

Fernando -           Oh, sono contento.

Ermes -                Anch’io sono stato contento, infatti sono andato subito a puntarli su “Lampo”: un cavallo che davano per vincente sicuro sicuro. Mi pareva un sogno!

Fernando -           Anche a me! E è arrivato primo!

Ermes -                No, penultimo!

Fernando -           Ecco! La dura realtà! (Tossisce) E adesso cosa vorresti da me?

Ermes -                Due euro! Solo due euro per un “gratta e vinci”!

Fernando -           Due euro… (Va ad aprire una cassettina da cui estrae una moneta da 2 euro) To’, e non farti più vedere finché non sei diventato milionario!

Ermes -                Grazie, Fernando! Sei un amico! (Esce)

Fernando -           (Tra sé) M va’ affanculo!

(Si sente fischiettare da dietro la parete)

Fernando -           (Riferendosi a Gilda) Ecco, lei fischietta… lei! (Tossisce) E io non ho nemmeno la forza di tossire!

Delia -                  (Entra dalla cucina, sarcastica) Cosa fa, la Gilda, non attacca più i quadri? È passata alle gabbie degli uccellini?

Fernando -           E io che ne so? (Tossisce)

Delia -                  Sì, sì, la sapete lunga, tutti e due! Per me c’è sotto qualcosa che puzza

Fernando -           Ma smettila, anche te, con ‘sta gelosia del cavolo! A proposito di puzza… io sento come se stesse bruciando qualcosa.

Delia -                  Oh Madonna mia! (Corre verso la cucina)

Fernando -           (Ad alta voce) Non sarà mica…

Delia -                  (Rientra)… traboccato tutto il latte!!!

Fernando -           Ossignore! Fuggimi da davanti, via! Andate via tutti quanti! Voglio rimanere solo! (Si accascia sul divano meditando tra sé) Questa è stata la goccia che ha fatto tracimare la brocca! (Tossisce) Tra quel cretino di mio figlio, quella sgangherata di mia figlia che si confonde tra… un cavolo e l’altro e tutto il resto io non ce la faccio più! (Si rimette a dormire sotto la coperta) Sai come era meglio il sogno che stavo facendo!

Si risente una musica onirica che lentamente sfuma. La luce torna vivida come nel sogno. A questo punto rientrano tutti i personaggi, felici e sorridenti.

Delia -                  (Rivolta a tutti gli altri) Sss! Sta dormendo, poverino! Ma quando si sveglierà gli farò trovare un bel piatto di cappelletti in brodo!

Miriam -               E io e Gianni gli faremo vedere la dote per il suo nipotino!

Tomas -                Io gli dirò che con i soldi guadagnati farò ristrutturare la sua bottega!

Ermes -                Io ho già pronto l’assegno da cinquemila euro!

Gilda -                 E io ho già pronto il dolce!

Delia -                  Bello! Per lui sarà come un sogno!

Musica

Buio

Sipario

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