Sogno strano e terno secco

orazio

SOGNO STRANO E TERNO SECCO

Commedia brillante in due atti

di:

Rocco Chinnici

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La commedia ambientata nella realt dei nostri giorni e culturalmente trae ispirazione dalla quotidianit belmontese. I tratti caratteristici di questa cultura possono essere rintracciati nel linguaggio dei personaggi, nel loro modo dessere e di interagire.

Alcentro della commedia troviamo una famiglia un po particolare, ma ci non significa che sia lontana dalla concreta realt. Il capo famiglia, Orazio, manifesta nelle sue battute una sofferenza particolare per la situazione familiare che lo imprigiona e che, secondo le sue aspirazioni, non gli permette di realizzarsi. Questo personaggio un po particolare trova un uomo che apparentemente mostra di condividere i suoi ideali e quindi di liberarlo da quella prigionia; si tratta di Alberto, un vicino di casa trasferitosi di recente, con il quale Orazio pensa di intraprendere unillusoria carriera artistica. Sar illusoria perch, con gran disappunto, Orazio scoprir, pi tardi, che quella di Alberto non vena artistica ma pura follia.

Sullo sfondo di questa vicenda si colloca la mania del gioco del lotto e quindi della facile vincita, che vede protagonista proprio la stravagante famiglia di Orazio. La poliedricit della commedia data dalla tragicomicit, elemento peculiare che caratterizza taluni personaggi tra cui: Alberto nella sua incompresa follia, o Michelino nella sua derisa diversit.

In queste vicende lunico personaggio che sembra trarre beneficio da questo gruppo di cucuzzuna, cos come li definisce egli stesso, Biagio, venditore di menzogne di cui spesse volte Orazio fornitore. Biagio, infatti, si occupa della vendita di prodotti che si rivelano semplicemente frutto della sua fantasia, ma che tuttavia potrebbero essere pallide ombre di realt future.

Patrizia Milici

Personaggi Interpreti

Orazio calzolaio

Giosina moglie

Lena figlia

Andrea figlio

Pietro figlio

Ignazio suocero

Michelino vicino

Angela moglie

Ortensio cliente di O.

Biagio socio di O.

Alberto pazzo

Ignazia moglie

(Un baglio; Orazio intento ad aggiustare scarpe, canticchia una canzonetta la quale vuole alludere ai clienti che non pagano; ogni tanto batte sulla forma di ferro il martello)

ORAZIO

(Canterellando) La notte dormo / e sogno che lavoro / poi mi sveglio / e non c mai chi mipaga / come ho dafare / a campare sta famiglia (smette di cantare e riflette sulla sua famiglia) Famiglia, bella famiglia! Mi pare di stare dentro dentro Forse meglio non pensare alla famiglia. (Riprende a cantare) Ho una moglie (Entra in scena, truccata e con minigonna, la moglie Giosina. Parla lentamente trascinandosi le parole).

GIOSINA

Or! (Orazio).

ORAZIO

(Risponde con lo stesso tono) Ti ascolto (Si gira e, vedendola agghindata in quel modo, ne rimane meravigliato) Ma dico io dove stai andando combinata cos?

GIOSINA

A messa.

ORAZIU

A messa!? Ma quale messa? (Giosina sabbassa gli occhi a terra seccata)

LENA

(Fuori scena parla col nonno il quale, in quanto sordo, stenta a sentirla) Nonno, prendi il cappello.

IGNAZIO

(E sordo) Come?

LENA

Il cappello! E che sei stolido?

IGNAZIO

(Sempre fuori scena) Sono un bolide?

LENA

(Ironica) Si, una ferrari!

IGNAZIO

Come! Calamari? Mangiamo calamari (Chiama la figlia Giosina) Giosina, Giosina! Falli col pelato e aglio!

ORAZIO

(Alla moglie) Vai a vedere per tuoi padre, prima che comincia con le parolacce; e vatti a togliere questavestaglietta!

GIOSINA

(Si avvia borbottando, poi si gira e si lamenta col marito che , a parer suo, arretarato) Sei mattusa, sei!

ORAZIO

Mattusa! Matussa! arretratta; ah senti, mettiti qualcosaltro in cambio. (Giosina esce) Questa capace che per come le ho detto di togliersela, di uscire nuda, tanto oramai dice dessere emancipata (Ricomincia a cantare) La notte dormo (Smette di cantare e ritorna su quanto aveva dento la moglie) Io, sono mattusa! (Riprende a cantare) E sogno di lavorare (Saffaccia, dallabitazione di fronte quella di Orazio, Angela, indisposta dal forte canto di Orazio e del suo continuo battere il martello).

ANGELA

(Adirata) Ancora deve continuare con questa musica, mastro Orazio? Non le nuoce sempre lo stesso motivo e che motivo! Non pu smetterla di battere anche questo benedetto martello? Guardi che faccio venir fuori mio marito, sa!

ORAZIO

Senta Signora, e le ricordo che quando uso questo apprezzamento di signora dovuto solamente al fatto che la buonanima di mia madre santa donna, mi ha cresciuto troppo educato; perch per me, lei, signora lo solamente per lanagrafe, donna cimiciolla! Qui, io, per sua regola, sono libero, fuori, allaperto! Ha capito? E non c nessuna legge che possa impedirmelo di cantare; donna cimi, ha capito, o ancora no? E inquanto a suo (ironico) marito, le consiglio di non farlo uscire, perch con questa arietta pu raffreddarsi.

ANGELA

(Inviperita) Lei pu raffreddarsi le corna, grandissimo caprone che non altro! (E se ne rientra sbattendo la finestra. Fuori scena) Eh, no! Da questo cortile devo traslocare quanto prima!

ORAZIO

(Meravigliato) Grandissima zoccolona che non altro! Mammina perdonami, ma questa proprio una gran. A me? A suo marito caprone anzi no, becco!

ANGELA

(Fuori scena, al marito) Hai sentito? Con te parlo! E smuoviti!

MICHELINO

(Entra in scena. E molto effeminato) Che cosa hai detto?

ORAZIO

( Con lo stesso tono) Non hai sentito?

MICHELINO

(Il no lo esprime con unalzata di testa) Nzu.

ORAZIO

(Sillabato) Caprone! Anzi, no, Beccone!

MICHELINO

(Col fazzoletto in mano fa un gesto effeminato) Ah, mi sembrava!Porcone! (Se ne rientra)

ORAZIO

A me? A sua moglie! Che va a letto con tre quarti di paese. (Ricomincia a cantare) La notte penso / a come fare ad arricchire, / e non c verso di potere indovinare

ORTENSIO

(Venendo dal fondo) Buon giorno Mastro Orazio, gente allegra Dio laiuta; beato lei!

ORAZIO

Oh! la bellezza di don Ortensio! E che devo fare, quantomeno cerco di nascondere i guai.

ORTENSIO

Quale guai! Qui si trova nella pace degli angeli, i guai noi li abbiamo in paese: rumori di motorini, vociare di venditori ambulanti come facessero comizi, e laria? Laria! Si riempiono i polmoni, mentre in paese si riempiono dalla puzza di scarichi di macchine che pure di notte ce la sentiamo addosso; invece qui, fuori paese (facendo un grande respiro) Ah! Si riempie il cuore!

ORAZIO

Don Ortensio, dica cosa ha da dirmi e lasci perdere tutti questi paragoni, perch ogni mestolo conosce i guai della pentola in cui rimesta.

ORTENSIO

Che fu, s offeso mastro Orazio? Io intendevo dire (Entrano Giosina, Ignazio e Lena, tutti agghindati come se stessero per recarsi ad un grande ricevimento)

GIOSINA

(Mostrando al marito la veste che s cambiata) Questa buona?

LENA

E io, pap, ti piaccio? (Indicando i vestiti e il cappellino che ha sul capo).

ORAZIO

E a lui! (Indicando il suocero tutto tirato a nuovo) Dove lo stai portando a Lercara? (Un paesino della Sicilia dove ogni anno si svolgono grosse fiere di bestiame).

IGNAZIO

(Che non ha sentito bene) A leccare? Cosa, il gelato?

ORAZIO

A leccare si! A succhiare lumachine! (Lumache piccole bianche).

IGNAZIO

(Continua a non capire) Cosa dice? (A Giosina) A soffiare le candeline?

ORAZIO

Si, a giocare coi lanternini! A Lercara al paese, alla fiera del bestiame!

GIOSINA

(Inviperita) Portaci tua sorella in fiera, grandissimo broccolone che non sei altro!

LENA

Senti, mamma, andiamo, prima che inizia la predica.

PIETRO

(Laltro figlio; un po tonto. Parler pronunciando la S per T insomma come usano fare coloro che sono cos. Indossa un chimono, fissato con le arti marziali; va facendo ginnastica, si avvicina a Ortenziu e fa come per combattere; Ortensio si stringe verso la parete, ha paura dessere colpito) Ti (si) tei (sei) impaurito!

ORAZIO

Eih, tu! (Alla moglie) Attenta a quello.

PIETRO

(Continuando a far finta di combattere) P, (pap) ti cacato, e neanche lho toccato. (Si avvia di nuovo da Ortensio) Te la do! (Gli fa delle esibizioni ravvicinate, mentre Ortensio continua a stare aderente al muro per la paura) Vuoi vedere che ti pendo (prendo) nelloccio? (occhio). (Continua a fare esercizi, dun colpo diventa serio) Oh, guadda, guadda! (guarda). (Mostra la mano come se pendesse rotta dal polso). Non ti ppaventare (spaventare). Mano molla, mano molla, il Tignore te la incolla, te la incolla con il vino Tan Mattino, tan Mattino! (san martino).

GIOSINA

(Interviene portandoselo) A te Pietro! (A Ortenzio) Lo perdoni, per lui un gioco. (A Pietro) Vero che per te un gioco?

PIETRO

Ti, ti! Come tonno (torno) te (ce) ne integno un altro, ah, che diti? P, me la devi fare la compare la bitichetta? Ah, te diti? (Orazio non risponde) A no! (Si avvia per andare verso la porta di donna Ancila, mentre Ortensio, pensando che ritornasse da lui, si mette in disparte).

ORAZIO

Eih, tu! Dove vai? (Alla moglie) Ferma a quello che gi la prima me la son fatta con donna Angela.

GIOSINA

(Frainteso. Torna indietro insospettita) Che cosa hai fatto con donna Angela?

ORAZIO

Volete andarvene e mi lasciate in pace! Cosa vuoi che facevo con la signora Angela? La prima lite; no!

GIOSINA

Ah, mi sembrava! (Si avvia, poi si gira) E guai a te, sai! (Agli altri) Su, andiamo. (Tra se) La prima me la sono fatta!

ORAZIO

(A don Ortenzio che ancora guardava meravigliato) Don Ortenzio, non meglio respirare aria inquinata? Mi dica in cosa posso revirla.

ORTENZIU

(Soprappensiero) Ah, si! Qui, queste scarpe (mostrando le scarpe che ha in mano). Mi son costate un occhio comprarle; e ora vede, vede come son ridotte?

ORAZIO

Dia qui (li guarda attentamente mostrando ogni tanto segni di insoddisfazione). Umh! Umh!

ORTENZIO

Don Orazio, si spieghi meglio anzich andare avanti con questi: umh! Vuol forse dirmi che non si possono riparare?

ORAZIO

No veramente riparare si possono solo che

ORTENZIO

Ho capito. Aspetti che mi siedo, perch prima che esce la sentenza ne ho daspettare.

ORAZIO

Quanto ha detto che le son costate?

ORTENZIO

Un occhio!

ORAZIO

E allora, dovrebbe vendersi anche laltro di occhio per ripararle; Quindi le consiglio di buttarle e comprarne un altro paio.

ORTENZIO

Mastro Orazio, non che sta per caso, scherzando?

ORAZIO

Scherzando! O pensa che sto qui a raccontare storielle?

ORTENZIO

Com possibile? Solo per il matrimonio di mio compare Luciano le ho messe!

Ora savvicina il matrimonio di compare Giovanni e avoglia di spendere soldi!

ORAZIO

E chi glielo dice di spendere soldi, mi scusi?

