Strip-tease

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Atto unico di Sławomir Mrożek

Traduzione di A.M. Raffo

Lerici Editori - Milano 1962

Personaggi

1° Signore

2° Signore

Osservazioni per un'eventuale messa in scena

Queste pièces non contengono nient'altro all'infuori di quello che contengono, nel senso che non sono un'allusione a qual­cosa di particolare e neanche una metafora, per cui non bisogna cercare di decifrarle. Il ruolo principale dev'esservi sostenuto dal testo spoglio, presentato nel modo più preciso possibile, e col senso logico delle battute e delle scene posto in maniera ben chiara. Qualora queste pièces vengano messe in scena, esse esi­gono dallo spettatore uno sforzo d'attenzione dovuto alla loro densità d'impianto. Quindi, se non sono rappresentate in ma­niera più che chiara e pulita, risulteranno faticose. L'affermazione che queste pièces non sono una metafora, ma solo ciò che sono, nella loro durata scenica limitata nello spa­zio e nel tempo, porta con sé alcune conseguenze. Non vi si può aggiungere alcuna «trovata» scenografica, né per gusto umoristico né per decorazione scenica. Non occorre «sot­tolineare» nulla, e con uguale cautela bisognerà procedere nei confronti dell'«atmosfera». Bisogna anche evitare di aggiunge­re delle azioni sceniche eccessivamente ampliate. In una pa­rola, non bisogna fare nulla che si allontani da una rappresen­tazione estremamente «trasparente», un po' rigida e statica, pulita e «sotto sotto». Una triste esperienza ci insegna che ogni tentativo di «sottolineare», di «interpretare» e di cari­care esageratamente i testi dell'autore di queste piccole pièces sono risultati dei fiaschi dal punto di vista artistico. Non si tratta neppure, Dio ce ne guardi, di commedie, nel sen­so che non bisogna accentuarne i lati comici. Se vi sono delle battute umoristiche, esse lo sono nel senso che non vanno pronunciate col tono di chi premetta «attenzione, adesso dico una spiritosaggine». In caso contrario, ne verrebbe fuori qual­cosa di mancato, di poco elegante, se non addirittura di cat­tivo gusto.

Non sono neanche, e non lo sono affatto, pièces «moderne» o «sperimentali». Mi pare che non occorra  dilungarsi ulterior­mente su ciò che si intende con tali definizioni. Mi rendo conto che questi postulati possono attirarmi l'obie­zione di non sapere che cosa sia la teatralità. Non è di questo che si tratta, e può anche darsi che io non sappia che cosa sia la teatralità, o che addirittura non la senta affatto. Sono invece convinto, e so con certezza, che certi elementi della cosiddetta «teatralità», del pensiero teatrale, si sono banalizzati, appiatti­ti, diventando dei feticci fine a se stessi ed entrando in un certo senso a far parte dell'arsenale del pensiero senza pen­siero, del pensiero automatico. Tra l'altro, anche l'interpreta-zione delle pièces come «metafore» creatrici e nuove, può tra­sformarsi a sua volta in uno schema mentale (tanto più che queste pièces sembrano addirittura invitare a, come suol dirsi, facilitarsi le cose proprio mediante l'applicazione di schemi, quali «metafora», «commedia», «modernità» e via dicendo). Pur sapendo, dunque, ciò che queste pièces non sono, non so che cosa esse siano, ma questo non fa parte dei miei doveri. Questo, ormai, è il teatro che deve saperlo. Supporre che i po­stulati da me esposti possano limitare il regista e non lasciargli più niente, significherebbe non avere un vero rispetto per il teatro, accusarlo di povertà e di ristrettezza.

L'autore

Sulla scena devono esserci soltanto due sedie. Due porte ben visi­bili, una a sinistra e una a destra. Al momento in cui si alza il sipario sulla scena non c'è nessuno. Si sente uno strano rumore, un indefinibile fracasso di natura alquanto misteriosa. Si apre la porta di sinistra ed entra correndo il 1° Signore, un uomo di mezz'età, vestito bene ma senza ricercatezza, con in mano una cartella. Arriva sulla scena con aria assente, sembra ancora preso da ciò che succedeva poco prima dietro le quinte, come vi fosse stato spinto a forza. Dopo un istante compare dalla porta di destra il 2° Signore, in tutto simile al 1° Signore, anche lui con in mano una cartella, e si comporta nello stesso modo. Le due porte sono rimaste aperte.

1° Signore    Èuna cosa  inaudita!

2° Signore    Incredibile!

1° Signore    Stavo giusto andando, come di solito...

2° Signore    La cosa più usuale di questo mondo.

1° Signore    Quando improvvisamente...

2° Signore    In modo del tutto inaspettato.

