Strano interludio

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STRANO INTERLUDIO

Titolo originale: Stange Interlude

Dramma in due parti e nove atti

di EUGENE O’NEILL

Unica versione italiana autorizzata dall’autore di Bice Chiappelli

PERSONAGGI

CHARLES MARSDEN

IL PROFESSOR HENRY LEEDS

NINA LEEDS, sua figlia

EDMUND DARRELL

SAM EVANS

LA SIGNORA AMOS

EVANS, madre di Sam

GORDON EVANS

MADELINE ARNOLD


Prima di iniziare la versione italiana di quest'opera, che per le difficoltà espressive e la stessa mole considerevole, costituisce un non lieve cimento, crediamo opportuno far conoscere al lettore il giudizio dato dall'illustre professore Alfredo Galletti, che per molti anni tenne la Cattedra di letteratura italiana all'Università di Bologna, ed è lar­gamente conosciuto all'estero come il degno successore del Pascoli in quell'Ateneo. Inoltre Alfredo Galletti, è autore di importantissimi saggi sulla letteratura inglese. Egli scrisse a Bice Chiappelli, da Cremona, il 9 luglio 1942: «... io fui uno dei primi a conoscere la sua traduzione di Strano interludio, grazie alla sua cortesia, e la trovai condotta con esattezza e con gusto d'arte...: ».

Alfredo Galletti

LE  SCENE

PARTE PRIMA

1° atto:                          lo studio del Prof. Leeds in una piccola città uni­versitaria del New England. Un pomeriggio sul finire dell'estate.

2° atto:                          la stessa. Autunno del seguente anno. Notte.

3° atto:                          stanza da pranzo della casa di campagna degli Evans nel nord dello Stato di New York. Fine estate del seguente anno. Mattina.

4° atto:                          la stessa del primo e secondo atto. Autunno del medesimo anno. Sera.

5° atto:                         salotto della casetta che Evans ha preso in affitto in un sobborgo marittimo vicino New York. L'aprile seguente. Mattina.

PARTE SECONDA

6° atto:                         la stessa. Poco più di un anno dopo.

7° atto:                          salotto dell'appartamento degli Evans a Park Avenue. Circa undici anni dopo. Le prime ore del po­meriggio.

8° atto:                          il ponte posteriore del panfilo degli Evans anco­rato presso il traguardo a, Pough Keepsie. Dieci anni dopo. Pomeriggio.

9° atto:                          terrazza sulla proprietà degli Evans a Long Island. Diversi mesi dopo. Tardo pomeriggio.

PARTE PRIMA

ATTO PRIMO

Lo studio del Prof. Leeds nella sua casa, in una piccola città universitaria del New England. La stanza è sulla facciata, e le sue finestre guardano sulla striscia di prato tra la casa e la via tranquilla. E' una stanza piccola col soffitto basso. Il mobilio è stato scelto con predilezione per i mobili del vecchio New England. Le pareti sono rivestite fin quasi al soffitto di scaf­fali a vetri, pieni di libri, prevalentemente in belle edizioni tra cui molte antiche e rare dei classici latini e greci, dei classici francesi, tedeschi ed italiani, di tutti gli autori inglesi che scrivevano quando la « s » era an­cora simile ad una « / », e di alcuni pochi scrittori poste­riori, il più moderno dei quali è forse Thackeray. L'atmo­sfera della stanza è quella di un accogliente ritiro di studio, costruito con fervoroso zelo, come un santuario, dove chi rifugge dalla realtà, spalleggiato dalla cultura del passato, può guardare il presente da lontano con sicurezza, con benigno sdegno, con commiserazione e perfino con divertimento. C'è un ampio tavolo, una pesante poltrona, una sedia a dondolo, e una panca antica con dei cuscini. La tavola, con la poltrona del Professore a sinistra, è disposta verso la sinistra della stanza, la sedia a dondolo è al centro, la panca a destra. C'è un solo ingresso, una porta nella parete di destra, in fondo. E' un tardo pome­riggio d'agosto. Lo splendore del sole attenuato dall'ombra degli alberi, riempie la stanza dì luce blanda.

Si ode il suono della voce della domestica, donna di mezza età, che risponde familiarmente ma rispettosamente dalla destra, e Marsden entra. E' un uomo alto e magro dì trentacinque anni, che veste con meticolosa eleganza un abito di distinta confezione inglese; si direbbe dall'aspetto un gentiluomo del New England anglicizzato. Il suo viso è troppo lungo in proporzione della larghezza, il naso è pronunciato e sottile, la fronte ampia, i miti occhi azzurri rivelano un chimerico auto-analista, le labbra sottili sono ironiche ed un po' tristi. C'è in lui una indefinita femminilità che però non si rivela affatto ne nell'aspetto, ne nel comportamento,, che è freddo e misurato. Parla con studiata facilità come persona che si ascolti mentre parla. Ha mani lunghe e delicate e le spalle curve dell’uomo fisicamente debole, che non ha mai amato gli esercizi fisici, e che è stato sempre con­siderato di gracile costituzione. La nota più saliente della sua personalità è un fascino tranquillo, una specie di dimestichezza cattivante e indagatrice sempre pronta a simpatizzare ed a piacere.

Mardsen                        - (in piedi, appena varcata la soglia, con Valla figura curva appoggiata contro i libri, facendo segno alla domestica che sta dietro, e sorridendo cortesemente) Aspetterò qui, Maria. (La segue con gli occhi per un istante, poi getta un lento sguardo per la stanza lieto di trovarsi tra quei libri che gli sono familiari. Sorride con affezione e la sua voce divertita recita le parole con enfasi retorica) Sanctum Sanctorum! (La sua voce assume una monotonia meditativa; i suoi occhi spalan­cati seguono oziosamente il corso dei pensieri) Com'è perfetto l'unico rifugio del Professore! (Sorride) Quan­do l'abitante del New England s'incontra col greco è... ostentatamente classico!... (Esaminando i libri) Da anni non ha aggiunto un solo libro che età avevo quando venni qui per la prima volta?... sei., col babbo... il babbo... come si era oscurato in viso!... voleva parlarmi pochi istanti prima di morire... l'ospedale... l'odore di iodioformio nelle corsie fresche... l'estate soffocante... mi chinai... la sua voce si era ritirata così lontano... non potei capirlo... qual figlio può mai capire?... sempre troppo immediato, troppo repentino, troppo distante o troppo tardi!... (21 suo viso si è rattristato al ricordo del suo disperato dolore d'adolescente. Poi scuote la testa, scacciandone i pensieri, e deliberatamente inco­mincia a passeggiare per la stanza) Che ricordi in un pomeriggio così ridente!... in questa cara vecchia città dopo tre mesi... non voglio tornare in Europa... non son riuscito a scriverci una sola riga... come rispondere alla fiera domanda di tutti quei morti e mutilati?... compito troppo grave per me!... (Sospira, poi, facendosi beffe di sé) Ma qui di ritorno... è l'intermezzo che delicatamente interroga... in questa città sonnecchiante... figure decorose che si muovono compassale nel pome­riggio... le loro abitudini affettuosamente registrate... pretesto per intrecciare piacevoli parole... i miei ro­ manzi... non certo d'importanza cosmica... (Poi, rassi­curandosi) Ma c'è un pubblico che ne va pazzo, evidentemente... e so scrivere!... meglio di questi bruti moderni!.» debbo incominciare a lavorare domani... mi piacerebbe di scrivere un romanzo sul Professore... e su sua moglie... sembra impossibile che sia morta da sei anni... così aggressiva sua moglie!... povero Profes­sore! ora è Nina che lo tiranneggia... ma è diverso... ella ha tiranneggiato anche me sin da quando era bam­bina... è donna ora... ha conosciuto l'amore e la morte... Gordon caduto in fiamme... due giorni prima dell'ar­mistizio... che diabolica ironia il suo meraviglioso  corpo d'atleta... l'uomo che amava... ossa carbonizzate in una prigione d'acciaio contorta... non c'è da meravi­gliarsi che ne abbia risentito... la Mamma ha detto che è diventata del tutto strana da qualche tempo... la Mamma sembrava gelosa del mio interessamento... perché non mi sono mai innamorato di Nina?... l'avrei potuto?... La facevo saltellare sulle mie ginocchia... la tenevo tra le braccia... anche ora ella non ci vedrebbe nulla... ma qualche volta il profumo dei suoi capelli e della sua pelle... come una droga che fa sognare... sognare!.... ecco il sarcasmo!... tutto sogna in me!... la mia virilità tra i fantasmi!... (Con una smorfia tor­mentosa) Perché! ... oh, questo scavare non porta a nulla... al diavolo la sensualità!... la nostra impotente posa di oggi è di battere la gran cassa sulla lascivia!... millantatori!... eunuchi che fanno sfoggio di virilità!... che si vendono... a chi la danno ad intendere?... nep­pure a sé stessi! (Il suo viso improvvisamente si riem­pie d'intenso dolore e disgusto) Che orrore!... sempre quel ricordo!... perché non posso mai dimenticare?... così disgustosamente vivo come se fosse ieri... l'ultimo anno di scuola media... le vacanze di Pasqua... Fatty Boggs e Jack Frazer... quella casa di vizio a buon mer­cato... perché ci andai?... Jack, il più intraprendente... come lo ammiravo!... mi vergognai delle sue beffe-indico la ragazza francese... «Prendila!... » disse... sfidandomi... andai... miserabilmente sgomento[1] mi sarei vergognato di affrontare Jack di nuovo senza che... scioc­co... gli avrei potuto mentire... ma pensai nella mia onestà che quella ragazza si sarebbe sentita umiliata se io... oh, stupido ragazzetto!... quando ritornai all'al­bergo aspettai finché gli altri si addormentarono... poi singhiozzai... pensando alla Mamma... sentendo che avevo insozzato lei... e me... per sempre! (Con amara ironia) « Nulla nella vita è per metà così dolce come un gio­vanile sogno d'amore» ebbene?... (Si alza in piedi con impazienza) Perché la mia mente è sempre fissa su questo? sciocchezze... non ha nessuna importanza... un incidente che capita a tutti i ragazzi di quell'età... (Ode qualcuno che viene affrettatamente dalla destra e si volta attendendo).

Il professoe Leeds        - (entra con un’espressione di gioia e dì sollievo in lotta, nel volto, con un'agitazione tormentosa. E' un uomo piccolo e minuto di cinquan­tacinque anni, coi capelli bianchi e la sommità del capo calva. Il suo volto, autoritario malgrado le fattezze troppo minute e delicatissime, rivela una persona natu­ralmente riservata e studiosa. Ha occhi intelligenti e un sorriso che può diventare ironico. Timido per tem­peramento, cerca la sua difesa nell'assumere un atteg­giamento di compiacente superiorità cattedratica verso tutti senza distinzione. Questa sua difesa è rafforzata da una naturale tendenza verso un ostentato provin­cialismo per quel che riguarda qualsiasi considerazione pratica dell'oggi - quantunque sia liberalissimo, anzi radicale, nella sua tollerante comprensione dei costumi e dell'etica della Grecia e di Roma Imperiale. Que­sta sua posa cattedratica, tuttavia, egli non sa comple­tamente staccare dalla scuola. C'è in essa qualche cosa d'inconvincente, che lascia la maggior parte dei suoi interlocutori, e particolarmente il Professore stesso, sen­sibilmente imbarazzati. Siccome Marsden è uno dei suoi vecchi scolari che, per di più, conosce fin da bambino, è completamente a suo agio con lui).

Marsden                        - (stendendogli la mano, con vero piacere) Eccomi qui di nuovo, Professore!

Il professor Leeds         - (stringendogli la mano, e batten­dogli sulla spalla, con sincero affetto) Sono molto felice di vederti, Charlie! Ed è anche una sorpresa! Non ti aspettavamo così presto!  (Siede sulla sua poltrona alla sinistra del tavolo, mentre Marsden siede sulla se­dia a dondolo. Distogliendo lo sguardo da Marsden per un momento, pensando, col viso che è ora pieno di egoistico sollievo) Che fortuna che sia ritornato... ha sempre avuto un'influenza calmante su Nina...

Marsden                       - E neppur io non mi sarei mai sognato di ritornare così presto. Ma è l'Europa, Professore, la grande invalida che temevamo di metter giù nell'elenco dei morti e dei mutilati.

Il professor Leeds         - (rannuvolandosi) Sì, suppongo che tu abbia trovato tutto completamente cambiato da prima della guerra. (Pensa con risentimento) La guerra-Gordon...

Marsden                       - L'Europa se n'è andata... (sorride enigma­ticamente) ...verso l'America, speriamo! (Poi, acciglian­dosi) Non potevo sopportarlo. C'erano dei milioni di persone che vegliavano già il cadavere, quelli che ave­vano il diritto di famiglia d'esser là... (Poi, pratica­mente) Sciupavo anche il tempo. Non ho potuto scri­vere una riga. (Poi, gaiamente) Ma dov'è Nina? Debbo veder Nina!

Il professor Leeds        - Viene subito. Ha detto che le occorreva di concludere qualche cosa che stava pen­sando. La troverai cambiata, Charlie, molto cambiata! (Sospira, pensando con una sfumatura di colpevole terrore) La prima cosa che ha detto a colazione... « Ho sognato Gordon »... come se avesse inteso di farmene un rimprovero!... come è assurdo!... i suoi occhi sfolgo­ravano! „. (Improvvisamente prorompe con risenti­mento) Sogna Gordon.

Marsden                        - (guardandolo con divertita sorpresa) Eb­bene, si direbbe un po' difficile chiamarlo un cambia­mento, non è vero?

Il professor Leeds         - (ignorando quest'osservazione, pensando) Ma debbo costantemente tenermi in mente che non è in sé... che è una fanciulla malata...

Marsden                       - (pensando) La mattina in cui sapemmo della morte di Gordon... il viso di lei coinè la cenere... la bellezza scomparsa... nessun viso può reggere al do­lore intenso... è solo più tardi quando il dolore... (Con interesse) Che cosa precisamente intendete, Professore, dicendo che è cambiata? Prima della mia partenza sembrava che uscisse da quella spaventosa calma inerte.

Il professor Leeds         - (lentamente, con precisione) Sì, ha giocato moltissimo al golf e al tennis quest'estate, è andata in giro in automobile coi suoi amici, e per­fino ha ballato molto. E mangia con un appetito for­midabile. (Pensando sgomento) A colazione... « ho so­gnato Gordon»... con quanto odio mi guardava!...

Marsden                       - Ma benissimo! Quando sono partito non voleva vedere nessuno e non voleva andare in nessun posto. (Pensando., pietosamente) Errante di stanza in stanza... il suo esile corpo e il suo pallido viso smar­rito... occhi fondi, abbandonati dall'amore!...

Il professor Leeds        - Ebbene, ora è andata all'estre­mo opposto! S'intrattiene con tutti!... importuna, can­zona... come se avesse perduto ogni discernimento, o il desiderio di discernere. E chiacchiera senza fine, Char­lie, sciocchezze intenzionali, si direbbe. Si rifiuta d'es­sere seria. Si fa beffe d'ogni cosa!

Map.sden                      - (confortandolo) Oh, tutto ciò indubbia­mente rientra nello sforzo di dimenticare.

Il professor Leeds         - (distrattamente) Sì. (Ragionando tra se) Debbo dirglielo?... no... potrebbe sembrargli scioc­co... ma è terribile essere così solo... se la mamma di Nina vivesse... mia moglie... morta!., e per qualche tempo mi sentii effettivamente sollevato!... moglie! aiutatrice!... ora ho bisogno d'aiuto!... inutile!... non c'è più!...

Mardsen                        - (scrutandolo, pensando con condiscendente affezione) Poveretto... sembra angosciato... sempre in smanie per qualche cosa... deve dare sui nervi a Nina... (Rassicurante) Nessuna fanciulla potrebbe dimenticare Gordon in poco tempo, specialmente dopo il colpo della sua tragica morte.

Il professor Leeds         - (irritato) Me ne rendo conto. (Pensando risentitamente) Gordon... sempre Gordon con tutti!...

Marsden                       - A proposito, ho individuato il posto vi­cino a Sedan dove cadde l'apparecchio di Gordon. Me Io aveva domandato Nina, sapete, Professore.

Il professor Leeds         - (irritato, facendo rimostranze) Per amor del cielo, non ricordarglielo! Dalle la possi­bilità di dimenticare se vuoi che guarisca. Dopo tutto, Charlie, si deve vivere la vita e Nina non può vivere con un cadavere per sempre! (Tentando dì dominare la sua irritazione e di parlare con tono obbiettivo) Vedi, cerco di andare in fondo alle cose con chiarezza e senza sentimentalismo. Se ricordi, io fui sconvolto come tutti gli altri per la morte di Gordon. Mi ero così abituato all'amore di Nina per lui... per quanto, come sai, io fossi contrario dapprima, e per buone ragioni, credo, poiché il giovane, malgrado tutta la sua bellezza e la sua bravura negli sport e negli studi, proveniva dal popolo, e non aveva denaro di suo salvo quello che avrebbe potuto guadagnare.

Marsden                        - (difendendolo debolmente) Sono sicuro che si sarebbe fatto una brillante posizione.

Il professor Leeds         - (impazientemente) Senza dub­bio, quantunque devi riconoscere, Charlie, che gli eroi dell’Università raramente brillano nella vita di poi. Purtroppo, la tendenza a viziarli all'Università, è un addestramento meschino...

Marsden                       - Ma Gordon non era assolutamente viziato, direi.

Il professor Leeds         - (riscaldandosi) Non fraintender­mi, Charlie! Sarei il primo a riconoscere... (Un po' pate­ticamente) Ma non si tratta di Gordon, Charlie. E' il suo ricordo, il suo fantasma potresti dire che perseguita Nina, e sono arrivato a temere l'influenza di questo fan­tasma a motivo del terribile cambiamento nell'atteggia­mento di Nina verso di me. (Il suo viso si contrae co­me se fosse in procinto di piangere pensando disperata­mente) Debbo dirglielo vedrà che ho agito per il meglio... che sono giustificato... (Esita, quindi prorom­pe) Può sembrare incredibile, ma Nina ha cominciato ad agire come se mi odiasse!

Marsden                       - (sussultando) Oh, andiamo!

Il professor Leeds         - (insistentemente) E' proprio così! Non volevo ammetterlo. Mi sono rifiutato di cre­derlo, finche questo è diventato troppo spaventosamente chiaro in tutto il suo atteggiamento verso di me! (La sua voce trema).

Marsden                        - (commosso, facendo rimostranze) Oh, ora esagerate! Ma se Nina vi ha sempre adorato! Perché mai allora...?

Il professor Leeds         - (rapidamente) Posso rispon­dere a questo, credo. Una ragione l'ha. Ma perché do­vrebbe biasimarmi quando deve comprendere che ho agito per il meglio?... Tu probabilmente non sai che, poco prima d'imbarcarsi per il fronte, Gordon voleva sposarla, e Nina aveva acconsentito. Infatti, dalle insi­nuazioni che ora lascia cadere, ella doveva essere molto impaziente, ma nel tempo stesso... tuttavia io compresi che era cosa sconsigliata e, preso Gordon in disparte, gli feci osservare che quel matrimonio precipitato sarebbe stato sleale verso Nina, e poco onesto da parte sua.

Marsden                        - (fissandolo meravigliato) Diceste questo a Gordon? (Pensando cinicamente) Mossa scaltra... l'or­goglio di Gordon era la lealtà e l'onore!... ma fu cosa onesta da parte del Professore?...

Il professor Leeds         - (con una sfumatura d'asprezza) Sì, glielo dissi e gli diedi le mie ragioni. C'era la eventualità, più che eventualità nel servizio aereo, che potesse essere ucciso, eventualità che io, inutile dirlo, non gli feci presente, ma che Gordon indubbiamente comprese, povero ragazzo! Se fosse stato ucciso, avrebbe lasciato Nina vedova, forse con un bimbo, senza ri­sorse, poiché era povero, eccetto quel po' di pensione che Nina avrebbe potuto avere dal governo; e tutto que­sto mentre era in un'età in cui una ragazza, specialmente della bellezza e del fascino di Nina, dovrebbe avere ogni dono -della vita davanti a sé. Risolutamente gli dissi che doveva aspettare, per lealtà verso Nina, fino a quando fosse ritornato e avesse cominciato a farsi una posizione nel mondo. Questa era la cosa sensata. E Gordon fu pronto a convenirne.

Mardsen                        - (pensando) La cosa sensata!... ma tutti dobbiamo essere insensati quando si tratta della feli­cità!... rubare o morire di fame!... (Poi, piuttosto iro­nicamente) E così Gordon disse a Nina che improvvi­samente aveva compreso che non sarebbe stata cosa leale verso di lei. Ma ho l'impressione che non le di­cesse che questi scrupoli provenivano da voi.

Il professor Leeds        - No, lo pregai di ritenere come strettamente confidenziale quanto gli avevo detto.

Marsden                        - (pensando, ironicamente) Fece appello di nuovo al suo onore!... Vecchia volpe!... Povero Gor­don!... (Al Professore) Ma ora Nina sospetta che voi...

Il professor Leeds         - (sussultando) Sì. E' precisa­mente questo. Lo sa in un certo suo modo singolare. E si comporta verso di me precisamente come se cre­desse che io avessi di proposito distrutto la sua feli­cità, che avessi augurato la morte a Gordon, e che fossi stato segretamente esultante quando ne ricevemmo la notizia! (La sua voce trema d'emozione) Ed eccoti, Charlie, tutto quest'assurdo guazzabuglio. (Pensando con aspra accusa) Ed è vero, uomo spregevole...! (Poi, difendendosi, miserabilmente) No!... non agii da egoi­sta... ma per amor suo!...

Marsden                        - (stupito) Non intenderete dirmi che vi abbia accusato di tutto questo.

Il professor Leeds        - Oh, no, Charlie! Solo con allu­sioni... occhiate... insinuazioni. Sa di non avere delle positive ragioni, ma nel suo presènte stato mentale 8 reale e l'irreale si confondono...

Marsden                        - (pensando cinicamente) Come sempre in tutte le menti... diversamente come potrebbero vivere gli uomini?... (Con mitezza) E' quello che dovreste ricordare... lo stato particolare di Nina... non dovreste montarvi così per quello che è, direi, soltanto il frutto dell'immaginazione da entrambe le parti. (Si alza udendo delle voci dalla destra) Coraggio! Dev'essere Nina che viene. (12 Professore si alza, frettolosamente compo­nendo i suoi lineamenti nella sua mite espressione di studioso, Marsden, pensando, burlandosi di se, ma un po' seccato) Il mio cuore palpita!... rivedere Nina!... quanto sentimentale... come riderebbe se sapesse!... ed avrebbe ragione... assurdo da parte mia reagire come se l'amas­si... in quel modo... il suo caro vecchio Charlie... Ah!... (Ride con amara derisione di se),

Il professor Leeds         - (pensando conturbato) Spero che non farà una scena... tutto il giorno sembrava in procinto di farla... grazie a Dio, Charlie è come uno della famiglia... ma che vita per me!... con l'anno scolastico che incomincerà tra poche settimane... non posso reggere... debbo chiamare uno specialista per le ma­lattie nervose... ma l'ultimo non le fece nessun bene... il suo onorario, ingiurioso... può portare la cosa da­vanti ad un tribunale... io assolutamente mi rifiuto... ma se facesse causa?... che scandalo... no, dovrò pagare... in qualche modo... prendendo a prestito!... mi ha messo con le spalle al muro il ladro!...

Nina                              - (entra, e si ferma appena varcata la soglia, fissando il padre dritto negli occhi con sguardo di sfida, il viso fermo in un'espressione di decisione irrevoca­bile. Ha vent'anni, è alta, con ampie spalle quadrate, anche slanciate e solide e gambe dì bellissima forma: bella fanciulla sportiva, tipo della nuotatrice e della giocatrice di tennis e di golf. I suoi capelli di un biondo paglia, che incorniciano il suo viso abbronzato, ricadono in riccioli fino all'altezza della spalla 11 suo volto col­pisce, più bello che grazioso, la struttura ossea è marcata, la fronte alta, le labbra della sua bocca piuttosto grande nettamente modellate al di sopra del mento volitivo. Gli occhi sono bellissimi e sconcertanti, straordinaria­mente grandi, di un verde azzurro cupo. Dalla morte di Gordon hanno la particolarità di continuamente rab­brividire dinnanzi a qualche terribile mistero, di essere feriti fino in fondo e di esserne resi risentiti e vendi­cativi per il dolore. Tutto il suo comportamento, l'atmo­sfera carica che emana da lei è all'opposto del suo sano fisico esteriore. E' teso, sforzato, febbrile, e soltanto una terribile tensione di volontà riesce a mantenerne il dominio. Indossa eleganti abiti sportivi. Troppo preoc­cupata della sua risoluzione per ricordare o vedere Mar­sden, parla senz'altro al padre con tono forzatamente freddo e calmo) Mi sono decisa, babbo.

II professor Leeds (pensando, sconvolto) Che cosa vuol dire?... oh, Dio, aiutami!... (Smaniando, frettolo­samente) Non vedi Charlie, Nina?

Marsden                        - (perturbato, pensando) E' cambiata... che cos'è accaduto?... (Si avanza verso di lei, lievemente imbarazzato, ma usando affettuosamente il suo partico­lare nomignolo di predilezione) Buon giorno, « Nina Cara Nina! ». Fai vista di non vedermi, fanciulla?

Nina                              - (volgendo gli occhi a Marsden e tendendogli la mano perché lui la stringa, con voce fredda e assente) Buongiorno, Charlie. (/ suoi occhi ritornano imme­diatamente sul padre) Ascolta, babbo.

Marsden                        - (in piedi vicino a lei, nascondendo la sua mortificazione) Questo fa male!... non intendo dir niente!... se non altro che è una fanciulla malata... debbo scusarla...

Il professor Leeds         - (pensando sconvolto) Quello sguardo nei suoi occhi... mi odia!... (Con un risolino sciocco) Ma Nina, sei proprio maleducata! Che cosa ti ha fatto Charlie?

Nina                              - (con il suo tono freddo) Oh, nulla. Nulla affatto. (Va verso di lui amichevolmente ma con in­differenza) Ti sono sembrata maleducata, Charlie? Non l'ho fatto apposta. (Lo bacia con un sorriso amichevole e freddo) Ben tornato a casa. (Pensando tediosamente) Che cosa ha fatto Charlie?... nulla... e non farà mai nulla... Charlie siede presso il fiume travolgente, im­macolatamente timido, freddo e vestito, osservando gli ardenti, agghiacciati nuotatori ignudi annegare alla fine...

Marsden                        - (pensando, tormentosamente) Labbra fredde... il bacio del disprezzo!... per il caro vecchio Charlie!... (Sforzandosi di ridere con bonarietà) Male­ducata? Niente affatto! (Burlescamente) Che cosa posso aspettarmi quando, come ti ho spesso ricordato, le prime parole che hai detto a questo mondo sono state un in­sulto per me: « Cane », mi hai detto guardandomi in faccia, all'età di un anno! (Ride. Il Professore ride ner­vosamente. Nina sorride a fior di labbro).

IVina                             - (pensando uggiosamente) I padri sorridono alla figlioletta Nina... debbo andarmene!... simpatico ca­gnolino Charlie... fedele... va a prendere e porta... ab­baia delicatamente nei libri nella notte profonda...

Il professor Leeds         - (pensando) Che cosa pensa?... non posso continuare a vivere così... (Il suo risolino si è trasformato in una smorfia spasmodica) Sei fredda, Nina! Si direbbe che hai visto Charlie soltanto ieri!

Nina                              - (lentamente, fredda e riflessiva) Ebbene, la guerra è finita. Ritornare salvo dall'Europa non è un fatto così straordinario, ora, non è vero?

Marsden                        - (pensando con amarezza) Si fa beffe di me... non ho combattuto... inabile... non come Gordon... Gordon in fiamme... come deve essere sdegnosa verso di me... pensando che scribacchiavo nell'Ufficio Stampa... bugie sempre più altisonanti... coprono i cannoni e i gemiti... assordano il mondo di bugie... coro prezzolato di bugiardi!... (Ostentando un tono scherzoso) Tu co­nosci poco i rischi mortali che io ho corso, Nina! Se tu avessi mangiato qualche po' del cibo che mi fu dato sulla nave trasporto mi colmeresti di congratulazioni! (Il Professore si sforza di sorridere).

Nina                              - (freddamente) Ebbene sei qui, ed è questo che conta. (Poi, d'improvviso, aprendosi il suo volto ad un dolce sorriso schiettamente affettuoso) E sono contenta, Charlie, sempre contenta che tu sia qui! Lo sai.

Marsden                       - (felice e imbarazzato) Lo spero, Nina!

.Nina                             - (volgendosi al padre, risolutamente) Debbo finire quello che ho incominciato a dire, babbo. Ho ben riflettuto e deciso che debbo andare via di qui imme­diatamente... o impazzire! E parto col treno delle nove e quaranta questa sera. (Si volge a Marsden con un sorriso brioso) E tu mi aiuterai a fare i bagagli, Char­lie! (Pensando con sollievo e stanchezza) Ora è detto... vado... non ritornerò mai più... oh, come odio questa stanza!...

Marsden                        - (pensando allarmato) Come?... Partire?... da chi va?...

Il professor Leeds         - (pensando, terrorizzato) Parte?... non ritornerà mai più?... no!... (Disperatamente assu­mendo il suo atteggiamento d'inconvincente severità verso uno scolaro indisciplinato) Questa è una deci­sione piuttosto precipitata, non è vero? Non mi hai fatto parola prima d'ora che stavi facendo dei progetti... infatti mi hai lasciato credere che stessi volentieri qui... e, naturalmente, intendo dire per ora, e penso effetti­vamente...

Marsden                        - (guardando Nina, pensando allarmalo) Da chi va?... (Poi, osservando il Professore con un bri­vido di pietà) E' sulla via sbagliata col suo tono pro­fessorale... gli occhi di lei lo trapassano crudelmente... con quale terribile valutazione!... Dio, non benedirmi mai coi figli!...

Nina                              - (pensando con stanchezza e disprezzo) Il Professore di lingue morte parla di nuovo... un morto che predica sulla vita del passato... da quando son nata, sono stata alla sua scuola, amorosamente attenta, figlia-scolara Nina... i miei orecchi sono rintronati dai mes­saggi inanimati dei morti... morte parole che conti­nuano a ronzare... attenta perché è il mio erudito pa­dre... disposta alla sordità  (che io sia giusta) Un po' di più di tutti gli altri perché è mio padre... padre?... che cosa è padre?...

Il professor Leeds         - (pensando terrorizzato) Debbo distoglierla con le mie parole!., trovare le parole adat­te... oh, so che non mi ascolterà!... oh moglie, perché sei morta? tu le avresti parlato, ella ti avrebbe ascol­tata!... (Proseguendo col suo tono professorale di su­periorità) ... e penso effettivamente, per il tuo bene so­pra tutto, che tu dovresti ponderare questo passo con molta cautela prima di affidarti ad esso definitivamente. Prima di tutto ed innanzi tutto c'è da prendere in con­siderazione la tua salute. Sei stata molto malata, Nina, quanto pericolosamente tu non sai del tutto, ma li as­sicuro, e Charlie può confermarlo, che sei mesi fa i dottori pensavano che potessero passare degli anni pri­ma che... e tuttavia, col rimanere a casa, e riposare, e godere salubri divertimenti all'aperto tra i tuoi vecchi amici e col tenere la mente occupata nella giornaliera direzione della casa... (si sforza di ostentare un sor­riso scherzoso) ed anche dirigendo me, potrei aggiun­gere!.,. sei straordinariamente migliorata, ed io penso molto sconsigliato, nei giorni più caldi dell'agosto, men­tre sei ancora convalescente...

Nina                             - (pensando) Parla!... la sua voce simile al ronzio di un'aria affaticante che muore sull'organo di  un mendico... le sue parole sorgono dalla tomba di una anima in nubi di ceneri... (Tormentosamente) Ceneri!.. Oh, Gordon mio diletto!... oh, labbra sulle mie labbra, oh forti braccia intorno a me, oh anima così valorosa e generosa e gaia!... ceneri che si dissolvono in fango!.,. fango e ceneri!... ecco tutto!... andato!... andato per sempre lontano da me!...

Il professor Leeds         - (pensando, con collera) I suoi occhi... conosco quello sguardo... tenero, appassionato... non per me... maledetto Gordon!... sono contento che sia morto!... (Con una sfumatura di durezza nella voce) E me lo dici solo due ore prima piantando tutto in aria, per così dire?... (Poi con ponderatezza) No, Nina, francamente non so capirlo. Sai che acconsentirei vo­lentieri a qualsiasi cosa al mondo per il tuo bene, ma... certamente, non puoi aver riflettuto!

Nina                              - (pensando tormentosamente) Gordon diletto, debbo andar via di qui in un luogo dove possa pen­sare a te in silenzio!... (Si volge verso il padre, con la voce tremante per lo sforzo di dominarla, gelidamente) E' inutile parlare, babbo. Ho riflettuto e vado!

Il professor Leeds         - (con asprezza) Ma ti dico che è assolutamente impossibile! Non mi piace addurre considerazioni finanziarie, ma non potrei certo avere i mezzi... E come ti manterrai, mi vuoi dire? Due anni d'Università, mi rincresce dirlo, non ti saranno di grande vantaggio quando domanderai un'occupazione. E se ti fossi completamente rimessa dal tuo esaurimento ner­voso, cosa che tutti possono vedere non essere avvenuta, allora io sarei dell'assoluto parere che dovessi finire il tuo corso di scienze, e prendere il titolo prima di tentare... (Pensando, disperatamente) E' inutile!... non ascolta... pensa a Gordon... mi sfiderà...

Nina                              - (pensando disperatamente) Debbo tenermi calma... non debbo lasciarmi andare o gli dirò tutto... e non debbo dirglielo,., è mio padre... (Con la mede­sima determinatezza fredda e calcolatrice) Ho già fatto sei mesi di scuola per infermiera. Finirò il mio corso. C'è un dottore che conosco in un ospedale militare per mutilati, un amico di Gordon. Gli ho Scritto e mi ha risposto che volentieri sistemerà la cosa.

Il professor Leeds         - (pensando furiosamente) L'a­mico di Gordon... Gordon di nuovo!... (Severamente) Intendi dirmi sul serio che tu, nelle tue condizioni, vuoi fare l'infermiera in un ospedale militare? E' as­surdo!

Marsden                        - (con indignazione e repulsione) Benis­simo, Professore!... la sua bellezza... tutti quegli uo­mini nei loro letti... è troppo nauseante!... (Con per­suasivo tono burlesco) Già, debbo dire che non ti so vedere come una Florence Nightingale in tempo di pace, Nina.

Nina                              - (freddamente, lottando per mantenere la pa­dronanza di sé, ignorando queste osservazioni) Così, vedi, babbo, ho pensato a tutto, e non c'è il minimo motivo per preoccuparsi di me. Ed ho insegnato a Mary ad aver cura della tua persona. Così tu non avrai af­fatto bisogno di me. Puoi andare avanti come se nulla fosse accaduto... e realmente non avverrà nulla che non sia già avvenuto.

Il professor Leeds ---- - Ebbene, perfino il modo nel quale ti rivolgi a me, il tono che prendi... dimostrano chiaramente che non sei in te.

Nina                              - (la sua voce diventa quasi sovrumana, lasciando trapelare i suoi pensieri) No, è che non sono ancora in me. E' proprio per questo. Non interamente in me. Ma ho incominciato. E debbo finire!

Il professor Leeds         - (con intonazione collerica, a Marsden) La senti, Charlie? E' una fanciulla malati!

Nina                             - (lentamente e stancamente) Non sono malata. Sto troppo bene. Ma sono essi che sono malati, ed io debbo dare la mia salute per aiutarli a continuare a vivere, e per continuare a vivere io stessa. (Con im­provvisa intensità di tono) Debbo pagare il mio vile tradimento a Gordon! Dovresti capirlo, babbo, tu che... (inghiottisce a fatica, trattenendo il respiro. Pensando disperatamente) Incominciavo a dirglielo!... non deb­bo!... è mio padre!...

Il professor Leeds         - (sentendosi in colpa, si spaventa, tuttavia provocantemente) Che cosa intendi dire? Temo che tu non sia responsabile di ciò che dici.

Nina ------------------ - (ancora con la medesima strana intensità) Debbo pagare! E' il mio evidente dovere. Gordon è morto! Di che utilità è la mia vita per me o per qual­siasi altro? Debbo renderla utile... col darla! (Impe­tuosamente) Debbo imparare a darmi, capisci?... darmi e darmi finche potrò fare questo dono di me stessa per la felicità di un uomo, senza scrupolo, senza paura, senza gioia, eccetto nella sua gioia! Quando avrò com­piuto questo avrò ritrovato me stessa e saprò comin­ciare a vivere ancora la mia propria vita. (Apostro­fandoli con disperata insofferenza) Non lo capite? Nel nome della più comune decenza ed onestà, debbo que­sto a Gordon.

Il professor Leeds         - (bruscamente) No, io non lo capisco... e nessun altro potrebbe capirlo! (Pensando selvaggiamente) Spero che Gordon sia all'inferno!...

Marsden                        - (pensando) Darsi?... intendeva il suo corpo?... bellissimo corpo... agli storpi?... per amore di Gordon?... 'maledetto sia Gordon!... (Freddamente) Che cosa intendi dicendo che lo devi a Gordon?

Il professor Leeds         - (con amarezza) Sì, è molto ridicolo! mi pare che dandogli il tuo amore, tu gli desti più di quanto non avrebbe mai potuto sperare...

Nina                             - (con fiero disprezzo di se) Gli diedi?... che cosa gli diedi? si tratta di quello che non gli diedi! Quell'ultima sera prima che s'imbarcasse... tra le sue braccia finché il mio corpo doleva... baci finché le mie labbra furono inerti... presentendo tutta quella notte.» qualche cosa in me presentendo che egli sarebbe morto, che non uni avrebbe baciata più... presentendo questo così sicuramente mentre tuttavia il mio vile cervello mentiva, no, ritornerà e ti sposerà, sarai sempre felice d'allora in poi, e sentirai i suoi bimbi al tuo petto, che ti alzeranno in viso occhi così simili ai suoi, che avranno occhi così felici di aver te! (Poi, violentemente) Ma Gordon non mi ebbe mai! Sono ancora la sciocca e pura fidanzata di Gordon! E Gordon è cenere e fango! Ed io ho perduto la mia felicità per sempre! Tutta quell'ultima sera sentii che mi voleva. Capivo che era sol­tanto Gordon, uomo d'onore, vincolato dal codice, che  ubbidiva al cervello, no, non devi, devi rispettarla, devi aspettare finché non avrai un atto matrimoniale! (Ride di scherno).

Il professor Leeds         - (scandalizzalo) Nina! Vera­mente vai troppo oltre!

Marsden                        - (con una smorfia di superiorità', rivoltato) Oh, andiamo, Nina! Hai letto dei libri. Queste tue idee non sono da te.

Nina                              - (senza guardarlo, con gli occhi negli occhi del padre, intensamente) Gordon mi voleva! Io volevo Gordon! Avrei dovuto darmi a lui! Sapevo che sarebbe morto, e che non avrei avuto figli, che non mi sarebbe rimasto ne il grande Gordon, ne il piccolo Gordon, che la felicità -mi chiamava per non chiamarmi mai più se avessi rifiutato. E tuttavia rifiutai! Non mi diedi a lui! L'ho perduto per sempre. E ora sono sola, e pregna di null'altro, se non... se non di odio! (Getta questa ultima parola contro il padre, impetuosamente) Perché rifiutai? Che cosa era quel non so che di vile che gri­dava in me no, non devi, «osa direbbe tuo padre?

Il professor Leeds         - (pensando, furibondo) Che animale!... ed è mia figlia!... non Io eredita da me!... era forse la madre così?... (Fuori di se) Nina! Non posso assolutamente ascoltarti!

Nina                              - (follemente) Ed ecco di preciso quello che disse mio padre! Aspetta, disse a Gordon! Aspetta finche la guerra sia finita, e che tu abbia un buon im­piego, e che possa permetterti di sposarla!

Il professor Leeds         - (crollando miseramente) Nina! Io!...

Marsden                        - (agitato, andando presso di lui) Non prendetela sul serio, Professore! (Pensando, con viva repulsione) Nina è cambiata... tutta carne ora... chi si sarebbe sognato che fosse cosi sensuale?... Vorrei es­serne fuori!... non vorrei esser venuto qui oggi...

Nina                              - (freddamente e deliberatamente) Non men­tire più, babbo! Oggi mi sono decisa ad affrontare le cose. Ora so perché Gordon improvvisamente abban­donò ogni idea di sposarmi prima di partire; so perché Gordon improvvisamente si persuase che sarebbe stato leale verso di me! Sleale verso di me! Oh, è comico! Pensare che avrei potuto avere la felicità, Gordon, ed ora il figlio di Gordon... (Poi, accusandolo direttamente) Fosti tu a dirgli che sarebbe stato sleale, tu lo met­testi in punto d'onore, non è vero?

Il professor Leeds         - (raccogliendosi, impassibilmente) Sì, l'ho fatto per amor tuo, Nina.

Nina                              - (con la medesima voce di prima) E' troppo tardi per mentire!

Il professor Leeds         - (impassibilmente) Diciamo al­lora che io mi persuasi che era per amor tuo. Può es­sere. Sei giovane. Pensi che si possa vivere con la ve­rità. Benissimo. E' anche vero che io ero geloso di Gordon. Ero solo e volevo conservare il tuo affetto. Lo odiai come si odia un ladro che non si può né accusare né punire. Feci del mio meglio per impe­dire il vostro matrimonio. Fui contento quando morì. Ecco! E' questo che vuoi che dica?

Nina                             - Sì. Ora incomincio a dimenticare di averti odiato. Tu sei stato più coraggioso di me, almeno.

Il professor Leeds        - Desideravo vivere confortato dal tuo amore fino alla fine. In breve, sono un uomo che è anche tuo padre. (Nasconde il volto tra le mani e piange piano) Perdona quest'uomo!

Marsden                        - (pensando., timidamente) In breve, per­donaci il nostro desiderio di possesso, come noi per­doniamo coloro che lo ebbero prima di noi... La Mam­ma deve domandarsi che cosa mi trattiene così a lungo... è l'ora del tè... debbo andare a casa...

Nina                             - (con tristezza) Oh, ti perdono. Ma com­prendi ora che debbo in qualche modo trovare il mezzo di darmi ancora a Gordon, che debbo pagare il mio debito, e imparare a perdonarmi?

Il professor Leeds        - Sì.

Nina                              - Mary avrà cura di te.

Il professor Leeds        - Mary si disimpegnerà molto bene, certamente.

Marsden                        - (pensando) Nina è cambiata... questo non è il mio posto... la Mamma aspetta per il tè.., (Poi, ar­rischiando un tono incerto di piacevolezza) Benissimo, voi due. Ma queste non sono cose serie. Nina tornerà presso di noi tra un mese, Professore, sia a motivo del caldo e dell'umidità deprimente, sia a motivo degli zoppi e degli storpi che deprimono ancor di più.

Il professor Leeds         - (recisamente) Deve rimanere via finché sarà ristabilita. Questa volta parlo per il suo bene.

Nina                             - Prenderò il treno delle 9,40. (Volgendosi a Marsden, con improvvisa grazia di fanciulla) Vieni dì sopra, Charlie, e aiutami a fare i bagagli! (Lo afferra repentinamente per la mano e incomincia a portarselo via).

Marsden                        - (stringendosi nelle spalle, interdetto) Eb­bene... non ci capisco niente.

Nina                              - (con uno strano sorriso) Ma un qualche giorno Io leggerò tutto in uno dei tuoi libri, Charlie; e sarà, così semplice e facile da capire che stenterò a ricono­scerlo, Charlie; ma per ora permettimi di capirlo io sola! (Ride stuzzicante) Caro vecchio Charlie!

Marsden                        - (pensando, angosciosamente) Lo danni Id­dio nell'inferno... il caro vecchio Charlie!... (Poi, con una smorfia geniale) Dovrò farti delle rimostranze, Nina, se continuerai ad essere il mio critico più severo! Sono molto attaccato a queste mie modeste manie lettera­rie, sai!

Nina                             - Benissimo. Farai le tue rimostranze mentre facciamo i bagagli. (Se lo porta via, a destra).

Ilprofessor Leeds         - (rimasto solo si soffia il naso, si asciuga gli occhi, sospira, si schiarisce la gola, spiana le spalle, si tira giù la giacca, mette a posto la cra­vatta, e incomincia a fare una svelta passeggiatina per la stanza. Il suo volto è mitemente libero d'ogni emo-zione) Tra una ventina di giorni!... il nuovo anno scolastico... debbo rivedere le mie note... (Guarda fuori dalla finestra sulla facciata) L'erba è arsiccia nel cen­tro- Tom ha dimenticato d'innaffiarla... trascurato... oh, ecco là il signor Davis della banca... la banca... il mio stipendio andrà più lontano ora... ho bisogno veramente di libri... due possono vivere con la stessa spesa di uno solo... ci sono cose peggiori che essere in­fermiera... un buon ambiente di disciplina... ne ha bi­sogno... può incontrare dei ricchi là... qui solo degli studenti... e i loro padri sempre contrari se hanno qualche cosa... (Siede con un forzato sospiro di rassegnazione) Sono contento che ci-siamo spiegati... il suo fantasma ora andrà via... non più Gordon, Gordon, Gordon, amore lode e lacrime tutto per Gordon! Mary se la caverà benissimo... io sarò più tranquillo... e Nina tornerà quando sarà ristabilita... la mia cara Nina!... la mia piccola Nina!... sa, e mi ha perdonato... lo ha detto... detto!... ma ha potuto effettivamente perdonarmi?... non lo immagini?... che nel profondo del suo cuore?... debba ancora odiarmi?... oh, Dio!... ho freddo!... sono solo!... questa casa è deserta!... questa casa è vuota e piena di morte!... un dolore mi stringe il cuore!... (Chiama raucamente, alzandosi in piedi) Nina!

La voce di Nina            - (la sua fresca voce di fanciulla grida dalla scala) Babbo? Mi vuoi?'

Il professor Leeds         - (lottando con se stesso, va alla porta e grida con affettuosa mitezza) No, niente niente. Volevo solo ricordarti di far chiamare un taxi in tempo.

La voce di Nina           - Non lo dimenticherò.

Il professor Leeds         - (guarda l'orologio) Le 5,30 precise... le 9,40... il treno... poi... Nina non c'è più.... altre quattro ore... le passerà facendo i bagagli... e poi, addio... niente da dirci mai più... ed io morirò qui dentro un giorno o l'altro... solo... sentirò mancarmi il respiro... chiamerò aiuto... il rettore parlerà al mio funerale... Nina ritornerà... Nina di nero... troppo tardi!... (Chiama raucamente) Nina! (Non c'è risposta) In Una altra stanza... non ode... è lo stesso... (Si volge alla li­breria e tira fuori il primo volume che gli viene sotto mano, lo apre a caso, e incomincia a leggere a voce alta e sonora, come un fanciullo che fischia per farsi coraggio nell'oscurità):

« Stetit unus in arcem

Erectus capitis virctorque ad sidera mittit

Sidereos oculos propriusque adspectat Olympum'

Inquiritque Jovem »...

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

La stessa scena: lo studio del Prof. Leeds. Sono circa le nove di sera sul principio dell'autunno, più di un anno dopo. L'aspetto della stanza è immutato salvo che tutte le tendine, di un carnicino pallido, sono abbassate facendo somigliare le finestre ad occhi chiusi ed inani­mati, e facendo sembrare la stanza più lontana che mai dalla vita. La lampada sul tavolo è accesa. Tutti gli oggetti sul tavolo, giornali, matite, penne, ecc., sono disposti con ordine meticoloso.

Marsden è seduto sulla poltrona al centro. Porta un irreprensibile abito di confezione inglese dì un serge blu così scuro da sembrare nero, e questa tinta, insieme all'espressione tetra e meditabonda del suo viso, fanno pensare ad una persona a lutto. Il suo corpo allo e magro è abbandonato sulla poltrona con la testa china e col mento che gli tocca quasi il petto mentre i suoi occhi fissano tristemente il vuoto.

Marsden                        - (i suoi pensieri alla deriva, inerte, apatico e melanconico) Profetico Professore!... mi ricordo che una volta disse... subito dopo la partenza di Nina... « qualche giorno, qui dentro... mi troverete... » fu un presentimento?... no... tutto nella vita è così sprezzan­temente casuale!.. Dio si beffa dell'importanza che ci diamo!... (Sorride con tristezza) Povero Professore! era terribilmente solo... cercava di nasconderlo... dicendovi sempre quanto le avrebbe giovato la disciplina dell'ospe­dale... povero vecchietto!... (La sua voce diventa rauca ed incerta; si domina, si raddrizza) Che or'è?... (Tira fuori meccanicamente l'orologio e lo guarda) Le nove e dieci... Nina dovrebbe esser qui... (Poi, con improv­visa amarezza) Chissà se sentirà un po' di sincero do­lore per la sua morte... ne dubito!... ma perché sono così risentito?... le due volte che ho visitato l'ospedale, è stata abbastanza gentile... gentilmente evasiva!... forse pensava che il padre mi avesse mandato per indagare... povero Professore!... alle sue lettere almeno rispon­deva... pateticamente esultante... egli soleva mostrar­mele... lettere piene di notizie, prive d'affetto, che non dicevano nulla affatto intorno a sè„. ebbene, non dovrà comporle più... non ha mai risposto alle mie... avrebbe potuto almeno riscontrarle... la Mamma pensa che si è comportata in modo del tutto imperdonabile. (Poi, geloso) Immagino che neppure uno solo degli uomini dell'ospedale avrà mancato d'innamorarsi di lei!... i suoi occhi sembravano cinici... nauseati degli uomini... come se avessi guardato negli occhi di una prostituta... non già che io abbia mai... eccetto quella volta... la casa da un dollaro... i suoi occhi assomiglia­vano a capocchie di spillo in un piatto di latte azzur­rastro... (Alzandosi con un movimento d'impazienza) Per Satana!... quali disgustosi incidenti la nostra me­moria continua ad accarezzare!... il brutto e il nau­seante... mentre dobbiamo tenere dei diari per ricor­dare le cose belle!... (Sorride con falso divertimento per un istante; poi, amaramente) L'ultima volta che Nina fu qui... parlò così impudentemente di darsi... vorrei sapere quello che ha fatto effettivamente in quella casa piena di uomini... soprattutto con quel so­maro di un dottorino che si dà tanta importanza-amico di Gordon... (Si sdegna di se, deliberatamente pone fine al corso dei suoi pensieri e si viene a sedere di nuovo sulla poltrona. Con tono beffardo e dialogico come se si rivolgesse effettivamente ad un'altra persona) In verità, non è certo un'ora conveniente, non è vero?, per questa specie di elucubrazioni... col padre che giace morto di sopra... (Silenzio, come se si fosse rim­proverato in nome della rispettabilità; poi, tira fuori meccanicamente l'orologio, e lo guarda fisso. Nel frat­tempo si ode il rumore di un'automobile che s'avvi­cina e che si ferma presso il recinto al di là del giar­dino. Balza in piedi e s'avvicina alla porta; poi esita, interdetto) No, andrà Mary... non saprei che cosa fare... prenderla tra le braccia?... baciarla?... subito?... o aspet­tare finché lei?... (Un. campanello suona ripetutamente dall'interno della casa. Dal davanti, si odono delle voci, prima quella di Nina, poi quella di un uomo. Marsden trasalisce col viso improvvisamente pieno di collera e di abbattimento) Qualcuno con lei!... un uomo!... pen­savo che sarebbe stata sola!... (Si sente Mary andare alla porta strascicando i piedi ed aprirla. Non appena Mary vede Nina, si commuove e si odono i suoi vio­lenti singhiozzi e sospiri affannosi, e le sue parole in­coerenti che coprono la voce di Nina la quale cerca di calmarla).

Nina                              - (appena la commozione di Mary diminuisce un po', si ode la voce di Nina monotona e sorda) E' qui il signor Marsden, Mary? (Chiama) Charlie!

Marsden                        - (interdetto, con voce rauca) Qui dentro... sono nello studio, Nina. (Con incertezza si fa verso la porta).

