Storta va diritta viene

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"Storta va diritta viene"

              "Storta va diritta viene"

                     due atti di

                    Aurelio Ungaro

                      Personaggi

                   OSVALDO LAMBERTI

                   EUGENIO FONTANA

                   ARTEMIO DE SANCTIS

                       BASILIO

                        ELENA

                       CATERINA

                        SILVIA

                       CECILIA

                        NONNO

                        CUOCA

                      GABRIELLA

                      GUGLIELMO

                                Via Leonardo Bianchi, 13/e

                                80131 Napoli

                                0815466541

                                3334588127

                                aurelio.ungaro@fastwebnet.it


La trama

Per ben tre volte il viavai di due sconosciuti e provvidenziali “scocciatori”  insieme all’inaspettato arrivo della sorella che ha litigato con il marito, faranno desistere dall’insano gesto di tentare il suicidio, Osvaldo Lamberti, imprenditore quasi fallito, al quale si aprirà la strada per risalire la china proprio ad opera di uno dei due “guastafeste”, mentre l’altro, anche se del tutto senza volerlo, farà il possibile per affondarlo di nuovo. E’ la trama di questa divertente commedia che ci farà riflettere sulla vita e ci ricorda che, da qualunque lato la si guardi, esiste un rovescio della medaglia per il quale vale la  pena di essere vissuta.

Personaggi: 6 Uomini

                        6 Donne


                        ATTO PRIMO

La scena: Ingresso/soggiorno di una villa in un parco nelle vicinanze del mare. Siamo in casa di Osvaldo Lamberti, un imprenditore abbastanza noto. Dall'arredamento si intuisce che la famiglia è abbastanza agiata. La scena si compone di una grande apertura ad arco sul fondo spostata a sinistra che dà sul terrazzino dal quale si accede direttamente alla spiaggia. Sulla destra un corridoio che va all'ingresso (può essere anche praticata una comune). In quinta a destra troviamo, in seconda la comune dalla quale si accede ad altre stanze, in prima una porta. In quinta a sinistra una porta in prima e un camino in seconda (o viceversa).

SCENA PRIMA

Osvaldo

Entra Osvaldo, un piccolo imprenditore, che essendo sull'orlo del fallimento, ha deciso di tentare il suicidio, nella villetta al mare, dove è solo con i suoi ricordi, poggia la valigetta sul divano, quindi prepara tutto coprendo con dei giornali per non macchiare col sangue, indi prende la pistola da un mobile, si siede e si mette a scrivere una lettera, poi scrive su di un foglio, con caratteri abbastanza grandi: "Non fiori ma opere di bene" e se lo appunta sul petto. Quindi punta la pistola alla tempia, scostandola appena sente il freddo del metallo, poi la porta alla bocca e quando ha trovato la posizione e soprattutto il coraggio mentre sta per premere il grilletto, bussano alla porta concitatamente, anche con le mani. Osvaldo va ad aprire...

SCENA SECONDA

Osvaldo, Eugenio

Eugenio, entra velocemente, guardandosi più volte alle spalle, verso fuori, ed ha un fascio di fiori in mano. Quindi chiedendo scusa per la maniera, guarda il cartello che tiene Osvaldo appuntato sul petto, e si nasconde il fascio di fiori dietro le spalle.

OSVALDO: Insomma?!

EUGENIO: Ambientalista?

OSVALDO: Ma... chi siete? Che volete?

EUGENIO: Vi prego di scusarmi, è una situazione contingente... c'è un'uscita di sicurezza?

OSVALDO: Avete preso casa mia per un cinematografo?

EUGENIO: Vi prego...  (poggia il fascio di fiori sul divano) ho necessità di sfuggire una persona!

OSVALDO: E vi infilate in casa mia?

EUGENIO: Era l'unica luce accesa che ho visto... (guardando dentro una porta) Vi ringrazio per avermi aperto... ma ripeto, non posso passare dall'uscita principale... (guardando dentro un'altra porta) ce n'è una di servizio? Non mi dite niente...

OSVALDO: (ostentando una pazienza che non ha) Figuratevi... siete il padrone! Volete visitare il resto della casa?

EUGENIO: Un'altra volta magari...  (sempre frettolosamente) ora non ho tempo... se mi indicate una strada alternativa, levo il fastidio...

OSVALDO: Oh... l'ha capito! Di la...  (indicando la veranda) dà direttamente sulla spiaggia...

EUGENIO: Sulla spiaggia?

OSVALDO: Se non avete il costume, non fa niente... prima del mare ci sono una cinquantina di metri!

EUGENIO: Non è questo... sarà sicuramente a vista...

OSVALDO: Non c'è pericolo, è privata... potete fare il bagno anche senza... mo' se non ve ne andate!

EUGENIO: Vado! Scusate per il disturbo, e grazie ancora...

OSVALDO: (notando i fiori sul divano) I fiori...

EUGENIO: Teneteli, sono freschi, tanto a me per stasera non servono più...  (mentre esce) a buon rendere!

SCENA TERZA

Osvaldo

OSVALDO: (guardandolo andare via dalla veranda)  Cos'è pazze! Vi' che tipo...

 

Riprende la pistola poi, ci pensa su, prende il foglio di carta lo  arrotola e scrive un altro biglietto:"Dimenticate, e pensate al futuro", se lo appunta sul petto al posto dell'altro e si risiede per riprendere da dove era stato interrotto)

  E vediamo... già è difficile così... d'altra parte,

  non ho altra scelta... almeno con i soldi

  dell'assicurazione avranno un po' di respiro...

 

BUSSANO ALLA PORTA

  (nel frattempo si è infilato la pistola in bocca, parla, ma non si capisce niente) Mo, chi at'è!

Da fuori si sente gridare

ARTEMIO: Aprite, presto... lo sò che siete in casa...

OSVALDO: (buttando la pistola sul tavolo o divano) E che cacchio!  (va ad aprire) Nun m''o vonno proprio fa fà!

SCENA QUARTA

Osvaldo, Artemio

OSVALDO: (va ad aprire) Ma insomma... ma che tenete oggi?

 

ARTEMIO: (entrando in casa precipitosamente) Alla buon'ora...  (guardando il cartello) E sfotte pure!

OSVALDO: Io?

ARTEMIO: Avreste il coraggio di negare l'evidenza?

OSVALDO: Ma chi nega niente... e poi che cosa dovrei negare scusate? Ma chi siete, che volete? (con voce rotta) Proprio quando avevo trovato il coraggio, mi avete interrotto...

ARTEMIO: E meno male! Sennò, chissà fin dove, vi sareste spinto...

OSVALDO: Ma scusate che ve ne importa?

ARTEMIO: A me? Dite a me che dovrei lasciar passare come se niente fosse?

OSVALDO: Eh, a voi!E poi, scusate, perchè ci tenete tanto salvarmi?

ARTEMIO: A voi? Io penso a salvare me... il mio onore...

OSVALDO: Siete forse dell'esercito della salvezza?

ARTEMIO: Ma quale esercito della salvezza...

OSVALDO: Embè allora! Mi fate la gentilezza di andarvene e farmi finire quello che avevo cominciato?

ARTEMIO: Siete pazzo? Dovrei accondiscendere alle vostre esigenze chiudendo gli occhi e facendo finta di niente? Ma per chi mi avete preso? Io vi dovrei ammazzare!

OSVALDO: (spingendolo fuori) Stavo già provvedendo da solo, non ho bisogno di aiuto... e adesso... andatevene!

ARTEMIO: (opponendo resistenza) Ma cosa fate? Vorreste pure avere ragione? Non solo devo perdonarvi di aver circuito la signora in mia  compagnia... ma dovrei anche privarmi della soddisfazione di farmi giustizia?

OSVALDO: Che cosa?

ARTEMIO: La...(indicando i fiori) li riconosco, sono dell'individuo che è scappato da casa mia appena sono rientrato... quindi, non potete essere che voi!

OSVALDO: Ma che andate dicendo?

ARTEMIO: Che sono arrivato giusto in tempo. (ci riflette su un attimo, quindi si rivolge a Osvaldo con tono interrogativo), o avevate già consumato?!?

OSVALDO: Ma che tenevamo appuntamento 'o ristorante? Vi dico che siete in errore...

ARTEMIO: Nessun errore... i fiori parlano chiaro!

OSVALDO: E si vede che non sapete ascoltare... a me li ha lasciati un tizio che si è fatto aprire la porta ed è scappato dalla spiaggia...

ARTEMIO: (rimanendo di stucco) Ma cosa dite? E come è possibile?

OSVALDO: Io non lo so... so solo che sembrava andasse molto di fretta, e siccome non sembrava un delinquente, ho pensato che fosse minacciato da un qualche pericolo imminente, e l'ho lasciato andare...

ARTEMIO: Ma allora... sto perdendo tempo con voi inutilmente?

OSVALDO: E scusate del fastidio... come posso riparare?

ARTEMIO:(aprendo una porta) Indicatemi la strada,devo assolutamente raggiungerlo...

OSVALDO: Ma che fate?

ARTEMIO:(aprendo un'altra porta) Vi prego,è questione di principio!

OSVALDO: Chisto n'è 'nato che vo' visità 'a casa! Di la ohì! Di la... dalla veranda!

ARTEMIO: Grazie... e vi prego, togliete quel cartello... sembra che ce l'abbiate con me!

OSVALDO: (eseguendo in modo ironico con foga) E scusatemi tanto, non ci pensavo.

ARTEMIO: (uscendo) A buon rendere...

OSVALDO: (seguendolo c.s. con Eugenio) E so' dduje! Ma che s'hanno dato l'appuntamento tutti quanti ogge!

SCENA QUINTA

Osvaldo

Rimasto solo, si risiede al tavolo e con la pistola in mano tentenna, cestina il foglio precedente e prendendo un altro foglio di carta ci scrive:"fate un po' come vi pare!". Riprova a togliersi la vita, ma tentenna, prima accosta l'arma, poi la scosta.

bussano nuovamente e concitatamente alla porta

Osvaldo capisce che non è cosa. Si alza, e con la pistola in mano va ad aprire la porta prima che gli venga sfondata.

OSVALDO: Ho capito... non è cosa!  (andando alla porta) E un momento, un momento! E così la sfondate questa porta!(apre e lascia la porta socchiusa)

EUGENIO: Scusate,(vedendo l'arma indietreggia) ma...(alludendo alla pistola) mi sembra  esagerato...

OSVALDO: (agitando la pistola in aria) Ma che cosa?

EUGENIO: (abbassandosi ad ogni giravolta della mano di Osvaldo) Niente! Niente... levo subito il disturbo...

OSVALDO: (capendo) Ah, questa? Non temete, non è per voi!

EUGENIO: (intuendo) Vi prego, non considerate la mia presenza, fate come se non ci fossi... continuate. Fate, fate pure!

OSVALDO: Ma che fate e fate! Voi entrate e uscite da casa mia come se fosse la stazione!

EUGENIO: Non vi inquietate... d'altronde siete voi che avete aperto...

OSVALDO: E per forza! Mi stavate buttando giù la porta!

EUGENIO: E che v'interessa se c'è o non c'è la porta, una volta che siete morto?

OSVALDO: Meno male che l’ho lasciata aperta, così andate e venite come vi pare, va bene?

EUGENIO: Mi è sembrata un'ottima idea!

OSVALDO: Ah si? Fino a prova contraria, questa, è casa mia!

EUGENIO: Lo era! Adesso vi uccidete e non possedete più niente!

OSVALDO: (riflettendo) Questo è vero...

EUGENIO: E allora? Continuate, continuate pure... io aspetto!

OSVALDO: Ma che continuate! Io mi dovrei uccidere pe' fà nu piacere a voi? Mo' non mi va più, va bene?

EUGENIO: E non lo fate! Gesù, so' cos''e pazzi!

OSVALDO: Ma so' cos''e pazzi 'o dico io! Insomma, un pover'uomo non è nemmeno più padrone di uccidersi tranquillamente in casa sua?

EUGENIO: Ma chi vi ha detto niente? Mo vuò vedè che è colpa mia?

OSVALDO: Allora è colpa mia? Si capisce che è colpa vostra...

EUGENIO: E vi ho pregato... continuate pure! Vi darei io una mano, se non fosse per il fatto che non ho mai ucciso nessuno...

OSVALDO: E non permettete nemmeno che gli altri lo facciano da soli! Ma insomma, che volete? Perchè siete ritornato?

EUGENIO: Perchè, ci ho ripensato... se quei fiori a voi non servono, li rivorrei indietro!

OSVALDO: (affranto) E prendeteli, e levatevi dai piedi!

EUGENIO: Sicuro che a voi non servono?

OSVALDO: (mestamente) Sicuro, sicuro... tanto, anche se io non voglio, dopo sarà pieno! Insomma, un pover'uomo che non ce la fa più a tirare la carretta, che è sull'orlo del fallimento, che non riesce a trovare un nuovo socio per mandare avanti la sua piccola

  impresa... (addolorato) che non riesce ad ottenere più nemmeno un finanziamento e, preso dallo sconforto si vuole suicidare... non lo può fare perchè arrivano loro!

EUGENIO: Sareste voi? (scrutandolo da testa a piedi)Sparatevi! (andando verso la veranda) Io intanto, vedo se viene qualcuno...

                            

OSVALDO: E che sparatevi e sparatevi...  (buttando la pistola sul tavolo/o poggiandola sul mensolone del camino) m'è passat''o genio! Io mi domando perché 'a ggente nun se fanno i fatti loro!

EUGENIO: Guardate che siete stato voi a farmi il resoconto della vostra vita...

OSVALDO: E per forza, mi avete costretto!

EUGENIO: Io? Ne, ma che m'importa dei fatti vostri? Io già tengo i miei da pensare...

OSVALDO: Come sarebbe... avete persino detto che mi dovevo sparare, che facevo bene...

EUGENIO: Per favore, non ricominciamo! Siete stato voi a dirmi che siete al verde? Sull'orlo del fallimento? Che non avete soci? Che non trovate finanziatori? E vero?

OSVALDO: Si...

EUGENIO: E a chi aspettate? Sparatevi! Voi siete un fallito mio caro... scusate, come lo giudichereste  uno come voi?

OSVALDO: (riflettendo) Avete ragione... (riprendendo la pistola, si siede, se la porta nuovamente alla tempia, quindi con un braccio allontana Eugenio) scostatevi... se no vi sporcate...

EUGENIO: Ma che fate?

OSVALDO: Oh... ma insomma... (spazientito) lo vedete? Voi non vi fate i fatti vostri! Mi devo sparare o no?

EUGENIO: No, no, io lo dicevo semplicemente per me...

OSVALDO: Per voi? E che c’è di meglio scusate? Io mi sparo,  voi vi riprendete i fiori e ve ne andate, e chi s'è visto s'è visto!

EUGENIO: Ma come sarebbe?

OSVALDO: Sarebbe che voi vi fate i fatti vostri, e io non dirò niente a quel tizio a cui avete importunato la moglie quando ritornerà... perchè, ritornerà! (sconsolato) Ah se ritornerà...

EUGENIO: Bella forza... sarete morto!

OSVALDO: Nemmeno così vi va bene? Allora che volete?

EUGENIO: Non vi dovete sparare, se no si sente il colpo e si fa la folla... e io come scappo?

                                                    

OSVALDO: E scappate prima no?

EUGENIO: Dovrei farlo adesso? E se quel tizio è ancora nei paraggi?

OSVALDO: Mo' me vado a fa’ nu giro, così gli do il tempo di allontanarsi, a lui… e a voi… poi torno e mi sparo va be’!

EUGENIO: E non potete...

OSVALDO: E perchè?

EUGENIO: Se qualcuno mi vede scappare, se crede che vi ho ammazzato io, e ve l'ho detto... non sono un assassino!

OSVALDO: Ma se scappate prima! (spazientito) Che tenete, l'omicidio a scoppio ritardato? Va be... cerchiamo di trovare un accordo...

EUGENIO: Mo' si ragiona... facciamo così... (prendendogli la pistola) questa la prendo io...

OSVALDO: E io come mi sparo?

EUGENIO: Lasciate perdere... (poggia la pistola di nuovo dov’era) è una morte poco decorosa... pure per un fallito!

OSVALDO: Sentite, voi però vi dovete decidere. Allora mi ammazzo o non mi ammazzo?

EUGENIO: Ma perchè volete farlo? (illuminandosi)Aspetta, aspetta... siete sposato?