ORTENZIO

Come chi me lo dice! Vuole che vada a piedi scalzi al matrimonio? Ma tu guarda che bravo!

ORAZIO

Io non dicevo dandare a piedi scalzi, ma di comprarsi un paio di mocassine, per forza roba di marca devessere per il matrimonio?

ORETENZIO

Ah, vado con le mocassine! E per abito metto anche un vestito della domenica!

ORAZIO

Certo!

ORTENZIO

Scusi, lei star sicuramente scherzando?

ORAZIO

E continua ancora! Le ripeto che non ho nessun tempo da perdere a raccontare fandonie.

ORTENZIO

Ma guarda un p! Cos in chiesa, gli invitati, anzich stare a sentir la messa continuano a parlar male di me.

ORAZIO

Don Ortenzio, in chiesa si va per lodare Dio; lei pensa che il Padre Eterno con tutti i pensieri che ha, si ricorda di guardare lei con le mocassine e con labito della domenica??

ORTENZIO

Non volevo dir questo, sulo che

ORAZIO

Le sembra brutto per la gente. La gente, carissimo don Ortenzio, avr sempre da ridire; cerchi di non fare la fine di messer Giorgione.

ORTENZIO

Messer Giorgione! Era forse un nobile?

ORAZIO

Era un nobile danimo! Un giorno, di tantissimi anni fa, ogni sera alla stessa ora, passava per la piazza del paese messer Giorgione che rientrava dai campi col proprio figliolo di circa dieci anni e lasinello; la prima volta passarono, Giorgione in groppa allasino e il figliolo a piedi attaccato alla coda dellanima; da li ebbero inizio i primi commenti: Ma guarda un po, quel broccolone in groppa la soamaro e quel piccolo a piedi. Il giorno dopo, messer Giorgione per evitare i commenti della gente, cammin lui a piedi, attaccato alla coda del somaro e il figliolo in groppa, ma appena arrivati in piazza, pronti come se aspettassero i tre: Ma guarda un po, il giovine a cavallo e quel poverio cristo di Giorgione a piedi. Messer Giorgione cercava di trovare rimedio a quanto diceva la gente

ORTENZIO

E che motivo aveva, mi scusi, non era suo lasino e il figliolo?

ORAZIO

Ah, si! E perch le scarpe e labito non sono pure suoi?

ORTENZIO

Non ho capito dove vuole andare a parare.

ORAZIO

E allora cosha pensato di fare messer Giorgione, lindomani, credendo daver trovata la soluzione, passarono padre e figlio in gromma allasinello, aprite cielo! Ma guarda un po, non gli fa pena a tutti e due quel povero animale? Messer giorgione, stanco di tutte quelle male lingue, lindomani passarono a piedi padre e figlio e il somaro senza nessun fardello; in piazza crebbero i commenti: Messer Giorgione! Che s comprato a fare lasino se lo fate andare senza nessun fardello? (Ortenzio sorride) Ride, lei? Sa che ha fatto messer Giorgione? Prese la famiglia e andarono via da quel paese.

ORTENZIO

Ha fatto bene!

ORAZIO

Messer Giorgione! E lei? Cosa aspetta a far valige se pensa di vivere per quello che dice la gente?

ORTENZIO

Veramente

ORAZIO

Don Ortenzio, se dovessimo cambiar paese ogni qualvolta apre bocca la gente, chiss quante volte avremmo da fare il giro del mondo.

ORTENZIO

Forse ha ragione, solo che con la gente bisogna conviverci, caro mastro Orazio.

ORAZIO

Facia come vuole allora, cosa vuole che le dica!

ORTENZIO

(Muovendo la scarpa che ha in mano) E allora! Cosa mi consiglia di fare?

ORAZIO

(Pensando che Ortenzio si riferisse alla scarpa) Io le direi di buttarli.

ORTENZIO

Io non mi riferivo alle scarpe

ORAZIO

Ah, lei? Io le consiglierei di convivere prima di tutto, con la sua persona, gli altri, quelli vengono dopo, dopo, caro don Ortenzio. (Entra Andrea)

ANDREA

(Entra finendosi di sistemare i capelli; anchegli agghindato) Ciao papy (fa un cenno a Ortenzio).

ORAZIO

Sentiamo questaltro.

ANDREA

Ci vediamo pi tardi (si avvia), anzi

ORAZIU

(Ripetendo come se sapesse tutto a memoria) Non mi aspettate, andr a cena con gli amici (Andrea si ferma) Mai una volta sentirgli dire: ciao papy oggi mi vado a rompere le ossa a lavorare, no! Tanto c il fesso che pensa a lavorare.

ANDREA

C tempo per quello, papy.

ORAZIO

(A Ortenzio) A furia di ripetere c tempo, con te arriverei al tremila!

ANDREA

E non meglio, papy, vivere cos tanto a lungo?

ORAZIO

(Alzandosi) Tal levati di cc davanti, prima ca ti lassu iri stu vancu di supra. (Andrea esce).

ORTENZIO

Ma cosa vuole, son ragazzi!

ORAZIO

(Si sente il rombo di un motore che va via. Oraziu guarda verso dove arriva il rumore muovendo la testa) Solo uno sbaglio ho fatto con i miei figli, caro don Ortenzio, li ho male abituati sin da quando erano in fasce; gli dicevo: vuoi bene a pap? E prima ancora che aprissero bocca, io stesso rispondevo: si, si! Gli dicevo: la vuoi lacqua? E subito, prima ancora che aprissero bocca si trovavano il bicchiere al muso; e cos,a furia di vuoi questo e vuoi quello, son cresciuti senza nemmeno fare lo sforzo dimparare a chimare per nome le cose di prima necessit, chi glielo faceva fare di spremere le meningi? Non gli mancato niente, tanto che ora

ORTENZIO

Sa che lei la sa veramente lunga?

ORAZIO

Se invece quando aveva sete lo facevo gridare, o meglio, facevo finta di non capire, lei pensa che moriva di sete? Si sarebbe abituato a parlare prima e ad alzarsi il culetto dalla sedia, ed io avrei gioito nel vedelo camminare prima, e no che ha cominciato a fare i primi passi a quattro anni!

ORTENZIO

Per un verso ha ragione; ma dallatro lo avrebbe fatto morire di sete?

ORAZIO

Ma quando mai! Io, lacqua, lo stesso glielavrei data, solo che gli avrei insegnato ad alzarsi prima il culetto dalla sedia, e parlare prima per necessit, e no che ora ci lamentiamo di sentirli parlare grandicelli, che motivo hanno di farlo prima lacqua, e lo dicevo io per lui, il pane e lo dicevo io per lui, il latte e cos per tutte le altr cose. Ha capito, ora, la vuoi lacqua? O parlo turco? (Entrano in scena Angela e Michelino)

ANGELA

(A Ortenzio) Bon giorno don Ortenzio! Don Orazio non ha nulla da fare e gli racconta la parabola dellacqua. (Ad Orazio) Sero io al posto di suo padre le facevo seccare la gola e scoppiare il fiele, ma acqua non gliene avrei data nemmeno se stava per morire!

ORAZIO

Fetentissima moglie di una coperativa di maschiotti, a me facevi morire? (Ortenzio interviene mettendosi fra i due) Deve ringraziare Iddio che s sposata con una donzella (indicando Michelino); per lei ci sarebbe voluto un marito che prima dogni cosa le dava una carrettata di botte prima e dopo i pasti, e appresso che le rompeva le gambe se si fosse persuasa a chiedere il motivo.

ORTENZIO

E finitela! Non giusto tra vicini!

ANGELA

Vicini ancora per poco (a Ortenzio); a breve ce ne andiamo da qui! E speriamo in Dio che il nuovo inquilino le faccia dannare lanima!

ORAZIO

(Fa scongiuri e gestacci) T, t, donnaccia di malaugurio! (Tenta di acchiapparla) Giuro che se la prendo, gli occhi le cavo!

ANGELA

(Impaurita, chiama il marito) Michelino! Michelino! Corri, corri!

MICHELINO

(Arriva di corsa e, anzich capire il perch del vociare della moglie, con modi sempre effeminati va ad accarezzare Ortenzio) Oh, don Ortenzio! Ma venuto a piedi dal paese?

ORTENZIO

(Orazio e Angela rimangono meravigliati) Buon giorno don Michelino! Eh, io amo molto camminare a piedi! Serve a sgranchire le gambe e nello stesso tempo aiuta a pensare strada facendo.

ANGELA

(Da dietro il banchetto da lavoro per non farsi acchiappare da Orazio) Michelino!

MICHELINO

(Seccato) Arrivo! (A Orazio) Vuole smetterla, don Orazio!

ANGELA

(La lite si placa. Ortenzio si libera dei due) Grazie don Ortenzio; se ha gi finito le diamo un passaggio in macchina.

ORAZIO

Bravi. Mettetevelo in mezzo, tutti e due.

ANGELA

Che cosa intende dire?

ORAZIO

E continua ancora!

ORTENZIO

(A Orazio) Ricominciamo, don Orazio!

ORAZIO

(Ad Angela) Sa cos? che con Ortenzio si parlava di che fu, s offesa, buona donna? Io non intendevo dire quello che pensava lei.

MICHELINO

Vediamo quando la finisce, Orazio!

ANGELA

Io sono fuori don Ortenzio (si avviano). A lei aspettiamo.

ORTENZIO

Arrivo donnAngela! (A Orazio) Come! Vicini di casa e

ORAZIO

E cosa? C stato un tempo in cui andavamo daccordo, e come se andavamo daccordo! Poi scherzavo con Michelino e soffendeva donnAngela; scherzavo con donnAngela e si offendeva Michelino; sino che ho deciso di non scjherzare pi con nessuno dei due. Ed dallora che sembrano vipere, Dio ce ne liberi, vipere!

ORTENZIO

(Allusivo) E lei perch scherzava con Michelino? (Si sente suonare il clacson) Arrivo, arrivo! La saluto don Orazio, e scusi tanto se le lscio li le scarpe (ed esce).

ORAZIO

(Forte) Non stia a preoccuparsi, e tenga bene gli occhi aperti seduto in mezzo ai due. (Prende le scarpe e le guarda; poi fra se) Ma quale scusare e scusare! (Ripete ironizzando quanto ha detto Ortenzio) Lei perch scherzava con Michelino? Boh! Chiss cosavr voluto dire Oh, non facciamo che avr pensato che io con forse meglio cambiare discorso; questaltra ci voleva! Dunque, (Riguardando le scarpe) io, con queste scarpe, giusto che savvcina la festa del patrono, potrei guadagnare dico poco una ventina di mila lire che, insieme (indicando un po di scarpe li a terra) a queste altre fanno appunto centocinquanta mila lire anzi, quanto aggiusto queste prima che arriva Biagio e non son pronte (si siede ad aggiustare le scarpe e canta). Vendere le scarpe / e pi bello daggiustarle, / (smette di cantare e pensa a quanto disse Ortenzio) Io con (Risolino, e riprende a cantare) Si guadagna molto / senza spendere una lira/ (Entra Biagio, guardingo, ha un sacco in mano).

BIAGIO

Don Orazio, (sempre guardandosi in giro) ho quattro clienti questa volta!

ORAZIO

Non abbia paura che nessuno c. Allora il guadagno doppio?

BIAGIO

Doppio a secondo in quale condizioni sono le scarpe! Urgono tutti per il matrimonio di compare Giovanni. Lei sa com, la gente pur di fare figura spende e spande che lei nemmeno immagina, ed io continuo ad imbrogliar loro che sono scarpe che usano gli attori solo per fare un film e dopo li vendono tutti; pensi ho persino detto a tutti che arrivano da Roma, da cinecitt! Eh, per questo vi costano un occhio! dico loro. Qualche donna mi chiede persino quale attrice le ha calzate! ridono).

ORAZIO

Sa che un emerito figli di Pu (Biagio rimane sconcertato e Orazio si riprende) rissima donna.

BIAGIO

Ah, mi pareva.

ORAZIO

Cosa credeva che le dicevo figlio di puttana? Quindi oltre a guadagnareha trovato pure come passare il tempo.

BIAGIO

Laltro giorno, pensi, ho venduto un paio di scarpe persino (ride) di Madonna!

