SONO SEMPRE
IN RITARDO
DI UN ANNO
di
Corrado Vallerotti
Per contatti: Corrado Vallerotti
corradovallerotti@yahoo.it
PERSONAGGI
PAOLO LAMPONI Il regista
AMELIA SPAIATI Il produttore
ALBERTO SORDI Lo scenografo
ADA CADE La costumista / truccatrice
SARA LAPORTA La proprietaria del teatro
GIANNA GIANNA Una barista
BRENDA LAPORTA Giulietta (Figlia della proprietaria del teatro) LUCA SPAIATI Romeo (Figlio della produttrice)
MOANA SANTINI Nutrice
LINDA TANCREDI Il frate
OMERO ALDOBRANDINI Un attore
La scena si svolge in un decrepito teatro di provincia. Nel primo tempo il palco sar completamente spoglio se si eccettuano alcune cose buttate un po alla rinfusa per dare lidea di un posto abbandonato da tempo.
Una sedia rovesciata, qualche piccolo oggetto lasciato qua e l.
Lo spazio sar delimitato da quinte con due aperture, una sul lato sinistro e una sul lato destro.
Sul fondo, una delle quinte, possibilmente centrale, dovr essere posta in modo da poter cadere in avanti.
Dovr anche avere una apertura in alto, tipo finestra, grande abbastanza perch cadendo vi si possa infilare una persona.
Una pedana su un lato funger da improvvisato balcone.
PRIMO TEMPO Lorganizzazione dello spettacolo
SECONDO TEMPO Le prove
TERZO TEMPO La sera della prima
QUARTO TEMPO Dopo lo spettacolo
NOTE SU ALCUNI PERSONAGGI
ADA CADE: Una zitella quasi completamente cieca.
MOANA SANTINI: Classica vamp alla Marilyn Monroe, vestita molto eccentrica, con colori confetto e tacchi altissimi. Ovviamente non particolarmente intelligente.
LUCA SPAIATI: Giovane imbranato con una gamba di legno.
BRENDA LAPORTA: Giovane punk.
LINDA TANCREDI: Perennemente stanca e convinta di avere tutte le malattie del
mondo.
OMERO ALDOBRANDINI: Attore classico, piuttosto attempato e snob, perennemente ubriaco.
ALBERTO SORDI: Piuttosto rozzo, fidanzato con Moana Santini ed affetto da una gelosia ossessiva.
PRIMO TEMPO
Lorganizzazione dello spettacolo
SCENA PRIMA
Paolo, Alberto, Ada, Omero, Linda, Moana, poi Sara.
(Allinizio il sipario aperto. Quando il pubblico quello vero comincia ad affluire nella sala, dovr gi vedere del movimento sul palco. Ci sar uno stereo appoggiato su uno sgabello che trasmette una musica molto ritmata, Alberto Sordi lo scenografo e Ada Cad, la costumista staranno facendo pulizia e sistemeranno il palco.
Paolo Lamponi, il regista, ogni tanto entrer in scena a dare qualche ordine.
Ogni tanto sul palco passeranno anche Omero Aldobrandini, con una bottiglia di whisky in mano e gi mezzo ubriaco, Moana Santini, la vamp della compagnia, che continuer a girare con trucchi e vestitini, e Linda Tancredi, con termometri ed altri oggetti per la salute e che continuer a far cadere cose.
I movimenti e le azioni dovranno essere il pi possibile armonici, a ritmo con la musica e dare un effetto divertente.
Il tutto lasciato alla creativit del regista.
Tutta la scena, che durer finch tutto il pubblico non si sar accomodato in sala, dovr ovviamente essere muta.
Quando tutto pronto Paolo spegne la radio.
PAOLO: Basta cos, ragazzi, dieci minuti di pausa, riprendiamo dopo. Andate al bar
a farvi il solito caff e fate mettere come sempre sul mio conto.
(Escono tutti tranne Paolo dal fondo della sala entra Sara).
SARA: Il signor Paolo Lamponi?
PAOLO: Sono io.
SARA: Finalmente la incontro di persona. Sara Laporta.
PAOLO: Sente corrente?
SARA: No, Sara Laporta il mio nome.
PAOLO: Mi scusi. Molto piacere signora Laporta.
SARA: Nonch proprietaria di questo gioiello che voi affittate.
PAOLO: E venuta a vedere come utilizziamo questa stamberga?
SARA: Gioiello.
PAOLO: Stamberga. Per occupare i camerini abbiamo dovuto sfrattare una colonia
di topi grandi come cani.
SARA: Comunque non sono qui per complimentarmi con voi ma per riscuotere
i soldi dellaffitto.
PAOLO: Non stata ancora pagata? Ne parler con il mio agente.
SARA: Lei non ha un agente signor Lamponi. O meglio non ce lha pi. Il suo
ultimo agente lha cacciata otto settimane fa dopo il suo ennesimo fiasco.
PAOLO: Il pubblico non capisce il mio genio.
SARA: E lei neppure. In ogni caso se lei non mi da i soldi dellaffitto subito,
ne parler con il mio agente e la far cacciare.
PAOLO: E chi sarebbe questo agente cos potente da farmi cacciare?
SARA: Mio nipote. E un agente di polizia.
PAOLO: Certo che chi non ama larte
SARA: Se le impedisco di fare teatro proprio perch amo larte.
PAOLO: Signora Laporta, lei sar pagata.
SARA: Ne dubito. So benissimo che non ha un soldo.
PAOLO: Mi dispiace contraddirla ma sto aspettando da un momento allaltro larrivo
di un produttore interessato a investire su di me.
SARA: Io credo che non appena la conoscer potr investirla solo con la
macchina.
PAOLO: Lo vedremo. Ah, ecco che arriva il mio produttore.
SCENA SECONDA
Detti pi Amelia Spaiati.
PAOLO: Venga avanti, signora Spaiati, le presento la signora Sara Laporta, la
proprietaria di questa specie di teatro. Signora Sara, questa Amelia
Spaiati, la persona che al contrario suo ha creduto in me fin dal primo
momento.
AMELIA: I salami dove li mettiamo?
PAOLO: Quali salami?
AMELIA: Tra il primo e il secondo tempo mettiamo un bel banchetto e vendiamo i
miei salami. Magari allentrata ci sta anche il banco della porchetta. Daltra
parte quando uno va al cinema ama mangiucchiare qualcosa. Vero?
SARA: A me capita spesso.
PAOLO: Questo teatro signora Spaiati.
AMELIA: Ma s, cinema o teatro la stessa cosa. Limportante che si vendano i
miei salami.
PAOLO: Io non voglio.
AMELIA: Se cos, arrivederci, signor Non mi ricordo.
PAOLO: Lamponi. Paolo Lamponi. Ma aspetti un attimo. Il fatto che noi vorremmo
mettere in scena Shakespeare e i salami non si accompagnano molto bene
con Shakespeare.
AMELIA: Licenziatelo.
PAOLO: Chi?
AMELIA: Quel Shakespeare che mi diceva. Cercate un altro attore.
PAOLO: No, Shakespeare non un attore. E uno scrittore.
AMELIA: E perch fate recitare uno scrittore?
PAOLO: Guardi che anche gi morto da secoli.
AMELIA: Meglio. Cos pi facile sostituirlo. Io sono una commerciante e quindi
sono abituata ad andare subito al sodo. O i salami o niente soldi.
SARA: Niente salami, niente soldi, niente soldi niente teatro.
PAOLO: Il ragionamento non fa una grinza.
AMELIA: Veda lei.
PAOLO: Mi dispiace, ma pi forte di me. Io non posso vedere Shakespeare degra-
dato in questo modo. Il sublime in mezzo ai salami.
SARA: E alla porchetta.
PAOLO: Anche la porchetta.
AMELIA: Se la pensa cos non abbiamo pi niente da dirci.
PAOLO: No, aspetti. In effetti se noi facessimo una rilettura di Shakespeare
anche un pochino pi in chiave come dire suinesca tutto sommato
una certa attinenza con un discorso per cos dire commerciale sa
una chiave di lettura moderna
AMELIA: Allora?
PAOLO: Vada per i salami.
AMELIA: E la porchetta allentrata?
PAOLO: E la porchetta allentrata.
SARA: Si potrebbe anche mettere un bello striscione.
AMELIA: No, ho unidea migliore: metteremo il mio marchio sulle magliette degli
attori, tipo squadra di calcio.
PAOLO: Ma gli attori non hanno magliette, sono in costume.
AMELIA: Costume da bagno?
PAOLO: No, costume di scena.
AMELIA: E allora metteremo la pubblicit sul costume di scena.
PAOLO: La prego. Se ne potrebbe poi ancora parlare in seguito?
AMELIA: Va bene. E mi dica un po cosa vorreste fare pi nel dettaglio?
PAOLO: Ecco, come le dicevo noi vorremmo fare una tragedia di Shakespeare.
AMELIA: Ottima idea. E fa ridere?
PAOLO: Beh, essendo una tragedia no.
AMELIA: Allora una tragedia.
PAOLO: Infatti.
AMELIA: Intendevo che una tragedia fare una tragedia. Se non fa ridere mi spiega
chi verr a vedervi?
PAOLO: Io spero
AMELIA: Non si vive di speranze signor frutti di bosco.
PAOLO: Lamponi.
AMELIA: Fa lo stesso. Niente pubblico, niente salami che si vendono, niente incassi,
niente soldi.
SARA: Niente soldi, niente teatro.
AMELIA: Niente tragedia.
PAOLO: Direi che il ragionamento fila.
SARA: E quindi se non vuole filare anche lei meglio che incassi qualcosa.
AMELIA: Dunque?
PAOLO: Io pensavo di fare Giulietta e Romeo.
AMELIA: Un momento Giulietta e Romeo?
PAOLO: S.
AMELIA: Non la storia di quei due ragazzi che si innamorano com gi che si
chiamavano?
PAOLO: Giulietta e Romeo.
AMELIA: Gi, infatti, Giulietta e Romeo. Bella idea. E poi le storie damore
piacciono sempre, specialmente se hanno il lieto fine.
PAOLO: Signora, muoiono tutti e due.
AMELIA: Come sarebbe a dire che muoiono?
PAOLO: Muoiono.
AMELIA: Non si potrebbe cambiare il finale, magari farli vivere felici e contenti?
PAOLO: Non si pu.
AMELIA: O farli solo ammalare un pochino ma che poi allultimo momento
guariscano.
PAOLO: No.
SARA: Non si potrebbe modificare il finale senza dire niente a nessuno?
AMELIA: Infatti. Tanto chi vuole che lo conosca un testo del genere. Che idea farli
morire.
PAOLO: Signore, stiamo parlando di Shakespeare.
AMELIA: Tanto mi ha detto che morto anche lui, no? E quindi possiamo
modificare il copione senza il rischio di incorrere nelle ire dellautore.
PAOLO: Dellautore no ma in quelle del pubblico s.
AMELIA: E gi stato messo in scena altre volte?
PAOLO: Parecchie.
AMELIA: Peccato. A saperlo lanno scorso invece di sponsorizzare la sagra della
trippa avrei potuto sponsorizzare lei. E arrivato in ritardo di un anno.
PAOLO: Lo so. Io sono sempre in ritardo di un anno.
AMELIA: Comunque, tornando a noi. Giulietta e Romeo mi diceva. E ha gi deciso
il cast?
PAOLO: Per la verit devo ancora contattare i protagonisti ma gran parte degli attori
li ho gi trovati.
AMELIA: E a chi ha pensato per il ruolo di protagonisti?
PAOLO: Vede, io pensavo a qualche nome importante, grandi attori, gente che
possa attirare molto pubblico.
AMELIA: Mi sembra unottima idea. Pi pubblico attiriamo e pi salami vendiamo.
PAOLO: Il problema soltanto che ovviamente questi grandi attori costano.
AMELIA: E li paghi.
PAOLO: Infatti. Questa era unaltra cosa da chiarire. Capire quanti soldi abbiamo a
disposizione.
SARA: Al netto del pagamento dellaffitto del teatro.
PAOLO: Certo.
AMELIA: Quanto ha in cassa per adesso?
PAOLO: Sei euro e novanta.
AMELIA: E bastano per pagare gli attori?
PAOLO: Bastano per pagargli il caff un mattino. Se mangiano anche un croissant
non ci stiamo pi.
AMELIA: E allora cerchi uno sponsor, qualcuno che metta i soldi.
PAOLO: Ecco, io lavrei gi trovato.
AMELIA: Molto bene. Chi il pollo da spennare?
PAOLO: Lei.
AMELIA: Io?
PAOLO: S, laltro giorno quando le lo chiesto se voleva produrre lo spettacolo mi
ha detto va bene, e che sarebbe venuta oggi per discuterne.
AMELIA: Ma lei mi ha parlato di produrre non di mettere soldi.
PAOLO: Credevo sapesse che erano sinonimi.
AMELIA: Ma che sinonimi. Per me produrre unaltra cosa. Quando produco salami
non metto soldi nei salami. Lei mi aveva soltanto detto che mi avrebbe dato
la possibilit di far conoscere i miei prodotti al grande pubblico.
PAOLO: Infatti. Ma non pensava mica di farlo gratis?
AMELIA: Certo.
PAOLO: Allora credo ci sia stato un piccolo malinteso.
SARA: Un momento, questo cosa vuol dire? Che non ci sono i soldi per laffitto
del teatro?
PAOLO: Temo di no, signora Sara, a meno che non si accontenti di sei euro e
novanta.
SARA: Sei euro e novanta?
PAOLO: Sempre che il bar di fronte non voglia che saldi il conto di tutti i caff che
si sono gi bevuti gli attori fino ad oggi. Perch se cos fosse al momento
mi dovrei gi anche vendere i pantaloni.
SARA: Questa faccenda non mi piace signor Lamponi.
PAOLO: Si figuri a me.
SCENA TERZA
Detti pi Luca Spaiati.
(Luca Spaiati entra dal fondo, zoppicando perch ha una gamba finta. Cerca di corricchiare ed appare piuttosto agitato).
LUCA: Mamma, mamma, dove sei?
AMELIA: Sono qui, piccino mio.
LUCA: Ero preoccupato perch non ti vedevo da dieci minuti.
AMELIA: Stavo parlando di affari, piccolo.
LUCA: Non lasciarmi pi in macchina da solo.
AMELIA: Va bene, tesorino. Vi presento il mio bambino, Luca.
LUCA: Buongiorno. Oh Dio, ma questo un teatro.
AMELIA: Hai visto che bello? E pensa come sar ancora pi bello quando sar
arredato nel modo giusto, con un bel bancone per vendere salami.
LUCA: Ma mamma, qui dentro si deve fare teatro.
AMELIA: Certo, troveremo anche uno spazio per fare del teatro.
SARA: Sempre che prima si trovino i soldi dellaffitto.
PAOLO: Io mi chiamo Paolo Lamponi e sono il regista.
LUCA: Molto piacere signor Lamponi, mi sembra di avere gi sentito il suo nome.
PAOLO: S, sono molti anni che mi occupo di teatro.
LUCA: Ma lei non quello che lo scorso anno ricevette quel premio, la pigna
doro, per il pi grande fiasco dellanno?
PAOLO: Beh, s, ho fatto anche quello, un piccolo incidente di percorso.
LUCA: Ha fatto anche altre cose?
PAOLO: Ehm le far.
LUCA: Mia mamma non mi porta mai a teatro, eppure a me piace cos tanto.
PAOLO: Le diremo di portarti a vedere il capolavoro che faremo qui. Soldi
permettendo.
LUCA: Sarebbe magnifico. Mammina potr venirci?
AMELIA: Vedremo, piccioncino.
LUCA: E che cosa farete?
PAOLO: Metteremo in scena il Giulietta e Romeo di Shakespeare.
AMELIA: Sempre che trovi degli attori disposti a lavorare a gratis.
SARA: E sempre che trovi i soldi per pagare laffitto.
LUCA: Ma il Giulietta e Romeo la mia storia preferita. Mamma, voglio
venirla a vedere a tutti i costi. Per favore.
AMELIA: Non adesso, Luca.
LUCA: Dimmi di s, dimmi di s o smetto di respirare. Lo faccio eh?
AMELIA: Non fare il bambino, Luchino.
LUCA: Io non faccio il bambino.
PAOLO: Gli dica di s prima che per protesta minacci di farsi la cacca addosso.
AMELIA: Non sarebbe la prima volta. Va bene, verremo a vederlo, cos magari ne
approfitteremo per venderci da noi i salami e risparmiamo anche sul
personale.