1° Signore    (mostrando di accorgersi solo ora della presenza del 2° Signore) Ma da dove salta fuori lei?

2° Signore    Piuttosto  lei  dovrebbe   chiederselo,  da dove  è saltato fuori.

1° Signore    (tornando alle proprie   riflessioni) Scandaloso!

2° Signore    Senza alcun dubbio!

Il 2° Signore ha l'aria di scimmiottare l'altro in modo appena percettibile.

1° Signore    Stavo semplicemente andando... O meglio, stavo raggiungendo...

2° Signore    Ecco, è proprio l'espressione giusta. Lei stava certamente  raggiungendo qualche meta.

1° Signore    Come lo sa?

2° Signore    È semplice. Anch'io stavo andando, ma era piuttosto un dirigersi verso qualcosa. Un dirigersi  allo scopo di  raggiungere.

1° Signore    Me lo ha tolto di bocca. Ero dunque teso verso la meta, quando improvvisamente...

2° Signore    È da rilevare che tale meta era stata prefissata da lei personalmente.

1° Signore    È. vero. E con piena consapevolezza, mi creda, con piena consapevolezza...

2° Signore    In base alle sue più radicate convinzioni. Alla sua fede e al suo intelletto.

1° Signore    Lei mi legge nel pensiero. Sto dunque seguendo la via da me prescelta, quando improvvisamente...

2°   Signore  (confidenzialmente) L'hanno picchiato?

1° Signore    Oh  no!  (nello stesso tono) Perché lei invece...?

2° Signore    Per carità! Cioè, non ne so nulla. È  tutto quello che posso dire.

1° Signore    Com'e stato?

2° Signore    È  difficile dirlo. A volte mi sembra che fosse un enorme elefante che ostruiva la strada. Op­pure una sommossa. Benché all'inizio mi sem­brasse che fosse un'alluvione, poi invece un picnic. C'è una tale nebbia...

1° Signore    È vero, c'è la nebbia, oggi, c'è una cattiva visibilità. Tuttavia cercavo di arrivare a quell'indirizzo.

2° Signore    Indirizzo da  lei  personalmente designato.

1° Signore    Santa verità, nulla era affidato al caso, avevo previsto tutto. Spesso passavo lunghe ore con mia  moglie  a   pianificare  tutta  la  nostra vita.

2° Signore    Anch'io avevo sistemato tutto con molta cura. Proprio come i contadini.

1° Signore    (in tono confidenziale) E la voce l'ha sentita?

2° Signore    Come no. L'ho sentita.

1° Signore    Dio mio, era come una sega... Un rumore prolungato... Anzi, se ricordo bene, era piuttosto discontinuo.                                                            

2° Signore    Una gigantesca sega circolare.

1° Signore    Ma diavolo, dove poteva essere questa sega?

2° Signore    Può darsi che non fosse una sega. So che qualcosami ha scaraventato a terra.

1° Signore    Ma che cosa?

2° Signore    Il peggio è proprio questa incertezza. Chissà poi se è per terra che sono stato scaraventato?

1° Signore    Come!  E. dove,  se non  a terra?

2° Signore    Di nulla sono sicuro, è un vero ginepraio. Non saprei neppure dire se sia stato uno scaraventamento normale, classico, degno di questo nome.  Ma mi  sono   trovato rovesciato,   atterrato, nonostante che poi...

1° Signore    (con tensione) Nonostante che cosa?

2° Signore    Beh, a dire il vero, non posso lamentarmi di nulla. Lei ha visto della gente?

1° Signore    Perché, lei dice che c'è della gente?

2° Signore    C'è da supporto. Del resto con questa nebbia... non si può averne la certezza.

1° Signore   È   vero,  il   peggio è  proprio  questa incertezza.

2' Signore    E com'era il colore?

1° Signore    Di che cosa?

2° Signore    È così difficile affermare qualcosa. Poteva essere come un bagliore, come un colore plumbeo sfumante nel  rosato.

1° Signore    Fantasie!

2° Signore    (dopo qualche attimo di silenzio, si accosta al 1° Signore)  Eppure lei  le  ha prese.

1° Signore   Io?

2° Signore    Anch'io.

Pausa.

1° Signore   Beh, ormai non faccio più in tempo.

2° Signore    E se ora uscissimo fuori di qui? Su, venga, facciamo finta di nulla.

1° Signore    No, no!

2° Signore    Ha paura?

1° Signore    Ma no, che dice mai! È che sono così nervoso! Tutta questa incertezza...

2° Signore    È a causa della nebbia...

1° Signore    Ma... avevano detto di non uscire di qui?

2° Signore   Chi?

1° Signore   E lei chi pensava?

2° Signore   Va bene, non ne parliamo.