OSVALDO: Si ma... che c'entra?

EUGENIO: Con vostra moglie andate d’accordo?

OSVALDO: Alla... perfezione...

EUGENIO: (annuendo con la testa) Ho capito!

OSVALDO: Ma che cosa?

EUGENIO: Eh, ho capito, ho capito. Del tipo... si cara! Come no cara! Sarà fatto cara! Non temere cara... come vuoi tu, cara...

OSVALDO: Embè?

EUGENIO: E voi perciò vi volete ammazzare... e si capisce... come avreste potuto affrontarla con tutti 'sti problemi che vi siete creato?

OSVALDO: Io?

EUGENIO: E chi io? Chi l'ha abituata con la cameriera, magari pure 'o maggiordomo... 'a macchina di lusso,'a pelliccia, 'o bracciale 'e diamanti… (sempre con maggior enfasi prendendo per il bavero della giacca Osvaldo) gli orecchini di smeraldi, l'orologio di Cartier, chi, eh? Chi è stato?

OSVALDO: (scrollandosi dalla presa) Ma che ne saccio....

EUGENIO: E adesso non tenete il coraggio di dirgli che deve rinunciare a tutto questo, è o’vè?

OSVALDO: Gesù....

EUGENIO: Vi state chiedendo come faccio a saperlo?

OSVALDO: Eh... come fate?

EUGENIO: Semplice... io scappo da quelli come voi!

OSVALDO: Che significa?

EUGENIO: Che quando le donne hanno tutto, generalmente, gli manca il marito...

OSVALDO: Non ho capito…

EUGENIO: Mi spiego meglio... quand'è che i mariti come voi fanno dei regali come quelli che ho citato?

OSVALDO: Quand'è?

EUGENIO: Quando c'è un' altra donna. Oppure quando lavorano troppo, per far carriera. In ambo i casi, finiscono col trascurare le proprie mogli, anche sotto l'altro aspetto del matrimonio...

OSVALDO: Si, ma voi che c'entrate?

EUGENIO: E quà, che entro in gioco io...

OSVALDO: Ah… (credendo di aver capito) Fate lo psicologo?

EUGENIO: Ma che psicologo...

OSVALDO: (incalzandolo dubbioso) Il consulente matrimoniale?

EUGENIO: Ma che consulente...

OSVALDO: (ancora più dubbioso) L'avvocato divorzista?

EUGENIO: Ma che avvocato...

OSVALDO: (scoppiando) Ma insomma se po' sapè che cacchio 'e mestiere facite?

EUGENIO: Ma si che l'avete capito! Io, mi occupo del lato trascurato delle mogli di persone come voi!

OSVALDO: (ha capito! Seccamente) Ma vuje 'o sapite ca' tenite 'na bella faccia tosta?!

EUGENIO: Certamente, se no come farei? Ed è per questo che ho voluto evitare che vi ammazzaste...

OSVALDO: Perchè con le vedove, non c'è sfizio?

EUGENIO: Che dite? Perchè, c'è sempre una possibilità di riscatto!

OSVALDO: Anche filantropo... mi meraviglio che siate proprio voi...

EUGENIO: Proprio io, si! Perchè ne ho conosciute di situazioni con mogli come la vostra...

OSVALDO: Che volete dire? Che anche mia moglie fa parte del gruppo?

EUGENIO: Oh no, non ho il piacere di conoscerla...

OSVALDO: E spero che non lo avrete mai, a costo di cambiare lavoro per starle sempre vicino!

EUGENIO: Vedete? C'è sempre una possibilità di riscatto! Mi fa piacere che avete cambiato idea...

OSVALDO: E l'ho cambiata si! Uno c'è, e succedono queste cose... figurati se, se ne va... che succederebbe? Nooo! Non esiste!

EUGENIO: Bravo! E' così che si ragiona...

OSVALDO: Scusate...  (dubbioso) ma se tutti ragionassimo così, voi che fareste... la birra?

EUGENIO: Oh bella! Tutti ragionano così, perchè ci sono quelli come me!Difatti è dopo che cominciano a ragionare così,fortunatamente.

OSVALDO: Fortunatamente?

EUGENIO: E certo! Così non siamo costretti a legami azzeccosi e duraturi. insomma siamo come una cura, una medicina va... bisogna prendere la dose esatta, passata la malattia si sospende...

OSVALDO: E' arrivata l'aspirina! Ma fatemi il piacere...

EUGENIO: Vedo che avete ripreso il buon umore, mi fa piacere per voi... ma ora è meglio che vada...

OSVALDO: Aspettate! Un consiglio... se questi fiori ve li siete ripresi per darli alla donna di prima, è meglio che cambiate idea, il malato... potrebbe essere ancora nei paraggi, o peggio ancora, già rientrato!

EUGENIO: No, no... ho saputo che c'è un'altra persona con i vostri stessi problemi da curare...

OSVALDO: Perbacco... ma che d'è, 'a Croce Rossa? Siete peggio delle molecole di un antibiotico... ancora deve iniziare la malattia è gia partite all'attacco! Permettete una curiosità? Ma al signore di prima, siete riuscito a fargli cambiare idea?

EUGENIO: Come no? Sicuramente non ci pensa più a trascurala, dopo aver sorpreso il sottoscritto con la moglie. Ve l'ho detto... una cura, una medicina, ecco chi sono io...

OSVALDO: Cos''è pazze! Sarà scoppiata qualche epidemia a giudicà da come correte annant' e areta!

SCENA SESTA

Osvaldo, Eugenio, Artemio

A quasto punto compare dalla veranda Artemio...

ARTEMIO:(adirato grida)Fermo la! Alla fine dunque, ci si incontra?!

OSVALDO: (guardando Eugenio) Gli avevate dato appuntamento?!

EUGENIO: (impaurito) Signore, vi esorto a mantenere la calma...

ARTEMIO: Calma? Dopo quanto mi avete fatto passare?

OSVALDO: (sempre a Eugenio in modo ironico) Credo che la dose non è stata sufficiente!

EUGENIO: Vi assicuro che anche da parte mia non è stato piacevole.

ARTEMIO: A giudicare dai sospiri che ho sentito non si direbbe!

OSVALDO: (a Eugenio) Fingevate?

EUGENIO: Ma che fingevo! Alludevo che anche per me è stata la prima volta ad essere sorpreso sul più bello!

OSVALDO: Immaginatevi la sua, di sorpresa!

ARTEMIO: Comunque, adesso mi dovete soddisfazione.

OSVALDO: Pure a voi? Allora era per gelosia?

EUGENIO: Ma per chi mi avete preso?

ARTEMIO: (prendendo la pistola dalla tavola/ o dal mensolone del camino) Non fate finta di non capire! (a Osvaldo) E' carica?

OSVALDO:(istintivamente)Certamente!(ripensandoci sù)Ma che vorreste fare? (cercando di avvicinarsi) Vi prego di riflettere sulle eventuali conseguenze...

EUGENIO: (cominciando a temere) E' giusto, riflettete! Per una sciocchezza vorreste finire in galera?

ARTEMIO: Ma voi... finirete al camposanto! E poi si tratta di un delitto d'onore.

EUGENIO: Ma non esiste più!

OSVALDO: (a Artemio) Mi dispiace per voi, ma ha ragione!

ARTEMIO: (affranto) Non ci è rimasto più nemmeno l'onore! (duro) Ma io vi ammazzo lo stesso... uno sfizio me lo devo levare?!

EUGENIO: Bello sfizio!

OSVALDO: Già, a cosa servirebbe... per una moglie poi?

ARTEMIO: Basta!Moglie o non moglie,non mi sembra bello approfittare dell'assenza degli altri per fare quello che ha fatto...

OSVALDO: Temo che con voi presente non sarebbe venuto bene!

ARTEMIO: (irato) Ma cosa dite?!

EUGENIO: Forse voleva dire...

ARTEMIO: (interrompendolo gli punta l'arma) Se permettete...

Osvaldo gli si avventa contro cercando di distrarlo per disarmarlo.

OSVALDO: Ma perchè l'avete lasciata sola?

ARTEMIO: Ero andato a prendere da cenare al ristorante all’angolo.

OSVALDO: E la signora nel frattempo ha provato un'aperitivo!

ARTEMIO: Vi prego di non scherzare... allontanatevi!

OSVALDO:(mantenendogli il braccio con l’arma) Ma non fate cavolate!

ARTEMIO: Levatevi...

EUGENIO: Questo fa davvero...

OSVALDO: (cercando di levargli la pistola) Datemi quell'arma...

Parte un colpo, e mentre Osvaldo ed Artemio continuano a discutere lottando per il posesso dell'arma, Eugenio si irrigidisce e cade a terra (svenuto dalla paura) senza che i due se ne accorgano.

ARTEMIO: Il prossimo deve andare a segno, vi dico di levarvi...

OSVALDO: Smettete... la pistola è mia, e non voglio passare un guaio per colpa vostra!

ARTEMIO: Non temete, dopo mi costituisco, sono un uomo d'onore io!

Finalmente Osvaldo riesce ad impossessarsi del revolver, quindi si gira per riporlo e, a questo punto, i due notano Eugenio a terra.

OSVALDO: Alla buon'ora! Questa, va via! (girandosi) Porca miseria! Che avete fatto?!

ARTEMIO: Io? Voi piuttosto..

OSVALDO: Io? (rimettendo la pistola in mano ad Artemio) Siete voi che avete premuto il grilletto!

ARTEMIO:(Facendo la stessa mossa ridà la pistola a Osvaldo)Ma siete voi che mi avete premuto il dito che poggiava sul grilletto!

OSVALDO: Santi numi!  (lo guarda piegandosi in avanti e cercando di capire) E' morto?

ARTEMIO: Se non lo è, finge molto bene!

OSVALDO: Ma che finge e finge...  (rialzandosi, c.s. da la pistola ad Artemio) L'avete ammazzato! Ed ora che si fa?!?

ARTEMIO: (c.s. l’arma di nuovo ad Osvaldo) Non chiedetelo a me, siete voi il padrone della salma!

OSVALDO: Ma che dite?

ARTEMIO: Che si trova in casa vostra... quindi?

OSVALDO: Bel ragionamento!

ARTEMIO: (saltellando impaurito) Io andrei!

OSVALDO: Che cosa? E l'onore dove lo avete messo?! Sorvegliatelo! (mostrando l’arma) Io faccio sparire questa e vado a prendere un sacco di plastica per mettercelo dentro, poi dopo aver tolto tutte le tracce vedremo cosa farne! (mentre esce) Tsè! Mi costituisco…  sono un uomo d'onore...

ARTEMIO: Avete ragione! Fate presto... ma guarda cosa mi doveva capitare... dico io... con tutte le donne che ci stanno, questo proprio a me doveva rompere le scatole!  (nel mentre, viene preso da un attacco di colica da paura) Accidenti! dev'essere stato lo

  spavento, devo assolutamente trovare il bagno... (apre un paio di porte poi finalmente, trova il cesso e vi si infila di corsa. Poco dopo ne riesce e si scruta velocemente intorno, vede il giornale che ha adoperato Osvaldo, lo raccoglie in tutta fretta e rientra in bagno)    Porca miseria, giusto in tempo!

SCENA SETTIMA

Eugenio

Eugenio pian piano si riprende, ma è ancora intontito e non riesce a connettere.

EUGENIO: Ma... ch'è succieso?

Si massaggia la volta cranica, si tasta il polso accorgendosi di avrere il battito un po' accellerato, quindi si rialza dandosi una ripulita al vestito con le mani, e come un ubriaco dopo il primo passo traballante, esce dal terrazzo barcollando, dirigendosi a sinistra, verso il mare.

SCENA OTTAVA

Osvaldo indi Artemio

OSVALDO: (rientrando) L'avete spogliato? (accorgendosi che non c'è nessuno) Alla faccia dell'onore! Se n'è fujute!  (avvicinandosi al divano e realizzando che non c'è nemmeno il "corpo" di Eugenio) P''a miseria, addò la purtato?! (preso dal panico si versa da bere tremando con le mani) No, no, no, no! Addò caspita è ghiuto 'stu deficiente!

ARTEMIO: (rientrando mentre si aggiusta) L'avete trovata la busta?

OSVALDO:(meravigliandosi posa il bicchiere)Voi state quà?(irritato) Dove cavolo eravate finito?

ARTEMIO: In bagno! Mi dovete scusare, ma sarà stata la paura. A proposito, è finita la carta...

OSVALDO: (guardando sconsolato dove prima c’era Eugenio disteso) Bell'affare... e adesso?

ARTEMIO: Credo che il droghiere all'angolo ce l'abbia. Per arrangiare... (tira fuori un giornale) Questo dovrebbe bastare!

OSVALDO: (lo guarda inebetito) Ma cosa capite?! (mostrando il pavimento) Adesso cosa facciamo?

ARTEMIO: Lo mettiamo nella busta come eravamo d’accordo e vediamo dove buttarlo...

OSVALDO: Dovremo prima trovarlo!

ARTEMIO: Come trovarlo?  (avvicinandosi si accorge dell'assenza) Perdinci! Che fine ha fatto?

OSVALDO: E quello che vorrei sapere anch'io.

ARTEMIO: (versandosi del liquore) Ci vuole da bere...

OSVALDO: (sprofondando sul divano) Anche per me grazie!

Artemio prende il bicchiere che Osvaldo aveva già riempito e mentre glielo porge, sul terrazzo passa Eugenio che, barcollando, attraversa il fondo da una parte all'altra scomparendo. Artemio tremante, si blocca.

ARTEMIO: Porca miseria! (a Osvaldo) Credete ai fantasmi?

OSVALDO: (cercando di afferrare il bicchiere senza riuscirvi) Fantasmi? Che fantasmi?

ARTEMIO: Ho da poco visto passare il cadavere...

OSVALDO: Che cadavere?

ARTEMIO: Presto! (posa il bicchiere) Se voi non credete ai fantasmi... ed io non credo ai fantasmi... (tirando letteralmente su Osvaldo dal divano) quello che è passato da lì fuori non può  essere che lui!

OSVALDO: (cercando di afferrare il bicchiere senza riuscirvi per la rapidità dell’azione) Lui chi?

ARTEMIO:(trascinando Osvaldo fuori per la terrazza)Ma il corpo no?!

OSVALDO: (si fa trainare senza capire) Il corpo? Che corpo? Di chi?

escono entrambi dal terrazzo, nella direzione in cui andava Eugenio

SCENA DIECI

Eugenio

Subito Eugenio entra dalla porta semichiusa, si ferma al centro della stanza e, sovvenendo con la memoria, si picchia con il palmo della mano aperta sulla fronte.

EUGENIO: Accidenti... (si tocca in tutto il corpo come ad accertare di essere integro) adesso ricordo perchè le mie gambe gira e rigira, mi portano qua!  (fa per scappare dalla porta, ma vede arrivare i due) Mannaggia a mme! E fuimme n'ata vota!  (scappa dal terrazzo) 'O ma è tenace chisto sa'?!

SCENA UNDICI

Artemio, Osvaldo

ARTEMIO: (intravedendolo, fa per seguirlo) Di la, presto...

OSVALDO: (tirandolo per un braccio) Basta! Fermatevi, lasciatelo andare. Ma che volete fare, ammazzarlo veramente? Ringraziate che non è morto prima! Ma vi rendete conto in che razza di guai stavamo per cacciarci entrambi?

ARTEMIO: (sembra capire) Forse non avete tutti i torti...

OSVALDO: (prendendo i bicchieri di prima) Tenete, buttate giù e non ci pensate. Ringraziamo il cielo per come è andata!

ARTEMIO: Avete ragione! Sono stato proprio uno sciocco! Rischiare di mettermi in guai così alla mia età, nella mia posizione e con la mia esperienza. Per che cosa poi?

OSVALDO: Va be’, non pensiamoci più. Vi capisco, ma non mi sembra il caso di insistere. Certo, penso che anch'io se avessi sorpreso qualcuno con mia moglie, avrei agito alla stessa maniera...

ARTEMIO: Dite bene, con vostra moglie. Ma in confidenza... si da il caso, che la signora di cui sopra, non è mia moglie...

OSVALDO: (sputando il sorso di liquore) Che cosa? Fatemi capire... voi avreste ammazzato questo poveraccio con la certezza di beccarvi quasi sicuramente un ergastolo, per una donna, che non è

  nemmeno vostra moglie?