LUCA: E chi saranno i protagonisti, signor Lamponi?
PAOLO: A dire il vero non ho ancora trovato gli attori giusti, anche perch dipender
molto dal budget che avremo a disposizione dopo avere pagato laffitto
del teatro.
SARA: Mi ha tolto le parole di bocca, signor Lamponi.
PAOLO: Lo so.
LUCA: Quanto mi piacerebbe essere io il protagonista.
PAOLO: Credo piacerebbe a tutti.
LUCA: Mamma, posso fare il protagonista?
AMELIA: Il protagonista?
PAOLO: Credo proprio non sia possibile.
LUCA: Mamma, il ruolo di protagonista, per favore, me lo compri?
AMELIA: Come pu un cuore di mamma rimanere insensibile alle richieste del suo
bambino.
PAOLO: Signora, non ci provi nemmeno, il ruolo di Romeo non assolutamente
in vendita.
AMELIA: Ma guardi il mio bambino, sarebbe un Romeo perfetto.
PAOLO: La prego, non insista.
AMELIA: E allora gli faccia fare Giulietta.
PAOLO: Meno che mai. Giulietta era una donna.
AMELIA: E la trasformi in uomo.
PAOLO: Assolutamente no. Io voglio un grande professionista.
AMELIA: Signor Lamponi (Lo prende in disparte). Si ricordi che gli attori costano,
vanno pagati e mi sembra che lei non abbia a disposizione una grande
somma di denaro per fare il suo Shakespeare. E poi se non ricordo male
deve ancora pagare laffitto del teatro. (Tornano indietro).
LUCA: Allora mamma?
AMELIA: Allora signor Lamponi?
PAOLO: Beh, guardandolo meglio mi sembra che suo figlio in fondo abbia la faccia
giusta, un ragazzo in gamba senza offesa. E poi basta con questi grandi
attori, arroganti, un regista intelligente e capace deve puntare sulle facce
nuove. Ragazzo, io far di te una star.
LUCA: Mamma, hai sentito cosa ha detto di me il signore?
AMELIA: Certo amore. In ogni caso signor Lamponi io presenzier alle prove perch
il pupo ha bisogno di avermi sempre vicino. E la prima volta che mi
distacco da lui.
PAOLO: Non si preoccupi, signora, in buone mani. Ragazzo vai dietro a conoscere
i tuoi nuovi colleghi.
LUCA: Si, signore.
PAOLO: E non chiamarmi signore, qui siamo tutti uguali. Chiamami Maestro.
Vedo una strada straordinaria davanti a te. (Luca indietreggia, inciampa
E cade). Ma ogni tanto guardati anche alle spalle.
LUCA: Scusatemi. (Esce).
AMELIA: Fai attenzione, Luca, non accettare caramelle dagli sconosciuti, attento
ad attraversare la strada, se hai bisogno chiama.
PAOLO: Lo lasci andare, signora. Bene. Il bambino labbiamo ingaggiato, adesso
possiamo parlare di soldi.
AMELIA: Infatti. Mi faccia lei la cifra.
PAOLO: Non lo so, tanto per iniziare io direi un cinquemila
AMELIA: S, direi che una proposta onesta. Tanto per iniziare.
PAOLO: Certo. In seguito poi ne riparleremo certamente
AMELIA: Certamente. Quindi va bene per cinquemila. Anticipati?
PAOLO: In contanti sarebbe splendido.
AMELIA: E straordinario fare affari con lei, signor Lamponi. Me li dia pure.
PAOLO: Come?
AMELIA: Penser mica che mio figlio lavori gratis.
PAOLO: No ma
AMELIA: Allora facciamo cos: lei mi deve cinquemila dollari, visto che io come
sponsorizzazione pensavo di darle proprio cinquemila dollari, siamo pari
e va bene cos.
SARA: A me per i conti non tornano. E i soldi dellaffitto?
PAOLO: Un attimo di pazienza per favore.
AMELIA: Posso conoscere gli altri attori? E giusto che una mamma sappia con chi
lavora il proprio figlio.
PAOLO: Ma signora Spaiati
AMELIA: Dopo, signor Lamponi. Dopo. Prima voglio rendermi conto di cosa
succede qua dentro.
PAOLO: Va bene. Il nostro un bellissimo ambiente, decisamente sereno. Insomma,
siamo proprio una bella squadra.
SCENA QUARTA
Detti pi gli attori e il cast tecnico
(Entra Moana Santini, seguita da Alberto Sordi).
MOANA: Te lo ripeto, sei uno stronzo, non ti sopporto pi.
ALBERTO: Ti ho vista benissimo, gli stavi facendo gli occhi dolci.
PAOLO: Vi presento la nostra prima attrice, Moana Santini, e lo scenografo nonch
suo fidanzato, Alberto Sordi.
AMELIA: Alberto Sordi? Credevo fosse morto.
ALBERTO: Pensa a non morire tu.
PAOLO: Alberto, questa la nostra produttrice.
ALBERTO: Non me ne pu fregare di meno.
PAOLO: Quella che dovrebbe mettere i soldi.
ALBERTO: Buongiorno signora.
PAOLO: Sara Laporta.
MOANA: Chiuditela te se vuoi.
PAOLO: No, intendevo che questa Sara Laporta la proprietaria del teatro.
MOANA: Ah, della stamberga.
SARA: Gioiello.
PAOLO: Che succede ragazzi? Cosa turba la nostra grandiosa armonia?
ALBERTO: Quella stronza ha sfiorato la mano al garzone del fornaio che ci ha
portato della pizza da mangiare.
MOANA: Non lho fatto apposta, gli stavo dando i soldi.
ALBERTO: E per cosa gli davi i soldi?
MOANA: Per le pizze che ti sei pappato anche tu, pappone.
ALBERTO: Pappone a chi?
MOANA: A te.
PAOLO: Ragazzi, per favore. Moana e Alberto malauguratamente stanno insieme e
Alberto purtroppo un pochino geloso, vede focosi amanti dappertutto.
ALBERTO: Dove li hai visti?
PAOLO: Stai tranquillo, non c nessuno, Alberto.
SARA: Un vero mezzogiorno di fuoco.
ALBERTO: Non mi provochi.
PAOLO: Come le dicevo Moana la nostra prima attrice.
AMELIA: E cosa fa? Recita?
PAOLO: Beh, essendo unattrice
AMELIA: Visto che ad Alberto Sordi gli fate fare lo scenografo pensavo che a
quella sciacquetta le faceste vendere le caramelle. (Entra Luca).
LUCA: Mamma, tutto bellissimo.
PAOLO: Per Moana abbiamo pensato al ruolo di Giulietta, linnamorata di suo figlio.
ALBERTO: Innamorata di chi? Di quello scarafaggio?
AMELIA: Fermo, non tocchi il mio bambino.
ALBERTO: Se solo ti avvicini a lei ti apro il cranio in quattro.
PAOLO: Alberto, solo finzione.
ALBERTO: Finzione o no io lo spacco lo stesso. Meglio prevenire che curare.
AMELIA: Ma non aveva detto che voleva dei grandi attori come protagonisti?
PAOLO: Una persona intelligente sa riconoscere i suoi errori e sa cambiare idea.
SARA: Soprattutto quando al verde.
AMELIA: E io dovrei lasciare il mio bambino con quel gorilla?
PAOLO: E tutto sotto controllo, signora, Alberto non ha mai ucciso nessuno.
MOANA: E tutto chiacchiere. (Entra Ada, va verso Luca).
ADA: Vieni qui, cara devo finire di prenderti le misure per il costume. Giulietta
deve essere meravigliosa.
LUCA: Ma io non sono Giulietta.
ADA: Su, non fare la timida.
PAOLO: Quella Ada Cad, la nostra sarta e truccatrice. Ci vede quasi nulla ma si
ostina a non voler mettere gli occhiali.
ADA: Ti sei un po ingrassata, amore. E meglio che non mangi pi altrimenti
poi il vestito non ti andr bene. Prendiamo la misura del seno.
LUCA: Ma non ce lho.
ADA: In effetti sei un po piattina, ma provvederemo anche a questo.
PAOLO: Ada, Io avevo pensato di ridistribuire le parti, per cui non sar pi lei a
fare Giulietta.
ADA: Non potevi dirmelo prima? Ho lavorato tanto per niente.
PAOLO: Mi dispiace.
AMELIA: Ma aveva intenzione di far fare Giulietta al mio bambino?
PAOLO: No, solo che Ada e un po suscettibile per cui non volevo dirle che si
stava sbagliando per non farla arrabbiare. (Ada va verso Alberto).
ADA: Non mi dire che Giulietta la volevi far fare a lei.
PAOLO: No, Ada.
ALBERTO: Ma che cacchio dici, guercia.
ADA: Oddio, il troglodita. (Entra Linda).
LINDA: Paolo, credo faresti meglio ad andare di l perch Omero semisvenuto.
PAOLO: Un malore?
LINDA: No, ha finito la seconda bottiglia di rum e non si regge pi in piedi. Non
credo possa continuare le prove. (Entra Omero).
OMERO: Omero Aldobrandini non ha mai saltato una prova in vita sua. Oddio
vomito.
SARA: Se vomita sul palco poi lo pulisce lei.
OMERO: Omero Aldobrandini non ha mai vomitato su un palco in vita sua. (cade
dietro le quinte). Non azzardatevi a venire ad aiutarmi. Omero
Aldobrandini si sempre rialzato da solo.
LINDA: Paolo, dove sono le mie medicine, mi sento poco bene. Sono cos stanca.
Mi sembra di essere in piedi da unora.
ALBERTO: Sei in piedi da unora, Linda, e non mi sembra una cosa impossibile.
LINDA: Parli cos perch tu sei in salute, non come me. Io sto male e voi non mi
capite, nessuno mi capisce.
PAOLO: Ecco, questo il resto del cast. Lei Linda Tancredi e quello stramazzato
dietro le quinte Omero Aldobrandini.
OMERO: Il grande Omero Aldobrandini. Lunico vero attore in mezzo a questa
compagnia di guitti.
AMELIA: Tutti qui sono?
PAOLO: Beh, s, io pensavo di dare al dramma un taglio intimista, scenografie ridot-
te al minimo, costumi scarni, pochi attori.
AMELIA: Non avete proprio una lira eh?
PAOLO: No.
OMERO: Il grande Omero Aldobrandini. (Entra).
PAOLO: Ti abbiamo visto, Omero. E smettila di bere.
OMERO: Non sto bevendo.
PAOLO: E quella bottiglia che tieni in mano?
OMERO: La porto solo per compagnia. Mi hai per caso visto bere?
PAOLO: Ragazzi, qualcuno lo porti fuori cos cominciamo le prove.
LINDA: Non guardate me. Io non ce la faccio a sorreggerlo, sono troppo stanca.
PAOLO: Alberto.
ALBERTO: No, capo, io quei due (indica Luca e Moana) non li lascio da soli.
LUCA: Vuole che lo faccio io, maestro?
AMELIA: No, Luca, non toccarlo, potrebbe avere laids.
PAOLO: E solo ubriaco, signora, nientaltro.
ADA: Ho capito, vado io, come sempre (Si avvia dalla parte sbagliata).
PAOLO: Ada! Fa niente. Si fermer appena incontra un muro.
OMERO: Fermi tutti. Il grande Fred Followes non ha bisogno di essere
accompagnato fuori del palco. Ci pu andare benissimo da solo. Ci Sono
scalini?
PAOLO: No, Omero, nessuno scalino. (Esce. Rumore di ferraglia). Chiamate un
medico. E caduto di nuovo.
OMERO: (Da fuori). Non sono caduto. Omero Aldobrandini in vita sua non
quasi mai caduto. Mi sono sdraiato volontariamente.
AMELIA: Siamo certi che non ci sia pericolo per il mio bambino?
PAOLO: Sicuramente molti meno di quanti ne corra stando con lei.
AMELIA: Maleducato. Allora senta, io adesso devo andare via, le affido il mio bam-
bino, sappia che la prima volta che si stacca dalla sua mamma. Mi racco-
mando che non gli succeda niente. La riterr responsabile di qualunque
danno morale o fisico gli possa venire causato da qualcuno di quella
corte dei miracoli che c la sopra.
PAOLO: Non si preoccupi, glielo riconsegneremo sano e salvo.
LUCA: Ciao, mammina. (Esce Amelia).
LINDA: Paolo, pensi che cominceremo a fare qualcosa o rimaniamo solo qui a
stancarci e basta?
PAOLO: Stiamo per iniziare, Linda.
LINDA: Guarda, io ho gi le gambe gonfie. Mi sento anche salire la pressione, ho
paura che mi possa venire un malore da un momento allaltro.
PAOLO: Ti faremo provare da seduta, Linda.
MOANA: Perch lei pu provare da seduta? E la pi bella?
PAOLO: Proveremo tutti da seduti, Moana, tanto faremo soltanto una lettura del
testo per cominciare a inquadrare i personaggi.
SARA: Possiamo anche finire di parlare dellaffitto?
PAOLO: Va bene. Ragazzi, cominciate a sedervi. (Si siedono, Moana si siede vicino
a Luca).
ALBERTO: Perch ti siedi l?
MOANA: Perch ho trovato posto qui.
ALBERTO: Ecco, allora cerca di trovare posto da qualche altra parte.
MOANA: No, io rimango qui.
ALBERTO: E allora tu stai con le mani dietro la nuca.
LUCA: (Obbedendo). Va bene cos, signore?
PAOLO: State zitti un attimo. Signora, come avr capito al momento non abbiamo
i soldi per pagare laffitto.
SARA: Non fa niente.
PAOLO: Non fa niente?
SARA: Pagher per cos dire in natura.
PAOLO: Come? Signora, io
SARA: Non ha capito. Facciamo un patto. Io ho una figlia, signor Lamponi, che
a volte mi da qualche grattacapo. E un po, come dire, vivace. Allora io
le lascio usare il teatro gratuitamente e in cambio lei la ingaggia e le fa
fare Giulietta.
PAOLO: Credo proprio non sia possibile.
SARA: Va bene, allora cercatevi un altro teatro.
PAOLO: Signora Sara, io sono un professionista serio, la mia arte non mai
scesa a compromessi e non intendo cominciare adesso.
SARA: O mia figlia o niente teatro.
PAOLO: Magari le facciamo fare la nutrice.
SARA: Giulietta. O Giulietta o fuori dai piedi. Le assicuro che visto il resto del
cast, mia figlia non sfigurer certamente.
PAOLO: E cos brava?
SARA: Signor Lamponi
PAOLO: In effetti, se esaminiamo il testo con una chiave di lettura moderna
Le dica di trovarsi in teatro domattina alle otto.
SARA: Grazie, signor Lamponi. Arrivederci.
PAOLO: Laccompagno. (Escono).
LUCA: Signor Alberto Sordi, posso abbassare una mano il tempo necessario per
girare una pagina del copione?
ALBERTO: Se ti muovi ti spezzo.
LINDA: Ma quanto ci mette Paolo? Io sono cos stanca.
MOANA: Manca Omero. Vado a cercarlo.
ALBERTO: Non ti muovere. Vado io. Ogni scusa buona per sfuggire al mio
controllo. (Esce Alberto. Luca cerca di abbassare le mani ma Alberto
rientra subito). Se quando torno il tuo copione non pi aperto a pagina
ventuno ti spezzo.
LUCA: Mi fa paura quello.
MOANA: Non ti preoccupare, can che abbaia non morde. (Rientra Paolo).
PAOLO: Luca, non siamo a Guantanamo, puoi abbassare le mani.
LUCA: Ma il signor Alberto
PAOLO: Garantisco io per te.
LUCA: Grazie, maestro.
PAOLO: Ragazzi, ormai tardi, ci vediamo domani.
LINDA: Non potevi dircelo prima? Mi hai fatto sprecare un sacco di energia
psichica qui ad aspettarti. Se domani non render come di consueto la
colpa sar soltanto tua.
PAOLO: Correremo questo rischio. A domani ragazzi. (Buio). Qualcuno recuperi
Omero e Ada.
SECONDO TEMPO
Le prove
SCENA PRIMA
Tutti.
(Si apre il sipario, entrano prima Paolo poi Alberto, con un copione in mano).
PAOLO: Allora, iniziamo dalla prima scena del primo atto.
ALBERTO: In scena Sansone e Gregorio. Maestro non li abbiamo.
PAOLO: Fa niente. Tagliamo la scena. La seconda.
