Solo una questione di nomi e cognomi

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SOLO UNA QUESTIONE DI NOMI E COGNOMI
o anche

A CHI ANDRÁ L’EREDITÁ?

A GELSOMINO O AI GALLI FORCELLO?

TRE ATTI BRILANTI

DI

SALVE (SHÒ) VALTINGÒJER

La stesura originale della presente commedia é in piemontese. L’ho tradotta in italiano su richiesta di una compagnia di un’altra regione che ha difficoltà a leggere e capire il piemontese, ma é interessata a tradurla nel proprio dialetto per poi rappresentarla. Può essere anche proposta al pubblico in italiano, ma personalmente la preferisco rappresentata in dialetto che si adatta di più ai suoi personaggi popolari. Il dialetto, infatti, con i suoi modi di dire, le sue tipiche esclamazioni, i suoi aggettivi e vocaboli dal suono particolare, viene percepito dagli spettatori amanti del teatro dialettale, come una cara fotografia di famiglia da conservare esposta in salotto per ricordare i bei tempi passati, quando la lingua normalmente usata era appunto il dialetto. A disposizione di chi fosse interessato, comunque, c’é anche la versione originale in piemontese. Grazie. L’autore.

Commedia depositata alla S.I.A.E. n°105910

Salve Valtingòjer

Via cuneo, 3

10099 San Mauro T.se

Tel. 011/8224175

Cell. 340.2684448

e-mail  shoval@libero.it

PERSONAGGI

Vincenzo (Censo) Battitore               - Capo famiglia, impiegato magazziniere

Barbara                                              - Sua moglie, casalinga

Vercingetòrige (detto dai suoi Mino)            - Figlio di Censo e Barbara, studi  mai finiti da geometra.

Giulio Cesare Degalli                        - Cugino di Mino, brillante universitario

                                                                         

Bella Lanotte                                    - Giovane giornalista alle prime armi

Poòsa Quìlgran                                             - Maga o mago (a piacere) del Pakistan

Spìrito di Savojardo Battitore         - Zio buonanima di Censo

Voce dello spìrito di Vercingetorige           - La buonanima della stòria antica

A chi legge o assiste alle prime scene della presente commedia potrebbe sembrare di trovarsi di fronte ad un lavoro di satira politica, ma non è assolutamente questo l’obbiettivo che l’autore si è proposto. Il presente lavoro é unicamente un comico intreccio di nomi e cognomi che solo nelle battute finali si scioglierà per assegnare una grossa eredità che un testardo e ricco zio d’australia ha legato all’avverarsi di un evento particolare.

Un improbabile tentativo di entrare nella vita politica, una strana seduta spiritica, un suggerimento venuto dall’aldilà e lo sbocciare d’un tenero amore, sono i passaggi che accompagneranno lo spettatore a trarre una morale finale.

Suggerimenti per la regìa, lasciando però lìbero il regista nelle sue decisioni

L'azione inizia quando Censo, sua moglie Barbara e suo figlio Vercingetòrige, che loro chiamano Mino, diminutivo di Gelsomino nome che avrebbero voluto dargli, tornano a casa dopo essere andati dal notaio per la lettura del testamento che ha lasciato lo zio di Censo morto in Australia.

Siamo alla fine degli anni a’90  ed é mezza stagione, pìù caldo che freddo.

La stanza, d'una casa di periferìa, é arredata senza pretese con tavola, tre o quattro sedie, due poltroncine e il bufét stile anni cinquanta. Una televisione abbastanza nuova e il telefono s'un tavolinetto vicino alle poltroncie. Una bòccia di vetro con un pesce rosso, uno scaffaletto con una decina di libri e uno specchio messo lateralmente. La pòrta d'entrata dalla strada, una a dritta per la stanza da letto, una a snistra per la cucina e una fnestra.

Barbara e Censo, coniugi tra i quarantacinque e i cinquantacinque anni, sono vestiti da festa ma senza troppe pretese. Lui é un magaziniere, Lei una casalinga.  Entrano in scena chiaccierando. Mentre parlano Censo si leva la giacca e la appoggia sulla spalliera della sedia, poi si toglie le scarpe e inforca le ciabatte e dà da mangiare al pesce rosso. Tutte queste operazioni vanno fatte con tanta calma. Barbara, al contrario, si toglie velocemente le scarpe e infila un paio di ciabattine colorate. Mentre dice le sue battute và e viene dalla stanza dove é andata a cambiarsi portando le pantofle al figlio e ogni vòlta ha una parte del vestito bello di meno e uno straccetto da casa in più. Naturalmente qualche battuta la pronuncerà fuori scena. Alla fine dell’andirivieni  ha un fular in testa, un grembiule a fiori e un piumino in mano e inizia a spolverare.  Anssieme a loro entra in casa Vercingetòrige (Mino o Gelsomino per i suoi), un ragazzine diciannovenne vestito con una pòlo e un paio di braghe corte: quelle belle ampie, a mezz’asta sotto il ginocchio. Calzetti e scarpe da ginnastica. I colori dei vari capi di vestiario potrebbero anche essere mal assortiti.

Ricordo che il cugino Giulio Cesare non pronunzia la “R” e dunque deve parlare sempre con la  “V” al posto della “R”. La giornalista Bella Lanotte a si sforza di parlare in dialetto anche se non lo sà parlare. Le ho scritto le battute in italiano e sarà cura del traduttore mescolare la lingua con il dialetto mal pronunciato o dell’attrice arrangiarsele come vorrà .

La maga Quìlgran l’ho fatta parlare in veneto, ma se chi fa quella parte vuole parlare in un’altra maniera non c’é problema purché sia un dialetto differente da quello usato dagli altri personaggi. Solo nelle battute che fa tra sé la maga parla nel dialetto degli altri personaggi.

L’azione è ambientata negli anni  ’90 e dunque l’eredità è di due miliardi di lire.

PRIMO ATTO

 

Scena Prima

Barbara, Censo, Gelsomino

Censo              - (entrando si toglie la giacca) Perbacco! Che caldo fa ancora!

Barbara           - (arrivando con lui e seguita da Mino) Dal notaio si stava bene; già che quelli con i soldi che hanno possono lavorare con l’aria condensata.

Mino              - (come entra và subito al bufét apre un cassetto e abbranca un croassant (o due), prende dalla tavola un giornale "Topolino", si allunga senza parlare su una poltroncina e mangia mentre legge senza interessarsi a ciò che dicono padre e madre. Ogni tanto, leggendo, ridacchia.)

 

Censo              -  Climatizzata, Barbara!  Non condensata!

Barbara           - Eh, va bene, va bene! Come sei precisino Censo! Aria reclamizzata! Va bene così?

Censo              - Si, in offerta speciale: 3x2! Lasciamo perdere che é meglio! 

Barbara           - (Dopo qualche secondo di silenzio) Pensa che bello! Mi sembra un sogno! Con sti soldì potremo comprarci un alloggio nuovo di quelli moderni con il cesso colorto, il bagno che ti fà i massaggi e tutto il resto e una macchina da signori: sai, quelle belle lucide, molleggiate come i materassi di foglie di meliga e che si può anche decapitarle.

Censo              - Sì, impiccarle! (scandendo le sìllabe) De - ca - po - tar - le, Barbara, non decapitarle. (pausa) Ma senti, quanto ha detto il notaio che lo zio Savojardo ha lasciato al nostro Gelsomino  ?

  

Barbara           - Più di due miliardi! L’hai sentito anche tu, no?

Censo              - Si, si, ma quando ce l'ha detto mi é venuto un colpo e non ho capito più  niente.

Barbara           - Io no. Io sono stata con le orecchie ben aperte e gli occhi ben piantati in faccia a quella grinta balorda di Giulio Cesare che non sapeva più che dire. (dolce al figlio) Mino, gioia di mamma, levati le scarpe. (Mino senza parlare se ne toglie una e a la lascia lì per terra) (al marito) Si capisce che é stato lì senza parole! A lui ha lasciato solo quella baracca malandata e due campi che il torrente si mangia un po’ për volta. Tutti gli anni un pezzetto

.

Censo              - Baracca! É la casetta dei nostri vecchi! Un po’ da aggiustare, ma.......

Barbara           - ....però é giusto così, neh! Perchè siamo stati noi che abbiamo accettato di battezzare il figlio con lo strano mome che voleva tuo zio: Vercingetòrige. E siccome io di cognome faccio Gallo e tu Battitore, viene fuori Vercingetòrige Gallo Battitore.

Censo              - Lo zio diceva che era un modo per prendere in giro ancora adesso gli antichi romani. Ma io allora ho accettato solo perchè in cambio mi ha condonato quel debito che avevo  fatto con lui per mettere su casa e sposarti.

Barbara           - Oh, intanto nòstro figlio l’abbiamo sempre chiamato Gelsomino come volevamo noi. Invece tua cugina Aurelia, che non andava d’accordo con la buonanima dello zio, ha dato nome a suo figlio Giulio Cesare Romano.........

Censo              - ...e siccome lei di cognome fa come me Battitore e a ha sposato un Degalli...

Barbara           - ....viene fuori che suo figlio é Giulio Cesare Romano Battitore Degalli.

Censo                          - Oh! Lo zio Savojardo se l’é presa a morte, allora, lui che i romani non l’ha mai amati.

Barbara           - Poi lo zio un bel giorno ha venduto tutto quello che aveva, meno la casetta dei vecchi e quel paio di campi, e se ne é partito dicendo che andava a far fortuna in Australia. E adesso ci ha chiamato il notaio Chiappotutto......

Censo              - .......Chiappotto.

Barbara           -Si, quello li e ci ha detto che zio Savojardo era morto in Australia senza "eredi diretti" e  lasciava eredi i figli dei suoi nipoti Vincenzo e Aurelia Battitore.

Censo              - Si, i miliardi al nostro Vercingetòrige; casa e terra a Giulio Cesare.

Barbara           - Si é vendicato bene và là, con tua cugina Aurelia; l'ha aggiustat per le feste......

Censo              - Eh, lo zio era un drittone!

Barbara           - Si però c’ é la clavicola del testamento.

Censo              - Clausola non clavicola!

Barbara           - Uffah, lasciami parlare! La clausvicola che dice che sti soldi li prendiamo solo se nòstro figlio riesce a diventare onorevole a Roma. (al figlio) Su da bravo gioia, levati anche l’altra scarpa. (Mino non l’ascolta e seguita a leggere e a manguare)

Censo              - Già, é scritto qui ben chiaro. (tira fuori dalla tasca un foglio e legge) "Lascio le mie sostanze liquide che ammontano a più di due miliardi di lire a mio nipote Vercingetòrige a condizione che, portando lui quel nome glorioso, mi dia la soddisfazione di vedere finalmente, entro e non oltre le prossime elezioni politiche, un Vercingetòrige conquistare Roma.  L'altro mio nipote, Giulio Cesare Romano, se vorrà ereditare la casa degli avi, dovrà partecipare attivamente al successo dell'impresa di Vercingetorige. Nel caso non si verificassero entrambe le suddette condizioni tutti i miei beni dovranno essere destinati ad una costituenda "Fondazione per la difesa del gallo forcello delle Alpi Retiche", ultima vera razza pura di gallo ancora esistente". Eh sì, se Mino non vince le elezzioni tutta l'eredità cambia destinazione. I milioni, la casa e la terra finiscono in bocca ai fagiani di montagna che poi non so neanche se ce ne sono ancora. Il notaio ha l'incarico d'amministrare tutta l'eredità fino al compimento della volontà del "caro estinto" che Dio l'abbia in gloria! Ha aggiustato le còse in maniera che per non perdere l'eredità Vercingetòrige deve diventare onorevole a Roma e Giulio Cesare  deve aiutarlo! Che maniera strana di vendicarsi della storia!

Barbara           - Galli forcelli! L’avesse almeno lasciati ai galletti amburghesi, che sono così buoni. Magari scendevano di prezzo!Tuo zio Savojardo ci ha fatto un bello scherzo và! E tutto per una stupida storia di due nomi di battesimo.

Censo              - É stata una cosa di principio e di simpatia. (Qualche attimo di silenzio come se il discorso fosse finito. Censo và alla libreria. Intanto che cerca un libro da leggere starnutisce e Barbara dice al figlio)  

Barbara           - Mino, per piacere ascolta la tua mammina! Levati l’altra scarpa e mettine le ciabattine che se no prendi il raffreddore. (Mino si leva l’altra scarpa, ma resta a piedi scalzi)

Censo              - Guarda che sono io quello che ha starnutito!

Barbara           - Oh tu hai una salute di ferro!. Non c’é da preoccuparsi. É lui, povero ragazzo che é tanto delicato di polmoni.

 

Censo              - (al pubblico sedendosi con un libro in mano) Strano! Io starnutisco e il figlio si prende il raffreddore! Eh, é proprio vero, che le mamme sanno fare miracoli per i loro figli! (a voce alta) Certo che per prendersi questa eredità tuo figlio dovrebbe avere un’altra testa! É solo capace di  sdraiarsi, leggere e mangiare!

Barbara           - Quello che fanno i signori che sono a Roma! Vedi che é tagliato per quel lavoro!

Censo              - Qualcuno che fa bene il suo lavoro c’é ancora là in mezzo e il nostro Mino non ha la preparazione per competere con quelli. Sono quasi tutti avvocati.

Barbara           - (orgogliosa) Il mio Gelsomino, se ti ricordi, ha studiato da  giòmetro e non si fà bagnare il naso da nessuno. Non senti quando discute di calcio con gli amici? Tira fuori di quegli argomenti e li zittisce tutti. 

Censo              - Oh, ci va altro per fare l'onorevole! E le elezioni sono fra un anno e mezzo e se non ci sbrighiamo a trovare una soluzione, ciao miliardi!

Barbara           -  Non preoccuparti! Lo sai che con i soldi si aggiusta sempre tutto! Due bei miliardi conteranno ben qualcosa nò?

Censo              - Ma sti due miliardi li prendiamo solo dopo che Mino sarà onorevole. E con che soldi  possiamo pagargli la campagna elettorale?

Barbara           - Parliamogli del testamento al direttore della banca: lui ci farà un fidico.

Censo              - Si, a la veneziana con le cipolle. Si dice fido! Solo se hai qualcosa da dare in garanzia ti danno un mutuo le banche.

Barbara           - Allora mettiamo la nostra casa in mutua!

Censo              - E magari gli misuriamo anche la febbre! Guarda neh, che vada bene ci possono dare centocinquanta milioni e non basterebbero. E se Mino non vince poi le elezioni ci troveremmo  senza casa e senza soldi. Nò, nò, é meglio rinunciare. Non pensarci più.

Barbara           - Nemmeno per sogno! Io non rinuncio ad un figlio onorevole! (piano) E a due miliardi.

Censo              - Ma se fino ad un’ora fa, prima di andare dal notaio non sapevi neppure cos’é un onorevole! Il tuo sogno era di vedere Mino "giòmetro", come dici tu, del municipio! Adesso tutto d'un tratto t’é venuta la fregola della politica?

Barbara           - É perchè dal testamento ho capito che la buonanima di tuo zio Savojardo ci teneva tanto a vedere uno della famiglia diventare onorevole e io, che l'ho sempre rispettato e gli ho voluto bene come a un padre, ebbene, per quel sant’uomo faccio il sacrificio di mandare il mio Gelsominoa Roma!

Censo              - Adesso lo chiami sant’uomo! Ma allora, a quel mio zio, hai perfino negato una cena e un letto in famiglia l’ultima sera prima della sua partenza per l'Australia una ventina d'anni fa e l'hai mandato a dormire e mangiare a l’albergo.

Barbara           - Io..... io.... io non gli ho dato da dormire e mangiare, se te ne ricordi, perchè .....perchè .........ah si, perché Gelsomino aveva la scarlattina, ecco, e non volevo che lo zio la predesse anche lui.

Censo              - Già, già.....ma quandio é partito hai detto: "Speriamo che non torni più qui!"

Barbara           - Ho detto " Speriamo che non torni più qui!" përchè......përché...... mi sarebbe dispiaciuto se....se.....se avesse dimenticato qualcòsa e dovesse tornare a prenderla!.

Censo              - E magari ritardare la partenza, neh!

Barbara           - Sah, sah! Molla lì adesso, neh! L'ùnica cosa che mi disturba di tutta questa faccenda é che siamo obbligati a levarci il cappello con il tuo parente Giulio Cesare. Mah! Non si può avere tutto  dalla vita! Pensiamo piuttosto a come fare per levarci dall’imbroglio.

Gelsomin         - Ma mamma io sono già stufo di pensare oggi! Ho studiato gli annunci di lavoro tutta la mattina, e poi dal notaio, tutte quelle firme......

Barbara           - Mino, tesoro, io dicevo a tuo padre di pensare a risolvere sta questione. Tu sta lì  bravo e riposati che adesso ti preparo merenda. (gli porge un paio di pantofole) Tèh, mettile che non prendi freddo ai piedi.

Gelsomin         - (senza alzare gli occhi dal giornalino cerca d'infilarsi le pantofole tastando il pavimento con i piedi) Cosa mi prepari di buono, mamma?

Censo              - Prepara un paio di sandwich di acciughe al verde e uno di tomini elettrici così ne mangio anch’io. Intanto stappo una bottiglia di dolcetto che é quello che ci vuole per accompagnarli.

Barbara           - (scandalizzata) Al mio Mino sandwich di acciughe al verde e tomini elettrici?!? Ma sei pazzo?

Censo              - Allora fagli delle bruschette con tanto aglio, olio e peperoncino.

Barbara           - Già! Così quando va a Roma a fare l'onorevole non può più mangiare.

Censo              - Perchè?

Barbara           - Perchè mangiare quelle cose lì si rovina lo stomaco, poveretto.

Censo              - Quando ero bambino la nonna me ne ha date tante di quelle cose lì e io sto benissimo di stomaco! E anche tu ne hai fatto una bella cura. 

Barbara           - Cosa centra questo? Noi siamo nati in campagna e poi non c’era altro! (a Mino, dolce) Gelsomino le vuoi un paio di fette biscottate con la nutella e un biccchiere di lattino o preferisci il té con due biscottini che t’ha fatto la mamma?

Gelsomin         - (senza alzare gli occhi dal "Topolino") La nutella va bene. I biscottini li mangerò stassera dopo cena.

Censo              - Io invece ne mangerei un paio subito, se li porti in quà. Anzi guarda li bagno in un bicchiere di moscato così festeggiamo la quasi  eredità.

Barbara           - (a Censo, dura) Biscotti ce n’é pochi e sono solo per il ragazzo. Tu puoi bagnare quallche pezzo di pane, se vuoi, nel moscato. (al fglio, dolce) Giòja, le fette biscottate ti vanno bene quelle normali?

Gelsomin         - Se ci sono quelle più grosse meglio!

Censo              - (al pùbblico) Figurati se vuole qualcosa di normale!

Barbara           - (ride) Ma nò, stella! Ti chiedevo se vuoi quelle normali o quelle dolci!

