Stanze comunicanti

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Alan Ayckbourn

Alan Ayckbourn

Stanze comunicanti

traduzione e adattamento

di Pino  Tierno

1 versione

Julian, un uomo alto ed energico, sessantacinque anni, ancora in buona forma fisica.

Poopay, bionda, pesantemente truccata; ha più di trent’anni ma vuole sembrare molto più giovane.

Reece, dopo tutto, non è così vecchio – appena settantenne. Certo non un tipo robusto, anzi, fragile e in apparenza con non tanto da vivere.

Ruella, sui quarantacinque anni, è una donna bella, capace e determinata, con un fiero senso dell’onestà e della giustizia.

Harold, cinquant’anni, guardia giurata dell’albergo. Un uomo lugubre che ne ha viste di tutti i colori…

Jessica, giovane sposa di venticinque anni, ricca, carina e vivace.


ATTO I

Parte di una suite al sesto piano dell’Albergo a cinque stelle Regal. E’ una sera d’estate, intorno alle nove, dell’anno 2022.

Si vedono il salotto e il bagno. Almeno quattro porte partono dal salotto: la porta principale conduce direttamente al corridoio dell’hotel; un’altra dà nel bagno; un’altra conduce alla stanza da letto; la quarta è una porta comunicante con la porta della stanza a fianco. Quest’ultima porta avrà un ruolo importante nell’azione. Si apre verso l’interno, permettendo ad una sola persona – una sola – di entrare in un piccolo spazio, simile ad un armadio a muro (ugualmente visibile). Una volta che l’occupante avrà chiuso questa porta, soltanto allora ci sarà spazio per aprire la porta successiva; non si possono aprire entrambe le porte simultaneamente. Inoltre il complesso vano più due porte dovrebbe essere fatto in modo da poter girare, e in questa maniera entrambe le porte danno su uno spazio visibile. Il bagno ha due porte; quella già menzionata, che lo collega al salotto; una seconda che dà nella stanza da letto.

Questa suite dovrà cambiare molto rapidamente nel corso dell’azione per dare idea dei vari luoghi (e tempi). Questo si può fare essenzialmente con luci e una certa abilità scenografica.

Le stanze hanno un aspetto architettonico abbastanza classico con alti, imponenti soffitti vittoriani e solida mobilia classica. Il salotto ha un lungo divano, una poltrona, uno scrittoio e una sedia, una credenza che comprende il mini-bar, più altre cose, fra le quali un tavolino per il telefono. Sul fondo, imponenti finestre che danno su un balcone stretto: sei piani sotto c’è la strada; oltre la strada, il fiume. Le tende delle finestre saranno quasi sempre aperte. Il bagno comprende l’arredo abituale: una vasca, water, bidet, armadietti, appendi asciugamano, ecc.

Julian, un uomo alto ed energico, è in piedi presso le finestre e guarda fuori. Si sentono, di tanto in tanto, rumori di colpi d’arma da fuoco. Julian ha, a questo punto dell’azione, sessantacinque anni ed è ancora in buona forma fisica. Nonostante il periodo dell’anno, è elegantemente vestito con un costoso abito scuro. Dopo qualche secondo, suona il campanello. Julian si gira e va ad aprire la porta. Nel frattempo, si rivolge a qualcuno nella stanza da letto.

Julian (ad alta voce): - E’ arrivata.

Non c’è reazione nella camera da letto. Julian apre la porta e lascia entrare Poopay.

Poopay è bionda, pesantemente truccata; ha più di trent’anni ma vuole sembrare molto più giovane. Porta una giacca di pelliccia sintetica a collo alto che le scende fino alla vita e ha con sé una borsa di cuoio sproporzionatamente grande, piena degli attrezzi del mestiere. Senza dubbio è una prostituta di classe, ma non di alta classe.

Poopay (in tono dolce): - Salve. Sono Poopay.

Julian (sconcertato): - Come?

Poopay: - Mi manda Lennox. Forse lei non… Ma è la camera giusta?

Julian la fa entrare annuendo e poi chiude la porta. Intanto la squadra da capo a piedi con malcelato disprezzo. Poopay non se ne accorge. Si guarda intorno.

Oh, è molto carino qui. Molto carino. Lei ha preso la suite, giusto? Già. Bellissima. (Adesso passa direttamente ai suoi modi da maestrina severa) Allora, cos’è questa storia che ho sentito? Sei stato un ragazzo molto cattivo, me l’hanno riferito. Non cercare di negarlo. Sei stato molto, molto cattivo, è così? Bene. Dobbiamo parlarne subito, d’accordo? E dobbiamo darci un taglio. Aspetta soltanto di vedere cosa Poopay ha qui per te, ragazzino.

Poggia rumorosamente la borsa a terra. Dopo cerca di slacciarsi la pelliccia. Parla come seguendo un copione ben noto, guardando fuori dalla finestra, con la testa a mille altre cose. Julian, nel frattempo, è andato nella stanza da letto.

Poopay ti insegnerà una lezione che non dimenticherai tanto presto, te lo assicuro. Un po’ di punizione, un po’ di brava disciplina, è questo che ti serve, giusto? Be’, aspetta solo un momento. Quando avrò finito, ragazzino, imparerai a controllarti meglio. (Si è tolta la pelliccia e mostra ora il suo apparato da ‘dominatrice’) Ora, voglio che vai subito su quel letto e ti togli tutti i… (Si interrompe quando si accorge che Julian non le dà retta)

Julian (di nuovo verso la stanza da letto): - E’ arrivata…

Reece (fuori scena, dalla camera): - Cosa?

Julian: - E’ qui. E’ arrivata la puttana.

Reece (fuori scena): - D’accordo. Un minuto solo. Dille di aspettare un minuto, Julian…

Poopay (non più col tono di prima): - Scusi. Devo dedurre che siete in due?

Julian : - Come?

Poopay: - Perché Lennox mi ha fatto intendere che qui c’era un solo signore a… richiedere i miei servizi…Era un impegno singolo e...

Julian: - E’ uno solo.

Poopay: - Perché se invece è un lavoro di gruppo, allora le tariffe sono molto diverse…

Julian: - E’ uno solo.

Poopay: - Insomma, non mi fraintenda, sono felice di accontentarne due, ma devo avvertirla che…

Julian (più duro): . E’ uno solo, d’accordo?

Poopay (un po’ in guardia): - D’accordo. (Con sospetto) E lei dove andrà, allora? Anche se vuole solo guardare, questo vale come…

Julian (interrompendola): - Sarò altrove.

Reece (fuori scena):- Dille che sto venendo, Julian.

Julian (a Poopay): - Io avevo chiesto Delphine. Dov’è Delphine?

Poopay: - Delphine? Lei è – malata.

Julian: - Malata?

Poopay: - Si… è beccata qualcosa.

Julian: - Io volevo Delphine.

Poopay: - Be’, invece ha me; tanto non è per lei, giusto? E’ quello che mi ha detto.

Reece (fuori scena): - Dille che ci metto un attimo. (Sembra che si stia sforzando di fare qualcosa) E’ bella, allora?

Julian non risponde.

Poopay (ad alta voce): - E’ stupenda.

Reece (fuori scena, a fatica): - Ah! Dalla voce sembra bella, un tesoro!

Poopay (a Julian): - Ma che sta facendo, là dentro?

Julian: - Si sta vestendo.

Poopay (disorientata): - E che si veste a fare?

Julian: - Sa che lei mi ricorda qualcuno?

Poopay: - Chi?

Julian: - Mia madre.

Poopay: - Sono sicura che ne siamo felici tutt’e due.

Reece (fuori scena, ancora a fatica) : - Forse ho bisogno di aiuto con questi lacci, Julian.

Julian (senza muoversi): - Come vuoi.

Reece (fuori scena): - Dannati affari…

Poopay: - Quanti anni ha?

Julian: - Non ha importanza.

Poopay: - Insomma, se non riesce manco ad allacciarsi le scarpe.

Julian (con improvvisa premura): - Senti, non è in buona salute, quindi vacci piano con lui, va bene? (Indicando la borsa) Nessuno di quei giochini strani o lo stendi. Giusto una scopata veloce e poi tagli la corda.

Poopay (iniziando a protestare): - Senta, non c’è bisogno di parlarmi in questo modo… (Inizia a rimettersi la pelliccia)

Julian (interrompendola) : - Tieniti in borsa tutta quella roba.

Poopay: - E io non starò qui a…

Julian (sempre ignorandola): - Stammi a sentire. (Va verso il tavolino) Sono nella mia stanza, giusto alla fine del corridoio. Ti scrivo il numero qui, e se c’è qualche problema chiami me e solo me.

Poopay: - Mi spiace, ma io non voglio…

Julian: - Capito?

Poopay: -…essere ritenuta responsabile di qualcuno che non è nel pieno del…

Julian (calmo): - Ehi, ehi! Mi ascolti?

Breve pausa. Poopay capisce che non è uno con cui litigare.

Poopay: - Sì. (Più guardinga) Quello che dico è, se l’uomo…se l’uomo è…forse…forse non dovrei, lui non dovrebbe…quello che dico è…tutto qui. (Pausa) Insomma, andiamo. Lei capisce, vero?

Entra Reece. Dopo tutto, non è così vecchio – appena settantenne. Certo non un tipo robusto, anzi, fragile e in apparenza con non tanto da vivere. Si muove con qualche difficoltà e quando lo fa, si deve fermare spesso per riprendere fiato. Una volta era un bell’uomo ma aggressività, inganni e, alla fine, disincanto e delusioni l’hanno reso un individuo testardo, irascibile, vecchio prima del tempo, pieno di dolori continui.

Reece: - Aha! aha!

Poopay lo guarda con orrore.

Così questa è - questa è la giovane amica di Lennox. Ne riserva di sorprese, eh? Il nostro portiere capo… Non ti trova mai un taxi del cavolo, poi invece è capace di far uscire una donna dal cilindro. Allora su, si tolga la pelliccia, ragazza. Julian, prendile la pelliccia. Non le hai nemmeno preso la pelliccia.

Poopay: - Va bene così.

Julian: - Dammi la pelliccia.

Reece: - Prendila, Julian.

Poopay: - No, la tengo su, grazie.

Julian (duro): - L’hai sentito, dammi la pelliccia.

Poopay guarda prima l’uno poi l’altro, alla fine, con riluttanza, cede la pelliccia.

Reece: - Così va meglio. (a Poopay) Molto graziosa.

Poopay: - Grazie.

Reece: - Non possiamo fare – quello che dobbiamo fare – con la pelliccia addosso, giusto? (a Julian) Julian, appendila nel mio armadio. Dopo, puoi andare.

Julian va in camera da letto per un istante.

Questa signorina ed io abbiamo –ehm- da fare in privato. (Sorridendole) Giusto?

Poopay (dubbiosa): - Forse.

Reece (sedendosi sul divano): - Si sieda, allora, si sieda.

Poopay: - Va bene. (Si siede sulla sedia) Mi spiace del ritardo. Penso che stanno sparando sullo Stand…

Reece: - Su, vieni un po’ più vicino. Sto pagando per questo.

Poopay (sedendogli accanto): - C’erano macchine blindate dappertutto.

Reece: - Così va meglio.

Poopay: - Da quando c’è stato quel fatto del Parlamento…

Reece: - Così.

Le mette un braccio attorno alla spalla. Lei non reagisce.

Poopay: - E’ buffo, senza il Big Ben. Senta, io non credo che questa cosa…

Torna Julian. Li guarda.

Julian: - Tutto bene?

Reece: - Siamo già intimi… (a Poopay) Non è così?

Poopay: - Certo. Lui è così sexy.

Reece: - Ora comportati da amico e vai via.

Julian: - Chiamami quando hai fatto.

Reece: - D’accordo.

Julian apre la porta centrale.

Ma fossi in te, non aspetterei in piedi. (Ride)

Julian esce, chiudendo la porta.

Poopay: - Senta, mi spiace deluderla ma non credo proprio che questa cosa funzionerà…

Reece toglie il braccio dalla spalla di Poopay ed inizia a fatica a rimettersi in piedi.

Vede, io sono una specialista – e il mio particolare settore forse…

Reece: - Aspetta qui! (Fa per andare verso il bagno)

Poopay: - La mia particolare specializzazione, be’, non è rivolta… ma dove sta andando?

Reece: - Aspetta! Aspetta! (Va in bagno e accende la luce)

Poopay (seguendolo): - Capisce, non è proprio adatta a persone mature. E’ piuttosto faticosa, vede – insomma non violenta, capisce, io sono contro la violenza – solo un po’ di passatempo e dolore, in verità…ma che diavolo sta facendo?

Reece è vicino al bidet che cerca di inginocchiarsi.

Reece (sforzandosi inutilmente): - Oh, questo cacchio di… ah! Tu ce la fai? Riesci a prenderlo?

Poopay: - Cosa?

Reece: - Giù lungo il tubo di scarico. Tiri fuori il tappo e infili le dita nel tubo di scarico.

Poopay: - Non metto la mano là dentro…

Reece: - Andiamo!  E’ pulito. Andiamo. Devi solo infilarci le dita.

Poopay esegue, con un po’ di disgusto.

Poopay: - Non so che stiamo facendo qui. Lei è proprio strano, lo sa.

Reece: - Lo senti?

Poopay: - No, niente. Solo – oh, un pezzo di carta. E’ questo?

Reece: - Sì! Tiralo fuori.

Poopay estrae tre o quattro fogli di carta protocollo.

Poopay: - Non voglio neanche chiedere che cos’è. E’ questo che vuole?

Reece: - Da’ qui.

Poopay: - Perché lo teneva lì?

Reece: - Perché è il posto più sicuro che mi è venuto in mente.

Reece ritorna in salotto, spegnendo le luci del bagno. Poopay lo segue.

Poopay: - Ma si poteva bagnare.

Reece: - Non uso mai il bidet.

Poopay: - E perché doveva nasconderlo?

Reece: - Perché loro mi sorvegliano tutto il tempo, ecco perché.

Poopay: - Loro chi? Chi sono?

Reece va alla scrivania e comincia a distendere il foglio.

Reece: - Goodman. Tutti, ecco qua. Torniamo a noi. Ora fa’ attenzione.

Poopay: - Senta…

Reece: - No, senti tu. Chiudi quella bocca per un minuto.

Poopay: - Ascolti, non posso farlo. Non posso andare avanti, mi spiace. Tutto qua. E’ troppo rischioso. E’ troppo pericoloso. Non avevo idea delle sue condizioni fisiche quando sono arrivata qua. Quel dannato Lennox ci prenota senza…

Reece: - Ma di cosa stai parlando?

Poopay: - Sto dicendo che non posso farlo. Va bene? Non è possibile farlo. Ecco tutto.

Reece: - Fare cosa?

Poopay: - Sesso.

Reece (disorientato): - Sesso?

Poopay: - Sì. Sesso. Se lo ricorda? Sesso.

Reece: - Ma chi diamine parla di sesso? Io non voglio sesso.

Poopay: - Ah no?

Reece: - Non fare la stupida. Ma guardami. Mi finiresti subito, nelle mie condizioni… Ora siediti, fa’ attenzione e stai zitta. Non abbiamo molto tempo.

Poopay (sedendosi): - Non so che sta succedendo qui. Io proprio non lo so.

Reece: - Tutto quello che ti chiedo  è una firma.

Poopay: - Una che?

Reece: - Una firma. Sai scrivere il tuo nome? Immagino che saprai scrivere il tuo nome. E’ tutto quello che ti chiedo di fare. Questo e una piccola commissione.

Poopay: - Insomma, cos’è questa storia?

Reece: - Fai una firma e basta. Ti pagherò quello che vuoi. Denaro in contante e te ne vai. I soldi più facili che hai mai guadagnato in vita tua. Andiamo, qui sotto. Fa’ una firma.

Poopay: - Non firmo, mi spiace.

Reece: - Perché diavolo no?

Poopay: - Non so nemmeno cosa sto firmando.

Reece: - Ma che te ne importa? Tutto quel che stai facendo è testimoniare la mia firma, ecco tutto. La mia firma su un documento.

Poopay: - Che tipo di documento? Un testamento?

Reece: - Ma che testamento. Se fosse un testamento chiamerei il mio avvocato per far le cose a dovere, no?

Poopay: - E perché non può fare a dovere anche questo?

Reece: - Perché… (con impazienza) ma cosa te ne importa? Allora, lo firmi o no?

Poopay: - No. E non alzi la voce, ché non mi piace.

Reece (più calmo): - Non vuoi i tuoi soldi, allora.

Poopay: - Ne faccio a meno, molte grazie.

Reece: - Va bene, ti pago il doppio.

Poopay: - Grazie, no.

Reece: - Oh, mio Dio. Una puttana onesta. Ci mancava questa.

Poopay: - No, non onesta. Solo non idiota, ecco tutto. E poi non una puttana, se non le dispiace. Questo termine mi dà molto fastidio.

Reece: - E cosa sei, allora?

Poopay: - Una consulente sessuale specializzata.

Reece: - Accidenti! (di colpo smontato) Quindi ti rifiuti di firmare? Non vuoi farlo? Allora buona notte.

Poopay esita. Fa per andarsene, poi si ferma.

E vattene. Non mi servi più.

Poopay (con prudenza): - Magari potrei firmare. Se me lo facesse leggere, magari potrei.

Reece: - Vuoi leggerlo?

Poopay: - No, non voglio leggerlo. Voglio leggerlo se vuole che lo firmi.

Reece: - E va bene, leggilo. Non m’interessa. Leggilo. Leggilo.  Tanto dovranno leggerlo tutti, prima o poi.  (Le allunga il foglio sulla scrivania)

Poopay: - Cos’è?

Reece: - Che credi che sia? E’ una confessione.

Poopay (incredula): - Una confessione? La sua confessione?

Reece: - Lo sai, tu mi ricordi mia figlia Rachel.

Poopay: - Rachel?

Reece: - Mia figlia Rachel. Non la vedo da vent’anni. Le assomigli molto.

Poopay (poco impressionata): - Già, ricordo sempre qualcuno alla gente.

Reece: - Stessi capelli. Stesso…

Poopay: - Torniamo alla confessione. Perché la stava nascondendo...Insomma, se vuole confessare, perché la nasconde?

Reece: - C’entrano…altre persone. Ecco perché. Persone non ansiose quanto me di confessare.

Poopay: - Oh. E perché lei sì e loro no?

Reece: - Perché loro non stanno morendo mentre io sì.

Poopay: - Non lo sa per certo.

Reece: - Invece sì. Avrei sprecato un sacco di soldi in costosissimi medici, sennò.

Poopay: - Quanto le resta, allora?

Reece: - Poche settimane, pochi giorni. Dicono.

Poopay: - Oh, mi spiace.

Reece: - Non credo. Leggi e non ti dispiacerà.

Poopay: - Cosa ha fatto?

Reece: - Ho fatto un sacco di soldi a spese di altre persone.

Poopay: - Be’, non è…

Reece: - A spese della vita di altre persone. E non me ne è fregato niente.

Poopay: - Lei come tanti altri, lo si fa tutti i giorni…

Reece: - Non al mio livello. Non giocando con i conti bancari, inventando bancarotte, speculando sulle merci, vendendo armi, creando povertà e seminando morte. La mia seconda moglie aveva proprio ragione. La pagherai un giorno, diceva. Adesso te ne stai lì come un gatto che si lecca i baffi - diceva - ma un giorno pagherai il conto.  Ruella aveva ragione. Come sempre.

Poopay: - La sua seconda moglie diceva questo?

Reece: - Ruella. Donna bellissima. Bellissima testa, una gran bella persona, onesta fino in fondo.

Poopay: - E che le è accaduto?

Reece: - L’ho ammazzata.

Poopay (coinvolta): - Lei… ha ammazzato sua moglie?

Reece: - No. Non personalmente. Io…la volevo morta e qualcun altro l’ha ammazzata. In questo stesso hotel. L’ha spinta giù da quella finestra. Lei era mezzo addormentata, poveraccia, e lui l’ha buttata di sotto.

Poopay: - Chi? Chi l’ha ammazzata?

Reece: - Ma cosa ti interessa chi è stato? Tanto il responsabile ero io. L’ha fatto solo perché io, in cuor mio volevo che accadesse. Avevo bisogno che accadesse. E lui lo sapeva.

Poopay: - Ma perché? Perché uccidere sua moglie?

Reece: - Perché si uccide qualcuno? Perché stava in mezzo. E doveva sparire. Stava bloccando il sistema, minacciava di mandare tutto all’aria, voleva dirlo in giro. Era una donna onesta. E negli affari non c’è spazio per una donna buona e onesta.

Poopay: - Lei era la sua seconda moglie?

Reece: - Già.

Poopay: - Non che mi vada di chiederglielo ma cosa…

Reece: - Ha ammazzato anche lei.

Poopay: - Oddio.

Reece: - L’ha affogata. Lei nuotava e lui l’ha tenuta sotto con la testa…

Poopay: - Spero che lei sia pazzo. Perché non vorrei mai che questo fosse vero. Spero davvero che lei sia matto. O rimbambito. Perché non ha fermato tutto questo se sapeva che lui…Di sicuro poteva fermarlo!

Reece: - All’epoca non lo sapevo. Ovviamente no. (Riflettendo) No, mi correggo. Certo che lo sapevo. Ho solo preferito vedere i fatti così come apparivano. Come mi convenivano. Due incidenti convenienti che accadevano proprio al momento giusto per me, per la mia carriera. Alla fine, ci si può sempre convincere che una versione della verità sia proprio la verità.

Poopay: - E cosa le ha fatto cambiare idea?

Reece: - Certi fatti…quel bastardo ubriaco che mi stava di fronte in questa stessa stanza, scolandosi il mio whisky e dicendomi in faccia…

Poopay: - Quale bastardo?

Reece (agitandosi): - Meno di una settimana fa. Rideva…

Poopay: - Chi?

Reece: - “Andiamo, amico. E’ roba di più di trent’anni fa – Jessica. Scordatene. Tutto finito”. Ma Jessica non l’ha scordato, vero? Il 15 agosto 1989. Lei lo ricorda eccome. Nuotava in Corsica…32 anni. Solo 32 anni. Maledetto…E sai dov’ero io mentre questo succedeva? Molto convenientemente?

Poopay: - Non ne ho idea.

Reece: - Indovina, Rachel. Dai. Taiwan. A imbrogliare un mucchio di poveri cinesi.

Poopay: - (Allarmandosi per il suo stato di salute): - Calmo, ora….