Nina                              - (entra e si ferma appena varcata la soglia. Indossa l'uniforme d'infermiera e un soprabito raglan sopra di essa. Sembra più vecchia che non nella scena precedente, il suo volto è pallido e molto più magro, gli zigomi sono sporgenti, la bocca è stirata in una dura piega di cinico disprezzo. 1 suoi occhi cercano di di­fendere lo spirito ferito mediante una difensiva fissità di disillusione. Il suo compito d'infermiera ha pure contribuito ad indurire un po' la sua fibra, a darle l'abito di professionale insensibilità. Nella lotta per riguadagnare il dominio dei suoi nervi, ella si è molto sforzata per conseguire l'equilibrio freddo ed efficiente dell'infermiera, ma è effettivamente in uno stato più teso e squilibrato che mai, per quanto sia ora più capace di reprimerlo e di nasconderlo. Rimane portentosamente bella, e il suo fascino fisico è accresciuto dal suo pallore e dall'arcana sensazione di recondite esperienze. Guarda Marsden fissamente e senza espressione e parla con voce strana e incolore) Buona sera, Charlie! Mary mi ha detto che è morto.

Marsden                        - (assentendo col capo diverse volte, stupida­mente) Sì.

Nina                              - (con lo stesso tono) Troppo triste. Avevo portato con me il dott., Darrell. Pensavo che ci fosse qualche speranza. (Si ferma: i suoi occhi vagano per la stanza. Pensando, confusamente) I suoi libri... la sua poltrona... si sedeva sempre là... ecco là il suo tavolo... la piccola Nina non doveva mai toccar nulla... soleva sedersi sulle sue ginocchia.» rannicchiandosi contro di lui... sognando nel buio fuori dalle finestre... calda tra le sue braccia di fronte al caminetto... sogni che come faville s'alzavano in alto per morire nella fredda oscurità... calda del suo amore addormentandosi sicura... . «sci la bambina del papà, non è vero? »... (Si guarda intorno e poi guarda qua e là) La sua casa... la mia casa... era mio padre... è morto... (Sorride con cinico disprezzo di se) Mi rincresce, babbo!... lo sai che tu eri morto per me da lungo tempo... quando Gordon morì, tutti morirono... che cosa sentisti tu allora per me?... nulla... ed ora non sento nulla io... è troppo triste...

Marsden                        - (pensando, ferito) Speravo che si sarebbe gettata nelle mie braccia... piangendo... che avrebbe na­scosto il volto sulla mia spalla... « Oh, Charlie, tu sei tutto quello che mi rimane al mondo »... (Poi, rabbio­samente) Perché doveva portarsi quel Darrell?

Nina                              - (con indifferenza) Quando gli dissi addio quella sera avevo il presentimento che non l'avrei più visto.

Marsden                        - (felice di quest'occasione per manifestare la sua indignazione) Non hai mai cercato di vederlo, Nina! (Poi, vinto dal disgusto di sé, con contrizione) Perdonami! E' stato abominevole che io t'abbia detto una cosa del genere.

Nina                              - (scuotendo la testa, indifferentemente) Non volevo che sospettasse quello che appariva fossi diven­tata. (Ironicamente) Questo è l'altro aspetto che tu non sapresti trasformare in parole, Charlie! (Poi, improv­visamente facendo l'inevitabile domanda, con la voce fredda e sicura dell'infermiera) E' di sopra? (Marsden accenna di sì, stupidamente) Porterò su Ned. Potrei anche andare sola. (Si volta ed esce rapida).

Marsden                        - (seguendola con gli occhi, tetramente) Non è più Nina... (Con indignazione) Le hanno uccisa l'anima laggiù. (Gli salgono d'improvviso le lacrime agli occhi, ed egli tira fuori il fazzoletto e le asciuga, borbottando raucamente) Povero, vecchio Professore!... (Poi d'im­provviso, burlandosi di sé) Per amore del cielo, basta con le commedie!... non è il Professore!... il caro vec­chio Charlie piange perch'ella non ha singhiozzato sulla sua spalla... come aveva sperato!... (Ride raucamente. Poi, d'improvviso, vede con meraviglia un uomo fuori dall'uscio; grida bruscamente) Chi è?

Evans                            - (la sua voce imbarazzata ed esitante viene dall’ingresso) Sto benissimo qui. (Appare sulla soglia, sorridendo con timidezza) Sono io... volevo... volevo dire... che la signorina Leeds mi ha detto d'entrar qui. (Porge la mano goffamente) Suppongo che non mi ri­cordiate, signor Marsden. La signorina Leeds ci presentò un giorno all'ospedale. Voi uscivate proprio mentre io entravo. Mi chiamo Evans.

Marsden                        - (che lo ha esaminato con un risentimento che s'è andato attenuando, si sforza di sorridere corte­semente e gli stringe la mano) Oh, sì. Sul momento non riuscivo a collocarvi.

Evans                           - (goffamente) Ho paura di disturbare.

Marsden                        - (incominciando ad esser preso dalla sim­patica semplicità giovanile di lui) Niente affatto. Ac­comodatevi. (Siede sulla sedia a dondolo nel centro mentre Evans si dirige verso la panca a destra. Evans siede scomodamente ripiegato in avanti, girando e rigi­rando il cappello tra le mani. E' al di sopra della media statura, molto biondo con occhi azzurri semplici e timidi; con un corpo che tende a forme immaturamente massicce. Il suo viso è fresco e roseo, bello come quello di un fan­ciullo. I suoi modi sono timidi con le donne e con gli uomini più anziani, scherzosamente giocondi con gii amici. C'è in lui la mancanza della fiducia in se, un'aria smarrita e supplichevole che lascia tuttavia intravedere sotto la sua apparente debolezza una forza latente ed ostinata. Per quanto abbia venticinque anni e sia uscito da tre anni dal collegio universitario, veste ancora l'ul­tima divisa del collegio, e siccome sembra più giovane di quanto non sia, è sempre scambiato per uno studente cosa che gli fa piacere. Gli dà l'impressione d'avene un posto nella vita).

Marsden                        - (studiandolo con acutezza, divertito) Non è certo un genio... un ragazzone cresciuto troppo presto... qualità simpatica tuttavia...

Evans------------------ - (a disagio sotto lo sguardo di Marsden) Mi sta squadrando... sembra un buon diavolo... Nina lo 'dice... immagino che dovrei dire qualche cosa sui suoi libri, ma non riesco a ricordare neppure un titolo... (Improvvisamente, prorompendo) Voi conoscete Nina... la  signorina Leeds... «in da quando era bimba, non è vero?

Marsden--------------- - (un po' brevemente) Sì. E da quanto tempo la conoscete voi?

Evans                           - Dunque... veramente solo da quando è venuta nell'ospedale, quantunque l'abbia incontrata una volta anni fa ad un ballo goliardico con Gordon Shaw.

Marsden                        - (con indifferenza) Oh, conoscevate Gordon Shaw?

Evans                            - (orgogliosamente) Oh, sì! Eravamo nella stessa classe! (Con ammirazione fervorosa) Era «erta­mente un prodigio, non è vero?

Mahsden                       - (con cinismo) Gordon iiber alles e per sempre!... incomincio ad apprezzare il punto di vista del Professore... (Indifferentemente) Un bravo giovane. Lo conoscevate bene?

Evans                           - No. Gli amici coi quali andava erano per lo più dei giovani abili negli sport... ed io sono sempre stato una delle peggiori schiappe. (Sforzandosi di sorri­dere) Sono sempre stato uno dei primi ad essere elimi­nato in qualsiasi sport. (Poi, con lampo di umile or­goglio) Però non smetto mai di tentare!

Marsden                        - (consolandolo) Ebbene, l'eroe sportivo ge­neralmente non brilla dopo il collegio universitario.

Evans                           - Gordon sì! (Appassionatamente, con profonda ammirazione) In guerra! E' stato un asso! E ha sempre combattuto così nobilmente come aveva giocato a foot­ball! Perfino quei barbari lo rispettavano!

Marsden                        - (pensando cinicamente) Quest'adoratore di Gordon deve essere la pupilla degli occhi di Nina!... (Casualmente) Eravate sotto le armi?

Evans                            - (vergognoso) Sì... in fanteria... ma non sono mai arrivato al fronte... non ho mai veduto nulla di sensazionale. (Pensando, cupamente) Non voglio dirgli che ho tentato il servizio aereo... volevo far parte del­ l'equipaggio di Gordon... non riuscii a passare l'esame fisico... non ho fatto mai quello che volevo... credo che non riuscirò neanche con Nina... (Poi, burlandosi di se) Ehi, ragazzo!?... che hai?... tienti sù!„.

Marsden                        - (che ha continuato a scrutarlo) Come mai siete venuto qui questa sera?

Evans                           - Facevo visita a Nina quando arrivò il vostro telegramma. Ned ha creduto che fosse meglio che venissi anch'io... potevo essere di qualche utilità.

Marsden                        - (accigliandosi) Intendete parlare del dott. Darrell? (Evans accenna di sì) E' un vostro intimo amico?

Evans                            - (perplesso) Sì. Qualche cosa del genere. In collegio dormivamo nella stessa camerata. Era un lau­reando quando io ero una matricola. Era solito aiutarmi in mille modi. Aveva pietà di me. Ero così inesperto. Poi, circa un anno fa, andando a visitare all'ospedale un uomo del mio reparto, di nuovo m'imbattei in lui. (Poi, con una smorfia) Ma non direi che Ned sia mai stato amico intimo di nessuno. E' medico dalla testa ai piedi. S'interessa solo dei mali che abbiamo. (Ridacchia, poi in fretta) Ma non voglio far torto a Ned. E' sempre il miglior giovane di questo mondo. Lo conoscete non è vero?

Marsden                        - (rigidamente) Appena. Nina una volta «i presentò. (Pensando, con amarezza) E' di sopra solo con lei... pensavo che sarei stato io a...

Evans                            - (pensando, come in sogno) Non voglio che si faccia un'idea sbagliata di Ned... Ned è il mio miglior amico... che fa tutto quello che può per aiutarmi presso Nina... crede che mi sposerà alla fine... Dio, se accon­sentisse!.. non pretenderei che mi amasse fin da prin­cipio... sarei felice d'aver soltanto cura di lei... di pre­pararle la colazione... di portargliela a letto... di aggiu­starle i cuscini dietro le spalle... di pettinarle i capelli... sarei felice di baciarle solo i capelli!...

Marsden                        - (perturbato, pensando sospettosamente) Quali sono le relazioni di Darrell con Nina?... s'interessa solo del suo male?... pensieri perversi!... perché dovrebbe importarmene?... lo domanderò a questo Evans... lo farò cantare ora che ne ho la possibilità... (Con forzata indif­ferenza) Il vostro amico, il dott. Darrell è « intimo » della signorina Leeds?... ella ha cento mali da quando le venne l'esaurimento, se è questo che l'interessa! (Ride con indifferenza).

Evans                            - (trasalisce, svegliandosi dal suo sogno) Oh,,. ma... sì. Cerca sempre di costringerla ad aversi maggior riguardo, ma Nina ride di lui. (Saggiamente) Sarebbe molto meglio se seguisse il suo consiglio.

Marsden                        - (sospettoso) Senza dubbio.

Evans                            - (parlando con giovanile solennità) Non è più la donna di prima, signor Marsden. Ed io penso che il curare tutti quei poveri diavoli le tenga presente la guerra, mentre dovrebbe dimenticarla. Dovrebbe smet­tere di curare gli altri ed essere invece curata lei, ecco il mio parere.

Marsden                        - (colpito da queste parole, con vivacità) Precisamente quello che pensavo io. (Pensando) Se ella si stabilisse qui... potrei venire tutti i giorni... la curerei... la Mamma a casa... Nina qui... come potrei lavorare al­lora!...

Evans                            - (pensando) Sembra proprio tutto per me... (Poi, improvvisamente perturbato) Debbo dirglielo?.-sarà ora una specie di tutore.... debbo sapere come la pensa... (Incomincia con solenne gravità) Signor Marsden, io... c'è qualche cosa che credo dovrei dirvi. Vedete, Nina mi ha parlato moltissimo di voi. So quanto Nina vi stimi. Ed ora che il suo vecchio... (esita confuso) ...intendo dire, che suo padre è morto...

Marsden                        - (allibito, pensando) Che cos'è questo?... una domanda?... formale?... per la sua mano?... a me?. papà Charlie ora, eh?... ah!... Dio, che sciocco!... s'im­magina forse ch'ella mai l'amerà?... ma potrebbe amarlo... non è brutto... simpatico, ingenuo... un essere a cui far da madre...

Evans                            - (continuando ad equivocare, sconsideratamente, ora) So che non è certo il momento opportuno...

Marsden                        - (interrompendolo, seccamente) Forse posso anticipare. Volete dirmi che siete invaghito di Nina?

Evans                            - Sì, signore, e le ho domandato di sposarmi

Marsden                       - Che cosa vi ha risposto?

Evans                            - (timidamente) Nulla. Ha solo sorriso.

Marsden                       - (sollevato) Ah. (Poi duramente) Ebbene, che cosa potevate aspettarvi? Certamente saprete che ama ancora Gordon.

Evans                            - (virilmente) Certo che lo so... e l'ammiro per questo! La maggior parte delle fanciulle dimentica troppo facilmente. Sarebbe suo dovere amare Gordon ancora per lungo tempo. E io so d'essere soltanto un incapace in suo confronto... ma l'amo come lui stesso l'amava e nessun altro potrebbe amarla di più! E mi farò strada per lei... so d'esserne capace... per poterle dare tutto quello che vuole E non domanderei nulla in contraccambio, salvo il diritto d'aver cura di lei. (Prorompe confusamente) Non penso mai a lei... in quel modo... è troppo bella e troppo meravigliosa... però spero ch'ella possa arrivare ad amarmi col tempo.

Marsden                        - (bruscamente) E in definitiva, che cosa pretendete che io faccia in tutto questo?

Evans                            - (interdetto) Ebbene... ma... nulla, signore. Pensavo solo che doveste saperlo. (Timidamente alza gli occhi al soffitto, poi li abbassa al pavimento, girando e rigirando il cappello).

Marsden                        - (pensando, dapprima con rancore ed invidia) Intende dire che... il puro amore.'., è facile a dirsi... non conosce la vita... ma potrebbe andar bene per Nina... se fosse sposata a questo semplicione, gli sarebbe fede­le?... ed allora io... che pensiero vile!... non intendo dir questo!... (Poi, sforzandosi d'assumere un tono bonario) Vedete, non c'è proprio nulla ch'io possa fare in tutto questo. (Con un sorriso) Se Nina vuole, vuole... e se non vuole, non vuole. Ma posso augurarvi la buona fortuna.

Evans                            - (immediatamente tutto infantile gratitudine) Grazie! Questo è molto gentile da parte vostra, signor Marsden.

Marsden                       - Ma credo che sarebbe meglio lasciar ca­dere l'argomento, non è vero? Dimentichiamo che suo padre...

Evans                            - (con colpevole confusione) Sì... certo... ma che sciocco che sono! Perdonatemi! (Giunge dall'ingresso un rumore dì passi, ed entra il dott. Edmund Darrell. Ha ventisette anni, è piccolo, bruno, asciutto, i suoi movi­menti sono rapidi e sicuri, i suoi modi freddi e corretti, gli occhi scuri e indagatori. La testa è bella e intelligente. C'è in lui un'intensa passionalità, provocante e contur­bante per le donne, ch'egli sa dominare e lasciar libera solo per la soddisfazione obbiettiva di studiare le proprie reazioni e quelle altrui; e così è arrivato a considerarsi immune dall'amore per averne scientificamente compresa la natura. Vede Evans e Marsden, saluta col capo silen­ziosamente Marsden, il quale contraccambia con fred­dezza, va alla tavola e togliendosi di tasca un taccuino frettolosamente scribacchia qualche cosa).

Marsden                        - (pensando, beffardo) Divertenti, questi dottorini!... sudano per lo sforzo d'apparire freddi!... 6Crive una ricetta... uno sciroppo per il cadavere, forse!.. bell'uomo?... più o meno... direi che piace alle donne...

Darrell                           - (strappa un foglietto, e lo porge ad Evans) Prendi, Sani. Corri all'angolo della strada e falla eseguire.

Evans                            - (con sollievo) Certo. Sono contento dell'oc­casione per muovermi un po'. (Esce dal fondo).

Darrell                           - (volgendosi a Marsden) E' per Nina. Deve dormire un po' questa notte. (Siede senza complimenti sulla poltrona nel centro. Marsden prende inconscia­mente il posto del Professore dietro la tavola. I due uo­mini si fissano per un istante, Darrell con uno sguardo francamente scrutatore e analizzatore che sconvolge Mar­sden e lo rende ancor più risentito contro di lui) Non vado a genio a questo Marsden... è evidente... ma m'in­teressa... conosco i suoi libri... vorrei sapere che cosa pensa del caso di Nina... i suoi romanzi scritti bene ma superficiali... senza profondità, non scavano addentro... perché?... ha dell'ingegno, ma non osa... Ha paura d'in­contrare sé stesso in qualche punto... uno di quei poveri diavoli che passano la vita cercando di non scoprire a quale sesso appartengono!...

Marsden                        - (pensando) Mi sta facendo la diagnosi con il freddo occhio professionale come fanno alla scuola di medicina... come le matricole di Ioway che ostentano delle « a » aperte ad Harvard... qual'è la sua specializza­zione?... neurologia, credo... non psico-analisi... siete re­sponsabile di molte cose Herr Freud... per adeguare la punizione ai vostri delitti siate condannato ad ascoltare per l'eternità innumerevoli persone comuni che vi rac­contino a colazione di aver sognato dei serpenti... oibò, che facile panacea... il sesso, la pietra filosofale... «Oh. Edipo, o mio re, il mondo ti sta adottando... ».

Darrell                           - (pensando) Debbo farlo parlare di Nina... debbo avere il suo aiuto... ho ben poco tempo per con­vincerlo... è il tipo sotto il quale dovete fare esplodere una bomba per farlo muovere... ma una bomba non troppo grossa... vanno in pezzi facilmente... (Brusco) Nina è andata giù di nuovo! Non è che la morte del padre sia per lei una scossa nel solito senso dì dolore. Volesse il cielo che fosse così. No, è una scossa perché ella si è indubbiamente reso conto che non potrà sentire più nulla. Ecco quello che sta facendo di sopra ora-cerca di sforzarsi a sentire qualche cosa!

Marsden                        - (con risentimento) Credo che v'inganniate. Amava il padre e...

Darrell                           - (breve ed asciutto) Non possiamo sprecare il tempo a fare del sentimentalismo, Marsden. Può Scen­dere da un momento all'altro, ed io ho un'infinità di cose da discutere con voi. (Siccome Marsden sembra nuovamente in procinto di protestare) Nina ha un vero affetto per voi, Marsden ed io suppongo che voi la con­traccambiate. Quindi desidererete come me di salvarla. E' una fanciulla eccezionale. Dovrebbe avere tutte le probabilità per essere felice. (Poi, concisamente, scan­dendo le parole) Ma date le condizioni in cui ora si trova, non c'è nessuna probabilità. Ha accumulato espe­rienze troppo deleterie. Ancora poche, ed ella si getterà nel fango, unicamente per acquistare quella sicurezza che viene dal sapere d'aver toccato il fondo, e che non si può scendere più giù.

Marsden                        - (rivoltato e incollerito, fa per balzare in piedi) Fate attenzione, Darrell, possa io essere dan­nato se darò ascolto ad un'affermazione così ridicola!

Darrell                           - (brevemente, autorevolmente) Come potete sapere che è ridicola? Cosa sapete di Nina da quando lasciò la casa del padre? Ma non era stata da noi tre giorni che io m'accorsi che era lei effettivamente la ma­lata; e d'allora in poi ho studiato il suo caso. Perciò credo che dovete essere voi, Marsden, ad ascoltare.

Marsden                        - (gelidamente) Ascolto. (Con apprensione e terrore) Fango... ha ella... vorrei che non me lo di­cesse!...

Darrell----------------- - (pensando) Quanto è necessario che gli riferisca?... non posso dirgli la cruda verità circa la condotta di lei... non è fatto per affrontare la realtà... nessun scrittore è fuori dei suoi libri... debbo attenuar­ gliela... ma non troppo!... (Con freddezza) Nina dimostra sempre più una morbosa bramosia di martirio. Ne è chiara la ragione. Gordon andò via senza... ebbene, di­ciamo, senza sposarla. La guerra l'uccise. Ella rimase 6ospesa. Allora incominciò a biasimarsi e a volersi sacrificare e nello stesso tempo a dare la felicità a diversi  mutilati di guerra fingendo d'amarli. L'idea è carina, ma non ha avuto successo. Nina è una cattiva attrice. Non ha convinto quegli uomini del suo amore, e neppure sé stessa delle sue buone intenzioni. Ed ogni esperienza del genere l'ha lasciata solo maggiormente in preda ai rimorso della sua coscienza e più decisa che mai a punirsi!

Marsden                        - (pensartelo) Che cosa vuol dire?... fino a che punto è arrivata?... quanti?... (Freddo e beffardo) Posso domandarvi su quali particolari azioni di Nina sono basate queste vostre asserzioni?

Darrell                          - Sulla evidente bramosia di prodigarsi in baci e abbracci e moine... tutto quello che si chiama in una parola fare la svenevole... con qualsiasi malato nell'ospedale che l'interessi. (Ironicamente, pensando) La svenevole?... parola piuttosto blanda... ma abbastanza forte per quest'anima femminea...

Marsden                        - (con amarezza) Mente!... che cosa cerca di nascondere?... è stato lui uno di essi?... suo amante?... debbo allontanarla da lui... debbo farle sposare Evans!... (Autorevolmente) Quindi non può certo ritornare nel vostro ospedale!

Darrell                           - (senza esitare) Avete perfettamente ra­gione. E questo mi .porta a domandare il vostro aiuto per convincerla.

Marsden                        - (pensando sospettosamente) Non vuole che ritorni là... debbo essermi sbagliato... ma ci potreb­bero essere molte ragioni per desiderare di liberarsi di lei... (Freddo) Credo che esageriate la mia influenza.

Darrell                           - (con vivacità) Affatto. Siete l'unico anello che l'unisca con la fanciulla che era prima della morte di Gordon. Siete strettamente associato nella sua mente con quel periodo di felice sicurezza, di salute, e di tranquillità di mente. Lo so dal modo in cui parla di voi. Siete l'unica persona che ancora rispetti... e since­ramente ami. (Siccome Marsden trasalisce confuso e gli getta un'occhiata tutto rimescolato, ridendo) Oh, non c'è bisogno che vi spaventiate. Intendo dire la specie d'amore che potrebbe sentire per uno zio.

Marsden                        - (pensando angosciosamente) Spaventar­mi?... io?... l'unica persona che ami... e poi ha detto « l'amore che si sentirebbe per uno zio... Zio Charlie ora!... che Dio lo maledica!...

Darrell                           - (scrutandolo) Sembra terribilmente scon­volto... desidera sottrarsi ad ogni responsabilità, suppon­go... è questo tipo... tanto meglio!... sarà più che ansioso di farla sposare per saperla al sicuro!... (Rudemente) E' per questo che ho fatto tanti discorsi. Dovete aiutarmi a salvarla.

Marsden                        - (amaramente) E come, «e posso saperlo?

Darrell                          - C'è un solo mezzo possibile. Indurla a sposare Sam Evans.

Marsden                        - (stupito) Evans? (Fa un gesto sciocco verso la porta. Pensando, confusamente) Non ci ho preso di nuovo... perché vuole sposarla a... è un qualche espe­diente...

Darrell                          - Sì. Evans l'ama. E’ uno di quegli amori disinteressali dei quali si legge. E lei lo ha caro. In modo materno, direi... ma è precisamente quello di cui ha bisogno ora, qualcuno che le sia caro a cui far da mamma, e guidare e che la tenga occupata. E, ancora più importante, il matrimonio le darebbe la possibilità d'aver dei figli. Deve trovare sbocchi naturali per il suo ardore di sacrificio. Ha bisogno di normali oggetti affettivi per la vita emotiva che la morte di Gordon arrestò in lei. Ora il matrimonio con Sam dovrebbe giocare il tiro. Dovrebbe. Naturalmente nessuno può assicurarlo. Ma credo che l'amore disinteressato di lui, insieme alla sincera affezione di lei, potrà ridarle a poco a poco un senso di sicurezza, e la sensazione dì valere ancora qualche cosa nella vita, e una volta che sia giunta a questo, è salva! (Ha parlato con persua­sione. 'Domanda ansiosamente) Non vi sembra cosa sen­sata?

Marsden                        - (sospettoso, asciuttamente) Mi rincresce ma non sono in condizione di giudicare. Per dire una cosa, non so nulla di Evans.

Darrell                           - (calorosamente) Ebbene, lo conosco io. E' un ottimo giovane sano, per bene, senza vizi. Vi posso dare la mia parola. E sono convinto che abbia in sé la vera stoffa per riuscire una volta che diventi un uomo e che si metta seriamente al lavoro. Ora è solo un ra­gazzone, ma tutto quello che gli manca è un po' di fiducia in sé stesso e il senso della responsabilità. Ha anche una buona posizione considerando che è un no­vizio nella pubblicità... abbastanza per vivere tutti e due. (Con lieve sorriso) Faccio il bene anche di Sam prescri­vendo questo matrimonio.

Marsden                        - (lasciando venir fuori il suo snobismo) Conoscete la sua famiglia? che gente è?

Darrell                           - (mordace) Non sono al corrente della loro posizione sociale, se intendete questo! Sono gente di campagna nel nord dello stato di New York... coltiva­tori di frutta ed agricoltori, agiati, credo. Gente sem­plice e sana, di sicuro, quantunque non li abbia mai conosciuti.

Marsden                        - (un po' vergognoso, cambiando in fretta l'argomento) Avete proposto questo matrimonio a Nina?

Darrell                          - Si, non poche volte, ultimamente, in modo un po' scherzoso. Se fossi stato serio non mi avrebbe ascoltato, avrebbe detto che facevo una prescrizione me­dica. Ma credo che la cosa le sia entrata in testa, come una possibilità.

Marsden                        - (pensando sospettosamente) E' il suo amante questo dottore?... che cerca di gettarmi la pol­vere negli occhi?... di servirsi di me per formarsi un comodo triangolo?... (Rudemente, ma sforzandosi d'as­sumere un tono scherzoso) Sapete, dottore, che cosa mi fate pensare? Che voi stesso siate innamorato di Nina!

Darrell                           - (stupito) Ma no! ma che diavolo vi fa pensare questo? Ci saranno anche degli uomini che non s'innamorano di Nina. Ma i più s'invaghiscono di lei. Però questo non mi è capitato. E di più, non potrebbe mai avvenire. Nella mia mente ella appartiene sempre a Gordon. Forse è un riflesso della sua stupida fissa­zione rispetto a Gordon. (Improvvisamente è seccamente) Ed io non potrei dividere una donna... neppure con un fantasma! (Pensando, con cinismo) Per non parlar dei vivi che l'hanno avuta!... Sam non lo sa... e scommetto che non potrebbe crederlo neppure se ella confessasse!...

Marsden                        - (pensando, combattuto) Di nuovo non ci ho preso!... non mente... ma sento che mi nasconde qualche cosa... perché parla con tanto risentimento di Gordon?... perché simpatizzo con lui?... (Con strano tono burlesco e ironico) So apprezzare pienamente i vostri sentimenti rispetto a Gordon. A me stesso non an­drebbe a genio di avere per rivale un fantasma. Quei morti sono così invulnerabilmente vivi. Neppure un dot­tore potrebbe spacciarne uno, eh? (Ridendo forzata­mente; poi con tono amichevole e confidenziale) Gordon è un fantasma troppo perfetto. Questo era anche il punto di vista del padre di Nina. (Improvvisamente, rammen­tando il morto, con voce triste e contrita) Non conosce­vate il padre di Nina, non è vero? Che cara persona!

Darrell                           - (udendo un rumore nell'ingresso, prudente­mente) Sss! (Nina entra lentamente. Passa dall'uno all'altro uno strano sguardo veloce e interrogativo, ma il suo viso è una maschera pallida e in-espressiva, refrat­taria a qualsiasi corrispondenza affettiva nei contatti umani. E' come se i suoi occhi funzionassero per conto loro, simili ad irrequieti strumenti indagatori e registra­tori. 1 due uomini si sono alzati e la fissano ansiosa­mente. Darrell indietreggia verso il fondo, lateralmente, finché si trova circa nel medesimo luogo occupato da Marsden nella precedente scena, mentre Marsden è al posto del padre di lei ed ella si ferma dove era prima. Una pausa. Poi, nel momento in cui i due uomini stanno per parlare, ella risponde come se essi le avessero rivolta una domanda).

Nina                              - (con voce strana e assente) Sì, è morto... mio padre... la cui passione mi generò... che mi incominciò... è finito. Vive solo la sua fine... la sua morte. Essa vive per avvicinarsi a me sempre più, per diventare la mia fine! (Poi, con un sorriso strano che è insieme una smorfia) Come noi, povere scimmie, ci nascondiamo a noi stessi dietro i suoni chiamati parole!

Marsden                        - (pensando, inorridito) Com'è terribile!... thi è!... non la mia Nina! (Come per rassicurarsi, con timidezza) Nina! (Darrel gli fa cenno impazientemente di lasciarla proseguire. Ciò che ella dice lo interessa e sente che il parlarne liberamente le farà bene).

Nina                              - (guarda per un istante Marsden trasalendo, come se non potesse riconoscerlo) Che cosa c'è? (Poi, ravvi­sandolo, con vera affezione, ma punzecchiandolo crudel­mente) Caro vecchio Charlie!

Marsden                        - (pensando, furente) Al diavolo il caro vecchio Charlie!... le piace torturare!... (Poi sforzandosi di sorridere, blandamente) Sì, Nina Cara Nina! Presente!

Nina                              - (sforzandosi di sorridere) Hai il viso spaven­tato, Charlie. Sembro strana? E' perché ho improvvisa­mente compreso che i suoni chiamati parole non sono che menzogne. Tu sai... dolore, dispiacere, amore, padre, quei suoni che le nostre labbra formano e le nostre mani scrivono. Dovresti sapere che cosa voglio dire. Tu lavori con essi. Hai scritto un altro romanzo ultimamente? Ma, 6metti di pensare, tu sei proprio l'unica persona che non saprebbe comprendere quello che io dico. Presso di te le parole sono diventate le uniche cose vere. E immagino che sia la logica soluzione di tutto questo complicato guazzabuglio, non è vero? Mi senti Charlie? Dì « fingere » ed ora dì « vivere ». Vedi, queste parole si assomigliano nel suono, e significano la stessa cosa, poiché vivere non è che fingere, e la vita non è che menzogna.

Marsden                        - ( stranamente angosciato, pensando) Si è indurita!... come una prostituta!... che vi strappa il cuore con le sozze unghie delle sue mani!... la mia Nina!... cagna crudele!... un qualche giorno non lo sopporterò più... griderò forte la verità su ogni donna... di cuore non più gentili di prostitute da un dollaro!... .(Poi, in un impeto di rimorso) Perdonami, Mamma!... non inten­devo dir tutte!...

Darrell                           - (un po' agitato lui stesso ora, suadente) Perché non siedi, Nina, e non ci fai sedere?

Nina                             - (sorridendogli velocemente e meccanicamente) Oh, certo, Ned! (Siede al centro. Egli va a sedersi sulla panca. Marsden siede presso la tavola. Ella con­tinua con sarcasmo) Ancora una ricetta per me, Ned? Questo è il mio dottorino prediletto, Charlie. Non po­trebbe essere felice neppure in paradiso se Dio non lo chiamasse per qualche suo male! Hai mai conosciuto un giovane scienziato, Charlie? Se si fa a pezzi una bugia, egli crede che i pezzi siano la verità! Mi piace perché è così inumano. Ma una volta mi baciò... in un momento di debolezza della carne! Fui così sorpresa come se una mummia l'avesse fatto. E, dopo, sembrò così disgustato di sé. Dovetti riderne. (Gli sorride con pietoso disprezzo).

Darrel                            - (sorridendo bonariamente) Benissimo! Tornalo a dire! (Rimescolato, ma malgrado ciò divertilo} Mi ero dimenticato di quel bacio... fui scontento di me, poi... era cosi indifferente!...

Nina                              - (divagando) Sapete che cosa facevo di sopra? Cercavo di pregare. Mi sforzavo di pregare il moderno Dio della scienza. Pensavo ad un milione di anni-luce in forma di nebulosa a spirale... un altro universo tra innumerevoli altri. Ma come potrebbe quel Dio curarsi della meschinità di noi fin dalla nascita condannati a morire? Non potrei credere in Lui e non vorrei crederci se anche potessi! Preferirei imitare la sua indifferenza e dimostrare di avere almeno quel solo tratto in co­mune!

Marsden                        - (trasecolato) Nina, perché non cerchi dì riposare?

Nlna                              - (beffarda) Oh, lasciami parlare, Charlie! Sono soltanto parole, ricorda! Tante, tante parole che si sono raggruppate in pensieri nella mia povera testa. Farai meglio a lasciarle uscire o mi faranno scoppiare il cranio. Volevo credere a qualsiasi costo in qualsiasi Dio... un mucchio di pietre, un'immagine d'argilla, un disegno sopra un muro, un uccello, un pesce, un ser­pente, un babbuino... o perfino un uomo buono che avesse predicato la verità semplice e piatta com'è nelle parole del Vangelo il cui suono ci è grato ma il signi­ficato delle quali noi lo passiamo ai fantasmi perché ci vivano!

Marsden                       - (di nuovo, alzandosi per metà, terrorizzato)Nina dovresti smettere di parlare. Ti stai eccitando fino al punto di... (Guarda Darrell irosamente come per domandargli che, come dottore, faccia qualche cosa).

TVina                            - (con amara disperazione) Oh, benissimo!

Darrell                           - (rispondendo allo sguardo di Marsden, pen­sando) Povero sciocco!... le farà bene liberare il su» sistema di tutto ciò parlando... e quindi verrà il mo­mento giusto per disporla favorevolmente verso Sam.„(Si dirige verso la porta) Andrò fuori un momento per sgranchirmi le gambe.

Marsden--------------- - (pensando, terrorizzato) Non voglio esser solo «on lei... non la conosco... ho paura!... (Facendo ri­mostranze) Ebbene... ma... restate... sono sicuro che Nina lo preferirebbe...

Nina                              - (stancamente) Lascialo andare. Gli ho detto tutto quello che dovevo dirgli... Desidero parlare con te, Charlie. (Darrell esce silenziosamente con uno sguardo d'intelligenza a Marsden. Una pausa).

Marsden                        - (pensando, timorosamente) «Qui... ora... quello che superavo... lei ed io soli... lei piangerà... io la conforterò... perché ho tanta paura? chi temo?... è lei?... o me?...

Nina                              - (d'improvviso, con pietà e pur tuttavia con di­sprezzo) Perché sei sempre così timido, Charlie? Perché hai sempre paura? Di che cosa hai paura?

Marsden                        - (pensando, terrorizzato) Si è insinuata nella mia anima per spiarmi!... (Poi, audacemente) Eb­bene, dunque, un po' di verità una volta tanto!... (Con timidezza) Ho paura della... della vita, Nina.

Nina                              - (assentendo lentamente) Lo so. (Dopo una pausa, stranamente) L'errore incominciò quando Dio fu creato ad immagine d'uomo. Naturalmente le donne l'hanno voluto vedere così, ma gli uomini avrebbero dovuto avere la gentilezza, ricordando la loro madre, di fare Dio ad immagine di donna! Ma il Dio di tutti teli dei- il Dominatore - è sempre stato un uomo. Questo falsa tutta la vita e rende la morte così innaturale. Avremmo dovuto immaginare che la vita fosse creata nel dolore della maternità di Dio-Madre. Allora avrem­mo compreso perché noi, suoi figli, abbiamo ereditato il dolore poiché avremmo saputo che il ritmo della nostra vita incominciò dal suo gran cuore lacerato dallo spasimo dell'amore e della maternità! E avremmo sen­tito che la morte avrebbe significato un ricongiungi­mento con Lei, un rifluire nella sua sostanza, nuova­mente sangue del suo sangue, pace della sua pace! (Marsden l'ha ascoltata incantalo. Ella, con un breve e strano riso) Ora, questo non sarebbe più logico e sod­disfacente, piuttosto d'avere un Dio-Uomo il cui petto tuona d'egoismo, e che è troppo duro per le teste stanche e del tutto sconfortate? Non è vero, Charlie?

Marsden                        - (con un fervore strano e appassionato) Sì che lo sarebbe, certamente, Nina!

Nina                              - (d'improvviso, balzando in piedi e andando a lui, con una spaventosa desolazione piena di dolore) Oh, mio Dio, Charlie, ho bisogno di credere in qualche cosa... Ho bisogno di credere per poter sentire! Ho bisogno di sentire che è morto... il mio babbo! E non posso sentire nulla, Charlie! Non posso sentire proprio nulla! (Si getta in ginocchio presso Marsden, e si na­sconde il viso nelle mani posate sulle ginocchia di lui, e incomincia a singhiozzare, singhiozzi soffocati e la­ceranti).

Marsden                        - (si china, le accarezza il capo con mani tre­manti, tenta di calmarla con parole malsicure) Via... via... no... Nina, ti prego... non piangere, ti ammalerai... andiamo... alzati... ti dico! (La prende fra le braccia, l'alza in piedi per metà, ma ella con la faccia sempre nascosta nelle mani, scivola sulle ginocchia di lui come una fanciulletta e nasconde il volto sulla sua spalla. L'e­spressione di Marsden si trasfigura per l'immensa felicità. Bisbigliando estasiato) Come sognavo... con più pro­fonda dolcezza!... (Le bacia i capelli con grande devo­zione) Ecco... questo è tutto quello che desideravo... sono questo tipo d'innamorato... questo è il mio amore... ella è « la mia fanciulla... » non donna... la mia fan­ciulletta ed io sono coraggioso a motivo del suo pura amore di fanciulla... e sono forte... non più pauroso... non mi vergogno più d'esser puro!... (Di nuovo le bacia i capelli con tenerezza e sorride di se. Poi, blandamente, con una gaiezza stuzzicante e inopportuna) Questo non va, Nina Cara Nina... mai e poi mai... lo sai, non posso permetterlo!

Nina                              - (con voce velata, mentre i suoi singhiozzi vanno svanendo nei sospiri, con la voce di una giovinetta) Oh, Charlie, tu sei così buono e confortante! Ti ho tanto desiderato!

Marsden                        - (immediatamente sconvolto) Desiderato?... desiderato?... non quella specie di desiderio... intendeva dire forse... (Le domanda con esitazione) Mi hai desi­derato, Nina?

Nina                             - Sì... tanto. Sono stata così malata di nostalgia. Ho desiderato di correre a casa, di confessare tutto, di dire quanto sia stata cattiva e di essere punita! Oh, debbo essere punita, Charlie, per pietà verso di me, affinché io stessa possa perdonarmi! Ed ora che il babbo è morto, non ci sei che tu. Tu mi punirai, non è vero? oppure mi dirai come debbo punirmi? Tu lo devi fare se mi ami!

Marsden                        - (intensamente, pensando) Se l'amo!... oh, sì, che l'amo! (Vivacemente) Qualsiasi cosa tu voglia, Nina, qualsiasi!

Nina                              - (con un sorriso di consolazione, chiudendo gli occhi e rannicchiandosi contro di lui) Sapevo che avresti detto di sì, caro vecchio Charlie! (Mentre egli trasalisce, sussultando) Che cos'hai? (Lo fissa in volto).

Marsden                       - (sforzandosi di sorridere, ironicamente) Una fitta... reumatismi... invecchio, Nina. (Pensando, con crudele spasimo) Caro vecchio Charlie!... disceso di nuovo nell'inferno!... (Poi, con voce monotona) Perché vuoi essere punita, Nina?

Nina                              - (con voce strana e lontana, con gli occhi alzati non su di lui, ma al soffitto) Perché ho fatto la sciocca sgualdrina, Charlie. Perché ho dato il mio corpo freddo e puro ad uomini con le mani calde e con gli occhi avidi ciò che essi chiamano l'amore! Brrr! (Le corre un brivido per tutto il corpo).

Marsden                        - (pensando, con improvvisa angoscia) Al­lora l'ha fatto!... la piccola sudiciona!... (Con la stessa voce indifferente) Intendi dire che... (Poi, con calore) Ma non... con Darrell?

Nina                             - (con ingenua sorpresa) A Ned? No, come l'avrei potuto fare? La guerra non l'aveva mutilato. Dunque non ci sarebbe stata nessuna ragione. Ma l'ho fatto con altri... oh, quattro, o cinque, o sei, o sette uomini, Charlie. Non ricordo... e non ha importanza. Erano tutti lo stesso per me. Calcola che tutti equiva­lessero ad uno solo, e quest'unico ad un fantasma fatto di nulla. Tanto valevano per me. Essi erano importanti per sé stessi, se ricordo bene. Ma non ricordo.

Marsden                        - (pensando, angosciosamente) Ma perché?... la piccola sgualdrina!., perché? (Con voce indifferente) Perché l'hai fatto, Nina?

Nina                              - (con riso triste e breve) Lo sa Dio, Charlie! Forse lo sapevo allora, ma l'ho dimenticato. E' tutto confuso. C'era il desiderio d'essere buona. Ma è terri­bilmente difficile dare qualche cosa, e spaventosamente difficile riceverla! E dare l'amore... sé stessi., non è di questo mondo! Ed è difficile piacere agli uomini, Charlie. Mi sembrava che Gordon fosse in piedi contro un muro con gli occhi bendati, e che questi uomini fossero il plotone d'esecuzione, ed avessero pare gli occhi ben­dati... e che solo io ci vedessi! No, io ero la più cieca di tutti! Non volevo vedere! Sapevo che era cosa insen­sata e morbosa, che io ero effettivamente più mutilata di loro, che la guerra mi aveva strappato il cuore e le viscere! E sapevo pure che torturavo quegli uomini già torturati, divenuti morbosamente ipersensibili, sapevo che essi odiavano la crudele beffa del mio dono! Tut­tavia continuai dall'uno all'altro come uno stupido animale trascinato a catena, finché una notte, non molto tempo fa, sognai che Gordon precipitava in fiamme giù dal cielo e che mi guardava con occhi così tristi e bru­cianti e sembrava che anche tutti i miei poveri mutilati, mi fissassero dai suoi occhi con dolore bruciante ed io mi svegliai piangendo e anche i miei occhi bruciavano, allora compresi la sciocca che ero stata... sciocca e col­pevole! Perciò sii tanto buono da punirmi!

Marsden                        - (pensando, con amara perplessità) Vorrei che non me l'avesse raccontato... mi ha sconvolto!... e debbo veramente correre subito a casa... la Mamma aspet­ta alzata... oh, come vorrei odiare questa piccola sgual­drina!... allora la potrei punire!... vorrei che il padre fosse vivo... « ora che è morto, non ci sei che tu »... «ti ho desiderato»... (Con amarezza profonda) Caro vecchio papà Charlie, adesso! ecco come ella mi de­riderà!,.. (Poi, d'improvviso, con tono pratico che scher­zosamente imita quello del padre di lei) Allora, date le circostanze, preso in considerazione il prò e il contro, per così dire, sarei d'opinione che decisamente la cosa più desiderabile a farsi...

Nina                              - (assonnata, con gli occhi chiusi) Parli proprio come il babbo, Charlie.

Marsden                        - (col tono di voce del padre di lei) ... fosse che tu sposassi quel giovane Evans. E' un ottimo ra­gazzo, per bene e semplice, che effettivamente ha della »loffa per farsi strada, se trova una compagna che sappia spingerlo al suo massimo rendimento, e che sappia portare alla superficie la sua latente capacità.

Nina                              - (assonnata) Sani è simpatico. Sì, sarebbe un lavoro adatto per me mettere in valore le sue doti. Avrei da fare... vita superficiale... senza più profondità, grazie a Dio! Ma io non l'amo, babbo.

Marsden                        - (blandamente, col tono del padre) Ma ti piace, Nina. E lui ti ama con devozione. E' ora che tu abbia dei figli... e quando vengono i figli, viene l'amore, «ai?

Nina                              - (assonnata) Voglio dei figli. Debbo diventar madre per potermi dare. Sono nauseata delle malattie.

Marsden                       - (vivamente) Allora tutto è concluso?

Nina                              - (assonnata) Sì. (Quasi assopita) Grazie, babbo. Sei stato così buono. Mi hai perdonata troppo facil­mente. Non sento di essere stata affatto punita. Ma non lo farò mai, mai più, lo prometto, mai mai!... (Si addor­menta e si sente il suo respiro).

Marsden                        - (sempre con la voce del padre, molto paternamente, abbassando gli occhi) Ha passato una gior­nataccia, povera bambina! La voglio portare in camera sua. (Sì alza in piedi e fa per uscire con Nina pacifica­mente addormentata tra le braccia. In questo momento entra da destra Sam Evans col pacchetto dei medicinali in mano).

 

Evans                            - (con una smorfia rispettosa) Ecco... (Come vede Nina) Oh! (Poi, conturbato) E' svenuta?

Marsden                        - (sorridendogli gentilmente, sempre con la voce del padre) Sss! Dorme! Ha pianto e poi si è addormentata... come una bambina. (Poi, benevolo) Ma prima abbiamo detto qualche cosa di voi, Evans e sono certo che abbiate tutte le ragioni per sperare.

Evans                            - (commosso, con gli occhi a terra, girando e ri­girando il cappello tra le mani) Grazie... io... io vera­mente non so come ringraziare...

Marsden                        - (andando alla porta, con la sua voce, ora) Debbo andare a casa. La Mamma mi aspetta alzata. Non faccio che portare su Nina, metterla sul letto, e gettarle sopra qualche cosa.

Evans                            - Non posso aiutarvi, signor Marsden?

Marsden                        - (sordamente) No…. Io stesso non mi so aiutare. (Mentre Evans lo guarda sconcertato e sorpreso, aggiunge con ironica gaiezza auto-canzonatrice) Fareste meglio a chiamarmi solo Charlie, ora. (Ride amaramente tra sé, mentre esce).

Evans                            - (lo segue con l'occhio per un istante, poi non sa frenare uno scherzoso salto di gioia, allegramente) Che buon 'diavolo! Il buon vecchio Charlie! (Come se avesse udito o immaginato, l'amaro riso di Marsden giunge dal fondo dell'ingresso).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

Circa sette mesi dopo. La stanza da pranzo della casa di campagna degli Evans, nel nord dello stato dì New York: sono circa le nove antimeridiane di un giorno sul finire della primavera dell'anno seguente. La stanza è una di quelle immense e sproporzionate sale da pranzo che si trovano nelle grandi complicate case sparse per la «campagna, quale risultato del gusto rubale per la grandiosità verso la fine del secolo XIX. Una pestante lampada, sospesa per mezzo di catene, pende sul centro preciso della brutta tavola, ed alcune sedie analoghe, a schienale rigido, sono disposte contro il muro ad in­tervalli eguali. La carta della tappezzeria, di una sgra­devole tinta scura, è macchiata all'altezza del soffitto dal l'umidità, ed ha incominciato ad accartocciarsi qua e là alla giuntura delle strisce. Copre il pavimento un tap­peto di un bruno sudicio con un incerto disegno rosso scuro. Nel muro di sinistra c'è una finestra con tende bianche inamidate che dà su di una veranda laterale coperta, cosicché il sole non entra mai in questa stanza, e la luce che penetra dalle finestre, quantunque sia una bella giornata calda nel giardino al di là della veranda, è fievole e pallida. C'è una porta in fondo, verso sinistra, conducente all'ingresso, che si apre sulla mede­sima veranda. A destra della porta, una pesante credenza, nel medesimo stile, che ostenta alcuni servizi di porcel­lana e di cristalleria per le grandi occasioni. Nel mura di destra una porta che conduce alla cucina.

Nina è seduta presso la tavola, con le spalle contro la finestra, e sta scrivendo una lettera. Tutta la sua personalità sembra cambiata, il suo volto ha un'espres­sione serena, c'è in lei una calma che viene dal di dentro. Il suo aspetto esteriore si è trasformato, il suo viso e la sua persona si sono arrotondati, ella è con­venzionalmente più graziosa, ma meno singolare, meno fuori del comune: nulla rimane dello strano fascino del suo volto tranne gli occhi immutabilmente misteriosi.

Nina                              - (rileggendo tra sé quanto ha appena scritto) E' una strana casa, Ned. C'è qualche cosa che non va nella sua psiche, sicuramente. Perciò tu l'adoreresti. E' un orrendo vecchio casamento di un colore pepe e sale, con rifiniture color arancio e numerosi paraful­mini. Intorno vi sono iugeri e iugeri di meli in fiore, tutti bianchi e rosa e splendidi come spose uscenti leggere di chiesa a braccio dello sposo, la Primavera. E questo mi fa ricordare, Ned, che sono più di sei mesi da quando Sam ed io ci siamo sposati, e che tu non ti sei fatto più vivo fin dalla cerimonia. Credi che sia un bel modo di comportarsi? Potevi almeno scrivermi una riga. Ma scherzo soltanto. Comprendo quanto avrai da fare ora che hai trovato la buona occasione; hai sempre desiderato di fare lavoro di ricerca. Hai rice­vuto la lettera di congratulazioni che Sam ed io ti abbiamo scritta quando abbiamo saputo della tua no­ mina? Ma ritorniamo a questa casa. Sento che ha perduto l'anima e che si è rassegnata a farne senza. Non è visi­ tata proprio da nessun fantasma e i fantasmi sono la loia vita normale che abbia una casa come la nostra mente, sai. Così benché ieri sera quando arrivammo, qui io abbia detto tra me « in questa casa c'è sicura­ mente qualche spirito » ora che ci ho passato una notte «o che, per quanti fantasmi ci possano essere stati una volta, 'da molto tempo debbono aver interrotto le loro visite, e debbono essere trasvolati via sull'erba, fiocchi di nebbia tra i meli, senza guardarsi una sola volta indietro, sia per cortesia che per ricordo. E' incredibile pensare che Sam sia nato qui, e che qui abbia pas­ ato l'infanzia. Sono lieta che non ne risenta. Abbiamo dormito la notte scorsa nella stanza in cui è nato Saan. O piuttosto, lui ha dormito, io non ho potuto. Sono rimasta sveglia, ed ho trovato difficile respirare, come «e tutta la vita dell'aria fosse esaurita da lungo tempo per tenere i morti in vita un po' di più. Era difficile poter credere che qualcuno vi fosse mai nato vivo. So che tu dirai corrucciato « I suoi nervi sono ancora malati ». Ma non è così. Non sono mai stata più nor­male. Mi sento serena e soddisfatta. (Alzando gli occhi dalla lettera, pensando imbarazzata) Glielo debbo dire?... no... il mio segreto... non debbo dirlo a nessuno... nep­pure a Sam... perché non l'ho detto a Sam?... gli fa­rebbe molto bene... si sentirebbe così orgoglioso di sé, povero caro... no... voglio tenermelo solo per me il mio bambino... solo mio... il più a lungo possibile... e farò in tempo a dirlo a Ned quando andrò a New York... può suggerirmi un buon ostetrico... come sarà contento quando saprà!... ha sempre detto che sa­rebbe stata la cosa migliore per me... ebbene, mi cento felice quando penso... ed amo Sam ora... in un certo senso... sarà anche suo il bambino... (Poi, con un sospiro di felicità, ritorna alla lettera) Ma parlando della nascita di Sam, tu devi fare una volta o l'altra la conoscenza della mamma di lui. Sorprende quanto poco gli assomigli una donna strana, per quel poco che potei capire ieri sera. Da quando seppe del nostro matrimonio continuò a scrivere regolarmente a Sam, una volta la settimana, i più insistenti inviti di farle una visita. In verità sembravano più comandi che pre­ghiere. Immagino che si senta terribilmente sola in questa casa immensa. Non comprendo i sentimenti di Sam verso di lei. Ma non credo che me ne abbia mai fatto paro-la finché non incominciarono ad arrivare le sue lettere, e non sarebbe mai venuto a vedere la po­veretta, se io non avessi insistito. Il suo atteggiamento verso di lei mi ha un po' impressionata. Era proprio come se avesse dimenticato d'avere una mamma. E tut­tavia, appena la vide, fu abbastanza affettuoso. Ella sembrò terribilmente conturbata di vedere Charlie con noi, finché non le spiegammo che solo grazie alla sua gentilezza e col mezzo della sua automobile noi facevamo questo tardivo viaggio di nozze. Charlie assomiglia ad una querula vecchietta quando sì tratta della sua automobile, ha paura di lasciarla guidare a Sam o a ime...

Marsden                        - (entra dal fondo. Indossa un abito attillalo, irreprensibile. Il suo volto è un po' stanco e rassegnato, ma sorride cortesemente. Ha in mano una lettera) Buon giorno. (Elia trasalisce ed istintivamente copre la lettera con la mano).

Nina                             - Buon giorno. (Pensando, divertita) Se sa­pesse quello che ho appena scritto... povero vecchio Charlie!... (Poi, indicando la lettera che egli ha in mano) Vedo che tu pure scrivi la tua corrispondenza di buon mattino.

