Splendid’s

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SPLENDID'S

 


Dramma in due atti

di Jean Genêt

traduzione di Franca Angelini

Da RIDOTTO - ROMA

n. 10, Ottobre 1994

Personaggi:

JEAN detto JOHNNY [30 anni circa]

POLIZIOTTO [25 anni circa]

SCOTT [50 anni circa]

BOB [25 anni circa]

RAFFICA [25 anni circa]

BRAVO [25 anni circa]

PIERROT [20 anni circa]

RITON [30 anni circa]

ATTO I

Atrio, al settimo piano di un gran palazzo. A destra e a sinistra le porte delle stanze. In fondo, finestre che danno su un balcone. Lampadari. Lusso. Tappeti.

Tutti indossano il frac e hanno una barba di quattro giorni. Sono spettinati. Non abbandonano mai il mi­tra, nemmeno quando danzano. Non si toccano mai. All'alzarsi del sipario, la radio ha già cominciato il prologo.

VOCE DELLA RADIO ... poiché vi sono poche eventualità che un tale fatto sussista. Se scompongo questa avventura, ciascuno dei suoi pezzi verrà alla fine risucchiato dagli altri. Assai prima di questo riuscito sequestro di persona, la banda Raffica si era distinta per molteplici crimini. Anche questa notte, la polizia sta subendo uno scacco. Vetture blindate circondano l'albergo. Si cerca di far sgombrare una folla sempre più fitta. Parecchie persone colpite da sincope vengo­no portate via dalle ambulanze della Croce Rossa.

(a un gesto di Jean, Scott spegne la radio)

SCOTT      Ottimo lavoro: li ammazziamo a distanza.

POLIZIOTTO (indietreggiando nel vano di una por­ta e minacciando Jean con il suo mitra) No, mi rifiuto. JEAN Il mitra, l'hai raccolto o hai disarmato qualcuno?   

POLIZIOTTO L'importante è che so servirmene. Ho imparato.

JEAN        Nella polizia. Facendo fuori gente come noi.

POLIZIOTTO   L'ho scampata grazie a te, quindi non rimproverarmi. Faccio il mio dovere, anche più degli altri. Non mi si parli di ragazzi ammazzati. Al posto mio, avresti fatto di peggio. O di meglio.

JEAN        Non puoi pensare di mettermi al tuo posto.

POLIZIOTTO   Tutti i miei informatori — una deci­na per un solo sbirro — erano dei duri come te.

JEAN        Ma il mio grilletto è più sensibile e il pugno più pesante. Ricordati che i piedipiatti non mi piacciono. Facendoti prigioniero, ho preso un ostaggio.

POLIZIOTTO E io mi sono mostrato all'altezza e ho meritato quest'arma.

JEAN        Chi te l'ha data, Riton? Ti ha liberato lui?

POLIZIOTTO   Chiediglielo. Ma quando sparirò, ho buona mira, ricordatelo, anche dietro una porta.

(Esce tenendo sotto tiro i due attori chiamati Jean e Scott. Qualche secondo di silenzio).

JEAN        (a Scott, che gli impedisce di tirare attraver­so la porta) Mi sfidi? o mi abbandoni? Anche tu stai con Riton? Scott, attraversa il salone bianco, il corri­doio sud, la suite, le tre camere prima che il poliziotto riesca a raggiungere... la scalinata.

SCOTT      (ironico) Temi che raggiunga Riton?

JEAN        La scalinata. Se scende un solo pianerottolo, un solo piano, si mette in salvo, ci scappa di mano e i suoi compagni sapranno tutto. Ha capito?

SCOTT      Non scapperà.

JEAN        Perché? Nessuno ha tenuto la lingua a posto. Ha capito che l'Americana ci è crepata tra le mani.

SCOTT      L'ha perfino vista morta.

JEAN        Obbedisci.

SCOTT      Non se ne andrà.

JEAN        Perché, è stregato? (una raffica di mitra) Non sparate. Nessuno spari. Nessuno si muova.

SCOTT      Parli già come un poliziotto. Hai paura?

JEAN        E il tuo caricatore? Ha un solo colpo?

SCOTT      L'ultimo.

JEAN        Chi ha tirato?

SCOTT      Pierrot, manco a dirlo.

JEAN        Dov'è?

SCOTT      Davanti a uno specchio. In piedi davanti al­l'armadio a specchi. Da ieri prova a ricordarsi e a ri­fare i gesti di suo fratello. Nascosto dietro la tenda della finestra, di tanto in tanto tira sulla gente. Niente lo disturba. Suo fratello...

JEAN        È morto, lo sai bene. Gli sbirri ieri l'hanno fat­to cadere da un cornicione. Fatti restituire da Pierrot tutte le cartucce salvo una. Così la smette di divertirsi.

SCOTT      Gioca. Giocheremo tutti. Lui si diverte a far rivivere suo fratello. Rivivrà nella sua persona.

JEAN        Io non gioco.

SCOTT      Come tutti gli altri. Stanotte giochiamo a es­sere quei gangsters che non siamo mai stati.

JEAN        Mai? Gli affari, le rapine, tutto è andato be­ne. Mi arrabbio, non solo perché mi fate pena, ma per­ché voglio uscirne. Sono io il responsabile e perciò ac­cuso me stesso. Ma attenti, non come si fa in chiesa battendomi il petto; io mi accuso per darvi il diritto di salvarvi. Siete tutti pazzi. Anche tu.

SCOTT      Non più di Riton, che gira per le campagne a sbudellar pastorelle.

JEAN        Pastorelle?

SCOTT   Poltrone, canapè, materassi, coltri. Strap­pa i tappeti, rompe gli specchi. Se le rondini attraver­sano le stanze, Riton le fa impazzire; a ogni finestra ha distrutto un nido.

JEAN        Scott, tu eri l'intellettuale della banda, guarda da che bruto ti vuoi far comandare.

SCOTT      Fa tutto il possibile per peggiorare la situa­zione. È il solo modo di uscirne fuori.

JEAN        Abbiamo tempo per cominciare la partita a poker. Chi perde si accolla tutto, tutti i delitti, mi sem­bra giusto.

SCOTT      Giocheremo solo se potremo barare.

JEAN        No, barare non sarà ammesso.

SCOTT      E allora non si giocherà.

JEAN        È arrivato il momento di essere leali.

SCOTT      No, è il momento di rifiutare le regole o di inventarne di nuove. Tutti i nostri passati delitti...

JEAN        Non c'è mai stato un delitto, Scott. Non ab­biamo mai...

SCOTT      Ci sono i delitti che abbiamo voluto, quelli che ci hanno unito, che diventerebbero se d'un tratto li cancellassimo con un tocco di lealtà? Dobbiamo por­tare dentro di noi i nostri morti, dobbiamo far fiorire i nostri crimini.

JEAN        Non capisco e non ho mai capito. Ma voi ac­cettate che un poliziotto che abbiamo pedinato, lega­to, pestato e preso prigioniero passi dalla nostra parte, resti con noi, giri libero e condivida le nostre miserie.

SCOTT      Se fossimo stati prudenti, l'avremmo dovuto ammazzare. Per prudenza o per gioco?

JEAN        Né l'uno né l'altro, Scott. Non si fa parteci­pare un poliziotto al colpo, non gli si offre questa oc­casione.

SCOTT      Non rimproverargli di entrare nel campo dei criminali che non mollano. Non sono sicuro che tu stes­so, se avessi potuto o se oggi lo potessi, non ti arruo­leresti nella polizia. Tradire è dolce.

(S'apre la porta. Entrano Bob e Bravo che ballano ab­bracciati).

JEAN        Ma voi ballate!

BOB          E fischiamo anche. Valzer e musica. È l'Ope­ra, (fischietta una giava)

JEAN        Smettetela.

BRAVO    Johnny, lasciaci ballare!

JEAN        (a Bob) Tu e anche tu, Bravo, state con Riton. Tornatevene da lui. Io mi sono piazzato qui, in questo corridoio, con Scott e Raffica. Non venite qui a scocciarmi.

