Stasera, arsenico
STASERA,
ARSENICO
di CARLO TERRON
PERSONAGGI
BICE
LORENZO
Si sentenzia: tutti i mestieri sono eguali e felici purch onesti. Bella scoperta! Come se lonest fosse lapriscatole delluniverso. Questo si fa per dire gestire onestamente un bar-tabaccheria; forse pi onesto ancora gestire come al caso unagenzia di servizi funebri. Indubbiamente di maggiore utilit, certo pi necessario, essendo il seppellire i morti, oltre che unesigenza igienica, una delle sette opere della misericordia e non la minore; mentre non risulta esserlo lo spacciare grappa e sigari toscani.
Sulleguaglianza e lonest, quindi, non nemmeno il caso di iniziare il discorso. Semmai la bilancia pende, pende pi dalla parte del necroforo che da quella del barista.
Ma c qualcuno in grado di sostenere che la stessa legge valga per la felicit? La felicit nel senso totale e profondo, consistente nella sintonia, nella confidenza, nella disinvolta, cordiale frequentazione dei propri simili: la germinazione umana, unica garanzia di difesa, in altre parole, dalla lebbra della solitudine e dai mostri che essa partorisce.
Qui la regola si capovolge addirittura e mette a nudo tutta lingiustizia del mondo. Un conto vivere e veder vivere, sentir e sentirsi vivere circondati da flippers e juke-boxes; ben altro contraddizioni in termini a parte vivere e veder vivere, sentir e sentirsi vivere in mezzo a bare e cataletti. Provate ad invitar l dei conoscenti al legittimo fine di farvi degli amici, anche soltanto per scambiar due chiacchiere, se vi riesce, e moltiplicate il risultato per sere e sere di anni anni e anni. Si pensi solo a trascorrere i nove decimi della vita vestiti di nero
Con questo, beninteso, non si intende stabilire, Dio ne guardi! che per essere felici, aver casa frequentata e non contrarre la malattia della solitudine coi suoi cancri e le sue febbri, sia indispensabile o basti ereditare, o procurarsi, una licenza per lo smercio degli alcoolici. Si sono conosciuti degli osti tristissimi e dei becchini indecentemente allegri, anche per via della grappa, sola connaturale amica di questi miseri servitori della comunit. Preme solo, tra molte, indicare alcune cause magari parziali, parzialissime, che, a rigor di logica, potrebbero anche essere effetti indotti da congenite predisposizioni; di certe nature e di certe situazioni, questione ovviamente bizantina ed insolubile come quella delluovo e la gallina. La danza macabra sui precipizi della follia rispettabile, se non altro, perch la pi libera e la pi economica delle scelte. Il senso di tutto il resto, vaccini o veleni, si pu limitare, massimo, allaver contribuito a tenercene lontani, oppure a farcene avvicinare. Quei due, Lorenzo e Bice, l, ad esempio, persone rispettabilissime, a vista; educate, benestanti; anche nel loro genere, bisogna dire non destituite di una tal qual cultura soccorsa da una sbilenca fantasia; che se ne stanno a filare il tempo nel loro barocco tinello, tetro, ma non privo di mobilio di qualit, comunicante palesemente col loro triste negozio, sotto un lampadario di Murano acceso; uno di qua e uno di l da un tavolo dove si erige una bottiglia di spumante, in fresco, fra due coppe vuote in attesa, una delle tante attese acquattate l dentro. Lui occupato a giocare un partita a scacchi da solo, lei intesa a riaggiustare una piccola corona mortuaria a fiori di ferro laccato e perline argentee. Possono attaccar a discorrere subito e possono aspettare anche tre quarti dora, tanto ne avranno delle cose da dire e da non dire e prima che la smettano! i monologhi illusi di diventar dialoghi sono interminabili, si sa.
Santo o delinquente, il coraggioso agisce; il vile mima lazione. Ci non toglie che il secondo non sappia amare ed odiare tutto quanto e, in certi casi, pi del primo: solo, spesso, fa confusione. Esiste il cerimoniale dellodio come esiste il cerimoniale dellamore, n sempre facile distinguerli luno dallaltro. Figurarsi, poi, un cerimoniale insensato, pi conturbante e tanto meno penetrabile, nellambiguo ed insano labirinto dei suoi giochi neri: quello dellodio attorcigliato sulla pianta dellamore, coi suoi fiori lividi, i suoi vischi attossicati e le sue radici di mandragora, custodi di droghe malsane, rare segrete esilaranti e velenose! E non tristemente patetica lodierna impossibilit di ogni cerimoniale a trasformarsi in rito e, quindi, negarsi alla tragedia? Confessiamoci recitando, gente. Rimane ancora uno dei mezzi meno peggio per cercar di essere sinceri. E innocui. E dedichiamo un pensierino a quanto il piccolo palcoscenico privato dellimmaginazione distorta, possa essere pi vasto del grande e concreto palcoscenico pubblico della cronaca nera lineare. I vizi pi esaltanti rimangono sconosciuti come i crimini pi efferati rimangono impuniti, ed entrambi restano indefinibili, per la semplice ragione che, spesso, gli uni e gli altri sono innocenti.
BICE: E ora caro?
LORENZO: Pazienza alcuni minuti.
BICE: Sei sicuro daver lorologio giusto?
LORENZO: S.
BICE: A novembre, ti restava indietro.
LORENZO: E, a dicembre, s messo ad andar avanti.
BICE: Cos, cambia con le lune?
LORENZO: Beato lui che qualcosa cambia.
BICE: Ma poi, scusa, che differenza fa? Sempre sbagliato . Non cominceremo proprio stasera col sciupare tutto?!
LORENZO: Lho regolato alle dieci, sul segnale orario. Mi hai veduto.
BICE: Come se la radio facesse legge!
LORENZO: Se non crediamo nemmeno pi alla radio, in che dobbiamo credere cara? Cerchiamo, almeno, di rimaner sulla zattera di qualche certezza.
BICE: Speriamo.
LORENZO: Spera, spera.
BICE: S, perch, ti rendi conto? Brindare al nuovo anno, sia pur sbagliando solo di qualche secondo non ha pi senso.
LORENZO: Diventa un brindisi qualunque.
BICE: Lo capisci, questo, almeno?
LORENZO: Mi sforzo.
BICE: Perde tutta la sua poesia, voglio dire.
LORENZO: E tu pensi che mi permetterei mai di privarti, anche in minima parte, della razione di poesia a cui hai diritto?
BICE: Non per colpa tua, gioia. Si tratterebbe soltanto di una fatalit. Ma ci non muta le cose.
LORENZO: Certo, certo.
BICE: Ci tengo. In tanti anni non abbiamo mai sbagliato una volta.
LORENZO: Ma siccome lorologio va avanti! alla peggio, per prudenza, si potr sempre fare un altro brindisi dopo. Garantirci dallimprevisto sempre stata la nostra risorsa.
BICE: Dal momento che ci si accorge che il tempo scorre, non si riesce pi a vivere.
LORENZO: Basta lasciarlo scorrere lentamente, il tempo passa velocissimo.
Lei riattacca a restaurare la corona, lui prosegue la sua solitaria partita a scacchi.
BICE: Il Corriere valuta otto milioni e settecentomila le automobili circolanti sulle nostre strade tra lultimo dellanno e il primo.
LORENZO: Che organizzazione! Le ha contate una per una?
BICE: Il calcolo stato fatto da un cervello elettronico. La cibernetica non pu errare.
LORENZO: Infelice!
BICE: Chi?
LORENZO: La cibernetica.
BICE: Perch?
LORENZO: In tal caso, possiamo star tranquilli, intendo dire.
BICE: Se far sereno, prevede, per le prossime quarantottore, duecentoventisei incidenti stradali.
LORENZO: Mortali?
BICE: Mortali, si capisce, mancherebbe altro!
LORENZO: E se piove?
BICE: Non lo dice.
LORENZO: Pensa se nevica.
BICE: Saranno di pi, naturalmente.
LORENZO: Sembrava anche a me.
BICE: Dopotutto, nemmeno mica, poi, troppi.
LORENZO: Bisogna sapersi accontentare.
BICE: Ma perch, a questo mondo, non si ha mai ci che si desidererebbe avere? Me lo dici?
LORENZO: No.
BICE: Perch?
LORENZO: Perch non lo so.
BICE: Anche se lo sapessi, pur di farmi dispetto, non me lo diresti.
LORENZO: E probabile.
BICE: A ferragosto furono trecentododici. Cinquantanove pi dellanno precedente.
LORENZO: C stato un progresso. E a Pasqua?
BICE: Fammici pensareNon mi ricordo.
LORENZO: Dipenderanno mica, per caso, dalla menopausa in arrivo queste improvvise crepe nel ferro della tua memoria?
BICE: Perch, invece della mia memoria di ferro, hai detto il ferro della mia memoria?
LORENZO: Cos. Per poesia.
BICE: Fossi in te non mi distrarrei. Dopo. A momenti, dovrebbe essere ora.
LORENZO: Ci restano ancora tre minuti e trentatr secondi.
BICE: In attesa del bello, il tempo non passa mai.
LORENZO: E ben da l linutilit di tener regolato lorologio.
BICE: Ad essere pessimisti, di questi duecentoventisei morti sulle strade, una decina dovrebbero spettare alla nostra citt.
LORENZO: E ad essere ottimisti?
BICE: Dodici, tredici.
LORENZO: Soltanto?
BICE: C la congiuntura. La gente viaggia meno.
LORENZO: Non ne avevo tenuto conto. E muore di meno.
BICE: E poi, qui, da noi, le strade sono sempre pi sicure. E una mania del Comune.
LORENZO: Collinconveniente della sovrappopolazione.
BICE: E laggravante della crisi degli alloggi.
LORENZO: Senza tener conto della disoccupazione.
BICE: E a non far caso al rincaro della vita e allaumento delle tasse.
LORENZO: Certo, la spesa per la manutenzione della rete stradale incide sproporzionalmente sul bilancio pubblico.
BICE: Di questi dieci o dodici morti, cinque o sei dovrebbero toccare a noi. Di solito la proporzione il cinquanta per cento.
LORENZO: Sei funerali in un paio di giorni, sar una fatica mica male.
BICE: Ma anche un discreto profitto.
LORENZO: E la volta che ci si libera delle due bare di ebano, stile impero.
BICE: Troppo care, con una clientela piccolo-borghese come la nostra, come offrire il visone a chi non pu permettersi che il castoro. La tua solita mania di grandezza.
LORENZO: Che vuoi farci? Bisogna lasciar passare la congiuntura.
BICE: Quando sar passata la congiuntura, sar passato di moda anche il visone, volevo dire lebano. I colori scuri cominciano gi a non andar pi. Ho il presagio che, in avvenire, vedremo funerali verdi, rossi, gialli
LORENZO: Le maniglie dargento resteranno pur sempre una tentazione, un segno di distinzione sociale.
BICE: Largento porta male, hanno scoperto che, sottoterra, si ossida subito e non possono far nulla per lucidarlo. Il piccolo rimorso blocca la scelta: oggi c lossessione del pulito. Capitale morto!
LORENZO: Pazienza. Daranno sempre prestigio in vetrina.
BICE: Bene che vada, finiranno in un museo.
LORENZO: E prestigio anche quello. Fa storia.
Una pausetta.
BICE: Da bravo, comincia a stappare la bottiglia, che, magari, trovi un turacciolo carogna e la spesa dello champagne sar stata inutile.
Lento, pesante, torpido, dopo unocchiata allorologio, egli si alza e si mette allopera.
Perch vai cos piano?
LORENZO: Per non fargli fare il botto.
BICE: Ma il botto ci vuole. Fa parte della festa ed compreso nel prezzo.
LORENZO: Va bene: col botto. Era una delicatezza nei tuoi riguardi. Serata di gala. Stasera cose grandi.
BICE: Tavevo avvisato che ti resisteva.
LORENZO: Abbiamo ancora un minuto.
Ne passa mezzo.
BICE: Viene?
LORENZO: Viene.
BICE: E il botto lo far?
LORENZO: Niente paura, tesoro, alla peggio lo faccio io con la bocca.
BICE: Ma non la stessa cosa!
LORENZO: Non te ne accorgerai nemmeno. Ne so far cos di cose, io, con la bocca!
Passano altri dieci secondi.
BICE: Duecentoquarantasei!
LORENZO: Cosa, duecentoquarantasei?
BICE: M venuto in mente: i morti sulle strade, a Pasqua. A noi ne toccarono sette.
LORENZO: Meno che a ferragosto.
BICE: Ma pi che allEpifania.
LORENZO: Come vedi, in fondo, Dio buono.
BICE: Pu darsi. Per, per modestia, generalmente non lo dimostra.
LORENZO: E, evidentemente, un carattere chiuso.
Finalmente il turacciolo esplode e lo spumante viene versato nelle coppe.
Dai!
BICE: Mi viene in mente unaltra cosa.
LORENZO: Al tempo. Non c che mezzo secondo.
BICE: Cincin.
LORENZO: Cincin.
Un lungo, effuso, commosso e commovente abbraccio, mentre fuori suonano tutte le campane della citt.
Un anno felice, anima mia.
BICE: Intenderai dire un altro anno felice, amore.
LORENZO: Come ti piace.
BICE: Ma certo, insieme.
LORENZO: Insieme, naturalmente.
BICE: Come i tanti anni meravigliosi che abbiamo passato, noi due soli, qui.
LORENZO: E che passeremo.
BICE: Insieme.
LORENZO: Insieme. E infamia a chi ne dubita.
Meditazione.
BICE: Le senti le campane?
LORENZO: Le sento.
BICE: Ascoltiamole.
LORENZO: Ascoltiamole.
BICE: Per, checch ne dicano i miscredenti, anche le campane a festa hanno la loro bellezza.
LORENZO: Non lo nego. In ventisette anni, sempre uguali, una bellezza che ho imparato a memoria.
