Storia di nessuno

Il ratto nel muro

Storia di nessuno

di

Eugenio Pochini

Storia di nessuno

2007 Eugenio Pochini

QW

La seguente opera una propriet letteraria riservata di Eugenio Pochini registrate presso la sede D.O.R. della S.I.A.E., Viale della Letteratura, 30, 00144, Roma. I diritti della presente opera sono strettamente riservate ad applicazioni performative, in base alla legge n. 633 l. d. a. del 22 aprile 1941. Nessuna commedia pu essere rappresentata senza avere acquisito i relativi diritti. Le vicende narrate sono pure finzioni letterarie. In esse compaiono nomi e circostanze in qualit di pure occasioni narrative.

Nota dellautore.

Finii di scrivere Storia di nessuno agli inizi dellottobre del 2006. Lo misi da parte per poterci riflettere ancora, perch il titolo non mi convinceva (infatti, in principio, si chiamava in un altro modo). Cos iniziai a scrivere Lalbero dei cretini.

Agli inizi del 2007 rilessi Storia di nessuno e feci alcuni cambiamenti, tagli e correzioni. Soprattutto cambiai il titolo: Storia di nessuno, che mi sembrava pi adatto, rispetto al primo, per quanto riguarda il vero e proprio significato drammaturgico dellopera.

Dedico questo testo teatrale, in segno di gratitudine,

a mio nonno Eduardo

il quale mi ha insegnato ad essere un uomo e ad essere libero.

PERSONAGGI

Uomo

Dottore

Giovane donna

Unangusta stanza, molto bassa e senza finestre. Lilluminazione scarna: sembra una piccolo scantinato. Sulla sinistra avr posto un letto, composto solo da un materasso che poggia direttamente sul pavimento. Accanto a questo, un tavolino. Sulla destra una porta, che conduce fuori la stanza. Sparsi per la scena, accantonati sul proscenio e sul fondale, alcune trappole a molla, di quelle per i topi. Su un mobiletto, avr posto un vecchio grammofono.

Luce al quadro, un uomo sar sdraiato sul materasso, coperto. Si muover un attimo, scalciando leggermente. Seguir una lunga pausa. Luomo nel letto, si alza di colpo: pausa. Sbadiglia, e si avvia lentamente verso le trappole sistemate sul pavimento. Si ferma, sguardo basso, iniziando a controllarne una ad una. Scuote la testa, deluso, mentre estrae dalla tasca dei pantaloni un pacchetto di sigarette ed una scatola di fiammiferi. Dopo essersene accesa una, per la destra si sente bussare. Poi una chiave viene fatta girare nella serratura ed appare una giovane donna.

GIOVANE DONNA. Cosa stava facendo?

UOMO. (buttando la sigaretta in terra) Cosa?

GIOVANE DONNA. (incalzando) Cosa stava facendo?

UOMO. Io? Veramente

GIOVANE DONNA. Cosa stava facendo?

UOMO. Controllavo...

GIOVANE DONNA. Perch?

UOMO. Mi sono appena alzato...

GIOVANE DONNA. Lo sa che vietato!

UOMO. Cosa?

GIOVANE DONNA. (indicando le trappole) gi un miracolo che il dottore gliele faccia tenere.

UOMO. Lo so.

GIOVANE DONNA. Noi le lasciamo libert di scelta. Per lei deve rispettare le nostre regole. Non se ne pu infischiare cos liberamente.

UOMO. Stavo solo controllando le trappole, mi spiace.

GIOVANE DONNA. Non deve dispiacersi. Deve fare solo quello che le viene chiesto!

UOMO. Lho sempre fatto.

GIOVANE DONNA. Lha sempre fatto?

Pausa.

UOMO. (leggermente imbarazzato) Io io credo di s.

GIOVANE DONNA. (alzando il tono della voce) E invece no! Lei non ha fatto proprio nulla! Non ha capito nulla! Nulla! Niente di niente! Nulla!

UOMO. Mi dispiace.

GIOVANE DONNA. Di cosa?

UOMO. (umiliato) Di non aver capito. Mi scusi.

Pausa.

GIOVANE DONNA. Lei abusa della nostra pazienza.

UOMO. No, per carit. Non mi permetterei mai.