ALBERTO: In scena un servo e Paride. Maestro, manco questi abbiamo.
PAOLO: Tagliamo. Iniziamo il dramma con la terza.
ALBERTO: Non abbiamo madonna Capuleti.
PAOLO: La quarta?
ALBERTO: Mercurio e Benvolio.
PAOLO: La quinta.
ALBERTO: I servi. Mi sa che dobbiamo assumere qualche altro attore altrimenti
facciamo solo i saluti finali e buona notte.
PAOLO: No, ma che dici. Daremo al dramma una chiave di lettura totalmente
innovativa. Tagliamo tutto il primo tempo.
ALBERTO: Geniale maestro.
PAOLO: Sar uno spettacolo di rottura.
ALBERTO: Di palle?
PAOLO: Ma no, di rottura degli schemi. Un Giulietta e Romeo mai visto prima.
ALBERTO: E non lo vedranno neanche stavolta se continuiamo a tagliare.
PAOLO: Tu non puoi capire, Alberto.
ALBERTO: Capisco benissimo, maestro. Siamo proprio messi male.
PAOLO: Male non la parola giusta, Alberto. Siamo nella merda fino al collo.
ALBERTO: Speriamo che nessuno faccia londa.
PAOLO: Per se riusciremo a fare successo con questo dramma potremo dare una
svolta alla nostra vita.
ALBERTO: Vuol dire che questa volta mi pagate?
PAOLO: Adesso non esagerare, Alberto. (Entra Ada).
ADA: Paolo, arrivata Giulietta.
PAOLO: Sono da questa parte, Ada.
ADA: Dove?
PAOLO: Non importa, dimmi pure.
ADA: E arrivata Giulietta.
PAOLO: Allora partiamo dalla scena del balcone. Chiamatemi Romeo e Giulietta.
(Entra Omero gi ubriaco).
OMERO: Mi volevi?
PAOLO: No, Omero, volevo Romeo e Giulietta.
OMERO: E allora perch mi hai chiamato? Non si disturba per niente il grande
Omero Aldobarndini.
PAOLO: E va bene, gi che sei qui, grande Omero Aldobrandini, mentre aspettiamo
gli altri attori proviamo con te. Tu sarai il Capuleti. Fammi sentire come lo
fai.
OMERO: So gi la parte a memoria, il grande Omero Aldobrandini sempre il primo
a sapere la parte a memoria. (Entrano Romeo e Giulietta).
LUCA: Eccoci maestro. (Giulietta vestita alla moda punk).
PAOLO: Va bene, Omero, vai in camerino a ripassare. Credo sia opportuno lavorare
un po su Romeo e ehm Giulietta.
OMERO: Cosa significa?
PAOLO: Significa che non ho tempo, Omero.
OMERO: Non hai tempo per il grande Omero Aldobrandini?
PAOLO: Per favore, Omero.
OMERO: Se cos il grande Omero Aldobrandini si ritira. Chiamami quando ti
degnerai di avere bisogno di me. (Esce).
PAOLO: Tu devi essere Brenda, la figlia della signora Laporta.
BRENDA: Indovinato.
PAOLO: Ecco, tu conosci il personaggio di Giulietta vero? Credo che dovremo
modificare un pochino limpostazione del tuo essere.
BRENDA: In che senso?
PAOLO: Giulietta non aveva il rossetto nero e la cresta.
BRENDA: Sar una Giulietta molto originale, allora.
PAOLO: Non credo, Brenda. Io sono il regista. Tra laltro puoi chiamarmi maestro.
BRENDA: Ti sei fermato alle elementari?
PAOLO: Come?
BRENDA: Altrimenti ti faresti chiamare professore.
LUCA: Brenda, tutti i registi sono maestri. Dico bene maestro?
PAOLO: Dici bene, Luca. Ti dicevo Brenda, che io sono il regista e quindi se io
dico che devi cambiare il look tu lo cambi.
BRENDA: Io sono la figlia della proprietaria del teatro a cui dovete i soldi dellaffit-
to e se dico che il look non lo cambio, non lo cambio.
PAOLO: Se la mettiamo su questo piano in effetti io pensavo ad uno spettacolo
di rottura, un po diverso dal solito clich
BRENDA: Ci siamo capiti. (Entra Moana).
MOANA: Paolo. Esigo una spiegazione. Come sarebbe a dire che io non faccio pi
Giulietta?
PAOLO: Ecco, vedi Moana, io ci ho riflettuto molto e ecco, nella parte di Giulietta
mi sembravi un po sacrificata.
MOANA: Ma se la protagonista. Alberto digli qualcosa anche tu.
ALBERTO: Cosa devo dirgli?
MOANA: Non lo so, spaccagli la faccia.
PAOLO: No, Alberto, Giulietta avrebbe dovuto innamorarsi di Romeo e Romeo non
sei tu.
ALBERTO: Hai ragione, Paolo, Giulietta meglio che la faccia qualcun altro.
PAOLO: Moana, non prenderlo come una bocciatura, al contrario, io ti voglio dare
un personaggio migliore, che con le tue caratteristiche potrai valorizzare
al massimo.
MOANA: E chi sarebbe?
PAOLO: La nutrice di Giulietta.
MOANA: Ma stai scherzando? E vecchia e brutta.
PAOLO: Noi la faremo bella e sexy.
ALBERTO: Senza esagerare.
PAOLO: Daccordo, senza esagerare. Bella e sexy.
MOANA: Davvero?
PAOLO: Fidati di me, Moana.
MOANA: Per Giulietta Stava anche nel titolo. E Giulietta e Romeo e non Romeo
e la nutrice.
PAOLO: Potremmo sempre intitolarlo Giulietta Romeo e la nutrice.
MOANA: E perch non la nutrice, Giulietta e Romeo?
PAOLO: Va bene, Moana. La nutrice, Giulietta e Romeo.
MOANA: Sei un tesoro. (esce).
ADA: Davvero ha intenzione di intitolarlo la nutrice, Giulietta e Romeo?
PAOLO: Non ci penso nemmeno, Ada. Ovviamente sulle locandine ci sar un
errore di stampa e la nutrice scomparir.
ALBERTO: Ma cos prende in giro la mia Moana.
PAOLO: Preferisci che si innamori di Romeo?
ALBERTO: Meglio prenderla in giro. (Entra Gianna dal fondo con un bricco di
caff, e un grosso sacchetto).
GIANNA: Signori, arrivato il caff.
PAOLO: Oh, grazie, lo porti pure dietro.
GIANNA: Chi paga?
PAOLO: Metta sul mio conto.
GIANNA: No, caro, una settimana che metto sul suo conto. E adesso basta, voglio
essere pagata.
PAOLO: Non ho tempo, non vede che sto lavorando?
GIANNA: No. Senta, ormai mi dovete cinquanta euro. Non li avete? Non c pro-
blema. Chiamo un poliziotto e ne riparliamo.
PAOLO: No, aspetti, non sia cos precipitosa. (Entra Linda).
LINDA: Finalmente arrivato da mangiare, non ce la facevo pi.
GIANNA: Il mangiare arrivato ma sta gi anche andandosene se qualcuno non
paga.
LINDA. Paolo, pensaci tu.
PAOLO: Io posso proprio solo pensarci, molto intensamente anche, ma per il resto
non ho un soldo.
LINDA: Ma noi abbiamo fame.
PAOLO: Dillo a lei che non vuole pi farmi credito.
GIANNA: Io lho capita benissimo ormai. Faccio credito per un po poi voi sparite e
chi s visto s visto.
LINDA: Paolo, se non si mangia io me ne vado.
ALBERTO: Anchio ho fame. Non possiamo lavorare cos.
PAOLO: Abbiate pazienza, non appena incassiamo mangeremo.
ALBERTO: Ma la prima tra diciassette giorni.
PAOLO: Che vuoi che siano.
LINDA: No, Paolo.
BRENDA: Sono daccordo con Linda, se non si mangia non si lavora.
GIANNA: Ho capito. Facciamo una cosa. Che mettete in scena?
PAOLO: Giulietta e Romeo, pasti permettendo.
MOANA: (Da fuori). La nutrice, Giulietta e Romeo.
PAOLO: S, va bene, la nutrice, Giulietta e Romeo.
GIANNA: Le faccio una proposta. Io amo il teatro e fin da bambina sogno di recitare.
Mi fate fare Giulietta e io vi faccio mangiare gratis.
PAOLO: Ma non possibile, ne ho gi due di Giuliette.
GIANNA: Allora addio.
LINDA: Paolo, falla recitare. Sento la pressione che mi scende ogni istante di pi,
fra poco avr la massima a dodici.
PAOLO: Ma io Magari un altro personaggio, ce ne sono di bellissimi.
GIANNA: Giulietta.
BRENDA: Se fa Giulietta addio teatro.
PAOLO: Addio teatro.
GIANNA: Se non faccio Giulietta addio cibo.
PAOLO: Addio cibo.
GIANNA: Allora?
PAOLO: Non posso proprio.
GIANNA: Le faccio unultima offerta. Se non posso fare Giulietta far la sorella
bella di Giulietta.
ADA: Ma Giulietta non aveva una sorella.
PAOLO: Da oggi ce lavr. Come ti chiami?
GIANNA: Gianna Gianna.
PAOLO: Gianna.
GIANNA: No, Gianna Gianna, mia madre era una grande fan di Rino Gaetano.
PAOLO: Andiamo bene. Ragazzi, c il caff, riprendiamo fra dieci minuti. (Buio,
musica, quando tornano le luci la scena vuota, Paolo seduto in platea,
Ada alla base del palco funge da suggeritrice).
SCENA SECONDA
Tutti.
(Brenda appare sul balcone).
BRENDA: Romeo, Romeo, perch sei Romeo? Rinnega tuo padre, rinuncia al tuo
nome scusa ma non ha nessun senso questa battuta.
PAOLO: Non fa niente, Brenda, tu dilla e basta.
BRENDA: Non potremmo cambiarla?
PAOLO: No, Brenda, vai avanti.
BRENDA: Se non vuoi farlo, basta che tu giuri dessere
ADA: Del mio umore.
BRENDA: Del mio umore perch io non sia pi una Capuleti.
PAOLO: Il mio amore, non del mio umore, Ada, per favore mettiti gli occhiali.
ADA: Mi sono sbagliata. (Entra Luca).
LUCA: Devo ancora stare ad ascoltare o devo rispondere?
PAOLO: Hai pagato il biglietto per entrare?
LUCA: No, maestro.
PAOLO: Allora vuol dire che sei un attore. Devi dire la tua battuta, Luca, non fare
domande idiote.
LUCA: Ma questa era la mia battuta, maestro, dovevo dire proprio questo.
PAOLO: E allora dillo.
LUCA: Devo ancora stare ad ascoltare o devo rispondere?
PAOLO: Ci voleva tanto per dirla?
LUCA: Ma io
PAOLO: Chiudi il becco, Luca. (Dal balcone appare Gianna).
GIANNA: Ehi, capo, quando entro in scena io?
PAOLO: Tu entri quando te lo dico io.
GIANNA: E le mie battute? Sul copione non ne ho trovate.
PAOLO: Non le hai trovate perch la sorella di Giulietta era muta.
GIANNA: Non me ne frega niente se era muta o che cosa, vorrei solo sapere cosa
devo dire.
PAOLO: Te lo dir quando dovrai entrare in scena.
GIANNA: Va bene. (Esce).
PAOLO: Andiamo avanti.
BRENDA: Solo il tuo nome mi nemico (Riappare Gianna).
GIANNA: Capo, non sarebbe un bel colpo di scena se entrassi in scena adesso,
vedessi Romeo e chiedessi chi quello?
PAOLO: Sarebbe straordinario, Gianna, hai un futuro come regista.
GIANNA: Allora lo faccio?
PAOLO: No. (Gianna esce di nuovo).
BRENDA: Tu sei te stesso, non un Mont no, Capuleti. Montecchi o Capuleti?
PAOLO: Fa lo stesso, Brenda, basta che andiamo avanti.
BRENDA: Va bene. Che cos un Montecchi? Non
ADA: Non la mano
BRENDA: Come? Non sento.
ADA: (Agita la mano). Non la mano. (Anche Brenda saluta).
PAOLO: Cosa fai?
BRENDA: Credevo salutasse.
ADA: Stavo suggerendo, Brenda. Non la mano.
BRENDA: Ma se parli cos piano come faccio a sentire.
PAOLO: Ada una suggeritrice, Brenda, non un play back.
ADA: Non la mano, non il piede
BRENDA: Il piede, il braccio
ADA: Ne qualsiasi altra parte del corpo umano.
BRENDA: Qualsiasi parte lintestino
ADA: (Fra s). Cazzo.
BRENDA: Crasso, lintestino crasso. Prendi un altro nome adesso me la ricordo,
cosa v in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa non perderebbe il
suo profumo se avesse un altro nome. (Entra Gianna).
GIANNA: Chi quello?
LUCA: Ma cosa vuole quella?
BRENDA: E mia sorella, Romeo.
PAOLO: Stop. Gianna
GIANNA: Dopo. (Esce).
BRENDA: E cos Romeo, anche se non si chiamasse Romeo, resterebbe perfetto.
Romeo, lascia andare il tuo nome, e pel tuo nome che non parte di te,
prendi tutta me stessa.
LUCA: Ti prendo in parola: chiamami amore e sar ribattezzato. Da questo istan-
te non sar mai pi Romeo. (Entra Gianna).
GIANNA: Chi quello? Andava bene?
PAOLO: Va bene, Gianna. (Disperato). Questo il momento giusto.
GIANNA: Devo magari mettere un po pi di pathos nella battuta?
PAOLO: No, Gianna, eri perfetta. Non aggiungere niente, anzi memorizzala cos.
PAOLO: Ada, in questa scena per Giulietta vorrei un trucco che mettesse bene in
risalto il suo pallore lunare. Hai qualche idea?
ADA: Certo. (Va verso Luca). Evidenzieremo molto gli occhi, poi con un fondo
tinta chiaro prima per le faremo la barba.
PAOLO: Era quello che volevo sentire, Ada. Andiamo avanti. Dove eravamo
rimasti?
GIANNA: Al mio ingresso, quando dico chi quello? Riprendiamo da l?
PAOLO: No, andava bene, preferisco riprendere da quando esci di scena. Luca,
adesso dovresti arrampicarti sul balcone. (Luca avanza zoppicando).
LUCA: Come devo fare maestro?
PAOLO: Riesci ad arrampicarti? (Lo far molto goffamente dicendo le sue battute
e rimarr appeso).
LUCA: Come un capriolo. Sono volato sopra questi muri con le ali dellamore...
che nessun limite di pietra pu chiudere la via. Ha visto maestro, che bravo
che sono?
PAOLO: Sei uno spettacolo Luca, mi sembri un ginnasta ma continua a dire le tue
battute.
LUCA: V pi pericolo negli occhi tuoi che in venti delle spade loro
BRANDA: Non sarebbe meglio scendessi io?
LUCA: No, Giulietta, ce lho quasi fatta.
PAOLO: Facciamolo provare, tanto siamo in prova.
LUCA: Non mi ricordo cosa devo dire.
ADA: Un momento non vedo. Si pu avere un po di luce?
LUCA: Non vedo, si pu avere un po di luce (Rimane appeso). Maestro, va
bene come sono salito? (Entra Alberto. Lo tira sul balcone).
ALBERTO: Scusi, maestro, ma non ce la facevo a vedere questo deficiente fare
Tarzan e non intervenire.
PAOLO: Hai fatto bene, Alberto. Questo pezzo lo riproveremo ancora per vedere se
non sia in effetti il caso che scenda Brenda. (Entra Gianna).
GIANNA: Cielo, un uomo in casa nostra.
PAOLO: Gianna, cosa fai sul balcone?
GIANNA: Per movimentare un po la scena, no? Mi sembrava bello.
PAOLO: Lascia che decida io cosa bello e cosa no.
GIANNA: Non andava bene?
PAOLO: No, Gianna. (Gianna esce).
GIANNA: Rientro dopo.
PAOLO: S, per molto dopo. (Dal fondo entra Amelia).
AMELIA: Buongiorno a tutti, sono in ritardo? Volevo seguire le prove del mio
bambino. Spero di non disturbare.
PAOLO: Lei non disturba mai, signora.
LUCA: Ciao, mamma, sono qui.
AMELIA: Cosa ci fai la sopra cucciolotto?
LUCA: Devo fare la corte alla signorina Giulietta.