ORAZIO

(Che stava ridendo alle battute di Biagio, si fa subito serio e lo guarda. Poi ironico) E di san Giuseppe, di san Giuseppe ancora non le successo di venderne?

BIAGIO

No, veramente ancora no! (Fra se) San Ciuseppe! E chi questaltro cantante?

ORAZIO

Don Biagio, fino a quando mi diceva degli attori, forse magari io lavrei creduto; ma che la gente crede anche a quella dei santi vero che di questi tempi tutti vedono santi

BIAGIO

Ma cosa va fantasticando, mastro orazio! Io, intendevo dire la Madonna, quella che canta e fa film! Siccome i giornali hanno dato di recente la notizia che si trova a Roma a girare un film, io ha capito, ora? San Giuseppe! Ma da dove li prende certi discorsi?

ORAZIO

Nientemeno! Ed io che pensavo

BIAGIO

Li ha comprati Mariella, la figlia di Onofrio quello che contrabanda olio; di soldi se n fatti cos tanti! Neanche se avesse avuto una grandissima piantagione di uliveto! Ha solo quattro alberelli di ulivo che nemmeno bastano a far lolio per la sua famiglia, ed io, che ne ho pi dei suoi, son qui a soffrir la fame. Vende olio a mezza citt! Sa che io, a saper di aver venduto le scarpe pure a sua fliglia, mi sento la coscienza apposto?

ORAZIO

La coscienza! Ma di quale coscienza parla? Lei capace di vendere pure a sua madre un paio di scarpe della regina Elisabetta. (Mostra le ultime scarpe di Ortenzio) Vede queste scarpe; (glieli mostra) li osservi attentamente, costano un occhio.

BIAGIO

Mastru Orazio, non che ora i grandi attori, oramai, li ho piazzati tutti; vediamo un po strada facendo cosa pu balenarmi per la testa. (Si sente il rumore di una macchina che arriva).

ORAZIO

Subito, infili tutto li dentro; sono dodici paia, quattro attori e otto attrici (mettono dentro le scarpe velocemente).

BIAGIO

(Si carica sulle spalle il sacco e si avvia) Buona giornata, mastro Orazio.

ANGELA

Entri, donna Ignazia; il posto di una tranquillit (Guardando verso labitazione di Orazio e, parlando pi forte, allude) che lei nemmeno immagina. E lei, don Alberto, che appena uscito dal come si dice

IGNAZIA

(Interviene cercando di non far pesare al marito la disgrazia dellessere stato per lungo tempo in un manicomio) Ma quale uscito e uscito, donna Angela! Mio marito stato in villeggiatura, si ecco! In villeggiatura. (Ad Alberto) E vero, Alberto?

ALBERTO

(Calmo e con gli occhi al difuori dalle viscere) A villeggiare sono stato; (Ignazia soddisfatta dalla risposta, ma) A villeggiare con quella zoccola di sua sorella.

ANGELA

(Sentendosi offesa esplode) Ma come si permette? Gran pezzo

IGNAZIA

(Interviene cercando di giocare su il frainteso) Donna Angela! Cosha capito? Mio marito ha voluto dire zoccola la scarpa! La scarpa che si trovava ad avere in quel posto di villeggiatura; una scarpa di vostra sorella.

ANGELA

Ah, mi pareva!

ALBERTO

La zoccola.

ANGELA

(Fra se) E come faceva ad avere la scarpa di mia sorella? (Col sorrisino ironico si rivolge ad Alberto) E senta, voialtri dov che siete stati a villeggiare? (Fra se) Puo essire che mia sorella ha perso le scarpe li.

ALBERTO

(Che le si era avvicinato per sentirla capisce tutto) E certo! Cosa crede che sua sorella Cenerentola? E una zoccola!

IGNAZIA

(Fra se) Ah, ma questo s fissato! (Ad Angela) Signora Angela, forse meglio cambiare discorso, cosa vuole, come dire

ANGELA

Non si preoccupi, dopo glielo spiega a mastro Orazio.

IGNAZIA

Orazio! E chi sarebbe questo Orazio?

ANGELA

Quello che deve leccarsi le dita! Il vostro nuovo vicino di casa. E un p come dire

IGNAZIA

Maleducato! Se si lecca le dita, m i scusi!

ANGELA

Si, pure maleducato (cerca di riprendersi) no, no, anzi educatissimo! io veramente volevo dire unaltra cosa

IGNAZIA

Non stia a scervellarsi, tanto pi buio (guardando il marito) di mezzanotte, non pu fare. A me, quello che pi interessa la tranquillit per Alberto, e qui mi pare che ce ne sia tanta o sbaglio?

ALBERTO

Assai ne voglio! Assai

ANGELA

Non glielho detto; qui lunico rumore che si sente sono i passi delle formiche.

ALBERTO

Allora ci sono formiche quanto una montagna! Una montagna? (I due non capiscono) E se a qualche formica le viene di cacare dobbiamo metterci la maschera? (I due continuano a non capire) Senti, Ignazia, andiamo via che qui il silenzio fa puzza!

ANGELA

Ma cosha capito? Io volevo invece dire che c troppa tranquillit; ha capito? E passi volevo dire (fa dei piccoli passi).

IGNAZIA

(Scoppia a ridere) Aaahhh!!! (Fa nachessa dei piccoli passi) Sa ch molto scherzosa?

ANGELA

Io? Suo marito!

IGNAZIA

Hai capito Alb? Si sentono i rumori (facendo anchessa dei piccoli passi) dei passi (ride e fa ancora dei piccoli passi) delle formiche.

ALBERTO

(Fa lentamente dei passi lunghi, i due lo guardano meravigliati) del leone!

IGNAZIA

(Lo chiama in disparte) Alb, alb! (Lo rimprovera sottovoce per non far capire niente a Ignazia) Delle formiche! Cosa centra il leone?

ALBERTO

(Seccato e sottovoce) Porco mondo, che sei! Devi sempre averla vinta tu su tutto! Non gioco pi con te!

IGNAZIA

Ma quaei vincere e vincere! Qui nessuno vuol vincere!

ALBERTO

Nessuno? Nessuno nessuno?

IGNAZIA

Nessuno.

ALBERTO

Allora vogliono perdere tutti?

IGNAZIA

(Sempre in disparte) Senti, qui (Si gira da Ignazia, le fa un sorrisino forzato) Umh! (Ad Alberto) Non c nessuno ne che vuole vincere e nemmeno che vuol perdere; hai capito?

ALBERTO

E di queste cose che ne facciamo? Le prendo io?

IGNAZIA

(Che stava per perdere la pazienza) Ma quali co (Rabbia contenuta) Si, si prendile tu (ironica) Sei contento? (A Ignazia) Eh, cosa vuole (Alberto fa finta di raccogliere cose come da un alberello e continua a conservarli in tasca).

ANGELA

Io? Niente! Se li sta prendendo tutti lui!

IGNAZIA

Ma cosa sta prendendo, pure lei! Lui scherza! Si propriu cos, scherza!

ANGELA

Donna Ignazia, le cose, scherzando scherzando si fanno! Venga, che le mostro laltro angolo della casa intanto che suo marito raccoglie. (Alberto continua a raccogliere e conservare. Ignazia e Angela escono. Dopo un attimo entra Orazio, si stava sedendo al lavoro mentre si accorge di Alberto con quei suoi gesti strani, e rimane meravigliato).

ORAZIO

(Si avvicina lentamente e gli batte leggermente la mano sulla spalla; quello, senza scomporsi, si gira, lo guarda e continua i suoi movimenti) Scusi, ma, lei chi ?

ALBERTO

Alberto. (Riprende i suoi movimenti).

ORAZIO

Ah, Alberto! (Alberto continua come se nulla fosse). E cosa fa qui?

ALBERTO

Lei troppo curioso (fa come se gliene fosse caduto qualcuno a terra).

ANGELA

(Da fuori scena) Aspetti che prendo la chiave. (Entra, e trova: Alberto intento a raccogliere come fossero frutti; e si rivolge, in disparte, ad Orazio meravigliato) Don Orazio, le ho portato un bel vicinato; vede quello che sembra matto? E invece un attore di teatro famoso! E si sta esercitando a recitare la parte di uno che raccoglie i frutti che parlano! Non lo disaturbi; io a momenti torno con la moglie dellattore (ed esce, mentre Orazio cerca di capire).

ALBERTO

Oh no! Era caduto a terra!

ORAZIO

(Meravigliato; continua a guardare quegli strani movimenti di Alberto) E lo ha preso?

ALBERTO

Certo! (Glielo mostra) Vede quanto bello?

ORAZIO

(Meravigliato, sta al gioco) Eh, la madonna! Quanto bello! Pesa quasi tre chili!

ALBERTO

Oh, che ha la bilancia in mano? Tre chili meno tre grammi! (Meravigliato, osserva Orazio) E tu chi sei?

ORAZIO

(Fra se) Ma guarda un p! Allincotrario antata a finire!

ALBERTO

Non si sente!

ORAZIO

(Nervoso) Ah, non si sente? (Inizia gridando, e si contiene) Io sono Ora zio! (Rabbia contenuta) Orazio sono!

ALBERTO

Vieni, Orazio, mi aiuti a finire di raccogliere questi? (Indica un posto).

ORAZIO

(Ironico) E dove li metto?

ALBERTO

A terra, mettili a terra che li vengo a prendere. Piano! Posali piano, se no piangono!

GIOSINA

(Orazio esegue. Entra in scena Giosina; saccorge dei due e rimane di stucco) Scusate, disturbo (girando attorno ai due) se mi aiutate a capire un po di quello che state facendo?

ORAZIO

Sss Aspetta che stiamo finendo! (Ad Alberto) Alberto, ancora molti ne hai da raccogliere?

ALBERTO

Non lo vedi? Altri sette.

ORAZIO

(A Giosina imbambolata) Senti che fai, aiutaci che finiamo prima.

GIOSINA

(Pi confusa che persuasa) Ah, quindi io dovrei aiutare lui, cos ci sbrighiamo? (Si mette anchessa in ginocchio accanto ad Orazio intento ad adagiare quei frutti dellimmaginazione dAlberto). Senti, per prima cosa, vorrei capire cosa sta facendo; (adirata) la secondo cosa

ORAZIO

Pss! Piano, se no piangono!

GIOSINA

(Rabia contenuta) La seconda cosa quella di capire chi questo. Squilibrato che fa ginnastica

ORAZIO

Zitta, sciocca! Questo, un attore famosissimo! E per ora sta

ANGELA

(Entra con Ignazia) Allora, come le sembra il posto? Non (saccorge di Orazio e di Giosina messi a carponi) La signora Giosina! Ah, ma vedo che avete gi fatto conoscenza! (Indicando Alberto)

GIOSINA

Senta donna Angela, vuole spiegarmi cos tutto questo discorso mimico?

IGNAZIA

(Recandosi da Alberto) Buon giorno signora. Alberto hai finito? Hai raccolto tutto?

ORAZIO

Veramente glielho data io una mano, a

IGNAZIA

(Meravigliata) Ah, perch, pure lei

ORAZIO

(Imbarazzato) No veramente, bravo com lui no! Io ho recitato solo quando ero piccolo, nel teatrino della parrocchia; (indicando Alberto) lui, invece, si vede ch bravo, (Ignazia rimane meravigliata, non capisce) si, lui si!

IGNAZIA

(A Giosina, mentre Orazio porta quanto ha raccolto ad Alberto) Mi dispiace signora, io non sapevo che suo marito fosse

GIOSINA

Mio marito! Ma mio marito cosa? Vuole spiegarsi meglio?

ANGELA

(Interviene) Donna Giosina, questi sono i nuovi vicini di casa: (li presenta) la Signora Ignazia; (si stringono la mano) il signor Alberto, suo marito (Alberto non sente, parla con Orazio).

IGNAZIA

Alb, Alberto! (Lo va a prendere) Alberto, vieni qui. Questa la signora Giosina.

ALBERTO

La signora Cos! E io sono il signor Cos! E questo (indicando Orazio) il signor (alla moglie in confidenza) Chi questo?

IGNAZIA

Non so!