Reece: - Ruella…la mia seconda moglie…Ruella. 5 Ottobre 2002. Vedi, ricordo ancora le date esatte…

Poopay: - E lo credo…

Reece: - Accidentalmente caduta giù da quella finestra del sesto piano. Finita sul marciapiede con la vestaglia arrotolata sulle orecchie, che tutti la vedevano. Bella maniera per una donna onesta di finire la propria vita. E io dov’ero?

Poopay: - Australia?

Reece: - Atene.

Poopay: - A truffare Spagnoli.

Reece: - Ad accaparrarmi le riserve mondiali di caucciù.

Poopay: - Utile.

Reece: - Oh, è stato in gamba. Rachel. Un bastardo in gamba.

Poopay: - Siamo di nuovo a lui, adesso.

Reece: - Se non fossi stato così impegnato a fare affari, a far soldi, avrei capito cosa stava combinando. Il mio socio...mi fidavo di lui come di mio fratello. Non ho mai avuto un fratello, sai. Se avessi avuto un vero fratello, non sarei stato costretto a fidarmi di lui.  Sai che mi ha detto? Mi ha confessato di aver ammazzato anche la madre. Strangolata.

Poopay (scioccata): - Oh, ma è tremendo. Strangolare la propria madre.

Reece: - La sua stessa madre! Mi sta di fronte, in questa stessa stanza, si beve il mio Glendfiddich. Oh sì, mi fa. Le ho ammazzate, dice. Non c’è da sbagliarsi, amico, le ho ammazzate. E lo rifarei se fosse necessario. E poi si mette a ridere. Ride e ride e ride. Non l’ho mai visto ridere così - è pazzo, sai – pazzo da legare. Ma non ce l’avrei fatta senza di lui, vedi, Rachel. Io sono come Faust. Hai mai sentito parlare di Faust, Rachel? Credo di sì. Quello sono io. Ho venduto l’anima al diavolo. Quel diavolo.

Poopay (calma): - Mi scusi. Mi scusi dell’interruzione. Sto diventando matta. Mi dice di chi stiamo parlando?

Reece: - Di J.S. Goodman – chi altri?

Poopay: - Chi diavolo è J.S. Goodman?

Reece: - E’ tutto qui. Leggi da te. Vuoi ancora leggerlo?

Poopay: - Tanto me l’ha già raccontato.

Reece: - Allora firma. Per favore firmalo, Rachel. Per favore, Rachel..

Poopay: - No, non sono Rachel…mi chiamo Poopay.

Reece: - Rachel?

Poopay: - E’ francese, vuol dire bambola. La poupée. La poupée est dans la joujou. Merci. Ma lo firmo, stia tranquillo. Mi dia una penna.

Reece: - Sei una brava ragazza, Rachel. Ti voglio bene, lo sai.

Poopay (Prendendo la penna ed esaminando il documento): - Sì…

Reece (Accarezzandole i capelli): - Ti ho sempre voluto bene…

Poopay (Non ci fa caso, studia il documento): - Sì, grazie.

Reece: - Non volevo far ammazzare tua madre. Non volevo.

Poopay: - Allora perché l’ha fatto?

Reece: - Mi serviva il suo denaro, Rachel. Ci serviva il suo denaro per salvare la società.

Poopay: - A te e a J.S. Goodman. Firmo qui, va bene?

Reece: - Grazie, Rachel. Che Dio ti benedica, cara. Hai i capelli di tua madre, sai.

Poopay: - Dipende a chi li hanno venduti. Di chi è quest’altra firma? Sebastian Jerkin?

Reece: - Sebastian, il fattorino.

Poopay :- Solo un posto come questo può avere un fattorino che si chiama Sebastian.

Reece: - E’ un bravo ragazzo, Sebastian, ma non potevo affidargli questa cosa. La commissione.

Poopay (Allarmata): - Commissione? Che commissione?

Reece: - Consegnalo, personalmente, all’ufficio dei miei legali. Whitworth, Constable, Grady e Such.

Poopay: - Legali? Ah no, aspetti. Un momento…

Reece: - E’ scritto qui di fronte. Constable, Grady, Such…Whitworth… Vedi? Ma dev’essere consegnato solo a una certa persona. Non a Bill Whitworth. Non a Whitworth, per l’amor di Dio.

Poopay: - Non a Whitworth?

Reece: - E’ in combutta con Goodman. Ne sono certo. E scordati John Constable, è troppo legato a Bill Whitworth.

Poopay: - Mi scordo Constable, va bene. Grady, invece?

Reece: - No, no. Grady è morto da anni. Non ci fai niente.

Poopay: - E certo, non ci faccio niente.

Reece: - L’uomo giusto è A.P.Such. Persona integerrima. Riuscirai a ricordarti questo nome, Rachel? Tony Such. Alto, con capelli scuri e un…

Poopay: - Senta, non posso far questo. Davvero non…

Reece: - Rachel, ti prego…

Poopay: - Io non sono Rachel! E non voglio entrarci di mezzo! Mi dispiace. Insomma, se questa gente si diverte a buttar giù donne dalla finestra, che speranze posso avere? A quanto pare, quasi tutti i suoi avvocati sono corrotti; e io non voglio averci niente a che fare, mi spiace. Dovrà chiedere a Sebastian. O a Rachel. Mi lasci fuori.

Reece (Quasi in piedi) Rachel! Tu devi.

Poopay: - Lo chieda a Lennox. A tutti ma non a me. Mi spiace. Ora prendo la giacca. …

Reece: - Rachel, ti prego, Rachel… (Si aggrappa a lei)

Poopay: - Per l’ultima volta, la smette di chiamarmi così? Non mi chiamo Rachel. Io sono Poopay Cagney. E adesso, mi lasci andare, va bene?

Reece (in tono implorante): - Per favore, Rachel, ti scongiuro. Per favore.

Poopay: - Si tolga via di dosso! Via! Via! Ha capito? O le spezzo quelle stupide dita. (Lo spinge via) Così va meglio.

Fa per andarsene. Lo sforzo è stato eccessivo per Reece. Cade a terra, facendo rumori soffocati.

Reece (in un rantolo): - Rach…Ra…el..el..el…

Poopay: - Che fa, ora? Che c’è? Che succede?

Reece: - Ra….ellll!

Poopay: - Ma che le succede…?

Reece cade a terra, emettendo dei respiri soffocati.

Oddio! Oddio! Devo andarmene da qui. Mi spiace, ma io me ne vado.

Corre nella stanza da letto.

Reece è ancora per terra, che rantola. Dalla stanza da letto rumore di ante sbattute.

(Fuori scena, nel panico) Dov’è la mia giacca? Che ha fatto con quella cacchio di giacca?

Altro rumore. Poopay rientra con la sua giacca. Inizia ad infilarsela.

Senta, mi dispiace, non chiedo un soldo, va bene?

Reece (debolmente): Rachel.

Poopay (afferrando la sua borsetta): Offre la casa. Spero che si rimetta presto…

Reece (con affanno): - Rachel...per favore…aiutami…

Poopay (esita, infine cede): - Oddio. E va bene. Aspetti. (Mette giù la borsa e prende il telefono. Consulta l’agenda e fa un numero) Lo chiamo. Chiamo il suo… il suo maggiordomo… o quello che è. Ma poi me ne vado, intesi? (Al telefono) Pronto… lei è… insomma, lei?… Sono Poopay… la… consulente specializzata… nella stanza – aspetti un minuto… (Fissa il telefono)… Cosa?… No, non è…è caduto per terra… ha avuto una specie di… pronto… (Cade la linea)

Poopay rimette a posto la cornetta e afferra la borsa. Reece rimane ancora per terra, respirando con evidente difficoltà.

(A Reece, ad alta voce) Ora viene qualcuno. Mi sente? Sta per arrivare qualcuno. Ora starà bene.

Reece geme.

Oh…Ecco qua (Afferra un cuscino sul divano e lo mette sotto la testa di Reece) Io sono una S e M, mica un dottore o un’infermiera del cacchio… Ecco qua. Meglio? ‘Notte ‘notte.

Riprende la borsa e si dirige verso la porta centrale. Ma una volta lì, la porta si apre…

Julian avanza nella stanza.

Julian: - Dove vorresti andare?

Poopay: - E’ lì. Ho fatto quel che ho potuto…

Julian: - Un momento. Che gli hai fatto?

Poopay: - E’ tutto suo. Buona notte.

Julian s’inginocchia accanto a Reece, preoccupato.

Julian: - Reece? Che ti ha fatto? Cosa gli hai fatto, brutta vacca?

Poopay: - Io non ho fatto niente. Buona notte. (Fa per uscire dalla porta)

Julian: Ehi!

Poopay: Cosa?

Julian: - Tu non vai da nessuna parte.

Poopay: - E chi lo dice?

Julian: - Lo dico io.

Poopay: - Ah sì? Tu e chi altro?

Julian: - Io e quei due signori lì in corridoio, tanto per iniziare.

Poopay dà un’occhiata fuori e appare incerta.

E ora gentilmente rientra dentro, per favore.

Poopay (eseguendo): - Guardi che chiedo aiuto, lo sa. Se è il caso.

Julian: - Dammi una mano. Se gli hai fatto del male, ti stacco la testa con le mie stesse mani.

Poopay e Julian sollevano Reece con qualche sforzo.

Piano! Piano!

Poopay (mentre lo fa): - Se continua a minacciarmi, chiamo subito la direzione, sa.

Julian: - E chi se ne frega. L’albergo è nostro.

Poopay (tutta presa): - Ah, sul serio?

Reece manda un gemito.

Julian (A Reece): Tutto a posto, vecchio mio…Bravo. Così.

Scompaiono momentaneamente in camera da letto.

(Fuori scena) Qua sopra.

Poopay (Fuori scena): - Okay.

Poopay rientra.

Ora me ne vado, d’accordo?

Julian rientra in fretta.

Julian: - Ehi! Ho detto aspetta un minuto…

Poopay: - Be’, ho fatto…

Julian: - Mettiti a sedere.

Poopay: - Ho fatto quel che potevo…

Julian: - Siediti!

Poopay si siede.

Tu vai quando ti dico io di andare. Togliti la giacca. Rilassati.

Prende il telefono e fa un numero. Poopay si toglie la giacca, riluttante.

Sono Julian. Chiama il dottor Joachim…sì, ha avuto un altro…Sì. E’ nella mia agenda. Va bene. In fretta.

Julian riattacca. Si gira verso Poopay.

Poopay (piuttosto nervosa): - Non credo di poter ancora esserle utile, vero? Io penso che devo…

Julian: - Allora, che è successo?

Poopay: - Che intende dire?

Julian: - Intendo dire con lui. Che è successo al mio amico il signor Welles?

Poopay: - Niente. Stavamo…

Julian: - Gli stavi facendo dei giochini, è così? Hai tirato fuori la borsa degli attrezzi… (Dà un calcio alla sua borsa)

Poopay: - No. Stavamo solo…

Julian: - Solo cosa?

Poopay: - Parlando.

Julian: - Parlando?

Poopay: - E poi lui è come svenuto.

Julian: - Mentre stavate parlando?

Poopay: - Già.

Julian: - Hai una conversazione travolgente.

Poopay: - Non proprio.

Julian: - Di che stavate parlando?

Poopay cerca di distogliere lo sguardo dalla confessione sul tavolo.

Poopay: - Di niente.

Julian prende il cuscino da terra. Inizia a passarselo da una mano all’altra. Questo gesto attira l’attenzione di Poopay.

Julian: - Lo ripeto ancora una volta. Di che stavate parlando, voi due?

Poopay (con voce fioca) Non me lo ricordo.

Julian: - Non te lo ricordi?

Poopay: - No.

Julian: - Non ricordi una conversazione che hai fatto meno di cinque minuti fa? Hai una memoria difettosa, è così?

Poopay non risponde.

Allora, è così? Tu lo sai qual è a volte la cura per i difetti di memoria? Uno shock. Si dà alla persona uno shock. A volte serve a scuotere il cervello. Come si fa con una macchina che non funziona. Così.

Colpisce rumorosamente il cuscino, poi lo lancia con forza sul divano. Poopay fa un salto.

Ancora una volta, d’accordo? Di che stavate parlando?

Gli occhi di Poopay ricadono momentaneamente sulla scrivania. Julian stavolta intercetta lo sguardo. Poopay ne approfitta per cercare di svignarsela.

(Andando alla scrivania) E questo cos’è? E per questo che eravate così eccitati? – SIEDITI!

Poopay si risiede in fretta. Julian afferra il documento e lo scorre velocemente. Dalla finestra, rumore lontano di un fucile automatico. Lo avvertono sia Poopay che Julian. Julian si dirige alla finestra.

Tutto a posto. Dall’altra parte del fiume. Deptford, credo. (Riprende a leggere) Ah, è così. Sentivo che poteva succedere una cosa del genere. Dovrò controllarlo meglio per il resto dei suoi giorni. Sta diventando un peso, quel vecchio. E non c’è niente come la morte imminente per far risorgere la coscienza sporca. Sei d’accordo?

Poopay (secca): - Non saprei.

Julian: - Tu questo l’hai letto?

Poopay scuote la testa.

No?

Poopay: – No. Nemmeno una parola.

Julian la squadra.

Julian: - Però l’hai firmato, vero? Qui c’è il tuo nome, giusto? Poopay Cagna, Cagney, è così? E’ così. E qui c’è il nostro amico Sebastian. Devo dire una parolina anche a lui. E dici di non averlo letto?

Nessuna risposta.

Allora potresti leggerlo adesso, ti pare? (Le lancia in grembo il documento)

Poopay: - No, grazie.

Julian: - Fa’ come vuoi. Ma dal momento che non ti credo, in ogni caso non ne esci viva, mi capisci?

Poopay all’improvviso si alza, lancia la giacca a Julian che l’ afferra senza difficoltà. Questo dà comunque a Poopay mezzo secondo per attraversare la stanza e correre in bagno dove si chiude dentro a chiave. Julian le va dietro, con ancora in mano la giacca.

Oh, questo sì che è sciocco. E’ proprio sciocco. E’ molto, molto sciocco, non è così? Ora mi stai facendo arrabbiare.

Rimane in piedi per un attimo, poi avanza in fretta verso la camera da letto. Si ferma per un attimo, prende la borsa di Poopay e la porta con sé nella camera da letto.

Nel frattempo Poopay si guarda intorno e si accorge di avere ancora in mano la confessione. Decidendo che la cosa migliore da fare è sbarazzarsene, s’inginocchia e la nasconde nel bidet, come prima. Si rimette in piedi e per la prima volta vede che c’è un’altra porta che collega il bagno alla camera da letto. Vuole andarla a chiudere ma Julian è lì prima di lei.

Julian avanza nel bagno.

Ha ancora la borsa di Poopay. Lei indietreggia fino ad arrivare al bidet. Perde l’equilibrio e si siede. Julian è in piedi sopra di lei.

Poopay: - Possiamo parlarne. Non c’è bisogno…insomma, io non andrò a…

Julian apre la borsa.

Julian: - Hai una vera collezione, qui, vero? Manette, fruste, gatti a nove code. Cose che una ragazza porta in borsetta, di questi tempi. Cos’è tutta questa robaccia?

Poopay: - Io sono…sono…sono…

Julian: - Tu sei cosa? Cosa sei esattamente?

Poopay (con voce sottile): - Sono una dominatrice…

Julian: - E lo sei adesso? Oh, certo che mi stai mettendo addosso una fifa del diavolo.

Poopay: - A te piace? Insomma, se è quello che…sarei felice di…insomma, gratis…nessuna spesa…

Julian: - Non ti toccherei neanche con lo scopino del cesso, lurida puttana.

Poopay: - Sì, va bene, come vuoi.

Julian: - Quel che ci serve adesso, correggimi se sbaglio, dominatrice, è qualcosa di simile a una tragedia. Un vecchio gentiluomo, un distinto uomo d’affari, pilastro della società, richiede i servizi di una prostituta, insieme ai suoi arnesi perversi. (Scaglia la borsa oltre la porta della camera da letto) Dopo aver lasciato il suo cliente inerme come un bambino, lei va in bagno per vedere se c’è qualcosa da rubare. Droghe forse? Sì. Apre lo stiletto del bagno…. (lo fa) …alla ricerca di qualcosa che le dia un po’ di eccitazione, che faccia funzionare il suo stupido cervellino… e alla fine trova questo, sembra interessante, vero? …che ingoia in un colpo solo. (Prende un bottiglietta) Ma nell’entusiasmo non si preoccupa di leggere, sul retro: “Attenzione. Non eccedere le dosi consigliate”. Oddio, che svista. E queste pillole, che l’avida ragazza ha già ingoiato, risultano la causa del suo triste decesso. Così dovrebbe funzionare, che dici?

Apre il tappo della bottiglietta. Versa delle pillole sul palmo di una mano. Con l’altra tiene la bottiglietta aperta di medicinali. Poopay lo guarda, sgomenta e incantata.

Ora abbiamo una scelta. Questa cosa può essere volontaria – o può essere obbligatoria. Dipende solo da te.

Poopay: - Tu... tu potresti andare in prigione per questo, lo sai…

Julian la fissa, sconcertato. Di colpo inizia a ridere. A lungo e forte. Non è un rumore piacevole. Poi la risata si ferma.

(In un sussurro): Oddio, tu sei lui, vero? Lui. Tu sei J.S. Goodman?

Julian: - Julian per gli amici. (Allungando le mani) Su, vieni.

Poopay indietreggia.

No? Va bene. Saranno le maniere forti, allora.

Poopay (un ultimo tentativo): - Se fai, non la riavrai mai. La sua confessione. Il pezzo di carta che ha firmato. Se mi uccidi, non lo troverai.

Julian (lentamente): - Dov’è? (più forte) Dov’è? (Selvaggiamente) DOV’E’?

Julian passa la bottiglia alla mano che tiene anche le pillole; rapidamente si slancia e afferra Poopay per i capelli. La tira a sé, la parrucca di Poopay gli rimane in mano. Julian rimane un attimo sconcertato.

Poopay si lancia verso la porta della stanza da letto.

(Arrabbiato) Vieni qui! (Gridando) Mamma?! Vieni qui, mamma!

Poopay (correndo): - Mamma?

Julian la insegue nella stanza da letto. Poopay riappare dall’altra porta del salotto, correndo. Va alla porta centrale, la apre, si ricorda e poi la richiude. Si guarda intorno e si lancia verso l’unica porta che rimane, la porta di comunicazione. Nel frattempo, Julian esce dalla stanza da letto rientrando in bagno, per tagliarle la strada... Ha abbandonato la parrucca e le pillole. Cerca di aprire la porta del bagno che dà sul salotto. Non ci riesce, perché Poopay l'aveva chiusa a chiave; questo gli fa perdere qualche istante. Julian lotta con la serratura, bestemmiando. Ciò dà a Poopay il tempo di avanzare nello spazio oltre la porta comunicante e chiudere la porta. Rimane lì senza fiato, nello spazio buio e ristretto. Julian, che le è di nuovo dietro, cerca di forzare la maniglia della porta ma il corpo di Poopay la tiene chiusa. Di colpa anche lui comincia ad ansimare.

Julian (tra sé e sé): - Sono troppo vecchio per queste cose, mamma. (A Poopay, attraverso la porta) Puoi restare lì dentro tutto il tempo che vuoi. Non puoi andare da nessuna parte, lo sai. E’ collegata solo con la porta della stanza a fianco. Lì c’è solo uno sgabuzzino. Nessuna via d’uscita. Solo un grande armadio a muro. (Sforzando la maniglia) Su, andiamo, esci fuori!

Suonano alla porta. Julian, a corto di fiato, impreca.

Posso aspettare. Ti aspetterò. Non preoccuparti.

Julian si guarda intorno e prende una rapida decisione. Cambiamento di piano. Prende la pelliccia di Poopay dal pavimento e va in bagno, chiudendo intanto gli armadietti. Suonano di nuovo.

(Gridando) Va bene. Arrivo. Arrivo. Fate piano, c’è un moribondo, qui.

Julian scompare nella camera da letto.

Poopay, sola nell’armadio a muro, prova l’altra porta. Si apre. Nello stesso momento, il complesso di porte e vano gira, e alla fine lei si ritrova nello stesso luogo che ha lasciato.

Siamo nello stesso posto ma abbiamo cambiato periodo. Siamo indietro di vent’anni. E’ il 2002.

Poopay avanza piano, cercando di abituare gli occhi all’oscurità. Inizia a camminare per la stanza. Inciampa in qualcosa.

Poopay: - Ahi!Ahi!

Ruella (dalla camera da letto): - Che succede? Chi c’è?

Poopay si ferma.

Chi è?

Poopay si precipita alla porta comunicante ma non riesce a localizzarla. Nel frattempo, si accendono le luci in salotto.

Ruella è in piedi in vestaglia. Sui quarantacinque anni, è una donna bella ed elegante – di quel genere che le altre donne aspirano ad essere – capace e determinata e, come descritto da Reece, con un fiero senso dell’onestà e della giustizia. Al momento è piuttosto arrabbiata per l’intrusione.

Chi diavolo è lei?

Poopay (confusa): - Mi spiace, io…io sono… (Sta crollando)

Ruella: - Cosa sta facendo qui? Questa è la mia stanza…

Poopay: - Mi spiace, pensavo fosse un armadio.

Ruella: - Un che?

Poopay: - Un armadio a muro. Mi avevano detto che era un armadio. Mi spiace.

Ruella: - E’ la mia stanza.

Poopay: - Già.

Ruella: - La mia. Perché pensava che fosse un armadio? Cercava un armadio? Perché vuole un armadio?

Poopay: - Non voglio un armadio, cercavo di…

Ruella: - Perché è vestita in quel modo? Va a una festa in maschera?

Poopay (con i denti che battono): - No, no, sono una dom… una dom..

Ruella: - Lei è cosa?

Poopay: - Sono una dominatrice.

Ruella: - Una dominatrice?

Poopay: - Sì.

Ruella: - Non so nemmeno cos’è, mi spiace. E’ qualcosa di sessuale, giusto?

Poopay ha un gemito.

Be’, non può farlo qui, qualsiasi cosa sia. E’ sotto droga o qualcosa del genere? La prego di lasciare la mia stanza immediatamente altrimenti chiamerò la Vigilanza.

Poopay (debole): - No…no..

Ruella: - Cosa vuol dire no? Esca subito. E’ quasi mezzanotte. E voglio dormire un po’. Ho una montagna di cose da fare domani.

Poopay: - Là fuori mi stanno aspettando.

Ruella: - Fuori dove?

Poopay: - Lì.

Ruella: - Cosa, fuori della stanza? Ma quante siete?

Ruella avanza e apre la porta. Dà una rapida occhiata da un lato e dall’altro del corridoio. Nel frattempo, Poopay indietreggia verso un angolo della stanza, in preda al panico.