GIOVANE DONNA. (si guarda attorno, disgustata) E poi, tutte queste cose?

UOMO. (non capendo) Quali cose?

GIOVANE DONNA. (indicando nuovamente le trappole per i topi) Quelle! Quelle!

UOMO. Ah, quelle.

GIOVANE DONNA. S, quelle.

UOMO. Sono trappole per topi.

GIOVANE DONNA. Lo vedo.

UOMO. Gi. Trappole

GIOVANE DONNA. Per topi. Disgustoso! Lei, per, continua ad abusare della nostra pazienza. (Si volta verso la porta di destra) Sar costretta a chiamare il dottore.

UOMO. (subito, pronto) Le giuro che non faccio niente di male.

GIOVANE DONNA. Cosa?

UOMO. No, volevo dire

GIOVANE DONNA. Ah, ecco! Lei voleva fare del male a qualcuno!

UOMO. (fa un passo in avanti, sorridendo) No ma che ha capito.

GIOVANE DONNA. (grida) Non mi tocchi!

UOMO. (sorpreso) Cosa?

GIOVANE DONNA. Non si avvicini! Stia fermo! Lei pazzo pazzo!

UOMO. No, la scongiuro. C stato un malinteso. Non ci siamo capiti, io

GIOVANE DONNA. Lei pazzo, glielo dico io! Non si avvicini o chiamo gli inservienti. Mi costringer ad usare la camicia di forza.

UOMO. (arretrando sempre di pi, spaventato) Non faccia cos. Lei non ha capito

GIOVANE DONNA. Mi sta minacciando?

UOMO. No, no.

GIOVANE DONNA. S, lei mi sta minacciando. Ma adesso vedr

La giovane donna esce di scena, sparendo per la destra, chiudendo a chiave la porta. Luomo va in un angolo della stanza, rannicchiandosi su se stesso, singhiozzante, convulso.

UOMO. Io non ho fatto nulla. Nulla. Nulla! Non possono trattarmi cos non possono

Luomo si tappa le orecchie. Buio. Silenzio. Lunga pausa. La luce si riaccende. La stanza rimasta come lavevamo lasciata. Lunica differenza un tavolo, al centro della scena, con due sedie, una posta innanzi allaltra. Luomo seduto su quella di sinistra, mentre il dottore su quella di destra.

DOTTORE. comodo?

UOMO. S, grazie.

DOTTORE. Mi dicono che lei soffre di disturbi nervosi.

UOMO. Ho avuto molte pressioni, ultimamente.

DOTTORE. Capisco!

Pausa.

DOTTORE. E mi dicono, anche, che ha aggredito una nostra assistente.

UOMO. Chi?

DOTTORE. Lei.

UOMO. No, io no.

DOTTORE. Veramente mi dicono il contrario. Lo sa che gia un miracolo se le faccio tenere qua dentro queste trappole?

UOMO. Lo so, dottore, e la ringrazio.

Pausa.

DOTTORE. E quindi lei avrebbe aggredito la nostra assistente?

UOMO. Mi ha frainteso.

DOTTORE. Ah, davvero?

UOMO. S, mi ha frainteso.

DOTTORE. E come fa a dirlo?

UOMO. Perch io volevo solamente parlarle.

DOTTORE. E lei?

UOMO. Io?

DOTTORE. No, lei lei

UOMO. Lassistente?

DOTTORE. S. Lei?

UOMO. Ha iniziato ad inveirmi contro, dicendo che sono pazzo e che non dovevo toccarla.

DOTTORE. Quindi lei la stava toccando?

UOMO. Io? No! Era lei che diceva cos, io non mi sarei mai permesso di

DOTTORE. Queste si chiamano molestie sessuale, lo sa?

UOMO. Veramente

DOTTORE. Ma se lha detto appena lei. Ha ammesso che la stava toccando.

UOMO. Io non ho ammesso nulla. Ma non si ricorda? Me lha chiesto lei, dottore.

DOTTORE. Vuole insinuare che io le abbia chiesto di toccarmi?

UOMO. No no, vede non ci stiamo capendo. Proprio come per la sua assistente.