ARTEMIO: (constatando) Sono proprio un'incosciente!

OSVALDO: E lasciatevelo dire...

ARTEMIO: Comunque, vi sarei grato di una gentilezza...

OSVALDO: Dite pure, se posso esservi utile...

ARTEMIO: Il nostro incontro, diciamo così, preferirei che rimanesse un segreto tra di noi, voi mi capite...

OSVALDO: E come no! Avete la mia parola... tra l'altro, non conosco nemmeno il vostro nome...

ARTEMIO: Mi dovete scusare... eh sì... si vede che mi sto proprio rimbambendo! Sono Artemio De Sanctis...

OSVALDO: (sobbalzando) Quell'Artemio De Sanctis?

ARTEMIO: Si!

OSVALDO: Il papà della patatina doppio gusto?

ARTEMIO: Dite pure il patrigno. Purtroppo la concorrenza e spietata e, in special modo, quella di un certo Lamberti... invece io a chi debbo tanta pazienza e gentilezza?

OSVALDO: (imbarazzato) Molto piacere... Osvaldo Lamberti...

ARTEMIO: Quel Lamberti?

OSVALDO: Si!

ARTEMIO: Perbacco!

OSVALDO: Oh, da parte mia non avete nulla da temere, nemmeno più come concorrente...

ARTEMIO: Cosa dite? Da quando avete messo sul mercato la patatina tre sapori col buco, le mie vendite sono calate drasticamente!

OSVALDO: Si, quella è stata una mia invenzione. Modificai personalmente il macchinario che effettuava i tagli.

ARTEMIO: Ora capisco perchè non riuscivo a trovare quella macchina!

OSVALDO: Modestamente...

ARTEMIO: E cosa è successo allora?

OSVALDO: E chi lo sa! Si vede che con i tempi che corrono, alla gente è passata la voglia di mangiare patatine... preferisce il buco! Comunque, le vostre, avevano un retrogusto migliore...

ARTEMIO: Vi ringrazio... curo personalmente gli ingredienti... solo che evidentemente, non basta più...

OSVALDO: Comprate il mio brevetto! Chissà che aggiungendo al gusto anche dell'altro, non riusciate a risalire nelle vendite...

ARTEMIO: Lo vendereste?

OSVALDO: Devo! Pur di realizzare...

ARTEMIO: Ma lo sapete che ci stavo pensando... mi avete anticipato! Comunque, si può fare ancora di più... un talento come il vostro non va sprecato... fondiamo le due società, voi ci mettete il macchinario e l'ingegno per studiarne qualcuno di nuovo, ed io penso al resto, vi andrebbe l'idea?

OSVALDO: Per me andrebbe bene, ma, non mi sembra alla pari...

ARTEMIO: E il favore che vi debbo per la gentilezza e la pazienza mostratami quest’oggi, vi sembra poco?

OSVALDO: Siete un gentil'uomo!

ARTEMIO: Anche voi, vi assicuro, anche voi, altrimenti non ve lo avrei proposto!

OSVALDO: Se mi fareste il piacere di essere mio ospite domani, potremmo discuterne facciamo... a pranzo?

ARTEMIO: Ne sarò felicissimo!

OSVALDO: Naturalmente, porterete con voi anche la vostra signora... a proposito, ce n'è una?

ARTEMIO: Certo, certo, perchè credete che abbia fatto questo baccano? Appunto per evitare che potesse trapelare qualcosa... sapete, è dalla sua famiglia che arrivano i capitali...

OSVALDO: Non aggiungete altro...ho afferrato alla perfezione!

ARTEMIO: Domani, sarò felicissimo di fare la conoscenza della vostra di signora. Ma adesso ho abusato pure troppo, devo proprio andare, anche perchè prima di riaccompagnare in città la signora che è con me, vorrei darmi una ripulita... e già si sta facendo tardi...

OSVALDO: Capisco perfettamente...

ARTEMIO: Tutto sommato, questa giornata non è andata sprecata... (esce) a domani...

OSVALDO: Vi aspetto...

SCENA DODICI

Osvaldo, Basilio

Osvaldo saluta in piedi alle spalle del divano e prima che Artemio uscendo chiuda la porta, entra Basilio con una valigia in mano. E’ di Elena che avendo litigato con il marito ha deciso di rimanersene un po' isolata nella casa del fratello, inconsapevole della presenza dello stesso.

BASILIO: (venendo avanti) Signor Osvaldo...

OSVALDO: Basilio, sei tu... e quella valigia?

BASILIO: E' della signora Elena vostra sorella... il tassista l'ha lasciata fuori al parco...

OSVALDO: E che ci faceva il tassista con la valigia di mia sorella?

BASILIO: C'è pure lei... io mi sono offerto di darle una mano...

OSVALDO: E dov'è adesso...

BASILIO: Stava pagando il Taxi, adesso viene...

OSVALDO: (guardando fuori) Uah, cchiù uniti 'e chesto se more!

SCENA TREDICI

Osvaldo, Basilio, Elena

ELENA: (entrando) Osvà, e tu?

OSVALDO: Tu che ci fai quì? Non avevamo nessun week-end in programma se non sbaglio...

ELENA: Non sbagli... difatti pensavo di non trovarci nessuno, volevo starmene un po’ da sola...

OSVALDO: Hai di nuovo litigato con Claudio?

ELENA: E' un farabutto! Non lo voglio più vedere...

OSVALDO: Ma dico, è mai possibile che fate sempre storie? Adesso sistemati e poi mentre ceniamo, mi racconterai con calma. Io vado a prendere qualcosa al ristorante che sta qua fuori, pensavo di non dover cenare stasera e in casa non c'è quasi niente...

ELENA: Perchè non telefoni, scusa?

OSVALDO: E perchè non ho il numero... Basì, lo sapreste voi?

BASILIO: No... mi dispiace...

OSVALDO: Non ti preoccupare, anzi, faccio quattro passi, ne ho piacere, dopo mi racconterai...

ELENA: C'è poco da raccontare... è un miserabile e tanto basta!

OSVALDO: Va be’, dopo ne parliamo (esce) Vado e torno...

SCENA QUATTORDICI

Elena, Basilio

ELENA: (mentre Basilio si avvia per uscire) Basilio, accomodatevi.

BASILIO: Vado un po' di fretta sapete, ho lasciato la guardiola incustodita.

ELENA: E chi volete che se la prende!

BASILIO: No, volevo dire...

ELENA: Ho capito, era una battuta, un momento solo che sarà mai...

BASILIO: E va bene... solo un momento però...

ELENA: Oh, bravo! (diventando quasi sdolcinata si avvicina a Basilio a piccoli passi) Basì...     ditemi la verità, da quando ci conosciamo?

BASILIO: (guardandola perplesso) Eh... signora Elena... da ragazzi! Allora il portiere del parco era mio padre, buon'anima... e quanti palloni che ci ha bucato, vostro fratello li comprava, e lui li bucava... diceva che disturbavamo i condomini...

ELENA: E dite… (avvicinandosi ancora di più, c.s.) mi accontentereste se vi chiedessi un piacere?

BASILIO: (dubbioso) Certamente… per voi qualunque cosa.

ELENA: Basì, ho litigato nuovamente con mio marito...

BASILIO: Questo mi dispiace... ma io come posso aiutarvi?

ELENA: Mentre venivo qui, mi è balenata un'idea in testa, e voi mi dovreste dare una mano...

BASILIO: E in che modo?

ELENA: Ho deciso di dargli una lezione!

BASILIO: Una lezione?

ELENA: Si, perchè in fondo io, gli voglio bene… (Infervorandosi, prende Basilio per un braccio e con un lungo pizzico lo trascina dall’altro lato della stanza) ma deve soffrire come lui fa soffrire me! (lasciandolo) Figuratevi che ho persino scassato una sedia nel tentativo di mandarlo all'ospedale...

BASILIO: (dolorante, mentre si massaggia il braccio) Addirittura all'ospedale? Signora Elena, e questo che cos'è! Ma spiegatevi meglio...

ELENA: Ho deciso di farlo ingelosire, per fargli provare lo stesso dispiacere che provo io… (spinge Basilio contro il muro e allarga le braccia con gli occhi chiusi) quindi, mi serve un uomo!

BASILIO: (rassegnato, sporge le labbra come a baciarla, chiudendo gli occhi, quindi ripensandoci, sgattaiola via allontanandosi) Signora Elena... (squadrandola dalla testa ai piedi) io sono sposato, queste cose non le ho mai fatte e non ho intenzione di cominciare adesso! (Allusivo) E poi con voi...

ELENA: E che vorresti dire?

BASILIO: Per carità, non mi fraintendete, volevo dire con voi, che ci conosciamo da sempre, ho stima di voi, di vostro fratello, di vostro marito, di vostra cognata...

ELENA: Avete uno stimolo per tutta la famiglia, ho capito! Ma siete voi che non avete capito. Io non dicevo voi, uno che mi possa corteggiare solamente in senso platonico, per farlo ingelosire, in modo da poter verificare se mi ama veramente, oppure no. Mi potete aiutare?

BASILIO: Potrei... c'è uno che farebbe al caso vostro però io non mi assumo responsabilità, sia ben chiaro!

ELENA: Fuori il nome...

BASILIO: Signora Elena, pensateci bene, però... se il signor Claudio, lo viene a sapere, io rischio di abbuscare, e voi di perdere il marito!

ELENA: Su, su, poche storie... il nome!

BASILIO: E va bene! La persona che farebbe al caso vostro si chiama Eugenio Fontana...

                                                 

ELENA: E chi è?

BASILIO: Il figlio scapestrato di un barone del posto...

ELENA: Un nobile dunque?

BASILIO: Per modo di dire...

ELENA: Non lo è?

BASILIO: Come no! Soprattutto il padre, lui è più scapestrato che nobile, è un donnaiolo e uno scommettitore... figuratevi, un cocktaill esplosivo! Per cento euro, questo non solo vi fa da amante, ma da marito, da moglie, da figlio, da padre e pure da suocero, e perché no? Si travestirebbe pure da cagnolino d'accompagnamento...

ELENA: Eh, le donne costano!

BASILIO: Mai quanto i cavalli!

ELENA: Che volete dire?

BASILIO: La più bella femmina per lui è donna Lucia! Una puledra di tre anni...

ELENA: E' l'uomo che fa per noi!  (tirandolo per un braccio, lo fa inciampare nella valigia) Chiamatelo su, svelto.

BASILIO: Eh nu mumento... (massaggiandosi la gamba) signora Elena a quest'ora, non mi sembra il caso. Voi vi trattenete pure domani?

ELENA: (indicando il bagaglio) L'avete vista la valigia?

BASILIO: E l'ho sentita pure...

ELENA: E secondo voi perchè me purtavo chesta valigia? Certamente che mi trattengo...

BASILIO: Allora io lo avviso, e domani lo faccio venire a parlare con voi... ma vi avverto, io declino...

ELENA: Declinate, declinate pure basta che 'o chiammate...

BASILIO: E, va bene...

ELENA: Basì,(lo tira facendolo re-inciampare) qui o si fa l'Italia, o si muore!

BASILIO: E' arrivato Garibaldi! Signora Elena, io però non sono un soldato dei Borbone...

ELENA: E che c'azzecca?

BASILIO: Se continuate ‘e chistu passo, altro che Italia... quì si muore! Me state accedenno...

ELENA: Su, su... andate! E domani... tornate vincitore... a proposito, abita lontano?

BASILIO: No, qua vicino nella sala corse che sta 'o vico affianco

ELENA: Abita nella sala corse?

BASILIO: Praticamente...

ELENA: (come folgorata, nello sbattere il piede a terra calpesta quello di Basilio) Ahhh...

BASILIO: Ahhhh!

ELENA: Ch'è stato?

BASILIO: (sofferente si sposta dall’altro lato) No, niente, solidarietà!

ELENA: (riprendendo slancio sbatte a terra l’altro piede, quello dove praticamente si trova Basilio) Dicevo, ahhh...

BASILIO: (c.s.)Ahhhh!

ELENA: N’ata vota?

BASILIO: (sofferente) Preciso a primma!

ELENA: Suonate pure le vostre trombe, (prendendolo per un braccio lo scuote come corda di campana) noi suoneremo le nostre campane!

BASILIO: Mo fa 'a campanara mo'! E meglio che vado, primma ca' me mannate 'o spitale!

SCENA QUINDICI

Elena, Basilio, Osvaldo

rientra Osvaldo

OSVALDO: (entrando con fervore) Ahhh! Basì, giusto voi…

BASILIO: (ripensando a prima ha un sussulto e si porta a ridosso di un muro) Madonna!

OSVALDO: Non ve ne andate ho una proposta da farvi.

BASILIO: (tremante)E chi se move!

ELENA: (vedendolo a  mani vuote) Non hai trovato niente?

OSVALDO: Devi pazientare un altro pochino, c'era un po' di folla e così ho ordinato, tra un po' ce lo porteranno qui... mi sono anche fatto dare il numero di telefono, non si sa mai...

ELENA: (a Osvaldo) Nel frattempo apparecchio la tavola. (a Basilio) Basì, mi raccomando! (fiera entra in cucina) Così si crede? Ti faccio Vedere io, brutto donnaiolo!

SCENA SEDICI

Basilio, Osvaldo

OSVALDO: (prima guarda Basilio con sospetto, ma al suo discolparsi con cenni della testa guarda Verso la comune da dove è uscita Elena) Qualche giorno di questo, pure la chiudono... a essa e 'o marito!

BASILIO: Dicevate di una proposta? Di che si tratta?

OSVALDO: Domani pomeriggio tenete da fare?

BASILIO: Veramente domani è il mio giorno di riposo, vado al paese.

OSVALDO: Vi andrebbe di guadagnare qualcosa extra? Domani, a pranzo, ho un ospite molto importante e se mi date una mano sarete ben ricompensato.

BASILIO: E con precisione che dovrei fare?

OSVALDO: Un po' di tutto, soprattutto da maggiordomo va...

BASILIO: (titubante) Io? Maggiordomo?

OSVALDO: Sissignore. Ma non temete, ci sarà Cecilia a dirvi cosa fare e come farlo...

BASILIO: Cecilia? (pronto) Accetto!

OSVALDO: Non avevo dubbi. Siete un galantuomo pure voi... quanno se tratta 'e femmene eh?

BASILIO: Grazie! Allora vado, ci vediamo domani...

OSVALDO: Grazie a voi, a domani...

SCENA DICIASSETTE

Osvaldo, Basilio, Elena

ELENA: (rientrando) La tavola è apparecchiata...

OSVALDO: Allora, ch'è successo con tuo marito?

ELENA: Nun ne parlamme! Ha scassato 'na sedia Luigi sedici...

OSVALDO: 'Na sedia?

ELENA: Eh! Si è rotta una gamba...

OSVALDO: E tu, stai di questa maniera per la gamba di una sedia?

ELENA: Ma che hai capito? E' a tuo cognato che s'è rotta una gamba, alla sedia si rotta solo la spalliera!

OSVALDO: E' caduto dalla sedia?

ELENA: Non precisamente...

OSVALDO: E comm'è succieso?

ELENA: Gesù! Quando ho cercato di tiragliela no?

OSVALDO: Gli hai tirato la sedia?

ELENA: Ci ho solo provato, ma se n'è venuta la spalliera in mano!

OSVALDO: Ma, allora, come se l'è rotta la gamba?

ELENA: Col ferro da stiro...

OSVALDO: Qua’ ferro da stiro? Da do’ è asciuto mo’? Che ce azzecca?

ELENA: Gesù, Quello che stavo stirando no...

OSVALDO: (capendo e sudando) Ah, quello che stavi....

ELENA: Si, ma non è rotta, la gamba...

OSVALDO: Ah no?

ELENA: No! Sfortunatamente ha avuto solo una contusione, l'ho preso di striscio!

OSVALDO: Vuoi dire che non è stato un incidente?

ELENA: Ma che incidente! Visto che la sedia s'era rotta ho preso il ferro da stiro... avevo mirato così bene... ancora nun capisco come ha fatto a se scansà!

OSVALDO: Ne, ma tu fusse mpazzuta? Uno crede a un incidente...

ELENA:L'incidente l'ho avuto io quando l'ho sposato,quel donnaiolo!

OSVALDO: Ma vuje vedite nu poco che se passa! E se lo uccidevi?

ELENA: Ma che vuoi uccidere... chillo è tuosto!

