SPOSAMI
Commedia in tre atti
Di YEAN CONTI E EMILE CODEY
Traduzione e riduzione di Lucio Ridenti
PERSONAGGI
ARTURO LEBIDOIS, 35 ANNI
VAUCRESSON, 45 ANNI
GABY DEPONTAMOUR, 30 ANNI
SIGNORA VAUCRESSON, 40 ANNI
MICHELINA, 19 ANNI
A Parigi, giorni nostri
CONTI & CODEY
Parigi teatrale fertile di binomi: allo stesso modo che da noi quasi non si concepisce come si pu accordarsi per scrivere una commedia; in Francia difficilissimo che un solo autore si presenti alla ribalta.
Alla nuova generazione di binomi teatrali va aggiunto da qualche anno: Conti e Codey, attori-autori, fortunatissimi.
Sono cos giovani da non avere ancora un passato catastrofico per i lettori di riviste. Ma dell'avvenire sono pi che sicuri.
Il pittore Erberto Carboni, che ha ormai presa stabile dimora a Montmartre, si divertito a ritrarli dalla platea, al teatro Dounoit, mentre recitavano per la trecentesima volta Jambes derrire la tte, una nuova commedia grottesca tolta dal ballo che diede la celebrit a Gille D'Egout e Nini-Patte-en l'air, le pi tipiche danzatrici di quadrille raliste al Moulin Rouge.
Allo stesso teatro Sposami! stata rappresentata per un anno.
Il che dimostra che Conti e Codey non si affannano - per nostra fortuna - a cercate il problema centrale.
Il loro umorismo non , come hanno l'abitudine di dire i fessi, trascendentale. E' un umorismo, piano, semplice alla portata di tutti le borse.
Le loro et? Non interesserebbero nessun come, d'altra parte, non interesserebbe sapere che Conti un ottimo suonatore di trombone a coulisse e che Codey confeziona con ammirevole disinvoltura le pi complicate martin - gales per vincere alla roulette.
Durante il collaudo di una delle sue ricem della fortuna Codey perdette tutta la sua Uscendo dal Casino di Biarritz, dopo la batosta! incontr Conti stanco di soffiare nel tromboni e decisero, insieme di scrivere una commedia!
Il successo fu immediato. E, con il successo, una stabile posizione finanziaria che permette ai due autori di Sposami! di trascorrere buona parte dell'anno sulla Costa Azzurra.
ATTO PRIMO
La Scena: Uno studio in casa Vaucresson. Porta in fondo che d nell'anticamera. Porte a destra e sinistra.
Scena I.
Vaucresson (solo).
Entra quando il sipario gi alzato e si dirige verso lo scrittoio a sinistra dov' la posta del mattino.
Alle nove e mezza la dattilografa non ancora venuta. Questa ragazza che fa i suoi comodi merita della considerazione... (sia a sinistra della scrivania; prende una lettera e legge:) Signora Vaucresson (rimette la lettera in un angolo della scrivania). E' per mia moglie... (Prende una seconda lettera) Sig. Vaucresson Avvocato Consigliere E' per me. (apre e legge) Signore, dopo attento esame della vostra proposta relativa ad un affare di suole impermeabili in carta asciugante compressa, ho il piacere di informarvi che rinuncio definitivamente ad essere vostro socio... . Ha il piacere... Me ne infischio... trover un'altro! (Prende una terza lettera e legge) Personale . Oh! Oh! E' di Gaby... conosco il suo profumo... Per fortuna mia moglie non ancora venuta qui a curiosare. (Apre e legge): Mio adorato Ranocchio, spero non dimenticherai un istante la tua piccola Gabiy. Io ti penso giorno e notte (interrompendosi) Anche la notte; brava Gaby! (continuando) cos questa notte pensandoti, ho sognato ad occhi aperti che mi regalavi un magnifico abito preso da Wort... (interrompendosi) I sogni ad occhi aperti sono allucinazioni... (continuando) Se vuoi essere molto gentile, mandami subito 5000 franchi per pagare la fattura. Conto su di te; la tua Gaby per la vita. (Facendo una smorfia) 5000 franchi! Questa ragazza ha tutte le ragioni di credere che io ho del denaro; ma sa che fino a ieri me lo sono procurato da mia moglie, alla quale ho fatto credere che in attesa del socio mi occorrevano degli anticipi per non perdere l'affare delle suole. (Mette la lettera in tasca). (Prende dalla posta una cartolina commerciale). Sig. Arturo Lebidois presso sig. Vaucresson . Come mai si fa indirizzare la posta a casa mia! Abusa! (esamina la cartolina) Guarda, guarda... il notaio Patou! Arturo Lebidois ha un notaio?!... Non me lo sarei mai immaginato... cos spiantato com' non so proprio che cosa possa farsene di un notaio. (Legge macchinalmente) Vi prego passare dal mio studio per una urgentissima e favorevole comunicazione che vi riguarda personalmente Ma allora un invito! Che Arturo abbi una eredit?! Andr ad informarmi di sig. Patou; mi servir di pretesto per poter uscire e recarmi da Gaby. (Mette la lettera in tasca e suona. Pausa durante la quale accomoder delle carte sulla tavola. Siccome nessuno viene, suona ancora. Pausa. Terza suonata pi prolungata).
Scena II.
Vaucresson e Signora Vaucresson
Signora - (entrando da destra) La vuoi Duini di suonare? Che cosa vuoi?
Vaucresson - La cameriera non c'?
Signora - L'ho messa alla porta in questo mol mento...
Vaucresson - Potevi aspettare...
Signora - (aggressiva) La rimpiangi?
Vaucresso - (conciliante). Se l'hai messa alla' porta avevi le tue buone ragioni; ma dal momento che non abbiamo pi la cameriera, usami la cortesia di portarmi i guanti, il cappello ed il bastone.
Signora - Per farne?
Vaucresson - Per uscire...
Signora - Allora proprio un'abitudine? Tu esci da tre settimane tutte le mattine...
Vaucresson -... Ma ritorno tutte le sere.
Signora - Dove vai?
Vaucresson - Ho un appuntamento.
Signora - Con una donna?
Vaucresson - Ma no! Col sig. Patou. Dunque! presto: il bastone, i guanti, il cappello.
Signora - Non puoi domandarli alla tua dattilografa?
Vaucresson - La mia dattilografa non ancora venuta; probabilmente avr da fare altrove e non verr tutto il giorno.
Signora - Di bene in meglio. Tu trovi tutto questo normale! E' vero che quando una dattilografa giovane e carina le si perdona tutto!
Vaucresson - Te ne prego! Niente scene di gelosia.
Signora - Non sono gelosa, ma al pi piccolo sospetto d'intesa fra voi due, vi metto alla porta...
Vaucresson - (fra se) E' una mania... (Suona il telefono; Vaucresson vuol prendere il microfono; sua moglie glie lo strappa di mano).
Signora - No! Non tu! Io! Pu essere la tua dattilografa! Pronto! S! E' qui! (ascolta).
Vaucresson - (a bassa voce alla moglie) Chi ?
Signora - (Facendo cenno di tacere) Aspettate vado a cercarlo E' una signorina Gaby!
Vaucresson - (a parte) Ahi! (voce alta) Cosa vuole?
Signora - Parla di 5000 franchi... Chi questo Gaby?
Vaucresson - E'... ... la mia futura socia...
Signora - Per cinquemila franchi?
Vaucresson - No. Per 500.000... Avrai capito male. Aspetta: risponder io.
Signora - (staccando il secondo microfono) Sai: ti ascolto.
Vaucresson - Eh! lo sapevo! (parla ad alta voce e precipitosamente) Pronti! E' inteso per i 500.000 franchi che volete impiegare nell'affare delle suole. L'atto di societ pronto presso il notaio Patou, dove vado subito. Voi non avete che da firmare poich siamo d'accordo. Arrivederla signora! (attaccando il ricevitore) E' fatto!
Vaucresson - E' la mia forza in affari: non dare mai il tempo di riflettere!
Signora - Dove hai pescata questa Gaby? Gaby, come?
Vaucressoc - (preso alla sprovvista) Gaby de Pontamour...
Signora - Graziosissimo... ma non per una donna d'affari...
Vaucresson - L'energia non esclude la finezza! E' una vedova distintissima.
Signora - La conosci?
Vaucresson - Me lo ha detto il notaio: vive sola, appartata dal mondo, in Turenna. Il sig. Patou le ha parlato dell'affare: Ne rimasta sbalordita e viene a portarmi 500.000 franchi. Sono a posto.
Signora - Non tanto; dal momento che questo affare di suole ci gi costato 70.000 franchi in anticipi...
Vaucresson - Ma ora che ho trovato il socio sono tranquillo: mi frutter un milione: sar il mio regalo di nozze per nostra figlia.
Signora - Michelina gi ricca: ci che aspetta non il tuo affare, ma un buon marito.
Vaucresson - Il notaio invece aspetta me; e se tu mi tratterrai ancora diventer nervoso. La... lo...conosco. Presto; i miei guanti, il bastone, il cappello.
(La signora non si muove).
Scena III.
Detti, Michelina
Michelina - (entrando da sinistra) Buon giorno Pap.
Vaucresson - Buon giorno cara. Ho proprio bisogno di te...
Signora - (ironica) I suoi guanti, il bastone, il cappello...
Michelina - Subito pap...
Signora - Ti proibisco di muoverti: abbastanza grande per cercarsi la sua roba da s...
Vaucresson - Ma non abbastanza per avere dell'autorit (rassegnato) Pazienza! Arrivederci!
Michelina - Arivederci pap.
Vaucresson - (fermandosi sula soglia) Ah! dimenticavo: il mio amico Lebidois, verr oggi probabilmente. E' il suo compleanno: lo inviteremo a colazione...
Michelina - (contenta) S pap.
Signora - Tenere a colazione quel pezzente?
Michelina - Basta! Lebidois mio amico, siamo stati compagni di collegio, Io ero nei grandi... lui nei piccoli... Se oggi povero, un tempo stato ricco. Ho promesso di aiutarlo mentre sta cercandosi un impiego; se cercher a stomaco vuoto non lo trover mai...
Signora - Se tu senti il dovere di aiutarlo, io non sento quello di servirlo. Oggi non abbiamo la cameriera, ed io non faccio la seria ai vagabondi...
Vaucresson - Arturo Lebidois pranzer qui... anche se dovr portarsi da s il piatto in cucina...
Michelina - Andiamo, pap! Non litigate per cos poco. Li cambier io i piatti.
Vaucresson - Sei un angelo! (Suonano).
Michelina - Vado ad aprire.
Vaucresson - Brava, tesoro. E voi signora siete un'istitutrice. Mi togliete la calma proprio nel giorno che ne ho pi bisogno.
Michelina - (rientrando) Pap c' la signora Gaby de Pontamour.
Vaucresson - (spaventato) Eh!? Non ci sono...
Michelina - Insiste per vederti.
Vacresson - (agitatissimo) Dille che sono sono in viaggio. Che sono morto.
- S pap (uscendo),
Signora - (a Michelina) Resta!
Michelina - S, mamma!
Signora - (al marito) E' la signora che ha telefonato poco fa per il tuo affare, e rifiuti di riceverla? Perch?
Vaucresson - Perch... Perch in affari non bisogna mai dimostrare di aver premura... Fare aspettare un principio elementare...
Signora -... quando chi si riceve viene a prendere del denaro, non chi viene a portarci 500.000 franchi...
