Spaccau la muntagna

SPACCAU A MUNTAGNA

SPACCAU LA MUNTAGNA

( leruzione)

Dramma in tre atti

Di

Antonio Sapienza

Luglio 1985

Personaggi:

Salvatore Occhipinti..pensionato statale;

Agata..sua moglie;

Maria..figlia di Salvatore e Maria;

Giacomo Pezza. Fidanzato di Maria;

Zu Vitu.contadino, amico di Salvatore;

Saru cu mbrazzuboscaiolo, amico di Salvatore;

Brigadieredella Guardia forestale;

e, inoltre

Braccianti e contadini.

La vicenda si svolge in una localit alle falde dellEtna, negli anno 80.

Atto I

Sulla scena stata ricostruita la facciata di una modesta casetta di villeggiatura di montagna. Una piccola staccionata divide la scena , in profondit, in due parti: una sar il piccolo giardinetto annesso alla casetta, laltra met sar un vialetto o un sentiero di montagna che passa tra grossi alberi di castagno.

Allapertura del sipario, con musica adatta, la scena sar attraversata da cinque, sei braccianti di vario sesso ed et. E mattino, e quelle persone si stanno recando al lavoro. Due di essi portano delle lunghe scale sulle spalle, altri panieri e ganci di legno.

I bracciante Carusi, annacamini ca si fici tardi-

2 - Accura ca sappigghia a fasola.-

1 - Senti bedda, can un sappigghia nenti, semmai nun si pigghia a jurnata, picch se tardamu ancora, allu zu Cola mancu vero ci pari a scasciuni pi darini, a malapena, menza jurnata-

4 - se saremo fortunati-

3 - Au, picciotti, a mia a jurnata servi tutta, bedda, pulita e china.-

4 - Pi daraccilla a donna Santina-

1 - o stasira o dumani matina-

2 - pi putallu alla ruvina-

3 - E finiscila cu sta lagna, tantu pi tia - nenti ci nesci pa jatta!-

2 - (punta sul vivo) Ahu, u sintistiru a stu sciavuni!-

Tutti - A ma ntisu, a ma intisu, sissighiuri ( sfottenti).-

1 - Forza carusi, jammu, beddi valenti(conciliante).

3 - (rivolta verso la casa dalla quale si era affacciato Salvatore) Buon giorno don Salvaturi.-

Sal.- Salutiamo picciotti ebuon lavoro.-

3 bracciante A stasera don Salvatore. (intanto tutti i braccianti vociferando escono di scena).

Sal.- A stasera, a stasera. (aspetta che escano) E cchi su contenti. Li aspetta una lunga giornata di lavoro, arrampicati sugli alberi come scimmie, a raccogliere ciliegie, a spezzarsi le gambe e le braccia sulle scale, e, qualche volta, anche losso del collo per probabili cadute, e sono contenti.

Roba dellaltro mondo! Lavorano e sono contenti. Beati loro. (pausa) Io ho lavorato per quarantanni e ogni giorno, per me, stato un calvario. Ogni giorno di lavoro un patimento!

Va bene, c lavoro e lavoro, ma il mio era proprio disumano. Minchia, se ci penso Timbravo, timbravo, timbravo. Ogni giorno avr timbrato tre, quattrocento pratiche; ogni mese nove- diecimila; ogni anno un milione e passa di timbri. E tutto moltiplicato per quarantanni! Pazzesco! Quando ci penso mi vengono i brividi. (intanto che procede con la tirata, si fa il caff con la macchinetta, sempre affacciato dalla finestra della casa).

Una sola cosa buona hanno fatto questi anni di tortura timbretesca: ( ampio gesto verso la casa) Questa bellissima casetta. (beve un sorso di caff) Certo s mangiata tutta la mia modesta liquidazione, pi qualche debituccio, ma ce lho fatta! Ho realizzato il mio sogno di tutta una vita.

Ora qua, in santa pace, mi spaparazzo e me la godo. (altro sorso) Quando stirer i piedi, ci penser Dio. ( sta per rientrare, quando entra in scena u zu Vitu).-

Zu Vitu Buongiorno don Salvatore.-

Sal. - Oh, zu Vitu, buongiorno a voi, venite, prendete un caff con me. (prende unaltra tazzina).-

Zu Vito Non vi disturbate-

Sal. - Ma quale disturbo. Non mi direte che lavete gi preso, no?-

Zu Vitu E va bene, accetto per farvi piacere.-

Sal. (versando il caff) Quanto zucchero? Il solito?-

Zu Vitu- Il solito, grazie, due cucchiaini.(scruta il cielo) Oggi scirocco, don Salvatore-

Sal. - tanto per cambiare. Ditemi, secondo voi, quando la finir (fa segno al cielo) con questo scirocco?-

Zu Vitu (sorseggiando il caff) A luna! Comanda la luna. Quando cambier la luna, cambier il tempo. (sentenzioso).-

Sal. - (tentando lo scherzo) Tempo lunatico, dunque?-

Zu Vitu ( impassibile) A luna cumanna! Avanti v. Vi ringrazio per il caff e vi auguro una buona giornata.-

Sal - Grazie, grazie, altrettanto a voi. Andate alla vigna?-

Zu Vitu Oggi si. La debbo legare.-

Sal. - Ieri lavete zappata, oggi la legate, domani la scaricate, ma quando finiscono i lavori laggi?-

Zu Vitu A vigna come una creatura, vuole cure senn ti lascia allasciutto.(fa cenno al bere) Salutiamo don Salvatore e tanti ossequi alla signora.-

Sal. - Grazie riporter e buon lavoro. ( lo zu Vito esce lentamente di scena, mentre Salvatore si gira verso linterno della casa) Maria, Maria, lo vuoi il caff?-

Mar. (dallinterno) Grazie, si. Versamelo che arrivo. (Salvatore, lentamente esegue, mentre entra in scena Maria, sempre dalla finestra che prende la tazza e sorseggia) Uhm, buono. Pap, che ore sono?-

Sal.- ( prendendo lorologio dal taschino del panciotto e guardando stentatamente le lancette) Sonosono esattamentele sette e dodici.-

Mar.- (vuotando la tazzina) Accidenti, sono sempre in ritardo. Alle otto debbo essere in citt-

Sal.- e sei ancora in pigiama-

Mar.- ma per poco. Scappo (rientra).-

Sal.- Maria, non ti dimentica di comprarmi il tabacco per la pipa.-

Mar.- (dalle quinte) Me lo ricorder.-

Sal.- E ti ricordi anche la marca?-

Mar.- Clan.-

Sal.- Braaava. Io esco in giardino, se ti serve aiuto per uscire la macchina, chiamami.-

Mar.- Okai. Lo far.-

Sal.- Occai, zorrait, vanderfullo, malanova a mia. Na sta casa si parra cchiu straneru ca italianu. (intanto uscito in giardino, e lo ammira soddisfatto) Che bel giardino, certo u zu Vitu cura la vigna e prende il vino, io curo il giardino e prendo(starnutisce) il raffreddore. (intanto impugna un rastrello e inizia a lavorare. Musica adatta) Per veramente bello il mio giardino, senza offesa per nessuno.

Maria ( una bella ragazza vestita sportivamente, entra in scena e si mostra al padre) e di me che dici?-

Sal.-(ammirandola e facendola girare) che sei splendida.-

Mar.- Lo sapevo. Okay. Tutto allright papi, la macchina partita. Ciao, io vado. By (esce).-

Sal.- Ca bai. E stai attenta alla strada ( riprende la sua attivit, intanto entra in scena Saru con un braccio, operaio della segheria, egli sui quarantanni.)-

Sar.- Buongiorno signor Occhipinti, bella giornata vero?

Sal.- (guardando il cielo, poi Saru) Ma dove la vedete questa bella giornata? C uno scirocco che si taglia col coltello... buongiorno a voi.-

Sar.- Sarma per me sempre una bella giornata.-

Sal.- Gi per voi-

Sar.- Gi, per me. (pausa) E che volete? Dopo la disgrazia, prendo tutto con filosofia. Vardassi chi ci cuntu: quando uno vede la morte coi propri occhi, quello l, poi, diventa un altro. E, parranno cu vui, ora io sono un altro. Con un braccio in meno, v bene, per sempre un altro sono, ormai.-

Sal.- Certo, avete avuto una bella fortuna, nella disgrazia.-

Sar.- Parranno cu vui, la fortuna centra poco o niente. Quelli sono stati San Cosimo, Cirino e Filadelfo, i quali, unendo le loro forze, mi hanno tratto dalle fauci della grossa sega. Perch, parranno cu vui, ero gi nelle sue fauci, quando, improvvisamente sincepp. Certo, ebbe il tempo di segarmi un braccio Ma parranno cu vui, fu perch Sa Cirinu, il pi piccolo dei santi, aveva la testa al gioco e si distrasse senn neanche il braccio quella si ammuccava.-

Sal.- E voi come lo sapete?-

Sar.- Me lo sono sognato. E quando io sogno, sogno sempre la verit.-

Sal.- (quasi tra se ) Sentiamo questaltra(poi a Saru) Sapete, a me stato detto che fu il cavallo di Tanu u surdu, ca vi gett sulla macchina mezza scassata-

Sar.- Ca quali! Quella sega funzionava come un orologio svizzero. Parranno cu vui, io stesso, quella mattina, avevo fatto la sua manutenzione e lavevo pure affilata.

Dovete sapere che la calunnia una cosa assai brutta, ma brutta, brutta assai.(quasi ripensando)

A sega difettosa ma v!