Poopay (terrificata): - No…

Ruella (chiudendo la porta): - Be’, non c’è niente qui fuori, a parte scarpe sporche.

Poopay si acquatta, tremando e gemendo.

Evidentemente ha avuto una brutta esperienza, lei è in preda a un’allucinazione. Be’, io non posso aiutarla. Chiamo la Vigilanza.

Poopay (un grande grido): - NO!!!!!!!!!!!

Ruella (con forza): - Ma vuole abbassare la voce? Ci sono persone in quest’albergo che stanno cercando di dormire. Per l’amor di Dio, abbia un po’ di considerazione per gli altri. Che le succede? Si dovrebbe vergognare. Ora, si sieda e si calmi. Si controlli, su, lei è grande e vaccinata.

Poopay, non per la prima volta, stasera, fa docilmente quanto le viene chiesto. Ruella prende il telefono e fa lo 0.

(Al telefono) Salve. E’ la suite 647. Sono appena stata svegliata da una donna che ha fatto irruzione nella stanza. Sembra essere sotto l’effetto di droga ed è vestita di plastica.

Poopay: - Cuoio.

Ruella: - Come? Cuoio. Vestita in cuoio. Volete per favore venire a portarla via…Grazie….Sì, 647. Signora Welles. E non è quel che mi aspetto da un albergo a cinque stelle.

Poopay: - Signora Welles? Lei è la signora Welles?

Ruella: - Sì.

Poopay: - Lei è sposata al Signor Welles?

Ruella: - Già. Stranamente. Provvisoriamente. E non credo ancora per molto tempo – comunque, che c’entra lei? Sono cose che non la riguardano.

Poopay: - Il Signor Welles che possiede questo hotel? Il Signor Welles della stanza a fianco?

Ruella: - La stanza a fianco?

Poopay: - Di là. Dietro quella porta.

Ruella: - Certo che no. Mio marito è all’estero, al momento. E di certo non possiede quest’albergo, perché se così fosse gli direi di venderlo immediatamente. E poi non c’è un’altra stanza, dietro quella porta. Non di là. E’ un ripostiglio o qualcosa del genere. Ho guardato qui sulla piantina. Controllo sempre le uscite di sicurezza. La maggior parte di questi posti sono trappole mortali.

Poopay: - No, invece lì dietro c’è una suite. Una grandissima suite tipo questa. (Iniziando a piangere) Lo giuro. La prego, mi creda.

Ruella (in tono più gentile): - Ascolti. Cerchi di calmarsi. Si sieda lì da brava e faccia dei gran respiri, così.

Poopay esegue.

Ecco. Non così veloce. Piano. Piano. Come ti chiami?

Poopay: - Poopay.

Ruella: - Poopay. E’ il tuo vero nome? Non può essere.

Poopay: - No.

Ruella: - Come ti chiami esattamente, allora?

Poopay: - Phoebe.

Ruella: - Phoebe? Oh, è molto più carino.

Poopay: - Io lo odio.

Ruella: - Be’, non dovresti. E’ un nome molto fine. Febe era una dea. Lo sapevi?

Poopay: - Davvero?

Ruella: - Oh sì. Una molto importante. La sorella di Apollo, dio del sole. Non poteva essere più importante di così, ti pare? Dovresti esserne fiera, Phoebe. Guarda, non so cosa ne penserebbe se ti vedesse in questo stato.

Poopay: - Lei è sicura che non c’è una suite dall’altra parte? Proprio sicura?

Ruella: - E’ solo uno sgabuzzino, te lo assicuro. Vuoi guardare? Non so nemmeno se è aperto.  (Fa per andare alla porta)

Poopay (di nuovo allarmata): - No, non apra quella porta. La prego.

Ruella: - Va bene, va bene…C’è qualcosa che ti ha spaventata a morte, vero? Cos’è? Dimmelo. Dimmelo. Ti ascolto.

Poopay: - Ha cercato di uccidermi.

Ruella: - Chi? Chi ha tentato di ucciderti?

Poopay: - J.S. Goodman.

Ruella: - J.S.? Vuoi dire Julian Goodman?

Poopay: - Julian, sì, Julian Goodman. Lo conosce?

Ruella: - Sì, certo che lo conosco. E’ il socio di mio marito.

Poopay: - Suo marito?

Ruella: - Mio marito, Reece. Reece Welles.

Poopay: - Ma è lui, è lui.

Ruella: - Cosa?

Poopay: - Il vecchio della porta a fianco. Suo marito, l’uomo che è ha avuto un collasso.

Ruella (Paziente): - Riproviamo, d’accordo? Mio marito è sì Reece Welles, ma non si trova in questo albergo.

Nel frattempo va un istante in camera da letto, poi rientra con indosso una vestaglia da camera.

Non tornerà prima di domani all’ora di pranzo. Tentativo finale, da parte sua, per una riconciliazione, ma, per quanto mi riguarda, decisamente troppo tardi. Ho resistito per dodici anni ma ora basta. Non so quali siano i tuoi rapporti con Reece, cara, e non li voglio nemmeno sapere, ma da domani, avrai campo libero. Anche se forse dovrai fargli visita in prigione, ti avverto.

Poopay: - No, non capisce, lui è…

Ruella: - Fra l’altro, sulla tua agenda lui sarà pure un vecchio. Ma per quanto mi concerne, è ancora un uomo relativamente giovane di cinquant’anni. Questo detto da una donna relativamente giovane di quaranta cinque.

Poopay: - Cinquanta? Non può averne solo cinquanta. Lui è…

Ruella: - Quanto a Julian, ne so meno, devo dire. Ma è un uomo assolutamente spregevole, capace di tutto.

Poopay: - Ha ammazzato anche sua madre…

Ruella: - Per quel che so di Julian, è una cosa possibile. Ma mio marito è pazzo di lui. Ai suoi occhi, Julian non farebbe niente di male. Il che è una delle ragioni per cui lo lascio. O Julian o me. Chissà per quanto ancora pensavano di farla franca. Forse credevano che me ne sarei rimasta lì a lasciare che si arricchissero con gli imbrogli.

Poopay: - Dio mio. Ma io ho appena, ho appena – Qual è il suo nome? No, aspetti. Glielo dico io. Non Jessica, quella era la prima. Lei è Rue…Rue…

Ruella: - Ruella.

Poopay: - Ruella, già. Ha ragione.

Ruella: - Lo credo bene.

Poopay: - Lui deve aver confuso tutto, vede. Suo marito. Pensava che io fossi sua figlia Rachel, sa. Aveva la testa in confusione. Ha detto che lui ha ammazzato Jessica e poi ha ammazzato lei.

Ruella: - Reece ha detto questo?

Poopay: - Sì, solo che era in confusione. Ha in mente di ucciderla, ma non l’ha ancora fatto.

Ruella: - Lui è in Grecia.

Poopay: - Grecia, già. Grecia. Ad arraffare tutto il caucciù. Solo che non può essere in Grecia, giusto? Lui è qui a fianco.  Ma non può essere lì a fianco, perché lui “deve” essere in Grecia così Julian può ammazzarla, capisce.

Ruella: - Julian? Anche Julian mi ammazza?

Poopay: - No, non “anche”. E’ Julian quello che lo farà, capisce. Ha in mente di gettarla giù da una finestra dell’albergo. Quella della stanza a fianco. Mentre Reece è in Grecia.

Ruella (fissandola): - Io penso sia tu in confusione, non mio marito. Dei gran respiri, adesso. Gran respiri. Testa fra le ginocchia…

Ruella delicatamente ma fermamente spinge la testa di Poopay fra le sue ginocchia.

Così. Inspira, mentre sali su. Poi giù – e tutto fuori – così. (In tono familiare, come una parrucchiera) Allora, com’è…essere una prostituta? E’ divertente?

Poopay (Venendo su): - Non molto, no.

Ruella: - E cosa fai, quando stai…dominando? E’ una cosa faticosa? Continua a respirare…

Poopay: - No, va bene, insomma, è un po’ più interessante del lavoro semplice.

Ruella: - E che devi fare esattamente?

Poopay: - Picchiare la gente, legarli, cose così.

Ruella: - Non sembra particolarmente allettante, no?

Poopay: - A loro sembra che piace.

Ruella: - Be’, c’è a chi piace ascoltare l’heavy metal ma non credo che questo vada incoraggiato…

Suonano alla porta.

Oh, eccoci qua.

Ruella va verso la porta. Poopay si accovaccia e geme.

(In tono rassicurante) Ora è tutto a posto, è tutto a posto. E’ solo il guardiano dell’albergo.

(Prima di aprire) Chi è?

Harold (fuori scena): - Vigilanza. Harold Palmer.

Ruella (a Poopay): La Vigilanza. Eccoci qua. (Aprendo la porta) Prego.

Entra Harold, guardia giurata dell’albergo. Un uomo lugubre che ne ha viste di tutti i colori. Al momento ha cinquant’anni.

Harold: - Sera, Signora Welles. Mi spiace dell’accaduto. A volte ti scivolano sotto il naso (Vedendo Poopay) Oddio, e questa da dove spunta fuori, ma se ne va in giro così? Non lo so, signora, diventa sempre peggio. Su, alzati. Ti porto giù con l’ascensore di servizio. Non puoi passare per la reception conciata a quel modo. Spaventeresti il portiere di notte.

Ruella: - Sia gentile con lei. Ha avuto una specie di shock.

Harold: - Si è guardata allo specchio, probabilmente.

Poopay: - E chiudi la bocca!

Harold: - Ehi, ehi, ehi.

Ruella: - Senti, ti presto il mio impermeabile. Però devi rendermelo. Mi fido di te, d’accordo?

Poopay: - Grazie. D’accordo.

Ruella va un attimo in camera da letto.

Harold: - Non ce n’è bisogno, Signora Welles, troverò io qualcosa. Le getto addosso un sacchetto di plastica o una cosa del genere. Non voglio sporcare la sua giacca.

Poopay: - Senti tu, ora me le hai rotte!

Harold: - Tu bada a come parli. Questo è un albergo rispettabile.

Poopay: - Rispettabile?

Ruella rientra con una giacca a vento.

Ruella: - Ecco qua.

Poopay (mettendosi su la giacca): - Questa è bella. Devo dirlo a Lennox…

Harold: - Lennox? Chi è Lennox?

Poopay: - Quel magnaccia lurido bastardo del portiere capo. “Quel” Lennox. (A Ruella) Molte grazie.

Harold: - Lennox? Il portiere capo si chiama George.

Poopay: - George? Ma dove sei stato? Sveglia! George è morto, chiaro?

Harold: - Morto? No, lo sembra ma non lo è.

Poopay: - George è morto secoli fa. Circa otto anni. Investito da un taxi. Dove sei stato? Dormivi?

Harold: - Su, da questa parte, e prima che vai, ti scatto una polaroid. Di sicuro qui non ci torni.

Poopay (Ignorando Harold, a Ruella): - Arrivederci. Grazie molte, lei è stata molto gentile. Solo – lo so che pensa che sono matta – ma stia attenta, d’accordo? Stia molto, molto attenta.

Harold: - Andiamo.

Poopay (indicando la porta comunicante): - E si tenga lontano da quella porta. Qualsiasi cosa faccia. Lui è dall’altra parte. D’accordo?

Harold (trascinandola fuori): - Questo è l’ultimo avvertimento.

Poopay: - Sì, ok. Non mi spingere.

Ruella (turbata da qualcosa): - Solo un istante – Harold – è Harold, giusto?

Harold: - E’ così, signora. Harold Palmer.

Ruella: - Phoebe…

Poopay: - Sì?

Harold (sprezzante): - Phoebe?

Ruella: - Cosa è successo a Jessica, ti ricordi? Come è morta?

Poopay: - E’ stata affogata. Nel – aspetti – sì, nel 1989. L’anno in cui sono nata. Nuotava in Corsica. Aveva trentadue anni. Una cosa così. Doveva sembrare un incidente. Ma non lo era. Lui la teneva giù. Per i capelli.

Ruella (piuttosto scossa): - Capisco.

Harold: - Va bene. Ora andiamo, Phoebe. (Ridendo) Phoebe…

Poopay (mentre Harold la trascina via): - Phoebe, lo vede…

Ruella: - Tu invece vai avanti, ragazza. Vai avanti con Phoebe.

La porta si chiude su Harold e Poopay.

Ruella è pensierosa. Scuote la testa.

(Tra sé e sé) L’anno in cui è nata? Magari mente sull’età ma non può farsi passare per una tredicenne.

Fa un passo verso la porta comunicante, cambia idea e poi muove verso la camera da letto. Sta per entrare e spegnere le luci in salotto, ma esita. Torna alla porta comunicante, la mano sulla maniglia, sul punto di decidere.

Ridicolo. Proprio assurdo. Ma tanto non ci dormirei sopra.

Cautamente apre la prima porta, avanza in quello spazio e si accorge che deve chiudere la porta prima di poter aprire la seconda.

(In piedi, in quello spazio ristretto): - Aiuto.

Quella parte di scena gira come prima. Ruella apre la seconda porta e si ritrova nella suite, che ora è al buio. L’anno è cambiato di nuovo. Siamo ora nel 1982.

(Al buio) Strano tipo di sgabuzzino.

Ruella avanza nella stanza, tastando i mobili. Dalla stanza da letto risatine di donna e grugniti di uomo. Sposini che si divertono al buio.

Oh no. Non negli sgabuzzini. Ma sono proprio dappertutto.

Inizia a indietreggiare. E’ difficile. Prima che sia riuscita ad andarsene, una giovane donna esce dalla camera da letto.

E’ Jessica, giovane sposa di venticinque anni, ricca, carina e vivace.

Jessica (rivolta a qualcuno nella camera da letto, ridacchiando): - Devo andare. Devo andare. Scusa, sto scoppiando. Scusa….

Reece (Fuori scena, dalla camera da letto): - Hai preso la porta sbagliata…

Jessica: - Questo cos’è?

Reece (fuori scena): - Il bagno è dall’altra parte.

Jessica: - Oh, dove sono? Mi sono persa, mi sono persa. Dov’è il bagnetto? Ho bisogno del bagnetto…

Reece esce dalla camera da letto.

Reece: - Solo un minuto, eccoci, ma tu…

La stanza s’inonda di luce, appena Reece accende l’interruttore. Lui e Jessica sono entrambi quasi nudi. Fortunatamente Reece ha con sé un lenzuolo che entrambi si stringono addosso, in un movimento fulmineo, appena vedono Ruella.

Jessica (strillando per la sorpresa) Ah!

Reece (uguale): - Ah!

Reece ha ora trent’anni. Fissano Ruella. Ruella fissa loro. Un silenzio scioccato.

Com’è entrata qua dentro? Questa è una stanza privata.

Jessica (facendogli eco): - …stanza privata.

Reece: - Esca immediatamente.

Jessica: - Esca.

Ruella (ancora sbalordita): - Mi spiace, io…

Jessica: - Come ha osato!

Reece - Come ha osato!

Ruella (con stupore): - Reece?

Reece (confuso): - Come?

Ruella: - Jessica?

Jessica (anche lei confusa): - Sì?

Reece: - Guardi, non so chi sia ma…

Ruella (confusa): - Sì, mi spiace. Me ne vado, me ne vado. Me ne vado subito. Mi spiace.

Ruella, nel panico, apre la porta comunicante e avanza di spalle in quella spazio, chiudendo la porta.

Reece: - No, non da quella parte…

Si slancia in avanti, rivelando di essere in mutande. Cerca di seguire Ruella ma scopre che la porta non si apre. Ruella rimane per un istante in quel piccolo spazio, riprendendosi dallo shock.

Ma che faccia tosta….

Jessica: - La conosci?

Reece: - Certo che no. Mai vista prima in vita mia.

Jessica: - Sembrava che ti conoscesse, sapeva il tuo nome…

Reece: - E sapeva anche il tuo, per la verità.

Jessica: - Già. Che strano. Bizzarro.

Reece: - Andiamo, prenderai freddo.

Jessica: - Ho ancora bisogno del bagno.

Jessica va in bagno. Reece spegne le luci e la segue.

Reece: - Allora vai in bagno.

Jessica (fuori scena): - Non ci vado da sola, però. Non adesso.

Ruella si è ripresa abbastanza da aprire la porta successiva. Quella parte di scena gira. Apre la porta con una certa lentezza.

E’ di nuovo nella sua vecchia stanza dove le luci sono accese, come prima.

Il suo telefono inizia a suonare. Si affretta a rispondere, chiudendo la porta dietro di lei.

Ruella: - Pronto…Harold…Chi? Phoebe? …Ah sì? La faccia venir su. No…sì…Sì, certo che lo so…Immediatamente…. (Riattacca. Ancora non si è ripresa dallo shock) Oh. Oh-h-oh.

Ruella va alla credenza, la apre, facendo intravedere un mini-bar. Prende una bottiglietta di brandy, trova un bicchiere su una mensola e se ne versa una bella dose. Scaglia la bottiglia nel cestino dei rifiuti e scola il liquido in un colpo. Ha gli occhi in lacrime. Sta per prendersi un altro drink, quando suonano alla porta. Ruella va alla porta principale.

Chi è?

Harold (fuori della porta): - Vigilanza…Harold Palmer

Ruella apre la porta in fretta e fa entrare una sconvolta Poopay e Harold.

Ruella: - Entrate, entrate. Grazie mille, Harold.

Ruella fa entrare Poopay.

Harold: - Spero che sappia cosa sta facendo, Signora Welles.

Ruella: - Grazie mille.

Harold: - Vuole che resti a tenerla d’occhio?

Ruella: - No, Harold, è tutto a posto. Non ce n’è bisogno.

Harold: - Bene, io sono di sotto. Mi faccia uno squillo quando ha finito. Vengo a riprenderla. E' in condizioni molto precarie, se vuole il mio parere. (A Poopay) Ancora dei problemi e la prossima volta sarà la polizia. Intesi?

Ruella (portandolo verso l’uscita): - Grazie, Harold.

Harold esce.

Ruella chiude la porta e si rivolge a Poopay.

Poopay (guardandola): - Sono felice di rivederla.

Ruella (abbracciandola, con impeto): - E’ bello rivedere te.

Poopay contraccambia. Le due donne si stringono per un istante, sono entrambe bisognose di aiuto.

Poopay (la prima a riprendersi): - Sono stata lì fuori. Non so che sta succedendo. Il mio appartamento è sparito.

Ruella: - Sparito?

Poopay (con i denti che battono): - Non c’è più. E’ svanito. Non solo il mio appartamento. Tutto il palazzo, cacchio. Ma non posso esserselo portato via, no? O averlo buttato giù dopo le otto e mezza di stasera. Non è possibile.

Ruella: - Sei sicura di non essere andata nella strada sbagliata?

Poopay: - No! Insomma, non so più dove abito, per amor di Dio. Non può essere scomparso. Era un palazzo comunale, capisce.

Ruella: - No.

Poopay: - Insomma, di proprietà pubblica. Pubblica, non privata.

Ruella: - Un momento. Bevi qualcosa. Hai bisogno di qualcosa.

Poopay: - Sì, grazie.

Ruella fa una nuova incursione al mini-bar.

Hanno chiuso anche il Centro Virtuale.

Ruella: - Il che?

Poopay: - Al suo posto c’è una videoteca. Videoteca, capisce. Non ne vedevo una da anni. Ma chi cacchio affitta ancora video cassette?

Ruella: - Brandy o whisky?

Poopay: - Whisky va bene.

Ruella: - Ora dobbiamo sederci, calmarci un attimo e cercare di capirci qualcosa. Ecco. (Dà un bicchiere a Poopay)

Poopay: - Grazie.

Ruella: - Non c’è niente che non possa essere spiegato con la logica.

Poopay (scettica): - Ah sì?

Ruella: - Anche se la logica – in questo caso - è stranamente illogica…

Poopay: - Mi sono già persa. (Sollevando il bicchiere) Salute.

Ruella: - Sì, cin cin.

Bevono. Ruella si accalora.

Prima di tutto, devo dirti che anch’io sono stata dall’altra parte.

Poopay: - Di là?

Ruella: - Sì.

Poopay: - Era ancora lì? L’hai visto?

Ruella: - Julian? No, non l’ho visto. Ma ho visto mio marito.

Poopay: - Come sta? Va un po’ meglio?

Ruella: - Piuttosto bene, anzi benissimo. Se la sta spassando.

Poopay: - Deve avere un buon dottore. L’ultima volta che l’ho visto, stava morendo.

Ruella: - Dimmi una cosa, Phoebe. Quanti anni dici che ha, Reece?

Poopay: - Oh, non lo so. Settanta? Settanta cinque?

Ruella: - Non più giovane?

Poopay: - Non direi.

Ruella: - Non, diciamo, sulla trentina?

Poopay: - Trentina?

Ruella: - Sì.

Poopay: - No, a meno che non abbia avuto un’infanzia tremenda. Ma perché me lo chiede?

Ruella: - Vedi, io penso che il Reece che ho appena visto…non sia il Reece che hai visto tu.

Poopay: - No?

Ruella: - No. E nemmeno il Reece che conosco io.

Poopay (indicando il bicchiere di Ruella): - Ne ha bevuti già un bel po’, vero?

Ruella: - Ne vuoi un altro?

Poopay: - Io penso che una di noi deve rimanere sobria.

Ruella (un’improvvisa intuizione): - Phoebe, in che anno pensi che siamo?

Poopay: - Anno?

Ruella: - Sì, la data. Per te.

Poopay: - Per me? (cercando di ricordare) Be’, è il venti luglio…? No, venticinque.

Ruella: - Di luglio?

Poopay: - Già.

Ruella: - E l’anno?

Poopay: - E l’anno – guardi un po’ – è il 2022, senta ma che le prende?

Ruella: - 2022?

Poopay: - Sì, e allora?

Ruella: - Aspetta un attimo.

Ruella si alza e va nella stanza da letto.

Poopay (a se stessa): - Non ci credo. Sono circondata.

Ruella ritorna con un quotidiano. Lo passa a Poopay.

Ruella: - Dai un occhiata qui.

Poopay: - Oh sì, che bella idea. Un uomo cerca di ammazzarmi, un altro quasi schiatta, un altro se la fila col mio appartamento e noi ce ne stiamo qua sedute a leggere il giornale, è così?

Ruella: - Non leggerlo. Guarda solo la data.

Poopay: - La data?

Ruella: - Solo la data.

Poopay (con un’occhiata superficiale al giornale): - Ah sì. Sai che divertente.

Ruella: - 2002, giusto?