Vaucresson - Sei sicura?
Signora - Me lo hai detto tu stesso, poco fa.
Vaucresson - (A parte) Avrei fatto meglio a tacere.
Signora - Riceverai dunque subito questa signora.
Vaucressoc - Ma., il mio appuntamento col notaio Patou?
Signora - (autoritaria) Il sig. Patou aspetter. Ricevi la signora.
Vaucresson - (rassegnato) Bene, (a Michelina) Fa entrare.
Michelina - S pap.
Signora - Ti lascio: e bada di avere molto tatto nel concludere questo affare; non dimenticare che tratti con una donna, che se anche , affarista, rimane pur sempre una fragile cosa. (indica se stessa).
Vaucresson - Elefante!
SCENA IV.
Michelina, Gaby e Vaucresson.
Michelina - (entrando dal fondo seguita da. Gaby) Entrate signora... (lascia passare Gaby, poi entra da sinistra).
Vaucresson - (gesticola disperatamente).
Gaby - (andando verso di lui) Buongiorno!
Vaucresson - (facendole cenno di tacere)
Zitta! - (a bassa voce, comicamente) Perch sei qui? Ti avevo dolcemente proibito...
Gaby - Ma cos dolcemente che ho pensato che ti avrebbe fatto piacere... E poi non sono io forse la tua piccola amante?
Vaucresson - No... si... Ma non bisogna dirlo qui...
Gaby - Perch?
Vaucresson - Perch... Perch possono sorprenderci...
Gaby - Chi?
Vaucresson - Mia mo... ma... ma...dre pu! sorprenderci la mia vecchia madre e sotto il tetto dei miei genitori...
Gaby - (sedendosi) Come vorrai. Potr almeno domandarti se hai ricevuto la mia lettera?
Vaucresson - (mostra la lettera che ha in saccoccia) E' qui. Uscivo appunto per venire da te...
Gaby - Dal momento che ci sono puoi darmela. (Gli prende la lettera). Sono 5000?
Vaucresson - Che cosa?
Gaby - Franchi!
Vaucresson - No... si... no...
Gaby - Come no! Chi pagher il mio abito?
Vaucresson - Lo pagherai da te coi 12.900 franchi che ti ho dato 3 giorni fa.
Gaby - (candida) Li ho perduti.
Vaucresson - Perduti?
Gaby - Alle corse.
Vaucresson - Ah! Questo poi! Giuochi allei corse?
Gaby - E' colpa tua!
Vaucresson - Mia?
Gaby - Si. Perch non sei venato da me marted?
Vaucresson - Non mi ha lasciato uscire...
Gaby - Chi?
Vaucresson - Mia mo... madre.
Gaby - Ebbene sono uscita io... avevo il cuore gonfio pel dispiacere di non averti visto.... sono andata alle corse... e... Se tu non comprendi queste cose vuol dire che non mi ami,
Vaucresson - Ti amo; ma ti amo ragionevolmente; ci conosciamo da tre mesi non finiti, ed in questo tempo hai gi speso 70.000 franchi di mia mo... madre e 95 centesimi miei.
Gaby - Mi rinfacci i tuoi?
Vaucresson - No. Ma penso che camminando cos vado diritto verso il precipizio!
Gaby - Un vero uomo non deve mai rimpiangere la sua rovina per la donna amata. Il mio defunto marito era sulla china... e non esita lanciarsi a capofitto nel precipizio!
Vaucresson - Ed morto.
Gaby - Generosamente! E tu che sei ugualmente generoso dammi i miei 10.000 franchi,
Vaucresson - Diecimila?
Gaby - Non dovrebbero sembrarti troppi se per telefono mi hai parlato del tuo affare riuscito del socio che hai trovato di 500.000 franchi che vorresti regalarmi. E' per questo che ho subito preso un'automobile...
Vaucresson - Invece dovevi rimanertene a casa, e sarei venuto io a dirti che il telefono, i 500.000 franchi, le suole, il socio, erano tutte scuse per ingannare mia ma... ma... (si risolve) mia moglie che ascoltava all'apparecchio.
Gaby - Sei sposato? Oltre la madre hai anche la moglie?
Vaucresson - Non ho che una moglie senza la madre.
Gaby - Non me l'avevi mai detto?!
Vaucresson - Non me l'hai mai domandato!
Gaby - E' giusto! (risoluta) Quando conti di divorziare?
Vaucresson - Io?! Ma tu sogni!
Gaby - Non sogno: sono venuta qui non soltanto per il mio denaro...
Vaucresson -... il mio...
Gaby -... il tuo;... ma per dirti che amandoti come io ti amo, non posso pi vivere lontano da te: Sposami!
Vaucresson - L'ho gi fatto da un pezzo!
Gaby - (con finzione palese) Decisamente non ho fortuna: per una volta che volevo rifarmi una vita; un focolare, che credevo di aver toccato l'uomo dei miei sogni...
Vaucresson - Sogni troppo... me lo hai anche scritto...
Gaby - (fa il gesto di asciugarsi una lagrima).
Vaucresson - Mia cara non il momento pi adatto alle lagrime ed ai rimpianti; mia moglie potrebbe capitare all'improvviso... Ritorna, te ne prego, a casa tua, e nel pomeriggio verr da te.
Gaby - Col denaro?
Vaucresson - Certamente.
Gaby - Grazie, mio tesoro. Ah! E' triste non poter essere tua per tutta la vita, ma se non puoi sposarmi potrai per abbracciarmi...
Vaucresson - (guarda a destra e sinistra) Se lo voglio... (fa per abbracciarla, ma si arresta in tempo) Mia... ma... ma... moglie...
SCENA V.
Detti, Signora Vaucresson.
Signora - Domando scusa... hanno portato una lettera per te (pone una busta sulla scrivania).
Vaucresson - (facendo le presentazioni) Mia moglie...
Gaby - Signora...
Vaucresson - La signora Gaby de Pontamour che viene espressamente dalla Turenna per trattare il mio affare delle suole...
Gaby - In carta masticata...
Signora - (rettificando) Asciugante...
Vaucresson - (finendo) Compressa!
Gaby - Come?
Vaucresson - In carta asciugante compressa, non masticata...
Signora - Mio marito ha inoltre una trovata per la pubblicit delle suole; non vero amico mio?
Vaucresson - Sto trovando la trovata e la trover!... Ma intanto ho la suola magica; essa resiste all'umidit, alla traspirazione, non si logora, non riscalda il piede...
Signora - Avete gi firmato il contratto?
Vaucresson - Non ancora: la signora si ferma a Parigi appunto per questo.
Signora - Come? La signora non riparte subito?
Gabt - (imbarazzata) No. Fra due o tre giorni...
Vaucresson - (durante queste parole far dei cenni a Gaby per farle capire di andarsene). Il tempo di riunire i fondi necessari...
Signora - In questo caso voi ci farete l'onore di essere nostra ospite...
Gaby - Veramente signora non vorrei abusare...
Vaucresson - Eppoi la signora di Pontamour ha gi fissato un appartamento al Terminus.
Signora - (severissima al marito) Ebbene andrai a disdirlo! (A Gaby con aria gentile) Spero non ci farete l'affronto di abitare all'albergo quando noi abbiamo una camera per gli amici che non fa niente...
Gaby - (imbarazzata con sguardo interrogativo a Vaucresson) Se la camera non fa niente... ebbene accetto.
Vaucresson - (cade a sedere su una sedia asciugandosi il sudore).
Signora - Ed ora che la signora ci fa questo onore, non dimenticare che hai un appuntamento col notaio Patou.
Vaucresson - (furibondo) Non importa...
Signora - Al contrario. Il notaio potrebbe avere delle cose urgenti da comunicarti. La signora ti scuser. Non vero signora? Gli affari sono gli affari.
Gaby - (sorridendo) Perfettamente.
Signora - (al marito) Ritornando dal notaio passerai dal Terminus e prenderai i bagagli della signora. (A Gaby) Quanti?
Gaby - Trentasei...
Signora - (al marito) Ti farai aiutare.
Gaby - Non vorrei disturbare il signore...
Signora - Sar per mio marito un vero piacere.
Vaucresson - Grandissimo.
Gaby - Ma inutile ritirare i miei bagagli dall'albergo. Mi sono accorta prima di uscire di aver dimenticato le chiavi laggi, in Turenna. Non importa; comprer tutto quanto mi potr occorrere. Intanto ho ordinato da Wort un abito... e se vostro marito vorr avere la compiacenza di andare a ritirarlo...
Signora - Ma con piacere... non vero amico mio?
Vaucresson - Felice!
Gaby - (cercando nella borsetta) Bisogner pagare la fattura...
Signora - Non vi disturbate; penser lui stesso. Fra soci...
Vaucresson - (sarcastico) E' il meno che io possa fare.
Gaby - Grazie, caro amico, non mi aspettavo tanto da voi.
Vaucresson - (fra se) Nemmeno io.
Signora - Ed ora bisogna far presto. Durante la tua assenza la signora prender possesso della sua camera, e discorreremo fra noi donne, senza pensare agli affari.
Vaucresson - Se parlano 6ono rovinato! (al momento di uscire fa un cenno di collera a Gaby; ma sorpreso dallo sguardo di sua moglie, s'inchina profondamente ed esce dal fondo).
Scena VI.
DETTI Soli
Gaby - (canzonando leggermente) Vostro marito un uomo amabilissimo.
Signora - Tanto amabile quanto straordinario negli affari.
Gaby - Me ne sono accorta subito... (Suonano in anticamera)
Michelina - Mamma, hanno suonato; devo andare ad aprire?
Signora - S. E se c' il signor Arturo Avvisami.
Michelina - Si, mamm.
Gaby - (a parte) Arturo?
Signora - Volete vedere la vostra camera, signora?
Gaby - Con piacere...
Signora - Allora abbiate la compiacenza di seguirmi (escono dalla destra).
Scena VII
Michelina e Arturo
Arturo - (entra dal fondo pietosamente vestito. Parla a Michelina con particolare dolcezza) Grazie signorina, siete molto buona. (pausa) Come state?
Michelina - Bene grazie. E voi?
Arturo - Sono infelice signorina. L'umanit mi disgusta. E voi?
Michelina - Vi disgusto?
Arturo - (contrariato per averla offesa involontariamente) No. Domandavo se anche voi avete disgusto dell'umanit.
Michelina - Perch parlate cos? Oggi il vostro compleanno: dovreste essere gaio.
Arturo - (con rimpianto) Il mio compleanno! E' sempre stato il giorno pi triste della mia vita! Sar una fatalit; ma mi ha sempre portato disgrazia!... Tutto ci che accaduto di disastroso nella mia vita ha sempre aspettato il giorno del mio compleanno!
Michelina - Da quando?
Arturo - Fin dalla nascita: 35 anni, 35 disgrazie! Ricordo di una volta, in collegio - dove era anche vostro padre - i compagni mi hanno picchiato cos forte da farmi ammalare. Vostro padre soltanto prese le mia difese.
Michelina - Pap buono...
Arturo - Un angelo!
Michelina - E poi?
Arturo - Poi regolarmente, ad ogni compleanno, ho perduto qualche cosa: i parenti gli amici, le amiche, gli oggetti, alla borsa, alle corse... Ed ogni anno, naturalmente un poco della mia vita: Adesso sono quasi a posto: non mi rimane che un pezzettino di cervello: se lo perder oggi o l'anno venturo impazzir...