BICE: Cinico!
LORENZO: Si capisce. Eppure, tu preferisci le campane da morto.
BICE: Purtroppo, tutti i giorni non pu essere il due novembre.
Frattanto, le campane hanno avuto tempo di smetterla.
LORENZO: Cos la cosa che tera venuta in mente?
BICE: Non me la ricordo pi. Non me lhai lasciata dire e me lhai fatta dimenticare.
LORENZO: Ma, cara, stava suonando mezzanotte. O ti sei dimenticata anche questo?
BICE: S, s, come vuoi, devo sempre cedere io, pazienza.
LORENZO: A te le cose vengono in mente sempre al momento meno opportuno.
BICE: Tho detto: pazienza. Non la sera per litigare.
LORENZO: E chi litiga? Sta a vedere che, adesso, colpa mia se le cose ti vengono in mente alla mezzanotte dellultimo dellanno. E, magari, si sar trattato di qualcosa di spiacevolePerch taci?
BICE: Perch mi va di tacere, oh bella!
LORENZO: Non taci mai
BICE: Adesso mi va di tacere.
LORENZO: E allora taci.
BICE: Ah, cominciamo bene lanno.
LORENZO: Dici che ti va di tacere e parli. Sei tutta una contraddizione. Chiudi il becco!
Silenzio continuo per diciassette minuti, che, oltretutto, un numero che porta male.
Bice
BICE: Cosa?
LORENZO: Cos. Mha assalito il desiderio di pronunciare il tuo nome. E proibito?
BICE: Mavevi imposto di tacere
LORENZO: E adesso ti prego di parlare.
BICE: Chi ci stesse ad ascoltare, dovrebbe giudicarci degli imbecilli
LORENZO: Meglio, no? C pi gusto e pi sorpresa.
BICE: Bisognerebbe avere un pubblico.
LORENZO: Si rischierebbe di guastar tutto. Dove non capisce, il pubblico fischia. Figurati, poi, dove si annoia!
BICE: In un certo senso vero. Tu sai sempre dove vuoi arrivare.
LORENZO: Lho imparato da te. Unaltra coppa?
BICE: Ma s. Cos ci si monta meglio.
Forse avr voluto dire che stasera si recita a soggetto? Tornano a brindare. Lui si lascia andare su una poltrona e rutta ostentatamente. Il contrappunto dei toni assurdi si infittisce. Il cerimoniale di sbranarsi in tonalit alla Debussy tutto un complimento.
Prima hai detto: ne so fare di cose, io, con la bocca
LORENZO: Ebbene?
BICE: Citamene una. Per esempio?
LORENZO: Mordere.
BICE: Non leccare?
LORENZO: Naturalmente. Anche.
Dopo un po:
BICE: Sei stanco, per caso?
LORENZO: No, cara.
BICE: Sai, tutto possibile.
LORENZO: Naturalmente. Luniverso pi strambo di quanto si pensa. In realt, noi viviamo allinterno di un animale sconosciuto del quale siamo i parassiti malvisti.
BICE: La tua tendenza a divagare! Intendevo soltanto dire: possibile che tu sia stanco.
LORENZO: Cosa vuoi, la provvidenza si ripete. Non per altro cos noiosa.
BICE: Oh! Dunque, sei stanco.
LORENZO: Non sono stanco. Va bene?
BICE: Scusa, scusa. Mi pareva.
LORENZO: Perch dovrei essere stanco? Proprio ora che comincia il meglio.
BICE: Cos, unimpressione. Mi sembravi infastidito. Non era un rutto normale.
LORENZO: Ecco: infastidito. Lhai detto. Non stanco: infastidito.
BICE: Non il caso che tu lo debba pronunciare sottolineato.
LORENZO: Complimenti dessertene accorta.
BICE: Mi accorgo di tutto io. E cos ad infastidirti, se lecito?
LORENZO: Te lo posso confessare?
BICE: Me lo devi confessare.
LORENZO: Il tuo modo di occuparti di me, se lo vuoi sapere.
BICE: Senti senti! Ho dunque anche un modo, fastidioso, di occuparmi di te, adesso?
LORENZO: Esattamente.
BICE: E da quando, caro, da quando?
LORENZO: Da sempre. Per costituzione. Sempre per via che la provvidenza si ripete.
BICE: Non me lo hai mai detto.
LORENZO: Te lo dico ora.
BICE: Avevamo ancora qualcosa da dirci e non lo sapevamo, pensa un po che bellezza!
LORENZO: Non lo sapevi tu. Ci sono altre cose che non sai, tu.
BICE: Proprio a Capodanno. Hai scelto bene il giorno.
LORENZO: Plagio! Questa battuta lho pronunciata simile, poco fa, io.
BICE: E io te la rubo. Nel matrimonio c comunanza di beni, no?
LORENZO: Me ne ricorder.
BICE: E di che modo si tratterebbe? Di su, che ti sto a sentire.
LORENZO: Il non dimenticarti mai, per esempio, di domandarmi se sono stanco, guardandomi come un bambino di salute cagionevole che covi dentro una malattia.
BICE: Se vuoi essere sincero con te stesso, sano sano non lo sei mai stato.
LORENZO: Bice, dal quel d che son cresciuto. E mettiti in testa una cosa
BICE: Cio?
LORENZO: Chi dei due seppellir laltro sono io, non te.
BICE: Questo da vedersi. Come si fa a dirlo? Colle malattie, non si pu mai sapere.
LORENZO: Di chi parli?
BICE: Ma di te, naturalmente.
LORENZO: Ah, sar dunque questo il tema di stasera? Daccordo. Avanti. Niente lussuria e tenerezza! Morte e volutt.
BICE: Ho notato, per esempio, che, da un po, sudi pi del solito.
LORENZO: Come sarebbe a dire pi del solito?
BICE: Una volta, molti anni fa quando eri ardito, forte e pulito
LORENZO: Ho capito. Quando eravamo giovani!
BICE: Bene, sudavi meno.
LORENZO: Eppure, ho provato limpressione che, in certi momenti, lodore del mio sudore non ti dispiacesse.
BICE: C in giro lerrata convinzione che lodore di sudore faccia maschio.
LORENZO: Ti eccitava? Di un po su: ti eccitava? Superate da due anni le nozze dargento e non abbiamo ancora chiarito questo punto.
BICE: Lorenzo, non essere sconveniente: Capodanno.
LORENZO: Rimandiamo a domani?
BICE: Continuiamo pure. Il maiale che in te, ne soffrirebbe.
LORENZO: E pensare che una curiosit che mi tormenta da ventisette anni.
BICE: Come mai tanta memoria?
LORENZO: Capirai, m venuta, subito, la prima notte del nostro matrimonio.
BICE: Quel che ti posso dire che, dei cinque sensi, lodorato, in me, sempre stato il pi sensibile.
LORENZO: Gi, gi, uno ha lorecchio, laltro ha il naso musicale.
BICE: Tho mai rimproverato, io, che a te piaccia quel castrato di Ciaikowskij?
LORENZO: Ma nemmeno io, tesoro, che tu vada matta per il formaggio fermentato. Pensa, Federico Schiller, dicono, spasimava annusando mele marce.
BICE: Si pu trovar di meglio. Meglio cose in giro e meglio posti sul proprio corpo.
LORENZO: Ed anche sullaltrui. Chi pi competente di te?
BICE: Dopo i quarantanni un frase tua ognuno ha diritto di scegliersi i propri vizi.
LORENZO: Peccato di presunzione: promuovere a vizi le cattive abitudini antigieniche.
BICE: Alla fine, ci che conta volersi bene, no?
LORENZO: Certo certo Ma di un po, e se si stringessero i tempi? Andremo per le lunghe con queste punte di spillo? Qualcosa di pi forte, Bice! Almeno nelle feste comandate.
BICE: Calma. Lavrai, lavrai Lasciami un po lavorare di ricamo. Sai pure che non so essere esplicitamente brutale.
LORENZO: Quel che so che sei una gran baldracca.
BICE: Ti spiace ripetere per cortesia?
LORENZO: Sei una gran putrida baldracca.
BICE: Con che dolcezza lo sai dire!
LORENZO: La brutalit delicata una mia vecchia specialit. Dono di natura, lo sai.
E ora, non si vede allungare un notes e una penna biro? Li prende, scrive qualcosa e glieli restituisce. Accadr altre volte, in seguito.
BICE: E con che bella calligrafia lo sai scrivere!
Di colpo, silenzio, lei, l, col documento in mano. Non meno di un quarto dora.
Ti sei scaricato?
LORENZO: Mi domando come siamo arrivati a provare il bisogno, di tanto in tanto, di scambiarci parole come quelle che ci scambiamo.
BICE: Alt! Proibito barare.
LORENZO: Per sentirci pi sicuri? Meno soli? Ma di che cosa abbiamo paura?
BICE: Vigliacco.
LORENZO: E va bene. Aggiornate le meditazioni.
BICE: S, ma intanto sei sfuggito alla mia domanda.
LORENZO: Quale?
BICE: Se sei stanco, caro.
LORENZO: Non era se sudo?
BICE: Luna coinvolge laltra. Sono, come si dice, domande interdipendenti.
LORENZO: Cos, precisamente, che ti preme di sapere? Se sono stanco o se sudo? Meno elusiva, per piacere.
BICE: Non fai che ripetere che il segreto della saggezza saper amministrare la propria follia
LORENZO: Naturalmente. E anche viceversa. Ma tu non la amministri: la risparmi. Cosa ci fai? Il conto in banca? Spendine un po, ogni tanto, se ti riesce.
BICE: Credevo che, stasera, toccasse a me fare le domande.
LORENZO: Pardon! Capitalizza pure. Io dissipo.
BICE: Scommetto che hai gi i tuoi due enormi cerchi di sudore sotto le ascelle che impregnano la camicia.
LORENZO: Anche in altri posti.
BICE: Quali, quali?
LORENZO: Deciditi a mettere un po in azione il motorino della fantasia, anche tu, cara. Non farmi solo da spalla, o la smetto.
BICE: Sai bene che io arrivo sempre in un secondo tempo, tesoro. Ho bisogno di montarmi, io anzi: di farmi montare.
LORENZO: E il termosifone che mi fa sudare. Lo tieni troppo alto.
BICE: Vuoi dire? A me non pare.
LORENZO: Naturalmente. Tu sei sempre fresca come uscita da un frigorifero.
BICE: Perch non hai detto fresca come una rosa?
LORENZO: Perch stasera creo.
BICE: Presuntuoso! Cos mai? Le tue frustrate ambizioni letterarie tornano a morsicarti?
LORENZO: Sai, qualcuno ha lasciato detto che la vita o la si vive o la si scrive.
BICE: E tu ti limiti a parlarla. Lo so.
LORENZO: Ti fai scrupolo a darmi del fallito?
BICE: Anzi. Sei originale. Hai trovato una terza soluzione.
LORENZO: Siamo andati fuori tema.
BICE: Torniamoci dentro.
LORENZO: S: sempre fresca, tu. Il contrario di me.
BICE: Stazzonato, molle, umido, maleodorante, con la barba lunga, con le unghie nere
LORENZO: Marcescente.
BICE: Ecco la parola che dice tutto. Grazie.
LORENZO: Dovere, gioia. Mentre tu, perpetuamente a posto come di mattina appena uscita di casa. Coi tuoi collettini inamidati, candidi, che fan tanto giovinetta e distraggono misericordiosamente la vista del tuo petto affranto. Forse, non sei una contabile diplomata che sgobba dalla mattina alla sera ad accumular milioni, mandando avanti leredit del trust dei funerali della provincia. Forse sei una di quelle oziose improduttive che stanno a letto fino alle quattro del pomeriggio con una bistecca che pi tardi servir da cena sulla faccia per via delle rughe; e si alzano per la sola fatica di prendere laperitivo.
BICE: Un po debole limmagine. Hai trovato di meglio qualche giorno feriale. Meno sfilacciato, pi conciso e graffiante.
LORENZO: Aggiungiamoci: per recarsi nella camera puzzolente di un albergo di quarta categoria, a farsi scozzonare da un emigrato calabrese, privo del sussidio di disoccupazione. Che, un giorno o laltro, ti far fuori a coltellate. E non si sapr mai se per farti uscire tutto loro che nascondi o perch non ce la fa pi a coprirti.
BICE: Dai, dai, qualcosaltro.
LORENZO: Che potrebbe avere let di tuo figlio, se il tuo utero non fosse stato arido come una pietra sacrificale, naturalmente. Ti va?
BICE: Basta cos?
LORENZO: Esclamativo o interrogativo?
BICE: Interrogativo, beninteso.
LORENZO: Mi voglio sprecare: e che paghi, naturalmente.
BICE: Ma solo per darti la soddisfazione di essere becco, caro.
LORENZO: Pensiero delicato.
BICE: Ti dispiace?
LORENZO: S.
BICE: Lorenzo! Non distrarti. Come fai a dire s? E no che avresti dovuto dire.
LORENZO: Cambio.
BICE: Ah, siamo in vena. E come lo spieghi?
LORENZO: Che sia in vena?
BICE: No.
LORENZO: Che mi dispiaccia di essere becco?
BICE: Neanche.
LORENZO: Che paghi i tuoi prestatori dopera?
BICE: Nemmeno.
LORENZO: Straordinaria! Vuoi dire che mi avvilisca di essere impotente?
BICE: Mai pi.
LORENZO: E cosa, Cristo! Allora?
BICE: Ti arrendi, eh? Che io mi mantenga meglio di te. Come lo spieghi?
LORENZO: Semplicissimo. Sei rimasta fedele a tutto il tuo egoismo, ecco. Sai perch ti conservi pi giovane, angelo?
Lei tace.
Su, animo, spremiti le meningi.
BICE: Le troppe variazioni mi distraggono e le sfumature mi estenuano.
LORENZO: Dicesti di voler ricamare
E lei, di nuovo, muta.