Quello era un animale servaggiu! Non un cavallo! Ma lo sapete che quel cavallaccio mezzo matto, maveva spinto dalla schiena ed ero caduto con la testa nella lama?-

Sal.- Mizzica che mira quel cavallo-

Sar.- Non ci scherzate, signor Occhipinti, non ci scherzate. Quellanimale era cattivo, malvagio e bestia! E ce laveva con me. Parranno cu vui, ce laveva con me da quella volta da quella volta che gli mollai un calcione nel sedere perch sporc di pop la segheria.-

Sal.- Quella grazia di Dio.-

Sar.- Quando? Quando non ti fa puzzare di latrina tutta la segheria? Abbasta! Quella bestiaccia se lera legata al dito e alla prima occasione, zac! Mi da una testata e io vedo la morte cogli occhi!-

Sal Ma per vostra fortuna, San Cosimu, Cirinu e Filadelfu-

Sar.- precisamente, essi mi vennero in soccorso e ci rimisi solo un braccio e quello manco, per giunta.-

Sal.- Vidi cchi santi-

Sar.- Parranno cu vui, quelli sono santi che rispettano i devoti accura se se lo scordano? E anche se uno di loro se dovesse distrarre, ecco che, a turno, ci sono gli altri due che vigilano e stanno attenti. E che vi pare ca su fissa?-

Sal. - Su santi organizzati-

Sar.- Ca comu! Comunque, vardassi chi ci cuntu: la mia vita, anzi ogni giorno di vita che campo in pi, belle trovata. Ca che ci pari? Io dovevo morire lanno scorso, dovevo morire.-

Sal.- E invece campate ancora. E pazienza.-

Sar.- Sempre spiritoso il signor Occhipinti, sempre spiritoso.-

Sal. Mi permetto di scherzare sulla vostra disgrazia, perch so che non vi offendete, don Saru, senn-

Sar.- Lo so, lo so e io ci sto allo scherzo. Ma lo sapete? Da quando sono diventato Saru cun brazzu, mi sento, come dire? Ecco, pi importante. La gente mi saluta, mi domanda della mia salutePer, in certi casi, lo vorrei ancora quel braccio mancarusu specialmente ora-

Sal.- Perch, cosa v successo?-

Sar.- E successu ca un peri di castagnu mi sta spaccannu la casa.-

Sal. Come, perch?-

Sar.- Come? Perch? E perch ci appoggiai la mia casetta, quando la costruii, ed ora s fatto grande e grosso e la sta scassannu senza piet.-

Sal.- E voi, santo cristiano, proprio sul castagno dovevate appoggiarla?-

Sar.- Parranno cu vui, quello non un comune castagno, quello il mio castagno, che fu di mio padre buonanima, ed lunica eredit che mi lasci il mio vecchio, insieme ad un fazzoletto di terra, per la verit.

Vardassi cchi ci cuntu: quando decisi di costruirmi la casetta, come in visione, vidi mio padre che mi indicava il castagno, era come se mi dicesse: quellalbero il sostegno della tua vita e della tua casa. E che vi debbo dire? Di fronte alle visoni Voi cosa avreste fatto al posto mio? Lavreste costruita come ho fatto io, no?-

Sal.- Ma, veramente, non saprei-

Sar.- Ecco, vedete? Mi date la stessa risposta che mi danno tutti: non saprei. Ora, parranno cu vui, tutto andato bene per ventanni. Io e il castagnazzo siamo andati daccordo e in perfetto amore

Ma ora, sar per let, sar picch si siddiau, sar perch s montato la testa, fatto sta ca mi sta spaccammo la casa in due.-

Sal. Certo, gli alberi hanno il vizio di crescere-

Sar.- e a casa si scassa! E ora debbo prendere una decisione dolorosa: o lalbero oppure la mia casa, ma uno dei due deve cadere. Voi cosa mi consigliate?-

Sal.- Beh, sapendo cosa significa la casa, per un uomo che se l fatta da se, con grandi sacrifici e tanto tantissima fatica, mi verrebbe di consigliarvi di abbattere il castagno. Ma, dopo quello che mavete detto dellalbero, francamente, adesso non saprei proprio cosa consigliarvi. Tutti e due sono parte di voi, come le gambe, le braccia-

Sar. - e qui casca lasino! Adesso, come sono ora, ammesso che mi decidessi su cosa abbattere, come credete che lo passa fare con un solo braccio?-

Sal. - Voi avete dimostrato che, anche con un solo braccio, siete rimasto lo stesso valente operaio che eravate prima dellincidente. Lo dicono tutti in segheria.-

Sar. - Si, si, va bene. Ma la segheria una cosa, e abbattere una casa o tagliare un castagno di cento anni e passa, unaltra cosa.-

Sal. - E voi fatevi aiutare.-

Sar. - Parranno cu vui, per questo sono sceso in paese. Cercavo un consiglio, ma anche un aiutoche ne direste di aiutarmi, signor Occhipnti?-

Sal. - (sbalordito) Io? Ma io non ci so fare, sono spratico, fuori mestiere, eppoi sono vecchio.-

Sar.- Siete modesto voi. Per vi comprendo. Parranno cu vui, sto cercando u zu Vitu-

Sal.- E anzianotto pure lui.-

Sar.- Si, ma pratico di castagni. Beh, fatemi gli auguri e spero di fare una buona scelta dopo aver parlato con castagnazzo ed essermi consultato con lo zu Vitu.-

Sal. - Parlato con castagnazzo? Ho udito bene?-

Sar.- Certamente! Ecco, voi ancora non potrete capire, siete troppo cittadino, ma quando vi sarete calato, come noi, nella natura, forse capirete.

Vardassi cchi ci cuntu: Io e il castagnazzo parliamo. E una vita che ci scambiamo idee, che discorriamo del futuro e degli uomini, oltre, naturalmente, delle piante e dei castagni, in particolare.-

Sal. - Ma, dite sul serio?-

Sar. - Eccome! E datosi che vecchio come una cucca, esso conosce i fatti di tanti anni fa. Volete sapere, per esempio, quando mor la vecchia quercia di Cosimu Panza?-

Sal. - Ma di quale quercia parlate? Cosimu non ha mai avuto una quercia almeno che io ricordi.-

Sar.- E invece ce laveva nel 1932 e gli mor per colpa dei funghi.-

Sal. - E questo ve lavrebbe raccontato ilcastagnazzo?-

Sar.- E chi senn? Cosimo era ancora un carusiddu, quando mor la quercia.-

Sal. - (pensoso e sospettoso) Stu castagnu un fenomeno, a quanto pare.-

Sar. - Beh, parranno cu vui, vero, e ne sono orgoglioso.-

Sal. - Potreipotrei parlarci anchio?-

Sar. - No, che dite. Quello timido, non parla con gli estranei. No, no non possibile.

Beh, ora vi saluto, vado in cerca dello zu Vitu, vediamo cosa ne pensa lui. Arrivederci signor Occhipinti.-

Sal.- Buon giorno a voi ah, lo zu Vitu salito alla vigna, forse lo trovate ancora l.-

Sar.- Grazie assai ( fa un gesto di saluto con la mano ed esce).-

Salvatore riprende a lavorare e a fischiettare. Entra in scena Agata. Ella una donna di mezza et, massiccia, ma giovanile nellaspetto. Indossa la vestaglia ed ancora spettinata e assonnata.

Aga.- Buongiorno Salvatore con chi parlavi?-

Sal.- Buongiorno e ben levata (ironico) Parlavo con Saru cun bracciu.-

Aga.- Con quel mezzo matto? Guarda che chi va con lo zoppo-

Sal.- Vuoi dire, per caso, che divento matto anchio?-

Aga- Non per caso! Gi ci sei sulla buona strada.-

Sal.- E questo il tuo buongiorno, ho capito. Hai dormito bene?-

Aga- Col mal di testa non si dorme mai bene.-

Sal.- E con la scusa del mal di testa ti fai certe panzate di sonno-

Aga.- Che vorresti insinuare? Che simulo?-

Sal.- (sulla difensiva) No, no, giammai comunque il sonno ti sempre piaciuto.-

Aga.- A chi non piace dormire- Hai fatto il caff?-

Sal.- Si, ne vuoi un po? guarda che gi freddo.-

Aga.- Dammene mezza tazza (Salvatore gliela versa e Agata la sorbisce lentamente) Maria gi andata via?-

Sal.- Circa mezzora fa. E tu ronfavi!-

Aga.- Ancora? Ma sei tremendo?-

Sal.- Scusami, sar per lo scirocco, ma oggi mi sento un po strano.-

Aga.- Quello non per lo scirocco, ma per Saru cun brazzu che timpressiona con le sue stranezze. Beh, quando vado a telefonare a Maria, in ufficio, le debbo dire di salirci il pane. (si ode un piccolo boato) Chi fu?-

Sal.- Niente, la Montagna che brontola. (riprende a lavorare, si odono altri boati, uno dei quali pi forte degli altri. Salvatore, istintivamente, smette di lavorare e guarda verso il cratere) E oggi proprio di pessimo umore.-

Aga.- Gi. (sta per rientrare, poi si ferma) Cosa vuoi mangiare oggi a pranzo?-

Sal.- (continuando a lavorare) Mi piacerebbero due spaghetti alla carrettiera e dui pipi arrustuti.-

Aga.- Allora scendi nellorto e prendili.-

Sal.- Vacci tu, io debbo finire di pulire questo pezzo di giardino.-

Aga.- Dimmi tutto, ma non chiedermi di andare nellorto. Ma che mi vuoi morta?-

Sal.- Mizzica quanto spettacolo pi nu scussuni.-

Aga.- Serpente! E un grosso serpente. Avrei voluto vedere cosa facevi tu, eroe, intento a prendere il fagiolino, alla vista di quella bestiaccia che ti si drizza in faccia.-

Sal.- Ma che serpente dEgitto, quella una innocua biscia dacqua.-

Aga.- Ohu, biscia o non biscia, sempri scussuni !-

Sal.- e tu nellorto non ci vai.-

Aga.- Esattamente! (rientra)

Sal.- Beh, effettivamente quella bestia cretina la fece spaventare. Scussuni idda, fimmina laltra! Per da quando c sta biscia tra lorto e il giardino, topi di campagna non se ne vedono pi. Ora sar per combinazione, sar per quello che sar, fatto sta che io preferisco avere tra i piedi in giardino o nellorto, megghiu nu scussuni che ddi dannifichi suggi campagnoli. (due minuti di lavoro e di musica, poi rientra Agata).