Michelina - (commossa) Non vi disperai Iddio vi protegger!
Arturo - Il Signore non si accorto di in 35 compleanni!
Michelina - Ma se ne accorto pap!
Arturo - Non mi rimane che questa ultima speranza. Mi ha promesso un buon posto riuscir a portare a termine l'affare del suole, trovando un socio.
Michelina - (felice) L'ha trovata!
Arturo - E' una socia?
Michelina - Credo di s. Vi metter al corrente lui stesso Perch ci tiene assolutamente che voi rimaniate a colazione; per parlarvi.
Arturo - (fra se) Sar per farmi mangiare. Che angelo.
Michelina - Vado a dire alla mamma che siete gi qui.
Arturo - Ve ne prego, astenetevene. Da qualche tempo vostra madre non mi fa buon viso. E' meglio non disturbarla.
Michelina - Ma oggi il vostro compleanno, e la mamma sar gentile con voi; ne sono sicura.
Arturo - Io un po' meno... sa., ho della pratica... (Michelina esce da destra).
SCENA VIII
Arturo solo; poi la Signora Vaucresson
Arturo - (con ammirazione) Com' graziosa! ed io oso sperare! Sono proprio impazzito! Se sapesse che ho passato la notte sotto un ponte... fra due pezzenti... (.si gratta la schiena contro un mobile) Ho paura che i compagni di giaciglio mi abbiano lasciato addosso qualche loro ospite.
Signora - (entrando da destra e fermandosi stupita) Strofinate i mobili con la schiena?
p>0 - (sbalordito) S... no... cio! provavo un nuovo passo di danza... cos... per distrarmi... aspettando.
Signora - (ironica, sedendosi sul divano) Complimenti! Pensate a distrarvi!
Arturo - (cerimonioso) Noto con piacere, signora, che la vostra salute sempre eccellente.
Signora - (aggressiva) Non direi altrettanto di voi.
Arturo - Un po' di strapazzo, forse... Ho passato la notte con dei vecchi... camerata...
Signora - Vi hanno almeno aiutato; dato qualche cosa...
Arturo - (grattandosi senza far vedere) Pare...
Signora - Fareste meglio a cercare del lavoro.
Arturo - E' difficile trovarne...
Signora - Ma se non avete mai nemmeno provato... La vostra vita sempre stata oziosa...
Arturo - Ero ricco...
Signora - E avete dilapidato in bagordi la vostra fortuna...
Arturo - Non tutta. La maggior parte l'ho persa...
Signora - (ironica) Giuocando...
Arturo - col destino!
Signora - E adesso che cosa volete fare?
Arturo - Il mio caro amico Vaucresson, vostro marito, mi ha promesso un posto nella sua societ...
Signora - La societ non esiste: un progetto...
Arturo - (disilluso) Anch'io avevo fatto un progetto... Credevo che Vaucresson avesse trovato un socio.
Signora - Se anche ha trovato un socio vi prevengo che non bisogner pi contare sulle generosit di mio marito. Avete vissuto abbastanza alle sue spalle.
Arturo - Siamo amici d'infanzia... Mi proteggeva anche in collegio... Egli era fra i grandi...
Signora - E voi nei piccoli;... lo so: ma non una ragione per importunarlo continuamente. Voi avete abusato della sua e della mia bont, se vi siete prefisso di fare lo scroccone a nostro danno, vi sbagliate! Vi abbiamo veduto abbastanza; potete andarvene. Ho aspettato fino ad oggi per dirvelo: fatto!
Arturo - Avete aspettato fino ad oggi? Era fatale! E' il mio compleanno!
Signora - (credendo che Arturo le annunci il suo compleanno) Non vi faccio i miei auguri... andatevene e non fatevi rivedere mai pi!...
Arturo - Mi mettete alla porta?
Signora - Siete intelligentissimo: avete capito!
SCENA IX.
Detti - Michelina
Michelina - (entrando da destra) Che cosa succede? Questionate?
Signora - Non ti riguarda. Va in camera tua; e voi signore, uscite.
Michelina - Oh! mamma tu scacci il compagno di collegio di pap!...
Signora - Lo so! Tuo padre era nei grandi...
ARTURO - (fa il gesto con la mano per completare la frase: ed io nei piccoli).
(Suonano).
Michelina - Vado ad aprire.
Signora - Andr io stessa. Tu accompagna questo signore dalla scala di servizio. Non ci tengo che incontri qualche cliente
(esce).
Arturo - (rimane muto, impalato. Dopo una pausa fa un gesto come per dire: cos!).
Michelina - (si asciuga una lacrima).
Arturo - Si avvia per la scala di servizio, lentamente.
Michelina - (desolata) Non vi dispiace?
Arturo - (col gesto indica il suo abito e scuote il capo con tristezza) Ormai... la trentacinquesima volta.
(escono)
SCENA X.
Vaucresson - Signora Vaucresson
Vaucresson - (entra agitato, felice, sorridente. Butta in mezzo alla camera una scatola da sarto contenente l'abito di Gaby) Vittoria! Vittoria! ho trovato!
Signora - Questa scatola?
Vaucresson - No... l ho perduto: 35.000 franchi!
Signora - E allora?
Vaucresson - Il socio! Ho trovato il socio! La miniera d'oro; l'affare!
Signora - Lo so: la signora Gaby! E dovrai ringraziare il mio tatto se ho saputo trattenerla.
Vaucresson - Ma un altro... un'uomo! milionario! Indovini?
Signora - (sconcertata) Non saprei...
Vaucresson - Un amico: il pi caro... il pi vecchio... d'infanzia... di collegio... era nei piccoli...
Signora - (lasciandosi cadere su una sedia) Arturo!
Vaucresson - Prodigiosa! Sei prodigiosa! Col tuo talento dovresti risolvere le sciarade! Arturo... Arturo Lebidois!
Signora - Tu impazzisci! Arturo Lebidois un socio milionario? Quel parassita? Quel vagabondo? Sei completamente impazzito!
Vaucresson - Non sono pazzo... Come mai non ancora venuto per farsi invitare a colazione?
Signora - Dubito sulle possibilit della sua venuta...
Vaucresson - Perch?
Signora - Perch l'ho messo alla porta!
Vaucresson - Arturo?!
Signora - Dal momento che non osavi farlo tu; l'ho fatto io!
Vaucresson - Sciagurata! Disgraziata! Hai messo ala porta la fortuna dei nostri figli! Quel disgraziato, come lo chiami tu, due volte milionario.
Signora - (stordita) No?!
Vaucresson - S! Il notaio Patou mi ha detto che si ricerca Arturo per una successione di due milioni provenienti da uno zio marinaio, proprietario di un tre alberi, naufragato sulle coste dell'Indocina! Ed egli non sa nulla di nulla... e non lo sapr che dopo...
Signora - Dopo, quando?
Vaucresson - Dopo aver firmato un contratto di societ che io gli offrir generosamente, in nome dell'amicizia! Ma tu lo hai mesi alla porta! Siamo perduti.
Signora - Potevo forse prevedere un naufragio di un tre alberi sulle coste dell'Indocina?
Vaucresson - Bisogna ritrovarlo, a qualsiasi costo. E non ho neppure l'indirizzo dellalbergo!
Signora - Aspetta, (chiama) Michelina?!
SCENA XI.
Michelina e detti
Michelina - Mamma...
Signora - Hai accompagnato tu il signor Lebidois?
Michelina - S, mamma!
Vaucresson - Non ti ha detto nulla?
Michelina - Mi ha detto: Come sono infelice!
Vaucresson - Questo lo so: Nulla di nuovo,
Michelina - Non poteva pi parlare; era cos avvilito!
Vaucresson - Non sapremo mai pi dov' non ritorner mai pi? Sar andato a buttarsi nella Senna. A quest'ora gi cadavere! i pesci lo hanno gi divorato...
Michelina - (ingenuamente) Ma lui che li divora...
Vaucresson - Dove?
Michelina - In cucina. E' in cucina.
Vaucresson - (disperandosi) Il mio caro amico Arturo mangia in cucina? Corri, portalo in sala da pranzo: apparecchiagli una tavola principesca e fallo mangiare con le posate dargento. (Michelina esce precipitosamente} (alla moglie) E tu cerca di riparare il mal fatto. Adoprati con mille moine per farti perdonar da lui... sii seducente... melliflua... irresistibile.
Signora - (come per un'idea geniale) E' il suo compleanno: offriamogli un vaso di fiori.
Vaucresson - E' poco!
Signora - Invitiamolo a pranzo!
Vaucresson - E' gi sazio!
Signora - A cena!...
Vaucresson - E' poco! (trovando anche lui) Facciamolo dormire! Forse non ha alloggio: Diamogli la camera degli ospiti.
Signora - E' gi occupata dal socio N. uno!
Vaucresson - E' vero! Mettiamo alla porta il N. uno.
Signora - Non completamente: due soci valgono meglio che uno. Daremo la nostra camera da letto al signor Arturo.
Vaucresson - E noi?
Signora - Nella camera della cameriera, (vedendo che Vaucresson fa cenni di stupore e di diniego) Per due milioni e 500.000 franchi due camere... gi un bel prezzo.
Vaucresson - Giustissimo.
Michelina - (entrando) Ecco il signor Arturo.
Vaucresson - Attenzione! (Mette la moglie e la figlia avanti al divano) Mettiti l... tu, qui... Sorridete. (Arturo entra timidamente dalla sinistra e si ferma sbalordito. Una pausa. Le due donne gli fanno una riverenza).
Vaucresson - (entusiasta) Arturo, mio caro Arturo, vieni avanti...
Arturo - (timoroso) Mi hanno dato l'ostracismo...
Vaucresson - (alle donne) Sorridete... (ad Arturo) Mio caro amico non rifiuterai di stringere la mano al tuo vecchio compagno... che ti fa le sue scuse, (si stringono la mano con effusione).
Signora - E vi prego di accettare anche le mie per quanto di spiacevole ho potuto dirvi poco fa... Ma non ricordo nemmeno il senso delle mie parole... una terribile emicrania mi tormentava...
Vaucresson - E quando mia moglie ha l'emicrania deve colpire qualcuno: il sollievo... Io non c'ero...
Arturo - (a Vaucresson) Non dovresti mai allontanarti da casa...
Vaucresson - Hai ragione. Oggi il tuo compleanno: farai colazione con noi.
Arturo - Ho gi mangiato...
Vaucresson - Non conta: rimangerai. Ed intanto che loro prepareranno noi parleremo di affari, dei nostri affari, del tuo avvenire... (Michelina esce; la signora prende posto sul divano; Arturo rimane in piedi appoggiandosi ad un mobile per potersi grattare).
Vaucresson - (continuando, solenne) Tu sai come noi abbiamo amicizia e stima per te. Se oggi tu ti trovi nell'indigenza...
Arturo - Miseria... di' pure miseria... non mi offendo.
Vaucresson - Indigenza! Quando un gentiluomo si trova in ristrettezze, si dice indigenza; la miseria soltanto dei poveri... Ma non giusto! Io ti offro il pane e il sale...
Arturo - (fra se) Non molto nutriente...
Vaucresson - La mia tavola e il nostro letto...
Arturo - (stupito) Devo dormire con voi?
Vaucresson - Siamo noi che dormiremo altrove... Ti laveremo... ti puliremo... ti distrarremo...