Marsden                        - (con un improvviso sospetto di gelosia) Perché l'ha coperta?... a chi scrive?... (Andando verso di lei) Solo una riga alla Mamma per farle sapere che non siamo stati tutti trucidati dai banditi. Sai come s'agita.

Nina                              - (pensando con una traccia di pietoso disprezzo) Ancora attaccato al suo grembiule... tuttavia la sua devozione verso di ilei è commovente... spero che se avrò un bimbo mi amerà altrettanto... oh, spero che sia un bimbo... sano e forte e bello... come Gordon!... (Poi, improvvisamente, avvertendo la curiosità di Mar­sden, negligentemente) Sto scrivendo a Ned Darrell, gli dovevo una lettera da un secolo. (Piega la lettera e la. mette da parte).

Marsden                        - (pensando, cupamente) Pensavo che l'a­vesse dimenticato... tuttavia suppongo che sia solo in via amichevole... e non è certo affar mio ora che è sposata... (Negligentemente) Come hai dormito?

Nina                             - Non ho chiuso occhio. Avevo la più strana sensazione.

Marsden                       - Perché dormivi in un letto nuovo, sup­pongo. (Scherzosamente) Hai visto qualche spirito?

Ninà                              - (con triste sorriso) No, avevo la sensazione che tutti i fantasmi avessero abbandonata la casa, e che l'avessero lasciata senz'anima come spesso i morti lasciano i vivi... (Si sforza di sorridere) Se arrivi a quello che intendo dire.

Marsden                        - (pensando conturbato) Scivola di nuovo in quel tono morboso... la prima volta da molto tem­po... (Stuzzicante) Olà! Sento che le tombe si aprono e che i morti si destano e tuttavia vedo che fuori è una splendida mattina, che i fiori sono in fiore, che gli alberi confondono le loro fronde, ,e tu, se non sbaglio, sei nella tua luna di miele!

Nina                              - (immediatamente facendosi beffe di lui, con gaiezza) Oh, benissimo, caro vecchietto! «Dio è nei cieli, e la pace è in terra a tutti gli uomini!» e Pippa è in vena di cantare! (Gli s'avvicina danzando).

Marsden                        - (cavallerescamente) Pippa sta certamente cantando questa mattina!

Nina                              - (lo bacia rapidamente) Ne meriti uno per questo! Tutto quello che volevo dire è che i fantasmi mi fanno ricordare l'elegante aforisma degli uomini sulle donne, « non si può vivere con loro, e non si può vivere senza di loro ». (Rimane silenziosa e lo guarda in modo stuzzicante) Ma eccoti là a darmi della bu­giarda ad ogni tuo respiro! Tu sei senza fantasmi e senza donne... e così liscio e contento come una foca prediletta. (Gli mostra la lingua e gli fa una smorfia di superiore disprezzo) Ohibò! Questo è per te, pauroso Charlie, per te, scapolone scansafatiche! (Corre alla porta di cucina) Vado a prendere un altro po' di caffè e latte! Ne vuoi?

Marsden                        - (sforzandosi di sorridere) No, grazie. (lilla scompare dentro la cucina. Pensando, con amara pena) Senza fantasmi!... se solo sapesse!... quel tono scherzoso nasconde il suo disprezzo!... (Facendosi beffe di sé) « Ma quando le fanciulle incominciarono a scher­zare, il timido Charlie veloce fuggì ». (Poi, burlandosi di sé) Ubbie!... non ho più avuto quei pensieri... dal loro matrimonio... felice della loro felicità... ma è fe­lice Nina?... nei primi mesi era evidente che rappre­sentava una parte... lo baciava troppo... come se si volesse forzare a divenire una tenera moglie... e poi improvvisamente si è rasserenata... il suo volto si è di­steso... sembrava che i suoi occhi cercassero pigramente la pace... incinta... sì, dev'essere questo... lo spero... perché?... per il suo bene... per il mio bene, anche-quando avrà un bimbo so che potrò interamente ac­cettare... dimenticare che l'ho perduta... perduta?... sciocco... come puoi perdere ciò che non hai mai pos­seduto?... tranne nel sogno!... (Scuotendo la testa esa­speratamente) Intorno intorno... i pensieri... peste ma­ledetta!... parassiti dell'anima... ronzano, pungono, suc­chiano il nostro sangue... perché ho invitato Sam e Nina a questa gita?... è veramente una gita d'affari per me... ho bisogno di un nuovo intreccio per un mio romanzo... « il Signor Marsden si stacca un po' dal suo ambiente famigliare »... ebbene, erano appiccicati alla casa del Professore... non avevano i mezzi per permet­tersi una vacanza... Non avevano mai fatto il viaggio di nozze... ho finto d'essere stanco morto ogni sera affinché potessero esser soli, e... vorrei sapere se lei può effettivamente amarlo... in quel modo... (Si ode dal giardino la voce di Evans e quella dì sua madre. Marsden attraversa la stanza e guarda cautamente fuori) Sam con la madre... donna singolare... forte... buon carattere per un romanzo... no, è troppo tetra... i suoi occhi non potrebbero essere più tristi... e, al tempo stesso, più duri... entrano... voglio fare un giro in auto­mobile per la campagna... dar loro la possibilità di parlare liberamente.... discutono sulla gravidanza di Nina, credo... lo sa, Sam?... non lo dimostra... perché le mogli lo nascondono ai mariti?... l'antica vergogna... colpevoli di trasmettere la vita, di portare nuovo dolore sulla terra... (Esce dal fondo. Si sente aprire la porta esterna del vestibolo, ed Evans e la madre evidente­mente incontrano Marsden mentre sta per uscire. Si odono le loro voci, la voce di lui che spiega, poi la porta esterna che viene aperta e chiusa di nuovo men­tre Marsden esce. Un momento dopo Evans e la ma­dre entrano nella sala da pranzo. Sam appare trepi­damente felice, come se non potesse credere intera­mente nella sua buona fortuna, e dovesse continua­mente rassicurarsene, tuttavia è al colmo della felicità, irraggia amore, devozione e giovanile adorazione. Ora è un giovane fresco e attraente. Porta una maglia e i cal­zoni stretti sotto il ginocchio, da universitario ad oltran­za. Sua madre è piccola, con una personcina gracile, la sua testa e il suo volto, incorniciati da una capi­gliatura grigio-ferro, sono visibilmente troppo grandi per il suo corpo, cosicché a prima vista dà l'impres­sione di una bambola costruita così ammirevolmente da sembrare viva. Ha soltanto circa quarantacinque anni, ma ne dimostra almeno sessanta. Il suo volto, dai linea­menti delicati, deve esser stato un tempo di una bel­lezza romantica, tenera e piena di dedizione, ma la vita ha forzatamente cambiato le sue curve delicate in linee diritte, la sua bocca in una linea sottile e dura, ed il mento delicato è stato spinto aggressivamente in avanti da una lunga costrizione al silenzio. E' molto pallida. I suoi grandi occhi scuri hanno la dolorosa tristezza di un'anima prigioniera. Tuttavia una dolce amorevo­lezza, fantasma di una vecchia fede e della fiducia nella bontà della vita, aleggia giovanilmente, lievemente agli angoli della sua bocca, e dà la soavità dì un profondo dolore alla cupa durezza dei suoi occhi. La sua voce sbalza notevolmente di tono, da una carezzevole deli­catezza ad una perentorietà piatta e monotona, come se ciò ch'ella dice fosse esclusivamente voce, senza nessun affetto umano a vivificarla.

Evans------------------ - (mentre entrano, chiacchiera col tono spa­valdo e vanaglorioso di un ragazzo che fa pompa della sua bravura di fronte alla madre, sicuro della lode di lei) Tra pochi anni tu non dovrai più preoccuparti per una ragione o per un'altra, per il raccolto delle so­lite benedette mele. Sarò in grado di prendere cura di te, allora. Aspetta e vedrai! Naturalmente non faccio molto, ora. Non me lo potrei aspettare, ho appena in­ cominciato. Ma faccio bene, benissimo, benissimo, da quando mi sono sposato, ed è solo questione di tempo... Ebbene, per dimostrartelo, Cole, che è il direttore ed il miglior diavolo di questo mondo, mi ha chiamato nel suo ufficio e mi ha detto che mi aveva tenuto d'oc­chio, che io ero il tipo di cui precisamente avevano bisogno, e che io avevo la stoffa per riuscire splendi­damente. (Con orgoglio) Che ne dici? Va proprio bene, non è vero?

La signora Evans          - (vagamente; senza aver udito, molto di quanto egli ha detto) Si, Samimy. (Con ap­prensione, pensando) Voglio sperare ,di sbagliarmi!... ma ho riconosciuto quel brivido di terrore che mi colse l'istante in cui ella varcò la soglia!., non credo che l'abbia detto a Sammy, ma debbo assicurarmene...

Evans                            - (avvertendo ora la preoccupazione di lei, pro­fondamente ferito, contrariato) Scommetto che non hai udito una parola di quello che ho detto! Ti stai ancora preoccupando della raccolta delle mele?

La signora

Evans                            - (trasalisce confusa, protestando) Sì, ti ho udito benissimo, Sammy, ogni parola! E' pro­prio a questo che pensavo, che sono molto orgogliosa che tu faccia così bene!

Evans                            - (rabbonito ma ancora brontolando) Non si poteva certo arguire dall'aria tetra che avevi! (Ma incoraggialo a proseguire) E Cole mi ha chiesto se ero «posato... con vero interesse personale credo... ha detto che ne era lieto, perché è il matrimonio che mette nell'uomo una giusta specie di ambizione... ambizione disinteressata... poiché si lavora per la moglie e non soltanto per 9e stessi... (Poi imbarazzato) Mi ha doman­dato anzi se aspettavamo che la famiglia aumentasse.

La signora

Evans                            - (avvertendo che questo è il mo­mento buono, prontamente, sforzandosi di sorridere) Avevo intenzione di domandartelo anch'io, Sammy. (Balbetta, con apprensione) Lei... Nina... non deve ave­re un bimbo ora, non è vero?

Evans                            - (con aria vagamente colpevole, come se esi­tasse ad ammetterlo) Io... ebbene... vuoi dire se deve avere un bimbo...? Non credo, mamma. (Attraversa la Manza e va alla finestra fischiettando con esagerata aria di noncuranza, e guarda fuori).

La signora

Evans                            - (pensando con cupo sollievo) Non lo sa... è abbastanza per ringraziarne il cielo, in ogni caso...

Evans                            - (pensando, con intenso desiderio) Se fosse così!... subito!... Nina ha cominciato ad amarmi... un poco... l'ho sentito negli ultimi due mesi... Sì, io mi sento felice!... prima, no... solo mi voleva bene... era tutto quello che domandavo... non ho osato mai spe­rare che arrivasse ad amarmi... neppure un po'... così presto... qualche volta penso che è troppo bello per esser vero... non lo merito... ed ora... se questo avve­nisse... allora mi sentirei sicuro... sarebbe li... metà di Nina, metà mio... prova vivente!... (Poi, mentre una nota d'apprensione s'insinua nella sua voce) E so che Nina desidera tanto un bimbo... solo per questa ragione mi ha sposato... ed io so che ha sempre presentito che allora mi avrebbe amato... veramente amato... (Melanco-nicamente) Non capisco perché... sarebbe già dovuto avvenire... spero che non dipenda... da me!... (Si muove scacciando questi pensieri, poi, improvvisamente attac­candosi ad un filo di speranza, si volge fiducioso verso la madre) Perché me l'hai chiesto, mamma? Pensi che?...

La signora

Evans                            - (in fretta) No, davvero! Non lo credo! Non volevo dir questo!

Evans                            - (sconsolatamente) Oh... pensavo che forse... (Poi, cambiando argomento) Credo che dovrei andare di sopra a dare un saluto a zia Bessie.

 La signora

Evans                           - (il suo volto diventa difensivo, con voce smorzata; ma un po' calorosamente) Oh, no, Sammy. Non ti ha più visto da quando avevi otto anni. Non ti riconoscerebbe neppure. E tu sei nella tua luna dì miele, e la vecchiaia è sempre triste per i giovani. Sii felice mentre lo puoi essere! (Poi, spingendolo verso la porta) Sta attento. Raggiungi il tuo amico che sta conducendo fuori la sua automobile in quest'istante. Va in città con lui e dammi l'opportunità d'imparare a conoscere la mia nuora, e di sapere da lei come si occupa di te! (Ride forzatamente). ,

Evans                            - (prorompendo, con passione) Meglio dì quanto meriti! È' un angelo, mamma! So che l'amerai!

La signora

Evans                            - (amorevolmente) L'amo già, Sam­my. E' così graziosa e gentile!

Evans                            - (la bacia, gioiosamente) Glielo dirò. Esco di qui per darle un bacio prima d'andar fuori. (Esce correndo per la porta di cucina).

La signora

Evans                            - (seguendolo con lo sguardo, appassionatamente) L'ama... è felice!... solo questo con­ta!... essere felici... (Pensando, con apprensione) Se sol­tanto non fosse incinta... se soltanto non le stesse tanto a cuore d'avere un bimbo... Bisogna che chiarisca la cosa con lei... bisogna!... nessun'altra via... in nome della misericordia... in nome della giustizia... questo non deve capitare al mio ragazzo... ed egli deve vivere felice!... (Ad un rumore di passi provenienti dalla cu­cina, si raddrizza rigidamente sulla sedia).

Nina                              - (entra dalla cucina con una tazza di caffè « latte in mano, sorridendo felice) Buongiorno... (esi­ta, poi, timidamente) mamma. (Le si avvicina e la bacia. Si china e si siede sul patimento vicino a lei).

La signora

Evans                            - (frettolosamente, conturbata) Buongiorno! E' veramente una bella giornata, non è vero? Avrei dovuto essere giù a prepararti la colazione, ima sono andata a fare un giretto per la campagna con Sammy. Spero che abbia trovato tutto quello che lì occorreva.

Nina                            - Sì, sì, ed ho mangiato tanto che mi vergogno di me stessa!  (Accenna olla tazza e ride) Vedi, non ho ancora finito!

La signora

Evans                            - Ti faccia buon prò!

Nina                             - Dovrei scusarmi d'essere scesa così tardi, Sam mi avrebbe dovuto chiamare. Ma, non so perché, non sono riuscita ad addormentarmi fin dopo la luce del giorno.

La signora

Evans                            - (stranamente) Non hai potuto dormire? Perché? Hai avvertito qualche cosa di sin­golare... in questa casa?

Nina                              - (colpita dal suo tono, alza gli occhi) No. Perché? (Pensando) Come cambia il suo volto!?... che occhi tristi!...

La signora

Evans                            - (pensando angosciosamente, contur­bata) Debbo incominciare a dirglielo... debbo...

Nina                              - (conturbata pure, a sua volta) Quella lugu­bre sensazione di morte... quando qualche cosa sta per avvenire... l'avvertii prima di ricevere il telegramma che diceva di Gordon... (Poi, prendendo un sorso dì caffè, e cercando d'essere piacevolmente disinvolta) Sam ha detto che volevi parlarmi.

Evans                            - (sordamente) Sì. Ami il mio figliuolo, non è vero?

Nina                             - (trasalendo; sforzandosi di sorridere, pronta­mente) Ma certo! (Rassicurandosi) No, non è una menzogna... l'amo davvero... il papà del mio bimbo... La signora

Evans                            - (tutto d'un fiato) Devi avere un bimbo, Nina?

Nina                              - (stringe fortemente la mano detta signora Evans. Semplicemente) Sì, mamma.

La signora

Evans                            - (con voce afona e monotona, con meccanica velocità nelle sue parole) Non credi che sia troppo presto? Non credi che fareste meglio ad aspettare finché Sam guadagnasse di più? Non credi che sarebbe un peso per lui e per te? Perché non con­tinuate ad essere felici insieme, voi due soli?

Nina                              - (pensando terrorizzata) Che cosa c'è dietro quello che dice?... di nuovo quella sensazione di mor­te... (Allontanandosi da lei, con repulsione) No, non penso affatto a nessuna di queste cose, signora Evans. Voglio un bimbo... più di qualsiasi altra cosa. Tutti e due lo vogliamo!

La signora

Evans                            - (sconsolatamente) Lo so. (Poi, con voce cupa) Ma non puoi. Devi convincerti che non puoi! (Pensando, crudelmente, quasi con soddisfazione) Dirglielo!... farla soffrire quello che dovetti soffrir io... sono stata troppo sola!...

Nina                              - (pensando, con orrendo presentimento) Lo sapevo!... da un cielo azzurro... il buio!... (Balzando in piedi, sgomenta) Che cosa intendi dire? Come puoi dire una cosa del genere?

La signora

Evans                            - (avanzando teneramente la mano nel tentativo di toccar Nina) Perché desidero che Sammy... e che anche tu, bambina, siate felici. (Poi, mentre Nina evita, ritirandosi, il contatto della sua mano, con la sua voce afona) Non puoi proprio.

Nina                              - (provocantemente) Se posso! L'ho già fatto! Intendo dire che... sono... non mi hai compresa?

La signora

Evans                            - (con amorevolezza) So che è duro. (Poi, inesorabilmente) Ma non puoi continuare! Nina          - (con veemenza) Non credo che tu sappia quello che dici! E' troppo orribile che tu... proprio la mamma di Sam... che cosa avresti sentito tu, quando dovevi avere Sam, se qualcuno fosse venuto da te, e avesse detto...?

La signora

Evans                            - (pensando, crudelmente) Ecco il momento!... (Con voce sorda) Lo dissero! il padre stesso di Sam lo disse... mio marito! Ed io me lo dissi! E feci tutto quello che potei, tutto quello che mio marito potè escogitare, affinché  io non... ma non ne sapevamo abba­stanza. E proprio nel momento in cui mi vennero le doglie, io pregai che Sammy mi nascesse morto, e così piegò il padre di Sammy, ma Sammy nacque sano e sorridente, e noi non potemmo far altro che amarlo e vivere nella paura. Egli raddoppiò il tormento della paura nel quale vivevamo. Ecco quello che ti aspet­terebbe. E in quanto a Sammy, seguirebbe la strada del padre. E in quanto al vostro bimbo, lo condannereste al tormento. (Con qualche violenza) Vi dico che sarebbe un delitto... un delitto peggiore di un assassinio! (Poi, riprendendosi e commiserandola) Proprio non puoi, Nina!

 Nina                            - (che ha ascoltato fuori di sé, pensando) Non darle ascolto!... sensazione di morte!... che cos'è?... cerca di uccidere il mio bimbo!... oh, l'odio!... (Come pazza) Che cosa vuoi dire? Perché non parli chiaramente? (Coni violenza) Penso che sei spaventevole! Pregare che il tuo bambino nascesse morto! E' una menzogna! Non potevi farlo!

La signora

Evans                            - (pensando) So quello che fa-ora... proprio quello che feci io... cerca di non credere... (Crudelmente) Ma io la farò credere!... anche lei deve soffrire!... sono stata troppo sola!... deve avere la sua parte e deve aiutarmi a salvare Sammy!... (Con voce monotona, ma ancor più inesorabile) Credevo d'esser chiara,, ma lo sarò di più. Soltanto ricorda che è un segreto di famiglia, ed ora tu sei una della famiglia. E' la male­dizione che grava sugli Evans. La madre di mio marito, era figlia unica, morì al manicomio, e così suo padre prima di lei. Lo so sicuramente. E la sorella di mio marito, la zia di Sammy, è fuori di senno. Abita all'ul­timo piano di questa casa, da anni non esce di camera: ne ho avuto cura io. Non fa che star seduta, non dice parola, ma è felice, ride spesso tra sé, non ha nessun af­fanno al mondo. Ma ricordo che quando era sana, era sempre infelice, non si sposò mai, la maggior parte della gente di qui aveva paura degli Evans, malgrado fossero ricchi per i dintorni. Sapevano della loro pazzia che ri­saliva Dio sa per quante generazioni. Non seppi nulla degli Evans fino a dopo il matrimonio con mio marito. Era venuto nella città dove vivevo, e qui nessuno 6apeva nulla degli Evans. E lui non me lo disse finché non fummo sposati. Mi pregò di perdonarlo, disse che mi amava tanto che sarebbe impazzito senza di me, disse che ero io l'unica sua speranza di salvezza. Così lo per­donai. L'amai molto. Dissi a me stessa « lo salverò » « forse così sarebbe stato se non avessi avuto Sam. Mio marito resistette proprio bene fino ad allora. Avevamo giurato di non aver mai figli, non dimenticammo mai di esser cauti per due anni interi. Poi una sera in cui eravamo andati insieme ad un ballo, avevamo bevuto tutti e due un po' di punch, sufficiente... per dimenticare... ritornando a casa in carrozza al chiaro di luna... quel chiaro di luna!... cose così piccole stanno dietro alle cose grandi!

Nina                              - (con cupo gemito) Non ti credo! non ti credo!:

La signora

Evans                            - (proseguendo col medesimo tono) Mio marito, il babbo di Sam, malgrado tutto quello che facemmo per evitarlo, in fine divenne pazzo, quando Sammy aveva solo otto anni; non potè più resistere a vivere tremando per Sammy, pensando ad ogni istante che la maledizione poteva coglierlo tutte le volte che il bimbo era malato, o che aveva mal di capo, o che si faceva un bernoccolo sulla testa, o che incominciava a piangere, o che aveva un incubo e strillava, o che diceva qualche cosa di sconclusionato, come fanno tutti i bam­bini. (Un po' aspramente) Vivere così con un simile terrore è un terribile tormento! Lo conosco! Lo vissi fino alla fine al suo fianco! Quasi fece impazzire anche me... ma la pazzia non c'era nel mio sangue! Ed è per questo che te lo dico! Devi riconoscere che non puoi fare lo stesso, Nina!

Nina                              - (d'improvviso prorompendo, follemente) Non ti credo! Non credo che Sam mi avrebbe sposata se sapeva...

La signora

Evans                            - (recisamente) Chi ti ha detto che Sam sapesse? Non ne sa assolutamente nulla. E' stato il lavoro della mia vita non farglielo sapere. Quando suo padre uscì di senno, mandai Sam immediatamente in col­legio. Gli dissi che suo padre era malato, e, poco tempo dopo, che era morto, e d'allora in poi finché suo padre non morì effettivamente, durante il suo secondo anno d'università, Io tenni sempre lontano, a scuola d'inverno, e al campeggio d'estate, io andavo a trovarlo, ma non Io lasciai mai tornare a casa. (Con un sospiro) Fu duro ri­nunziare a Sammy, comprendendo che gli facevo dimen­ticare d'avere una madre. Ero contenta che l'aver cura di loro due mi tenesse così occupata da non aver molta possibilità di pensare, allora. Ma ecco quello che sono arrivata a pensare dopo, Nina: sono certissima che mio marito non sarebbe impazzito con l'aiuto del mio amore, se non avessi avuto Sammy. E se non avessi avuto Sammy, non avrei mai amato Sammy o sentito la sua mancanza, non è vero?... ed io avrei ancora mio marito.

Nina                              - (senza prestare attenzione a queste ultime parole, con selvaggia ironia) Ed io credevo che Sam fosse così normale... così sano ed equilibrato... non come me! Pen­savo che mi avrebbe dato dei figli sani e felici e che io mi sarei dimenticata in essi, e che avrei imparato ad Amarlo!

La signora

Evans                            - (inorridita, balzando in piedi) Imparare ad amarlo? Mi hai detto che l'amavi!

Nina                             - No! Può darsi che abbia incominciato ad amarlo... ultimamente ... ma solo quando pensavo al no­stro bambino! Ora l'odio! (Incomincia a piangere iste­ricamente. La signora Evans le s'avvicina, la circonda Gol braccio. Nina smette di singhiozzare) Non toccarmi! Odio anche'te! Perché non gli hai detto che non doveva mai sposarsi?

La signora

Evans                            - Quale ragione potevo dargli, senza dirgli tutto? E non seppi nulla di voi, finché non foste sposati. Allora volevo scriverti, ma ero sgomenta che egli potesse leggere il mio scritto. E non potevo lasciare quella di sopra per venirti a trovare. Continuai a scri­vere a Sam di portarti qui immediatamente, per quanto il farlo venir qui mi facesse morire dallo spavento per timore che potesse arrivare a sospettare di qualche cosa. Devi portarlo via subito di qui, Nina! Io continuavo a sperare almeno che non aveste voluto subito dei figli, come fanno i giovani oggigiorno, finché t'avessi vista e non t'avessi detto tutto. Ed io pensavo che tu l'avresti amato come io amai il padre suo, e che ti saresti accon­tentata di lui soltanto.

Nina                              - (alzando la testa, selvaggiamente) No! Non mi accontenterò! Lo lascerò!

La signora

Evans                            - (scuotendola, fieramente) Non puoi! In questo caso impazzirebbe di certo! Saresti un demonio! Non vedi come ti ama?

Nina                              - (si svincola da lei, aspramente) Ebbene, io non l'amo! L'ho sposato soltanto perché aveva bisogno di me... ed io avevo bisogno di figli! Ed ora mi dici che debbo uccidere il mio... oh, sì, comprendo che lo debbo fare, non hai bisogno d'insistere di più! L'amo troppo per fargli correre tale rischio! E l'odio pure ora, perché è malato, non è mio figlio, è il suo! (Con terribile, ironica amarezza) E ancora tu osi dirmi che non posso nep­pure lasciare Sam!

La signora

Evans                            - (cori molta tristezza e amarezza) Hai appena detto che l'hai sposato perché aveva bisogno di te. Non ha forse bisogno di te, ora... più che mai? Ma non posso certo dirti di non lasciarlo se non l'ami. Ma non avresti dovuto sposarlo una volta che non l'a­mavi. E sarai responsabile di ciò che avverrà.

Nina                             - (tormentosamente) Quello che avverrà?... che cosa intendi dire?... Sam starà benissimo... precisamente come stava prima... e non è colpa mia ad ogni modo!... non è colpa mia! (Poi, pensando con la coscienza che le rimorde) Povero Sam... ella ha ragione... non è colpa sua... è mia... volevo servirmi di lui per salvarmi... sono stata ancora vile... come lo fui con Gordon...

La signora

Evans                           - (cupamente) Lo sai quello che accadrà se lo lascerai... dopo tutto quello che ti ho detto! (Poi, prorompendo in una calda preghiera) Oh, mi getto in ginocchio dinnanzi a te, non fare correre questo pericolo al mio figliolo! Devi dare all'unico Evans, all'ultimo, la possibilità di vivere in questo mon­do! Ed imparerai ad amarlo, sacrificandoti per lui! (Poi, con un tetro sorriso) Ebbene, io perfino amo quella men­tecatta di sopra. Ne ho cura da tanti anni, ho vissuto la vita di lei insieme alla mia, si può dire. Dà la tua vita a Sammy, ed allora l'amerai come ami te stessa. Lo devi fare! Ne sono sicura come sono sicura della morte. (Ride con uno strano lieve riso pieno di divertita ama­rezza)

Nina                              - (con una specie di smarrimento) E hai trovato la pace?

La signora

Evans                            - (sardonicamente) C'è la pace dei verdi campi dell'Eden, dicono! Devi morire per tro­varla. (Poi, con orgoglio) Ma posso dire di sentirmi orgogliosa di essermi comportata con lealtà verso quelli che mi hanno amata e che hanno creduto in me!

Nina                              - (colpita, confusamente) Sì... questo è vero, certo. (Pensando stranamente) Comportata can lealtà... orgoglio... fiducia... fare la commedia... chi è che mi parla... Gordon! ... oh, Gordon, vuoi dire che debbo dare a Sam la vita che non ti ho dato?... anche Sam ti amava... diceva, se avremo un bambino lo chiameremo Gordon! ... che cosa debbo fare ora in tuo onore, Gordon? ...sì!... lo so!... (Parlando meccanicamente, con voce spenta) Ebbene, mamma, rimarrò con Sam. Non c'è null'altro ch'io possa fare, non è vero, una volta che non è colpa sua, povero ragazzo! (Poi, improvvisamente scoppiando in un pianto dirotto e disperato) Ma sarò così sola! Non avrò più il mio bambino! (S'inginocchia miserevolmente ai piedi della signora Evans) Oh, mamma, come posso continuare a vivere?

La signora

Evans                            - (pensando desolatamente) Ora eh» conosce il mio dolore... ora debbo aiutarla ...ha il di­ritto d'avere un bimbo... un altro bimbo... una qualche volta... in un qualche modo... ella dà la vita per salvar» il mio Sammy... io debbo salvare lei!... (Balbettando) Forse potrai vivere, Nina...

Nina                              - (con voce cupa e risentita di nuovo) E Sam? Lo vuoi fare felice, non è vero? E' esattamente tanto importante per lui quanto per me avere un bimbo! Se tu lo conoscessi solo un po', dovresti comprendere!

La signora Evans (tristemente) Lo so. Lo com­prendo, Nina. (A tentoni) Ci dev'essere una soluzione... in qualche modo. Ricordo che mentre portavo Sam, qual­che volta mi dimenticavo d'essere una moglie e ricor­davo solo il bimbo che era in me. E allora rimpiangevo di non essere uscita deliberatamente, all'insaputa di mio marito, durante il nostro primo anno di matrimonio, e di non aver scelto un uomo, un robusto maschio da razza, precisamente come facciamo per il bestiame, per dare all'uomo che amavo un figlio sano. E dato ch'io non amavo quell'altr'uomo, né luì me, dove sarebbe 6tato il male? Allora Dio m'avrebbe sussurrato: « Sa­rebbe peccato, l'adulterio, il più grave dei peccati! ». Ma dopo, avrei argomentato tra me di rimando che avremmo avuto un bimbo sano, che non dovevo aver paura, e che il bimbo non era maledetto e che perciò lui non doveva temere e così avrei potuto salvarlo! (Poi, vergo-gnosamente) Ma avevo troppa paura dì Dio, allora, per poterlo fare! (Poi, con molta semplicità) Amava tanto i bimbi il mio povero .marito, e tu non avresti mai veduto niente di simile alla simpatia ch'essi avevano per lui: era un vero padre. E Sammy è lo stesso.

Nina                              - (come da lontano, stranamente) Sì, Sammy è Io stesso. Ma io non sono come te. (Provocantemente) Io non credo in Dio-Padre!

La signora

Evans                            - (stranamente) Allora ti sarebbe facile. (Con tetro sorriso) E neppur io ci credo più. Ero solita preoccuparmi assai intorno a quello che è Dio e a quello che è il diavolo, ma ci passai sopra agevolmen­te, vivendo qui con povere persone che erano punite per peccati che non avevano commessi, e per essere io stessa punita insieme a loro per nessun altro peccato, salvo un eccessivo amore. (Decisa) Essere felici, ecco la cosa più approssimativa a cui possiamo arrivare per conoscere quello che è il bene! Essere felici, questo è il bene! Il resto son solo che parole! (Si ferma; poi con strana au­stera serietà) Amo mio figlio, Sammy. Ho potuto com­prendere quanto desideri che tu abbia un bimbo. Sam deve sentirsi sicuro che tu l'ami... per essere felice. Qualsiasi cosa tu possa compiere per farlo felice è buo­na... è buona, Nina! Non mi curo quale!» Tu devi avere un bambino sano... un giorno... per poter essere tutti e due felici! E' il tuo dovere e il tuo diritto!

Nina                              - (confusamente, con lieve bisbiglio) Sì, mamma. (Pensando con intenso desiderio) Voglio essere fe­lice!... è il mio diritto... e il mio dovere!... (Poi, im­provvisamente, in un'agonia di colpevolezza) Oh, il mio piccolo... il mio povero piccolo... ti dimenticavo... desi­derandone un altro dopo, che tu sia morto!... ti sento battere contro il mio cuore domandando pietà... Oh!... (Piange con amara angoscia).

La signora

Evans                            - (delicatamente e con profonda com­prensione) Conosco quello che tu soffri. E non avrei detto quanto ho detto or ora se non comprendessi che noi due non ci dobbiamo rivedere mai più. Tu e Sam mi dovrete dimenticare. (Come Nina fa un gesto di pro­testa, cupamente e inesorabilmente) Oh, sì; dimentiche­rete... facilmente. Gli uomini dimenticano tutto. Lo deb­bono, poveretti! Ed io ho detto quello che ho detto circa un bimbo sano perché tu lo ricordi quando ne sen­tirai il desiderio, dopo che avrai dimenticato... questo.

Nina                              - (singhiozzando pietosamente) No! Ti prego, mamma!

La signora

Evans                            - (con improvvisa tenerezza, acco­gliendo Nina tra le sue braccia, con voce spezzata) . Povera bambina! Sei carne la figlia del mio dolore! Sei ora più vicina a me di quanto Sam non potè mai es­sere! Voglio che tu sia felice! (Incomincia anch'elio a singhiozzare, baciando il capo chino di Nina).

Fine del terzo atto

ATTO QUARTO

Una sera sul principio del seguente inverno, circa sette mesi dopo. Ancora lo studio del Professore. I libri degli scaffali non sono stati toccati, il loro ordine austero non presenta nessun vuoto, ma i vetri che li separano dal mondo sono grigi di polvere, dando loro un aspetto in­definito ed irreale. La tavola, benché la stessa, non è più la tavola del Professore, come pure il rimanente mo­bilio della stanza rivela col suo disordine che la ben disciplinata mente del Professore non l'assetta più secon­do la sua personalità. La tavola è diventata nevropatica. Sono gettati alla rinfusa sopra di essa alcuni volumi dell'Enciclopedia Britannica frammisti a trattati popolari dell'Educazione della mente per il successo, etc. i quali introducono una nota di disturbante modernità contro lo sfondo dei classici nell'originale. 1 titoli dei libri sono rivolti in tutte le direzioni, senza nessun ordine, e sen­za nessuna relazione l’un con l'altro. La rimanente parte della tavola è ingombra di un calamaio, penne, matite, raschietti, una scatola di carta da scrivere a macchina, e una macchina da scrivere al centro di fronte alla sedia, che è spinta indietro, facendo spostare obliquamente il tappeto. Per terra, vicino alla tavola, c'è un cestino per la carta ricolmo, alcuni fogli di carta, e la copertura di gomma della macchina che fa ricordare una tenda caduta. La sedia a dondolo non è più al centro, ma è stata acco­stata alla tavola, esattamente di fronte ad essa, con la spalliera verso la panca. La panca, a sua volta, è stata alquanto accostata, ma è ora collocata più verso il fondo e trasversalmente contro la porta nell'angolo.

Evans siede nella vecchia poltrona del Professore. Ha scritto evidentemente a macchina, o è in procinto di scrivere, poiché si può vedere un foglio di carta nella macchina. Fuma la pipa che continuamente riaccende sia che ne abbia necessità o no, e che morde e gira e rigira, e si mette in bocca e se la toglie, fumando nervosamente. La sua espressione è abbattuta, i suoi occhi girano in­torno con incertezza, le sue spalle si sono rassegnata­mente incurvate. Sembra molto più magro, il suo volto è stirato e smorto. I suoi abiti da universitario non sono più freschi, ma trasandati e sembrano troppo larghi per lui.

Evans                            - (si volta verso la macchina e scrive rapida­mente poche parole con una specie di cieca disperazione, poi strappa il foglio dalla macchina con un'esclamazione di disgusto, lo accartoccia e lo getta violentemente sui pavimento, spingendo indietro la sedia, e balzando in piedi) Che disperazione! (Incomincia a passeggiare su e giù per la stanza fumando la pipa, pensando tor­mentosamente) E' inutile!... non riesco a pensare ad una sola cosa ... ebbene, chi sarebbe capace d'inventare un originale annunzio pubblicitario per un altro latte in pol­vere?... è tutta roba vecchia... i valorosi Tartari si nu­trivano di latte di cavalla in polvere... Machnicov, illu­stre scienziato... roba vecchia da morire... ma non posso fare a meno di escogitare qualche cosa... Cole ha detto «che cosa avete da un po' di tempo?... avevate incomin­ciato così bene... credevo che foste una rivelazione, ma il vostro lavoro si è ridotto a nulla... ». (Siede all'e­stremità della panca vicina, con le spalle ricurve, sfidu­ciato) Non l'ho potuto negare... mi sono guastato da quando siamo ritornati da quella gita a casa... senza idee ... diventerò vuoto... sterile... (Con colpevole terrore) ...in più di un modo, temo!... (Balza in piedi come se questa idea fosse una spina; riaccende la pipa, già accesa, cammina su e giù, sforzandosi di dare un altro corso ai suoi pensieri) Scommetto che il vecchio s'agita nella sua tomba perché scrivo annunzi nel suo studio... può d'arsi che sia questo che m'impedisce di lavorare... al diavolo le influenze... tenterò domani nella mia camera ... dormo solo... da quando Nina s'è ammalata... qualche malattia di donne... non ha voluto dirmelo ... troppo ri­servata... tuttavia ci sono cose che un marito ha il di­ritto di conoscere... specialmente quando non abbiamo... in cinque mesi... il dottore ha dichiarato che non deve... Nina mi ha riferito... quale dottore?... non l'ha mai detto... ma che diavolo hai, pensi che Nina menta?... no..." ma... (Disperatamente) Se fossi soltanto sicuro che è effet­tivamente malata e stanca... e non stanca di me'.... (Si ab­bandona sulla sedia a dondolo sfiduciato) Certamente c'è stato un gran cambiamento in lei... da quella visita a casa... cos'è avvenuto tra la mamma e lei?... non dice nulla... sembrava che andassero d'accordo... tutte e due piansero quando partimmo... tuttavia Nina insistè d'an­dar via quel medesimo giorno e la mamma sembrava ansiosa di liberarsi di noi... non so spiegarmelo... le po­che seguenti settimane Nina non poteva essere più af­fettuosa... non sono stato mai così felice... poi di colpo si è cambiata... lo sforzo di aspettare e di sperare di esser madre... mentre nulla avveniva... ecco la causa... colpa mia... come lo sai?... non puoi dirlo!... (Balza in piedi di nuovo; ancora cammina su e giù fuori di sé) Dio, se avessimo soltanto un bimbo!... allora mostrerei loro che cosa saprei fare!... Cole diceva sempre che avevo la stoffa, e certamente Ned lo pensava... (Con un'improvvisa agitazione di sollievo) Per Diana, dimen­ticavo!... Ned viene questa sera... ho dimenticato di dirlo a Nina... non debbo farle sapere che l'ho indotto a venir da noi per esaminarla... mi odierebbe per aver ingoiato il mio orgoglio dopo che lui non è mai venuto a salu­tarci... ma dovevo farlo... questo è il mio scopo... debbo sapere che cosa c'è che non va... e Ned è l'unico in cui io abbia fiducia... (Si getta sulla poltrona di fronte alla tavola, prende un nuovo foglio di carta e lo stringe nella macchina) Mio Dio, dovrei sforzarmi a trovare uno spunto nuovo prima che sia l'ora... (Scrive una frase o due, con uno sforzo di concentrazione sul viso. Nina varca silenziosamente la soglia, e rimane in piedi sul limitare, guardandolo. E' diventata magra di nuovo, il suo volto è stiralo e pallido, ì suoi movimenti rivelano un'estrema tensione nervosa).

Nina                              - (prima di poter reprimere un'immediata rea­zione di disprezzo e di avversione) Come è debo­le!... non farà mai nulla... non appagherà mai il mio desiderio... se s'innamorasse di qualche altra donna... andasse via... con rimanesse qui nella stanza di mio padre... gli debbo dare perfino un focolare... se scom­parisse... mi lasciasse libera... morisse... (Frenandosi, con rimorso) Debbo finirla con questi pensieri... non avevo intenzione... povero Sam!... fa tutto quello che può... mi ama tanto... gli do tanto poco in contraccam­bio... sente che l'osservo sempre con disprezzo... non posso dirgli che è con pietà... Come posso fare a meno d'osservarlo?... d'inquietarmi della sua inquietudine pen­sando a che cosa potrebbe condurre?... dopo quello che sua madre... come è orribile la vita!... è inquieto ora... non dorme... lo sento agitarsi... debbo tornare a dormire con lui... è a casa soltanto due notti la setti­mana... non è onesto da parte mia... debbo tentare... debbo... sospetta della mia avversione... gli fa male... oh, povero bimbo morto, che non osai far nascere, come avrei potuto aiutare tuo padre, per amor tuo!...

Evans                            - (improvvisamente avvertendo la presenza di lei, balzando in piedi, con aria colpevole, che si può ora riscontrare in lui ogni volta che è alla presenza di Nina) Ciao, cara! Credevo che ti fossi coricata. (Come colto in fallo) Ti ha disturbata il rumore della macchina? Ne sono dolentissimo!

Nina                              - (irritata malgrado sé stessa, pensando) Perché striscia sempre?... (Si dirige verso la sedia nel centro, e siede, sforzandosi di sorridere) Ma non c'è nessun motivo per cui essere co-sì dolente! (Mentre Evans rimane in piedi goffo e confuso, come uno scolaro che sia staio chiamato a dire la lezione, e che non la sappia, e che sia cacciato fuori a furia di urli dinnanzi ai compagni, ella cerca di parlare con tono scherzoso) Misericordia, Sarai, non fare tragedie, proprio per nulla!

Evans                            - (sempre preoccupato di giustificarsi, contrito) So che non è piacevole per te che io strascichi qui il mio lavoro, nel tentativo di scrivere dei maledetti an­nunzi. (Con breve riso) Tentativo è la parola! (Prorom­pendo) Non l'avrei fatto se Cole non mi avesse av­vertito di concludere o d'andarmene.

Nina                              - (lo fissa, maggiormente infastidita) Sì!... non farà altro che perdere un impiego, procurarsene un altro, incominciando con grande entusiasmo ogni volta» poi... (Ferendolo con un tono di voce indifferente e beffardo) Ebbene, non è un impiego che meriti d'es­sere molto rimpianto, non è vero?

Evans                            - (sobbalzando, miseramente) No, non guada­gnavo molto. Ma pensavo che ci fosse molta probabilità di farsi strada... ma naturalmente è colpa mia, non ho fatto bene... (termina desolatamente)... per un motivo o per un altro.

Nina                              - (mentre la sua avversione cede al rimorso e alla pietà) Che cosa mi fa così crudele?... è così indifeso... è il bimbo della mamma... povero bimbo malato... povero Sam!... (Si alza in fretta e s'avvicina a lui).

Evans                            - (mentre la donna s'avvicina, con spavalderia difensiva) Oh, posso benissimo trovare un'altra occu­pazione altrettanto buona... può darsi alquanto migliore.

Nina                              - (rassicurandolo) Certo! E sono sicura che non perderai la presente. Tu anticipi sempre i guai. (Lo bacia e siede sul bracciolo della poltrona, passando­gli il braccio intorno al collo, e facendogli abbassare la lesta sul suo petto) E non è colpa tua, scioccone! E' mia. So come tutto ti diventi difficile perché sei le­gato ad una moglie che è troppo malata per esser mo­glie. Avresti dovuto sposarne una grande, grossa, robu­sta, affettuosa...

Evans                            - (al settimo cielo, appassionatamente) Smet­tila! Tutte le altre donne del mondo non valgono il tuo dito mignolo! Sei tu che avresti 'dovuto sposare una persona degna, non un povero diavolo come me! Ma nessuno ti potrebbe amare di più!

Nina                              - (preme la testa di lui sul suo petto, evitandone gli occhi, e lo bacia sulla fronte) Anch'io ti amo, Sam. (Con gli occhi aperti e fissi al di sopra della testa di lui, con amorevole pietà, pensando) 'Quasi l'amo... povero ragazzo disgraziato! in questi momenti... come l'ama la madre sua... ma non gli basta... posso udire sua madre che dice « Sammy deve sentirsi sicuro che tu l'ami... per essere felice »... debbo cercare di farlo felice... (Parlando con gentilezza) Voglio che tu sia felice, Sam.

Evans                            - (con il volto radioso di felicità) Lo sono... cento volte di più di quello che merito!

Nina                              - (preme la testa di lui sul suo petto affinché  egli non possa vedere i suoi occhi, amorevolmente) Non dirlo! (Pensando con tristezza) Glielo promisi... ma non potei comprendere allora quanto sarebbe stato duro lasciarmi amare da lui... dopo che il suo bimbo... non ci fosse più... era difficile anche continuare a vivere... dopo quell'operazione... lo spirito di Gordon mi se­guiva di stanza in stanza... povero spirito corrucciato!... (Con amara beffa) Oh, Gordon, temo che questo sia un punto d'onore più duro di qualsiasi altro che ti fece cadere in fiamme dal cielo!... Che cosa direbbe ora la tua coscienza?... «Stagli vicina!... fingi di amar­lo!...». Oh, sì, lo so... gli sto vicina... ma non è felice... cerco di fingere... e allora perché mi tengo così lontana da lui?... Ma sono stata realmente malata... per qual­che tempo dopo che... da allora, non ho potuto... ma... oh, tenterò... tenterò subito... (Teneramente, ma forzata­mente) Non desidera il mio maritino di tornare a dor­mire con me presto?

Evans                            - (appassionatamente... quasi incapace di cre­dere alle sue orecchie) Oh, sarebbe meraviglioso, Nina! Ma sei sicura di desiderare che io... di sentirti abbastanza bene?

Nina                              - (ripete le parole di lui, come Se recitasse una lezione a memoria) Sì, lo desidero. Sì, mi sento abbastanza bene. (Evans le afferra una mano e la bacia in silenzio con passione e gratitudine. Pensa con rasse­gnazione) Ecco, mamma di Sam e Gordon, fingerò di amarlo... lo farò felice per qualche tempo... come lo era in quelle settimane dopo che lasciammo la sua mam­ma... quando mi davo col folle piacere di torturarmi per il suo piacere!... (Poi, con stanchezza e disperazio­ne) Sarà felice finché non incomincerà a sentirsi di nuovo colpevole perché non divento madre... (Con duro e amaro riso) Povero Sam, se solo conoscesse le pre­cauzioni... preferirci morire piuttosto che correre il minimo rischio che ciò accadesse... di nuovo... che tra­gico scherzo fu per tutti e due... volevo tanto il mio bambino!... oh. Dio!... la madre di Sam disse... «Devi avere un bimbo sano... un giorno... è il tuo dovere e il tuo diritto... ». Questo sembrava giusto allora... ma ora... sembra vile... tradire il povero Sam... e vile dar­mi... senza amore o desiderio... e tuttavia mi sono data ad altri uomini prima senza un pensiero, unicamente per dar loro un momento di felicità... posso farlo an­cora?... ora che si tratta della felicità di Sam?... e della mia?... (Si alza e s'allontana da Sam, con un movi­mento frettoloso) Debbono essere le otto e mezzo. Or­mai Charlie sarà qui per portarmi le sue osservazioni sul mio schema per la biografia di Gordon.

Evans                            - (la suoi beatitudine infranta; sconsolatamente pensando) Sempre così... mentre ci avviciniamo, qual­che cosa viene tra di noi... (Poi, confusamente) Senti, ho dimenticato di dirti che Ned viene questa sera. Nina       - (stupita) Ned Darrell?

Evans                            - Certo. Per caso m'imbattei in lui l'altro giorno e l'invitai, ed egli fissò il sabato sera. Non potè dire con quale corsa. Disse di non disturbarci ad an­darlo ad incontrare.

Nina                              - (agitata) Perché non me l'hai detto prima, scioccone? (Lo bacia) Ecco, non importa. Ma è proprio da te. Cra bisogna et e qualcuno scenda al negozio. Ed io dovrò mettere in ordine la stanza degli ospiti. (Va in fretta alla porta).

Evans                            - (la segue) Ti voglio aiutare.

Nina                              - Tu non farai nulla del genere! Tu starai proprio qui, e mi supplirai nella mia assenza. Grazie al cielo, Charlie non si tratterrà molto «e Ned è qui. (Il campanello suona; agitata) Eccone uno. Corro su. Vieni di sopra a dirmi se è Ned, e sbarazzati di Char­lie. (Lo bacia scherzosamente ed esce in fretta).

Evans                            - (seguendola con lo sguardo) Sembra che stia meglio questa sera... più felice... sembra che m'a­mi... se si rimetterà bene, allora ogni cosa andrà... (Il campanello suona di nuovo) Debbo dare a Ned l'opportunità di parlarle liberamente... (Esce e va alla porta di strada; ritorna un momento dopo con Marsden. Il comportamento di quest'ultimo è preoccupato e ner­voso. Il suo volto ha un'espressione d'ansietà che cerca di nascondere perfino a sé stesso, e che risolutamente respinge dalla sua consapevolezza. Il suo corpo alto e magro è curvo come se una parte della volontà che lo sosteneva gli fosse improvvisamente venuta a mancare. Dandogli il benvenuto con tono piuttosto forzato) En­tra, Charlie, Nina è ci sopra, riposa.

Marsden                        - (con evidente sollievo) Allora non devi di­sturbarla. Ho fatto appena una scappatina per riportarle il suo schema con le mie annotazioni. (Si toglie di tasca alcune carte e le porge ad Evans) Non potevo ri­manere che un solo istante in ogni caso. La Mamma è un po' indisposta, questi giorni.

Evans                            - (pro-forma) Mi rincresce. (Pensando, vendi­cativamente) Ben le sta, a quella malalingua, dopo i pettegolezzi che ha fatto su Nina!...

Marsden                        - (con pretesa trascuratezza) Sotto un po' d'indigestione. Nulla di serio, ma è disturbata terri-bilmente. (Pensando, spaventato) Il dolore sordo di cui si lamenta... non mi piace... e non vuole vedere nessuno eccetto il dott. Tiblietts... ha sessantotto anni... non posso fare a meno di preoccuparmi... no...

Evans                            - (seccalo, negligentemente) Ebbene, credo che si debba essere molto prudenti quando si arriva alla sua età.

Marsden                        - (effettivamente offeso) La sua età? La Manna non è così vecchia!

Evans                            - (sorpreso) Ha più di sessantacinque anni, non è vero?

Marsden                        - (indignato) Sei proprio in errore! E' an­cora sotto i sessantacinque... e per salute e per spirito non ne ha più di cinquanta! Tutti lo dicono! (Mal­contento di se) Perché gli ho mentito sull'età di lei?... debbo avere i nervi tesi... è difficile vivere con la Mam­ma in questi giorni... mi fa preoccupare a morte, quan­do probabilmente non è nulla...

Evans                            - (seccato a sua volta; pensando) Perché tutto quest'orgasmo... come se non m'infischiassi di quella vecchia schizzinosa!... (Indicando le carte) Sarà la pri­ma cosa che darò a Nina domani mattina.

Marsden                        - (meccanicamente) Bene. Oh, grazie! (Sì muove dirigendosi alla porta, poi si volge, querulo) Ma faresti meglio a darci un'occhiata mentre sono ancora qui per vedere se è chiaro. Ho scritto sui mar­gini. Guarda se c'è qualche cosa che non possa com­prendere.

Evans                            - (è costretto ad obbedire ed incomincia a leg­gere i fogli, retrocedendo sotto la lampada).

Marsden                        - (guardandosi intorno con schifiltosa disap­provazione) Che pandemonio hanno fatto in questo studio!... povero Professore!... morto e dimenticato... e la sua tomba -profanata... Sam scrive qui i suoi an­nunzi in fine settimana?... ultima pennellata!... e Nina lavora con amore alla biografia di Gordon... che il Professore detestava!... «la vita è piena d'innumerevoli cose! »... perché tutti credono di saper scrivere?... ma debbo biasimare soltanto me stesso... perché mai glie- l'ho suggerito proprio io?... perché speravo che l'aiu­tarla mentre Sem era in città mi avrebbe avvicinato a lei nella solitudine... ma io glielo suggerii prima che ella compisse l'aborto!... come lo sai?... perché lo so!... ci sono delle affinità fisiche... il suo corpo lo confes­sava... e d'allora in poi ne ho sentito avversione... come s'ella fesse una delinquente... lo è... come ha potuto?... perché?... credevo che volesse un bambino... ma evi­dentemente non la conosco... suppongo, per paura di deformare la sua persona, la sua carne... la sua forza per soggiogare i sensi degli uomini... i miei... ed avevo sperato... avevo ardentemente sperato che divenisse ma­dre... per la pace della mia anima... (Riprendendosi, con violenza) Smettila!... che essere spregevole sto di­ventando!... avere tali pensieri quando la Mummia è malata ed io dovrei pensare solo a lei... e non è affar mio, in ogni caso!... (Guardando trucemente e risentitamente Evans come se questi fosse da biasimare) Guar­dalo!... non sospetterà mai nulla!... che semplicione!... (adorava Gordon con uno strillone adora un cam­pione di pugilato!... e Nina scrive di Gordon come se fosse stato un semidio!... mentre in realtà proveniva dal più basso popolino!... (Improvvisamente parla ad Evans con una soddisfazione realmente malvagi) Ti ho detto che una volta intravidi la famiglia di Gordon a Beachampton? Della gente veramente ordinaria!... Mentre rammentavo Gordon e guardavo suo padre, fui costretto a «spettare o ad un'avventura clandestina, o a credere in un'Immacolata Concezione... e questo fin­ché non vidi la madre! Allora una cicogna divenne l'unica concepitile spiegazione!