1° Signore    Io sono deciso a restare qui. La situazione si chiarirà.

2° Signore    Perché? Non è escluso che possiamo uscire tranquillamente di qui e continuare il cammino. In fondo, non sappiamo neanche di che cosa si tratti... Può darsi che ci siamo sbagliati noi?

1° Signore    Vuole addossare la colpa a se stesso? Su di noi? Entrambi conoscevamo la strada, eravamo diretti a una meta ben determinata.

2° Signore    Dunque non è colpa nostra.

1° Signore    No di certo.  Forse...

2° Signore    Forse?

1° Signore    Mah, chissà... Meglio non parlarne. Io sono de­cisamente contrario all'idea di uscire.

2° Signore    Se lei è decisamente contrario...

1° Signore    Decisamente.  Bisogna agire prudentemente. 

(Si siedono)

2° Signore    Forse ha ragione. (sta in ascolto) Non c'è nessuno  là.

1° Signore    In fondo non c'è motivo d'aver paura, non le sembra?

2° Signore    Motivi palesi non ce ne sono.

1° Signore    Con questo vuoi intendere che ce ne sarebbero di...   occulti?

2° Signore    Non mi sentirei di  negarlo.

1° Signore    Esaminiamo le  circostanze.

2° Signore    D'accordo, esaminiamole.

1° Signore    Beh, è semplice. Entrambi avevamo lasciato il nostro domicilio, conformemente all'intenzione di andare, o meglio di raggiungere, come lei aveva giustamente precisato. Il mattino era bello, il tempo fresco, la moglie e i bimbi irreprensibili. Sapevamo tutto a perfezione. Certo non conoscevamo a menadito la struttura delle molecole, per non parlare poi degli atomi di cui sono costituiti i nostri comodini da not­te, ma gli specialisti ci sono appunto per que­sto. Così che nel complesso tutto era ben deli­neato. Rasati, con la borsa sotto il braccio, co­me si conviene a chi vuole raggiungere la meta, ci eravamo avviati senza indugio verso le no­stre mete. Gli indirizzi li avevamo accurata­mente registrati nella memoria, e del resto li avevamo anche segnati, per ogni evenienza, sui taccuini.  Ho detto bene?

2° Signore    A puntino.

1° Signore    E ora attenzione. A un certo momento, quando ci siamo trovati sull'unico tragitto designalo e previsto, sul tragitto che era come la risul­tante di ogni ragionevole valutazione, è acca­duto qualcosa che, e a mio avviso ciò va op­portunamente posto in risalto, proveniva inte­ramente dall'esterno, qualcosa da noi indipen­dente, estraneo.

2° Signore    Quanto a questo mi trovo costretto a espri-mere dei dubbi. Dato che non possiamo definire la natura di ciò che è accaduto, né siamo d'accordo quanto alla sua concreta manifestazione, e questo in conseguenza della nebbia o di altre cause, non possiamo perciò stesso asserire con sicurezza che fosse completamente indipendente da  noi,  esterno, estraneo.

1° Signore    Lei mi sta confondendo...

2° Signore    Come ha detto?

1° Signore    Mi disturba.

2° Signore    Mi scusi.

1° Signore    Purtroppo non siamo in grado di definire esat­tamente la  natura del  fenomeno, e...

2° Signore    Ma non l'ho già detto?

1° Signore    Prego, se vuol prendere la parola lei, si accomodi pure.

2° Signore    Mi è scappato  di  bocca,  non  dico più  niente.

1° Signore    (riassumendo il tono di prima) Non possiamo neppure stabilire con una qualche attendibilità quali  ne fossero i singoli elementi. Prego?

2° Signore    No, non ho detto niente.

1° Signore    Ah! Io, per esempio, ho intravisto come una forma animale, ma al tempo stesso non sono del tutto certo che non si trattasse di un mi­nerale. Mi sembra che sia il caso di parlare di un'energia, anziché di qualcosa di materiale. È relativamente alquanto più facile definire tutto ciò come un fenomeno che si colloca al limite di ogni misura e definizione, non ben classificabile per colore, forma, odore, peso, lunghezza e larghezza, contorno, ombra, luce, oscurità e via dicendo.

2° Signore    Le fa ancora male? A me sta già un po' passando.

1° Signore    La prego di non dire volgarità.

2° Signore    Chiedevo soltanto.

1° Signore    (riprendendo il filo del discorso) È un fatto, che dinanzi a questo fenomeno siamo rimasti impotenti, e che, in parte per nostra sponta­nea iniziativa e in parte costretti a cercare un rifugio, ci siamo trovati in questo locale, che al momento critico era il più vicino. Per for­tuna abbiamo trovato le porte aperte. È super­fluo aggiungere che restano seriamente compro­messi il cammino sinora percorso e le nostre aspirazioni.