AMELIA: Come? La corte? Ma sei impazzito? Lhai vista bene? Non adatta a te
quella ragazza.
PAOLO: Potrebbe stare zitta, signora? Stiamo provando.
AMELIA: Devo conoscere le ragazze che frequenta il mio bambino.
LUCA: Ma mamma, solo per finta.
AMELIA: Sar meglio. Tu meriti molto di pi.
PAOLO: Per favore. Andiamo avanti.
AMELIA: Va bene, star zitta.
BRENDA: Questo boccio damore si maturer nel soffio dellestate e forse, quando
ci ritroveremo, sar uno splendido sole.
LUCA: Vuoi lasciarmi insoddisfatto cos?
BRENDA: E quale soddisfazione potresti avere stasera?
LUCA: Quella di udirti ricambiare il mio voto damore.
BRENDA: Il mio voto te lho dato prima che tu me labbia chiesto
AMELIA: Ma come ti permetti di dire queste cose al mio bambino, sgualdrina.
PAOLO: Stop. Signora, per favore.
AMELIA: Ma ha sentito che cosa ha detto al mio bambino? Erano frasi piene zeppe
di sottintesi e di doppi sensi. Glielo do io il suo boccio damore che diventa
uno splendido sole. E gli ha anche dato il suo voto prima che lui glielo
chiedesse. Luca, tappati immediatamente le orecchie e non stare a sentire
nemmeno una parola di quello che ti dice quella donnaccia.
LUCA: Va bene, mamma.
PAOLO: Ma signora, Shakespeare questo, mica play boy.
AMELIA: E un bel maniaco questo suo Shakespeare. Ma lasci che mi capiti tra le
mani e vedremo dove glielo metto il suo boccio damore. Lo ammazzo.
PAOLO: E gi morto.
AMELIA: Tanto meglio per lui. Uno che scrive queste cazzate non poter mai fare
successo.
PAOLO: E troppo se vi chiedo di lasciarmi finire questa scena?
AMELIA: Finisca pure, ma non voglio pi sentire queste sconcezze.
BRENDA: Mille volte buonanotte.
AMELIA: Buonanotte lo dici a tua sorella.
GIANNA: Mi chiamate? (Entrando).
PAOLO: No, Gianna, torna fuori. (Esce). Era una battuta. Non diceva a te.
AMELIA: Non mi piacciono certe battute. E poi non faceva ridere.
PAOLO: Andiamo avanti.
LUCA: Ho perso il filo.
PAOLO: Ada.
ADA: Ho perso il filo anchio.
PAOLO: Come potrei fare senza di te.
LUCA: Ah s, adesso ricordo. Mille volte cattiva, nel desiderio della tua luce.
Lamore corre allamore con la gioia con cui gli scolari fuggono dai libri.
AMELIA: Ma anche antieducativa questa boiata. E poi vecchio. Oggi la gente
non parla pi in questo modo. Non si potrebbe ammodernizzare un po
questa roba?
PAOLO: Gi, magari invece di parlarsi potrebbero mandarsi un sms.
AMELIA: Sarebbe originale.
PAOLO: Ho bisogno di un caff. Anzi, di drogarmi, andate avanti senza di me, torno
subito. (Esce).
AMELIA: E sempre cos nervoso?
ADA: Il fatto che tra non molto ci sar la prima e c ancora parecchio lavoro
da fare. Siamo un po indietro con le prove.
AMELIA: E che non vi sapete organizzare.
ADA: Andate avanti, ragazzi.
BRENDA: E quasi giorno
AMELIA: Ma no, pomeriggio pieno.
PAOLO: (Da fuori). Stia zitta.
AMELIA: Un po nervoso?
BRENDA: vorrei tu te ne fossi andato ma non pi lontano dun fringuello che balzi
via dalla mano di una lieta ragazzetta
AMELIA: Ma cosa sta dicendo?
ADA: E una struggente dichiarazione damore.
AMELIA: Sar anche struggente ma se io avessi parlato cos al mio povero marito
sarei ancora zitella. Me lo ricordo ancora la prima volta che si siamo visti al
salumificio mentre impastavo la pasta dei salami. Altro che fringuelli che
volano via, lui mi chiamava mortadellona mia. Poche parole ma ci capiva-
mo subito. Sfido che quei due li hanno ammazzati alla fine. Fanno venire
due palle cos gi solo a sentirli parlare. (Rientra Paolo).
PAOLO: Avete finito la scena?
LUCA: Quasi, maestro.
PAOLO: Bene, allora finite.
BRENDA: Lasciarti un dolore cos dolce che vorrei dir buonanotte finch fosse
giorno.
LUCA: Sonno agli occhi tuoi, pace al tuo cuore. Vorrei essere io il tuo sonno
e la tua pace.
AMELIA: Io non ci capisco niente. Ma come parlano?
PAOLO: Silenzio. (Luca si zittisce). Non tu, Luca.
LUCA: Adesso vado alla cella del mio confessore a chiedergli aiuto e a confidargli
la mia fortuna. Ed esco. (Rimane fermo).
PAOLO: Sei uscito?
LUCA: S, maestro.
PAOLO: E allora cosa ci fai ancora sul palco?
LUCA: Scusi, maestro. (Esce).
BRENDA: Devo uscire anchio?
PAOLO: No, cara, se vuoi puoi rimanere a dormire sul balcone.
BRENDA: Va bene.
PAOLO: Certo che devi uscire! Maledizione! (esce, entra Gianna).
GIANNA: Posso entrare adesso?
PAOLO: Va bene, Gianna, a questo punto ti fai un giro sul palco poi esci.
GIANNA: Come devo camminare?
PAOLO: Non fa niente, Gianna, come cammini tu va benissimo.
GIANNA: Devo dire qualcosa?
PAOLO: Non indispensabile Gianna.
GIANNA: E se dicessi chi quelluomo?
PAOLO: A chi lo dici che il palco vuoto?
GIANNA: A Romeo.
PAOLO: Allora potresti rincorrerlo nei camerini e glielo dici l. (Gianna esce di
corsa). Alberto, a questo punto tu fai scendere un telo e copriamo il balcone.
ALBERTO: Come lo faccio scendere?
PAOLO: Non mimporta il come, basta che scenda. Per oggi basta cos,
riprendiamo domani. (Qualche attimo di buio poi la luce si riaccende).
SCENA TERZA
Tutti.
(Entra Linda vestita da frate con una lampada e un libro).
LINDA: Il cielo arrida a questo atto e lavvenire non abbia a farcelo scontare con il
dolore. (Tra s). Bene, adesso poso la lampada e tengo in mano il libro. (Fa
il contrario). S, cos, ne sono sicura, devo posare il libro. No, la lampada.
Paolo, poso la lampada, vero?
PAOLO: No, cara, devi posare il libro.
LINDA: Lo sapevo, ma perch mi confondo sempre?
PAOLO: Capisco che non sia facile, Linda, ma ce la puoi fare.
LINDA: Poso il libro. (Posa la lampada). Giusto?
PAOLO: Giustissimo, ma il libro laltro.
LINDA: Ecco, vedi, mi hai fatto sbagliare. (Si mette a piangere).
PAOLO: Linda, ti prego, non ti ho detto niente.
LINDA: Per te facile da l sotto, posa questo, posa quello, sono io per che lo
devofare qua sopra, mica tu. Oh, Dio, sento che mi sta di nuovo salendo
la pressione. Se schiatto poi colpa tua.
PAOLO: Tu non schiatti Linda, sono sicuro che sarai lultima a lasciare questa valle
di lacrime. Possiamo ricominciare?
LINDA: Va bene.
PAOLO: Hai dimenticato in scena la lampada.
LINDA: Quale lampada?
PAOLO: Quella che avevi portato in scena.
LINDA: Per semplicit non potrebbe gi stare l?
PAOLO: No, Linda.
LINDA: Va bene. (Esce. Rientra). Il cielo comera la battuta?
ADA: Il cielo arrida a questo santo atto
LINDA: S, adesso me la ricordo. Il cielo arrida a questo santo atto e lavvenire non
abbia a farcelo scontare con il dolore. Poso la lanter no, il libro. (Esegue).
PAOLO: Linda, potresti posare il libro senza dirlo?
LINDA: E che questo il mio sistema per ricordarmi cosa devo fare. Io imparo
tutto a memoria, anche i movimenti e li recito mentre li faccio cos non
mi posso sbagliare.
PAOLO: Mi sembra un sistema estremamente efficace. Cos non sbagli nulla.
LINDA. Infatti.
PAOLO: Pensi di farlo anche durante lo spettacolo?
LINDA: Oh no, durante lo spettacolo mi ripeto le cose sottovoce.
PAOLO: Ok. Andiamo avanti.
LINDA: Posso ricominciare da capo? Se interrompo una scena a met poi non riesco
pi a ripartire.
PAOLO: Va bene. Linda, ricominciamo da capo, tanto andiamo in scena fra dieci
anni. (Linda esce e rientra).
LINDA: Il cielo arrida a questo Paolo, c una cosa che non ho capito in questa
battuta. Cosa vuol dire arrida?
PAOLO: Te lo posso poi spiegare dopo? Vorrei finire la scena prima della pensione.
LINDA: Va bene. Il cielo Non me la ricordo di nuovo pi.
ADA: Il cielo arrida
LINDA: Gi, il cielo arrida a questo santo atto e lavvenire non abbia a farcelo
scontare con il dolore. Poso il libro (Posa la lanterna). E tengo la lanterna,
no, poso la lanterna scusa, Ada, cos gi che poso?
ADA: Il libro.
LINDA: E vero. Il cielo arrida a questo Ada
ADA: A questo santo atto, accidenti.
LINDA: Il cielo arrida a questo santo atto, accidenti Accidenti?
ADA: Basta, non ce la faccio pi con questa (Esce dal lato del palco, immediata-
mente dallaltra parte entra Alberto).
ALBERTO: Ada, c la botola delle cantine aperta! (Rumore di ferraglia). E Andata.
PAOLO: Alberto, telefona al pronto soccorso. Ada Cad cad.
ALBERTO: E chi paga il ricovero?
PAOLO: E vero, beh, cerca di ricostruirla tu.
ALBERTO: Vado. (Esce).
PAOLO: Linda, io lo so che non colpa tua, la colpa solo e unicamente di quel
coglione che un giorno ha deciso di farti studiare recitazione e quindi io
credo che sarebbe bene ricominciare da capo con calma ed andare avanti
con molta pazienza.
LINDA: Io non ho mai studiato recitazione.
PAOLO: Sono cinque anni che ti faccio recitare con me e solo oggi mi dici che non
hai mai studiato recitazione? Dici che io sarei cos stupido da averti scelto
comunque e da averti tenuto tutto questo tempo con me?
LINDA: Non sei stupido, solo che io ci tenevo cos tanto a recitare e tu dovevi
molti soldi a mio padre.
PAOLO: Mi sembra una buona ragione. Vogliamo riprovarci magari cercando di
concentrarci un po di pi?
LINDA: E che se mi concentro molto mi viene mal di testa.
PAOLO: Non fa niente, Linda. (Linda esce dimenticando di prendere il libro).
LINDA: Il cielo arrida a questo santo atto e lavvenire non abbia a farcelo scontare
con il dolore. Dunque, adesso poso il libro Dov il libro?
PAOLO: Dove avresti dovuto posarlo se ti fossi ricordata di prenderlo.
LINDA: Allora ho fatto giusto questa volta?
PAOLO: S, Linda, andiamo avanti.
LINDA: Io ho finito la mia battuta, adesso tocca a qualcun altro.
PAOLO: Luca.
LUCA: (Entrando). Scusi, maestro, mi ero addormentato e sognavo.
PAOLO: Spero almeno fosse un incubo. Cosa sognavi?
LUCA: Sognavo di recitare.
PAOLO: Allora era un incubo per me. Vai con la battuta. (Entra Gianna).
GIANNA: Capo, non sarebbe bello se adesso a sorpresa entrasse in scena la sorella di
Giulietta e vedendo Romeo chiedesse chi quelluomo?
PAOLO: Unidea stupenda, talmente stupenda che mi dispiace sprecarla e quindi
meglio evitare.
GIANNA: E allora in questa scena cosa fa la sorella di Giulietta?
PAOLO: Potrebbe scendere tra il pubblico a vendere pop corn.
GIANNA: Che idea. E la sua battuta potrebbe dirla a sorpresa da l.
PAOLO: Io mi limiterei a vendere i pop corn ma fai un po tu. Luca.
LUCA: Cosa vuole maestro?
PAOLO: Secondo te cosa voglio?
LUCA: Che dico la mia battuta?
PAOLO: Bravo. Sono sicuro che diventerai un grande attore.
LUCA: Grazie, maestro, avere la sua approvazione un grande orgoglio per me.
PAOLO: (Urlando). Andiamo avanti, Luca!
LUCA: Va bene, maestro. (Entra Omero).
OMERO. Signori, il grande Omero Aldobrandini pronto per calcare questo
umile palco.
PAOLO: Non ancora il tuo turno, Omero.
OMERO: E sempre il turno del grande Omero Aldobrandini.
PAOLO: Perch non vai nei camerini ad allenare ancora un po la memoria?
OMERO: E tutto il giorno che mi dici di andare nei camerini ad allenare la memoria
e non ne ho pi voglia.
PAOLO: Allora vai al bar a berti qualcosa
FRED: Cosa vuoi insinuare? Che il grande Omero Aldobrandini un ubriacone?
PAOLO: Non dicevo questo, Omero.
OMERO: Non sono mai stato insultato in questa maniera. Me ne vado.
PAOLO: Offro io.
OMERO: Beh, allora Hai offeso il grande Omero Aldobrandini. Davvero offri tu?
PAOLO: S, Omero.
OMERO: Allora per questa volta ti perdono e non lascio lo spettacolo.
PAOLO: Grazie, Omero. (Omero esce).
LUCA: Bel rischio abbiamo corso se se ne andava. Perdevamo la nostra punta di
diamante, vero maestro?
PAOLO: Non ti preoccupare. Omero minaccia di andarsene un giorno s e laltro
anche, ma di solito si ferma al primo bar e mandiamo Alberto a
recuperarlo quando non si regge pi in piedi. Ada! (Ada entra zoppicando)
Hai voglia di seguire un attimo Omero per vedere dove si va a cacciare?
ADA: Va bene, Paolo. (Esce a sinistra).
PAOLO: Non da l, Ada, la botola. (Rumore di ferraglie).
LUCA: Bisogna andarla a recuperare?
PAOLO: Ormai conosce la strada. Al limite se non la vediamo arrivare entro dieci
minuti le mandiamo incontro Alberto. Dove eravamo rimasti?
LUCA: Allinizio, credo.
PAOLO: Credi bene, Luca. (Entra Amelia).
AMELIA: Sono in ritardo?
PAOLO: Per cosa?
AMELIA: Per seguire le prodezze del pupo.
LUCA: Ciao, mamma.
AMELIA: Ciao, insaccato mio.
PAOLO: Andiamo avanti, per favore.
LUCA: Posso?
PAOLO: E solo quaranta minuti che siamo su questa prima battuta, se vuoi possia-
mo prima farci un bel caff.
LUCA: Mi farebbe molto piacere, maestro.
PAOLO: (Urlando). Vuoi dire questa maledetta battuta, s o no?
AMELIA: Non urli cos con il mio bambino.
PAOLO: Io urlo finch voglio, va bene?
AMELIA: Non con il mio bambino. Lui non ne pu niente. Non ti preoccupare, pic-
colo c qui la tua mamma che ti difende.
PAOLO: Alle prove gli estranei non possono partecipare e soprattutto non possono
rompere le palle.
AMELIA: Io non sono una estranea. Sono la mamma del primo attore.
PAOLO: Non me ne frega niente. Io amo urlare, io voglio urlare, voglio dar fuori di
matto.
AMELIA: Luca, vestiti che ce ne andiamo a casa.
LUCA: Ma mamma
AMELIA: Poche discussioni, io non ti lascio con questo matto.
PAOLO: Luca, non ti muovere da l.
AMELIA: Luca, muoviti.
PAOLO: Luca, non ti muovere da l.
LINDA: Io posso andarmene?
AMELIA E PAOLO: Tu stai ferma l.
PAOLO: Cerchiamo di ragionare con calma, non facciamoci prendere la mano.
LUCA: Cosa devo fare io?
PAOLO: Stai zitto un attimo. Tranquillizziamoci. Forse mi sono fatto un attimino
prendere la mano. Ricominciamo con calma.