Gelsomin         - Ma dai mamma, quelle dolci, no? Lo sai che le altre sanno solo di pane. E poi se ho da fare l’onorevole mi devo sostenere bene e mangiare  roba buona.

Censo              - ( al pubblico) Sveglio èh! Ha già capito ciò che deve fare a Roma....... se ci arriva.

Barbara           - Va bene! Allora vado in cucina e tu Censo, pensa! Pensa a cosa fare per nostro figlio! (Prende le scarpe del figlio e del marito ed esce)

Scena seconda

Censo e Gelsomino

Censo              - (parlando da solo) C’é poco da pensare! É un’impresa disperata! 

Gelsomin         - (che ha sentito) Ma se m’aiuta Giulio Cesare ce la facciamo. É in gamba lui!

Censo              - Fin troppo, mio caro! Ha già una laurea e studia ancora all’università per prenderne un’altra! Intanto si é infilato in politica ed é già segretario di sezione del suo partito. Collabora nello studio da architetto del sindaco. É infilato in varie associazioni. Mio caro, é una volpe quello, una mente fina! Non come te che una volta piantati  gli studi te la sei presa comoda, aspettando che si facesse un posto al Municipio e sei ancora lì che aspetti! Figurati se quello là ti aiuta! Si fa eleggere lui onorevole.  E poi....

Gelsomin         - (lo interrompe) Ma i soldi li abbiamo noi per le elezioni, non lui!

Censo              - (bruscamente per essere stato interrotto) Intanto non li abbiamo neanche noi, perchè, se mai, arrivano dopo le elezioni! (alzando il tono)E poi…

Gelsomin         - (lo interrompe di nuovo) Ma se non ci aiuta non eredita la casa.

Censo              - (bruscamente per essere stato interrotto nuovamente) Calcolando la fatica che dovrà fare per portarti onorevole a Roma, non so se gli interessano ancora quei quattro muri. (alzando ancora di più il tono come a dire: "Lasciami finire") E poi.....

Gelsomin         - (l’interrompe di nuovo) Siamo o no parenti? Dovrebbe aiutarmi anche solo per questo

Censo              - (professorale) Mio caro Mino, i parenti in politica contano solo se ti portano voti per farti andare al cadreghino non se te li chiedono per andarci loro!  E poi.....

Gelsomin         - (l’interrompe di nuovo e dice con convinzione) Giulio Cesare é così ambizioso che magari si accontenterebbe di farmi da portaborse per venire anche lui a Roma!

Censo              - (ridendo sarcastico) Cribbio! Lui con le sue due lauree portaborse a te che non sei neanche diplomato? Ma fammi il piacere, non dire sciocchezze! Hai mai visto un avvocato portare sulle spalle un asino? Nò, eh? Ma asini che portano sulle spalle avvocati ce n’é un esercito!  E poi....

Gelsomin         - (nuovamente l’interrompe) Ma dove istruzione?!? Pensa che quando discutiamo di calcio non sa neanche che cosa sia il 4.3.3 o il 3.4.3. E di musica ròck lui non capisce nulla!

Censo              - (sarcastico) Oh già....... calcio...... musica ròck......Eh, bravo tu....questa sì che é istruzione. Sono scienze che ti porteranno lontano! Mio caro ragazzo, a Roma ti mangerebbero in un boccone! Un onorevole.........primo: deve capire al volo con chi parla e di cosa si parla. Poi dev’essere pronto di parola, deciso, in tutti gli argomenti non solo nello spòrt o nella musica moderna, per farsi rispettare. Nessuno deve mai poter dire che lui non capisce nulla di qualche argomento se no perde in popolarità e in rispettto. Piuttosto, se gli parlano di qualcosa che lui non conosce bene, é meglio che faccia il diplomatico e che giri intorno all'argomento senza mai entrare in profondità! E poi.....

Gelsomin         - E poi, e poi! Uffah, papà! É un quarto d’ora che dici: (gli fà il verso) "E poi" e non finisci mai il discorso. E poi, cosa?

Censo              - (dopo averlo guardato malamente) E poi Giulio Cesare  é anche segretario regionale degli ambientalisti del "W W F"

Gelsomin         - Ebbene? E con questo?

Censo              - (arrabbiato) Ma perbacco! Io sono il segretario regionale della "Federcaccia"! Lo sai bene, nò? Figurati se ci aiuta! Nò, nò, bisogna trovare un'àltra strada o rinunciare all'eredità.

Gelsomin         - (saltando in piedi e avvicinandosi alla tavola) Non ci rinuncio, io! Domani mi metterò a studiare e vedrai! (forte)Mamma, é pronta la merenda?

Censo              - (Verso il pubblico e appoggiandosi una mano sulla fronte) Domani si metterà a studiare la politica!  Oggi, invece, si allena a mangiare!

Scena terza

Barbara e detti

Barbara           - (entrando con un cabaret in mano) Ecco qui la merenda per il mio quasi onorevole. (Posando tutto sul tavolo) Laitino... nutella... e, guarda, anche una mela grattuggiata!

Gelsomin         - La mela non la voglio!

Barbara           - (carezzante) Mino, Mino! Mangiala da bravo, sù! Ricordati 'l proverbio: "Una mela al giorno leva il medico di torno!"

Censo              - Se é così ne mangio una anch’io.

Barbara           - Questo era l’ultima. Mele non ce n’é più! Se Mino ne avanza puoi finirla tu!

Censo              - (seccato) Non li voglio gli avanzi io!

Barbara           - Bel padre! Bravo! Neanche capace di fare un sacrificio per suo figlio!

Censo              - (Seccato chiude di scatto il libro che aveva aperto e si alza) Ma fammi il piacere! Cosa c’entra questo adesso! Sah, làh! Ho capito! É meglio che vada a farmi un giro! Ciao neh! (stà per uscire)

Gelsomin         - Papà, la mela te la lascio tutta perché non la mangio!

Censo              - Grazie Mino, ma me n’é passata la voglia. (va nell’altra stanza a mettersi le scarpe)

Barbara           - (Un attimo interdetta, poi alza le spalle. Al figlio che é un po’ dispiaciuto) Mangia, Mino, mangia. Tanto, dopo un caffè al bar e una chiacchierata con gli amici, non si ricorderà più di questo.

Censo              - (rientra con le scarpe ai piedi) Tanto la mia salute é di ferro anche senza mele, neh Barbara? Ciao (esce)

Scena quarta

Barbara e Gelsomino

Gelsomin         - Potevi lasciare che la mangiasse la mela. Io non la mangio.

Barbara           - Tu la mangi da bravo e subito!

Gelsomin         - Uffah! (e  mangia la mela di mala grazia)

Barbara           - A tuo padre ci penso io stassera. Se fosse ancora nervoso, gli darò un paio di quei biscotti che ho fatto per te, così gli passerà. Se, invece, se ne sarà già dimenticato meglio! I biscotti restano tutti per te. (Mentre Mino mangia, sempre leggendo "Topolino", lei si siede  e sfoglia distrattamente una rivista. Si ferma un attimo su una pagina, poi ne straccia un pezzetto mettendoselo in tasca e, parlando tra se) Però potrebbe essere un'idea buona.

Gelsomin         - Cosa mamma?

Barbara           - Niente, niente. Forse la soluzione giusta d'un problema!

Gelsomin         - Non parlarmi di matematica, mamma, che era la mia bestia nera a scuola. Solo al pensarci mi viene male.

Barbara           - Hai finito la  merenda Mino? (Mino fa di si con la testa) Bravo! Sei proprio la gioia di tua mamma! (raccatta stoviglie e avanzi della merendae e và verso la cucina).

suona il telefono

 Barbara          - É senz’altro per te. Qualche tuo amico. Va a rispondere, lesto!

Gelsomin         - Rispondi tu, mamma, io sto leggendo una cosa molto importante!

Barbara           - (poco convinta)Su "Topolino"?Mah! (risponde)Pronto, chi é?......... Chi? ....... Io non conosco nessun signor Coevede! (a Mino) Dice che si chiama Coevede, é un tuo amico?

Gelsomin         -(sensa alzare gli occhi dal "Topolino")Nò! sarà un amico di papà.

Barbara           - (al telefono) Censo non c’é, chiami più tardi. Buongiorno! (e chiude la comunicazione). Prende di nuovo il cabaret che aveva posato e fà per uscire. Dopo un pàio di passi il telefono suona di nuovo)Sù, rispondi tu Mino, da bravo che ho da fare.

Gelsomin         - (si alza lentamente con il "Topolino" in mano e sempre leggendo tira su la cornetta del telefono)Pronto, chi è?.....Mio papà non é ancora tornato. Chiami più tardi, salve!(e butta giù la cornetta)(a Barbara che si era fermatae sulla pòrta a sentire)É sempre quel Coevede di prima. (si ferma in piedi a leggere "Topolino" vicino al telefono)

Barbara           - Che deficente! Gli ho detto di telefonare più tardi e lui chiama dopo un minuto! (si gira per uscire ma suona nuovamente il telefono. Si ferma)

Gelsomin         - Uffah! Che barba! Neanche fossimo il centralino della Fiat! (alza la cornetta) Pronto, chi é?.... ….. Di nuovo lei!?! Mio papà non c’é ancora glielo già detto! .................Ho capito non sono stupido! Lei é quel  Coevede di prima..............(seccato) Ma si faccia furbo, balordo! (a Barbara) Dice che non capisco nulla. (al telefono) É lei che non capisce! Io sono quasi geometra, sà? Guardi, glielo dico in poesia, cafone! "Mio papà non é in ca. / Lei  provi un po’ più in là / e così lo troverà!" Ha capà? (da solo) Mi fa perfino straparlare! (fòrte) Ha capito  signor Coevede? (e butta giù il telefono) Io non capisco!?! Ma mi faccia il piacere! Se ne sente una nuova tutti i giorni! (e si siede nuovamente)   

Barbara           - Bravo Mino gli hai risposto proprio bene! Se non capisce neppure così é proprio un deficente!

Gelsomin         - Papà prima mi ha detto che un onorevole deve capire al volo con chi parla. E io l’ho capito subito! Poi deve essere pronto di parola, deciso e  deve farsi rispettare. E io gli ho risposto subito a tono. Vedi, mamma, che imparo presto a fare l'onorevole?

Barbara           - La tua mammina sà che sei bravo e se vuoi...

suona nuovamente il telefono

lascia rispondere me che se é di nuovo quel signor Coevede gliene dico tante che non telefonerà più! (risponde) Pronto? Ah é di nuovo lei? ... (sarcastica e tutto d'un fiato) Si? Bravo! Vedo che piano piano incomincia a capire! Sta volta ha lasciato passare qualche minuto prima di richiamare, ma noi intendevamo parlare di un paio d’ore. Sà, un'ora é quando la lancetta lunga dell’orologio ha fatto un giro completo. Quella lunga, non quella corta, neh! Se no passano dodici ore e noi saremo a dormire e allora io potrei anche distaccargliene quattro di quelle giuste, mio caro signor Coevede. Ha capito? Sù da bravo, faccia un piccolo sforzo e capirà anche lei!.......... come dice? Io no che non voglio fare la spiritosa!! Mi pare che sia lei che vuol prenderci in giro!.......... (arrabbiata) Coooosa!?! Lei vuole venire col suo avvocato!?! Ma venga con chi vuole, deficiente di uno!!! Mandarmi il suo avvocato solo perché gli ho spiegato come si legge l’ora sull’orologio! Gliene mando tre di avvocati io, imbecille!...........Ah! Adesso ha capitoì con chi a che fare, eh?......... Mi chiede scusa? Si é preso paura, eh? (A Mino) Mi ha detto: "Scusa, lascia che mi spieghi" (al telefono)Niente! Troppo tardi! Venga a scusarsi quando ci sarà mio marito! E del "tu" lo dia a sua sorella, maleducato! E non telefoni più perché non le rispondiamo!(e giù 'l telefono)(a Mino)Guarda che é poi già un bel tipo quello, eh?. Prima mi dice che vuol venire con un amico avvocato e quando gli dico che di avvocati gliene mando tre, ritira tutto e dice di non avermi minacciato! Sah, che vado di là a far da mangiare che tanto quello non telefona più di sicuro (via)

Scena quinta

Gelsomino

Gelsomin         - (continua a leggere per pochi secondi, peui alza lo sguardo dal “Topolino” s’illumina  e) Onorevole! (pausa) Suona proprio bene! Onorevole Vercingetòrige Gallo Battitore! (pausa) Osteria! Che onore! (pausa) E anche il nome, Vercingetòrige, che non mi é mai piaciuto perché i compagni a scuola mi prendevano in giro soprannominandomi “Galletto spennato”, ora però viene buono. É tornato Vercingetorige, condottiero dei Galli! Trema Roma! (si alza in piedi e si mette in posa davanti allo specchio)Onorevole Vercingetorige Gallo Battitore! Con un nome così gli altri capiscono subito che hanno a che fare con una persona seria e importante e che sa farsi rispettare. (fa le prove) Onorevole, permette una parola? Dica bravuomo ma veloce che ho una importante riunione! Oppure. Onorevole, ci sarebbe mio figlio che..... Non adesso brava donna, non adesso! Mi aspettano al ricevimento dal Presidente. Passi domani o lo dica al mio segretario. (come illuminato da un’idea) Ah, ecco, giusto, Giulio Cesare! Segretario! Giulio Cesare, portami la borsa dei documenti! Giulio Cesare, chiamami la macchina! Giulio Cesare, vammi a comprare le sigarette! (pensa un attimo) Anzi no, lo chiamerò Romano, il suo terzo nome, così zio Savòjardo sarà più contento! Romano, portami il caffè! Romano va a prendere i francobolli! (ride di gusto) E lui mi risponderà: "Si, Vercingetorige, agli ordini!" e via di corsa a farmi le comissioni. Ma io lo chiamerò subito indietro e gli dirò: "Non permetterti più di chiamarmi per nome, capito? Non pretendo che mi chiami Onorevole Gallo Battitore, ma proprio perché sei mio cugino primo puoi chiamarmi onorevole e basta." E lui: "Va bene, onorevole, mi scusi" E io che sono grazioso gli dirò: (con un tono paternalistico) "Scusato Romano, scusato, ma adesso va da bravo e non fermarti in giro a chiacchierare con gli altri portaborse che devo scrivere il mio discorso per domani alla Camera, ma non ho tempo e così me lo scrivi tu." (altra risata, poi, con tono professorale)Eh, bisogna mantenere le distanze mio caro Giulio Cesare Romano, anche se siamo parenti e....., come ci ha chiamato già il notaio?, ah, si! "Coeredi" (si ferma come fulminato)Cribbio!!!...Coerede!!! (chiama ) Mamma, mamma......

Scena sesta

Barbara e Gelsomino

Barbara           - (da fuori scena) Cosa c’é ancora!

Gelsomin         - Sai? Quel Coevede?

Barbara           - (facendosi sull’uscio agitando un matterello che tiene in mano) É già arrivato?

Gelsomin         - Ma no! Indovina un po’ chi é?

Barbara           - Chi é?

Gelsomin         - É Giulio Cesare!

Barbara           - Ma fammi il piacere. Quello si chiama Degalli di cognome, non Coevede.

Gelsomin         - Ma non ti ricordi ? L’ha chiamato così anche il notaio oggi! Quando ha steso il verbale della lettura del testamento ha detto alla sua segretaria: "Signorina, scriva che sono presenti entrambi i coeredi Gallo Battitore Vercingetòrige e Battitore Degalli Giulio Cesare Romano." Coeredi vuole dire che siamo entrambi eredi del zio buonanima.

Barbara           - E con questo?

Gelsomino       - Coerede pronunciato da Giulio Cesare che non pronuncia la “erre” diventa Coevede.

Barbara           - San Crispino! E già! Giulio Cesare parla con la evve al posto della erre! E adesso come l’aggiustiamo? Lui deve aiutarti  e noi l’abbiamo insultato.

Gelsomin         - Non facciamoci problemi, mamma! Chi é l'onorevole? Io! E allora gli dirò che........ che........ (non sa proseguire)

Barbara           - ......che...... prima di assumerlo come portaborse tua mamma voleva vedere se........ se........( non sa proseguire)

Gelsomin         - (illuminandosi).....se capisce le cose subito.... e......

Barbara           - ....e...... e se é di buon comando! Ecco, diremo così!

Gelsomin         - (serio) E poi non la faccia tanto lunga quel signore, se no neanche come portasigarette lo prendo altro che portaborse! E adesso vado a giiocare a pallone con gli amici perchè da domani devo incominciare a studiare da onorevole. Ciao (e va verso la porta con le pantofole ai piedi).

Barbara           - Gelsomino, gioia di mamma, le scarpe!

Gelsomin         - (già quasi uscito) Le ho nello "spògliatoio", al campo!

Barbara           - Ma non quelle da pallone! Non vedi che esci con le pantofole?

Gelsomin         - Oh già, che sciocco! Cosa vuoi mamma, con tuti questi pensieri da onorevole che ho in testa..... (esce per  mettersi le scarpe)

Barbara           - Povero ragazzo, va! Per sostenerlo, stassera gli farò un bel zabaglione con tre uova! E da domani, a pranzo e a cena sempre baccalà! Il salumiere mi ha detto che é un pesce pieno di forsfora che fà venire intelligenti. Al mio Gelsomino gli verrà un cervello, da dottore!