2° Signore    Sono d'accordo su tutto questo. Ma quali conclusioni ne trae?

1° Signore    Mi accingo giusto a trarle. Il nostro compito principale   è  adesso  di  mantenere  la calma  e la propria dignità. In fondo, a pensarci bene, siamo noi i padroni della situazione. La no­stra libertà non risulta, dopo tutto, limitata da alcunché.

2° Signore    Lei chiama libertà il fatto che si continui a star qui seduti?

1° Signore    Ma possiamo uscire di qui in qualsiasi momento, le porte sono aperte.

2° Signore    Beh, allora muoviamoci. Abbiamo perso troppo tempo.

Si sente di nuovo una strana accozzaglia di suoni, come all'inizio.

1° Signore   Che?! Che succede? Cos'è?

2° Signore    Propongo di uscire.

1° Signore    Così, subito...?

2° Signore    Ha paura?

1° Signore    Nient'affatto.

2° Signore    Prima lei afferma che bisogna salvare la pro­pria dignità tramite la libertà, e poi non vuole che usciamo di qui finiamo che siamo in tempo.

1° Signore    È proprio uscendo così, subito, che limiteremmo la nostra libertà.

2° Signore    Come sarebbe a dire?                       

1° Signore    Ma è chiaro.  Che cos'è  la libertà? È la possibilità di effettuare una scelta. Finché  sto seduto qui e so che posso uscire da quella porta, io continuo a essere libero. Viceversa nel mo­mento in cui mi alzo ed esco compio con ciò stesso una scelta, e quindi riduco le mie pos­sibilità di azione, perdo la libertà. Divento schiavo del mio atto di uscire.

2° Signore    Stando seduto e non uscendo lei compie ugual­mente una scelta, in quanto sceglie di sedere e di non uscire.

1° Signore    Non è vero. Sto seduto, ma posso ancora usci­re. Mentre uscendo mi precludo la possibilità di  sedere.           

2° Signore    E ci si trova bene?

1° Signore    Altroché. Una pienezza di libertà interiore, ecco la mia risposta a questi misteriosi avve­nimenti.  (il 2° Signore si alza) Cosa fa?

2° Signore    Esco.   Questa  situazione  non   mi  piace affatto.

1° Signore    Ma scherza?

2° Signore    Per niente. Io sono per la libertà esteriore.

1° Signore    E io che faccio?

2° Signore    La saluto.

1° Signore    Ma aspetti un istante, la prego! È impazzito! Non  sappiamo che cosa  ci sia là fuori...

Entrambe  le porte si chiudono  lentamente.

2° Signore    Ehi!  Che  scherzi sono questi?

1° Signore    Non chiudete! Non chiudete!

2° Signore    Tutto per colpa delle sue chiacchiere. Bisognava decidersi subito.

1° Signore    Èingiusto rifarsela con me. Se lei fosse rimasto tranquillamente a sedere, le porte non si sareb­bero chiuse.  È stato lei a provocarlo!

2° Signore    Questo ormai è impossibile stabilirlo.

1° Signore    Tutta colpa sua. Grazie al suo modo di com­portarsi abbiamo perduto la via del ritorno.

Il 2°   Signore si   avvicina  a   una  delle  due  porte,  tenta  di aprirla, senza riuscirvi.

2° Signore    Ehi!  Aprite immediatamente!

1° Signore    Ssss! Zitto!

2° Signore    Perché devo star zitto?                            

1° Signore    Non so.

2° Signore    (va all'altra porta, bussa piano, sta in ascolto) È chiusa anche questa.

1° Signore    Si metta  a sedere, la  supplico.

2° Signore    E come la  mettiamo, ora, con  la  sua  libertà?

1° Signore    Io non ho niente da rimproverarmi. La mia libertà  è rimasta  intatta.                              

2° Signore    Anche se non si può pili uscire di qui?

1° Signore    Il potenziale della mia libertà e rimasto tale quale era prima. Io non ho fatto scelte, non mi sono creato limitazioni. Le porte si sono chiuse per cause esterne. Io personalmente so­no rimasto quello che ero prima. Avrà osser­vato che non mi sono neppure alzato dalla sedia.

2° Signore    Quelle porte mi danno ai nervi.

1° Signore Mio caro signore, noi non abbiamo alcuna influenza sugli eventi esteriori, dobbiamo solo preoccuparci di mantenere intatta la dignità e l'equilibrio interiore. In questo senso avremo sempre un campo di scelta illimitato, anche qualora tra tutte le infinite alternative possibili ce ne venissero lasciate soltanto due. A condi­zione, s'intende, che non optiamo per nessuna delle due.

2° Signore    Può darsi che la cosa si ripeta ancora?