Aga.- Salvatore, lo sentisti?-

Sal.- (riscuotendosi dai suoi pensieri) Sentisti cosa?-

Aga.- U tirrimotu! Lo sentisti?-

Sal.- No, io non ho sentito nulla.-

Aga.- Veramente nemmeno io, per il lampadario dondola-

Sal.- E tu fallo annacari-

Aga.- Salomone ha dato la sentenza!-

Sal.- E allora cosa dovrei fare? Dire alla Montagna di non disturbare? (ironico) Sa, cara amica, siccome a mia moglie le sue scosse non le piacciono, le sarei grado, pertanto, se ella la potesse smettere di brontolare e di sussultare-

Aga.- Quanto sei spiritoso. Cerca, invece di fare qualcosa-

Sal.- Posso fermare il dondolio del lampadario, non si sa mai, ti dovesse venire il mal di mare.-

Aga- Salvatore Occhipinti, finiscila!-

Sal.- E che? Oggi non si pu nemmeno scherzare?-

Aga.- Su certe cose non si scherza! Per esempio non si scherza coi santi, coi terremoti e con le figlie da maritare.-

Sal.- Aspetto che me la scrivo sta sentenza.. (ripensandoci) Con le figlie? E che centra?. -

Aga.- (indispettita) Oggi meglio che la finiamo qui! (fa per rientrare)-

Sal.- Aspetta, aspetta. Oggi meglio che continuiamo. Mi dicevi con le figlie?-

Aga.- No, macch figlie, dicevodicevo briglie(pentita daver parlato troppo).-

Sal.- Si, ca ora sono diventato scemo, altre che sordo. Avanti, parla!-

Aga.- (in estremo imbarazzo) Ma niente, dicevo cos, tanto per direniente dimportante.-

Sal.- Maria incinta!-

Aga.- Ma che sciocchezze-

Sal.- Si lasciata col fidanzato!-

Aga.- Ma quali-

Sal.- Lhanno licenziata dal lavoro.-

Aga.- Nonzi.-

Sal.- E allora che , si pu sapere? Santu diavuluni!-

Aga.- Calma, calma, non tagitare ecco, una cosa delicata specialmente per te che ci tieni assai -

Sal.- E parla!-

Aga.- Maria e Giacomo si vogliono sposare-

Sal.- e questo lo sappiamo.-

Aga.- Ma non hanno la casa-

Sal.- sappiamo pure questo.-

Aga.- Per vorrebbero una casa-

Sal.- E con ci? Anche noi eravamo senza casa eppoi con la salute e coi risparmi, ce la siamo fatta.-

Aga.- Si, per i tempi sono cambiati. Comunque vorrebbero un aiutino-

Sal.- Aiutino? Beh, vediamo cosa si potr fare. Ne discuteremo quando ne parleranno anche a me.-

Aga.- Secondo te, che aiuto potremmo dargli?-

Sal.- Tutto quello che potremo.-

Aga.- Tutto?-

Sal.- quello che potremo (scandisce).-

Aga.- Anche la la nostra casa?-

Sal.- La nostra casa? Come la nostra casa? E noi? Eppoi, impossibile, lo sai che per me questo il mondo! E al mio mondo ancora non voglio rinunciare. La casa gliela daremo quando verr il momento, il tempo e luogo.-

Aga.- Riflettiamoci meglio Salvatore.. saiGiacomo-

Sal.- Giacomo, Giacomo certocon la sua flemma lavora sotto sotto Ma Agata, Maria nostra figlia, ci conosce bene, sa che laiuteremo, come sa della mia affezione a questa casanon la chieder.-

Aga.- E se la chiedesse?

Sal.- Mi stai facendo innervosire con questi discorsi, lo sai? (Sbatte a terra il rastrello).-

Aga.- Calma, calma, calma, su da bravo, vieni dentro che ti faccio una camomilla.-

Sal.- Una? Fammela tripla. (entrano)-

Entrano in scena lo zu Vitu e Saru.

Vito - Saru, la bestialit lhai fatta quando hai costruito la casa appoggiandola al castagno. Ora non hai altra scelta devi abbattere il castagno.-

Saru - Ma la mia vita-

Vito Lo so, lo so, credi che non ti capisca? Ma rispondi a queste domande: dentro il castagno ci puoi dormire? Ci puoi mangiare? Potrai sistemare la tua famiglia futura?-

Saru Si, la mia famiglia non mi volle nessuno quando avevo tutte e due le braccia, figuratevi ora.-

Vito Questo non si pu mai dire. Comunque devi tagliare! ( fa cenno con la mano di troncare netto)-

Saru (fermandosi, vicino alla finestra e riflettendo) Forse avete ragione. Ma ora chi glielo dice?

Vito A chi?-

Saru Al castagno.-

Vito Fammi capire: tu vorresti informare il castagno della tua scelta?-

Saru Esattamente.-

Vito Sapevo che eri mezzo matto, ma ora stai dando i numeri.-

Saru Zu Vitu non mi dite cos, sapete che io ci parlo con le piante-

Vito Sta bene, parlaci e poi fammi sapere quando iniziamo. (tagliando corto)-

Saru Magari oggi stesso, forse domani.-

Vito Daccordo, fammi sapere.-

Saru Per senza interessi, la vostra giornata ve la voglio pagare.-

Vito No, ma quali, ti aiuto a tagliarti il cuore e mi vuoi anche pagare? No, Saru.-

Saru Sta bene. Per na mangiata da donna Carmela me la dovete accettare.-

Vito Vada per la mangiata. ( sbircia dalla finestra) Don Salvatore mi pare agitato.-

Saru Sar perch sente i boati della Montagna.-

Vito Solo per questo? E che una femminuccia?-

Saru No, ma quali. E che non si ancora abituato ai suoi cambiamenti dumore. Vardassi cchi ci cuntu: Saranno stati tre, quattro anni fa, mi trovavo, casualmente, vicino a lui quando Vincinzinu port la notizia che la montagna era spaccata e che quella era uneruzione bestia. Il signor Occhipinti, sentendo, impallid e rest senza fiatare, senza parola. Io lo vidi che tremava e mi sembr una cosa strana per un uomo della sua et. Poi piano piano, quando si rese conto che noi eravamo calmi e tranquillissimi, e che volevamo salire per vedere la colata, si calm anche lui, e volle venire con noi. Parranno cu vui, pareva n carusiddu mentre vedeva la colata: la guardava con timore e con attrazione, e quando ne fece vera conoscenza, la osservava con grande rispetto, comprendendo che si trovava, per la prima volta in vita sua, di fronte alle forze della natura. E, parranno cu vui, da quel giorno anchio rispettai lui.-

Vito Lo so, lo so, questo episodio me lha raccontato. Mi disse che quando ud Spaccau a montagna!, quel grido, entrando nel suo cervello, facendo tramare la sua anima, gli fece accapponare la pelle. Ma adesso sembra ci abbia fatto labitudine.-

Sal.- (Uscendo) Ah, siete gi di ritorno?-

Vito E gi, forse abbiamo un lavoretto da fare-

Saru- Na tagghiatina di cori.-

Sal.-Allora tagliate?

Vito Tagliamo.-

Sal.- Quando?-

Sar.- Dopo aver parlato-

Sal.- col castagno. Ho capito.(ironico).-

Sar.- Certo, sapete com-

Sal.- Coraggio don Saru, che volete farci? Non si pu avere la botte piena e la moglie ubriaca. Domani passo da voi e vediamo se vi posso dare anchio una mano. ( intendo si ode un fortissimo boata) Che fa? Ricomincia?-

Saru Accuss pari (guarda verso la montagna)-

Sal.- Zu Vitu, voi che dite?-

Vitu Dico che oggi la montagna non mi piace!-

Sal.- Mia moglie, poco fa, ha avvertito un piccolo terremoto.-

Vitu Oggi a montagna non mi piace!

Sodono voci concitate provenienti dalle quinte, i tre attori in scena restano immobili. Qualche secondo dopo entra in scena il quinto bracciante.

5 bracciante: Spaccau a montagna! Spaccau a montagna-

Aga.- (affacciandosi preoccupata) Chi fu?-

Gli attori si guarderanno in viso esterrefatti. Agata si porter le mani ai capelli. Salvatore rester a bocca aperta guardando ora luno ora laltro. Saru vi volger verso il cratere, mentre u zu Vitu abbasser la testa.

Tela.

Atto II

Stessa scenografia dellatto precedente. E pomeriggio gi inoltrato. Salvatore in scena, seduto su una seggiola che fuma la pipa. Da lontano giunge un pizzicare di chitarra. Dopo due minuti entra in scena Maria. La chitarra tace, ma si odono voci di incitamento in lontananza.