OSVALDO: Noo... tu si pazza! E dopo?

ELENA: Ho fatto la valigia, ho preso il duplicato della chiave che mi desti tu, ho chiamato un taxi e mi sono fatta portare quì... e non ci torno più a casa!

OSVALDO: E che vorresti fare, vivere quì?

ELENA: A te dispiacerebbe?

OSVALDO: Non è questo, ma non puoi... tu sei sposata, tieni una casa e quello è sempre tuo marito!

ELENA: Lo so! Almeno un po' di tempo. Una lezione gliela devo dare!

OSVALDO: Non ti si può negare, l'importante e che dopo fai ritorno a casa e vi riappacificate, cos'è pazze! Mo, pensa a rilassarti un poco, io li chiamo per farli venire tutti domani, ho un ospite  importante e vuole conoscere tutta la famiglia. Figurati, se conosce te e tuo marito, io sto inguaiato!

ELENA: E che c'entra?

OSVALDO: Dovrebbe diventare mio socio e gli vorrei far trovare una famiglia unita. Elenù, ne va del futuro della mia famiglia, se tu e tuo marito non tenete alla vostra, non rovinate pure la mia!

ELENA: Ho capito... vuol dire che a mio marito non lo fai venire...

OSVALDO: E come faccio, sicuramente saprà che stai qui e vorrà venire pure lui. Comunque non ti preoccupare, sistemo tutto io tu devi solo mordere un po' il freno, almeno finchè non faremo la società, poi dopo litigate pure quanto volete...

ELENA: E va bene... lo faccio solo per te...

OSVALDO: Oh, meno male...

ELENA: Però una lezione, la deve prendere lo stesso!

OSVALDO: Si, ma mi raccomando, niente scenate davanti ai miei ospiti però! Non vorrei che andasse tutto a monte... adesso li chiamo... a proposito, la sedia e molto scassata?

ELENA: Abbastanza, perchè?

OSVALDO: Mo dico a Caterina di fare in modo di portarla quà, in paese c'è un ottimo ebanista amico mio. La facciamo tornare come nuova, con quello che costa l'arredamento oggi.

ELENA: E come se la portano appresso?

OSVALDO: Non ti preoccupare, nel bagagliaio della macchina di Caterina hai voglia di spazio. Famme fà a me, sistemo tutto io...  (prende il telefono e compone il numero) Mamma d''o Carmeno... speriamo bene!

SCENA DICIOTTO

Osvaldo

Mentre Osvaldo prova a telefonare, bussano alla porta, è il garzone del ristorante. Elena esce e va ad aprire.

OSVALDO:(al telefono)Pronto,Caterìna ascoltami attentamente… domani mattina monta in macchina con tutta la troupe e raggiungimi nella casa al mare... come perchè? Fa come ti dico... abbiamo un ospite importante a pranzo dal quale dipende il nostro     avvenire, Caterì, forse siamo salvi! Non mi chiedere niente, domani ne riparliamo. Ah, a proposito, vedi che Elena, a casa sua, deve avere una sedia luigi XVI rotta, dì a Claudio di portare tutti i pezzi, che la faccio riparare da Guglielmo qua al paese, lo sai anche tu che è un ottimo ebanista no? Caterì, mi hai sentito?

Mentre parla, rientra Elena con i cartoni delle pizze.

SCENA DICIANNOVE

Osvaldo, Elena

ELENA: Le pizze che hai ordinato... le porto in cucina...

Osvaldo gli fa cenno di andare.

OSVALDO: Ne farei volentieri a meno, ma porta pure il nonno! E prendi il monovolume Caterì, non ci arrivi da sola? Te l'ho detto, è della massima importanza. E’ vitale che siate tutti qua domani mattina, intesi? (attaccando) Allora a domani....

ELENA: (rientrando) Osvà, si fanno fredde.

OSVALDO: (a Elena) Aspè, mi è venuta una grande idea, telefono al ristorante, voglio chiedere se per caso fanno anche pranzi a domicilio su ordinazione...

ELENA:  Fa' presto...

OSVALDO: (componendo il numero) Se ti vuoi avviare, comincia pure, vengo subito...

ELENA: No, ti aspetto...

OSVALDO: (parlando al telefono) Pronto, la casa del buongustaio? Vorrei parlare con il titolare per favore... ah, è lei? Senta, io sono venuto poco fa ad ordinare delle pizze... no, no, veramente non le ho ancora assaggiate, ma credo che siano buone, non è per questo che vi chiamo... no, no, sono arrivate... fatemi parlare per favore... dunque, io sono l'ing. Osvaldo Lamberti e ho una casa nel parco di fronte al vostro ristorante... avrei bisogno di un pranzo completo per domani a casa mia, diciamo per una decina di persone... ho capito... e non mi potreste aiutare... ah! E datemi il numero di telefono... la chiamate voi? Ma, è un tipo affidabile, sapete, ho degli ospiti importanti e non vorrei fare brutta figura... va bene, allora mi affido a voi... passo in mattinata per concordare... d'accordo, buonanotte!

ELENA: Allora?

OSVALDO: Una cuoca, mi mandano una cuoca.  (va a versarsi del whisky da bere) Dice che ha vinto anche un sacco di premi, è una sua parente... e domani è libera, quindi, può prendere il lavoro...

ELENA: Perfetto, meglio di così! Adesso andiamo a mangiare la pizza, se no si fa fredda... poi ci andiamo a coricare...

OSVALDO: Perbacco, (posa il bicchiere) me ne dimenticavo, andiamo.

                                       SIPARIO

                                                FINE PRIMO ATTO


ATTO SECONDO

Il giorno dopo. La scena è la stessa del primo atto. Fervono i preparativi affinché, Osvaldo, possa ricevere nel migliore dei modi, colui che dovrebbe dargli una mano a risalire la china.

SCENA PRIMA

Basilio

Entrerà dalla comune con tanto di livrea e uno scalettino a tre ripiani in mano, con tono da maggiordomo stile inglese 800, ritto sul busto e fierezza nel camminare, anche se si denotano gli acciacchi dovuti all'età. Si avvicinerà al camino e vi aprirà la scala davanti, quindi con eleganza, toglierà la giacca e la poggerà sul divano piegandola per bene, dopo di ché, sfilerà uno strofinaccio di tela bianca infilato nella cintola dei pantaloni, e sempre con gesti misurati ed eleganti lo avvolgerà attorno alla testa tipo bandana, quindi, srotolerà un grembiulino arrotolato attorno alla vita e lo lascerà cadere sulle gambe, si avvicinerà al camino e prendendo dalla mensola lo spolverino, salirà sul piccolo scaletto e comincerà a lustrare il quadro che lo sovrasta. Nel preciso istante che si calerà per ridiscenderne entrerà Cecilia.

SCENA SECONDA

Cecilia, Basilio

Cecilia, entrando dalla comune, strapperà uno strofinaccio che ha tra le mani, questo gesto provocherà il rialzamento repentino di Basilio il quale crederà di essersi strappato il pantalone e si porterà una mano dietro a verificare. Mentre farà tale operazione Cecilia, portandosi verso l'apertura ad arco, aprirà i balconi per pulirne i vetri, darà un altro strappo al pezzo di stoffa, facendo capire a Basilio cosa abbia provocato quel rumore, quest’ultimo, con la solita calma ma sprezzante, scenderà dalla scala, infilerà lo spolverino a mo’ di spada nella cintola dei calzoni, prenderà gli strofinacci che gli ha fatto Cecilia e si avvierà verso la porta in seconda di sinistra. Ma mentre sta per uscire, Cecilia porterà due dita alla bocca ed emetterà un fischio di richiamo, poi, con la mano sinistra sotto il gomito destro e l'avambraccio teso in su roteando la stessa mano destra, gli farà una mossa come a dire, "sveglia!", quindi gli mostrerà la giacca che ha dimenticato sul divano, prendendola. Basilio poggerà lo scaletto accanto allo stipite della porta e tornerà indietro, si lascerà infilare  le maniche, quindi si abbottonerà e fatto dietro-front uscirà dalla porta dove era diretto.

SCENA TERZA

Cecilia, Osvaldo, Caterina

Osvaldo entra insieme a Caterina dalla veranda

Cecilia darà un'ultima aggiustata ai cuscini del divano, quindi, metterà delle caramelle nei vasi adibiti alla bisogna sul tavolino del salotto dopo averle prese da uno dei mobili.

OSVALDO: E non ce stato verso di convincerlo?

CATERINA: Macchè. Ha detto che se lo vedeva Elena, questa volta la gamba gliela spezzava davvero, gli ha promesso di buttarlo sotto con la macchina!

BUSSANO ALLA PORTA

Cecilia uscirà per andare ad aprire mentre Osvaldo e Caterina discorrono.

SCENA QUARTA

Osvaldo, Caterina

OSVALDO: Mamma d''o Carmene! Sa che ti dico? E meglio che Claudio non è voluto venire. Caterì, questa cena è troppo importante per il nostro futuro, e quei due, se stavano insieme, rischiavano di far saltare tutto. Bisogna che tutto sia perfetto! E' la nostra ultima ancora di salvezza!

CATERINA: Non ti preoccupare, ho già organizzato tutto. Puoi stare tranquillo...

OSVALDO: (mentre si prepara ad uscire) Vado a portare la sedia di Elena dal falegname, e vado a concordare per il pagamento della cuoca che mi hanno procurato. Se nel frattempo dovesse arrivare,  mi raccomando, pensaci tu...

CATERINA: Non ti preoccupare, vai tranquillo...

OSVALDO: (mentre esce) Caterì… mi raccomando…

CATERINA: Stai tranquillo! Non succederà niente di anormale..

SCENA QUINTA

Caterina, Silvia

CATERINA: (vedendo Silvia entrare) Dov'eri finita tu?

SILVIA: Sono andata un attimo a comprare della roba...

CATERINA: Fammi il piacere, dovresti occuparti del nonno affinché non combini qualche pasticcio dei suoi... tienilo occupato!

SILVIA: Non ti preoccupare, mi faccio dare una mano per una cosa...

CATERINA: Ecco...  (esce dalla comune) fai in modo che stia lontano dal combinare guai!

SCENA SESTA

Silvia, Cecilia

Cecilia entra con dei fiori da sistemare in un vaso

SILVIA: (a Cecilia che entra) Sai dov'è il nonno?

CECILIA: Appena arrivati è corso in paese e non è ancora rincasato.

Silvia ha in mano della plastica siliconata che mentre toglie lo zainetto dalle spalle e si sveste del soprabito, porge a Cecilia, la quale, adagia i fiori sul divano in attesa di sistemarli e accudisce Silvia

SILVIA: Stai attenta, ho fatto tanto per trovarla questa roba!

 

CECILIA: (disgustata) Ci avrei scommesso... non si deve trovare molto facilmente!

SILVIA: La prossima settimana ho un esame in fisica e mi serve per provare un nuovo esperimento, lo farò in garage, ma aspetterò che rientri il nonno...

CECILIA: (con voce intimorita, mentre con l'altra mano l'aiuta) Un nuovo... esperimento? Insieme al nonno? Alla signorina è già passata la voglia di fare l'attrice di teatro?

SILVIA: Che c'entra, questo è per la scuola, un esperimento sulla resistenza dei materiali... al massimo un po' di fumo...

CECILIA: Fumo?

SILVIA: Bé, si tratta sempre di un esperimento...

CECILIA: (ridà il materiale a Silvia e si pulisce le mani con il soprabito della ragazza) Voglio ricordare alla signorina, che non c'è fumo senza fuoco! La signorina ritiene più prudente che faccia tirare fuori le macchine dal garage, mettendole, diciamo, al sicuro?

SILVIA: Perchè? Si tratta di un esperimento innocuo...

CECILIA: Ricordo ancora l'ultimo esperimento innocuo tentato dalla signorina con l'aiuto del signor nonno... se la signorina mi permette, posso fare l'elenco dei danni provocati...

SILVIA: Per alcune bruciature a qualche tappeto?

CECILIA: Esattamente tre... senza contare l'arazzo della sala giochi...

SILVIA: Tre? Ne ricordavo due... comunque, subito spenti...

 

CECILIA: Solo perchè nelle vicinanze c'era l'autobotte dei pompieri che stava rifornendo...

SILVIA: Ma va... perchè ti preoccupi tanto?

CECILIA: Perchè nella zona non ci sono colonnine antincendio per il rifornimento, quindi, temo sia molto difficile che qualche autobotte possa trovarsi nei paraggi...

SILVIA: Che vorresti dire?

CECILIA: Sarebbe opportuno che la signorina prendesse seriamente in considerazione l'ipotesi di rimandare l'esperimento,almeno finché non saremo tornati nella casa di città!

SILVIA: Ma per favore...  io cerco soltanto di migliorare il mio voto in fisica... quanto sei pessimista!

CECILIA: (mentre si stropiccia le mani cercando di togliere il silicone) Prudente, solo prudente… comunque, se proprio insiste, almeno lasci che tiri via dal garage, l'estintore?

SILVIA: Ma no!

CECILIA: Se non ha bisogno d'altro?

SILVIA: No, no, grazie... aspetto il nonno...

CECILIA: (esce) Con permesso...

SCENA SETTIMA

Silvia, Cecilia

SILVIA: (seduta, esegue qualche sciogli-lingua) Sopra la panca, la capra campa, sotto la panca, la capra crepa... trentatrè trentini andavano trotterellando tutti e trentatrè...

BUSSANO ALLA PORTA

SILVIA: (appena sente il campanello della porta sobbalza contenta) finalmente! Sopra la panca, la capra campa, sotto la panca, la capra crepa... trentatrè trentini andavano trotterellando tutti e

  trentatrè...

SCENA OTTAVA

Silvia, Cecilia

Si vede fuori dalla comune Cecilia che passa per andare ad aprire. Poco dopo si sente il rumore di uno schiaffo, quindi si rivede Cecilia passare visibilmente contrariata, dritta e con lo sguardo fisso in avanti, appena scomparsa entra il nonno, con una mano a massaggiarsi una guancia.

SCENA NONA

Silvia, Nonno

SILVIA: Nonno!

NONNO: Silvia...  (imbarazzato) che fai qua? Invece di andare a fare una passeggiata sulla spiaggia...

SILVIA: Aspettavo te...

NONNO: Perchè, ti serve qualcosa?

SILVIA: Mi devi dare una mano con un esperimento che devo fare per la scuola...

NONNO: La mia dentiera non te la do più! Sono dovuto andare dall'odontotecnico per farla stare su un'altra volta, senza dover per forza tenere la bocca chiusa...

SILVIA: Ma no! La dentiera non mi serve...

NONNO: Meno male.

SILVIA: Sai nonno, ho un dilemma... e volevo un consiglio da te...

NONNO: Un dilemma, e su che cosa?

SILVIA: Stavo preparando per il saggio in teatro la parte di Eugenia, ne "gl'innamorati" di Goldoni, ma ho saputo che quando si fanno i provini, generalmente richiedono cose più impegnate, più seriose... e quindi ho deciso di farmi venire Ermia! Tu cosa ne dici?

NONNO: Brava, bell'idea! Così non ci vai e rimandi il provino! Ma te pare maje possibile che pe' nu provino, uno se fa venì 'na cosa 'e chella?

SILVIA: Ma che hai capito? Ermia è un personaggio di "sogno di una notte di mezza estate" di Shakespeare, è l'innamorata di Lisandro...

NONNO: E pecché t'ha vuò fa venì?

SILVIA: Farmi venire Ermia, è per dire, far entrare in me il personaggio che devo interpretare, e cioè, Ermia, in gergo teatrale così si dice... ho capito, non puoi essere di grande aiuto in questo, non ci resta che andare a provare l'esperimento. Hai mica uno spillone?

NONNO: Perchè fare?

SILVIA: Per l'esperimento, mi stava venendo una idea...

NONNO: Le mie chiappe sono al sicuro?

SILVIA: (ridendo) Non c'entrano, giuro!

NONNO: Allora lo possiamo rimediare...

SILVIA: Andiamo...

NONNO: Avviati. So dove e come procurarmi lo spillone.

escono entrambi.

SCENA DIECI

Cecilia

Rientra con un vaso pieno d'acqua, prende i fiori e li sistema.