1° Signore    Ritiene che stavolta sarà ancora peggio?

2° Signore    Provo a bussare alla parete, forse di là c'è qualcuno.

1° Signore    Mi rincresce costatare che lei non si perita di menomare la portata della propria libertà in­dividuale. Anch'io potrei bussare alla parete, ma non lo  faccio. Se lo facessi, escluderei, per esempio, la possibilità di leggere il giornale che  ho  nella borsa, oppure di concentrare la mia   attenzione  sulle  corse  ippiche dell'anno scorso.

Il 2° Signore bussa ripetutamente alla parete; ogni tanto si ferma per tendere l'orecchio. Poi si toglie una scarpa e con questa si mette a picchiare sulla parete. A un certo punto si apre lentamente una porta, e, ne spunta una mano di innaturale grandezza, simile a certi simboli di Mano con polsino e dito puntato, frequenti nella pittura di anni fa. La Mano, che deve essere di un colore alquanto vivace, perché risalti nettamente sullo sfondo della decorazione, ese­gue col dito indice piegato un cenno di richiamo in direzione del 2° Signore.

1° Signore    (che per primo ha notato la Mario) Ssss!

Il 2° Signore, che non l'ha ancora vista, continua a picchiare con la scarpa sulla parete e a  tendere  l'orecchio.

1° Signore    Ssss! La vuole smettere? Non vede che cosa sta succedendo?

Il 2° Signore si volta, l'altro gli indica  la Grande Mano.               

2° Signore    Oh, questa è bella!

La Mario continua a chiamarlo. Il 2° Signore le si accosta. Allora la Mano indica la scarpa, che il 2° Signore ha ancora in mano. Poi si protende in un gesto di preghiera, o di imperiosa richiesta. Il 2° Signore, titubante, pone la scarpa sulla Grande Mano. La Mano scompare per qualche istante e riappare di nuovo, senza la scarpa. Il 2° Signore si toglie anche l'altra scarpa e gliela consegna. La Mano si ritira e riappare, questa volta toccando ripetutamente col dito la pancia del 2° Signore. Questi, dopo averci pensato su un istante, si sfila la cintura e la consegna alla Mano. La Mano si ritira, lascia la cintura dietro le quinte, dopo di che torna immediatamente a mostrarsi e comincia a chiamare il 1° Signore.

1° Signore    Io? (si avvicina alla Mano, soffermandosi titu­bante ogni tanto e monologando, mentre la Mano non cessa di chiamarlo) Ma non sono stato io a bussare... Voglio che mi si capisca... Io non ho fatto scelte, nessuna scelta. Io non ho bussato, anche se debbo riconoscere che quando il mio collega ha cominciato a bus­sare, speravo dentro di me che qualcuno avesse udito e sarebbe venuto, che qualcosa si chia­risse e magari potessimo uscire. Certo, questo lo riconosco, ma non sono stato io a bussare. (la Mano indica le sue scarpe) Io protesto. Lo ripeto ancora una volta, a bussare non ero io. Non vedo perché dovrei consegnare le scarpe. (chinandosi per slacciarsi le stringhe) Io ci tengo alla mia libertà interiore. Un momento, prego! Non vede che mi si è fatto un nodo... Del resto non ho niente da rimproverarmi, dato che mi sento a posto con la mia coscienza. Sono ben deciso a salvaguardare la libertà interiore anche a costo di quella esteriore... assolutamen­te l'inverso del mio collega. Comunque non ce l'ho neppure con lui, sono affari suoi, esigo soltanto che ci venga riserbato un trattamento conforme alle rispettive opinioni, ciascuno di noi individualmente. Eccomi, un momento, non c'è poi tanta fretta. (consegnando le scarpe alla Mano) Prego! (la Mano punta il dito sulla sua   pancia)  Non  ho  cintura,  io  porto  le  bretelle. Va bene, va bene, se è necessario  posso consegnare  le bretelle.  (si toglie la giacca e le bretelle) Però, dico, che razza di maniere. Pre­go,  ecco qua  anche le  bretelle.   Ma   le unghie potrebbe  anche  pulirsele,  detto  in  confidenza.

(la Mano scompare, la porta si richiude lentamente) Fortuna  che ho i calzini  puliti.

2° Signore    Lei è un leccapiedi.

1° Signore    Mi lasci  in  pace,   non  ho chiesto la sua opinione.

2° Signore    Guardi che ora ricomincio a bussare.

1° Signore    E  che  me ne importa? Io mi metto a sedere. (torna a sedersi sulla sedia)

2° Signore    Bella figura ci ha fatto con la sua libertà interiore. Le calano i calzoni.

1° Signore    E  lei   non  sta  meglio  di me. Neanche a lei stanno su senza cintura.

