Stiamo in piazza e ce ne vantiamo

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ATTO UNICO

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COMMEDIA IN DUE ATTI

DI

GIOVANNI AMATO

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-STIAMO IN PIAZZA -

-E -

-CE NE VANTIAMO -

(PROVA GENERALE)

PREFAZIONE:(Considerazioni dell'autore, che gradirebbe fossero lette prima di ogni inizio rappresentazione).

Questo mio lavoro teatrale, vuole essere un inno alla sicilianità, alla fierezza di appartenere a questa nostra terra che, spesso, viene additata solamente, generalizzando ingiustamente, come terra di mafia, dimenticando i valori e l'onestà della gente che è fiera di abitarci pur dovendo combattere quotidianamente contro questa brutta nomèa generalizzante. Dalle parole finali del Parroco, si capirà che "la piazza" altro non è che la mia (scusate) la nostra bella Sicilia.

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PERSONAGGI:

IL PARROCO ("Padre Giovanni" 65 anni)

MARCELLO (Il macellaio, 35 anni, detto "Macello")

MARIA (sua moglie 30 anni)

IL BARBIERE (45 anni, detto "Barby", perché effeminato)

BATTISTA (Il barista, 50 anni)

VITO MARAGIÀ (Il maresciallo dei carabinieri, di mezza età)

NICOLINO (Trentenne, lo scemo del paese)

CONCETTA (Salumiera, di mezza età, detta "Cuccetta").

IMPR. POMPE. FUNEBRI (Quarantenne, ubriacone, detto "Pompa")

ALCUNE COMPARSE (Impersonate dagli stessi attori dei suddetti ruoli, quando liberi.)


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PRIMO ATTO

SCENOGRAFIA:

La scena rappresenta la piazza di un piccolo paese che agli occhi dello spettatore, da destra a sinistra, così appare: - (Lato destro) - : prospetto palazzina, composta da piano terra e primo piano. A piano terra: portoncino che porta al piano superiore; al numero civico a fianco negozio di macelleria (con insegna "boutique della carne" ed arredamento a soggetto), sovrastato da un balcone (o balconcino a petto), ben addobbato di piante fiorate, facente parte dell'appartamento sito al primo piano. Segue vicolo che immette sulla piazza. Un cartello segnala che in direzione di detto vicolo ci sono il "pronto soccorso" e la "guardia medica". - (Fondo scena) - Sulla parte destra: antica chiesetta con due scalini antistanti al portone. Essa fa angolo con la strada principale che dal fondo del centro scena porta alla piazza. In questa via si vedono le prime case laterali ed un fondale di viale alberato. Nel lato destro di detta via si legge l'insegna: "onoranze funebri", nel lato sinistro, l'insegna "alimentari". Sulla parte sinistra del fondo-scena: palazzina bassa il cui piano terra presenta un'ampia porta a due ante che immette nella "sala da barba", come recita l'insegna. - (Lato sinistro) - Il lato sinistro della scena presenta le stesse caratteristiche del lato destro. Vicolo proveniente da sinistra, di fronte all'altro. Prima di esso: porta d'ingresso del "bar della piazza", la cui parte antistante è arredata di tavolinetti sedie e piante. Al primo numero civico del lato sinistro, altra porta d'ingresso a casa con balcone o balconcino (simile al lato destro) sovrastante al bar. Altro arredamento a soggetto di piante, illuminazione e manifesti murari.

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SCENA PRIMA

(Voci interne a sipario chiuso, Parroco altri e comparse)

PARROCO:       (Gridando agli attori) In scena, in scena. Ma insomma vi sbrigate, stasera, oppure no?

MARCELLO:    Io sono pronto già da mezzora.

MARIA:             La smettete di gridare come due pazzi. Siamo tutti pronti, mancano solo le comparse. Hanno avuto un incidente stradale. Sono tutti in ospedale. Zitti che in sala c'è il pubblico.

PARROCO:       Come? C'è il pubblico? Quante altre volte lo dovrò ripetere che l'ultima sera di prove, quella della prova generale, voglio farla a porte chiuse, senza né amici né parenti?

CONCETTA:     E' stata tutta colpa di quel cretino del nuovo segretario che hai assunto l'altro ieri. Negli inviti che abbiamo offerto "per la prima", anzicchè metterci la data di domani sera, ha scritta quella di oggi.

PARROCO:       Ecco, vedete? E poi dite che non mi devo incazzare!

CONCETTA:     Ma che sono queste parolacce? Bella razza di parroco.

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PARROCO:       Ma che parroco e parroco! Io sono il proprietario del teatro ed il regista.

BATTISTA:       Zitti, zitti, perché il tecnico ha acceso i microfoni.

PARROCO:       Ssssssss….zitti…zitti…ci penso io. (Esce in proscenio, vestito da prete) Buonasera, buonasera a tutti. Non fate caso agli abiti da scena. Sono qui per chiedervi scusa di un ingrascioso inconveniente….

COMPARSA:    (Dalla sala) Increscioso..

PARROCO:       Grazie. Ingra… ingrasciò   ingrescioso… insomma, per un guaio che mi ha causato quel disgraziato del segretario. Ma vi prometto che, domani mattina, lo licenzierò su due piedi.

COMPARSA:    (Dalla sala) No, su due piedi no!!! Ho undici figli.

PARROCO:       Allora, su un solo piede. (Pausa) Perseguendo nel discorso…

COMPARSA:    (Dalla sala) Parla in dialetto, che ci fai più figura!.

PARROCO:       Ecco, vedete? Ora che sa di essere licenziato mi sfotte. E va bene!!, dopo facciamo i conti!. Vi volevamo

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                          chiedere scusa perché voi, stasera, pensate di dovere assistere alla prima dello spettacolo ed invece, sempre per quell'igresc,…per quel testa di porco del segretario, vi dovete accontentare di assistere alla prova generale. Pazienza! Penso che dovrete perdonarci per qualche piccolo inconveniente che potrà succedere durante la prova generale dello spettacolo. E poi, siamo tutti tra amici e parenti….(ad uno spettatore) ciao Dario…. tua moglie si è lasciata con l'amante? ….zia Bettina, come va?, l'arterosclerosi va avanti?

BATTISTA:       (Da dentro) Ahi! Ahi! Mi hai ammazzato!

PARROCO:       Scusate. (Spostando la tenda, rivolto all'interno) Chi è stato? Che è successo?

BATTISTA:       Stavamo sistemando i tavoli e questo cretino di Nicolino me ne ha sbattuto uno su un piede.

PARROCO:       Nicoliiiino!, ma allora non sei cretino solo in scena!, Ormai è una deformazione professionale? (Rivolto al pubblico) Cose che succedono sempre per colpa di Nicolino. Gli ho assegnato questa parte perché gli calza

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                          a pennello. Fa la parte dello scemo del paese in questa storia di gente che abitiamo tutti vicini, nello stesso quartiere, vàh!… Stiamo in piazza.

NICOLINO:       (Da dentro) Si, sfottete!, sfottete! Piuttosto, vogliamo iniziare che, dopo, ho da fare!

BATTISTA:       (Da dentro, con voce effeminata) Siiiii….fa la passeggiatrice notturna! Fuffi…mordilo!

PARROCO:       Incominciamo che è meglio. Sipario….sipario. (Entra).

Voce:                 Oh! Non si apre! Si sono accavallate le corde!

PARROCO:       Incominciamo bene! Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo! Come inizio non c'è male! Sbrigatevi a snodare queste corde! Intanto, iniziamo ugualmente. Chi è di scena? Muoviamoci, per cortesia!. State a sentire: Tu sei seduto al tavolo. Stai bevendo la birra e fai finta di essere ubriaco. Tu Nicolino, ti trovi in questo posto. Stai guardando il manifesto e fingi di mangiare i popcorn. Tutti gli altri ai propri posti. Tu ricevi una coltellata, mentre l'assassino scappa per fuori e fugge per il vicolo. Il resto lo sapete. Ricordatevi bene

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                          la vostra parte e vediamo se, almeno per la prova generale, puo' scorrere bene, questa commedia. Siete pronti? Via.

Voce:                 Ahhhhhhhh! Mammaaa….Ahhh!!

PARROCO:       Via!….Gli altri fermi ai propri posti.

Altra voce:         Si è aggiustato il sipario, posso aprire?

PARROCO:       Continuiamo. Apri, apri. (Si apre il sipario).

SCENA SECONDA

(Voce, Battista, Parroco, Pompa, Nicolino, Maria e comparse)

All'aprirsi del sipario, la piazza è illuminata dalla luce dei lampioni, poiché è di sera. Nicolino, sta al centro della piazza, intento a mangiare popcorn. L'impresario delle pompe funebri, detto "Pompa" sta seduto ad uno dei tavoli del bar, intento a tracannare una birra. A distanza, proveniente dai vicoli, si ode la voce di un venditore ambulante:

VOCE:               "Ce le ho nere!!…..Nere e grosse ce l'ho!!…(Breve pausa) Compratevi le melanzane, nere sono, nere!!

BATTISTA:       (Uscendo, stravolto, davanti l'ingresso del bar e rivolgendosi ai due) Presto! Presto! Aiutatemi, hanno affettato il salumiere.

PARROCO:       (Affacciandosi dalla porta della chiesa) Si, l'affettarono! Era mortadella?. Bestia!! Così c'è scritto nel copione?

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                          C'è scritto: "hanno infilzato il salumiere". Ripetiamo di nuovo. Entra, ed esci, subito, nuovamente. (Esce verso il vicolo destro).

BATTISTA:       (Uscendo, stravolto, davanti l'ingresso del bar e rivolgendosi ai due) Presto! Presto! Aiutatemi, hanno infilzato il salumiere. Oddio! mi sento male! Sto svenendo! (E cade verso l'interno). (Mentre i due restano fermi, come se non parlasse con loro, poco dopo, rispunta in scena, nei panni del salumiere ferito a morte, sanguinante, colpito da un vistoso grosso coltello infilzato nella pancia). (Aggrappandosi ad uno dei lati della porta d'ingresso e barcollando)Aiu.. .Aiuto!…Ohhhh! (E crolla a terra, come fulminato).

PARROCO:       (Fuor' uscendo dal vicolo) Ma s'è svenuto? Interpreta tutte le parti lui?

MARIA:             (Uscendo dalla macelleria) Papà, non te l'ho detto che le comparse hanno avuto l'incidente di macchina? In qualche modo dobbiamo sopperire, papà.

NICOLINO:       (Si mette a ridere a crepapelle, con una risata molto buffa).

PARROCO:       Ma come? Quei poveracci hanno avuto l'incidente, siamo nei guai, e tu ridi?

NICOLINO:       No. Rido perchè Maria lo ha chiamato papà. (Ride ancòra)

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                          Papà, al parroco! (Ride).

POMPA:            (Che stava bevendo, nel ridere, sbuffa la birra e): Bella razza di parroco!

PARROCO:       Ma, allora, tu sei davvero cretino e quell'altro è già ubriaco prima di cominciare la commedia!. Lei è mia figlia nella vita privata. In questo momento non stava certo recitando! Ma che bella serata, vàh! Continuiamo. (Sia lui che Maria ritornano ai propri posti).

BATTISTA:       (Sollevandosi appena) Ahhhhh! (e si ridistende a terra).

POMPA:            (Alzandosi, ubriaco) Oh! Questo è più ubriaco di me! Ora ti aiutu…hic…hic…. ad alzarti… (Si abbassa, barcollando, a prenderlo per un braccio e tenta inutilmente di sollevarlo, poi si abbassa a toccare il morto e guardandosi la mano) Ah! Ora capisco perchè sei così ubriaco! Hai bevuto…hic.. una qualità di birra rossa. Sembra sangue! (Così dicendo gli si avvicina ancòra di più, calpestandogli la mano).