Evans                            - (che ha udito a meta e non ha compreso, dice vagamente) Non ho mai visto i suoi genitori. (Indi­cando le carte) Posso comprendere tutto benissimo.

Marsden                        - (sarcasticamente) Sono lieto che si possa capire.

Evans                            - (storditamente) Le darò a Nina... e spero che tua mamma si senta meglio, domani.

Marsden                        - (risentito) Oh, vado. Perché non me l'hai detto se interrompevo... il tuo lavoro?

Evans                            - (immediatamente scusandosi, confuso) Oh, andiamo Charlie, non irritarti, sai che non inten­devo...! (Il campanello suona, Evans balbetta confuso cercando d'assumere un'aria di noncuranza) Ecco! Dev'essere Ned! Ricordi Darrell? Viene a farci una vi-sitina. Scusami. (Esce dalla stanza con passo malsicuro).

Marsden                        - (seguendolo con uno sguardo di collera e insieme d'inquietante sospetto e di sorpresa) Darrell? che fa qui?... si sono visti?... forse fu lui a compiere 1'... no, voleva ch'ella avesse un figlio... ma se andò a pregarlo?... ma perché Nina dovrebbe pregare per non avere un figlio?... (Perplesso) Oh, non Io so... è tutto un sozzo garbuglio!... dovrei andarmene a casa!... non voglio vedere Darrell!... (Si dirige verso la porta; poi, colpito da un'improvvisa idea, si ferma) Aspetta... potrei sentir lui circa la Mamma... sì... una buona idea... (Ritorna verso il centro della stanza, ed è in piedi quando entra Darrell, seguito da Evans. Darrell non è cambiato d'aspetto, salvo che la sua espressione è più grave e più pensosa. 1 suoi modi sono più autorevoli, e più maturi. Avvolge Marsden dalla testa ai piedi con un solo sguardo).

Evans                            - (goffamente) Ned, ricordi Charlie Marsden?

Marsden                        - (porgendogli la mano, urbanamente) Come state, dottore?

Darrell                           - (stringendogli la mano, breve) Buona sera.

Evans                            - Vado di sopra a dire a Nina che sei qui. (Esce gettando a Marsden uno sguardo risentito).

Marsden                        - (goffamente, mentre Darrell siede sulla se. dia nel centro, s'avvicina, e rimane in piedi presso la tavola) Ero sul punto d'andarmene, quando avete suonato. Allora ho deciso di fermarmi e di rinnovare la nostra conoscenza. (Si china per raccattare un fo­glio di carta, e lo ripone accuratamente sul tavolo).

Darrell                           - (osservandolo, pensando) Azzimato... so­spettosamente azzimato... è una vecchia zitella che si compiace di sé nei suoi romanzi... così immagino... mi piacerebbe d'avere l'opportunità di studiarlo più da vicino...

Marsden                        - (pensando, risentitamente) Che villano!... potrebbe dire qualche cosa!... (Forzandosi di sorridere) E volevo chiedervi un favore, una parola di consiglio circa il miglior specialista da consultare...

Darrell                          - (decisamente) Per che cosa?

Marsden                        - (quasi con ingenuità) La Mamma ha un dolore allo stomaco.

Darrell                           - (divertito, asciuttamente) E' possibile che mangi troppo.

Marsden                        - (mentre si china e accuratamente raccoglie da terra un altro foglio per metterlo con altrettanta cura sul tavolo) Quello che mangia non sarebbe abbastanza per far vivere un canarino. E' un dolore sordo, costante, dice. E' terribilmente sconvolta. E' spa­ventata dall'idea del cancro. Ma, naturalmente, è certo una sciocchezza, non è mai stata malata neppure un giorno in vita sua...

Darrell                           - (recisamente) Mostra più intelligenza di voi circa il suo dolore.

Marsden                        - (abbassandosi per raccogliere un altro fo­glio, con la voce tremante di terrore) Non capisco... bene. Intendete dire che ritenete...?

Darrell                           - (brutalmente) E' possibile. (Ha tirato fuori la penna e un biglietto da visita e scrive) Esplo­dere una bomba sotto di lui, come feci già una volta... il solo modo per muoverlo a fare qualche cosa...

Marsden                       - (incollerito) Ma... è una sciocchezza!

Darrell                           - (con soddisfazione, senza scomporsi) La gente che teme di affrontare le sgradevoli eventualità finché non è troppo tardi, commette più assassini e suicidi che... (Gli porge un biglietto) Il dott. Schultz s il vostro uomo. Conducetela a consultarlo... domani.

Marsden                        - (prorompendo con collera ed emozione) Alla malora, la condannate senza... (Si commuove, con voce soffocata) Non ne avete il diritto...! (Si china tremando per tutta la persona, per raccogliere un altro foglio di carta).

Darrell                           - (con stupore e pentimento, sinceramente) Ed io pensavo che fosse così indurito da non preoccu­parsi affatto di nessuno!... la mamma!... ora incomincio a comprenderlo... (Si alza in fretta dalla sedia, s'avvicina a Marsden e gii mette una mano sulla spalla, gen­tilmente) Scusatemi, Marsden. Volevo soltanto farvi ca­pire che qualsiasi ritardo è pericoloso. Il dolore di vostra madre si può attribuire ad un'infinità di cause innocue, ma avete il dovere verso vostra madre di assi­curacene. Prendete. (Gli porge il biglietto).

Marsden                        - (si raddrizza e lo prende, con uno sguardo di gratitudine ora, umilmente) Grazie. La condurrò a consultarlo domani. (Entra Evans).

Evans                            - (a Marsden, sconnessamente) Dì, Charlie, non ho intenzione di farti fretta, ma Nina ha bisogno di alcune cose dal negozio, prima che chiuda, e se tu volessi darmi un aiuto...

Marsden                        - (con tristezza) Naturalmente. Andiamo. (Stringe la mano a Darrell) Buona notte, dottore... e grazie.

Darrell                          - Buona notte. (Marsden esce, seguito da Evans).

Evans                            - (si volge sul limitare della porta e dice con intenzione) Nina scenderà subito. Per amor del cielo, parlale con tutta libertà.

Darrell                           - (accigliandosi, impazientemente) Oh, be­nissimo! Corri! (Evans va. Darrell rimane in piedi presso la tavola, seguendolo con lo sguardo, pensando a Marsden) Individuo singolare, Marsden... è ancora il figlio di mamma... se muore che cosa farà?... (Poi, allon­tanando Marsden con una scrollata di spalle) Oh, bene, potrà sempre sfuggire alla vita scrivendo un nuovo li­bro... (Gira intorno alla tavola, esaminandone critica­mente il disordine, poi si siede sulla poltrona, diver­tito) Tracce di composizione... Gli annunzi di Sani?.-non fa bene, mi ha detto... avevo torto di pensare che aveva della stoffa?... spero di no... mi è sempre pia­ciuto Sam, non so esattamente perché... ha detto che Nina è ricaduta di nuovo... che cosa è avvenuto del loro matrimonio?... mi dispiacque un po' per me stesso quando si sposarono... non già che io mi sia mai inna­morato... ma lo invidiai in un certo senso... lei ebbe sempre una forte attrazione fisica per me... la volta che la baciai... l'unica ragione per cui mi tenni alla larga dopo... non mi curo di stranezze erotiche... ho bisogno di tutte le mie facoltà mentali per il mio lavoro... mi sono liberato anche di quel lieve sospetto... mi ero completamente dimenticato di lei... è una strana fanciulla... caso interessante... avrei dovuto tenermi a con­tatto per questo, motivo... spero che mi racconterà di sé... non so capire perché non abbia un bimbo... sem­brerebbe la sola cosa ragionevole... (Con cinismo) Pro­babilmente perché... aspettare il buon senso dalla gente prova che ne mancate voi stessi!...

Nina                              - (entra silenziosamente. Si è ripresa, lux indos­sato il suo abito migliore, si è ravviati i capelli, dato il rossetto etc. ma è principalmente il suo stato d’animo che l'ha trasformata facendola sembrare per ti momento più giovane e più graziosa. Darrell immediatamente avverte la sua presenza, e, alzando gli occhi, scatta in piedi, con un sorriso d affettuosa ammirazione. Ella gli s'avvicina in fretta con schietto piacere) Buon giorno, Ned! Sono molto contenta di rivederti dopo tutti questi anni!

Darrell                           - (mentre le stringe la mano, sorridendo) Non tanti anni come dici, non è vero? (Pensando, con ammirazione) Stupenda come sempre... Sam è fortunato!

Nina                              - (pensando) Mani robuste come quelle di Gordon... s'impadroniscono di voi... non come quelle di Sam... dita cedevoli che vi lasciano ricadere in voi stessi... (Stuzzicante) Dovrei far vista di non ricono­scerti neppure dopo che ci hai così vergognosamente piantati!

Darrell                           - (un po' imbarazzano) Avevo veramente intenzione di scriverti. (Esaminandola con uno sguardo penetrante) Ne ha passate molte da quando la vidi... il suo viso lo rivela... pronunciata tensione nervosa... che si nasconde dietro il suo sorriso...

Nina                              - (a disagio sotto il suo sguardo) Odio quello sguardo professionale nei suoi occhi... spia i sintomi... senza vedermi... (Risentita, facendosi beffe di lui) Eb­bene, che cosa sospettate che non sia a posto ora nella paziente, dottore? (Ride nervosamente) Siedi, Ned. Suppongo che non sappia liberarti dal tuo sguardo diagnostico. (Gli volge le spalle e siede nella poltrona a dondolo nel centro).

Darrell                           - (prontamente distogliendo lo sguardo, siede scherzosamente) Sempre la medesima ingiusta ac­cusa! Leggi sempre delle diagnosi in me, mentre quello che effettivamente pensavo era che begli occhi, o che abito elegante, o...

Nina                              - (sorridendo) O che elegante scusa mi potevi ammannire! Oh, ti conosco! (Con un improvviso cam­biamento d'umore, ride gaiamente e naturalmente) Ma sei perdonato..., se però mi sai spiegare perché non sei mai venuto a salutarci.

Darrell                          - In coscienza, Nina, sono stato cosi sovrac­carico di lavoro che non ho avuto la possibilità d'an­dare in nessun posto.

Nina                              - Oppure la voglia!

Darrell                          - (sorridendo) Ebbene... può darsi.

Nina                              - Ci tieni dunque tanto a quel laboratorio? (Egli assente gravemente) E' la grande occasione che aspettavi?

Darrell                          - (semplicemente) Credo di sì.

Nina                              - (con un sorriso) Ebbene, tu sei l'uomo for­tunato per cui capitano le occasioni!

Darrell                          - (sorridendo) Lo spero.

Nina                              - (sospirando) Vorrei che si potesse dire di più d'uno di noi... (Poi, in fretta) ...intendo parlare di me.

Darrell                           - (pensando, con una certa soddisfazione) Intende parlare di Sam... questo non è promettente per una futura felicità coniugale!... (Stuzzicante) Ma ho inteso che tu « cogli l'occasione » d'entrare in lettera­tura, collaborando con Marsden.

Nina                              - No, Charlie ha solo l'intenzione di guidarmi. Non si degnerebbe mai di comparire come colla­boratore. Ed, inoltre, non apprezzò mai Gordon per quello che era. Nessuno lo apprezzò tranne me.

Darrell                           - (pensando, causticamente) Il mito di Gor­don è più vivo che mai... radice tuttora del suo male... (Scrutandola con acutezza) Sam certamente l'apprez­zava non è vero?

Nina                              - (non ricordandosi di nascondere il suo disprez­zo) Sam? Ebbene, è proprio il contrario in ogni senso!

Darrell                           - (pensando, con ironia) Questi eroi muo­iono molto difficilmente... ma forse, scrivendo, lo potrà scacciare dal suo sistema nervoso... (Con persuasione) Ebbene, hai intenzione di condurre a termine la bio­grafia, non è vero? Credo che sarebbe bene che lo facessi.

Nina                              - (asciutta) Per la mia psiche, dottore? (Con negligenza) Credo che lo farò. Non so. Non ho molto tempo. I doveri di moglie... (Stuzzicante) A proposito, se non è indelicato, vorrei domandarmi se non sei in procinto di fidanzarti anche tu con qualche bella si­gnorina.

Darrell                           - (sorridendo, ma con enfasi) Niente af­fatto! Finché non avrò trentacinque anni, almeno!

Nina                              - (sarcasticamente) Allora non hai fiducia nella tua stessa medicina? Come, dottore! Pensa a quanto bene ti farebbe!... (Agitala, con pungente sarcasmo) ...se avessi una bella fanciulla da amare... o sarebbe piutto­sto imparare ad amare?... e di cui aver cura... il cui carattere potessi plasmare e la cui vita potessi guidare, e fare ciò che volessi e nella cui disinteressata devo­zione potessi trovare la pace! (Con sarcasmo sempre più amaro) Oh dovresti avere un bimbo, dottore! Non saprai mai che cosa è la vita, non sarai mai realmente felice, finché non avrai un bimbo, dottore... (Con un riso amaro e beffardo) Un bimbo bello e sano!...

Darrell                           - (dopo averle gettato uno sguardo penetrante, pensando) Bene!... sta per parlare!... (Con mitezza) Riconosco i miei argomenti. Ebbi realmente torto, Ni­na, sotto tutti gli aspetti?

Nina                              - (aspramente) Sotto tutti gli aspetti, dottore!

Darrell                          - (osservandola acutamente) Ma come? E tu non hai ancora voluto un bimbo, che è, come dici, la gioia più grande?

Nina                              - (amaramente) Oh, io...? (Poi, prorompendo con intensa amarezza) Voglio che tu sappia che non sono destinata ad aver figli!

Darrell                           - (trasale, pensando) Che cosa vuol dire?... perché mai?... (Con una certa soddisfazione) Può intendere Sam?... ch'egli... (Blandamente, ma palesemente con­turbato) Perché non incominci dal principio e non mi dici tutto? Mi sento responsabile.

Nina                              - (con violenza) Lo sei! (Poi, con stanchezza) E non lo sei. Nessuno lo è. Tu non sapevi. Nessuno poteva sapere.

Darrell                           - (col medesimo tono) Sapere che cosa? (Pensando con la medesima bramosia di credere qual­che cosa che spera) Deve intendere che nessuno poteva sapere che Sam non era... ma io potevo arguirlo... dalla sua debolezza generale... povero disgraziato!... (Poi, mentre la donna rimane silenziosa, con insistenza) Rac­contami. Voglio aiutarti, Nina.

Nina                              - (commossa) E' troppo tardi, Ned. (Poi, improvvisamente) Ho pensato or ora... che Sam ha detto che si è imbattuto con te per caso. Non è così, non è vero? E' venuto a trovarti e ti ha detto d'essere preoc­cupato per me, e ti ha pregato di venirmi a trovare, noti è vero? (Mentre Darrell annuisce) Oh, non imporla! E' anzi quasi commovente. (Poi, facendosi beffe di lui) Ebbene, dal momento che sei qui professionalmente, e a dal momento che mio marito desidera che ti parli, potrei raccontarti la storia di tutto il mio caso. (Stanca­mente) Vi avverto che non è divertente, dottore! Ma anche la vita non sembra che sia divertente, non è vero? E dopo tutto, voi aiutaste a spalleggiare Dio-Padre, nel fare questo pasticcio. Spero che v'insegnerà a non essere così eccessivamente sicuro nel futuro. (Con amarezza sempre maggiore) Debbo dire che procedeste molto poco scientificamente, dottore! (Poi, d'improvviso incomincia la sua scoria con voce triste e monotona che ricorda quella della madre di Evans nell'atto pre­cedente) Quando andammo a fare visita alla mamma di Sam sapevo che da due mesi dovevo avere un bambino.

Darrell                           - (trasalendo, incapace di nascondere una trac­cia di delusione) Oh, allora eri proprio?... (Pensando deluso, e vergognoso di sé per esserlo) Tutto errato quello che pensavo... doveva avere un bimbo... allora perché non l'ebbe?...

Nina                              - (con strana felice intensità) Oh, Ned, l'amavo più di quanto non abbia mai amato nessuno nella vita... neppure Gordon! L'amavo tanto che mi sembrava alle volte che Gordon dovesse essere il suo vero padre, che Gordon dovesse esser venuto a me in sogno mentre dormivo presso Sam! Ed ero felice. Quasi amavo Sam allora! Sentivo che era un buon marito!

Darrell                           - (immediatamente nauseato; pensando, con sprezzante gelosia) Ah!... l'eroe di nuovo!... viene nel suo Ietto!... mette le corna al povero Sam!... diventa il padre del figlio di lui!... possa io essere dannato se l'ossessione di lei non è la più idiota di tutte...

Nina                              - (la sua voce diviene improvvisamente afona e inanimata) «E dopo la mamma di Sam disse che non potevo avere il mio' bambino. Vedete, dottore, il bis­nonno di Sam era pazzo, e la nonna di Sam morì al manicomio, e il padre di Sam era uscito di senno molti anni prima di morire, e una sua zia, che è ancora viva, è pazza. Così naturalmente dovetti convenire che sa­rebbe stato un errore... e subii un'operazione.

Darrell                           - (che ha ascoltato con stupore e con orrore; profondamente colpito e sbalordito) Buon Dio, sei pazza, Nina? Non posso assolutamente crederlo! Sa­rebbe cosa troppo infernale! Povero Sam, fra tutti! (Confusamente) Nina! Ne sei assolutamente sicura?

Nina                              - (subito sulle difensive, con tono canzonatorio) Assolutamente, dottore! Perché? pensate che io sia paz­za? Sam sembra così sano di corpo e di mente, non è vero? Vi ha preso completamente in giro, non è vero? Pensavate che sarebbe stato un marito ideale per me! E il povero Sam si è fatto gioco anche di sé stesso, perché non sa nulla di tutto questo... così non potete biasimarlo, dottore!

Darrell                           - (pensando inorridito, sentendo un'immensa af­fezione per lei) Dio, è troppo terribile!... sopra a tutto il resto!... come potè mai sopportarlo!... lei pure perderà la ragione!... ed è colpa mia!... (Si alza, le si avvicina, le mette una mano sulle spalle, rimanendo in piedi dietro di lei, teneramente) Nina! Ne sono così desolato! C'è solo una cosa possibile ora. Devi costrin­gere Sam a darti il divorzio.

Nina                              - (amaramente) Credete? Allora, quale suppo­nete sarebbe la sua fine? No, sono abbastanza colpevole nella mia coscienza, ora, grazie! Debbo rimanere vicina a Sam! (Poi, con strana monotona insistenza) Ho pro­messo alla mamma di Sam che l'avrei fatto felice! Ora è infelice perché pensa di non esser capace di darmi un figlio. Ed io sono infelice perché ho perduto il mio bimbo. Così debbo avere un altro bimbo... in qualche modo... non credete, dottore?... per farci tutti e due felici? (Alza gli occhi su di lui, supplichevole. Per un istante si fissano negli occhi... poi tutti e due si volgono altrove con colpevole confusione).

Darrell                           - (confusamente, pensando) Quello sguardo nei suoi occhi... che cosa vuole che io pensi?... perché parla tanto di felicità?... sono felice io?... non lo so.... che cos'è la felicità?... (Sconcertato) Nina, non so che cosa pensare.

Nina                              - (pensando, stranamente) Quello sguardo nei suoi occhi... che cosa intende di fare?... (Con la mede­sima monotona insistenza) Dovete sapere che cosa pen­sare. Non so neppur io precisarlo nel mio pensiero. Ho bisogno del vostro consiglio... del vostro scientifico con­siglio questa volta, di grazia, dottore. Ho pensato e ri­pensato. Mi sono detta che è quello che dovrei fare. La stessa madre di Sam insistè perché lo facessi. E' cosa sensata e gentile e giusta e buona. Me Io sono detta mille volte e tuttavia non riesco a convincere intera­mente qualche cosa in me che ha paura di qualche cosa. Ho bisogno di coraggio da qualcuno che possa rima­nerne al di fuori, e che possa pensarci completamente, come se Sam ed io non fossimo di più di porcellini d'India. Dovete aiutarmi, dottore! Dovete dimostrarmi qual'è la cosa sensata... la cosa veramente sensata, com­prendete, che io debbo fare per Sam e per me.

Darrell                           - (pensando, confusamente) Che cosa debbo fare?... fu tutta colpa mia... le debbo qualche cosa in contraccambio... debbo qualche cosa a Sam... debbo loro la felicità!... (Irritato) Maledizione, c'è un ronzio nei miei orecchi!... ho un po' di febbre... giurai di vi­vere senza passione... vediamo... (Con voce professionale fredda e calma, con il volto impassibile) Un dottore dev'essere in pieno possesso dei fatti, se deve consi­gliare. Che cosa è precisamente quello che la moglie di Sam ha tanto pensato di fare?

Nina                              - (col medesimo tono, insistendo) Di scegliere un maschio sano, a lei del tutto indifferente, e di avere un figlio da lui, che Sam crederebbe suo figlio, e la vita del quale gli darebbe fiducia, e che sarebbe la prova vivente che sua moglie l'amava. (Confusamente, stranamente e con determinazione) Questo dottore è sano...

Darrell                           - (con maniera ultra-professionale) Vedo. Ma questo richiede molta riflessione. Non è facile pre­scrivere. (Pensando) Ho un amico che ha una moglie... fui invidioso al suo matrimonio... ma che cosa c'entra?... maledizione, la mia mente non lavora!... continua a cor­rere verso di lei... vuole unirsi con la sua mente... nell'interesse della scienza?... che pazzia sto pensando!...

Nina                              - (pensando, come prima) Questo dottore non è per me che un maschio sano... quando era Ned una volta mi baciò... ma non m'importò nulla di lui... così tutto è a posto, non è vero, mamma di Sam?

Darrell                           - (pensando) Vediamo... sono nel laboratorio, ed essi sono porcellini d'India... infatti, nell'in­teresse della scienza, io stesso posso essere, nei con­ fronti di quest'esperienza, un porcellino d'India sano e nello stesso tempo posso rimanere spettatore... osservo che il mio polso è frequente, per esempio, e questo è naturale perché risento un vecchio desiderio... il desi­derio è una naturale reazione maschile di fronte alla bellezza della femmina... il marito di lei è mio amico...  ho sempre cercato d'aiutarlo... (Freddamente) Ho con­siderato quello che la moglie di Sam mi ha detto, e il suo ragionamento è sensatissimo. Il figlio non può essere di suo marito.

Nina                              - Allora siete della stessa opinione della madre di Sam? Ella disse: «Essere felici è la cosa più appros­simativa a cui possiamo giungere per conoscere quello che è buono ».

Darreix                         - Decisamente sono della medesima opi­nione. La moglie di Sani dovrebbe trovare un padre sano per il figlio di Sam, immediatamente. E' il suo dovere verso il marito. (Pensando, preoccupato) Sono mai stato felice?... ho studiato per guarire le infermità del corpo... ho osservato dei sorrisi di felicità formarsi sulle labbra dei moribondi... ho conosciuto il piacere con innumerevoli donne che desideravo ma che non ho mai amato... ho conosciuto un po' l'onore e un po­chino la soddisfazione di me stesso... questo discorso della felicità mi sembra che mi sia estraneo...

Nina                              - (incominciando a prendere un tono timido, dif­fidente, colpevole) Questo dovrà esser nascosto a Sam in modo che non lo sappia mai! Oh, dottore, la moglie di Sam ha paura!

Darrell                           - (con tono strettamente professionale) Scioc­chezze! Questo non è il momento d'esser timidi. La felicità odia i timidi! Ed anche la scienza! Certamente la moglie di Sam deve nascondere la sua azione! Farlo sapere a Sam sarebbe crudele da parte sua... e stupido, poiché, poi, nessuno potrebbe più essere felice per il suo gesto! (Ansiosamente, pensando) Ho ragione di consigliare questo?... è manifestamente la cosa ragio­nevole da farsi... ima questo consiglio tradisce il mio amico!... no, lo salva!... salva sua moglie., e se una terza persona dovesse conoscere un po' di felicità... è forse egli minimamente defraudato? Gli sono io mini­mamente meno amico per averlo salvato?... no, il mio dovere verso di lui è chiaro... ed è anche mio dovere, come studioso sperimentale della verità,... osservare questi tre porcellini d'India, dei quali uno sono io...

Nina                              - (pensando, risolutamente) Debbo avere il mio bambino!... (Con timidezza si alza dalla sedia e si volge per metà verso di lui, supplichevole) Dovete dare coraggio alla moglie di Sam, dottore. Dovete liberarla dalla sensazione di colpa.

Darrell                          - C'è soltanto colpa quando si trascura deli­beratamente il proprio manifesto diritto alla vita. Tutto il resto non conta. Il dovere di questa donna è di sal­vare suo marito e se stessa col dare alla luce un figlio sano! (Sentendosi colpevole e istintivamente allontanan­dosi da lei) Sono sano... ma è il mio amico... esiste una cosa che si chiama onore!...

Nina                              - (risolutamente) Debbo prendere la mia feli­cità!... (Con timore lo segue) Ma ella si vergogna. E' l'adulterio. E' una colpa.

Darrell                           - (allontanandosi di nuovo, con un freddo e beffardo riso d'impazienza) Colpa! Vorrebbe ella piut­tosto vedere il proprio marito finire in un manicomio? Vorrebbe ella forse affrontare la prospettiva Ji rovinarsi del tutto mentalmente, moralmente e fisicamente attra­verso anni e anni di vita infernale per lui e per lei? In verità, signora, se non sapete liberarvi da tutti questi pregiudizi, dovrò rinunziare a questo caso immediata­mente! (Pensando, con terrore) Chi parla?... chi mi suggerisce?... ma tu sai benissimo che non puoi esser quello, dottore!... perché no, sei sano, ed è azione da amico verso tutti...

Nina                              - (pensando, risoluta) Debbo avere il mio bam­bino!... (Avvicinandosi a lui maggiormente, lo può ora toccare con la mano) Di grazia, dottore, dovete darle la forza per fare questa cosa giusta, che le sembra così giusta e poi così ingiusta! (Avanza una mano e ne'pren­de una delle sue).

Darrell                           - (pensando., con terrore) Di chi è questa mano?... mi brucia... la baciai una volta... le sue labbra erano fredde... ora brucerebbero di felicità per me!...

Nina                              - (prendendogli l'altra mano e lentamente facen­dolo girare per vederlo in faccia, quantunque egli non la guardi, supplichevole) Ora ella sente la vostra forza, dottore. Le dà il coraggio di domandarvi, dottore, di suggerirle il padre. Ella è cambiata, dottore, da quan­do è diventata la moglie di Sam. Non potrebbe ora sop­portare il pensiero di darsi ad alcun uomo che ella non potesse né desiderare né rispettare. Così ogni volta che i suoi pensieri si rivolgono all'uomo che deve sce­gliere, ella ha paura di proseguire! Ella ha bisogno del vostro coraggio, dottore, per scegliere!

Darrell                           - (come ascoltandosi) Sam è mio amico... ebbene, non è ella pure tua amica?... Le sue due mani sono tanto calde!... non debbo neppure accennare al mio desiderio!... (Con la calma di un giudice) Ebbene, quest'uomo dev'esser qualcuno che non le sia fisicamente ripulsivo.

Nina                              - Ned l'ha sempre attratta.

Darrell                           - (pensando, con terrore) Che cosa ha det­to?... Ned?... attratta?... (Nel medesimo , tono) Deve avere una mente che sinceramente comprenda., una mente scientifica, superiore agli scrupoli morali che sono la causa di tarati errori umani ed infelicità.

Nina                              - Ella ha sempre pensato che Ned avesse una mente superiore.

Darrell                           - (pensando, con terrore) Ha detto Ned?... Ella pensa che Ned?... (Col medesimo tono) Dovrebbe aver simpatia per lei ed ammirarla, dovrebbe essere il suo buon amico e dovrebbe desiderare d'aiutarla, ma non dovrebbe amarla... quantunque potrebbe, senza dan­no a nessuno, desiderarla.

Nina                              - Ned non l'ama... ma aveva simpatia per lei e, credo, la desiderava. Ed ora la desiderate, dottore?

Darrell                           - (pensando) La desidera chi?... chi è?... è Ned!... Ned sono io!... io la desidero, desidero la feli­cità! (Tremando ora, con gentilezza) Ma, signora, debbo confessare che il Ned di cui voi parlate son io, e che io sono Ned.

Nina                              - (dolcemente) Ed io sono Nina che vuole il suo bambino. (Poi ella si protende e gli volge il capo finché il visto di lui è di fronte al suo, ma egli tiene gli occhi bassi; ella china il capo con mitezza e sotto­missione, dolcemente) Ti sarei così grata, Ned. (Egli trasalisce, alza gli occhi su di lei selvaggiamente, fa un gesto come per prenderla tra le braccia, poi rimane fer­mo per un istante in quell'atteggiamento, con gli occhi fissi alla testa china di lei, mentr'ella ripete con dol­cezza) Ti sarei tanto umilmente grata.

Darrell                           - (d'improvviso cadendo in ginocchio e pren­dendo una mano di lei in entrambe le sue, e baciando­la umilmente, con un singhiozzo) Sì, sì, Nina... sì... per la tua felicità... con questo spirito! (Pensando, fieramente esultante) Sarò felice per un istante...

Nina                              - (sollevando la testa, pensando, orgogliosamente esultante) Sarò felice!... farò mio marito felice!...

Fine del quarto atto

ATTO QUINTO

Il salotto di una piccola casa che Evans ha affittalo in un sobborgo marittimo vicino a New York. E' un luminoso mattino del seguente aprile. La stanza è il tipico salotto della casa in serie tipo bungalow, Le finestre di sinistra guardano sopra un'ampia veranda. Una duplice entrata in fondo conduce all'ingresso; una porta a destra alla stanza da pranzo. Nina ha cercato di cancellare dalla stanza la banalità odiosa ed offensiva del nuovo con alcuni suoi mobili della vec­chia casa paterna, ma il tentativo è riuscito solo per metà di fronte a tale sopraffaccente banalità, e il ri­sultalo è una stanza di carattere così disordinato come lo studio del Professore nell’ultimo atto. La disposi­zione dei mobili segue il medesimo ordine delle scene precedenti. C'è una poltrona Morris ed una tavola ro­tonda di quercia americana verso la sinistra, una sedia imbottita, tappezzata di vistoso creton, nel centro, un sofà ricoperto del medesimo tessuto a destra.

Nina è seduta sulla sedia al centro. Ha tentato Ai leggere un libro, ma se l'è lasciato cadere negligente­mente in grembo. Si può notare un grande cambia­mento nel suo viso e nel suo contegno. E' di nuovo la gestante del terzo atto, ma questa volta c'è una forza trionfante nella sua espressione, un'indomita si­curezza di sé nei suoi occhi. Si è ingrossata, il suo viso si è disteso. Non dà ora l'impressione d'avere un'eccessiva tensione nervosa, sembra paga e profon­damente calma.

Nina                              - (come ascoltando qualche cosa dentro di se, gioiosamente) Ecco!... non può essere la mia imma­ginazione... l'ho sentito chiaramente... è vita... il mio bimbo... il mio unico bimbo... l'altro non esistè mai realmente!... questo è il figlio del mio amore!... amo Ned!... l'ho sempre amato da quel primo pomeriggio... quando andai da lui così scientificamente!... (Ride di sé) Oh, la sciocca che ero!... poi venne l'amore... nelle sue braccia... la felicità!... glielo nascosi... vidi che era spaventato... la sua stessa gioia lo spaventava... sen­tivo che combatteva contro se stesso... tutti quei pomeriggi... i nostri meravigliosi pomeriggi di felicità!... e non dissi nulla... volli essere forzatamente calcola­trice... così quando 'disse infine... terribilmente contur­bato... « senti Nina, abbiamo fatto tutto il necessario, giocare col fuoco è pericoloso »... io dissi « Hai proprio ragione, Ned, sopra tutte le cose non voglio innamo­rarmi di te! »... (Ride) Non gli piacque!... sembrò adirarsi... e spaventarsi... poi per settimane non telefonò neppure... aspettai... era prudente aspettare... ma ogni giorno mi spaventavo di più... poi proprio mentre la mia volontà stava per venir meno, fu la sua a cedere... improvvisamente comparve di nuovo... ma io lo tenni alla sua sostenuta posa dottorale e lo mandai via, orgo­glioso della forza della sua volontà... e malcontento di sé stesso per il desiderio che aveva di me!... d'allora in poi ogni settimana ha continuato a venir qui... come dot­tore... abbiamo parlato saggiamente di nostro figlio. spassionatamente... come se fosse il figlio di Sam... non abbiamo ceduto mai al nostro desiderio ed ho osser­vato che l'amore cresceva in lui finché ora .ne sono sicura... (Con improvviso allarme) Ma lo sono?... non ha mai nominato l'amore.» forse sono stata sciocca a fingere così... può averlo allontanato da me... (Improv­visamente con calma sicurezza) No... imi ama... lo sento... è solo quando mi metto a pensare che incomincio a du­bitarne... (Si appoggia indietro e guarda con occhi sta­gnanti dinanzi a sé; una pausa) Ecco... di nuovo... suo figlio!... mio figlio che si muove nella mia vita... la mia vita che si muove in mio figlio... il mondo è completo e perfetto... tutte le cose sono .scambievoli... an­che la vita... e la causa è al di là della ragione... le interrogazioni muoiono nel silenzio di questa pace... vivo» ora un sogno dentro il gran sogno della marea... aspiro la marea che sogno e restituisco il mio sogno nella marea... sospesa nel movimento della marea, sento la vita muoversi in me, sospesa in me... non importano i perché... non c'è nessun perché... sono madre... Dio è madre.., (Sospira felice, chiudendo gli occhi. Una pausa. Evans entra dalla porta di comunicazione con l'ingresso in fondo. E' vestito accuratamente ma gli abiti sono vec­chi, malandata eleganza di collegiale universitario; ha dimenticato di radersi. I suoi occhi appaiono misteramente devastati, il suo comportamento è diventato un tentativo dolorosamente evidente di nascondere uno stato cronico di orgasmo nervoso e di cosciente colpevolezza. Si ferma appena varcata la soglia e la guarda misere­volmente di nascosto, ragionando tra sé, cercando di farsi coraggio).

Evans                            - Diglielo!... va avanti... ti sei deciso, non è vero?... Non cedere ora!... dille che hai deciso... per amor suo... ed affrontare la verità... ella non ti può amare... ha provato... tua recitato come una brava ar­tista... ma incomincia ad odiarti... e non puoi biasi­marla.,., voleva dei figli... e tu... (Protestando delicatamente) Ma non so di sicuro... che è Colpa mia... (Poi amaramente) Andiamo, non ingannare te stesso; se aves­se sposato qualche altro... se Gordon fosse vissuto e l'avesse sposata... scommetto che nel primo mese...in quanto a me è meglio che la faccia finita con un buon colpo di rivoltella... (Inghiottisce a fatica, come se sof­focasse un singhiozzo, poi, selvaggiamente) Smettila di ge­mere... avanzati e svegliala... dille che sei disposto a dar­ le il divorzio affinché  sposi un vero uomo che possa darle quello che dovrebbe avere!... (Poi, con improvviso terrore) E se dicesse di sì?... non potrei reggere!... senza di lei morrei... (Poi, con una cupa energia che non par sua) Benissimo!... Buona notte... mi farei sal­tare le cervella allora, .benissimo!... questo la farebbe libera... coraggio ora!... domandaglielo... (Ma la sua voce  incomincia a tremare di nuovo con incertezza mentre chiama) Nina!

Nina                              - (apre gli occhi e Io squadra con calma, con in­ differenza) Che vuoi?

Evans                            - (immediatamente sconfitto, pensando) Non posso!... in che modo mi guarda!... direbbe di dì... (Balbettando) Mi rincresce di svegliarti, ma... è ormai tempo che Ned arriva, non è vero?

Nina                              - (calma) Non dormivo. (Pensando, come se trovasse difficile perfino di accorgersi della sua esi­stenza) Quest'uomo è mio marito... è difficile ricordarlo... la gente dirà che è il padre di mio figlio... (Con ripul­sione) E' vergognoso!... e tuttavia è esattamente quello che desideravo!... desideravo!... non ora! ora amo Ned!... non voglio .perderlo!... Sani deve darmi il divorzio... mi sono sacrificata abbastanza per lui... che cosa mi ha dato?... neppure una casa... ho dovuto vendere la mia casa paterna per fare denaro allo scopo idi avvicinarmi alla sua sede... e allora ha perduto il posto... ora per procurarsene un altro, conta sull'aiuto di Ned!... il mio amato!... che vergogna!... (Poi, con contrizione) Oh, sono ingiusta... il povero Sam non sa di Ned... e fui io a voler vendere la casa... ero sola là... volevo essere vicina a Ned...

Evans                            - (pensando angosciosamente) Che cosa pen­sa?... probabilmente è una fortuna per me non saperlo!... (Sforzandosi d'assumere un'aria vivace mentre si volta altrove) Spero che Ned porti la lettera che mi ha promessa per il direttore della Globe Company. Sono ansioso di rimettermi al lavoro.

Nina                              - (con sprezzante pietà) Oh, suppongo che Ned la porti. Lo pregai di non dimenticarla.

Evans                            - Spero che abbiano subito un posto libero. Possiamo adoperare il denaro ,ora. (Abbassando la testa) Mi vergogno di vivere a tuo carico quando tu ricevi tanto poco da me.

Nina                              - (con indifferenza ma con autorità, come una istitutrice ad un ragazzo) Andiamo! andiamo!

Evans                            - (sollevato) Ebbene, è vero. (Poi avvicinan­dosi a lei, umilmente cercando d'ingraziarsela) Stai molto meglio da un po' di tempo, non è vero, Nina?

Nina                              - (trasalendo, seccamente) Perché?

Evans                            - Hai un aspetto sempre migliore. Ti stai in­grassando. (Si sforza di ridacchiare).

Nina                              - (breve) Non essere assurdo, ti prego! In realtà non mi sento affatto meglio.

Evans                            - (pensando con disperazione) Da un po' di tempo mi salta agli occhi ad ogni occasione... come se tutto quello che faccio la disgustasse!... (Va girellando verso la finestra e guardia fuori negligentemente) Credevo che avremmo ricevuto una parola da Charlie questa mattina per avvisarci se sarebbe venuto o no. Ma sup­pongo che sia troppo abbattuto per la morte della ma­dre per scrivere.

Nina                             - (con indifferenza) Forse verrà senza il fa­stidio di scrivere. (Vagamente, con stupore) Charlie... caro vecchio Charlie!... ho dimenticato lui pure...

Evans                            - Credo che questa sia l'automobile di Ned. Sì, si ferma. Voglio andare ad incontrarlo. (Si dirige verso la porta di fondo).

Nina                              - (seccamente, prima d'esserle capace di frenare l'impulso) Non essere così ridicolo!

 

Evans                            - (si ferma, balbetta confusamente) Che cosa... che cosa c'è?

Nina                              - (riprendendosi, ma con irritazione) Non ba­darci. Sono nervosa. (Pensando, sentendosi colpevole) Un momento mi vergogno che si renda così ridicolo ri­spetto il mio amato... e il momento dopo qualche cosa d'odioso mi spinge a costringerlo a farlo!... (La dome­stica è andata ad aprire la porta di strada. Ned Darrell entra dal fondo. Il suo volto sembra invecchiato. C'è un'espressione di difensiva amarezza e di malcontento intorno agli occhi e alla bocca. Ma quest'espressione si trasforma in una di desiderio e di gioia nel vedere Nina).

Darrell                           - (impulsivamente si dirige verso di lei) Nina! (Poi si ferma bruscamente nel vedere Sani).

Nina                              - (dimentica di Evans, si alza in piedi come per abbracciare Darrell; con amore) Ned!

Evans                            - (con affetto e gratitudine) Salve, Ned! (Gli porge la mano che Ned prende meccanicamente).

Darrell                           - (cercando di superare il suo colpevole im­barazzo) Salute, Sam! Non ti avevo visto. (Fretto­losamente frugandosi in tasca) Prima che dimentichi, ecco la lettera. Ho parlato ieri per telefono con Appleby. E' quasi certo che ci sia un posto vacante... (con una condiscendenza che non sa evitare) ... ma tu dovrai mettere tutto il tuo impegno per far bene con lui.

Evans                            - (arrossendo imbarazzato, sborsandosi di par­lare con fiducia) Puoi contarci! (Poi con gra­titudine e con umiltà) Per Bacco, Ned, non so dirti quanto ti sia grato!

Darrell                           - (bruscamente, per nascondere il suo imba­razzo) Oh, taci, ne sono anch'io felicissimo.

Nina                              - (osservando Evans con un disprezzo che è quasi odio, con tono di reciso licenziamento) Faresti me-glio ad andarti abradere, non è vero, se devi andare in città?

Evans                            - (passandosi confuso la mano sul viso, sforzan­dosi d'assumerle un'aria vivace e sicura) Sì, natural­mente. L'avevo dimenticato. Ti prego di scusarmi. (Que­sto a Darrell. Esce in fretta dal fondo).

Darrell                           - (appena Evans è sufficientemente lontano per non uscire, volgendosi a Nina) Come puoi trattarlo in quel modo? Questo mi dà la sensazione d'essere... un animale immondo.

Nina                              - (arrossendo confusa, protestando) Ma perché? (Poi sconnessamente) Da un po' di tempo dimentica sempre di farsi la barba.

Darrell                          - Lo sai quello che voglio dire, Nina! (Le volge le spalle, pensando amaramente) Che sozzo bu­giardo sono diventato... e lui ha la più assoluta fiducia in me!...

Nina                             - (pensando, intimorita) Perché non mi prende tra le braccia?... oh, sento che non m'a'ma ora!.., come è amaro!... (Cercando d'essere pratica) Mi dispiace, Ned. Non intendevo d'essere sgarbata, ma Sam mi dò proprio ai nervi.

Darrell                           - (pensando, amaramente) Qualche volta qua­si l'odio!... se non fosse stato per lei, avrei serbato la mia pace di mente... non concludo nulla da un po' di tempo, maledizione!... ma è da idiota sentirsi colpe­vole... se Sam soltanto non avesse tanta fiducia in me!... (Poi con impazienza) Sciocchezze!... stupidaggini sentimentali!... il fine giustifica i mezzi... tutto questo avrà un buon fine per Sam, lo giuro... perché non gli dice che è incinta? che aspetta?

Nina                              - (pensando, appassionatamente, guardandolo) Oh amor mio, perché non mi baci? (Supplichevole) Ned, non essere inquieto con me, ti prego!

Darrell                           - (combattendo per controllarsi, freddamente) Non sono inquieto, Nina. Soltanto devi ammettere che queste scene triangolari sono per lo meno Umi­lianti. (Risentitamente) Non voglio più ritornare qui!

Nina                              - (con un grido di dolore) Ned!

Darrell                           - (pensando, con esultanza dapprima) Mi ama... ha dimenticato Gordon!... sono felice!... l'amo?... no!... non voglio!... non posso!... pensa a quello che significherebbe per Sam!... per la ,tua carriera!... sii oggettivo a proposito!... tu porcellino d'India... sono il suo dottore... ed il dottore di Sam... ha prescritto loro un figlio... ecco tutto!...

Nina                              - (straziato tra speranza e timore) Che pensa?... sta combattendo il suo amore... oh, mio amato... (Dì nuovo con tenerezza) Ned!

Darrell                           - (assumendo la sua più convincente aria pro­fessionale, avvicinandosi a lei) Come stai oggi? Dal tuo aspetto si direbbe che abbia un po' di febbre. (Le prende la mano come par sentirle il polso. ha. mano di lei si chiude sulla sua. Ella alza gli occhi verso di lui. Egli tiene i suoi rivolti altrove).

Nina                              - (protendendosi verso di lui, con intenso desi­derio, pensando) Ti amo!... prendimi!... di che cosa m'importa al mondo se non di te?... che Sam muoia!...

Darrell                           - (combattuto, pensando) Cristo... il con­tatto della sua pelle!... il suo corpo... quei pomeriggi tra le sue braccia!... la felicità!... che cos'altro m'im­porta?... che Sam vada all'inferno...

Nina                              - (prorompendo, appassionatamente) Ned! Ti amo, Non posso nasconderlo più! Non voglio nascon­derlo! Ti amo, Ned!

Darrell                           - (improvvisamente prendendola tra le braccia e baciandola follemente) Nina, com'è bello!

Nina                              - (esultante tra i baci) Mi alni, non è vero? Dimmi di sì, Ned!

Darrell                          - (appassionatamente) Sì! sì!

Nina                              - (con un grido di trionfo) Dio, ti ringrazio! In fine me l'hai detto! L'hai confessato a te stesso! Oh, Ned, mi hai fatto tanto felice! (Si sente suonare alla porta di casa. Darrell ode. Agisce su di lai come una scossa elettrica. Si strappa da lei. Istintivamente anch'ella si alza e si dirige al sofà a destra).

Darrell                           - (stupidamente) Qualcuno... alla porta. (Si lascia cadere sulla poltrona presso la tavola, a sinistra. Pensando tormentosamente) Ho detto che l'amavo!... ha vinto lei... si è servita del mio desiderio!... ma non l'amo!... non voglio amarla!... ella non può essere pa­drona della mia vita!... (Violentemente, quasi le grida) Non ti amo, Nina! ti dico che non ti amo!

Nina                              - (la domestica e andata in quel momento nella porta di strada) Taci! (Poi, bisbigliando trionfamente) Mi ami, Ned, mi ami!

Darrell                           - (con testarda stupidità) No! (La porta dì strada è stata aperta. Marsden compare dal fondo, entra nella stanza lentamente, tutto d'un pezzo, come un au­toma. E' vestito irreprensibilmente a lutto stretto. Il suo volto è pallido, stirato, squallido per la solitudine e il dolore. I suoi occhi hanno uno sguardo abbacinato come se egli fosse ancora troppo stordito per rendersi conto chiaramente di quello che gli è accaduto. Le sue spalle si sono curvate, tutta la sua persona è accasciata. Dapprima non sembra conscio della presenza di Darrell).

Nina                              - (pensando, con strano, superstizioso orgasmo) Il nero... nel mezzo della felicità... viene il nero... di nuovo... la morte... mio padre... viene tra me e la mia felicità!... (Poi riprendendosi, sprezzantemente) La scioc­ca che sono!... è soltanto Charlie!... (Poi, furibonda, per il risentimento) Il vecchio stolto!... ma perché capita qui senza averci avvisati?...

Marsden                        - (forzando le sue labbra ad un triste sorriso) Buon giorno, Nina! So che è un'imposizione... ma... ma sono in tale terribile stato da quando la Mamma... (Balbetta; il suo volto si deforma in una brutta smorfia di dolore, piange).

Nina                              - (con immediata comprensione, sì alza di scatto e va a lui) Nessuna imposizione, Charlie. Ti aspetta­vamo. (Gli si è avvicinata e lo ha circondato col brac­cio; egli si lascia andare e singhiozza, col capo contro la spalla di lei).

Marsden                        - (con voce spezzata) Non «ali, Nina, come è terribile... terribile!

Nina                              - (conducendolo alla poltrona di centro, carezze­volmente) Lo so, Charlie. (Pensando, con incontrol­labile noia) Oh, caro, che cosa posso dire?... sua madre mi odiava... non sono contenta che sia morta... ma nep­pure mi dispiace... (Con una sfumatura di disprezzo) Povero Charlie!... era così legato alle fettucce del suo grembiule!... (Poi gentilmente, ma condiscendevolmente, confortandolo) Povero vecchio Charlie!

Marsden                        - (le parole e il tono riscuotono il suo or­goglio. Alza la testa e quasi la respinge, risentitamente pensando) Povero vecchio Charlie!... perbacco, che cosa sono per lei?... il suo vecchio cane che ha perduto la madre?... la Mamma la odiava... no, la povera Mamma era così soave che non odiava mai nessuno... semplice­mente disapprovava... (Con freddezza) Sto benissimo, Nina, Proprio benissimo ora, grazie. Mi scuso per aver fatto una scena.

Darrell                           - (si è alzato dalla sedia, con sollievo, pen­sando) Ringrazio Dio che sia venuto Marsden... ho ripreso il mio equilibrio... (S'avvicina a Marsden, cor­dialmente) Come state, Marsden? (Poi, porgendogli convenzionali congratulazioni, gli batte coti la mano sulla spalla) Sono dolente, Marsden.

Marsden                        - (trasalendo, alza gli occhi su di lui, stu­pito) Darrell! (Poi con immediata ostilità) Non vedo nulla per cui dobbiate essere dolente! (Poi, mentre essi lo guardano sorpresi, si rende conto di quello che ha detto, balbettando) Intendo dire... dolente... non è certo la parola appropriata... non è vero?

Nina                              - (annoiata) Siedi, Charlie. Sembri così stanco. (Marsden si lascia cadere sulla poltrona al centro, mec­canicamente. Nina e Darrell ritornano alle loro sedie. Nina guarda Darrell dietro le spalle di Marsden, pen­sando esultante) Tu m'ami, Ned!...

Darrell                           - (pensando, rispondendo al suo sguardo, con sfida) Non ti amo!...

Marsden--------------- - (guarda fisso dinanzi a sé. Pensando sospettosamente, morbosamente agitato) Darrell e Nina!... c'è qualche cosa in questa stanza!... qualche cosa di disgustoso!... come se una brutale mano pelosa e ru­vida mi prendesse alla gola!... lezzo di vite umane.-pesante e libidinoso!... di fuori è aprile... verdi gemme sugli alberelli... la tristezza della primavera... la mia perdita trova pace nella Natura... il dolore della sua nascita consolando il mio dolore di morte... c'è qualche cosa di vivo e di inumano in questa stanza... odio, amore e passione!... crudelmente indifferenti alla mia perdita!... deridendo la mia solitudine!... mai più amore per ime in nessun luogo!... la libidine con un odioso ghigno deride la mia timidezza e la mia sensibilità!... la mia castità!... la mia castità?... oh, sì, se si dice la mia lasciva castità!... la lascivia che mi faceva l'oc­chietto per un dollaro con oleosi occhietti francesi!... (Inorridito) Che pensieri!... che creatura immonda sei!... e la tua Mamma è morta solo da due settimane!... odio Nina!... quel Darrell in questa stanza!... sento il loro desiderio!... dov'è Sam?... glielo dirò!... no, non lo cre­derebbe... è uno sciocco così fiducioso... debbo punirla in qualche altro modo... (Con rimorso) Come?,, punire Mina?... la mia piccola Nina?... ma se vaglio che sia felice!... perfino con Darrell?... tutto è tanto confuso!... debbo smetterla di pensarci... debbo parlare!... dimen­ticare!... dire qualche cosa!... dimenticale ogni cosa!... (Improvvisamente prorompe con garrulità) La Mamma ha domandato di te, Nina, tre giorni prima di morire. Ha detto, « Dov'è ora Nina Leeds, Charlie? Quando sposa Gordon Shaw? ». Vaneggiava, povera donna! Ri­cordi quanta ammirazione aveva per Gordon? Le piaceva tanto assistere alle partite di foot-ball quando gio­cava lui. Era così bello e armonico, diceva sempre. Le era sempre piaciuto un corpo sano e robusto. Aveva una cura così rigorosa del proprio, faceva lunghe pas­seggiate ogni giorno, le piaceva fare d bagni e remare d'estate anche dopo i sessant'anni, non fu mai malata un giorno in vita sua, finché.,. (Si volge a Darrell fred­damente) Avevate ragione, dott. Darrell! Era cancro. (Poi collericamente) Ma il dottore dal quale mi man­daste, e l'altro che fu chiamato a consulto, non pote­rono far nulla per lei, assolutamente nulla! Avrei po­tuto col medesimo risultato far venire degli stregoni dalle Isole Salomon! Questi almeno l'avrebbero distratta nelle sue ultime ore coi loro 'canti e le loro danze, ma i vostri specialisti sono stati una vera delusione! (Im­provvisamente, con un ghigno spiacevole ed insultante, alzando la voce) Credo che voi dottori siate una banda di maledetti ipocriti, ignoranti ed impostori!

Nina                              - (seccamente) Charlie!

Marsoen                        - (ritornando in sè, con un gemito vergognoso) Non darmi ascolto, non sono in me, Nina. Sono pas­sato attraverso l'inferno! (Sembra in procinto di singhiozzare, poi d'un tratto balza in piedi, selvaggiamente) E' questa stanza! Non posso sopportare questa stanza! C'è in essa qualche cosa d'intollerabile!

Nina                              - (blandamente) Lo so che è odiosa, Charlie. Non ho ancora avuto la possibilità di metterla a posto. Siamo troppo poveri.

Marsden                        - (con confusione) Oh, non è odiosa af­fatto, sono io che sono odioso! Dov'è Sam?

