Spaghetti alla chitarra

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Spaghetti alla chitarra

commedia in due atti di Rodolfo Torrisi

Codice Opera SIAE: 916989A

Personaggi

Felice, proprietario del ristorante “Spaghetti alla chitarra”

Catena, sua moglie

Mario, chef

Italo, sommelier

Camilla, caposala

Liborio, cameriere

Antonietta, cameriera

Vito, cameriere

Gaspare, sindaco

Daisy, assessore


PRIMO ATTO

Scena I

La cucina della trattoria “Spaghetti alla chitarra”, un tempo locale rinomato. A sinistra si esce per il camerino e per il deposito. A destra invece si entra in sala. Un piano cottura occupa il centro della stanza, sovrastato da una cappa. Sparsi per la cucina cassette e confezioni di alimenti. L’ambiente è in penombra. Entra il proprietario, il signor Felice, canticchia una celebre aria, ripone qualcosa ed esce.

CAMILLA – (f.s.) Buonasera signor Felice

FELICE – (f.s.) Ciao Camilla. Come stai oggi?

CAMILLA – (f.s.) Eh… come vuole che stia…

FELICE – (f.s.) Forza e coraggio, dai… Ah, ho riportato il tovagliato, pulito e profumato

CAMILLA – (entrando) Era ora. Ieri sera una coppia si è lamentata. Ma io solo quella tovaglia avevo: sporca, ma solo quella. E quella gli ho messo.

FELICE – (f.s.) Porta pazienza Camilluccia. Speriamo che questa crisi passi presto

CAMILLA – Io porto pazienza, ma i clienti no. Perché non passiamo alle tovaglie di carta?

FELICE – (f.s.) No!

CAMILLA – Signor Felice gliel’ho detto cento volte... Sono pratiche…

FELICE – (f.s.) No!

CAMILLA - … ce ne sono di carine…

FELICE – (f.s.) Ho detto no!

CAMILLA - … e soprattutto sono economiche

FELICE – (f.s.) Camilluccia! Non mi piegherò mai alla carta! Un ristorante che si rispetti ha il tovagliato in tessuto!

CAMILLA – Un ristorante che si rispetti…

FELICE – (f.s.) Ovvio, un ristorante che si rispetti… (Entrando, realizza, timoroso) Perché, il nostro non è un ristorante che si rispetti?

CAMILLA – Signor Felice, non volevo offenderla. Ma le nostre tovaglie sono consumate… piene di buchi…

FELICE – (entusiasta) Sono in trattativa con un grossista di Roccalumera per un tovagliato di seconda mano meraviglioso…

CAMILLA – Se è come quello che le ha venduto l’ultima volta siamo a posto…

FELICE – No no, questo è praticamente nuovo…

CAMILLA – Speriamo… E poi il tessuto ogni tanto si deve lavare. Noi abbiamo la lavatrice guasta da un mese…

FELICE – Stai serena, sono in contatto con uno di Valguarnera che nel tempo libero aggiusta elettrodomestici… bravissimo… non ha ancora avuto tempo ma appena…

CAMILLA – (interrompendolo) Signor Felice, le tovaglie sono fondamentali, non puoi sederti a tavola con una tovaglia sporca…

FELICE - Camilluccia, alle tovaglie in tessuto non si rinuncia, a costo che le lavo io! (fa per uscire)

CAMILLA – (realizzando) Signor Felice!

FELICE – (si ferma) Si?

CAMILLA - Ma non mi dica che…

FELICE –Eh!

CAMILLA – Ah!

FELICE – Lavate, stese, asciugate, stirate, piegate e impacchettate

CAMILLA – E per quanto tempo vorrà fare questa vita?

FELICE – Fino a quando non si rompe la mia di lavatrice!

Scena II

Entra Italo. Inizia un dialogo serrato con Camilla. Il proprietario cerca inutilmente di inserirsi.

ITALO – La lavatrice è rotta da un sacco di tempo

CAMILLA - Parlava della sua

ITALO – Si è rotta anche la sua?

CAMILLA - No, la sua funziona benissimo

ITALO – E perché si dovrebbe rompere?

CAMILLA - Ma chi lo ha detto che si deve rompere?

ITALO – Lui ha detto “fino a quando non si rompe la mia lavatrice”

CAMILLA - Per carità, poi come facciamo con il tovagliato?

FELICE – (Riuscendo finalmente a inserirsi) Ma mi fate parlare, sì o no?

ITALO – Prego

CAMILLA – Si accomodi

FELICE – Grazie

ITALO – Semaforo verde

FELICE – (pausa) Semaforo verde?

ITALO – È una metafora.

FELICE – (Lo guarda perplesso)

ITALO – Un’ allegoria, una figura retorica, un significato traslato, un…

FELICE – Ho capito Italo!

ITALO – Scusi. Pensavo non avesse capito

FELICE – Certo che avevo capito! Secondo te io non so cos’è una metafora?

ITALO – È che mi guardava in silenzio…

FELICE – Ti guardavo in silenzio perché non mi aspettavo la metafora, va bene?

ITALO – Va bene

FELICE - Guardare in silenzio non vuol dire non avere capito!

ITALO – Ah no?

FELICE – E certo che no!

ITALO – Allora scusi

FELICE – Prego. Posso parlare adesso?

ITALO – Certo!

FELICE – Grazie.

ITALO – Semaforo verde

FELICE – Allora… semaforo verde… Stavo dicendo… mu facisti scuddari cu stu semaforo verde! Che stavo dicendo?

CAMILLA – Stava dicendo che siccome la lavatrice è rotta da tempo, ha lavato lui tutto il tovagliato.

FELICE – Ecco che stavo dicendo!

ITALO – Bravo

FELICE – Grazie

ITALO - Ma non basta.

FELICE – Come non basta?

ITALO – Le tovaglie sono lise

FELICE – (lo guarda in silenzio)

ITALO - (non fiata, immobile)

FELICE – Che è?

ITALO – (c.s.)

FELICE - E parla!

ITALO – Stavolta non ha capito?

FELICE – E come te lo devo dire? Sono due ore che ti guardo!

ITALO – Come ha detto? Guardare in silenzio non vuol dire non avere capito…

FELICE – Ma che c’entra?

CAMILLA – Effettivamente lo ha detto…

FELICE – (in difficoltà) Dipende… da… da come uno guarda…

ITALO – Ah, dipende dalla faccia…

FELICE – Bravo, dipende dalla faccia che uno fa… ad esempio: prima, quado eravamo al semaforo verde, ho fatto una faccia perplessa, dopo invece, ho fatto una faccia interrogativa… capisci?

ITALO – Ah ho capito…

FELICE – Bravo! (Ad Camilla) Hai visto? capisce…

ITALO - Due facce diverse…

FELICE – Bene…

ITALO - … due significati diversi

FELICE – Bravissimo!

ITALO – Comunque lei ha fatto la stessa faccia, prima e dopo

FELICE – Esatto! (realizzando) Come la stessa faccia?

ITALO – Eh, ha fatto la stessa faccia…

FELICE – Non è vero, non sei stato attento…

ITALO – Sono stato attentissimo

FELICE – Camilla, parla tu, ho fatto la stessa faccia? (A Italo) Ascolta Camilla ascolta…

CAMILLA – Sì, ha fatto la stessa faccia…

FELICE – Hai sentito? (ad Camilla) Anche tu?!?

ITALO – E se ha fatto la stessa faccia!

FELICE – Allora, prima ho fatto una faccia perplessa (fa la faccia perplessa), poi invece interrogativa (fa una faccia interrogativa)…

CAMILLA – No, le deve fare meglio…

ITALO – Infatti, si concentri… rifaccia…

FELICE – Ma che cosa?

CAMILLA – Le facce, le deve fare meglio…

FELICE – Ma che siamo a un provino?!? Mamma mia, mi sta venendo l’esaurimento nervoso! Ma come siamo finiti a parlare della mia faccia?

CAMILLA – Perché prima Italo ha detto una cosa che lei non aveva capito

FELICE – Ma si può sapere che hai detto?

ITALO - Ho detto che le tovaglie sono lise

FELICE – Ecco. (Pausa) Italo, io ti voglio bene, ti ho assunto nonostante il tuo passato non proprio cristallino, ma ti ho detto e ripetuto cento volte che qui dentro devi parlare italiano

ITALO – Ma io ho parlato italiano

FELICE – Italiano?

ITALO – E certo

FELICE – No, pensavo fosse mauriziano

ITALO – Ma quale mauriziano, era italiano…

FELICE – A me sembrava mauriziano

CAMILLA – Signor Felice, ha detto “lise”… vuole dire consumate… le tovaglie sono lise…

FELICE – Ah, lise! E non avevo sentito! le tovaglie sono lise… vuol dire consumate… ovvero consunte, sdrucite, logore… eh? (pavoneggiandosi) visto come padroneggio l’italiano, io?

ITALO – Ma lei è italiano…

FELICE – Ma che c’entra? Perché secondo te tutti gli italiani sanno parlare l’italiano?

CAMILLA – Effettivamente…

FELICE –Brava Camilluccia. (A Italo) Hai visto quanto è brava Camilla? Tu invece nuota nell’ovvio… affoga in questa brodaglia…

Scena III

ANTONIETTA – (entra velocemente, e parla altrettanto velocemente) Ecco, proprio una brodaglia quella di ieri sera. I clienti si sono lamentati, lo ha visto pure lei che non volevano pagare il conto, no? Ora, parliamoci chiaro: il cuoco non può fare miracoli, cucina con gli ingredienti che lei gli compra. Quei clienti hanno chiesto un brodo di gallina, e la gallina dov’era? qui non di sicuro. Se lei non la compra, la gallina sta nel pollaio, non viene qui spontaneamente a farsi cucinare, no? a meno che non sia una gallina con tendenze suicide, mi pare ovvio che non verrà mai qui sulle sue zampe, che dice lei? sto sbagliando?

FELICE – (la guarda sbalordito)

ANTONIETTA – Che è? non ha capito?

ITALO – Dice che guardare in silenzio non vuol dire non aver capito

ANTONIETTA – Ah no?

CAMILLA – Veramente ha detto anche che dipende da come uno guarda…

ITALO – Vero, lo ha detto…

ANTONIETTA – E ora come mi sta guardando?

CAMILLA – Secondo me vuol dire che non ha capito

ITALO – Secondo me invece ha capito benissimo…

ANTONIETTA – Dici?

FELICE – Ma la volete finire? (Ad Antonietta) E tu perché non lo chiedi a me se ho capito invece di chiederlo a loro?

ANTONIETTA – E lei mi guardava e non parlava! Non aveva capito…

FELICE – Ho capito benissimo quello che hai detto!

ANTONIETTA – Ah sì? che risponda?

FELICE – A chi?

ANTONIETTA – Alla mia domanda!

FELICE – Perché, hai fatto una domanda?

ITALO – Si, ha fatto

FELICE – E qual era la domanda?

ANTONIETTA – La gallina. Che sta nel pollaio.

FELICE – Perché, una gallina dove deve stare?

ANTONIETTA – In cucina. Soprattutto se un cliente ordina brodo di gallina

FELICE – Ah. Il brodo di gallina. Già. Antoniettina bella… ti sarai accorta, come dire, che il locale ha qualche difficoltà…

ANTONIETTA – Eccome se me ne sono accorta…

FELICE – Brava, mi fa piacere. Ora, nell’attesa di superare questo momento difficile, dobbiamo essere ancora più bravi, dobbiamo evitare che se ne accorgano anche i clienti…

CAMILLA – Il problema è proprio quello: che se ne sono accorti anche i clienti…

FELICE – Ah, se ne sono accorti…

ITALO – Questa è la cosa più deleteria

FELICE - Italo, io ti voglio bene, ti ho assunto nonostante il tuo passato non proprio cristallino, ma ti ho detto e ripetuto cento volte che qui dentro devi parlare italiano

ITALO – Ma io ho parlato italiano

FELICE – Di nuovo?

ITALO – E certo

FELICE – E pensavo fosse mauriziano

ITALO – Ma quale mauriziano, era italiano…

FELICE – Vabbè, a me sembrava mauriziano

CAMILLA – Signor Felice, ha detto “deleterio”… vuole dire dannoso…

FELICE – Ah, deleterio! E non avevo sentito! E certo, se si sono accorti anche i clienti è proprio deleterio… che vuol dire dannoso… Però a questo punto diciamola tutta: sbagliare la comanda non è certo colpa della gallina, no? Camilla, macari tu, quel cliente aveva ordinato un arrosto misto e gli avete portato un piatto di verdure grigliate?

CAMILLA – Quella è stata un’incomprensione col cuoco…

FELICE – Io faccio di tutto per cercare di portare questo locale fuori dalla crisi in cui è precipitato da quando hanno spostato quella maledetta statua. Voi datemi una mano, ok? Metteteci passione, siate concentrati. È un mestiere difficile questo, e occorre concentrazione. Quando arrivate, dovete pensare alle sorti della serata, solo a quello, concentrati come se fosse una partita, come un debutto a teatro, concentrati solo su questo senza pensare ad altro.

Scena IV

Entra Liborio, parla al cellulare, imitando un personaggio famoso ed esce di scena dalla parte opposta. Nel frattempo Felice esprime il suo disappunto, perché la scena si ripete tutti i giorni.  

ANTONIETTA – (A Felice) Stia tranquillo, ci parlo io con lui. Lo sa com’è no? Lui è artista nell’animo… Lo aiuto io a concentrarsi stasera…

FELICE – È meglio che me ne vado in sala… altrimenti mi viene il nervoso prima di cominciare…

ITALO – Stia sereno, ci pensiamo noi. Staserà andrà tutto come lei brama…

FELICE - Italo, ma come te lo devo dire?... io ti voglio bene (durante la battuta si accorge che Alessia e Chiara gli fanno cenno e rallenta) ti ho assunto nonostante il tuo passato non proprio cristallino… Che era italiano?

ITALO – (fa cenno di sì)

FELICE – Com’era ‘sta parola?

ITALO – Stasera andrà tutto come lei brama… brama, dal verbo bramare…

FELICE – Ah… e che significa?

ITALO – Bramare, significa… come dire con parole più semplici… ah sì: anelare

FELICE – (pausa, agli altri, intimorito, a bassa voce) Sentite, ma macari ‘sta parola era italiana?

Fanno cenno di sì

FELICE - ‘U sapeva iu… (A Italo) Ma tu comu i sai tutti ‘sti paroli???

ITALO – Esiste il vocabolario, no?

FELICE – Meglio che me ne vado… altrimenti altro che esaurimento nervoso… mi pigghia ‘na motti subbitania!

ITALO – Che significa “motti subbitania”?

FELICE – Ah no sacciu! cecchitilla ‘nto vocabolario! (esce)

Scena V

LIBORIO – (rientrando, sempre con cellulare in mano) Antonietta leggi un po’ questo sketch… lo sai che ci tengo al tuo parere…

CAMILLA – Ma la vuoi finire sì o no? qua dobbiamo lavorare!

LIBORIO – Ma se non abbiamo ancora iniziato!

CAMILLA – Non abbiamo iniziato? ti sei mai accorto che quando arrivi tu la sala è già apparecchiata?

LIBORIO – (falso) No, spassionatamente… non mi sono mai accorto…

CAMILLA – E certo! Sei sempre cu ‘stu telefonino in mano!

LIBORIO – (bonario) E vabbè, che è ‘sta tragedia? domani arrivo prima e ci penso io… gioco di squadra no?

CAMILLA – Domani arrivi prima… sì… e la radio? non devi andare in radio domani?

LIBORIO – Ah già, la radio… Vabbè voi a che ora arrivate?

CAMILLA – Ascolta. Io ho già preso un cazziatone dal principale per colpa tua…

LIBORIO – Colpa mia? perché?

CAMILLA – Perché? il cliente di ieri sera, quello del filetto…

LIBORIO – Ma ne dobbiamo parlare ancora? io ho scritto giusto, la comanda era giusta… quello è il cuoco che non sa leggere…

Entra il cuoco

MARIO – Ah, io non so leggere?!? Tu hai scritto fi punto gr punto… che significa fi punto?

LIBORIO – Fi punto, sta per filetto, gr punto sta per grigliato. Filetto grigliato. È un’abbreviazione, no?

MARIO – Un’abbreviazione? Fi punto gr punto io lo leggo “finocchio gratinato”. E poi anche se fosse stato filetto non ci sarebbe stato bisogno della parola grigliato, non ti pare?

LIBORIO – Perché sei un cuoco limitato

MARIO – Un cuoco limitato io?

LIBORIO – E certo. Il filetto mica si fa solo alla griglia, si può fare al pepe verde, alla liquirizia, all’uva…

MARIO – (respirando) Caro cameriere (rimarca il termine “cameriere”), sappia, visto che non ha l’accortezza di studiare il menu prima di iniziare la serata, che in questa cucina il filetto si serve esclusivamente grigliato, vista la scarsità di materie prime…

LIBORIO – (Cerca di interromperlo) Perché non hai fantasia…

MARIO - Sappia inoltre, cameriere, che in questa cucina ci sono ruoli ben precisi che devono essere rispettati e la comanda deve essere presa esclusivamente dal caposala, ovvero Camilla…

LIBORIO – (c.s.)

MARIO - Sappia inoltre, cameriere, che qui dentro di limitato, c’è solo il suo acume!

LIBORIO – (a Italo) Che è acume?

ITALO – Intelligenza

LIBORIO – Sta dicendo che ho intelligenza limitata?

ITALO – No

LIBORIO – Ah ecco!

ITALO – … sta dicendo che sei deficiente!

MARIO – Non ti preoccupare Camilla, ci parlo io con Felice, glielo dico che è colpa sua

CAMILLA – Non c’è bisogno Mario, a me interessa solo che si lavori bene…

MARIO - Ecco brava, prendi esempio da Camilla

LIBORIO – Meno male che non devo prendere esempio da te

MARIO – (Cercando di restare calmo) Caro il mio cameriere, si informi…

LIBORIO – (Prendendolo in giro) E dai che sto scherzando…

MARIO – Io ho lavorato nei migliori ristoranti italiani e ho contribuito all’assegnazione della terza stella Michelin…

LIBORIO e MARIO -  … dell’Osteria del Cavaliere Nero…

MARIO – Sissignore… ho cucinato per eventi con centinaia di persone… Lo sai tu cosa significa…

LIBORIO e MARIO - … preparare una sala di 500 coperti? No che non lo sai…

MARIO –  … e ricordati che ho lavorato per cinque anni all’Atelier Culinier di Parigi, dove veniva a cenare…

LIBORIO e MARIO - … persino François Mitterrand…

LIBORIO - … il presidente del Paris Saint Germain

MARIO – (minaccioso) … il presidente della repubblica francese!

LIBORIO – Une, deux, trois, quatre…

Rientrano in scena Camilla e Antonietta e cantano, con Liborio, un “Que reste-t-il de nos amours”. Mario, come in estasi, balla con Liborio. Alla fine della canzone, Mario entra nel camerino.

ANTONIETTA – ‘ Sta cosa però è pazzesca, da non credere. Appena sente una vecchia canzone… gli passa il nervoso!

LIBORIO – E meno male, almeno sappiamo come prenderlo…

ITALO – Sì ma non te ne approfittare. Appena la musica finisce ritorna più incazzato di prima (esce)

LIBORIO – Ma ce l’avete con me? Intanto oggi è arrivato a lavoro dopo di me, lui che parla tanto di professionalità

CAMILLA – E ce ne vuole…

LIBORIO – Appunto

ANTONIETTA – Però lo sappiamo che sta attraversando un brutto periodo…

LIBORIO – E che significa? A lavoro i problemi personali non ci devono entrare

CAMILLA – No infatti, invece facciamoci entrare la radio…

LIBORIO – Ma che c’entra la radio…

CAMILLA – È proprio quello che sto dicendo

ANTONIETTA - Pare che la moglie lo abbia tradito…

CAMILLA – (pausa) Chi te l’ha detto?

LIBORIO – (A Camilla) E chi glielo ha detto… Lo sai che Chiaretta è la sua preferita…

ANTONIETTA – Me l’ha detto lui

CAMILLA – Benvenuto nel club

LIBORIO – Anche tu sei stata tradita, dalla tua ragazza storica…

CAMILLA – Non c’è bisogno che me lo ricordi!

LIBORIO – No, volevo dire, che tu non arrivi in ritardo

CAMILLA – Ah ecco

LIBORIO - Nonostante il tradimento

CAMILLA – Ancora?!?

ANTONIETTA – Vi prego, non dite niente, è una cosa delicata…

CAMILLA – Certo, stai tranquilla, lo so bene io…

LIBORIO – Lo sa benissimo lei…

MARIO – (rientra, più incazzato di prima) Allora? che fate impalati? che è il presepe vivente? forza muovetevi che tra poco arriva il primo cliente!

CAMILLA – Speriamo bene…

ANTONIETTA – Già… speriamo che ne arrivi più di uno stasera… (esce)

LIBORIO – (canta, imitando Diego Abatantuono) I rinascerò… cerv di muntagna… oppure emicrerò….

CAMILLA – (lo spintona) Cretino!

LIBORIO – Ma che è? Sto provando un’imitazione per il pezzo di domani in radio…

MARIO – Ancora con questa storia? Qui sei pagato per fare il cameriere!

Scena VI

Si sente la voce di Felice

FELICE – (f.s.) Ragazzi venite un attimo in cucina, forza…

Entrano Antonietta, Italo, il proprietario e Vito

FELICE – Allora ragazzi, lui è Vito, il figlio di un amico carissimo.

VITO – Piacere, ciao a tutti!

Rispondono tutti al saluto

FELICE - Vito lo conosco da quando era piccolo così, adesso è alto così… la vita…

ITALO – Sua mamma?

FELICE – Che cosa?

ITALO – Tu hai detto Vito, sua mamma è Vita?

FELICE – (disperandosi) Ha fatto la battuta… mamma mia…

ITALA – Anche tua mamma si chiama Vita?

FELICE – (Fuori di sé) Ma me la fai fare o no ‘sta presentazione?!? Allora… Vito… partiamo da lui è Italo, cameriere, esperto di vini e, sostiene, di lingua italiana…

ITALO – Anche inglese, spagnolo, francese, portoghese…

FELICE – Va bene, va bene… Lui è Liborio, cameriere, ma soprattutto artista, è anche regista, sta scrivendo il suo film, “La bomba di Kabul”, fa mille cose…

LIBORIO – La bomba di Bombay!

FELICE – Fa anche radio, cabaret, animazione, eccetera eccetera…

LIBORIO - … no aspetti, che significa eccetera? faccio radio, teatro, cabaret, web series, deejay, autore, sceneggiatore, soggettista, pittore…

ANTONIETTA – (che lo adora) Anche pittore? mai dai, questa mi mancava… pazzesco… e da quando pittore?

MARIO - Da quando ci trasiu umidità nto tetto da cucina

LIBORIO – (fulmina Mario con uno sguardo) Da una settimana. Sto provando una tecnica innovativa

ANTONIETTA – (rapita) Cioè? Raccontami!

LIBORIO - Praticamente uso l’olio di scarto dei motori delle macchine per dipingere paesaggi.

ANTONIETTA – Ma bellissimo! Cioè utilizzi uno scarto nocivo per urlare la tua protesta contro l’inquinamento! Cioè stai citando l’urlo di Munch!

LIBORIO – (Che non aveva mai pensato a questo aspetto della sua opera) Ecco… hai colto… proprio l’essenza artistica! Certo, il risultato è monocromatico, ma ha una brillantezza particolare…

ANTONIETTA – (rapita) Infatti…

LIBORIO - … davvero, mai vista…

FELICE – Avete finito? Posso parlare? posso continuare? Semaforo verde? (si rende conto) Madonna… macari iu cu stu semaforo… (a Vito) Niente, una metafora… Allora, poi abbiamo Antonietta, la più giovane della squadra. Antonietta viene dalla scuola alberghiera, ha studiato e vuole fare questo mestiere.

VITO – (rapito da Antonietta, in realtà lo è da tutte le donne) Piacere Antonietta, io mi chiamo… Vito (le bacia la mano e la fissa in silenzio con fare da seduttore, facendo strani cenni)

ANTONIETTA – (lo guarda stranita) Che hai? È un tic?

FELICE – Avete finito? Possiamo andare avanti? Poi abbiamo il nostro caposala, Camilla, la veterana, esperta di ogni cosa. Se hai un dubbio, chiedi a lei.

VITO – (come prima) Piacere Camilla, io mi chiamo… Vito (le bacia la mano e continua con gli strani cenni)

CAMILLA – (Ad Antonietta) Mi sa che hai ragione, ha un tic

VITO – Ma quale tic?

FELICE – E dulcis in fundo… (A Italo) in fundo… eh… acchiappa… greco…

ITALO – Latino

FELICE – Latino?

ITALO – (fa un cenno affermativo)

FELICE – Sicuro?

ITALO – Sicuro

FELICE – Mah… ho qualche dubbio… comunque latino e greco vanno sempre assieme… (A Vito) Dicevo dulcis in fundo… vedi quello lì? Quello che sta borbottando? Quello è l’anima del nostro locale… lo chef!

MARIO – Ma che dobbiamo fare? dobbiamo lavorare o dobbiamo fare salotto qui? Forza! A pignata taliata non vugghi mai!

FELICE – Non ti impressionare. Quella maschera scorbutica nasconde un animo delicato

MARIO – Non mi avete sentito? Italo, Antonietta, forza, finite di sistemare la sala, altrimenti vi metto a tagliare la cipolla calabria!

FELICE – Sempre pronto a motivare tutti con metodi originali…

MARIO – Camilla, cancella dal menu il brodo di gallina

CAMILLA – (esce in sala)

LIBORIO – Menù… sono rimasti due primi e due secondi… e lo chiamiamo ancora menu…

FELICE – Questo è un ristorante rinomato ma dalla cucina semplice…

MARIO – (Ad Liborio) Tu piglia una scopa e pulisci l’ingresso, è pieno di terra!

LIBORIO – Piano amico bello, io faccio il cameriere

MARIO – Ah si? e da quando? allora fai il cameriere! e non prendere comande!

LIBORIO – Dai cuciniere… calmati... che hai oggi?

MARIO – Cuciniere a me? A chi cuciniere?!?

FELICE – Si divertono…

MARIO - Io ho lavorato nei migliori ristoranti italiani! E ho contribuito all’assegnazione…

LIBORIO e MARIO - … della terza stella Michelin dell’Osteria del Cavaliere Nero!

LIBORIO - … e ho preparato 500 coperti… e poi li ho scoperti…

MARIO – Non ti permettere sai!

FELICE – Scherzano

LIBORIO – E ho cucinato per D’Artagnan

MARIO – Mitterand!!! (prende un coltellaccio e lo punta in gola ad Liborio, che rimane impassibile)

FELICE – Non ti impressionare… giuocano…

MARIO – Che fai non parli più? ti tremano le gambe eh?

LIBORIO – Le gambe?

MARIO – Le gambe!

LIBORIO – Un… due… tre…

Rientrano in scena Camilla e Antonietta e cantano con Liborio un accenno della canzone “Ma le gambe”. Mario si calma improvvisamente e balla con Liborio. Alla fine Liborio e le ragazze escono in sala mentre Mario, come se nulla fosse accaduto, si avvia canticchiando verso il piano cottura.

Scena VII

VITO – Ma… ma…

FELICE – Non ti impressionare. Mario ha un debole per le vecchie canzoni, ma la cosa particolare è che per lui la musica ha un potere calmante. È incazzato nero? ascolta una vecchia canzone e gli passa tutto. Oddio… qui tutti abbiamo un po’ tutti la musica nel sangue. È un po’ il tema del locale… “Spaghetti alla chitarra”. A tempo perso, nei momenti liberi, proviamo a cantare vecchie canzoni… A te piace la musica?

VITO – Certo che mi piace?

FELICE – E cosa ascolti?

VITO – Mah… più che altro musica leggera…

FELICE – Ah, del tipo?

VITO – Mah… Mario Novena, Turi Milliliri, Santo Paranoia…

FELICE – (Brusco) Vai di la a prepararti, c’è una divisa da cameriere che dovrebbe andare bene per te. E in bocca al lupo!

VITO – Crepi principale!

FELICE – Che è principale?

VITO – Come?

FELICE – Che hai detto?

VITO – Crepi principale

FELICE – Chi è principale?

VITO - Lei

FELICE – Io principale? No caro… non è un termine adeguato al prestigio del nostro locale. Lo sai che prima che spostassero la statua questo era il locale più importante della provincia, no?

VITO – L’ho sentito dire a mio padre… ma perché questa statua era così importante?

FELICE – Come? non conosci la storia della statua?

VITO – No

FELICE – La statua portafortuna?

VITO – Veramente no

FELICE – La statua del grande scultore-cantante del nostro paese?

VITO – No

FELICE – La statua…

MARIO - Felice, ti sta dicennu ca na canusci!

FELICE – No, è che mi pare strano… la conoscono tutti. (A Vito) Vinny Caruso!

VITO – (Non sa cosa replicare) Ah!

FELICE - Vinny Caruso!

VITO – Ho capito. Un altro.

FELICE – Chi?

VITO – Non lo so

FELICE – Tu hai detto “un altro”

VITO – Lei ha detto “vinni u caruso”

FELICE – (Offeso) Io ho detto vinni u caruso?

VITO – Si, ma io rimango, giusto?

FELICE – Ma che stai dicendo? (A Mario) Ma tu lo stai capendo?

MARIO – Ma cu vi capisci a tutti e due?!?

FELICE – Io ho detto vinni u caruso? Io? (realizza) Mamma mia… ho capito… Io ho detto Vinny Caruso…

VITO – (Euforico) Lo ha detto di nuovo!

MARIO – Testimone!

FELICE – Ma la volete finire??? Vinny, è un nome, Vincenzo… in americano “Vinny”

VITO – Ah io avevo capito “vinni”, nel senso di “è venuto”…

FELICE – E lo avevo capito!

MARIO – E dovevi essere più chiaro col ragazzo!

FELICE – Ma chi mi metto a fari l’analisi logica?

ITALO – (che era entrato qualche istante prima) Veramente questa è analisi grammaticale, “è venuto” è un predicato verbale, voce del verbo venire… tempo… (esce)

FELICE – (Si dispera) Mamma mia…

VITO – Non si preoccupi principale, ho capito, Vinny Caruso è il nome dello scultore della statua

FELICE – Un’altra volta cu ‘stu principale! Chiamami signor Felice! Comunque si, hai capito, Vincenzo Caruso era un ragazzo un po’… come dire?... eccentrico?

ITALO – (entrando) Sì, si può dire, eccentrico, bravo (esce)

MARIO – Ma quale eccentrico… era completamente sfasato…

FELICE – Ecco. Un bel giorno realizzò questa statua, raffigurante un oggetto emblematico: uno scolapasta!

ANTONIETTA - (Che era entrata qualche istante prima) Uno scolapasta! Un’opera di denuncia, un messaggio forte contro il potere. Un oggetto che trattiene per se la pasta, ovvero la sostanza, il sostentamento, mentre lascia passare l’acqua, lasciando quindi agli altri, alle classi sociali più disagiate, gli scarti appunto, solo l’odore del sostentamento, una parvenza di sapore che non riesce a soddisfare la fame. Un’opera affascinante! (esce)

FELICE – Ma quale! Non dare retta. Vincenzo era uno scalpellino morto di fame, ma così morto di fame che poveretto non aveva altro desiderio che quello di mangiare. E aveva la mania di scolpire scolapasta.

MARIO – La fame però era sempre tanta, così emigrò in America e fece fortuna come scultore, ma anche come cantante.

FELICE – Ma sempre con la mania dello scolapasta. Anche da cantante il suo repertorio è stato monotematico.

MARIO – Per esempio ha scritto “Il vecchio, il muto e lo scolapasta perduto”

FELICE - “Cosa resta del nostro scolapasta”

MARIO – “Amore basta, ridammi…”

VITO – …lo scolapasta

MARIO - ... no il cuore, quale scolapasta?

VITO – No, pensavo che…

FELICE – E quella volta è voluto uscire fuori tema

VITO – Sì ma perché ‘sta statua è così importante per il suo locale?

FELICE – Come, non lo capisci? La statua per la gente è un portafortuna!

CAMILLA – (Che era entrata qualche istante prima) La gente viene da tutta la provincia per toccare la statua. Chi tocca la statua non avrà mai problemi di sostentamento, né lui, né i suoi cari (esce)

MARIO - “Spaghetti alla chitarra”, il nome del locale, è un omaggio alla statua e a Vinny Caruso

FELICE - E di conseguenza anche il nostro locale era considerato fortunato.

LIBORIO - (Che era entrata qualche istante prima) Era. Ma da quando hanno spostato la statua nella piazza centrale, da questa strada non ci passa più nessuno (esce)

VITO – E perché non riportate la statua qua?

FELICE – (Sospirando) E perché… perché… come se non ci avessimo provato… vatti a cambiare vai…

VITO – Va bene principale (fa per uscire)

FELICE - Signor Felice!

VITO – Ah vero! (fa per uscire)

FELICE – Vito?

VITO – Sì?

FELICE – In bocca al lupo!

VITO – Crepi principale! (esce)

Scena VIII

MARIO – Stai tranquillo Felice, ci penso io a metterlo in riga

FELICE – Grazie Mario, dammi una mano almeno tu

MARIO – Felice, ma hai parlato col sindaco?

FELICE – L’ho implorato in tutti i modi di riportare la statua qua davanti ma non ne vuole sapere. Dice che Vinny Caruso è il personaggio più illustre della città e la sua opera deve stare nella piazza principale.

MARIO – L’unica quindi è trasferirsi in piazza…

FELICE – Già, ma con quali soldi? Lo sai quanto costano quei locali? quelli della piazza centrale? Io questo trasferimento non me lo posso permettere

MARIO – Hai ragione. Ma c’è una cosa che ti devi permettere per forza Felice

FELICE – Che cosa?

MARIO- La spesa, quella la devi fare

FELICE – Parla piano Mario, non mi mortificare davanti agli altri

MARIO – Io non ti mortifico, ma questo è un ristorante, se non fai la spesa io cosa cucino?

FELICE – Ancora qualche giorno e sistemo tutto, abbi fiducia

MARIO – Felice, io ce l’ho la fiducia, il problema è che stiamo perdendo quella dei clienti

FELICE – Dici che la stiamo perdendo?

MARIO – Ma come dico? Ma non lo vedi che non viene più nessuno? E quei pochi che entrano non tornano più

FELICE - Stringiamo i denti Mario, aiutami, usa la fantasia, cerca di arrangiarti con quello che hai. Tu sei un mago in cucina. Sai inventare un piatto dal niente…

MARIO – Ma devo avere pur sempre avere qualcosa da cucinare…

FELICE - Hai cucinato per celebrità, ministri, presidenti…

MARIO – Sì ma…

FELICE – Hai cucinato per Chirac!

MARIO – Mitterand, Felice … Mitterand…

FELICE – Mitterand certo, come no… Dai Mario, aiutami… stringiamo i denti. Io proverò a parlare di nuovo col sindaco. Siamo amici da quando eravamo bambini, deve ascoltarmi.

Scena IX

Entrano di corsa Italo, Antonietta, Camilla e Liborio. Si nascondono in cucina.

FELICE – Che è? Ragazzi ma possiamo fare tutti i giorni ‘sta storia?

LIBORIO – Noi non vogliamo litigare, però lei ci dia una mano!

Si sente la voce della moglie del proprietario, Catena.

CATENA – (f.s.) Precariiiiii… dove siete?

CAMILLA – Signor Felice…

CATENA – (f.s.) Ti sei deciso finalmente? Lo hai chiuso questo cesso di locale?

ANTONIETTA – Se anche oggi non le dice niente… io le rispondo a tono!

FELICE – Ho capito ragazzi, ma che posso fare io…

ITALO – Ma come?... è sua moglie!

FELICE – Chi? Ah già… è mia moglie…

CATENA – (f.s.) E quegli incapaci? li hai mandati a casa finalmente?

ITALO – Coraggio capo, la affronti!

FELICE – Ma sì, una volta per tutte! (respira) Ora gliene dico quattro!

Entra Catena. Veste abiti costosi, e porta con sé buste e pacchi di griffe molto costose. Investe di parole Felice. Tutti i dipendenti si nascondono, accovacciandosi, dietro il piano cottura, si intravedono solo le teste.

CATENA –  Ah siete tutti qui? rintanati? giustamente, non ci viene più nessuno qui, quindi è meglio stare rintanati, come le bestie…

FELICE – (Con un guizzo di coraggio) Catena! ti proibisco…

CATENA – (interrompendolo) Ma che proibisci tu?!? Proibisce… lui proibisce… Senti parliamone una volta per tutte! Cosa stai aspettando, eh? questo locale lo vuoi vendere si o no?

FELICE – Amore, non mi pare il caso di affrontare le strategie manageriali davanti a loro…

CATENA – Perché? mica è un segreto che questo locale ormai fa schifo, si mangia da schifo e si è serviti da schifo

ANTONIETTA – (Con un moto di orgoglio) Non è vero signora, questo locale ha delle difficoltà ma non è vero che fa tutto schifo!

CATENA – Sentila sentila… la ragazzina reagisce

ITALO – La lasci stare signora, è giovane

CATENA – Che vorresti dire, che io non sono giovane?

ITALO – Lei è giovanissima… e bellissima…

CATENA – Bravo il mio extracomunitario (lo accarezza). (Al marito) Aiutami a ricordare… dove lo abbiamo trovato questo qui? in galera giusto?

FELICE – Non proprio, era appena uscito…

CATENA – Un avanzo di galera

FELICE – Assolto per non aver commesso il fatto, era in attesa di giudizio, lo sai anche tu… Nel suo Paese falsificava documenti per aiutare la sua gente a scappare dalla guerra, fino a quando anche lui è riuscito a scappare, ed è arrivato in Italia

CATENA – Ed è diventato clandestino!

ITALO – Italo clandestino? No no, Italo lavorava, messo in regola.

CATENA – Ah si? E come ci sei finito in galera? per sbaglio?

ITALO - Io ero persona delle pulizie con grande disagio, forte allergia a detersivi e affini. Mio amico grossista dice me, Italo, dove vai andando, io avere detersivo che fa per te, anallergico! Panacea... detersivo panacea…

FELICE - Detersivo Panacea? Mai sentito…

ITALO - Panacea significa soluzione di tutti i problemi. Mio amico grossista dice me, Italo, io regalo te detersivo se tu fare me cortesia piccola, prendere quantità di detersivo e portare con macchina da mio amico fuori città. Io precipitato...

FELICE – (non comprende perché Italo sarebbe precipitato)

ITALO - No precipitato... no burrone... io sbrigato ad andare, ma nella strada posto di blocco unità cinofile... cani impazziti... aperto cofano... cani inselvaggiti... agente dice questa essere neve bianca? Io risposto detersivo anallergico, lui detto questa è cocaina, io risposto non conosco marca, cane incontenibile... io risposto fare prova lavare tua macchina? Siamo amici italiano, Toto Cutugno, Roberto Baggio... agente incazzato ha lasciato cane... che io ho fermato con un pugno... Ho sbagliato! Italo deve pagare! Ma leggi italiane però troppo severe: 2 anni per pugno cane indiavolato, troppo esagerato!

CATENA – E allora se non sei un malfattore sei un deficiente, scegli tu!

ITALO – (fa per rispondere ma si blocca per pensarci)

CATENA – (A Mario, languida) Ciao Mario, come stai?

MARIO – (imbarazzato) Benissimo Catena…

CATENA – Davvero? non si direbbe… ti chiamo più tardi e… mi racconti tutto…

Mentre il Proprietario guarda in cagnesco Mario che risponde con uno sguardo innocente, rientra Vito in divisa da cameriere, i pantaloni troppo corti.

VITO – (riferendosi alla divisa) Principale mi sta perfetta!

Tutti lo guardano

VITO – Sono corti un po’ corti, vero? E domani ce li porto a mia nonna, che fa a custurera, vediamo se…

CATENA – (rapita dal nuovo arrivato, gli si fa incontro, con interesse)

VITO – (si accorge di essere preso di mira) … se riesce a sistemarli…

CATENA – (c.s.) Giovane… E tu da quale pianeta sei arrivato?

VITO – Non ho capito scusi…

FELICE – È nuovo, si chiama…

CATENA – (burbera) Silenzio!

FELICE – (agli altri) Silenzio!

CATENA - (dolce) Dicevo… da dove vieni, chi sei, come ti chiami?

VITO – Chi io? Piacere, io mi chiamo Vito…

ANTONIETTA – Strano, stavolta non gli è venuto il tic…

CATENA – Vito, ma che nome… maschio… E cosa ci fai in questa topaia…

VITO – No io siccome che c’è questa crisi forte, no? che fa proprio spavento va, ho pensato che volevo imparare un mestiere, che c’è questa scarsizza dei lavori manovali no? e quindi se io avrei l’opportunità, ho pensato che non è il caso di continuare a studiare…

LIBORIO - No infatti

ITALO - Proprio non è il caso

VITO - Eh… e ci ho levato mano…

FELICE – Vito è il figlio dei vicini di casa a mare, te lo ricordi?

CATENA – (lo squadra) Ecco dove lo avevo visto… (al marito) E questo lo paghiamo pure?

FELICE – Amore, non mi sembra il momento adatto per affrontare aspetti amministrativi …

CATENA – Silenzio!

FELICE – (Agli altri) Ancora!

CATENA - (Improvvisamente) Matri, mi è venuta fame, fare shopping è troppo stancante…

VITO – Si accomodi signora, la servo io…

CATENA – (ride) E secondo te io mangio in questo cesso di locale? Servito da (indica Liborio) un artista fallito o da un ex detenuto? E cosa mi fai mangiare? un’insalata verde? Ma lo sai che qui la spesa si fa una volta al mese perché mio marito è pieno di debiti?

PRIOPRIETARIO – Cara, non mi sembra corretto affrontare aspetti finanziari davanti a loro…

CATENA – Quindi non te lo ha detto che sta chiudendo il locale?

FELICE – Non è vero, non ho ancora deciso

CATENA – No? e quanto durerà ancora questa agonia?

FELICE – Sono convinto che ce la possiamo ancora fare…

CATENA – (A Vito) Ascoltami gioia. Tra pochi giorni mio marito sarà costretto a seguire il mio consiglio, vendere tutto e aprire finalmente una fpa! (sputacchia Vito)

VITO – (asciugandosi la faccia) Una?

CATENA – (c.s.) Una fpa!