Gelsomin         - (rientrando con le scarpe) Ciao! (via)

 

          Scena settima

Barbara

Barbara           - (da sola) Va, va pure Mino che tua mamma, forse ha già trovato la maniera giusta per aiutarti. Ne parlerò a Censo quando torna. (in silensio mette a posto  sedie e poltrone, il copritavolo poi  va verso la cucina. Si ferma indecisa, poi torna indietro fino al telefono e)Ma nò, é inutile aspettare che arrivi Censo! Telefono subito io. (toglie dalla tasca il pezzo di giornale che aveva ritagliato e legge) "Amore, affari, salute, avventure, carriere!" Ecco, proprio carriere, quello che ci serve. "Dal misterioso Pakistan, la Chiromante-maga-veggente-sensitiva Poòsa Quìlgran! (pronunciato marcando l'accento sulla i) Metodi ultramoderni di divinazioni anche a domicilio. Materializzazioni spiriti sul posto! Catalogo di 999 spiriti contattabili immediatamente! Fantasmi per ogni esigenza! Consultateci. Approfittatene! Telefono 144.144.144 Lire 5700 al minuto più Iva." (commenta) É un po’ cara neh, ma per il mio Gelsomino, per vederlo onorevole, questo e altro! (fà il numero)......Pronto? Che mi scusi, c'é la chimaran..... la chiriman...... la chitaram......... la maga? .........Ah, é impegnatissima? Che senta, signorina, non potrebbe disimpegnarla un minuto. È che vorrei parlarci di mio figlio. Sà, deve andare a fare l'onorevole a Roma e ci bisogna un spintone di quelli marca leone....... Chi sono io?.... Sono la signora Gallo Battitore, via dei Farinelli 35 ..........Un appuntamento tra tre mesi? Eh no, troppo tardi. Abbiamo un poco di pressa sà, le elezioni sono da quì a un anno e mezzo. Non si potrebbe fare un poco prima?......... Ah, c'è da pagare un supplemento per l'urgensa? E quanto fà? ............ Santa Purga! Tanto così? E và bene và, una mamma per un figlio è pronta a tutto! Quando che viene allora la maga da me?......... Cosa cerca?........Senta, signorina, prima mi ascolti me poi cerchi pure il buco sull'agenda. .......Ah, ha trovato un buchetto? E cosa me ne fà a me del suo buco sull'agenda! Su da brava, signorina, lo tappi in fretta e mi dica quando viene la maga........Da qui a mezzora?!? Ma non era impegnatissima?........(ripete piano, stupìta da quello che dice quella che risponde al telefono, senza capire) Si, ma ha un buco?!? Scusi sa, ma anche la maga é forata? …….(ridendo) Oh, ma che sciocca che sono! Che mi scusi neh, signorina, ma non avevo capito. Credevo che foste piene di topi in quel ufficio! (ride di nuovo) E và bene và! Ma "l'ora degli spiriti" non é la sera, quando che è notte?......... Come dice?....... Ah, i vostri spiriti funzionano 24 ore al giorno...... Però?........ Sì, preferisco, grazie!....... Allora a stassera alle nove?......Brava, buongiorno! (distacca la comunicazione e fregandosi le mani) Bene questa é fatta! Così non avremo bisogno dell’aiuto di quel antipatico e montato di Giulio Cesare! Perchè "Parenti, serpenti" come si dice! Ci sono centomila lire d'urgensa da pagare, un po’ cara neh, ma i soldi li prenderò da quelli che ho messo da parte per comprarmi il pellicciotto, tanto prima che sia Natale......e poi con i miliardi dell'eredità me ne comprerò di pellicce! Su, che vada a vedere se i fagioli cuociono bene. (esce)

Scena ottava

Censo, Bella poi, a tempo, Barbara

Censo              - (entrando)Prego,signorina, prego, s'accomodi. (fòrte per farsi sentire) Sono io, Barbara!

Barbara           - (da fuori scena) Sei già tornato?

Censo              - (a tono) Nò, sono ancora  al bar! (tra se) Che domande!! (a Bella) Si sieda, signorina.

Bella               - (Bella, giovane, elegante e graziosa ma cieca come una talpa. Camminando urta i mobili e le sedie. Ha una macchina fotografica e una ventequattrore da dove prenderà ciò che gli serve per scrivere. Scrive e legge mettendo gli occhi quasi attaccati al foglio anche se un paio d'occhiali, attaccati a un nastro d'un colore molto visìbile, gli pendono dal collo. Appena entrata  posa tutto sulla tavola tastando prima con le mani. All’invito di Censo, si siede cercando con la mano la sedia. Vuole parlare in dialetto ma non ne é capace e quindi dà al discorso una cadenza strana adoperando parole italiane con desinenza del dialetto. Non conoscendo il dialetto in cui verrà tradotto questo lavoro, io le scriverò in italiano. Sarà poi il traduttore a dare al discorso il taglio che vuole) Grazie signor..... signor?

Censo              - Censo. Censo Battitore.

Bella               - E così suo figlio ha ereditato più di due migliardi di lire?

Censo              - Ereditato! Non proprio ereditato. Questi soldi li avrà solo se riesce a diventare onorevole. Ma scusi un momento, signorina, che chiamo anche mia moglie così la conosce. (và alla pòrta e chiama fòrte ma con dolcezza) Barbara, vieni quì che abbiamo visite.

Barbara           - (da fuori scena, come se parlasse da sola) Chissà che rompiscatole si é trascinato in casa  oggi (poi forte) Devo preparare cena. Dagli tu da bere al tuo amico che poi arrivo. Il bottiglione del vino sai dov’é!

Censo              - (a Bella) La scusi , signorina, ma quando lavora in cucina non dà retta a nessuno  .

Bella               - Non fa nulla signor Bruciacuore.

Censo              - (precisando) Battitore.

Bella               - Lasciamo che finisca. Intanto chiacchieriamo un pò noi due, signor Ballatore.

 Censo             - Battitore. (poi, sempre dolcemente, forte al moglie) Ma non é un mio amico questo! Vieni quà, lesta. É una bella signorina, una giornalista.

Barbara           - (sempre da fuori scena) E io sono Gina Lollobrigida! Ti ho detto che ho da fare!.

Censo              - (tornando a sedersi vicino a Bella) La scusi, ma é più forte di lei. (dopo che Bella ha fatto un segno come dire "Pazienza, non fa nulla") Cosa posso offrirle? Un caffè......qualcosa di dolce..... o  preferisce qualcosa di forte?

Bella               - Niente per adesso, grazie! Prenderemo qualcosa dopo, con sua...... come si dice già in dialetto moglie signor Banditore?

Censo              - Battitore! Ma scusi é forse un po’ sorda lei? mi chiamo Battitore!

Bella               - Purtroppo al primo impatto con una persona sconosciuta mi emoziono un po’ e si accuisce il mio difetto di non ricordare bene i cognomi, signor Batticuore.

Censo              - (piano) Sto diventando nervoso. (forte) Battirore! Bat – ti- to- re!  Ma se le é più facile mi chiami per nome: Censo.

Bella               - Okey signor Cesto.

Censo              - Censo.

Bella               - Cento?

Censo              - (armoniosamente, sù due nòte musicali) Ceen - sooooo

Bella               - Ah...... Censo.

Censo              - Censo, Certo!

Bella               - (ripete come avesse capito) Signor Certo! Ma è facilissimo! Come dire certamente....... Certo! Signor Certo!

Censo              - (scoraggiato) Lasci perdere che é meglio se no a Natale siamo ancora quì. Signorina, se lo scriva su un foglio. Forse le viene più facile se lo legge.

Bella               - Giusto! (a tastoni cerca la valigetta, la apre e a piglia un quaderno e una biro) Dunque lei è il signor..... vediamo se mi ricordo bene...... ah, ecco: Cerco..... Banditore....

Censo              - (nello stesso tono come fosse un annuncio pubblicitario)......voce stentorea, parlantina sciolta, bella presenza, militesente, miti pretese...

Bella               - (ridendo).......in possesso tamburo...... (poi vede la faccia rabbuiata di Censo) Oh, mi scusi. Ho di nuovo sbagliato?

Censo              - (secco) Non "di nuovo", sempre! (vede la signorina un po’ dispiaciuta e si calma) Signorina, lo ripeto ancora una volta, poi basta. Scriva. mi chiamo Cen-so Bat-ti-to-re.

Bella               - (ripete mentre scrive) Censo Battitore.

Censo              - Oh, là, alla buonora. Siamo arrivati! Adesso lo tenga lì davanti sto foglio così non s'inciampa più. (attimo di pàusa) Però una giornalista dovrebbe essere più sveglia, secondo me, in queste cose.

Bella               - Mi scusi, ma come le ho detto l'emozione.......Sà, sono alle prime armi come giornalista......ho intrapreso da poco questa professione... anzi questa è la mia prima intervista,......Eh, si, prima, per pagarmi gli studi, battevo la strada.

Censo              - (allarmato) Come?!? Batteva la strada?!?

Bella               - Sì, cercavo clienti.

Censo              - (piano) Poveretto me! Fortuna che mia moglie é di là! (fòrte) Cer....cercava uomini?

Bella               - Uomini, donne, chiunque volesse essere mio cliente.

Censo              - (Commentando da solo) Uomini…donne......mamma mia che bel elemento! (forte) Allora faceva la vita!

Bella               - Certo, una vita, sapesse! otto, dieci ore al di!  E poi la sera, dopo una telefonata, anche a csa dei clienti.

Censo              - (da solo) Mama mia chi mi é capitato! (forte) Una squillo insomma!

Bella               - Uno squillo?!? Eh bisognava fare squillare tante volte il campanello perchè quando sentivano che c'era una che vendeva enciclopedie non volevano mai farsi trovare.

Censo              - (sospiro di sollievo poi piano) Cribio, che cantonata! (fòrt) Ah, lei vendeva enciclopedie?

Bella               - Enciclopedie, libri, corsi d'informatica ecc... ma si guadagnava poco.

Censo              Basta, signorina, é meglio che non mi racconti più nulla. Ma perchè lei parla in questa maniera strana? Non é ne italiano né dialetto!

Bella               - Voglio imparare il vostro dialetto!

Censo              - E allora mi ascolti. Se vuole impararlo bene frequenti qualche corso di ………., perchè parlarlo così come fà lei rischia di disimparare l'italiano sensa imparare il …………….! Mi dica piuttosto come si chiama e per che giornale lavora.

Bella               - Vede cosa combino io?. Non mi sono nemmeno presentata. Io sono….  (viene interrotta da Barbara)

Barbara           - (viene sulla porta e si  ferma di colpo, sorpresa di vedere che c’é davvero una donna . Poi, cercando di aggiustarsi un po’ i capelli e levandosi il grembiule, viene avanti con un sorriso interrompendo Bella)  Ma Censo, potevi anche dirmelo che c’era una signorina!

Censo              - Ma te l’ho detto. (a Bella) Non é vero? (Bella fà di si con la testa)

Barbara           - Credevo che tu scherzassi come al solito. E chi é questa signorina?

Bella               - Io sono  Bella.......

Barbara           - Modesta nèh!!

Bella               - ....Bella Vista Lanotte. Bella di nome, Vista da part di mamma e Lanotte da part di papà (risolino per la battuta). Lavoro per la "Gazzetta di …………" e per l' "Eco di ……….". (si alza per dare la mano a Barbara, ma, cieca com’é, la porge a Censo).

Barbara           - (sarcastica) Bella vista di notte? Ma se non vede neanche bene di giorno! (poi graziosamente) Oh, ma che piacere conoscerla! Io sono Barbara (a Censo) Ma non gli hai ancora offerto nulla? (a Bella) Sapesse che balordo di uomo che ho! Non pensa mai a niente! Lo scusi, nèh! Lo prende un caffè? (Bella rifiuta) No? Un bicchierino di  Marsala allora o preferisce altro?

Bella               - Se ci fosse un whiskyno, signora...... signora..... (a tastoni cerca il foglio e, mettendoselo attacato agli occhi legge) signora Battitore.

Barbara           - (a Censo) Non so se ce n’é ancora di quello da bere!

Censo              - (Si alza veloce e va a prendere una bottiglia di whisky e due bicchieri) Certo che ce n’é e ne bevo anch’io! (e  versa da bere)

Barbara           -(a Censo, piano per non farsi sentire da Bella)Non perdi mai un colpo tu, nèh quando c’é da bere! (a Bella) Ma che sorpresa, una giornalista a casa nostra. Allora siamo diventati famosi!

Censo              - L’ho trovata qui sotto casa che cercava di noi, così l’ho fatta entrare. Mi ha detto che sa dell’eredità e vorrebbe intervistare  Mino.

Barbara           - Ma sicuro! Peccato che non sia presente. Ma come ha saputo lei dell'eredità?

Bella               - I giornali hanno i loro informatori dappertutto, signora Bas....Ban.....Bar....(cerca nuovamente il foglio a tastoni, ma non lo trova)

Censo              - Battitore

Bella               - Grazie, signora Battitore.

Bella               -  Il direttore appena ha avuto la notizia mi ha inviata qui per farvi un servizio.

Barbara          - Capito. Ringrazi il suo direttore, ma i lavori di casa me li faccio da sola!

Bella               - (a ridendo) Spiritosa la signora, eh?

Censo              - Barbara, fare un servizio vuol dire fare un articolo! (a Bella) Non potrebbe tornare più tardi o domani, perché nostro figlio non c’é adesso. Se ci dice quando lei torna glielo facciamo trovare qui per l’intervista.

Bella               - Sì, posso tornare domani, ma intanto per preparare bene l’articolo potreste dirmi qualcosa voi di vostro figlio. Io prendo appunti e poi...... (tenendo il foglio vicino agli occhi scrive lentamente)

 Barbara          - (tutto d'un fiato) Ma sicuro! Gliene parlo io del mio Gelsomino! É tanto un bravo ragazzo, sa? É studioso, ma così studioso, che tolte quelle due o tre ore al giorno che va a giocare al pallone con gli amici, sta sempre nella sua stanza a studiare. Pensi che sa tutto a memoria il calendario del campionato di calcio.  Provi a chiederglielo, provi! Gli chieda quando gioca, per esempio, la Sartoria col Toro.

Censo              - .....Sampdoria Torino!

Barbara           - Non mi interrompere perpiacere. Toro oTorino é la stessa cosa. La signorina ha capito! (a Bella) Oppure la partìta della Juve con la Galanta.

Censo              - L'Atalanta.

Barbara           - Talanta, Balanta, Calanta, Galanta,! É lo stesso. Vero signorina?

Censo              - (si fa una risata)

Bella               - (a Censo) Non si preoccupi. Ho scritto tutto, poi controllo con calma. Stia tranquillo  signor Cesto?

Barbara           - (nervosetta a Censo) Certo! La signorina ha capito!

Bella               - Oh mi scusi. Signor Certo.

Censo              - Censo! non Certo. Non ricominciamo con sta musica, neh. Legga sul foglio!

Bella               - (cerca a tastoni il foglio, lo guarda, poi) Ah si, Censo...Censo Battitore.

Censo              - Oh brava làh! E non lo dimentichi più. Ma, scusi, perchè non si mette gli occhiali?

Bella               - Li ho cercati stamattina, ma non li ho trovati!

Barbara           -(indicando gli occhiali che pendono dal collo di Bella) Signorina, quelli cosa sono! Ma é sicura di chiamarsi Bella Vista Lanotte lei? Si? Sarà!

Bella               - (sorpresa inforcando gli occhiali) E questi da dove arrivano?

Barbara           - Glieli avrà portati Babbo Natae stanotte! Proprio per darle un’idea di come é intelligente e grazioso il mio Gelsomino potrei raccontarle un fatto di quando aveva appena due settimane. Stavo cambiandolo perché aveva sporcato e gli ho detto: "Porcellino mio, ne hai fatta poca. Gurda di non farmene subito altra appena cambiato, neh, mio bel topolino!" Ebbene, mi ha guardato con due occhietti furbi e zach! ne ha fatta immediatamente un altro paio di etti! Capiva già a due settimane quello che gli dicevo. Visto, signorina, che intelligenza aveva fin da neonato il mio Gelsomino!

Censo              - Ma Barbara, cosa gli racconti!

Barbara           - Silenzio tu! Queste sono finezze che solo le madri capiscono.!

Censo              - Chiamale finezze! (a Bella) Cosa ne dice lei?

Bella               - No, no! Và bene così. Per un articolo ben fatto, tutti i particolari servono e sono interessanti.

Barbara           - Eh, me ne ha date tante di soddisfazioni il mio Mino! Ne avrei di cose da raccontare! Poi, sapesse, é pieno di sentimento! Proprio ieri facevo pulizia in soffitta, e mi sono trovata in mano i libri e i quaderni di quando frequentava le alimentari.

Censo              - Elementari non alimentari.

Barbara           - E non interrompere sempre! Ho travato un suo componimento e, leggendolo mi sono venute le lacrime agli occhi dalla commozione. Guardi, un minuto che vado di là a prenderlo, così lo legge anche lei e può giudicare. (e và via di corsa)

Censo              - Ma lascia perdere Barbara! (a Bella)Beva, signorina, beva!

Bella               - Lasci che vada, tutto serve per colorire l’articolo. (e beve il suo whisky tutto d’un fiato)

Censo              -Vede nostro figlio é un bravo ragazzo. Sua mamma lo vede speciale, ma é un ragazzo normale. Oh, ringraziamo il Signore, neh, di quello che ci ha dato, ma é uno che se la prende con calma, da tranquillo. Non ha la grinta, la decisione nel fare le cose che servono per mettersi in evidenza, per fare carriera. E, allora, come può vincere le elezioni e andare onorevole a Roma? E se non diventa onorevole, ciao eredità!

Barbara           -(rientrando)Ecco l’ho trovato!

Censo              - (continuando il discorso) Ci vorrebbe un aiuto speciale, dall’Alto!

Barbara           - E chi ti ha detto che non può arrivare? (a Bella) Legga, signorina, legga e mi dica se non ho ragione!

Bella               - (Inforca gli occhiali e legge speditamente il foglio di quaderno che Barbara le ha passato:  "Parla del tuo Natale e confrontane due da te vissuti"  "Svolgimento"

"Il Natale che conosco io sono due: quello che si fà festa e non si và a scuola e quello che è mio zio fratello di mia mamma. Sono tutti due allegri e felici ma a mio papà piace solo quello del giorno di festa perchè dice che viene solo una volta l'anno e invece l'altro c'è tutti i giorni. Poi mio papà dice anche che forse siamo stati cattivi perchè il Natale, cioè il zio, ci porta sempre in regalo solo stracci sporchi che la mamma lava e poi glieli dà indietro.

A me mi piacciono invece tutti due i Natali. Quello che si fà vacanza mi piace perchè così posso fare quello che voglio e giocare e guardare la tv e poi si mangia il torrone e il panettone e si beve il spumante con le bollicine che grattano nel naso e in gola. Poi si prendono anche i regali che sono belli e fanno venire voglia di toccarli quando sono nella scatola ma dopo un poco mi stancano perchè sono diventati vecchi e non sono più nuovi. La mamma e il papà mi dicono sempre che quando erano piccoli come me erano più bravi e i giocattoli non li rompevano subito ma li favano durare da un Natale all'altro. Io ho capito il perchè. Perchè stavano in campagna e non potevano buttarli dal sesto piano come me che stò in città.

Anche il mio zio Natale mi piace a me anche se non mi porta regali, ma lui mi racconta sempre delle belle storie che lui inventa e poi suona la chitarra e quando che ha voglia pittura dei quadri.

Mia mamma li vuole bene e dice che è un artista ma mio papà dice che è un artista sì, ma a farsi mantenere. Il mio zio Natale và anche in bici da corsa ma non ci à il fisico e quando torna a casa è stirato e ha gli occhi che piangono e dopo la doccia si stravacca sul letto e russa tutto il giorno. Mia mamma si preoccupa e dice che un giorno o l'altro gli scoppia il cuore al mio zio.

 Ma mio papà gli dice di stare tranquilla perchè i parassiti sono insetti e non hanno cuore.

Noi siamo una bella famiglia che tutti si amano e passano insieme il Natale e mio papà è molto bravo perchè invita sempre mio zio a passarlo insieme a noi e anche se gliene dice tante ogni anno gli fà un regalo. Quest'anno al mio zio glii ha regalato un bel libro illustrato di un esploratore, intitolato: Fatti una slitta e vai al Polo Nord.

A mia mamma ci sono venute le lacrime ai occhi.... per la  commozione.

Ecco i miei due Natali."

Barbara           - (a la fine della letura, commossa) Eh, povero Natale! Un ragazzo d'oro! Vero Censo? Adesso purtroppo non é più con noi.