Arturo - (come folle) Non parlare... non dire pi una parola... Ecco! Ecco! Lo ritrovo... il tuo occhio!
Vaucresson - (spaventato) Quale occhio?
Arturo - L'occhio fraterno... l'occhio del collegio... quando io ero nei piccoli...
Vaucresson - Ed io nei grandi!
Signora - (premurosa, alzandosi) Vado a preparare io stessa la vostra camera,
(esce)
SCENA XIII.
Arturo - Vaucresson
(Arturo inebetito guarda la porta da dove uscita la signora Vaucresson).
Vaucresson - Ebbene? Che cosa guardi?
Arturo - Vorrei convincermi che la donna uscita da quella porta, che va a preparare il suo e tuo letto per me proprio tua moglie!
Vaucresson - Sicuro... Mia moglie che in fondo, molto in fondo, una brava donna e ti vuol bene. Tu rimarrai qui con noi come in casa tua; e se avrai bisogno di danaro non avrai che a domandarmene: vuoi del danaro? Eccoti dieci luigi. Ti bastano?
Arturo - Per uno che ha dimenticato da un pezzo questo nome...
Vaucresson - (guardandolo fsso) Qual' il tuo sarto?
Arturo - (sorpreso) Vuoi servirti anche tu?
Vaucresson - Il mio veste meglio; andrai a farti servire da lui a mio nome. Intanto potrai trovare qualche cosa nel mio guardaroba. Ti abbisogner anche un cappello, delle scarpe...
Arturo - Non cercare... Mi abbisogna tutto.
Vaucresson - Avrai tutto ci che ti occorre: sta tranquillo.
Arturo - Dormo o son desto?
Vaucresson - Non dormi! E' la vita che risorge, (imperioso) Guarda le mie scarpe! (indicando la suola) Che cosa questa?
Arturo - Suola!
Vaucresson - Hai capito: sei intelligentissimo. Tu sarai il mio collaboratore nell'affare delle suole... sarai il mio socio.
Arturo - (umiliato) Ma un socio deve contribuire... io non ho nulla...
Vaucresson - Tu porterai alla societ che sto per fondare il tesoro della tua intelligenza, le doti mirabili della tua energia, del tuo acume... So che durante il tuo soggiorno in America hai fatto cose straordinarie!
Arturo - (fra se) Delle sciocchezze...
Vaucresson - Ne farai anche qui... rifarai la tua ricchezza, costruirai la mia, triplicherai quella di mia moglie, aprirai le porte della felicit alla mia figliuola, ed agli altri che verranno...
Arturo - (sbalordito) Vaucresson, fammi un favore: pizzicami.
Vaucresson - Perch?
Arturo - Non posso credere d'essere sveglio:
io sogno
Vaucresson - Non sogni; te lo ripeto. Ora firmeremo un atto di societ. La ditta sar Lebidois e C. . Non voglio mettere il mio nome Perch ho gi uno studio e molte pendenze... Il tuo stipendio annuo sar di trentamila franchi...
Arturo - (cade su una sedia) Trentamila! Trentamila!
Vaucresson - Come me! Parti uguali... (scrive su un foglio di carta bollata) Vuoi leggere?
Arturo - In questo momento non posso... Ma firmo lo stesso anche se hai scritto la mia sentenza di morte!
Vaucresson - (indicando dove deve firmare) Firma! Ecco! Perfettamente, (gli d un esemplare del contratto e tiene l'altro).
Arturo - (abbracciandolo) Mio benefattore, lascia che io ti ringrazi.
Vaucresson - (che si alzato) Mi ringrazierai pi tardi... Perch non tutto...
Arturo - Vuoi gi aumentarmi?
Vaucresson - Ho un'altra idea; ma ne riparleremo... Va in camera mia e prendi uno dei miei abiti; nel cassettone troverai della biancheria...
Arturo - Ah! s, della biancheria...
Vaucresson - Prendi tutto ci che ti occorre... non ti preoccupare... ci che mio tuo.
Arturo - (esce raggiante: sulla soglia si ferma, si rivolta rapidamente e grida a Vaucresson) Napoleone!
SCENA XIV
Vaucresson - Gaby
Vaucresson - (solo) Finalmente! Per la prima volta in vita mia ho fatto un buon affare! (si frega le mani).
Gaby - (entrando) Si pu?
Vaucresson - (sgarbato) Ancora tu?
Gaby - Naturalmente... Sei andato a ritirare l'abito?.
Vaucresson - (indicando la scatola) Eccolo!! Ed anche pagato...
Gaby - Grazie... mio amore...
Vaucresson - Lascia andare le tenerezze; lei ne prego... Comprenderai che la tua presenza in questa casa intollerabile...
Gaby - Non domando di meglio che andarmene... Se tu credi che io mi diverta...
Vaucresson - Non bisognava venirci...
Gaby - Ma dal momento che ci sono venuta, potevi fare a meno di farmi passare per tua socia agli occhi di tua moglie. In ogni modo presto fatto: M'inchino... e via...
Vaucresson - Non cos!...
Gaby - Insomma devo andarmene s o no?
Vaucresson - Devi andartene salvando le apparenze. Tu non conosci mia moglie: se si accorgesse che la inganno sarebbe capace di strapparmi gli occhi!
Gaby - Allora?
Vaucresson - Tu dirai a mia moglie che le suole in carta compressa non ti interessano pi... e che le preferisci di gomma...
Gaby - Dimentichi per che mi hai promesso quindicimila franchi.
Vaucresson - Ne riparleremo un'altra volta. Per ora bisogna poter dire a mia moglie che vuoi andartene... (esce)
Gaby - (sola) La vita una commedia! Se anche noi povere donne non si fosse costrette dalle circostanze a fingere continuamente, vi sono uomini coi quali la sincerit sarebbe un delitto. Quest'altro imbecille che vuol convincersi di poter fabbricare le suole in carta velina mi fa pensare ad un altro grande imbecille: mio marito.
Arturo - (con un altro abito pulito, ma sempre ridicolo) Vaucresson.
Gaby - (voltandosi) Tu?! Arturo!
Arturo - Mia moglie!
Gaby - Vivo?
Arturo - Forse...
Gaby - Ed io che mi credevo libera e vedova.
Arturo - Ti domando scusa di essere al mondo.
Gaby - Ma incredibile!
Arturo - Disastroso! Che cosa fate qui, signora?
Gaby - E tu?
Arturo - Io... io... sono qui... cos!...
Gaby - Ed io un pochino di pi di cos... Sono socia di Vaucresson.
Arturo - (soffocato) Anche tu? (si lascia cadere su una sedia) Questa poi non me la aspettavo! Sono impiegato di mia moglie.
Gaby - Sei ancora povero?
Arturo - Non lo sono pi da due minuti... Ho trentamila franchi l'anno; e questo l'acconto... (fa vedere i dieci luigi).
Gaby - Pensare che ti ho abbandonato Perch non avevi pi danaro...
Arturo - Mi hai abbandonato Perch ne amavi un altro.
Gaby - Non l'amavo: era un mandarino! Come avrei potuto amarlo? Mi aveva promesso del danaro, dei gioielli, una 40 HP. per girare il mondo... I viaggi sono sempre stati la mia passione...
Arturo - Lo so. Mi hai fatto camminare abbastanza durante le nostre nozze. Me ne ricordo. Ma quel giorno del mio compleanno, a Nizza, uscendo dal Casino, mi hai detto: vai a comprarmi dei dolci... Quando sono ritornato col pacchettino non ti ho pi ritrovata...
Gaby - Perch il mandarino era l ad aspettarmi nella sua limousine per condurmi in Cina, ma non mi ha fatto vedere che Marsiglia, il miserabile!
Arturo - E dopo Marsiglia ti ha piantato!
Gaby - Sono io che l'ho mandato a comperare i dolci: era povero!
Arturo - Anche lui!
Gaby - Ed io detesto gli uomini poveri di tutte le razze.
Arturo - Per a quanto pare hai saputo rifarti...
Gaby - Anche tu...
Arturo - Te l'ho detto: da due minuti. Ho trovato un impiego da Vaucresson. Forse riuscir ancora ad essere felice... se tu sarai almeno una volta generosa con me... ed acconsentirai a divorziare senza scandali, senza rimpianti...
Gaby - Volevo chiedertelo anch'io! Ad ogni modo non bisogna far sapere qui che siamo sposati.
Arturo - Non domando di meglio. Se lo si sapesse vedrei in pericolo la mia felicit!
(si stringono la mano).
SCENA XVI.
Detti, Vaucresson, Signora Vaucresson poi Michelina
Vaucresson - (entrando) Siete gi amici?
Signora - Si conoscono?
Arturo - Da dieci minuti.
Signora - Allora inutile fare le presentazioni...
Gaby - Gi fatto!
Michelina - (entrando dal fondo con un magnifico vaso di fiori) Signor Arturo! Accettate l'umile omaggio dei vostri amici e che il trentacinquesimo compleanno in mezzo a noi riesca a farvi dimenticare gli altri gi trascorsi...
Gaby - (non pu trattenersi dal sorridere).
Arturo - Signorina io sono commosso: non posso credere ai miei occhi.
Signora - I vostri occhi rimarranno convinti se vedrete la vostra Michelina offrirvi questi fiori a testimonianza della sua simpatia...
Arturo - (con slancio; a Michelina) Ah! Signorina! (prende il vaso, ma inciampa e cade per terra).
Tutti - Attento!
Arturo - (seduto in terra col vaso fra le braccia) E' il mio compleanno: Mi contento!
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
(Una sala in casa Vaucresson. Pomeriggio. Il vaso di fiori in primo piano).
SCENA I.
Michelina sola, poi Vaucresson; Signora Vaucresson; Gabt.
Michelina - (prepara il caff su di un vassoio; appena finito, apre la porta della sala ed annuncia) Il caff pronto!
Signora - (d. d.) Ebbene, non offri il braccio alla signora Gaby.
Gaby - (entrando al braccio di Vaucresson) Non mi avete ancora detto una parola per il mio abito. Ebbene come lo trovate?
Vaucresson - Caro...
(Siedono Gaby e la signora sul divano; Vaucresson a sinistra del tavolino).
Michelina - Come? Il signor Arturo non viene?
Signora - Si addormentato a tavola!
Vaucresson - Dormiva tanto bene che sarebbe stato un peccato svegliarlo...
Gaby - Russava...
Michelina - Non vero, signora! Forse il signor Arturo respirava un po' forte, ecco!
Gaby - Siete molto indulgente, signorina...
Michelina - E voi troppo severa, signora.
(Intanto Michelina ha distribuito il caff).
Gaby - Ho capito: Il signor Arturo vi molto simpatico...
Michelina - (urtata e sgarbata) In ogni modo ci non vi riguarda!
Vaucresson - (con rimprovero) Michelina!
Gaby - (ironica) Graziosa bambina!
Michelina - (indispettita esce, portando via la caffettiera senza aver servito suo padre).
SCENA II.
Detti
Sknora - Ma che cosa ha? Non la riconosco pi!
Vaucresson - (scusandola) E' un po' nervosa!
Gaby - Infatti... Credo che la presenza del signor Arturo c'entri per qualche cosa...
Signora - In ogni modo il signor Arturo un bravo giovane... colto, educato... celibe...
Gaby - Stavo per dirlo...
SCENA III.
Detti, Arturo poi Michelina
Arturo - Domando scusa... Non so come mi sono assopito... ho cambiato vini parecchie volte... Signora - Ma ora il caff vi rimetter, (si alza e chiama) Michelina! il caff per il signor Arturo.