ALBERTO

(A Giosina) Il signor non so! (Giosina continua a rimanere meravigliata per quanto sta accadendo).

ANGELA

(A Ignazia) Scusate. (Conduce Giosina in disparte) Sentite, in poche parole, questi sono i due nuovi inquilini; la signora Ignazia la moglie di Alberto (indicandolo), mi ha pregato se conoscevo un posto tranquillo dove il marito, dimesso da pochi giorni dal come si dice? Ma ma

IGNAZIA

(Interviene precedendo Angela) Forse meglio che glielo spiego io: ha presente un paniere? (Giosina, ascolta meravigliata) Non importa s grande o piccolo; il paniere non ha quel coso (facendo segno di un arco) da dove si prende?

GIOSINA

Il manico!

IGNAZIA

Ecco, brava! Ora, faccia finta che questo coso da dove si prende, suo; ha capito, adesso?

GIOSINA

Niente meno che gioco di parole! Senta, se deve dirmi ch anche pazzo, non occore che va girandole attorno. Il paniere, la cesta

IGNAZIA

Ma quando mai! Cerchiamo un posto tranquillo, perch gli permetta di ritrovare la tranquillit e raggiungere quel giusto equilibrio che, per il continuo stress lavorativo ha perduto. Non vi preoccupate, anche una persona educatissima, e non molesta proprio nessuno; credetemi, troverete in noi un ottimo vicinato.

ANGELA

Beh, io devo andare. Allora, signora Ignazia, rimanete o vi do un passaggio?

ORAZIO

(Con Alberto si trovano vicino il banchetto dei ferri. Alberto sta per toccare qualcosa e Orazio interviene subito. Prende il martello e lo batte forte sulla forma di ferro) Questo non si tocca!

ALBERTO

(A Ignazia) E diventato pazzo! Mi stava facendo male! (A Orazio) Oh, (non sente) oh!

ORAZIO

Che c? Ti sei spaventato! Vedi che anchio sono un bravo commediante? (Le donne parlano fra di loro senza curarsi dei due).

ALBERTO

(Con indice e medio aperti). Guarda che ti cavo gli occhi! Hai capito?

ORAZIO

(Fra se) Ho la strana impressione che questo si stia prndendo la mano con tutto il braccio, comunque recitiamo. Senta signor cos (prende la forma di ferro), sa cos questa? (Fa lespressione dun pazzo) Una forma di ferro, e sono capace di rompertela sulle corna! Sai cosa sono le corna? O pensi dessere arrivato nel paese delle meraviglie? (Batte di nuovo, forte, il martello sulla forma che ha in mano) Hai capito?

IGNAZIA

(Preoccupata) Che c, che succede?

GIOSINA

Niente sicuramente mio marito gli star spiegando come si battono i chiodi col martello sulla forma.

IGNAZIA

Sono contenta che han fatto amicizia; tra di loro si capiscono, certo. (Giosina non capisce. Ignazia chiama Alberto) Alb, Alberto! Su, andiamo, che donnAngela ci da un passaggio; domani siamo qui e avrai tutto il tempo che vuoi per parlare col signor Orazio.

ORAZIO

(Batte ancora il martello e parla ad Alberto sottovoce e con la rabbia contenuta) Hai capito? Ne abbiamo di tempo.

ALBERTO

(Alla moglie) Vedi, quello pazzo!

IGNAZIA

(Interviene per non mortificare Giosina) Ma no! Che dici? (A Giosina) Scusatelo; sicuramente voleva dire

GIOSINA

Il paniere il manico Senta, non stia a mettersi pulci in testa che qui non ci sono ne panieri e neanche ceste, quindi

ALBERTO

Mi spiegato della forma

GIOSINA

(A Ignazia) Vede, anzi, che gli spiega come funzionano le cose? (Ad Alberto) Hai visto?

ALBERTO

Si, ma qui funzionano male le cose!

ANGELA

Allora, andiamo che ho premura; mio marito sta aspettandomi. (Saluta da lontano Orazio) Stia bene, don Orazio; dora in poi le auguro centanni di salute e tanti divertimenti. A ben rivederci, donna Giosina (si danno la mano).

IGNAZIA

(A Oraziu, indaffarato a sistemare arnesi sul banchetto) A domani, signor Orazio. (A Giosina) Ci vediamo domani allora (stretta di mano e si avviano. Alberto ritorna in dietro mentre Orazio losserva; si ferma a prendere come se si fosse dimenticato qualcosa di ci che stava raccogliendo prima).

ALBERTO

Me ne ero scordato uno

ORAZIO

(Batte sulla forma il martello, e Alberto si spaventa) Lascialo stare che quello mio!

ALBERTO

(Spaventato, si allontana borbottando). Cornuto! Non gioco pi con te (gli fa la linguaccia camminando indietro, si gira e va a sbattere contro il muro; Giosina si mette una mano davanti come per volersi riparare il colpo che ha preso Alberto).

GIOSINA

Madonna! Tuti i denti gli son saltati!

ALBERTO

(Al muro) E tu, chi sei?

ORAZIO

(Parlando fra le mani come se avesse un megafono) Sono il muro! (Alberto si spaventa).

IGNAZIA

(Da fuori scena chiama Alberto) Alberto, su, andiamo!

ALBERTO

(Al muro) E io sono (parlando col tono di Orazio) Alberto; (in cantilena) e non mi sono fatto male, non mi sono fatto male! (Esce cantilenando, mentre Orazio e Giosina lo guardano meravigliati).

ORAZIO

Eh, cosa ne pensi?

GIOSINA

Vuoi proprio saperlo? Vedi se vi ritrovo tutti e due a gesticolare come poco fa (facendo mimica), prendo un bastone e lo faccio anchio un po di movimento (sillabato) mi-mi-co!

ORAZIO

Ma coshai capito? Oca! Quello recita! Teatro! Sai tu cosa vuol dire teatro? Ah, pensavi fosee pazzo? Artisti! Persone che si liberano di tutti i pregiudizii di questo mondo (Giosina lo guarda meravigliata) Eh, vedi che ti viene difficile capire il concerto? (Errore voluto).

GIOSINA

Meno male che ora abbiamo lartista! Concetto! No concerto.

ORAZIO

Puoi ben dirlo! Dellarte sono un vero maestro! Voi, avete distrutto le mie ispirazioni, con tutti i vostri discorsi terra, terra, mi avete costretto a discutere come semplice gente di strada

GIOSINA

Oh, poverino! Sali sul marciapiedi prima che ti mette sotto qualche macchina. Gente di strada!

ORAZIO

Fortuna che ora con don lberto posso finalmente rispolverare e arricchire il mio archivio interiore, pieno, accatastato di parole da voi inconprese, in disuso, e voglio migliorarlo con vocaboli nuovi, liberi da tab oramai passati anche di moda. (Giosina lo guarda meravigliata)

GIOSINA

Ma che t sviluppata la scienze tutta dun colpo? Che cosa dici? Come parli?

ORAZIO

Ecco! lo vedi? Come posso, con voi, perfezionare larte? Essa viene repressa, schiacciata, soffocata

PIETRO

(Entra ridendo) Come tono contento che to ridendo!

ORAZIO

(Alludendo) Morta! Sepolta!

PIETRO

(Serio) Pa (pap).

ORAZIO

Sentiamo.

PIETRO

Me lo devi compare il lillillolli??

GIOSINA

E ora? Dove lo trovi nel tuo vocabolario interiore lillillolli?

ANDREA

(Entra aiutando il nonno a sorregerlo, morto di sonno e va strofinandosi gli occhi) Ho un sonno da non crederci! Sul letto, mi giravo, mi rigiravo ho tutta la schiena a pezzi.

ORAZIO

(Ironico) Ah, ma quando cos chiama il tuo paparino, che viene a girarti! Non ti affaticare, perch fari questi sforzi a girarti e rigirarti? Pu venirti lernia!

IGNAZIO

(Ad Andrea) Che ha detto?

ANDREA

Niente, lernia!

IGNAZIO

A chi, a tuo padre uscita lernia? Come, ad alzare le scarpe?

ANDREA

Ma quando mai, nonno! A me, dice che pu venire lernia!

IGNAZIO

E come fa a sapere che ti deve venir fuori lernia? Che fa lindovino, ora?

ORAZIO

(A Giosina) Senti, vuoi condurlo di la che ho da parlare con questo signorino!

IGNAZIO

(Adirato) No! Devo rimanere qui! Hai capito? (Orazio si gira ed egli incalza) Con te parlo, cosa buona!

ORAZIO

(Perdendo la pasienza) Volete lasciarmi in pace tutti e quanti siete che ho da lavorare?

IGNAZIO

Io devo stare qui tho detto! Oggi voglio mangiare aria, hai capito? Vorresti proibirmi di mangiare, ora?

GIOSINA

(Indicandogli una panca) Siedi qua, non dargli ascolto.

ANDREA

(E ritornata la calma) Senti mamma, poco fa, (guardando suo padre che ha intrapreso a lavorare) sul letto, mi giravo e rigiravo perch stavo facendo un sogno strano, (ricordando il sogno) ma cos strano roba da non crederci era come se tutto accadesse veramente! (Orazio intento ad origliare).

GIOSINA

(Curiosa) Figlio mio! Che sogno hai fatto?

ANDREA

Glielo voglio raccontare pure al nonno (si avvicina con la mamma verso il nonno che era rimasto fisso a guardare Oraziu, il quale vedendosi osservato cerca di fare lindifferente). Ho sognato dessere attorniato da diversi attori, tanti attori; (come se stesse ricordando) ricordo cera pure qualche cantante, ma quello che era strano che tutti erano a piedi scalzi, non tenevano le scarpe, capito? Non strano?

ORAZIO

(Fra se) No, impossibile! Non che Biagio va a rubare davvero le scarpe agli attori? No, no non pu essere!

GIOSINA

Di, ma parli da solo?

ORAZIO

E senti, tu, mentre dormivi, doveri?

ANDREA

Ma papy! Dove vuoi che potevo essere, a letto!

ORAZIO

Certo che eri a letto! E magari che ti giravi, ti rigiravi, io dicevo nel sogno! Doveri mentre sognavi?

ANDREA

Cosa vuoi che mi interessava sapere il lugo dove potevo trovarmi, i sogni non hanno una dimora fissa; si pu essere nello stesso tempo: in America, in Russia, o dentro un castello, oppure in groppa ad un cavallo... ma... quello che ricordo che non avevano le scarpe; poi entr un signore, una persona come tante altre, aveva un vecchio sacco sulle spalle, lo pos a terra, lo apr

ORAZIO

(Precedendolo) E cominci a dare le scarpe a tutti!

ANDREA

Quando mai! Usc da l dentro un omino

IGNAZIO

Che cosa?

ORAZIO

Un omino!

IGNAZIO

(Adirato e col bastone alzato, ad Orazio) Tu zitto e non aprire per niente bocca! Hai capito? Lui me lo deve dire quello che succede (Orazio corre ai ripari. Poi ad Andrea) E che ha fatto, che ha fatto?

ANDREA

Aveva una lunghissima barba color rame che quasi gli toccava i piedi; cont gli attori, li moltiplic per il numero dei cantanti, divise la somma con il numero di quanti erano i piedi scalzi e alla fine dette tre numeri: 21 63 32; mi guard ridendo e se ne ritorn nel sacco che il vecchio, chiuse, si caric sulle spalle e and via, mentre si sentiva allontanare lenta la grossa risata di quello strano omino.

GIOSINA

(Ansiosa) Figlio mio! Sicuro sei che son questi i numeri?

ANDREA

Certo che lo sono!

IGNAZIO

(Esplode di gioia) Sono ricco! Finalmente sono diventato ricco! E arrivato il gran giorno!

ANDREA

Di cosa stai parlando, nonno?

IGNAZIO

Soldi! Moneta! (A Giosina) Dimmi, figlia mia, dove sono i soldi che tho dato laltro ieri?

GIOSINA

Non che

IGNAZIO

Tutti, prendili tutti; dobbiamo giocare 21 63 32.

GIOSINA

Tutti tutti, tutti?

IGNAZIO

Tutti!