Bella               - Oh, mi dispiace! È stato un incidente?

Censo              - (sarcàstico) Pìù che "un incidente" é stato "un incintante" (e mima la pancia grossa) "gravido di conseguenze". Se ne é partito molto in fretta e da queste parti non torna. 

Barbara           - (una brutta occhiata a Censo poi a Bella che gli restituisce il foglio) Lo tenga, lo tenga pure, così se lo copia. Me lo rende poi. quando tornerà. Ha visto che sentimento che ha mio figlio! Ma deve tornare per conoscerlo. Poi  scrive un bel articolo e lo facciamo andare anche in televisione. Conosce qualcuno, lei, in televisione.

Bella               - Oh, si! Un mio compagno di studi. È entrto da poco in Rai come fattorino, ma è deciso a fare carriera.

Censo              - Aspetta Gigino, aspetta e vedrai........

Bella               - Non si chiama Gigino ma Orlando.

Censo              - Oh allora é tutta un’altra cosa!

Barbara           - Sempre spiritoso tu, neh!

Bella               - (alzandosi raccoglie la sua roba nella valigetta, dimentica il foglio degli appunti sulla tavola) Allora  io verrei domani pomeriggio verso le tre se và bene per voi.

Barbara           - Brava e e io glielo faccio trovare quì!

Bella               - (saluta e stringe le mani a Censo e a Barbara poi, accompagnata alla porta da Censo esce mentre Barbara prende la bottiglia del whisky e la ripone dove era, poi prende i bicchieri e li porta in cucina. Censo rientra subito in scena e cerca un lìbro da leggere. Trovatolo si siede)

Scena nona

Barbara e Censo

 

Barbara           -(rientra in scena e simette a sistemare la tovaglia del tavolo ed é lì che si accorge del foglio dimenticato da Bella. Lo raccoglie e chiede a Censo) É tuo sto foglio?

Censo              - (guardandolo) Teh, guarda quì! Quella giornalista non é solo cieca, ma anche smemorata.

Barbara           - Perchè?

Censo              - É il suo foglio degli appunti! Glie lo daremo domani.

Barbara           - Leggi, leggi cosa ha scritto!

Censo              -    (legge) "Il giovane si chiama Gino ed è un bravo ragazzo che studia e gioca a pallone come portiere in un campionato sponsorizzato dalla sartoria Galante di Torino". (ride)

Barbara           - Ma cosa sogna quella là?

Censo              - Per fòrza, tu gli hai parlato della partita Sartoira Turin e Juve Galanta! Ma andiamo avanti.

                                   "Fin da neonato si è rivelato di pronta intelligenza tanto da andare di corpo a comando predeterminandone anche il peso richiesto." (risata) Ah questa poi!

Barbara           - Ma é scema quella?

Censo              - E senti qui: "Non gli fà difetto la sensibilità di cuore e lo dimostrava già in un componimento scolastico delle elementari ove descriveva la dolce e affettuosa atmosfera familiare dominata dalla figura dello zio Natale, amato da tutti in famiglia, generoso nei regali, grande artista ed esploratore del Polo Nord, che ha vissuto con loro, sino a quando un incidente, gravido di conseguenze, l'ha strappato prematuramente all'amore dei suoi cari". (risata di gusto)

                                  

Barbara           - Più che Bella Vista Lanotte quella dovrebbe chiamarsi Vera Poca Luce!

Censo              - (va avanti a leggere) "A detta del padre, Gino, è calmo, posato e tranquillo ma deciso a fare carriera e a vincere la consultazione elettorale potendo anche contare su un aiuto che gli verrebbe da personalità altolocate." (piccola pausa guardando sorpreso la moglie) Ma non ha proprio capito niente sta sciocca!

Barbara           -  L'ultima parte potrebbe anche essere vera! Non si sa mai, qualcuno dei nostri vecchi potrebbero anche aiutare il nostro Mino da lassù!

Censo              - Ma fammi il piacere!

Barbara           - Adesso vieni di là con me che mi aiuti a piegare le lenzuola e le tende che ho lavato!

( fà per uscire)

Censo              -(alzandosi sbuffa) Ma proprio adesso?!

Barbara           - (si ferma sulla porta) Vieni, lesto! (lo fa uscire, poi al pubblico in maniera cattedratica) La moglie deve avere sempre l’ultima battuta! (via)

S I P A R I O


SECONDO ATTO

La sera dello stesso giorno. La scena é la medesima del primo atto. Censo, Barbara e Gelsomino hanno appena fatto cena. Gelsomino é di nuovo stravaccato sulla poltroncina e ha "Topolino" in mano. Censo stà riponendo tovaglia e tovaglioli nel cassetto. É arrabbiato e lo si vede da come apre e chiude i cassetti. Barbara sta ramazzando il pavimento.

Scena prima

Barbara, Censo e Gelsomino

Censo              - (nervosamente) Ma si possono sprecare i soldi così? Con una chiromante poi!

Barbara           - (a Censo) Sù! Non arrabbiarti così. Ho visto la reclam sul giornale e ho pensato, per il bene di nostro figlio, di telefonare a questa chimaran..... chiriman...... chitaram....... chircatram..... a sta maga lì, insomma!

Censo              - (c. s.) Dovevi aspettarmi per decidere insieme se era il caso di chiamarla! O almeno dirmelo subito quando sono arrivato!

Barbara           - (rappacificante) Va bene. Hai ragione, ma me ne sono dimenticata. Ci siamo messi a chicchierare con quella giornalista e mi é passato dalla mente. Ma vedrai. É una in gamba. Una vera maga che viene direttamente dal Pakistan! Non ce ne pentiremo!

Censo              - (c.s.) Centomila lire buttate! Centomila che servivano per qualcosa di più necessario.

Gelsomin         - Eh si! I Io avrei proprio bisogno di un paio di scarpe nuove.

Censo              - (un po’ più calmo) Vedi?

Barbara           - (a Censo) Ma se glie l’ho comprate nuove sabato!

Gelsomin         - Mi servono quelle per il calcio!

Censo              -(sarcastico) Ecco, bravo! Quella si che é un'esigenza "inderogabile"!

Barbara           - (a Mino, dolce) Non preoccuparti, gioia! Con i miliardi dell'eredità potrai comprarti la fàbrica delle scarpe da calcio. (a Censo) E poi, se la maga funziona, non dovremo chiedere aiuto a quel pieno di sé di Giulio Cesare. É vero? E le centomila lire le prendo dai miei risparmi per il pellicciotto! Non posso sacrificare qualcosa per  Mino?

Gelsomin         -  Grazie mamma. Appena avrò i miliardi ti comprerò una dozzina di pellicce di visone!

Censo              - (con falsa preoccupazione) Ecco, lo sapevo! Fabbriche di scarpe, dozzine di pellicce! Eh? Avete visto! in un lampo ci siamo mangiati i miliardi e siamo nuovamente poveri!  

Gelsomin         - Stà tranquillo, papà! Con il mio stipendio da onorevole........

Censo              - (lo interrompe ridendo amaro) Si, si, campa cavallo...... Va avanti a leggere sempre "Topolino" tu e sarà difficile che a tua madre possa regalare anche solo un collo di pelo di talpa altro che visone! (a Barbara) E quando arriva sta fregascemi?

Barbara           - A momenti.

Censo              - (da falso arrabbiato) Ecco, bene! Neanche il tempo di prendere il caffè!

Barbara           - Ma se non l’hai mai preso il caffè la sera!

Censo              - (c. s.) E allora? Stassera mi é venuta voglia di caffè e biscottini!

Barbara           - (dolce per calmarlo) Senti Censo, il caffè lo facci dopo quando c’é la maga. Perchè non bevi un calice di moscato e io ti porto uno di quei biscottini che ho fatto per Mino?

Censo              - (c. s.) Non uno! ne voglio una dozzina!

Barbara           - Va bene, va bene. Te ne porto cinque! (a Mino) Ne vuoi anche tu, Mino?

Gelsomin         - Nò, ne ho già mangiati un sacco prima di cena. (Barbara via)

Censo              - (da solo) Ecco perchè aveva poca fame a cena! (mentre tira fuori la bottiglia del moscato e un bicchiere dal bufé, si rivolge al pubblico) Se c’é una cosa che mia moglie sa fare bene sono i biscotti! Proprio deliziosi! Dovreste assaggiarli! Solo che non me ne dà nessuno neanche a me, figuriamoci a voi. Sono sempre tutti per il bambino che deve crescere, dice lei. Prima, quando eravamo sposini, quanti ne ho mangiati! Tutti i giorni a colazione e alla sera dopo cena, prima di andare a letto! Oh già, allora noi non l'avevamo la televisione! Poi....... Bah! Comunque, dopo trent'anni che siamo insieme la conosco bene mia moglie!  Fare finta d’essere arrabbiato qualche volta rende. Se non facevo così niente moscato e biscottini! Eh si! Bisogna saper sfruttare tutte le possibilità! (suona 'l teléfono e Censo a và a rispondere.)Pronto?......

Barbara           -(Mentre Censo parla al teléfono, Barbara torna in scena con in mano un piattino con dei biscotti. Lo posa sulla tavola e conta i biscotti: ce ne sono cinque! Allora ne leva uno e, al pùbblico) Troppi cinque; danno pesantezza di stomaco! (poi fà segno con la testa a Censo come per dirgli: "Guarda che sono quì" e esce portandosi via il biscotto)

Censo              - (al telefono).........  Censo non Cervo, signorina! ......... Si, si ho capito che é lei! Non ci vuole molto! ......... (sarcastico) Come? Dalla voce........ Il foglio? L’ha dimenticato sulla tavola!....... Come dice? Che sono appunti importanti?.... Ma mi faccia il piacere! Ha fatto su un pasticcio!...... Ecco brava venga domani pomeriggio che le spiego!........ Buonasera! (posa la cornetta) Mi chiede se l’ho conosciuta dalla voce, sta rimbambita, neanche capace di imparare un nome semplice come il mio! (pàusa) Sah! Assaggiamo sti biscotti! (si siede e si versa il moscato.)

                                                                  CAMPANELLO DI CASA

Barbara           - (arriva di corsa in scena e lesta toglie di sotto al naso a Censo moscato e biscotti e). Mangi e bevi poi dopo! Adesso c’é la maga. Va ad aprire!

Censo              - (resta un momento sorpreso, poi si alza e va ad aprire).

Barbara           - (andando in cucina dice dolcemente a Gelsomino che si era seduto sulla poltroncina con una gamba posata sul bracciolo) E tu da bravo Mino, mettiti composto.

Gelsomin         - (con tanta lentezza si mette a sedere). (Mino deve fare una scena a soggetto come se gli pesasse mettersi seduto compostamente. Così riempie il tempo morto che si verificherà mentre il padre andrà ad aprire) 

 

Scena seconda

Censo, Gelsomino e Giulio Cesare

Censo              - (rientra con Giulio Cesare) C’é Giulio Cesare, Barbara!

Giulio Cesare - (bel  giovane, elegante e sorridente, deciso e sicuro nel parlare. Parla con la "V" al pòsto della “R”) Buona seva a tutti! Allova Vevcingetòvige, siamo pvonti pev andave a Voma? (vede che Mino legge "Topolino" allora, maliziosamente) Bvavo! Vedo che stai documentandoti sui tanti pvoblemi che affliggono la nostva società! Fai bene pevchè, in politica, é necessario esseve pveparavati e pvonti a capìive al volo le cose.

Gelsomin         - (un po’ offeso) Perchè? I politici non si riposano? Io ho già studiato tanto stamattina!

Giulio C.          - (sempre sorridente e diplomàtico) Schevzavo, schevzavo. Lo so che tu, da buon povtiere di calcio, sei ben allenato ad "affevvave tutto al volo" mio cavo coevede.

Scena terza

Barbara e detti

Barbara           -(piano, entrando)Mancava solo lui proprio adessoche deve arrivare la maga! (poi sorridente)Oh, ciao! Non ti aspettavamo stassera! (e gli posa una mano sulla spalla)

Giulio C.          -Ciao zia! (con malizia, ma sempre sorridente) Sai, ho pvovato a telefonavvi, ma non ci sono viuscito; c’eva uno stvano contatto. Mi vispondevano sempve due imbecilli che cvedevano d’esseve fuvbi! Pensa che volevano pevsino insegnavmi a leggeve l’ova!! Un’ova, mi diceva una donna, é quando la lancetta lunga dell’ovologio fa un givo completo. Allova, cava zia (con intenzione) ho aspettato che la lancetta lunga del mio ovologio facesse qualche givoe sono venuto a tvovavvi di pevsona!

Censo              - (sorpreso) Il nostro telefono non funziona? Ma se ho appena parlato adesso!

Giulio C.          - (sempre con malizia e sorridente) Allova savà il mio che non funziona. Se aveste sentito! (con intenzione) Cava zia e mio cavo Vevcingetòvige, pvopio due ignovanti e villani!

Barbara           - (secca) Non é il caso di offendere!

Censo              - Ma non diceva ate!

Giulio C.          - (sempre con allusione) Cevto che nò! Pavlavo di quei due stupidotti che mi rispondevano al telefonooggi pomeriggio.

Censo              - (a Giulio Cesare) Ma perchè, cosa ti hanno risposto?

Barbara           - (a Censo) Lascia perdere, che queste non sono cose che ci interessano! Non far perdere tempo a Giulio Cesare ha tanto da fare e deve andare via subito!. Giulio Cesare, va pure se hai fretta.

Gelsomin         - (da furbo, dando di gomito a Barbara) Sicuro! E poi io e mamma lo sappiamo già cosa..... (Barbara gli da un calcetto sulla caviglia per farlo star zitto)Ahja!.. Mammaaa?!! (sto "mammaaa" vale un "cosa fai?!!")

Barbara           - (carezzandogli la testa) Sì, tesoro! É qui la tua mammina!

Gelsomin         - Ti ho sentito, va!

Barbara           - (a Giulio Cesare) Oggi ha preso un calcio giocando a pallone, povera stella, e adesso gli fa tanto male! Vero Mino?

Giulio C.          - (che ha notato la scena del calcio, con malizia) Eh, Vevcingetòvige, anche in politica, se non stavai attento alle pavole che dici pvendevai tanti calci. Metafovici, ma sempve dolovosi. La lingua bisogna sapevla usave a tempo e luogo.

Gelsomin         - (minaccioso) Quando é ora la so adoperare bene! (cerca di aggiustare la situazione, ma fa ancora più danno) Io, per esempio, a quello scemo di oggi al telef......(e gli arriva un altro calcetto dalla madre) Di nuovo, mammaaa?!! Ahja!!

Barbara           - Ma povero ragazzo! Ti fa proprio tanto male, gioia? Adesso ti  metto la pomata!

Censo              - (che non sà niente, a Mino) Di che scemo parli? Chi ha telefonato oggi?

Barbara           - (a Censo) Oggi non ha telefonato nessuno, quì! (a Giulio Cesare tutto d'un fiato) Bene, grazie della visita e un’altra volta fermati un po’ di più! Sei sempre di corsa e non possiamo mai parlare un po’ assieme. Salutami i tuoi e digli che vengano a trovarci qualche volta!  (gli dà la mano e lo bacia) Ciao nèh, e stà allegro!

Giulio C.          - (resta interdetto e piano)Guavda, guavda! Vuol sbattevmi fuori!(forte)  Zia io sono venuto pev pavlave dell’evedità, Ci ho pensato su, mi sono consigliato con chi so io e vi povto una pvoposta che cvedo sia molto intevessante pev vaggiungeve la nostva evedità!

Barbara           - (risentita) Nostra eredità? Quella del mio Gelsomino vorrai dire!

Censo              - Sentiamo questa proposta, Barbara.

Giulio C.          - Il mio pavtito savebbe disponibile a discuteve della faccenda e, se il gioco vale la candela........., se ci fosse la vostva disponibilità a divideve la tovta....... mi capite, si potvebbe vedeve di fav fave a Vevcingetovige una pvepavazzione speciale......

Barbara           - (a Giulio C.) Possiamo parlarne domani? (a Censo) Lo sai chi arriva, nò?

Censo              - (a Barbara) Zitta un momento! (a Giulio Cesare) Va avanti!

Giulio C.          -  ..poi si tvovevebbe un collegio sicuvo e lui  savà onovevole! Si potvebbe tentave, nò?

Censo              - Si, ma dividere la torta......come?

Barbara           - Le mie torte non si dividono! Le mangiamo tutte in famiglia, noi!

Gelsomin         - Specialmente quelle con le nocciole che sono le più buone!

Censo              - E lasciatelo parlare! Dividere, come?

Giulio C.          - (tranquillizzante) Beh, tu sai, zio, il pavtito dovà sosteneve tante spese pev l’istvuzione. Poi la vesponsabilità che si pvende vevso gli elettovi. Convinceve a dave la pvefevenza su un nome piuttosco che su un altvo, ecceteva, ecceteva........... Comunque pvopovvebevo di fare a metà!

Censo              - Bah, un miliardotto  é sempre meglio che niente! Cosa ne dici tu, Barbara?

Barbara           - Che i miliardi spettano tutti due al mio Mino e non si fanno a metà!

Giulio C.          -  Nò, un momento! Non savebbevo i miliavdi da divideve. Mezzo pev uno in questo caso vuol dive una cosa a te e una a me. A Vevcingetovige l’elezione al Pavlamento e al pavtito i due miliavdi dell'evedità!

Censo              - (ironico) Giusto! A metà: una cosa a me e l'altra a te! Senti, dì al tuo partito che questo mezzo e mezzo che propone pende un po’ troppo da una parte. Se hanno una proposta più seria ne parleremo.

Barbara           - Guarda, Giulio Cesare, adesso devi proprio scusarci, ma stiamo aspettando una persona che viene a trovarci e a sarà qui a minuti. E con quella potremmo anche risolvere .......

Gelsomin         - (la interrompe)....eh si, perchè aspettiamo una ma.......(e gli arriva un altro calcio) mammaaa!!!!

Barbara           - (carezzante) Ti sei preso proprio un bel colpo oggi, povera stella!

Gelsomin         - Cribbio! vorrei che provassi tu!

Giulio C.          - (sorpreso, sensa capireì) Aspettate una mamma?!?

Gelsomin         - Ma nò! Una mag.......(questa volta gli arriva un pizzicotto nella schiena) Ahija!!! Ma insomma, (toccandosi la schiena) còsa c’é  adesso?

Censo              - (ha capito e  stà al gioco e, falsamente preoccupato) Ma Mino! Anche alla schiena ti sei fatto male? (rassicurante) Ma stà tranquillo che tua mamma ti mette a posto lei: con due pappini..... (pappini in piemontese sta per impiastri per curare le botte ma anche per schiaffi)

Gelsomin         - (timoroso) Eh nò! Pappini nò! Mi bastano calci e pizzicotti!

Barbara           - (a Giulio C.) Viene a trovarci  unaaa........una marghera! (in italiano: lattaia)

Gelsomin         - .......na maestra!