BOB          L'Hotel è nostro. L'abbiamo conquistato co­me te. Lo percorriamo ballando, per distrarci.

JEAN        Siete dei porci.

BRAVO    (in collera) Ridillo.

BOB          (ironico) Un po' di educazione, signor mio. Da ieri ci sorvegliamo a vicenda, ci spiamo dietro un ce­spuglio di rose e tu dovresti essere il solo ad essere bru­tale? Non è giusto.

SCOTT      La cortesia è di rigore, Jonny.

JEAN        (in collera come Bravo) Ho il diritto...

SCOTT      Vacci piano. Se li insulti, metti in pericolo anche me. Ognuno di noi ha il dito sul grilletto, ognuno minaccia ed è minacciato dagli altri. Dobbiamo con­tinuare con rapporti sempre più cortesi, con movenze sempre più dolci.

BOB          Lei ha ragione, signor Scott. (rivolto a Jean) Quindi, niente porci, solo ballerini.

JEAN        Nella stanza accanto... (esita)

BRAVO    (scoppiando a ridere) La morta! Il cadave­re di una bella ragazza! Abbiamo attraversato, ballan­do, camere e corridoi. Passiamo, abbracciati, davan­ti a tutte le finestre. Balliamo e sgambettiamo intorno alla morta la più bella giava. I poliziotti ci vedono, finalmente si accorgono di me. Non osano tirare. Guardano la festa che passa.

JEAN        I comò, gli armadi sono pieni di vestiti, andate...

BRAV       Ne avrei il diritto. In un bel vestito con lo strascico e tra le vostre braccia! Dieci o quindici mi­nuti da vivere il mio ultimo gala.

JEAN        (piano) Non ballate più.                          

BOB          Ti fa perdere la testa?

BRAVO   Per due anni ho rischiato la vita per resta­re con voi.

JEAN        Rischiato la vita? Dei furtarelli...

BRAVO   Per restare con voi hai obbligato me, il più delicato di tutti, a vivere col viso e il corpo contratto, da eroe, come un signore, solo, in piedi, arrabbiato, senza un lamento.

JEAN        Ma stavamo tutti così.

BRAVO   Tutti così. Non un attimo di dolcezza, mai un contatto tra noi. Niente amicizia. Stavamo insie­me ma sempre distanti. Salvo per passarci una cicca o una sigaretta inglese. E Scott ci parla di educazio­ne! Per anni e anni, prigionieri nel gelo di una corte­sia terribile, che sarebbe stato fatale dimenticare per una frazione di secondo.

BOB          (a Jean) E che sarà fatale se la dimentichere­mo stanotte.

SCOTT      La cortesia ci manteneva austeri. Quindi conserviamola.

BRAVO   (ballando) Stanotte mi appiccico a tutti. E ballo, Scott, da solo.

BOB          Nelle mie braccia, Bravo.

BRAVO    (continuando a ballare da solo) Solo, Bob. Tutto solo. (a Bob) Non restare qui troppo a lungo. Riton non apprezza che lo si pianti per un tête-à-tête con Jonny.

JEAN        Non ha nulla da temere.

BRAVO   Non è questo. Ma quando si è in guerra, si diventa sospettosi. Per principio.

(la radio trasmette un valzer)

JEAN        (a Scott) Silenzio!

(Scott cambia stazione)

VOCE DELLA RADIO ... la stampa della sera, per­fino i giornali del mattino, riferiscono le numerose im­prese di questi sette banditi oggi celebri, che all'alba saranno catturati dalla polizia. La loro crudeltà e au­dacia sono celebri negli annali della criminalità.

(Scott spegne la radio)

BOB          Buffa questa! Approfittiamo dei crimini che vorrebbero... (raffica di mitra)      

SCOTT      Ancora Pierrot.

JEAN        (a Bob) Vagli a dire di smettere, è uno sprecone. Non prende nemmeno la mira.

BOB          Diglielo tu. A te piace tanto passeggiare nell'Hôtel. Per la prima volta ti strofini al lusso. Purtrop­po nella notte della tua morte. Va', Napoleone a Sant'Elena, percorri il tuo regno.

SCOTT      Bob!

BOB          No, Scott. La buona educazione è roba per voi. Quanto a me, non temo l'insolenza. (a Jean) Va'. Pas­sando, guarda se per caso un miliardario non abbia dimenticato il suo orologio o i suoi anelli, mettiteli in tasca, sarà il tuo ultimo bottino. Per i miei gusti, ci sono troppi corridoi da attraversare. Camminare mi stanca. E poi non bisogna disturbare Pierrot. Il suo lavoro è sacro.               

JEAN        Te lo ordino.                      

BOB          (gelido) Fa pure.

JEAN        (minaccioso) Ti rifiuti?

SCOTT      Bob è restato in piedi tutta la notte. Non ha mangiato niente. Ha dato la sua razione a Pierrot.

BOB          Ti sbagli, non a Pierrot.

RAFFICA (entrando) È finita l'acqua.

(nessuno lo ascolta)

Ripeto, non c'è più acqua. L'hanno interrot­ta. Ho controllato tutti i rubinetti. La radio ce lo con­fermerà sicuramente.

SCOTT      È finito anche l'alcool. Neppure una goc­cia di whisky.

JEAN        (a Bob) Ti rifiuti?

RAFFICA (a Bob) Ci sei?

BOB          Piano, Raffica. Calma e educazione.

RAFFICA (a Jean e a Scott) Lo accettate tra noi? Lui che ha slegato i piedi e i polsi del poliziotto che passeggia per l'albergo col mitra di Monsieur?

BOB          Non ricevo più ordini. Anche se dovessi abban­donare il salone per andare a disarmare Pierrot, non potreste essere sicuri che obbedisca. D'altra parte Pier­rot può ancora resistere. È tutto preso dalla caduta del fratello e il mitra lo esalta.

RAFFICA Non è più Pierrot che spara, è il poli­ziotto.

SCOTT      (a Bob) Sei nervoso, Bob.

BOB          Coglione. Perché non...

SCOTT      (precipitoso) Prudenza, Bob, ho la punta del dito sul grilletto.

BOB          Scusami.

SCOTT      Cammina e parla lentamente. Ripeto: sei nervoso, Bob.

BOB          Perché non parlo come voi, con frasi brevi e spezzettate. La vostra rapidità la dice lunga. Sareste incapaci di arrivare fino alla fine di una lunga frase senza tremare. Vi sentite fregati. Al cinema avete vi­sto funerali, fiori, Signori! corone di perle, corone di fiori, nastri, chilometri di nastri! — i funerali dei gangsters americani e sognavate di averne di simili.

SCOTT      Li avremo.

RAFFICA Sognavamo di seguirne uno simile.

BOB          No. Sarà il vostro a essere così. Adesso ci sie­te. In piedi sul catafalco e tremate. Abbiamo la caca­rella, la fifa, signori. Secondo i borghesi: paura.

SCOTT      Non questa parola, non pronunciatela.

BOB          E per completare il quadro, diventate anche su­perstiziosi.

SCOTT      Lo siamo sempre stati. Era il vezzo del me­stiere.

BOB          Quanto allo sbirro, al piedipiatti, fin da ieri in­siste ed ha persino pianto per poter sparare sui suoi compagni.

RAFFICA Per riscattarsi.

BOB          Riscattarsi da che? Mica faceva parte della banda.

RAFFICA      Allora sei tu che l'hai sedotto. Vuole mo­strarsi all'altezza. Non può sapere che tu eri il tipo più...

BOB          Vigliacco! Vuoi parlare della rapina alla ban­ca? Accusami pure. Dopo il colpo, me la sono svignata mentre tutti gli altri lavoravano. Non mi avete ammaz­zato perché avevate paura della morte di un uomo. Du­rante l'aggressione all'autista ho rifiutato di sparare. Mi sono sentito male quando torturavate i due vecchi nella fattoria. Sono un vigliacco e mi vanto di esser­lo: questo è il mio coraggio. Ho tagliato la corda, ho telato, ho alzato i tacchi, me ne sono lavato le mani, mi sono tolto di mezzo.