Maria Che succede laggi? Chi grida?-

Sal - No, non ci fare caso, sono i viddani che si sono improvvisate guide turistiche.-

Maria Guide turistiche?-

Sal.- Esattamente. Si mettono al passo e quando arrivano i turisti che vogliono vedere la colata da vicino, si offrono daccompagnarli naturalmente hanno un tariffario.-

Maria - Scarpe grosse, cervello fino-

Sal. - Finissimo. Si sono pure organizzati, hanno anche il regolamento e la qualifica di guide G.I.T.-

Maria Git?-

Sal . Guide Improvvisate Turistiche. Tanto una sigla vale laltra. Tu offri una sigla al pubblico e quello chiss cosa si crede che sia e con chi ha a che fare.-

Maria E sta funzionando, a quanto pare.-

Sal.- Gi, sta funzionando. Capisci sti viddani lhanno capito e ne approfittano. Daltronde, quei fessi laggi, hanno ci che si meritano e sono pure contenti perch vanno su stanchi e sudati, come se andassero a fare una gita. Si portano appresso la colazione, le bibite e le macchine fotografiche. Fanno il picnic sulla lava. Non hanno rispetto per la Montagna, per il suo trattenuto furore. E quella, o prima o poi, li punir vedrai quanti collassi e forse anche qualche infarto.-

Maria- Forse alcuni salgono lass per i motivi che dici tu, ma ci saranno degli altri che vanno fino al fronte lavico, solo per vedere la natura allo stato primitivo, perch consapevoli della sua selvaggia e brutale forza.-

Sal.- Troppa filosofia o poesia. Per me sono solo dei panzoni curiosi e sciocchi. A proposito di sciocchi, la mamma mi ha accennato che Giacomoche tu insomma del tuo desiderio di sposarti( imbarazzato per largomento che reputa antipatico)-

Maria Si, con Giacomo avremmo deciso di sposarci, finalmente. Sai che sono gi quattro anni che siamo fidanzati?-

Sal.- E sposatevi, sposatevi pure-

Maria Gi, come se fosse cos semplice. Sai che Giacomo ancora un precario, e che io sono ancora in tirocinio come camperemo se se dovessimo pagare laffitto di una casa?-

Sal.- Come abbiamo fatto io e tua madre: facendo sacrifici.-

Maria E siamo pure disposti a farli i sacrificima ci sono sacrifici e sacrifici-

Sal.- Come sempre.-

Maria Certo se lavessimo, saremmo incoraggiati partiremmo col piede giustosenti pap, la mamma ti ha accennato al nostro progetto?-

Sal.- Mi ha detto qualcosa, forse si riferiva al futuro, sai non ho prestato eccessiva attenzione.-

Maria Ecco le cose noi le vedremmo cos: Tu ci cederesti la casa, noi la ristrutturiamo, e vi lasciamo una bella stanza a vostra disposizione potrete avere ancora il giardino per curarlo, lorticello che la tua delizia insomma tutto resterebbe come ora, tranne-

Sal.- Tranne che noi saremmo vostri ospiti-

Maria - graditissimi-

Sal per i primi tempi-

Mariasempre-

Sal.- Illusioni. Comunque, senti un po: io non voglio esservi dostacolo al vostro matrimonio, ma tu devi capire che questo delizio me lo sono creato con una vita di lavoro. Lho sempre desiderato ed ora ce lho il mio pezzetto di paradiso. Lasciamelo godere ancora per qualche anno, in santa pace, poi quando non ce la far pi a mantenermelo, sar con vero piacere che te lo dar.-

Maria Da questi discorsi debbo arguire che tu non ci vuoi dare la casa, ho capito!-

Sal.- Senti Maria, io la casa te la voglio dare, ma te la dar quando io quando io stirer i piedi.-

Maria E noi dobbiamo aspettare che tu muoia per sposarci?-

Sal.- Allora, fatemi morire prima! Possibilmente di crepacuore, o di una bella collera, e vi levate il pensiero.-

Maria Sei catastrofico. Comunque ne parler a Giacomo. Vediamo cosa ne pensa lui.-

Sal.- Della mia morte?-

Maria- Oggi sei insopportabile! ( inalberata, si alza e rientra)-

Sal.- E tu maleducata!-

Entra in scena lo zu Vitu. E torvo in viso.

Sal.- Zu Vitu, oh zu Vitu.-

Vitu Don Salvatore, salutiamo.-

Sal.- Zu Vitu, che c? Che avete? Mi sembrate un cane bastonato.-

Vitu Niente, niente, e cosa ci dovrebbe essere?-

Sal.- Veramente dalla faccia-

Vitu La faccia quella che , i fatti quelli che sono.-

Sal.- (che finalmente comprende) La lava, vero?-

Vitu A lava, gi.-

Sal.- Vi capisco, sapete? Ma come? Con tutto lo spazio che ha, incolto e disabitato, proprio da queste parti si doveva dirigere?-

Vitu A lava non sceglie la via. Essa va, e non sa dove va, ne perch ci va. Stavolta la montagna spaccata bassa e si sa che quando spacca bassa ci sono danni e dispiaceri.-

Sal.- Dove si trova ora? E vicina al vostro podere?-

Vitu A un chilometro, forse meno.-

Sal.- Allora le autorit faranno in tempo a fermarla, prima che arrivi alla vostra vigna.-

Vitu A lava non la ferma nessuno.-

Sal.- Ma pu darsi che nel frattempo la colata si esaurisca.-

Sal.- E lunica speranza.-

Sal.- ( come per rincuorarlo e rincuorarsi, facendo lallegrone) Eh, vedrete, fra un giorno o due, quella si stanca e si ferma, vedrete. (poi per cambiare discorso) Zu Vitu, come finita con castagno di Saru?-

Vitu Come finita? E finita che per un pelo non ci rimetteva la pelle.-

Sal.- Davvero? E come fu?-

Vitu Come fu? Fu che quel fesso, senza aspettarmi, sali sullalbero, e incominci a segare i rami alti per scaricarne il peso. Ma non si ricord dessere Saru con un braccio. Allora, secondo voi, come poteva fare a segare e a reggersi nello stesso tempo con una sola mano?-

Sal.- E cadde?-

Vitu E cadde! E si lazzari tutto, ed vivo per miracolo, perch ruzzol sul tetto della casa, sfondandolo.-

Sal.- Tombola!-

Vitu Gi. Tombola.-

Sal.- E ora?-

Vitu Ora si sta leccando le feritee smaltisce lo spavento. E anchio lo debbo smaltire sapete?, perch da lontano lo vidi volare come una foglia al vento. Naturalmente, data la testa che ha, star meditando la rivincita, vedrete.-

Sal.- La vedo nera-

Vitu Anchio. Avanti, vi saluto don Salvatore, santa notte.-

Sal.- Buonanotte a voi. (Vito, con passo stanco esce)-

Salvatore, si sistema nella sedia, prende la pipa e laccende, immergendosi nei suoi pensieri. Pizzicare di chitarra vibrare di marranzanu in lontananza. Entra Agata.

Aga.- Lo scacciapensieri. Lo senti?-

Sal.- Lo sento.-

Aga.- E perch non ti fai scacciare i tuoi?-

Sal.- I miei non li scaccia nemmeno latomica.-

Aga.- Sono cos pesanti e duri?-

Sal.- No, sono tristi e pungenti - eppoi medito.-

Aga.- Poveruomo. Comunque, nel frattempo, tra una meditazione e laltra, perch non entri in casa? Sta calando u risinu, senti che umidit c nellaria?-

Sal.- Ancora un po eppoi entro. Vedi come si sta bene? E estate, anche se ancora le serate sono freschine. Vieni, prendi na sedia e siediti anche tu, stiamo un pochino e poi ci ritiriamo. Anzi, sai che ti dico? Apparecchia il tavolino, ceniamo fuori.-

Aga.- (guarda il cielo che imbrunisce, poi annuisce) E va bene, ma mettiti il golfino, e prepara il tavolino.-

Agata entra in casa, intanto Salvatore prende il tavolino e una sedia e li pone vicino a se, sempre musica in lontananza. Rientra Agata e apparecchia la tavola. La musica si fa pi vivace per attenuarsi e finire quando Agata avr gi portato in tavola.

Aga.- (affacciandoi verso linterno della finestra) Maria, Maria, vieni in tavola siamo in giardino...-

Sal.- come a chiddi boni.-

Aga.- Perch siamo gente tinta? Dei poveracci?-

Sal.- Dicevo per dire. E non te la prendere, era solo una battuta. E santu diavuluni, volevo dimostrare tutta la mia soddisfazione. Che chiedo io alla vita? Forse soldi? Privilegi? Propriet? Salamelecchi? No, io mi accontento di queste piccole cose: cenare fuori con questa pace, godere di questa aria buona, confortato da qualche bella amicizia, fare qualche battuta di caccia, e, in autunno, andare a funghi. Cosa chiedo di impossibile?-

Aga.- (pungente) E io? E la tua famiglia?-

Sal.- E che centra? Questo fuori discussione. Certo che venite prima voi ma ti pare-

Aga.- Allora potresti chiedere anche che ti passino larterii - per esempio.-

Sal.- Cosa vuoi insinuare che sono arteriosclerotico?-

Aga.- Ancora no, ma sei sulla buona strada.-

Sal.- Ma ma santu diavuluni!-

Aga.- E non tarruffare. Stavo scherzando. O puoi fare le battutine soltanto tu?-

Sal.- Si, va bene, le battutine; ma le tue sono feroci, se ci permetti.-

Entra Maria, imbronciata. Si siede senza dire una parola.

Sal.- Buona sera signor sceccu, come stai babbaleccu, che si dice mammalucco ( a tutti ma in particolare a Maria)-

Aga.- Buooona ceeeena. (facendo capire che gradirebbe che la smettesse)-

Sal.- Ca buona cena. (rassegnato, sbirciando le due donne)-

Aga.- (a Maria) E tu non mangi?-

Mar.- Non o fame.-

Aga.- (servendola lei) Tieni, assaggia sti peperoni arrostiti(Maria mangiucchia, Salvatore mangia in silenzio) Chi paci, carusi.-

Si odono in lontananza il vociferare dei turisti che ritornano dalla visita al fronte lavico.