BUSANO ALLA PORTA

Cecilia, sentito il campanello della porta si avvicinerà alla comune e vi si fermerà sotto, da un lato, rivolta verso il centro della scena. Si aggiusterà il grembiulino, la crestina, le calze, indi c.s. fischierà con le dita in bocca a chiamare il maggiordomo. Dopo di che si udrà un rumore di cocci, uno tonfo di caduta e quello dello scaletto che sbatte per terra...


SCENA UNDICI

Cecilia, Basilio

Basilio, si affaccerà dalla porta di seconda a sinistra con la bandana storta a coprire un occhio, poi, con le mani ai fianchi come dolorante, avanzerà zoppicando leggermente. Cecilia gli fa cenno con la mano di andare ad aprire

CECILIA: Gentilmente andreste ad aprire?! Quel corridoio per me è diventato un percorso di guerra!

dopo aver allargato le braccia, si toglierà il copricapo ed il grembiule e dolorante, si avvierà alla comune per eseguire, mentre Cecilia, uscirà per il lato opposto.

SCENA DODICI

Nonno, Basilio

NONNO: (entrando)Basì, e mi avete rovinato il piano! Perché siete venuto ad aprire voi? Voi, non vi dovete preoccupare di aprire la porta, avete ben altro da fare?

BASILIO: E ditelo a Cecilia!

NONNO: E a lei lo vorrei dire... ma se venite voi ad aprire?!

BASILIO: Non vengo più, d’accordo?

NONNO: Perfetto. Così mi piacete...

SUONA IL CITOFONO

BASILIO: Hanno bussato al citofono...

NONNO: (tenendolo per un braccio) Non è affar vostro! Allora abbiamo parlato a vuoto?

BASILIO: Ho capito!  (uscendo dalla veranda) ritorno ai compiti che mi ha dato la signora.

NONNO: Perfetto! D’accordo così.

SCENA TREDICI

Nonno, Cecilia

Cecilia rientra, posa un vassoio e va al citofono a rispondere, il nonno la segue. Poco dopo si ode uno schiaffo, Cecilia, impettita, rientra e va a sistemare sul vassoio alcuni piatti da portata, disponendoli uno ad uno mentre li prende dal mobile. E' seguita dal nonno che tiene una mano in faccia a coprire il segno delle cinque dita che lo hanno colpito

BUSSANO ALLA PORTA

Cecilia guarda prima verso il corridoio, poi verso il nonno, quindi, rigira guardandolo, l'ultimo piatto che ha preso dal mobile. A questo punto va ad aprire portando con se il piatto. Il nonno come prima la segue. Poco dopo si ode un rumore di piatto rotto e il nonno rientra con una mano in testa a massaggiarsi. Cecilia rientra e si incrocia con Basilio che stava entrando dalla veranda(o dalla comune).

SCENA QUATTORDICI

Nonno, Basilio, Cecilia

CECILIA: (burbera) Dov'eravate?

BASILIO: Di la...

CECILIA: La porta non l'avete sentita? Ho dovuto lasciare le faccende che stavo sbrigando...

BASILIO: Veramente non rientra nei miei compiti...

CECILIA: E chi ve l'ha detto? Perchè, nei miei c'è scritto: aprire la porta e farsi palpeggiare?

BASILIO: E che ne saccio!

NONNO: Non c'è scritto?

CECILIA: Non c'è! Altrimenti ci doveva essere pure: dopo il palpeggio schiaffeggiare il nonno!

Il nonno si porta una mano sulla guancia

BASILIO: (ignaro) E che ce azzecca 'o nonno?

CECILIA: (arrabbiata) Lo so io! La prossima volta, muovetevi prima... 'o dovremo servire nei piatti di carta!

BASILIO: So' fernuti chille ’e porcellana?

CECILIA: (esce) Se continua di questo passo, non dureranno molto. Questo è il quinto che si rompe...

BASILIO: Non capisco...

NONNO: (massaggiandosi la testa) Eh, è un periodo che gli scappa di tutto dalle mani...

BASILIO: (andando alla porta) Nervosetta?

NONNO: Alquanto... (segue Cecilia dalla comune)

SCENA QUINDICI

Nonno, Cuoca

La cuoca entrando con fare disinvolto e frettoloso, ha con se una borsetta e un cappellino che porge a Basilio che si accinge a portarli, quindi si guarda attorno alla ricerca di qualche interlocutore. Adesso rientra il nonno e la cuoca vedendolo lancia un esclamazione.

CUOCA: Ahh!Finalmente qualcuno!

BASILIO: (Ha prima un sussulto, quindi si precipita fuori) Madonna!

La cuoca rimanendo sola con il nonno e credendolo colui che l'ha assunta, comincia a dettare le sue regole.

CUOCA: Poche ma semplici regole...

NONNO: (la guarda) Come?

CUOCA: Prima di tutto, io non tocco e non parlo di danaro...

NONNO: Meglio così!

CUOCA: Quello, è ad esclusiva di Michele mio cugino che mi ha procurato l'incarico...

NONNO: Michele? Va bè, lo chiederemo a lui...

CUOCA: (lo guarda strano) In cucina non tollero estranei...

NONNO: Ah, se è per questo, nemmeno noi...

CUOCA: (c.s.) La presenza di una persona della casa, cameriera, maggiordomo, padrona di casa, o... lei, insomma, chiunque sia, è indispensabile solo una volta... all'inizio...

NONNO: Poi ce ne possiamo pure andare...

CUOCA: ...per mostrarmi dove sono gli attrezzi, mestoli, cucchiai, pentolini, tegamini, padelle, pentole e coperchi...

NONNO: Ma che facite a reclame d''e tielle?

CUOCA: Non tollero umorismo...

NONNO: Chi sa perchè, l'avevo sospettato...

CUOCA: Ove mai in casa vi fossero animali o peggio ancora bambini…

NONNO: Ehaa, che schifo! Ma non vi preoccupate… li abbiamo già sistemati!

CUOCA: (c.s.) Meglio così, non li tollero tra i piedi mentre lavoro... danno solo fastidio e fanno confusione...

NONNO: State tranquilla... il cane è impegnato in laboratorio, e la bambina è stata legata... cioè, volevo dire...

CUOCA: (interrompendolo c.s. ma con maggior intensità) Il menù è a scelta...

NONNO: Almeno in una cosa possiamo dire la nostra...

CUOCA: ...tra le pietanze che IO, vi darò da scegliere...

NONNO: Come non detto...

CUOCA: Io cucino...

NONNO: E io mangio!

CUOCA: (nervosa)Io dicevo, cucino! Per la pulizia delle attrezzerie usate, dovete provvedere da voi… io non faccio la sguattera…

NONNO: Per carità! Noi le buttiamo dopo l’uso...

CUOCA: Fate come credete... era mio dovere avvisarvi che appena finito, lascio tutto com'è...

NONNO: Per me potete anche non toccare niente... così non c'è ne inizio, ne fine...

CUOCA: Non capisco...

NONNO: Ah no? Ma chi siete? Siete venuta o vi hanno mandata?

CUOCA: Come sarebbe?

NONNO: (prendendola per un braccio) Sarebbe che se non ve ne anda…

In quel momento entra Caterina, giusto in tempo per fermare il padre che stava per mettere alla porta la cuoca.

SCENA SEDICI

Caterina, Nonno, Cuoca

CATERINA: Papà! Ma che fai?

NONNO: Stavo accompagnando la signora...

CUOCA: Scusate... vorrei capire...

NONNO: Ma che vuò capì, tu è parlato ddoie ore, e nun s’è capito niente, mo vulisse capì int’’a dduje siconne? (ripete il gesto)

CATERINA: Papà, papà... fermo...

CUOCA: Ma insomma... e che maniere... siete voi, o no che avevate bisogno di una cuoca?

NONNO: Una cuoca? Che cuoca? Quello di cui avrei bisogno non è certo una cuoca! Io nun posso nemmeno     mangià!

CATERINA: Papà, per favore togliti di mezzo… l'ha mandata a chiamare Osvaldo…

NONNO: E perchè? Cecilia non basta?

CATERINA: Non è per questo, e che oggi dobbiamo ben figurare con i nostri ospiti, e la signora, è una professionista… mo' hai capito?

NONNO: Una professionista? E lo poteva dire subito no!

CUOCA: So' tre ore che sto cercando di spiegarmi....

NONNO: E voi avete cominciato cu’‘e regole ‘e caccavelle,‘e tielle, ‘e piatte…

CUOCA: Appunto... è il mio modo di lavorare.

NONNO: Strano modo… anche se interessante! (prendendo Caterina sotto braccio e a parte) ma, il nostro ospite non è sposato?

CATERINA: E che c'entra papà?

NONNO: E che bisogno tiene di una professionista?

CATERINA: Papà! Lei è una cuoca!

NONNO: (dandole una pacca sul sedere) Mo così si dice? Cuoca?

CUOCA: Ma come si permette!

CATERINA: Papà, una professionista dei fornelli, una cuoca professionista! Mo hai capito?

NONNO: Ma allora è overo? siete una cuoca?

CUOCA: Lo potete ben dire...

NONNO: (guardandola) Sarà, ma ti assicuro che Cecilia sa il fatto suo!

CATERINA: Per favore non ti immischiare, se abbiamo deciso così, ci sarà un motivo no? Prego signora, la cucina è di qua...

CUOCA: Avevo già spiegato al signore, le poche e semplici regole che, mi piace siano osservate...

CATERINA: D’accordo, se avete la compiacenza di seguirmi, le rispiegherete a me e farò in modo che siano osservate... va bene?

CUOCA: Questo è parlare. Non come certa gente(allude con lo sguardo al nonno) che sa fare solo della sciocca ironia...

CATERINA: (mentre escono) La prego di seguirmi...

CUOCA: Con molto, piacere!

SCENA DICIASSETTE

Nonno

NONNO: (Il nonno rimasto solo prima rimugina) Sciocca ironia? Ma che ne saccio chi sì e che ce faje quà?  (non potendoci pensare) Sciocca ironia? Te ne accorgerai! I bambini e gli animali, mo' li

  affoghiamo perchè a lei danno fastidio! Cos'è pazze. (calmandosi) A proposito, quello che tiene in testa Cecilia, (si massaggia la guancia) penso che nun è cosa!

comincia a cercare qualcosa per tutta la stanza. Infine si porta verso il camino, guarda da ambo le parti laterali dello stesso, quindi vi si abbassa dentro a cercare.

SCENA DICIOTTO

Nonno, Cecilia

In quel momento entra Cecilia che vedendo la posizione

assunta dal nonno, strappa uno strofinaccio. Ciò provoca

il repentino rialzamento del nonno che sbatte con la

testa sotto il mensolone del camino credendo, come già

successo a Basilio, di essersi strappato il pantalone.

NONNO: Ahhh! Mannaggia a miseria... s'è stracciato 'o cazone... e mo' chi 'a sente a Caterina!  (vedendo Cecilia) Giusto te! (si massaggia la testa) Sei capitata come il cacio sui maccheroni...

CECILIA: (sorridendo) Non mi dite che vi fa ancora male la testa da prima?

NONNO: No, chesta è fresca! Mi dovresti fare un favore...

CECILIA: E quale?

NONNO: Mentre mi abbassavo sotto al camino...

CECILIA: E a che fare?

NONNO: Aspettavo 'a befana! Mi fai finire?

CECILIA: E finite...

NONNO: Dicevo... mi devo essere strappato il pantalone... (mentre tenta di slacciare la cintura) me la faresti una cucitura?

CECILIA: (a rimprovero mentre indietreggia) Ah, Ah! Cominciamo a    metterci in libertà?

NONNO: Ma che libertà e libertà!

CECILIA: Allora è un'altra scusa pe' 'me mettere 'e mmane 'ncuolle?

NONNO: Ma che dici? Giuro! Mentre… (si riporta al camino per ripetere il gesto) mi abbassavo ho sentito chiaramente un rumore di strappo...

CECILIA: (ripete lo strappo nell'istante in cui il Nonno si riabbassa) Così?

NONNO: (stessa scena, repentinamente si alza) Aeh! Se, se... stavolta s'adda proprio buttà! Comunque hai sentito?

CECILIA: Ho sentito questo, (strappa la stoffa) mi sembrano uguali!

NONNO: (allibito) Ma… (si tocca il pantalone dietro) allora… pure prima, si stata tu?

CECILIA: E’ capitato pure con Basilio...

NONNO: Con Basilio? 'O faje apposta allora, nun è capitato? E perché sfotti? Non ti prendere confidenze sai!

CECILIA: A parte il fatto che non vi avevo visto...

NONNO: Non ci credo!

BUSSANO ALLA PORTA

CECILIA: Devo andare ad aprire la porta...

NONNO: (seguendola, le guarda il fermaglio a spillone che ha in testa) Non devo fallire...

Appena scomparsi nel corridoio, si ode un altro schiaffo e subito il nonno rientra scontrandosi quasi con Basilio che viene fuori dalla comune. Si massaggia una guancia con una mano e nell'altra, regge uno spillone, tenendolo ben in vista.

NONNO: (a Basilio) E, ma questa volta ne è valsa la pena...  (esce) era questo quello che mi serviva per l'esperimento che sta facendo 'a guagliona...

SCENA DICIANNOVE

Cecilia, Basilio

BASILIO: Che avrà voluto dire?

CECILIA: (rientrando a Basilio) Adesso arrivate?

BASILIO: Shhh... non gridare!

CECILIA: Come ve lo devo dire che io non la voglio aprire più 'sta maledetta porta!

BASILIO: Shhh... e ti ho pregato! Vuol dire che 'a muramme va bene?

CECILIA: Pazziate vuje... se stanno cunzumann''e mmane...

BASILIO: Uha! P'arapì qualche volta 'a porta?

CECILIA: Nossignore... a furia 'e dà ceffoni 'o nonno! Ogni volta me lo trovo dietro, e me sento 'e mmane pe' tutt''e parte...

BASILIO: Nu vicchiariello che allonga 'na mano morta...

CECILIA: Ma quà morta? Cchiù vive 'e chelle nun ce ne stanno! Me pare nu purpo... ma addò 'e piglia tutte chelli mmane? So' cos''e pazze...

BUSSANO ALLA PORTA

  Avete sentito? Andate, andate ad aprire forza!

BASILIO:(mentre va ad aprire) Tene paura 'e qualche ata ranfetella…

CECILIA: Su, su, ranfetella, andate...

Basilio va ad aprire mentre Cecilia prende altri piatti dal mobile.

SCENA VENTI

Cecilia, Basilio, Eugenio

BASILIO: (introduce l'ospite presentandolo a Cecilia) Questi è il Baroncìno Eugenio Fontana.

CECILIA: (ironica) Ah si? Molto piacere!

BASILIO: Siccome è da poco finita la corsa, solo adesso si è potuto liberare...

CECILIA: Fa' il corridore?

EUGENIO: Io?

BASILIO: Non hai capito...

CECILIA: Allora fa parte della giuria...

EUGENIO: (a Basilio) Ma così si perde tempo...

BASILIO: Avete ragione, nossignore, non fa' ne il corridore ne parte della giuria, si deve incontrare con la signora...

CECILIA: Ah! E aspettate quà, la chiamo subito... (mentre esce) Ma che ci faceva in mezzo alla corsa... bah!

EUGENIO:S'è fissata!(sospirando)Ahhh… che s'adda fà pe''na cavalla!

BASILIO: Donna Lucia non è vero?

EUGENIO: (straziato, sbatte un piede a terra colpendo Basilio come in precedenza aveva fatto Elena) NO! Non profferite quel nome! Per me, è come un'amante...     gioia e dolore!

BASILIO: (in una smorfia) E che dolore!!!

EUGENIO: Siete mai stato ad una corsa di cavalli?

BASILIO: No...

EUGENIO: E allora non potete capire l'ebbrezza che vi dona una criniera al vento, (declamando come se stesse vedendo la scena) l'emozione che si prova mentre corre verso la meta... che gioia! (con enfasi, indicando    un punto con la mano) il traguardo... eccolo...

BASILIO: L'ha tagliato?

EUGENIO: (tornando serioso prende Basilio per un braccio e lo trascina per la stanza fin sotto il muro) E quì arriva il dolore! (arrabbiato) Nun ghiesce da   reta nu stuppolo 'e cavallo e te fà ncopp''o traguardo?

BASILIO: Ueh... baroncì? E non è da voi...

EUGENIO: Perdonate... ma quanno ce vò, ce vò!