Poopay: - Sì, io c’ero – vediamo, c’ero nel 2002? Una bambina. Piccolissima, molto, molto giovane. (Onesta) Be’, in verità ne avevo già tredici, ma non lo dire a nessuno. Li ho visti anch’io, questi giornali. Li puoi avere per il giorno del tuo compleanno, ad esempio, giusto? (Ora è presa dal giornale. Lo apre a caso alla pagina della moda. Scoppia a ridere) Ehi, ehi! Guarda qua. Ma te li ricordi? Li portavamo anche noi, vero? Mia mamma di sicuro.

Ruella: - Phoebe!

Poopay: - Qui, guarda questo tizio, te lo ricordi?

Ruella: - Sì, benissimo. Ascolta…

Poopay: - E’ andato in prigione, giusto?

Ruella: - Phoebe, senti… (coinvolta) Mio Dio, davvero ci è andato?

Poopay: - Ma te lo ricordi, uno scandalo terribile! Lo ricordo persino io…

Ruella: - No, io non lo ricordo e qui sta il punto.

Poopay: - Ne hanno fatto un film con come si chiama – lo sai, quel cantante.

Ruella (forte): - Phoebe, è il giornale di oggi.

Poopay: - Come?

Ruella: - E’ il giornale di oggi. E’ il giornale di oggi. Guarda. Questa è la data di oggi. Mercoledì, 5 ottobre 2002. E’ quando sto vivendo io. Ruella Welles. Io sono la seconda moglie di Reece che secondo te è morta. Assassinata. E quel che è peggio, dieci minuti fa ho visto Jessica, la prima moglie di Reece che sia io che te sappiamo essere morta – per me, in seguito a un incidente; per te, anche lei, assassinata.

Poopay (fissandola per un istante): - Tu sei morta?

Ruella: - In un certo senso.

Poopay (posando il bicchiere): - Io me ne vado.

Ruella: - Aspetta.

Poopay: - No, qui sta diventando troppo strano.

Ruella: - Ma non vedi? Ha tutto a che fare col tempo.

Poopay: - Già, è tempo di andare a casa.

Ruella: - Phoebe, non puoi andare a casa. Non vedi che c’è – come lo chiamano – una deformazione temporale ….Noi veniamo da periodi diversi. Per te è il 2022, per me è il 2002, e per Jessica, un altro momento, sembrava fossero in luna di miele – quando sarà stato – 1982? Sì, questo avrebbe un senso, una differenza di vent’anni. Certo. E in qualche modo – attraverso il tempo – ci siamo – unite. Siamo state unite. Tu, io e lei.

Poopay (sbalordita): -Tu, io e lei.

Ruella: - Questo spiega tutto.

Poopay: - Ma perché ci saremmo unite? Cosa ci unisce?

Ruella: - Non lo so. Julian?

Poopay: - Julian?

Ruella: - Forse ci ha uccise tutt’e tre.

Silenzio. All’improvviso Poopay inizia a gridare. Ruella è spaventata. Afferra Poopay.

(Scotendola): - Phoebe! Phoebe! Su, dai. Dai. Riprenditi.

Poopay (calmandosi): - Mi dispiace.

Ruella: - Così va meglio.

Poopay: - Non dobbiamo disturbare quelli della porta a fianco, giusto?

Inizia a ridere, in un modo incontrollabile. Ruella, suo malgrado, la imita.

Ruella (ridendo): - Cosa, gli sposini, dici?

Poopay (ridendo): - Pensavo più all’assassino, veramente. Dovrà pur farsi un riposino.

Ridono ma poi si fermano. Breve pausa. Riflettono.

Non ce la faccio, a reggere. Mi dispiace… (Inizia a piangere silenziosamente)

Ruella: - No, dispiace a me. Non è stata la migliore delle teorie. Mi dispiace, stavo solo – solo cercando un legame. Qualcosa per spiegare perché…Su, forse possiamo cambiare le cose…

Poopay (gridando): - Siamo tutte morte, ecco cosa. Siamo morte e andate all’inferno. Questo albergo è all'inferno.

Ruella: - Ma le cose si possono cambiare. Le cose sono già cambiate. Tu sei qui. E questo certamente ha cambiato le cose per me. Almeno ora so che sarò buttata giù da una finestra. Non è un grande aiuto, ma è già qualcosa. E quanto a Jessica – be’, ho rovinato la sua notte di nozze, poverina. E questo è un inizio, giusto?

Poopay: - Ma come possiamo cambiare le cose? Non possiamo.

Ruella: - Questo è un atteggiamento molto arrendevole, devo dire.

Poopay: - Que sera…

Ruella: - Oh, non essere patetica. Su, coraggio. Vinceremo noi. Combatteremo e vinceremo. Sennò perché avremmo avuto quest’occasione, eh? Dimmelo. La prima cosa da fare è avvertire Jessica. Non penso sia in pericolo adesso. Se è in luna di miele ora nel 92, non sarà affogata prima del…99. Questo le dà un buon sette anni. Comunque va messa in guardia. E forse le azioni nuove che lei farà cambieranno le cose anche per noi. Forse lei può farlo arrestare. Ma perché l’hanno ammazzata, te l’hanno detto?

Poopay: - Avevano bisogno dei suoi soldi per salvare la ditta.

Ruella: - Oh Dio, patetico. Neanche uno straccio di crime passionnel.  (neanche la decenza di...) Tipico di Reece. Ma quel che ci serve è una prova, vedi. Per convincere Jessica. E non sarà facile. Una donna pazzamente innamorata non accetterà facilmente l’idea che suo marito pensi di ucciderla fra sette anni.

Poopay: - Forse potrei travestirmi da chiromante.

Ruella: - Penso tu ti sia mascherata abbastanza per questa sera, scusa se te lo dico. Anzi, dobbiamo trovarti degli abiti adatti. Non puoi apparire nella suite degli sposini così.

Poopay: - Suite degli sposini? Io lì non ci vengo.

Ruella: - Certo che sì. Lo facciamo insieme. L’unione fa la forza.

Poopay: - Io non vado da nessuna parte. Voglio andare a casa.

Ruella: - Phoebe, non puoi andare a casa. Cerca di ragionare. Se cerchi di andare a casa adesso, probabilmente morirai. E se quel che hai detto è vero, quasi certamente anch’io. Magari non t’importa della tua vita ma si dà il caso che io tenga moltissimo alla mia e intendo vivere fino a che sarò molto, molto vecchia. Per favore!

Poopay: - Mi spiace.

Ruella: - E va bene (Breve pausa) Ti hanno – hanno fatto cenno a dov’ero quando sono morta?

Poopay: - Sì, ma l’ho dimenticato. Tutto ciò che ricordo è che lui era in Grecia – a comprare caucciù - e tu stavi in quest’albergo.

Ruella: - Proprio come adesso?

Poopay: - Già. Quand’ è che dovresti andartene?

Ruella: - Domani mattina.

Poopay: - E quando ritorna tuo marito?

Ruella: - Domani mattina (Breve pausa) E’ stanotte, allora, giusto? E’ così.

Poopay: - A meno che non abbia in mente altri giri in Grecia.

Ruella: - Finché è sposato con me, no. Se conto qualcosa in questa storia, per domani sera lui sarà in prigione.

Poopay: - Se conta qualcosa lui, per domani mattina tu…

Ruella: - Sì, va bene. Un punto per te, grazie.

Poopay: - Forse, se tu fossi un po’ più ragionevole – forse cambierebbe idea – sul fatto di ammazzarti.

Ruella: - Ragionevole? Ma hai idea di cosa sta facendo quest’uomo? E quello che ha fatto? Ne hai una minima idea? E’ lui che dovrebbe essere ammazzato. E invece è lì ancora in giro a far le capriole, in tutti i sensi, con donne che…No, mi dispiace. Non c’è assolutamente giustizia.

Poopay: - Non era molto felice.

Ruella: - Bene, sono contenta di saperlo.

Poopay: - Ha detto che stava morendo.

Ruella: - Ancora meglio.

Poopay: - Non è stato lui a ucciderti, comunque. E’ stato Julian. Ha detto che lui non ne sapeva niente.

Ruella (considerando la cosa): - No. Forse non lo sapeva. Conoscendo Reece. Sceglieva di sapere solo quando voleva sapere. Non gli piaceva guardare in faccia le cose spiacevoli. Per tanti versi era un uomo molto in gamba, affascinante. Ma lasciava le cose brutte – i casini a me o ai Julian di questo mondo. Se non poteva affrontare la cosa, la cosa non esisteva. Se per caso mi ammalavo trovava sempre qualche scusa per andar via finché non stavo meglio. Quand’ero incinta, Dio, ho pensato che non l’avrei più rivisto…

Poopay: - Avete figli?

Ruella: - Uno. Ha undici anni. Scuola media. Un ragazzino in gamba. Proprio in gamba. Lui ti ha – Reece ti ha parlato di lui? Di Thomas?

Poopay: - No, per niente.

Ruella: - Oh. (Con ansia) Spero che lui stia bene. E’ così…sensibile.

Poopay: - Ha parlato di Rachel.

Ruella: - Rachel? Oh, la figlia di Jessica. Ha diciannove anni. Una gran bella ragazza. Università, in America. Non la vediamo mai.

Poopay: - Non andate d’accordo?

Ruella: - Io e lei, sì, stranamente. Ma – Reece e lei…– lei non ha mai superato la morte della madre. Forse ha sospettato qualcosa. Forse. Lei e sua madre erano molto intime, mi pare. Sì, questo spiegherebbe un sacco di cose. (Riflette)

Poopay (pensierosa): - Quel che ci serve sul serio è quella confessione.

Ruella: - Confessione?

Poopay: - Quella che Reece ha scritto e firmato. Quella che io ho testimoniato.

Ruella: - Reece ha scritto una confessione?

Poopay: - Sì, non te l’avevo detto? Ecco perché ero lì. Solo per firmare. E lui voleva che la consegnassi per lui.

Ruella: - A chi?

Poopay: - Chambers, Grady e compagnia bella…

Ruella: - Quella manica di imbroglioni? Non mi dire che sono ancora in giro.

Poopay: - A quanto pare.

Ruella: - Lo vedi, non c’è giustizia. Proprio nessuna. Be’, splendido. Ci serve quella confessione, quindi. Dov’è, ora?

Poopay: - Ficcata dentro al bidet del bagno.

Ruella: - Ah sì? Allora dovremmo recuperarla.

Poopay: - Mi spiace, ma lì non ci torno. Non con quel Julian…

Ruella: - Andremo insieme..Insieme possiamo averla vinta.

Poopay: - L’hai visto di recente?

Ruella: - Be’, deve comunque essere un po’ invecchiato, no?

Poopay: - Non mi piacerebbe incontrarlo quando è al massimo della forma, ti dico solo questo.

Ruella: - Ma ti succederà, se non ci diamo una mossa. Senti. Passiamo per quella porta, prendiamo la confessione, torniamo qui, si passa di nuovo da quella porta, prendiamo Jessica, le mostriamo la confessione, torniamo qui e usciamo prima che arrivi Julian. Che te ne pare?

Poopay: - Domanda. Perché non ce ne usciamo e basta? Se non sei qui, non può ucciderti, giusto?

Ruella: - Uno perché se scappo non salvo una donna innocente che sta per essere annegata, ti pare? Due, se scappo non miglioro neanche la tua situazione, immagino. E tre…io non scappo mai e poi mai.

Poopay (con ammirazione): - Reece lo diceva che eri così.

Ruella: - Così come?

Poopay: - Brava. Una brava persona.

Ruella (piuttosto imbarazzata): - Oh, davvero? Dovresti provare a giocare a bridge con me.

Poopay: - E se non ci riusciamo? Se quella porta, per esempio, non funziona più?

Ruella: - In quel caso ci piazziamo davanti a quella finestra e aspettiamo Julian. Ma non lo faremo, credimi. Sei pronta?

Poopay (con riluttanza): - Sì.

Ruella: - Chi va per prima?

Poopay: - Tu. Tu sei più coraggiosa di me.

Ruella: - Non crederlo, sono terrorizzata. Va bene, si va…

Si avviano verso la porta comunicante. Ruella la apre. Poopay resta un po’ indietro.

Penso che ci sia spazio solo per una di noi. Appena sono passata io, seguimi. La disposizione nella stanza è proprio come questa, giusto?

Poopay: - Esattamente la stessa.

Ruella: - Sì. Penso addirittura che possa essere la stessa stanza. Fammi gli auguri.

Poopay: - Auguri.

Ruella chiude la porta. Poopay rimane lì vicino, dall’altra parte, in ascolto. Vicino abbastanza che quando quella parte di scena gira, entrambe le donne girano con essa. Poopay rimane in ascolto accanto alla porta esterna.

Ruella apre la porta interna. La stanza è al buio all’inizio. Si muove con cautela ma, prima che possa chiudere la porta, si accendono le luci del bagno.

Uno strillo acuto: Jessica, con indosso solo il lenzuolo, si precipita in bagno attraverso la porta della stanza da letto. Reece le corre dietro. Ha i capelli bagnati perché Jessica gli avrà spruzzato dell’acqua, ora ha in mano un bicchiere d’acqua e sta cercando di vendicarsi.

Ruella (rendendosi conto di dove si trova): - Oh no…

Prima che possa tornare indietro, Jessica, dal bagno è passata in salotto. Reece, ancora all’inseguimento, accende le luci del salotto. Le coppia si ferma quando vede Ruella.

Jessica (sbalordita): - Ah!

Reece (uguale): - Ah!

Ruella: - Sentite, mi dispiace immensamente...

Reece (arrabbiato): - Va bene, adesso chiamo la guardia.

Ruella: - Senta, non c’è bisogno, non ce n’è davvero bisogno, mi creda. Ho sbagliato stanza di nuovo. Mi dispiace tanto.

Ruella rientra nello spazio fra le porte comunicanti e chiude la porta.

Jessica: - Ma cosa vuole, Reece? Perché continua a entrare qui?

Reece (Movendo verso la camera da letto) Andiamo, chiamo subito la vigilanza.

Jessica (seguendolo): - Sì. Ma cosa voleva, Reece? Chi è?

La coppia va nella stanza da letto.

Ruella gira con la scena, ancora una volta. Apre la porta, Poopay fa un passo indietro.

Poopay: - Non sono riuscita ad entrare. Non hai chiuso l’altra porta. Allora?

Ruella (quasi senza fiato): - Posto sbagliato, tempo sbagliato, persone sbagliate. Sono andata indietro invece che avanti. Non so come si fa a controllare la cosa. Forse dipende da chi ci va prima. Magari prova tu.

Poopay: - Io?

Ruella: - Sì, vai tu. E vai. (La spinge dentro) Io ti vengo dietro. (Quasi a se stessa) Almeno spero di farcela. (A Poopay) Se finisci anche tu nella camera degli sposini, farai meglio a battertela alla svelta. Si stanno incavolando di brutto.

Poopay: - Se finisco da loro, io ci vado a letto, sta' tranquilla.

Ruella: - Buona fortuna.

Ruella chiude la porta. Quella parte di scena gira come prima, stavolta con Ruella fuori.

Poopay apre la porta esterna.

Ancora luci nel bagno.

Lamento di Reece dalla stanza da letto.

Entra Julian.

Julian (ad alta voce): - …Va bene, va bene…Ti porto un asciugamano. Un asciugamano bagnato… (Afferra un piccolo asciugamano e lo mette sotto l’acqua fredda)

Poopay: - Oddio.

Reece (fuori scena, debole): - Ho bisogno di ghiaccio, Julian. Di ghiaccio.

Julian (ad alta voce): - Il ghiaccio non va bene, te l’ho detto. Se ci metti del ghiaccio, ti si blocca il cervello (Mormora tra sé e sé) E non sarebbe una cattiva idea, in verità…

Julian ritorna nella stanza da letto, spegnendo le luci.

Poopay chiude la porta e ritorna indietro. Ruella la lascia passare.

Poopay: - E’ lì! Julian. L’ho visto.

Ruella (eccitata): - Sei stata di là?

Poopay: - Lui era in bagno. Dava un asciugamano a Reece. Sembra che lo sta curando.

Ruella: - Già, probabile. Penso che Reece sia la sola persona di cui a Julian importa qualcosa.

Poopay: - E Reece? Lui tiene a Julian?

Ruella (decisa): - Reece non tiene a nessuno tranne che a Reece. Ascolta, Phoebe, mi sa che ci sono delle cattive notizie. Ho la brutta sensazione che dovrai andare lì dentro da sola.

Poopay: - Da sola?

Ruella: - Ci ho riflettuto. Non penso che questa cosa ci permetta di viaggiare in avanti. Solo indietro.

Poopay: - Che dici? Io ho appena viaggiato in avanti.

Ruella: - Sì, è vero. Ma sei tornata lì da dove venivi.

Poopay: - Cioè, avanti.

Ruella: - Già. Mentre io posso andare solo da Jessica e poi tornare in avanti qui.

Poopay (che sta per comprendere): - Eh già. Mentre Jessica?

Ruella: - Jessica? Non può andare da nessuna parte. Be’, forse potrebbe andare ancora più indietro, ma la cosa non ci è di grande aiuto.

Poopay: - Però potrebbe strangolare Julian alla nascita. O impedirgli di ammazzare la madre.

Ruella: - Il punto è che adesso non sono riuscita a seguirti. Ho provato. (Indica la porta, con tono di scusa). Niente da fare.

Poopay: - Quindi devo andare io, giusto?

Ruella: - Temo di sì. Mentre io ritorno da Jessica. Che ne pensi? Comunque ho il sospetto che ci sia un limite alla distanza che possiamo percorrere personalmente. Interessante…Se volessimo andare indietro di un bel pezzo, fai l’epoca di Shakespeare, dovremmo metter su una sorta di staffetta del tempo, con diverse persone che si danno il cambio ogni vent’anni. Non sarebbe affascinante?

Poopay: - Oh, non vedo l’ora. Essere o non essere. Andiamo avanti.

Ruella: - Ti aspetto qui, promesso. Al primo segnale di guai, torna subito indietro.

Poopay: - E me lo dici così? (Guarda la porta e fa un gran respiro) Lo faccio solo perché mi hai prestato la giacca e perché non ti resta tanto da vivere. Non lo farei per nessun altro. Ma se mi perdo, torni indietro e cambi le cose.

Ruella: - Tornerai. Ne sono sicura. Non preoccuparti. Buona fortuna.

Poopay: - Ciao. (Tra sé e sé) Sono pazza. Sono proprio pazza.

Ruella chiude la porta. Va subito nella stanza da letto.

Poopay gira con quella parte di scena. Apre la porta esterna. E’ di nuovo nel 2022, come prima.

La suite è al buio, tranne che per una luce che filtra dal varco della porta della stanza da letto. Julian sta leggendo a Reece, che geme di tanto in tanto. Poopay ascolta, in qualche modo stupita per un secondo, poi s’avvia con cautela verso il bagno.

Julian (fuori scena, dalla stanza da letto): - “….Prima che io avessi il tempo di udire il rumore dei passi, Ruth tornò indietro e dietro di lei c’era Lorna; timida come il giorno delle nozze; ed esitante nella sua bellezza. Ruth spalancò la porta e corse via; Lorna rimase lì dinanzi a me…“

Reece geme. Poopay ha raggiunto la porta del bagno. Si blocca.

Non posso leggere ancora questa roba. Ti addormenti o no?

Reece (fuori scena, debolmente): - Continua, continua.

Julian (fuori scena, leggendo): - Ma non rimase lì a lungo, vedendo il mio stato. Nonostante i fitti bendaggi, rovesciando una dozzina di medicinali e spargendo sanguisughe a destra e a sinistra, riuscì a giungere fra le mie braccia, anche se queste non potevano sorreggerla. Poggiò il suo giovane, caldo e ansimante petto lì dove mi stavano cavando il sangue. Sollevò il mio viso, senza guardarmi, poiché aveva maggior fiducia nei baci.”

Intanto che Julian ha ripreso a leggere, Poopay continua ad andare avanti. Raggiunge il bidet e fruga in giro per trovare il documento nascosto. Per sbaglio gira il rubinetto. Un getto d’acqua le schizza in faccia.

Poopay: - Merda!

Rimane in ascolto. Dall’altra stanza proviene la voce di Julian. Poopay fruga ancora e trova il documento, poi ripassa attraverso la porta del bagno. Ha più fiducia, adesso. Forse troppa.

Julian (Fuori scena, leggendo): - "Sentii che la vita tornava in me, e bruciava; sentii rinascere la fede in Dio; sentii la gioia di vivere e di amare cose più belle della vita stessa. Ma la pietà delle lacrime del mio tesoro…la carezza delle labbra della mia sposa, i palpiti del cuore di mia moglie (alfine a casa, accanto al mio) mi fecero sentire che il mondo era buono, e non c’era niente di cui dolersi. Non rimane molto da aggiungere – grazie a Dio – Il dotto…”

A questo punto, Poopay inciampa in un mobile, forse lo stesso in cui era inciampata nella stanza di Ruella. Julian smette di leggere.

(Fuori scena) Chi è?

Poopay va alla porta comunicante.

Julian va in salotto, ancora con in mano il libro. E’ in maniche di camicia. Stranamente, indossa la parrucca bionda abbandonata da Poopay. Appena accende le luci, Poopay entra nello spazio fra le due porte, con i nervi ancora saldi.

Reece (fuori scena, debolmente): - Che è stato, Julian? Chi era?

Julian (risistemando i mobili): - Niente, Reece, vecchio mio. Niente. Solo una bestia. Magari un topo.

Reece (fuori scena): - Topi. Dovremmo metterci del veleno.

Julian: - Certo, Reece, certo. Appena ti sarai addormentato.

Julian spegne le luci e torna in stanza da letto.

Poopay gira e torna nella stanza di Ruella. Apre la porta ed esce in gran fretta.

Poopay (in tono concitato): - Ce l’ho, ho il…. (guardandosi intorno nella stanza vuota): - Ruella? Ruella? (Nel panico) Oddio, sono nella stanza sbagliata, sono nella stanza sbagliata… (Più forte) Ruella!

Ruella esce in fretta dalla stanza da letto. Si è cambiata.

Ruella (Allarmata): - Phoebe!

Poopay: - Oh, grazie a Dio.

Ruella: - Stai bene?

Poopay: - Sì, non ti vedevo, pensavo che, pensavo che tu…

Ruella: - L’hai preso!

Poopay (Dandole il documento): - L’ho preso.