Censo              - .....na magna! (in italiano: zia)

 ("marghera, magistra e magna" vanno dette velocemente, una dietro l’altra)

se la commedia viene tradotta in un altro dialetto si abbia cura di trovare tre termini che tra loro rendano lo stesso senso del qui pro quo che combinano i tre personaggi in difficoltà nello spiegare a Giulio Cesare chi deve arrivare in visita da loro.

Barbara           - (visto che Giulio C. resta sorpreso cerca di spiegare meglio) Si, é.... è......é una maa.... una... una magna (zia) che é......é.......(con lo sguardo chiede aiuto a Censo)

Censo              - (l’aiuto) ....era maestra e......e ......

Gelsomin         - (aggiusta tut to con un sorriso trionfante).......e adesso per "hobby" fà la marghera (lattaia)!

Giulio C.          - (capisce che vogliono depistarlo e, piano)Voglio sapevre chi deve venive! (forte) Pevbacco! Una maestva che pev "hobby" fà la mavgheva (lattaia)? Savà un vevo piaceve  conoscevla!

 Barbara          - (vista la mala parata cerca di aggiustare l’imbroglio) Ma no,  non é vero! Mino scherzava! Nèh Mino che schersavi? (e gli da un pizzicotto)

 

Gelsomin         - Ahi!! (massaggiandosi dove é stato pizzicato) Si, si, scherzavo, scherzavo! (poi piano a soa madre) Ma perchè scherzavo?

Barbara           - Il perché mi chiedi? Perchè.....perchè....(trova la risposta) perchè non fà la marghera (lattaia) ma si chiama Marghera di cognome!

Censo              - (piano) Si! E "Porto" di nome!

 

Giulio C.          - (insospettito, piano)Si savanno già accovdati con un altvo pavtito?(forte) Ah, la moglie del dottov Mavgheva? La conosco bene e la saluto con piacere.

Barbara           - (secca) Non é lei! Questa é vedova! (lo prende sottobraccio e lo trae verso la porta) Bene, ciao neh! E fatti vedere un po’ più spesso!

Giulio C.          - (Non vuole andarsene e non si muove) Savà sua sorella, allova! I conosco anche lei!

Barbara           - (decisa) Questa non ha fratelli, sorelle o parenti! É sola al mondo! (sempre tirandolo) Mi dispiace proprio che devi andartene! (a marito e figlio) Mino, Censo, salutate da bravi Giulio Cesare che deve scappare!

Giulio C.          - (facendo un paio di passi verso la porta) Poveva donna, che sfovtuna! Sola al mondo! (si ferma) Fovse avvà piaceve di conosceve altva gente. Più amici hai meglio é!

Barbara           - (pronta) Quella é piena d’amici e di soldi!

Giulio C.          - (Avviandosi nuovamente, piano, verso la porta accompagnato da Barbara) E allova non mi  vesta che salutavvi! Salve e avvivedevci!

Barbara           - (piano, sospirando) Finalmente! (mentre G. Cesare sta per uscire)

suonano alla porta 

Giulio C.          - (si blocca) Oh, ecco! Sarà lei!  

 

Barbara           - Frittata fatta!

Giulio C.          - Come?

Barbara           - No, niente! I parlavo da sola! (apre)

Gelsomin         - Che bello! Adesso me ne  mangio una bella fetta!

Censo              - Di cosa?

Gelsomin         -  Della frittata che ha fatto mamma!

Censo              - Ma fatti furbo!

Scena quarta

Gelsomino, Censo, Giulio Cesare, Barbara e la maga

Barbara           - (introducendo, la maga) Ma si accomodi, prego. Avanti, avanti. (presenta) Il mio figlio Mino, il mio uomo Censo e.......

Giulio C.          - (avvicinandosi con un inchino) Piaceve, Degalli!

Quìlgran         - (donna sui quaranta-cinquant'anni tipo "manager", moderna, efficente. Entra con un PC portatile a bandoliera e una valigetta da dirigente dalla quale toglierà poi uno spesso tabulato stampato su carta da elaboratore elettrònico. Parla con un forte accento veneto quando si rivolge ai clienti. Quando riflette tra sé e sé parla unvece in dialetto)    Anca mi!    (tutti a la guardano senza capire)

Giulio C.          - Anche lei  Degalli?!?

Quìlgran         -  (mentre parla si guarda intorno) Ostrega! Piaser de gali, de  polastri, de cunici! De magnar, insoma! (poi tra se) Ma qui c’e poco da mangiare!

Censo              - (che non ha capito) Come?

Silgran           - Oh, la xé na formula magica! Noi veggenti ne recitemo sempre.

Barbara           - (indicando Giulio C.) Si chiama Degalli! Giulio Cesare Degalli!

Quìlgran         - (stendendogli la mano) Poòsa Quìlgran!  (Posa qui il grano: i soldi)

Censo              - (piano a Barbara) Che maniere! Neache entrata e vuol essere già pagata!

Barbara           - (piano a Censo) Ma nò! É il suo nome (forte a Giulio C. con un sorriso) La maa... la maestra  viene dal Pakistan e là si usa salutare così (alla maga) neh signora maestra? Lui è un cugino ma è dietro a andare via perchè ha fretta! Un minuto che lei tardava e non c'era più! Pensi che bello! Nò, volevo dire, che sfortuna ma fà lo stesso! (a Giulio C.) Beh, adesso che l'hai conosciuta puoi anche andare! Vai, se no fai tardi!

Giulio C.          - (che vuole capire cosa stanno combinando) Dal Pakistan? Intevessante! Sono molto incuviosito dagli usi e costumi del Pakistan. Penso che ascoltevò  molto volentievi i suoi vacconti su quella tevva lontana, se mia zia Bavbava non insistevà a vicovdavmi impegni che non ho e se a lei non spiacevà vaccontave, signova Mavgheva!

Quìlgran         - (precisando il suo nome) No, Poòsa Quìlgran.

Giulio C.          -  Ah, capisco! Lei tiene solo confevenze a pagamento.

Quìlgran         - (a Barbara) Conferensa?!? Mi gò da far la seduta!

Censo              - (cerca di aiutare la moglie a levarsi d’impiccio) Ma certo! Seduta, seduta, certo! Tutti seduti.

Gelsomin         - (risolino) Ma no, papà. Lei voleva dire la seduta con gli spiriti! (gli scappa dalla bocca) É una maaaaga......(si zittisce  fulminato da un’occhiataccia di  Barbara)

Barbara           -  Una maa-le-di-zione ai deficenti! Tèh, la frittata é belle che servita!

Gelsomin         - (a Giulio C.) Visto che mamma  parlava proprio della frittata? (a Barbara) Ne voglio una bella fetta, nèh mamma!

Barbara           - (tesa e arrabbiata) Sta bravo, sta bravo!

Censo              - (superando l'imbarazzo) E va bene, và! Tanto ormai! (a Giulio C.) Barbara vuol provare l'emozione di una seduta spiritica.

Giulio C.          - (ridendo) Ah, ecco pevchè tanti mistevi! Una seduta spivitica? Allova la signova é una medium! E io che pensavo fosse.......se me lo dicevate subito me n’andavo di covsa! Non cvedo a ste cose! (ride) Ciao a tutti. Divevtitevi. Tornevò domani pev la mia pvoposta. (esce ridendo di gusto) Una maga! (ride) E io che pensavo.... (un’altra risata ed esce mentre gli altri si guardano in faccia, muti)

Scena quinta

Barbara, Censo, Gelsomino e Quìlgran

Censo              - (a Barbara, ripresosi dalla sorpresa per la reazione di G. Cesare, con una punta d’ironia) Visto? Era facile! Bastava dirglielo!

Barbara           - Chissà cosa ha da ridere quello!

Quìlgran         - Anca mi no lo capisso! Queste le xé cose serie! Con i mé 999 spiriti no se schersa, ostrega! Squasi squasi i ghe fasso subito un malocio. Che ghe lo femo? El ve costerìa pochi schei de pì!

Gelsomin         - Dai mamma, facciamoglielo!

Censo              - Ma piantala lì!

Silgran           - (piano) Qui non si cava gnente!

Censo              - Come dice?

Silgran           - La xè n'altra formula magica!

 Censo             - Com'é che lei dice che viene dal Pakistan e parla in veneto?

Silgran           - Parché go imparà l'italian da un veneto che go conossù in Pakistan. Alora, cosa xè che ve serve dai mè 999 spiriti?

Barbara           - Eh, cara maga, ci serve un bel spintone.....

Censo              - (la coregge) ...un aiuto...

Barbara           - (guarda malamente Censo poi continua) ...un bel spintone di aiuto...

Censo              - (cattedratico e monotonal) ....aiuto, senza spintone......

Barbara           - (con lo stesso tono)  ...e come fanno ad aiutarlo se non gli danno uno spintone? (a Quìlgran)....per il nostro figlio Mino.....

Gelsomin         - .....Tòrige.....

Barbara           -  Mino, Tòrige, fa lostesso!

Silgran           - Eh nò! La precisione nei nomi la xè importante se nò i spiriti poareti i se confonde.

Barbara           - E va bene! Per il nostro figlio Tòrige.....

Gelsomin         - ...Vercingetòrige... la precisone, mamma, la precisione!

Barbara           - (seccata) Ma la piantate lì d'interrompere? (poi tutto d'un fiato)...Per nostro Vercingetòrige qui che deve andare a Roma con le prossime votazioni per diventare ereditario.

Censo              - Ereditiere.

Silgran           - (interessata) Benon! La xè na quistion de schei alora?

Gelsomin         - Mica storie! Si tratta di due miliardi!

Silgran           - (tra sè fregandosi le mani) Cribbio Pinuccia! C’é da succhiare allora !

Barbara           - (che non ha capito) Come?

Silgran           - N'altra formula magica!.  Alora vedemo un pocheto cossa podemo far per servirve de barba e cavei. (Mentre parla toglie il computer dalla sua borsa poi stende una prolunga di filo elettrico collegandolo al computer e poi a una presa eléttrica che ci sarà sul fondale o su una quinta. Dopo sistemato un grosso salvadanaio di fianco al computer si siede e inizia a consultare il "tabulato" che si é portata. Barbara e Censo si fanno d’intorno a lei per curiosare. Mino  si siede)

Censo              - Ma, e la palla di vetro e le carte dei tarocchi? Non li ha lei?

Quìlgran         - Sorpassai! Semo nel duemila, sior! Adeso el se fà tuto col computer!

Barbara           - Ma sicuro! Non farci fare brutte figure con ste domande! Còsa vuoi saperne tu di queste ròbe! Lascia fare a lei che sa!

Gelsomin         - Lascia fare da lei che ci aggiusta la faccenda!

Censo              -  Ho paura che ci aggiusti il portafoglio, questa!  

Quìlgran         - (tra se) Tranquilli, che vi aggiusto io!

Barbara           - Come dice?

Quìlgran         - Niente, niente, la xè n'altra formula magica!.  Ben, mi credo che l'unica la xè ciamar lo spirito de Cristoforo Colombo. El ve costarà un pocheto caro, parchè lu xè uno spirito de prima classe, ma sté sicuri che vostro fiol ariva a Roma sensa sbaiar strada.

Censo              - Non é la strada per Roma che cerchiamo!.

Gelsomin         - Basta montare  sul treno e lui ti porta.

Barbara           - Signora maga, io ci ho detto che ci serve uno spirito importante che lo aiuti ad andare a Roma con le votazioni.

Silgran           - No capisso.

Censo              - Glielo spiego io. Mio figlio, qui presente, ha la fortuna e nello stesso tempo la sfortuna di chiamarsi Vercingetòrige, nome che ha voluto gli dessimo un mio zio che poi é emigrato in Australia. Questo zio quando andava a scuola e studiava la storia di Roma parteggiava per Vercingetòrige contro Giulio Cesare.  Adesso é morto e ha lasciato tutti i suoi soldi, che sono tanti, al nostr Vercingetòrige - e questa é la fortun-a -. Però per prendere sti soldi deve farsi eleggere onorevole a Roma alle prossime elezioni, più o meno fra un anno e mezzo – e questa é la sfortuna -.  E si, la sfortuna perchè a essere sinceri io credo che non ce la faccia. Aggiunga che in questa impresa deve aiutarlo suo cugino Giulio Cesare che é molto più infilato in politica che nostro figlio e probabilmente alla onorevole poltrona mira anche lui. Così quello zio d’Austarlia per avere la soddisfazione di vedere un Vercingetotige che conquista Roma aiutato addirittura da un Giulio Cesare ci ha fatto luccicare quei soldi che probabilmente non vedremo mai. Noi, o meglio mia moglie, é convinta che gli spìriti riusciranno a dare a mio figlio la spinta giusta e ha chiamato lei .

Silgran           - Eh, i spiriti i se gà da conosserli. No 'l xè mia facile tratar con lori, salo? I pol far tanto come poco. I xè anca tanto dispetosi cò che i vol. I và tanto a simpatie e antipatie. L'altro dì i ne gò ciamà un per na tosa che la gera stà bandonà da sò moroso che 'l se ciama Bepi e ela el volea ritrovarlo. Lo spirito, in cambio del piaser, el gà ciamà la miseria de sinque carte da sentomila. Ela prima la gà dito de sì ma dopo, finìo el contato la s'é gà ritirà e la gà tirà sul conto. Ben el so Bepi no lo gà pì rivisto ma in compenso adeso i ghe core drio tuti i Bepi dai sedese ai setant'ani che la incontra.

Barbara           - Speriamo di trovare uno spirito meno dispettoso.

Censo              - Meglio meno caro!

Quìlgran         - Adeso, dopo sta storia de la tosa, i spiriti i me gà mandà sta bussola (indica il salvadanaio) e i vol i schej subito prima de impegnarse. Cò se scomensia el se gà de meter l'obolo in te la bussola. Prego, fé pure.

Censo              - Che "obolo"?

Quìlgran         - Ma le sentomila lire de la ciamada urgente! El ve lo gà ben dito l'impiegada al telefono!

Censo              - Iniziamo bene!

Barbara           - Non fare sempre il pidocchio! Tira fuori le centomila lire!

Gelsomin         - Cosa vuoi che siano questi quattro soldi in confronto all'eredità!

Censo              - Guarda che l'eredità te la sei già mangiata prima quando hai comprato la fabbrica delle scarpe da calcio e la dozzina di pellicce a tua madre. Questi sono soldi miei!

Gelsomin         - Già  ma mi resta sempre lo stipendio da onorevol!

Censo              - Non l’ho ancora visto! (prende centomila lire e le porge a Quìlgran) Prenda.

Silgran           - No, non a mi! I xé soldi de lo spirito e mi no gò da tocarli. I xé da meter lì drento. (e gli indica il salvadanaio)

Censo              -  (infila i soldi nel salvadanaio) Pazienza! Mi servivano per comprarmi una pipa nuova.

Gelsomin         - Papà, te ne compro io cento di pipe!

Quìlgran         - Sté boni, no barufè per ste cose. I schei no i xè importanti: i và e i vien. I gira. Ancuo i xè là, doman quà. (e fà il gesto d’infilarseli in tasca) La xè na roda che la gira. (poi tra se) L’importante é che giri per me!

Censo              - (Che non ha capito bene le ultime parole) Come dice, scusi?

Silgran           - (s’accorge che Censo ha dei dubbi) Gòòò... gò solo recità n'altra formula magica! ( ripete con le mani giunte e inchinandosi come  gli arabi quando pregano) Allah ampurtà cagir parmì.

Barbara           - E cosa significa quello?

Silgran           -  Ispireme Allah e Cagir per farghe un bel servisio a sti siori!

Gelsomin         - Speriama che aggiusti per bene le cose sto Cagir!

Censo              - (tra sè mentre la maga sfoglia il "tabulato") Non mi convince! Queste formule magiche sembrano troppo al nostro dialetto.

Quìlgran         - Për sta quistion di schej e politica podaressimo ciamar lo spirito de....de.....

Gelsomin         - ....Vercingetòrige! Se non lo sa lui come fare!

Quìlgran         - Bravo! Giusto! Alora vedemo (sfoglia il "tabulato") Valentino...... Varrone.... Vassallo..... Vecchio.... Vercingetòrige. Codice zero.... nove, che el corisponde ai spiriti de prima categoria e adeso... varan giumì! (tradotto: vi arrangio io)

Censo              - un’altra  formula?

Quìlgran         - Nò, nò scusé, mi sbrisso sempre a leser i numeri in pachistano! varan ch'el xé el nove e giumì, el zero.

Gelsomin         - Che bello! Ci dica i numeri nella sua lingua!

Quìlgran         - Oh, i xé facili (elenca con tono distaccato tutta la sequenza segnando i numeri con le dita)ij... quaj... dìjfòj ....chàmcia...... mùsi … pùli......dùmi........ pàre... varan..... giumì.

(dal piemontese: i (ij) portafogli (quaj) dei (dij) pazzi (fòj) che mi (cham) chiamano (ciamu) qui (sì) pulisco (pulido) io (mi) così (parej) vi (va) arrangio (rangiu) io (mi). Naturalmente traducendo il testo in un altro dialetto si troveranno le parole corrispondenti.

Censo              - (tra sè) Strano, mi sembra piemontese questo!

Quìlgran         - (batte sulla tastiera del computer, aspetta un attimo poi) Oh ecco che la riva la risposta.

Scena sesta

I detti più la voce dello spirito

Computer        - (qui serve una bella voce possibilmente baritonale e decisa.. La voce  deve provenire dall'alto) Salve! Sono Vercingetòrige il re dei Galli. Posso aiutarvi? Per dimostrarvi subito la mia benevolenza vi parlo in dialetto. Per confermare premere "ENTER" Per annullare premere "ESC".

Barbara           - (spaventata fa un salto sulla sedia) Mamma mia che paura! Ma parla anche quel coso?

Quìlgran         - La xé la voce de lo spirito.

Gelsomin         - Ma dài mamma, lo sanno tutti che gli spìriti parlano! Non facciamo ste figure, lah!

Quìlgran         - Cossa femo? Confermemo?

Barbara           - (con timidezza avvicinandosi) Confermemo, confermemo

Quìlgran         - (preme un tasto, un attimo dopo)

Computer        -  (voce come sopra e, in più, tra una frase e l'altra si sente un suono di campanello o altro apiacere) Il piatto piange...... Il piatto piange.... Il piatto piange...

Censo              - (a Quìlgran) Ebbene?

Quìlgran         - Ghe vol na carta da sinquantamila se no el se ferma.

Censo              - Non ha neanche iniziato e vuole già altri soldi?

Barbara           - (a Censo) E dagli ste cinquantamila lire!

Censo              - (infila un biglietto da cinquantamila nel salvadanaio) S’impunta sovente sto coso lì?

Quìlgran         - Dipende..... (poi preme un tasto) Ecco, el và avanti.....

Computer        - Grazie!

Barbara           - (dolce, a Censo, per fargli digerire le cinquantamila) Però, é ben educato, nèh Censo? Ha detto grazie.