Nina                              - (vivamente) Di sopra, appena salite le scale. Va su. Sarà felice di vederti.

Marsden                        - (vagamente) Benissimo. (Va alla porta poi si ferma, con tristezza) Ma per quello che vidi in quella visita a casa sua, non ama molto sua madre. Non credo che comprenderà, Nina. Non le scrive mai, non è vero?

Nina                              - (a disagio) No... non so.

Marsden                       - Sembrava tanto sola,. Gli dispiacerà un giorno quando la madre... (Inghiottisce) Ebbene... (Esce).

Nina                              - (una pausa improvvisa, pensando) La mamma di Sam... «Fa mio figlio Sammy felice!»... Promisi... Oh, perché Charlie doveva ricordarla?... (Poi, riso­lutamente) Non posso ricordarla ora!... non voglio!... debbo essere felice!...

Darrell                           - (stentatamente cercando d'avviare una con­versazione qualunque) Il povero Marsden è comple­tamente fuori di sé, non è vero? (una pausa) Mia madre morì mentre io ero lontano per studiare. Era qualche tempo che non la vedevo, e così non mi sono mai reso precisamente conto che non c'era più; ma nel caso di Marsden...

,

Nina                              - (sicura, con un sorriso di tolleranza) Non fare attenzione a Charlie, Ned. Che cosa m'importa di Charlie, Ned? T'amo! E tu mi ami!

Darrell                           - (allarmato, sforzandosi di prendere un tono annoiato di rimprovero) Ma io non ti amo! E tu non mi ami! Tu permetti semplicemente che la tua fantastica immaginazione prenda il volo... (Palesando il suo geloso risentimento malgrado sé stesso) ...come hai già fatto per Gordon Shaw!

Nina                              - (pensando) E' geloso dì Gordon!... che cosa meravigliosa!... (Con calma provocante) Amavo Gordon, ,

Darrell                           - (irritato, non rileva queste parole come se non le volesse udire) L'immaginazione romantica ha rovinato più vite di tutte le malattie! Le altre malattie, dovrei dire! E' una forma di pazzia! (Si alza bruscamente e incomincia a passeggiare per la stanza. Pen­sando, inquieto) Non debbo guardarla... debbo trovare una scusa ed andar via... e questa volta per non ritor­nare mai più... (Evitando di guardarla, cercando di ra­gionare, freddamente) Agisci con leggerezza, Nina... e molto slealmente. Il patto che facemmo riguarda tanto l'amore quanto un contratto per costruire una casa. In­fatti convenimmo, ricordi? che era essenziale che l'amore non c'entrasse! E così è, malgrado quello che dici tu. (Una pausa, passeggia. Ella l'osserva. Pensando) Deve ritornare sulla terra!... debbo romperla con lei!... abbastanza duro, ora!... ma continuare così... quale scom­piglio porterebbe nella vita di noi tutti!...

Nina                              - (pensando teneramente) Che il suo orgoglio mi addossi pure tutto il biasimo!... lo accetterò con­tenta!...

Darrell                           - (con irritazione) Naturalmente mi rendo conto che anch'io sono stato biasimevole. Non sono stato capace d'essere così impersonale come pensavo di poter essere. 11 guaio è che ci è stata una pericolosa attrazione fisica tra noi due. Dalla prima volta che ti ho incontrata, ti ho sempre desiderata fisicamente. Ora lo riconosco.

Nina                              - (sorride con tenerezza, pensando) Oh, lo ri­conosce dunque?... povero caro!... (Seducentemente) Ed ancora mi desideri, non è vero, Ned?

Darrell                           - (voltandole le spalle rudemente) Noi Quello che dici è finito! (Nina ride piano, da padrona. Darrell si gira per averla di fronte, collericamente) Sta attenta! Tu stai per avere il figlio che volevi, non è vero?

Nina                              - (implacabilmente) Mio figlio vuole suo padre!

Darrell                           - (avvicinandosi un po', disperatamente) Sei pazza! Dimentichi Sam! Può essere stolto, ma la mia coscienza è sensibile. Incomincio a pensare che aitiamo fatto torto proprio a quello che cercavamo d'aiutare!

Nina                             - Cercavi di aiutare anche me, Ned.

Darrell                           - (balbettando) Ebbene... sì... diciamo che questo particolare andava bene allora. Ma deve finire. Non si può andare avanti così!

Kina                              - (implacabilmente) Solo il tuo amore mi può fare felice, ora! Sam deve darmi il divorzio affinché  ti possa sposare.

Darrell                           - (pensando, sospettosamente) Sta attento!... sposarmi!... ci siamo!... possedermi!... rovinare la mia carriera!... (Sprezzantemente) Sposarti? Credi che sia uno sciocco? Levatelo subito dalla testa! Non sposerei nes­suna donna... a nessun costo! (Mentre Nina continua a guardarlo con ferma determinazione, implorante) Sii ra­gionevole, per amor di Dio! Non siamo assolutamente fatti l'uno per l'altra! Non ammiro il tuo carattere! Non ti rispetto! Conosco troppo del tuo passato! (Poi, con indignazione) E Sam? Divorziare da lui? Hai di­menticato quello che sua madre ti ha detto? Intendi dire che vorresti deliberatamente?... E ti aspetti che io...? che cosa credi che io sia?

Nina                              - (inesorabilmente) Sei l'uomo che amo. Niente altro ha valore per me! Sì, ricordo quello che disse la mamma di Sam. Disse: « Essere felici è la cosa più approssimativa che possiamo fare per conoscere quello che è buono ». Ed io sarò felice! Ho perduto proprio tutto nella vita perché non ho avuto il coraggio di prenderlo... ed ho fatto del male a tutti quelli che mi circondavano. E' inutile di cercare di pensare agli altri. Un essere umano non può pensare ad un altro essere. E' impossibile. (Dolcemente e carezzevolmente) Ma questa volta penserò alla mia sola felicità... e cioè a te... e a nostro figlio. E' più che abbastanza per un essere umano, non è vero? (Si protende verso di lui e gli prende una mano. Una pausa. Con l'altra mano lo fa girare pian piano finche Darrell è costretto a guar­darla negli occhi).

Darrell                           - (pensando affascinato) Vedo la mia fe­licità nei suoi occhi... il contatto della sua pelle mor­bida!... quei pomeriggi!... mio Dio, ero felice!... (Con voce strana ed affascinata, una voce che sembra come costretta ad uscire da lui per un impulso più forte della sua volontà) Sì, Nina.

Nina                              - (con voce risoluta) Ho dato a Sam abba­stanza della mia vita! E non lo ha reso affatto felice! Perciò qual'è il vantaggio? E come possiamo sapere con certezza che gli gioverebbe credere che il nostro bimbo fosse 6uo? Non lo possiamo sapere. Sono tutte conget­ture. L'unica cosa sicura è che noi ci amiamo.

Eamell                           - (affascinato) Sì. (Giunge un rumore dall’ingresso e Evans entra dal fondo. Vedi le loro due mani unite, ma ne fraintende il significato).

Evans                            - (allegramente, sforzandosi di mostrarsi fidu­cioso) Ebbene dottore, come sta la malata? Credo che stia molto meglio non è vero? quantunque lei non voglia ammetterlo.

 

Darrell                           - (al primo suono della voce di Evans, strappi! la sua mano da quella di Ninni, come se fosse un tizzone ardente, evitando gli occhi di Evans, e allontanandosi da lei assai conturbato) Sì. Molto meglio.

Evans                            - Bene! (Batte la mano sulla spalla di Nina. Nina gli sfugge. La sua sicurezza svanisce in un baleno. Pensando, desolatamente) Perché mi sfugge?... anche se appena la sfioro?...

Nina                              - (praticamente) Debbo vedere come va la colazione. Naturalmente tu rimani, Ned?

Darrell                           - (combattuto e perturbato) No, credo che sarebbe meglio... (Pensando, con disperazione) Debbo andare!... non posso andare!... ma debbo andare!...

Evans                            - Oh, via, carissimo!

Nina                              - (pensando) Deve restare... e dopo colazione lo diremo a Sam... (Con sicurezza) Rimane. (Con inten­zione) Ed abbiamo molte cose da dirti dopo colazione, Sam... non è vero, Ned? (Darrell non risponde. Nvna esce da destra).

Evans                            - (parlando, in modo incerto) Ho fatto cori­care Charlie. E' molto giù, poveretto. (Poi cercando di guardare di fronte Darrell, il quale continua a guardare altrove) Perché ha detto che vuoi parlarmi? O è forse un segreto, Ned?

Darrell                           - (frenando uno scoppio di riso convulso) Un segreto? Sì, ma certo che è un segreto! (Si getta sulla poltrona di sinistra, tenendo il viso rivolto altrove. I suoi pensieri amari e disperati simili a quelli di un fuggiasco cacciato in un cantone) E' orribile!... Sani pensa che io sia la più brava persona del mondo... ed io gli faccio questo!... come se non ne avesse abba­stanza!... maledetto prima ancora di nascere!... lo fini­sco!... e sono dottore!... maledizione!... posso vedere la sua fine!... non me lo potrò mai perdonare!... non lo potrò mai dimenticare!... stroncarmi!... rovinare la mia carriera!... (Più disperatamente) Debbo finirla!... mentre sono in tempo!... ha detto... dopo la colazione dobbiamo parlare... intendeva dire confessare... questo significa uc­ciderlo..; poi mi vorrà sposare!... (Incominciando ad infuriarsi) Per Dio, non voglio!... 'se ne accorgerà!... col sorriso!... mi ha ridotto dove mi vuole lei!... per poi essere così crudele con me come lo è con lui!... amarmi?... bugiarda!... ama ancora Gordon!... il suo corpo è una trappola!... ci sono preso!... mi tocca la mano, i suoi occhi entrano nei miei, e perdo la mia volontà!... (Furiosamente) Per Dio, non può farsi gioco di me in questo modo!... andrò in qualche luogo!... in Europa!... studierò!... la dimenticherò nel lavoro!... mi terrò nascosto finché la nave salperà, affinché  non mi raggiunga... (A questo punto, è in uno stato ili strana esaltazione) Adesso va!... no!... debbo guastare i suoi piani rispetto a Sam!... per Dio, vedo!... dirgli del bimbo!... questo la ferirà!... quando saprà che gli ho detto questo, comprenderà che è irrimediabile!... ri­marrà con lui!... povera Nina!... mi dispiace!... mi ama molto!... che inferno!... dimenticherà!... avrà il suo bimbo!... sarà felice!... e Sam sarà felice!... (Improvvi­samente si volge verso Sani, che ha continuato a fissarlo interdetto, bisbigliando) Sta attento Sam. Non posso fer­marmi a colazione. Non ho tempo. Ho mille cose da fare. M'imbarcherò per l'Europa tra pochi giorni.

Evans                            - (sorpreso) T'imbarchi?

Darrell                          - (molto rapidamente) Si... 'vado a studiare là per circa un anno. Non l'ho detto a nessuno. Sono venuto oggi per salutarvi. Non mi potrete vedere più. Fino alla partenza sarò presso alcuni amici in cam­pagna. (Poi, con esaltazione) Ed ecco il 'segreto. Do­vrebbe farti molto felice, Sani. So quanto tu l'abbia desiderato, perciò te lo dirò, per quanto Nina s'inquie­terà con me perché voleva essere lei a dirtelo a suo tempo... (con esaltazione sempre maggiore) ... ma sono abbastanza egoista per desiderare di vederti felice prima d'andar via.

Evans                            - (non osando credere ciò che spera, balbettando) Che cosa... che cosa dici, Ned?

Darkell                          - (battendogli la mano sulla schiena, con strana giovialità) Stai per diventare padre, mio caro. Ecco il segreto! (Poi, mentre Evans al settimo cielo non fa altro che fissarlo senza parlare, continua) E ora debbo fuggire. A rivederci tra un anno circa. Ho già salutato Nina. Addio, Sam. (Gli prende la mano e la stringe) Buona fortuna! E ora, al lavoro! Hai della stoffa! Quando ritornerò mi aspetto di sentir dire che sei sulla via del successo! E di' a Nina che mi aspetto di tro­varvi tutti e due felici nel vostro bambino. Diglielo, Sam! (Si volta, e si dirige alla porta. Pensando mentre va) Ecco fatto!... con onore!... sono libero!... (Esce   poi, attraverso la porta di casa, si sente partire la sua macchina un momento dopo; svanisce lontano).

Evans                            - (lo segue con gli occhi spalancati e senza pa­role in uno stato di felice stupore mormora) Grazie, Ned! (Pensando, sconnessamente) Perdile ho dubitato di me?... ora m'ama... mi ha amato subito... sono stato un idiota... (Improvvisamente cade in ginocchio) Oh Dio, ti ringrazio! (Nina entra dalla cucina. Si ferma stupita di vederlo in ginocchio. Egli balza in piedi e la prende tra le braccia con fiduciosa felicità e la bacia) Oh, Nina, ti amo tanto! Ed ora so che mi ami anche tu! Ora non avrò più paura di nulla!

Nina                              - (sbalordita e terrorizzata, cercando debolmente di respingerlo, pensando) E'... è impazzito? ... (Debol­mente) Sam! che cos'hai, Sam?

Evans                            - (teneramente) Ned mi ha detto... il segreto... e sono felice, cara! (La bacia di nuovo).

Nina                              - (balbettando) Che cosa... ti ha detto Ned?

Evans                            - (teneramente) Che avremo un bimbo, cara. Non devi essere in collera con lui. Perché volevi na­scondermelo? Non sapevi quanto mi avrebbe fatto fe­lice, Nina?

Nina                              - Ti ha detto che noi... noi... tu, il padre? (Poi, improvvisamente, strappandosi da lui, selvaggiamente) Ned! dov'è Ned?

Evans                            - E' partito un momento fa.

Nina                              - (istupidita) Partito? Richiamalo. E' pronta la colazione.

Evans                            - Ma è partito. Non è potuto restare. Ha molti preparativi da fare prima d'imbarcarsi.

Nina                              - Imbarcarsi?

Evans                            - Non ti ha detto che s'imbarcava per l'Eu­ropa? Va là per circa un anno per motivi di studio.

Nina                              - Per circa un anno! (Selvaggiamente) Debbo telefonargli! No, andrò in città per parlargli ora, su­bito! (Fa un passo vacillante verso la porta. Pensando, angosciata) Andare!... andare da lui!... trovarlo!... l'amor mio!...

Evans                           - Temo che non ci sarà. Ha detto che non l'avremmo potuto vedere, che sarebbe stato ospite di amici fuori di città fino alla partenza. (Premuroso) Perché? devi forse vederlo per qualche cosa d'importante, Nina? Forse potrei riuscire a rintracciarlo...

Nina                              - (balbettando e barcollando) No. (Soffoca uno scoppio di riso convulso) No, niente... niente d'impor­tante... niente è importante... Ah!... (Soffoca un altro scoppio di riso, poi, sul punto di svenire, debolmente) Sam! aiutami...

Evans                            - (si precipita verso di lei, e la sostiene fino al sofà a destra) Povera cara! Distenditi e riposa. (Ella rimane a sedere, con gli occhi fissi vagamente dinnanzi a sé. Egli le stropiccia i polsi) Povera cara! (Pensando, esultante) Il suo stato... questa      debolezza deriva dal suo stato...

Nina                              - (pensando, con angoscia) Ned non m'ama!... se n'è andato... andato per sempre... come Gordon!... no, non come Gordon!... come un vigliacco, un farabutto!... un bugiardo!... Oh, l’odio!... Oh, Dio-Madre, fa sì ch'io possa odiarlo!... deve averlo premeditato... doveva saperlo oggi quando mi ha detto che mi amava!... (Pensando, follemente) Non lo sopporterò!... crede d'avermi data a Sam per sempre!... me e suo figlio!... non può... dirò a Sam che mentiva!... farò sì che Sam l'uccida!... gli prometterò d'amarlo se l'ucciderà... (Improvvisamente si rivolge a Sam selvaggiamente) Ti ha mentito!

Evans                            - (lasciando cadere le mani di lei, sbigottito, bal­betta) Intendi dire che... che Ned ha mentito circa...?

Nina                              - (con lo stesso tono) Ned ti ha mentito!

Evans                            - (balbetta) Tu non... devi avere un bimbo?...

Nina                             - (selvaggiamente) Oh, sì! Oh, sì! Nulla può impedirmelo! Ma tu sei... tu sei... intendo dire, tu... (Pensando, con angoscia) Non posso dirglielo!... non posso dirglielo senza che ci sia Ned ad aiutarmi!... non posso!... guarda il suo viso!... oh, povero Sammy!... po­vero bambino!... povero bambino!... (Gli prende la testa e se la preme sul petto, e incomincia a piangere. Pian­gendo) Intendo dire che tu non dovevi saperlo, Sammy,

Evans                            - (immediatamente di nuovo al colmo della feli­cità, teneramente) Perché? Non vuoi che io sia fe­lice, Nina?

Nina                              - Sì, sì che lo voglio, Sammy. (Pensando, stranamente) Bimbo!... bimbo!... si dà la vita ai bimbi!... non si fanno impazzire e non si uccidono!...

Evans                            - (pensando) Non m'aveva mai chiamato Sam­my, prima... qualcuno mi chiamava così... oh, sì, la        mamma... (Teneramente e giovanilmente) E ti farò felice d'ora in poi, Nina. Ti dico che nel momento in cui Ned me lo disse, qualche cosa avvenne in me! Non so spiegarlo, ma... farò bene ora, Nina! So d'averlo detto ancora prima, ma non era che un vanto. Cercavo solo di convincerne me stesso. Ma ora lo dico sapendo di poterlo fare. (Dolcemente) E' perché tu avrai Un bimbo, Nina. Sapevo'che non mi avresti mai veramente Amato senza un figlio. Per questo ero in ginocchio quando sei entrata. Ringraziavo Dio per il nostro bimbo!

Nina                              - (tremando) Sammy! Povero ragazzo!

Evans                            - Ned ha detto che quando ritornerà si aspetta di trovarci tutti e due felici... nel nostro bimbo. Mi ha detto di dirtelo. Sarai felice ora, non è vero, Nina?

Nina                              - (affranta ed esausta) Cercherò di farti felice, Sammy. (Evans la bacia, poi nasconde la testa sul petto di lei. Ella guarda fissamente lontano al di sopra della testa di lui. Sembra invecchiare. Pensando, come se le parole fossero suggerite da qualche più profonda voce di vita) Non figlio di Ned!... non figlio di Sam!... mio!... ecco!... di nuovo!... sento vivere il mio bambino... muo­versi nella mia vita... la mia vita muoversi nel mio bimbo... aspiro la marea che sogno, e restituisco il mio sogno dentro la marea... Dio è Madre!... (Poi, con improvvisa angoscia) Oh, pomeriggi... meravigliosi po­meriggi d'amore con te, amor mio perduti... svaniti per sempre!...

Fine del quinto atto

PARTE SECONDA

ATTO SESTO

La stessa scena, di sera, un po' più di un anno dopo. La stanza ha subito un significativo cambiamento. C'è un'atmosfera di benessere intimo come se la stanza appar­tenesse ora definitivamente alla persona per cui fu fabbri­cata. Ha un'aria orgogliosa di modesta prosperità. E' appena terminato il pranzo, sono circa le otto.

Evans siede presso la tavola a sinistra, scorrendo i titoli di un giornale e leggendo qualche articolo qua e là. Nina siede sulla sedia nel centro, lavorando coi ferri un golf per bimbo. Marsden siede sul sofà a de­stra tenendo in mano un libro che finge di sfogliare, mentre osserva stupefatto Evans e Nina. Evans è no­tevolmente cambiato: è più robusto, l'espressio­ne tormentata di ansietà e dì cosciente inferiorità è scomparsa dal suo viso, che rivela la salute e la sod­disfazione. C'è anche in lui, cosa più notevole, un'espres­sione decisa di fermezza, di unta risolutezza che si orienta verso fini che egli sente di poter conseguire. Si è matu­rato, ha trovato il suo posto nel mondo. Anche Nina è molto cambiata. Sembra notevolmente più vecchia, le tracce delle sofferenze precedenti le sono segnate sul viso, che ha pure l’espressione di una serena accettazione, Marsden si è molto invecchiato. I suoi ca­pelli sono grigi, e la sua espressione è quella di un profondo dolore che confina con una sdegnosa rassegna­zione. Veste un irreprensibile abito scuro di tweed.

Nina                              - (pensando) Mi sembra che ci sia una corrente d'aria nella camera del bimbo... farei forse meglio a chiudere la finestra?... credo vada bene così... ha bi­sogno di una grande quantità d'aria fresca... il piccolo Gordon... qualche cosa nei suoi occhi... la mia roman­tica immaginazione?... Ned disse che... perché Ned non ha mai scritto?... è meglio così... come mi ha fatto «offrire!... ma gli perdono... mi ha dato il bimbo... il bimbo certo non gli somiglia... tutti dicono che somiglia a Sam... quant'è assurdo!... ma Sam è un padre ecce­zionale... è diventato un altr'uomo durante lo scorso anno... ed io l'ho aiutato... mi consulta in ogni cosa... ho un vero rispetto per lui ora... mi posso dare a lui senza ripulsione... lo rendo felice... ha scritto a sua ma­dre che lo rendo felice... fui orgogliosa di poterglielo scrivere... che strani risultati danno le cose!... tutto per il meglio... ed io non mi sento malvagia... mi senta buona... (Sorride stranamente).

Marsden                        - (pensando) Che cambiamento!... l'ultima volta che fui qui l'aria era avvelenata... Darrell... ero si­curo che fosse il suo amante;., ma io ero in uno stato mor­boso... perché Darrell fuggì?... Nina avrebbe potuto convincere Sam a divorziare se amava veramente Darrell..quindi è evidente che non l'amava... e stava per avere il bimbo di Sam... l'amore di Darrell deve esserle sem­brato come un tradimento... perciò ella lo mandò via così dev'essere!-. (Con soddisfazione) Ora mi sono spiegato tutto... (Con sprezzante pietà) Povero Darrell.., non ho simpatia per lui, ma ne ebbi sinceramente com­passione quando m'imbattei in lui a Monaco... si dava bel tempo... ma sembrava disperato... (Quindi lugu­bramente) La mia fuga fu circa così fruttuosa come la sua... come se uno potesse lasciarsi alle spalle i propri ricordi!... non potevo dimenticare la Mamma... mi per­seguitò per tutte le città d'Europa... (Quindi irritato} Bisogna che ritorni al lavoro!... non ho scritto una riga in più di un anno!... il mio pubblico mi starà dimenticando... un intreccio mi è venuto in mente ieri... la mia mente incomincia ad orientarsi di nuovo... ed io incomincio a dimenticare, grazie a Dio!... (Quindi con rimorso) No, non voglio dimenticarti, Mamma!... ma che io ricordi... senza dolore!...

Evans                            - (voltando una pagina del giornale) Sta per verificarsi tra breve il più forte sbalzo di prezzi che questo paese abbia mai visto, o io manco d'occhio, Nina..

Nina                              - (Con grande serietà) Lo credi, Sammy?

Evans                            - (con sicurezza) Ne sono arcisicuro.

Nina                              - (con materno orgoglio, divertita) Caro Sammy... non posso ancora del tutto credere in questo uomo. d'affari sicuro di se... ma debbo riconoscere che ha dimostrato d'esserlo... ha domandato un aumento di denaro... e glielo hanno dato senza discussioni... sono smaniosi di tenerselo... lo dovrebbero essere... come uno schiavo ha lavorato!... per me e per il mio bambino!...

Evans                            - (che ha continuato a guardare Marsden furtivamente al di sopra del giornale) La madre di Charlie deve avere accumulato un mezzo milione... che lui la­scerà marcire in titoli del .governo... vorrei sapere che cosa direbbe se gli proponessi di finanziarmi... si è sempre interessato come un vero amico... bene, vale la pena di provare ad ogni modo... sarebbe un socio facile da maneggiarsi...

Marsden--------------- - (fissando Evans, attonito) Come è cambiato Sam!... lo preferivo come prima... futile... ma con una grande sensibilità... ora si è indurito... un po' dì successo... oh, gli andrà benissimo... quelli del suo tipa ereditano la terra... se la grufolano, e se la cacciano giù per le ottuse strozze... ed è felice!... proprio felice!.» ha Nina... un bel bimbo... una casa accogliente... nessun dolore, ne un tragico ricordo... ed io non ho nulla... se non l'assoluta solitudine!... (Con dolorosa commiserazione di se) Se solo la Mamma vivesse ancora!... come terribilmente mi manca!... la mia casa vuota!!..'. chi mi guarderà la casa ora?... dev'esser fatto con com­prensione, altrimenti non posso .lavorare... debbo scrivere a Jane... probabilmente non domanderà di meglio... (Volgendosi a Nina) Credo che scriverò a mia sorella in California per domandarle di venire a vivere con me. E' sola ora che la figlia più giovane si è sposata ed ha molto poco denaro. E le mie mani sono legate per quanto si riferisce a dividere la mia proprietà con lei. Secondo il testamento della Mamma, anch'io sono escluso dall'eredità, se le do un soldo. La Mamma non vinse mai la sua amarezza per il matrimonio di Jane, In un certo sfuso aveva ragione. Il marito di Jane non valeva molto, né per famiglia, né per posizione o capacità, ed io mi demando se ella fu mai felice con lui. (Sarcastico) Fu uno di quei matrimoni d'amore!

Nina                              - (sorridendo stuzzicante) Non c'è pericolo che tu faccia mai un matrimonio d'amore, non è vero, Charlie?

Marsden                        - (sussulta pensando) Non può credere che nessuna donna possa eventualmente amarmi!... (Mor­dace) Spero di non far mai una sciocchezza del genere, Nina!

Nina                              - (stuzzicante) Ohibò! Sei forse tu lo scapolo d'eccezione? Non ci vedo nulla di che gloriarsi! Sempli­cemente mi disgusti, Charlie!

Marsden                        - (sussultando, ma sforzandosi d'assumere un'a­ria provocante) Eri l'unico mio grande amore, Nina. Feci voto di perpetuo celibato quando mi sacrificasti a Sam.

Evans                            - (che ha ascoltato quest'ultima battuta, scherzo­samente) Ohe! Che cos'è questo? Non ho mai saputo che tu fossi il mio Odiato rivale, Charlie!

Marsden                        - (asciutto) Oh, davvero? (Ma Evans è ritor­nato al suo giornale; pensando, furibondo) Anche quello scemo!... ci scherza!... come se io fossi l'ultimo della terra che potesse sospettare...

Nina                              - (stuzzicante) Ebbene, se io ne sono responsabile, Charlie, sento che dovrei fare qualche cosa per ri­mediare. Ti sceglierò una moglie adatta per te. Dovrà avere almeno dieci anni più di te, e'd essere grossa e matronale e placida, cuoca e massaia d'eccezione.

Marsden                        - (bruscamente) Non essere stupida!... (Pensando incollerito) La sceglie al di là dell'età!... Non può immaginare mai che i sensi ci possano entrare!...

Nina                              - (conciliante, vedendo che è veramente in collera) Ebbene, sceglievo solo una donna che pensavo potesse andare per te, Charlie, e per il tuo lavoro.

Marsden                        - (beffardo, con un'enfasi significativa) Non hai detto casta. Non potrei rispettare una donna che non avesse rispettato se stessa.

Nina                              - (pensando, ferita) Pensa a quegli uomini nell'ospedale... come sono stata sciocca a raccontarglielo!... (Mordace) Oh! cosi pensi di meritare un'innocente vergine!

Marsden                        - (freddamente, padroneggiando la collera) Non parliamo più di me, te ne prego. (Con uno sguardo che è provocante e malizioso) Ti ho detto che m'imbattei nel dott. Darrell a Monaco?

Nina                              - (trasalendo, pensando spaventata e confusa) Ned!... Ha visto Ned!... perché non me l'ha detto pri­ma?... Perché mi guarda così?... sospetta forse di qualche cosa?... (Cercando d'essere calma, ma balbettando) Hai visto Ned?

Marsden                        - (con malvagia soddisfazione) Ho colpito in pieno!... guardatela!... colpevole!... dunque avevo ra­gione quel giorno!... (Con indifferenza) Sì, per caso m'imbattei in lui.

Nina                              - (più tranquilla, ora) Per che ragione al mondo non ce l'hai detto prima, Charlie?

 

Marsden                        - (freddamente) Perché? E' una notizia così importante? sapevi che era là, non è vero? Supponevo che ti avesse scritto!

Evans                            - (alzando gli occhi dal giornale, affettuosamente) Come stava quel caro giramondo?

Marsden                        - (malizioso) Sembrava di buon umore, disse che se la passava allegramente. Quando lo vidi era in compagnia di una donna che colpiva, splendida, se è il vostro tipo. Compresi che vivevano insieme.

Nina                              - (non sa dominarsi, pnorompendo) Non lo credo. (Quindi, immediatamente riprendendosi e sforzan­dosi di ridere) Intendo dire, Ned è stato sempre così serio che è difficile immaginarlo immischiato in cose del genere. (Pensando in uno strano stato di gelosa costernazione) Difficile da immaginarsi!... l'uomo che io amavo... oh, il dolore di nuovo... perché?... Non l'amo, ora... attenta!... Charlie mi sta fissando...

Marsden                        - (pensando, ingelosito) Allora lo amava!... l'ama ancora?... (Sperando) Oppure é solo il dispetto?... nessuna donna ama di perdere un uomo anche quando non l'ama più... (Con maliziosa petulanza) Perché è duro da immaginarsi, Nina? (Darrell non mi ha mai fatto l'im­pressione d'essere un Galahad. Dopo tutto, perché non «dovrebbe avere un'amante? (Con intenzione) Non ha nessun legame qui a cui rimanere fedele, non è vero?

Nina                              - (in lotta con sé stessa, pensando desolatamente)Ha ragione... perché Ned non dovrebbe avere un'amante?... per questo non mi ha mai scritto?... (Di­sinvolta) Non so quali legami abbia o non abbia. Nulla m'importa se ha cinquanta amanti. Suppongo che non sia affatto migliore di voi tutti.

Evans                            - (gettandole un'occhiata di tenero rimprovero) Non è bello, Nina. (Pensando orgogliosamente) Sono orgoglioso di questo... mai nessuna prima di lei...

Nina                              - (guardandolo con schietta gratitudine) Non in­tendevo dire .di te, caro. (Pensando orgogliosamente) Ringrazio Dio per Sammy!... so che è mio... nessuna ge­losia... nessuna paura... nessun dolore... ho trovato la pace... (Quindi, fuori di Se) Oh, Ned, perché non hai scritto?... smettila!... che sciocca!... Ned è morto per me!... oh, odio Charlie!... perché me lo ha detto?...

Marsden                        - (guardando Evans, pensando sprezzante) Che povero baccellone è Sam!... si vanta della sua vir­tù!... come se le donne vi amassero per essa!... esse la disprezzano!... non voglio che Nina pensi che io non abbia avuto nessuna esperienza –di donne... (Motteggian­do) Così allora è Sam che è il Galahad, eh? Francamente, Nina, faresti bene a collocarlo nel museo tra i mammi­feri preistorici!

Evans                            - (divertito, ricominciando a stuzzicarlo) Ebbe­ne, non ho mai avuto le tue occasioni Charlie! Io non potei svignarmela in Europa e divertirmi liberamente, come hai fatto tu!

Marsden                        - (scioccamente compiaciuto, ammettendo men­tre nega) Oh, non fui affatto così esagerato come dici, Sam! (Sdegnosamente vergognoso di sè, pensando) Po­vero gramo asinello che sono!... voglio che credano che sono stato un Don Giovanni... com'è disgustoso e pietoso!... non vorrei un'amante se lo potessi!... se lo po­tessi?... naturalmente che lo potrei!... soltanto non mi sono -mai voluto avvilire...

Nina                              - (pensando, tormentosamente) Il pensiero di quella donna!... Ned immemore dei nostri pomeriggi nelle notti con lei!... non debbo pensarci!... perché Charlie mi voleva far male?... è geloso di Ned?... Charlie mi ha sempre amata in un certo suo modo particolare... com'è ridicolo!... guardatelo!... è così orgoglioso d'essere creduto un Don Giovanni!... sono sicura che non hai mai neppure osato di baciare una donna, eccetto sua madre!... (Motteggiando) Raccontaci, ti prego, di tutte le tue svariate amanti nei paesi stranieri, Charlie!

Marsden                        - (sconcertato ora) Io... io effettivamente non ricordo, Nina!

Nina                              - Ebbene, tu sei la più snaturata persona di «cui abbia mai sentito parlare! Non ricordarne neppure una! E suppongo che vi siano dei piccoli Marsden, che tu hai pure completamente obliati! (Ride maliziosamente. Evans ride con lei).

Marsden                        - (sempre più sconcertato, con un goffo risolino d'idiota) Non posso pronunziarmi in materia, Nina. E' saggio il padre che conosce il proprio figlio, sai!

Nina                              - (allarmata, pensando) Che cosa vuol dire?... sospetta anche del bimbo?... debbo essere molto cauta con Charlie!...

Evans                            - (alzando di nuovo gli occhi dal giornale) Ned non ha parlato del suo ritorno?

Nina                              - (pensando, con ardore) Ritornare?... oh, Ned, come lo desidero!...

Marsden                        - (guardandola, con intenzione) No, non ha detto nulla. Potei arguire che sarebbe rimasto sul con­tinente indefinitamente.

Evans                            - Sarei felice di rivederlo.

Nina                              - (pensando) Mi ha dimenticata... se ritornasse, probabilmente mi eviterebbe...

Marsden                       - Parlò di te. Domandò se avevo sentito che Nina avesse avuto il bimbo. Gli dissi che non lo sapevo.

Evans                            - (cordialmente) Peccato che non lo sapessi. Gli avresti potuto dire che razza di campione abbiamo! Eh, Nina?

Nina                              - (meccanicamente) Sì. (Gioiosamente, pen­sando) Ned ha domandato del mio bambino!,., dunque non ha dimenticato... se ritornasse, verrebbe a vedere il suo bimbo!...

Evans                            - (premuroso) Non è l'oca di dargli di nuovo il latte?

Nina                              - (si alza meccanicamente) Sì, vado «libito. ('Dà un'occhiata a Marsden, pensando calcolatamente) Debbo riconquistare Charlie... non mi sento sicura... (Si ferma presso la sua sedia, gli prende la mano e lo guarda negli occhi con gentile rimprovero).

Marsden                       - (pensando, vergognoso) Perché ho cercato di farle male?... la mia Nina!... sono più vicino a lei di ogni altro!... darei la mia vita per farla felice!...

Nina                              - (esulta, pensando) Come trema la sua mano!... che sciocca ad avere paura di Charlie!... Me lo posso sem­pre avvolgere intorno al dito!... (Passa la mano tra i suoi Capelli, e parla come se nascondesse un amaro rim­provero sotto un tono scherzoso) Non ti dovrei volere più bene, sai, dopo che hai apertamente confessato di aver fatto il cascamorto per tutta Europa! Ed io pensavo che mi fossi assolutamente fedele, Charlie!

Marsden                        - (così felice che può appena credere alle sue orecchie) Allora mi ha proprio creduto!... è realmente offesa... ma non posso lasciarle pensare... (Con grande serietà appassionato, serrandole Li mano in entrambe le sue, guardandola fissamente negli occhi) No, Nina, te lo giuro!

Nina                              - (pensando, crudelmente) Puh!... come sono flaccide le sue mani!... i suoi occhi sono così sfuggenti.. è possibile che mi ami?... in quel modo?... che idea disgustosa!... sembra incestuoso in un certo senso!... no, è troppo assurdo!... (Sorridendo gentilmente, sì libera la mano) Così va bene, ti perdono, Charlie. (Quindi pra­ticamente) Vi prego di scusarmi se salgo a dare il latte al mio bimbo, altrimenti non sfuggirete di udire tra breve i più prepotenti strilli. (Si volta per andarsene, quindi impulsivamente torna indietro e bacia Marsden con sincero affetto) Sei un caro Vecchietto, sai, Charlie? Non so cosa farei senza di te! (Pensando) Ed è anche vero... è il mio solo vero amico!... non debbo mai per­derlo... mai farlo sospettare sul piccolo Gordon... (Si volta per uscire).

Evans                            - (balza in piedi, gettando da parte il giornale) Aspetta un istante. Vengo con te. Desidero dargli la buona notte. (S'avvicina a Nina, le mette il braccio intorno «Sfa vita, la bacia ed escono insieme).

Marsden                        - (pensando agitato) Ho quasi confessato d'amarla!... una strana espressione si è diffusa sul suo viso... che cosa era?... era soddisfazione?... indif­ferenza?... piacere?... allora posso sperare?... (Quindi de­solatamente) Sperare che cosa?... che cosa voglio io?... se Nina fosse libera, che cosa farei?... farei qualche cosa?... lo desidererei?... che cosa le offrirei?... denaro?... ne potrebbe avere altri... me stesso?... (Amaramen­te) Che premio!... il mio brutto corpo... non c'è nulla in me che possa attrarla... la mia fama?... Dio, quale ciarpame pietoso!... ma avrei potuto fare qualche cosa di grande... lo potrei ancora, se avessi il coraggio di scri­vere la verità... ima sono nato pauroso... pauroso di me stesso... ho dato il mio ingegno per piacere a d'egli stolti adulandoli... e questi mi vogliono bene... le donne mi vogliono bene... Nina mi vuol bene!... (Risentitamente) Ella non può impedire che le sfugga la verità... « Sei un caro vecchietto, sai, Charlie! ». Oh, sì, lo so... troppo maledettamente bene... caro vecchio Charlie!... (Angosciatamente) Caro vecchio Rover, mio simpatico cagno­lino, lo abbiamo tenuto per anni, è così affezionato e fedele, ma invecchia e diventa ringhioso: dovremo sba­razzarcene subito! (Con strano furore, minacciosamen­te) Ma tu, non ti libererai così facilmente di me. Ni­na!... (Quindi confuso e vergognoso) Buon Dio, che co­s'ho?... dalla morte della Mamma sono diventato un perfetto idiota!...

Evans                            - (rientra da destra, col viso raggiante d'orgo­glio paterno) Dormiva così sodo che un terremoto non gli avrebbe fatto socchiudere un occhio! (Ritorna alla sua sedia, con grande serietà) E' certo sano e robusto, Charlie. Questo mi lusinga più di qualsiasi altra cosa. Ho intenzione d'assumere la sua educazione, appena sarà abbastanza grande, così sarà un atleta di prim'ordine, quando entrerà nel collegio universitario, cosa che io volevo essere, e non potei. Voglio che giustifichi il nome di Gordon e che sia un campione maggiore di quanto Gordon non fu mai, se è possibile.

Marsden -------------- - (con una specie di pietà, pensando) E' una mente adolescente... non si maturerà mai... in que­sto paese adolescente,... quale maggiore benedizione poteva desiderare?... (Sforzandosi di sorridere) Che cosa dici della sua educazione mentale?

Evans                            - (fiducioso) Oh, quella si farà da se. Gordon era sempre molto vicino alla perfezione nei suoi studi, non è vero? Con Nina per madre, il suo omonimo do­vrebbe ereditare un cervello perfetto.

Marsden                        - (divertito) Sei l'unica persona realmente modesta che io conosca, Sam.

Evans                           - (imbarazzato) Oh, in quanto a me, io sono lo zuccone, della famiglia... (Quindi, rapidamente) Ec­cetto quando si viene agli affari. Io lo farò il denaro. (Sicuro di se) E tu puoi scommetterci la tua dolce vita che io lo farò!

Marsden                       - Ne sono sicurissimo.

Evans                            - (molto seriamente, in tono confidenziale) Non l'avrei potuto dire e credere due anni fa. Sono cambiato dalla notte al giorno. Da quando è nato il bimbo ho sentito come se avessi della dinamite in cia­scun braccio. Essi riescono ad ammassare il lavoro abbastanza in fretta. (Sogghigna; poi, seriamente) Era tempo che prendessi il dominio di me stesso. Non ero molto perché Nina s'inorgoglisse d'avermi per casa in quei giorni. Ebbene, ora almeno ho fatto dei pro­gressi. Non ho più paura della mia ombra.

Marsden                        - (pensando stranamente) i    - Non aver paura della propria ombra... questa dev'essere la più grande benedizione del cielo!... (Adulando) Sì, hai fatto me­raviglie durante l'anno scorso.

Evans                            - Oh, non ho neppure incominciato. Aspetto finché troverò la mia via! (Getta un'acuta occhiata a Marsden, si decide, e si protende confidenzialmente ver­so di luì) E vedo la mia fortuna, Charlie,, che mi sta proprio davanti, in attesa che io l'afferri: un'azienda che hanno lasciata andare a rotoli. Dentro un anno circa, saranno disposti a svendere. Uno di loro, che è diven­tato mio buon amico, me lo disse confidenzialmente, mi mise al corrente. L'assumerebbe egli stesso, ma è stanco del gioco. Ma io non lo sono. Mi appassiona. E' un gran divertimento! (Quindi, frenando il suo entusiasmo, affaristicamente) Ma avrò bisogno di centomila dollari e dove li troverò? (Guardando Marsden acutamente, ma assumendo un tono scherzoso) Qualunque suggerimento possa fare, Charlie, sarà ricevuto con riconoscenza.

Maksden                       - (pensando sospettosamente) S'immagina che io?... e centomila non meno!... più di un quinto del mio capitale... per Giove sarà meglio che getti dell'acqua fredda su questa fantasia. (Brevemente) No, Sam, non mi viene in mente nessuno. Mi rincresce.

Evans                            - (senza perdere affatto la sua sicurezza, con un ghigno) Scacco!... tant'è!... Charlie se l'è cavata... fino alla prossima occasione! Ma io gli terrò dietro!... (Contemplandosi con orgoglio) Ehi Ho fatto proprio un bel cambiamento! Mi ricordo che un tempo un rifiuto del genere mi avrebbe tolto la fiducia in me per sei me­si!... (Cordialmente) Non fa nulla, mio caro. Ne ho fatto parola solo nella lontana probabilità che potessi sapere di qualcuno. (Tentando un'audace colpo finale, scherzosamente) Perché non sei mio socio, Charlie? Non importa il denaro. Lo troveremo altrove. Scommetto che avresti delle idee fenomenali da contribuire. (Pen­sando, soddisfatto) Là!... questo gli farà ricordare le mie proposte! (Poi, balzando in piedi, vivacemente) Che cosa dici di due passi fino alla spiaggia, andata e ri­torno? Vieni, ti farà bene. (Prendendolo per il braccio e spingendolo gaiamente verso la porta) Ciò che ti ab­bisogna è il moto. Sei molle come il mastice. Perché non ti dedichi al golf?

Marsden                        - (don improvvisa resistenza, si libera, riso­luto) No, Sam, non voglio uscire. Voglio finire di pensare ad un nuovo intreccio che ho in mente.

Evans                            - Oh, benone! Se si tratta di lavoro, va a la­vorare. A più tardi. (Esce. Un momento dopo si sente chiudere le porta dì casa).

Maksden                       - (lo segue con uno sguardo insieme di noia e di sprezzante divertimento) Da quale sorgente d'in­concludente energia è costui animato!... Sempre in mo­to... tipico terribile figlio dei tempi... il grido di guerra universale, tenersi in movimento... verso dove?... questo non importa... non pensate ai fini... il mezzo è il fine... tenersi in moto!... (Ride sprezzante, e siede sulla sedia di Evans, raccogliendo il giornale e scorrendolo bef­fardo) E' in ogni titolo di questo quotidiano nuovo te­stamento... andare... non importa la meta... non vivremo per vederla... e saremo così ricchi che potremo portar via il diluvio a qualsiasi prezzo... anche il nostro nuovo Dio ha il suo prezzo!... deve averlo!... non siamo fatti a sua immagine?... o viceversa?... (Ride di nuovo, la­sciando cadere il giornale sdegnosamente; poi, con ama­rezza) Ma perché son così superiore?... dove vado io?... verso il medesimo nulla!... non ci vado neppure!... ci sono!... (Ride con amara commiserazione di sì; poi, incomincia a pensare con interessamento, divertito) Diventare socio di Sam?... ecco un'idea grottesca!... po­trebbe risuscitare il mio umorismo su me stesso, al­meno... sono la persona che è logico che l'aiuti... l'ap­poggiai presso Nina... il logico socio... socio rispetto a Nina?... che vani pensieri!... (Con un sospiro) E' inutile che cerchi di completare quella trama questa sera... cer­cherò di leggere... (Vede il libro che stava leggende sulla poltrona a sdraio, e si alza per prenderlo. Suonano alla porta di casa. Marsden si volta in quella direzione con incertezza. Una pausa. Poi la voce di Nina grida giù dalle scale).

Nina                              - La donna è fuori. Vuoi andar tu alla porla, Charlie?

Marsden                       - Certamente. (Esce ed apre la porta di casa. Una pausa. Quindi si può udirlo dire con risen­timento) Salve Darrell. (E qualcuno che risponde, « Sal­ve, Marsden », e che entra, e la porta che viene chiusa),

Nina                              - (da in cima alle scale, con voce strana e agi­tata) Chi è, Charlie?

Darrell                           - (appare nell'ingresso dal lato opposto della porta di comunicazione, ai piedi della scala; la sua voce trema un po' di repressa emozione) Sono io, Nina, Ned Darrell.

Nina                              - (con un grido di gioia) Ned! (Quindi con voce che rivela ch'ella sta tentando di dominarsi, e che è sgomenta ora) Io... accomodati. Scenderò tra un minuto o due. (Darrell rimane in piedi con gli occhi alzati alla sommità delle scale, estatico. Marsden non gli stacca gli occhi di dosso).

Marsden                        - (seccamente) Venite avanti e accomo­datevi. (Darrell si riscuote, entra nella stanza, palese­mente tentando di dominarsi. Marsden lo segue, gettan­dogli dietro occhiate fiammeggianti d'inimicizia e di so­spetto. Darrell s'allontana da lui più che può, e siede sul sofà a destra. Marsden prende la sedia di Evans presso la tavola. Darrell è pallido, magro, nervoso, di aspetto malsano. Ci sono i solchi della disperazione sul suo viso, ed i gonfiori lividi della dissipatezza e della veglia sotto i suoi occhi inquieti e devastati. E' vestito negligentemente, quasi trasandatamente. I suoi occhi vagano per la stanza, avidamente abbracciandone ogni cosa).

Darrell                           - (pensando sconnessamente) Qui di nuo­vo!... ho sognato questa casa... di qui fuggii... sono ritor­nato... questa è la mia volta d'essere felice!...

Marsden                        - (spiandolo, selvaggiamente) Ora so... di certo!... la faccia di lui!... la voce di lei!... sicuramente si amavano!... si amano ancora... (Asciutto) Quando sie­te ritornato dall'Europa?

Darrell                           - (brevemente) Questa mattina sull'« Olympic ». (Pensando, guardingo) All'erta con questo indi­viduo... ha sempre avuto qualche sospetto su di me... come una donna... subdora l'amore... sospettava già prima... (Quindi, baldanzosamente) Ebbene, che importa ora?... tutto deve venire alla luce!... Nina voleva dirlo Sam.... ora glielo dirò io stesso!..

Marsden                        - (con indignazione) Che cosa ha riportato Ned?... che tiro infernale e vigliacco vuole giocare al povero Sam che non sospetta!... (Vendicativo) Ma io sospetto!... non sono il loro buffone!... (Freddamente) Che cosa vi ha riportato indietro così presto? Quando vi vidi a Monaco non avevate intenzione...

Darrell                           - (breve) Mio padre è morto tre settimane or sono. Ed io sono dovuto tornare per la successione. (Pensando) Menzogna... la morte del babbo mi diede appena una scusa di fronte a me stesso... non sarei più ritornato, per questo... sono ritornato perché l'amo!... al diavolo le sue domande!... ho bisogno di pensare... prima di vederla... il suono della sua voce sembrò bru­ciarmi dentro la testa... Dio, sono finito... è inutile com­battere... ne ho fatte d'ogni sorta... lavoro... vino... altre donne... inutile... l'amo!... sempre!... al diavolo l'or­goglio!...

Marsden                        - (pensando) Ha due fratelli... tutti proba­bilmente avranno una parte uguale... il padre, un emi­nente chirurgo di Philadelphia... ricco, ho sentito dire... (Con un ghigno amaro) Aspetta finché Sam lo venga a sapere!... domanderà a Darrell di finanziarlo... e Darrell ci farà un salto di gioia... occasione per sviare i so­spetti... è mio dovere proteggere Sam... (Udendo Nina scendere le scale) Debbo sorvegliarla... è mio dovere proteggere Nina contro sé stessa... Sam è un minchio­ne... son io tutto quello che lei ha.„

Darrell                          - (udendola venire, colto dal panico, pensan­do) Viene!... tra un momento là vedrò!... (Atterrito) Mi ama ancora?... può darsi che m'abbia dimenticato... no, è mio figlio... ella non lo potrà mai dimenticare...

Nina                              - (entra. Ha indossato un abito fresco, i capelli sono ravviati, il viso dipinto ed incipriato di recen­te; è estremamente graziosa, e questo è accentuato dal febbrile stato mentale nel quale si trova - un misto d'amore, d'egoismo trionfante nell'apprendere che il suo amante è ritornato a lei, e di timore ed incertezza nel sentirsi venir memo la sua nuova pace, le sue cer­tezze, il suo sereno raccoglimento nel bambino. Esita, appena varcata la soglia guarda Darrell fissamente negli occhi, domandandosi con angoscia) Mi ama ancora?... (Poi trionfante, mentre glielo legge in viso) Sì... m'a­ma!... m'ama!...

Darrell                           - (che è balzato in piedi, con un grido di passione) Nina! (Pensando, sgomento ora) E' cam­biata!... non so dire se m'ami!... (Si è mosso per an­darle incontro. Ora esita. La sua voce assume un tono incerto d'implorazione) Nina!

Nina                              - (pensando trionfante, con una certa crudeltà) M'ama!... è mio!... ora più che mai!... non oserà la­sciarmi mai più!... (Sicura di sé,, ora, va verso di lui e parla con sicurezza e con gioia) Ben venuto, Ned! Che bella sorpresa! Come stai? (Gli prende la mano).

Darrell                           - (preso alla sprovvista, disorientato) Oh, benissimo, Nina. (Pensando, colto dal panico) Quel to­no!... come se non le importasse!... non posso cre­derlo!... ella rappresenta una parte per quello scemo di Marsden!...

Marsden                        - (che li sta osservando, accortamente) Ella ama l'amore di lui per lei... ella è crudelmente sicura di se... per quanto io odi quest'uomo, non posso fare a meno di compiangerlo... conosco la sua crudeltà... è tempo che m'intrometta... che trama per un romanzo!... (Quasi scherzando) Il padre di Darrell è morto, Nina. Darrell è dovuto tornare a casa per interessarsi dell'eredità.

Darrell                           - ( incenerendo Marsden con un'occhiata, risen­titamente) Tornavo a casa lo stesso. Avevo intenzione di trattenermi un anno, ed è trascorso da quanto... (In­tensamente) Tornavo in ogni caso, Nina!

Nina                              - (pensando, con trionfante felicità) Sì, caro, sì!... come se non lo sapessi!... oh, come mi piacerebbe prenderti tra le braccia! (Felice) Sono felicissima che sii venuto, Ned. Abbiamo sentito terribilmente la tua mancanza.

Darrell                           - (pensando, sempre più disorientato) Sem­bra contenta... ma è cambiata... non la capisco... « Ab­biamo sentito la tua mancanza »... ciò vuol dire, Sam... che cosa significa? (Intensamente, stringendole la mano) Ed io ho sentito la vostra mancanza, terribilmente.

Marsden                        - (sardonico) Sì, in verità, Darrell, posso testimoniare che hanno sentito la vostra mancanza, Sam in particolare. Domandava di voi solo un momento fa, come ve la passavate quando vi vidi a Monaco. (Mali­ziosamente) A proposito, chi era la donna con la quale eravate quel giorno? Era certo stupenda.

Nina                              - (pensando, burlandosi di lui, trionfalmente) Non ci hai preso, Charlie!... ama me!... cosa m'importa di quella donna?... (Gaiamente) Si, chi era quella mi­steriosa bellezza, Ned? Raccontacelo, te ne prego. (Si allontana da lui, e siede al centro, Darrell rimane in piedi).

Darrell                           - (dardeggiando Marsden) Oh, non ricor­do... (Pensando trepidamente, con amaro risentimento) Non le importa proprio nulla!... se mi amasse sarebbe gelosa!... ma non le importa proprio nulla!... (Prorom­pendo contro Nina con risentimento) Ebbene, era la mia amante... per un po' di tempo: mi sentivo 6olo. (Quindi, con improvvisa collera, volgendosi a Marsden) Ma che cosa importa a voi di tutto questo?