GIOSINA

Io siccome savvicina la festa del santo patrono pensavo di fare un po di compere, abiti, visto che siamo sempre con gli stessi vestiti e leggeri pure.

IGNAZIO

Intanto adesso fa caldo, e a momenti ti faccio veder che siamo tutti belli e vestiti. Ma lo capisci, sciocca! La fortuna ha voluto darci i numeri e tu

ANDREA

Veramente stato lomino, nonno.

IGNAZIO

E questo omino si chiama fortuna.

ANDREA

Nonno, lomino maschio!

IGNAZIO

Ah, si! E perch Andrea fimmina?

ORAZIO

(Alla moglie) Quale fortuna e fortuna, pure tu! La nostra vera signora furtuna (indicandosi la fronte) qui!

GIOSINA

(Ironica) Ah, si? E li? E allora dille di uscire da li dentro alla signora e va a fare un po di spesa che non abbiamo cosa mangiare.

ORAZIO

La spesa, la spesa, ignorante! Che capisci?

IGNAZIO

Va a comprare il pesce??

ORAZIO

Si, il baccal Senti questo.

IGNAZIO

(A Giosina) Corri a prendere questi soldi tho detto! (Ad Orazio) E tu zitto! (Escono Giosina E Andrea. Preoccupato) E ora per quale ruota si devono giocare?

ORAZIO

Ma per la ruota di Palermo, sintende! Scusi, il sogno non lo ha fatto Andrea? E lei pensa che per quanto pigro poteva fare un sogno pi lontano da Palermo? (Entrano Giosina e Andrea che vanno parlando).

ANDREA

Su, mamma, vieni anche tu!

IGNAZIO

(Si prende i soldi che gli consegna Giosina) Quanti sono?

GIOSINA

Seicento quarantamilalire!

ORAZIO

(Meravigliato) E dove li tenevi tutti questi soldi? E non gi una grossa fortuna avere tutti questi soldi, che bisogno c di giocarseli?

IGNAZIO

Non dargli ascolto. (A Giosina) Sai che facciamo andiamoci tutti e tre a giocarli (escono).

ORAZIO

(Rimasto solo, riprende a cantare, lavorando, quel motivetto iniziale) La notte dormo / e mi sogno che lavoro; / come devo fare / per cercare darricchire; / ho una moglie (Gli balena unidea e smette di cantare) Come ha detto, come ha detto? (Rif un pezzo del motivetto) come posso fare / per cercare darricchire Certo, ma certo! Ah, se quel tonto di mio suocero riuscisse a fare terno secco! Ma quando mai, cosa vado a pensare Per se succedesse davvero dovrei passarmi un piacere che lho qui (indicando la gola) da tanto tempo. Quanto han detto? Seicento quarantamilalire! Dunque, facendo i bene i conti, sarebbero Eh la madonna, quanti soldi! Per prima cosa assumerei un lavoratore e gli direi: Tu stai qui e lavora per me! E cosa devo fare, Mastro Orazio? Ed io lo riprenderei dicendogli: ehi tu! Se davvero vuoi che tassumo, per prima cosa anzi per primissima cosa, devi chiamarmi signor cavaliere commendatore Orazio, hai capito? Dunque ascolta in cosa consiste il lavoro; mentre io sto sdraiato a pancia in aria a catturare i raggi del sole, tu, con una cassettina piena di monete, mi starai accanto muovendola cos (mimica), con un ritmo armonioso in modo che io possa sentire e assopirmi col soave suono dei soldini (come se muovesse la cassettina) ntrinchiti, ntrinchiti, ntrinchiti (Entra Pietro che va esibendo le arti marziali, saccorge di suo padre, gli si avvicina e butta un fischio come se chiamasse gli animali. Orazio si spaventa).

PIETRO

(Dopo aver fischiato continua a chiamare) T, t, t!

ORAZIO

(Spaventatissimo) Che ti prenda un colpo! Questo modo di presentarsi ?

PIETRO

P (pap), chiamo le mucche?

ORAZIO

La pecore, chiama le pecore! Dico! Vuoi andare a toglierti questi indumenti?

PIETRO

P, la vuoi insegnata una mossa? Ti faccio volare in aria e cascare per terra come un sacco di patate, mentre gridi dicendo: marrendo, marrendo!

ORAZIO

Senti vuoi andare via da qui, prima che ti lancio questa forma di scarpe qui (indicando la testa), e ti faccio gridare: la testa, la testa! Dov la testa?

PIETRO

P, chi te lha insegnata questa mossa?

ORAZIO

Tuo nonno!

PIETRO

(Meravigliato) Mio nonno?

ORAZIO

Si, proprio lui, tuo nonno!

PIETRO

Perch mio nonno

ORAZIO

Ah, non lo sapevi? Tuo nonno era un grandissimo campione di Karate; a te non dice niente perch pensa che non lo lasceresti pi in pace (facendo come fosse Pietro) minsegni questa mossa, minsegni questaltra, e quindi preferisce non farti sapere niente. (Pietro meravigliato) Ah, cosa credevi che tuo nonno in questo sport; di una bravura che tu nemmeno lo immagini!

PIETRO

Paaa! Ma che ttai (stai) dicendo?

ORAZIO

Senti cosa fai, come te lo vedi presentare davanti mollale un pugno, non lo prendi nemmeno mentre dorme quello!

PIETRO

P, come arriva (va aprendere un pezzo di legno fuori scena) guarda, gliene carico un colpo sul muso con una velocit tale da non capire nemmeno da dove sia arrivato il colpo! P, come viene, non gli fare capire niente! E tu stai attento (alza il legno facendo la finta) con che velocit glielo do sul muso.

ANDREA

(Si sentono arrivare; Pietro fa segno al padre di non fare capire che

egli si sta nascondendo col pezzo di legno fra le mani) Allora, nonno, come riscuoterai la vincita la moto! Promessa. (Entrano).

IGNAZIO

A messa?

ORAZIO

Si, la benedizione!

IGNAZIO

(A Giosina) Che dice, che dice?

GIOSINA

No, niente, lascia perdere. Vuoi andare a riposare un p? Dopo tutta questa strada a piedi (di spalle ai tre c Pietro che fa segni al padre se pu colpire; Orazio fa segni a Pietro di lasciare stare, ma quello insiste. Giosina non capisce i movimenti di Orazio, si girano ma Pietro si nasconde in tempo) Insomma! Si pu sapere cosa vuol dire questo gesticolare?

ORAZIO

Ah, niente! Sto ripassando la parte di una commedia. (Giosina e Andrea sono meravigliati; Orazio recita) Lui dice: glielo do, o non glie lo do? Mentre io gli dico, no! Lascia stare! E lui ancora: glielo do, o non glielo do? E io gli dico

GIOSINA

No, lascia stare!

PIETRO

(Entra gridando un urlo di Karat) Iaaa! (E si ferma davanti al nonno) Forza nonn, oramai so tutto. (Scatta pronto per attaccare) In guardia! Pronti (Ignazio lo guarda e non capisce) Ah, fai pure finta di non capire? Pronti (incomincia a ruoteare il legno e colpisce il nonno che cade a peso morto) Iiiaaa!

GIOSINA

Oh, madonna!!!! Cosa hai fatto?

IGNAZIO

Aiuto, aiuto! Muoio, sto morendo!

GIOSINA

(Tocca in testa il padre) Porco Giuda, che sorta di bernoccolo!

IGNAZIO

Alzami! Aiutami a sollevare! (Andrea e Giosina lo aiutano) Vieni qui! (cerca Pietro col bastone alzato) Dove sei? (Pietro scappa dentro mentre lo inseguono, uscendo, Gnaziu col bastone sempre alzato e Andrea) Ah, se ti prendo!

GIOSINA

(Guarda il marito) E tu naturalmente non sai niente di questo discorso!

ORAZIO

Io? E scusa, cosa centro io?

PIETRO

(Rientra inseguito dal nonno, sempre col bastone alzato, e Andrea) P, p! Hai visto che lho preso in pieno? E tu dicevi che non ce lavrei fatta.

GIOSINA

Tu (al marito), tu non hai detto di non saperne niente? (Prende il legno che Pietro aveva buttato a terra e si rivolge contro il marito, mentre ritornano correndo verso casa i tre, con dietro ora Giosina che insegue Orazio) Veni qui allora se hai coraggio! Scappi? Se tacchiappo! Vieni tho detto!

Fine pimo atto

Secondo atto

(Scena medesima. Alberto seduto ad un tavolinetto, intento a scrivere, ogni tanto si ferma, si alza, pensa, sorride, si risiede e ricomincia a scrivere. Orazio lo Guarda; un po meravigliato per questi suoi movimenti continui e si mette a cantare il solito ritornello.)

ORAZIO

Di notte dormo, / e mi sogno che lavoro; / poi

ALBERTO

Senti, o canti in silenzio o stai zitto, perch io sto scrivendo una storia bellissima.

ORAZIO

E cosa vuoi da me, vattela a scivere in casa! Eh, scusa, nessuno ti vieta di scrivere.

ALBERTO

(Col tono di una rilassatezza da pazzo sedato dai farmaci) Ma io scrivo in silenzio, non che scrivo forte!

ORAZIO

(Lo guarda e comincia a cantare solo facendo mimica) Cos va bene, o troppo forte?

ALBERTO

Magari cos, si sente e non si sente; quasi che non mi da fastidio.

(Orazio continua a mimare delle canzoni, e in Alberto accresce la curiosit di conoscerne il titolo; fa alcuni movimenti ritmici per cercare di capire quale canzone potrebbe essere, ma non riesce). E qual questa canzone? (Orazio fa finta di non sentire e continua a lavorare, sempre mimando il motivo) Con te parlo; tho chiesto qual la canzone che canti?

ORAZIO

(Finalmente si decide) Scusa Alberto, con tutti questi altoparlanti accesi non riuscivo a sentire; aspetta (fa finta di spegnere lamplificazione. Allberto guarda meravigliato). Cosa hai detto?

ALBERTO

(Pensieroso) Lho dimenticato; torniamo indietro.

ORAZIO

Allora aspetta che riaccendo lamplificazione. (Ricomincia a mimare il motivo della canzone).

ALBERTO

(Che aveva ricominciato a scrivere, si ricorda quanto aveva chiesto ad Orazio) Qual questa canzone? (Orazio, avendo fanto finta di ricominciare a lavorare, continua a farla non sentendolo) Con te parlo!

ORAZIO

(Si alza gli occhi per guardare alberto e saccorge, facendo finta di non aver capito, che egli lo sta chiamando) Scusa Alberto, aspetta che spengo tutte queste cose (continua a far finta di spegnere). Allora, dimmi Alberto, sono tuttorecchi! Coshai detto? (Alberto pensieroso) Senti Alberto, non dirmi che lo hai ancora dimenticato!

ALBERTO

Che cosa?

ORAZIO

Come che cosas! E da due ore che mi chiedi il titolo della canzone!

ALBERTO

Il titolo di quale canzone?

ORAZIO

Di volare; (ne canta qualche strofa) volare, oh, oh! Cantare, oh, oh, oh oh. Nel blu, dipinto di blu Hai capito?

ALBERTO

(Curioso) Orazio, perch quando dici volare fai oh, oh, e invece quando dici cantare fai oh, oh, oh oh? Cantare pi importante di volare?

ORAZIO

(Con rabbia contenuta) Senti s per importanza, io direi che volare! Volare e non atterrare pi in questa terra piena di confusione, di sopportazione, di gente che piange, di gente che ride, (Alberto mima esprimendo gli stati danimo di quanto dice Orazio), di gente ricca e di gente povera, di gente che ragiona e di gente invece come te che ancora non ho capito bene se sei o pure. (facendo con la mano il gesto di pazzo).

ALBERTO

Orazio, ho limpressione che ognuno di noi capisce ci che pi gli fa comodo; noialtri dobbiamo ragionare

ORAZIO

Sentiamo.

ALBERTO

Tu dici che c gente povera e gente ricca; giusto questo?

ORAZIO

Certo che no!

ALBERTO

Senti Orazio, non che vuoi prendermi in giro? Tu hai detto queste testuali parole: c gente ch ricca e c invece chi povera, hai detto cos?