Sal.- come non detto. (lascia cadere la forchetta nel piatto e smette di mangiare)-

Aga.- E mangia, lasciali perdere a quelli.-

Sal.- Non posso. E pi forte di me. Mi si chiude lo stomaco con questi con questiquesti (fa cenno verso il fondo) tra i piedi.-

Aga.- E speriamo che tutto finisca con questo spettacolo per turisti...(guardando la montagna)-

Maria Ma c pericolo anche per noi?-

Aga.- Domandalo a tuo padre. ( ma poi pone ella stessa la domanda) C pericolo per noi Salvatore?-

Sal.- Ancora questa possibilit abbastanza remota. Eppoi bisogna vedere se si placa, se cambia direzione, se finisce Piuttosto per lo zu Vitu le cose si mettono male. Sembra che questa colata punti dritto dritto verso il suo podere e, se non accade nulla, domani o al massimo dopodomani se lammucca.

Aga.- Poverino, chiss che dispiacere si prender.-

Sal.- Gi. Io ho cercato di confortarlo, anche se non era proprio necessario, perch quelluomo forte come una quercia nel corpo e nello spirito.-

Maria- Ma se il podere dello zu Vitu in pericolo, anche noi lo siamo: se non sbaglio dista poche centinai di metri da noi-

Sal.- (mettendo da parte il musone per la figlia) E ti pare niente? La colata fa cento metri al giorno; poi bisogna vedere per dove prender: per le vecchie lave o per il sentiero del castagneto-

Maria- Insomma pericolo immediato no, ma sempre pericolo incombente .-

Sal.- Qui, sulla montagna, sempre in pericolo siamo, dai tempi dei tempi fino ad oggi. Ma sappiamo anche che spesso, come inizia, cos finisce: con uno spettacolo per turisti.-

Maria Magari, magari fosse solo questo.-

Sal.- Pensi di poter perdere la tua futura casa(acido)

Aga.- (rimproverandolo) Salvatore!-

Maria- Lascia perdere mamma, lascia perdere-

Sal.- Non lasciare perdere niente, Agata. E tu mi dici quello che ti frulla in testa? Vuoi la casa? Ebbene chiedi il permesso anche alla Montagna!-

Maria- Pap, pap, non essere cattivo non solo per la casainsomma, la casa mi serviva per per far decidere Giacomo a sposarci.-

Sal.- Perch, che problemi ha questo signore?-

Aga.- Salvatore, ti prego, ascoltala senza fare ironia o sarcasmo. Lo sappiamo che sei un maestro in questo genere datteggiamento, ma ascoltala e basta.-

Sal.- Qui si complotta. Avanti cosaltro debbo sapere?-

Maria- (titubante) Ecco ecco, si tratta di questo: qualche giorno fa, il Comune ha promosso una campagna di attenzione per lanemia mediterranea, la famosa talassemia, invitando i giovani fidanzati ad effettuare le analisi del caso. Ora io e Giacomo, quasi per gioco, ce le siamo fattee esiamo risultati tutti e due positivi.-

Sal.- E allora?-

Maria- E allora non possiamo aver figli, per non correre il rischio che nascano ammalati.-

Sal.- E voi li curate-

Aga.- la talassemia, in questo momento, incurabile...-

Maria e si vive male

Aga.- e poi si muore giovani-

Sal.- Accidenti. Ma la scienza? La ricerca, che dicono?-

Maria- Ci stanno lavorando sopra, ma per il momento lunica via duscita il trapianto del midollo spinale. Ma non sempre c compatibilit insomma una tragedia per chi ci capita!-

Sal.- E non casca il mondo. Se non volete correre il rischio e volete dei bambini, potete sempre adottarli.-

Aga.- E qui casca lasino.-

Sal.- Quale asino?-

Maria- Il padre di Giacomo, che si oppone.Vuole lerede sangue del suo sangue.-

Sal.- Ah, Calcedonio Pezza si oppone? Bella questa, proprio bella vuole il sangue del suo sangue. Sangue nobile, sangue bl. Bella roba.-

Maria- Intanto sar una bella roba ma Giacomo non gli si vuole mettere contro-

Sal.- e non ti vuole sposare-

Aga.- gi!-

Sal.- Va bene, va bene, quando finisce questa storia della Montagna, ci vado a parlare io con nobile Calcedonio Pezza e gli ricorder di quando eravamo insieme in via Santa Lucia.-

Maria Lo conoscevi prima che io conoscessi Giacomo?-

Sal.- Infatti!-

Maria- E come? Io sono curiosa.-

Aga.- Lasciamo perdere questi discorsi.-

Maria- No, invece voglio proprio sapere. Dai pap, dimmi.-

Sal.- Beh, io e Calcedonio eravamo ospiti del Brefotrofio che proprio in via Santa Lucia-

Maria- Eravate tutti e due trovatelli?-

Sal.- In certo sensoio orfanello, lui della ruota.-

Maria- Della ruota?

Aga.- Insomma, abbandonato.-

Maria - Ma allora-

Sal.- Ma allora ricorder io a Calcedonio che, se non ci adottavano due sante famiglie, forse noi due ammuffivamo ancora l, a pane e cicoria.. se ci andava bene.-

Aga.- E invece sono cresciuti tutti e due dei galantuomini specialmente tuo padre!-

Maria- Capisco. Beh, a questo punto credo che lascer Giacomo nelle braccia del suo grande nobiluomo del padre. E che vadano a quel paese.-

Sal.- Macch, macch, tu stai calma, che questa storia, se questo il solo motivo, me la sbrigher io. Calcedonio, ti strozzer col tuo blasone blu. (intanto sorride)

Maria- Ma, veramente-

Aga.- Maria, lascia fare a tuo padre.-

Maria- Va bene, fai il tuo tentativo.-

Sal.- Grazie(riprende a mangiare).-

Le voci dei turisti finiscono e attacca il pizzicato di chitarra e qualche battuta di maranzano. I tre mangiano.

Aga.- A chi paci.-

Sal.- E non lo dire pi, per scaramanzia. (lasciando cadere ancora la forchetta sul piatto)-

Aga.- Ca ora mi cucio la bocca per la tua scaramanzia. (piccata)-

Sal.- Mali fruscoli currunt staserapassami il pane.-

Aga.- Ora non si usa pi dire: per favore?-

Sal.- per favore, passami il pane graaazieee.-

Aga.- Senti, sbenta a to soru!-

Sal.- Basta, va, per stasera tu e Calcedonio Pezza, mavete fatto passare veramente lappetito...-

Aga.- Sono i tuoi tinti pensieri-

Sal.- E la tua bocca dolce-

Maria- (alzandosi frettolosamente) Scusatemi, io entro.-

Aga.- Entra, entra, cos non senti i pensieri di questo vecchio sconclusionato. (a Salvatore, aggredendolo) Ma chi credi di essere diventato? Eh, tintu archivista do catastu! Forse perch questi quattro viddani ti danno importanza, pensi di essere filosofo sentenziatore? A vo curchiti v!-

Sal.- (alzandolsi) Prima mi faccio due passi, poi accontento vostra signoria.-

Aga.- (sparecchiando) Bedda Matri, se non gli lascio correre sta insalatiera-

Sal.- Niente violenze, donna! ( finto timore)-

Aga.- Ahi, botta di vilenu. (si porta un dito in bocca)-

Sal.- Chi fu?-

Aga.- Lo vedi? Lo vedi? Per pensare a te mi sono pestata un dito-

Sal.- (avvicinandosi affettuosamente) Fammi vedereecco, ti do un baciuzzo e ti passa tutto.-

Aga.- (finta offesa)Mi prendi in giro?-

Sal.- Ma no. Voglio essere solamente gentile.-

Aga.- Mi bast gi un volta dabboccare alle tue gentili smargiasserie.-

Sal.- Smancerie, si dice smancerie, quante volte te lo debbo dire?-

Aga- io -.- (rientrando in fretta) Uffa chi ssi camurriusu! Buona notte, varvasaviu!-

Sal.- Ca bona notte. (contempla il cielo) Buona notte. Buona notte a tutti: ai panzuti, ai viddani del GIT, alla colata, al castagnazzo, a Saru cun brazzu. E buonanotte anche a te, Montagna nostra. Lo sai? io ti capisco. Devessere fastidiosissimo avere tutte queste persone addosso, tutte queste case che ti sono cresciute in poco tempo, come funghi, sulla tua crosta. E certo, la crosta dura, ma il solletico te lo fanno lo stesso, e, quando ti solletichi troppo, ci fai qualche pernacchetta, spari qualche botta e poi quando non ne puoi pi e ti viene la nausea degli uomini, allora vomiti un poco di fuoco, tanto per ricordarci che sei, eppoi tarrizzetti.

Buona notte zu Vitu, e sogna che il fuoco ti passa lontano eppoi si spegne. Sogna anche che la vigna ti dia una buona annata di vino forte e di sostanza, per farci svaporare dei pensieri e farci sentire in paci col mondo e con la nostra coscienza.-

Sempre pizzicato di chiatarra. Salvatore passeggia sulla scena. Entra Saru. E claudicante, porta il braccio appeso al collo con un fazzoletto e in testa ha una specie di benda a turbante.

Sal.- (trattenendosi dal ridere) Saru? Ma non eravate a letto per le ferite che vi ha regalato il vostro amico castagnazzo?