DOTTORE. (fosco) Io non fraintendo mai! Sono un medico! Un dottore di scienza. Un luminare! Uno psichiatra e come tale non sbaglio e non fraintendo mai. Se mi sbagliassi, o fraintendessi, non potrei fare il mio lavoro. Non potrei capire i miei pazienti e, di conseguenza, non potrei aiutarli. E cos fa la nostra assistente, che lei ha aggredito, sessualmente, la scorsa volta. imperdonabile. Inqualificabile! Non accetter pi comportamenti simili, da lei. Sono stato chiaro?

Pausa.

DOTTORE. Bene! Ma di questo ci occuperemo dopo. (Prende la cartellina, la apre e inizia a scribacchiarci sopra) Sono venuto qua per farle il solito test.

UOMO. No, la prego. Non voglio farlo.

DOTTORE. Forza, ma di cosa ha paura? Le far le solite domande. Si rilassi e mi risponda. Non pensi a niente. Cos. Stia seduto, immobile. Non si distragga.

UOMO. S.

DOTTORE. Ho detto che non deve distrarsi.

Pausa. Il dottore fissa luomo con insistenza.

DOTTORE. (vedendo che non risponde) Ho detto che non deve distrarsi.

Pausa.

DOTTORE. Mi ha capito?

UOMO. (ingenuamente) S, s avevo capito. Non le ho risposto, appunto, perch non volevo distrarmi.

DOTTORE. Ma guarda te certo che veramente maleducato, lei. Veda almeno di rispondere alle domande quelle del test.

UOMO. S.

DOTTORE. (seccato) E non si distragga!

Pausa.

DOTTORE. (riprendendo a scrivere) Si definisce una persona molto emotiva?

UOMO. No non mi pare

DOTTORE. Per ha sbalzi di umore, giusto?

UOMO. No, ma chi io? (Ride) Sbalzi di umore io? No, no

DOTTORE. depresso?

UOMO. Beh, non direi proprio depresso, per

DOTTORE. Le piacciono le donne?

UOMO. Le donne? S certo ma scusi, che domanda ?

DOTTORE. Le piacciono gli uomini?

UOMO. No, no le ho detto che mi piacciono le donne.

DOTTORE. Quindi lei un misantropo?

UOMO. Io? No!

DOTTORE. Ha detto che non le piacciono gli uomini?

UOMO. Credevo stessimo parlando in maniera (Agita le braccia in maniera confusa) sessuale

DOTTORE. (sbuffando, oramai spazientito) Ancora? Ma allora proprio un chiodo fisso, il suo. Comunque, andiamo avanti.

UOMO. Va bene!

DOTTORE. Non si distragga.

UOMO. Scusi.

DOTTORE. Ho detto non si distragga!

Pausa.

DOTTORE. Si sente spesso confuso?

UOMO. In questo momento, direi, abbastanza.

DOTTORE. Non le ho chiesto in questo momento. Lei deve solamente rispondermi s o no. Va bene?

UOMO. (alzando la voce) S!

DOTTORE. Perfetto. (Scrive) Quindi lei confuso.

UOMO. No, non sono confuso.

Pausa. Il dottore fissa luomo.

DOTTORE. Senta, mi ha risposto proprio adesso di s. Ma a che gioco stiamo giocando?

UOMO. Quel s di prima, era riferito al fatto se avessi capito oppure no.

DOTTORE. Risponda e basta! Senza digressioni.

Pausa.

DOTTORE. Stavamo dicendo?

UOMO. Se fossi confuso.

DOTTORE. Giusto! Dunque (Scrive) C O N F U S O bene. Agitato?

UOMO. No.

DOTTORE. Irascibile?

UOMO. No.

DOTTORE. Frustrato?

UOMO. No.

DOTTORE. Impaurito?

UOMO. No.

DOTTORE. Risponda in tutta franchezza.

UOMO. Lo sto facendo.

DOTTORE. Bene!

Pausa.

DOTTORE. Insonne?

UOMO. Ultimamente s. Non riesco a dormire bene.

DOTTORE. (sicuro) Questo perch da piccolo suo padre lo picchiava.

UOMO. (teso) Non vero!

DOTTORE. Cosa?

UOMO. (c. s.) Mio padre non mi ha mai picchiato.

DOTTORE. Questo lo dice lei.

UOMO. (contrariato) Certo che lo dico io. Vuole che non lo sappia?

DOTTORE. Non lo so. Me lo dica lei.