Censo              - (borbotta qualcosa)

Barbara           - Sù là, non fare il muso! É per il bene di tuo figlio che li hai spesi!

Quìlgran         - (piano) E quanti  ne tirerà ancora fuori!

Censo              - (un po’ arrabiato) Cosa borbotta lei?

Quìlgran         - Un'altra formula magica.

Censo              - (che ha già sopportato troppo) La pianti lì con ste formule  e cerchiamo di arrivare presto aalla fine di sta fesseria!

Quìlgran         - Come ch'el vol lù. (preme un tasto)

Computer        - (voce dello spirito) Scrivere il motivo della richiesta d'aiuto, poi premere "ENTER" e aspettare.

Quìlgran         - (ripete mentre scrive sul computer) Vercingetòrige attuale qui presente chiede aiuto per poter conquistare Roma prossime elezioni. (poi preme "ENTER")

Computer        - (voce dello spirito) Per avre la risposta premere nuovamente "ENTER".

Quìlgran         - (a Censo) Frachemo?

Censo              - (seccamente) Frachemo, frachemo.

Quìlgran         - (preme "ENTER")

Computer        - (voce dello spirito e, come prima tra una frase e l'altra si sente un suono di campanello o altro a piacere) Manca puntata.... manca puntata... manca puntata.

Censo              - Ho capito! Tèh, prendi sto diecimila e accontentati! (e infila un biglietto da diecimila)

Computer        - (voce dello spirito) Non facciamo i furbi! Le tue diecimila più altre quarantamila per avre la risposta dalla viva voce del grande re dei Galli.

Quìlgran         - (allarga le braccia come dire: abbia pazienza)

Censo              - Barbara, non é meglio se smettiamo?

Barbara           - Ma và! Adesso che siamo al dunque?

Gelsomin         - Dai papà ancora un piccolo sforzo.

Censo              - (sbuffando infila altre quarantamila lire nel salvadanaio)

Quìlgran         - (preme un tasto)

Computer        - (si sente il canto d’un gallo) Chicchirichììììì (e la voce dello spirito che si fa una grande risata)

Barbara e Gelsomin- (Un attimo sorpresi poi scoppiano in una risata anche loro)

Computer        - (perentorio) Silenzio! Solo lo spirito può ridere!

Barbara e Gelsomin- (timorosi smettono subito di ridere)

Censo              - (scatta) Ma ci prende in giro! Duecentomila lire per farmi sentire un gallo cantare? Gli do una martellata a sto stupido televisore se fa il furbo con me!

Computer        - (voce dello spirito categricamente) Silenzio, "piccolo mortale"!

Censo              - (alza una mano come per picchiare) Attento a come parli!

Quìlgran         - (con fare timoroso e facendo segno a Censo di abbassare la voce)  Pian, pian, ve lo gò dito prima: i spiriti i xè schersosi. Guai a contradirli. I se rabia. I xè tanto permalosi anca. Speté che vedemo de meter tuto a posto. (pronuncia a voce alta ciò che scrive) Presenti sono molto divertiti dal vostro spirito.....

Censo              - (caustico) ....di patata...

Barbara           - Sssst!

Quìlgran         - ..... vostro spirito ridanciano e chiedono rispettosamente.....

Censo              - Cancelli "rispettosamente".

Quìlgran         - Vardé che el se rabia.

Censo              - Sono già arrabbiato più di lui, io!

Barbara           - Ma dài, Censo, smettila!

Censo              - Va bene, ma finiamola in fretta.

Quìlgran         - ......rispettosamente vostro apprezzato suggerimento per risolvere problema enunciato. (preme un tasto, poi) El ghè scrito "Attendere prego"

Computer        - (dopo un paio di secondi con voce chiara, cattedratica, senza modulazioni tonali e con le sillabe ben scandite come se parlasse un oracolo, emette delle parole ermetiche) "En cocodé Rom es, chi d'or uvi remes / me chicchirì Torige es, sic aracne fil dòit fes"

[ attenzione ! Le parole sono da pronunciare come sono qui scritte]

Tuti                  - (restano in silenzio senza capire, poi)    

Censo              - (al pubblico con tono ironico) Io non ho capito l'ultima parola e voi?

Gelsomin         - (candido ) Ha detto “fes”.

Censo              - (arrabbiato al computer)A chi fes? Tu, buffone, cerca di spiegarti meglio, che io i soldi te li ho dati buoni!

Computer        - (voce dello spirito) Sorvoliamo sul titolo "buffone" per nostra magna bontà.

Gelsomin         -  É vero, per magné a magna anche troppo!

Computer        - (voce dello spirito) Confermo la mia risposta originale in antica lingua gallica. "En cocodé Rom es, chi d'or uvi remes / me chicchirì Torige es, sic aracne fil dòit fes" Per avre la traduzione in lingua moderna "tossire" subito altre 100.000 lire e infilarle nel salvadanaio.

Censo              - Ah nò eh! Basta così Non tiro fuori neanche più una lira! (A Quìlgran) Lei si prenda il suo coso lì  e se ne vada subito se no le faccio vedere io che fine fanno i suoi 999 spìriti!

Barbara           - Censo, per piacere, non fare così. Ci manca solo più la risposta e poi siamo a caval.lo.

Gelsomin         - Ma si, papà, l'ùltimo sforzo, dai.

Quìlgran         - Sior Censo che 'l se calma. Lo spirito el pol anca arabiarse e alora el vien cativo.

Censo              - Me ne frego!

Barbara           - (alla maga) Signora, chieda uno sconto allo spirito.

Quìlgran         - Provemo?

Gelsomin         - Provemo, provemo.

Quìlgran         - (ripete ciò che scrive) Rispettosamente...

Censo              - E dalla con sto rispettosamente!

Barbara           - (gli fa segno di pazientare)

Quìlgran         - ....rispettosamente si prega......

Censo              - ....si esige....

Gelsomin         - Papà, perpiacere!

 Quìlgran        - ....si prega concedere graziosamente......

Censo              - ...... praticare immediatamente.....

Quìlgran         - ......piccolo sconto.

Censo              - Grande, non piccolo!

Quìlgran         - Scrivemo "sconto" e basta. (scrive, preme ENTER, poi) ecco la risposta.

Computer        - (voce dello spirito) Vista la rispettosa richiesta concediamo un eccezionale sconto del 25 per cento.  Infilare immediatamente 75.000 lire prima che ci ripensi!

Censo              - Ehi, tu! Calma! (sospirando tira fuori i soldi e li infila nel salvadanaio) E basta così!

Computer        -( voce dello spirito) In segno di regale benevolenza vi dò la  traduzione addiritura nel vostro dialetto. Attenzione.... attenzione...... non ripeto.

Censo              - Crede di essere  Paganini quello lì. (al computer) Ehi, merlo, guarda che il Paganini l'ho fatto io fino adesso, nèh!

Computer        - (voce dello spirito) Non raccolgo!

Censo              - Ma sentilo! "Non raccolgo", dice! E le 275.000 lire che ho messo la dentro chi l'ha raccolte, eh?

Barbara           - Zitto! Lascia che parli!

Computer        - (voce dello spirito) Traduzione:  "Roma é una gallina / che uova d'oro può dare / ma il gallo Vercingetòrige / come un ragno deve filare"

Traducendo questo testo in un dialetto, le suddette parole dello spirito devono essere in dialetto

Censo              - (dopo un attimo di silenzio, comicamente) Oh là! Adesso si che é chiaro! (a Quìlgran freddamente, ma deciso) Mi senta bene, nèh! Voglio subito una spiegazione!

Quìlgran         - (tra sé, vista la mala parata) Meglio filare via! (a Censo che la guarda malamente) Una formula magica..

Censo              - La smetta con ste formule magiche e chieda subito a quel furbastro lì dentro di essere più chiaro.

Barbara           - Eh si! Mio marito ha ragione stavolta!

Gelsomin         - (che si é scritto la risposta su d’un foglio) Mamma, m sono scritto la rispòsta così, poi, la studierò.

Barbara           - Si,  bravo!

Quìlgran         - (lesta digita sul computer ripetendo) Si richiedono, rispettos..... (s'interrompe sentendo un brontolio di Censo) Ehm! Necessitano spiegazioni. Prego rispondere con cortese sollecitudine.

Censo              - Subito, se no.....

Quìlgran         - (corregge) ...urgentemente.

Censo              - (guardandola malamente) Allora?!?

Quìlgran         - Un atimo de pasiensa e 'l riva.

Computer        - (qulche secondo di pausa con Censo che batte nervosamente il piede per terra. Quìlgran che nervosamente si guarda intorno perchè capisce che per lei marca male e Barbara e Mino che asspettano tesi la risposta) "Adesso sono stanco e poi c’é la partita  Gallia - Britannia alla TV.  Chiamatemi nuovamente domani. Ciao!"

 

Censo              - (resta un attimo interdetto, poi deciso) Adesso fuori dai piedi! Faccia subito fagotto della sua mercanzia e si levi di torno. Ha tre secondi di tempo. Uno.........

Quìlgran         - (velocemente raccatta la sua mercanzia e a va verso la porta dimenticando il tabulato sulla tavola) .

Censo              - ....due.....

Quìlgran         - (giunta alla porta si ferma e con timidezza in perfetto dialetto locale) Lo volete un filtro d’amore gratis?

Censo              - ......e tre! (e gli scaglia dietro il "tabulato" mentre  Quìlgran esce veloce)

Scena settima

Censo, Barbara e Gelsomino

Barbara           - (a Censo) Scusami, avevi ragione. Abbiamo sprecato 275.000 lire per niente.

Gelsomin         - I maghi sono solo ciarlatani! L’ho sempre detto, io!

Censo              - Viene dal Pakistan, parla in veneto e poi é delle nostre parti. Mi pareva che le sue formule magiche fossero nel nostro dialetto.

Barbara           - Ma guarda che ora si é fatta! Andiamo a dormire. Ragioneremo poi domani a mente fresca. Dài  Mino che é tardi.

Gelsomin         - (si alza e cammina come se fosse già mezzo addormentato) Ciao, buona notte. (via)

Scena ottava

Barbara e Censo

Barbara           - (a Censo che é ancora lì pensieroso) E tu non vieni?

Censo              - Fra un po’. Voglio ragionarci ancora un po’ sopra.

Barbara           - Accidenti! Mi viene la rabbia per quelle 275.000 lire sprecate! Tutti quei soldi solo per farsi dire che Roma é una gallina che fà uova d’oro se il gallo fila la tela come un ragno Siamo stati proprio stupidi!

Censo              - ( la guarda serio e  in silenzio, poi) Siamo?

Barbara           - (di scatto) Ciao, ciao! Con te non si può mai ragionare! (via)

Scena nona

Censo poi, a tempo, Barbara da fuori scena

Censo              - (si siede e pian piano calma il nervoso cominciando a ragionare tranquillamente) Le inventano proprio tutte per spillare soldi agli sciocchi! Però ne hanno di fantasia! Sono veramente dei maghi! Penso che sia ventriloqua quella lì per parlare come se fosse uno spirito o avrà un disco? (attimo di pausa) Mah! (ricordando il responso) Una gallina che fà uova d'oro! Bòh! Ciarlatanate! (pàusa) E un gallo che fà una tela di ragno! Cretinate per gli allocchi! (pausapoi canta sottovoce) "La gallina fà coccodé ed il gallo chicchiricchì......"(si perde un attimo nei suoi pensieri, poi) 275.000 lire buttate via. (prende in mano il foglio sul quale Mino aveva scritto la risposta del computer e legge) "Roma é una gallina / che uova d'oro può dare / ma il gallo Vercingetòrige / come un ragno deve filare " Vediamo un po’. Filare come un ragno vuol dire darsi da fare, tessere la tela........cercare di prendere al volo le occasioni che passano! (ravvivandosi) Aspetta un po’, aspetta...... E già! Potrebbe anche essere una buona idea. Fammi provare! (Prende carta e penna e scrive parlando) "Prossimo ereditiere, cospicua disponibilità, cerca partito disposto aiutarlo a realizzare suo desiderio di conquistare Roma alle prossime elezioni. Scrivere casella postale ecc. ecc."  (pàusa) Si, può andare, ma forse é meglio scrivere "Cerca onesto partito" per evitare proposte da strozzino come quella del partito di Giulio Cesare.  (coregge) Ecco, così a va bene. E adesso andiamo a dormire. (Con calma si alza e esce. Arrivato sulla porta sente la voce di Barbara)

Barbara           - (da fuori scena) Non dimenticare la luce accesa come tuo solito!

Censo              - (senza parlare si gira,  preme l’interruttore e la luce si spegne)

Barbara           - (da fuori scena, quando Censo ha spento) Visto? Anche stavòlta mi  sono presa l'ùltima batuta!

S I P A R I O

TERZO ATTO

PRIMo QUADRO

Scena prima

Lo spìrito dello zio Savoiardo

(A luci spente, da una quinta, esce, camminando senza fretta e accompagnato da na musichetta allegra, magari suonata con l'arpa, una mano in tasca e nell'altra una canna da passeggio, un bel uomo anziano ma ben dritto e tutto vestito di bianco. Un vestito "doppiopetto", cappello bianco a lòbia, scarpe bianche. Anche il viso é bianco. É tutto illuminato come se fosse fosforescente [l’illumina una lampada di Wood]. Si porta in mezo alla scena, sul bordo del palco e si rivolge al pubblico. Alle spalle dello zio (al buio) sono già pronti in scena Gelsomino e Giulio Cesare)

Zio Sav.           - Buona sera a tutti. Si, avete indovinato! Sono proprio io lo spìrito di zio Savojardo buonanima.

                        Eh, mia brava gente, se sapeste che bel affare ho fatto a decidere così per l’eredità. Adesso sono proprio nei pasticci visto come é andata la seduta spiritica.          

Appena morto, quando sono arrivato sù in cielo, c’era San Pietro che m i aspettava e m’ha detto: "Allunga le braccia e fammi veddere le mani". Le ho allungate e lui giù, un colpo sulle dita con la chiave più grossa del Paradiso.

                                   Gli ho chiesto la ragione di quel trattamento. " Sciocco e citrullo ! É così che si trattano i nipoti? Come puoi pretendere che quel bambinone di Vercingetòrige, bravo, si, ma un po’ addormentato, sia capace di conquistare Roma alle prossime elezioni se non lo aiuti. Non é da buoni cristiani fare  luccicare agli occhi la fortuna a un povero ragazzo e poi lasciarlo a bocca asciutta! Adesso, se vuoi entrare in Paradiso, devi aiutarlo a prendere quei soldi! Altro che darli al gallo forcello delle Alpi Retiche! Che a me poi  basta sentire nominare la parola “gallo” e divento nervoso!"

                                   "Ma come faccio? Io sono morto e non posso più cambiare  il testamento!" E lui : "Arrangiati! Io non sono pratico ad aggiustare i pasticci degli altri perchè di stupidaggini ne ho fatta una sola in vita mia. Quella di no tirare il collo a quel gallo, prima che cantasse tre volte, non dopo! Mah! Non si finisce mai di imparare! Tu però, per aggiustare questa situazione, guardati bene dal tirare il collo a tuo nipote anche se si chiama Gallo di cognome! Chiedi piuttosto aiuto a coso lì,........ come si chiama già,...... quello furbo? Ma si, quello lì........   Uffah, come si chiama? Mamma mia com’é brutto diventare vecchi! Si perde la memoria! .....Quello là che la moglie aveva un filanda e  faceva i teloni per i pompieri. I teloni elàstici. Quelli che si allungano e si stringono........."Penelope?" Gli ho chiesto. "Ecco bravo: Penelope, la tessitrice. "Ulisse allora" dico. "Si, Ulisse. Lui senz’altro troverà qualche scappatoia per arrangiare questo imbroglio."

                                   Altlora sono andato da Ulisse che è là, condannato a stare dentro un cavallo di vetro, posto sulla piazza d'armi che c’ é fuori della porta del Paradiso. Aspetta, da molti secoli, che qualche anima buona di passaggio trascini lui e il cavallo dentro il paradiso. Ma chi entra nel Paradiso, é senz'altro bravo, ma non per forza anche sciocco e così Ulisse é ancora lì che aspetta!

                                   Mi ha raccontato che circa doemila anni fà é passato di lì uno soprannominato "Il buon samaritano". Ebbene, quel tale ha cercato di trascinarlo per un po’ poi gli ha detto che da solo non ce la faceva e che sarebbe andato a cercare qualche altro "buon samaritano" per farsi aiutare. Da allora non ha più visto nessuno. Si vede che dei “buoni samaritani s’é persa la razza!”                  

Bene per farla corta, Ulisse i un attimo ha trovato la soluzione  giusta per aiutare mio nipote ad arrivare a Roma e prendere i soldi dell’eredità. "Senti - mi ha detto – quello che é scritto sulle carte resta scritto e noi non possiamo più cambiarlo, ma possiamo far sapere a chi vogliamo, come comportarsi in certe situazioni. Abbiamo la facoltà di farlo in due modi: o bisbigliargli nelle orecchie  pian pianino le informazioni con paròle chiare che, se ci ascolta, capisce subito cosa fare oppure dare apertamente e con voce normale il messaggio che tuti possano sentirlo. Se però scegli la seconda soluzione, l'informazione che mandi deve essere ermetica, detta a mo’ di oracolo, cioè da decifrare. Ma sta attento che ogni spìrito può contattare solo quelli che hanno lo stesso suo nome. Vale a dire che io che mi ciamo Ulisse posso contatare gli Ulisse, tu i Savojardo e via così! Tuo nipote si chiama Vercingetòrige e allora, per contattarlo, devi cercare che lo faccia uno con lo stesso nome!" Capito? É per questo che i nostri vecchi usavano chiamare i figli con i nomim dei nonni! Eh già, perchè un giovane, diciamo, che chiamava Giovanni quando non sapeva cosa decidere era sufficente che ascoltasse, di notte, qualche bisbiglio di uno dei tanti vecchi Giovanni della sua casata per non sbagliare decisioni importanti. Oggi con la moda di cercare nomi fuori del normale, un ragazzo rischia i sentirsi bisbigliare nelle orecchie consigli in una lingua sconosciuta.

                                    Torniamo a noi. Ho cercato uno spirito che si chiamasse Vercingetòrige per chiedergli di contattare mio nipote e dargli la soluzione che m’ha suggerito Ulisse. Però, l'unico Vercingetòrige che ho trovato é quello famoso, della storia. Una testa dura da non dirsi! Si é subito entusiasmato al progetto, ma con le sue idee grandiose, da condottiero, ha voluto fare tutto da solo e in grande stile. Gli ho detto: "Mi basta che tu vada giù per un paio di notti e che bisbigli nell’orecchia di mio nipote, mentre dorme, quello che deve fare. Ma lui, òh si, non ha voluto darmi ascolto e mi ha detto: "Io di notte ho altro di meglio da fare. No, mi infilo nel computer della maga che loro hanno chiamato, ci divertiamo un po’ poi, sul più bello, sparo là a loro la soluzione e li sorprendiamo piacevolmente. Se vuoi é così se no arrangiati  da solo!".