E dunque? Lo sai o paghi pegno?
BICE: Pegno.
LORENZO: E premio.
Si offre, e le offre unaltra mezza coppa di spumante. Mah!
Ti conservi pi giovane perch, con tutta la tua buona volont, rimarrai sempre costituzionalmente negata al piacere sottilmente abietto e oltremodo saggio di lasciarsi andare. Secondare saggiamente la spinta alla dissoluzione che in ognuno di noi, dalla nascita, ha sempre incontrato la tua resistenza. A precipitare, c se non altro, la soddisfazione che ti distruggi. Ma scivolare vuol dire sopravvivere, cio adattarsi.
BICE: Andiamo nel sottile. Lusingata.
LORENZO: Io non lo sarei troppo. Opporvisi, se ci pensi, contro natura.
BICE: Bene. Sono contro natura. Qual miglior segno di distinzione?
LORENZO: Ma non un contro natura di massa come tingerti i capelli. Alla fine, che ci ricavi, mio fiore mattutino?
BICE: Sembro pi giovane, lhai detto; e d, a te, il gusto di demolirmi. I conti tornano. Tu non vuoi capire che tutto ci che faccio, che penso e che dico, per amor tuo.
LORENZO: Sembri: Esatto. Sembri, mica ti conservi pi giovane. Pi giovane di me che sembro tanto pi vecchio di quello che sono, per dare, a mia volta, a te, eccetera pur avendo la stessa et, beninteso. Anche se, sulla carta didentit, ti sei tolta quattro anni. Ma perch, poi, quattro soli, una volta su quella strada!? Mica venti, dieci, nemmeno cinque: no, quattro. Ci sei tutta tu. No alla natura? Ma, allora, sia, almeno, un no clamoroso, eversivo, insultante! Il tuo sottofondo avaro e prudente, prudente! Affiora sempre. Ti comunico che, per compenso, io me ne aggiunger otto.
BICE: Per compenso o per dispetto?
LORENZO: Per tutte due, si capisce. E, nei segni particolari, far scrivere: impotente di moglie ninfomane e castratrice.
BICE: Masochista!
LORENZO: Ce n voluto! Finalmente una parola che aiuta a capir qualcosa.
Altro silenzio, altre strampalate dissonanze, altre ondate di ferocia, bonacce di patetismo, perverse gentilezze, ambigue galanterie.
BICE: Consenti unosservazione?
LORENZO: Come no?
BICE: Stasera, noto in te un difetto di naturalezza.
LORENZO: Dipender da una maggiore sincerit.
BICE: E non sono la stessa cosa?
LORENZO: Per niente. Anzi!
BICE: Sfumature, ancora sfumature.
LORENZO: Che la tua testa ragioniera ti impedisce di percepire.
BICE: Eh gi, tutto il contrario di una testa letterata come la tua.
LORENZO: Non me ne vanto.
BICE: Ciononostante, insisto sulla mia carta.
LORENZO: Quale?
BICE: Manchi di naturalezza.
LORENZO: Trovi? E pensare che, a fil di logica, avrebbe dovuto essere il contrario. Forza, Bice! E Capodanno Stasera siamo a un livello un po pi su del solito. Sar per quello.
BICE: Per quello che?
LORENZO: Auff! Per quello che manco di naturalezza.
BICE: Non ci arrivo.
LORENZO: Non abbastanza banali, voglio dire.
BICE: Trovi?
LORENZO: Penso.
BICE: E con ci?
LORENZO: Non abbastanza banali e, con ci, meno naturali. E una gran risorsa.
BICE: Cosa?
LORENZO: La banalit, la banalit, amore. La tua immaginazione si va coprendo di ruggine. Niente come la banalit fa essere naturali. Quasi tanto come la insincerit. E perch? Perch la banalit e la insincerit sono la condizione congenita delluomo. Oh, ma con te, come tirar su un macigno da un pozzo!
BICE: Bravo. Continua cos. Pare che la serata prometta discretamente.
LORENZO: Per carit! Piccolo cabotaggio Ricamini, anchio. Conto di poter far meglio in seguito.
BICE: Non prometter troppo. Che, poi, si finisce delusi.
LORENZO: Dipender da te, sirena, se non hai fatto voto di povert mentale.
BICE: Di, da bravo.
Essa torna ad allungargli notes e penna, dove lui si affretta a scrivere una parola sola, unindecenza evidentemente impronunciabile. Prova ne il rapimento onde lei la assapora, mormorandola a labbra mute. E, attraverso la tavola, fanno lunica cosa che, ragionevolmente, non dovrebbero fare: si stringono affettuosamente la mano. Tanto affettuosamente che lei grida dal dolore. Pazienza, si vogliono bene cos.
Ahi! Mi fai male.
LORENZO: E stringi un po anche tu! Ti si son trasformate le dita in lumache? Le unghie le hai pur per qualcosa. O vuoi riserbarle solo per le natiche?
BICE: Impaziente!
Deve avergliele conficcate nella carne, perch gli si vede diffondersigli sul viso una smorfia di beatitudine.
La vita non che noia.
LORENZO: Lha gi detto un certo Cecov.
BICE: S. Per si possono cercare delle distrazioni. Ha detto anche questo il tuo Cecov?
LORENZO: Penso di no. In fondo, era un conformista.
BICE: Ma sicuro. Si pu anche provar gusto a consumar la vita, innaffiando i semi dellinesistenza.
LORENZO: A proposito di innaffiare, se proprio ci tieni, prima di coricarmi far una doccia.
BICE: Dispettoso!
LORENZO: Ma li ho davvero, sai, i cerchi sotto le ascelle.
BICE: In bagno non c acqua calda. Il boiler spento.
LORENZO: Peccato. Dormir sul divano.
BICE: Il divano dal tappezziere.
LORENZO: Mi coricher in una cassa da morto.
BICE: Il tuo fetore la renderebbe, poi, invendibile. Purtroppo, il tuo non ancora odor di cadavere!
LORENZO: Non mi resta, dunque, che il letto di quella cloaca di mia moglie che si farebbe fottere anche da un caprone.
E si mettono ad applaudirsi a vicenda e si scambiano inchini uno allaltro, come due attori alla ribalta, alla fine della rappresentazione. E, quindi, inaspettato, dissonante, lurlo convulso di un momento di sincerit, ma come si fa a dirlo?
BICE: Cialtrone! No e no. Non ci sto pi. Cos si diventa matti. Basta con queste buffonate. Basta. Per sempre!
E lui gelido.
LORENZO: Basta. Come vuoi tu, cara.
BICE: Non resisto pi nellincubo di questa vita. Vorrei lasciarmi trascinare. Mettermi a urlare. Ogni donna lo fa, capace di farlo. Perch io no? Me lo dici perch io no?
LORENZO: Chiedermi di suggerirti la parte. Non da te, colomba.
BICE: Lo siamo gi, Lorenzo.
LORENZO: Cosa? Rispondere evitando, possibilmente, il melodramma.
BICE: Matti. Matti fantasmi. Morti da chiss quanto, tornati al mondo chiss perch. Forse a chieder conto perch non si vissuto. Ecco.
LORENZO: Stai mettendo, per caso, le mani avanti collinvocare la seminfermit mentale? Ora sei tu che bari.
BICE: Creature prive davvenire, gente allo stato di rifiuto!
LORENZO: Certo. E anche peggio. Per, vedi, cara, due insieme, anche se non succede nulla, fanno sempre un dramma, bene o male.
BICE: Il dramma intollerabile che non succede nulla!
LORENZO: Buttalo via! Ci si sono scritti su dei capolavori.
BICE: Nulla. E lillusione, tutta la vita, che questa sia la vita.
LORENZO: Appunto. E la chiami niente, nel nostro niente?
Allora, lei mite.
BICE: Scusa.
LORENZO: Di che, cara?
Di l, improvviso, il telefono chiama. Come nulla fosse accaduto, essa si reca nel negozio. Il quale, illuminandosi, attraverso i vetri della porta, lascia scoprire la sua macabra mercanzia. E la si intravede rispondere, calma, alla chiamata. Lui tornato a sedersi davanti alleterna scacchiera e parla, parla, a chi parla?
Basta! E come si farebbe a tirar avanti quando ci mancasse anche tutto ci? Delitti di logoramento. Lunghi, lunghi. Il cerimoniale della morte non ha n termine, n principio. Omicidi impuniti. Non premeditati o premeditatissimi. Comunque, non perseguibili dal codice. Gente piccola, mediocre e vile, ci si distrugge a vicenda con dei mezzi che ci rassomigliano. E una partita paziente, minuziosa, senza fine. Dura tutta la vita. E, in certi casi, non nemmeno sufficiente per condurla a compimento. Vite intere consumate cos. Tutto dipende chi riesce a resistere unora di pi. Volont? Macch. Caso, fortuna. O sfortuna, beninteso. Presenze senza senso, e guai se ne avessero uno. La piet, ad esempio. Singola o reciproca. Ecco lunico, fatale pericolo. Ti apposta trappole ad ogni angolo, ad ogni momento. Ti salta al collo quando meno te laspetti. Basta una fessura di piet da un parte e gi Guardarsene. Finch sar possibile. Sempre pronta lei: la piet. Ha alleata la stanchezza Sei stanco, caro? Guardarsene? Ma poi? Lo scopo? Vincere o perdere la partita che differenza fa? Chi in grado di dire se la mossa sbagliata non sarebbe la pi saggia?
Tentazioni di lusso, allora a portata di mano. Ma bisognerebbe conoscere, decidere, se la vocazione del torturatore non sarebbe stata quella della vittima, e la vocazione della vittima quella del torturatore. La confusione, limbroglio, sta nel recitare entrambe, e contemporaneamente, le due parti.
Perso o salvi? Salvi perch ci si persi; o persi perch s creduto di salvarsi in questo modo? La bramosia dellannientamento una sete che non si estingue mai.
Di l, tornato il buio. Essa ha cessato di rispondere al telefono ed ricomparsa. Se ha sentito qualcosa bene, senn, fa lo stesso. Ma, probabilmente, qualcosa ha sentito.
BICE: Dice che il Presidente della Cassa di Risparmio sta entrando in agonia.
LORENZO: Bel colpo.
BICE: Non c male. E un buon Capodanno.
LORENZO: Considerato il rango e la rendita, sar unagonia sontuosa e interminabile, come lagonia dei sovrani e dei pontefici.
BICE: E prevista breve. E sempre stato un temperamento spiccio.
LORENZO: Tutto a rovescio, stasera.
BICE: Raccomanda di tenerci pronti.
LORENZO: Umili servitori della comunit, sempre!
BICE: Contano, se tutto va come dovrebbe andare, di poter esporre la salma in mattinata. Domanda se il caso di fargli la barba. Ho risposto di s.
LORENZO: Hanno riflettuto che, cos, qualcosa di lui rimarr insepolta?
BICE: Sono finezze che vengono in mente soltanto a te, caro.
LORENZO: Vorr dire che la distribuiranno tra i suoi fedeli, in tante reliquie.
BICE: E solo una questione di decoro.
LORENZO: Ne buttiamo via cos di noi stessi in decoro! Ci pensi il giorno del Giudizio, la confusione nella valle di Giosafat, ognuno a cercar di riprendersi le cose che ha lasciato qui? Solo i capelli e le unghie che ci si tagliati. Si rischia di arrivar di l con artigli lunghi un paio di metri e chiome a strascico. A proposito, dovr ricordarmi di restituire la dentiera e darmi da fare a recuperare la mia appendice, quando verr il momento.
BICE: Purch non ti sbagli con quella di un altro
LORENZO: Sicuro. C anche quel pericolo l.
BICE: Pignolo come sei, ti sciuperesti leternit.
LORENZO: Vuoi dire?
BICE: Non c dubbio. Devi star attento.
Senza fretta.
LORENZO: Data lemergenza, non il caso di coricarsi, penso.
BICE: Ci disturba la nostra serata, intendi?
LORENZO: Tutto considerato, penso di no.
Si tace. Mica poco. Poi, lei, scandito come una martellata.
BICE: Crepi lavarizia, ti preparo un caff.
LORENZO: Perch, ora, un caff? Questo spreco di immaginazione?
BICE: Solo per aiutarci a rimaner svegli. Per che altro?
Prima di ottenere una risposta deve attendere cinque minuti, riducibili a non meno di quattro.
LORENZO: E sia. Visto che non possibile allontanare questo calice, prendiamo il caff.
BICE: Lo desideri sempre.
LORENZO: Lo aspetto sempre. Non dovresti ignorarlo.
BICE: Non fai che ripetermi ogni sera: non il caff che mi aspettavo, non un caff degno di te.
LORENZO: Appunto. Speriamo che, quello di stasera, lo sia.
BICE: Ti far bene, vedrai.
LORENZO: E probabile.
BICE: Ti tirer su.
LORENZO: Ci conto.
BICE: Forte?
LORENZO: Sei tu a sapere come devi prepararlo.
BICE: Fortissimo. Il miglior caff della tua vita.
LORENZO: Brava. Ti aiuto?
BICE: Mi distrarresti e basta.
LORENZO: Ah gi!
E rimane solo. Lha lasciata andare col solo accompagnamento duna lunga occhiata obliqua che poi si trasferisce, lenta, a spennellare pareti, mobili e cose, che gli porta via del tempo.
Come mai visto prima, ora, qui
Si alza, quindi, ma non subito; si appressa alluscio donde lei uscita, vi si sofferma soprappensiero, attraversa diagonalmente la stanza un paio di volte.
Perch, evidentemente, giunta la svolta che si cambia gioco. Viene un momento, nella vita, che non rimane niente altro da fare che capire.
Cava di tasca una moneta e la fa saltare sulla palma della mano.
Vero, testa; surrogato, croce.
La riprende con la palma dellaltra che chiude e riapre. Osserva la moneta, sorride ambiguo e si avvicina alluscio.
Sei l, cara?