ORAZIO

Certo!

ALBERTO

(Arrabbaito) Oh! Senti parliamo orizontale (facendo con le mani il segno) perch se cominciamo a fare sali e scende con le parole, io mi confondo. Si stava dicendo che ognuno di noi parla a secondo la propria convenienza e quindi nascono tanti discorsi.

ORAZIO

(Non capisce) E perch?

ALBERTO

Tu che sei ricco?

ORAZIO

Ma quando mai!

ALBERTO

Ecco! Lo vedi? Questo un discorso! E dimmi unaltra cosa, se tu fossi ricco lo diresti c gente ricca e c invece chi povero?

ORAZIO

Neanche per sogno!

ALBERTO

Ecco! Lo vedi? Questo un altro discorso! Per la stessa cosa si fanno due discorsi diversi, ma tutti e due giusti. (Misterioso) Orzio, che tu voi volare un conto, ma che per questo non vuoi atterrare in questa terra un altro conto.

ORAZIO

E allora mi spieghi perch mi difficile diventare ricco?

ALBERTO

Per lo stesso motivo che al ricco viene difficile diventare povero! Anzi cerca di diventare sempre pi ricco!

ORAZIO

(Con rabbia contenuta, gli parla sillabando) Senti, Alberto, sei venuto qui, in questo cortile per farmi diventare pazzo?

ALBERTO

Ma quando mai! Sei tu che vuoi diventare pazzo; perch non fai come me!

ORAZIO

(Confuso) Ah, si! E tu come fai?

ALBERTO

Come faceva mio padre Giovanni. (Con enfasi) Bravo era mio padre, Orazio. Chi gli chiedeva: signor Giuvanni che ora ? Egli rispondeva: e lora di mungere! Qualcuno che non capiva che ora poteva essere, gli chiedeva: e a che ora si munge, signor Giovanni? Ed egli, mio padre, bravo era mio padre, gli rispondeva: verso questora! (Orazio pi confuso che persuaso).

ORAZIO

Quindi verso questora era sicuramente lorario giusto?

ALBERTO

Certo! Lo diceva mio padre!

ORAZIO

Certo che tuo padre bene discuteva. Ecco, perch tu discuti

ALBERTO

Come mio padre!

LENA

(Entra muovendosi a ritmo di musica e come se cantasse una canzone) Pap, dice la mamma (facendo segno di soldi) cosa devo comprare (fa segno che deve andare a comprare cose da mangiare. Poi si rivolge ad Alberto) don Alberto, ha finito di scrivere quella storiella?

ALBERTO

(Con fare misterioso da incutere paura) Una tragedia! Sto scrivendo una tragedia, morti che muoiono

LENA

(Spaventata) Oh, madonna!

ORAZIO

(A Lena) Non avere paura! Non vedi che scherza; che significa morti che muoiono? Se sono morti che bisogno c di morire?

ALBERTO

Certo che c! Muoiono due volte, prima dalla paura e poi perch vengono uccisi qui! In questo cortile!

LENA

(Si va a mettere dietro a suo padre) Aiuto, mamma! Pap ho paura!

ORAZIO

(A Lena) E smettila! E togliti da dietro.

IGNAZIA

(Da fuori scena chiama il marito) Alberto, Alberto! (Entra in scena) Alberto, devi prendere la medicina! Lo hai dimenticato? (Ad Orazio) Scusate don Oraziu, ciao Lena. (Alberto si avvia ad andare a prendere le medicine, poi si ferma).

ALBERTO

(A Orazio) Non toccatemi ci che sto scrivendo! (Alla moglie) E una bella storia, solo che un po triste; ma la sto finendo di scrivere. (Si avvia borbottando).

LENA

Donna Ignazia, bella storia! Un colpo mi stava facendo prendere! Pap mi dai i soldi che vado a far la spesa?

IGNAZIA

A piedi, sola la fate andare sino al paese?

ORAZIO

Donna Ignazia, la signorinella capace dandar sola sino allinferno. (A Lena) Dille a tua madre che i soldi se li fa dare da tuo nonno, perch i clienti non mi hanno ancora pagato. Dille pure che invece del terno si poteva giocare lambo visto che non abbiamo di che mangiare.

LENA

Ma di cosa stai parlando, pap?

ORAZIO

No, niente, tu dille cos.

LENA

Lei mi ha detto di venire da te; tu mi dici dandare da lei (esce borbottando).

IGNAZIA

Certo, questi clienti che tardano a pagare

ORAZIO

Fin quando ritardano, la speranza c; poi ci sono di quelli che fanno certi tappi!

IGNAZIA

Don Orazio, mi scusi se le faccio una domanda indiscreta.

ORAZIO

Dica, dica pure, donna Ignazia.

IGNAZIA

(Guarda se entra qualcuno) Ma, lei non sembra proprio di soffrire (Orazio la guarda meravigliato) di come si dice?

ORAZIO

Di miseria, vuol dire?

IGNAZIA

La smetta, don Orazio, non sto scherzando; lei sa a quale malattia mi riferisco (Alberto entra con un bicchiere di vino in mano e va per andarsi a sedere al tavolino) Alberto, le hai prese le medicine?

ALBERTO

Non le ho travate.

IGNAZIA

E quello che hai in mano cos?

ALBERTO

Un bel bicchiere di vino; il dottore dice che mette salute

IGNAZIA

(Si alza per andare a levargli il bicchiere) Non lo toccare sai! Giusto dice il dottore, ma era a me che si riferiva; tu sai che non puoi bere sostanze alcoliche. Dallo a me il bicchiere. Le medicine, le medicine sono messe sul tuo comodino; su, fai il bravo. (Alberto esce a malumore. Ignazia prende i fogli, sono in bianco, e glieli fa vedere ad Orazio) Vede? A lei dice che sta scrivendo una storia; ma quale storia!

ORAZIO

(Prende i fogli, li guarda e rimane meravigliato) Ma sono tutti bianchi! E la tragedia i morti che muoiono?

IGNAZIA

Allora lei non ? (Fa con la mano il gesto di uno che pazzo).

ORAZIO

Io, pazzo? Ma come si permette!

IGNAZIA

Quindi, con mio marito, lei raccoglieva per finta?

ORAZIO

E certo! Io recitavo, con suo marito la parte di

IGNAZIA

Le chiedo perdono se ho pensato che pure lei

ORAZIO

Pure lei cosa? Vuole spiegarsi meglio e mi lasci capire di cosa parla? (Pensieroso) Signora Ignazia, non che suo marito (Ignazia annuisce) Ora si spiegano certi gesti, certe parole dette a casaccio! Ma come, donna Angela mi disse che suo marito un attore famoso e che stava ripassando la parte dei frutti che piangono si mi pare che cos mha detto.

IGNAZIA

Don Oraziu, come, non ha capito ancora? Mio marito pazzo!

ORAZIO

(Impaurito) No, non possibile! E ora? Non faccia capire niente a mia moglie che le si bloccano le coronarie! E questi morti che vengono ammazzati qui in questo cortile? (Preoccupato) Donna Ignazia, non che suo marito la storia vuole realizzarla qui, in questo luogo?

IGNAZIA

Volendo dire la verit, mio marito non ha ancora ammazzato nessuno; ma sa com? Sino a che una persona normale, pericolo non ce n perch ragiona, ma quando una persona comincia con lo sgranare la marcia della ragione

ORAZIO

E ch tranquilla! Io, ho qui una famiglia a cui badare! (Fra se) beh diciamo una famiglia. Quindi voi mi dispiace, donna Ignazia, dovete sloggiare, andare via!

IGNAZIA

Che cosa? Come ha detto? Con la signora Angela abbiamo un contratto scritto e che parla chiaro! Io e mio marito, qui, possiamo rimanere per almeno sette anni

ORAZIO

Che cosa!? E se a lui dovesse salatare in testa dammazzare tutti, come la mettiamo?

IGNAZIA

Don Orazio, per me se volete rimanere potete farlo, non mi date nessun disturbo, ma se capisce di correre un brutto rischio mi dispiace (indicando luscita del baglio) questa luscita, si porti dietro tutta la famiglia e chi s visto s visto.

ALBERTO

(Grida fuori scena) Ignazia! Ignazia! (Rientra, ha in mano una falce e la va accarezzando) Ignazia, dove sei?

IGNAZIA

Qui, qui sono! Che c, ch successo con queste grida? E cosa fai con quella falce in mano?

ORAZIO

(Gli parla con un falso sorrisino, cercando di non far capire ad Alberto che gi sa tutto sul suo conto) Dove va, a mietere il grano? (Alberto lo guarda male).

ALBERTO

Sai dirmi se questa falce taglia bene? (Passa la mano sopra la lama) I dentini come li ha?

IGNAZINA

Bene, bene taglia; ora valla a posare che in questo momento non serve.

ALBERTO

Sto scrivendo la commedia e questa me la metto accanto, cos mi vado ricordando tutto il filo del discorso. Ragionamento orizontale (facendo segno con le mani).

ORAZIO

Beh, s cos io arrivo di la, donna Ignazia, vuol dire che

ALBERTO

Dove vai tu?

ORAZIO

(Tenendosi sotto i pantaloni) Veramente, prima dogni cosa devo andare

ALBERTO

Guarda, Orazio (muovendo velocemente la falce) zamt! Eh, come vado?

IGNAZIA

(Orazio, dalla paura, sale sul banchetto dei ferri; Ignazia, trovandosi accanto ad Orazio, incomincia a sentire puzza e lo guarda) Ma

ORAZIO

Puzza, puzza c! E se non fa andare via suo marito, da sotto i pantaloni vien fuori il ben di dio.

IGNAZIA

(Si sente arrivare gente) Andiamo, andiamo Alberto che sta arrivando il dottore.

ALBERTO

Il dottore! E cosa vuole il dottore? Io sono guarito, non ho niente; vero, vero, Ignazia che non ho niente?

IGNAZIA

Niente, niente hai, entriamo in casa, cos non ti vede e visita mastro Orazio.

ALBERTO

(Escono) Si, si! A don Oraziu, a don Orazio.

ORAZIO

(Entra Biagio e trova Orazio ancora salito sul banchetto degli attrezzi da lavoro. Orazio improvvisa un comizio) Cari compagni

BIAGIO

Tanto cari non direi, mastro Orazio! Come mai si mette a fare comizi? (Incomincia sentire puzza) Bih, bih, bih che puzza! Scaricano allaperto i gabinetti in questo cortile?

ORAZIO

A dire il vero da un bel po che c puzza!

BIAGIO

Meno male che siamo allaria aperta. (Cerca di capire di dove possa venire questa puzza) c da morire asfissiati! Sa che facciamo, mastro orazio, torno unaltra volta.

ORAZIO

(Scende dal banchetto) Aspetti che torno subito (ed esce).

BIAGIO

(Meravigliato) Strano! E come se la puzza fosse sparita dun colpo! O forse ho ancora le narici piene e non la sento pi (Entra Alberto in mutandoni, con un cappello da sole in testa, ha un vaso da notte in mano) E questo chi ? (Alberto va a svuotare il vaso allentrata del cortile. Biagio rimane di stucco). Pure! (Continua a non capire. Alberto rientra, mentre Biagio continua a stropicciarsi gli occhi pensando abbia potuto avere una visione). Forse stato un miraggio, o sto sognando?

ORAZIO

Biagio, che s messo a parlar da solo ora?

BIAGIO

Mastro Orazio, ho la strana impressione di non sentirmi bene. Non per caso che in questo cortile passeggiano gli spiriti i fantasmi?

ORAZIO

E loro ci mancano per completare lopera!

BIAGIO

Intanto non era normale quanto ho visto proprio or ora con i miei occhi!

ORAZIO

Sicuramente lei con questa fantasia che ha super sviluppata, simmagina cose che possono solo vedersi nei sogni. Ma ritorniamo a noi; sicuramente lei sar venuo per fare i conti o sbaglio?

BIAGIO

(Ogni tanto guarda verso la porta da dove usc Alberto) Diciamo che son venuto anche per questo, (guarda ancora verso la porta) anche se devo dirle in confidenza chera meglio se non venivo.