Michelina - (d. d. Pronta) Subito, mamma!
; - (La signora torna a sedersi).
Vaucresson - (ad Arturo) Stavamo dicendo, la signora, mia moglie ed io, che tu sei un bravo ragazzo.
Signora - Colto... educato...
Gaby - Celibe... Arturo - (guardando la moglie; a denti stretti)
- Sono proprio commosso...
Signora - Il fatto si che voi ci avete conquistati tutti: Mio marito, io...
Gaby -... La signorina Michelina...
Michelina - (entra portando il caff) Ecco il caff per il signor Arturo (offrendolo) Molto zucchero?
Arturo - Quanto il caff!
(Michelina versa in una seconda tazzina).
Vaucresson - E' per me quella?
Michelina - E' vero! Tu non l'hai ancora preso...
Gaby - (ironica) E la signorina non prende il caff ora che c' il signor Arturo?
Arturo - Avrebbe potuto prenderlo anche senza di me... Evidentemente la signora vuol divertirsi...
Gaby - (piccata) Per divertire bastate voi da solo...
Arturo - (con intenzione) Se parlassi cinese, forse...
Gaby - I cinesi infatti hanno qualche volta dello spirito; mentre voi...
Arturo - Io non sono che un imbecille...
Signora - Andiamo non vorrete quistionare per cosi poco... (a bassa voce al marito, pizzicandogli il braccio) E tu, idiota, conducila via...
Vaucresson - (fregandosi il braccio) Se volete passare da questa parte, signora...
Signora - Tanto pi che avrete una quantit di cose da regolare...
Gaby - Oh! Una piccola differenza a mio vantaggio... 15.000 franchi...
Signora - Allora bene che io vi accompagni...
Vaucresson - (con cortesia esagerata) Di qui, cara signora, di qui... (escono)
SCENA III.
Arturo - Michelina
Michelina - Signor Arturo...
Arturo - Signorina Michelina...
Michelina - Vi piace questa signora Gaby?
Arturo - La detesto.
Michelina - Come mi fa piacere sentirvelo dire. Ma Perch cos sgarbata con voi?
Arturo - E chi lo sa? (pausa) Ma Perch i vostri genitori la ricevono?
Michelina - Questione d'interessi. La signora Gaby la futura socia di mio pap.
Arturo - Non ho mai capito le donne affariste! Vaucresson avrebbe potuto concludere da solo l'affare delle suole!
Michelina - Mamm non ha voluto. Pap ha gi speso molto danaro in altre speculazioni non riuscite. E' pi prudente avere un socio.
Arturo - Maschio... lo capisco; ma femmina... sar sempre qui fra i piedi.
Michelina - E' vero! Ma stata mamma ad insistere per tenerla qui... capirete, finch non avr dato il denaro...
Arturo - Se proprio lei che versa il danaro, non sar una cosa allegra per me...
Michelina - Perch?
Arturo - Perch... non andremo d'accordo... trover il mezzo per mettermi alla porta...
Michelina - Pap vi difender; ed io pure...
Arturo - Ah! vi interessate dunque un pochino di me?
Michelina -... di pi; molto di pi.
Arturo - Davvero?
Michelina - Sicuro! Volete che ve lo dimostri? Baciatemi!
Arturo - Con gioia - (la bacia).
SCENA VI.
Detti - Signora
Signora - (met di buona voglia e met per forza) Complimenti! Ti lasci baciare...
Arturo - Vi prego credere, signora, che questo bacio stato dato con tutto il rispetto...
Signora - Ne sono convinta! E per questo non parliamone pi... (a Michelina) Sar bene sparecchiare...
Michelina - S, mamma.
(Sparecchia ed esce guardando intensamente Arturo che le manda un bacio. Ma sorpreso dalla signora prende un'aria indifferente e finge di accomodarsi il colletto).
Signora - Ora che siamo soli, signor Lebidois, bisogna che vi parli seriamente: Dovete promettermi che non litigherete pi con la signora Gaby.
Arturo - La signora Gaby non ha simpatia per me; e non me lo manda a dire...
Signora - Voi siete un uomo di spirito, un uomo intelligente e non dovete farvi caso. Anche se ci vi coster qualche sacrificio, fatelo in nome della famiglia, per accontentare vostra suocera...
Arturo - (lasciandosi cadere su una sedia) Mio Dio!
Signora - Vi sentite male?
Arturo - Non nulla. L'emozione! Continuo da stamane ad incassare felicit ed ogni colpo cos forte da sbalordirmi: naturale che non tutti posso sopportarli con indifferenza!
Signora - Dunque accettate con gioia?
Arturo - Con entusiasmo! Ma vostro marito acconsentir?
Signora - Mio marito dipende dalla mia volont, ma sar contento certamente se ieri mi diceva: quel ragazzo non poi tanto stupidi come si crede...
Arturo - Grazie!
Signora - ... sarebbe un eccellente partito per nostra figlia.
Arturo - E la signorina Michelina che cosa ha detto?
Signora - Nulla...
Arturo - (restando male) Ah!
Signora - Non ha detto nulla Perch non cera.
Arturo - (con sollievo) Ah!
Signora - Ma credo abbia molta simpatia per voi...
Arturo - Me l'ha detto!
Signora - Vedete?!
Arturo - (felice) Signora Vaucresson, suocera mia, la gioia mi soffoca e non ho abbastanza fiato per esternarvi la mia riconoscenza; vi domando di concedermi l'ultima grazia: lasciate che vi abbracci!
Signora - E' quella che mi costa meno fatica!
SCENA VIII.
Detti - Vaucresson
Vaucresson - (entrando dal fondo e fermandoci sbalordito) Ebbene?
Arturo - Amico mio sono felice: Oggi il pi bel giorno della mia vita.
Vaucresson - Ti trovo nelle braccia di mia moglie e mi dici che il pi bel giorno della tua vita?
Arturo - Non tua moglie che abbraccio!
Vaucresson - Non vorrai farmi credere che! la figlia della portinaia.
Arturo - No. E' la madre... di tua figlia!
Signora - (al marito) La sua futura suocera!
Arturo - Amico mio, non andare in collera! la cosa pi che innocente!
Vaucresson - Non per questo che sono preoccupato...
Signora - C' qualche cosa che non va bene!
Vaucresson - S... non va nulla bene. Senti Arturo, non ti dispiace di lasciarmi un momento solo con mia moglie?
Arturo - Tutt'altro! Bisognava dirmelo subito!
(esce).
Signora - Che cosa non va? |
Vaucresson - Tutto!
Signora - La signora di Pontamour rifiuta di versare la somma?
Vaucresson - Hai indovinato: le donne colpiscono sempre nel segno!
Signora - E Perch rifiuta?
Vaucresson - Per un cumulo di ragioni che ella fa sorgere ad ogni istante. Ora dice che ha bisogno di riflettere... e il peggio si che vuol far riflettere anche suo marito! Signora - Suo marito? Non vedova?
Vaucresson - Volevo dire il suo uomo di affari... in Turenna. Partir questa sera stessa per consultarlo...
Signora - E tu la lascerai partire?
Vaucresson - Non si potr trattenerla per
forza?! Signora - Ma sciocco che sei! Non capisci proprio nulla?! Se parte senza aver firmato il contratto, non la rivedremo mai pi.
Vaucresson - E' quello che cerco...
Signora - Eh?!
Vaucresson -... di non farle fare... E poi ho sempre il mio amico Arturo.
Signora - Un momento: se Arturo diventer il marito di nostra figlia, non voglio che si tocchi la sua eredit.
Vaucresson - Sono certo di farli fruttare il cento per cento.
Signora - Conosco la tua abilit negli affari, e preferisco che tu adoperi i denari della signora de Pontamour; che d'altronde deve averti giudicato anche lei, se vuole andarsene senza aver firmato il contratto...
Vaucresson - Se se ne va perch non ha un soldo!
Signora - (spaventata) Come?
Vaucresson - (riprendendosi) Non ha un soldo qui... ma in Turenna piena...
Signora - Allora voglio parlarle io: vedrai se sar capace di convincerla a rimanere. Non sei buono a nulla, tu!
Vaucresson - (arrabbiandosi) Ed io ti dico di non persuaderla... Perch se la persuadi tu... la metto alla porta io! E credo dj avere dalla mia parte anche Arturo!
Arturo - (udendo il suo nome, entra) Mi avete chiamato?
Signora - (lo tira per un braccio) Ascoltate! Voi che siete un uomo intelligente...
Vaucresson - (lo tira a sua volta) Ma non ascoltarla! Non sa quello che dice!
Signora - (c. s.) Giudicherete, signor Arturo chi di noi due non sa quello che dice!
Vaucresson - (c. s.) Niente affatto! Prima. ascolta me!
Arturo - (sballottato a destra e sinistra non ha avuto il tempo di parlare. Fa cenno con la mano per dire: alt!) Se mi avete preso per una palla di football proibito toccarla con le mani...
Signora - (parla precipitosamente per la prima)!
-Che cosa pensate di un uomo che vorrebbe mettere alla porta la persona che viene a portargli mezzo milione?
-
Arturo - Che un cretino!
Signora - (trionfante) Avete inteso? Non gliel'ho fatto dire io!
Vaucresson - (seccato) Grazie!
Arturo - Come si tratta di te? Ti domando mille scuse...
Signora - Non vi scusate... io sono del vostro parere... Il cretino vuol far partire la signora Gaby!
Arturo - Ha ragione!
Vaucresson - Lo vedi? Non glie l'ho fatto dire io!
Signora - Ha ragione! Non si scaccia una donna che deve dare cinquecento mila franchi... Genero mio, dovete impedire ad ogni costo che la signora Gaby se ne vada!
Vaucresson - Arturo invece far tutto il possibile Perch vada via subito...
Arturo - (fra se) Questo lo credo anch'io! (forte) Ci tenete proprio che io mi occupi di questa faccenda?
Signora e Vaucresson - (insieme) Molto!
Arturo - Peccato... Perch mi sento l'uomo meno adatto alla circostanza...
Signora - (risoluta, ad Arturo) Basta! Se non farete ci che vi domando, non avrete pi mia figlia!
Arturo - Ah, no, suocera mia.
Signora - Allora giuratemi che farete tutto ci che vi dir.
Arturo - Lo giuro!
Vaucresson - (risoluto anche lui) Arturo! Se darai ascolto a mia moglie non sarai pi mio genero!
Signora - Avete cinque minuti per scegliere fra noi due!
Vaucresson - (tirando fuori l'orologio) Io tre.
Arturo -... otto...
Vaucresson - Tre secondi da parte mia...
Signora - Riflettete: fra cinque minuti sar di ritorno: o mio alleato, o non avrete mai mia figlia! (esce)
Arturo - E' tua moglie o sei tu che bisogna ascoltare?
Vaucresson - Sono io: altrimenti la rovina completa!
Arturo - Non hai pi danaro?
Vaucresson - E' il meno! Ho un'amante! La mia situazione insopportabile: bisogna sbarazzarsene!
Arturo - Sbarazzatene!
Vaucresson - Non ho il coraggio di parlarle: se glielo dico mi pianta una palla nello stomaco: diglielo tu!
Arturo - Cos la pianta a me!
Vaucresson - No; Perch tu non sei il suo amante?!