Saru Ero. Ma non resistevo a restarmene a letto a rimurginare le male azioni di quel bestione.-

Sal.- Non si vuole arrendere, vero?-

Saru Vero! Picch, parranno cu vui, si combattono due forze uguali e contrarie: la mia testardaggine e la sua voglia di sopravvivenza. Eppoi ha una forza titanica, cento volte di pi forte della mia volont, che grazie a Dio universalmente riconosciuta-

Sal. - come cocciutaggine-

Saru- Cos si dice in giro. Mi sta facendo sudare cento camicie e ancora sono allantipasto-

Sal.- Ca certo. Per unimpresa simile ci voglio tempo e pazienza, ma soprattutto prudenza-

Saru- e due braccia. Si, si, ci vuole come dite voi, ma ora io - ho deciso: taglio alla base e chi s visto, s visto.-

Sal.- E la casa? Quella crolla.-

Sal.- Ci ho pensato gi: Lo faccio cascare dalla parte opposta. Intanto che stavo a letto, ho ideato un sistema di funi che imbriglier quel mostro e lo far cadere ai miei piedi. Ho tutto qui, in testa. E un piano pronto per essere attuato e, parranno cu vui, domani quello bestione maligno sar kaput!-

Sal.- Perch maligno?-

Saru- Perch si sta comportando da infame, ecco perch!-

Sal.- Ca certo, quello si difende come pu-

Saru- Concesso. Ma quello si sta battendo in modo sleale. Vedete? Mi prepara la trappole, le insidie, i tradimenti. E, parranno cu cui, se non fossi del mestiere, a questora mavrebbe gi bell seppellito: morto stecchito! No, nella vecchiaia diventato malvagio.

Ma io ho il mio piano segreto. E domani lo attuer. Taglio alla base con la segna a scoppio, senza piet.-

Sal.- Accura, don Saru, state attento, fatevi aiutare, voi avete un solo braccio...-

Saru- Ormai una questione personale tra lui e me. E anche con un braccio in meno la sua sorte segnata. (intanto si ode un fortissimo boato) A Montagna, ancora a Montagna (preoccupato).-

Sal.- Ha ripreso nuovamente. Era rimasta calma tutto il pomeriggio.-

Saru- Sta colata stavolta carogna! E non tanto per la quantit di lava, ma per i numerosissimi bracci che crea; e che dirige, quasi con intelligenza come se attuasse un piano tutto suo, verso le terre coltivate, e, purtroppo, anche verso le case e i villini di villeggiatura.-

Sal.- Stavolta la vigna do zu Vitu se la mangia in un sol boccane.-

Saru Pare cos anche a me. Quel nuovo braccio sembra fatto apposta per li zu Vitu. Basta. col vostro permesso mi reco pi su, vorrei controllare.-

Sal.- Aspettate, vengo con voi.-

Saru- Prendetevi un giaccone, lass fa freddo a questora.-

Sal.- O pi caldo ( tra se. Intanto entra in casa, mentre sulla destra sintravvedono bagliori rossastri, quindi rientra col giaccone in mano e lo indossa) Eccomi, andiamo?-

Saru- Guardate don Salvatore. (indica i bagliori).-

Sal.- Santu diavuluni, male intenzionata!-

Saru Chista uneruzione carogna, ve lo dico io.-

Aga.- (affacciandosi dalla finestra, allarmata) Salvatore, Salvatore, bedda matri, mi spavento! Sta malanova smmucca tutto! E tu dove stai andando?-

Sal.- Vada con don Saru lass, a dare unocchiata, ma tu stai calma voi aspettatemi alzate, per.-

Aga.- Stai attento, Salvatore.-

Sal.- Star attento. Ciao. (si avvia con Saru ed escono di scena).-

Aga.- Maria, Maria, vieni a vedere.-

Maria- (affacciandosi) Madonna mia, spaventoso. Mamma, io preparo la macchina, non si sa mai.-

Aga.- Va bene, preparala, io faccio le valigiema prima aspettiamo che torni tuo padre, pu darsi che sia un falso allarme speriamo.-

Entra lo zu Vitu.

Aga.- Zu Vitu, zu Vitu, mio marito lass, con don Saru, se lo vedete ditegli di scendere subito, per favore.-

Vitu- State tranquilli signora, glielo dir.-

Aga.- Zu vitu, a vostra vigna in pericolo?-

Vitu Forse si, forse no. Comunque ci sto andando.-

Aga.- Speriamo bene, zu Vitu.-

Vitu Speriamo bene, signora.-

Lo zio Vito esce ed entra una guardia forestale.

Aga.- Brigadiere, brigadiere, come vanno le cose lass?-

Bri.- Un po maluccio signora, un po maluccio.-

Aga.- Ma c pericolo per noi?-

Bri.- Ancora non credo. Bisogna aspettare domani.-

Maria- Domani? E se arriva stanotte?-

Bri.- Con la velocit davanzamento che ha ora, prima di due giorni non arriva qui. E in due giorni possono accadere tante cose.-

Aga.- Ca certo, il brigadiere ha ragione. Eppoi, se ci fosse vero pericolo, quei turisti non li avrebbero fatti salire fin lass.-

Bri.- Quelli sono i contadini che ce li portano, da incosciente, sentite a me.-

Maria Ma non potete impedirglielo?-

Bri.- Chi io?-

Maria- Voi, la polizia, i carabinieri-

Bri.- Eh, signorina facile a dirsi che a farsi. Vedete quelli che li portano lass dicono davere il podere da quelle parti e possono passare. Certo si fanno accompagnare da delle persone dicono per farsi aiutare in caso di necessit di sgombro

Aga.- e si fanno pagare-

Bri.- Certo. Si fanno pagare, ma loro dicono che un contributo volontario per aiutarli in caso di perdita dei loro poderi.-

Maria- Insomma hanno inventato un nuovo mestiere. Ma pericoloso, vero brigadiere?-

Bri.- Un po pericoloso lo effettivamente. Per i contadini sono esperti accompagnatori e li portano dove possono vedere senza rischio alcuno. Certo, tutto possibile. Basta un tizio imprudente ed fatta.-

Aga.- Ma com il fronte lavico?-

Bri.- Da questa parte, nel braccio che ci interessa non largo pi di novanta, cento metri, e alto forse tre- quattro. Ma ben alimentato.-

Aga.- Che la Madonnuzza di tre Munti ci protegga.-

Bri.- Lo ha sempre fatto nel passato. E adesso col vostro permesso devo scendere gi. Sembra che lautorit competente abbia bloccato tutti gli accessi e, penso, anche questo. Buona sera signora. ( fa un cenno con la testa anche a Maria ed esce di scena.)-

Maria- Io vado a mettere in moto la macchina e la porto qui.-

Aga.- Non necessario. Basta che la fai scaldare, pronta per levenienza. Maria non essere frettolosa.-

Maria- Io non sono frettolosa sono morta di spavento.-

Aga.- E allora cerca di controllarti e aspettiamo il ritorno di tuo padre.-

Maria- (uscendo) Vado a preparare-

Aga.- senza prescia.-

Agata passeggia nervosamente, mentre i boati si susseguono e i bagliori aumentano. Sembra un temporale a ciel sereno.

Dopo pochi minuti entra in scena Salvatore.

Aga.- (Andandogli incontro) Salvatore, Salvatore-

Sal.- (abbracciandola) Stai tranquilla calma -

Aga.- Salvatore, scappiamo via, scendiamo in citt.-

Sal.- Si, si, andiamoanzi andate. Maria, Maria, prendi lauto.-

Aga.- Andate? No, no, andiamo, perch vieni anche tu.-

Sal.- Io resto. Pu darsi che tutto si calma. -

Maria- (entrando trafelata) Lauto pronta, carichiamo le valigie e andiamo.-

Sal.- Per adesso andate voi. Io resto.-

Aga.- Ti prego-

Maria- Vieni con noi pap.-

Sal.- (staccando Agata dallabbraccio) Andate su. Giudizio. Io debbo restare. Lo capite? Debbo! Non posso abbandonare la nostra casa, cos, in balia di quella maledetta colata. Io non scappo!-

Aga.- Ma se c pericolo?-

Sal.- Sar prudente, stai tranquilla. Non mi esporr inutilmente a nessun rischio. Ormai sono quasi viddano anchio e so come muovermi. -

Aga.- (baciandolo) Ti aspettiamo-

Sal.- Andate. ( la bacia, bacia anche Maria e le sospinge dolcemente in casa) Andate.-

Agata e Maria escono. Salvatore resta solo in scena. Posa statuaria intanto che scruta i bagliori.

Tela.

Atto III

Stessa scenografia dellatto precedente. Sulla scena c un via vai di contadini che trasportano masserizie a valle.

Salvatore entra in scena asciugandosi le mani con una salviette. E mattino. Entra il brigadiere.

Bri.- Buon giorno signor Occhipinti.-

Sal.- Buon giorno a voi. Come vanno le cose lass? Posso darvi una mano.-

Bri.- Vi ringrazio ma siamo organizzati. Pi sotto abbiamo i camion per caricare gli sfollati e le loro masserizie..-

Sal.- (riferendosi ai contadini) Poveracci, devessere veramente duro-

Bri.- Gi, vero. Per, forse ce lhanno nel sangue, ma vedete con che calma e rassegnazione affrontano il fatti? Quasi quasi sembra che la cosa non li interessi.-

Sal.- E cosa volete che facciano? Contro la lava nessuno ci pu.-

Bri.- Sa, le autorit stanno studiano dei piani dintervento. Forse ci sparano le mine.-

Sal.- Le mine? Nel cratere? Ma che sono ammattiti? Tuttalpi posso pensare a degli sbarramenti artificiali, a dei fossati, ad un percorso obbligato. Ma bombardare il cratere da pazzi criminali.-

Bri.- Mah, che vi debbo dire, speriamo che sappiano ci che fanno, altrimenti, senza voler essere iettatore, quella ci spazza via tutti, e, scusatemi la franchezza, voi per primo.-

Sal.- Gi. Ma ancora mi conforta che questa evenienza lontana.-

Bri.- Non tanto, non tanto guardate c u zu Vitu.-

Entra Vito, una statua di pietra. Porta sulle spalle qualche attrezzo agricolo.

Sal.- Zu Vitu, sammuccau?-

Vito- Sammuccau! ( restano qualche secondo a guardarsi come se rispondessero, reciprocamente, a mute domande, poi Vito esce subito)-

Bri.- Ed fatta! Da questo momento la zona a fortissimo rischio. Vi consiglio di sgombrare.-

Sal.- Io non sgombro un bel niente. Ancora la partita tutta da giocare.-

Bri.- Signor Occhipinti, con la montagna non si contratta, ne si gioca. Comanda lei la partita e basta!-

Sal.- Staremo a vedere.-

Bri.- Cosa intendete fare?-

Sal.- Ancora non lo so con precisione, ma qualcosa la far, statene certo.-

Bri.- State forse prendendo esempio di Saru cun braccio e della sua lotta col castagnone? -

Sal.- La lotta lotta!-

Bri.- E la pelle la pelle! Ma lo sapete che Saru allospedale mezzo morto?-

Sal.- No, non lo sapevo.-

Bri.- Da ieri sera. La serie di funi che aveva ideato si spezz, e come una enorme frustata lo scaravent lontano, fratturandolo come un burattino. E lo sapete perch ancora vivo?-

Sal.- (spazientito) Non lo so, ditemelo voi.-

Bri.- E ancora vivo perch, cos lui ha raccontato allospedale, il castagnone, cadendo, lo volle risparmiare.-

Sal.- Come, come?-

Bri.- Vi riporto ci che lui ha detto, non mia invenzione, tanto per capirci. Disse che prima che le corde cedessero era gi riuscito a tagliare con la sega a scoppio il castagnazzo, e che quando fu scaraventato sulla sciara aguzza, il tronco stava abbattendosi nella sua direzione, ma, quasi allultimo momento, cambi traiettoria, evitando di schiacciarlo come una pulce.-

Sal.- Nella sfortuna stato fortunato.-

Bri.- Lui sostiene che fu il castagnazzo a contorcersi per schivarlo.-

Sal.- Don Saru ha molta fantasia.-

Bri.- Vero o non vero, fantasia o no, questo lui ha raccontato e questo vi ho riferito. E comunque una cosa certa: ha una testa dura come una cerza! (guardando significativamente Salvatore).-

Sal.- ( che capisce, toccandosi la fronte) Vi riferite a me, per caso?-

Bri.- Insomma si! Signor Occhipinti, avete visto lo zu Vitu? Ebbene, quando non cera pi niente da fare, si arreso e basta. Che vale combattere ad oltranza e rimetterci la vita? Insomma, alla Montagna della nostra pelle non gliene importa nulla. Essa si riprende solo ci che suo, e basta! Non vuole vittime - non ne ha mai fatto ci da sempre il tempo di metterci in salvo. E allora, approfittiamone.-

Sal.- E no, e no! Essa si prende ci che suo, e va bene, ma a me, a me, questa casetta costata quarantanni di lavoro e sacrifici. E chi me li rende? Chi mi indennizza? Chi mi rid i miei anni? La Montagna, voi, le autorit competenti? No, la mia vita e in questa casetta, e se se la vuole prendere, dovr prendere pure me.-

Bri.- Ma le autorit non lo permetteranno e neppure io, sapete?-

Sal.- Con rispetto parlando, voi vi farete gli affari vostri. In quanto alle autorit, quelli sono dei corvi: arrivano quando il danno - e i morti - sono stati gi fatti!-

Entrano dei contadini a passo veloce.

Bri.- Dov arrivata?-

Cont.- Ha imboccato il sentiero.-

Sal.- Bedda Matri, quant carogna: ha imboccato la via pi breve. Con permesso, amici (fa per entrare)-

Bri.- Dove andate?-

Sal.- State tranquillo, vado a chiamare Giovanni Strazzeri.-

Bri.- Che intenzione avete?-

Sal.- Niente, niente, faccio erigere solo un baluardo l. (indica la fine del sentiero)-

Bri.- Per fare cosa?-

Sal.- Per passami un capriccio (ironico) Avaia brigadiere, ma per deviarla, no?-

Bri.- State dando i numeri. Nessuno pu fermare la lava.-

Sal.- ( con calma) Io non la fermo, la devio. (al contadino) Fatemi la cortesia di dire a Giovanni di salire qui, con la pala meccanica e il camion, c un lavoro straordinario e di merito per lui (con la mano fa cenno come se contasse dei soldi). Ma deve venire subito! Grazie per il favore e a buon rendere.-

Cont.- ( a Salvatore) Sar servito. (agli altri) Stavolta ci ammazziamo dalle risate. (esce)-

Entra in scena Giacomo, trafelato per la corsa.

Gia.- Signor Occhipintipap, sono salito con la macchia. E qua sotto. Carichiamo quello che ci sta e filiamocela.-

Sal.- (meravigliato) Oh, Giacomo grazie, non c nulla da caricare, sono rimaste sole le masserizie. Comunque grazie desser venuto. E, buon viaggio, perch te ne vai subito gi.-

Bri.- Giovanotto, portatevelo via, subito.-

Gia.- Andiamo pap.-

Sal.- Per ora non sgombro, ne fuggo! Prima voglio fare un ultimo tentativo. Sar lei a sgombrare (guarda torvo verso la presunta colata). La costringer a cambiare strada, la porter sulle sciare del 1952.-

Gia.- E, con tutto il rispetto, come fate, con lipnosi?-

Bri.- Vuole deviarla-

Gia.- Come? Deviarla? E come?-

Bri.- Vuole erigere un bastione proprio l in fondo e costringerla a deviare.-

Gia.- Mamma mia ma come ce la pu fare in poche ore?-

Sal.- Sta arrivando Giovanni Strazzeri con la ruspa. Far quello che mi sar possibile fare. Io sono un lottatore. (poi guardando Giacomo) Io non mi arrendo mai!-

Gia.- Scusate, ma vi riferite a me?-

Sal.- A te, alla lava, a tutti!

Gia.- Sentite signor Occhipinti ( lo porta in disparte) Se vi riferite alla casa, quella non stata idea mia; se invece vi riferite ai futuri figli, ebbene, mio padre che mi obbliga. Si oppone come una tigre. Non ne vuole proprio sapere. E irremovibile. Perdonatemi, ma non ce la faccio ad affrontare pap. Mi tiene in pugno, quasi mi ricatta.

Sal.- Siamo a questo punto? Bene, allora, se lo vedi prima di me- perch, finita questa storia (accenna alla lava) lo voglio affrontare dicevo se lo vedi prima, ricordagli di parlarti di via Santa Lucia.-

Gia.- Lo far, ma mi dovrete spiegare-

Sal.- E lui che ti deve spiegare perch se impuntato. Tu devi soltanto ricordargli-

Gia.- Via Santa Lucia, e poi?-

Sal.- Eppoi, eppoi il Brefotrofio-

Gia.- Il Brefotrofio?-

Sal.- Gi Dove eravamo ricoverati io e lui cinquantanni fa! Orfano io, trovatello lui.-

Gia.- Trovatello? Voi? Cio lui? Accidenti! E allora la famosa discendenza? E lalbero genealogico, E il blasone?-

Sal.- Tutte minchiate caro Giacomo.-

Gia.- (pensieroso) Se l inventati Si fatto un mondo a sua misuradegli avi tutti suoi Forse mio padre ha avuto dei problemi e non vorrebbe-

Sal.- Tutti abbiamo problemi, ma poi si superano a meno che non siamo teste di trunzu, come forse tuo padre. Ma, accidenti, io lo conosco da piccolo, non cattivo, soltanto, soltanto pomposo, ecco, proprio questo.-

Gia.- Pomposo (pensieroso) forse il termine giusto. Allora, voi pensate che ceder.-

Sal.- Ceder. Deve cedere.(scherzoso) Se non vuole essere sputtanato ma no! Faccio di meglio: lo strozzo con queste mani. (poi serio) Ma questa conclusione sulla malattia, cos una sentenza a morte? Non c rimedio? Non ci sono alternative? In tutto c rimedio, dicevano gli antichi.-

Gia.- (facendo cenno con la mano di fermarlo) Ho capito. Ho capito. Tutto chiaro! Le alternative, certamente. Va bene, ne riparleremo a cose finite di tutto. (fa cenno alla lava) Ed ora, permettetemi daiutarvi, ci vorranno molte braccia per fare la barricata.-

Sal.- Bravo! Hai detto bene: barricata! Ma dopo la costruzione tu ne andrai gi. Me lo prometti?-

Gia.- Promesso. Allora iniziamo?-

Sal.- Iniziamo. Gli faremo vedere cose turche!-

La scena, a vista, cambier. Con vociare, rumore di motore, e tonfi di piccone, la casa ruoter su se stessa e apparir uno scorcio di bastione fatto di pietre e di terra. Sar alto circa due metri e ci sar appoggiata una scaletta per permettere a Salvatore si salire sul bastione. Il sole lentamente si sar abbassato: il tramonto. In scena ci saranno i braccianti del primo atto.

1bra.- Io dico che regge due minuti, poi crolla.-

2bra.- Ca quali. Quello resiste mancu un secondo. A lava non lo vede neppure.-

3bra.- Si accettano scommesse. Io dico meno di un minuto-

1bra.- Vattene, senn ti prendo a calci nel sedere. Fare scommesse. E che credi di essere alla fiera? E un po di rispetto perddio!-

2bra.- Ha ragione, picciotti finiamola.-

3bra.- Scusate, scusate(sallontana contrariato).

Entra Salvatore con Giacomo e il brigadiere. Sia Salvatore che Giacomo sono sporchi di terriccio.