BATTISTA:       (Alzandosi a sedere, di scatto) Ahiiii! Porca miseria! Mi hai pestato una mano!

PARROCO:       (Entrando in scena e mimando il verso dello sputo) Puuuuh! Che

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                          schifo! Perciò, sei morto, con tanto (e fa la mossa) di coltello infilato nella pancia, e ti alzi a dirgli che ti ha dato un pestone alla mano?! Ne ho visti principianti, nella mia carriera, ma principianti più principianti di voi non ne ho mai visti!

BATTISTA:       Ma non si accorge che, forse, è ubriaco per davvero e mi è salito sulla mano?

PARROCO:       Ma por…ca vacca dico io, se succederà domani sera, durante la prima, alla presenza del pubblico, tu cosa farai la resurrezione di Lazzaro? Così, per i fischi, ce ne potremo scappare! Anzi, sai che ti dico? Meriti di essere fischiato per davvero. (Rivolto ad una comparsa fra il pubblico) (le comparse, a causa dell'incidente dovranno essere interpretate dagli altri attori, al momento, non impegnati in altre scene ) Lei, lei in terza fila, lo vuole fischiare, per cortesia. (La comparsa fa la mimica di sforzarsi e di non riuscire a fischiare) Si sieda che non è capace, altrimenti va a finire che tutti gli altri fischiano lei.

COMPARSA:    (Un'altra comparsa, fra il pubblico si alza ad offrirsi a fischiargli) Gli fischio io, gli fischio io. (Esegue un fischio, prosegue a vuoto e poi, con voce da sdentato, facendo finta di cercare per terra): Permesso?

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                          Permesso…mi è scappata la dentiera.

PARROCO:       (Ritornando al centro della scena) Ragazzi, mi raccomando, non fatemi scappare la pazienza o vi faccio provare fino a domattina alle sei.

COMPARSE:    (Marito e moglie si alzano, da seduti fra il pubblico. Lui rivolto a lei) Permesso!, permesso!. Abbiamo capito! Andiamo, moglie mia, che questi ci fanno perdere l'aereo di domani mattina. (Andandosene): Dilettanti!…dilettanti siete!!

NICOLINO:       Mi sta cadendo la faccia a terra!

PARROCO:       Riprendiamo, e guai al primo che sbaglia!

                          (Ognuno al proprio posto).(Riprendono).

SCENA TERZA

(Battista, Pompa, Nicolino, Concetta, Maria e Parroco)

POMPA:            (Da ubriaco, indicando il coltello) Guarda, guarda! Qualcuno….hic…si è dimenticato il coltello infilzato nella sua pancia!

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NICOLINO:       (Avvicinandosi, meravigliato) Vero? Ora lo vado a dire a sua moglie. (Si avvia chiamando) Donna Cu..cu..Cuccetta, donna Cuccetta (Va verso la salumeria, si ferma davanti la porta, gridando) Donna Cuccetta, suo marito è disteso a terra ubriaco ed ha un coltello infilato nella pancia. Donna Cuccetta…..donna Cuccetta …..pfiiiiuuuu!! (fischia).

CONCETTA:     (Uscendo dalla sua bottega) E basta! Non gridare più. Mi chiami cuccetta e fischi più di un treno. Che c'è? Che hai?

NICOLINO:       A suo marito hanno infilato un coltello nella pancia e si è ubriacato.

CONCETTA:     Madonna santa!!!! Che stai dicendo? Dov'è?

NICOLINO:       Al bar, al bar…..(si precipitano di corsa verso il bar).

CONCETTA:     (Inginocchiandosi piangente e strattonandolo, mentre i due restano a guardare come inebetiti) Totò!, Totò, rispondimi!. Assassini! Hanno ucciso mio marito! Aiuto! ..Aiuto!!!

POMPA:            (Sempre più ubriaco) Non è successo niente di grave! Ora gli facciamo un bel funerale e sistemiamo tutto!

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MARIA:             (Uscendo dalla macelleria) Chi grida? Che è successo?

CONCETTA:     (Gridando disperatamente) Hanno ammazzato mio marito! Aiutatemi, per l'amor di Dio, aiutatemi!

MARIA:             Mio marito non c'è, è uscito. (Chiamando in cerca di aiuto, entra nel bar) Battista…Battista….(uscendo) E' per terra, svenuto. (Dirigendosi verso la sala da barba, chiamando) Barby…..Barby…..(Trova la porta chiusa e torna indietro, concitata) C'è un cartello alla porta con scritto "torno subito", Dio mio! Che facciamo?

CONCETTA:     (Piangente) Chiama il padre parroco, chiama il padre parroco.

NICOLINO:       Si, facciamolo confessare!

MARIA:             (Entrando in chiesa, da fuori scena, chiama): Padre Giovanni…..padre Giovanni….(Poco dopo rientra in scena insieme al parroco).

PARROCO:       Dio mio, chi è stato?

POMPA:            Con me non ha bevuto!

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NICOLINO:       Si è ubriacato ed è caduto sopra un coltello.

MARIA:             (A Nicolino) Non dire cretinate! (Si chinano attorno al cadavere).

PARROCO:       (Tirando per una mano Nicolino ed invitando il barista a rialzarsi) Prendi il suo posto, perché lui deve rientrare in scena.

BATTISTA:       (Rialzandosi) Da morto a svenuto, il cambio mi conviene. (Rientra nel bar).

NICOLINO:       E ch'è svenuto con il coltello conficcato in pancia?

PARROCO:       Scemo, domani sera, per la prima, ci saranno anche le comparse, stiamo provando, fa niente, tu pensa a morire disteso per terra.

NICOLINO:       (Fa le corna e si distende per terra) Ahhh! Muoio!

PARROCO        Può darsi che sia vivo, portiamolo qua dietro, alla guardia medica.

BATTISTA:       (Spuntando, ancòra intontito, davanti l'uscio) V'aiuto pure io. (Tutti quanti, escluso Pompa, lo sollevano e si avviano verso il vicolo).

NICOLINO:       Che bello! La passeggiata! Mi piace questa parte!

TUTTI:              (Fermandosi di colpo) Ahhh! Siii!! Vienici a piedi al pronto soccorso! (E lo lasciano cadere a terra).

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NICOLINO        Ahi! La prossima volta, faccio solo la mia parte. (Via tutti).

SCENA QUARTA

(Pompa, Barby, Voce, Nicolino, Maragià)

POMPA:            (Continua a bere, poi si appogia al tavolo, sonnecchiante, accennando una canzone).

BARBY:            (Apre, dall'interno, la porta della sala da barba, si sporge a guardare prima verso il vicolo di sinistra, poi verso il vicolo di destra, toglie il cartello su cui stava scritto "torno subito", chiude la porta rientrando).

VOCE:               (Proveniente dal vicolo, lato sala da barba) "Ce le ho nere!!…..Nere e grosse ce l'ho!!…(Breve pausa) Compratevi le melanzane, nere sono, nere!!

BARBY:            (Affacciandosi e restando fermo dinanzi alla porta, con voce effeminata) Psss!!…senta, senta, lei che ce le ha nere aspetti…aspetti……Sicuro belle ce le ha?

VOCE:               (Bandizzando) Nere e grosse, belle ce le hoooooo!!!!!.

BARBY:            Niente, si stia fermo dov'è, nemmeno per farlo venire qua……(Breve pausa)….Vengo io. (Si avvia verso il vicolo. Dopo un po’, da fuori scena): Me ne dia due belle grosse.

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VOCE:               Le prenda lei con le sue mani. (Breve pausa).

BARBY:            (Voce da fuori) Ahhh! Che bella questa!!! Me la prendo, me la prendo……. Uhhh! Che bella quest'altra!!…..

VOCE:               Per cortesia, non me le tocchi troppo sennò me le fa ammosciare.

BARBY:            Stia tranquillo, ci sono abituato a maneggiarle con delicatezza, so bene quello che faccio. Si, prendo queste due che mi piacciono troppo.

VOCE:               Se ne vuole ancòra a disposizione.

BARBY:            Grazie, soddisfattissimo!…. Quanto pago?

VOCE:               Duemila lire, grazie.

BARBY:            (Rientrando con due grosse melanzane in mano, arrivato davanti la porta si gira e): Ahhh! Senta, dimenticavo... Che ha qualche bella banana?

VOCE:               No, mi dispiace.

BARBY:            Peccato!!! (e sculettando un po’, rientra in casa).

NICOLINO:       (Entrando dal vicolo di destra, parlando fra sé, rattristato): Mi dispiace

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                          che è morto…. mi dispiace assai!…. Ora, chi me li regala i lecca lecca? Sua moglie è tirchia, mai che mi regali una caramella!..…S'ammazzavano lei era meglio! (Intanto che parla, dal fondo scena, si sta avvicinando il maresciallo).

MARAGIA':      (Giuntogli alle spalle) Buongiorno Nicolino.

NICOLINO:       Buongiorno. (Poi si gira, ritraendosi spaventato, alla vista del maresciallo).Oh! Oh!, io non c'entro, non l'ho ammazzato io. A me dava sempre i lecca lecca. (Sempre più agitato) Non mi arresti, Maragià, io l'ho visto io, anzi, non l'ho visto io…non ho visto niente, io.

MARAGIA':      (Intrigante) Stai calmo Nicolino. Non ti voglio arrestare. Io sono tuo amico. (Amorevolmente falso) Io ti voglio bene, Nicolino…… Ti devo dare…(Alza la mano a mò di schiaffo e Nicolino si impaurisce) Non avere paura. Dicevo….. devo dare (indicandosi la mano) un bel pezzo di torrone a Nicolino!

NICOLINO:       (Rassicurato) Buono, buono!…Mi piace il torrone.

MARAGIA':      (Tirando fuori dalla propria tasca un torroncino) Lo vuoi il torroncino?…Lo vuoi?

NICOLINO:       (Tende la mano per prenderlo) Si…si…

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MARAGIA':      (Rimettendo la mano in tasca) Prima, mi devi dire cosa è successo.

NICOLINO:       (Gira leggermente la testa ed alzandola lentamente in segno di diniego fa il muso imbronciato) No…

MARAGIA':      (Invitante, mostrandogli il torroncino) Ti piace ehh!!!?

NICOLINO:       (Allettato ma titubante) No…

MARAGIA':      (Introduce la mano in tasca, tira fuori due torroncini e mostrandoglieli) Cos'è successo?

NICOLINO:       (Due torroncini rappresentano una tentazione troppo forte per potere resistere. Si ferma a guardarli, poi, afferrandoli rapidamente): Ammazzarono il salumiere…(e si mette a piangere).

MARAGIA':      Hanno ammazzato il salumiere?!!!! Piangi!!? C'eri affezionato?

NICOLINO:       No…(piagnucoloso) mi regalava i lecca lecca.

MARAGIA':      Dopo due torroncini, posso confortarmi perché so che appena muoio ci sarà chi mi piangerà.

NICOLINO:       Appena muore, Maragià, io, assai lo piango……

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MARAGIÀ:      Il torrone…….Allora, Nicolino dimmi cosa hai visto.

NICOLINO:      Maragià, io ho visto…., ho visto….non ci penso bene cosa ho visto. Mi pare che ho visto, che non ho visto. Ma non penso cosa ho visto che non ho visto. Non ci penso. Pe…però io ho paura…Maragià, per piacere, non lo dica a nessuno che io l'ho visto, anzi che non l'ho visto, sennò ammazzano pure me, senza che io penso cosa ho visto….

MARAGIA':      (Incalzando) Che non hai visto.

NICOLINO:      Eh! Che non ho visto….. Capito, Maragià, capito?

MARAGIA':      Tu hai visto cosa non hai visto ed io ho capito che non ho capito niente…...Aspetta, aspetta, spiegami meglio questo discorso.