Ruella: - Ben fatto. (Scorrendolo rapidamente) Ah, è meraviglioso. (Leggendo ancora) Ah, è incredibile. Non so come l’hanno fatta franca già solo con la metà di questa roba. Be’, ora non lo faranno più, giusto? Ho pensato fosse meglio vestirmi, stavolta. Se dovessi tornare indietro. Penso che Jessica stia iniziando a pensare che Reece frequenta un’altra donna…Poverina. Ha a stento energia per… (guardando il documento) – oh, ecco. Ascolta: (Leggendo) “Il 5 ottobre 2002, la mia seconda moglie Ruella ha trovato la morte quando è “caduta”, apparentemente, dalla finestra del sesto piano della sua suite all’albergo Regal” – Dio, che impressione a leggerlo – “Sappiate che non è stato un incidente. Il mio collega Julian Goodman mi ha confessato di averla uccisa. La notte in questione, è entrato nella stanza da letto dove lei dormiva e dopo averla colpita per renderla incosciente, l’ha scaraventata giù dalla finestra…” (Smette di leggere e ha un piccolo cedimento. Sorridendo debolmente) Ha.. uno stile davvero spaventoso, vero? (Si siede)

Poopay: - Stai bene?

Ruella: - Sì, ho un po’ di vertigini, ecco tutto. Sto bene.

Poopay (prendendola per le spalle): - Respira profondamente (La spinge giù) Testa fra le ginocchia.

Ruella (esegue): - Grazie. Sì. Leggere questo – con la sua scrittura….Che cosa stupida…

Poopay: - Non stupida. Dio Santo, altro che stupida. Niente affatto.

Ruella si risolleva.

Meglio?

Ruella: - Grazie. Be’, almeno siamo certe che è per stasera. Meglio che ci diamo da fare. Tu stai qui. Chiudi quella porta. Metti il lucchetto. Non aprire a nessuno. Se bussa qualcuno, digli che hanno sbagliato stanza. Sarò di ritorno appena possibile.

Poopay: - Forse è meglio se cerco di venire con te.

Ruella: - Credo sia meglio di no. (Con dolcezza) E’ una cosa tra me e Jessica. Fra mogli, mi capisci?

Poopay (un po’ ferita): - No. Ma va bene. Starò qui, d’accordo.

Ruella apre la porta comunicante.

Ruella: - Fai una doccia, se vuoi. O un bagno. Mettiti dei vestiti più adatti, non puoi continuare ad andare in giro così. Ci dev’essere qualcosa di mio che ti può andar bene. Ci vediamo fra un minuto.

Poopay: - Ciao.

Ruella: - E ricorda. Chiudi a chiave la porta.

Poopay accenna un debole saluto, mentre Ruella chiude la porta. Ha l’aria piuttosto sperduta e solitaria. Va a chiudere a chiave la porta centrale. Poi va in bagno e guarda la doccia con apprensione.

Poopay (a sé stessa): - Ma non faccio la doccia.

Poopay va nella stanza da letto.

Ruella gira con quella parte di scena, poi apre la porta. La stanza è in silenzio e al buio. Inizia ad avanzare verso la stanza da letto, è a metà strada quando la stanza si inonda di luce.

Harold, un Harold più giovane, dell’età di trentacinque anni, che era rimasto nascosto nel vano della porta centrale, fa un’ apparizione trionfale, con la mano ancora sull’interruttore.

Harold (con un sussurro trionfante): Ti ho beccato!

Ruella: - Senta, io…

Prima che lei possa protestare, Harold l’afferra per un braccio e la spinge verso la porta.

Harold (ancora sotto voce): - Su, andiamo. Questa è una stanza privata.

Ruella: - Vorrei che lei mi facesse spiegare…

Harold: - Ssshhh!

Jessica esce fuori dalla stanza da letto, ancora in pigiama.

Jessica (sottovoce): - L’ha presa? Ben fatto, ben fatto, ben fatto…

Harold: - Mi spiace averla disturbata, signora, io…

Jessica: - Sssh! Mio marito dorme.

Harold: - Oh. (Piano) Mi spiace averla disturbata, signora. La porto di sotto.

Ruella: - Harold, non sia ridicolo. Ho bisogno di parlare a questa donna.

Harold: - Harold? Oh, Harold, sentila.

Jessica: - La conosce?

Harold: - Mai vista prima in vita mia.

Ruella: - Jessica!

Harold: - Oh, tu...signora Welles! Lei è la signora Welles. Ed io per lei sono il signor Palmer, d’accordo?

Ruella: - Senta, io devo proprio parlare con questa donna.

Jessica: - Ssshh!

Harold: - Ssshhh!

Ruella (piano, a Jessica): - Mi devi ascoltare, Jessica. E’ di vitale importanza.

Harold (tirandola via): - Andiamo, adesso. (A Jessica) Ogni tanto ci capitano, sa. Che cercano di rivivere la loro luna di miele.

Jessica: - Davvero?

Harold: - Succede. Soprattutto con donne di mezz’età. Vanno in depressione. E vogliono rivivere tutto, di seconda mano.

Ruella: - Oh, ma stia zitto, stupido.

Harold (in tono ammonitore) Ehi, ehi, ehi!!

Ruella: - ….Con la sua psicologia da quattro soldi….Nessuna donna con un po’ di testa vorrebbe rivivere la sua luna di miele.

Jessica (piano, furiosa): - La porti fuori! La porti fuori di qui!

Harold (portando Ruella verso la porta): - E’ quello che faccio.

Ruella (un ultimo tentativo): - Jessica!

Jessica (sibilando): - Sì, cosa? Cosa? Cosa?

Ruella (tirando fuori la confessione): - Vuoi per favore leggere questo? Per favore.

Jessica: - Cos’è?

Ruella: - Per favore.

Jessica: - E’ porno?

Ruella: - No. Non è porno. Ma è molto, molto importante. Riguarda la tua vita. Per favore. Promettimelo. Va’ in un posto tranquillo e leggilo.

Jessica: - Tu sei matta, matta completamente, lo sai. Schizzata completa. Va bene, dammelo. Ma sappi che hai rovinato la mia prima notte di nozze. (Prende il foglio)

Ruella (sollevata): - Grazie. Starò di sotto nel caso…

Harold: - No, niente affatto, tu starai per strada.

Trascina finalmente Ruella oltre la porta centrale.

(congedandosi da Jessica) Non mi darei pena a leggerlo, signora. Saranno oscenità, solo oscenità.

Harold chiude la porta.

Jessica rimane un po’ confusa. Guarda il documento, probabilmente senza una grande intenzione di leggerlo ma ne è subito catturata.

Corruga la fronte e muove lentamente verso la stanza da letto.

Nel frattempo, le luci si abbassano e siamo di nuovo nella stanza di Ruella.

Poopay esce dalla stanza e va in bagno. Si è disfatta del suo costume e ha addosso l’accappatoio di Ruella. Evidentemente sta per fare un bagno. Apre il rubinetto e controlla la temperatura. Per occupare il tempo si guarda la faccia nello specchio del bagno. Canticchia un motivo per tirarsi su.

Nel salotto, nuovo cambio di scena.

C’è Julian, ora, senza parrucca, ma in maniche di camicia. Apre la porta e avanza nella stanza. Si guarda in giro, un po’ sorpreso nel vedere dove si trova.

Sentendo rumori provenienti dal bagno, si avvicina alla porta. Poopay, che ora ha in mano una saponetta, non si accorge della sua presenza. Julian apre piano la porta. Vede Poopay e sorride. Chiude la porta. Poopay si gira e lo vede. Emette un grido soffocato.

Julian (sorridendole): - Be’, carino. E’ l’ora del bagno, allora.

Comincia ad avanzare verso di lei, arrotolandosi le maniche. Poopay indietreggia. La saponetta che stringeva fra le mani le scivola via. Prima che Julian la raggiunga, le luci si abbassano poi…

BUIO


ATTO II

Stessa scena. Alcuni minuti dopo.

Le luci illuminano la suite di Reece e Jessica. Jessica è in piedi, ancora in camicia da notte, con in mano la confessione. Suo marito Reece dorme nella stanza da letto, come presumibilmente sta facendo il ‘vecchio’ Reece nella stanza corrispondente. Nella versione di Ruella, nella suite non c’è traccia né di Julian né di Poopay.

Bussano alla porta della suite di Jessica.

Jessica (di riflesso): - Ssshh!!

Va alla porta e la apre.

Harold è lì con Ruella.

(Vedendoli): - Sssh! Entrate. Mio marito dorme ancora.

Harold (piano): - Non capisco perché la rivuole qui, davvero non lo capisco.

Jessica (ignorandolo, a Ruella): - Per favore siediti.

Ruella: - Grazie di avermi voluto rivedere. Grazie.

Jessica fa cenno a Ruella di sedersi sul divano. Jessica si siede sulla sedia. Harold si siede sul divano, accanto a Ruella.

Jessica (agitando il documento): - Ti ho richiamata qui perché esigo di sapere dove l’hai preso. Dove? Voglio sapere.

Ruella: - E’ una storia complicata…

Jessica: - L’hai scritto tu?

Ruella: - No, certo che no. E’ chiaramente la scrittura di Reece, mio ma…tuo marito. Lo vedi.

Jessica: - Sciocchezze.

Ruella: - E’ la sua firma.

Jessica: - Ma come può essere?

Ruella:  – Guarda. Ma guarda, cara, è la firma di Reece.

Jessica (riesaminandola): - Be’, è simile. Un po’. E’ così tremolante.

Ruella: - Be’, può essere. Era molto vecchio e malato quando l’ha firmata.

Jessica (con uno strillo indignato): - Ma di cosa stai parlando?

Ruella: - Sto cercando di dirti che quel documento è una vera confessione da parte di tuo marito. Una confessione che ha fatto prima di morire, fra quarant’anni e che ha affidato ad una prostituta di nome Phoebe nell’anno 2022 e lei in qualche modo è riuscita a farla avere a me, Ruella Welles, sua seconda moglie nell’anno 2002 e ora io la sto dando a te, Jessica Welles, la sua prima moglie, nel 1982. E’ abbastanza chiaro?

Jessica e Harold la fissano. Silenzio.

Harold: - Gliel’avevo detto di non farla tornare.

Ruella (Più calma): - E’ molto importante che prendi sul serio quel documento, Jessica.

Jessica: - Tu sei pazza, è così? Sei completamente di fuori. Tu sei come quelle persone che picchiano alle porte con la Bibbia in mano.

Harold: - Scusatemi. Posso chiedere la natura di questo documento?

Jessica: - E’ solo un cumulo di bugie e di contraffazioni. Ecco cos’è.

Harold: - Mi consente di vederlo?

Ruella: - Non è una contraffazione.

Harold: - Potrei vederlo?

Jessica gli porge il documento.

Grazie. (Tenendolo in alto verso la luce) Lo vedo subito se è una contraffazione.

Ruella: - E come diavolo può fare?

Harold: - Ci sono modi.

Ruella: - Ma come potrebbe? Non ha niente con cui confrontarlo, imbecille. Oh, lei è così stupido.

Harold: - Ehi! Ehi!

Jessica: - Abbassate la voce. Mio marito sta dormendo. (Dopo averci pensato) Ssshh!

Ruella (mormorando): - Ci vuole ben altro per svegliarlo.

Jessica (sospettosamente): - Cosa?

Ruella: - Niente.

Harold (A Ruella): - Ancora una parola ed è la polizia, intesi? Ti ho avvertita. (A Jessica) Ha un esempio della scrittura di suo marito?

Jessica: - No, non ce l’ho.

Harold: - Non c’è da qualche parte una sua firma? (Si guarda intorno)

Jessica: - No, certo che no. Non va in giro scrivendo il suo nome dappertutto.

Harold: - Magari potrebbe svegliarlo.

Jessica (arrabbiatissima): - Non lo sveglio solo per fargli scrivere il nome. Questa cosa è ovviamente una contraffazione - non può essere vero – quindi a che servirebbe? (A Ruella) Ora ascoltami. Ti ho richiamata qui per una ragione. Non so cosa vuoi, cosa stai cercando…

Ruella: - Io voglio aiutarti.

Jessica: - Lasciami finire. Hai detto tutto quello che volevi dire, ora dirò qualcosa io. Adesso distruggo questa schifezza…

Ruella fa per protestare.

Adesso, e dimenticherò ogni cosa. Ma se te ne andrai ancora in giro con qualcosa di questo tipo, se solo provi a infastidire ancora me o mio marito, be’, mio padre è molto ricco e influente e…

Ruella: - So che lo era. Perché credi che Reece ti abbia sposato?

Jessica (quasi in lacrime): - Non dire una cosa del genere. Non dire mai più una cosa del genere. Come osi?

Ruella: - Mi dispiace, l’ho detto senza pensarci. Mi dispiace. Ma hai letto il documento. Hai visto com’è fatto Reece. Hai visto come diventerà.

Jessica (sconvolta, ad Harold): - Lo strappi, per favore!Lo strappi, adesso!

Ruella: - No, non deve. E’ la sola prova che abbiamo.

Harold (che nel frattempo ha studiato il documento): - Si può benissimo distruggere. E’ decisamente una contraffazione. Guardi, questa parola qui, ‘moglie’, è scritta male.

Ruella: - Be’, Reece l’ha sempre scritta…

Jessica: - Già, Reece la scrive se… (S’interrompe e fissa Ruella per un secondo)

Harold: - Mi scusi se glielo chiedo, ma sarebbe lei, la Jessica nominata in questo documento?

Jessica: - Che vuol dire? Io sono Jessica.

Harold: - Allora questa parte è giusta.

Jessica: - Questo non prova niente. Il nostro fidanzamento è stato annunciato su tutti i giornali.

Harold: - Qui dice che morirà sette anni dopo. Nel 1989.

Jessica: - L’ho visto. E’ una cosa orribile.

Harold: - Ha rotto qualche specchio, di recente? (Ride) Anche minacce di morte, cosicché. (Guarda Ruella con fare accusatorio)

Ruella: - Minacce di morte, non sia assurdo. Non si fanno minacce di morte del genere: “Dammi i soldi o morirai fra sette anni…”

Harold: - C’è scritto così?

Ruella: - No, certo che no.

Harold: - Perché se è scritto così, allora…

Jessica (iniziando pian piano ad essere anche lei irritata da Harold): - No, non c’è scritto.

Harold: - E chi è questo Julian? L’uomo che dovrebbe ammazzare tutta questa gente? L’ha mai sentito nominare?
Jessica: - Sì. Julian Goodman. E’ il più vecchio amico di mio marito. E’ stato testimone alle nozze, oggi – ieri. Dio, guardate l’ora. Ma cosa stiamo facendo? Io devo alzarmi presto, domattina.

Harold (restituendo il documento a Jessica): - Bene. Dobbiamo tutti. Ha sentito abbastanza, no?

Jessica: - Decisamente.

Harold (A Ruella): - Su, andiamo.

Ruella: - Jessica...questo è il mio ultimo appello. Per favore, per favore, non ignorare e non distruggere quel documento. Ti scongiuro. La tua vita è in pericolo. E anche la mia.  E anche quella di altre persone.

Jessica (colpita dal suo tono, gentile come rivolta a un bambino): - Ascolta.  Io non penso che tu sia una tipa pericolosa, va bene? Non lo credo affatto. Io penso solo che tu sia un po’, be', un po’ fuori di cotenna. Ma ora la devi smettere. Non devi fare cose di questo genere. Non vedi che sconvolgi…le persone? Mi fai arrabbiare molto quando scrivi brutte cose su mio marito. Non lo vedi? Insomma…insomma, non so se tu ne hai uno, ma immagina che qualcuno scriva cose come queste su tuo marito. Riesci a immaginare come sarebbe?

Ruella: - Quello è mio marito…

Jessica (continuando in tono gentile): - No, non lo è. Non è tuo marito, è mio marito. Se vuoi un marito, dovrai cercartene uno per conto tuo.

Ruella: - Sant’Iddio, sei proprio una stupida. Non mi meraviglio che ti abbia affogata.

Harold: - Ora basta. Questa signora è stata estremamente paziente con te. Personalmente, ti avrei gettata fuori da quella finestra dieci minuti fa.

Ruella: - Così avrebbe risparmiato il lavoro a qualcun altro.

Jessica (ancora ragionevole): - Anche ammettendo che questa – sciocchezza - sia vera, tu vorresti farci credere che in qualche modo viaggi nel tempo e vieni dal 2000…quello che è.

Ruella: - Non pretendo che sia facile da accettare. Ma sta di fatto che è così.

Harold: - Come ci sei arrivata, allora? Dove ha parcheggiato la sua macchina del tempo?

Ruella: - Sono passata attraverso quell’armadio a muro.

Harold: - Oh, l’hai messa nell’armadio, allora. Che idea furba…Così non paghi il parcheggio, giusto?

Ruella: - Ma vuole starsene zitto?

Jessica: - Sshhh!

Harold (A Ruella): - Benissimo. La polizia. Ora andiamo di sotto e chiamo la polizia. Violazione di domicilio. Tre volte. Estorsione e minacce. Oltraggio e diffamazione.

Ruella (furibonda) E che mi dice di “pugno sul naso del guardiano”?

Jessica si dirige alla porta comunicante.

Jessica (calmandoli): - Basta, basta, basta. (Infuriata ma ancora ragionevole) Guarda. (Apre la porta) Non c’è una macchina qui dentro, giusto? Guarda da te. Tu ci vedi una macchina? Io no.

Harold: - Quella porta dovrebbe essere chiusa a chiave.

Ruella: - Non ci vede una macchina perché non c’è una macchina.

Harold: - Tu hai appena detto che c’era una macchina.

Ruella: - Non l’ho detto. Lei ha detto che c’era una macchina. Io non ho mai fatto cenno a una macchina.

Harold: - Tu devi avere una macchina. Non può viaggiare senza una macchina…

Jessica (ad alta voce): - Ma non può viaggiare neanche con una macchina. Di che state parlando voi due?

Ruella e Harold (insieme): - Ssssh!

Jessica: - Scusate.

Ruella (più calma): - Non c’è una macchina. Fai un passo avanti, chiudi la porta e…viaggi nel tempo. Esci fuori dall’altra porta e c’è…questa stessa stanza…in un’epoca diversa. Se adesso io ci andassi, quando apro la porta sarei nel 2002. Nel 2002 in effetti io sto in questa stessa stanza. Quindi questa è la mia stanza.

Harold: - Ne dubito. Te, non ti faranno di certo entrare qua dentro.

Ruella lo fissa.

Ruella: - Non ti dimenticherò, Harold. Io ti incontrerò molto più tardi, sai.

Harold: - Oh no, non penso proprio. E ti spiego perché. Nel 2002, tu non mi troverai più qui. Anche se ti facessero entrare. Oh no. Perché sai dove sarò io? In crociera nel Mediterraneo. Sulla mia barca. Tredici metri. Due eliche, ponte di manovra…Il Mediterraneo. Capito? Ecco dove sarò.

Ruella: - Vuoi scommettere?

Harold: - Questo è il mio piano.

Jessica: - Ascolti. Io voglio solo cercare di farla finita con questa persona. (A Ruella) Se quest’ armadio fa quello che lei dice che fa, sentite una cosa, perché non facciamo un viaggio tutti insieme?

Ruella: - Non possiamo. Funziona solo per me.

Harold: - Ah, ora funziona solo per lei.

Jessica: - E perché non funziona per noi?

Harold: - Ma è inutile ragionarci…

Ruella: - Be’, potrebbe anche funzionare. Ma probabilmente non vi porterebbe nello stesso posto dove andrei io. Voi andreste indietro, non in avanti, capite.

Harold (ridendo): - Oddio, oddio. Qui diventa sempre peggio… Sentite, se va da qualche parte vicino Clapham, forse può darmi uno strappo.

Ruella: - Chissà dove finiresti, se ci vai tu.

Harold: - Ti dico io esattamente dove andrei. O dove andremmo  tutti, se è per questo. Attraverso quella porta comunicante che, tra parentesi, dovrebbe essere sempre chiusa a chiave, si finisce diritti in un piccolo ripostiglio che, a sua volta, dà su un’altra porta, che pure lei dovrebbe rimanere sempre chiusa, e che ci condurrebbe nel corridoio lì fuori. Capito?

Ruella: - No, non è così.

Harold: - Stai cercando di insegnarmi com'è il mio albergo?

Jessica: - Oh andiamo, per amor di Dio. Andiamo a dare un’occhiata. Facciamola finita. Alle dieci e mezza noi dobbiamo essere in volo per la Giamaica. (Ritorna alla porta comunicante)

Harold: - Un momento. Se andiamo, andiamo tutti insieme.

Ruella: - Non possiamo. Non possiamo entrare tutti in una volta.

Jessica: - Va bene, allora vado io per prima.

Harold: - No, no, no. Non la faccio andare lì dentro da sola.

Jessica: - Oh, non sia sciocco.

Harold: - Questa qui potrebbe avere un complice.

Ruella: - Io preferirei che tu non lo facessi. Se funzionasse anche per te, complicherebbe le cose all’infinito.

Harold (A Ruella): - Be’, certo tu non andrai lì dentro da sola. Non sono così stupido.

Ruella ride.

Jessica: - Allora farà meglio ad andarci lei, no?

Harold: - Io?

Jessica: - Be’, non permette a nessun altro di andare.

Harold: - E lei chi la terrà d’occhio?

Jessica: - Lo farò io. E’ perfettamente innocua.

Harold: - Non ne sia sicura.

Jessica: - Avanti.

Harold: - E va bene. Ho le mie chiavi. Farò una gita di andata e ritorno per farvi vedere. (Indicando la porta centrale) Busserò a quella porta. E voi mi farete entrare.

Jessica: - Ok.

Harold: - Non la perda di vista. Ci vediamo fra circa mezzo minuto.

Harold passa attraverso la porta e la chiude dietro di lui. Apre l’altra porta. La scena non gira, quindi Harold esce.

Jessica (appena lui è andato): - Senti. Presto, ti lascio andare. Lui parla di portarti alla polizia e anche se sei completamente pazza, non meriti questo. Terrò questo documento e lo distruggerò. Tutto ciò che ti chiedo in cambio è la tua solenne promessa che non lo rifarai. Prometti?

Ruella (stanca): - Oh, santo cielo…

Jessica infila il documento nella tasca della sua vestaglia.

Jessica: - Se puoi, cerchi di farsi visitare da un dottore. Chiedigli se conosce qualcuno che può aiutarti…Me lo prometti?

Ruella (rinunciandoci): - Non so cos’altro posso fare. Va bene. Promesso.

Jessica: - Bene. Bene. Questo è già un inizio. (Andando verso la porta centrale) Ora, su, presto. Lui sarà di ritorno fra un minuto.

Ruella (un’ultima improvvisa, disperata idea): - Jessica!

Jessica: - Che c’è?

Ruella: - Dammi un pezzo di carta. Carta da scrivere, presto.

Jessica: - Non intenderai scrivere ancora di quella roba, vero?

Ruella: - No. Per favore. Per favore.