Marsden                        - (senza scomporsi) Assolutamente nulla. Perdonatemi. E' stata una domanda indiscreta. (Quindi, con la medesima aperta malizia) Ma avevo incominciato a dire come Sam abbia sentito la vostra mancanza, Darrell. E' cosa realmente fuori del comune. Non s'in­contrano spesso tali amicizie ai nostri giorni. Ebbene, vi affiderebbe qualsiasi cosa!

Nina                              - (sussultando, pensando),    - Questo fa male... fa male a Ned... Charlie è crudele ora!...

Darrell                           - (sussultando, con tono forzato) Anch'io affiderei a Sam qualsiasi cosa.

Marsden                       - Naturalmente. E' una persona che ispira fiducia. Sono rare. Sarete stupito del cambiamento di Sam, Darrell. Non è vero, Nina? E' un altr'uomo. Non ho mai visto tale energia. Se mai un uomo fu destinato al successo, questo è Sam. Infatti, sono tanto sicuro di lui che appena stimerà che sia giunto il momento buono per lanciare la propria azienda ho intenzione di finanziarlo e di diventare il suo socio occulto.

Darrell                           - (sconcertato ed irritato, pensando confusa­mente) A che cosa mira?... per che diavolo non 63 ne va e non ci lascia soli? ma sono contento che Sam si regga... rende più facile dirgli la verità...

Nina                              - (pensando, disgustata) Di che cosa parla Char­lie?... è ora che parli a Ned... Oh, Ned, ti amo tanto… puoi essere il mio amore!... non faremo del male a Sam!... non lo saprà mai!...

Marsden                       - Fin da quando nacque il bimbo Sam è di­ventato un altr'uomo. Anzi, sin da quando seppe che sarebbe nato un bimbo, non è vero, Nina?

Nina                              - (assentendo, come se lo avesse udito solo per metà) Si. (Pensando) Il bimbo di Ned!... debbo par­largli del nostro bimbo...

Marsden                       - Sam è il padre più orgoglioso che io ab­bia mai visto!

Nina                              - (come prima) Sì, Sam si dimostra un padre eccezionale, Ned. (Pensando) Ned non ha simpatia per i bimbi... so quello che speri, Ned... ma se credi che io sia disposta a portar via a Sam il suo bimbo, ti sbagli!... ed anche se pensi che io fuggirò con te, e lascerò il mio bimbo...

Marsden                        - (con la medesima petulanza strana e incal­zante) Se qualche cosa accadesse a quel bimbo io credo fermamente che Sam perderebbe la ragione! Non lo credi, Nina?

Nina ------------------- - (con calore) Io so che perderei la mia. Il pic­colo Gordon è diventato tutta la mia vita.  

 

Darrell                           - (pensando, con triste e amara ironia) Sam ... padre eccezionale... perdere la ragione... il piccolo Gordon... Nina ha messo a mio figlio il nome di Gor­don!... romantica immaginazione!... Gordon è ancora il suo amore!... Gordon, Sam e Nina!... e mio figlio!... è un cerchio chiuso!... ed io sono costretto ad uscirne!... (Quindi, ribellandosi furiosamente) No!... non ancora, per Dio!... voglio infrangere ogni cosa!... voglio rac­contare a Sam la verità, così com'è!...

Nina                              - (stranamente calcolando) Non potrei trovare un migliore marito di Sam... e non potrei trovare un migliore amante di Ned... ho bisogno di tutti e due per essere felice...

Marsden                        - (con improvviso orrendo sospetto) Buon Dio... è figlio di Sam?... non potrebbe essere figlio di Darrell?... perché non ci ho mai pensato?... no!... Nina non poteva essere così abbietta!... di continuare a vivere con Sam, facendo finta... e, dopo tutto, perché l'avrebbe fatto, stolto che sono?... non c'è senso... sarebbe potuto fuggire con Darrell, non è vero?... Sam le avrebbe accor­dato il divorzio... non c'era nessuna possibile ragione per rimanere con Sam, una volta che ella amava Darrell se non precisamente per il motivo che il bimbo era di Sam... per amor suo... (Sollevato) Naturalmente!... na­turalmente!... è così... amo quel povero bimbo ora!... combatterò per amor suo contro questi due!... (Sor­ridendo si alza, pensando) Li posso lasciare soli ora... poiché essi non saranno soli, grazie a me!... lascio con loro in questa stanza Sam e il suo bimbo... e il loro onore!... (Improvvisamente infuriandosi) Il loro ono­re!... che facezia oscena!... l'onore di una prostituta e di un mezzano!... li odio!... se solo Iddio volesse fol­gorarli!... ora!... ed io potessi vederli morire!... loderei la Sua giustizia!... la Sua bontà e misericordia per me!...

Nina                              - (pensando, terrorizzata) Perché Charlie non va via?... che «osa sta pensando?... tutto d'un tratto ne sento spavento!... (S'alza in piedi con un grido malsi­curo e supplichevole) Charlie!

Marsden                        - (immediatamente urbano e sorridente) Be­nissimo. Esco per andare in cerca di Sam. Quando saprà che siete qui, verrà correndo, Darrell. (Si dirige verso la porta. Essi l'osservano con diffidenza) E voi due proba­bilmente avrete un mondo di cose da dirvi. (Ridacchia contento di sé e va nell'ingresso, scherzosamente avver­tendo) Saremo di ritorno tra breve. (Si sente sbattere la porta di casa. Nina e Darrell si voltano scambiandosi uno sguardo di colpevolezza e di terrore. Poi egli si avvicina a lei e le prende tutte e due le mani con in­certezza).

Darrell                           - (balbettando) Nina... io... io sono ritor­nato... dì... sei contenta, Nina?

Nina                              - (cedendo al suo amore appassionatamente, come per sommergervi le sue paure) Ti amo, Ned!

Darrell                           - (La bacia goffamente, balbettando) Io... io non lo sapevo... sembravi così fredda... al diavolo Mar­sden!... sospetta, non è vero? ma questo non ha più importanza, non è vero? (Poi, in un fiume di parole) Oh, è stato l'inferno, Nina! Non ti potevo dimenticare! Le altre donne... mi facevano solo amare te di più! Le odiavo e ti amavo perfino nel momento in cui... è onesto! Eri sempre tu tra le mie braccia... come solevi essere... in quei pomeriggi... Dio, come ci ho pensato, giacendo sveglio, richiamando ogni parola che dicevi, ogni movimento, ogni espressione del tuo viso, odorando i tuoi capelli, sentendo il tuo morbido corpo... (Improv­visamente prendendola tra le braccia e baciandola e ri­baciandola appassionatamente) Nina, ti amo tanto!

Nina                              - Anch'io ti ho tanto, tanto desiderato! Credi che abbia dimenticato quei pomeriggi? (Poi, con an­goscia) Ned, perché sei andato via? Non te lo potrò mai perdonare! Non mi potrò fidare di te mai più!

Darrell                           - (impetuosamente) Sono stato uno sciocco! Pensai a Sam! E non fu tutto! Oh non fui soltanto no­bile, ti confesserò! Pensai a me stesso e alla mia car­riera! Al diavolo la mia carriera! Un bel vantaggio mi ha dato! Non ho studiato! Non sono vissuto! Ardevo per te... e soffrivo! Ho pagato in pieno, credimi, Nina! Ma so come regolarmi ora! Sono ritornato. Bisogna finirla con le menzogne. Devi venir via con me! (La bacia).

Nina                              - (lasciandosi andare e baciandolo appassionata­mente) Sì, amor,mio! (Quindi, improvvisamente ri­prendendosi e respingendolo) No, dimentichi Sam, e il bimbo di Sam!

Darrell                           - (fissandola selvaggiamente) Il bimbo di Sam? Scherzi? Il nostro, vuoi dire! Lo prenderemo con noi, naturalmente!

Nina                              - (con tristezza) E Sam?

Darrell                          - Alla malora Sam! E' tenuto ad accordarti il divorzio! Sia generoso lui, questa volta!

Nina                              - (triste, ma decisa) Lo sarebbe. Devi essere equo con Sam. Darebbe la sua vita per la mia felicità. E questo vorrebbe dire la sua vita. Potremmo essere felici allora? Sai che non sarebbe così! Ed io sono cam­biata, Ned. Devi rendertene conto. Non sono la tua folle Nina di un tempo. Sempre ti amo. Ti amerò sempre. Ma ora amo anche il mio bambino. Per me viene prima la sua felicità!

Darrell                          - Ma... il bambino è anche mio!

Nina                              - No! Tu lo desti a Sam per salvare Sam!

Darrell                          - Sam vada all'inferno! Fu per la tua felicità!

Nina                              - Così io potei fare felice Sam! Questo vi era pure incluso! Fui sincera in questo, Ned! Se non lo fossi stata, non sarei mai potuta venire da te quel primo giorno, o, se fossi venuta, non me lo sarei perdonato. Ma, stando così le cose, io non mi sento colpevole o malvagia. Ho reso Sam felice! E ne sono orgogliosa! Amo la felicità di Sam! Amo in lui il marito e il padre devoto! E sento che il bimbo è suo... che quello che noi abbiamo creato è il suo bambino!

Darrell                           - (dolcemente) Nina! Per l'amore di Dio! Non sei giunta ad amare Sam, non è vero?... Allora... jo me ne andrò... me ne andrò via di nuovo... non tornerò più... non volli tentare fino ad oggi... ma non potei fare a meno di tentare, Nina!

Nina                              - (prendendolo tra le braccia con improvviso ter­rore) No, non andar via, Ned. Non amo Sam! Sei tu che io amo!

 

Darrell                           - (desolatamente) Ma io non comprendo. Sam ha tutto... io, nulla!

Nina                              - Tu hai il mio amore! (Con uno strano sorriso d'intima sicurezza) Mi sembra che ti lamenti senza ra­gione!

Darrell                          - Vuoi dire... che io posso ancora amarti?

Nina                              - (con semplicità, anzi con praticità) Non è la cosa più approssimativa a cui possiamo giungere per rendere tutti felici? Ecco quello che conta.

Darrell                           - (con amaro sorriso) Ed è questo ciò che tu dici comportarsi lealmente verso Sam? ,

Nina                              - (semplicemente) Sam non lo saprà mai. La felicità che gli ho dato lo ha reso troppo sicuro di sé stesso per mai dubitare di me ora. E finché noi po­tremo amarci senza suo pericolo, sento che egli ce lo deve, per tutto quello che abbiamo fatto per lui. (Con­cludendo) Questa è l'unica possibile soluzione, Ned, per il bene di tutti noi, ora che sei ritornato.

Darrell                           - (con repulsione) Nina! Come puoi essere così disumana e calcolatrice?

Nina                              - (ferita, scherzosamente) Siete, stato voi ad insegnarmi il connubio scientifico, dottore!

Darrell                           - (ritraendosi da lei, minacciosamente) Allo­ra partirò di nuovo! Ritornerò in Europa! Non lo soppor­terò! (Poi con strano, futile furore) Tu credi che ri­marrò... per essere il tuo amante... spiando Sam con mia moglie e con il mio bimbo... credi che per questo sia ritornato? Puoi andare al diavolo, Nina!

Nina                              - (tranquillamente, sicura di lui) Ma che co­s'altro posso fare, Ned? (Poi, cautamente) Li sento ve­nire, caro. E' Sam, sai.

Darrell                           - (delirando) Che cosa altro puoi fare? Bu­giarda! Ma io posso fare qualche cosa d'altro! Io posso mandarti in briciole il tuo gioco di calcolatrice! Posso dirlo a Sam... e glielo dirò... subito ora... per Dio, se glielo dirò!

Nina                              - (tranquillamente) No, non glielo dirai, Ned. Tu non puoi far questo a Sam.

Darrell                           - (selvaggiamente) Per l'inferno, se posso far­lo! (La porta di casa viene aperta. Si ode immediatamente la voce di Evans anche prima che egli si precipiti nella stanza. Corre incontro a Ned gioiosamente, gli stringe la mano, gli picchia sulla schiena, senza avvertire dell'espressione truce di lui).

Evans                            - Sei qui, buona lana! Perché non mi hai fatto sapere nulla che venivi? Ti saremmo venuti in­contro al porto e avremmo portato il bimbo. Lascia che ti guardi. Sembri più magro. Ti rimpolperemo, non è vero, Nina? Facciamo noi la ricetta questa volta! Perché non ci hai fatto sapere deve eri, vecchio crapulone? Volevamo scriverti del bimbo. Ed io volevo vantarmi dei miei progressi! Sei la sola persona al mondo, eccetto Nina e Charlie, con cui vorrei vantarmene.

Nina                              - (affettuosamente) Misericordia, Sam, dà la possibilità a Ned di metterci una parola! (Guarda Ned in modo pietoso ma provocante) Vuol dirti qualche cosa, Sam...

Darrell                          - (schiacciato, balbetta) No... voglio dire, sì... voglio dirti che sono straordinariamente felice... (Si volta nella direzione opposta; il suo viso si contrae nello sforzo di trattenere le lacrime. Pensando, desola­tamente) Non posso dirglielo!... Lo danni Iddio, non posso!...

Nina                              - (coti strana anima, esultante) Là!... la cosa è definita una volta per sempre!... povero Ned!... come sembra annientato!... debbo fare in modo che Sani non se ne accorga... (Si interpone tra di loro con aria di pro­tezione) Dov'è Charlie, Sam?

Marsden                        - (comparendo dall’ ingresso) Presente, Nina. Sempre presente. (S'avvicina a lei con un sorriso rassi­curante).

Nina                              - (tutto d'un tratto con strania e innaturale esalta­zione, guardandoli, l'uno dopo l’altro, ebbra del suo pos­sesso) Sì, sei qui, Charlie, sempre! Anche tu Sam, an­che Ned! (Con strana gaiezza) Sedete tutti! Accomodate­vi a vostro agio! Siete i miei tre uomini! Questo è il vostro focolare presso di me! (Poi con uno strano, lievis­simo bisbiglio) Sss! !  Mi è sembrato d'udire il bimbo. Dovete tatti sedervi ed essere molto quieti. Non dovete svegliare il nostro bambino.

(Meccanicamente i tre uomini si seggono preoccupati di non far rumore. Evans  nel suo posto di prima presso la tavola, Marsden al centro, Darrell sul sofà a destra. Seggono con gli occhi fissi dinnanzi a se, in silenzio. Nina rimane in piedi, dominandoli, alla sinistra dì Marsden, un po' indietro).

Darrell                           - (pensando con viltà) Non sono stato ca­pace!... ci sono cose che non si riescono a fare e che vivono con noi dopo... ci sono cose che non si riescono a d'ire... la memoria è troppo piena di echi... ci sono segreti che non si debbono rivelare... la memoria è ri­vestita .di specchi!... egli era troppo felice!... uccidere la felicità è un assassinio peggiore che togliere la vita!... fui io a dargli quella felicità!... Sam merita la mia felicità!... Dio ti benedica, Sam!... (Poi, con strano tono obbiettivo, pensando) La mia esperienza coi tre porcel­lini d'Inedia è stata felicissima... i pazienti, Sam e la femmina, Nina, sono stati ridonati alla salate e alle normali funzioni... solo l'altro maschio, Ned, sembra aver subito un deterioramento... (Poi, con amara umiltà) Nulla rimane se non accettare le sue condizioni... l'amo... posso contribuire alla sua felicità... mezza pagnotta è preferibile... per uno che muore di fame... (Gettando una occhiata ad Evans, con amaro e sdegnoso riso) E tuo figlio è mio!... tua moglie è mia... la tua felicità è mia!... possa godere la mia felicità, tu, suo marito!...

Evans                            - (guardando Darrell affettuosamente) Che pia­cere rivedere Ned!... l'amico più sincero che si possa trovare... il suo viso è scuro per qualche motivo... oh, benissimo, Charlie mi ha detto che il suo vecchio ha stirato le gambe... il suo vecchio era ricco... ecco una idea... scommetto che sottoscriverebbe la quel capitale... (Poi, vergognandosi di se) Ma Che diavolo ho?... non è ancora arrivato qui che incomincio... ha fatto abba­stanza... non pensarci... ora, ad ogni modo, sembra al­quanto sfibrato... troppe donne... .dovrebbe sposarsi e mettersi tranquillo... glielo direi, se non pensassi che riderebbe dei miei consigli... ima si renderà subito conto che non sono il Sam di una volta... .suppongo che Nina se ne sia già vantata... è orgogliosa... mi ha aiutato... è una moglie e una madre eccezionale... (Sollevando gli occhi su di lei, trepidamente) Si è comportata un po' nervosamente or ora... strana... come era una volta... non l'avevo notata in quello stato da lungo tempo... sup­pongo che sia l'agitazione per il ritorno di Ned... Non debbo permetterle di agitarsi... non fa bene per il latte del bambino...

Marsden                        - (guardando furtivamente Nina di sopra la spalla, ruminando i suoi pensieri) Ora è la strana Nina di un tempo... La Nina a cui non potei mai arrivare in fondo... i suoi tre uomini!... e noi lo siamo!... io?,„ sì, più profondamente degli altri due, dacché non servo a nulla... una strana specie di amore, può darsi, non sono comune.... il nostro bimbo... che cosa poteva in­tendere con questo?... figlio di tutti e tre?... a giudi­care dal di fuori è sciocco!... ma io sentii quando ella lo disse, che c'era qualcosa in quello che lei diceva... ella ha strane e oblique intuizioni che aprono le oscure cor­renti della vita... oscure e n'intricate correnti che diven­tano il solo gran fiume del desiderio... sento, rispetto a Nina, che la mia vita s'identifica stranamente con quella di Sam e con ,quella di Darrell... ,suo figlio, è figlio dei nostri tre amori per lei... mi piacerebbe cre­derlo... mi piacerebbe essere suo marito in un certo senso... e padre di un bimbo, a modo mio... potrei per­donarle ogni cosa... permetterle ogni cosa... (Deciso) Ed effettivamente pendono!... e non mi voglio immischiare d'ora in poi più del necessario per custodire la sua felicità, e quella di Sam, e quella del nostro bambino... in quanto a Darrell, non sono più geloso di lui... che si serve del ;suo amore soltanto per la propria felicità... egli non potrà mai distorgliela da me!...

Nina                              - (sempre più stranamente, esultando) I miei tre uomini!... sento che i loro desideri convergono in me... per forzare un unico magnifico desiderio virile, che assorbo... e sono completa... si fondono in me, la loro vita è la mia vita... sono pregna di tutti e tre!... ma­rito!... amante!... padre!... e il quarto uomo!... il pic­colo uomo!... il piccolo Gordon!... è mio pure!... » così mi sento felice e completa!... (Con repressa esaltazione) Ebbene, dovrei essere la donna più orgogliosa della terra!... dovrei essere la donna più felice del mondo!... (Poi reprimendo uno )scoppio di riso isterico solo con sformo enorme) Ah! Ah!... solo farei meglio a batter legno... (tamburella furiosamente sulla tavola con le nocche di tutte e due le mani) ...prima che Dio Padre sappia della mia felicità!...

Evans                            - (mentre i tre si voltano verso di lei, ansiosa­mente) Nina? Che hai?

Nina                              - (padroneggiandosi con grande sforzo si avvi­cina a lui, cercando di sorridere- lo cinge con le braccia affettuosamente) Niente, caro. Nervi, nient'altro. Sono un po' esaurita, credo.

Evans                            - (facendo il tiranno, con amorevole autorità) Allora andrai subito a letto, ragazzina. Ti scuseremo.

Nina                              - (tranquillamente e serenamente) Benissimo, caro. Credo d'avere un gran bisogno di riposo. (Lo bacia come potrebbe baciare un fratello che amasse, affettuosamente) Buona notte, brontolone!

Evans                            - (con profonda tenerezza) Buona notte, di­letta.

Nina                              - (s'avvicina a Charlie e lo bacia rispettosamente spilla guancia come potrebbe baciare suo padre, con af­fetto) Buona notte, Charlie.

Marsden                        - (con una sfumatura dei modi del padre di lei) Che buona bambina! Buona notte, cara.

Nina                              - (s'avvicina a Darrell e lo bacia amorosamente sulle labbra come bacherebbe il suo amante) Buona notte, Ned.

Darrell                           - (la guarda con grata umiltà) Grazie, Buona notte.

Nina                              - (si volge ed esce quietamente dalla stanza. Gli occhi dei tre uomini la seguono).

Fine del sesto atto

ATTO SETTIMO

Circa undici anni dopo. Il salotto dell''appartamento degli Evans a Park Avenue, New York. E' una stanza spaziosa e soleggiata con mobili Costosi ma assai semplici, che attestano il buon gusto di Nina. La disposi­zione dei mobili è come nelle scene precedenti, però i mobili santo più numerosi. Due sedie sono presso il tavolo a sinistra, al centro c’è un tavolo più piccolo ed una chaise-longue; un largo sofà, sontuoso e soffice, è a destra.

E' circa l'una pomeridiana d'un giorno sul principio dell'autunno. Nina e Darrell e il loro figlio Gordon sono nella stanza. Nina è distesa sulla chaise-longue, ed osserva Gordon che è seduto sul pavimento vicino a lei, intento a sfogliare le pagine di un libro. Darrell è se­duto presso la tavola, a sinistra, ed osserva Nina. Nina ha trentacinque anni ed è nel pieno rigoglio della sua femminilità. E' più sottile che nella scena precedente; la sua pelle ancora conserva traccia dell'abbronzatura estiva facendola apparire in ottime condizioni fisiche. Ma come nel primo atto del dramma si ha la sensazione che sotto quest’apparenza si nasconda  un grande sforzo nervoso. Si notano sul suo volto, ad un secondo sguardo, molte rughe sottili. I suoi occhi sono tragica­mente tristi nella loro calma, e l’espressione del suo viso ha la fissità di una maschera. Gordon ha undici anni; bel ragazzo, con un fisico d'atleta anche alla sua età. Sembra più anziano di quanto non sia. C'è un espressione grave sul suo volto. I suoi occhi sono pieni di un'acuta sensibilità. Non assomiglia notevolmente alla madre, e non assomiglia affatto al padre. Sembra che discenda da persone diverse da quelle che abbiamo vi­ste. Darrell è molto invecchiato. 1 suoi capelli sono striati di bianco. E' diventato grosso, con un leggero doppio mento, e dei gonfiori sotto gli occhi. 1 suoi lineamenti sono diventati incerti. Ha l'aspetto di un uomo senza una meta o un'ambizione precisa su cui imper­niare la propria vita. I suoi occhi sono pieni di amarezza e nascondono il suo intinto risentimento contro se stesso dietro un'ostentazione di cinica indifferenza.

Gordon                         - (pensando, risentitamente) Vorrei che Darrell se n'andasse di qui!... perché la mamma non mi ha permesso di fare quello che volevo il giorno del mio compleanno?... non sarei certo stato qui a sopportarlo!... perché è sempre qui a bighellonare?... perché non riparte per uno dei suoi soliti viaggi?... l'altra volta è stato via più di un anno... .speravo che fosse morto!... perché piace tanto alla mamma?... la mamma mi disgusta!... credo che si seccherà di quel vecchio imbecille e che igli dirà di andarsene e ali non ritor­nare mai più!... lo caccerei fuori a calci, se fossi abba­stanza grande!... buon per lui che non mi ha portato nessun regalo per il mio compleanno, perché io l'avrei fracassato il più presto possibile!...

Nina                              - (osservandolo, meditando con amorosa tenerezza tristemente) Non più il mio bimbo... il mio ometto... undici anni... non posso crederlo... ho trentacinque anni.,, altri cinque anni... a quarant'anni la donna ha finito di vivere... la vita non la sfiora... marcisci in pace!... (Intensamente) Desidero d'invecchiare in pace!... sono stanca della lotta per la felicità!... (Sorridendo, con dileggio di se) Che pensieri ingrati il giorno del compleanno di mio figlio!... il mio amore per lui è stato felicità... com'è bello!... non somiglia affatto a Ned quando lo portavo lottavo per dimenticarlo... sperando che potesse somigliare a Gordon... e gli somiglia... po­vero Ned, quanto l'ho fatto soffrire... (Alza gli occhi su Darrell, facendosi beffe di se) Il mio amore!.., tanto rari ora quegli sprazzi di passione... che cosa ci ha legati tutti questi anni?... l’amore?... se si fosse ac­contentato di quello che gli potevo dare!... ma ha vo­luto sempre di più... tuttavia non ha mai avuto il coraggio d'insistere su. tutto o nulla... mi ha divisa per amore della sua pace con un po' di gratitudine e con grande amarezza... e il dividermi lo ha rovinato!... (Poi, amaramente) No, non posso biasimare me stessa!... nes­suna donna può fare felice un uomo che non ha uno scopo nella vita!... perché ha rinunciato alla sua pro­fessione?... perché l'avevo indebolito io?... (Con di­sprezzo pieno dì risentimento) No, sono stata io che l'ho spinto a dedicarsi alla biologia, e a lasciare l'Istituto di Antigua... altrimenti avrebbe continuato un anno dopo l'altro a girarmi intorno... (Con irritazione) Perché si trattiene tanto tempo?... per più di sei mesi... non posso sopportare più di avermelo d'attorno tanto tempo!... perché non ritorna nelle Indie Occidentali?... ho sempre la terribile sensazione quando si trattiene qualche tem­po, che aspetti che Sam muoia!... o che impazzisca!...

Darrell                           - (pensando, stanco e amaro) Che cosa pensa?... sediamo vicino in silenzio, pensando... pensieri che non conoscono mai i pensieri dell'altro... il nostro amore è diventato come una comunione di pensieri che non si conoscono... il nostro amore!... ebbene, qualun­que siano i legami che ci hanno tenuti uniti, questi lega­mi sono solidi!... l'ho lasciata, sono fuggito, ho cercato di dimenticarla... fuggendo per ritornare ogni volta più vinto!... oppure se lei vedeva che c'era qualche proba­bilità ch'io potessi liberarmi, trovava sempre qualche modo per richiamarmi, ed io dimenticavo sempre la mia sete di libertà, e ritornavo scodinzolando... no, i porcellini d'India non hanno la coda... spero che la mia esperienza abbia dimostrato qualche cosa!... Sam felice  ricco... e in perfetta salute!... speravo sempre che non avrebbe resistito... l'osservavo sempre, e leggevo sempre sintomi di pazzia in ogni movimento che faceva... vigliacco?... certamente, ma l'amore ci rende o nobili o vili!... diventava soltanto più robusto... ora ,che non l'osservo più... quasi del tutto... vedo che di­venta sempre più grasso e rido!... che burla atroce... Sam è l'unico normale!... noi, pazzi!... Nina ed io!... gli ab­biamo dato con la nostra pazzia una vita sana!... (Osservando Nina, con tristezza) Pensa sempre al figlio..., ebbene, gliel’ho dato io... Gordon... odio quel nome perche continuo ad oziare qui intorno?... ogni volta, dopo pochi mesi, il mio amore si trasforma in ama­rezza... biasimo Nina per lo sconquasso che ha portato nella mia vita...

Nina                              - (improvvisamente volgendosi verso di lui) Quando ritorni nelle Indie Occidentali, Ned?

Darrell                           - (/decisamente) Presto!

Gordon                         - (smette di giocare per ascoltare, pensando) Per Bacco... sono contento!... vorrei sapere, quando...

Nina                              - (lievemente beffarda) Non comprendo come ti possa permettere di abbandonare il tuo lavoro per periodi di tempo così lunghi. Non ti arrugginisci?

Darrell                           - (guardandola con intenzione) Il lavoro della mia vita è di arrugginire... con gentilezza e di­screzione! (Ride, beffardo).

Nina                              - (con tristezza, pensando) Marcire in pace... ecco quello che lui pure desidera ora!... ecco quello che l'amore ha fatto di noi!...

Darrell                           - (amaramente) Il mio lavoro terminò do­dici anni fa. Come credo tu sappia, fini con una espe­rienza che ebbe un risultato così felice che ritenni su­perfluo immischiarmi ulteriormente delle vite umane!

Nina                              - (pietosamente) Ned!

Darrell                           - (indifferente e cinico) Ma parlavi del mio lavoracchiare d'oggi. Sai che non si può chiamare la­vorare. E' soltanto il mio passatempo preferito. Finan­ziando Sam, Marsden ed io siamo diventati così ricchi, che siamo costretti a dedicarci a dei passatempi. Marsden si dedica sempre a scribacchiare delicati romanzi, mentre io gioco con la biologia. Sam sosteneva che il golf sa­rebbe stato più sano e meno assurdo, ma tu hai insi­stito per la biologia. E facciamole giustizia, mi ha te­nuto fuori all'aria aperta e mi ha spinto a viaggiare e ad allargare la mente! (Poi, sforzandosi di sorridere) Ma esagero. M'interessa realmente, altrimenti non con­tinuerei a finanziare l'Istituto. E quando sono laggiù, lavoro molto, aiutando Preston. Eseguisce già un lavoro notevole, e non ha ancora trent'anni. Diventerà qual­cuno... (Con un ritorno d'amarezza) ...almeno se ascol­terà il mio consiglio e non estenderà mai le sue espe­rienze alle vite umane!

Nina                              - (a voce bassa) Come puoi essere così amaro, Ned, oggi che è il compleanno di Gordon?

Darrell                           - (pensando, cinicamente) Pretende che io ami il figlio ch'ella deliberatamente mi ha tolto per darlo ad un altr'uomo... no, grazie, Nina!... ho sofferto abbastanza!... non mi lascerò toccare su quel punto!... (Osservando amaramente il proprio figlio) Ogni giorno somiglia di più a Sam, non è vero?

Gordon                         - (pensando) Parla di me... farebbe meglio a stare all'erta!...

Nina                              - (risentitamente) Non credo che Gordon so­migli affatto a Sam. Mi ricorda molto il suo omonimo.

Darrell                           - (toccato sul vivo, con un riso cattivo, mordacemente) Gordon Shaw? Ma niente affatto! E dovrebbe ringraziarne il cielo. E' l'ultima cosa che desidererei per un figlio... essere simile a quell'eroe da gran cassa.

Gordon                         - (pensando, sprezzantemente) Un figlio!  ... non l'ha!...

Nina                              - (divertita dalla sua gelosia) Povero Ned!... non è sciocco?... alla sua età, dopo tutto quello che ab­biamo passato, essere ancora geloso...

Darrell                          - Preferirei assai farlo diventare l'esatto fac­simile dell'egregio Samuele! ,

Gordon                         - (pensando, con rancore) Si fa sempre beffe di mio padre!... farebbe meglio a farci attenzione!...

Darrell                           - (sempre più beffardo) E che cosa ci po­trebbe essere di meglio? Il buon Samuele è un uomo riuscito. Ha una moglie affascinante, un bel bambino, un appartamento a Park Avenue, ed è membro di un costoso club di golf. E sopra tutto è così beatamente soddisfatto d'essere un uomo che si è fatto da se!

Nina                              - (recisamente) Ned! Dovresti vergognarti! Sai che Sam ti è sempre stato tanto riconoscente!

Darrell                           - (mordace) Lo sarebbe se sapesse tutto quello che ho fatto effettivamente per lui?

Nina                              - (con severità) Ned!

Gordon                         - (improvvisamente balza in piedi e confronta Darrell coi pugni stretti, tremando di rabbia, balbetta) Smettila... ti dico... di deridere mio padre!

Nina                              - (costernata) Gordon!

Darrell                           - (beffardo) Mio caro ragazzo, non vorrei deridere il tuo babbo per tutto l'oro del mondo!

Gordon                         - (sfidandolo, con le labbra tremanti) Tu... l'hai già deriso!... (Poi, intensamente) Ti odio!

Nina                              - (colpita ed indignata) Gordon! Come osi parlare così a tuo zio Ned!

Gordon                         - (ribellandosi) Non è mio zio! Non mi è nulla!

Nina                              - Non una parola di più o sarai punito, anche se è il tuo compleanno! Se non sai comportarti meglio di così, dovrò telefonare a tutti i tuoi amici di non venire nel pomeriggio, perché sei stato così cattivo da non meritare di divertirti con loro!  (Pensando, con ri­morso) E' colpa mia?... ho fatto del mio meglio perché amasse Ned!... ma non faccio che incattivirlo di più!... lo faccio rivoltare contro di me!... per andare verso Sam!...

Gordon                         - (con rabbia) Non m'importa! Lo dirò al babbo! '

Nina                              - (perentoriamente) Esci! E non venirmi più vicino, ricordati, finché non avrai domandato scusa allo zio Ned! (Pensando, incollerita) Il babbo!.., ha sempre sulla bocca il babbo ora!...

Darrell                          - (annoiato) Oh! non farci caso, Nina!

Gordon                         - (esce brontolando) Non domanderò scusa... mai! (Pensando, con rancore) Odio anche lei quando prende le sue parti... non m'importa, anche se è la mamma!... non deve far così... (Esce dal fondo).

Darrell                           - (con irritazione) Che importa se mi odia? Non lo biasimo! Sospetta quello che ho fatto... che mi sono comportato come un vigliacco verso di lui! Avrei dovuto reclamarlo senza curarmi di quello che avveniva degli altri! Di chi è la colpa se mi odia ed io non ho simpatia per lui perché ama un altro padre? Nostra! Tu l'hai dato a Sam, ed io ho acconsentito! Benissimo. Dunque non biasimarlo se si comporta d'a figlio di Sam.

Nina                              - Ma non dovrebbe dire che ti odia. (Pensando amaramente) E' figlio di Sam.. appartiene sempre di più a lui... a poco a poco io non conto più!...

Darrell                           - (sardonico) Forse si rende conto nel suo sub-cosciente che sono suo padre, il suo rivale nel tuo amore; ma io non sono suo padre ufficialmente, così non ci sono dei preconcetti, ed egli può esprimere quello che sente, ed odiarmi con tutto il cuore! (Ama­ramente) Ma se sapesse che mi ami così poco ora, non si preoccuperebbe!

Nina                              - (esasperata) Oh, Ned, taci! Non ne posso più di sopportare quegli stessi rimproveri che ho già udito mille volte! Non ne posso più di udire me stessa mentre faccio le medesime vecchie ed amare contro-ac­cuse. E poi ci sarà la solita vecchia e terribile scena di odio, e tu correrai via... una volta per darti al bere e alle donne, ora per andare all'Istituto. Oppure io ti manderò via, e poi dopo qualche tempo ti richiamerò, perché mi troverò così sola in questa solitaria menzogna che è la mia vita, senza nessuno a cui parlare tranne i colleghi di Sam, e le loro mogli asfissianti. (Non può trattenersi dal ridere) Oppure tu ti troverai solo nella tua menzogna prima di me, e ritornerai di tua propria volontà! E allora ci baceremo e piangeremo e ci ame­remo di nuovo!

Darrell                           - (con una smorfia ironica) Oppure io potrei illudermi d'essere innamorato di qualche bella fan­ciulla e mi potrei fidanzare come ho fatto un'altra volta! E allora tu ne saresti ancora gelosa e dovresti trovare qualche modo per indurmi a troncare tutto.

Nina                              - (desolata e divertita) Sì... credo che il pen­siero di una moglie che ti portasse via da me sarebbe insopportabile... ancor oggi! (Poi, irrefrenabilmente) Oh, Ned quand'è che imparerai qualche cosa su di noi? Agiamo come dei veri insensati... col nostro amore. E' sempre così meraviglioso appena ritorni ma sempre ri­mani troppo tempo, oppure ti trattengo io troppo tempo; non parti mai prima che non siamo arrivati alla fase del­le nostre spiacevoli ed amare recriminazioni reciproche! (Poi, improvvisamente, con un senso di tenerezza e di abbandono) E' possibile che ancora mi ami, Ned?

Darrell                           - (sorridendo, dolorosamente) Dev'essere così, altrimenti non mi comporterei da idiota, non è vero?

Nina                              - (autoricambiandogli il sorriso) Ed anch'io debbo amarti. (Poi, seriamente) Dopo tutto, non potrò mai dimenticare che Gordon è figlio del nostro amore, Ned.

Darrell                           - (con tristezza) Faresti meglio a dimenticar­lo per amore di lui e di te stessa! I bambini hanno delle sicure intuizioni. Si sente defraudato del tuo amore... da me. Così concentra il suo affetto in Sam, l'affezione del quale sa che è sicura, e si allontana da te.

Nina                              - (spaventata, collericamente) Non essere stu­pido, Ned! Non è affatto così! Ti detesto quando parli in questo modo!

Darrell                           - (cinico) Odiami pure, precisamente come mi odia lui. Ecco quello che ti consiglio se desideri di conservare il suo amore! (Ride con tristezza).

Nina                              - (recisamente) Se Gordon non ti ama è perché tu non hai mah fatto il più lieve tentativo per riuscirgli simpatico! Non c'è una ragione al mondo per cui Gor­don ti dovrebbe amate, «e ci pensi bene. Prendi oggi, per esempio. E' il suo compleanno, ma tu l'avevi di­menticato o non te ne curavi! Non gli hai portato nep­pure un regalo.

Darrell                           - (con amara tristezza) Sì, che gli ho portato un regalo. E' fuori, nell'ingresso. Gliene ho portato uno costoso e fragile affinché  potesse avere piena soddisfa­zione e tuttavia non dovesse fare troppa fatica a fra­cassarlo, come ha fatto di tutti i miei regali nel pas­sato! E l’ho lasciato nell'ingresso perché gli fosse dato dopo la mia partenza, poiché, dopo tutto, è mio figlio, ed io preferisco che non lo fracassi sotto i miei occhi! (Cercando di trasformare in burla la sua emozione con profonda amarezza) Sono egoista, vedi! Non voglio che mio figlio sia troppo felice a mie spese, anche nel giorno del suo compleanno!

Nina                              - (tormentata dall'amore, dalla pietà e dal ri­morso) Ned! Per amore di Dio! Come puoi tormen­tarti così! Oh, è troppo terribile... quello che ti ho fatto! Perdonami, Ned!

Darrell                           - (la sua espressione si cambia in un'espres­sione di pietà per lei, le si avvicina, le pone una mano sul capo, teneramente) Mi dispiace. (Con una tene­rezza piena di rimorso) Terribile quello che mi 'hai fatto, Nina? Ma se tu mi hai data la sola felicità che abbia conosciuta! E non fare attenzione a quello che posso dire o fare nell'amarezza, sono orgoglioso... e grato, Nina!

Nina                              - (gli alza gli occhi in viso con profonda tenerezza ed ammirazione) Diletto, è meraviglioso che tu dica così. (Si alza, e gli posa le mani sulle spalle e lo guarda negli occhi, teneramente, con una specie di preghiera) Non sapremo essere abbastanza coraggiosi... affinché  tu parta... ora, su questa nota... sicuri del nostro amore... senza nessuna spiacevole amarezza una volta tanto?

Darrell                           - (gioiosamente) Sì! Me ne andrò... in quest'istante se vuoi!

Nina                              - (scherzosamente) Oh, non è necessario che tu vada via in quest'istante; aspetta per dire addio a Sam. S'offenderebbe troppo se non lo salutassi. (Poi, con serietà) E vuoi promettermi di stare via due anni... an­che se ti richiamerò prima... e di lavorare questa volta... di lavorare sul serio?

Darrel                           - Cercherò di farlo, Nina!

!

Nina                              - E dopo... infallibilmente ritorna da me!

Darrell                          - Infallibilmente... di nuovo da te!

Nina                              - Allora addio, caro! (Lo bacia).

Darrell                          - Infallibilmente... ritornerò! (Sorridono entrambi, e si baciano nuovamente. Gordon appare sulla soglia, in fondo, e rimane per un istante ad osservarli in un parossismo di gelosia, di rabbia e di dolore).

Gordon                         - (pensando con strana tormentosa vergogna) Non debbo vederla!... debbo far finta di non averla veduta!... non debbo mai lasciarle capire che l'ho ve­duta!... (Scompare silenziosamente come era entrato).

Nina                              - (d'improvviso allontanandosi da Darrell, guar­dandosi intorno con inquietudine) Ned, hai sentito!... Ho avuto la stranissima sensazione che proprio allora qualcuno...

Gordon                         - (la sua voce viene dall’ingresso con indiffe­renza forzata) Mamma! Lo zio Charlie è giù. Deve salire subito?

Nina                              - (trasalendo, sforzandosi di parlare con indifferenza) Sì, caro, naturalmente! (Poi, conturbata) La sua voce sembrava sforzata. Ti è sembrato? Supponi che lui?...

Darkell                          - (con un forzato sorriso) E' possibile. Per stare sul sicuro, faresti bene a dirgli che mi hai dato il bacio dell'addio per sbarazzarti di me. (Poi, rabbio­samente) E Marsden è ancora qui! La maledetta vec­chia! Semplicemente non posso più sopportarlo, Nina! Perché Gordon debba prendere tanta simpatia per quella vecchia zitellona, non posso capirlo.

Nina                              - (colpita, pensando) Ma è geloso che Gordon voglia bene a Charlie!... (Immediatamente tutta affet­tuosa pietà) Allora deve amare un po' Gordon!... (La­sciando trapelare la sua pietà) Povero Ned! (Fa per andare verso di lui).

Darreix                          - (trasalendo, e temendo che ella possa aver inoivinato un qualche cosa ch'egli non confessa neppure a se stesso) Che cosa? perché lo dici? (Poi, rudemente difensivo) Non essere sciocca! (Risentito) Sai abba­stanza bene che mi è stato sempre antipatico. Volevo essere io a finanziare completamente Sam fin da prin­cipio. Volevo farlo per Sam... ma specialmente per il mio figliolo. Perché Marsden ha voluto assolutamente che Sam lo lasciasse partecipare in parti eguali? Non è che gli contesti il denaro che ha fatto, ma so che c'era qualche cosa di strano nella sua testa, e che l'ha fatto intenzionatamente per farmi dispetto! (Dall'in­gresso giunge il suono della voce di Marsden e quella di Gordon che lo saluta rumorosamente, facendolo en­trare. Mentre Darrell ascolta, la sua espressione diventa di nuovo furibonda. Esplode rabbiosamente) Tu per­metti che quel vecchio imbecille vizi Gordon, sciocca che sei! (Marsden entra dal fondo sorridendo, vestito irreprensibilmente come sempre. Sembra appena più vecchio, per quanto i suoi capelli siano più grigi, e la sua alta figura più curva. La sua espressione e l'atmosfera che emana da lui, fanno ricordare il Marsden del primo atto. Se non felice vive almeno in relativa tranquillità con sé stesso e don gli altri).

Marsden                        - (va dritto a Nina) Ciao, Nina Cara Nina! Congratulazioni nel giorno del compleanno dì tuo figlio! (La bacia) E' diventato molto più grande e più forte nei due mesi che non l'ho visto. (Si volta e stringe freddamente la mano a Darrell, con lieve aria dì pro­tezione) Salve, Darrell! L'ultima volta che fui qui do­vevate partire per le Indie Occidentali la settimana dopo, ma vedo che siete ancora da queste parti.

Darrell                           - (furibondo, con aria motteggiatrice) E da queste parti ci siete ancora voi pure. Avete una bella cera in questi giorni, Marsden. Spero che vostra so­rella stia bene. Dev'essere una grande consolazione aver lei al posto di vostra madre! (Poi, con duro riso) Siamo due cattivi arnesi, eh, Marsden? impostori e... truffatori... soci occulti di Sam!

Nina                              - (pensando, con irritazione) Ned diventa odioso di nuovo!... povero Charlie!... non voglio che sia insul­tato!» è diventato un tale conforto... comprende tante cose... senza che io debba parlare... (Guardando Darrell con rimprovero) Ned s'imbarca questa settimana, Charlie.

Marsden                        - (pensando trionfante) Cerca d'insultar­mi... so tutto quello che vuol dire... ma non importa quello che dice... ella lo manda via!., con intenzione di fronte a me!... significa che è liquidato...

Darrell                           - (pensando con rancore) Cerca di umi­liarmi di fronte a lui?... le darò io una lezione!... (Poi, lottando con sé stesso, con rimorso) No... questa vol­ta, no.... l'ho promesso... senza litigi... ricordati... (Accet­tando, con un simpatico inchino a Marsden) Sì, parto questa settimana e conto di star via almeno due anni questa volta, due anni di duro lavoro.

Marsden                        - (pensando, con sprezzante pietà) Il suo lavoro!... che pretesa!... uno scienziato dilettante!... ci potrebbe essere niente di più pietoso?... poveretto!... (Negligentemente) La biologia dev'essere uno studio interessante. Vorrei saperne di più.

Darrell                          - (punto e tuttavia divertito dal tono dell'al­tro, ironicamente) Sì, sarebbe bene per voi, Mardsen! Allora potreste scrivere di più sulla vita e di meno sulle care vecchiette e sugli scapoli scapestrati! Perché non scrivete un romanzo sulla vita una qualche volta, Marsden? (Volta le spalle a Marsden con un'occhiata di disprezzo, va alla finestra e guarda fuori).

Marsden                        - (confusamente) Sì... certo... ma non è precisamente il mio genere... (Pensando con angoscia, raccoglie una rivista e la sfoglia distrattamente) E' vero!... è pieno di veleno!... non ho mai maritato la parola alla vita!... sono stato un timido dilettante di belle lettere, non un artista!... i miei poveri libri pia­cevoli!... tutto va bene!... va bene questo nostro trio?... Darrell ha sempre più perduto terreno... Nina si è sem­pre più rivolta verso di me... abbiamo costruita una nostra vita segreta di sottile comprensione e di confi­denze... lei sa che io ho compreso la sua passione esclu­sivamente fisica per Darrell... quale donna potrebbe amare Sam con passione?... un qualche giorno mi con­fiderà tutto su Darrell... ora che Darrell è liquidato... ella sa che l'amo senza che glielo dica... ella sa pure che specie d'amore sia... (Appassionatamente, pensando) Il mio amore è più nobile di qualsiasi amore ella ab­bia conosciuto!... io non la desidero!... mi accontenterei se il nostro matrimonio consistesse soltanto nel collo­care le nostre ceneri nella stessa tomba... le nostre urne luna vicina all'altra, e a contatto l'una dell'altra... po­trebbero gli altri uomini dire altrettanto, potrebbero amare così profondamente?... (Poi, d'improvvido, deso­lato, con disprezzo di sé stesso) E che... le velleità pla­toniche alla mia età!... e ci credo io stesso?... guarda i suoi begli occhi!... non darei forse qualsiasi cosa al mondo per vederli ardere di desiderio per me?... e l'intimità di cui mi vanto, che cosa altro significa se non che rappresento ancora la parte del caro vecchio Charlie della sua fanciullezza?... (Pensando, con ango­scia) Maledetto vigliacco e rammollito!...

Nina                             - (guardandolo pietosamente, pensando) Che cosa vuole sempre da me?... me?... sono l'unica persona che senta la sua profonda ferita... sento come la vita l'abbia ferito... sono forse colpevole anche in questo caso?... se dandomi a lui gli portassi un momento di felicità, lo potrei fare?... l'idea era nauseante un tem­po... ora, nulla che si riferisca all'amore mi sembri abbastanza importante per essere nauseante... povero Charlie!... pensa soltanto che dovrebbe desiderarmi!... caro Charlie, che perfetto amore sarebbe per la vecchiaia!... quale perfetto amore quando si è al di là della passione!... (Poi, improvvisamente ribellandosi, sprezzante) Questi uomini mi nauseano!... li odio tutti e tre!... mi disgustano!... la moglie e l'amante che era in me è stata uccisa da loro!... grazie a Dio, sono sol­tanto madre, ora!... Gordon è il mio ometto, il mio unico uomo!... (Improvvisamente) Ho da darti qualche cosa da fare, Charlie, condisci l'insalata per la cola­zione. Sai, nel modo che mi piace tanto.

Marsden                        - (balzando in piedi) Benissimo! (Le cir­conda la vita col braccio, ed escono insieme ridendo, senza uno sguardo a Darrell).

Darrell                           - (pensando, tetramente) Non debbo rima­nere a colazione... come un fantasma alla festa di mio figlio!... farei meglio ad andare via ora... perché aspet­tare Sam?... che cosa posso dirgli?... non c'è nulla in lui che desideri di vedere... è sano come un bue, ed altrettanto tranquillo... Ho temuto che sua ma­dre avesse mentito... sono andato lassù e ho fatto ri­cerche... ogni parola era vera... il suo bisnonno, la sua nonna e suo padre, tutti pazzi... (Agitandosi) Smettila!... è tempo di partire quando vengono questi pensieri... m'imbarcherò sabato... non ritornerò più... Nina inco­mincerà subito a lottare con Sani per guadagnarsi l'amore di mio figlio!... è meglio che ne sia fuori... oh Cristo, che pasticcio!...

Gordon                         - (compare sulla soglia, in fondo. Ha in mano un costoso piccolo yacht con le vele spiegate. E' in preda ad un terribile conflitto di emozioni, al punto di piangere e tuttavia ostinatamente deciso) Lo debbo fare!... Dio, è orribile!... questa nave è così graziosa... perché doveva venire da lui?... posso dire al babbo di comprarmene un'altra... ma ora mi piace que­sta... ma ha baciato la mamma... la mamma l'ha ba­ciato. (S'avvicina a Darrell con sfida e lo affronta. Darrell si volta verso di lui sorpreso) Dì... Darrell, sei stato tu a... (Si ferma, soffocato).

Darrell                           - (immediatamente comprendendo quello che sta per accadere, pensando con cupa angoscia) Così doveva avvenire!... quello che temevo!... pare che il mio destino sia senza pietà!... (Con forzata benevo­lenza) A fare che cosa?

Gordon                         - (con collera incipiente, balbetta) L'ho trovato fuori, nell'ingresso. Non può provenire da nessun'altro. E' il tuo regalo questo?

Darrell                           - (con durezza e con sfida lui stesso) Sì.

Gordon                         - (incollerito, tremando) Allora... ecco quello che penso... di te! (Incominciando a piangere, strappa via l'albero maestro, l'albero di bompresso, spezza l'al­bero maestro in due, lacera il sartiame, e getta lo scafo sguernito ai piedi di Darrell) Ecco! Te lo puoi tenere!

Darrell                           - (vinto per un istante dalla collera) Pic­colo demonio impertinente! Non lo hai avuto da me... (Ha fatto un passo minaccioso avanti, Gordon rimane fermo, bianco in viso, sfidandolo. Darrell si riprende subito, poi, con voce tremante di un affetto profonda­mente ferito) Non avresti dovuto farlo, figlio. Che cosa importa se te l'avevo dato io? Non è stata mai la mia nave. Ma era la tua nave. Dovresti preoccuparti della nave, non di me. Non ti piacciono le navi per sé stes­se? Mi pare che fosse una magnifica piccola nave. Ecco perché...

 Gordon                       - (singhiozzando desolatamente) Era tanto bella! Non volevo farlo! (S'inginocchia e prende nuo­vamente la nave tra le braccia) Ti assicuro che non volevo farlo. Le navi mi piacciono tanto! Ma non mi piaci tu! (Queste ultime parole con veemenza).

Darrell                           - (asciuttamente) E infatti l'ho visto. (Pen­sando, con collera e con angoscia) Mi fa male!... ma­ledetto!...

Gordon                        - No, non lo sai! Ora anche di più! Anche di più! (Lasciandosi sfuggire il suo segreto) Ti ho visto baciare la mamma! E ho visto anche la mamma!

Darrell                           - (trasalendo, ma immediatamente sforzandosi di sorridere) Ma la salutavo. Siamo vecchi amici, lo sai.

Gordon                        - Non me la dai ad intendere! Era un'al­tra cosa! (Esplodendo) Ti starebbe proprio bene... ed anche alla mamma... se lo raccontassi al papà!

Darrell                          - Ma sono il più vecchio amico di Sam. Non fare lo sciocchino!

Gordon                        - Non sei il suo amico. Sei sempre qui a bighellonare per ingannarlo... giri intorno alla mamma!

Darrell                          - Sciocchezze! Che cosa vuoi dire «ingan­narlo »?

Gordon                        - Non lo so. Ma so che non sei suo amico. E una volta o l'altra gli dirò che ti ho visto.

Darrell                           - (ora con grande serietà, profondamente commosso) Ascolta! Ci sono cose che un uomo d'o­nore non dice a nessuno... neppure al babbo o alla mamma. Tu vuoi essere un uomo d'onore, non è vero? (Intensamente) Ci sono cose che noi non diciamo, tu ed io. (Impulsivamente passa il braccio intorno alle spalle di Gordon, pensando) E' mio figlio!... l'amo!...

Gordon                         - (pensando, terribilmente combattuto) Perché mi piace ora?... mi piace tanto tanto!... (Piangendo) Noi?... di chi intendi parlare?... lo so che cos'è l'ono­re!... più di te... non hai bisogno di dirmelo!., non l'a­vrei detto al papà in ogni caso, parola d'onore che non gliel'avrei detto! Noi?... che cosa vuoi dire con «noi»?... non sono come te! Non voglio mai essere come te! (Si sente spalancare e chiudere una porta, e la voce cordiale di Evans).