BASILIO: Comunque, adesso arriva la signora, vi lascio perchè avrete da parlare a quattr'occhi... (andando via) baroncì, mi raccomando, cerchiamo di darle una mano ci tengo molto...

EUGENIO: Se posso, perchè no... (ritmando) per-ché-no...

SCENA VENTUNO

Caterina, Eugenio

CATERINA: (entrando) Prego, mi hanno detto che volevate parlare con me?

EUGENIO: Io? Veramente, sono stato invitato... la persona che mi ha contattato, mi ha detto tutto... (alludendo con un sorrisetto) la sedia è rovinata...

CATERINA: Ah! (tra se) Deve essere il falegname che ha contattato Osvaldo... (a Eugenio) già qui?

EUGENIO: (credendo ad una battuta ironica) E prima non ho potuto, era appena partita donna Lucia, e se non arrivava...

CATERINA: E avete aspettato tutto il tempo?

EUGENIO: Si capisce, non potevo andarmene, dovevo sapere prima come arrivava...

CATERINA: Era un viaggio pericoloso? E come è arrivata?

EUGENIO: (deluso e arrabbiato) Ma che arrivata, non ne parliamo, mi è costata cento euro!

CATERINA: Addirittura! E nun è nemmeno arrivata… ma veniamo al nostro caso che dite si può fare?

EUGENIO: Certamente! Chiaramente, tutto dipende da come, lo si vuole fare, mi capite?

CATERINA: Certo, certo, e non per sembrare venale, ma quanto verrebbe a costare?

EUGENIO: Beh considerando la delicatezza dell'intervento, (dandole un occhiata da dietro) visto l'oggetto e calcolando che ci vuole sicuramente un po' di tempo, non mi posso impegnare per meno di millecinquecento euro.

CATERINA: Che cosa?!

EUGENIO: Sapete, ho una reputazione da difendere, e poi, il rischio non lo calcolate?

CATERINA: Pe' da' quatte butticelle cu' nu martelluccio?

EUGENIO: Bé, adesso non mi pare il caso di offendere! E poi, con quel martellino, come dite voi, ho avuto le mie soddisfazioni sapete?

CATERINA: No, no, no non ci siamo, è troppo!

EUGENIO:Ma che credete che si riduca tutto alle quattro martellate? C'è il fattore umano da considerare, i sentimenti messi in gioco, e poi non vi nascondo, (c.s.) anche lo sforzo per far apparire agli occhi, quello che non è!

CATERINA: Scusate ma come lavorate?

EUGENIO: Beh, ognuno ha i suoi metodi, ve ne accorgerete! Io però, vi garantisco la riuscita del lavoro, con me, tutto tornerà come prima, come se non fosse mai successo niente...

CATERINA: E lo credo, con quella cifra!

EUGENIO: Certo, è la prima volta che non sono io a cominciare, ma questo non mi crea problemi, e a voi?

CATERINA: Ah, no no, sia ben inteso, se vi do il lavoro, ci dovete mettere mano solo voi. Ma che scherziamo? Uno schienale del genere, tutto originale, e quando vi capita un'altra volta?

EUGENIO: (le guarda il posteriore c.s. e in tono di preghiera guardando in alto allarga le braccia) Be, veramente, confido in mio padre, affinché non mi capiti più!

CATERINA: Vostro padre?

EUGENIO: E' una questione di eredità, sapete...

CATERINA: Come sarebbe?

EUGENIO: Che se mio padre si decidesse a darmi quanto mi spetta, non avrei più bisogno di abbassarmi a fare questi tipi di lavoretti! Ma queste sono cose mie...

CATERINA: Abbassarvi? scusate ma non capisco...

 

bussano alla porta

Caterina si affaccia alla comune e chiama Basilio per farla andare ad aprire

 

  Scusate un attimo... Basilio, Basilio...

EUGENIO: Per carità... fate con comodo... fate con... (guarda verso la porta) co...mo...do...

CATERINA: Basilio… Basilio!

EUGENIO: (riguardandole il sedere) Ehhh! Che s'adda fà pe’‘na cavalla!

SCENA VENTIDUE

Eugenio, Caterina, Basilio

BASILIO: (entrando da una porta diversa da quella dove sta chiamando Caterina) Mi volete?

CATERINA: Basilio, hanno bussato... io sono con il signore...

BASILIO: Vado subito... (esce per andare ad aprire) con permesso...

SCENA VENTITRE

Caterina, Eugenio

CATERINA: Scusate...

EUGENIO: Per carità, siete in casa vostra...

CATERINA: Allora mi stavate dicendo?

EUGENIO: Che aspetto un'eredità che...

SCENA VENTIQUATTRO

Caterina, Eugenio, Basilio

BASILIO: (entrando, annuncia ed esce) Il signore Osvaldo, vostro marito...

SCENA VENTICINQUE

Caterina, Eugenio, Osvaldo, Artemio, Gabriella

EUGENIO: Vostro marito?

CATERINA: Meglio, così vi...

EUGENIO: (non dandole il tempo di finire la abbraccia) Allora, cominciamo subito! Oh, cara...

CATERINA: (cercando di divincolarsi) Ma cosa fate?

OSVALDO: (entra insieme a De Sanctis e relativa signora e rimangono di stucco) Gueh... mah....

EUGENIO: (la trattiene) Bene, bene, continuate così! Dai non resistermi...

CATERINA: (lo allontana adirata) Ma che te vene!

OSVALDO: Ma, voi... (a Artemio) Dio, ancora lui!

ARTEMIO: (alludendo alla presenza della moglie)Badate bene a quello che dite...

CATERINA: (cercando aiuto e giustificazione) Insomma... Osvaldo!

GABRIELLA: (Dubbiosa) Ma che succede?

ARTEMIO: (nel goffo tentativo di aggiustare tutto) Oh... nulla cara, non temere... sono la sorella con suo cognato...

GABRIELLA: Il cognato della sorella?

ARTEMIO: (cercando di farle capire, addita Osvaldo) Sua sorella!

CATERINA: Che sorella? Che cognato?

OSVALDO: (interrogando) Mia, sorella?

GABRIELLA: E suo cognato?

ARTEMIO: Ma no!

OSVALDO: (capendo) Con il marito...

CATERINA: Che marito?

GABRIELLA: Il marito di chi?

ARTEMIO: (si picchia in fronte col palmo della mano aperto) Cominciamo bene!

OSVALDO: (cercando di capire, guarda Artemio che annuisce) Mia sorella con suo marito?

ARTEMIO: (a Gabriella indicando prima Caterina) Sua sorella (quindi indica Osvaldo) con suo cognato!

OSVALDO: Finalmente!  (fingendo imbarazzo) Ma fate sempre moine...  (ai suoi ospiti) Mia sorella e il marito... da quando hanno saputo che l'amore non è bello se non è litigarello, stanno sempre a farsi scaramucce...

GABRIELLA: (sollevata ma frastornata) Ahhh… molto piacere...

ARTEMIO: (alla moglie) E' vero cara, ma dopo sono più uniti di prima, sapessi che famiglia unita e seria è la loro...

OSVALDO: Avete voglia! Ma, caro cognatino... (a Eugenio che si è appartato) che ti succede?

EUGENIO: (imbambolato) Mi dovete scusare, mi devo essere perso qualcosa...

CATERINA: (non sapendo che fare a Osvaldo) Ma che dici?

OSVALDO: (prendendo Caterina per un braccio) Ti prego, per questa volta perdonalo... a tuo marito...

CATERINA: Ma fusse mpazzuto?

GABRIELLA: E su, non vi fate pregare... d'altronde,(con enfasi) un trasporto simile, lo sognano tutte le donne...

CATERINA: Ma che state dicendo?

OSVALDO: (c.s.) Su, su... porta tuo marito a fare una passeggiata sulla spiaggia, io intanto faccio vedere la casa ai... (calcando) nostri ospiti!

EUGENIO: (ancora più dubbioso) Sono sicuro… qualcosa mi dev'essere sfuggito!

OSVALDO: (prendendolo sotto braccio) E tu caro cognatino… (a parte) dopo facciamo i conti! Adesso è meglio che state al gioco se ci tenete alla vostra di salute… (in modo che sentano) vai con tua moglie, a fare una passeggiata...

EUGENIO: Ahhh, certo, certo… noi, stavamo scherzando. (a Caterina abbracciandola la porta via) non è vero cara?

CATERINA: Si, si, andiamo (a parte a Osvaldo mentre escono) Dopo mi spiegherai!

SCENA VENTISEI

Osvaldo, Artemio, Gabriella

OSVALDO: (osservandoli fuori mentre vanno) Guèh! Piano! No, dicevo… piano con le effusioni… conservatene qualcuna per la prossima scaramuccia…

GABRIELLA: Però… si vede che è una coppia che si vuole molto bene…

OSVALDO: Ehhh! Sapeste il bene che gli voglio io a mio cognato...

ARTEMIO: (piano a Osvaldo) Ve la siete cavata egregiamente, fortuna che vostra sorella non ha opposto resistenza...

OSVALDO: Quella è mia moglie!

ARTEMIO: Perdinci!

OSVALDO: Quell’uomo deve avere un sesto senso...

GABRIELLA: Non ci vuole molto a far felice una moglie in fondo…

ARTEMIO: Badate bene a quello che dite!

OSVALDO: (ironico) E' vero... basta n'aspirina umana!

GABRIELLA: Come dite?

ARTEMIO: Già! Che dite!

OSVALDO: Oh... mi riferivo a... cupido...

GABRIELLA: (sorridendo) Ahhh...

ARTEMIO: (preoccupato) Ahhh...

SCENA VENTISETTE

Osvaldo, Artemio, Gabriella, Basilio

BASILIO: (entra molto preoccupato) Se permettete...

OSVALDO: Che ato è succieso?

BASILIO: Vostro suocero, l'esperimento in garage...  urge la vostra presenza!

OSVALDO: Ho capito tutto... (ai due) Mi volete scusare un attimo... accomodatevi, li ci sono delle caramelle, se desiderate altro possiamo provvedere...

GABRIELLA: Andate pure le caramelle vanno bene, sono una golosona…

ARTEMIO: Aspettiamo... non ci mettete molto però...

OSVALDO: Vi prego…(uscendo insieme a Basilio) Proprio adesso! Che succieso?

SCENA VENTOTTO

Artemio, Gabriella, Silvia

SILVIA: (entra piano e si pone giusto in mezzo alle spalle dei due che sono seduti cominciando a recitare una parte da Gl'innamorati di Goldoni. I due hanno un sobbalzo e lanciano in aria le caramelle che avevano preso guardaola con timore)Che cosa avete signora sorella che mi guardate così di mal occhio?

GABRIELLA: Io? Ma...

SILVIA: Bella davvero! Che cosa vi ho fatto, che non mi potete vedere?

GABRIELLA: A voi? Non ho il piacere...

SILVIA: (avvicinandosi al vaso di fiori ne prende alcuni) In verità mi fareste ridere.

ARTEMIO: Gueh, scostumata!

SILVIA: Avete tanta compassione per il signor Fulgenzio?

GABRIELLA: Ma chi lo conosce!

SILVIA: (annusa i fiori, quindi si porta alle loro spalle) Ed io scommetto che non passano due ore, che Fulgenzio è qui, e mi prega; e se voglio, mi domanda ancora perdono.

GABRIELLA: Davvero? E' sono contenta per voi...

SILVIA: Eh! Non sarebbe la prima volta.

GABRIELLA: Brava!

ARTEMIO: E' recidiva! Sentite signorina...

SILVIA: (Da dietro al divano porge i due fiori prima all’ uno poi all’altra) E anch'egli si può compromettere dell'amor mio.

GABRIELLA: (prendendo il fiore rimane immobile, parla muovendo solo la bocca) Ah, si?

SILVIA: E che cosa finalmente gli ho fatto?

GABRIELLA: E che ne so...

SILVIA: Sono sempre io quella che lo fa inquietare? (portandosi di fianco a loro) Parmi ch'egli sia sofisticato e puntiglioso più di me.

GABRIELLA: (al marito) Ma come parla?

ARTEMIO: (come Gabriella, muove solo la bocca) Eh, questi giovani d'oggi!

SILVIA: Oh, voi sapete assai quello che vi dite.

ARTEMIO: (c.s.) Ha sentito...

GABRIELLA: (c.s.) Ti ho sempre detto di parlare piano!

SILVIA: (passandogli davanti, gli toglie i fiori dalle mani e li va a riporre dove li aveva presi)Sua cognata io non la posso vedere.

GABRIELLA: (intimorita) E che v'ha fatto?

SILVIA: Non mi ha fatto niente… (esce dalla comune) ma non la posso vedere.

ARTEMIO: (asciugandosi il sudore) Gesù… adda essere pazza!

GABRIELLA: Ma chi era?

ARTEMIO: E che ne sò!

GABRIELLA: Se quella poveretta nun l'ha fatte niente... perchè non la può vedère?

ARTEMIO: Ma, 'a cognata 'e chi po'?

                                               

GABRIELLA: Ma dove mi hai portato?

ARTEMIO: (accorgendosi del rientro di Osvaldo) Zitta, zitta, stà tornando...

SCENA VENTINOVE

Osvaldo, Artemio, Gabriella

OSVALDO: (rientrando) Perdonate… sono mortificato… poi vi spiego…

ARTEMIO: Ma si figuri…

GABRIELLA: Per carità…

OSVALDO: Vogliamo fare due passi in spiaggia… Così approfittando della splendida giornata… parliamo un poco anche di affari?

GABRIELLA: Con vero piacere. Stavo per proporlo io...

ARTEMIO: Quand'è così, andiamo pure… non sarò certo io a tirarmi indietro… voglio, proprio vederla questa spiaggetta…

OSVALDO: Eppure, ho la sensazione che voi, già la conosciate…

ARTEMIO: (imbarazzato) Ehmmm… e come potrei?

OSVALDO: E' la stessa che avete voi di là, nel vostro appartamento…

GABRIELLA: Nel nostro appartamento abbiamo una spiaggia?

ARTEMIO: Vi avevo pure detto di badare a quello che dicevate!

OSVALDO: Uhh! Ma forse la signora... è all'oscuro?

GABRIELLA: Di cosa dovrei essere all'oscuro?

ARTEMIO: Ancora? Insistete!

OSVALDO: (non sapendo come parare) Forse è meglio se ve lo dice vostro marito…

ARTEMIO: Di questo faremo i conti! Niente cara… si parlava dell'appartamentino che ho preso in questo parco, per le vacanze…

OSVALDO: (cercando di essere di aiuto) Sicuro! Ve lo voleva regalare per il vostro compleanno…

GABRIELLA: Ma... il mio compleanno è già passato...

ARTEMIO: (mettendoci una pezza) E non ho fatto in tempo… sai, la burocrazia, il rogito… i documenti…

OSVALDO:(capendo di essere sulla cattiva strada)Se volete seguirmi… parlerete di questo più tardi…

GABRIELLA: Oh, caro, tu avresti fatto questo per me?

ARTEMIO: Ehmmm... certo...  (a Osvaldo) mi dovete un appartamento!

OSVALDO: (deglutisce) Poi ne parliamo...

SCENA TRENTA

Osvaldo, Artemio, Gabriella, Silvia

SILVIA: (entra con un libro in mano e si avvia alla veranda seguita dallo sguardo dei tre mentre recita) Io non le porto odio, ma non la posso vedere...

OSVALDO: Silvia...

ARTEMIO: S'è fissata?

GABRIELLA: (ad Artemio) Deve essere la cognata del tuo amico...

SILVIA: (mentre esce) Si tenga le sue finezze; meno che io la vedo, sto meglio.

OSVALDO: Brava! Ma proprio mo'? (ai due) Lasciate che vi spieghi...

BUSSANO ALLA PORTA

ARTEMIO: Signor Osvaldo... non per sembrare sfacciato, ma vi posso fare una domanda?

OSVALDO: Chiedete pure...

ARTEMIO: Ma vostra cognata, che tipo è?

OSVALDO: Mia cognata?

GABRIELLA: (lo prende per un braccio e lo trascina fuori) Non essere impertinente e ficcanaso…

escono

SCENA TRENTUNO

Cecilia, Guglielmo

CECILIA: (che è andata ad aprire) Prego, si accomodi...

GUGLIELMO: La signora Elena Morabito è in casa? Avrei un preventivo da consegnarle...

CECILIA: La signora Elena? Ve la chiamo subito... (uscendo) attenda un attimo...