Arturo - E' vero. Allora accetto! Io so avere molto tatto con le donne: dimmi il suo nome; dammi il suo indirizzo: corro subito!
Vaucresso - Non avrai da allontanarti: qui!
Arturo - Nel quartiere?
Vaucresson - In casa!
Arturo - A che piano?
Vaucresson - In casa mia!
Arturo - E' la tua cameriera!
Vaucresson - E' Gaby!
Arturo - Buona notte! (si lascia cadere su una sedia)
Vaucresson - Che hai?
Arturo - Sono stupito, sbalordito: non me l'aspettavo!
Vaucresson - Non poi una cosa cos tragica!
Arturo - Ma allora tu conoscerai bene Gaby; saprai della sua vita passata...
Vaucresson - Tutto: l'America, il mandarino, suo marito che ebbe il buon senso di crepare il giorno che non aveva pi un soldo... Ma io ne ho fin sopra i capelli, e non sono cos imbecille come suo marito da rovinarmi; in tre mesi mi costata settantamila franchi e novantacinque centesimi...
Arturo - Tu le hai dato? Ma allora i 500.000 franchi che doveva versarti?
Vaucresson - Un castello di carte per spiegare a mia moglie la presenza di Gaby che era venuta qui per domandarmi 15.000 franchi.
Arturo - Ed io che avevo creduto nel tuo socio...
Vaucresson - Rassicurati per questo: ne ho un altro!
Arturo - Allora tutto va bene?
Vaucresson - Non ancora: bisogna che Gaby se ne vada e che mia moglie non si ostini! trattenerla...
Arturo - S... ma come?
Vaucresson - E' semplice: cercherai di convincere mia moglie.
Arturo - Ah, no! Mai! Preferisco convincere! Gaby!
Vaucresson - Benissimo: ti varrai dei tuoi mezzi; le farai la corte... le farai intravedere tutto ci che pu far piacere ad una donna!
Arturo - Per lei non esiste che il denaro...
Vaucresson - Gliene prometterai... non ti coster nulla. Allettata dalle tue promesse ti inviter a prendere una tazza di t a casa sua, Tu accetti. Io arrivo al momento giusto, vi sorprendo, e ne approfitto per lasciarla. Accetti? Se non vorrai farlo per me, per il amico di collegio, fallo per il padre di Michelina...
Arturo - Mi hai colpito al cuore: Per il padre di Michelina sono pronto a tutto!
Vaucresson - Grazie.
SCENA XII.
Detti - Gaby
Gaby - (entrando e facendo l'atto di ritirarsi) Pardon! Non vi sapevo qui.
Vaucresson - Prego... capitate a proposito. il signor Arturo mi domandava di voi in questo momento... ha urgente bisogno di parlarvi...
Gaby - Parlarmi?
Vaucresson - Per cose della massima importanza e che riguardano personalmente. Vi lascio per andare alla banca.
Gaby - Anche alla banca per cose che mi mi guardano personalmente?
Vaucresson - (pur di cavarsela) S.
Gaby - Allora non vi trattengo: arrivederci!
Vaucresson - Arrivederci (uscendo, a bassi voce ad Arturo) Conto su di te vecchio mio: sii energico, ma con dolcezza, (via).
SCENA XIII.
Detti
Gaby - (seduta a sinistra della tavola guarda stupita Arturo che passeggia avanti e indietro, tenendo le mani dietro la schiena) Che cosa questo mistero! Hanno scelto proprio te per parlarmi di cose serie?
Arturo - Pare... anzi, sicuro... Proprio me...E' il destino che vuole cos. Io, tuo marito, sono incaricato di sbarazzare di te il tuo amante!...
Gaby - Quale amante?
Arturo - Vaucresson, il mio futuro suocero:
Gaby - Allora lo racconta a tutti?
Arturo - Lo ha detto a me... io non sono tutti: sono il futuro genero
Gaby - Non potevo supporre che tu volessi sposare la figlia di Vaucresson, come non supponevo ch'egli fosse sposato... e la prova si che sono venuta qui dicendogli: sposami!
Arturo - Sarebbe stata carina: io, tuo marito, sarei divenuto tuo genero e se il cielo vorr benedire la mia unione con Michelina tu diventeresti la nonna dei miei bambini... Ma non sarai mai mia nonna... la nonna dei miei bambini... come non sposerai mai Vaucresson...
Gaby - Non affannarti perch non ci tengo affatto...
Arturo - Allora che cosa vuoi da lui?
Gaby - Spremerlo. Gli uomini per me sono limoni: li spremo, li vuoto e butto via la buccia...
Arturo - Ebbene, se sono stato io limone non lo sar mio suocero! Tu non lo spremerai il limone! Non lo vuoterai il limone! Tu non getterai via la buccia al limone!
Gaby - Capisco: in questo momento tu difendi la dote della signorina Michelina.
Arturo - E se fosse? Prima il mio diritto; e poi anche mio dovere...
Gaby - Povero imbecille...
Arturo - Ah! Non parole a doppio senso...
Gaby - Ma non capisci che con una sola parola potrei impedire il tuo matrimonio?
Arturo - Sarei curioso di saperla...
Gaby - Bigamo!
Arturo - Non sar bigamo Perch noi divor-zieremo prima... l'hai promesso stamane...
Gaby - Ho promesso, ma ho anche cambiata idea. Riprometto ad una condizione: io ti lascio la figlia, tu mi lasci il padre!
Arturo - Te lo lascerei tanto volentieri; ma dice di averne fin sopra i capelli...
Gaby - Ha osato dire ci?
Arturo - Ha osato!
Gaby - Voglio subito 20.000 franchi.
Arturo - Mi aveva detto 15.000.
Gaby - Ho aumentato.
Arturo - Ebbene se tu lo lascerai, ti prometto di portarti io domattina 20.000 franchi.
Gaby - Venticinque!
Arturo - Un altro aumento?
Gaby - Modesto... come vedi.
Arturo - Ebbene accetto, se tu prometti finalmente di andar via.
Gaby - Promesso!
SCENA XIV.
Detti - Sig. Vaucresson
Signora - (entra quando Gaby dice l'ultima parola) Promette di restare. Mi compiaccio per la vostra abilit, caro Arturo; dovete essere stato abbastanza eloquente per convincere la signora...
Arturo - Proprio cos...
Signora - Grazie, signor Arturo... (gli stringe forte la mano).
Arturo - Non c' di che, signora; non c' di che...
Gaby - (fa per andare) Domando scusa... ma io parto.
Signora - Partite? (ad Arturo) E allora?
Arturo - Ecco... dir... Perch... a causa... con permesso, signora, (via di corsa)
Signora - E' proprio vero? Volete lasciarci?
Gaby - Con rimpianto, signora; ma mi trovo nella dolorosa necessit di lasciarvi...
Signora - Avreste da lamentarvi di qualcuno qui?
Gaby - No: preferisco essere sincera: l'affare delle suole impermeabili non m'interessa pi.
Signora - E' per un affare che d tutti gli affidamenti...
Gaby - E' possibile; ma come tutti gli affari nuovi offre troppi imprevisti... Se vi fossero altri soci forse avrei pi fiducia...
Signora - Ne abbiamo un altro che voi conoscete e col quale potrete accordarvi benissimo...
Gaby - Che conosco?
Signora - Sicuro: appena uscito!
Gaby - Il signor Arturo? Volete scherzare...
Signora - Non scherzo. Vi assicuro che il signor Lebidois sar il socio di mio marito come il marito di mia figlia dal momento che ha ereditato due milioni!
Gaby - (soffocata) Due milioni? Quando?
Signora - Stamane... da uno zio marinaio naufragato con un tre alberi, non so pi su quali coste...
Gaby - (rimettendosi) Ignoravo il naufragio...
Signora - Lo ignora anche lui e non sa ancora dell'eredit: una sorpresa che vuol fargli mio marito; non ditegli niente voi. Allora... avete proprio deciso di partire?
Gaby - Mai pi! Resto.
Signora - Grazie, signora: vado a portare la buona notizia a mio marito... Vedr come sar felice.
Gaby - (fra s) Preferisco non vederlo.
(La signora Vaucresson va via e lascia sola Gaby un istante; poi subito Arturo).
Gaby - Due milioni! Arturo erede di due milioni, e non sa niente!
Arturo - (entrando molto seccato) Gaby, tu scherzi? Mi prometti di andartene, avviso Vaucresson che inteso, e sua moglie viene ad annunciarci che non parti pi!
Gaby - (fingendo, tragica) Perch non posso risolvermi a lasciarti... Vuoi sapere la verit, sciagurato? Vuoi saperla? Sai Perch mi sono introdotta qui; Perch mi sono lasciata corteggiare da Vaucresson; Perch gli ho fatto credere che ero vedova? Per te, per te, unicamente per te... per rivederti! E' per te solamente che sono qui!
Arturo - Cara, questa volta proprio inutile: non ho un soldo!
Gaby - Ed per questo che ti amo! Sono stanca del danaro, del lusso; voglio rifarmi una vita, un focolare, voglio lavorare, ma vivere con te!
Arturo - Se non sai far nulla...
Gaby - Lavorerai tu per me! (risoluta) Guarda: Vuoi che me ne vada subito?
Arturo - Volevi restare poco fa!
Gaby - Perch tu c'eri. Ma d una parola, una sola parola, e sono pronta a seguirti in capo al mondo...
Arturo - Non ho l'intenzione di andare cos lontano...
Gaby - Allora resto, resto con te (si aggrappa al suo collo) Caro, caro, mio Arturo, non lasciarmi... dimmi che mi perdoni...
SCENA XVII.
Detti - Michelina poi sig. Vaucresson
Michelina - (entrando) Oh! Signor Arturo male quello che fate; molto male...
Arturo - Signorina, vi spiegher...
Gaby - Tu non hai nulla da spiegare! Non riguarda la signorina.
Michelina - Mi riguarda Perch il mio fidanzato!
Gaby - Sar possibile: ma anche per certo che anche mio marito...
Michelina - Co...co...me... E'... spo-sa-to!
(sviene)
Arturo - Era fatale! E' ancora il mio compleanno!
Signora - (entrando a suo marito che la segue) Ti dico che la signora Gaby mi ha promesso di fermarsi... (vedendo Michielina) Mio Dio. Michelina!
Vaucresson - Sta male?
Michelina - (riprendendo i sensi) Mamma Arturo sposato! (singhiozza).
Signora - Sposato?! Con chi?
Michelina - (accenna Gaby).
Vaucresson - E' sposato?
Signora - Con la signora?
Gaby - Con me; precisamente!
Vaucresson e Signora - E' vero?
Arturo - (avvilito, fa cenni di s col capo).
Signora - (furibonda) E volevate sposare miti figlia! Mascalzone! (prende il vaso di fiori fa per scaraventarglielo addosso. Arturo la previene, le corre incontro, prende il vassoio che difende tenendolo in alto e facendo scudo del suo corpo).
Arturo - No, signora! Uccidete me; ma non rompete il vaso: l'unica speranza ancora intatta della mia felicit!
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
SCENA I.
Michelina sola
Michelina - (a destra della scrivania, ha un libro in mano, tenta di leggere per calmare i suoi nervi; ma sopratutto ascolta la disputa che avviene d. d.).
Voce di Vaucresson - Non domando altro che di essere lasciato in pace!
Voce della signora - (soverchiando l'altra) Lasciarti in pace? Lo far quando non avr pi voce per gridarti che sei un cretino! L'ultimo dei cretini!