2° Signore    Beh, e cosa ne pensa di tutta questa faccenda?

1° Signore    Non ho che da ripetere quanto avevo già det­to: quella Mario mi ha voluto privare prima della possibilità di spostarmi, e successivamente della possibilità di tenere su i calzoni. Quel che è vero lo riconosco di buon grado. Ma con ciò? Sono tutte cose esteriori. Interiormente sono rimasto libero. Non mi sono impegnato in nes­sun gesto, in nessuna azione. Non ho mosso un dito. Me ne sto qui seduto e sono in grado di fare ciascuna di quelle cose che rientrano nell'ambito delle mie possibilità. Mentre lei no. Lei ne ha fatta solo una, ha scelto, ha bus­sato e si e compromesso. Si è reso Minavo!

2° Signore    La prenderei a schiaffi, se non ci fossero cose più gravi a  cui  pensare.

1° Signore    È giusto. A proposito, perché ci ha conciati a questo modo?

2° Signore    Fanno sempre così, fin dall'inizio vengono tolte cintura, stringhe e bretelle.

1° Signore    A che scopo?

2° Signore    Perché non ci si impicchi.

1° Signore    Lei è in vena di scherzare. Se io non mi alzo neppure dalla sedia, come vuole che faccia a impiccarmi? Potrei farlo, naturalmente, ma non voglio. Lei conosce le mie idee.

2° Signore    Ne ho abbastanza delle sue idee.

1° Signore    Affar suo. Non le sembra piuttosto che dal momento che quella Mano non vuole che ci impicchiamo, vuol dire che le preme che re­stiamo in vita? È un buon segno,  no?

2° Signore    È proprio questo che mi preoccupa. Fa sospet­tare che la Mano pensi a noi secondo le cate­gorie della vita e di quell'altra cosa... come si  chiama...

1° Signore    La  morte?                      

2° Signore    Giusto quella.                      

Pausa.

                                                                                               

1° Signore    Io sono tranquillo.

2° Signore    Mi dica, che cosa potrebbe fare adesso, qualora lo volesse? Tenendo naturalmente presente il fatto  che  le sono  state  tolte  scarpe  e  bretelle.

1° Signore    Oh, molte cose, per esempio potrei mettermi la giacca alla rovescia, rimboccarmi i calzoni e far finta di essere un pescatore.

2° Signore    E che altro?                  

1° Signore    Potrei mettermi a cantare.        

2° Signore    Basta così.

Il 2° Signore si rimbocca i calzoni, si sfila la giacca e  la  rimette dopo averla rivoltata, si  toglie i calzini.

1° Signore    Ma è  impazzito?!   Che diavolo  vuol fare?

2° Signore    Farò finta di essere un pescatore e mi metterò a cantare. Voglio approfittare di qualsiasi pos­sibilità di fare qualsivoglia cosa. Il contrario di lei. E poi può darsi che per l'appunto la Mano abbia in simpatia i pescatori e si com­piaccia di lasciarli liberi. Chissà. Non bisogna lasciare niente di intentato. L'ho chiesto a lei, perché lei ha più fantasia di me. Io, per esem­pio, non sarei stato capace di inventare tutta quella  storia della  libertà   interiore.

1° Signore    Bene, ma la prego di tener presente che io non mi muovo da questa sedia.

2° Signore    Non lo pretendo affatto.

Il 2° Signore sale in piedi sulla sua sedia e intona la nota canzone dal   titolo   La   trota.   La   porta  si  apre   lentamente.

1° Signore    (che sta attentamente osservando la porta) Secondo me  non ottiene nulla di  buono.

Compare  la Mano.

2° Signore    Aspetti a dirlo. E se invece lasciassero andare proprio me, e facessero restare lei a sedere qua dentro? (la Mano lo chiama) Vengo, vengo, che c'è? (la Mano gli fa intendere che si tratta del­la giacca)  Ma io facevo così  per  fare... Non è permesso  andare  a  pescare?   (la  Mano   insiste) Facevo per gioco... Io non sono affatto un pescatore. (Consegna alla Mano la giacca. La Mano si presenta di nuovo indicando questa volta i calzoni) No! I calzoni non li do! (la Mano si stringe a pugno e si solleva lenta­mente verso l'alto) D'accordo. (si toglie i calzoni)

1° Signore    (alzandosi) Anch'io?

Il 1° Signore aspetta un istante la risposta, ma subito dopo comin­cia di propria iniziativa a levarsi la giacca. Nel frattempo il 2° Si­gnore ha dato i calzini alla Mano rimanendo con un paio di ampie mutande a righe che gli arrivano fino al ginocchio. La Mano ritira i calzoni dietro le quinte, ma risbuca subito fuori rivolgendosi al 1° Signore.