NICOLINO:       Io stavo guardando il manifesto appeso al muro, poi ho sentito gridare, mi sono girato, c'era uno che scappava con il plaid in testa che gli arrivava ai piedi e mi pare che ho visto che non ho visto. Ma non so che cosa ho visto che non ho visto.

MARAGIA':      (Ripetendo) Allora, riepiloghiamo, ti pare che hai visto che

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                          non hai visto, ma non sai che cosa hai visto che non hai visto.

NICOLINO:       (Assentendo) Eh! Eh!… Non ci penso,…. Maragià….

MARAGIA':      (Puntualizzando) Maresciallo….. o marescià, casomai!

NICOLINO:       Ma perchè come si chiama?

MARAGIA':      Vito Maragià.

NICOLINO:       E perchè io come l'ho chiamato? Maragià!!…

MARAGIA':      (Tentennando il capo) Mi ero dimenticato che andavamo a scuola assieme….. E va bene, fa lo stesso!. (Si accorge di Pompa che, intanto, era rimasto sonnecchiante con il capo chino su un tavolo ed ogni tanto bofonchiava qualche parola ed accarezzava la bottiglia di birra).

SCENA QUINTA

(Pompa, Nicolino e Maragià)

POMPA:            (Con voce da ubriaco, con un bicchiere di birra in mano): Ed ora io bevo alla salute di don Totò il salumiere che era ubriaco ed è caduto sopra la punta di un coltello….

MARAGIA':      (Avvicinandosi) Ah! Pompa,…avete assistito pure voi?

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POMPA:            (Scattando in piedi, barcollando e facendo il saluto militare) Signorsì, signor generale, il furfante è fuggito con uno scialle in testa che gli arrivava fino ai piedi.

MARAGIA':      Dunque avete visto pure voi, l'aggressore che fuggiva?

POMPA:            Si, ma non era aggrassato e manco friggeva, era crudo e scappava di corsa.

MARAGIA':      Ah! Ed in quale direzione è fuggito?

POMPA e NIC.: Di là. (Contemporaneamente indicano due direzioni opposte. Nicolino indica verso il vicolo di destra, lato chiesa, Pompa verso il vicolo di sinistra lato sala da barba).

MARAGIA':      (Tentennando il capo) E' una disgrazia che mi perseguita! Migliori testimoni di questi non potevo trovarne: Uno scemo e l'altro ubriaco!

VOCE:               (Dal vicolo, di destra, bandizzando) "Ce le ho grosse e nereeee!!…..

MARAGIA':      Figurati io!!

NICOLINU:       Maragià, io li ho pure grossi e neri!

MARAGIA':      Ma che cosa?

NICOLINO:       Al mattino, appena mi sveglio, mia madre me li guarda

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                          (come a dire me li guarda), me li controlla.

MARAGIA':      Ah!!. Tua madre te li controlla ogni mattina?

NICOLINO:       Si…si..me li controlla e mi dice: "Ce li hai gonfi e neri stamattina…….gli occhi! (Pausa) Io dormo poco la notte e perciò mi gonfiano.

MARAGIA':      Io dormo assai, ma me li gonfiano lo stesso.

SCENA SESTA

(Pompa, Nicolino, Maragià, Marcello, Maria, Battista e Parroco)

MARCELLO:    (Affacciandosi dal suo negozio, con il classico grembiule sporco da macellaio) Maresciallo buongiorno!

MARAGIA':      Oh! Signor "Macello"! Come vanno gli affari? E' vero che aumenterete la carne?

MARCELLO:    Si sto mangiando parecchio, sicuramente ingrasserò tanto.

MARAGIA':      Voi scherzate. Mi riferivo al costo.

MARCELLO:    No, no, stia tranquillo. Mi dica una cosa. Io l'ho chiamata maresciallo, no Maragià, perciò non vedo

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                          perché lei non mi debba chiamare Marcello e non Macello.

MARAGIA':      Non fateci caso, ormai qui in paese ci dovremmo essere abituati. Ci chiamiamo tutti o con i nomi storpiati o con gli "inteso". Piuttosto, ditemi voi una cosa: "Come è stato questo fatto della coltellata?".

MARCELLO:    Già gliel'hanno raccontato, Maragià? Mi deve credere, in vita mia non avevo mai commesso un errore simile. Avrei dovuto sparargli con la pistola, invece, avevo il coltello sul bancone vicino e gli ho sferrato una coltellata. Non lo avessi mai fatto. Le grida si sono sentite per tutto il paese. Non è morto subito. Mi si è rivoltato contro ed io sono fuggito per fuori.

MARAGIA':      Con lo scialle in testa per non farvi riconoscere.

MARCELLO:    No. Per il freddo!

MARAGIA':      Dunque siete reo confesso.

MARCELLO:    (Indicando Nicolino) No, fesso c'è lui.

MARAGIA':      Insomma dovrei arrestarvi per quello che avete

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                          commesso. Ma prima mi dovete dire dove avete nascosto il cadavere.

MARCELLO:    Il porco è al macello.

MARAGIA':      Non offendete i morti. Non solo lo avete ucciso, ma pure lo chiamate porco.

MARCELLO:    Ah! Chiedo scusa!….Il maiale, va bene?

MARAGIA':      Insistete, dunque. Non vi permettete più di offendere l'anima di quel poveretto morto.

MARCELLO:    Maragià, i porci non hanno l'anima.

MARAGIA':      Vi sbagliate. Anche i porci hanno l'anima. Ammesso e non concesso che fosse un porco, anche quel poveretto di Don Totò il salumiere aveva un'anima.

MARCELLO:    Ma che c'entra Don Totò il salumiere!? Maragià, io ho ammazzato un porco al macello. Per farne salsicce, ha capito?

MARAGIA':      Ah!! Mi era venuto il sospetto che questi due avessero scambiato le lucciole per lanterne! Se no, ci sarebbe il cadavere disteso per terra!

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MARCELLO:    Ma che cadavere, Maragià? Non hanno ammazzato nessuno!

POMPA:            Io l'ho visto disteso per terra.

NICOLINO:       Io l'ho visto disteso per terra.

POMPA e NIC.: Noi l'abbiamo visto disteso per terra.

MARCELLO:    Non ci creda. Le assicuro che è al macello.

MARAGIA':      (Controllando il pavimento, dove indicato dai due e rivolto a Marcello) Ah! Era al macello dite? E queste macchie rosse sul pavimento, sono di salsa di pomodoro? Mi era venuto il sospetto che mentivate.

MARCELLO:    A lei il sospetto viene sempre dopo, a scoppio ritardato.

MARAGIA':      Intendete prendermi in giro? Se continuate sarò costretto a dichiararvi in arresto.

MARIA:             (Spuntando in scena dal vicolo di destra ed ascoltando solamente queste ultime parole) No maresciallo, no! Mio marito è innocente, lui non c'era qui, quando lo hanno ucciso.

MARAGIA':      State mentendo pure voi? Io l'ho visto uscire dal

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                          negozio.

MARCELLO:    Maragià, veda che io non so, nemmeno, di che cosa state parlando!

MARAGIA':      (Riflettendo. Fra se) A pensarci bene, neanche io, ancòra, lo so!. (Rivolto a Maria) Dov'è questo cadavere? Esiste? Non esiste? (Intanto ritornano il parroco e Battista).

MARIA:             E' alla guardia medica.

MARAGIA':      Come, alla guardia medica! Chi ce lo ha portato? Se era già morto, chi ha deciso di rimuoverlo? (Si guardano tutti in faccia e nessuno parla). Allora?…..Ecco!, vedete? Nessuno parla. E' questo che ci rovina, l'omertà. Tutti predicate ai quattro venti che volete giustizia. Ma come potete pretendere la giustizia se voi siete i primi a tirarvi indietro, a non parlare?!

NICOLINO:       Parlo io, parlo io. Fu il padre parroco a dire di portarlo a farsi la passeggiata.

PARROCO:      Si, l'abbiamo portato in giro a visitare i monumenti.

MARAGIA':      Ah! Siete stato voi?

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MARCELLO:    Al maresciallo era venuto il sospetto!! (Maragià, lo guarda con occhi torvi, minaccioso).

BATT./ MARIA:  (Indicando il parroco) Si, è vero, l'ha detto lui.

PARROCO:       Scommettiamo che l'ho ucciso io e neanche lo so?!

MARAGIA':      Vado alla guardia medica. Fatevi tutti un bell'esame di coscienza. Ne riparliamo fra poco. (Esce).

SCENA SETTIMA

(Pompa, Nicolino, Marcello, Maria, Battista, Parroco, Barby e Maragià)

PARROCO:       Sentiamo chi deve confessarsi. (Fissandoli uno ad uno con sospetto).

POMPA:            (Con dire, sempre da mezzo ubriaco) Padre parroco, io l'altro ieri mi sono scordato di pagare la birra a Battista e quando me ne son ricordato non gli ho detto niente.

NICOLINO:       E io non ho pagato i popcorn alla signora Cuccetta.

PARROCO:       Il Signore vi perdona. Questi sono peccati di poco conto.

BATTISTA:       Ubriachi e bambini Dio li aiuta, si dice. (Barby, intanto,

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                          uscendo dalla sala da barba, si era avvicinato al gruppo).

PARROCO:       C'è invece chi, certi peccati, non li può confessare!!

MARIA:             Padre parroco, che vuole insinuare?

MARCELLO:    (Con dire minaccioso) Padre parroco, che cosa vuole insinuare a mia moglie?

PARROCO:       Ma cosa vuole che possa insinuare… io…a sua moglie!? (Breve pausa) Semmai a lei volevo insinuare un certo discorso!!

MARCELLO:    A me!?

BARBY:            (Con la sua caratteristica cadenza) Padre parroco, se vuol dire a me, a disposizione.

PARROCO:       Ehhhhh! Non ci sento! Quando ho preso i voti sono diventato sordo da quest'orecchio!

MARCELLO:    Di che discorso si tratta?

BARBY:            Ma è un discorso corto,….. o lungo ?

PARROCO:       E torna a mazze!!………. (Poi, rivolto a Marcello) Ebbene ve lo voglio dire perchè, tanto, prima o poi, lo scoprirà

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                          pure il maresciallo. Ho riconosciuto il coltello con cui è stato ucciso Don Totò il salumiere. E' un po' rotto dalla punta del manico. E' quello più piccolo che voi usate per spolpare la carne. L'ho visto quando vengo a comprarla.

MARCELLO:    Il mio coltello!?

MARIA:             Marcello, siamo rovinati! Pure io l'ho riconosciuto e non volevo parlare! Perchè? Perchè? Con questa gelosia da pazzo, che hai!

MARCELLO:    Ma che stai dicendo? Un paio d'ore fa, mi sono accorto che il coltello non era più sul bancone e credevo di averlo dimenticato nel magazzino delle celle frigorifere.

MARIA:             Allora è chiaro! L'avrà preso qualcuno di quelli che in queste ultime ore sono venuti a comprare la carne. Tu Battista, sei venuto quasi due ore fa.

BATTISTA:       Ma che sei pazza?

MARCELLO:    Pezzo di bastardo! Tu, pazza a mia moglie, non lo dici!

MARIA:             (Parando il marito, mentre il parroco cerca di calmare Battista) Lascialo

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                          perdere, Marcello!

PARROCO:       Calma, calma!

BATTISTA:       A me dici bastardo! Grandissimo becco che non sei altro! Ti rompo le corna!

POMPA:            Tanto! Sua moglie glieli rifà nuove.

MARCELLO:    Pompa, ti compatisco perchè sei ubriaco, ma a questo maiale lo scanno! Lo scanno! (Così dicendo si avventa contro Battista, tenta di colpirlo, ma questi si abbassa, e colpisce il parroco. Si allacciano l'uno all'altro e si rotolano a terra. Maria si dispera. Mentre gli altri non intervengono per dividerli,il parroco si riprende dal colpo ricevuto e tenta di avvicinarsi, ma si becca un calcio ad una gamba e torna indietro saltellando su un piede).