Voce di Vaucresson - Almeno non ce ne saranno pi...
Voce di Arturo - Vuoi lasciarmi in pace, s o no?
Voce di Gaby - Voglio soltanto farti ricordare chi sono io, imbecille! (rumore di schiaffo).
Voce di Arturo - Ahi! Questo troppo! Adesso hai passato il segno...
Michelina - E' un'ora che dura cosi: adesso si picchiano! (la porta di destra si apre violentemente) La mamma! si salvi chi pu! (getta il libro e scappa dal fondo).
Signora - (furibonda) Idiota! Perfetto idiota!
Vaucresson - (furibondo) Ripetilo!
Signora - Idiota! Idiota! Idiota!
Vaucresson - Bada! Finir per commettere delle sciocchezze!
Signora - Non saranno le prime e nemmeno le ultime (squilla il telefono).
Vaucresson - Pronto! Pronto! eh? cosa? Non si capisce niente. E vada al diavolo!
Signora - Sar un altro socio del genere della signora Gaby, Idiota!
Vaucresson - L'hai gi detto!
Signora - Non lo ripeter mai quanto io penso! Non sapere che quel disgraziato aveva moglie!
Vaucresson - E tu lo sapevi?
Signora - Io non sono stata in collegio con lui!
Vaucresson - In collegio non era sposato.
Signora - E questa donnaccia che viene in casa tua facendosi passare per vedova, e tu la ricevi a braccia aperte e le paghi un abito da 3500 franchi?!
Vaucresson - (fra se) Non il solo, purtroppo! (forte) Io volevo metterla alla porta; tu hai insistito Perch rimanesse!
Signora - Perch credevo volesse diventare tua socia; invece veniva per scovare quel tanghero mendicante di suo marito!
Vaucresson - Un mendicante che ha dei milioni!
Signora - Questo non impedisce che sia un teppista: ed il marito che avevi scelto per Michelina! Imbecille! (ad Arturo che entra da sinistra) Eccolo questo sporcaccione del quale hai fatto il tuo Dio!
Arturo - Non esageriamo...
Signora - Scherza! Osa scherzare! Non avete vergogna? Non sentite rimorso per aver ingannato un'onesta famiglia, abusato della fiducia di un amico che vi difendeva in collegio quando eravate nei piccoli, osato alzare gli occhi su una giovinetta pura ed innocente, quando sapevate di non essere che un serpe velenoso!... (al marito) E tu, rimani li a bocca aperta, come un ebete, senza dir niente? Non ti ribelli, non lo insulti, non lo uccidi?
Vaucresson - Vedo che fai tutto tu...
Signora - Anche tu mi esasperi? Anche tu vuoi vedermi morta? Io divento pazza, pazza, pazza! Se fra cinque minuti tu non avrai gettato dalla finestra questo ignobile individuo, (ad Arturo) io vi far ricordare questo giorno per tutto il resto della vita! (via).
Arturo - Per questo lo ricorder da me...
Vaucresson - (minaccioso) A noi due ora!
Arturo - Ascolta, vecchio mio...
Vaucresson - Non sono pi vecchio tuo: Mi hai giuocato un tiro infame...
Arturo - Lasciami spiegare...
Vaucresson - Taci! Quando penso che ti sei introdotto in casa mia per fare la corte a mi; figlia... covando in seno il serpe velenoso della bigamia... Perch mi hai nascosto ch'eri sposato?
Arturo - Tutta colpa tua! Se tu non avevi fatto di Gaby la tua amante, lei non sarebbe venuta qui, non l'avrei incontrata, non sarebbe avvenuto tutto questo pandemonio...
Vaucresson - Ma sapendoti celibe, non potevo dubitare che nessuna donna al mondo fosse; tua moglie! Vedi che questo non c'entra? che idiota ci che dici?
Arturo - Speravo sempre di poter divorziare senza fare pubblicit!...
Vaucresson - Perch non l'hai fatto?
Arturo - Non avevo i mezzi...
Vaucresson - E se tu li avessi ora lo faresti ugualmente?
Arturo - Non domanderei di meglio...
Vaucresson - Ebbene fallo a mie spese...
Arturo - E dopo mi concederai la mano di Michelina?
Vaucresson - Certamente.
Arturo - Allora sbarazzami di mia moglie, non ci tengo pi a vederla...
Vaucresson - (scorgendo Gaby che entra dal fondo) Eccola! (tutti e due fanno per svignarsela).
SCENA V.
Detti - Gaby
Gaby - (fermandoli) Vene andate?
Arturo e Vaucresson - Un minuto...
Gaby - Mi dispiace di disturbarvi, ma desidero prima avere una piccola spiegazione...
Arturo - Io mi ritiro...
Gaby - Al contrario, fermati! (a Vaucresson) Voi avete detto, pare, a mio marito che sono la vostra amante. E' esatto? Voi lo avete fatto per distruggere la mia pace domestica, umiliarmi agli occhi di mio marito, che mi creder colpevole, ed io mi vendicher dicendo la stessa cosa a vostra moglie. Occhio per occhio...
Vaucresson - Non lo fate; ve ne supplico!
Gaby - Allora confessate di essere un vanesio, un millantatore? E siete disposto a domandare scusa a mio marito?
Arturo - (con dignit) Le accetto.
Gaby - (ad Arturo) Vedi, mio caro? Quando non si ha nulla da rimproverarsi, l'innocenza finisce sempre per trionfare! E adesso che tutto chiarito, andiamo pure!
Arturo - Neanche per idea!
Gaby - Arturo, te ne supplico! Partiamo... allontaniamoci da questa casa che non per noi... fallo in nome dei nostri bambini...
Arturo - Ma se non ne abbiamo...
Gaby - Ma che avremo...
Vaucresson - Arturo, non lasciarti intenerire!
Gaby - Voi interessatevi delle vostre suole di carta velina e lasciatemi sola con mio marito...
Vaucresson - Arturo, ti compiango! (via).
Gaby - (dopo una pausa, ad Arturo che le volta la schiena) Arturo! Arturo!
Arturo - (sgarbato) Parla! Qualunque cosa potrai dirmi, non mi commuover! Sono inflessibile! In-fle-ssi-bi-le!
Gaby - Perdonami!
Arturo - Mai! il cinese qui! (indica lo stomaco).
Gaby - Un momento di folla. Un momento che non pu cancellare tutta una vita passata... ricordi?...
Arturo - Ricordo soltanto le tue pazzie, e non potr mai perdonarle. Hai distrutto la mia vita; mi hai rovinato, ridotto alla miseria comperando delle pellicce che portavi otto giorni, delle automobili che si rivendevano a met prezzo dopo meno di un mese... una collana di perle che caduta dal piroscafo il giorno che avevi mal di mare... Quando poi non mi rimanevano che cento franchi, il giorno del mio compleanno, mi hai mandato dal pasticciere per scappare con un cinese... Questo non te lo perdoner mai... anche se ci rincontreremo fra 175 anni...
Gaby - Quell'uomo mi aveva ipnotizzata; ma tu sei stato il mio primo, il mio unico amore! E la prova che non voglio perderti, che non voglio pi vedere nessuno per vivere con te! Un tempo amavo i gioielli, gli abiti, la vita facile; oggi mi accorgo che il danaro non fa la felicit (siede sul divano vicino ad Arturo che indietreggia) La vera felicit un piccolo marito come te... piccolo ma bello... piccolo ma adorato... E tu che ricordi tutto, anche le inezie della nostra vita passata, rammenta la nostra luna di miele a New York, il nostro appartamentino al ventisettesimo piano... era il nostro paradiso... Io mi stringevo forte a te (eseguisce) mettevo il mio braccio intorno al tuo collo... il mio petto sfiorava il tuo... i nostri visi si avvicinavano... le nostre labbra si congiungevano... (Si danno un lungo bacio).
Arturo - (si scuote, si divincola, si riprende) Impossibile! La Cina ci separa!
Gaby - (disperatamente comica) Ancora? Ma devo dunque uccidermi per essere perdonata? Ebbene, sia! Addio!
Arturo - Dove vai?
Gaby - A mangiare dei fiammiferi da cucina... per morire! Ma prima dammi il tuo ultimo bacio! Non vorrai rifiutare l'ultimo desiderio di tua moglie morente!
Arturo - Se la tua ultima volont!
Gaby - (gli butta le braccia al collo disperata, piangente) Caro, caro, caro!
Arturo - (molto turbato) Ah! Gaby! allora vero? Allora tu mi ami?
Gaby - Ti amo fino a morirne...
Arturo - (tragico, sconvolto, preso dalla sua tragica situazione) Allora vivi: Ti perdono!
Gaby - Grazie mio amore, mio cuore generoso... fuggiamo da questa casa... dimenticheremo tutti...
Arturo - E Michelina? Povera Michelina innocente! Lasciami salutare l'innocente!
Gaby - E sia! Ma sii forte! Sii uomo!
Arturo - (esce).
Gaby - (sola) Idiota! Non si lascer intenerire da quella mocciosa, ora! (va ad origliare alla porta da dove uscito Arturo) Lei piange! Imbecilli! Non bisogna perdere tempo: vado a mettermi il cappello.
(esce da sinistra).
SCENA VI.
Arturo - Vaucresson
Arturo - (entra piangendo: ha un gran fazzoletto in mano, e nell'altra il vaso dei fiori) E' finita! Ha pianto... anch'io ho pianto... abbiamo confuse le nostre lagrime... mi ha detto che ho salvato Gaby dalla morte, ma avr il rimorso della sua, Perch anche lei morir, forse..; Mi ha detto di mettere sulla sua tomba questo vaso... il suo primo regalo... la sua ultima volont...
Vaucresson - (entrando dal fondo) Ebbene fatto?
Arturo - (piangendo) S!
Vaucresson - Gaby se ne va?
Arturo - S!... con me!
Vaucresson - Come? ti sei lasciato intenerire? Imbecille!
Arturo - Strozzami! Io non ho il coraggio di farlo da solo... (gli consegna il vaso per asciugarsi gli occhi).
Vaucresson - (prendendolo macchinalmente) Allora deciso? Te ne vai?
Arturo - S.
Vaucresson - (arrabbiandosi) Allora rendimi tutto quanto hai avuto da me: 200 franchi, gli abiti; il vaso... Se rifiuti ti pianto due palle nello stomaco (cava la rivoltella da una tasca dei calzoni e la spiana contro Arturo).
Arturo - I duecento franchi me li ha presi Gaby...
Vaucresson - La giacca... tendimi la mia giacca... (gliela strappa) Il mio gilet (c. s.)... I miei pantaloni...
Arturo - No. I pantaloni, no!
Vaucresson - I pantaloni! (lo forza a sedersi sul divano e lo aiuta a sfilarli sempre con la rivoltella spianata).
Arturo - (appare in mutandine da donna) Hai preso le mutandine di mia moglie:
Arturo - Non ho trovato altro!
Vaucresson - Rendimi anche quelle!
Arturo - Uccidimi! Ma le mutandine di tua moglie non me le levo!
Vaucresson - Ho piet di te, miserabile!
Arturo - Mio vecchio Vaucresson...
Vaucresson - Non c' pi Vaucresson... Via! E porta via anche questo (gli d il vaso) Perch io non abbia a rivederlo come ricordo perenne di averti conosciuto!
Gaby - (entra abbigliata per andarsene; vede il marito in mutande e lo crede impazzito) Arturo! Che cosa fai in quell'arnese?