UOMO. (c. s.) Glielo dico io s! Sapr se mio padre mi picchiava.

DOTTORE. E la picchiava?

UOMO. (categorico) Assolutamente no!

DOTTORE. E perch non riesce a dormire? Se il problema non suo padre

UOMO. (alzandosi di scatto, facendo cadere la sedia) Mio padre, mio padre, mio padre. Basta! Non centra niente, mio padre.

DOTTORE. Si calmi.

UOMO. No.

DOTTORE. Si calmi!

UOMO. No!

DOTTORE. Avanti si calmi

UOMO. No che non mi calmo. Mio padre non centra assolutamente niente. Non riesco a dormire, va bene?

DOTTORE. Perch?

UOMO. (andando sulla parete di fondo, battendo un pugno) Perch questa parete piena di topi. Non mi fanno dormire. Sono sempre l, a rosicchiare zampettare riesco a sentirli sempre, sempre!

DOTTORE. (indicando le trappole sparse sul pavimento) a questo che servono quelle trappole?

UOMO. S.

DOTTORE. E lei pensa di catturarli con quelle?

UOMO. S!

DOTTORE. Davvero?

UOMO. S!

DOTTORE. E quindi, questi topi, sarebbero

UOMO. (insistendo, con maggior foga) Nel muro! Nel muro!

DOTTORE. E perch sarebbero l?

Pausa.

UOMO. (calmandosi di colpo, come a non capire) Come, scusi?

DOTTORE. Perch sarebbero l?

UOMO. Non lo so. Sono animali. Vivranno dentro le intercapedini tra i muri. Come faccio a sapere perch sono l?

DOTTORE. (scrivendo, borbottando tra se) Quindi non lo sa

UOMO. No che non lo so!

DOTTORE. Quindi non sa il perch si trovino l.

UOMO. Forse avranno trovato un posto dove farsi la tana.

DOTTORE. (c. s.) Giusto, la tana

UOMO. E magari hanno rimediato del cibo

DOTTORE. (c. s.) Cibo (di colpo, riprendendosi) E suo padre?

Pausa.

DOTTORE. (insistendo) E suo padre? Che tipo ? Basso?

UOMO. (oramai, rassegnato) No.

DOTTORE. Magro?

UOMO. S.

DOTTORE. Occhi azzurri?

UOMO. (rimettendosi seduto) No, castani.

DOTTORE. Castani?

UOMO. S, castani!

DOTTORE. Capelli ricci?

UOMO. S

DOTTORE. Segni particolari?

UOMO. Nessuno.

DOTTORE. Bene. (Sistemando la sua roba) Domani faremo un'altra seduta. Per oggi direi che abbiamo finito.

UOMO. (borbottando) Meno male.

DOTTORE. Cosa?

UOMO. No niente, niente

DOTTORE. Come si sente?

UOMO. Stanco. Direi stanco

Il dottore fissa di nuovo luomo poi, voltandosi verso la destra, fa per uscire.

UOMO. Dottore, mi scusi.

DOTTORE. S?

UOMO. Posso chiederle una cosa?

DOTTORE. (sorridendo, sornione) Ma certo!

UOMO. Volevo solo sapere, cosa avesse dedotto da questo nostro incontro.

DOTTORE. Ebbene?

UOMO. Ecco, io volevo sapere che conclusioni avesse fatto.

DOTTORE. Lei una persona estremamente nervosa, amico mio.

UOMO. Io?

DOTTORE. Tesa, irascibile ed isterica. Credo, anche, abbia la tendenza a parlare da solo, certe volte. inappetente, insonne, burbero, malinconico, depresso, fosco e arrogante. Non preciso nel dare le sue risposte, e spesso cambia versione dei fatti, quando si sente minacciato. Prima mi dice di s, poi controbatte lopposto. pazzo! Lei perennemente minacciato, non vero?

UOMO. (spaventato) Io? No, per carit

DOTTORE. (con decisione) Lei minacciato! Minacciato da questi topi, che dice di sentire attraverso il muro, e che vuole esorcizzare con le sue trappole. Mi maledico io stesso, quando decisi di concedergliene: pensavo fosse terapeutico. Mi sbagliavo! Inoltre minacciato da me, dallassistente, da suo padre.

UOMO. Mio padre cosa centra? Lui non ha fatto nulla. Perch insiste su questa storia?