1° Signore    Eccomi, sono già pronto. La prego di notare, signora Mano, che io non oppongo la minima resistenza. (consegna la giacca alla Mano, la quale ritorna subito) Io sono sempre pronto a obbedire, ma in cambio posso tenere i calzoni? (la Mano fa segno di no) Va bene, non sto a protestare.

Il 1° Signore si toglie i calzoni e li da alla Mano, restando in mu­tande identiche a quelle del 2° Signore. La Mano si ritira e si chiude la porta.

1° Signore    Le venisse un accidente, con quella sua idea del pescatore.

2° Signore    Se non sbaglio l'idea era sua.

1° Signore    Ma è stato lei a metterla in pratica. Fa freddo.

2° Signore    Non è escluso che ci avrebbe ingiunto di con­segnare i vestiti lo stesso, idea o non idea.

1° Signore    Nient'affatto! Sono convinto che è stata tutta colpa di quel suo travestimento idiota, con cui lei ha attirato l'attenzione della Mano sui no­stri vestiti. Se non le fosse venuto in mente di rimboccarsi i calzoni, forse almeno quelli non le avrebbero dato  nell'occhio.

2° Signore    Mi spiace, ma i pescatori hanno sempre i calzoni rimboccati.

1° Signore    Ma  perché le è saltato in  niente di  farlo?

2° Signore    Lei avrebbe già dovuto accorgersi che noi ab­biamo opinioni piuttosto discordanti. Lei non fa niente, per conservarsi intatta la libertà di fare tutto, naturalmente nell'ambito di ciò che è possibile fare, mentre io cerco ili fare tutto ciò che è possibile. Ma mi sono dovuto accor-gere che neppure portare i calzoni rientra nelle  cose  possibili.

1° Signore    È stato lei stesso a volerlo.

2° Signore    È inesatto. Lo ripeto ancora una volta, è assolu­tamente impossibile sapere se la requisizione dei nostri vestiti sia stata provocata da me, oppure facesse parte di un piano prestabilito.

1° Signore    Però ora vorrà almeno riconoscere la superiorità della mia teoria: io non ho bussato alle pareti, non   ho  cantato,   non  ho   l'atto   il  pescatore  e adesso mi trovo nelle sue stesse condizioni. Anche i calzini sono  identici.

2° Signore    E dov'è la superiorità?

1° Signore    Minor dispendio di energia, stessi risultati. E in più, caro lei, un senso di libertà interiore che...

2° Signore    Ancora una sola  parola  sulla  libertà interiore e le metto le mani addosso.      

1° Signore    (scostandosi) Lei è ingiusto. In fondo ognuno ha il diritto di scegliersi la filosofia che più gli si confà.       

2° Signore    Non m'interessa, ormai mi ha seccato abbastanza.

1° Signore    L'avverto comunque che non mi difenderò. Di­fendersi significherebbe effettuare una scelta. Cosa che non potrei ammettere, in nome...

2° Signore    Avanti,  lo dica!  In  nome di che?

1° Signore    (esitante) In nome della libertà int... (Il 2° Signore, si scaglia su di lui. Il 1° Signore fugge intorno al palcoscenico) Tenga le mani a posto!

La   porta si apre e compare di nuovo  la Mano, che fa  loro cenno di avvicinarsi.   Entrambi si fermano istantaneamente.

2° Signore    Dice a me?

1° Signore    Io?

2° Signore    Forse chiama lei...

1° Signore    Èstato lei a cominciare. È evidente che ora verrà punito secondo giustizia.

2° Signore    Secondo giustizia? Ma continua a essere convinto che la sua stupida teoria sia la migliore?

1°  Signore   E  lei,  con   la  sua   mancanza  di   una  qualsiasi teoria,   col  suo  volgare  pragmatismo,  crede  di potersela cavare anche ora?

La Mano li chiama.

2° Signore    Sarebbe meglio andare. Sembra che voglia di nuovo qualcosa.

1° Signore    Bene, andiamo. Ora si starà a vedere, chi aveva ragione.

Si accostano alla Mano, la quale mette loro un paio di manette, agganciando  una   mano  del 1° Signore   con  una  del 2°   Signore. Successivamente  la  Mano sparisce e  la  porta si  richiude.  Il 2° Signore si  trascina dietro il 1° Signore e si siede in silenzio sulla  seggiola. 

          

1° Signore    Che è successo?  (allarmato) Non si sente bene? Ritiene che stavolta la cosa sia grave? Parli, la  prego!                                                                          

2° Signore    Temo...                                                

1° Signore    Che  cosa?

2° Signore    Fino  a  questo  momento  la   Mano  aveva  limitato   le   nostre   possibilità  di   movimento  nello spazio. Chi ci garantisce che adesso non si accinga a porci dei limiti in qualcosa di ben più essenziale?