Sal.- Eh, che ne dite? (mostra orgoglioso la barricata) Certo se ci avessi pensato prima lavrei potuto erigere pi alto e pi solido. Ma pazienza, maccontento. Eppoi questo basta per darle filo da torcere quella a quellainsomma a quella l.-

Bri.- Signor Occhipinti, adesso veramente ora dandar via.-

Sal.- C tempo, c tempo.-

Gia.- Meglio di cos non potevamo fare-

Bri.- Dottore, convincetelo a sgombrare. Qui ormai questione di minuti e la casa(fa cenno con le dita alla morte)-

Gia.- E che credete? Ci ho provato fino alla nausea. Comunque, pap, ora mi pare che siamo alla fine e che il brigadiere ha proprio ragione. Prendiamo dalla casa ci che possiamo e andiamocene. Tanto che ci costa? Se tutto va bene li rimetteremo a posto. (Salvatore concentrato sul bagliore della lava, che, adesso che si fatto pi scuro, si accentuato notevolmente. Giacomo allarga le braccia sconsolato) Nisba, assente-

Bri.- (Ai braccianti) Avanti voi sgombrate, lasciate libero il sentiero, stanno per arrivare le autorit.-

1bra.- Ditegli di starsene dove sono. Qui non li vogliamo.-

2bra.- Mangia pani a tradimento. Ecco le vostre autorit.-

3bra.- Vengono solo per godersi lo spettacolo. Ladri!-

Gia.- Calmatevi, calmatevi, in fondo se non vedono coi loro occhi, come possono intervenire con efficacia?-

1bra.- Ca ora ci aiutano con gli occhi.-

Gia.- Stanno facendo la protezione civile, proprio per intervenire-

Bri.- Ma insomma, cosa pretendete?-

2bra.- Mutu vui, che siete con quelli l.-

Bri.- Ma che volete i miracoli?-

1bra.- Guarda cosa devi fare tu: vai laggi e digli che qui non li vogliamo-

2bra.- che siamo nervosi-

3bra.- che non sappiamo come gli va a finire.-

Bri.- Io scendo (un poco turbato dai discorsi duri dei braccianti) ma voi state calmi.-

1bra.- Pi calmi di cos tanto il mio frutteto se l gi mangiato-

2bra.- e pure la mia vigna-

3bra.- e il mio castagneto sotto cinque metri di fuoco.-

1bra.- E, parlando con rispetto, tra poco sammucca anche questa casa.-

Sal.- ( come risvegliandosi) E cu rispettu parranno ti dico che sei un cucco!

1bra.- Scusate, scusate, dicevo cos-

Sal.- Vi scuso. Vi scuso anche perch non sapete chi Salvatore Occhipinti!-

2bra.- (al primo, sottovoce) Mutu ca scattiau.(fa cenno per dire pazzo)-

Gia.- ( irrequieto) Dunque, pap?-

Sal.- Aspetta, aspetta. Sta arrivando lassassina la sento chiaramente, ora. Senti come fa rotolare la grande massa incandescente davanti a se? Pietra dopo pietra, inesorabile, per poi riempirle di magma, e di nuovo rotola i suoi grossi massi, incandescenti, travolgenti, distruttori, assassini! Di piante, di case, terreni. Ma qua taspetto!

Si ore il rumore del magma in movimento. Esso fa lo stesso rumore di una grossa ruspa. Cala loscurit. Il sinistro bagliore della lava vicinissimo.

1bra.- Cc !-

Salvatore con movimenti lentissimi, entra in casa e riesce impugnando il suo fucile da caccia.

1bra.- E che ci sparate la moschetteria?-

3bra.- La voli ammazzari? (fa cenno alla lava)-

2bra.- Ve lo dissi che scattiau!-

Bri.- ( entrando) Muti carusi. Don Salvatore, cosa intendere fare?-

Salvatore non risponde e lentamente va verso la scala e sale sul baluardo.

Bri.- Dottore, intervenite o lo faccio io con la forza.-

Gia.- Ma cosa volete che facciamo? (facendo un cenno di sconforto) Quello ha gi deciso: vuole morire insieme alla casa.-

Bri.- Ma bisogna immediatamente impedirglielo!-

Gia.- Ma certo che glielo impediamo, certamente, ma per ora, e poi? Fra un giorno, fra un anno?-

Bri.- Io rappresento la legge e vado a impedirglielo. E il mio dovere preciso (sta per avviarsi seguito da Giacomo)-

Entra lu zu Vtu

Vito.- Fermi voi -

Bri.- Ma, zu Vitu( fermandosi).-

Vitu ( a tutti) Fermi, vi dissi! (intanto si avvicina al baluardo).-

Sal.- (esaltato) Avanti! Vieni avanti, avanza se hai coraggio! Tu non conosci chi hai davanti! Tu non sai chi Salvatore Occhipinti, evvero? E allora domandalo ai marosi dellIonio, alle sabbie della Libia, alle montagne dellAlbania, e vedrai cosa ti risponderanno: Salvatore un osso duro, un combattente, e non ha paura della morte! Ci abbiamo provato tutti a fotterlo, ma lui ci ha fregato! E allora, su, avanti, su, ammuccati la mia casa, se ci riesci - carogna! Perch la tua vecchia sorella non ti piaceva? La vecchia colata del 52 non ti garbava. Vuoi preda fresca, vero? E vienitela a prendere, suvvia! Ma, sappi, che hai fatto male i tuoi calcoli: su centomila case abitate hai scelto proprio la mia, quella che ti rester in gola - e ti strangoler. Ma se proprio ti diamo fastidio, e sei giusta, allora li devi distruggere tutte, tutte! Non accanirti sola con la mia! E hai fatto pure tanta strada per venirmi a trovare, ma hai fatto il viaggio a vuoto, questo sicuro! (prende la mira e spara cinque colpi di fucile).

Tutti restano allibiti e fermi sul posto. Solo lo zu Vitu, agile come un giovanotto, sale sul bastione, si avvicina a Salvatore e gli mette una mano sul braccio, in silenzio. Salvatore lo vede, guarda la mano del vecchio, capisce, lancia il fucile sulla lava e scende insieme a Vito. I presenti gli fanno largo, e i due, con passo fermo, escono di scena. Il brigadiere sale sulla scala per vedere la lava, facendosi scudo al viso con la mano.

Bri.- Non vorrei sbagliarmi, ma mi sembra che stia stoccando a sinistra-

I braccianti salgono a loro volta. Giacomo rimasto di sasso, seduto su una pietra.

1bra.- Bedda matri, forse vero.-

2bra.- Ma quali, solamente impressione.-

1bra.- E che fai? Non vi smicci? Non ci vedi?-

Bri.- Carusi, mi dovesse venire un colpo sta andando a sinistra!-

3bra.- E vero! Prende per il vallone, verso la vecchia sciara. -

1bra.- Stocca, stocca!-

Bri.- E vero! vero! Dottore, chiamate vostro suocero!-

Gia.- (rianimandosi) Vado. (esce)-

1bra.- Chista fortuna-

2bra.- o mavaria-

3bra.- pi mia si scantau-

1bra.- di don Salvatore o de scupittati?-

Bri.- del suo coraggio!-

1bra.- Bonu va, scattiau puru u brigadiere.-

Rientrano Salvatore e Vitu, seguiti da Giacomo. Salvatore va e sale sul baluardo.

Gia.- Zu Vitu, voi che siete vecchio danni e conoscete la Montagna, voi che avete vissuto decine deruzioni, mi dite cosa significa questo fenomeno? (indica il baluardo e la lava che ha deviato)-

Vitu- I fatti sono quelli che sono. La lava non sceglie la via, idda va e non sapi unni va, ne perch ci v. Quando la Montagna scassa, idda cala, e un ciumi di petri e di focu scurri niuru nte so scianchi. E, senza misericordia e senza guardare in faccia a nuddu, abbrucia, in un mumentu, arvuli e casulari. E quannu si stanca, dove si trova trova, incurante della sua ingiusta giustizia, rallenta, si ferma e dda sarrizzetta.-

Gia.- Andiamo, lasciamo soloforse parla con la lava, chiss se non la sta ringraziando (sentendo Salvatore che borbotta).-

Giacomo prende sottobraccio lo zu Vitu e, insieme agli altri, lentamente escono di scena. Musica adatta.

Salvatore resta, solitario, sul baluardo a contemplare lo spettacolo della lava che scorre quasi sotto di lui. Musica adatta.

Sal.- E va bene, va bene! Allora feci un patto con tua madre, la Montagna. Dissi: io mi costruisco la mia casetta sulla tua pelle, col tuo permesso, ma tu sei sempre la padrona di tutto. Quanto ti garba, te la puoi riprendere - quando vuoi.

Ma, con gli anni, mi ci sono affezionato a questa casa, ed diventata la mia vita. Se la prendevi dovevi prendere anche me! Capisci?

Poi, siamo giusti, dopo di me, centinai di uomini hanno costruito sulla tua rude corteccia: Hanno fatto case, alberghi, chalet, rifugi, e tu nisba, non hai fiatato- hai lasciato fare. Sembravi consenziente e, detto tra noi, anche contenta.

Ora che fa? ti sei stufata? hai detto basta? Non ci vuoi pi? Bene, sei nel tuo sacrosanto dirittomama che tu ti debba prendere soltanto la mia casetta, lasciando intatte tutte le altre, beh, questo no! Questo mi ha fatto infuriare come una bestia! E allora ti ho combattuto. E ti ho pure insultato. Ora ti chiedo scusa, anzi, perdono! E ti voglio anche ringraziare-

Si ode un forte boato e si vede un gran rossore: tutto trema! Crolla la barricata. Salvatore cade sulla lava che tutto travolge. La scena dovr essere simulata con effetti di luce e di musica che arriveranno fino al parossismo, per poi, dopo un minuto, calare dintensit, fino a cessare del tutto. Giunge da lontano, un lamentoso canto popolare - in sottofondo.

Quindi silenzio e buio.

Fine.

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