Jessica: - Insomma, hai appena promesso. E va bene. (Andando verso la credenza) Dovrebbe essercene un po’ nel cassetto, qui da qualche parte.

Ruella: - E una busta.

Jessica trova nel cassetto alcuni fogli dell’albergo e una busta.

Jessica: - Carta d’albergo va bene?

Ruella: - Benissimo. Grazie. (Afferra la penna dell’albergo dal tavolino del telefono e inizia a scrivere furiosamente)

Jessica: - Sarà qui da un secondo all’altro.

Ruella (scrivendo): - Non c’è niente che potrei dire adesso per convincerti – ma – forse – questo potrebbe… (Conclude) Ecco qua! (Piega il foglio e lo infila nella busta)

Colpetto leggero alla porta centrale.

Jessica: - E’ tornato.

Ruella (incollando la busta): - Spero che lo leggerai. Sarebbe proprio bella, se alla fine non lo leggessi.

Un altro colpetto leggermente più forte alla porta.

Jessica: - Sbrigati. Devo farlo entrare.

Ruella (scribacchiando qualcosa sulla busta): - Aspetta. Ecco qua.

Dà la busta a Jessica.

(In fretta) Per favore ricordati tutto quello che ti ho detto, per quanto terribile ti possa sembrare. Mettila al sicuro. Non perderla. Per favore leggila. Arrivederci. Dio ti benedica. Ti auguro una splendida luna di miele.

Ruella abbraccia in fretta Jessica e la bacia sulla fronte. Jessica è troppo confusa per reagire. Suonano alla porta. Ruella si lancia verso la porta comunicante, sorride per l’ultima volta a Jessica, entra e chiude la porta dietro di sé. Subito dopo, si sente il rumore della chiave di Harold nella porta centrale.

Harold entra appena Ruella ha chiuso la porta.

Harold (guardandosi attorno nella stanza): - Dov’è?

Jessica (vaga): - Lei…

Harold (indicando la porta comunicante): - E’ andata di là?

Jessica (priva di scuse): - Sì.

Harold: - Le avevo detto di tenerla d’occhio. La arresterò.

Harold esce, chiudendo la porta centrale.

Jessica soppesa per la prima volta la busta che ha in mano.

Jessica (leggendo): - Da non aprire prima del 22 marzo 1983. Personale e urgente. (Scuote la testa) Pazza. E’ completamente pazza.

Reece (fuori scena, dalla stanza da letto, con voce assonnata): - Jess! Che succede, Jess?

Jessica va nella stanza da letto, spegnendo le luci del salotto.

Nello stesso tempo, Ruella gira nel vano fra le porte. Ritorna alla sua stanza che è al buio. Apre la porta. Quando vede che la stanza non è illuminata, s’insospettisce.

Ruella (sottovoce): - Phoebe! Phoebe! (Un po’ più forte) Phoebe! (Tra sé e sé) Oh, no.

Si muove nella stanza al buio. Raggiunge la porta del bagno che è chiusa. Cerca di spingere la maniglia ma la porta sembra chiusa a chiave. Ruella spinge più forte.

(Iniziando ad impaurirsi, più forte) Phoebe! Phoebe! No! No! (Battendo sulla porta coi gomiti) PHOEBE! Sei lì dentro? Rispondimi.

Poopay esce dalla stanza da letto. E’ pallida, scossa ma illesa. Sembra che abbia pianto. Si è cambiata mettendosi dei vestiti di Ruella in cui non sembra a sua agio. Quando parla, ha un tono di voce bassissimo. Accende le luci del salotto.

Poopay: - Ciao…

Ruella (confusa): - Oh! Stai bene?

Poopay fa un sorriso assente, ancora in stato di shock. Ruella chiacchiera senza farci caso.

Be’, ho visto Jessica. Le ho mostrato la confessione. Ho cercato di spiegare. Le ho lasciato un appunto da leggere più tardi. Non penso fosse particolarmente convinta, comunque. Anzi, era tremendamente… Sei carina con quel vestito. Ti sta bene. Immagino lo troverai un po’ fuori moda. (Un’altra breve pausa) Be’, andiamo. Non c’è tempo da perdere. Usciamo di qui e andiamo da qualche altra parte, prima che arrivi Julian. Se viene. Prendo solo la mia borsa e una giacca.

Poopay: - E’ già venuto.

Ruella: - Cosa?

Poopay: - E’ venuto Julian. E’ stato qui.

Poopay annuisce.

E tu dov’eri? Insomma…

Poopay (con un sussurro): - Nel bagno.

Ruella: - Che è successo?

Poopay (cominciando a crollare): - Ha cercato di affogarmi.

Ruella (tenendola): - Affogarti?

Poopay (in singhiozzi): - …Ha aperto il rubinetto… e poi mi ha tenuta sotto l’acqua…

Ruella: - Sotto l’acqua?

Poopay: -…sì…

Ruella: - Santo cielo.

Ruella fa sedere Poopay sul divano, e continua a darle conforto.

Poopay (con voce spenta): - Non riuscivo a respirare…stavo soffocando...

Ruella: - E come…come sei scappata?

Poopay: - E’ caduto per terra…

Ruella: - Caduto per terra? Chi è caduto per terra?

Poopay: -..lui è caduto per terra…

Ruella: - Julian per terra? Cosa lo ha fatto cadere?

Poopay: - E’ scivolato sulla saponetta…

Ruella: - La saponetta?

Poopay: - Ha sbattuto la testa sul water…

Ruella: - E’ morto?

Poopay: - Non lo so.

Ruella: - E’ ancora lì?

Poopay: - No.

Ruella: - Be’, allora dov’è?

Poopay: - E’ qui.

Ruella (allarmatissima): - Qui? Qui dove?

Poopay: - Ci siamo seduti sopra.

Ruella (facendo un salto): - Oh mio Dio.

Anche Poopay si alza e indica con fare indifferente il divano. E’ ancora molto sconvolta.

Poopay: - E’ lì sotto.

Ruella: - Come ci è finito lì sotto, per amor di Dio?

Poopay: - …L’ho trascinato io qui…e poi ci ho messo sopra il divano per non farlo più rialzare…

Ruella: - Be’, almeno è pratico. Da quanto tempo sta lì sotto?

Poopay: - Secoli.

Ruella: - Sarà meglio che dia un’occhiata. (Tornando al divano, prudentemente) Da quale parte è la testa? Te lo ricordi?

Poopay (indicando): - Da quella parte.

Ruella: - Bene. (Solleva piano il lembo del divano)

Poopay (in lacrime): - Non farlo uscire!

Ruella: - Non lo faccio uscire, per carità. Voglio solo vedere se è vivo. Ma se pure il water non l’ha ammazzato, lo ha fatto certamente questo divano. (Si piega per esaminare il corpo invisibile come meglio può) Be’, non sono un dottore ma devo dire che ha proprio l’aria di un morto. Ben fatto.

Poopay (iniziando a piangere di nuovo): - Ora sono un’assassina.

Ruella: - Un’assassina?  Un’assassina? Quell’uomo è venuto nel tuo bagno, ha cercato di affogarti ed è scivolato su una saponetta. Perché dovresti essere un’assassina?

Poopay: - Non mi crederanno. Non mi crederanno mai.

Ruella: - Tu non sarai qui. Ora puoi tornare indietro. Sei salva. E’ morto. Non può più farti del male. Pensa a questo.

Poopay (un filo più calma): - Già.

Ruella: - Su, coraggio, Phoebe. Il peggio è passato. Sei salva. Ripetilo. Sono salva. ora.

Poopay (quasi convinta): - Sono salva, ora.

A questo punto, il braccio nudo di Julian spunta dal fondo del divano, come in uno spasmo.

Entrambe le donne gridano e corrono verso diversi punti della stanza. La mano si solleva, il pugno si apre e si chiude. Il braccio si affloscia e ricade. Ruella e Poopay guardano atterrite. Silenzio.

Ruella (nervosamente): - E’ solo rigor mortis, tutto qua…

Poopay: - Cosa?

Ruella: - Rigor – mortis.

Poopay: - Già. (Breve pausa) Come sai che è rigor mortis?

Ruella: - Non lo so. Lo immagino. Non può essere vivo, comunque. Sta lì con una mezza tonnellata di peli di cavallo sulla faccia. Deve essere morto. Siamo a posto, siamo salve. Continua a dirlo. Siamo salve.

Poopay: - Forse io sono salva. Ma tu? Come puoi spiegarti? Non ha cercato di affogare te, giusto?

Ruella: - Non è necessario che lo sappiano.

Poopay: - Ma forse vorranno sapere com’è che all’improvviso è più vecchio di vent’anni.

Silenzio.

Ruella: - Ottima riflessione. (Ci pensa su) Ed è un problema mio. Non tuo. Ora vai. Lasciami. Tornatene nel tuo tempo.

Poopay: - No.

Ruella: - Perché no? Cosa ti trattiene?

Poopay: - Perché io non scappo mai e poi mai.

Ruella la guarda e sorride. Poopay annuisce.

Ruella: - No, ci serve aiuto. Aiuto per portare il corpo da un’altra parte. Ma chi? Chi?

Poopay: - Non conosco nessuno. Non qui. A casa conosco un paio che potrebbero farlo.

Ruella: - Sì, ma certo. Conosco qualcuno. L’uomo giusto. (Con risolutezza improvvisa) Già! (Va al telefono e fa lo 0)

Poopay: - Chi chiami?

Ruella si mette il dito sulle labbra per far tacere Poopay.

Ruella: - Pronto…vorrei un’informazione…Il signor Palmer della vigilanza è in servizio? …Oh, splendido. Me lo potrebbe chiamare, per favore? Sono la Signora Welles della suite 647…Grazie mille…. (Aspetta)

Poopay: - Vigilanza? Non farai venir su quella Vigilanza del cavolo?

Ruella: - Nessuna Vigilanza del cavolo. Questo me lo deve. (Al telefono) Pronto… Il Signor Palmer? – Harold. Sono la signora Welles… suite 647, sì. Signor Palmer, quassù abbiamo un problema molto delicato… che richiede il massimo del tatto… Mi chiedo se per caso potrebbe aiutarci… le sarei infinitamente grata… Già… Oh, davvero?  Grazie… lei è molto gentile… Salve. (Riattacca) Uomo disgustoso. D’accordo. Azione. Sarà qui fra tre minuti. Prendi quell’estremità. (Va ad un’estremità del divano e afferra il bracciolo)

Poopay: - Che stai facendo? Cosa pensi di fare?

Ruella: - Ora te lo dico. Su, dammi una mano. Dobbiamo spostarlo da qui.

Poopay: - No, non mi va. E’ meglio se rimane lì.

Ruella: - Se rimane lì, difficilmente possiamo farlo passare per un incidente, ti pare? Neanche Harold Palmer crederà che Julian si sia ficcato sotto il divano per morire. Ora aiutami, Phoebe. Dammi retta.

Poopay (prendendo un’estremità del divano): - Se si muove, io me ne vado, sappilo.

Ruella: - Se si muove, io ti vengo dietro.

Insieme tolgono il divano da sopra Julian.

Benissimo. Fiuuu. Come diavolo hai fatto a muovere quest’affare da sola?

Poopay: - Fifa boia.

Ruella si piega per esaminare Julian.

Attenta!

Ruella: - Niente, è morto morto. Non potrebbe essere più morto. (Lasciando andare il braccio di Julian) Guarda qua…

Poopay (distogliendo lo sguardo): - Aaaah!

Ruella (che sembra divertirsi): - Non c’è sangue in superficie. Tutto all’interno. Questo dovrebbe ingannare Harold. Ora, dobbiamo trascinarlo in camera da letto. Phoebe…

Poopay (indietreggiando): - Non posso. Non posso toccarlo.

Ruella la guarda. Poopay rimane ferma.

Ruella (deliberatamente): - Phoebe! Phoebe, sei patetica! Sei solo una bambinetta piagnucolosa.

Poopay (infiammandosi): - Non mi dire così. Non hai…

Ruella: - E cosa sei, allora ? Cosa sei, eh?

Poopay (arrabbiata): - E’ facile per te, mica sei stata mezza affogata!

Ruella: - E’ un peccato che non abbia completato il lavoro. Pappamolle che non sei altro!

Poopay (arrabbiatissima): - Tu sei in cerca di guai, capito? Sei in cerca di guai. Ma chi ti credi di essere…Ho mandato gente all’ospedale, lo sai. Ritira quel che hai detto. Nessuno mi ha mai chiamato così.

Ruella: - Va bene, lo ritiro. Ma tu mi dai una mano. Se hai un minimo di forza.

Poopay afferra il braccio di Julian e inizia a trascinare il corpo per il pavimento con una mano sola.

Poopay (aggressiva): - Ce l’ho, la forza. Non preoccuparti. Adesso vediamo chi è che non c’ha la forza.

Ruella (allarmata): - Attenta! Non lo rompere!…Così.

Trascinano il corpo verso la stanza da letto.

Quanto pesa. Sembrava così facile…

Si fermano un attimo a ripigliar fiato.

Poopay: - L’hai detto apposta, vero? Per farmi arrabbiare?

Ruella: - Dai. Tira.

Poopay: - E va bene. Ma non mi chiamare mai più così. Non sono una santa ma non sopporto quella parola.

Riprendono il cammino verso la stanza da letto.

Ruella: - Quale, pappamolle, dici?

Poopay (fuori scena): - Non la ripetere!

Ruella (f.s.): - Perché no? Significa solo incapace, debole. Tutto qua.

Poopay (f.s.): - Non lì da dove vengo io.

Ruella (f.s.): - E che significa lì da dove vieni tu?

Poopay (f.s.): - Lascia stare, lascia stare. Non importa. Non voglio ripeterla.

Ruella (f.s.): - Ok? Uno, due, tre…

Tutt’e due (f.s.): - Hop!

Ruella (f.s. senza fiato): - Ora dobbiamo spogliarlo e metterlo a letto…

Poopay (f.s.): - Oh no...

Ruella(f.s.): - Phoebe!

Poopay (f.s. di getto) : - Va bene, va bene, lo so! Pappamolle, pappamolle, pappamolle. Mica dobbiamo andarci pure a letto!

Ruella (f.s. disgustata): - Oh, Phoebe!

Poopay (f.s.): - Scusa.

Suonano alla porta.

Ruella (f.s.): - Deve essere Harold. Dovrai farlo da sola.

Poopay (f.s.): - Cosa? Spogliarlo?

Ruella (f.s.): - Già.

Poopay (f.s.): -  Completamente?

Ruella esce dalla stanza da letto. Raddrizza il divano meglio che può.

Ruella: - Ovvio. Dai, l’avrai già fatto, di sicuro.

Poopay (f.s.): - Sì, ma di solito non sono morti. (Un pensiero) Non credo, almeno.

Ruella: - Lo trattengo qui a parlare. Esci non appena hai finito.

Suonano di nuovo alla porta. Ruella chiude la porta della stanza da letto e va ad aprire la porta centrale.

Fa entrare un Harold più vecchio, cinquantacinque anni e molto più deferente.

(in tono affascinate) Harold, grazie mille per essere venuto. Immagino che sarà occupatissimo.

Harold: - Be’, certo, il crimine non si ferma mai. (Ride) In cosa posso esserle utile? Qualcosa da sistemare? Un problemino, eh?

Ruella: - No, in verità un problemone, Harold. Avrò bisogno della sua massima discrezione.

Harold: - Penso che ci siamo conosciuti a sufficienza in tutti questi anni…

Ruella: - Eh già..

Poopay esce dalla stanza da letto e va in bagno. Accende le luci. Si sciacqua in fretta le mani.

Harold: - …per sapere che non c’è niente che non farei per lei o il Sig. Welles.

Ruella: - Già, ne sono certa. Anche se in questo caso, il sig. Welles deve esserne tenuto fuori.

Harold: - Ah sì?

Ruella: - Sì, non è qualcosa – che approverebbe…- se mi capisce...

Harold sembra confuso. Ruella attende.

E’ una faccenda di estrema delicatezza – se capisce cosa intendo, Harold…

Harold: - Delicatezza? (Intuendo qualcosa) Ah, capisco cosa intende. Delicatezza.

Ruella: - Già.

Harold: - Oddio.

Poopay esce dal bagno e viene in salotto, spegnendo le luci. Fa un cenno a Ruella.

Harold si accorge di lei e si gira.

(In tono di disapprovazione): - ‘Sera.

Poopay: - ‘Sera.

Ruella: - Harold, si ricorda…

Harold: - Mi ricordo. Phoebe, già. (Ride e scuote la testa)

Poopay lo guarda con astio.

E’ ancora qui, vedo.

Poopay (sorriso astioso): - Già.

Harold (a Ruella): - Be’, ha un aspetto un po’ migliore. Un vago miglioramento. (Confidenzialmente a Ruella)  C’entra lei, vero? Ma si fida a parlare davanti a lei? O vuole che la sbatta via di nuovo?

Ruella: - No, no. In effetti Phoebe c’entra molto. Moltissimo. Tutt’e due…

Harold: - Oh, capisco. Capisco. Riguarda voi due, giusto?

Ruella: - Già.

Harold (digerendo la cosa): - Capisco. (In maniera goffa) Stiamo parlando – stiamo parlando di una qualche forma di relazione “lesbianica”…

Ruella: - Santo cielo, no.

Harold: - Oh, chiedo scusa. Chiedo scusa.

Ruella: - Se fosse così, Harold, non penso che l’avremmo fatta venir su, le pare?

Harold (confuso): - Ehm no, immagino di no.

Ruella: - In quel caso ce la saremmo cavata da sole, giusto?

Harold (imbarazzato): - Già, già. Probabilmente. Le domando perdono se l’ho imbarazzata in qualche maniera.

Ruella: - No, il nostro problema, Harold, è cosa fare con lui.

Harold: - Lui?

Ruella: - L’uomo.

Harold: - Uomo? C’è dentro anche un uomo?

Ruella: - Ovvio che c’è un uomo. Dobbiamo avere un uomo, le pare?

Harold: - Dobbiamo?

Ruella: - Io e lei.

Harold: - Lei…e lei?

Ruella: - Già.

Harold: - Voi due eravate in stanza da letto con un uomo.

Ruella: - Già.

Harold: - Capisco.

Ruella: - Su, Harold, avrà di sicuro sentito parlare di..."triangoli". In quest’albergo se ne devono fare tanti...

Harold: - Forse. Ma non ne ho mai avuto un’esperienza diretta. Fino ad ora. (Fissa Poopay) E quindi? Dov’è il signore? E’ andato via?

Ruella: - No, è la dentro.

Harold: - Capisco, che fa, dorme?

Ruella: - Non esattamente.

Poopay: - E’ morto.

Harold: - Morto.

Ruella: - Già.

Harold: - Morto in quel letto?

Ruella: - Ho paura di sì. Si è accasciato così all’improvviso. Credo che due per lui eravamo troppe, capisce?

Poopay: - Già. Ha mangiato più di quanto poteva cagare….

Harold (freddamente, a Poopay): - Questa è un’immagine disgustosa, se posso dire la mia…. (a Ruella) Be’, è ovvio che avete un problema, Signora Welles.

Ruella: - Ma è anche peggio, temo.

Harold: - Peggio? Vuol dire che sono coinvolte altre persone?

Ruella: - No, vede – si dà il caso che l’uomo in questione sia il socio e miglior amico di mio marito. E’ Julian Goodman.

Harold: - Il signor Goodman? Lì c’è il signor Goodman?

Ruella: - Sì. Si ricorda di lui, Harold?

Harold: - Ed è lui quello che è morto?

Ruella: - Proprio lui.

Harold: - Sempre peggio.

Ruella: - Già.

Harold: - Ehm, non sono affari miei, ma – dalle mie impressioni sul signor Goodman, non avrei mai immaginato che questo fosse il suo genere di cose. Anzi, sembrava più – be’, dell’altra sponda, se mi capisce.

Ruella: - Penso che volesse soltanto fare una prova, vede.

Harold: - Ah sì. E’ schiattato con un bel botto, allora.

Poopay: - Anche questa è un’espressione alquanto disgustosa, se posso dirlo.

Harold: - Mi spiace, signora Welles, capisco il suo imbarazzo, mi creda, ma non penso di poterla aiutare. Qui abbiamo a che fare con  un morto, lei mi capisce. E non posso di certo coprire un morto. Ruella: - No, non dico questo. Assolutamente no. Quel che speravo lei potesse fare, è aiutarci ad alterare le circostanze della morte.

Harold: - Non la seguo.

Ruella: - Be’, il signor Goodman è morto in conseguenza di uno sforzo eccessivo. Quasi certamente un attacco di cuore – comunque cause naturali - questo possiamo dirlo, giusto?

Harold (prudente): - Sì…

Ruella: - Ora, è possibilissimo che il signor Goodman possa aver avuto quell’attacco nella sua stanza – mentre, diciamo, spostava il letto…

Harold (dubbioso): - Spostava il letto?

Ruella: - O faceva qualcos’altro di faticoso e… solitario. Tutto ciò che le chiedo è di aiutarci a portarlo in una stanza vuota e magari fare piccolissime variazioni al registro dell’albergo…Così il signor Goodman potrebbe essere scoperto domattina, solo, a letto e senza il minimo alone di scandalo attorno a lui.

Harold: - Oh, non credo di poterlo fare (Pausa) No, non credo di poter accettare una cosa del genere. Mi dispiace.

Ruella (sospirando): - E va bene.

Harold: - Mi dispiace. Insomma, in situazioni normali, come ho detto, signora Welles…

Ruella: - Forse – so che sbaglio a dirlo, Harold – ma forse potrei fare in modo che ne valga la pena per lei…

Harold: - Non credo di poter accettare denaro…

Ruella: - Certo che no. Non pensavo al denaro.

Harold (quasi deluso): - Ah no?

Ruella: - Pensavo a una cosa in natura.

Harold: - Natura?… (Guarda entrambe le donne) Vuole dire…? Non credo sia il mio genere di cose, per la verità.

Ruella: - No, no, no.

Poopay (con enfasi): - No.

Ruella: - Pensavo più… Be’, lei è qui da… secoli, ormai, giusto?

Harold: - Dal 1975 – ventisette anni.

Ruella: - Ma sono certo che non aveva in mente di star qui così a lungo.

Harold: - Be’, no, c’è stato un tempo in cui avevo dei sogni. Come tutti, no?

Ruella: - Lei è ancora abbastanza giovane per realizzare quei sogni, Harold, non crede?

Harold: - Abbastanza, già. Ma dov’è il denaro quando ne hai bisogno? Insomma, non che non abbia risparmiato – ma il valore dei soldi è come andato a picco, non è così?