VITO – N’autra vota…

ANTONIETTA – Vuole dire una spa!

VITO – Ah, e che è?

ANTONIETTA – Un centro benessere

CATENA – Un luogo dove ci si prende cura della mente e… (con fare da vamp) del corpo! (Improvvisamente) Basta, aiu fami. Vado al ristorante. In un vero ristorante, con dei veri camerieri! (Allo chef) Mario caro… ma come sei finito in questo porcile… un cuoco col tuo talento, col tuo curriculum… tu che hai cucinato per Hollande…

MARIO – (Fa per correggerla, ma poi rinuncia)

CATENA - Tu sei l’unico che stimo, lo sai. Ma non preoccuparti, tra poco sarà tutto finito. Ti porto con me, nella mia fpa! Promesso, non dimenticare le mie parole… come quella canzone che ti piace tanto… (canta stonando) Non dimenticar le mie parole… bimba tu non sai cos’è l’amoooor… è una cosa bella come il soleeeee…. più del sole dà caloooorrrr…. (Rivolta a tutti) Buona fortuna… precari… anzi disocuppati! (Esce cantando nuovamente la canzone)

BUIO

Scena X

È finita la serata. I clienti sono andati via. Regna il nervosismo perché, come ogni sera, le cose non sono andate nel verso giusto. Mario è deciso a mollare tutto, infuriato. Gli altri entrano ed escono dalla sala e dal camerino.

MARIO – No basta, abbiamo superato ogni limite. Tre clienti sono arrivati e abbiamo fatto schifo con tutti e tre!

LIBORIO – Ora non esagerare, erano clienti difficili…

MARIO – Tu devi stare zitto! non devi più parlare in mia presenza! Ti avevo detto di non prendere le comande e invece continui a fare di testa tua!

LIBORIO – Ho preso la comanda perché ho fatto amicizia con il cliente, non essere invidioso delle mie capacità relazionali…

MARIO – Io invidioso? di te?!?

LIBORIO – E si, c’è un pizzico di invidia, dai ammettilo…

MARIO - Non siamo qui per fare amicizia coi clienti! Siamo qui per lavorare! Lo vuoi capire si o no?

ANTONIETTA – Mario, ha sbagliato, siamo d’accordo, ma quel cliente voleva parlare solo con lui…

MARIO – Chiaretta, il tuo Liborio ha bisogno di uno che lo metta in riga, non di un avvocato difensore! Hai voluto fare di testa tua? Hai preso la comanda? Ok, ma almeno non la sbagliare!

LIBORIO – Ma che è colpa mia se qui siamo ancora all’età della pietra? Ancora col block notes e la penna, è naturale che si va incontro all’errore no? Lo ripeto da una vita: passiamo al digitale, ma qui nessuno mi ascolta.

MARIO – Ma quale digitale? ma se non sai tenere una penna in mano…

LIBORIO – Gliel’ho detto al signor Felice: compriamo dei tablet. Moderni, efficaci, percentuale di errore prossima allo zero… Tutto scientifico, preciso. Prego signora, spaghetti alla chitarra? Tac! Per lei? Una bistecca? ma certo, tac! Come? Patatine per il bimbo? Con ketchup e maionese? Guardi un po’ qua… Tac! le stanno già facendo! Tutto informatizzato! Ma poi, che è come una volta? adesso devi stare attento ai celiaci, intolleranti, allergici, e senza pepe, e senza sale, e il kamut e l’integrale e il lievito madre e i vegani e chi la vuole cotta e chi la vuole cruda… come si fa?!? Ma io che ci parlo a fare con te…

MARIO – Cioè qui non ci sono i soldi per fare la spesa e compriamo i tablet?

LIBORIO - E allora vedi che non è colpa mia? Se ci sono limiti strutturali si lavora male!

ITALO – Non ha tutti i torti…

MARIO – Italo non ti ci mettere anche tu! (Inquisitorio) A proposito… perché mi avete fatto rifare la minestra di verdure? Che problema c’è stato con quel cliente?

CAMILLA – Niente Mario… Italo… si è fatto prendere di nuovo la mano con lo spumante…

MARIO – (Indovinando l’esito) E il tappo è finito nella minestra!

ITALO – Preciso!

MARIO – Ti ho detto cento volte che non siamo alla festa di capodanno! Lo spumante va aperto senza botti! senza far volare il tappo!

ITALO – Ma mi è scivolata la mano…

MARIO – Anche per questo si usa il tovagliolo, per non far scivolare la bottiglia!

ITALO – Io lo volevo usare il tovagliolo, ma era tutto sputtusato!

MARIO – Ma io perché sto ancora qui! Ma perché non me ne vado?

VITO – (A Italo) Ma sai parlare anche il siciliano?

ITALO – Non ancora, devo comprare un vocabolario perché il signor Felice mi ha detto di cercare una parola…

VITO – E quale?

ITALO – Mottisubbitanìa

VITO – Mottisubbitanìa? motti subbitania!

ITALO – Ah subbitània, non subbitanìa, è una parola sdrucciola

VITO – No, è una parola siciliana!

CAMILLA – (Interrompendoli) Ragazzi Mario ha ragione. Le cose non vanno bene ma noi ce la stiamo mettendo tutta per farle andare peggio. Tu, Vito, va bene che sei inesperto, ma smettila di provarci con tutte le clienti!

VITO – Chi io? Che ho fatto?

ANTONIETTA – Ma come che ho fatto? ‘sta storia di “piacere Vito”… (gli va il verso)

MARIO – Che cosa che cosa? Questo qua fa lo scemo con i clienti? No ma io me ne vado… io me ne vado!

LIBORIO – (canzonatorio) E come faremo senza il grande chef?

MARIO – Ah si? Io me ne vado veramente, solo per non assistere alle tue minchiate!

CAMILLA – Dai, adesso calmiamoci tutti…            

MARIO – Lo sai perché combina sempre disastri? eh? lo sapete anche voi perché…

LIBORIO – (mentre armeggia col cellulare) Sentiamo, perché…

MARIO – Perché sei sempre a cazzuliare cu ‘stu cellulare! (glielo strappa dalle mani)

LIBORIO – Ridammelo immediatamente!

Parapiglia, intervengono tutti.

MARIO - (Urla, isterico) Vi odio tutti! Tutti tutti tutti!!!

VITO – (Improvvisamente si piazza davanti Mario e canta una canzone neomelodica) Sopra una scogliera non hai voglia di volaaaaare, guard’ attuorn o mare e nun sai chill’ che ‘a faaaaaa, povero gabbianoooo… hai perduto la compaaaaaagna…

MARIO – (esce infuriato)

VITO – Ma che è? non funziona più il fatto della canzone?

ANTONIETTA – Ma che canzone era?!? Per funzionare deve cantare una canzone classica!

VITO – E più classica di “Povero Gabbiano”?!?

CAMILLA – Ma poi precisa!

LIBORIO – Cioè quello è stato lasciato dalla moglie…

ITALO – … e tu gli canti “Povero gabbiano hai perduto la gabbiana”

VITO – La compagna! quale la gabbiana…

Entra il proprietario.

FELICE – Ma che è successo?

ITALO – Lo chef si è incazzato perché Liborio ha sbagliato la comanda ancora una volta

LIBORIO – Non dia retta. Si è incazzato perché Italo ha fatto arrivare il tappo nella zuppa della cliente

ANTONIETTA – Ma più che altro si è incazzato perché Vito gli ha cantato una canzone in vernacolo…

FELICE – Ma la volete finire? Mi dite cosa è successo?

CAMILLA – È successo che stasera abbiamo combinato un disastro… e che da domani dovremo fare a meno anche del cuoco. Ecco quello che è successo!

FELICE – Qui mi sa che, a malincuore, dovrò fare a meno di tutti voi…

CAMILLA – No signor Felice, non molliamo

ANTONIETTA – No no no signor Felice, ce la faremo!

FELICE – Ragazzi, inutile nascondersi. I creditori pressano sempre più, mia moglie vuole vendere, il sindaco non vuole spostare lo scolapasta…

ANTONIETTA – Signor Felice, ce la possiamo fare. Ne sono certa, mi dia retta. Lei cerchi di convincere il sindaco, noi penseremo al resto!

LIBORIO – E con Mario? Come facciamo?

ANTONIETTA – Lo chiamo io domattina, lo convinco, state tranquilli!

FELICE – Mamma mia che situazione… che disperazione…

Cantano “Mille lire al mese”

BUIO

Scena XI

Tarda mattinata. Penombra. Entra Camilla canticchiando una celebre canzone. Sistema qualcosa, poi esce nel camerino. All’improvviso urla di paura, scappa in cucina e afferra un coltellaccio.

CAMILLA – Aiuto! Chi sei? Esci! Vieni fuori!

Nessuna risposta

CAMILLA – Conto fino a tre! (Dovrebbe essere sicura ma, al contrario, il suo spavento risulta evidente) Se non esci con le buone, al mio tre vengo a prenderti con le cattive!

Nessuna risposta

CAMILLA – Uno… due… (fra se) avanti… non mi fare contare fino a tre… (forte) due… eeeee…

Dal camerino fa capolino Mario, in mutande, regge in mano una bottiglia di vino vuota.

MARIO – Tre! Tre me ne sono bevute stanotte…

CAMILLA – (sempre col coltello in mano) Mario! ma che hai fatto?!?

MARIO – (Cerca di parlare)

CAMILLA – (puntandogli continuamente il coltello, senza accorgersene) Ma che ha combinato? hai dormito qui? per terra? non ci posso credere! Ma cosa volevi dimostrare? che non volevi andartene, che volevi restare con noi? Ma non era necessario, perché questa sceneggiata? Eh? Perché?!?

MARIO – (con le mani alzate, terrorizzato, perché ha il coltello puntato alla gola)

CAMILLA – Ma che hai?

MARIO – Chi fai, u posi ‘stu cuteddu?!?

CAMILLA – (realizza) Ah, scusa.

MARIO – Posso parlare?

CAMILLA – Vai, semaforo verde

MARIO – Io non volevo dimostrare proprio niente!

CAMILLA – E allora?

MARIO – Mia moglie mi ha lasciato

CAMILLA – Ah

MARIO – E mi ha buttato fuori di casa

CAMILLA – Ah

MARIO – E io non so dove andare

CAMILLA – Ah

MARIO – Il lavoro va di schifo

CAMILLA – Eh

MARIO – La mia vita è uno schifo

MARIO e CAMILLA – Ah

MARIO – Camilla, grazie del conforto!

CAMILLA – E un attimo, stavo metabolizzando!

MARIO – Hai ragione, scusa… (si rende conto di essere in mutande) Senti, non raccontare a nessuno che ho passato la notte qui, va bene?

CAMILLA – E stanotte dove vai?

MARIO – Bella domanda… non lo so

CAMILLA – Senti, se vuoi, se non ti offendi, puoi dormire da me

MARIO – Davvero? E chi si offende? Grazie Camilla! Ma… credi sia il caso?

CAMILLA – In che senso?

MARIO – Io sono sempre un uomo…

CAMILLA – Ma che stai dicendo… li conosci i miei gusti, no?

MARIO – Sì, ma potrei farti cadere in tentazione…

CAMILLA – Mario, io sono pura! E poi non saresti stato il mio tipo (fa per uscire) Mario…

MARIO – Sì?

CAMILLA - ... mettiti i causi! (Esce)

MARIO – Vabbè, tu di masculi non ni capisci! (Rimasto solo) Mamma mia che nottata, mi sento tutto rotto…

CATENA – (entra, vede Mario in mutande) Ma che stai facendo?

MARIO – Ciao Catena! (Si rende conto di essere in mutande) No, ti spiego…

CATENA – Ma mi vuoi qui… davanti a tutti… esibizionista…

MARIO – No, non hai capito…

CATENA – Mi hai fatto aspettare così tanto… sadico…

MARIO – E continua ad aspettare…

CATENA – Finalmente ti sei deciso…

MARIO – No, veramente ho ancora tanti dubbi

CATENA – Vuoi fargliela proprio davanti agli occhi… spietato…

MARIO – Ma che stai dicendo? Felice è mio amico…

CATENA – E vuoi rubargli la moglie… assassino…

MARIO – Ma quale assassino… No Catena, Catenina… Catenella… stai ferma ti prego!

CATENA – (gli salta addosso)

Entra il proprietario. Mario e Catena rimangono immobili.

MARIO – Non è come pensi!

FELICE – No. È peggio!

FINE PRIMO ATTO


SECONDO ATTO

Scena I

Pomeriggio. Penombra. Entra Camilla e sistema la cucina, canticchia. Entra il proprietario, a testa bassa. Camilla lo vede solo quando è a pochi centimetri da lei e urla spaventata. Il proprietario non fa una piega.

CAMILLA – Signor Felice, ma che è? ma che ha?

FELICE – Mario

CAMILLA – Non è ancora arrivato

FELICE – E mia moglie

CAMILLA – Non c’è, per fortuna

FELICE – Mario e mia moglie

CAMILLA – Ah, è una frase, Mario e mia moglie

FELICE – Mario e mia moglie non è una frase. È una coppia.

CAMILLA – Ma no signor Felice! Ancora con questa storia? lo sa che sua moglie ha un carattere esuberante, che scherza con tutti…

FELICE – … che ha un debole per Mario

CAMILLA – Si, questo è vero, ma Mario si è sempre comportato in modo leale, non ha mai accettato le avances di sua moglie

FELICE – Non le ha accettate… ma non le ha nemmeno respinte

CAMILLA – Signor Felice, lo sa anche lei perché non le hai respinte…

FELICE – No, non lo so, perché non le ha respinte?

CAMILLA - Non le ha mai respinte in modo secco perché ha paura di essere licenziato

FELICE – Licenziato? da chi?

CAMILLA – Da lei

FELICE – Da me? e perché?

CAMILLA – Non da lei lei, da lei sua moglie

FELICE – E che c’entra mia moglie? Ma chi è il proprietario qui? io o mia moglie?

CAMILLA – Lei

FELICE – Mia moglie?

CAMILLA – No lei lei!

FELICE – Ah lei io! Esatto! Iu sugnu u proprietario!

CAMILLA – Ma comanda sua moglie

FELICE – U propr… ecco…

ITALO – (entra) Signor Felice buonasera, c’è un signore che vuole parlare con lei (fa per uscire nel camerino)

FELICE – E questo sarà un altro che vuole essere pagato.

ITALO - (Si ferma, riflette, poi in siciliano) Avi primura (fa per uscire nel camerino)

FELICE - Avi primura?

ITALO – Sto studiando siciliano, me lo ha detto lei

FELICE – Io?

ITALO – Quando mi ha insegnato quella parola, motti subbitania

FELICE – Macari u siciliano ora… Senti digli di aspettare, vai

ITALO – (Ritorna sui suoi passi) Va bene (esce in sala)

FELICE – Sai perché Mario non ha mai respinto le avances di mia moglie? Perché sono amanti!

CAMILLA – Ma no! Nel modo più assoluto!

ITALO – (rientra) Dice che non può aspettare e che non ha tempo da perdere. È tanticchia malarucatu (fa per uscire nel camerino)

FELICE – Ma guarda che insolenza. Digli che se non ha tempo da perdere se ne può andare!

ITALO – (Ritorna sui suoi passi) Va bene (esce in sala)

FELICE – Lo sai come li ho trovati? Insieme, qui in cucina, da soli!

CAMILLA – Sicuramente stavano parlando…

FELICE – Sicuramente lui era senza pantaloni!

ITALO - (rientra) Dice che il malarucatu è lei e che qui dentro lui e la sua compagna non ci metteranno più piede.

FELICE – Speriamo!

ITALO – A virità!

FELICE – Lui e la sua compagna?

ITALO – Sì. Ah, ha detto anche che lo scolapasta non si muove dalla piazza (fa per uscire nel camerino)

FELICE – Ma che stai dicendo? ma quale scolapasta? Un momento, ma chi era quel signore?

ITALO – Il sindaco

FELICE – Ma sei impazzito! Ma perché non me lo hai detto subito?!?

ITALO – E perché? Un cittadino può aspettare, invece un sindaco no? Chi fitunzia! (esce nel camerino)

FELICE – Nisciu pazzu Italo! (corre fuori scena)

ANTONIETTA – (entrando mentre il proprietario esce) Signor Felice, in sala c’è il sindaco con una… (A Camilla) Ma che sta succedendo?

FELICE – (f.s.) Scusami Gaspare, chiedo scusa signorina… accomodatevi, entrate pure…

Scena II

Entrano il sindaco e Daisy (che parla esclusivamente in inglese)

SINDACO – (palesemente contrariato) Ma che maniere sono? Sono due ore che chiedo di te!

FELICE - È stato un malinteso, chiedo scusa…

SINDACO – Va bene, va bene… Salve a tutti. (Presenta la compagna a tutti i presenti) Daisy, la mia compagna

DAISY – (saluta)

FELICE – Ah, congratulazioni. Anche a lei signorina Daisy

DAISY – (ringrazia)

ITALO – (rientra)

SINDACO – Eccolo! (A Italo) Ma che modi sono? Dico a te!

FELICE – Perdonatelo se non vi ha fatto passare, Italo è extracomunitario, l’italiano non lo capisce tanto bene…

SINDACO – Non lo capisce? Si chiama Italo e non capisce l’italiano?

FELICE – Per contrappunto! Per questo lo hanno chiamato Italo, per prenderlo in giro!

SINDACO – Che cosa bizzarra! Vero cara?

DAISY – Sure!

SINDACO - E come fate a comunicare con lui?

FELICE – (In palese difficoltà) E come facciamo… facciamo che… lui parla meglio il siciliano… capisci? il dialetto… Vero Italo?

ITALO – (Non risponde)

FELICE – Vero Italo?!?

ITALO – (Capendo che deve dire qualcosa) Ah. Mottisubbitania! (esce)

FELICE – (Cercando di recuperare la situazione) Allora Gaspare, io ti volevo parlare dello scolapasta. Tu lo sai che da quando avete deciso di spostarlo…

SINDACO - … siete caduti in disgrazia. Lo so Felice, lo so a memoria questo disco. Lo sa pure Daisy, vero cara?

DAISY – Sure!

SINDACO – Hai sentito? Felice, il posto ideale per la statua del nostro cittadino più illustre è la piazza principale. Cioè, noi possediamo la prima scultura realizzata da Vinny Caruso, la sua opera più importante, l’opera somma, e che facciamo? la nascondiamo? la lasciamo in periferia? È impensabile! Giusto cara?

DAISY – Sure!

SINDACO – Hai sentito?  

FELICE – Ma sai, io credo che un capolavoro simile non possa essere compreso da tutti. Mettere la statua in piazza, secondo me, è un po’ come imporre l’arte no? offrirla anche a chi non sa apprezzarla. Ecco, portare l’arte in piazza, secondo me, è come svalutare l’arte! (Si accorge di aver esagerato) Ho detto una stronzata?

SINDACO – Si

DAISY – Sure!

FELICE – U sapeva… Ascolta Gaspare. Io non parlo solo per me. Se il locale chiude questi ragazzi che fanno? Tieni presente che è un personale altamente specializzato: Antonietta ha studiato, è bravissima, Camilla ha un’esperienza incredibile, Italo è un raffinato esperto di vini…

SINDACO – Italo?

FELICE – Italo. Per non parlare degli assenti, dei professionisti che vivono per questo lavoro…

LIBORIO – (entrando, al telefono, attraversa la cucina, imita Papa Francesco. Poi, ancora al telefono) Che dici si capisce? Non lo so, non mi sento sicuro… ascolta, ho bisogno di una mano, siccome sono a lavoro e non mi posso muovere, mi mandi sul telefonino qualche audio del Papa, non lo so, una messa, una preghiera, un’intervista, fai tu… così metto gli auricolari e tra un piatto l’altro me lo studio per benino… grazie caro… Non dimenticare il mio film, “La bomba di Bombay”, mi raccomando… ciao caro… ciao… (esce nel camerino)

FELICE – Ora avete beccato il momento artistico di Liborio, ma credimi, qui i ragazzi sono attenti ai dettagli

VITO – (entra, ancora una volta coi pantaloni troppo corti) Ciao a tutti, che sono in ritardo?

FELICE – (Per prevenire altri danni) Vito! Ti presento il sindaco e la sua compagna

SINDACO – Giovanotto, ma ‘sti pantaloni?

VITO – I miei?

SINDACO – E allora quali, i miei?

VITO - Sì lo so, sono un po’ corti. Il fatto è che mia nonna oggi giusto giusto è alla gita della parrocchia no? e naturalmente non me li ha potuti allungare, che a lei ci veni facili, anche se non ci spercia più tanto bene…

SINDACO – (A Felice) Ma non era Italo l’esperto in siciliano?

FELICE – No iddu è cchiù bravu

SINDACO – Ma che c’entra la nonna?

VITO – Chi? mia nonna?

SINDACO – E allora quale, la mia?!?

VITO – No, è che lei fa la custurera

SINDACO – (Esterrefatto) La custurera…

ITALO – (Rientrando) La sarta. Dal francese couturière, custurera…

SINDACO – Cioè questo non sa l’italiano ma conosce il francese

ITALO – Anche inglese, spagnolo, francese, portoghese…

FELICE – Va bene va bene…

LIBORIO – (rientra con una imitazione di Papa Francesco, e cerca di confessare Daisy, ma l’effetto è alquanto equivoco)

FELICE – (Esasperato cerca di salvare la situazione cacciando Liborio) Ragazzi, andate a preparare la sala per la serata, forza che si è fatto tardi!

Camilla, Antonietta e Liborio escono in sala. Daisy chiede a Italo se veramente conosce l’inglese. Inizia una fitta discussione in inglese fra i due.

SINDACO – Ma veramente conosce l’inglese?

FELICE – (Annuisce)

SINDACO – E com’è che conosce l’inglese, il siciliano e non conosce l’italiano?

FELICE – Non si è capito

SINDACO – (A Daisy) Gioia… Ma veramente sa parlare inglese?

DAISY – Sure!

SINDACO – Ah!

Daisy e Italo escono in sala dialogando in inglese.

FELICE – (piano) Ma che significa sure?

SINDACO – E chi ni sacciu, cu a capisci…

FELICE – Comu cu a capisci?!?

SINDACO – Boh. Mi cala a testa quannu dici “sure”, penso ca voli diri “sì”

FELICE – Scusa ma da quando tempo stai con lei?

SINDACO – L’ho conosciuta a Venice Beach,  a Los Angeles, la settimana scorsa, quando sono andato a visitare il museo di Vinny Caruso. Appena l’ho vista ho pensato che poteva essere utile alla nostra comunità.

FELICE – In che senso?

SINDACO – L’ho fatta entrare in giunta, l’ho nominata assessore.

FELICE – Assessore?

SINDACO – Assessore ai rapporti internazionali.

FELICE – Nientedimeno! ma perché, abbiamo rapporti internazionali?

SINDACO – Io ho un rapporto con lei, no? un rapporto internazionale! (Ride) È ‘na battuta, fatti ‘na risata. A parte gli scherzi, mi è utile perché la metterò a capo della nascitura “Fondazione Vinny Caruso”, curerà i rapporti con l’America.

FELICE – Ma non è che stai facendo le cose troppo in grande?

SINDACO – Sto facendo le cose giuste Felice. (Si avvia dietro il piano cottura e inizia a mangiucchiare quello che trova) Tu piuttosto. Te lo ripeto: se vuoi salvare l’attività ti devi spostare nei locali della piazza, che come sai si trovano proprio davanti la statua dello scolapasta. Tra una settimana pubblichiamo il bando per l’assegnazione dei locali. Servono 200.000 euro.

FELICE – (Togliendo il cibo dalle mani del Sindaco) Gaspare ma dove li piglio? sono pieno di debiti, nessuno mi farebbe questo credito…

SINDACO – Felice ti parlo sinceramente. Per quei locali si è già fatta avanti una grossa catena di fast food.

FELICE – Ah sì?

SINDACO – E certo. Cosa vuoi che siano per loro 200.000 euro. Mi dispiace…

FELICE – Ma Gaspare, in nome della nostra amicizia, anche senza questi soldi, non ci sarebbe un modo per favorirmi…

SINDACO – (Offeso) Non lo dire Felice! Non lo dire! Ormai siamo controllati, non si scherza più con queste cose.

FELICE – Ma ci conosciamo da una vita…

SINDACO – Senti… come ti chiami?

FELICE – Ma come?!? Felice…

SINDACO – Felice, in paese ci conosciamo tutti da una vita. E poi, scusami, lo sai che io sono sempre stato un baluardo dell’onestà, della moralità, della meritocrazia…

DAISY – (Rientra in cucina. In un improbabile italiano) Amori, andiamo? ho riunioni della giunta comiunali…

SINDACO – Sì gioia, ho finito, vengo subito. (A Felice) Brava eh? un assessore meraviglioso…

DAISY – No amori, andiamo via…

SINDACO – Amori, ti ho detto che ho finito. Ma lo capisci l’italiano?

DAISY – Sure!

SINDACO – Sure… boh… Felice, la soluzione è solo quella. Solo una cosa posso fare: se riesci a procurarti 200.000 euro, visto che questo è un celebre ristorante del nostro paese, storico oserei dire, ti garantisco che il locale lo affidiamo a te. Tu pensa a procurare ‘sti soldi. (Pomposo) Ma ricorda Felice: onestà e moralità! Moralità e onestà! (Confidenziale) Ora scappo, sto un po’ con Daisy, mi è venuto cuore di un rapporto… un rapporto internazionale… (ride) È ‘na battuta, fatti ‘na risata… (A Daisy) Amori? Andiamo, ti porto in un posto nuovo ti porto…

DAISY - Amori, ma non abbiamo riunioni giunta comiunali?

SINDACO - Ci andiamo dopo amori, ci andiamo dopo…

DAISY - Ma si può fari?

SINDACO – Sure! Sure ca si po fari!

BUIO

Scena III

Luce sui clienti seduti ai tavoli. Con una musica di sottofondo si assiste alla cattiva gestione della sala. Liborio parla al cellulare mentre lavora, Alessia ci prova con una cliente, Vito importuna la moglie di un altro cliente, Italo versa il vino sul vestito di un altro cliente ancora, Antonietta equivoca una richiesta… I clienti, esasperati, scappano via.

BUIO

Scena IV

La serata è andata male. Tutti sono esausti, provati e delusi. Va e vieni, si sparecchia e ci si prepara alla chiusura. Il silenzio è rotto da Italo.

ITALO – Che dite, lo grattiamo il “gratta e vinci” che abbiamo comprato stamattina?

CAMILLA – Lui pensa al gratta e vinci…

ITALO – Vabbè, lo abbiamo comprato tutti insieme… si deve grattare tutti insieme…

GAETANO – Ca futtuna ca avemu…

LIBORIO – E ci ha ragione Italo, scusate.  Fammi vedere (toglie il biglietto dalle mani di Italo). Qual è questo? ah sì… Allora voi grattate una casella a testa e poi io gratto i numeri vincenti (Si appoggia al piano cottura) Forza Italo, inizia tu.

Tutti grattano a turno, tranne Liborio. Entra il proprietario.

FELICE – Sono andati via tutti. Ragazzi è colpa mia. Sono io che vi ho messo in questa situazione. Se non siete concentrati, se pensate ad altro, se sbagliate… se non lavorate bene è anche colpa mia.

Tutti dissentono, tranne Italo

ITALO – È vero, la colpa è un po’ macari a so

Tutti dissentono da Italo

ITALO – No, dico, colpa di tutti (pausa) quindi macari a so

FELICE – Ci ha ragione Italo. Mi sa che non c’è altra soluzione. Abbassiamo ‘sta saracinesca stasera stessa e buonanotte

ANTONIETTA – E il suo sogno? il ristorante dove tutti vorrebbero andare a mangiare?

FELICE – E ce l’avevamo fatta, eravamo i migliori della provincia, te lo ricordi no? Poi ‘sta crisi, il fatto della statua… Il mio sogno è finito. Tu invece hai tutto il tempo per realizzare il tuo.

CAMILLA – Signor Felice, sogni a parte… molto più praticamente… come dire… se chiude ci butta tutti in mezzo alla strada…

ITALO – E io dove lo trovo un altro lavoro?

LIBORIO – Perché, io? È vero, faccio mille cose, ma questo è l’unico lavoro che mi pagano!

FELICE – Ho pensato anche a questo aspetto. In piazza sta per aprire un grande fast food, proprio davanti la statua dello scolapasta, me lo ha detto il sindaco. Col vostro curriculum non avrete grossi problemi a farvi assumere. Tutti. Anche tu Mario; certo, non è l’osteria del Cavaliere Nero, ma è sempre una cucina, dovrai accontentarti.

CAMILLA – (commossa) Signor Felice… io…

FELICE – Camilla, dai, ti troverai bene lì, ci sono le tovaglie di carta… non quelle di stoffa come le nostre…

ITALO – Tutte sputtusate

FELICE – T’unzignasti troppu bonu u siciliano tu!

ITALO – Grazie.

FELICE – Avanti va. Diamo un senso alla serata. Prendete le vostre cose e chiudiamo tutto (esce)

Rimasti soli, i dipendenti si dirigono verso il camerino per cambiarsi. Liborio rimane in scena a finire di grattare il “gratta e vinci”. I dipendenti rientrano in scena uno dopo l’altro mentre Liborio, è sempre più sorpreso. Tutti sono in scena. Dalla faccia di Liborio si comprende che il gioco sta procedendo bene e che potrebbero vincere una cifra considerevole se l’ultima casella da grattare fosse quella giusta. Liborio gratta ad occhi chiusi, li riapre, guarda il biglietto e sviene, scomparendo dietro il piano cottura. Tutti accorrono ad aiutarlo.

CAMILLA – Ma che è successo?

LIBORIO – (Rinviene e boccheggia)

CAMILLA - Abbiamo vinto?

Tutti guardano il biglietto

VITO – Certo che abbiamo vinto! Abbiamo preso tutti i numeri! Ma quanto abbiamo vinto?!?

LIBORIO – (Riprendendosi a fatica) C’è scritto in alto, sul biglietto!

Guardano il biglietto. Poi, tutti insieme esclamano.

TUTTI – Duecentomilaeuro!

ANTONIETTA – E… e quanto viene a testa?

MARIO – Duecentomilaeuro diviso…

CAMILLA – Sei

Camilla e Antonietta prendono carta e penna, Liborio usa il cellulare, Mario conta con le dita. Italo dà la risposta.

ITALO – 33.333

MARIO – A testa?

VITO – Certo, 33 mila a testa!

ANTONIETTA – Ma 33 mila… euro?

VITO – No, trentatremila lire! Ca cettu, euro!!! (Prende in mano il biglietto) Mamma mia! 33 mila euro! Mi compro un mostro di motocicletta!

MARIO – (prende in mano il biglietto) Ma quale motocicletta! I cosi di carusi… Ora posso prendere in affitto un’appartamento tutto per me! Arredato come dico io!

ANTONIETTA – (prende in mano il biglietto) Ma quale affitto, in affitto sono tutti soldi persi. Io piuttosto… posso fare tutti i viaggi che voglio… voglio vedere un sacco di posti!

CAMILLA - (prende in mano il biglietto) Motocliclette e viaggi… voi ragazzi di oggi non avete ideali, mi fate paura col vostro materialismo… Io invece, ecco… io penso all’amore… Un bel diamante per l’amore mio, per farla tornare da me…

LIBORIO – (prende in mano il biglietto) Bello ideale! Comprare l’amore coi soldi… Qui nessuno pensa all’arte. È proprio vero, siamo un paese che non investe nella cultura! Con questi soldi ho finalmente il budget per finanziare la mia opera prima, “La bomba di Bombay”! mamma mia stavolta ho svoltato!

ITALO - (prende in mano il biglietto) Quanto costano i locali nella piazza?

Silenzio

ITALO - Quelli davanti la statua dello scolapasta

Silenzio

CAMILLA – Mi pare…

MARIO – … duecentomila euro

Silenzio

LIBORIO – Italo che vuoi dire?

Silenzio

LIBORIO – Ma che è ragazzi? Che state pensando? non facciamo stronzate…

CAMILLA – Nessuno ha detto niente

LIBORIO – Ecco bravi. Non dite niente.

Silenzio

ANTONIETTA – Però…

LIBORIO – Però?

ANTONIETTA – (Non risponde)

LIBORIO – Antonietta, tu sei troppo giovane. Voi adulti, date l’esempio. Mario parla tu!

MARIO – Io so che ho vinto 33 mila euro

LIBORIO – Ecco bravo, finalmente uno che ragiona!

MARIO – Ma so anche che in un fast food non mi ci vedo

LIBORIO – Ma che stai dicendo? ma siete impazziti? Abbiamo vinto duecentomila euro!

Silenzio

CAMILLA – Potrebbe essere un modo per salvare tutto… per salvarci tutti…

LIBORIO – Ma per salvare cosa?!? Ma fammi capire, stai pensando davvero di buttare 33 mila euro? E il diamante che volevi comprare? Lo hai già dimenticato? Hai già dimenticato la tua ragazza?

CAMILLA – La mia ex ragazza…

LIBORIO – Vito, tu la vuoi la moto, no?

VITO – E certo…

LIBORIO – E tu, Mario, tua moglie ti ha piantato, ti ha buttato fuori di casa, non sai dove dormire e li lasci parlare così?

MARIO – E tu come lo sai?

LIBORIO – Lascia stare, poi te lo dico. È vero o no che hai bisogno di soldi?

MARIO – Chi non ne ha bisogno?

LIBORIO – Ecco. E tu Italo, per favore non ti fare venire in mente altre idee simili!

ITALO – Io dico di non essere alacri nella decisione

LIBORIO – Ma che è alacri?

ITALO – Di non essere veloci nella scelta

LIBORIO – E dici veloci! Dice alacri!

ITALO – Ci pensiamo una notte, domattina ci vediamo qui e decidiamo.

Silenzio

LIBORIO – La mettete così? Sentite, io ho già deciso. Io lo dicevo per voi. A me i soldi servono. Datemi la mia parte e fate come volete!

CAMILLA – Però quando hai avuto bisogno di fondi per il tuo cortometraggio chi ti ha aiutato? il signor Felice…

LIBORIO – (Non risponde)

CAMILLA – Ed era già in crisi, col fiato dei creditori sul collo… Mario, parla tu.

MARIO – (Prende il biglietto) Io dico che non dobbiamo niente a nessuno. Tuttavia ha ragione Italo: è giusto pensarci. Vediamoci domattina qui, alle nove in punto. Se qualcuno non se la sente, può rimanere a casa.

FELICE – (entra) Ragazzi, ancora qui? Avete preso le vostre cose?

Silenzio

FELICE – Ma che avete? che c’è Antonietta? parla tu…

Silenzio

FELICE – Fai presto però, sta per arrivare Catena, mia moglie e…

Tutti scappano.

BUIO

Scena V

La mattina dopo. Camilla è già in scena.

ANTONIETTA – (Entra, titubante. Poi all’improvviso) Ciao

CAMILLA – (Sobbalza) Mi dovete fari scantari ppi fozza, vero?!? … Che ci fai qui così presto?

ANTONIETTA – Io? e niente… ho visto il tuo motorino qui fuori…

CAMILLA – E lo hai riconosciuto?

ANTONIETTA – In che senso?

CAMILLA – Di questo modello ce ne sono a centinaia…

ANTONIETTA – Vabbè, ma lo sai anche tu che il tuo è inconfondibile

CAMILLA – Dici?

ANTONIETTA – Ma come “dico”? Ma veramente non ti rendi conto?

CAMILLA – Ma di cosa?

ANTONIETTA – Di cosa? Camilla, il tuo motorino è unico e inimitabile! È ormai un mezzo d’epoca, ce lo aveva mio padre quando era piccolo. Ha il sellino bucato come l’emmental, e dai buchi esce fuori la gommapiuma. Non si riconosce il colore perché sono rimasti solo brandelli di vernice come se avesse fatto la muta. Gli manca una freccia, la leva del freno è spezzata, la targa è attaccata col fil di ferro… per giunta tuttu arruggiatu…

CAMILLA – Vabbè ora non c’è bisogno…

ANTONIETTA – … e tu ti chiedi come ho fatto a riconoscerlo?

CAMILLA – (Interrompendola) E basta! Ci facisti a radiografia! Piuttosto non ricordo se ho messo la catena… (esce)

ANTONIETTA – Quale catena?

CAMILLA – (F.s.) La catena al motorino, per qualche malintenzionato… Tu ci hai fatto caso?

ANTONIETTA – Camilla, ma cu si l’ha puttari ddu muturinu!

CAMILLA – (Rientrando) Senti gioia, sei venuta in anticipo per sparlare del mio motorino?

ANTONIETTA – No… in realtà… sono venuta prima perché… perché speravo di trovare qualcuno che mi aiutasse a scegliere bene…

CAMILLA – Hai avuto tutto il tempo per pensare

ANTONIETTA – Sì ma… io sono indecisa… e voglio scegliere bene…

CAMILLA – Non c’è una scelta giusta e una sbagliata…

ANTONIETTA – Camilla, tu che hai deciso?

CAMILLA – Io sì

ANTONIETTA – E cosa hai scelto?

CAMILLA – (rassegnata) Lo vuoi proprio sapere?

ANTONIETTA – Sì certo!

CAMILLA – Io ci ho pensato bene, e alla fine ho deciso di…

Entra Italo

ITALO – Salve a tutti

ANTONIETTA – Ciao Italo

ITALO – Sono venuto un po’ prima perché speravo di trovare qualcuno che mi aiutasse a…

CAMILLA - … a scegliere bene?

ITALO – Beh sì, ho visto qui fuori quel cesso di motorino di Camilla …

CAMILLA – Ca cci n’è n’autru!

ITALO – Che ho detto?

CAMILLA - Ma quale cesso?!?

ANTONIETTA – Italo, il motorino di Camilla è indifendibile, però chiamarlo cesso…

ITALO – Ah, hai ragione Camilla …

CAMILLA – Non lo devi chiamare così!

ITALO – Scusa, sono stato volgare. Dicevo. Ho visto qui fuori quella latrina di motorino di Camilla

CAMILLA – Ancora?!?

ANTONIETTA – Italo!

ITALO – Ho usato un sinonimo!

ANTONIETTA – Ma usa un termine più delicato…

ITALO – Più delicato di latrina?

ANTONIETTA – E che ci vuole!

CAMILLA – Forza!

ANTONIETTA - Dai, altrimenti non ne usciamo più

ITALO – Va bene. Ho visto qui fuori quella… toilette di motorino di Camilla

CAMILLA – No, adesso basta!

ANTONIETTA – Ma la vuoi finire?!?

ITALO – Ma più delicato di una parola francese?!?

ANTONIETTA – Hai visto il motorino di Camilla, virgola, e sei entrato perché speravi di trovare qualcuno che ti aiutasse a scegliere bene, ok?

ITALO – Sì, questo volevo dire

ANTONIETTA – Pensavo che almeno tu avessi le idee chiare rispetto alla decisione da prendere

ITALO – Io? io sono più confuso di ieri!

ANTONIETTA – Camilla mi stava dicendo cosa ha deciso…

ITALO – Ah sì?

CAMILLA – Lo volete proprio sapere?

ANTONIETTA e ITALO – Sì certo!

CAMILLA – Io ci ho pensato bene, e alla fine ho deciso di…

Entra Vito

VITO – La buona giornata!

CAMILLA – Bonu va!

VITO - Sono passato di qua, ho visto qui fuori…

CAMILLA – (Fuori di sé) Cosa hai visto, eh? cosa hai visto anche tu?

VITO – Io? niente, ho visto i mezzi parcheggiati qui fuori e sono entrato…

CAMILLA – Ah, ecco

VITO – Ma che ho detto?

ANTONIETTA – Niente, lascia stare. Siamo un po’ nervosi.

LIBORIO – (entra, al telefono) E certo che è tutto pronto! Stai tranquillo per il budget! ho fatto un preventivo all’osso, il film sarà un successo, stai sereno! (esce)

ANTONIETTA – Mi sa che Liborio ha già deciso come spendere la sua parte…

LIBORIO – (rientra) Allora, ragazzi. Cosa sono quelle facce? Dobbiamo essere contenti!

ANTONIETTA – Beato te che sei così convinto… noi abbiamo tanti dubbi…

LIBORIO – Ah sì? ieri sera sembravate intenzionati ad accettare la proposta di Italo…

ANTONIETTA – Sì ma tu hai deciso di produrre il film, quindi mi pare inutile…

LIBORIO – Ma che cosa? stamattina mi ha chiamato un mio amico, e vuole produrre lui il mio film. Certo il budget è troppo misero e sono costretto a tagliare un sacco di scene, soprattutto quella dello scoppio della bomba, ma in questo modo salvo capra e cavoli! Che dite?

ANTONIETTA – Ah… beh… ma allora io… adesso… non saprei…

VITO – Ma sono solo io a voler accettare la proposta di Italo?

CAMILLA – Ah, tu vuoi accettare?

VITO – Io direi di sì… (A Camilla) E tu?

CAMILLA – No io non parlo. Appena parlo spunta qualcuno

ANTONIETTA – Dai Camilla non ti fare pregare

CAMILLA – Io dico che dobbiamo investire nel locale! (Pausa) E chi fu? l’ho detto? Me l’avete fatto dire?

ANTONIETTA – L’hai detto!

CAMILLA – Quindi diciamo di sì?

Tutti confermano

CAMILLA - Allora la proposta è accolta?… tu che dici Italo?

ITALO – Io dico che parliamo di una cosa che riguarda tutti… e dico che non siamo tutti…

ANTONIETTA – Mario!

VITO – Vuoi vedere che non viene?

CAMILLA - L’ha detto lui stesso: chi non se la sente rimanga a casa…

LIBORIO – E il biglietto ce l’ha lui!

Scena VI

Si sente un rumore.

FELICE – (F.s.) Altolà chi va là! Chi siete? Venite fuori o sparo!

Da una quinta spunta una mano che impugna una pistola. I presenti, presi dalla paura, si nascondono dietro il piano cottura. Entra Felice.

FELICE – Altolà chi va là! Chi siete? Venite fuori o… sparo… (Si accorge che non c’è nessuno) mamma mia… che paura… avevo dimenticato la luce accesa… eppure giurerei di aver sentito qualcuno… (attraversa la scena e si dirige verso il camerino mentre gli altri fanno capolino da dietro il piano cottura) Altolà chi va là! Chi siete? Venite fuori o sparo! (Esce nel camerino. F.s.) Niente… mah… eppure io ho sentito delle voci…

Entra Mario canticchiando una celebre aria. Tutti fanno capolino.

CAMILLA – SSShhhhhh! Vieni qui, presto!

MARIO – Ma che state facendo?

ANTONIETTA – Mario vieni, è pericoloso!

MARIO – Ma cosa è pericoloso?

LIBORIO – È armato!

MARIO – Chi?

ITALO – Il signor Felice!

MARIO – Ma che dite. Felice non farebbe male a una mosca, ci vado io.

Mario si avvia verso il camerino ma ancora una volta appare la pistola puntata verso l’interno. Mario corre a nascondersi con gli altri.

FELICE – (rientra) E vabbè… me le sarò sognate… come sto nervoso… (si ferma al centro della scena e si asciuga il sudore con un fazzoletto)

CAMILLA – (Sottovoce) Signor Felice…

FELICE – (Impaurito, si immobilizza verso il pubblico, spalle al piano cottura) Ecco perché… E io che cercavo persone in carne ed ossa!

CAMILLA – (c.s.) Signor Felice…

FELICE - Chi sei?

CAMILLA – (c.s.) Camilla …

FELICE – Mamma mia… mi dispiace…

Tutti continuano a parlare sottovoce.

LIBORIO – Che succede signor Felice?

FELICE – Questa voce la conosco…

LIBORIO – Sono Liborio…

FELICE – Anche tu! Mamma mia… ma che dispiacere!

ANTONIETTA – Ma perché le dispiace?

FELICE – No Antonietta no! Sei tu Antonietta?

ANTONIETTA – Sì

FELICE – (Si dispera) No tu no! Non dovevi morire!!!

VITO – Ma che sta dicendo?

FELICE – Anche Vito! (Si commuove) Mi dispiace… Se non ti avessi portato qui forse almeno tu saresti ancora vivo… tra l’affetto dei tuoi cari…

MARIO – Felice

FELICE – Chi è? Mario?

MARIO – Sì

FELICE – (Si calma improvvisamente) Ah

MARIO – (Agli altri) Ma come “ah”? Per me non gli dispiace?

FELICE – Ma quanti siete?!?

ANTONIETTA – Io, Liborio, Camilla, Italo, Vito e Mario

FELICE – Proprio tutti! Ma mi state dando una collera! Ma quando è successo?

VITO – Ma che cosa?

FELICE – L’incidente!

ITALO – Quale incidente?

FELICE – Non siete morti nell’incidente?

LIBORIO – Ma che sta dicendo?

FELICE – E allora come siete morti? Un’epidemia?

ANTONIETTA – Epidemia?

FELICE – Ho capito! Una carneficina! Lo hanno preso almeno?

MARIO – Ma chi?

FELICE – Il carnefice, il pazzo!

CAMILLA – Signor Felice, ma che dice? Noi non siamo morti!

FELICE – Non siete morti?

CAMILLA – No!

FELICE – E non parlate dall’oltretomba?

ITALO – No no

FELICE – Ma scusate, allora da dove parlate?

CAMILLA – Dalla cucina del ristorante.

FELICE – (Li vede e ha un mancamento) Mamma mia! mamma mia…

Lo sorreggono prontamente.

FELICE – Ma che scherzi sono…

LIBORIO – Ma non stavamo scherzando…

ANTONIETTA – Ha fatto tutto lei!

FELICE – Io? avete iniziato voi! perché parlavate sottovoce?!?

CAMILLA – Perché lei aveva una pistola in mano e non volevamo farla spaventare!

FELICE – Ma è una pistola giocattolo

MARIO – E perché non lo hai detto subito!

FELICE – Cioè fammi capire… Io penso che ci sono i ladri e dico “Mani in alto! no, non vi preoccupate, tanto è una pistola giocattolo”…

ANTONIETTA – Si calmi signor Felice…

FELICE – Ma voi che ci fate qui? non ve ne eravate andati?

ANTONIETTA – Siamo qui perché… perché…

MARIO – Siamo qui perché dobbiamo dirti una cosa.

BUIO

Scena VII

FELICE – Io non so che dire. Mi avete lasciato senza parole. Ma siete sicuri?

MARIO – Sì Felice. Ci abbiamo pensato una notte, singolarmente, nessuno ha convinto nessuno.

FELICE – (Si commuove) Grazie ragazzi! Grazie! (Mentre li ringrazia uno alla volta) Siamo una grande squadra! Vedrete, tutto tornerà come prima. Prendiamo quei locali davanti lo scolapasta e svoltiamo! Il nostro “Spaghetti alla chitarra” tornerà il locale di un tempo! E vi restituirò tutto, e con gli interessi! Lo so che non navigate nell’oro, tutti, e so quanto vi costa questa decisione. Ma se lo avete fatto anche per salvaguardare il vostro futuro… beh… io dico che state facendo la cosa giusta!

MARIO – Felice, io dico che non c’è tempo da perdere.

FELICE – Giusto! A pignata taliata…

TUTTI - … non vugghi mai

FELICE – Avete ragione, è che sono… sono… e chi se lo aspettava! Allora si… hai ragione… Organizziamoci! Io corro dal sindaco per informarlo tempestivamente. Ragazzi, prepariamoci per il pranzo. Si riapre!

MARIO – Felice

FELICE – Sì?

MARIO – La spesa… almeno oggi…

FELICE – Ah sì… certo! Italo, ci pensi tu?

ITALO – Certo!

FELICE – D’accordo? Semaforo verde?

ITALO – Semaforo verde

FELICE – Grazie assai!

ITALO – E i soldi?

FELICE – Ah già… i soldi… ci vogliono i soldi…

MARIO – (Tira fuori il biglietto vincente) Forse è meglio se ti diamo questo

FELICE – (Lo prende e lo osserva, sognante) No no… per adesso tenetelo voi … Prima devo avvertire il sindaco, devo dirlo a mia moglie. Italo, vieni con me, ti accompagno io al mercato. Parlo coi fornitori e tu fai la spesa. (Si ferma, a tutti) Grazie ragazzi!

Esce con Italo. C’è euforia nell’aria, come se tutto fosse improvvisamente cambiato.

LIBORIO – Mamma mia che fortuna che abbiamo avuto!

MARIO – Già… da non credere…

ANTONIETTA – Forza ragazzi, prepariamo la sala per il pranzo, diamoci da fare!

VITO – Giusto, aiutiamoci.

CAMILLA – Ragazzi, un momento. Le fortune si devono meritare. Adesso dobbiamo ripartire col piede giusto. Senza fare altre stronzate. Concentrati. Tutti.

Tutti concordano.

VITO – Prima risolleviamo questo locale e prima riavremo i nostri soldi.

CAMILLA – Ora non facciamo come quelli che appena vincono devono spendere tutto subito. Non facciamo parlare la gente…

LIBORIO – Ma che ce ne importa della gente…

Antonietta inizia a cantare “Non me ne importa niente”. Tutti si uniscono. Finita la canzone, Mario va nel camerino a cambiarsi, Liborio esce in sala.

Entra Catena, non vista da Mario. Gli si fa accanto. Mario la vede e si immobilizza.

Scena VIII

CATENA – (Dopo averlo squadrato, con fare da innamorata) Soli soli siamo!

MARIO - E chiamamu a quaccherunu!

CATENA – Assassino...

MARIO – No ferma Catena! Per colpa di questo assassino stavi provocando una strage!

CATENA – Chi si è fatto trovare in mutande?

MARIO – Ma io… non ero in mutande per te!

CATENA – E per chi? per un’altra?

MARIO – Ma quale? troppe delusioni, le donne non mi interessano più…

CATENA – Ah no?

MARIO – No… cioè… Volevo dire… (Gli balena un’idea per scampare il pericolo) Ebbene sì, mi hai scoperto. (Effemminato) Le donne non mi piacciono più

CATENA – (Brusca) Vai finiscila. Cos’è questa storia del gratta e vinci?

MARIO – (Evasivo) Quale gratta e vinci?

CATENA – Come quale gratta e vinci… dici le bugie? a me? al tuo zuccherino?

MARIO – Il mio zuccherino?

CATENA – Alla tua cassatella?

MARIO – Che sei tu la cassatella?

CATENA – Al tuo babà?

MARIO – No, non mi piace tanto…

CATENA – Al tuo plum-cake?

MARIO – Ma che è diventata, ‘na pasticceria?!?

CATENA - Felice mi ha raccontato tutto! Il biglietto, la vincita… Allora?

MARIO – Ma se sai già tutto… che ti devo dire?

CATENA – E il biglietto? ce l’hai tu?

MARIO – Il gratta e vinci?… sì, ce l’ho qui con me… (affonda una mano nelle parti intime, prende il biglietto)

CATENA – Ma che fai? Non sono pronta!

MARIO – Ma che cosa? il biglietto! Eccolo qua

CATENA – Magnifico!

MARIO – Avanti, adesso calmiamoci eh? (lo ripone)

CATENA - E questa decisione che avete preso? Che significa?

MARIO – E che significa? Significa che con questi soldi ci prendiamo i locali della piazza, davanti lo scolapasta e…

CATENA – Ancora cu ‘stu scolapasta! Vuoi restare in questo letamaio? Un uomo come te? Bello, affascinante, intelligente… maschio!

MARIO – Ecco, a proposito di maschio. Ti stavo giustappunto dicendo poco fa che io ormai…

CATENA – Scappiamo amore! Andiamo via, lontano da tutti!

MARIO – Ma dove dobbiamo andare?

CATENA – Incassiamo i soldi della vincita!

MARIO – Ma sono soldi di tutti, mica sono solo miei…

CATENA - Apriamo la nostra fpa!

MARIO – La nostra?

CATENA – Realizziamo il nostro sogno!

MARIO - Ma questo non è il mio sogno!

CATENA – E lo so io qual è il tuo sogno… assassino…

MARIO – N’autra vota cu ‘stu assassino…

CATENA – Brigante!

MARIO – Brigante mi pare meglio di assassino…

CATENA – Pocco!

MARIO – (Non comprende) Pocco?

CATENA – Si, pocco! Sempre li ce l’hai la testa…

MARIO – Ah pocco! nel senso di porco! Ripeto che le femmine non mi interessano!

CATENA - Sicuro?

MARIO - Torno e replico che di questa merce non nni trattu!

CATENA – Ma questa è una merce speciale…

MARIO – Gentile signora, ma non ha capito che ho cambiato parrocchia?!?

CATENA – E io sono la sua parrocchiana…

MARIO – Ma io non la posso avere come parrocchiana…

CATENA – Andiamo a prepararci per la messa…

MARIO – No... ferma gentile signora… Vitoooo!

CATENA – Ma chi sta chiamando?

MARIO – Il sagrestano!

CATENA – Padre mi battezzi

MARIO – Ma perché non è battezzata?

CATENA – No, voglio essere battezzata da lei…

MARIO – Nientedimeno… però io non posso… Camillaaa!

CATENA – Ma chi è Camilla?

MARIO – La perpetua!

CATENA – Padre, mi faccia la prima comunione!

MARIO – No no, questo non è possibile…

CATENA – E perché?

MARIO – Per fare la prima comunione si deve confessare…

CATENA – Magnifico!

MARIO – Ma che sto dicendo!

CATENA – Mi dia l’assoluzione!

MARIO – Ma quale assoluzione…

CATENA – Me la dia!

MARIO – Ma che cosa?

CATENA – L’assoluzione!

MARIO – Gioia, iu l’unica cosa ca ti rassi è l’estrema unzione!

CATENA – Mi assolva!

MARIO – Signora non posso assolverla in fiducia

CATENA – Ah no?

MARIO – Eh no! Proprio per una questione tecnica. Liboriooooooooooo.

CATENA – E chi è Liborio?

MARIO – U chierichetto! Dicevo, se non confessa i suoi peccati che confessione è?

CATENA – Giusto! Partiamo dal primo: l’adulterio!

MARIO – E u sapeva! Signora, ma non possiamo cominciare con un peccato più leggero?!?

CATENA – E questo è il più leggero… (lo trascina dietro il piano cottura)

MARIO – Signora ma che intenzione ha?!?

Scompaiono dietro il piano cottura

MARIO – Signora ma che sta facendo?!?

CATENA – Mi preparo per la confessione

MARIO – E perché si sta levando i vestiti?!?

CATENA – Perché le devo confessare l’adulterio

MARIO – Ma il peccato me lo deve confessare, non me lo deve spiegare!

CATENA – Padre, ma lei non ha detto che non ne tratta di questa merce?

MARIO – Sì! Infatti! L’ho detto!

CATENA – E allura è megghiu ca cci u spiegu bbonu!

MARIO – Aiutooooooo!!!

BUIO

Scena IX

Pomeriggio di qualche giorno dopo. Il pranzo è andato benissimo, come un tempo.

VITO – Ma avete visto quante mance? In soli tre giorni!

ANTONIETTA - Non facevamo tante mance da una vita!

ITALO – Non lavoravamo così bene da una vita!

LIBORIO – (A Mario) Mi duole ammetterlo ma anche oggi ti devo riportare i complimenti dei clienti. Li hai estasiati

MARIO – E certo… finalmente c’è qualcosa da cucinare!

CAMILLA – Questa è la dimostrazione che se ingraniamo come un tempo…

FELICE – (entrando con una valigetta) Avete già ingranato! Anche oggi è stato uno spettacolo! Complimenti ragazzi!

Tutti ringraziano.

MARIO – Felice, ma sei riuscito a parlare col sindaco? Se non ci dà il locale di fronte lo scolapasta è tutto inutile… i clienti sono troppo pochi

FELICE – Ve lo stavo per dire. Ci ho già parlato poco fa: il locale è nostro! (Indica la valigetta) Qui dentro ci sono i documenti da firmare!

Euforia generale.

FELICE – Ma il sindaco ha bisogno di una garanzia. E per questo, ovviamente, adesso occorre incassare la vincita (posa la valigetta sul piano cottura).

MARIO – È naturale.

Silenzio

FELICE – No, dico, adesso occorre incassare la vincita

MARIO – E certo, mi pare giusto

LIBORIO – Mario, gli devi dare il gratta e vinci!

MARIO – Ah, si certo! scusate! (Cerca il biglietto ma si ferma) A proposito, ti devo dire una cosa. Visto che stiamo ripartendo tutti col piede giusto, dobbiamo chiarire tutto.

FELICE – Cosa c’è da chiarire ancora?

MARIO – Tu sei troppo buono Felice. Lo sai a cosa mi riferisco. Tua moglie. Tu lo sai meglio di me com’è fatta. Ma non c’è mai stato nulla, te lo giuro!

FELICE – Fermati Mario, non devi dire niente. Se non fossi sicuro di te… non saresti ancora qui.

MARIO – Grazie Felice. Però ci devi promettere che nel nuovo locale non ci metterà piede. E non devi più ascoltarla, è sempre stata una cattiva consigliera. Scusa la brutalità. L’investimento lo stai facendo tu ma lo stiamo facendo anche noi. Così non si può continuare.

Gli altri annuiscono

FELICE – Hai ragione. Avete ragione tutti.

LIBORIO – Dai, che è però quest’aria da funerale? Ormai è tutto a posto! Mario, dagli il biglietto.

MARIO – (Come prima, fa per prendere il biglietto. Ma viene interrotto da Felice).

FELICE – Ancora un momento. Ragazzi siete sicuri? Io non voglio approfittare della vostra fortuna. Se qualcuno non è d’accordo lo dica adesso e non se ne fa niente.

MARIO – Ma certo che siamo d’accordo (fa per prendere il biglietto)

FELICE – (Lo interrompe ancora una volta) Lo voglio sentire da ognuno di voi.

Tutti, a turno, confermano

FELICE – Grazie ragazzi. Volevo essere sicuro. Mario, allora… questo biglietto?

MARIO – Cerco di dartelo da due ore!

Mario cerca il biglietto, ma non lo trova.

MARIO – Ma che sta succedendo? Cos’è uno scherzo? Ragazzi non trovo il biglietto! Liborio, è uno dei tuoi scherzi? Ragazzi non mi fate incazzare… dov’è questo cazzo di biglietto?!?

CAMILLA – Calmati Mario. Liborio, tira fuori il biglietto!

LIBORIO – Ma ti pare il caso di scherzare con queste cose?!?

CAMILLA – Non sei stato tu?

LIBORIO – E no!

CAMILLA – (A Mario) Quando lo hai tenuto in mano per l’ultima volta?

MARIO – Quando è stato? E ve l’ho detto! Catena lo voleva vedere e io l’ho tirato fuori dalle mutande! (Corregge il tiro) Il biglietto dicevo! lo tenevo nelle mutande per sicurezza!

ANTONIETTA – Oh no! Mario, cerca meglio ti prego!

Mentre Mario, accerchiato dai colleghi, cerca ovunque, nel portafogli, nelle tasche, nelle mutande, Felice si defila.

MARIO – Ragazzi, non c’è, non c’è, non c’è! Me l’hanno rubato!

Tutti sono in silenzio. Si insinua in loro il sospetto. Tutti rivolgono lo sguardo al proprietario.

FELICE – Catena ha il cellulare spento. È così da tre giorni.

CAMILLA – Cioè non la sente da tre giorni?

FELICE – (annuisce)

LIBORIO – (Incredulo. A Mario) Ti sei fatto fregare il biglietto da Catena?

MARIO – Ma non lo so! ma… ma come ha fatto?

LIBORIO – Hai detto che ha cercato di metterti le mani addosso…

MARIO – Ha cercato… sì…

VITO - Evidentemente ci è riuscita!

LIBORIO – E non ti sei accorto di non avere più il biglietto?

MARIO – Mica lo guardo ogni giorno!

ITALO – Questo vuol dire solo una cosa: che non ti cambi le mutande da tre giorni!

MARIO – Ma che stai dicendo!

Silenzio.

LIBORIO – E chi ci dice che non ti sei messo d’accordo con lei?

MARIO – Che cosa? Io? con lei? Ma veramente lo pensi? Ragazzi difendetemi! Mi conoscete! Antonietta, parla tu!

Nessuno ha il coraggio di parlare. Il sospetto è troppo forte.

MARIO – Non è possibile… nessuno mi crede? Nessuno parla?

FELICE – Posso parlare? mi fate parlare? semaforo verde? Calmatevi, calmiamoci. Mario non te la devi prendere. Al loro posto tu cosa avresti pensato?

MARIO – Ma non mi dire che anche tu stai pensando…

FELICE – Io sto pensando alla faccia di mia moglie quando scoprirà di avere tra le mani un gratta e vinci falso.

Tutti sono spiazzati.

VITO – Come… un gratta e vinci falso?

FELICE – E lo so Vito, tu ti volevi comprare la motocicletta…

Tutti si guardano, non capiscono cosa sta succedendo.

FELICE – Vi ricordate quando qualche mese fa ho fatto quel viaggio di lavoro? Avevo preso un volo lowcost e sapete come sono questi voli… a bordo vendono di tutto, alimenti, profumi, oggetti, non pare di stare su un aereo, sembra una fiera. E vendono anche i gratta e vinci.

Silenzio

MARIO – Ma… ma non tu non ne hai mai comprato uno in vita tua… non sei un giocatore…

FELICE – Vero. Ma a bordo mi prende all’improvviso una sete inaudita e compro una bottiglietta d’acqua. L’hostess non ha il resto da darmi… e mi propone di prendere un gratta e vinci. Era il volo di ritorno, l’affare era andato male, ovviamente… e allora accetto. E vinco. Tanto. Tantissimo. Con quella somma potevo comprare i locali della piazza, potevo comprarmi tutta la piazza in verità, e potevo risolvere tutti i miei problemi. Ma poi, dopo qualche giorno, mi sono messo a pensare. Perché quando poi una cosa puoi averla, dopo tanto tempo, quando non sei più ossessionato dal desiderio, quando hai la mente libera, beh… ti capita di poter pensare in modo più razionale. E allora mi sono fatto alcune domande: volevo davvero continuare questa vita? Si, questa è la mia vita, io ho sempre voluto un ristorante. Altra domanda: questa fortuna che mi è capitata, la devo dividere con qualcuno? E con chi? Avrei potuto assumere personale più qualificato, più esperto di tutti voi, ma perché farlo? io volevo condividere la mia gioia con chi era rimasto con me nei momenti di difficoltà. Ecco, qui mi è venuta l’idea. Volevo mettere alla prova tutti, ma proprio tutti, anche il sindaco. Anche voi. E vi ho rifilato un gratta e vinci falso.

ANTONIETTA – Ma è stato Italo a comprare il biglietto…

FELICE – Dovevo avere un complice in questa storia. E ho scelto un abile falsario, l’unico che avrebbe saputo fabbricare un biglietto falso (indica Italo)

CAMILLA – (A Italo) Cioè… tu sapevi tutto…

ITALO – Tutto tutto no, poco…

FELICE - E voi mi avete dato la risposta più bella. Avete scelto di rimanere con chi vi ha fatto crescere, avete scelto di scommettere sul vostro futuro, avete scelto di rischiare tutti insieme. Avete scelto.

LIBORIO – Un momento. Io sto sentendo tante parole, troppe, ma so che fino a pochi minuti fa avevo vinto la mia parte di 200.000 euro e…

FELICE - … e vorresti vedere il biglietto. Il tuo biglietto, il falso biglietto. Lo capisco.

ANTONIETTA – Ma come si fa? Se l’è fregato la moglie…

FELICE – Italo (fa un cenno a Italo)

Italo tira fuori dalla tasca decine di gratta e vinci

FELICE – Guardali, sono tutti uguali. Grattali, grattateli tutti…

LIBORIO – (Ne gratta alcuni)

FELICE - Tutti vincenti… e tutti fatti da Italo!

LIBORIO – Ma come cavolo hai fatto?!? sembrano veri!

ITALO – Questi sono venuti così così, quello venuto meglio l’ho dato a voi

LIBORIO – Grazie Italo!

ITALO – Di niente, figurati

VITO – E iu mi pozzu scuddari a motocicletta nova…

FELICE – E perché mai?

VITO – Come perché? E come me la compro? Con quali soldi?

FELICE – Con quelli che mi hai prestato

VITO – Come con quelli che… matri non ci staiu capennu cchiù nenti!

FELICE – Scusate. Voi mi avete prestato 200.000 euro giusto?

MARIO – No, quella somma non esisteva…

FELICE – Ma voi non lo sapevate. Per voi esisteva. E avete scelto di prestarmela. Quindi io mi sento di restituirvela.

Silenzio

MARIO – Cioè… in poche parole… significa che…

FELICE – Vito, spiegaglielo tu che significa…

VITO – Stavolta ho capito: significa ca mi pozzu accattari a motocicletta nova!

Euforia generale. Tutti si abbracciano.

FELICE – (Tira fuori il blocchetto degli assegni) Ora basta chiacchere. Ecco quanto mi avete prestato (inizia a riempire un assegno)

LIBORIO – Signor Felice lei è un grande! Non sa cosa significa per me questa cosa. Cioè nel mio film posso rimettere la scena della bomba!

CAMILLA – Liborio, una bomba mi pare esagerato…

VITO - Facemu ‘na bummitta…

LIBORIO – Una bombetta? Ma il titolo del film è “La bomba di Bombay”

VITO – E chiamalo “La bombetta di Bombay”

LIBORIO – Ma manca la rima!

VITO – E chiamalo “La bombetta di Calascibetta”

LIBORIO – Ma che stai dicendo?

VITO – Au, ma chiamalo come vuoi allora!

FELICE – (L’assegno è pronto) Siamo pari, ok? A chi lo consegno? A Mario ovviamente (glielo consegna)

LIBORIO - Mi raccomando, fatti fregare anche questo!

MARIO – Non ti preoccupare, questo lo vado a cambiare subito e non corriamo rischi! (Fa per uscire dalla sala)

FELICE – E vuoi uscire così? Non ti cambi?

MARIO – Ah già. Scusate… la fretta… (esce nel camerino a cambiarsi)

CAMILLA – Ora non facciamo come quelli che appena vincono devono spendere tutto subito. Non facciamo parlare la gente…

Scena X

CATENA – (Entrando, fuori di sé) Dov’è? Dov’è andato?

I dipendenti vanno a rintanarsi dietro il piano cottura.

FELICE – Buongiorno! Ti sto cercando da tre giorni. Che hai fatto?

CATENA – Ho avuto il cellulare scarico.

FELICE – E hai avuto pure il coraggio di ritornare. Ma non ti vergogni? Ladra!

CATENA – (Aggressiva, come sempre) Ma che stai dicendo?

FELICE – Mario mi ha raccontato tutto!

CATENA – Ah sì? e che ti ha detto?

FELICE – Che non ti vuole più qui nel locale

CATENA – Ah. E tu gli hai creduto?

FELICE – E certo!

CATENA – E poi che ti ha detto?

FELICE – Che tu gli hai proposto di scappare con te. Ma lui ha rifiutato

CATENA – E tu gli hai creduto?

FELICE – E certo!

CATENA – E poi che ti ha detto?

FELICE – Che alla fine gli hai rubato il gratta e vinci!

CATENA – E tu gli hai creduto?

FELICE – (Sempre meno convinto) E certo!

CATENA – E ti ha detto dove aveva nascosto il biglietto?

FELICE – E certo, nelle mutande.

CATENA – E ti ha detto come… gliel’ho preso?

FELICE – Dice che glielo hai preso con la forza

CATENA – E tu gli hai creduto?

FELICE – (Arrendendosi all’evidenza) Non tanto…

CATENA – Peccato, potevi credere anche all’ultima bugia… Eravamo d’accordo ovviamente. Abbiamo fatto all’amore, proprio qui, sul piano cottura!

Tutti ritraggono immediatamente le mani dal piano cottura. Antonietta realizza tardi e ritira per ultima le mani

ANTONIETTA – Che schifo!

CATENA – E alla fine mi ha dato il biglietto. Era tutto calcolato. Mi avrebbe raggiunto più tardi, per non creare sospetti. Prima sarei sparita io, poi, dopo qualche giorno, sarebbe sparito lui. Ti ha sempre preso in giro. Ma non doveva permettersi di prendere in giro me! Mi ha dato un biglietto falso!

FELICE – Un momento, lui non sapeva che fosse falso, lo ha scoperto dopo.

CATENA – Ma che stai dicendo? Lo difendi ancora? Ma allora sei veramente un cretino! Basta con questa farsa! Dov’è? Dove lo nascondete?

FELICE – Prova nel camerino

CATENA – Si è nascosto qui? (Esce nel camerino. F.s.) Dove sei? Vieni fuori! (Rientra) Non c’è! È scappato dalla finestra! (Rientrando) Ti ha sempre preso in giro. Da quando abbiamo fatto l’amore qui, sul piano cottura.

Ancora una volta Antonietta è l’ultima a ritirare le mani

CATENA - Ma non doveva permettersi di prendere in giro me! (Esce inveendo)

Scena XI

LIBORIO – Signor Felice… Mario ci ha preso tutti in giro… è scappato… e ha in mano l’assegno!

CAMILLA - … i nostri soldi…

VITO - … la mia motocicletta!

ANTONIETTA – Andiamolo a prendere!

Il proprietario e Italo appaiono calmi.

LIBORIO – Ma che fate? Muovetevi! Ha in mano l’assegno, quello sarà andato a cambiarlo!

FELICE – E come lo cambia?

LIBORIO – Come “come lo cambia”? (Guarda gli altri)

FELICE – (Inizia un dialogo con Italo) L’assegno però potevi farlo meglio.

ITALO – (Al proprietario) Perché? non si è accorto di niente…

LIBORIO - E come si cambia un assegno?

CAMILLA – (Continuando il discorso di Liborio) Va in banca…

ANTONIETTA - … si presenta allo sportello…

VITO - … versa l’assegno e…

FELICE - La carta è più leggera, non è così pesante…

ITALO – A me sembra la stessa

FELICE – Ma quale la stessa!

LIBORIO - … e non ci posso credere!

VITO – Ma mi volete spiegare?

FELICE - Tranquillo Vito. La motocicletta è salva.

VITO - No basta, non ci staiu capennu cchiù nenti!

FELICE – (A Vito, velocemente) Ascolta, i vostri soldi sono in quella valigia. Ora scusa un attimo…

Il signor Felice riprende la discussione con Italo, mentre gli altri si precipitano alla valigia e la aprono, restando estasiati: la valigia è veramente piena di banconote. Parte la musica di scena. Uno alla volta si staccano dal gruppo e cantano tutti un medley anni ’50, compresi Mario, Catena e tutti gli altri attori che, nel frattempo, sono rientrati in scena.

FINE

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