AMELIA: Chieda scusa al mio bambino.
PAOLO: (Sottovoce). Scusa.
AMELIA: Non ho sentito.
PAOLO: Scusa.
AMELIA: Cos va bene, ma che non succeda mai pi. E adesso avanti, Luca, la
vuoi dire s o no la tua battuta?
LUCA: (Rivolto a Amelia). Va bene, mamma. Per quanto grande fosse, il dolore non
potrebbe equivalere mai alla gioia che mi da un minuto solo di quella
presenza.
AMELIA: Fantastico. Se potessi solo metterci un po pi di passione.
LUCA: Per quanto grande fosse, il dolore non potrebbe equivalere mai alla gioia
che mi da un minuto solo di quella presenza.
AMELIA: Molto meglio.
PAOLO: Scusate se disturbo ma il regista sarei io.
AMELIA: E allora faccia il regista. Recitano di merda e non gli dice niente.
PAOLO: Possiamo andare avanti? Vede, signora, io voglio dare allo spettacolo un
taglio moderno.
AMELIA: Sar anche moderno ma fa schifo.
PAOLO: Voi continuate.
LINDA: Queste gioie violente hanno fini violente, e muoiono nel loro Dov la
suggeritrice?
PAOLO: Ada? E vero, ci siamo dimenticati di lei. Alberto.
ALBERTO: (Entrando). Ma sempre io devo andare a recuperare i deficienti?
PAOLO: Prima di venire con me facevi recupero crediti no?
ALBERTO: Per lo meno l potevo menare.
PAOLO: Per carit sono gi rimbambiti cos. Mentre passi di l hai voglia solo di
vedere com sul copione la battuta?
ALBERTO: C solo un problema. Non so leggere.
PAOLO: Fa niente, suggerisci qualcosa a caso tanto ormai ci ho rinunciato a sentir
dire le battute corrette.
ALBERTO: Va bene. Muoiono nel loro trionfo come fuoco e polvere che si
consumino nel bacio.
PAOLO: Come hai detto?
ALBERTO: E la prima cosa che mi passata per la testa. Chiedo scusa se ho detto
una cazzata.
PAOLO: Alberto, sono esattamente le parole che ha scritto Shakespeare.
ALBERTO: Giuro che non ho copiato.
PAOLO: Sei sorprendente. Vai a recuperare Ada.
ALBERTO: Va bene, capo.
PAOLO: Andiamo avanti, Linda.
LINDA. La ridico dallinizio?
PAOLO: S, Linda.
LINDA: Il cielo arrida a questo santo atto
PAOLO: Dallinizio della frase, non dallinizio della scena! Non ce la faccio pi.
Pausa, per favore. (Musica. Buio).
SCENA QUARTA
Tutti.
(Brenda appare in alto, nella finestra ricavata nella quinta in fondo).
BRENDA: Io non mi sento molto sicura qui sopra.
PAOLO. Stai zitta e vai con la battuta.
BRENDA: E che io soffro di vertigini. Magari non guardo in basso. O tengo gli
occhi chiusi.
PAOLO: Ecco, brava, cos il pubblico penser che Giulietta parla nel sonno.
GIANNA: (Entrando). Io quando entro?
PAOLO: Dopo, Gianna.
GIANNA: Ma ormai quasi finita la commedia.
PAOLO: Tragedia.
GIANNA: Lo so che sta venendo fuori una tragedia.
PAOLO: Deve venir fuori una tragedia perch una tragedia.
GIANNA: Allora potrei uscire fuori e dire e una tragedia cos se qualcuno non
lha capito glielo ribadiamo.
PAOLO: Ho unidea migliore. Se non esci immediatamente ti faccio morire nella
prima scena ma per essere sicuri che sia credibile ti sparo io. E non user
i proiettili a salve.
GIANNA: Vado a vendere altri pop corn al pubblico?
PAOLO: Ottima idea, Gianna.
BRENDA: Vado con la battuta?
PAOLO: Vai.
BRENDA: Basta che un labbro pronunci il nome di Romeo, perch la sua eloquenza
mi sembri divina. Sicch, bella, che notizie mi dai? Che ti porti dietro?
La scala che Romeo ti ha ordinato di prendere?
PAOLO: Con chi stai parlando, Brenda?
BRENDA: Sto semplicemente leggendo la battuta.
PAOLO: Appunto. Ma non ti sembra che quella battuta dovresti dirla a qualcuno?
Non ti sembra che in scena non ci sia nessuno che ascolta?
BRENDA: C lei.
PAOLO: Brava, ma io non sono un personaggio della commedia.
GIANNA: (Da fuori) Tragedia.
PAOLO: Non voglio essere corretto.
GIANNA: Mi scusi.
PAOLO: Se leggi sul copione c scritto che a questo punto deve entrare la nutrice
con una scala. Dove cazzo la nutrice?
MOANA: (Entrando e trascinando la scala. E molto truccata e si possono vedere
le scarpe con il tacco alto) Pesa.
LUCA: (Entrando dallaltra). Ti aiuto io. (Si blocca. Entra Alberto).
ALBERTO: Non obbligarmi a farti del male.
LUCA: Va bene, signor Alberto Sordi.
ALBERTO: Tu devi sempre stare ad almeno cinque metri da Moana, mi hai capito?
LUCA: Non posso.
ALBERTO: Come hai detto?
LUCA: Ci sono delle scene in cui dobbiamo recitare insieme.
ALBERTO: Certo. Lo so. Ma a cinque metri.
LUCA: E se lei viene verso di me?
ALBERTO: Cinque metri.
MOANA: Basta, Alberto. Luca, non farci caso, solo uno stronzo.
PAOLO: Volete andare a finire di discutere fuori? (Luca scappa).
ALBERTO: Vieni qui, sii uomo. (Lo insegue).
PAOLO: Moana, sei sicura che il tuo look da nutrice sia giusto?
MOANA: Certo, caro. Il vestito lho fatto stirare questa mattina.
PAOLO: Ma non il vestito il problema.
MOANA: No, capisco cosa vuoi dire, il suo colore non si abbina perfettamente
con quello del perizoma ma non credevo si vedesse.
PAOLO: Ecco, esattamente quello che volevo dirti. Dovremo poi anche dire a
Ada di rivedere un attimo il trucco.
MOANA: Troppo poco?
PAOLO: Esatto. A proposito dov Ada?
ADA: (Entra fasciata). Sono qui, Paolo. Ricorda solo a tutti che qui di fianco
c un buco e che facciano attenzione quando escono.E piuttosto profondo. PAOLO: Va bene, Ada. Ce la fai a suggerire?
ADA: Certo che ce la faccio. Non sar certo una piccola commozione celebrale a
fermarmi.
PAOLO: Allora andiamo avanti.
BRENDA: Balia, che notizie mi dai? Che ti porti dietro? La scala che Romeo ti ha
ordinato di prendere?
MOANA: S, s, la scala.
BRENDA: Ahim! Che notizie mi porti? Perch ti torci le mani cos?
MOANA: Ahi, ahi, lo sta ammazzando.
ADA: Non quella la battuta. Devi dire morto.
MOANA: No, lo sta proprio ammazzando. Alberto, lascia stare quel ragazzo.
ALBERTO: (Rientra). Stavamo solo discutendo. Non vero, Romeo?
LUCA: (Rientra Luca pesto). S, una cordiale discussione tra buoni amici.
PAOLO: Alberto, lasciaci continuare, ti prego.
ALBERTO: E solo che avevo capito che Romeo dovesse morire e allora volevo
portarmi avanti col lavoro.
PAOLO: Alberto, quel ragazzo ci serve per sei mesi di repliche.
ALBERTO: Come non detto. Vieni, Romeo, ti aiuto io.
LUCA: Non si disturbi signor Alberto Sordi, posso fare da solo.
ALBERTO: Non hai sentito il regista? Devi durare ancora per sei mesi.
MOANA: Luca, ti ha fatto tanto male?
LUCA: Oh no, non si preoccupi.
MOANA: Finita la scena verr a medicarti.
ALBERTO: (Si avvicina a Luca). Ricordati i metri. (Esce).
MOANA: Ci vediamo dopo.
LUCA: Va bene. Il mio camerino nel sottoscala. (Esce).
MOANA: Lo so.
PAOLO: Vogliamo tornare alla nostra scena? Moana, appoggia la scala.
MOANA: Non ce la faccio ad alzarla da sola.
PAOLO: E va bene, ti faremo aiutare da dalla sorella si Giulietta. Gianna! Ma dove
finita? E una settimana che rompe le palle che vuole recitare e adesso
che deve entrare in scena lei sparita.
GIANNA: Eccomi. Cosa devo fare?
PAOLO: devi aiutare Moana ad alzare la scala.
GIANNA: (Esegue). Nel frattempo potrei dire una battuta. Non so, potrei chiedere
chi quella l.
PAOLO: E tua sorella.
GIANNA: Per potrebbe essere notte e nelloscurit non distinguere la figura.
PAOLO: Gianna, alza la scala e vattene. Andiamo con le battute.
BRENDA: Senti, prima che ripartiamo ho notato che nel testo c un errore di
stampa.
PAOLO: hai fatto bene a farlo presente. Dov?
BRENDA: Qui dice d soltanto s e questa nuda sillaba sar pi velenosa dello
sguardo dun basilisco. Semmai sar basilico. Lo sguardo dun basilico.
PAOLO: Brenda, mi fai vedere com lo sguardo di un basilico?
BRENDA: Difatti una cazzata. Lo dicevo io.
PAOLO: Magari potrebbe non essere un errore ed essere proprio lo sguardo di un
basilisco.
BRENDA: Ah, va bene.
PAOLO: Non mi chiedi che cos il basilisco?
BRENDA: No.
PAOLO: Ma come fai a pronunciare una parola della quale non conosci il
significato?
MOANA: Se io dovessi chiederti il significato di tutte le parole che pronuncio e che
non conosco faremmo notte.
PAOLO: Lo so, Moana, ma tu sei un caso patologico.
MOANA: patoche?
PAOLO: Tu sei tu, Moana. Comunque il basilisco un rettile.
PAOLO: Ada, per favore mi andresti mica a chiamare Linda, ho bisogno di parlarle.
ADA: Va bene, Paolo. (Esce).
PAOLO: No, Ada, non da quella parte. Troppo tardi. (Tutti aspettano per sentire il
rumore della caduta ma non si sente niente). Non ci posso credere, passata
incolume.
ADA: (Rientrando). Non lho trovata.
PAOLO: Non fa niente, Ada. Temevo finissi nel buco.
ADA: No, Paolo. Basta passare verso destra, il buco invece qui, due passi verso
sinistra. (Fa i due passi, scompare. Rumori della caduta. Dal fondo entra
Omero).
PAOLO: Ada! Alberto, per favore.
OMERO: Il grande Omero Aldobrandini ritorna tra voi miseri mortali.
PAOLO: Ci mancavi.
OMERO: Allora posso provare la mia parte?
PAOLO: Va bene, Omero. Ragazze, proviamo il primo ingresso di Omero.
BRENDA: E la nostra scena?
PAOLO: La finiamo dopo tanto ho visto che bene o male andava.
BRENDA: Comera la mia interpretazione?
PAOLO: Commovente. Soprattutto per chi pagher il biglietto e non potr nemmeno
farselo rimborsare. Andiamo con la scena quarta del terzo atto. Entra il
Capuleti. (Omero non si muove). Omero, entra il Capuleti.
OMERO: Lo so, lo sto aspettando anchio.
PAOLO: Sei tu il Capuleti.
OMERO: Ah, s, vero. Allora entro.
PAOLO: Molto bene. Sai vero chi il Capuleti?
OMERO: Stai parlando con il grande Omero Aldobrandini, ricordatelo.
PAOLO: Infatti.
OMERO: Essere o non essere, questo il dilemma.
PAOLO: Cosa stai dicendo, Omero?
OMERO: Non interrompermi, che cerco di ricordarmi la parte.
PAOLO: Omero, stai sbagliando tragedia.
OMERO: Come sto sbagliando tragedia?
PAOLO: Facciamo il Romeo e Giulietta
MOANA: La nutrice, Romeo e Giulietta.
PAOLO: S, fa lo stesso, quello che stai recitando tu lAmleto, lhai fatto lanno
scorso.
OMERO: Ne sei sicuro?
PAOLO: Omero.
OMERO: Che vuoi che sia, avr sbagliato a prendere il copione, pu capitare a tutti.
PAOLO: Un errore comprensibile dopo tre settimane di prove.
OMERO: Tre settimane nelle quali non mi hai mai considerato ed ecco cosa succede.
Non che siete voi che avete sbagliato copione?
PAOLO: Omero.
OMERO: Va bene, va bene, me ne vado. Domani arriver con il copione giusto.
Romeo e Giulietta hai detto?
MOANA: La nutrice, Romeo e Giulietta.
OMERO: Va bene, come volete. C niente da bere? (Esce. Dal fondo entra Sara).
SARA: Signor Lamponi.
PAOLO: Signora Sara, ci mancava soltanto pi lei.
SARA: Cosa vuol dire?
PAOLO: Solo che gli altri sono gi arrivati tutti.
SARA: Procedono bene le prove?
PAOLO: Pi di cos si muore. (Entra Alberto).
ALBERTO: Paolo, scusa ma non riesco a farmi sentire da Ada.
SARA: Dorme?
ALBERTO: No, credo sia morta.
SARA: Morta?
PAOLO: Nellultima scena. Stiamo provando. Non svelare i colpi di scena dello
spettacolo di fronte a degli estranei, Alberto. Chiama qualcuno che ti aiuti.
Vai, Alberto, vai pure. (Alberto esce).
SARA: Quanto ancora ci vorr prima di essere pronti ad andare in scena?
PAOLO: Credo non pi di dieci o dodici anni.
MOANA: Vuoi provare ancora qualcosa, Paolo?
PAOLO: Andiamo con il finale. Chiama tutti in scena fra dieci minuti.
SARA: Posso fermarmi ad assistere?
PAOLO: Con vero piacere. (Buio, musica).
SCENA QUINTA
Tutti.
(Quando si riaccende la luce, tutti gli attori sono schierati sul palco, tranne Luca e Moana. Ada avr le stampelle. Amelia in platea).
PAOLO: Allora, statemi bene a sentire: il finale la parte pi importante dello
spettacolo. Quindi cerchiamo di farlo bene. Giulietta, tu sei per terra e
tutti ti credono morta.
BRENDA: Mi devo sdraiare?
PAOLO: No, se vuoi puoi anche farlo da in piedi. Il morto che cammina e poi ce lo
giochiamo al lotto. Certo che ti devi sdraiare per terra! Il frate entra da
destra con in mano una lanterna, nellaltra una leva, e nellaltra un badile.
LINDA: Ma ho solo due mani.
PAOLO: E fattene prestare una da qualcuno. Entri, posi la lanterna
LINDA: Dunque, poso scusa, non ho capito, cosa devo posare?
PAOLO: Posi tutto.
GIANNA: A questo punto sarebbe bello se entrassi io e vedendo Giulietta chiedessi
chi quella donna?
PAOLO: Grande idea ma non lo facciamo. Subito dopo arriva il Montecchi, Omero
sei tu.
OMERO: Ma io non ero il Capuleti?
PAOLO: Gi. Ci manca un Montecchi. (Vede Amelia in platea). Signora, ha mai
pensato di fare del teatro? Io direi che lei avrebbe il fisico giusto per fare
il Montecchi ehm, la moglie del Montecchi.
AMELIA: Io?
PAOLO: Ma certo, lei ha un viso, come dire non saprei nemmeno come definirlo.
Avanti, venga.
AMELIA: Ma non ho mai letto il copione e non so recitare.
PAOLO: Non si preoccupi, che non si vedr la differenza dagli altri. A questo punto
entra Romeo. Dov Luca? LUCA!
LUCA: Eccomi, maestro. (Entra con Moana).
ALBERTO: Cosa ci facevate di l insieme?
MOANA: Ripassavamo la parte.
LUCA: E vero, ripassavamo la parte.
ALBERTO: Dopo vi ripasser io, da parte a parte.
AMELIA: Giovanotto, quello il mio bambino. Attento a come parla.
PAOLO: Signori, per favore. Avanti, si comincia. Dallingresso di Capuleti. Luca
sdraiati vicino a Giulietta, siete morti (Tutti prendono posto poi entra
Capuleti).
ALBERTO: Posso aiutarlo io a rendere pi verosimile la scena.
PAOLO: Non importa, Alberto.
OMERO: Essere o non essere il Capuleti. Esserlo ed io lo sono.
PAOLO: Omero, cosa stai dicendo?
OMERO: Niente, provavo la voce. Ehm, il grande Capuleti qui. E quella chi ?
GIANNA: (Entrando). Non giusto, mi ha rubato la battuta.
PAOLO: Zitti. Omero, ti ricordi la parte, vero?
OMERO: Il grande Omero Aldobrandini non ha mai dimenticato una parte in vita
sua.
ADA: Devi dire guarda come sanguina la nostra figliola.
OMERO: Ma non sanguina affatto.
PAOLO: Il teatro finzione, tu immagina di vedere il sangue.
OMERO: Io immagino finch vuoi ma il sangue non riesco a vederlo. Comunque.
Guarda come sanguina la mia bambina ehm, chi le ha sparato?
ADA: Il pugnale.
OMERO: Il pugnale le ha sparato.
ADA: No, il pugnale ha colpito male perch il suo fodero vuoto.
OMERO: Il pugnale ha sparato male, lha solo ferita.
PAOLO: Ma cosa stai dicendo, Omero?
OMERO: Ma che ne so, questa qua continua ad urlarmi nelle orecchie. Mi distrae.
ADA: Ti urlo nelle orecchie perch non ti ricordi una battuta.
OMERO: Io mi ritengo insultato da questa donna.
ADA: E ritieniti quello che vuoi, vecchio ubriacone.
OMERO: Io non sono vecchio.
PAOLO: Smettetela. Andiamo con lingresso della moglie del Montecchi.
AMELIA: (Entra. Sar quella che recita meglio). O figlio mio senza creanza! Che
maniera questa di passare avanti a tua madre per raggiungere la tomba?
PAOLO: Brava, Amelia. La sa gi anche a memoria.
AMELIA: S, gli ho dato unocchiata prima. Sa. Io sono abituata coi salami.
PAOLO: Cosa centra?
AMELIA: Nei supermercati memorizzo rapidamente i prezzi della concorrenza senza
farmene accorgere.
OMERO: Un vero actors studio.
PAOLO: Andiamo avanti.
ADA: Paolo, ci manca il principe.
PAOLO: Per adesso lo far io poi cercheremo qualcuno. Dunque: fermate per un
istante la violenza delle parole, e aspettate che si chiarisca ogni dubbio:
fate venire avanti i capi sospetti. (Avanza Linda).
LINDA: Io ne sono il Non dovresti essere l, Paolo. E anche Omero dovrebbe
essere almeno dieci centimetri pi avanti. Le posizioni sono sbagliate.
PAOLO: E tu vai avanti lo stesso.
LINDA: E che mi sconcentra.
PAOLO: E va bene. Omero, vieni dieci centimetri pi avanti. Va bene cos?
LINDA: Scusa ma solo per la precisione.
PAOLO: Durante lo spettacolo potr succedere, Linda, spero non ti fermerai.
LINDA: Magari far un cenno impercettibile e voi lo capirete e vi sposterete.
PAOLO: Ne riparleremo, Linda, ma per cortesia vai avanti.
LINDA: Ok. Io ne sono il maggiore, sebbene il pi inabile.
MOANA: Inabile per natura, non solo nel personaggio.
LINDA: Sar breve perch il mio povero fiato non lungo quanto un racconto
tedioso. Romeo, che giace qui morto, era marito di Giulietta; e lei, vedete
l, morta, era la fedele moglie di Romeo: li ho sposati io; e il giorno del loro
matrimonio clandestino stato il funesto giorno di Tebaldo, la cui immatura
morte ha esiliato il novello sposo da Verona. Giulietta piangeva Romeo, non
Tebaldo. Voi, per toglierle questa pena, lavete fidanzata e volevate sposarla
per forza, al conte Paride. Allora venuta da me, e tutta sconvolta, mi ha
ordinato di trovare il mezzo di liberarla da questo secondo matrimonio. Allora
le ho dato un sonnifero che le ha dato leffetto della morte. Intanto ho scritto a
Romeo che, in questa orrenda notte, venisse a toglierla dalla sua provvisoria
tomba appena fosse cessato leffetto della pozione. Ma il mio messo non
riuscito a consegnare la lettera. Cos quando venni qui pochi minuti prima
del risveglio di Giulietta, trovai steso per terra Romeo. Quando lei s
svegliata lho pregata di seguirmi e di sopportare con pazienza la volont del
cielo; ma un rumore mi ha spaventato e mi ha fatto uscire dalla tomba che
essa, troppo disperata, non voleva abbandonare. Adesso, come vedo, ha fatto
violenza contro se stessa. Ecco quanto io so.
PAOLO: Linda, sono esterrefatto. Ti ricordi una battuta a memoria?
LINDA: Tu mi sottovaluti. Io so tutto il copione a memoria. Per me questa come
gi che si intitola?
PAOLO: Giulietta e Romeo.
MOANA: La nutrice, Giulietta e Romeo.
PAOLO: Si, va bene.
LINDA: Io sui movimenti che mi perdo.
MOANA: La mummia.
OMERO: Vogliamo continuare? Non ho tempo da perdere io.
PAOLO: Va bene. Questa mattina ci reca una buia pace, e il sole, in segno di lutto,
non si affaccer. Alcuni saranno perdonati, altri puniti. Mai una storia
stata di tanto dolore quanto questa di Giulietta e del suo Romeo.
MOANA: Della nutrice di Giulietta e del suo Romeo.
PAOLO: Moana, non rompere le palle.
MOANA: Ma si era detto
PAOLO: Va bene, Moana, come vuoi tu, della nutrice di Giulietta e del suo Romeo.
MOANA: Quel che giusto giusto. E finiamo cos. Restando un attimo immobili
mentre il sipario si chiude.
GIANNA: Non sarebbe male se nel finale io
PAOLO: Ottima idea, Gianna, ma decido io cosa fare e cosa non fare e la mia
risposta no. Alberto, le luci le puoi manovrare tu?
ALBERTO: E che ci vuole.
PAOLO: Ragazzi, domani ci sar la prima. Vi sentite pronti?
OMERO: La prima di cosa?
PAOLO: Ottima domanda, Omero, sar sicuramente un successo.
ADA: Dobbiamo festeggiare il debutto.
OMERO: Ho casualmente una bottiglia nel mio camerino.
ADA: Vado a prenderla (Esce di corsa. Rumore di caduta nel buco).
PAOLO: Come possibile che non si ricordi mai che l c un buco?
ALBERTO: Devo andarla a prendere?
PAOLO: Lascia stare, Alberto. Piuttosto mi dai un po pi di rossi su questa scena?
ALBERTO: Va bene. (Esce).
PAOLO: Sai come si fa, vero?
ALBERTO: Nessun problema. Ecco. (Esplosione. Black out).
PAOLO: Tutto bene, Alberto?
ALBERTO: E tutto sotto controllo. Avete mica il numero di un elettricista? E di un
muratore...
PAOLO: Alberto, cosa successo?
ALBERTO: Niente di cui preoccuparsi. Hai presente la parete a cui appoggiato il
mixer luci? Adesso c una bella finestra.
PAOLO: Tu stai bene, Alberto?
ALBERTO: Mai stato meglio. (Entra, capelli diritti e faccia nera).
OMERO: E un nuovo attore questo?
PAOLO: No, Omero, Alberto.
OMERO: Me lo ricordavo diverso.
ALBERTO: Vado a casa, non mi sento molto bene. (Esce).
PAOLO: Ragazzi, tutti a casa. Domani si va in scena.
OMERO: Ciao, Paolo. Da che parte si esce?
LINDA: Da questa parte, Omero. (Escono tutti tranne Luca, Moana e Amelia).
MOANA: (A Luca). Vai a casa subito?
LUCA: Certo, gi molto tardi per me e devo andare a dormire. Per domani devo
essere in perfetta forma.
MOANA: Mi aiuteresti solo con il costume prima?
LUCA: Con piacere.
MOANA: Vieni nel mio camerino.
AMELIA: Luca, dove stai andando?
LUCA: Devo solo aiutare la mia amica col costume.
AMELIA: La pu aiutare qualcun altro. Noi ce ne dobbiamo andare.
LUCA: Mi spiace, Moana, devo andare via con la mamma.
MOANA: A domani, allora. (Sipario, Musica).
TERZO TEMPO
Lo spettacolo
(A sipario chiuso si sentiranno le voci dei personaggi che provengono dai camerini).
PAOLO: Ragazzi, siete pronti? Fra cinque minuti si va in scena. I costumi sono
tutti a posto?
AMELIA: Il mio bambino non pu uscire con quella ridicola calzamaglia.
PAOLO: E un tesoro. Brenda, la cresta.
BRENDA: E storta?
PAOLO: Non s mai vista una Giulietta con la cresta.
BRENDA: Sar la prima.
PAOLO: E anche lultima. Sembri la statua della libert. Potevi almeno evitare di
farti le punte. Finirai con laccecare qualcuno. Ada?
LINDA: E andata dietro le quinte a recuperarmi il libro no, la lanterna non
mi ricordo pi cosa avevo dimenticato.
PAOLO: Non fa niente.
LUCA: Sono gi dieci minuti che partita.
PAOLO: Ho capito. Alnberto, sar sicuramente nel buco. Valla a recuperare.
LINDA: Mi ricordi solo cosa devo posare per terra?
PAOLO: Quello che vuoi, Linda. Posa quello che vuoi.
ALBERTO: Lho trovata.
PAOLO: Bravo, Alberto. Medicala e posala da qualche parte. Moana, per favore il
trucco. Sei una nutrice, non stai andando in discoteca.
LUCA: La signorina Moana bellissima cos.
ADA: Sono arrivata, Paolo. Avverti tutti di fare attenzione perch da quella parte
c un buco piuttosto insidioso. Si rischia di farsi male se si finisce dentro.
PAOLO: Hai fatto bene ad avvisare, Ada. Comunque, Moana, per favore, vacci
piano col rossetto. Moana, non mi rispondi?
MOANA: Vai a cagare, stronzo.
PAOLO: Sei arrabbiata con me?
MOANA: Hai visto le locandine? Doveva intitolarsi la nutrice, Romeo e Giulietta
e invece hai fatto scrivere soltanto Romeo e Giulietta.
PAOLO: Non mi dire. E colpa della tipografia. Quegli incapaci. Eppure avevo
visto le bozze e diceva chiaramente la nutrice, Romeo e Giulietta. Anzi
la nutrice lavevo fatto scrivere un po pi in grande.
MOANA: Davvero avevi fatto questo per me?
PAOLO: Non ti preoccupare, domani mi sentono.
MOANA: Non li pagare.
PAOLO: Questo sicuro. Comunque, Moana, il rossetto.
MOANA: Non ti preoccupare, Paolo, sar uno schianto.
PAOLO: E proprio questo che mi preoccupa.
GIANNA: Capo, allora, c una cosa che non ho ancora capito. Quando entro io?
PAOLO: Gianna, non preoccuparti. Ti faccio un segno.
GIANNA: E mi fa anche un segno quando devo dire chi quello?
PAOLO: Fidati.
GIANNA: Capo, solo per prepararmi prima, sar nel primo tempo?
PAOLO: E difficile. Ti voglio tenere per il gran finale.
GIANNA: Grande.
PAOLO: Sai, come nei film western, che sul pi bello, quando tutto sembra perduto,
arrivano i nostri.
GIANNA: I nostri chi?
PAOLO: I nordisti. I Buoni.
GIANNA: Io allora aspetto.
PAOLO: E speri.
SARA: Scusi, ma il Montecchi devo proprio farlo io?
PAOLO: Sara, lei perfetta nel ruolo.
SARA: Ma non ho mai provato.
PAOLO: E giusto che sia cos. Il Montecchi deve essere al di fuori delle parti
SARA: Ho capito. Non ha trovato nessuno.
PAOLO: Li avevo trovati. Ma il cachet era un po alto.
AMELIA: Signor Lamponi, qualsiasi cachet che sia superiore a zero per lei alto.
LUCA: C gi pubblico in sala?
PAOLO: Il teatro quasi pieno.
AMELIA: La mia porchetta attira sempre un sacco di gente.
LUCA: E hanno pagato per vederci?
PAOLO: Non mi piace quella tua espressione di stupore.
ALBERTO: Ragazzino, stai lontano da Moana.
LUCA: Ma devo andare in bagno. Non colpa mia se il camerino di Moana
vicino alla porta del bagno.
ALBERTO: Mi sto arrabbiando.
LUCA: Va bene, la far dalla finestra.
LINDA: Paolo, ma Omero dove finito? Nel suo camerino non c.
PAOLO: Come non c?
MOANA: E vero, non si vede da nessuna parte.
ADA: Nel buco non c. Ho ehm, controllato prima io.
PAOLO: Cercatelo. Oh Dio, dobbiamo iniziare. Tanto nella prima scena non c.
vorr dire che il suo personaggio lo far io. Datemi un costume.
ADA: Non ce n pi nessuno.
PAOLO: Maledizione. Vabb, cercher qualcosa, qualsiasi cosa. Alberto, controlla
che sia tutto a posto, aprite il sipario, musica. Si inizia.
(Parte la musica, il sipario inizia ad aprirsi, si vede Alberto che sta ancora mettendo a posto qualcosa in scena. Come si accorge che il sipario si sta aprendo cerca di scappare, il sipario si richiude, quando finalmente si riapre, senza musica, la scena vuota. Entra Luca, parte la musica, Luca non sa che fare esce di nuovo. Finisce la musica, Luca rientra, si guarda attorno).
PAOLO: (Da fuori). Inizia.
LUCA: (Guarda il pubblico). Che luce viene da quella finestra? (Si accende solo
ora una luce). Essa loriente e Giulietta il sole. Sorgi, bel sole, e uccidi
linvidiosa luna gi malata e livida di rabbia. (Appare Giulietta). Parla
ancora, angelo della luce.
BRENDA: Ma io non ho ancora detto nulla, devi aspettare che dica la mia battuta.
LUCA: Scusami.
BRENDA: Romeo, Romeo, ma perch sei tu Romeo? Rinnega
ADA: Tuo padre.
BRENDA: Grazie. Rinnega tuo padre, rinuncia al tuo nome. E se non vuoi farlo,
basta che tu giuri dessere il mio amore perch io non sia pi un
Montecchi.
ADA: Capuleti.
BRENDA: Un Capuleti. Mi confondo sempre.
LUCA: Devo ancora stare ad ascoltare o devo rispondere?
PAOLO: (Da fuori). Rispondi coglione.
LUCA: Era la mia battuta che diceva cos.
PAOLO: Scusa.
LUCA: Dovero arrivato? Ah, tocca a te.
BRENDA: Solo il tuo nome mi nemico.Cos un Montecchi? Non mano, n
piede, n braccio, n testa, n gomito, n ginocchio, orecchio, naso,
intestino, aiutatemi, coscia, non dita, palmo, guancia
ADA: Cosa v in un nome?
BRENDA: Cosa v in un nome? Quella che noi chiamiamo cosa ehm rosa
non perderebbe il suo profumo se avesse un altro nome, cos Romeo,
anche se non si chiamasse Romeo, resterebbe perfetto. (Entra Gianna).
GIANNA: Chi (Non riesce a finire la frase perch una mano da fuori la afferra e
la trascina via).
LUCA: Il mio nome odioso a me perch nemico a te.
BRENDA: Ma come sei venuto, dimmi? I muri del giardino sono alti e difficili da
scalare.
LUCA: Sono volato sopra questi muri con le ali dellamore. (Da fuori si sente un
forte frastuono).
BRENDA: Che successo?
LUCA: Non nulla, mia cara.
BRENDA: Ma allora
LUCA: Non aspettarti pi alcun suggerimento da fuori, amor mio. La mia
Scudiera cieca dorgoglio, finita nella botola aperta.
PAOLO: (Da fuori). Ma cosa sta dicendo?
ALBERTO: Ada si spostata ed di nuovo finita nel buco.
PAOLO: Maledizione, valla a recuperare.
ALBERTO: Va bene, cambia tu le luci, il primo pulsante a destra.
PAOLO: Ok. (Paolo schiaccia, comincia a chiudersi il sipario).
BRENDA: Per niente al mondo vorrei che ti vedessero qua.
LUCA: E infatti non ci vede pi nessuno. Si sta chiudendo il sipario sulle nostre
esistenze qualcuno lo apra. Paolo. (Esce, intanto Paolo si accorto
dellerrore ed inizia a riaprirlo. In scena non c pi Luca, rientra di
corsa).