Di lei, solo la voce, ma chiara, vicina.
BICE: E dove dovrei essere?
LORENZO: Mi senti?
BICE: Perfettamente.
LORENZO: Sei proprio decisa a fare questo caff?
BICE: Decisissima. Se non lo faccio adesso, non lo faccio pi. Te lho lasciato aspettare gi abbastanza.
LORENZO: Che, almeno, sia buono. Mi raccomando. Devi superare te stessa.
BICE: Far del mio meglio.
LORENZO: Se non riesce come si deve, poi lo dovr fare io e il giudice sarai tu.
BICE: Giudice o imputata, sar lo stesso. Vai vai
Non se lo fa ripetere. Torna al posto di prima, d un calcio alla scacchiera che si rovescia a terra sparpagliando i pezzi. E, monologando, par proprio che parli il vero e solo per s stesso.
LORENZO: Infame! Sotto gli occhi. Per, brava. Indiscutibilmente geniale. Fare il gioco piccolo allo scopo di mascherare il gioco grande. E quello grande se lo riserva solo per s, beninteso. Dire che ci si sempre mentiti? Troppo semplice e troppo facile. No, anzi, semmai, il rovescio: le nostre menzogne sono state la nostra sincerit. E una menzogna sola quella che conta, il perno di tutto. Una menzogna sola, diretta a un fine conosciuto senza conoscerlo, abbagliante nella propria oscurit.
Il mentitore abituale non che un piccolo imbroglione nato e niente pi. Troppo volubile, troppo sempre occupato a breve scadenza, impigliato, com, nella rete di tanti minuscoli interessi. Starnazza nella polvere, incapace di volare. La fedelt a una sola menzogna, invece! Ci , s, ben pi grande, profondo e fecondo! Fecondo, soprattutto. Ma, poi, menzogna? Si fa presto a dire. Piuttosto, una lunga dissimulazione dalla quale, fatalmente, un giorno o laltro, come un fiore malsano, sarebbe sbocciato il dramma che ognuno di noi si porta dentro senza saperlo. Niente di eccezionale.
Eccezionale, caso mai, riuscire a vederci chiaro. Bisogna sapersi accontentare. Le nostre non sono certo armi eroiche. Sarebbe come il diamante al dito di una portinaia o il frac sul corpo di un nano. Tutto quadra. Non c dubbio. E, dunque, per stasera. S decisa e siamo allultimo atto. Per, con che chiarezza, con che pertinacia, con che disinvoltura c arrivata. Un prodigio di pazienza. Nessun errore. Finora, nessun errore. Spendeva gli spiccioli per risparmiare il capitale. Piccola ma perfetta. Scelto il tempo, il modo e il luogo, naturalmente. Non sar certo la scenografia adatta che ci mancher.
Ritorna alluscio.
Sei unartista!
La voce di lei.
BICE: Del caff. E ci che sto pensando anchio. Un po di pazienza.
LORENZO: Fai, fai con comodo.
Si allontana, tace, attende e spia per qualche minuto fin che essa si affaccia sulla soglia.
BICE: Ah, sei l? Meno male.
LORENZO: Pensavi che fossi fuggito?
BICE: Niente, niente. Avevo avuto solo limpressione che ti fossi allontanato.
E sallontana lei, ma non per molto.
LORENZO: Si potrebbe essere affiatati meglio? Non una stonatura. Come fosse inteso da sempre. Se ne potrebbe parlar esplicitamente. Ammirevole! Da mettere una pulce nellorecchio; troppa perfezione per essere vero. Fin da diffidare. Anni che lo cova, che ci si prepara. Un lungo viaggio dellimmaginazione incontro alla realt. Domando, sinceramente, se non da invidiare. Non fosse altro duna cosa: lesaltante angoscia che s saputa regalare per tutto questo tempo, assaporandosela, senza fretta e senza impazienza, tutta da sola, o, almeno, cos crede. Una vera droga. Ogni giorno, ogni ora, una impercettibile dose di pi. Potrei indicare il momento preciso che tutto incominciato. Il giorno, lora! Forse non lo sa nemmeno lei, tanto fugace fu la saetta di quel pensiero, il germe di tutto. Io s, lo so. Lho davanti agli occhi come una scena da teatro. Si stava chiudendo la bara di quellassassinato, ne parlarono tutti i giornali come si chiamava? Curioso, solo il nome m caduto dalla mente. Era luomo pi bello e vigoroso della citt, sportivo spericolatissimo, donnaiolo leggendario, e, naturalmente, il complice inevitabile delle inconfessate fantasie adultere di ogni donna. Sparpagliava figli come un altro distribuisce biglietti da visita. Che nome aveva? Un momento Tanto, ormai, ci si potrebbe prendere il gusto di giocare allo scoperto.
Ora, senza nemmeno spostarsi, solo alzando un po la voce, chiama.
Cara!
Immediatamente, eccola qui.
BICE: S
LORENZO: Stavi origliando?
BICE: Chi lo sa? Conoscendo che, tra tanti altri, non ti privi nemmeno del vizio di parlar da solo, una tentazione che pu anche venire. Dico bene?
LORENZO: Non potresti dir meglio. Ti ricordi che nome avesse quellaristocratico assassinato dal suo giardiniere, un meridionale, che lo aveva scoperto a letto con sua moglie? Gli si fece il funerale nel cinquantuno, alla fine di settembre, un marted, di pomeriggio, tardi, e piovigginava.
BICE: Cinci. Adalberto Cinci. Perch lo vuoi sapere?
LORENZO: Me nero dimenticato.
BICE: E poi trovi da dire sulle lacune della mia memoria di ferro. Anzi, sul ferro della mia memoria, scusa.
LORENZO: Non c di che.
BICE: Altro?
LORENZO: No. Altro.
BICE: Cinci. Si chiamava Cinci. Marchese Adalberto Cinci.
E rientra.
LORENZO: Lo sa. Passati ventanni e se ne ricorda ancora. Adalberto Cinci. S che aveva visto un bel mondo, quello, prima che gli uscisse un fiume di sangue dallinguine. Oh, rimasto vuoto! Evirato con un colpo di rasoio. E dire che, se il marito non fosse tornato a casa per farsi la barba, forse sarebbe ancora vivo. Ma pare che entrasse anche unantipatia per i rasoi di sicurezza. Destino! E sempre lei che si occupa di coprire il viso ai nostri clienti prima di chiudere la bara. Quella volta, ebbe unesitazione, un momento di perplessit e rimase l col fazzoletto in mano. Una seta gialliccia, lucida, scivolosa, incorniciata di pizzo. La vedo, me la risento sui polpastrelli. Peccato, un uomo cos forte, mormor. Un sibilo pi che un vero mormorio. Disse forte, non disse bello. Ecco uno che la sua vita lha saputa vivere, mi lasciai banalmente scappare, non so perch. E far vivere tagli, secca, lei. Chiss cosa mi sugger di aggiungere: Ha il volto che avrei voluto avere io. Mi guard in faccia, un attimo, senza dir niente; poi lasci scorrere lo sguardo gi lungo il mio corpo, da sentirselo premere addosso; e me lo tenne fisso, nel punto dove quel disgraziato aveva subito lo scempio. Fu allora. Ne sono sicuro. Nacque tutto allora. Non ci si inganna tra individui legati alla catena delle stesse abitudini, delle stesse occupazioni, degli stessi pensieri, delle stesse menzogne, delle stesse dissimulazioni. E della stessa solitudine. Fu, dapprincipio, una sensazione vaga. Ma, poi, non tanto. No no. Provvide subito limmaginazione a darle e a farle dare corpo. Il lampo di unidea sconvolgente, trattenuta dentro, nutrita, cresciuta, allevata con fanatica disperazione, come si alleva una creatura. Certo! Una creatura, ecco: lunica creatura che sia riuscita a generare in sostituzione di quelle che non seppe: che non abbiamo saputo mettere al mondo, questo il punto. E quellidea mostruosa divenne nostro figlio, ma s: nostro figlio, lerede del nostro rancore, insomma. Dopo i feroci giochi bianchi della giornata cominciarono presto. Per ingannare, qui, dentro, le nostre serate vuote si disse allinizio! alla notte, distesa al mio fianco, con quel suo corpo cos frigido e cos corrotto: corrotto perch frigido, insaziabile perch senza fame, glielo sentivo allattare, quel turpe figlio, nato da un disgustoso parto del cervello. La vertigine di quelle ore buie! E tuttavia, volendo esser sinceri, sinceri fino in fondo allabiezione, uno tentato di dire: le nostre ore pi intime. Eh gi, perch, bene o male, indefinibile, inconfessato, inconfessabile, distorto, criminale, folle quanto si vuole, quel segreto era, almeno, qualcosa che ci accomunava. Dava un po di pace alla sensazione di un vuoto invano colmato dal cerimoniale dellaffetto. Amore! Incredibile. A suo modo, era amore. La vilt costituiva la nostra forza, il cemento di ununione assurda. E, soprattutto, era la nostra fedele sentinella. Distraendoci, ci permetteva di vivere nellunico modo possibile: bloccando limmaginazione nella fantasticheria di un crimine che sarebbe rimasto sempre prigioniero dellimmaginazione. Perch questo era il tacito patto, la condizione invalicabile posta dalla vilt per lasciar sfrenare le pi infernali macchinazioni: il desiderio non sarebbe mai divenuto azione. E, quindi, tutto possibile, tutto concesso! Altro! Non avevamo che quello in comune! Delinquenti? Pazzi? Spettri di trapassati non vissuti, reduci, da un altro mondo, da un altro tempo, come dice lei senza sapere ci che si dice? Ah, pu darsi. Pu darsi. Ne son cos possibili delle assurdit tra la gente! Il guaio che, dallesterno, niente vero No? Ma chi, cosa, se non lodio, la frenesia di distruggerci o lasciarci distruggere avrebbe potuto difenderci dallangoscia di non trovar ragioni alla malasorte di esserci incontrati, di esserci messi insieme, di abitare insieme in una casa, di stare insieme, insieme, perennemente insieme in una stanza piuttosto che in unaltra, di scambiarci delle parole prive di senso? O, quando ne avevano uno, se lavevano, il contrario di ci che esprimevano. E, spaventoso: non poterci separare! Neanche pensarci: noi siamo i coniugi siamesi. Perch io incredibile! ad onta di tutto, io, quella donna, lamo. E lei altrettanto. Non ci si odierebbe tanto se non ci si amasse. O viceversa. Ecco la nostra maledizione. Cos? Cos!!! Eh, capita! Non si soli. Lunica cosa in cui non si soli.
Sar il caso che si versi da bere, se ne rimasto.
Per capirla non basta tener a mente la tendenza nera della sua vocazione romanzesca. C dellaltro. Le viene dalle viscere. Il capitolo delle motivazioni, in questa storia, tutto, ed il pi lungo. La croce che capire, nove volte su dieci, vuol dire anche giustificare. E poi ti trovi inghiottito dalle sabbie mobili della piet. Bench, ormai, che rischio c? Ma s! Facciamo conto che si tratti della decima; stasera una sera fuori dellordinario. Noi dobbiamo essere preparati a tutto, tranne che a difenderci. La prova quale stata la sua ossessione? Si fa presto. Attenzione! Bice!
Dovendo, per opportunit di rappresentazione, al caso, dividere la commedia in due tempi, lo si faccia qui, per rialzare il sipario sulle stesse posizioni e sullo stesso richiamo: Bice!.
La sua voce
BICE: Dimmi.
LORENZO: Vuoi affacciarti un momento, per cortesia?
BICE: Con piacere.
E gi qui.
LORENZO: Scusa se ti disturbo di continuo.
BICE: Non farci caso.
LORENZO: Sai dirmi, cara, perch noi due ci si odia perdutamente?
BICE: Ma, tesoro, perch tu mi credi sterile ed io, invece, so, inequivocabilmente che tutto dipende dalla tua impotenza.
LORENZO: Ah, gi!
BICE: Ti serve altro?
LORENZO: Per il momento, no, grazie.
Essa rientra.
Inequivocabilmente! Che sapienza nelluso dellavverbio! Perfidie arrampicate sulle vette del sublime? Nemmeno per sogno. E in buonafede. Si crede. Un chiodo fisso. Mai scherzato, mai giocato su questo argomento. E sacro. La sua ammirabile facolt di ridurre le questioni allosso! Per esempio, chiamare impotenza altrui la propria incapacit di suscitar desideri. Oh, ma in principio non era cos. La sposaicio cio: mi spos, pi esattamente: mi lasciai sposare mai, io avrei ambito tanto! perch possedeva una biblioteca. Mica per i soldi, e ne aveva gi tanti, mica per lei in lei: solo perch aveva una biblioteca. La stregoneria dei libri. Responsabili, tra parentesi, anche di queste indigestioni di discorsi. Senza i libri, tutto sarebbe pi semplice: animale, e, quindi, vero. Ma questo non centra. Se fosse vero solo ci che sembra vero, si starebbe freschi. Io, povero, in possesso di una laurea in lettere a trenta e lode, per sempre con la sensazione di non averla meritata. No, non esatto. Meritata s, s s lo so io, lo seppero i miei quanti ci cost! ma col disagio, il vago malessere colpevole di essermi introdotto di soppiatto in un mondo che non mi competeva una sorte di frode, ecco, cos. Sempre, per via di una congenita vocazione alla dipendenza., ereditata da generazioni di miseria servile. Povero di fuori e di dentro, insomma. Anche tutto il resto, il dopo, in fondo in fondo, da l che deriva Cosa stavo dicendo? Ah, s. Io cos, per raggiungere una biblioteca, attraversai con gratitudine, con gioia, s: con gioia, la fabbrica, l, dei funerali, che aveva arricchito i suoi prima di lasciarla orfana. E che nessuno, nessuno! Si era sentito e si sentiva lanimo di attraversare. Nemmeno i fornitori! Mena gramo. Neanche mai furti. Si potrebbe lasciar la porta della bottega aperta giorno e notte. Insomma, mi parve irraggiungibile solo perch era inaccostabile. Ragionando troppo, uno sragiona. Innamorarsi il pi economico dei sentimenti. Per due anime terribilmente denutrite come le nostre, fu facilissimo. Come non fu difficile lasciarmi risucchiare dalla maledizione della solitudine con le sue muffe velenose, in cui era stata relegata. Anche da piccola, anche a scuola le avevano sempre girato al largo; ma non lo seppi da lei: troppo superba, lei, per confidarlo. Dispiacermi, preoccuparmi? Anzi, il contrario. Per uno fatto come ero fatto io, era quanto di meglio: un rifugio, una difesa. E cos, morti in mezzo ai morti, condannati ad impachettar cadaveri. Ma non bisogna, poi, nemmeno dar a tutto ci unimportanza che non ha. E stato solo un dippi. Ci vuol altro! Sarebbe accaduto lo stesso anche altrimenti, in una diversa scenografia. Stava dentro, veniva dal fondo di noi. Dio ci fa e poi ci accompagna, si dice. La coppia ideale, in altre parole: una femmina col risentimento dellesclusa e la frenesia del possesso e un maschio maschio?! - con lantica insicurezza del miserabile e la timidezza dello scolaro che mendica lapprovazione del maestro anche quando ne sa pi di lui.
