Studio medico "Sorpresa"

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Commedia in tre atti di

Giuseppe fazio

PERSONAGGI

DOTT. RAZZU:sui 40 anni, veste elegantemente, ha una 24 h parla in italiano, è molto gentile nei modi, disponibile, allegro. Ma nasconde qualcosa dentro di se. Come se cercasse la sua vera identità, infatti, nelle scene in cui non è coinvolto sta sempre, pensoso con sguardo assente, dietro la scrivania, come se cercasse una risposta, che troverà nel III atto, dopo aver conosciuto Lucio, che capisce fin da subito lo stato d’animo di Renzo, così si chiama.

NANCY: sui 20 anni, spigliata, allegra, ma con un chiodo fisso, quello di trovare un fidanzato. É innamorata del dottore, ma più che amore è il desiderio di stare con un uomo. Cerca di farglielo capire in tutti i modi, ma egli non accenna a condividere questo suo interesse. Veste normalmente, tranne nel I atto che per far colpo sul dottore veste prorompente.

CAMMINU: sui 40 anni. Possidente terriero, un po’ ignorante, ragiona da tipico siciliano antico, gelosissimo della moglie, infatti, non la lascia andare da sola in giro. Veste con camicia bianca e pantaloni scuri, giacca e coppola neri. Ha dei baffi folti nerissimi, che esaltano la mascolinità siciliana, ha un tic, quando si arrabbia e vorrebbe fare gesti mafiosi, si alza i pantaloni con i polsi.

GRAZIA:sua moglie, molto più giovane di lui. Veste, perché obbligata dal marito, con abiti molto casti, molto lunghi, che non lasciano intravedere nulla. Furba, con atteggiamenti intriganti, capace di aggirare il marito per ricercare sensazioni, passioni, emozioni che egli con la sua morbosa gelosia non le fa provare.

MASINA:donna comune sui 40. S’impiccia un po’ di tutti e di tutto. La tipica “nimulara”. Cerca di darsi da fare per aumentare gli introiti familiari facendo le pulizie nello studio. 

MIMMA:c.s. Con la sua “comare” Masina, sparlano di tutto e di tutti. In fondo, lo fanno per scacciare il tempo, la noia, non avendo ideali, né hobby, ne passioni, cui dedicarsi.

STEFANEDDU: sui 27 anni, rimasto un po’ bambino a causa della madre, che lo tiene lontano da tutto ciò che lei ritiene, sbagliando, pericoloso. Nella prima comparsa veste e parla a mo di bambino, con i capelli pettinati con la riga al centro. Egli intuisce bene le cose, e fa vedere anche una certa insofferenza verso la madre. Nelle successive comparse veste bene, alla moda, con i capelli impomatati, parla anche bene, quasi un playboy.

MARA:sua madre, vedova sui 50 anni. Contadina attaccata morbosamente al figlio, che pur essendo adulto considera sempre un bambino. Molto retrograda. Veste di nero.

LUCIO:informatore farmaceutico sui 40. Veste elegantemente, ha una 24 h, molto gentile e pacato nel parlare. É omosessuale, ma non lo dimostra eccessivamente. Una volta conosciuto Renzo, rivela subito la sua identità, vedendolo come potenziale compagno.

GNAZIU:sui 20/25 anni. Un po imbranato e bruttino. É innamorato di Nancy, ma essendo un po così, ella non lo considera. Veste alla buona, tranne nel terzo atto quando si dichiara, sarà vestito elegantemente, con i capelli impomatati, con un mazzo di fiori per Nancy.

Trama: la segretaria è innamorata del dottore, ma egli essendo gay, anche se non dichiarato, non la considera. Lui ha dei conflitti interni, che riuscirà a superare grazie a Lucio un altro gay. Nel frattempo nello studio si susseguiranno  pazienti di ogni tipo, e finalmente la segretaria incontrerà la sua anima gemella.

In una cittadina della Sicilia ai giorni nostri: la scena, unica per tutti gli atti, sarà divisa in due da una parete perpendicolare al pubblico. A destra della quale, la saletta d’aspetto,e a sinistra lo studio. Saletta: a destra, boccascena che funge da entrata per i clienti, bagno, in fondo la scrivania della segretaria, al centro un portariviste ed attorno delle poltroncine, a sinistra la porta che dà nello studio. Studio: un separé in fondo, a destra il lettino, a sinistra la scrivania con dietro una finestra con tende. Sempre a sinistra, boccascena che da nel bagno e nel ripostiglio, alle pareti varie illustrazioni del corpo umano, ed in un angolo un armadietto con medicine. Potranno addobbare la scena altri oggetti attinenti al luogo.

ATTO I

(In scena Nancy che sistema dei fiori sulla scrivania del dottore. Apre le tende e quindi la finestra. Poi entra il dottore con una 24 h)

DOTTORE. (parla quando entra nello studio)

Buongiorno Nancy, come va?

NANCY.(con malinconia, ma guardandolo con occhi languidi)

Bene dottore, ma potrebbe andare meglio.

DOTTORE.(ripone la 24 h e si mette il camice)

Pazienza Nancy, pensa a chi sta peggio di noi, purtroppo.

NANCY.(aiutandolo premurosamente)

Lo so, lo so, ma a me basteresse poco...

DOTTORE.(correggendola con simpatia)

Basterebbe Nancy, basterebbe.

NANCY.

Si si, basteresse poco per essere una donna felice e completa.

DOTTORE.

Scusa, cosa intendi per completa?

NANCY.

Completa! Che ho un maschio, cioè un uomo che mi vuole, che si innamori di me, che poi diventa mio marito. Purtroppo questi uomini sono ciechi.

DOTTORE.

Hai ragione.

NANCY.(seducente)

Certo che ho ragione. Hanno la donna della propria vita sotto il naso e non la vedono.(triste) O non la vogliono vedere.

DOTTORE.

Dai su Nancy, che discorsi sono. Non è un tuo problema questo. Tu sei una ragazza bella e giovane, e prima o poi incontrerai il principe azzurro.

NANCY.(avvicinandosi quasi a dirglielo)

Ma io l’ho già incontrato, il mio principe è...

DOTTORE.(interrompendola)

Éh?

NANCY.(ripensandoci)

No niente.

DOTTORE.

Hai ragione, lo conoscerò quando sarà il momento. É un uomo fortunato ad avere una ragazza come te al suo fianco, non vedo l’ora di conoscerlo.

NANCY.(sottovoce, mentre va nella saletta)

Puru iò... vado di la.(esce chiudendo la porta dello studio )

DOTTORE.(rimasto solo diventa pensieroso)

Si vai vai.

NANCY.(saletta, disperandosi)

Ma comu ci l’ha fari capiri chi è iddu chiddu chi vogghiu. Mu zonnu tutti i notti. Che duci, gentili, educato, è l’uomu della mia vita. Cacchi ionnu fazzu na pazzia e ciu dicu. Anzi a fazzu ora sta pazzia.(si sistema l’abito, si guarda nella trousse) Va beni, ora ‘ntrasu e ci dico”dottore lei è l’uomo della mia vita, faccia di me quello che vuoi” No, no, cosi troppu esagerata. (passeggia pensando e parlottando) “dottore io brucio di passione per lei, perché non mi spegne?” No no, e chi è un pumperi? Mannaia, quandu sugnu a casa i paroli mi venunu suli suli. Ah si si, ci sugnu.(si guarda di nuovo, poi prende fiato e aprendo la porta dello studio) “dottore qua c’è una donna che brucia di ardore, la vuole curare?”

DOTTORE.(alzandosi di scatto)

La faccia entrare subito.

NANCY.(restando un attimo senza parole)

Si, si, va bene.(richiude la porta e quasi piangendo si siede alla scrivania)

DOTTORE.

Nancy, allora?

NANCY. (ricomponendosi)

Cosa dottore.

DOTTORE.(entrando in saletta)

La donna che stava male?

NANCY.

Ah niente, gli è passato, era un falso allarme, è andata via.

DOTTORE.

Ah, vuol dire che non era poi così grave.(rientra in studio)

NANCY.(guardandolo truce)

Si si. Gravi iò sugnu, chi mi pari chi m’ha pigghiari a Gnaziu. Cettu, non è chi havi tutti sti billizzi, ma comu si dici, ogni acqua leva a siti. Tantu Gnaziu sapi spittari, e poi iddu non è chi m’ha dittu cosa? Cettu si vidi un migghiu luntanu chi mi voli. Ma iò ma fari a me strada prima. Poi si vidi.

CAMMINU.(entra tirando per mano la moglie Grazia)

Trasi , settiti docu chi ora videmu si vinni u dutturi.(a Nancy) Bongionnu, c’è u dutturazzu o ancora n’ha rivatu?

NANCY.

Ma comu si permetti?

CAMMINU.

A fari chi?

NANCY.

A diri chiddu chi dissi!

CAMMINU.

Picchì chi dissi, c’è u dutturi?

NANCY.

No, lei non dissi propriu così.

CAMMINU.

Ma picchì, cumu dissi? C’è u dutturazzu?

NANCY.

Di novu? Ma lei è maliducatu!

CAMMINU.(facendo il tic)

Signurina, moderamu i termini.

NANCY.

No, lei hava moderari i termini.

CAMMINU.

Ancora n’ha caputu quali termini ha moderari.

NANCY.

Ma chi faci u spiritusu? Lei dissi “ c’è u dutturazzu?”

CAMMINU.

Éh! E chi c’è di mali?

NANCY.

Allura si non c’è nenti di mali, iò a lei ci dicu chi è un cristianazzu!

CAMMINU.

Chi centra. Pari chi chissu è u me cugnomi! Iò dissi comu c’è scrittu supra a targa fora da potta. ‘nta targa c’è scrittu dottor Razzu. E iò dissi c’è u dutturazzu? Undi è u mali?

NANCY.

Va beni va, lassamu peddiri chi è megghiu. Comunqui u dutturi è cà.

CAMMINU.(tirando la moglie c.s.)

‘Ntrasemu camina.

NANCY.(fermandolo)

Chi trasemu e trasemu. Spittati un attimu chi l’annunciari.

CAMMINU.

Chi è c’hava fari?

NANCY.

L’annunciari!

CAMMINU.(minaccioso con tic)

A cu?

NANCY.

A lei no, a cu.

CAMMINU.(c.s.)

Signurina, vidissi chi cà duru capitò.

GRAZIA.

L’annunciassi signorina, l’annunciassi.

CAMMINU.(guardandola truce)

Zittiti tu e parra picca. Vogghiu sapiri cu precisioni chiddu chi hava fari.

NANCY.

Ci l’ha diri o dutturi?

CAMMINU.(c.s.)

Chi ci hava diri o dutturi?

GRAZIA.

Chi semu cà no?

CAMMINU.

Ti dissi zittiti tu, e parra picca.

NANCY.

Giustu dici so figghia.

CAMMINU.(c.s.)

Quali figghia, quali figghia.

NANCY.

Ah non è so figghia?

CAMMINU.

No. Me muggheri è. Picchì non si vidi?

NANCY.(sbalordita)

Ah....si si, vaddandu bonu ora si vidi. Cumunqui, quantu ciù dicu o dutturi. (va verso lo studio)

CAMMINU.(fermandola)

E tonna. Vogghiu sapiri chi ci dici o dutturi.

NANCY.

Chi siti cà. Chi ci ha diri? (entra nello studio e parlano in playback)

GRAZIA.

Sempri chi mi fa fari brutti figuri.

CAMMINU.

Ti dissi zittiti. Tu mi fa fari brutti figuri, chi ti fa pigghiari pi me figghia ti fa pigghiari.

NANCY.(rientrando, li fa accomodare e richiude la porta  dello studio)

Putiti trasiri prego. (dapprima pensa al dottore, dopo un po fa l’uncinetto)

CAMMINU.(tirandola c.s.)

Fozza camina.

DOTTORE.(allunga la mano per salutare prima Grazia)

Buongiorno.

CAMMINU.(tirando via la moglie che aveva allungato la mano, gli da la sua)

Grazi altrittantu.

DOTTORE.

Prego accomodatevi.

CAMMINU.(eseguono. Appena seduto subito comincia a parlare)

Dunqui. Dici chi non si senti bona, videmu  chi havi e facemu viatu, picchì haiu i rumundaturi.

DOTTORE.(sorridendo)

Faremo in un baleno, anche perchè dall’apparenza sembra in ottima forma sua figlia.

CAMMINU.(c.s.)

Me muggheri dutturi, me muggheri. Chistu ci havia a diri a signurina allura, chi pi fozza vosi trasiri prima. Idda ciù dissi chi era me figghia?

DOTTORE.

No, quando mai. Nancy l’ha solamente annunciato.

CAMMNU.

A prossima vota mi annunciu iò stissu. Allura, me muggheri, e dicu, me muggheri, non si senti bona. Chi havi?

DOTTORE.

Che ha?...che ha?

CAMMINU.

Questo ciù staiu dumandandu iò a lei. Che ha?

DOTTORE.(sempre sorridente)

Ma come faccio a saperlo io se non mi dice i sintomi.

CAMMINU.

Ma chi dutturi è?

DOTTORE.

Infatti sono un dottore, non un mago. I maghi vanno per tentativi ad indovinare, i dottori devono avere dei dati delle informazioni.(a Grazia, che lo guarda civettuola ) Se lei mi dice cosa si sente....

CAMMINU.(interrompendolo)

Picchì iò non ciù pozzu diri?

DOTTORE.

Me lo può dire anche lei, ma se è la signora che sta male, penso che mi saprà spiegare meglio i sintomi che la disturbano.

CAMMINU.

Allura. Idda dici chi ci gira a testa, chi si senti debuli, chi havi a pressioni.....

GRAZIA.(interrompendolo)

Depressione.

CAMMINU.

Zittiti, picchì iò chi dissi, e mucciti ssi pusa chi l’ha di fora.(gli suona il cellulare, che prende un po’ impacciato) A camurria è. “Chi vò?”

VOCE.

Don camminu iò sugnu Pracidu.

CAMMINU.(a voce alta)

E cu pò essiri, stu numuru sulu tu l’ha. T’ha dittu milli voti chi quandu sugnu undi i cristiani non ma telefonari.

VOCE.

E iò chi ‘ndi sacciu quandu siti undi i cristiani?

CAMMINU.

Aieri ti dissi, “dumani vidi chi ha ghiri undi u dutturi.

VOCE.

Apposta, iò pinzava chi andavu dumani.

CAMMINU.(agitandosi)

Picchì avoi chi è?

VOCE.

Avoi è meccudì. (Grazia stuzzica il dottore facendo attenzione al marito)

CAMMINU.(c.s.)

Dicu iò, avoi non è dumani, rimbambinutu.

VOCE.

Avoi mi pari chi è avoi. Dumani è dumani.

CAMMINU.

Malanova mi ha tu e sti talefonini. Chi vò?

VOCE.

Dicu iò non è megghiu chi ci fazzu pigghiari a motoserra pi rumundari i livari?

CAMMINU.

Ti dissi no. Na vota non ci d’era motoserra, c’era a cetta.

VOCE.

Si, ma na vota i livari non aviunu sti sotti di branchi, e poi ca cetta peddunu chiù tempu.

CAMMINU.

O Pracidu, u camperi tu mu fa a mia, o a iddi?

VOCE.

A lei no? C’è bisognu mu dici?

CAMMINU.

Mi pari invece chi haiu bisognu di nautru camperi.

VOCE.

Giustu dici vossia. Ca cetta s’hanna tagghiari. Bi salutu.

CAMMINU.(posando il cellulare)

Oh Santu Diu. Quindi ci stava dicendu. Me muggheri si senti debuli, ci gira a testa. Chi havi?

DOTTORE.(alla moglie)

Mi dica signora, questi sintomi le vengono, in certe occasioni, in certi momenti della giornata, oppure li ha sempre.

CAMMINU.(senza dar il tempo di rispondere)

Sempri l’havi sempri, ogni mumentu.

DOTTORE.

La lasci parlare, così mi spiegherà in modo più dettagliato e vedremo di individuare di cosa si tratta.

CAMMINU.

E va beni. Parra tu.

GRAZIA.(con passione, guardandolo sempre negli occhi)

Dottore, io mi sento morire dentro, capisce, mi fa male il cuore, l’anima, lo spirito, mi sento soffocare.(Camminu la guarda stupito, cercando di capirci qualcosa) Sento che il mio ardore sta soffocando, la mia testa, gira come una libellula in cerca di quel senso che faccia rinascere in me quel fluido ormonale, che con gli anni è svanito. Ecco dottore, io ho bisogno di ciò, ho bisogno di una immediata cura di, concupiscenza, dottore, per far tornare a vivere questo povero spirito soffocato. Mi dia una mano a distruggere quest’angustia, dottore.

DOTTORE.(cerca di evitare gli sguardi ogni tanto tosisce)

Ehm....

CAMMINU.(che non ha capito niente)

In pochi paroli dutturi, chi havi me muggheri?

DOTTORE.(confuso)

Eh.. che ha...

CAMMINU.

É. Chi havi?

DOTTORE.(c.s.)

Così su due piedi...potrebbero essere tante le cause, dovrei farle una visita accurata.

CAMMINU.

Picchì cà non cià pò fari.

DOTTORE.

Cosa mi scusi?

CAMMINU.

A visita no. Picchì ci l’hava fari a curata. E poi undi è ssu spitali?

DOTTORE.

Quale ospedale?

CAMMINU.

Su curata. Chi è na clinica, un centru, chi è?

DOTTORE.

Accurata, ho detto accurata.

CAMMINU.

U capi, accurata accurata.

DOTTORE.

Accurata, nel senso di una visita fatta con cura, con attenzione, ha capito?

CAMMINU.

Cettu chi capì, bastava chi lei u dicia prima.

DOTTORE.(alzandosi e avviandosi verso il lettino)

Va bene, signora si tolga la camicetta e si sdrai sul lettino.

CAMMINU.(alzandosi di scatto blocca la moglie)

Oh. Eh. Undi rivammu? Non ti moviri di docu tu.

DOTTORE.

Scusi, devo o non devo visitarla.

CAMMINU.

Si. Ma c’è bisognu mi si spogghia?

DOTTORE.

Io ho detto di togliersi la camicetta, non di spogliarsi.

CAMMINU.

E ci manca picca. Livanduci a camicia già non semu a bon puntu. Ma così na pò visitari?

DOTTORE.

Come faccio? Devo auscultarla!

CAMMINU.

Chi avissi a fari?

DOTTORE.(facendogli vedere lo stetoscopio)

Auscultarla. Con questo, devo sentire i battiti, i bronchi.

CAMMINU.(rassegnato)

Va beni, si propriu non di putemu fari amenu.(va a chiudere la finestra)

DOTTORE.

Scusi perché chiude la finestra?

CAMMINU.

Non si pò mai sapiri, passa cacchi d’unu e vidi.

DOTTORE.

Ma c’è la tenda

CAMMINU.(va a chiudere la tenda)

Giustu, chiudemu puru a tenda, e a luci.(esegue) Così stamu chiù sicuri.

DOTTORE.

Ma che fa? Come faccio al buio?

CAMMINU.

Non mi si preoccupa, haiu i cenni. E poi un bravu dutturi puru o scuru sapi fari i visiti.

DOTTORE.

Si ma non volendo, al buio posso sbagliare dove mettere le mani.

CAMMINU.

E iò non sugnu ccà?

DOTTORE.(rassegnato)

Va bene. Vada dietro il separé.

CAMMINU.

Undi ha ghiri? Iò non mi movu di ccà.

DOTTORE.

Ma non dicevo a lei, dicevo a sua moglie, vada dietro il separé per togliersi la camicetta.

CAMMINU.(portando la moglie con la mano)

Avanti. Sta attenta a comu ti levi a camicia non mi si sbuttuna cacchi autra cosa.

GRAZIA.(con moine)

Non ti preoccupare caro.

CAMMINU.

Nenti caru pi avoi. (al dottore) Lei si girassi, pu si e pu no.

DOTTORE.(che è appoggiato al lettino)

Ma che devo girarmi a fare, se non vedo neanche il mio naso.

CAMMINU.

Megghiu così.

GRAZIA.(da dietro il separé)

Sono pronta.

CAMMINU.

Dutturi, me muggheri pronta è.

DOTTORE.

Anch’io.

CAMMINU.

Fozza a cù spittamu?

DOTTORE.

Signora si venga a mettere sul lettino.

CAMMINU.

Oh. Femma docu. Chi littinu e littinu. Ma chi è pacciu lei?

DOTTORE.

Ma scusi, devo o non devo visitare sua moglie?

CAMMINU.

Infatti l’hava visitari, non s’hava cuccari cu idda.

DOTTORE.

Ma chi le ha detto che mi devo coricare con lei. Si deve mettere sul lettino per farle la visita.

CAMMINU.

E va beni. Ma tutti sti camurrii pi na visita mi parunu  esegerati. Si girassi pi da.

DOTTORE.(esegue)

Infatti, quello che dico io. Troppo esagerato.

CAMMINU.(prende Grazia per il braccio e la porta al lettino)

Avanti camina. Cucciti supra su littinu. Va beni dutturi, supra o lettu è.

DOTTORE.(si gira)

Oh finalmente.

CAMMINU.

Chi faci si gira?

DOTTORE.(arrabbiato)

Senta, se vuole che visiti sua moglie mi faccia lavorare, altrimenti se ne vada perché io non ho tempo da perdere.

GRAZIA.(nonostante senza camicia ha ancora corpetti ed altro, facendogli carezze)

Avanti Meluccio, non ti preoccupare, il dottore farà solo il suo lavoro, fai il bravo Meluccio mio.

CAMMINU.(effeminato, quasi in estasi)

Va beni zuccarata mia.

DOTTORE. (che ha in mano lo stetoscopio e la pila)

Mi faccia auscultare il cuore.

CAMMINU.(subito gli prende lo stetoscopio e se lo mette sul cuore)

Sintissi chi cori dutturi, ancora un toru mi sentu.

DOTTORE.

Se non fosse per le corna!

CAMMINU.

Quali corna?

DOTTORE.

Dico se non fosse per le corna, che non ha, potrebbe essere un toro. Era una battuta.

CAMMINU.

E lei facissi chiddu chi ava fari inveci di fari i battuti.

DOTTORE.

Ma se lei accendesse la luce forse vedrei  cosa fare.

CAMMINU.

Ma lei non hava vidiri, lei hava sentiri cu ssù cosu.

DOTTORE.(mette lo stetoscopio nelle orecchie)

Si ma così non vedo dove metto le mani.

CAMMINU.

E lei i mani i tinissi o posto, chi ciù mettu iò ssù cosu supra o cori.(prende lo stetoscopio e lo sbatte)

DOTTORE.(arrabbiato, va ad accendere la luce)

Basta. Non è possibile, non si può lavorare così.

CAMMINU.

Stutassi a luci.

DOTTORE. (esegue)

No. Anzi apro pure la finestra così se ne va’. Che caspita, non mi è mai capitato un caso del genere.

CAMMINU.(cerca di nascondere la moglie)

E a mia non m’havia mai capitatu un dutturi così.

GRAZIA.(c.s.)

Meluccio, vuoi che io stia male, vuoi che mi giri sempre la testa, è questo che vuoi? Lascia che il dottore mi visiti, così facciamo presto e c’è ne andiamo a casa.

CAMMINU.(c.s.)

Va beni zuccarata mia.

GRAZIA.(accattivante)

Dottore faccia il suo lavoro.

DOTTORE.(si avvicina e comincia ad auscultare le spalle)

....dica 33.

CAMMINU.(subito)

33.

DOTTORE.

Non lei, sua moglie.

CAMMINU. (poi piano va a chiudere la finestra e la tenda)

Mi scusi non parru chiù.

GRAZIA.

33

DOTTORE.

I bronchi mi sembrano apposto.

CAMMINU.(che ritornato si mette vicinissimo al dottore a scrutare ogni sua mossa)

Menu mali.

DOTTORE.(facendosi spazio)

Scusi, auscultiamo il cuore ora.

CAMMINU.(prendendogli delicatamente lo stetoscopio, lo appoggia sul petto della moglie)

U cori ciù fazzu sentiri iò.

DOTTORE.(rassegnato)

Anche il cuore è ottimo.

CAMMINU.

Puru a lei ci piaci? Iò nesciu pacciu, cù na picca di sammuligghiu.

DOTTORE.(inavvertitamente illumina il seno di Grazia)

Dicevo, è ottimo nel senso che batte bene.  Apra la bocca e dica aaa. (Grazia esegue)

CAMMINU.(prendendogli la pila)

Ah ah ah, chi sta facendu cu sa lampadina? Ma dassi a mia.

DOTTORE.

Ma che fa?

CAMMINU.

No, lei chi sta facendu?

DOTTORE.

Sto guardando la cavità orale.

CAMMINU.

Si, ma a lampadina era puntata supra i muntagni minnali. Allura dutturi, chi havi me muggheri?

DOTTORE.(avviandosi lentamente, si appoggia alla scrivania, pensieroso)

Signora scenda dal letto e cammini verso me.

GRAZIA.(cammina fissandolo e pavoneggiandosi)

Va bene.

CAMMINU.

Camina bona, non ti tocciri tutta.

DOTTORE.

Adesso con la mano destra tocchi la punta del naso.(esegue) Bene, ora con la sinistra. Ora chiuda gli occhi e continui questo movimento.....Va bene basta così.

CAMMINU.(con preoccupazione)

Dutturi ma chi è gravi?

DOTTORE.(c.s.)

Ss...chiuda gli occhi e li riapra quando le dirò io.(la fa girare su se stessa)Li apra. Le  gira la testa?

GRAZIA.(si butta tra le braccia del dottore, cercando dei contatti)

Oh Dio come mi gira tutto.

CAMMINU.(subito la toglie dalle sue braccia)

Ma vadda che curiusu. Si lei a faci girari comu un pranoggiu pi fozza ci gira a testa. Ma ‘nzumma dutturi, chi havi me muggheri?

DOTTORE.(sedendosi)

Signora si può vestire.(Grazia va dietro il separé, poi a Camminu) Si sieda prego.

CAMMINU.

Dutturi non mi facissi stari supra i spini, chi havi na malatia brutta?

DOTTORE.(pacatamente, ma con insicurezza)

Vede, sua moglie in realtà, è un caso patologico. La sua...la sua ansietà, la sua...malattia, è encefalica. Quindi è affetta da una... una nevrosi, da una...nevrastenia, che si aggrava ancora di più, perché lei somatizza....

CAMMINU.(interrompendolo)

Chi fazzu iò? (Grazia finito di vestirsi, si affaccia e cerca di distrarre il dottore)

DOTTORE.(che cerca di non farsi distrarre)

Lei, intendo sua moglie. Quindi dicevo, che si aggrava ancora di più, perché somatizza internamente, quindi, il tessuto corporale e mentale viene attaccato da questa nevrosi.

CAMMINU.(che ascolta a bocca aperta senza capire niente)

Ma dutturi, non mu putissi diri in italianu?

DOTTORE.

Più italiano di così! (intanto Grazia si avvicina alla scrivania) Prego signora si accomodi. Stavo dicendo a suo marito di questa sua ansia, questa sua nevrosi, provocata sicuramente...da una...intollerante e morbosa...restrizione, a cui, lei non può sottostare...

GRAZIA.(interrompendolo)

Si dottore, infatti, prima glielo detto, io sto soffocando, soffro tanto di concupiscenza, ho bisogno di concupire assolutamente.

DOTTORE.(tossisce, imbarazzato)

Si, lo so, capisco, immagino, ma... io... non so... ecco... cosa, come aiutarla.

CAMMINU.(segnandosi)

Patri Figghiu e Spiritu Santu, un dutturi chi non sapi chi midicinali ci vonnu.

DOTTORE.

Non è proprio così. Io so benissimo la cura che avrebbe bisogno la signora.

CAMMINU.

E allura picchì non scrivi a rizzetta.

GRAZIA.(facendogli l’occhiolino)

Su, avanti dottore, se ha capito la cura, la scriva.

CAMMINU.

Fozza, così passu da fammacia e pigghiu i midicinali. Ma chi malatia è sa....cupirenza?

DOTTORE.(c.s.)

Ehm... vede...è come una... mancanza di...come se mancasse una...una vitamina...come se...

CAMMINU.(interrompendolo)

Mi pari chiù cunfusu chi persuasu lei.

DOTTORE.

É un po’ difficile da spiegare, a casa, sua moglie gli darà delle delucidazioni. Sa, tra moglie e marito.

CAMMINU.

Chiddu chi mi duna me muggheri a casa non su fatti so. E comu dici u pruverbiu “tra mogli e maritu non ci mettiri ditu.

DOTTORE.

Come al solito ha frainteso. Intendevo dire che a casa le darà tutte le spiegazioni a riguardo.

GRAZIA.(c.s.)

Si Meluccio, poi a casa ne parleremo.

CAMMINU.(c.s.)

Si zuccarata si.

(entra Masina in saletta, mentre in studio playback)

MASINA.(entrando)

Oh Nancy chi fa?

NANCY.

Fazzu cacchi puntu, quandu non haiu chi fari d’approfittu.

MASINA.

Chi è impegnatu u dutturi?

NANCY.

Si ma avissunu a nesciri, havi na bella picca chi su da intra.

MASINA.

E cu c’è?

NANCY.

Ma ne canusciu cu su.

MASINA.(avvicinandosi per guardare l’uncinetto)

Che bellu su disegnu! (parlano in playback)

CAMMINU.

Va beni dutturi, quantu è u disturbu?

DOTTORE.

Alla segretaria prego.

CAMMINU.(gli squilla il cellulare)

Tonna u rumpimentu è. Chi bo?

VOCE.

Iò sugnu pracidu.

CAMMINU.

U sangu etta. Ti dissi chi era undi u dutturi.

VOCE.

Ancora docu siti? E quanto ci voli?

CAMMINU.

Non su fatti to quantu ci voli. Chiè chi vò?

VOCE.

Dicu iò, manu manu chi rumundunu, cià fazzu ittari a cuncimi?

CAMMINU.(arrabbiato)

Ha ittari u sangu, no a cuncimi. Ti dissi già no, chi tu non ma fa bastari mancu pi du pedi.

VOCE.

Va beni, spettu a vui allura. Boni cosi cu dutturi.

CAMMINU.(datagli la mano si avvia verso la porta, lasciando indietro la moglie)

Dutturi bi salutu chi haui chi fari.

DOTTORE.)

Arrivederci.

GRAZIA.(tenendogli a lungo la mano, e guardandolo a suo modo)

Arrivederci dottore, spero potrò contare su di lei per la mia terapia.

DOTTORE.(imbarazzato, tossisce)

Ma...non so... vedremo...

CAMMINU.( ritornando prende la mano della moglie)

Dutturi, comu non so. Chi ci pari chi no pagu? Lei a me muggheri l’hava seguìri, ci duna a terapia. Poi non mi si preoccupa chi un regaleddu ciù fazzu. Scuntentu no lassu. Amunindi ora fozza.

GRAZIA.(riuscendogli a dare l’altra mano)

Di nuovo arrivederci. (escono in saletta)

DOTTORE.

Arrivederci.

MASINA.(arrabbiata per l’attesa)

Finalmenti. E chi bi paria chi eru undi u nutaru? (entrando nello studio) Permesso?

DOTTORE.

Prego avanti. Ah buongiorno Masina.

MASINA.

Buongionnu dutturi, vinni picchì ci vulia diri na cosa.

DOTTORE.(si siedono, poi in playback)

Prego prego, si accomodi.

CAMMINU.(in saletta, intanto è rimasto senza parole scrollando le spalle)

Ma vadda che bella. Puru e cristiani unu hava sentiri, non ci basta i cazzi chi havi.

GRAZIA.

Già, il dottore è tanto carino ed educato, gentile, che non ci si accorge del tempo che passa.

CAMMINU.

Iò mi d’accugì. Signurina quant’è?

NANCY.(che ha deposto l’uncinetto per prendere le ricevute)

É prima visita?

CAMMINU.

Si si, na visita sula fu. Iò trasì pi cumpagnia.

NANCY.

Dicu, è prima visita?

CAMMINU.

Si si, na visita sula fu. Prima prima.

NANCY.

150 euru.

CAMMINU.(saltando in aria)

Minchiuni! E si era a secunda quantu pagava?

NANCY.

120 euru.

CAMMINU.

Allura u scrivissi docu, cu sa pu si e pu no d’ha fari nautra, ammenu risparmiu 30 euru.

NANCY.

Voli fatta a fattura?

CAMMINU.

Si a facissi.

NANCY.

Allura ci vonnu nautri 50 euru.

CAMMINU.(porgendole i soldi)

Ah. Nenti nenti allura, non di facissi. Basta mi ci scrivi chi già fici a prima visita.

NANCY.

Si ora u scrivemu, mi dassi u nomi.

CAMMINU.

Camminu Sturniolu.

NANCY.

Ma non visitò a so muggheri?

CAMMINU.

Si. Ma sempri in famigghia è.

NANCY.

Va beni, però scrivemu a so muggheri.

GRAZIA.

Scriva, Grazia Scopelliti.

CAMMINU.

Accompagnata dal marito Camminu Sturniolu. Amunindi.

GRAZIA.(va per aprire la porta)

Un attimo, saluto il dottore.

NANCY.(fermandola)

Signora dove vaci? Il dottore è impegnato.

GRAZIA.

Che peccato, volevo salutarlo, è tanto gentile. Me lo saluti lei, mi raccomando.

CAMMINU.(tirandola)

Quantu voti l’ha salutari? Amunindi arrivedecci.

GRAZIA.

Arrivederci, mi raccomando. (escono)

NANCY.

Si signora, sarà servita. Tiè chistu ti salutu. (fa il relativo gesto) Vadda a sta menza cristiana. (imitandola) Com’è gentile, com’è carino. Mi pari chi ci misi l’occhi di supra, sta iaddina nana. Ma cu sa, ci tiru u coddu viatu viatu, e a fazzu lungari na picca. Chiù tostu m’ha dari di versu, prima mi mu futtunu sutt’e mani. Basta, quandu nesci Masina, mi pigghi di curaggiu e ciù dicu cu vogghiu.

MASINA.(nello studio)

Allura dutturi, ci vulia diri chi, siccomu a ghiri a cogghiri a nucidda, lei u sapi no, chi purtroppu ma dari di vessu pi iunnati.

DOTTORE.

Certo, lo so, ed è giusto che lo faccia.

MASINA.

Si pi lei va beni, iò a pulizia a fazzu a sira.

DOTTORE.

Per me va benissimo, non ci sono problemi, basta che la faccia dopo la chiusura dello studio.

MASINA.

Cettu, dopu a chiusura. Dopu chi si ‘ndi vaci lei, tantu a chiavi l’haiu.

DOTTORE.

Nessun problema, lo dica anche a Nancy, così ne è al corrente anche lei.

MASINA.

Si si. Va beni allura dutturi a salutu, arrivederci e grazi.(esce in saletta)

DOTTORE.(si alza per salutarla)

Grazie di che? Arrivederci. (si risiede pensoso)

MASINA.

Nancy, ti vulia diri...

NANCY.(interrompendola)

O Mimma, ma c’è cosa chi cecchi o dutturi?

MASINA.

No, nenti...

NANCY.(c.s.)

Dissi iò, capaci chi non si senti bona.

MASINA.

No bona bona sugnu...

NANCY.(c.s.)

Vadda che bellu stu centru, chistu supra un bellu tavulu, faci a so figura.

MASINA.(con enfasi)

Che bellu, che pulitu. Quandu finisci mu duni u disegnu?

NANCY.

No, e chi haviri i stissi centri? Poi ti ‘ndi dugnu nautru puru bellu, ma chistu l’haviri sulu iò. Di staiu facendu na para pi quandu mi maritu.

MASINA.(sorpresa)

Picchì, si zita?

NANCY.

Ancora no, ma questioni di ionna è.

MASINA. (contenta)

Finalmenti. Brava brava, e cu è cu è? U canusciu iò?

NANCY.

Nenti, non dicu nenti, se no mi potta mali.

MASINA.

A mia mu po diri, pi mia si comu na figghia.

NANCY.

Ti dicu sulu cu canusci. E basta.

MASINA.

U canusciu? E cu po essiri? (pensandoci) Turi u figghiu di Santa? (guardando Nancy  che non fa nessuna piega) No no, chiddu è randi pi tia, ah capì cu è. Ninu u pulicittu....no no, chiddu è piddaveru un pulici, troppu siccu, si tu metti di sutta scumpari. Ma  cu po essiri? Ah capi, Gnaziu è.

NANCY.

No, si propiu fora strada.

MASINA.

Si fora strada? Iddu iddu è, sicuru. Quandu ti vidi diventa russu, e pari chi chiana ‘nto paradisu. Ti mangia cu l’occhi. Picchì n’è veru?

NANCY.

Si, ma non è iddu.

MASINA.

E cu pò essiri?

NANCY.

Enutuli chi ti spacenzi, no po zittari mai. Abbi un po di pazienza e vedrai.

MASINA.

Va beni, ama vidiri. Mi ‘ndi vaiu chi si fici taddu, ti salutu e tanti auguri.

NANCY.

Non si fannu prima du tempu l’auguri chi potta mali.

MASINA.

Ragiuni ha. Nenti auguri, quandu è fatta a cosa si ‘ndi parra. Ti salutu ciau ciau. (esce)

NANCY.

Ciau ciau. Hanna moriri di invidia, quandu mi vidunu a bracettu cu me dutturi. Anzi, quantu trasu e ciù dicu.

GNAZIU.(entrando timidamente)

Bongionnu Nancy.

NANCY.(sorpresa)

Gnaziu, chi fa cca?

GNAZIU.

Io vinni...io...ti vulia...io ti vulia diri.....na cosa...

NANCY.(interrompendolo)

E poi, poi ma dici. Io cca a travagghiari!

GNAZIU.

Si u sacciu, ma io ti vulia diri sulu chi...si....

NANCY.(c.s.)

Nautra vota Gnaziu, nautra vota mu dici, non mi traci caccadunu.(Masina si affaccia per spiare)

GNAZIU.

E chi ci faci si trasi caccadunu?

NANCY.

Nenti, però non vogghiu mi nimuliunu, specialmenti pi tia.

GNAZIU.

A mia non m’intaressa di cristiani. Io ti vulia diri....si....

NANCY.

Nautra vota Gnaziu ti dissi. Nautra vota mu dici.

GNAZIU.

Ma ommai chi era cca?

NANCY.(spingendolo verso l’uscita)

Vatindi pi fauri, chi io ha travagghiari.

GNAZIU.

Va beni. Nautra vota tu dicu allura. Ciau Nancy.(esce)

NANCY.

Ciau ciau. Appostu semu. Ora ci vinni a primura e puru a parola a chistu. Basta, ora ciu dicu o dutturi. A comu vaci vaci.(fa dei respiri profondi, poi di corsa apre la porta dello studio) Dottore, io, le volevo dire...(si blocca, ma contemporaneamente entra Lucio)

LUCIO.(entrando)

Permesso?

DOTTORE.

Si Nancy, cosa vuoi dirmi?

NANCY.(avvinta)

Le volevo dire, che c’è un signore di la.

DOTTORE.

Si, fallo passare.

NANCY.(a Lucio)

Si accomodi prego.(gli richiude la porta, e quasi piangendo si dispera e torna a fare l’uncinetto)

LUCIO.

Buongiorno, piacere Lucio Fiorelli.

DOTTORE.(dandogli la mano)

Piacere Razzo. Fiorelli, come Fiorello, solo con la i finale.

LUCIO.

Si, come Fiorello, solo con la i finale.

DOTTORE.

Prego si accomodi.

LUCIO.

Grazie. Come avrà già capito, sono un informatore farmaceutico.

DOTTORE.

Si, l’avevo intuito.

LUCIO.

Ne ero sicuro, come sono sicuro che lavoreremo bene assieme.

DOTTORE.

Beh, ci proveremo.

LUCIO.( con sorrisini e sguardi ammalianti)

Molto bene, quando c’è la disponibilità dell’interlocutore, viene proprio la voglia di lavorare.

DOTTORE.(che cerca di non incrociare lo sguardo, un po’ imbarazzato)

Bene, se vogliamo procedere.

LUCIO.(incantato a fissarlo)

Oh, mi scusi, si procediamo. Quindi, io promuovo la linea della casa farmaceutica Protos, non so se ne ha sentito parlare.

DOTTORE.

Si, ne ho già sentito parlare.

LUCIO.

Speriamo bene?

DOTTORE.

Diciamo che ne ho sentito parlare, così superficialmente, comunque, bene.

LUCIO.(c.s.)

N’ero sicuro. La nostra linea di farmaci, tratta tutte le patologie, a partire dal semplice raffreddore, all’emicrania, ai dolori muscolari, ipertensione e così via. Inutile farti la lista delle malattie. Volevo invece attirare la tua attenzione su questo nuovo farmaco della Protos, (prendendolo dalla 24 h) di cui abbiamo avuto risultati sorprendenti. Sono delle compresse contro l’insonnia, ovviamente, ho qui solo le confezioni da 10 mg, ma ci sono anche da 50 mg, e come ti dicevo i risultati....

DOTTORE.(interrompendolo)

Si, scusi signor Fiorello, scusi Fiorelli.

LUCIO.

Se non le dispiace, potremmo darci del tu, tanto siamo coetanei, siamo colleghi, e poi son sicuro che avremo un buon feeling. Io mi chiamo Lucio.

DOTTORE.

Io Renzo.

LUCIO.

Oh, che coincidenza, come Renzo e Lucia, solamente con la o finale.

DOTTORE.

Si, infatti, con la o finale. Senta signor Lucio.

LUCIO.

Ma eravamo rimasti che ci davamo del tu.

DOTTORE.

Hai ragione, Lucio, ma sai, sono abituato con i pazienti a dare a tutti del lei.

LUCIO.

Si capisco Renzo.

DOTTORE.

Bando alle ciance Lucia, oh scusa Lucio.

LUCIO.(per niente offeso, anzi)

Oh, bella questa, Lucia.

DOTTORE.(dispiaciuto)

Non volevo, ma prima con il Renzo e Lucia del Manzoni, mi sono confuso. Scusami.

LUCIO.

Non preoccuparti, non faccio caso a queste sciocchezze. E poi, non sarà una vocale a cambiare i nostri rapporti, no?

DOTTORE.

Si, certo. Lasciami il catalogo e qualche campione, cosi farò qualche esperimento su dei pazienti.

LUCIO.

Si. Ma prima ti volevo dare qualche delucidazione!

DOTTORE.

Ma non è necesssario. Non perdiamo tempo. Sono sicuro che sono ottimi farmaci.

LUCIO.(uscendoli  dalla 24 h)

Si certo Renzo. Ti lascio un po’ quello che è d’uso frequente. Poi, in qualsiasi momento del giorno, o della notte, mi chiami. Questo è il mio biglietto da visita, anzi se mi dai anche il tuo cellulare.

DOTTORE(contrario)

Ma no, non è necessario. E poi, non lo porto quasi mai.

LUCIO.(prendendo dei bigliettini da visita dalla scrivania)

Va bene, mi accontento del numero dello studio per ora.

DOTTORE.(alzandosi)

Ok. Allora alla prossima.

LUCIO.

Si alla prossima, speriamo presto Renzo.

DOTTORE.

Chi lo sa? Dovremmo chiedere a Manzoni, Lucia..

LUCIO.

Mi piaci, sei molto simpatico.

DOTTORE.

Anche tu, Lucia. Sto scherzando, non te la prendere.

LUCIO.

Si, puoi scherzare, sono una che non se la prende.

DOTTORE.(sorridendo)

Ti sei un po’ ingarbugliato, hai detto una invece di uno.

LUCIO.

Infatti, va bene ci vediamo presto, ciao.(gli da la mano e tirandolo lo bacia)

DOTTORE.(colto all’improvviso, poi si toglie il camice per uscire di fretta)

Ciao.

LUCIO.(esce in saletta, e dopo aver salutato esce)

A rivederla signorina.

NANCY.

Arrivedegliela....finalmenti si ‘ndandò. Quantu ciù dicu non mi riva cacchi autru. (c.s.) Dottore io...

DOTTORE.(interrompendola, già con la 24 h in mano pronto per uscire)

Anche io Nancy, anche io.

NANCY.(euforica, fraintendendo)

Anche lei cosa?

DOTTORE.

Quello che stavi dicendo tu.

NANCY.(c.s.)

Allora perchè non me lo dice lei!

DOTTORE.

Ma lo sai Nancy, che con me non devi avere vergogna, non ci sono problemi.

NANCY.

Ma veramente mi imbarazza un po’.

DOTTORE.

Ma che ti imbarazzi a fare, non ci conosciamo mica da ieri.

NANCY.

Lo so, ma mi veggognu.

DOTTORE.

Nancy Nancy, ti vergogni a dirmi che stasera hai da fare e vuoi andare un po’ prima? Ma dai su. Stasera guarda caso, anch’io ho da fare.

NANCY.(imbambolata)

Ah...

DOTTORE.

Visto, l’ho detto io, sei contenta? Ma le prossime volte quando avrai da fare, dillo senza problemi, capito? Ok, io vado, ci pensi tu a chiudere?

NANCY.(triste)

Si dottore.

DOTTORE.(dandogli una pacca)

Dai su con la vita, vai dal tuo principe azzurro. Buona serata. (esce)

NANCY.(piange a scuarciagola, poi piagnucolosa)

Comu ci l’ha fari capiri, comu? Comu ha fari? ( con espressione positiva) Ora ci scrivu na littra. Picchì non mi vinni prima sta pinzata?(si siede prende carta e penna) Caro amore mio, no no, fossi è megghiu caro dottore mio. Caro dottore mio.....da quanto ha.....che lavoro qua, la mia vita, ha cambiato, punto. Totalmente, punto di nuovo. Quando alla sera....finisco il lavoro....è come se muoro...perché, mi devo distaccare...da lei....ma con il pensiero...che domani...lo vedo di nuovo...mi riconsola..virgola, e così per tutti...i giorni....dellla mia vita, amen, quali amen, punto. Io vedo in lei...anzi... visto che oramai che....mi ho dichiarato...ti dò del tu...io vedo in tu... il maschio...della mia vita...che mi ama....mi coccola....e mi potregge...sempre, punto. Io ti ho amato dal primo attimo...che ti ho veduto, virgola, e ti amerò per sempre...anche se a te non ti importe..re..sse..niente di me.…..

sappi che a me si. Ora che....mi ho aperto con te...dichiarando...l’amore mio...spero che...anche tu ti apri con me....e così tutti due...ci chiudiamo nel....nostro...nido...di amore. Punto. La tua adorata...innamorata...appassionata...segretaria, Nancy.(bacia la lettera stampandogli le labbra, le mette un po’ di profumo che prende dalla borsa, la mette sulla scrivania del dottore, mettendogli una rosa sopra) Ah. Così è sicuru chi u capisci.(esce chiudendo le luci e la porta)

MASINA.(entra e accende la luce, paurosa, va nel ripostiglio e prende la scopa)

Cuminciu di cà. (sempre guardinga comincia a pulire, poi spaventata) Chi fù? Oh mamma, ma cu mi potta mi vegnu sula. Iò sugnu scantulina!(riprende, da dietro la porta che socchiude)Dautru minchiuni di me maritu non putia veniri cu mia “c’è a pattita” e a iddu chissu ci hanna dari, catti, birra e pattiti. Ma ora viatu viatu ci dugnu na botta, tantu non è lordu, a simana scossa pulizià.

Anzi, mancu c’è bisognu mi lavu, ora ci dugnu na spolverata e na scupata. (va nel ripostiglio a prendere l’occorrente, e comincia a spolverare in saletta, canticchiando ma guardinga, poi passa nello studio e si accorge della lettera, la prende, la odora la guarda contro luce)E chi è sta littra? Mannaia chiusa è... Madonna chi ciauru chi faci...Nenti si capisci...all’amma chi sotta di labbra chi ci su stampati. (guardando con attenzione) Si non sbagghiu...mi parunu chiddi di Nancy...si i so sunnu...e poi u profumu è chiddu chi usa idda. E tappinara, comu ci bugghi, chi tempi signuri me, chi tempi, non jabba e non maravigghia, i fimmini chi ceccunu i masculi, comu cangia l’epica, e chiù avanti andamu e chiù ‘ndi videmu. Autru chi Gnaziu, u pattitu bonu su ciccò. Ma iò avia sintitu cacchi cosa ‘nta l’aria, chi idda su mangiava cu l’occhi, tappinaredda, ma, megghiu idda chi una strana. Sempri na brava carusa è.(riponendola come prima) Quantu mi movu, se no mezzanotti si faci.(va a prendere il mocio)

NANCY.(rientra per spegnere la luce in saletta ed esce)

Ma iò u visti da strada, chi c’era lustru. Sugnu  ca testa ‘nta l’aria, puru a luci dumata mi scuddà.

MASINA.(rientrando con la scopa va in saletta, ma vedendo buio rallenta)

 Ma chi strambata chi sugnu. Puru a luci stutà, pari chi a pagu iò! (la riaccende scopa canticchiando, poi nello studio e ricomincia da dietro la porta che socchiude, poi va nel ripostiglio)

NANCY.(rientrando un po’ guardinga)

Ma chi c’è stasira cu sta luci. (la spegne, ma si accorge che anche nello studio è accesa) Ma, puru ‘nto studio ma scudda dumata. (va a spegnerla e si avvia per uscire)

MASINA.(subito dopo che Nancy  spegne la luce esce dal ripostiglio)

E chi è..ci sunnu i spiriti cu sti luci?

NANCY.(subito)

Si i spiriti, ci sarà cacchi filu a massa...(si blocca, capendo che la voce potrebbe essere di qualcuno)

Ma, chi sentu puru parrari?

MASINA.(come Nancy)

Ma, chi sentu puru parrari?

(si avvicinano pianissimo all’interruttore, facendo in modo che si sfiorino le mani)

NANCY.(quando sente la mano grida e  esce di corsa)

Aaahhhh....a mani mi tuccaru....

MASINA.(anche lei grida, ma si butta a terra in ginocchio pregando)

Aaahhh...santu libiranti...i ss spiriti...i ss..spiriti... spiriti ci su. Gesù Giuseppi e Maria, libirati l’anima mia. (segnandosi lo dice più volte, dopo un po) Calmati Masina, calmati, non ci ‘nd’è spiriti, non ci ‘nd’è. (alzandosi piano va ad accendere la luce, e guardando dappertutto) Vidisti, vidisti chi non ci ‘nd’è spiriti. Babba è tutta suggizioni. Avanti fozza vidi chiddu chi ha fari e amunindi. Megghiu mi puliziu dumani, già si fici taddu e dumani matina poi non mi iazzu. (lascia la scopa e piano piano si avvia in saletta, poi di corsa esce spaventata)

FINE I ATTO

II ATTO

(mattina, Nancy  entra un po’ guardinga e paurosa, per la sera prima)

NANCY.(a voce alta)

E semu ca.(come se aspettasse la risposta di qualcuno, poi piano va nello studio e si accorge della scopa) E sta scupa ca lassò ca? Sa scuddò stamatina na strambata di Masina.(un po sospettosa) Ma chidda quandu vinni a puliziari? Ma? (con paura la riporta nel ripostiglio) Attia, non è chi visti a littra? (la guarda attentamente) Mi pari chi è comu a lassà iò.

GNAZIU.(entra in silenzio, quando Nancy esce dallo studio la saluta)

Ciau Nancy.

NANCY.(spaventata)

All’aria mi facisti sautari!

GNAZIU.

Scusa, no fici apposta.

NANCY.

Ma chi ci fa cca a matinata?

GNAZIU.

Vinni mi ti dicu da cosa.

NANCY.

Di novu?

GNAZIU.

Di novu chi? Si ancora non ti l’ha dittu?

NANCY.

Ma picch’ sa primura? Poi ma dici.

GNAZIU.

No. Iò ta vogghiu diri. Picch’ iò non pozzu stari chiù. Nancy, iò... ti.... iò...ti...iò ti vogghiu pi zita.

NANCY.

Comu dicisti?

GNAZIU.

Si. Iò ti vogghiu pi zita. E tu?

NANCY.

Iò chi?

GNAZIU.

Tu mi vò pi zitu?

NANCY.

Ma così, subito, non ti pozzu rispundiri.

GNAZIU.

Non ti piaciu? Chi sugnu bruttu?

NANCY.

No. Non è pi chissu!

GNAZIU.

E allura, picchì non di facemu ziti?

NANCY.

Ma tuttu su curaggiu di parrari ora ti vinni?

GNAZIU.

Si. Vaddandu a tia u curagggiu mi veni. Allura chi dici?

NANCY.

Gnaziu, chi tà diri?

GNAZIU.(piagnucoloso)

Non mi vo?

NANCY.

No, però cià pinzari, non è chi subitu unu dici e faci? Cià pinzari na picca!

GNAZIU.

Va beni. Spettu na picca. Tonna vegnu fra mezzura.

NANCY.

Assà spetti ah. O Gnaziu, iò no sacciu, iò l’haiu bisognu na picca di tempu.

GNAZIU.

Quantu?

NANCY.

No sacciu quantu. Facemu chi tu dicu iò quandu sù pronta. Va beni?

GNAZIU.

Passu fra tri ionna?

NANCY.

Ti disi chi tu dicu iò quandu sarà.

GNAZIU.

Va beni. Però non mi fari spittari assà, picchì sugnu cu l’animu suspisu!

NANCY.

E tu l’animu fallu stari ‘nterra, no suspisu. Va beni, ora vatindi chi iò a travagghiari. Ciau ciau.

GNAZIU.(uscendo)

Ciau Nancy. A tia spettu. Ciau.

NANCY.

Si, spetta spetta. Appostu sugnu. Ora chistu non mi lassa reggiri chiù. Mi passi mali mi ci dicia subitu no. E poi, pu si e pu no, megghiu mu lassu di risebba.

MARA.(entra con suo figlio che tiene per mano, e con un cesto)

É pemmessu? Settidi da Stefaneddu a mamma.

STEFANEDDU.(indicando la sedia, per tutto il tempo si tocca perché ha dei fastidi)

Undi ca mà? A, mà, ca?

MARA

Si si.

NANCY.

Buongiorno, dovete aspettari, il dottore non ha arrivato ancora.

MARA,

Non mi si ‘ndi carica, iò apposta vinni chiù viatu, così semu di primi.

NANCY.

Siete assieme?

MARA.

Si, chistu è me figghittu, Stefaneddu saluta avanti.

STEFANEDDU.

Bongionnu signurina.

NANCY(guardandolo con interesse, sottovoce)

Mica male? Ciao iò sugnu Nunziedda.

STEFANEDDU.

Oh ma, sintisti comu si chiama, Nunziedda.

MARA.

Ah...vidisti, così truasti a cumpagnedda. Signurina non pi sapiri. Ma lei quant’anni havi?

NANCY.

Vintidui.

MARA.

Bi...na carusa ancora è, ma so mamma a faci travagghiari a sta età?

NANCY.

Signura, iò veramenti havi 4 anni chi travagghiu, di quandu fici 18 anni e mi pigghià a patenti.

MARA.

Bi fighhioli, puru a patenti havi? Iò dicu chi ancora è troppu piccitta pi nesciri sula da casa.

NANCY.

Apposta lei cumpagna a so figghiu, picchì si scanta mu fa nesciri sulu?

MARA.

Cettu! Pi mia me figghiu è sempri un carusittu.

NANCY.

Si vidi. Quant’anni havi?

STEFANEDDU.

28.

MARA.

Si, 28 i fà u prossimu misi!

NANCY.

Cettu, ancora u figghiu havi bisognu u latti da mamma. Signura, so figghiu già havia essiri maritatu chi figghi, no sutta a so faddetta.

STEFANEDDU.

Si si, veru è, iò mi vogghiu maritari ma.

MARA.

Zittiti tu. Cosi cosi. Signurina, non ci mittissi pulici ‘nta testa, chi ancora n’è ura.

STEFANEDDU.(entusiasta)

Ura ura è. Havi già na bella picca che ura. E chi su prontu pi fari i figghi.(guardando Nancy)

NANCY.

Allura non si zitu?

MARA.

Bi...non jabba e non maravigghia. Signurina ma chi ci dici sti cosi. Ancora n’è ura ci dissi.

STEFANEDDU.(convinto, un po’ autoritario)

Ura è. Oh ma è ura mi mi fazzu zitu. Ommai sugnu beddu randi. Evveru Nunziedda?

NANCY.

Cettu. Iò mi chiamu Nancy. Schizzava prima. E tu picchì ti fa chiamari Stefaneddu, non si chiù un carusitto, ommai ta fari chiamari Stefano.

STEFANO.(contentissimo, mangiandosela on gli occhi)

Capisti ma? Oh. Iò non sugnu chiù un carusu, e mi chiamu Stefano.

MARA.

Stu dutturi non rivò chiù. Cu mi potta mi vegnu prima. Vadda quantu pulici ci fici mettiri ‘ntesta.

NANCY.

Signura ma chi pulici e pulici? Lei si l’hava livari di sutta a gonna, ommai è beddu randi, e ura mi si sistema, mi trova na bella zita, e poi si marita, e faci beddi figghi.

STEFANO.(c.s.)

Si si. Prontu sugnu.

NANCY.(guardandolo con civetteria, poi facendogli una carezza sotto il mento)

Scusate, vado un attimo nello studio. Ciao Stefano, anzi Stefy, è più carino, più intimo.(esce)

STEFANO.(traballando per la contentezza)

Ciau Nenzia.

MARA.(autoritaria)

Basta ora Stefaneddu ah. Basta.

STEFANO.

O mà.

MARA.

Nenti mà. (poi parlando in playback)

NANCY.(dallo studio)

Mamma che beddu. Na picca branatu, ma beddu. Cettu, chidda so mamma é chi no fa sbigghiari, chi su teni sutta l’anchi. Quasi quasi ci fazzu un pensierinu.(guardando la lettera, prendendola, riposandola, e ancora) Chi fazzu? Mancu iò u sacciu! Basta a levu, tantu ha spittatu tantu, si spettu du ionna di chiù non fa nenti. (mette la rosa nel vaso, e la lettera nel seno) Dottore mio, non è un tradimento, è che tu non ti hai ancora decidutu, e io ho trovato di meglio. Mii un pileri è. Ora u fazzu scattriri iò tra 4 e 4, 8.(ripensandoci) E si poi non scattrisci?... Ci tonna mettu a littra. (esce)

STEFANO.(appena la vede)

Ciau Nenzina.

MARA.(zittendolo)

Ancora.

NANCY.(con sguardo fulminante)

Ciao Stefy.

DOTTORE.(entrando di corsa)

Buongiorno, scusate il ritardo, ma stamattina c’è un traffico pazzesco. Nancy fai passare il primo.

NANCY.

Sono assieme dottore, lei è la mamma e lui il figlio, Stefano.(c.s. mentre Mara  guarda in cagnesco)

DOTTORE.(entrando nello studio, chiude la porta, poi mette il camice)

Prego, prego accomodatevi. Prego, sedete. É da molto che apettate?

MARA.(seccata)

U tempu giustu.

DOTTORE.(sedendo)

Ditemi tutto.

MARA.

Allura dutturi, me figghiu Stefaneddu...

STEFANO.(interrompendola)

Stefunu, mii...

MARA.(in cagnesco, con tono più alto)

Me figghiu, havi na chidda di ionna, chi ci brucia, ci doli, e dici chi non c’è ionnu chi non ci capita.

DOTTORE.

Mi scusi, gli brucia e gli fa male cosa, lo stomaco?

STEFANO.

No, chiù sutta.

MARA.(c.s.)

Zittiti tu. Chiù sutta...dutturi...chiù sutta. Comu cià diri...ci brucia da, va.

STEFANO.

E diccillu chiaru mà. Mi brucia u pisellinu dutturi.

DOTTORE.(sorridendo)

Ho capito. Ma cosa il pene o i testicoli?

STEFANO.

Chi cosa?

MARA.

Ma non dissi chi havia caputu?

DOTTORE.

Si, ma vorrei sapere se sono i testicoli, o il pene.

MARA.

Iò non capisciu chiddu chi voli diri.

DOTTORE.

Non fa niente ora lo visito. Intanto dimmi, per caso hai mangiato tanti dolci in questi giorni, che so cioccolata, marmellata, miele, insomma cose molto zuccherate?

STEFANO.

No, evveru ma?

MARA.

Ma chi faci schezza? A me casa si mangia cosi genuini, roba di campagna. Anzi si l’accetta ci puttà na para di ova, sunnu frischi frischi, di stamatina. (glieli mette sulla scrivania)

DOTTORE.(mettendosi i guanti va verso il separé))

Grazie, molto gentile. Vieni Stefano che ti visito. Mettiti qua e abbassa i pantaloni.

STEFANO.(che è dietro il separé)

Mi veggognu.

DOTTORE.

Avanti su, di cosa ti vergogni, tra maschi non ci si vergogna.

MARA.

É timidu u carusu, dutturi.

STEFANO.

Si, sugnu timidu timidu.

DOTTORE.

Avanti su. Ormai hai passato l’età della timidezza. Mi sembri abbastanza cresciuto.

STEFANO.

E va beni, ma si canziassi chiu pi da.

DOTTORE.(sbalordito)

U la Madonna.

MARA.(preoccupata)

Dutturi, com’è?

DOTTORE.

Non c’è male, non c’è male.

STEFANO.

E comu si mi fa mali!

DOTTORE.(esce per andare in bagno)

Ora provvediamo subito.

STEFANO.

O ma. Chi mi faci ora u dutturi? Non è chi mi struppia chiossà?

MARA.

Non ti scantari non ti struppia Stefaneddu.

STEFANO.(uscendo solo la testa dal separé)

Stefunu, capisti, oh...

DOTTORE.(rientrando con una bacinella d’acqua)

Ecco qua, adesso rimediamo subito

MARA.

Dutturi, non mu ciù stempira?

DOTTORE.(andando dietro al separé)

Non si preoccupi.

STEFANO.(preoccupato)

Dutturi chi ha fari iò?

DOTTORE.

Tu niente. Stai fermo che adesso me la vedo io.(si sente un rumore di incandescenza, e fumo) E che è, non ci posso credere. Mai vista una cosa simile.

STEFANO.(sospiri di sollievo)

Aahh...che bellu...che bellu...    

DOTTORE.

Passato?

STEFANO.

Si, ma chiù taddu tonna veni.

DOTTORE.

Non preoccuparti, ora ti dò la curetta. (toglie i guanti e va a posare la bacinella) Ti puoi rivestire.

MARA.

Dutturi com’è?

DOTTORE.(rientrato si siede)

Grande, molto grande.

STEFANO.(che è uscito dal separé, poi si siede)

U vidisti chi u dici puru u dutturi chi sugnu randi?

MARA.

Dutturi iò dicia, chi havi cacchi infezioni?

DOTTORE.(ironico)

Infezione? Non direi. Anche perché credo che suo figlio non ha mai avuto rapporti.

MARA.(dispiaciuta)

Inveci unu l‘appi. A scola quandu havia 11 anni.

DOTTORE.

Perbacco, così precoce?

MARA.

Purtroppu, nta ricreazioni succidiu u fattu. Chistu, u carusu niscia du bagnu, na carusa stava trasendu, iddu a statu sempri di bedda stazza, di pigghiò da bon’anima di sò patri. E allura a carusa trasiu di cussa ‘nto bagnu, biscò cu iddu e cadiu ‘nterra, e si fici un bumbaleddu ‘nto frunti. O prufissuri ci passi chi fu iddu chi a fici cadiri, e ci fici un bellu rapportu.

DOTTORE.

Ah, ho capito, va bene signora, se aspetta fuori, vorrei parlare un po’ con suo figlio.

MARA.

Picchì, non pozzu stari ca? Chi ci voli diri?

DOTTORE.

Niente, voglio solo parlare con lui di certe cose.

MARA.

Ma chi ci fazzu ca? Iò non parru propria, staiu ca e scutu, dopu tuttu è me figghiu!

DOTTORE.

Si, però tra uomini è più facile parlare di certi argomenti, e poi magari suo figlio si vergogna di lei.

MARA.

No, no, me figghiu non si viggogna, è veru Stefaneddu?

STEFANO.(la spinge fuori)

Si, mi viggognu. Spetta fora.

MARA.(mentre viene spinta)

Mi raccumandu dutturi, non mu facissi scandalizzari. (esce)

STEFANO.(approfitta per salutare Nancy, poi rientra)

Ciao Nancy.

NANCY.

Ciao Stefy. Chi è ha ittaru fora?

MARA.(in cagnesco)

No. Mi ‘ndi nisci iò, così parrunu tra iddi masculi. (si continuano a dare occhiate)

DOTTORE.

Allora Stefano, dimmi un po’. Hai mai fatto sesso?

STEFANO.

Non sacciu mancu chiddu chi voli diri, ma sugnu sicuri chi mi piaci.

DOTTORE.

Si. Penso che ti piacerà. Ecco, vedi, tu sei stato, come si suol dire, sotto la gonna della mamma, e quindi hai perso, o ti hanno fatto perdere la dimensione, la misura del tempo che passava, perdendo così l’età in cui avresti dovuto fare le tue esperienze sessuali. Ma pazienza, vorrà dire che comincerai da adesso.

STEFANO.

Si si, vogghiu cuminciari subitu cu Nancy.

DOTTORE.

Beh... non avere fretta adesso. Con le ragazze, prima ci si parla, ci si esce, poi piano si va al sodo.

STEFANO.

Voli diri si vaci o sessu?

DOTTORE.

Si. Tu hai visto Nancy, che è una bella ragazza.

STEFANO.

E comu!

DOTTORE.

Però, devi andarci piano, con i piedi di piombo, perché lei potrebbe essere già fidanzata, per questo,  prima uno parla, cerca di farle qualche domanda, e poi se è libera uno va alla carica.

STEFANO.(fa il relativo gesto)

E poi...

DOTTORE.

Non essere volgare. Mi sa che tu ti stia aprendo troppo in fretta.

STEFANO.

Ha guadagnari u tempu persu!

DOTTORE.

Il primo consiglio che ti do, è quello di uscire, di fare amicizie, con ragazze, ragazzi...

STEFANO.(interrompendolo)

Ragazze, ragazze megghiu.

DOTTORE.

Si certo, ma anche amici, con cui andare al cinema, a mangiare una pizza. E poi cerca di...

STEFANO.(c.s.)

Di fari u sessu.

DOTTORE.

Si, anche quello, ma prima devi corteggiarle, devi colpirle, devi farle perdere la testa. Per cominciare, dovresti vestire un po’ più da adulto, un po’ più alla moda. Cerca di curare l’aspetto.

STEFANO.

Si ma dopo chi iò mi vestu bonu, comu si faci a fari...u sessu.

DOTTORE.(sorridendo)

Non ti preoccupare per quello. Quando sarai di fronte alla situazione, il tuo istinto mascolino ti guiderà. Intanto cerca di fare quello che ti ho detto. Se avrai bisogno di un consiglio sarò quà.

STEFANO.

Va beni dutturi, grazi. Mi ‘ndi vaiu, picchì mi pari chi tonna l’acqua ci voli.

DOTTORE.

Se segui il tuo istinto mascolino, vedrai che non ci sarà bisogno dell’acqua. Capito? Corri in bagno!

STEFANO.(guadagnando l’uscita di corsa)

Va beni dottore grazi. Ciao Nancy, ora scappu chi ha iri undi u me istinto mascolino, ma poi ‘ndi videmu, e comu si ‘ndi videmu. Camina mà. (esce)

MARA.(segnandosi)

O Gesù Gesù, mu ruinaru a stu figghiu. (esce)

DOTTORE.( affacciandosi in saletta)

Quante se ne vedono.

NANCY.

Infatti. So mamma a da età su voli teniri ancora sutta da gonna.

DOTTORE.

Penso che da oggi in poi cambierà, gli ho spiegato alcune cosette della vita a Stefano.

NANCY.(soddisfatta)

Ah si? Bene bene. Ah dottore, ma stamatina, ho trovato la scopa nel suo studio, ne sape qualcosa?

DOTTORE.

L’avrà dimenticato Masina ieri sera.

NANCY.(sorpresa)

Ieri sera?

DOTTORE.

Si, non ti ha detto che per adesso farà le pulizie la sera, dopo la chiusura dello studio?

NANCY.

No. Iò nenti sapia.

DOTTORE.(rientrando e chiudendo la porta, si siede e scrive)

L’avrà dimenticato.

NANCY.(minacciosa)

Allura idda era assira. Chi mi fici pigghiari un coppu di cacazzu. Ora ma vidu iò, naviri paura.

GRAZIA.(entra di corsa con un lungo cappotto e su il capo un foulard)

Salve. (guarda indietro come se fosse seguita)

NANCY.

Buongiornu. E chi rivò u ‘nvernu?

GRAZIA.(indifferente)

No, perché? C’è il dottore?

NANCY.(volendola annunciare)

Si un attimo...

GRAZIA.(fermandola)

No, non si disturbi, mi annuncio da me.(entra in studio)

NANCY.

Chistu è viziu di famigghia, chi non si vonnu fari annunciari.

DOTTORE.(si accorge di Grazia, e al vederla resta di stucco, tossisce, si alza)

Ehm...signora..come mai qui?...da sola?

RAZIA.(a modo suo)

Ciao dottorino, sono venuta a fare la terapia, l’hai dimenticato?

DOTTORE.(c.s.)

Veramente...non so... cosa...come...aiutarla.

GRAZIA.(avvicinandosi piano)

Non ti preoccupare lo so io, caro il mio dottore.

DOTTORE.(tossendo)

So, che lei lo sa, ma non credo suo marito sia d’accordo.

GRAZIA.

Mio marito. E su cos’è d’accordo lui? E poi, non devi preoccuparti, lui non è qui, quindi?

DOTTORE.

Si, ma...io... non posso...e poi c’è la segretaria, arrivano i pazienti.

GRAZIA.(chiude la porta a chiave)

E noi chiudiamo la porta a chiave, così non ci disturberà nessuno.

NANCY.(sentendo la chiave)

Ma comu mai chiudiu ca ghiavi? Non è chi sta tappinara mu voli futtiri? (guarda dal buco della serratura) Ora ci battu....ma pinzanduci bonu, amia chi m’intaressa chiù, ommai haiu a Stefaneddu.

STEFANO.(entra vestito come un playboy, capelli impomatati, con una rosa in mano)

Ciao bambola. Che ne dici di andari a pigghiari un drinks?

NANCY.(al vederlo non crede ai suoi occhi, poi quasi ansimando)

Oh Stefy, ,Stefy...

STEFANO.(avvicinandola, per darle la rosa)

Oh, Nancya.

NANCY.(si avvicina anche lei, prende la rosa e quasi si baciano)

Stefy, come sei sexy. Accetto con molto piacere.(avvicinandosi alla porta dello studio) Dottore!

DOTTORE.(rianimato per l’intervento di Nancy)

Si Nancy!

NANCY.(guardando Stefano con passione)

Le dispiace se escio un attimo, torno subito, tanto lei sarà impegnato per un poco.

DOTTORE.

Veramente Nancy...

NANCY.

Oureuare, a dopo.

STEFANO.(prendendola per mano)

Andiamo bambola.

NANCY.(pizzicandogli le guance)

Si bambolotto mio.(escono)

DOTTORE.(aggirando Grazia, apre la porta)

Nancy, Nancy, ma dov’è andata.

GRAZIA.(tirandolo dentro e richiudendo la porta)

Soli è meglio. Così  nessuno ci disturberà, mentre faremo la terapia...intensiva.... (lo accarezza)

DOTTORE.(cercando di allontanarsi)

Ecco... io...

GRAZIA.

Tu, cosa?

DOTTORE.

Io... non penso sia una buona idea..la...la...terapia...

GRAZIA.(avvicinandosi, ma spalle al pubblico, allarga il cappotto)

Ah si? E cosa ne dici di quest’idea?

DOTTORE.(come se fosse nuda, guarda a bocca aperta, poi chiude gli occhi, poi li riapre)

Ooohhh....Dio, ma che fa?

CAMMINU.(entra velocemente, a tratti annusando come un segugio)

E chi è nuddu c’è....si non è ca, di ca passò... u me nasu mai ma tradutu..(aprendo la porta) Dutturi!

GRAZIA.(coprendosi)

Cielo mio marito.

DOTTORE.(spaventatissimo)

Cielu mottu sugnu!

CAMMINU.(incredulo,a bocca aperta, poi sorridente)

Sorpresa!! U dissi iò chi u me nasu non mi tradisci!

DOTTORE.(c.s.)

Guardi che c’è un malinteso, non faccia conclusioni affrettate.

GRAZIA.

Caro...

CAMMINU.(che nel frattempo è diventato nero in volto, poi con fermezza)

Zittiti tu.(prende il coltello) Dopu stu affrontu, non mi ‘ndi pozzu iri di ca, si non prima vidu sangu.

GRAZIA.(la solita carezza all’orecchio)

Ma Meluccio mio, che vai pensando...

CAMMUNU.(dapprima si addolcisce, poi ritorna in se, e la scansa)

Zittiti tu, e non mi tuccari. A fimmina è fimmina si sapi. Ma u masculu s’hava sapiri controllari.

DOTTORE.(quasi morto)

Ma...

CAMMINU.(interrompendolo)

Nenti ma e mi. Stava dicendu, vogghiu vidiri scurriri sangu russu.(avvicinandosi al dottore, aumenta sempre più il tono e il nervosismo) E quandu dicu russu, hava essiri russu. A mia, Camminu Sturniolu, mai nessunu sa pimmittutu mi ci vadda a muggheri, mancu cu l’occhi. E lei chi happi l’onori ma visita, andò puru oltri, mi fici oltraggiu. Ora pecciò, vogghiu soddisfazioni.(non controllandosi dai nervi, contro il dottore) e sangu russu hava nesciri.

GRAZIA.(nel frattempo ha afferrato il fagiuolo e lo sbatte in testa al marito, che sviene a terra)

Forza dottore.

DOTTORE.

Oh Dio, mi tremano le gambe, mi sento svenire.

GRAZIA.(avvicinandosi al dottore)

Dai su riprenditi, che adesso dobbiamo fare la terapia!

DOTTORE.

Ma lei è pazza?

GRAZIA.(aprendo di nuovo il cappotto)

Si, sono pazza di te. Concupiamo, abbiamo tempo prima che si risvegli.

DOTTORE.(incredulo)

Se, si risveglia. Ma si copra, e la smetta con questa commedia!!

GRAZIA.(cercando di baciarlo)

La mia non è per niente una commedia, io ho bisogno di te.

DOTTORE.(la scansa e va dal marito)

Basta, ora la finisca. Vediamo se posso far riprendere suo marito.(gli tasta il polso, poi va a prendere una boccettina, la passa sotto il naso) Mi dia una mano a tirarlo su.

GRAZIA.(lo aiuta, ma guardando il dottore fa in modo che il dottore la sfiori)

Oops...mi scusi.

DOTTORE.(lo mette sulla sedia)

Faccio da solo. Per favore si ricomponga, che adesso dovremo spiegare tutto a suo marito.

GRAZIA.(con leggerezza)

Si, mio marito. Adesso non ricorderà più nulla, non è la prima volta che lo faccio.

DOTTORE.(incredulo, dando schiaffetti al marito per svegliarlo)

Ma lei è proprio una pazza.

GRAZIA.( raccogliendo la coppola, il coltello che metterà in tasca al marito)  Si. Sono pazza. Sono pazza di gioie, di desideri, di passioni, di coccole, di affetto, che mio marito non mi da, è forse una pazzia questa?

CAMMINU.(toccandosi la testa)

Hai, hai, chi duluri di testa, comu mi gira, hai hai, chi fu?

DOTTORE.

Niente tutto ok, non si preoccupi.

CAMMINU.(alla moglie)

Ma chi succidiu? Chi ci fazzu undi u dutturi?

GRAZIA.

Niente Meluccio, hai avuto un piccolo abbassamento della pressione. Dai che ora andiamo a casa.

CAMMINU.

Chi duluri di testa, pari chi mi desiru un corpu di mazza.

DOTTORE.(asserendo)

É l’effetto del...del...delle gocce, passerà tra un paio di giorni, salvo complicazioni, vero signora?

GRAZIA.(guardandolo a suo modo)

Si dottore, sarà quello. Grazie per ora. La saluto, e spero che la prossima volta sarò più convincente.

DOTTORE.

Spero invece che trovi la pace e l’armonia dei sensi. Arrivederci.(si salutano)

CAMMINU. (toccandosi la testa)

Arrivedecci dutturi. Minchia comu dolunu si gocci. (escono)

DOTTORE.(che li ha accompagnati in saletta, dove rimane)

Ma... Che strane cose...in questo strano mondo...

NANCY.(entra ballando e canticchiando con il rossetto sbavato)

La..la..la...

DOTTORE.

Cosa ti è successo Nancy?

NANCY. (c.s., poi prende il dottore e balla)

Ho trovato il principe azzurro. Mi sono innamorata, mi sono innamorata...

DOTTORE.(cerca di divincolarsi)

Sono contento per te, ma io non so ballare, mi tremano un po’ le gambe, mi gira la testa.

NANCY.(euforica)

Anche a mia gira la testa, ma quando una si innamora è bellu stu giramentu di testa.

MASINA.(entra con Mimma, e guardano la scena)

Ma che bella sorpresa!!

DOTTORE.(lasciando Nancy)

Ma che sorpresa, c’è un malinteso. Un altro.

MASINA.(sarcastica, ammiccando a Mimma)

Si, si, u sacciu u malintesu. Vegnu nautra picca pi pulizii. Camina Mimma, c’è u malintisu.(escono)

DOTTORE.

Visto cosa hai combinato?

NANCY.(c.s.)

Non si preoccupi. Presto anche loro conoscono il mio azzurro.

DOTTORE.(entra in studio, si toglie il camice per uscire)

Io vado, ci vediamo domani, buona serata con il tuo principe azzurro.

NANCY.

Grazie. Sono, come se volassi su una nuvola. Con la testa fra ne nuvole.

DOTTORE.

 Cerca di non perderla troppo la testa. Stai con i piedi per terra. Ciao chiudi tu allora? (esce)

NANCY.(non dando peso alle sue parole)

Si chiudu iò. Caro dottore, tu non mi hai voluto, e ora mi concedo al mio Stefy. Ora mi chiudu ca intra e cià fari pigghiari un coppu di cacazzu. (prende le sue cose, chiude la luce in saletta, poi va nello studio,  fa le prove per posizionarsi, parlando a soggetto, poi sceglie il separé) Ca reti mi mentu, und’è rivunu. (suona il telefono dello studio, esce ma rientra) Puru u telefunu, ma cu pò essiri ast’ura? Megghiu mi non rispundu, tantu semu già fora orariu, si havi bisognu dumani chiama. Cca cca sunnu. (sentendo rumore si nasconde)

MASINA.(fuori scena)

Trasi trasi e duma a luci.

MIMMA.(entra per prima, e accende la luce, Masina le sta attaccata dietro)

Aaahhh... u spirituuu..

MASINA.(piagnucolosa)

Aaah...u sapia iò..

MIMMA.(ridendo)

Ma camina babba, non esistunu i spiriti, schizzava.

MASINA.(dandole uno spintone)

Ma chi schezzi babbi chi fa. Non si schezza cu sti cosi.

MIMMA.

Vidisti inveci comu s’antindiunu Nancy e u duttureddu?

MASINA.

Ti l’havia dittu iò chi  Nancy prima o poi u facia cadiri. Affari sò su.

MIMMA.

Si però idu havi 15 anni chiù di idda.

MASINA.

Cu l’epica chi c’è, vaddi l’età. Ora non si capisci nenti chiù. Vidi ‘nta telivisioni, vecchi decrepiti chi hannu ziti di 20 anni. Ma. Chiù tostu cuminciamu chi si fa taddu. A duma a luci ‘ntò studiu.

MIMMA.

Picchì tu na pò dumari?

MASINA.

Iò mi scantu.

MIMMA.

Bonu va.. Ti dissi chi non ci ‘ndè spiriti. Moviti e dumila.

MASINA.(lentamente, entra solo la mano, cercando l’interruttore, ma Nancy la tocca, scappa)

Aahh... ci su, ci su i spiriti, a mani mi tuccaruuu..

MIMMA.

A vo finiri ora. Videmu si ma toccunu a mia. (entra  e accende la luce) vidisti a mia non mi ‘ndi tuccaru. Fossi a me mani non ci piaci, ci piaci a to? Fozza trasi e fa chiddu chi ha fari. Iò sistemu ca.

MASINA.(si riprende, fa dei respiri, poi entra con circospezione)

Va beni, non ci ‘ndè spiriti. Ora vaiu ‘ntò bagnu pi pigghiari a scupa Mimma.

MIMMA.(che si è messa un camice a mo di fantasma )

Si si, ca sugnu.

MASINA.(riesce con la scopa e vede il fantasma Nancy al centro dello studio)

Miiiimma...o Miiimma, u spiiiritu...u spiiiritu..

MIMMA.(entrando nello studio)

Ca è u spiritu, staiu rivandu...

MASINA.(tremante)

Miiimma...duui...duui su i spiiriti. (sviene a terra)

MIMMA. (ridendo si toglie il camice, ma alla vista dell’altro fantasma si spaventa)

Ma chi spiriti iò sugnu.......aaahhh u spiiiritu...u spiiiritu

NANCY.(muovendosi camuffando la voce)

Aahh aahh aahh... io sono lo sspiiritooo...

MIMMA.(inginocchiata accanto a Masina, tremante, a testa bassa )

Ie..ie..ie... chi vò di miiia.

NANCY.(le  scappa da ridere)

Io voglio.......

MIMMA.

E chi è ti veni di ridiri puru?

NANCY.

Certo.

MIMMA.

Ma i spiriti non ridunu così.

NANCY.

Ah si? E come ridono?

MIMMA.

Ridunu cu na risata fotti, comu i fantasmi.

NANCY.

Sciocca, infatti io sono un fantasma non uno spirito. (c.s.)

MIMMA.(segnandosi, poi con coraggio alza la testa)

Ancora iò mai l’havia vistu un fantasmsa chi ridi così!

NANCY. (con voce normale)

Mancu iò.

MIMMA.

Ma.....

NANCY.

Ma chi?

MIMMA.

Ma ha a vuci precisa a chidda di Nancy!

NANCY. (camuffando la voce)

Infatti iò sugnu la spirita di Nancy. (si toglie il lenzuolo e ride a crepapelle)

MIMMA.

Malanova mi ha tu sula. Ma chi sù schezzi chi si fannu chisti. Mi stavi facendu moriri du scantu.

NANCY. (c.s.)

E tu mi sta facendu moriri di risi.

MIMMA.

Ora comu si sbigghia Masina, ciù dicu chi eri tu.

NANCY.

E iò ci dicu chi eri tu l’autru spiritu. Così semu ‘nta stissa barca.

MIMMA.(toccando Masina)

Chiuttostu pigghia u spiritu, facemula rinveniri.

NANCY.(rifà il fantasma)

Ca c’è u spirituuu...

MIMMA.

Basta, ora finemula. Chi chista mi pari chi muriu.

NANCY.(tasta il polso a Masina)

Non ti scantari ora si sbigghia. Mittemula supra a seggia. (eseguono) Quanto pigghiu u spiritu.

MIMMA. (dandole piccoli schiaffi)

Masina, o masina, sbigghiti.

NANCY.(con lo spirito in mano)

Ca c’è u spiritu.Leviti di docu, na struppiari. ( passandole lo spirito sotto il naso, le da forti schiaffi) Masina, o Masina, sbigghiti..

MIMMA.

Iò a struppiava, tu chi und’è ci fa cadiri i denti.

NANCY.

Quandu ci vonnu ci vonnu. Vidi chi si sta sbigghiandu ? Iò mi ‘ndi vaiu.

MIMMA.

Comu ti ‘ndivà. E iò chi ci cuntu?

NANCY.

Viditilla tu, ‘nventici na palla, tantu è u vostru misteri ‘nvintari palli. Ciao ciau. (esce)

MASINA.(comincia a muoversi, aprendo gli occhi)

Ai ai, i spiriti, i spiriti.

MIMMA.

Ma quali spiriti e spiriti.

MASINA.(senza forze)

Si, si, erunu dui, unu randi e unu chiù piccittu. Dui dui erunu.

MIMMA.(ridendo)

Si si, erunu mamma e figghia. Mi pari chi tu fa troppu cosi, e ha i lucinazioni. Ta ripusari na picca.

MASINA.

Fossi ha ragiuni, è a stanchizza chi mi fa vidiri sti cosi.

MIMMA.

Allura chi è! Tu tutti i ‘mpicci ti pigghi. I nuciddi i cogghi, i pulizii ca ci fa, i subbizza a casa. E ti pari chi semu fatti di ferru? Ci voli na picca di riposu, rilassamentu!

MASINA. (alzandosi)

Ragiuni ha. Fossi è megghiu mi lentu na picca. Se no mi venunu  troppu  lucinazioni.

MIMMA.

Si figghia. U troppu è troppu.

MASINA.(avviandosi all’uscita)

Si si ragiuni ha, u troppu è troppu. Amunindi, non mi mi veni nautra lucinazioni. Mamma mia chi su brutti. Parunu veri i spiriti, di coddu ma stava facendu. (esce)

MIMMA.

Iò inveci ma fici.(esce)

FINE II ATTO


III ATTO

(In scena Nancy seduta sulle gambe di Stefano, si coccolano)

NANCY.

E di cu è stu nasittu, di cu è?

STEFANO.

U to è, u to.

NANCY.

E di cu è sta buccuzza di cu è?

STEFANO.

A to è, a to.

NANCY. (lo bacia violentemente)

O stu pupu, quantu si beddu. Ma tu quanto mi ami?

STEFNO.

Tanto tanto tanto.

NANCY.

Sicuro?

STEFANO.

Si amore, tanto tanto, tanto.

NANCY.(stroppicciandolo)

Oh u me pupu. Ma to mamma chi dissi quandu ciù dicisti?

STEFANO.(insicuro)

Ma...sa...nenti.

NANCY. (guardandolo fisso negli occhi)

Stefy,  ciù dicisti a to mamma?

STEFANO. (c.s.)

Veramenti...

NANCY.

Stefy, si o no?

STEFANO.

Ni.

NANCY.

Chi voli diri ni?

STEFANO.

Ci accinnà cacchi cosa.

NANCY.(si alza e va al centro della stanza)

A me non mi basta. Tu glielo devi dire.

STEFANO.(correndogli dietro)

Ma ancora è prestu!

NANCY.

Già havi 21 ionna chi semu assemi.

STEFANO.

E comu facemu un misi ciù dicu.

NANCY.(scostandosi)

Questo voli diri chi non mi ami.

STEFANO.

No, iò ti amo Nancy, tu si a me vita.

NANCY.

E allora perché non ciù dici...... ciù dicu iò?

STEFANO.

No. Iò ci l’ha diri.

NANCY.

E allora oggi quandu va a casa ciù dici....si non ciù dici voli diri chi non mi ami. E di lassamu.

STEFANO.(prendendola per mano)

No. Tu non mi po lassari. Iò ommai sugnu persu senza di tia....va beni, oggi ciù dicu.

NANCY.(lo abbraccia e lo bacia)

Oh quanto ti amo.

DOTTORE.(entrando vede la scena)

Sorpresa! Buongiorno.

NANCY.

Buongiorno.

STEFANO.

Buongionnu dutturi.

DOTTORE.

Ma...è lui il preincipe azzurro?

STEFANO.

Si dutturi, iò sugnu.

NANCY.

Si, finalmente l’ho incontrato.

DOTTORE.

Bene, sono contento, davvero, complimenti Stefano, hai seguito i miei consigli. Bravo.

STEFANO.

Si dutturi. Anzi si lei havi bisognu ci pozzu dari na mani.

DOTTORE.

Bella questa, l’allievo che supera il maestro. Bene, allora auguri, e come si dice, figli maschi.(li bacia entrambi)  Io vado di la. (va nello studio)

NANCY.

Vieni balliamo.

STEFANO.

Ma io non so ballare.

NANCY. (canticchiando lo trascina)

E ta ‘nzignari, quandu ‘ndi maritamu ama fari un tangu chi l’hama fari moriri i ‘nvitati.

MARA.(entrando vedendo la scena resta a bocca aperta, incredula)

Stefaneddu!

STEFANO.(al vederla lascia cadere Nancy, e vorebbe nasconderla)

Mà, ca si?

NANCY.

Ai, ai, a carina mi rumpi.

STEFANO(aiutandola a rialzarsi)

Scusa Nancy, mi sciddicasti.

MARA.(attendendo spiegazioni)

Stefaneddu...ma...

NANCY.

Si chiama Stefano, dai Stefy, diglielo.

STEFANO. (indeciso)

Ma...ora...così...all’improvviso?

NANCY.

La cosa ‘mpruvvisata è sempri chiù gradita!! Fozza.

STEFANO.(guardando ora la mamma ora Nancy)

Mà...iò...ti vulia diri...chi...iò e Nancy...di vulemu beni,....

NANCY.

Ci amiamo.

STEFANO.

Ci amiamo....e ‘ndi vulemu.... maritari.... Così ti fazzu 10 niputeddi. Ah?

NANCY.

Cala cala.

STEFANO.

Facemu 5.

NANCY.

Cala.

STEFANO.

Va be, na para di niputeddi, non si cuntenta ma?

MARA.(c.s.)

Iò...veramenti...

NANCY.(la va ad abbracciare)

Certo che è contenta, la mia suocerina.

MARA.(facendole una carezza)

E chi ba diri? U Signuri mi bi binidici. Basta mi bi vuliti beni e comu voli Diu.

STEFANO.(abbracciandola)

Cettu mamma chi ‘ndi vulemu beni.

MARA.

Ora mi vogghiu iri a ripusari na picca. Dopu sta notizia mi sentu na picca stunata.

STEFANO.

Si ma, iò puru a casa vegnu, andamu.

NANCY. (baciandola)

Ciau ma.

MARA.(accarezzandola)

Ciau figghia.

STEFANO. (baciandola)

Ciao Nancy a dopo. (escono)

NANCY.

Ciao amore......na brava cristiana è me soggira. Idda non è chi u facia pi mali, mu su tinia così strittu a Stefunu. Ci muriu puru u maritu e quindi era chiù legata. Comu si dici, i figghi su pezz’i cori.

GNAZIU.(entra ben vestito con un mazzo di fiori che gli copre il viso)

Ciau Nancy.

NANCY.

Cu è?

GNAZIU.(abbassando i fiori)

Non mi canusci chiù?

NANCY.

Ah tu si?

GNAZIU.

Si, iò sugnu. Siccomu tu non t’ha fattu sentiri, allura vinni iò.

NANCY.

E pichì...

GNAZIU.

Picchì?

NANCY.(indecisa)

Picchì..iò....ommai...

GNAZIU.

Non mi fari stari supra e spini!

NANCY.

Gnaziu, iò su zita.

GNAZIU.

Ah...ma prima non mi dicisti così?

NANCY.

Ma prima era prima!

GNAZIU.

E picchì non mu dicisti? Iò spittava ancora a risposta e tu ti facisti zita cu nautru.

NANCY.

Ma ti l’avissi dittu.

GNAZIU.

Ma quandu? Non si faci così però. Iò ha statu  cu cori comu chiddu di na palumba.

NANCY.

Si, ha ragiuni Gnaziu, chi non tu dissi prima. Mi pidduni?

GNAZIU.(sospirando)

Pacenzia!

NANCY.(rincuorandolo)

Gnaziu, tu si un bonu carusu, e prima o poi a trovi nautra zita. Magara megghiu di mia.

GNAZIU.

Si. Te, chisti l’havia puttatu pi tia. Sempri p’un fidanzamentu su. Auguri.

NANCY.(prendendo i fiori lo bacia)

Grazi Gnaziu.

GNAZIU.(uscendo demoralizzato)

Ciau Nancy.

NANCY.

Ciau. Poviru Gnaziu. Ma iò chi ci pozzu fari? Ognunu hava tirari l’acqua o so mulinu. Eh.

LUCIO.(entrando)

Permesso, buongiorno signorina.

NANCY.

Signora tra poco.

LUCIO.

Auguri allora. Il dottore è occupato?

NANCY.(alzandosi per annunciarlo)

No, è libero. Aspetti un attimo. (apre la porta) Dottore c’è il signor...

LUCIO.

Lucio.

NANCY.

Lucio.

DOTTORE.

Si, fallo passare.

NANCY.

Prego, si accomodi.(richiude la porta)

LUCIO.(entrando in studio)

Grazie. Ciao Renzo, come va?

DOTTORE.(salutandosi con il bacio)

Bene Lucio, e tu?

LUCIO.

Bene, non vedevo l’ora di rivederti.

DOTTORE.

Ah si? Bene ora siamo qua.

LUCIO.

Ti ho chiamato l’altra sera, ma non ha risposto nessuno.

DOTTORE.

Vuol dire che cen’eravamo andati.

LUCIO.

Si infatti, sarà stato dopo le otto. Pensavo di trovarti ancora qui, magari da solo, facevamo due chiacchiere con più tranquillità.

DOTTORE.

Be, sarà per un’altra volta. Non mancherà occasione.

LUCIO.

Sicuramente.

DOTTORE.

Come va, con il lavoro? Hai  sicuramente tanti clienti?

LUCIO.(gli si avvicina, e comincia a massaggiarlo sul collo)

Veramente ero passato per fare due chiacciere, non per parlare di lavoro.

DOTTORE.(un po’ teso)

Come vuoi.

LUCIO.

Mamma mia come sei teso. É per i miei comportamenti, o perchè c’è la signorina di la’? Anzi, mi ha detto che tra poco si sposerà.

DOTTORE.

Si, non vede l’ora, si è appena fidanzata.

LUCIO.(passandogli la mano sulle labbra)

Scsc...non facciamo pettegolezzi sugli altri. Parliamo di noi.

DOTTORE.(rilassandosi)

Parliamone.

LUCIO.(c.s.)

Bene...visto..adesso sei un po’ più rilassato!

DOTTORE.

Si, infatti, avevo proprio bisogno di questi massaggi.

LUCIO.

Immaggino. Anch’io ne sento tanto la mancanza.

DOTTORE.

Vuoi che te li faccia io?

LUCIO.

Dove qui...o a casa mia?

DOTTORE.(cedendogli il posto)

Anche qui!

LUCIO.(sedendosi, gli fa una carezza)

Come sei carino.Li accetto con vero piacere.

DOTTORE.

Anche tu....sei carino

LUCIO.

Mi fa molto piacere sai...

DOTTORE.

Cosa?

LUCIO.

Che tu ti sia aperto un po’.

DOTTORE.

Sai, io sono stato abbandonato, sia dalla famiglia, sia dai miei amici più cari, quando ho cercato di spiegare, la mia..la mia...

LUCIO.

Omossessulità.

DOTTORE.

Si.E, quel loro atteggiamento, quel loro distacco, io l’ho vissuto come....come...

LUCIO.

Come una colpa tua.

DOTTORE.

Si.E questo mi ha bloccato. Mi ha fatto chiudere ermeticamente, ancora di più. Ma adesso non me ne frega niente di loro. Io non posso fingere tutta una vita.

LUCIO.

Hai ragione Renzo, hai perfettamente ragione. In fondo non è colpa nostra se la natura ci ha giocato questo scherzo. La vita è una e va vissuta alla luce del giorno, no al buio.

DOTTORE.

Si Lucio, alla luce del giorno.(avvicinandosi lentamente lo bacia sulla bocca)

NANCY.(entrando senza bussare, alla scena resta di stucco)

Dotto.....re.....che sorpresa?

DOTTORE.(senza pudore)

Infatti Nancy, hai proprio ragione. É una bella sorpresa anche per me. Daltronde la vita è piena di sorprese. Vedi, io sono stato a cercare e ricercare per anni, la mia identità. Ma, non sono mai riuscito a trovarla, o meglio, non ho avuto il coraggio di affrontarla. Adesso ho incontrato Lucio, e ho trovato il coraggio. Tutti, prima o poi, incontriamo la persona giusta nella vita, tu hai incontrato Stefano, ed io Lucio, che ha fatto scattare in me, quella molla, che mai e poi mai sarebbe scattata da sola. Quello che è importante nella vita, non è la nostra natura, ma la nostra felicità. E ognuno, deve vivere per quello che è realmente, non, per quello che gli altri vorrebbero che fosse. 

LUCIO.

E poi, che mondo sarebbe, se fossimo tutti uguali? Il mondo è bello perché è vario, no?

NANCY.(c.s.)

Si.

FINE

Roma gennaio 2004.

 

                                                 

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