LUCA: Non lasciarmi insoddisfatto cos.
BRENDA: E quale soddisfazione potresti avere stasera?
LUCA: Quella di udirti ricambiare il mio voto damore.
BRENDA: Oh, scusa, Romeo, mi sembra di sentire la voce della nutrice che mi
chiama dallinterno.
PAOLO: (Da fuori). La nutrice. Chiama Brenda.
MOANA: (Da fuori). Brenda.
PAOLO: (Da fuori). Giulietta.
MOANA: (Da fuori). Oh, scusa. Giulietta.
BRENDA: Mi sembrava che mi chiamassero. Devo andare. (Sparisce. Si sente un
tonfo). Chi cazzo ha tolto la scala.
ALBERTO: (Da fuori). Non sapevo dovessi scendere.
PAOLO: (Da fuori). In fretta, che devi rientrare. (Luca esita).
ADA: (Da fuori). Di qualcosa, Luca.
LUCA: Attender qui che rientri Giulietta.
BRENDA: (Da fuori). Non ce la faccio mi fa male il ginocchio.
LUCA: Spero non mi faccia aspettare ancora per molto.
ALBERTO: (Da fuori). Come facciamo?
PAOLO: (Da fuori). Dobbiamo guadagnare tempo. Ho unidea.
LUCA: Quasi quasi me ne vado e ripasso domani. Paolo! Tanto non ho proprio
nessuna fretta. Io arrivo sempre nei momenti meno opportuni. (Dalla
finestra appare Gianna). Oh, eccola. Ma tu non sei Giulietta.
GIANNA: Ehm
ADA: (Da fuori). Di qualcosa.
GIANNA: Non so cosa dire.
ADA: (Da fuori). Chiedi chi quelluomo.
GIANNA: Chiedi chi quelluomo.
LUCA: Sono Romeo. E tu chi sei?
GIANNA: Chiedi chi quelluomo.
PAOLO: Oh Dio, Mandate dentro un Capuleti.
AMELIA: Ma non so cosa devo dire.
PAOLO: Quello che vuoi. Qualsiasi cosa va bene. (Due mani trascinano fuori
Gianna, Amelia viene spinta sul palco). Limportante che in qualche modo
riusciamo a chiudere la scena.
AMELIA: Scusa, Romeo, ma Giulietta in questo momento non pu uscire. E
ehm, caduta dalle scale. Ma se in questo momento fosse qui lei ti direbbe
che se sei disposto ad amarla con onore e se il tuo scopo di sposarla,
domani ti mander qualcuno per sapere dove e a che ora vuoi celebrare
il rito.
LUCA: Va bene mamma, cio, no, signora.
AMELIA: Ed ora va. (Entra Giulietta zoppicando i vestiti messi male).
BRENDA: E quasi giorno. (Anche Romeo si avvicina zoppicando).
PAOLO: (Da fuori). Sembra la corte dei miracoli, altro che Romeo e Giulietta.
AMELIA: Giulietta, beh, ragazzi, io quasi quasi me ne vado e vi lascio soli. State in
gamba scusate.
LUCA: Ciao, mamma, ehm, signora Montecchi.
AMELIA: Ciao, Luchino bello. (A Brenda). Mi raccomando tu, io da fuori ti vedo.
(Esce).
BRENDA: Vorrei che te ne fossi andato ma non pi lontano dun fringuello che balzi
via dalla mano di una lieta ragazzetta, come un povero prigioniero fuori
dalle sua catene, e che ella, gelosa di quella libert, riconduca a s con
un filo di seta.
LUCA: Vorrei essere io il tuo prigioniero.
BRENDA: Ehm. Ok.
ADA: (Da fuori). E cos vorrei io.
BRENDA: Gi, e cos vorrei io.
LUCA: Sonno agli occhi tuoi, pace al tuo cuore! Vorrei essere io il tuo sonno e la
tua pace. Adesso vado alla cella del mio confessore a chiedergli aiuto e a
confidargli la mia fortuna. (Escono uno per lato, tutti due zoppicando.
Buio, musica, quando torna la luce la scena vuota. Entra Linda con in
mano il badile e il libro).
LINDA: Il cielo arrida a questo santo atto e lavvenire non abbia a farcelo scontare
con il dolore. Dunque, poso (Entra Luca).
LUCA: Ma per quanto
LINDA: Non ora, non distrarmi Romeo, ho delle operazioni della massima impor-
tanza da fare.
LUCA: Va bene, frat suor Lorenza. (Esce di nuovo).
LINDA: Dunque, poso la lanterna no, il libro, dov la lanterna. (Una mano spinge
in scena la lanterna). Eccola la mia lanterna. E vero, il badile serve nellul-
timo tempo. Allora, il cielo arrida a questo santo atto e lavvenire non abbia
a farcelo scontare con il dolore. Mah, io poso tutto. Romeo, adesso puoi
entrare. (Entra Luca). Ho portato tutto loccorrente, Romeo. Il libro, la
lanterna, e anche il badile.
LUCA: Ma il badile
LINDA: Lo so che non ci serve ancora, Romeo, ma ho voluto portarmi un po
avanti con il lavoro. Sono certa che pi avanti ci servir.
LUCA: Molto bene, frate Lorenzo.
LINDA: Bene, Romeo, dimmi tutto.
LUCA: Per quanto grande fosse, il dolore non potrebbe equivalere mai alla gioia
che mi da un minuto solo di quella presenza. (Luca si accorge che dal
fondo sta venendo avanti completamente ubriaco Omero. Sale sul palco).
OMERO: Il grande Capuleti arrivato. Accidenti quanta gente che venuta alle
prove oggi. (A Luca). Tutti parenti tuoi?
ADA: (Da fuori). Vai avanti, Luca, fai finta di niente.
LUCA: Congiungete con le sacre parole le nostre mani e poi la morte che divora
i cuori osi quello che vuole
OMERO: Cosa stai dicendo, ragazzo?
LUCA: Basta che io abbia potuto dire che ella mia.
OMERO: Chi tua?
PAOLO: (Da fuori). Alberto, vestiti da soldato e vallo a prendere.
ALBERTO: (Da fuori). Dove lo trovo il costume?
PAOLO: (Da fuori). Mettiti quello che vuoi. (Entra Gianna).
GIANNA: Chi quelluomo?
OMERO: Sono il grande Omero Aldobrandini, ragazzina, non mi conosci? (Due
mani afferrano Gianna e la tirano fuori. Viene spinta dentro Brenda).
BRENDA: Buonasera, padre.
OMERO: Buonasera.
BRENDA: (Sottovoce) Non dicevo a te, coglione. (Entra Alberto vestito da soldato
egiziano).
LINDA: Romeo ti ringrazier, figliola, per s e per me. (Alberto afferra Omero).
ALBERTO: Signore, la prego di seguirmi.
OMERO: Cosa vuoi tu?
ALBERTO: Mi manda il signore di Verona. La prego di venire con me e di non fare
obiezioni.
OMERO: Lasciami immediatamente.
ADA: (Da fuori). Voi andate avanti.
LUCA: Giulietta, se la tua gioia al colmo come la mia, certo tu saprai intonare
meglio di me linno alla nostra felicit.
ALBERTO: Signore, non mi costringa ad usare la forza. (Cominciano ad azzuffarsi).
OMERO: Tu non sai chi sono io.
ALBERTO: Certo che lo so, lei messere Montecchi.
OMERO: No, io sono il grande (Alberto gli tacca la bocca).
ALBERTO: Il grande Montrecchi.
LINDA: Oh Dio, ma questo non era previsto.
ALBERTO: No, padre, non era previsto, ma successo. Me lha ordinato il regista
celeste delle nostre umili esistenze.
LINDA: Chi, Paolo? Io mi sento mancare.
ALBERTO: Romeo, figliolo, sorreggi il prete.
LUCA: Certo, subito.
ALBERTO: Io intanto porter a casa sua il grande Montecchi. (Esce caricandoselo
sulle spalle).
PAOLO: (Da fuori). Grande, Alberto, vallo a mettere nel suo camerino.
ALBERTO: (Da fuori). Posso menarlo prima?
PAOLO: (Da fuori). Va bene, ma solo pochino, non fargli troppo male.
LUCA: Cosa devo fare adesso?
ADA: (Da fuori). Vai avanti.
LUCA: Dove avanti?
BRENDA: La fantasia, quando pi ricca di fatti che di parole, pu vantarsi della
sua sostanza pi che del suo ornamento. I poveri possono contare tutto
quello che posseggono; ma il mio amore giunto a tanta ricchezza che
oramai non riuscirei a calcolare nemmeno la met dei miei beni.
LUCA: Frate, dica qualcosa. Mamma, morta?
BRENDA: Tu sai cosa voleva dirmi il frate?
LUCA: Non lo so.
BRENDA: Forse voleva dirmi di andare con lui, che dobbiamo fare presto perch
lui non ci lascer soli finch la chiesa non avr riunito due in uno?
LUCA: Gi, infatti.
BRENDA: E allora andiamo. (Esce).
LUCA: Arrivo Chi mi aiuta?
PAOLO: (Da fuori). Alberto, chiudi. (A scossoni il sipario si chiude, subito dopo
comincia a riaprirsi sorprendendo Paolo che cerca di portare fuori Linda.
Si richiude subito. Parte la musica erroneamente, viene bloccata di colpo.
Si riapre il sipario, entra Moana).
MOANA: Galoppate lesti, focosi destrieri (Entra Linda intontita).
LINDA: Venite, venite con me, faremo presto perch non vi lascer soli finch
la chiesa non avr riunito due in uno. (Si guarda attorno). E lei chi ?
MOANA: Io sono la nutrice, si ricorda, la nutrice, Romeo e Giulietta.
LINDA: Io sto cercando Giulietta.
MOANA: Giulietta apparir tra poco alla finestra.
LINDA: Dovrei dirle una cosa.
MOANA: Gliela dir dopo, adesso non proprio possibile.
LINDA: Ma
MOANA: Frate, forse doveva tornare al suo convento.
LINDA: E va bene. (Sottovoce). Allora, riprendo la lanterna, lascio il libro no,
prendo il libro il badile dove lho lasciato? Vabb, io lascio tutto vorr
dire che qualcuno lo porter fuori. Ciao Moana. (Esce).
MOANA: Devo trovare la mia Giulietta. (Giulietta appare dalla finestra).
BRENDA: Questa giornata tediosa per me come una notte che procede una festa
ADA: (Da fuori). Precede.
BRENDA: Che precede una festa pu essere tediosa per un bimbo. Ma ecco la
mia balia. Certo ha notizie per me. Balia, che notizie mi dai?
MOANA: Balia lo dici a tua sorella, ragazza mia. (Appare Gianna).
GIANNA: Mi avete chiamato? (Una mano da fuori cerca di afferrarla ma non ci
riesce).
PAOLO: (Da fuori). Alberto.
ALBERTO: (Da fuori). Ho capito. (Entra e afferra Gianna).
Andiamo, cara.
GIANNA: E tu chi sei?
ALBERTO: Il buttafuori.
GIANNA: E cosa vuoi da me?
ALBERTO: Ti vogliono in casa, vieni. (La porta fuori).
GIANNA: Fermati, bruto, mi fai male. (Da fuori rumore di pugni e schiaffi). Ho
capito, ho capito, basta spiegarle le cose.
BRENDA: E dov adesso la scala? Perch non ce lhai con te?
MOANA: La scala? Oh, vero. Giovanotti. (Entrano Sara e Alberto con una scala).
Ecco, da bravi, appoggiatela l.
BRENDA: Grazie, nutrice, che notizie mi porti?
MOANA: Ahim, Romeo morto, un cos caro ragazzo.
BRENDA: Come, morto?
MOANA: S, morto, ho toccato io il suo cadavere. (Entra Alberto).
ALBERTO: Cosa hai fatto?
MOANA: E tu che vuoi?
ALBERTO: Hai toccato quel bamboccio?
MOANA: Io lo tocco finch voglio.
ALBERTO: Hai decretato la sua condanna a morte. (Esce).
MOANA: Cafone.
BRENDA: Ma pu il cielo essere cos malvagio?
MOANA: Ho veduto la ferita, lho veduta con gli occhi miei, sul suo maschio petto.
ALBERTO: (Da fuori). Ti ho sentita.
BRENDA: Questa tortura infernale: Romeo si ucciso? Di soltanto s e questa
nuda sillaba sar pi velenosa dello sguardo dun basilico basilisco.
(Passa Romeo correndo). Romeo?
LUCA: Scusatemi.
BRENDA: Ma non era morto? (Passa Alberto).
ALBERTO: Non preoccuparti, ha i minuti contati.
MOANA: Pareva morto, perch si trovava sdraiato per terra, ma forse era soltanto
ferito. Daltra parte io lho visto da lontano, molto lontano.
BRENDA: Spezzati, cuor mio, sciagurato cuore, spezzati subito. (Ripassa Luca).
LUCA: Scusatemi di nuovo.
BRENDA: Per essere ferito ancora abbastanza vispo.
MOANA: Te lho detto, lho visto da lontano, forse dormiva solo.
ALBERTO: Un sonno eterno, questo che gli sto per dare.
BRENDA: Ma chi quello che lo insegue?
MOANA: Tebaldo.
BRENDA: Tebaldo?
MOANA: Tebaldo, tuo cugino, morto. Ucciso dalla mano di Romeo.
BRENDA: Mi sembrava pi che altro che stesse succedendo il contrario.
MOANA: No, maledetto, giorno, la mano di Romeo ha versato il sangue di Tebaldo.
OMERO: (Da fuori). Smettetela di correre. Mi avete fatto versare la grappa.
MOANA: Negli uomini non c n fede, n lealt, n onest. Tutti malvagi, perversi,
spergiuri, simulatori, bastardo.
ADA: (Da fuori). No.
MOANA: S, invece, bastardo Tebaldo che sta uccidendo Romeo. (Esce).
BRENDA: Nutrice, per carit aspettami che arrivo. (Cerca di scendere dalla scala
ma non ci riesce, rimane anche incastrata). Chi mi aiuta? Per favore,
aiutatemi che rischio di farmi male. (Entra Luca pesto con Moana che lo
sostiene).
MOANA: Ti ha fatto tanto male, caro?
LUCA: Non niente, ho ribattuto colpo su colpo. (Si accorge di essere in scena).
Oh, mio Dio, io sto per morire.
MOANA: No, resisti, chiameremo un medico.
BRENDA: Aiuto!
LUCA: No, credimi, nutrice, io devo per forza morire.
MOANA: Non chiamarmi nutrice, chiamami Moana. Sar la tua crocerossina.
LUCA: Voltati, nutrice, e capirai che io devo per forza morire. (Moana si volta e
vede il pubblico, intanto delle mani stanno aiutando Brenda).
MOANA: Vieni, Romeo, io credo sia bene nasconderci.
LUCA: (Frastornato). Va bene, mamma. (Escono. Rientra Alberto).
ALBERTO: Dov? Ehm Romeo stato condannato a morte e io devo dare
esecuzione alla condanna con vivo rammarico. (Esce. Passaggio di
Amelia).
AMELIA: Dov il mio bambino? (Esce).
BRENDA: (Sempre incastrata). Aspettami Romeo. (In scena ricompare Alberto,
si ferma al centro cercando Luca. In alto Brenda si agita sempre di pi
finch con un colpo la quinta cade. Alberto non verr colpito perch si
trover nel punto aperto per la finestra. Dietro la quinta si vedranno una
scala con Brenda sopra e Paolo e Sara che cerano di aiutarla a
scendere. Sotto la scala ci sono Luca e Moana che si stanno baciando.
Paolo molla Brenda e scende per impedire a Alberto di voltarsi. Lo ferma
appena in tempo).
PAOLO: Vede niente allorizzonte?
ALBERTO: Io sto cercando
PAOLO: Qualcuno che potrebbe passare allorizzonte di questa nera notte.
ALBERTO: Chi cerco io molto pi vicino. (Fa di nuovo per voltarsi ma Sara lo
blocca dallaltra parte).
SARAH: Vedi niente allorizzonte? (Paolo nel frattempo cerca di andare ad
avvisare Moana e Luca ma non ci riesce perch Alberto sta di nuovo per
voltarsi e lo deve rivoltare).
PAOLO: Sei proprio sicuro di non vedere niente allorizzonte? (Ci prova Sara,
come sopra).
SARA: Eppure a ben guardare a me sembra di vedere qualcosa che si muove.