ORAZIO

(Adirato) Insomma! Si pu sapere cosa continua a guardare su quella porta?

BIAGIO

E va bene, va bene, non occore scaldarsi tanto! Vorr dire che ho avuto una visione e la puzza me la sono pure sognata, tanto che non si sente pi. Dunque, mi ascolti, (prende dalla tasca dei soldi e gliene porge un po) questi son quelli della volta passata; per quelli che mha dato ora se ne parla fra un mese. (Orazio lo guarda meravigliato) Eh, la gente ha fatto altre compere per lo sposalizio, quindi prima che racimola quelli per le scarpe ce ne vuole! Per li ho venduti tutti; un paio ho detto loro che erano di una modella famosa e li ho venduti per una cifra da brividi.

ORAZIO

Sa che non mi sbalordisce pi niente di lei?

BIAGIO

Mastro Orazio, io, con questi zucconi che ci sono in paese, potrei vivere di rendita; solo che sono troppo onesto.

ORAZIO

Onesto si! Onesto come lacqua del baccal. Di cento che ne racconta, gi tanto se ne prendo una.

BIAGIO

Lei ignorante, questa la verit. Ha sentito di quella macchina che estraee dalla terra quello che ci serve?

ORAZIO

Come, come?

BIAGIO

Ecco, vede che non sa niente! Le faccio un esempio: lalbero di ulivo come fa a produrre olio?

ORAZIO

Come cosa fa, per prima cosa bisogna potarlo, zappare il terreno, concimarlo...

BIAGIO

Tutto lavoro di manodopera sprecato; deve sapere che lalbero, con le sue radici succhia come un bimbo al seno, nella madre terra, e cosa fa? trasforma? Trasforma tutto ci che succhia in frutto che poi da lolio. Ora gli scienziati hanno inventato una macchina che basta conficcare nel terreno quattro congegni; si programma ed essa trasforma direttamente quello che ci occorre, che so olio, mosto, mandorle, pere, mele, e tutto in liquido! Ecco la bellezza della tecnologia!

ORAZIO

E le albicocche? Le pesche? le susine? Tutta quella frutta che ha losso, insomma?

BIAGIO

Mastro Orazio, lei ha bisogno di leggere, e meno male che si definisce istruito. La macchina, deve sapere che pi inteligente di lei, (Orazio dissente) prima di tutto perch capisce che ci sono pi pigroni e da un prodotto gi bello e pronto, senza nemmeno bisogno di far fatica a masticarlo, e poi le ossa! Sa lei a cosa servono le ossa?

ORAZIO

A far nascere altre piante.

BIAGIO

Ecco, bravo! E mi dica un po, alla macchina cosa gliene frega delle altre piante; ma siccome intelligente e capisce che quando si guasta, il tecnico subito la ripara (Orazio sbalordito); oooh! Ha capito ora?

ORAZIO

(Scruta in giro per vedere se qualcuno possa sentire) Don Biagio, un cunsiglio devo chiederle, pu anche darsi che lei con tutte queste cose che sa, sa pure come aiutarmi; cosa occore per sottomettere un pazzo? (Biagio non capisce).

BIAGIO

Come ha detto?

ORAZIO

Ha capito bene, non faccia finta. Il signorino Michelino, con quella baldracca di sua moglie Angela, sono andati a vivere altrove e hanno affittato la casa (indicandola) ad altri; sono in due, marito e moglie e

BIAGIO

(Precedendolo) E il marito quello (indicando da dove usc Alberto) del vaso da notte!

ORAZIO

Si, sicuramente lui. Ed proprio di lui che voglio parlarle. Non ne posso pi; quando sono arrivati, ad essere sincero si, era un po come dire, ma non credevo dandare a tanto. Poco fa uscito fuori con la falce

BIAGIO

La falce?

ORAZIO

Si, si, proprio quella! Dicendo che sta scrivendo una commedia tragica e doveva tenersela accanto perch gli desse ispirazione!

BIAGIO

E in questa commedia ha detto per caso che muoiono persone ammazzate?

ORAZIO

Ecco! E qui che volevo arrivare. Tutti, tutti muoiono ammazzati! E se pu interessarle, tutto si svolge in questo cortile.

BIAGIO

Qui! A brevi parole vuole uccidervi tutti; ma non c daver paura, gli faccia prendere una gran paura, magari facendo dei rumori strani e vedr che subito andr a vivere in un altro posto.

ORAZIO

E gi, i rumori! Lui dice che gli danno fastidio i rumori, e vuole tranquillit. E che paura posso mettergli?

BIAGIO

Intanto fargli perdere le speranze di scrivere questa storia

ORAZIO

Quale scrivere e scrivere! I fogli li ha sempre in bianco! La storia la va fabbricando nel suo cervello difettoso.

BIAGIO

E quando lui dice di scrivere, dove si mette?

ORAZIO

(Indicando il tavolo col tappeto che arriva quasi a terra) li! Si siede e comincia a guardarmi fisso negli occhi, facendo finta ogni tanto di scrivere (si sente Alberto che parla con la moglie).

ALBERTO VOCE F. C.

Ignazia sto andando a scrivere

BIAGIO

Qui lo scrittore.

IGNAZIA VOCE F. C.

Le hai prese tutte le medicine?

ALBERTO VOCE F. C.

Tutte, tutte le ho prese.

IGNAZIA VOCE F. C.

Cerca di non disturbare!

BIAGIO

Sa che facciamo, lei corri dentro e avvisi suo figlio Pietro di venire a fare un po di rumori vicino a don Alberto; io minfilo sotto il tavolo, come lui esce e si siede a scrivere, lei esce e si mette a lavorare senza dargli a capire che mi trovo sotto il tavolo, quando lui guarda la falce per farsi venire lispirazione, lei guarda la forma di ferro; ha capito cosa voglio dire?

ORAZIO

Alla virgola! Ora, quando lei dice, possiamo cominciare.

ALBERTO VOCE F. C.

Ignazia, ho in testa qualche morto da fare al sugo.

IGNAZIA VOCE F. C.

Che schifio! (Orazio e Biagio si avviano a prendere il prprio posto, mentre esce Alberto).

ALBERTO

(Prende i fogli che sono sul tavolo, sono in bianco, fa finta di leggerne il contenuto) Lo zio Ignazio (facendo come se tagliasse con la falce) zamt! La signorinella Lena (ripete) zamt! La signora Giosina (ripete) zamt! Mentre (Entra Orazio) Orazio, al sugo! (Orazio lo guarda impaurito, mentre entrambi si siedono ognuno al proprio posto. Alberto prende la falce, la fa vedere ad Orazio e poi accarezza la lama. Inizia a scrivere e il tavolo inizia a muoversi portandosi, sotto gli occhi sbalorditi di Alberto, da Orazio, il quale fa vedere la forma ad Alberto e fa finta di darsela ripetutamente in testa, poi la posa allimpiedi sul tavolo che ritorna lentamente verso Alberto che si alza pieno di paura, entra Pietro, non visto da Alberto, e gli va a sistemare dietro, sotto il tavolo, delle piroette che accende e va via; le piroette fanno un gran fracasso, ed escono Alberto verso la sua stanza implorando aiuto a Ignazia, e da sotto il tavolo esce Brasi con i capelli tesi, morto dalla paura e con la faccia tutta piena di nero di fumo delle piroette, Orazio lo vede, non lo riconosce e scappa dentro casa).

IGNAZIO V.F.C.

Giosina, Giosina la guerra!

GIOSINA V.F.C.

Dorma, che sicuramente sar stato Pietro a fare questi rumori, non la guerra.

IGNAZIA V.F.C.

Che c, ch successo?

ALBERTO V.F.C.

Aiuto! Aiuto! I fantasmi! Gli spiriti! La guerra! Corri Ignazia!

BIAGIO

Un colpo, mha fatto prendere! Chiss il cuore dove andato a finire! (Si guarda intorno) Ih, e com finita? Il fuggi fuggi c stato?

IGNAZIA

(Affaccia dalla finestra per vedere, e richiude di corsa gridando) Madonna mia! Il diavolo c!

BIAGIO

Ho capito, forse meglio andar via (si avvia, si ricorda di qualcosa); per prima voglio fare unaltra cosa, (apre il cassetto dove Orazio ha messo i soldi e se li prende tutti) questi servono a pagarmi lo straordinario, vuol dire che domani, essendo la festa del Santissimo Crocifisso, me ne vado a comprare tutta salsiccia, triche e cotenne a volont; invito tutti gli amici e parenti e facciamo festa alla salute di questa gente con laugurio che Orazio riesca atrovare pace e serenit (esce guardingo).

ORAZIO

(Affaccia la testa e non vede nessuno) Don Biagioi, oooh! E ch, tutti sono spariti?

ALBERTO V.F.C.

Ho paura Ignazia! Oggi stesso dobbiamo andar via da qui! Troppo rumore, troppo movimento! Il dottore, il dottore voglio!

ORAZIO

(Fa rumore sulle scalette della finestra, poi si trasforma la voce) Albertooo! A te aspettooo!

ALBERTO

Il dottore, dov il dottore?

IGNAZIA V.F.C.

Andate via! Chi siete con questa voce?

ORAZIO

Il diavolo Belzebu!

IGNAZIA

Andate via che mio marito sta male!

ORAZIO

Ritorner ogni venti quattro ore! (Rientra a casa. Dopo un attimo, escono, guardinghi, Alberto e Ignazia con delle valige in mano abbandonando la nuova abitazione. Riesce Orazio. Ha una radiolina in mano, si siede al posto di lavoro).

IGNAZIO V.F.C.

Giosina, che ore sono? Che devo sentire lestrazione dei numeri del lotto.

GIOSINA V.F.C.

Dorma che li controllo io i numeri.

ORAZIO

Oh, non hanno pace, sono davvero convinti di fare terno!

GIOSINA

(Entra in scena) Orazio, dov la radio che era sul com?

ORAZIO

(Indicandola) Li! Non vedi?

GIOSINA

Dammela che sono di la a lavorare e devo sentire i numeri.

ORAZIO

Devo prima sentire le notizie regionali, quando ora ti chiamo.

GIOSINA

Tu non mi chiami!

ORAZIO

Oh madonna! Se ti dico che ti chiamo, ti chiamo! Se no sai che facciamo? Gli alzo il volume, cos lo senti pure da li, va bene?

GIOSINA

Va bene, va bene. (Esce borbottando)

ORAZIO

Accendiamo. (Si sentono le ultime notizie del telegiornale)

VOCE RADIO

Sono stati presi i tre rapinatori che hanno derubato la cassa del Teatro Stabile di Belmonte Mezzagno.

ORAZIO

Nel nostro paese! Era meglio quando teatro non ce nera ( una satira sul teatro che non c mai stato).

VOCE RADIO

E stata sventata una rapina al super carcere di Palermo. Pare che i santi siano scesi in campo a favore dei cittadini; sta volta toccato al Comune di Agrodolce, durante la riunione del consiglio comunale, ancora una volta mancata la luce ed entrati ancora in scena San Calogero e San Crispino, almeno cos dicono di chiamarsi, e veloci come il vento hanno massacrato tutti i consiglieri comunali, credenti e non credenti. Dopo queste ultime notizie ci colleghiamo con la redazione dellintendeza di Finananza per lestrazione dei numeri della ruota di Palermo. Primo numero estratto (Orazio abbassa il volume; si capisce dallespressione che ha azzeccato il terno) 21, 46, 63, 38, 32. (Orazio rialza il volume ed entra Giosina).

GIOSINA

Ch successo? Perch non si sentito pi niente?