Ruella: - E’ triste. Quindi quei sogni sono volati via dalla finestra. Una crociera nel Mediterraneo. In una barca tutta sua, due eliche…

Harold (guardandola con stupore): - Ponte di manovra…

Ruella: - Tredici metri?

Harold: - Sedici.

Ruella: - Quattordici?

Harold: - Quindici.

Ruella: - Affare fatto.

Harold: - C’è una suite vuota al terzo piano. Possiamo portarlo lì.

Ruella: - Grazie, Harold.

Harold (andando verso la porta): - Prenderò un cesto per la lavanderia dalla porta a fianco (Apre la porta principale) Come faceva a saperlo? Non ne ho mai parlato a nessuno.

Ruella: - Magari c'è stato un momento in cui l'ha fatto. Solo che l'ha dimenticato.

Harold (confuso): - Già. C’era giusto qualcosa che mi veniva in mente, proprio adesso. Anni fa. Una donna che…Non ricordo i dettagli. (Andandosene) Torno subito.

Harold esce.

Poopay: - Non mi piacerebbe fare affari con te.

Ruella: - E questo l’abbiamo sistemato.

Poopay: - Lo aiuterò io a spostarlo. Tu no.

Ruella: - Sei sicura?

Poopay: - Qualcuno potrebbe vederci. Sarebbe un po’ strano se tu…

Ruella: - Già, forse.

Poopay: - Stavo pensando a Jessica. Pensi che poi sia morta? Anche con il tuo scritto?

Ruella: - Penso di sì. Purtroppo. Ma avremmo dovuto chiedere ad Harold. Forse lui sa che fine ha fatto.

Suonano alla porta. Poopay fa entrare Harold.

Harold spinge dentro una grossa cesta. Dentro c’è un sacco pieno di biancheria.

Harold: - Ecco qua.

Ruella: - Bravo.

Harold: - Ho avuto un’idea. (Tiene su il sacco) E’ il sacco degli oggetti smarriti del sesto piano. Vestiti, oggetti vari, roba da donne. Per far sembrare che c’era una donna con lui. Lui è morto, lei ha tagliato la corda. E’ più convincente.

Harold spinge il sacco nella stanza da letto. Poopay lo aiuta a passare per la porta.

Ruella: - Geniale, Harold, lei è geniale.

Harold: - Incredibile quello che lasciano. Ho trovato una papera, una volta, sa. Nel bagno. Una papera viva…

Harold e Poopay scompaiono in camera da letto.

Ruella ne approfitta per andare in bagno e portar via ogni prova. Accende le luci.

(Fuori scena, in bagno) Meglio prendere anche i suoi vestiti.

Poopay (f.s.): - Ok.

Harold (f.s.): - Mio Dio, ma che gli avete fatto? Sembra più vecchio di vent’anni.

Poopay (f.s.): - Sì, be’, gli abbiamo dato una bella strapazzata.

Harold (f.s. in tono incredulo): - Una strapazzata? Gli avete distrutto tutto il metabolismo! Guardatelo. I capelli sono diventati bianchi. Non so cosa vai combinando, ragazza, ma è meglio se me, mi tieni fuori.

Poopay (f.s.): – Nessun problema.

Harold (f.s.): – Andiamo. Forza.

Fuori scena sollevano Julian e  lo mettono nella cesta.

Poopay (f.s.): - Non ci va. E’ troppo lungo.

Harold (f.s.): - Già, è grande e grosso. Ecco, usa il lenzuolo. Coprilo con questo.

Ruella (f.s., ad alta voce): - Avete bisogno di una mano?

Harold: (f.s., ad alta voce): - No, va tutto bene. Tutto sotto controllo.

Harold e Poopay escono dalla stanza da letto ma stavolta la cesta contiene il corpo di Julian che è coperto quasi interamente dal lenzuolo, a parte i piedi che sporgono in fuori.

Ruella esce in fretta dal bagno, appena li sente.

(A Poopay) Attenta alla porta, ecco…ora vai.

Ruella: - Vi apro la porta.

Harold: - Controlli la strada, prima.

Ruella: - Giusto. (Apre la porta centrale e ispeziona i due lati nel corridoio)

Harold (A Poopay, con impazienza): - Copri i piedi. Su, coprigli i piedi.

Poopay esegue.

Ruella (tornando dentro): - Via libera.

Harold: - Benissimo. (A Poopay) Vai a sinistra, useremo l’ascensore di servizio. Speriamo di farcela.

Harold e Poopay si avviano verso la porta centrale. Ruella gli tiene la porta aperta.

Ruella: - Avete la chiave della camera?

Harold: - Ho il passepartout. Apre tutto. Non ci metteremo tanto.

Ruella: - Buona fortuna.

Harold e Poopay escono.

(Ruella chiude la porta. Rimane ferma per un istante, guardando la stanza. Sorride tra sé e sé. E’ stato un bel lavoro. Sbadiglia) Se non vado a letto subito, morirò.

Ruella va nella stanza da letto.

Sia il salotto che il bagno sono al buio.

Subito dopo, rumore di una chiave nella serratura, Harold e Poopay entrano in quella che ora è la suite del terzo piano, con la cesta. Harold accende le luci.

Harold: - Eccoci qua. 347. Suite vuota. Questa fa al caso nostro. La stanza da letto è da quella parte.

I due trasportano la cesta in camera.

(A Poopay) Attenta alla porta, così…Vai.

(Fuori scena) Benissimo. Pronta?

Poopay (f.s.): – Sì.

Harold (f.s.): E due, e tre…hop!

Poopay (f.s.): -Ufff!

Harold (f.s.): - Ecco qua. Adesso, dài un’occhiata a quel mucchio. Tira fuori dei vestiti da sparpagliare in giro. Io cercherò di rendere le cose un po’ convincenti qui

Poopay (f.s.): - Va bene.

Harold (f.s.): Assicurano che siano vestiti adatti.

Poopay esce dalla stanza da letto con la borsa di vestiti.

Poopay: - Va bene, non sono mica stupida…

Harold (f.s.): - Oh no, per carità ....

Poopay dalla porta fa le boccacce ad Harold. Mette la borsa sul divano e inizia a frugarci dentro.

Poopay (senza fiato): - Pappamolle!… (Ad alta voce ad Harold) Il marito della signora Welles…

Harold (f.s.): - Il Signor Reece Welles? E allora?

Poopay (ad alta voce): - Ha mai sentito niente della prima moglie?

Harold (f.s.): – Sì. Una giovane donna molto affascinante. Jessica. Ben inserita, veniva da un’ottima famiglia.

Poopay (ad alta voce): - Che fine ha fatto? Lo sa?

Harold (f.s.): - Non ne ho idea. Non sono mica affari miei.

Poopay (nella maniera più disinvolta possibile): - Ma hanno divorziato o… lei è morta o qualcosa del genere?

Harold (f.s.): - Non ne ho la più pallida idea. Se sei così interessata, dovresti chiedere alla tua amica intima, la seconda signora Welles.

Poopay : - Non lo sa neanche lei.

Harold(f.s.): Come?

Poopay: - Niente.

Harold (f.s.): - Continua a tirar fuori quei vestiti

Poopay: - E’ quel che faccio. (Tira fuori un abito che le piace abbastanza – forse una tuta elegante, casual. Tra sé e sé) Questo è carino. Non ne vedevo uno così da secoli.

Guarda verso la stanza da letto per assicurarsi che Harold sia ancora occupato. Inizia in fretta a togliersi il vestito di Ruella e a mettersi la tuta.

Al diavolo. Oggetti smarriti, tanto…

Intanto, Ruella va dalla stanza da letto al bagno. Si è messa l’accappatoio. Ha con sé la borsetta che poggia su uno sgabello. Davanti allo specchio, inizia a prepararsi per andare a letto.

A questo punto, sia Ruella che Poopay iniziano a seguire lo stesso filo di pensieri. Entrambe sono molto stanche, soprattutto Ruella, dunque il processo è più lungo del solito. E Poopay che parla, mentre Ruella queste cose le pensa.

(Tra sé e sé, mentre si cambia) …Quello che proprio non capisco è… se Julian è morto… allora non può aver ucciso Jessica… perché è morto. Ma in fondo lui è morto solo… un momento… è morto solo nel mio tempo…. Anche se risulta morto in questo tempo. Significa che risulta morto in questo tempo solo perché è  morto in questo tempo? Perché se è così, allora Jessica che risulta morta nel nostro tempo, dovrebbe essere già morta nel suo tempo. Ma non è così, lei era viva. Prima di morire. E così Ruella, che è morta nel mio tempo, è ancora viva in questo tempo. Ma se è così….anche se Julian risulta morto nel mio tempo, è ancora vivo in questo tempo. E se è così…. Anche se Julian risulta morto nel mio tempo…. In questo tempo deve essere…ancora…vivo. (Gridando) OH DIO MIO, E’ ANCORA VIVO!

Ruella (fermandosi nel mezzo delle sue occupazioni): - Ma certo! E’ ancora vivo!

Poopay si precipita alla porta centrale.

Harold esce di corsa dalla camera da letto.

Ruella ritorna in fretta in camera da letto.

Harold: - Chi è ancora vivo?

Poopay: - Julian! E’ ancora vivo, devo avvertirla… Ruella!

Corre fuori della suite. Chiude la porta dietro di sé.

Harold: - Ma dove sta andando? (Raccoglie la borsa di vestiti, inclusi gli abiti dismessi di Ruella) Non lo so. (Capendo) Ancora vivo? Lui è ancora vivo? Oh santo cielo! Ma se l’ho appena legato al letto!

Harold si riprecipita in camera da letto.

Ruella nello stesso tempo rientra in bagno, cercando in fretta di rivestirsi.

Ruella (arrabbiata, tra sé e sé): - Ma certo che è ancora vivo, stupidissima donna. Bastava pensarci, ma tu non pensi… (Afferra la borsetta) Usciamo di qui. Qualunque posto è più sicuro di questo.

Ruella si precipita alla porta e la apre.

Sulla soglia c’è Julian, come se niente fosse, più giovane di vent’anni rispetto a come l’abbiamo visto prima.

Julian (sorridendo): - Ruella…sei ancora sveglia..

Ruella (indietreggiando istintivamente): - Julian.

Julian (chiudendo la porta): - Scusa se ti disturbo, possiamo fare quattro chiacchiere?

Ruella (adesso con fermezza): - Mi dispiace, sto uscendo.

Julian: - Sono le due di notte, non dovresti uscire a quest’ora. Dovresti restartene sotto le coperte…

Ruella: - Se sono le due di notte, tu che ci fai qui?

Julian: - Solo due chiacchiere, che ne dici?

Ruella (più forte): - Ti dispiacerebbe andartene per favore? Per l’ultima volta, vattene di qui.

Julian: - Due chiacchiere in santa pace… (Spegne le luci del salotto)

Ruella (ancora più forte): - Che stai facendo, Julian? Come osi? Per l’ultima volta, esci di qua.

Cerca di spingere Julian. Ma lui è più agile. Le mette una mano sulla bocca, l’altra attorno alla vita, mentre le blocca le braccia da un lato. Comincia a spingerla verso la porta della stanza da letto.

Julian (piano): - Ho detto in santa pace, giusto? In santa pace, per favore. Va bene? Tutto qua.

Vanno nella stanza da letto. Ruella emette vani suoni disarticolati.

Stacco di luci; torniamo all’altra suite.

Harold viene in bagno con in mano un mucchio di biancheria femminile.

Suonano insistentemente alla porta.

Harold (prudente, verso il salotto): - Chi è?

Poopay (fuori scena): - Poopay! Sono Poopay!

Harold (confuso): - Poopay? Chi diavolo è Poopay?

Poopay (f.s.): - Phoebe! Fammi entrare, Harold!

Harold apre la porta centrale e fa entrare Poopay.

Poopay entra.

Harold: - Dove sei stata? Cosa vuoi? Sveglierai tutti così.

Poopay: - Qual è il suo numero? Ho dimenticato il numero della sua suite.

Harold: - Di chi?

Poopay: - Ruella. La signora Welles. Qual è il suo numero? Presto!

Harold: - 647.

Poopay: - 647…647. Può prestarmi la tua chiave, per favore?

Harold: - La mia chiave? La chiave universale, vuoi dire?

Poopay: - Giusto per entrare. La prego, Harold. E’ una cosa importantissima. La prego.

Harold (dandole la chiave con riluttanza): - Ma la rivoglio indietro, chiaro?

Poopay: - Grazie. Credo sia in grande pericolo...

Poopay esce, chiudendo la porta.

Harold fissa la porta con indignazione.

Harold (verso la porta): - E lo sarò anch’io se qualcuno mi scopre qua.

Ritorna nella stanza da letto.

Le luci si spengono in salotto, torniamo all’altra suite.

Julian esce dalla stanza da letto, e viene in salotto. Sta manovrando un fagotto vivente…E’ Ruella, con la testa e quasi tutto il corpo avvolti in uno spesso copriletto dell’albergo. Julian l’ha legato con la cintura dell’accappatoio di Ruella. Questa emette dei suoni soffocati, intanto che Julian la spinge verso la finestra.

Julian: - Andiamo, su….così.

Raggiungono la finestra. Julian la spalanca e spinge Ruella sul balcone.

Nel frattempo, Poopay entra dalla porta centrale. Si arresta quando vede Julian.

E tu chi diavolo sei?

Poopay: - Toglile le mani di dosso, hai sentito?

Julian la fissa.

Mi hai sentito? Se la tocchi griderò così forte da far venire qui tutto questo cazzo di albergo.

Julian (poco impressionato): - Perché non chiudi quella porta, intanto?

Poopay: - Cosa? Ti avverto, mi metto a gridare.

Julian: - Prova soltanto ad aprire la bocca e lei vola via dal balcone immediatamente. Ora chiudi la porta, per favore.

Poopay rimane incerta. Julian fa un movimento improvviso, come per spingere giù Ruella.

(duro) Chiudi quella porta!

Poopay, confusa, obbedisce.

Ora, vieni qui. Su. Vieni qua. Ti giuro che la butto di sotto, se non lo fai.

Poopay: - Tanto la butti lo stesso.

Julian (divertito): - E chi lo sa. Su…

Julian fa un segno a Poopay che avanza con prudenza verso di lui. Mentre passa accanto allo scrittoio, con la disperazione afferra un tagliacarte con cui minaccia Julian. Costui però è più veloce. Spinge Ruella a terra, afferra il polso di Poopay, glielo torce e le toglie il coltello. Poopay ansima.

(iniziando a divertirsi) Il solo problema quando si usa un’arma, è che devi essere sicuro che non sia usata contro di te. Capisci?

Adesso è lui che sta per usare il tagliacarte contro Poopay, malgrado gli sforzi della ragazza per sottrarsi alle sue grinfie. A questo punto, la porta comunicante si spalanca. Julian e Poopay se ne accorgono. Julian si blocca, confuso.

Appare la figura scura di una donna che avanza lentamente nella stanza. E’ vestita completamente di nero, con un velo sul viso ed un cappello.

Donna (in un sussurro): - Julian!… Julian..!

Poopay (senza fiato): - Oh Dio mio!

Julian fissa la donna con orrore.

Donna (tendendo le braccia verso di lui, con fare misterioso): - Julian… sono io, Julian… ti ricordi di me? Ma certo che ti ricordi di me.

Julian, indietreggiando, suo malgrado, lasciando la presa su Poopay.

Julian (con voce roca): - Chi sei? Chi è?

Donna: - Sono io, Julian. Non puoi aver dimenticato tua madre, Julian.

Julian: - Mamma?

Donna: - Sono tornata per te, Julian…Vieni da me. Vieni da tua mamma. Guarda la mia povera faccia. Cosa hai fatto alla mia faccia, Julian?

La donna è molto vicina a Julian. La vediamo meglio alla luce della finestra; ma a causa del velo, non vediamo il viso.

Julian (spaventato): - No, mamma, no…

Donna: - Baciami, Julian.

Si strappa il velo e fa intravedere il volto della Morte. Poopay grida.

(In un sussurro) Juuuuulian…..

Julian (coprendosi il volto con le mani e indietreggiando): - Mammmmmaaa!

Julian indietreggia un po’ troppo. Perde l’equilibrio e cade giù dal balcone.

La donna si toglie il cappello e la maschera e si sporge sulla balaustra per vedere dov’è caduto Julian; è Jessica, che ora ha 45 anni; una versione più matura, in qualche modo più rotonda, ma sostanzialmente immutata.

Jessica (guardando di sotto, compiaciuta): - Accidenti! (A Poopay) Tutto bene?

Poopay annuisce. E’ in stato di shock più per l’improvvisa apparizione di Jessica che per la fine di Julian.

Salve. Non penso che ci conosciamo, vero? Jessica Rizzini.

Poopay: - Jessica…

Jessica: - Un tempo Jessica Welles. Fino a circa undici anni fa. La prima moglie di Reece, capisce. Tu sei Phoebe, per caso? Devi essere tu. Stupendo.

Poopay annuisce. Ruella, ancora avvolta nel copriletto, emette altri suoni dal pavimento del balcone. Jessica si accorge di lei.

Scusa. Solo un secondo. Meglio liberarla, poverina.

(Gridando verso Ruella) Sei salva ora, Ruella. Sono Jessica. Jessica. Solo un secondo. Ti tiro fuori da qui.

Un momento. Devo capire come ti ha legato. Oh ecco, sì. Abbastanza facile, ecco qua.

Slaccia la cintura. Julian l’aveva stretta con un nodo abbastanza semplice. Il risultato, però, è molto vicino a quanto Julian intendeva fare.

Ruella, ancora avvolta nel copriletto, barcolla all’indietro, si ferma sull’orlo del balcone, ondeggia avanti e indietro, poi cade e scompare.

Ruella: - Aaaaaaaaa!

Poopay: - No!

Jessica (sgomenta): - Oh, aiuto!

Jessica e Poopay riescono entrambe ad afferrare un lembo del copriletto, giusto prima che questo scompaia insieme a Ruella.

Poopay: - Perché l’hai fatto?

Jessica: - Scusate. Mi è sfuggita. Oddio. (Ad alta voce, a Ruella che non si vede): - Resisti! Tieniti stretta al copriletto, non mollare la presa.

Ruella (fuori scena, distante): - Non ho nessuna intenzione di mollarla.

Poopay: - Andiamo, cerchiamo di… tirare…

Tutt’e due cercano di tirare su il copriletto ma è troppo pesante per loro. Rinunciano.

Jessica: - E’ inutile. Oh, le mie unghie…

Poopay (senza fiato) : - E’ inutile, non possiamo farcela…

Ruella (f.s.): - Tirate, per l’amor di Dio, tirate!

Poopay (ad alta voce): - Stiamo cercando.

Jessica (agitata): - Che facciamo? Che facciamo?

Poopay: - Un momento. Ci serve un lenzuolo o qualcosa di più sottile. Pensi di farcela a tenerla da sola per un secondo?

Jessica (allarmata): - Da sola?

Poopay: - Solo un secondo. Mentre trovo un lenzuolo.

Ruella (f.s.): - Sono sospesa a centinaia di metri qua sotto. Tanto per ricordarvelo.

Poopay (a Jessica): - Allora, ce la fai?

Ruella (f.s.): - Nel caso l’abbiate scordato tutt’e due.

Jessica (ad alta voce, piuttosto irritata): - Sì, lo sappiamo, lo sappiamo. (a Poopay) Va bene, faccio quello che posso.

Poopay: - Pronta?

Jessica (stringendo meglio che può e piantando bene i piedi): - Pronta.

Poopay: - D’accordo. Lascio andare – adesso.

Poopay esegue. Jessica, ancora avvinghiata al copriletto, è di fatto spinta in avanti.

Ruella (scivolando un po’ più sotto, f.s.): - Aaaaaah!

Jessica (quasi di sotto anche lei): - Aaaaaaah!

Poopay cerca di afferrare Jessica per la vita.

Ruella (fuori scena): - Si può sapere a che gioco stai giocando?

Jessica (ad alta voce): - Mi spiace. Credo di non farcela più.

Ruella (f.s.): - Ma certo che puoi, maledizione.

Poopay (a Jessica): - Va bene, cerca di non muoverti. Tieni e basta. Non ti lascio. Salirò su di te, per avere una presa migliore.

Jessica: - Su di me? Cosa vuol dire su di me?

Poopay: - Su di te, salirò su di te. Così.

Poopay inizia ad arrampicarsi su Jessica che sporge ancora sul balcone.

Jessica (a Poopay): - Ahi! Ma che fai? Mi sento in una specie di film porno…

Poopay: - Non voglio pensare a come mi sento io. Tu tieni quel copriletto e  basta. Se la lasci andare, giuro che ti spingo di sotto assieme a lei.

Jessica: - Faccio quello che posso. Ahi!

Alla fine Poopay riesce, aggrappata a Jessica, ad afferrare di nuovo il copriletto.

Poopay: - Preso!

Jessica: - Brava, e ora che facciamo?

Poopay: - Non ho idea. Fammi riprendere fiato.

Jessica: - Almeno tu puoi farlo. Io sono in coma.

Poopay: - E per lei non è uno spasso, giusto? (Ad alta voce) Ruella!

Ruella (f.s.): - Sono ancora qua.

Poopay (ad alta voce): - Cerchiamo di nuovo di tirarti di sopra, va bene? Se puoi darci una mano, ti saremo grate.

Ruella (fuori scena): - Che volete che faccia? Che venga su ad aiutarvi?

Poopay (ad alta voce): - No, dicevo coi piedi. Se ti aggrappi a qualcosa noi iniziamo a tirare.

Ruella (f.s.): - Faccio del mio meglio.

Jessica : - Non ce la faremo mai a tirarla su. E’ troppo pesante.

Poopay: - Dobbiamo farcela, proveremo fino alla morte, va bene? Sei pronta?

Jessica (brontolando): - Non ce la faremo mai, mai.

Poopay (ad alta voce): - Pronta, Ruella?

Ruella (fuori scena): - Pronta.

Poopay: - E-issa! E –issa! E-issa! Dàii!

Iniziano una serie di spinte verso l’alto. Ma accade il contrario di quanto vorrebbero, ogni volta che tirano, vanno sempre più sotto.

Poopay, Jessica (insieme, entusiaste): - E…issa! E..issa!

Ruella (f.s.): -Si dà il caso che io stia andando più sotto invece di salire.

Poopay (ad alta voce): - Sì, lo so. Anche noi.

Jessica: - Sei troppo pesante. Perché sei così pesante? (In lacrime) Che facciamo?

Ruella (fuori scena): - Per l’amor di Dio, non piangere. Ho già abbastanza problemi senza il tuo naso che mi sgocciola addosso.

Poopay (con rinnovata determinazione): - Andiamo! E – issa! E –issa!