Io, quando vedo le brutte, quando puzza di bruciato, mi squaglio, mi caco sotto.

Ma questa volta mi permetto di essere eloquente. Non parlatemi più di vecchie storie, sono morte. Come l'A­mericana. Morte.

RAFFICA      Ma non sotterrate, Bob. Ci piace di par­lartene.

BOB          Quando c'era una speranza di vita, io sceglie­vo la vita, voi sceglievate di fare scena. Stanotte è il contrario. Per tutta la vita mi sono umiliato. Con voi, ho dovuto sempre fare i più bassi servizi. Non aveva­te fiducia. Avevate ragione. Avrei fallito, ma stanot­te non accetto i vostri ordini.

JEAN        Neanche le mie minacce?

BOB          Neanche. Siete voi i coraggiosi, gli spavaldi — anche Riton — i bravacci, i ragazzi terribili, siete voi che dovete passarvi il lusso di una magnifica strizza. Che porterete con eleganza.

JEAN        Posso ammazzarti.

BOB          Spara.

SCOTT      Non abbiamo più viveri, pochissime muni­zioni, niente alcool, hanno tagliato l'acqua, la polizia ci assedia, le possibilità di fuga sono inesistenti, l'A­mericana è crepata sotto le nostre mani e la polizia lo sospetta, a meno che non facciamo passeggiare il suo cadavere dietro le finestre, fino al balcone...

BOB          Perché no? Anche quella bella ragazza ha di­ritto a funerali di lusso. Ha diritto che la si lanci su su fino alle stelle davanti a una folla in ginocchio.

JEAN        Non hai pudore.

SCOTT A che servirebbe? Solo la crudeltà ci salva. Ma andiamo avanti: ci resta pochissimo tempo, due ore forse meno, per saltare con tutto l'hôtel o per sca­ricarci in gola l'ultima cartuccia o per arrenderci alla polizia. (a Bob) Ho completato senza tremare una frase abbastanza lunga. Ora dobbiamo cercare di vivere que­ste due ore in grande stile.

RAFFICA Fai presto a dirlo!

SCOTT      Parlo di stile. Secondo me è l'equivalente della crudeltà di cui si fa bello Riton.

JEAN        Anche tu stai dalla sua parte.

SCOTT      No. Ma siamo già fuori della vita.

BOB          Da due anni abbiamo smesso di vivere la vita del mondo. Siamo entrati nell'avventura come si en­tra in convento.

SCOTT      (accende la radio) Ascoltate.

VOCE DELLA RADIO ... potenti proiettori illumi­nano le facciate del Grand Hôtel Splendid togliendo ai gangsters ogni speranza di salvezza. Hanno cessato il fuoco. Sembra che le loro munizioni stiano finen­do. Ci si aspetta una resa. Ma che sarà della povera vittima e del giovane poliziotto? I compagni di que­st'ultimo non sanno niente, ma giurano di vendicar­lo. Sua madre è in lacrime...

RAFFICA Ammaliato dai tuoi begli occhi, Bob, il poliziotto spara.

BOB          Quel che ha in testa non ci riguarda. Non si può mai sapere perché qualcuno passa dall'altra parte. Quanto al poliziotto, è Riton che l'ha sedotto.

RAFFICA      Sempre Riton, il ribelle. Dovrebbe diven­tare piccolo e dolce. Tutto quello che è successo, è col­pa sua. Se non avesse ammazzato la ragazza, la poli­zia non farebbe questo casino. Anche lui ha diritto ai suoi nervi, ma a causa sua saremo fatti fuori. Tutti.

RITON      (apparendo) Per sbaglio, Raffica. È morta per sbaglio.

RAFFICA      Come? Dolcemente? Sotto una carezza forse? Sotto le tue zampe delicate, le tue piccole terri­ficanti zampe?

RITON      (a Bob) Resti troppo a lungo da queste par­ti, Bob. Va a sorvegliare la scala.

JEAN        Per impedire ai poliziotti di salire o per im­pedirmi di scendere? Nel primo caso, la scala si con­trolla da qui.

RITON      (a Raffica) Allora, che dicevi delle mie zam­pe terrificanti?

RAFFICA Ho finito. Non ho voglia di raccontarvi gli ultimi minuti di Mademoiselle.

RITON      Avreste voluto essere al mio posto. Sareb­be morta di felicità.

RAFFICA Il suo malloppo era prezioso. Non sono insensibile al metallo.

RITON      E l'oro dei suoi capelli?

RAFFICA Confessa! Confessa! Si eccitava per il tuo bel faccino, la piccola Americana!

RITON      Crepate di gelosia. La sentite ancora addosso a me. La spupazzo per l'hôtel, non sono io a portar­la nelle braccia ma è lei che mi riveste, mi copre tutto di un velo e mi rende triste. Vedo che Mademoiselle vi turba...

JEAN        Si sapeva. Le tue occhiate...

RITON      E i suoi garofani!  Non potete proprio perdonarceli.

RAFFICA   Non è vero.

RITON      A sinistra, mi aveva appuntato i suoi garo­fani, qui, a sinistra. Mugolate di dolore perché mi ap­parteneva. È me che chiamava Raffica.

JEAN        Confessi?                                                   

RITON      No.

RAFFICA      Ladro, avevi perfino rubato il mio nome.

RITON      Raffica? Non appartiene a nessuno. Da un bel pezzo questo nome appartiene a tutta la banda. Adesso è di chiunque, ma soprattutto di chi lo porta meglio.

RAFFICA Però la prima volta l'hanno dato a me.

BOB          (ironico) Battesimo del fuoco!

RITON      Il capo era Jonny. Però si diceva: «La ban­da della Raffica». Spiega. (rivolto a Jean) Giustificati.

JEAN        Ci hai messo le mani?

RITON      (ironico) Sul nome? Su Raffica?

JEAN        Sulla ragazza?

BOB          (sfottente) Per lui sarebbe uno scherzo. È lui lo spietato della banda. Nella camera di Mademoisel­le dev'essersi passato il lusso di un cadavere dorato, coperto di paillettes, di fiori, di perle, di diamanti, un cadavere sovrumano...

JEAN        (a Riton) Confessa.

BOB          Siete gelosi. Contenti di poterlo accusare. Avete creduto che la ragazza fosse stata rapita per voi, per ciascuno di voi. Avevate capito che non se ne voleva più andare. Come invischiata. Ipnotizzata. Sprofon­data. Annegata. Vi intimidiva — non certo me — Io non ho bisogno di merletti per soffiarmi il naso — e diventavate dei bruti. Se lui l'ha incantata...

RITON      Quando il suo velo mi sfiorava, crepavate di rabbia.

BOB          Che velo?

RITON      Il suo merletto, la sua veletta, non so. Ma... e se fossi stato proprio io a strangolarla?

JEAN        Potrebbero giustiziarti.           

RITON      Sei tu il capo?

JEAN        Sì.

RITON      Provalo.

JEAN        Sei stato l'ultimo a restare con lei, in quella camera rosa.

RITON      Come Presidente della Corte d'Assise sare­sti magnifico. Ma io volevo dire: prova che sei tu il capo.

JEAN        Non ho bisogno di prove per ammazzarti. Tu non mi piaci già dall'affare dei falsi dollari. La tua sporca faccia...

RITON      Ha la disgrazia di essere più bella della tua. Gelida, continuerà ad affascinarti. La mia sporca fac­cia ti fa uscire dai gangheri.

RAFFICA      Bada come parli, sto mirando al ventre.

BOB          Se la situazione, come dice Scott, deve proce­dere come una cerimonia, aspettate la fine, per am­mazzarvi.

JEAN        Sono io il Capo, ho il diritto di agire (a Raf­fica e a Scott) Allora, voi due, noi non ci entriamo niente, se ha ammazzato l'Americana. È lui che deve pagare. Lui solo. (lungo silenzio) Nessuno gli aveva ordinato di ammazzarla.