PARROCO:       Porco diavolo!… Ma che stanno litigando tutti e due contro me!?

MARIA:             (Rivolta a Barby) Ma che siete tutti imbambolati? Ma voi, voi che uomo siete? Perchè non li separate!?

BARBY:            Ma che uomo e uomo! Io sono tutta eccitata a vedere questi maschiacci!

MARIA:             (Strattonandolo per gli abiti) Ma uomo siete?, Uomo siete?

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BARBY:            No!… Io sono Barby.

POMPA:            Io sono ubriaco!

NICOLINO:       Io me la sto facendo addosso!

SCENA OTTAVA

(Pompa, Nicolino, Marcello, Maria, Battista, Parroco, Barby e Maragià)

MARAGIA':      (Di ritorno) Fermi! Fermi! In nome della legge! (I due smettono e si alzano). Ma siete pazzi? Vi stavate ammazzando!.

PARROCO:       (Volendo coprire il malefatto) Ma che ammazzando!, erano buttati a terra per le troppe risate!…. (Fra se) Qua, se c'è uno che ha preso sganassoni quello sono io.

MARAGIA':      Mi devo complimentare davvero con tutti voi!! E perdippiù, andate dicendo che abitate in piazza e vi considerate l'èlite del paese. Bella razza d'èlite!.

NICOLINO:       Si, maragià. Stiamo in piazza e ce ne vantiamo.

BATTISTA:       Maresciallo, arrestatelo subito, quest'assassino. Il coltello è quello suo. L'ha sempre detto che prima o poi l'avrebbe ammazzato, a Don Totò, perchè sapeva che

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                          era l'amante di sua moglie.

POMPA:            Era cornuto e contento!

MARCELLO:    (Infuriato) Io faccio un macello! (La moglie ed il parroco tentano di fermarlo ma, quest'ultimo si becca un colpo ai denti e si allontana parandosi la mano davanti alla bocca)

PARROCO:       Uhhhhhhh!!! Uhhhhhhh!!!

MARAGIA':      (Puntando Marcello con la pistola) Fermo o ti faccio diventare la pancia un colapasta. (Marcello si ferma)(Maragià, preoccupato, rivolto, poi, al parroco aggiunge): Padre!, vi ha colpito con un pugno? Lo arresto subito.

PARROCO:       (Sempre con la mano davanti la bocca) No, no, mi viene da ridere.

POMPA:            Maragià, si chiama Marcello, ma lo chiamiamo Macello perchè è sempre arrabbiato e dice sempre che fa un macello.

MARCELLO:    E a lui lo chiamiamo Pompa, perchè tira birra più di quanto una pompa tira acqua. Maragià, perchè non arrestate invece il signor barista. Glielo spiego io cosa è successo. Questo signore si è venuto a comprare la carne, mi ha fatto sparire il coltello ed ha ucciso Don

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                          Totò il salumiere che era uno strozzino e lo stava riducendo all'elemosina.

BATTISTA:       Non è vero sei un bugiardo!

BARBY:            Si che è vero, maresciallo, mio zio era uno sporco strozzino.

MARAGIA':      (A Barby) Voi cosa ne sapete di questo omicidio?

BARBY:            Io lo sto sapendo adesso.

MARIA:             Si capisce subito che ne sta venendo a conoscenza solamente ora! Vedete come piange? (Barby non è per niente dispiaciuto, anzi…) Io penso, invece, che ad ammazzarlo è stato proprio lui. Quando sono andata in cerca d'aiuto, davanti la sua porta c'era appeso il cartello "Torno subito".

BARBY:            Cattiva! Cattiva! Cattiva! Io dico che tu vuoi proteggere tuo marito o te stessa e cerchi di sviare il maresciallo dal vero assassino.

MARIA:             Maresciallo, lo sa bene tutto il paese che lui ,….. o lei, come preferisci?…. e suo zio si odiavano a morte, per

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                          l'eredità. Li ho sentiti io litigare, perché lo zio lo voleva buttare fuori dal negozio e lui lo ha minacciato di morte.

NICOLINO:       E' vero, è vero! C'ero pue io quando hanno litigato e lei…Barby…. ha detto che lo ammazzava.

BARBY:            (A Nicolino). Ti deve cadere la lingua.

MARAGIA':      (A Marcello) Se non sbaglio, avete detto che vi è sparito il coltello? Quando?

MARCELLO:    L'avevo usato fino ad un paio di ore fa, poi, non l'ho più trovato.

MARAGIA':      Chi è venuto in queste due ore a comprare la carne?.

MARCELLO:    Io ho servito lui, (indica Battista), la salumiera e Barby.

MARIA:             (Rimarcando) Ed è pure venuto il padre parroco.

MARCELLO:    Ah! Si, pure lui è venuto.

PARROCO:       Maresciallo, potete chiudere il caso. (Autoindicandosi) Hanno trovato l'assassino.

TUTTI:              (A confusione, indicando ciascuno una persona diversa) No, l'assassino è lui, no è lui, no è lei…….etc… (a soggetto, gridando, ciascuno

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                          vuol litigare con un altro e si accapigliano in una lite cumulativa. Botte a soggetto, con il prete e Nicolino che ci vanno di mezzo….poi):

MARAGIA':      (Sparando in aria) Ehhhh! Fermi tutti! Venite tutti con me in caserma, che vi faccio calmare i bollenti spiriti.

PARROCO:       Pure io maresciallo? Io che c'entro?

MARAGIA':      (Incavolatissimo) Pure voi, e se non c'entrate vi ci infiliamo lo stesso, a forza.

VOCE:               "Ce le ho nereeee!!…..

MARAGIA':      (Affacciandosi verso il vicolo da dove proviene la voce) E venite magari voi che ve le faccio diventare ancòra piu nere. (Gridando) Vi faccio a tutti un c……

BARBY:            (Interrompendolo, con voce effeminata) Maresciallo!…. vengo anch'io! (E si avvia sculettando, seguito dagli altri).

                              FINE PRIMO ATTO


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SECONDO ATTO

SCENOGRAFIA:

La stessa del primo atto. Di giorno.

SCENA PRIMA

(Voci interne a sipario chiuso, Parroco, Battista e Marcello)

PARROCO:       (Gridando agli attori) In scena, in scena. Iniziamo il secondo atto.

BATTISTA:       Ciak si gira.

PARROCO:       Che siamo al cinema? Finiamola con queste battute di spirito. Tanto, i miliardi che prendono gli attori del cinema ve li potete sognare solo la notte. Qui si fa la fame!

MARCELLO:    Gente, vediamo di farlo bene e ben presto, questo secondo atto. Così, non appena avremo finito, il signor regista ci offrirà a tutti la cena al ristorante.

PARROCO:       Si, quello di casa tua. Sipario, tiriamo questo sipario.

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SCENA SECONDA

(Voce del siparista, Parroco, Battista, Marcello, Concetta)

PARROCO:            (Il sipario si apre molto lentamente, oltre al parroco sono in scena Battista e Marcello) (Rivolto al siparista) Ma porca vacca!, è possibile che non siete capaci di aprire il sipario? Il sipario si apre a bracciate lunghe e regolari! ….Vi occorrono cento anni per imparare una cosa? Com'è andata è andata. Per questa volta continuiamo. Se sbagli domani sera, per la prima, t'appioppo una bella multa.

SIPARISTA:      (Da fuori) No, una multa no! Ho nove figli.

PARROCO:       Quello undici, tu nove!! Ma dico io, televisori non ne avete a casa?…..Basta ora!. Tutti fuori scena. (Mentre gli altri escono di scena, va a sedersi su una sedia che si trovava davanti la chiesa, a fianco degli scalini, si fa il segno della croce e tira fuori dalla tasca la coroncina del "Rosario". Poco dopo, da dentro la chiesa, esce Concetta):

CONCETTA:     (Afflitta dal dolore) Buongiorno, padre Giovanni.

PARROCO:       (Alzandosi, ossequioso) Oh! Signora Concetta, eravate in chiesa? Non vi avevo vista entrare.

CONCETTA:     Sono entrata dal lato della sacrestia.

PARROCO:       Fate bene ad accostarvi a Dio. In questi momenti così difficili da superare, è il solo che può farvi trovare

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conforto. La fede in Dio deve essere la fiamma che illumina sempre i nostri giorni ed anche le nostre notti.

CONCETTA:     (Piangendo) Padre Giovanni, non c'è più nessuno che mi fa compagnia la notte. Sono rimasta sola, sola!

PARROCO:       Signora Concetta, capisco che dopo una settimana la ferita è troppo recente, ma cercate di trovare serenità distraendovi con il lavoro, pregando, e se avete bisogno di me, a disposizione.

CONCETTA:     Grazie, padre Giovanni, grazie, ma è di notte che soffro, trovandomi da sola nel letto.

PARROCO:       (Intanto che tira di tasca un fazzoletto): Per la notte non la posso servire.

CONCETTA:     Ma che mi vuole insinuare? Padre Giovanni!

PARROCO:       Ecco, scusate ma è proprio qua che vi sbagliate. Io non ho mai insinuato niente a nessuna…….Intendevo dire: che non posso certo venire di notte per darvi ciò che desiderate.

CONCETTA:     Padre Giovanni, mi volete offendere davvero?

PARROCO:       Ma che cosa avete capito? Bestia! Non posso darvelo la notte…(gli cade il fazzoletto ed interrompe la frase per chinarsi a raccoglierlo, mentre Concetta si porta l'indice fra i denti e poi mima di dargli

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un pugno in testa) il conforto spirituale di cui avete bisogno.

CONCETTA:     Giusto. Il conforto spirituale è quello che mi manca. Sono andata a chiedere perdono a Dio. Forse è offeso per qualche sbaglio che ha fatto la buon'anima .…

PARROCO:       Buon'anima!! (In tono come se dicesse: per modo di dire).

CONCETTA:     Lo mette in dubbio?

PARROCO:       No, no, dicevo buon'anima..(Cambiando tono. Affermando).

CONCETTA:     Dicevo: per qualche sbaglio che ha fatto la buon'anima (guarda padre Giovanni che le fa segno di assenso chinando il capo ripetutamente) di mio marito Dio ha voluto castigarci così! (Piangendo) Padre Giovanni, sono rimasta sola! Lei non può sapere il dolore che si prova quando si perde il marito. E' come si morisse una mettà di te stessa!

PARROCO:       Lo so, lo so. Ho provato anch'io lo stesso dolore.

CONCETTA:     Che hanno ucciso il marito pure a lei!?

PARROCO:       (Con frasi molto cadenzate ed in tono riflessivo) Mio fratello…Per me, che non ho più nessuno,… era tutto, per me, mio fratello. Era mio fratello, mio padre, mia madre…..era il mondo, per me, mio fratello……….me lo hanno ammazzato e mi è crollato il mondo addosso….Ve lo ricordate mio fratello?…No?… Suo marito si che se lo

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ricordava bene…. Era uno che amava la giustizia, mio fratello, che lottava contro la mafia e contro gli usurai che succhiano il sangue alla povera gente….Suo marito se lo ricordava bene mio fratello….se lo ricordava….e l'hanno ammazzato… era tutto per me, mio fratello!! (si asciuga una lacrima con il fazzoletto).

CONCETTA:     Ma se lei che è uomo di Dio ha perdonato, io no. Me la pagherà cara chi si è macchiato del sangue di mio marito!

PARROCO:       (Secco) No!……(Prosegue in tono più dimesso) No, questo non lo dovete dire! Lasciamo che sia la giustizia terrena a provvedere. Poi, quando pure noi passeremo all'altro mondo, dovremo rendere conto a Dio.