                                                  

Guglielmo si guarda intorno per ingannare l’attesa. Si avvicina al divano, quindi prende una manciata di caramelle dal vassoio sul tavolino e le mette in tasca, una la scartoccia per mangiarla buttando la carta a terra, quindi ci ripensa e la spinge con il piede sotto al divano, guardandosi attorno.

SCENA TRENTADUE

Elena, Guglielmo

ELENA: (entrando) Buongiorno... Basilio vi ha detto il motivo per il quale vi ho fatto chiamare?

GUGLIELMO: (toglie dalla bocca la caramella e la infila in tasca) Basilio?

ELENA: Va bè, non ha importanza, vi spiego tutto io, da capo...

GUGLIELMO: Spiegare? Che cosa? Io dovrei...

ELENA: Perfetto! Preferite passare subito ai fatti, meglio così! In verità.. (girandogli intorno lo osserva da capo a piedi) solo il vestito... non ne avete di più decenti?

GUGLIELMO: Faccio proprio schifo? Se lo sapevo, mettevo il frac...

ELENA:Il frac?No,meglio di no… va be’, provvederemo anche a quello…

GUGLIELMO: Ma... si può sapere....

ELENA: Non possiamo più aspettare! Avete un piano?

GUGLIELMO: Un piano? L'abbiamo uno da riparare, ma...

ELENA: Spiritoso? Lo preferisco... io avrei pensato di cominciare con il telefono...

GUGLIELMO: (tirando dalla tasca una busta cerca di sbirciare sul foglio in essa contenuto) Non capisco...

ELENA: Vi do il mio numero di casa, voi farete, qualche telefonata di tanto in tanto, che poi si intensificano, naturalmente quando risponde lui, si riattacca...

GUGLIELMO: Ah, quando risponde lui... si riattacca...

ELENA: (incalzante) Poi, continuerei con dei fiori… tanti fiori, molti fiori…

GUGLIELMO: (c.s.) Troppi fiori!

                                                        

ELENA: Naturalmente, che farete mettere a mio carico, state senza pensiero...

GUGLIELMO: Naturalmente, e chi ce penza!

ELENA: Ovviamente non può mancare l'invito a cena...

GUGLIELMO: Ah, c'è anche l'invi...

ELENA: (sempre più incalzante) Un ristorante di lusso… di quelli dove si cena a lume di candela, un posto romantico insomma...

GUGLIELMO: Naturalmente...

ELENA: Infine, il regalo! Un collier, o meglio un visone ecco, una pelliccia e quello che fa al caso nostro...

GUGLIELMO: Al caso nostro? Qua caso? Non ho capito il caso...

ELENA: Non vi preoccupate, penso a tutto io, voi dovete solo mettermi a disposizione il vostro Ceppo, che so di nobili origini,  ovviamente, sarete ben ricompensato per questo...

GUGLIELMO: Ah! Ho afferrato il caso! Vi ringrazio,ma non credo che il mio caso, faccia al caso vostro!

ELENA: Rifiutate?

GUGLIELMO: Rifiuto! E in quanto al mio ceppo… scelgo io a disposizione di chi metterlo!

ELENA: Ma, Basilio non vi ha spiegato la gravità della situazione? Io ho bisogno di aiuto, non resisto più!

GUGLIELMO: Addirittura! Così urgente?

ELENA: Devo, devo assolutamente fare in modo, che a mio marito rimanga, un senso di colpa...

GUGLIELMO: E, ma così facendo, credo che gli rimanga pure qualcos'altro!

ELENA: E donna Lucia? Senza soldi come pensate di puntarla?

GUGLIELMO: Io quando punto qualcuno, nun tengo bisogno ‘e denaro, e po', chi è 'sta donna Lucia?

ELENA: Adesso fate finta di non conoscerla? La bella puledrina di tre anni?!

GUGLIELMO: Signora! Non vi autorizzo! Ma per chi mi avete preso? Manco fossi nu pedofilo! Non sia mai sente     qualcuno, chi sa che se po' credere... e adesso, se permettete, me ne vado!

ELENA: Così? 

GUGLIELMO: (bloccandosi) M’ha visto!(toglie le caramelle dalla tasca e le mette nel vassoio) nun ‘e voglio cchiù! Cos’’e pazze!

                                                    

ELENA: E questo è tutto?

GUGLIELMO: (si ricorda della carta che ha spinto sotto al divano, quindi vi si abbassa la prende e mette anche quella nel vassoio) Ma ‘a quanto tiempo stiveve spianno?

ELENA: (lo guarda come inebetita) Non capisco…

 

GUGLIELMO: (mentre esce prende la busta dalla tasca)Ah, nu mumento…ero venuto per questo. 

   

ELENA: (interrogandosi) Non capisco… per questo? (vedendo che è il preventivo del falegname per la riparazione della sedia) Ma allora voi siete il falegname?!

GUGLIELMO: Apprendista ebanista prego! Non mischiamo. (Mentre esce si ritrova in tasca la caramella che aveva cominciato a mangiare. Nel frattempo entra Basilio, gliela porge in mano e va via) E pure questa… nun vulesse passà pe’ mariuolo! A voi, buongiorno!

BASILIO: (prende la caramella e sentendola appiccicosa storce il viso in segno di schifo) A me? …Buongiorno.

SCENA TRENTATRE

Elena, Basilio

ELENA: Giusto voi...

BASILIO: Io? (mentre pulisce le mani dopo aver riposto la caramella in tasca velocemente)

ELENA: Ma che avete combinato?

BASILIO: E che ho combinato... la dovevo buttare per terra?

ELENA: Bell'affare! Allora è vero che non bisogna mai fidarsi degli amici...

BASILIO: Gli amici vostri così fanno? (prende la caramella e la butta per terra) Se ci tenete tanto…

ELENA: Ma che fate? Raccogliete!

BASILIO: Non vi volevo offendere… (la raccoglie e la rimette in tasca) Così va meglio?

ELENA: Insomma!Intendevo chemi avete fatto parlare con l’ebanista!

BASILIO: Qual'ebanista? Non avete parlato con il baroncino?

ELENA: Qua baroncino… dopo mezz’ora mi sono accorta che era il falegname che ha chiamato Osvaldo.

BASILIO: Vi assicuro, che ho fatto entrare il baroncino e che stava aspettando voi...

ELENA: E quà non s'è visto!

BASILIO: Chill'animale! E dove può essere andato?

ELENA: E che ne so! Me lo dovreste dire voi...

BASILIO: E che ne so! Se lo sapevo... io ero convinto che stava aspettando quà... facciamo così, io adesso vado a vedere se riesco a trovarlo, e ve lo porto personalmente...

ELENA: Ecco, bravo! Basì, 'a vulimme fa st'italia si o no?

BASILIO: Signora Elena... io credo che per tenere legato a voi vostro marito, più che l'italia... dovreste decidervi a fare qualche italiano!

ELENA: (pensosa) Voi dite?

BASILIO: (uscendo) Ci potete scommettere...

ELENA: (risoluta) Forse potete anche avere ragione, ma mo' 'na lezione è d'obbligo!

SCENA TRENTAQUATTRO

Osvaldo, Artemio, Gabriella, Elena

OSVALDO: (mentre rientrano) Ed è così, che mi venne l'idea...

GABRIELLA: Siete un genio! permettetemi di dirlo...

ARTEMIO: Non c'è dubbio che mi avete destato non poche preoccupazioni con la vostra trovata. Adesso però, possiamo fare grandi cose insieme…

OSVALDO: (indicando Elena) Permettetemi di presentarvi mia sorella…

GABRIELLA: Molto lieta, non ci avevate detto di avere un'altra sorella…

OSVALDO: Sorella? Ho detto sorella?

ELENA: E perchè, che avresti voluto dire?

OSVALDO: (imbarazzato) Perdonate... siccome le voglio troppo bene, la rispetto un po' troppo, è per me, è una sorella...

GABRIELLA: Ma che stai dicen...

OSVALDO: (cercando di farsi intendere da Elena) Ha ragione ad essere risentita.(ai due)Anche se me ne vergogno, devo confessare che per i problemi che vi ho accennato poco fa, ultimamente, ho trascurato un pochino mia moglie, vero cara?

ELENA: Osvà, ma ti senti bene, si?

OSVALDO: Vi prego di scusarla, è un po' timida...

GABRIELLA: E ha ragione però, scusate! Parlare di questi argomenti con degli sconosciuti... non stà bene! Perdonateli mia cara... gli uomini quando ci si mettono, sanno essere dei gran cafoni...

ELENA: Non ho capito molto, ma su questo, avete fortemente ragione!

OSVALDO: (cercando di tagliare) Ma piuttosto, permettetemi di offrirvi qualcosa da bere... un martini va bene?

ARTEMIO: Per me, è ottima come scelta e tu cara?

GABRIELLA: Anche per me grazie...

OSVALDO: (cerca di liberarsene) Elena, vuoi per favore pensarci tu?

ELENA: Certamente… (mentre sta per uscire a Osvaldo) Ma che cavolo sta succedendo?

OSVALDO: (tra le labbra) Dopo ti spiego, reggimi il gioco...

SCENA TRENTACINQUE

Osvaldo, Artemio, Gabriella, Cecilia, Cuoca

CECILIA: (entrando in fretta) Signor Osvaldo, qua c'è la cuoca che vi deve dire qualcosa...

OSVALDO: A me?

CECILIA: E non sono riuscito a trovare la signora...

ARTEMIO: Ma come? Se era qui?!

CECILIA: Quì? Ma...

CUOCA: (entrando come una furia con una cucchiaia di legno sporca di salsa in mano) Quando venni, vi dettai poche ma semplici regole, lo potete negare?

OSVALDO: A me? Veramente...

CUOCA: (agitando la cucchiaia) Tra di esse vi era quella che non volevo estranei in cucina...

OSVALDO: (guarda gli ospiti imbarazzato) Ma perchè, chi è entrato in cucina?

CUOCA: (c.s. agita la cucchiaia) Proprio il signore con il quale ho parlato per primo...

OSVALDO: (imbarazzato guarda verso il tappeto e si morde le mani) E chi è?

CUOCA: Quello anziano...

OSVALDO: E te pareva! Mio suocero...

CUOCA: Non so chi esso sia, so solo che mi stà dando enormemente fastidio... (agita la cucchiaia in modo sempre più forte) entra ed esce in continuazione mettendo le mani dappertutto, e a me non sta bene...

CECILIA: E ditelo a me!

CUOCA: Se continua tale andirivieni… (mentre esce)sarò costretta ad abbandonare il lavoro…

OSVALDO: E io a buttà ‘o tappeto! (indicandolo) Guardate llà guardate… chino è sugo! (riprendendosi) Adesso provvedo io… (agli ospiti) Abbiate pazienza… sono mortificato… (esce per la comune cominciando ad urlare già dal posto) Suocero! Ma insomma…

SCENA TRENTASEI

Cecilia, Artemio, Gabriella

CECILIA: (ai due) E'inutile che lo cerca in cucina...

ARTEMIO: A no?

CECILIA: Noo! Quello è già andato in garage!

GABRIELLA: In garage?

CECILIA: Per l'esperimento...

ARTEMIO: Esperimento?

GABRIELLA: Che tipo di esperimento?

ARTEMIO: (sorridendo) Come rompere le scatole a una

  cuoca!

CECILIA: Noo… con la nipote… Silvia… non sò che dovevano provare...

SCENA TRENTASETTE

Elena, Cecilia, Artemio, Gabriella

ELENA: (rientra reggendo un vassoio con dei martini)Cecilia! Questo veramente era compito tuo... che stai facendo?

ARTEMIO: Oh, ci stava delucidando sull'esperimento...

ELENA: Vai a preparare per il pranzo… (ai due) Vogliate scusare per l'inconveniente…

ARTEMIO: Ma di cosa? Non c'è nulla da scusare… (alla moglie) temo che sarà un pranzetto alquanto movimentato…

SCENA TRENTOTTO

Elena, Artemio, Gabriella

ELENA: (invitandoli a sedere di fianco a lei, sul divano) Volete accomodarvi?

GABRIELLA: (andando a sedere) Grazie...

ARTEMIO:(seguendola)Prego cara,dunque,come dicevamo, vostro marito…

ELENA: Non me ne parlate!

GABRIELLA: Addirittura?

ELENA: Non dovrei dirlo, ma mi devo sfogare con qualcuno...

ARTEMIO: (incuriosito) Prego, dite, dite pure...

ELENA: E' un vigliacco, un ipocrita e un farabutto… e corre dietro ad ogni sottana!

ARTEMIO: (sorpreso) Ma...

GABRIELLA: Ecco spiegato perchè, la tratta come una sorella...

ELENA: (cambiando tono e gridando) Sorella un corno!

I due con un balzo si allontanano quasi versandosi il martini addosso

  Oh, ma… be, ho già detto troppo! (calmandosi) Vi prego di scusarmi… (li invita) ma prego, sedete…

ARTEMIO: (spingendo la moglie avanti) Vi prego, continuate...

GABRIELLA: (opponendo resistenza) Su, cara... è meglio sfogarsi che tenere tutto dentro...

ELENA: Non dovrei, con delle persone appena conosciute, e poi, so quanto ci tenga Osvaldo a fare bella figura...

ARTEMIO: (Spinge di più) E certo! Ma a noi,interessa… anche perchè, se mai dovessimo entrare in società, cosa della quale oramai, comincio a dubitare, vorrei conoscere tutto del mio socio...

ELENA: Ecco… io non volevo… adesso per colpa mia Osvaldo rischia di essere rovinato!

GABRIELLA: (che ha ripreso posto cedendo alla spinta del marito) Vi assicuro, che lo era già da prima…

ARTEMIO: Anzi… (accomodandosi anche lui) forse può servire per scagionarlo da alcune colpe, ma sentiamo prima… prego… dite…

SCENA TRENTANOVE

Osvaldo, Artemio, Gabriella, Elena

OSVALDO: (rientrando) Scusatemi ancora...

ARTEMIO: Ma bene! Lupus in fabula...

GABRIELLA: Che tipo!

OSVALDO: (frastornato) Mi sono perso qualcosa?

ELENA: Osvà, mi è scappato detto...

OSVALDO: Che cosa? Che hai detto?

ARTEMIO: Quanto basta per farvi disprezzare dalle donne!

GABRIELLA: Prego... dalle mogli!

OSVALDO: (preoccupato) Elenù...

GABRIELLA: Trattare così una povera moglie... vergognatevi!

ARTEMIO: Già...

OSVALDO: (additandolo) Proprio voi?

ARTEMIO: (balzando su dal divano) Che cosa? sottolineando in tono minaccioso) Badate a quello che dite... se volete qualche chance per avere ancora una società...

SCENA QUARANTA

Osvaldo, Artemio, Gabriella, Elena, Nonno, Silvia

OSVALDO: (capendo) Ahh… si! Sono una carogna, un meschino, vi prego di accettare le mie scuse…

GABRIELLA: Le dovreste fare a questa poveretta di vostra moglie!

OSVALDO: (ancora più frastornato) A lei?

ARTEMIO: E certo… e di lei che si parlava… vergogna! Andare a cercare altri lidi…

ELENA: (pure lei dubbiosa) Ma...

OSVALDO: (prendendo la mano di Elena e baciandola) Oh… ti prego, scusami, non lo farò più! Te lo prometto! Sono un idiota… (a Elena sottovoce) Non parlare… fa finta che mi perdoni…

ELENA: Dovrei perdonarti?

ARTEMIO: (per tagliare) Be, credo che dopo questa promessa...

GABRIELLA: Io non mi fiderei, ma si può provare...

ELENA: E va bene... ti perdono...

NONNO: (che era entrato insieme a Silvia ed era rimasto a guardare la scena) Però!Bene... Bravi...

OSVALDO: (accortosi della presenza) Papà... Silvia...

SILVIA: Per la miseria... questo si chiama recitare!

GABRIELLA: Come sarebbe?

ARTEMIO: (con imbarazzo cercando di rimediare) No, volevano dire, che l'hanno detto così bene, che difatti sembrava di assistere ad un'opera...

ELENA: Io nun ce sto capendo cchiù niente!

NONNO: (a Silvia) Andiamo, andiamo, su…(scappano via dalla comune) All'esperimento...

ELENA: Ma quello...