Evans                            - (dall'ingresso) Salute a tutti!

Darrell                           - (battendogli sulla spalla) Coraggio, figlio. Eccolo! Nascondi quella'nave altrimenti ti farà delle domande. (Gordon sì affretta a nascondere la nave sotto il sofà. Quando entra, Gordon si è del tutto ripreso e corre ad incontrarlo gioiosamente. Evans è diventato più pesante, (il suo viso è grosso ora), è divenuto auto­ritario, ed automaticamente assume la direzione do­vunque sia. Non dimostra la sua età, soltanto i suoi ca­pelli sono diventati più radi, ed è visibilmente calvo verso la sommità del capo. Indossa abiti costosi).

Evans                            - (stringendo a se Gordon, affettuosamente) Come sta questo mio figlioletto? Come te la passi il giorno del tuo compleanno?

Gordon                        - Bene, babbo!

Evans                            - Salute, Ned! Non è questo mio ragazzo un campione, per la sua età, ben inteso?

Darrell                           - (sorridendo, con sforzo) Sì. (Contorcendosi, pensando) Fa male ora!... vedere mio figlio suo figlio!... ne ho avuto abbastanza!... va via!... qualsiasi scusa!... posso telefonare dopo!... se rimarrò griderò  tutta la verità!... (A Sam) Ero sul punto d'andar via, Sam. Debbo andare da un amico biologo che abita qui vicino. (Si dirige verso la porta).

Evans                            - (deluso) Allora non sarai qui per la cola­zione?

Darrell                           - (pensando) Ti griderò la verità dentro gli orecchi se rimango un momento di più... maledetto pazzo!... (A Sam) Non posso rimanere. Mi dispiace. E' cosa importante. Parto tra pochi giorni... un mondo di cose da fare... ci rivedremo più tardi, Sam. A rive­derci... Gordon. (Esce goffamente, frettoloso).

Gordon                        - Addio... zio Ned. (Pensando, confusamente) Perché l'ho chiamato zio? se avevo detto che non l'a­vrei fatto mai!... lo so... dev'essere perché ha detto che sta per imbarcarsi, ed io ne sono contento...

Evans                            - A rivederci, Ned. (Pensando, con bonaria superiorità) Ned e la sua biologia!... prende il suo pas­satempo abbastanza seriamente!... (Con soddisfazione) Ma già, si può permettere d'avere dei passatempi ora!... il denaro che ha investito con me, gli ha fruttato un pozzo di soldi. Dov'è la mamma, piccolo?

Gordon                        - In cucina con lo zio Charlie. (Pensando) Spero che non ritorni mai!... perché allora sentii di vo­lergli bene?... è stato solo per un momento... ma non del tutto... non ne sono mai stato capace!... perché quan­do mi chiama Gordon pare che detesti di chiamarmi così?...

Evans                            - (sedendo a sinistra) Spero che la colazione sia pronta tra breve. Ho una fame da lupo, e tu?

Gordon                        - (distrattamente) Anch'io, papà.

Evans                            - Vieni qui e raccontami del tuo compleanno. (Gordon va, Evans lo solleva e se lo mette sulle ginocchia) Ti sono piaciuti i regali? Che cosa ti ha portato lo zio Ned?

Gordon                         - (evasivo) Erano tutti belli. (Improvvisa­mente) Perché mi avete chiamato Gordon?

Evans                            - Oh, tu sai tutto su quest'argomento... tutto intorno a Gordon Shaw. Te l'ho raccontato mille volte.

Gordon                        - Mi hai detto una volta che era il preten­dente della mamma, quand'era giovane.

Evans                            - (stuzzicante) Che cosa ne sai tu di preten­denti? Stai diventando un uomo!

Gordon                        - La mamma lo amava molto?

Evans                            - (imbarazzato) Lo credo.

Gordon                         - (pensando acutamente) Ecco perché Darrell odia che il mio nome sia Gordon... sa che-la mamma amava Gordon più di lui... ora so come fare con lui... sarò proprio come Gordon e la mamma mi amerà più di lui!... (A Evans) E poi Gordon fu ucciso, non è vero? Gli assomiglio un po'?

Evans                            - Spero di sì. Se quando andrai all'università saprai giocare a foot-ball o vogare come Gordon io... io ti darò qualsiasi cosa vorrai. Te lo prometto!

Gordon                         - (sognando) Dimmi ancora di lui, vuoi papà?... di lui quando dava il tempo ai rematori, e il ragazzo numero sette incominciò a cedere, ed egli non lo poteva vedere ma lo sentiva, non so come, cedere, e allora incominciò a parlargli, senza voltarsi, per tutto il tempo e per così dire gli diede la sua propria forza, così che quando la corsa fu finita ed ebbero vinto, fu Gordon a svenire e non l'altro!

 

Evans                            - (con una risata affettuosa) Ebbene, lo sai tutto a memoria! A che scopo debbo raccontartelo?

Nina                              - (mentre parlano, entra dal fondo. Si avanza lentamente. Pensando con risentimento) Ama Sam più di me?... Oh, no, non è possibile!... ma ha più fidu­cia in lui!... ma si fida più di lui!...

Gordon                        - Ti sei mai battuto coi tuoi compagni, papà?

Evans                            - Oh, un pò... se ce n'era bisogno.

Gordon                        - Saresti capace di darle a Darrell?

Nina                              - (pensando, terrorizzata) Perché glielo chie­de?...

Evans                            - (sorpreso) A tuo zio Ned? Ma perché? Siamo sempre stati amici.

Gordon                        - Intendo dire, se non foste amici, saresti capace di dargliele?

Evans                            - (pavoneggiandosi) Oh, sì, credo. Ned non è mai stato forte come me.

Nina                              - (pensando., con disprezzo) Ned è debole... (Poi, trepidamente) Ma tu, Sam, diventi troppo forte...

Gordon                        - Ma Gordon te le avrebbe date, non è vero?

Evans                            - Puoi esserne sicuro!

Gordon                         - (pensando) Deve aver amato Gordon anche più del babbo!...

Nina                              - (si avvicina alla sedia di centro, sforzandosi di sorridere) Che cosa sono tutti questi discorsi di botte? Non è bello. Per amor del cielo, Sam, non incorag­giarlo...

Evans                            - (con una smorfia) Non badare alle donne, Gordon. Devi saper lottare, per farti avanti in questo mondo!

Nina                              - (pensando, pietosamente) Povero scemo... come sei coraggioso ora!... (Dolcemente) Forse hai ra­gione, caro. (Guardandosi intorno) E' andato via Ned?

Gordon                         - (con sfida) Sì... e non ritorna... e s'imbarca subito!

Nina                              - (con un brivido) Perché mi sfida in questo modo?... e s'attacca a Sam?... deve averci visti... non fa per venire sulle mie ginocchia... come sempre... Ned aveva ragione... debbo mentirgli... riprendermelo... qui, sulle mie ginocchia!... (Con una smorfia di disprezzo, ad Evans) Sono contenta che Ned sia andato via. Te­mevo che ci rimanesse tra i piedi tutto il giorno.

Gordon                         - (impetuosamente, scendendo a metà dalle gi­nocchia del padre) Sei contenta?... (Poi, pensando con diffidenza) Me la vuole dare ad intendere... l'ho veduta baciarlo...

Nina                              - Ned stava diventando noioso. E' così debole. Non è capace d'incominciare nulla se non è spinto.

Gordon                         - (avvicinandosi un po' di più, scrutando il viso di lei, pensando) Non sembra che le vada molto a genio... ma l'ho veduta baciarlo...

Evans                            - (sorpreso) Oh, andiamo, Nina, non sei ora un po' troppo severa verso Ned? E' vero che non ha più, per così dire, il pugno saldo di un tempo, ma è il nostro migliore amico.

Gordon                         - (allontanandosi sempre più dal padre, con risentimento) Perché il babbo glielo sostiene?...

Nina                              - (pensando, lieta) Benissimo, Sam... proprio quello che volevo che tu dicessi!... (Con noia) Oh, lo so, ma mi dà ai nervi col suo continuo bighellonare. Senza essere troppo sgarbata, l'ho spinto a ritornare al suo lavoro, e gli ho fatto promettere di non ritornare prima di due anni. In fine ha promesso, e allora è di­ventato sciocco e sentimentale e mi ha domandato di baciarlo in segno d'addio e di buon augurio. Così l'ho baciato per sbarazzarmene! Che seccatura!

Gordon                         - (pensando esultante) Allora!... questo è il motivo!... questo è il motivo!... e starà via due anni!... oh, come sono contento!... (Si avvicina alla madre, e la fissa in volto, gli occhi radiosi) Mamma!

Nina                              - Caro!  (Lo solleva e se lo mette sulle ginoc­chia, stringendolo tra le braccia).

Gordon                        - (la bacia) Ecco! (Pensando, esultante) Questo fa ammenda per quel bacio!... questo glielo to­glie dalla bocca!...

Evans                            - (beffardo) Ned deve essersi invaghito di te... ora che è vecchio! (Poi, sentimentalmente) Poveraccio! Non si è mai sposato, ecco il guaio. Sente la solitudine. So quello che sente. Un uomo ha bisogno di un po' di incoraggiamento da parte della donna per aiutarlo a tenere la testa alta.

Nina                              - (tenendo la testa di Gordon contro la propria, ridendo in modo stuzzicante) Credo che quello zuc­cone del tuo papà stia diventando patetico e sciocco! Che cosa ne dici, Gordon?

Gordon                         - (ridendo con lei) Sì, è patetico, mamma, è sciocco! (La bacia e bisbiglia) Voglio somigliare a a Gordon Shaw, mamma! (Nina se lo stringe al petto freneticamente, felice e trionfante).

Evans                            - (beffardo) Voi due diventate troppo severi verso di me. (Ride. Tutti e tre ridono insieme).

Nina                              - (improvvisamente, vinta da un'onda di rimorso e di pietà) Oh, sono dura verso Ned!... povero caro e generoso Ned!... mi hai detto di mentire a tuo figlio ai tuoi danni per amor mio... non sono degna del tuo amore!... sono vile ed egoista!... ma ti amo!... è il figlio del nostro amore tra le mie braccia!... Oh, Dio-Madre, esaudisci la mia preghiera affinché  un giorno possiamo dire la verità a nostro figlio e lui possa amare, suo padre!...

Gordon                         - (sente i pensieri di lei, si alza dal suo grem­bo e la fissa in volto mentre ella ne evita gli occhi con­fusa, intimidita, non senza risentimento. Pensando) Ora pensa a quel Darrell!... lo so!... ed anche l'ama... non me la dà ad intendere!... l'ho vista baciarlo!... non pensava allora che fosse uno sciocco!... ha mentito al babbo ed a me!... (Scende dalle sue ginocchia e s'allontana da lei).

Nina                              - (pensando, spaventata) Ha letto nel mio pen­siero!... non debbo neppure pensare a Ned quando mi è vicino!... povero Ned!,., no, non pensarci!... (Proten­dendosi verso Gordon con le braccia tese suppliche­volmente, ma assumendo un tono scherzoso) Ebbene, Gordon, che hai avuto? Sei saltato via dalle mie gi­nocchia come se ti fossi seduto sopra una spina. (Si sforza di ridere).

Gordon                         - (con gli occhi a terra, evasivamente) Ho fame, voglio vedere se la colazione è pronta. (Si volta bruscamente e fugge via).

Evans                            - (con tono di superiore comprensione virile, gentilmente, ma dettando legge alla muliebre debolez­za) E' stanco d'esser vezzeggiato, Nina. Dimentichi che deve diventare un giovane forte. E noi vogliamo che diventi un vero uomo e non una vecchia zitella, come Charlie. (Sagacemente) E' questo che ha reso Charlie quello che è, ci scommetto. Sua madre non smise mai di coccolarlo.

Nina                              - (con sottomissione, ma con uno sguardo di amaro disprezzo) Forse hai ragione, Sam.

Evans                            - (fiduciosamente) Lo so.

Nina                              - (pensando, con uno sguardo d'intenso odio) Oh, Dio-Madre, concedimi ch'io possa un giorno dire la verità a quest'idiota!

Fine del settimo atto

ATTO OTTAVO

Un tardo pomeriggio sul finire del giugno dieci anni dopo. Il ponte posteriore del panfilio da crociera degli Evans ancorato nella zona riservata ai panfili presso la linea d'arrivo di Pough Keepsie. La prua e la parte centrale del panfilio sono nettamente a destra, rivolti contro corrente. Il parapetto di babordo è verso il fon­do, la curva della prua a sinistra, il retro della cabina con ampie finestre ed una porta è a destra. Due sedie di vimini sono a sinistra, ed una poltrona a sdraio a de­stra; un tavolino di vimini con un'altra sedia è al cen­tro. Il ponte è in fresca ombra, in contrasto con la lieve nebbia dorata dal sole tramontante che splende sul fiume.

Nina è seduta presso il tavolo al centro, Darrell sulla sedia più a sinistra, Marsden sulla sedia a sdraio a de­stra. Evans che è dietro Nina, si sporge dal parapetto, scrutando il fiume col binocolo. Madeline Arnold è in piedi al suo fianco. I capelli di Nina sono diventati completamente bianchi. Ella cerca disperatamente di nascondere le naturali devastazioni del tempo con una eccessiva truccatura che raggiunge il fine opposto poiché attira l'attenzione su quello che vorrebbe nascondere. Il suo volto è sparuto, le guance tese e la bocca stirata in un sorriso forzato. Poco rimane del fascino del suo volto, salvo gli occhi che ora sembrano più grandi e più che mai misteriosi. Ma ha conservato il suo magni­fico corpo, e questo ha il tragico effetto di far sem­brare, per contrasto, il suo viso più vecchio e più de­vastato. Tutto il suo comportamento fa ricordare la Nina del quart'atto, nevrotica, inasprita e tormentata dalla passione. Veste un costume bianco da yacht. Darrell sembra che sia ritornato il giovane dottore che ab­biamo visto nella casa del padre di Nina nel secondo atto. Ha ancora l'aria dello scienziato freddo, indiffe­rente, che considera se stesso e la gente che lo circonda come interessanti fenomeni. Il suo fisico è più asciutto; il suo viso e il suo corpo sono diventati magri e sani, il gonfiore sotto gli occhi e il doppio mento dell'atto precedente sono scomparsi. La sua pelle è assai anne­rita per il lungo soggiorno ai tropici. I suoi folti capelli sono color grigio-ferro. Porta calzoni di flanella, una giacca blu e scarpe di pelle di daino. Dimostra forse i suoi cinquantun anni, ma non un giorno di più. Marsden si è molto invecchiato. Il suo corpo è più curvo di prima, i suoi capelli sono diventati quasi bianchi. E' il Marsden invecchiato del quinto atto, che era così prostrato dalla morte della madre. Ora è la morte della sorella, avvenuta due mesi prima, che lo ha gettato nella disperazione. Il suo presente dolore, tuttavia, è più rassegnato di quanto non fosse il pre­cedente. Veste irreprensibilmente di nero come nel quinto atto. Evans è semplicemente Evans, il suo tipo essendosi logicamente sviluppato attraverso dieci anni di continuo successo e di sempre maggiore ricchezza, gioviale e semplice e bonario più che mai, ma sempre più ostinato e presuntuoso. Si è molto ingrossato, il suo largo viso col doppio mento, è pesante, sanguigno, apoplettico. Il suo capo è diventata completamente calvo sulla sommità. Porta un berretto da yacht, una giacca blu, calzoni bianchi di flanella e scarpe di pelle di daino. Madeline Arnold è una graziosa fanciulla di diciannove anni, con occhi e capelli neri. La sua pelle è molto abbronzata, il suo corpo è alto ed atletico, ri­chiamando alla nostra memoria la Nina che vedemmo in principio. Il suo modo di trattare è diretto e franco. Da l'impressione di una persona che sa sempre esatta­mente quello che vuole e che generalmente l'ottiene, ma che è anche generosa e che sa far buon viso alla sorte avversa, e questo suo carattere la rende popolare con il suo sesso, e ricercata dagli uomini. Veste un vi­vace costume sportivo.

Evans                           - (nervoso ed agitato, abbassando impaziente, mente il binocolo) Non riesco a veder nulla! C'è una maledetta nebbia sul fiume! (Porgendo il binocolo a Madeline) Prendi, Madeline. Gli occhi tuoi son giovani!

Madeline                       - (vivamente) Grazie! (Scruta il fiume at­traverso le lenti).

Nina                              - (pensando amaramente) Occhi giovani!... guardano dentro gli occhi di Gordon... Gordon vede l'amore nei suoi giovani occhi!... i miei son vecchi ora!...

Evans                            - (tirando fuori l'orologio) Tra breve sarà l'ora della partenza. (Si avanza con esasperazione) Naturalmente quella maledetta radio doveva scegliere questo momento per guastarsi! Ne avevo collocata una nuova di zecca proprio per questa gara! Son fortunato! (Avvicinandosi a Nina e mettendole una mono sulla spalla) Perbacco, scommetto che Gordon avrà in questo momento una bella tensione nervosa, Nina!

Madeline                       - (senza abbassare le lenti) Povero ra­gazzo! Ci scommetto!

Nina                              - (pensando con intensa amarezza) Quel tono nella sua voce!... l'amore di lei già lo possiede... il mio figliolo!... (Vendicativamente) Ma non ci riuscirà fin­ché vivrò io!... (Con indifferenza) Sì, sarà nervoso.

Evans                            - (ritirando la morto, seccamente) Non inten­devo dire nervoso. Non sa che cosa sia avere j nervi. Nulla ancora lo ha mai guastato. (Queste ultime parole con uno sguardo risentito mentre ritorna al parapetto).

Madeline                       - (con la calma fiducia di uno che sa) Certo si può esser sicuri che Gordon non perderà mai il suo sangue freddo.

Nina                              - (freddamente) So molto bene che mio figlio non è un debole. (Intenzionalmente, con un'occhiate a Madeline) ...per quanto abbia delle debolezze qualche volta.

 Madeline                    - (senza abbassare il cannocchiale, pensando bonariamente) Ahi!... questa era per me!... (Poi, fe­rita) Perche le sono tanto antipatica?... ho fatto tutto quello che ho potuto, per amore di Gordon, per piacerle...

Evans                            - (guardando Nina, risentitamente, pensando) Un'altra disgustosa allusione a Madeline!... Nina è certo molto cambiata!... pensavo che una volta che aves­se compiuto il suo cambiamento di vita, si sarebbe Ver­gognata della sua pazza gelosia... invece è peggio... ma lo non la lascerò intromettersi tra Gordon e Madeline... lei l'ama... e lui l'ama... ed i suoi hanno denaro ed anche una posizione... ed a me piace moltissimo... e, per Dio, farò che il loro matrimonio si concluda senza inciampi, anche se Nina arriccerà il naso...

Darrell                           - (acutamente osserva pensando) Nina odia questa giovinetta... naturalmente!... è la fidanzata di Gordon... romperà il loro fidanzamento se potrà... come fece del mio una volta... ma una volta!... grazie a Dio, la mia schiavitù è finita!... come ha saputo che ero ritornato?... non avevo intenzione di rivederla... ma il suo invito era così supplichevole... il mio dovere verso Gordon, mi ha scritto... quale dovere?... un po' troppo tardi!... è meglio non pensarci più!...

Evans                            - (guardando nuovamente l'orologio) Dovreb­bero essere allineati in attesa del « via » (Battendo il pugno sul parapetto, lasciando esplodere i suoi senti­menti repressi) Vieni, Gordon!

Nina                              - (trasalendo, con irritazione) Sani! Ti ho detto che ho un mal di testa che mi spezza il cranio! (Pen­sando intensamente) Villanzone!... il fidanzamento di Gordon con quella lì è tutta colpa tua!...

Evans                            - (risentitamente) Mi dispiace. Perché non prendi dell'aspirina? (Pensando, irritato) Nina ha i ner­vi!... Charlie in lutto!... che coppia di ammazza-allegria!... avevo intenzione di portare Gordon e i suoi ami­ci a bordo per festeggiarlo... impossibile!... debbo prendere Madeline... preparare una festa a New York... la­sciare in asso questa compagnia... Nina sarà furibonda, ma tanto peggio per lei...

Darrell                           - (esamina Nina criticamente, pensando) E’ molto nervosa... mi fa ricordare di quando la vidi per la prima volta... (Poi, esultando) Grazie a Dio, posso osservarla di nuovo oggettivamente... questi ultimi tre anni di lontananza hanno finalmente operato... la guarigione completa!... (Poi, con rimorso) Povera Nina!... tutti l'abbandoniamo. (Poi, lanciando un'occhiata a Marsden, con lieve sarcasmo) Perfino Marsden sembra averla abbandonata per i morti!,..

Marsden                        - (vagamente irritato, pensando) Che cosa faccio qui?... che cosa m'importa di questa stupida ga­ra?... perché mi sono lasciato costringere da Nina a ve­nire?... dovrei essere solo... con i miei ricordi della cara Jane... saranno due mesi sabato che è morta... (Gli tremano le labbra e gli vengono le lagrime agli occhi).

Madeline                       - (con un sospiro d'impazienza, abbassando il binocolo) E' inutile, signor Evans, non riesco a distinguere nulla.

Evans                            - (irritato e disgustato) Se soltanto quella ma­ledetta radio funzionasse!

Nina                              - (esasperata) Per amor del cielo, smettila di parlare in quel modo!

Evans                     - (ferito, indignalo) Che cosa hai da ridire se sono nervoso? Mi sembra che tu potresti interessarti un po' di più senza che questo ti facesse male, dato che si tratta dell'ultima gara di Gordon, della sua ul­tima partecipazione ad una gara universitaria! (Le volta le spalle).

Madeline                       - (pensando) Ha ragione... agisce male... le fossi, la mamma di Gordon certamente non farei così...

Evans                            - (volgendosi nuovamente a Nina, risentito) Avevi l'abitudine di spezzarti le mani per applaudire Gordon Shaw. E il nostro Gordon lo avrebbe battuto al remo di un miglio, non meno! (Volgendosi a Dar­rell) E questo non lo dico per orgoglio paterno, Ned! Tutti i competenti lo dicono!

Darrell                           - (cinicamente) Oh, andiamo, Sam! Nessuno si è mai sognato neppure di sfiorare Shaw in nes­suna cosa! (Getta a Nina un'occhiata beffarda. Imme­diatamente adirato contro sé stesso) Che idiota!... mi è scappata!... vecchia abitudine!... sono anni che non l'amo più!...

Nina                              - (pensando, con indifferenza) Ned è ancora geloso... questo non mi piace più... io non sento nulla... salvo che debbo indurlo ad aiutarmi... (Si volge a Darrell, con amarezza) Sam ha detto il « nostro » Gordon. Doveva dire il «suo»; Gordon è divenuto così simile a Sam, Ned, che tu non lo riconosceresti più!

Madeline                       - (pensando con indignazione) E' pazza!... non somiglia affatto al padre!... è così forte e bello!...

Evans                            - (bonariamente, con una sfumatura d'orgoglio) Mi lusinghi, Nina. Vorrei poterlo pensare. Ma non è affatto simile a me, fortunatamente per lui. E' l'imma­gine vivente di Gordon Shaw, quand'era in forma.

Madeline                       - (pensando) Shaw!... ho veduto il suo ritratto al circolo... il mio Gordon è più bello!... una volta mi ha detto che Shaw era un vecchio preten­dente della sua mamma... dicono che fosse splendida un tempo...

Nina                              - (scuotendo la testa, sprezzantemente) Non es­sere modesto, Sam. Gordon è tutto te. Può darsi che sia un buon atleta come Gordon Shaw, perché tu gliel'hai sempre indicato come modello, ma finisce qui la somiglianza. Per il resto non è assolutamente simile a lui!

Evans                            - (frenando a fatica la collera, pensando) Ne sono nauseato!... spinge troppo oltre la sua gelosia!... (Improvvisamente esplodendo, batte un pugno sopra il parapetto) Per l'inferno, se tu sentissi qualche cosa, non potresti, Nina... forse nel momento in cui entra nella sua imbarcazione... (Si ferma, cercando di con­trollarsi, ansando, col viso rosso).

Nina                              - (fissandolo con disgusto, con freddo disprezzo) Non ho detto nulla di così grave, non è vero? uni­camente che Gordon ti assomiglia nel carattere. (Con intenzione) Non eccitarti tanto. Fa male alla tua ecces­siva pressione sanguigna. Domanda a Ned se non è vero. (Intensamente, pensando) Se potesse morire!... (Pensando, subito dopo) Oh, non voglio dire che... non debbo...

 Darrell                         - (pensando acutamente) C'era un deside­rio di morte... le cose sono andate abbastanza avanti... sembra che Sam abbia una cattiva pressione... che spe­ranza questo mi avrebbe dato una volta... non più ora» grazie a Dio!... (Con tono scherzoso) Oh, credo che Sam stia benissimo, Nina.

Evans                            - (burberamente) Non mi sono mai sentito meglio. (Nervosamente sii toglie di tasca di nuovo l'oro­logio) E' l'ora della partenza. Vieni in cabina, Ned, a bere qualche cosa. Vedremo se MeCabe ha riparalo quella maledetta radio. (Passando presso Marsden, gli batte sulla spalla con irritazione) Coraggio, Charlie! Scuotiti!

Marsden                        - (trasalisce e si riprende, confusamente) Eh?... cosa c'è?... vengono?...

Evans                            - (ritornando bonario, prendendolo per il brac­cio, con lieve ironia) Vieni a bere un bicchierino. Ne hai bisogno circa di dieci, credo, per entrare nello spirito che ci vuole per vedere la finale! (A Darrell che si è alzato, ma che è rimasto in piedi t presso la sedia) Vieni, Ned.

Nina                              - (prontamente) No, lasciami Ned. Ho da par­largli. Prendi Madeline... e Charlie.

Marsden                        - (guardandola supplichevolmente) Ma età benissimo qui... (Poi, dopo averla guardata negli occhi, pensando) Vuol'essere sola con Darrell... benissimo... non importa, ora... il loro amore è morto... ma c'è an­cora qualche segreto tra di loro che non mi ha detto... non importa... me Io dirà una qualche volta... io solo le rimarrò... presto... (Poi, colpito dal rimorso) Povera cara Jane!... come posso pensare ad altri... mio Dio, sono disprezzabile!... mi voglio ubriacare con quel bac­cellone!... ecco tutto quello che son capace di fare!..,

Madeline                       - (pensando, con risentimento) Mi tratta da fanciullina! ... cederò ora... ma una volta che sia sposata...!...

Evans                           - Vieni, allora, Madeline. Te ne daremo un bicchierino piccolo piccolo. (Impazientemente) Charlie, andiamo!

Marsden                        - (con febbrile giovialità) Spero che sia un potente veleno!

Evans                     - (ridendo) Questo è lo spirito! Siamo an­cora in tempo per fare di te uno sportivo!

Madeline                       - (ridendo, va a prendere il braccio dì Marsden) Prendo io l'impegno di farvi arrivare a casa sano e salvo, signor Marsden! (Entrano nella cabina, ed Evans dietro. Nina e Darrell si voltano e si guardano con stupore e con curiosità per un lungo minuto. Darrell rimane in piedi e sembra un po' imbarazzato).

Darrell                           - (pensando, con un interessamento malinco­nico) Ed ora?... come?... posso guardarla negli oc­chi... strani occhi che non invecchieranno mai... senza desiderio o gelosia o amarezza... l'ho mai amata?... può essere lei la madre di mio figlio?... esiste un essere che è mio figlio?... non posso più pensare a queste cose come a cose reali... debbono essere avvenute in un'al­tra vita...

Nina                              - (pensando, tristemente) L'uomo che un tem­po amavo... come sembra sano e giovane!... ora non ci amiamo più... il nostro conto con Dio-Padre è chiu­so... pomeriggi di felicità pagati con anni di dolore... amore, passione, estasi... in quale vita remota e lon­tana esisterono mai!... l'unica via viva è nel passato e nel futuro... il presente è un intermezzo... uno strano intermezzo nel quale chiamiamo in aiuto il passato e il futuro a testimoniare che siam vivi!... (Con triste sorriso) Siedi, Ned. Quando ho saputo che eri ritor­nato ti ho scritto perche ho bisogno di un amico. E' passato tanto tempo da quando ci siamo amati che ora possiamo essere di nuovo amici. Non lo senti?

Dahrell                          - (con gratitudine) Sì, lo sento. (Siede su di una sedia a sinistra, accostandola a lei. Pensando) Desidero esserle amico... ma non permetterò mai...

Nina                              - (pensando, prudentemente) Debbo mante­nermi molto fredda e ragionevole, o non mi aiuterà... (Con amichevole sorriso) Non ti ho visto così giovane e bello da quando ti ho conosciuto. Dimmi il tuo se­greto. (Amaramente) Ne ho bisogno! Son vecchia! Guardami! E sinceramente non vedevo l’ora d esser vecchia! Pensavo che dovesse significare la pace. Sono stata tristemente delusa. (Poi, sforzandosi di sorridere) E così, dimmi che sorgente di giovinezza hai trovato tu.

Darrell                           - (orgogliosamente) E' facile. Il lavoro! Ho preso tanto interesse per la biologia quanto ne avevo un tempo per la medicina, ma questa volta senza egoismo. Non c'è nessuna probabilità ch'io diventi un famoso biologo, e lo so. Sono un lavoratore oscuro. Ma il nostro Istituto ha avuto un successo «strepitoso», come direbbe Sam. Abbiamo fatto qualche scoperta di straordinaria importanza. Dico « abbiamo ». Ma intendo parlare di Preston. Forse ricorderai che ti scrivevo di lui con entusiasmo. L’ha giustificato. Sta rendendo il suo nome famoso in tutto il mondo. E' quello che io potevo essere... avevo l'ingegno, Nina!... se avessi avu­to più energia e meno vanità, se avessi tirato di­ritto! (Poi, con un sorriso forzato) Ma non mi lamento. Ho trovato me stesso nell'aiutarlo. In questo modo sento che ho pagato il mio debito... che il suo lavoro è par­zialmente il mio lavoro. E lui lo riconosce. Ha la rara virtù della gratitudine. (Con orgogliosa affezione) E' un ragazzo straordinario, Nina! Credo che dovrei dire uo­mo, ora che ha più di trent'anni.

Nina                              - (pensando, con dolorosa amarezza) Così, Ned... ricordi il nostro amore... con amarezza!... come uno stupido errore!... la conseguenza di una cieca vanità che ha rovinato la tua carriera!... oh!... (Poi, dominan­dosi, pensando cinicamente) Ebbene, dopo tutto, come ricordo io il nostro amore?... senza nessuna emozione, e perfino senza amarezza!... (Poi, con improvviso al­larme) Ha dimenticato Gordon per quel Preston!... (Pensando disperatamente) Debbo fargli ricordare che Gordon è .suo figlio, o non riuscirò mai a persuaderlo ad aiutarmi!... (Con rampogna) Così tu hai trovato un figlio, mentre io perdevo il mio... che è anche tuo!

Darrell----------------- - (colpito, con un interessamento impersonane) Non mi è mai venuto in mente, ma ora che ci penso... (Sorridendo) Sì, forse inconsciamente, Preston ha preso il posto di Gordon, e questo ha fatto bene a tutti e due e non ha fatto male a nessuno.

 Nina                            - (con amara enfasi) Salvo al tuo figlio vero.., ed ame... ma suppongo che noi non contiamo.

Darkell                         - (freddamente) Male a Gordon? Come? Sta benissimo, non è vero? (Beffardo) Direi, da quello che ho sentito, che è il tuo ideale di eroe universitario... come il suo indimenticabile omonimo!...

Nina                              - (pensando, con risentimento) Deride il pro­prio figlio!... (Poi, cercando d'essere calcolatrice) Ma non debbo inquietarmi... debbo indurlo ad aiutarmi... (Con gentile rimprovera) Ed io sono l'ideale della mamma felice, Ned?

Darkell                          - (immediatamente impietosito e vergognoso di sé) Perdonami, Nina. Temo di non avere del tutto superato la mia amarezza. (Gentilmente) Mi dispiace che tu sia infelice, Nina.

Nina                              - (pensando, con soddisfazione) Vuoi dire che.,, ancora gli stiamo un po' a cuore... se solo questo è sufficiente per... (Parlando con tristezza) Ho perduto il mio figliolo, Ned! Sam lo ha fatto tutto suo. E questo è stato compiuto così gradatamente che, per quanto mi rendessi conto di quello che avveniva, non ho mai po­tuto impedirlo. Quello che Sam consigliava, sembrava sempre la cosa migliore per l'avvenire di Gordon. Ed era sempre quello che Gordon stesso voleva, e così si è al­lontanato da me, prima per andare alla scuola-convitto, e poi al collegio universitario, per diventare l'eroe spor­tivo che piaceva a Sam...

Darrell                           - (con impazienza) Oh, andiamo, Nina, ma se hai sempre desiderato che fosse simile a Gordon Shaw!

Nina                              - (scattando, malgrado sé stessa, con violenza) Non è simile a Gordon! Mi ha dimenticata per quella...! (Cercando d'essere più ragionevole) Che cosa m'im­porta se è un campione o no? E' tanto stupida tutta que­sta smania! La gara d'oggi non m'interessa affatto, per esempio! Non m'importerebbe se arrivasse ultimo! (In­terrompendosi, pensando spaventata) Oh, se dovesse mai supporre quello che ho detto!

Darrell                           - (pensando acutamente) Olà!... ha parlato come se avesse piacere di vederlo arrivare ultimo!... perché?... (Poi vendicativamente) Ebbene, neanche a me dispiacerebbe... è tempo che questi Gordon rice­vano una buona lezione dalla vita!...

Madeline                      - (improvvisamente appare sulla soglia della cabina, col viso rosso dall'emozione) Sono partiti! Il signor Evans ha potuto ricevere qualche cosa... si ode appena, ma... la Navy e Washington sono in testa... Gordon è terzo! (Scompare di nuovo nella cabina).

Nina                              - (seguendola con uno sguardo d'odio) II suo Gordon!... è così sicura!... sono arrivata a detestare il suo grazioso visino!...

Darrell                           - (pensando, beffardo) Gordon è terzo!... forse pensavi che non ci fosse nessun altro a spingere la barca!... come le donne vara pazze per questi Gordon!... quella Madeline è graziosa... ha un corpo simile a quello di Nina quando incominciai ad amarla... quei pomeriggi!... l'età incomincia a farsi vedere sul viso idi Nina... ma ha conservato il suo magnifico corpo!... (Con una sfumatura di malizia, asciuttamente) C'è una signorina che pare abbia molto a cuore se Gordon ar­riva ultimo o no!

 Nina                           - (cercando d'essere addolorata e commovente) Sì, Gordon è suo ora, Ned. (Ma non può sopportarle questo pensiero - vendicativamente) E' questo che ti Vo­levo dire, sono fidanzati. Ma non significa che neces­sariamente... Puoi immaginare che Gordon perda la te­sta per una piccola sciocca di quel genere? Io non posso neppure credere che l'ami! Ma se è appena graziosa e mortalmente stupida! Pensavo che scherzasse solo con lei... oppure semplicemente si divertisse. (Freme) Alla sua età, c'era da aspettarselo... perfino una mamma deve comprendere la natura. Ma che Gordon l'abbia presa seriamente e che le abbia promesso di sposarla, è troppo stupido per parlarne!

Darrell                           - (pensando, cinicamente) Oh, così tu accet­teresti che lui dormisse con lei, .se necessario... ma lei non dovrebbe avere nessun diritto per disputare il tuo possesso, eh?... ti piacerebbe di fare di lei per tuo figlio la medesima specie di comodo schiavo che io fui per te!... (Risentito) Non posso darti ragione. La trovo molto attraente. Mi sembra che se fossi nei panni dì Gordon, farei esattamente quello che ha fatto lui. (Con confusione e con amarezza, pensando) Nei panni di Gordon!... sono stato sempre nei panni di Gordon Shaw!... e perché prendo le parti di questo giovane Gordon?... che cosa è per me, in nome di Dio?...

Nina                             - (senza ascoltarlo) Se la sposa vuoi dire che mi dimenticherà. Mi dimenticherà così completamente come Sam dimenticò la madre! Lo distoglierà da me! Oh, lo so quello che sanno lare le mogli! Si servirà del suo corpo finché non lo farà dimenticare di me! Mio figlio, Ned! Ed anche il figlio tuo! (Improvvisamente si alza e va presso di lui e gli prende una mano tra le sue) Il figlio del nastro vecchio amore, Ned!

Darrell                           - (pensando, con uno strano brivido d'attra­zione e insieme di paura mentre lei lo tocca) Il nostro amore... vecchio amore... il noto contatto della sua car­ne... siamo vecchi... è stupido ed indecente., pensa di potermi ancora riconquistare?...

Nina                              - (con tono di una mamma che parla del figlio al marito) Devi fare a Gordon un buon predicozzo, Ned.

Darrell                           - (sempre più conturbato, pensando) Vecchia... ma ha conservato il suo magnifico corpo... da quanti anni?... ha la medesima strana influenza sopra di me... il contatto della sua carne... è pericoloso... sciocchezze, soltanto cerco di calmarla come suo amico, co­me suo medico... e perché non dovrei parlare con Gordon?... un padre deve qualche cosa al proprio figlio... dovrebbe consigliarlo... (Poi, allarmato) Ma avevo in­tenzione di non immischiarmi più... (Gravemente) Ho giurato che non mi sarei più immischiato delle vite umane, Nina!

Nina                              - (senz'ascoltarlo) Lo devi trattenere dal rovi­nare la sua vita.

Darrell                           - (ostinatamente, lottando con sé stesso) Non voglio toccare nessuna vita che abbia più di una cellula! (Aspramente) E in ogni modo, non ti aiuterei in quello che dici. Devi rinunciare a possedere gli uo­mini, ad intrometterti nella loro vita come se tu fossi Dio, e li avessi creati tu!

Nina                             - (con strano senso di abbandono) Non so quello che vuoi dire, Ned; Gordon è mio figlio, non è vero?

Darrell                           - (con improvvisa, strana violenza) Ed an­che mio! Anche mio! (Si frena. Pensando) Taci, scioc­co... è questo il modo di calmarla?..,

Nina                              - (con strana calma) Credo di amarti ancora un po', Ned.

Darrell                           - (col medesimo tono) Ed io ti amo ancora no po' Nina. (Poi, gravemente) Ma non voglio più par­tecipare alla tua vita! (Con duro riso) E tu hai avuto la tua parte dell'amore umano, mia cara! E' passato quel tempo. Ti voglio mandare un milione di protozoi che tu potrai tormentare senza farti del male! (Riprenden­dosi, vergognoso) Nina, ti prego di perdonarmi!

Nina                              - (si riscuote come, da un sogno, ansiosamente) Che cosa dicevi, Ned? (Lascia andare la mano di lui e ritorna alla propria sedia).

Darrell                          - (stupidamente) Nulla.

Nina                              - (stranamente) Parlavamo di Sam, non è vero? Come credi che stia?

Darrell                           - (evasivo) Bene. Un po' troppo grosso, direi. Dal suo aspetto si direbbe che la pressione del sangue sia più alta del normale. Ma è cosa comune in persone della sua conformazione ed età. Non c'è nulla da sperare... volevo dire, da preoccuparsi! (Poi, violentemente) Maledizione, perché mi hai fatto dire « spe­rare » ?

Nina                              - (tranquillamente) Può anche essere stato nel­la tua mente, non è vero?

Darrell                          - Non ho nulla contro Sam. Sono sempre stato il suo migliore amico. Deve a me la sua felicità.

Nina                              - (stranamente) Ci tono tante ragioni, che non osiamo indagare, che ci fanno pensare le cose!

Darrell                           - (rude) Pensare non vale uno zero! La vita in un protozoo è un qualche cosa che non ha bi­sogno di pensare!

Nina                              - (stranamente) Lo so! Dio-Madre!

Darrell                           - (agitato) E tutto il resto è cieco egoismo. Ma alla malora tutto questo! Quello che io avevo in­cominciato a dire era quale ragione potrei mai avere per sperare la morte di Sam?

Nina                              - (stranamente) Sempre desideriamo la morte per noi stessi, o per gli altri, non è vero? mentre tra­scorriamo la vita con la vecchia abitudine di desiderare l'asino del nostro vicino.

Darrell                           - (spaventato) Parli come la Nina di un tempo... di quando ti amai. Non farlo, ti prego! Non è decente alla nostra età! (Pensando, terrorizzato) La Nina di un tempo!... sono io il Ned di un tempo?... e allora vuoi dire che?... ma non dobbiamo aver più nulla in comune nella vita.

Nina                       - (stranamente) Sono la Nina di un tempo! E questa volta non voglio che il mio Gordon mi abban­doni per sempre!

Evans                            - (appare sulla soglia della cabina, eccitato e irritato) Ora è Madeline che ascolta in cabina. (Alza il binocolo mentre va al parapetto e guarda il fiume) Da ultimo ho sentito che Gordon è terzo, la Navy e Washington in testa. Sono quelli da temere, ha detto Gordon, specialmente la Navy. (Abbassando il binocolo. con un gemito) Maledetta nebbia! I miei occhi invec­chiano! (Poi, improvvisamente, con un riso beffardo) Dovreste vedere Charlie! Ha cominciato a gettarsi giù del whisky come se fosse acqua. Ho dovuto portargli via la bottiglia. E' ridotto molto male in gambe. (Poi, guardando l'ima dopo l'altro, risentitamente) Che cosa avete voi due? C'è una gara ora, non lo sapete? E voi ve ne state settati come due marmotte?

Darrell                           - (blandamente) Ho pensato che era meglio se qualcuno restava fuori per dirti quando si vedevano.

Evans                            - (sollevato) Oh, sì, benissimo. Qua, premi il binocolo. Hai sempre avuto degli occhi buoni. (Darrell si alza e prende il binocolo, va al parapetto ed inco­mincia ad adattarlo).

Darrell                          - Qual era l'equipaggio che Gordon temeva di più?

Evans                            - (di nuovo sulla soglia della cabina) Quello della Navy. (Poi, orgogliosamente) Oh, lo batterà! Ma non sarà facile. Voglio vedere se Madeline... (Entra nella cabina).

Dabbell                         - (guardando il fiume, con amarezza vendica­tiva, pensando) Avanti, la Navy!...

Nina                              - (pensando, amaramente) Gordon è di Made­line!... Gordon è di Sani!... come sono ringraziata per aver salvato Sam col sacrificio della mia stessa feli­cità!... non voglio!... che cosa m'importa di quello che accadrà a Sam ora?... l'odio!... Voglio dirgli che Gor­don non è suo figlio!... e voglio minacciargli di dirlo anche a Gordon, a meno che... ne sarà tanto spaven­tato da morire!... troverà subito qualche scusa per rom­pere il loro fidanzamento!... lo può fare!... ha la più strana influenza sopra Gordon!... ma Ned deve soste­nermi, o Sam non mi crederà!... anche Ned glielo deve dire!... ma acconsentirà Ned?... avrà paura della paz­zia!... debbo fargli credere che Sam non corre nessun pericolo... (Intensamente) Ascolta, Ned, sono assoluta­mente sicura, da informazioni che la mamma di Sam mi fece avere prima di morire, ch'essa mentì deliberata­mente quel giorno in cui mi parlò della pazzia degli Evans. Era soltanto gelosa perché Sam mi amava e si voleva semplicemente vendicare, ne son certa.

Darrell                           - (senza abbassare le lenti, asciuttamente) No, ti disse la verità. Non te l'ho mai raccontato, ma andai un giorno lassù e feti precise indagini sulla sua famiglia.

Nina                              - (con delusione e risentimento) Oh... suppongo che volessi assicurarti di poter sperare sulla sua pazzia?

Darrell                           - (semplicemente) Avevo bisogno di poterlo sperare, allora. Ti amavo come un pazzo in quel tempo, Nina, come un pazzo!

Nina                             - (mettendogli una mono sul braccio) Ed ora non mi ami... più, Ned? (Pensando intensamente) Oh, debbo un po' riconquistare il suo amore... affinché parli a Sam...

Darrell                           - (pensando stranamente, lottando con sé stes­so) Vorrebbe impadronirsi di me di nuovo... spero che non mi tocchi... che cosa è questo legame dell'an­tica felicità tra la nostra carne?... (Con durezza, debol­mente lottando per sbarazzarsi delle mani di lei, senza abbassare il binocolo) Ti ho detto che non voglio più immischiarmi delle vite umane!

 Nina                           - (senza ascoltarlo, aggrappandosi a lui) Anche lo ti amavo follemente! E ancora ti amo, Ned! Ti amavo tanto che speravo io stessa che gli desse di volta il cervello! Ma guarda Sam! E' il ritratto della salute! Non c'è assolutamente nessun pericolo ora!

Darrell                           - (pensando, allarmato) Che cosa cerca ora?... che cosa vuole da me?... (Rigidamente) Non faccio più il medico, ma direi che questo è un caso fortunato in cui la Natura si smentisce: oggi ci sono mille probabilità contro una che non impazzirà.

Nina                              - (con improvvisa impetuosa intensità) Allora è tempo di dirgli tutto, non è vero? Abbiamo sofferto tutta la nostra vita per amor suo! Lo abbiamo fatto ricco e felice! E' tempo che ci restituisca nostro figlio,

Darrell                           - (pensando) Bene!... ecco quello che vo­leva!... dire la verità a Sam?... finalmente... per Dio, mi piacerebbe dirgliela, ora!... (Beffardo) Nostro figlio? Vuoi dire tuo figlio, mia cara! Non fare assegnamento su di me, poiché non ho intenzione d'immischiarmene.

Nina                              - (senza scomporsi, ossessionata) Ma Sam non mi crederà se sarò isola a dirglielo. Crederà che mento per fargli dispetto, che è solo la mia stupida gelosia! Te lo domanderà! Devi dirglielo anche tu. Ned!

Darrell                           - (pensando) Mi piacerebbe di vedere la sua faccia quando gli dicessi che questo famoso vogatore non è suo figlio, ma mio!... questo potrebbe ricom­pensarmi un po' per tutto quello che mi ha tolto!... (Aspramente) Ti dico che ho cessato d'intromettermi nella vita di Sam!

Nina                              - (insistendo) Pensa a quello che Sam ci ha fatto passare, a quello che ci ha fatto soffrire! Devi dir­glielo! Tu mi ami ancora un po', non èvero, Ned? Devi amarmi ancora un po' quando ricordi la felicità che abbiamo conosciuta nelle braccia l'un dell'altra! Sei stato la sola felicità che abbia mai avuta nella vita!

Darrell                           - (lottando debolmente, pensando) Mente!. c'era il suo antico amore, Gordon!... fu sempre primo!... poi suo figlio Gordon!... (Con disperato rancore, pensando) Avanti, la Navy!... vincimi i suoi Gordon!...

Nina                              - (intensamente) Oh, se fossi soltanto andata via con te quando ritornasti dall'Europa! Come sarem­mo stati felici, caro! Come il nostro bambino ti avrebbe voluto bere... se non fosse stato per Sam!

Darrel                            - (pensando, debolmente) Sì, sarei stato fe­lice!... sarei diventato il più grande neurologo del mon­do!... mio figlio mi avrebbe amato ed io l'avrei amato!...

Nina                              - (con intensità travolgente per abbattere la spia ultima resistenza) Devi dirglielo, Ned. Per amor mio! Perché ti amo! Perché tu ricordi i nostri pomeriggi ai pazza felicità! Perché tu mi ami!

Darrell                           - (vinto, disorientato) Sì... che cosa debbo fare?... Immischiarmi di nuovo?... (Viene dalla cabina la voce andata di Madeline che applaude e batte le mani, la voce ebbra di Marsden, e quella di Evans, tutti gridano: « Gordon! Gordon! Avanti, Gordon!». Manden appare barcollando sulla soglia della cabina vociando «Gordon ». E' alticcio e febbrile. Darrell si riscuote violentemente come se uscisse da un incubo e si allontana da Nina).

Darrell                          - (pensando, ancora ' disorientato, ma in tono di sollievo) Ancora Marsden!... Grazie a Dio!... mi ha salvato!... da lei!... e dai suoi Gordon!... (Volgendosi a lei esultante) No, Nina, mi dispiace, ma non posso aiutarti Ti ho detto che non mi sarei più immischiato delle vite umane! (Con sicurezza sempre maggiore) Inol­tre sono sicurissimo che Gordon non è mio figlio, se si conoscesse la verità fino in fondo! Io ero solo un corpo per te. Il tuo primo Gordon aveva l'abitudine di ritor­nare in vita. Non sono mai stato per te più che il so­stituto del tuo morto innamorato. Gordon è effettiva­mente figlio di Gordon. Cosi vedi che direi una bugia e Sam se mi vantassi che io... E sono uomo d'onore! Ho dimostrato almeno questo! (Alza il binocolo e guarda il fiume. Pensando esultante) Sono libero!... l'ho battuta alla fine!.., ora avanti, la Navy!... devi vincermi i suoi Gordon!...

Nina                              - (dopo averlo fissato per un momento, allonta­nandosi da lui, pensando con rassegnato fatalismo) L'ho perduto... non lo dirà mai a Sam ora... è giusto quello che ha detto?... Gordon è figlio di Gordon?... Oh caro morto Gordon, aiutami a riprendermi il mio figliolo!... debbo trovare qualche modo... (Si siede nuo­vamente).

Marsden                        - (che ha continuato ad osservarli con una sciocca smorfia) Ehi, voi due! Perché sembrate così colpevoli? Non vi amate più! Son tutte sciocchezze! Non sento il più lieve spasimo di gelosia. E' una prova sufficiente, non è vero? (Poi, blandamente sanandosi) Scusatemi se sembro un po' sbronzo... e non tanto poco! Sam mi aveva promesso dieci bicchierini e mi ha portato via la bottiglia quando ne avevo bevuti solo cinque! Ma è sufficiente! Ho dimenticato il dolore! Non c'è nulla nella vita per cui valga la pena di soffrire, ti assicuro, Nina! Ed ora questa gara m'interessa. (Canta con voce rauca) «Oh, vogheremo, vogheremo, vogheremo giù per il fiume! E vogheremo, vogheremo, vogheremo ». Ricordi, Nina, questa vecchia aria... di quando eri una fanciulletta? Oh, dimenticavo che Sam mi ha detto di riferirti che Gordon è in linea coi primi! Perdiana, se ha dovuto spingere! Ed ora ci siamo! Non m'importa chi vince, purché non sia Gordon! Non mi piace da quando è grande! Pensa che io sia una vecchia zitella! (Canta) «Voga, voga, voga »; il campo è contro Gordon!

Darrell                           - (febbrilmente) Bene! (Guarda col binocolo, eccitato) Vedo un balenio sull'acqua, laggiù! Deb­bono essere i loro remi! Vengono! Lo dico a Sam! (En­tra in fretta nella cabina).

Nina                              - (pensando tetramente) Lo dirà a Sam... no, non voleva dir questo... debbo trovare qualche altro modo...

Marsden                        - (s'avvicina con passo incerto alla sedia di Nina) Gordon dovrebbe proprio essere battuto oggi... per la salute della sua anima, Nina. Quella Madeline è graziosa, Nina, non è vero? Questi Gordon sono troppo fortunati... mentre noi... (è sul punto d'incominciare a singhiozzare, collericamente) ... noi dobbiamo batterlo oggi! (Si lascia cadere pesantemente a sedere sul ponte, presso la sedia di Nina, le prende la mano e l'accarezza) Su, in, Nina Cara Nina! Non tormentarti il cervello! Tulio li metterà a posto! L’avremo solo aspettare un po' più di tempo e poi tu ed io ci sposeremo in pace! (Pensando, terrorizzato) Per Satana!... che cosa dico?... sono ubriaco... benissimo, tanto meglio!... ho desiderato tutta la mia vita di dirglielo! (Di nuovo a Nina) Natu­ralmente, so che hai marito ora, ma non importa, posso aspettare. Ho aspettato tutta la mia vita; ma da lungo tempo ho l'arcana intuizione che non sono destinato a morire prima che... (Evans, Madeline e Darrell si pre­cipitano fuori della cabina. Tutti hanno il binocolo. Corrono al parapetto e adattano le lenti verso l'estremità del fiume).

Madeline                       - (con grande agitazione) Li vedo! (Affer­rando Evans per il braccio ed indicando) Guardate là, Sig. Evans... Non li vedete?

Evans                            - (eccitato) No, non ancora... sì! Ora li vedo! (Picchiando sul parapetto) Avanti, Gordon, figlio mio!

Madeline                      - Avanti, Gordon! (I fischi e le sirene dei panfili in capo al fiume incominciano a farsi sentirte­li frastuono diventa di momento in momento più forte poiché i panfili l'un dopo l'altro si uniscono in coro, mentre le imbarcazioni si avvicinano sempre più, finché verso la fine della scena c'è uno strepito infernale).