                                   Avete visto come é andata. La strada giusta c’é in quelle parole ma a sono ermetiche e nessuno dei miei ne ha capito il senso. Forse Censo ha intuito qualcosa, ma é ancora tanto distante e se non arriva a comprendere io sono condannato a stare fuori del Paradiso vitam aeternam amen.

                                   (al pubblico)  C’é qualcuno in sala che si chiama Savojardo? Nò? Peccato, perché potrei bisbigliargli stanotte nell’orecchio ciò che deve far sapere a mio nipote per sbrogliare questa faccenda. (se, per disgrazia, in sala ci fosse veramente uno che si chiama Savojardo, nessun problema. Basta che l'attore gli chieda l’indirizzo dicendogli di aspettarlo la notte)  Adesso, dopo che sono passati dieci mesi da quando mio nipote ha incominciato a studiare da onorevole con l’aiuto di Giulio Cesare, sono curioso come voi di vedere come va a finire........ Buon divertimento!. (esce accompagnato dalla  stessa musichetta d’entrata)

Appena la buonanima é uscito s’accendono le luci e inizia l’azione.

Circa dieci mesi dopo.

La scena é la stessa dei due atti precedenti.  Sulla tavola, sulle sedie e sul bufet sono sparsi tanti libri e giornali. Giulio Cesare a ne ha anche una cartella piena.

Scena seconda

Gelsomino e Giulio Cesare

Gelsomin         - (ben vestito con giacca e cravatta é in piedi e passeggia mentre recita) L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Giulio C.          - (seduto con un libro in mano) Bvavo e adesso l'avticolo sei.

Gelsomin         - La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Giulio C.          -  Bene, e pev ciò che viguavda la fovmazione delle leggi a che punto della Costituzione se ne pavla?

Gelsomin         - Parte seconda, titolo primo, seconda sezione, articoli dal settanta a l'ottantadue.

Giulio C.          - Bvavo! Come memovia ci siamo. Adesso entviamo nel mevito. Pavlami un po’ della viforma della scuola.

Gelsomin         - Senti per adesso la scuola lasciamola lì, tranquilla! Perchè, invece, non parliamo dell'agricoltura e della zootecnìa nella nostra zona.

Giulio C.          - Ah, hai letto quell’intevessante libvo del pvemio Nobel Vitellio Fassone dal titolo: "Mais, mucche, cavoli e capvoni: pvoblemi e soluzioni"  che ti ho impvestato.

Gelsomin         - No, no. Quello devo ancora iniziarlo. Vorrei farti leggere un bel libro che ho in cucina: "Farina, acqua, sale e carne di maiale" della dotoressa Giambone Rosa in Pane.

Giulio C.          - Niente mevenda adesso. Dobbiamo studiave.

Gelsomin         - Va bene, allora parliamo della nostra industria?

Giulio C.          - Metalmeccanica?

Gelsomin         - No, ...della pesca.

Giulio C.          - Avanti, pavrla.

Gelsomin         - C’é un opuscoletto: "Aglio, prezzemolo e olio con  filetti d’acciughe fin che vuoglio". Lo assaggiamo?

 Giulio C.         - Senti, smettila e andiamo avanti! Io pevdo il mio pempo con  te pev insegnavti e pvepavavti pev l'esame che ti  favà il pavtito a Voma pvima di mettevti in lista e tu pensi solo a mangiave.

Gelsomin         - Ma se non mangio non arrivo a Roma! Ora ho voglia di fare merenda!

Giulio C.          - Sono già dei mesi che andiamo avanti con sta stovia. Da quando vi siete messi d’accovdo con la segvetevia del mio pavtito: l'85% dell'evedità al pavtito e il 15 % a te! Hai visto? Con tutti glia nnunci che avete messo sul giovnale, pavtiti più onesti del mio non ne avete tvovati!

Gelsomin         - Onesti? Bei ladri!  Senza fare niente si pigliano un miliardo e 700 milioni.

Giulio C.          - Come senza fare niente? E l'istvuzione che ti danno? E io che sono al tuo sevvizio pev insegnavti, quattvo ove al giovno? E la pubblicità che ti favanno nel collegio quando savà il momento? E la gavansia del collegio sicuvo? E poi non dimenticave ti hanno anche tvovato un lavovo in attesa delle elezioni.

Gelsomin         - É vero!! Mi hanno detto: "Tu studiavi da geometra, vero? Allora ti abbiamo trovato un lavoretto che fa per te così farai pratica! Contento?" "Certamente – ho detto - Ma é un posto sicuro? Nò, perchè non vorrei poi trovarmi senza lavoro dall’oggi al domani". "Và tranquillo, che quelli aprono un cantiere quasi ogni giorno. Dovrai misurare le proprietà, segnare i confini, iniziare i lavori, ricevere i clienti e consegnare loro l'alloggio finito.”

Giulio C.          - Ebbene?  Buono, no?

Gelsomin         - Si! Becchino al Camposanto!

Giulio C.          - Almeno savà contenta tua mamma che voleva vedevti dipendente del Municipio!

Gelsomin         - Scherza, scherza, intanto io dalle otto del mattino alle cinque del pomeriggio vivo in mezo ai morti che non dicono una parola neanche se li ammazzi. Dopo, la sera, mi tocca sorbirmi le tue filastrocche politiche.

Giulio C.          - Ma é solo pev qualche mese. Appena savai onovevole quel lavovo lo lasci ad un altvo e vivvai in mezzo ai politici che pev pavlave  pavlano fin tvoppo. Adesso devi solo metteve un pò di buona voglia, leggeve e meditave questa decina di libvi che t’ho povtato e impavave a fave un discovso con pavole che tocccano il cuove della gente.

Gelsomin         -  Non credevo che la politica fosse così complicata! Quello che mi preoccupa di più é fare un comizio. Parlare alla gente.

Giulio C.          - Cavo Vevcingetòvige, fave un comizio é la cosa più facile del mondo! É come fave il sugo, il vagù, pev la pastasciutta! Inizi con due ovtaggi gustosi come la cipolla e l'aglio, vale a dive democvazia e libevtà. Li tviti ben assieme, a pezzettini fini, così sembvevà che siano molti di più! Non dimenticave di metteve anche un vametto di vosmavino, le vifovme, e il pvezzemolo del pvogvamma. Poi, questa base, la sali con una pvesa di "lavovatovi" e una spolvevata di pepe dei "pensionati". In una pentola metti  un po’ di olio del "nostvo mezzogiovno" lo scaldi che fvigga e gli butti dentvo ciò che hai prepavato pvima mantnendo sempve la fiamma ben alta. Quando é tutto ben  imbiondito aggiungi la cavne del "nostvo pavtito" che, mi vaccomando, devi sceglieve bella, ben colovata e non tvoppo gvassa. Quando il nostvo pavtito é ben amalgamato con democvazia e libevtà e ben sù di tempevatura lo insapovisci con mezzo bicchieve di vino dei disoccupati. Lo spivito dei disoccupati si spevde subito nell’aria, ma é un bel fviggere e i suoi schizzi vichiamano l’attenzione. Bene, quello é il momento pev concludeve tutto con una misuva ben colma di pvomesse elettovali, sapovite, pvofumte e delicate come la polpa di pomodovo che é destinata a sciogliersi pian pianino e a consumavsi fino a spavive man mano che il sugo cuoce nella pentola.

Gelsomin         -  Per tanto che ci provi, non sono capace di mettere due parole in croce per fare un comizio.

Giulio C.          - Pev fovsa! Hai sempve quella vagazza quella Bella, quella giovnalista che ti giva attovno e non ti lascia concentvave! Mollala e mettiti sotto a studiave. Quando savai  deputato ne tvovevai un sacco di vagazze anche meglio di quella.

Gelsomin         - A me piace lei!

Giulio C.          - Ebene? Potvai pvenderti lei, se vuoi, ma se molli adesso dai un calcio alla fovtuna e pevdevai i due miliavdi! (piano) E io casa e tevva!

Gelsomin         - Due miliardi? Ti dimentichi che al partito va l'85%? A me resta solo più.........( s'interrompe e fa il conto a memoria)

Giulio C.          - (lo precede)  300 milioni!

Gelsomin         - Grazie, ma lo stavo dicendo io!

Giulio C.          -E dici poco? Sputaci sopva! Ma sei sicuvo che quella non ti stia intovno solo pev i soldi?

Gelsomin         - Certo, sono sicuro! L’ho chiesto a lei e mi ha assicurato di no!

Giulio C.          - Sciocco che sei! É come chiedeve all’oste se il suo vino é buono!

Gelsomin         - Guarda, ho ben capito che la mia morosa non ti piace, ma per me essa vale come quei 300 milioni!

Giulio C.          - Allova se pev te vale tanto é una vagione di più pev cercave di andave a Voma. Guadagnevesti 600 milioni!

Gelsomin         - Come 600 milioni? 300 milion.

Giulio C.          - (serio e deciso) 300 dell'evedità e 300 che vale lei, nò?

Gelsomin         - (un attimo pensieroso) Io in matematica non sono forte, ma capisco che il tuo conto non é giusto!

Giulio C.          - Sù, sù da bvavo, andiamo avanti a studiave che alle elezioni  manca poco tempo.

Gelsomin         - Ma và là truffatore! I milioni sono sempre 300! La mia ragazza non posso mica depositarla in banca banca, nò?

Giulio C.          - Senti! Mi sono pvpvio stancato! Si può sapeve di tutti i libvi che ti ho impvestato da leggeve e meditave quanti ne hai già iniziati?

Gelsomin         - Tutti li ho iniziati!

Giulio C.          - E finiti?

Gelsomin         - Uno. Questo (gli fa vedere un libro) L’abbiamo letto tutto d’un fiato io e la mia ragazza assieme! É entusiasmante!

Giulio C.          - (guarda il libro e legge ad alta voce il titolo) "Le donne, i cavaliev, l'avme e gli amovi. Le più avvincenti stovie d'amove e d'avventuve del passato". (ironico) Ah bene, questo si che ti sevve in politica!

Gelsomin         -  Prima leggevamo insieme "Topolino" ma questo é meglio.

Giulio C.          - (tra sè) Povevetto me! Mesi e mesi d’insegnamento e non abbiamo concluso nulla! (forte) Ma degli altvi libvi, nessuno? Pev esempio, "Capitalismo ed economia" o "Il pensievo libevale" o magavi "L’evoluzione industviale?

Gelsomin         - Nessuno! Ci abbiamo provato, ma dopo la prima  pagina o ci addormentiamo o ci tocca rileggerla per riprendere il filo del discorso. (sognante)Ci piace leggere le storie d'amore e d'avventure. Ci fanno sognare!

Giulio C.          - É pevchè vi manca la volontà di studiave e la capacità di concentvazione.

Gelsomin         - Concentrazione e studio! Basta, sono stufo di concentrarmi giorno e notte! Voglio piantarla lì! Adesso che ho uno straccio di lavoro e una ragazza voglio sposarmi e stare tranquillo. (dalla fnestra aperta si sente una ragazza che canta: "La gallina fà coccodé ed il gallo chicchiricchììì...." e Mino scatta in piedi e va di corsa fuori per accogliere Bella.)

Scena terza

Giulio Cesare

Giulio C.          - Guavdala qui! Pavliamo del lupo e il lupo avviva! Se viuscissi a levavgliela di tovno! Potvei davgli almeno un’infavinatura da vendevlo politicamente pvesentabile. Che sappia dive due pavole in un qualche comizietto poco impovtante. Poi una volta che Vevcingetòvige sia stato eletto e abbia incassto i soldi, sono d’accordo con il pavtito che si tvovevà la manieva di stancavlo fino a fvgli dare le dimissioni. Io che savò il secondo in lista pvendevò il suo posto al Pavlamento. Questo é l'accòvdo segveto che ho fatto: al pavtito i soldi, a me il cadveghino da onovevole! Ma Vevcingetòvige é innamovato cotto! Comunque io mi sono già pvepavato pev non vestave a bocca asciutta anche se Gelsomino non entvevà al Pavlamento! Ho già cveato, tutto in vegola da un notaio, la "Fondazione pev la pvotezione del gallo fovcello delle Alpi Retiche". Pvesidente io con funzione d'aministvatove. Galli fovcellii, state allegvi! Stiamo tutti comunque bene! Io di sicuro! Eh,si! Ho l'impvessione che anche stavolta Vevcingetòvige savà sconfitto da Giulio Cesave con buona pace dello zio Savojavdo buonanima!

Scena quarta

Giulio Cesare, Gelsomino e Bella

ricordiamo  che  Bella, come già detto nel primo  atto,  vuole parlare in dialetto  ma non é capace

quindi ne esce un misto di italiano e dialetto scorretto. In questa versione in italiano anche le sue battute le ho scritte in italiano, ma il traduttore che lo volgerà in dialetto cercherà di scrivere dei termini dialettali storpiati. Le battute con linguaggio antico e poetico che seguono le scrivo in italiano, ma nell’originale sono in dialetto che, a mio parere, rende più comica la cosa. Grazie

Gelsomin         - (rientra seguito da Bella alla quale fa un inchino molto cerimonioso) Ringrazio i vostri piedini deliziosi / che v’hanno condotto da sto cuore ansioso.

Bella               - (con una riverensa) La vostra ancella é quà / o mia graziosa maestà.

Gelsomin         -  Che onore, che gioia, che gran piacere/ potervi qui da me ricevere.

Bella               -  L'onore é tutto mio a ben vedere / mio prode e desiderato cavaliere!

Gelsomin         - (a Giulio Cesare, con fare perentorio) Inchinati a questa dama, vil servitore, / baciagli piede e mani! Rendigli onore!

Giulio C.          - (resta interdetto a sentire questo linguaggio d'atri tempi, poi, scuotendo la testa) Pvopvio due scemi di razza!  

Gelsomin         - Perdonatelo, mia regina, ma questo pover’uomo non é abituato alle nostre maniere galanti e poetiche. É un uomo rude, lui, da campo di battaglia. Sempre in guerra per la conquista  dell'ultimo voto.

Bella               - (con tono dolce e carezzevole) Non adiratevi, mio signore. La vostra ancella ha già dimenticato l'affronto perchè ha occhi sol per voi.

Gelsomin         - (anche lui con dolcezza) Oh, come esultano i timpani delle mie orcchie e s'illuminano le mie pupille a sentire queste parole dolci e ardite!

Giulio C.          - (ironico, nello stesso linguaggio dei due) Oh, come mi fan male i calli  e mi s'attovciglia l'intestino a sentir questo parlare da cretino!

Gelsomin         - Fatemi la grazia, mia graziosa padrona, riposate la vostra deliziosa persona ,sù questa poco commendevole poltrona.

Bella               - Su questo gradevol seggio un poco riposerò (e si siede su una sedia posta davanti al tavolo) Ma, vi prego, fatemi compagnia che la vostra presenza é tutta gioia mia.

Gelsomin         - Si, anima mia! (a si siede dall’altro lato della tavola. Poi allunga le mani attraverso il tavolo, prende le mani di Bella tra le sue, si guardano dolcemente negli occhi. Mino sospirando) Ah!... bella Bella!

Bella               - (sospirando anch’essa) Ah!.... mio Mino!

Giulio C.          - (sospirando anche lui) Ah!....la bella e il cvetino! (poi mentre i due giovani si guardano estasiati) Senti, Vevcingetòvige.......

Gelsomin         - (lo interrompe e a Bella, sempre sognante) Si, chiamami Vercingetòrige, poetico nome.

Bella               -(anche lei sognante)Vercingetòrige, mio Gallo!Che ostacoli abbiamo ancora da superar prima di poter il nostro sogno coronar?

Gelsomin         - (sempre sognante) Che ostacoli prima d'unirci?

Giulio C.          - (indicando la tavola che li separa) La tavola! Senti, ho il voltastomaco a sentive ste stupidaggini e me ne vado via. Tu e lei andate puve avanti a leggeve quegli stupidi libvi di vacconti d’amove, ma ti avvevto: d'adesso in avanti ti  avvangevai da solo.

Gelsomin         - (con un gesto regale) Và, umile vassallo e lasciaci soli che da soli ce la faremo!

Giulio C.          - Oh, povevo vagazzo! Senza di me non avvivi neanche a favti nominare segvetario dell’assemblea condominiale, altvo che conquistave Voma! Sono pvonto a scommetteci la casa e la terra che mi ha lasciato lo zio contro una moneta da cento lire!

Gelsomin         - Ti prendo in parola! Dammi la mano!

Giulio C.          - Ecco la mano! Scommessa fatta! Tanto anche se l'eveditassi davvevo sono solo quattvo sassi che stanno in piedi pev mivacolo. Ciao (via)

Scena quinta

Gelsomino e Bella

Gelsomin         -Oh lah, si é tolto finalmente dai piedi!

Bella               - Visto che il mio piano per stare soli ha funzionato?

Gelsomin         - ( si alza e si siede vicino a Bella) É bastato fargli credere che siamo molto interessati dei racconti d’amore del trecento perchè se ne andasse e ci lasciasse un po’ soli, in pace. Dovremmo fare teatro io e te.

Bella               - Avevo subito capito che non aveva l’animo poetico, quello.

Gelsomin         - Come tutti  i  carrieristi! Però non credevo se la  prendesse così malamente!

Bella               - Non angustiarti! Tornerà ben presto alla carica. Tiene troppo alla politica.

Gelsomin         - (confidenziale e stanco) Senti, Bella, io sono stufo di questa storia. Ho capito che fare  l'onorevole non é per me. La politica non é ilmio pane. Riunioni, incontri e comizi. E far buon viso a questo, farsi amico di quello e fare un piacere all’altro per averne poi un tornaconto! Da quando é incominciata sta storia non ho più avuto la mia libertà! La mattina in mezzo ai morti che non parlano mai e la sera  in mezzo ai politici che parlano in continuazione. Ti giuro che non so quale sia meglio dei due. Poi sempre dietro a questo Giulio Cesare che mi sembra d’essere diventato un cagnolio: (imita la voce di G. Cesare) "Vevcingetòvige lecca le mani all'onovevole che s'é degnato di guavdarti; Vevcingetòvige fà vedeve a l'avvocato come sei capace a dave la zampa; Vevcingetòvige, il senatove s’é mangiato il salame e ti ha gettato la pelle: mena la coda pev vingvaziarlo." Meno male che io e te ci siamo conosciuti quella volta dell'intervista e ci siamo subito innamorati uno dell’altro. Adesso voglio solo sposarti e basta. Con il mio lavoro da becchino non faremo i sgnori ma non moriremo neanche di fame. E poi posso sempre migliorare, no?  Al diavolo anche i miliardi dello zio!

Bella               - (dolce, carezzandogli la testa) Povero il mio Mino! Sono contenta d'esserti stata d'aiuto con il mio amore. Anche tu mi hai aiutata, sai? Sono meno sbadata di prima, non dimentico più i nomi e sto imparando il tuo dialetto.