ADA: (Da fuori). Ma a che pagina siamo? Io non ci capisco pi niente.
PAOLO: (Si avvicina alla quinta). Vai a svegliare Luca e Moana per favore.
ADA: Dove sono?
PAOLO: Dietro il fondale, cio al posto del fondale. (Torna a bloccare Alberto
appena in tempo).
ADA: Vado subito. (Rumore di caduta).
PAOLO: Il buco. (Paolo e Sara si distraggono un momento, Alberto vede i due
dietro, parte di corsa, Moana e Luca scappano, entra Gianna e va a
posizionarsi al posto di Alberto. Paolo e Sara bloccano lei).
GIANNA: Chi quelluomo?
PAOLO E SARA: Gianna? Oh Dio. (Escono di corsa).
BRENDA: E meglio che usi le scale interne per scendere. (PassaLuca inseguito
da Alberto, subito dopo ripassa Alberto indietro inseguito da Amelia).
AMELIA: Torna indietro se hai coraggio.
ADA: (Da fuori). Fate attenzione perch qui dietro c un buco pericoloso e
qualcuno potrebbe finirci dentro. (Ripassano Alberto e Amelia).
ALBERTO: (A Ada) E tu levati dai piedi (Si sente un tonfo).
ADA: Il buco.
PAOLO: Mettete la musica, qualcuno chiuda il sipario. (Il sipario viene chiuso ma
non completamente, la musica parte a singhiozzo. Le prossime battute sono
dette tutte da fuori).
BRENDA: Come siamo andati, Paolo?
PAOLO: Sono senza parole.
BRENDA: Commosso?
PAOLO: No, sto proprio piangendo. E un disastro. Stiamo facendo una tragedia,
anzi, la regina delle tragedie e la gente ha sempre riso. Vi sembra normale
questo?
AMELIA: Beh, si stanno divertendo.
PAOLO: E questo il problema. Non devono divertirsi. Devono commuoversi,
magari anche versare una lacrima.
AMELIA: Calma. Se piangono poi non consumano la mia porchetta. La gente allegra
mangia pi volentieri.
PAOLO: State pronti, ragazzi, si ricomincia. Che Dio ce la mandi buona. Chi di
scena? Dov Omero?
ADA: Volevo solo dirvi di fare attenzione perch di l c un buco piuttosto
pericoloso.
ALBERTO: Era qui un attimo fa.
PAOLO: Non possibile. E sparito di nuovo. Fa niente si inizia. Far il Montecchi,
tanto ormai, peggio di cos. (Parte la musica, si apre il sipario). Aspetta,
Brenda e Luca devono essere gi in scena, morti. (Il sipario si richiude e
quando si riapre per terra si vedono Luca e Brenda. Entra Paolo.
Dallaltra parte entra Sara vestita da uomo).
SARA: Vieni avanti, Montecchio. Se tu sei stato sollecito nel levarti, il tuo
figliolo e erede lo stato anche pi nel cadere.
PAOLO: Ahim, la mia compagna e moglie spirata stanotte. Quale nuova sciagura
attenta alla mia tarda et?
SARA: Vieni e guarda. (Entra Omero ubriaco).
OMERO: Ahim, la mia compagna e moglie spirata stanotte. Quale nuova sciagura
attenta alla mia tarda et?
SARA: Ma
PAOLO: Principe, le presento
OMERO: il grande
PAOLO: Montecchi, mio fratello. (Entra Gianna).
GIANNA: Chi quelluomo?
PAOLO: Milady, non proprio il momento. Mi faccia la cortesia di anadarsene fuori
dalle mura.
GIANNA: Ma quando viene il mio momento?
PAOLO: Verr, non si preoccupi. (Gianna esce).
SARA: Mi sento un attimo confuso.
OMERO: O figlio mio senza creanza! Che maniera questa di passare avanti a tuo
padre
SARA: Fermate per un istante
OMERO: Non ho ancora finito.
SARA: Scusi.
OMERO: Dicevo che maniera questa di passare avanti a tuo padre per raggiungere
la tomba? Ora puoi.
SARA: Fermate per un istante la violenza delle parole, e aspettate che si chiarisca
ogni dubbio
OMERO: (Sottovoce). Dovresti stare dallaltra parte su questa battuta.
SARA: Scusi. (Si sposta). Fate venire avanti i capi sospetti. (Sara avr un
copricapo che poser).
OMERO: Non mi sento molto bene.
PAOLO: E sicuramente lo shock, fratello.
OMERO: No, credo siano gli involtini primavera che ho mangiato. (Entrano Linda,
Moana e Alberto).
LINDA: Io ne sono il maggiore, sebbene il pi inabile.
MOANA: Anchio sento i sospetti sulla mia testa.
ALBERTO: Io no, sono qua solo per tenere docchio lei.
OMERO: Oddio, mi viene su tutto. (Vomita nel copricapo di Sara).
MOANA: Che gli succede?
PAOLO: Ha difficolt a reggere il dolore.
OMERO: Cinesi di merda.
PAOLO: Signore, che dobbiamo fare di loro?
OMERO: Che muoiano tutti.
PAOLO: Tutti chi? I sospettati?
OMERO: Che me ne frega dei sospettati. I Cinesi e i loro involtini primavera.
PAOLO: Io credo che il frate abbia con s una lettera
LINDA: Una lettera?
PAOLO: Certo, una lettera di Romeo.
LINDA: Ah, vero, dove lho messa?
PAOLO: Cercala, frate.
LINDA: S, lho nascosta da qualche parte. Ah gi, adesso ricordo, lavevo messa
nel mio cappello cos ero sicura di non dimentic ehh, di non perderla.
Adesso la prendo.
PAOLO: No, lascia stare.
LINDA: E l il mio cappello, faccio in un attimo. (In realt il suo cappello lha in
testa, cerca nel cappello di Sara).
PAOLO: Non ti preoccupare, frate, facciamo conto di averla letta. (Linda infila una
mano nel cappello).
LINDA: Che cosa c qui dentro? E bagnato.
OMERO: Involtini primavera.
PAOLO: In ogni caso in quella lettera confermava le parole del frate
LINDA: Quali parole?
PAOLO: Quelle che avrebbe dovuto dire. Romeo scriveva di avere comprato un
veleno per portarselo qui e morire vicino a Giulietta.
SARA: I colpevoli della loro morte siete voi Capuleti e voi Montecchi. Guardate
quale punizione colpisce il vostro odio. Siamo puniti tutti. Venite
Capuleto (Si avvicina Amelia). E anche voi Montecchio (Si avvicinano
Omero e Paolo). Perch in due?
PAOLO: Siamo fratelli.
OMERO: Gi. Siamesi.
AMELIA. Fratello anzi fratelli Montecchi, stringete questa mano. In questa stretta
la dote di mia figlia, che io non ho pi niente da chiedere.
OMERO E PAOLO: In veste altrettanto ricca
PAOLO: Scusa.
OMERO: In veste altrettanto ricca Romeo giacer vicino alla sua sposa. Povere
vittime dellodio nostro.
AMELIA: Questa mattina ci reca una buia pace, e il sole, in segno di lutto, non si
affaccer. Alcuni saranno perdonati, altri puniti. Mai una storia stata di
tanto dolore quanto questa di Giulietta e del suo Romeo.
MOANA: Della nutrice, di Giulietta e del suo Romeo. (Tutti si inchinano per i
saluti, Luca va vicino a Moana, Alberto lo nota, Omero stramazza al suolo
svenuto. Alberto afferra Luca e gli da un pugno, Moana inizia a difenderlo
e gli salta sulle spalle, inizia una scazzottata generale, cade una quinta).
PAOLO: Sipario, presto, sipario. (Nessuno lo chiude perch sono tutti fuori a
picchiarsi tranne Ada. Ad un certo punto Ada entra in scena. Qualcuno
la spinge fuori e la si sente cadere nel buco. E chiamate unambulanza, il
Montecchi in coma etilico.
ADA: il buco! (Paolo corre fuori e mette una musica che non centra niente poi
riesce finalmente a chiudere il sipario. A sipario chiuso continuano a
sentirsi i rumori della scazzottata e si vede il sipario muoversi segno che
dietro ci si sta ancora picchiando).
QUARTO TEMPO
Dopo lo spettacolo
Mentre la musica sfuma si riapre il sipario. Al centro della scena c Paolo con le mani tra i capelli. Entra Sara).
SARA: Lambulanza se n andata. Bisogner accompagnarla in ospedale?
PAOLO: E per far cosa? Assistere alla lavanda gastrica di Omero?
SARA: No, Omero sta benissimo.
PAOLO: Ma allora chi hanno portato via?
SARA: Ada. Lultima caduta nel buco le stata fatale. Credo si sia rotta un
braccio. Cosa facciamo?
PAOLO: Cosa vuoi fare Sara? Dopo questo disastro. Ho cercato di mettere in
scena la tragedia per eccellenza di tutta la drammaturgia mondiale e il
pubblico non ha smesso di ridere un attimo. Una tragedia.
SARA: Si sono divertiti.
PAOLO: Il problema che dovevano piangere. (Entra Amelia).
AMELIA: Strepitoso.
PAOLO: Cosa il mio fallimento?
AMELIA: Abbiamo fatto fuori sette porchette. E stato un successo senza pari.
Signor Paolo io lavevo proprio sottovalutata. Ha messo in piedi uno
spettacolo straordinario. Quanto rideva le gente. Ha fatto bene a stravolgere
il testo.
Che palle che era: la solita storia dei due che si amano e poi muoiono. Non
se ne poteva pi ma lei ha saputo dargli nuova vita. Un successo. E tutta
quella porchetta venduta lo testimonia. (Entra Omero).
OMERO: Com andata la prova ieri sera?
PAOLO: Omero, ieri sera c stata la prima.
OMERO: Ohib. Ecco perch tutta quella gente in sala. (Entrano Luca e Moana).
LUCA: Sono arrivati i giornali. Leggiamo le critiche.
PAOLO: Lascia stare, Luca, per favore.
LUCA: Ecco qua: Un Romeo e Giulietta cos non lo si era davvero mai visto. Il
regista Paolo Lamponi ha dimostrato ancora una volta di eccetera,
eccetera, eccetera.
PAOLO: Eccetera cosa, Luca?
LUCA: Niente, le solite cose.
OMERO: E cosa dicono del grande Omero Aldobrandini?
LUCA: Eccetera, eccetera, eccetera.
OMERO: Non male. Hanno detto di peggio in passato.
LUCA: Gli attori e ci scusino gli attori veri se li definiamo cos, sembravano
MOANA: Sembravano cosa?
LUCA: Eccetera, eccetera, eccetera. In conclusione possiamo dire che si trattato
eccetera, eccetera, eccetera. Vabb, leggiamoci le notizie sportive. (Entrano
Linda e Gianna).
GIANNA: Maestro, come sono andata? Ho detto bene la mia battuta? Chi
quelluomo? (Paolo le si avventa contro).
PAOLO: Io lammazzo. (Entra Alberto. Lo blocca).
ALBERTO: Fermo, capo. Lei non ammazza proprio nessuno. E tanto meno questa
splendida creatura.
MOANA: Ma Alberto.
ALBERTO: (A Moana). Scusami, amore. Ma ho capito che mi sbagliavo.
GIANNA: Gi, si sbagliava.
ALBERTO: Vai pure con il cretino.
LUCA: Splendido. Ma sarei io il cretino?
MOANA: Certo, amore.
LUCA: Splendido. Sono io il cretino, hai sentito mamma?
AMELIA: Chiudi il becco, Luca. Sto contando. Con un teatro pi grosso di questo
e organizzandoci bene di banchetti potremmo metterne due e vendere il
doppio di porchetta.
PAOLO: Non ci saranno repliche. La carriera di Paolo Lamponi finisce qui.
ALBERTO: Bene, capo, allora io me ne vado. Vado a lavorare con lei al bar. Almeno
i croissant e il caff li avr di sicuro. (Escono Alberto e Gianna).
PAOLO: Anche voi siete liberi, ragazzi. Non ho i soldi per pagarvi.
MOANA: Va bene cos, Paolo.
PAOLO: Sono un regista fallito. Vi ho trascinato in questa avventura illudendovi che
avremmo fatto i soldi. Speravo di farcela. E difficile ammettere con se
stessi di essere un fallimento. Non ho nemmeno i soldi per pagare laffitto
del teatro. Per riuscire ad avere gente ho speso gli ultimi soldi: questi non
erano spettatori paganti ma spettatori pagati.
SARA: Signor Lamponi, io non voglio niente da lei. Mi sono divertita e grazie a lei
e a questo spettacolo dopo anni di silenzi io e mia figlia abbiamo rico-
minciato a parlarci. A me basta.
LUCA: Io ho trovato Moana. Sono felice.
MOANA: Io ho trovato il cret ehm, Luca, e un giorno lazienda di famiglia.
AMELIA: Io ho venduto le mie porchette.
LINDA: Io erano cinque anni che nessuno mi faceva recitare. Dicono che non mi
ricordo le battute.
PAOLO: Grazie, ragazzi, siete molto gentili.
AMELIA: Cosa far adesso, signor Lamponi?
PAOLO: Non lo so.
AMELIA: Io avrei bisogno di un buon venditore di porchette.
PAOLO: No, grazie. Non il mio campo.
LUCA: Allora noi ce ne andiamo.
PAOLO: S, arrivederci ragazzi.
OMERO: Paolo, mi dicevi che la prima questa sera?
PAOLO: E stata ieri sera, Omero.
OMERO: Bene, e a che ora ci troviamo?
PAOLO: Ieri sera.
OMERO: Gi. Forse me lo avevi gi detto. E cosa abbiamo fatto?
PAOLO: LOtello.
OMERO: Ah. andato bene?
PAOLO: Non male, Omero.
OMERO: Questa sera si replica?
PAOLO: Non credo, Omero. Al limite ti telefono.
OMERO: Possibilmente entro mezzogiorno cos so organizzarmi la giornata.
PAOLO: Perch se non si recita che cosa fai?
OMERO: Non lo so. Mi rilasso. Magari mi bevo qualcosa.
PAOLO: Ciao, Omero. (Omero esce). Luscita dallaltra, Omero.
OMERO: Scusa, me nero dimenticato. Sai, i teatri nuovi.
PAOLO: Sono solo sei settimane che siamo qui dentro. (Omero esce). Direi che
possiamo chiudere tutto e andarcene.
ADA: (Da fuori). Paolo! Paolo! Sei qui?
PAOLO: Qualcuno vada a prenderla prima che finisca di nuovo nel buco.
SARA: Ci penso io. (Esce, rientra quasi subito con Ada).
PAOLO: Ada, non dovevi essere in ospedale?
ADA: Sono scappata. Ci sono cose pi importanti ora.
PAOLO: Cosa vuoi che ci sia di pi importante del tuo braccio rotto?
ADA: Tutte le telefonate che sto ricevendo sul mio telefonino. C un sacco di
gente che ti sta cercando e tu hai il telefono staccato.
PAOLO: Certo perch se mi trovano mi fanno la pelle.
ADA: Ma cosa dici? Si sparsa la voce che hai messo in scena la pi divertente
parodia del Romeo e Giulietta di Shakespeare. Ti vogliono a Cinecitt.
PAOLO: Ma non era una parodia.
ADA: S, ma loro non lo sanno.
PAOLO: Era una tragedia. Non una parodia.
ADA: Su, Paolo, non farne una tragedia. Ci sono ben quattro produttori pronti
con in mano un contratto con un sacco di zeri dietro pur di averci.
PAOLO: Ada, stato tutto un caso. Non si pu ripetere.
ADA: E perch no.
SARA: Gi, perch no. Con un gruppo di attori del genere non si preoccupi che
non verr mai fuori niente di meglio. E lunica certezza che abbiamo.
PAOLO: Ci pagano bene?
ADA: Un mucchio di zeri.
PAOLO: S ma prima degli zeri?
ADA: Le cifre le mettiamo noi.
SARA: Che ne dici?
PAOLO: Dico che devi radunare tutti.
AMELIA: Ma perch non ci ha pensato prima?
PAOLO: Perch credevo di essere un regista.
AMELIA: Lei sempre in ritardo. Di almeno un anno.
PAOLO: Gi, sono sempre in ritardo di un anno. Ada, pensa tu ai contratti.
ADA: (Uscendo). Volo.
PAOLO: Cinecitt, stiamo arrivando. (Rumore di una caduta). Ada, il buco.
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