Nina                              - (con odio e con amarezza, pensando) Come la detesto! ... (Poi, improvvisamente, con calcolo diabolico, pensando) Perché non dirle... come la mamma di Sam lo disse a me... della pazzia degli Evans?... Ella crede che Gordon sia figlio di Sam!... (Con un macabro sor­riso di trionfo) Sarà una giustizia poetica!... risolverà ogni cosa... non lo sposerà!... e lui si volgerà a me per conforto!... ma debbo esser cauta!...

Marsden                        - (lasciandosi trasportare, con ebbrezza) A-scolta, Nina! Dopo che saremo sposati, scriverò un ro­manzo... il mio primo vero romanzo! Tutti e venti gli strani libri che ho scritti sono lunghi ed intricati rac­conti di fate per adulti... intorno a delicate vecchie signore e a scapoli spiritosi e cinici, e a tipi eccentrici in vernacolo, e a coniugi che sempre vicendevolmente si ammirano e si rispettano, ed ad innamorati che evi­tano sempre, per accontentarsi di paroline sommesse. Ecco quello che sono stato, Nina, uno che sommessamente bisbiglia delle bugie! Ora lancerò un grido onesto e sano; getterò la luce nell'ombra delle men­zogne; griderò «Questa è la vita e questi sono i sensi, e queste sono le passioni, l'odio, i dispiaceri, le gioie e il dolore e l'estasi, e questi sono uomini e donne e figli e figlie i cui cuori sono deboli e forti, il cui sangue è sangue e non acqua... ». Oh, lo posso fare, Nina! Posso scrivere la verità! L'ho veduta in te, in tuo padre, in mia Madre, in mia sorella, in Gordon, in Sam, in Darrell e in me stesso. Scriverò il nostro libro! Ma io parlo mentre i miei ultimi capitoli sono in formazione... proprio qui e in questo istante... (Febbrilmente) Mi scuserai, Nina, non è vero? Delibo guardare... è il mio dovere d'artista! (S'alza in piedi a fatica e scruta d'intorno febbrilmente. Nina non s'interessa di lui).

Evans                            - (esasperato, abbassando il binocolo) Non si può distinguere nulla affatto... né individuare nes­suno, e nemmeno scorgere chi è in testa... vado ad ascoltar la radio di nuovo. (Entra in fretta nella ca­bina).

Nina                              - (con un sorriso di crudele trionfo, pensando) Posso dirglielo confidenzialmente... posso fingere d'essere costretta a dirglielo... Come la mamma di Sam fece con me.» con la scusa che è doveroso per la suafelicità e quella di Gordon... spiegherà perché mi sia opposta al loro fidanzamento.., oh, non può mancare di riuscire... il mio Gordon mi ritornerà... io farò in modo che non s'allontani mai più... (Chiama) Madeline!

Marsden                        - (pensando) Perché chiama Madeline?... detto osservare tutto attentamente...

Evans                            - (si precipita fuori assai allarmato) Cattive notizie! La Navy si è spinta in testa... di mezza lun­ghezza... è presumibile che la vittoria sia della Navy, ha detto il radiocronista... (Poi, violentemente) Ma che cosa sa quell'asino del radio-cronista... è qualche po­vero Scemo!

Madeline                       - (eccitato) Non conosce Gordon! Fa sem­pre meglio quando si avvicina al traguardo!

Nina                             - (chiama più seccamente) Madeline!

Darrell                           - (si volta e la fissa, pensando) Perché chiama Madeline?... vuole interporsi nella loro vita?... Debbo sorvegliarla... ebbene, vediamo... (Tocca Made­line sulla spalla) La signora Evans va chiama, signo­rina Arnold.

Madeline                       - (impazientemente) Ho sentito, signora Evans. Ma si avvicinano. Perché non venite a vedere?

Nina                              - (senza ascoltarla, in tono di comando) C’è qualche cosa che debbo dirti.

Madeline                       - (con vaga irritazione) Ma... oh, benis­simo! (Si avvicina a Nina, guardando ansiosamente al di sopra della spalla di lei verso il fiume) Che cosa desiderate, signora Evans?

Oabbell                         - (s'allontana dal parapetto per andare verso di loro, pensando acutamente) Debbo state attento... dato il suo stato d'animo, è capace di tutto...

Nina                              - (autorevolmente) Per incominciare, dammi la tua parola d'onore che non rivelerai mai ad anima viva una sola parola di quanto sto per dirti... soprat­tutto a Gordon!

Madeline                       - (guardandola stupita, blandamente) Non potreste dirmelo più tardi, signora Evans... dopo la gara ?

Nina                              - (gravemente, afferrandola per un polso) No, ora! Prometti?

Madeline                       - (dispiacente, ma rassegnata) Sì, signora Evans.

Nina                              - (gravemente) Per amore della tua futura fe­licità e quella di mio figlio debbo parlare! Il vostro fidanzamento mi costringe a parlare! Tu forse ti sei me­ravigliata perche mi opponessi. E' perche il vostro ma­trimonio è impossibile. Non puoi sposare Gordon! Parlo come tua amica! Devi rompere il fidanzamento immediatamente.

Madeline                       - (non può credere ai suoi orecchi - improv­visamente colta dal panico) Ma perché?... perché?

Darrell                           - (che è venuto più vicino, pensando con risentimento) Vuoi rovinare la vita dì mio figlio come ha rovinata la mia!...

Nina                             - (inesorabile.) Perché? Ebbene...

Darrell                           - (improvvisamente interviene, con tono di reciso e severo comando) No, Nina! (Posa la mano sulla spalla di Madeline e la tira in disparte. Nina lascia andare il polso di lei, e li segue con gli occhi, fissamente, come stordita) Signorina Arnold, come me­dico sento che è mio dovere dirvi che la signora Evans non è in sé. Non fate attenzione a qualsiasi cosa possa dirvi. Ha appena superato un periodo critico nella vita della donna ed è morbosamente gelosa di voi va soggetta a singolari fantasie. (Le sorride cortesemente) Così, ritornate alla gara! Che Iddio vi benedica! (Le stringe la mano, stranamente commosso).

Madeline                       - (grata) Grazie. Credo di comprendere. Povera signora Evans! (Ritorna in fretta al parapetto e si porta il binocolo agli occhi).

Nina                       - (balzando in piedi e ritrovando la sua voce, con disperata accusa) Ned!

Darrell                          - (và in fretta al suo fianco) Mi dispiace, Nina, ma ti avevo avvertita di non immischiarti! (Poi, con affetto) E Gordon è... ebbene una specie di figlioc­cio, non è vero? Sinceramente desidero che sia fe­lice. (Poi, sorridendo bonariamente) Tuttavia non posso fare a meno di operare che sia battuto in questa gara. Al remo, mi fa ricordare suo padre, Gordon Shaw. (Si volta e si porta agli occhi il binocolo, mentre ritorna al parapetto. Nina si lascia cadere di nuova sulla sedia).

Evans                           - Per Bacco! Sembrano tutti allineati! Puoi distinguere qualche cosa, Madeline?

Madeline                      - No... non ancora... oh. Dio, è terribile! Gordon!

Nina                              - (con gli occhi alzati ai cielo, damando, con voce assente) Gordon?

Mabsden                       - (pensando) Alla malora quel Darrell!.,. se non si fosse intromesso, Nina avrebbe detto... qual-che cosa d'infinitamente importante, lo so!... (S’avvi­cina a Nina e di nuovo si siede sul ponte presso la sedia di lei, prendendole la mano) Ma perché, Nina... mia cara piccola Nina Cara Nina... che cosa volevi dire? vorrei aiutarti!

Nina                              - (con gli occhi fissi dinnanzi a sé come se fosse in trance, semplicemente, come una fanciullina) Sì, Charlie. Sì, padre. Perché tutti i consanguinei di Sam erano dei pazzi. Me lo disse sua madre affinché non avessi un figlio da lui. Stavo per dirlo a Madeline per non farle sposare Gordon. Ma sarebbe stata una menzogna perché Gordon non è figlio di Sam, ma di Ned. Ned me lo ha dato ed io l'ho dato a Sam affinché Sam potesse avere un figlio sano e potesse stare bene ed essere felice. E Sam sta bene ed è felice, non ti pare? (Fanciullescamente) Così non sono stata una bambina molto cattiva, non è vero, babbo?

Marsden                        - (inorridita e ritornato completamente in sé per quanto ha ascoltato, la fissa con occhi stralunati) Nina! Buon Dio! Lo sai quello che dici?

Madeline                       - (eccitata) Là! Quella da questa parte! Ho veduto proprio ora il colore della pala dei remi!

Evans                            - (ansiosamente) Ne sei sicura? Allora e un po' dietro le altre due!

Darrell                           - (eccitato) Quella in mezzo sembra in testa! E' la Navy? (Ma gli altri due non s'interessano di lui. Tutti e tre si sporgono dal parapetto, con i binocoli incollati agli occhi, guardando in capo al fiume. il rumore delle sirene è ora assordante. Si possono sen­tire gli applausi del pubblico).

Marsden                        - (fissando Nina in volto con grande pietà) Dio misericordioso, Nina! Dunque sei vissuta tutti questi anni... con un simile incubo! E tu e Darrell de­liberatamente...

Nina                              - (guardando in alto) La mamma di Sara disse che anch'io avevo il diritto d'essere felice.

Marsden                       - E non amavi Darrell allora?...

Nina                              - (come prima) L'amai dopo. Ora non l'amo. Anche Ned è morto. (Dolcemente) Solo tu sei vivo ora, babbo... e Gordon.

Maesden                      - (si alza e si china su di lei paternamente, accarezzandole i capelli, con strana pietà mista di gioia) Oh, Nina... povera piccola Nina... la mia Nina, come devi aver sofferto! Ti perdono! Ti perdono ogni cosa! Ti perdono perfino d'aver cercato di dirlo a Made­line... volevi conservare Gordon... oh, lo comprendo... e ti perdono!

Nina                             - (come prima, affettuosamente e stranamente) Ed io ti perdono, babbo. E' stata tutta colpa tua in principio, non è vero? Non ti dovrai mai più in­tromettere nelle vite umane!

. Evans                         - (delirante) Ecco, Gordon accelera, non è vero? Sta sorpassando quella di mezzo!

Madeline                      - Sì! Forza, Gordon!

Dakrell                         - (esultante) Forza, la Navy!

Evans                            - (che è vicino a Ned, l'affronta, furibondo) Che cosa dici? Che diavolo hai?

Darrell                           - (con strano senso di solidarietà, battendogli sulla schiena, affrontandolo) Dobbiamo battere que­sti Gordon, Sani! Dobbiamo batterli...

Evans                            - (furibondo) Tu!... (Ritrae il pugno, poi, improvvisamente inorridito di quello che sta per fare, ma sempre in collera, afferra Darrell per tutte due le s;/alle e lo scuote) Svegliati! Che diavolo hai? Sei im­pazzito?

Darrell                           - (in tona canzonatorio) Probabilmente! Eredità di famiglia! Tutti i consanguinei di mio padre erano dei pazzi pacifici; non erano della robusta gente di campagna come i tuoi parenti, Sam.! Ah!

Evans                     - (fissandolo stupito) Ned, mio caro, ma che cos'hai? Hai detto «la Navy».

Darrell                           - (ironicamente, con amaro disperato riso) «Lapsus linguae»! Intendevo dire Gordon! Intendevo Gordon naturalmente! S'intende che Gordon vince sempre! Forza, Gordon! E' destino!

Madeline                      - Eccoli che arrivano! Tutti e due ac­celerano! Posso vedere la schiena di Gordon!

Evans                            - (dimentico di qualsiasi altra cosa, ritorna alla regata) Forza, ragazzo! Forza, figlio! (Il frastuono è infernale ora che le imbarcazioni s'avvicinano al traguardo. La gente deve gridare per farsi udire).

Nina                      - (alzandosi, pensando con un ardore strano, acre e selvaggio) Odo il padre che ride!... oh, Dio-Madre, proteggi mio figlio!... fa che Gordon voli a te in cielo!... presto, Gordon!... l'amore è la folgore del Padre!... Madeline ti farà cadere in fiamme!... odo il suo riso stridente!... vola ancora da me!... (Continua a guardare disperatamente nel cielo come se una qual­che gara di vita e di marte si svolgesse lassù).

Evans                            - (tenendosi ad un sostegno, e sporgendosi al­quanto con pericolo di cadere nel fiume) Ancora ano sforzo, ed è fatto! Avanti, ragazzo, vieni avanti! Fu solo la morte a vincere Gordon Shaw. E neanche tu, Gordon, puoi essere vinto! Sollevala dall'acqua, fi­glio! Dai! Dai! Forza! Passa il traguardo, ragazzo! Falla volare al di là! Dai! E' fatta! Ha vinto! Ha vinto!

Madeline                       - (contemporaneamente grida) Gordon! Gordon! Ha vinto! Oh, è svenuto! Povero caro! (Rimane in piedi sul parapetto, pericolosamente sporgen­dosi, e tenendosi con una mono, mentre ardentemente guarda l’imbarcazione di luì).

Evans                            - (voltandosi di scatto verso il ponte col volto congestionato e violaceo per l'ebbrezza, folle di gioia) Ha vinto! Per Dio, gli era alle costole! La gara più grande nella storia del remo! E' il più grande vogatore che Dio abbia mai creato! (Abbracciando Nina e baciandola freneticamente) Non sei felice, Nina? Il nostro Gordon! Sempre il primo!

Nina                              - (tormentosamente, cercando con incoerenza di gridarle un'ultima disperata protesta) No!... noni tuo!... mio!... e 'di Gordon!... Gordon è idi Gordon!... era il mio Gordon!... il suo Gordon è mio!...

Evans                            - (blandamente, condiscendevolmente, ribaciandola) Ma certo che è tuo, cara... è un pericoloso emulo anche per Gordon Shaw! Il corpo di Gordon! L'anima di Gordon! Ed anche il tuo corpo e la tua anima, Nina! Non assomiglia a me, per sua fortuna! Io sono un vero schiappino. Io non ho mai saputo remare decentemente! (D'improvviso vacilla, come su fosse ubriaco, e si appoggia a Maràden, poi emette un rantolo e cade inerte riverso sul ponte).

Marsden                        - (lo fissa stralunato, poi pensando stranamente) Lo sapevo!... avevo veduto che la fine inco­minciava!... (Tocca il braccio di Nina, a voce bassa) Nina... tuo marito! (Toccando Darrell che è rimasto con gli occhi spalancati dinanzi a se, con un sorriso amaro ed ironico sulle labbra) Ned... il tuo amico! Dott. Darrell... c'è un malato!

Nina                              - (fissa Evans, lentamente come se si sforzasse di concentrare i suoi pensieri su di lui) Mio marito? (Improvvisamente, con un grido di dolore, cade in gi­nocchio presso il corpo di lui) Sam!

Darrell                          - (abbassando gli occhi su di lui, pensando ardentemente) E' morto, infine... suo marito!... (Poi, rabbrividendo a questi pensieri) No!... non lo spero!...non lo spero!... (Grida) Sam! (S'inginocchia, gli ascolta il cuore, gli sente il polso, lo scruta in volto, agisce ora in modo strettamente professionale) Non è morto. Solo una grave paralisi.

Nina                              - (con un grido di dolore) Oh, Ned, sono state tutte le nostre vecchie e segrete speranze a far questo alla fine?

Darrell                           - (professionalmente, fissandola coni freddez­za) Sciocchezze, signora Evaras! Non siamo al Congo per credere negli influssi malefici! (Gravemente) Date le sue condizioni, il signor Evans ha bisogno di asso­luta calma e tranquillità di mente o... e molte cure! Dovete vegliarlo notte e giorno! E anch'io lo veglierò! Dobbiamo conservargli la sua felicità!

Nina                              - (con voce sorda) Ancora? (Poi gravemente a sua volta, come giurando d'imporsi un compito) Non lo lascerò mai! Non gli dirò mai una parola che possa conturbare la sua pace!

Marsden                        - (in piedi al di sopra di loro, pensando esul­tante) Non avrò molto tempo da aspettare ora!... (Poi, vergognandosi) Come posso pensare a queste cose?... povero Sam!... era... voglio dire, è mio amico!... (Con leale riconoscimento) Un'anima rara! Un'anima pura e semplice! Un uomo buono!... sì, un uomo buono! Iddio lo benedica! (Fa un gesto sopra il corpo di Sam come un sacerdote che benedica).

Darrell                           - (la sua voce improvvisamente si spezza per un dolore sincero ed umano) Sam, mio caro! Mi dispiace troppo! Darei la mia vita per salvarli!

Nina                              - (con cupa angoscia) Salvarlo... di nuovo? (Poi, amorosamente baciando il viso di Evans) Caro marito, tu hai cercato di farmi felice, ed io ti darò an­cora una volta la mia felicità! Ti darò Gordon perché tu lo dia a Madeline!

Madeline                       - (ancora ritta sul parapetto, con gli occhi fissi sull'imbarcazione di Gordon, pensando) Gordon!... di­letto!... sei così stanco!... ma ti riposerai tra le mie braccia... con la testa sul mio petto... ben presto!...

Fine dell’ottavo atto

ATTO NONO

Diversi mesi dopo. Una terrazza sulla proprietà degli Evans a Long Istand. In fondo, la terrazza è prospiciente una piccola baia sull'oceano. A destra, un'en­trata laterale della sontuosa villa, a sinistra una siepe con un passaggio arcuato che porta ad un giardino. Il pavimento della terrazza è di pietra grezza. Al centro, una banchina di pietra, a destra una poltrona a sdraio, a sinistra, un tavolino di vimini ed una poltrona.

E' un tardo pomeriggio sul principio dell'autunno. Gordon Evans siede sulla panchina di pietra, col mento appoggialo sulle marti, Madeline è in piedi dietro di lui col braccio intorno alle sue spalle. Gordon misura oltre sei piedi d'altezza, ed ha il fisico di un per­fetto atleta. Il suo volto, abbronzalo dal sole è estre­mamente bello secondo il tipo di universitario ameri­cano di copertina di rivista. E' un viso farle., ma di una forza esclusivamente fisica. Gli è stato insegnato ad ottenere il successo troppo esclusivamente secondo un determinato metodo, perché egli possa mai metterlo in dubbio o non essere soddisfatto dei suoi risultati. Nel medesimo tempo, benché sia il tipo del gentiluomo del tutto privo d’immaginazione e convenzionale è sem­plice e simpatico, di temperamento eguale, modesto ed allegro. Il suo viso ora rivela una giovanile dispe­razione ch'egli cerca di nascondere con uno sforzo virile. Madeline è perfettamente la stessa dell'atto precedente, salvo che c'è ora nel suo atteggiamento verso Gordon un sentimento più maturo e più spiccatamente materno men­tre cerca di confortarlo.

Madeline                       - (teneramente, accarezzandogli i capelli) Caro, caro! So che ti è molto duro! Anch'io gli volevo bene. Era così buono con me.

Gordon                         - (con voce tremante) Non ho capito bene che non c'era più... finché non arrivammo al cimi­tero... (La sua Voce si spezza).

Madeline                       - (baciandogli i capelli) No, diletto, te ne prego!

Gordon                         - (ribellandosi) Per Bacco! non comprendo perché sia dovuto morire! (Con un gemito) E' stato quel continuo lavoro massacrante dell'azienda! Avrei dovuto insistere che avesse più cura di sé. Ma ero a casa raramente, questo è il guaio. Non potevo sorvegliarlo. (Poi, con amarezza) Ma non so capire perché non l'ha fatto la mamma!

Madeline                     - (con disapprovazione, ma lasciando com­prendere che condivide i suoi sentimenti) Andiamo! Non devi incominciare ad inasprirti contro .di lei.

Gordon                         - (con contrizione) Lo so che non dovrei farlo. (Riprendendo il tono amaro di prima) Ma non posso fare a meno di ricordare che si è comportata in modo assurdo riguardo il nostro fidanzamento.

Madeline                      - Ma da quando il tuo papa si è amma­lato, caro, è stata verso di me straordinariamente gen­tile.

Gordon                         - (col medesimo tono) . Gentile? Indifferente, vuoi dire! Pare che non le importi più nulla né in un senso né in un altro.

Madeline                      - Non dovresti quasi aspettarti che pen­sasse ad altri fuorché al tuo babbo. E' stata con lui ogni minuto. Non ho mai visto una simile devozione. (Pensando) E Gordon diventerà mai così vecchio e malato?... oh, spero che tutti e due moriremo prima!... ma lo curerei proprio come lei ha curato il papa di Gordon... l'amerò sempre!...

Gordon                         - (sconsolato, orgogliosamente) Sì, è stata certamente ammirevole verso di lui, per dire la verità! (Poi, ritornando al suo tono precedente) Ma... questo può sembrarti abominevole da parte mia... però ho sempre avuto la strana sensazione che lo facesse come un dovere. E quando è morto, ho sentito che il suo dolore non derivava... dall'amore per lui... era, a dir molto, soltanto l'affetto di un'amica, non l'amore dì una moglie! (Come costretto a parlare da qualche imperiosa forza interiore) Non te l'ho mai detto, ma ho sempre sentito, sin da quando ero bambino, che non amava affettivamente il babbo. Gli voleva bene e lo rispettava. Era una moglie ammirevole. Ma son certo che non l'amava. (Prorompendo irrefrenabilmente) Te lo voglio dire, Madeline! Ho sempre sentito che chi le stava molto a cuore... era Darrell. (In fretta) Natu­ralmente potrei sbagliarmi. (Poi, scattando) No, non mi sbaglio! L''ho sentito troppo fortemente fin da bam­bino. E poi quando avevo undici anni... avvenne qual­che cosa... E ne seno stato sicuro d'allora in poi.

Madeline                       - (pensando stupefatta, ma non senza una strana soddisfazione) Intende dire che non è stata fedele a suo padre?... no, non lo crederebbe mai... ma che, cos'altro voleva dire?... (Con stupore) Gordon! Vuoi dire che hai avuto la prova che la tua mamma era...

Gordon                         - (offeso da un qualche cosa che è nella voce di lei, alzandosi di scatto e respingendo la sua mani, rudemente) Era che cosa? Che cosa vuoi dire, Madeline?

Madeline                       - (spaventata, conciliante, lo cinge col braccio) Non volevo dir nulla, caro. Soltanto pensavo che tu volessi dire...

Gordon                         - (ancora indignato) Tutto quello che voglio dire è che dopo il matrimonio deve essersi innamo­rata di Darrell e che allora lo mandò via per amore del babbo... e credo anche per amor mio. E Darrell, ha continuato a ritornare ogni due anni. Non aveva foro» abbastanza per restar via per sempre! Oh, immagino d'essere ingiusto. Immagino che gli fosse terribilmente duro. Anche lui si è sacrificato... per l'amicizia che aveva col babbo! (Poi, con amaro riso) Immagino che ora si sposeranno! E dovrò far loro i miei au­guri. Il babbo lo approverebbe. Era un forte. (Con aria amara e tetra) La vita è così strana: è tutto quello che posso dire!

Madeline                       - (pensando, con una specie di tenero ed amo­revole disprezzo per la fanciullesca ingenuità di lui) Come la conosce poco!... il signor Evan era un brav'uomo, ma... Darrell deve essere stato affascinante un tempo... se lei amava qualcuno non è il tipo che avrebbe rinunciato... più di quanto non abbia io con Gordon.., oh, io non sarò mai infedele aGordon... l'amerò di lui, consolandolo) Non devi mai biasimarli, caro. Nessuno può sottrarsi all'amore... neanche noi, non è vero? (Gli siede vicino. Egli la prende tra le braccia. Si baciano con crescente passione. Maraien entra silenziosamente dal giardino con un mazzo di Pose ed un paio di forbici in mano. Sembra più giovane, è calmo e soddisfatto. Porta un irreprensibile abito da lutto, tutto nero, perfettamente confezionato. Rimane immo­bile a guardare i due innamorati, mentre urna strana emozione gli affluisce al viso).

Marsden                        - (scandalizzalo come una vecchia zitella, pensando) Ma dico!... il padre non è ancora freddo nella tomba!... è assolutamente- bestiale!... (Poi, controbattendosi, con difensiva autocanzonatura) Soltanto che non era suo padre... che cosa è Sam per il figlio di Darrell?... e se anche fosse il figlio di Sam, i vivi hanno forse gualche cosa di comune coi morti?.» il suo dovere è di amare affinchè la vita possa conti­nuare... ed i loro trasporti forse mi riguardano?... la mia vita è un'ombra fresca e vende dove non giunge il bruciante sole meridiano della passione e del pos­sesso ad appassire il cuore con gli amari veleni... la mia vita coglie rose, rose rosse un po' sfiorite nei giardini riparati nel tardo pomeriggio confinante con la sera... rose stanche per l'eccessiva fioritura nel lungo giorno, che desiderano la sera... Nina è una rosa, la mia rosa, esausta         per la calura del lungo giorno, che li china stancamente verso la pace... (Bacia una delle rose con un puro sorriso sentimentale, poi, sempre sor­ridendo, fa un gesto verso i due innamorati) Ciò av­viene in un altro pianeta, chiamato il mondo... Nina ed io siamo andati lontani... nella luna...

Madeline                      - (appassionatamente) Caro! Amor mio!

Cokdon                        - Madeline! Ti amo!

Marsden                        - (guardandoli, gaiamente motteggiando, pensando) Una volta mi sarei sentito geloso... defrau­dato da Dio della gioia!... Avrei pensato amaramente «I Gordon hanno tutte le fortune!...». Ma ora so che il caro vecchio Charlie... sì, che il povero caro vecchio Charlie... giunto al di là del desiderio ha infine tutta la fortuna!... (Poi, praticamente) Ma bisogna che in­terrompa i loro preliminari biologici... ci sono ancora molle cose da fare questa sera... debbono ancora essere stipulate le condizioni di pace della vecchiaia dopo il lungo intermezzo di guerra con la vita... la giovinezza deve decentemente trarsi in disparte... può darsi che vengano sbendate tante vecchie ferite e le vecchie ci­catrici siano mostrate con orgoglio per provare a noi stesse che siamo stati valorosi e nobili!... (Lascia ca­dere a terra le forbici. I due sobbalzano e si voltano. Marsden sorride quietamente) Mi rincresce di distur­barvi. Ho colto delle rose per la tua mamma, Gordon. I fiori hanno effettivamente il potere di lenire il do­lore. Immagino che sia stata questa scoperta ad in­trodurre il loro uso universale nei funerali... e nei matrimoni! (Porge una rosa a Madeline) Ecco, Made­line, ecco una rosa per voi. Salve, Amore, noi che siam morti, ti salutiamo! (Sorride in modo strano. Ella meccanicamente prende la rosa, fissandolo senza capire).

Madeline                      - (pensando, interdetta) Che strano es­sere!... c'è in luì qualche cosa di misterioso!... Oh, Charlie!... (Gli fa un burlevole inchino) Grazie, zio Charlie!

Gordon                        - (pensando, con beffarda pietà) Poveretto!... ha buone intenzioni... il babbo gli voleva bene!... (Fin­gendo d'interessarsi delle rose) Sono molto belle. (Poi, improvvisamente) Dov'è la mamma? Ancora in casa?

Mabsben                      - Cercava di liberarsi dalle ultime persone. Io rientro. Ecco dirle che tu vuoi vederla? Questo le darebbe un pretesto per sbrigarsi.

Gordon                        - Sì, te ne prego. (Marsden entra in casa dalla destra).

Madeline                      - Faresti meglio a parlare alla mamma da solo. Io andrò vicino all'aeroplano, e ti aspetterò là. Vuoi ritornare prima che sia scuro, non è vero?

Gordon                        - Sì, dovremmo sbrigarci presto. (Pensiero­samente) E' forse meglio che tu non sia qui. Ci sono cose che sento di dover dire a lei... ed anche a Darrell. Debbo comportarmi come sarebbe piaciuto al babbo. Debbo essere leale. Egli lo fra sempre verso tutta nella sua vita.

Madeline                      - Caro, caro! Non saresti capace d'essere sleale neppure se ti sforzassi! (Lo bacia) Non metterci troppo tempo.

Gordon                         - (pensierosamente) Stanne certa! Non sarà cosa così piacevole da desiderare di prolungarla!

Madeline                      - Arrivederci tra poco, allora.

Gordon                        - Arrivederci! (La segue amorosamente con lo sguardo mentre la fanciulla esce da destra, in fondo, all'angolo della casa. Pensando) Madeline è stupenda... Non merito la mia fortuna... ma, mio Dio, come l'amo!... (Siede di nuovo sulla panchina, col mento sulle mani) Sembra una cosa abominevole ed egoistica essere fe­lici, mentre il babbo... oh, ma il babbo comprende, desidererebbe che io fossi... è strano come mai io abbia preso più simpatia per il babbo che per la mamma... suppongo che sia stato perche scoprii che amava Dar­rell... ricordo che la vidi baciarlo quel giorno... mi fece un qualche cosa che non son riuscito mai a superare... ma la mamma ha fatto felice il babbo... ha rinunciato alla sua stessa felicità per amor suo... è stata una cosa certamente molto bella... è stato un gesto molto nobi­le... sono un manigoldo per criticare... la mia stessa madre!.. (Improvvisamente cambiando il corso dei suoi pensieri) Non pensarci!... pensa a Madeline... ci spose­remo... poi una luna di miele di due mesi in Europa... mio Dio, Che cosa meravigliosa!... poi, indietro, e giù a capofitto negli affari... Papa contava che io continuassi quando lui avrebbe lasciato... dovrò incominciare dal fondo, ma in un baleno arriverò in cima, te lo promet­to, papa!... (Nina e Darrell escono di casa da destra. Gordon ode il rumore della porta e si guarda intorno. Pensando con rancore) Strano!... non posso sopportare neppure ora... di vederlo con la mamma!... mi piace­rebbe di prenderlo a pugni!... (S'alza in piedi, col volto che diventa, senza che se ne accorga, più grave, freddo e severo. Li fissa con sguardo accusatore, mentre essi si avvicinano lentamente. Nina appare molto più vecchia che nell'atto precedente. Il suo viso esprime la rassegnazione; una rassegnazione che non fa uso di truccature e che ha rinunciato alla lotta per essere fisicamente attraente e per sembrare più giovane. E' in gra­maglie. La tinta bronzea di Darrell si è sbiadita, la­sciando una tinta di un giallo mongolico. Sembra anche lui molto più vecchio. La sua espressione è triste ed amara).

Nina                              - (getta a Gordon uno sguardo indagatone; pensando tristemente) Mi ha mandato a chiamare per dirmi addio... proprio un addio per sempre questa vol­ta... non è il mio figliolo ora, né il figlio di Gordon, nè di Sam, né di Darrell... è diventato uno sconosciuto, l'uomo di un'altra donna...

Darrell                           - (gettando anch'egli un'occhiata penetrante nel volto di Gordon; pensando) C'è qualche cosa in aria... qualche spiegazione finale... (Pensando rassegna­to) Ebbene, superiamo anche questo.., poi potrò ritor­nare al lavoro... sono rimasto troppo tempo quassù... Preston deve dubitare che l'abbia abbandonato... (Poi, con stupore e tristezza) E questo è mio figlio?... la mia carne e il mio sangue?... che mi fissa con una così fredda ostilità?... come è triste e stupido tutto questo!...

Nina                              - (prendendo un tono scherzoso ed annoiato) La tua ambasciata mi ha salvata, Gordon. Quegli scioc­chi con le loro convenzionali condoglianze, mi stavano uccidendo. Forse ho una sensibilità morbosa, ma ho sempre avuto la sensazione che le persone siano segre­tamente felici che qualcuno sia morto... che questo lu­singhi la loro tallita e Che dia loro la sensazione di essere superiori perché son vive. (Siede stancamente sulla panchina. Darrell siede sul fianco della poltrona a sdraio a destra).

Gordon                         - (disgustato a quest'idea, severamente) Erano tutti buoni amici di papà. Perché non dovrebbero es­sere sinceramente addolorati? La sua morte dovrebbe fare dispiacere a tutti quelli che lo conoscevano. (Gli trema la voce. Si volta, e si dirige alla tavola. Pensando amaramente) Non gliene importa nulla!... Ora è libera di sposare Darrell!... .

Nina                              - (pensando tristemente, guardandolo alle spalle) Mi accusa perché non piango... ebbene, ho pianto, quanto ho potuto... non mi rimangono molte lacrime... è stato troppo triste che Sam sia dovuto morire... la vita era per lui... era così soddisfatto di sé... ma io non posso sentirmi colpevole... l'ho aiutato a vivere... gli ho fatto credere d'amarlo... la sua mente è stata perfet­tamente lucida fino all'ultimo... e proprio prima di morire mi ha sorriso... con tanta gratitudine e con tanto perdono, mi è sembrato... chiudendo la nostra vita co­mune con quel sorriso... quella vita è morta... e sono morti gli affanni di quella vita... sono triste, ma c'è conforto nel pensare che ora sono libera di marcire in pace... voglio andare ad abitare nella vecchia casa del babbo... Sam la ricomprò... suppongo che me l'ab­bia lasciata... Charlie verrà tutti i giorni a trovarmi... mi conforterà e mi distrarrà... potremo parlare insieme dei vecchi giorni... di quando ero giovinetta... di quando! ero felice... prima d'innamorarmi di Gordon Shaw... e prima che incominciasse tutto questo intricato caos amore e di odio, di dolore e di maternità.

Darrell                          - (fissando con risentimento le spalle di Gordon) Mi fa rabbrividire di vederlo comportarsi con tanta insensibilità verso sua madre! se soltanto sapesse! quello che ha sofferto per amor suo... l'ideale di Shaw passando attraverso Sam ha fatto certamente di mio figlio uno zotico dalla .pelle grossa! (Con disgusto) Bah! che cos'ha questo giovare a che fare con me?... in con­fronto di Preston è soltanto un bell'idiota dalla perfetta muscolatura!... (Con una sfumatura di collera) Ma mi piacerebbe di scuotere quella sua aria di sufficienza!... Se sapesse la verità su sé stesso, non singhiozzerebbe sen­timentalmente sopra Sam... farà bene a cambiare tono o sarò tentato di dirgli... non c'è ora nessuna ragione per nascondergli la verità... (Il suo volto brucia. Si è eccitato al punto d'incollerirsi seriamente).

Gordon                         - (d'improvviso, acquistando il dominio di sé. si volge ad essi freddamente) Ci sono alcune cose relative al testamento del babbo che penso di dover dire... (Con una sfumatura di soddisfatta superiorità) Non credo che il babbo ti abbia detto del suo testa­mento, non è vero, mamma?

Nina                             - (con indifferenza) No.

Gordon                        - Ebbene, l'intera proprietà va a te ed a me, naturalmente, ma non volevo dir questo. (Con un'occhiata risentita a Darrell) Ma c'è una disposizione che è singolare, per lo meno. Riguarda voi, dott. Darrell, mezzo milione per il vostro Istituto da adoperarsi in ricerche biologiche.

Darrell                           - (il suo volto avvampa improvvisamente di collera) Che cosa dici? E' una burla, non è vero? (Pensando furiosamente) E' peggio!... è un deliberato insulto!... un ultimo sogghigno pei dirmi che dispone lui... della mia vita!...

Gordon                         - (freddamente beffardo) Pensavo anch'io che fosse uno scherzo... ma il babbo ha insistito.

Darrell                           - (con collera) Ebbene, non l'accetterò... e basta!

Gordon                         - (freddamente) Non dipende da voi, ma dall'Istituto. Voi siete designato come amministratore, ma immagino che, se non volete occuparvene, chiunque di ragione laggiù sarà soltanto troppo lieto d'accettare.

Darrell                           - (stupefatto) Vuoi dire Preston! Ma Sam non conosceva neppure Preston... salvo che per averne sentito parlare da me! Che cosa c'entrava Sam con Pre­ston? Preston non lo riguarda! Consiglierò Preston di rifiutare! (Pensando tormentosamente) Ma è per la scienza!... Non ha il diritto di rifiutare!... Non ho il diritto di chiederglielo!... Che Dio danni Sam!... Non gli bastava di possedere mia moglie e mio figlio per tutta la vita?... Ora che è morto, si sporge dalla tomba per rubarmi Preston!... per rubarmi il mio lavoro!... (Pensando vendicativamente) Spero che sappia la veri­tà, poiché se non la sa, per Dio, gliela dirò io!... se non altro per riprendermi qualche cosa di tutto quello che Sam mi ha rubato!... (Autorevolmente, mentre Gordon esita) Ebbene, che cos'hai da dire? La tua mam­ma ed io attendiamo.

Gordon                        - (furibondo, avanzandosi minacciosamente di un passo verso di lui) Chiudete la bocca, voi. Non prendete quel tono con me o dimenticherò la vostra età... (Sprezzantemente) ...e vi darò uno schiaffo!

Nina                       - (pensando, istericamente) Uno schiaffo!... Il figlio che schiaffeggia il padre!... (Ridendo isterica­mente) Oh, Gordon, non mi far ridere! Tutto questo è così buffo!

Darrell                           - (balza dalla sedia e le s'avvicina, premuroso) Nina! Non badargli! Non si rende conto...

Gordon                         - (folle, si avvicina) Mi rendo conto di molte cose! Mi rendo conto che vi siete comportato come un cane! (Si avanza e colpisce Darrell in pieno viso. Darrell vacilla per la violenza del colpo, con le mani al viso. Nina getta un urlo e si precipita su Gordon per tenergli le braccia).

Nina                              - (dolorosamente, istericamente) Per amore di Dio, Gordon! Che cosa direbbe tuo padre? Non sai quello che stai facendo! Hai colpito il tuo babbo!

Darrell                           - (improvvisamente commovendosi, con voce soffocata) No... non è nulla, figlio... non è nulla... tu non sapevi...

Gordon                         - (schiacciato, vinto dal rimorso per il suo gesto) Mi rincresce... mi rincresce... hai ragione, mam­ma... per il babbo sarebbe stato come se avessi colpito lui... una cosa così scellerata come se avessi colpito lui stesso!

Darrell                          - Non è nulla, figlio... nulla!

Gordon                         - (con voce rotta) E' molto bello, Darrell, molto bello e nobile da parte vostra! li mio gesto è stato abominevole e villano! Accettate le mie scuse, Darrell, volete?

Darrell                           - (fissandolo attonito, pensando) Darrell?... mi chiama Darrell?... Ma non sa dunque?... Credevo che gliel'avesse detto...

Nina                              - (ridendo convulsamente, pensando) Gli ho detto che ha colpito suo padre... ma non può capirmi... è naturale... come potrebbe capire?...

Gordon                         - (insistentemente, offrendogli la mano) Sono molto dispiacente! Non ne avevo l'intenzione! Stringe­temi la mano, volete?

Darrell                           - (stringendogliela meccanicamente, stupida­mente) Felicissimo... lieto di fare la vostra conoscen­za... vi conosco solo di fama... il famoso canottiere... avete fatto una grande gara lo scorso anno... ma io spe­ravo che la Navy vincesse.

Nina                              - (pensando con isterica disperazione ed ango­scia) Oh, vorrei che Ned andasse lontano e rimanesse lontano per sempre!... Non posso più sopportare di vederlo soffrire!... E' troppo atroce!... Sì, Dio-Padre, ti sento ridere... tu vedi la burla... anch'io rido... tutto è così insensato, non è vero? (Ridendo istericamente) Oh, Ned! Povero Ned! Sei nato sfortunato!

Gordon                        - (facendola sedere di nuovo, cercando di cal­marla) Mamma! Smetti di ridere! Ti prego! Tutto è a posto... tutto è a posto tra di noi! Ho fatto le scuse! (Appena Nina si calma un po') Ed ora voglio dire quel­lo che avevo intenzione di farti sapere. Non era una cosa cattiva. Desideravo soltanto che voi sapeste quello che penso del vostro nobile comportamento. Sapevo sin da bambino che tu e Darrell vi amavate. Odiavo questo pensiero a motivo del babbo... è solo istintivo, non è vero?... ma sapevo che non era giusto che le persone non possano sottrarsi all'amore non più di quanto non ci siamo saputi sottrarre Madeline ed io. E compresi quanto eravate leali tutti e due verso il babbo... che buona mo­glie sei stata, mamma, che sincero amico voi, Darrell... e quanto immensamente egli vi amasse entrambi. Così tutto quello che volevo dirvi è che spero che vi sposiate ora che lui è morto e che siate tanto felici come tutti e due meritate... (Qui si commuove, bacia la madre e quindi si scioglie da lei) Debbo dirvi addio... debbo ri­tornare in volo prima che sia buio... Madeline mi sta aspettando. (Prende la mano di Darrell e gliela stringe di nuovo. Entrambi hanno continuato a fissarlo attoniti) Arrivederci, Darrell, auguri!

Darrell                           - (pensando, dolorosamente) Perché continua a chiamarmi Darrell?... è mio figlio... io sono suo pa­dre... debbo fargli comprendere che sono suo padre... (Trattenendo la mano di Gordon) Ascolta, figlio. E' la mia volta. Debbo dirti qualche cosa...

Nina                              - (pensando tormentosamente) Oh, non deve!... sento che non deve!... (Recisamente) Ned! Prima la­sciami fare una domanda a Gordon. (Poi, guardando il figlio negli occhi, lentamente e gravemente) Credi che io sia mai stata infedele a tuo padre, Gordon?

Gokdon                         - (sobbalzando, la fissa rivoltato e inorridito, poi, d'un tratto, prorompendo con indignazione) Mam­ma, che cosa credi che sia? Che io sia così depravato? (Calorosamente) Credimi, mamma, non sono così scelle­rato! So che tu sei la donna migliore che sia mai esi­stita... la migliore di tutte! Non faccio eccezione nep­pure per Madeline!

Nina                              - (singhiozzando, grida esultante) Mio caro Gordon! Mi vuoi bene, non è vero?

Gordon                         - (inginocchiandosi presso di lei e baciandola) Ma certo!

Nina                              - (allontanandolo, teneramente) Ed ora va! Presto! Madeline ti aspetta! Salutala affettuosamente da parte mia! Vieni a trovarmi una qualche volta negli anni futuri. Addio, caro! (Volgendosi a Darrell, che è in piedi con espressione triste e rassegnata, suppliche­volmente) Volevi ancora dire qualche cosa a Gordon, Ned?

Darrell                           - (si sforza di sorridere, tormentosamente) No, per nulla al mondo! Addio, figlio.

Gordon                        - Addio, signore. (Frettolosamente si dirige all'angolo della casa a sinistra, in fondo, pensando, perturbato) Che cosa crede che io sia?... non l'ho mai pensato!... Non potrei!... E' mia madre!... Mi ucciderei se mi sorprendessi a pensarlo!... (Scompare).

Nina                              - (si volge a Ned, prendendogli la mano con gra­titudine e stringendogliela) Povero caro Ned, sei sem­pre tu a dare! Come potrò mai ringraziarti?

Darrell                           - (con un sorriso ironico, con tono forzata­mente scherzoso) Col rifiutarmi quando ti doman­derò di sposarmi! Poiché te lo debbo domandare! Gor­don lo aspetta! E sarà molto lieto quando saprà che mi hai rifiutato! (Marsden esce di casa) Olà! Debbo affrettarmi. Ecco Charlie che viene. Mi vuoi sposare, Nina?

Nina------------------- - (con triste sorriso) No. Certamente no. I no­stri fantasmi ci torturerebbero a morte! (Poi con un senso di solitudine e d'abbandono) Ma vorrei poterti amare, Ned! Quei pomeriggi furono meravigliosi tanto tempo fa! La Nina di quei pomeriggi vivrà sempre in me, e amerà sempre l'uomo che amava, Ned, il babbo del suo bambino!

Darrell                           - (alzando alle labbra la mano di lei, tenera­mente) Te ne ringrazio! E quel Ned adorerà sempre la sua splendida Nina! Ricorda lui! Dimentica me! Io ritorno al lavoro. (Ride sommessamente e triste­mente) Ti lascio a Charlie. Faresti meglio a sposar lui, Nina, se desideri la pace. E dopo tutto, credo che tu glielo debba per la devozione di tutta la sua vita.

Marsden                        - (pensando, imbarazzato) Parlano di me... perché non va via?... Nina non l'ama più... lui è tut­tora pieno di fuoco e di energia e della tormentosa fiamma del mezzogiorno... non sa vedere ch'ella ama la sera?... (Rischiarandosi la gola, imbarazzato) Sento pronunziare il mio nome invano?

Nina                              - (guardando Marsden, con strano anelito) La pace!... sì... è tutto quello che desidero... non so più pensare alla felicità... Charlie ha trovato la pace... sarà tenero... come mio padre quand'ero giovinetta... quan­do potevo credere nella felicità... (Con fanciullesca ci­vetteria ed imbarazzo, facendogli posto sulla panchina presso di sé, stranamente) Proprio ora Ned mi ha do­mandata. L'ho rifiutato, Charlie, non l'amo più.

Marsden                        - (si siede presso di lei) Sospettavo una cosa del genere. E allora chi ami adesso, Nina Cara Nina?

Nina                              - (sorridendo tristemente) Credo te, Charlie. Ho sempre amato il tuo amore per me. (Lo bacia, melanconicamente) Mi lascerai marcire in pace?

Marsden                        - (con forza) Per tutta la vita ho aspettato di portarti la pace.

Nina                             - (triste e pungente) Se hai aspettato tanto tem­po, Charlie, faremmo meglio a sposarci domani. Ma di­menticavo. Non me l'hai ancora domandato, non è vero? Vuoi sposarmi, Charlie?

Marsden                        - (umilmente) Si, Nina. (Pensando, con strana estasi) Sapevo che sarebbe giunto infine un gior­no in cui ella me l'avrebbe chiesto!... non avrei mai potuto dirlo io, mai! ... oh, meriggio rossigno e do­rato, tu sei un dolce frutto di felicità che maturo cade!

Darrell                           - (divertito, con un triste sorriso) Che il cielo vi benedica, figlioli! (Si volta per andarsene).

Nina                             - Non credo che ci rivedremo più, Ned.

Darrell                          - Spero di no, Nina. Uno scienziato non dovrebbe credere nei fantasmi. (Con riso scherzoso) Ma forse diverremo parte di cariche elettriche cosmiche positive e negative e ci incontreremo di nuovo.

Nina                      - Nei nostri pomeriggi... di nuovo?

Darrell                           - (sorridendo tristemente) Di nuovo, nei nostri pomeriggi.

Marsden                        - (uscendo dal suo sogno ad occhi aperti) Ci speseremo decisamente nel pomeriggio. Ho già scelto la chiesa, Nina... una cappella grigia ricoperta d'edera, piena d'ombra riposante, simbolo della pace che abbiamo trovata. Il rosso scarlatto e purpureo delle finestre colorirà i nostri visi di pallida passione. Dovrà essere nell'ora prima del tramonto quando la terra sogna con ulteriori meditazioni e con mistici preammonimenti della bellezza della vita. E poi torneremo a vivere nella tua vecchia casa. La mia non sarebbe adatta. La Mamma e Jane vi vivono nel ricordo. Ed io lavorerò nel vecchio studio di tuo padre. Non gli rincrescerà di me. (Dalla baia di sotto giunge il rombo potente del motore di un aeroplano. Nina e Darrell sobbalzano e vanno in fondo alla terrazza per osser­vare l'idroplano mentre s'alza dall'acqua, a fianco l'uno dell'altro. Marsden rimane come assente).

Nina                              - (con angoscia) Gordon! Addio, caro! Indicando col dito l'aeroplano che sale più in alto, al­lontanandosi a sinistra - amaramente) Vedi, Ned! Mi lascia senza nemmeno un saluto!

Darrell                           - (gioiosamente) No! Gira. Torna indietro! (Il rombo del motore ora s'avvicina uniformemente) Sta per passarci proprio sulla testa! (/ loro occhi se­guono l'aeroplano mentre s'avvicina sempre più e passa esattamente sopra di essi) Guarda! Ci saluta con la mano!

Nina                             - Oh, Gordon! Mio caro figlio! (Follemente agita la mano).

Darrell                           - (con un'ultima, tormentosa protesta) Nina! Dimentichi? E’ anche mio figlio! Sei mio figlio, Gordon! Sei mio... (Si domina di colpo con un sorriso di cinica auto-commiserazione) Non può udire! Eb­bene, almeno ho fatto il mio dovere! (Poi, con tetro fatalismo, agitando per l'ultima volta la mano verso il cielo) Addio, figlio di Gordon!

Nina                       - (con tormentosa esultanza) Vola verso il cielo, Gordon! Vola con l'amor tuo verso il paradiso! Sempre vola! Non infrangerti mai sulla terra come il vecchio Gordon. Sii felice, caro! Devi essere felice.

Darrell                           - (sardonicamente) Ho già udito, Nina. quel tuo grido invocante la felicità! Mi ricordo di averla invocata io stesso... una volta... dev'esser stato molto tempo fa! Ritornerò ai miei protozoi... sensibile vita mono-cellulare che fluttua nel mare e che non ha mai conosciuto il grido per la felicità! Vado, Nina! (Come ella rimane astratta, mentre segue con gli oc­chi spalancati l'aeroplano, pensando con fatalismo) Non ode neppure. (Ride alzando il viso al cielo) Oh, Dio, così sordo, muto e cieco!... insegnami a rassegnar­mi ad essere un atomo!... (Esce da destra ed entra in casa).

Nina                              - (finalmente abbassando gli occhi, confusamente) Scomparso! I miei occhi si stanno offuscando. Dov'è Ned? Scomparso, pure. E anche Sam è scom­parso. Tutti sono morti. Dov'è il babbo e Charlie? (Con un brivido di paura va in fretta a sedersi sulla panchina vicino a Marsden, rannicchiandosi contro di lui) Gordon è morto, babbo. Ho appena ricevuto la notizia. Quello che intendo dire è che Gordon si è involato ad un'altra vita... mio figlio, Gordon, Charlie. Così siamo soli di nuovo, precisamente come eravamo un tempo.

Marsden                        - (cingendola col braccio, affettuosamente) Precisamente come eravamo un tempo, Nina Cara Nina, prima che venisse Gordon.

Nina                              - (con gli occhi al cielo, stranamente) L'avere un figlio è stato per me una delusione, non è vero? Non ha potuto darmi la felicità. I figli sono sempre del padre. Passano attraverso la madre per diventare di nuovo del padre. I figli del padre sono stati tutti altrettante delusioni! Venendoci meno, morirono per noi s'involarono ad altra vita, non poterono rimanere con noi, non poterono darci la felicità!

Marsden                        - (paternamente, col tono del padre di lei) Faresti meglio a dimenticare le vicende che hai in­contrato coi Gordon. Dopo tutto, cara Nina, c'era qualche cosa d'irreale in tutto quello che avvenne dopo il tuo incontro con Gordon Shaw, qualche cosa di singolare e di fantastico, quello che in verità non avviene nei nostri pomeriggi. Così dimentichiamo entrambi l'inte­ro, doloroso episodio, e consideriamolo come un in­termezzo di prova e di preparazione, per così dire, od quale le nostre anime sono state purificate col tormento dall'impurità della carne, e rese degne di de­clinare in pace.

Nina                              - (con strano sorriso) Strano interludio! Sì, le nostre vite non sono che strani insignificanti interludi, in mezzo agli immani spettacoli cosmici di Dio-Padre. (Appoggiando la testa sulla spalla di lui) Sei così riposante, Charlie. Mi pare d'essere ancora giovinetta e che tu sia il babbo e il Charlie di quei tempi in uno solo. Vorrei sapere se il nostro vecchio giardino è quello di una volta. Coglieremo insieme dei fiori nei tardi pome­riggi di primavera e d'estate, non è vero? Sarà un conforto andare a casa!... essere vecchi ed avere ancora una casa finalmente.» amare insieme la pace... amare la pace, l'uno dell'altra... dormire insieme in pace!... (Lo bacia, poi chiude gli occhi con un profondo sospiro di calma stanchezza) ...morire in pace! Sono così rasse­gnatamente stanca della vita!

Maesden                       - (con pace serena) Riposati, cara Nina. (Poi, teneramente) II giorno è stato lungo. Perché non dormi ora... come una volta, ricordi?... solo un po'..-

Nina                              - (mormora, con sonnolenta gratitudine) Grazie, babbo... sono stata cattiva?... sei così buono... caro vecchio Charlie!

Marsden                        - (reagisce meccanicamente, sobbalzando per il dolore pensando involontariamente) Che Dio ma­ledica il caro vecchio...! (Poi, con un'occhiata al viso di Nina, e con un sorriso di felicità) No, che Dio benedica il caro vecchio Charlie... il quale, giunto al di là del desiderio, ha tutta la fortuna in fine!... (Nina si è addor­mentata. Egli osserva con occhi sereni le ombre della sera che vanno infittendo d'intorno).

FINE


[1] Nella traduzione è stata omessa qualche parola volu­tamente. Unica omissione in tutto il lavoro.

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