Gelsomin         - Quasi!

Bella               - Quasi. Ma non abbatterti adesso e continua a studiare cun Giulio Cesare per andare a Roma se no perdi  i soldi dell'eredità!

Gelsomin         - Se mi stai vicino ce la farò, ma appena finita sta storia promettimi che ci sposeremo. Anzi, guarda: ci sposiamo il giorno delle elezioni!

Bella               - Il ventun aprile?.

Gelsomin         - Si! il 21 aprile! Così se le elezioni vanno bene per me, faremo doppia festa! Se vanno male, chi se ne  frega! Partiamo per il viaggio di nozze e non ci pensiamo più! D'accordo?

Bella               - (Si fa seria) Mino, visto che mi fai questa proposta molto inpegnativa io voglio essere onesta con te. Prima d'impegnarci ho da confidarti una cosa che non t’ho ancora detto.

Gelsomin         - Senti, sono così allegro, contento e innamorato che sono pronto a passare sopra a tutto basta che ci sposiamo! Sputa l'osso!

Bella               - Un mese fà ho fatto degli esami per.....(mormora qualcosa all’orecchio di Mino).....e quando mi é arrivato l’esito l’ho letto e mi é venuta come una folgorazione.(e continua a bisbigliare il suo segreto facendo gesti come a indicare una donna che aspetta un figlio)....allora mio papà......(e di nuovo bisbiglia a Mino) .... Così sono stata.... (altro bisbigliare).Ho pensato che.....(bisbiglio)..  Ecco, adesso sei al corrente di tutto.

Gelsomin         - (con grande entusiasmo) Ma é magnifico! Perché non me l’hai detto subito?

Bella               - Non te l’ho detto prima perché avevo paura che tu credessi che volevo sposarti per la tua eredità! E anche per non disturbarti nei tuoi  studi per l'elezione. Credevo che ci tenessi tanto a diventare onorevole!

Gelsomin         - (allegro l'abbraccia) Storie! Al diavolo gli studi e gli onorevoli! Questo cambia tutto! Da questo momento studiamo assieme io e te come mettere su casa! Non sono tagliato per quel mestiere e se mi avessero davvero eletto mi sarebbe sembrato di rubare lo stipendio agli italiani! Stabilito! Il 21 aprile  nozze Gallo Battitore - Vista Lanotte!

Bella               - Allora possiamo dirlo a tutti?.

Gelsomin         - Che ci sposiamo, si, ma la notizia che mi hai appena dato é meglio che la teniamo ancora nascosta per un po’, fino al giorno delle nozze. Sei d’accordo?

Bella               -  D'accordo!

Gelsomin         - Che bella giornata oggi! In un solo colpo mi sono liberato dall'affanno delle elezioni e da quel rompiscatole montato di Giulio Cesare. In più ho trovato il mio tesoro! Vieni qui che ti do un bel bacio (si baciano).

Scena sesta

Gelsomino, Bella, Barbara e Censo

Barbara           - (arriva da fuori seguita da Censo. Vede i due che si baciano) Bravi!!  É così che studi da onorevole?

Censo              - Anche gli onorevoli baciano le loro fidanzate, Barbara!

Barbara           - Sempre spiritoso tu, neh?

Gelsomin         - Mamma e papà, Bella e io abbiamo appena deciso di sposarci !

Barbara           - (decisa) Bravo, ma non c’é fretta! Ne parleremo fra tre o quattro anni quando ti sarai fatto una posizione in politica.

Censo              - Penso che stavolta tua mamma abbia ragione, Mino.

Gelsomin         - Non ci sarà fretta per voi che é già trent’anni che siete sposati, ma per me e lei la fretta c’é eccome!

Barbara           - (come sopra) La solita fretta dei giovani! Studia da bravo, va a Roma a farel'onorevole, incassa l'eredità, fatti la tua carriera e poi  ti sposerai con la nostra benedizione. Ma prima di 'allora non se ne parla proprio.

Bella               - Ma signora...(occhiata di Barbara) sono già tanti mesi che siamo fidanzati!

Barbara           - E con questo? Io e Censo abbiamo aspettato quasi cinque anni prima di sposarci!

Censo              - (sospirando) E avessi aspettato altri trent'anni.......

Barbara           - (minacciosa) Che vuoi dire con questo?

Censo              - Cheee.... che  il nostro amore si sarebbe ancor più rinforzato!!

Barbara           - Vero! Perchè ci volevamo ogni giorno più bene che il giorno prima! (sognante) ti ricordi Censo?

Censo              - Eh, si! Che pazzi!

Barbara           - Come, che pazzi? Noi?

Censo              - Nò, nò! Quelli  che ...... che ...... che non aspettano trent'anni prima di sposarsi!

Barbara           - (a Mino) Trent'anni sono troppi, ma tre o quattro a va bene! il tempo di farti valere in politica!

Gelsomin         - (deciso) Mamma, non ho più voglia di studiare per entrare in politica, va bene? Non é la mia strada! Bella e io abbiamo deciso di sposarci il 21 aprile e così sarà!

Censo              - Forse é meglio se ne parliamo con più calma. Ci sediamo attorno al tavolo e ne parliamo mangiando. É giusto l'ora di cena.

Barbara           - (brusca e decisa) Qui non mangia nessuno fino a che sto ragazzo non mette la testa a posto! Ci volessero ben dei mesi!

Censo              - Bene! Dovevo appunto calare di tre o quattro chili di peso!

 

Gelsomin         - (rappacificante) Mamma, papà! Ho un lavoro e una fidanzata che é d’accordo con me e lavora anch’essa. Mi sembra che questo basti per sposarsi e mettere su famiglia senza morire di fame.

Barbara           - E lascieresti che quella grossa eredità finisca ai galli forcelli delle Alpi Retiche? Ma tu sei pazzo!

Gelsomin         - La mia eredità é quì! (e indica Bella) Vero, Bella?

Censo              - (piano e sorridente a Mino) Ah, Lavori in corso, eh?

Gelsomin         - E poi se lassù c’é qualcuno che mi vuol bene, quei soldi me li fa arrivare. Non lascerà che finiscano ai galli forcelli! 

Bella               - Invece di dover andare a Roma per prenderli, Mino potrebbe riceverli da Roma.

Gelsomin         - (gli tocca il gomito per dirle di non parlare)

Censo              - (parlando tra sè) "Roma é una gallina / che uova d’oro può dare / ma il gallo Vercingetòrige / come un ragno deve filare " (a voce un po’ più alta) Ho l’impressione di essere vicino alla soluzione, ma me ne manca sempre un pezzetto.

Barbara           - Cosa borbotti sempre?

Censo              - Niente, niente! Barbara, lasciamoli fare come vogliono! Il nostro quasi geometra e la sua morosa hanno aperto un cantiere  di costruzione!

Barbara           - Ma se lavora ancora al Camposanto!

Censo              - (ridendo) Ma come secondo lavoro  costruiscono per l’avvenire!

Bella               - (ridendo) E aspettiamo i soldi da Roma. Gli aiuti alle piccole imprese.

Barbara           - Povera ragazza! Mai saputo che Roma desse qualcosa. Semai prende!

 

Gelsomin         - Non si sa mai! La speransa é l'ultima a morire! Domani, ad ogni modo, incominciamo subito le pratiche per le publicazioni, nèh Bella?

Barbara           - (vistili decisi si arrende di malavoglia) Ma fate un po’ come volete! Siete solo due  teste dure! Mino, togli sti libri dal tavolo che ceniamo! (via)

Censo              - (mentre la moglie esce) Meno male, che si mangia! Quei tre o quattro chili in più per qusta volta faccio un sacrificio e meli tengo!

Barbara           - (si affaccia un momento e) Lesti! Preparate la tavola! (e mentre i tre si danno da fare a mettere tovaglia, piatti, posate e quant’altro, rivolta al pubblico) E anche stavolta mi sono presa l'ultima battuta! (e mentre che le luci as basso pian pian, al pùblich) ma voi non andate via, neh, che adesso arriva il colpo di scena finale!.

SECONDO QUADRO

É il giorno dopo il matrimonio di Bella e Gelsomino.

La scena é la stessa, ma naturalment non ci sono più i libri del primo quadro.  Ci sono però fiori e pacchetti di regalo aperti e, sulla tavola biglietti e telegrammi d’auguri.

Scena prima

Barbara, Censo e Giulio Cesare

Censo              - Proprio un bel matrimonio!

Barbara           - Penso che gli invitati siano stati tutti contenti che anche il pranzo era ottimo!

Giulio C.          - Vevamente una bella festa!

Barbara           - Niente da dire, ma chi a ha fatto la festa più grossa e si é riempito ben bene il gozzo sono i galli forcelli delle Alpi Retiche, non noi di certo!

Censo              - E già! Con quella bella eredità che é arrivata a loro dal cielo!

Giulio C.          - (serafico) Pvopvio un peccato che Vevcingetòvige non possa incassave quella bella evedità . Tutti quei soldi..... mah! fovtunato chi se li gode!

Barbara           - I galli forcelli!

Giulio C.          - Già, già, loro! (a parte) E io loro aministvatove!

Barbara           - Mino ha sbagliato a non tentare. Forse con il tuo aiuto ce la poteva fare!

Censo              - Non ce la faceva, mettiti il cuore in pace!  (suonano alla porta)

Barbara           - Gli sposi! Vengono a salutarci prima di partire per il viaggio di nozze. (va ad aprire)

 

Scena seconda

I detti più Gelsomino e Bella

Censo              - (agli sposi) Allora, siete pronti?

Gelsomin         - Siamo passati a salutarvi, ma abbiamo ancora un po’ di tempo. (a Giulio Cesare) Come mai quì, Giulio Cesare?

Giulio C.          - Ievi, nella confusione, non ho potuto salutavvi! Pvopvio io che sono il tuo testmonio!

Bella               - Che gentile! E così sei venuto stamattina?

Giulio C.          - (fa cenno di si con la testa)

Censo              - (a Mino) Stamattina é arriavata questa lettera per te (gliela porge)

Gelsomin         - (legge sulla busta l’intestazione) Studio notarile A. Chiappotto (apre e legge sottovoce)

Giulio C.          - (ironicamente, mentre Mino legge) Lasciami indovinave! Ti fa le sue congvatulazioni pev le nozze e tit comunica che é dispiaciuto, ma che l'evedità non ti spetta più pevché non sei stato eletto onovevole! (allegro) Tutto va ai galli forcelli!

Gelsomin         - (chiude la lettera e la mette in tasca, poi allegramente) Già, proprio così! Tu hai il dono di leggere attraverso le buste! (ride)

Giulio C.          - Oh, era troppo facile da indovinare quello che ti ha scritto!

Gelsomin         - Bene! Allora, partenza!

 

Barbara           - Mino, ti sei messo la maglietta di lana sulla pelle, che non ti prendi qualche malanno!

Gelsomin         - Si, mamma, sta tranquilla.

Barbara           - E il fazzoletto? L’hai preso il fazzoletto?

Gelsomin         - (sbuffando) Si, ho preso anche il fazzoletto!

Barbara           - E i guanti di lana? Scommetto che l'hai dimenticati! Vado subito a prendertene un paio!

Gelsomin         - I guanti di lana adesso? Alla fine d'aprile? Ma fammi il piacere!

Barbara           - Mino, Mino, lo sai che il proverbio dice! "In aprile non toglierti un filo!"

Bella               - Dice di non togliere, ma non di aggiungere!

Barbara           - (da suocera) I proverbi sono da interpretare e poi tu non lo conosci ancora! Un colpetto di freddo e prende subito la polmonite il mio Mino!!

Censo              - Barbara, c’é la sua sposa adesso!. Spetta a lei accudirlo!

Gelsomin         - Sta tranquilla mamma, non sono più un bambino! Andrà tutto bene. Fidati!

Barbara           - Fidarmi? Come per l'eredità, eh, che per la tua testa dura abbiamo perso!

Gelsomin         -  (a Giulio Cesare con indifferenza) Ti ho visto molto allegro, ieri e anche adesso. Mi é parso che tu non fossi spiaciuto di perdere la casa dei nonni e i campi. Ti sei dato pace in fretta , eh, di questa perdita!

Giulio C.          - (fatalista) Oh, le evedità oggi vanno, domani vengono….

Gelsomin         - (insinuante) É domani  che arriva a te?

Giulio C.          - (sospettoso) Cosa vuoi dive?

Gelsomin         - (insinuante) Mah! Bella al giornale ha saputo di una fondazione appena costituita per la difesa "del gallo forcello" ......Presidente e aministratore unico un certo Giulio Cesare......

Giulio C.          - (seccato e con tono duro) E va bene! Allova pavliamoci chiaro, mio caro cugino! Io sono uno che si dà da fave, tu nò. Tu pvefevisci stavtene nel tuo piccolo mondo e pvendevtela con calma. Quando ho capito che non potevi favcela in politica ho ripensato alla clausola del testamento e l'ho sfvuttata a mio vantaggio. O prefevivi che lasciassi mangiave quei soldi ad un estvaneo? All'evedità e ai galli forcelli ci penso io adesso.  Lo zio Savòjavdo voleva lasciave a te i soldi e a me solo quattvo muvi cadenti? Bene, mi dspiace pev te e pev lui, ma adesso ho tutto io: soldi e casa! É destino, mio cavo, ma anche stavolta Giulio Cesave ha avuto la meglio su Vevcingetòvige!!

Censo              - (a Mino) L’ho sempre detto, io, che Giluio Cesare é un gran furbo.

Giulio C.          - Non so cosa favci se ho l’intelligenza pvonta e sviluppata, a diffevenza di altvi!

Gelsomin         - Sulla tua intelligenza niente da dire, ma sull'eredità ti sbagli di grosso, mio caro cugino, perchè sono io l'erede dei soldi dello zio Savoiardo.

Giulio C.          - Ma se non ti sei neanche pvesentato alle elezioni!

Gelsomin         - Senti qui (e apre di nuovo la lettera del notaio) Senti cosa c’é scritto davvero sulla lettera dël notaio Chiappotto (legge a voce alta)

Gent.mo sig. Vercingetorige eccetera, eccetera.

Cogliamo l'occasione per congratularci vivamente per il Suo matrimonio e auguriamo a Lei e alla Sua Signora ogni possibile felicità.

In merito alla Sua richiesta di esaminare le disposizioni testamentarie che La riguardano alla luce dei dati da Lei fornitici, siamo compiaciuti di comunicarLe che le interpretazioni da Lei suggerite soddisfano appieno le ultime volontà del defunto. Pertanto poniamo sin d'ora, a Sua completa disposizione, la somma di due miliardi di lire lasciatale dal testatore.

Distinti saluti

Barbara           - (a Censo, stupita) Ne sai qualcosa tu?

Censo              - (stupito anche lui) Io? No!

Barbara           - (a Bella) E tu?

Bella               - (ridendo) Iosì!

Gelsomin         - Spiega tu a loro Bella!

Bella               - (deve ripetere i gesti e le parole che ha fatto e detto quella volta che ha bisbigliato il suo segreto nell’orecchia di Mino) Tre msi fa ho fatto degli esami per un concorso alla Regione e mi serviva un estratto dell'atto di nascita. L'ho richiesto e quando mi é arrivato, leggendolo, mi é venuta come una folgorazione. Sì, perchè dovete sapere che quando mia mamma era incinta di me, i miei son andati a far un viaggetto a Roma. A mio papà è piaciuta tanto la città che a ha voluto aggiungere il nome Roma a quello che avevano deciso prima per me: Bella. Così sono stata battezzata Bella Roma, ma tutti mi hanno sempre chiamata solo Bella e mi sono abituata a essere chiamata così che ho dimenticato l'altro nome. Ma quando  é arrivato l’estratto dell'atto di nascita.... 

Gelsomin         - .....Bella ha capito l'importanza che il suo nome aveva per me e me l'ha fatto notare. Giustamente perchè il testamento dice: (si leva un foglio dalla tasca) "Lascio le mie sostanze liquide che ammontano a circa due miliardi di lire a mio nipote Vercingetòrige a condizione che, portando lui quel nome glorioso, mi dia la soddisfazione di vedere finalmente, entro e non oltre le prossime elezioni politiche, un Vercingetòrige conquistare Roma”. Qui non si parla espressamente di elezione da onorevole al parlamento. Io la mia Roma l'ho conquistata e nel tempo stabilito perchè ci siamo sposati il giorno delle elezioni. A suo tempo l’ho fatto presente al notaio e lui oggi avete sentito tutti cosa mi risponde dandomi ragione. L'eredità é mia, mio caro Giulio Cesare Romano!!!

Censo              - (come se parlasse  da solo) Eccola la soluzione! "Roma é una gallina / che uova d'òro può dare / ma il gallo Vercingetòrige / come un ragno deve filare" Spiegazione:

                                   Roma é una gallina, vale a dire, una femmina!

                                   che uova d’oro può dare, con il suo nome gli farà avere l'eredità!

                                   ma il gallo Vercingetòrige, che é un uomo

                                   come un ragno deve filare, deve filare la tela se vuol prendersi  Roma!

Giulio C.          - (come svegliandosi da un sogno) Un momento, calma! Il testamento dice anche "L'altvo mio nipote, Giulio Cesave Vomavo, se vovvà eveditave la casa degli avi, dovvà pavtecipave attivamente al successo dell'impvesa di Vevcingetovige." e io non ho fatto nulla per farvi conoscere e maritare! Dunque…

Gelsomin         - Bravo! E fare il testimonio alle nozzse non é "Partecipare attivamente"? E adesso guarda se non sono anch’io bravo a indovinare, oggi riceverai una lettera dal notaio che ti dirà che hai ereditato la casa  e la terra dei nonni.

Giulio C.          - Mi consolerò con quella!

Gelsomin         - Eh, no, perchè quel giorno, ti ricordi, l'hai scommessa, dicendo che da solo non ce l’avrei fatta a conquistare Roma. Quindi anche la casa viene a me. (poi duramente) Prima tu m’hai detto: "Pavliamoci chiavo!" E allora parliamoci chiaro! Le voci corrono specialmente nelle redazioni dei giornali e la mia sposa ha saputo non solo della fondazione per iil “Gallo forcello” ma anche del patto che hai fatto con il partito per farmi dare le dimissioni  e andare al mio posto! Mi son dato da fare e ho teso la mia tela, cugino bello! Ero un ragazzone un po’ addormentato e tu per succhiarti i soldi dello zio sei stato obbligato a svegliarmi e a insegnarmi certe melizie! Bene! Ti ringrazio perchè mi son servite per dimostrarti che non sempre va bene ai furbi. Lo zio Savojardo buonanima adesso ride perchè una volta tanto il povero Vercingetòrige ha avuto la meglio su Giulio Cesare: si é preso Roma e il suo tesoro! (e  stringe a sè Bella)

Giulio C.          - Allora a me.......

Barbara           - .....a te restano i galli forcello da portare al pascolo! 

Tuti j'àutri      - E anche  stavolta....

Barbara           - ....mi sono presa l’ultima battuta!        

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