SCENA TERZA

(Parroco, Concetta, Maria, Battista e Barby)

MARIA:           (Uscendo dal portoncino di casa sua, come se stesse scendendo dal piano superiore) Buongiorno Padre Giovanni, buongiorno signora Concetta.

PARROCO:     Buongiorno Maria.

MARIA:           (Rimarcando il saluto) Buongiorno signora Concetta.

CONCETTA:   Di nuovo mi saluti? Non senti che non ti rispondo?

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MARIA:           Puru lei crede, come mio marito, a tutte le dicerie della mala gente? Non infanghiamo il nome di chi riposa in pace, che già di colpe sue ne avrà da rendere conto a Dio!

CONCETTA:   Come ti permetti di giudicare? Pensa a quello che dovrà pagare tuo marito per la morte del mio. Voi mi avete tolto mio marito e la giustizia, confido in Dio, ti dovrà togliere il tuo. La deve pagare, per come merita!

MARIA:           (Alzando il tono della voce) Mio marito è innocente. Il coltello, lo avete fatto sparire, da sopra il bancone, qualcuno di voi.

BATTISTA:     (Affacciandosi) Troppo comodo dire così!

BARBY:          (Uscendo dalla sala da barba) Non mi tirate in ballo perchè io non c’entro.

CONCETTA:   Lo sappiamo. Siete tutti innocenti! Ma qualcuno dovrà pagare il fio delle proprie colpe! Mio marito, lo volevate tutti morto! (Piangendo, con foga) La dovete pagare!, la dovete pagare cara! (E, piangendo, scappa verso casa).

SCENA QUARTA

(Comparse interpretate da Pompa e Nicolino, Parroco, Maria, Battista e Barby)

DALLA SALA:  (Pompa e Nicolino, impersonano un uomo ed una donna del pubblico. Una coppia di sposi (di alta classe, si fa per dire.)

DONNA:          (Rivolto ad uno spettatore seduto su una delle poltrone a fianco del corridoio centrale) Scosi, è lei chillo a chi ci ho pistato il callo quando ho oscito?

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UOMO:            No, dovrebbi scosare, ma sa, mia mogliera, furba, ci ha misso il segnale pe ricordasse della fila dove avèvamo seduto.

PARROCO:     Fermi, fermi, cos' è questa storia? (Scendendo alla ribalta e rivolgendosi ai due) Ma vedi un po’ se questa è maniera di interrompere le prove generali di uno spettacolo!

DONNA:          Chiedo scusa, padre parroco. Sa, la colpa è mia perchè soffro di aereo-faggia.

PARROCO:     Che mangia aerei a colazione?

UOMO:            Chidiamo scosa a tutti, ma c’era quel signore, che era assiduto a lato di mia mogliera, che sventoleggiava continuamente il fazzoletto...Così.. (e sventola il fazzoletto, arricciando il naso)

Perciò sono accompagnato, di corsa, a mia mogliera nella toletta.

PARROCO:     Ci potevate pensare prima a ritornare al vostro posto. Invece, state disturbando, adesso che il secondo atto è gia iniziato da quindici minuti.

DONNA:          Padre parroco, dovrebbi scosare ma io soffro di sti-schifiatezza.

PARROCO:     Io sto capendo che più sti-schifiata di com’è non puo' essere........ Fateli passare, per cortesia.

DONNA:          (Tentando di entrare nella fila) Permesso, permesso....ahi! ma che porco è?..... (Poi, rivolta al marito) Tosoro, questo maniaco asessuato mi ha dato un pizzicone nei paesi bassi.

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UOMO:            Cheeeeè! Un pizzicone a mia mogliera!!! E lei, maniaco sessuologo che non è altro, ha venuto dall'Olanda fino a qua per venirci a dare un pizzicone a mia mogliera? Una strage faccio, una strage! Padre parroco, mi apprestasse quel cotello della sceneggiatura che ci sgonfio la pancia a questo endeviduo.

PARROCO:     Lasci perdere che quello è campione pugilato.

UOMO:            (Balbettando per lo spavento) Miiihh!....mi..mi fa pietà!, Per questa volta adia….andiamocceccene mogliera mia, che sono tutti un’associazione a dilinquere. Il padre parroco l’ebbi ammazzare a quella creatura del salumere!, Il padre parroco! Andiamocceccene!….(Tirando la moglie) Muoviti! Cammina, non lo capisci, che parlio in italiano? Andiamocceccene….o faccio una strage…una strage!....(Trascina la moglie verso l’uscita laterale al palcoscenico).

DONNA:          (Resistendogli e prendendolo a borsettate) Lasciami...fifone sei!, ti spaventi.....fifone sei!....

PARROCO:     (Rivolto allospettatore accusato di aver dato il pizzicotto) Ma lei cosa ci ride a fare? Ringrazi Dio che le è andata bene! Quello per fortuna, parla l'italiano meglio di come lo parlo io ed ha capito che lei era campione di pugilato. E se l'è svignata. Io inveci, che la conosco bene, avevo detto che lei è campione per gelato, per mangiare gelato cioè!

MARIA:           (Chiamando) Papà, ci stiamo perdendo in chiacchiere? Dobbiamo finirla questa prova generale, si o no?

PARROCO:     (Impersonando il regista) Giusto!, riprendiamo. Arrivati a questo punto, voi uscite tutti di scena. Io resto a dirmi il

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Santo Rosario, dopo di che, arriva il maresciallo. Svelti, tutti fuori scena. (Mentre gli altri escono di scena, ritorna a sedersi davanti la chiesa ed inizia a pregare in silenzio).

SCENA QUINTA

(Parroco, Maragià, Barby e Nicolino)

MARAGIA':    Buongiorno, padre Giovanni!

PARROCO:     (Alzandosi) Buongiorno, Maresciallo!

MARAGIA':    Passate quasi tutto il giorno in preghiera.

PARROCO:     Eh! si, quasi. La fede è grande.

MARAGIA':    Capisco. La fede. (In tono fra il serio ed il faceto) O forse, pure voi, avete qualche (breve pausa) peccataccio (rimarcando la parola)….da farvi perdonare?

PARROCO:     Chi non ha peccato scagli la prima pietra. Tutti pecchiamo, perfino…voi.

MARAGIA':    Perfino!

PARROCO:     Perfino! Ma ditemi, come vanno le vostre indagini?

MARAGIA':    Direi che siamo a buon punto. Però!!….

PARROCO:     Però?

MARAGIA':    Padre Giovanni, voi avete mai fatto il puzzle?

PARROCO:     Il pazzo mai! Qualche volta m'arrabbio, ma il pazzo non l'ho mai fatto.

MARAGIA':    Vi piace scherzare eh!? Ma quest'affare è fin troppo serio, caro padre Giovanni. Ecco, vedete, in questo

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momento io sono come quel tale che sta facendo il puzzle e gli mancano pochi pezzi per completarlo.

PARROCO:     Capisco le vostre difficoltà. Il paese è grande. Dove li andrete a cercare questi pezzi che vi mancano? Sarà stata una persona qualsiasi del paese o magari qualcuno di fuori paese.

MARAGIA':    E qui vi sbagliate, padre Giovanni. Quando il puzzle va completandosi, gli spazi vuoti vanno restringendosi sempre di più, sempre di più, fino a quando prendi l'ultimo pezzo…lo incastri e…zac…..il gioco è fatto.

PARROCO:     Da come parlate, mi sembrate Sherlock Holmes. La cosa è interessante. Aspettate un attimo. Entro in chiesa a prendervi una sedia. Così, ci sediamo e stiamo più comodi. (Entra).

SCENA SESTA

(Barby, Maragià e Parroco)

BARBY:          (Affacciandosi dalla porta della sala da barba, vede il maresciallo e, facendo finta di niente, tenta di rientrare in casa).

MARAGIA':    (Che si era accorto delle sue mosse) Oh! Barby, buongiorno!

BARBY:          (Con finta sorpresa, falso) Oh! Maragià! Che piacere vederlo!

MARAGIA':    Vi si legge in faccia il piacere che provate!

BARBY:          Ma che dice Maragià?

MARAGIA':    Ma se siete più dispiaciuto ora che avete visto me che quando avete saputo della morte di vostro zio!

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BARBY:          Questo non è vero. Io a mio zio, malgrado le nostre liti, volevo bene.

MARAGIA':    A modo vostro?

BARBY:          Cosa vuole insinuare Maragià? Così lei mi offende….(Breve pausa)…Mi ha sempre rifiutato il

mascalzone….(Nel dire così, fa la movenza di cacciarlo con la mano destra e si gira per fare il muso lungo, restando immmobile, mentre il maresciallo si ferma a guardarlo stupito) (Dopo un attimo di pausa, Barby, girandosi a guardare l'espressione stupita del maresciallo, prosegue): Ma che avete capito, maresciallo? Intendevo dire che mi ha sempre rifiutato come nipote.

MARAGIA':    Toglietemi una difficoltà. Ci sono due piccoli particolari che vi riguardano e che non si ( facendo la mossa con le punta delle dita di entrambe le mani) incastrano bene. Mi avete capito, vero?

BARBY:          No, non mi intendo di cose che si castrano.

MARAGIA':    La lingua bette dove dente duole!…… Mi spiego meglio. La signora Maria ha detto, anche in presenza vostra, e durante un interrogatorio in caserma me lo ha confermato, che, quando è corsa per chiedere aiuto ed è venuta a cercarvi, sulla vostra porta c'era appeso il cartello "torno subito". Il che mi lascia pensare che voi non eravate in casa, in quel momento. Invece, il venditore di melanzane mi ha detto che voi vi siete affacciato alla porta, vi siete guardato intorno come se voleste controllare qualcosa, poi avete tolto il cartello e siete rientrato. Dopo di che, avete comprato le

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melanzane, senza la banana.

BARBY:          Il problema sta nella banana?

MARAGIA':    Questo è affare vostro!…… Ora io mi chiedo. Al momento dell'omicidio, voi…. eravate o non eravate in casa?

BARBY:          Si in-casa, in-casa!! (Intanto, esce il parroco, posa la sedia e si siede).

MARAGIA':    Ed il cartello, allora?

BARBY:          Mi ero ritirato in bagno. Ci vuole l'autorizzazione della questura per farlo?

MARAGIA':    Da solo?

BARBY:          Ma per chi prendete? Maragià.

MARAGIA':    Intendevo dire: non avete testimoni?

BARBY:          Ma perché, voi, quando andate in bagno, vi portate qualcuno che testimonia che l'avete fatta?

MARAGIA':    Certamente no. Ma, visto che non avete testimoni, potevate essere fuori e dopo il fatto siete rientrato dall'entrata posteriore.

BARBY:          Questo non è vero.

MARAGIA':    Già! Voi non ci siete abituato alle entrate dal lato posteriore!…. Questa volta, però, potrebbe essere vero ma, al momento, non posso provarlo. Perché, sia la vostra casa che quella di tutti gli altri, attorno alla piazza, compresi i negozi, hanno un'entrata posteriore. Perfino la chiesa ha un'entrata posteriore. Per detta ragione, siete tutti sospetti.

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BARBY:          Io non so niente. So solamente che, in questo momento, vi odio, vi odio e vi odio. (ed offeso, senza salutarlo, se ne entra in casa).

SCENA SETTIMA

(Parroco e Maragià)

PARROCO:     Maresciallo, mi ha parcheggiato?

MARAGIA':    No, il fatto è che, per quanto tempo avete impiegato a prendere una sedia, pensavo foste andato a costruirla.(Si va a sedere).

PARROCO:     Eravamo arrivati a Sherlock Holmes.

MARAGIA':    Lasciatelo stare, preferisco il Tenente Colombo. Ma se proprio volete saperlo: io preferisco essere me stesso e ragionare con la mia testa.

PARROCO:     Ah! Fate bene a pensarla così! Ha una testa, sia lodato Dio!, che se ne potrebbero fare due. Ma, mi spieghi una cosa. Come fate a poter asserire che gli spazi si sono fatti sempre più stretti?