DOTTORE. (solenne) Ascolti qua, figliolo. Lei non lo sa. Davvero non lo sa. Posso solo immaginare che pensa di avere il controllo. Fa dei gesti, parla, pensa ma ci sono dei fili che dalle sue mani si estendono nelle ombre, e lei crede di essere lunico a farli smuovere? Lei malato, ha bisogno di cure. Lei qui, nel mio gabinetto, per questo: per farsi curare! Ed io sono lunico in grado di aiutarla. Malati malati qui tutti sono malati. Anche lei. Si ricordi che non bisogna mai ascoltare i deliri di un idiota. La faranno soltanto arrabbiare. Lelemento umano debole. Lei debole. Suo padre debole. Il vero dramma della storia umana lindifferenza, il tedio, laccidia di coloro che vivono senza infamia e senza lode, proprio come lei. Anzi che mai non sono vivi e diventano sterili come grotteschi alberi rinsecchiti. Non producete n germogli, n foglie, n frutti. Si diventa come un tralcio improduttivo e privo di forma. Lei non nessuno.

Pausa. Si fissano a vicenda. Luomo, tremante e confuso; il dottore, sulla soglia della porta di destra, sorridente e sornione, con gli occhi socchiusi.

DOTTORE. Lei minacciato. Minacciato da tutti e da tutto. (Pausa) Ci vediamo domani.

La porta si richiude lasciando luomo da solo, seduto in un angolo della stanza, lo sguardo fisso nel vuoto. Passano alcuni istanti in silenzio. Lentamente cala il buio. Lunga pausa. La luce si riaccende e la stanza la stessa di prima salvo per il tavolo, al centro, che sparito di nuovo. Il nostro uomo si trova sdraiato sul materasso: sta dormendo. Ad un tratto la porta si apre ed entra la giovane donna, questa volta in camice bianco e grembiule verde, asettico. Porta con se un vassoio di plastica, con sopra alcuni medicinali.

GIOVANE DONNA. Buongiorno

Pausa. Luomo si rigira sotto le coperte.

GIOVANE DONNA. (alzando il tono della voce) Ho detto buon giorno forza, si svegli!

Pausa.

GIOVANE DONNA. Le ho portato le sue medicine. (Posa il vassoio sul basso tavolo vicino al letto, poi si avvicina, sfilando velocemente la coperta) Avanti! Non mi faccia perdere tempo. Oggi avr unaltra visita con il dottore.

UOMO. (sonnecchiando) Cosa?

GIOVANE DONNA. Tra poco ha un'altra visita con il dottore.

UOMO. Unaltra?

GIOVANE DONNA. S! Forza, venga a prendere le sue medicine.

Luomo si alza e, restando seduto sul letto si avvicina al vassoio, ingurgitando le proprie medicine. Lo sguardo fisso in terra, come a voler cercare traccia del passaggio di qualche ratto finito, magari, in una delle trappole.

GIOVANE DONNA. Cosa sta guardando?

UOMO. (senza alzare lo sguardo) Niente.

GIOVANE DONNA. (riprendendo in mano il vassoio) Non possibile non guardare niente.

UOMO. Ah.

Pausa.

GIOVANE DONNA. Il dottore mi ha raccontato del vostro incontro.

UOMO. E cosa dice?

GIOVANE DONNA. Che non affatto soddisfatto.

UOMO. (con calma) Lo immaginavo.

GIOVANE DONNA. Ah s?

UOMO. S.

GIOVANE DONNA. E come faceva, scusi, ad immaginarselo?

UOMO. Non saprei. (Si sdraia sul letto, gambe incrociate) Lavevo dedotto.

Pausa.

GIOVANE DONNA. Lo sa che vietato fumare dentro i propri gabinetti medici?

UOMO. Davvero?

GIOVANE DONNA. S!

Pausa.

UOMO. (ridacchiando, divertito) No, davvero, intendevo, questo sarebbe un gabinetto medico?

GIOVANE DONNA. Senta, non faccia il furbo con me. (Si accosta al letto, tendendo la mano) Avanti! Mi dia quel pacchetto di sigarette.