Chiaro? Punto e a capo.
Forse rimasto ancora mezzo bicchiere di spumante nella bottiglia. Se rimasto, concediamoglielo. Lo aiuter a inserire nella partitura un acconcio sogghigno.
Gi stasera, deve venir fuori tutto. Il vizio di parlarsi addosso diventa diarrea. Il primo anno, ogni mattina, al momento duscire per recarmi a scuola a far lezione mera stata affidata una classe femminile filo ed ago, mi cuciva addosso la patta dei pantaloni. Anche questo succede, senza che sia necessario invocar la follia. Ebbene, non ho vergogna a farlo sapere: non mi dispiaceva. Mi lusingava. Vanit di maschio! Bench questa forma di gelosia costrittiva, non fosse priva di comprensibili inconvenienti. Mi ricordo una volta Be, lasciamo stare. E dire che, n prima n dopo umiliante confessarlo non ho conosciuto nessunaltra donna allinfuori di lei! Monogamo ad oltranza! Basta. In quella scuola sei sprecato che bisogno ne abbiamo? Ringraziando la provvidenza, i mezzi non ci mancano. N per noi, n per le creature che dovranno venire Cosa stai a logorarti nellinsegnamento Dovresti mostrar maggior fiducia in te stesso Lingegno e il tempo che butti via ad imbottire il cranio di trenta stupide ragazze con cose che non capiscono e non apprezzano, lo potresti impiegare nello studio, nello scriver libri Perch non tenti?. Anche questo martellare mi faceva piacere. E tentai. Chi ci avrebbe resistito? Non era, forse, la mia, una natura tendente allasservimento, anelante a sentirsi una cosa, un oggetto, uno strumento di possesso? Uno strumento: la parola. Evidentemente, per, inservibile. Le creature che avrebbero dovuto venire! Come i libri da scrivere! Il terzo, il quarto, il quinto, il sesto, il settimo anno e si rimaneva sempre due, due soli.
Mai parlarne. Soltanto provare. Tacitamente, febbrilmente provare, tentare, insistere, senza mai smettere. Con accanimento, con risentimento, con furore. Non la gioia, il tripudio, lestasi di due corpi. Una rabbia, una guerra, una rissa di due nemici. Una lussuria finalistica, ecco. Lucida, gelida e improduttiva. A letto, ogni sera, come un esame: lantico complesso dellesame. Sono i casi in cui la Natura si vendica e dice di no. Radici morte per viscere secche avare. Le sue stesse mestruazioni: un filo di sangue. Vedere come guardava, per la strada, i giovani padri cos affettuosamente maldestri coi loro bimbi a mano o fra le braccia!
Ma perch finisce gridando, quasi?
Ci che avvenne dopo era inevitabile, naturale: certo, naturale. Arriv a non farsi pagare i funerali dei bambini, lei, cos taccagna! Avesse potuto vuotarne le case, sarebbe stata felice. E giunse lepoca dei consulti medici, ma, prima, cera stato il pellegrinaggio a Lourdes. Pu dipendere da lei, signora; pu dipendere da suo marito; pu dipendere dallincompatibilit biologica, fu detto proprio: biologica, di due soggetti, singolarmente riproduttivi, purch con un diverso partner. Perfino partner ci si sent chiamare. E allora, sotto con lepoca dei partners: la ricerca affannosa del partner biologicamente intonato. Naturalissimo. Una cagna! Se le fosse stato possibile esporre linguine alla finestra abitiamo al pianterreno per comodo del primo che passa, lo avrebbe fatto. Si fa presto a condannare! Una cagna famelica, ma senza voglia e senza piacere; meno ancora: una macchina insensibile. E inservibile. Perfino un negro... No no, il razzismo non centra... Simpaticissimo Fu solo per via della decantata prolificit della razza. Un gigante! Ferocia della sorte! Quella volta, lunica volta, povera donna, sper e temette di essere incinta, con la paura che il colore della creatura che avrebbe voluto che nascesse e non nacque, le facesse perdere la faccia presso la gente E poi, non ebbe pi nemmeno quello Che nome dare allepoca che si sta chiudendo stasera? Badare soltanto una cosa: non stupirsi di nulla. E piedi di piombo prima di condannare! Con noi, non vero niente ed vero tutto. Stare al gioco; col diritto di interromperlo e riprenderlo, a seconda che faccia comodo.
E, tanto per lasciar respirare un po, si mette a raccogliere da terra la scacchiera e le sue pedine. Pare impossibile, sar una combinazione, ma il silenzio di lui suscita subito lintervento automatico di lei, senza nemmeno il bisogno di infilar dentro la testa a dare unocchiata.
BICE: Caro!
LORENZO: Di pure.
BICE: Son quasi pronta.
LORENZO: A questora, non un caff: avresti avuto tempo di preparare un pollo arrosto.
BICE: Il primo non m venuto bene. Ne sto facendo un altro. Avevo sbagliato la dose. Ho temuto che non fosse sufficiente.
LORENZO: La dose di che?
BICE: Ma del caff, naturalmente.
LORENZO: Virtuosismi. Doppio salto mortale. Si parla apertamente di dose insufficiente. Pare impossibile, ma, per troppa vilt, viene il giorno che si diventa coraggiosi. Fino a quando lazione si sarebbe accontentata di rimaner chiusa fuori dalluscio del desiderio? Chi aveva badato a questo? Il problema tutto qui.
Fantomatica, eppur diretta ed esplicita, ecco lei, incorniciata dalla porta, mezza di qua e mezza di l.
BICE: Mi sai dire una cosa?
LORENZO: Non escluso.
BICE: Tu, presentandotisi loccasione, avresti lanimo di uccidere?
LORENZO: Dipende ci che si intende per occasione.
BICE: Non eludere la domanda.
LORENZO: Se chiunque ha motivo, o anche solo desiderio, di uccidere, trovasse il coraggio di farlo, pochissimi morirebbero di morte naturale.
BICE: Proibito generalizzare. Tu, ho chiesto; tu, lo avresti, tu?
LORENZO: S.
Ma stato troppo provocantemente perentorio per risultar convincente.
BICE: Grazie.
LORENZO: Di che?
BICE: Cos. Cortesie che si rendono.
E dilegua.
LORENZO: E invece no. No. E s capito. Io, per me, so che non esistono delitti dei quali non mi riterrei capace. Eppure, a trovare il coraggio, doveva essere lei. Perch, da sempre, le parti le ha assegnate lei Infame! Ma brava. Brava.
Un urlo. Letteralmente.
Sei brava, Bice!
BICE: Lo so.
Apparsa e disparsa. Ed egli, subito, quasi sottovoce.
LORENZO: Brava e stupida. Stupida perch non sa, non ha calcolato che io so. Ma, Cristo! come non accorgersene quando non si vissuto che per quello!? Non si rende conto, adesso, che, magari a rovescio, la stessa vilt d lo stesso coraggio anche a me; come non si era resa conto, prima, che, proprio come di un figlio carnale, di quellidea fui io a fecondarla. Sissignori: io. Lunico nostro interminabile, sacrilego amplesso stato impiegato a generare un omicidio. E sono rimasto qui ad attendere non meno di lei, in una disperazione non meno esaltante. Solo che, la mia, stata una disperazione tranquilla. La rassegnazione amara e sorridente, la volutt liberatrice, talvolta, di chi, vivendo fuori dalla realt, attinge, o si illude di attingere, chiss quale serena saggezza. Soltanto trasformandole in giochi, certe realt possono essere rese sopportabili. Lasciare tutte le porte spalancate, ma difendendone ferocemente laccesso per poter lanciare reti a caso, nella speranza di catturare un dio ignoto. E cos, anche linferno pu avere i suoi giardini. Ora mi domando: chi dei due pi degno di compassione? A ognuno la sua parte, si sa. Per, dei due, la pi infelice forse ancora lei Ma certo. Certo. Perch non riuscir mai a capire che limpulso verso la morte indissolubile dallimpulso verso la vita. Se, qualche volta, solo qualche volta, luomo artefice della propria elevazione, lo sempre della propria demolizione. E un istinto che viene da lontano, dallinterno. Comincia gi quando si aprono gli occhi e non allenta la presa che allultimo respiro. Un giro di corda al collo oggi, un altro domani dalla nascita; stretta, via via, dallimprecisione, dalla semicoscienza, dallambiguit dei sentimenti, che si degradano loro malgrado, senza saperlo e senza volerlo: le impercettibili alterazioni del morale che, alla fine, si traducono allesterno, in fratture insanabili.. Sicuro! E, dopo questa riflessione, mi devo stringere la mano.
Senzaltro. Faccia pure.
Chi ha compreso questo e lo ha accettato, pu se non altro, guardare in faccia la propria desolazione. Non poco. E, allora, c chi nel seppellire, o nel tentar di seppellire s stesso, acquista una veggenza sovrumana. Il divino rovesciato. Il sentimento crudele della propria degradazione ha il suo prezzo, ma ha pure il suo premio. Imbecille! Non ha capito niente di niente. Si crede ancora in dovere di fingere, lei! Ma fingere che?
La sua voce.
BICE: Sei pronto, tesoro?
LORENZO: Non rompere le scatole. Lasciami fantasticare ancora un po.
BICE: Non ne hai avuto abbastanza?
LORENZO: Questo lo devo decidere io.
BICE: Incontinente.
LORENZO: Fatti miei.
Ora compare sulluscio.
BICE: Cos? Stai redigendo, per caso, il tuo testamento?
LORENZO: In un certo senso.
BICE: O non si tratter del capitolo risolutivo del romanzo che ti avrebbe dovuto rendere famoso e del quale non sei riuscito, mai, nemmeno a buttar gi la prima riga?
LORENZO: Non escluso.
BICE: E lo componi tutto in una sera? Esorbiti.
LORENZO: Prodigi dellispirazione! Ci che non avviene in un secolo, avviene in unora.
BICE: Pensieri sublimi, immagino.
LORENZO: Ci si ingegna.
BICE: Non ti sembra unesagerazione, aspettando il tuo ultimo caff?
LORENZO: Il mio ultimo?
BICE: Il tuo ultimo della giornata, voglio dire.
LORENZO: Ho bisogno di qualche minuto ancora.
BICE: E io te lo concedo. Sfogati, sfogati pure, a cercar il finale. Per, non farmi aspettar troppo. In fondo, sono protagonista io quanto te.
Va via col sorriso della Gioconda a prestito.
LORENZO: Limpazienza di precipitarsi nella sua parte! S. E allora il gioco con la morte. Fino in fondo. Farsi suicidare. E la chiave di tutto. Ecco ci che non le passato nemmeno per la testa. Ed era tanto semplice. Se lo avesse compreso, lei, fatta com, forse sarebbe stata salva. Invece niente. Ha voluto giocar sola, barando contro s stessa, senza lontanamente sospettare che a guidare la partita non era lei. Ma possibile, mi chiedo, aver vissuto insieme una vita ad esser rimasti cos sordi?! Non ha visto la trappola in cui si andava a cacciare. E, non avendola vista, non si rende conto che chi sta per assassinare non sono io; lultima spaventosa, ma unica e necessaria ragione di vivere che le rimanga. E dopo? S domandata: dopo? Dopo non avrai pi niente, povero amore mio Ecco, esempio, un finale. Non c scampo: anche lei il bisogno di distruggersi distruggendo. Il peso di rimaner vincitore toccher, dunque, a me che ci tengo cos poco. O, nella migliore delle ipotesi, la partita si chiuder alla pari E forse, forse, sarebbe la soluzione migliore Migliore? Meno peggio Anche questo potrebbe essere un altro finale. Sicuro: alla pari. Ma non prudente anticipare.
Eccola. Reca, su un vassoio fastoso, due grandi tazze di caff fumante.
BICE: Sei stato bravo?
LORENZO: Ho fatto del mio meglio.
BICE: Presuntuoso.
LORENZO: Ognuno sarrangia come pu. Il guaio che, per quanta diligenza ci si metta, ci che va fatto non si riesce mai a farlo come si dovrebbe. Te esclusa, beninteso.
BICE: Ma questo finale lhai poi provato, s o no?
LORENZO: Sto incerto fra due.
BICE: Ti sprechi.
LORENZO: Sono tutto da indovinare, io, mia cara.
BICE: Ma s, sei stato certamente bravo. Tu sbagli raramente le tue scene.
LORENZO: Eh, questa una scena eccezionale.
BICE: Pensi?
LORENZO: Viene da lontano, molto lontano. Viene da tutte le immondizie del passato che ognuno di noi si porta dentro come un letamaio.