ORAZIO

(Cerca di nascondere lemozione) E che ne so io! Forse sar andata via a luce

GIOSINA

Giusto ora doveva andar via la luce! (Giosina si avvicina allaradio e parla col conduttore del programma) Senta, signor lei, mi vuol ripetere i numeri che qui a Belmonte Mezzagno andata via la luce e non li ho sentiti? (Voce del conduttore) Ripetiamo i numeri della ruota di Palermo: 21, 46, 63, 38, 32 (Il conduttore parla veloce) Piano, piano, signor lei! Quali ha detto gli ultimi due numeri? (Ancora il conduttore) Senta signora, ma le pare che stiamo giocando a tombola? Eh, come fa! Quando cos spengo! (Ancora il conduttore) No, no signora aspetti! Non mi interessa, peggio per lei! (Spegne laradio e controlla i numeri). 21 e c, 46niente, 63 e c pure, 38 niente, 32 (Va svenendo dalla gioia) Tre-nta-due

ORTENZIO

(Orazio lascia Giosina svenuta sulla sedia; si sentono le voci di Ortenzio che entra con un altro cliente di Orazio) Eh no! Questa volta non voglio sentire ragioni, rivoglio indietro i miei soldi; ho visto chi calzava le mie scarpe, altro che cantanti e attori! Certo che han fatto una bella societ mastro Orazio e il signo Biagio; ma ora (Saccorgono di Giosina seduta, gli si avvicinano, Ortenzio pensa che si sia addormentata come la tocca, quella cade dalla sedia, ancora svenuta) Ehi! Ma questa morta! Su, andiamo via! I soldi vanno e vengono, mentre qui non sappiamo come stanno le cose. Su scappiamo! (Ortenzio butta la sigaretta, e i due escono).

ANDREA

(Uscendo di casa trova la mamma a terra) Mamma, cos successo? Mamma parla! (Saccorge della sigaretta ancora che fuma la prende e cerca di odorarne il contenuto, mentre entra Orazio con una bacinella dacqua e una tovaglia, saccorge di Andrea con la sigaretta in mano e non sapendone la ragione, le molla un sonoro ceffone).

ANDREA

Aih! Ma cosa fai?

ORAZIO

Questo perch fumi, gli altri, quelli del perch credo non sia il momento adatto per darteli, li prenderai non appena si riprende tua madre. E ora vai a prendere un po dacqua con lo zucchero. (Andrea esce; Orazio continua a bagnarle legermente il viso con una punta di tovaglia bagnata. Giosina va rinvenendo, ed Orazio le fa bere quanto ha portato Andrea).

GIOSINA

(Confusa) Dove sono? Che mi sento strana! Dove sono i soldi? I soldi voglio! (Andrea chiede al padre se Giosina stesse dando i numeri).

ORAZIO

(Gli molla un altro ceffone) E questa perch stai pensando che tua madre pazza.

ANDREA

Senti pap, se vuoi darmi tutti gli arretrati, ti prego di darmeli quando spetta darmeli, perch cos io non capisco pi niente.

GNAZIO

(Entra con Lena) Giosina, com finita coi numeri?

GIOSINA

Se sapessi, pap! (Sviene di nuovo).

ORAZIO

(Ad Andrea) Corri, che aspetti! Vai a prendere ancora dellacqua con zucchero!

IGNAZIO

(Trova Oraziu che sostiene la moglie col braccio sotto il collo) Che fai con mia figlia, porco! A te questo devono dare!

ORAZIO

Pss! Stia zitto, che sua figlia sta male!

IGNAZIO

E cosa le hai fatto?

ORAZIO

Io? Lei! Con quel discorso del terno.

IGNAZIO

Che cosa centra il terno, ora?

ORAZIO

Centra, centra! Perch se non lo giocava di certo non lavrebbe fatto!

IGNAZIO

Cosa? Abbiamo fatto un patto? Con chi, con te? Io, patti non ne ho mai fatti con nessuno, figuriamoci con te!

ORAZIO

(Arriva Andrea con il bicchiere) Ma quale patto e patto! Senti che fai porta di la tuo nonno e gli spieghi che abbiamo fatto terno, perch capisce ceci per fagioli. (Andrea quando riesce a capire che ha fatto il terno, comincia a sentirsi male). Oh, oh, non facciamo (Andrea sviene). Vede che ha combinato? E sono due. E ora come faccio? Vada a prendere dellacqua con zucchero! Ch, non sente?

IGNAZIO

Come sei, contento?

ORAZIO

Si, sto morendo dalle risate. Ho capito, vado io. (Ed esce. I due rinvengono).

GIOSINA

Pap, abbiamo vinto!

ANDREA

Nonno, abbiamo fatto terno! Capisci? (Ignazio sta per svenire) No, nonno!

IGNAZIO

(Mentre sta svenendo sussura la cifra vinta) Allora abbiamo vinto pi di un miliardo

GIOSINA E ANDREA

Oh, no! (Ricadono svenuti, mentre arriva Orazio, li guarda meravigliato ed esce, rientra dopo un po con Pietro e Lena; hanno un secchio dacqua ciascuno, i secchi di Lena e Pietro sono pi piccoli).

LENA

Pap, prima io!

PIETRO

No, prima io! (Riflettendo) Pap, ma il nonno sa nuotare?

ORAZIO

Se sa nuotare! Devi sapere che tuo nonno a te non ha mai detto niente, perch pensa che poi gli chiedi come si fa a tuffarsi, come si scende sottacqua

PIETRO

Ah, si! Allora peggio per lui che non mi ha mai detto niente! (Ci ripensa) Pap, ma non che sa nuotare come sa il karat? Hai visto poco fa? O sono veloce io, o lui troppo scarso. (Alza il secchio per lanciare lacqua) Allora che dici, lancio?

LENA

Pap prendiamocene uno ciascuno! Io prendo il nonno

PIETRO

No, il nonno io!

LENA

Sempre tu devi averla vinta! E va bene, io la butto ad Andrea. Vado?

ORAZIO

No, tutti e tre insieme quando vi dico io! E alla mamma non dite che sono stato io! Quando potevo togliermelo questo capriccio. Pronti, via! Tenete, saziatevi! (Rinvengono velocemente e a soggetto).

PIETRO

Fammi vedere come sai nuotare, nonno! (I tre escono di corsa).

IGNAZIO

Il salvagente! Annego, annego!

GIOSINA

Ges, Giuseppe e Maria! Il diluvio c stato!

ANDREA

Mamma cos successo? Se tu sapessi cosa stavo sognando

GIOSINA

Senti, figlio mio, prima risolviamo il discorso del primo sogno.

IGNAZIO

Giosina, Giosina abbiamo vinto pi di un miliardo oh(sta per svenire, mentre Giosina gli fa segno di no).

GIOSINA

E no, ora basta, con questo Sali e scendi! Ma (ad Andrea) piuttosto, tuo padre dov? Non che questo scherzetto Sicuramente Lena e Pietro no, no non puo essere, loro sono (Si sente arrivare una macchina, e lo sbattere degli sportelli. Entrano Michelino e Angela; i quali, vedono i tre seduti ancora per terra, bagnati, e rimangono meravigliati).

ANGELA

(A Michelino) Vedi, vedi come scialano loro! (Ironica) Giocano con lacqua! Ch, vi sentite a mare, o in piscina? (A Ignazio) E a lei non si vergogna lei alla sua et? Ma con quale coraggio! E certo, per voi ora come se avessivo fatto un terno, mandare via Alberto e Ignazia! (Vanno alzandosi).

ANDREA

Guardi signora che prorio cos! Nonno, diglielo pure tu che abbiamo vinto.

IGNAZIO

Certo che abbiamo vinto! 21, 63, 32, secco sulla ruota di Palermo!

MICHELINO

Ancora continua! Non si vergogna pure lei?

GIOSINA

Questa linvidia, pap, linvidiaccia infame che se li sta mangiando vivi! Lasciali cantare.

ANGELA

Non vi sembrato male inventare loro il discorso degli spiriti? Del diavolo Belzeb? (I tre si guardano meravigliati). Ch, ora fate finta di non capire? Ah, ma io vi conosco bene, altro che! Abbiamo perso il contratto dellaffitto! Pasienza, ma avete tempo di che pentirvene!

GIOSINA

Sentite, spiegativi meglio, perch qui il pi scalro non ha capito nemmeno una sillaba di quanto avete detto.

MICHELINO

Ah, si! Quindi non avete capito niente di ci che abbiamo detto?

ANDREA

Non ci crederete ma proprio cos!

IGNAZIO

Su, andiamo a prendere tutti questi soldi.

ANGELA

(Ironica) Sentite, visto che avgete vinto, vi proponiamo un affare; cosa ne pensate se vi vendessimo la nostra parte del cortile?

IGNAZIO

E sentiamo, quant che vorreste?

ANGELA

(Michelino ed Angela parlano fra di loro e trovano quanto chiedere) Abbiamo deciso di chiedervi

IGANZIO

(Che ancora dovevano chiedere la cifra) Assai, assai sono!

ANDREA

Nonno! Non lhanno ancora detto quanto!

ANGELA

Sette milioni, eh! Che ne dite?

IGNAZIO

(I tre parlano fra di loro) Affare fatto! (Si stringono la mano) A breve faremo il contratto.

MICHELINO

(Prende le chiavi dalla tasca) Tenete, queste sono le chiavi, per noi la parola meglio del contratto, vuol dire che quando sarete pronti lo facciamo.

ORAZIO

(Entra in scena con Lena e Pietro vestiti a festa) Oh, la bellezza di donna Angela! Don Michelino! (Lena prende laradio e laccende; c della musica poi inizia il telegiornale. Orazio si rivolge alla moglie, ad Andrea e al suocero) E voi, come mai siete tutti bagnati? (Finisce la musica ed inizia il telegiornale).

GIORNALISTA

Diamo ora le notizie del giornale radio. La fortuna andata a far visita a Belmonte Mezzagno, un paesino alle spalle di Palermo; la cifra che vi ha lasciato sfiora i tre miliardi. Andrea fa segno al nonno della moto che aveva promesso di comprargli. Si alla ricerca di questi nuovi super miliardari, pare che ha vincere i soldi stato qualcuno che abita in un casolare, o baglio nei pressi del paese, un certo Orazio.

GIOSINA

(Si avvicina allaradio e parla al giornalista) Senta signor lei, guardi che a vincere non stato Orazio, ma Ignazio, Ignazio il padre di Giosina.

GIORNALISTA

Grazie signora! E arrivata una notizia sul fortunato del biglietto vincente, sappiamo che si chiama Ignazio Il padre di chi, signora?

GIOSINA

Signor lei, come di chi! Di me! (Abbraccia suo padre).

GIORNALISTA

E lei chi , scusi?

GIOSINA

La figlia di Ignazio! (Abbraccia suo padre e spegne laradio mentre Ignazio continua a svuotare le tasche alla ricerca del biglietto).

IGNAZIO

Il biglietto! Dov il biglietto?

GIOSINA

Pap, non dirmi che lo hai smarrito?

IGNAZIO

Qui,(indicando la tasca), qui lavevo!

ORAZIO

Cercate (esce da sotto il cappello il biglietto e lo sventola) questo?

IGNAZIO

Giosina acchiappalo! Ah, se ti prendo! (Incominicano ad inseguire Orazio: Ignazio, Giosina, Andrea, e Angela con Michelino che guardavano meravigliati lo svolgersi dei fatti. E un continuo inseguirsi, un entrare ed uscire di scena dei personaggi i quali rincorrono Orazio che insistentemente continua a sventolare il biglietto vincente; mentre si vanno abbassando le luci. Entra Alberto illuminato dallocchio di bue, e, portandosi sul proscenio narrer la morale in forma poetica).

ALBERTO

Finiscono le storie, fuggono gli anni...

lultima narro di mio padre Giovanni;

uomo saggio, ricco di pregi e virt,

che a cercarli non ne trovi cchi!

Mi disse: <<devi sapere, figlio del cuore.

che la vita non fatta sulo di rosa e fiori;

ci sono le gioie e magari i dolori.

Ma quello che conta, figlio, laffetto,

dono di Dio che copre povert e difetto:

lessire effeminato, il fare sconclusionato...

Solo la pazia compagna di sventura,

bruta disgrazia che non conosce cura.

Ora, a storia finita, e dopo tantanni,

come avrebbe detto mio padre Giuvanni:

il proverbio come il miele che lape fa,

pi luomo se ne pasce e pi sa;

prendetelo pure come consiglio,

Giuvanni che parla a proprio figlio:

se non volete, della vita, amari stenti,

solo a una cosa dovete stare attenti:

il vero terno, non sono i soldi e il loro valore,

la gioia, la gioia vera che nasce dogni cuore.

Fine

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