1° Signore    In che cosa?                                                                

2° Signore    Nel tempo.   Nella  nostra  durata.

Pausa.

1° Signore    Non saprei proprio. (poi, in tono didascalico) Dipende dal fatto che essendo fautore dell'azione esteriore, lei si esaurisce più rapidamente.   Io  invece  conservo...

2° Signore    (supplichevole) Ancora!

1° Signore    Mi   scusi    Non   volevo   annoiarla.   Ha qualche piano?

2° Signore    Si può fare solo  una cosa.

1° Signore    Cioè?

2° Signore    Chiedere scusa  alla  Mano.

1° Signore    Chiedere scusa?! Di che? Non le abbiamo fatto nulla, è la  Mano,   piuttosto, che ci dovrebbe...

2° Signore    Non vuol dir niente. Bisogna chiederle scusa a ogni buon conto, senza un motivo partico­lare.  Potrebbe  essere  un  modo di  salvarci.

1° Signore    No, io non  posso farlo.  E   non  è  il caso che stia a   spiegarle   il  perché.

2° Signore    Si figuri, ormai lo so a mente. Chiedere scusa alla Mano significherebbe fare una scelta, la quale la  limiterebbe, e via di seguito.

1° Signore    Esatto, proprio per questo.

2° Signore    Faccia come crede. Io comunque chiederò scusa. Bisogna umiliarsi. Forse è proprio questo che essa aspetta.

1° Signore    Molto  volentieri.  Ma  le   mie   convinzioni...

2° Signore    Io la mia l'ho detta.

1° Signore    Forse ho trovato il modo: lei mi costringe a chiedere scusa insieme con lei. In tal caso non ci sarà nessuna scelta da parte mia. Sarò stato semplicemente  costretto.

2° Signore    Va bene. Si consideri costretto.

La porta si apre.

1° Signore Mi sembra che stia venendo. (appare la Mano) Ci vorrebbero dei fiori. (sussurrando) Vada avanti lei.

Entrambi si affrettano verso la Mano. Il 2° Signore  tossicchia, preparandosi a parlare.

2° Signore    Cara Mano! Cioè, volevo dire... egregia Mano! Nella speranza che la signora Mano non sia aliena dal porgerci ascolto, desidereremmo ri­volgerle alcune cordiali parole, o meglio assi­curarla che, sia pure in ritardo, ma tuttavia con piena consapevolezza, vogliamo porgerle le nostre più sentite scuse per... per... (bisbiglian­do rivolto al 1° Signore) Per che cosa?

1° Signore    Perché andavamo, tendevamo, perché insomma...

2° Signore    Perché andavamo, perché tendevamo, perché... Mi esprimo male, ma la prego, voglia scu­sarci se in generale... se siamo stati, se siamo, per così dire... Ci scusi la signora Mano se lei sa, mentre noi non sappiamo — d'altra parte che cosa mai potremmo sapere noi, noi non sappiamo nulla. Quindi, se era per qualcosa del genere, io le faccio infinite scuse, di tutto cuore, e bacio umilmente la Mano. (esegue con sussiego  l'atto del baciamano)

1° Signore    Anch'io mi unisco, quantunque, si capisce, soltanto in un certo senso, in quanto costretto dal mio collega... Lei comprende, i miei prin­cipi... Comunque, anche se costretto, esprimo alla signora Mano tutte le mie scuse. (esegue anche lui il baciamano)

Frattanto si apre anche l'altra porta: ne sbuca fuori una seconda Mano, simile alla prima, ma ricoperta da un guanto rosso, eli chiama. Il 2° Signore è il primo a notarla. Entrambi voltano le spalle  alla  prima   Mano.

2° Signore    Là!

1° Signore    Un'altra!

2° Signore    Sono sempre due.

1° Signore    Ci chiama.

2° Signore    Andiamo?

La   prima  Mano  pone   in   testa  al 2°  Signore   un  cappuccio  conico di  carta  rigida.                                                  

2° Signore    Non vedo niente!                       

1° Signore    Ci  chiama!                                   

La Mano mette un cappuccio simile anche al1° Signore.     

1° Signore    È buio.

2° Signore    Quando chiama,  bisogna andare.

Inciampando, ammanettati insieme, con i cappucci di carta in testa, raggiungono il centro del palcoscenico e, pur camminando di sbieco e a tentoni, si avvicinano tuttavia alla seconda Mano.

1° Signore    La  borsa!   Dimenticavamo  le  borse!

2° Signore    Giusto! La borsa, dov'è la mia  borsa?

Cercano a tastoni le due borse, che erano rimaste presso le sedie, le prendono ed escono dalla parte della seconda Mano. Buio.

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