BICE: La gente rispettabile non ha passato!
LORENZO: E quindi, niente letamaio. Complimenti. Buona battuta.
Tanto da farsene addirittura appunto sul suo taccuino.
Se si trattasse di una battuta
Lei prende una delle tazze e gliela mette in mano con il pi naturale dei gesti e il pi innocente dei sorrisi.
BICE: A te, caro.
LORENZO: Che buon profumo.
BICE: S diffuso per tutta la casa.
LORENZO: Sembra proprio vero caff.
BICE: E del migliore.
LORENZO: Ma perch, a me, la tazza pi abbondante?
BICE: A me il caff, di sera, mi sbatte i nervi, o te ne sei dimenticato?
LORENZO: Povera la mia memoria.
E rimette gi la tazza. Ma la riprender e la rideporr pi volte, limitandosi ad annusarla.
A proposito, sar tempo che mi faccia la barba, no?
BICE: La barba?
LORENZO: Al cospetto della morte, una questione di decoro, lhai detto tu.
BICE: Come ti viene in mente, proprio adesso?
LORENZO: Se quello per cui han telefonato fa presto e me ne devo occupare subito, mica mi posso presentar cos, abbi pazienza.
BICE: Fa lo stesso.
LORENZO: No che non fa lo stesso. E poco decoroso esser sepolti con la barba lunga, ma lo ancor meno recarsi a rasare un cadavere con la barba di due giorni. Dico bene?
BICE: Bevi, bevi. Non sono ancora le due. Hai tutto il tempo.
LORENZO: Ti comporti come se, stanotte, fosse una notte eterna.
BICE: E solo una notte un po speciale.
LORENZO: Sei proprio sicura che non ci scapper il morto prima di domattina?
BICE: Penso di s. Ora pi ora meno
LORENZO: Per, dopo, non lamentarti se ti troverai un cadavere con la barba da fare.
BICE: Non mi lamenter, te lo prometto.
LORENZO: Su che me lo prometti?
BICE: Sulla tua testa, naturalmente.
LORENZO: Contenta tu
BICE: E butta gi, dunque, questo benedetto caff. Altrimenti, ti diventa freddo e perde tutto il suo aroma.
Glielha, di nuovo, messo in mano e di nuovo egli lo depone.
LORENZO: Ma se la tiro in lunga apposta per assaporarmelo?! Laroma la miglior cosa del caff. Lo sanno tutti.
BICE: Fa come ti pare, gi hai sempre voluto fare a modo tuo.
LORENZO: E se decidessi di non berlo?
BICE: Te lo conserver per domani, mica lo voglio buttar via. Prima o dopo, lo dovrai bere.
LORENZO: Sento un po freddo, tu no?
BICE: No.
LORENZO: Strano con sette gradi sotto zero, fuori.
BICE: Li hai misurati?
LORENZO: La radio, cara. Ti fa sapere, ogni momento, dove sei, come stai e anche di quante maglie ti devi coprire. Pensa se non ci fosse la radio. Saremmo abbandonati a noi stessi. Saremmo ancora pi soli.
BICE: Qualche volta, soli si deve star meglio che in compagnia.
LORENZO: Giusto! Non sarebbe il caso, questo caff, di correggerlo con un dito di cognac? Scalda e d la carica. Un po ne abbiamo bisogno, mi pare. Piace anche a te il caff corretto.
BICE: Purch se ne veda la fine, unidea.
Prende il vassoio e fa per avviarsi, ma lei glielo toglie di mano.
LORENZO: Vado io. Non far confusione. Tanto gi, sappiamo che la mia la pi abbondante.
BICE: Come vuoi, caro.
LORENZO: Davvero? Ti fidi?
BICE: Presumo che non mi vorrai avvelenare.
LORENZO: Ah, presumi! Si sa mai
BICE: Se non lhai fatto in tanti anni, posso star tranquilla.
LORENZO: Sarebbe difficile. Il cognac allarsenico non ancora in commercio.
BICE: E quello che penso anchio.
LORENZO: Per, come la vita sarebbe facilitata il giorno che ce lo mettessero.
BICE: Puoi sperare nellavvenire. Ci che non s fatto ieri, si pu far domani.
LORENZO: O oggi.
E savvia.
BICE: Tutto sta chi arriva prima.
LORENZO: E perch ci arriva. Ogni nostro atto un telegramma in cifra, indirizzato a un dio sconosciuto.
BICE: Bravo!
E, dopo averlo contemplato uscire.
E come un bambino. Si diverte con le parole.
Alza la voce.
La bottiglia sulla credenza.
LORENZO: Lho gi tra le mani.
BICE: Si aiuta da s. Il cognac! Pensa a tutto lui. Avrebbe dovuto venir in mente a me. Col cognac se ne confonde meglio il sapore.
Eccolo di ritorno. Depone il vassoio in mezzo alla tavola. Essa torna a prender su una tazza e torna a cacciargliela in mano.
LORENZO: Sei sicura che si tratti proprio della mia?
BICE: Prendi prendi. Va bene cos.
LORENZO: Eh no. Controllato? Visto che non ti ho giocato lo scherzo di farti saltar i nervi?
BICE: Non m nemmeno passato per la mente, caro.
LORENZO: Patti chiari. Non sar colpa mia se, poi, questa notte, scoprirai daver ucciso il sonno.
BICE: Non farci caso. Non te ne accorgerai nemmeno.
LORENZO: Mi piace e te lo voglio dire. Mi piace, sai, Bice, la fiducia che, nonostante tutto, hai in me.
BICE: Vogliamo deciderci, una buona volta, a finirla con questo caff?
LORENZO: Mi sa, proprio, che non si possa pi rimandare.
BICE: Allora?
LORENZO: Non prima di te, cara. Eh, il minimo di educazione.
BICE: Mai stato cos galante.
LORENZO: E tu cos perfetta.
BICE: Sei tu che non te ne sei mai voluto accorgere.
LORENZO: Me ne accorgo; anche se non pare, me ne accorgo.
BICE: Meno male.
E comincia a bere. Lui, per il momento, no.
Cos, hai cambiato idea, per caso?
LORENZO: Scusa, ero distratto. Dicevi?
BICE: Se hai cambiato idea.
LORENZO: Vengo, vengo. Sai che troppo caldo non m mai piaciuto Pensavo, la notte di Capodanno, io ne ho la tazza piena, qui: se ne facessimo bere un po anche al tuo adorato barboncino?
Una jena.
BICE: Sarebbe veleno.
LORENZO: Vuoi dire?
BICE: Come se non fosse gi abbastanza nervoso!
LORENZO: E la notte di Capodanno. Dai, associamolo anche lui ai nostri piaceri festivi.
BICE: Ebbene, non volevo dirtelo, ma gliene ho gi dato un po, io, prima.
LORENZO: Non ti credo.
BICE: Quando mai mhai creduto?
LORENZO: Per, quello non aveva il cognac.
BICE: Peggio, caff e cognac ad un cane! Lo vuoi ammazzare? Tu non ami gli animali.
LORENZO: Mi arrendo, lasciamolo al mondo. Quanto bene gli vuoi!
BICE: Puoi dirlo forte.
LORENZO: E non che una bestia!
BICE: Lui se lo merita. Non vive che per me.
LORENZO: Naturalmente.
BICE: Insomma, non me lo avrai fatto preparare per niente?!
LORENZO: Ma no, ci siamo, ci siamo.
E beve anche lui, senza fretta, sotto lo sguardo elettrizzato di lei.
BICE: Oh, finalmente!
Prende su un lavoro a maglia e comincia a sferruzzare.
LORENZO: Scusa
BICE: Dicevi?
LORENZO: Niente, niente.
BICE: Mera parso Scusa tu. E, ora, aspettiamo.
Un colpo di silenzio.
LORENZO: E per me quel pullover che stai facendo?
BICE: No. Beneficenza.
LORENZO: Volevo ben dire.
E ancora silenzio.
Non trovi che avesse un sapore insolito, questo caff?
BICE: Ma, veramente
LORENZO: S o no?
BICE: Un poco, appena. Sar il cognac.
LORENZO: Gi, il cognac.
BICE: Sei un pasticcione. Non hai mai avuto palato. I veri intenditori, il caff lo preferiscono bollente, puro e amaro.
LORENZO: E tu per giunta, lo hai riempito di zucchero da far nausea.
BICE: Volevo ben dire che, una volta tanto, trovassi che ho fatto qualcosa bene.
LORENZO: Ma no, ma no. Questa lhai fatta benissimo. Tanto bene che comincio ad avere dei dubbi.
BICE: Ci che non ho mai potuto soffrire la mollezza del tuo perpetuo sarcasmo.
LORENZO: Un po di pazienza, Bice, un po di pazienza, ancora.
BICE: Ne ho avuta tanta, ma tanta, Lorenzo.
LORENZO: E dire che quello che non ho mai potuto soffrire io proprio la tua pazienza.
BICE: Una cosa compensa laltra.
Dopo aver taciuto abbondantemente.
LORENZO: Quanto si dovr tirare avanti ancora?
BICE: C tempo, ti ripeto.
LORENZO: Nessuno pu saperlo meglio di te.
BICE: Non nemmeno unora che entrato in agonia.
LORENZO: Non mi riferivo a lui.
BICE: Ah no? E a chi?
LORENZO: Credi che ci sar da aspettar molto?
BICE: Aspettar cosa?
LORENZO: Che, in agonia, cominci a entrarci io.
BICE: Non capisco. Le tue solite metafore?
LORENZO: Scusa, sono io che non capisco. Eh Cristo! Non capisco come, a questo punto, ti voglia privare del piacere di dirmelo, di gustarti la mia reazione. O ti vuoi riservare tutto per lultimo momento? Sarebbe sprecato.
BICE: Lorenzo, gli indovinelli non mi hanno mai divertita. Nemmeno allasilo, quando, risolverli, significava ottenere in premio una caramella. E le caramelle mi piacevano.
LORENZO: Sta a vedere che mi sarei sbagliato. Sarebbe il colmo!
Lascia passare dellaltro tempo.
Che bestia! Ora ci arrivo. Prudenza. E unicamente la tua prudenza. Non avere timore: non mi metter un dito in bocca per vomitare. Quandanche, forse, sarebbe tardi. E nemmeno telefoner in questura.
E lei, con la stessa calma imperturbabile onde ha continuato a lavorare a maglia.
BICE: Per chi in questura?
LORENZO: Per te, cara. Bench perch no? era la soluzione pi semplice e non cero andato su.
Si alzato e ha gi fatto qualche passo verso il fondo.
BICE: Telefona Su, telefona.
LORENZO: Per ti sei sbiancata. Tremi.
BICE: Sarebbe questo il tuo finale? Robetta. Neanche lultimo degli autori polizieschi. Mio Dio, se mi deludi!
LORENZO: Per la platea pur sempre una soluzione.
BICE: Da fischi. La montagna che partorisce il topolino. Conservo una tua lettera, la traccia di uno dei tuoi tanti pasticci letterari, che un inno al suicidio. Non avr che la fatica di tirarla fuori.
LORENZO: Pensato a tutto.
BICE: Come vedi. Ci hai pensato tu.
LORENZO: E allora, bisogner cambiar finale.
BICE: Ti conviene.
LORENZO: Conviene a me o a te?
BICE: Giudico a tutti e due. Stai annaspando, povero Lorenzo, cominci a recitare a soggetto. Ma, io, no. Io son anni che mi preparo.
LORENZO: Hai ragione. Sarebbe assurdo telefonare in questura dopo aver faticato tanto per farsi suicidare.
BICE: Come hai detto? Vuoi ripetere, per cortesia?
LORENZO: S Bice. Apri bene le orecchie: tu credi di assassinarmi. In realt, sono io che mi faccio suicidare per mano tua. Come vedi, non recitavo a soggetto nemmeno io.
BICE: Ben trovata. Ma non ti credo.
LORENZO: Sarei qui, altrimenti, a conversare tranquillamente in attesa di tirar le cuoia?
BICE: Cosa sei di perfidia. Maledetto! Anche questo mhai tolto!
LORENZO: Non avrei fatto, casomai, che riprendermi ci che tentasti di togliermi tu. Tu ti vuoi liberare del passato, io mi voglio liberare dellavvenire, ecco tutto. Era un punto, almeno questo, sul quale ci si poteva metter daccordo. Come vedi, non ho che da essertene grato. Confessa che, se lo avessi saputo, non lo avresti mai fatto.
BICE: Serpente!
LORENZO: Lo senti, che ora, la cosa perde ogni senso? Un rischio sprecato. Ed inutile La vita, mia cara, una breve estate dove luomo non che un fiore effimero. Ma la voracit di vivere ti rende sorda e cieca.
Da qualche smorfia, dal premersi una mano sullo stomaco, fa pensare che cominci a patir degli spasmi. Padroni di non accorgersene, ma, quella che viene avanti, una scena damore e col suo inevitabile sbocco nella nostalgia esclamativa della letteratura aggettivata, per giunta.
BICE: Soffri?
LORENZO: Niente di eccezionale. Per ora sopportabilissimo. Piuttosto, vorrei farti una domanda.
BICE: Sar il caso di stringere i tempi, allora.
LORENZO: Come farai, dopo?
BICE: Ti dai pensiero di questo?
LORENZO: Naturalmente.
BICE: Cosa far? Ah, non mi par ancora vero!
LORENZO: Tho chiesto come, non cosa: come farai?
BICE: Tanto per incominciare, non avr pi sotto gli occhi la tua decadenza, il perpetuo richiamo alla dissoluzione: la morte di cui sembri esserti esaltato a fare da battistrada.
LORENZO: Non sar abbastanza.
BICE: Vender tutto, qui, uscir da questa galera, cesser di vestirmi di nero.
LORENZO: Non sar abbastanza.
BICE: Sar libera. Cambier citt, viagger, potr perdermi nella gente.