RITON      (spavaldo) Allora? Decidetevi. Consegnate­mi alla Polizia. Potrete persino dire che ero io il ca­po, (lungo silenzio)

SCOTT      (a Jean) Non ti ho mai visto così accanito.

BOB          (a Jean) Lo sai perché ti obbedivamo? Per pi-grizia. Chi ti ha eletto capo?

JEAN        (con una leggera esitazione) Lo sono dalla nascita.

RITON      Come i re di Francia?

JEAN        Proprio così. Ho il diritto di essere il capo per­ché ne assumo la responsabilità. Dietro a me, so che ci siete voi, gli uomini della mia banda, e tutti i ladri, scassinatori, farabutti e vagabondi di Francia. E quan­do un uomo mi delude, ho il diritto di giudicarlo.

BOB          Ma un re si butta giù dal trono e si decapita.

JEAN        Lo so anch'io. Cercate di ribellarvi? Ragio­nate. Se dobbiamo vivere ancora un po', mettiamoci almeno d'accordo per fare il minor danno possibile. Riton? Stammi a sentire, Riton: ho detto poco fa che sei tu il colpevole, perché ci obblighi a credere che hai ammazzato tu l'Americana. Ti faccio una concessio­ne: riconosco che c'è un dubbio. E allora giochiamo­ci a poker il colpevole. Parleranno le carte, lealmente.

BOB          Le carte no, sono troppo bravo a carte. La ban­da ha cominciato coi quattrini vinti da me a carte, non dimenticatelo.

JEAN        Questa notte deve essere tutto regolare. Tra noi. Supponi che ti lasci il comando della banda. Sa­rai tu il capo, sarai tu il responsabile, parleranno a te. Se i poliziotti ci lasceranno passare senza sparare, ab­bandoneremo le armi. Uno di noi si accuserà — uno di noi, non necessariamente tu — s'accuserà dell'as­sassinio della ragazza. Usciremo di prigione e così po­tremo far evadere l'accusato.

BOB          Impossibile.

RITON      Lascialo perdere.

BOB          (a Riton) Non dargli retta. Cerca solo un po' di amicizia tra gli uomini, un po' del loro riposo, ed è proprio questo che dobbiamo rifiutare.

JEAN        Bob si accanisce. Vorrebbe trascinarti con sé, ma è la fine. Riton, tu mi conosci. Possiamo ancora lottare? Batterci? Ammazzarne qualcuno? Ma sono giorni e giorni che esitiamo, facciamo domande, ci in­terroghiamo, analizziamo, ci sospettiamo...

BOB          Più l'atmosfera è pesante meglio è. Respirare i nostri cattivi odori ci fa sentire più uniti tra noi e ci separa dagli altri. (a Jean) Tu ne sai qualcosa.

JEAN        (a Riton) Non dargli retta. Accetta quello che ti propongo io. Non vedi che ti sta accusando?

BOB          Io non l'accuso. Cerco solo di precisare le re­sponsabilità. Ciascuno di noi ha un cadavere sulla pun­ta delle dita. Sulla punta delle nostre dita inanellate c'è il cadavere di Mademoiselle.

JEAN        In tribunale...

BOB          La Corte. Riton, la Corte. Rassicurati, non porterai da solo il peso dei nostri delitti. Toccherà a tutti.

RITON      Supponendo di ricorrere alle carte, potreb­be darsi che il designato non accetti di consegnarsi. Po­trebbe sgonfiarsi all'ultimo momento.

JEAN        Tentiamo la fortuna.

RITON      Non sono certo che gli altri accettino di giocare.

BRAVO    (entra ballando col poliziotto) Io per esem­pio dico di no.

JEAN        Ti obbligheremo.

BRAVO    Rispondo a Riton. Solo a lui. Non ha il di­ritto di decidere. Siete fieri della banda della Raffica, però sapete che la banda — o come dirà la Corte, l'As­sociazione di Malfattori — esiste solo da quando sia­mo chiusi in questo albergo. In breve, da quando sia­mo prigionieri. È la radio che ce lo fa sapere e che ci impone la fraternità. Da due anni, senza mai riuscir­vi, ci sforzavamo di formare una banda. Stanotte la iella ci ha stretto insieme, ci ha agglutinato. La banda che sognavate è viva e già sognate di distruggerla. Ra­gazzi, voi duri, terribili, siete indegni della sventura.

JEAN        La banda esisterà ancora quando saremo in prigione.

BRAVO    No, non è così importante. L'avete volu­ta, la banda della Raffica? Ora che c'è, dovete... (ab­bassa la voce)

RITON      Che cosa? Sputa fuori.

BRAVO    (piano) Sacrificarvi.

RITON      Frottole, parole senza senso...

BRAVO   Chiudi il becco, o parlo. Eh? Esiti... Riton, non voglio che ti lasci trascinare da loro. Dopo quello che ho fatto... non devi più mollare.

JEAN        Ragiona. Perché non arrendersi alla Polizia?

BRAVO    (sorridendo) Arrendermi? Nelle braccia di un poliziotto? Mi ci hai sorpreso, non ti lamentare.

JEAN        Che vada dai suoi compagni a riferire le no­stre condizioni.                                                   

POLIZIOTTO    Io non vi lascio.

SCOTT      Se è per crepare meglio, potevi crepare nel­la polizia. Anche lì le occasioni non mancano.

POLIZIOTTO    Non si tratta di questo.

SCOTT      E di che, allora?

POLIZIOTTO Come posso spiegarvelo. Non so co­s'è successo. Ho cercato di diventare quello che siete voi. Essere sbirri, è dura. Il peso mi ha fatto vacillare.

BOB          E ti ha fatto pendere dalla parte nostra?

POLIZIOTTO Probabilmente. Adesso mi credono morto e ormai ho sparato.

JEAN        I tuoi compagni non ne dubitano. Non dubi­tano mai di niente.

POLIZIOTTO Se potessi almeno parlare! Ho la lin­gua inchiodata, la gola secca. Per un poliziotto non ci sono che le formule dei rapporti e dei verbali. Se non fosse così riuscirei a dire come fremiamo dal de­siderio di ammazzarvi, voi gangsters. Non per prova­re la nostra forza: ma per perderla. Quando mi avete sequestrato, mi avete sollevato al settimo cielo insie­me a voi.

BOB          (ironico) Che fascino irresistibile!

POLIZIOTTO   Proprio così, un irresistibile fascino. Sparare sui compagni era come fare un salto formi­dabile. È bello trovarsi sui tetti, sentirsi selvaggina, ma soprattutto è dolce passare dall'altra parte. Forse tra poco ve ne renderete conto. Forse lo sapete già.

PIERROT (appare) Io ti capisco. Sto dolcemente sci­volando dalle parti della negazione.

POLIZIOTTO    Ne ho visti di tipi come voi, che si permettevano il lusso di essere gentili con i poliziotti. Non per denaro, sono uomini d'onore, per una stret­ta di mano venderebbero la madre. Forse ho sparato sulla mia. È lo stesso.             

JEAN        La polizia...

SCOTT      (accanto alla radio) Ascolta.

VOCE DELLA RADIO   Non si può nutrire alcuna speranza. Non si sa niente della vittima innocente. Im­possibile vederla. Siccome supponiamo che abbiano un apparecchio radio, la polizia trasmette l'annuncio, per conto di Sir Crafford, che l'attacco al settimo pia­no sarà rinviato di due ore a condizione che possano provare che la ragazza sta bene. Altrimenti un appa­rato di polizia di dimensioni eccezionali, malgrado tutti i segnali...

RITON      Spegni.

JEAN        Mentre tutta la polizia ci inchioda, ci annienta, di che vi preoccupate?

PIERROT (apparendo) Di sorridere.

JEAN        La tua pazzia,non ci salverà, Pierrot.

PIERROT Mi credi pazzo, eh, Jonny? Tu, il più amato da mio fratello. È da ieri che lo cerco, dove cre­dete che possa ritrovarlo, se non in me stesso? Voglio che viva.

RITON      Per due ore?

PIERROT Anche per un'ora. Amici, non privatelo di un'ora di vita sulla terra. Aiutatemi.

JEAN        Non possiamo resuscitarlo.

PIERROT Lo resusciteremo. Me ne incarico io. E avrete meno spocchia quando sarà lì. Ecco che avete paura di lui, del suo ciuffo (sistema un ciuffo sulla sua fronte) Paura delle sue sopracciglia aggrottate. Della sua calma. Delle sue collere. Dei suoi pugni. Delle sue cosce. Dimenticherete le vostre paure, di fronte a lui? Paura della sua guardia. (mossa della boxe) La sua guardia. Ma guardatemi. (a Jean) In guardia!

BOB          (correggendo) Non così. Il gomito un po' più in basso. Così.

PIERROT       La mia gamba. Il mio piede sinistro. Sem­pre posato sul mondo come per sbaglio.

BOB          Un po' più avanti. (s'inginocchia davanti a lui) Un po' più in fuori. Col ginocchio sinistro sempre un po' piegato. Il fratellino cammina ondeggiando, col dorso eretto.

PIERROT    Il mio dorso si raddrizza. Eccomi, ecco­mi tra voi.

JEAN        (a Riton) Ditegli di smetterla.

BOB          Perché, vi sta trascinando? Se voleva bene a suo fratello, è normale che lo cerchi. La sua mimica ti fa paura? Nella miseria più nera, che cosa vorresti diven­tare, o dove andresti a nasconderti? (a Pierrot) Con­tinua. E sempre una mano in tasca.

PIERROT I miei occhi? Sì, le mie terribili lanterne, i miei fari luminosi, le mie fiamme. Ragazzi, vi porto mio fratello. Lo trasporto, ve l'offro. Sono io, è Pier­rot che viene ammazzato: su di me deporrete rose e corone. Una mano in tasca! Metto la mano in tasca. E il sorriso, il sorriso, ragazzi? Credete che torni sulla terra senza un sorriso? Ho sempre mostrato i denti. Magnifici denti, diceva il dentista quando li copriva d'oro. Ma salutate, salutatemi.

POLIZIOTTO    Salve, Dedè.

JEAN        Fermati.

RITON      Lascialo fare.

PIERROT       Salve ragazzi. Vengo da lontano. Potrei parlarvi della morte dove ho lasciato mio fratello. La morte è durata abbastanza. Ho dovuto liberarmi di un altro che voleva vivere al mio posto. Ho dovuto libe­rarmi del mio fratellino, ma ci sono riuscito. Un la­voro terribile. Vi vedevo. Arrivando qui poco fa, ho creduto di non poter mettere il piede sull'ultimo scali­no che mio fratello scende. Ma voi eravate là per spa­rarmi. Jonny!

JEAN        Calmati, Pierrot. Bisogna pensare a uscire di qui.

PIERROT       Per dove? Giacché non c'è più uscita, bi­sogna trovare un'altra cosa, e scappare da un'altra par­te. Ma io non temo niente. Ho la forza di Dedè. E ora, voglio parlarti. Parlarti, Jonny. Ne avrò il coraggio.

JEAN        Tappategli la bocca, in nome di Dio. Tappa­tegli la bocca! Accendete la radio!

(va alla radio, Pier­rot gli strappa di mano il mitra. Bob lo riprende dalle mani di Pierrot)

PIERROT       Tacere! Avresti il coraggio di chiederme­lo, tu?

BOB          (a Jean) Dammelo. Tu hai chiuso.

RITON      (a Bob riprendendo il mitra) Dammelo. Ora bisogna obbedire solo a Raffica. Comanda lei. (a Raf­fica) Non a te, porco, alla raffica del mitra. È lei che comanda.

BOB          Dobbiamo vivere ancora due ore.

RAFFICA Non possiamo far passeggiare il cadave­re sul balcone.

JEAN        Arrendetevi.

RITON      Tu sei disarmato. Non hai il diritto di parlare.

POLIZIOTTO E perché non facciamo passeggiare la morta sul balcone?

BOB          Sarebbe buffo lasciarla dolcemente cadere sui loro musi.

RITON      (a Bob, indicando Raffica e Jean) Portateli via. Là, sì. Nella stanza di Mademoiselle.

JEAN        Lasciami andare.

BOB          Hai paura? Prima di due ore, sarai come lei.

BRAVO   Meno bella.

BOB          Chi sa? (a Jean, che spinge brutalmente) Entra.

(Jean entra nella stanza, seguito da Bob che lo minaccia. Restano Scott, Pierrot, Raffica, il Poliziotto, Bra­vo, Riton)

RITON      D'accordo? La polizia ci stenderà. Nessu­no cederà.

BRAVO   Mi fate pena. Avete paura. Da tempo mi sarei accollato tutti i vostri delitti, troppo fiero, trop­po felice di portarli — se foste veri uomini.

RITON      Osserva anche tu il silenzio degli altri. Cre-peremo. Basta con le minacce. Conserviamo la calma.

BRAVO   Tu non l'hai mai avuta.

RITON      Da ieri...

BRAVO    Ieri? Non osavi avvicinarti.

RITON      È lei che voleva andarsene. Ha inciampato contro il letto, è caduta, non so più se era per amore o per morire dolcemente. Non raccontare che io non avrei osato. Di donne, ne ho stese altre, a mucchi. Nes­suna mi ha turbato.

BRAVO   Conosciamo il tuo sangue freddo. E anche la tua delicatezza. Il signorino ha i nervi a fior di pel­le. Ma senza il mio intervento...

RITON      La ragazza sarebbe crepata comunque.

BRAVO   Lasciami sorridere. E tranquillizzati, ho avuto bisogno delle tue zampe. Se ti può consolare, te lo spiego: è alle tue terrificanti zampe che pensavo.

RITON      Tu hai le tue armi. La tua bella testa di vipera, il pallido volto, il furore, le incandescenti bave, i veleni...

BRAVO    Tutto salvo la tua forza. Ma l'utilizzo me­glio di quanto credi. In tutti i colpi, ero con te; per sostenerti. Voi avete bisogno, per aiutarvi, di un infa­ticabile sguardo che vi sostenga. Riton, io sono una checca.

SCOTT      Chi l'ha uccisa?

BRAVO    Non è importante. Io non sono, Riton, un uomo che ne ama un altro, ma un uomo innamorato di un'avventura che né tu né io potevamo portare a termine da soli. Per questo ho voluto, sempre e co­munque, farti toccare l'estremo limite delle tue forze. Sono stato io a indicare la conclusione più crudele, il mezzo più pericoloso. E stanotte, il mio coraggio e la mia crudeltà consistono nel dirti che ti disprezzo. La tua vita mi ha permesso di importi i lavori più diffici­li. Ieri, la tua massa di ossa e di carne mi ha dato la forza di compiere quello che tu rifiutavi.

RAFFICA      L'hai ammazzata tu?

BRAVO    Mi fai l'interrogatorio? Credete davvero che creperete con le insegne del potere? E che, una volta fatto fuori Riton, vorrò lasciarti tutto solo scombus­solato

(Bravo guarderà per il resto del tempo verso la porta della stanza aperta dove sono entrati Jean e Bob)

Avrei potuto essere la vostra donna, giacché ne fate a meno da quando in prigione si è formata la banda. Avrei potuto — dovuto! — portare abiti femminili, me li sono negati, con quelle toilettes che mi avrebbe­ro fatto più bella dell'Americana morta. Questa not­te, ragazzi,sarò Giovanna d'Arco che guida il com­battimento.

RAFFICA Chi l'ha ammazzata?

BRAVO    Io. Ho voluto che vi fosse impossibile tor­nare indietro. Ho tagliato i ponti. Avete capito? Siete in pieno pericolo. Non l'ha ammazzata la Raffica, l'ho ammazzata io. Da solo. Era addobbata per il ballo. Adesso che è spogliata, voglio...

RITON      Non la toccare!

BRAVO    ... ornare la sua bella testa. Aggiustare i suoi ricci. Sistemate le pieghe del vestito. La pettinerò, truc­cherò, ornerò d'oro, inciprierò, profumerò, la riem­pirò dei fiori che avete!

SCOTT      Nell'appartamento 723, quello del marajah, ci sono rose artificiali.

BRAVO   E i suoi smeraldi.

SCOTT      Zaffiri, Bravo. Lo smeraldo è verde.

(buio all'improvviso)

POLIZIOTTO I proiettori! Hanno danneggiato i proiettori! Luce!

(Scott accende la luce. Appare l'Americana, con un ventaglio che nasconde la parte bassa del viso, soste­nuta da Bob)

RITON      Lei!

BOB          È pronta.

POLIZIOTTO   Nessun errore. È bella.

RITON      Lei! Jonny!

SCOTT      Sensazionale, Jonny. Indossi a meraviglia la sua toilette. Sei tu che l'hai truccato, Bob?

BOB          Non è stato facile. È stato necessario aprirle il petto e strappare il vestito. Il tempo incalza. Hanno spento i proiettori. (a Jean) Procedi.

RITON      Non toccate.

BOB          Bisogna sorreggerlo. È pallido, pallido di ver­gogna o terrore all'idea di apparire al balcone. Dob­biamo guidarlo.

RITON      Senza i miei ordini? Jonny, non ho voluto io che ti vestissero da Signora. Non è colpa mia.

BOB          Non insistere. È muto. La rabbia e la vergo­gna — oppure il suo nuovo personaggio — gli hanno tolto il respiro. Ma posso rispondere io al suo posto. Che cosa volete sapere? Se i poliziotti vedono l'Ame­ricana, ci regalano un'ora. Approfittiamone. Rasso­miglia, no? (a Jean) Cammina!

RITON      Non lo picchiate. Ti ordino di non...

BOB   S    ei tenero con la tua vittima. Offrigli il braccio.

RITON      Porco!

SCOTT      Vacci piano, Riton, rispetta le regole. Noi la rispettiamo, Madame.

BOB          Mademoiselle! Accendi la radio. Musica! E poi la morte!

SCOTT      (dopo aver acceso la radio) È Mozart. (a Jean) E se è acclamata, saluti!

BOB          (a Jean) Cammina piano, come alla Messa. Si­stema i tuoi merletti.

RITON      Lascialo stare.

BRAVO    (a Riton) Hai paura che si trasformi com­pletamente, definitivamente in donna. O nella mor­ta? T'arrabbi quando ha la fortuna di mostrarsi così bella. La folla la applaudirà mentre io, la sola volta che mi sono messo un abito da donna, era una sottana da curato per svaligiare una sagrestia.

BOB          Nessuno avrà dubbi. È lei. Riton, non la rico­nosci? Con i suoi begli occhi blu.

BRAVO    Parlatele con cortesia. E non la spingete, non sa ancora che il suo abito si è attorcigliato.

RITON      (a Bravo) Ti vendichi! (a Jean) Fila al bal­cone, tu.

BRAVO    Io mi riposo. (a Jean) Cammina, avanti, ca­naglia!

RITON      La sgridi come la sgridavi prima di ammaz­zarla. Sei sempre stato rozzo con le donne. La mal­trattavi nello stesso modo prima che si affacciasse al balcone per chiedere il riscatto. Immediatamente do­po, l'hai strangolata.

BOB          Gli sarà permesso di ricominciare tra poco. (a Bravo) Sistema le pieghe. Così. Ti mancano solo le spil­le in bocca.

RITON      Sparite!

BOB          Andiamo.

(Bob e Pierrot, sostenendo Jean, si dirigono verso il balcone)

BRAVO    (a Riton) È resuscitata. Proprio come pri­ma, quando la stendevi sul letto. Solo un po' più tri­ste, stanotte, per essere stata strangolata.

RITON      Siete spietati. Dei cani.

SCOTT      Suggerisco un leggero sorriso, Riton, e do­po di esso, la crudeltà. Guardali, guardali dunque! Nei cinegiornali l'hai già visto, quando la vecchia regina Mary si affaccia per salutare il suo popolo. È stanot­te, si festeggia il Giubileo. Viva la Regina.

POLIZIOTTO    In   queste   occasioni   si   spara   il cannone.

BRAVO   Accendete la radio.

SCOTT      Non ancora. Aspettate che torni.

BRAVO   Ascoltate, la acclamano. (sonetto da Bob e Pierrot, appare Jean)

SCOTT      Musica! (la radio trasmette la marcia nuzia­le) Ed ora, alle danze!

SIPARIO


ATTO II

Jean, sempre vestito da donna è chino su Raffica e cura la sua testa.

POLIZIOTTO   Una palla in meno nella pancia di un poliziotto.

RITON      (a Jean) Lascia che crepi, visto che se l'è voluta.

SCOTT      Lasciate che Mademoiselle curi i feriti. È il suo ruolo.

RITON      Non speri Mademoiselle di salvare Raffica. Lui stesso, per paura, s'è scaricato il mitra in testa.

BRAVO    Non riesco a capire come ha potuto man­carsi. Quando si vuole veramente crepare, non si sba­glia la mira.

SCOTT      E, invece è chiaro. Raffica spera di disar­mare i piedipiatti. Vuole intenerirli e perfino obbligarli a portarlo via in barella. In tal modo è sicuro di evita­re i mitra della polizia. Notate che il sistema potrebbe funzionare anche per noi.

RITON      Sarebbe bello che la polizia ci portasse via in una delle ambulanze che stanno lì sotto per racco­gliere i curiosi che svengono.

POLIZIOTTO Un bel colpo, sarebbe. Però vi avver­to: anche sul punto di crepare non contate sulla pietà dei poliziotti: un poliziotto è spietato. E tutto quello che c'è da dire sul gesto di Raffica è che ci ha privato di una cartuccia.

RITON      Io sostengo che non sarebbe una così catti­va idea quella di...

BRAVO    ... di sfigurarsi! Non voglio che rovini la tua bella faccia!

SCOTT      Ci vuole abilità per ferirsi senza troppi danni.

RITON      Si può tirare alle gambe. O fra le costole, di striscio.

BRAVO   Riton, conserva la tua bella faccia, resta così bello fino alla fine.

RITON      Io bello?

BRAVO    Sei bello, Riton, è la tua bellezza che mi tie­ne in piedi e che ci ha sostenuto tutti.

RITON      (guardandosi allo specchio) È vero? È ve­nuto il momento di servirmene. Adesso, Bravo, deve essere utile a me. Rassicurati, la conserverò intatta, la mia faccia, perché mi protegga meglio. Mi ci nascon­do, mi ci avvolgo e vi dimentico tutti.

BRAVO    Salvo me, Riton.

BOB          Perché? Il signorino è solo con se stesso, il si­gnorino si specchia nella sua immagine, la fissa negli occhi e vi annega.

RITON   E poi? Ho paura? Sì, ho paura.

BOB          Non ti arrabbiare o finirai per tremare. Resta calmo.

POLIZIOTTO Non siete che mezze calzette! Tutti! È meglio la polizia! Almeno sanno quello che fanno e che rischiano: prima di tutto un disprezzo totale per il mondo, per il mondo intero, ma soprattutto per quel­lo che devono proteggere. Per noi poliziotti, nessun bel titolo sui giornali, nessuna foto, nessuna poesia, mi capite, per cantare le nostre imprese. Siamo la vo­stra ombra. E quando arrivo in mezzo a voi, non tro­vo che vigliaccheria, debolezza, falso lusso. Ci mobi­litano appassionandoci alle vostre avventure e parlando di voi! Ascoltate.

VOCE DELLA RADIO    ... su varie colonne, inco­ronate da titoli insolenti, le imprese dei banditi hanno reso tenebrosi i giornali della sera...

POLIZIOTTO    Corone, titoli, tenebre, insolenze, ec­co che cosa dicono di voi: E quando io vorrei aiutarvi a portare a testa alta tutto questo...

SCOTT      ... noi lo lasciamo cadere. Troppa nobiltà ci schiaccia.

POLIZIOTTO   Non avete la forza di sostenere tutto questo. Io vi offro le mie braccia d'acciaio, i miei pu­gni, i miei polpacci, le mie possenti spalle, e voi ri­fiutate.

SCOTT      Noi non dividiamo.

POLIZIOTTO   Confondi. Se vi aiuto non è per la gloria ma per rispetto di ciò che rappresentate.

RITON      Lasciaci in pace. Il nostro lavoro l'abbiamo fatto. Tu invece parli troppo.

POLIZIOTTO    State crepando, crepando di paura!

RITON      Tu non hai lavorato come noi, non sei mai stato immerso in un'avventura dalla quale è impossi­bile cavarsela. Non sei mai stato preso nella tua stessa trappola, non hai mai dovuto, solo, combattere con­tro la polizia e tutto quello che rappresenta.

POLIZIOTTO   Ho fatto di meglio: ieri ho forzato i miei stessi sbarramenti, quelli della polizia. E sono venuto verso di voi. Ci voleva ben altro coraggio dal vostro.

SCOTT      Un coraggio che riguarda solo te, un corag­gio allo stato puro che può solo adornarti meglio.

RITON      Questo non ti dà il diritto di parlare a nome dei nostri compagni. Soprattutto non ti dà il diritto di prendere il potere.

POLIZIOTTO Sono abituato alla disciplina.

SCOTT      E noi alla violenza.

POLIZIOTTO Ma ascoltatemi, per Dio. Sapete be­ne che siete arrivati là dove volevate, ma non io. Pas­so da poliziotto a gangster. Mi rovescio come un guan­to e vi mostro il contrario del poliziotto, il gangster. Polizia. La Polizia! Ci sono rimasto due anni. Pure li amavo, i miei compagni e comincio ad amarli con più passione da quando ho sparato su di loro. Ne ho arrestata, inseguita, abbattuta di gente come voi. Ho partecipato a spedizioni, contribuito ad ottenere con­fessioni spontanee, lavorato contro di voi fino all'e­stremo limite delle mie forze, fino al momento in cui ho saputo che non potevo andare oltre — ricordate che sono stato il primo poliziotto a sfidare le vostre pistole — non potevo andare oltre nella crudeltà al ser­vizio dei borghesi. Ho superato i limiti, le frontiere che ci separano, e quando si superano, si è dalla parte vo­stra. Mi capite? No? Non potete capirmi. Dunque, non spiego più niente e mi pongo tranquillamente tra voi. Ma anche qui, sarà mio il primo posto.

BOB          Bisogna guadagnarselo.

POLIZIOTTO Mi sarà facile. Non ho più niente da perdere.

SCOTT      E poi, la disperazione è di grande aiuto. In ogni caso.

POLIZIOTTO Da troppo tempo lavoro per proteg­gere le camere blindate, i bambini rapiti, i notai, i portavalori, le signore in merletti, le principesse mi-liardarie.                                                    

JEAN        (con un mezzo inchino) E anche me!

POLIZIOTTO   (indirizzandosi contro di lui) Proprio te, bambola. Ma rassicurati, non sono uno schiavo in rivolta. Non urlo per odio ma per amore.

JEAN        Siete pazzi! Non lo lasciate...

POLIZIOTTO Pazzo di speranza. È la stessa cosa per me parlare a un vestito vuoto, a gioielli senza so­stegni, a un ventaglio che non nasconde. Ho rabbia e collera abbastanza da inventarmi tutto! Ti rapisco­no e credi di cavartela mettendo gli uni contro gli altri?

JEAN        Mi contento di restare immobile. Parlo appena...

BRAVO   (a Jean, ironico) Difenditi. Hai le tue gra­zie, lanciagli occhiate maliarde.

POLIZIOTTO   Le sue occhiate! Ne sono gelosi! (a Jean) Da troppo tempo mi manca il lusso di tuo pa­dre e tuo, il lusso dell'intera America, di tutte le vo­stre banche. Oggi, trionfo.

RITON      (al poliziotto) Non provarci!

BRAVO   Perché? Diventi il suo cavalier servente? (al poliziotto) Non dargli retta, ascolta solo il tuo cuore. Hai ragione, sii feroce. Terribile. Annientala, ma con calma.

JEAN        Sorvegliatemi se temete qualcosa. Del resto che potreste mai temere da me?

BRAVO   La signorina è forse innocua? La signori­na è delicata e rifiuta la promiscuità?

JEAN        Nulla è perduto. Tutto si può ancora si­stemare.

POLIZIOTTO Sistemare che cosa? Io, sono perdu­to (fa un gesto) Non indietreggiare. In ogni caso, tu mi appartieni. Sei già passato dalla condizione di re a quella di vittima. La trasformazione è avvenuta sot­to il miei occhi. Mi sono perfino accorto che la cosa ti faceva piuttosto male, e all'improvviso ti sei ribel­lato: tu eri quella che si ammazza. Stai bene nei tuoi panni? Ora sarai la mia serva. Non tirarti indietro.

BOB          (a Riton che vuole intervenire) Lascialo fare. È troppo tardi.

JEAN        (indietreggia urlando verso la finestra) Voi... avete voluto fare di me la serva che sono? D'accordo accetto. Voi siete gli uomini, io sono la regina del bal­lo. Allora? Lasciatemi fare. Siamo d'accordo, assu­mo la responsabilità delle mie gonne, del mio corpet­to, della mia veletta, dei miei gesti! D'accordo, sono colei che voi perseguitate col vostro odio. E aspetto che uno di voi di nuovo mi ammazzi. Fate pure.

POLIZIOTTO (correndogli appresso) Va bene, me ne incarico io.

JEAN        Non oserai. Sono troppo bella.

POLIZIOTTO   Al contrario. La tua bellezza mi dà coraggio. Non respingermi, arrivo.

(Spariscono sul balcone, tra le due finestre; si ode un colpo di arma da fuoco).

PIERROT Penso che stavolta hanno capito.

BRAVO   Il poliziotto sì che è un vero uomo.

BOB          Te lo vuoi offrire?

BRAVO    Già fatto. Ho condiviso tutta la sua avven­tura. Da un capo all'altro, ero con lui.

SCOTT      Si è guadagnato i gradi. Sentiamo la radio. (accende la radio)

VOCE DELLA RADIO ... per ben altri scopi. Que­sta grottesca, questa funebre mascherata non poteva che concludersi sotto il naso e alla barba di una poli­zia paralizzata da tanta insolenza. I gangsters più au­daci e che, bisogna ammetterlo, sono stati anche i più coraggiosi, si sono or ora resi ancora più odiosi com­piendo questo infernale massacro. Nessuna pietà... P

OLIZIOTTO (rientrando) Adesso, sono disarma­to. Gli ho sparato l'ultimo colpo.

RITON      Stiamo certi che tra dieci minuti saranno qui.

POLIZIOTTO E dopo? Non ci resta che farci am­mazzare? Non hai voglia... di conoscere il tuo boia?

SCOTT      Perché no? Anche lui l'abbiamo sempre so­gnato. Ha fatto parte a lungo delle nostre conversa­zioni e dei nostri scherzi, fino a diventare il nostro de­siderio più profondo.

POLIZIOTTO   Restano cartucce? Pierrot? Sorveglia le scale. Fermali. Resisti fino alla morte.

PIERROT In me c'è ormai poco da ammazzare. So­no arrivato alla fine.

BRAVO    Meglio così. Non ho rimpianti. La mia vi­ta avrà scintillato di duri colpi.

POLIZIOTTO  (a Riton) Facciamone fuori il più pos­sibile, quando saliranno, perché saliranno le scale len­tamente.

RITON      Restano un colpo a Scott, uno a Pierrot, uno a Bravo, uno a Bob, uno a me. Totale: cinque.

POLIZIOTTO    Bisogna ammazzarne almeno cinque.

BOB          Sei rimasto indietro con le tue prodezze. Vuoi metterti in pari.

RITON      Servirà solo ad eccitarli contro di noi.

POLIZIOTTO   Abbiamo dieci minuti di vita, che sia­no almeno splendidi. Organizzatevi per il gioco al massacro.

BOB          Cinque minuti nei quali non possiamo offrirci niente, nessun nuovo lusso. Siamo fottuti, presi, cat­turati.

SCOTT      C'è ancora un lusso da prenderci.

BRAVO    Sarebbe? Dillo subito. Sarebbe?

SCOTT      E che potrebbe anche esserci utile.

RITON      Persino qui? Sarebbe un ben piccolo lusso.

SCOTT      Prenderci il lusso di essere vigliacchi.

POLIZIOTTO   Sarebbe a dire?

SCOTT      Tu non puoi capire. Noi sì. Per tutta la vita non abbiamo conosciuto altro che audacia, sfrontatezza, fanfaronate, parate mortuarie, senza mai cede­re. Mai.

(Bob accende la radio)

VOCE DELLA RADIO    ... la loro sfrontatezza era famosa. Di questi banditi, sotto tanti aspetti abomi­nevoli, si conoscono atti di immensa spavalderia. Co­me sono arrivati al punto di sequestrare la ragazza? Questi mostri sorridenti...

SCOTT      Ecco quel che dicono di noi.

BOB          I giornali dicono di più, e meglio. E noi siamo stati all'altezza. Tuttavia, è stato difficile e per niente divertente essere costretti a rassomigliare alla propria immagine.

POLIZIOTTO E allora? Volete abbandonarmi? Al traguardo? Per tutta la vita avete lavorato per un si­mile ruolo. Un ruolo tutto d'oro. Un ruolo da vedette. E avreste la viltà di capitolare?

RITON      Che cosa ce ne può fregare di essere vigliac­chi? Vedi qualcosa, o qualcuno di cui dovremmo aver paura? Io non vedo nessuno.

BRAVO    Vorrei sapere che cosa si prova quando uno decide di arrendersi. Perché ci arrendiamo, non è ve­ro ragazzi?                                

PIERROT Ma perché?

BRAVO    Per... per... per giocare l'ultimo tiro man­cino ai poliziotti, alla Giustizia, ai borghesi, ai forzie­ri delle banche, un ultimo sporco tiro: per sporcare con la merda, la loro merda, l'immagine troppo bella che avevano di noi.

SCOTT      Sapete bene che sarà dura andare fino in fondo con la capitolazione. Dopo l'arresto ci sarà la cella, poi il giudizio, poi...

BRAVO    Allora, hai paura? Dillo. Il boia? Tanto me­glio. Anche per lui, avrò le mie civetterie.

POLIZIOTTO   Vi impedirò di cedere. Io resto. E sa­rò spietato.

RITON      Non hai più niente a che fare con noi.

POLIZIOTTO Che diventerei senza di voi? Ho fat­to troppo in fretta il mio lavoro. Ieri, stavo dall'altra parte. Stamattina, ho tirato sulla polizia. Tiro su me stesso. Mi distruggo per diventare un altro... E il tempo incalza.

VOCE DELLA RADIO Con l'aiuto di scale i pom­pieri tentano di dare l'assalto ai muri delle quattro fac­ciate. Si muovono in sintonia. Ogni pompiere è pro­tetto da un poliziotto armato di granate...

POLIZIOTTO Sorvegliate le finestre! Bob, corri al lato sud. (a Scott) Tu...

SCOTT      Ormai nessuno ha il coraggio di muoversi.

POLIZIOTTO   Allora vi tirate indietro.

SCOTT      Piano piano, ma inesorabilmente, la viltà si impossessa di noi.

POLIZIOTTO   Saranno qui tra dieci minuti.

BOB          E dopo? Ne ho abbastanza di essere quello che mi hanno obbligato a essere.

POLIZIOTTO   Chi ti ha obbligato? E a che cosa?

BOB          I poliziotti. A troppo stile, a troppo rigore. È anche per loro che ci si fa così belli, così duri? Serve alla loro disciplina e al loro stile.

POLIZIOTTO   Vi costerà caro, mollare.

SCOTT      Come? Io ho chiuso. Mi lascio inghiottire. Sento già la dolcezza della cella bagnarmi i piedi. Sento la pace salirmi ai polpacci. (depone il mitra) Ecco fatto.

BOB          Scott, è dura? Oppure hai trovato veramente la tua pace?

SCOTT      Non si rinuncia mai senza rimpianto, ma an­drà meglio quando avrete fatto come me.

RITON      Ragazzi! Cercate di resistere fino alla fine.

BRAVO    Cedi perfino nella paura. Sei incapace di vi­verla fino in fondo, vuoi che ti aiuti?

RITON      Che cosa ci propineranno i giornali? Vedo già gli articoli. Con le nostre foto.

BRAVO    Proprio così. Ci faremo piccoli. Da quei gi­ganti che eravamo diventeremo piccolissimi. Avremo un'altra vita, altrove.

RITON      Nella vergogna.

BRAVO    Perché no? Fai come gli altri, abbi il corag­gio di essere vile.

POLIZIOTTO Discutete e intanto quelli salgono già lungo i muri. I poliziotti scalano il vostro monumen­to e voi discutete. Andate alle finestre. Difendetevi.

BOB          A me fa piacere arrendermi. (depone l'arma) Mollate tutto!

RITON      Sentite ragazzi,c'è ancora un dettaglio: non possiamo scendere in strada in frac, si faranno beffe di noi.

BOB          Al punto in cui siamo.

BRAVO    E dopotutto, è mattina. L'ora in cui si tor­na a casa dopo la festa. Andiamo a dormire. E se la facciamo finita subito, non si saprà che riposiamo.

RITON      Resistete ancora un po'...

BOB          Quanto a me, non ho nessuna intenzione di ri­prendere il mio arnese. L'ho abbandonato per sempre.

RITON      Scott!

SCOTT      Ne ho abbastanza delle vostre discussioni. Sto preparando la mia difesa.

(Bravo accende la radio)

VOCE DELLA RADIO ... al penultimo piano dell'hôtel un gruppo di poliziotti si sta disponendo per l'attacco finale. Tra qualche minuto i gangsters alze­ranno le mani lorde di sangue. Sarà una resa nella ver­gogna. Il sudore...

POLIZIOTTO    Mi abbandonate? Resto solo.

BRAVO    Raccogli i mitra e difenditi.

(gli getta il mi­tra. Il poliziotto esita, poi lo raccoglie; si sente un colpo d'arma da fuoco)

POLIZIOTTO   Pierrot! Sorveglia la sala. Ammaz­zali. Ammazzali tutti. Spara.

PIERROT Attenzione, ragazzi, sto prendendo la mi­ra.

(Colpo d'arma da fuoco. Si vede l'immagine di Pier­rot crollare nello specchio)

RITON      Sono arrivati. Fate presto. Abbandonate le armi. Raffica, posa il mitra.

POLIZIOTTO    Mani in alto! Fermi tutti. Silenzio! Non scherzo. Vi sto facendo prigionieri.

RITON      Ci abbandoni? Tu che avevi...

POLIZIOTTO    Avevo tutto, ragazzi. Dico addio al­la festa e rientro nei ranghi. Non fate una mossa o vi ammazzo.

RITON      Di già.

BOB          Non oserai. Eravamo amici.

SCOTT      Ben giocato!

POLIZIOTTO    Non gioco. Non ho mai giocato. Un momento fa ero con voi. Vi sostenevo. È la vostra viltà che mi disgusta. Mani in alto!

BOB          Quando i tuoi amici poliziotti sapranno come ti accanivi su di loro...

POLIZIOTTO   Non parlerete.

RITON      Parlerò e come!

POLIZIOTTO Nessuno vi crederà. E se dite una pa­rola... (di colpo si interrompe)... Porci! Mani in alto! Non una mossa o vi distruggo. (alla finestra) Correte ragazzi. Il gioco è fatto.

SIPARIO

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