MARAGIA':    Padre Giovanni, può darsi che nostro Signore, a lei che ci ha più confidenza, qualche cosa la suggerisca. Ma a me, no. Mi devono guidare: l'istinto e le sole cose che posso provare. Lei sa quanti e quali sono gli elementi necessari per arrivare a sciogliere la matassa?

PARROCO:     Le fusa; la lana; uno che la raggomitola ed uno che tende le braccia per tenere la matassa.

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MARAGIA':    Sono quattro, ma non quelle che avete detto voi.

Primo: il movente.

Secondo: l'arma del delitto.

Terzo: i testimoni.

Quarto: le prove.

Una di queste quattro cose ha fatto restringere il cerchio attorno a questa piazza. Stiamo in piazza, padre parroco? E da qui dovrà saltare fuori il colpevole!

PARROCO:     Che cosa ve lo fa pensare?

MARAGIA':    L'arma del delitto.

PARROCO:     Il coltello del macellaio?… Allora pensate che sia stato lui ad ucciderlo?

MARAGIA':    Può darsi di si, può darsi di no. Ma una cosa è certa. Il coltello si trovava sul bancone fino ad un paio d'ore prima del delitto. Ora i punti sono due: o l'arma è stata usata da uno dei due, intendo Maria o Marcello, o se ne sarà impossessato qualcuno dei clienti. E' venuto fuori dagli interrogatori che, nelle ore precedenti all'omicidio, solo poche persone avrebbero potuto impossessarsene, perché almeno uno dei due coniugi macellai è sempre stato presente al banco.

PARROCO:     Ed i testimoni che dicono?

MARAGIA':    I testimoni si dividono in due categorie: i testimoni chiave e quelli a latere. Sfortunatamente io ho soltanto due testimoni chiave : uno scemo e l'altro ubriaco.

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PARROCO:     E con queste chiavi, ve lo assicuro io, questa porta non la aprirete mai!

MARAGIA':    La apro, la apro. A costo di sfondarla.

PARROCO:     E i testi collaterali?

MARAGIA':    Che sono medicine che hanno gli effetti collaterali?…. Le loro testimonianze mi hanno portato a stabilire che l'assassino fa parte di un ristretto gruppo di cinque o sei persone indiziate.

PARROCO:     Ma lei, per dare numeri, è formidabile! Doveva essere bravo in matematica!

MARAGIA':    Si, quando il maestro mi domandava: "quanto fa otto per otto?", gli rispondevo: dente per dente e t'arresto immediatamente!

PARROCO:     Eravate sbirro fin da piccolo!

MARAGIA':    Padre parroco!

PARROCO:     Intendevo dire che portate il mestiere nel sangue!

MARAGIA':    Resta bene inteso, padre Giovanni, che lei questi discorsi deve ritenerli come fatti in confessione.

PARROCO:     Faccia conto che, fra poco, li riascolta nel telegiornale!… Stia tranquillo!, continui pure a dare numeri.

MARAGIA':    (Alza il pollice) Primo indiziato: Maria.

PARROCO:     Ma lei spara, davvero, fesserie!

MARAGIA':    Nient'affatto. Aveva dei validi motivi per ucciderlo.

PARROCO:     (Rifacendogli il verso di alzare il pollice per contare) Primo…

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MARAGIA':    Che ne sa lei, che dice primo?

PARROCO:     No, dico, conti…

MARAGIA':    (Alzando il pollice) Primo…da un po’ di tempo, si diceva in paese che don Totò, vero o falso non si sa, fosse il suo amante. Se non lo era, può darsi che Maria, disperata per le scene di gelosia da parte di suo marito, abbia voluto eliminare il pomo della discordia. E per farlo aveva il coltello a portata di mano. Secondo: se Don Totò era veramente il suo amante, può darsi che lo abbia ucciso perché questi non voleva lasciare la moglie e fuggirsene con lei.

PARROCO:     Ma siete diabolico! Le pensate tutte!

MARAGIA':    Aspetto l'esito di alcuni esami di laboratorio. Intanto, spero di potere stabilire con certezza da quale lato, di qua o di là (indica i due vicoli), è fuggito l'assassino e poi il cerchio si restringerà ancòra di più. Certamente l'assassino, dopo avere lasciato il plaid in un cassonetto dell'immondizia nella strada che passa da dietro la chiesa, dove i miei uomini lo hanno trovato, è ritornato sui suoi passi ed è rientrato in casa dall'entrata posteriore.

PARROCO:     Ma scusi, in questo caso, potremmo asserire che, potrebbe averlo ucciso uno qualunque fra tutti coloro che hanno avuto la possibilità di appropriarsi del coltello?

MARAGIA':    Vedo con piacere che cominciate a ragionarci sopra. Però, ci vuole il movente e non ci devono essere alibi o

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testimoni che lo scagionino.

PARROCO:     Ma, consentitemi di fare una riflessione. Se, l'assassino, quando è scappato era coperto da uno scialle che gli arrivava fino ai piedi…..….

MARAGIA':    E voi come fate a conoscere questo particolare?

PARROCO:     (Restando un po’ impacciato, come preso alla sprovvista) Se non sbaglio me lo avete detto voi stesso quando parlavamo del fatto, durante lo svolgimento dei funerali.

MARAGIA':    Ah! si? (Dubbioso) Non ci penso!

PARROCO:     Dico, visto che non poteva essre riconosciuto, s'era un uomo o una donna, mi viene il sospetto che oltre a Maria, potrebbe essere stata la stessa moglie ad ucciderlo, per gelosia o per soldi!.

MARAGIA':    E bravo padre Giovanni! (Alza prima il pollice poi l'indice)…..

PARROCO:     (Bandizzando) Altro giro altra corsa, signori!!

MARAGIA':    Secondo indiziato: Donna Cuccetta.

PARROCO:     Concetta, si chiama, no Cuccetta.

MARAGIA':    Si, ma in paese la chiamano tutti Cuccetta, perchè è come un treno con la cuccetta a prenotazione. Chi la prenota ci si corica.

PARROCO:     Malalingua siete!

MARAGIA':    Io? Ma se mi risulta che, una volta, l'avete fatta pure voi questa battuta!

PARROCO:     Ma che state dicendo? Quella povera sventurata soffre di solitudine la notte! Non fa altro che pensare a suo

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marito.

MARAGIA':    Ora che è morto!

PARROCO:     E perchè è indiziata?

MARAGIA':    Non l'ho detto io, me lo avete fatto dire voi. Si, vero è cche pure lei è andata a comprare la carne ed avrebbe potuto, in teoria, impossessari del coltello, però, devo darvi una delusione per questa vostra ipotesi. Ho le prove ed i testimoni che donna Concetta, al momento dell'omicidio, stava servendo, da dietro il bancone del suo negozio, generi alimentari vari alla signora Rita, la sarta, ed alla signora Cecilia, la moglie del calzolaio.

PARROCO:     Ma, allora, dovete tenere in considerazione gli altri tre signori, per modo di dire, che si accusano a vicenda?

MARAGIA':    Esatto! (Alzando di volta in volta le dita): Terzo: il macellaio, per gelosia. Quarto: il barista, per lo strozzinaggio subìto. Quinto: Barby, per l'eredità e per un altro vago sospetto che mi è venuto poco fa mentre parlavo con lui.

PARROCO:     E siamo arrivati a cinque!

MARAGIA':    C'è, però, una persona che non mi fa dormire la notte.

SCENA OTTAVA

(Parroco, Maragià e Nicolino)

NICOLINO:     (Uscendo da dentro al bar) Buongiorno Maragià.

MARAGIA':    Vede? Parlavo del diavolo e ne spuntano le corna!

PARROCO:     Nicolino? L'assassino è Nicolino?

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MARAGIA':    Ma che assassino! Nicolino è la chiave che non mi fa dormire, la notte.

PARROCO:     Vero! Me ne ero dimenticato! E' una di quelle due chiavi che non funzionano.

MARAGIA':    Nicolino vieni qua. (Nicolino si avvicina). Stai attento, pensaci bene e poi mi rispondi. La persona che è uscita dal bar, coperta con uno scialle in testa, per quale lato della strada è scappata?

NICOLINO:     (Che sta rivolto con il viso verso il portone della chiesa) Maragià, io sono furbo, io. Mi sono messo il segnale nella mano. In questa (alza la mano destra) Per di qua è scappato; da questo lato. (Indica il vicolo di destra).

MARAGIA':    Allora è uscito ed è fuggito verso questo vicolo! Padre Giovanni, è importante stabilirlo. Capite? L'altro testimone, Pompa, sostiene che è fuggito verso il vicolo opposto, quello là.

PARROCO:     Maragià, si può fidare, perchè Nicolino è furbo. (Si alza, si porta a fianco di Nicolino, gli poggia una mano sulle spalle e): Vero Nicolino che sei furbo?

NICOLINO:     Si, si, sono furbo.

PARROCO:     Nicolino!, ti sei messo il segnale nella manno, vero?

NICOLINO:     Si il segnale, il segnale. (Il parroco, lo guarda in faccia e gli fa un sorrisetto irornico).

PARROCO:     Il segnale…eh!

NICOLINO:     (Ridendo da babbèo) Il segnale.

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PARROCO:     Maresciallo permette? Nicolino girati al contrario (Gli fa fare dietro-front). Maragià, gli rifaccia la domanda.

MARAGIA':    Nicolino, pensaci bene, per dove è scappato?

NICOLINO:     (Guarda la sua mano destra, si gira a fare un sorrisetto al parroco, poi alza l'indice della mano sinistra se lo porta alla fronte dicendosi): Furbo!!!….(Breve pausa d'intesa con il parroco) Da questo lato. (Ed indica il vicolo alla sua destra che corrisponde a quello opposto al precedente).

MARAGIA':    (Scattando impiedi) Nicolino!, mi stai facendo impazzire! Una volta hai visto una cosa e dopo un secondo ne hai vista un'altra?

NICOLINO:     Maragià, io ho visto che non ho visto, ma non so che cosa ho visto che non ho visto. Non ci penso. (Si sente la voce del barista che lo chiama). Mi chiama il principale, me ne devo andare. (Rientra nel bar).

SCENA NONA

(Maragià e Parroco)

MARAGIA':    Padre Giovanni, io sono convinto che, nello stesso momento in cui riuscirò a risolvere questo rebus che dice Nicolino, scoprirò chi è l'assassino.

PARROCO:     (Si risiedono) Com'è? Com'è?

MARAGIA':    (Ripetendo testualmente) "Io ho visto che non ho visto, ma non so che cosa ho visto che non ho visto. Non ci penso". Ci capite qualche cosa?

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PARROCO:     Si. E come no!

MARAGIA':    Ah, si?

PARROCO:     Ho capito…

MARAGIA':    (Speranzoso) Che avete capito?

PARROCO:     Ho capito….che non ho capito niente di tutto quello che ci voleva fare capire.

MARAGIA':    Ho capito. Non avete capito niente. Come me. Però, di una cosa sono sicuro, che eravamo arrivati a cinque indiziati e ce n'è un sesto.

PARROCO:     (Segnando con le dita il sei) Un sesto?

MARAGIA':    Un sesto indiziato. (Resta fermo con le dita ad indicare il numero sei).

PARROCO:     E chi sarebbe questo sesto? (Maragià, nella posizione di prima, resta fisso a guardarlo) (Padre Giovanni, si schermisce un poco, poi riprende, con un sorrisetto,): Ho capito. Quello che ce le ha nere….quello delle melanzane! (Maragià, nella posizione di prima, ed in silenzio, resta fisso a guardarlo). No, eh! …..(Padre Giovanni trasale ed allunga una mano a chiudergli il sesto dito) Fermiamoci a cinque.