Luomo, svogliatamente, estrae da una tasca del vestito un pacchetto di sigarette. Lo guarda un attimo, come a volerne studiare la fisionomia. Poi lo porge alla giovane donna. Silenzio. Entrambi si fissano. La giovane donna, esamina con attenzione il pacchetto: poi prende una sigaretta, se la porta alla bocca, e se laccende.

GIOVANE DONNA. Grazie. Io le mie lavevo finite. (Esce per la destra)

Luomo, ancor pi stupefatto, segue con lo sguardo la giovane donna. Silenzio. Sopraffatto dallincredulit e dalla noia, si alza per andare a riesaminare le trappole lasciate l per i topi. Nulla. Le esamina una seconda volta, guardandosi attorno e grattandosi la testa, come a non capire. Si ferma al centro della stanza e va verso il proscenio, affacciandosi come per guardare. Torna indietro e riesamina per la terza volta le trappole. Pausa. Si tasta nervosamente la tasca dove teneva le sigarette poi, non trovandone, e ricordandosi di cosa appena avvenuto con la giovane donna, volge lo sguardo alla porta sbuffando in segno di protesta. Ritornando alla propria branda, vi si butta di peso. Buio. Silenzio. Una breve pausa, poi la luce si riaccende. Luomo ancora sdraiato sul suo letto mentre la porta si apre: entrano la giovane donna ed il dottore.

DOTTORE. Stava riposando?

Pausa.

DOTTORE. Stava riposando?

Luomo si rigira nel letto, mugugnando.

GIOVANE DONNA. (tirando via la coperta) Ha sentito cosa le ha detto il dottore?

Luomo si siede sul letto: sbadiglia, assente, con lo sguardo basso.

UOMO. Ma cosa mi ha dato questa mattina?

GIOVANE DONNA. Le sue solite medicine.

UOMO. (sbadigliando ancora) Che sonno

DOTTORE. normale essere stanchi, non trova?

UOMO. Credo credo di s.

DOTTORE. Signorina, pu lasciarci soli?

GIOVANE DONNA. Certamente dottore. (Ed esce)

Pausa.

DOTTORE. Oggi come si sente?

UOMO. Non bene dottore.

DOTTORE. Mi dicono che lei fuma nella sua camera.

UOMO. Non lo sapevo. Chiedo scusa.

DOTTORE. Capisco.

Pausa.

UOMO. E poi questa non proprio la mia camera.

DOTTORE. (incuriosito) Ah no?

UOMO. La sua assistente mi ha detto che un gabinetto.

DOTTORE. E con questo?

UOMO. Siete proprio sicuri?

Pausa. Il dottore lo fissa, non capendo.

UOMO. No, dico, siete proprio sicuri che sia un gabinetto, questo posto?

DOTTORE. (rassicurandolo, divertito) Certo. Vuole che non conosca il lavoro di tutta una vita?

UOMO. No no sar. Io, per, non eserciterei mai in un posto come questo.

DOTTORE. Mi fa piacere che si interessi al mio lavoro. Comunque non sono qua per parlarle di questo. Torniamo ai nostri affari, vuole? (Luomo annuisce) Bene! (Pausa) E mi dica un po: con la nostra giovane assistente come va?

UOMO. Chi?

DOTTORE. Lei.

UOMO. Io?

DOTTORE. S, s lei con la nostra assistente. Come va?

UOMO. Credo bene, non saprei. Prima, per, mi ha rubato lunico pacchetto di sigarette che mi era rimasto.

DOTTORE. (sorridendo) Ma lha fatto per il suo bene. E che diamine! Noi medici siamo qua per questo. Solamente per il bene dei nostri pazienti.

UOMO. Per mi ha frainteso.

DOTTORE. Ah, di nuovo?

UOMO. S, mi ha frainteso.

DOTTORE. Sicuro?

UOMO. Certo! Sa, io fumo sempre quando sono nervoso.

DOTTORE. Ed era nervoso?

UOMO. Cazzo se lo ero! Anzi, in tutta franchezza, lo sono anche adesso.

DOTTORE. Ma qua dentro non si pu fumare.

UOMO. Adesso lo so.

DOTTORE. Magari quando sar fuori

UOMO. Certamente.

Pausa.

DOTTORE. Non sono molto soddisfatto dei suoi progressi. Per dirla tutta, di progressi, non ne riscontro neanche un po. Lei come la vede?