LORENZO: Non sar abbastanza.
BICE: Come ho comprato te giovane, un tempo, potr comprarmi per marito, il figlio che non mi hai saputo far fare.
LORENZO: Non sar abbastanza! Nulla sar abbastanza. Ti sarai privata, e per sempre, dellunico scopo della tua esistenza: distruggermi. Se tu avessi capito qualcosa di te stessa avresti fatto di tutto per farmi durare a lungo, il pi a lungo possibile, fino allultimo giorno della tua vita. Prendi esempio da me. Io non avrei mai commesso il tuo errore. Io avrei continuato a consumarti poco a poco.
BICE: Le vittime, come i carnefici, possono venir sostituite.
LORENZO: Non a certi livelli. Non sar mai la stessa cosa. Coltivare orchidee non come coltivar pomodori.
BICE: La pazienza la mia unica virt, dovresti saperlo.
LORENZO: Sono connubi eccezionali. Non si ripetono. Edizioni uniche! Ci vogliono nature rare. Due come noi si incontrano una volta ogni secolo.
BICE: Cercher di accontentarmi. Io sono modesta.
LORENZO: Chi ha pasteggiato sempre a champagne, difficilmente si adatta alla gazzosa.
BICE: Sei molto caro a prenderti tanto a cuore il mio futuro.
LORENZO: Lo confesso in un momento insospettabile: io, per esempio, senza di te non avrei pi potuto vivere. Te lo dico collanima in mano.
BICE: E forse per questo che non venuta a te lidea di assassinarmi?
LORENZO: Precisamente. Ossia, m venuta, eh come no? Ma lho dovuta scartare proprio per quello. Sono sicuro, guarda, che, se tu mi fossi mancata, avrei finito col suicidarmi.
BICE: Cos, un avvertimento, unistruzione per lavvenire?
LORENZO: Un modesto consiglio. E ti accorgerai presto che consiglio saggio sia stato.
BICE: I morti non mi fanno paura. Sono stati il mio pane. Dico, qui, ne abbiamo la prova! Ci ho fatto i soldi, coi morti! A me i morti non disturbano il sonno.
LORENZO: E quello che ti sto dicendo io. Sono i vivi che ti fanno paura: te, viva.
BICE: Non pensarci. Rimedieremo.
LORENZO: Ti fai delle illusioni. E cominci gi ad accorgertene.
BICE: Figurarsi!
LORENZO: Non piacevole andarsene con questa spina dentro! Proprio no.
Emette un impercettibile gemito.
BICE: E molto doloroso?
LORENZO: Il minimo indispensabile.
BICE: Nemmeno questa soddisfazione mi vuoi lasciare.
LORENZO: Faccio del mio meglio, credimi.
BICE: Mica tanto.
LORENZO: Posso, come si dice, esprimere lultimo desiderio?
BICE: Come no?
LORENZO: La bara di ebano, possibilmente.
BICE: Era gi prevista. Puoi vivere, oh scusa: puoi morire tranquillo.
LORENZO: La sua gemella rimarr scompagnata. Peccato.
BICE: Dovr aspettare me. Vedi che finezze?!
LORENZO: Ah, chiudo gli occhi rassicurato. Non avr da attendere molto. Grazie. E un pensiero delicato.
BICE: Lo faccio col cuore.
LORENZO: Ci mi d lardire di rivolgerti unaltra domanda.
BICE: Per, hai una bella resistenza.
LORENZO: Me ne stupisco anchio.
BICE: E allora, questaltra domanda?
LORENZO: Levami una curiosit. Un momento, un momento di tenerezza vera, intendo; quella quando uno disarma, dimentica s stesso, prova la felicit di annullarsi in unaltra creatura un momento cos, lhai mai avuto per me?
E via, una dolcezza struggente, anche maggiore di quella che, loro malgrado, li ha avvolti finora.
BICE: S. Indimenticabile. Una notte, qualche tempo dopo il nostro matrimonio. Tu dormivi al mio fianco, colla schiena scoperta. Io mi svegliai e, nel riassettarti la maglia, scoprii che avevi un neo sotto la scapola destra, una lenticchia nera. Non so come, trovai il coraggio di svegliarti e di dirtelo. Non sapevi daverlo. Nessuno te ne aveva mai parlato. Ed ebbi, improvvisamente, la certezza che io ero la prima donna della tua vita. Mi resi conto che eri venuto al matrimonio vergine. Non era un merito, lo ero anchio! Ma per quella scoperta, i nostri rossori, i nostri corpi inesperti, le nostre mani maldestre grandi e calde, le tue; sempre umide e fredde, le mie; labituale unione della carne, celebrata senza impeto e senza esultanza, s, vero; ma compiuta in una sorta di diligente spontaneit che la rendeva naturale, pulita, in vista di un fine misterioso e tuttavia trasparente, remoto ma sicuro mi parvero la promessa, la garanzia certa di una felicit regolata ed eguale. Se non sera creata ancora lintimit e la confidenza, se ne erano poste le premesse. In quel periodo, compresi, credo e mi parve giusto, che il matrimonio fosse considerato un sacramento
Lui allunga una mano, lei pure, e se le stringono in silenzio. Poi, egli ha come un sussulto e sembra assopirsi sotto locchio finalmente pietoso di lei.
Ti ho amato tanto. Non saprai mai quanto Subito. Appena ti vidi. Prima ancora di conoscerti. Senza che tu te ne accorgessi. Con semplicit, con fiducia, con gelosia. Naturalmente, come si respira. Senza riserve, senza calcoli. Penso a quel tempo come al mio breve paradiso. Eri giunto, spaesato, dalla campagna, nella nostra vecchia citt universitaria, arcigna e sonnolenta, respinta in un tempo remoto e fermo; ma tanto cara, carica di storia, fitta di conventi Ti facevi notare per la tua invincibile aria di non farti notare. Quei tuoi occhi celesti e disarmati, dallo sguardo languido e lontano, spalancato su uno stupore antico, sotto il disordine del tuo ciuffo biondo Sempre solo anche tu, sempre solo lungo i portici umidi e deserti, dai bassi archi di vecchio mattone, orlato di muschio, gonfi dombra e di silenzio, sotto i quali si estenua il suono grave delle campane. Laggi, intorno allantica basilica, dove pregai anchio per il mio miracolo: quello di poterti avere, e, dopo averti avuto, di non doverti perdere Mi attrasse subito la tua selvatica gentilezza, lenergia a disagio nellimpaccio di quel gran corpo dagli abiti sempre o troppo stretti o troppo larghi. Mi innamorai di te perch eri biondo, timido, goffo, vergognoso e debole Il mio orso spaventato ti chiamavo nellardimento delle mie fantasie segrete. I baci che lasciai impressi nel guanciale pronunciando il tuo nome, non ebbi mai il coraggio di restituirteli sulla bocca. Siamo giunti dove siamo giunti non per altro, non per altro, te lassicuro, che per aver assistito al decadere del tuo bel corpo, al disfarsi della tua giovinezza, allinvilirsi dei tuoi slanci, al degradarsi delle tue speranze. Oh perch non si resta come nel momento che, da qualcuno, ci viene dato tutto s stesso?! Mi credi? Possibile che il paradiso sia sempre dove non siamo noi?
Potrebbe anche aver confidato tutto ci a un cadavere. E invece no. Prima di lasciar dissipare la commozione che, per forza, deve essersi lasciata dietro, egli esce dallinerzia su cui le parole parvero scivolare, come se si risvegliasse per lanciarsi in una virtuosistica esibizione di gigionismo sadico.
LORENZO: Bisogna esser morti per ascoltare certe cose da te.
BICE: Mi credi?
LORENZO: Eccesso di aggettivi! Si sente che stato preparato da troppo tempo.
BICE: Ma mi credi?
LORENZO: Faccio di pi. Ti faccio un regalo. Sai che mi sembra di star meglio?
BICE: Come sarebbe a dire?
LORENZO: Ma s, certo, molto meglio.
BICE: Non sei nemmeno divertente.
LORENZO: Non mi costa fatica crederlo.
E s, naturalmente, tirato addosso unocchiata omicida.
Lodio ti ringiovanisce. Per quel poco che possibile, ti rende persino eccitante. Ti preferisco cos. Nel miele delle nostalgie, navigo con difficolt. Trovo pi rassicurante il tuo sguardo da volpe in agguato un po spaventata.
BICE: Oh bella, spaventata?
LORENZO: Forse non hai compreso bene. Tho detto che mi sento meglio.
BICE: Ti devo rispondere bravo?
LORENZO: Non sarebbe che la verit.
BICE: Sei bravo. Gradisci un applauso?
LORENZO: Credo proprio di meritarlo.
BICE: Per quello che mi costa! Toh!
Glielo concede.
LORENZO: Non vorrei darti un dispiacere, ma devo insistere.
BICE: Insisti, insisti pure, visto che non sai trovar di meglio.
LORENZO: Non scherzo, te lo garantisco. Che ti debbo dire? O si tratta di un effetto a scadenza ritardata, o non se ne fa niente. Sono desolato per te. Bice, non dirmi che ti sei messa a risparmiare sulla dose. Se cera unoccasione per lasciar da parte lavarizia, era questa.
Lei ha deciso di non rispondergli. Le basta attendere.
Dai, di qualcosa!
BICE: Son qui in ammirazione. Che vuoi di pi?
LORENZO: Tu, non lo trovi strano?
BICE: Io non ho da far altro che attendere, ti ripeto. Si vede che il massacro dei sentimenti non ancora giunto allultima scena.
LORENZO: E non essere impaziente!
BICE: Va bene, scusa.
LORENZO: Pensi che finga?
BICE: Commediante! Lattore che rifiuta la parte!
LORENZO: Tanto sicura sei! Ma che debbo fare per persuadertene? Non puoi negare che, da parte mia, ci abbia messo tutta la buona volont. Io tavevo presa in parola.
BICE: Lascia fare, non crearti preoccupazioni. Non il momento. La dignit una partita che bisogna giocare in due e io non ci sto pi.
LORENZO: Da non credere! Tutto scomparso. Mi addirittura venuto un po di appetito.
BICE: Fai fai il gigione. Per non esagerare. Da tempo al tempo.
LORENZO: Che ne pensi? Che sia il miglioramento della morte? Sarebbe magnifico. Ossia, no: preoccupante, crepi lavarizia: terribile. Per te e anche per me che ci contavo. Luno e laltro, non sono coraggi che si ripetono nella vita di due vigliacchi.
BICE: Se vogliamo facilitare le cose, sar meglio che ti cominci a coricare.
LORENZO: A far del moto, vorrai dire. Come Socrate perch facesse effetto la cicuta.
BICE: Se provi il bisogno di andare al mondo di l citando i classici, accomodati pure.
LORENZO: Mai sentito cos, veramente.
E si mette a passeggiare per la stanza.
Mi sa proprio che hai tutto da ricominciare, povera cara.
Dopo qualche altro giro, un pensiero improvviso.
Sarebbe mai possibile? Guardami negli occhi. Si tratta mica, forse, di uno dei tuoi macabri giochi?
BICE: Ti guardo. I giochi sono finiti. Con questo si chiude.
LORENZO: Sar! Dipende come si chiude: il solito come!
La tiene ancora un po sulla corda. Poi, serio, secco.
Ma tu, scusa, non senti ancora niente, tu?
BICE: E che dovrei sentire, io? Non sono mica io a dover recitare la parte dellavvelenata. Sei tu.
LORENZO: Ah, gi, la mia maledetta impazienza. Sar ancora presto.
BICE: Presto che?
LORENZO: Non hai bevuto tutto in una volta come me, intendo; tu sei andata avanti a sorsi Come le chiamano? A dosi frazionate.
BICE: Spiegati.
LORENZO: Eh no, non si risponde con un misero spiegati ad uninsinuazione del genere.
BICE: Cerco di seguirti come so. Non colpa mia se non riesco ad arrampicarmi sui balconi della tua fantasia nera. Arranco come posso, io. Va pure avanti.
LORENZO: Niente niente. Stiamo a vedere. Una cosa sicura: uno dei due si sta sbagliando.
BICE: Mi piacerebbe conoscere chi.
LORENZO: Va bene la fiducia fra marito e moglie, ma due errori in cinque minuti, scusa! Tu non arranchi: inciampi.
BICE: E va bene, visto che ci tieni, continuiamo ad allungare il brodo. Semplice curiosit: me li vuoi indicare questi due errori, se non ti disturba?
LORENZO: Primo, un eccesso di astuzia: entrare con due caff. Secondo, un difetto di prudenza: lasciarmi uscire senza venirmi dietro. Dovevi portarne uno solo e non perderlo mai di vista. Allora avresti potuto dire di andare a colpo sicuro. E labic in questi casi.
BICE: Buffone. Cosa vuoi dire? Dai, dai che mi piace.
LORENZO: Sai, di l, devo aver fatto un po di confusione.
BICE: Escluso. Non ne saresti stato capace. Sei troppo vigliacco.
LORENZO: Vigliacco salvar la pelle?
BICE: Se lo avessi sospettato, se lo avessi saputo!
LORENZO: Non lho mai ignorato. S, Bice, anche la tua era una conclusione ovvia, prevista, banale. Non mi soddisfaceva. Non cera sorpresa. Allultimo momento, ho deciso di cambiarla. Licenze di letterato. Di regista, se preferisci.
BICE: Non vero, non vero!
LORENZO: Tu predisponi, io improvviso, dicesti.
BICE: Tu pasticci, altroch.
LORENZO: Appunto. Te lho detto. Il cognac. Linnocente cognac. Sai, nel versare, pu scappar la mano. Un po di pi da una parte, un po di meno dallaltra e la tazza pi scarsa diventa la pi abbondante. Uno scherzo da bambini. Io ho bevuto da quella che mi mettesti in mano tu. Scagionato anche di fronte alla giustizia, se ce ne fosse bisogno.