MARAGIA':    (Rialzando il dito) Sei. (Ripetono la scena del cinque-sei ancòra una volta) Sei, siete voi il sesto.

PARROCO:     (Saltando dalla sedia) Ch'è io? Ma cosa state dicendo?

MARAGIA':    (Alzandosi) Sto dicendo che voi siete uno dei maggiori indiziati. Sull'arma del delitto ci sono le impronte di una sola persona. E sapete di chi sono queste impronte? Le vostre.

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PARROCO:     Voi siete pazzo!

MARAGIA':    Nient'affatto!, e sono certo di quello che dico.

PARROCO:     E va bene! Ammesso e non concesso che io, per sbaglio, abbia toccato il coltello, quando abbiamo soccorso don Totò, quale movente avrei avuto per ucciderlo?

MARAGIA':    Voi siete andato in macelleria a comprare la carne ed avete avuto l'opportunità di prendere il coltello. Dopo l'omicidio siete fuggito, avete lasciato lo scialle nel cassonetto dell'immondizia e siete rientrato in chiesa dal lato della sacrestia. Riguardo al movente, è possibile che abbiate voluto vendicare vostro fratello. Don Totò era l'indiziato numero uno per la morte di vostro fratello, ma la giustizia non ha potuto fare il suo corso per mancanza di prove. Voi, pertanto, vi siete sostituito ad essa.

PARROCO:     Non sono disposto ad ascoltare più tutte le fesserie che state fantasticando. Vi saluto Maragià. (Ed entra in chiesa, portandosi le sedie).

Si ode il suono di una sirena. Il maresciallo si gira verso il vicolo di destra e chiamando invita il conducente dell'auto a fermarsi:

MARAGIA':    Gennaro!, Gennaro, ferma…ferma!. (Avviandosi) Dammi un passaggio verso la caserma.

SCENA DECIMA

(Pompa, Nicolino e Battista)

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Uscendo dalla porta del negozio dell'impresa pompe funebri, Pompa, leggermente barcollante, si avvia verso il bar e sedendosi ad un tavolo, chiama il barista.

POMPA:          Battista, Battista….il solito.

NICOLINO:     (Uscendo dal bar con in mano una bottiglia di birra ed un bicchiere, si avvia per servirlo ma inciampa e gli finisce addosso) Porca miseria! Stavo cadendo!

POMPA:          Ah! Stavi cadendo!? Manco dici che mi sei crollato addosso di peso! Ma che sei ubriaco?

NICOLINO:     Oh! Parla a come badi!…….A me dici ubriaco se tu sembri una bottiglia di birra che parla! (Posa sul tavolo bottiglia e bicchiere).

POMPA:          Non offendere e ringrazia che non ti faccio niente perchè manco sei buono a contare fino a trentadue.

NICOLINO:     So contare, so contare.

POMPA:          E' meglio per te se dici che non sai contare.

NICOLINO:     Non so contare, va bene! E perchè, se so contare che mi fai?

POMPA:          Ti faccio contare tutti i denti da uno fino a trentadue.

NICOLINO:     Ah, si?! E allora lo sai che ti dico? Che a contare fino a trentadue me la fido. (In tono di sfida) Avanti… Sputa i denti ad uno ad uno, che te li conto.

POMPA:          (Compatendolo) Lasciamo stare che è meglio!

NICOLINO:     Ah! L'hai capito che perdevi la scommessa!

POMPA:          Ma poi tu Battista ti chiami? Io ho chiamato Battista, perchè sei venuto tu?

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NICOLINO:     Io mi sono impiegato da Battista ed ora servo.

POMPA:          Ma che servi!, tu non sei mai servito a nulla!

NICOLINO:     A poco a poco imparo.

POMPA:          Ancòra non l'hai capito che Battista ti ha assunto solo per cercare di farti parlare!? Per scoprire quello che hai visto.

NICOLINO:     Si, si. Mi domanda, ma io non gli rispondo. Perchè io ho visto che non ho visto, ma non so che cosa ho visto che non ho visto. Non ci penso.

POMPA:          Lo fa pure con me. Tutte le volte cerca di spolparmi ma io lo lascio con un palmo di naso. Quanto ti paga, a settimana?

NICOLINO:     Niente. Dice che mi basta che gli sto rubando il mestiere. Non solo ci lavoro gratis, ma pure mi prende per ladro….. Ah! L'ltro giorno mi ha regalato mille lire.

BATTISTA:     (Uscendo) Nicolino! Dove ti sei cacciato? Ti sei messo a chiacchierare, anziché lavorare?

NICOLINO:     Principale, lo sa come si chiamava mio padre?

BATTISTA:     Certo che lo so: Nino.

NICOLINO:     E allora voglio raccontare un fatto che mi raccontava mio padre quando era vivo…. Ora non me lo racconta più perché è morto.

BATTISTA:     Sentiamo cosa ti raccontava.

NICOLINO:     Mio padre zappava il terreno di una persona che era il proprietario del terreno. Però questo signore era

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tirchiooo!! Tirchiooo!!! Un giorno chiamò mio padre e gli disse: "Nino, vai a  zapparmi il terreno di contrada Don Cola. Non sconfinare dal limite del terreno. Lo conosci bene il limite?" Mio padre ando a zappare il terreno ed al ritorno disse al padrone che il terreno era tutto zappato. Quello gli ha dato i soldi, ma era tirchiooo!! Tirchiooo!!! Dopo che il padrone andò a controllare se il terreno era stato zappato bene, chiamò mio padre e gli disse: "Nino, perchè hai zappato il terreno solo tutt'attorno al limite e nel mezzo lo hai lasciato non zappato?". Principale! Lei sa cosa ha risposto mio padre?

BATTISTA:     No. Cosa ha risposto?

NICOLINO:     "Poco pane e poco vino e poca vigna zappa Nino!".

POMPA:          (Spruzzando la birra che stava bevendo, si mette a ridere a crepapelle, causando pure la risata, tutta particolare di Nicolino) E bravo Nicolino, ti facevo più cretino, che fa pure rima! Gliel'hai portata a metafora!

BATTISTA:     Ho capito l'antifona. E va bene, facciamo così: Se tutti e due mi togliete la curiosità di sapere che cosa è successo, esattamente, al momento dell'omicidio, (rivolto a Nicolino) a te darò tanti soldi ogni settimana ed a lui regalerò tutta la birra che sarà capace di bere in una settimana.

NICOLINO:     Così vi porta a fallimento! (Pompa rispruzza la birra che stava bevendo, si mette a ridere a crepapelle e suscita la particolare risata di Nicolino).

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SCENA UNDICESIMA

(Pompa, Nicolino, Battista, Marcello, Barby e Maria)

MARCELLO:   (Uscendo dal suo negozio con un coltello da macellaio in mano) Gente allegra Dio l'aiuta.

BARBY:          (Uscendo con un rasoio in mano) Ma cosa sono tutte queste risate?

BATTISTA:     E' scoppiata la terza guerra mondiale? Vi siete armati per andare in guerra?

MARCELLO:   Noi li usiamo per lavoro.

BARBY:          C'è, invece, chi li usa per altri motivi!

BATTISTA:     Che intendete dire?

MARCELLO:   Tu perchè ti sei sentito tirare in ballo?, Come vedi, gli altri due, che hanno la coscienza pulita, non hanno parlato!

BATTISTA:     Vi fate forti perchè siete armati! (Mentre Battista si premura a sollevare leggermente una sedia, i tre si guardano in cagnesco e si posizionano sulla difensiva ed allo stesso tempo in fase di attacco).

POMPA:          Finiamola perché già un morto ci basta ed avanza!

NICOLINO:     Oh! Oh! Fermatevi, io non c'entro. Io non ho parlato, ah! (E corre a nascondersi sotto ad un tavolo).

POMPA:          (Fingendo di andarlo a convincere ad uscire da sotto al tavolo lo segue e mentre lo trattiene gli dice) Esci, perchè ti nascondi? Non è successo niente, stanno scherzando. (I tre, vedendo questa scena di comico coraggio, si parano, ciascuno, la mano davanti la bocca per non scoppiare in una fragorosa risata, poi si scambiano un cenno d'intesa, dopo che

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Marcello e Barby hanno posato le rispettive armi su un tavolo, ed inscenano una finta lite, portandosi attorno al tavolo sotto cui stanno nascosti i due fifoni. Iniziano a scambiarsi finti calci che indirizzano leggermente sui rispettivi fondo schiena dei due nascosti sotto al tavolo).

BATTISTA:     Disgraziato, mi hai dato un pugno?, prendi questo calcione ad un piede! (e colpisce Nicolino, che intanto fa scena).

MARCELLO:   Te l'ho schivato!. Tu, beccati quest'altro! (Si aggrovigliano, fanno finta di cadere, litigando, sotto al tavolo e si scambiano, scena a soggetto, leggeri colpi che mandano a segno sui due malcapitati).

MARIA:           (Uscendo dalla macelleria e vedendoli) Fermatevi, vi rovinate! (I tre, prontamente si rialzano, mettendosi a ridere).

MARCELLO:   Stai tranquilla, scherzavamo con questi due che hanno il coraggio di un coniglio quando vede il cacciatore.

BARBY:          Uscite fifoni! (I due si rialzano).

POMPA:          (Rivolto a Barby) Sai cosa ti faccio, un giorno di questi? Io ti rompo……

BARBY:          Siiii!!! Violentami!… E poi….. (Prende in mano il rasoio, che prima aveva posato sul tavolo, e, facendo il gesto di dare un colpo secco): Zac…..(Se ne va, poi, sculettando, fra le risa degli altri).

SCENA DODICESIMA

(Tutti)

CONCETTA:   (Uscendo dal negozio ed avvicinandosi) Ridete, ridete!, Ma, per qualcuno di voi tutte queste risate si trasformeranno in lacrime di sangue. Giustizia voglio…giustizia! (Marcello

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va a prendere il coltello che aveva posato sul tavolo) (Rivolta a lui, gli offre il petto dicendo) Camminate sempre armato? Su, ammazzatemi, ammazzatemi come avete ucciso mio marito! (Si mette a piangere).

MARCELLO:   (Prendendo per mano la moglie) Entriamo, entriamo. E' meglio per tutti! (Entrano).

A questo punto si odono più suoni di sirene delle auto dei carabinieri. Nicolino si premura ad andare a curiosare da tutti gli angoli delle strade attorno alla piazza, mentre si affacciano tutti quanti, uscendo dalle rispettive case, compreso il Parroco che esce dal portone della chiesa.

TUTTI:            Che succede?…. Che fu? …Perchè tutte queste sirene?

NICOLINO:     (Tornando al centro della piazza) Mih! Quante macchine di carabinieri! Siamo circondati!

MARAGIA':    (Voce da fuori scena) Fermi tutti! Circondate la piazza e non intervenite senza mio ordine. Voglio prendemi la soddisfazione di arrestarlo personalmente l'assassino. (Esce dal vicolo di sinistra).

NICOLINO:     Mamma mia!! Iu me ne vado a casa! (E sta per avviarsi).

MARAGIA':    Fermo!, non ti muovere! Restate tutti fermi ai vostri posti e muovetevi solo se ve lo ordino io. Chiunque tenterà la fuga rischierà la morte, perché i miei uomini hanno l'ordine di intimare l'alt e se sarà necessario useranno le armi. Razza di delinquenti! Siamo alla resa dei conti!

NICOLINO:     Io non so contare!

MARAGIA':    Zitto tu. Ricostruiamo la scena dell'omicidio. (A Nicolino) Cosa stavi facendo quando l'assassino è scappato con lo

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scialle in testa?

NICOLINO:     Io mi trovavo qua. Ero girato e stavo guardando un manifesto appeso al muro, mentre mangiavo i popcorn.

MARAGIA':    Va bene, mettiti qua! (Lo fa sistemare vicino al primo portoncino di destra, rivolto leggemente verso il muro). (Rivolgendosi a Pompa). E voi dove eravate?

POMPA:          Io ero seduto a questo tavolo e stavo bevendo la birra. Però ero mezzo ubriaco e non ricordo tanto bene.

MARAGIA':    Sedetevi. Rifate la scena. (Pompa esegue).

PARROCO:     Se deve bere la birra, sa fare bene la parte!

MARAGIA':    Voi state zitto. A voi, dopo, devo fare un ringraziamento tutto particolare.

NICOLINO:     Io lo so come vi ringrazia! (Fa il gesto delle mani incrociate, in manette). (Il Parroco si porta due dita a toccarsi la gola e deglutisce amaro).

MARAGIA':    (Mentre si fa il giro a guardarli tutti in faccia) Devo confessarvi che durante la ricostruzione dell'omicidio, spero di riuscire a scoprire l'unico tassello che mi manca perché il puzzle sia completo. (Poi si gira di scatto e indicando Battista) Voi, Battista, fate la parte dell'assassino.

BATTISTA:     (Con voce tremula) I…i…io…perché i..io?

MARAGIA':    Proprio voi. Dove vi trovavate, quando è successo il fatto?

BATTISTA:     In cantina….io…io ero in cantina.

MARAGIA':    (Si dirige verso il vicolo di sinistra e chiama) Gennaro, porgetemi un attimo ciò che sapete. (esce verso il vicolo e rientra immediatamente

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con un grande plaid in mano). Lo riconoscete?

BATTISTA:     Il mio scialle!

MARAGIA':    (Tirandoglielo) Usatelo, andate dentro ed uscite di corsa coperto dalla testa ai piedi. Poi, fuggite verso il vicolo di……(ha un attimo di esitazione e guarda i due testimoni) sinistra. Girate l'angolo dal lato del bar. (Tutti restano fermi. Battista entra dentro ed esegue. Appena girato l'angolo, ritorna indietro e restituisce il plaid al maresciallo, dicendo):

BATTISTA:     Ecco qua, siete contento ora?

MARAGIA':    E no! Perché non era così la scena. Voi avete ucciso Don Totò, siete scappato coperto con il plaid per non farvi riconoscere, poi, sveltamente, avete buttato il plaid nel contenitore della spazzatura e siete rientrato in casa dal retro del bar. Dopo di che, siete uscito a chiamare aiuto facendo finta di avere scoperto l'assassinio che avevate commesso. (Mentre Battista resta come pietrificato, gli ributta il plaid invitandolo a rifare tutta la scena) Ecco a voi, rifate tutto per come vi ho detto.

Battista, frastornato, rientra dentro e ricoperto dello scialle, esce velocemente ed avviandosi verso il vicolo, sbatte contro Pompa, che se ne stava seduto al tavolo a recitare la sua parte, e cadono entrambi a terra.

POMPA:          Ahi! Mi è sbattuto addosso mi ha fatto proprio male!

NICOLINO:     Non ha sbattuto su di lui Maragià. Perchè io ho visto che non ho visto. Ora lo so cosa ho visto che non ho visto. Ora ci sto pensando. Io ho visto che non ho visto lui, Pompa. Lui non c'era quando quello è scappato con

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lo scialle in testa. Anzi, prima che succedesse c'era e mentre succedeva non c'era. Poi io mi sono girato a guardare di nuovo il manifesto e quando ho sentito Battista gridare aiuto, lui c'era di nuovo.

MARAGIA':    (Esultante) Ah! Ecco il tassello che mi mancava. Pompa…siete voi l'assassino. (Pompa, accenna ad una fuga) (Estraendo prontamente la pistola) Fermo o i miei uomini vi uccideranno! Voi facevate finta di essere ubriaco, ma in realtà tenevate d'occhio il momento propizio per agire. Quando vi siete accorto che in giro non c'era nessuno e che Nicolino era girato a guardare il manifesto, di sottocchio avete visto che il barista era sceso in cantina, quindi, prontamente, avete tirato fuori dalla tasca il coltello che tenevate avvolto nella carta di giornale, che abbiamo trovato sul pavimento del bar, ed entrato dentro avete colpito la vittima. Avete visto il plaid su una sedia. Istintivamente, vi siete avvolto e dopo che siete uscito di corsa lo avete buttato nel contenitore e siete tornato a risedervi al vostro posto per fingere di essere un testimone dell'accaduto.

POMPA:          (A Nicolino) Un giorno ti ammazzerò brutto spione!

MARAGIA':    Non prendetevela con Nicolino, lui mi ha fornito solamente l'ultimo tassello che mancava per ricostruire tutta la scena. (Intanto si avvicina al parroco) La persona invece che mi ha messo sulla strada giusta è padre Giovanni che, trasgredendo alla regola del segreto confessionale, mi ha raccontato (si trova faccia a faccia con il parroco il quale tenta di

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smentirlo per cui, è costretto a parargli la mano davanti la bocca per zittirlo) che una persona, in confessione, gli ha rivelato che l'assassino eravate voi, raccontandogli tutto.

POMPA:          (Rivolto a Concetta) Disgraziata! Hai raccontato tutto a quest'altro spione del parroco?

CONCETTA:   Ti giuro Paolino, amore mio, io no gli ho detto niente. (Silenzio di tomba da parte di tutti che restano allibiti).

MARAGIA':    (A Concetta) Siete voi la mandante dell'omicidio. Per intascare i soldi dell'assicurazione sulla vita di vostro marito, avevate studiato l'omicidio, a tavolino, insieme al vostro amante. Voi vi siete impossessata dell'arma, l'avete consegnata a lui e vi siete creata l'alibi facendovi trovare dietro al bancone al momento dell'omicidio. Per il vostro amante, avete studiato l'alibi del finto ubriaco seduto a tavolino nella parte di testimone dell'omicidio. E' stato padre Giovanni ad indirizzarmi nella strada giusta quando ha sospettato che avreste potuto ucciderlo anche voi per i soldi. A questo punto, sono tornato in caserma, ho verificato se vostro marito aveva una assicurazione sulla vita e quando ho saputo la cifra, un miliardo, tutto mi è stato chiaro eccetto quel tassello finale che ha inserito Nicolino. Vi dichiaro entrambi in arresto. Venite con me, andate avanti. (Si avviano verso il vicolo di sinistra)(Da fuori) Gennaro, prendeteli in consegna, leggetegli i loro diritti.

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SCENA FINALE

(Tutti i rimanenti)

Intanto, tutti gli altri iniziano a litigare poiché ciascuno addita l'altro di averlo accusato ingiustamente. Scena di lite, a soggetto, con il Parroco che per dividerli, prende un pestone al piede e Nicolino che viene fuori da una mischia, mugulando di dolore e tenendosi una mano parata davanti ai denti.

MARAGIA':      (Rientrando in scena) Ehhhhhhh!!!.…Razza di delinquenti! Fermi tutti!! Tutti in caserma….

VOCE:               "Ce le ho nereeeee!!…..

MARAGIA':      (Affacciandosi verso il vicolo da dove proviene la voce) E vinite pure voi che ve le faccio ancòra più nere, (Gridando) vi faccio a tutti un c……

PARROCO:       Maresciallo, ma che modi sono questi?, lei fa di tutte l'erbe un fascio. Cosa crede che sol perchè è successo un caso, che può succedere pure nelle migliori famiglie, siamo, per questo, diventati tutti delinquenti? La stampa scandalistica, per proprio comodo e lucro, e quelli che la pensano come lei, per una mela marcia, dicono che tutta la cassetta è da buttare. Ma lei si sbaglia di grosso, perchè noi tutti siamo gente per bene,…. noi siamo orgogliosi di abitare in questo paese ed in questa piazza…. Anzi, sa cosa le diciamo: Noi……

TUTTI:              Stiamo in piazza e ce ne vantiamo.

MARAGIA':      E io vi faccio lo stesso un c…….

BARBY:            (Dalla sala, interrompendoli, con voce effeminata) Maresciallo!…. li lasci stare, non sanno apprezzare le sue maniere, vengo

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                          anch'io!….Sipario. (E si avvia salendo sul palco, sculettando, mentre si chiude il sipario lentamente, poi torna indietro si affaccia dal centro sipario e, rivolto al pubblico): Voi andatevene tutti a casa….Tanto, il terzo atto, è vietato ai minori di anni novanta.

SI CHIUDE IL SIPARIO E SI SPENGONO TUTTE LE LUCI.

Poco dopo, sempre a luci spente, si riapre il sipario e si ode la voce dello speaker:

SPEAKER:        Stiamo in piazza e ce ne vantiamo.

                          Al civico numero uno: MARIA (si accende la luce di un riflettore puntata sul portoncino della casa di Maria. Lei esce dal portoncino e, fermandosi, si inchina a salutare il pubblico ed a ricevere l'applauso) personaggio interpretato da...(xy)......

                          MARCELLO (mentre la luce del riflettore passa da Maria su Marcello, questi esce da dentro la macelleria e si ferma...c.s.) personaggio interpretato da...(xy)......

                          NICOLINO (dal portoncino di sinistra)..c.s.

                          BARISTA (da dentro al bar)..c.s.

                          BARBY (dalla sala da barba)..c.s.

                          POMPA (dal lato della sua casa)..c.s.

                          CONCETTA (dal lato del negozio "alimentari")..c.s.

                          MARAGIA' (dal fondo scena della via di centro)..c.s.

                          PARROCO (dal portone della chiesa)..c.s.

PARROCO:       Vi siete fermati davanti casa vostra? Tutti alla ribalta, a riverire il nostro amato pubblico. (Saluti finali alla ribalta).

                           SIPARIO FINALE

STIAMO IN PIAZZA

E

CE NE VANTIAMO

(PROVA GENERALE)

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COMMEDIA IN DUE ATTI

DI

GIOVANNI AMATO

BREVE NOTA BIOGRAFICA SULL'AUTORE

Nato a Misilmeri (PA) il 22.09.1947, da una famiglia di umili contadini, il sottoscritto poeta-scrittore, ha fin da piccolo avvertita una particolare propensione per l'arte dello scrivere e per la recitazione teatrale. Due passioni che ha particolarmente coltivate dopo aver conseguito il diploma di maturità classica. Pur non trascurando gli impegni di lavoro, nella qualità di impiegato presso il Comune di Palermo ove risiede, e non certo dimentico delle paterne e coniugali responsabilità nei confronti della propria famiglia, ha riversato ogni restante energia nell'arte del recitare, quale attore componente della compagnia teatrale "Zappalà" di Palermo, scrivendo, al contempo, numerosi testi teatrali, ad oggi inediti così come la stessa raccolta di poesie. La passione per la poesia è stata come un amore segreto, con brevi apparizioni in pubblico quale la "Prima edizione del premio di poesia Città di Marineo" in cui, allora presidente di giuria il compianto poeta Buttitta, lo scrivente autore vinse il primo premio con due sue poesie, in ex equo fra esse.

In atto, lo stesso è impegnato nella stesura di un romanzo, che si prefigge essere ricco di sentimento e di pathos.

                                                                                                                                           GIOVANNI AMATO


DELLO STESSO AUTORE

Testi teatrali:                             (Sia in lingua italiana, sia in dialetto siciliano)

LA SCHEDINA;                                      (Commedia in due atti);

SIMBOLI;                                               (Dramma in tre atti);

INTRIGO ALL'OSTERIA;                     (Commedia in tre atti);

L'INIEZIONE;                                 (Commedia farsesca in atto unico);

LA MORTE? ROBA DA RIDERE!        (Commedia in atto unico);

TUTTA COLPA DI MIO NONNO;        (Commedia in due atti);

(Un giallo senza il morto)

ROMANZO:

CARMEN                                               (Romanzo in atto di stesura).

Palermo li: 18.01.1999                                                                  GIOVANNI AMATO