OSVALDO: Vogliate scusarlo,era mio suocero,mia figlia già l'avevate vista prima…

SCENA QUARANTUNO

Osvaldo, Artemio, Gabriella, Elena e Caterina

CATERINA: (entrando dalla veranda) Osvà, me lo sono perso...

OSVALDO: Come sarebbe?

CATERINA: Siamo usciti, io gli stavo chiedendo delle spiegazioni, e lui all'improvviso, mi ha chiesto permesso ed uscito dalla porta laterale...

ARTEMIO: Oh be... questo è il colmo!

GABRIELLA: Quell'uomo è incorregibile! Come si fa a non litigarci?

ELENA: Ma quale uomo?

BUSSANO ALLA PORTA

CATERINA: Poi ti spieghiamo...

OSVALDO: (visibilmente agitato) Credo che a questo punto ci voglia qualcosa da bere... Un altro martini?

ARTEMIO: Va bene...

GABRIELLA: Anche per me...

ELENA: A me niente...

CATERINA: Nemmeno a me...

OSVALDO: (uscendo in modo trafelato) Provvedo subito!

Cecilia passa e va ad aprire, il nonno le corre dietro come già visto spesso. Ancora rumore di schiaffo, Cecilia ripassa in fretta ed esce, tra la meraviglia generale,seguita dal nonno che si regge una guancia.

SCENA QUARANTADUE

Artemio, Gabriella, Elena, Caterina, Basilio, Eugenio

BASILIO: (entra trascinando quasi a forza Eugenio,Il quale, oppone una certa resistenza) Scusate... signora Elena, ve l'ho riportato

ARTEMIO: Per bacco! E' sempre lui...

GABRIELLA: E per forza, è della famiglia!

BASILIO: Allora io andrei… (prima lascia Eugenio, quindi, notando che si appresta a tentare una fuga lo blocca) Adesso potete parlare…

SCENA QUARANTATRE

Artemio, Gabriella, Elena, Caterina, Eugenio

CATERINA: (avvicinandosi, lo prende per un braccio e lo trascina a parte) Perchè siete andato via?

ELENA: (con uno scatto lo prende per l’altro braccio tirandolo dalla parte opposta) Quest'uomo serve a me!

GABRIELLA: Come?

ARTEMIO: Ma che avrà?

EUGENIO: Vi prego, signore...

CATERINA: (strattonandolo imbarazzata, lo tira di nuovo dal lato opposto) Elena, non sai quello che dici...

ELENA: Come se lo so... (c.s.) lo ripeto, serve a me...

CATERINA: (c.s.) Non dire idiozie!

ELENA: (c.s.) Caterina, non ti ci mettere in mezzo...

EUGENIO: Signore! un po’ di contegno…

CATERINA: (c.s.) Tu, non ti ci mettere in mezzo!

                                                          

ELENA: (c.s.) E ti ho detto che mi serve...

CATERINA: Finiscila!

ELENA: Nemmeno per sogno...  (parcheggiando Eugenio sul divano ci si mette di spalle a sorvegliarlo) devo fare le corna a Claudio e mi serve lui!

GABRIELLA: (al marito) Claudio? E mo’ chi è?

ARTEMIO: Sarà l'amante... (con calma va a sedersi vicino a Eugenio)

GABRIELLA: Ohibò, e da quando si fanno le corna all'amante… e con il cognato poi?

CATERINA: (appoggiandosi ad uno stipite con le braccia conserte) Tu sei impazzita!

ARTEMIO: (ad Eugenio) Mi direste il vostro segreto?

EUGENIO: (quasi intimorito) Il mio segreto?

ARTEMIO: Perdinci… siete peggio di una tavoletta acchiappamosche!

EUGENIO: Vi giuro... io non faccio niente...

CATERINA: Ohhh...  (esce innervosita) fate come vi pare...

SCENA QUARANTAQUATTRO

Artemio, Gabriella, Elena, Eugenio, Osvaldo

Osvaldo rientra con i bicchieri in mano e li passa ai rispettivi ospiti, cominciando da Gabriella che è in piedi

OSVALDO: Adesso ci tiriamo un poco su… (a Gabriella) Questo e per lei... (ad Artemio che è seduto) questo è per lei e questo e per me. (vedendo Eugenio sul divano) Ah! Non sapevo del nuovo ospite...

EUGENIO: No, grazie, non ne prendo...

ARTEMIO: A lui non serve... sta su da solo!

GABRIELLA: Questo è quel che succede a trattare troppo le mogli come sorelle!

OSVALDO: (non ricordando) Quali sorelle?

GABRIELLA: La sua...

OSVALDO: (guarda la sorella e sovviene, facendogli cenno di andare) Ahhh, la sorella... cioè, la moglie...

EUGENIO: E sia...  (esce) ma esigo delle spiegazioni!

                                                     

GABRIELLA: (a Artemio in tono serioso) Artemio... credo che in questa famiglia ci sia un po’ di confusione... sarebbe meglio andare e lasciare che mettano ordine...

ARTEMIO: Va bene cara. Come credi cara. Se così hai deciso, cara…

OSVALDO: (ad Eugenio avvicinandosi) Sentito? Vi dice niente?

EUGENIO: (balzando in piedi) Perbacco… non mi direte che si è nuovamente ammalato!

GABRIELLA: (guardando Artemio) Quale ammalato?

ARTEMIO: (imbarazzato) Non saprei cara...

EUGENIO: (quasi a rimprovero) Non mi dite che vi siete già dimenticato di essermi corso dietro per tutta la spiaggia ieri?

ARTEMIO: Ehmmm...

GABRIELLA: (sorpresa) Artemio... che dice?

EUGENIO: Perbacco… (quasi arrabbiato) adesso che ci penso, mi avete raggirato... la signora che era con voi, non era questa!

ARTEMIO: (cercando di zittirlo) Ma cosa andate dicendo? Io?

GABRIELLA: (trasalendo) Artemio… ma cosa sta dicendo? Difenditi…

OSVALDO: (a Eugenio cercando di farlo ragionare) Non mi sembra il caso di insistere...

EUGENIO: E come no? (sempre più irato) A momenti mi faceva venire un collasso dal correre... e non era la moglie!

ARTEMIO: E a me allora? (indicando Osvaldo) Chiedete a lui! (accorgendosi della gaffe) Ops...

GABRIELLA: (incredula) Artemio! Allora è vero?

OSVALDO: (cercando di porre rimedio) Vi prego di non prestare orecchio....

GABRIELLA: (mollando uno schiaffo ad Artemio) Questo è un anticipo! Poi faremo i conti!

ARTEMIO: (mantenendosi la guancia) Gabriella ti prego, non    crederai…

EUGENIO: (avvicinandosi a Gabriella, la cinge con le braccia cercando di consolarla) Su via... non ne vale la pena...

                                                         

ARTEMIO: (correndogli dietro) State alla larga da mia moglie! Non vi vorrete rifare?

OSVALDO: E perchè no? Lui, questo fa… è l'antidepressivo coniugale!

ARTEMIO: Ma cosa dite? Ha appena rovinato due famiglie!

OSVALDO: Due?

ARTEMIO: Certo! Non crederete di passarla liscia?

OSVALDO: Per la miseria, non ci pensavo...

EUGENIO: (cercando di defilarsi) Be' io andrei...

OSVALDO: Fermo là... farmaco scaduto!

SCENA QUARANTACINQUE

Artemio, Gabriella, Eugenio, Osvaldo, Caterina, Cuoca, Basilio,

CATERINA: (entrando di corsa) Osvaldo!

La Cuoca entra con passo veloce, seguita da Basilio che cerca di infilarle il soprabito

BASILIO: E nu mumento! Comme v''o nfilo stu benedetto,si continuate a correre!

CUOCA: Non ci metterò più piede in questa casa! Tseh!

prende il cappello dalle mani di Basilio se lo caccia in testa a forza e si avvia alla comune, seguita da Basilio che cerca di farsi avanti per aprirle la porta e preceduta da Eugenio che ne approfitta per andare, ma si scontra con il nonno in entrata

SCENA QUARANTASEI

Artemio, Gabriella, Eugenio, Osvaldo, Caterina, Cuoca, Basilio, Nonno

OSVALDO: Ma... che altro succede?

CATERINA: Si vede che non è giornata!

Il nonno entra con della pasta in testa e per dosso ed ha un topolino tra le mani. La cuoca lo vede si ferma e rimane impassibile

CUOCA: Giudicate voi stessi!

NONNO: L'aggio acchiappato finalmente!

OSVALDO: Papà!

GABRIELLA: (sobbalza e strillando si fa da parte) Ahhh!

ARTEMIO: Che schifo!

NONNO: Se aspettavo il gatto... oh, non ne ha voluto sapere!

OSVALDO: Papà, siete impazzito!(alla moglie)Questo è da richiudere… e io lo chiudo!

CUOCA: Fatemi sapere quando avverrà il lieto evento che devo preparare un pranzetto per tutto il paese, a mie spese!

OSVALDO: Vi prego... tornate in cucina, adesso lo lego!

CUOCA: Non ci torno nemmeno se lo legate ad un palo con sotto una caterva di fascine da incendiare e date a me il fiammifero per farlo!

OSVALDO:(immaginando la scena a Caterina) Però… può essere un'idea!

La cuoca esce seguita da Basilio

SCENA QUARANTASETTE

Artemio, Gabriella, Osvaldo, Caterina, Nonno

OSVALDO: E mo’ comme se fa?

CATERINA: Ci rimane Cecilia... non è una cuoca di professione, però se la cava.

NONNO: E' molto meglio Cecilia, è molto meglio!

OSVALDO: (lo guarda inviperito) E mi stà traviando anche la figlia!

CATERINA: Papà, ma che andate combinando...

NONNO: Che combiniamo?!  (vedendo lo spavento generale) Ehhh, per un topolino di gomma!

ARTEMIO: (stupefatto) Di gomma?

GABRIELLA: (c.s.) Di gomma?

OSVALDO: (incredulo) Come di gomma?

NONNO: Di gomma… perciò il gatto non ha voluto saperne di acchiapparlo!

OSVALDO: (lasciandosi cadere, siede sul divano sconsolato)    Rovinato da un medicinale umano e un topolino di gomma!

GABRIELLA: Ma... voi...  (al nonno) tu... tu sei, papà Carletto!

CATERINA: (stupita) Papà Carletto?

NONNO: Come fai a sapere questo nome?

ARTEMIO: Che significa ciò?

NONNO: (la guarda) Aspetta, aspetta... ma tu... tu  sei, la piccola Gabriellina?

OSVALDO: (a Caterina) E mo' che è 'sta storia?

CATERINA: E che ne sò!

NONNO: Ma certo! Vieni quà, fatti abbracciare... (la tira a se) Dio, come sei cresciuta...

GABRIELLA: Di pure invecchiata...

NONNO: Ma che invecchiata, la mia piccola Gabriellina non può invecchiare...

Gli altri si guardano stupefatti interrogandosi.

CATERINA: Papà, che storia e questa?

ARTEMIO: Già, vorremmo sapere anche noi...

NONNO: La mia piccola Gabriellina… (alla figlia) tu ancora non eri venuta al mondo… quando i suoi, sfortunatamente, persero la vita in un incidente automobilistico… e lei rimase sola, o perlomeno, così si credeva e siccome tua madre ed io non si riusciva ad avere figli, ce la facemmo affidare... guarda qua... la mia piccoletta...

CATERINA: E poi...

OSVALDO: Già, e poi che successe?

ARTEMIO: Come mai, non è rimasta con voi?

NONNO: Dopo un poco, uscì una zia, che viveva  all'estero e che non sapeva niente dell'incidente, e così, l'affidarono a lei in quanto parente più prossima...

GABRIELLA: Già, ma chi dimenticherà i giochi fatti assieme... dovevo immaginarlo che era un'altra burla, quando ti ho visto, con quel topolino in mano... non sei affatto cambiato, sempre lo stesso.

OSVALDO: Ah... allora è cronico!

GABRIELLA: E come ci divertivamo...

CATERINA: Hai capito?

ARTEMIO: (rassicurante) Questo, cambia le cose...

NONNO: Che cambia, quali cose?

OSVALDO: (ad Artemio) Allora non cambia niente...

NONNO: Se po' sapè, cagne o nun cagne?

ARTEMIO: Vuol dire che se una persona è capace di tale affetto, non può essere una cattiva persona... e questo azzera tutto... punto e a capo!

CATERINA: (abbraccia Osvaldo) Osvaldo... siamo salvi!

NONNO: Ma che state dicendo, siete salvi? E perchè?

OSVALDO: Be’, dopo questa giornata, credevo certo che non si sarebbe più fatta la società tra noi due...

GABRIELLA: E come potrei lasciarlo di nuovo... adesso che l'ho ritrovato, non ci penso neanche... staremo sempre assieme... papà Carletto... che gioa!

ARTEMIO: Siete un uomo fortunato, amico mio. (a Osvaldo) Non dimenticate che i capitali, sono i suoi!

SCENA QUARANTOTTO

Artemio, Gabriella, Osvaldo, Caterina, Nonno, Silvia, Basilio, Elena, Cecilia

Elena entra correndo seguita da Basilio e Cecilia, e a sua volta da Silvia, gli altri rimangono prima dubbiosi, poi al grido di Silvia, e ai primi scoppi, escono tutti correndo.

ELENA: Presto, presto...

BASILIO: Credo sia più prudente mettersi al riparo...

CECILIA: Ahhh… fuori, fuori...  (al nonno) e voi, le mani a posto!

CATERINA: Ma che diavolo...

OSVALDO: Ancora?

ARTEMIO: Cosa può allarmare così...

GABRIELLA: Solo una persona, papà Carletto… Ma è già qua!

NONNO: (prima di scappare, Orgoglioso) E' mia nipote… a preso tutto da me!

SILVIA: Fuori!!!

Si odono una serie di scoppi, la scena è vuota, poco dopo a silenzio tornato, si affacciano uno ad uno, piano piano, prima con le teste e poi entrano a passo lento guardandosi intorno… ovviamente, gli ultimi saranno Cecilia e il nonno, dopo l'ennesimo schiaffo.

SCENA QUARANTANOVE

(nell’ordine)

Basilio, Artemio, Caterina, Osvaldo, Elena, Gabriella, Silvia, Cecilia, Nonno

BASILIO: (che è stato il primo) Cessato allarme...

ARTEMIO: Per dindirindina... sembrava l'ultimo dell'anno!

CATERINA: Ma che diavolo sarà saltato?

OSVALDO: Non ci voglio neanche pensare... mi vengono i brividi!

ELENA: Se penso che ho fatto appena in tempo... svengo!

GABRIELLA: Però! Non si può dire che non sia la nipote!

SILVIA: Meglio di quello che avevo previsto!

All'improvviso, un rumore di schiaffo mette tutti un'altra volta in allarme, e sobbalzando guardano Silvia.

SILVIA: Io non centro...

CECILIA: (rientra innervosita) Sono stata io!

CATERINA: Cecì, ti ci metti pure tu?

CECILIA: Non ditelo a me...

NONNO: (con le cinque dita in faccia) Che è successo?

Rendendosi conto tutti ridono scoppiando in una risata liberatoria.

BUSSANO ALLA PORTA

Basilio va ad aprire.

ARTEMIO: Però! Confesso che non mi ero mai divertito tanto in vita mia…

OSVALDO: Allora, sempre dello stesso avviso?

GABRIELLA: (ridendo) Ah, ah, ah... non passavo una giornata così, da quando ero bambina...

OSVALDO: Non c'è che dire... è proprio vero che la vita, vale la pena di essere vissuta !

BASILIO: (rientrando a Osvaldo) Fuori ci sono due signori che chiedono di voi. Dicono che hanno un mandato, debbono sequestrare tutto, villa compresa!

OSVALDO: (quasi svenendo) La dichiarazione di fallimento... chi ci pensava più...

ARTEMIO: Non l'avete ritirata?

OSVALDO: Me ne sono scordato...

GABRIELLA: Va bè, penseremo a tutto noi… ma prima, mi dovete alcune spiegazioni a riguardo di una certa corsa in spiaggia… (prendendo il marito per un orecchio) e di una donna che non ero io…

ARTEMIO: (trascinato per l’orecchio) Osvaldo… come dicevate a proposito della vita?

TUTTI: (rivolti al pubblico a braccia spalancate) Che vale la pena di essere vissuta!

                                       SIPARIO

                                       FINE DELLA COMMEDIA

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