BICE: Menti, menti. Ti conosco troppo: menti. Stai morendo e non vuoi darlo a vedere.
LORENZO: E va bene. Lasciamolo credere. Anche questo fa, come si dice? Cristo! Come si dice?
BICE: Non bestemmiare, nel momento che sei.
LORENZO: Fa suspence, ecco.
BICE: E cos, non pu essere che cos!
LORENZO: Tu continua pure con i tuoi punti esclamativi e le tue declamazioni operistiche e intanto aspettiamo. Con tutta la tua pazienza, non dovrebbe costarti fatica. Quanto ti ci vorr, ancora, per renderti conto come stanno le cose? Cinque, dieci minuti?
BICE: Menti!
LORENZO: A tuo piacere.
BICE: La prova che menti nelle tue parole di poco fa.
LORENZO: Quali?
BICE: Che non potresti vivere senza di me. Che il giorno che ti mancassi, ti suicideresti.
LORENZO: La tua logica! A parte che potrei aver mentito anche prima, chi ti dice che non lo far?
BICE: Bugiardo, bugiardo! Ignobile e bugiardo.
LORENZO: Luomo vive per contraddirsi, cara, non dovresti ignorarlo. Lasciami compiere il mio dovere e vedrai. Ah, gi che non potrai vedere! Peccato. Be, mi puoi credere sulla parola. Quando tavr sepolta con tutti gli onori: necrologi, fiori, preti, campane, incenso, acqua santa, messa cantata
BICE: Mostro, mostro! Ah, che mostro!
LORENZO: Le orfanelle dellospizio, la banda dei derelitti con la marcia funebre di Chopin Stonano da disperati, ma quella che suonano meno peggio e, poi, Chopin sempre Chopin Ah, beninteso, il feretro di ebano con le maniglie dargento, in un oceano di crisantemi bianchi e organo e canti
BICE: Basta, ora basta!
LORENZO: Basta? Mancherebbe altro! E il vedovo in gramaglie? Un monumento di inconsolabilit. Ci puoi far conto. Unapoteosi, le tue esequie!
BICE: Smettila. Mi fai spavento. Non ci resisto pi.
LORENZO: Due parole ancora per rassicurarti. Pi tardi: il tempo di sistemare le rimanenze, qui; vale a dire metter fuoco alla bottega, e io ti verr dietro. Senza pompa, senza sacramenti, deserto e miserabile, io. Per: nella bara gemella. Quella che doveva attendere te, attender me. Questione di poco, e giaceremo fianco a fianco, come nel nostro letto matrimoniale, per leternit, nella tua tomba avita, enorme come una cattedrale e dove non entrer pi nessuno a farci compagnia. Anche se, personalmente, troverei pi intonato rendermi alla terra nudo e squallido come son sempre rimasto dentro. Contenta? Non ti d i brividi? La fedelt ai morti il miglior modo di insultare la vita. Figurati se ci rinuncio!
Tanto che lei si mette a urlare.
BICE: Aiuto! Aiuto!
LORENZO: Muoviti, grida e, prima che ti abbia fatto fuori larsenico, ti avr strangolata io, con le mie mani.
BICE: Chiama un medico, te ne scongiuro. Fammi portare allospedale
LORENZO: Ah, finalmente sembra che ti si comincino a chiarire le idee.
BICE: Non ti denuncer, ma fa presto Sii buono. Per una volta: sii buono.
E si mette a respirare affannosamente come soffocasse.
LORENZO: Ottimo. Su: non voglio morire E inutile che mi guardi cos. Tu, sei tu che devi gridare: non voglio morire. E un passaggio obbligato, una battuta classica.
BICE: Non mi puoi sottoporre a questa tortura. Cosa ci siamo fatti per dilaniarci cos?
LORENZO: Niente. E ben questo. Tante tante tante piccole cose, tanti tanti tanti anni fa.
BICE: Un medico!
LORENZO: Non condivido tutta questa tua improvvisa fiducia nella medicina.
BICE: Imponimi qualsiasi castigo, ma la vita no, la vita no. Non ho altro che la vita!
LORENZO: Lavevi.
BICE: Vuoi che sia la tua schiava? Sar la tua schiava Vuoi tutto qui? Ti intester tutto Vuoi andartene? Potrai andartene Ma non lasciarmi morire.
LORENZO: Non c male. Dai dai che hai trovato il tono giusto. Meno controllo, pi estro. Non trasformiamo tutto in un volgare dramma giallo. Investimi col tema del rimorso. Pensi che prover rimorso? Su! Sai che bella pagina quella del rimorso! Ma, daltra parte, quando, come noi, si virtuosi senza piacere, si pu essere, poi, anche criminali senza rimorso. Escluso il rimorso!
BICE: Presto, presto! Aiutami.
LORENZO: Comincia? Non ne posso pi di vederti morire. Comincia?
BICE: No. Ma mi sento vicina.
LORENZO: Dai, su, questa la tua grande serata. Devi superarti. Da brava: una grande agonia. Lunga, magnificamente lugubre, allantica spagnola. Su!
BICE: Non vero. Dimmi che non vero. Non puoi aver fatto questo Io ho conosciuto anche la tua bont.
LORENZO: Coraggio. Attaccati alla speranza. Non , poi, nemmeno sicuro al cento per cento che tu debba soccombere. Sei piena di risorse, sei piena di sorprese, tu. Sei inesauribile. E inesorabile. Ci sono anche casi, come li chiamano?
BICE: Non perder tempo a pensare come li chiamano.
LORENZO: No. Fin che non mi viene in mente come li chiamano non si va avanti.
BICE: Resistenza ai veleni?
LORENZO: E un giro di parole, una sciocca perifrasi.
BICE: Immunit?
LORENZO: Brava immunit. Meglio: mitridatismo. Senti che bella parola?! Gustatela.
BICE: Non resisto pi, mi si offusca la vista. Ah!
LORENZO: Oh, ci siamo!
BICE: Un prete, almeno un prete!
LORENZO: Stupendo. Non si trascura niente stasera.
BICE: Per carit, un prete
LORENZO: Non posso. Renditi conto: non posso. Cerca di metterti daccordo direttamente con Nostro Signore. Capir. Io non me ne intendo troppo, ma, in caso di emergenza, dopo il Concilio, credo che sia consentito comunicare direttamente. Hanno installato il filo diretto col padreterno.
E le si accomoda davanti, in una poltrona, come a teatro.
Il mio palcoscenico. Qui, che ti contempli bene. Una bella agonia, Bice. Concedimi lo spettacolo, abbastanza facile, del resto, nel tuo stato, di unagonia di grande attrice. Lunga, lunga Smemorato! La musica. Cosa sarebbe lultima scena priva della musica?
Non ha che da stendere la mano verso una radio per farne uscir qualcosa.
Ciaikowskij! La Patetica. Neanche a studiarlo apposta. Lo hai detestato tutta la vita. Chi tavrebbe detto che avrebbe accompagnato il tuo transito? Il colmo! Ci d una mano perfino la radio. Tutto intonato, stasera So io perch Ciaikowskij. Perfetto!
BICE: Criminale!
LORENZO: Perch parli al singolare, tesoro?
Aspetta un po.
Ehi, ehi! Attenzione, Bice, ti getto la funicella di una speranza. Vuoi sapere una cosa? Parola donore, non so a chi dei due toccher. M venuto un dubbio. Non vorrei aver fatto confusione con le tazze Incapace anche in questo!
A giudicare come sembra messa lei, il dubbio dovrebbe esser superfluo.
Ormai dovrebbe andare a pochi minuti. Chi primo arriva, avverte laltro. Daccordo?
Sta l, parecchio, davanti a lei disfatta. Poi si alza, la raggiunge e le batte, teneramente, su una spalla.
Cara Ma no! Sar mica per caso troppo tardi? Ah, meno male. Non me lo sarei mai perdonato Non me la sento, cara, di lasciarti spirare senza che tu lo sappia. Si sa mai, di l magari, poi, nemmeno ti avvertono. Ho il fuoco dentro anchio hai sentito cosa ho detto?
E quando sicuro di essersi richiamato addosso il suo sguardo spento.
Cera anche unaltra fine da prendere in considerazione e tu, arida, non ci hai pensato Eh, non la indovini?
BICE: Assassino.
LORENZO: Ma certo, amore, certo.
BICE: Assassino
LORENZO: Quando la saprai non dirai pi cos.
BICE: Assassino, assassino Ti odio, ti ho sempre odiato!
Per tutta reazione, egli si mette ad accarezzarla.
LORENZO: Come tu non avresti potuto rimaner sola senza di me, a maggior ragione non lo avrei potuto io Ma ti par possibile? E allora? Allora, ho pensato di poter contare che la dose sarebbe stata sufficiente per due, mio povero groviglietto di serpi Ce ne andremo insieme: Lorenzo e Bice. Nessun omicidio; due suicidi. Sei contenta?
BICE: Dio, Dio!
LORENZO: Niente Dio. Con noi, Dio non centra, Esonerato. Dio unipotesi che non ci conviene prendere in considerazione. Guai, senn!
Gli risponde solo un flebile pianto senza resistenza.
BICE: No no no non voglio
LORENZO: Bambina! (vigliacco) Era lunica conclusione. La pi logica, la pi semplice. La pi naturale, nellinnaturalit di unesistenza come la nostra: respingere finalmente langoscia e cessare, una volta per sempre, daver paura. Su, su, consolati. E ringraziami.
BICE: Vivere, comunque, ma vivere
LORENZO: Non dirlo. Che altro ci restava? Non eravamo che dei cadaveri insepolti; ora si provvede alla rimozione La stessa catena qua, la stessa catena l. Non avremo nemmeno bisogno di essere imbalsamati, siamo gi belle pronti. E da quel d che ci siam bruciati lanima! E lamor nostro non muore.
Un non breve silenzio riempito da carezze.
BICE: Dammi la mano Ti odio
LORENZO: Odiare stanca, Bice.
BICE: Le nostre povere anime denutrite, eh, Lorenzo! Dammi la mano, ti dico.
Ma certo che gliela d.
Signore Iddio, devi proprio fare questo?
LORENZO: E tutto perch ci si voluti bene
E restano a lungo, silenziosi, esausti, aspettando ci che non hanno avuto il coraggio di far accadere. S, perch il finale vero, almeno per il momento un altro ancora. A rompere il funereo incanto, improvvisamente, squilla il telefono. Una volta, due; alla terza, essa si alza sicura, disinvolta e sana, per recarsi a rispondere. Prima che sia di ritorno, il consorte fa a tempo a risiedersi, tranquillo, davanti alla scacchiera.
BICE: E spirato dieci minuti fa. Devi andare.
Egli si accosta ad un attaccapanni e, aiutato da lei, indossa un greve cappotto nero, si avvolge intorno al collo una spessa sciarpa di lana nera, prende dalle sue mani una rigida lobbia nera e un lugubre paio di guanti neri.
Mai una volta che si riesca a finire in pace i nostri giochi.
LORENZO: Ricordati di fermare il registratore.
Il quale se ne stava celato da qualche parte. Essa lo mette in vista, e stacca la corrente, non prima, magari, di essersi ascoltato qualche scampolo della precedente edizione, a sadico libito del regista.
BICE: Niente male. Meglio della sera di Natale.
LORENZO: Il matrimonio, tesoro, come un romanzo. Se comincia male impossibile raddrizzarlo in seguito. Modestamente, noi abbiamo trovato il modo di rimediare.
BICE: E se comincia bene?
LORENZO: Ah, lo stesso.
BICE: Proprio niente male. Sai che ho quasi finito collaver paura?
LORENZO: Perch, io no? Se non c altro di rispettabile in noi, c la capacit di far sul serio per gioco.
BICE: Forse, sai, solo un po lunghi i monologhi. La tua mania delle introspezioni.
LORENZO: Naturalmente: i punti dove non ceri tu.
BICE: Si dovr tagliare.
LORENZO: Non si taglia una battuta delle mie.
BICE: Cos bugiardo!
LORENZO: Cos sincero, vorrai dire.
BICE: Gi la nostra verit la menzogna.
LORENZO: Sempre ottimista, tu: la menzogna la nostra verit.
BICE: Si, va bene, ma sei un gigione egualmente. E, quel che peggio, un gigione intellettualista.
LORENZO: Se vuoi, puoi aggiungere uno sfogo anche tu.
BICE: Ti son parsa davvero esclamativa ed operistica?
LORENZO: Be non puoi dire di non averci dato dentro.
BICE: Perch, tu no, forse?
LORENZO: Che ore ?
BICE: Le tre passate.
LORENZO: Spero di essere di ritorno fra unora.
BICE: Ti aspetter in piedi. Prendi su il catalogo. Categoria lusso. Son gente fastosa; chiss che non sia la volta buona di farli incapricciare dellebano.
LORENZO: Tenter il possibile Oh, s messo a nevicare. Funerale sotto la neve, paradiso facile.
E gi sulla soglia e si ricorda qualcosa. Torna indietro, prende la penna, scrive una parola su un biglietto del notes, lo stacca e glielo consegna, suscitando, alla lettura, prima di vederla riporselo in seno a raggiungere gli altri di prima, un gridolino estasiato.
BICE: La delizia! Ma dove le trovi?
LORENZO: Sui vecchi dizionari.
BICE: Caro.
LORENZO: Cara Cosa sarebbe lamore se non fosse arricchito col senso della colpa? Ah, al mio ritorno, fammi trovare un altro caff ben caldo.
BICE: Ci puoi contare.
Un bacio e la si smette (temporaneamente) prima che ci scappi il morto per davvero. Ma, una sera o laltra, ci scapper. E un dubbio che, essi stessi, cominciano ad accarezzare, prova ne che, dopo un bel po di tempo dacch egli uscito, magari riascoltandosi uno scampolo della registrazione:
BICE: E cos, se dovr accadere, sar come per gioco
E si rimette al suo lavoro a maglia.
SIPARIO
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