UOMO. Io?

DOTTORE. S, lei?

UOMO. (sicuro) Non credo di essere malato, come lei dice.

DOTTORE. Cosa?

UOMO. (c. s.) Anzi, io sono perfettamente sicuro di non essere malato.

DOTTORE. (cupo) Cosa vuole insinuare?

UOMO. Nulla.

DOTTORE. (teso) Lei sta insinuando che io non sappia fare il mio lavoro?

UOMO. Io non ho insinuato nulla. Ma sono sicuro di una cosa: non sono malato. O comunque, non mi sento tale.

DOTTORE. (profondamente) Sar io ad avere lultima parola, nel decidere quando lei sar malato oppure no. Lei, cos, si sta prendendo gioco di me. Della mia professione! Le vorrei ricordare che sono un medico! E lei solamente un mio paziente. Un mio paziente! Quindi la smetta. La smetta con questi giochetti. Noi siamo qui per aiutarla. Noi aiutami tutti, qui dentro! Tutti. Tutti! La deve smettere di giocare con noi, lei qui non nessuno.

Pausa. Silenzio. Entrambi si fissano. Luomo, seduto sul proprio letto, resta immobile, lo sguardo torvo; il dottore, realizzando quello che ha detto, si scosta indietro, leggermente, spaventato ed incredulo.

DOTTORE. (con tono basso) Non dunque un gioco?

UOMO. Per noi non ci sono pi giochi. (Pausa) Mi compiaccio di vedere che sembra vivo e raziocinante; abbia il coraggio di vedere le cose come stanno, e non tema nulla.

DOTTORE. Giusto! Ha ragione.

UOMO. Si rilassi.

DOTTORE. (abbassando lo sguardo) Sono stupito.

UOMO. (alzandosi, con calma, e restando fermo, davanti al dottore) Veramente io non provo alcuno stupore; proprio nessuno. Ma non si allarmi: vedr, pochi giorni allontaneranno tutto questo ma la comprendo e ho simpatia per lei. La voglio aiutare.

DOTTORE. (esitando) Qui aiutate tutti, non vero?

UOMO. (sorridendo) Certamente. Anche chi non nessuno. (Chiamando a gran voce) Pu rientrare!

Entra la giovane donna.

GIOVANE DONNA. Mi dica, dottore.

Pausa.

UOMO. Aiuti il nostro amico a svestirsi. Deve riposare. molto stanco.

DOTTORE. (confermando) Stanchissimo.

UOMO. Stanchissimo. Questi giorni sono stati molto pesanti, per lui.

GIOVANE DONNA. Certamente, dottore.

UOMO. E magari metta un po di musica, laiuter a rilassarsi.

DOTTORE. Magari, dottore magari.

La giovane donna aiuta il dottore a spogliarsi: camice, giacca, cravatta, gilet, camicia, scarpe e pantaloni. Poi prosegue verso il vecchio grammofono, che inizia a girare: si sente una debole e malinconica litania.

UOMO. Lei una persona estremamente nervosa, amico mio. (La giovane donna lo aiuta ad infilarsi il camice)

DOTTORE. Io?

UOMO. Tesa, irascibile ed isterica. inappetente, insonne, burbero, depresso, fosco e arrogante. Non preciso nel dare le sue risposte, e spesso cambia versione dei fatti, quando si sente minacciato. Prima mi dice di s, poi controbatte lopposto.

DOTTORE. Lei dice, dottore?

UOMO. (rassicurandolo) Certamente. Lei minacciato da tutto e da tutti. Ma adesso si rilassi. Non si preoccupi. Non ci pensi pi. Noi siamo qui per aiutarla. Noi aiutiamo tutti, qui dentro!

Luomo si avvicina alla porta di destra, seguito dalla giovane donna. Entrambi fanno un cenno di saluto, al dottore, che rimane solo al centro della scena. La litania continua a suonare. La scena si va lentamente oscurando. La diminuzione della luce si far sempre pi graduale. Il dottore avanza, verso il proscenio, lo sguardo fisso. Pausa. Inizia a ridere da solo, gli occhi sbarrati. La risata aumenta mentre la luce diminuisce. Anche il suono del grammofono aumenta fino a sopraffare la risata.

Buio.

SIPARIO.

4 ottobre 2006