Harold sceglie questo momento per entrare dalla porta centrale. Rimane a bocca aperta.

Harold (entrando): - Lo sapevo, hai lasciato la mia chiave in questa serratura, è così?

Poopay, Jessica (non accorgendosi di lui): - E –issa! E –issa!

Poopay (a Jessica): - Su! Dai! Fai uno sforzo!

Jessica: - Ci provo, ci provo!

Poopay: - Così, così. Sta venendo, sta venendo!

Harold (vedendo cosa succede): - Oh, mio Dio.

Si gira e fila via dalla stanza, chiudendo la porta.

Alla fine, dopo parecchi “E – issa…” Poopay e Jessica riescono a tirar su Ruella.

Poopay,Jessica,Ruella (insieme, con fare trionfante): - Sì!

Crollano all’improvviso tutt’e tre sul pavimento del balcone.

Ruella (senza fiato): - Per un pelo…

Jessica (idem): - Già.

Poopay (idem): - Già.

Si siedono, riprendendo fiato per un istante.

Ruella: - Non so voi due, ma io credo di aver urgentemente bisogno del mini-bar.

Jessica: - Buona idea.

Poopay: - Sì.

Ruella si alza e avanza, con passo malfermo, verso la credenza. Poopay e Jessica fanno altrettanto.

Ruella: - Jessica, questa è Phoebe. Ricordi che te ne ho parlato?

Poopay: - Ci siamo già presentate.

Ruella: - Avrai capito, Phoebe, che lei è la prima signora Welles. Jessica Welles.

Jessica:  - Jessica Rizzini , adesso.

Ruella (al bar): - Ti sei risposata?

Jessica: - Sì, nel 1990. Un paio di anni dopo che ho lasciato Reece.

Ruella: - Buon per te. C’è una bottiglietta di champagne, qui. Volete questo?

Jessica: - Perfetto.

Poopay: - Per me va bene.

Ruella apre lo champagne e lo versa in tre bicchieri.

Ruella: - Tuo marito cosa fa?

Jessica: - Rory? Non ne sono così sicura. Ma è sempre tanto, tanto occupato.

Ruella: - Ah. (Esaminando lo champagne) Dio solo sa, com’è questa roba. Dimmi, sono state le mie parole, è per quelle che sei qui adesso?

Jessica: - Diciamo che hanno fatto scattare la molla. Certo se non le avessi lette, sarei rimasta con Reece e… (Si blocca)

Poopay: - Che avevi scritto?

Jessica: - Oh. Non lo sai, lei non te l’ha detto? Solo un secondo. Sono parole profonde.

(Prende la borsetta e tira fuori il foglio)

Ruella: - Ce l’hai ancora?

Jessica: - Lo porto sempre con me. (Mostrando la busta) Vedi? “Da non aprire fino al 22 marzo 1983”.

Ruella: - Hai fatto come ti avevo detto? Hai aspettato?

Jessica: - C'è voluto un grande auto controllo. Da parte mia.

Poopay: - E allora?

Jessica: - E allora (Dispiega con cautela il foglio che ora è sbiadito e fragile. Leggendo) Congratulazioni. Ieri hai avuto il tuo primo figlio, una bambina – 5 chili e 3 etti… 6 etti, per la verità.

Ruella: - Scusa.

Jessica (continuando a leggere): - …L’hai sicuramente chiamata Rachel Louise Elizabeth. Spero che Dio ti faccia vivere tanto da godertela”.

Poopay (Colpita): - Geniale.

Ruella: - Grazie.

Poopay: - Bella pensata.

Jessica: - Be’, penso che sia stato il post-scriptum circa il cesareo a convincermi del tutto.

Ruella porge i bicchieri.

Grazie.

Poopay: - Merci.

Ruella: - Allora alla…vita, va bene?

Poopay, Jessica (insieme): - Alla vita.

Ruella: - Sono felicissima che tu abbia letto quel foglio. A parte il fatto che così sei ancora qua…è anche grazie a questo che ci sono io.

Jessica: - Oh, be’. Una buona azione ne chiama un’altra.

Ruella: - Certo, sei arrivata al pelo, se posso dirlo. Certo, avrei preferito che arrivassi un po’ prima, ma è stata una fortuna che sei arrivata in quel momento.

Jessica: - Be’, non è stato proprio fortuna. Ho passato tutta la sera al buio in quello sgabuzzino della porta a fianco.

Ruella: - Davvero?

Jessica: - Ho speso un patrimonio per corrompere il cameriere del piano. Mi sono seduta lì ad aspettare che venisse Julian.

Ruella: - Ma…ci potevi anche avvisare.

Jessica: - Be’, lo so che è orrendo ma – fino alla fine non ero sicura al cento per cento. Insomma, visto che tu mi avevi messo in guardia contro avvenimenti in fondo mai accaduti – grazie a Dio - perché io li avevo impediti, non potevo sapere se gli altri sarebbero accaduti comunque. Se non li avessi impediti. Capisci?

Ruella: - Per l’amor di Dio, avevo predetto tua figlia.

Jessica: - Poteva essere stata una coincidenza.

Ruella: - Coincidenza!

Jessica: - Be’, capisci.

Ruella: - Quindi volevi essere sicura che mi avrebbe davvero buttata giù dal balcone prima di deciderti a fermarlo?

Jessica: - Ma no, stavo già per fermarlo. Cosa che ho fatto. Non sono stata male, via. Mi sono ricordata che nella confessione Reece diceva che Julian aveva ammazzato la madre. Ho pensato che se mi fossi finta lei, gli avrei dato una bella strizza.

Ruella (incredula): - Una bella strizza?

Jessica: - Ricordo che mi mostrava sempre fotografie di quella donna. Aveva un aspetto terrificante. Tipo un grosso ragno scuro.

Ruella (ancora sbalordita): - Hai detto strizza? Mi ha legata in un copriletto per scaraventarmi giù dal sesto piano e tu pensavi solo di dargli una strizza? Non hai – perdonami- non pensi che nel tuo bel piano, un  secondo di ritardo ed io ero spacciata?

Jessica: - Avevo anche la pistola. Eventualmente.

Poopay: - Pistola?

Jessica (tirando fuori dalla borsa una piccola pistola): - Questa. E’ di mio marito, Rory. Ma non sono una grande tiratrice. Non so nemmeno se è carica. (Ha un’espressione come se volesse usarla)

Ruella (si scansa): - Mettila via.

Jessica: - Va bene. (Esegue) Rory ne ha un sacco di pistole. Le adora. Abbiamo pistole dappertutto. Mi ha promesso di portarmi da qualche parte, uno di questi giorni, un posto tranquillo per insegnarmi a sparare.

Jessica va verso la finestra.

Ruella: - Ah, davvero.

Poopay (piano, a Ruella): - Io non torno indietro per avvertirla. Ha  avuto la sua chance.

Ruella (piano, a Poopay): - Forse è una di quelle donne che spingono gli uomini all’assassinio, poverina.

Jessica (Guardando giù dal balcone): - C’è una bella folla, ora, là sotto.

Ruella: - Sì, be’, non cominciare a salutarli, magari. Non vorrai mica che guardino in su, giusto?

Jessica: - Oh no. (Si ritira) Scusate.

Suonano alla porta. Le tre donne appaiono allarmate. Ruella va alla porta.

Ruella (ad alta voce): - Chi è?

Harold (fuori scena): - Viglianza. Harold Palmer.

Ruella (alle altre): - Oh, mi ero scordata di lui…

Ruella apre la porta e fa entrare Harold che avanza con prudenza.

Harold: - Ah, è tutto sistemato, allora?

Ruella: - Prego?

Harold: - Sentite, è appena accaduto qualcosa di molto strano – (Vedendo Jessica) Ah. Buona sera. Ora siete in tre, a quanto pare.

Ruella: - Harold, si ricorda di Jessica, la prima moglie del signor Welles…

Harold: - Oh, certo, sì… Molto felice di rivederla. Signora – Signora…

Jessica: - Rizzini. Contessa Rizzini, di fatto.

Harold: - Contessa Già. (Piano) Sentite, c’è stato uno – sviluppo…

Ruella: -Sviluppo?

Harold (pensando alla presenza di Jessica): - La proprietà che stavamo trattando,  quella che era defunta si è – rianimata.

Poopay: - Eh?

Harold: - L’oggetto deceduto che stavamo trattando.

Ruella: - Va tutto bene, Harold, possiamo parlare davanti a Jessica – la contessa.

Harold: - Oh, d’accordo. Comunque, se ne è andato. Stavo spargendo un po’ di indumenti nella stanza, mi giro e il suo corpo è scomparso dal letto.

Poopay: -  Scomparso?

Ruella: - Interessante. Già, è così. Certo che è così.

Harold: - Quindi, non può essere morto, giusto? (a Poopay) Avevi ragione. Avrei giurato che fosse morto. Deve essersi alzato dal letto e se ne è andato quando ho girato le spalle. Ancora mezzo tramortito.

Ruella: - Può essere.

Harold: - Non sembra una buona cosa, giusto? Un uomo nudo in coma che se ne va in giro per l’albergo. Devo trovarlo prima che vada nelle aree pubbliche (Suona la sua ricetrasmittente) Scusatemi. Mi chiamano (Lo prende dalla tasca e la esamina) “Incidente per strada”. Che diavolo significa?

Ruella: - Oddio.

Harold: - Questa è una di quelle notti. Proprio una di quelle. Scusatemi.

Esce, chiudendo la porta.

Jessica: - Ma di cosa parlava?

Ruella: - E’…io penso soltanto che non si possa essere in due posti contemporaneamente. O morti due volte. Be’, non ha importanza, è tutta acqua passata, oramai.

Jessica (finendo il suo champagne): - Be’, grazie dello champagne. Per me, ora di andare a nanna. Giusto un paio d’ore, tanto. Torniamo a Roma in mattinata. (a Ruella) Ruella, dobbiamo rivederci. Pranzare insieme o una cosa così. La prossima volta che siamo a Londra.

Ruella: - Sarebbe carino. Dopo che avrò divorziato da Reece, sarò libera come l’aria.

Jessica: - Allora hai intenzione di divorziare?

Ruella: - Tu non lo faresti?

Jessica: - L’ho già fatto.

Ruella: - Già, è vero.

Jessica: - Forse senza Julian, sarebbe molto più simpatico. Adesso. Insomma Julian aveva un’influenza tremenda su di lui.

Ruella: - Spaventosa.

Jessica (a Poopay): - Arrivederci, felice di averti conosciuta. Magari vieni a pranzo anche tu.

Poopay: - In effetti, io sarei un po’ troppo giovane. Tecnicamente ho solo tredici anni, al momento.

Jessica: - Tredi… Oh, capisco. Sì, cioè no, non capisco. Per niente. E’ un po’ troppo complicato per me.

Jessica apre la porta.

Ruella: - A proposito, come sta Rachel? E’ ancora in America?

Jessica: - America?

Ruella: - All’università?

Jessica: - No, è a Cambridge. Non puoi non saperlo.

Ruella: - Invece non lo sapevo. Evidentemente le cose sono – cambiate. Cambridge? Carino.

Jessica: - Anzi, non penso sia mai stata in America. Molto intelligente. Fin troppo. Non capisco da chi ha preso. ‘Notte.

Ruella: - Buona notte.

Poopay: - ‘Notte.

Jessica va via, chiudendo la porta.

Silenzio. Poopay è totalmente priva di forze.

Ruella: - Sei molto silenziosa. Va tutto bene?

Poopay: - Sì, stavo solo…insomma, riprendendo le forze per tornare a casa.

Ruella: - Ne hai voglia? Tornare a casa, dico.

Poopay: - Non posso mica rimanere qui, giusto?

Ruella: - No, credo di no. Ho la sensazione che – se stessi qui potresti , be', Dio solo sa che succederebbe se incontrassi te stessa più giovane, ad esempio.

Poopay: - Cosa, me a tredici anni? Non ne avrei proprio voglia.

Ruella: - Dov’è la tua casa? Dove abitavi, in quegli anni?

Poopay: - Streatham.

Ruella: - Oh, non è lontano. Cosa facevano – cosa fanno i tuoi genitori? Come si guadagnano da vivere?

Poopay: - Non lo so. Non li ho mai conosciuti.

Ruella: - No?

Poopay: - Stavo in un riformatorio.

Ruella: - Oh, capisco. Mi spiace.

Una pausa imbarazzata. Non è una cosa di cui a Poopay piace parlare.

Be’, andrò a farti visita, se ti fa piacere…

Poopay: - No…

Ruella: - Portarti a fare una passeggiata.

Poopay: - Non ti disturbare. Per favore. Te l’ho detto, a quell’età ero terribile. Una vera delinquente. Se devi ricordarmi, ricordami così, d’accordo? (Tendendo la mano a Ruella, piuttosto imbarazzata) E grazie. Mille.

Ruella: - E di cosa? Grazie a te.

Poopay: - E’ stato un vero piacere conoscerti. Penso che sei davvero…ora me ne vado sennò mi metto a piangere. Piango sempre, quando dico addio alle persone. Patetica. Altro che dominatrice… Sempre in un mare di lacrime.

Ruella: - Tornerai a far quello?

Poopay: - Penso di sì.

Ruella: - Perché no? Lo fai bene? Insomma, guadagni molti soldi?

Poopay: - Non è più come una volta. Sono un po’ fuori moda, anzi. Ho solo la vecchia clientela.  Adesso è tutto tecnologico. SV.

Ruella: - SV.

Poopay: - Sesso virtuale. Se ne stanno tutti a casa. Gli occhi allo schermo, il mouse in mano…

Ruella: - Non è così divertente, immagino.

Poopay: - Ma così non c’è sforzo…Non ti devi sbattere, non ti devi muovere. Quando ti annoi, spegni tutto.

Ruella: - Prova qualcos’altro.

Poopay: - Io? E cosa, per esempio? E’ un mondo così competitivo. Nessuno ti regala niente, non hai una seconda possibilità…Se non sei qualificato, crepi. I tuoi figli, non fargli fare come ho fatto io… (Va verso la porta comunicante) Senti una cosa – ho un’idea grandiosa. Che giorno è oggi, qui dove siamo adesso? Senti, il 26 luglio 2022 – che è domani, per me – vieni in quest’albergo – alle nove di sera – se ce la fai, e ci beviamo una cosa insieme. C’ è un bar carino che si chiama Judi. …Ti va bene?

Ruella: - Phoebe, per quell’epoca sarò molto vecchia.

Poopay: - Ti va bene?

Ruella: - Ne avrò sessanta e… qualcosa. (Intenerendosi) D’accordo… se sono nei paraggi.

Poopay: - Cerca di esserci. E buona fortuna col tuo divorzio. Se lo farai.

Ruella: - A meno che non trovi una sola buona ragione per rimanere con quell’uomo.

Poopay (ridendo): - Non si sa mai. Può migliorare. Qualche volta, succede, sai. Proprio quando credi che non c’è più speranza. Ciao.

Poopay chiude la porta. Ruella rimane lì per un istante, pensierosa. Ha in mente un’idea. Sorride tra sé e sé.

Ruella (fra sé e sé): - Ehm, forse (s’avvia verso la stanza da letto). Forse!

Spegne le luci e va in camera.

Nel vano fra le porte, Poopay gira. Esce in una stanza al buio. Solo una luce nella stanza da letto. Avanza nella stanza e inciampa nello stesso mobile di prima.

Poopay (arrabbiata con se stessa): - Oh!

Reece (dalla stanza da letto): - Chi è? Chi c’è la fuori?

Poopay si blocca.

Reece esce dalla stanza da letto e accende le luci. Ha di nuovo settant’anni ma è in condizioni fisiche molto migliori di prima. I suoi modi sono molto più sicuri. Ha con sé un album di fotografie.

(Vedendola) Chi è…. Phoebe! Ciao, cara, che ci fai qui, al buio?

Poopay (confusa): - Io…

Reece: - Mi fa piacere vederti – perché non mi hai detto che venivi? Che bella sorpresa. Come mai in città?

La voce di Poopay, il suo accento, il suo modo di parlare sono totalmente cambiati, con stupore sia nostro che suo.

Poopay: - Sono giusto passata. Mi dispiace tanto averti svegliato… (Sembra confusa, ripete) …svegliato. (Si tocca la gola e la lingua)

Reece: - Oh, mi conosci, mica dormivo. Siediti, siediti per un minuto. Su.

Poopay: - Be’, davvero solo un minuto. (Fa come prima)

Reece: - Stai bene?

Poopay: - Sì.

Reece: - Hai mal di gola?

Poopay: - No.

Reece: - Ho delle pastiglie di là, Fisherman. Ho trovato un negozio ad Hammersmith che ancora le vende, ci crederesti?

Poopay: - Davvero? Stupendo… (Schiocca ancora le labbra)

Reece: - Bevi qualcosa?

Poopay: - No, va bene così, davvero.

Reece (sedendosi accanto a lei): - Non riuscivo a dormire. Non ci riesco mai in questi giorni. (Pausa. In tono triste) Sarà un anno il mese prossimo, sai. Da quando se n’è andata. E mi manca ancora da morire, lo sai. E sarà sempre così. Per forza.

Poopay (all’improvviso capendo a chi si sta riferendo): - Oh.

Reece: - A te no?

Poopay: - Oh sì. Sì.

Reece: - Credo che noi due eravamo quelli più vicini, no? Be’, a parte Thomas. Ma di Tom, non saprei. Rue ed io abbiamo fatto insieme trenta due anni di matrimonio, lo scorso giugno. E lo sai, in tutto questo tempo, noi…mai una volta, mai.

Poopay (sorridendo): - Cosa, mai? Andiamo…

Reece: - Be’, abbiamo avuto i nostri momenti, certo. Niente di serio. Le solite cose. Io lavoravo, lei decideva. Le ho detto, ma per l’amor di Dio, ne abbiamo già due, perché ne vuoi un altro? Abbiamo fatto la nostra parte. E lei ha detto: no, ne voglio un altro. Tu sei troppo occupato ed io troppo vecchia, quindi lo adotteremo. Be’, ho detto io, almeno prendi un ragazzino con del carattere. E lo ha fatto. (Sorridendo) Altroché… (Pausa) Dannata malattia. Appena trovano una cura per una cosa, ne spunta fuori un’altra. Vendetta della natura. Ma almeno la sua è stata veloce.

Poopay: - Mi spiace.

Reece: - Donna incredibile, sai? E mi ha fatto filare, anzi ci ha messo in riga tutti quanti…

Poopay (sorridendo): - Già…

Reece (Mostrandole l’album): - Guarda qui, cosa ho scovato giusto ora (Una foto sciolta) Guarda voi due. Ad Antigua. Due bellezze brune, quasi sorelle.

Poopay: - Già. E questa con Rachel.

Reece: - Con Rachel. E’ stata quando Rue aspettava Tom. Questo sono io, ci crederesti? (Un’altra foto) Ah, questo è il povero Julian.Ti ricordi Julian, o è stato prima che venissi da noi? Ho dimenticato.

Poopay: - Ne…ho sentito parlare.

Reece: - Una tragedia. Doveva essere ubriaco. E’ l’unica spiegazione. Gli devo tanto, comunque.

Poopay: - Già. (Si alza) Papà, devo andare. Mi dispiace. E tu devi dormire un po’.

Reece (alzandosi): - Già, cercherò di farlo per un paio d’ore. (Dandole l’album) Tieni, portalo con te. L’ho trovato adesso. Era tra tutte quelle cassette imballate della porta a fianco (Va verso la finestra) Portalo a casa. Fallo vedere a Robert e ai bambini.

Poopay (come se si ricordasse di loro): - Robert e i bambini. Ah sì…(Sorride)

Reece: - Li fai ridere un po’.

Poopay (movendo verso di lui): - E’ tranquillo, oggi, là fuori. Dici che la tregua durerà?

Reece: - Questa volta sì, forse. Speriamo. Lewisham ha accettato di firmare. Solo Croydon fa difficoltà come al solito…Ma almeno si parlano. Questa è la cosa importante. E faremo un altro tentativo  domani.

Poopay: - Allora cerca di dormire. Abbiamo tutti fiducia in te.

Reece: - Me? Sono lì solo per farli ragionare, ecco tutto. (Va verso la stanza da letto) Sei in macchina, spero.

Poopay: - Oh, certo.

Reece: - Be’, fai attenzione tornando a casa. Non si è mai sicuri di questi tempi. Neanche qua dentro, pieno com’è di guardie giurate.

Poopay: - E’ tutto a posto, papà, so badare a me stessa. Non preoccuparti.

Reece: - Quand’ero giovane, sai, quando venni in quest’albergo per la mia prima luna di miele – c’era un solo uomo – capisci, un solo uomo – responsabile della sicurezza di tutto l’edificio. E non abbiamo mai avuto grandi problemi. …Ci credi?

Poopay: - E che fine ha fatto?

Reece: - Chi?

Poopay: - L’uomo della vigilanza?

Reece: - Non ne ho idea. Sarà morto, oramai. No, aspetta. Adesso ricordo. Harold – Parker? Palmer. Già, Harold Palmer. E’ così. Ha ereditato dei soldi, da una vecchia zia, o una cosa del genere. Ha mollato tutto e s’è comprato una barca. Conoscendo Harold, sarà affondata a Malta…. Spegni quando te ne vai, va bene?

Poopay: - Papà, stai bene qui? Da solo, chiuso in quest’albergo, insomma.

Reece: - Oh, certo.

Poopay: - Ma non ti senti solo? Insomma, noi saremmo felici se…

Reece: - No, no, mi sta bene, al momento. E’ utile per il lavoro. Ma verrò a trovarti, prometto. E’ così che bisogna fare, visite brevi, così sentite la mia mancanza. Ho visto spesso Rachel, ultimamente. Lavora non lontano da qui. E vedo anche Tom. Qualche volta.

Poopay: - Be’, tienilo presente, tutto qua.

Reece la bacia.

Reece: - Vieni a trovarmi spesso, Phoebe, appena puoi. Sei molto speciale per me, lo sai.

Poopay: - Lo farò.

Reece: - Quando riesci a staccarti da quello schermo luminoso.

Poopay: - Computer, papà, computer. Te lo prometto.

Reece: - Ma la prossima volta , vieni di giorno, non nel cuore della  sera… ’Notte, allora.

Poopay: - ‘Notte.

Reece va nella stanza da letto e chiude la porta.

Poopay s’avvia lentamente verso la porta centrale. Si ferma nel vano della porta e apre l’album di fotografie. Tira fuori la foto di lei e Ruella, la guarda per qualche istante, la mette a posto e poi chiude l’album.

(Piano, ancora sorridendo) Grazie.

Spegne le luci del salotto ed esce.

FINE

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