Arturo - Avevo caldo!
Vaucresson - (a Gaby) Mi aveva rubato un abito!
Arturo - (protestando) Me lo avevi prestato...
Vaucresson - E' una sfumatura... (Bussano).
Vaucresson - Avanti!
Arturo - (si nasconde dietro il divano).
Michelina - (entra piangendo) Pap domandano di te...
Vaucresson - Perch piangi?
Michelina - Per il signor Arturo...
Vaucresson - (scovandolo dietro il divano) Fai piangere mia figlia?!
Arturo - Non sola; piangiamo insieme! j
Vaucresson - (a Michelina) Non piangere, an-gelo mio; ti rimane tuo padre...
Michelina - (in dirotto pianto) Non la stessi cosa...
Vaucresson - In quanto a voi due uscite subito: lo scandalo durato abbastanza! (Via con Michelina che scoppia nuovamente]
in singhiozzi).
Arturo - Andarsene in queste condizioni un] po' difficile! Mi condurranno dal commissario di polizia!
Gaby - Rimettiti i tuoi abiti se quelli erano di Vaucresson.
Arturo - Non li ho pi... sono nella spazzatura... Ma io so dove sono i suoi: vado a prenderne un altro!
SCENA VII.
Gaby - Vaucresson
Vaucresson - Siete ancora qui, signore?
Gaby - Aspetto Arturo...
Vaucresson - Quel disgraziato! Hai saputo!
abbindolarlo...
Gaby - Dal momento che ha due milioni preferisco spenderli io che lasciarli sperperare a te con le tue suole di carta...
Vaucresson - (stupito) Da chi hai saputo che erediter?
Gaby - Da tua moglie...
Vaucresson - Avrei dovuto immaginarlo: Per le gaffes fatta apposta!
Gaby - (ironica) Mi rincresce per te, vecchio mio... ma bisogner cercare un altro socio: noi ritorneremo in America...
Vaucresson - A fare?
Gaby - (sorridendo) A vivere! E' in America che ci siamo sposati, in America abbiamo la nostra casa...
Vaucresson - Ah! Vi siete sposati in America?
Gaby - A New York!
Vaucresson - (con l'interesse di chi ha gi macchinato una vendetta) E... non in Francia? Allora la mia volta per renderti la pariglia: (allegro) Mia cara, il tuo matrimonio non valido in Francia!...
Gaby - Racconta queste cose a tua figlia: forse potr crederle...
Vaucresson - (che intanto ha sfogliato il codice che aveva a portata di mano sulla scrivania) Ecco... leggi! Per la legge Francese, qui, tu sei sempre signorina... per modo di dire;... ed Arturo sempre celibe. Quando Arturo sapr che, volendo, non ha nessun obbligo di seguire sua moglie, tu, potrai anche andartene...
Gaby - Andarmene senza l'eredit?
Vaucresson - Legalmente non ne hai alcun diritto...
Gaby - Legalmente o no, me ne infischio! Non si lascia un uomo che ha due milioni!
Vaucresson - Ma si lascia, quando si pu, una donna che scappa con dei mandarini...
Gaby - Arturo mi ha perdonato...
Vaucresson - Perch anche non perdonandoti non avrebbe mai potuto sposare mia figlia senza essere bigamo... Ora che invece io gli potr provare, codice alla mano, che egli celibe...
Gaby - Tu non commetterai l'infamia di gettare una donna sul lastrico!
Vaucresson - Troverai certo un Giapponese, un Pellerossa... o qualche altro imbecille come me... nell'attesa io potr darti 10.000 franchi; ma a condizione che tu lasci Parigi oggi stesso, senza farci sapere mai pi il tuo indirizzo!
Gaby - Potrei prendere in considerazione questa proposta se mi darai 50.000 franchi!
Vaucresson - (risoluto; per liberarsene) Ebbene voglio ancora essere generoso: Accetto! (estrae il libretto degli chques e ne firma uno).
Gaby - Questo denaro per lasciare Arturo?
Vaucresson - S!
Gaby - Bene. E noi?
Vaucresson - Chi, noi?
Gaby - Poich il matrimonio con Arturo non valido ed io sono libera, tu dovrai mantenere la tua promessa di sposarmi: sposami!
Vaucresson - Ah! no! non ricominciamo... Se hai proprio deciso di farmi perdere la pazienza, io mi sbarazzer di te in un modo decisivo: Ti uccido!
Gaby - Questa volta preferisco andarmene sul serio...
Vaucresson - Finalmente!
Michelina - (entrando) Pap... il signor Daniele, secondo scrivano del notaio Patou, dice che non essendo riuscito a parlare con te al telefono Perch l'hai mandato all'inferno, venuto a prenderti in automobile per condurti dal suo principale: urgentissimo.
Vaucresson - Prega il signor Daniele di attendermi un minuto. Il tempo di dire una parola a tua madre e sono da lui. (Michelina esce).
Gaby - (esaminando bene lo chque) Mi assicurate che potr recarmi alla banca senza timore?
Vaucresson - Non sono un falsario, signora! Addio!
Gaby - Arrivederci!
Vaucresson - Addio! E' nei patti: Non ci rivedremo mai pi!
Gaby - E' gentile!
Arturo - (comparendo dalla porta di destra. Ha un altro abito di Vaucresson) Ho scelto il migliore... ma non riesco ugualmente ad essere elegante...
Gaby - (con una grande risata) Come sei ridicolo conciato a quel modo: sembri la tua statua! Meno male che non uscir con te.
Arturo - Vuoi andar te sola?
Gaby - Indovini sempre quando ti si dicono le cose!
Arturo - E la nostra riconciliazione?
Gaby - Una farsa...
Arturo - E il suicidio... i fiammiferi...
Gaby - Sciocchezze per gli imbecilli come te...
Arturo - Perch questa commedia?
Gaby - Non cercare di comprendere: troppo complicata per te! (risale la scena, sulla porta si rivolta, fa una grande risata, esce).
Arturo - (solo) Quella donna pazza!
Signora - (sulla porta) Entra Michelina! E voi, signor Arturo, sedetevi: dobbiamo parlarvi... (prendono posto sul divano) Mio marito ci ha incaricate di comunicarvi una grande notizia!
Arturo - Un'altra tegola?
Signora - Sareste addolorato di non vedere mai pi la signora Gaby?
Arturo - E' uscita adesso, e forse per sempre... da questo momento comincio a credere alla mia fortuna...
Signora - Bene! Michelina, parla!
Michelina - Ebbene... ecco... signor Arturo... voi non siete sposato...
Arturo - (con rimpianto) Magari, Michelina!
Michelina - Non siete sposato Perch un matrimonio contratto in America, pu non essere valido in Francia... Leggete il codice.
Arturo - (sbalordito ma felice) Sono celibe! Celibe! Ed dalla vostra bocca che apprendo questa grande notizia! Permettetemi di esprimervi tutta la mia gratitudine! Ah! signora! (le bacia la mano) Michelina! Io sono felice! il pi felice degli uomini! E Vaucresson, dove Vaucresson? E' lui che vi ha incaricato di darmi questa notizia? Vorrei abbracciare anche lui...
Vaucresson - (entrando come un bolide, rivolto ad Arturo) Animale, farabutto, mascalzone!
Arturo - (sbalordito) Si ricomincia...
Signora - (spaventata) Amico mio...
Michelina - (spaventata) Pap...
Vaucresson - Mascalzone! Assassino! Farabutto!
Michelina - Pap, trattare cos il signor Arturo, il tuo amico di collegio (scoppia in singhiozzi) E' vergognoso, pap, vergognoso...
Vaucresson - (prendendo dolcemente per mano le due donne) Andate, andate, care innocenti creature, aggiuster io questo signore (le due donne escono: la signora trascina Michelina) Ci che tu hai fatto indegno!
Arturo - Ma si pu sapere che ho fatto ancora?
Vaucresson - Farmi credere che hai ereditato?!
Arturo - Io? Io ti ho fatto credere che ho ereditato!? Tu impazzisci?! Non possibile!
Vaucresson - Cio... sono io che ho avuto la stupidit di credere che avevi ereditato... lo stesso!
Arturo - Ah! no! Non lo stesso! Cos' questa storia dell'eredit?
Vaucresson - Tuo zio, pirata, naufragato su un tre alberi ti lascia due milioni.
Arturo - Bene!
Vaucresson - Ma li lascia ad un altro... a suo nipote... Perch tu non lo sei... un altro, cui tu somigli soltanto nel nome: Arturo Lebidois... Che cosa stai a fare al mondo se non hai nemmeno uno zio pirata!...
Arturo - (avvilito) Capita una fortuna ad un Lebidois... nossignore, non sono io...
Vaucresson - Ed io che contavo su di te per la mia societ! Adesso finita!
Arturo - Non mi vuoi pi nella tua societ? Benissimo! Me ne infischio, e vado a fabbricare suole di cuoio per farti la concorrenza... Dammi i 200.000 franchi del mio contratto...
Vaucresson - Il contratto sar valido solo il giorno che la societ sar costituita...
Arturo - Ebbene: costituiamola!
Vaucresson - Manca l'essenziale!
Arturo - Non manca niente! La Ditta Lebidois e C. non vero? Lebidois, sono io... il Ci, sei tu...
Vaucresson - Manca il socio, semplicemente
Arturo - Ce l'ho!
Vaucresson - (raggiante) Davvero?!
Arturo - Sei tu! Ma tu farai il socio soltanto! e non dovrai occuparti d'altro; penser io si tutto. Non ho fortuna con le donne, ma negli! affari... lo vedi? se non c'ero io il socio noni si trovava e la societ non si costituiva!
Signora - (entrando seguita da Michelina) Ebbene hai cacciato quel furfante?
Arturo - (facendo lo stupido) Mio caro socio, chi dovevamo cacciare?!
Vaucresson - Un malinteso amica mia, un piccolo malinteso... (fra se) che costa due milioni!
Signora - (che ha sentito) A chi?
Vaucresson - A lui! (indicando Arturo).
Signora - Allora la societ definitamente costituita?
Arturo - Questa volta, s!
Michelina - Ed il signor Arturo definitivamente celibe?
Arturo - Questa volta, s!
Signora - E siete definitivamente deciso a prendere moglie?
Arturo - Michelina?! Come sempre... s!
Signora - Allora fra le mie braccia, nero mio!
Arturo - (abbracciandola) Se qualcuno mi avesse detto stamane che vi avrei abbracciata due volte nella stessa giornata, gli avrei detto tre volte pazzo!
Michelina - Ed io?
Arturo - Voi siete un angelo, mia piccola Michelina., ed io voglio rendervi felice... (labbraccia; poi, energico) Sar un uomo; un vero uomo! Suocera mia ritornate alle vostre faccende e non entrate mai pi nello studio; e tu vecchio mio siedi! (gli indica la macchina da scrivere) Avviseremo con una circolare tutti i nostri clienti che le suole Lebidois e C, (scandendo ) in vero cuoio, il migliore dei cuoi, saranno cedute a met prezzo sul mercato europeo...
Vaucresson - Sei pazzo...
Arturo - Si dice sempre cos... poi metteremo dentro un poco della tua carta velina... ma che non si veda... e sopratutto, non si sappia.., Ti garantisco che fra un anno il nostro capitale sar triplicato... (abbracciando Michelina) Ed anche il nostro!...
FINE
- Questo copione è stato visto:


