Succed due gh’è i danèe

SUCCED DUE

GH'E' I DANE

commedia in un atto

di Roberto Zago

Personaggi:

Peppino Cazzaniga - marito di Emanuela - madre di Svetonio e di Delia - amica di Anna, Raffaella - la domestica.

LA SCENA

Interno di casa Cazzaniga. Salotto arredalo con gusto assai moderno. un tipico ambiente della Milano-bene: sofisticato e molto ricercato. Mobili di firma; quadri incomprensibili. Chic e un pizzico di voluta pacchianeria.



( giorno. E Delia, avvenente giovane sui vent'anni, sta parlando al telefono. Il suo tono commosso).

Delia - Grazie, avvocato. Lei molto gentile. S, s... Riferir a pap. Siamo tutti commossi della solidariet che lei ci dimostra. Certamente. La vita presenta sempre le sue giornate grigie, dice bene, avvocato, dice bene. In questi frangenti quello che occorre una grande, dignitosa rassegnazione, nonch mantenere lo stile... S, s. Sar fatto, avvocato. Riferir. Grazie ancora. ( Posa il ricevitore. Fa per allontanarsi, ma l'apparecchio prende a trillare. Delia ritorna per rispondere) {con disappunto) Pronto. S. Buongiorno, signora Nogari. Pure lei e al corrente dell'incidente occorso a pap? Il giornale? Ah, sul giornale! S. Ora riposa. No, non ha voluto assolutamente essere trattenuto in ospedale. V. qui, lasciato ed ingessato, ma in casa propria. Niente di irreparabile, grazie al cielo. si, si, si (mentre parla entra Svetonio, il fratello, con un pacco di giornali in mano. Svetonio e sui diciott'anni, uno spilungone con gli occhiali; quando parla non fa sentire la erre che completamente moscia, e il suo modo di fare tutto moscio . Egli sfoglia un giornale e lo mostra a Delia che sta parlando) Pap doveva visitare un cliente nelle vicinanze di Lecco e si trovava... Come? Il giornale dice che l'aveva -ormai visitato... Capisco. (Svetonio fa cenno con il foglio spiegato in mano) Ma, signora, forse un malore, pi probabilmente la nebbia, fatto si che uscito di strada, rimanendo in fondo alla scarpata tutta la notte. (Svetonio mostra un altro giornale) Purtroppo nessuno l'ha veduto, signora. Eh, s... s, s, s. Riferir. Grazie del suo interessamento e degli auguri. Pap le grato. No, glielo garantisco: niente di serio,-nonsta4ite quello che possono aver scritto i giornali... Grazie, gentile signora. Buon giorno. (posa) Uffa! Non ne posso pi! Ho il crampo del telefono all'orecchio destro.

Svetonio - Cambia orecchio.

Delia - Faccio di meglio: tolgo il ricevitore, (e lo fa) Quando si dice essere conosciuti come nostro padre.

Svetonio - Mi sa che molti speravano di mettere il lutto, e quando hanno saputo che gli andata bene si complimentano con la bile travasata, (mette i giornali uno accanto all'altro, come in esposizione)

Delia - Ma che fai?

Svetonio - L'esposizione della fama. Leggi, (e legge i titoli delle diverse testate) Grosso industriale milanese ferito in un incidente stradale . Titolo indipendente. L'industriale Cazzaniga rimane seriamente contuso durante la notte in un fortunoso incidente accadutogli per motivi di lavoro . Descrizione di destra. L'industriale che cade nel fossato. Era brillo? Tutto di sinistra. Poteva essere mortale la disgrazia di Cazzaniga . Cattolico.

Delia - Smettila, Svetonio.

Svetonio - Porta buono.

Delia - Figurati.

Svetonio - Ne poteva sortire un disastro . Ecco questo c'ha ragione. Non trovi. Io trovo.

Delia - Avevo il party con i Favony...

Svetonio - Dovevi andarci. Io non rinuncio a niente. Perch poi? Pensa agli operai della ditta che per un mese non se lo vedranno pi tra i piedi. Sono i pi fortunati. Hai letto il telegramma delle maestranze? Commossi e festanti per lo scampato pericolo, auguriamo.. Eccetera. Ma come avranno dettato volentieri quel festanti.

Delia - Non fare il cinico.

Svetonio - Adesso ritaglio gli articoli e gliene faccio omaggio. Chiss. che ne salti fuori la Honda che non mi vuol comprare. Mi basterebbe anche la Laverda.

Delia - Sci stomachevole.

Svetonio - D'accordo. Per in sella alla Honda.

Delia - Ma nostro padre, Svetonio!

Svetonio - Non c' dubbio. scritto su tutti i documenti. E con questo? Dobbiamo dispiacerci se gli andata bene da un volo in un fosso con l'automobile? Ci fosse rimasto nel fosso, lo capisco. Avremmo dovuto assumere la direzione dell'azienda! Ma cos, con quattro costole rotte e un'ingessatura: esultiamo!

Delia - Tu no.

Svetonio - Io pi di tutti. Mi vedresti a discutere di materie plastiche riferite all'industria elettrica? No, vero. Nemmeno io.

Delia - Ma almeno la circostanza rispettiamola.

Svetonio - Come si vede che ti hanno educato le Mar-cellinc. Delicatona! Tutto come sempre, sorellina. D! Ma clic ci faceva sulla strada di Lecco, quell'uomo?

Delia - Veniva da Galbiatc, ove era stato a discutere di lavoro.

Svetonio - Con chi? Alle due di notte? E poi non veniva, andava.

Delia - uscito di strada.

Svetonio - Dalla parte opposta. Uhm!!! (segni dubitativi con le mani e il viso)

Delia - E che ne sappiamo? Lui dice di essere stato confuso dalla nebbia.

Svetonio - Nostro padre?!

Delia - Perch non glielo chiedi?

Svetonio - Buona. E chi si fida? Ha il dogma dell'infallibilit delle bambanate ex cattedra. Ci rinuncio.

Delia - Ma che cosa sospetti, scusa?

Svetonio - Niente. Si possono avere dei sospetti in questa casa? Cazzaniga padre dio e lo proclama. Sua moglie, che sembra essere nostra madre, perfetta e lo dice. E tu, sorellina? Hai un fidanzato che dura da settembre a giugno, poi scappa perch il tuo sentore di sudore trattenuto non lascia adito a sospetti durante tutta l'estate.

Delia - Brutto impertinente!

Svetonio - Scusami. Per ammetti che io lo sopporto anche in luglio.

Delia - Sei un mostro!

Svetonio - Quello del sudore deve probabilmente essere un retaggio delle origini plebee di nostro padre. Perch te la prendi? A me puzzano i piedi. E inoltre siamo in novembre: hai tutta la stagione davanti. Occhio, Delia! Matrimonio in febbraio. una cautela meno delebile.

II

(Entra Emanuela Cazzaniga, madre dei due giovani. Un tipo di donna dal dinamismo travolgente. Tutto quello che le viene in mente fa, e ci che le passa per la lingua non lo tace. ancora giovanile e piacente. Naturale, l'unica sua preoccupazione e se slessa).

Emanuela - Smania, smania. E fa smaniare tutti. Benedetti uomini, neppure un'unghia incarnata sapete sopportare.

Svetonio - Mamma, la sua non un'unghia incarnata.

Emanuela - Be, non molto di pi. Io per esempio sono s.tata incinta: due volte! E lui non l'ha provato.

Svetonio - No.

Emanuela - Comunque il peggio l'ha sofferto la macchina che irrecuperabile. Sapete una cosa? Vuol venire in salotto, non vuole pi stare a letto. Si stufa, dice.

Delia - Pap un dinamico.

Emanuela - un rompiscatole! Ma cosa mi fai dire, Delia. Svetonio, vai, vai di l e convincilo a riposare. Io non ce la'faccio pi. (Vede dei telegrammi sopra un tavolino) Ancora telegrammi? Pensa tu a ringraziarc, Delia. Io non so come incominciare. Fai fare uno stampato come per i funerali, senza il nero, attorno, s'intende. Sei ancora qui, figliolo? Ti prego, va' da tuo padre. Fra uomini, forse, vi intendete se riuscite ad andare d'accordo.

Sue tonto - Va bene, mamma. E se non ci riesco?

Emanuela - Cosa vuoi che ti dica? Arrenditi e portalo di qua.

Svetonio - Sarebbe stata preferibile una catastrofe, almeno restava a letto e basta.

Emanuela - Svetonio!! O Dio, in fondo hai ragione.

Svetonio (mentre esce) - Con una famiglia come la nostra Antonioni ci farebbe un film dei suoi dove non ci si capisce niente.

Emanuela - Figliola, tu sei donna come. me. Certo s, qualche differenza c', ma non tanto poi. In fondo io non elico mai gli anni che ho, e quando mi guardo allo specchio non sento propensioni all'antiquariato come, viceversa, capita a certe amiche mie.

Delia - Vieni al sodo,, mamma.

Emanuela - Ecco. Da quando siamo sposati, la prima volta che tuo padre mi va in crisi. Ha subito solo qualche raffreddore, e allora sai non erano ancora diffuse le supposte, sicch si doveva prendere tutto per bocca e le cose andavano per le lunghe. Nonostante questo in fabbrica c' sempre andato. Una volta sola mi ha fatto l'influenza: uno spasimo! Ma la mia vicinanza stata determinante e ce la siamo cavata. Neppure un mal di denti, n gli orecchioni...

Delia - Che c'entrano gli orecchioni?

Emanuela - Come che c'entrano? Il marito della Tribur-zina Locatelli li ha avuti e., .oh!, figli non se ne son visti; non so se mi spiego! Perci una fortuna per tuo padre avere evitato gli orecchioni. Veramente stata una fortuna anche per me, altrimenti... Ma che ti sto a dire, Delia? .

Delia - Appunto.

Emanuela - Cosi la prima voita che io mi ritrovo il marito invalido in tanti anni di matrimonio. Che faccio ?

Delia - Eh?!

Emanuela - Che faccio! una domanda seria quella che ti pongo.

Delia - E che ne so, mamma?

Emanuela - Non lo sai? Benissimo, in questo modo siamo in due a non saperlo.

Velia - Perch? Che si fa in queste circostanze? C' un galateo, un canone?

Emanuela - Te lo domando, figlia mia: c'?

Delia - No, che io sappia.

Emanuela - Allora lo inventiamo noi.

Delia - Direi che inutile, perch non sono cose da impararsi sui libri.

Emanuela - No? una lacuna. La Sofia Tremarollo quando rest vedova del povero Arturo compr un manuale e si comport benissimo. Mi sembra impossibile che qualcuno non abbia previsto e posto in commercio un vademecum di comportamento coniugale in caso di...

Delia - Mamma!

Emanuela - D'accordo. D'accordo. Non esiste. E allora io che faccio? Continuo la mia vita attiva di moglie dell'industriale Cazzaniga che coltiva proficuamente le pubbliche relazioni nell'ambiente della Milano bene. O mi serro in casa fino alla sgessatura? Partecipo ai cocktail ed alle sfilate di alta moda per il benessere della famiglia e mi arricchisco culturalmente, oppure .marco visita sino al rimarginamento degli omeri di Peppino tuo padre? Rispondi!

Delia - Non lo so, e non mi pare molto importante.

Emanuela - Ed invece lo . Mi vuoi in clausura? Dimmelo. Lo far.

Delia - No, mamma.

Emanuela - Non mi vuoi. Ed hai ragione. Difatti quello che pensavo anch'io. Peppino guarisce da solo.

Delia - Ma la cosa pi importante non sei tu.

Emanuela - E lei insiste. Fa niente. Ormai ho il tuo sensato benestare. Vado al cocktail Fornaciai-i.

Velia - Cosa?!

Emanuela - Al cocktail Fornaciari. Dalla Gisella. Ci sar un mucchio di bella gente che vorr sapere dell'incidente. Figurati, saremo al centro dei commenti, e l'ingegnere, finalmente, si convincer a rivolgersi per ordinazioni alla Cazzaniga impianti.

Delia - Quelli se ne fregano.

Emanuela - Se non vado. Ma io vado e non possono pi farlo perch la presenza della vittima'li obbliga.

Delia - Vittima?

Emanuela - Eggi! Perch io che cosa sono, scusa? Delia - Va, mamma, va...

Emanuela - Ero sicura che il tuo innato buonsenso avrebbe dato la risposta giusta. Da questo si vede che m'assomigli. Blu pensi che stoni?

Delia - Che?

Emanuela - L'abito. Il colore dell'abito. Scendi dal fico, ragazza mia, e sii realista. Se sbaglio vestito quelli mi fanno fuori appena metto dentro il muso.

Delia - S, blu va bene.

Emanuela - Tutto go! Sono ritornata felice. (Ma stanno per entrare Svetonio e Peppino; Emanuela li vede, allora esclama) Adesso un po' meno.

IlI

(Svetonio sostiene il padre che ha una gamba rigida e le braccia altrettanto rigide dal gomito alle dita delle mani, e sono sostenute da due foulards. Cazzaniga un uomo di mezza et dall'aspetta, simpatico, al di l dei cerotti e delle ecchimosi che tuttavia non ne intaccano il carattere di tipico meneghino chiassoso ed ottimista).


Beppino - Fa adasi, Svetoni. Aia, aia che mal. Marna, marna...

Emanuela - Vedi di non esagerare, Peppino, se quella santa donna ti sentisse, ( andata con la figlia a dare una mano a condurre il marito)

S ve tomo - Dove ti mettiamo, papi?

Peppino - In un sit due me passa el mal.

Delia - Adagiamolo qui. (lo fanno sedere con delicatezza e gli mettono dei cuscini a sostegno; la gamba rigida gliela appoggiano sopra una sedia)

Peppino - Adasi, adasi. Aia, aia marna.

Emanuela - Ancora tua madre? Le ossa di tuo padre scricchioleranno per la rabbia.

Peppino - Fasila tas.

S ve tonto - una parola.

Emanuela - noto come trattasse quel pover'uomo.

Peppino - Muchela! Va via, Manuela!

Delia - Su mamma, vai al cocktail.

Emanuela - No, io dicevo per la storia. Se per non vuoi... Tanto coabitano a Musocco, e l non si litiga mai. D un po', l'hai fatta fare la raccomandata all'assicurazione?

Peppino (che continua a lamentarsi) - S.

Emanuela - Allora aumentiamo la cilindrata. Posso esprimere un desiderio?

Peppino - No.

Svetonio - Altrimenti si realizza. Delia - Ti prego, va mamma.

Emanuela - Tutte? per non accontentarmi! Dico io se vale la pena di parlare di lui all'ingegnere!

Peppino - Se la voeur fa?!

Emanuela -Fornaciari! Lo conosci, vado dai Fornaciai perch ti faccia l'ordine che aspetti.

Peppino - Mi spetti duma che te se tirett via di oeucc.

Emanuela - Oh, stai tranquillo che le parole non le spreco.

Svetonio - Fosse vero.

Emanuela - Delia, accompagnami.

Delia - Dove, mamma?

Emanuela - Dai Fornaciari, no?

Delia - A far che?

Emanuela - Mica posso andar sola con il marito sini-v. strato. Che figura ci faccio?

Delia - Io voglio restare con pap.

Emanuela - Peppino, fatti obbedire una buona volta! La Delia mi necessaria.

Peppino - Va, Delia, se no tua mader la va via p.

Delia - Lo vuoi proprio, pap?

Peppino - Cunt tutt el coeur!

Emanuela - Oh! Sia lodato il cielo. Non tutto il male viene per nuocere. Cazzaniga si fa ascoltare. Vieni, figliola, tra donne che sanno veramente che cosa sia la sofferenza ci si'intende.

Delia - Il numero telefonico dell'ingegnere ce l'hai, pap?

Peppino - Se gh'hu de bisogn, gh' la Raffaella.

(Le due donne mentre escono)

Emanuela - Ti raccomando l'abito. No all'organzino e al jersie. Passabile la cianca, e consigliabili i colori semi scuri, (sono uscite).

Peppino - Benedett S. Antoni! Svetoni, mettum a post el cussin.

Svetonio (esegue) - Ti fa molto male?

Peppino - Me par de vess la statua delPom de preia: sunt tutt a tocc. Grattum el nas, Svetoni.

Svetonio - Cosa devo farti?

Peppino - Grattarmi il naso che mi purisna. Svetonio (esegue)

Peppino - Varda me T cunsci el Cassaniga. Hann tele-fun dala ditta?

Svetonio - Mia sorella ha interrotto la comunicazione perch il telefono scottava.

Pappino - Cus'?! Mett subit a post la curnctta!

Svetonio - Okey. Tutti i giornali 'pubblicano l'incidente.

Peppino - Bela roba.

Svetonio - Non ti fa piacere? Sei in compaginazione con la crisi del governo, la crisi irlandese, la crisi mediorientale e quattro rapine contemporanee.

Peppino - L'era mei che ghe fuss sta un alter in coabi-tasione. Ciama el Fusetti, dumandegh cume va el laura.

Svetonio (fa il numero) - Se viaggiavi su una Honda te la cavavi pi a buon mercato.

Peppino - Tacca minga cunt la moto, Svetoni! T'cl sett che de chela uregia l sunt surd.

Svetonio - Pronto, Fusetti. Pap vorrebbe parlarle.

Peppino - Parlaci tu, mi me fu a tegn in man la cur-netta?

Svetonio - Parlo io per lui. Peppino - Me la va?

Svetonio - Come va? (a suo padre) Bene. Ma suo figlio ha il morbillo, gli scoppiato stanotte.

Peppino - E chi se ne frega. Mi voeuri sav di valvul per la Gilsea! Facci gli auguri.

Svetonio - Le valvole come vanno? Auguri. Grazie, (a sua padre) Le valvole bene. La Gilsea come il figlio: in crisi. Ringrazia.

Peppino - Accelerare! Far fare gli straordinari agli operai.

Svetonio - Straordinari, Fusetti, straordinari! S, s. (A suo padre) Chieder il permesso alla commissione interna.

Peppino - La commissione interna! Chi l' la commissione interna?

Svetonio - Quella che comanda.

Peppino - Ah, gi... Promettere un premio, soldi, ai volonterosi.

S ve tonto - Promettere un premio ai volonterosi, (a suo padre) Non ce ne sono, ma far il possibile per inventarli.

Peppino - Che mi tenga aggiornato in continuassione. Saluda.

Svetonio - Pap desidera essere costantemente in contatto e saluta. Riferisco e ricambio, (a suo padre) Ha detto di riguardarti che in ditta ha in mano lui la situazione, (fine della telefonata)

Peppino - Alura l' bele che scappada.

IV

(Entra Raffaella, la domestica).

Raffaella - Signore, c' una visita per lei.

Peppino - Se l', un alter dutur?

Raffaella - Una signorina.

Peppino - Se la vocur!? Mandela via. Te vedet no me sunt cunsci?

Raffaella - Va bene, signore, (esce)

Svetonio - Papi, tolgo il ricevitore all'apparecchio?

Peppino - Togli un tubo. Se me ciamen dala ditta, me femm?

Svetonio - Non lo so. Io per ho intenzione di togliermi da casa.

Peppino - In due te vett?

Svetonio - Dal Fredi, a studiare.

Peppino - E mi? Sunt chi de per mi. Tua mader e tua surela van via, tu ti togli.

Svetonio - C' Raffaella, fai rispondere a lei.

Peppino - Insci al post di valvul ghe mandum carotul ala Gilsea.

Raffaella (ritorna) - Signore, quella signorina l insiste per essere ricevuta.

Peppino - Te ghe ditt in che stato sunt?

Raffaella - S. Appunto perci vuole vederla.

Peppino - Appunto perci? Se voeur d?

Svetonio - Ricevila. Forse qualcosa d'importante.

Peppino - Fala vegn.

Raffaella - S, signore, (esce)

Peppino - Stamm visin, Svetoni. Te me dett una man.

Svetonio - Ma papi, il Fredi mi attende!

Peppino - Mi te capissi no. Te ghetf semper di amis de and a tru. Perch vegnen mai chi lur?

Svetonio - Mia madre li monopolizza e li fa asfissiare. L'hanno paragonata ad un'assalto della Celere.

V

(Raffaella introduce Anna, una ragazza coetanea di Delia. un tipo procace, libero, anche un /io' volgare. Ha una vistosa borsetta ed un ancor pi vistoso vestito).

Raffaella - Prego, s'accomodi, (esce)

Anna - Grazie, (una pausa. Si guarda in giro) Buon giorno, sciur Cassaniga.

Peppino (in difensiva) - Buon giorno.

Anna - Che bella c e che bei mobil. Tutta roba de lussu. L el so fioeu ch'el bel giuin chi?

Svetonio - S, signorina. il mio papi.

Anna - Il papi... Bello. Se ved che l de rassa bona.. Dunca, me la v?

Peppino - Chi lei?

Anna - Non facciamo finta, neh! Tutto sommato l' an-dada ben, sciur Cassaniga. L' un p impacchetta, ma vivo. Cumpliment!

Peppino - Svetonio, vai dal tuo amico.

Svetonio..- Mi avevi chiesto di restare per darti una mano.

Peppino - Va, va.

Anna - Non si preoccupi, bel giovane, ce la d io una mano al suo papi, in caso di necessit.

Svetonto - Senti, ma tu la conosci?

Anna - Eccome! Vero, Peppino?

Peppino (imbarazzato) Siamo in rapporti di.-., lavoro. Va, va, Svetoni. Preoccupati minga.

Suetonio - Va b. tutto bello per quella l. (esce abbastanza perplesso)

Anna - Adesso siamo soli. Cume chella nott l.

Peppino - Se le vegnuda a fa in c mia?

Anna - Guarda, (senza troppi complimenti gli mostra una spalla e poi una gamba) Quest hinn i puss visibil, ma sota sunt tutta un gibull. Vuoi vedere?

Peppino - No! Senta, signorina.

Anna - Peppino, chella nott l te me ciamavett mora travolgente . Gi, semm p sulla Milano-Lecco.

Peppino - Signorina; quella notte non ero io.

Anna - Cosa dici mai? Me recordi benissim che te serett ti, margnifl'onc!

Peppino - Vocuri d che seri foeura de mi, seri un alter.

Anna - Le vera, te seret talment gasa che te nanca tira el fren a man.

Peppino - Appunto. Cio...

Anna - E mi stupida, me ne sunt nanca accorta. E l' la prima roba de fa. Per la culpa l' tua. Quand se fa certi sost el fren a man l' indispensabil...

Peppino - Che la senta.

Anna - ... specialment sull'orlo d'una scarpada. T'el sett che...

Peppino - Per pias, la me staga a sent!

Anna - Hu cap, te voeurett sav perch sunt vegnuda a truatt. Te me l' giamo dumand.

Peppino -Si. (suona il telefono) Risponda, per piacere.

Anna (al telefono) - Pronto. Cazzaniga qui. Bene!

Benone! Un po' ammaccato ma vitale. Vero che sei vitale, cicci?

Peppino - Chi l' che parla?

Anna - Sta bene. Ringrazia. Certamente. S s s. Ce lo dico. No, non pu parlare, ma se ce lo dico io come se lo dicesse lui. Arrivederci.

Peppino - Ma insomma, chi l'era?

Anna (ha posato) - Un certo Parigini. El vureva sav dela tua cundissiun. Saluti, auguri, e balle di circo-stansa.

Peppino - Orca l'oca, el Parigini! Anca l! Prenda nota... Cio, la lassa sta.

Anna - Alura, torniamo a noi ex cocco della fuori serie color pistacchio. Scusa se ti definisco cos, ma lo sai, io ti classifico dalla cilindrata. La tua era eccezionale! Mi sunt vegnuda chi, primo: perch mi sei-stato simpatico. Secondo, perch tra noi due s'era stabilito un certo clima. Te se recordett? Mi sei andato a genio appena te sctt ferma a la rutunda: libera per fare un giretto? Cumc no! E via nel viottolo del boschetto, dove ci siamo fermati e abbiamo cominciato a parlare. Lasa che ti dica che mi hai meravigliato, perch gli altri non parlano mica tanto, veh! Quante cose c'avevi da dirmi! Eri in vena di confidnse, eh, pa-strugnone! Talmente eri preso che pataslunfete!, la macchinona l scarligada gi che la pareva l'otto volante. Semm rutul e la fin pareva che la rivass mai. Quand se semm ferma, la macchina l'era tutta scassada; ti te serett a tocch e te parlavett p e mi me sentivi gibulada meza e intun-tida cumpagn d'una ciuca. Dopu su minga quant, hu pensa che l'era el casu de and a ciam aiut. Sunt vegnuda sii cunt una fadiga de matt, hu cerca un telefono per fatt vegn a toeu, ma te giuri che te parevett mort. Poeu sunt andada a ca e me tuc metess in lett per un d e do nott tutta piena de cataplasmi. Final-ment -stamattina dervi el giurnal e se troeuvi? Ch'el me cumpagn de viagg, pardon, de sosta l' viv e si chiama Peppino Cazzaniga, grosso industriale milanese, uscito di strada con la propria macchina e rimasto l'intera notte in fondo alla scarpata.

Beppino - Voeur d che te minga telefun.

Anna - Hu telefun! Porsi t'han minga tru. Morale. Cume hu leggi la nutissia me sunt dida: femess vede, uno per complimentarmi dello scampato pericolo. De passagg se femm rimbursa i dance dela telefunada; i dan e di cur e di mcdesin che m'hinn serv per tirass foeura di strasc, i dane per i do nott de fermo-macchina, ci siamo capiti, vero... Due, vu a fagh visita per vera profonda simpatia. Ecco. Quest l' quant. Contento, coccolone? Ti fa piacere che sia venuta a trovarti?

Peppino - No.

Anna - Ingrato!

Peppino - Quantu te voeurett?

Anna - Vuoi desfcsciarmi, eh? Capissi. Versione ufficiale: uscito di strada. A che velocit te cunt che te andavett? Digli a la tua mie de duinandamcl a mi che gh'hu un cuntachilometri infallibil.

Peppino - La mia mie la sa nagott, e la gh'ha de sav nagott.

Anna - Conosco la prassi. Se tegnissi cunt de i mie di mari che incuntri, me vuraria la calculatriss... Per, t'el sett Peppino, mi gh'hu nagott de smenagh. Ti, invece...

Peppino - Avanti, sgancia la cifra.

Anna - Volgare! Subito i soldi. Perch non continui a raccontarmi i tuoi crucci?

Peppino - Signorina, per pias!

Anna - Come vuoi. B, femm una media... Ti, l' minga ' facil, 'Veh.

Peppino (impaziente) - La telefunada, cinquanta.

Anna - Cinquanta, cus'?

Peppino - Lire.

Anna - Ma gioia, s*erum foeura zona. Telesclcsione notturna! Femm domila.

Poppino - Va ben. El cunt del dutur... O te gh'ett la mutua?

Anna - Specialista! Quand se guasta la fonte di produs-sione se dama ci tecnico, minga ci stagnili. Mutua! uhm! Cinquanta!

Poppino - Lire?

Anna - Mila... L' no una telefunada...

Peppino - E d'alter?

Anna - Gh'hu de turnagh. Controllo.

Peppino (tra i denti) - Cent.

Anna - D... La telefunada...

Peppino - I medesn?

Anna - Gh'hu el scuntrin. (fruga nella borsetta) Quin-desmilatresenvint.

Poppino - Femm quindes.

Anna - Uomo d'affari il mio Peppino Cazzaniga. Cara, cara lui! Sedes!

Peppino - Sedes! Basta?

Anna - La sosta. Sai, io sono un animale notturno. De d po anca pieuv, ma de nott le mei che ghe sia foeura i steli. E mi per do nott hu minga sav che temp faseva, con annessi e connessi.

Peppino - Quantu te fett per sira? O per matina... su no.

Anna - Dipend. Se gh' una quai fera in gir, el guadagn l' bun, se de no l' nurmal. Ala fin del mes l' mei che ala met, naturai gh' el vintisett. Poeu, se gh' la nebbia: serada magra; se pioeuv: serada umida; se fa beli: se laura. Anca per ti sar istess, minga tutti i mes te fett lo stesso fatturato. Dunca, eia, femm un forfait, tenuto conto della stagione, del temp e del calendari...

VI

Delia*(entra molto elegante) Pap, noi siamo quasi pronte. Ho avvertito Raffaella di telefonarci qualora tu avessi necessit... (ha visto Anna, l'ha guardata, poi improvvisamente come se riconoscesse una cara persona amica, con grande sorpresa e piacere) Anna!

Anna (la riconosce) - Delia!

(si precipitano una nelle braccia dell'altra)

Delia - Anna, Anna! Cara!

Anna - Ma sei proprio tu, Delia?

Delia - Come va? Come sci cambiata!

Anna - A me va bene; E tu?

Delia - Al solito. Raccontami di te. Quanti anni sono passati!

Anna - Mica tanti. Solo tre o quattro. Ma... scusa... Tu sei la figlia di... (segna Peppino che le guarda esterrefatto, e scoppia a ridere) Ci sono troppi Cazzaniga a Milano.

Delia - Infatti un cognome un po' inflazionato.

Anna - Se l'avessi saputo... Ma, probabilmente sarei venuta lo stesso.

Peppino - Delia, me te fett a cugnuss la signorina?

Delia - Abbiamo fatto le scuole insieme. Dalle Mar-celline.

Peppino - Le Marcelline? Le suore Marcelline?

Delia - Certo. la Anna Casiraghi. Quante volte ho parlato di lei in casa.

Peppino (non si capacita) - Dalle Marcelline. Vacca!

Anna - Si meraviglia, signor Cazzaniga?

Peppino - Un p.

Anna - Non sono la sola. Sono tutte battezzate e cresimate, e spesso anche sposate in chiesa.

Delia - Ma che state dicendo? A proposito, come mai ti trovi in casa nostra?

Peppino (previene prontissimo la risposta eventuale d Anna)" - Infermiera.

Anna (a bocca spalancala)

Delia (felice) - Sei venuta per fare da infermiera a pap? Benissimo! Sono felicissima! Pap, poverino, ne ha tanto bisogno. Lo saprai dell'incidente capitatogli l'altra notte.

Anna - Sulla strada Milano Lecco, lo so... Il fatto che... io, Delia, non credo di...

Delia - Non ti sei messa d'accordo sull'onorario? Non temere. Pap generoso. Intercedo io per te. (a suo padre) Niente storie, pap! Affare fatto. E adesso raccontami di te. Come mai ti sei ridotta a fare l'infermiera tu che eri tanto brava in italiano?

Anna - L'italiano non d da vivere. Gli italiani, invece, s.

Delia - Si ammalano molto?

Anna - Altroch! Ma difficile spiegarti, amica mia. Mio padre mor qualche anno fa, la mamma deper, ed io fui costretta a cercarmi una professione...

Delia - Infermiera? Anna - A domicilio.

Delia - Qui ti troverai come a casa tua, meglio ancora.

Anna - Grazie. Ma... tuo padre, vorr?

Delia - Non occorre neppure domandarglielo. Oh! quasi ora di fargli la iniezione.

Peppino - No!

Delia - S, vecchio mio. E farai il paziente... paziente. Vero, Anna?

Svetonio ( intanto entrato lemme lemme)

Delia - Vieni, ti mostrer la tua camera. Quello Svetonio, mio fratello. Non farci caso, sembra cresciuto, ma innocuo.

Svetonio - Lieto. Lei invece non e innocua.

Delia (sembra eccitata per la gioia di aver trovato l'amica) - Ho un mucchio di cose da raccontarti. Sai, io ha mantenuto i contatti con qualcuna delle antiche compagne: la Scarpelli; la Paschi; l'Elisabetta Orlandi (sono uscite)

Peppino - Anca l'infermer che la cugriuss la tusa, due-va capita.

Svetonio - Non sei contento?

Pappino - Me un debit de paga. Tirumm sii, Svetoni.

Svetonio (esegue) - Perch non l'hai chiesto all'infermiera.

Peppino - Aia, aia! Va adasi...

Svetonio - Papi...

Peppino - Se te gh'ett de ciamam?

Svetonio - Come l'hai conosciuta?

Peppino - Chi? Svetonio - L'infermiera.

Peppino - Eh... tramite... tramite il lavoro. La ditta.

Svetonio - Gi, siete in rapporti di... lavoro. Me l'hai detto. Per, non' ha mica tanto dell'infermiera, sai.

Peppino - Se la gh'ha de divers?

Svetonio - Tutto.

Peppino - Se voeur d?

Svetonio - C'ha pi della...

Pappino - Della?

Svetonio - Dai, papi, siamo uomini tutt'e due, ci siamo-capiti.

Peppino - Te voeurett d che la gh'ha...? Ma va, famm minga rid! (ride forzato e naturalmente sente male) Aia, oh marna, che mal! Podi nanca rid me voeuri. Dinn p di asnat.

Svetonio - Mantengo l'opinione.

Pappino - E se anche fudesse? Basta che la faga ben el so meste.

Svetonio - "Io dico che lo fa benissimo. Peppino - Cusa t'en sett? Te prua a fass cura?

$ ve Ionio - Io no, ma tu si.

Peppino - Le appena rivada, spetta che vedarem.

S ve Ionio - Tu hai gi visto.

Peppino - Quand?

Svetonio - Sulla Milano-Lecco.

Peppino - Varda che te du un slavadent!

Svetonio - Non puoi, (segna le braccia ingessate di suo padre) Papi, ho sentito tutto.

Peppino - Brutt...

Svetonio - Non l'ho mica fatto di proposito. Ero di l a studiare. Mi spiace... Se mi lasciavi andare dai Fre-di... (sospensione) B, non prendertela. Lo sappiamo soltanto io e te. Su, su dai, papi.

Peppino (pieno di vergogna) - Gh'e success nagott tra mi e le.

Svetonio - Certo. La macchina e precipitata quasi subito. Ma niente di male. Le nostre donne non sapranno niente.

Peppino - La mandi via subit.

Svetonio - Chi? L'infermiera? No, aspettiamo, papi. Inoltre c' Delia, come facciamo? A quella sembra d'aver ritrovato l'oracolo.

Peppino - Eggi.

Svetonio - Niente, niente. L'infermiera resta qui e... ti cura.

Peppino - L' minga bona.

Svetonio - Per essere bona bona.

Peppino - Uei, Svetoni, fa no pastiss...

Svetonio - Io?! Ma papi! Figurati! Certo che se avessi la Fionda...

Peppino - Parla no de la moto!

Svetonio - No? E di che cosa parliamo allora, con la mamma? (una pausa) La Honda riempie i discorsi familiari, ti pare?

Pappino (capisca) - Te me incastra.

Svetonio - Non esageriamo. Prima o poi me l'avresti comprata. Meglio prima, naturalmente. Ed io ti prometto...

Pappino - Fa no di promess che te menett gramm!

VIII

Emanuela (entra come un tuono) - Siamo pronte! Pep-pino, noi ti lasciamo, ma il mio pensiero resta con te. poco, ma sufficiente.

Svetonio - Hai visto l'infermiera di papi?

Emanuela - Ce un'infermiera? Dove?

Svetonio - In casa.

Emanuela - Davvero? Ed io come mai non l'ho incontrata?

Svetonio - Tutta colpa di questo appartamento e dei suoi quattro servizi.

Emanuela - gi ai servizi?

Svetonio - con Delia, in camera sua.

Emanuela - Come, con Delia? Il ferito lui. Che razza d'infermiera ?

Svetonio - Domandalo a pap.

Emanuela - Senti, Peppino, se hai avuto l'idea di assumere un'infermiera, hai fatto benissimo, per almeno presentamela. Com'?

Peppino - Te la vedarett.

Emanuela - Speriamo che si intenda di dermatologia. Ho certe macchie che neppure col borotalco dermopatico riesco a far sparire. Glielo voglio chiedere subito. Dov'?

Svetonio - Te l'ho detto. Con Delia.

Emanuela - S, vero. Bene bene. Dove l'hai trovata cos presto"?

Peppino - Perch presto?

Emanuela - Prima che andassi a vestirmi non se ne parlava.

S ve Ionio - Potenza dell'industria.

Emanuela - il caso di dirlo. Finalmente la smetterai di lamentarti: hai l'infermiera. E poi d se non provvediamo a te. Manco fossimo il Cottolengo.

Pappino - Ti te prudett?

Emanuela - Naturale. Se io non la volessi, quella non ci sarebbe.

IX

(Entrano Delia ed Anna. Delia ha in mano Voccorrente per fare un'iniezione).

Svctonio - Mamma,, lei. Emanuela - Lei, senta.

Delia - li mamma. Pap, preparati per l'iniezione.

Pappino - Per l'amur del etc! Anna - Lieta, signora.

Emanuela - Anch'io. Ma in questi frangenti tralasciamo i convenevoli. Io le ci in mano mio marito: ne faccia buon uso.

Svetonio (a parte) - Gi fatto.

Emanuela - Forse si gi accorta che Peppino,'pardon, il signor Cazzaniga, necessita di cure assidue. In caso contrario la metto al corrente io che in questi due giorni mi son data da fare parecchio. Peppino, tira gi i calzoni. Ah, non puoi, sei impedito. Allora chi lo spoglia? Tu no, Svetonio, perch sei minorenne. Tu nememno, Delia, perch sei donna. Raffaella neanche parlarne. Lo far io.

Peppino - No, Manuela! No, per carit!

Emanuela - Che carit! Stai pi attento un'altra volta, guidi sempre come Paperino, solo che lui un fumetto, Avanti sono sufficienti pochi centimetri di pelle. Vero, signorina?

Anna (spaventata per l'esperienza) - Mi pare.

Emanuela - Le pare? Che discorsi sono. Avr visto pi natiche lei... Svetonio, girati od esci.

Peppino - Aia, aia.

Emanuela - Anche tu, Delia, bene che non guardi altrimenti ti impressioni. ( due giovani guardano altrove, mentre Emanuela ha scoperto il marito) Gliela faccia alta, meno pericolosa.

Anna - Pu essere pericolosa?

Emanuela - Altroch! Se va in suppurazione stiamo freschi, tagli, ospedale, e conseguenze varie. Al cognato della suocera Tagliaferri sposata Incerti, venuto un sederone cos. Sicch, non gliela fa? (al marito che seguila a lamentarsi) Taci, Peppino..

Anna - Iio paura.

Peppino - Anca mi.

Emanuela - Che paura paura! Ma che infermiera , lei?

Svetonio - Appunto.

Emanuela - Su, non s'impressioni. Le punture sono Tabe della sua professione.

Anna - Scusi, signora, si tiri in disparte.

Emanuela - Perch, le faccio paura anch'io?

Anna - S.

Peppino - Manuela, va via. Dagh a tra.

Emanuela (si gira anche lei come i suoi figli) - Oh, quanta suscettibilit! Ma da che parte salta fuori, questa qui!

Delia - una mia compagna di scuola.

Emanuela - Di scuola?! Delia, hai intenzione di proseguire gli studi?

Delia - Voglio dire che una vecchia compagna di scuola.

Emanuela - Vecchia non direi, meno male, anzi, che Peppino sia invalido. Allora, signorina?

Anna - Se lei mi sta lontana, mi viene pi facile.

Emanuela - Va bene.

Anna - E continui a stare girata.

Emanuela - Ma dove siamo! Non mica un film vietato!

Peppino - Fa me la te dis.

Emanuela - Questa qui ce l'ha mandata la San Vincenzo.

Peppino (sottovoce) - Des mila frane se te ciapett el cussin invece del...

Anna - Vint!

Ceppino - Va ben. Vint.

Emanuela - Cosa dice?

Peppino - Ferma! Gires no, Manuela.

Anna (iniezione al cuscino...) - Fatto!

(Un bel OOOOOHH! generale)

Emanuela (in disparte, alla figlia) - Scusa, come si chiama questa imbranata?

Anna (ha sentito) - Anna. E non sono imbranata.

Svetonio - Eccome.

Delia - l'Anna Casiraghi. Suo padre, te lo ricordi?, aveva una fabbrica di culottes.

Emanuela (illuminandosi) - Ah, s, s, s! Le culottes! come no? Io venivo in fabbrica per rifornirmi. Ne ho fatto certe scorte! Come sta suo padre?

Anna - morto.

Emanuela - Oh, poveretto! Mi dispiace. Peccato, le confezionava cos bene, che fibra! Scusi, sa, ma che c'entrano le culottes con lei che fa l'infermiera? Non ha attinenza, mi pare.

Anna - Appunto. Nessuna.

Emanuela - Volevo ben dire. Ma qui dentro mi danno sempre torto. Comunque, nonostante i precedenti, lei si prender cura di mio marito con solerzia. Punture a parte.

Delia - Stai tranquilla, mamma, Anna bravissima.

Emanuela - La tua fiducia, spero, giovi a tuo padre, Delia. E la ditta?

Anna - stata rilevata. ,

Emanuela -Ah. Purch ci sia sempre lo stesso marchio di garanzia. Se ne intende di dermatologia?

Anna - Nemmeno un po'.

Emanuela - Lei sembra allergica alla pelle degli altri, signorina.

S ve Ionio (sempre in disparte) - Non direi.

Emanuela - Andiamo, Delia.

Delia - Io vorrei restare.

Emanuela - Ancora? Ma c' il cocktail!

Anna - Vadano pure, sto io con il signor Cazzaniga.

Emanuela - Delia, chiama Alessandro con la cinquecento, (ad Anna) Alessandro e l'autista.

Delia - Uffa! Pap, che faccio?

Pappino - Va, tuseta, va.

Delia - Ti fa male?

Pappino - Sempre di meno, portafoglio a parte.

Delia - Allora posso andare? (suo padre acconsenta con stanchezza) Scusa, Anna ci vedremo stasscra.

Anna - S, cara, fai, pure.

Delia (esce)

Emanuela (con com piacimento) - Che cara ragazza! Fa sempre quello che le dicono. E lei?

Svetonio - Anche.

Emanuela (l'ha sentito) - Screanzato! Perche non esci, oggi?

Sue Ionio - Non ne ho voglia.

Emanuela - IL un fannullone! Dovresti tirartelo dietro a manovalare, Peppino, invece di mantenerlo come un uccello in gabbia: gratis.

Pappino - S, lo manovaler.

Emanuela - Scusi se ho parlato di cinquecento, lei capisce, vero?

Anna - Capisco. Da una Miura color pistacchio, targata P 98999, a... (si ferma imbarazzata) a una cinquecento, il salto notevole.

Emanuela (non ha rilevalo) - Eh, voglio ben dire! Ma Alessandro un ottimo autista e spero che non combini sciocchezze neppure a bordo di quel trabiccolo. Ciao, Peppino. (si avvia. Giunta sulla porta si ferma di scatto. Indugia. Poi ritorna) Com'era la targa della nostra macchina?

Anna - B, mi pare P 98999...

Emanuela - Ah, ecco. Io l'avevo dimenticata; con i numeri non ho rapporti di simpatia. Grazie, (si avvia. E avviene come sopra) E lei, come lo sa?

Anna - B, lo so...

Emanuela - Lo vedo. Ma come ha fatto? Anna - B, era sui giornali...

Emanuela - Non dica sempre b! Sui giornali non c'era. Non c'erano stampati numeri e non parlavano della signora Cazzaniga. Questa e la prova che li ho letti attentamente. Risponda!

Peppino (interviene) - Manuela lassa perd.

Emanuela - L'ho fatto troppe volte dal giorno che ti ho sposato.

Anna (sempre pi imbarazzata) - Forse me l'ha detto Delia.

Emanuela - 'Forse' lascia perplessi. Ed io non lascio, l'ho gi detto a mio marito. Svetonio, vai di l.

Svetonio - A fare?

Emanuela - La befana ti ha portato molti doni. il momento di farla contenta. Vai!!

Svetonio - Ma mamma.

Emanuela - Vai!!

Svetonio - Uffa!

Emanuela - Non avete imparato altro che a dire uffa, in questa casa?

Svetonio (mentre esce) - Papi, ricordati la Honda.

Emanuela - Parleremo pi tardi di cilindrate, (ad Anna) Allora?

Peppino -In uffisi. Anna - Eh!

Peppino - N'hcmm parla in uffisi.

Emanuela - Dal ci devo dedurre che voi due vi conoscete.

Anna - Eggi.

Emanuela - No no no no! Senta, signorina, mio marito mi d sovente dell'anitra, e io, tutto sommato, qualche volta starnazzo. Le mie amiche mi trattano da oca, qualcuna anche da bertuccia, per non dire che ' sono una cornacchia, per in mezzo a tutto questo zoo una scintilla umana riesco ancora a scoccarla: io le conosco tutte le donne di mio marito. Lei non dell'ufficio! Quindi si sbottoni.

Anna - Che cosa mi devo sbottonare, scusi?

Peppino - Nient.

Emanuela - Dove vi siete conosciuti? Fuori! In macchina? Gi! In macchina! Proprio l. Se conosce la marca, il colore e la targa... figuriamoci il resto.

Anna (con ironia) - Guidatore compreso.

Emanuela - Sicuro, guidatore compreso. E tu hai pure la sfacciataggine di portarmela per casa.

Peppino - Manuela, Manuela! Fa la brava, te preghi.

Emanuela - Tu preghi! Tu? Ma chi sei per pregare? Chi sei? Come si dice in questi casi? Feligrafo... no, Fo-nograf... nemmeno.

Anna - Vuol forse dire fedifrago?

Emanuela - Ecco, s, quella roba l. E tu lo sei! Grosso cos.

Peppino - Vusa no. Te regali la spilla de brillant che te me dumanda.

Emanuela - Ah, quella s! Ma non sufficiente, caro mio! Tu mi tradisci, mi sei infedele: vile! Alla tua et! Con due figli adulti! Vergognati! Ringrazia il cielo che sei gi conciato, altrimenti provvedere! io! Cos'ha quella pi di me? Di diverso da me? La carta d'identit, eh? Le culotte di suo padre, forse? Troppo poco. Quelle le porto anch'io. E in quanto ai documenti anagrafici, guardati allo specchio e stacci poco per non svenire di spavento.

(suona il telefono. Emanuela, scatenata, risponde) Pronto! Mio marito? Cazzaniga sta passando un brutto quarto d'ora! Con me! (sta per posare. Riprende) Chiami pi tardi. Se riuscir a trovarlo ancora vivo! (posa)

X

(Entra Delia, seguita da Svetonio). Delia - Cosa succede?

Emanuela (segnando Pappino ed Anna) - Si conoscono!

Delia - Lo so.

Emanuela - Lo sapevi?! Perch io ne ero tenuta all'oscuro?

Delia - Non si pu farti conoscere tutte le persone che si conoscono.

Emanuela - Si pu!

Delia - Mamma, Alessandro aspetta.

Emanuela - pagato anche per aspettare.

Delia - E il cocktail?

Emanuela - Qui c' ben altro! Quei due se la intendono! (vede Svetonio) Svetonio, ti prego di uscire, non conveniente che tu venga a conoscere le malefatte sessuali di tuo padre.

Svetonio - Le so gi.

Emanuela - Allora degeneri anche tu.

Peppino (rivolto al figlio) - Se te spetett la Honda!

Delia - Ma insomma, si pu sapere che cosa c' sotto?

Emanuela - Devo farti un corso accelerato di corna coniugali? Non hai ancora capito, Delia?

Delia (ad Anna) - vero?

Anna (indugia a rispondere)

Delia (interpreta a suo modo il silenzio dell'amica) -Non vero, (a sua madre) Io la conosco bene. La sua educazione morale perfetta.

Svetonio - Oeuh!

Emanuela - Ci vuol altro che l'educazione morale. Per la grana si manda all'inferno anche i santi! E poi bisogna vedere se lo fa per i soldi. Con i tempi che corrono! E pensare che stata dalle Marcelline.

Delia - Anch'io ci sono stata!

Emanuela - Non mi verrai a dire che anche tu... Peppino!

Peppino - Oh, basta! S, l' vera! Se cugnussum! E ghe sunt sta insema, ansi, serum insema quand la macchina l scarligada gi dalla scarpada.

Emanuela - Peppino!

Peppino - L insci! Scandalizess minga, Delia, l' tantu che tra mi e to mader gh' p quel che se ciama... matrimoni. Quest el disi no per giustificass. Ma forsi te ne set accorta anca ti.

Delia - S.

Peppino - E i mutiv hinn tanti... Lassem perdi Quand se gh'ha tropp impegn e tropp danne resta p el temp per i rob puss bei.

Emanuela - Ma, Peppino, io trasecolo.

Peppino - Ti te sett quela che te sett, men che una mie. Anca adess te pcnsctt ai cocktail, invece de stamm visin cume saria to ducr. D'accord, mi el meriti no, che mari sunt? L cume se vessi spus la ditta invece che una donna. Per anche ti te mai fa nagott per migliur la situassiun. E i fioeu te sumiglien! Vardel l el rampollo, l'erede, ch'el sculta dr ai port e poeu el te ricatta! Anca la Honda, caro mio! E ti, Delia, che te sett bona, te ghe minga la forsa de uppones a ch'el terremot de to mader e ch'el tuder de to pader. Bella famiglia, i Cassaniga! E mi duaria vergugnam de avegh av un colloquio cunt chela tusa chi?

Emanuela - Colloquio!

Peppino - Cert, colloquio. Me sentivi insci gi de gir, che me saria sfug cunt un can se el fuss sta bun de capimm.

Anna - cos. Peppino, quella sera, non ha fatto altro , che parlare, parlare di lei, signora.

Emanuela - Di me? O bella, che aveva da dirle?

Anna - Un mucc de rob. Voeuna puss comica dell'altra. Lei proprio un tipo che fa ridere, sa, meno suo marito.

Emanuela - Ah, io sono una che fa ridere! E lei ci si divertita?

Anna - Troppo poco. Perch il freno a mano non era tirato. Delia, mi dispiace, le suore Marcelline hanno fatto il possibile con me, di pi, non hanno potuto.

Svetonio - Le hanno insegnato bene la geografia, per.

Anna - S, signor Svetonio. La Milano Lecco la conosco perfettamente. Tanto che quando certi giovinastri, come lei, verranno con l'intento di approfondire... la materia, io li boccer senza remissione. Credo che d'ora in avanti preferir ascoltare certi mariti delusi i quali cercano da me quello che, purtroppo, le loro mogli non sanno pi dare. Toh, me par quasi de vess una dama de carit. Sciur Cassaniga, quand prima gh'hu ditt ch'el m'era simpatich, l'era vera, e gh'en-trava nagott cunt ci cunt.

Peppino - La se presenta nel me uffisi, dar urdin de... quietans.

Anna - No, gh' nient de paga, Peppin, el so cunt, chi denter, l' giamo lungh asse! Addio, Delia. Se rivedi le nostre suore, d loro che l'Anna s' fatta un'ottima posizione lungo la Milano Lecco, e che rivedere te mi ha fatto venire tanta nostalgia e un po' di... rimorso, (esce lentamente)

XI

(Una lunga sospensione. Telefono).

Svetonio (va a rispondere) - Pronto. Dica, Fusetti. S. S. (a suo padre) riuscito a convincere la commissione interna a fare gli straordinari.

Peppino - Ringrassiel.

Svetonio - Pap ringrazia. Va bene, Fusetti, lo dir. (posa) Lo hanno fatto per te.

Veppino (dopo una pausa, alle due donne annichilite) - Alura, non andate al cocktail?

Delia - Pap!

Veppino - Cunta sii! D tutt quel che te gh'ett de d, ma ala svelta, che l' giamo tardi.

Delia (corre ad abbracciarlo) - Pap! Pap! (e scoppia a piangere )

Emanuela - Senti, Delia; non fare piangere anche me che ho le lacrime facili, (si commuove)

Raffaella (entra) - Signora, Alessandro mi manda a chiedere se deve attendere ancora per tanto, perch c' la macchina in sosta vietata e un vigile urbano vuol mettergli la multa.

Emanuela - D ad Alessandro di non fare il cretino e di pagarla! Casa Cazzaniga sa pagare le multe per le soste vietate ed anche le rotture per le uscite d strada.

Raffaella - S, signora, (fa per uscire)

Emanuela - Fagli riportare la cinquecento in garage. Non hai capito che non andiamo pi al cocktail? (e scoppia a piangere mentre si abbraccia al marito)

Raffaella - S, signora, (esce)

Svetonio - Che bel quadretto! Devo venire dentro anch'io?

Emanuela - Imbranato, chiedi scusa a tuo padre!

Svetonio - Okey! Entro, (e fa la scena di abbracciarlo anche lui)

Veppino (soffocato si lamenta dal dolore) - Aia, aia, adasi, adasi che me fii mal.

Emanuela - Peppino, non fare la vittima. Forse hai fatto apposta a scivolare gi dalla scarpata.

Veppino - Apposta no, ma ben sens'alter.

FINE DELLA COMMEDIA

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